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Procedura : 2008/2617(RSP)
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Testi presentati :

B6-0364/2008

Discussioni :

PV 10/07/2008 - 11.2
CRE 10/07/2008 - 11.2

Votazioni :

PV 10/07/2008 - 13.2
CRE 10/07/2008 - 12.2

Testi approvati :

P6_TA(2008)0367

Discussioni
Avvertenza
Giovedì 10 luglio 2008 - Strasburgo Edizione GU

11.2. Situazione in Bangladesh
PV
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  President. – L’ordine del giorno reca la discussione congiunta su sei proposte di risoluzione sulla situazione in Bangladesh(1).

 
  
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  Ewa Tomaszewska, autore. (PL) Signor Presidente, relativamente ai disordini del gennaio 2007, il governo ad interim del Bangladesh ha decretato lo stato di emergenza, e l’11 giugno di quest’anno ha approvato un nuovo regolamento che limita i diritti umani attraverso una definizione poco precisa di atto terroristico.

A giugno, in Bangladesh si è verificata un’ondata di arresti di massa, che approfittava degli straordinari poteri che consentivano di compiere arresti in assenza di mandato quando si poteva supporre un legame tra la persona arrestata e reati penali. Infatti, gli arresti riguardavano leader, membri e simpatizzanti dei due principali gruppi di opposizione, la Lega Awami e il partito popolare del Bangladesh, che si rifiutavano di cooperare con il governo nell’organizzazione delle elezioni generali fino a quando i loro leader non venissero liberati dalla prigionia. Gli imminenti negoziati di oggi con la Lega Awami sono motivo di speranza. Tuttavia, il rialzo massiccio dei prezzi dei generi alimentari sta minacciando la stabilità del paese. In tali condizioni, le elezioni previste per dicembre non sono una garanzia che il Bangladesh si avvii sulla strada per la democrazia.

Chiediamo al governo del Bangladesh di ritirare lo stato di emergenza e rispettare i diritti umani, il che contribuirebbe a mantenere gli standard democratici durante il processo elettorale. Chiediamo che vengano ritirate le forze armate da azioni connesse all’organizzazione delle elezioni.

 
  
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  Jean Lambert, autore.(EN) Signor Presidente, come ben sappiamo, è da molto tempo che la situazione in Bangladesh è motivo di grande preoccupazione per il Parlamento. Ci siamo schierati a favore delle richieste di interventi che garantissero elezioni libere ed eque e abbiamo anche appoggiato gli appelli della società civile riguardo a registri elettorali rivisti e aggiornati che potessero assicurare la massima partecipazione possibile a tali consultazioni.

Ritengo sia importante dichiarare che accogliamo con estremo favore gli sviluppi relativi a un nuovo registro elettronico. E’ un’azione importante quella intrapresa e in effetti, se portata a termine a tempo debito e se in grado di fare in modo che anche i gruppi minoritari, e non solo, vengano inclusi, rappresenterà un autentico risultato di portata storica ad opera delle autorità del paese. Sappiamo che il registro elettronico ha già avuto un effetto estremamente positivo, senza dubbio per le donne che provengono dalle famiglie e dai contesti di maggiore povertà, che sentono di avere finalmente un’identità, che ora possono ottenere in prestito piccole somme per avviare le proprie attività, e così via.

Sono pertanto stati compiuti alcuni passi positivi. Accogliamo anche con favore il recente intervento concernente i criminali di guerra e l’azione che il governo, o perlomeno parte di esso, ha avviato per contrastare la corruzione.

Ma sono per noi motivo di grande inquietudine il ruolo e l’attività del continuo governo provvisorio e lo stato di emergenza. Alcuni hanno affermato che lo stato di emergenza è una questione tecnica, per così dire, atta a garantire che un governo possa almeno proseguire oltre il periodo ad interim.

Tuttavia, a prescindere dal fatto che si sia d’accordo con tale asserzione, penso che quello cui assistiamo con lo stato di emergenza stia effettivamente iniziando a riflettere una precisa mancanza di controlli ed equilibri all’interno del sistema, soprattutto se si considerano le relazione che, come stiamo sentendo, riferiscono di arresti in massa, l’assenza dei dovuti processi, le presunte torture, le uccisioni extragiudiziarie, la pressione sui giornalisti e la crescente violenza contro le donne.

Pertanto, è chiaro che è necessario un governo provvisorio onde frenare le forze di sicurezza, cessare gli arresti in massa, procedere all’incriminazione o al rilascio degli arrestati e garantire il dovuto processo. La presente risoluzione riflette di certo la volontà che ritengo sia di quest’Assemblea di eliminare lo stato di emergenza e assicurare che la società civile possa andare verso elezioni complete, eque e libere con il sostegno dell’Unione europea, in ogni caso nell’ambito della sua capacità di osservazione elettorale.

 
  
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  Marios Matsakis, autore. (EN) Signor Presidente, il Bangladesh è uno dei paesi più poveri del pianeta la cui integrità fisica ha una data di scadenza poiché, se il processo del riscaldamento globale non viene fermato, gran parte del paese verrà sommerso dalle acque entro il 2050. Lo stato di emergenza, con tutte le sue manifestazioni antidemocratiche, dichiarato dal governo ad interim insediatosi a gennaio 2007 tra la violenza del periodo antecedente alle elezioni, adesso dovrebbe essere ritirato. Tutti gli individui arrestati in base alle norme sui poteri d’emergenza dovrebbero essere portate dinanzi a un tribunale o liberate.

Inoltre, la nuova ordinanza antiterroristica deve essere riportata con urgenza in conformità delle norme accettate a livello internazionale, che tutelano i diritti e le libertà della persona. Oltretutto, le forze armate del paese devono cessare il loro coinvolgimento nei processi politici del Bangladesh e le prossime elezioni si devono svolgere in un clima di tranquillità politica non militarizzata.

 
  
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  Esko Seppänen, autore. (FI) Signor Presidente, nella risoluzione che abbiamo appena adottato, il Parlamento europeo ha chiesto diritti umani per la popolazione indiana.

La situazione in Bangladesh è molto problematica. L’intero paese si trova in stato di emergenza da 18 mesi e all’orizzonte non si vedono elezioni libere. Il Bangladesh non è uno Stato democratico, ma certamente il mondo è pieno di Stati non democratici e di violazioni dei diritti umani. Tra tutti questi Stati, solo lo Zimbabwe ha subito la condanna dell’Unione europea e degli Stati Uniti. La natura non democratica delle sue elezioni può essere criticata liberamente dai media occidentali poiché il paese non possiede petrolio. Quest’ultimo è un cuscinetto protettivo contro le condanne per violazioni della democrazia.

Neanche il Bangladesh è uno Stato petrolifero. Per questo motivo, i media potrebbero sottolineare la situazione nel paese con la silenziosa benedizione delle potenze ai governi dipendenti dal petrolio. Il Bangladesh ha reintrodotto la pena di morte e, a seguito della dichiarazione dello stato di emergenza, sono state arrestate 300 000 persone per motivi inconsistenti, 12 000 delle quali sono morte il mese scorso. Molti degli arrestati nelle ultime settimane erano difensori della democrazia, membri locali attivi di partiti politici e sostenitori della democrazia che lo Stato e il governo considerano criminali.

Anche in Bangladesh la parola del giorno è terrorismo, ed è la scusa per le violazioni dei diritti umani. Il Bangladesh non è un paese basato sullo Stato di diritto. Le violazioni dei diritti umani vengono perpetrate nel paese sotto forma di detenzioni dei più diversi tipi, mancanza dei diritti degli imputati alla difesa, e vizi sia nella pubblicazione delle sentenze che delle basi sulle quali si fondano. I diritti umani contenuti nella costituzione non vengono rispettati. Per questi motivi, chiediamo al Parlamento di sostenere la risoluzione congiunta che chiede l’immediata abrogazione dello stato di emergenza e lo svolgimento di elezioni libere a tempo debito.

 
  
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  Thomas Mann, a nome del gruppo PPE-DE. – (DE) Signor Presidente, il governo transitorio di Ahmed deve concentrarsi sui suoi reali obiettivi: la lotta alla corruzione, rendere sicuro il paese e creare i prerequisiti per lo svolgimento delle elezioni, ad agosto a livello regionale e a dicembre a livello nazionale. Tuttavia, le elezioni devono essere condotte in modo equo, nel rispetto delle convenzioni internazionali nonché dare alle minoranze etniche e religiose l’opportunità di essere coinvolte, sia attivamente che passivamente. Gli osservatori elettorali, compresi quelli dell’Unione europea, dovrebbero compiere i controlli necessari all’interno del paese.

Ovviamente, gli attacchi estremisti devono essere evitati, ma la nuova ordinanza antiterrorismo del 2008, elaborata a tale scopo, deve essere conforme al diritto internazionale. Così non è. Attualmente, viene impiegata principalmente per prendere di mira le persone che sono vittime di persecuzione politica. Non è una sorpresa che il Bangladesh sia un luogo di terrore, in cui gli attivisti per i diritti umani e i cittadini che esprimono critiche vengono arrestati in modo arbitrario.

Gli arrestati hanno il diritto a un giusto processo. L’organizzazione per i diritti umani Odhikar ha dichiarato che le informazioni sugli arresti di massa e sui maltrattamenti sono state dimostrate. Quale membro della delegazione dell’Associazione dell’Asia del Sud per la cooperazione regionale (AASCR) del Parlamento europeo, ho visitato molte volte il Bangladesh. Erano presenti anche molti dei deputati che sono oggi in quest’Aula. In quel paese islamico moderato, esistono numerose posizioni di responsabilità che sono bendisposte. Attendono disperatamente un impulso dall’esterno, in particolare dall’Unione europea, dalla Commissione e dal Consiglio.

Signor Presidente, mi congratulo con lei per la decisione che ha appena preso riguardo al quorum nel Parlamento europeo. Onorevole Gill, auspico che possiamo mantenere in vita tutte le nostre urgenze e non affermare costantemente che devono essere trasmesse alla commissione competente. L’onorevole Matsakis ha assolutamente ragione. Un ulteriore passo su tale aspetto sarebbe che non esistessero più gli intergruppi. Anche questo sarebbe fatale, poiché le commissioni non possono svolgere questo lavoro.

Dobbiamo trarre il massimo dall’opportunità di avere il tempo necessario, affinché non dobbiamo più assistere alla situazione in cui il povero Presidente deve usare il martelletto, poiché in futuro avremo, si spera, il doppio di cui parlare, affinché il Parlamento europeo sia conosciuto come la voce dei diritti umani e possa rafforzarsi, e ciò richiede tempo.

 
  
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  Neena Gill, a nome del gruppo PSE. (EN) Signor Presidente, avendo presieduto la delegazione per i rapporti con i paesi dell’Asia del Sud e avendo visitato il Bangladesh, direi che è un paese fragile che ha affrontato più della sua parte di imprevisti politici, ambientali, economici e sociali. Tuttavia, quando mi sono recata nel paese, mi hanno colpito i media vivaci e liberi nonché la determinazione della popolazione nel superare le sue difficoltà.

Ritengo che il fulcro dei nostri rapporti con il Bangladesh dovrebbe essere sostenere i movimenti democratici nel paese e la creazione dello Stato di diritto, oltre che contribuire alla realizzazione di istituzioni democratiche. Mentre L’Unione europea ha un ruolo importante nell’aiutare il Bangladesh a raggiungere tali obiettivi, ciò si dovrebbe tradurre in un’azione costruttiva nell’assistere il paese, non nel cercare di microgestire i suoi problemi.

Accolgo davvero positivamente l’annuncio delle elezioni previste per la terza settimana di dicembre di quest’anno e chiedo al governo ad interim di garantire che tali elezioni siano libere e leali, nonché che la commissione elettorale continui con la sua tabella di marcia.

Vorrei rispondere alle accuse che l’onorevole Mann ha sollevato nei miei confronti in quanto ritengo non sia appropriato proseguire con argomenti della discussione precedente. Vorrei dire che, se prendiamo le nostre urgenze realmente sul serio, l’onorevole Mann dovrebbe garantire che queste persone siano presenti. Su ognuno di noi incombe l’obbligo di garantire che i nostri colleghi siano presenti in Aula poiché abbiamo gruppi minoritari che influenzano il modo in cui il Parlamento europeo viene considerato nel mondo. E’ importante, quando svolgiamo queste discussioni, che teniamo presente che è fondamentale avere le urgenze, ma portate qui i vostri colleghi.

 
  
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  Janusz Onyszkiewicz, a nome del gruppo ALDE. (PL) Signor Presidente, in termini di numeri della popolazione, il Bangladesh è il settimo paese più grande del mondo, con una popolazione che supera i 150 milioni. E’ un paese che ha ottenuto l’indipendenza nel 1971, ma ha subito 20 anni di governi autocratici, che molto spesso sono stati di natura militare. Tuttavia, nel 1991, è accaduto qualcos’altro. E’ nata la democrazia e si è registrato un 5 per cento di crescita. La ben nota società Goldman Sachs ha dichiarato che il Bangladesh era un paese con un futuro molto promettente, per quanto riguardava la rapida crescita economica. Oggi, assistiamo a una massiccia recessione, e all’esistenza di una crisi politica. L’esercito è comparso nelle strade. Per di più, quest’ultimo desidera modificare la costituzione al fine di introdurre, come dichiara esso stesso, la propria forma di democrazia. Lo abbiamo ascoltato prima. Abbiamo avuto l’opportunità di osservare da vicino che cosa significa questo speciale tipo di democrazia. Se quest’ultimo è inteso a coinvolgere l’impiego delle armi nella politica, la mia opinione è che sia una pessima direzione da prendere.

 
  
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  Ryszard Czarnecki, a nome del gruppo UEN. (PL) Signor Presidente, la situazione in Bangladesh è sempre stata molto seria, ma in particolare negli ultimi 18 mesi, da quando è stato introdotto nel paese lo stato di emergenza. Una conseguenza di ciò è stato, per esempio, l’aumento del numero di condanne a morte, e sono state arrestate più di 300 000 persone, alcune delle quali hanno subito torture. Il problema è che queste repressioni non mostrano alcun segnale di indebolimento. Sei settimane fa sono state arrestate più di 12 000 persone. Tutto questo accade a fronte di un contesto economico drammatico. L’aumento dei prezzi dei generi alimentari di prima necessità è cresciuto di un terzo. Probabilmente, si verificherà un’ampia ondata di emigrazione, che raggiungerà nei prossimi 40 anni i 25 milioni. Tale esodo verrà provocato dalle inondazioni che sono con molta probabilità il risultato dei livelli del mare in aumento nella Baia di Bengali. Tutto ciò indica una conclusione: il Bangladesh è un paese di cui dobbiamo preoccuparci; a cui dobbiamo offrire il nostro sostegno. Dobbiamo inoltre appoggiare il cambiamento economico e democratico nel paese, il più povero del mondo.

 
  
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  Eija-Riitta Korhola (PPE-DE). - (EN) Signor Presidente, nello stato di emergenza provocato nel 2007, si può essere arrestati per un tempo imprecisato senza un mandato del tribunale sulla base del ragionevole sospetto di coinvolgimento in attività connesse alla corruzione. Con il recente arresto di Motiur Rahman Nizami, i tre principali leader politici del Bangladesh sono stati adesso arrestati con accuse di presunta corruzione.

Da marzo 2008, sono state arrestate almeno 12 000 persone cui è stato negato il diritto di chiedere il rilascio dietro cauzione. Tale numero comprende centinaia di membri di partiti politici, ma anche imprenditori e giornalisti sono stati vittima di questa caccia alle streghe anticorruzione.

Con le elezioni previste per dicembre di quest’anno, i principali leader politici non possono partecipare al dialogo, il che ostacola il processo democratico. Poiché il governo ad interim respinge le accuse che tali arresti siano politicamente motivati, la puntualità strategica di tali avvenimenti è una coincidenza troppo grande da poter essere ignorata.

I detenuti dovrebbero essere accusati a norma di legge sulla base di prove fondate o rilasciati immediatamente. Altrimenti, il risultato delle prossime elezioni sarà fraudolento e ben lontano dall’essere democratico.

 
  
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  Lidia Joanna Geringer de Oedenberg (PSE). - (PL) Signor Presidente, i problemi in Bangladesh cui, da alcuni anni a questa parte, è rivolta la nostra attenzione, continuano a restare irrisolti. Il mondo continua a sentire che nel paese avvengono sempre più casi di violazioni dei diritti umani. Da gennaio 2007, il Bangladesh è in stato di emergenza. L’ordinanza antiterrorismo introdotta l’11 giugno ha posto altri limiti ai diritti umani, diventando un ulteriore strumento della battaglia politica. Negli ultimi 18 mesi sono stati eseguiti 300 000 arresti e il campo di applicazione della pena di morte si è ampliato. I detenuti sono soggetti a tortura e muoiono in circostanze inspiegate. Le autorità del Bangladesh non stanno facendo molto per sostenere l’economia del paese, in cui i prezzi dei generi alimentari sono aumentati di più di un terzo negli ultimi mesi, e in cui un quarto del territorio è minacciato da un rischio costante di alluvione e di disastro umanitario. Un’opportunità di cambiamento nel paese è offerta dalle libere elezioni politiche precedute dalla revoca dello stato di emergenza. E’ essenziale che il governo ad interim garantisca la libertà dei mezzi di informazione nel periodo antecedente alle elezioni nonché il coinvolgimento dei rappresentanti di tutte le minoranze etniche e religiose del paese nelle elezioni. L’Unione europea dovrebbe ripristinare quanto prima la sua missione di osservazione elettorale in Bangladesh, e ancor prima di questo l’ufficio della Commissione europea in Bangladesh deve controllare con attenzione la situazione politica nel paese e lo status del rispetto dei diritti umani fondamentali.

 
  
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  Leopold Józef Rutowicz (UEN). - (PL) Signor Presidente, la libertà e l’indipendenza in Bangladesh sono stati garantiti e pagati al prezzo della vita di molti milioni di cittadini. Questo paese subisce inoltre molte perdite a causa della sua situazione e della configurazione del terreno. E’ assediato dai disastri naturali. Il paese è sovrappopolato, con 1 040 persone per chilometro quadrato; non è urbanizzato, e ha un reddito pro capite molto ridotto. E’ un paese difficile da governare a causa dell’analfabetismo e della mancanza di strade e vie di comunicazione. Necessita di assistenza costante dall’esterno, non ultimo nella creazione di un sistema democratico efficace, che è un problema importante e complesso nei paesi islamici. Una questione molto importante è pensare a forme efficaci di assistenza, prestando attenzione che il Bangladesh non venga gestito da governi totalitari. Sostengo la risoluzione. Una discussione sulla democrazia può stimolare iniziative positive da parte del Parlamento.

 
  
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  Filip Kaczmarek (PPE-DE). - (PL) Signor Presidente, il governo ad interim del Bangladesh, sostenuto dall’esercito, sta arrestando migliaia di persone, tra cui membri dell’opposizione. Vengono tenuti in carcere per mesi senza che siano accusati di nulla. Ciò avviene con il pretesto della lotta alla corruzione e al terrorismo. Il governo perseguita inoltre i media indipendenti e consente la pratica della tortura. Tale situazione ha luogo in un paese tra i primi più poveri del mondo e a più vasta densità di popolazione. A fronte di questo contesto, occorre dichiarare con preoccupazione che l’Unione europea conferisce troppo poca importanza ai problemi del Bangladesh. Questo deve cambiare. Una buona opportunità potrebbe essere offerta dalle elezioni politiche annunciate per la fine dell’anno. La Commissione europea e il Consiglio dovrebbero senza alcun dubbio svolgere un ruolo più attivo nel far sì che lo stato di emergenza venga revocato e nel porre fine alle violazioni dei diritti umani. L’Unione europea dovrebbe esercitare particolare pressione per le prossime elezioni e svolgere un attento controllo sia dei preparativi che dello svolgimento di tali elezioni.

 
  
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  Jo Leinen (PSE).(DE) Signor Presidente, l’Unione europea ha un importante interesse nelle condizioni democratiche e nel rispetto dei diritti umani in Bangladesh. Anch’io mi unisco alla richiesta di elezioni libere e leali e alla revoca delle misure di emergenza nel prossimo futuro. Ovviamente, non può svolgersi alcuna discussione democratica in un clima di paura e intimidazioni.

Formuliamo le nostre richieste al governo ad interim, è vero, ma dobbiamo anche sottolineare che i poteri politici presenti in Bangladesh hanno anche un modello alquanto privo di cultura, e che le cose non accadono in modo pacifico, ma molto violento, in particolare durante le campagne elettorali. Queste ultime vengono impiegate immancabilmente per minacciare le minoranze. Pertanto, il nostro messaggio è rivolto a tutte le parti coinvolte, in primo luogo il governo, ma anche altri.

Tuttavia, signor Presidente, rispetto la sua decisione ma vorrei precisare che il nostro Regolamento dichiara che, “Qualora dalla votazione risulti la mancanza del numero legale, la votazione è iscritta all’ordine del giorno della seduta successiva” (articolo 149, paragrafo 3). Dovrei sperare che tali votazioni non si svolgano alla presenza di 30 deputati, ma di 600, come accade sempre per le votazioni di mezzogiorno.

 
  
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  Justas Vincas Paleckis (PSE).(LT) Il Bangladesh è uno dei paesi più poveri del mondo, nonché uno dei più densamente popolati. E’ inoltre il paese a più elevato rischio a causa del cambiamento climatico. Infine, è uno dei paesi meno democratici.

Ho elencato quattro problemi, quattro minacce, di cui solo una potrebbe portare anche un paese prospero in stato di sottomissione. Pertanto, al fine di spezzare questa catena, dovrebbe essere ristabilita la democrazia, direzione verso cui dovrebbero vertere anche le discussioni odierne.

 
  
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  Marios Matsakis (ALDE). − (EN) Signor Presidente, mi dispiace dover prendere di nuovo la parola, ma devo rispondere ancora una volta all’onorevole Gill. L’onorevole ha formulato l’accusa che la discussione del giovedì pomeriggio e le risoluzioni sono il risultato delle volontà di piccoli gruppi minoritari. Posso dire che tale affermazione è priva di rispetto, ingiusta e infondata. Le risoluzioni vengono ampiamente discusse in riunioni in cui sono presenti i rappresentanti di tutti i gruppi, compreso il PSE, uno o due giorni prima di arrivare in Aula il giovedì pomeriggio. Sono approvate dai rappresentanti dei gruppi, se concordano con il loro contenuto, e in seguito vengono discusse e messe ai voti.

Pertanto, se esiste un problema relativo al gruppo socialista, non ci interessa. E’ un problema e interesse del gruppo dell’onorevole Gill. Forse non discutono di tali questioni in modo sufficiente o puntuale, ma è un suo problema. Per come procede il giovedì pomeriggio, è esattamente il contrario. Non sono i gruppi minoritari. Il gruppo PPE-DE ha la maggioranza il giovedì pomeriggio ed è questo che tale gruppo desidera si approvi, poiché ha la maggioranza.

 
  
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  Zdzisław Zbigniew Podkański (UEN). - (PL) Signor Presidente, è diventata una pratica del Parlamento europeo valutare i casi di violazioni dei diritti umani, dei principi democratici e dello Stato di diritto nonché adottare risoluzioni adeguate in plenaria. Uno degli aspetti che oggi stiamo considerando è la situazione in Bangladesh, in cui le elezioni previste per il 22 gennaio 2007 non hanno avuto luogo e sono state rinviate a dicembre 2008. Questo ha aggravato la situazione, provocando da una parte numerose proteste di carattere socio-politico e dall’altra a un irrigidimento delle norme giuridiche e a una risposta più severa da parte delle forze governative. Le espressioni terrorismo, atti pregiudizievoli per beni e persone e reati gravi, vengono spesso impiegate quali motivi per l’arresto e le sentenze del tribunale. Lo stato di agitazione viene peggiorato da una crisi alimentare, che causa un aumento della spesa in prodotti alimentari di circa il 60 per cento. Il problema non può essere risolto con l’uso della forza: arresti, sentenze, detenzioni. Occorre una riconciliazione tra le fazioni in conflitto, che potrebbe essere determinata dalle elezioni democratiche, quindi è ragionevole una risoluzione che chieda lo svolgimento di tali elezioni e dovrebbe essere appoggiata.

 
  
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  Presidente. – Prima di dare la parola alla Commissione, vorrei rispondere al mio amico, onorevole Leinen.

Jo, tu hai affermato che se non avessimo votato questo pomeriggio, la votazione si sarebbe svolta la prossima volta. Avresti avuto ragione se non si fosse trattato di un voto su alcune urgenze, poiché l’articolo 115, paragrafo 6, del nostro Regolamento, secondo l’interpretazione elaborata dalla commissione per gli affari costituzionali che tu presiedi, dichiara molto chiaramente che le proposte di risoluzione sulle urgenze che non possono essere esaminate nell’arco di tempo previsto per queste discussioni, decadono. Decadono anche le proposte di risoluzione per le quali sia stata constatata la mancanza del numero legale.

Pertanto, per le urgenze e solo per queste, se viene stabilito prima delle votazioni che il numero legale non è presente, la votazione non avrà mai luogo. Non può essere deferita; questo stabilisce l’articolo 115, al paragrafo 6.

 
  
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  Olli Rehn, Membro della Commissione. (EN) Signor Presidente, le elezioni politiche di dicembre sono di fatto essenziali al fine di garantire una democrazia sostenibile in Bangladesh. Ci sono progressi ma devono esserne fatti molti di più, in particolare nell’ambito dei diritti umani.

Sinora, valutiamo in modo ampiamente positivo le iniziative intraprese dal governo volte alla preparazione di queste elezioni per quanto riguarda il quadro elettorale e il dialogo con i partiti politici. I preparativi tecnici hanno compiuto progressi sostanziali.

Tuttavia, poiché il Bangladesh è in stato di emergenza, controlleremo da vicino se la graduale rimozione dei limiti all’esercizio dei diritti civili e politici consente elezioni credibili, libere e leali. Consentitemi inoltre di spiegare che il nostro impegno nel processo, compresa l’eventuale riapertura di una missione di osservazione elettorale sospesa all’inizio del 2007, sarà connesso a questo impegno del governo.

Condividiamo anche le preoccupazioni espresse nella vostra risoluzione del 6 settembre dello scorso anno, nonché nelle vostre proposte presentate dai gruppi politici per la discussione odierna. Le restrizioni all’esercizio delle libertà fondamentali devono essere limitate a quanto è strettamente necessario per garantire la sicurezza.

 
  
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  Presidente. – La discussione è chiusa.

La votazione si svolgerà alla fine delle discussioni.

 
  
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  Charles Tannock (PPE-DE), per iscritto. (EN) Il Bangladesh è un paese dell’Asia del Sud grande e strategico con 153 milioni di abitanti e circa 80 milioni di elettori registrati, il che lo rende una delle più grandi democrazie del mondo.

Il governo ad interim ha adesso annunciato all’Unione europea e agli Stati Uniti che procederà alle elezioni democratiche a dicembre del 2008, avendo completato con successo un registro elettorale che è solido contro la frode. I militari sono adesso impegnati nel ritirarsi dalla politica. L’ex Primo Ministro Sheikh Hasina è stato liberato per motivi umanitari. I poteri di emergenza, che la presente risoluzione auspica a ragione che vengano revocati, sono ancora in vigore e devono essere abrogati prima delle elezioni. Il gran numero di arrestati a seguito della violenza dello scorso anno, che hanno condotto allo stato di emergenza, devono essere liberati o processati. Gli osservatori a lungo termine dell’Unione europea dovrebbero ritornare il prima possibile a controllare la situazione preelettorale.

L’Unione europea guarda con molta attenzione al Bangladesh, date le preoccupazioni sul peggioramento della situazione dei diritti umani degli ultimi anni e l’aumento del radicalismo islamico della sua società, con un esodo di Indù, seguaci dell’Ahmadiyya e cristiani, e il governo sembra abbandonare il suo modello di successo di democrazia laica multipartitica. Il Bangladesh ha tutto il necessario per essere una democrazia di successo nel mondo musulmano e l’Unione europea lo deve sostenere con forza.

 
  

(1)Vedasi processo verbale.

Ultimo aggiornamento: 3 dicembre 2008Avviso legale