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Procedura : 2008/2124(INL)
Ciclo di vita in Aula
Ciclo dei documenti :

Testi presentati :

A6-0451/2008

Discussioni :

PV 18/12/2008 - 3
CRE 18/12/2008 - 3

Votazioni :

PV 18/12/2008 - 6.21
CRE 18/12/2008 - 6.21
Dichiarazioni di voto

Testi approvati :

P6_TA(2008)0636

Discussioni
Giovedì 18 dicembre 2008 - Strasburgo Edizione GU

3. Atto autentico europeo – Giustizia elettronica – Protezione giuridica degli adulti: implicazioni transfrontaliere (discussione)
Video degli interventi
PV
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  Presidente. – L’ordine del giorno reca, in discussione congiunta:

- la relazione (A6-0451/2008) presentata dall’onorevole Ortega a nome della commissione giuridica, recante raccomandazioni alla Commissione sull’atto autentico europeo [2008/2124(INI)],

- la relazione (A6-0467/2008) presentata dall’onorevole Wallis a nome della commissione giuridica, recante raccomandazioni alla Commissione sulla giustizia elettronica (e-justice) (2008/2125(INI)) e

la relazione (A6-0460/2008) presentata dall’onorevole López-Istúriz White a nome della commissione giuridica, recante raccomandazioni alla Commissione sulla protezione giuridica degli adulti: implicazioni transfrontaliere [2008/2123(INI)].

 
  
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  Manuel Medina Ortega, relatore.(ES) Signor Presidente, con questa iniziativa la commissione giuridica del Parlamento ha inteso ottenere il riconoscimento di atti autentici europei.

Il Parlamento invita la Commissione a prendere i provvedimenti che considera opportuni a tale fine, sulla base del programma dell’Aia relativo al riconoscimento sia delle decisioni giudiziali che degli atti autentici.

Il fine ultimo dell’iniziativa è quello di agevolare i consumatori dell’Unione europea.

Le procedure di riconoscimento degli atti sono infatti costose e richiedono molto tempo.

Riteniamo necessario facilitare il movimento o il riconoscimento degli atti autentici affinché, nel caso di formalità che interessano più Stati – per esempio matrimoni, contratti o altri atti analoghi – non occorra affrontare tutta una serie di lungaggini procedurali.

La difficoltà insita in questa relazione è la nozione stessa di atto autentico europeo o di atto pubblico che è riconosciuto nella maggioranza degli Stati membri ma non ovunque.

In alcuni paesi non esiste il sistema dell’atto autentico europeo rilasciato da un funzionario pubblico. Al suo posto vi sono semplici documenti privati legalizzati da un notaio, anche se nella sostanza le due tipologie di documento sono identiche.

Il precedente che ha dato origine a questa proposta è la sentenza "Unibank" della Corte di giustizia europea, che stabilisce requisiti precisi per il riconoscimento degli atti autentici. Il primo è che sia rilasciato da un pubblico ufficiale; in altre parole, la persona che autentica l’atto dev'essere un pubblico ufficiale, ma tale figura non esiste in alcuni paesi UE, che non sono pertanto in grado di soddisfare questo requisito.

L’atto deve peraltro garantire che la volontà delle parti sia adeguata al conseguimento delle sue specifiche finalità legali. L’atto notarile, perlomeno secondo il diritto dell’Europa continentale, possiede un carattere costitutivo nella misura in cui le parti esprimono la propria volontà tramite di esso, ma la sua esecuzione spetta al notaio.

L’atto non può inoltre avere effetto diverso o maggiore da quello riconosciuto nel paese di origine. In altre parole, un atto considerato esclusivamente probatorio nel paese in cui è stato redatto non può assumere altrove forza esecutiva.

In pratica sono tre gli aspetti fondamentali: la persona che autentica l’atto deve essere un pubblico ufficiale; l’autenticità dell’atto riguarda anche il contenuto dell’atto e non solo la firma; l’atto non deve produrre effetti diversi da quelli che avrebbe nel paese d’origine.

Un ambito che deve essere senz’altro escluso è quello relativo a tutte le questioni immobiliari. Il diritto immobiliare è strettamente connesso al terreno, ovvero al luogo in cui è sito l’immobile. La possibilità di trasferimenti in quest’ambito è limitata dall’esistenza di registri pubblici e dal fatto che ogni paese possiede una legislazione dettagliata che impone requisiti specifici per le proprietà immobiliari.

Spero che la Commissione terrà conto di questa iniziativa e presenterà a sua volta una proposta. Per inciso, le basi giuridiche pertinenti sono l’articolo 65, lettera a) e il secondo trattino dell’articolo 67, paragrafo 5 del Trattato CE.

Credo che la base giuridica sia sufficiente e che questo genere di iniziativa agevolerebbe i rapporti di tipo giuridico tra i cittadini e, soprattutto, migliorerebbe la loro vita.

La difficoltà che la Commissione farà senz’altro presente concerne le differenze tra i nostri ordinamenti giuridici, ma penso che avremo tempo di discutere di questo aspetto in una fase successiva, dopo che la Commissione avrà formulato la propria proposta.

 
  
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  Diana Wallis, relatore. − (EN) Signor Presidente, la giustizia elettronica è stata un tema centrale per le precedenti presidenze di turno slovena e francese, e sappiamo che la prossima presidenza ceca desidera continuare il buon lavoro intrapreso in questo ambito.

Per questo Parlamento e sicuramente per la commissione giuridica, la giustizia elettronica si accompagna ad un altro tema che ci sta a cuore da tempo: l’accesso alla giustizia e le modalità per garantirlo nei contenziosi transfrontalieri. E’ già alquanto difficile ottenere giustizia anche nel proprio paese, se pensiamo ad avvocati, ai costi da sostenere, alle difficoltà per comprendere il funzionamento dell’ordinamento giuridico. Se aggiungiamo a tutto questo un contesto transfrontaliero europeo, con culture giuridiche e lingue diverse, diventa sempre più complesso e difficile per i cittadini accedere alla giustizia.

Ma dovremmo essere in grado di risolvere queste difficoltà coniugandole con tutte le possibilità che la tecnologia moderna ci offre. L’Europa è senza confini, così come Internet, e le difficoltà linguistiche possono essere superate con le traduzioni istantanee rese possibili dai nuovi strumenti tecnologici. Credo che siamo in grado di sviluppare il potenziale tecnologico per garantire un migliore accesso transfrontaliero alla giustizia.

Alcuni Stati membri hanno già sfruttato queste possibilità entro il proprio territorio e stanno approntando sistemi nazionali. Questa è indubbiamente una buona notizia! Esistono inoltre alcuni progetti condivisi, ad esempio per mettere a disposizione online i registri relativi a imprese e proprietà fondiarie, e anche questo è encomiabile.

Ciò che vogliamo realmente, in quanto deputati, è un risultato che vada a diretto beneficio dei cittadini nel loro rapporto con la giustizia, nella vita di tutti i giorni. Vogliamo che i cittadini europei percepiscano concretamente i vantaggi di un progetto di giustizia elettronica europeo.

Il lavoro sul portale della giustizia dovrebbe avere questo scopo, ossia fornire informazioni su chi, cosa, come, quali avvocati, quali interpreti, dove ottenere assistenza legale e altre informazioni di questo genere. Si tratta di un progetto ambizioso e tale deve essere.

Ma non vogliamo limitarci a fornire informazioni: vorremmo che i cittadini potessero accedere a una vera e propria giustizia transfrontaliera online per quanto concerne alcuni atti europei, come le ingiunzioni di pagamento, e la composizione delle controversie di minore entità. Sappiamo che alcuni Stati membri stanno lavorando su progetti comuni e certo dobbiamo cavalcare l’onda di tale entusiasmo e ambizione. Nel contempo però la Commissione deve guardare al contesto europeo, dare a questo progetto una dimensione europea, al fine di procedere insieme e in modo coordinato. In considerazione di questo aspetto è stato allegato alla relazione un piano d’azione che affronta molti di questi aspetti. Potrebbe così realizzarsi il nostro sogno di un’Europa con una giustizia senza confini: facciamo in modo che diventi realtà.

 
  
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  Antonio López-Istúriz White, relatore.(ES) Signor Presidente, Ministro, signor Vicepresidente della Commissione, la relazione che vi presento oggi concerne la tutela degli adulti nell’Unione europea. E’ stato difficile affrontare questo argomento in così breve tempo, poiché persegue finalità molto ampie e trasversali.

In seno alla commissione giuridica sono prevalse opinioni diverse quanto all’impostazione da dare a questa relazione.

Oggi discutiamo questo testo congiuntamente a due altre relazioni della commissione giuridica, quella sull’atto autentico europeo del collega Medina Ortega e la relazione sulla giustizia elettronica della collega Wallis.

Un migliore coordinamento tra queste tre proposte elaborate dalla nostra commissione ha senz’altro contribuito a renderle più efficaci e proficue per i cittadini europei.

Desidero innanzi tutto congratularmi con la presidenza francese per come ha saputo guidare l’Unione europea negli ultimi sei mesi. Voglio porgere un ringraziamento speciale al ministro della Giustizia francese, la signora Dati, per l’interesse dimostrato ad approfondire l’argomento oltre le disposizioni esistenti al fine di pervenire a nuove soluzioni, più pratiche ed efficaci, per tutti gli Stati membri.

Rimanendo in ambito francese, penso che meritino una menzione speciale anche il giudice e consulente del guardasigilli francese, la signora Amélie Durand, e i colleghi francesi che hanno partecipato attivamente, tra cui gli onorevoli Gauzès e Toubon.

La commissione giuridica ha condiviso la preoccupazione della presidenza per il tema che stiamo discutendo oggi: la protezione degli adulti indifesi. E’ stato deciso di presentare una relazione legislativa d’iniziativa propria al fine di compiere passi avanti e trovare nuove soluzioni di cui i nostri cittadini adulti possano beneficiare al massimo.

Di recente la nostra commissione ha lavorato intensamente anche all’approvazione del pacchetto di disposizioni di diritto civile che comprendono la mediazione, la notifica dei documenti e il diritto applicabile agli illeciti.

Questo lavoro è sfociato peraltro nell’audizione del Forum sulla cooperazione giudiziaria in ambito civilistico organizzato lo scorso 2 dicembre in seno alla commissione giuridica, in collaborazione con la commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni, in cui è stato discusso anche la necessità di proteggere gli adulti nella nostra società.

Onorevoli colleghi, questo tema è rilevante per tutti gli Stati membri, poiché si assiste a un progressivo invecchiamento della popolazione in tutta l’Unione europea. Nel 2050, il 37 per cento dei cittadini avrà più di 60 anni e il 10 per cento sarà ultraottantenne.

E’ importante tenere presente che questa situazione non avrà soltanto ripercussioni economiche, ma anche finanziarie e sanitarie che riguarderanno tutti. Dobbiamo cominciare a cercare delle soluzioni a questi problemi quanto prima.

La relazione mira a creare un ambito di giustizia, libertà e sicurezza essenzialmente tramite l’applicazione della legge e la cooperazione tra le autorità competenti degli Stati membri.

Come ho detto poc’anzi, questa relazione ha attraversato molte vicissitudini prima di essere approvata all’unanimità dalla commissione giuridica il 17 dicembre.

Abbiamo raggiunto un emendamento di compromesso che rispecchia i diversi punti di vista dei membri della commissione. Tale emendamento, che corrisponde all’articolo 2 della relazione definitiva, è un punto cruciale che contempla la possibilità per gli Stati membri di integrare la Convenzione dell’Aia del 13 gennaio 2000 nella propria legislazione.

La relazione prevede altresì che in futuro, una volta maturata l’esperienza necessaria in questo ambito, la Commissione sia invitata a presentare una proposta legislativa volta al rafforzamento della cooperazione tra gli Stati membri e ad un migliore riconoscimento ed esecuzione dei mandati di protezione degli adulti e delle decisioni relative all’incapacità.

Desidero rammentare all’Aula che ad oggi soltanto quattro paesi hanno firmato la Convenzione dell’Aia e altri otto hanno proceduto alla sua ratifica. Esortiamo gli Stati membri a ratificare questa convenzione che ci consentirà di affrontare con maggiore coerenza ed efficacia un tema che ci riguarda tutti.

Ricordiamo che ai sensi del Trattato costitutivo della Comunità europea, il potere di legiferare spetta alla Commissione. Sappiamo tuttavia che un piccolo disposto del Trattato, l’articolo 192 per l’esattezza, attribuisce al Parlamento il diritto di richiedere alla Commissione la predisposizione di un progetto di legge.

Onorevoli deputati, noi vorremmo avvalerci di quell’articolo. Concluderò dicendo, come affermato anche nella relazione, che la Commissione dovrebbe verificare in futuro l’applicazione della Convenzione dell’Aia al fine di proporre disposizioni comunitarie a complemento della convenzione e suggerire eventuali ulteriori strumenti per l’avvenire.

 
  
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  Rachida Dati, presidente in carica del Consiglio. − (FR) Signor Presidente, signor Commissario Barrot, onorevoli deputati, anche oggi ho il privilegio di dialogare con la vostra Assemblea e desidero ringraziarvi a nome della presidenza per i progressi compiuti nell’ambito della giustizia.

Diversamente dalla discussione precedente che riguardava le imprese, le relazioni attualmente in discussione riguardano la vita quotidiana dei cittadini europei. Questo tema è stato affrontato a più riprese durante la presidenza francese, in occasione delle audizioni organizzate sulla circolazione degli atti autentici o sulla protezione giuridica degli adulti.

Come sapete, la presidenza francese si è impegnata a sviluppare la giustizia europea tramite progetti concreti in grado di avvicinare le istituzioni europee ai cittadini e, come ha appena ricordato l’onorevole Wallis, anche la presidenza slovena aveva lavorato molto in questa direzione e noi abbiamo proseguito nella medesima direzione.

Una riprova di questo impegno è data dai tre testi che figurano all’ordine del giorno, ossia la relazione Medina sull’atto autentico europeo, la relazione Wallis sulla giustizia elettronica e la relazione López-Istúriz White sulla protezione giuridica degli adulti. Queste relazioni rispondono alla volontà della presidenza di promuovere nuove iniziative volte, oltre che all’adozione di nuovi strumenti, anche a scambiare le nostre metodologie, raffrontare le nostre prassi e anticipare le esigenze future.

Per quanto concerne la relazione sugli atti autentici, la presidenza si complimenta per l’iniziativa presa dall’onorevole Medina e per la qualità della sua relazione. L’interesse del Parlamento per il riconoscimento e la circolazione degli atti autentici in Europa dimostra l’importanza di questo argomento nell’ambito della cooperazione giudiziaria civile. Questo lavoro s’iscrive nel nostro intento di facilitare la vita quotidiana di cittadini e imprese; il diritto è stato creato innanzi tutto per garantire la pace nelle relazioni sociali e il ricorso al giudice dovrebbe rimanere una pur necessaria eccezione.

E’ importante che l’Unione europea s’impegni in questa direzione e l’atto autentico è un elemento chiave nella vita di famiglie e imprese, a prescindere che si tratti di un contratto di matrimonio, una donazione, un testamento, un atto di vendita o un contratto tra imprese. Esso consente alle persone, nell’ambito di un rapporto non conflittuale, di delegare a un’autorità riconosciuta il compito di certificare gli impegni che esse intendono contrarre e di regolarne a priori tutte le conseguenze, attribuendo a tale atto forza d’esecuzione. Ma il vostro lavoro dimostra anche che oggi occorre interrogarsi sulle condizioni da porre affinché un atto autentico relativo a qualsiasi ambito possa circolare liberamente in Europa.

Questa riflessione dovrà senz’altro trovare spazio nel prossimo programma legislativo della Commissione europea. La discussione sugli atti autentici non ci impedirà ovviamente di valutare come migliorare ulteriormente la circolazione di altri tipi di atti. Pur procedendo per gradi, occorrerà definire un quadro molto chiaro. Sarà possibile alleggerire le prescrizioni e le procedure per il riconoscimento reciproco degli atti autentici nella misura in cui essi offriranno maggiori garanzie.

Se includessimo in questo regime atti che offrono un livello di garanzia eterogeneo, saremmo costretti a ridimensionare la nostra ambizione e ciò avrebbe senz’altro effetti negativi. La posizione del Parlamento che emerge da questa relazione collima in larga misura con gli orientamenti elaborati e presentati dalla presidenza. Onorevole Medina, la sua relazione rappresenta una base su cui articolare i lavori futuri, poiché la presidenza prenderà senz’altro nota della discussione odierna.

Per migliorare e rafforzare lo spazio giudiziario europeo dobbiamo migliorare e ammodernare anche il funzionamento della giustizia. A tale fine dobbiamo avvalerci delle nuove modalità di comunicazione, come previsto dal progetto per la giustizia elettronica. Esso intende incrementare il ricorso alle nuove tecnologie d’informazione e di comunicazione entro un quadro transfrontaliero europeo al fine di migliorare i contatti tra i nostri sistemi giudiziari e facilitare gli scambi. Anche la decisione quadro che è stata approvata sulla messa in rete dei casellari giudiziari si muove in questa direzione. Il piano d’azione relativo all’e-justice europea presentato all’ultimo Consiglio “Giustizia e affari interni” del 28 novembre scorso è in sintonia con i lavori condotti dalle varie presidenze che si sono succedute a quella tedesca.

Nel corso di questo semestre abbiamo elaborato un progetto per un piano d’azione europeo in materia di giustizia elettronica il più possibile equilibrato, tenendo conto degli Stati membri aderenti al progetto, della posizione del Parlamento europeo e del ruolo che la Commissione dovrà svolgere. Gli obiettivi del progetto sono condivisi dal Parlamento e dalla presidenza e desidero qui ringraziare ancora una volta la relatrice, Diana Wallis, per l’impegno con cui ha lavorato su questo argomento e per la qualità della sua relazione. L'intensa riflessione condotta dal Parlamento europeo ha arricchito il progetto della presidenza e consentito di giungere finalmente a un progetto davvero condiviso.

L'obiettivo di facilitare l’accesso alla giustizia e assicurare la libera circolazione delle persone e delle decisioni giudiziali può essere conseguito soltanto tenendo conto delle persone più vulnerabili. Questo è uno dei motivi per cui la Presidenza francese ha auspicato che fossero migliorate le condizioni per gli adulti interessati da misure di protezione giuridica.

I soggetti maggiorenni posti sotto tutela devono potere usufruire della stessa libertà di circolazione garantita a tutti gli altri cittadini, a prescindere dalla protezione di cui beneficiano. La presidenza rileva con soddisfazione che questo tema è stato fatto proprio dal Parlamento e ringrazia il relatore López-Istúriz White per le proposte in materia di protezione giuridica degli adulti. Il suo lavoro è dimostrazione evidente di un interesse condiviso.

La Convenzione dell’Aia del 13 gennaio 2000 entrerà in vigore il prossimo gennaio tra Francia, Germania e Regno Unito. Durante l’ultimo semestre la convenzione è stata firmata anche da Finlandia, Grecia, Irlanda, Lussemburgo e Polonia. E’ importante che tutti gli Stati possano partecipare a questo strumento. Di certo le future presidenze ceca e svedese approfondiranno questo tema, come hanno preannunciato in occasione dell’insediamento della Presidenza francese; in senso più generale, la circolazione delle decisioni giudiziali pronunciate a tutela degli adulti deve figurare tra i nostri obiettivi.

Solo così possiamo trasmettere l’immagine di un’Europa capace di rispondere alle esigenze dei propri cittadini, compresi i più vulnerabili tra di essi. La vostra relazione offre un contributo importante. La presidenza francese auspica che questo argomento possa essere integrato nel futuro programma legislativo della Commissione, signor Commissario. Grande è infatti la sua importanza per la società. So che l’argomento è prioritario e fondamentale per la Commissione e per lei in particolare, commissario Barrot. Esso dimostra peraltro che l’Europa protegge i soggetti più vulnerabili tramite la creazione di un contesto giuridico improntato a maggiore certezza.

La presidenza vi ringrazia per il vostro apporto e prenderò ovviamente nota delle osservazioni che saranno formulate nel corso della discussione.

 
  
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  Jacques Barrot, vicepresidente della Commissione. − (FR) Signor Presidente, onorevoli deputati, è con immenso piacere che mi complimento a mia volta con i tre relatori e rivolgendomi al ministro Dati posso dire che queste relazioni si conciliano invero perfettamente con gli sforzi profusi dalla presidenza francese e che ovviamente abbiamo preso in attenta considerazione. Rappresentano realmente i primi pilastri di quello spazio giudiziario e giuridico europeo a cui personalmente tengo molto e che noi tutti costruiremo insieme attraverso il programma di Stoccolma.

Dunque è vero che il dibattito di questa mattina è quanto mai opportuno. Il ministro Dati ha già passato in rassegna le tre relazioni, ma riprenderò in sintesi le sue parole per confermare le intenzioni della Commissione.

Innanzi tutto ringrazio l’onorevole Medina per questa relazione eccellente sull’atto autentico europeo. Essa va senz’altro a toccare taluni aspetti della vita di tutti i giorni di consumatori e cittadini; le raccomandazioni ivi formulate per la Commissione sono davvero vicine alla realtà quotidiana dei cittadini, tanto delle persone quanto delle imprese.

Infatti i cittadini e le imprese preferiscono spesso optare, per quanto concerne le questioni familiari o le transazioni commerciali, a favore di un accordo consensuale autenticato da un’autorità pubblica ed è ovvio che anche gli atti autentici devono rientrare entro quest’area di libera circolazione.

Purtroppo questa libertà di circolazione è per il momento solo parziale e voi ben sapete che, accanto agli strumenti già in essere, abbiamo previsto nuove disposizioni sulle quali sto ancora lavorando. Alcune di esse sono appena state approvate – e devo ringraziare il ministro Dati per gli obblighi in materia di alimenti – e posso assicurare all’onorevole Ortega che sto preparando un provvedimento sulle successioni per il mese di marzo 2009. Mi rendo ben conto che rimane ancora moltissimo da fare e, consapevole di questo, la Commissione redigerà un Libro verde sull’atto autentico ed eventualmente su altri documenti pubblici al fine di avere una consultazione davvero allargata su questo punto.

In questo contesto, la sua relazione e lo studio predisposto dal Parlamento europeo saranno senza dubbio di grande utilità e, come lei stesso ha sottolineato, deve anche esserci – e in questo concordo con lei – una base giuridica che ci consenta di prendere un’iniziativa, pur sapendo che la diversità degli ordinamenti giuridici richiederà comunque un lavoro approfondito prima di formulare qualsiasi proposta. In ogni caso, grazie ancora per questo lavoro eccellente.

Mi rivolgo ora alla onorevole Wallis che ha giustamente insistito sulla necessità di ammodernare il funzionamento della giustizia e confermo che il piano d’azione adottato sotto la presidenza francese rientra anche tra le priorità di quella ceca. Grazie alla sua relazione, onorevole Wallis, potremo considerare come utilizzare al meglio questo accesso alla giustizia elettronica.

Lei ha menzionato a titolo esemplificativo l'enorme utilità di tale accesso nella composizione dei contenziosi di minore entità. Le raccomandazioni che ha formulato ci aiuteranno senz’altro a rafforzare le azioni già intraprese dalla Commissione e arricchiranno le discussioni e le decisioni prese dal Consiglio europeo.

Lavoreremo assieme affinché l’e-justice europea consenta un accesso facilitato alle informazioni sulla legislazione europea, gli ordinamenti legislativi nazionali e le procedure europee. Tengo altresì a precisare che il portale previsto sarà operativo al più tardi entro la fine del dicembre 2009. Ovviamente lavoreremo in stretto coordinamento con il Parlamento. Il portale europeo e-justice dovrà assolutamente essere operativo entro fine dicembre 2009. E' destinato ai cittadini ma cercheremo di risolvere anche le questioni che interessano più direttamente le autorità giudiziarie.

Anche in questo caso sono entusiasta di constatare questa sinergia tra le istituzioni europee, il Consiglio, il Parlamento e la Commissione; onorevole Wallis, credo che la presidenza francese abbia seguito il suo monito a non ridurre le nostre ambizioni e il suo incoraggiamento a convogliarle anzi nella giustizia elettronica, come dimostrato dalle parole del ministro Dati. Vi posso assicurare che, nella mia veste di commissario, sarò molto attivo su questo fronte.

Arrivo ora alla relazione dell’onorevole López-Istúriz White che ringrazio calorosamente per avere dato seguito all’eccellente iniziativa presa dal ministro Dati, quando a Lille ci ha fatto lavorare su questo argomento d’importanza cruciale. Sappiamo che le nostre società saranno composte in proporzione crescente da persone di oltre 65 anni – che peraltro rappresentano già il 16 per cento della popolazione europea complessiva – e siamo altrettanto convinti dell’importanza di proteggere gli adulti vulnerabili. Abbiamo dunque sostenuto con forza l’iniziativa francese e invitato gli Stati membri a ratificare la Convenzione dell’Aia del 13 gennaio 2000. Grazie alla determinazione del ministro Dati, la convenzione entrerà finalmente in vigore il 1° gennaio 2009.

Il ministro Dati ha menzionato alcuni paesi che hanno già aderito alla convenzione e credo che ciò creerà un effetto a catena e riusciremo a convincere tutti gli Stati membri della necessità di ratificare questa convenzione.

E’ vero che a livello comunitario non disponiamo di strumenti preesistenti. Non abbiamo ancora pensato alla possibile evoluzione di un dispositivo già in essere. Seguiremo molto dappresso l’attuazione della convenzione, dopodiché potremo includere questa proposta nel quadro del programma di Stoccolma. Passeremo in rassegna tutte le misure atte a migliorare la cooperazione tra gli Stati membri, dopodiché potremo considerare l’eventualità di un’iniziativa comunitaria in materia.

Questo è quanto posso dire sull’argomento, della cui importanza sono personalmente convinto. Vi ringrazio in ogni caso, perché la discussione di questa mattina in presenza del ministro Dati lascia presagire che potremo tentare di proporre un programma di Stoccolma ambizioso e all’altezza delle aspettative dei cittadini che vogliono uno spazio giudiziario europeo. Ringrazio il Parlamento.

 
  
  

PRESIDENZA DELL’ON. MARTÍNEZ MARTÍNEZ
Vicepresidente

 
  
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  Panayiotis Demetriou, relatore per parere della commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni. (EL) Signor Presidente, mi consenta innanzi tutto di complimentarmi con la presidenza francese per quanto è riuscita a ottenere sinora, specialmente in materia di giustizia. Desidero complimentarmi altresì con il commissario Barrot. La commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni condivide le posizioni espresse nella relazione dall’onorevole López-Istúriz White. Gli anziani con capacità limitate, alla pari di tutte le persone con problemi, non possono essere lasciati privi di protezione giuridica; non possono essere abbandonati al loro destino e spesso nelle mani di tutori opportunisti che talvolta li umiliano e approfittano di loro. Ogni società, ogni stato di diritto ha il dovere di pronunciare ordinanze e atti giudiziari e amministrativi a salvaguardia della dignità e del patrimonio degli anziani. Da parte sua, l’Unione europea ha una responsabilità transfrontaliera. Invito la Commissione ad attivarsi e a fare pressione sugli Stati membri affinché venga firmata e ratificata la Convenzione dell’Aia che fornisce un quadro di riferimento per questa forma di tutela. Invito i colleghi dei paesi che ancora non vi hanno aderito a fare pressione affinché la convenzione venga ratificata.

 
  
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  Luca Romagnoli, relatore per parere della commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni. − Signor Presidente, onorevoli colleghi, mi congratulo con la Presidenza francese, con il Commissario Barrot e con tutti i relatori, perché lo sviluppo tecnologico avanza in modo inesorabile e la giustizia non poteva sottrarsi a questo.

L'introduzione di tecnologie informatiche e di comunicazione nell'amministrazione della giustizia credo offra possibilità di soluzioni, migliorando il funzionamento della giustizia e quindi contribuendo a razionalizzare e snellire le procedure e quindi a ridurre i costi. La giustizia elettronica potrebbe inoltre portare indubbi benefici e rispondere a varie istanze, prime fra tutti l'accesso alla giustizia e il miglioramento in termini di efficacia stessa e riduzione appunto di tempi e costi. Quindi che l'e-Justice miri a sviluppare l'utilizzo di nuove tecnologie dell'informazione alla giustizia è fondamentale, tanto più se lo vediamo alla luce dei già quasi dieci milioni di cittadini europei che sono interessati da una procedura civile transfrontaliera ed è una proporzione che probabilmente è destinata ad aumentare.

Accanto ai cittadini vanno però anche considerati i benefici per gli operatori di giustizia e non vanno quindi dimenticate le procedure in ambito di cooperazione giudiziaria e penale. Come ho già avuto modo di esperire in quanto relatore del rapporto ECRIS, oltre alla presente opinione, la sfera potenziale d'applicazione della giustizia elettronica è ampia ed è destinata ad evolvere in funzione dei progressi anche dello spazio giudiziario europeo e degli sviluppi tecnologici. Sono lieto quindi che poco fa il Commissario Barrot abbia annunciato per la fine del 2009 l'operatività del portale.

Voglio concludere con l'auspicio che nella nostra Europa si giunga a una giustizia finalmente giusta e che la responsabilità anche degli attori sia finalmente paritetica. Troppo spesso accade, ad esempio nel mio paese, che l'inquisito paghi un altissimo prezzo e finisca il tormentato iter giudiziario con l'assoluzione. In Italia per gli errori della giustizia non c'è responsabilità civile del giudice e questa credo sia una grave ingiustizia sociale e andrebbe sanata. Spero che lo Spazio di giustizia europeo aiuti prima o poi a sanare questa grande ingiustizia.

Grazie ancora alla Presidenza francese per l'impegno anche su queste questioni e grazie alla collega Wallis.

 
  
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  Jean-Paul Gauzès, a nome del gruppo PPE-DE. – (FR) Signor Presidente, Ministro Dati, signor Commissario Barrot, vorrei esprimere innanzi tutto il mio riconoscimento per gli sforzi della presidenza francese e i suoi personali, signora Ministro, volti a promuovere uno spazio di libertà giuridica più efficace a vantaggio dei cittadini.

I relatori hanno fatto un ottimo lavoro e il gruppo del Partito popolare europeo (Democratici-cristiani) e dei Democratici europei ha pertanto deciso di avallare le tre relazioni degli onorevoli Wallis, López-Istúriz White e Medina Ortega. Vorrei spiegare la posizione del nostro gruppo rispetto alla relazione dell’onorevole Medina Ortega con cui ho intrattenuto un'intensa collaborazione.

Come avete già evidenziato, signora Ministro e signor Commissario, questa relazione ci propone di compiere uno sforzo significativo al fine di ottenere il riconoscimento reciproco degli atti autentici. Durante la formulazione della relazione abbiamo avuto una discussione in merito alla possibilità di un’apertura per quanto concerne la terminologia.

Da parte nostra, riteniamo che la relazione verta sugli atti autentici le cui caratteristiche sono state definite dalla giurisprudenza e che a questo punto è opportuno limitarsi ad essi, senza estendere tramite una terminologia inappropriata la definizione di atto autentico, altrimenti si corre il rischio di generare confusione giuridica.

Le caratteristiche dell’atto autentico sono state già descritte dal ministro Dati e dal commissario Barrot, pertanto non le ripeterò. Intendo semplicemente dire che se dobbiamo discutere di altre questioni e di atti differenti da quello autentico che sono essenzialmente di tipo privato, non possiamo farlo nell’ambito di questa relazione d’iniziativa propria, incentrata sulla questione nodale del riconoscimento reciproco dei documenti che la giurisprudenza riconosce come atti autentici. Vorrei ringraziare di nuovo l’onorevole Medina Ortega per l'eccellente lavoro compiuto su questo tema.

 
  
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  Manuel Medina Ortega, a nome del gruppo PSE.(ES) Signor Presidente, vorrei intervenire adesso in un’altra veste: non parlerò delle tre relazioni in qualità di relatore, bensì quale rappresentante del gruppo socialista al Parlamento europeo.

Le tre relazioni hanno un comune denominatore: mirano tutte a migliorare la vita dei cittadini. Ed è vero che in questo ambito della giustizia, la vita dei cittadini può essere migliorata solo rispettando alcuni principi di equilibrio e tenendo conto di taluni aspetti. Per quanto concerne la giustizia elettronica, per esempio, non dobbiamo farci trascinare da un entusiasmo esagerato per le nuove tecnologie che potrebbero mettere a rischio le garanzie a tutela dei cittadini. In altre parole, chiedere a tutti di possedere un indirizzo di posta elettronica, per esempio, potrebbe significare escludere chi non ha accesso a Internet.

Nell’ambito specifico della mia relazione sull’atto autentico, credo che sia il presidente Dati, sia il commissario Barrot abbiamo sottolineato l’importanza delle garanzie giuridiche. L’obiettivo è consentire il trasferimento di atti con valore legale da un paese all’altro, ma non s’intende con questo riconoscere documenti della cui efficacia non siamo certi. In pratica, anche se un documento privato viene formalizzato da un notaio nei paesi in cui non esistono gli atti autentici, questo documento non potrà avere la medesima forza esecutiva degli atti notarili stilati secondo il diritto dell’Europa continentale, poiché questi ultimi hanno una forza esecutiva completamente diversa.

La necessità di assicurare il funzionamento efficace dei mercati e la libera circolazione all’interno dell’Unione europea non dovrebbe indurci a mettere da parte alcune garanzie giuridiche fondamentali per i cittadini, senza le quali non esiste più il diritto. In considerazione di quanto detto, al momento della votazione, il gruppo socialista affinerà le proprie posizioni, soprattutto al fine di tutelare gli interessi dei cittadini e non solo gli interessi dei potenti.

 
  
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  Diana Wallis, a nome del gruppo ALDE. (EN) Signor Presidente, credo o almeno spero che il mio gruppo non avrà alcuna difficoltà a sostenere la mia relazione e certamente quella dell’onorevole López-Istúriz White.

La relazione di cui voglio parlare, a causa delle difficoltà che arreca ad alcuni deputati, è quella dell’onorevole Medina Ortega. Condividiamo tutti l’idea della libera circolazione delle sentenze. Vorremmo anche la libera circolazione degli atti autentici, e io aggiungerei anche “o di documenti equivalenti”. Abbiamo discusso a lungo sull’importanza di facilitare la vita ai cittadini. A mio parere, con questo intendiamo la vita di tutti i cittadini europei e non sarebbe corretto escludere da questo spazio di giustizia alcuni paesi o alcune consuetudini giuridiche. Ma questo è ciò che accadrà se non adottiamo una prospettiva più vasta e accettiamo con pazienza e tolleranza gli ordinamenti giuridici che all’apparenza possono sembrare diversi ma che, scavando più in profondità, dimostrano di avere un modo simile di affrontare le questioni.

Siamo riusciti a ottenere il riconoscimento reciproco dei documenti; non vi è alcuna ragione per cui, con un poco di tolleranza e attenzione, non potremmo pervenire al riconoscimento reciproco di atti stipulati tramite contratto o atti notarili, anche se non sono perfettamente identici negli aspetti formali.

Mi rivolgo a voi affinché rispettiate gli emendamenti che sono stati presentati oggi. Forse non saranno approvati, ma il loro messaggio è che questa è un’Europa della giustizia per tutti i cittadini e per tutte le culture giuridiche. Non dovrebbe diventare un’Europa esclusiva.

 
  
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  Ryszard Czarnecki, a nome del gruppo UEN. – (PL) Signor Presidente, le tre relazioni in discussione sono estremamente importanti. Desidero ringraziare in particolare l’onorevole Wallis per la sua relazione contraddistinta da una notevole completezza, sostanza, competenza e qualità, che affronta la problematica sotto tutti gli aspetti. Il Parlamento concorda con l’onorevole Wallis sull’importanza di un problema che riguarda almeno il 2 per cento dei cittadini degli Stati membri dell’Unione europea. Ben 10 milioni di cittadini sui 500 milioni che abitano nell’Unione europea sono infatti implicati in contenziosi transfrontalieri. In questi casi, l’utilizzo dei sistemi telematici più moderni nell’ambito della giustizia potrebbe avere un impatto decisivo, poiché renderebbe i procedimenti più efficienti, semplici e brevi.

Le nostre proposte, se approvate dalla Commissione europea, possono agevolare l’accesso alla giustizia, oltre a limitare i costi dei procedimenti giudiziari, altro aspetto importante per il cittadino. Sembra peraltro giustificato promuovere la costruzione di due portali Internet di e-Justice. Il primo sarebbe dedicato ai cittadini e consentirebbe agli imprenditori di trovare assistenza legale in diverse lingue: il secondo, destinato alla professione legale, fornirebbe assistenza ad avvocati, magistrati, pubblici ministeri e funzionari impegnati nell’amministrazione della giustizia.

Le nuove tecnologie possono essere d’aiuto anche nella lotta contro il crimine internazionale e nella prevenzione del crimine, per non parlare dell’ampio ricorso che si potrebbe fare alle videoconferenze per ottenere e raccogliere elementi di prova nei procedimenti giudiziari.

 
  
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  Rareş-Lucian Niculescu (PPE-DE) . – (RO) E’ fondamentale assicurare l’introduzione e l’uso esteso delle nuove tecnologie nei procedimenti giudiziari. Non possiamo consentire che il sistema giudiziario rimanga tanto arretrato su questo punto rispetto ad altri ambiti. Ovviamente, qualsiasi strategia adottata deve essere considerata con la massima attenzione occorre tuttavia considerare anche la situazione attuale mantenendo i piedi ben saldi a terra.

Nell’Unione europea del XXI secolo esistono ancora tribunali sprovvisti di computer o accesso a Internet, un problema evidenziato anche dalla relazione. A prescindere dal metodo di ricerca impiegato, rimane a tutt’oggi molto difficile accedere alle informazioni giuridiche, sia per i professionisti della giustizia che, soprattutto, per i cittadini che vogliono far valere i propri diritti. Sono certo che nell’ambito dei programmi finanziari europei per la giustizia civile e penale in futuro saranno messi a disposizione più fondi per ovviare a queste carenze. Parimenti, gli Stati membri devono impegnarsi a utilizzare in maniera più efficiente i finanziamenti attualmente disponibili.

La relazione mette in evidenza problemi molto simili anche per quanto concerne la Rete giudiziaria europea in materia civile e commerciale su cui abbiamo espresso il voto appena due giorni fa. Mi rammarico che quella relazione non sia stata oggetto di discussione. E’ senz’altro importante migliorare il funzionamento di questa rete che offrirà un valore aggiunto ai cittadini europei. I problemi che ho già menzionato permangono nondimeno anche in questo ambito e riguardano la mancanza di informazioni, di traduzioni in tutte le lingue ufficiali e la difficoltà di accedere al sistema giudiziario in maniera transfrontaliera.

Vi ringrazio per l’attenzione. Auspico che questi problemi sentiti molto fortemente dal Parlamento riceveranno maggiore spazio nel futuro programma di lavoro della Commissione e del Consiglio, poiché i normali cittadini si aspettano dall’Unione europea delle misure concrete in grado di semplificare la loro vita di tutti i giorni.

 
  
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  Neena Gill (PSE). - (EN) Signor Presidente, sono favorevole a tutte e tre le relazioni ma mi soffermerò prima su quella relativa alla tutela e curatela dei cittadini più vulnerabili, un tema che mi sta molto a cuore. Sappiamo che la popolazione europea sta invecchiando: l’aspettativa di vita raggiunge oggi gli 80 anni ed entro il 2050, il 37 per cento della popolazione sarà costituito da ultrasessantenni. Le popolazioni sono anche più mobili rispetto al passato: lo o scorso anno, dal mio paese 400 000 persone sono emigrate all’estero dopo il pensionamento ed è importante assicurarsi che possano ottenere il medesimo tipo di tutela di cui godrebbero nel loro paese di origine.

I cambiamenti demografici fanno emergere molte sfide per la società europea, come abbiamo avuto già modo di sentire in materia di cure sanitarie e previdenza sociale. Ritengo che sia fondamentale consentire alle generazioni più anziane di condurre una vita indipendente e dignitosa.

Lo scorso anno sono stata relatrice per una relazione volta a garantire ai cittadini anziani una vita più sana, lunga e indipendente. La relazione che discutiamo oggi è particolarmente affine a quella, credo, nella misura in cui contiene proposte atte a garantire che essi possano continuare a occuparsi delle loro proprietà e gestire la propria quotidianità ovunque si trovino, senza rischio di sfruttamento e maltrattamenti. Ma la Convenzione dell’Aia mi desta qualche preoccupazione. Sono favorevole all’azione del Ministro, ma non dovremmo accontentarci di ottenere la ratifica della legislazione in essere; dovremmo accertarci anche della sua efficacia.

Vorrei formulare qualche osservazione sull’atto autentico. Sono favorevole alle iniziative mirate a ridurre i costi amministrativi per i cittadini, ma anch’io temo che la relazione non tenga debitamente conto delle diverse tradizioni giuridiche esistenti nella Comunità, che implicano l’esistenza di strumenti giuridici diversi come il deed inglese o forme diverse delle professioni notarili come quelle presenti in Inghilterra. Credo che nella sua forma attuale la relazione rischi di mettere in discussione il diritto nazionale di alcuni Stati membri e del mio in particolare, per quanto attiene all’amministrazione dei beni immobiliari. Ignorare tali differenze equivarrebbe secondo me a violare il principio del mutuo riconoscimento e non garantirebbe parità di accesso alla giustizia per tutti i cittadini. Per i motivi addotti, io e la mia delegazione sosterremo gli emendamenti proposti dalla collega Wallis.

Sono molto favorevole alla relazione Wallis sulla giustizia elettronica. Credo che alcune problematiche trattate nelle diverse relazioni siano tra loro collegate e il fine ultimo è di garantire ai cittadini parità di accesso alla giustizia, indipendentemente da dove si trovano all’interno dell’Unione europea.

 
  
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  Cristian Silviu Buşoi (ALDE) . – (RO) Desidero complimentarmi con gli onorevoli Wallis, Medina Ortega e López-Istúriz White per le eccellenti relazioni. La giustizia elettronica è indispensabile se si considera che secondo le stime sono 10 milioni le persone in Europa coinvolte in controversie transfrontaliere. Il ricorso alle tecnologie dell’informazione da parte del sistema giudiziario potrebbe in effetti contribuire in maniera sostanziale a una migliore accessibilità ed efficienza dell’ordinamento giuridico e legale europeo. La relazione della collega Wallis merita pertanto la nostra massima attenzione.

Credo anche che la risoluzione sull’atto autentico rivesta particolare importanza. Come avvocato rumeno, posso solo sottolineare gli enormi vantaggi che avrebbero l’atto autentico europeo e un sistema di giustizia amicale e non contenzioso. In effetti, in Romania come in altri paesi europei basati sul sistema di civil law, lo strumento probatorio principale per la giustizia preventiva è l’atto autentico notarile. Comprendo che l’onorevole Medina Ortega preferirebbe riferirsi esclusivamente agli atti autentici e distinguere tra gli atti autentici pubblici rilasciati esclusivamente da un professionista specializzato delegato dall’autorità pubblica e gli atti certificati mediante scrittura privata.

A prescindere da quale sarà l’esito delle discussioni in merito all’inclusione o meno, in una prossima iniziativa, degli atti equivalenti, ritengo che la proposta di riconoscimento reciproco degli atti autentici contenuta nella relazione debba essere mirata a proteggere i cittadini e a garantire la loro sicurezza giuridica, anche nell’ambito di rapporti familiari o immobiliari transfrontalieri.

 
  
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  Bogusław Rogalski (UEN). (PL) Signor Presidente, l’Unione europea deve affrontare il problema del progressivo invecchiamento della popolazione, legato a un aumento significativo dell’aspettativa di vita. Questa tendenza porterà, attorno al 2050, ad avere una popolazione europea composta per circa il 40 per cento da ultrasessantenni, il 10 per cento dei quali avrà superato la soglia degli 80 anni.

Questi cambiamenti demografici avranno gravi ripercussioni sull'economia, la società, la sanità e la finanza. Occorre pertanto prevedere meccanismi di protezione adeguati e specifici che possano garantire pari diritti e obblighi ovunque. Accade sempre più spesso che soggetti posti sotto tutela trascorrano un periodo fuori dal loro paese di residenza o si facciano curare presso cliniche all’estero, dunque in un paese diverso da quello in cui è ubicato il loro patrimonio. In questi casi, l’ordinamento giuridico in materia di tutela deve garantire continuità nelle decisioni giudiziali e amministrative, nonché in quelle prese dalle persone medesime. Ciò riguarda in particolare le procure relative alla successiva protezione giuridica che devono essere rese esecutive negli Stati membri.

Dobbiamo istituire un meccanismo che consenta di trasmettere con efficienza i documenti, specialmente nei casi di emergenza, per esempio quando un soggetto posto sotto tutela necessita di un ricovero ospedaliero mentre soggiorna temporaneamente all’estero. Si rimuoverebbe così qualsiasi impedimento alla possibilità dei cittadini europei di soggiornare o vivere in uno Stato membro diverso da quello di origine senza per questo perdere la possibilità di un accesso rapido ed efficiente alle cure.

 
  
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  Dushana Zdravkova (PPE-DE) . – (BG) Ministro Dati, signor Commissario, onorevoli deputati, posso assicurarvi che la discussione odierna su queste tre relazioni suscita grande interesse presso i cittadini dell’Unione europea e i miei colleghi avvocati. Mi complimento pertanto con i tre relatori per il loro lavoro.

Finora, la mia carriera professionale si è svolta interamente entro il sistema giudiziario, sia in qualità di presidente di uno dei maggiori tribunali bulgari – che è stato peraltro il primo a introdurre la tecnologia online per la gestione dei procedimenti – sia come presidente della commissione di esperti su informatica e diritto del Consiglio d’Europa fino al 2000. Posso pertanto affermare di aver acquisito grande dimestichezza con tutte le problematiche attinenti alla giustizia elettronica. Quando introducemmo la tecnologia dell’informazione nel 1995, non avrei mai immaginato che questo argomento avrebbe potuto tangere il Parlamento europeo. Sono pertanto molto lieta di avere la possibilità di parlare di questo tema qui, oggi.

Vorrei congratularmi in particolare con la collega Wallis per la sua relazione sulla giustizia elettronica perché ritengo che il ricorso alle tecnologie dell’informazione e alle nuove tecnologie della comunicazione da parte della giustizia incoraggerà ulteriormente la cooperazione transfrontaliera in ambito giudiziario, oltre ad agevolare l’accesso alla giustizia da parte dei cittadini dell’Unione europea.

Vorrei però sottolineare che per realizzare un sistema europeo efficiente in questo settore è assolutamente indispensabile elaborare una strategia generale a livello istituzionale e definire standard generali che rendano più efficace la comunicazione tra i vari ordinamenti nazionali, tenendo sempre presente, tra l’altro, che ciò richiederà l’impiego di molti esperti altamente qualificati.

Soltanto creando le condizioni opportune saremo in grado di sfruttare il potenziale delle nuove tecnologie per contrastare il crimine transfrontaliero e rendere l’apparato giudiziario più accessibile ai cittadini nelle questioni civili e commerciali.

Tenuto conto di questi aspetti, vi incoraggio a votare a favore di tutti i progetti proposti, che si tratti della rete online dei casellari giudiziari, dei registri fallimentari o della Rete giudiziaria europea in materia civile e commerciale. Essi ci consentiranno di raggiungere uno degli obiettivi fondamentali dell’Unione europea: quello di una maggiore interazione con la cittadinanza.

 
  
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  Lidia Joanna Geringer de Oedenberg (PSE). – (PL) Signor Presidente, in una comunicazione al Parlamento e al Consiglio del 10 maggio 2005 relativa al programma dell’Aia, la Commissione dichiarava come sua priorità specifica quella di creare entro il 2011 un vero e proprio Spazio di giustizia europeo in materia di diritto civile per quanto attiene al riconoscimento e all’esecuzione delle sentenze giudiziarie e al principio del mutuo riconoscimento, poiché tali misure avrebbero consentito effettivamente di garantire la protezione giuridica transfrontaliera dei cittadini dell’Unione europea.

L’Unione europea si sta ingrandendo e i suoi cittadini vengono incoraggiati a essere sempre più mobili. Al contempo, però, la circolazione delle persone all’interno del territorio comunitario crea problemi per quanto riguarda la trasmissione degli atti autentici. Nonostante la gamma di soluzioni adottate dagli Stati membri per il mutuo riconoscimento degli atti autentici, la trasmissione di questi documenti resta ancora una procedura complessa e sussistono limitazioni alla quantità e al tipo di documenti che possono essere trasmessi.

La Commissione deve adottare misure concrete volte ad approntare immediatamente un sistema unico, uniforme e adeguato per l’esecuzione e il riconoscimento reciproco degli atti autentici presso tutti gli Stati membri che ciò semplificherà enormemente la vita quotidiana di cittadini e imprese.

In ragione delle differenze nella struttura e nell’organizzazione dei sistemi dei registri pubblici nel settore della proprietà immobiliare, le iscrizioni nei pubblici registri fondiari e immobiliari dovranno essere escluse da tale strumento comunitario. A parte questa eccezione, il riconoscimento dell’autenticità, del valore probatorio e dell’esecutorietà di un atto autentico ai fini del suo utilizzo nello Stato membro richiesto potrà essere rifiutato soltanto nel caso di seri e motivati dubbi in merito alla sua autenticità, ovvero qualora il riconoscimento sia contrario all’ordine pubblico dello Stato membro destinatario.

Concludo ringraziando l'onorevole Medina Ortega per la cura messa nella preparazione di questo documento.

 
  
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  Toomas Savi (ALDE). - (EN) Signor Presidente, sono assolutamente favorevole alla predisposizione, da parte della Commissione, di un piano d’azione per la giustizia elettronica. Anzi, sono alquanto sorpreso che una simile iniziativa non sia stata presa sino a questo momento. Vorrei ringraziare la collega Wallis per aver affrontato questo tema urgente con grande competenza. I rapidi sviluppi della tecnologia ci hanno messo a disposizione nuovi ed efficienti strumenti che non dovremmo esitare ad utilizzare.

Nel contempo, questo sviluppo tecnologico ci pone anche di fronte alle nuove sfide dei crimini elettronici quali i controlli non autorizzati, le frodi, la gli attacchi informatici e altro ancora. E’ ora che l’Unione europea vari una legislazione in materia di definizione, indagine e sanzione del crimine elettronico, che non conosce confini e va pertanto contrastato a livello sovranazionale. Auspico che la Commissione proponga un’iniziativa legislativa su questo tema nell’immediato futuro.

 
  
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  Costas Botopoulos (PSE). - (EN) Signor Presidente, la giustizia elettronica è forse possibile in un ambito tanto condizionato dalle debolezze e virtù profondamente connaturate all’uomo? No! Può esserci una giustizia senza confini? Di nuovo la risposta è: no! Perché stiamo parlando di un’attività umana che assume caratteristiche molto diverse nelle varie parti del mondo.

Questa doppia negazione significa forse che dobbiamo voltare le spalle all’innovazione tecnologica? Ancora una volta, la risposta è ovviamente negativa. Dobbiamo tentare di avvalerci dell’innovazione umana. Diciamo dunque sì a un portale informativo, sì allo scambio dei dati, sì alla consapevolezza dell’interdipendenza tra i sistemi giuridici, sì a quanto contribuisce alla creazione di una demos Europea. Ma a una giustizia comune senza volto – e non sto affermando che questo è quanto viene propugnato nella relazione – dico no!

Mio padre era magistrato e non sarebbe contento se mi vedesse propugnare la giustizia elettronica di fronte al Parlamento europeo. E se da questo Parlamento mi rivolgessi a mio padre che si trova in cielo, lo rassicurerei affermando che so che la giustizia sarà sempre costituita da un uomo, il suo difensore e un giudice, non davanti a Dio, ma davanti alla loro coscienza.

 
  
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  Nicolae Vlad Popa (PPE-DE).(RO) Vorrei porgere i miei complimenti per l’iniziativa relativa alla circolazione degli atti autentici in Europa, perché contribuirà a promuovere la libera circolazione delle persone e delle imprese commerciali all’interno dell’Unione europea. Diversamente dai confini fisici, i confini giuridici tra gli Stati non sono ancora stati rimossi, come dimostrato dalle procedure complesse, diverse da Stato a Stato, richieste per l’esecuzione di contratti firmati alla presenza di un pubblico ufficiale.

E’ nostro compito offrire ai cittadini la possibilità di far valere le norme dell’atto autentico europeo senza ulteriori formalità presso uno Stato membro dell’Unione europea, anche quando l’atto autentico è stato redatto in un altro Stato membro.

Sono favorevole all’iniziativa della collega Wallis e della sua relazione sulla giustizia elettronica; credo che l’adozione della relazione consentirà un giorno ai cittadini europei di accedere all’ordinamento giuridico europeo e alla giustizia mediante le tecnologie dell’informazione e della comunicazione. La gestione rapida degli elementi di prova ad un costo minimo e la semplificazione delle procedure giudiziali tramite strumenti semplici e pratici agevolerà il ricorso alla giustizia da parte dei cittadini coinvolti in contenziosi transfrontalieri. Per ottenere questo risultato…

 
  
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  Armando França (PSE).(PT) Signor Presidente, signor Commissario, Ministro Dati, l’e-Justice è un passo importante per garantire l’accesso al diritto, alla giustizia e ai tribunali. Plaudo a questa iniziativa e mi complimento con il relatore e con la presidenza francese. Questo progetto per la giustizia elettronica rientra tra quelli discussi durante la presidenza portoghese e infatti fu compito del Portogallo guidare lo sviluppo e l’attuazione del progetto pilota che consentirà a tutti i cittadini di accedere a servizi presso un altro Stato membro in maniera più semplice, economica e pratica, oltre che nella loro lingua madre.

Questo portale plurilingue dovrebbe essere concepito con lo scopo di aiutare i cittadini e le imprese alla ricerca di assistenza legale e di una prima consulenza legale in materia di contenziosi transfrontalieri. Il portale e-Justice dovrebbe essere coordinato e gestito da un ufficio che sarà anche incaricato di coordinare i contenuti dei vari Stati membri e garantire la loro interoperabilità. Il progetto per la giustizia elettronica è funzionale ai cittadini e rafforza la nostra democrazia. Plaudo all’inaugurazione del portale nel dicembre 2009.

 
  
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  Marcin Libicki (UEN).(PL) Signor Presidente, desidero innanzi tutto ringraziare la collega Wallis per la sua eccellente relazione e richiamare la sua attenzione su due aspetti. Come presidente della commissione per le petizioni, mi accorgo di quante volte i cittadini dell’Unione europea neppure conoscono i propri diritti e di quante altre volte, all’opposto, credono erroneamente di poter intervenire in questioni sulle quali non hanno alcun diritto. Questo portale Internet, chiamato anche il portale della giustizia elettronica, aiuterà certamente i cittadini dell’Unione europea che desiderano prendere contatto con il Parlamento europeo e la sua commissione per le petizioni.

L’altro aspetto menzionato dalla collega Wallis nel suo intervento e sul quale richiamo la vostra attenzione concerne la necessità di rispettare le leggi del luogo. Questa medesima questione fu sollevata 250 anni or sono dal famoso filosofo francese Montesquieu, il quale diceva che nel varare la legge di un livello territoriale superiore occorreva sempre tenere presente che le regioni di piccole dimensioni, i territori minori – in questo caso, gli Stati membri dell’Unione europea – hanno tradizioni che devono essere rispettate.

 
  
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  Presidente. – Onorevoli deputati, discutendo nell’Ufficio di presidenza del Parlamento l’altro giorno, è stata espressa l’opinione comune secondo cui i deputati che già sono intervenuti nella discussione una volta non dovrebbero prendere la parola una seconda volta. Ciò nondimeno, in quello che in Spagna definiamo lo spirito del Natale, faremo uno strappo alla regola e concederemo la parola all’onorevole Romagnoli.

 
  
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  Luca Romagnoli (NI). – Signor Presidente, onorevoli colleghi, non posso parlare a nome di tutti, ma spero che il gruppo dei non iscritti condivida che lo Spazio comune di giustizia rappresenta un vantaggio indiscutibile per i cittadini dell'Unione e quindi che sostenga l'iniziativa in proposito.

Cari colleghi, siamo più o meno gli stessi di pochi minuti fa e non voglio essere ridondante o ripetitivo e quindi, più che reiterare sintesi già celebrate, trovo più utile augurare a tutti noi e soprattutto alla nostra Europa e ai tanti cittadini dell'Unione, che sentono a rischio la loro qualità della vita, un nuovo anno di prosperità e certamente giustizia.

 
  
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  Reinhard Rack (PPE-DE).(DE) Signor Presidente, i progressi registrati nell’integrazione in ambito giudiziario, un settore considerato tradizionalmente di prerogativa degli Stati, sono senz’altro positivi e riflettono il nuovo stile di vita dei cittadini dell’Unione. Tuttavia, e riprendo qui una considerazione più volte formulata da altri, questa integrazione non deve interessare troppo in profondità delle strutture evolute in base alle consuetudini e, soprattutto, che si dimostrano funzionanti. Non si può misurare tutto con il medesimo metro.

I documenti pubblici e i pubblici ufficiali sono organizzati in maniera molto eterogenea nei diversi Stati membri. In Austria, ma non parlo solo del mio paese, lo studio notarile quale ufficio pubblico di autenticazione dei documenti gode di una lunga tradizione e assicura un grado elevato di sicurezza e affidabilità. Non ha senso gettare tutto questo alle ortiche, soltanto perché la medesima figura professionale non esiste in taluni altri paesi. Dunque “sì” all’integrazione e all’apertura reciproca, ma con misura.

 
  
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  Czesław Adam Siekierski (PPE-DE).(PL) Signor Presidente, ogni Stato membro ha il proprio ordinamento giuridico e i propri criteri per il riconoscimento dei documenti amministrativi. Il nostro scopo dovrebbe essere quello di semplificare al massimo la circolazione transfrontaliera degli atti autentici. Nel contempo dobbiamo tenere presente che la certezza e la sicurezza delle situazioni e degli atti di diritto ha la precedenza su questa circolazione più agevole dei documenti.

Dobbiamo anche armonizzare i principi per il riconoscimento dei documenti amministrativi, affinché la vita quotidiana dei cittadini sia più semplice e le imprese possano funzionare più agevolmente. Peraltro, questo è proprio quanto essi si aspettano da noi. Di certo queste regole consentiranno loro di risparmiare tempo e denaro. Dobbiamo lavorare per creare principi armonizzati per il riconoscimento reciproco degli atti autentici presso i singoli Stati membri, ma la portata di questo progetto non dovrebbe estendersi fino a includere documenti che non soddisfano i criteri di base.

 
  
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  Rachida Dati, presidente in carica del Consiglio. − (FR) Signor Presidente, signor Commissario, onorevoli deputati, la presidenza ha seguito con estrema attenzione il vostro lavoro su questi tre argomenti.

Le relazioni testimoniano l’importanza che attribuite ad essi e sono certa che avremo altre opportunità per riparlarne anche in futuro. Vorrei di nuovo ringraziare l’onorevole Medina Ortega per le sue proposte e il suo apporto. Dobbiamo fare progressi nell’ambito della circolazione e del riconoscimento degli atti autentici.

Come lei ha giustamente menzionato, la sentenza "Unibank" stabilisce un quadro di riferimento e fornisce una definizione degli atti autentici. Come ha sottolineato poc’anzi l’onorevole Gauzès, la sua è una relazione eccellente che contribuirà a una migliore cooperazione in ambito giudiziario. Rivolgendomi a Diana Wallis vorrei parimenti precisare che ciò deve riguardare tutti i cittadini europei, ma che bisogna altresì assicurare che siano create le condizioni per una vera fiducia reciproca: è necessario per la certezza giuridica.

Desidero sottolineare anche l’impegno dell’onorevole Wallis nel settore della giustizia elettronica. Come lei ha ben spiegato, questo è uno strumento che consente di migliorare l’accesso alla giustizia. Non dimentichiamo che dieci milioni di persone sono coinvolte in contenziosi transfrontalieri, da cui sorge la necessità di disporre di modalità di comunicazione efficaci. Condivido l’incitazione del commissario Barrot a tenere fede a questa ambizione. L'intervento della onorevole Zdravkova va in questa direzione poiché la messa in rete del sistema giudiziario ci apre numerose prospettive.

Onorevole López-Istúriz White, condivido quanto ha detto in merito alla necessità di proteggere gli adulti vulnerabili e in particolare gli anziani. Mi rallegro dell’adozione di questa relazione che è in perfetta sintonia con le nostre raccomandazioni e ambizioni. Ringrazio anche l’onorevole Gill per le sue osservazioni e la sua testimonianza che rende questa relazione estremamente concreta.

Signor Commissario, anche lei ha manifestato il suo interesse per questo tema e spero che la discussione di oggi potrà arricchire la consultazione che mi pare stia organizzando.

Signor Presidente, signor Commissario, onorevoli deputati, a nome della presidenza desidero ringraziare tutti gli oratori che sono intervenuti. Le osservazioni formulate sono estremamente pertinenti, concrete e infondono peraltro fiducia nell’avvenire, laddove dimostrano l’interesse dell’Unione per aspetti attinenti alla protezione dei cittadini europei.

Volendo trarre un bilancio su quanto compiuto dalla presidenza francese in tema di giustizia, posso dire che gli argomenti trattati sono stati concreti, le decisioni prese sono state anch’esse concrete e le ambizioni che nutriamo lo sono ancora di più. Questa è stata un’altra occasione privilegiata di dialogare con quest’Assemblea, nel corso della plenaria o in commissione, ma anche nel corso delle diverse conferenze tematiche che sono state organizzate in Francia su questi argomenti.

Vi ringrazio per l’eccellente cooperazione che è stata instaurata tra il Consiglio e il Parlamento e che ci ha consentito di avanzare molto rapidamente. Ricordo l’inizio della presidenza, quando discutemmo degli obiettivi e delle priorità: posso dirvi che gli obiettivi sono stati raggiunti e le priorità sono state ribadite. Penso che le presidenze successive a quella francese manterranno sicuramente questa medesima rotta.

 
  
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  Presidente. – Ministro Dati, in qualità di Presidente devo a mia volta ringraziare lei e la presidenza del Consiglio per il lavoro compiuto e gli sforzi profusi negli ultimi sei mesi, anche da lei personalmente.

 
  
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  Jacques Barrot, vicepresidente della Commissione. − (FR) Signor Presidente, Ministro Dati, onorevoli deputati, in merito alla relazione Medina Ortega, vi ricordo che terremo riunioni sul riconoscimento degli atti autentici nell’ambito del regolamento Bruxelles I. Approveremo una relazione relativa all’applicazione di Bruxelles I all’inizio del 2009 e nel corso del medesimo anno prenderemo in esame la sua eventuale revisione.

Come ho appena accennato, avremo un’altra riunione sullo strumento che disciplina le successioni e i regimi matrimoniali. La questione degli atti autentici sarà ripresa nell’ambito di un libro verde che verterà in generale sugli atti pubblici e la cui pubblicazione è prevista per la fine del 2009.

E’ indiscutibile che la libera circolazione di atti e documenti debba essere migliorata, come ha giustamente affermato la signora Ministro, ma nel contempo occorre garantire la sicurezza giuridica che presuppone una vera fiducia reciproca. E questo per quanto riguarda gli appuntamenti relativi agli atti autentici per i quali mobiliteremo molte delle nostre energie nei mesi a venire del 2009.

Per quanto concerne l’e-justice, posso confermarvi che la Commissione stipulerà a breve i contratti per lo sviluppo della prima versione del portale europeo di e-justice entro i tempi convenuti e, come già sottolineato, la messa in rete dei casellari giudiziari è di per sé un inizio promettente che prelude al successo di questa iniziativa a favore della giustizia elettronica.

Inoltre, come ho già preannunciato, seguiremo con estrema attenzione l’applicazione della Convenzione dell’Aia relativa alla protezione dei soggetti vulnerabili. Nel corso del 2009 valuteremo nel dettaglio quali siano i margini di miglioramento possibili e l’opportunità di un’iniziativa comunitaria su questa materia al fine di agevolare un’applicazione concreta dei disposti della Convenzione dell’Aia. Mi riferisco in particolare alla trasmissione dei fascicoli e all’informazione delle persone vulnerabili sui loro diritti. Questa è la risposta della Commissione.

Se mi consente, signor Presidente, vorrei congratularmi personalmente con il Ministro Dati, perché abbiamo avuto una presidenza francese estremamente attiva nell’ambito giudiziario, con seminari ai quali sia il Parlamento che la Commissione sono stati invitati a partecipare e che hanno infuso nuova sostanza alla discussione e, direi addirittura, posto le basi di questo nuovo programma di Stoccolma.

La ringrazio sentitamente per il suo impegno personale, per la capacità d’ascolto dimostrata dalla presidenza francese e per la maniera in cui anche lei ha lavorato alle disposizioni in materia di alimenti, alle comunicazioni dei casellari giudiziari e sul rafforzamento di Eurojust. Il bilancio è davvero molto positivo. I miei più sentiti complimenti!

 
  
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  Manuel Medina Ortega, relatore.(ES) Benché questo Parlamento non sia molto prodigo di tempo, a causa delle caratteristiche insite nella sua modalità di funzionamento, in questa ora scarsa che abbiamo dedicato al tema della giustizia siamo riusciti a discutere con una certa profondità alcuni degli argomenti più urgenti. Con riferimento alla questione dell’atto autentico, credo opportuno operare una distinzione tra l’atto autentico e un documento privato, anche quando quest’ultimo implica il coinvolgimento di un notaio.

Un documento privato redatto da un notaio può essere riconosciuto quale atto che esprime la volontà delle parti. Presso taluni ordinamenti, il notaio ha il solo compito di attestare che le parti contraenti hanno espresso la propria volontà. Questo viene riconosciuto universalmente come il principio di autonomia della volontà e di riconoscimento della sua esistenza.

Ma quello in discussione è uno strumento completamente diverso. Ci riferiamo qui a un documento pubblico che comporta l’intervento di una figura pubblica – il notaio nella maggior parte dei paesi dell’Europa continentale – che è stata investita di un’autorità pubblica. L’atto così prodotto ha un valore molto simile a quello di una sentenza.

Per adesso non è stata fatta alcuna discriminazione sulla base del paese di origine. Se le norme relative all’atto autentico europeo fossero approvate, qualsiasi paese europeo potrebbe utilizzare questo documento e ottenerne il riconoscimento, ma a tal fine l’ordinamento giuridico del paese dovrebbe garantire a esso il medesimo riconoscimento che viene garantito anche negli altri paesi.

In altre parole, il terzo elemento necessario per il riconoscimento dell’atto autentico è che questo non può produrre all’esterno del paese un effetto diverso da quello cui dà luogo entro i confini nazionali. Più precisamente allora, un documento notarile inglese è riconosciuto in Europa continentale solo nella misura in cui viene riconosciuto anche dal diritto inglese; non può ottenere un riconoscimento maggiore. Per esempio, un documento legale inglese non può essere riconosciuto in Francia alla stregua di un documento pubblico francese, perché non ne condivide le medesime caratteristiche. Si tratta infatti di un documento completamente diverso.

Non esiste alcuna forma di discriminazione in questo senso. Piuttosto, stiamo tentando di istituire un sistema comune per l’intera Unione europea e ritengo possibile che alcuni paesi, in cui attualmente questo tipo di documento non figura, lo adotteranno di conseguenza. In questa prospettiva, l’approvazione di un unico atto europeo sarebbe uno strumento importante.

 
  
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  Diana Wallis, relatore. (EN) Signor Presidente, mi scuso ma non riesco a trattenermi. L’onorevole Medina afferma che l’atto autentico deve essere un atto pubblico e proprio per questo ribadisco che dobbiamo analizzare la questione con attenzione e in profondità. Dal punto di vista del common law inglese, un notaio inglese è un funzionario del tribunale, autorizzato da questo a redigere documenti, e pertanto i documenti che esso predispone sono atti pubblici. Vi prego di tentare di comprendere questo punto di vista. Ci sono dei punti in comune che meritano un esame più approfondito da parte di altre giurisdizioni e tradizioni giuridiche.

Chiudo adesso questa parentesi dialettica per rivolgermi alla presidenza francese: Ministro Dati, la ringrazio per la cooperazione e per il lavoro compiuto dalla sua équipe e da altri durante questi mesi di presidenza. Siete stati favolosi. Siamo riusciti a compiere tanti progressi e la determinazione e la volontà con cui è intervenuta per cambiare l’esperienza che i cittadini hanno della giustizia è stata apprezzata immensamente. Grazie. Sentiremo la sua mancanza.

 
  
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  Presidente. – Adesso dovrei dare la parola all’onorevole López-Istúriz White, ma questo mio connazionale mi ha riferito che desidera concedere un minuto del suo tempo al collega Toubon.

 
  
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  Jacques Toubon (PPE-DE). – (FR) Signor Presidente, onorevoli colleghi, Ministro della Giustizia, è proprio a questo titolo che mi rivolgo a lei al termine di questa discussione. In effetti, con la presidenza portoghese, la presidenza slovena e oggi la presidenza francese, nella persona del ministro Dati come guardasigilli, credo veramente – e lo dico sulla base della mia esperienza come ex ministro della Giustizia – che in Europa siamo riusciti a superare un valico e a giungere a un punto di non ritorno.

Oggi si sta avviando tra i sistemi giuridici e giudiziari, per loro natura diffidenti gli uni degli altri, un processo di ravvicinamento, di riconoscimento e di armonizzazione. Su taluni temi prevale addirittura la tendenza a redigere legislazioni di stampo comunitario, del tutto o in parte, come per esempio nel caso delle prescrizioni in materia di mantenimento. Oltre a quanto siamo stati costretti a fare per necessità, per esempio in materia di sicurezza, diritto penale e lotta contro il terrorismo, oggi ci occupiamo di coloro che hanno bisogno di regole e di una disciplina dei contenziosi valide in tutta Europa perché vivono nel loro paese ma anche altrove, perché lavorano e intessono rapporti con altri soggetti in tutta Europa.

Signor Presidente, dobbiamo palesare questo punto di svolta, che è senz’ombra di dubbio il segno lasciato dalla presidenza francese. I miei colleghi lo hanno già detto, ma dobbiamo sottolineare che è stato compiuto in ambito giudiziario un passo storico incontestabile in materia di cooperazione e legislazione. Credo che l’Europa non sarà più la stessa il giorno in cui le persone sentiranno davvero che lo Spazio di giustizia europeo è qualcosa di più di una pia intenzione.

 
  
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  Antonio López-Istúriz White, relatore.(ES) Signor Presidente, credo che questa sia stata una soluzione ottimale e la ringrazio per la cortesia dimostrata nei confronti miei e del collega.

Per quanto mi riguarda, posso dire di avere apprezzato gli interventi e i ringraziamenti, in particolare quegli interventi più positivi sulla mia relazione, e la collaborazione intrattenuta durante la stesura della relazione con la commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni.

Vorrei riprendere in particolare l’intervento del collega Rogalski. Come deputato spagnolo e della circoscrizione delle isole Baleari, il motivo per cui ho deciso di occuparmi di questa relazione è stato aiutare gli anziani che vivono sulle isole spagnole come residenti o turisti. Ritengo essenziale garantire loro questo tipo di protezione.

A nessuno sarà dunque sfuggito che ho incluso il mio paese tra quelli che spero ratificheranno e firmeranno a breve la Convenzione dell’Aia.

Mi discosto da quanto detto dal Ministro Dati solo su un punto. Come avete potuto osservare, non ho menzionato nessuna altra presidenza. Mi unisco al coro per dire che, dopo tutto, ci sarebbe piaciuto che la presidenza francese fosse durata molto più a lungo. Per molti di noi è stata troppo breve.

Questo è l’unico punto su cui le nostre opinioni divergono.

 
  
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  Presidente. − La discussione è chiusa.

La votazione si svolgerà oggi alle 11.30.

(La seduta, sospesa alle 11.00, riprende alle 11.35)

Dichiarazioni scritte (articolo 142 del regolamento)

 
  
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  Louis Grech (PSE), per iscritto. (EN) Questa iniziativa mira a istituire un quadro legislativo chiaro e completo, volto a promuovere ulteriormente il riconoscimento degli atti autentici e ad agevolare la loro esecuzione.

Fino ad oggi, il riconoscimento degli atti autentici tra gli Stati membri è stato gestito in maniera incoerente, creando così un clima di incertezza legale e di aleatorietà per i cittadini e le imprese.

La creazione di un sistema comune per il riconoscimento reciproco e l’esecuzione degli atti autentici gioverà all’Unione europea perché comporterà un risparmio di tempo, costi più contenuti e specialmente l’applicazione di procedure semplificate. Rendendo gli atti autentici più sicuri, questa iniziativa ne promuoverà anche la libera circolazione.

L’esecutorietà dell’atto autentico e il suo valore probatorio superiore potrebbero contribuire allo sviluppo economico e all’integrazione dell’Unione europea, agevolando la circolazione di merci e servizi. Questo aspetto è particolarmente importante nell’attuale fase di crisi economica e auspico pertanto l’attuazione rapida di questa normativa.

Approvo anche che la relazione limiti il proprio campo di applicazione agli atti autentici e rispetti la specificità dei contratti privati e di altre categorie intermedie di atti.

 
  
  

PRESIDENZA DELL’ON. PÖTTERING
Presidente

 
Ultimo aggiornamento: 3 novembre 2009Avviso legale