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Procedura : 2008/2523(RSP)
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B6-0551/2008

Discussioni :

PV 21/10/2008 - 7
CRE 21/10/2008 - 7

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PV 22/10/2008 - 4.2
CRE 22/10/2008 - 4.2

Testi approvati :

P6_TA(2008)0506

Discussioni
Martedì 21 ottobre 2008 - Strasburgo Edizione GU

7. Riunione del Consiglio europeo (15 e 16 ottobre 2008) (discussione)
Video degli interventi
PV
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  Presidente. – L’ordine del giorno reca la relazione del Consiglio europeo e la dichiarazione della Commissione sulla riunione del Consiglio europeo (15 e 16 ottobre 2008).

 
  
  

(EN) Signor Presidente in carica del Consiglio, signor Presidente della Commissione europea, nelle ultime settimane abbiamo vissuto momenti estremamente difficili in cui l’Unione europea, sotto la vostra presidenza, ha dato prova della propria capacità di agire. Se i paesi europei non avessero trovato una soluzione comune, non vi sarebbe stato accordo tra i partner europei. Se non vi fosse stato l’euro, è molto probabile che oggi ci saremmo trovati in una situazione disastrosa.

Le proposte dell’Eurogruppo di dieci giorni fa, la decisione del Consiglio europeo dello scorso mercoledì e gli impegni assunti questo fine settimana al vertice di Camp David rappresentano una serie di successi che riflettono un vero coordinamento di azioni e sforzi volti ad attuare le riforme necessarie per rispondere efficacemente ai problemi dell’economia globale. I governi, però, non sono stati gli unici a rispondere alla crisi. Il Consiglio europeo, sotto la vostra guida, lavorando fianco a fianco con la Commissione europea e il Parlamento europeo, ha garantito che l’Unione svolgesse un ruolo fondamentale per quanto concerne il benessere di tutti i nostri cittadini nei confronti dei quali siamo responsabili.

E’ accaduto spesso in tempi di crisi che l’Unione europea abbia dimostrato la sua reale forza, grazie a voi, signor Presidente in carica del Consiglio e signor Presidente della Commissione. L’azione europea è stata un’azione congiunta. Per questo, prima di aprire la discussione di questa mattina, vorrei formularvi i miei personali complimenti.

 
  
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  Nicolas Sarkozy, presidente in carica del Consiglio. − (FR) Signor Presidente, onorevoli colleghi, è un onore per me essere nuovamente dinanzi al Parlamento europeo per riferire in merito alla lavoro della presidenza del Consiglio in un momento tanto importante per l’Europa. Se me lo consentite, cercherò di parlare molto liberamente, come è giusto e dovuto in quest’Aula, cuore dell’Europa democratica alla quale tutti aspiriamo.

Che cosa abbiamo cercato di ottenere? In primo luogo, era desiderio della presidenza che le istituzioni europee fossero unite di fronte a tutte le crisi che abbiamo dovuto gestire. Era mio personale desiderio che il Parlamento europeo fosse coinvolto in ogni momento in tutte le principali vicende che ci hanno occupato e vorrei ringraziare i presidenti dei vari gruppi, di tutti gli schieramenti politici, che hanno partecipato a questo dialogo e collaborato con la presidenza del Consiglio.

Era inoltre mio personale desiderio che lavorassimo di concerto con la Commissione e, in particolare, con il suo presidente perché, indipendentemente dalle divergenze o dalle differenze tra tutti coloro che siedono in questa Camera, ciascuno di noi sa bene che la divisione tra istituzioni europee indebolisce l’Europa e il dovere di coloro che si assumono responsabilità è collaborare. Faremo progredire l’Europa se Parlamento europeo, Commissione e Consiglio troveranno la via del consenso sui principali temi in maniera da garantire che la voce dell’Europa sia udita.

(Applausi)

Innanzi tutto volevamo che l’Europa restasse unita, obiettivo non facile da conseguire. Volevamo che pensasse autonomamente perché il mondo ha bisogno del pensiero dell’Europa, del suo spirito attivo e propositivo. Se l’Europa ha qualcosa da dire, non vogliamo semplicemente che la dica, ma anche che la realizzi.

Prima è scoppiata la guerra con la reazione decisamente sproporzionata dei russi durante il conflitto georgiano. Le parole hanno un peso. Uso il termine “sproporzionato” perché è stato sproporzionato intervenire come i russi sono intervenuti in Georgia.

(Applausi)

Uso però il termine “reazione” in quanto se la reazione è stata sproporzionata, lo è stata perché era stata preceduta da un atto del tutto inappropriato. L’Europa deve essere giusta e non esitare a uscire da binari ideologici per portare un messaggio di pace.

L’8 agosto è iniziata la crisi. Il 12 agosto eravamo a Mosca con Bernard Kouchner per ottenere un cessate il fuoco. Non sto dicendo che tutto sia stato perfetto; sto semplicemente sostenendo che nell’arco di quattro giorni l’Europa è riuscita a ottenere un cessate il fuoco. All’inizio di settembre l’Europa ha strappato un impegno per un ritorno alle posizioni occupate prima dell’inizio della crisi l’8 agosto. In due mesi l’Europa ha garantito la fine della guerra e il ritiro delle forze di occupazione.

Sulla situazione sono state espresse molte tesi. Alcuni hanno affermato, non certo immotivatamente, che il dialogo è stato inutile e che la risposta all’aggressione militare doveva essere armata. Che follia! L’Europa che ha assistito alla caduta del muro di Berlino e alla fine della guerra fredda non può rendersi complice di una nuova guerra subita soltanto per una mancanza di sangue freddo.

(Applausi)

E’ stato un problema che abbiamo superato con i nostri alleati americani, i quali pensavano che una visita a Mosca fosse inopportuna. Malgrado tutto abbiamo agito di concerto con loro. La loro posizione non era la nostra. Abbiamo cercato di costruire una collaborazione anziché un’opposizione e francamente, vista la situazione del mondo oggi, non credo affatto che abbia bisogno di una crisi tra l’Europa e la Russia! Sarebbe irresponsabile. Siamo dunque liberi di difendere le nostre idee in merito al rispetto della sovranità, al rispetto dell’integrità della Georgia, ai diritti dell’uomo, alle nostre differenze rispetto ai governanti russi, ma sarebbe stato irresponsabile creare le condizioni di uno scontro del quale non abbiamo affatto bisogno.

I negoziati sul futuro stato delle terre georgiane, l’Ossezia e l’Abkhazia, sono iniziati a Ginevra. Mi è stato riferito che sono esorditi con enormi difficoltà. D’altro canto, chi avrebbe potuto aspettarsi altro? L’importante è che siano iniziati. Devo dire peraltro che il presidente Medvedev ha tenuto fede agli impegni assunti dinanzi alla presidenza della Commissione e alla presidenza del Consiglio europeo quando ci siamo recati a Mosca all’inizio di settembre.

L’Europa ha riportato la pace. L’Europa ha ottenuto il ritiro di un esercito di occupazione e l’Europa ha voluto i negoziati internazionali. Era tempo, mi pare, che l’Europa non svolgeva un ruolo del genere in un conflitto di tale portata!

Non intendo naturalmente sorvolare su tutte le ambiguità, le carenze, i compromessi ai quali è stato necessario cedere, ma in coscienza ritengo che abbiamo ottenuto il massimo di ciò che era possibile e soprattutto, signor Presidente del Parlamento europeo, credo che se l’Europa non avesse fatto sentire la voce del dialogo e della ragione, chi l’avrebbe fatto? Quando siamo partiti con Bernard Kouchner per Mosca e Tbilisi il 12 agosto, tutti i mezzi di comunicazione del mondo lo sapevano bene, i russi erano a quaranta chilometri da Tbilisi e l’obiettivo era rovesciare il regime di Saakašvili! Questa era la realtà! Abbiamo sfiorato la catastrofe, ma grazie all’Europa, a un’Europa determinata, la catastrofe è stata scongiurata, anche se, signor Presidente, il cammino sarà ovviamente lungo affinché le tensioni si plachino in questa regione del mondo.

Secondo elemento, la crisi. La crisi finanziaria, sistemica, incredibile, inverosimile, iniziata – diciamo le cose come stanno – il 15 settembre e il non 7 agosto 2007. Il 7 agosto 2007 è iniziata una crisi grave, preoccupante, ma oserei dire normale. Il 15 agosto 2008 siamo entrati un’altra crisi. Che cosa è successo il 15 agosto 2008? Il fallimento di Lehman Brothers. Il mondo, stupefatto, il 15 agosto 2008 ha scoperto che una banca può fallire!

Non spetta a noi e tanto meno a me esprimere un giudizio su ciò che ha fatto o non ha fatto il governo americano. Dico semplicemente, lo ribadisco, che il 15 settembre 2008 una crisi grave è diventata una crisi sistemica con il crollo del sistema finanziario americano, seguito dal sistema finanziario europeo, poi pian piano da altre piazze borsistiche e altri sistemi finanziari.

In quel momento che cosa abbiamo cercato di fare? Vi è stato il piano Paulson I, che non ha funzionato. Dirlo non significa certo criticarlo, bensì descrivere una realtà di fatto. A quel punto, con il presidente della Commissione, abbiamo cercato di costruire una risposta comune europea, inizialmente nella zona dell’euro. Signor Presidente, lei ne ha parlato, che si sia a favore o contro, resta nondimeno vero che nella zona dell’euro abbiamo una stessa banca, una medesima moneta e, dunque, un identico dovere di unità!

Giungere a una posizione comune non è stato certo semplice. Abbiamo innanzi tutto proposto la riunione dei quattro paesi europei membri del G8. Non è fare torto a nessuno sostenere che, per esempio, l’influenza del Regno Unito sul sistema finanziario mondiale è maggiore di quella di altri paesi tra i 27 membri dell’Unione. E mi sono detto che se fossimo riusciti, con un evento straordinario, a mettere d’accordo inglesi, tedeschi, italiani e francesi, ciò non sarebbe avvenuto a discapito degli altri europei, bensì nel loro interesse.

Ovviamente esistevano analisi diverse, non possiamo certo rimproverarcelo, perché nei primi giorni della crisi non si è immediatamente compresa quale sarebbe stata la risposta da dare a una situazione mai vista nella storia economica, in ogni caso del XX secolo. Dopodiché mi sono detto: in fondo, dopo aver riunito i primi quattro, sarebbe opportuno riunire i paesi dell’Eurogruppo più la Slovacchia, che presto vi aderirà. Questa settimana in più ci ha permesso di trovare insieme la soluzione che consisteva nel permettere alle banche di svolgere nuovamente il proprio mestiere: prestare. Ci siamo però ritrovati in una situazione in cui le banche non effettuavano più prestiti interbancari, non avevano più denaro da prestare e il sistema cedeva. Banche nazionalizzate nel Regno Unito, banche sull’orlo del fallimento in Belgio, un sistema islandese – al di fuori dell’Europa, ma a noi molto vicino – che crollava, pessime notizie dal fronte svizzero e, poco alla volta, per contagio: Germania, Francia, tutti coinvolti! Ebbene siamo riusciti, in sede di Eurogruppo, a concordare un piano colossale – 1 800 miliardi di euro – per consentire alle nostre istituzioni finanziarie di svolgere il proprio lavoro e rassicurare risparmiatore e imprenditori europei.

Dopodiché è stata la volta del Consiglio europeo che ha adottato la medesima strategia e, da quel momento, siamo riusciti a calmare i mercati europei. Una buona sorpresa: è arrivato il piano Paulson II, che come tutti avranno potuto osservare ricalca ampiamente il piano europeo. Lo dico non certo per vanagloria, ma semplicemente per riflettere insieme a voi: la crisi è mondiale, la risposta può solo essere globale. L’orologio degli Stati Uniti e quello dell’Europa devono segnare la stessa ora.

Tutto questo, però, è gestione della crisi, signor Presidente, niente di più, niente di meno. Se non l’avessimo fatto, che cosa sarebbe successo?

Dobbiamo ancora darci le risposte vere. Come è potuto accadere tutto ciò? Come evitare che tutto questo si ripeta? L’Europa ha idee da difendere, una politica da proporre? In questo ambito, a nome dell’Europa, all’Assemblea generale delle Nazioni Unite, all’inizio di settembre, ho proposto che si organizzi un vertice internazionale per gettare le basi di una nuova Bretton Woods sulla falsariga di quanto avvenuto all’indomani della Seconda guerra mondiale per creare un nuovo sistema finanziario mondiale. L’idea si fa strada. Quale deve essere l’obiettivo dell’Europa nel quadro di tale vertice? L’Europa deve farsi portavoce dell’idea di una rifusione del capitalismo mondiale.

Ciò che è accaduto è il tradimento dei valori del capitalismo, non è la rimessa in discussione dell’economia di mercato. Totale assenza di regole, gli speculatori che operano a discapito degli imprenditori! Dobbiamo imporre l’idea di una nuova regolamentazione. L’Europa deve formulare le proprie proposte e le formulerà. Innanzi tutto, che nessuna banca, signor Presidente, che opera con denaro degli Stati possa avere rapporti con paradisi fiscali.

(Applausi)

Che nessun istituto finanziario, signor Presidente, possa operare senza essere sottoposto a una regolamentazione finanziaria. Che i trader vedano che il loro sistema di remunerazione è calcolato e organizzato in maniera da non poter correre rischi sconsiderati come quelli che ci siamo trovati a correre. Che le norme contabili delle nostre banche non subiscano la gravità della crisi, ma al contrario consentano di accompagnarla. Che il sistema monetario sia ripensato tra tassi di cambio fissi e nessun tasso di cambio tra monete. Nel mondo si è sperimentato di tutto. Possiamo continuare, noi, il resto del mondo, a farci carico dei deficit della prima potenza mondiale senza proferire parola? La risposta è ovviamente “no”.

(Applausi)

Non serve a nulla, d’altronde, additare un colpevole. E’ più opportuno semplicemente trovare vie e mezzi perché ciò non si ripeta più. E poi vi sarebbero altre cose da dire, ma vorrei soprattutto che l’Europa volgesse lo sguardo alla governance mondiale del XXI secolo. Non stupiamoci se non funziona. Viviamo nel XXI secolo con le istituzioni del XX. Il presidente degli Stati Uniti e l’Europa hanno quindi proposto diversi vertici, a iniziare da metà novembre, che riguarderanno una nuova regolamentazione, una nuova governance mondiale. Spero che l’Europa possa dibatterne.

Avrò l’occasione di proporre ai miei partner, capi di Stato e di governo, una riunione per preparare tali vertici. La rifusione del nostro capitalismo e del nostro sistema internazionale è un tema di grande interesse per il Parlamento europeo, che deve discuterne proponendo le proprie idee. L’Europa, però, deve parlare coralmente per farsi sentire.

Chi parteciperà al vertice? Vi sono molte scuole di pensiero. Personalmente credo che la cosa più semplice sia il G8, incontestabile, naturalmente con i russi, al quale sarà opportuno aggiungere il G5, incontestabile anch’esso, che consentirà di far partecipare a questo dibattito essenziale soprattutto Cina e India. Questo sarà lo scopo della mia visita in Cina insieme al presidente Barroso per convincere le potenze asiatiche a partecipare a tale rifusione.

Signor Presidente, vi è stato un terzo tema estremamente complesso durante questa presidenza, quello del futuro del pacchetto clima-energia. So perfettamente che la vostra Assemblea e alcuni vostri gruppi sono divisi sul seguito da darvi. Permettetemi di esprimere il mio personale convincimento e descrivere la politica che intendo proporre. Il pacchetto clima-energia, un pacchetto ambizioso, si fonda sull’idea che il mondo si dirige verso una catastrofe se continua a produrre nelle stesse condizioni. Questa è l’analisi!

(Applausi)

Non mi pare che alcuna argomentazione ci possa indurre ad affermare che il mondo migliora dal punto di vista ambientale perché vi è stata la crisi finanziaria. Quando abbiamo deciso di impegnarci nel pacchetto clima-energia, lo abbiamo fatto consapevoli delle nostre responsabilità nei confronti dei nostri figli e del futuro del pianeta. E’ una politica strutturale, una politica storica, che sarebbe drammatico abbandonare con il pretesto della crisi finanziaria.

(Applausi)

Sarebbe drammatico e irresponsabile. Perché irresponsabile? Irresponsabile perché l’Europa trasmetterebbe il segnale che non è decisa a compiere gli sforzi che ha promesso al riguardo e, se l’Europa non dovesse compiere tali sforzi, le nostre possibilità di convincere il resto del modo che occorre preservare gli equilibri del pianeta sarebbero nulle. Non si tratterebbe dunque semplicemente di un fallimento dell’Europa per se stessa, ma di un fallimento a livello ambientale per l’intero mondo perché se l’Europa non dovesse dare l’esempio, non sarebbe udita, rispettata e ascoltata. E se l’Europa non dovesse assolvere tale ruolo, nessuno lo assolverebbe al suo posto, per cui avremmo mancato all’appuntamento con la storia!

(Applausi)

Che cosa significa non rispettare un appuntamento? A mio parere, significa due cose: in primo luogo, che occorre ritornare sugli obiettivi del “triplo venti”; in secondo luogo, che bisogna ritornare sul calendario, ossia la fine dell’anno. Non ho affatto l’intenzione – peraltro, non ne ho né il potere né la volontà – di rimettere in discussione in alcun modo la codecisione. D’altronde bisognerebbe essere malpensanti per attribuirmi un siffatto pensiero! Anche se, a dire il vero, attribuirmi una qualsivoglia capacità di pensare è per me comunque lusinghiero, caro Dany! Ma in questo caso mi sono battuto insieme al presente Barroso, in sede di Consiglio europeo, per imporre il rispetto degli obiettivi e il rispetto del calendario, cosa non facile, per cui disponiamo di qualche settimana per convincere un certo numero di nostri partner, di cui comprendo le preoccupazioni, perché non si creano le condizioni per un compromesso senza cercare di capire ciò che dice chi non è d’accordo con noi!

Vi sono alcune economie che si basano al 95 per cento sul carbone. Non è possibile chiedere loro interventi che le metterebbero in ginocchio in un momento in cui hanno già difficoltà incommensurabili. Occorre dunque trovare le vie e gli strumenti della flessibilità rispettando i paletti che ho proposto al Consiglio: il rispetto degli obiettivi e il rispetto del calendario.

Avrò modo, signor Presidente, di soffermarmi di più sull’argomento forse in altre sedi. Qui non voglio abusare della vostra pazienza. In ogni caso, mi preme dirvi che questo è stato il nostro intento e spero che tutto il mondo possa seguirci.

Qualche parola sul quarto tema, il patto sull’immigrazione, per dirvi che ritengo che si tratti di un valido esempio di democrazia europea perché, nonostante le differenze iniziali, tutti hanno potuto concordare una politica di immigrazione scelta, concertata con i paesi di emigrazione, in maniera da trarre le conseguenze di Schengen che riguardano i tre quarti dei paesi europei. Se abbiamo abolito i visti tra noi, è perlomeno ragionevole ipotizzare che i paesi che non hanno bisogno di visto per passare dall’uno all’altro si possano dotare di uno stesso corpus di pensiero per una politica di immigrazione europea.

Mi restano due punti prima di concludere. Il primo è che la crisi finanziaria reca con sé una crisi economica, che è già tangibile! Inutile predirla perché già la viviamo. A titolo personale, conoscendo perfettamente i disaccordi esistenti tra alcuni paesi, voglio precisare che non riesco a immaginare che mi si venga a dire che di fronte alla crisi finanziaria avevamo bisogno di una risposta europea unita, mentre di fronte alla crisi economica non ne abbiamo bisogno!

Vorrei spiegare meglio cosa intendo per “unita”. Unita non significa identica! Per la crisi finanziaria abbiamo proposto una toolbox, un itinerario, un’armonizzazione, un coordinamento. Ebbene credo che per la crisi economica servirà la stessa cosa. Ciò non significa che tutti ci comporteremo nella stessa maniera. Ciò significa invece che perlomeno avremo l’obbligo di parlarne, tenerci informati e, su alcuni argomenti, concertare i nostri interventi. Vi sono varie alternative. Consentitemi di menzionare una sola idea: le borse sono a un livello storicamente basso. Non vorrei che i cittadini europei tra qualche mese si svegliassero scoprendo che le società europee appartengono a capitali non europei, che le hanno acquistate al corso minimo, a un prezzo irrisorio, divenendone proprietari. In tal caso, questi stessi cittadini ci chiederebbero “voi dove eravate?”

Ebbene, io chiedo a ciascuno di noi di riflettere sull’opportunità di creare, anche noi, fondi sovrani in ogni nostro paese, fondi sovrani nazionali che forse, di tanto in tanto, potrebbero essere coordinati per dare una risposta industriale alla crisi! Aggiungo che seguo con molto interesse il piano americano per il settore automobilistico: venticinque miliardi di dollari di tassi di interesse a prezzi imbattibili per salvare dal fallimento tre case produttrici americane del settore automobilistico.

Mi piacerebbe che ci fermassimo un istante a riflettere sull’argomento in Europa. Oggi, a ragione, chiediamo ai nostri costruttori di realizzare autoveicoli puliti modificando completamente il loro apparato produttivo. E, grazie al bonus ecologico, il 50 per cento degli autoveicoli venduti nel mio paese è ormai “pulito”! Possiamo lasciare l’industria automobilistica europea in una situazione di grave distorsione della concorrenza rispetto ai suoi concorrenti americani senza interrogarci su possibili politiche settoriali europee per difendere l’industria comunitaria?

Ciò non significa rimettere in discussione il mercato unico! Ciò non vuol dire contestare il principio della concorrenza! Ciò non significa rimettere in discussione il principio degli aiuti di Stato! Ciò vuol dire che l’Europa deve dare una risposta unita, una risposta che non sia ingenua, alla concorrenza delle altre grandi regioni del mondo. Il nostro dovere è garantire che in Europa si possa continuare a costruire aerei, navi, treni, automobili perché l’Europa ha bisogno di un’industria potente. Ebbene, su questa politica la presidenza si batterà!

Infine, l’ultimo punto riguarda le istituzioni. Non so se sia un “ah” di sollievo dovuto al fatto che concludo il mio intervento o al fatto che gli altri argomenti fossero ritenuti meno importanti... Le istituzioni non solo l’unico argomento europeo, e abbiamo avuto torto nel dedicarci troppo alla questione, ma sono comunque un argomento! Voglio esprimere il mio convincimento che la crisi richiede la riforma delle istituzioni europee. La crisi presuppone che l’Europa possa dare una risposta tanto potente e rapida quanto quella data da altri raggruppamenti mondiali, come gli Stati Uniti, dinanzi al dramma della crisi finanziaria.

Sono tra coloro che pensavano che sarebbe un errore gravissimo non riformare le nostre istituzioni. Gravissimo! Soprattutto perché, per seguire questioni complesse come Georgia, Russia, crisi finanziaria, crisi economica, non pare ragionevole avere una presidenza a rotazione con cadenza semestrale. Qualunque sia stato il voto alle ultime elezioni, consentitemi di dire in tutta franchezza che se amiamo l’Europa e vogliamo che l’Europa parli all’unisono, non mi sembra ragionevole pensare che la presidenza del Consiglio debba cambiare ogni sei mesi. Pertanto, con il presidente Barroso, dovremo elaborare un itinerario per il mese di dicembre per vedere come dare una risposta alla questione irlandese ed è mia intenzione, prima di lasciare la presidenza del Consiglio, proporre tale itinerario e consensualmente indicare le vie e i mezzi per risolverla.

Vorrei peraltro aggiungere un’ultima cosa: non è possibile che la zona dell’euro proceda senza una governance economica chiaramente identificata. Non possiamo più andare avanti così! Desidero rendere omaggio all’operato della Banca centrale europea ribadendo la mia convinzione che debba essere indipendente. Tuttavia, affinché l’operato della BCE realizzi il suo pieno potenziale, è necessario che possa discutere con una governance economica. Questo era lo spirito del trattato! Lo spirito del trattato è il dialogo, la democrazia e l’indipendenza reciproca. Nella mia mente, peraltro, la vera governance economica dell’Eurogruppo è un eurogruppo che si riunisca a livello di capi di Stato e di governo! Vi lascio immaginare il mio stupore -quando ho convocato tale riunione - nel rendermi conto che era la prima volta che si teneva dalla creazione dell’euro!

Infine, per dirla senza mezzi termini, abbiamo creato una moneta, ci siamo dotati di una banca centrale, abbiamo definito una politica monetaria unica, ma non abbiamo una governance economica che sia degna di questo nome! Signor Commissario Almunia, lo sforzo compiuto per eleggere un presidente dei ministri delle Finanze – ho partecipato alla decisione perché all’epoca ero io stesso ministro delle Finanze – è uno sforzo salutare e voglio rendere omaggio, tra l’altro, all’operato di Jean-Claude Juncker e al suo. Vorrei nondimeno precisare che quando una crisi assume le proporzioni che conosciamo, una semplice riunione dei ministri delle Finanze non è all’altezza della sua gravità. Nel momento in cui si sono dovute mobilitare le somme che abbiamo mobilitato, è stato necessario chiamare in causa non certo i ministri delle finanze, bensì i capi di Stato e di governo, unici a disporre della legittimazione democratica per prendere decisioni tanto gravose.

Onorevoli parlamentari, sono tante le cose che ancora si potrebbero dire! Per concludere, vorrei semplicemente ribadire che, per il mondo, serve un’Europa che parli con una voce forte. Questo poggia sulle vostre spalle, sulle spalle della Commissione e sulle spalle del Consiglio. A tutti vorrei ribadire quanto sia stato utile per la presidenza percepire, al di là delle differenze, la solidarietà di un Parlamento europeo che sin dall’inizio ha apprezzato la gravità della crisi ed è stato pronto – ve ne rendo merito – a superare le nostre differenze in termini di sensibilità per creare le condizioni dell’unità europea. Ci tenevo a sottolinearlo perché è un mio profondo convincimento.

(Applausi)

 
  
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  José Manuel Barroso, presidente della Commissione. − (FR) Signor Presidente del Parlamento, signor Presidente in carica del Consiglio europeo, onorevoli parlamentari, il Consiglio europeo della scorsa settimana è stato l’apogeo dei lavori di un’intensità senza precedenti per affrontare la crisi economica in Europa escludendo il rischio di misure prese in maniera disparata e senza coordinamento per giungere a una posizione comune al fine di ricreare la stabilità del sistema finanziario europeo. Desidero rendere omaggio al presidente Sarkozy, il cui dinamismo e la cui determinazione insostituibili hanno permesso di imprimere la spinta necessaria all’azione dei 27 Stati membri attorno a obiettivi e principi comuni.

Sono parimenti fiero del contributo della Commissione che, come ha detto il presidente Sarkozy, ha sempre operato di concerto con la presidenza francese e sempre insistito sul fatto che soltanto una risposta europea poteva sortire un effetto della portata richiesta.

Tale spinta che abbiamo constatato in occasione del Consiglio europeo e che ci ha peraltro consentito di adottare un patto molto importante per l’immigrazione deve anche guidarci per gestire l’agenda europea nell’ottica del Consiglio europeo di dicembre.

Occorrerà in particolare definire un itinerario per il trattato di Lisbona al fine di preparare bene le scadenze del 2009.

Per quanto concerne il pacchetto clima-energia, occorrerà profondere grandissimo impegno per concludere un accordo entro la fine dell’anno. La Commissione collaborerà intensamente con la presidenza per trovare soluzioni che rispondano alle preoccupazioni di tutti gli Stati membri. Confidiamo nell’impegno costante del Parlamento per pervenire a un accordo.

Oggi, però, vorrei concentrare il mio intervento su quella che deve essere la nostra principale preoccupazione nell’immediato: l’economia europea. Dobbiamo lavorare in tre ambiti: in primo luogo, interventi immediati a livello europeo per uscire dalla crisi finanziaria; in secondo luogo, riforma del sistema finanziario internazionale; in terzo luogo, rafforzamento di quella che definiamo “economia reale” per ridurre al minimo le conseguenze della crisi finanziaria e creare le condizioni di un rilancio della crescita e dell’occupazione.

Credo veramente che l’Europa sia in grado, in ragione delle sue scelte, di pesare sulla risposta internazionale alla crisi. L’incontro di Camp David, lo scorso fine settimana, ha dimostrato con forza che l’Europa riesce nei suoi intenti quando è unita. Siamo chiari, nulla è scontato. Uno o due mesi fa è stato impossibile avere con noi il presidente degli Stati Uniti. Ora invece siamo riusciti a coinvolgere i nostri partner americani e penso che abbiamo creato le basi per una riforma fondamentale del sistema finanziario globale.

Viviamo infatti un periodo senza precedenti che richiede un livello di coordinamento anch’esso senza precedenti. Abbiamo bisogno, per questa risposta globale, di una vera risposta europea. L’Europa deve forgiare una risposta globale a problemi globali. La norma della globalizzazione è proprio il rispetto dei principi dell’apertura e dell’interdipendenza. L’Europa, anziché subire la globalizzazione, deve modellarla con i propri valori difendendo anche i propri interessi. Sono lieto e fiero di constatare che, in occasione di questa crisi, l’Europa ha dimostrato di essere all’altezza di tali sfide.

(EN) Signor Presidente, mi consenta di fornire alcuni dettagli in merito alla nostra risposta alla crisi.

La nostra massima priorità era assumere il nostro ruolo, in quanto Commissione, nel salvare gli istituti finanziari in difficoltà. Nel farlo, abbiamo potuto contare sulla straordinaria collaborazione degli Stati membri e della Banca centrale europea.

Il passo successivo è consistito nel proporre un pacchetto di interventi specifici e mirati per affrontare determinate carenze in termini di requisiti patrimoniali, garanzie di deposito o norme contabili. La rapidità è stata fondamentale e abbiamo risposto accelerando il nostro lavoro. Nella stessa ottica, sono grato per la celerità con la quale il Parlamento è riuscito a concludere la sua valutazione dei cambiamenti da apportare alle norme contabili. So che vi rendete pienamente conto del fatto che le altre proposte all’esame meritano la stessa urgenza.

Dobbiamo inoltre verificare le altre proposte necessarie per aggiornare il regime normativo attuale e colmarne le lacune.

Il prossimo mese riceveremo la proposta delle agenzie di rating del credito. Formuleremo un’iniziativa sulla retribuzione dei dirigenti sulla base di una revisione della nostra raccomandazione del 2004. Studieremo la regolamentazione dei derivati. Lavoreremo in maniera costruttiva con il Parlamento europeo sul seguito da dare alle vostre ultime risoluzioni e ne valuteremo le ripercussioni sul programma di lavoro della Commissione per il 2009. Nessun ambito dei mercati finanziari sarà escluso da tale esame.

Un input importante per i futuri interventi sarà rappresentato dai risultati del gruppo di alto livello che ho costituito sotto la guida di Jacques de Larosière per analizzare la situazione della vigilanza finanziaria transfrontaliera in Europa. Sono lieto oggi di annunciarvi la composizione del gruppo, che sarà costituito da Leszek Balcerowicz, Otmar Issing, Rainer Masera, Callum McCarthy, Lars Nyberg, José Pérez Fernández e Ono Ruding. Chiedo al gruppo di presentare i primi risultati in tempo per il Consiglio europeo di primavera e questo pomeriggio discuteremo con la vostra conferenza dei presidenti come essere certi che il Parlamento sia coinvolto in tale lavoro.

Come dicevo poc’anzi, tuttavia, dovremo anche promuovere la riforma del sistema finanziario globale. Gli ultimi mesi hanno dimostrato che le istituzioni di Bretton Woods non hanno saputo mantenere il passo dell’integrazione dei mercati finanziari globali.

La collaborazione tra Unione europea e Stati Uniti sarà fondamentale: come sapete, l’Unione europea e gli Stati Uniti rappresentano quasi l’80 per cento dei mercati finanziari all’ingrosso. Tale cooperazione è importante non soltanto per permetterci di uscire dalla crisi, ma soprattutto per evitarne un’altra. In proposito, le discussioni da me avute insieme al presidente Sarkozy con il presidente Bush lo scorso fine settimana hanno rappresentato un importante passo avanti.

Ma non basta. Dobbiamo coinvolgere altri attori importanti. Questa settimana mi recherò in Cina con il presidente Sarkozy e solleverò la questione con il presidente e il primo ministro cinese, nonché con altri partner asiatici, al vertice ASEAN. Abbiamo bisogno di coinvolgere una massa critica di interlocutori.

Lo scopo dovrebbe essere studiare un sistema di governance finanziaria globale adeguato alle sfide del XXI secolo in termini di efficienza, trasparenza e rappresentanza.

L’Europa è alla guida, risultato del quale possiamo essere collettivamente orgogliosi e intendo collaborare con il Parlamento per offrire un contributo europeo notevole a questo dibattito internazionale.

Vi è anche, però, quella che generalmente definiamo “economia reale” e tutti sappiamo che, giorno per giorno, sempre più prove ci confermano che stiamo attraversando una grave recessione economica. L’effetto si sente sui posti di lavoro, i redditi dei nuclei familiari e le commesse delle imprese, grandi e piccole.

Un aspetto deve essere chiaro: non esiste una soluzione nazionale per uscire dalla crisi; le nostre economie sono troppo interdipendenti. Ci salveremo o affonderemo insieme. Non dobbiamo cedere alla tentazione del protezionismo; non dobbiamo voltare le spalle alla globalizzazione o mettere a repentaglio il mercato unico, che resterà il volano per la crescita dell’Unione europea.

Analogamente non possiamo limitarci a svolgere le nostre attività come sempre. L’economia europea ha bisogno di uno sprone per riprendersi, continuare a crescere, creare occupazione. In primo luogo, in Europa. Dovremo raddoppiare il nostro impegno per affrontare i problemi a lungo termine ed essere in forma migliore per affrontare le sfide che si profilano trasformando l’Europa in un’economia basata sulla conoscenza, investendo maggiormente nella ricerca, nello sviluppo e nell’innovazione. Il patto di stabilità e crescita rivisto lascia una flessibilità sufficiente alle politiche di bilancio degli Stati membri per reagire alle attualità circostanze straordinarie e promuovere la crescita e la creazione di posti di lavoro.

Ma dobbiamo andare a guardare oltre i nostri confini. Il commercio è stato fondamentale per la crescita europea negli ultimi anni. Adesso è il momento di agire in maniera attiva e propositiva per quanto concerne l’accesso al mercato ribadendo che le barriere commerciali non aiutano nessuno. Spero che tutti abbiano imparato la lezione che il protezionismo non fa altro che rendere più difficile la ripresa.

L’industria europea ha bisogno di sostegno. Le piccole e medie imprese devono essere libere di concentrarsi sui loro mercati. Per questo, per esempio, abbiamo recentemente proposto che le nostre imprese più piccole siano esentate da eccessivi oneri in termini di norme contabili e comunicazioni statistiche.

Tuttavia anche le grandi organizzazioni produttrici hanno bisogno di aiuto. Voglio essere certo che stiamo sfruttando i programmi europei come quello per promuovere la competitività e l’innovazione, nonché il programma quadro per la ricerca, nella maniera migliore. Parimenti occorre rafforzare le sinergie tra la nostra strategia di Lisbona per la crescita e la creazione di posti di lavoro e la nostra agenda per il clima e l’energia.

Promuovere investimenti in tecnologie a bassa produzione di carbonio e misure di efficienza energetica sosterrà nel contempo la nostra competitività, la nostra sicurezza energetica e la nostra agenda sul cambiamento climatico. In tale impresa, partner preziosissimo sarà la Banca europea per gli investimenti.

I cittadini europei hanno bisogno di sostegno, specialmente i più vulnerabili. E’ fondamentale che in un momento di crescita della disoccupazione si prosegua una politica di investimento nella formazione, si sviluppino nuove competenze e si prepari la gente a trarre vantaggio dalle opportunità una volta che si creeranno. Continuare a promuovere la nostra agenda sociale per la solidarietà e le opportunità di accesso è più importante che mai. In tale ottica analizzeremo il possibile ruolo del fondo di adeguamento alla globalizzazione.

In tutti questi campi dobbiamo agire in maniera intelligente ottenendo il massimo da ogni singolo passo compiuto. Agire in maniera intelligente significa cogliere il maggior numero di opportunità possibile. Per esempio, va bene aiutare il settore della costruzione, ma occorre farlo promuovendo un’edilizia efficiente dal punto di vista energetico. Si devono utilizzare gli aiuti di Stato laddove necessario, ma in linea con gli orientamenti che incanalano gli aiuti di Stati verso il sostegno ambientale, la ricerca e lo sviluppo. Possiamo anche aiutare le industrie fondamentali, come quella automobilistica, perché no? Dobbiamo tuttavia prepararle ai futuri mercati dei veicoli ecologici. Un sostegno intelligente: di questo ha bisogno la nostra industria, non di protezionismo, ed è un aspetto che mi premeva sottolineare con estrema chiarezza.

La nostra strategia di Lisbona confezionata in dicembre rappresenterà l’opportunità per riunire questi diversi elementi. Non abbiamo una ricetta magica per risolvere i problemi dell’economia dell’Unione. Dobbiamo invece cogliere ogni occasione, sfruttare ogni maniera potenziale in cui la politica dell’Unione può aiutare gli Stati membri a sfruttare ogni opportunità per portare l’Europa sulla via della crescita. Questo è il nostro compito nelle prossime settimane. Questo è ciò che stiamo preparando ed è un compito che intendo assolvere insieme al Parlamento europeo.

Stiamo vivendo un momento storico, uno di quei momenti in cui la crisi rimette in discussione tutte le certezze e le menti sono più predisposte al cambiamento. Si tratta di un momento straordinario che non si presenta di frequente. Dobbiamo capire che è veramente uno di quei momenti in cui vi è una sorta di maggiore malleabilità e, pertanto, possiamo operare un reale cambiamento. E’ uno di quei momenti in cui sappiamo che le odierne decisioni produrranno un impatto decisivo sulla realtà del domani. Ora ci occorre un cambiamento, che non significa tornare alle soluzioni del passato, bensì scoprire le soluzioni del futuro, le soluzioni del XXI secolo del mondo globalizzato.

Oggi l’Europa può proporre principi e norme che forgeranno un nuovo ordine globale. Abbiamo l’opportunità di formulare proposte basate sui valori europei, le nostre società e le nostre economie aperte. Come ho detto questo fine settimana a Camp David, le società aperte hanno bisogno di Stato di diritto e democrazia, così come le economie aperte hanno bisogno di regole: trasparenza, corretta regolamentazione e vigilanza intelligente.

Nei momenti di crisi l’Europa mostra il suo vero volto. In Georgia, l’Europa è stata capace di fermare una guerra. Nella crisi finanziaria, l’Europa è alla guida verso una soluzione globale. Nelle prossime settimane dobbiamo dimostrare che siamo in grado di continuare a condurre, saldamente al comando, la lotta al cambiamento climatico e costruire una politica dell’energia per il futuro perché lo dobbiamo ai nostri cittadini, alle nostre economie e ai nostri partner nel mondo, oltre che alle future generazioni di europei.

(Applausi)

 
  
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  Joseph Daul, a nome del gruppo PPE-DE. – (FR) Signor Presidente, signor Presidente in carica del Consiglio, signor Presidente della Commissione, onorevoli colleghi, per due volte quest’estate l’Europa e il mondo hanno dovuto affrontare una grave crisi. Per due volte l’Unione ha dimostrato che, unita, dando prova di volontà politica, può non soltanto adottare rapidamente una posizione forte, ma anche esercitare la propria influenza e condurre i suoi partner nel mondo, per esempio in Georgia.

A nome del mio gruppo, vorrei rendere omaggio in quest’Aula all’operato esemplare della presidenza francese e del suo presidente Sarkozy durante queste due gravi crisi. Senza un solo giorno di riposo, dall’inizio della sua presidenza si è dedicato incessantemente al suo lavoro. L’attuale presidenza sta rendendo un grande servizio all’Europa e agli europei dimostrando che l’Europa può avere una presenza sulla scena internazionale…

(Mormorii)

Signor Presidente, gradirei che mi si ascoltasse.

L’attuale presidenza sta dimostrando che l’Europa merita di essere costruita e vissuta. Inoltre, durante l’ultimo Consilio europeo si sono confermati all’unanimità gli orientamenti dei paesi della zona dell’euro, sia in termini di misure per introdurre meccanismi di regolamentazione sia in termini di norme di moralizzazione per porre fine ai paracadute dorati. Tutto questo procede lungo linee corrette.

Ovviamente la crisi finanziaria è tutt’altro che superata, ma è proprio nelle situazioni di crisi che possiamo e dobbiamo adottare norme per il futuro. Sento dire da più parti che stiamo assistendo al crollo del capitalismo, che è tutta colpa del libero mercato. La realtà è che, sebbene il libero mercato abbia dato prova del suo valore, ha bisogno di essere accompagnato da norme e ovviamente sinora tali norme non sono state sufficienti o non sono state applicate con sufficiente fermezza. Su questo dobbiamo lavorare, su una sorta di sfida ideologica, con l’aiuto delle banche centrali e con l’intera comunità internazionale.

Sempre restando sull’argomento, apprezzo l’iniziativa della presidenza di riunire i nostri partner per definire un nuovo ordine economico e finanziario globale. Ciò che dobbiamo garantire è che i piccoli risparmiatori non vedano distrutti i propri sforzi dalla sera alla mattina. Ciò che occorre garantire è che gli imprenditori, e mi riferisco soprattutto alle piccole e medie imprese, possano continuare a finanziare le loro attività, fonte di occupazione e crescita, a tassi ragionevoli.

Il nostro gruppo sosterrà qualunque misura volta a salvaguardare la solidarietà europea e il modello di economia di mercato sociale, di cui nei momenti di crisi possiamo apprezzare l’enorme valore. Per quanto concerne il trattato di Lisbona, vorrei nuovamente esortare gli Stati membri che ancora non lo hanno ratificato a procedere il più rapidamente possibile in maniera da poter avere un’idea generale dello stato di ratifica finale.

Lo chiediamo perché vediamo le difficoltà che l’Europa incontra nell’operare in maniera efficace con la regola dell’unanimità e senza una presidenza stabile. Speriamo che il Consiglio europeo di dicembre decida un itinerario e un calendario realistico, ma esigente, per porre termine alla crisi. Vorrei inoltre aggiungere che se nei prossimi mesi si dovesse continuare ad applicare il trattato di Nizza, sarebbe necessario applicarlo tanto al Parlamento europeo quanto alla Commissione europea. Chiedo pertanto a tutti in quest’Aula di assumersi le proprie responsabilità. La Commissione che si insedierà nell’autunno 2009 e il cui presidente sarà investito dal Parlamento il 15 luglio sarà costituita da un numero di commissari inferiore a quello degli Stati membri. Anche questo è il trattato di Nizza, un Parlamento con meno seggi e poteri, una Commissione con meno commissari.

Il Consiglio europeo ha adottato il patto europeo sull’immigrazione, un grande successo. Tuttavia molte sfide nuove e diverse ci attendono: clima, energia, difesa, tanto per citare alcune. Solamente lavorando sulla base del nostro modello sociale e consolidando la nostra economia di mercato globale saremo in grado di fornire risposte credibili e sostenibili alle future generazioni. Signor Presidente Sarkozy, chiedo che nel nostro lavoro si compiano progressi. Faremo del nostro meglio all’interno del Parlamento per garantire che, entro la fine dell’anno, anche qui vi sia una visione credibile per il mondo e per il futuro dei nostri figli e nipoti.

 
  
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  Martin Schulz, a nome del gruppo PSE. – (DE) Signor Presidente, onorevoli colleghi, nel corso del fine settimana abbiamo visto un’immagine storica. Abbiamo visto il presidente degli Stati Uniti peggiore che si possa ricordare affiancarsi a un presidente dell’Unione europea efficace e un presidente della Commissione che sta adottando un approccio sensato rispetto alla politica europea per il mercato interno.

E’ stato veramente un momento storico, una grande opportunità per l’Europa di assumere il suo ruolo legittimo nella politica internazionale. Le politiche dell’amministrazione Bush della completa deregolamentazione dei mercati mondiali, del totale lassismo, in cui chiunque può adottare qualsiasi misura ovunque, ormai sono fallite e l’Europa ha la possibilità di colmare il vuoto lasciato con un nuovo ordine economico più sociale in Europa e nel mondo. Questo è il compito che ci attende, un compito di portata storica.

(Applausi)

Signor Presidente Sarkozy, il primo passo è stato corretto. Lei ha adottato le misure necessarie in una situazione di crisi e il nostro gruppo la appoggia in merito. Non le nasconderò il fatto che siamo rimasti colpiti, anche dalla sua determinazione come da quella, lo dico a chiare lettere, del presidente Barroso, per quanto non me la sentirei di affermare lo stesso per la sua Commissione.

Restando sul tema delle opportunità da cogliere, dobbiamo far precedere alle azioni necessarie le parole: never more! Ciò che è accaduto sui mercati non deve mai più ripetersi. E’ necessario tirare una linea sotto il disastro dei mercati finanziari internazionali e la crisi dell’economia reale che ciò ha scatenato. Tutto questo non deve accadere mai più.

Per assicurarci che così sia, abbiamo bisogno di nuove norme. E queste norme devono venire anche da lei, signor Presidente Barroso. Tra poco il collega Rasmussen descriverà in termini specifici ciò che ci aspettiamo da lei. Ci aspettiamo le proposte da lei appena annunciate entro la fine dell’anno perché dobbiamo agire rapidamente. Non abbiamo molto tempo.

Se agiamo rapidamente, le norme rivestiranno un ruolo fondamentale, e non mi riferisco soltanto a norme per le banche, ma anche a norme indispensabili per i fondi di copertura e il capitale privato. Lo abbiamo deciso qualche settimana fa pressoché unanimi.

Oggi ho sentito discorsi democratici sociali: Nicolas Sarkozy, leader da lungo tempo dell’UMP, presidente francese conservatore, parla come un vero socialista europeo.

(Applausi)

Il presidente Barroso, in un eco tardivo del suo passato trozkista e maoista, parla come un vero uomo di sinistra. Anche dal collega Daul ho sentito parole di pura democrazia sociale. I moduli di adesione al gruppo socialista al Parlamento sono disponibili all’ingresso.

(Ilarità generale)

Ora vi leggo una citazione alla quale, signori, vi prego di prestare attenzione.

(Si esclama “signore!”)

“Negli ultimi decenni, alcune nostre azioni e l’Unione europea nel suo complesso sono diventate troppo regolamentate e protettive […], un eccesso di regolamentazione […] che compromette la competitività […]”, così a grandi linee recitava il manifesto del partito popolare europeo del 2006 sottoscritto dal presidente Sarkozy, dal presidente Barroso e dall’onorevole Daul. Signori, siete arrivati in ritardo, ma la cosa importante è che siate arrivati.

(Applausi)

(Esclamazioni: “Anche il presidente Pöttering”)

Quando discuto con voi mi chiedo dove sono i normali cittadini dell’Unione nei vostri discorsi, chi parla dei contribuenti sui quali ora gravano i rischi di questo disastro, chi parla del potere di acquisto necessario per rilanciare il mercato interno?

Stiamo entrando in un’epoca di paventata recessione, ammesso che non siamo già entrati. Abbiamo bisogno di maggiore potere di acquisto. Non abbiamo bisogno soltanto di protezione sociale per le banche, ma anche e soprattutto di protezione dai rischi per i normali cittadini perché se i nostri piani, e non abbiamo scelta, dovessero fallire, pagherebbero soprattutto i normali cittadini dell’Unione europea, i lavoratori. Per questo vogliamo stabilire per i cittadini la stessa protezione che abbiamo previsto per le grandi banche con più regole, più vigilanza e più tutela dello Stato. Questa è la richiesta principale, soprattutto degli Stati membri.

(Applausi)

Vorrei anche rammentare le parole pronunciate dalla signora cancelliere Merkel in occasione della conferenza del CDU del 2000: lo Stato deve passare in secondo piano in campo economico e nella politica sociale. Ebbene io sono in totale disaccordo: lo Stato non deve passare in secondo piano; deve invece intervenire di più e garantire una maggiore vigilanza in ambito economico. Sono debitore al presidente Barroso e al presidente Sarkozy per aver affermato che abbiamo bisogno di più regole, non meno; abbiamo bisogno di più vigilanza, non meno. Siete dunque sulla giusta via, per cui vi dico che sarete anche nel giusto e vi sosterremo se non permetterete che il pacchetto clima, potenzialmente in grado di creare posti di lavoro e consentire una gestione economica sostenibile, venga accantonato a causa della crisi finanziaria che attualmente ci colpisce.

Come ha affermato giustamente Jean-Claude Juncker, la crisi finanziaria passerà, ma la crisi climatica, purtroppo, rimarrà. Per questo è un errore privilegiare l’una all’altra. Lei ha comunque ragione, signor Presidente Sarkozy, nel sostenere che anche questo va risolto sulla base di una reciproca solidarietà tra più forti e più deboli e una collaborazione tra noi tutti, sia qui in Parlamento sia in sede di Consiglio.

Signor Presidente, onorevoli colleghi, vi ringrazio sentitamente e ringrazio anche espressamente il presidente per avermi concesso un minuto in più. La posizione chiara del gruppo PSE resta che, in questa crisi, i valori sui quali ci è sempre stato impedito di ottenere una maggioranza in Aula ora sono all’ordine del giorno. Se ora ci concederete il vostro sostegno, avrete finalmente imparato la lezione, ma dovete ammettere che a causa degli errori da voi commessi oggi ancora non disponiamo delle regole di cui abbiamo bisogno.

(Applausi da sinistra, proteste da destra)

 
  
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  Graham Watson, a nome del gruppo ALDE. – (EN) Signor Presidente, rivolgo le mie osservazioni al presidente in carica del Consiglio. Signor Presidente in carica del Consiglio, ci ha portato parole consolanti e incoraggianti dal Consiglio dell’ultima settimana dicendo che Consiglio e Parlamento devono lavorare mano nella mano – “travailler main dans la main” – ma il nostro compito consiste nel leggere anche fra le righe.

Perché le conclusioni del Consiglio fanno riferimento soltanto alla collaborazione tra Consiglio e Commissione?

(Applausi)

Perché in tutti i paragrafi sul cambiamento climatico non viene fatta alcuna menzione del Parlamento europeo? Nel paragrafo 16 del documento si sarebbe dovuto invitare il Parlamento europeo, e non solo la Commissione, a lavorare con voi riconoscendo che decideranno Consiglio e Parlamento, non solamente il Consiglio. Per di più, signor Presidente in carica del Consiglio, vi accorgerete di aver bisogno del Parlamento europeo perché alcuni Stati membri stanno cercando di minare vari accordi, anche se correttamente definiti. L’Europa deve rispettare gli obiettivi negoziati. E’ disonesto che alcuni governi affermino che il nuovo contesto economico fa sì che tali accordi siano irraggiungibili. I nuovi obiettivi fissati in materia di emissioni per il settore automobilistico non saranno in vigore fino al 2012: le proposte di ripartizione delle emissioni varranno soltanto dopo il 2013, molto dopo la prevista ripresa dell’economia mondiale. Rinviare ora l’azione significa favorire una catastrofe climatica e l’accumulo di una fattura ancora maggiore. Abbiamo bisogno di più di quanto ha concordato il Consiglio la scorsa settimana.

Signor Presidente in carica del Consiglio, lei giustamente riconosce il potere dei mercati. Dal crollo del muro di Berlino, 50 milioni di europei sono riusciti a sottrarsi alla povertà grazie alla libera circolazione di prodotti e servizi, e i cittadini sono la chiave della prosperità europea. Ma vi è di più: i cittadini sono fondamentali per la nostra libertà. Oggi ci rendiamo conto di ciò che accade quando i mercati sono irresponsabili. Nelle ultime settimane il sistema finanziario mondiale è scivolato verso un abisso e abbiamo bisogno di un’azione concertata per salvarlo. Il mio gruppo apprezza pertanto il consolidamento da parte del Consiglio delle misure concordate dalla zona dell’euro perché hanno attenuato la pressione sui mercati interbancari. Ora, per attenuare la recessione, è necessario ridurre i tassi di interesse.

Apprezziamo altresì la direttiva sui requisiti patrimoniali, le nuove norme contabili e i piani per controllare le agenzie di rating del credito. L’Europa deve assumere un ruolo di guida nella negoziazione di un sistema mondiale di governance finanziaria. Ma se occorrono regole, servono anche mezzi per applicarle. Il vertice non è riuscito a concordare un regime efficace per sovrintendere al sistema finanziario in Europa. Personalmente ho proposto un garante europeo per i servizi finanziari e si ventila che il presidente in carica del Consiglio veda anch’egli di buon occhio una vigilanza rigorosa a livello europeo. In ogni caso, proviamo a giungere a un accordo globale con gli americani, ma procediamo senza di loro nel caso in cui non dovessimo riuscire nel nostro intento. La vigilanza nel settore dei servizi finanziari resta la tessera del mosaico mancante.

Signor Presidente in carica del Consiglio, lei è un uomo di azione. Le sue azioni provano che sarebbe bene poter contare su una presidenza del Consiglio a tempo pieno. Lei stesso ha richiamato l’attenzione sui successi da lei conseguiti. In agosto l’Europa ha tenuto i carri armati fuori da Tbilisi. Questo mese l’Europa ha permesso alle banche di restare in attività. Se in dicembre l’Europa dovesse agire per preservare il pianeta, allora anche i più scettici si convincerebbero della necessità del trattato di Lisbona.

(Applausi)

 
  
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  Daniel Cohn-Bendit, a nome del gruppo Verts/ALE. – (FR) Signor Presidente, signor Presidente in carica del Consiglio, signor Presidente della Commissione, lungi da me l’idea di non riconoscere che in politica occorrono energia e volontà ed è vero che la presidenza francese ha dato prova di un livello di energia e volontà che ha fatto bene all’Europa.

A volte però mi pare di sognare. Mi pare di sognare quando si parla di crisi perché tutte le crisi, la crisi finanziaria, la crisi ambientale, la fame nel mondo, sono interdipendenti e non possiamo risolvere una crisi senza risolvere le altre. Partendo da tale presupposto, è sbagliato dire che la crisi è iniziata in luglio, agosto o settembre! La crisi è iniziata anni fa e un po’ di autocritica da parte di un ex ministro delle Finanze francese, un po’ di autocritica da parte di questa Commissione che, anche un anno fa, ha respinto ogni regolamentazione europea dei flussi finanziari sicuramente li renderebbe in futuro più credibili…

(Applausi)

E’ come un sogno! E’ come se l’attuale crisi fosse una calamità naturale impossibile da prevedere. Non è così e solo riconoscendo tale verità possiamo discuterne.

La logica delle crisi è semplice: sempre di più, il più in fretta possibile. Questa è la logica che ha scatenato la crisi finanziaria e la crisi ambientale; questa è la logica che sta aggravando la fame nel mondo. Stando così le cose, smettiamola di parlare di crescita incontrollata perché quello che conta è il contenuto del cambiamento. Ciò che ho trovato interessante è che tutti hanno parlato di riforma radicale del capitalismo e dell’economia di mercato, ma nessuno oggi ha detto quali dovrebbero essere le motivazioni di una riforma radicale. Abbiamo bisogno di un’economia di mercato ambientale e un’economia di mercato sociale, vale a dire che dobbiamo rimettere in discussione gli stessi fondamenti del nostro metodo di produzione, del nostro stile di vita. Se non ci poniamo questi interrogativi ardui, tremendamente ardui, saremo nuovamente votati al disastro.

Per questo quando lei dice, per esempio, signor Presidente Sarkozy, che occorre aiuto per rilanciare il settore automobilistico, quello che non capisco è se al tempo stesso vi è il desiderio da parte dei tedeschi di imporre sconti per comparto per quel che riguarda il CO2, ossia di fatto imporre una legislazione al ribasso concedendo contestualmente finanziamenti! Parlo dell’industria automobilistica, specialmente quella tedesca, che negli ultimi 10 anni ha ottenuto il massimo degli utili e investirà nei paradisi fiscali. Daremo soldi a Mercedes, BMW e Audi perché li investano nei paradisi fiscali. Io dissento.

(Applausi)

Ma sì, onorevole Schulz, se lei poc’anzi si rivolgeva ai suoi colleghi di destra, io mi rivolgo ai miei colleghi di destra e sinistra, socialdemocratici e democristiani, che hanno fatto comunella con la lobby dell’industria automobilistica tedesca per rendere meno rigidi i criteri climatici. Sì, onorevole Schulz, questa è la verità.

(Applausi)

Orbene, partendo da tale presupposto… ma sì che ho ragione. Può nascondersi se crede, caro il mio socialdemocratico, può nascondersi, ma è stato indegno della vostra politica.

Vorrei proseguire con il mio discorso perché è una questione molto importante, quella della crescita [interventi fuori microfono]. Silenzio per favore, è il mio turno di parola. Dicevo che parlando di “crescita” a questo punto è importante parlare del tipo di crescita e del modo per ottenerla. Dato che lo Stato ormai ha acquisito azioni delle banche attraverso nazionalizzazioni e così via, ora dobbiamo soffermarci sul tipo di investimento. Come e perché investiremo?

E’ un dibattito, dunque, sul contenuto. Se investissimo nel danno ambientale, agiremmo come abbiamo agito prima. Per questo, come giustamente è stato detto, dobbiamo concertare un piano di rilancio europeo, che sia però ambientale, quello che il gruppo Verts/ALE chiama un green deal, non semplicemente una replica di piani passati.

Per concludere, aggiungerei due elementi. Per quel che riguarda i paradisi fiscali, e lei era ministro delle Finanze, è necessario invertire l’obbligo di dichiarazione. Con ciò intendo dire che per qualunque persona, società o banca che intenda investire denaro in un paradiso fiscale, il paradiso fiscale deve dichiarare al paese di origine il denaro investito. Invertire, dunque, per modificare… La trasparenza è un inizio per affrontare la questione delle imprese che sfruttano i paradisi fiscali. E’ una decisione importante che ci consentirebbe di progredire su tale fronte.

Infine, arrivando al pacchetto sul clima, lei, signor Presidente Sarkozy, ha organizzato, come giustamente asseriva l’onorevole Watson, un putsch istituzionale. Lo ha fatto dichiarando che una decisione come questa sarebbe presa dal Consiglio europeo, quindi all’unanimità, per cui ha sollevato un vespaio con il veto tedesco, italiano e polacco anziché lasciare la situazione com’era, ossia con il voto delle commissioni parlamentari, l’adozione di una posizione da parte della Commissione e il Consiglio dei ministri dell’ambiente. Abbiamo avuto la possibilità di decidere su un pacchetto per il clima tramite la procedura di codecisione con voto a maggioranza qualificata. Respingendolo in dicembre, lei ha eliminato la codecisione e il voto a maggioranza qualificata. Per questo pagherà un prezzo molto alto, poiché ora è alla mercé del veto dei paesi che elencavo poc’anzi.

Appoggio dunque la sua volontà e la sua energia per quanto concerne l’Europa e per quel che riguarda il fatto che abbiamo bisogno di procedere perché l’Europa deve essere indipendente. Al tempo stesso, però, le nostre posizioni sono ancora notevolmente, direi radicalmente, diverse in tema di modalità, democrazia europea e contenuto ambientale dell’esigenza di un rilancio.

(Applausi)

 
  
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  Cristiana Muscardini, a nome del gruppo UEN. – Signor Presidente, onorevoli colleghi, condivisione totale per le dichiarazioni del Presidente, soprattutto per l’attività svolta dalla Presidenza in questi mesi difficili, e soddisfazione per le proposte che sono state fatte. Ciò non toglie che vorremmo ricordare al Presidente della Commissione che lanciarsi su certe ipotesi, che noi possiamo anche condividere, vuol dire assumersi la responsabilità dei passaggi di alcuni commissari, come il Commissario alla concorrenza che, certamente, con le sue dichiarazioni sul problema della paraffina, non ha agevolato la sicurezza e serenità dei mercati.

Vorremmo anche che la Commissione fosse stata più tempestiva nel rispondere sui derivati, prodotto che ha messo in ginocchio molti cittadini ma anche molte amministrazioni e Stati dell’Unione europea. Quanto ha detto il Presidente Sarkozy si sposa con la volontà di ciascuno di noi che vuole un’Europa che abbia un presidente non più a turno semestrale, ma che risponda come figura all’immagine di un’Europa effettivamente unita, non uguale, ma unita, cioè capace di individuare insieme i problemi e di trovare insieme strategie per poterli combattere e soprattutto risolvere. La crisi è sicuramente sistemica ma per cambiare una crisi sistemica occorre individuare un nuovo sistema – e permetta, signor Presidente Sarkozy – rifondare il capitalismo mondiale.

Forse dobbiamo dire qualche cosa ancora di più. Occorre dire che la libertà del mercato non è il liberismo esasperato e che oggi un sistema che voglia basarsi sul capitale deve essere capace di coniugare anche il sociale e il liberale. Abbiamo banche fallite, banche in via di fallimento. Quanto avrebbe potuto fare di più la nostra Banca centrale europea se fosse stato attuato quello che lei stesso, Presidente, prima ancora dell’inizio del suo mandato, aveva detto e suggerito e cioè una migliore collaborazione tra progettazione politica e propulsione economica. Non si può gestire l’economia se non c’è anche una visione politica che indichi quali sono i traguardi da raggiungere.

Noi auspichiamo che domani la BCE possa anche avere un maggiore controllo sulla qualità del sistema finanziario, ma non la vogliamo chiusa in uno splendido isolamento. Presidente, per finire, grazie per l’adozione del patto dell’immigrazione e di asilo. Finalmente regole comuni in un settore che riguarda tutti e che ci deve vedere particolarmente uniti. Auspichiamo che su alcuni temi caldi si possa realizzare un’armonizzazione delle sanzioni penali e civili, per combattere gli speculatori e coloro che mettono a rischio la sicurezza del consumatore e quindi la stabilità dell’economia. Grazie e buon lavoro Presidente.

 
  
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  Francis Wurtz, a nome del gruppo GUE/NGL. – (FR) Signor Presidente, signor Presidente in carica del Consiglio, signor Presidente della Commissione, mai nella storia del Parlamento europeo abbiamo dovuto reagire a una crisi multidimensionale di tale portata e gravità e non si può non temere che il peggio debba ancora venire.

In primo luogo, diversi paesi del sud, in linea di principio partner dell’Unione europea, sono sull’orlo del baratro: alla crisi alimentare, ambientale ed energetica si somma la crisi finanziaria. Questi paesi non hanno nulla a che vedere con essa, eppure li colpisce duramente. Calo dei redditi, calo degli investimenti, calo della crescita: sono quelli trascurati di più dallo sforzo internazionale, tanto che il direttore generale della FAO Diouf è stato costretto a sottolineare che sinora si è stanziato soltanto il 10 per cento dei fondi di emergenza impegnati dalle principali potenze in giugno. Chi vuole moralizzare il capitalismo dovrà rimboccarsi le maniche.

Dal canto loro, i paesi emergenti sono colpiti dalla crisi, ma non è ancora possibile valutarne le conseguenze sociali. Alle nostre porte, uno Stato presentato non molto tempo fa come un modello di successo, l’Islanda, rischia la bancarotta. All’interno dell’Unione, nuovi Stati membri come l’Ungheria, che non riesce neanche più a collocare i suoi buoni del Tesoro, è alle prese con problemi gravissimi che comporteranno sacrifici senza precedenti per la sua popolazione. L’inversione di tendenza è stata anche spettacolare in paesi come Regno Unito, Irlanda e Spagna, sinora portati come esempio. Lo shock è stato notevole ovunque. Ed è probabile che ciò accada anche in Francia se la recessione dovesse ulteriormente esacerbare un clima sociale particolarmente teso con notevoli tagli di posti di lavoro, calo della spesa pubblica, autorità locali finanziariamente asfittiche e progetti di privatizzazione del servizio pubblico.

Potreste dirmi che questo non ha nulla a che vedere con il tema oggi in discussione, ma così non è perché se tutti i nostri paesi rischiano una crisi sociale di dimensioni inimmaginabili, ciò dipende da un modello di sviluppo che oggi i nostri concittadini stanno pagando a caro prezzo. Il modello è stato elaborato negli Stati Uniti e nel Regno Unito, ma l’Unione europea se ne è appropriata cavalcando l’onda del cambiamento degli equilibri di potere internazionali una ventina di anni fa. Da allora, di questo modello la Commissione ci ha nutriti, mese dopo mese, ed è questo modello che pervade i nostri trattati, la giurisprudenza della Corte e tante nostre politiche.

Per questo, signor Presidente Sarkozy, non posso concordare con la sua diagnosi di un male oscuro che sta divorando le nostre società. La scintilla che ha appiccato l’incendio può essere sicuramente ricondotta a New York, ma il combustibile che ha preso fuoco è in Europa come negli Stati Uniti e i leader politici che si sono adoperati per un cambiamento strategico di direzione dell’Europa negli ultimi 20 anni devono ai nostri concittadini una spiegazione. Oggi non possono pensare di farla franca adottando provvedimenti, indubbiamente necessari, per quanto concerne le norme contabili, la vigilanza finanziaria delle agenzie di rating o i paracadute dorati.

Al di là di questo, è lo spirito del sistema a dover cambiare: denaro per profitto e profitto per denaro, la spirale diabolica che genera la svalutazione del lavoro, la deflazione retributiva, il razionamento della spesa sociale e lo spreco di risorse del pianeta, oltre all’emarginazione di una notevole percentuale della popolazione mondiale. Gli indicatori non mentono: oggi soltanto il 2 per cento delle operazioni monetarie riguarda la produzione di beni e servizi; il 98 per cento riguarda la finanza. Affrontare il problema alla radice d’ora in poi significa affrontare i criteri sempre più drastici della redditività finanziaria, assolutamente incompatibili con la promozione non discriminatoria delle capacità umane e uno sviluppo realmente sostenibile.

Analogamente, una Bretton Woods II degna di questo nome dovrebbe essere volta a introdurre un controllo collettivo della creazione di denaro a livello mondiale, ovverosia sostituire alla falsa moneta comune internazionale che è il dollaro una vera moneta comune internazionale che funga da leva per rettificare le intollerabili disparità che destabilizzano il mondo, contribuendo allo sviluppo equilibrato dell’umanità e del pianeta. Siamo talmente lontani da tale obiettivo che in questa fase è meglio evitare un eccesso di superlativi sulle riforme radicali in atto, a meno che l’improvvisa propensione dei leader europei per un cambiamento del mondo non sia ispirata al famoso motto del principe Salina del Gattopardo: “affinchè niente cambi, tutto deve cambiare”. Se così fosse, rischierebbero a breve un brusco risveglio.

(Applausi)

 
  
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  Nigel Farage, a nome del gruppo IND/DEM. – (EN) Signor Presidente, rivolgo le mie osservazioni al presidente in carica del Consiglio. Signor Presidente Sarkozy, sono stati la sua energia, il suo dinamismo e il suo spirito di iniziativa a indurla a rivolgersi a Georgia e Russia affinché cercassero di negoziare un accordo. E’ stata una sua iniziativa. Non ha agito per conto dell’Unione europea. Sarebbe una delusione se qualunque in questa sede la pensasse diversamente. Non vi sono state riunioni del Consiglio, non vi sono state risoluzioni, non vi sono stati mandati. Le ha agito come presidente francese, che Dio gliene renda merito.

Tuttavia, se lei sta dicendo che questo è il modello sulla base del quale dovremmo in futuro prendere decisioni in merito ai nostri affari esteri, vale a dire l’idea che un presidente permanente o un ministro degli Esteri permanente decida autonomamente quale dovrebbe essere la politica estera di noi tutti e attui la sua decisione senza fare alcun riferimento a governi e parlamenti nazionali, la risposta non può che essere: no grazie, molto gentile.

Per quanto riguarda la crisi finanziaria, sono molto lieto che il suo piano originario secondo cui tutti avrebbero dovuto mettere il denaro nel piatto sia andato in frantumi. E’ stato un bene che irlandesi, greci e tedeschi abbiano deciso di agire sulla base dei propri interessi nazionali. Al vertice in realtà è accaduto che Stati nazione sono pervenuti a un accordo, esito assolutamente lodevole per il quale mi rallegro.

Oggi non ho sentito nessuno riconoscere che la crisi finanziaria è frutto soprattutto del fallimento della regolamentazione. Non ci è affatto mancata la regolamentazione: prescindendo dal piano di azione per i servizi finanziari, negli ultimi 10 anni abbiamo avuto tutta una serie di regolamenti che hanno danneggiato la competitività di piazze come Londra senza proteggere un solo investitore. Pertanto, vi prego, una maggiore regolamentazione non è certo la risposta. Abbiamo bisogno di ripensare a ciò che abbiamo fatto.

Credo che dovremmo iniziare ad agire sulla base del nostro interesse nazionale. Il fatto che le nostre banche non possano pagare dividendi per il prossimo quinquennio mentre le banche svizzere possono farlo dimostra che se avessimo la flessibilità e l’adattabilità per essere al di fuori dell’Unione europea potremmo superare una crisi finanziaria molto meglio che bloccati al suo interno.

 
  
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  Bruno Gollnisch (NI). – (FR) Signor Presidente, signor Presidente in carica del Consiglio e Presidente della Repubblica francese, parliamo tanto delle cure palliative da somministrare al nostro malato, ma siamo molto restii a esprimerci sulle cause del suo stato. Come è possibile che nessuna istituzione comunitaria si sia resa conto del sopraggiungere della crisi? Né il Consiglio né la Commissione né la Banca centrale né, onorevoli colleghi, il nostro Parlamento, come nessuno dei governi degli Stati membri. La crisi è stata preannunciata, è vero, da una manciata di economisti come il premio Nobel Maurice Allais, e funzionari politici, per la maggior parte del nostro schieramento politico, tra cui, lo ricordo, Jean-Marie Le Pen. Purtroppo, vox clamens in deserto!

La crisi è però evidentemente quella del sistema eurointernazionalista, del libero commercio incontrollato e dello scollamento terrificante tra finzione finanziaria e realtà delle nostre economie e industrie in declino, che in futuro potrebbero essere bersaglio di fondi sovrani di paesi terzi se dovessero sfruttare l’attuale situazione. Anche il suo operato, signor Presidente Sarkozy, dimostra l’inadeguatezza dell’Unione: una riunione di 4 paesi, non 27, sabato 4 ottobre; una riunione bilaterale con la sola Germania l’11 ottobre; una riunione soltanto di 15 membri dell’Eurogruppo; una riunione con il presidente americano per convincerlo a organizzare un’ennesima riunione teoricamente volta a riformare in maniera radicale l’intero sistema alla quale sono stati invitati, se ho ben capito, soltanto 6 dei 27 Stati membri dell’Unione, gli Stati Uniti, il Giappone, la Russia, l’India e la Cina.

Non discuto l’utilità di tali riunioni. Sto semplicemente dicendo che è un ritorno alla diplomazia bilaterale o multilaterale, il che dimostra chiaramente come, vista la sua incapacità di reagire, il suo intrappolamento nelle regole burocratiche e il suo desiderio compulsivo di poteri che non è capace di esercitare, l’Unione è un contesto ormai superato. Il resoconto del Consiglio europeo, leggendo tra le righe, lo prova ratificando le sue iniziative, implorando in maniera contorta la Banca centrale di allentare anche impercettibilmente i criteri di Maastricht, senza decidere alcunché.

Lei ha parlato della situazione Georgia e dei suoi sforzi, ma come può non rendersi conto del fatto che il riconoscimento unilaterale dell’indipendenza del Kosovo ha aperto la via all’indipendenza dell’Abkhazia e dell’Ossezia meridionale? Come può giustificare l’estensione indefinita nella NATO nel momento in cui lo stesso patto di Varsavia è scomparso?

Presidente Sarkozy, la via da seguire è un’altra. Implica una rottura decisa con il sistema internazionalista e la totale rimessa in discussione dei cosiddetti vantaggi della commistione universale di popoli, beni e capitali. Difendere inequivocabilmente la nostra indipendenza e le nostre identità non significa isolarci; è viceversa un prerequisito per riconquistare la nostra influenza nel mondo.

 
  
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  Nicolas Sarkozy, presidente in carica del Consiglio. – (FR) Signor Presidente, onorevole Daul, la ringrazio per il suo sostegno. Il gruppo PPE-DE ha sempre creduto in un’Europa che protegge e lei stesso ha partecipato al dialogo con i vicini russi. E’ stata una posizione visionaria: la Russia ha l’energia, l’Europa la tecnologia. La Russia si confronta con un grave problema demografico: sta perdendo oltre 700 000 abitanti all’anno su un territorio doppio rispetto agli Stati Uniti d’America. Io non vedo la Russia come un nemico implacabile dell’Europa; credo al contrario che in futuro sarà necessario gettare le basi per uno spazio economico comune tra Russia e Unione europea, il che sarebbe anche la maniera migliore per orientarla verso i valori del rispetto dei diritti dell’uomo e della democrazia che ci sono tanto cari in Europa.

Aggiungerei, onorevole Daul, che il motivo che ci induceva ad appoggiare le banche era la tutela dei risparmiatori. Si sarebbero potute adottare diverse strategie. Alcuni paesi, e tornerò sull’argomento successivamente, intendevano proteggere e garantire i prodotti delle banche. Personalmente ho lottato per la protezione e la garanzia delle banche stesse in maniera che potessero continuare a svolgere il proprio lavoro. Il sostegno del suo gruppo è stato fondamentale in tal senso.

Concluderei l’argomento dicendo che la sua esortazione alla ratifica del trattato di Lisbona è stata molto opportuna e non credo peraltro che si possa essere definiti aggressivi nel momento in cui si domanda coerenza: non è possibile dire che non si è votato per timore di perdere un commissario se, rifiutandosi di votare, si obbliga al mantenimento in essere di un trattato che prevede la riduzione del numero di commissari. Personalmente rispetto l’opinione di tutti, ma non tollero l’incoerenza. Non si può essere al tempo stesso incrollabili sostenitori dell’allargamento europeo e impedire all’Europa di creare istituzioni per ampliarsi. Abbiamo visto quanto sia costato all’Europa un allargamento senza approfondimento. Non dobbiamo ripetere gli stessi errori.

Onorevole Schulz, lei dice che mi esprimo come un socialista europeo. E’ probabile! Deve però ammettere che lei non si esprime esattamente come un socialista francese.

(Applausi)

In tutta franchezza, nello scisma socialista, io sceglierei l’onorevole Schulz, senza rimpianti né rimorsi. Vorrei tuttavia aggiungere ancora un elemento: l’intera questione dell’Europa consiste nel fatto che ci obbliga a compromessi. E’ ciò che l’onorevole Schultz e io stiamo facendo in questo momento. L’Europa, le sue istituzioni e le sue politiche un giorno saranno adottate e applicate da governi di sinistra e destra: è la legge dell’alternanza. L’ideale europeo non può, ed è ciò che lo rende grande, essere ridotto semplicemente a una questione di sinistra e destra.

E’ una fortuna, onorevole Schulz, che uomini come lei siano in grado di riconoscere che altri, con i quali non si condividono convinzioni politiche, non sono necessariamente in errore soltanto perché di un diverso schieramento. Vorrei peraltro precisare, onorevole Schulz, sia a lei sia al suo gruppo, che in quanto presidente in carica del Consiglio, sebbene la mia fedeltà partitica vada al PPE, ho molto apprezzato il senso di responsabilità del gruppo socialista quando si è trattato di assumere alcuni orientamenti. Ridurre l’Europa semplicemente a un dibattito tra sinistra e destra, anche se tale dibattito esiste, è un peccato contro il compromesso europeo, contro l’ideale europeo. Non ritengo pertanto che lei rinunci ai suoi principi sostenendo la presidenza, non più di quanto io rinunci ai miei esprimendo apprezzamento per il sostegno del gruppo socialista al Parlamento europeo.

Mi spingerò ancora oltre. L’onorevole Schulz afferma che si tratta di un compito di portata storica e ha ragione. Egli afferma, come del resto l’onorevole Daul, che la crisi può rappresentare un’opportunità. Ambedue avete ragione. E quando affermate “mai più”, avete ragione nuovamente. Non è una questione di democristiani o socialdemocratici; è una questione di buon senso. Chi ci ha portati a questo punto? Non concordo invece con l’idea che negli ultimi 30 anni soltanto i governi di destra avrebbero avuto torto mentre i governi di sinistra avrebbero avuto sempre ragione: ciò significherebbe riscrivere una storia dolorosa da entrambe le parti.

Aggiungerei, in merito ai commenti sul cancelliere Merkel, che mi è parso di capire che vi fossero le elezioni in Germania, per cui tali affermazioni andrebbero ricondotte a una tribuna elettorale. Dal canto mio, ho avuto la fortuna di poter contare sulla solidarietà e l’amicizia della signora cancelliere e vorrei rendere nuovamente omaggio al suo operato alla presidenza. Le presidenze semestrali rappresentano un continuum e io ho beneficiato enormemente dell’impegno dei miei predecessori, soprattutto di quello della signora cancelliere.

Onorevole Watson, nutro il massimo rispetto sia per lei sia per le sue idee, ma anche se lei afferma di leggere tra le righe, apparentemente senza bisogno di occhiali, pare che oggi non sia riuscito a farlo. Che cosa dice in realtà il testo? Ebbene, fa esplicito riferimento alle conclusioni del Consiglio europeo del marzo 2007 e del marzo 2008. Che cosa affermano le due decisioni del Consiglio? Le due decisioni affermano che il pacchetto sul cambiamento climatico sarà adottato tramite la procedura di codecisione con il Parlamento europeo. Vi è continuità nei testi, onorevole Watson.

Come stavo cercando personalmente di procedere? Forse sbagliando, intendevo porre fine alla pubblicazione da parte dei Consigli europei di comunicati di 50 pagine che nessuno legge e, pertanto, ho proposto un comunicato che ne conteneva soltanto otto. Per stilare un comunicato più breve, mi sono discostato dalla prassi usuale di sintetizzare le conclusioni dei Consigli precedenti forse per dissimulare la mancanza di nuove decisioni da parte del Consiglio attuale. Ribadisco dunque che la codecisione era inclusa nel comunicato tramite i riferimenti ai due Consigli precedenti. Lei voleva che io lo confermassi e sono ben lieto di farlo, ma posso spingermi anche oltre, onorevole Watson.

Per quanto concerne il pacchetto clima-energia, so, ribadisco e credo che avremo bisogno di grande impegno da parte del Parlamento europeo per adottarlo. Una sola cosa mi premeva in ottobre ed era cercare di mantenere il consenso all’interno del Consiglio europeo perché, come lei ammetterà, se fossi giunto in Parlamento con una decisione del Consiglio nella quale si fosse fondamentalmente affermato che in ogni caso non avremmo raggiunto un accordo prima di dicembre, voi giustamente mi avreste risposto “non avete tenuto fede alle decisioni del Consigli del 2007 e del 2008”. Lungi da me l’idea di rimettere in discussione il pacchetto clima-energia, ho invece combattuto a suo favore, così come lungi da me l’idea di rimettere in discussione la codecisione, intendo ribadire che questa è la via per procedere. Inoltre, sia il presidente Barroso sia io stesso lo abbiamo detto chiaramente ai nostri colleghi del Consiglio europeo.

Onorevole Cohn-Bendit, lei è veramente in piena forma. Mi ha detto “sì” cinque volte e “no” soltanto due. Non sono abituato a risultati così favorevoli. A essere franco, il suo sostegno alla determinazione della presidenza e ad alcuni suoi interventi è proficuo. Voglio anche aggiungere, onorevole Cohn-Bendit, che penso che una presidenza della Commissione e una presidenza del Consiglio impegnate come sono nella difesa del pacchetto clima-energia meritino l’appoggio dei verdi. Certo non concordiamo su tutto, ma sicuramente voi verdi non combatterete contro una presidenza della Commissione e una presidenza del Consiglio che stanno profondendo il massimo impegno per l’adozione di tale pacchetto. Sicuramente possiamo percorrere una parte della strada insieme. Voi siete rappresentanti eletti, io sono un rappresentante eletto e non ho alcuna difficoltà ad ammettere che se io ho bisogno di voi, voi avete bisogno di me; questo è probabilmente più doloroso per voi che per me, ma è la realtà delle cose. Mi è stato rivolto un invito all’autocritica. Giusto! Sicuramente ne ho bisogno, ma non sono l’unico.

(Si ride e si applaude)

Infine, per quanto concerne il putsch istituzionale, risponderei come ho risposto all’onorevole Watson. L’onorevole Cohn-Bendit non me ne vorrà. Questa crisi e la difesa dell’ambiente non potrebbero essere invece un’opportunità di crescita? Penso che lei abbia assolutamente ragione. Lei la chiama “crescita verde”, io la chiamo “crescita sostenibile”, ma è innegabile. Vorrei anche aggiungere che il bonus ecologico sulle auto lo ha dimostrato. La Francia è uno dei pochi paesi in cui il settore automobilistico non sta subendo una contrazione. Come mai? Perché il bonus ecologico ha contribuito a vendere più macchine pulite che sporche. Forse i verdi trovano sconvolgente l’espressione “macchina pulita”, ma per noi è straordinariamente importante. La Grenelle dell’ambiente, che spero in Francia sia votata all’unanimità, anche dai socialisti, dimostra che il paese è fortemente impegnato in tal senso. Credo che sarebbe realmente un errore di proporzioni storiche permettere all’Europa di perdere il treno del pacchetto clima-energia.

Onorevole Muscardini, la ringrazio per il suo sostegno. Lei ha parlato del patto sull’immigrazione e sono lieto che lo abbia fatto perché nessuno parla dei treni che arrivano in orario. E’ veramente una novità sorprendente per l’Europa che tutti i 27 Stati membri siano riusciti a pervenire a un accordo su un patto. Ovviamente permangono alcune ambiguità e ovviamente avremmo voluto spingerci oltre, ma resta comunque un risultato positivo. Chi avrebbe potuto prevedere che tutti voi qui avreste avuto la saggezza, unitamente agli Stati, di concordare un patto europeo di immigrazione a pochi mesi da un’elezione europea? Credetemi, è l’unico modo per evitare che gli estremisti nei nostri paesi dominino un tema che richiede intelligenza, umanità e fermezza. Le sono pertanto grato, onorevole Muscardini, per aver sollevato l’argomento.

Onorevole Wurtz, lei ha detto che non condividiamo la stessa diagnosi ed è sicuramente vero. Il suo intervento è stato però, come sempre, molto misurato nelle parole, ma eccessivo nella sostanza. Le cose non diventano meno sconvolgenti, onorevole Wurtz, dicendole in maniera delicata: le parole non sono importanti quanto ciò che si cela dietro di esse. Pur restando persuaso che il capitalismo ha bisogno di essere riformato, le risponderei, onorevole Wurtz, che il capitalismo non ha mai causato tanto danno sociale, democratico o ambientale quanto il sistema collettivista che lei sostiene da tanti anni. Le principali catastrofi ecologiche, onorevole Wurtz, e dovrebbe dare ascolto all’onorevole Cohn-Bendit quando parla di autocritica, non sono state una caratteristica dell’economia di mercato, bensì del sistema collettivista. Quanto alle catastrofi sociali, sono state anch’esse un tratto del sistema collettivo, quello stesso sistema che ha sostenuto il muro di Berlino a causa del quale milioni di persone hanno fisicamente subito la perdita della libertà. Resto dunque fedele all’economia di mercato, al libero scambio e ai valori del capitalismo, ma non al suo tradimento.

(Applausi)

Lei ed io potremmo trarre un bilancio del XX secolo e può star certo che il verdetto non favorirebbe le idee che lei ha lealmente seguito per decenni, onorevole Wurtz. Lei dice a me di svegliarmi. In tutta amicizia, mi duole doverle consigliare di non riflettere troppo lungamente in merito a ciò che è accaduto nel XX secolo perché uomini sinceri come lei si renderebbero conto che hanno appoggiato sistemi ben lontani dagli ideali della loro giovinezza.

Onorevole Farage, non avevo un mandato, è innegabile. Tuttavia, a dire il vero non lo avevano neanche le truppe russe quando sono entrate in Georgia.

(Applausi)

Lei è una di quelle persone che per anni hanno denunciato una mancanza di volontà politica in Europa. Potevo scegliere: chiedere il parere di tutti e non agire, oppure agire e poi verificare se gli altri erano d’accordo. Ho preferito agire. Infine, onorevole Farage, è un’Europa che somiglia a ciò che lei voleva… Indubbiamente sono io, il che va meno bene, ma in fondo è pur sempre l’Europa che lei auspicava. Aggiungerei che democraticamente, insieme a Bernard Kouchner, mi sono preoccupato di garantire che il Consiglio europeo convalidasse le decisioni che avevamo preso.

Un’ultima osservazione: quando gli irlandesi, e non giudico nessuno perché la crisi era veramente grave, hanno deciso di garantire tutti i prodotti delle loro banche, escluse banche e filiali europee, è un bene che la Commissione fosse lì a rimettere insieme i cocci. Che cosa è accaduto? Nell’arco di 24 ore tutta la City si è trovata senza liquidità perché, come è ovvio, tutta la liquidità aveva lasciato la City per raggiungere le banche garantite dallo Stato irlandese che aveva deciso, di propria iniziativa, di garantire il 200 per cento del proprio PIL. E’ evidente che abbiamo bisogno gli uni degli altri: se non avessimo coordinato la nostra risposta, ogni paese sarebbe stato proiettato in una spirale “a chi garantisce di più” e i risparmi dei cittadini sarebbero andati nel paese che avesse garantito di più a discapito degli altri. Lei è un accanito difensore del Regno Unito. Ebbene non può non riconoscere che l’Europa ha consentito di ristabilire l’equilibrio della City, non il Regno Unito.

(Applausi)

Infine, onorevole Gollnisch, siete gli unici al mondo a pensare che l’Europa sia inutile. Vi sono due possibilità: il mondo ha ragione e voi avete torto, o viceversa. Temo che, ancora una volta, sia viceversa.

(Vivi applausi)

 
  
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  José Manuel Barroso, presidente della Commissione. – (FR) Signor Presidente, abbiamo già assistito ad alcuni dibattiti ideologici e sono stati molto interessanti. Dal canto mio, penso che ora non sia il momento per prendere parte a tale discussione. La rimando a un’occasione successiva. Adesso intendo concentrarmi maggiormente sulle risposte immediate e urgenti alla crisi.

In ogni caso, vorrei dire quanto segue: la nostra analisi delle cause della crisi dimostra chiaramente l’esistenza di lacune a livello normativo, specialmente negli Stati Uniti. Alcuni settori del mercato non erano regolamentati e questo ha innescato la crisi. La nostra analisi dimostra anche però che la causa sottostante della crisi è sicuramente legata ad alcuni squilibri fondamentali che sono riscontrabili sia nell’economia americana sia in quella mondiale.

La verità, come molti economisti hanno sottolineato e continuano a sottolineare, è che un livello di debito pubblico come quello esistente negli Stati Uniti sarebbe difficilmente sostenibile. Inoltre, sono i paesi più indebitati a essere i più grandi consumatori, mentre quelli con le riserve maggiori consumano meno di tutti.

Esistono problemi fondamentali in termini di equilibrio del debito pubblico o disavanzo pubblico. Per dirla in parole semplici, se gli Stati Uniti avessero avuto un patto di crescita e stabilità, questa crisi finanziaria non sarebbe potuta accadere: quando le fondamenta macroeconomiche sono solide, si ha una maggiore possibilità di resistere ai problemi di vuoti e lacune a livello normativo.

E’ vero che si sono anche manifestati problemi normativi, ma non perché il mercato finanziario non sia regolamentato. Anzi! E’ probabilmente il settore più regolamentato dell’economia, anche negli Stati Uniti. E non perché in Europa non sia regolamentato. Anzi! Esistono molte regolamentazioni nel settore a livello comunitario. E’ tuttavia vero che erano presenti lacune nei meccanismi di vigilanza, i quali, dobbiamo ricordarlo, sono essenzialmente sistemi nazionali.

Questo è un ambito in cui la Commissione europea e la Banca centrale europea non hanno di fatto alcun mandato. I meccanismi di vigilanza sono per loro natura fondamentalmente nazionali. Vero è anche che dobbiamo valutare come è possibile muoversi da un punto di vista legislativo e al riguardo apprezzo gli sforzi profusi dal Parlamento europeo. Innegabilmente da molti anni ormai il Parlamento europeo presenta relazioni eccellenti su alcuni di questi temi e siamo pronti a lavorare con voi.

Vale però la pena di ribadire che come “nessun uomo è un’isola”, anche nessuna istituzione è un’isola e la Commissione collabora su tali temi sia con il Parlamento sia con il Consiglio. Siamo chiari: qualche settimana fa, non anni o mesi, ma settimane, non sarebbe stato possibile modificare certe regole perché, come sapete perfettamente, alcuni Stati membri sarebbero stati fondamentalmente contrari. Così stanno realmente le cose.

Per questo dobbiamo capire che ora esistono le condizioni per apportare alcune modifiche, io spero consensuali, non soltanto affinché in Europa si attui una riforma, ma anche affinché l’Europa possa promuovere riforme globali del sistema finanziario.

La seconda questione riguarda il pacchetto clima-energia e vorrei ringraziare voi tutti, onorevoli parlamentari, per i vostri commenti e il vostro sostegno. In merito all’aspetto istituzionale, innanzi tutto, e penso che il presidente Sarkozy lo abbia già illustrato come estrema chiarezza, ma consentitemi di esprimermi per conto della Commissione, non confondiamo il rispetto per procedure decisionali ben consolidate, in particolare la codecisione, e il ruolo centrale svolto dal Parlamento europeo con la necessità di un consenso forte tra Stati membri su temi importanti come il pacchetto clima-energia. Questi due aspetti non sono né incompatibili né contraddittori, bensì complementari. Posso assicurarvi che, insieme alla presidenza, stiamo lavorando attivamente e infaticabilmente per giungere a un compromesso ambizioso, ma equilibrato, con il Parlamento.

Devo essere assolutamente franco con voi al riguardo e dirvi che se non fosse stato per la leadership del presidente Sarkozy e, penso di poterlo affermare, il contributo della Commissione, non saremmo giunti a un consenso in questo Consiglio europeo per mantenere gli obiettivi adottati un anno fa.

La verità è che, di fronte a una situazione finanziaria come quella in cui attualmente ci troviamo, i governi, come è naturale che sia, stanno diventando più difensivi e cauti. Forse vorrebbero tornare su posizioni un po’ meno ambiziose, una sfida che dobbiamo raccogliere insieme perché realmente penso che sarebbe tragico se l’Europa rinunciasse alle proprie ambizioni nel campo della lotta al cambiamento climatico.

Sarebbe tragico perché la principale obiezione che alcuni muovono al pacchetto è che comporterebbe sacrifici per alcuni e non per altri. In realtà, invece, se vogliamo che gli altri si uniscano a noi, in questa fase non dobbiamo trasmettere alcun segnale di cedimento rispetto alle nostre aspirazioni. E’ proprio in momenti come questo che dobbiamo tener fede all’obiettivo del triplice venti per cento che ci siamo prefissi lo scorso anno ed è per questo che il messaggio deve essere molto forte. Vorrei quindi elogiare il ruolo del presidente Sarkozy, come quello di tutti i membri del Consiglio europeo, estendendo il mio apprezzamento alla signora cancelliere Merkel. Sotto la sua presidenza un anno fa abbiamo adottato detti obiettivi e spero che ora non ridimensioneremo le nostre ambizioni.

Anch’io potrei dirlo, sa, è interessante, onorevole Schulz! Non mi resta che avallare quanto appena affermato. Credo realmente che si possano avere ideologie diverse e visioni politiche differenti, ma, specialmente in una situazione come quella che stiamo attualmente vivendo, dobbiamo unirci, non separarci.

Non penso che nessuna forza politica in quest’Aula possa reclamare il monopolio sulle idee europee. In tutta la storia dell’Europa sono stati i contributi di democristiani, socialisti, liberali e altri, a destra, sinistra, centro, ad aver creato l’Europa politica.

Capisco perfettamente le necessità del dibattito politico e sicuramente non intendo sminuire il valore del dibattito ideologico, ma penso nondimeno che, in circostanze come quelle attuali, sarebbe utile per chiunque creda negli ideali dell’Europa e pensi che l’Europa debba svolgere un ruolo sempre più importante nel mondo stabilire una piattaforma di consenso. Dopo tutto, il mondo, non soltanto l’Europa, ma l’intero mondo, volge lo sguardo all’Europa in cerca di alcune soluzioni.

Dal canto mio, potete star certi che proprio in questo spirito di consenso, con il dovuto rispetto ovviamente per le diverse forze politiche, ma, permettermi di dirlo, al di là delle diverse posizioni partitiche, noi tre istituzioni, Commissione, Parlamento e Consiglio, riusciremo a lavorare insieme per rendere la nostra Europa più forte.

 
  
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  Hartmut Nassauer (PPE-DE).(DE) Signor Presidente, onorevoli colleghi, questa mattina giustamente si è detto che l’Unione europea ha dato prova della sua capacità di agire in due importanti crisi. Ciò ha ispirato fiducia nel resto del mondo e nel ruolo dell’Unione europea e le ha consentito di riconquistare la fiducia dei suoi cittadini. Ciò lo dobbiamo principalmente al presidente in carica del Consiglio. Signor Presidente Sarkozy, questo è un successo di cui può andare legittimamente fiero.

Come è ovvio, non è difficile immaginare che il presidente Sarkozy avrebbe assunto un approccio energico e fantasioso anche se non fosse stato presidente del Consiglio. Il fatto è, però, che egli è il presidente del Consiglio e, pertanto, le sue azioni sono andate a beneficio dell’Unione europea. Così dovrebbe essere.

In tutta franchezza dobbiamo ammettere che è un colpo di fortuna che attualmente egli sia il presidente in carica del Consiglio. La capacità dell’Unione europea di gestire le crisi, però, non dovrebbe dipendere dalla fortuna. Ciò significa che abbiamo bisogno del trattato di Lisbona. Questa è un’altra argomentazione a favore dell’entrata in vigore del trattato e sono certo che in quest’Aula vi è un’ampia maggioranza a suo favore.

Per motivi di riserbo non lo abbiamo ancora affermato con chiarezza a gran voce, ma ritengo che sia giunto il momento di spiegare che questo Parlamento è favorevole al trattato di Lisbona e sarebbe positivo se esso riuscisse a farlo entrare in vigore prima delle elezioni europee. Ciò non rientra tra le nostre facoltà, ma penso che esprima la nostra posizione.

L’onorevole Schulz ha analizzato la crisi finanziaria, scoperto le cause nel sistema e, senza ulteriori difficoltà, ne ha attribuito la colpa a conservatori, liberali e democristiani. Onorevole Schulz, che visione semplicistica del mondo ci presenta, senza dubbio in vista delle elezioni! Lei è sicuramente consapevole del fatto che il grado di prosperità qui in Europa, a differenza di tante altre parti del mondo, gli alti livelli di sicurezza sociale, i livelli senza precedenti di salvaguardia ambientale, il corrispondente progresso tecnologico e, non da ultimo, il grado di libertà personale associato a questi nostri risultati si basano tutti sull’economia di mercato sociale, non certo sulle idee socialiste. Dovremmo sempre ricordarlo. Il sistema in sé non ha fallito. Hanno fallito alcuni elementi del sistema che devono rendere conto del loro operato. A tal fine ci occorrono nuovi regolamenti.

Aggiungerei un’osservazione sul pacchetto clima-energia. Anche a nome del gruppo, vorrei infatti ribadire che gli obiettivi del pacchetto sono indiscussi. Dobbiamo invece parlare dei metodi. In un momento in cui gli scambi di emissioni, secondo le stime della Commissione, costeranno da 70 a 90 miliardi di euro all’anno, che dovranno essere corrisposti dagli interessati, non possiamo credere sul serio che questa intera struttura non subirà la crisi finanziaria e la crisi economica. Per questo dobbiamo confermare il nostro immutato impegno per il conseguimento degli obiettivi che ci siamo prefissi. Ritengo tuttavia opportuno valutare e discutere l’argomento in maniera attenta e approfondita per sincerarci che non vengano commessi errori legislativi e, soprattutto, che gli interessati siano coinvolti. In tal senso abbiamo bisogno di ponderare la questione e dobbiamo prenderci il tempo necessario per farlo.

 
  
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  Robert Goebbels (PSE).(FR) Signor Presidente, onorevoli colleghi, viviamo nell’epoca degli idraulici: un idraulico polacco ha influito sul “no” francese al trattato costituzionale e Joe the plumber ha inciso sulla scelta tra Obama e McCain. Persino i nostri capi di Stato e di governo si sono dovuti dare all’idraulica per tappare le continue falle del sistema finanziario internazionale in una condizione di totale disfacimento. I nostri governi si sono dotati di un kit modello IKEA, una cassetta degli attrezzi che dovrebbe permettere a ogni Stato di mettere insieme una specifica soluzione per ogni specifica situazione. Come ogni appassionato del fai da te sa benissimo, però, le istruzioni di IKEA sono scarne: il metodo IKEA applicato alla finanza internazionale rischia di risultare inadeguato. La presidenza ha fatto ciò che poteva in termini di gestione della crisi, come il presidente Sarkozy ha sottolineato in questa sede. I nostri governi sono riusciti a tamponare la serie di falle di un sistema finanziario internazionale talmente interconnesso da far sì che i malfunzionamenti siano stati mondiali.

Ma l’idraulica ha i suoi limiti: dobbiamo affrontare l’architettura della finanza internazionale. Se vogliamo ridisegnare il mondo finanziario affinché serva gli interessi dell’economia reale, non è necessario costituire un ennesimo gruppo di alto livello. Un gruppo di basso livello incaricato di prendere atto delle proposte del forum per la stabilità finanziaria sarebbe più che sufficiente. Per esempio, il forum ha consigliato già nel 2001 che si dovrebbe prevedere una migliore copertura dei rischi corsi dalle banche. Il Parlamento europeo in più occasioni ha puntato il dito sulle ovvie idiozie della finanza internazionale, ma alla sua voce non si è dato ascolto. Il vertice europeo ha affermato di essere deciso a imparare dalla crisi e indurre tutti coloro che sono coinvolti nel sistema finanziario ad agire in maniera più responsabile, anche per quel che riguarda retribuzioni e altri incentivi. Si terrà una conferenza internazionale per discutere tutti questi aspetti. Finiremo con una nuova Bretton Woods? Ne dubito. Già si levano voci, anche all’interno della presidenza, che ammoniscono sui rischi di un’eccessiva regolamentazione. Il commissario McCreevy è addirittura più provocatorio: non vuole legiferare per fissare un tetto per l’indebitamento nel caso dei fondi di investimento. Mentre il Consiglio europeo intende regolamentare i favolosi bonus dei golden boys, il commissario McCreevy punta sull’autoregolamentazione che abbiamo visto all’opera negli ultimi anni. Mentre Paulson chiede una migliore regolamentazione dei mercati, il commissario McCreevy ritiene che vi sia un rischio reale che i desideri benintenzionati di correggere le disfunzioni del mercato si traducano in regolamenti affrettati, ingenui e controproducenti. I McCreevy di questo mondo ci stanno già preparando alla prossima bolla speculativa, che secondo le mie previsioni si formerà attorno al mercato secondario del sistema di scambio delle quote di emissioni. Nel frattempo, signor Presidente Sarkozy, l’economia reale sta entrando in una fase di recessione. Ora non è il momento di ridimensionare le nostre ambizioni per quanto concerne l’ambiente, ma non è neanche il tempo di modificare unilateralmente l’unico settore industriale europeo aperto alla concorrenza internazionale.

 
  
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  Marielle De Sarnez (ALDE).(FR) Signor Presidente, in quest’epoca di crisi finanziaria mondiale, l’Europa sta movendo i primi passi come protagonista politico e sotto la presidenza francese i capi di Stato e di governo hanno preso le giuste decisioni. Penso inoltre che il piano europeo sia meglio concepito del piano Paulson, per cui spero che riesca a contenere i danni.

Come è ovvio, ora occorre spingersi oltre. La riforma del sistema finanziario globale che tutti speriamo e auspichiamo sarà possibile, ne sono assolutamente persuasa, se l’Europa sarà in grado di far sentire la propria presenza e affinché ciò accada dovremo reperire nuove risorse. Dovremo costituire un garante europeo dei mercati finanziari e una commissione bancaria europea. Abbiamo infatti bisogno di un’autorità di regolamentazione che, a quel punto, sia in grado di parlare con le autorità di regolamentazione statunitensi. Inoltre, se vogliamo che i nostri sforzi per difendere questa idea a livello mondiale siano credibili, dobbiamo essere capaci di porre fine ai paradisi fiscali sul nostro stesso continente.

Analogamente, se vogliamo affrontare la crisi economica e sociale, ci occorre una risposta europea. Ci serve un piano di azione comune per assistere i nostri concittadini in maniera che domani sia possibile investire in attività non delocalizzabili come, per esempio, le infrastrutture pesanti o un piano per rendere la costruzione conforme agli standard ambientali. Parimenti avremo bisogno di una governance economica della zona dell’euro. E’ sicuramente giunto il momento. Più di tutto, però, in futuro avremo bisogno di riflettere, definire, sostenere e ispirare un modello di sviluppo europeo che sia etico, umano, socialmente responsabile e sostenibile in tutti i sensi.

 
  
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  Konrad Szymański (UEN).(PL) Signor Presidente, mi compiaccio per il fatto che ci siamo concessi più tempo per adottare una decisione più equilibrata sulla riduzione delle emissioni di biossido di carbonio. Il sistema proposto dalla Commissione ripartiva il costo dell’introduzione di retribuzioni in maniera molto diseguale, per cui i paesi la cui produzione di energia si basava sul carbone avrebbero sostenuto costi dell’ordine di miliardi di euro all’anno, paesi che sono tendenzialmente i più poveri dell’Unione. Questo è un aspetto che, per esempio, i polacchi, che pagherebbero caro, non riescono semplicemente a capire. E’ importante tenere presente che difficilmente daremo il buon esempio essendo gli unici al mondo a introdurre un siffatto sistema, indebolendo così le fondamenta della nostra stessa economia.

Inoltre, la crisi finanziaria non deve fungere da pretesto per fare passare in secondo piano la situazione in Georgia. Non dobbiamo dimenticare che nelle zone contese la Russia ha più del triplo delle truppe che aveva dispiegato il 7 agosto. La Russia sta perseguendo una politica del fait accompli in merito allo stato internazionale dell’Ossezia e non sta rispettando l’accordo di pace. Ha dunque rinunciato al diritto di essere partner dell’Unione europea.

Per passare ad argomenti più lievi, concluderei dicendo che quanto maggiore è il numero di sedute del Parlamento europeo alle quali partecipa, signor Presidente Sarkozy, tanto meno sono in grado di dire se preferirei ascoltare lei o sua moglie. Devo aggiungere, tuttavia, che, sebbene talvolta sia in disaccordo con le sue parole, sicuramente lei ravviva la Camera quando le pronuncia. Mi complimento per questo risultato.

 
  
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  Philippe de Villiers (IND/DEM).(FR) Signor Presidente, dispongo soltanto di un minuto, ma volevo dire che, durante questa crisi finanziaria, siete riusciti a stravolgere i dogmi istituzionali: Bruxelles, Francoforte, concorrenza, criteri di Maastricht, sistema mondiale di libero scambio, divieto agli aiuti di Stato alle imprese e, in particolare, alle banche, eccetera.

Poc’anzi si sono citati i fondi sovrani, tema estremamente importante per il futuro, al fine di salvare le nostre imprese nel momento in cui saranno svendute, visto che già di fatto si trovano in tale situazione. Tuttavia, signor Presidente Sarkozy, così come è formulato, il trattato di Lisbona, che i leader europei e lei in particolare state cercando di mantenere in vita, vi avrebbe impedito di compiere ciò che avete appena compiuto poiché vieta ogni limitazione alla circolazione dei capitali, ogni intervento o influenza politica sulla Banca centrale e, soprattutto, ogni aiuto di Stato alle imprese.

La domanda è semplice: che cosa sceglierà, Presidente Sarkozy? Sceglierà di avere le mani legate o libere? Per avere le mani libere, non le occorre il trattato di Lisbona, ma un trattato che tenga conto delle lezioni che insieme stiamo imparando.

 
  
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  Sergej Kozlík (NI). – (SK) Signor Presidente, concordo con le conclusioni del Consiglio europeo secondo cui l’Unione deve adoperarsi, unitamente ai suoi partner internazionali, per attuare una riforma completa del sistema finanziario. Questa situazione si trascinerà per almeno 10 anni e saranno i normali cittadini a pagare per tutti gli errori. Si devono prendere rapidamente decisioni in materia di trasparenza, standard normativi globali in tema di vigilanza transfrontaliera e gestione delle crisi.

Gli aiuti di Stato nell’ambito dei singoli paesi non devono poter distorcere la concorrenza economica, per esempio operando una discriminazione a favore delle filiali delle banche di proprietà di una banca centrale di un altro Stato dell’Unione. Tuttavia non vi devono neanche essere flussi sproporzionati di liquidità tra filiali e banche controllanti. Sono a favore di un rapido rafforzamento delle norme che disciplinano le attività delle agenzie di rating e la loro vigilanza. Abbiamo altresì bisogno di una decisione rapida per quanto concerne le norme che presiedono alla sicurezza dei depositi allo scopo di garantire una maggiore tutela ai consumatori.

 
  
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  José Manuel García-Margallo y Marfil (PPE-DE).(ES) Signor Presidente, enuncerò sinteticamente i punti in merito ai quali sono in accordo e disaccordo con la presidenza indicando anche ciò che a mio parere è mancato nel suo intervento.

Concordo con l’idea che all’origine della crisi non vi sia soltanto la crisi dei subprime negli Stati Uniti. Concordo con il principio di quella che ora Alan Greenspan definisce la fase dell’“esuberanza irrazionale”. Concordo con il fatto che i mercati sono crollati perché la regolamentazione ha fallito e i governi sono dovuti intervenire in loro soccorso. Concordo con l’affermazione che si tratta di una crisi mondiale e, di conseguenza, concordo con la necessità di una Bretton Woods che alcuni chiamano Mark II, altri Mark III. Indubbiamente il riferimento del presidente Sarkozy all’attuale sistema mi ricorda moltissimo ciò che fece il generale de Gaulle prima che Bretton Woods all’epoca fallisse, ossia prima della “resa” di Fort Knox quando il presidente Nixon decise di svincolare il dollaro dall’oro.

Per questo dobbiamo stabilire una diplomazia europea, una diplomazia dell’euro, in cui l’Europa parli all’unisono e “rimetta ordine al suo interno”. Tuttavia, “rimettere ordine al proprio interno” significa continuare a sviluppare i mercati finanziari, in questo caso i mercati al dettaglio in maniera che raggiungano dimensioni appropriate, e riflettere sul quadro normativo.

Quanto alla Banca centrale, concordo nell’affermare che ha agito nella maniera corretta. Ha agito rapidamente, ma anche senza metodo. Ha modificato le norme sulle scadenze e le garanzie tre volte, laddove le banche hanno bisogno di certezza nei finanziamenti.

In secondo luogo, la politica monetaria, ultima spiaggia quando occorrono finanziamenti, è ancora accentrata, mentre la vigilanza bancaria è ancora decentrata.

Signor Presidente, non è forse giunto il momento di decidere se vogliamo sviluppare l’articolo 105 del trattato che conferisce maggiori poteri di vigilanza alla Banca centrale europea?

Sono in totale accordo in merito alla questione della governance economica. Mentre siamo impegnati in questo balletto ideologico, dovremmo ricordare che secondo Marx quando le strutture economiche cambiano, devono anche cambiare le sovrastrutture politiche.

Abbiamo creato Maastricht, ma non abbiamo adeguato la nostra architettura istituzionale.

Prima di Lisbona, dobbiamo stabilire quali formule ci consentiranno di progredire al riguardo.

In terzo luogo, elemento estremamente importante, desidero formulare una richiesta molto specifica. L’economia finanziaria deve essere inquadrata nell’economia reale. Non si congedi dalla presidenza, signor Presidente, senza aver prima affidato alla Commissione il compito specifico di definire un’agenda di Lisbona+ che entri in vigore il 1° gennaio 2011 e comporti una revisione dei quadri finanziari.

Un’ultima battuta. Su questo tema ideologico, un filosofo spagnolo, Unamuno, una volta ha detto di essere anticlericale in difesa della chiesa. Personalmente sono contrario alla totale deregolamentazione del mercato. Credo che su tale punto la presidenza ed io concordiamo.

 
  
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  Poul Nyrup Rasmussen (PSE).(EN) Signor Presidente, questa crisi avrebbe potuto essere evitata: non è una legge inesorabile della natura. E’ una lunga storia, che non ho il tempo di ripercorrere, ma per ora una cosa è d’obbligo: impariamo dall’esperienza e agiamo insieme. Manteniamo lo slancio impresso.

Signor Presidente Sarkozy, lei è così pieno di energia, ma ora la controlli perché proprio come era urgente evitare un crollo totale delle nostre banche, ora è altrettanto urgente regolamentare maggiormente il sistema ed evitare che la recessione abbia la meglio. Mi rivolgo a lei oggi, ma anche al presidente della Commissione, affinché si assumano i seguenti impegni.

Primo: ci faccia un regalo pre-natalizio, signor Presidente Barroso, una serie di proposte concrete per regolamenti nuovi e migliori. Sono certo che il presidente in carica del Consiglio, il presidente Sarkozy, era d’accordo con me quando le ha chiesto di impegnarsi oggi a rispondere all’odierna relazione del Parlamento europeo con la seguente proposta concreta: non si tratta soltanto di regolamentare le banche, ma anche di regolamentare i fondi di copertura e i capitali privati. Questo è il primo impegno.

Sono stato così lieto, signor Presidente Sarkozy, quando a Camp David lei ha citato questo semplice fatto sin dall’inizio perché i fondi di copertura e la società di capitali privati ora ci raccontano che non hanno nulla a che vedere con la crisi finanziaria. Non è vero! Hanno operato sulla base di un debito eccessivo ingordamente per molti anni, per cui oggi promettetemi che tutti gli operatori del settore dovranno essere regolamentati, altrimenti dall’esperienza non avremo imparato nulla.

Secondo: potrei citare una serie di particolari, ma vorrei semplicemente avere una risposta dal presidente della Commissione Barroso alla richiesta di rispettare le proposte del Parlamento in merito alla regolamentazione del mercato.

L’ultimo punto riguarda il presidente Sarkozy. Lei ed io, come tutti noi, pensiamo che sia un momento di svolta per l’Unione europea. Non diamo all’uomo della strada l’impressione che l’Unione europea non sia in grado di evitare una recessione che colpirà milioni e milioni di lavoratori innocenti. Per questo voglio ribadire quello che lei stesso ha detto: lavoriamo insieme. Ho alcune stime e penso che dovremmo chiedere alla Commissione di confermare, signor Presidente Sarkozy, se è vero che lavorando insieme e investendo soltanto un 1 per cento in più in infrastrutture, istruzione, politica per il mercato del lavoro e industria privata ogni anno per i prossimi quattro anni si creeranno 10 milioni di nuovi posti di lavoro. Penso che questo sia un obiettivo che valga la pena di perseguire e sinceramente spero che lei personalmente si impegnerà, signor Presidente Sarkozy, per realizzarlo in dicembre o prima. Ora o mai più.

 
  
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  Annemie Neyts-Uyttebroeck (ALDE).(FR) Signor Presidente, signor Presidente della Commissione Barroso, signor Presidente in carica del Consiglio Sarkozy, ho già avuto due volte occasione, in sede di commissione per gli affari esteri, di dire quanto ammiri l’azione da voi intrapresa durante la crisi tra Russia e Georgia e oggi ribadisco nuovamente questo mio pensiero. Provo la stessa ammirazione per l’azione da voi intrapresa in merito alla crisi finanziaria e alle sue conseguenze economiche che ahimè colpiscono tutti noi.

Quanto alla Russia, tuttavia, vorrei dire che non mi rassicura affatto leggere nelle conclusioni del Consiglio che apparentemente si è appena deciso di proseguire i negoziati per un nuovo patto o una nuova alleanza strategica con il paese indipendentemente da quanto accade, anche se si terranno presenti le conclusioni del Consiglio e della Commissione. Non lo trovo affatto riassicurante perché per quanto sia convinta come lei, signor Presidente, della necessità di portare avanti il nostro impegno con la Russia, non penso però che dovremmo dare ai russi l’impressione, e sono certa che non lo farete, che non sia accaduto nulla e che tutto proseguirà come al solito.

Sono certa che lei si premurerà, e glielo chiedo a nome del mio gruppo, di dire chiaramente alla Russia quando si recherà a Mosca per il vertice che in ogni caso non sarà come se nulla fosse accaduto e saremo estremamente vigili al riguardo.

 
  
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  Bernard Wojciechowski (IND/DEM). – (PL) Signor Presidente, Robert Gwiazdowski, esperto dell’istituto Adam Smith, si è fatto notare per aver affermato che il circo volante di Monty Kaczyński era rientrato in volo da Bruxelles, ma non è emerso affatto il motivo per il quale vi si fosse recato. Il costo per i contribuenti polacchi del viaggio del loro presidente a Bruxelles si è aggirato sui 45 000 euro. Vorrei porle la seguente domanda, signor Presidente. Perché avete permesso a un politico che non era membro della delegazione del governo polacco di intervenire nei dibattiti? Nessuno sa perché quella persona fosse lì effettivamente. Inoltre, Kaczyński ha ottenuto un sostegno notevole da raggruppamenti estremisti in Polonia. I raggruppamenti in questione potrebbero addirittura dirsi fanatici. Per di più, per quanto di mia conoscenza, Kaczyński parla solo polacco. Non è in grado di esprimere le proprie idee in alcuna lingua straniera. Mi piacerebbe pertanto sapere come lei è riuscito a conversare con lui, signor Presidente. Potrebbe essere così cortese da spiegare a questa Camera quale sia stato esattamente il ruolo di Lech Kaczyński al vertice del Consiglio europeo e che cosa ha discusso con lui personalmente?

 
  
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  Hans-Peter Martin (NI).(DE) Signor Presidente, parliamo della trappola della globalizzazione, le piège de la mondialisation, da più di 12 anni e adesso è scattata. Signor Presidente in carica del Consiglio, vorrei formularle una proposta concreta. Suggerisco che lei istituisca una cattedra universitaria di storia dei mercati finanziari. Questo ci consentirebbe di approfondire nel dettaglio come è stato possibile che ci siamo ritrovati nella situazione in cui siamo adesso. Nello spirito dell’affermazione dell’onorevole Schulz: never more, con la quale egli probabilmente intendeva dire never again, mai più. Never more significherebbe mai più di così. Questo, invece, non deve mai più accadere.

La cattedra ci permetterebbe di stabilire in che misura la colpa è dei conservatori, guidati da un neoliberalismo statunitense esagerato, e in che misura dei socialdemocratici, che non hanno spinto abbastanza per l’equilibrio sociale. Cogliamo l’opportunità per imparare dalla storia in maniera da poter creare una democrazia sociale europea audace e non accontentarci dei banali benefici che il trattato di Lisbona ci avrebbe concesso, anche se resta tutto da vedere.

 
  
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  Margie Sudre (PPE-DE).(FR) Signor Presidente, il conflitto tra Georgia e Russia e la crisi finanziaria sono state ambedue opportunità per l’Unione europea di far sentire la propria presenza sulla scena mondiale come protagonista politico di prim’ordine a pieno titolo.

Grazie alla sua determinazione, signor Presidente Sarkozy, l’Europa è riuscita a concordare risposte coordinate, efficaci e rapide. Di fronte alla crisi, l’Europa ha dimostrato realmente di esistere e ha dato prova del suo valore aggiunto.

Per quanto concerne l’immigrazione, per esempio, il principio “ognuno per sé” è stato accantonato. L’adozione da parte del Consiglio europeo del patto sull’immigrazione e l’asilo, su iniziativa della presidenza francese, rappresenta un passo avanti considerevole.

Quanto alla lotta al cambiamento climatico, l’Europa deve prefiggersi obiettivi concreti e mostrare la via ai suoi partner mondiali. Dell’argomento lei ha già parlato, signor Presidente Sarkozy, ma speriamo che questo accordo sia il più equilibrato possibile perché deve tenere conto della situazione economica dei nostri paesi, attualmente molto instabile. Dobbiamo inoltre valutare quale tipo di crescita scegliere per il futuro.

Per affrontare le sfide che siamo chiamati a raccogliere, ora l’Unione europea ha più che mai bisogno del trattato di Lisbona. Comprendiamo le preoccupazioni degli irlandesi, ma mantenere lo status quo non è un’alternativa possibile. L’Irlanda deve proporre una soluzione al Consiglio europeo di dicembre: molti di noi lo chiedono.

Nelle ultime settimane abbiamo visto con orgoglio un’Europa politica forte, unita nell’avversità, presentare un fronte determinato ai suoi partner, ascoltata sulla scena internazionale. Speriamo che questa nuova mentalità europea diventi la norma e duri. Il trattato di Lisbona è la migliore soluzione possibile per conseguire tale risultato.

 
  
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  Martin Schulz (PSE).(FR) Signor Presidente, non so se il regolamento mi autorizza a prendere la parola, ma grazie per avermi offerto questa opportunità.

Signor Presidente Sarkozy, ho avuto l’impressione che qui lei sia intervenuto in qualità di presidente del Consiglio europeo e ho risposto in veste di presidente di un gruppo del Parlamento europeo. Non ho avuto l’impressione di parlare al presidente della Repubblica francese, altrimenti le garantisco che il mio intervento sarebbe stato alquanto diverso poiché non vi sono differenze tra me e i miei colleghi socialisti francesi.

 
  
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  Nicolas Sarkozy, presidente in carica del Consiglio. – (FR) Signor Presidente, innanzi tutto è stato del tutto naturale che l’onorevole Schulz abbia risposto. Per quanto mi pare di capire, lo ha fatto in veste personale. Onorevole Schulz, caro amico, se ho urtato la sua sensibilità paragonandola a un socialista francese, me ne dolgo.

(Applausi)

Nelle mie intenzioni non era affatto un insulto, ma ammetto in tutta franchezza che ciò che conta è come un messaggio viene recepito dal suo destinatario. Pertanto, signor Presidente, ritiro la mia osservazione. L’onorevole Schulz è anche in grado di parlare come un socialista francese.

Onorevole Nassauer, la ringrazio per il suo sostegno. Effettivamente abbiamo bisogno del trattato di Lisbona e, se posso esprimere il mio pensiero, lotterò fino all’ultimo istante della presidenza francese per convincere i nostri concittadini della necessità per l’Europa di sviluppare istituzioni per il XXI secolo. Un politico è una persona che si fa carico delle proprie responsabilità. Ho sostenuto il processo di Lisbona e combatterò per garantire che tale processo giunga alla sua conclusione. Ribadirò un concetto: se non avremo Lisbona, avremo Nizza e se avremo Nizza, sarà la fine per nuovi allargamenti, il che sarebbe profondamente deplorevole. Speriamo dunque che tutti si assumano le proprie responsabilità.

Onorevole Nassauer, raccolgo la sua osservazione in merito al fatto che occorre molto lavoro per il pacchetto sul clima. Ne sono perfettamente consapevole, ma non dobbiamo rinunciare alle nostre ambizioni perché sono persuaso che sia più semplice giungere a un compromesso su una grande ambizione anziché su una piccola. Una proposta realmente ambiziosa conduce più facilmente a un compromesso di una proposta limitata e sarebbe un errore se, cercando di compiacere tutti, finissimo per avere una politica europea del tutto incomprensibile. Dobbiamo essere consapevoli di questo rischio.

Onorevole Goebbels, lei ha parlato di idraulica e architettura. Conto infatti sull’appoggio di Lussemburgo per riprogettare completamente l’architettura finanziaria sia all’interno che all’esterno del continente.

Questa, tuttavia, non è una critica, onorevole Goebbels, e tanto meno un attacco: è semplicemente un commento.

L’onorevole De Sarnez si è espressa in termini assolutamente condivisibili: non riusciamo a combattere contro talune pratiche al di fuori del nostro continente, eppure le tolleriamo al suo interno. Così è. Chi pensa che di essere un bersaglio si sta spingendo un po’ troppo nelle illazioni; personalmente non mi rivolgo specificamente a nessuno e non mi sognerei di farlo.

Onorevole De Sarnez, la ringrazio per aver detto che abbiamo preso le decisioni giuste. Posso aggiungere personalmente che sostengo la sua proposta di un’autorità di regolamentazione europea: è sensata. Perché non possiamo attuarla immediatamente? Perché alcuni paesi più piccoli pensano che, difendendo il proprio sistema di regolamentazione, difendono la propria identità nazionale. Non accuso nessuno. Pertanto, onorevole De Sarnez, il mio punto di vista è che, in fin dei conti, avremo bisogno di un’autorità di regolamentazione europea e, nel frattempo, abbiamo perlomeno bisogno di istituire un coordinamento tra le autorità di regolamentazione europea. Questa è la via che stiamo proponendo con la Commissione e credo che sia l’unica realistica, altrimenti ci ritroveremo in un vicolo cieco.

Si è anche parlato della necessità di una governance economica europea e un piano economico europeo. E’ giusto evocare tali concetti ma, in relazione al suo intervento, dovrei invece confutare l’affermazione, non formulata da lei, secondo cui qualunque iniziativa economica europea equivarrebbe a un maggiore deficit. Basta! Abbiamo il diritto di parlare liberamente. E’ possibile essere a favore di una politica economica europea senza essere a favore di un aumento del disavanzo e il coordinamento delle politiche europee non passa semplicemente per un rilancio a richiesta.

Non facciamo tra noi, non dico tra voi, gli stessi processi alle intenzioni che all’epoca si facevano a chi osava avere un’opinione sulla politica monetaria: è possibile promuovere una politica monetaria diversa senza rimettere in discussione l’indipendenza della BCE. Lo dico ancora più chiaramente: è possibile essere a favore di una politica economica strutturale europea senza essere a favore di un aumento del deficit. Smettiamola di dire che alcuni hanno ragione, altri torto. Tutt’altro! Il dibattito europeo deve essere un dibattito vero e nessuno possiede la verità.

Di tanto in tanto dobbiamo affrancarci, forse è l’unico elemento che condivido con l’onorevole de Villiers, dai dogmi che tanto hanno nuociuto all’idea dell’Europa, dogmi tanto più illegittimi per il fatto che spesso non derivano da decisioni prese da organismi democratici e, dunque, legittimati. Il mio personale ideale europeo è abbastanza forte perché la democrazia europea sia una vera democrazia. Il pensiero unico, i dogmi, le abitudini e il conservatorismo hanno nuociuto moltissimo e coglierò l’opportunità per soffermarmi su tale aspetto in relazione a un altro argomento.

Onorevole Szymański, vorrei replicarle che comprendo perfettamente i problemi della Polonia, soprattutto la dipendenza, ben del 95 per cento, della sua economia dal carbone, ma penso che la Polonia abbia bisogno dell’Europa per ammodernare la propria industria estrattiva e possiamo sicuramente pervenire ad accordi con la Polonia su un carbone pulito. Non basta! Per ammodernare la sua industria estrattiva, la Polonia ha bisogno dell’intera Europa. Noi abbiamo bisogno della Polonia e la Polonia ha bisogno dell’Europa. Su tale base noi, unitamente al presidente Barroso, ricercheremo un compromesso con i nostri amici polacchi e ungheresi e alcuni altri che temono per la propria crescita.

Onorevole de Villiers, come lei dice ho stravolto i dogmi perché credo nel pragmatismo, ma onestamente non ascrivo a Lisbona, al trattato, lacune che non ha. Sono nella posizione per dire che il trattato di Lisbona non è un miracolo. Non è perfetto, ma, a parte la Vandea, onorevole de Villiers, la perfezione non è di questo mondo, soprattutto quando si riuniscono 27 paesi con governi e storie differenti. Dobbiamo rinunciare al trattato ideale. Sappiamo che non esisterà mai. Gli europei sono persone pratiche, assennate, che sicuramente preferiscono un trattato imperfetto in grado di migliorare la situazione a un trattato perfetto che non esisterà mai, proprio perché non vi sarà mai accordo su un’idea intangibile.

Questa è l’Europa. progredire ogni giorno perché volevamo porre fine alla guerra e creare uno spazio di democrazia. Penso, onorevole de Villiers, che lei dovrebbe volgere lo sguardo a una lotta diversa perché questa sembra consistere in una sua creazione di un nemico immaginario laddove è abbastanza chiaro, nell’attuale crisi, che gli europei capiscono che lavorare insieme è un punto di forza, non di debolezza. Anche una persona forte e talentuosa come lei sarebbe impotente, da sola, dinanzi a una crisi finanziaria di questa portata. Sarebbe meglio giungere a un compromesso corretto con l’intera Europa anziché restare da soli seduti nell’angolo, pur certi di avere ragione.

In merito alla questione delle “mani libere”, onorevole de Villiers, la mia risposta vale anche per lei ed è la risposta di un uomo libero, anche nel dibattito politico francese. Penso che la cosa più importante per noi sia smettere con le ciance. A mio parere i buoni compromessi possono essere raggiunti da persone sincere che perseguono le proprie idee. Il problema del dibattito politico europeo consiste nella mancanza di idee, che ha colpito tutti noi, tutti i gruppi politici, come se fossimo paralizzati al pensiero di proporre qualcosa di nuovo. Quando l’Europa è avanzata, ciò è accaduto perché, in un determinato momento, uomini e donne hanno scoperto terreni inesplorati; l’autocritica di cui prima si parlava è un esercizio che tutti dovremmo intraprendere. Per lungo tempo in Europa abbiamo agito come se fossimo oggetti immobili. Abbiamo seguito i padri fondatori, ma non abbiamo seguito il loro esempio: non abbiamo esplorato nuove vie né abbiamo proposto nuove idee. Credo fermamente che, a questo punto, dobbiamo dare prova di una certa immaginazione perché alla fine il rischio maggiore oggi viene dall’inerzia e dalla mancanza di audacia di fronte a una situazione completamente nuova.

Onorevole Kozlík, la trasparenza è assolutamente vitale. In merito alle agenzie di rating, penso che sia proprio il loro atteggiamento ad aver rappresentato l’elemento più scandaloso della crisi, agenzie che hanno valutato alcuni prodotti con una “tripla A” il venerdì per degradarli a una “tripla B” di lunedì. Non possiamo andare avanti con questo monopolio di tre agenzie di rating, la maggior parte delle quali americane. La questione delle agenzie di rating, della loro indipendenza rispetto ad alcuni gruppi e dell’esistenza di un’agenzia di rating europea sicuramente costituirà uno dei temi essenziali del primo vertice sulla futura regolamentazione. In merito alla concorrenza, vorrei dire a tutti coloro che si sono soffermati sull’argomento che io credo nella concorrenza, ma ne ho abbastanza di quanti vogliono renderla un fine in sé, mentre è invece soltanto uno strumento per conseguire un fine. La concorrenza è uno strumento di crescita, non è un fine in sé e profonderò ogni sforzo per riportare tale concetto nella nuova politica europea.

Credo nella libertà, credo nel libero scambio, credo che dovremmo respingere il protezionismo, ma la concorrenza deve essere uno strumento di crescita. La concorrenza come obiettivo, come fine in sé, è un errore: lo pensavo prima della crisi, lo penso anche dopo.

Onorevole García-Margallo, ha ragione nel dire che abbiamo bisogno di una nuova Bretton Woods perché, come rammentavano poc’anzi gli onorevoli Daul e Schulz, non ha alcun senso organizzare un vertice internazionale se ci limiteremo soltanto a interventi cosmetici. Se intendiamo modificare soltanto metà del sistema, non vale la pena.

Si è parlato di norme contabili, ma diamo un’occhiata alle nostre banche. Tanto per cominciare, la dittatura delle norme contabili americane è diventata insostenibile. In secondo luogo, gli importi che le banche possono concedere in prestito dipende dai loro fondi e dalle loro attività. Se si valutano tali attivi ai prezzi di mercato sulla base di un mercato che non esiste più, completamente destabilizzato, impoveriremo le banche, che pertanto saranno meno in grado di svolgere il loro lavoro. La questione della modifica delle norme contabili, sollevata dal presidente della Commissione, ha raccolto la nostra completa adesione ed era urgente. Vorrei anche, signor Presidente, rendere omaggio alla reattività del Parlamento nel suo voto per tale modifica perché abbiamo raggiunto l’unanimità nella procedura di codecisione con una velocità straordinaria che il Consiglio europeo ha apprezzato.

Onorevole Rasmussen, avremmo potuto evitare la crisi? Prima di dare una risposta, dobbiamo metterci d’accordo sulle sue cause. Che cosa è accaduto? Gli Stati Uniti d’America, nostri alleati e amici, hanno vissuto negli ultimi tre decenni al di sopra dei propri mezzi. La Federal Reserve ha perseguito una politica monetaria in virtù della quale si sono tenuti i tassi di interesse straordinariamente bassi mettendo fondi a disposizione di chiunque volesse prenderli in prestito. Negli ultimi 20 o 30 anni abbiamo convissuto con i debiti astronomici della più grande potenza mondiale e ora tocca al mondo intero farvi fronte.

Viste le circostanze, gli americani devono assumersi le proprie responsabilità e accettare con noi le conseguenze, ma non vedo come noi avremmo potuto dire loro di porre fine a questa strategia. Aggiungerei che alcune nostre banche non stanno più svolgendo il proprio lavoro: il lavoro di una banca consiste nel concedere prestiti a singoli e imprese, sostenere singoli nella crescita della propria famiglia e sostenere imprese nella crescita del proprio progetto, guadagnando denaro dopo un certo tempo. Le nostre banche si sono sviluppate diventando quelle che esse stesse definiscono sale di contrattazione, ossia luoghi di speculazione, e per anni hanno ritenuto che fosse più semplice guadagnare denaro speculando anziché investendo.

Potrei aggiungere che la mutualizzazione dei rischi ha fatto sì che tutte le nostre banche sanno comportarsi. Esistono 8 000 banche in Europa, 44 delle quali operano a livello internazionale. Se ci fossimo assunti la responsabilità di consentire il fallimento di una banca, come è avvenuto negli Stati Uniti con Lehman Brothers, l’intero sistema sarebbe crollato. Non sono come avremmo potuto evitare la crisi, onorevole Rasmussen, ma penso che se non avessimo risposto come abbiamo fatto, la crisi ci avrebbe sepolti: questa è una mia profonda convinzione.

Voi dite che abbiamo bisogno di proposte prima di Natale. In realtà ci occorrono prima di metà novembre. Intendo dunque, con il presidente Barroso, assumere iniziative per garantire che come europei si partecipi al vertice all’unisono compiendo un ulteriore tentativo, onorevole Rasmussen: dobbiamo giungere a un accordo che non corrisponda al minimo comune denominatore, bensì al massimo, perché qualunque consenso comporta il rischio che, cercando di forzare un accordo artificioso, si ridimensionino le nostre ambizioni. E’ un rischio. Spero che resteremo ambiziosi e che le nostre aspirazioni non vengano troppo ridimensionate pur parlando all’unisono.

Non tornerò sulla questione dei fondi di copertura. Ho già detto che devono essere regolamentati. Nessun istituto finanziario, sia esso pubblico o privato, dovrà sfuggire alla regolamentazione.

Onorevole Neyts-Uyttebroeck, le ha chiesto se le discussioni con la Russia proseguiranno prescindendo dagli eventi. Ovviamente no. Si metta però nei nostri panni. La Russia ha fermato i carri armati a 40 km da Tbilisi come in Europa le abbiamo chiesto di fare. La Russia ha ritirato le truppe sui confini antecedenti alla crisi dell’8 agosto. La Russia ha consentito il dispiegamento di osservatori, soprattutto europei, e, con più o meno grazia, parteciperà alle discussioni di Ginevra. Se, viste queste premesse, sospendessi il vertice UE-Russia, chi potrebbe comprendere la politica dell’Europa? Nessuno.

Aggiungerei che, unitamente al presidente Barroso, abbiamo adottato la precauzione di non sospendere, bensì di rinviare il vertice. Qual è la differenza? Se avessimo deciso di sospendere il vertice, avremmo avuto bisogno di una decisione unanime del Consiglio europeo per ripristinarlo e a mio parere sarebbe stato politicamente imbarazzante. La decisione di rinviarlo ci consente invece di ripristinarlo senza esprimere un satisfecit che non ha motivo di essere. Ritengo pertanto che tale strategia dimostri sangue freddo, calma e lucidità. Non credo che avremmo potuto comportarci diversamente e resto persuaso che la Russia sia un partner con il quale possiamo intrattenere un dialogo ed essere franchi, ma possiamo incoraggiarla a svilupparsi soltanto se le parliamo. Se viceversa non dovessimo parlare, la Russia si sentirebbe circondata e le nostre idee eserciterebbero meno influenza. Ne sono persuaso, sebbene, come è ovvio, i futuri eventi potrebbero smentirmi. Si tratta dunque di assumersi le proprie responsabilità.

Onorevole Wojciechowski, non spetta alla presidenza in carica del Consiglio decidere chi deve rappresentare la Polonia. La Polonia dispone di due seggi al Consiglio europeo e spetta alla Polonia decidere a chi assegnarli. Immagini un’Europa in cui il presidente del Consiglio europeo dica “lei può venire, lei no”. Che razza di Europa sarebbe? La Polonia ha un presidente, che lei evidentemente non appoggia, e ha un primo ministro. Spetta a loro agire quali uomini di Stato ed europei che decidono chi deve rappresentare la Polonia. Alla fine siamo riusciti nel nostro intento e all’inizio di dicembre avrò occasione di recarmi in Polonia, dove dirò al presidente polacco “deve tenere fede alla sua promessa. Ha promesso di firmare il trattato di Lisbona, ratificato dal suo parlamento, e deve tenere fede a tale promessa”. Questa è la credibilità di un uomo di Stato e un politico.

(Applausi)

Credo abbastanza nell’importanza della Polonia in Europa per dirlo senza timore di offendere nessuno.

Onorevole Martin, abbiamo bisogno di una democrazia europea audace. Sono al corrente della sua campagna contro la corruzione e per una democrazia perfettamente funzionante. Lei ha assolutamente ragione, ma posso dirle che, unitamente al presidente Barroso, abbiamo dimostrato che si può essere audaci. D’altronde vi sono persone in quest’Aula che ritengono che io abbia agito senza mandato. Se dovessi attendere un mandato per agire, certamente mi muoverei meno spesso.

Onorevole Sudre, ringrazio anche lei per il suo sostegno. L’Europa esiste adesso e lei ha ragione nel dire che lo status quo non è un’alternativa possibile. Credo che sia un concetto che ci trova tutti concordi. L’esito peggiore possibile sarebbe se, una volta passata la tempesta, andassimo avanti come se nulla fosse accaduto. Ciò significherebbe la fine dell’ideale europeo e non abbiano il diritto di perdere questa opportunità.

Alcuni si sorprendono: perché un vertice così rapidamente? Per questo. Proprio perché ci siamo detti che se avessimo aspettato troppo a lungo, e soprattutto se avessimo aspettato l’elezione del nuovo presidente degli Stati Uniti, la situazione avrebbe potuto continuare ad aggravarsi e non avremmo avuto risposte. Oppure la situazione sarebbe migliorata e, giunta la primavera successiva, tutti avrebbero dimenticato ogni cosa e nulla sarebbe cambiato. Era pertanto necessario convocare il vertice o, perlomeno, il primo in novembre, prescindendo dal calendario americano.

Onorevoli parlamentari, credo di aver risposto a tutti gli interventi. Sono anche vincolato dai tempi della presidenza e dalla conferenza stampa alla quale devo partecipare con il presidente della Commissione e il presidente del Parlamento europeo. Se ho omesso di rispondere a qualcuno, me ne scuso. Non è certo per cattiva volontà, ma perché mi è stato chiesto di rispettare rigorosamente gli impegni della giornata. Ho cercato di fare del mio meglio e, ovviamente, avrò l’opportunità di ripresentarmi dinanzi a voi in dicembre, sempre che lo vogliate, per rispondere più dettagliatamente ai quesiti di chiunque prenda la parola.

 
  
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  Presidente. − Signor Presidente in carica del Consiglio, è chiaro sia dagli interventi sia ora dall’applauso che lei gode del sostegno del Parlamento europeo.

 
  
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  José Manuel Barroso, presidente della Commissione. − (EN) Signor Presidente, vorrei rispondere molto brevemente alla domanda postami dall’onorevole Rasmussen. Dopodiché porgo le mie scuse poiché dovrò allontanarmi per la conferenza stampa. La Commissione sarà rappresentata dal commissario Almunia.

Come ho detto nel mio precedente intervento, dalla nostra revisione non sarà omesso alcun settore dei mercati finanziari. Desidero ringraziarvi sinceramente per il contributo personalmente dato, insieme a molti membri del Parlamento europeo, con la relazione. Analizzeremo tutte le possibili alternative. Come ribadiva poc’anzi il presidente Sarkozy, vogliamo essere alla guida di questo sforzo globale. Riteniamo di poter attuare alcune proposte prima di Natale, come da voi sollecitato, ma alcune sono tecnicamente molto delicate. Prenderemo una decisione e alimenteremo il dibattito internazionale su tali aspetti, ma credo che sia anche importante poter contare su proposte tecnicamente solide. Sono certo che avrete notato che abbiamo realizzato tutto ciò che è stato concordato con Ecofin, mi riferisco all’itinerario finanziario, messo a vostra disposizione. Non è esatto dire che non abbiamo legiferato nell’ambito dei servizi finanziari con questa Commissione. Dal suo insediamento sono state infatti adottate trentadue misure legislative con la procedura di codecisione o comitatologia nel campo dei servizi finanziari, di cui diciannove con la codecisione, alle quali seguiranno diverse altre nelle prossime settimane e nei prossimi mesi, a iniziare dalla proposta concernente le agenzie di rating all’inizio del prossimo mese.

Permettetemi di citare un esempio per quel che riguarda le agenzie di rating. Siamo molto franchi al riguardo. Ho personalmente parlato a più riprese con vari governi in merito alla necessità di regolamentare le agenzie di rating. La risposta è stato un secco “no”. E’ la verità. Per questo domando ad alcuni che criticano la Commissione se non possano sfruttare un po’ della propria influenza sui rispettivi governi o partiti al governo. Ciò sarebbe molto utile perché, di fatto, alcuni mesi fa quando ne abbiamo discusso, e in tale ambito il commissario McCreevy era a favore di una regolamentazione delle agenzie di notazione, la proposta più ambiziosa che alcuni governi stavano valutando consisteva in un codice di condotta.

Potreste dire che va benissimo e la Commissione ha il diritto di agire in tal senso. E’ vero, ma per quel che riguarda i servizi finanziari gli elementi, come sapete, non sono uguali a quelli di altri settori. Quando eravamo in una situazione di crisi, e il picco della crisi è stato nel settembre di quest’anno, sebbene da agosto dello scorso anno disponiamo dell’itinerario, siamo stati in realtà fortemente ammoniti da molti nostri governi, i quali ci hanno ingiunto di non presentare proposte che potessero aumentare il livello di allarme o creare una sorta di allarmismo. Questo è un ambito nel quale ritengo che la Commissione debba essere prudente. Nel campo estremamente delicato dei mercati finanziari non possiamo creare effetti derivanti da annunci vacui. Non si possono fare soltanto proclami. E’ invece molto importante al riguardo mantenere il coordinamento tra Parlamento, Commissione e Consiglio. Aggiungerei addirittura che in seno alla Commissione europea noi siamo, per definizione, a favore di una dimensione europea della regolamentazione e della vigilanza, lo dico molto apertamente. Se la Commissione non formula spesso le proposte da voi avanzate, non è certo per distrazione o differenze ideologiche. Nello specifico è accaduto perché l’analisi della situazione ha dimostrato che la possibilità di realizzarle era nulla o pressoché nulla. Onestamente mi premeva dirvelo. Avremo tempo per analizzare tutte le cause e tutte le fasi del processo, ma reputo importante che ne prendiamo atto nella discussione.

In tutta franchezza, due settimane fa alcuni nostri governi ancora affermavamo che non avevamo bisogno di una risposta europea. Forse avrete notato che ho pubblicato un articolo sulla stampa europea chiedendo, implorando, una risposta europea e alcuni nostri governi replicavano “”no, possiamo farcela a livello nazionale. Non abbiamo bisogno di una dimensione europea”. Cerchiamo dunque di agire collegialmente. Analizziamoci con spirito critico, come tutti abbiamo bisogno di fare, ma cerchiamo di evitare una risposta semplicistica a un problema assai complesso. Siamo pronti a lavorare in maniera costruttiva con il Parlamento europeo e il Consiglio per individuare soluzioni valide per l’Europa ed eventualmente per il resto del mondo.

(Applausi)

 
  
  

PRESIDENZA DELL’ON. ROURE
Vicepresidente

 
  
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  Gilles Savary (PSE).(FR) Signora Presidente, mi rammarico moltissimo per il fatto che l’onorevole Pöttering non mi ha concesso la parola quando l’ho domandata perché chiedevo semplicemente di avvalermi del diritto di risposta e avrei preferito che il presidente in carica del Consiglio fosse presente.

Sono indignato dall’ostracismo espresso in questa sede dai socialisti francesi. Non ho mai sentito nella mia vita un presidente in carica del Consiglio rimettere in discussione un partito politico. Non ho mai sentito un presidente della Repubblica francese ridicolizzare i suoi compatrioti in un consesso internazionale come questo e lo trovo dunque offensivo. Avrei voluto che il governo francese avesse porto formalmente le proprie scuse.

(Il presidente interrompe l’oratore)

 
  
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  Robert Atkins (PPE-DE).(EN) Signora Presidente, un richiamo al regolamento. Abbiamo appena assistito a un altro deprecabile esempio di cattiva gestione degli affari di questa Camera. E’ tempo che la presidenza si renda conto che se si devono tenere votazioni è bene che abbiano luogo all’ora stabilita. Nulla è più importante dell’esercizio dei nostri diritti democratici durante le votazioni. La prego di segnalare alla presidenza come vengono gestiti i nostri affari in maniera che si possa migliorare, si possa votare al momento stabilito e gli interventi rispettino i tempi impartiti.

(Applausi)

 
  
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  Presidente. – Onorevole Atkins, se non le dispiace, proseguiamo la discussione.

Onorevoli colleghi, vi prego di rispettare rigorosamente il tempo di parola. Non vi sorprenda una mia decisione di ritirarvi la parola.

 
  
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  Linda McAvan (PSE).(EN) Signora Presidente, è un peccato che il presidente Sarkozy sia andato via perché avevo un messaggio per lui, ma spero che il presidente in carica del Consiglio Jouyet possa trasmetterglielo.

Ciò che ha detto questa mattina in materia di cambiamento climatico è estremamente importante e ha avuto ragione nel ricordare all’onorevole Nassauer che questo non è il momento di abbandonare le nostre ambizioni al riguardo ridimensionando le proposte dinanzi a noi.

(Applausi)

In Parlamento e Consiglio si sono esercitate molte pressioni. Tutto è iniziato molto prima che quest’estate scoppiasse la crisi finanziaria: è iniziato lo scorso anno. Non si era neanche asciugato l’inchiostro a Berlino che già si è iniziato a ridimensionare il tutto.

Il presidente Sarkozy ha chiesto l’impegno del Parlamento. Avrà più dell’impegno: saremo coinvolti nella codecisione. Non so perché mai stiamo discutendo dell’importanza della codecisione: non vi sarà pacchetto sul cambiamento climatico senza codecisione di questo Parlamento.

Vogliamo un accordo entro Natale. Il gruppo socialista è in grado di assumere tale impegno. Non sono certa dell’altro lato della Camera, ma forse il presidente Sarkozy lo chiederà ai suoi. Entro Natale il gruppo socialista vuole un impegno, non un accordo qualsiasi. Vogliamo un accordo credibile, uno che compendi ambiente, posti di lavoro e competitività.

Non vogliamo però un accordo che corrisponda al minimo comune denominatore. Il presidente Sarkozy ci ha appena rammentato che cosa accade quando si ricerca il minimo comune denominatore. Sappiamo che ogni paese ha i suoi problemi e possiamo parlarne, ma ci occorre un pacchetto credibile per i negoziati internazionali, non uno basato su compensazioni in altri paesi perché non è credibile né uno che smantelli il regime di scambio di quote di emissione e distrugga il prezzo del carbonio. Signor Presidente in carica del Consiglio, spero che riferisca queste mie parole al presidente Sarkozy.

L’onorevole Nassauer ha parlato del costo del pacchetto sul cambiamento climatico. Oggi stiamo iniettando miliardi e miliardi nella crisi finanziaria in cui versano le nostre banche. Come è ovvio, la Commissione ha calcolato un costo del pacchetto, ma non vorrei rivolgermi ai nostri cittadini tra qualche anno dicendo che siccome non abbiamo agito qui adesso per il cambiamento climatico sarà necessario reperire altri miliardi. Cosa ancor più grave del denaro in questione, si distruggeranno vite su tutto il pianeta. Vi invito dunque al coraggio politico in tutta la Camera; procediamo giungendo a un accordo con il Consiglio e facciamolo prima di Natale, in tempo per i negoziati internazionali.

(Applausi)

 
  
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  Margarita Starkevičiūtė (ALDE).(LT) Signora Presidente, una semplice osservazione. Il presidente della Commissione ha asserito che la risposta dell’Unione europea alla crisi è stata insufficiente. In realtà la risposta è stata forte, gli Stati membri hanno risposto, ma le istituzioni europee sono state lente a reagire. Ne abbiamo avuto oggi una perfetta esemplificazione in Aula: quando il presidente Sarkozy è andato via, sono andati via tutti i giornalisti. Nessuno nutre interesse per noi. Il motivo consiste soprattutto nella nostra incapacità di riformare il modo in cui lavoriamo. Sia all’interno della Commissione europea sia all’interno del Parlamento europeo vi sono molte persone splendide, ma il sistema burocratico inibisce ogni genere di iniziativa. Siamo stati capaci di reagire allo tsunami in Asia, ma domani discuteremo un bilancio che è stato predisposto senza tener conto del fatto che stiamo vivendo uno tsunami economico in Europa. Avremmo potuto fare qualcosa, attribuire altre priorità nel nostro bilancio. Avremmo anche potuto stabilire priorità nelle nostre commissioni parlamentari che ci avrebbero aiutato a sopravvivere alla crisi e rispondere alle aspettative della gente. La Commissione europea dovrebbe essere riformata e lavorerebbe in maniera più efficiente se le sue funzioni strategiche fossero separate da quelle tecniche.

 
  
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  John Bowis (PPE-DE).(EN) Signora Presidente, al presidente in carica del Consiglio, ora in absentia, direi che ha parlato con grande eloquenza questa mattina in merito alla sfida posta al nostro futuro economico, giustamente in cima al nostro ordine del giorno, ma altrettanto giustamente e con altrettanta eloquenza ha chiarito al vertice, ribadendolo oggi nuovamente, che è sua intenzione rispettare il calendario e gli obiettivi per affrontare il cambiamento climatico. Le sue parole sono fondamentali e corrette. Il pacchetto sul clima, come lei ha ricordato, è talmente importante che non possiamo semplicemente abbandonarlo con il pretesto di una crisi finanziaria.

E’ stato molto significativo che la signora cancelliere Merkel, nonostante le reali preoccupazioni nutrite dal suo paese e altri, abbiamo chiarito che la Germania parlava a favore dell’attuazione degli obiettivi sul cambiamento climatico e dell’individuazione di soluzioni prima del vertice di dicembre. Se questa è la sfida che ci lancia, credo che il Parlamento risponderà efficacemente e per tempo.

Ora tuttavia l’attenzione, devo dirlo, si rivolge al Consiglio. Per conseguire tale scopo, abbiamo bisogno di rassicurazioni dai paesi che hanno problemi concreti, come la Polonia con il carbone. Dovremo essere chiari in merito ai criteri previsti per le deroghe che sappiamo saranno concesse a un numero limitato di industrie e settori realmente a rischio di rilocalizzazione. Occorrerà inoltre affermare con estrema chiarezza che il nostro sostegno ai biocombustibili nei trasporti dipende dallo sviluppo di combustibili da fonti sostenibili, altrimenti potremmo arrecare un danno irreparabile al nostro ambiente e agli habitat di esseri umani, flora e fauna selvatica.

Ci siamo assunti un impegno enorme, un impegno al quale però non possiamo rinunciare. Una catastrofe ambientale renderebbe i nostri attuali problemi economici del tutto insignificanti.

Come ha detto il presidente Sarkozy, le due politiche devono procedere di pari passo. Dobbiamo però sincerarci, e il presidente deve garantirlo, che il Parlamento non debba arenarsi per l’incapacità del Consiglio di seguire le sue indicazioni.

 
  
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  Bernard Poignant (PSE).(FR) Signora Presidente, sono il primo socialista francese coinvolto in questo dibattito. Mi dispiace che il presidente in carica del Consiglio europeo abbia lasciato l’Aula dopo aver ritenuto opportuno prendere in giro una gran parte del suo grande paese. Ha tutto il diritto di farlo, ma anche il dovere di restare ad ascoltare la risposta: questo lamento del suo comportamento. Parimenti non ritengo opportuno che il presidente in carica del Consiglio europeo tenti di creare divisioni nei principali gruppi del nostro Parlamento. L’onorevole Schulz gli ha risposto. Quando si punzecchia il socialismo francese, chi si punzecchia? Non si dimentica forse che ha dato all’Europa François Mitterrand? Non si dimentica forse che ci ha dato Jacques Delors?

(Applausi)

... Non si dimentica forse che per la credibilità europea del presidente francese si sono persino presi in prestito due socialisti, Bernard Kouchner e Jean-Pierre Jouyet?

 
  
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  Lena Ek (ALDE).(SV) Signora Presidente, due osservazioni importanti. La prima riguarda la crisi finanziaria. E’ importante parlare all’unisono in Europa. L’ultima volta che abbiamo condiviso la gestione di una crisi con gli Stati Uniti è stata quando dovevamo discutere di terrorismo. Abbiamo importato molte norme che ora paiono estranee alla mentalità europea nel campo della privacy. Ci occorre un approccio europeo a questa crisi e, pertanto, ci occorrono norme e standard comuni in ambiti quali trasparenza, solidarietà e strumenti finanziari da impiegare sul mercato europeo. Il patto di stabilità sarebbe un ausilio eccellente in tal senso.

La seconda riguarda il pacchetto sul cambiamento climatico. Abbiamo votato su tale pacchetto nelle due commissioni principali e, a larga maggioranza, abbiamo deciso una linea che appoggia la proposta della Commissione. Non intendiamo invertire rotta per quanto concerne gli obiettivi o il calendario. Se la presidenza davvero intende ribadire l’importanza sia degli obiettivi sia del calendario, attendiamo comunicazione della data in cui possiamo sederci a discutere la questione concretamente. Quanto al Parlamento, utilizzeremo il nostro potere di codecisione e la procedura di codecisione nell’ambito dell’equilibrio interistituzionale.

(Applausi)

 
  
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  Alexander Radwan (PPE-DE).(DE) Signora Presidente, anch’io avrei preferito parlare direttamente al presidente Sarkozy e al presidente Barroso, specialmente perché volevo rivolgermi al presidente della Commissione, visto che abbiamo avuto scarso successo con alcuni commissari negli ultimi anni.

I cittadini europei si aspettano che l’Europa si preoccupi di questioni importanti, non di banalità. L’onorevole Schulz, che ha appena lasciato la Camera, ha fatto di tutt’erba un fascio rivolgendosi ai conservatori. La gente non vuole essere intrattenuta su questioni di secondaria importanza; vuole invece più libertà dai regolamenti per le piccole e medie imprese e i cittadini, più interventi sulle questioni fondamentali. Vorrei sottolineare che il Parlamento europeo ha già esortato la Commissione nel 2003 a presentare una proposta sulle agenzie di rating del credito. Sorprendentemente la Commissione è venuta nel frattempo a conoscenza dell’espressione fondo di copertura, sebbene questo non si possa sicuramente dire per tutti i commissari, e il presidente della Commissione sta approfondendo l’argomento.

L’onorevole Schulz ha semplificato molto le cose per se stesso affermando che la colpa andrebbe soltanto ai conservatori. In realtà è stato il Consiglio per molti anni a impedire qualunque progresso nel campo della vigilanza. Sono stati i ministri delle Finanze tedeschi Eichel e Steinbrück. Rammenterei infatti al Parlamento che il responsabile del sistematico rallentamento delle cose a livello europeo, e pregherei i socialisti di riferirlo al loro presidente, è stato Koch-Weser, il quale ora ricopre una posizione di rilievo presso la Deutsche Bank.

In futuro ci aspettiamo che l’Europa introduca i suoi valori morali e le sue priorità nella regolamentazione dei mercati finanziari. Ciò significa garantire sostenibilità, non soltanto massimizzare i rischi per massimizzare i ritorni, ma ciò significa anche concentrarsi sugli elementi fondamentali, come farebbe una piccola impresa. Sono valori e priorità che dobbiamo introdurre in un contesto internazionale. Non basta soltanto organizzare conferenze internazionali. L’Europa deve essere unita per garantire a livello internazionale che nulla di simile possa mai ripetersi.

 
  
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  Pervenche Berès (PSE).(FR) Signora Presidente, leggendo le conclusioni del Consiglio mi ha colpito un elemento. La questione delle retribuzioni viene giustamente citata come una questione importante che dobbiamo affrontare insieme assumendoci la nostra responsabilità. Vi è però in aggiunta la questione dei paradisi fiscali e, al riguardo, ho l’impressione, anche se forse ho interpretato male, che pure tra le righe il testo taccia.

Il presidente in carica del Consiglio ha detto che dobbiamo essere ambiziosi e non limitarci unicamente al minimo comune denominatore. Lo inviterei a rispettare lo stesso principio per quanto concerne i paradisi fiscali, così come inviterei anche il presidente Barroso forse ad ampliare la sua task force per la gestione di questa crisi includendovi il commissario Kovács, se realmente desidera affrontare tali temi.

Infine, inviterei la Commissione a esortare gli Stati membri a rivedere i propri piani di azione nazionali. A che cosa serve coordinare le politiche economiche sulla base di programmi nazionali che non tengono neanche conto delle previsioni di recessione che dovremo affrontare? Se prende sul serio la governance economica, la Commissione deve imporre agli Stati membri di rivedere i loro piani alla luce della realtà della situazione economica con la quale si dovranno confrontare.

Da ultimo, ognuno ha potuto esprimersi e, tutto sommato, vi è stata una certa collaborazione a livello europeo, ma non basta. Ci viene offerta l’opportunità storica di dare agli Stati gli strumenti per influire sulla realtà delle politiche economiche e delle strategie economiche e industriali degli Stati membri, per cui sfruttiamola al meglio. Per conto della Commissione, è necessario assumere l’iniziativa di fornire un quadro entro il quale gli Stati membri possano avvalersi della nazionalizzazione delle banche per trasformarle in strumenti di finanziamento a lungo termine dell’investimento che ci occorre...

(Il presidente interrompe l’oratore)

 
  
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  Jacek Saryusz-Wolski (PPE-DE).(FR) Signora Presidente, signor Presidente in carica del Consiglio Jouyet, il Consiglio europeo ha dedicato parte delle sue conclusioni alla sicurezza energetica, ma la questione è passata inosservata ed è stata trascurata nelle discussioni. Ora è più importante che mai. Appoggio le conclusioni del Consiglio, ma il diavolo è nel dettaglio e sono proprio i dettagli e la concretezza a mancare. Ne cito due.

In primo luogo, il tema fondamentale delle relazioni dell’Unione europea con i paesi produttori e di transito. L’idea di intensificare la nostra diplomazia energetica è pienamente giustificata, ma manca sempre la volontà da parte degli Stati membri di concordare il messaggio da trasmettere ai paesi terzi e la coerenza nelle nostre politiche a livello nazionale rispetto all’interesse comune dell’Unione. In sintesi, manca una politica esterna e di sicurezza energetica comune. Il minimo comune denominatore, vale a dire il coordinamento delle nostre posizioni nei confronti dei nostri fornitori e dei paesi di transito, è lungi dall’essere raggiunto e applicato. Così, anziché parlare all’unisono, la politica in vigore è “ognuno per sé”, come mostra la serie di accordi bilaterali che indeboliscono la nostra posizione negoziale e offuscano l’immagine della nostra unità all’esterno.

Il secondo problema è l’assenza di progetti europei. Non vi è alcuna menzione di progetti di gasdotti od oleodotti, fondamentali se vogliamo garantire la nostra sicurezza energetica, e il destino del progetto Nabucco pare ora incerto, nonostante sia considerato altamente prioritario.

Dobbiamo anche imparare le lezioni della crisi georgiana per quanto concerne le sicurezza energetica stabilendo un sistema efficace di protezione delle infrastrutture esistenti nei paesi di transito durante i periodi di guerra o instabilità politica.

In conclusione, ricordo le parole d’ordine del Consiglio: responsabilità e solidarietà. Ora tocca a noi adoperarci più attivamente, altrimenti rischiamo che la politica esterna europea nel campo della sicurezza energetica resti sempre sulla carta.

 
  
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  Dariusz Rosati (PSE). – (PL) Signora Presidente, prendendo la parola nella discussione sulle conclusioni del Consiglio europeo vorrei fare riferimento a due questioni.

La prima riguarda la crisi finanziaria, la quale ha dimostrato al di là di ogni dubbio che il sistema di vigilanza normativa delle banche va radicalmente migliorato. I cambiamenti dovrebbero essere incentrati sul miglioramento della valutazione del rischio delle attività e sull’adeguamento delle misure precauzionali ai nuovi strumenti finanziari. Servono però anche modifiche che portino all’eliminazione della natura prociclica delle decisioni sulle ipoteche. Le ipoteche aumentano quando il prezzo degli immobili sale e diminuiscono quando il prezzo scende. E’ proprio questo il meccanismo che contribuisce alla formazione di bolle speculative.

La seconda riguarda il pacchetto clima. Accolgo con favore la decisione del Consiglio di ricercare un compromesso sul sistema per la vendita di autorizzazioni per le emissioni di CO2. Vi sono Stati membri in cui il 90 per cento dell’energia proviene dal carbone. Se tali paesi dovessero acquistare il 100 per cento delle loro autorizzazioni sin dal 2013, l’effetto sulle loro economie sarebbe disastroso. Il buon senso e il principio della parità di trattamento impongono l’introduzione di periodi di transizione.

 
  
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  Avril Doyle (PPE-DE).(EN) Signora Presidente, nel marzo 2007 sotto la presidenza tedesca e nuovamente nel marzo 2008 sotto quella slovena, i leader europei si sono impegnati a conseguire un obiettivo di riduzione delle emissioni di gas a effetto serra almeno del 20 per cento entro il 2020, un’ambizione già limitata. Non illudiamoci: per garantire un accordo internazionale post-2012 sul cambiamento climatico a Copenaghen, dovremo formulare una dichiarazione chiara e inequivocabile attraverso la nostra legislazione.

L’attuale crisi internazionale di liquidità finanziaria e la recessione economica hanno indotto molti a diventare cauti rispetto alla definizione di obiettivi a lungo termine per il CO2 o al coinvolgimento dell’industria per ottenere le necessarie riduzioni dei gas a effetto serra, facendo avanzare in tal modo l’economia europea verso quell’economia sostenibile a bassa generazione di carbonio di cui abbiamo talmente bisogno e che, ne convengo, innescherebbe una terza rivoluzione industriale con un interessante vantaggio per l’Europa derivante dal fatto di essere pioniera nel campo delle nuove tecnologie.

Tuttavia, gli obiettivi dell’Unione post-2012 non vanno visti alla luce dell’attuale crisi economica. Credo che i nostri governi siano in grado di risolverla a breve, per cui dobbiamo agire ora in maniera che le future generazioni non subiscano l’onere, compreso l’onere economico, di ritardi per quel che riguarda il pacchetto clima-energia. In futuro non possiamo pagare un prezzo più alto per la nostra incapacità di agire ora, altrimenti la storia non sarà clemente con noi. Come ha detto lo stesso presidente Sarkozy, mancheremmo al nostro appuntamento con la storia.

Il Parlamento europeo mi ha conferito, essendo una delle relatrici per il pacchetto clima, ampio mandato per condurre i negoziati con il Consiglio nel dialogo trilaterale e mi sono assunta questa responsabilità con la massima serietà. Dobbiamo rispettare obiettivi e calendario. Come ha ribadito il presidente Sarkozy, grandi ambizioni con qualche compromesso saranno all’ordine del giorno. Confido in una collaborazione molto intensa con la Commissione e il Consiglio sotto la presidenza francese. Credo che insieme riusciremo a pervenire e di fatto perverremo a un accordo efficace e attuabile sul pacchetto clima-energia entro dicembre...

(Il presidente interrompe l’oratore)

 
  
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  Ieke van den Burg (PSE).(EN) Signora Presidente, è interessante notare come la vigilanza dei mercati finanziari sia diventata Chefsache per il Consiglio. Accolgo con favore la creazione del gruppo ad alto livello con Jacques de Larosière, cosa che abbiamo chiesto per diversi anni in Parlamento.

Voglio trasmettere un messaggio chiaro: il coordinamento da solo non basta. Ci occorrono realmente soluzioni istituzionali. La cooperazione volontaria tra supervisori nazionali sulla base di sistemi “attieniti o spiega” come nel caso delle proposte per “Solvibilità II” e “Rischi di credito” è insufficiente e il forum sulla stabilità finanziaria, sul quale non si può fare del tutto affidamento e che comprende unicamente rappresentanti dei paesi più grandi, con i loro interessi nazionali, non basta. Esso non esprime chiaramente la voce dell’Europa. Abbiamo bisogno di un’architettura unificata, simile al sistema europeo di banche centrali, che si pone nella posizione ideale per essere un arbitro a livello interno e una voce forte a livello internazionale.

 
  
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  Paul Rübig (PPE-DE).(DE) Signora Presidente, innanzi tutto vorrei complimentarmi per il Consiglio per l’accordo sulla terza via in merito al pacchetto clima-energia. E’ una soluzione sensata che ci consente di evitare l’acquisto obbligatorio di aziende produttrici di energia, ma nondimeno garantisce una concorrenza omogenea.

La seconda osservazione che volevo formulare riguarda il CO2 che, come è ovvio, è particolarmente importante nel quadro della crisi finanziaria perché con l’asta corriamo nuovamente il rischio di bypassare l’economia reale e creare un nuovo strumento finanziario speculativo che porterà l’industria ad alta intensità di energia al di fuori dell’Europa. Ribadirei dunque la mia richiesta di valutare molto attentamente se la libera assegnazione di certificati di CO2 con un accantonamento chiaro del 20 per cento non sia più sensata del prelievo di denaro dalle imprese che ne hanno bisogno per investire in innovazione e ricerca al fine di ottenere la riduzione del 20 per cento.

Dobbiamo promuovere l’investimento, specialmente per le piccole e medie imprese. Per questo esorto anche a sviluppare notevolmente le reti transeuropee, soprattutto nel campo dell’energia, ed elaborare strategie per misure di efficienza energetica più efficaci poiché questo è particolarmente importante per le nostre piccole imprese, l’occupazione a livello comunitario e le retribuzioni nette in Europa.

Mi rivolgo infine al commissario Kovács affinché valuti come possiamo rimettere in movimento l’economia sfruttando la politica fiscale e, in particolare, nuove opportunità a più breve termine per svalutazioni e accantonamenti appropriati. Attuando politiche e incentivi fiscali innovativi si potrebbe stimolare l’economia europea.

 
  
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  Giles Chichester (PPE-DE).(EN) Signora Presidente, non sarebbe affatto improprio assimilare la crisi dei mercati finanziari a un uragano: nel momento in cui il vento si placa si ha un’impressione di calma, ma per ovviare alla sua devastazione occorrono anni. Così sarà per le conseguenze economiche e sociali delle turbolenze a cui abbiamo assistito.

Dobbiamo trovare un equilibrio tra continuità e adattamento alla luce delle mutate circostanze. In termini di politica energetica, ciò significa rispettare gli obiettivi strategici per quel che riguarda la sicurezza dell’approvvigionamento, la sostenibilità e la competitività valutando se dobbiamo cambiare tattica o mezzi. L’energia è fondamentale per il nostro stile e il nostro tenore di vita. E’ un’industria a lungo termine nel cui ambito la costruzione di nuova capacità richiede 5, 10 o 15 anni e ovviamente non vi può essere una risposta a breve termine alle sfide a breve termine con le quali siamo chiamati a confrontarci. Analogamente, affrontare il cambiamento climatico è un compito a lungo termine e non vi sono panacee o soluzioni semplici.

Per quel che riguarda la tattica, vi sono alcuni che manifestano riserva circa il livello e i tempi degli obiettivi previsti dal pacchetto clima-energia. Vi sono altri che erano ansiosi in merito alla rilocalizzazione delle emissioni di carbonio o dei posti di lavoro europei su mercati offshore già ben prima della crisi finanziaria. Forse dovremmo analizzare nuovamente i dettagli, se non il principio sottostante.

Ciò che però ora mi interessa è quello che dovremmo evitare di fare, vale a dire cadere nella trappola di un’eccessiva regolamentazione perché l’eccessiva regolamentazione potrebbe aggravare notevolmente la situazione: una ripetizione del crollo degli anni Trenta. Mi rendo perfettamente conto dell’importanza di una corretta regolamentazione per garantire un corretto funzionamento dei mercati e la trasparenza, ma non sacrifichiamo la gallina dalle uova d’oro.

 
  
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  Ryszard Czarnecki (UEN). – (PL) Signora Presidente, grazie all’impegno profuso dal presidente e dal primo ministro del mio paese, la Polonia, il buon senso ha prevalso al vertice di Bruxelles e abbiamo trasmesso un messaggio appropriato sul pacchetto clima. Secondo gli accordi intervenuti al vertice, per i quali dobbiamo ringraziare i leader europei, la minaccia di restrizioni ambientali indebitamente onerose che avrebbero inciso soprattutto sui nuovi Stati membri è stata respinta. Non è però del tutto scomparsa.

Il vertice si è anche occupato della crisi finanziaria. Curiosamente pochi giorni prima si era tenuto un vertice più ristretto al quale avevano partecipato i paesi più grandi dell’Unione europea, un vertice che ha ricordato il Politburo del partito comunista dell’Unione sovietica. Non è giusto che gli Stati più potenti dell’Unione impongano le proprie soluzioni agli altri. Inoltre, l’applicazione di due pesi e due misure è irritante. Mi riferisco al fatto che sia accettabile finanziare banche negli Stati membri, ma inaccettabile assistere i cantieri navali polacchi. Al riguardo, l’Unione europea non è diversa dalla Fattoria degli animali di George Orwell in cui tutti gli animali sono uguali, ma alcuni sono più uguali di altri.

 
  
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  Zuzana Roithová (PPE-DE). – (CS) Signora Presidente, ritengo che la discussione sull’entità e il numero dei miglioramenti da apportare agli standard ambientali, sociali e di altro genere, unitamente alla revisione dei regolamenti europei, sia fondamentale per superare lo stato di recessione nel quale l’economia europea attualmente si trova. L’onorevole Schulz ha menzionato ridicolizzandole le imprese della Commissione e del Consiglio, ma anche il Parlamento può ridurre l’eccesso di regolamentazione dell’Unione. E’ proprio il valore aggiunto negativo che compromette la competitività dell’Unione a livello globale. Il settore automobilistico, l’elettronica, il vetro, il tessile e altri comparti non hanno bisogno di iniezioni di fondi: hanno bisogno di livelli di regolamentazione sensati. La crisi finanziaria non è frutto di una mancanza di regolamentazione, bensì del fallimento dei meccanismi di controllo. Non si sono protetti gli investimenti e l’occupazione è a rischio. Lo stesso dicasi per i regolamenti a livello globale. La crisi e la recessione economica globale offrono l’occasione per sviluppare una serie più completa di regolamenti per i mercati globali, non soltanto quelli europei, allo scopo di giungere a uno sviluppo a lungo termine sostenibile e accettabile dal punto di vista sociale e ambientale. Questo è il contesto che dobbiamo creare per gli europei anche a livello mondiale. Per il resto, apprezzo l’accordo del Consiglio sul pacchetto energia.

 
  
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  Stavros Lambrinidis (PSE).(EL) Signora Presidente, ciò che ci occorre oggi è un nuovo accordo economico e sociale, un new deal. Se l’Unione non riuscirà a giungervi, l’avidità del mercato continuerà a incoraggiare investimenti controproducenti che ne ipotecheranno il futuro, nonché il futuro dei suoi lavoratori e dei suoi cittadini.

Che cosa intendiamo per new deal? Abbiamo bisogno di un nuovo sistema di governance economica, un nuovo ruolo per la Banca centrale europea, una nuova percezione dello Stato sociale, non come corollario del libero mercato, bensì come chiave dello sviluppo. Ci occorrono nuovi fondi europei, un fondo di sviluppo ecologico, un fondo di globalizzazione serio e, ovviamente, un bilancio per l’Europa più consistente. Abbiamo bisogno di una nuova Maastricht sociale per l’occupazione e la crescita.

 
  
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  Marios Matsakis (ALDE).(EN) Signora Presidente, molti cittadini europei, tra cui alcuni che rappresento, volevano domandare al presidente Barroso e al presidente Sarkozy se ritengano giusto che il costo della crisi finanziaria debba essere sostenuto dal normale cittadino europeo anziché dai dirigenti bancari statunitensi o europei che hanno guadagnato milioni agendo in maniera negligente, se non talvolta addirittura illecita, e che ora si godono i loro milioni nei paradisi fiscali o su conti di risparmio sicuri, così come volevano chiedere se sia giusto che, quando l’economia si ammala, la cura venga somministrata agli europei. “Sì” alla collaborazione con gli americani. “No” alla dipendenza.

 
  
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  Marie Anne Isler Béguin (Verts/ALE).(FR) Signora Presidente, signor Presidente in carica del Consiglio Jouyet, ero a Tbilisi quando il presidente è giunto a negoziare il piano di pace e mi corre l’obbligo di rendergli omaggio per la rapidità con cui è intervenuto per far cessare la guerra. La guerra, però, è stata in parte un nostro fallimento: per 14 anni siamo stati soverchiamente cauti, silenti osservatori dell’escalation delle provocazioni nelle regioni separatiste. E’ vero che la guerra è stata un campanello di allarme per l’Europa poiché la ha messa di fronte alle sue responsabilità, ma il fuoco ancora cova nel Caucaso e dobbiamo fare tutto quanto in nostro potere per porre definitivamente termine ai conflitti congelati nell’interesse della sicurezza dell’intera Europa.

So anche, signor Presidente in carica del Consiglio Jouyet, che i paesi europei sono divisi in merito all’adesione della Georgia alla NATO; io personalmente sono contraria. Le formulerò un suggerimento: esorto l’Unione europea a proporre la neutralità per i paesi del Caucaso. Soltanto la neutralità placherà le tensioni con la Russia e proteggerà definitivamente questa sottoregione da nuovi conflitti. La neutralità garantirà la sicurezza delle nuove democrazie e contribuirà a garantire la nostra stessa sicurezza.

 
  
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  Mirosław Mariusz Piotrowski (UEN). – (PL) Signora Presidente, una delle questioni fondamentali sollevate durante il vertice è stata la crisi finanziaria globale, unitamente al pacchetto sul cambiamento climatico. E’ stato giusto che il Consiglio si sia concentrato sul problema. Ciò che preoccupa, tuttavia, è il fatto che le principali decisioni siano state prese prima, in occasione di una riunione di rappresentanti di quattro paesi soltanto. La posizione è stata successivamente consolidata all’interno del cosiddetto Eurogruppo e solo allora espressa al Consiglio europeo. Tale procedura desta grave preoccupazione quanto al fatto che il Consiglio europeo sia trattato con la dovuta serietà o semplicemente come consesso chiamato a ratificare le decisioni di un gruppo ristretto di leader. Dobbiamo ritenere che ora, tutto sommato, è emersa un’Europa a tre velocità?

Alla luce della crisi globale, vale anche la pena di riconsiderare le precedenti decisioni sulla limitazione delle emissioni di biossido di carbonio. La loro applicazione immediata potrebbe aggravare ulteriormente la recessione, specialmente nei paesi dell’Europa centrale e orientale come la Polonia, con conseguenze negative per l’intera economia europea. Occorre dunque adottare un pacchetto distinto per i paesi la cui principale risorsa energetica è il carbone.

 
  
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  Jean-Pierre Jouyet, presidente in carica del Consiglio. – (FR) Signora Presidente, sarò breve viste le risposte che già sono state date.

All’onorevole McAvan vorrei replicare che conveniamo assolutamente con l’idea che il pacchetto debba essere ambizioso e speriamo che, se possibile, con l’aiuto del Parlamento, si possa pervenire a un accordo entro Natale. Concordiamo inoltre con il principio che non possa essere un accordo qualsiasi. Condividiamo dunque pienamente la sua filosofia e speriamo di giungere a un giusto equilibrio tra competitività e sviluppo sostenibile.

Passando alle osservazioni dell’onorevole Starkevičiūtė, volevo ribattere che è chiaro che la crisi finanziaria ha avuto un impatto notevole. Dobbiamo mantenere la rotta, ed è quello che direi anche agli altri intervenuti, ed è per questo che teniamo al pacchetto clima-energia. Quanto al bilancio dell’Unione, ne discuteremo insieme domani, nell’ambito della vostra prima lettura. Ritengo che la proposta della Commissione si concentri sulla crescita e lo sviluppo sostenibile e da questo non dobbiamo discostarci, ma ritorneremo sull’argomento domani in occasione della discussione.

In merito ai commenti dell’onorevole Bowis, è chiaro che non possiamo congelare le nostre ambizioni in merito al pacchetto clima-energia a causa della crisi finanziaria. E’ stato già detto. Dobbiamo però tenere conto delle differenze esistenti in termini di fonti di energia nazionali ed equilibri settoriali.

Agli onorevoli Poignant e Savary risponderei innanzi tutto che riconosco il grande contributo dato dai socialisti francesi ai dibattiti in Parlamento e il loro apporto notevole al gruppo socialista al Parlamento europeo. In più, personalmente mi considero una tra le persone più consapevoli di quanto l’Europa debba a Jacques Delors e François Mitterrand. Credo anche però che il partito socialista francese qualche volta dovrebbe affermarlo più chiaramente evitando così alcune ambiguità: “L’Europa non è una causa di destra o sinistra: è una causa europea”. Questa è la lezione che ho imparato da Jacques Delors e so che gli onorevoli Savary e Poignant condividono questa mia posizione.

In merito alle affermazioni dell’onorevole Ek, siamo ovviamente sinceri per quel che riguarda obiettivi e calendario. Dobbiamo agire per garantire che il pacchetto sia pronto per le sfide internazionali che l’Europa sarà chiamata a raccogliere.

Quanto ai commenti dell’onorevole Radwan e altri sulla crisi finanziaria, stiamo ovviamente agendo per proteggere i cittadini, salvaguardare i risparmiatore e garantire che i responsabili della crisi nelle varie istituzioni paghino per essa. Abbiamo già detto che si deve applicare il principio della responsabilità. Il denaro messo a disposizione deve essere usato per proteggere cittadini e risparmiatori; non è un regalo ai principali responsabili della crisi finanziaria, siano essi negli Stati Uniti o in Europa, per aver puntato troppo sulla speculazione.

L’onorevole Berès ha ragione nel sottolineare, come già ribadito, l’importanza della lotta ai paradisi fiscali sia all’interno sia all’esterno dell’Unione europea. Il tema non è stato affrontato in maniera appropriata nelle conclusioni del Consiglio europeo, ma, come ha affermato il presidente in carica del Consiglio, vi saranno altre riunioni europee, e ribadisco il concetto “europee”. Non è un’Europa a due, tre o quattro velocità: si tratterà di riunioni europee nel cui ambito potremo elaborare insieme regolamenti finanziari internazionali, nuovi regolamenti finanziari internazionali, che apriranno la via a un migliore finanziamento a lungo termine dell’economia. Avallo quanto detto in merito al bisogno di diversità nel gruppo di riflessione costituito dalla Commissione.

L’onorevole Saryusz-Wolski ha ragione e solleva un punto estremamente importante: non abbiamo messo in luce a sufficienza le conclusioni del Consiglio, soprattutto per quanto concerne la sicurezza energetica. Ciò che si è compiuto nel corso dell’ultimo Consiglio europeo in tema di sicurezza energetica è estremamente importante. Nel contempo, dobbiamo concretizzare quanto è stato detto in merito alle relazioni con paesi produttori e di transito, e siamo chiari sui messaggi da trasmettere ai paesi terzi, cosa che dobbiamo naturalmente tenere presente nel contesto del dialogo con la Russia, ma dobbiamo concretizzarle anche sostenendo progetti per diversificare le fonti di approvvigionamento come quelli citati, specialmente Nabucco. In questo senso, durante l’ultimo Consiglio europeo, è emersa evidentemente una sorta di Europa dell’energia.

Per quel che riguarda i commenti dell’onorevole Rosati, come si è detto dobbiamo tener conto delle caratteristiche specifiche della situazione energetica in Polonia, specialmente per quanto concerne il carbone, ma è chiaro che la Polonia dovrà anche assumersi una certa responsabilità nel quadro dei preparativi del vertice di Poznán che si terrà successivamente nel corso dell’anno.

Infine, sono completamente d’accordo con quanto ha affermato l’onorevole Doyle. Dobbiamo avere un senso di responsabilità. La crisi finanziaria non deve farci dimenticare la risposta che dobbiamo dare alla crisi ambientale e non dobbiamo nasconderci dietro la crisi finanziaria.

In merito all’appello dell’onorevole van den Burg, ci occorre un migliore coordinamento istituzionale a livello di vigilanza. Dobbiamo operare una distinzione tra vigilanza e regolamentazione e, in termini di vigilanza, ci serve un miglior coordinamento a livello istituzionale.

Come l’onorevole Rübig mi compiaccio per l’accordo raggiunto sulla “terza via” energetica. A mio parere si tratta infatti di un compromesso del tutto soddisfacente. Questo è quanto volevo segnalarle. Parimenti importante sarebbe poter contare su incentivi fiscali per il risparmio energetico: in merito condivido il suo punto di vista.

Passando alle affermazioni dell’onorevole Chichester, è vero che abbiamo bisogno di soluzioni strutturali sia per la crisi finanziaria, e questa sarà la sfida per i prossimi vertici internazionali, sia per il cambiamento climatico, ma soprattutto dobbiamo poter contare su una corretta regolamentazione, non un eccesso di regolamentazione.

Infine, in merito ai commenti dell’onorevole Czarnecki, è chiaro che di fronte ad alcuni problemi industriali è necessario esaminare le possibilità di adeguamento in alcuni paesi. E’ il caso della Polonia e dei suoi cantieri navali. Siamo ben consapevoli della situazione.

Quanto alle osservazioni dell’onorevole Isler Béguin, sappiamo infine che affrontare i problemi del Caucaso sarà un processo estremamente lento e l’Europa dovrà anche attuare interventi preventivi. Concordo con lei nell’affermare che dobbiamo essere inoltre più prospettici per quanto concerne lo stato di tali regioni e dei vicini della Russia.

 
  
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  Joaquín Almunia, membro della Commissione. – (FR) Signora Presidente, cinque minuti per quattro punti. In primo luogo, l’Europa ha risposto, infine unita. Non abbiamo iniziato “uniti”, ma abbiamo risposto all’unisono nelle riunioni dell’Eurogruppo e del Consiglio europeo. Così dobbiamo continuare. Questo è il messaggio che penso tutti avallino. Un’unione che si muove dal coordinamento dei pacchetti di assistenza al coordinamento dei sistemi bancari. E’ assolutamente necessario coordinare tali sistemi a livello europeo in maniera da non creare problemi in alcuni paesi. Un’unione in Europa volta alla governance globale del sistema monetario e finanziario, concetto ripetuto varie volte in questa sede, ma anche a livello di Consiglio. Per quanto concerne alcuni Stati membri è peraltro un messaggio nuovo, che non deve essere dimenticato la prossima settimana.

In secondo luogo, concordo pienamente sul fatto che, come hanno già affermato il presidente della Commissione e il presidente in carica del Consiglio, per affrontare una nuova fase di una migliore regolamentazione del sistema finanziario a livello europeo, l’Unione, per i prossimi anni, debba assumere un ruolo di guida a livello globale per quel che riguarda tale regolamentazione. Sono dunque d’accordo con quanti hanno risolutamente sostenuto una vigilanza istituzionalizzata, non semplicemente coordinata, a livello europeo.

In terzo luogo, condivido assolutamente le affermazioni di quanti hanno parlato della necessità di adeguare i programmi di riforma nazionali e le strategie di Lisbona alle sfide dell’economia reale del presente e del futuro. Questo è peraltro un lavoro già in corso che la Commissione presenterà al Parlamento e al Consiglio in dicembre. E’ altresì necessario, per quanto concerne questa nuova dimensione e l’adeguamento della strategia di Lisbona, tenere presente il tessuto industriale e, soprattutto, le piccole e medie imprese, principali vittime della mancanza di credito provocata dalla crisi del sistema bancario.

Infine, il bilancio. E’ ovviamente necessario usare il bilancio e i bilanci nazionali senza creare problemi di sostenibilità per il futuro. Si dovrebbero invece sfruttare i margini di manovra della politica fiscale e di bilancio nell’ambito del patto di stabilità e crescita rivisto nel 2005. Vi è molto spazio per la flessibilità, ma è anche necessario, e voi siete l’autorità di bilancio insieme al Consiglio, iniziare a immaginare il bilancio europeo, argomento anche questo per un vero dibattito.

(Applausi)

 
  
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  Presidente. – La discussione è chiusa.

Comunico di aver ricevuto tre proposte di risoluzione presentate conformemente all’articolo 103, paragrafo 2, del regolamento(1).

La votazione si svolgerà domani, mercoledì 22 ottobre 2008.

Dichiarazioni scritte (articolo 142 del regolamento)

 
  
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  Roberta Alma Anastase (PPE-DE), per iscritto. – (RO) Le decisioni prese nell’ambito della riunione del Consiglio europeo del 15 e 16 ottobre 2008 rivestono un’importanza strategica per il futuro dell’Europa. Innanzi tutto, apprezzo le discussioni sulla ratifica del trattato di Lisbona. L’Unione europea ha bisogno di attuare le riforme istituzionali previste dal trattato per garantire che l’organizzazione funzioni in maniera efficiente e coerente, oltre che più trasparente per i cittadini europei. E’ dunque assolutamente prioritario che il processo di ratifica del trattato di Lisbona prosegua e sia concluso quanto prima in tutti i 27 Stati membri.

In secondo luogo, in veste di relatrice sulla cooperazione regionale nella regione del mar Nero e membro della commissione per gli affari esteri, vorrei sottolineare l’importanza degli aspetti legati alla politica estera ribadendo quanto sia urgente sviluppare una politica comune europea sull’energia al fine di promuovere la sicurezza energetica e l’unità europea, oltre che diversificare l’approvvigionamento energetico attraverso un sostegno forte a progetti strategici come il gasdotto Nabucco.

Da ultimo, ma non meno importante, apprezzo la decisione di rafforzare le relazioni dell’Unione con i suoi vicini orientali, nello specifico la Repubblica di Moldavia, attraverso la firma di un nuovo lungimirante accordo di cooperazione. Infine, l’Unione deve continuare a essere attivamente impegnata in Georgia, come anche nella risoluzione di tutti i conflitti che affliggono la regione del mar Nero.

 
  
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  Jean-Pierre Audy (PPE-DE), per iscritto. – (FR) Vorrei esordire trasmettendo alla presidenza francese dell’Unione europea esercitata dal presidente della Repubblica francese Sarkozy i miei complimenti per l’energia, la passione e la visione con la quale egli sta assolvendo il suo mandato. Che si tratti della guerra nel Caucaso, che ha evitato, o delle azioni intraprese per risolvere la crisi economica e finanziaria, la presidenza ha dimostrato quanto abbiamo bisogno di un’Unione europea forte e unita e una presidenza stabile che si faccia portavoce dei nostri valori in un mondo in rapido mutamento e divenuto sempre più complesso. Per quanto concerne la crisi finanziaria e la necessità che l’economia continui a funzionare in maniera corretta, sono a favore del fatto che gli Stati membri utilizzino la propria forza finanziaria per intervenire allo scopo di ristabilire la fiducia. Gli Stati membri utilizzano ciò che nella sfera privata sono risorse che non figurano in bilancio, ossia le garanzie. E’ in tale contesto che iscriverei l’idea di ipotizzare la creazione di uno strumento pubblico globale per valutare gli Stati, strumento che potrebbe essere costituito presso il Fondo monetario internazionale e il cui governo sarebbe incontestabile e indipendente. Una siffatta autorità pubblica globale per la valutazione degli Stati sarebbe molto utile per garantire che la finanza mondiale e l’economia mondiale operino nella maniera corretta e, pertanto, si compiano i dovuti progressi sociali.

 
  
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  Katerina Batzeli (PSE), per iscritto. – (EL) L’accordo manifestato dal Consiglio europeo il 15 e 16 ottobre è un inizio, ma non è abbastanza.

Dobbiamo riequilibrare l’unione monetaria meuropea, unitamente alle politiche sociali e di sviluppo. Ci occorre una politica comunitaria unica e una nuova governance economica e istituzionale per recuperare l’equilibro basilare dell’economia nella zona dell’euro.

La creazione di un fondo europeo comune va essenzialmente rivista alla luce delle misure dirette intraprese per affrontare la contrazione del credito e occorre dire con chiarezza che i contribuenti non possono essere gravati a lungo termine. La filosofia che consiste nell’attendere che la contrazione del credito si ridimensioni da sola sinora applicata a livello nazionale cela pericoli di nazionalizzazione delle politiche economiche e sociali, oltre all’emergere di un’economia europea a più velocità. Questa frammentazione del profilo istituzionale dell’Unione deve essere evitata.

All’Europa viene offerta un’opportunità unica e storica ed essa deve proporre il suo nuovo modello di sviluppo economico e sociale come aveva già iniziato a fare attraverso le politiche sul cambiamento climatico, la sicurezza energetica, la stabilità sociale e un’economia sostenibile. Quando la crisi economica avrà fatto il suo corso, dovrà trovare l’Unione molto più forte a livello politico e istituzionale, molto più sociale e saldamente alla guida della politica in materia di cambiamento climatico.

 
  
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  Titus Corlăţean (PSE), per iscritto. – (RO) Vorrei manifestare il mio apprezzamento per le conclusioni della riunione del Consiglio europeo del 15 e 16 ottobre 2008 in merito alla necessità di ridefinire la politica dell’Unione europea sui suoi vicini orientali, specialmente la Repubblica di Moldavia. L’Unione europea ha effettivamente necessità di inserire la regione del mar Nero e, ovviamente, la Repubblica di Moldavia nel suo elenco di priorità politiche.

Dobbiamo definire un mandato circostanziato per negoziare un nuovo accordo in merito a una maggiore cooperazione con il paese, che tuttavia stabilisca a chiare lettere la necessità di registrare progressi evidenti e lo scrupoloso rispetto da parte del governo comunista di Chişinău degli standard democratici e delle norme statutarie del diritto europeo, oltre al rispetto dell’indipendenza del sistema giudiziario e del diritto alla libertà di espressione della stampa. Per la firma di tale accordo i prerequisiti sono reprimere abusi ed eccessi antidemocratici delle autorità comuniste, modificare la legislazione per abrogare le disposizioni che impediscono ai cittadini con cittadinanza doppia o multipla di avere accesso ai pubblici uffici e alle pubbliche cariche, nonché emendare il codice elettorale in linea con gli standard degli Stati membri dell’Unione europea e le raccomandazioni del Consiglio europeo.

La Romania è stata e resterà il principale proponente della futura integrazione della Repubblica di Moldavia nell’Unione e mi aspetto che le autorità moldave intraprendano azioni specifiche in tal senso.

 
  
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  Daniel Dăianu (ALDE), per iscritto. – (EN) Una nuova Bretton Woods deve essere preparata in maniera adeguata.

Un coro sempre più nutrito di leader politici propende per l’organizzazione di una conferenza mondiale che affronti i problemi strutturali dell’attuale finanza mondiale e rilanci l’architettura internazionale in tale ambito. Inutile dire che una riunione di vecchie e nuove potenze economiche è indispensabile per un compito storico di siffatta portata. Tuttavia, una conferenza mondiale, una nuova Bretton Woods, deve essere preparata in maniera adeguata. In primo luogo, è necessario definire le basi analitiche della ricostruzione della finanza mondiale. Keynes e Dexter White si sono adoperati con i loro esperti per un certo tempo, nonostante fosse un periodo bellico, per produrre un modello utilizzabile. Dobbiamo essere certi che tale modello sia disponibile nel momento in cui si prenderanno le decisioni. Il gruppo guidato da Jacques de Larosière potrebbe risultare utilissimo al riguardo. In secondo luogo, non è necessario che le principali potenze economiche si vedano faccia a faccia sui temi principali. E qui le cose si complicano. Spererei decisamente che l’Unione assuma un ruolo di guida nel coalizzare gli sforzi per rilanciare il sistema finanziario internazionale e rivedere i quadri a livello di regolamentazione e vigilanza in modo che la finanza possa essere veramente al servizio dell’economia.

 
  
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  Proinsias De Rossa (PSE), per iscritto. – (EN) L’Europa, Irlanda compresa, ha bisogno del trattato di Lisbona se vogliamo sviluppare politiche coerenti ed efficaci per affrontare le crisi mondiali dovute al crollo del sistema finanziario, al cambiamento climatico e al sottosviluppo di gran parte del mondo.

Il nazionalismo economico non può risolvere queste sfide globali. Né può risolverle lasciando che gli istituti finanziari o i gruppi transnazionali abbiano carta bianca e contando sull’aiuto del contribuente allorquando sopraggiunge la crisi.

Abbiamo bisogno di un sistema di governance globale che preveda la regolamentazione transnazionale dei mercati finanziari, tra cui la possibilità di tassare tali istituti in maniera da impedire loro di eliminare un paese a favore di un altro.

Occorre un sistema di tassazione dei cambi per stabilizzare tali mercati, che potrebbe anche rappresentare un risorsa preziosa per colmare le lacune a livello di fondi per l’attuazione degli obiettivi di sviluppo del Millennio.

Tale sistema di prelievi è generalmente noto come Tobin Tax avendolo per primo proposto James Tobin a seguito della distruzione del sistema di Bretton Woods da parte degli Stati Uniti. Avrebbe un triplice effetto: primo, stabilizzerebbe i mercati monetari; secondo, fornirebbe fondi notevoli per contribuire ad attuare gli obiettivi di sviluppo del Millennio; terzo, recupererebbe parte dello spazio democratico sinora concesso ai mercati finanziari.

 
  
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  Elisa Ferreira (PSE), per iscritto. – (PT) La moneta unica europea ha costituito una barriera che ha protetto l’Unione da problemi peggiori durante la crisi. In tale contesto, l’euro è stato indiscutibilmente un successo.

Di fronte alla deregolamentazione e alla crisi dei mercati, si è dato il via a una serie di azioni nazionali reciprocamente contraddittorie. Si è affrettato un accordo che in ultima analisi apprezziamo, ma non possiamo dimenticare l’eccessiva passività della Commissione in un momento in cui era necessario un connubio tra prudenza e lungimiranza.

Negli ultimi anni, non mesi, questo Parlamento ha dibattuto e adottato proposte di riforma fondate, specialmente nel campo della regolamentazione e della vigilanza dei mercati. Sulla base di tale credibilità chiediamo alla presidenza del Consiglio e alla Commissione di coinvolgerlo attivamente nelle soluzioni di riforma che devono perseguire tre obiettivi.

In primo luogo, in un’Europa integrata i rischi sistemici non possono continuare a essere regolamentati a livello nazionale. E’ necessario intraprendere azioni strutturali con norme chiare e stabili che garantiscano la solidità del sistema.

In secondo luogo, in un mondo globalizzato l’Europa deve essere un partner attivo nella creazione di un quadro internazionale che coinvolga i principali partner.

In terzo luogo, in un momento in cui la recessione economica è già una certezza, dobbiamo attuare in maniera coordinata un pacchetto di ripresa economica che garantisca crescita e occupazione e consenta a nuclei familiari e imprese di recuperare la fiducia.

 
  
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  Ilda Figueiredo (GUE/NGL), per iscritto. – (PT) L’elemento essenziale di questa discussione è stato nuovamente omesso: in altre parole, deve esservi un distacco dalle politiche esistenti, che sono la causa principale delle attuali crisi. E’ stato però interessante sentire ieri i grandi difensori del neoliberalismo ammettere che adesso qualcosa deve cambiare, ma soltanto in termini di “rifusione del capitalismo”, come indicato dal presidente Sarkozy. Ecco perché una delle priorità è lo sviluppo della politica di immigrazione, soprattutto attraverso la direttiva sul rimpatrio, che non rispetta i diritti umani fondamentali e tratta gli immigranti illegali come se fossero criminali e non persone che sfuggono alla fame nel proprio paese alla ricerca di un futuro migliore per sé e le proprie famiglie.

La crescente indifferenza per le questioni sociali continua a essere uno dei principali aspetti delle loro politiche. Per affrontare la crisi finanziaria si sono mobilitate risorse incalcolabili e volontà politica. Invece, per quel che riguarda la situazione sociale e la crisi dovuta al calo del potere di acquisto, la maggiore povertà, la disoccupazione e il lavoro precario e scarsamente retribuito, risorse e volontà politica ancora mancano. Di fatto ciò che si propone finirà per peggiorare la situazione sociale e aggravare le disparità nella distribuzione della ricchezza.

 
  
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  Pedro Guerreiro (GUE/NGL), per iscritto. – (PT) Il Consiglio europeo ha confermato le misure precedentemente adottate, che sono intese a salvare il capitale finanziario, elemento portante del sistema capitalista, e garantire la “prosecuzione delle riforme strutturali”.

La “rifusione del capitalismo” semplicemente significa più capitalismo, con tutte le sue insane contraddizioni, maggiore sfruttamento dei lavoratori, maggiore liberalizzazione e privatizzazione dei pubblici servizi e maggiore reddito da lavoro trasferito al capitale, una politica che il governo socialista in Portogallo sta fedelmente attuando.

Non si è detta però una sola parola in merito:

- alle crescenti difficoltà con le quali i lavoratori e i cittadini in generale devono confrontarsi, l’aumento delle retribuzioni e delle prestazioni sociali, la riduzione dei prezzi dei beni e dei servizi essenziali o l’effettivo controllo dell’aumento dei costi delle ipoteche;

- la promozione degli investimenti produttivi, i diritti in materia di lavoro, i servizi pubblici e un settore imprenditoriale pubblico forte, come quello bancario, attraverso un’equa distribuzione della ricchezza generata;

- la fine della politica monetaria attuale dell’Unione e del suo patto di stabilità, la fine dei “paradisi fiscali”, nonché il rafforzamento e l’uso dei fondi strutturali per garantire uno sviluppo economico effettivo e migliorare le condizioni di vita dei lavoratori.

In altre parole, nessun distacco dalle politiche capitaliste…

 
  
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  Gábor Harangozó (PSE), per iscritto. – (EN) Viste le attuali circostanze di mercato eccezionali, è necessario intraprendere misure concrete per garantire una flessibilità sufficiente nell’attuazione del patto di stabilità. Gli eventi senza precedenti che si sono verificati hanno rivelato i limiti del sistema di integrazione finanziaria europeo di fronte a una crisi di siffatta portata. Quando si è riformato il patto di stabilità, nessuno poteva aspettarsi queste turbolenze finanziarie e, alla luce delle recenti vicende, la flessibilità concessa al patto di stabilità in caso di recessione economica pare insufficiente. Dobbiamo mantenere la disciplina di bilancio, ma occorre introdurre una maggiore flessibilità per consentire ai nuovi membri di entrare a far parte della zona dell’euro quanto prima. Con le attuali norme, la crisi finanziaria potrebbe infatti impedire ai nuovi membri di accedervi come previsto. La razionalità economica su cui poggia la costruzione del meccanismo dei tassi di cambio europeo deve essere adeguata all’attuale situazione finanziaria in maniera da creare le condizioni per l’esistenza di mercati finanziari sostenibili nei paesi che accedono alla zona dell’euro. Accelerare il processo consentendo che vengano seguiti percorsi personali nell’adozione dell’euro in ogni paese candidato all’adesione in funzione delle sue condizioni economiche potrebbe rappresentare una soluzione, considerato che la crisi finanziaria ha messo in luce la necessità che tali paesi siano ancorati alla zona dell’euro.

 
  
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  Mieczysław Edmund Janowski (UEN), per iscritto. – (PL) L’attuale crisi si presenta come un crollo finanziario, ma comporta anche elementi che hanno a che vedere con il cibo e l’energia. E’ la punta di un iceberg sviluppatosi in parte sul crollo di principi morali fondamentali e in parte sull’ingenuità umana, come dimostrano speculazioni e investimenti azzardati.

Non esiste il moto perpetuo né in fisica né in economia. Da che cosa erano guidate le persone i cui raggiri hanno portato al crollo della finanza mondiale? Ci siamo permessi di essere delusi da persone che hanno costruito fortune con l’inganno. Ora ci si aspetta che i contribuenti salvino il sistema bancario. E’ probabile che il costo sia superiore a tutto il bilancio dell’Unione europea. Lo shock finanziario è stato inizialmente subito dagli Stati Uniti, ma le conseguenze hanno colpito il mondo intero. Alcuni paesi come l’Islanda si sono trovati sull’orlo della catastrofe totale. Ed è inevitabile un effetto a cascata con ulteriori perdite. Da tutto questo può emergere qualcosa di positivo? Forse sì. Forse riusciremo a capire che non è giusto costruire sulla sabbia della delusione, sulla base di false premesse: occorre una base solida di affidabilità e solidarietà. Non si tratta di garantire che l’espressione “sicuro come una banca” riacquisti il suo precedente significato. E’ in gioco il nostro futuro e quello dei nostri figli. L’economia di mercato o, per dirla in altri termini, il capitalismo deve funzionare sulla base di principi solidi e duraturi: tra questi, l’onestà è fondamentale.

 
  
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  Eija-Riitta Korhola (PPE-DE), per iscritto. – (FI) In primo luogo vorrei ringraziare il presidente in carica del Consiglio per quello che reputo un ragionamento corretto: agli interessi dell’ambiente occorre attribuire la massima priorità nella buona e nella cattiva sorte. Le sue risposte agli onorevoli Wurtz, Cohn-Bendit e Schultz sono state parimenti pertinenti.

Desidero esprimere la mia preoccupazione soprattutto in merito alle sorti dello scambio di quote di emissione. Se pensiamo a ciò è stato fatto in Aula quest’autunno, la posizione del Parlamento non può considerarsi l’esito di un processo democratico. Si è agito con una premura ingiustificata e le commissioni non sapevano neanche su cosa si votava. Gli emendamenti presentati erano una sorta di bluff. Siamo stati manipolati e fuorviati. Il nostro relatore e il nostro coordinatore di gruppo hanno tradito tutti non rispettando la decisione sulla quale il gruppo aveva votato. Mai successo nulla di simile in Parlamento.

La Commissione è una dei responsabili. Ha consegnato un voluminoso pacchetto legislativo troppo tardi diffidando dal toccarlo in nome dell’armonia internazionale in materia di clima. Il risultato è un modello mediocre di scambio di quote di emissioni che, se fosse realizzato, aumenterebbe i costi in maniera esorbitante e minaccerebbe posti di lavoro in Europa. Qualunque asta effettuata unilateralmente è soltanto un onere fiscale aggiuntivo. Non vedo quale vantaggio potrebbe derivarne per l’ambiente se i prodotti europei, che sono quelli al mondo fabbricati nella maniera più ecologica, dovessero farsi carico di tale onere nel nome della lotta al cambiamento climatico.

Un’asta semplicemente sposta l’inquinamento dall’Europa per scaricarlo altrove e da noi porta disoccupazione. Una siffatta politica ambientale non è ne valida né responsabile. Ci occorre una politica più efficace in materia di clima.

Le emissioni devono essere ridotte in base agli impegni da noi assunti. Anche la nostra alternativa merita di essere presa nella debita considerazione in Parlamento. Molti Stati membri sono a suo favore, come lo è la confederazione delle industrie europee e l’intero movimento sindacale europeo. Un’altra lettura eliminerebbe il deficit democratico che ora si è creato in Aula.

 
  
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  Marian-Jean Marinescu (PPE-DE), per iscritto. – (RO) La crisi scoppiata tra Russia e Georgia, assieme alla crisi finanziaria, è stata una dimostrazione non soltanto teorica, ma anche pratica, della necessità di riformare le istituzioni europee. L’Unità europea, espressa attraverso una sola voce, è l’unica risposta possibile in situazioni di questo genere. L’attuazione del trattato di Lisbona è un’esigenza concreta. Da dicembre il Consiglio ha bisogno di proporre una soluzione in tale direzione, prescindendo dalle eventuali conseguenze. La sicurezza finanziaria, energetica e politica, nonché il consolidamento dei valori basilari del progetto europeo, possono essere garantiti unicamente attraverso uno stretto partenariato con i nostri vicini.

L’iniziativa del “partenariato orientale” aggiunge una nuova dimensione politica alle relazioni con i nostri vicini integrando e incoraggiando i progetti già in atto nella regione del mar Nero attraverso la promozione di un quadro istituzionalizzato che contribuisca ad aggiornare gli accordi su controlli più liberali in materia di visti, creare uno spazio di libero scambio e intessere partenariati strategici con i nostri vicini orientali.

Si percepisce una palpabile “stanchezza” per quel che riguarda l’espansione dell’Unione europea, ma non possiamo permetterci di lasciare che paesi come la Moldavia e l’Ucraina restino a lungo al di fuori dell’Unione europea. Il “partenariato orientale” deve includere un segnale chiaro, un itinerario per questi paesi che schiuda la possibilità di aderire all’Unione, a condizione ovviamente che raggiungano il livello richiesto in ogni ambito.

 
  
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  Esko Seppänen (GUE/NGL), per iscritto. – (FI) Il vertice dell’Unione europea ha discusso come la particolarissima sindrome cinese dell’economia statunitense, vale a dire il crollo del cuore dell’economia finanziaria a Wall Street, abbia avvelenato i mercati europei con la sua radioattività. Di conseguenza, il mondo va verso un’era post-USA. La sua autorità è crollata quando la sua nave chiamata “Capitalismo” si è arenata sull’ideologia degli iperliberali.

Auspicabilmente la nuova povertà del paese e la sua difficoltà a ottenere prestiti accelereranno la fine dell’intervento militare americano nei paesi occupati. Considerando il tipo di potenza occupatrice rappresentato dagli Stati Uniti, le operazioni militari esagerate della Russia in Ossezia meridionale hanno sicuramente riscosso grande attenzione. Dobbiamo essere soddisfatti dell’esito del vertice poiché i paesi estremisti nell’Unione e i fondamentalisti americani non hanno ricevuto sostegno nei loro inviti a isolare la Russia.

 
  
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  Csaba Sándor Tabajdi (PSE), per iscritto. – (HU) Non dobbiamo consentire che l’Europa paghi il prezzo della crisi finanziaria e della speculazione provenienti dagli Stati Uniti. L’uomo della strada non deve subire le conseguenze della miopia delle banche e dell’avidità degli speculatori.

Il pacchetto adottato dal Consiglio europeo auspicabilmente contrasterà la marea di questo tsunami finanziario. Il compito principale dell’Unione europea insieme ai governi degli Stati membri deve consistere nel fare tutto il possibile per attenuare gli effetti economici e sociali della crisi, evitare una lunga recessione e salvaguardare gli investimenti.

Per proteggere i nostri cittadini dobbiamo costituire riserve. A tal fine, i paesi europei sono costretti a introdurre misure di emergenza, ridurre la spesa di bilancio, sospendere temporaneamente le agevolazioni fiscali e persino aumentare le imposte. Questo sta accadendo dalla Francia alla Gran Bretagna, dall’Italia alla Lettonia. Tuttavia, l’unico modo per conseguire l’obiettivo consiste in un consenso nazionale; chiunque non rispetti tale principio mette a repentaglio la stabilità finanziaria della nazione.

Occorre riconsiderare i principi fondamentali dell’economia di mercato. Il controllo sociale dei processi di mercato è indispensabile non per ostacolare la concorrenza, bensì per porla sotto il necessario controllo normativo. Il Parlamento europeo è favorevole all’idea di un’autorità di vigilanza dei mercati finanziari e dei capitali a livello europeo, precedentemente suggerita dal primo ministro ungherese Gyurcsány.

E’ inaccettabile che i colpevoli possano farla franca senza assumersi alcuna responsabilità. Congelare i loro stipendi da milioni di dollari non è una punizione adeguata. Le misure punitive non vanno eluse, tra cui la confisca del patrimonio e il congelamento dei beni di quanti sono colpevoli di aver scatenato una crisi finanziaria internazionale.

 
  

(1)Cfr. processo verbale.

Ultimo aggiornamento: 18 agosto 2009Avviso legale