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Procedura : 2008/2026(BUD)
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Testi presentati :

A6-0398/2008

Discussioni :

PV 22/10/2008 - 11
CRE 22/10/2008 - 11

Votazioni :

PV 23/10/2008 - 6.2
Dichiarazioni di voto
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Testi approvati :

P6_TA(2008)0515

Discussioni
Avvertenza
Mercoledì 22 ottobre 2008 - Strasburgo Edizione GU

11. Progetto di bilancio generale 2009 (sezione III) – Progetto di bilancio generale 2009 (sezioni I, II, IV, V, VI, VII, VIII, IX) (discussione)
Video degli interventi
PV
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  Presidente. – L’ordine del giorno reca, in discussione congiunta,:

- la relazione dell’onorevole Haug (A6-0398/2008), a nome della commissione per i bilanci, sul progetto di bilancio generale dell’Unione europea per l’esercizio 2009 [C6-0309/2008 - 2008/2026(BUD)] e la lettera rettificativa n. 1/2009 [SEC(2008)2435] al progetto preliminare di bilancio generale dell’Unione europea per l’esercizio 2009, Sezione III – Commissione;

- la relazione dell’onorevole Lewandowski (A6-0397/2008), a nome della commissione per i bilanci, sul progetto di bilancio generale dell'Unione europea per l'esercizio 2009 [C6-0310/2008 - 2008/2026B(BUD)]

Sezione I, Parlamento europeo
Sezione II, Consiglio
Sezione IV, Corte di giustizia
Sezione V, Corte dei conti
Sezione VI, Comitato economico e sociale europeo
Sezione VII, Comitato delle regioni
Sezione VIII, Mediatore europeo
Sezione IX, Garante europeo della protezione dei dati

 
  
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  Jutta Haug, relatore. – (DE) Signora Presidente, signor Presidente in carica del Consiglio, signor Commissario, onorevoli colleghi, i preparativi per la prima lettura del bilancio europeo per il 2009 sono quasi ultimati. Di conseguenza, vorrei aprire la discussione odierna ringraziando vivamente i membri della commissione per i bilanci e tutti i componenti dei comitati specializzati che hanno collaborato con me, per il loro sostegno e la loro dedizione.

Come avevo già affermato all’inizio della procedura di bilancio per il 2009, sono lieta di ribadire che un buon relatore sul bilancio è reso tale dall’insieme di tutti i suoi collaboratori. Per questo vi sono infinitamente grata.

Vorrei ringraziare, inoltre, i membri del segretariato della commissione per i bilanci: senza il vostro encomiabile operato, pur mettendoci tutta la buona volontà, potremmo fare ben poco. Grazie! Sì, sono d’accordo. Un applauso mi aiuterebbe a esprimere ancora meglio questo concetto.

(Applausi)

Ringrazio anche il mio assistente personale e tutti i membri dei gruppi di lavoro: per ottenere un buon risultato servono molte menti e molte mani.

La crisi finanziaria si è fatta sentire anche durante la fase preparatoria della prima lettura del bilancio, durante la quale abbiamo dovuto leggere, comprendere e considerare 1 400 emendamenti. Sebbene il nostro bilancio – pari a 130 miliardi di euro – possa sembrare irrisorio rispetto alle centinaia e centinaia di miliardi stanziati dagli Stati membri, sia individualmente che congiuntamente, per salvare le banche e l’economia reale, ai nostri incontri preparatori hanno contribuito – proprio in questo campo – tutti i gruppi coinvolti. Così facendo, siamo stati in grado di prevedere la reazione del Consiglio alle nostre richieste in materia di bilancio.

Quali sono, dunque, le nostre richieste? Innanzitutto i pagamenti. Lo scorso luglio abbiamo espresso la nostra opinione contraria in merito allo scarto del 15 per cento fra gli stanziamenti di impegno e gli stanziamenti di pagamento, proposto dalla Commissione nella bozza di bilancio e ulteriormente aumentato dal Consiglio. A nostro avviso, questa proposta non rispetta i principi di chiarezza e accuratezza di bilancio. Inoltre, se confrontiamo il suddetto scarto al terzo anno delle attuali prospettive finanziarie con quello registrato al terzo anno delle prospettive finanziarie precedenti – che si attestava solamente al 3 per cento – non capiamo, francamente, come si possa giustificare una differenza di tali proporzioni. Abbiamo, dunque, aumentato i pagamenti: non siamo riusciti a colmare totalmente il divario, ma l’abbiamo dimezzato: oggi, infatti, si attesta all’8 per cento.

Non abbiamo deciso di aumentare i pagamenti casualmente o per acclamazione. Abbiamo agito sulle voci di bilancio relative al finanziamento delle priorità del Parlamento, ovvero: gli interventi per combattere il cambiamento climatico, la dimensione sociale in termini di crescita dell’occupazione, la globalizzazione e il sostegno alle piccole e medie imprese. In altri casi, siamo intervenuti sulle linee di bilancio che consentono di migliorare la sicurezza dei cittadini. Complessivamente, abbiamo incrementato i pagamenti dallo 0,89 per cento del prodotto nazionale lordo – valore proposto dal Consiglio – allo 0,96 per cento approssimativamente.

In seconda istanza, abbiamo deciso di sfruttare appieno le opportunità offerte dalle prospettive finanziarie. In base alle sottorubriche1 A e 3 B, intendiamo concentrare le risorse finanziarie sulle linee di bilancio a nostro avviso più importanti, escludendo qualunque tipo di margine. Vorremmo che il titolo della sottorubrica 1 A, “competitività per la crescita e l’occupazione”, non fosse mera retorica, bensì espressione di misure specifiche. Non vogliamo che il titolo della sottorubrica 3 B, “cittadinanza”, rimanga un concetto vuoto. Vogliamo farlo rinascere, poiché, dopotutto, si tratta di una sottorubrica che racchiude tutte le politiche che riguardano direttamente i cittadini a livello locale e che l’Unione è in grado di concretizzare.

In terzo luogo, abbiamo dato nuovo impulso al pacchetto dei progetti pilota e delle misure preparatorie, concordato da tutti i gruppi coinvolti e già valutato dalla Commissione, per la definizione di nuovi elementi a livello politico, di nuove azioni comunitarie ed, eventualmente, di una nuova legislazione.

In quarto luogo, abbiamo seguito il nostro orientamento politico. Non ci si può aspettare un buon lavoro di amministrazione, da parte della Commissione o delle agenzie decentrate, in assenza di stanziamenti sufficienti a garantire l’operato dei loro dipendenti. Per questo motivo, non accettiamo i tagli imposti dal Consiglio. Abbiamo adottato nuovamente l’approccio del progetto preliminare di bilancio: ci aspetteremmo non solo l’approvazione della Commissione, bensì un sostegno concreto nelle controversie insorte con il Consiglio.

In quinto luogo, mi preme affrontare il problema più serio, ovvero la rubrica 4, pomposamente intitolata “L’UE come partner globale”. Già all’epoca della sua creazione, durante i negoziati sulle prospettive finanziarie, le risorse ad essa destinate erano irrimediabilmente insufficienti. E’ proprio per questo motivo che, in occasione delle discussioni annuali in materia di bilancio, abbiamo sempre ribadito lo stesso concetto: come possiamo finanziare i settori per cui servono risorse e lasciarci, allo stesso tempo, dei margini sufficienti che ci consentano di reagire agli eventuali imprevisti nel corso dell’esercizio?

Posso assicurarvi che non esiste e non è mai esistita una soluzione soddisfacente a questo problema. Per le missioni in Kosovo, in Afganistan, in Palestina, e adesso anche in Georgia, servivano programmi a lungo termine ben diversi dal nostro quotidiano vivere alla giornata.

Non è certo una novità ma quest’anno la Commissione ci ha messo dinanzi a una nuova sfida: considerando la crescita esponenziale dei prezzi degli alimenti a livello globale, ha proposto, lo scorso luglio, il cosiddetto “strumento di aiuto alimentare” a favore dei paesi meno sviluppati, che prevede lo stanziamento di 1 miliardo di euro per il 2008 e il 2009.

Se la Commissione fosse stata più lungimirante, avrebbe trasferito immediatamente le risorse di cui aveva bisogno dalla rubrica 2 alla rubrica 4. Non l’ha fatto, tuttavia, non solo perché manca di lungimiranza, ma per paura. Temeva di non ottenere l’approvazione del Consiglio e adesso sta a noi affrontare il problema. Dobbiamo far capire al Consiglio che le belle parole sulla necessità di aiutare i più poveri non servono. Deve collaborare con noi per trovare le risorse necessarie – il problema è dove – per garantire un effettivo sostegno alimentare, nonché l’acquisto di sementi e fertilizzanti.

La commissione per i bilanci aveva chiaro fin dall’inizio che non sarebbe riuscita a trovare le risorse finanziarie necessarie nelle linee di bilancio avvalendosi della rubrica 4. Per questo motivo, abbiamo elaborato il cosiddetto “emendamento asterisco”, che prevede uno stanziamento di 250 milioni di euro per gli aiuti alimentari, 40 milioni di euro per il Kosovo, 80  per la Palestina e 20 per l’Afganistan. Questo strumento, dal quale si evince chiaramente che intendiamo spendere di più rispetto alle risorse disponibili in base alle prospettive finanziarie, andrebbe considerato come una sorta di invito rivolto al Consiglio.

Auspichiamo che il Consiglio lo consideri tale e che dia inizio, tempestivamente, ai negoziati. Non c’è tempo da perdere. Sarebbe meglio non lasciare nulla all’ultimo secondo. Signor Presidente in carica del Consiglio, a lei la decisione.

(Applausi)

 
  
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  Janusz Lewandowski, relatore. (PL) Signora Presidente, Commissario Grybauskaitė, so che lei capisce il polacco, ma immagino che il mio intervento relativo alla procedura di bilancio non stimoli altrettanto il suo interesse.

Ci stiamo avvicinando alla conclusione di una procedura che abbiamo definito “pilota”. Colgo l’occasione per mettere in luce l’ottima collaborazione con l’Ufficio di presidenza e la solida fiducia reciproca tra quest’ultimo e la commissione per i bilanci, che è il risultato, fra gli altri fattori, dell’impegno costante del Segretario generale Rømero. “Nessuno è perfetto”, tuttavia. Alcune differenze tuttora sussistono e lo dimostrano le riserve che abbiamo avanzato per l'esercizio 2009. Il bilancio per il 2009 è messo sotto pressione da una serie di sfide precise. Sarà un anno elettorale e, di conseguenza, sorgeranno nuove esigenze, in materia di comunicazione pubblica, che richiederanno finanziamenti. Sarà l’anno in cui i deputati al Parlamento europeo acquisiranno un nuovo status, con tutte le conseguenze che ne deriveranno a livello finanziario. Vorrei concentrarmi sui nuovi principi in materia di occupazione e pagamenti, che saranno trasparenti e risponderanno alle esigenze degli assistenti, precedentemente esposte, e sui cambiamenti apportati al fondo pensione. Nella seconda metà del 2008, inoltre, abbiamo dovuto, ridefinire il bilancio per poter affrontare la situazione.

Siamo riusciti a mantenere il bilancio al di sotto della soglia che avevamo stabilito, ovvero al di sotto del 20 per cento per le spese amministrative delle istituzioni dell’Unione europea. Dobbiamo accettare la situazione, sia nell’amministrazione che in seno ai gruppi politici, perché da questo dipendono il migliore funzionamento dell’attività legislativa, il più semplice operato degli eurodeputati e i miglioramenti a livello di comitatologia, condizioni che andrebbero garantite anche nel 2009.

Vorremmo, inoltre – e le nostre riserve mirano proprio a questo scopo – ridurre gradualmente le differenze sorte nel tempo in varie sezioni dell’amministrazione parlamentare, per garantire le risorse necessarie soprattutto ai servizi direttamente dipendenti dal lavoro delle commissioni parlamentari. Abbiamo elencato una serie di altri interventi che potrebbero rendere più efficiente il funzionamento del Parlamento: fra questi si annovera, ad esempio, il sistema di gestione delle conoscenze, da utilizzare per la biblioteca del Parlamento. Sappiamo, purtroppo, che il centro visitatori non riuscirà ad aprire per le elezioni. Si era detto che avrebbe aperto, ma non sarà così. Sarà operativo soltanto per la fine del 2009, questione che abbiamo esposto nelle nostre riserve.

Tenere il bilancio sotto controllo è una filosofia condivisa dal Parlamento e dalle altre istituzioni. In un anno elettorale come questo, dobbiamo, a maggior ragione, evitare di rendere le istituzioni eccessivamente ambiziose agli occhi dei cittadini europei, soprattutto per quanto concerne le spese che ricadono sui contribuenti. Lo stesso vale anche per le altre istituzioni: abbiamo valutato ognuno di questi fattori e tutte le decisioni prese dal Consiglio e abbiamo aggiunto il nostro parere in merito alle esigenze delle suddette istituzioni. Mi preme mettere in luce due aspetti in particolare: In seno alla Corte di giustizia sono stati creati 39 nuovi incarichi nell’ambito della nuova procedura di agenzia; in seno alla Corte dei conti, sono invece tre i nuovi incarichi attribuiti, i quali da un lato aumentano il potenziale dell'organizzazione, dall’altro, consentono di finanziare la nuova sede attraverso un sistema di anticipo delle spese.

Questo preannuncia che la votazione di domani si svolgerà in modo rapido e senza intoppi, grazie all’eccellente collaborazione con i coordinatori dei gruppi politici, i relatori per parere della commissione, nonché l’eccellente gestione della stessa da parte dell’onorevole Böge. Vorrei ringraziare in modo particolare Richard Wester e Marrianna Pari per il loro preziosissimo sostegno.

 
  
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  Dalia Grybauskaitė, membro della Commissione. (EN) Signora Presidente, sono lieta di constatare l'efficienza e la velocità con cui il Parlamento ha portato a termine la prima lettura, fatto che consentirà di svolgere la relativa votazione nella giornata di domani. Questo sforzo enorme è stato compiuto dalla commissione per i bilanci, da chi la dirige e dai coordinatori, oltre che, ovviamente, dai gruppi politici. Si tratta di un lavoro che costituirà la base dei nostri negoziati futuri. Nei prossimi due mesi, intendiamo rafforzare la cooperazione tra le due aree competenti dell’autorità di bilancio e la Commissione.

Nel complesso, la Commissione appoggia e condivide le priorità politiche per le quali il Parlamento propone interventi di riorganizzazione e rafforzamento del bilancio. In materia di pagamenti, il Parlamento intende approvare il tetto massimo per gli stanziamenti. Si tratta di un’azione, a nostro avviso, poco convincente, poiché riteniamo che il progetto preliminare di bilancio rispecchi meglio l’attuale tasso di assorbimento, soprattutto negli Stati membri. Questa settimana renderò disponibili le informazioni relative all’esecuzione del bilancio da cui evincerete che i nostri calcoli si reggono su basi estremamente solide.

La Commissione condivide, in gran parte, il nuovo intervento relativo ai progetti pilota e alle azioni preparatorie proposte dal Parlamento. Colgo l’occasione per ribadire il mio apprezzamento per l’eccellente collaborazione fra le nostre istituzioni, che si deve all’approccio innovativo e vincente proposto dalla relatrice, l’onorevole Haug. Per la prima volta nella storia dei nostri negoziati, siamo riusciti ad analizzare e a trovare un accordo in merito ai progetti pilota prima dell’estate.

Vorrei richiamare l’attenzione, inoltre, su una serie di questioni che, in prima lettura, costituiscono tuttora una fonte di preoccupazione per la Commissione.

Il punto principale e più delicato riguarda la rubrica 5. Apprezziamo il fatto che il Parlamento abbia riportato gli stipendi dei dipendenti al livello proposto dalla Commissione. Allo stesso tempo, tuttavia, sono stati spostati nella riserva 37 milioni di euro e sono state stabilite condizioni precise da cui dipende l’eventuale sblocco di tale somma.

Come se non bastasse, sono state create altre due riserve, per un ammontare complessivo di circa 16 milioni di euro, da destinare ai trasporti e all’ambiente. Per la Commissione, ovviamente, non sarà facile affrontare tali questioni, l’ultima in particolare, poiché al suo interno esiste un unico datore di lavoro – ovvero la Commissione stessa. Non è possibile bloccare i pagamenti ad alcune direzioni generali e ad altre no.

Tali riserve – il cui valore ammonta a circa 50 milioni di euro – bloccherebbero la copertura di 250 nuovi incarichi e impedirebbero la sostituzione del personale in età pensionabile a decorrere da gennaio. Sappiamo perfettamente che dovremo avvalerci delle nostre doti esplicative e di negoziazione il prima possibile, dopo la prima lettura. Cercheremo di essere il più esaustivi possibile, per rispettare le condizioni previste per queste riserve.

Per quanto concerne il sostegno da parte dell’amministrazione per i programmi operativi, quest’anno, il Parlamento ha imitato il Consiglio e ha confermato i tagli. Sono consapevole del fatto che servirebbero ulteriori delucidazioni tecniche: tenteremo di risolvere la questione cercando di trovare una soluzione generale in merito a tali linee.

Un altro problema, a nostro avviso, risiede nel fatto che il Parlamento non ha ripristinato gli stanziamenti necessari per la pubblicazione dei bandi di gara d’appalto. Riteniamo che ciò metta a repentaglio la capacità della Commissione di ottemperare ai propri obblighi derivanti dalle direttive in materia di appalti pubblici, soprattutto nella situazione attuale. Stiamo tentando di risolvere – e in alcuni casi ci stiamo riuscendo – le questioni relative agli aiuti di Stato e tutte le altre problematiche che affliggono gli Stati membri in questo momento di instabilità economica, con possibili conseguenze penali per la Commissione.

In breve, la Commissione analizzerà dettagliatamente ogni singolo emendamento adottato dal Parlamento ed esprimerà il suo punto di vista – come fa ogni anno – all’inizio di novembre nella lettera di eseguibilità, con tutti i dettagli del caso. Prima della concertazione di bilancio di novembre e prima della seconda lettura, cercheremo di risolvere, per quanto possibile, ciascuna delle questioni problematiche emerse in prima lettura.

Come al solito, la Commissione fungerà da onesto mediatore fra le due autorità di bilancio coinvolte, soprattutto nell’affrontare i problemi relativi alle rubriche 4 e 5, nonché i tetti massimi complessivi relativi agli stanziamenti di pagamento previsti nel bilancio. Cercheremo di contribuire positivamente, definendo una situazione e un bilancio favorevoli per l’Europa, soprattutto in un periodo difficile come quello che stiamo vivendo attualmente.

 
  
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  Jean-Pierre Jouyet, presidente in carica del Consiglio. (FR) Signora Presidente, onorevole Grybauskaitė, onorevoli deputati, vorrei innanzitutto scusarmi per l’assenza del ministro Woerth, che è stato trattenuto a Parigi per una buona causa. Anche in Francia, infatti, è ora di bilanci e si sta procedendo alla presentazione della legge finanziaria al parlamento, nel quadro della prima bozza di legge per la finanza pubblica. Dopo aver affrontato la questione anche con l’onorevole Böge, mi sono reso conto dell’estrema importanza che riveste la nostra discussione in seno al Parlamento, anche per la stessa presidenza francese. Vorrei, dunque, ringraziare i miei assistenti e quanti – in seno al Consiglio o in collaborazione con il ministro Woerth – hanno contribuito alla preparazione della discussione odierna.

Fino a questo momento, il nostro lavoro è stato caratterizzato da uno spirito di profonda collaborazione e vi assicuro che il Consiglio intende portare avanti questo dialogo fruttuoso per poter raggiungere un accordo equilibrato e favorevole a tutte le parti coinvolte in merito al bilancio per il 2009. Ho ascoltato con estrema attenzione i precedenti interventi dell’onorevole Haug e dell’onorevole Lewandowski, entrambi estremamente comunicativi. A questo proposito, stamani abbiamo raggiunto un accordo politico, con il Parlamento e con la Commissione, in merito al piano per una strategia di comunicazione e sono lieto di constatare che, a parte alcune piccole differenze, condividiamo, nel complesso lo stesso obiettivo, ovvero l’intenzione di finanziare le politiche prioritarie dell’Unione europea in materia di competitività, coesione e crescita.

Ovviamente, come già sottolineato da lei e dall’onorevole Grybauskaitė, nell’attuale contesto internazionale, dobbiamo far sì che l’Europa abbia a disposizione le risorse necessarie per svolgere il proprio ruolo a livello globale. Si tratta di un obiettivo che va raggiunto sempre nel rispetto del quadro finanziario elaborato per il periodo 2007-2013.

Vorrei, a questo punto, accennare a tre questioni di rilevanza capitale: gli stanziamenti di pagamento e il loro ammontare; la normativa in materia di disciplina di bilancio e di una corretta gestione finanziaria; gli aiuti alimentari.

Per quanto concerne gli stanziamenti di pagamento, non intendo nascondere l'estrema preoccupazione del Consiglio relativa all’elevato numero di stanziamenti su cui il Parlamento intende votare in prima lettura poiché, così facendo, si andrebbe ben oltre la proposta iniziale della Commissione, presentata nella bozza preliminare di bilancio. Gli stanziamenti di pagamento andrebbero adattati ai requisiti del caso e, soprattutto, dovremmo basarci sull’esecuzione effettiva precedente per capire se e come adottare politiche di settore.

L’elaborazione delle prospettive finanziarie, processo che ho seguito da una prospettiva diversa per un certo periodo di tempo, ha dimostrato che, a partire dal 1988, il bilancio comunitario è sempre stato sfruttato in modo poco efficiente. Il bilancio rettificativo del 2008 dovrebbe evidenziare che le necessità di stanziamenti di pagamento sono state esageratamente sopravvalutate, soprattutto quando si parla di una politica di importanza vitale qual è quella di coesione. A questo punto, non vi è motivo di credere che nel 2009 la situazione cambi.

Come accennato dall'onorevole Grybauskaitė, è vero che negli ultimi anni sono stati registrati dei progressi, ma le incertezze relative all’esercizio 2009 rimangono consistenti. Al primo ottobre, dei 433 programmi previsti dalla politica di coesione, soltanto due avevano ricevuto il versamento di acconto. Converrete con me che, nell’attuale situazione economico-finanziaria, dobbiamo avere come priorità la tutela degli interessi dei contribuenti europei e dobbiamo evitare, per quanto possibile, di inserire nel bilancio stanziamenti di pagamento che non verranno mai utilizzati. E’ fondamentale non fare paragoni fra il bilancio dell’Unione europea ed altre realtà ad esso non assimilabili quando si parla di azioni volte a salvaguardare il sistema finanziario a vantaggio dei risparmiatori e dei cittadini europei.

La seconda questione concerne l’ottemperanza con la normativa in materia di disciplina di bilancio e di una corretta gestione finanziaria. Il Consiglio si impegnerà al fine di dare effettiva attuazione all’accordo interistituzionale del 17 maggio 2006. Le spese devono rientrare nei limiti previsti dall’accordo e si devono mantenere margini sufficienti al di sotto dei massimali previsti per le singole rubriche. Come sapete, i massimali non sono obiettivi da raggiungere. La loro sistematica saturazione è, a nostro avviso, inaccettabile, poiché metterebbe a repentaglio la nostra capacità di gestire gli eventuali imprevisti che potrebbero sorgere nel corso dell’esercizio 2009.

A questo proposito, mi preme citare brevemente la rubrica 4, in relazione alla quale il Parlamento sta per votare un emendamento che ci porterebbe a superare il massimale previsto dalle prospettive finanziarie. Sappiamo tutti che si tratta di una questione delicata. Dobbiamo trovare una risposta coerente alle diverse priorità dell’Unione a livello internazionale e armonizzare il nostro livello di intervento, soprattutto nell’ambito della politica estera e di sicurezza comune. Sappiamo che, in quest'area, la situazione può cambiare molto rapidamente. Di conseguenza, anche in questo settore dobbiamo lasciare un margine sufficiente per consentirci di affrontare eventuali sviluppi, oltre a quelli determinati dagli interventi realizzati nell’ambito della PESC.

La terza questione concerne i finanziamenti per gli aiuti alimentari. Sarà sicuramente un tema centrale in occasione delle discussioni con il Consiglio nelle prossime settimane. Il Consiglio europeo di giugno ha dato un notevole contributo politico, invitando la Commissione a presentare le proprie proposte, ma il mandato del Consiglio è chiaro: dobbiamo trovare una soluzione a livello di finanziamenti che sia pienamente conforme alle attuali prospettive finanziarie. So che anche il Parlamento condivide questa posizione. Il Consiglio, sta tentando di trovare le soluzioni più appropriate al fine di trasformare in realtà tutte le nostre ambizioni politiche, incluse quelle espresse dai capi di Stato e di governo nonché dalla Commissione.

Quello che intendevo dire – e lo ribadisco, per evitare che quanto dico sia imputato a errori di traduzione – è che so che il Parlamento non condivide questa posizione. Ho commesso un errore, una svista naturalmente. Vorrei, tuttavia, sottolineare che vi sono anche dei punti di convergenza fra il Parlamento e il Consiglio in merito agli aiuti alimentari, questione di primaria importanza. Entrambi, infatti, abbiamo avanzato delle riserve in merito alla proposta della Commissione che intendeva finanziare l’intero sistema di aiuti attingendo ai margini previsti dal massimale della rubrica 2.

Dobbiamo assolutamente – e il Consiglio lo sa bene – puntare su una combinazione vincente di fonti di finanziamento, in modo da poter raggiungere, in seno al Consiglio, un accordo sulla proposta complessiva presentata dalla Commissione, nel quadro della concertazione di bilancio di novembre. Sono certo che in quell’occasione, le tre istituzioni dell’Unione faranno il possibile per raggiungere un accordo sul bilancio per l’esercizio 2009 e sul finanziamento delle nuove iniziative menzionate poc’anzi. Questo accordo dovrà essere il miglior compromesso possibile per l’Unione, i suoi cittadini e le sue istituzioni.

Vorrei affrontare brevemente la questione delle decisioni relative all’attuazione della normativa in materia di risorse proprie, su cui il Parlamento è chiamato a decidere in questa sessione. Vorrei ringraziare, a nome mio e del Consiglio, l'onorevole Lamassoure per la sua relazione e l’Assemblea per l’efficienza e la velocità con cui ha affrontato la questione. Da parte nostra, non escluderemo la proposta della Commissione. Il processo di ratifica della decisione sulle risorse proprie sta procedendo a dovere nei vari Stati membri; auspichiamo di completare il lavoro e ottenere la sua entrata in vigore a tutti gli effetti entro il 1 gennaio 2009. Questo è quanto tenevo a dirvi.

 
  
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  Ana Maria Gomes, relatore per parere della commissione per gli affari esteri. (EN) Signora Presidente, il regolare sottofinanziamento della rubrica 4 è da sempre motivo di contenzioso a livello politico. Ci impedisce di rispettare gli impegni che ci siamo assunti nelle aree di crisi: in Kosovo, in Palestina, in Afganistan e in Georgia. Finché la Commissione e il Consiglio continueranno a perseguire una strategia di bilancio basata sullo scarso finanziamento delle relazioni esterne e finché continueranno a promuovere interventi ad hoc per trovare una soluzione all’ultima crisi insorta – come avvenuto nel caso della Georgia, attualmente al centro della nostra attenzione e dei nostri programmi di finanziamento –l’Unione continuerà a non essere in grado di dar vita a una politica estera e di sicurezza comune solida. Così facendo, la priorità più recente offusca sempre quella precedente.

Se l’Unione europea vuole davvero rivestire un ruolo determinante a livello globale, servono maggiori finanziamenti da destinare alla rubrica 4. Con l’attuale dotazione finanziaria, è impossibile rispondere alle esigenze di ciascuna linea di bilancio. Per questo motivo la commissione per gli affari esteri appoggia pienamente la strategia proposta dalla commissione per il controllo dei bilanci volta a ripristinare il progetto preliminare di bilancio per tutte le linee di bilancio, aumentando, di conseguenza, gli stanziamenti per il Kosovo di 40 milioni di euro e per la Palestina di 139 milioni di euro.

Plaudiamo, inoltre, all’emendamento asterisco. In altre parole, il Parlamento e il Consiglio devono consentire l’utilizzo dello strumento di flessibilità e di tutti gli altri mezzi previsti dall’accordo interistituzionale, in modo tale da destinare 250 milioni di euro agli aiuti alimentari; 40 milioni di euro al Kosovo, 80 alla Palestina e 20 all’Afganistan.

 
  
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  Maria Martens, relatore per parere della commissione per lo sviluppo. (NL) Prendo la parola in qualità di membro della commissione per lo sviluppo, a nome della quale vorrei affrontare tre questioni principali: la crisi alimentare, il sistema di valutazione delle politiche per lo sviluppo e la mancanza di risorse per la rubrica 4, ovvero le spese per le relazioni esterne, argomento già toccato in precedenza.

Vorrei iniziare dalla crisi alimentare che è, senza ombra di dubbio, un problema di proporzioni enormi, a causa del quale milioni di persone rischiano di perdere la vita. E’ assolutamente necessario un intervento a livello comunitario. Serve, tuttavia, un’azione diversa da quella inizialmente suggerita dalla Commissione. Gli accordi in materia di bilancio dovranno essere rispettati e i poteri del Consiglio e del Parlamento non possono essere sottovalutati. Sono lieta, quindi, che la Commissione abbia deciso di rivedere la prima proposta per destinare i fondi agricoli non sfruttati a questo proposito.

Dobbiamo riuscire a garantire la sicurezza alimentare a tutti i paesi che ne hanno bisogno. Va da sé che gli aiuti andranno destinati in primo luogo alle persone maggiormente a rischio, ma si tratta, in ogni caso, di un impegno a lungo termine. Proprio per questo motivo, la produzione alimentare dovrebbe rientrare nuovamente fra le priorità dell’agenda di sviluppo dell’Unione europea.

A questo proposito, dovremo – inoltre – considerare un'eventuale rivalutazione del programma tematico relativo alla sicurezza alimentare e trovare il modo di garantire ai piccoli agricoltori un migliore accesso ai fattori chiave della produzione. Per questa ragione, siamo lieti di constatare che sia stata accolta con favore la proposta di un progetto di prova per il micro-credito, intervento che garantirà ai piccoli agricoltori finanziamenti più semplici per la produzione alimentare.

In seconda istanza, va migliorato il sistema di valutazione della politica per lo sviluppo. La valutazione attuale si concentra eccessivamente sulla destinazione finale dei finanziamenti e troppo poco sui risultati. Se vogliamo che l’opinione pubblica continui a sostenere la cooperazione allo sviluppo, dobbiamo concentrarci maggiormente sui risultati effettivi del nostro lavoro.

In terzo luogo, si è già discusso delle scarse risorse destinate alle relazioni esterne – ovvero della rubrica 4. E’ una questione che non riguarda soltanto le risorse destinate alla cooperazione allo sviluppo, bensì i finanziamenti per il Kosovo, il Medio Oriente, eccetera. Abbiamo grandi ambizioni, com’è giusto che sia. Per questo motivo riteniamo che, dal punto di vista strutturale, tale questione vada migliorata.

 
  
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  Helmuth Markov, relatore per parere della commissione per il commercio internazionale. – (DE) Signora Presidente, signor Commissario, signor Presidente in carica del Consiglio, vorrei richiamare l’attenzione su due questioni in merito alla relazione Haug.

Punto primo. Su iniziativa del Parlamento, nella rubrica “politica commerciale per gli aiuti al commercio” – in altre parole “aiuti al commercio” – è stata fatta rientrare una linea separata di bilancio per un ammontare annuale complessivo pari a un miliardo di euro. La Commissione, tuttavia, non è ancora stata in grado di informarci in modo dettagliato se, e come, verranno attuati i suddetti aiuti. E’ incoraggiante vedere che la commissione per i bilanci abbia accolto l’emendamento proposto dalla commissione per il commercio internazionale, volto ad annullare la riduzione del 50 per cento degli aiuti per il commercio, precedentemente presentato dal Consiglio.

La mia seconda osservazione riguarda il sostegno ai paesi in via di sviluppo per quanto concerne il trasferimento delle tecnologie dell’industria farmaceutica e il processo di creazione di capacità. Nell’ultimo anno, il Parlamento ha aiutato i paesi più svantaggiati attraverso la fornitura di prodotti medicinali e aiuti finanziari. Ci rammarica dover constatare che, né la Commissione né il Consiglio condividono tale scelta e, se ho capito bene, neanche la commissione per i bilanci ha proposto un emendamento a questo proposito, scelta, a nostro avviso, discutibile.

In merito alla relazione Lewandowski, la mia commissione ha messo in luce un aspetto molto importante del lavoro del Parlamento nell’ambito delle relazioni internazionali, ovvero la sua appartenenza all'Unione interparlamentare in seno all’Organizzazione mondiale del commercio di Ginevra. Poiché il Parlamento europeo è uno degli organizzatori principali degli incontri annuali dell’Unione interparlamentare e poiché il prossimo anno nell'agenda figurerà, senza alcun dubbio, l'organizzazione di importanti conferenze a livello ministeriale in relazione alla tornata negoziale di Doha, sarebbe auspicabile incrementare i finanziamenti per poter avere a disposizione tutte le infrastrutture necessarie. Siamo lieti, inoltre, di offrire il nostro sostegno ai rappresentanti dei paesi ACP coprendo le spese di viaggio, vitto e alloggio in occasione della conferenza parlamentare. Entrambi questi elementi possono, e dovrebbero, contribuire ad aumentare la trasparenza e a rafforzare il dialogo fra i parlamenti, i governi e l’opinione pubblica per garantire, in ultima istanza, una maggiore correttezza e una maggiore legittimità dei negoziati e delle decisioni nell’ambito delle discussioni in seno all’OMC.

 
  
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  Pervenche Berès, relatore per parere della commissione per gli affari economici e monetari. (FR) Signora Presidente, onorevole Grybauskaitė, ministro Jouyet, vorrei esprimere, a nome della commissione per gli affari economici e sociali, soddisfazione, rammarico e speranza.

La soddisfazione è data dal fatto che la commissione per i bilanci ha deciso di accogliere la nostra proposta, in base alla quale si richiedono maggiori finanziamenti per i supervisori dei settori finanziario, assicurativo e borsistico ai fini di una collaborazione più efficace. Si tratta di una necessità evidente su cui credo che converranno anche quanti non appartengono alla commissione per gli affari economici e monetari.

Il rammarico nasce dal fatto che, nell’attuale momento di crisi, l’euro rappresenta la nostra pietra miliare, le nostre stesse fondamenta. Ciononostante, la Commissione ha drasticamente ridotto le risorse destinate alle attività di comunicazione relative alla nostra straordinaria valuta.

La speranza, invece, è che domani la plenaria si renda conto che le risorse dell’Eurogruppo, a prescindere dal livello che raggiungeranno, andrebbero incrementate. Non si tratta di un aspetto secondario, privo di sostanza. Ormai è una realtà. Per questo, auspico che domani il Parlamento decida di votare a favore dell'aumento delle risorse da destinare all’Eurogruppo.

 
  
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  Karin Jöns, relatore per parere della commissione per l’occupazione e gli affari sociali. – (DE) Signora Presidente, vorrei aprire il mio intervento ringraziando i membri della commissione per i bilanci, poiché condividono lo stesso approccio alla questione bilanci promosso dalla mia commissione.

Vorrei, tuttavia, ribadire nuovamente la necessità di aumentare adeguatamente i finanziamenti destinati al dialogo sociale, come noi stessi avevamo proposto. Non possiamo continuare a dire che il dialogo sociale è un pilastro del modello sociale europeo e poi tagliare i fondi destinati proprio a questo settore.

A questo punto, chiederei la collaborazione del Consiglio per trovare una soluzione al problema della clausola di degressività, che si ripercuote pesantemente sul lavoro delle istituzioni sindacali. In una prospettiva a lungo termine, inoltre, tagli prolungati ai finanziamenti non saranno più sostenibili.

Concedetemi un’osservazione relativa ai due progetti pilota della Commissione: avevamo raggiunto un ampio consenso a favore di un progetto pilota per i lavoratori distaccati. Sono convinta che i risultati di questo progetto ci offriranno spunti interessanti per le nostre future decisioni in merito alla direttiva sul distacco dei lavoratori. Di conseguenza, ci impegneremo affinché la Commissione, in cambio, affronti le questioni, a nostro avviso importanti, per la realizzazione del suddetto progetto, ovvero la prevenzione del dumping salariale e del dumping sociale.

Il secondo progetto concerne la violenza contro gli anziani. Si tratta di un argomento tabù, fatto che riveste una rilevanza notevole.

 
  
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  Péter Olajos, relatore per parere della commissione per l’ambiente, la sanità pubblica e la sicurezza alimentare. (HU) Grazie, signora Presidente. In qualità di relatore per parere della commissione per l’ambiente, la sanità pubblica e la sicurezza alimentare, mi preme esprimere la mia soddisfazione in merito al bilancio dell’Unione per il 2009. Una delle novità più importanti è che l’anno prossimo avremo a disposizione per l’ambiente il 10 percento di risorse in più rispetto al 2008. Di conseguenza, potremo stanziare 14 miliardi di euro in questo settore.

Plaudo in modo particolare all’inserimento del cambiamento climatico fra le priorità dell’anno prossimo. L’Europa deve mantenere il suo ruolo pionieristico a livello internazionale nella lotta contro il cambiamento climatico, come ha affermato ieri anche il Presidente Sarkozy. Vorrei sottolineare, inoltre, che gli stanziamenti destinati a LIFE+ aumenteranno del 9per cento. Considero, inoltre, opportunità imperdibili, quelle offerte dai cosiddetti programmi preparatori o programmi pilota, grazie ai quali, quest’anno, tre delle nostre quattro proposte in materia di ambiente e sanità pubblica riceveranno il sostegno della Commissione per un ammontare pari a 7,5 milioni di euro. Mai prima d’ora sono stati destinati così tanti progetti al cambiamento climatico o alle sue conseguenze.

Dal punto di vista delle agenzie, ritengo che le cifre proposte dalla Commissione siano, nel complesso, accettabili e sono lieto di constatare che il sostegno offerto alle risorse umane e ai relativi strumenti sia aumentato. Ciononostante, mi sento di suggerire due modifiche. La prima riguarda il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie, per il quale suggeriamo di sbloccare il 10 percento dei fondi in riserva, poiché solo allora l’agenzia sarà in grado di ottemperare al suo mandato. La seconda osservazione riguarda l’Autorità europea per la sicurezza alimentare. In questo caso, il nostro intento è esattamente l’opposto, ovvero quello di congelare il 10 percento dei fondi in riserva finché l’agenzia non dimostrerà di saper agire in maniera adeguata. I miei suggerimenti hanno ricevuto anche il sostegno della commissione parlamentare per l’ambiente e della commissione per i bilanci. Invito tutti gli altri membri ad esprimere il loro voto favorevole in occasione della seduta plenaria di domani. In ultima istanza, vorrei ringraziare l’onorevole Haug – la relatrice – e l’onorevole Surján – il relatore ombra del Partito popolare europeo, per il loro inestimabile contributo al mio lavoro. Grazie.

 
  
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  Gabriela Creţu, relatore per parere della commissione per il mercato interno e la protezione dei consumatori. (RO) Il bilancio non è un piano d’azione. Non è nemmeno un problema tecnico. Si tratta di un problema politico estremamente complesso. Con il bilancio stabiliamo le risorse necessarie per raggiungere i nostri obiettivi. Conferiamo anche una vena di sincerità agli impegni che ci assumiamo. Sembra che le disposizioni relative al mercato interno siano adeguate.

Vorremmo ringraziare l’onorevole Haug per l’impegno profuso nel coniugare le richieste più svariate e obiettivi politici di portata più generale. Ciononostante, tuttavia, sussistono ancora dei problemi. Il mercato finanziario sta evidenziando i suoi limiti. Sono chiare le lacune che si celano dietro alle leggi, così difficili da comprendere per i cittadini non addetti ai lavori e ancora troppo fragili.

L’emendamento proposto, volto a finanziare progetti di sensibilizzazione dell’opinione pubblica su questioni di carattere finanziario, è stato respinto dalla maggioranza della commissione per i bilanci. Ma non è stato fatto per risparmiare. Si è approvato, infatti, lo stanziamento di una somma maggiore per un intervento non meglio specificato relativo alla tutela dei consumatori. Chiediamo alla Commissione di riprendere in considerazione il finanziamento di programmi di sensibilizzazione in materia finanziaria. Le scarse conoscenze in materia sono spesso terreno fertile per interventi di mercato di carattere speculativo che fanno arricchire quanti se ne approfittano. Non è questo il momento per eliminare le forme di tutela. E’ meglio che siano i cittadini ben informati a potersi difendere da soli.

 
  
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  Miloš Koterec, relatore per parere della commissione per lo sviluppo regionale. (SK) Vorrei innanzitutto ringraziare la relatrice, l’onorevole Haug, e il coordinatore, per il loro approccio sensibile alle esigenze dei cittadini comunitari e per aver accolto le raccomandazioni della commissione per lo sviluppo regionale, di cui faccio parte. La politica di coesione deve continuare a essere una politica di bilancio a medio termine per l’Unione.

Quando, in qualità di relatore per parere della commissione per lo sviluppo regionale, ho espresso la nostra opinione in merito alla relazione del Parlamento europeo sul suddetto bilancio, intendevo offrire un contributo affinché i singoli Stati membri riuscissero, da soli, a risolvere un problema che da tempo cercavano di affrontare attraverso i programmi di sviluppo a livello nazionale, in assenza di un approccio consolidato in quest’ambito a livello comunitario. Sto parlando della difficile integrazione delle comunità rom all’interno dell’Unione europea. Proponendo un progetto che potrebbe risolvere questo problema a livello europeo, intendo dire che, a mio avviso, è possibile affrontare la questione dal punto di vista dello sviluppo regionale.

Si tratta di un ostacolo particolarmente evidente nei nuovi Stati membri, nei quali le piccole comunità rom esistenti rappresentano un problema a livello sia sociale che di sviluppo. Il progetto dovrebbe includere, inoltre, lo stanziamento delle risorse necessarie per le istituzioni comunitarie, senza le quali, i milioni di cittadini europei di nazionalità rom rischiano di diventare vittime di processi irregolari di sviluppo sociale ed economico e di fenomeni di scarsa integrazione.

 
  
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  Kyösti Virrankoski, relatore per parere della commissione per l’agricoltura e lo sviluppo rurale. (FI) Signora Presidente, la rubrica 2 della bozza preliminare di bilancio presentata dalla Commissione, ulteriormente ridotta dal Consiglio, non rifletteva le priorità del Parlamento. Vi si stimava, in modo eccessivamente prudente, che i sussidi per l’agricoltura e i costi di commercializzazione fossero di ben 2 027 milioni di euro al di sotto del massimale previsto dalle prospettive finanziarie pluriennali. La commissione per l’agricoltura ha chiesto e ottenuto la revisione delle stime da parte della commissione per i bilanci.

Le novità previste dal nuovo bilancio sono la distribuzione di frutta e verdura nelle scuole e il fondo per i cambiamenti strutturali destinato all’industria casearia. La Commissione ha stanziato 181 milioni di euro per il primo progetto e 600 per il secondo.

Dal momento che esiste una riserva enorme di importi da liquidare nell’ambito dei programmi di sviluppo – 9 miliardi di euro in totale – e poiché le proposte della Commissione dell’Unione presentavano uno scarto del 30 percento fra gli stanziamenti di impegno e di pagamento, la mia commissione ha deciso di aumentare i pagamenti di 898 milioni di euro.

La Commissione suggerisce di fornire immediatamente gli aiuti alimentari facendoli rientrare, se del caso, nella rubrica 4. Per raggiungere questo obiettivo saranno necessari dei negoziati a livello interistituzionale.

 
  
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  Emanuel Jardim Fernandes, relatore per parere della commissione per la pesca.(PT) Vorrei aprire il mio intervento congratulandomi con la relatrice, l’onorevole Haug, per l’impegno profuso nell’elaborazione della posizione del Parlamento. Gli stanziamenti di bilancio complessivi destinati alla pesca nel corso degli anni vanno considerati una sorta di regresso, poiché i bilanci precedenti prevedevano già il minimo necessario per l’attuazione di una politica comune per la pesca e di una politica marittima con le risorse richieste.

Per l’industria della pesca, la pressione esterna crescente a livello economico derivante dall’aumento dei prezzi del combustibile, la stagnazione economica e la riduzione dei prezzi dei prodotti della pesca stanno portando a perdite consistenti per il settore e, più in generale, a problemi sociali di rilievo per i pescatori.

Sebbene la Commissione proponga di ristrutturare il settore della pesca in relazione alla situazione macroeconomica attuale, servono misure concrete per garantire la sopravvivenza dello stesso. La bozza di bilancio e l’attuale posizione del Parlamento prevedono tagli ulteriori, soprattutto nelle aree concernenti la gestione del patrimonio ittico, la cooperazione internazionale, i ricercatori impegnati nel settore della pesca e la raccolta di dati.

Sono invece lieto di constatare che il Parlamento appoggia, da un lato, il progetto pilota da me presentato relativo all’istituzione di un osservatorio sui prezzi di mercato nel settore della pesca e, dall’altro, la politica marittima europea e i relativi progetti, attraverso un aumento degli stanziamenti per la ricerca.

 
  
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  Helga Trüpel, relatore per parere della commissione per la cultura e l’istruzione. – (DE) Signora Presidente, onorevoli colleghi, nel 2004, in occasione di un’importante conferenza culturale tenutasi a Berlino, il Presidente Barroso ha affermato che la politica culturale europea costituiva l’anima di questo continente. Il bilancio destinato alla cultura, tuttavia, dimostra che queste grandi sfide hanno dato scarsi risultati. E’ vero, abbiamo lanciato un progetto pilota per incrementare i finanziamenti per la mobilità degli artisti, e intendiamo investire maggiormente nella formazione continua e negli scambi linguistico-culturali per i giovani. Se vogliamo davvero far conoscere l’Europa ai suoi cittadini, dobbiamo aumentare i finanziamenti in questo settore, attualmente ancora troppo scarsi. Come affermato dal Presidente Barroso, i cittadini europei non si entusiasmano a sentire parlare del mercato unico. Quello che vogliono, invece, è conoscere meglio i tesori culturali del loro continente.

Abbiamo appena assegnato il premio del Parlamento per il cinema europeo. Dobbiamo investire maggiormente nella produzione cinematografica europea, poiché dobbiamo far conoscere meglio ai nostri cittadini la narrativa europea e la nostra visione del passato e del futuro dell’Europa.

 
  
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  Monica Frassoni, relatore per parere della commissione giuridica. Signora Presidente, onorevoli colleghi, una giustizia lenta, poco accessibile e poco chiara è una giustizia negata e noi riteniamo che lo staff della Commissione, quello del Parlamento europeo e della Corte di giustizia debba essere aumentato e rafforzato nei settori della gestione del contenzioso, del controllo dell'applicazione del diritto comunitario e, in generale, nel dossier della better regulation, perché appunto oggi le procedure sono troppo lunghe e poco trasparenti.

Noi riteniamo che la Commissione non abbia ancora capito, in modo abbastanza chiaro, la necessità di investire in personale adeguato in questi settori e ci sembra del tutto inopportuno il fatto che la Commissione continui a mantenere una totale opacità sul numero di persone che lavorano specificamente alle infrazioni e continui a dire che tutto va benissimo.

Per quanto riguarda il Parlamento europeo, vorrei sottolineare il problema posto dalla qualità legislativa dei nostri testi e la necessità di investire più e meglio nel lavoro dei giuristi linguisti. Stessa cosa riguarda anche tutta la questione della riorganizzazione interna per quanto riguarda il controllo dell'applicazione del diritto europeo. Infine, noi vorremmo che la Commissione ci faccia un rapporto e quantifichi, anche da un punto di vista economico le misure, prese per rendere le nostre istituzioni più verdi e più sostenibili.

 
  
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  Bárbara Dührkop Dührkop, relatore per parere della commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni. (ES) Signora Presidente, vorrei innanzitutto ringraziare la commissione per i bilanci per aver appoggiato i nostri emendamenti.

Per motivi di tempo, affronterò brevemente soltanto due questioni. La prima riguarda l’emendamento, ormai ben noto, del bilancio di Frontex. Come voi tutti sapete, a causa della passività della Commissione, ma soprattutto, dell’incoerenza del Consiglio, il Parlamento ha dovuto definirne il raggio d’azione attraverso la procedura di bilancio.

Quest’anno abbiamo deciso di aumentare il bilancio di Frontex di 10 milioni di euro e abbiamo cercato di rendere permanenti le sue missioni. Per raggiungere questo obiettivo, non servono soltanto dei finanziamenti. Signor Presidente in carica del Consiglio, serve anche che gli Stati membri ottemperino ai loro obblighi in questo ambito.

La mia seconda osservazione riguarda l’approvazione di uno stanziamento pilota per l’integrazione delle comunità rom. La conferenza europea organizzata questo mese dalla Commissione dovrà segnare l’inizio – e non la fine – di una politica coerente sull’integrazione delle comunità rom nella società europea.

 
  
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  Costas Botopoulos, relatore per parere della commissione per gli affari costituzionali. − (FR) Signora Presidente, intervengo in qualità di relatore per parere della commissione per gli affari costituzionali, ma anche in qualità di membro socialista della commissione per i bilanci. Proprio per questo mio duplice ruolo, infatti, ho a disposizione due minuti invece di uno.

(EL) Signora Presidente, onorevoli colleghi, per quanto concerne la commissione per gli affari costituzionali, ci rammarica dover constatare che, proprio nell’anno del referendum sul trattato costituzionale in Irlanda - che ha dimostrato, a prescindere dal suo risultato, l’importanza ineludibile della comunicazione fra i responsabili delle politiche e i cittadini dell’Unione - sia stata proprio la mancanza di quest’ultima a determinare l’esito negativo del referendum. Di conseguenza, è fondamentale incrementare la comunicazione nel periodo che precederà le prossime elezioni.

Quasi tutte le nostre proposte sono state accolte. Ci rammarica dover constatare, tuttavia, che siano state respinte proprio le due proposte volte al rafforzamento di due nuove e fondamentali istituzioni politiche, ovvero i partiti politici europei e le istituzioni politiche europee. Auspichiamo un risultato diverso in futuro.

Vorrei esprimere due osservazioni di carattere politico in merito al bilancio su cui siamo chiamati a votare quest’anno. Parlo di osservazioni di carattere politico perché è proprio il ruolo politico del bilancio che dovrebbe consentirci di svolgere le nostre attività comunitarie. Come ha affermato ieri il commissario Almunia, e lo cito in francese, lingua in cui si è espresso, ‘Il faut commencer à imaginer le budget de l'Europe’. Abbiamo a malapena iniziato a immaginare il bilancio e dobbiamo farlo al più presto.

Qual è, dunque, la situazione di quest'anno? Vediamo un bilancio con stanziamenti scarsi, con un enorme divario fra gli stanziamenti di impegno e di pagamento, un bilancio non in grado di rispondere in modo sufficiente alle priorità politiche reali dell'Unione europea. Sussistono effettivamente dei problemi e, come affermato dal ministro Jouyet, dobbiamo lasciare un margine che ci consenta di affrontare adeguatamente la crisi. Le scelte dell’Unione sono importanti. Ritengo, ad esempio, che in un anno elettorale si dovrebbero destinare più fondi alla comunicazione e che, in un anno di crisi geopolitica come quello attuale, si dovrebbe investire maggiormente nella politica estera.

 
  
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  Lidia Joanna Geringer de Oedenberg, relatore per parere della commissione per i diritti della donna e l’uguaglianza di genere. (PL) Considerando gli ambiziosi obiettivi che l’Unione europea si è prefissata, l’ulteriore taglio da parte del Consiglio al già scarso bilancio dell’Unione per il 2009 è difficilmente condivisibile. Sono tagli che condurranno a uno squilibrio sempre maggiore fra il livello di impegni assunti e le spese effettive per realizzarli, fenomeno del tutto incongruente con il principio di un bilancio equilibrato.

La somma approvata dal Consiglio – un banale 0,89 per cento del PIL – per gli stanziamenti di pagamento non si sposa con le priorità politiche e gli impegni dell’Unione europea. Di conseguenza, soltanto alcuni dei progetti pilota principali a vantaggio dei nostri cittadini verranno effettivamente attuati.

In qualità di relatrice per parere della commissione per i diritti delle donne e l’uguaglianza di genere in merito al bilancio per l’esercizio 2009, mi preme esprimere la mia preoccupazione per l’utilizzo inappropriato del bilancio per la realizzazione dei programmi esistenti, quali Progress e Daphne. La Commissione dovrebbe, inoltre, adoperarsi per l’attuazione dei principi di uguaglianza nella programmazione del bilancio, mentre gli Stati membri devono promuovere gli stessi al momento di utilizzare i fondi strutturali e il Fondo sociale europeo.

 
  
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  Mairead McGuinness, relatore per parere della commissione per le petizioni. (EN) Signora Presidente, vorrei ringraziare i relatori per aver svolto un lavoro encomiabile ed estremamente efficiente in un ambito così complesso. Concentrerò il mio intervento sul mandato del Mediatore europeo, per il quale è stato previsto uno stanziamento del 6 per cento in più nel bilancio relativo al 2009. Riteniamo che si tratti di una scelta appropriata e siamo consapevoli del fatto che, se non vi saranno cambiamenti nel mandato in seguito alle elezioni del 2009, metà di tale stanziamento non sarà necessaria. Credo che dovremmo anche riconoscere che in seno all’istituzione del Mediatore europeo si è lavorato per riorganizzare i dipendenti e le risorse in modo più efficiente.

Da questa posizione, ovvero da membro della commissione per l’agricoltura, mi preme sottolineare che gli aiuti alimentari – e mi rivolgo a tutti voi qui presenti quest’oggi – sono una questione che tocca le persone nel profondo. Credo che l’opinione pubblica apprezzerebbe un nostro cospicuo sostegno agli aiuti alimentari. Capisco che vi siano preoccupazioni relative al bilancio e alle normative, ed è giusto che sia così. Forse questo mette in luce il lavoro che svolgiamo dietro le quinte, prima di esporci. E’ un lavoro che svolgiamo bene e che ci consente di dire all’opinione pubblica che stiamo sostenendo il mondo in via di sviluppo, i bisognosi e gli affamati.

Credo che valga la pena evidenziare che, in passato, i nostri aiuti allo sviluppo erano destinati all’agricoltura e alla produzione alimentare, come accennato da altri relatori. Negli ultimi anni, tuttavia, abbiamo tragicamente perso di vista l’importanza dell’agricoltura di produzione nel mondo in via di sviluppo. Forse il Parlamento europeo sta commettendo lo stesso errore. La crisi alimentare ci ha messi in allerta, ha messo in luce la fragilità della produzione alimentare e la necessità di promuoverla nei paesi in via di sviluppo.

Per concludere, proprio in merito a questo argomento, la collega De Lange ed io stiamo sostenendo un progetto pilota per mettere in contatto i giovani agricoltori in Europa con quelli del mondo in via di sviluppo. Credo che, così facendo, si possano raggiungere risultati positivi: loro hanno bisogno di aiuto, e noi dobbiamo comprendere la loro sofferenza.

 
  
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  László Surján, a nome del gruppo PPE-DE. (HU) Signora Presidente, onorevoli colleghi, vorrei innanzitutto ringraziare, a nome del mio gruppo, la relatrice, per il lavoro svolto e l’aiuto prestato. La definizione del bilancio è un lavoro di gruppo e il suo risultato risponde alle richieste di più gruppi politici. Il messaggio del partito popolare è il seguente: far sì che la vita dei cittadini dell’Unione sia più sicura. Il concetto di sicurezza comprende più significati, non soltanto la difesa dei confini dell’area Schengen, la prevenzione dell’immigrazione clandestina e la lotta al terrorismo, bensì la tutela dei posti di lavoro attraverso un maggiore sostegno alle piccole e alle medie imprese, alla ricerca, allo sviluppo e alla sicurezza alimentare. Ai fini della sicurezza, sono necessarie fonti energetiche plurime e indipendenti, progetto che richiede maggiori stanziamenti rispetto a quelli previsti dal Consiglio.

Per garantire lo svolgimento delle operazioni bancarie, sono bastati pochi giorni per arrivare alla cifra di 2 000 miliardi di euro. Perfetto. Dovremmo, tuttavia, renderci conto del fatto che, per spendere tutti quei soldi, all’Unione europea serviranno 20 anni. Il Parlamento sta considerando di stanziare meno di 10 miliardi di euro in fondi addizionali per i programmi dell’anno prossimo, cifra in grado di servire l’economia reale ma comunque inferiore di 1,5 miliardi di euro rispetto ai finanziamenti complessivi che avevamo previsto per il quadro di bilancio settennale. Nell’attuale situazione, non sarebbe sbagliato, dunque, invece di attuare uno sforzo rigoroso di bilancio, destinare altri 10 miliardi di euro alla crescita, alla creazione di posti di lavoro e alla sicurezza dei nostri cittadini. La crisi non è soltanto finanziaria, ma anche economica. Il Consiglio dovrebbe collaborare con noi per uno sviluppo economico più vigoroso. Gli Stati membri dovrebbero, da parte loro, eliminare gli ostacoli – fra cui le richieste eccessive relative alla loro quota di bilancio – che complicano artificialmente il sostegno allo sviluppo europeo. L’Unione deve sostenere i cittadini in difficoltà a causa della crisi mondiale in atto. Dobbiamo dimostrare di essere in grado, non solo di impedire che scoppino guerre all’interno dei nostri confini, bensì di saper superare la crisi economica e finanziaria che ha colpito l’Europa. Vi ringrazio per la cortese attenzione.

 
  
  

PRESIDENZA DELL'ON. MAURO
Vicepresidente

 
  
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  Catherine Guy-Quint, a nome del gruppo PSE.(FR) Signor Presidente, signora Commissario, signor Presidente in carica del Consiglio, desidero iniziare ringraziando tutti i relatori e in particolare gli onorevoli Haug e Lewandowski, nonché tutto il gruppo responsabile del bilancio, i rappresentanti eletti e gli amministratori, per questo tradizionale esercizio finanziario per il 2009. Sono le terze prospettive finanziarie e dimostrano quanto la procedura annuale di bilancio sia diventata un esercizio innaturale e in qualche modo surreale vista la situazione che regna in Europa. E’ un esercizio di manipolazione dei conti, che rende impossibile l’individuazione di una soluzione davvero comunitaria ai problemi della nostra società.

Dopo il progetto molto modesto della Commissione, il Consiglio si è comportato come sempre e ci ha trasmesso una proposta limitata che non consente di mantenere alcuna delle promesse fatte durante l’anno. Ha ragione, Ministro Jouyet, il bilancio europeo dal 1988 è utilizzato meno del dovuto. Come nello sport, un allenamento regolare permette di ottenere risultati migliori e, come un atleta, il bilancio dell’Unione europea, riducendosi, diventa più inefficiente e meno utilizzato. E’ un circolo vizioso che provoca disastri politici.

Evidentemente, non possiamo spendere senza che alla base delle nostre spese ci siano dei calcoli, ma, visto che si continuano a fare promesse, si registrano gli stanziamenti di impegno e non quelli di pagamento. Questo è l’inizio dei falsi in bilancio! Bisogna capire se l’Unione europea vuole realizzare i propri obiettivi e se gli Stati membri siano o meno disposti a contribuire alle politiche comuni.

Di fronte a questa missione impossibile, il Parlamento, attraverso il lavoro del nostro relatore, esercita la sua autorità. Il quadro di bilancio è molto rigoroso e la mancanza di iniziativa della Commissione ha condotto il Parlamento europeo a creare nuovi PP e nuove AP che saranno alla base di innovazioni future. E’ tuttavia fondamentale che, in un momento in cui l’Europa sta decidendo di investire 1 700 miliardi di euro a sostegno del settore bancario della zona euro, riusciamo comunque a trovare 250 milioni di euro per lo strumento alimentare per il 2009. Il Parlamento tiene molto a questo fondo per gli aiuti alimentari.

Il 21 novembre, la palla sarà nel campo del Consiglio. Il Parlamento ha rispettato le procedure autorizzate in tutte le loro forme: rispetto delle prospettive finanziarie, richiesta di flessibilità entro il massimale di 530 milioni di euro e richiesta di una riserva per gli aiuti di emergenza prevista dalle prospettive finanziarie. Stiamo agendo nell’ambito delle nostre prerogative e ci aspettiamo pertanto che il Consiglio assuma un atteggiamento politico responsabile simile al nostro. E’ fondamentale quando si tratta di assicurare la credibilità del lavoro dell’Europa agli occhi di ogni singolo cittadino.

Ministro Jouyet, le rivolgo un appello: fare politica significa agire con anticipo e la posizione del Parlamento ce lo consente pur rispettando le regole alle quali le tre istituzioni hanno accettato di conformarsi. Dimostri di essere all’altezza degli impegni presi!

 
  
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  Anne E. Jensen, a nome del gruppo ALDE.(DA) Signor Presidente, vorrei iniziare ringraziando l’onorevole Haug per l’apprezzabile impegno messo in atto per integrare i diversi aspetti di questa procedura di bilancio. Il gruppo dell’Alleanza dei Democratici e dei Liberali per l’Europa appoggia l’esito della votazione in seno alla commissione per i bilanci. Per il gruppo ALDE, la politica energetica e climatica, nonché la ricerca e l’innovazione, sono state priorità importanti per il bilancio 2009. Condividiamo il punto di vista dell’onorevole Haug secondo cui la politica climatica ed energetica non trova un fedele riscontro nel bilancio, e attendiamo con impazienza che la Commissione presenti una proposta chiara in primavera illustrando come a questo settore possa essere fornito un sostegno di bilancio a livello europeo. A seguito dell’invasione russa della Georgia, il gruppo ALDE desiderava sia assicurare gli aiuti per la ricostruzione in Georgia sia sostenere lo sviluppo del gasdotto Nabucco, destinato a garantire forniture di gas all’Europa fuori dal controllo russo. Ci fa piacere che queste priorità siano state sostenute dalla maggioranza.

L’attuale progetto di bilancio elimina una serie di risparmi del Consiglio e fornisce una valutazione più realistica delle necessità di pagamento nei prossimi anni. Raggiungeremo il massimale dell’accordo pluriennale per il bilancio in tre rubriche, segnatamente la rubrica 1a per ricerca, istruzione e trasporti, la rubrica 3b per la politica giuridica, e supereremo il massimale nella rubrica 4 per la politica estera. I massimali di bilancio per la politica estera continuano ad essere troppo restrittivi e ogni anno dobbiamo lottare per finanziare nuove priorità. E’ strano vedere capi di Stato compilare conti per il bilancio UE che i loro ministri delle Finanze non onoreranno. La Commissione ha proposto di finanziare lo strumento alimentare per i paesi in via di sviluppo utilizzando il denaro risparmiato dalle restituzioni alle esportazioni dell’Unione europea. Questo denaro è stato naturalmente risparmiato in ragione degli elevati prezzi alimentari che, a loro volta, creano gravissimi problemi di fame nei paesi poveri. L’idea è giusta ma, in termini di bilancio, dobbiamo agire diversamente in modo da rispettare gli accordi conclusi tra le istituzioni. Pertanto, proponiamo che lo strumento alimentare e gli stanziamenti straordinari per Palestina, Kosovo e Afghanistan siano finanziati utilizzando le riserve, per esempio, la riserva di flessibilità. Non è giusto operare tagli ad importanti programmi destinati ai paesi poveri per reperire denaro.

Il gruppo ALDE ha presentato una proposta destinata a spostare alla riserva il 12 per cento dei finanziamenti dei programmi dei fondi strutturali. Questa proposta nasce dall’intenzione di spingere la Commissione ad impegnarsi di più per evitare gli errori dell’ordine del 12 per cento emersi durante la discussione sullo scarico del bilancio 2006. Volevamo che questa riserva venisse utilizzata come strumento per assicurare un seguito allo scarico 2006, ma non siamo riusciti ad ottenere un sostegno sufficiente per intraprendere questa strada; dobbiamo prenderne atto e spero che la Commissione ora agisca.

L’onorevole Lewandowski ha avuto un compito molto interessante nell’ambito della preparazione del bilancio del Parlamento e delle altre istituzioni. Ritengo che sia riuscito ad ottenere un buon compromesso in cui il bilancio del Parlamento rimane al di sotto del 20 per cento delle spese amministrative.

 
  
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  Helga Trüpel, a nome del gruppo Verts/ALE. – (DE) Signor Presidente, signor Presidente in carica del Consiglio, signora Commissario, onorevoli colleghi, il bilancio dell’Unione europea per il 2009 non può che riscuotere successi modesti, perché stiamo lavorando costretti dalla camicia di forza delle prospettive finanziarie. Il gruppo Verde/Alleanza libera europea, al momento del voto, aveva affermato con chiarezza che le prospettive finanziarie non avevano alcun rapporto con le nuove sfide e i nuovi compiti ai quali eravamo confrontati.

Abbiamo appena sentito da tutti gli oratori che il bilancio europeo per la politica estera è sottofinanziato. Tuttavia, anche per quanto riguarda le sfide del cambiamento climatico globale, il nostro bilancio europeo non ci permette nemmeno di iniziare a reagire in modo adeguato.

Vorrei ricordare a tutti voi l’eccellente intervento di ieri del presidente Sarkozy, che ha indicato tutto quello che è stato necessario cambiare nell’Unione europea in ragione della crisi economica e delle catastrofi legate al cambiamento climatico. Il bilancio 2009 riflette questa situazione solo in misura molto limitata e questo per noi tutti è un problema: il nostro bilancio europeo non è assolutamente all’altezza delle sfide dell’epoca attuale. Anche nella politica agricola è ormai venuto il momento di legare la produzione energetica ad obiettivi ambientali, e – come ha ricordato ieri il presidente Barroso – dobbiamo fare anche di più per la ricerca e lo sviluppo e, soprattutto, per la politica in materia di istruzione. Dopo tutto, sono queste le risorse dell’Europa. Dobbiamo passare da un bilancio reattivo ad un bilancio proattivo con una nuova concezione di politica.

Infine, dobbiamo fare di più per combattere la fame: in Africa, nelle regioni sub-sahariane, la carestia è di nuovo in crescita, ed è inaccettabile. Si richiede inoltre un maggiore impegno per promuovere il commercio equo, in modo che anche i paesi in via di sviluppo e i paesi emergenti abbiano finalmente le opportunità a cui hanno diritto.

E ora vengo al risultato politico. Come ha dichiarato ieri il presidente Sarkozy, dobbiamo rilanciare il capitalismo, un capitalismo “verde”, un Green Deal. Solo allora potremo rilanciare il bilancio europeo.

 
  
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  Wiesław Stefan Kuc, a nome del gruppo UEN. (PL) Signor Presidente, signora Commissario, il progetto di bilancio per il 2009, come i precedenti, non solo non soddisfa le nostre aspettative ma, ancor peggio, non soddisfa le aspettative dei nostri elettori. Il suo principale difetto sono gli insufficienti stanziamenti di pagamento, che dovrebbero ammontare almeno al doppio del volume attuale se si vogliono soddisfare tutte le aspettative.

Il Consiglio europeo ha limitato i finanziamenti e ha imposto il taglio di una serie di voci, che riguardano in particolare la sezione III, relativa all’agricoltura e allo sviluppo rurale, ma vanno anche a colpire le agenzie europee e ad altre sezioni. qualche Non credo vi siano commissioni o gruppi politici all’interno del Parlamento che siano rimasti soddisfatti da questo bilancio.

Sebbene le priorità politiche per il 2009 siano state definite, nessuna di queste è stata ritenuta sufficientemente importante da meritare un sostegno finanziario. Ufficialmente il bilancio mantiene tutti gli indicatori stabiliti nelle prospettive finanziarie pluriennali, ma ci aspettiamo un livello più elevato. Per questo, il progetto di bilancio propone di tornare al progetto iniziale, eliminando i tagli introdotti dal Consiglio europeo. Votando a favore del progetto proposto, contiamo di fare passare un aumento delle spese di bilancio che ora sono state tagliate. Potremmo riuscirci.

 
  
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  Esko Seppänen, a nome del gruppo GUE/NGL.(FI) Signor Presidente, signora Commissario, si può a ragione affermare che il bilancio per il prossimo anno è un esempio di disciplina di bilancio. Il basso livello di reddito nazionale che propone garantirà l’ordine pubblico nell’Unione europea.

Le spese che figurano alla rubrica 4, alla voce “azioni esterne”, sono insufficienti secondo qualsiasi criterio di bilancio. Sappiamo tutti che queste somme non sono sufficienti per tutte le priorità del Consiglio, in quanto il Parlamento ha le proprie legittime preferenze per l’uso di questi fondi.

Il nostro gruppo non è particolarmente interessato a sostenere la crescita della spesa esterna. Non siamo a favore del riarmo della Georgia dopo il suo attacco contro i civili dell’Ossezia del Sud e i peacekeeper russi e dopo la sua pietosa sconfitta. Non appoggiamo le priorità del Consiglio in merito alla politica estera e di sicurezza comune. Non siamo d’accordo sul fatto che la politica estera e di sicurezza comune debba essere sviluppata nel senso di una politica europea di sicurezza e di difesa, come se il trattato di Lisbona non fosse stato respinto. Gli Stati membri si devono accontentare del meccanismo di finanziamento Athena.

Non siamo a favore dell’assistenza a Iraq, Afghanistan e Georgia, attraverso le organizzazioni internazionali, senza la possibilità di verificare che l’uso effettivo che viene fatto del denaro dell’Unione. Ovviamente, siamo a favore dell’aiuto alle nazioni oppresse, come i palestinesi, ma allo stesso tempo vogliamo far notare che le aree prioritarie del Consiglio stanno erodendo le riserve per gli obiettivi di finanziamento che il Parlamento reputa importanti.

Tutti coloro che hanno partecipato alla redazione del bilancio sanno che il massimale per le azioni esterne non reggerà, ma crollerà durante la procedura di bilancio, proprio come è crollato il soffitto di questo Parlamento lo scorso agosto. Cerchiamo di rimanere al di sotto del massimale. Se però lo si fa truccando i libri contabili, si contravviene alle buone pratiche di bilancio, proponendo una cultura di governance non trasparente per i cittadini dell’Unione europea, che si troveranno poi a pagare tutto il conto.

Sebbene il nostro gruppo creda che non ci sia tra di noi una grande fiducia nelle azioni esterne dell’Unione europea, vogliamo che si prenda atto dei fatti. E questo lavoro spetta al Consiglio.

 
  
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  Nils Lundgren, a nome del gruppo IND/DEM.(SV) Signor Presidente, in un certo senso si tratta di un progetto di bilancio redatto con cura. I relatori, competenti e attenti, meritano tutto il nostro apprezzamento per il lavoro svolto nell’ambito delle attuali prospettive. Tutto ciò è tuttavia completamente sbagliato, ma che cosa dovrebbe fare del resto l’Unione europea? In questo contesto, almeno due terzi dei soldi vanno all’agricoltura e ai fondi strutturali, compresi sprechi e corruzione. Le attività nelle quali l’Unione europea dovrebbe investire, per esempio, progetti di ricerca su larga scala come il progetto sulla fusione a Barcellona, oppure un’infrastruttura comune come Galileo, o la separazione e lo stoccaggio di biossido di carbonio, eccetera, sono solo briciole in questo bilancio.

Troviamo invece un Fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione che ora attribuisce 2,4 milioni di euro al Portogallo e 10 milioni di euro alla Spagna. In entrambi i casi, si tratta di frazioni di un millesimo dei prodotti nazionali lordi di questi paesi. Non c’è alcun motivo per cui debbano ricevere soldi da altri paesi. Abbiamo un Fondo di solidarietà di cui 13 milioni di euro vanno alla Francia a seguito delle devastazioni causate dall’uragano Dean in Martinica e Guadalupa. Ancora una volta è una frazione infinitesimale del prodotto nazionale lordo della Francia. Queste procedure non hanno senso. Stiamo parlando di paesi ricchi che non avrebbero alcuna difficoltà ad affrontare questi problemi, senza ricevere l’elemosina di altri Stati membri.

Perché si fa tutto questo? Immagino perché è denaro per le relazioni pubbliche destinato ad essere utilizzato per la pubblicità a favore dell’Unione europea. Non ci sono altre ragioni plausibili. La prossima volta, sicuramente ci saranno dei finanziamenti per liberare le strade dalla neve. Lo ribadisco: siamo completamente fuori strada. Stiamo discutendo di un bilancio tecnicamente ben progettato, ma politicamente assurdo.

 
  
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  Sergej Kozlík (NI). (SK) Lo scorso anno, siamo rimasti altrettanto allibiti di fronte ai bassi livelli di spesa nel bilancio dell’Unione europea per il 2008. Espressa in frazione di prodotto interno lordo, la spesa era pari allo 0,95 per cento. Allora, avevo paragonato la linea curva che illustrava il declino da un anno all’altro ad una foglia cadente. Pensavamo che non sarebbe potuta scendere ancora più in basso. Ci sbagliavamo.

La spesa per il 2009 rappresenta lo 0,89 per cento del PIL. Non è più una linea curva, è una caduta libera. Chi si preoccupa se il livello di spesa è assolutamente disallineato rispetto alle priorità e agli obblighi politici dell’Unione europea? Chi si preoccupa che ci sia uno scarto sempre maggiore tra il livello degli impegni e dei pagamenti? Il volume totale di impegni non pagati oggi corrisponde a 139 miliardi di euro, ossia un importo superiore al bilancio annuale dell’Unione.

Le dissonanze interne nella politica del Consiglio europeo sono chiarissime agli occhi di tutti. I governi della maggior parte degli Stati membri non riusciranno a garantire un completo abbattimento dei finanziamenti dell’Unione europea nell’anno in corso. Il divario già citato si è tradotto in una riduzione delle spese nel bilancio del prossimo anno. Lo scarto tra le prospettive finanziarie per il periodo 2007-2013 e i bilanci attuali si accresce a scapito dei cittadini e delle regioni, che non ricevono le risorse necessarie, soprattutto dai fondi strutturali e dai fondi di coesione.

Il problema è anche rappresentato dalla debolezza del Parlamento europeo. Negli Stati membri non troveremo mai uno strumento adeguato ed efficace per esercitare pressione su governi, ministeri ed altri organi dell’amministrazione pubblica e garantire giusti livelli di spesa destinati a questi settori. Sono favorevole a un aumento della spesa nel bilancio dell’Unione europea, come proposto nell’ottima relazione dell’onorevole Haug. Allo stesso tempo, tuttavia, mi chiedo se non stiamo semplicemente lottando contro i mulini a vento.

 
  
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  Salvador Garriga Polledo (PPE-DE).(ES) Signor Presidente, signor Presidente in carica del Consiglio, signora Commissario, onorevoli relatori, onorevoli colleghi, qual è l’obiettivo ultimo, la raison d’être, di un bilancio UE in un anno di crisi finanziaria reale e totale?

Il primo obiettivo è garantire che questo bilancio non costituisca solo un onere aggiuntivo per i portafogli nazionali. In altri termini, non deve essere una spesa superflua, ma deve arrivare solo dove gli Stati membri non possono o non devono arrivare.

Il secondo obiettivo è fare in modo che sia un bilancio con un valore aggiunto. I programmi per i quali sono approvati i finanziamenti devono essere adeguatamente sostenuti dalle autorità politiche, ovvero Consiglio e Parlamento, e, tecnicamente, dall’autorità esecutiva, ossia la Commissione.

Il ruolo della Commissione non è mai stato così importante come in quest’anno di crisi profonda. La sua responsabilità è più grande che mai, perché dobbiamo impegnarci al massimo per far fruttare ogni singolo euro investito dai contribuenti europei.

Terzo, in un’epoca in cui il liberale diventa socialdemocratico e il socialdemocratico diventa liberale, il bilancio dell’Unione europea deve essere efficace e persino anticiclico.

Uno studio, condotto sotto la guida dall’economista spagnolo Rafael Flores, ha dimostrato che la spesa pubblica con il maggiore impatto sugli investimenti pubblici e sull’occupazione è la spesa in infrastrutture per trasporto e comunicazioni. Quello che funziona per il mio paese dovrebbe funzionare anche per l’Europa nel suo insieme.

I fondi strutturali e di coesione dell’Unione europea sono l’elemento chiave di cui dispone l’Unione europea per rinvigorire le infrastrutture europee e, conseguentemente, l’occupazione. Per questo motivo, il mio gruppo sostiene, tra gli altri aspetti, un incremento dei finanziamenti per le reti transeuropee irresponsabilmente dimenticate dal Consiglio e, in particolare, dei finanziamenti per le reti energetiche e anche per gli stanziamenti di pagamento nella rubrica relativa alla convergenza.

 
  
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  Thijs Berman (PSE). (NL) Signor Presidente, i bilanci delle altre istituzioni vantano un ragionevole equilibrio tra la sempre maggiore domanda, diventata ormai quasi cronica, di personale e la necessità di contenere le spese.

Il Parlamento europeo, da prudente autorità di bilancio quale è, rimane entro i limiti convenuti (un quinto del bilancio delle istituzioni), ma investe comunque in conoscenza, aumentando il numero di funzionari nei gruppi e potenziando la biblioteca. Sono interventi necessari perché le problematiche a cui siamo confrontati sono invariabilmente complesse e legate alla globalizzazione e a problemi mondiali. Si stanno ponendo le basi per l’introduzione dello statuto dei deputati e degli assistenti, ed è una questione di giustizia sociale che si proponeva ormai da tempo.

Ci saranno più funzionari addetti al collegamento tra Parlamento europeo e parlamenti nazionali. Si tratta di un ruolo essenziale, anche se i numeri sono piccoli, perché garantisce lo scambio con i parlamenti nazionali, scambio che deve ancora migliorare. Nelle nostre capitali, spesso la conoscenza di quanto avviene a Bruxelles e delle questioni di sussidiarietà è gravemente insufficiente, mentre i cittadini europei, più di prima, pongono domande critiche chiedendo che cosa deve essere disciplinato a livello nazionale e cosa a livello europeo.

Per quanto concerne le altre istituzioni, consentitemi semplicemente di ribadire che l’accesso per i cittadini dovrebbe essere un imperativo. E’ importante aumentare il numero di funzionari in dotazione al mediatore europeo, solo per citare un aspetto. L’Unione europea deve essere aperta a tutti i cittadini, e soprattutto ai coloro che vogliono presentare delle lamentele.

 
  
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  Nathalie Griesbeck (ALDE).(FR) Signor Presidente, onorevoli colleghi, in primo luogo, molte grazie ai nostri due colleghi della commissione per i bilanci – l’onorevole Lewandowski e, naturalmente, l’onorevole Haug – che hanno diretto e coordinato il nostro lavoro con passione ed efficienza.

In primo luogo, desidero, molto brevemente nel tempo che ho a disposizione, dirvi che mi fa molto piacere, in modo generale, che siano stati conservati una serie di orientamenti nell’ambito di un bilancio che è molto limitato, per non dire striminzito, come hanno rilevato alcuni dei nostri colleghi. Gli orientamenti fondamentali relativi a crescita, occupazione e cambiamento climatico sono stati mantenuti, e in qualsiasi caso possiamo osservare addirittura un aumento del livello totale di pagamenti su queste priorità.

In secondo luogo, sono molto soddisfatta rispetto ad un altro punto più specifico: siamo riusciti, grazie alla proposta della commissione per i bilanci, a rendere più comprensibile le linee relative a ricerca ed innovazione e tutto quanto concerne i fondi strutturali, fornendo risposte pratiche ai nostri concittadini.

In questo periodo di crisi, la cui portata e i cui effetti sono fonte di ansia e purtroppo dureranno a lungo, vorrei sottolineare l’importanza di avere la risposta coordinata dell’Europa, che è più evidente ora di quanto non lo sia mai stata prima. Questa risposta diventa però cruciale quando si tratta di fornire aiuti agli investimenti nei grandi progetti infrastrutturali, per stimolare la nostra economia europea.

 
  
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  Gérard Onesta (Verts/ALE).(FR) Signor Presidente, è chiaro che purtroppo il trattato di Lisbona entrerà sarà in vigore il prossimo anno; ciononostante avremo comunque bisogno di regolamentazione. Può anche non esserci un nuovo trattato, ma ci sono in ogni caso nuove esigenze. Ci sono compiti che non seguono il ritmo istituzionale. Ci basta seguire l’attualità con la crisi finanziaria e la crisi ambientale per capire che avremo bisogno di risorse nuove nel nostro organigramma.

Il 2009 è un anno particolare perché abbiamo un appuntamento con un animale molto sensibile noto con il nome di cittadino europeo, ossia l’elettorato. Non dovremmo pertanto lesinare sulle risorse per la comunicazione e la cooperazione. Anche su questo tema, cerchiamo di trovare le risorse adeguate per la nostra web-tv, la campagna elettorale, il centro visitatori, i forum dei cittadini, eccetera.

In termini di edifici, le tre principali sedi di lavoro sono quasi tutte di nostra proprietà. Per quanto riguarda la sede in Lussemburgo, l’unica non ancora di nostra proprietà, inizieremo i lavori nelle prossime settimane. E’ un cantiere grande e molto ambizioso in cui costruiremo uno dei più grandi edifici del mondo, con un sistema di fornitura energetica totalmente autonomo. Possiamo andare fieri del nostro progetto, ma, come dimostrato da questo stesso edificio, le proprietà richiedono manutenzione! Quindi come proprietari, dobbiamo ora trovare le risorse necessarie per mantenere un immobile di prestigio.

Per quanto concerne la politica ambientale, nel 2008, siamo stati una delle prime istituzioni a ricevere la certificazione EMAS – ed è per noi motivo di orgoglio. Due giorni fa abbiamo ricevuto i risultati dello studio sulla nostra impronta di carbonio: il Parlamento consuma 200 000 tonnellate di CO2 ogni anno. Se vogliamo realizzare l’obiettivo di una riduzione del 30 per cento in 12 anni, avremo bisogno di risorse.

Concluderò elogiando la qualità del lavoro svolto dal nostro amico collega e amico, l’onorevole Lewandowski, perché, nel nuovo metodo di conciliazione messo a punto, siamo stati davvero molto fortunati a lavorare sotto la sua guida.

 
  
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  Zbigniew Krzysztof Kuźmiuk (UEN). (PL) Signor Presidente, signora Commissario, in questa discussione ci sono quattro temi che vorrei portare alla vostra attenzione. Primo, anche se la spesa a bilancio di 124 miliardi di euro per gli stanziamenti è la più elevata della storia dell’Unione europea, è comunque la più bassa in termini di prodotto nazionale lordo dei 27 Stati membri. Ed è tra l’altro il livello proposto dalla commissione per i bilanci del Parlamento europeo, in quanto la Commissione europea aveva proposto stanziamenti addirittura inferiori. Il Consiglio, peraltro, ha apportato ulteriori tagli a questo già modesto bilancio.

Nelle prospettive finanziarie per il periodo 2007-2013 il massimale per gli stanziamenti di pagamento era pari allo 0,97 per cento del prodotto nazionale lordo; in altri termini, ci troviamo di fronte ad un netto divario tra quello che intendevamo finanziare tre anni fa e quello che l’Unione vuole finanziare ora. Quarto, con così pochi soldi non possiamo avere né un’Europa più grande né una maggiore integrazione, e l’Unione europea non può essere nemmeno un partner globale affidabile, in quanto rischia di non essere in grado di onorare i propri impegni in questo settore.

 
  
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  Pedro Guerreiro (GUE/NGL).(PT) Questa discussione sul bilancio comunitario per il 2009 dovrebbe mettere in evidenza le decisioni che non sono state prese dal Consiglio europeo questo mese. Le tematiche che avrebbero dovuto assolutamente essere discusse erano le urgenti misure di bilancio necessarie per sostenere in maniera efficace le piccole aziende agricole a conduzione familiare, le attività di pesca, il settore tessile e dell’abbigliamento, l’industria cantieristica, le piccole e medie imprese e le microimprese. Sono inoltre urgenti altre misure atte a difendere i settori produttivi di ogni Stato membro, in particolare i paesi della coesione, l’occupazione con diritti e salari dignitosi per i lavoratori.

Un altro tema che avrebbe dovuto essere discusso è la necessità di voltare pagina rispetto ad una politica di bilancio comunitaria a sostegno di una politica economica che è una delle cause della crisi strutturale che si trascina da così tanto tempo nell’Unione europea e che è all’origine del deterioramento del settore produttivo, della disoccupazione, del lavoro precario, dell’aumento delle disparità sociali e di profonde differenze tra gli Stati membri.

 
  
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  Ashley Mote (NI).(EN) Signor Presidente, osservo che milioni di euro del denaro pubblico vengono ancora stanziati per l’ingegneria sociale e per comprare il sostegno popolare per l’Unione europea nei paesi candidati, negli Stati membri e altrove. Abbiamo ancora strade e ponti che non portano da nessuna parte, stiamo sostituendo i marciapiedi di Karínia, fuori dai casino turchi, e 400 milioni di euro assicurano la fornitura di elettricità in Kosovo, dove però gli introiti che ne derivano poi scompaiono.

Sono esempi estremamente discutibili di uso politico di denaro pubblico. Non ci dobbiamo quindi stupire che i contribuenti dei paesi che sono contributori netti, come il mio, obiettino sempre di più all’erogazione di fondi comunitari a favore di paesi in cui l’onere fiscale è più basso – talvolta molto più basso – e che in realtà vanno a tamponare la mancanza di gettiti fiscali locali.

Data la natura di queste irregolarità, ho recentemente scritto alla Corte dei conti in vista dell’accertamento sulla legalità di pagamenti erogati a partire da finanziamenti pubblici qualificati secondo le norme di contabilità internazionali.

 
  
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  Esther de Lange (PPE-DE). (NL) Signor Presidente, intervenire più tardi nella discussione ha l’importante vantaggio di poter tralasciare numerosi aspetti già trattati in precedenza. Per questo, passo subito a due punti che mi stanno particolarmente a cuore. Primo, l’attuale aumento del numero di bambini obesi in Europa e noi, come società, dovremmo investire di più nell’insegnamento di buone e sane abitudini alimentari.

L’aumento del bilancio per il latte nelle scuole, come da noi proposto, si inserisce perfettamente in questo progetto. Con gli ulteriori 13 milioni di euro che vorremmo accantonare, sarebbe possibile il numero di scuole ed inserendo altri alimenti sani nelle mense scolastiche. E’ tuttavia deplorevole che la reazione della Commissione ad iniziative come il programma “Frutta nelle scuole” sia, a mio avviso, troppo lenta.

Il Parlamento europeo avrebbe voluto poter disporre del denaro per questo programma nel 2008. Ma saremo già nel 2009 prima che la frutta possa essere fornita gratuitamente alle scuole, e solo 1,3 milioni di euro sono stati stanziati per le attività di networking e diffusione di informazioni. A mio parere è deplorevole. Questa frutta non arriverà da sola nelle scuole dopo la pausa estiva. Sarà necessario svolgere un approfondito lavoro preparatorio per questo programma e saranno necessari fondi anche per il prossimo anno. Un po’ più di dinamismo non sarebbe certamente sgradito.

Secondo, vorrei segnalarvi un’indagine proposta sugli utili realizzati nella catena di produzione alimentare. Per esempio, sapeva, signora Commissario, che l’utile su questa mela è per il 22 per cento nel suo supermercato e per il 23 per cento nella distribuzione, mentre il produttore primario, l’agricoltore senza i cui sforzi questa mela non esisterebbe, negli ultimi anni ha registrato un utile negativo del -4 per cento?

Grazie allo studio che proponiamo, chiediamo il monitoraggio della situazione degli agricoltori. Dopo tutto, se vogliamo mantenere la produzione agricola in Europa, dovremo sorvegliare la situazione dei produttori primari e le concentrazioni di potere lungo la catena, come nei grandi supermercati. Spero, signora Commissario, che insieme al suo collega responsabile della concorrenza, lei voglia affrontare con determinazione questo problema.

 
  
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  Göran Färm (PSE).(SV) Signor Presidente, in quanto relatore per il bilancio della commissione per l’industria, la ricerca e l’energia, desidero ringraziare l’onorevole Haug per aver ascoltato con tanta attenzione le nostre priorità, che si fanno concretamente sentire nel bilancio. Al mio collega euroscettico svedese, l’onorevole Lundgren, che è appena intervenuto e che ha definito “assurdo” il bilancio, vorrei solo dire che il bilancio non migliorerà in virtù di proposte come la sua, ossia l’eliminazione di alcune delle parti migliori del bilancio relative, per esempio, all’Agenzia per la sicurezza marittima e il programma Gioventù in azione.

E’ certo che in ogni caso il bilancio dell’Unione europea ha dei problemi. La triplice crisi – climatica, alimentare e finanziaria – che stiamo attraversando esprime perfettamente la posta è in gioco. La commissione per l’industria, la ricerca e l’energia propone aumenti di almeno il 5 per cento per tutti gli stanziamenti operativi relativi a clima ed energia, ma è ancora solo una goccia nell’oceano. In quanto socialista, ritengo necessario lo strumento alimentare, ma il dibattito sul suo finanziamento evidenzia i punti deboli del sistema di bilancio. Mostra quanto sia difficile intraprendere una più consistente ridefinizione delle priorità. Il presidente Sarkozy ieri ha sottolineato la necessità di un impegno comune rivolto al commercio e all’industria, a seguito della crisi; ma nel bilancio dell’Unione europea queste risorse non ci sono. La commissione per l’industria, la ricerca e l’energia sottolinea che sono necessari maggiori finanziamenti per le piccole e medie imprese, ma, anche in questo caso, è solo una goccia nell’oceano.

Siamo invece obbligati ad inventare uno strumento temporaneo dopo l’altro. Abbiamo strumenti di flessibilità, il Fondo di adeguamento alla globalizzazione, il Fondo di solidarietà e lo strumento alimentare, e presto disporremo di un meccanismo per il controllo dei redditi prodotti dalla futura vendita all’asta delle quote di emissione. Credo che sia giunto il momento di condurre una verifica più ambiziosa e lungimirante del bilancio a lungo termine. Ora che dobbiamo svolgere una valutazione intermedia, abbiamo l’opportunità di fare in modo che sia più idonea ad affrontare la realtà sempre più complicata in cui viviamo e in cui sono necessarie misure radicali. (discussione)

 
  
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  Seán Ó Neachtain (UEN).(EN) Signor Presidente, l’aspetto più importante di questo bilancio è rappresentato dal modo in cui aiuta e sostiene l’economia europea nel suo insieme, oltre a sviluppare e a rafforzare l’economia – un fattore assolutamente necessario in questa fase. Per questo accolgo con favore il sostegno previsto dal bilancio per i programmi di ricerca e lo sviluppo di nuove tecnologie, perché senza lo sviluppo di tali tecnologie non possiamo sperare che la nostra economia sia competitiva.

Vorrei anche che questo aiuto fosse reso disponibile a tutte le regioni europee, non solo nelle zone più urbanizzate, ma anche nelle comunità rurali. Mi piacerebbe che ci fosse un forte sostegno alla valutazione dello stato di salute della PAC nei prossimi anni per garantire forniture alimentari sane a livello locale e per non dipendere dalle importazioni alimentari da paesi lontani.

 
  
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  Margaritis Schinas (PPE-DE).(EL) Signor Presidente, in un anno elettorale, il bilancio dovrebbe avere due caratteristiche distinte: primo, risorse che rispecchino le ambizioni dell’Unione europea e, secondo, risposte e messaggi politici alle aspettative del cittadino medio, soprattutto nell’attuale complesso clima economico.

Se valutiamo il progetto di bilancio che ci è stato presentato sulla base di questi criteri, osserviamo che l’importo relativo ai pagamenti, pari allo 0,96 per cento del PIL comunitario, è sostanzialmente sufficiente, a patto però che il Consiglio non lo tagli in seconda lettura. Confido nel fatto che il ministro presti particolare attenzione a questo aspetto.

Le cose vanno meglio in termini di messaggi politici e obiettivi politici, per i quali abbiamo risposto alle priorità fondamentali della società. Senza entrare in maggior dettaglio, vorrei, se mi è consentito, citare un tema di particolare rilievo che riguarda il mio paese e altri paesi meridionali dell’Unione europea, ossia la questione dell’immigrazione illegale.

Attualmente migliaia di iracheni, curdi, afghani e georgiani si stanno radunando in Turchia per cercare di entrare in massa nell’Unione europea. La Grecia ed altri paesi dell’Europa meridionale devono affrontare un impegno enorme con scarse risorse per controllare l’immigrazione illegale. Solo nel 2007, in Grecia sono arrivati 110 000 immigrati illegali e fino a settembre di quest’anno oltre 80 000.

Mi fa pertanto piacere che, per la prima volta, il bilancio comunitario preveda un punto a sé stante per la solidarietà dell’Unione europea nei confronti dei suoi Stati membri meridionali e conto su una buona partenza che possa poi essere mantenuta con il tempo.

 
  
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  Brigitte Douay (PSE).(FR) Signor Presidente, il giorno stesso in cui la dichiarazione politica “Comunicare sull’Europa in partenariato” è stata firmata da Parlamento, Commissione e Consiglio che esprimono in questo modo la volontà comune di migliorare ed armonizzare l’informazione sull’Unione europea destinata ai cittadini, noi stiamo discutendo del bilancio 2009 e del bilancio “Comunicazione delle istituzioni”.

Per questo anno elettorale e in un periodo caratterizzato da un euroscetticismo sempre maggiore, è fondamentale sensibilizzare i cittadini rispetto alle tematiche europee. Speriamo che ci possa essere davvero un’elevata affluenza alle urne in occasione delle elezioni e, affinché questo accada, tutte le iniziative destinate a spiegare l’Europa e il suo valore aggiunto per la vita quotidiana e per preparare il futuro sono importanti. Il prossimo centro visitatori a Bruxelles fa parte di queste iniziative, ma temo che certi emendamenti adottati in commissione possano ritardare la sua apertura, a lungo attesa.

A nome del mio gruppo, vorrei ribadire il nostro desiderio che ci fossero investimenti consistenti in tutte le iniziative di comunicazione riguardanti i cittadini e i mezzi di informazione, soprattutto a livello locale. Il Parlamento e la Commissione devono essere incoraggiati nell’ambito di tutte le politiche destinate ad accrescere il sostegno al progetto europeo tra i cittadini.

 
  
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  Michael Gahler (PPE-DE).(DE) Signor Presidente, mi concentrerò sulla rubrica 4, relativa alle attività esterne dell’Unione europea. Nelle zone di conflitto presenti o passate, come Georgia, Kosovo, Palestina, Afghanistan o Pakistan, vogliamo ottenere miglioramenti per la popolazione nonché uno sviluppo pacifico e umano.

Dato che la nostra programmazione finanziaria non ha previsto fondi sufficienti, nel 2009 dobbiamo ricevere ancora una volta risorse aggiuntive dagli Stati membri in ragione della crescita del nostro carico di lavoro. In particolare, non dobbiamo apportare tagli agli impegni e ai pagamenti nel nostro immediato vicinato: è importante che i paesi candidati, i nostri vicini dell’Europa orientale e i nostri partner mediterranei individuino nell’Unione europea un partner affidabile su cui poter contare.

Se consideriamo l’esecuzione del bilancio 2008 – per esempio, solo per la Palestina – e il numero di lettere rettificative, posso già dirvi che ci ritroveremo in una situazione simile al 2009. Vorrei pertanto rivolgere un appello alla presidenza del Consiglio in vista della conciliazione. Il 21 novembre, insieme mobilizzeremo lo strumento di flessibilità conformemente alle nostre proposte, il che significa che l’anno prossimo non saremo così facilmente disponibili ad accettare adeguamenti. A breve ci saranno le elezioni, come ben sappiamo, e quindi non si sa nemmeno chi siederà di fronte a voi.

Maggiore enfasi è stata posta sul settore degli affari esteri, e ritengo sia positivo. Abbiamo stanziato risorse aggiuntive in modo da poter pubblicare le notizie europee in farsi, la lingua parlata in Iran e Afghanistan. Ritengo importante diffondere il nostro punto di vista politico in queste regioni, affinché la gente sappia quale posizione sta assumendo l’Europa.

Vorrei invece chiedere alla Commissione di cambiare la propria politica in merito a un altro argomento. Come sapete, c’è una rete di fondazioni politiche che abbracciano cinque raggruppamenti politici, e purtroppo abbiamo dovuto constatare che questi gruppi sono in realtà esclusi dall’attuazione delle nostre politiche e dal sostegno alla democrazia. Spero che l’anno prossimo questa situazione possa cambiare.

 
  
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  Vicente Miguel Garcés Ramón (PSE).(ES) Signor Presidente, abbiamo di fronte a noi un progetto generale di bilancio per il 2009 che cerca di rafforzare la dimensione sociale e ambientale dell’Unione europea in quanto area di pace e progresso.

Devo rilevare in particolare, per il loro valore simbolico, due proposte parlamentari incorporate nella discussione. La prima riguarda i finanziamenti stanziati per la ricerca spaziale europea, concentrata sul monitoraggio globale dell’ambiente, la sicurezza dei cittadini e l’Anno internazionale dell’astronomia.

La seconda è il progetto pilota sul turismo sociale che cercherà di individuare come soddisfare le esigenze legate a nuove forme di attività ricreative. Ci dispiace che il progetto di bilancio non includa un fondo speciale per la ricostruzione e gli interventi in vista della ripresa in paesi colpiti da uragani e tifoni nei Caraibi e in Asia.

Non vogliamo che l’attuale crisi economica e finanziaria globale abbia effetti negativi per il bilancio dell’Unione europea.

 
  
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  Vladimír Maňka (PSE). (SK) Sono responsabile per il gruppo socialista delle problematiche finanziarie alla rubrica “altre istituzioni”. Dal mio punto di vista, posso affermare che il processo di redazione del bilancio e di verifica dell’uso efficiente dei finanziamenti si sta muovendo nella giusta direzione. Anche in questo caso, tuttavia, vi sono alcune riserve, per esempio, in merito alla politica sulle immobilizzazioni. Solo una visione più a lungo termine coniugata con misure di programmazione ci può aiutare a realizzare maggiori risparmi finanziari.

Un’ulteriore riserva riguarda l’uso degli studi sul consumo energetico degli edifici. Gli studi più recenti sull’impronta di carbonio del Parlamento europeo parlano di 114 000 tonnellate all’anno di equivalente-biossido di carbonio. Dobbiamo adottare una serie di misure volte a ridurre le emissioni del 30 per cento entro il 2020. Le principali fonti di inquinamento sono il riscaldamento e l’elettricità negli edifici, nonché i mezzi di trasporto personali per i tragitti da casa al posto di lavoro e tra le tre principali sedi di lavoro.

Entro la fine dell’anno, mi aspetto che il segretario generale del Parlamento europeo presenti un piano d’azione basato su una serie di studi, in modo da poter intervenire al più presto, garantendo risparmi finanziari e un ambiente più pulito.

 
  
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  Ville Itälä (PPE-DE).(FI) Signor Presidente, in primo luogo desidero ringraziare entrambi i relatori per l’ottimo lavoro. E’ interessante osservare che durante questa legislatura siamo riusciti a pervenire ad un consenso, forse anche a livello politico, ancora più che negli anni precedenti, benché le elezioni siano ormai prossime. E’ un ottimo risultato.

Vorrei sollevare una questione estremamente importante: la commissione per i bilanci ha presentato la propria linea di bilancio per la strategia per il Baltico. La Commissione sta preparando la propria strategia per il Baltico per il prossimo anno, ma nessuna strategia può avere significato se non dispone di finanziamenti, che devono essere organizzati in questo modo.

Il problema fondamentale è l’ambiente. Il Baltico è quasi un mare morto, è una macchia nel paesaggio europeo. C’è ancora molto da fare e sono in gioco le nostre relazioni con la Russia, la politica energetica, i trasporti e l’economia. Tutti temi molto importanti e possiamo utilizzare questo bilancio per garantire che siano adeguatamente affrontati e risolti.

 
  
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  Reimer Böge (PPE-DE). (DE) Signor Presidente, desidero iniziare ringraziando i relatori: l’onorevole Lewandowski, che ha lavorato con determinazione e calma per redigere il bilancio del Parlamento, e l’onorevole Haug, che ha lavorato con grande impegno per presentare una strategia estremamente efficace per il bilancio della Commissione. L’ampio accordo che, spero, raggiungeremo nella votazione di domani dovrebbe mandare un segnale politico molto chiaro, in particolare in vista della conciliazione del 21 novembre.

E’ fin troppo evidente che, soprattutto in considerazione del clima attuale, la crescita, i posti di lavoro, le reti transeuropee, l’apprendimento durante tutto l’arco della vita, la lotta contro il cambiamento climatico, le reti di trasporti europee e la sicurezza delle frontiere esterne devono essere gestiti come indicato. Anche in materia di politica estera, una politica di vicinato coerente e uno sviluppo globale, la gestione della crisi e il concetto di integrazione per l’Unione europea sono più importanti che mai e di conseguenza si pone, signora Commissario, la questione relativa ai pagamenti. Al termine del processo, il livello di pagamenti sarà valutato in modo molto diverso in funzione della categoria. Ha menzionato il problema delle riserve, ed io noto che, oltre a quelle, non ha formulato altre obiezioni rispetto alle priorità del Parlamento. E’ un segno molto positivo in vista dei negoziati.

Siamo molto lieti che oggi sia presente la presidenza francese, nella persona del ministro Jouyet, perché non sempre la presidenza ha partecipato alla discussione di ottobre sul bilancio. E’ una prova della valida cooperazione che siamo riusciti ad avviare. Naturalmente, lei ha iniziato parlando in veste di ministro delle Finanze: tutto è troppo costoso, tutto è troppo elevato. Ma noi ci muoviamo, anche per quanto riguarda le nostre votazioni, molto al di sotto del massimale previsto per il piano finanziario pluriennale.

Tra le righe si legge chiaramente, da parte sua, la disponibilità a negoziare, come ha del resto detto. Per quanto riguarda lo strumento alimentare e, vorrei sottolineare, anche in relazione ad altre priorità della politica estera – PESC, Kosovo, Palestina, Afghanistan e Georgia – si tratta di negoziare e individuare la combinazione di strumenti ottimale. Siamo disposti ad utilizzare tutte le possibilità di cui disponiamo nell’ambito dell’accordo interistituzionale e dei principi di bilancio. A questo riguardo, attendiamo con impazienza negoziati costruttivi.

 
  
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  Jan Olbrycht (PPE-DE). (PL) Signor Presidente, signora Commissario, il 2009 sarà un anno molto speciale, in quanto vedrà l’effettiva attuazione degli investimenti relativi alla politica di coesione. Sarà il terzo anno consecutivo basato sul principio n+3 e questo significa che sarà un periodo in cui concentreremo le nostre speranze non tanto sulla firma di accordi, quanto sulla realizzazione completa di iniziative concrete. In materia di politica di coesione, questa situazione rende molto pericoloso qualsiasi tentativo di ridurre i finanziamenti.

Vorrei segnalare al Parlamento europeo che si dice che i risultati della verifica della Corte dei conti europea possano essere legati alla pianificazione di bilancio e, di conseguenza, alcuni noti commenti sul 12 per cento circa di spese non qualificate interferiscono ora con la discussione sul bilancio. Spero che né questo Parlamento né il commissario accettino associazioni o dotazioni alle riserve di questo tipo.

 
  
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  Jean-Pierre Jouyet, presidente in carica del Consiglio. − (FR) Signor Presidente, signora Commissario, onorevoli colleghi, ho già parlato troppo a lungo, ma questa discussione è stata davvero molto appassionante. Vorrei precisare che siamo d’accordo sulle priorità così come espresse dai relatori e dall’onorevole Böge. E’ effettivamente nostro desiderio avviare una strettissima cooperazione.

Purtroppo, e me ne rincresce, non parlo in qualità di ministro delle Finanze, onorevole Böge, ma, in questa presidenza le cose vanno così. Posso semplicemente assicurare a questo Parlamento che è nostra intenzione raggiungere un accordo nell’ambito di questa procedura.

Vorrei inoltre assicurarvi che il Consiglio dimostrerà, entro i limiti che ho ricordato, l’atteggiamento costruttivo verso il quale tendiamo, nel contesto delle priorità citate – e qui mi rivolgo alla Commissione e al Parlamento. Ho notato l’enfasi posta, in particolare, sulla politica estera, sulla comunicazione, e su temi relativi alla regolamentazione finanziaria e all’euro. Ho preso nota di questi punti, nonché delle esigenze della vostra istituzione che sono state segnalate, e ho preso anche nota del fatto che di questa discussione devono essere chiari due elementi.

Il primo è la discussione sul futuro del bilancio europeo. Ho ascoltato l’onorevole Guy-Quint e altri, ma molte delle osservazioni sollevate devono essere discusse nel contesto della clausola di riesame delle prospettive finanziarie. E’ in questo contesto che la Commissione, il Parlamento europeo e gli Stati membri devono prendere posizione in vista dell’elaborazione delle future prospettive finanziarie pluriennali. Ne avevamo già parlato con l’onorevole Böge. Le attuali circostanze ci hanno portato, in quanto presidenza, a concentrati anche su altre questioni urgenti.

Il secondo punto da evidenziare riguarda i temi in gioco nella procedura di bilancio 2009. A questo proposito, dobbiamo elaborare un bilancio realistico ed equilibrato e trovare soluzioni per finanziare lo strumento alimentare in quanto rimane – e lo dico ufficialmente – un obiettivo che condividiamo. E’ oggi un’importante priorità politica per tutte le istituzioni comunitarie e, anche su questo punto, speriamo di riuscire a garantire la combinazione ottimale tra le varie risorse.

 
  
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  Jutta Haug, relatore. – (DE) Signor Presidente, sono grata a tutti coloro che hanno partecipato alla discussione. A lei, signora Commissario, vorrei dire che so bene, come tutti noi, che la Commissione non è mai molto contenta quando il Parlamento costituisce delle riserve. Lo comprendiamo, perché risente delle ristrettezze economiche, ma quest’anno volevamo – e lo vedremo nella votazione di domani – stabilire delle condizioni per lo svincolo della riserva che potrete soddisfare in modo indipendente.

Queste condizioni non sono un'utopia né obbligano a dipendere dagli altri e a tormentarli per ottenere denaro – il Parlamento è stato molto ragionevole a questo proposito. Nella stragrande maggioranza dei casi, potremo svincolare queste riserve piuttosto rapidamente, entro la seconda lettura, perché avrete soddisfatto le condizioni imposte, ne sono fermamente convinta.

Ministro Jouyet, mi rendo conto che lei in questo momento non possa avanzare promesse specifiche, ma credo alla serietà delle sue parole quando dice che sente e vuole un clima di cooperazione. Mi consenta di esprimere un commento in merito alla sua richiesta di tenere conto dell’attuale contesto di politica finanziaria: credo che questo contesto abbia una cifra di troppo. Il nostro bilancio è pari a poco meno di 130 miliardi di euro; insieme abbiamo un margine di manovra di alcune centinaia di milioni di euro. Ne possiamo anche discutere adesso, ma non ha assolutamente alcun nesso con il contesto più ampio a cui ha fatto riferimento.

Ancora una volta, sono molto grata ai miei colleghi. Credo che, grazie a una discussione ben preparata, domani tutto filerà relativamente liscio.

 
  
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  Janusz Lewandowski, relatore. (PL) Signor Presidente, vorrei utilizzare il tempo di parola supplementare che mi è stato concesso per intervenire a sostegno delle molte voci espresse da deputati di vari gruppi politici in merito alla situazione critica della rubrica 4 dei bilanci, che riguarda il finanziamento delle ambizioni internazionali dell’Unione europea. Ricordo molto bene la conclusione dei negoziati sulle prospettive finanziarie e il verdetto del Parlamento era stato chiaro: questa parte non era sufficientemente finanziata. E’ una conclusione cui si giunge anno dopo anno e ogni volta ci sono nuovi punti di stallo nei negoziati sul bilancio. Neanche quest’anno le cose sono andate diversamente: abbiamo forti impegni per lo strumento alimentare, il Kosovo, l’Afghanistan, la Palestina – di frequente menzionati – nonché la Georgia, dove il problema non riguarda solo l’orientamento del paese, ma anche la garanzia di forniture energetiche alternative. La risposta deve essere un consenso per la revisione dell’accordo interistituzionale e non il tentativo di rattoppare ogni anno le norme finanziarie quando ci troviamo con le spalle al muro. Ringrazio tutti coloro che sono intervenuti sul tema dei bilanci del Parlamento e delle altre istituzioni.

 
  
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  Presidente. − La discussione è chiusa.

La votazione si svolgerà domani, giovedì 23 ottobre.

Dichiarazioni scritte (articolo 142 del regolamento)

 
  
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  Louis Grech (PSE), per iscritto.(EN) Si tratta di capire se l’Unione europea ha risorse sufficienti e costituirà fondi sufficienti per attuare adeguatamente le misure in materia di mitigazione, stabilizzazione e adattamento delle emissioni.

In termini generali, il bilancio dell’Unione europea, nel suo attuale formato, non può affrontare in modo efficiente ed efficace temi relativi al cambiamento climatico. Fatte salve alcune iniziative e alcuni programmi, il bilancio dell’Unione europea non ha una strategia chiara ed integrata per affrontare le tematiche relative al cambiamento climatico.

Alla luce di quanto detto, ritengo che la creazione di un “Fondo per i cambiamenti climatici” o di una linea di bilancio dedicata migliorerebbe in misura significativa la capacità dell’Unione europea di affrontare efficacemente i temi relativi al cambiamento climatico da un punto di vista finanziario e di bilancio.

La principale fonte di finanziamento dovrebbe provenire dalla vendita all’asta delle emissioni nell’ambito del sistema europeo di scambio di quote di emissione. Si stima che il sistema potrebbe potenzialmente generare ogni anno miliardi di euro in termini di reddito e sarebbe gestito e coordinato dall’Unione europea, garantendo in questo modo l’arbitrarietà regionale.

L’inquinamento transfrontaliero può essere gestito al meglio a livello sovranazionale, soprattutto quando si tratta di stanziare risorse e fornire sostegno, che dovrebbero basarsi sulle esigenze, tenendo conto dell’impatto più elevato e non dovrebbero essere preassegnati a paesi e regioni.

 
Ultimo aggiornamento: 20 agosto 2009Avviso legale