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Procedura : 2008/0093(CNS)
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Ciclo del documento : A6-0278/2008

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A6-0278/2008

Discussioni :

PV 09/07/2008 - 21
CRE 09/07/2008 - 21

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PV 10/07/2008 - 5.2
CRE 10/07/2008 - 5.2
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P6_TA(2008)0359

Discussioni
Mercoledì 9 luglio 2008 - Strasburgo Edizione GU

21. Accordo di partenariato CE/Mauritania nel settore della pesca per il periodo 1 agosto 2008 – 31 luglio 20012 (discussione)
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  Presidente. − L’ordine del giorno reca la relazione di Carmen Fraga Estévez, a nome della commissione per la pesca, su proposta del regolamento del Consiglio relativo alla conclusione del protocollo che stabilisce le possibilità di pesca e la contropartita finanziaria previste dall’accordo di partenariato nel settore della pesca tra la Comunità europea e la Repubblica islamica di Mauritania per il periodo dal 1° agosto 2008 al 31 luglio 2012 [COM(2008)0243 – C6-0199/2008 –2008/0093(CNS)] (A6-0278/2008).

 
  
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  Joe Borg, Membro della Commissione. (EN) Signor Presidente, mi permetta innanzitutto di esprimere la mia gratitudine verso la commissione per la pesca e, in particolar modo, verso l’onorevole Fraga per la sua relazione.

Il protocollo modificato stabilisce le possibilità di pesca e la contropartita finanziaria per il periodo dal 1° agosto 2010 al 31 luglio 2012. E’ il risultato di un lungo e complesso processo di negoziazione tra Commissione europea e Mauritania lanciato nell’ottobre 2007, a seguito di una severa sottoutilizzazione del protocollo da parte degli armatori europei, vale a dire una sottoutilizzazione della specie dei cefalopodi e di piccole specie pelagiche.

Le principali modifiche introdotte nel nuovo protocollo sono legate in primo luogo alla durata dello stesso, la quale è stata estesa da due a quattro anni, e in secondo luogo alla riduzione delle possibilità di pesca dei cefalopodi, basata su una relazione scientifica, e di pesca pelagica, a seguito dell’effettiva utilizzazione e delle previsioni per la flotta dell’Unione europea. In terzo luogo, alla generale riduzione della contropartita finanziaria sui quattro anni, da una media di 86 milioni di euro all’anno a una media di 72,25 milioni all’anno, ma con un aumento della quota per il sostegno della politica della pesca del paese: da 11 milioni di euro per il biennio 2008-2009 a 20 milioni di euro per il biennio 2011-2012. Infine, è stata rivista la procedura in merito alle infrazioni nelle acque della Mauritania.

Si tratta di un protocollo molto equilibrato che concilia diversi interessi: la necessità di adeguare la contropartita finanziaria dell’UE alla riduzione delle possibilità di pesca per la sua flotta, e l’importanza del fornire un maggiore sostegno al settore della pesca della Mauritania, così da incentivare l’integrazione dello stesso all’interno della strategia nazionale di sviluppo della Mauritania.

L’accordo di partenariato per la pesca contribuisce per il 20 per cento al bilancio dello stato della Mauritania, rispetto al 30-35 per cento del periodo 2004-2005. L’accordo di partenariato per la pesca rappresenta l’80 per cento delle entrate totali provenienti dal settore della pesca all’interno del bilancio statale. Lo sforzo di pesca della Comunità europea nelle ZEE mauritane rappresenta il 20 per cento dello sforzo totale, costituito sia da flotte artigianali che industriali.

Nel corso delle negoziazioni la Mauritania ha chiesto alla Commissione di fare il possibile per effettuare il pagamento della prima contropartita finanziaria annuale entro la fine di agosto 2008. Tale contropartita è di fondamentale importanza per il bilancio nazionale della Mauritania poiché, come ho detto poco fa, i versamenti annuali nell’ambito dell’accordo di partenariato per la pesca costituiscono dal 15 al 20 per cento del bilancio del paese. E’ di vitale importanza anche per gli operatori dell’UE attivi nella regione le cui attività potrebbero risentire nel caso di mancato versamento prima di tale data, il che è dovuto alla mancata ratifica da parte della Comunità.

Desidero, inoltre, fare riferimento alla questione della stabilità relativa, già sollevata da uno degli Stati membri durante il Consiglio di giugno, e ricordarvi che la Commissione non ha l’obbligo legale di applicare la precedente ripartizione delle possibilità di pesca (ovvero la stabilità relativa) dell’accordo di partenariato per la pesca, cioè un accordo che prevede una compensazione finanziaria, come quello oggetto di discussione oggi. Questo perché è necessario garantire una ripartizione che riflette la migliore opzione possibile, assicurando così il migliore rapporto costi-benefici (ossia l’ottimizzazione dell’utilizzo della contropartita finanziaria). Nell’ambito di questi accordi, le possibilità di pesca dovrebbero essere ripartite in base ad altri criteri, quali il tasso di utilizzo delle capacità del protocollo precedente, le richieste degli Stati membri nel corso delle negoziazioni e possibilità di pesca storiche concesse agli Stati membri, e infine la situazione/capacità della flotta.

 
  
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  Carmen Fraga Estévez, relatrice. (ES) Signor Presidente, la commissione per la pesca ha lavorato duramente affinché la Commissione e l’Unione europea potessero tener fede ai loro impegni.

Forse l’iniziale mancanza di interesse dimostrata dalla Commissione durante le negoziazioni è stata la causa delle critiche presenti in questa relazione in riferimento alla procedura che è stata seguita, nonostante la Mauritania continui a essere uno dei principali partner dell’Unione europea e nonostante il fatto che la contropartita finanziaria sia tuttora una delle più rilevanti e comporti un impegno sempre maggiore verso lo sviluppo del settore della pesca della Comunità.

E’ perciò difficile comprendere perché il testo che è stato oggetto di negoziazione comporti una riduzione notevole del tasso di cattura autorizzato compresa tra il 25 e il 50 per cento per quasi tutte le specie di pesci e perché, oltre alle misure tecniche, tali condizioni siano state accettate, cosa per noi incomprensibile.

Come già abbiamo avuto occasione di precisare in questo forum, e come Europêche le ha comunicato in una lettera a lei indirizzata, onorevole Borg, non ha molto senso negoziare eccezionali possibilità di pesca – e non è il caso di questo accordo – se poi vengono accettate condizioni tecniche che ci impediscono di trarre un vero vantaggio da suddette possibilità.

Le dimensioni minime stabilite per il polpo non sono in alcun modo collegate alle dimensioni stabilite per specie simili; il periodo supplementare di due mesi per il riposo biologico, negoziato all’ultimo minuto, quasi all’insaputa del settore della pesca, era basato su una relazione scientifica poco accurata ed è stato introdotto su richiesta della parte mauritana senza le previe e necessarie consultazioni del comitato scientifico congiunto; sebbene il periodo di riposo riguardi tutte le specie, esso è basato unicamente sui cefalopodi. Tutto ciò è un segnale preoccupante di come le trattative vengano talvolta condotte dalla Commissione europea.

E’ per questo motivo, signor Presidente, onorevole Borg, che dobbiamo insistere affinché vi sia un maggiore coinvolgimento del Parlamento europeo, perlomeno in veste di osservatore, agli incontri del comitato congiunto, come requisito minimo di trasparenza istituzionale che avrebbe dovuto essere stabilito già da tempo.

Considerati i nuovi poteri del Parlamento europeo previsti con l’entrata in vigore del Trattato di Lisbona – che era imminente e, sono convinta, presto avrà luogo – sarebbe bene che il Consiglio e la Commissione si preparassero a coinvolgere il Parlamento in un ruolo che, prima o tardi, verrà chiamato a svolgere.

Nella relazione abbiamo accennato alla delusione per il fatto che la Commissione – e qui mi trovo, mio malgrado, in disaccordo con lei, Commissario Borg – non abbia rispettato la stabilità relativa dell’accordo, prendendosi la libertà di ammorbidire un criterio che in altre occasioni era stato definito quasi sacrosanto, un’azione questa che terremo sotto controllo, come il nostro mandato richiede.

Spero che nel caso a cui lei si riferiva, quello dei cefalopodi, saranno rispettate le chiavi di ripartizione basate sul principio di stabilità relativa e sui diritti storici di pesca in questa zona di pesca.

Siamo interessati a conoscere l’esito degli incontri programmati nei vari forum e comitati congiunti al fine di risolvere alcune delle questioni tecniche di cui ho parlato nella relazione e che possono bloccare, come è ancora per il Marocco, una flotta che necessita disperatamente dell’accesso alle possibilità di pesca per cui sta versando ingenti somme di denaro.

Nonostante tutto ciò, grazie all’innalzamento della durata a quattro anni, il protocollo resta, insieme al protocollo del Marocco, la collaborazione più importante nel settore della pesca tra Unione europea e i paesi in via di sviluppo, e per questo motivo auspichiamo un voto contrario ai due emendamenti proposti e la veloce approvazione della proposta della Commissione.

 
  
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  Cornelis Visser, a nome del gruppo PPE-DE. (NL) L’accordo sulla pesca con la Mauritania, concluso il 1° agosto 2006, doveva essere esteso quest’anno. All’improvviso, lo scorso 14 dicembre, la Commissione ha consigliato che venisse interrotto in quanto le opportunità di pesca, in particolare quelle relative alle piccole specie pelagiche, non venivano sfruttare appieno dalla flotta peschereccia europea.

Per noi è stata una grande sorpresa. I colloqui per la rinegoziazione del protocollo sulla pesca si sono tenuti in parte su pressante richiesta del Parlamento stesso. Il nuovo protocollo sottopostoci dalla Commissione presenta tagli ingenti rispetto al precedente: non solo subiscono un taglio quelle opportunità di pesca relative a specie non sfruttate appieno negli anni precedenti, ma sono presenti anche ingenti tagli per tutte le specie ittiche: 25 per cento per i cefalopodi, dal 10 al 50 per cento per le specie demersali e 43 per cento per le pelagiche, mentre per i prossimi anni la compensazione finanziaria versata alla Mauritania rimane invariata o solo leggermente ridotta. Ci chiediamo se questi tagli siano davvero necessari e quali siano le ragioni effettive dietro di essi, specialmente perché il settore della pesca sta vivendo grosse difficoltà a causa della crisi dei prezzi del carburante e dei tagli nelle opportunità di pesca. Di conseguenza non sembrerebbero esserci ragioni ovvie per limitare ulteriormente le opportunità di pesca, specialmente quando non vi è una necessità biologica o scientifica di farlo.

Il settore della pesca deve essere in grado di sfruttare ogni opportunità di pesca oggi disponibile. Una possibilità, ad esempio, potrebbe essere quella di accordare la pesca del tonno nel Mediterraneo alla Mauritania. La flotta peschereccia pelagica olandese è stata anch’essa colpita dalla restrizioni proposte, in particolar modo per merlano nero, aringhe e maccarelli. E’ tutto riguardo alla Mauritania.

Ancora due parole in merito alle proposte della Commissione. Esse trovano il mio favore, tranne quelle che riguardano la Mauritania. Ritengo vi siano molti suggerimenti utili per l’adeguamento della flotta in risposta alla crisi del carburante e mi auguro che le nuove misure siano sufficienti a evitare la perdita di posti di lavoro nel settore.

 
  
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  Rosa Miguélez Ramos, a nome del gruppo PSE. (ES) Signor Presidente, il fatto degno di nota di questo protocollo è che, sebbene la sua durata sia stata estesa da due a quattro anni, le opportunità di pesca sono state ridotte.

La distribuzione delle licenze previste dal protocollo per la categoria 5 (cefalopodi), per cui alla Spagna vengono assegnate 24 licenze, non incontrerà il favore dell’amministrazione spagnola poiché il numero non è sufficiente a soddisfare le richieste provenienti dal settore direttamente interessato a tale categoria.

Il Consiglio ha il potere di stabilire una nuova distribuzione delle licenze, che tenga conto dell’utilizzazione. Tuttavia nel caso in questione essa non è stata basata sulle medie, ma sul periodo che va dalla fine del 2007 all’inizio del 2008, quando la situazione, messa in pericolo dalle controversie con la Mauritania scaturite a seguito dell’impiego di alcune misure tecniche, aveva portato una larga parte della flotta europea a non essere favorevole a questo accordo, per del timore del fermo, com’era accaduto nel primo quadrimestre del 2008.

Poiché il nuovo protocollo ha risolto i problemi tecnici e ha aperto una procedura più sicura per la risoluzione di differenze tecniche fra le parti, sicuramente un maggior numero di navi vorrà accedere a questa zona di pesca, che sta diventando ogni giorno più sicura, e quindi offrire più garanzie rispetto al protocollo precedente.

 
  
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  Marie Anne Isler Béguin, a nome del gruppo Verts/ALE. (FR) Signor Presidente, signor Commissario, onorevoli colleghi, quando si tratta di accordi sulla pesca, noi dei Verdi abbiamo una visione leggermente diversa dagli altri gruppi. Per noi gli accordi sulla pesca non rientrano solo negli accordi puramente e strettamente commerciali, ma anche nelle politiche europee. E’ per questo motivo che farò riferimento all’opinione del comitato sullo sviluppo, il quale sottolinea il nostro impegno nel fornire aiuto allo sviluppo, sostegno alla democrazie e buon governo.

La domanda che abbiamo già posto durante la discussione all’interno del comitato per la pesca è perché la Commissione ha minacciato di porre fine agli accordi con la Mauritania, nemmeno un anno dopo la loro firma.

Per quello che ci riguarda, gli accordi sulla pesca non sono semplici accordi che danno la possibilità di utilizzare una risorsa e pagare per tale uso, e di pagare meno quando viene utilizzata meno. No, stiamo tagliando le opportunità di pesca perché la flotta peschereccia europea ha utilizzato meno le risorse delle aree interessate. Ma la responsabilità è della Mauritania, è colpa della Mauritania se la flotta europea ha scelto altre zone di pesca per determinate categorie ittiche?

Abbiamo sempre chiesto che le risorse ittiche fossero rispettate negli altri accordi sulla pesca, abbiamo sempre sostenuto che troppe risorse venivano utilizzate e che in ogni caso sarebbe giunto il momento in cui le risorse sarebbero state ridotte. Ora sta accadendo esattamente questo. Concordiamo con la Commissione sul fatto che le risorse debbano essere riportate al livello in cui la pesca dà profitti, e ciò è positivo. Tuttavia non siamo assolutamente d’accordo su un altro fatto. Nel corso delle discussioni tenutesi, abbiamo chiesto cosa sarebbe accaduto quando la contropartita fosse stata ridotta in accordo con i livelli di pesca, e cioè fosse stata ridotta da 86 a 70 milioni di euro, con la conseguente diminuzione delle entrate nel bilancio della Mauritania pari a 40 milioni di euro nel periodo di tre anni.

La sua risposta è stata: “Il problema non sussiste. Non possiamo commutare le quote di pesca in qualcosa di diverso e decidere di lavorare, invece, sullo sviluppo”. Lo comprendiamo. Lei si è preso l’impegno, a nome della Commissione, di assicurare una compensazione per quei 40 milioni di euro quale parte della politica di sviluppo. Tuttavia, oggi, in questo accordo non vediamo nessun riferimento a suddetta compensazione, tranne che in una nota a piè pagina secondo la quale tale possibilità effettivamente esiste. Noi non ci crediamo e ritengo che in un certo senso la Mauritania sia stata ingannata in questo accordo, dato che esso non contiene alcuna disposizione in merito alla compensazione concordata.

Se mi è permesso, vorrei ricordarvi che quando ero a capo della missione dell’UE in occasione delle elezioni in Mauritania, l’Unione europea si impegnò a sostenere questa giovane democrazia, tuttavia, il nostro primo atto politico è minacciare di interrompere l’accordo sulla pesca. A mio parere questa non è una politica di aiuto allo sviluppo, e vorrei sapere quale garanzia lei ci può dare, a noi membri del Parlamento europeo, a proposito della compensazione relativa alla riduzione stabilita.

 
  
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  Jean-Claude Martinez (NI). - (FR) Signor Presidente, l’accordo sulla pesca tra l’Europa e la Mauritania, sul quale la nostra collega nonché amica, onorevole Fraga Estévez, ha scritto una relazione, comprende una delle regioni più ricche al mondo in termini di risorse ittiche. Questo è il motivo per cui, per esempio, a Dakhla, l’ex capitale spagnola Villa Cisneros, situata in quella parte del Sahara occidentale ora controllato dal Marocco, l’insenatura marina lunga 40 km è conosciuta come Rio de Oro, o Fiume d'Oro, per il riflesso del sole sulle squame dei banchi di pesci.

In passato, quest’abbondanza di pesce è stata causa di problemi con il Marocco. Oggi dobbiamo affrontare un problema simile, ma che riguarda la pesca in Mauritania dal 2008 al 2012. In quest’area gli stock di polpo e di cefalopodi, per esempio, potrebbero diminuire, in seguito al periodo di riposo biologico, ma è un’area in cui, al contrario, la pesca di sardine è fondamentale in quanto le sardine sono predatori di polpi.

In termini pratici, ciò significa innanzitutto distribuire le quote di pesca, le licenze, tra cinque paesi europei, compresi la Spagna, ovviamente, l’Italia, ma anche il Portogallo, signor Presidente, e ci sono altre navi, pescherecci congelatori, forse provenienti dagli Stati baltici. Oltre a questo, si tratta di ridurre le catture da circa 400 000 tonnellate a 250 000 tonnellate poiché, stranamente, queste quote non vengono rispettate, e mi riferisco anche al Sahara occidentale controllato dal Marocco, cosa, generale Morillon, che i nostri pescatori di tonno del Mediterraneo non si sognano nemmeno.

In Mauritania, la media di possibilità di pesca sfruttate oscilla tra il 90 per cento per i crostacei ad un mero 22 per cento per il tonno. Come accade per tutti questi accordi e protocolli, viene ovviamente pagata una contropartita finanziaria per ottenere il diritto alla pesca, che ammonta a circa 300-305 milioni di euro ogni quattro anni, pari a 70 o 80 milioni di euro all’anno. L’onorevole Borg ha parlato dell’importanza di tale contropartita, dato che rappresenta circa il 15 per cento del bilancio annuo della Mauritania. Quest’operazione è vantaggiosa per la Mauritania anche perché la contropartita rimane sempre più o meno allo stesso livello, mentre le catture, al contrario, stanno diminuendo. Tuttavia, i mauritani stanno causando seri problemi alle nostre navi applicando i fermi solamente per raccogliere ammende lungo il tragitto, sebbene la Commissione europea, come appena sottolineato dall’onorevole Isler Béguin, non sia stata particolarmente comprensiva in questo caso e stia oggi facendo pressioni al governo della Mauritania.

La pesca è ovviamente molto importante in queste zone, dal Marocco, per esempio da Dakhla, il pesce viene esportato in Brasile e la pesca costituisce una fonte di guadagno per l’intera città, per questo la FAO e i paesi ACP si preoccupano di creare un’industria della pesca sostenibile e un codice di buona condotta. Signor Presidente, malgrado la condotta della Commissione europea non sia sempre stata molto “buona” durante i negoziati con la giovane democrazia della Mauritania, forse dovremmo accogliere con favore questo accordo, poiché forse sarà l’unico che otterremo in questa regione, ora che il Marocco vuole preservare e riassumere il controllo delle sue risorse naturali.

 
  
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  Daniel Varela Suanzes-Carpegna (PPE-DE). - (ES) Signor Presidente, signor Commissario, onorevoli colleghi, nutrivamo ottime speranze sul fatto che i nuovi negoziati sul protocollo all’accordo con la Mauritania riuscissero a compensare i deludenti negoziati precedenti; pensavamo anche che servissero a rettificare il risultato insoddisfacente dei negoziati sull’accordo con il Marocco per i pescherecci di cefalopodi, importanti per il commercio, e che sono fondamentali dal punto di vista socioeconomico in Galizia, regione che è stata colpita dagli effetti di questi due accordi scarsamente negoziati, oltre che dalla crisi generale del settore ittico.

Tuttavia, non è stato questo il caso, pertanto non possiamo elogiare o congratularci con la Commissione per questo risultato. In generale, le possibilità di pesca si stanno riducendo drasticamente e la contropartita finanziaria non è adatta a far fronte a tale riduzione. Non è stato dato ascolto sufficiente al settore colpito e le misure tecniche accordate, oltre ad essere ambigue, sono dannose per la flotta comunitaria. Nel caso dei cefalopodi, le dimensioni minime dei polpi, come riportato nella relazione, sono le più grandi della regione e non sono necessarie, con il risultato che i pescherecci di cefalopodi sono effettivamente in crisi e, come se non fosse abbastanza, l’assegnazione di licenze sta danneggiando la stabilità relativa, il che è dannoso per la flotta spagnola.

Come avrà capito, onorevole Borg, sebbene ci dispiaccia, tutte queste considerazioni ci portano a non poterci congratulare con lei in questo caso per i risultati raggiunti, poiché crediamo che avrebbero potuto e dovuto essere più soddisfacenti.

 
  
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  Joe Borg, Membro della Commissione. (EN) Signor Presidente, vorrei innanzi tutto ringraziarla per i suoi interessanti commenti e per il dibattito che si è tenuto. Vorrei inoltre riprendere alcuni punti che sono stati menzionati.

In primo luogo, è corretto sottolineare che il protocollo rivisto prevede meno possibilità di pesca. Questa è la ragione che ci ha spinto a decidere di riprendere i negoziati, dato che dovevamo garantire il massimo sfruttamento delle possibilità di pesca, che nelle condizioni precedenti avevano subito una significativa sottoutilizzazione sia per quanto riguarda i piccoli pelagici che i cefalopodi.

Riguardo ai requisiti tecnici, per esempio le draghe, ci auguriamo di risolvere presto il problema e le autorità mauritane sono ben disposte a trovare una soluzione alla questione che risulti soddisfacente per entrambe le parti. I periodi di riposo, invece, sono stati originariamente richiesti dall’industria, la quale afferma che dopo tali periodi di riposo le catture aumentano.

Rispetto alla dimensione minima per il polpo fissata a 500 g, vorrei ricordare che l’accordo è stipulato con un paese terzo, una nazione sovrana, la Mauritania, e che le sue disposizioni regolamentari stabiliscono che la dimensione minima del polpo sia di 500 g. Non è stato possibile cambiare questo punto durante i negoziati: non si può chiedere a un paese terzo di cambiare le proprie normative perché è nell’interesse dei nostri stessi pescatori pescare cefalopodi più piccoli. Tuttavia, riconosciamo che su questo tema non esistono disposizioni regolamentari armonizzate nella regione. Altri paesi permettono la cattura di cefalopodi di dimensioni più piccole, pertanto le decisioni sulla questione dovrebbero essere prese all’interno della COPACE.

Per quanto riguarda i criteri di assegnazione, conosciuti anche con il nome di “stabilità relativa”, come ho già spiegato prima la Commissione non è obbligata a trasferire la stabilità relativa da un accordo ad un altro o da un protocollo ad un altro.

Ciononostante, l’accordo e il protocollo prevedono che, nel caso in cui gli Stati membri necessitassero maggiori possibilità di pesca, e se tali richieste si basassero sulla scienza, sullo stato delle risorse, allora queste sarebbero prese in considerazione e mi impegnerei io personalmente a presentarle alla Mauritania in modo tale da negoziare degli aumenti, come nel caso dei cefalopodi, se ci fossero delle richieste specifiche in questo senso.

Vorrei sottolineare che le licenze per i cefalopodi sono state utilizzate in 22 occasioni e il nuovo protocollo contiene disposizioni per 25, pertanto stiamo provvedendo alla creazione di un cuscinetto che ne permetta l’utilizzazione.

Se uno Stato membro coinvolto sostiene di avere un numero di richieste superiore a 25, purché ci fornisca i fatti specifici, li presenteremo alla Mauritania in modo tale da apportare un aumento, sempre nel rispetto dello stato delle risorse. Vorrei ribadire che, riguardo ai cefalopodi, ci sono dei problemi relativi alla sostenibilità e alla salute delle loro risorse.

Ritornando alla questione della stabilità relativa, vorrei sottolineare che non si può avere la botte piena e la moglie ubriaca. Da un lato, riguardo ai cefalopodi, la loro assegnazione non sembra essere stata accolta positivamente da uno Stato membro in particolare. Ma quando si parla del tonno, per cui c’è stato un aumento significativo delle assegnazioni per lo stesso Stato membro, allora questo va a favore dello Stato membro e non riceviamo nessuna critica in proposito.

Riguardo alla ragione della denuncia e della ripresa dei negoziati sul protocollo, ovvero che è stato sottoutilizzato, vorrei di nuovo riprendere ciò che ha affermato l’onorevole Isler Béguin, ossia che tali accordi non concernono solo la pesca ma anche gli aiuti allo sviluppo. Infatti, se da un lato abbiamo diminuito la componente finanziaria per le possibilità di pesca, dall’altro ci stiamo chiaramente impegnando ad aumentare la componente di sviluppo e faremo il possibile per mantenere questa promessa.

Quindi, nel complesso, l’assegnazione finanziaria è mantenuta costante per un periodo di quattro anni. Il sostegno di bilancio al X FES compenserà per i rimanenti 40 milioni di euro per il 2009/10-2012 per un ammontare di 10 milioni di euro all’anno. Ciò significa che la Mauritania riceverà un pacchetto finanziario che, se si considera sia quello che riceve come compensazione per le possibilità di pesca – che sono state ridotte sulla base di ciò che veniva realmente pescato in acque mauritane – sia l’aumento del sostegno di bilancio attraverso la compensazione ad hoc del X FES stabilita da questo protocollo, risulta una situazione in cui il pacchetto totale equivale al pacchetto sulla pesca che ricevevano in base al protocollo finanziario precedente.

Infine, questa domenica si terrà un incontro del gruppo di lavoro sulla questione dei fermi per discutere e trovare un accordo sulle raccomandazioni e le linee guida che dovrebbero risolvere il problema. Per quanto riguarda la partecipazione dei membri del Parlamento europeo menzionata dall’onorevole Fraga all’inizio, la Commissione ritiene che debba essere seguito lo stesso approccio applicato alla partecipazione dei membri del Parlamento ai negoziati bilaterali anche durante le commissioni miste in cui sono ufficialmente rappresentate due parti.

La Commissione, comunque, continua a collaborare con il Parlamento sulla base del accordo quadro vigente.

 
  
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  Carmen Fraga Estévez, relatore. − (ES) Signor Presidente, cercherò di essere schematica. In primo luogo, riguardo al tema presentato dall’onorevole Isler Béguin, vorrei sottolineare che i fondi per la cooperazione allo sviluppo aumentano durante i quattro anni in cui è in vigore il protocollo.

E’ il contributo finanziario totale ad essere ridotto del 19 per cento, ma gli importi stanziati per la cooperazione allo sviluppo stanno aumentando di 11 milioni di euro, 16 milioni di euro, 18 milioni di euro e 20 milioni di euro, pertanto, per quanto riguarda la cooperazione allo sviluppo non si deve preoccupare poiché quegli importi stanno realmente aumentando.

Onorevole Borg, riguardo alle dimensioni minime del polpo, dato che le misure tecniche sono importanti per sfruttare le possibilità di pesca, credo che questo non sia un problema da affrontare in questo frangente. Sa bene che la questione è ancora in sospeso.

Continuo a ribadire che le dimensioni sono le più grandi di tutta la regione. Il Comitato per la pesca nell'Atlantico centro-orientale (COPACE) ha precisato durante il suo incontro di quest’anno che dovrebbero essere fissate delle dimensioni minime comuni per tutta la regione e credo che in questo caso la Commissione dovrebbe sforzarsi a garantire che la questione non sia più un problema.

La relazione redatta dal comitato scientifico mauritano sostiene che in novembre, per esempio, il 50 per cento delle catture nella zona di pesca mauritana possono essere polpi tra i 300 e i 500 grammi, in altre parole le dimensioni minime rappresentano un problema nella zona di pesca mauritana e altrove.

Per quanto riguarda la stabilità relativa, non voglio fare polemica con lei, ma questo tema è stato discusso in Parlamento ed è compreso nel regolamento di base sul quale abbiamo discusso insieme al regolamento sulle licenze per i paesi terzi, ma l’assegnazione iniziale è un’altra questione.

L’assegnazione iniziale deve rispettare i diritti storici e poi se, in base a tale assegnazione non vengono sfruttate le possibilità di pesca, la Commissione potrà, sono d’accordo, offrirle a chiunque le voglia e le richieda, ma inizialmente sono i diritti storici a dover essere rispettati e, nel caso della categoria 5 in Mauritania, non è stato così, onorevole Borg.

Non mi dilungherò oltre. Potrei rispondere ad altre domande, ma credo, sebbene non riesca a vedere bene senza occhiali, di aver superato il limite di tempo stabilito.

 
  
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  Presidente. − La discussione è chiusa.

La votazione si svolgerà domani, 10 luglio 2008.

 
Ultimo aggiornamento: 12 novembre 2008Avviso legale