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Procedura : 2007/0113(COD)
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Testi presentati :

A6-0195/2008

Discussioni :

PV 22/10/2008 - 3
CRE 22/10/2008 - 3

Votazioni :

PV 22/10/2008 - 4.7
CRE 22/10/2008 - 4.7
Dichiarazioni di voto
Dichiarazioni di voto

Testi approvati :

P6_TA(2008)0511

Discussioni
Mercoledì 22 ottobre 2008 - Strasburgo Edizione GU

7. Dichiarazione di voto
Video degli interventi
PV
  

Dichiarazioni di voto orali

 
  
  

- Proposta di decisione: Approvazione della nomina della Baronessa Catherine Ashton a membro della Commissione europea (B6-0575/2008)

 
  
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  Toomas Savi (ALDE).(EN) Signor Presidente, accolgo favorevolmente la nomina a membro della Commissione della Baronessa Ashton, il cui conferimento del titolo di pari a vita rende testimonianza del suo eccellente operato per il Regno Unito. Credo fermamente che sarà un degno Commissario, come accadde in passato con un altro pari, Lord Cockfield, nominato Commissario per il Regno Unito nel 1984 dal governo Thatcher, che si distinse per la sua attività a Bruxelles con cui pose le basi per il mercato unico.

La Baronessa Ashton potrebbe assicurarsi un posto nella storia dell’Unione europea dando un impulso ai negoziati di Doha. Si tratta di una sfida notevole, ma la chiusura positiva dei negoziati aiuterebbe immensamente i paesi in via di sviluppo.

 
  
  

- Proposta di risoluzione: Consiglio europeo (B6-0543/2008)

 
  
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  Jim Allister (NI).(EN) Signor Presidente, ho votato contro la risoluzione mista sul vertice del Consiglio europeo a causa della sua doppiezza riguardo al referendum irlandese, e della miopia con cui rimane ancorata a obiettivi ambientali relativi ai cambiamenti climatici che sono deleteri per l’economia. Il comunicato, con una buona dose di ipocrisia, prima dichiara il rispetto del rifiuto irlandese del trattato di Lisbona, ma successivamente, con il linguaggio codificato proprio di tali documenti, insiste che gli irlandesi debbano adeguarsi. Il presunto rispetto della decisione democraticamente presa dagli elettori è pertanto palesemente falso.

Stiamo attraversando una profonda crisi economica, la peggiore a memoria della maggior parte di noi, e l’Unione europea si preoccupa solo di questioni minori relative ai cambiamenti climatici. L’industria e le nostre economie non sono in grado di sostenere i crescenti oneri fiscali legati all’ambiente e l’unico risultato che otterremo sarà il trasferimento di una parte sempre maggiore della nostra industria manifatturiera in Estremo Oriente.

 
  
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  Marian Harkin (ALDE).(EN)Signor Presidente, desidero menzionare l’emendamento n. 3, nel quale abbiamo espresso delle critiche nei confronti di alcuni Commissari che hanno sminuito l’importanza di richieste da tempo avanzate dal Parlamento europeo per la proposta di leggi che consentano una supervisione più efficiente dei mercati finanziari. Tale è la realtà dei fatti, ma ritengo che sia anche importante dire che gli Stati membri devono assumersi le loro responsabilità. Infatti, anche se la Commissione avesse fatto qualche tentativo, avremmo incontrato una forte opposizione. Ciononostante, la Commissione ha comunque le sue responsabilità, e sebbene la regolamentazione attualmente in vigore sia fondata su principi piuttosto che su regole, essa deve essere rigorosa. Infatti, forme di regolamentazione leggera non hanno funzionato.

Desidero inoltre menzionare il paragrafo 20, in cui il Parlamento ribadisce il rispetto dei risultati del referendum irlandese e delle procedure di ratifica negli altri Stati membri. Durante la discussione sul referendum irlandese si è ipotizzato a più riprese che il Parlamento non ne rispetterà l’esito. Al di là di ogni altra considerazione, il Parlamento non vanta alcuna prerogativa in materia, e pertanto non gli compete agire in un modo piuttosto che in un altro. Tuttavia, diversamente dall’onorevole Allister, accolgo con favore la dichiarazione in questione.

Infine, sempre a proposito del paragrafo 20, credo sia possibile dare una risposta ai timori espressi dal popolo irlandese prima delle elezioni europee, ma non dobbiamo sottovalutare ciò che questo comporta. L’emendamento dichiara, inoltre, che il Parlamento è pronto a offrire assistenza al fine di stabilire un maggiore e più informato consenso. Credo che il concetto debba essere così riformulato “stabilire un consenso maggiormente informato”.

 
  
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  Daniel Hannan (NI).(EN) Signor Presidente, l’affermazione politica contemporanea più insidiosa è “bisogna fare qualcosa”. I politici, infatti, nutrono un timore irrazionale e spropositato di sembrare passivi, lasciando cadere in secondo piano la necessità di identificare cosa esattamente debba essere fatto, come è emerso durante la crisi finanziaria. Non importa cosa sia questo “qualcosa”: 500 miliardi di sterline nel Regno Unito, 500 miliardi di EUR in Europa, 850 miliardi di dollari negli Stati Uniti, certo, sono “qualcosa”. Procediamo. Non importa quali siano le conseguenze pratiche.

La verità è che non si può sconfiggere la crisi legiferando, tanto quanto non si possa imporre per decreto l’orbita del sole o della luna. Ciò a cui assistiamo ora non è altro che l’inesorabile correttivo di anni di politiche di credito agevolato, da parte degli stessi governi che per troppo tempo hanno mantenuto i tassi di interesse molto bassi. Si è trattato di una volontà politica, e non di decisioni del mercato. E’ come se l’aria calda immessa nella mongolfiera della finanza stesse ora fuoriuscendo rapidamente. L’unico cambiamento concreto introdotto con la nazionalizzazione delle banche e con le grandi operazioni di salvataggio finanziario è che, invece di ridurre le tasse per aiutare la gente a superare questo momento difficile, le abbiamo gettato addosso un enorme peso ulteriore. I contribuenti pagheranno un prezzo molto elevato per la nostra presunzione.

 
  
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  Eija-Riitta Korhola (PPE-DE).(EN) Signor Presidente, riguardo all’emendamento n. 9, per il quale il mio gruppo ha espresso un voto contrario, è essenziale per il gruppo del Partito popolare europeo (Democratici-cristiani) e dei Democratici europei che il processo democratico si compia senza alcuna scorciatoia che possa condurre a un deficit democratico, in particolare ora che, nel caso dello scambio di quote di emissioni, il processo parlamentare può essere descritto solo in termini poco lusinghieri. Abbiamo assistito a espedienti fuorvianti, casi di manipolazione e, infine, a una relatrice che ha ignorato la volontà politica del suo stesso gruppo.

Tutto ciò è diventato tanto più significativo da quando, la settimana scorsa, si è verificata una situazione di stallo in Consiglio. Il PPE-DE ha offerto una via d’uscita al problema dei contraccolpi sull’industria delle politiche per l’attenuazione dei cambiamenti climatici. Di conseguenza, non solo l’industria europea, ma anche i sindacati sostengono la nostra proposta per dei valori di riferimento a sostituzione del costoso sistema di aste. Non vi è alcun dubbio, siamo tutti uniti nel tentativo di ridurre le emissioni nocive.

Il punto è come fare. La salvaguardia del pianeta deve essere la nostra priorità, ma personalmente sostengo che i provvedimenti necessari per porre fine ai cambiamenti climatici non potranno trarre alcun giovamento dal declino economico dei principali paesi dell’Unione europea che si sono dimostrati virtuosi in materia ambientale, e dal conseguente incremento della disoccupazione.

 
  
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  Peter Skinner (PSE) (EN). – Signor Presidente, il partito laburista al Parlamento europeo plaude al contenuto della risoluzione mista e della mozione sul clima finanziario e sull’economia reale. Quanto a come procedere, il Parlamento ha effettivamente stilato una serie di richieste – in un certo senso si tratta di una sorta di elenco dei desideri – nonché delle proposte concrete sul da farsi. Talvolta siamo andati più avanti della Commissione. E’ pur vero che – forse a causa di logiche nazionali oppure di natura politica – il Parlamento talvolta affievolisce il contenuto delle proposte di legge, ma altre, invece, propone dei buoni testi.

Tuttavia, gli appelli contenuti nei testi all’esame sono pertinenti e appropriati rispetto alla nostra attuale condizione. Le strutture di vigilanza devono più che mai essere rafforzate a livello globale, non solamente in Europa. Dobbiamo rivolgerci al di fuori dei confini dell’Unione europea, esaminando anche quanto viene realizzato a livello mondiale nel settore degli aiuti allo sviluppo. Dobbiamo aumentare le nostre riserve per affrontare le tematiche di sviluppo, e non sfuggire ad esse. L’auspicio è che, così facendo, raggiungeremo l’equilibro economico di cui il mondo ha bisogno. E’ nostro compito portare tali questioni all’attenzione di tutti e fare anche qualcosa di più. Per quanto mi riguarda presenterò delle ulteriori proposte per iscritto.

 
  
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  Ivo Strejček (PPE-DE).(EN) Signor Presidente, desidero riassumere i motivi che mi hanno indotto a votare contro la risoluzione. Innanzi tutto, il rafforzamento del ruolo dello Stato non è la soluzione giusta nella ricerca di una via d’uscita dalla crisi finanziaria. In secondo luogo, la crisi non può essere superata con un aumento dei provvedimenti legislativi e con l’istituzione di un ente paneuropeo di vigilanza senza tuttavia un chiarimento sulle sue competenze specifiche. Terzo, con il rifiuto da parte del popolo d’Irlanda, il trattato di Lisbona non può entrare in vigore. Per tale motivo il Consiglio europeo dovrebbe rispettare il risultato del referendum irlandese. Quarto, il Consiglio europeo non è disposto a compiere un passo indietro rispetto ai suoi obiettivi poco realistici e molto costosi per i cambiamenti climatici. Alla fine questo danneggerà il tenore di vita della gente comune.

 
  
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  Gay Mitchell (PPE-DE) (EN). – Signor Presidente, esordisco con l’affermazione che se, da un canto, è corretto dire che il trattato di Lisbona non potrà entrare in vigore fino a quando tutti e 27 gli Stati membri lo avranno approvato, dall’altro ciò non implica che nell’attesa l’Europa debba restare ferma. E per quanto mi riguarda, non voglio vedere avanzare l’Europa senza l’Irlanda. In qualità di responsabile elettorale del Fine Gael nella recente campagna referendaria, desidero chiarire che senza alcun dubbio la posizione dell’Irlanda è, così come dovrebbe essere, di volersi posizionare saldamente all’interno dell’Europa. Non vogliamo più essere un’isola dietro un’altra isola, in balia degli interessi del Regno Unito. Rispettiamo il Regno Unito e i suoi interessi legittimi, tuttavia i nostri interessi sono differenti e mi rifiuto di sentire un deputato del Regno Unito parlare a nome dei miei elettori o degli interessi dell’Irlanda.

Desidero affermare che i deputati del Fine Gael all’interno del gruppo del Partito popolare europeo (Democratici-cristiani) e dei Democratici europei sostiene il senso generale della relazione sulla riunione del Consiglio europeo, ma non accetta che il parlamento consideri “che sia possibile dare una risposta ai timori espressi dai cittadini irlandesi per pervenire non appena possibile a una soluzione che tutti possano accettare”, poiché si tratta di una questione che il popolo irlandese deve prendere in esame a sua discrezione e con i tempi che riterrà più opportuni. Questo è il punto che dobbiamo mettere a verbale.

 
  
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  Zuzana Roithová (PPE-DE).(CS) Non guardo con favore al contenuto della risoluzione mista, né posso dichiararmi soddisfatta della performance del Presidente del Consiglio europeo Sarkozy. Ciononostante, ritengo sia estremamente importante raggiungere un accordo, o quanto meno trovare un approccio congiunto, poiché il peggior messaggio che possiamo trasmettere ai popoli europei è che siamo incapaci di trovare un accordo su un argomento qualsiasi. Tuttavia, desidero anche fare un richiamo al buon senso. Tre sono i fattori in gioco. Uno è la crisi finanziaria, naturalmente, il secondo è la recessione, e il terzo riguarda, in sintesi, le ricadute della globalizzazione sul nostro mercato interno. E’ da mesi, o addirittura da diversi anni, che ne parlo. Sembriamo incapaci di arrestare l’incremento dei vincoli imposti all’industria europea e non siamo nemmeno capaci di discuterne a livello dell’Organizzazione mondiale del commercio. Tale incapacità rappresenta per noi un grave problema.

 
  
  

- Raccomandazione Désir (A6-0373/2008)

 
  
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  Hubert Pirker (PPE-DE). (DE) Signor Presidente, come tutti sappiamo, nell’Unione europea il numero di posti di lavoro affidati alle agenzie interinali è in forte aumento. Il fatto positivo è che in tale modo si creano molti posti di lavoro, ma la grande varietà delle rispettive disposizioni nazionali, in genere, ha sinora comportato effetti negativi, in particolare per i lavoratori, dato che ne conseguono pratiche di dumping salariale a causa dei compensi bassi che caratterizzano questi contratti e, di conseguenza, il dislocamento dei lavoratori locali. Infine, comporta anche distorsioni della competitività, in particolare per le piccole e medie imprese, e i soli ad avvantaggiarsene sono coloro che in questo modo assumono il maggior numero possibile di lavoratori interinali a basso costo.

Pertanto, lo scopo delle nostre direttive deve essere la regolamentazione del lavoro interinale in tutto il territorio dell’Unione europea, in particolare per stabilire che i lavoratori interinali debbono ricevere il medesimo trattamento dei dipendenti della azienda che li assume in materia di condizioni contrattuali e di lavoro. Tutto ciò negli interessi dell’Europa quale sede di imprese commerciali e soprattutto degli stessi lavoratori, prevenendo pratiche distorsive della competitività delle aziende.

 
  
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  Ewa Tomaszewska (UEN).(PL) Signor Presidente, qualunque emendamento a questa direttiva, per quanto pertinente, comporterebbe il prolungamento dell’iter legislativo, prolungando ulteriormente il periodo in cui i lavoratori interinali non godono di alcuna tutela. La direttiva è in ritardo di diversi anni e, inoltre, è espressione degli accordi tra le parti sociali. E’ per questo motivo che ho votato per respingere qualunque emendamento.

 
  
  

- Relazione Angelilli (A6-0404/2008)

 
  
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  Neena Gill (PSE) . – (EN)Signor Presidente, ho votato a favore di questa relazione perché la sicurezza dei minori che navigano in Internet è per me una questione di fondamentale importanza. Si tratta, inoltre, di un argomento che viene sollevato da molti miei elettori delle Midlands occidentali. Infatti, molti genitori e insegnanti sono sempre più in ansia al pensiero che i minori possano accedere a contenuti inadeguati e potenzialmente pericolosi.

L’evoluzione di Internet in un potente mezzo di comunicazione a livello mondiale ha portato a un incremento dei pericoli a cui sono esposti i minori di tutto il mondo. Nel Regno Unito recenti ricerche rivelano che ben 1 minore su 10 che frequenta le chat room in Internet è stato contattato in rete da un pedofilo. Pur riconoscendo l’enorme potenziale di Internet in materia di intrattenimento, opportunità e conoscenza per i nostri giovani, dobbiamo anche attuare provvedimenti che ne tutelino la sicurezza in rete. Ritengo sia nostra responsabilità proteggere sia i minori da contenuti pericolosi che alcuni gestori di servizi online.

Il Parlamento europeo può svolgere un ruolo cruciale nel ridurre la disponibilità di contenuti inadeguati e illeciti e nell’aumentare la consapevolezza dei pericoli che insidiano gli utenti della rete. Pertanto, accolgo favorevolmente tale relazione e tutti gli sforzi messi in atto dell’Unione europea per tutelare i nostri minori, i quali devono poter beneficiare delle opportunità che tale tecnologia offre loro senza temere che qualcuno possa nuocergli.

 
  
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  Hubert Pirker (PPE-DE).(DE) Signor Presidente, Internet è in sé un’invenzione molto positiva, ma viene sempre più spesso utilizzata per scopi illeciti, conducendo così a un incremento esponenziale di uno dei reati più esecrabili, il commercio di materiale pedopornografico.

Per comprendere le dimensioni di tale fenomeno, basti pensare che solo lo scorso anno si è registrato un incremento del 16 per cento dei traffici di tali materiali su Internet, a cui dobbiamo sommare il fatto che più di 20 000 minori sono sottoposti ad abusi ad essi collegati per realizzare le immagini oggetto di tali traffici. Il nostro obiettivo deve, pertanto, essere la tolleranza zero per i casi di abuso minorile, pene severe per i colpevoli di tali reati e massima protezione dei minori che utilizzano Internet.

Pertanto accolgo con favore il pacchetto di misure sostenute dal Parlamento europeo, che spaziano dalle linee di assistenza all’istallazione di sistemi di filtraggio, alla formazione di personale di supporto alle forze di polizia e alla tracciabilità dei movimenti finanziari.

Questa relazione del Parlamento europeo è estremamente importante, poiché invia un segnale forte di volontà di proteggere i componenti più deboli della nostra società, ovvero i minori.

 
  
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  Zita Pleštinská (PPE-DE). (SK) Internet è molto utile ma, nel contempo, è anche molto pericolosa, in particolare per i minori, che sono decisamente più esperti dei loro genitori nell’utilizzo del computer, cosicché spesso gli adulti non sono consapevoli delle molteplici trappole cui sono esposti in modo particolare i minori nelle lunghe ore di navigazione in rete. Pertanto, do il benvenuto a questa relazione, e infatti ho votato a suo favore.

Credo che il programma per la sicurezza in Internet aiuterà a colmare l’enorme divario generazionale che esiste rispetto alla consapevolezza del mezzo in questione. Serve una campagna di informazione rivolta a genitori e insegnanti. Sono favorevole all’istituzione di punti di contatto nei singoli paesi dell’Unione europea, dove si possano denunciare attività illegali relative alla sicurezza in Internet.

In Finlandia, Matti Juhani Saari ha caricato su Internet, compreso il sito YouTube, dei video che lo riprendevano mentre sparava con una pistola in un poligono. Successivamente, dieci ragazzi sono stati assassinati da questo squilibrato entrato armato in un istituto scolastico della città finlandese di Kauhajoki. Onorevoli colleghi, ritengo che con questo programma riusciremo a ridurre i livelli di rischio e garantire che i giovani non abbiano accesso a materiali video pericolosi su Internet.

 
  
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  Jan Březina (PPE-DE).(CS) Ho votato a favore della relazione Angelilli perché la ritengo utile alla lotta contro gli abusi dei minori in Internet. Desidererei che si ponesse un’enfasi particolare sul miglioramento degli strumenti a disposizione delle forze di polizia. Nella fattispecie, ciò richiede la creazione di una banca dati europea sulla pedopornografia e una campagna di diffusione delle linee di pronto intervento cui le forze di polizia devono aver accesso. La banca dati sarà uno strumento molto utile in caso di acquisto di immagini tramite comunicazioni di gruppo peer-to-peer, poiché consentirà di verificare se l’immagine in questione sia già apparsa in rete e se siano già state svolte delle indagini relativamente ad essa, consentendo così di evitare di duplicare gli sforzi investigativi. Un’altra misura efficace potrebbe consistere nel monitoraggio dei pagamenti eseguiti verso siti con contenuti pedopornografici, pur nel rispetto delle norme per la tutela della privacy e della segretezza bancaria.

L’esperienza dimostra che la sicurezza dei minori in Internet può solo essere garantita sulla base di un approccio a più livelli, con il coinvolgimento dei minori stessi, della famiglia, della scuola, degli operatori delle telecomunicazioni, degli Internet provider e degli enti pubblici. E’ necessario aumentare consapevolezza e prevenzione, il che da un punto di vista tecnico agevolerebbe e supporterebbe la denuncia dei vari episodi e migliorerebbe le possibilità che a questi facciano seguito delle indagini da parte delle forze di polizia. Credo fermamente che il programma per la sicurezza in Internet possa dare un contributo in questa direzione.

 
  
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  Zuzana Roithová (PPE-DE).(CS) Consentitemi di dare un contributo alla discussione di lunedì sulla tutela dei minori che utilizzano Internet e altre tecnologie per la comunicazione. Ho sostenuto la relazione, naturalmente, e l’accolgo con grande favore. Tuttavia, il programma che abbiamo approvato non pone l’accento sulla standardizzazione della terminologia riferita a contenuti pericolosi. Negli Stati membri vi sono opinioni diverse su ciò che semplicemente non è permesso e quanto che invece costituisce vero e proprio reato, ponendo così un ostacolo alla lotta contro i reati in Internet, in cui non si riconoscono confini nazionali o continentali. Che piaccia o meno, per il bene della nostra gioventù, l’armonizzazione in tale settore deve essere una nostra priorità.

 
  
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  Koenraad Dillen (NI). (NL) Signor Presidente, ho votato con decisione a favore della relazione. Dobbiamo rallegrarci del fatto che l’Europa desideri tutelare i suoi minori dai molti pericoli cui Internet li espone attualmente. I giovani incominciano a utilizzare la rete in età molto precoce e, naturalmente, ciò comporta che si trovino anche di fronte ai pericoli ad essa collegati.

Si stima che nove minori su dieci tra l’età di 8 e 16 anni entrino in contatto con materiali pornografici in Internet. Chi lucra dalla vendita in rete di materiale pornografico è sempre più sconsiderato. Oltre al pericolo della pedofilia e della pornografia, in Internet troviamo anche i casinò online, promossi con tecniche di marketing molto aggressive. I giovani in particolare non sono sempre consapevoli dei pericoli coinvolti.

Sono, pertanto, i genitori, la scuola, gli insegnanti, ma anche i politici, a dover proteggere i minori da tutto ciò. Sono necessarie vigilanza e aumento della consapevolezza, specie tra i più giovani componenti della società, poiché sono loro i più impressionabili e vulnerabili.

 
  
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  Marusya Ivanova Lyubcheva (PSE). (BG) Grazie, Signor Presidente. Ho votato a favore della relazione perché ritengo che rivesta un’importanza straordinaria. Risolvere con un unico documento i diversi problemi che insorgono quando i minori utilizzano i mezzi di comunicazione è alquanto arduo. Tuttavia, tale programma è necessario dal punto di vista organizzativo. Nelle discussioni sull’impatto delle nuove tecnologie, tendiamo a parlare dei vantaggi sociali, educativi, culturali e di altro genere, e acquisiamo consapevolezza degli effetti negativi solo quando è troppo tardi. I meccanismi esistenti per limitare i prodotti che hanno un influsso negativo sono molto importanti per minimizzare i rischi, ma devono essere affiancati da misure preventive. Ora che abbiamo un programma comune europeo, ogni Stato membro deve avere un proprio programma nazionale in questo settore. Dobbiamo aumentare la consapevolezza del problema da parte della società e insegnare ai minori come utilizzare in modo intelligente le tecnologie dell’informazione e della comunicazione. Dobbiamo inoltre affrontare il pericolo della “dipendenza da computer”. Sono necessari sforzi integrati e i governi nazionali possono svolgere un ruolo importante anche in questo senso.

 
  
  

- Relazione Grossetête (A6-0346/2008)

 
  
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  Milan Gaľa (PPE-DE). (SK) Signor Presidente, desidero ringraziare lei per avermi dato la parola e l’onorevole Grossetête per la relazione sulla proposta di direttiva sulle variazioni dei termini delle autorizzazioni all’immissione in commercio dei medicinali. Ho sostenuto la relazione con il mio voto poiché rappresenta un esempio di progresso nell’armonizzazione legislativa e nella tutela dei consumatori, riducendo nel contempo la burocrazia e incrementando la flessibilità, recando così benefici in termini di sicurezza e consapevolezza da parte dei pazienti. Contestualmente, semplifica le procedure e riduce i costi delle imprese farmaceutiche.

Ho apprezzato la posizione netta assunta dal commissario Verheugen in merito ai farmaci contraffatti, farmaci generici di bassa qualità che spesso hanno un mero effetto placebo, e rispetto a farmaci e vaccini illegali, che raggiungono i cittadini europei attraverso il mercato nero. Si tratta di attività criminali. In un futuro prossimo la Commissione istituirà dei provvedimenti atti a rafforzare le leggi esistenti in tale settore, affinché nessun farmaco del genere possa essere distribuito. Inoltre, si introdurranno sanzioni per gli operatori del settore. La Commissione, infine, si è impegnata affinché la produzione di medicinali efficaci debba avvenire in base a processi produttivi e standard riconosciuti a livello europeo.

 
  
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  Zuzana Roithová (PPE-DE).(CS) Devo rispondere alla discussione odierna in cui, naturalmente, ho affermato di voler dare un caloroso benvenuto alla relazione. Tuttavia, essa prevede il requisito che tutti i prodotti farmaceutici aventi lo stesso principio attivo debbano avere il medesimo nome commerciale, per evitare di confondere i pazienti con il conseguente rischio di assunzione di dosi eccessive. Ai non addetti ai lavori può sembrare ragionevole, ma i medicinali vengono continuamente innovati e, inoltre, medicinali con principi attivi uguali, oppure simili, possono contenere quantitativi diversi di altre componenti. Sarebbe assurdo rimproverare la Commissione di non aver richiesto una standardizzazione dei nomi commerciali, che tradirebbe una mancata conoscenza dei meccanismi di funzionamento del sistema, indipendentemente dai poteri dell’Unione europea.

 
  
  

- Relazione Manders (A6-0195/2008)

 
  
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  Neena Gill (PSE) . – (EN) Signor Presidente, sono davvero lieta che si stiano affrontando le lacune della direttiva del 1994 sulla multiproprietà, affinché i consumatori possano godere di una migliore tutela per i loro investimenti. Inoltre, nel lungo periodo ciò contribuirà a proteggere 40 000 posti di lavoro in Europa. Tale relazione mi interessa in modo particolare, poiché riguarda una questione che tocca in modo diretto molti dei miei elettori. Nel Regno Unito vi sono molti più titolari di multiproprietà che in qualsiasi altro paese europeo. In questo modo, potremo rassicurare i cittadini che l’Europa si sta occupando di proteggerli dai truffatori. Nel Regno Unito il settore della multiproprietà ammonta a circa 157 milioni di EUR l’anno e la direttiva rappresenta un importante passo in avanti nella lotta agli agenti immobiliari senza scrupoli che recano danni ai consumatori e gettano discredito sugli operatori validi. Le nuove regole semplificate garantiranno un’uguale tutela dei consumatori in tutto il territorio dell’Unione europea, creando condizioni paritarie nel mercato delle multiproprietà e di altri diffusi prodotti connessi al settore vacanziero.

 
  
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  Zuzana Roithová (PPE-DE).(CS) Sono estremamente lieta che, nonostante lo spettro incombente della politica, sia stato raggiunto un accordo sull’armonizzazione della legislazione che tutela gli europei che desiderano trascorrere una vacanza all’estero, affittando senza rischi l’alloggio. La revisione della direttiva sulla multiproprietà esclude la registrazione di fornitori di servizi inaffidabili e pertanto aumenta le probabilità per i consumatori di non cadere in trappole fraudolente come avviene troppo spesso ancora oggi.

Inoltre, i consumatori avranno a disposizione un periodo di 14 giorni in cui recedere dal contratto senza dover versare alcun anticipo, e i contratti saranno disponibili in una lingua di loro conoscenza – un’ottima notizia anche per i cittadini della Repubblica ceca.

 
  
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  Gary Titley (PSE) . – (EN) Signor Presidente, condivido la gioia dell’amica e collega onorevole Gill, per il fatto che si stiano eliminando le scappatoie della direttiva in questione.

La multiproprietà è un settore di grandi dimensioni, ma può anche essere una grande truffa. Ad esempio, sono venuto a conoscenza della società European Timeshare Owners Organisation, che opera in Spagna ma che ha convenientemente sede a Gibilterra – e alcuni miei elettori mi hanno informato di essere stati contattati da tale società, che si è offerta di rivendere le loro multiproprietà. Quando si sono recati in Spagna – sostenendo dei costi ingenti – hanno scoperto che nessuno era interessato a rilevare le loro multiproprietà, mentre la ditta in questione era interessata a vendere loro altre multiproprietà.

E’ da diverse settimane che tento di contattare la società in questione e vi sono riuscito – evento prodigioso - appena questa settimana, poiché nessuno risponde ai numeri telefonici, né tantomeno alle lettere.

Auspico che incominceremo a prendere provvedimenti severi contro organizzazioni quali la European Timeshare Owners Organisation, poiché danneggiano la reputazione delle multiproprietà e del settore vacanziero in Spagna, che so le sta molto a cuore.

 
  
  

- Relazione Andersson (A6-0370/2008)

 
  
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  Zuzana Roithová (PPE-DE).(CS) Non ho ritenuto di votare a favore della relazione Andersson. Non approvo che coloro che non hanno trovato soddisfacente la sentenza della Corte di giustizia oggi tentino, con questa relazione, di sovvertire la sentenza della corte sul caso Laval in Svezia. La libera circolazione dei servizi è uno dei vantaggi introdotti dall’Unione europea e gli Stati membri debbono impegnarsi più a fondo nel garantire che dipendenti e imprenditori siano maggiormente informati riguardo ai principi che stanno alla base della direttiva dei lavoratori nella sua attuale formulazione. Questo è il modo corretto di affrontare il problema del lavoro nero e del fenomeno del dumping nel mercato del lavoro nell’Unione europea, senza scardinare le competenze giurisdizionali. In una società democratica i diritti vanno reclamati con vigore e perseveranza e non devono essere messi a rischio.

 
  
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  Marian Harkin (ALDE).(EN) Signor Presidente, la prima parte dell’emendamento n. 24 riconosce nel dumping sociale un fattore che ha contribuito al “no” irlandese al trattato di Lisbona. Concordo con tale affermazione come anche con l’enunciato in cui si chiede al Consiglio di adottare dei provvedimenti atti a garantire parità di retribuzione a parità di lavoro. L’emendamento in questione chiede agli Stati membri di rispettare il risultato del referendum in Irlanda. E’ fuori discussione che si debba farlo, anzi, è previsto per legge in tutti gli Stati membri.

Tuttavia, a tutto ciò si sovrappone la richiesta di intraprendere un’approfondita riforma dei trattati esistenti in modo da aprire la strada verso un’Europa del sociale. Tale richiesta è a dir poco eccessiva. Un’approfondita riforma dei trattati esistenti mi sembra un invito a stracciare le regole attuali, mentre disponiamo già di un’ottima legislazione contro la discriminazione, che attualmente stiamo perfezionando. Abbiamo anche raggiunto una posizione comune sulla direttiva relativa al lavoro tramite agenzia interinale, che sosterrà i diritti dei lavoratori e dimostra che il cuore sociale dell’Europa batte ancora.

L’emendamento n. 16 chiede agli Stati membri di sfidare le sentenze della Corte di giustizia europea. Non è un modo corretto di procedere. Dobbiamo invece esaminare la direttiva sul distacco dei lavoratori e garantirne il corretto recepimento in tutti gli Stati membri e, se sarà necessario, apportare le modifiche del caso. Ma un’approfondita revisione dei trattati non è necessaria.

 
  
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  Mairead McGuinness (PPE-DE).(EN) Signor Presidente, per quanto concerne la votazione, desidero dichiarare che i deputati del Fine Gael, a cui appartengo, hanno votato a favore della relazione Andersson perché investe le questioni rilevanti sollevate dalle sentenze della Corte di giustizia nei casi Viking, Laval e Rüffert, sancendo il principio fondamentale della parità di retribuzione a parità di lavoro.

La relazione è molto chiara nel dichiarare che la legislazione esistente è insufficiente e che bisogna raggiungere un equilibrio migliore tra i diritti dei lavoratori e la libertà di erogare servizi. Ma la risposta non sta nell’attuare un’approfondita revisione degli esistenti trattati dell’Unione europea, come richiesto dall’emendamento n. 24. La soluzione passa attraverso il miglioramento della legislazione, motivo per cui abbiamo votato contro gli emendamenti nn. 24 e 16, che riteniamo sia inutili che non necessari, poiché non affrontano la necessità di legiferare.

 
  
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  Philip Claeys (NI). (NL) Signor Presidente, ho votato contro la relazione Andersson non solo perché il testo attiene alla legge del lavoro – che è di competenza degli Stati membri – ma anche perché fa riferimento ripetutamente alla Carta dei diritti fondamentali e al trattato di Lisbona.

Naturalmente non si tratta della prima relazione colpevole di ciò, ma in essa traspare un profondo disprezzo degli elettori irlandesi che hanno reso vanificato il trattato e, di fatto, di tutti gli elettori in Europa che non hanno avuto l’opportunità di esprimere il loro punto di vista sul trattato di Lisbona in modo democratico.

Si promette sempre che l’Europa terrà conto della volontà della gente, che si tenterà di colmare il deficit democratico, ma ogni volta in quest’Aula assistiamo al venire meno a tale promessa da parte dell’Europa. L’Unione europea ha un problema di credibilità che è altrettanto grave del deficit democratico.

 
  
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  Ewa Tomaszewska (UEN).(PL) Signor Presidente, ho lavorato con l’onorevole Andersson in qualità di relatore ombra per il gruppo “Unione per l’Europa delle nazioni”, essendo pienamente consapevole dell’importanza delle tematiche oggetto della relazione per il mio stesso sindacato, Solidarność, e per altri sindacati, nonché per il mio gruppo politico, che ha una certa sensibilità per le questioni sociali. Ho in mano una lettera sull’argomento scritta da Janusz Śniadek, leader del sindacato Solidarność.

La relazione è incentrata sulla necessità di rispettare i diritti sindacali e sull’importanza del dialogo tra le parti sociali, sui risultati di tale dialogo, in particolare gli accordi collettivi, e il rispetto del principio “parità di retribuzione a parità di lavoro”. Per tali motivi ho votato a favore della relazione sebbene, come dichiarato precedentemente dai miei colleghi parlamentari, i riferimenti al trattato di Lisbona sono, allo stato attuale, ingiustificati.

 
  
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  Katrin Saks (PSE).(ET) Desidero spiegare perché non ho votato a favore della relazione dell’onorevole Andersson.

Sebbene la relazione sia ora molto più equilibrata rispetto al testo originale, assieme a molti colleghi di gruppo provenienti dall’est europeo ci siamo astenuti. Certamente siamo favorevoli al principio della parità di trattamento, tuttavia abbiamo avvertito il pericolo che tale slogan possa essere utilizzato per tentare di prevenire l’attuazione di una delle fondamentali libertà dell’Unione europea – la libertà di circolazione dei lavoratori. La questione è particolarmente significativa per l’Europa dell’est: la nostra forza lavoro desidera accedere al mercato del lavoro dell’Europa occidentale per guadagnare di più, anche solo temporaneamente, ma ritengo che si tratti anche di una questione importante per lo sviluppo economico di tutta l’Unione europea.

E’ mio parere che, invece di cambiare le normative a livello europeo, come richiesto, si dovrebbe prestare maggiore attenzione al recepimento della direttiva e ai provvedimenti dei singoli stati membri.

 
  
  

Dichiarazioni di voto scritte

 
  
  

- Proposta di decisione: Approvazione della nomina di Catherine Margaret Ashton, Baronessa Ashton of Upholland, a membro della Commissione (B6-0575/2008)

 
  
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  Jean-Pierre Audy (PPE-DE), per iscritto. – (FR) Ho espresso il mio voto favorevole alla risoluzione che approva, salvo emendamenti, la proposta di regolamento del Consiglio che modifica il regolamento del 2003 in materia di giurisdizione e introduca provvedimenti relativi alla legge applicabile in materia matrimoniale, sulla base della relazione presentata dalla collega tedesca, l’onorevole Gebhardt. Considerando la maggiore mobilità dei cittadini all’interno dell’Unione europea, che a sua volta ha portato all’aumento di coppie “internazionali” – vale a dire coppie in cui i coniugi sono di diversa nazionalità oppure risiedono in Stati membri diversi ovvero in uno stesso Stato membro di cui però almeno uno dei due coniugi non è cittadino – e considerato l’alto tasso di divorzi all’interno dell’Unione europea, era essenziale regolamentare la legge applicabile e la giurisdizione in materia matrimoniale, che coinvolgono ogni anno un numero crescente di cittadini. Dovremmo costantemente evidenziare che i trattati prevedonol’istituzione progressiva di uno spazio comune di libertà, sicurezza e giustizia con una serie di misure volte a promuovere “la compatibilità delle regole applicabili negli Stati membri ai conflitti di leggi e di competenza giurisdizionale”.

 
  
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  David Martin (PSE), per iscritto. (EN) Appoggio la nomina di Catherine Ashton a nuovo Commissario europeo per il commercio. Sono molto lieto che questa carica sia ricoperta per la prima volta da una donna. Del resto è anche la prima volta che una donna viene nominata Commissario in rappresentanza del Regno Unito. Sono certo che saprà essere un Commissario di ampie vedute ed estremamente ricettivo, in grado di instaurare una stretta cooperazione con il Parlamento.

 
  
  

- Proposta di risoluzione: Consiglio europeo (B6-0543/2008)

 
  
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  Colm Burke, Avril Doyle, Jim Higgins and Mairead McGuinness (PPE-DE), per iscritto. (EN) Ci teniamo a precisare che i deputati del partito Fine Gael all’interno del gruppo del Partito popolare europeo e dei Democratici europei PPE-DE approvano lo spirito generale della relazione del Consiglio europeo, ma non condividono l’opinione in base alla quale il Parlamento dovrebbe ritenere “che sia possibile dare una risposta ai timori espressi dai cittadini irlandesi per pervenire, prima delle elezioni europee, a una soluzione che tutti possano accettare”, dal momento che si tratta di una questione a totale discrezione del popolo irlandese e che verrà considerata quando quest’ultimo lo riterrà più opportuno.

 
  
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  Philip Bushill-Matthews (PPE-DE), per iscritto. (EN) I colleghi del partito conservatore britannico ed io appoggiamo i punti della presente risoluzione concernenti la cooperazione fra i paesi nel contesto della crisi finanziaria in corso nonché il sostegno dimostrato alle PMI in quest’ambito. Sosteniamo anche l’Unione europea affinché mantenga gli impegni presi in materia di cambiamento climatico. Accogliamo con favore il fermo sostegno alla Georgia a seguito dell’intervento della Russia nel paese.

Siamo, tuttavia, fortemente contrari al trattato di Lisbona. Non possiamo appoggiare il testo in oggetto. Respingiamo, inoltre, la definizione di una politica comune per l’immigrazione all’interno dell’Unione europea.

Per le suddette ragioni, abbiamo preferito astenerci dall’ultima votazione.

 
  
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  Sylwester Chruszcz (NI), per iscritto. (PL) Quest’oggi ho espresso il mio voto contrario alla risoluzione del Consiglio europeo di Bruxelles, perché non condivido l’opinione della maggior parte degli Stati membri in merito ad almeno due dei punti all’ordine del giorno. A mio avviso, il processo di ratifica del trattato di Lisbona si è concluso definitivamente con l’esito del referendum irlandese. Di conseguenza, tutti i tentativi volti a riavviare il processo costituzionale all’interno dell’Unione sono vani. Non condivido neppure la posizione difesa dalla maggior parte degli Stati membri relativa alla questione energetica e al cambiamento climatico. Mi preme sottolineare che le soluzioni forzate rappresentano una minaccia per l‘industria e i consumatori di molti paesi, inclusa la Polonia.

 
  
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  Avril Doyle (PPE-DE), per iscritto. (EN) Io e i miei colleghi del Fine Gael, il partito politico irlandese cui apparteniamo, abbiamo espresso il nostro voto favorevole e vogliamo che il governo irlandese provveda rapidamente alla ratifica del trattato di Lisbona in modo chiaro e trasparente. Tuttavia, nel momento in cui decidiamo di trattare gli elettori irlandesi come “cavie” dobbiamo anche assumerci le responsabilità che ne derivano. Servirà trasparenza nel periodo successivo alle elezioni del 12 giugno, fondamentale prima di poter prendere qualunque decisione in merito a un secondo tentativo di ratifica.

Raggiungeremo quest'obiettivo più velocemente e con maggiori possibilità di successo se non riceveremo, da parte dei colleghi, pressioni dovute ai nostri tempi di ratifica. Oggi, ho espresso il mio voto contrario al paragrafo 20, che pone come limite di tempo, appunto, “le elezioni europee”.

 
  
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  Edite Estrela (PSE), per iscritto. – (PT) Ho votato a favore della proposta di risoluzione comune in merito alle conclusioni del Consiglio europeo del 15-16 ottobre 2008 perché condivido la decisione di intervenire nei mercati finanziari. Si tratta di una decisione comprensibile, dovuta alla necessità di placare rapidamente i timori dei cittadini europei e di offrire al mercato liquidità e certezze, con tutti i vantaggi che ne conseguono per le famiglie e le PMI.

Non va tuttavia dimenticato che la presente risoluzione sostiene anche l’adozione di misure fondamentali volte a ristrutturare l’intero sistema finanziario internazionale, rafforzando, in particolare, la cooperazione e il coordinamento fra le autorità di regolamentazione a livello comunitario e definendo un sistema di controllo giusto ed efficace per l’Unione europea. E’ fondamentale, sì, incrementare la regolamentazione del mercato finanziario, ma prima è necessario migliorare la normativa esistente. La risoluzione intende raggiungere questi obiettivi.

 
  
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  Patrick Gaubert (PPE-DE), per iscritto. – (FR) Accolgo con favore il sostegno del Parlamento per il Patto europeo sull'immigrazione e l'asilo dimostrato in occasione della votazione sulla risoluzione sul Consiglio europeo del 15-16 ottobre 2008, per la quale ho espresso il mio voto favorevole.

Gli Stati membri hanno accolto favorevolmente l’iniziativa della presidenza francese, che propone un approccio coerente ed equilibrato all’immigrazione, che ribadisca la responsabilità che l’Unione europea si è assunta a favore della promozione dell’immigrazione legale e della lotta all’immigrazione clandestina.

Gli ottimi risultati relativi a un quadro di azione globale sono stati consolidati grazie all’impegno della presidenza francese volto ad una rapida adozione delle proposte di direttiva attualmente in esame, trasformando, di conseguenza, questi propositi ambiziosi in azioni tangibili. Mi riferisco, in particolare, alla direttiva sulla procedura unica e sulla definizione di un insieme comune di diritti, alla cosiddetta direttiva sulla “carta blu” relativa ai criteri di accesso per i cittadini altamente qualificati e alla direttiva sulle sanzioni a carico dei datori di lavoro che offrono un posto a lavoratori clandestini.

Questo patto è un passo avanti verso una politica comune sull’immigrazione e l’asilo nel rispetto dei diritti fondamentali e della dignità umana difesi dal Parlamento europeo.

 
  
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  Hélène Goudin and Nils Lundgren (IND/DEM), per iscritto. (SV) Per quanto concerne l’emendamento n. 7, proposto dal gruppo verde/Alleanza libera europea, intendiamo far sì che gli Stati membri possano scegliere l’approccio da adottare per la riforma delle istituzioni di Bretton Woods.

Poiché i documenti inerenti alla risoluzione di compromesso e i relativi emendamenti sono giunti in ritardo, ci siamo astenuti dalle votazioni a partire dal punto 19, sebbene non si trattasse in nessun caso di votazioni per appello nominale.

 
  
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  Pedro Guerreiro (GUE/NGL), per iscritto. – (PT) La risoluzione PPE/PSE/ALDE/UEN mette in luce i limiti delle misure adottate dall’Unione europea fino a oggi.

Quando la maggior parte di questa Assemblea ignora le cause reali della crisi finanziaria attuale – che risiedono in un crescente accumulo e in una crescente concentrazione di capitale, nella finanzializzazione dell’economia, nella speculazione e nel libero e semplice spostamento di capitali – e le riduce a una mera questione di “mancanza di trasparenza” o di “controllo superficiale”, non fa altro che lottare contro i mulini a vento. Si tratta, in altre parole, di un vano tentativo di salvare il sistema da una crisi ad esso intrinseca, cercando di ripristinare (perlomeno temporaneamente) “la fiducia nei mercati” e di erogare fondi senza la minima precauzione, come avvenuto in Portogallo, dove è stato appena firmato un vero e proprio “assegno in bianco” per un ammontare pari a tutti i fondi strutturali di cui potrebbe usufruire il paese in base al quadro finanziario comunitario attuale.

Tutte queste misure, tanto magnificate dal Parlamento, non sono altro che un banale stratagemma per aggirare le questioni chiave, come ad esempio la creazione di una banca pubblica affidabile e forte in ciascun paese al fine di rispondere alle esigenze di crescita dello stesso, l’eliminazione definitiva dei “paradisi fiscali”, l’imposizione di condizioni da rispettare per lo spostamento di capitali, l'eliminazione della speculazione finanziaria – che mina l’equilibrio della politica monetaria dell’Unione e del Patto di stabilità – la fine della privatizzazione e la liberalizzazione dell'economia, solo per citarne alcuni.

La maggior parte dei membri di quest’Assemblea, invece, intende riaffermare un’agenda di tipo neoliberale.

 
  
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  Ona Juknevičienė (ALDE), per iscritto. (EN) La risoluzione del Consiglio europeo del 15-16 ottobre 2008 affronta molte questioni chiave, fra cui le ripercussioni della crisi finanziaria globale sulla strategia economica per il superamento della stessa, il miglioramento della normativa per il rafforzamento del quadro di regolamentazione e controllo dell’Unione europea, la questione energetica, il cambiamento climatico e la sicurezza energetica. Temo, tuttavia, che – alla luce dei recenti impegni assunti dalla Commissione e delle conclusioni della presidenza francese – non siamo stati in grado di affrontare al meglio le questioni relative alla sicurezza energetica. La Commissione si è impegnata al fine di elaborare un Piano d’interconnessione del Baltico che intende presentare ai ministri per l’Energia dell’Unione a dicembre. Il Consiglio ritiene prioritario connettere la Lituania, la Lettonia e l’Estonia alla più ampia rete energetica europea e diversificare le fonti di gas per ridurre la dipendenza dagli approvvigionamenti russi. Ho proposto di inserire tali suggerimenti nella risoluzione, ma non sono stati presi in considerazione durante la fase di negoziazione tra i gruppi politici. Lo stesso è avvenuto per il mio emendamento orale. Credo che il Parlamento europeo non sia riuscito a dimostrare solidarietà nei confronti dei paesi baltici, che sono i più isolati dal punto di vista energetico a livello comunitario e sono in completa balia degli approvvigionamenti di gas provenienti dalla Russia. Per tutte queste ragioni, mi sono astenuta dalla votazione sulla risoluzione congiunta.

 
  
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  Andreas Mölzer (NI), per iscritto. (DE) L’Unione europea ha appoggiato Pristina nella questione del Kosovo insistendo, allo stesso tempo, sull’integrità territoriale della Georgia nel conflitto nelle regioni del Caucaso. Bruxelles deve chiarire, una volta per tutte, la sua posizione in merito al diritto dei popoli all’autodeterminazione. Se l’Unione intende davvero raggiungere i nobili obiettivi che sempre proclama, deve smettere di adottare due pesi e due misure, assumendo un ruolo di mediazione neutrale, invece di rappresentare esclusivamente gli interessi degli Stati Uniti.

La crisi finanziaria in atto sta mettendo in discussione la natura stessa dell'Unione. Dopo tutto, negli ultimi decenni, l’Unione si è fatta paladina del liberalismo più sfrenato. Al centro delle sue attività non c’erano i cittadini, bensì l’impietosa attuazione dei principi neoliberali. A questo punto, non solo vanno attuati su tutto il territorio dell’Unione rigidi standard minimi in materia di controllo dei mercati finanziari, ma va preteso un contributo di solidarietà anche da parte dei beneficiari del sistema finanziario internazionale. Questo potrebbe portare, ad esempio, all’istituzione di un fondo di sicurezza a sostegno delle banche in periodi di crisi.

 
  
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  Athanasios Pafilis (GUE/NGL), per iscritto. (EL) Se da un lato, negli Stati membri, i governi di centro destra e di centro sinistra si rifiutano di garantire il salario minimo ai lavoratori o di soddisfare le richieste da essi provenienti sfruttando l'attuale situazione di crisi economica, dall’altro, il Consiglio europeo sta finanziando, davvero senza alcun limite, le banche e i grandi monopoli con somme dell'ordine dei trilioni, obbligando, ancora una volta i lavoratori, a sobbarcarsi le conseguenze della crisi.

Una più rapida ristrutturazione del capitale, lo scioglimento delle relazioni industriali, lo smantellamento dei sistemi di assicurazione e protezione sociale, salari basati sulla produttività dei lavoratori e la disoccupazione sono i punti cardine della nuova tempesta scatenatasi a seguito delle decisioni prese in occasione del vertice dell'Unione. Questo attacco selvaggio è stato poi ulteriormente rafforzato dall’accordo europeo sull’immigrazione e l’asilo che, se da un lato innalza barriere insormontabili per gli immigrati, dall’altro, garantisce comunque ai grandi monopoli la loro dose necessaria di manodopera a basso costo.

Allo stesso tempo, dietro alle decisioni del Consiglio si cela un'ipocrita preoccupazione per il clima, dal momento che, attualmente, il costo dell’energia dipende dai capricci della borsa, a prescindere dai costi di produzione, da cui deriva, di conseguenza, l’incremento dei profitti dei grandi monopoli a discapito dell’ambiente.

Non possono esistere soluzioni a vantaggio dei cittadini nel quadro della competitività o dell’utilizzo deregolamentato del capitale, che l’Unione europea e i governi stanno rafforzando ulteriormente adottando misure che garantiscano il sostegno dello stato ai grandi monopoli e cercando, allo stesso tempo, di incrementare gli interventi alla base per salvare il sistema capitalista dalla crisi.

 
  
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  Luís Queiró (PPE-DE), per iscritto. – (PT) Il Consiglio europeo del 15 e 16 ottobre scorsi si è distinto per la sua risposta alla crisi finanziaria. Sebbene vi siano altre questioni che si potrebbero discutere e affrontare, la nostra attenzione si concentra inevitabilmente sulla crisi. Di fronte all’emergenza di una crisi in cui la mancanza di credito, nel vero senso etimologico del termine, porta ogni giorno nuovi problemi e nuove minacce, la risposta europea è riuscita a restituire ai mercati la fiducia che serviva.

A prescindere dalle vostre opinioni in merito alle possibili origini della crisi e alle eventuali risposte necessarie, i fatti danno ragione a questa interpretazione. In tale contesto, la reazione delle istituzioni europee dovrebbe essere accolta con favore. Se analizziamo la risposta europea alla crisi, vediamo emergere un fattore in particolare. Gli incontri decisivi per ripristinare la fiducia nel mercato non sono previsti dagli attuali trattati né dallo stesso trattato di Lisbona. Questo dimostra che l’Europa, in quanto unione di Stati che è e speriamo continui ad essere in futuro, ha bisogno di flessibilità a livello istituzionale e, soprattutto, di una leadership politica forte e determinata. Un tempo ce l’avevamo e questo ha avvicinato i cittadini all'Unione europea più di qualunque strategia per le relazioni pubbliche o dibattito istituzionale esistente.

 
  
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  Catherine Stihler (PSE), per iscritto. (EN) Il mancato accoglimento dell’emendamento n. 4 è una vera delusione. La crisi finanziaria non dovrebbe farci venir meno ai nostri obblighi internazionali in materia di cambiamento climatico e lotta alla povertà.

 
  
  

- Raccomandazione Désir (A6-0373/2008)

 
  
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  Alessandro Battilocchio (PSE), per iscritto. Saluto con favore la relazione di dell’onorevole Harlem Désir (PSE, FR) che ha permesso al Parlamento di adottare una direttiva che tutela i lavoratori interinali, sancendo il loro diritto di godere di condizioni d'occupazione identiche a quelle dei dipendenti veri e propri. Adesso gli Stati membri dovranno adottare le disposizioni legislative, regolamentari e amministrative necessarie per conformarsi alla direttiva entro tre anni dalla sua pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale dell'UE. La direttiva mira anche a inquadrare adeguatamente il ricorso al lavoro tramite agenzia interinale al fine di contribuire efficacemente alla creazione di posti di lavoro e allo sviluppo di forme di lavoro flessibili, soluzione particolarmente importante, a mio avviso, in questo momento di crisi.

 
  
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  Richard Corbett (PSE), per iscritto. (EN) Accolgo con favore l’adozione della direttiva sul lavoro interinale che garantirà, finalmente, una parità di trattamento sul posto di lavoro ad alcuni fra i lavoratori più vulnerabili.

C’è voluto molto tempo per elaborare questa direttiva. Sono passati sei anni da quando la Commissione ha avanzato, per la prima volta, le sue proposte in merito a una direttiva sul lavoro interinale. In questo lasso di tempo, il numero di lavoratori interinali nei settori sia pubblico che privato è cresciuto esponenzialmente. Il lavoro interinale contribuisce alla creazione di un’economia moderna flessibile e dinamica e può rappresentare una possibilità in più, per i disoccupati di lunga data, di essere reinseriti nel mercato del lavoro. I lavoratori interinali, tuttavia, non andrebbero trattati come lavoratori di serie B, e le agenzie non dovrebbero avere la possibilità di distorcere il mercato del lavoro tagliando sugli stipendi e le condizioni degli altri lavoratori.

Sono lieto che il Parlamento, accettando l’accordo di compromesso raggiunto tra i ministri del Lavoro europei in occasione del Consiglio dei ministri tenutosi a giugno, abbia assicurato l’entrata in vigore di tale direttiva. Si tratta di un'ottima notizia per il milione e trecentomila lavoratori britannici che verranno tutelati da questo nuovo strumento legislativo, nonché un'eccellente dimostrazione del fatto che il mercato unico europeo è un mercato sociale, in grado di coniugare la tutela dei lavoratori e un mercato del lavoro flessibile.

 
  
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  Proinsias De Rossa (PSE), per iscritto. (EN) Plaudo all’odierna votazione del Parlamento europeo favorevole all’approvazione della direttiva sul lavoro interinale che sancisce l’attuazione del principio dell’uguale salario per uguale lavoro, tutelando – di conseguenza – il salario e le condizioni remunerative sia delle agenzie che dei dipendenti a tempo pieno con contratto a tempo indeterminato.

I governi del Regno Unito e dell’Irlanda, per moltissimi anni, hanno ostacolato i progressi, a livello europeo, in materia di tutela dei lavoratori interinali, che hanno subito discriminazioni nelle loro condizioni di lavoro e nel loro diritto di aderire a un sindacato. Il voto odierno del Parlamento europeo favorevole all’ultima fase di una nuova direttiva è una grande vittoria nella lotta ai giochi a somma zero. Per troppo tempo alle agenzie è stato permesso di tagliare sugli stipendi e le condizioni dei lavoratori dipendenti a tempo pieno con contratto a tempo indeterminato, a discapito di tutti i lavoratori.

Per accelerare l’attuazione della legislazione, la presente relazione adotta la posizione comune del Consiglio senza alcun emendamento. In realtà, il Consiglio aveva sottoposto nuovamente al vaglio del Parlamento la proposta di direttiva per una seconda rilettura dopo aver adottato gli emendamenti da esso proposti dopo una prima analisi della stessa. Proporre emendamenti in questa fase del processo non è altro che un atto irresponsabile da parte di quanti giocano a fare i politici invece di preoccuparsi di migliorare le condizioni di vita e di lavoro dei nostri cittadini.

 
  
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  Ilda Figueiredo (GUE/NGL), per iscritto. – (PT) Riconosciamo che l’adozione della posizione comune del Consiglio in merito al lavoro interinale e alle agenzie che offrono tale servizio riveste una notevole importanza per i lavoratori dei paesi dell’Unione in cui la legislazione in materia è lacunosa e l’impiego di questa tipologia di lavoro comporta spesso gravi scorrettezze.

Per questo motivo, è fondamentale che il cliente finale si impegni a garantire un trattamento paritario ai lavoratori interinali, anche in termini di stipendio. E’ altrettanto importante che la suddetta parità sia riconosciuta fin dal primo giorno di lavoro e che eventuali eccezioni vengano concordate dalle parti sociali, attraverso una contrattazione collettiva o accordi siglati tra le parti coinvolte a livello nazionale.

Sarebbe stato preferibile, tuttavia, escludere del tutto tali eccezioni, come noi stessi avevamo proposto. Sarebbe stato utile, inoltre, chiarire meglio il concetto di lavoro temporaneo al fine avvalersi di questa modalità lavorativa solo in casi eccezionali oppure, in altre parole, in periodi lavorativi estremamente intensi in cui i lavoratori a tempo indeterminato sono momentaneamente impossibilitati all’esercizio della propria attività. Ci rammarica dover constatare che la maggior parte dei gruppi, incluso il gruppo socialista al Parlamento europeo, abbia respinto le nostre proposte.

 
  
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  Hélène Goudin and Nils Lundgren (IND/DEM), per iscritto. (SV) Molti degli emendamenti su cui il Parlamento europeo sta assumendo una posizione sono encomiabili. Si tratta, tuttavia, di questioni che andrebbero affrontate a livello nazionale e non dalle istituzioni europee. Per questo motivo abbiamo espresso il nostro voto contrario ai suddetti emendamenti.

 
  
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  Małgorzata Handzlik (PPE-DE), per iscritto. (PL) Dopo sei anni di negoziati, il Parlamento europeo ha finalmente approvato la direttiva sul lavoro interinale. Ad oggi, sussistono pesanti incongruenze fra le varie legislazioni nazionali in materia. Il lavoro interinale, tuttavia, sta assumendo un ruolo di importanza sempre crescente in tutti i paesi dell’Unione europea e il mercato del lavoro si sta sviluppando in modo dinamico. In base ai dati a nostra disposizione, su tutto il territorio dell’Unione europea sono circa tre milioni i lavoratori interinali che prestano servizio in 20 000 imprese approssimativamente. Per questo motivo, serve una definizione più precisa delle caratteristiche di questa forma occupazionale.

Tale normativa riveste un’importanza capitale per gli stessi lavoratori. I lavoratori interinali ora sanno che le condizioni proposte dal datore di lavoro saranno identiche a quelle offerte da quest’ultimo a un dipendente a tempo determinato assunto direttamente dall’impresa. Le suddette condizioni, inoltre, andranno garantite al lavoratore interinale fin dal primo giorno di lavoro.

La regolamentazione del lavoro interinale apporterà dei vantaggi anche alle agenzie erogatrici di tale servizio. Il lavoro interinale consente alle imprese, inoltre, di gestire il proprio personale in maniera flessibile, soprattutto nei periodi dell’anno in cui un’azienda si trova costretta ad aumentare la propria forza lavoro per rispondere alla domanda del mercato.

 
  
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  Ona Juknevičienė (ALDE), per iscritto. (LT) Attualmente sussistono notevoli incongruenze fra le varie normative nazionali in materia di lavoro interinale. A causa dello scarso coordinamento fra le attività delle agenzie, spesso i lavoratori interinali vengono sfruttati. In occasione di alcuni incontri con cittadini lituani che lavorano all'estero, ho avuto modo di constatare che, molto spesso, ricevono salari più bassi della media, non vengono pagati per il lavoro svolto o si vedono sottrarre dalla busta paga, illegalmente, le spese di trasporto, vitto o alloggio.

Come se non bastasse, i lavoratori interinali svolgono le loro mansioni in condizioni difficili e spesso dannose per la salute. Allo stesso tempo, viene chiesto loro di lavorare di più e più velocemente rispetto agli altri lavoratori, in mancanza di garanzie affidabili di tutela sociale. Il lavoro interinale sta aumentando in tutti gli Stati membri sebbene questa categoria di lavoratori presenti delle peculiarità che variano da paese a paese. Condivido la posizione generale assunta dal Parlamento e dal Consiglio e sono convinta che questa direttiva contribuirà al miglioramento delle condizioni lavorative di gran parte dei lavoratori interinali, garantendo loro una forma di tutela sociale. Le agenzie interinali verranno trattate come veri e propri datori di lavoro e dovranno garantire che i loro dipendenti godano di tutti i diritti loro spettanti.

La legislazione generale in materia di occupazione verrà applicata anche al lavoro interinale. I lavoratori interinali dovranno percepire lo stesso stipendio degli altri e godere dello stesso regime di sicurezza sociale. Su iniziativa del Parlamento, i suddetti diritti saranno validi a partire dal primo giorno di lavoro. Al momento della votazione, non ho appoggiato gli emendamenti proposti dal gruppo confederale della Sinistra unitaria europea/Sinistra verde nordica, miranti a far sì che gli Stati membri escludessero o limitassero le opportunità di lavoro attraverso le agenzie interinali.

 
  
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  David Martin (PSE), per iscritto. (EN) Sono favorevole alla direttiva sul lavoro interinale. Nel Regno Unito vi sono un milione e trecentomila lavoratori interinali che d’ora in poi avranno gli stessi diritti dei loro colleghi assunti a tempo indeterminato. Ritengo giusto che anche i lavoratori interinali possano usufruire dei seguenti diritti: congedo di malattia, contributi al regime pensionistico, parità di stipendio e accesso alla formazione di tipo professionale.

 
  
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  Catherine Stihler (PSE), per iscritto. (EN) Plaudo all’adozione della presente relazione in seconda lettura. Gli Stati membri devono intervenire al fine di garantire effettivamente la maggiore tutela ora prevista per i lavoratori interinali.

 
  
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  Andrzej Jan Szejna (PSE), per iscritto. (PL) Nell’Unione europea sono circa tre milioni i lavoratori assunti tramite agenzie interinali per un valore stimato di 75 miliardi di euro.

Il progetto di direttiva sulle condizioni di lavoro dei lavoratori interinali mira a definire un livello minimo di tutela sostenendo, allo stesso tempo, l’industria del lavoro interinale. E’ diventato un esempio di legislazione sociale in un momento ricco di aspettative per un’Europa sociale.

La suddetta direttiva si basa sul principio di non discriminazione nei confronti dei lavoratori interinali in termini di stipendio, diritti sociali, diritti dei lavoratori e legislazione applicabile.

Non vi sarà alcuna discriminazione neanche per quanto concerne l’orario di lavoro, gli straordinari, le ferie e la tutela in caso di maternità.

Un aspetto fondamentale della direttiva in questione riguarda la possibilità di esercitare i diritti di cui sopra fin dal primo giorno di lavoro. Qualunque deroga andrà discussa fra le parti sociali.

E’ indubbio che, attualmente, sussistono notevoli differenze nelle condizioni di lavoro e di retribuzione dei lavoratori interinali. Sono differenze che vanno superate il più velocemente possibile.

Sulla base di quanto sopra esposto, ho votato a favore della rapida adozione della normativa per la tutela di questa categoria di lavoratori.

 
  
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  Georgios Toussas (GUE/NGL), per iscritto. (EL) La direttiva varata dal Parlamento europeo con il pretesto di salvaguardare i cosiddetti “pari diritti” dei lavoratori consente l’apertura e l’attività di imprese per lo sfruttamento dei lavoratori, erroneamente chiamate “agenzie interinali”. Gli Stati membri hanno l’obbligo di rimuovere qualunque ostacolo alla loro costituzione e all’esercizio della loro attività e tutelare il loro diritto di ricevere un compenso in cambio dei “servizi prestati”. Si tratta, in altre parole, di una sorta di riscatto per la loro attività di sfruttamento.

Così facendo, in realtà, non si fa altro che sollevare il datore di lavoro da ogni tipo di obbligo nei confronti dei lavoratori, ovvero gli impiegati della fantomatica società di sfruttamento, che assume personale solo sulla carta. Di conseguenza, i datori di lavoro non devono più ottemperare agli obblighi derivanti dalla legislazione in materia di occupazione e assicurazione (come, ad esempio, nel caso dei contributi previdenziali) e sono sollevati da ogni tipo di responsabilità, nel caso, ad esempio, di risarcimento danni per incidenti sul posto di lavoro.

La direttiva, in realtà, non tutela i diritti dei lavoratori, vittime dello sfruttamento, che, invece, vengono totalmente privati dei loro diritti.

La presunta tutela dei diritti dei lavoratori è, in realtà, un espediente per proteggere le imprese di sfruttamento dei lavoratori, per legittimare l’utilizzo di capitali di ignota provenienza e il selvaggio sfruttamento dei lavoratori.

La soddisfazione delle moderne esigenze e dei diritti fondamentali presuppone il capovolgimento della politica europea che calpesta tali diritti fondamentali e un contrattacco guidato dagli stessi lavoratori che definisca i termini di un’alleanza di base e che consenta loro di reclamare il potere loro spettante per principio.

 
  
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  Geoffrey Van Orden (PPE-DE), per iscritto. (EN) La direttiva dell’Unione sul lavoro interinale va ad aggiungersi all'accumulo di leggi varate dall’Unione e dal governo del Regno Unito, rendendo l'attività dei datori di lavoro e degli imprenditori più complessa, dispendiosa, limitativa, meno flessibile e, nel complesso, più problematica. In un’era di concorrenza globale, diventa ancor più importante per il Regno Unito e gli altri Stati membri mantenere i vantaggi competitivi di cui dispongono le loro economie. La regolamentazione dell’occupazione andrebbe, dunque, affrontata dalle autorità nazionali, non dall’Unione europea. La direttiva mira ad istituire un quadro giuridico comune a tutta Europa per regolamentare le condizioni di lavoro e di retribuzione dei lavoratori interinali assunti tramite agenzia. Se da un lato questo potrebbe ripercuotersi negativamente sul mercato del lavoro del Regno Unito, che conta approssimativamente un milione e quattrocentomila di lavoratori interinali, dall’altro potrebbe offrire nuovi stimoli ai lavoratori immigrati. Poiché stiamo entrando in un periodo di recessione, è ancora più importante aumentare il numero delle opportunità di occupazione flessibili per i nostri cittadini e, soprattutto aiutare – non ostacolare – le piccole imprese.

 
  
  

- Relazione Angelilli (A6-0404/2008)

 
  
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  John Attard-Montalto (PSE), per iscritto. (EN) Vorrei esprimere il mio sostegno a favore della proposta avanzata dalla Commissione e dal Consiglio in merito all'uso di Internet e di altre tecnologie di comunicazione. Se da un lato le tecnologie elettroniche, come i telefoni cellulari, offrono notevoli opportunità, dall’altro persistono rischi per i bambini e possibili abusi dei suddetti strumenti. Fra i rischi per i bambini si annoverano l’esposizione a materiale pedopornografico, il contatto con persone che tentano di adescarli al fine di commettere reati a sfondo sessuale (adescamento di minori) o il rischio di diventare vittime di episodi di bullismo sulla rete (bullismo informatico).

Poiché a seguito dello sviluppo di nuove tecnologie e servizi, tali sfide si sono ingigantite, il nuovo programma proposto dalla Commissione per aumentare la protezione dei bambini dai rischi emergenti a cui sono esposti in misura sempre crescente riveste un’importanza fondamentale. A livello personale, condivido pienamente le azioni e le misure proposte.

Sono perfettamente consapevole della gravità e dei pericoli derivanti dalla nociva esposizione dei minori ai suddetti rischi perché anche mia figlia – che è appena entrata nell’adolescenza – è stata coinvolta in prima persona. La maggior parte degli adolescenti è curiosa e crede, con il raggiungimento della pubertà, di aver fatto il proprio ingresso nell’età adulta. Si tratta di una fase molto delicata della loro vita e dobbiamo impegnarci appieno per garantire, per il loro bene, sicurezza e protezione.

 
  
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  Alessandro Battilocchio (PSE), per iscritto. Voto a favore della proposta della Commissione relativa al programma Safer Internet (Internet più sicuro) che (dal 1° gennaio e per 5 anni, grazie ad un finanziamento di 55 milioni di euro) intende proteggere i minori che usano Internet e altre tecnologie di comunicazione, come i telefoni cellulari. Tale impegno sosterrà azioni di sensibilizzazione del pubblico, la lotta contro i contenuti illeciti e i comportamenti dannosi per promuovere un ambiente più sicuro. I miei complimenti alla relatrice Roberta Angelilli per la cura (a causa della loro gravità) con cui vengono trattati argomenti come la pedopornografia e l'adescamento on line e per le varie proposte che intendono arginare il potenziale pericolo per i “baby navigatori”.

Infatti con la diffusione delle nuove tecnologie e della maggiore alfabetizzazione informatica, i bambini sono sempre più esposti a rischi di contenuti illegali e comportamenti dannosi. In questo senso abbiamo l'obbligo/dovere di garantire loro un accesso sicuro ai nuovi media.

 
  
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  Charlotte Cederschiöld (PPE-DE), per iscritto. (SV) L’attuazione di misure e iniziative volte a proteggere i minori da eventuali contenuti illeciti disponibili in rete è fondamentale e necessario allo stesso tempo. Per questo motivo abbiamo espresso il nostro voto favorevole alla relazione Angelilli relativa alla creazione di un programma comunitario pluriennale per la tutela dei minori che utilizzano Internet e altri mezzi di comunicazione tecnologici. Ci preme sottolineare, tuttavia, che alcune delle misure proposte nella relazione potrebbero dare risultati ancora migliori se promosse e finanziate dai singoli Stati membri. Altre misure, invece, come quelle per la lotta alla pedopornografia, andrebbero definite, data la natura globale del problema, attraverso la cooperazione fra gli Stati.

 
  
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  Derek Roland Clark, Nigel Farage e John Whittaker (IND/DEM), per iscritto. (EN) Conveniamo sul fatto che i minori vadano protetti dai predatori del sesso, dal bullismo informatico e dagli altri pericoli che presenta Internet. Vorremmo esprimere, tuttavia, due obiezioni alla presente legislazione: la normativa, innanzitutto, prevede un controllo ancora maggiore sulla rete da parte dell’Unione che, a nostro avviso, gode già di un monopolio quasi assoluto sui vari canali di comunicazione. In seconda istanza, non riteniamo opportuno coinvolgere l’Europol, –che per sua natura ha un ruolo più defilato, nell’attuazione della legislazione. Crediamo che gli organi più appropriati per la tutela dei minori siano i parlamenti nazionali e le forze di polizia dei singoli paesi. Solo loro possono definire una strategia mirata per la tutela dei minori su Internet, strategia dotata della legittimità democratica che solo le assemblee nazionali possono offrire e dell’efficacia, a livello operativo, che soltanto le forze di polizia possono garantire.

 
  
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  Carlos Coelho (PPE-DE), per iscritto. – (PT) Accolgo l’istituzione di un programma comunitario pluriennale (2009-2013) mirante a sensibilizzare maggiormente l’opinione pubblica e a insegnare ai minori a navigare in Internet in maggiore sicurezza, soprattutto in materia di accesso a materiale illecito, adescamento di minori o bullismo informatico.

Secondo i dati dell’ultimo Eurobarometro, quasi il 74 per cento degli adolescenti tra i 12 e 15 anni utilizza Internet per almeno tre ore al giorno. La maggior parte di loro ha confessato di aver accidentalmente visualizzato materiale pornografico.

Dobbiamo dunque adottare, il più velocemente possibile, tutte le misure necessarie a proteggere i nostri figli dai pericoli sempre crescenti che incombono su di loro attraverso un numero sempre maggiore di siti Internet contenenti materiale illecito, soprattutto di carattere pedopornografico.

Dobbiamo porre fine all’aumento dei casi di abuso di minori sulla rete – la percentuale registrata nell’ultimo anno si attesta, approssimativamente, al 16 per cento – ancor più drammatica se si considera che l’età dei minori coinvolti è sempre più bassa.

Per questa ragione, sono favorevole all’attuazione del programma, alla creazione di punti di contatto e di numeri telefonici di emergenza a cui poter denunciare l'eventuale presenza di contenuti illeciti, nonché all'attuazione di un sistema di identificazione dei siti Internet “a misura di bambino”.

 
  
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  Petru Filip (PPE-DE), per iscritto. (RO) Appoggio pienamente la relazione quanto alla necessità che il Parlamento europeo e il Consiglio predispongano una bozza di decisione per l’istituzione di un programma comunitario per la protezione dei minori dalla violenza e dalla pedopornografia presenti su Internet e altri mezzi di comunicazione tecnologici. Ritengo, tuttavia, che ci si aspetti troppo da questa iniziativa.

Serviva davvero aspettare che dei minorenni uccidessero o assalissero altri minorenni prima di prendere una decisione di questo tipo? Fino a pochi anni fa sarebbe stato impossibile immaginare una realtà come questa all’interno della società europea. Si è arrivati a questo punto perché la globalizzazione – che implica anche una comunicazione transnazionale – si è trasformata in una risorsa primaria con l'unico chiaro obiettivo di ricavare profitti ad ogni costo, invece di essere un veicolo per la trasmissione di verità, istruzione e bellezza.

E’ proprio per questo motivo che il Consiglio e la Commissione devono considerare con la massima serietà la relazione in oggetto. Non vogliamo che un giorno siano i nostri stessi figli a guidare la società del futuro verso il crimine, la violenza e la pornografia. Ho espresso il mio voto favorevole alla relazione nella speranza che possa portare alla stesura di un progetto di direttiva in grado di impedire l’accesso, da parte di minori, a contenuti illeciti, sempre nel rispetto del diritto dei cittadini all’informazione.

 
  
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  Hélène Goudin and Nils Lundgren (IND/DEM), per iscritto. (SV) Attualmente esistono programmi semplici, economici e facilmente accessibili che riescono a impedire che i minori visualizzino accidentalmente siti Internet non consoni alla loro età. Gran parte dei browser tradizionali, inoltre, prevedono una serie di funzioni “a misura di bambino”, che facilitano il controllo dei genitori sui siti visualizzabili dai propri figli. La relatrice non illustra in modo chiaro il modo in cui, a suo avviso, le tasse versate dai contribuenti europei per un ammontare pari a 55 milioni di euro, dovrebbero essere destinate a un programma di propaganda, a livello comunitario, a nostro parere non necessario, oneroso e inefficace.

 
  
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  Małgorzata Handzlik (PPE-DE), per iscritto. (PL) La diffusione delle nuove tecnologie sta determinando un crescente accesso a Internet e all'utilizzo dei computer. I bambini e gli adolescenti rappresentano una delle fasce più consistenti di utenti della rete. Se da un lato Internet consente di accedere facilmente alle informazioni, dall’altro espone, sfortunatamente, gli utenti a numerosi pericoli. I bambini e gli adolescenti sono i più colpiti. Secondo alcuni studi, quasi tutti i minori hanno accidentalmente visualizzato materiale pornografico. Quello che spaventa maggiormente è la costante diminuzione dell’età delle vittime dei suddetti fenomeni.

A mio avviso, combattere questa minaccia deve diventare prioritario. Per farlo è necessario adottare un approccio su più fronti, che coinvolga i genitori, le scuole, gli operatori telefonici, i fornitori di servizi Internet, le ONG e gli organismi di autodisciplina. E’ sempre più necessario sensibilizzare ulteriormente l’opinione pubblica al fine di evitare l’adozione di comportamenti dannosi, istituire un sistema efficace per la segnalazione di eventuali attività illecite e migliorare le risorse a disposizione delle forze di polizia e delle autorità inquirenti. Ritengo, inoltre, che una campagna di sensibilizzazione di ampio respiro aumenterebbe la consapevolezza dei minori in merito ai rischi a cui li espone l’utilizzo delle nuove tecnologie.

Per le suddette ragioni sono lieta di esprimere il mio voto favorevole allo stanziamento di 55 milioni di euro per il programma inteso a promuovere un uso più sicuro di Internet per il periodo 2009-2013, incluso nella proposta messa ai voti. Credo che queste risorse consentiranno di raggiungere gli obiettivi del programma.

 
  
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  Ona Juknevičienė (ALDE), per iscritto. (LT) In seguito alla rapida diffusione delle nuove tecnologie e l'aumento dell'alfabetizzazione informatica, sono sempre di più i bambini e gli adolescenti che utilizzano Internet. I minori sono spesso esposti a siti Internet che fomentano l’adozione di comportamenti dannosi, la prostituzione minorile, pubblicizzano regimi alimentari che portano all’anoressia o inducono al suicidio. Secondo i dati dell'Interpol, ogni anno cresce il numero di immagini pornografiche presenti in rete. Dobbiamo risolvere il problema della sicurezza dei minori sulla rete a tutti i livelli, coinvolgendo i bambini, le loro famiglie, le scuole e la società nel suo complesso. Dobbiamo mettere in guardia i bambini dai rischi che corrono quando utilizzano le nuove tecnologie. Dobbiamo aiutarli a individuare possibili manifestazioni di abuso sui minori, molestie, violenza o rischi di altra natura, le forme che questi possono assumere e il modo in cui ci si può difendere. Il nuovo programma della Commissione Safer Internet inteso a promuovere un uso più sicuro di Internet propone uno stanziamento di 55 milioni di euro per la lotta ai fenomeni informatici dannosi per bambini e adolescenti e ha lo scopo di creare un ambiente informatico sicuro e di promuovere l’adozione di strumenti per la prevenzione di reati informatici. Prevede altresì un piano per la creazione di una base di dati comune e per lo scambio di buone prassi a livello internazionale.

 
  
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  Roger Knapman and Thomas Wise (NI), per iscritto. (EN) L’abuso e lo sfruttamento di minori attraverso Internet, i telefoni cellulari e altre tecnologie, è ripugnante e inammissibile. E’ necessario adottare misure per la tutela dei minori – e la punizione per chi fa, o cerca, di far loro del male – a livello nazionale e in modo coordinato tra i governi degli Stati membri. Come sempre, crediamo che un’azione a livello comunitario non sia la risposta adatta.

 
  
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  Eija-Riitta Korhola (PPE-DE), per iscritto. (FI) Ho votato a favore della relazione Angelilli poiché uno dei capisaldi principali e più stabili alla base dei nostri valori condivisi è il dovere di proteggere le anime innocenti, ovvero i bambini. I loro diritti e la loro protezione sono l’essenza dei valori dell’uomo. Internet è una fonte di minacce, dalle quali i bambini vanno protetti in modo ancora più efficace. E’ comprensibile la definizione di misure a livello comunitario in questo ambito, ma dobbiamo sempre tenere presente la “macina” e la “gli abissi del mare” che abbiamo dinanzi.

Dobbiamo essere anche consapevoli delle nostre responsabilità di genitori. Ho appoggiato tutti gli emendamenti a favore della sensibilizzazione dei genitori, degli insegnanti e di tutti coloro che vivono a contatto con i bambini. E’ fondamentale spingere i genitori in questa direzione promuovendo, di conseguenza, un impiego responsabile delle tecnologie dell'informazione.

Anche l’emendamento n. 23, che riguarda l’“adescamento”, le molestie informatiche e i contenuti violenti in tutte le loro forme e manifestazioni riveste un ruolo di importanza capitale. Le proposte incluse nell’emendamento n. 26 in merito all’introduzione di strumenti tecnici di varia natura e alla responsabilizzazione dei fornitori di servizi sono giuste e appropriate.

 
  
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  Carl Lang e Fernand Le Rachinel (NI), per iscritto. – (FR) Secondo l’Internet Watch Foundation, un’organizzazione con sede nel Regno Unito contro il possesso e la diffusione di materiale pedopornografico, lo sfruttamento sessuale di minori in rete a fini commerciali è una pratica sempre più diffusa, a basso rischio e ad alto rendimento. La vendita di queste immagini su Internet è un’attività commerciale che vale miliardi di euro.

Sosteniamo l’approccio proposto dalla Commissione e dalla nostra collega volto a porre fine a questo genere di attività, istituendo, in particolare, un dispositivo di blocco delle carte di credito o dei pagamenti per via telematica nel caso di acquisto on-line di materiale pedopornografico.

Attualmente, tuttavia, tutti i meccanismi protettivi in fase di sviluppo presentano limiti tecnici notevoli. In realtà, la maggior parte degli enti commerciali che vende questo genere di immagini non si trova in Europa, bensì negli Stati Uniti, in Russia e in Asia. Di conseguenza, i contenuti illeciti possono facilmente essere messi in rete in un paese e visualizzati in un altro. Ecco perché una strategia efficace per contrastare i fenomeni di pedofilia via Internet è necessaria, ma anche difficile da attuare.

 
  
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  Kartika Tamara Liotard (GUE/NGL), per iscritto. (EN) Accogliamo con favore la relazione che sostiene la creazione di un ambiente elettronico più sicuro per i bambini. E' nostra responsabilità evitare che i bambini vengano a contatto con materiale pericoloso inneggiante alla violenza o pornografico. La relazione, tuttavia, non dovrebbe fungere da pretesto per l'armonizzazione della legislazione penale a livello comunitario. Prima serve un maggiore coordinamento fra i vari sistemi giuridici nazionali.

 
  
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  David Martin (PSE), per iscritto. (EN) Condivido pienamente la necessità di stanziare 55 milioni di euro per garantire ai minori, la maggior parte dei quali trascorre su Internet almeno tre ore al giorno, una maggiore protezione dall’eventuale contatto con materiale non sicuro. Condivido, inoltre, la necessità di sensibilizzare maggiormente i genitori e gli educatori a tutti i livelli attraverso la diffusione di pacchetti informativi relativi ai pericoli in agguato su Internet.

 
  
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  Andreas Mölzer (NI), per iscritto. (DE) Internet non è controllato. I bambini e i giovani che ne usufruiscono non sempre conoscono i pericoli che li attendono. Sono allarmanti i dati provenienti da uno studio realizzato nel Regno Unito, in base al quale il 75 per cento dei bambini ha accidentalmente visualizzato immagini violente o materiale pornografico su Internet. Dobbiamo proteggere i nostri bambini e i giovani da questo racket informatico lucroso che si manifesta sottoforma di “bullismo informatico” o “adescamento informatico”.

Quest’ultimo richiede la nostra massima attenzione, affinché Internet smetta di essere un paradiso per i pedofili criminali liberi di agire nel più totale anonimato. Riusciremo a raggiungere questo obiettivo soltanto attraverso la combinazione di diverse misure, che dovrebbero coinvolgere anche gli Internet point. A mio avviso, la presente relazione rappresenta un passo nella giusta direzione. Per questo motivo ho espresso il mio voto favorevole.

 
  
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  Luís Queiró (PPE-DE), per iscritto. – (PT) La sicurezza dei minori nell’utilizzo dei mezzi di comunicazione informatici è fondamentale. Conseguentemente alla crescente diffusione delle nuove tecnologie e dell'alfabetizzazione informatica, i bambini rischiano sempre più spesso di venire a contatto con contenuti illeciti o pratiche dannose come, ad esempio le molestie, la pedopornografia, l’adescamento informatico ai fini dello sfruttamento sessuale, il bullismo informatico, l’istigazione a pratiche autolesionistiche, all’anoressia e al suicidio.

Le misure da adottare devono coinvolgere i bambini, le famiglie, le scuole e tutte le parti interessate. Serve un’azione comune, che miri all’aumento della sensibilizzazione e della prevenzione, per accrescere la consapevolezza dei bambini. Sarà, dunque, necessaria una campagna di alfabetizzazione informatica di ampio respiro destinata ai genitori e agli insegnati, con l’obiettivo di ridurre il divario tecnologico generazionale. Bisogna promuovere iniziative a favore dell’informazione, dello sviluppo di nuovi strumenti tecnologici e dello scambio di buone pratiche.

Queste proposte sono altrettanto valide per il Portogallo, dove il governo ha deciso di dare un computer a tutti i bambini a partire dai sei anni di età. Mi chiedo se il governo portoghese terrà effettivamente in considerazione tutte le preoccupazioni espresse in questa relazione nelle azioni che intende intraprendere.

 
  
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  Frédérique Ries (ALDE), per iscritto. – (FR) Internet è parte integrante della vita quotidiana dei nostri figli. Più crescono, più lo usano. Dagli 11 anni in su, i più piccoli navigano in rete tutti i giorni; dopo i 15 anni, addirittura più volte nell’arco della stessa giornata.

L’utilizzo di questo strumento formidabile, che rappresenta la porta d’accesso all’informazione, non è, tuttavia, esente da rischi.

Sono moltissimi i bambini che si imbattono, inconsapevolmente, in contenuti o immagini dannosi, come ad esempio truffe commerciali, molestie, pornografia o istigazione al razzismo o al suicidio.

Tali abusi derivano, in modo particolare, dall'assenza di un'adeguata regolamentazione e cooperazione in materia a livello internazionale.

Il programma Safer Internet, che prevede uno stanziamento di 55 milioni di euro, intende sensibilizzare non solo i bambini, ma anche i genitori e gli insegnanti, in merito ai pericoli che nasconde Internet. Il programma vuole promuovere, inoltre, l'adozione di sistemi di filtraggio nonché l'identificazione dei siti Internet sicuri per i bambini.

Per tutte queste ragioni ho votato a favore della relazione proposta dall’onorevole Angelilli, che promuove l’utilizzo di Internet in un ambiente sicuro, garantendo, allo stesso tempo, la completa integrità fisica e morale dei bambini.

 
  
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  Luca Romagnoli (NI), per iscritto. Egregio Presidente, Onorevoli colleghi, mi pronuncio a favore della relazione della collega Angelilli riguardo alla protezione dei minori nell'uso di Internet e di altre tecnologie di comunicazione. Con la massiccia diffusione delle nuove tecnologie, che diventano via via più accessibili, i bambini sono sempre maggiormente esposti a rischi di contenuti illegali come molestie, pedopornografia, bullismo, incitazione all'anoressia, etc. E' pertanto necessario che vengano apportate misure comuni finalizzate a prevenire e combattere tali abusi. Sostengo con fermezza la relazione della collega, poiché essa pone in primo piano un problema troppo spesso sottovalutato dalle istituzioni comunitarie. Infine, plaudo alla proposta di introdurre un database europeo di immagini pedopornografiche collegato in tempo reale alle denunce delle “hotlines” a disposizione delle forze di polizia, in modo che queste possano avere a loro disposizione i migliori strumenti per combattere tali aberranti fenomeni.

 
  
  

- Relazione Jørgensen (A6-0291/2008)

 
  
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  Liam Aylward (UEN), per iscritto. (EN) Questa direttiva propone l’adozione di nuove misure a favore di comportamenti responsabili alla guida di mezzi di trasporto, che tengano in considerazione le emissioni di CO2. L’Irlanda si trova dinanzi a una sfida di proporzioni enormi, ovvero l’obiettivo di ridurre del 18 per cento le emissioni di gas a effetto serra. Per quanto concerne i trasporti, dobbiamo concentrare tutti i nostri sforzi in questo settore, per ridurre le emissioni e sensibilizzare l’opinione pubblica.

Questa proposta intende sviluppare una metodologia innovativa in grado di calcolare i costi in termini di consumo energetico ed emissioni, al fine di promuovere l’acquisto di vetture a basso consumo energetico. Tale metodologia riguarda tutti i mezzi di trasporto su gomma ad eccezione dei veicoli militari, di emergenza o di soccorso.

Sosteniamo l’adozione di un approccio integrato che coinvolga le case costruttrici, i fornitori di carburante, le officine di riparazione, i clienti, i conducenti e le autorità. L’idea di dare un nuovo impulso al mercato, favorendo l’acquisto di vetture a basso consumo energetico a prezzi competitivi, offrirà ai cittadini irlandesi la possibilità di ridurre le emissioni e di ricavare, allo stesso tempo, dei benefici economici. Questo avrà ripercussioni positive su più livelli: sulle spese sia dello Stato che dei privati. Un minor consumo di carburante ne determina una minore importazione, a favore dello sviluppo di veicoli a basso consumo energetico su scala globale. Questo è un passo avanti di importanza capitale.

 
  
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  Carlos Coelho (PPE-DE), per iscritto. – (PT) La sempre maggiore diffusione sul mercato di tecnologie ad alto rendimento è spesso ostacolata da un elevato costo iniziale e da una conseguente insufficiente domanda da parte dei consumatori. Serve, dunque, un’azione a livello comunitario al fine di promuovere gli investimenti necessari per la produzione di veicoli energeticamente più efficienti e meno inquinanti, considerando anche che, a lungo termine, il costo di questa alternativa sarà inferiore.

Condivido l’obiettivo della presente direttiva, ovvero promuovere l’introduzione sul mercato di veicoli a basso consumo energetico, contribuendo, di conseguenza, all’efficienza energetica nei mezzi di trasporto attraverso la riduzione del consumo di carburante, alla tutela del clima attraverso la riduzione delle emissioni di CO2 e al miglioramento della qualità dell’aria grazie alla riduzione delle emissioni inquinanti.

Il Parlamento europeo deve dare l’esempio adottando criteri di sostenibilità, soprattutto nell’ambito degli appalti pubblici.

Condivido il compromesso raggiunto su questa relazione. E’ più flessibile e meno complessa in termini burocratici rispetto alla proposta iniziale avanzata dalla Commissione e dal relatore. Lo condivido perché rispetta il principio di sussidiarietà ed è meno oneroso per le autorità locali.

 
  
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  Konstantinos Droutsas (GUE/NGL), per iscritto. (EL) La promozione di “veicoli puliti e a basso consumo energetico” è, tecnicamente parlando, una misura fondamentale di protezione dell’ambiente, poiché le emissioni prodotte dai veicoli convenzionali sono responsabili del cambiamento climatico e dell'inquinamento atmosferico nelle città, arrecando danni notevoli alla salute dei cittadini.

Nonostante le manifestazioni organizzate dai lavoratori, che chiedono di veder affrontati seriamente questi problemi, l’industria automobilistica si rifiuta, in nome della concorrenza, di produrre “veicoli puliti”, a meno che non abbiano la garanzia di un ritorno economico e chiedono che, oltre all’aumento del loro profitto, le spese di ricerca e sviluppo per la produzione di questi veicoli vengano coperte dal settore pubblico.

Questo è esattamente l’obiettivo che si prefigge la direttiva, proponendo di includere nei criteri relativi agli appalti pubblici i costi operativi derivanti dal consumo energetico, dalle emissioni di CO2 e di inquinanti, per l'intera durata del veicolo. Così facendo, si propone di utilizzare, senza alcun ritegno, il denaro pubblico per finanziare la produzione di veicoli puliti da parte dell’industria automobilistica.

I lavoratori stanno lottando per avere società di trasporto pubblico in grado di rispondere alle loro esigenze nel rispetto dei più elevati standard di tutela ambientale nell'erogazione dei propri servizi. Sono contrari a una normativa progettata per arricchire l’industria automobilistica che, trascurando le questioni di carattere socio-ambientale per aumentare propri profitti, sta diventando responsabile del cambiamento climatico, dell’eccessivo consumo di risorse energetiche e dell’inquinamento atmosferico.

 
  
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  Edite Estrela (PSE), per iscritto. – (PT) Ho votato a favore della relazione Jørgensen sulla promozione di mezzi di trasporto su gomma puliti ed efficienti dal punto di vista energetico perché ritengo che l’industria vada incentivata ad investire nella realizzazione di veicoli a basso consumo energetico e a basse emissioni di gas a effetto serra.

Gli enti pubblici dovrebbero dare un impulso al mercato e migliorare il contributo del settore dei trasporti alle politiche comunitarie in materia di ambiente, clima ed energia, tenendo in considerazione l'impatto energetico e ambientale derivante dall'acquisto di mezzi di trasporto su gomma.

 
  
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  Genowefa Grabowska (PSE), per iscritto. (PL) I benefici derivanti da mezzi di trasporto pubblici ecocompatibili e a basso consumo di energia sono evidenti. Questi mezzi di trasporto sono una necessità sia per le nostre città che per l'ambiente. Dovremmo iniziare a utilizzare veicoli “puliti” anche nelle attività inerenti il pacchetto sul cambiamento climatico. In qualità di membro della commissione per l’ambiente, condivido la maggior parte delle iniziative proposte dal relatore (e soprattutto le misure di carattere tecnico e organizzativo) che contribuiranno al raggiungimento del fondamentale obiettivo di ridurre l’inquinamento, investendo in tecnologie ecocompatibili con minori emissioni di CO2. Fra i veicoli di questo tipo vanno inclusi, in particolare, i mezzi di servizio (autobus e autocarri speciali per interventi di sostegno operativo, per la manutenzione delle infrastrutture, veicoli per la pulizia delle strade, eccetera).

Tuttavia, la proposta di fissare criteri vincolanti relativi ai livelli di emissione di CO2 negli appalti pubblici per veicoli destinati ai servizi non mi sembra del tutto convincente. A mio avviso, per lo meno durante la fase iniziale del nuovo regolamento, sarebbe più opportuno conferire agli enti appaltatori dei singoli Stati membri (che sono, nella maggior parte dei casi, le stesse autorità locali) il diritto di definire autonomamente i propri criteri ambientali al momento di appaltare un parco veicoli. Condivido l’opinione in base alla quale gli appalti pubblici, in quanto elemento portante del mercato europeo, devono rimanere uno strumento per la promozione di veicoli ecocompatibili, ma ritengo, tuttavia, che questo non vada fatto in modo puramente meccanico.

 
  
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  Jörg Leichtfried (PSE), per iscritto. − (DE) Ho espresso il mio voto favorevole alla promozione di veicoli ecocompatibili e a basso consumo energetico nelle gare d’appalto pubbliche.

E’ positivo che, nell’appalto di mezzi di trasporto su gomma, le autorità e gli enti responsabili debbano tenere in considerazione non soltanto il prezzo dell’appalto, ma anche le conseguenze a lungo termine dal punto di vista energetico e ambientale – ovvero, il consumo di energia e le emissioni di CO2 e altri agenti inquinanti.

 
  
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  Seán Ó Neachtain (UEN), per iscritto. − In un momento di crisi dei mercati finanziari come questo è facile che i responsabili delle politiche finiscano per concentrarsi esclusivamente sui problemi attuali trascurando, se non addirittura dimenticando, gli altri obiettivi e le altre iniziative a livello comunitario. Di conseguenza, plaudo a questa relazione che ribadisce la necessità di un maggiore sviluppo di veicoli puliti ed efficienti.

L’aspetto più interessante di questa relazione, a mio avviso, è dato dal fatto che non si concentra esclusivamente sui veicoli e i mezzi di trasporto utilizzati dagli utenti, bensì sulla necessità di sostenere e promuovere il settore pubblico. Quest’ultimo si trova nella posizione più appropriata per dare l’esempio ai cittadini europei per la promozione dei veicoli puliti.

E’ encomiabile il tentativo del relatore di instaurare un legame tra gli appalti pubblici e la promozione di veicoli puliti ed efficienti. Auspico che tale impostazione possa portare ad un aumento degli investimenti e della ricerca nel settore dei veicoli a bassa emissione di CO2.

 
  
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  Rovana Plumb (PSE), per iscritto. (RO) La direttiva definisce un metodo uniforme di appalto di veicoli puliti ed efficienti dal punto di vista energetico al fine di garantire un servizio di trasporto pubblico sostenibile. Consentirà, inoltre di definire le priorità stabilite nel quadro della strategia di Lisbona.

Si chiede esplicitamente alle autorità pubbliche, ai fornitori di servizi incaricati dalle stesse, o agli enti responsabili dei servizi di trasporto pubblici, di prendere in considerazione fattori quali il consumo di energia e le emissioni di CO2 o di altri agenti inquinanti al momento dell’acquisto di mezzi di trasporto su gomma.

Il più grande beneficio economico deriverebbe dalla necessità di considerare i costi esterni come criteri di assegnazione in tutte le decisioni relative agli appalti. Gli stessi possessori di veicoli trarranno un beneficio diretto e a lungo termine dal risparmio di energia, che sarà di gran lunga superiore rispetto al valore massimo del veicolo stesso.

La promozione di veicoli puliti ed efficienti dal punto di vista energetico attraverso gli appalti pubblici per la fornitura di servizi di trasporto – promossa da questa iniziativa – velocizzerà lo sviluppo di tecnologie di questo tipo all’interno del mercato e contribuirà al risparmio energetico nonché alla protezione dell’ambiente e della salute pubblica.

 
  
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  Silvia-Adriana Ţicău (PSE), per iscritto. (RO) Ho votato a favore delle relazione Jørgensen relativa alla promozione dell’utilizzo di veicoli verdi nel trasporto pubblico. La proposta iniziale avanzata dalla Commissione nel 2005 venne respinta dal Parlamento perché estremamente complessa dal punto di vista burocratico e non sufficiente a ridurre, effettivamente, i livelli di inquinamento. All’epoca, si chiedeva che il 25 per cento dei veicoli a motore fosse verde. La nuova proposta, invece, riguarda esclusivamente veicoli a motore adibiti al trasporto pubblico e le autorità pubbliche responsabili dell’erogazione dei suddetti servizi. Ritengo che la nuova proposta contribuirà a sensibilizzare i responsabili delle decisioni e a farli intervenire, in modo più risoluto, a favore della tutela ambientale. Si calcola che, a livello europeo, i costi derivanti dalla congestione stradale nei grandi centri urbani sono pari all’1 per cento del PIL.

Nelle grandi città è possibile ridurre l’inquinamento anche attraverso la promozione dell’uso dei trasporti pubblici e, soprattutto, avendo a disposizione mezzi pubblici puliti. Oltre alla promozione delle reti metropolitane, dei tram, dei filobus, delle reti ferroviarie regionali, o del trasporto via nave, è possibile ridurre l’inquinamento nelle grandi città anche grazie all’utilizzo di autobus verdi. La nuova direttiva obbliga le autorità locali a calcolare e tenere in considerazione il costo derivante dall'utilizzo di un autobus o di un minibus per l’intera durata della sua operatività. Vorrei esprimere le mie congratulazioni alle autorità locali operanti a Praga per aver acquistato, grazie a fondi statali, degli autobus verdi, dando quindi a tutti noi un esempio da seguire.

 
  
  

- Relazione Grossetête (A6-0346/2008)

 
  
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  Liam Aylward (UEN), per iscritto. (EN) Questa direttiva concerne la normativa in materia di autorizzazioni all’immissione in commercio dei medicinali. Plaudiamo all’iniziativa dell’Unione mirante a semplificare e armonizzare la legislazione vigente. Si tratta di un risparmio di tempo e denaro che andrà a vantaggio sia dei produttori che dei consumatori irlandesi.

Le revisioni proposte andranno a beneficio del mercato farmaceutico irlandese, che vanta una notevole presenza in Europa. Siamo lieti di constatare che 13 delle 15 principali società operanti nel settore farmaceutico a livello mondiale siano attualmente presenti in Irlanda. Nel mio paese, oggi si contano più di 140 società operanti nel settore delle tecnologie mediche, che 26 000 posti di lavoro. L’esportazione annuale di dispositivi medici, inoltre, ammonta a circa 6 miliardi e 200 milioni di euro, pari al 10 per cento del volume totale di esportazioni del mio paese.

Sosteniamo la definizione di criteri uniformi per la valutazione, l’approvazione e la gestione dei prodotti farmaceutici che cambiano a causa di variazioni nei metodi di produzione, di etichettatura o dei foglietti illustrativi. Condividiamo la necessità di armonizzare ulteriormente la legislazione nazionale ed europea, al fine di snellire la burocrazia e semplificare il sistema di regolamentazione dei cambiamenti, in modo che sia sufficiente un’unica domanda, ad esempio, per apportare una o più modifiche della stessa natura. Condividiamo, inoltre, la necessità di rivedere il controllo della Commissione nei seguenti ambiti: “elenco delle sostanze”, “tempi di sospensione” e “principi e orientamenti”.

 
  
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  Carlos Coelho (PPE-DE), per iscritto. – (PT) Il metodo attualmente impiegato per la gestione delle variazioni si sta dimostrando sempre più inefficiente e inadeguato sia per le autorità responsabili che per l’industria farmaceutica nel suo complesso.

Le modifiche ai prodotti autorizzate dalle disposizioni a livello nazionale per quanto concerne il dossier da presentare e la procedura di valutazione variano da Stato membro a Stato membro con ripercussioni negative su vari settori: la salute pubblica, il mercato internazionale e tutti gli aspetti giuridici e pratici del caso.

La relazione propone determinati miglioramenti. Per questioni di armonizzazione e semplificazione, è fondamentale che le eventuali modifiche alle autorizzazioni all’immissione in commercio siano regolamentate allo stesso modo, a prescindere dalla procedura di autorizzazione inizialmente adottata. In questo modo, ne trarrebbero vantaggi tutte le parti coinvolte: i pazienti, le autorità e le case farmaceutiche.

Condivido gli emendamenti della posizione di compromesso perché mettono in luce la necessità di semplificare e armonizzare le procedure amministrative, consentono di presentare un’unica domanda per apportare più modifiche dello stesso tipo nel rispetto del principio di sussidiarietà.

 
  
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  Edite Estrela (PSE), per iscritto. – (PT) Ho espresso il mio voto favorevole alla relazione Grossetête concernente le variazioni delle autorizzazioni all’immissione in commercio dei medicinali perché condivido l’adozione di un’unica procedura di autorizzazione in tal senso nel mercato comunitario, un provvedimento che va a vantaggio della sicurezza dei cittadini europei.

Plaudo alla proposta avanzata dal gruppo socialista al Parlamento europeo relativa al rispetto del principio di sussidiarietà nell’applicazione del sistema europeo di modifica dei medicinali venduti esclusivamente sul mercato nazionale. Si tratta di un provvedimento a tutela delle piccole e medie imprese produttrici di erbe medicinali e prodotti omeopatici.

 
  
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  Bernard Wojciechowski (IND/DEM), per iscritto. (PL) A causa dello scarso livello di armonizzazione a livello comunitario, le modifiche relative alle autorizzazioni all’immissione in commercio negli Stati membri sono regolamentate dalla legislazione nazionale. In alcuni casi, i requisiti previsti dal regime nazionale di autorizzazioni all’immissione in commercio sono uguali a quelli previsti dal sistema di variazioni delle autorizzazioni all’immissione in commercio. Nella maggior parte dei casi, tuttavia, tale coordinamento non esiste. Questo significa che fra i vari Stati membri persistono incongruenze a livello giuridico.

Di conseguenza, si registrano ripercussioni negative sulla salute pubblica, sulla burocrazia, e sul funzionamento stesso del mercato interno per quanto riguarda i prodotti farmaceutici.

Tutti i farmaci, a prescindere dai criteri di autorizzazione all’immissione in commercio ad essi relativi, dovrebbero essere soggetti allo stesso sistema di valutazione e alle stessa procedure amministrative, nonostante le differenze esistenti in termini di autorizzazione all’immissione in commercio.

 
  
  

- Relazione Manders (A6-0195/2008)

 
  
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  Brian Crowley (UEN), per iscritto. (EN) L’aspetto centrale della presente relazione è la tutela del consumatore. Ovviamente, la domanda di contratti di multiproprietà e prodotti simili è elevata e noi non possiamo certo impedire alle società del settore di soddisfare tale domanda. Nessuno sta dicendo che tutte le società sono coinvolte in attività di cattiva gestione o sfruttamento. Sappiamo, tuttavia, che ne esistono alcune che hanno sfruttato senza scrupoli i consumatori europei che hanno subito le conseguenze della cattiva gestione di talune imprese che una regolamentazione inadeguata del settore lascia libere di agire. Sono molti i vacanzieri irlandesi che hanno dovuto affrontare una serie di difficoltà sia giuridiche che finanziarie dopo aver stipulato accordi con società di multiproprietà mal gestite nell’Europa continentale.

La nuova direttiva prevede una serie di provvedimenti chiave a tutela del consumatore in materia di pubblicità e contratti, per citarne alcuni. Plaudo alle disposizioni relative al diritto di recesso e al periodo di riflessione, durante il quale il consumatore – sull’onda di una pubblicità insistente o una volta in vacanza – avrà la possibilità di valutare le conseguenze a medio e lungo termine derivanti dalla sottoscrizione di un contratto di multiproprietà.

 
  
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  Konstantinos Droutsas (GUE/NGL), per iscritto. (EL) Il diritto dei lavoratori al riposo e alle ferie si è trasformato in un bene per l’aumento del capitale. Lo scopo dei contratti di multiproprietà e dei nuovi prodotti pubblicizzati in maniera analoga consiste nello sfruttare appieno la costante riduzione del tempo da dedicare alle ferie, i drammatici tagli agli stipendi e la volontà dei lavoratori di poter usufruire di vacanze economiche a lungo termine: grazie a questo stratagemma, il giro d’affari che ne deriva supera gli 11 miliardi di euro.

I metodi aggressivi e ingannevoli utilizzati da società – spesso fantomatiche – per raggirare e gabbare i potenziali clienti vanno, nel migliore dei casi, dall’impiego di caratteri microscopici nei contratti, alla pubblicità ingannevole, alle proposte insistenti, alle promesse di premi, eccetera, e si concludono spesso con la sottoscrizione immediata e quasi forzata di documenti vincolanti.

Sono innumerevoli i reclami presentati alle organizzazioni per la tutela dei consumatori relativi a frode, costi eccessivi di manutenzione, carte di credito associate, crollo dei prezzi di rivendita dovuto alle spese di commercializzazione, solo per menzionarne alcuni.

L’inserimento di altri prodotti nella direttiva sulla multiproprietà, come ad esempio le crociere, le vacanze nei villaggi turistici o in camper, garantiscono, da un lato, una copertura giuridica, dall'altro, nuove fonti di rendimento del capitale.

Il periodo di riflessione, della durata di 10 giorni e implicante un addebito del 3 per cento dell’ammontare complessivo non risolve il problema, anzi. In questo modo l’Unione scarica la responsabilità sui lavoratori, esattamente come avviene con tutti i prodotti di consumo.

 
  
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  Edite Estrela (PSE), per iscritto. – (PT) Ho espresso il mio voto favorevole alla relazione Manders relativa alla tutela dei consumatori in materia di multiproprietà, poiché ritengo che il compromesso raggiunto con il Consiglio offra una maggiore tutela dei diritti e degli interessi dei consumatori europei.

A mio avviso, una migliore regolamentazione del settore apporterà notevoli vantaggi non solo ai consumatori, ma anche al turismo europeo.

 
  
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  Ilda Figueiredo (GUE/NGL), per iscritto. – (PT) La presente relazione prevede una serie di proposte che condividiamo, nel complesso, tenendo ben presente la necessità di rafforzare il diritto dei consumatori all’informazione in merito ai prodotti per le vacanze. Prevede, inoltre, che gli operatori siano obbligati a fornire una serie di informazioni importanti che consentano ai consumatori di adottare decisioni in modo più consapevole, prima di sottoscrivere un contratto.

La relazione prevede, inoltre, un’estensione del periodo in cui il consumatore ha il diritto di recedere dal contratto senza alcun addebito, soprattutto nel caso in cui non gli siano state fornite le informazioni necessarie. Prevenire eventuali abusi o frodi ripetute è fondamentale. Auspichiamo che l'eliminazione del pagamento anticipato durante il periodo di recesso e l'imposizione di pagamenti a rate per prodotti per vacanze a lungo termine possano rappresentare un contributo positivo.

 
  
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  David Martin (PSE), per iscritto. (EN) Sostengo appieno la relazione sull’aumento della tutela del consumatore in questo settore. Un terzo dei possessori europei di multiproprietà proviene dal Regno Unito: questa legge, di conseguenza, ha risposto alle preoccupazioni avanzate proprio dai consumatori britannici. Approvo la decisione di estendere la durata del periodo di riflessione e l'obbligo di fornire informazioni dettagliate sul prodotto prima della sottoscrizione del contratto.

 
  
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  Luís Queiró (PPE-DE), per iscritto. – (PT) I numerosi reclami presentati dai consumatori hanno confermato la problematicità dei contratti di multiproprietà, fattore che causa notevoli squilibri nel mercato. La crescita del mercato in termini di domanda e il consistente sviluppo di nuovi prodotti, commercializzati in modo analogo, hanno determinato una serie di problemi sia per i consumatori che per le imprese.

In sostanza, il testo sottoposto a votazione quest'oggi, modifica le definizioni e la portata della direttiva, in modo tale da includere, nella sua sfera di azione, anche nuovi prodotti per le vacanze. Il documento, inoltre, chiarisce e aggiorna i provvedimenti relativi ai criteri da adottare in termini di lingua e contenuto delle informazioni e dei contratti sottoposti al consumatore.

I settori coinvolti dalla direttiva sono di capitale importanza per il turismo europeo, incluso quello portoghese, e si rivolgono in modo particolare agli operatori turistici e ai consumatori. Obiettivo principe è rafforzare la posizione del consumatore nelle trattative relative all'acquisto di diritti di godimento. Così facendo, sarà più facile colmare le lacune esistenti nel mercato e creare un ambiente più stabile e trasparente, migliorando, di conseguenza, l’informazione a disposizione del consumatore.

 
  
  

- Relazione in ’t Veld (A6-0403/2008)

 
  
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  Alessandro Battilocchio (PSE), per iscritto. Voto a favore della proposta di raccomandazione del Parlamento europeo destinata al Consiglio sulla conclusione di un accordo tra l'Unione europea e l'Australia sul trattamento e il trasferimento dei dati del codice di prenotazione (Passenger Name Record, PNR) originari dell’Unione europea da parte dei vettori aerei all’amministrazione doganale australiana. Sono stato recentemente in missione in Australia e, parlando con i rappresentati del governo locale, ho capito che questo voto avrebbe davvero segnato un passo importante, rafforzando la cooperazione già esistente tra Europa ed Australia nell'ambito della sicurezza del trasporto di persone e merci.

 
  
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  Pedro Guerreiro (GUE/NGL), per iscritto. – (PT) Sebbene abbia fatto un passo indietro, va riconosciuto al Parlamento europeo il merito di aver attirato l’attenzione sugli accordi inaccettabili stipulati tra l’Unione europea e i paesi terzi in materia di elaborazione e trasferimento dei dati del codice di prenotazione dei vettori aerei, con il pretesto di “combattere il terrorismo”.

Fra le altre cose, la presente proposta:

- denuncia l’assenza, spesso frequente, di un esame parlamentare nelle fasi di negoziazione e approvazione di tali accordi. L’approvazione da parte del parlamento nazionale è richiesta soltanto in sette Stati membri;

- mette in luce che l’accordo potrebbe non ottemperare alla legislazione internazionale in materia di protezione dei dati;

- critica la quantità di dati richiesti che, in conformità con quanto previsto dall’accordo siglato con gli Stati Uniti includono, oltre all’eventuale prenotazione di vetture e stanze d’albergo, anche i numeri di telefono, gli indirizzi di posta elettronica, gli indirizzi delle abitazioni private e della sede di lavoro, le preferenze alimentari, i numeri di carta di credito, le origini etniche o la provenienza, l’orientamento politico, religioso o filosofico, l’eventuale appartenenza a un sindacato e altre informazioni relative alla salute o alla vita sessuale dei passeggeri.

E’ una situazione inaccettabile che deriva dall’attuale approccio alla sicurezza che sta mettendo a repentaglio i diritti, le libertà e le garanzie dei cittadini.

 
  
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  Andreas Mölzer (NI), per iscritto. (DE) Se osserviamo la situazione sorta in seguito alla stipula dell’accordo sui PNR con gli Stati Uniti, ci accorgiamo che dietro al pretesto della lotta al terrorismo si cela una preoccupante verità. In base al suddetto accordo, i dati personali come i numeri di telefono e gli indirizzi di posta elettronica dei passeggeri aerei vengono raccolti e tenuti per anni. In questo periodo di tempo non è assolutamente garantita la tutela dei dati. Vanno evitate ulteriori violazioni di questo tipo.

 
  
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  Athanasios Pafilis (GUE/NGL), per iscritto. (EL) La relazione rivela l’ipocrisia del Parlamento europeo per quanto concerne i diritti della persona e le libertà democratiche. Il Parlamento si limita a criticare le questioni di carattere procedurale e ad affermare che ai cittadini europei manca la protezione che dovrebbe spettare loro conformemente alla legislazione comunitaria vigente. E’ proprio questa stessa legislazione, tuttavia, che viola qualunque forma di protezione dei dati personali e prevede la compilazione di registri e lo scambio di informazioni personali confidenziali fra i rigidi meccanismi di controllo degli Stati membri e, addirittura, i servizi segreti di paesi terzi.

Il fatto che la relazione non osi chiedere la revoca dell’accordo o la sua reciprocità dimostra che tutte le proteste superficiali contro lo stesso non sono altro che pure manifestazioni di perbenismo. Proprio come nel caso dell’inaccettabile accordo siglato tra l’Unione europea e gli Stati Uniti, le caute riserve del Parlamento europeo a riguardo non sono sufficienti a impedire che i dati personali dei lavoratori dell’Unione siano a disposizione dei vari servizi segreti e dei meccanismi di controllo sviluppatisi nel quadro della “cooperazione nella lotta al terrorismo”.

E’ evidente, ancora una volta, che il Parlamento europeo e l’Unione non solo non sono in grado di tutelare i diritti democratici e le libertà fondamentali, ma li stanno portando all’estinzione a causa dell’adozione di una rete di accordi e normative reazionarie.

 
  
  

- Relazione Andersson (A6-0370/2008)

 
  
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  John Attard-Montalto (PSE), per iscritto. (EN) Le sentenze dei casi Laval, Rüffert e Lussemburgo della Corte di giustizia dell’Unione europea hanno dimostrato che è necessario chiarire che le libertà economiche, come prevedono i trattati, andrebbero interpretate in modo tale da non impedire l’esercizio dei diritti sociali fondamentali riconosciuti dalla legislazione comunitaria e dei singoli Stati membri. Questo include il diritto di negoziare, concludere e attuare contratti collettivi e il diritto allo sciopero senza violare l’autonomia delle parti sociali nell’esercizio dei suddetti diritti fondamentali e nel perseguimento degli interessi della società e della tutela dei lavoratori.

La legislazione vigente deve sicuramente essere rivista. Se la situazione rimanesse invariata, i lavoratori all’estero rischierebbero di venire schiacciati dalla concorrenza della manodopera a basso costo. Condivido l’iniziativa proposta dai colleghi di attuare, in tutti gli Stati membri, la direttiva relativa al distacco dei lavoratori.

Concordo sul fatto che sia la Commissione che gli Stati membri debbano adottare provvedimenti volti ad evitare le violazioni commesse soprattutto dalle imprese che non operano in modo trasparente e corretto nei paesi in cui sono registrate.

L’istituzione di un quadro giuridico per una contrattazione collettiva transnazionale rappresenterà indubbiamente un importante passo avanti nella giusta direzione e che va assolutamente intrapreso.

 
  
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  Philip Bushill-Matthews (PPE-DE), per iscritto. (EN) I conservatori britannici sostengono il diritto dei lavoratori allo sciopero, ma anche il loro diritto di non scioperare, qualora lo ritenessero più opportuno. Plaudiamo alle sentenze della Corte di giustizia e non riteniamo che i diritti dei lavoratori siano stati da esse messi in discussione. Non è necessario rivedere la direttiva relativa al distacco dei lavoratori, e lo stesso vale per l'estensione della sua base giuridica, solo perché in alcuni Stati membri si sono riscontrati problemi a causa dell’organizzazione del mercato del lavoro interno. Ogni anno va infatti a buon fine il distacco di 1 milione di lavoratori.

 
  
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  Charlotte Cederschiöld (PPE-DE), per iscritto. (SV) Quest’oggi ho optato per l’astensione dalla votazione finale sulla relazione Andersson relativa alle sfide per gli accordi collettivi nell’Unione europea (A6-0370/2008). I contratti collettivi, i diritti sindacali e il diritto di sciopero sono inclusi nel trattato di Lisbona, che auspico diventi giuridicamente vincolante. Il trattato sancisce, inoltre, il diritto al lavoro, il diritto di gestire un’attività imprenditoriale e di muoversi attraverso i confini dell’Unione. Non esistono eccezioni, contrariamente a quanto proposto, per i rappresentanti dei sindacati per quanto concerne il rispetto dei principi giuridici fondamentali dell’Unione come, ad esempio, il principio di proporzionalità, che vale e deve valere, ovviamente, per tutti i cittadini comunitari.

Il principale rappresentante della legislazione e dei trattati comunitari dovrebbe essere il Parlamento europeo. La posizione adottata da quest’ultimo per quanto concerne la base giuridica degli stessi rischia di convertirsi in una minaccia per la futura libertà di circolazione. Sono lieta, tuttavia, che il Parlamento europeo abbia adottato una posizione favorevole al modello svedese e ai nostri contratti collettivi.

 
  
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  Ilda Figueiredo (GUE/NGL), per iscritto. – (PT) La risoluzione adottata a maggioranza dal Parlamento europeo in merito alle sentenze inaccettabili della Corte di giustizia nei casi Laval, Rüffert e Viking è assolutamente fuori luogo. Non basta riconoscere che la libertà di fornire un servizio non prevale sui diritti fondamentali e, in modo particolare, sul diritto dei sindacati di indire uno sciopero, soprattutto perché, nella maggior parte degli Stati membri, si tratta un diritto costituzionale.

Sebbene la risoluzione metta in luce che le libertà economiche sancite dai trattati andrebbero interpretate in modo da non impedire l’esercizio dei diritti sociali fondamentali, ivi inclusi il diritto di negoziare, concludere e attuare contratti collettivi e il diritto di sciopero, in realtà, dal momento che i principi invocati dalla Corte di giustizia sono sanciti sia dai trattati europei che dalla bozza del trattato di Lisbona, è impossibile garantire che sentenze di questo genere vengano nuovamente pronunciate in futuro.

Per questo motivo abbiamo espresso il nostro voto contrario alla relazione, poiché riteniamo che non colga l’essenza del problema e che continui a promuovere la bozza del trattato di Lisbona nonostante il parere contrario del popolo irlandese.

 
  
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  Glyn Ford (PSE), per iscritto. (EN) Ho appoggiato la relazione Andersson relativa alle minacce per i contratti collettivi dell’Unione derivanti dalle recenti sentenze della Corte di giustizia. Non metto in discussione la validità giuridica di tali provvedimenti. Dubito, invece, che essi rispecchino le intenzioni del Parlamento, della Commissione e del Consiglio al momento dell’approvazione della direttiva relativa al distacco dei lavoratori.

La conclusione è evidente: la direttiva in questione va rivista e modificata al fine di ripristinare il nostro intendimento iniziale. Deve essere una priorità per la Commissione e va affrontata con la massima urgenza. Se questa Commissione non vi pone rimedio dovrà farlo la prossima, dopo le elezioni europee del 2009. Non intendo votare a favore di una nuova Commissione il cui programma di lavoro non affronterà la questione entro i primi dodici mesi.

 
  
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  Bruno Gollnisch (NI), per iscritto. – (FR) La reazione Andersson sostiene di aver imparato la lezione a seguito delle scandalose sentenze della Corte di giustizia, in particolare nei casi Laval e Viking. In base a queste sentenze, la libertà di fornire un servizio e di avviare un’attività imprenditoriale prevale sulla tutela degli interessi e dei diritti dei lavoratori contro il dumping sociale. Le sentenze sottopongono, in modo a mio avviso inaccettabile, l’esercizio dei diritti sociali a una sorta di “principio di proporzionalità”, che viola palesemente le restrizioni legali (di ordine pubblico e salute pubblica, ad esempio) sancite dalle leggi nazionali e dalle convenzioni dell’Organizzazione internazionale del lavoro.

Si tratta di un espediente per ripristinare la prima versione della direttiva Bolkenstein, in virtù della quale ai lavoratori che intendono prestare servizio in un altro Stato membro si applica la legislazione del paese di origine (in ambito sociale, lavorativo, salariale, eccetera) a prescindere dalla normativa o dai contratti collettivi in vigore in quest’ultimo. Questa direttiva fu respinta dal legislatore ed è inammissibile che i giudici si ergano a legislatori con il pretesto di interpretare la legge.

Sebbene l’operato dell’onorevole Andersson sia, spesso, encomiabile, risulta eccessivamente legato ai principi ultra-liberali che hanno originato la situazione attuale. Il suo obiettivo era ottenere il nostro sostegno, ma per le ragioni esposte ci asterremo dalla votazione.

 
  
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  Hélène Goudin and Nils Lundgren (IND/DEM), per iscritto. (SV) Il gruppo socialista al Parlamento europeo e i partiti di centro-destra hanno espresso il loro pieno sostegno a tutte le modifiche dei trattati dell’Unione europea. Così facendo hanno conferito alle istituzioni dell’Unione, Corte di giustizia inclusa, un controllo ancora maggiore sul mercato del lavoro svedese. L’Unione europea, di conseguenza, è diventata una minaccia per le normative in materia di mercato del lavoro sviluppatesi attraverso negoziati e legislazioni saldamente radicate nella società svedese.

La relazione, sostanzialmente, propone di emendare la direttiva relativa al distacco dei lavoratori. Non si riesce, di conseguenza, ad evitare la continua ingerenza della Corte di giustizia nella normativa che regola il mercato del lavoro svedese. Ne deriva, in primo luogo, un compromesso tra conservatori e socialisti, situazione che ha portato a formulazioni spesso confuse e contraddittorie. In seconda istanza, il diritto originario dell’Unione che regola il mercato interno (articolo 49) prevale sulle disposizioni sancite dalla direttiva relativa al distacco dei lavoratori. La Corte di giustizia potrebbe, dunque, raggiungere le stesse conclusioni del caso Laval.

L’Unione europea non deve occuparsi di questioni che i singoli Stati membri possono affrontare autonomamente e ritengo che il mercato del lavoro sia una questione di loro esclusiva competenza. Junilistan propone, di conseguenza, un’esclusione della Svezia dalla legislazione comunitaria sul mercato del lavoro, al fine di evitare che, in futuro, la Corte di giustizia possa controllare il mercato del lavoro svedese.

Ciononostante abbiamo espresso il nostro voto favorevole alla relazione poiché il suo obiettivo principale resta valido: evitare, per quanto possibile, l’ingerenza della Corte di giustizia nelle questioni relative alla contrattazione collettiva in Svezia.

Abbiamo sostenuto, inoltre, gli emendamenti a favore di una maggiore autodeterminazione a livello nazionale in materia di mercato del lavoro, ma abbiamo chiaramente espresso il nostro voto contrario al panegirico del relatore relativo al trattato di Lisbona.

 
  
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  Małgorzata Handzlik (PPE-DE), per iscritto. (PL) Ho deciso di votare contro la relazione Andersson relativa alle minacce ai contratti collettivi nell’Unione europea.

Il relatore non condivide le sentenze della Corte di giustizia in merito alla direttiva relativa al distacco dei lavoratori e ne chiede una revisione.

Sono nettamente contraria all’approccio adottato dal relatore e ritengo che chiedere la modifica della direttiva senza nemmeno analizzare i requisiti del caso a livello nazionale, soprattutto degli Stati membri oggetto delle sentenze della Corte, non sia altro che una manovra insensata per fini meramente politici. In particolare, la formulazione adottata dal relatore è un vero e proprio attacco alla libera prestazione di servizi, una delle libertà fondamentali dell’Unione europea e rappresenta una minaccia, da un lato, alla stessa liberalizzazione nel campo della fornitura di servizi, così come previsto dalla direttiva sui servizi, dall’altro, al concetto stesso di paese d’origine.

Ritengo che una corretta attuazione della direttiva relativa al distacco dei lavoratori da parte di tutti gli Stati membri unita a una maggiore cooperazione in ambito amministrativo fra gli stessi potrebbe assicurare, da un lato, la tutela dei diritti dei lavoratori, dall’altro, la libertà di prestare un servizio.

Mi rammarica dover constatare che quest’Assemblea abbia respinto gli emendamenti che miravano semplicemente a riequilibrare la relazione.

 
  
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  Ona Juknevičienė (ALDE), per iscritto. (LT) La direttiva sul lavoro interinale è fondamentale nel quadro della legalizzazione della libera circolazione di lavoratori e servizi in tutto il territorio dell’Unione. Non tutti gli Stati membri, tuttavia, ottemperano alle sue disposizioni. A volte si chiede ai fornitori di servizi più di quanto esplicitamente previsto dalla direttiva. Se si distorce la lettera della direttiva, si blocca lo scambio di servizi fra gli Stati membri, lasciando spazio, di conseguenza, a politiche protezionistiche. La Corte di giustizia si è occupata del caso Laval in cui all’omonima società edile lettone è stato impedito di prestare un servizio in Svezia. In base alla legislazione svedese serviva un contratto collettivo, anche firmato in Lettonia, se necessario. La Corte di giustizia ha deciso che è vietato aggiungere ulteriori requisiti a quelli già previsti dalla direttiva. La relazione e i relativi emendamenti mettono in discussione le sentenze del caso Laval e quelle pronunciate in casi analoghi.

Ho espresso il mio voto contrario perché ritengo che interpretare o mettere in discussione le sentenze pronunciate dalla Corte di giustizia non rientri fra le competenze del Parlamento europeo. Non condivido le affermazioni che mettono in dubbio la correttezza delle sentenze della Corte e propongono di non attuare determinate sue risoluzioni in alcuni Stati membri. Si tratta di affermazioni che, non solo mettono in dubbio la competenza della Corte di giustizia, ma anche la sua imparzialità, che rischiano di minare il sistema istituzionale dell’Unione e di favorire la sfiducia dei cittadini. Non condivido neppure l’idea di rivedere o sottoporre a revisione la direttiva. Se in alcuni paesi la direttiva non funziona come dovrebbe, la responsabilità ricade esclusivamente sugli Stati membri in questione, che si dimostrano incapaci di attuare la normativa prevista o di recepirla correttamente nella legislazione nazionale. La Commissione dovrebbe monitorare la correttezza del recepimento delle direttive nei singoli Stati membri e verificare che la legislazione nazionale ne rispetti lo spirito e la lettera.

 
  
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  Carl Lang (NI), per iscritto. – (FR) L’obiettivo che si è prefissata l’Unione, ovvero la creazione di un’Europa sociale, è una mera utopia, la strategia di Lisbona un totale fallimento e le varie alchimie architettate dai pro-europeisti al fine di migliorare le condizioni di vita e di lavoro sono inficiate dal fatto che Bruxelles ha una visione eccessivamente liberale e succube della globalizzazione. Da un lato noi vogliamo evitare il dumping sociale per proteggere i lavoratori, siano essi distaccati o meno, per raggiungere un mercato interno equilibrato mentre dall’altro, cerchiamo di ampliare il raggio d’azione delle nostre economie contando sulla disponibilità degli immigrati in cerca di un posto di lavoro nei nostri paesi.

Questo è un sintomo evidente della schizofrenia pro-europeista. A ulteriore riprova di ciò, basti ricordare gli infiniti riferimenti all’ormai defunto trattato di Lisbona in questo grande calderone che è la relazione in oggetto che, a nostro avviso, non può fornire una visione chiara della situazione nella continua ricerca di un equilibrio fra la libera circolazione dei servizi e i diritti dei lavoratori.

 
  
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  Bogusław Liberadzki (PSE), per iscritto. (PL) L’Unione europea mira a garantire i diritti fondamentali di tutti i suoi cittadini, sia nell‘ambito della vita pubblica che del mercato del lavoro. Il nostro obiettivo principe è l’eliminazione delle discriminazioni e dell’incertezza per il futuro.

Il relatore, l’onorevole Andersson, sostiene che alcune sentenze della Corte di giustizia potrebbero minare il principio di uguaglianza fra i cittadini e il rispetto del mercato del lavoro. Per evitare problemi di questo genere in futuro, l’onorevole Andersson propone, con l’introduzione di alcuni emendamenti, un’azione tempestiva volta a evitare tutte le possibili conseguenze politiche, sociali ed economiche delle sentenze della Corte. Questo prevedrebbe una revisione della direttiva relativa al distacco dei lavoratori e l’adozione immediata della direttiva sul lavoro interinale.

In conclusione, ritengo che la suddetta relazione vada adottata in nome del progetto di un’Europa unita.

 
  
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  Kartika Tamara Liotard and Erik Meijer (GUE/NGL), per iscritto. (NL) Sono molti gli imprenditori che vorrebbero cedere alla tentazione di pagare i propri dipendenti i minimo indispensabile. Nel bilancio complessivo rientrano anche altri costi del lavoro, fra cui quelli per i servizi e la sicurezza. I dipendenti, tuttavia, possono tutelarsi soltanto con la stipula di un contratto collettivo vincolante che garantisce loro lo stipendio e attraverso i provvedimenti giuridici del caso previsti dal paese in cui vivono e lavorano.

Tanto gli obiettivi originari della direttiva sui servizi quanto le recenti sentenze della Corte di giustizia si ripercuotono proprio su tale protezione. Se si consentirà l’applicazione di contratti collettivi o provvedimenti per stranieri meno vantaggiosi, saranno sempre più numerosi i datori di lavoro che andranno al risparmio, facendo crollare drammaticamente gli introiti dei loro dipendenti.

Alcuni lavorano nell’utopica convinzione che la bozza di Costituzione o il trattato di Lisbona offrano garanzie sufficienti in questo campo. Prima di ottenere l’approvazione e poter raggiungere questo obiettivo, i suddetti documenti andrebbero modificati. Qualcuno sperava addirittura che la stessa relazione Andersson potesse offrire queste garanzie, ma dopo i compromessi raggiunti in relazione al suddetto testo, ciò è ancora meno probabile di quanto non lo fosse in partenza. Per questo motivo non possiamo esprimere il nostro voto favorevole alla relazione.

 
  
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  Andreas Mölzer (NI), per iscritto. (DE) E' inaccettabile che, da un lato, le offerte per gli appalti pubblici provengano dall’intero territorio comunitario, e dall'altro, che la Corte di giustizia abbia eliminato l'obbligo di garantire un salario minimo ai dipendenti, sostenendo che sarebbe incompatibile con i provvedimenti della direttiva relativa al distacco dei lavoratori e la direttiva sui servizi. Così facendo, l’Unione europea svela la sua vera natura di comunità prettamente economica, che raggira i più svantaggiati della società con grandi promesse e parole vuote. E’ giunto il momento che l’Unione risponda alle grida di aiuto dei suoi cittadini, ignorate per troppo tempo, e che elimini tutte le scorrettezze e le incongruenze che ancora persistono. Questa relazione dovrebbe quanto meno iniziare a perseguire tale obiettivo, ma non garantisce, purtroppo, una totale protezione dall'esercizio di pratiche scorrette, motivo per il quale ho deciso di astenermi dalla votazione.

 
  
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  Dimitrios Papadimoulis (GUE/NGL), per iscritto. (EL) Come tutti gli esponenti della sinistra europea, sono a favore del pieno riconoscimento dei diritti fondamentali dei lavoratori. Ho deciso di non votare perché, sebbene includa alcuni spunti positivi, la relazione presenta anche lacune notevoli. Ritengo che sia un’occasione sprecata per affrontare in modo efficace la questione dei diritti dei lavoratori in ottemperanza al diritto europeo originario. L’esercizio dei diritti fondamentali, così come vengono riconosciuti dagli Stati membri, nonché previsti dalla Carta sociale europea dell’Organizzazione internazionale del lavoro, incluso il diritto di negoziato, non può essere a totale discrezione del giudice e venire sempre al secondo posto, perché basato su una fonte legislativa gerarchicamente inferiore. Il diritto di intervento dei sindacati non va messo in discussione. Ai trattati va aggiunta una “clausola di protezione sociale”.

 
  
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  Olle Schmidt (ALDE), per iscritto. (SV) Nel corso della giornata si sono svolte le votazioni in merito alla relazione Andersson sul destino dei contratti collettivi in Europa, dopo la sentenza Laval. Il gruppo socialista al Parlamento europeo ha chiesto che la legislazione comunitaria attualmente vigente – ovvero la direttiva relativa al distacco dei lavoratori – venga cancellata con un colpo di spugna per garantire alla Svezia il mantenimento dei propri contratti collettivi.

D’altra parte, prima della plenaria, ho lavorato come membro della commissione per il mercato interno e la protezione dei consumatori per garantire, in primo luogo, che la questione venisse discussa nella sede adeguata. L’ho fatto perché ritengo che il gruppo socialista al Parlamento europeo non abbia escogitato una buona strategia. La Svezia, volendo affrontare a tutti i costi la questione Laval a livello europeo e non nazionale, esercita una pressione enorme sulla legislazione relativa al mercato del lavoro comunitario, causa principale dei nostri problemi attuali. Se tutti i 27 i Stati membri raggiungono un accordo, è impensabile che la Svezia, da sola, promulghi delle leggi a suo piacimento. Dopotutto il nostro modello è unico nel suo genere in tutta Europa. Poiché sia l’onorevole Andersson che il Parlamento europeo hanno accettato la mia proposta di non eliminare la direttiva relativa al distacco del lavoratori finché le indagini a livello nazionale non avranno stabilito la necessità di farlo, ho ritenuto opportuno votare a favore della relazione.

 
  
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  Brian Simpson (PSE), per iscritto. (EN) Vorrei innanzitutto ringraziare il relatore, l’onorevole Andersson, per aver stilato una relazione su una questione così importante.

I recenti casi di cui si è occupata la Corte di giustizia, nonché le sentenze da essa pronunciate, dimostrano che i diritti dei lavoratori e la solidarietà fra gli stessi, garantita dalla contrattazione collettiva, sono stati messi a repentaglio da società la cui priorità è il profitto. E se per ottenerlo serve minare i diritti dei lavoratori, allora significa che tali società sono disposte a farlo.

Il modello sociale europeo di cui andiamo tutti così fieri è seriamente minacciato da quanti esigono il profitto ad ogni costo.

La minaccia della manodopera straniera a basso costo è una realtà, entrata subdolamente nel nostro territorio per mano di datori di lavoro senza scrupoli che si giustificano con il pretesto del diritto alla libera circolazione.

Il principio della libera circolazione, tuttavia, non è stato elaborato per favorire la manodopera straniera a basso costo o per abbassare gli standard sociali di tutela dei lavoratori. Sarebbe interessante sapere cosa avrebbe fatto Jacques Delors nella nostra situazione.

Le sentenze Viking e Laval sono un vero e proprio attacco ai sindacati e ai diritti dei lavoratori. E’ per questo che la relazione Andersson è assolutamente necessaria e la appoggerò; perché ripristina quell’equilibrio perduto dalla Corte di giustizia in seguito alle recenti sentenze.

 
  
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  Søren Bo Søndergaard (GUE/NGL), per iscritto. (DA) Le sentenze della Corte di giustizia relative ai casi Vaxholm/Viking Line/Rüffert/Lussemburgo esprimono chiaramente il sostegno nei confronti del mercato interno e del diritto di stabilimento a discapito dei diritti dei lavoratori, compreso il diritto di sciopero per evitare il dumping sociale.

Queste sentenze, tuttavia, non sono estemporanee ma si basano sui trattati fondamentali dell’Unione europea, a cui si è aggiunta una direttiva un po’ approssimativa in merito al distacco dei lavoratori.

Se la maggioranza del Parlamento europeo volesse davvero tutelare gli interessi dei lavoratori, si dovrebbero modificare sostanzialmente i trattati comunitari, creando, per esempio, un protocollo sociale di carattere vincolante, che stabilisca i diritti fondamentali dei lavoratori a prescindere dal mercato interno, nonché il diritto di stabilimento.

La versione definitiva della relazione Andersson, nata dalla cooperazione fra il relatore socialista e gli esponenti conservatori, non impone tale necessità. La relazione non chiede nemmeno la revisione della direttiva relativa al distacco dei lavoratori. Questo significa che si tratta di un banale imbroglio mascherato da belle parole e illusioni.

Il Movimento popolare ha proposto una serie di emendamenti, fra i quali, per esempio, il principio secondo cui la normativa in materia di diritto di sciopero deve rimanere una questione di carattere nazionale. Tutti questi emendamenti sono stati respinti dall’alleanza fra socialisti e conservatori.

Alla luce di quanto sopra, il Movimento popolare non può esprimere il proprio voto favorevole alla relazione Andersson nella votazione finale. Continueremo a batterci per proteggere i lavoratori da stipendi e condizioni lavorative sempre peggiori, situazione innescata dalle stesse sentenze della Corte di giustizia

 
  
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  Eva-Britt Svensson (GUE/NGL) , per iscritto. (SV) La relazione sulla contrattazione collettiva nell’Unione europea non è altro che una mera opinione priva di qualunque valore giuridico. Il suo obiettivo è rafforzare la posizione dei lavoratori in seguito alla sentenza Laval, ma il suo contenuto, tuttavia, è ben lontano dal raggiungimento di tale proposito.

Sarebbe errato rinegoziare la direttiva relativa al distacco dei lavoratori, come suggerito dalla relazione. Farlo rischierebbe di peggiorare ulteriormente la situazione dei lavoratori dipendenti. E’ un rischio che non siamo ancora pronti a correre, dal momento che l’intero sistema comunitario è dominato da forze conservatrici.

La relazione non fa menzione del fatto che il diritto di sciopero dovrebbe prevalere sulla libertà del mercato né della necessità di includere tale principio in un protocollo sociale vincolante aggiuntivo al trattato di Lisbona. Il gruppo confederale della Sinistra unitaria europea/Sinistra verde nordica ha proposto una serie di emendamenti a riguardo, che sono stati, tuttavia, respinti da un’ampia maggioranza.

Spetterebbe alla Svezia includere nel trattato di Lisbona una clausola che esoneri la stessa dai provvedimenti derivanti dalla sentenza Laval. Anche questo emendamento proposto dal gruppo confederale della Sinistra unitaria europea/Sinistra verde nordica, tuttavia, è stato respinto. La relazione elogia il trattato di Lisbona, sebbene quest’ultimo non faccia altro che avallare la sentenza Laval.

 
  
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  Georgios Toussas (GUE/NGL), per iscritto. (EL) La relazione tenta di affrontare le reazioni della classe dei lavoratori alle sentenze inaccettabili pronunciate dalla Corte di giustizia delle comunità europee, che considerano illegale lo sciopero dei lavoratori in quanto il contesto e le modalità con cui si estrinseca la lotta viola il trattato di Maastricht e quello di Lisbona che salvaguardano la competitività e la libertà di circolazione e di azione del capitale negli Stati membri dell’Unione ritenendoli principi fondamentali e incontestabili. La relazione difende la politica di base e la natura reazionaria dell’Unione. Essa tenta di convincere i lavoratori che è potenzialmente possibile, grazie all’intervento dell’Unione, raggiungere un “equilibrio” fra i diritti dei lavoratori e la libera circolazione del capitale che porterà a un ulteriore sfruttamento delle classi operaie e lavoratrici, tutelando e aumentando, di conseguenza, i profitti dei grandi monopoli.

E’ proprio in questo modo che i partiti europei che vedono un’unica soluzione possibile stanno diffondendo tra i lavoratori una pericolosa utopia secondo la quale l’Unione europea può acquisire anche un “volto sociale” e che il capitale possa raggiungere una forma di consapevolezza sociale attraverso l’adozione di “clausole per la protezione sociale”.

L’attacco alla base sferrato dall’Unione europea contro i principi fondamentali dei lavoratori dimostra che l’Unione non può cambiare. E’ stata creata e continua ad esistere per servire lealmente gli interessi dei grandi monopoli commerciali e per sfruttare le classi operaie.

 
  
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  Lars Wohlin (PPE-DE), per iscritto. (SV) Ho espresso il mio voto contrario alla relazione. Un’ulteriore regolamentazione a livello comunitario, rafforzerebbe, probabilmente, la posizione della Corte di giustizia. A mio avviso, le questioni relative al mercato interno non andrebbero risolte dalla Corte di giustizia, bensì dal Parlamento svedese e/o le parti sociali.

Ho votato contro le belle parole sul trattato di Lisbona e non ritengo che la Carta dei diritti fondamentali debba essere vincolante dal punto di vista giuridico. Se così fosse, vi sarebbe il rischio che il potere legislativo si spostasse dal Parlamento svedese alla Corte di giustizia.

 
  
  

- Proposta di risoluzione: partenariato UE-Vietnam (RC-B6-0538/2008)

 
  
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  Alessandro Battilocchio (PSE), per iscritto. Appoggio con il mio voto il nuovo accordo di partenariato e cooperazione UE-Vietnam, che includerà una clausola esplicita sui diritti umani. Desidero sottolineare, però, la contestuale necessità di determinate condizioni richieste al governo vietnamita, che dovrà impegnarsi a garantire collaborazione, maggiore rispetto dei diritti umani e la libertà religiosa, abrogando le disposizioni della propria legislazione che perseguono penalmente il dissenso e ponendo fine alla censura.

 
  
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  Bairbre de Brún, Jens Holm, Kartika Tamara Liotard, Mary Lou McDonald, Erik Meijer e Eva-Britt Svensson (GUE/NGL), per iscritto. − (EN) Condividiamo pienamente il rispetto per i diritti umani e i principi democratici, come messo in luce dall’accordo di cooperazione UE-Vietnam e ritengo che, a questo proposito, il Vietnam possa migliorare la situazione.

Questi principi sono universali e dovrebbero essere applicati allo stesso modo in tutti i paesi, sia all’interno che all’esterno dei confini dell’Unione.

Per questo, esprimiamo il nostro voto favorevole alla relazione, nonostante il modo poco equilibrato in cui è presentata.

 
  
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  Pedro Guerreiro (GUE/NGL), per iscritto. – (PT) In occasione della seconda tornata di negoziati relativi a un nuovo accordo di partenariato e cooperazione fra l’Unione europea e il Vietnam, tenutasi ieri e l’altro ieri a Hanoi, la maggioranza di questo Parlamento ha adottato una risoluzione che assomiglia molto a un esercizio di ipocrisia e di strumentalizzazione dei diritti umani.

Leggendola, potremmo chiederci perché la maggioranza del Parlamento non abbia anche proposto di far basare l'accordo futuro su una clausola che garantisca il rispetto per la democrazia e i diritti umani da parte dell’Unione.

Quanto utile ed educativo sarebbe che il Parlamento europeo “chiedesse” agli Stati membri e all’Unione, ad esempio,di non collaborare con i voli illegali della CIA, di non tollerarli, di rispettare i diritti umani degli immigrati, palesemente violati dalla direttiva sui rimpatri, di rispettare la volontà – democraticamente e sovranamente espressa – dai cittadini francesi, olandesi e irlandesi che hanno respinto la proposta di un trattato “costituzionale” o “di Lisbona”, di rispettare la legislazione internazionale, soprattutto per quanto concerne il Kosovo, e di smettere di far finta di essere un esempio da seguire per tutto il mondo...

Cosa succederebbe se fosse il Vietnam a fare tutto questo? Il Parlamento accetterebbe di negoziare a queste condizioni? Acconsentirebbe all’applicazione reciproca di questa clausola? Ovviamente no, perche il “dialogo” e la “clausola” sono concetti che valgono solo per gli altri...

 
  
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  Luca Romagnoli (NI), per iscritto. – Egregio Presidente, Onorevoli colleghi, esprimo il mio voto favorevole in merito alla proposta di risoluzione su democrazia, diritti umani e nuovo accordo di partenariato tra UE e Vietnam. Il dialogo tra Unione Europea e Vietnam ha bisogno, infatti, di tradursi in miglioramenti concreti a livello di diritti umani, troppo spesso calpestati brutalmente. Sostengo fermamente tale proposta, poiché il Vietnam deve porre fine alla censura dei media e deve abrogare alcune disposizioni legislative che limitano la libertà di culto, politico e religioso, se vuole far parte attivamente della comunità internazionale. Inoltre il paese asiatico deve cooperare con l'ONU in materia di tali diritti e libertà.

Pertanto ribadisco la mia sottoscrizione di tale proposta e mi compiaccio dell'invito rivolto alla Commissione affinché stabilisca parametri di riferimento chiari per la valutazione dei progetti di sviluppo in corso di attuazione in Vietnam, per garantire che essi rispettino la clausola sui diritti umani e la democrazia.

 
Ultimo aggiornamento: 20 agosto 2009Avviso legale