Indice 
 Precedente 
 Seguente 
 Testo integrale 
Ciclo di vita in Aula
Ciclo dei documenti :

Testi presentati :

O-0104/2008 (B6-0480/2008)

Discussioni :

PV 19/11/2008 - 20
CRE 19/11/2008 - 20

Votazioni :

Testi approvati :


Discussioni
Avvertenza
Mercoledì 19 novembre 2008 - Strasburgo Edizione GU

20. Situazione apicola (discussione)
Video degli interventi
PV
MPphoto
 
 

  Presidente. – L’ordine del giorno reca la discussione sull’interrogazione orale (B6-0480/2008), presentata dall’onorevole Parish alla Commissione, a nome della commissione per l’agricoltura e lo sviluppo rurale, sulla situazione apicola (O-0104/2008).

 
  
MPphoto
 

  Neil Parish, relatore. (EN) Signora Presidente, vorrei in primo luogo esprimere i miei ringraziamenti all’onorevole Lulling, perché è principalmente su sua iniziativa che presentiamo la relazione. Presenterò la relazione in veste di presidente, in quanto siamo estremamente preoccupati per la situazione apicola. Quel che accade alle api è d’importanza fondamentale per l’Europa – anzi, per il mondo.

Negli ultimi due anni consecutivi un terzo delle api mellifere statunitensi sono misteriosamente morte. Nel 2007 sono state sterminate circa 800 000 colonie. In Croazia sono scomparsi 5 milioni di api in meno di 48 ore. Nel Regno Unito, un’arnia da miele su cinque cade e dal 2006, a livello mondiale, gli apicoltori commerciali stanno segnalando perdite che arrivano addirittura al 90 per cento.

Cosa sta succedendo e quanto grave è la situazione per noi e per il futuro dell’umanità? Albert Einstein aveva predetto che l’uomo sarebbe sopravvissuto per soli quattro anni se le api fossero scomparse dal pianeta, per cui dobbiamo prendere molto seriamente questo fenomeno. Le api mellifere sono responsabili dell’impollinazione delle piante e dei fiori che forniscono circa un terzo degli alimenti che consumiamo. Sono al vertice del processo naturale in termini di impollinazione, e senza di loro possiamo dire addio a semi di soia, cipolle, carote, broccoli, mele, arance, avocado, pesche e molti altri alimenti. Non ci sarebbero più fragole. Ve lo immaginate come farebbe Wimbledon a sopravvivere senza fragole? Non avremmo l’erba medica, utilizzata nei mangimi del bestiame. Di conseguenza, siamo assolutamente dipendenti dalle api mellifere. Non dimentichiamo che impollinano anche il cotone, per cui resteremmo anche sprovvisti di indumenti. Dobbiamo veramente affrontare la questione con estrema serietà.

Ad esempio, alcune regioni della Cina sono praticamente sprovviste di api mellifere, e molte delle colture devono essere impollinate a mano. Le 90 colture commerciali coltivate in tutto il mondo che dipendono dall’impollinazione generano circa 30 miliardi di sterline inglesi l’anno. Le api contribuiscono per oltre 100 milioni di sterline inglesi l’anno all’economia britannica e per circa 400 milioni di sterline inglesi a quella europea, vi renderete pertanto conto della gravità della situazione.

Chiederei pertanto alla Commissione – e, se possibile, vorrei poter cedere parte del mio tempo di parola all’onorevole Lulling, che è stata veramente il motore trainante – se possono essere destinati maggiori fondi alla ricerca. Avendo interpellato gli apicoltori professionisti e altri soggetti, sappiamo che c’è un alone di mistero che circonda la ragione per cui le api stanno morendo, forse in parte perché il loro stato di salute è stato molto incerto negli ultimi mesi, e stanno morendo come mosche, letteralmente. A ciò si aggiunge la difficoltà di reperire le sostanze chimiche adatte per curare le patologie delle api.

Come Commissione, ritengo che dobbiate non solo mettere a disposizione le risorse per la ricerca, ma anche cercare di capire cosa sta accadendo a livello di Stati membri. E’ fondamentale intervenire immediatamente. Non possiamo aspettare che muoiano tutte le api, perché il problema sarebbe di una gravità estrema.

 
  
MPphoto
 

  Janez Potočnik, membro della Commissione. (EN) Signora Presidente, ringrazio l’onorevole Parish e naturalmente anche l’onorevole Lulling dell’interrogazione orale e della risoluzione sul settore apicolo comunitario. La Commissione riconosce indubbiamente l’importanza del ruolo svolto dalle api nell’ecologia e nell’ecosistema comunitari. La Commissione ha inoltre preso atto delle segnalazioni provenienti da diversi Stati membri concernenti perdite significative del patrimonio apicolo.

Passerei direttamente alle domande specifiche – ne sono state poste parecchie – per cercare di puntualizzare immediatamente quello che la Commissione sta già facendo nel settore.

Per quanto riguarda la mortalità delle api e la ricerca, nel febbraio di quest’anno la Commissione ha invitato l’Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA) ad approfondire il tema della mortalità apicola nell’Unione europea e delle sue cause. L’EFSA ha raccolto informazioni dagli Stati membri e intende ora sottoporle ad analisi per fornire alla Commissione un quadro chiaro della situazione epidemiologica dello sterminio del patrimonio apicolo, sulla cui base verrebbero poi avviate ulteriori iniziative nel settore. Oltre all’azione con l’EFSA, la Commissione sostiene e continuerà a sostenere tutta una serie di progetti di ricerca correlati alle api mellifere nell’ambito del programma quadro per la ricerca. Se siete interessati, posso citarvene alcuni nel corso della mia presentazione.

Per quanto riguarda le zone di compensazione ecologica, a parte il fatto che mi sembra piuttosto difficile istituire aree del genere, vorrei ricordarvi che è già previsto il sostegno finanziario a favore dell’efficienza dello spostamento delle arnie. Tale misura, prevista dal regolamento del Consiglio n. 1234/2007, è tesa ad agevolare la gestione dello spostamento delle arnie nella Comunità e a suggerire luoghi in cui si possano riunire numerosi apicoltori durante la stagione della fioritura. La misura in questione potrebbe anche comprendere l’arricchimento della flora a destinazione apicola in determinate aree.

Per quel che concerne la terza domanda, vorrei ricordarvi che l’immissione sul mercato e autorizzazione di prodotti per la protezione delle piante sono disciplinate dalla direttiva del Consiglio (CE) n. 91/414, che sancisce che i pesticidi possono essere impiegati solamente se è stato dimostrato che non pongono un rischio significativo di effetti indesiderati ai danni della salute umana, animale e ambientale. Tale valutazione copre pertanto anche i rischi acuti e a lungo termine per le api mellifere e le loro larve, mentre i test effettuati si basano su standard sviluppati da organizzazioni intergovernative, quali per esempio l’organizzazione europea e mediterranea per la protezione delle piante, a cui collaborano 47 governi.

E’ importante rilevare che la legislazione comunitaria si basa sul rischio. Per loro natura, gli insetticidi sono indubbiamente tossici per le api. Il loro impiego potrebbe tuttavia essere autorizzato se non vi è esposizione o se quest’ultima viene minimizzata a livelli tali da non generare effetti dannosi.

Esempi classici di misure analoghe di mitigazione del rischio sono: pratiche agronomiche adeguate, indici e tempistica di applicazione appropriati (ad esempio, la sera dopo il passaggio delle api mellifere, o al di fuori del periodo di fioritura della coltura e possibilmente di altre erbe adiacenti), somministrazione diretta del prodotto nel terreno, utilizzo all’interno di serre non accessibili alle api o trattamento delle sementi in strutture specializzate.

Sul tema della qualità delle acque di superficie, la direttiva quadro sulle acque ha sancito la tutela di tutte le acque, l’obbligo di conseguire e mantenere una buona qualità dell’acqua per tutte le acque di superfici e sotterranee entro il 2015, il divieto di deterioramento dello stato delle acque, l’obbligo di istituire un sistema di monitoraggio, nonché l’obbligo di sviluppare i piani e programmi necessari entro dicembre 2009, mediante una consultazione pubblica di ampio respiro che coinvolga i comuni, le parti interessate e le organizzazioni non governative.

Riguardo il sostegno alle arnie in difficoltà, mi preme informarvi che la Commissione è lieta di constatare che il numero degli alveari è cresciuto tra il 2004 e il 2007, senza tener conto dell’allargamento.

In merito alla perdita del patrimonio apicolo, dovreste sapere che dal 2004 all’elenco delle misure ammesse nei programmi apicoli nazionali è stata aggiunta una nuova misura sul ripopolamento delle arnie. Di conseguenza, è ora possibile compensare le perdite del patrimonio apicolo (e della produzione) finanziando attività volte a promuovere la produzione di api regine, l’acquisto di colonie di api e persino l’acquisto di alveari.

Sono convinto che la questione da voi sollevata sia indubbiamente molto seria e che dobbiamo trattarla con altrettanta serietà.

 
  
MPphoto
 

  Astrid Lulling, a nome del gruppo PPE-DE. – (FR) Signora Presidente, quando sussiste il rischio di un ritardo, posso sempre contare sull’intera commissione per l’agricoltura e lo sviluppo rurale e sul suo presidente, il mio collega onorevole Parish. Li ringrazio per aver risposto in maniera rapida ed efficace alla mia iniziativa di un’interrogazione orale con dibattito e risoluzione rivolta alla Commissione europea sul tema della crisi apicola.

In una situazione in cui si assiste all’indebolimento e alla mortalità eccessiva delle colonie di api, è necessario analizzare tutti i fattori che provocano questi fenomeni e proporre un piano d’azione che ponga rimedio a tale tendenza disastrosa.

La Commissione ci ha appena letto un lungo documento sulle azioni già intraprese, ma devo ammettere che, negli ultimi anni, essendo io relatrice sulla situazione apicola dal 1994, è stata necessaria una notevole opera di persuasione per indurla ad agire, e con i miei colleghi ho faticato a richiamare la sua attenzione su questa situazione allarmante, che è nota a tutti e che è stata perfettamente descritta, soprattutto dal mio collega, l’onorevole Parish.

Non ho il tempo di ripetere quanto è stato detto o di aggiungere altro, tuttavia, visto che ora nessuno osa negare che la mortalità delle api rappresenta un pericolo mortale per la nostra produzione di frutta e verdura che dipende dall’impollinazione, esigiamo che la Commissione intervenga con maggiore determinazione e con risorse più cospicue. Deve contribuire a un’analisi delle cause della mortalità delle api e provvedere una volta per tutte a includere nella politica veterinaria europea la ricerca e la lotta contro le malattie apicole.

Dovrebbe promuovere le misure necessarie a limitare ed eliminare il rischio di un’impollinazione insufficiente e garantire una produzione alimentare sufficiente e diversificata per soddisfare le esigenze dell’uomo e degli animali. Occorre comprendere che la crisi sanitaria apicola è tanto pericolosa per la sopravvivenza umana quanto la crisi finanziaria per l’economia reale.

Non voglio citare cifre, mi limiterò a ricordarne una a livello mondiale: il valore dell’impollinazione per le coltivazioni che alimentano l’umanità è stimato intorno ai 153 miliardi di euro. Le soluzioni che noi raccomandiamo sono molto meno onerose di quelle mobilitate per la crisi finanziaria e, anche se alla fine dovessimo decidere di introdurre il premio per l’impollinazione e gli aiuti finanziari per gli apicoltori in difficoltà per garantire la sopravvivenza delle api in Europa, sarebbero importi trascurabili se paragonati ad altre linee di bilancio. Se avete un miliardo da inviare all’Africa senza bisogno di particolari autorizzazioni – come è vostra intenzione fare – per combattere la fame, con tutte le conseguenze disastrose che ciò comporterebbe, dovreste essere in grado di reperire 60 milioni di euro per attuare qualcosa di significativo su questo fronte.

Signora Presidente, in veste di relatrice, posso aggiungere qualcosa sugli emendamenti? Non ho ancora esaurito il tempo di parola dell’onorevole Parish...

(Il Presidente interrompe l’oratore.)

 
  
MPphoto
 

  Rosa Miguélez Ramos, a nome del gruppo PSE. – (ES) Signora Presidente, desidero congratularmi con l’onorevole Lulling per l’impegno che ha sempre profuso nell’inserire la questione in oggetto, che ad alcuni potrebbe sembrare secondaria, nell’ordine del giorno del Parlamento, seppure a quest’ora tarda.

L’apicoltura è un’attività agricola con ripercussioni economiche importanti ed effetti benefici sullo sviluppo rurale e l’equilibrio ecologico.

Nel mio paese, l’apicoltura impegna circa 27 000 produttori che gestiscono più di 2 300 000 arnie. Il mio paese è pertanto il primo produttore di miele dell’Unione europea.

Gli apicoltori spagnoli, analogamente a tutti i loro colleghi, si stanno scontrando con difficoltà che non scaturiscono solamente dalla riduzione del polline e del nettare, bensì anche dalla comparsa di nuove malattie che stanno decimando gli alveari. La Commissione dovrebbe essere già impegnata in una linea di ricerca che studi l’origine di tali patologie e, in tal senso, uno sforzo in termini di bilancio ci appare imprescindibile.

Vorrei tuttavia aggiungere che le importazioni – mi riferisco a quelle di miele – devono soddisfare gli stessi requisiti dei nostri prodotti e offrire garanzie totali ai consumatori. A questo proposito, l’etichettatura corretta dei nostri prodotti è essenziale, e la Commissione ha un ruolo importante da ricoprire in tal senso.

Va mantenuto un livello elevato in termini sia di frequenza sia di numero delle verifiche ai posti di controllo delle frontiere, per garantire che nell’Unione europea non entrino prodotti apicoli contenenti residui e provenienti da paesi terzi.

Per molti dei nostri agricoltori l’apicoltura integra un reddito che è quasi sempre limitato. Si tratta inoltre di un’attività che impegna molte donne. Il miele occupa un posto importante nelle fiere e mercati rionali, e gli apicoltori hanno compiuto uno sforzo notevole per diversificare i loro prodotti, etichettarli, fornire garanzie in termini igienico-sanitari, e aprire nuovi canali distributivi.

Signor Commissario, non possiamo semplicemente permettere che tutti questi sforzi vadano perduti.

 
  
MPphoto
 

  Francesco Ferrari, a nome del gruppo ALDE. – Signora Presidente, signor Commissario, onorevoli colleghi, il settore apistico non solo è un’attività produttiva con origini millenarie nella storia della nostra attività agricola, ma rappresenta attualmente uno dei sistemi indispensabili per mantenere il livello di produttività delle colture arboree e erbacee, grazie all’impollinazione incrociata.

Ricordo che l’80% delle piante coltivate fruttificano grazie all’opera di bottinaggio nelle api, assicurando inoltre una variabilità genetica delle specie in riproduzione. Allo stato attuale è evidente che il settore apistico e la sua attività risultano insostituibili e rappresentano l’unica soluzione per il mantenimento al traguardo della biodiversità. I prodotti delle arnie devono sempre più spesso confrontarsi sul mercato globale in condizioni di concorrenza poco trasparente e per la massiccia importazione di produzione anche extracomunitaria non garantita, di cui non è sempre possibile garantire la qualità, anche attraverso pesticidi che in Europa sono proibiti e là li adoperano. Per questo è necessario provvedere all’etichettatura e alla menzione dell’origine del prodotto.

Ritengo inoltre importante evidenziare le pesanti conseguenze dell’attività apistica a causa della varraosi a seguito della quale oltre il 50% del patrimonio apistico europeo è stato decimato. Sollecito la Commissione europea ad intraprendere ulteriori sforzi nell’ambito della ricerca scientifica per porre rimedio a questa grave patologia, vietando qualunque tipo di trattamento fitosanitario durante il periodo di fioritura.

 
  
MPphoto
 

  Zdzisław Zbigniew Podkański, a nome del gruppo UEN.(PL) Signora Presidente, signor Commissario, le ricchezze naturali si stanno impoverendo sotto i nostri occhi. Specie intere si stanno estinguendo, decimate da parassiti, malattie, prodotti chimici e dal comportamento irresponsabile dell’uomo. In molte regioni, l’equilibrio ecologico è alterato e si sono verificate perdite ingenti e irreversibili.

Assistiamo con inquietudine all’estinzione di massa delle api, con le arnie che cadono silenziosamente una dopo l’altra, mentre molte specie vegetali che dipendono dall’impollinazione subiscono lo stesso tragico destino. Lo stato dell’apicoltura è responsabile della resa di addirittura l’84 per cento delle specie vegetali coltivate in Europa. Di conseguenza, sono le api a determinare in generale l’abbondanza del cibo che arriva sulle nostre tavole.

Malattie e parassiti stanno decimando la popolazione apicola, e gli apicoltori non sono in grado di affrontare la situazione da soli. Occorrono risorse aggiuntive per controllare e studiare tali fenomeni. Gli apicoltori non possono nemmeno agire da soli per proteggere i loro mercati e garantire la vendibilità dei loro prodotti. Dobbiamo pertanto tutelare il nostro mercato interno dall’afflusso di miele di qualità scadente proveniente da paesi terzi, che spesso viola i requisiti di salute pubblica. Inoltre, gli operatori del settore devono ricevere aiuti sotto forma di sovvenzioni, zucchero più a buon mercato e campagne promozionali su larga scala.

Riassumendo, è tempo di diventare operosi come le api. In qualità di apicoltore, non posso che augurarmi che la Commissione europea adotti il comportamento delle api e non ci faccia attendere quindici anni prima di avviare un programma ragionevole, obiettivo di tutti gli sforzi dell’onorevole Lulling.

 
  
MPphoto
 

  Alyn Smith, a nome del gruppo Verts/ALE.(EN) Signora Presidente, anche a me preme rendere omaggio all’onorevole Lulling, che è stata estremamente tenace, per usare un aggettivo riduttivo, nel promuovere la questione e inserirla nelle discussioni del Parlamento. Signor Commissario, vorrei ringraziare anche lei per l’elenco eccezionale di attività che la Commissione sta intraprendendo per una questione così grave e ritengo che, se non altro, si profilano livelli più elevati di finanziamenti e coordinamento. Il rischio è che parti diverse delle istituzioni stiano svolgendo un buon lavoro che rimane però privo di coordinamento. Il dibattito in corso potrebbe far luce su tale aspetto, a mio avviso.

La situazione è grave. Un tempo i minatori portavano con sé i canarini per rilevare la presenza di gas tossici, e gli animali confermavano tale presenza con la morte: una brutta notizia per i canarini ma un salvavita per i minatori. Il nostro timore è che le api europee ci stiano rendendo lo stesso identico servizio. Un terzo dei generi alimentari comunitari – un boccone su tre di cibo – può essere ricondotto all’impollinazione delle api.

Si registra un calo catastrofico delle api, e dobbiamo intervenire a livello europeo. Gli scienziati hanno confermato la tendenza al ribasso. Abbiamo già sentito parlare della sua gravità, ma non sappiamo con chiarezza chi l’abbia causato. Sono stati i pesticidi? Le condizioni climatiche? I parassiti, gli acari e altre malattie, che magari sfuggono al nostro controllo?

Signor Commissario, vorrei citarle nello specifico il Bumblebee Conservation Trust presso l’università scozzese di Stirling, che ha compiuto studi particolarmente innovativi sul fenomeno. L’Europa non denota una carenza di competenze. Dobbiamo soltanto coordinarle. Il testo su cui dibattiamo contiene secondo me diverse azioni concrete che ci farebbero muovere in quella direzione, in particolare il maggese apicolo, le zone cuscinetto di biodiversità ai bordi delle vie di comunicazione e sui terreni non produttivi, la ricerca sui pesticidi, le acque di superficie e l’eventualità degli aiuti.

Come già ricordato, se possiamo reperire un miliardo di euro da destinare allo sviluppo dell’Africa, possiamo anche trovare i fondi per finanziare la nostra ricerca. E’ vero che l’Unione sta già intervenendo in tal senso e – lasciatemelo dire – si tratta di un piano B piuttosto coerente, mentre il piano A, la politica agricola europea comune, ha voltato le spalle alle api europee. Sono convinto che occorra una maggiore complementarietà delle azioni già in corso per alleviare la situazione.

 
  
MPphoto
 

  Czesław Adam Siekierski (PPE-DE).(PL) Signora Presidente, gli apicoltori e le api sono afflitti da problemi spaventosi e hanno bisogno di aiuto. Assistiamo a un calo vertiginoso del numero di colonie di api non solo in Europa, ma in tutto il mondo. Purtroppo, la redditività della professione è in calo e, con essa, anche l’interesse dei giovani. Vi sono svariate questioni che vanno affrontate quanto prima.

In primo luogo, dobbiamo sviluppare la ricerca sui parassiti, le patologie e i virus che stanno decimando questi insetti operosi. Secondariamente, dobbiamo introdurre dei test a cui sottoporre il miele importato dai paesi terzi. Tutti i prodotti devono soddisfare i requisiti di qualità del caso. Inoltre, le etichette dovrebbero riportare indicazioni sui paesi d’origine. In terzo luogo, occorre avviare una campagna informativa che illustri l’influenza benefica delle api sull’ambiente naturale, nonché del miele e di altri prodotti apicoli sulla salute umana.

Vista la portata del problema, occorre valutare l’opportunità di assicurare sostegno finanziario agli alveari a rischio di estinzione. La comunità degli apicoltori chiede da tempo zucchero più economico con cui alimentare le api. Varrebbe la pena prendere in considerazione l’introduzione di un sistema speciale di sostegno per il settore apicolo, alla luce dell’impatto altamente benefico da esso esercitato sull’ambiente naturale.

 
  
MPphoto
 

  Janusz Wojciechowski (UEN).(PL) Signora Presidente, mi permetta di congratularmi con l’onorevole Lulling e di ringraziarla per il suo impegno instancabile e appassionato nella difesa degli interessi dell’industria apicola europea. Mi rallegro che stiamo discutendo tale problematica, in quanto gli apicoltori europei e di tutto il mondo sono allarmati e preoccupati per la morte delle loro api.

Sono in corso le indagini sulle cause del fenomeno: tra quelle indicate dai ricercatori si annovera il possibile impatto della biotecnologia e in particolare della coltivazione di prodotti geneticamente modificati, che potrebbe inficiare il funzionamento delle api.

Vorrei pertanto porre alla Commissione europea, che autorizza la coltivazione di piante geneticamente modificate entro i confini dell’Unione europea, il seguente interrogativo. Quali sono i risultati dei test del caso e qual è, in generale, il grado di comprensione dell’impatto degli OGM sullo stato di salute delle api in Europa?

 
  
MPphoto
 

  James Nicholson (PPE-DE).(EN) Signora Presidente, vorrei esordire congratulandomi con l’onorevole Lulling per il lavoro svolto sulla questione. Mi risulta che si occupi ormai da tempo della questione delle api, per cui sono lieto che la risoluzione presentata dalla commissione per l’agricoltura e lo sviluppo rurale abbia dato al Parlamento la possibilità di dibattere le problematiche che attualmente affliggono il settore apicolo.

Benché la questione abbia richiamato molta attenzione e pubblicità, probabilmente per la novità che la circonda, ci rendiamo perfettamente conto che in realtà i problemi che dobbiamo affrontare sono molto gravi e potrebbero avere conseguenze devastanti.

Sono certo di non dover ricordare a nessuno l’importanza delle api – è già stato precisato ripetutamente stasera – non solo per la fabbricazione di sottoprodotti di rilievo quali la cera e il miele, ma anche per il ruolo da esse svolto nell’impollinazione e nel mantenimento della salute degli ecosistemi.

Provengo dalla contea di Armagh nell’Irlanda del Nord, nota sull’isola come la contea dei frutteti, dove le api sono indispensabili per l’impollinazione delle mele, e vi posso dire che la cosa ha già fatto notizia in quella zona specifica. A tale proposito, la Commissione deve urgentemente intensificare la ricerca sulle cause esatte di tale declino vertiginoso della popolazione apicola, individuando magari delle soluzioni. La situazione non potrà che degenerare se non troveremo un modo per migliorare la salute delle api, ridurre la loro mortalità, e impedire la morte e la scomparsa delle colonie apicole. E’ fonte di preoccupazione per tutti i soggetti coinvolti non solo in Europa, bensì anche negli Stati Uniti e altrove.

Di recente sono intervenuto in una conferenza di apicoltori della mia regione dell’Irlanda del Nord e, mentre ascoltavo i diversi contributi della mattinata, ho ricevuto conferma della preoccupazione che affligge gli apicoltori per la perdita degli alveari, soprattutto nella stagione invernale. Servono risorse aggiuntive per sviluppare ulteriormente la ricerca e sviluppo nel tentativo di stabilire la causa della calamità che ha colpito gli apicoltori. Dobbiamo scoprire quanto prima se stiamo sbagliando qualcosa. E’ colpa dei pesticidi o le ragioni sono altre? Ci saranno anche molte teorie e ipotesi, ma la verità è che non conosciamo la risposta, che invece ci serve, così come occorre sostegno aggiuntivo.

 
  
MPphoto
 

  Mairead McGuinness (PPE-DE).(EN) Signora Presidente, conosciamo l’importanza delle api. L’hanno menzionata tutti. Tuttavia, una delle questioni non affrontate nel dibattito è l’esistenza di un commercio di bombi commerciali tutt’altro che trascurabile. A livello globale esiste letteralmente la libera circolazione delle api e, in base alle mie conoscenze, vi sono ben poche norme che disciplinano tale circolazione, anche dove sarebbero necessarie. Le norme esistono per altre categorie di animali vivi e per l’allevamento, e sappiamo che funzionano in termini di controllo delle malattie. Con la libera circolazione delle api si rischia di importare la varroa, come è accaduto in Irlanda. Ora c’è il problema del piccolo scarabeo dell’alveare, che sta creando scompiglio tra gli apicoltori.

Siamo di fronte a un problema ingente, e non ne conosciamo la soluzione. Esistono per lo meno mezza dozzina di cause di tali fenomeni, e la ricerca è imprescindibile. Tale ricerca deve essere poi coordinata a livello comunitario per individuare le risposte. Va anche affrontata la questione degli apicoltori, che sembrano essere una popolazione in progressivo invecchiamento, quando a noi servono più risorse di questo tipo, non meno.

 
  
MPphoto
 

  Avril Doyle (PPE-DE). - (EN) Signora Presidente, se l’onorevole Lulling si fermerà per un tempo sufficiente a permettermi di congratularmi con lei, sarò lieta di complimentarmi per il suo interesse e sostegno incessanti e di vecchia data nei confronti dell’apicoltura in seno al Parlamento europeo.

Il calo del patrimonio apicolo e le implicazioni spaventose che ciò comporta per l’impollinazione delle piante e la biodiversità merita in generale tutta la nostra attenzione, dobbiamo appoggiare la ricerca e unirci agli scienziati di tutto il mondo per cercare di individuarne le cause. Infezioni da parassiti, cambiamento climatico, pesticidi: in questa fase non possiamo che formulare ipotesi.

Il 25 per cento dei nostri alimenti dipende direttamente dalle api, senza contare il contributo da esse offerto per mantenere i pascoli. Purtroppo in Irlanda l’unico centro di ricerca della zona di Clonroche, nella contea di Wexford, è stato chiuso dal governo irlandese qualche anno fa. Non sono pertanto certa che l’Irlanda possa offrire un contributo in tal senso; abbiamo gli scienziati e la conoscenza, ma di sicuro non disponiamo del sostegno governativo. Sono impaziente di sapere dalla Commissione in che modo l’Europa e l’Unione europea possano sostenere la ricerca e quali sono le iniziative attualmente in corso nel settore.

 
  
MPphoto
 

  Astrid Lulling (PPE-DE). – (FR) Signora Presidente, poiché l’onorevole Parish ha dovuto lasciare l’Aula, mi ha chiesto di specificare la nostra posizione sugli emendamenti che ci sono pervenuti all’ultimo momento.

La commissione per l’agricoltura e lo sviluppo rurale ha adottato la risoluzione all’unanimità, con tutti gli emendamenti, che ho considerato nel loro complesso. Tuttavia, il gruppo Verde/Alleanza libera europea, che non aveva offerto contributi particolarmente spumeggianti durante la discussione della risoluzione, sta ora compiendo un tentativo dell’ultimo minuto per mantener fede alla propria reputazione e proporre quattro emendamenti. Questi ultimi non solo non dicono nulla di nuovo, ma confonderebbero il testo, che al momento è coerente e leggibile.

L’emendamento n. 1 è il risultato di un errore nella traduzione tedesca, in quanto quello che chiede l’onorevole Graefe zu Baringdorf coincide esattamente con ciò che io avevo proposto ma, come dicevo, la traduzione tedesca del mio considerando è imprecisa.

L’emendamento n. 2 è un’ovvietà, l’emendamento n. 3 è incomprensibile, e l’emendamento n. 4 costituisce una ripetizione del paragrafo 8, che chiede con chiarezza di intensificare la ricerca sugli effetti dei pesticidi sulla mortalità delle api, e sancisce altresì che l’autorizzazione di tali prodotti debba dipendere da tale ricerca, come già accade.

Suggerisco pertanto di respingere tali emendamenti perché non aggiungono nulla e rovinerebbero un testo chiaro e adeguatamente formulato. Insisto su una redazione adeguata poiché la risoluzione è molto importante e vogliamo che sia formulata in modo appropriato. Per tale ragione desideriamo respingere gli emendamenti.

 
  
MPphoto
 

  Zdzisław Zbigniew Podkański (UEN).(PL) Signora Presidente, il dibattito sull’apicoltura in sede di Parlamento europeo ha suscitato notevole interesse tra gli apicoltori. In qualità di apicoltore, ho partecipato personalmente a un incontro svoltosi a Puławy con apicoltori che erano giunti da tutta la Polonia. Mi hanno chiesto di porre solamente una domanda alla Commissione europea, e di farmi dare una risposta definitiva, su cosa possono veramente contare gli apicoltori negli anni a venire??

 
  
MPphoto
 

  Janez Potočnik, membro della Commissione. (EN) Signora Presidente, sono sinceramente convinto che questa sia stata una discussione molto costruttiva, con molte idee utili non solo alla mia collega, ma anche per i servizi della DG Agricoltura, oltre che per i miei e altri servizi. Molte direzioni generali diverse dalla direzione generale Agricoltura sono al lavoro sulla questione oggetto del dibattito odierno: la DG Salute e consumatori, la DG Ricerca e la DG Ambiente. Si tratta veramente di una questione multidisciplinare. Quando ci chiediamo quale sia l’entità delle risorse effettivamente impegnate su questo fronte, penso che dovremmo rivolgere il nostro sguardo anche a diverse altre aree.

Vorrei innanzi tutto rispondere a molte delle vostre domande che riguardano le iniziative in corso, i progetti in vista e quello che intendiamo dire quando parliamo di ricerca nel settore apicolo. Nel sesto programma quadro, un progetto di ricerca specifico e mirato concernente la qualità degli alimenti e la priorità della sicurezza è stato denominato “Bees in Europe and Sustainable Honey Production” (BEE SHOP, ossia Api in Europa e produzione sostenibile di miele). Riunisce nove gruppi di ricerca europei sulle api mellifere specializzati in qualità del miele, patologia, genetica e comportamento. Non fraintendiamoci: i progetti del 6PQ sono già in corso, quelli del 7PQ sono appena stati avviati.

Inoltre, grazie all’azione specifica di sostegno “Bee Research and Virology in Europe” (BRAVE, ossia Ricerca e virologia delle api in Europa), sono state organizzate due grandi conferenze multidisciplinari che hanno coinvolto esperti attivi nella ricerca di base e applicata sulle api – esperti di virologia, diagnosi, immunologia ed epidemiologia – nonché di commercio internazionale, formulazione di politiche e valutazione del rischio di malattie. Il 3 settembre di quest’anno è stato pubblicato un invito a presentare proposte sul tema dell’agroalimentare e della biotecnologia della pesca, sull’individuazione di parassiti e malattie emergenti a carico delle api mellifere, e sulla ricomparsa dei patogeni, al fine di chiarire i meccanismi e le ragioni profonde alla base dell’aumento della mortalità delle api mellifere. Si tratta di iniziative strettamente correlate al tema e a molti dei vostri interrogativi.

Verranno presi in considerazione anche gli aspetti ambientali, tra cui l’esposizione cronica ai pesticidi. Il progetto integrato ALARM, sulla valutazione dei rischi ambientali su vasta scala per la biodiversità, è anch’esso finanziato a titolo del sesto programma quadro e comprende un modulo sulla perdita degli impollinatori. ALARM svilupperà e sperimenterà metodi e protocolli per la valutazione di rischi ambientali su vasta scala, al fine di ridurre al minimo gli impatti avversi diretti e indiretti sull’uomo. La ricerca si incentrerà sulla valutazione, e verranno inoltre verificati i cambiamenti in termini di struttura della biodiversità, funzione e dinamica degli ecosistemi – in particolare il rischio derivante dal cambiamento climatico, dai prodotti chimici ambientali, dalle invasioni biologiche e dalla perdita degli impollinatori nel contesto del miglioramento attuale e futuro dell’impiego del suolo europeo. Sono tutte iniziative in corso.

Una cosa che mi preme sottolineare – visto che è stata evidenziata anche dal vostro onorevole collega – è che in Europa non mancano le competenze. Dobbiamo esserne consapevoli e cercare di essere giusti. A livello di Unione europea gestiamo il 5 per cento – ripeto, il 5 per cento – dei fondi pubblici comunitari stanziati per la ricerca. E’ pertanto d’importanza prioritaria unire le forze e agire quanto più possibile a livello concreto. La creazione dello spazio europeo della ricerca, che appoggio appieno, corrisponde esattamente a quest’idea – sapere tutti quello che stiamo facendo e mettere in correlazione le competenze scientifiche che già esistono in Europa. Si tratta certamente dell’anello mancante della catena nell’Europa odierna.

Mi assicurerò che il commissario responsabile in materia dia ascolto alle vostre richieste di intensificare la ricerca – mi riferisco a me, ma oggi svolgo un ruolo diverso. Un altro aspetto che vorrei citare – in quanto non è stato forse compreso appieno nella mia introduzione – è la valutazione completa dell’EFSA sulla mortalità delle api e la sorveglianza del settore in Europa. E’ stata pubblicata l’11 agosto 2008, è un documento nuovo. Coincide esattamente con l’analisi del programma che state cercando, e ritengo che sia importante renderci tutti conto della situazione che abbiamo di fronte.

Devo anche rispondere all’onorevole parlamentare che mi ha rivolto la domanda sulle colture OGM. L’unica pianta OGM attualmente coltivata sul suolo dell’Unione europea è il mais bt MON 810. Il mais bt, e la tossina bt in generale, sono stati ampiamente analizzati per quanto riguarda il loro possibile impatto sulla salute delle api. Sperimentazioni con alimentazione forzata, in cui api sane vengono esposte a dosaggi elevati di tossina bt, non hanno evidenziato alcun effetto avverso. Nel complesso, la stragrande maggioranza degli studi evidenzia che una dieta di polline del mais bt non esercita alcun impatto sulle api. A ciò si aggiunge che le perdite ingenti di api osservate recentemente, denominate “colony collapse disorder” (CCV, ossia sindrome dello spopolamento degli alveari), in America settentrionale e in Europa non sembrano correlate all’impiego di piante OGM, in quanto sono state segnalate anche in zone in cui non sono presenti colture OGM. Ad esempio, lo sterminio delle api osservato in Germania meridionale è stato chiaramente ricondotto ad avvelenamento ad opera del pesticida Poncho Pro, che ha anche un nome latino, così difficile che però preferisco non pronunciarlo.

In conclusione, le azioni della Commissione senza dubbio proseguiranno e verranno rafforzate. Aiuteranno gli apicoltori ad affrontare le difficoltà in cui versano e li incoraggeranno a non abbandonare la propria attività. Auspico inoltre che possano stimolare nuovi ingressi nella professione, visto che quest’attività ricopre un ruolo estremamente importante non solo per la biodiversità comunitaria, ma anche per l’economia.

Per quanto riguarda le responsabilità dirette della mia collega, il commissario Fischer Boel, so che continuerà ad accertarsi che i programmi nazionali per l’apicoltura vengano utilizzati nella maniera più efficiente. Tocca tuttavia agli Stati membri disporre dei propri bilanci in maniera adeguata. Attualmente abbiamo a disposizione ogni anno 26,3 milioni di euro di fondi europei, una cifra che raddoppia se si aggiungono le risorse degli Stati membri, ma non li spendiamo. Impieghiamo l’80 per cento di tali risorse. Gli Stati membri non stanno spendendo i fondi che hanno attualmente a disposizione.

Infine, la soluzione migliore per garantire un futuro al settore è incoraggiare il consumo di miele comunitario. Dal 2004 il miele è stato aggiunto all’elenco di prodotti che possono essere promossi nel mercato interno, e sono stati accettati diversi programmi.

Mi sono dilungato nella risposta perché volevo chiarire che prendiamo tali iniziative sul serio e che dovreste aver fiducia nel fatto che continueremo a farlo, di sicuro nella mia area di competenza. Grazie dell’attenzione e per esservi fermati così a lungo.

 
  
MPphoto
 

  Presidente. – Ho ricevuto una proposta di risoluzione dal comitato per l’agricoltura e lo sviluppo rurale in conformità all’articolo 108, paragrafo 5 del regolamento(1).

La discussione è chiusa.

La votazione si svolgerà giovedì 20 novembre 2008.

Dichiarazioni scritte (articolo 142 del regolamento)

 
  
MPphoto
 
 

  Filip Kaczmarek (PPE-DE), per iscritto. (PL) Le api sono importanti per molte culture diverse e in molte zone del mondo. La loro universalità non è frutto del caso. L’apicoltura è parte integrante dell’economia dall’era preistorica, vale a dire prima che si cominciasse a scrivere la storia. In Spagna si raccoglieva il miele addirittura 6 000 anni fa.

Oggi l’operosità delle api e degli apicoltori potrebbe andare in fumo a causa dei fenomeni che stanno colpendo l’ambiente naturale e, indirettamente, anche l’uomo. In Europa ci sono ancora persone la cui sopravvivenza dipende dal loro lavoro e da quello delle api poiché vendono il miele che producono. Tale situazione dovrebbe rallegrarci. E’ stato anche sperimentato il ritorno all’apicoltura tradizionale, nei boschi. In Polonia, tali tentativi sono stati resi possibili grazie all’arrivo di apicoltori dalla Bashkiria, in quanto nel nostro paese nessuno si ricordava più i metodi antichi. L’apicoltura riveste un’importanza culturale, sociale ed economica. Per questo dovremmo proteggerla in Europa. Purtroppo, le minacce sono molte.

Minacce economiche, ad esempio la concorrenza sleale dei paesi terzi, e minacce alla salute delle api, oltre che minacce biologiche quali malattie, parassiti, inquinamento ambientale e l’uso sconsiderato di pesticidi. La Commissione europea e i paesi membri dovrebbero sostenere il settore apicolo, che deve affrontare sfide ingenti. Gli apicoltori da soli potrebbero avere difficoltà a salvare la biodiversità, alla cui ricchezza le api contribuiscono enormemente.

 
  

(1)Vedasi processo verbale.

Ultimo aggiornamento: 28 agosto 2009Avviso legale