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Procedura : 2007/0195(COD)
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Testi presentati :

A6-0191/2008

Discussioni :

PV 17/06/2008 - 11
CRE 17/06/2008 - 11
OJ 17/06/2008 - 36

Votazioni :

PV 18/06/2008 - 6.1
CRE 18/06/2008 - 6.1
Dichiarazioni di voto
Dichiarazioni di voto

Testi approvati :

P6_TA(2008)0294

Discussioni
Mercoledì 18 giugno 2008 - Strasburgo Edizione GU

7. Dichiarazioni di voto
PV
  

Dichiarazioni di voto orali

 
  
  

– Approvazione della nuova attribuzione delle competenze del Vicepresidente della Commissione Jacques Barrot (B6-0306/2008)

 
  
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  Urszula Gacek (PPE-DE). - (PL) Signor Presidente, ho sostenuto la candidatura del Commissario Barrot nella votazione di oggi. Il Commissario si è impegnato a adottare una posizione forte nei negoziati con gli Stati Uniti sul rilascio di visti gratuiti per viaggi turistici in favore dei cittadini di tutti i paesi dell’Unione europea. Inoltre, la proposta del Commissario sui problemi dei coloro che richiedono asilo nello spirito di solidarietà, e in particolare l’offerta di assistenza ai paesi come la Polonia che sono responsabili della sicurezza dei confini esterni dello spazio Schengen, mi ha convinta che il Commissario Barrot ha una solida padronanza dei problemi rientranti nella competenza della Direzione generale “Giustizia, Libertà e Sicurezza”.

 
  
  

– Relazione: Manfred Weber (A6-0339/2008)

 
  
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  Jean-Luc Bennahmias, a nome del gruppo Verts/ALE. – (FR) Signor Presidente, vorrei scusarmi innanzi tutto per la mia assenza durante questo voto cruciale. Poiché il treno da Parigi a Strasburgo ha subito un’ora e un quarto di ritardo, doversi colleghi, come me, non hanno potuto votare per la direttiva e la risoluzione. Al pari del mio gruppo, avrei votato completamente contro la risoluzione e la direttiva.

Vorrei esprimere qui il mio più profondo disgusto. La dignità che regna in questo Parlamento e nell’Unione europea non è uguale a quella dei centri di permanenza temporanea nei quali si mettono decine, se non centinaia o migliaia di nostri concittadini provenienti dall’immigrazione o immigrati. Dietro tutto ciò vi è una specie di autodifesa da parte dell’Unione europea che, dal mio e dal nostro punto di vista, non è accettabile.

Oggi, ovviamente, dobbiamo gestire i flussi migratori, ma rispetto all’immigrazione economica, rispetto all’immigrazione climatica che non tarderà ad arrivare, non si può rispondere con azioni di difesa come quelle che sono state votate poco fa. Se l’Unione europea, il Parlamento europeo, la Commissione europea e il Consiglio europeo mettessero a disposizione gli aiuti allo sviluppo necessari, indispensabili, avremmo forse il diritto di reagire in questo modo, ma ancora non siamo a questo punto. Siamo allo 0,38 per cento de bilancio, invece che allo 0,42 per cento, mentre avevamo pianificato lo 0,7 per cento.

Ve lo dico oggi in tuta serietà: ho vergogna per la nostra Assemblea e ho vergogna per l’Unione europea che vogliamo costruire, che dovrebbe invece essere un’Unione europea ospitale, in grado di accogliere tutti i cittadini del mondo.

 
  
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  Sylvia-Yvonne Kaufmann, a nome del gruppo GUE/NGL. (DE) Signor Presidente, il compromesso raggiunto fra il relatore del Parlamento europeo, l’onorevole Weber, e i ministri dell’Interno sulla cosiddetta direttiva “rimpatrio” è un cattivo compromesso che getta dubbi sulla credibilità dell’Unione europea nel campo dei diritti umani. Il mio gruppo quindi respinge con forza la direttiva.

Quale colegislatore, il Parlamento europeo aveva il dovere giuridico e morale di lavorare per raggiungere norme accettabili, ma soprattutto compatibili con la dignità umana. Avrebbe dovuto esercitare questa responsabilità a pieno titolo e lottare per tali norme, Invece, una maggiorana in quest’Aula ha consentito al Consiglio di imporre le sue norme, solo affinché la direttiva possa essere portata avanti in prima lettura. Anche se la direttiva potrebbe migliorare la posizione giuridica in taluni Stati, forse perché il diritto nazionale non stabilisce un limite superiore sul periodo di permanenza, è il contesto generale a essere cruciale.

La direttiva legittima il trattenimento fino a 18 mesi per le persone il cui unico “reato” è cercare una vita migliore per se stessi e le loro famiglie in Europa. A nostro avviso, l’attuale pratica di espulsione non giustifica né scusa il trattamento dei bisognosi come criminali, adesso o in futuro. Invece di dare la loro benedizione all’attuale pratica – che viola i diritti umani di “cittadini di paesi terzi soggiornanti illegalmente” anche a livello europeo, gli Stati membri dovrebbero cercare una soluzione duratura al problema dell’immigrazione.

Per il nostro gruppo, questo significa, soprattutto, stabilire alla fine una politica comune sull’immigrazione legale che salvaguardi i diritti umani dei migranti e offra prospettive alle persone bisognose che entrano in Europa, spesso rischiando la loro vita nel farlo.

Il Parlamento europeo ha perso l’opportunità di agire in base alla sua responsabilità e di resistere al Consiglio. Gli appelli urgenti di numerose organizzazioni per i diritti umani e delle chiese purtroppo sono stati ignorati.

 
  
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  Kinga Gál (PPE-DE). - (HU) Anch’io vorrei aggiungere una dichiarazione sul mio voto sulla relazione Weber. Quale membro di quest’Assemblea credo sia importante adottare questa relazione, che rappresenta un primo passo verso una politica dell’Unione europea sull’immigrazione. Nel contempo, quale avvocato per i diritti umani e i diritti delle minoranze, credo che il mio “sì” sia giustificato. La relazione Weber è il risultato di un difficile compromesso, nel corso del quale il Parlamento è stato in grado di garantire l’incorporazione nel testo di numerosi punti di vista umanitari e sui diritti umani. Nei settori in cui non vi è regolamentazione, questo rappresenta un progresso. Nei settori in cui esiste già una regolamentazione con un’ampia base, non può sminuire gli standard più elevati. Come accade con tutti i compromessi, vi sono punti deboli nel testo. Comprendo quindi le riserve espresse da organizzazioni religiose e da laici, concordo con loro che non possiamo consentire al linguaggio altisonante della legislazione di essere usato per eludere considerazioni umanitarie e i diritti umani. Non possiamo consentire che questo testo sia la fonte di nuove tragedie o divida famiglie; vi è già abbastanza sofferenza nelle vite degli immigrati che vengono da noi in cerca di un’esistenza più umana. Grazie.

 
  
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  Philip Claeys (NI). – (NL) Signor Presidente, ho votato a favore della relazione Weber, ma voglio dire che l’ho fatto con qualche riserva. La sinistra e l’estrema sinistra hanno protestato ferocemente contro la direttiva. L’hanno presentata come se i diritti umani dei clandestini fossero negati in maniera lampante dalla direttiva, mentre in realtà è proprio il contrario. Per la prima volta, ad esempio, la regolarizzazione dei clandestini da parte di una direttiva europea è considerata coma un’opzione politica accettabile. Inoltre, gli Stati membri sono obbligati a fornire il patrocinio legale gratuito ai clandestini che ne facciano richiesta.

E’ inaccettabile che si rivendichino diritti da una situazione di illegalità. Molti elementi della direttiva sono del resto del tutto facoltativi. Detto questo, la direttiva offre ad alcuni Stati la possibilità di trattenere i clandestini più a lungo in vista della loro espulsione. E’ positivo anche il divieto di reingresso per cinque anni nel resto dell’Europa dopo l’espulsione. Il problema dell’immigrazione richiede tuttavia misure molto più radicali rispetto a quanto sostenuto nella relazione, ma è un passo nella giusta direzione.

 
  
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  Frank Vanhecke (NI). – (NL) Signor Presidente, guardiamo alle cifre con calma. In circa cento anni la popolazione mondiale si sarà moltiplicata da 1 miliardo a 7 miliardi di persone sulla terra. Questa esplosione di popolazione non può continuare senza conseguenze per un continente europeo prospero che deve lottare inoltre contro un enorme deficit demografico. I problemi dell’immigrazione che conosciamo oggi sono particolarmente gravi, ma adesso sono ancora gestibili rispetto a cosa ci aspetterà nei decenni futuri. Da questo punto di vista, le misure contenute in questa presunta direttiva sui rimpatri sono realmente futili e sicuramente insufficienti. Sarà necessario molto più che una processione di Echternach di misure deboli per frenare i flussi illegali. Ma poiché è meglio un piccolo segnale per una politica di rimpatrio dei clandestini che nulla del tutto, ho votato senza entusiasmo a favore della relazione Weber.

 
  
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  Romano Maria La Russa (UEN). - Signor Presidente, onorevoli colleghi, oggi abbiamo compiuto, con il voto positivo alla relazione Weber, forse un passo decisivo per delineare un quadro completo di lotta alla clandestinità, in grado di dare risposta all’esigenza di sicurezza che moltissimi cittadini europei, spesso vittime dei crimini degli extracomunitari, ci chiedono.

Ho appurato, ho notato con piacere che il Parlamento europeo finalmente, garanzia di libertà e dei diritti di tutti gli uomini, si è espresso in favore di una politica comune per rispondere alle esigenze degli Stati membri nella lotta all’immigrazione clandestina. Si è chiarito che l’obiettivo non è solo quello di accertare i casi di illegalità, bensì anche quello di assicurare procedure di rimpatrio chiare, trasparenti e veloci. Non solo dunque decisioni repressive del fenomeno, come qualcuno avrebbe voluto far credere, quale il divieto …

(Il Presidente toglie la parola all’oratore)

 
  
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  Ignasi Guardans Cambó (ALDE). - (ES) Ho votato a favore di alcuni emendamenti – quattro, per essere precisi – che miravano a migliorare questa direttiva. Ma ala fine ho votato anche a favore della direttiva, sebbene questi emendamenti non siano stati approvati.

Credo che questa direttiva migliori sostanzialmente i diritti degli immigranti soggiornanti irregolarmente in numerosi paesi dell’Unione europea. E’ è un fatto che non si può negare: basta paragonare le legislazioni esistenti in questo momento nell’Unione.

Certo, non è la direttiva che alcuni di noi avrebbero redatto, se avessero avuto la possibilità di farlo. Ma devono esistere equilibri nel processo di codecisione fra la legittimità del Parlamento europeo e la legittimità dei parlamenti e dei governi nazionali.

Sono i parlamenti nazionali ad avere adesso una grande responsabilità in termini di attuazione della direttiva, proprio come la Commissione europea e la Corte di giustizia nel controllo della sua attuazione. Da oggi, le restrizioni ai diritti negli Stati membri sono soggette al diritto europeo. Non sono più decisioni nazionali.

 
  
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  Carlo Fatuzzo (PPE-DE). - Signor Presidente, onorevoli colleghi, vedo con piacere che ho sempre l’ammirazione di molti colleghi, che ringrazio naturalmente per avere aspettato di ascoltare perché ho votato a favore di questa relazione Weber.

Signor Presidente, io credo che siamo di fronte a qualcosa di non molto diverso dalle invasioni barbariche dell’Impero romano 2.000 e passa anni fa. Allora l’Impero romano venne invaso da truppe in armi e i romani si difesero con le armi ma soccombettero, come tutti sappiamo, con gravi disastri.

Oggi che in Europa arrivano abitanti che provengono da tutti gli altri Stati del mondo – certo, hanno ragione perché hanno fame, anche i barbari avevano fame e volevano cibarsi alle fontane di Roma – l’Europa ha il diritto di difendersi e di stabilire che chi vuole invadere i nostri territori deve essere riaccompagnato alle frontiere.

 
  
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  Jean-Claude Martinez (NI).(FR) Signor Presidente, con 10 milioni di clandestini in Europa e 300 passeggeri per Boeing, occorrerebbe far decollare più di 30 000 Boeing per soddisfare le disposizioni della direttiva “rimpatrio”. Ciò significa il decollo di più di 1 000 Boeing da ciascuna delle 27 capitali europee per tre anni.

In termini di numeri, è una proposta pazza e surreale. Ma c’è ancora qualcosa di più folle. Dato che l’immigrazione è, di fatto, il riflesso sociale della globalizzazione economica in cui il capitalismo planetario mette in concorrenza i lavoratori, noi stiamo elaborando una direttiva per trattare il riflesso di un problema. Non so se si tratti di ipocrisia o di una barzelletta, ma è in ogni caso miopia. Sul pianeta, i nomadi si spostano perché vogliono mangiare, bere, curarsi, istruirsi. L’alimentazione e la sua crisi, l’acqua e la sua suddivisione, le pandemie e la loro diffusione fanno già parte di ciò che le nazioni hanno in comproprietà planetaria. Quanto più rapidamente tratteremo e gestiremo in termini politici i nostri problemi comuni, tanto più rapidamente tratteremo...

(Il Presidente toglie la parola all’oratore)

 
  
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  Bruno Gollnisch (NI). – (FR) Signor Presidente, gli emigrazionisti hanno condotto una campagna di disinformazione contro questa direttiva sul rimpatrio dei clandestini che essi chiamano “direttiva della vergogna”. E’ solo una commedia politica ben organizzata fra sinistra e destra. La sinistra protesta per ottenere diritti supplementari per gli immigrati che ottiene, dando un’etichetta di rigidità fittizia.

In realtà, questo testo, così come modificato, protegge i diritti dei clandestini rimpatriabili e il loro trattenimento in Europa più di quanto non garantisce il loro rimpatrio. Il trattenimento in un centro chiuso è una soluzione finale estremamente restrittiva; la sua durata di 18 mesi è solo un limite massimo eccezionale. Gli Stati che hanno limiti legali inferiori li conserveranno. La scadenza per il rimpatrio volontario evita agli interessati l’interdizione dal territorio dell’Unione e gli Stati sono invitati a procedere, al minimo pretesto, a una regolarizzazione. In altre parole, la Francia, che ha la legislazione più lassista d’Europa, non sarà obbligata a modificarla e ancor meno a irrigidirla. Il Presidente Sarkozy potrà far credere il contrario, aiutato in questo dalle gesticolazioni della sinistra. E’ solo in ragione dei pochi aspetti positivi del documento che...

(Il Presidente toglie la parola all’oratore)

 
  
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  Daniel Hannan (NI). - (EN) Signor Presidente, abbiamo assistito a un magnifico simbolismo questa mattina. Uno dopo l’altro, gli oratori si sono alzati e hanno detto che avrebbero rispettato gli irlandesi. Poi, subito dopo, durante la votazione, abbiamo portato avanti questa relazione, che è il primo passo verso la creazione di una politica comune in materia di immigrazione e di asilo, che avrebbe dovuto essere una vasta parte del Trattato di Lisbona.

Se rispettassimo seriamente il voto degli irlandesi, lungi dal procedere con questa furtiva attuazione delle disposizioni di quel testo, dovremmo iniziare a modificare quelle parti che sono state presentate in previsione di un voto positivo, fra cui il servizio europeo di azione esterna e la Carta dei diritti fondamentali.

Il Commissario Wallström ha detto questa mattina che era importante scoprire perché le persone avevano votato no. Contro cosa avevano votato? ha chiesto. Vorrei aiutarla a questo proposito. Ipotizzo che hanno votato contro il Trattato di Lisbona. Il regalo era la scheda che chiedeva se volevano approvare il Trattato di Lisbona.

L’onorevole Cohn-Bendit ha detto che sarebbe sbagliato che un milione di persone decida il destino di mezzo miliardo di europei. Bene, sono lieto di concordare con lui. Date anche al mezzo milione i loro referendum. Pactio Olisipiensis censenda est!

(Applausi)

 
  
  

– Relazione: Eluned Morgan (A6-0191/2008)

 
  
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  Richard Seeber (PPE-DE). - (DE) Signor Presidente, ho respinto questa relazione perché non è efficace su tre punti. In primo luogo, non è stato possibile garantire l’adozione degli emendamenti nn. 170 e 171, che erano particolarmente importanti in termini di reti regionali e avrebbero creato esenzioni giustificate per motivi di dimensione.

In secondo luogo, neanche la terza soluzione è stata accettata. E’ importante avere prevedibilità nella pianificazione del settore energetico, ma purtroppo la Commissione ha prevalso con la sua legal unbundling (disaggregazione giuridica) e l’unbundling totale (disaggregazione totale). A mio avviso, è improbabile che procederemo nella giusta direzione.

In terzo luogo, non siamo riusciti a stabilire la responsabilità dell’industria nucleare in caso di incidenti. Per tutti questi motivi, il partito popolare austriaco (ÖVP) si è opposto alla relazione e non ha potuto votare a favore del pacchetto.

 
  
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  Tomáš Zatloukal (PPE-DE). - (CS) Ho votato a favore della relazione della collega Morgan perché concordo che è necessario garantire un approvvigionamento sicuro di gas e di elettricità, un mercato sostenibile di energia a basse emissioni di carbonio e una competitività globale. Il modo per raggiungere quest’obiettivo era una delle questioni discusse ieri qui in plenaria. Non vi sono prove chiare che la piena disaggregazione della proprietà porti automaticamente all’aumento degli investimenti e al miglioramento del rendimento di rete. Al riguardo, credo che vi sia ancora spazio di manovra nella ricerca di una soluzione vantaggiosa sia per i consumatori che per altre parti che potrebbero desiderare di entrare nel mercato. Per creare un mercato dell’elettricità paneuropeo, sono necessari una forte cooperazione regionale nel settore della trasmissione transfrontaliera e il coordinamento degli investimenti e delle attività operative. Di conseguenza, sostengo l’idea di rafforzare i meccanismi di coordinamento della cooperazione regionale.

 
  
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  Czesław Adam Siekierski (PPE-DE). - (PL) Signor Presidente, il mercato comune implica maggiore concorrenza e di conseguenza standard più elevati. I partecipanti al mercato sono quindi obbligati a procedere agli investimenti opportuni e a migliorare la capacità delle loro reti di distribuzione. Questo porta a forniture più sicure e a minori problemi con l’approvvigionamento energetico. La creazione di un mercato interno dell’energia è molto importante, dato che è possibile osservare che la domanda di energia aumenta costantemente. Il mercato interno dell’energia rappresenta un passo importante nella giusta direzione, ma non è ancora abbastanza per assicurare la sicurezza energetica all’Europa. Dobbiamo elaborare una politica energetica comune nello spirito di solidarietà. Dovrebbero essere creati meccanismi idonei, che consentano agli Stati membri di sostenersi reciprocamente in caso di crisi energetiche. E’ ancora più importante, tuttavia, che l’Europa inizi a parlare con una sola voce sulla politica energetica esterna. La sicurezza energetica può essere raggiunta solo attraverso una politica coerente, efficace e soprattutto comune.

 
  
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  Syed Kamall (PPE-DE). - (EN) Signor Presidente, ho votato a favore della relazione Morgan. Ho pensato che contenesse alcuni elementi molto importanti. Abbiamo ovviamente bisogno di un’industria energetica molto più competitiva in Europa per garantire che tutti gli europei beneficino di una migliore concorrenza, di prezzi più bassi e di servizi di qualità migliore.

Ho accolto con favore in particolare il passaggio sulla generazione decentrata, specialmente dove dice ‘Occorre assicurare che l’energia sia restituita ai cittadini grazie al sostegno alla generazione locale e alla microgenerazione’. Quelli di noi che sostengono la democrazia diretta in un’agenda di localismo direbbero, “Perché fermarci all’energia?”. Perché non restituire più potere a tutta una serie di settori, non solo ai governi nazionali, ma anche alle comunità locali – le persone più vicine alla questione sulla quale si legifera? Qui sono con i colleghi Daniel Hannan e Chris Heaton-Harris, che sono anche membri di una grande organizzazione denominata Movimento per la democrazia diretta. Se credete davvero nel potere alle persone, dovremmo restituire loro il potere e chiedere loro cosa vogliono. Se realmente chiedete loro di esprimersi sul Trattato di Lisbona – come abbiamo fatto in Irlanda – direbbero “no”.

 
  
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  Christopher Heaton-Harris (PPE-DE). - (EN) Signor Presidente, anch’io ho sostenuto la relazione Morgan perché sono convinto che dovremmo disaggregare completamente la proprietà in questo particolare settore, e l’esperienza degli Stati membri indica che la piena disaggregazione della proprietà porta favorisce l’aumento degli investimenti e il miglioramento del rendimento della rete.

Tuttavia, vorrei parlare anche della generazione locale, perché credo che sia un buon passo avanti, nella misura in cui i progetti locali sono sostenuti da persone locali e avvantaggiano l’area locale.

Nella regione che rappresento, nella circoscrizione di Daventry, abbiamo una serie di proposte su parchi eolici non voluti. Alcune sono state accantonate, altre stanno andando avanti, ma nessuna servirà all’area locale. Sono tutte basate su un certo tipo di nuova “agricoltura dei sussidi”, creata da una direttiva del governo britannico che stabilisce che dobbiamo percorrere questo cammino particolare delle energie rinnovabili e nient’altro. E’ un’impostazione miope su cosa dovremmo fare.

Di sicuro, se scenderemo alla più locale delle aree per produrre la nostra energia, dovremmo confidare che le persone localmente scelgano le soluzioni di cui hanno bisogno.

 
  
  

– Relazione: Alejo Vidal-Quadras (A6-0228/2008)

 
  
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  Richard Seeber, a nome del gruppo PPE-DE. (DE) Signor Presidente, ho votato a favore di questa relazione. Credo sia sensato avere un mercato interno europeo nel settore energetico, quindi abbiamo bisogno di una rete di operatori del sistema di trasmissione. Tuttavia, dobbiamo garantire che quando si tratta dell’attuazione, creiamo genuinamente un terreno di gioco paritario, lasciando spazio nello stesso tempo alle esenzioni regionali. Deve essere possibile offrire sovvenzioni trasversali fra i vari settori energetici per garantire l’approvvigionamento energetico nelle regioni e nelle valli più remote dell’Europa e nelle isole. Possiamo presumere che la fornitura di energia in queste zone sia molto più costosa, e quindi finanziariamente meno attraente per le imprese; dobbiamo quindi poter raggiungere un equilibrio adeguato in materia.

Una breve osservazione per i colleghi britannici: da quando mi è dato di sapere, in Gran Bretagna si è tenuto un unico referendum, ovvero per l’adesione alla Comunità. Forse dovreste cambiare la vostra costituzione nazionale per consentire l’introduzione di questo strumento di democrazia diretta. E’ qualcosa che apprezzerei molto.

 
  
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  Syed Kamall (PPE-DE). - (EN) Signor Presidente, mi scuso per il ritardo nell’alzarmi per parlare. Stavo applaudendo all’oratore precedente che ha fatto una conclusione molto valida del suo discorso.

Le mie osservazioni sono rilevanti anche per la relazione Chichester, quindi penso che formulerò le mie osservazioni insieme, piuttosto che chiedere di parlare due volte separatamente. In un certo senso, questa relazione può mettere in evidenza uno dei potenziali difetti del pensiero degli eurocrati e delle persone che spesso siedono in quest’Aula, ovvero che, qualunque sia il problema, l’Europa deve essere la soluzione. Certo, accolgo con favore un’Agenzia dei regolatori europei in cui i regolatori nazionali lavorino insieme, ma non dimentichiamo che spessissimo i regolatori che sono nella condizione migliore per capire le circostanze locali sono i regolatori nazionali.

Non consentiamo a quest’organo di diventare un super-regolatore europeo. Facciamo in modo che il regolatore comprenda le sfumature locali e sia realmente responsabile nei confronti delle persone locali. Se fossimo responsabile nei confronti delle persone locali, queste avrebbero l’opportunità di votare contro la costituzione.

 
  
  

– Relazione: József Szájer (A6-0086/2008)

 
  
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  Christopher Heaton-Harris (PPE-DE). - (EN) Signor Presidente, sto già pensando al mio comunicato stampa e credo che inizierò parlando di un’“Aula stracolma” – sebbene forse dovrei parlare di “una cabina di interpretazione stracolma”. Apprezzo gli interpreti per essere rimasti, per avere saltato il pranzo e per avere ascoltato queste cose.

Sono un arbitro di calcio inglese e quindi temo ogni politico polacco in quest’Aula che voglia uccidere tale persona. Stavo pensando, tuttavia, dopo avere visto il calcio ieri sera – specialmente la partita Francia-Italia – che forse la squadra francese dovrebbe fare quello che fanno i signori della politica, ignorare completamente il risultato e passare comunque ai quarti di finale, perché è quello che faranno con il Trattato di Lisbona in questo luogo.

Il motivo – e lei, signor Presidente, potrebbe chiedersi come arriverò alla relazione, e lo faccio anch’io talvolta – per cui non abbiamo bisogno che il Trattato di Lisbona è dimostrato in questa relazione. L’UE non si fermerà senza questo trattato. Oggi, in questa sede, abbiamo votato con successo per un cambiamento sostanziale dell’organizzazione istituzionale – e non abbiamo avuto bisogno di un ulteriore trattato per farlo.

 
  
  

Dichiarazioni di voto scritte

 
  
  

– Approvazione della nuova attribuzione di competente del Vicepresidente della Commissione Jacques Barrot (B6-0306/2008)

 
  
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  Rareş-Lucian Niculescu (PPE-DE), per iscritto. − (RO) Apprezzo moltissimo la fermezza e la certezza con cui il Commissario Barrot si è impegnato a sostenere i diritti relativi alla cittadinanza europea e, in particolare, la libertà di circolazione in occasione della sua audizione lunedì.

I diritti e le libertà dei cittadini europei sono i successi più importanti dell’integrazione europea e non dovrebbero essere pregiudicati in nessuna circostanza, indipendentemente dai motivi che potrebbero essere invocati.

I cittadini del paese che rappresento in quest’Aula, la Romania, guardano attentamente e con preoccupazione alle discussioni sulla libertà di circolazione di alcuni Stati membri.

I cittadini rumeni all’estero che, per la maggior parte, sono corretti e lavoratori instancabili, arrecano benefici incontestabili alle economie dei paesi in cui lavorano.

Loro – e sono convinto che non sono i soli – si aspettano che la Commissione svolga un ruolo attivo e deciso nella difesa della piena libertà di circolazione.

Mi auguro con tutto il cuore che l’intero mandato del Commissario Barrot rimarrà sotto il segno dell’impegno a difendere i diritti dei cittadini europei.

 
  
  

– Relazione: Ewa Klamt (A6-0139/2008)

 
  
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  Carlos Coelho (PPE-DE), per iscritto. − (PT) Ci troviamo di fronte a un dramma umanitario in cui le famiglie non solo soffrono per il dolore dei loro parenti scomparsi, ma hanno anche dovuto convivere per decenni con l’agonia di non conoscere il loro destino.

Per questo motivo, ritengo sia importante che tutte le parti interessate continuino a cooperare costruttivamente in modo che le indagini sulla sorte di tutte le persone scomparse a Cipro possano essere prontamente portate a termine.

E’ fondamentale anche il ruolo svolto dal CPS (Comitato per le persone scomparse a Cipro) in termini di identificazione di qualsiasi resto umano ritrovato.

Dato che il contributo finanziario dell’UE al progetto CPS copre solo il periodo fino alla fine del 2008, sostengo l’attribuzione di ulteriori aiuti finanziari al CPS in modo che possa continuare le sue attività nel 2009. Questo contributo dovrebbe consentire anche di aumentare la sua capacità, in particolare sul campo, per arruolare più scienziati e finanziare più attrezzature se necessario.

 
  
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  Hélène Goudin e Nils Lundgren (IND/DEM), per iscritto. − (SV) Non siamo contrari a che il comitato cipriota ottenga ulteriori aiuti e contributi finanziari per il suo continuo lavoro, ma riteniamo che il denaro dovrebbe essere destinato alla Croce Rossa, che ha esperienza e competenza nel settore. Scegliamo quindi di votare a sfavore della proposta.

 
  
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  Ewa Klamt (PPE-DE), per iscritto. − (DE) Quale relatrice, accolgo con favore l’enorme sostegno del Parlamento europeo alla risoluzione sulle persone scomparse a Cipro. E’ diritto di ogni parente delle persone scomparse conoscere il loro destino attraverso l’esumazione e l’identificazione dei resti. Localizzare i resti dei loro parenti, che sono scomparsi da decenni, e dare loro una degna sepoltura è l’unico modo per i ciprioti greci e turchi di chiudere questo doloroso capitolo delle loro vite, perché alla fine ricevono una certa conoscenza della sorte dei loro cari. Sono convinta che questo possa contribuire in misura significativa alle azioni positive verso la riunificazione di Cipro.

Grazie al finanziamento, l’UE sta già sostenendo attivamente il lavoro del Comitato per le persone scomparse (CPS) nei siti di esumazione, nei laboratori antropologici e con le famiglie interessate. E’ importante, in questo contesto, che il Comitato per le persone scomparse svolga tutte le indagini necessarie e le analisi mentre esistono ancora testimoni oculari che possono fornire informazioni su questo problema umanitario delle persone scomparse.

Ritengo quindi essenziale destinare un ulteriore importo di 2 milioni di euro nel bilancio generale dell’Unione europea per il 2009, e solleciterei il Consiglio e la Commissione europea a raggiungere un accordo su questo sostegno finanziario aggiuntivo.

 
  
  

– Relazione: Manfred Weber (A6-0339/2007)

 
  
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  Gerard Batten (IND/DEM), per iscritto. (EN) Ho votato contro questa relazione perché rende più difficile per gli Stati rimpatriare gli immigrati clandestini. E una volta ottenuta la residenza negli Stati membri dell’UE, per quegli immigrati clandestini sarebbe più facile entrare in Gran Bretagna, aggiungendosi così al peso dell’immigrazione clandestina nel Regno Unito. La politica di immigrazione e di asilo dovrebbe essere decisa in ogni caso dagli Stati nazionali democratici, non dall’Unione europea.

 
  
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  Alessandro Battilocchio (PSE), per iscritto. − Grazie Presidente, ho votato contro la relazione Weber a seguito della bocciatura degli emendamenti del PSE.

Questa delicatissima materia senza dubbio va regolamentata, viste anche le interpretazioni arbitrarie che spesso hanno dato gli Stati. Tuttavia, la proposta attuale presenta delle falle abnormi. È inaccettabile, ad esempio, il trattamento che viene previsto per i minori non accompagnati, così come la mancata inclusione di garanzie per soggetti in difficoltà come le vittime della tratta, le donne incinte, gli anziani, i portatori di handicap.

Assurda è anche la previsione per cui il periodo di detenzione può essere aumentato se non vi è la cooperazione "amministrativa" dello Stato di origine. I rifugiati sudanesi, ad esempio, vedranno la loro situazione condizionata dall’efficienza degli uffici comunali di anagrafe. Avevamo bisogno di regole certe per garantire la sicurezza ai cittadini, non di norme vessatorie che offendono la dignità delle persone. Oggi l’Europa ha scritto una brutta pagina della sua storia.

 
  
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  Michael Cashman (PSE), per iscritto. (EN) Il Partito laburista al Parlamento europeo (EPLP) si è astenuto sulla proposta legislativa per il fatto che il Regno Unito non è obbligato a seguire questa direttiva, dato che ha una possibilità di non partecipazione alle misure in materia di giustizia e affari interni per quanto riguarda l’immigrazione e l’asilo. Tuttavia, era molto importante riflettere attentamente sulla nostra responsabilità dato che avrebbe avuto un effetto diretto su quei paesi legalmente vincolati da questa direttiva.

La relazione Weber necessita di una serie di modifiche che avrebbero migliorato il progetto del relatore. Era importante che la relazione includesse gli emendamenti particolari raccomandati dal gruppo PSE. Poiché detti emendamenti non sono stati adottati, ci siamo astenuti dal votare questa relazione. Gli emendamenti erano:

l’emendamento n. 98 che garantiva la protezione dei minori non accompagnati;

l’emendamento n. 103 relativo alla durata e alle condizioni del trattenimento;

l’emendamento n. 95 sulla definizione del rischio di fuga.

In generale, l’EPLP ritiene che la relazione non migliori la capacità degli Stati dell’UE di trattare con efficacia, e con umanità, il rimpatrio di cittadini dei paesi terzi soggiornanti illegalmente nell’UE, ma ha invece aggiunto ulteriori pressioni su una questione già complicata e altamente emotiva.

 
  
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  Maria da Assunção Esteves (PPE-DE), per iscritto. − (PT) La direttiva sull’immigrazione clandestina pone un dilemma insopportabile. Da un lato, la mancanza di regole apre la porta a molti casi di pratiche inumane contro gli immigrati. Dall’altro, esiste uno scarso consenso positivo su questa direttiva, strutturata attorno a molti concetti vaghi e a riferimenti alla discrezionalità degli Stati membri. In altre parole, questa direttiva è debole. L’accordo di compromesso non raggiunge l’ambizione di un’Europa europea. Il Parlamento ha adesso il compito impossibile di scegliere fra il caos che porta alla barbarie e regole scarse o incomplete, senza avere fatto quel rumore che caratterizza un vero parlamento. Per cattiva sorte, non ci si può aspettare nulla di più dal Consiglio e la Commissione sta temporeggiando sulla creazione di un fondo di solidarietà europeo con i paesi di origine dell’immigrazione clandestina e con gli Stati membri dell’Europa del Sud direttamente colpiti dalla miseria. Ironia della sorte, esprimere oggi un voto sincero significa votare a occhi chiusi.

 
  
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  Nigel Farage (IND/DEM), per iscritto. (EN) Abbiamo votato per respingere la relazione perché non vogliamo alcun tipo di politica comune europea dell’immigrazione. Riteniamo che dovrebbe spettare ai singoli Stati decidere chi debba essere espulso dal loro territorio e in quali circostanze.

Pur non votiamo quasi mai per qualsiasi legislazione, vorremmo sottolineare che abbiamo votato a favore dell’emendamento n. 75 che rigettava la proposta della Commissione di una politica comune in materia di espulsioni, ma non per i motivi/giustificazioni dati dal gruppo che ha presentato l’emendamento. Avevamo i nostri motivi per il rigetto.

Questo è indipendente dal fatto che la direttiva non si applica al Regno Unito. E’ il principio alla sua base che ha ispirato la nostra decisione di votare.

 
  
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  Patrick Gaubert (PPE-DE), per iscritto. – (FR) Sono lieto che la relazione dell’onorevole Weber sulla direttiva “rimpatrio” sua stata adottata a grande maggioranza.

Questo voto è l’esempio stesso che il Parlamento europeo non ha ceduto alla campagna demagogica e populista condotta contro la proposta di direttiva, preferendo la via della responsabilità e del pragmatismo.

Il Parlamento europeo ha dato prova di maturità e di coscienza adottando un testo che consentirà in modo incontestabile di rafforzare il livello di protezione offerto a cittadini di paesi terzi soggiornanti in Stati membri in cui è tale protezione è più scarsa, ovvero inesistente.

Questo voto presenta il duplice merito di non rimettere in causa i dispositivi nazionali esistenti che offrono già garanzie sufficienti – è il caso, ad esempio, della Francia – e di portare gli Stati membri che hanno i sistemi più vincolanti e meno protettivi a un livello più umano.

Questo testo, che non riguarda i richiedenti l’asilo, è solo un punto di partenza verso l’inquadramento e l’armonizzazione di base delle regole in materia di immigrazione. Non deve quindi essere considerato isolatamente, ma come un elemento della politica globale dell’UE per favorire l’immigrazione legale di cui abbiamo bisogno.

 
  
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  Robert Goebbels (PSE), per iscritto. – (FR) Ho votato contro la direttiva sul rimpatrio. Ero pronto a sostenere una direttiva che, lungi dall’essere perfetta, avrebbe fornito orientamenti utili per gli Stati dell’Unione europea che non hanno alcuna legislazione in materia di immigrazione, ovvero per quegli Stati la cui legislazione è troppo repressiva.

Poiché una maggioranza di destra e liberale ha rigettato i 10 emendamenti socialisti, fra cui quelli relativi a una migliore protezione dei minori, alla fine ho votato no con la maggior parte del mio gruppo politico. Resto persuaso che l’Europa, pur non potendo accogliere tutta la miseria del mondo, debba restare aperta a un’immigrazione positivamente inquadrata.

L’immigrazione clandestina, con la sua scia di drammi, di miserie, ma anche di criminalità legata a questi circuiti illegali, deve essere combattuta. Gli stranieri in situazione irregolare devono potere essere espulsi, ma nel quadro di procedure degne di uno Stato di diritto.

Ero pronto a sostenere una direttiva che, lungi dall’essere perfetta, avrebbe fornito orientamenti utili per i nove Stati dell’Unione europea che non hanno alcuna legislazione in materia di immigrazione, e per quegli Stati la cui legislazione è troppo repressiva

 
  
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  Hélène Goudin e Nils Lundgren (IND/DEM), per iscritto. − (SV) Lo Junilistan ha un atteggiamento molto critico su questa relazione e sul compromesso sostenuto da alcuni partiti politici. Una politica nazionale sui rifugiati è una questione strettamente nazionale e deve essere decisa nel contesto della cultura giuridica del paese. Attraverso questa relazione, l’Europa compie un importante passo verso l’imposizione di una politica europea sull’immigrazione che colpisce duramente gli immigrati clandestini. Si prospetta il trattenimento arbitrario e sistematico di persone che non hanno commesso alcun crimine, ma hanno solo attraversato un confine internazionale. La relazione propone che le persone dovrebbero essere escluse totalmente dal territorio europeo per un periodo di cinque anni, indipendentemente dalla loro situazione, il che significa, di fatto, un’Europa fortezza.

L’UE dovrebbe essere un’unione di valori che ritiene sacri i diritti umani e i valori umani, ma questa proposta va contro tutto questo. Organizzazioni come l’Agenzia per i rifugiati delle Nazioni Unite (UNHCR) e l’ufficio dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati esistono già per difendere i diritti umani di persone vulnerabili e per formulare norme e standard accettabili per il trattamento delle persone.

Lo Junilistan respinge questa relazione e si augura che anche altri deputati facciano la stessa cosa.

 
  
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  Pedro Guerreiro (GUE/NGL), per iscritto. − (PT) Purtroppo, la proposta che abbiamo avanzato per rigettare quest’ignobile direttiva è stata a sua volta respinta dalla maggioranza di quest’Assemblea, a causa del gemellaggio fra i socialdemocratici e la destra.

Attraverso il nostro voto, abbiamo cercato di impedire che l’accordo del Consiglio andasse avanti dato che mira a creare una politica comunitaria sull’immigrazione che è restrittiva, selettiva e penalizzante e non rispettosa dei diritti umani degli immigrati.

I numerosi aspetti inaccettabili di questa direttiva includono la possibilità di detenere gli immigrati per un periodo massimo di 18 mesi; la detenzione di famiglie, anche con minori; l’espulsione di minori senza averli consegnati a un membro della loro famiglia o a un tutore legalmente nominato, e il divieto di rientrare nei paesi dell’UE per un periodo fino a cinque anni per un immigrato che sia stato espulso.

Se le istituzioni dell’UE intendono adottare misure sugli immigrati, dovrebbero suggerire agli Stati membri di ratificare la Convenzione delle Nazioni Unite sulla protezione dei diritti di tutti i lavoratori migranti e i membri delle loro famiglie.

La dignità degli esseri umani non può essere messa in discussione,. I loro diritti devono essere protetti e riconosciuti, indipendentemente dalla situazione dei loro documenti. Non dobbiamo introdurre politiche che violino i diritti umani e criminalizzino uomini e donne che aspirano solo a un lavoro e, in molti casi, al diritto fondamentale alla vita.

 
  
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  Erna Hennicot-Schoepges (PPE-DE), per iscritto. – (FR) I diritti umani non sono negoziabili.

La privazione della libertà quale prevista in questo testo è un atto grave, anche se limitato nel tempo. Perché non si parla d’accoglienza di persone che arrivano sul territorio dell’Europa e di strutture di accoglienza in luogo di centri di permanenza? Sappiamo da decenni che i trafficanti hanno un interesse criminale nel traffico di persone e che spesso vi sono complici coinvolti nell’accoglienza della manodopera clandestina, mal pagata e costretta a cattive condizioni abitative.

Ritengo che sarebbero più urgenti azioni giuridiche contro i favoreggiatori e questi trafficanti di manodopera. Quando alle politiche di rimpatrio volontario, abbinare tali politiche a una politica di cooperazione mirata sarebbe un segnale migliore della detenzione di persone non colpevoli. Non siamo proprietari della Terra, non abbiamo il diritto di considerarci padroni del continente e anche gli Stati di diritto come i nostri non hanno il diritto di violare il diritto all’integrità della persona.

 
  
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  Ian Hudghton (Verts/ALE), per iscritto. − (EN) Ho votato contro la relazione Weber e deploro i termini della proposta direttiva sul rimpatrio. La direttiva consentirà agli Stati membri di detenere gli immigrati fino a 18 mesi, anche per motivi estranei al loro controllo. Questo non è il segno di una politica di immigrazione civile e non è all’altezza degli standard che ci aspetteremmo dall’UE.

 
  
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  Mikel Irujo Amezaga (Verts/ALE), per iscritto. − (ES) Ho votato a sfavore della relazione perché riguarda un tema molto delicato, dato che colpisce sempre più persone, e perché lo considera come un problema logistico piuttosto che umano. E’ intollerabile. Disposizioni come l’imposizione di un divieto di riammissione fino a 5 anni in tutto il territorio europeo, la possibilità di detenere famiglie e minori non accompagnati, di rimpatriare le persone attraverso zone di transito, la poca protezione per le persone vulnerabili all’allontanamento, il fatto che non vieta la detenzione dei richiedenti asilo o la scarsità di garanzie sostanziali in materia di ricorso delle decisioni di rimpatrio e di trattenimento, semplicemente non sono accettabili.

Inoltre, l’immigrazione è intimamente legata alla politica di sviluppo. L’UE deve attuare le misure e gli aiuti necessari perché si abbia un vero sviluppo nei paesi terzi. Gli immigrati e i clandestini non hanno scelto di esserlo, ma non possono permettersi di rimanere nelle loro terre dato che, in molti casi, non possono soddisfare le necessità di base. E questo, nel secolo XXI, è un fatto che dovrebbe farci vergognare.

 
  
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  Jaromír Kohlíček (GUE/NGL), per iscritto. − (CS) Il rimpatrio degli immigrati clandestini nel loro paese di origine è una questione altamente controversa. Un’interpretazione più estensiva della Convenzione europea del 1950 per la protezione dei diritti dell’uomo e le libertà fondamentali, della Convenzione del 1951 delle Nazioni Unite relativa allo status di rifugiato, come modificata dal protocollo del 1967, e della Convenzione del 1989 delle Nazioni Unite sui diritti del fanciullo in larga misura vietano tali azioni. Quando tengo conto delle critiche delle commissioni (ad esempio la commissione LIBE), oltre ai testi summenzionati, devo dire che una direttiva che consente di detenere le persone per 18 mesi, nonché le condizioni osservate dai membri in visita nei centri di detenzione, rendono la polemica più ovvia. Qualsiasi persona che commetta un atto criminale dovrebbe essere punita, compresi quelli che impiegano i cittadini di paesi terzi, illegalmente e in condizioni di miseria. Non è assolutamente pensabile che il gruppo GUE/NGL possa sostenere questa direttiva.

 
  
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  Romano Maria La Russa (UEN), per iscritto. − Oggi abbiamo compiuto, forse, con il voto positivo alla relazione Weber, un passo decisivo per delineare un quadro completo di lotta alla clandestinità in grado di dare risposta all’esigenza di sicurezza che moltissimi cittadini europei, spesso vittime dei crimini degli extracomunitari, ci chiedono.

Noto con piacere che il Parlamento europeo, garanzia di libertà e dei diritti di tutti gli uomini, si è espresso in favore di una politica comune, per rispondere alle esigenze degli Stati membri nella lotta all’immigrazione clandestina. Si è chiarito che l’obiettivo non è solo quello di accertare i casi di illegalità, bensì anche quello di assicurare procedure di rimpatrio chiare, trasparenti e veloci.

Non solo decisioni repressive del fenomeno, quali il divieto di reingresso, ma anche di aiuto nei confronti dei minori. Misure, queste, che prevedono una scrupolosa attenzione al rispetto dei diritti umani nei centri di accoglienza. La clandestinità si combatte cercando soprattutto intese con gli Stati d’origine, i quali non possono più rimanere inerti di fronte ad una tragedia non più solo nazionale ma anche europea, e dando un segnale forte a coloro che si apprestano ad entrare illegalmente in Europa. Il nostro continente non è terra di conquista per alcuno e oltre i diritti vi sono i doveri da rispettare.

 
  
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  Carl Lang (NI), per iscritto. – (FR) Molto rumore dalla sinistra e dall’estrema sinistra per stigmatizzare la relazione Weber, traduzione parlamentare della direttiva rimpatri, che non è però all’altezza di ciò che occorre per la politica di immigrazione.

Si osa ricordare appena, tanto dovrebbe essere evidente, che attraversare illegalmente una frontiera senza visto o titolo di soggiorno è un illecito e deve essere sanzionato come tale.

Inoltre, facendo sparire deliberatamente i loro documenti o rifiutando di dire da dove provengono per non essere ricondotti nel loro paese d’origine, gli immigrati clandestini sono i soli responsabili della durata della detenzione, che alcuni giudicano, a torto, troppo lunga.

Parlare di rispetto dei diritti dell’uomo serve solo a mascherare la realtà: l’Europa è sommersa dall’immigrazione clandestina, essenzialmente incontrollabile, che si aggiunge a un’immigrazione legale che è incoraggiata dalle autorità sia nazionali sia europee.

La relazione Weber, per quanto sia insufficiente, va nella buona direzione. Spero che sia solo la prima tappa. I governi nazionali e il Parlamento europeo prenderanno alla fine coscienza dell’ampiezza del fenomeno? E’ già tardi...

 
  
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  Roselyne Lefrançois (PSE), per iscritto. – (FR) Il testo adottato oggi costituisce una totale rimessa in discussione del lavoro svolto nella commissione LIBE, che aveva permesso di migliorare nettamente la proposta della Commissione europea.

Questo cosiddetto compromesso non apporta, in effetti, alcun cambiamento suscettibile di migliorare il livello di protezione di queste persone negli Stati che praticano le politiche più inaccettabili. Innanzitutto, il campo d’applicazione è ristretto: i richiedenti asilo e le persone trattenute alle frontiere ne sono esclusi, sebbene rappresentino una quota importante degli immigrati clandestini. E soprattutto lascia agli Stati membri troppa autonomia su questioni essenziali come i diritti dei minori o la durata della detenzione. Quest’ultima potrà così essere estesa a 18 mesi, contro i sei che proponeva il PSE.

Provo vergogna che la nostra Assemblea abbia sostenuto a maggioranza la possibilità di chiudere per così lungo tempo persone il cui solo crimine è avere voluto cercare nei nostri paesi condizioni di vita migliori e che sono spesso in uno stato di grande vulnerabilità.

Da parte mia ho votato, in coscienza, contro questo testo. Perché, se sono necessarie regole minime comuni, queste devono essere stabilite nel quadro di un approccio responsabile e umano all’immigrazione clandestina e in nessun caso al prezzo di dimenticare i diritti fondamentali e i valori che si sono cari.

 
  
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  Marine Le Pen (NI), per iscritto. – (FR) La direttiva molto mediatica “rimpatri”, proposta dalla Commissione di Bruxelles e stigmatizzata falsamente e a torto dalla sinistra e dall’estrema sinistra come “direttiva della vergogna”, contraria ai diritti dell’uomo, è stata appena votata, con loro grande dispiacere, dal Parlamento europeo.

Eppure questa direttiva, che dovrebbe organizzare il rimpatrio dei clandestini, non è per nulla repressiva Non criminalizza gli immigrati entrati clandestinamente sul territorio dell’Europa. Meglio, offre loro la scelta fra la legalizzazione o il rimpatrio volontario, tutto questo accompagnato da diritti e garanzie legati in difesa degli essenziali diritti umani.

Quid del diritto dei popoli a proteggersi e a non essere sommersi da un’immigrazione planetaria? Nulla.

L’Europa fortezza talmente biasimata da tutti i media francesi e altrove non esiste. E’ un fantasma creato per facilitare l’iter di legislazioni favorevoli all’immigrazione e agli immigrati, spesso sotto una parvenza di repressione.

Questa direttiva non è buona. E’ fumo negli occhi. Ha tuttavia il solo merito di costituire un passo verso una politica meno immigrazionista. Non deve fare dimenticare che ve ne sono altre in preparazione, come quella relativa alla “carta blu europea”, che garantisce un’immigrazione legale a fini di lavoro, e che ha per scopo dichiarato di favorire sempre più immigrazione in Europa.

 
  
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  Astrid Lulling (PPE-DE), per iscritto. − (DE) Ho votato a favore della relazione Weber perché credo che l’Unione europea possa combattere e prevenire l’immigrazione clandestina solo con regole comuni che siano severe, ma giuste. Questa direttiva sul rimpatrio è un inizio positivo di una politica europea comune sull’immigrazione.

L’Europa può aprirsi all’immigrazione legale solo se l’immigrazione clandestina è chiaramente definita e può essere affrontata con efficacia, sulla base di regole comuni.

A mio avviso, la direttiva tiene debito conto delle preoccupazioni umanitarie per quanto riguarda le espulsioni, in particolare mediante l’introduzione di un periodo massimo di trattenimento di sei mesi. Dato che nove Stati, fra cui il Lussemburgo, non avevano in precedenza un limite massimo di detenzione, si tratta di un importante passo avanti.

Le persone colpite dall’espulsione avranno adesso anche il diritto di un rimedio giudiziario dinanzi a un tribunale o giudice per ricorrere contro l’espulsione, compresa infine la Corte di giustizia, in ultima istanza. Garantisce inoltre il patrocinio legale gratuito per le persone che non hanno risorse sufficienti. Ciò metterà fine alla politica arbitraria di espulsione perseguita da alcuni Stati membri e rafforza lo Stato di diritto.

Desidero anche chiarire che un periodo massimo di detenzione di 18 mesi, che può essere imposto estendendo il periodo di sei mesi di ulteriori 12 mesi, può essere applicato solo in casi estremi ed eccezionali. E’ previsto solo se la persona pone una minaccia alla sicurezza pubblica o per impedire l’imminente rischio di fuga.

 
  
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  Ramona Nicole Mănescu (ALDE), per iscritto. − (RO) La proposta di direttiva, che abbiamo discusso ieri e votato oggi, affronta per la prima volta e in modo diretto la politica di immigrazione europea, stabilendo norme e procedure per l’espulsione degli immigrati soggiornanti clandestinamente nel territorio degli Stati membri. Oltre all’obiettivo dell’armonizzazione giuridica della situazione degli immigrati, la vera sfida di questa direttiva era trovare il compromesso che avrebbe soddisfatto i diritti umani e la libera circolazione delle persone e, nel contempo, avrebbe tenuto conto delle esigenze della sicurezza individuale e specialmente collettiva.

La maggior parte degli Stati membri ha subito il fenomeno dell’immigrazione e le azioni adottate dai governi sono state le più diverse, a seconda del flusso di immigrati. Per questo motivo, credo che la relazione dell’onorevole Weber regoli queste differenze fra le politiche di immigrazione degli Stati membri, tenendo conto dei principi di ogni sistema giuridico e imponendo regole e procedure di attuazione comuni. Posso dire che ho votato a favore di questa relazione proprio per il suo approccio integrato sull’immigrazione.

Misure quali il rimpatrio volontario nel paese di origine, la detenzione temporanea e l’attenzione speciale rivolta alla protezione dei minori non accompagnati, nonché l’accesso alla sanità e alla scuola, rappresentano non una violazione della Convenzione europea sui diritti dell’uomo, ma, al contrario, la prova che l’Unione europea ha compiuto un altro passo avanti verso la creazione di una politica comune in materia di immigrazione clandestina.

Vorrei congratularmi anche con il Consiglio e l’onorevole Weber per il compromesso negoziato.

 
  
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  Erik Meijer (GUE/NGL), per iscritto. (NL) La guerra, la dittatura, la discriminazione, le catastrofi naturali e la povertà spingono le persone fuori dal’Africa e dall’Asia verso l’Europa. Per molti rifugiati non è una scelta per un miglioramento positivo, ma si tratta di sopravvivenza. Al Vertice di Tampere del 1999 si è cercato di ridurre il flusso di immigrati verso alcuni Stati membri dell’UE. E’ stato fatto non con un richiamo alla solidarietà reciproca di distribuire meglio gli immigrati sul territorio degli Stati dell’UE, ma solo ostacolando ancora più severamente l’accesso in Europa alle frontiere esterne. Negli anni scorsi si sono verificate situazioni sempre più terrificanti. Molte persone sono annegate in mare e, se raggiungono la terra, sono detenute per un periodo, costrette all’illegalità o rispedite con la forza verso un paese in cui non possono sopravvivere.

La relazione Weber e il tentativo di arrivare a un accordo con il Consiglio in prima lettura peggiorano ulteriormente la situazione. A ragione, quindi, emerge un’opposizione sempre più netta contro tale situazione. Se il testo viene comunque approvato, le persone possono essere detenute senza processo per sei mesi, i bambini possono essere espulsi facilmente e i rimpatriati hanno un divieto di rientro di cinque anni, indipendentemente dal fatto che la situazione nel loro paese di origine possa essere nel frattempo peggiorata.

 
  
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  Andreas Mölzer (NI), per iscritto. (DE) La maggior parte dei 42 milioni di rifugiati stimati nel 2007 erano migranti economici che sono caduti nella trappola tesa dai trafficanti e hanno rischiato le loro vite per raggiungere l’Eldorado. Questo non solo causa tragedie umane incalcolabili, ma mette sotto pressione i sistemi sociali dei paesi di destinazione e intasa i tribunali di casi disperati di richieste di asilo, rendendo la situazione più difficile per quelli che potrebbero presentare a ragione una richiesta di asilo.

In passato, alcuni Stati membri hanno attratto ulteriori milioni di clandestini con regolarizzazioni di massa o minitrattenimenti seguiti dall’automatica concessione del permesso di soggiorno. Sebbene le misure proposte dalla direttiva rimpatri siano troppo deboli, sono almeno un passo nella giusta direzione, specialmente se il periodo minimo di detenzione proposto è più severo rispetto a quello previsto attualmente da alcuni Stati membri. E’ questo il motivo per cui ho votato a favore della relazione.

 
  
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  Cristiana Muscardini (UEN), per iscritto. − Mi congratulo con i colleghi della commissione LIBE per il compromesso raggiunto con il Consiglio. È la prima volta che l’Unione riesce a darsi delle regole comuni per il rimpatrio di cittadini di paesi terzi che soggiornano illegalmente sul suo territorio. È lodevole che l’obiettivo della direttiva, nell’assicurare procedure comuni e trasparenti di rimpatrio, sia quello di garantire un trattamento umano degli interessati e di migliorare la cooperazione sia fra autorità nazionali dei migranti che fra Stati membri, anche attraverso l’istituzione di un divieto di reingresso, valido in tutta l’Unione, che non superi i cinque anni.

Il rimpatrio volontario, la durata della custodia temporanea con la modulazione prevista per diversi casi, l’organizzazione dei centri di custodia, il divieto dei rimpatri collettivi, la tutela particolare da riservare ai minori e alle persone vulnerabili nell’adottare una decisione di rimpatrio e il mantenimento dell’unità dei nuclei familiari sono altrettanti capitoli che caratterizzano positivamente la proposta di direttiva, così come l’assistenza legale gratuita, se richiesta, per formalizzare il ricorso contro la decisione d’allontanamento.

Voto a favore del provvedimento, nella consapevolezza che con regole comuni e trasparenti le illegalità saranno meglio combattute e contribuiranno a dare maggiore sicurezza ai cittadini, ribadendo una volta di più che su problemi comuni, come quelli legati all’immigrazione, l’Europa deve comportarsi in modo univoco, che sancisca come accoglienza e legalità siano concetti inscindibili.

 
  
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  Robert Navarro (PSE), per iscritto. – (FR) Oggi, la maggioranza del Parlamento europeo ha adottato il progetto di direttiva “rimpatri”. In origine, la direttiva mirava a stabilire norme comuni sul trattamento degli immigranti clandestini e doveva rispondere alla situazione, spesso drammatica, incontrata nei circa 224 centri di detenzione sparsi in Europa. Un’iniziativa sensata, dato che si sa che, in alcuni paesi, non esiste alcuna regola o limite concernenti la detenzione degli stranieri in situazione di irregolarità. Al momento del voto in commissione, i socialisti avevano ottenuto progressi significativi per stabilire garanzie essenziali in materia di diritti umani, assenti dalla proposta iniziale. Sono state eliminate dal Consiglio e dal relatore del PPE, che preferivano un pacchetto repressivo nella speranza di scoraggiare persone già disperate. Il risultato è una direttiva che sancisce la criminalizzazione degli immigrati, ammassandoli in condizioni spaventose, per periodi di tempo interminabili e separando i minori dalle loro famiglie, mentre le cosiddette garanzie di patrocinio legale o di ricorso sono lasciate alla discrezionalità degli Stati membri. E’ semplicemente inaccettabile e contrario ai valori che l’Europa si fregia di rappresentare ed è il motivo per cui ho deciso di votare contro il testo.

 
  
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  Dimitrios Papadimoulis (GUE/NGL), per iscritto. – (EL) La maggioranza conservatrice del Parlamento europeo ha ignorato ancora una volta la voce dei cittadini e il buon senso. Adottando la “direttiva della vergogna” nel tentativo di creare un’Europa fortezza, priva gli immigrati dei loro diritti umani di base e li condanna a una vita di illegalità. L’accordo di conciliazione scandaloso e inumano del Consiglio è contrario al quadro giuridico internazionale esistente. Le garanzie di una maggiore protezione per gli immigrati in Europa sono in completo contrasto con le tristi immagini dei centri “di accoglienza”.

L’Europa non può schermirsi dietro questa legislazione inaccettabile e chiudere le porte agli immigranti.

Il governo nuova democrazia (ND) e i suoi europarlamentari che hanno sostenuto attivamente la decisione di oggi ne sono largamente responsabili. Ciò che Karamanlis ha detto di fronte alle telecamere televisive quando ha visitato il centro di accoglienza per immigrati sull’isola di Samos alcuni giorni fa è smentito dalle azioni di Nuova democrazia.

 
  
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  Tobias Pflüger (GUE/NGL), per iscritto. − (DE) I motivi del mio voto contrario alla direttiva rimpatri sono i seguenti.

La direttiva negoziata dai ministri dell’Interno dell’UE non solo stabilisce un possibile periodo di 18 mesi di detenzione prima dell’espulsione per i cosiddetti “cittadini di paesi terzi soggiornanti clandestinamente”, ma prevede anche un divieto di reingresso di cinque anni per i rifugiati che sono stati espulsi. Come risultato della direttiva, circa 8 milioni di cittadini non comunitari che non hanno un valido permesso di soggiorno sono minacciati di detenzione e di espulsione verso i loro paesi di origine.

Inoltre, la direttiva consente la detenzione e il rimpatrio di minori non accompagnati, in chiara violazione della Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti del fanciullo. E’ prevista l’espulsione degli immigrati nei paesi di transito che non sono i loro paesi di origine. Molte garanzie procedurali e molti diritti legali per gli immigrati di ricorrere contro l’espulsione sono scomparsi dal testo finale, il che potrebbe anche mettere a rischio i diritti degli immigrati che possono presentare domanda di asilo.

In breve, la direttiva crea una base per la stigmatizzazione e la criminalizzazione degli immigrati i quali, senza avere commesso alcun reato, saranno privati della loro libertà e tenuti in strutture di detenzione in condizioni disdicevoli per la dignità umana, La direttiva erode le norme sui diritti umani europee e internazionali, peggiorando ulteriormente le condizioni di vita degli immigrati. Questa nuova misura è in linea con la logica della politica di immigrazione e di asilo degli Stati membri dell’UE praticata fin dal 1990, che è nota per lo smantellamento permanente dei diritti degli immigrati. Adesso, quindi, è necessario opporsi all’attuazione della direttiva.

 
  
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  Lydie Polfer (ALDE), per iscritto. – (FR) La proposta di direttiva sull’espulsione degli immigrati di paesi terzi soggiornanti clandestinamente mira a dotare l’Unione europea di una politica comune di immigrazione, stabilendo criteri per la durata massima del periodo di trattenimento, favorendo il rimpatrio volontario e prevedendo un divieto di reingresso nell’Unione europea per le persone espulse.

Questo testo è un testo di compromesso e, come ogni compromesso, può essere migliorato. Così, la durata massima di detenzione di 6 mesi, che può essere prolungata di 12 mesi, è di gran lunga superiore alla durata di detenzione massima prevista nel mio paese, il Lussemburgo (3 mesi).

Per contro, il testo prevede alcune garanzie per le famiglie e i bambini, e precisa le condizioni di non respingimento verso il paese d’origine.

Trattandosi di una materia che rientra nel campo della codecisione, il Parlamento si trova su un piede di parità con il Consiglio dei ministri e un voto negativo comporterebbe ritardi pregiudizievoli in questa materia altamente delicata.

Ecco il motivo per cui, malgrado alcune riserve, ho votato per l’adozione della proposta di direttiva.

 
  
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  Luís Queiró (PPE-DE), per iscritto. − (PT) Uno spazio con confini esterni condivisi e nessuna frontiera interna deve armonizzare alcune norme in materia di ingresso, permanenza e uscita di cittadini di paesi terzi. Un’economia prospera e uno Stato del benessere con elevati livelli di protezione – in relazione ai paesi vicini – devono stabilire norme e condizioni per l’ingresso di cittadini di paesi terzi.

E’ quindi essenziale regolare e raggiungere una certa coerenza fra le norme di varie zone con un confine comune, tenendo a mente che l’immigrazione è un vantaggio per i paesi di destinazione e un beneficio potenziale per i paesi di origine, purché sia regolamentato e legale. Deve anche essere tenuto a mente che l’umanità che mostriamo accogliendo persone in difficoltà è un segno di civiltà al quale non possiamo rinunciare.

Sostengo l’essenza di questa relazione perché non ci spinge a ridurre le nostre garanzie, ma, di fatto, le impone, seppure in modo inadeguato, laddove sono assenti.

Infine, credo che nel dibattito si sia trascurato un elemento. La destinazione dell’immigrazione, almeno l’immigrazione intraeuropea, sta cambiando. Dato che i flussi migratori sono uno degli indicatori economici più rivelatori, questo punto meritava più attenzione.

 
  
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  Frédérique Ries (ALDE), per iscritto. – (FR) Non che non pensi che il testo sia insufficiente su alcuni punti, riguardanti in particolare la detenzione dei minori e la salute, ma alla fine, dopo 3 anni di negoziati con il Consiglio, questo compromesso strappato ad alcuni Stati membri impone regole a quelli che non ne hanno e, aspetto fondamentale, non impedisce a nessun altro Stato di conservare o anche di introdurre normative più flessibili.

E non sostengo la caccia alle streghe che alcuni conducono di nuovo oggi contro quanti tentano di stabilire limiti all’immigrazione in Europa. No, l’Europa non è una fortezza: ogni anno quasi 2 milioni di immigrati ci raggiungono legalmente. No, la direttiva non impone la regola di detenzione di 18 mesi: il principio è di 6 mesi al massimo, con eccezioni molto rigide laddove, occorre ricordarlo, 9 paesi hanno una durata di detenzione illimitata! In Belgio, ad esempio, la durata di detenzione media è di 22 giorni.

Votare no oggi è un atteggiamento facile e mediatico, e in questo caso sono convinta che non verrebbe in aiuto ai diretti interessati, cioè gli emigrati, che vanno aiutati e talvolta fatti ragionare!

 
  
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  Luca Romagnoli (NI), per iscritto. − Signor Presidente, onorevoli colleghi, esprimo il mio voto favorevole sulla relazione del collega Weber. L’Europa, finalmente, inizia ad affrontare il problema dell’immigrazione clandestina in modo responsabile ed efficace. La direttiva sui rimpatri è un primo passo verso una politica di contrasto serio nei confronti dell’immigrazione clandestina. Gli immigrati clandestini devono essere obbligati a lasciare l’Europa pur nel rispetto delle norme minime volte ad assicurare un trattamento umano degli interessati. Come noi abbiamo sempre sostenuto, l’immigrazione illegale è un gravissimo problema e la gestione va lasciata ai singoli Stati. Tuttavia, si tratta spesso di un problema europeo, per cui non si possono scaricare tutte le responsabilità e i costi su alcuni paesi, primi fra tutti l’Italia.

 
  
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  Bart Staes (Verts/ALE), per iscritto. – (NL) L’eccessivo periodo di detenzione è uno dei motivi più importanti del mio voto. La possibilità di detenere adulti e persino bambini fino a 18 mesi va troppo oltre. Sicuramente perché vengono trattenuti anche nel caso in cui il loro paese di origine non collabori fornendo i documenti giusti. Senza loro colpa, spesso non possono ritornare. Né è una soluzione il fatto che persone soggiornanti illegalmente nel territorio possano essere rinviate nel paese di transito. Un divieto di reingresso di massimo cinque anni è incompatibile con l’idea che le persone in Europa devono ottenere protezione se necessario. Inoltre, questa misura darò adito al traffico illegale e al contrabbando. L’Unione ha urgente necessità di accordi su chi possa entrare, ma adesso si indirizza soprattutto ad accordi sull’espulsione. La proposta è unilaterale e molto squilibrata. Tali accordi sono sensati solo se offrono protezione giuridica alle persone prive di documenti validi. Purtroppo, questo compromesso non offre questa possibilità in misura sufficiente. Non renderei un servizio alla politica di integrazione europea votando a favore.

 
  
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  Catherine Stihler (PSE), per iscritto. − (EN) La perdita dell’emendamento n. 98 relativo al trattamento dei minori non accompagnati, ovvero i bambini, e dell’emendamento n. 103 sulle condizioni, la durata e la legalità della detenzione degli immigrati, è profondamente scoraggiante per quelli di noi che credono nella dignità umana.

 
  
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  Daniel Strož (GUE/NGL), per iscritto. − (CS) A mio avviso, la proposta di risoluzione relativa a norme e procedure comuni negli Stati membri per il rimpatrio dei cittadini di paesi terzi soggiornanti clandestinamente non è un buon testo. Cerca di “risolvere”, attraverso metodi amministrativi e repressivi, un grave problema che richiede in realtà una soluzione politica, tesa a eliminare le cause dell’immigrazione clandestina. Il progetto di relazione presentato dall’onorevole Manfred Weber al Parlamento europeo in plenaria non contiene nulla se non (più o meno) modifiche cosmetiche che non vanno al cuore della questione.

Introdurre misure repressive contro i cosiddetti immigrati clandestini, come la cosiddetta permanenza temporanea, e tenerli in condizioni orrende, esistenti in alcuni centri di permanenza (secondo la commissione LIBE) costituiscono violazioni delle convenzioni internazionalmente riconosciute per la tutela dei diritti dell’uomo.

Inoltre, nella motivazione appare un problema fondamentale, che riguarda il concetto generale del documento. Sebbene offrano un’alternativa – la possibilità di garantire ai cosiddetti immigrati clandestini permessi di soggiorno legali –, sia la proposta della Commissione sia la relazione del Parlamento europeo sono basate su un’unica premessa: che gli immigrati clandestini devono lasciare l’Europa. Tenendo conto di tali fatti, raccomando di respingere la relazione.

 
  
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  Silvia-Adriana Ţicău (PSE), per iscritto. − (RO) L’Unione è costruita su valori comuni e protegge i diritti umani. Ho votato per gli emendamenti dei socialisti europei perché chiedevano agli Stati membri di rilasciare alle persone gravemente malate un permesso di soggiorno autonomo o un’altra autorizzazione che desse loro il diritto di soggiorno.

Si tratta di beneficiare di un accesso adeguato a cure mediche, tranne nei casi in cui si può dimostrare che quelle persone possono ricevere un trattamento e cure mediche adeguate nel loro paese di origine. Ritengo inoltre essenziale che il cittadino del paese terzo in questione sia liberato immediatamente se la detenzione non è legale. I minori in custodia dovrebbero potere partecipare ad attività di intrattenimento, comprese attività di gioco e ricreative adeguate alla loro età, e avere accesso all’istruzione.

I bambini non accompagnati dovrebbero essere alloggiati in strutture con personale e attrezzature adeguati alle le esigenze delle persone della loro età. Il migliore interesse del bambino rappresenta un motivo essenziale nel contesto della presa in custodia dei minori in attesa di espulsione. Mi dispiace che questi emendamenti non siano stati adottati. Ritengo che, senza questi emendamenti, la relazione Weber non rispetti i valori europei e per questo motivo ho votato a sfavore.

 
  
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  Jeffrey Titford (IND/DEM), per iscritto. − (EN) Abbiamo votato per rigettare la relazione perché non vogliamo alcun tipo di politica europea comune in materia di immigrazione. Riteniamo che dovrebbe spettare ai singoli Stati decidere chi debba essere espulso dal loro territorio e in quali circostanze.

Pur non votando quasi mai per qualsiasi legislazione, vorremmo sottolineare che abbiamo votato a favore dell’emendamento n. 75, che respingeva la proposta della Commissione per una politica comune delle espulsioni, ma non per i motivi/giustificazione dati dal gruppo che ha presentato l’emendamento. Avevamo i nostri motivi per il rigetto.

Questo indipendentemente dal fatto che questa direttiva non si applica al Regno Unito. E’ il principio alla base che ha ispirato la nostra decisione di voto.

 
  
  

– Relazione: Eluned Morgan (A6-0191/2008)

 
  
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  Konstantinos Droutsas (GUE/NGL), per iscritto. – (EL) Per completare la predominanza dei mercati dell’UE dell’elettricità e del gas naturale con interessi capitalistici su larga scala, la Commissione sta preparando il terzo pacchetto legislativo composto da cinque proposte. L’obiettivo è trasformare un bene sociale in una merce di mercato e promuovere la ristrutturazione capitalista del settore energetico attraverso la privatizzazione di massa della produzione e della distribuzione dell’elettricità.

La proposta prevede una forte concorrenza, specialmente nel mercato dell’energia all’ingrosso. Opera una separazione completa delle reti (sistemi di trasmissione o sistemi di gestione della trasmissione) di fornitura e di produzione. In linea di principio, quindi, non vi sarà discriminazione fra i settori pubblico e privato, con il risultato che le compagnie pubbliche perderanno i loro vantaggi comparativi e i concorrenti che entrano nel mercato saranno tutelati.

In un momento di rapido aumento del prezzo internazionale del petrolio, i lavoratori ne subiscono gli effetti. L’UE sta favorendo gli interessi del capitale e sta salvaguardando e incrementano i suoi profitti.

Le vittime di questa politica sono i lavoratori del settore energetico e, più in generale, le classi lavoratrici. Dovranno fare fronte all’aumento dei prezzi e al declino dei servizi, come accade ogniqualvolta viene privatizzato il mercato dell’energia.

La mobilitazione di massa dei lavoratori e i clamorosi “no” ai referendum rivelano un crescente sdegno popolare contro questa politica e aprono la strada alla sua revoca.

 
  
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  Ilda Figueiredo (GUE/NGL), per iscritto. − (PT) E’ interessante notare come, in questo terzo pacchetto per la liberalizzazione del settore dell’elettricità, siano usati ancora gli stessi argomenti, nonostante il fatto che abbiamo sempre meno controllo sulle azioni dei gruppi economici e finanziari che operano nel mercato, impongono le loro regole, aumentano i prezzi, licenziano i lavoratori, e omettono sempre più di soddisfare i loro obblighi di servizio pubblico.

E’ vero che, senza un effettivo mercato dell’elettricità e del gas, l’Unione europea avrà maggiore difficoltà a garantire la sicurezza dell’approvvigionamento, la sostenibilità di un mercato energetico con poche risorse di carbone e la competitività globale, ma è anche vero che questo mercato sarà realizzabile solo se vi è un forte settore pubblico.

Tuttavia, ciò che viene proposto è esattamente il contrario. Si chiede più liberalizzazione e la distruzione di quello che rimane di questo settore pubblico in alcuni paesi. Poi, in un tentativo infruttuoso di occultare questo intento, si avanza la proposta di una carta per proteggere i consumatori. Aspetteremo di vedere come sarà applicata. In ogni caso, la questione di base è la liberalizzazione del settore, che è il motivo per cui alla fine votiamo contro la relazione.

 
  
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  Neena Gill (PSE), per iscritto. − (EN) Signor Presidente, ho parlato sulla relazione Morgan durante il dibattito, ma non ho avuto la possibilità di parlare dell’emendamento n. 159. Questo emendamento vieterebbe agli Stati membri di autorizzare la costruzione di nuove centrali elettriche che emettono più di 350 g di biossido di carbonio per kilowattora prodotta. Vorrei chiarire la posizione degli EPLP che hanno tutti ricevuto una serie di lettere su questo emendamento.

Pur apprezzando che il cambiamento climatico è reale e presente e che abbiamo l’obbligo di affrontarlo, abbiamo votato contro l’emendamento n. 159 perché escluderebbe lo sviluppo di tutte le nuove centrali elettriche alimentate a gas, petrolio e carbone. Questo sarebbe dannoso per la sicurezza dell’approvvigionamento dell’Europa e per il mantenimento delle luci accese in Europa.

 
  
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  Robert Goebbels (PSE), per iscritto. – (FR) Ho votato contro la relazione Morgan e il pacchetto energia perché credo che percorrano una strada sbagliata. L’Agenzia proposta sarà un organo burocratico in più. Una rete dei regolatori nazionali con poteri più estesi sarebbe più efficace per garantire l’accesso dei piccoli produttori alle reti. L’“unbundling” è diventato una sorta di pozione magica, mentre l’esperienza dei paesi che praticano la disaggregazione non va per niente a favore di questa misura liberale. Il mercato dell’energia è un mercato globale. Non sono le cooperative che producono il biogas che potranno sostenere la concorrenza con Gazprom e gli Stati petroliferi, ma le grandi compagnie europee.

 
  
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  Małgorzata Handzlik (PPE-DE), per iscritto. − (PL) Votando per l’“unbundling” obbligatorio della proprietà delle imprese energetiche nell’Unione, il Parlamento ha compiuto un passo decisivo verso la creazione di un mercato comune dell’energia elettrica. Dividere queste società in imprese responsabili della produzione e imprese responsabili della sua trasmissione è l’unico modo per creare un mercato aperto e competitivo dove non vi sia conflitto di interessi.

Il consumatore dovrebbe essere il principale beneficiario dei cambiamenti proposti. La proposta adottata rafforza in larga misura i diritti dei consumatori. Fra l’altro, dà ai consumatori il diritto di recedere da un contratto con un fornitore di elettricità senza costi aggiuntivi. I consumatori hanno anche il diritto di cambiare il loro fornitore di energia in brevissimo tempo.

Va tenuto a mente che il mercato dell’elettricità è dominato attualmente da monopoli che abusano della loro posizione su mercati non competitivi. Credo che massimali di prezzo proteggeranno gli utenti di energia dallo sfruttamento da parte di imprese energetiche, ma impediranno a nuove entità di entrare nel mercato.

Chiaramente, la soluzione proposta non risolverà tutti i problemi relativi all’energia che attualmente stiamo affrontando, fra cui l’aumento del prezzo del petrolio. Tuttavia, queste soluzioni rappresentano passi opportuni verso lo sviluppo di un mercato più competitivo. Il dibattito deve continuare nel Consiglio. Purtroppo, tuttavia, è improbabile che tutte le proposte del Parlamento europeo saranno accettate. Come il relatore ha giustamente sottolineato, molti Stati membri vogliono proteggere i loro interessi nazionali.

 
  
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  Jacky Hénin (GUE/NGL), per iscritto. – (FR) Questo terzo pacchetto energia persevera dogmaticamente nella via della disaggregazione totale fra attività di produzione e reti di distribuzione dell’energia.

Mira a sottoporre l’intero settore energetico alle uniche leggi del libero mercato e della messa in concorrenza di tutti contro tutti.

Poiché le stesse cause producono gli stessi effetti, questo condurrà l’Unione a una catastrofe di un’ampiezza superiore a quella che ha conosciuto la California nel 2000.

Questa politica è cattiva per gli utenti, per i dipendenti del settore, per le PMI/PMII, per l’occupazione, per la sicurezza e per l’ambiente. Il mercato e il settore privato sono incapaci di rispondere ai fabbisogni energetici degli europei e alle sfide costituite dal riscaldamento climatico e dal dopo energia fossile. I loro obiettivi sono retribuire al massimo gli azionisti e non agire nell’interesse generale.

Abbiamo bisogno di una vera e propria Europa dell’energia, ma potrà essere costruita solo sulla base della cooperazione. Il settore energetico deve essere pilotato dall’azione pubblica coordinata dagli Stati membri e non da quella dei mercati finanziari. L’Unione deve agire affinché l’energia sia riconosciuta come un bene pubblico e non come una merce di mercato.

 
  
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  Ian Hudghton (Verts/ALE), per iscritto. − (EN) Sono stato deluso che l’emendamento del mio gruppo sulla responsabilità degli incidenti nucleari non sia stato adottato. Tuttavia, la relazione Morgan finale non è lodevole e accolgo con favore l’aggiunta di riferimenti alla carta sui diritti dei consumatori di energia. In generale, quindi, ho potuto votare a favore della relazione.

 
  
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  Tunne Kelam (PPE-DE), per iscritto. (ET) Sostengo fermamente questi emendamenti perché rafforzano la libera concorrenza nell’Unione europea, contribuiscono a mantenere i prezzi a livelli ragionevoli e nel contempo consentono ai consumatori di esercitare la loro libertà di cambiare fornitore di elettricità ogniqualvolta lo desiderino. Inoltre, questo promuove la condivisione di elettricità transfrontaliera e protegge quindi anche gli Stati e i consumatori da improvvise mancanze di elettricità. Chiedo un’azione rapida in questo settore per eliminare la burocrazia inutile e gli oneri e consentire così alle compagnie elettriche dell’UE di agire liberamente nell’Unione per rafforzare la libera concorrenza e permettere ai consumatori di operare scelte consapevoli.

 
  
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  Roselyne Lefrançois (PSE), per iscritto. – (FR) Ho votato contro questa relazione che, sotto forma di regole comuni per il mercato interno dell’elettricità, propone lo smantellamento del patrimonio degli operatori storici europei.

La separazione delle attività di produzione e di distribuzione dell’elettricità non porterà, a mio avviso, alcuna garanzia supplementare in termini di efficienza, sicurezza o accessibilità della rete, in particolare nel contesto attuale di forte crescita della domanda globale di elettricità e di grande incertezza in relazione alle risorse.

Quest’ultimo fattore richiede sempre più investimenti strutturali per salvaguardare il nostro approvvigionamento e stimolare la ricerca e l’innovazione, una prospettiva che sembra largamente incompatibile con la logica della concorrenza forte e della redditività a breve termine che sta alla base della scelta della liberalizzazione totale del settore.

La “terza soluzione”, sostenuta dai socialisti francesi, ma che purtroppo non è stata accettata, sembrava una soluzione molto più ragionevole perché permetteva di mantenere l’integrità patrimoniale dei grandi gruppi energetici europei, affidando l’organizzazione della distribuzione dell’elettricità a grandi regolatori indipendenti.

Mi congratulo, tuttavia, per i progressi che comporta questa relazione in materia di protezione dei consumatori, e in particolare l’introduzione di regole per lottare contro la povertà energetica e per garantire la trasparenza e l’accessibilità delle informazioni per l’utente finale.

 
  
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  Erik Meijer (GUE/NGL), per iscritto. (NL) La fornitura di elettricità non è un commercio, ma un servizio di utilità. Il servizio deve essere reso ininterrottamente a ogni interessato, con un impatto quanto più basso possibile sull’ambiente. Questo requisito è in contrasto con i rischi del commercio internazionale da parte di imprese concorrenti. Anche in futuro, l’elettricità rimarrà un prodotto scarso e vulnerabile, di sicuro adesso che i combustibili fossili si stanno esaurendo e il riscaldamento della terra prosegue.

Per questo motivo è bene che, in molti Stati membri dell’UE, lo Stato o le autorità locali sono quelli che hanno creato le centrali elettriche e le reti di distribuzione. La privatizzazione di quel servizio non è auspicabile e ed è pericolosa. La loro vendita offre ai nuovi proprietari un monopolio sulla rete di trasmissione. Quella rete è una risorsa non redditizia fra produzione e vendita, ma si può abusare del suo possesso per imporre un elevato onere sugli utenti e sugli eventuali concorrenti. La fissazione dei prezzi dell’elettricità attraverso la borsa porta a prezzi al consumo di gran lunga superiori ai costi di produzione.

A ragione, quindi, negli Stati membri dell’UE si valuta come combattere quei pericoli. La situazione è molto diversa a seconda dello Stato membro interessato. É meglio che le questioni siano ben soppesate. Voto a favore della più grande libertà possibile per gli Stati membri, la terza soluzione di cui all’emendamento Glante, ma sono contrario a questa direttiva europea nel suo insieme.

 
  
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  Lydia Schenardi (NI), per iscritto. – (FR) Ovviamente, il reale obiettivo di questo terzo pacchetto energia non è la sicurezza dell’approvvigionamento, la qualità dei servizi forniti, prezzi abbordabili o la reale possibilità di scelta del fornitore da parte dei consumatori, bensì lo smantellamento definitivo di quello che resta dei vecchi monopoli pubblici dell’elettricità.

L’accanimento della Commissione e di molti dei parlamentari a volere imporre la “separazione patrimoniale”, ovvero la rinuncia forzata della proprietà della loro rete da parte degli operatori “storici” come EDF, è inaccettabile. Quello di cui sono accusati – restrizione dell’accesso alla rete per i concorrenti, limitazione volontaria degli investimenti nelle infrastrutture – non è assolutamente provato. Non è nemmeno chiaro come affidare la gestione della rete a un operatore unico diverso dal fornitore di elettricità possa garantire la pertinenza o l’adeguatezza degli investimenti, il non abuso di una posizione cruciale o la migliore gestione delle congestioni.

Ecco perché, pur avendo sempre difeso i privilegi esclusivi degli Stati membri in materia energetica, settore strategico di estrema importanza per essere lasciato agli eurocrati, sosteniamo come male minore la soluzione della “separazione effettiva” proposta, fra gli altri, dalla Francia e dalla Germania. E voteremo contro testi di cui disapproviamo sostanzialmente la filosofia.

 
  
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  José Albino Silva Peneda (PPE-DE), per iscritto. − (PT) Il mio voto sulla relazione non poteva che essere favorevole. Dire sì a tutti gli sforzi di liberalizzazione del mercato dell’elettricità è dire sì a un mercato più equo, più competitivo e più trasparente.

Tuttavia, non è solo la correttezza della relazione, che mette il consumatore al cuore della questione, che mi attira. Con l’aumento dei prezzi energetici e la mancanza di concorrenza nei mercati nazionali, vi è il pericolo di un aumento del numero di cittadini esclusi dall’accesso all’energia. Concordo quindi con le preoccupazioni sociali espresse perché, per la prima volta, è stato definito il concetto di “povertà energetica”, attirando l’attenzione sull’importanza che gli Stati membri elaborino piani nazionali che coprano tutti i cittadini.

Data l’attuale situazione nei mercati energetici nazionali dell’UE, è inaccettabile che una compagnia detenga la rete elettrica e sia nel contempo responsabile della trasmissione dell’elettricità, detenga quindi, di fatto, un monopolio, dato che può poi bloccare l’accesso al mercato per nuovi operatori che, in molti casi, sono più competitivi.

Questo documento, quindi, individua coraggiosamente la necessità di aumentare il livello di trasparenza e di concorrenza nel settore energetico, proteggendo con efficacia il consumatore dalle conseguenze di un mercato chiuso e inflessibile.

 
  
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  José Albino Silva Peneda (PPE-DE), per iscritto. − (PT) Il mio voto sulla relazione non poteva che essere favorevole. Dire sì a tutti gli sforzi di liberalizzazione del mercato dell’elettricità è dire sì a un mercato più equo, più competitivo e più trasparente.

Tuttavia, non è solo la correttezza della relazione, che mette il consumatore al cuore della questione, che mi attira. Con l’aumento dei prezzi energetici e la mancanza di concorrenza nei mercati nazionali, vi è il pericolo di un aumento del numero di cittadini esclusi dall’accesso all’energia. Concordo quindi con le preoccupazioni sociali espresse perché, per la prima volta, è stato definito il concetto di “povertà energetica”, attirando l’attenzione sull’importanza che gli Stati membri elaborino piani nazionali che coprano tutti i cittadini.

Data l’attuale situazione nei mercati energetici nazionali dell’UE, è inaccettabile che una compagnia detenga la rete elettrica e sia nel contempo responsabile della trasmissione dell’elettricità, detenga quindi di fatto un monopolio, dato che può poi bloccare l’accesso al mercato per nuovi operatori che, in molti casi, sono più competitivi.

Questo documento, quindi, individua coraggiosamente la necessità di aumentare il livello di trasparenza e di concorrenza nel settore energetico, proteggendo con efficacia il consumatore dalle conseguenze di un mercato chiuso e inflessibile.

 
  
  

– Relazione: Alejo Vidal-Quadras (A6-0228/2008)

 
  
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  Ilda Figueiredo (GUE/NGL), per iscritto. − (PT) Questa è un’altra parte del terzo pacchetto di misure tese a liberalizzare i mercati energetici dell’Unione europea, a seguito delle raccomandazioni adottate dal Parlamento europeo nel giugno 2007. Il relatore concorda con la previsione di poteri più forti e maggiormente indipendenti per i regolatori, più severi requisiti di trasparenza del mercato, un migliore quadro di cooperazione a livello europeo tra regolatori nazionali, oltre che tra operatori dei sistemi di trasmissione, l’enfasi posta sull’ulteriore sviluppo della capacità di interconnessione tra Stati membri e la proposta di disaggregazione della proprietà, considerata il metodo più efficace, ma non l’unico, per incoraggiare gli investimenti ed evitare discriminazioni dei confronti dei nuovi operatori.

In altre parole, l’Unione europea ha forzato la privatizzazione di un settore che è strategico per lo sviluppo economico e adesso cerca di compiere passi per trattare i gravi problemi creati dai gruppi economici che si sono impadroniti del settore. Ecco perché lo stesso relatore solleva alcune questioni sull’attuazione volontaria dei codici e delle regole, sostenendo che dovrebbero essere obbligatori.

Tuttavia, nessuno ammette che la soluzione reale avrebbe dovuto essere il mantenimento di un forte settore pubblico nel campo dell’energia, ed è questo il motivo per cui abbiamo votato contro la relazione.

 
  
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  Andreas Mölzer (NI), per iscritto. (DE) Non è stato solo a motivo della pressione dalla Commissione che E.ON e RWE hanno svenduto i loro sistemi di trasmissione; a causa della disaggregazione, la funzione strategica dell’accesso alla rete, ovvero la chiusura a nuovi concorrenti, è andata per lo più perduta. In Europa sono estremamente necessari massicci investimenti in centrali elettriche e infrastrutture di sistema, alcune delle quali vecchie di decenni. Come ha dimostrato l’esperienza della radicale privatizzazione delle ferrovie britanniche, gli investitori hanno pochissimo interesse a migliorare l’infrastruttura. E’ possibile che le nuove disposizioni in materia di accesso alla rete previste avranno lo stesso effetto. Per quel motivo, ho votato contro la relazione Vidal-Quadras.

 
  
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  Andrzej Jan Szejna (PSE), per iscritto. − (PL) Il relatore ha elaborato una relazione molto buona e completa.

Credo che, nella sua forma attuale, la proposta del Parlamento europeo consentirà di proseguire i lavori sull’integrazione del mercato dell’Unione dell’energia. Confido che sarà possibile raggiungere un accordo su tali questioni transfrontaliere.

 
  
  

– Relazione: Giles Chichester (A6-0226/2008)

 
  
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  Ilda Figueiredo (GUE/NGL), per iscritto. − (PT) Questa è un’altra parte di questo pacchetto energia. Riguarda la creazione dell’Agenzia per la cooperazione dei regolatori dell’energia, che si inserisce in una strategia globale, definita dalla Commissione europea e dal Consiglio, tesa a liberalizzare e regolamentare il settore energetico, che tali istituzioni hanno definito “pacchetto energia”.

La strategia è sempre la stessa. Dapprima privatizzano il settore pubblico. Poi, quando sorgono i problemi, creano regolatori, nuove burocrazie e maggiore controllo per i poteri più importanti su cosa accade in ogni Stato membro.

Secondo il relatore (del gruppo PPE-DE), dobbiamo andare oltre le proposte della Commissione e dare all’Agenzia maggiore indipendenza e più poteri decisionali. L’imposizione di norme, codici, regole di mercato e anche decisioni da parte di autorità superiori, che servono gli interessi di gruppi economici, è un argomento ricorrente. L’Agenzia sarà un’istituzione sovranazionale con poteri in un settore strategico – ovvero l’energia – che incide su tutti i settori della società.

Le conseguenze dell’interferenza nella strategia politica e nell’economia di ogni Stato membro potrebbero essere gravi. In questo contesto rigettiamo la relazione.

 
  
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  Ian Hudghton (Verts/ALE), per iscritto. − (EN) I mercati dell’energia stanno acquisendo una natura sempre più paneuropea e la proposta Agenzia per la cooperazione dei regolatori dell’energia svolgerà un ruolo importante durante lo sviluppo dei mercati. L’Agenzia dovrebbe avere poteri adeguati per svolgere i propri compiti e ho potuto sostenere la relazione che garantisce tali poteri e assicura nel contempo l’indipendenza dei regolatori nazionali.

 
  
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  Andrzej Jan Szejna (PSE), per iscritto. − (PL) Il relatore ha elaborato una relazione molto buona e completa.

Credo che, nella sua forma attuale, la proposta del Parlamento europeo consentirà di proseguire i lavori sull’integrazione del mercato dell’Unione dell’energia. Consentirà anche di rafforzare la competenza dell’Agenzia in tali questioni transfrontaliere. Ciò dovrebbe favorire una cooperazione effettiva fra gli Stati membri.

 
  
  

– Relazione: Francesco Ferrari (A6-0081/2008)

 
  
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  Adam Bielan (UEN), per iscritto. (PL) Il numero di incidenti in cui sono coinvolti pedoni è aumentato del 5,7 per cento in Polonia lo scorso anno e il numero di incidenti in cui sono coinvolti ciclisti è aumentato di un notevole 16,8 per cento. Sostengo la relazione dell’onorevole Ferrari, e credo sia essenziale per rafforzare i requisiti di sicurezza. Tuttavia, dovremmo ricordare che il costo non deve essere sostenuto principalmente dai proprietari di veicoli.

Rappresento il Voivodato della Piccola Polonia, che ha il più basso tasso di incidenti nel paese, ovvero 7/100. Tuttavia, vi sono numerosi punti pericolosi a rischio di incidente come conseguenza dell’eccessiva densità di traffico e dell’inadeguatezza delle infrastrutture stradali.

 
  
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  Francesco Ferrari (ALDE), per iscritto. − (EN) Considero questa relazione un ulteriore passo positivo per aiutare i pedoni dell’UE nei casi numerosi casi di lesioni e decessi causati da collisioni con veicoli a motore. Infatti, ogni anno muoiono 40 000 cittadini.

Un miglioramento della progettazione dei veicoli e dei sistemi integrati nelle automobili, fra cui la zona deformabile ad assorbimento d’urto (“crumple zone”) per i pedoni per i pedoni nella parte frontale di un’automobile, sono passi positivi che devono essere incoraggiati. L’eliminazione dei “bull-bar” dai veicoli per i quali non sono necessari o non sono destinati – veicoli non agricoli, ad esempio – è un altro esempio di come l’UE possa essere coerente per quanto riguarda i miglioramenti favorevoli ai pedoni.

Sosterrò tali argomenti in questo voto e ritengo sia fondamentale fare di più nell’UE per migliorare la sicurezza dei pedoni.

 
  
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  Neena Gill (PSE), per iscritto. − (EN) Ho votato a favore della relazione perché sostengo lo sviluppo di sistemi di sicurezza passiva e attiva che riducano l’impatto di incidenti stradali in cui sono coinvolti pedoni e altri utenti della strada vulnerabili. Sebbene diversi fattori possano essere responsabili degli incidenti (velocità, errore umano), il veicolo stesso dovrebbe essere adattato per minimizzare l’impatto durante un incidente. Sostengo gli obblighi della relazione di stabilire requisiti minimi per la costruzione e il funzionamento di veicoli e di installare sistemi di protezione frontale.

Tuttavia, credo che nella relazione manchi la grande opportunità di cooperare con i paesi in via di sviluppo ed emergenti. Questo perché la maggior parte dei decessi su strada, circa il 70 per cento, ha luogo nei paesi in via di sviluppo. I pedoni rappresentano il 65 per cento delle morti e il 35 per cento dei pedoni uccisi sono bambini. Un paese come l’India da solo rappresenta un enorme 10 per cento del totale degli incidenti stradali.

L’UE deve scambiare e condividere con i paesi in via di sviluppo la sua esperienza in materia di raccolta di dati su incidenti stradali nonché di sviluppo di sistemi di sicurezza attiva e passiva. Vi è ampio spazio per un trasferimento di tecnologia dall’UE ai paesi in via di sviluppo che potrebbe ridurre gli incidenti stradali e il loro impatto sugli utenti della strada.

 
  
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  Genowefa Grabowska (PSE), per iscritto. − (PL) Vorrei sottolineare l’importanza di questa relazione e congratularmi con il relatore per il risultato. E’ un dato di fatto che ogni anno nell’Unione europea muoiono 8 000 utenti della strada. Le vittime sono principalmente pedoni e ciclisti. Rimangono lesionate altre 300 000 persone. Questo stato di cose comporta tragedie personali e ha anche notevoli conseguenze sociali ed economiche. Pertanto, le misure dell’Unione tese a garantire una migliore protezione dei pedoni e degli altri utenti della strada vulnerabili contro lesioni riportate in collisioni con veicoli a motore dovrebbero essere particolarmente ben accette.

Dall’ottobre 2005 e in virtù delle disposizioni attualmente in vigore, alcuni veicoli devono superare una serie di test di rendimento basati sulle raccomandazioni del Centro comune di ricerca. Inoltre, l’Unione sta proponendo di imporre requisiti per test molto più severi per i veicoli a motore immessi sul mercato europeo dopo il 2010. Questa relazione fornisce un collegamento con misure di sicurezza attiva e passiva e anticipa la futura introduzione di sistemi anticollisione. Ad oggi, non vi à un sistema efficace sul mercato che offra protezione ai pedoni nel caso di collisione, ed è questo il motivo per cui la Commissione sta giustamente incoraggiando l’industria a sviluppare tale sistema. Concordo anche con il relatore che le possibilità tecniche di garantire norme di sicurezza passiva debbano essere costantemente monitorata, al pari delle possibilità relative a più severi requisiti di sicurezza.

 
  
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  Ian Hudghton (Verts/ALE), per iscritto. − (EN) Ogni anno migliaia di pedoni e di ciclisti in Europa sono uccisi o feriti in incidenti stradali. La legislazione europea ha svolto un ruolo fondamentale nella riduzione delle morti violente e delle lesioni, ma è importante che le norme siano aggiornate. Le proposte in questo settore devono essere ben accette e di conseguenza ho votato a favore della relazione Ferrari.

 
  
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  Zita Pleštinská (PPE-DE), per iscritto. − (SK) Le statistiche sugli incidenti stradali nell’UE sono allarmanti. Si stima che ogni anno rimangano uccise 8 000 persone fra utenti della strada vulnerabili, pedoni e ciclisti, mentre ne rimangono ferite 300 000. Fino all’80 per cento degli incidenti stradali ha luogo nelle città e nei villaggi, dove il limite di velocità è fra i 40 e i 60 km/h. Questo indica che non solo la velocità, ma anche la qualità delle infrastrutture stradali e, in particolare, la sicurezza dei veicoli possono essere responsabili di incidenti stradali.

Gli inviti a usare i trasporti pubblici, a camminare a ad andare in bicicletta come alternative all’uso dei veicoli devono essere compensati da misure tese a ridurre il numero di lesioni subite. Attualmente, non esistono sul mercato sistemi per evitare le collisioni che possano effettivamente scorgere in tempo i pedoni o altri utenti vulnerabili della strada.

Ho accolto con favore e ho votato per la relazione dell’onorevole Francesco Ferrari, sulla proposta di regolamento sulla protezione dei pedoni e di altri utenti vulnerabili della strada. L’ambizione dell’industria automobilistica europea deve essere di vendere veicoli che siano non solo tecnicamente molto avanzati e puliti dal punto di vista ecologico, ma siano anche estremamente sicuri.

Per assicurare un elevato livello di sicurezza in tutti i casi, l’installazione obbligatoria di sistemi di assistenza attiva dei freni per tutti i nuovi veicoli a partire dal 2009, prevista dalla proposta della Commissione, non dovrebbe sostituire i sistemi di sicurezza passiva ad alto livello, ma dovrebbe invece integrarli.

Credo che questo regolamento contribuirà a migliorare la sicurezza per tutti gli utenti della strada.

 
  
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  Luís Queiró (PPE-DE), per iscritto. − (PT) la sicurezza stradale è una priorità della politica europea dei trasporti, una reale preoccupazione per i responsabili delle decisioni politiche e un pilastro per tutti i cittadini nella lotta contro le tragedie che, purtroppo, continuano a verificarsi troppo di frequente sulle strade d’Europa. La relazione Ferrari mira a rafforzare i requisiti comunitari in materia di sicurezza e quindi di migliorare la sicurezza dei pedoni. Non possiamo quindi esitare nella richiesta della massima attenzione e dei migliori strumenti disponibili per garantire la sicurezza nelle nostre strade. In particolare, è importantissimo che il lavoro legislativo continui a essere quanto più rigoroso possibile che le misure adottate siano debitamente monitorate e valutate per garantire che si proceda ai miglioramenti necessari in tempo utile a evitare nuove tragedie. Accogliamo con favore la relazione, il tentativo di trovare modi per recuperare il tempo perduto e assicurare che i sistemi di prevenzione proposti siano i più corretti e adeguati per le vittime di collisioni con veicoli a motore.

Infine, poiché talvolta il diavolo si nasconde nei dettagli, il nostro compito è assicurare, anche nei settori più tecnici, che la legislazione che elaboriamo offra sempre i migliori mezzi di protezione per i nostri cittadini.

 
  
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  Luca Romagnoli (NI), per iscritto. − Signor Presidente, onorevoli colleghi, esprimo il mio voto favorevole sulla relazione del collega Ferrari. Sono d’accordo con il fine della presente proposta di rafforzare i requisiti comunitari volti ad accrescere la sicurezza dei pedoni e degli altri utenti vulnerabili in caso di lesioni dovute all’urto con un veicolo a motore.

Ritengo che sia sul piano temporale che su quello tecnico di adattamento/adeguamento delle vetture si possa procedere in tempi brevi alla realizzazione e messa in opera dei dispositivi adeguati. In particolare, plaudo all’introduzione dell’obbligo di munire i veicoli di un sistema di assistenza alla frenata (BAS) che contribuirà a ridurre il numero di collisioni veicolo-pedone.

 
  
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  Brian Simpson (PSE), per iscritto. − (EN) Accolgo con favore questa relazione perché rafforza la legislazione esistente e tenta di nuovo di migliorare la sicurezza stradale, specialmente la sicurezza dei ciclisti e dei pedoni, Ogni anno 8 000 persone – pedoni e ciclisti – sono uccise e 300 000 ferite sulle strade dell’UE.

Moltissimi di questi incidenti possono essere evitati con una migliore formazione alla guida o con una migliore progettazione dei veicoli. L’introduzione di sistemi di assistenza alla frenata, di testi di rendimento più rigorosi, e un rapido periodo di attuazione dovrebbero tutti contribuire a ridurre la carneficina che si verifica ogni anno sulle nostre strade.

Sono particolarmente lieto di vedere che quei killer che noi conosciamo come “bull bar” dovranno superare gli stessi test di rendimento sui veicoli per i quali devono essere installati, sebbene a mio avviso la campagna contro i “bull bar”proceda con ostilità.

Mi congratulo con il relatore per la relazione e attendo con ansia una rapida conclusione con il Consiglio sulla materia.

 
  
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  David Sumberg (PPE-DE), per iscritto. − Desidero spiegare il mio voto sulla relazione dell’onorevole Francesco Ferrari sulla protezione dei pedoni e di altri utenti della strada vulnerabili.

Sebbene sostenga i validi obiettivi della relazione, perché tutti noi vogliamo ridurre la scioccante perdita di vite e le lesioni subite sulle nostre strade, credo che la relazione richieda un rapidissimo periodo di attuazione e non ritengo che questo sia possibile.

Sono stati proposti alcuni requisiti particolarmente radicali e quindi lì’onere sull’industria sarà eccessivo se le proposte fossero introdotte troppo velocemente.

In un periodo di recessione, dobbiamo ricordare che i nostri elettori devono proteggere i loro lavori e una legislazione troppo affrettata spesso può nuocere a questo obiettivo.

 
  
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  Andrzej Jan Szejna (PSE), per iscritto. (PL) Ho votato a favore della relazione su una proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio relativa alla protezione dei pedoni e degli altri utenti della strada vulnerabili (2007/0201).

Attualmente, non esistono sul mercato sistemi anticollisione in grado di identificare effettivamente i pedoni e altri utenti vulnerabili della strada e di soddisfare tutte le condizioni necessarie. Condivido l’idea del relatore che la priorità sia data all’introduzione di misure volte a ridurre il numero di feriti e, soprattutto, il numero di morti violente fra pedoni e altri utenti vulnerabili della strada. Va sottolineato che gli emendamenti presentati sono finalizzati a rafforzare le disposizioni del regolamento laddove possibile. Ho votato a favore della relazione perché credo sia importante monitorare non solo lo sviluppo della tecnologia per garantire la sicurezza attiva, ma anche prendere in considerazione la possibilità di introdurre disposizioni più severe per la sicurezza passiva, in relazione alla costruzione dei veicoli.

 
  
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  Bernard Wojciechowski (IND/DEM), per iscritto. − (PL) I pedoni e i ciclisti sono spesso coinvolti in incidenti stradali. La protezione delle loro vite costituisce un’importante sfida per l’industria automobilistica.

Il sistema elettronico di protezione dei pedoni (EPP) è una soluzione eccellente. Riduce la gravità delle conseguenze della collisione con un veicolo. Grazie a questo sistema, la parte frontale del veicolo assorbe la forza dell’urto, riducendo così la portata delle lesioni subite dalla vittima.

Un altro metodo di successo per garantire la sicurezza dei pedoni è un cofano attivo, che è stato installato nella C6. nel momento in cui il pedone è colpito, la copertura del motore si alza automaticamente. Grazie al sensore di rilevamento dell’impatto e al meccanismo detonante, il cofano si alza di 65 millimetri in 0,40 secondi. Un meccanismo separato mantiene il cofano in posizione sollevata nonostante la forza dell’impatto, assorbendo così l’energia creata. In caso di urto leggero, la protezione è fornita anche dalla parte dotata di paraurti.

Tutti i veicoli dovrebbero essere sottoposti ai test necessari al fine di migliorare la sicurezza sulle strade dell’Unione europea.

 
  
  

– Relazione: József Szájer (A6-0088/2008)

 
  
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  Ilda Figueiredo (GUE/NGL), per iscritto. (PT) Questa relazione riguarda alcuni cambiamenti positivi alla procedura abituale fra Commissione europea e Parlamento europeo. L’articolo 5 bis della decisione 1999/468/CE modificata ha introdotto la nuova procedura regolamentare con scrutinio per misure di portata generale che mirano a modificare elementi non essenziali di uno strumento di base adottato in virtù dell’articolo 251 del trattato, fra l’altro cancellando alcuni di quegli elementi o integrando lo strumento con l’aggiunta di nuovi elementi non essenziali.

A seguito della valutazione della legislazione esistente e delle procedure in atto, la Commissione europea ha presentato questa proposta che copre 59 atti legislativi che devono essere adeguati alla nuova procedura di regolamentazione con scrutinio.

Nella sua decisione del 12 dicembre 2007, la Conferenza dei Presidenti ha designato la commissione giuridica quale commissione guida per trattare questo allineamento di comitatologia e le commissioni specializzate come commissioni consultive. La Conferenza dei presidenti delle commissioni ha concordato il 15 gennaio 2008 le modalità di cooperazione fra la commissione giuridica e le altre commissioni interessate. Questa relazione contiene quindi un numero limitato di cambiamenti, ricevuti sotto forma di lettere.

 
  
  

– Relazione: Gerardo Galeote (A6-0213/2008)

 
  
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  Andrzej Jan Szejna (PSE), per iscritto. (PL) Ho votato a favore della relazione dell’onorevole Galeote Quecedo sulla proposta di regolamento del Consiglio recante apertura e modalità di gestione di contingenti tariffari comunitari autonomi sulle importazioni di alcuni prodotti della pesca nelle Isole Canarie.

La relazione chiede di eliminare i contingenti tariffari comunitari sulle importazioni di alcuni prodotti della pesca nelle Isole Canarie per gli anni 2007-2013. Va osservato che le disposizioni colpite dalla proposta sono decadute il 31 dicembre 2006. La proposta relativa alla creazione di contingenti non tariffari e alle modalità di gestione di questi ultimi è conforme all’articolo 299, paragrafo 9, del Trattato sull’Unione europea, che prevede misure specifiche per assistere le regioni ultraperiferiche.

Ho quindi votato a favore della relazione perché ritengo che l’eccezionale situazione geografica delle Isole Canarie in relazione alla fonti di approvvigionamento di taluni prodotti della pesca, che sono essenziali per il consumo nazionale, comporti costi aggiuntivi per questo settore. Un modo per rimediare alle difficoltà naturali di questo tipo, dovute alla posizione geografica, è sospendere temporaneamente i dazi sulle importazioni dei prodotti in questione provenienti da paesi terzi.

 
  
  

– Relazione: Anneli Jäätteenmäki (A6-0076/2008)

 
  
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  Alessandro Battilocchio (PSE), per iscritto. − Grazie Presidente, ho votato a favore della relazione Jäätteenmäki relativa allo statuto del Mediatore europeo.

Come membro della commissione per le petizioni del Parlamento europeo, ho avuto modo di verificare che un numero ingente e crescente di cittadini si rivolge alle Istituzioni comunitarie invocando il mancato rispetto di norme UE da parte degli Stati membri.

Molto spesso le petizioni rivolte al Parlamento, ed esaminate dalla competente commissione, mancano dei requisiti di ammissibilità. E da qui mi ricollego ad un aspetto nodale: l’ufficio del Mediatore europeo deve lavorare di più e meglio sul versante della comunicazione esterna ai cittadini. Molto spesso l’esistenza stessa della figura del Mediatore è sconosciuta al cittadino comune, mentre potrebbe veramente costituire uno dei link più funzionali ed efficienti con le Istituzioni. Lo statuto che oggi votiamo offre nuovi strumenti per rendere più efficace l’azione del Mediatore. A noi parlamentari spetta il compito di monitorare i risultati conseguenti.

 
  
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  Lydie Polfer (ALDE), per iscritto. – (FR) La relazione di propria iniziativa dell’onorevole Jäätteenmäki relativa all’accesso del Mediatore europeo a informazioni, e alla necessità di avere regole più chiare, trova il mio sostegno perché fissa una normativa più chiara in questo settore.

Precisa che tutti gli organi e le istituzioni dell’Unione europea devono comunicare al Mediatore tutte le informazioni che egli possa richiedere, mentre finora un documento poteva essere rifiutato con il pretesto della riservatezza.

Inoltre, l’obbligo per i funzionari di testimoniare “su istruzione della loro amministrazione” sarà eliminato mentre il funzionario è tenuto a dire la verità in tuta onestà.

Lo scopo perseguito dalle proposte dell’onorevole Jäätteenmäki è aumentare la fiducia dei cittadini europei nell’azione del Mediatore europeo e le proposte meritano di essere attuate.

 
Ultimo aggiornamento: 28 ottobre 2008Avviso legale