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Procedura : 2008/2026(BUD)
Ciclo di vita in Aula
Ciclo del documento : A6-0486/2008

Testi presentati :

A6-0486/2008

Discussioni :

PV 17/12/2008 - 3
CRE 17/12/2008 - 3

Votazioni :

PV 18/12/2008 - 6.6
PV 18/12/2008 - 6.7
CRE 18/12/2008 - 6.6
CRE 18/12/2008 - 6.7
Dichiarazioni di voto
Dichiarazioni di voto

Testi approvati :

P6_TA(2008)0622

Discussioni
Avvertenza
Mercoledì 17 dicembre 2008 - Strasburgo Edizione GU

3. Progetto di bilancio generale 2009 modificato dal Consiglio (tutte le sezioni) (discussione)
Video degli interventi
PV
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  Presidente. – L’ordine del giorno reca la relazione (A6-0486/2008) presentata dagli onorevoli Haug e Lewandowski, a nome della commissione per i bilanci, sul progetto di bilancio generale dell’Unione europea per l’esercizio 2009 quale modificato dal Consiglio (tutte le sezioni) [16257/2008 – C6 0457/2008 – 2008/2026(BUD)].

 
  
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  Jutta Haug, relatore. – (DE) Signora Presidente, signora Commissario, il presidente in carica del Consiglio sembra non essere ancora giunto. Ad ogni modo, l’ordine del giorno di domani reca la seconda lettura del bilancio europeo. E’ molto probabile che le votazioni si svolgano in poco tempo. Il fatto che rimangano pochi punti da mettere ai voti e che vi sia solo un esiguo numero di questioni controverse è frutto della collaborazione costruttiva tra tutti i parlamentari coinvolti – tanto nelle commissioni specializzate quanto nella commissione per i bilanci – e desidero, pertanto, ringraziarli sentitamente. Mi compiaccio tanto più in quanto so che non è un risultato che si possa dare per scontato. Lo stesso dicasi per il lavoro di base svolto dall’intera squadra della commissione per i bilanci, per il lavoro del personale interno ai gruppi, e per il contributo degli assistenti personali. Grazie a tutti.

Desidero inoltre ringraziare la Commissione per la disponibilità a collaborare. Talvolta le sue comunicazioni nei nostri confronti possono non essere state gradite a tutti, ma devo dire che è sempre stata di aiuto e, in particolare, mi ha contattata a vari livelli. Temo di non poter dire altrettanto della presidenza del Consiglio. Fino a questo momento la presidenza francese non ha saputo rivolgersi a me, la relatrice generale, in nessuna occasione. Nemmeno una. Non ho neppure ricevuto risposta a una lettera da me inviata prima del dialogo a tre del 13 novembre – il che è davvero singolare e molto sconcertante.

Né singolare, né sconcertante può, invece, dirsi la condotta del gruppo di lavoro del Consiglio alla riunione di conciliazione, in cui abbiamo assistito a comportamenti e atteggiamenti cui siamo ormai avvezzi. Innanzi tutto, non sono assolutamente ammissibili revisioni, neanche le più ininfluenti. Secondo, i pagamenti devono essere ridotti in ogni caso, anche in presenza di un divario enorme tra pagamenti e impegni di spesa. Terzo, si preferisce che gli stanziamenti non erogati nell’esercizio finanziario corrente vengano trasferiti immediatamente. Ad ogni modo, circa 4,9 miliardi di euro saranno nuovamente fatti confluire nei forzieri dei ministeri delle Finanze degli Stati membri. Il Parlamento si rallegra vivamente di essere riuscito a persuadere la Commissione a promettere un riporto di 700 milioni di euro a favore dello sviluppo rurale. Crediamo inoltre che, per affrontare le questioni che ci attendono nel prossimo esercizio finanziario, saranno estremamente utili sia le dichiarazioni congiunte vincolanti a favore di una semplificazione della procedura e per accelerare l’attuazione dei programmi dei Fondi strutturali, sia la promessa di stanziare tempestivamente ulteriori fondi per i pagamenti, qualora dovessero essere necessari.

Ci attendono problemi di non poco conto. L’impatto della crisi finanziaria e le sue ripercussioni sull’economia reale si sentiranno in tutti gli Stati membri. Il Parlamento è assolutamente pronto a liberare fondi per la creazione di posti di lavoro, per la loro conservazione o per favorire la ripresa dell’economia, a complemento dei vari strumenti già a disposizione dell’Unione europea. Siamo disposti a fare tutto ciò che è necessario il più rapidamente possibile – certo, senza procedere indiscriminatamente, ma in presenza di indicazioni chiare sui progetti da finanziare e sulla loro adeguatezza nessuno sarà lasciato indietro.

Inoltre, il Parlamento è pronto per una revisione dei programmi finanziari a medio termine. Tuttavia, il Consiglio deve prima raggiungere una posizione comune.

Effettivamente, domani si terranno le votazioni in seconda lettura, ma ho la vaga sensazione che ciò che voteremo non sarà molto più di un quadro di bilancio. Le integrazioni necessarie emergeranno a poco a poco nel corso dell’anno.

 
  
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  Janusz Lewandowski, relatore. − (PL) Signora Presidente, la seconda lettura del bilancio delle istituzioni europee sarà, in linea di principio, una ripetizione della prima lettura e sta a me illustrarne il motivo.

Nel caso del Consiglio, rispettiamo il gentelmen’s agreement e apprezziamo la moderazione del Consiglio in termini di spesa di bilancio per il 2009, prendendo altresì atto della necessità di ulteriori risorse per il gruppo di riflessione. Nel caso delle altre istituzioni, bisogna notare che le accresciute esigenze di fondi della Corte dei conti sono dovute agli anticipi per la nuova sede (in ultima analisi, il metodo adottato per il suo finanziamento sarà efficiente in termini di costi per i contribuenti europei) e, nel caso della Corte di giustizia europea saranno, invece, necessari fondi per la nuova procedura d’urgenza, che richiede l’assunzione di ulteriore personale.

Per quanto concerne il Parlamento europeo, quest’anno è stato testato il progetto pilota con risultati incoraggianti, grazie all’eccellente collaborazione dei servizi amministrativi del Parlamento, e per questo desidero ringraziare personalmente il segretario generale Rømer. Si è trattato di un test per nulla insignificante, poiché il 2009 sarà un anno speciale per il Parlamento europeo a causa delle elezioni imminenti, della necessità di finanziamenti per la campagna elettorale, delle norme del tutto nuove riguardanti lo status dei parlamentari europei, nonché la maggiore trasparenza in merito ai fondi pensionistici e le nuove regole per l’ingaggio e il finanziamento di assistenti. La decisione di affrontare lo status dei parlamentari europei e la questione degli assistenti costituisce una buona notizia in un anno elettorale.

Naturalmente, ciò comporta costi aggiuntivi per il bilancio del Parlamento europeo. Ciononostante, ci siamo impegnati e siamo riusciti raggiungere un obiettivo per il quale abbiamo operato per anni, vale a dire, garantire che, indipendentemente dalle esigenze specifiche del Parlamento europeo, il suo bilancio non superi il 20 per cento della spesa amministrativa dell’Unione europea. In definitiva, sembra che la votazione di giovedì sarà breve, grazie all’atteggiamento positivo dei coordinatori e all’eccellente spirito di collaborazione che ha animato il segretariato generale del Parlamento europeo, e desidero citare nello specifico Marianna Pari e Richard Wester. Sono queste le persone che meritano di essere citate in tali occasioni.

 
  
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  Dalia Grybauskaitė, membro della Commissione. − (EN) Signora Presidente, desidero porre in evidenza che i negoziati per il bilancio dell’esercizio 2009 sono stati mirati, importanti e difficili come mai in passato. Questo bilancio pone l’accento principalmente su crescita e occupazione. Quest’anno, la formazione del bilancio si è anche soffermata sul finanziamento di uno strumento di aiuto alimentare, destinato ai paesi in via di sviluppo. Assieme siamo riusciti a trovare un accordo equilibrato che garantisce un miliardo di euro a tale scopo.

Ma dotarsi di un bilancio non è sufficiente. Dobbiamo anche provvedere a una sua opportuna esecuzione in base a una tempistica adeguata. In tal senso, considerando che la coesione è un fattore cruciale per incentivare la crescita economica, il Parlamento ha posto l’accento sull’importanza di un’efficace esecuzione del bilancio e sulla necessità di porre in essere miglioramenti e semplificazioni. Lo abbiamo stabilito nel corso dei negoziati. La Commissione condivide questo obiettivo e il 26 novembre ha presentato delle proposte per accelerare e semplificare la gestione dei Fondi strutturali.

La settimana scorsa il Consiglio europeo ha appoggiato la nostra impostazione e, pertanto, auspico che le modifiche da apportare agli atti giuridici interessati saranno concordate senza intoppi.

Guardando avanti al futuro prossimo, dobbiamo tutti riconoscere che presto dovremo affrontare nuove sfide per superare la crisi finanziaria ed economica in Europa. Il piano presentato dalla Commissione per la ripresa dell’economia europea comprende elementi che l’anno prossimo avranno un impatto sul bilancio comunitario. Il Consiglio europeo ha dato il proprio appoggio al piano di ripresa la scorsa settimana. La Commissione ha dunque presentato una proposta di revisione del quadro finanziario pluriennale in base all’accordo interistituzionale.

Sarà necessaria l’approvazione sia del Parlamento che del Consiglio nei mesi a venire e, come di consueto, conto sullo spirito di collaborazione, specie da parte del Parlamento

In conclusione, desidero ricordare che i negoziati per il bilancio 2009 hanno reso necessari dei compromessi da parte di tutti, dimostrando altresì che i risultati migliori possono essere raggiunti grazie a uno spirito di equa collaborazione tra le diverse istituzioni. Ciò non sarebbe stato possibile senza il ruolo costruttivo e responsabile del Parlamento per tutta la durata del processo negoziale. Desidero, inoltre, porre in evidenza il ruolo cruciale della presidenza nell’affrontare le posizioni degli Stati membri.

Infine, consentitemi di esprimere la mia gratitudine all’équipe del Parlamento responsabile dei negoziati, in particolare il presidente Borg, ai relatori del 2009, all’onorevole Haug per l’impostazione innovativa di quest’anno, all’onorevole Lewandowski e anche a tutti i coordinatori politici della commissione per i bilanci, per la notevole assistenza fornita a Commissione e Parlamento.

Auguro a tutti noi una votazione positiva per domani e un anno nuovo migliore delle nostre aspettative.

 
  
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  László Surján, a nome del gruppo PPE-DE. – (HU) Abbiamo tutti udito le difficoltà cui si è dovuto fare fronte. Ritengo che, con la leadership dell’onorevole Haug, abbiamo risolto efficacemente tali problematiche e le dobbiamo dei ringraziamenti per il suo operato, nonché per il fatto che ciascun gruppo politico è in grado di riconoscersi in questo bilancio.

La redazione di un bilancio è un esercizio politico espresso in cifre. Qual è il messaggio che il gruppo PPE-DE ravvisa in questo bilancio? A nostro parere dobbiamo garantire ai cittadini europei maggiore sicurezza, e l’Unione europea è sia disponibile che in grado di farlo. Circa un terzo del bilancio è dedicato a voci che aumentano la percezione della sicurezza. Gli emendamenti presentati dal gruppo del Partito popolare europeo (Democratici-cristiani) e dei Democratici europei hanno incrementato il bilancio di circa 1 miliardo di euro, aumentandone così la portata; mi riferisco a fondi per il sostegno alle piccole imprese, al mantenimento dei posti di lavoro e alla creazione di nuovi posti laddove possibile, allo sviluppo delle regioni depresse, alla sicurezza energetica e alla pianificazione di progetti quali Nabucco. Tuttavia, anche la sicurezza alimentare è molto importante, specie di questi tempi, come anche la difesa dei confini della zona Schengen e la prevenzione dell’immigrazione clandestina.

Naturalmente, per quanto positivo, questo bilancio è lungi dall’essere perfetto. Alcune delle sue lacune sono imputabili agli stessi Stati membri. E’ inaccettabile che questi non utilizzino le risorse che l’Unione europea mette a loro disposizione, e che miliardi di euro giacciano inutilizzati nei forzieri dell’Unione europea. Alcuni Stati membri introducono ostacoli aggiuntivi, rendendo l’accesso alle gare d’appalto più difficile rispetto a quanto richiesto dalla stessa Europa. Gli sforzi della Commissione volti a semplificare tali procedure sono lodevoli, ma non dobbiamo consentire agli Stati membri di creare effetti, oppure operare modifiche, che vanno nella direzione opposta.

Tuttavia, la responsabilità non ricade esclusivamente sugli Stati membri. L’Unione europea è incapace di rispondere rapidamente alle sfide di un mondo in trasformazione. Abbiamo, sì, risolto il problema degli aiuti alimentari, ma solo a costo di accese discussioni. E ora che dovremmo andare avanti, ci troviamo di fronte alla difficoltà di dover anche gestire la crisi economica. Credo che nel futuro prossimo, ossia nel corso del prossimo anno, dovremo attuare delle semplificazioni notevoli, sia all’interno dei quadri esistenti, sia nell’interesse di una maggiore flessibilità. Ringrazio dell’attenzione porgo a tutti l’augurio di un buon bilancio.

 
  
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  Catherine Guy-Quint, a nome del gruppo PSE.(FR) Signora Presidente, signora Commissario, consentitemi di rilevare l’assenza del Consiglio, nonché – fatto finora inedito – l’approccio innovativo della presidenza francese che ci onora, appunto, con la sua assenza. Desidero dire all’amica onorevole Haupt, la quale ha ascritto il suo mancato incontro con la presidenza francese a un atteggiamento di disprezzo, che l’assenza odierna del Consiglio dimostra proprio il disprezzo di questa presidenza, ovvero dei suoi ministri, nei confronti del bilancio dell’Unione europea.

Non ritornerò sulla proposta dei relatori, ma desidero soffermarmi su alcune osservazioni. Anche quest’anno debbo notare che il bilancio è inadeguato e il quadro finanziario pluriennale è inadatto. Riscontriamo una mancanza di finanziamenti per le politiche a favore della ripresa economica, della ricerca, dell’apprendimento permanente, delle reti, nonché aiuti alle piccole e medie imprese e microimprese. Attuare la politica di solidarietà territoriale è difficile, in particolare nel caso dei Fondi di coesione, e pertanto miliardi di euro giacciono inutilizzati negli stanziamenti di pagamento. Troppi fondi vengono destinati all’agricoltura di mercato, lasciando dei margini inutilizzati a causa delle basi giuridiche che vietano l’assunzione di nuovi impegni. Vi sono difficoltà anche nell’utilizzo di fondi accantonati per sviluppo rurale e ambiente. Il denaro viene disperso in politiche giudiziarie e di sicurezza, settori, questi, distanti dagli impegni pubblici del Consiglio, e le politiche per la cittadinanza e l’informazione sono praticamente prive di dotazioni e non consentono una comunicazione effettiva con i cittadini europei.

Infine, le promesse circa l’azione esterna sono il culmine della mancanza di realismo. Le esigenze si accumulano continuamente, i conflitti e la povertà divampano in tutto il mondo – Somalia, Darfur, Asia, tifoni, cicloni, fame, guerra in Palestina, nel Kosovo e ora anche nella Georgia - e le risorse destinate non cambiano. Ogni anno questa missione impossibile lo diventa sempre più.

Solo la creazione di un fondo da un miliardo di euro, essenziale per tentare di far riprendere l’agricoltura di sussistenza nei paesi più poveri, ha acceso un barlume di speranza. Confidando nelle prospettive finanziarie, auspicavamo di poter continuare ad attuare le politiche tradizionali, trovando nei margini disponibili fondi a sufficienza per rispondere all’attuale emergenza, così diversa, cui dobbiamo aggiungere la lotta ai cambiamenti climatici. Ciò significava tralasciare il fatto che l’accordo di bilancio viene negoziato con il Consiglio. O forse, dovrei dire con i 27 governi degli Stati membri, i quali in aggiunta ai problemi abituali stanno ora affrontando la crisi finanziaria che minaccia l’economia europea nel suo insieme, ma che viene percepita come 27 diverse crisi di bilancio nazionali.

Ecco perché siamo costretti ad adottare un bilancio che non risponde alle aspettative dei parlamentari, un bilancio in cui il divario tra impegni e pagamenti conduce a timori crescenti per la sincerità della procedura di bilancio. Il desiderio di contribuire il meno possibile al reddito dell’Unione europea induce gli Stati membri ad adottare delle posizioni semplicistiche e sterili. Innanzi tutto, mantengono i pagamenti al minimo, con stanziamenti di pagamento inferiori allo 0,9 per cento del PIL, poi si assumono impegni che successivamente non vengono monitorati, e non agevolano l’attuazione delle politiche europee nei propri paesi al fine di evitare di dover affrontare il cofinanziamento, consentendo così agli stanziamenti inutilizzati di rientrare nei forzieri di ciascun Stato.

In effetti, le consuete politiche dell’Unione europea continuano a essere attuate al meglio. La Commissione sta ponendo in atto azioni innovative, spesso promosse dai nostri progetti pilota, nonché azioni preparatorie. Il bilancio europeo si caratterizza per le molte promesse in ogni ambito, senza tuttavia investire fondi sufficienti nelle procedure attuative, con la complicità di ciascuno degli Stati membri.

Ancora una volta, dobbiamo affrontare due sfide urgenti quest’anno. La prima consiste nella lotta ai cambiamenti climatici. In questo caso le conclusioni del Consiglio sono modeste, ma almeno sono state elaborate: quest’anno si debbono fare degli investimenti, che saranno incrementati nel 2010. La seconda è data dai 200 miliardi di euro che sono stati annunciati per la ripresa economica. Di questi, solo 5 miliardi di euro sono necessari per nuovi investimenti. Le prospettive finanziarie devono, pertanto, essere riviste in qualche misura.

Ieri il presidente in carica del Consiglio ha annunciato a tutti noi di aver preso atto della necessità di tale revisione, tuttavia il Consiglio riferisce che essa è stata bloccata. Qual è, dunque, la situazione? Noi del gruppo socialista al Parlamento europeo siamo pronti.

In conclusione, dobbiamo assolutamente cambiare rotta, poiché l’Europa politica sta andando in frantumi davanti ai nostri occhi. E’ giunto il momento di rivedere le prospettive finanziarie in modo da ripristinare un pareggio tra entrate e uscite dell’Unione europea, per sconsacrare delle politiche immutabili e finanziare delle politiche dinamiche, che possano effettivamente soddisfare le esigenze dei popoli di tutto il mondo.

Infine, desidero augurare buona fortuna alla Commissione. Sta a voi attuare questo bilancio con rigore, senza disperdere un solo euro. Sta a voi dimostrare in modo convincente agli Stati scettici il valore aggiunto che l’Unione europea rappresenta, sia politicamente che dal punto di vista del bilancio.

(Applausi)

 
  
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  Anne E. Jensen, a nome del gruppo ALDE.(DA) Signora Presidente, desidero esordire ringraziando i due relatori, l’onorevole Haug e l’onorevole Lewandowski, per aver lavorato al bilancio con grande competenza e professionalità. Ringrazio anche il nostro presidente, l’onorevole Böge, e il commissario Grybauskaité, entrambi molto abili nel trovare soluzioni. Il bilancio, naturalmente, è estremamente rigido, così come il quadro di bilancio. Non stiamo semplicemente spostando fondi non spesi dal quadro di bilancio agricolo verso altri settori del bilancio e, di recente, la Commissione sembra voler sistematicamente sfidare tale flessibilità – tale rigidità. Non dobbiamo ripagare questi sforzi con l’ingratitudine. Ritengo che sia positivo trovare nuove strade e desidero affermare che il gruppo dell’Alleanza dei Democratici e dei Liberali per l’Europa appoggia con vigore questo bilancio, nonché la soluzione individuata per lo strumento alimentare, ovvero il miliardo destinato alla produzione di cibo nei paesi in via di sviluppo. Siamo particolarmente lieti del fatto che sia stato possibile giungere a una soluzione senza richiedere ampi tagli in altri programmi, reperendo i fondi nello strumento di flessibilità e nella riserva per gli aiuti urgenti.

Sono lieta anche delle parole del commissario, tese a rassicurarci che la Commissione ha tutte le intenzioni di esaminare i programmi dei Fondi strutturali nell’intento di semplificarli. Nei prossimi anni ci attende il compito storico di garantire che nei nuovi Stati membri si verifichi lo sviluppo necessario. A mio avviso questo è l’aspetto più importante del bilancio dell’Unione europea.

Naturalmente, nel corso dei lavori abbiamo denunciato la mancanza nel bilancio di iniziative relative all’energia e in extremis è giunto un memorandum, alla vigilia della crisi finanziaria, secondo il quale anche il bilancio dell’Unione europea deve essere utilizzato allo scopo di far ripartire la crescita economica. Abbiamo proposto cinque miliardi per diverse iniziative nel settore dell’energia e voglio dichiarare a nome del mio gruppo che siamo disposti a trovare una soluzione, siamo disposti a reperire dei fondi e a lavorare con tempestività, ma se dovremo analizzare i singoli programmi – più fondi per la rete trans europeo dell’energia (RTE-E), per i programmi di ricerca, per il CIP, vale a dire per programmi che conosciamo bene – dovremmo anche disporre del tempo necessario per assicurarci di farlo in modo valido e sensato. Tuttavia, mi attendo una collaborazione costruttiva su tali questioni e desidero ringraziare la Commissione per l’iniziativa. E’ forse peccato che sia giunta così tardivamente, ma saremo lieti di lavorare in modo costruttivo in questo ambito.

 
  
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  Helga Trüpel, a nome del gruppo Verts/ALE. – (DE) Signora Presidente, signora Commissario, onorevoli colleghi, il bilancio 2009 non è niente di meno, ma neanche niente di più, di un compromesso. E non c’è da nulla di cui meravigliarsi, come abbiamo appena udito. Le prospettive finanziarie non consentono grandi slanci e, allo stato attuale, la struttura del bilancio europeo è troppo rigida e troppo poco flessibile.

Tuttavia, il bilancio 2009 invia dei segnali importanti. Ad esempio siamo riusciti a destinare 1 miliardo di euro in più agli aiuti alimentari – destinati agli ultimi tra i poveri – e auspichiamo anche che tali fondi finanzino una politica agricola sostenibile nei paesi più poveri. Spenderemo un po’ di più per le piccole e medie imprese – fatto molto importante per lo sviluppo economico – e anche qualcosa in più in materia di cambiamenti climatici.

Tuttavia, sono necessarie delle nuove priorità. Serve una revisione del bilancio europeo, e desidero rivolgere questo mio intervento soprattutto agli Stati membri, compreso il governo del mio paese, la Germania. Dobbiamo rispondere alla crisi nel breve periodo, ma naturalmente anche a lungo termine. Certamente, il bilancio europeo non può sostituirsi ai bilanci nazionali o al processo decisionale delle politiche nazionali, ma chiunque non si adatti alle crisi è destinato a fallire.

Di recente, ho assistito a una conferenza stampa televisiva in cui l’amministratore della General Motors si è rivolto al Congresso degli Stati Uniti per ottenere ulteriori prestiti, sostenendo: “Dobbiamo costruire nuove macchine verdi, dobbiamo investire in tecnologie ecologiche”. Aveva ragione. Sfortunatamente, però, è giunto tardi a tale conclusione e le scorte di autocarri si stanno accumulando. E’ vero che la nostra economia richiede una ristrutturazione. L’Europa deve produrre nuovi prodotti ecologici e ad alto contenuto tecnologico, se vogliamo riscontrare un successo economico nei prossimi anni, sia nel mercato interno che in quelli mondiali.

Dobbiamo ridurre le emissioni in modo significativo. Dobbiamo contrastare la nostra dipendenza dal petrolio. Dobbiamo investire di più nelle energie rinnovabili e molto di più nella ricerca. In questo modo si creeranno le opportunità per prodotti nuovi e quindi anche per nuovi posti di lavoro. Dobbiamo certamente modificare la nostra politica agricola, che deve essere collegata alla produzione di fonti di energia verdi. Anche questo porrà a disposizione degli agricoltori europei delle nuove opportunità.

Inoltre, dobbiamo spendere di più in aiuti allo sviluppo nella piena consapevolezza del problema. Non si tratta, infatti, di fare la carità, bensì di attuare una politica intelligente e strategica per l’introduzione del libero commercio in tutto il mondo e per sviluppare davvero un approccio strategico che possa ridurre il divario esistente a livello mondiale in termini di sviluppo. Dobbiamo anche renderci conto che è necessario collegare la crescita con la tutela dell’ambiente e la lotta ai cambiamenti climatici. Abbiamo bisogno di un nuovo modello per pensare alla crescita, non solo in Europa, ma anche nelle economie emergenti quali India e Cina e, ben inteso, anche negli Stati Uniti.

Ci auguriamo che la nuova amministrazione Obama porterà un cambiamento nel modo di pensare dell’America e a un ripensamento in merito al successore del protocollo di Kyoto. Tutto ciò deve essere presente anche nel bilancio europeo, ed è per questo motivo che sono necessarie nuove priorità. Dobbiamo rispondere all’interrogativo su dove reperire i finanziamenti necessari. Il mio gruppo – il gruppo Verde/Alleanza libera Europa – è del parere che siano necessarie ulteriori tasse ambientali. Il consumo di biossido di carbonio deve essere tassato e si devono finalmente introdurre tasse sul cherosene. Così facendo si alimenterà buona parte del bilancio europeo.

Tutto ciò che sentiamo da parte della Commissione – circa ogni due mesi – indica che le logiche interne dimostrano che abbiamo bisogno di una revisione del bilancio europeo per dimostrare ai cittadini che abbiamo compreso la situazione, che vogliamo cambiarla, che necessitiamo di nuove priorità, che vogliamo investire di più in ricerca e sviluppo e che abbiamo bisogno di nuove tecnologie di propulsione.

Naturalmente, dobbiamo anche fare più ricerca in questa direzione. E’ assolutamente inevitabile. Come abbiamo già avuto modo di discutere, i cereali vanno bene per la tavola, non per il serbatoio delle automobili – e l’Unione europea deve chiarire questo concetto. In un momento di crisi economica dobbiamo investire di più nell’istruzione – nel programma Erasmus Mundus per la mobilità degli studenti e per gli scambi universitari, e nell’apprendimento permanente. Si tratta dell’unico modo di dare ai giovani europei delle nuove opportunità nei mercati mondiali del futuro, anche a livello personale.

Dobbiamo investire di più nella diversità culturale – la vera ricchezza dell’Unione europea – e i cittadini ci ringrazieranno quando vedranno che i fondi europei raggiungono effettivamente le aree locali. Se vogliamo comportarci in modo responsabile dobbiamo anche fare di più nel settore della politica estera preventiva, invece di limitarci a reagire quando è troppo tardi. Anche questo rientra nelle nostre responsabilità politiche. E’ importante agire per tempo; ed è per tale motivo che necessitiamo di maggiori risorse per lo strumento di stabilità.

In vista delle elezioni del prossimo giugno dobbiamo dimostrare all’opinione pubblica europea che abbiamo compreso la situazione, che non ci manca il coraggio e che siamo disposti a modificare la politica europea, compreso il bilancio europeo – con tutta la dovuta cautela. Auspico e credo che i cittadini lo apprezzeranno quando giungerà il momento di andare alle urne.

 
  
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  Wiesław Stefan Kuc, a nome del gruppo UEN. – (PL) Signora Presidente, mi rallegro del fatto che restino solo pochi emendamenti al bilancio. E’ difficile giudicare chi abbia ragione, e non scopriremo la verità prima della fine del 2009. E’ positivo che, in seguito all’approvazione del bilancio, saremo in grado di introdurre dei cambiamenti all’inizio dell’anno, come avviene regolarmente.

Ieri il presidente in carica del Consiglio Sarkozy, ha dichiarato che le discussioni non vertono tanto sui temi importanti, quanto sulle questioni di minore rilievo. Forse tale dichiarazione è equivalente a quella del commissario Grybauskaite, secondo cui dovremmo redigere un bilancio completamente diverso. Invece di limitarci a cambiare le singole voci dovremo garantire la loro maggiore integrazione.

L’attuale bilancio è frammentario, presenta una moltitudine di voci ed è di difficile lettura. La sua redazione è un processo molto lungo e suscita un grande dibattito. In effetti il bilancio rimane aggiornato solo per pochi giorni, o addirittura per poche ore. E’ accaduto con il bilancio 2008, quando le correzioni iniziali sono state introdotte nel corso della prima riunione della commissione per i bilanci. Sarebbe preferibile introdurre voci più generiche e definire gli scopi per cui le risorse possono essere utilizzate. Così facendo l’esecuzione del bilancio diventerebbe molto più flessibile, mentre la Commissione europea e lo stesso Parlamento disporrebbero di opportunità migliori, poiché potrebbero monitorare il modo in cui i fondi sono stati spesi per tutto il periodo di riferimento, rispondendo alle eventuali esigenze che dovessero insorgere.

Il recente aumento di fondi del Consiglio nel 2008, o la decisione di aumentare la disponibilità di bilancio per gli anni successivi di 200–250 miliardi di euro, dimostra che non ha senso discutere tutto l’anno i dettagli del bilancio per l’anno a venire.

 
  
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  Esko Seppänen, a nome del gruppo GUE/NGL. – (FI) Signora Presidente, signora Commissario, il totale degli stanziamenti di bilancio nel progetto di bilancio per l’anno prossimo è inferiore rispetto a tutti gli altri anni. Ci sarà abbastanza liquidità per i pagamenti, se restiamo fedeli alla politica di pagamenti adottata negli anni recenti. La Commissione non darà piena esecuzione al bilancio.

Ieri il Parlamento ha deciso di restituire agli Stati membri quasi cinque dei sei miliardi di euro che non sono stati utilizzati quest’anno per i pagamenti, malgrado fossero previsti nelle voci di spesa. Un miliardo è stato aggiunto al bilancio del prossimo anno per gli aiuti alimentari. Da quando la Commissione ha lanciato questa proposta, il prezzo dei prodotti alimentari è dimezzato, e l’Unione europea dovrà presto intervenire sulla propria produzione. Esiste un miliardo di persone nel mondo che muoiono di fame e gli aiuti naturalmente giungeranno in base alle necessità. Tuttavia, le argomentazioni a sostegno della proposta della Commissione sono diventate obsolete in soli sei mesi.

La settimana scorsa, la Commissione si è dedicata alle relazioni pubbliche e alla propaganda sulla formazione del bilancio, in modo da promuovere il suo programma di ripresa economica degli Stati membri. Un episodio di mistificazione e acrobazia di bilancio. Il contributo dell’Unione europea di cinque miliardi significa che i fondi sono stati spostati da un articolo a un’altro senza l’apporto di denaro fresco per gli scopi dell’Unione europea. Non si tratta di autentici provvedimenti per la ripresa volti a rimediare ai danni causati dalla globalizzazione. Abbiamo bisogno di un’azione forte come un potente farmaco per guarire dal male del cosiddetto denaro facile, e dobbiamo dire che l’Unione europea non sta mantenendo le promesse. La Commissione europea e il Consiglio dell’Unione europea non sono pronti a decidere azioni di questo genere.

 
  
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  Nils Lundgren, a nome del gruppo IND/DEM. (SV) Signora Presidente, come di consueto ci troviamo di fronte a un documento che costituisce un classico esempio di cesellatura parlamentare ad opera di coloro che hanno predisposto il bilancio. Nel contempo, ci troviamo in una situazione paradossale: stiamo facendo cose che non dovremmo fare. Infatti, stiamo discutendo come impiegare ulteriori risorse. Questo Parlamento non sta rispettando il mandato di rappresentare i contribuenti europei e non sta cercando di contenere le uscite. Non solo più di due terzi del denaro viene impegnato in voci che non riguardano il Parlamento, ma viene anche impiegato per scopi del tutto sbagliati. Le risorse continuano a essere destinate alla politica agricola, allo sviluppo rurale e alle politiche regionali, vale a dire settori che ricadono nelle responsabilità degli Stati membri e che dovrebbero essere coperti dai bilanci nazionali.

Si è giustamente detto molto sul fatto che il 2009 è un anno di crisi in Europa, negli Stati Uniti e in tutto il mondo e noi ci chiediamo: cosa dovremmo fare in questa sede? La mia risposta è che non possiamo fare nulla in questa sede. Gli Stati membri forse destinano il 40-45 per cento del loro bilancio per la spesa pubblica, di cui l’1 per cento giunge qui e viene impiegato per scopi errati. Con questo approccio ci stiamo emarginando con le nostre stesse mani. Grazie.

 
  
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  Sergej Kozlík (NI). – (SK) Desidero esprimere il mio apprezzamento per il testo della risoluzione sul bilancio dell’Unione europea per il 2009, presentato dalla commissione per i bilanci e dalla sua relatrice, l’onorevole Haug. La sua formulazione descrive in modo accurato ed esaustivo i rischi del bilancio europeo per il nuovo anno.

A mio parere, la questione principale ancora aperta è la disposizione di bilancio per l’impatto del piano dell’Unione europea per affrontare le conseguenze della crisi finanziaria. La portata e la direzione della crisi sono ancora questioni aperte. Le iniziative più importanti punteranno allo sviluppo sostenibile, alla crescita dell’occupazione, e al sostegno alle piccole e medie imprese, nonché agli aiuti per la coesione tra le regioni, un fattore cruciale per stimolare la crescita economica in Europa.

Per il 2009 possiamo attenderci una più rapida procedura per attingere alle risorse dai Fondi strutturali e di coesione, in particolare nei nuovi Stati membri. Pertanto è forse appropriato porre in evidenza l’obbligo delle autorità di bilancio di erogare i pagamenti aggiuntivi in modo puntuale. Una fonte potenziale di tali pagamenti potrebbe essere costituita dalla riserva di 7,7 miliardi di euro stanziati per il massimale dei pagamenti del quadro finanziario pluriennale. In un tale contesto, è essenziale adottare misure per la semplificazione dei meccanismi dei Fondi strutturali e di coesione, al fine di procedere al miglioramento della capacità degli Stati membri di attingere a essi.

 
  
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  Salvador Garriga Polledo (PPE-DE).(ES) Signora Presidente, signora Commissario, onorevoli colleghi, desidero esprimere un ringraziamento particolare al rappresentante della presidenza francese Sorel, che ha dato una prova esemplare di collaborazione con la commissione per i bilanci, partecipando a tutte le discussioni che si sono svolte.

L’operato del Parlamento nell’ambito del progetto di bilancio dell’Unione europea giunge, anche quest’anno, a una conclusione soddisfacente. Sono stati necessari diversi anni di esperienza di negoziati tra Commissione, Consiglio e Parlamento europeo. Siamo consapevoli dei limiti di ciascuna di queste istituzioni, e siamo riusciti a raggiungere un accordo sulle questioni di fondo, pertanto la votazione di domani può essere descritta come un successo istituzionale dell’Unione europea.

Tutti questi anni di conoscenza reciproca indicano, tuttavia, che l’accordo di quest’anno sulle questioni di fondo non è all’altezza di quanto dovremmo pretendere in circostanze normali.

Il problema è dato dal fatto che il progetto di bilancio è stato predisposto mesi fa, in marzo, o aprile, e pertanto non prende in considerazione l’enorme portata della crisi economica e finanziaria. E poiché anche gli Stati membri hanno fatto altrettanto, il fatto di non riuscire a pianificare in anticipo risulta essere un problema piuttosto diffuso.

La nostra procedura di bilancio è essenzialmente molto rigida e non consente di apportare correzioni in corso d’opera. Il Parlamento ha presentato alcune proposte in prima lettura con l’obiettivo specifico di contribuire alla ripresa economica e di fornire una rete di sicurezza ai cittadini, prevalentemente con gli emendamenti presentati dai gruppi PPE-DE e ALDE. Alcuni di questi sono stati adottati dal Consiglio, altri no.

Solo alla fine della procedura, dopo che la concertazione ha avuto luogo, il Consiglio e la Commissione propongono grandi idee su come utilizzare il bilancio dell’Unione europea per far partire nuovamente la crescita economica. Quando si uniscono improvvisazione e urgenza l’esito più probabile è la delusione.

Alla fine, la risposta alla crisi economica giungerà a livello nazionale, anziché sul piano comunitario. E il bilancio dell’Unione europea non sarà, temo, il potente strumento di politica economica che avrebbe dovuto essere.

Non riesco a comprendere perché, negli anni del boom economico, nel 2005-2006, le prospettive finanziarie approvate erano così ridotte e limitate da fare sì che la politica di bilancio non sia stata utilizzata quale strumento anticiclico.

Siamo paralizzati dai massimali annui e il quadro finanziario pluriennale è del tutto inutile in anni di crisi.

Vi propongo un’ultima riflessione. I due programmi comunitari più colpiti dall’accordo sulle prospettive finanziarie del 2006 – le reti transeuropee e lo sviluppo rurale – sono stati prescelti da Bruxelles per far ripartire la crescita economica.

Il mio quesito ora è: chi dobbiamo ritenere responsabile di averli ridimensionati così drasticamente nel 2006?

 
  
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  Göran Färm (PSE). - (SV) Signora Presidente, onorevoli colleghi, nelle mie vesti di relatore per il bilancio della commissione per l’industria, la ricerca e l’energia, devo dire che in commissione siamo giunti a un accordo sin dalle prime fasi, ancor prima dell’arrivo della crisi, sul fatto che si debba assegnare una priorità più elevata alle questioni inerenti il clima, ai provvedimenti in materia di energia e, in particolare, per le piccole e medie imprese. Siamo ora giunti alla stessa conclusione in commissione per i bilanci, e desidero ringraziare i relatori per la loro collaborazione eccezionale e costruttiva relativamente al bilancio di quest’anno. Desideriamo anche porre in evidenza la necessità di focalizzarci sugli investimenti per la crescita e le infrastrutture comuni.

Ho ascoltato poco fa l’intervento dell’onorevole Lundgren del gruppo Indipendenza/Democrazia e devo dire che ha completamente frainteso questo punto. Nessuno ritiene che il bilancio dell’Unione europea debba essere così ampio da minare gli sforzi tesi al miglioramento della situazione economica. Le azioni che dovremmo portare avanti riguardano ambiti comuni, che gli Stati membri non possono gestire a livello individuale: la costituzione di un mercato comune nell’Unione europea – un autentico mercato comune. Ora che abbiamo rimosso le barriere che ostacolavano il commercio, dobbiamo anche dotarci di infrastrutture comuni, in particolare un’infrastruttura energetica e progetti di ricerca comuni, affinché l’Unione europea possa assumere la leadership a livello mondiale. Naturalmente è di questo che stiamo parlando, e non di sottrarre qualcosa agli Stati membri.

Nel 1999 ho preso la parola per la prima volta in una discussione sul bilancio. Di cosa discutevamo allora? Degli stessi temi di oggi – occupazione, crescita, semplificazione e maggiore efficienza, maggiore flessibilità del bilancio per migliorare le capacità dell’Unione europea di reagire tempestivamente alle nuove sfide. Ahimè, stiamo ancora discutendo le tematiche di allora. Pertanto, l’iniziativa della Commissione relativamente al piano di ripresa economica è apprezzabile, ancorché sia stata predisposta affrettatamente.

Ad ogni modo, ritengo che il compito più importante cui dedicarci ora sia giungere a un cambiamento effettivo e stabile della politica di bilancio dell’Unione europea. I risultati del processo aperto di cooperazione della Commissione in materia di bilancio a lungo termine indicano di cosa si tratti: investimenti stabili e di lungo periodo in crescita, ambiente e politiche climatiche. Oltre tutto, ciò ci consentirà di sfuggire all’attuale situazione, che ci vede continuamente impegnati in una revisione del bilancio ad hoc. Abbiamo ora bisogno di una nuova struttura di bilancio a lungo termine. E’ questo il compito più importante che la Commissione può intraprendere ora. Grazie.

 
  
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  Nathalie Griesbeck (ALDE). (FR) Signora Presidente, signora Commissario, onorevoli colleghi, ancora una volta quest’anno la procedura di bilancio ha costretto il Parlamento a un duro negoziato sull’ammontare del bilancio 2009, nonché sulle priorità che ci siamo dati per raggiungere gli obiettivi in termini di crescita e occupazione nell’ambito di una politica economica ben programmata, ma anche nel contesto della crisi globale, nonché in termini di politica estera e delle politiche citate nella rubrica 3: “Cittadinanza, libertà, giustizia”.

Come abbiamo sempre sostenuto e ribadito, il quadro finanziario pluriennale è rigido e necessita assolutamente di una riforma fondamentale, poiché altrimenti in futuro esso ci consentirà ancor meno di oggi di affrontare le molteplici esigenze di un’Europa con 27 Stati membri.

In questo contesto, il bilancio che ci è stato proposto dai relatori è essenzialmente il migliore bilancio possibile, e sono estremamente lieta che il commissario stamane abbia annunciato il raggiungimento di un accordo per la revisione del quadro pluriennale. Mi rallegro della costante presenza qui tra noi del commissario stesso e mi rammarico dell’assenza del ministro del Bilancio, annunciata brevemente sul display elettronico all’inizio della seduta. Evidentemente, il ministro non ha ritenuto opportuno unirsi a noi.

Per quanto concerne il bilancio, sono molto lieta degli sforzi posti in essere a favore di linee di bilancio per la lotta contro il riscaldamento globale, per il sostegno alle piccole e medie imprese, per affrontare la dipendenza energetica, nonché dei provvedimenti adottati per un’Europa più umana e umanistica, meglio attrezzata per confrontare le sfide fondamentali delle politiche relative all’immigrazione.

Desidero, tuttavia, dare voce ai miei timori per gli stanziamenti assegnati allo sviluppo rurale ed esprimere nuovamente una nota di biasimo per l’accento posto sulla politica a favore dei territori rurali.

Molte grazie all’onorevole Haug, alla sua équipe, all’onorevole Lewandowski e al presidente della commissione per i bilanci.

 
  
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  Zbigniew Krzysztof Kuźmiuk (UEN). – (PL) Signora Presidente, desidero portare l’attenzione su tre tematiche di questa discussione.

In tempi di crisi finanziaria sempre più profonda e, pertanto, di crisi economica nell’Unione europea, questo bilancio è straordinariamente ridotto. Impegni che ammontano a poco più dell’1 per cento del prodotto nazionale lordo, pagamenti pari allo 0,9 per cento e, soprattutto, il margine di 3,2 miliardi di euro attestano come gli Stati membri maggiori non intendano finanziare gli obiettivi più importanti dell’Unione europea.

In secondo luogo, l’Unione europea assume con grande facilità impegni non previsti nelle prospettive finanziarie. In tempi recenti, un ulteriore miliardo di euro è stato destinato alla prevenzione delle carestie nel Terzo mondo, mentre 0,5 miliardi di euro sono stati impegnati per contribuire agli sforzi per la ricostruzione in Georgia. Tale esborso, del tutto giustificato, dovrà essere finanziato a spese di altre attività importanti in cui l’Unione europea si era impegnata in precedenza.

Infine, in termini degli sforzi per superare la crisi economica, i singoli Stati membri, specie quelli meno ricchi, come la Polonia, hanno riposto le loro speranze nel finanziamento anticipato dei progetti utilizzando i Fondi strutturali. Mi auguro che questo bilancio eccezionalmente modesto ci consentirà, comunque, di finanziare in questo modo grandi progetti di investimenti.

 
  
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  Pedro Guerreiro (GUE/NGL).(PT) Come abbiamo evidenziato in ottobre, il bilancio dell’Unione europea per il 2009 doveva caratterizzarsi per la combinazione di misure politiche e linee di bilancio atte a rispondere in modo efficace al peggioramento della crisi economica.

Tuttavia, invece di aumentare i fondi, indirizzandoli verso la promozione della coesione economica e sociale e il miglioramento del potere d’acquisto dei lavoratori, il bilancio dell’Unione europea per il 2009 riduce i pagamenti a un livello senza precedenti (4 miliardi di euro in meno rispetto alla somma prevista nel bilancio 2008). Essi sono addirittura inferiori alla somma prevista nel quadro finanziario pluriennale 2007-2013, che già di per sé è del tutto inadeguato. In termini relativi, si tratta del bilancio dell’Unione europea più esiguo dai tempi dell’adesione del Portogallo alla Comunità economica europea.

In apparenza, il bilancio UE proposto per il 2009 sostiene il piano europeo di ripresa economica e la cosiddetta solidarietà europea. In realtà la parola d’ordine di questo bilancio è ciascuno per sé, ovvero si prevedono politiche che aumenteranno ulteriormente le disparità tra i paesi economicamente più sviluppati e i paesi oggetto della politica di coesione.

Abbiamo urgentemente bisogno di provvedimenti di bilancio che forniscano un aiuto efficace alla piccola agricoltura e a quella a gestione familiare, all’industria della pesca, del tessile e dell’abbigliamento, alla cantieristica, alle microimprese e alle piccole e medie imprese. Tali provvedimenti dovrebbero difendere i settori produttivi nei vari Stati membri, in particolare nei paesi oggetto della politica di coesione, i posti di lavoro tutelati e livelli salariali dignitosi per i lavoratori.

 
  
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  Jeffrey Titford (IND/DEM). - (EN) Signora Presidente, il termine arroganza sorge spontaneo nella lettura di questa lunga relazione, poiché il testo ne è pervaso. Ad esempio, al paragrafo 25 ci si rammarica del fatto che i fondi disponibili “non consentano all’Unione europea di assumere il suo ruolo di attore globale”. Il medesimo paragrafo fa riferimento alla “capacità finanziaria dell’Unione europea di assumere il suo ruolo di partner mondiale” . Chi mai ha desiderato per l’Unione europea un tale ruolo? Perché una tale ipertrofia del senso dell’importanza dell’UE? Certamente nessuno nel mio paese ha ricevuto un solo voto favorevole allo sviluppo dell’Unione europea quale attore sulla scena mondiale. A noi è stato detto che si trattava di un mercato comune che avrebbe aumentato l’offerta di vino a basso costo e di vacanze piacevoli.

Noto, inoltre, che questo “attore globale” intende utilizzare il proprio marchio di fabbrica in tutte le comunicazioni con le masse e punta a una campagna di informazione massiccia per le elezioni del 2009. Tuttavia, “informazione” equivale qui a “lavaggio del cervello”, poiché l’Unione europe sicuramente intende proporsi come il più grande avanzamento per il genere umano dopo la penicillina, invece del più grottesco nemico della democrazia e della libertà di pensiero quale invece è realmente.

Questa arroganza si diffonde su tutto ciò con cui entra in contatto. Non vi è migliore esempio di ciò del recente trattamento indecoroso e irriverente riservato da parte di alcuni parlamentari al presidente Klaus, un capo di Stato, all’incontro che si è tenuto a Praga. Voglio dichiarare che l’Unione europea non ha assolutamente alcun mandato democratico per la costruzione di un impero delineata in questo bilancio.

 
  
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  Jean-Claude Martinez (NI).(FR) Signora Presidente, a Natale i bimbi ricevono macchinine rosse per giocare ai pompieri e le bambine delle bambole di Barbie per giocare a tutto ciò che desiderano.

Dal canto loro, la Commissione e il Consiglio dei ministri dispongono invece di un piccolo bilancio per giocare alla finanza pubblica. Stiamo giocando a preparare un pranzetto con questo bilancio: un tanto nel piatto di Galileo, un tanto per il Kosovo, un tanto per la Palestina. Ce n’è addirittura per la frutta nelle scuole.

Uno tsunami finanziario ed economico travolge l’industria automobilistica, il settore immobiliare, i servizi, e noi giocherelliamo con un bilancio di 116 miliardi di euro - l’equivalente del bilancio spagnolo per un totale di 42 o 45 milioni di cittadini, mentre l’Europa ha una popolazione di 400 milioni. Per non parlare del bilancio statunitense di 2 000 miliardi di euro.

Un intero continente sta per entrare in recessione mentre noi ci spartiamo poche briciole, e continuiamo a farfugliare a proposito della regola dell’1 per cento del prodotto interno lordo e dei deficit che non devono superare il 3 per cento.

Due sono le lezioni da trarre da tutto ciò. La prima è che quando non si è in grado di valutare correttamente l’evoluzione del prezzo del petrolio al barile, che cade da 100 a 40, mentre Goldman Sachs prevedeva che sarebbe giunto a 200, e quando non è possibile fare previsioni di pochi mesi, come si può pensare di avere un quadro finanziario pluriennale della durata di sette anni? Si tratta di un’assurdità scientifica.

La seconda lezione è la seguente: l’intera storia del bilancio dimostra che i massimali stabiliti per legge, la legge Gramm-Rudman-Hollings negli Stati Uniti, la regola dell’1 per cento del prodotto interno lordo sono, anch’esse, sciocchezze. La finanza pubblica si determina con l’empirismo, non con i dogmi. Necessitavamo di un piano di bilancio nel settore dell’energia per cambiare il clima economico, ovvero di un grande prestito europeo. Necessitavamo di riuscire a rompere con il passato, ma non siamo stati all’altezza di tali ambizioni.

 
  
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  Presidente. – Desidero ricordare a tutti gli onorevoli parlamentari di fare attenzione a non parlare troppo rapidamente poiché gli interpreti hanno difficoltà a tenere il passo.

 
  
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  Reimer Böge (PPE-DE). (DE) Signora Presidente, onorevoli colleghi, desidero esordire ringraziando i relatori, gli onorevoli Lewandowski e Haug, nonché i coordinatori, il personale del segretariato e il gruppo. Questi ultimi, in particolare, hanno sopportato un carico di lavoro che ha messo a dura prova le loro capacità, come avviene regolarmente ogni anno in questa occasione. Desidero, inoltre, ringraziare la presidenza francese per i negoziati positivi ed equi. Comprendo che la presidenza sarebbe stata pronta a spingersi oltre se la maggioranza del Consiglio glielo avesse concesso. Desidero anche porre in evidenza come la Commissione si sia impegnata in modo estremamente costruttivo nei negoziati. Signora Commissario – se mi consente di dirlo apertamente in questa sede – poiché siamo riusciti ad avere con lei un’ottima collaborazione, non avrei nulla da obiettare a una sua ricandidatura l’anno venturo.

Onorevoli colleghi, il bilancio 2009 è diviso in tre fasi. La prima sarà messa ai voti domani. Stiamo finanziando i bisogni di base dell’Unione europea con 133,7 miliardi di euro di impegni e 116 miliardi di euro di pagamenti, e siamo riusciti ad avviare lo strumento alimentare mediante un intervento di emergenza con un emendamento dell’accordo interistituzionale, l’utilizzo dello strumento di flessibilità e una ridistribuzione all’interno della rubrica 4. Che lo strumento sia stato avviato è positivo, ma deve essere chiarito che una revisione degli attuali strumenti di sviluppo, sia all’interno della sezione del bilancio dedicata alla cooperazione per lo sviluppo, che del Fondo europeo di sviluppo, sono necessari al fine di ottenere soluzioni e prospettive migliori nel lungo periodo, anche in vista della sicurezza dell’approvvigionamento alimentare nei paesi in via di sviluppo. Emergono altresì l’importanza cruciale e l’urgenza di una revisione di fondo, in particolare, della rubrica 4 – “L’UE come attore globale”.

La seconda parte dovrà essere discussa quando si farà sentire il beneficio pecuniario della dichiarazione adottata, ovvero l’accelerazione e semplificazione delle regole esistenti per i Fondi strutturali e per l’attuazione dello sviluppo rurale. Se ciascuno farà la sua parte nel primo trimestre, dovremmo sicuramente pervenire a dei bilanci suppletivi con degli incrementi dei pagamenti ai Fondi strutturali e fondi agricoli, che andranno anche a beneficio dello sviluppo economico. Se poi non riusciamo a superare 120 miliardi di euro di pagamenti nel corso dell’anno, dovranno esservi delle conseguenze amministrative e politiche. Qualunque alternativa sarebbe insostenibile.

Il terzo punto riguarda il pacchetto per la ripresa economica. Le cifre del bilancio UE di cui stiamo discutendo, naturalmente, tendono al ribasso, e pertanto desidero fare un paio di considerazioni in merito. La prima è che è giusto e cruciale che la Banca europea per gli investimenti venga coinvolta, ma nel lungo periodo non deve esserci un nuovo bilancio ombra al di fuori dal bilancio europeo – ciò sarebbe inaccettabile. La seconda è che siamo disposti a garantire la revisione proposta sulla base dei progetti giusti e delle procedure necessarie, anche in collegamento con la priorità di collegare le reti energetiche, nell’interesse della solidarietà sancita dal trattato di Lisbona, nell’ambito della politica energetica, e di portare la connettività a banda larga nelle zone rurali più svantaggiate – a integrazione di tutte le altre misure necessarie già previste.

 
  
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  Costas Botopoulos (PSE).(FR) Signora Presidente, signora Commissario, onorevoli colleghi, desidero innanzi tutto dichiarare che l’assenza del rappresentante del governo francese tra noi ci illustra l’altra faccia di una presidenza che in altre sedi è stata calorosamente apprezzata per i suoi successi politici. Questa faccia della presidenza, che non fa gioco di squadra con noi, è inoltre in forte contrasto con la reazione della nostra commissione e del nostro relatore, l’onorevole Haug, la quale, al contrario, ha partecipato con grande disponibilità alla stesura del bilancio.

(EL) Onorevoli colleghi, consentitemi di dichiarare che il bilancio in discussione quest’oggi, che verrà messo ai voti domani, presenta un successo, che deve solo essere attuato, e tre problematiche principali. Il successo, naturalmente, è che siamo riusciti, ancorché all’ultimo minuto, a prevedere gli aiuti alimentari nel bilancio. Questo era necessario e dimostra la consapevolezza da parte dell’Europa dei problemi attuali.

Tuttavia, rimangono le tre problematiche cui ho appena fatto riferimento:

Innanzi tutto questo bilancio, in un momento di crisi che – desidero ricordare all’Assemblea – non è sorta nel settembre 2008 come molti oratori hanno dichiarato, poiché se ne intravedevano le avvisaglie un anno fa, non risponde a tutte le difficili circostanze con cui dobbiamo confrontarci. Al contrario, è del tutto isolato dalla realtà. Abbiamo degli impegni molto esigui e non è nemmeno chiaro se saranno attuati. Il secondo problema (sollevato da diversi oratori) è quello sorto nei Fondi strutturali. E’incredibile che così tanto denaro sia tornato indietro dai Fondi strutturali previsti a bilancio l’anno scorso, e che non si stia facendo nulla per garantire che il problema verrà risolto per lo meno nel prossimo anno. L’intero sistema necessita di una revisione. Il terzo problema è dato dai dubbi che nutriamo rispetto agli aiuti economici, i famosi 200 miliardi, 30 dei quali provenienti dal bilancio comunitario. Sfortunatamente, anche in questo caso non si ha evidenza del fatto che tali fondi saranno reperiti. E invece dobbiamo trovarli perché ne abbiamo bisogno.

 
  
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  Jan Mulder (ALDE). - (NL) Signora Presidente, anch’io desidero esordire ringraziando tutte le persone coinvolte per il ruolo svolto nella procedura di bilancio di quest’anno. Anche quest’anno siamo riusciti a predisporre un bilancio. Il consueto rituale – sotto forma di una riunione della durata di un giorno – si è nuovamente consumato in Consiglio.

Mi colpisce molto costatare l’importanza che taluni gruppi assegnano a una certa percentuale di crediti per i pagamenti. Non comprendo l’importanza di fissarli a 0,88, 0,92 oppure a 0,9. Ciò che conta è che siano adeguati. Per quanto ne sappiamo, il prodotto interno lordo potrebbe calare l’anno prossimo, nel qual caso sarebbero più elevati dello 0,9 ora concordato. I diversi gruppi parlamentari ne sarebbero soddisfatti? Non riesco a comprendere tutto questo. Le percentuali dei pagamenti devono essere adeguate, non maggiori o minori. Se la situazione dovesse volgere al peggio si potrebbe predisporre un bilancio suppletivo più avanti nel corso dell’anno.

Esiste un progetto esplorativo, che desidero portare alla vostra attenzione, nell’ambito del quale si sta svolgendo un’indagine per giustificare le indennità dopo il 2013. Esorto la Commissione a prenderne nota, poiché se dovremo discuterne l’anno prossimo, a mio avviso è importante sapere perché si elargiscono tali indennità. Si tratta o meno di veri e propri pagamenti per servizi prestati?

 
  
  

PRESIDENZA DELL’ ON. SIWIEC
Vicepresidente

 
  
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  Seán Ó Neachtain (UEN). – (GA) Signor Presidente, accolgo favorevolmente le raccomandazioni del progetto di bilancio dell’Unione europea per il prossimo anno. Sono particolarmente lieto della raccomandazione prevista per il processo di pace dell’Irlanda del Nord, con un sostegno finanziario per il programma PEACE III e per il Fondo internazionale per l’Irlanda.

Inoltre, mi rallegro del sostegno finanziario previsto nel bilancio per il processo di pace nelle regioni balcaniche e in Palestina. L’Unione europea contribuirà anche alla ricostruzione della Georgia, dimostrando così di essere l’attore principale nei processi di pace in tutto il mondo. L’UE sostiene finanziariamente anche i paesi più poveri, e stiamo tentando di preservare questa tradizione. L’Unione europea deve posizionarsi in prima fila nell’attuazione degli obiettivi di sviluppo del Millennio entro il 2015.

 
  
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  Søren Bo Søndergaard (GUE/NGL). - (DA) Signor Presidente, uno dei compiti di base di un parlamento consiste nella disamina delle finanze. Naturalmente, ciò richiede che il parlamento abbia la possibilità di ispezionare le varie voci di bilancio. Pertanto, la posizione di chiusura del Consiglio rispetto al Parlamento è del tutto inaccettabile. Oggi abbiamo udito che la presidenza francese non ha dato risposta ai tentativi di dialogo da parte dei relatori del Parlamento che si sono occupati del bilancio 2009. In qualità di relatore della commissione per il controllo dei bilanci per la concessione degli scarichi del Consiglio nel 2007, posso aggiungere che il Consiglio si è dimostrato analogamente indisponibile nei miei confronti. Pertanto, il Consiglio non è solo chiuso rispetto al futuro, ma anche rispetto al passato. Non è un problema della sola presidenza francese, è un problema del Consiglio in generale. Per tutta risposta il Consiglio fa riferimento al cosiddetto gentlemen’s agreement, del 1970, tra Consiglio e Parlamento. Ho sentito bene? 1970? In quei tempi l’Unione europea si chiamava ancora Comunità europea, i paesi membri erano una manciata e il Parlamento non era eletto, bensì veniva nominato. Il gentlemen’s agreement appartiene al passato e non ha più alcuna valenza oggi. Come Parlamento dobbiamo pretendere apertura, pieno accesso alle informazioni e collaborazione da parte del Consiglio.

 
  
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  Patrick Louis (IND/DEM).(FR) Signor Presidente, onorevoli colleghi, per il quattordicesimo anno consecutivo la Corte dei conti europea si è rifiutata di approvare il bilancio dell’UE.

Sebbene le procedure contabili della Commissione siano state lodate dalla Corte – un fatto di per sé non particolarmente rilevante – dobbiamo notare che solo l’8 per cento della contabilità dell’Unione europea è stata regolarmente approvata. In presenza di risultati del genere, appare evidente che nessuna impresa privata potrebbe sopravvivere indenne a tali critiche. Significa, infatti, che il 92 per cento del bilancio europeo – vale a dire più di 100 miliardi di euro – è caratterizzato da un eccesso di irregolarità e contraddizioni.

Ho appena citato i dati della relazione della Corte dei conti. Tali irregolarità sono accompagnate da diverse azioni irresponsabili. Se pensiamo, ad esempio, che un’agenzia di comunicazione prevede un budget di 15,4 milioni di euro per lanciare nello spazio un’urna recante la scritta “Si può votare ovunque”, è facile comprendere che i cittadini abbiano motivo di sentirsi presi in giro.

Nell’attuale clima, in cui famiglie e Stati membri devono stringere la cinghia, in un momento in cui la Francia contribuisce al bilancio europeo per un ammontare netto di 7 miliardi di euro, dobbiamo smettere di prendere i contribuenti francesi ed europei per una sorta di Babbo Natale dell’Unione europea, poiché a giugno li vedremo trasformarsi piuttosto in un “babau”.

 
  
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  Andreas Mölzer (NI).(DE) Signor Presidente, mentre ripeteva incessantemente il dogma del mercato che si sa regolare da sé, l’Unione europea non ha solo omesso di prevedere limiti chiari, di stabilire delle regole e di svolgere una funzione di vigilanza, ma ha anche fallito a più riprese nel tentativo di svincolarsi dai mercati finanziari degli Stati Uniti. Così facendo, ha trascurato i propri obblighi di tutelare i cittadini europei dalle conseguenze negative della globalizzazione.

Per anni ci è stato detto che non c’erano fondi per il sociale e la sanità, pur tuttavia milioni e milioni di euro sono stati sperperati in progetti prestigiosi – come ad esempio l’Agenzia dell’Unione europea per i diritti fondamentali, il cui bilancio è stato quasi quadruplicato, a dispetto delle critiche importanti provenienti dalla Corte dei conti. Ora, in un momento in cui i cittadini si sentono nuovamente delusi dall’UE, minacciati come sono dalla disoccupazione di massa, Bruxelles decide di dotarsi di un pacchetto per la ripresa economica che ammonta 200 miliardi di euro e che, a mio parere, non è altro che un tentativo di mistificazione.

In ultima analisi, la quantità di risorse mobilitate sarà probabilmente meno rilevante dell’adeguatezza delle misure approvate.

 
  
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  Ville Itälä (PPE-DE). - (FI) Signor Presidente, desidero ringraziare i relatori, gli onorevoli Haug e Lewandowski, nonché i coordinatori, per il loro operato eccellente e di grande responsabilità. Ringrazio inoltre l’onorevole Böge, in qualità di presidente, al cui contributo vigoroso dobbiamo il fatto di aver raggiunto un traguardo così positivo.

Viviamo in tempi difficili. Una crisi economica è alle porte e dobbiamo riflettere sul modo in cui il Parlamento europeo possa inviare un segnale adeguato al grande pubblico. Sono grato al relatore, l’onorevole Lewandowski, per non aver utilizzato l’intero aumento del 20 per cento. Così facendo, ha dato prova del fatto che siamo consapevoli delle nostre responsabilità nei confronti dei contribuenti. Se consideriamo che l’anno prossimo è un anno di elezioni, e che avremo un nuovo Statuto dei deputati del Parlamento europeo, comprendiamo di aver affrontato un compito arduo e che il risultato finale è eccellente.

Desidero sollevare una questione a proposito della relazione dell’onorevole Haug, riguardo a una nuova rubrica del bilancio, quella della strategia per il Mar Baltico. Vi sono state delle discussioni in merito, e mi rallegro del fatto che sia stata presa una decisione, in quanto si tratta di un’opportunità: è un importante passo nella direzione di un miglioramento delle condizioni del Mar Baltico.

Mentre la Commissione predispone la propria strategia per il Mar Baltico, è importante che esista anche una rubrica a essa dedicata nel bilancio. Le strategie sono prive significato fintanto che esistono solo sulla carta, e quando la Commissione avrà completato il proprio operato, sarà certamente più facile per noi creare dei contenuti per la relativa rubrica.

Poiché sappiamo che per la Svezia, paese che deterrà la presidenza, la strategia per il Mar Baltico è una priorità, si tratta del momento più propizio per includerla nel bilancio. E’ per tale motivo che desidero ringraziare tutti per l’attenzione prestata alla questione, che costituirà una delle priorità dell’anno venturo.

 
  
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  Vicente Miguel Garcés Ramón (PSE).(ES) Signor Presidente, onorevoli colleghi, abbiamo raggiunto la fase conclusiva di un’ardua e complessa procedura di bilancio. Domani si svolgeranno le votazioni e confido che il risultato sarà positivo.

Il mondo è attraversato da una grave crisi, il cui epicentro è il sistema finanziario, che ha già contaminato l’economia reale. Sono dunque necessari dei cambiamenti nelle politiche per declinare in modo diverso il nostro modello economico, porre fine alla disintegrazione delle nostre strutture produttive e prevenire un qualsiasi incremento degli effetti avversi in campo sociale e climatico in atto in questo momento.

Dobbiamo accettare la nostra parte di responsabilità e assicurarci che il bilancio 2009 sia uno strumento valido, che ci aiuti a uscire dalla crisi e proseguire lungo il cammino per la creazione di un’Europa dei cittadini, un’Europa sociale e dei diritti che sia all’altezza della nostra storia. Vogliamo un’Europa dell’inclusione e, a titolo di esempio, desidero citare la presenza nel bilancio del progetto pilota che mira ad agevolare l’integrazione delle popolazioni rom. Vogliamo un’Europa della solidarietà, sia al suo interno che verso l’esterno, a partire dai suoi vicini del sud e dell’est.

Desidero anche menzionare la dimensione di bilancio del processo di Barcellona, ora Unione per il Mediterraneo, in cui abbiamo riposto grandi speranze. Vogliamo un’Europa che possa continuare a nutrire la sua gente, e che possa dichiarare guerra ai flagelli della fame e dell’esclusione sociale in tutto il mondo. Lo scopo di tutto ciò è la promozione dello sviluppo sostenibile e pacifico dei popoli della terra.

Onorevoli colleghi, se domani adotterete il bilancio 2009 dell’Unione europea, la sua vita effettiva avrà inizio. In seguito, dovremo provvedere al suo dispiegamento, alla sua esecuzione e, se necessario, a eventuali revisioni. Seguiremo il processo con attenzione.

Desidero cogliere questa occasione per fare a tutti voi i miei migliori auguri per l’anno prossimo.

 
  
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  Daniel Dăianu (ALDE). - (EN) Signor Presidente, il bilancio dell’Unione europea viene discusso in un momento di crescente ansia per la crisi economica che sta travolgendo gli Stati membri. Questa crisi induce la Commissione, il Consiglio e il Parlamento europeo a riflettere su come le risorse di bilancio dell’Unione europea possano contrastare la depressione economica.

Date le nuove circostanze, un’assegnazione molto più celere dei Fondi strutturali ai nuovi Stati membri è essenziale, e le intenzioni della Commissione in tale direzione sono più che gradite. Tuttavia, tali intenzioni devono trasformarsi in azioni concrete, e il bilancio dell’Unione europea deve essere pronto in caso si rendano necessari ulteriori stanziamenti di pagamento, come correttamente evidenziato nella relazione. Si dà il caso che questo dipenda proprio dalla semplificazione delle procedure.

Per quanto concerne i nuovi Stati membri al di fuori della zona euro, il margine per l’utilizzo degli stimoli di bilancio tratti da risorse proprie è molto ridotto a causa della crisi finanziaria, ed è probabile che la stretta creditizia prevalga sui mercati internazionali nel corso del 2009. Pertanto, i fondi dell’Unione europea e altre forma di contributi UE nel quadro di quelle che descriverei come misure di rafforzamento del mercato del credito sono estremamente necessari per combattere la grave recessione economica che ci attende.

I paesi donatori potrebbero apprezzare pagamenti inferiori erogati dai Fondi strutturali europei, in vista di una loro ridesti nazione ad altri utilizzi, ma non dobbiamo illuderci. Se i nuovi Stati membri soffriranno a causa della crisi più di quanto le loro debolezze intrinseche possano consentire, gli effetti saranno nefasti per tutta l’Unione europea.

 
  
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  Zdzisław Zbigniew Podkański (UEN).(PL) Signor Presidente, la discussione odierna sul bilancio è più significativa di quanto sia stata in passato. Molto dipende dal bilancio dell’UE, dalle sue dimensioni e da come viene ripartito, in particolare in momenti di grave crisi economica come questo, e in vista di una crisi alimentare incombente.

In aggiunta a economia, alimenti e sicurezza degli approvvigionamenti energetici, dobbiamo anche concentrarci sullo sviluppo delle regioni arretrate, come la parte orientale dell’Unione europea. Dobbiamo rendere più efficiente la gestione delle nostre risorse, compresa la gestione dei fondi per la ristrutturazione. Il bilancio è palesemente carente nei finanziamenti per cultura, istruzione, scienza e lotta alla povertà. Ciò è dovuto alle risorse limitate previste nel bilancio e dimostra che l’1 per cento del PIL non è sufficiente per affrontare adeguatamente i compiti che ci attendono.

Il bilancio proposto è vasto, dettagliato e, di conseguenza, di non facile lettura. E’ giunto il momento di affrontare questo problema. In futuro dovremo adottare un nuovo formato.

 
  
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  Kyriacos Triantaphyllides (GUE/NGL). - (EL) Signor Presidente, il progetto di bilancio per il 2009 evidenzia come le priorità politiche di stampo conservatore scelte dall’Unione europea non rispondano alle esigenze dei popoli d’Europa. In un momento di acuta crisi economica, con la disoccupazione che avanza, i pagamenti non ammontano neppure al 50 per cento degli impegni dei fondi comunitari. Non solo non si utilizza il settore dello sviluppo per affrontare i problemi, ma in taluni casi i fondi operano secondo le modalità del periodo antecedente la crisi. Al contrario, nel settore della sicurezza, Frontex, l’Agenzia europea per la gestione della cooperazione operativa alle frontiere esterne degli Stati membri dell’Unione europea, le cui azioni – in base a studi indipendenti – usurpano i diritti e le libertà individuali tradizionali, non ha subito tagli in questo bilancio. Nel settore della ricerca, troviamo sussidi per la ricerca spaziale, il cui obiettivo è il monitoraggio globale, mentre la maggior parte delle azioni riguardanti l’integrazione sociale, l’esclusione e i giovani sono state sottoposte a tagli. Nell’agricoltura, il bilancio del 2009 segue il quadro finanziario concordato, la cui principale caratteristica è data dai tagli di spesa. In materia di sviluppo agricolo, i pagamenti nel 2009 saranno pari o inferiori agli impegni del 2007, in un momento di contrazione delle piccole e medie imprese. Tale fatto contraddice il titolo del bilancio, a favore della conservazione delle risorse naturali.

 
  
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  Hans-Peter Martin (NI).(DE) Signor Presidente, questo bilancio rattristerà gli europei interessati, i quali, mi auguro, lo troveranno persino offensivo quando giungerà il momento delle elezioni europee nel mese di giugno del prossimo anno, poiché si tratta di un’ulteriore manifestazione del totale fallimento da parte dell’Unione europea che, ahinoi, non è in grado di dimostrare di aver compreso la situazione.

Tale comprensione si sarebbe manifestata nella suddivisione del bilancio in macro-capitoli e l’esecuzione di un’analisi equilibrata degli stessi – esistono consulenti e istituti di ricerca allo scopo – e un successivo confronto tra il bilancio e gli obiettivi in esso prefissati. In tale modo saremmo giunti alla conclusione che un terzo, forse anche metà dei 114 o 116 miliardi di euro potrebbero ora essere utilmente destinati a questa profonda crisi, senza provocare alcun problema. Invece, si continuano a sprecare le risorse, destinandole ai settori sbagliati, principalmente per mettere all’ingrasso una casta burocratica e politica dalle dimensioni mastodontiche. Tutto ciò è tragico per l’Europa.

 
  
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  Simon Busuttil (PPE-DE). - (MT) Per iniziare, desidero congratularmi con i relatori per il loro eccellente operato. Voglio fare riferimento al bilancio nella parte dedicata alla giustizia e agli affari interni, con particolare riferimento all’immigrazione, soffermandomi su due punti in particolare. Innanzi tutto, abbiamo incrementato il bilancio dell’Agenzia Frontex per il terzo anno consecutivo, e a mio avviso si tratta di un fatto positivo. Tale incremento non è dovuto alla nostra soddisfazione nei confronti dell’operato della Frontex ma, al contrario, alla nostra insoddisfazione. Vogliamo che questa Agenzia sia più attiva ed efficace. Pertanto le dedichiamo risorse a sufficienza per garantire, ad esempio, lo svolgimento permanente delle sue missioni marittime. In secondo luogo, abbiamo destinato ulteriori 5 milioni di euro al Fondo europeo per i rifugiati, al fine di istituire un programma europeo di riassegnazione tra i paesi dell’Unione europea, affinché le persone che giungono in un paese che già sopporta un peso grande e sproporzionato possano essere trasferite in un altro paese dell’UE. Mi riferisco al programma di ri-insediamento o ridistribuzione dei rifugiati. Questi fondi ci consentiranno di avviare il programma per la prima volta, e auspico che ora si metterà in funzione, perché è necessario aiutare i paesi che sopportano un peso eccessivo. Ora che abbiamo investito delle risorse in questi due settori, credo che riusciremo finalmente a compiere dei passi in avanti.

 
  
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  Brigitte Douay (PSE).(FR) Signor Presidente, signora Commissario, innanzi tutto desidero ringraziare i relatori, che in circostanze difficili sono riusciti a produrre questo bilancio 2009, l’ultimo prima delle elezioni di giugno.

La politica di coesione, cui viene assegnato il 36 per cento del bilancio, è una delle principali politiche comunitarie – un autentico strumento di equità economica e sociale da rafforzare, rendere più efficace e promuovere nel modo migliore. Si tratta davvero dell’espressione tangibile e più visibile della solidarietà nella zona europea – la più vicina alle regioni e ai cittadini d’Europa, che si svolge nelle zone in cui vivono i cittadini e in cui l’Europa può rivolgersi direttamente a ciascuno di essi. L’onorevole Guy-Quint ha appena evidenziato i problemi associati all’utilizzo dei bilanci annuali, in particolare quelli dei Fondi strutturali.

Per quanto concerne la coesione, tutte le persone coinvolte sanno quanto sia difficile impiegare i fondi europei sul campo. La predisposizione della documentazione necessaria costituisce un iter lungo e complesso, che talvolta comporta degli errori che danneggiano i beneficiari, l’immagine dell’Unione europea e lo stesso futuro di questa politica. La semplificazione delle procedure, la messa a disposizione di informazioni migliori, il miglioramento della formazione relativa alla nuova politica di coesione per gli operatori nazionali e locali, la condivisione delle esperienze e delle buone prassi potrebbero sicuramente favorire un utilizzo migliore degli stanziamenti. In un contesto di crisi economica e di crescente euroscetticismo, il valido funzionamento della politica di coesione e l’utilizzo appropriato di fondi europei può consentire il recupero della fiducia e diffondere un sentimento di coinvolgimento dei cittadini europei, che così potranno sentirsi partecipi del processo, a patto tuttavia di riuscire a migliorarne la visibilità e a illustrare in modo più efficace i benefici di tale politica laddove essa viene implementata. E’ questa la responsabilità di tutte le istituzioni dell’Unione, da assolvere con il migliore partenariato possibile.

 
  
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  István Szent-Iványi (ALDE).(HU) Signor Presidente, per diversi anni il divario notevole tra i fondi impegnati e i pagamenti ha costituito un problema grave e ricorrente nel nostro bilancio. Quest’anno tale differenza è aumentata in misura inaccettabile, inficiando così la credibilità e lo stesso significato dell’intera procedura di bilancio. Nel 2009, un anno di crisi economica e finanziaria, non possiamo assolutamente consentire che ciò succeda. Sta alla Commissione e agli Stati membri velocizzare e semplificare i pagamenti, restituendo credibilità al bilancio dell’Unione europea.

In secondo luogo, ringrazio i miei onorevoli colleghi di aver sostenuto le numerose e importanti raccomandazioni da me proposte nel pacchetto di bilancio. Tale pacchetto prevedeva cinque priorità principali: una tutela ambientale all’avanguardia (compreso un aumento del 10 per cento per il programma LIFE), il sostegno alle imprese innovative, la lotta alla corruzione, una politica sociale progressista e l’espansione significativa del più grande programma di scambio per studenti, l’Erasmus Mundus. Ritengo che siano dei settori di grande importanza e vi ringrazio del vostro sostegno.

Infine, ogni anno sono costretto a far notare che i finanziamenti per i nostri obiettivi di politica estera sono inadeguati. Nel bilancio 2009 questo è ancora più evidente. Solo con l’aiuto di una contabilità creativa potremo ottenere una fonte di finanziamento per gli obiettivi più importanti. Esiste un unico aspetto rassicurante in una tale sfortunata situazione: un’adeguata ed esauriente valutazione intermedia. Se non procediamo in questa direzione sarà difficile prendere sul serio le ambizioni dell’Unione europea di diventare un attore globale.

 
  
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  Paul Rübig (PPE-DE).(DE) Signor Presidente, signora Commissario, onorevoli colleghi, il bilancio europeo inizia con uno zero: lo 0,89 per cento del prodotto interno lordo sarà dedicato ai pagamenti l’anno prossimo, pari a 116 miliardi di euro. I bilanci nazionali di solito presentano due cifre prima del decimale. Ritengo che in questi ultimi anni abbiamo dimostrato che si può ottenere molto con un utilizzo estremamente parsimonioso del denaro dei contribuenti.

Tuttavia, attualmente attraversiamo una crisi di bilancio e non credo che i 5 miliardi di euro proposti dalla Commissione saranno sufficienti per fornire la spinta propulsiva necessaria. Pertanto, assieme al Consiglio, questa volta dovremmo impegnarci per evitare di spostare risorse continuamente e di trasferire i fondi nuovamente agli Stati membri. Quest’Assemblea dovrebbe adottare all’unanimità un pacchetto che comprenda reti transeuropee, ricerca e sviluppo, l’Istituto europeo di tecnologia, Eureka, Erasmus e l’istruzione. Dovremmo metterci all’opera qui, adesso, e pervenire a un pacchetto che raggiunga per davvero le nostre piccole e medie imprese.

E’ anche per tale motivo che il Parlamento insiste sull’introduzione di una linea di bilancio separata per lo “Small Business Act” e, in particolare, di una linea di bilancio per i cambiamenti climatici. Nel settore dell’efficienza energetica, in particolare, un programma intensivo può essere avviato immediatamente, per poter intraprendere una massiccia offensiva contro la forte disoccupazione che incombe sulle nostre economie per il prossimo anno, preservando così i posti di lavoro.

Dopo tutto, due terzi dei nostri lavoratori sono assunti da piccole e medie imprese – pari al 50 per cento del nostro prodotto interno lordo – e milioni di nuovi posti di lavoro potrebbero essere creati in tali imprese mediante quest’azione per l’efficienza energetica.

 
  
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  Vladimír Maňka (PSE). – (SK) Desidero ringraziare gli onorevoli Haug e Lewandowski, nonché il coordinatore per il loro eccellente operato. Essi sono sicuramente consapevoli dei cambiamenti in atto nell’esercizio 2009 e dovremo reagire in modo flessibile agli sviluppi della crisi finanziaria.

Nell’ambito della politica di coesione, sarà estremamente importante per noi dare prova di flessibilità nel reperimento delle risorse finanziarie. Dobbiamo essere pronti a una tempestiva determinazione di pagamenti aggiuntivi dalle risorse di bilancio, specie nel caso in cui si dovesse verificare un’attuazione accelerata delle politiche strutturali.

Riguardo alle economie nazionali dei nuovi Stati membri con tassi di sviluppo economico relativamente bassi, la politica di coesione consente loro potenzialmente di guadagnare terreno più rapidamente rispetto agli Stati più sviluppati. In questo momento di crisi economica è particolarmente importante utilizzare tale strumento in modo efficace. In alcuni Stati membri gli analisti hanno valutato l’impatto negativo dovuto ai ritardi dei pagamenti in quelle zone su occupazione, produttività del lavoro e crescita economica. Se fossimo riusciti ad attingere alle risorse conformemente alle previsioni formulate nel quadro finanziario pluriennale, i nuovi Stati membri godrebbero ora di un tasso di produttività del lavoro superiore del 2 per cento rispetto ai livelli attuali, un tasso di crescita economica maggiore del 2 per cento di quello attuale, e l’1 per cento in più nel tasso di occupazione. Da questa prospettiva dovremmo considerare di sostenere la coesione quale fattore chiave per stimolare gli indicatori macroeconomici decisivi dell’Unione europea.

I differenti livelli della burocrazia nei vari Stati membri si ripercuotono negativamente sulla possibilità di attingere alle risorse finanziarie. E’ pertanto cruciale riuscire a ridurre la burocrazia in modo uniforme in tutta l’UE per poter attingere ai

fondi europei.

Onorevoli colleghi, è certamente vostro desiderio riuscire ad affrontare l’odierno problema globale per mezzo dei principi di solidarietà e all’interno di tutta la comunità. Dobbiamo pertanto garantire la disponibilità delle risorse necessarie in futuro per la politica di coesione.

 
  
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  Jean Marie Beaupuy (ALDE).(FR) Signor Presidente, signora Commissario, molti dei miei colleghi parlamentari hanno indicato, anche poc’anzi, l’inadeguatezza dell’utilizzo delle risorse previste dal bilancio, specie per quanto concerne i Fondi strutturali. E’ pertanto essenziale porre rimedio a tale situazione con l’adozione di provvedimenti adeguati e concreti. Sono estremamente lieto di rilevare la presenza a bilancio di 2 milioni di euro per il progetto pilota Erasmus rivolto ai funzionari eletti delle autorità locali e regionali, un progetto che ho proposto di persona diversi mesi addietro.

In effetti questo specifico provvedimento di bilancio è un’emanazione di alcune proposte specifiche presenti nella mia relazione sulla governance, adottata lo scorso ottobre da un’ampia maggioranza dell’Assemblea.

L’efficace attuazione delle nostre politiche di sviluppo regionale non richiede solo l’adozione di provvedimenti e bilanci. E’ cruciale che i funzionari eletti che gestiscono progetti locali e regionali diventino essi stessi degli autentici motori di un processo per il raggiungimento degli obiettivi di Lisbona e Goteborg, utilizzando le conoscenze acquisite. Con il programma Erasmus per funzionari eletti a livello regionale e locale potremo rinsaldare le relazioni interpersonali e, soprattutto, fornire un mezzo per l’utilizzo maggiormente rapido e tempestivo dei Fondi strutturali.

Diverse associazioni di funzionari eletti mi hanno già comunicato la loro accoglienza entusiastica del programma Erasmus rivolto ai loro associati. Inoltre, con il sostegno della direzione generale della Politica regionale, saremo in grado di lanciare questo nuovo strumento all’insegna dello slogan:" Pensare globale, agire locale".

 
  
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  Valdis Dombrovskis (PPE-DE). - (LV) Signor Presidente, signora Commissario, onorevoli colleghi, relativamente al progetto di bilancio 2009 dell’Unione europea, desidero porre in rilievo che l’aspetto determinante di questo bilancio è rappresentato non tanto da quanto è stato compiuto, bensì da quanto rimane ancora fare. Il progetto di bilancio dell’Unione europea per il 2009 ha già previsto stanziamenti di pagamenti inferiori del 3 per cento rispetto all’anno in corso e, inoltre, la Commissione europea ha avanzato una proposta per un’ulteriore riduzione degli stanziamenti di pagamenti, pari a 3,5 miliardi di euro quest’anno, e di 1,1 miliardi di euro l’anno prossimo. Dubito che la riduzione dell’ammontare dei pagamenti previsti dal bilancio UE costituisca la risposta più opportuna all’attuale crisi economica e finanziaria. Nel piano europeo di ripresa economica i provvedimenti stabiliti per i Fondi strutturali e di coesione economica, la semplificazione delle procedure per l’accesso ai fondi per lo sviluppo rurale e l’accelerazione dell’acquisizione dei fondi, il pagamento di anticipi sui fondi UE e l’aumento della quota di cofinanziamento comunitario, non sono ancora rappresentati nell’ammontare degli stanziamenti di pagamento previsti nel bilancio UE 2009. Tuttavia, la verità è che la possibilità di giudicare in modo positivo il bilancio del prossimo anno quale strumento dell’Unione europea per rispondere alla crisi finanziaria ed economica dipenderà proprio da tali misure e da quanto verranno aumentati i pagamenti. E’ mio auspicio che le istituzioni dell’Unione europea dimostreranno la loro abilità nel reagire rapidamente alle sfide, senza lasciarsi travolgere dalla consueta burocrazia. In generale, dovremmo apprezzare la proposta della Commissione di destinare ulteriori 5 miliardi di euro al miglioramento della competitività dell’Unione europea. Tuttavia, è difficile comprendere la scelta della fonte del finanziamento – le risorse della politica agricola comune. Se si possono risparmiare 5 miliardi di euro nella politica agricola comune dell’Unione europea, perché la Commissione europea non fa alcunché per garantire una concorrenza equa nel mercato agricolo interno e per ridurre le differenze tra i livelli di pagamenti diretti agli agricoltori dei diversi Stati membri dell’Unione? Grazie della vostra attenzione.

 
  
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  Marusya Ivanova Lyubcheva (PSE).(BG) Signor Presidente, signora Commissario, debbo innanzi tutto congratularmi con i relatori e i coordinatori e far notare l’impegno straordinario con cui si sono prodigati nel gestire la procedura per l’adozione del bilancio a un livello molto elevato.

E’ stato fatto un tentativo molto serio di raggiungere il massimo livello di impegni e pagamenti, senza discostarsi dai massimali consentiti dal quadro finanziario pluriennale. Naturalmente, le sfide non mancano. Potremmo considerare questo bilancio come una risposta iniziale dell’Unione europea alla crisi finanziaria ed economica internazionale. E’ questo che rende la situazione così difficile.

E’ naturale per noi analizzare il bilancio in vista delle priorità principali per l’attuazione delle politiche comunitarie. Sfortunatamente, nel caso della priorità 1B, relativa allo sviluppo sostenibile, alla coesione per la crescita e l’occupazione, non vi saranno risorse sufficienti per i principali progetti altamente prioritari degli Stati membri. Compito specifico del Fondo di coesione è consentire agli Stati membri economicamente più deboli di ricevere il sostegno necessario per aiutarli a risolvere i loro problemi infrastrutturali, aumentare la competitività e raggiungere un livello più elevato di sviluppo regionale.

E’ questo fondo che aiuta a innalzare il tenore di vita, in particolare nei nuovi Stati membri. Se tali paesi non otterranno dei fondi, compiranno progressi in modo significativamente più lento, specie in un momento di crisi. E’ per tale motivo che sono fortemente critico rispetto alla mancata capacità di questo bilancio di costituire un valido aiuto in questo senso. Le modalità di attuazione del bilancio sono anch’esse importanti. La discussione iniziale sulla semplificazione delle procedure per una maggiore fattibilità e per minimizzare i rischi di illeciti e abusi deve essere accelerata. Dobbiamo anche riuscire a restringere il divario e aumentare il livello dei pagamenti.

La proposta di revisione del quadro finanziario pluriennale non è un fatto negativo, e fornisce risorse aggiuntive per la crescita distribuite nel biennio 2009-2010. Il suo scopo di giungere alla generazione di energia a basso tenore di carbonio è positivo, ma non si può dire che sia determinante. Dobbiamo dimostrare una flessibilità molto maggiore.

Desidero concludere dichiarando che dovremmo adottare il bilancio, ma con misure preventive atte ad affrontare la crisi economica e finanziaria. Ancorché difficile da raggiungere, trovare un accordo è importante e necessario. Dobbiamo dare il nostro sostegno in tale direzione.

 
  
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  Kyösti Virrankoski (ALDE). - (FI) Signor Presidente, innanzi tutto, desidero ringraziare i relatori, gli onorevoli Haug e Lewandowski, per il loro eccellente operato. Ringrazio anche il commissario Grybauskaitė e il suo assistente più fidato, il dottor Romero, per l’eccellente cooperazione di cui hanno dato prova lungo tutto l’anno, nonché la presidenza per la sua partecipazione costruttiva alla stesura del bilancio.

Desidero affrontare un’unica questione, vale a dire i Fondi strutturali. Quest’anno abbiamo ridistribuito delle risorse agli Stati membri, a vario titolo, sotto forma di stanziamenti inutilizzati. Nel bilancio rettificativo n. 2, abbiamo ridestinato 2,8 miliardi di euro, e nel bilancio rettificativo n. 9, abbiamo restituito 4,5 miliardi di euro di pagamenti inutilizzati.

In un tale contesto, è straordinario che la Commissione proponga un pacchetto per la ripresa da 5 miliardi di euro, quando non ha ancora utilizzato i fondi previsti a bilancio per la politica strutturale. Il motivo è il sistema di controllo e monitoraggio estremamente complesso, che in molti paesi non è ancora stato approvato.

Il Parlamento europeo ha proposto una risoluzione di conciliazione, che riconosce una necessità di semplificazione e l’esistenza di insufficienze strutturali. La Commissione e il Consiglio erano contrari a questa risoluzione. Tuttavia, il Consiglio, ha appena proposto di adottare una posizione essenzialmente analoga e, di fatti, l’esigenza reale di una semplificazione e di una maggiore efficenza deve essere sottolineata.

 
  
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  Margaritis Schinas (PPE-DE). - (EL) Signor Presidente, questo bilancio è l’ultimo dell’attuale legislatura e il primo che metteremo ai voti da quando la crisi finanziaria ha bussato alla nostra porta. Pertanto, esso è particolarmente significativo, ed è un bilancio che i cittadini europei analizzeranno con attenzione.

Per quanto mi riguarda, questo bilancio ha un retrogusto agrodolce, in quanto testimonia dei successi ma presenta anche delle zone d’ombra. Certamente includerei tra i successi il fatto che siamo riusciti, sebbene solo in modo marginale, ad aumentare i pagamenti relativamente alla posizione del Consiglio, nonché l’essere riusciti a reperire maggiori risorse per la competitività, l’ambiente e la sicurezza, e che, per la prima volta, abbiamo dei provvedimenti discreti per contrastare l’immigrazione clandestina ai confini meridionali dell’Unione europea, dove paesi come il mio accolgono ogni anno un centinaio di migliaia di disperati che bussano alle porte meridionali dell’Europa. Di tutto ciò possiamo essere soddisfatti.

Tuttavia, sono estremamente deluso dal fatto che questo primo bilancio in tempo di crisi non sia riuscito a comunicare che l’Europa intende affrontare la crisi ed è in grado di farlo. Con un bilancio complessivo di 200 miliardi, stiamo ancora cercando di stabilire come impiegare 5 miliardi di euro che alcuni Stati membri rivogliono indietro, invece di destinarli alla competitività. Si tratta, dunque, di un’occasione persa. Ritengo che quest’anno avremmo potuto fare di più. Tuttavia, auspico che i soliti scettici in seno al Consiglio che preferiscono rifinanziare gli avanzi di bilancio, destinandoli ai ministeri nazionali, faranno un ultimo sforzo affinché, quanto meno il prossimo anno, si possa avere un approccio più ambizioso.

 
  
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  Emanuel Jardim Fernandes (PSE).(PT) Signor Presidente, mi congratulo con la relatrice, l’onorevole Haug, per il suo eccellente operato, e con diversi onorevoli colleghi per il loro contributo. Desidero parlare in merito al settore della pesca, dei suoi aspetti positivi e negativi.

La somma degli stanziamenti previsti è analoga rispetto agli esercizi precedenti e questo è di per sé un fatto negativo, dato che i bilanci precedenti si assestavano già ai livelli minimi richiesti per l’attuazione di una politica comune della pesca e di una politica marittima con le risorse ritenute indispensabili. La riduzione degli stanziamenti di pagamenti e la risposta inadeguata alle esigenze e circostanze specifiche delle regioni più periferiche costituiscono anch’esse un fenomeno negativo.

L’aumento delle pressioni economiche esterne a causa dell’attuale crisi finanziaria e le variazioni considerevoli del prezzo dei combustibili determinano un peggioramento delle pressioni attuali dovute alla mancanza di capacità necessaria delle flotte e all’erosione della base di risorse.

Sebbene, coerentemente con l’attuale situazione macroeconomica, la Commissione proponga la ristrutturazione del settore della pesca, sono necessarie misure concrete per contribuire a garantire la sopravvivenza della flotta peschiera europea, nonché la sopravvivenza di quanti garantiscono con il loro sacrificio la disponibilità a tutti noi di un alimento di base.

Accolgo con favore l’adozione, quale azione preparatoria, dell’iniziativa da me presentata per l’istituzione di un osservatorio per i prezzi del pesce per un ammontare di 4 milioni di euro. Sono lieto altresì dell’incremento del sostegno alla gestione delle risorse ittiche, dei contributi non obbligatori ai progetti internazionali e del rafforzamento del dialogo in questo settore di vitale importanza, come rilevato in occasione di una visita della commissione per la pesca a Madeira - regione periferica del Portogallo –, del progetto pilota per la costituzione di una rete e per lo scambio di buone prassi e della conclusione del Sesto programma quadro. Il mantenimento degli stanziamenti per la cooperazione nel settore dello sviluppo bioeconomico, per l’Agenzia comunitaria di controllo della pesca, e per l’azione preparatoria relativa alla politica marittima europea costituiscono anch’essi dei fattori positivi.

Infine, noto con piacere la creazione da parte della Commissione di una linea di bilancio, per il momento priva di stanziamenti, per uno strumento finanziario ad hoc volto all’adattamento delle flotte pescherecce alle conseguenze economiche dell’andamento dei prezzi del combustibile. Questa è una ragione...

(Il Presidente interrompe l’oratore)

 
  
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  Péter Olajos (PPE-DE).(HU) Come ho già dichiarato in occasione della prima lettura in ottobre, in qualità di relatore per parere della commissione per l’ambiente, la sanità pubblica e la sicurezza alimentare, sono favorevole al bilancio dell’Unione europea per il 2009 per diversi motivi. Da una canto, è già di per sé significativo e positivo che l’anno prossimo disporremo di 14 miliardi di euro da destinare alla tutela ambientale, alla conservazione della natura e, tra questi, innanzi tutto agli obiettivi dello strumento finanziario per l’ambiente. Dall’altro, dobbiamo notare che tale somma costituisce un incremento del 10 per cento rispetto all’anno scorso, segno che ormai nessuno dubita dell’importanza di questo settore, con particolare riferimento ai cambiamenti climatici. Quest’ultima tematica, inoltre, è una delle priorità anche per l’anno prossimo. Naturalmente tutto ciò è strettamente collegato alla votazione che si svolgerà oggi a mezzogiorno, quando prenderemo delle decisioni in merito al pacchetto sul clima.

Sebbene da molti punti di vista questi progetti di direttiva restino al di sotto delle nostre aspettative originarie, essi risultano molto ambiziosi se confrontati con la proposta pubblicata dalla Commissione lo scorso gennaio. Il raggiungimento degli scopi in essi delineati richiederà risorse e volontà politica. La cifra sarà forse esigua, ma è importante porre in evidenza il fatto che i progetti pilota che saranno avviati l’anno prossimo hanno un valore di 7,5 milioni di euro. La mole principale di lavoro, compresa la stesura e pubblicazione dei bandi di gara, si svolgerà all’inizio dell’anno prossimo, ma la Commissione ha indicato in diverse occasioni quanto consideri importante l’attuazione di tali progetti, assicurando la sua piena collaborazione. L'Autorità europea per la sicurezza alimentare è l’unico ente che non è riuscito a compiere dei progressi significativi in seguito alla sessione plenaria di ottobre. Siamo pertanto costretti a continuare a raccomandare il mantenimento della riserva del 10 per cento, ma auspico che anche tale problema troverà presto una soluzione. Tali sono le mie osservazioni e raccomandazioni, essenzialmente analoghe a quelle da me proposte in occasione della prima lettura. Invito gli onorevoli colleghi a esprimere voto favorevole anche in occasione di questa seconda lettura. Desidero infine cogliere questa occasione per congratularmi con l’onorevole Haug in merito alla relazione. Molte grazie.

 
  
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  Maria Martens (PPE-DE). - (NL) Signor Presidente, innanzi tutto, desidero congratularmi con la relatrice, l’onorevole Haug. Abbiamo collaborato in modo davvero molto piacevole e la commissione per lo sviluppo si dichiara soddisfatta. Tre erano le tematiche cui tenevamo in modo particolare. Innanzi tutto, affrontare la crisi alimentare, e ci rallegriamo degli adattamenti apportati alla proposta della commissione e del compromesso raggiunto, che ha riscontrato il sostegno di Parlamento e Consiglio, conducendo alla disponibilità di 1 miliardo di euro per la crisi alimentare.

Ciò che conta, infatti, è che alla fine si giunga a una soluzione per la sicurezza alimentare dei paesi in via di sviluppo, il vero obiettivo del nostro progetto esplorativo. Un problema rilevante in questo settore è dato dal mancato accesso al microcredito da parte dei piccoli agricoltori. Essi infatti incontrano difficoltà nel reperire buoni semi da sementa e concimi, nonché nell’investire nell’irrigazione quando non hanno la possibilità di effettuare pagamenti anticipati. Pertanto, siamo lieti che la nostra proposta di progetto esplorativo per i microcrediti ai piccoli agricoltori abbia riscontrato un ampio sostegno, e confidiamo che la commissione si dimostrerà disponibile per l’attuazione di tale progetto.

In secondo luogo, per quanto concerne la valutazione, possiamo accettare le numerose critiche attualmente rivolte alla cooperazione allo sviluppo. L’ottenimento del consenso richiede non solo una spiegazione da parte nostra su quanto intendiamo fare, ma soprattutto in merito a quanto è stato effettivamente portato a termine. Mi rammarico del fatto che le relazioni della commissione permangano incentrate principalmente sulle intenzioni. E’ per tale motivo che abbiamo invocato una maggiore capacità per la commissione per poter migliorare la valutazione dei risultati. Siamo lieti del sostegno ricevuto dal Parlamento relativamente a tali proposte.

Terzo, signor Presidente, continuiamo a sostenere la necessità di un incremento nel bilancio del Capitolo 4, “Spese estere”. Se desideriamo concretizzare le nostre ambizioni e responsabilità, peraltro del tutto legittime, per quanto concerne il Kosovo, il Medio Oriente e quant’altro, in cui dobbiamo confrontarci non solo con problematiche legate alla cooperazione per lo sviluppo, ma anche alla risoluzione dei conflitti, appare evidente la necessità di ulteriori fondi e maggiore flessibilità.

 
  
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  Mairead McGuinness (PPE-DE). - (EN) Signor Presidente, ho due brevi commenti e desidero ringraziare la relatrice per il suo operato.

Per quanto concerne gli aiuti allo sviluppo, ritengo sia importante ricordare che, sebbene non sia stato facile reperire 1 miliardo di euro, è positivo il fatto che l’Europa stia reagendo di fronte a un problema. Tuttavia, bisogna tener presente che i prezzi dei beni di consumo sono effettivamente precipitati, così come i prezzi energetici. Pertanto, se lo spenderemo adeguatamente, questo miliardo di euro ci consentirà di realizzare molto più di quanto speravamo. Credo che dovremo vigilare molto attentamente affinché tali fondi vengano utilizzati per gli scopi previsti e laddove ve n’è più bisogno, ovvero per la produzione di generi alimentari sul campo, laddove è possibile farlo.

Il mio secondo commento è anch’esso relativo al settore agricolo, ma è rivolto al futuro piuttosto che a questo bilancio. Il commissario ha fatto delle dichiarazioni in merito alla cosiddetta mancanza di valore aggiunto nella spesa agricola, e queste sue parole alimentano le mie preoccupazioni. So che avremo tempo di discuterne in futuro, ma dovrà essere una discussione rigorosa e vigorosa. Ritengo che gli interessi degli agricoltori siano meglio tutelati da una politica comune, piuttosto che da una politica che consente agli Stati membri di compiere delle scelte a propria discrezione, perché altrimenti si danneggiano i cittadini sotto il profilo della qualità del cibo e della sicurezza.

 
  
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  Czesław Adam Siekierski (PPE-DE).(PL) Signor Presidente, l’approvazione del bilancio implica sempre uno scontro tra la realtà e le nostre aspettative. Il quadro finanziario del bilancio non è molto flessibile, ed è difficile ridistribuire le risorse. Sebbene questo denoti la stabilità dei fondi destinati a specifiche attività, significa anche che è difficile rispondere a una realtà in costante evoluzione.

Vista l’attuale situazione, questo bilancio non riflette i desideri di molti parlamentari europei, ad esempio la necessità di contrastare la crescente crisi economica, oppure di finanziare nuove tecnologie che potranno essere utilizzate per migliorare l’ambiente e combattere contro i cambiamenti climatici. Il bilancio non risponde alle aspettative dei giovani, scolari e studenti, relativamente al sostegno finanziario per gli scambi internazionali e l’accesso all’istruzione e allo studio all’estero.

Infine, desidero dichiarare che in passato i bilanci e le prospettive finanziarie sono stati incentrati sulla prosecuzione dei piani di bilancio e degli obiettivi precedenti, invece di rispondere alle sfide del momento e a quelle future. E’ per tale motivo che abbiamo bisogno di rivedere regolarmente le prospettive finanziarie. Infatti, sette anni sono un periodo troppo lungo dal punto di vista della pianificazione di bilancio.

 
  
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  Reinhard Rack (PPE-DE). (DE) Signor Presidente, desidero riprendere una questione sollevata poco fa dal mio collega austriaco, l’onorevole Rübig. Spendiamo meno dell’uno per cento del PIL europeo per l’Europa e, contestualmente, chiediamo all’Unione europea di affrontare un numero maggiore di questioni con un numero maggiore di Stati membri. Tutto ciò non ha alcun senso. Alla luce di tutto questo trovo davvero incredibile che da molti anni le nostre decisioni siano tutte improntate alla necessità di realizzare delle economie, inducendoci non solo all’uso parsimonioso dei fondi europei, ma che ha anche alla richiesta alla fine dell’anno da parte dei ministeri delle Finanze degli Stati membri di una restituzione di fondi da ridestinare ai bilanci nazionali.

Esiste un discreto numero di nuove iniziative per le quali dobbiamo prevedere dei fondi, mentre per altre sono anni che non destiniamo fondi di bilancio adeguati. La spesa prevista per la politica europea di comunicazione dovrebbe essere incrementata in modo significativo, se davvero vogliamo avvicinare di più i cittadini europei all’Europa. Abbiamo numerose iniziative nel settore degli scambi di studenti e tirocinanti in cui l’Europa potrebbe essere coinvolta.

 
  
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  Jutta Haug, relatore. – (DE) Signor Presidente, desidero ringraziare gli onorevoli colleghi che hanno partecipato alla discussione in quest’Assemblea e che sono intervenuti prendendo la parola, sebbene in diversi casi il bilancio 2009 sia solo stato un’occasione per poter prendere la parola, piuttosto che costituire l’argomento vero e proprio dell’intervento. E desidero soprattutto ringraziare quegli onorevoli deputati che si sono fermati con noi dall’inizio alla fine, intervenendo nella discussione.

Il piano europeo di ripresa economica presentato dalla Commissione è stato menzionato in diversi interventi ed è in cima ai pensieri di molti. Posso solo ripetere quanto riferito in numerose occasioni precedenti: la spinta propulsiva dell’Unione europea nei confronti delle economie degli Stati membri è data dalla politica europea di coesione. Se attuiamo tale politica in modo adeguato e onesto, riusciremo a compiere dei progressi e, senza dubbio alcuno, l’economia non sarà più fonte di problemi così gravi nell’arco del prossimo anno. Naturalmente, non potremo farcela con i 116 miliardi di euro previsti a bilancio per i pagamenti, e l’intero Parlamento vigilerà al fine di garantire i pagamenti necessari con bilanci rettificativi e suppletivi.

Quanto detto dal commissario è evidentemente vero: un bilancio è sempre il risultato di un compromesso. Il bilancio 2009 non è diverso dai suoi predecessori in questo senso. Abbiamo dovuto concedere al Consiglio questi pagamenti esigui, la Commissione ha dovuto concederci una riassegnazione pari a 700 milioni di euro per lo sviluppo regionale e abbiamo dovuto ridimensionare le nostre priorità. Tuttavia, siamo riusciti a mantenere diverse di queste priorità: maggiori pagamenti per un’azione volta a contrastare i cambiamenti climatici, maggiori pagamenti per la dimensione sociale, con l’obiettivo di creare maggiori e migliori posti di lavoro, e maggiore sostegno per le piccole e medie imprese. Abbiamo raggiunto questo risultato e ne sono grata a tutti i miei onorevoli colleghi. Grazie davvero.

(Applausi)

 
  
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  Janusz Lewandowski, relatore.(PL) Signor Presidente, nella sezione del bilancio di cui sono responsabile l’unico elemento ancora poco chiaro è il futuro del trattato di Lisbona, che modifica le competenze del Parlamento e potrebbe avere degli effetti sul bilancio. In virtù del fatto che gli altri problemi sono stati risolti, desidero sostenere i precedenti oratori che hanno richiesto una revisione delle prospettive finanziarie. La necessità di procedere in questa direzione, se intendiamo finanziare gli obiettivi e gli impegni europei in ambito internazionale, è emersa chiaramente già a partire dal secondo anno delle attuali prospettive.

E’ increscioso che la procedura di conciliazione con il Consiglio abbia comportato trattative per milioni di euro, quando ne erano stati promessi miliardi in un pacchetto anticrisi alquanto nebuloso. Alla luce di tutto ciò, il bilancio che probabilmente approveremo domani sarà, più di altri, soggetto a cambiamenti futuri. <

 
  
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  Presidente. − La discussione è chiusa.

Gli oratori sono stati molto disciplinati e pertanto abbiamo terminato per tempo. Mi sembra un buon segnale per il futuro della disciplina di bilancio.

La votazione si svolgerà domani, giovedì 18 dicembre 2008.

Dichiarazioni scritte (articolo 142 del regolamento)

 
  
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  Gábor Harangozó (PSE), per iscritto. – (EN) Dovremmo preoccuparci – come fa la relatrice – degli effetti negativi sui cittadini europei della recessione mondiale. In particolare, dovremmo preoccuparci per i cittadini più svantaggiati, coloro che, senza ombra di dubbio, soffriranno di più le conseguenze della terribile situazione finanziaria. L’Unione europea dovrebbe massimizzare i propri sforzi nell’agevolare l’accesso alle risorse disponibili da parte dei beneficiari in loco – all’interno dei massimali del quadro finanziario pluriennale 2007-2013 – e, pertanto, dovremmo soprattutto migliorare e semplificare le misure per accelerare l’attuazione dei Fondi strutturali e di coesione. In effetti, il basso livello di pagamenti previsti nell’attuazione della politica di coesione non riflette le esigenze sul campo nel contesto dell’attuale crisi economica. La politica di coesione è il maggiore strumento di solidarietà dell’Unione europea e il suo ruolo nell’affrontare gli effetti negativi di una crisi globale di questa portata è essenziale.

 
  
 

(La seduta, sospesa alle 10.50, riprende alle 11.30.)

 
  
  

PRESIDENZA DELL’ON. PÖTTERING
Presidente

 
Ultimo aggiornamento: 13 ottobre 2009Avviso legale