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Procedura : 2008/2588(RSP)
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Ciclo del documento : B6-0303/2008

Testi presentati :

B6-0303/2008

Discussioni :

PV 16/06/2008 - 21
CRE 16/06/2008 - 21

Votazioni :

PV 19/06/2008 - 3.3
CRE 19/06/2008 - 3.3
Dichiarazioni di voto
Dichiarazioni di voto

Testi approvati :

P6_TA(2008)0304

Discussioni
Avvertenza
Lunedì 16 giugno 2008 - Strasburgo Edizione GU

21. Potenziamento delle capacità di reazione dell’Unione europea alle catastrofi (discussione)
PV
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  Presidente. − L’ordine del giorno reca una dichiarazione della Commissione sul potenziamento delle capacità di reazione dell’Unione europea alle catastrofi.

 
  
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  Stavros Dimas, Membro della Commissione. − (EL) Signor Presidente, l’anno scorso, grazie al meccanismo comunitario di protezione civile, l’Unione europea si mobilitò in massa per aiutare gli Stati membri colpiti dai catastrofici incendi boschivi.

Abbiamo identificato alcuni punti che richiedono la nostra attenzione immediata nel tentativo di evitare disastri simili nel futuro.

In primo luogo, dobbiamo superare la mancanza di risorse tecniche disponibili per il soccorso in caso di catastrofi, aspetto che è stato notato durante le operazioni del 2007.

In secondo luogo, deve esservi un approccio integrato nell’affrontare gli incendi boschivi, e nel campo della prevenzione, della prontezza e della reazione.

In terzo luogo, la capacità operativa del centro di informazione e monitoraggio della Commissione deve essere rafforzata.

La Commissione ha già adottato alcune misure operative pratiche, fra cui le più importanti sono:

– la creazione e la formazione di una rete di esperti nel campo degli incendi boschivi;

– la formazione nel campo dell’interoperabilità per le forze nazionali dei vigili del fuoco;

– una grande esercitazione organizzata in Sardegna in aprile, con la partecipazione di forze provenienti da cinque Stati membri;

– la formazione di tre unità di protezione civile per la lotta aerea agli incendi boschivi.

Sono stati già stanziati dei fondi per il trasporto delle attrezzature ausiliarie. Inoltre, nel quadro del programma pilota per gli incendi boschivi, stiamo cooperando con gli Stati membri per creare delle riserve tattiche che saranno a disposizione per le emergenze in Europa.

Inoltre, fra il 2007 e il 2013, saranno disponibili circa 5,8 miliardi di euro, nel quadro dei programmi della politica di coesione, per la prevenzione dei rischi e per la reazione a diversi tipi di disastri, fra cui gli incendi boschivi.

Ulteriori 1,6 miliardi di euro saranno disponibili a partire dai fondi per lo sviluppo rurale per ripristinare le risorse boschive e avviare le operazioni preventive.

Infine, per le calamità naturali più devastanti, è mantenuta l’opzione di sostegno a partire dal Fondo di solidarietà dell’Unione europea.

Nella comunicazione da essa presentata a marzo, la Commissione sottolineava la necessità di un approccio integrato alla gestione dei disastri, che deve includere la prevenzione, la prontezza, la reazione e il ripristino. Esaminava tutti i tipi di calamità naturali e antropiche, all’interno dell’Unione europea e al di fuori dei suoi confini, nonché tutte le risorse comunitarie disponibili per la reazione in caso di calamità.

Oltre alla protezione civile, la comunicazione esaminava tre ulteriori settori di intervento comunitario:

– il consolidamento degli aiuti umanitari europei;

– il miglioramento del coordinamento della capacità di intervento per la reazione in caso di calamità;

– il potenziamento della cooperazione interistituzionale, ad esempio della cooperazione fra le agenzie o istituzioni europee.

Stiamo inoltre sviluppando un piano d’azione, che sarà pronto quest’estate e darà un quadro d’insieme di tutta una serie di iniziative specifiche che vanno aldilà di quelle menzionate nella comunicazione, come ad esempio:

– l’analisi delle lacune relative alla capacità di sostegno sia materiale che tecnico, sia per le operazioni umanitarie che per quelle di protezione civile. Ciò ci permetterà di determinare quali strumenti specifici saranno disponibili, essendo questi gli strumenti più indispensabili, e i più vantaggiosi dal punto di vista economico;

– il sostegno alle iniziative mirate a limitare i rischi di calamità nei paesi terzi;

– una più stretta collaborazione con le Nazioni Unite, la Banca mondiale e diverse ONG, con l’obiettivo di rafforzare la capacità di reazione in caso di calamità a livello globale;

– un migliore ricorso alla scienza, alla tecnologia e all’innovazione;

– il potenziamento del ruolo delle nostre agenzie nella reazione in caso di calamità in tutto il mondo;

– una valutazione più efficace dei danni causati dalle calamità.

Per quanto riguarda la prevenzione delle calamità, attualmente non vi è un approccio integrato a livello europeo. Per affrontare tale questione, la Commissione sta preparando una comunicazione per valutare il valore aggiunto della creazione di un meccanismo comunitario di prevenzione delle calamità. La Commissione presenterà diverse opzioni con i seguenti obiettivi:

– migliorare le nostre conoscenze in materia di calamità e del loro impatto;

– migliorare il livello di integrazione delle relative politiche, ovvero l’integrazione fra la pianificazione territoriale e la prevenzione delle calamità;

– migliorare l’utilizzo delle risorse comunitarie.

Oltre a questa iniziativa, che si concentrerà sull’Unione europea, la Commissione sta elaborando una strategia per la riduzione dei rischi di calamità nei paesi in via di sviluppo.

Infine, la Commissione ha adottato una serie di provvedimenti per rafforzare la capacità di intervento dell’Unione europea in risposta alle calamità che potrebbero verificarsi in Europa. In particolare, il centro di informazione e monitoraggio della Commissione è in fase di consolidamento. Dal momento che attualmente non disponiamo di analisi dettagliate sulle lacune e sulle mancanze nell’ambito della capacità di reazione nel caso di grandi calamità, stiamo elaborando degli scenari di calamità e testando dei dispositivi innovativi. Ciò libererà delle risorse e delle capacità nel campo della protezione civile per operazioni su scala europea. Entro la metà del 2009, la Commissione intende anche presentare delle proposte per una rete europea di formazione sulla reazione in caso di calamità.

In conclusione, vorrei ringraziare il Parlamento per l’indefesso sostegno da esso fornito nel consolidamento della capacità comunitaria di reazione in caso di calamità, sostegno ribadito nel progetto di risoluzione che sarà votata in plenaria.

 
  
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  Antonios Trakatellis, a nome del gruppo PPE-DE. – (EL) Signor Presidente, negli ultimi anni molti Stati membri dell’Unione europea sono stati colpiti da calamità naturali, come incendi, alluvioni e terremoti, che hanno causato la perdita di vite umane, la distruzione di proprietà, fattorie e case, e che hanno causato danni ambientali devastanti, che richiederanno anni di lavoro per essere riparati.

Uno dei principi fondamentali dell’Unione europea fin dalla sua nascita è la solidarietà. Ciò significa che, nel caso di una calamità naturale, è estremamente importante che l’Unione europea sia nelle condizioni non solo di coordinare l’assistenza tecnica, bensì anche di fornire, tramite il Fondo di solidarietà dell’Unione europea, risorse finanziarie alle zone colpite. Ho ascoltato con interesse l’analisi del Commissario di tutti gli elementi in materia di prevenzione e di intervento coordinato, e ci aspettiamo che la Commissione europea agisca di conseguenza.

Consentitemi di soffermarmi su una questione relativa al Fondo di solidarietà dell’Unione europea. Ritengo che la decisione del Consiglio di non adottare il regolamento sul Fondo di solidarietà sia priva di giustificazione, motivo per cui tale decisione deve essere riconsiderata.

La ristrutturazione del Fondo rappresenterà un passo importante. In primo luogo, l’Unione europea sarà in una posizione migliore per gestire le calamità naturali in modo efficace e flessibile. In secondo luogo, i cittadini che hanno perso la loro dimora e si trovano in uno stato di insicurezza dopo una catastrofe percepiranno subito la solidarietà europea, comprenderanno l’importanza di essere cittadini non solo di un paese, ma anche dell’Unione europea.

Sono queste le politiche e le iniziative che i cittadini si attendono da noi, e spero che il regolamento relativo al Fondo di solidarietà dell’Unione europea sarà adottato quanto prima.

 
  
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  Edite Estrela, a nome del gruppo PSE. – (PT) Signor Presidente, signor Commissario, onorevoli colleghi, ci troviamo di fronte ad una specie di rituale, che ha luogo prima o dopo l’estate, e che consiste nel fatto che ci ritroviamo a discutere degli incendi boschivi. Si tratta di una questione molto grave, tuttavia, perché le calamità naturali sono legate al cambiamento climatico; e perché i fenomeni meteorologici estremi si stanno esacerbando, gli scienziati ci avvertono che le calamità naturali stanno divenendo sempre più frequenti e intense, il che significa che periodi di siccità ricorrente e più estrema si alterneranno ad alluvioni più intense e distruttive, ondate di calore eccessivo e un maggior numero di incendi boschivi più difficili da estinguere.

Nel 2006 il Parlamento europeo adottò tre relazioni al riguardo, in una delle quali il relatore della commissione per l’ambiente esortava la Commissione a presentare una direttiva sugli incendi. La mia domanda alla Commissione è pertanto la seguente: in virtù delle circostanze, e tenendo conto che occorre un approccio integrato alla questione - in altre parole, la politica per la lotta al cambiamento climatico non può essere disgiunta dalla politica per la protezione civile - la Commissione non ritiene che in tali circostanze una direttiva sia giustificata?

Fra l’altro, la presente discussione ha luogo in un momento critico: la crisi energetica, la crisi alimentare e via dicendo tutte tematiche anch’esse legate. Le biomasse, ad esempio, devono essere utilizzate per ripulire i boschi, prevenendo così gli incendi e devono essere utilizzate per produrre al contempo energia. Questo inoltre comporta il vantaggio che non vengono utilizzati cereali per produrre biocombustibili.

 
  
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  Marios Matsakis, a nome del gruppo ALDE. – (EN) SIgnor Presidente, i considerando A e D ed il paragrafo 4 della presente risoluzione sottolineano chiaramente l’importanza della prevenzione. Ciò è molto saggio, dal momento che è sempre meglio – molto meglio – prevenire che curare. A tale riguardo, vorrei parlare di un tipo particolare di calamità evitabile, ovvero del crollo di edifici. Sono stato spinto a farlo da un fatto avvenuto poco tempo fa a Cipro. Mercoledì scorso il tetto di acciaio del teatro comunale di Nicosia, dotato di una capienza di 1 100 posti, è crollato, improvvisamente e senza preavviso. La forza delle travi di acciaio e di altro materiale in caduta hanno schiacciato i posti a sedere che si trovavano più in basso. Fortunatamente il teatro era vuoto al momento del crollo, altrimenti vi sarebbero state centinaia di vittime o feriti. Pochi giorni prima il teatro era gremito di bambini in occasione di diversi eventi scolastici. Due settimane prima il balletto del Bolshoj vi si era esibito di fronte ad una sala tutta esaurita, e qualche mese fa il Presidente Barroso, assieme a molti funzionari comunitari, parlamentari europei, al Presidente cipriota, nonché a ministri, parlamentari ciprioti e a molti altri, avevano preso parte alla cerimonia per l’adesione di Cipro all’euro nel medesimo teatro. E’ un vero e proprio miracolo che non si sia verificato un disastro di proporzioni enormi.

Vale la pena ricordare che tre anni fa sono stati eseguiti nel suddetto stabile dei lavori di ricostruzione per un ammontare di circa 6 milioni di euro, ma sembra che nessuno dei responsabili, architetti, ingegneri e funzionari di governo con un’alta reputazione che riscuotono laute parcelle, sia riuscito a stabilire che il tetto di acciaio vecchio di 50 anni non era assolutamente sicuro. Si sospetta che a Cipro altri edifici pubblici possano essere strutturalmente pericolosi ma, a causa di quello che sembra essere negligenza o ignoranza, oppure della corruzione fra le autorità competenti, i dipartimenti o le società private, non sono state finora adottate delle misure correttive. Una situazione simile, in effetti, potrebbe essere riscontrata in altri Stati membri dell’Unione. Per inciso, a Cipro, gli edifici pubblici sono perlopiù completamente esenti dalla legislazione antisismica, mentre gli edifici privati sono ad essa conformi. Esorto la Commissione a far sì che, con la presente risoluzione, sia condotta una verifica della sicurezza degli edifici nell’Unione europea.

 
  
  

PRESIDENZA DELL’ON. MAREK SIWIEC
Vicepresidente

 
  
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  Dimitrios Papadimoulis, a nome del gruppo GUE/NGL. – (EL) Signor Presidente, signor Commissario, siamo tutti consapevoli del fatto che le calamità naturali sono in crescita perché sono causate sia dal cambiamento climatico che dal cambiamento nell’uso del suolo.

La risoluzione che ho preparato – e spero che sarà adottata in plenaria con un voto pressoché unanime giovedì prossimo, come è avvenuto in seno alla commissione per l’ambiente, la sanità pubblica e la sicurezza alimentare - esorta la Commissione a smetterla di rinviare e parlare in modo inconcludente.

Signor Commissario, la mia domanda è la seguente: intende adottare dei provvedimenti in seno alla Commissione per far sì che la proposta Barnier sulla creazione di una forza europea di protezione civile sia approvata, come il Parlamento europeo ha ripetutamente richiesto nelle sue risoluzioni?

Ha intenzione di prendere dei provvedimenti per rendere il Fondo di solidarietà più flessibile e meno burocratico?

Ha intenzione di far sì che le gravi lacune esistenti nella normativa e nelle politiche vigenti siano riempite, in modo che l’Europa sia in grado di sostenere maggiormente e con maggiore efficacia l’azione degli Stati membri, laddove le calamità naturali distruggono beni e vite umane?

In seno alla commissione per l’ambiente abbiamo approvato una serie di domande da rivolgere alla Commissione, e lei oggi ci ha detto che fra un anno, a metà del 2009, ci avrebbe presentato delle proposte. La domanda è la seguente: quando si deciderà la Commissione ad esaminare tali questioni in modo serio e a dare una risposta alla proposta del Parlamento europeo?

Su quali proposte concorda, e quando intende attuarle? Su quali non è d’accordo, e per quale motivo? Se il Consiglio la frena e si rifiuta di stanziare i fondi di cui ha bisogno, oppure se certe persone all’interno della Commissione fanno ostruzionismo, Commissario Dimas, dovrebbe dircelo, in modo da aiutarla. Non vogliamo solo delle belle parole; vogliamo dei fatti, in modo da non dover piangere quest’estate le vittime di vaste catastrofi ecologiche.

 
  
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  Dimitar Stoyanov (NI). - (BG) Nel corso di questa serata ho presentato al Parlamento il volto della corruzione ai più alti livelli della Bulgaria, il volto di Ahmed Dogan, e quello del partito di cui è a capo, il Movimento per i diritti e le libertà. Vorrei adesso fornire delle informazioni specifiche sugli incendi boschivi.

In Bulgaria è un segreto di Pulcinella che ciò che Dogan stesso definisce come la “cerchia di società” che gravita intorno al suo partito ha tagliato, nel corso degli ultimi otto anni, i boschi del paese. Il modo più semplice in cui nascondono questo crimine è appiccare degli incendi boschivi, ed ogni estate migliaia di ettari di boschi bulgari se ne vanno in fumo. E se ciò una volta era un problema esclusivamente bulgaro, oggi emerge come un problema di portata anche europea, perché la Bulgaria è la destinataria di aiuti piuttosto consistenti per la reazione agli incendi boschivi. Ma da dove passano questi aiuti? Essi passano attraverso il ministero delle Emergenze, a capo del quale vi è la vice di Dogan, Emel Etem. E’ in questo ministero che sono scomparse decine di milioni di euro provenienti dal Fondo di solidarietà dell’Unione europea stanziati per le alluvioni in Bulgaria. Signor Commissario, onorevoli colleghi, vi invito tutti a visitare la Bulgaria, per vedere quale solidarietà la signora Etem esprime nei confronti della sua circoscrizione, la solidarietà che il MDL ha nei confronti della propria circoscrizione, dei musulmani bulgari, i quali abitano in rifugi provvisori, nei caravan non atti a fare da abitazione, mentre il denaro del Fondo di solidarietà è scomparso nei meandri del ministero gestito dal MDL.

E’ per questa ragione che sollevo la presente questione. Si tratta di un grave crimine nei confronti del patrimonio naturale della Bulgaria e nei confronti dell’Unione europea, un furto nei suoi confronti. Qualunque calamità potrà colpire nel futuro la Bulgaria, non sarà paragonabile alla calamità che va sotto il nome di Movimento per i diritti e le libertà.

 
  
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  Gerardo Galeote (PPE-DE). - (ES) Signor Presidente, accolgo con favore l’iniziativa della commissione per l’ambiente, che possiamo aggiungere alle molte altre iniziative intraprese nell’attuale legislatura dalla commissione per lo sviluppo rurale, anche se tali iniziative non sempre sono comprese a fondo. La verità è che certi sviluppi, fra cui alcune decisioni di carattere giuridico, confermano che i nostri timori erano pienamente giustificati.

Ciononostante, è scoraggiante vedere come il Consiglio manchi di sensibilità e reattività. E’ inoltre paradossale che delle questioni che riguardano l’ambiente, la politica regionale e l’agricoltura siano di competenza del ministero delle Finanze.

I governi nazionali devono riflettere sull’ostinazione con cui si oppongono alla riforma del Fondo di solidarietà, a fronte degli sforzi del Parlamento e della Commissione e del fatto che l’opinione pubblica invochi chiaramente tale riforma. Spero che non dovremo affrontare un’altra estate di incendi, siccità e alluvioni. Spero che il Consiglio non debba, ancora una volta, emettere dei vuoti comunicati di solidarietà, piuttosto che fornire dei meccanismi di coordinamento nel campo della protezione civile e dei fondi per aiutare i cittadini, per poi lamentarci di come i cittadini sono indifferenti e disinteressati all’operato delle nostre istituzioni.

Alcuni membri della commissione per lo sviluppo rurale hanno presentato degli emendamenti per richiamare l’attenzione del Consiglio sulla necessità di attuare riforme ed adottare iniziative. Vedremo se il Consiglio, che anche oggi si distingue per essere assente, sarà in grado di dare qualche risposta.

 
  
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  Iratxe García Pérez (PSE). - (ES) Signor Presidente, vorrei innanzi tutto dire che accolgo con favore l’iniziativa del Parlamento per potenziare la capacità di reazione dell’Unione europea in caso di calamità, visto che, sfortunatamente, le calamità sono sempre più comuni e ciò diverrà una sfida fondamentale per noi politici e per la capacità di reagire con rapidità.

Dobbiamo adottare un approccio ad ampio raggio che prenda in considerazione come affrontare e prevenire le calamità e come riprendersi da queste, ed è quindi importante che chiediamo alla Commissione di presentare urgentemente delle proposte per prevenire le calamità nell’Unione europea.

Allo stesso modo, dobbiamo tenere conto della necessità di riconoscere la natura specifica delle calamità naturali causate da siccità e incendi nella regione del Mediterraneo e adattare di conseguenza la nostra prevenzione, ricerca e gestione dei rischi, nonché i meccanismi in materia di protezione civile e di solidarietà.

Sappiamo che le risorse in dotazione agli Stati membri per l’estinzione degli incendi boschivi, soprattutto con velivoli, sono a volte limitate, motivo per cui chiediamo alla Commissione di presentare delle misure per finanziare le squadre comunitarie, allo scopo di aumentare la capacità e di integrare le risorse nazionali.

La risoluzione deve inoltre richiedere con fermezza al Consiglio di adottare una decisione sulla proposta di regolamento del Fondo di solidarietà, per consentire una reazione più rapida ed efficace alle calamità che gli Stati membri non sono in grado di affrontare da soli. Né possiamo dimenticare le vittime di altre calamità, che necessitano di aiuto e sostegno immediato.

Non possiamo rimanere indifferenti a tale situazione che, di anno in anno, di estate in estate, affligge molte regioni europee. Dobbiamo essere in grado di reagire in modo deciso a tali tragici avvenimenti e ad aiutare le persone che ne vengono colpite. Il futuro è incerto, e noi dell’Unione europea dobbiamo impegnarci al riguardo.

 
  
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  Françoise Grossetête (PPE-DE).(FR) Signor Presidente, è certamente deplorevole che, ancora una volta, alla vigilia delle vacanze, ci riuniamo per discutere dello stesso problema, il che dà l’impressione che da un anno all’altro non vi sia alcun progresso. In un momento in cui la maggior parte dei nostri concittadini nutre dubbi sull’efficacia dell’Europa, è assolutamente necessario dimostrare loro che, quando le calamità naturali, siano esse incendi, alluvioni o perfino epidemie, mettono in pericolo la vita ed i beni delle persone, l’Europa è in grado di reagire e che, quando si trovano in difficoltà, hanno bisogno dell’Europa e che l’Europa è pronta ad aiutarli.

A che punto ci troviamo attualmente? Ancora una volta, stiamo discutendo del bisogno di mostrare solidarietà e, ovviamente, della necessità di un quadro vincolante. Dobbiamo assolutamente convincere gli Stati membri del fatto che occorre creare una vera e propria forza operativa di protezione civile, dotata di riserve finanziarie, meccanismi di assistenza e risorse supplementari a livello europeo. Dobbiamo naturalmente consolidare gli aiuti umanitari riempiendo le lacune esistenti nel campo della fornitura degli aiuti e rafforzando la capacità globale. Dobbiamo creare una rete di formazione. Come ha affermato il Commissario, è fondamentale formare degli esperti nel settore degli aiuti di emergenza nel caso di disastri, attingendo all’esperienza degli Stati membri relativamente alla formazione nel campo della protezione civile. Tuttavia, dobbiamo agire in via preventiva, e per farlo sono necessarie delle politiche concrete riguardo al suolo, al territorio e ai boschi. Dobbiamo adottare delle misure preventive: solo così possiamo prepararci in vista delle calamità, adottando dei provvedimenti correttivi e creando dei sistemi di allarme precoce, perché ciò è assolutamente indispensabile.

Qual è la situazione in relazione alla proposta sulla relazione Barnier? Vorrei vedere dei risultati concreti all’indomani della proposta.

 
  
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  Stavros Lambrinidis (PSE).(EL) Signor Presidente, signor Commissario, nello scorso settembre, molti politici hanno espresso il loro cordoglio per le vittime degli incendi, ma molti hanno parlato della responsabilità che avrebbero dovuto sentire, perché non era stato fatto niente per prevenire gli incendi e ne abbiamo pagato le catastrofiche conseguenze. Adesso, i politici dovrebbero sentirsi responsabili. Per tale motivo, prima dell’estate e dello scoppio degli incendi, il gruppo socialista del Parlamento europeo ha chiesto nella sua interrogazione orale che si tenga una discussione con la Commissione su cosa si stava facendo per prevenire gli incendi.

Signor Commissario, lei ha detto che sarebbero stati resi disponibili 5,8 miliardi di euro per il periodo 2009-2013 per la prevenzione degli incendi. Ora, nel 2008, quanto denaro è stato stanziato per la prevenzione? Quanti e quali governi hanno usufruito di tali fondi?

Purtroppo, l’anno scorso, al tempo degli incendi più disastrosi, il governo greco ha ammesso nella sua relazione alla Commissione che vi era stata una mancanza di coordinamento fra le agenzie interessate, nonché una mancanza di piani di prevenzione. Ha verificato nel frattempo cosa è stato fatto in Grecia per alleviare tali problemi, oppure non fate che stanziare fondi a governi che probabilmente li sperpereranno?

 
  
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  Rolf Berend (PPE-DE). - (DE) Signor Presidente, signor Commissario, onorevoli colleghi, in qualità di firmatario di alcuni degli emendamenti a nome del gruppo PPE-DE e in qualità di membro e vicepresidente della commissione per lo sviluppo rurale, vorrei approfittare dell’occasione per presentare la mia posizione sul Fondo di solidarietà e sulla sua revisione in qualità di relatore del Parlamento europeo.

Da quando la relazione sul progetto di atto sul nuovo Fondo di solidarietà è stata approvata dal Parlamento con una larga maggioranza nel maggio 2006, il progetto si trova nelle mani del Consiglio, dove una maggioranza degli Stati membri respinge il nuovo Fondo nella sua versione emendata. Nessuna delle Presidenze del Consiglio succedutesi ha incluso il nuovo Fondo di solidarietà nel suo programma di lavoro. Tutt’altro: la versione riveduta è bloccata in seno al Consiglio dai ministri delle Finanze, motivo per cui il nuovo Fondo, che dovrebbe coprire il periodo che va dal 2007 al 2013, non è entrato in vigore. Purtroppo, per adesso abbiamo solo il vecchio Fondo, che è in vigore nella sua forma attuale dal settembre 2002, e che al tempo venne messo insieme in tutta fretta. Nel corso di difficili trattative tenutesi qui al Parlamento nel 2006, siamo riusciti a raggiungere dei compromessi finalizzati a rendere il Fondo di solidarietà uno strumento di aiuto d’emergenza più rapido, efficace e, soprattutto, meglio definito. Adesso il Consiglio vuole seppellire questa versione riveduta una volta per tutte.

Non riesco a capire come noi, una comunità che si basa sulla solidarietà, possiamo agire in questa maniera, a causa della suscettibilità di alcuni Stati membri, abbandonando uno strumento di emergenza la cui denominazione celebra il concetto della solidarietà. Abbiamo migliorato lo strumento, lo abbiamo ampliato. Non riesco a capire il motivo per cui coloro che hanno già usufruito del Fondo adesso non forniscono il loro sostegno. Per tale ragione rivolgo un appello urgente al Consiglio affinché riconsideri la sua decisione e adotti finalmente la versione riveduta. Signor Presidente, siamo una comunità che poggia sulla solidarietà, e nessuno sa quando e dove colpirà la prossima catastrofe. Sarà pertanto suo compito …

(Il Presidente toglie la parola all’oratore)

 
  
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  Margaritis Schinas (PPE-DE).(EL) Signor Presidente, va da sé che qualsiasi azione sostanziale in materia di gestione delle calamità naturali da parte dell’Unione europea debba essere efficace per quanto riguarda la prevenzione, la reazione e la rinnovazione. Eppure quello che vediamo qui è che, a causa di idee senza dubbio preconcette o di una qualche ossessione, vi è una reazione negativa alla prospettiva che l’Unione europea sia coinvolta nel campo della prevenzione. Anche all’interno della Commissione stessa vi è evidentemente una certa resistenza, così come alcuni deputati sono restii a questa idea, perché alcune persone pensano che l’Unione europea non abbia alcun ruolo al riguardo.

Sono decisamente contraria a questa attitudine. Senza la prevenzione non possiamo ottenere niente. La scena di un Presidente Barroso che alla fine arriva in elicottero, con in mano un assegno del Fondo di solidarietà, non esaurisce la dimensione della solidarietà europea. L’esercizio della solidarietà implica un quadro di reazione di ampio respiro. Barnier ha delineato un quadro del genere, che purtroppo sta marcendo da qualche parte nei meandri della burocrazia. Abbiamo fatto una diagnosi precisa ed adesso stiamo scrivendo le ricette.

 
  
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  Gyula Hegyi (PSE). - (HU) Durante la discussione del precedente punto dell’ordine del giorno, è stato menzionato il fatto che la maggioranza delle calamità naturali in Europa è legata alle acque: siccità, alluvioni, incendi boschivi. Una delle radici del problema risiede nei metodi di difesa dalle alluvioni; per essere più precisi è legata al fatto che, in caso di alluvione, la priorità per noi è di eliminare l’acqua il più rapidamente possibile, ma dopo alcuni mesi, quando si verificano siccità o incendi boschivi, ci rendiamo conto di come sarebbe stato utile aver potuto immagazzinare in modo adeguato l’acqua piovana precipitata durante le alluvioni o nei periodi di piogge torrenziali. Si tratta di una questione molto importante, e in una certa qual misura potrebbe contribuire a risolvere - in altre parole a prevenire - i problemi qui citati, se riuscissimo a ripristinare nel campo della gestione delle acque il principio secondo il quale ogni singola goccia di acqua dolce rappresenta una preziosa risorsa che deve essere risparmiata per tempi più difficili caratterizzati da una maggiore scarsità d’acqua. Sarebbe particolarmente importante, soprattutto nei nuovi Stati membri, promuovere questo punto a livello comunitario, in modo tale da poterlo sviluppare come una politica comunitaria, utilizzando i fondi comunitari e riducendo i danni causati dalle alluvioni, dalla siccità e dagli incendi boschivi.

 
  
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  Zuzana Roithová (PPE-DE). - (CS) Anche se parlo a nome di un paese che non dovrà affrontare dei problemi gravi causati da incendi fino a quando non avvertiremo il pieno impatto del riscaldamento globale, comprendo l’importanza della solidarietà fra i paesi europei. Avendo assistito a discussioni simili svariate volte nel passato, sono fermamente convinta, come ex manager, che sia giunta l’ora di avere una strategia comune che ponga l’accento sulla prevenzione, su come prestare aiuto quando un paese ne ha bisogno. Non è una questione finanziaria, bensì una questione di capacità e gestione mirata, aiuti mirati che non dipendono solamente dai mezzi finanziari. Mi rivolgo anche al Consiglio, alle Presidenze e naturalmente alla Commissione affinché facciano quanto è nelle loro possibilità per far sì che il Parlamento non sia costretto a starsene con le mani in mano, e possa votare a favore degli aiuti, che siano richiesti oggi o fra una settimana, o che la calamità sia ingente o contenuta.

 
  
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  Zbigniew Zaleski (PPE-DE). - (PL) Signor Presidente, sono fra i cinque deputati selezionati col sistema “catch the eye”. Volevo dire che vi sono due cose che possiamo fare relativamente alle calamità naturali. La prima è di prevenirle, per quanto è nelle nostre capacità, ad esempio le alluvioni, e quando si verificano dobbiamo prestare soccorso alle persone colpite da tali catastrofi. Una delle attività in questione è l’assistenza psicologica. E’ possibile imbattersi in persone che hanno perso tutto quello che avevano a causa di un’alluvione, come la loro casa, tutti i loro beni; sono sopravvissuti, ma non hanno niente, e sono pervasi da un enorme senso di perdita. So per esperienza personale che in tali circostanze il lavoro degli psicologi è molto importante, ed è per questo motivo che, in caso di calamità, tali gruppi di soccorso devono prevedere anche dei fondi per il dispiegamento di psicologi quanto prima, allo scopo di aiutare le persone colpite.

 
  
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  Stavros Dimas, Membro della Commissione. − (EL) Signor Presidente, ringrazio tutti gli oratori per i loro interventi molto costruttivi.

La Commissione è impegnata a contribuire in modo sostanziale al consolidamento della capacità di reazione in caso di calamità della Comunità. Nella comunicazione che ha pubblicato nel marzo scorso, e mediante le misure attualmente in fase di preparazione, la Commissione adotta un approccio integrato.

In primo luogo, stiamo analizzando tutti gli aspetti della prevenzione, preparazione, prontezza, reazione immediata e ripristino a lungo termine prima e dopo le calamità.

In secondo luogo, stiamo analizzando tutti i tipi di calamità, siano esse di tipo naturale o antropico, all’interno dell’Unione europea e al di fuori di essa.

In terzo luogo, è nostra intenzione integrare tutte le risorse comunitarie migliorando il coordinamento fra le agenzie dell’Unione europea.

Per quanto riguarda i punti sollevati, in primo luogo, il Parlamento e la Commissione europea concordano sul fatto che il Fondo di solidarietà debba essere riformato. Ma purtroppo il Consiglio respinge tale riforma. La Commissione, tuttavia, non intende ritirare la sua proposta, e spera vivamente che il Consiglio si convinca di tale necessità.

Per quanto riguarda la direttiva sugli incendi boschivi, i miei dipartimenti stanno preparando una comunicazione sulla prevenzione delle catastrofi, e una delle opzioni al vaglio è l’adozione di una normativa specifica sugli incendi boschivi.

La Commissione ha fatto da traino nell’adozione degli Eurocodici sull’edilizia sicura. Si tratta degli standard europei relativi alla stabilità sismica degli edifici, che sono attualmente in fase di recepimento nelle legislazioni nazionali e, di conseguenza, vengono fatti rispettare.

Sono un convinto assertore della proposta Barnier. Vorrei ricordarvi che, comunque, è richiesto il consenso unanime del Consiglio. Sappiamo tutti che allo stato attuale non vi è alcun consenso unanime fra gli Stati membri. E’ per tale ragione che la preparazione delle nostre proposte si sta protraendo più di quanto non volessimo. Vorrei semplicemente ricordarvi che, nel quadro del Trattato di Lisbona, sarebbe sufficiente una maggioranza qualificata nell’ambito del Consiglio.

Abbiamo già finanziato dei programmi della Croce Rossa per l’assistenza psicologica, ed altri programmi sono in fase di preparazione a livello tecnico.

Infine, la Commissione nota il forte interesse e l’accresciuto ruolo del Parlamento europeo nel campo della gestione delle catastrofi. Sono impaziente di collaborare proficuamente col Parlamento e il Consiglio nel definire i limiti della sussidiarietà, al fine di promuovere e continuare a sviluppare la dimensione europea della gestione delle catastrofi.

 
  
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  Presidente. − Ho ricevuto un progetto di risoluzione(1)presentato in merito a un richiamo al regolamento (articolo 103(2)).

La discussione è chiusa.

La votazione si svolgerà giovedì, 19 giugno 2008.

Dichiarazioni scritte (articolo 142)

 
  
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  Daciana Octavia Sârbu (PSE), per iscritto.(RO) Gli incendi boschivi verificatisi in Grecia, Italia e Spagna durante l’estate del 2007 e le alluvioni in Romania e Gran Bretagna hanno avuto come conseguenza un aumento del numero di appelli lanciati per migliorare l’efficienza della capacità di reazione dell’Unione europea in caso di calamità. La frequenza delle catastrofi dovute al cambiamento climatico è in crescita e richiede risposte multilaterali e coordinate per mobilitare tutte le risorse disponibili, tenendo conto aspetti quali la rapidità, l’efficienza e il rendimento finanziario.

Le iniziative proposte dalla Commissione, che contribuiranno al potenziamento della risposta dell’Unione europea alle catastrofi, includono il consolidamento del centro di informazione e monitoraggio, il miglioramento della capacità di reazione della protezione civile europea, nonché un miglior coordinamento fra le Nazioni Unite e la Croce Rossa per quanto riguarda l’assistenza umanitaria. L’intenzione è inoltre quella di creare una rete europea di formazione in materia di reazioni alle catastrofi, dei sistemi di allarme e un numero di emergenza, un “112” europeo, che non è conosciuto in tutti gli Stati membri. In Romania, solo il 30 per cento dei cittadini sanno che, in caso di emergenza, possono fare questo numero in ogni paese dell’Unione, e le autorità nazionali devono continuare a promuovere questo numero per poter reagire rapidamente ai problemi creati dal cambiamento climatico e ad altri problemi.

 
  

(1)Vedasi processo verbale.

Ultimo aggiornamento: 28 ottobre 2008Avviso legale