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Ciclo del documento : O-0102/2008

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O-0102/2008 (B6-0495/2008)

Discussioni :

PV 12/01/2009 - 16
CRE 12/01/2009 - 16

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Testi approvati :


Discussioni
Avvertenza
Lunedì 12 gennaio 2009 - Strasburgo Edizione GU

16. Revisione della comunicazione sulla radiodiffusione – Aiuti di Stato al servizio pubblico di radiodiffusione (discussione)
Video degli interventi
PV
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  Presidente . L’ordine del giorno reca la discussione sull’interrogazione orale presentata dall’onorevole Visser, l’onorevole Belet e l’onorevole Hieronymi, a nome della commissione cultura e istruzione sulla revisione della comunicazione, relativa all’applicazione delle norme sugli aiuti di Stato al servizio pubblico di radiodiffusione (O-0102/2008 – B6-0495/2008).

 
  
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  Cornelis Visser, autore. (NL) Signora Presidente, signora Commissario, sfortunatamente il commissario Kroes non può essere qui con noi questa sera a causa di un incidente. Vorrei cogliere l’occasione per porgerle i miei più sinceri auguri di pronta guarigione. Tuttavia, dal punto di vista politico, sostanzialmente mi oppongo alla sua ingerenza nell’ambito del servizio pubblico di radiodiffusione nazionale.

Giovedì scorso, insieme all’onorevole Hieronymi e all’onorevole Belet, ho organizzato un’audizione del gruppo del Partito popolare europeo (Democratici-cristiani) e dei Democratici europei in merito alla comunicazione della Commissione sul servizio pubblico di radiodiffusione. Posso dirvi che l’interesse del settore e degli Stati membri è stato considerevole. Anche la Direzione generale della Concorrenza ha partecipato con numerosi rappresentanti poiché questo tema, naturalmente, è di natura prioritaria nel loro programma di lavoro. Il direttore generale della concorrenza è stato presente per tutta la mattinata come membro del gruppo di esperti.

Signora Presidente, la proposta della Commissione atta a rivedere le regole applicabili al servizio pubblico di radiodiffusione è inaccettabile nella sua versione attuale. Le emittenti pubbliche svolgono un ruolo cruciale nella tutela della diversità culturale e linguistica e del pluralismo dei media. Mi oppongo fermamente ai piani della Commissione. In primo luogo, dobbiamo renderci conto che gli organismi pubblici di radiodiffusione rientrano nelle competenze nazionali di uno Stato e che, pertanto, spetta alle autorità nazionali e non alla Commissione europea definirne la politica. Tale considerazione è chiaramente indicata nel protocollo sul servizio pubblico di radiodiffusione del trattato di Amsterdam. Gli Stati membri organizzano e finanziano le emittenti pubbliche secondo quanto ritengono più opportuno. I piani del commissario Kroes intaccano gravemente il principio di sussidiarietà e la libertà di movimento degli Stati membri, sostituendoli con un’ingerenza europea. Sono molto sorpreso che, in quanto commissario liberale, opti per questa strada.

In secondo luogo, la proposta di introdurre un test di mercato preventivo a cura di un supervisore indipendente è per me fonte di preoccupazione. In tal modo i canali commerciali verrebbero a disporre di preziose informazioni. E’ davvero ciò che vogliamo? Un test di mercato aumenterà inevitabilmente il livello di burocrazia e non possiamo esimerci dal chiederci se le emittenti più piccole possano permettersi nuovo personale. Infine, chi dovrà sostenere i relativi costi? Le emittenti stesse o i contribuenti? Questa iniziativa non è fattibile negli Stati membri più piccoli. Inoltre il testo in oggetto è molto dettagliato e alla proposta manca flessibilità. Di conseguenza gli Stati membri non saranno più in grado di adottare politiche e procedure in linea con i propri sistemi nazionali. Inoltre ci si deve chiedere se un accertamento preventivo dell’impatto sul mercato e una valutazione pubblica dei nuovi servizi non offrano ai concorrenti commerciali un vantaggio eccessivo.

In terzo luogo, la proposta desta preoccupazione poiché i sistemi pubblici di radiodiffusione non sono organizzati esattamente nello stesso modo in tutti gli Stati membri. Non si può prescindere da una diversità di natura tecnologica e da differenze in termini di sistemi di radiodiffusione, di organizzazione e di portata. Si riscontrano inoltre differenze sul piano della lingua e della cultura. L’approccio omnicomprensivo proposto dalla relazione, in questo caso, si rivela inefficace e la proposta non ne tiene conto.

Dopo aver espresso le mie preoccupazioni, vorrei ora esporre un breve resoconto di quanto accaduto in occasione dell’audizione del gruppo del Partito popolare europeo (Democratici-cristiani) e dei Democratici europei giovedì scorso, in cui la Commissione ha mostrato un atteggiamento molto positivo. La Commissione ha ammesso che le proposte sono probabilmente troppo dettagliate e che il testo deve essere rivisto. La Direzione generale mi ha informato che è possibile rinviare la comunicazione finale a una data successiva al 5 marzo, giorno in cui la commissione cultura e istruzione organizzerà una seconda audizione dedicata a questo tema. Dopo l’audizione, la Direzione generale ha affermato che non è escluso che la Commissione debba redigere una nuova versione in base a queste nuove informazioni prima di presentare la propria comunicazione finale. E’ stato un ottimo risultato.

Lei capirà, signora Presidente, che sono piacevolmente sorpreso di queste promesse. Ciò significa, dopotutto, che la Commissione sta aprendo gli occhi ed è pronta ad ascoltare la voce del settore, degli Stati membri e del Parlamento. Ottimo!

Vorrei porre alla Commissione qualche altra domanda. Innanzi tutto: la Commissione intende portare avanti l’idea di un dettagliato testo di mercato preventivo a cura di un supervisore indipendente? Questa è una domanda che potrebbe trasmettere al commissario Kroes. La Commissione è disposta ad abbandonare l’idea di un supervisore indipendente e del test preventivo di mercato oppure non intende cedere?

In secondo luogo: come si può garantire l’imparzialità tecnologica? La proposta non implica che vi sia una differenza tra gli attuali servizi erogati dagli organismi pubblici di radiodiffusione e i nuovi servizi audiovisivi?

In terzo luogo: a seguito del commento formulato dal direttore generale della concorrenza, la Commissione è preparata a redigere una nuova proposta in base alle nuove informazioni?

In quarto luogo: cosa intende fare la Commissione in merito alla sentenza emessa dal Tribunale di primo grado nel caso danese di TV2? La inserirà nella nuova proposta? In caso contrario, come verrà attuata?

Infine, un’ultima domanda: la Commissione è disposta a coinvolgere il Parlamento nella procedura di follow-up e ad attendere un’ulteriore discussione con il Parlamento?

Spero in un’ottima collaborazione tra il Parlamento, la Commissione e gli Stati membri in modo tale da giungere alla versione finale della comunicazione.

 
  
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  Androulla Vassiliou, membro della Commissione. (EN) Signora Presidente, come già accennato, la mia collega, il commissario Kroes, ha avuto un piccolo incidente e pertanto non può essere qui con noi.

Il 4 novembre 2008 la Commissione ha pubblicato, affinché possa essere consultato fino al 15 gennaio, un progetto per la nuova comunicazione sulla radiodiffusione. Prendiamo seriamente il processo di consultazione nel senso più ampio del termine. La commissione cultura e istruzione del Parlamento ha programmato un’audizione per il 5 marzo e, come già accennato, il gruppo del Partito popolare europeo (Democratici-cristiani) e dei Democratici europei ha già tenuto un’audizione di questo tipo giovedì scorso, in presenza del direttore generale della concorrenza Philip Lowe.

Questo dialogo tra la Commissione e il Parlamento è importante. Siamo disponibili ad ascoltare e a rispondere alle vostre domande. Sappiamo anche che il Parlamento, nel mese di settembre 2008, ha concordato che gli aiuti di stato destinati alle emittenti pubbliche dovessero essere elargiti in modo da essere funzionali in un ambiente dinamico, evitando l’uso di finanziamenti pubblici per motivi di opportunità politica o economica. Tale posizione è in linea con il nostro pensiero, essendo importanti sia le emittenti pubbliche che private. Il sistema duale di radiodiffusione è una risposta al panorama audiovisivo europeo che deve essere tutelato su tutte le piattaforme.

Il progetto di comunicazione sulla radiodiffusione tenta pertanto di consolidare la pratica in materia di aiuti statali attuata dalla Commissione sin dall’attuale comunicazione, emessa nel 2001 e garantisce che le nostre regole riflettano l’ambiente in rapida evoluzione dei nuovi media. La comunicazione viene sottoposta a revisione nell’intento di aumentare il grado di trasparenza e di certezza giuridica e si chiarisce che le emittenti pubbliche forniranno servizi audiovisivi su tutte le piattaforme audiovisive, lasciando agli operatori privati incentivi sufficienti per rimanere sul mercato. Il conseguimento di tale obiettivo viene garantito attraverso il cosiddetto test di Amsterdam, che consente di trovare un equilibrio tra le qualità e gli effetti negativi dei servizi audiovisivi finanziati con fondi pubblici a livello nazionale.

Ma perché introdurre questi test? Perché una loro applicazione a livello nazionale contribuirà ad evitare l’intervento della Commissione, che sta ricevendo sempre più reclami relativi a casi limite in cui un’attività audiovisiva pubblica, pur non avendo forse alcun valore chiaro per i cittadini, potrebbe avere un notevole impatto sul mercato. La Commissione, tuttavia, ritiene che ripetuti interventi in questo settore non rispetterebbero lo spirito del principio di sussidiarietà. Ecco perché vogliamo che gli Stati membri condividano la responsabilità della Commissione nel controllo dell’impatto sul mercato di servizi audiovisivi finanziati con fondi pubblici.

Il test di Amsterdam garantirà che i nuovi servizi audiovisivi forniti da emittenti pubbliche soddisfino le esigenze sociali, democratiche e culturali degli ascoltatori e degli spettatori, limitando al minimo i danni collaterali derivanti dagli aiuti di stato per gli operatori privati. Non possiamo accettare l’affermazione secondo cui il test di Amsterdam comporta un fardello amministrativo ingiustificato. Naturalmente qualsiasi test comporta impegno, ma lo sforzo minimo richiesto in questo caso è ragionevole e necessario. In primo luogo, il test è previsto solo per servizi importanti e davvero nuovi; in questo senso il nostro progetto di comunicazione lascia un ampio margine di valutazione agli Stati membri, che possono decidere quando un nuovo servizio audiovisivo meriti effettivamente di essere testato. In secondo luogo, il progetto prevede che i progetti pilota siano esentati dal test. Le emittenti pubbliche possono quindi continuare a sperimentare i nuovi media senza test preliminari. In terzo luogo, il progetto lascia agli Stati membri la piena libertà di scegliere le procedure e le istituzioni più adeguate per il test in questione. Vale la pena ricordare, infine, che questi test sono già adottati negli Stati membri più piccoli, come Belgio e Irlanda, dove le soluzioni individuate sono proporzionate alle risorse disponibili. Dato che il test è alquanto ampio, non sussiste la possibilità di violare la libertà editoriale poiché si limita a richiedere che un servizio pubblico di radiodiffusione soddisfi le esigenze sociali, democratiche e culturali della società e che il suo impatto sul mercato sia commensurato. Al fine di tutelare l’indipendenza editoriale, il progetto consente all’organismo pubblico di radiodiffusione di eseguire da sé il test, in determinate circostanze.

In conclusione, vorrei sottolineare che il test di Amsterdam dovrebbe essere visto come un’opportunità piuttosto che come una minaccia. Aiuterà a mantenere vivo il pluralismo nell’ambiente dei nuovi media, tutelando l’equità e la certezza sia per gli operatori commerciali, compresi i quotidiani on line, che per i nostri ottimi servizi pubblici.

 
  
  

PRESIDENZA DELL’ON. DOS SANTOS
Vicepresidente

 
  
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  Ivo Belet, a nome del gruppo PPE-DE. – (NL) Signor Presidente, signora Commissario, onorevoli colleghi, buonasera. Vorrei innanzi tutto chiederle di porgere i miei auguri al commissario Kroes. Speriamo che si riprenda presto; ci è stato detto che è scivolata. Speriamo, naturalmente, che possa tornare il prima possibile in quest’Aula.

Naturalmente, signora Commissario, apprezziamo il desiderio della Commissione di garantire, ora e in futuro, regole eque per tutti gli attori del settore dell’audiovisivo, vale a dire emittenti pubbliche e private Si tratta di una condizione fondamentale per un’offerta equilibrata e va anche a vantaggio della qualità.

Quanto proposto dalla Commissione, tuttavia, si muove nella direzione diametralmente opposta per vari motivi, come ha già chiaramente osservato l’onorevole Visser. Vorrei iniziare formulando un breve commento, signora Commissario, in relazione a quanto da lei appena dichiarato. Il test sul mercato è già attuato in molti paesi, tra cui il Belgio; questo è vero solo in parte. Il test di mercato, o valutazione d’impatto, viene effettivamente già applicato in una qualche misura dalle emittenti stesse, tra gli altri, ma non secondo le modalità stabilite dalla proposta della Commissione, che sembrano diverse.

Vorrei condividere con lei le nostre riserve in merito alla proposta. La mia principale obiezione è che la proposta non è in linea con la strategia di Lisbona. La situazione è tale per cui in molti Stati membri sono proprio le emittenti pubbliche a creare e promuovere l’innovazione nel settore dei media e questa situazione, ovviamente, dovrebbe rimanere invariata. A mio parere ci stiamo muovendo nella direzione sbagliata, assumendo un atteggiamento amministrativo di carattere paternalistico che ostacola l’innovazione. Le nuove piattaforme, in particolare nel mondo del digitale, della banda larga, di Internet o simili, sono molto costose da sviluppare e investimenti di questo tipo devono essere, idealmente, ripartiti il più possibile e sviluppati in un’ottica di concertazione. Le emittenti pubbliche e private possono quindi offrire contenuti su una piattaforma condivisa e la concorrenza dovrebbe instaurarsi in termini di contenuto, in modo tale che il cliente possa trarne il massimo vantaggio.

Non però vogliamo essere fraintesi. Sosteniamo pienamente rapporti competitivi equilibrati tra emittenti pubbliche e private e ci dovrebbe essere spazio affinché entrambi i tipi di operatori possano fornire contenuti di qualità. E’ ovvio, da questo punto di vista, che gli organismi pubblici di radiodiffusione debbano rendere conto dei finanziamenti statali che percepiscono e con cui operano, anche se siamo convinti che vi siano modi migliori per farlo. A tale riguardo, vorremmo citare il caso britannico della BBC, in cui sono state proposte alleanze tra partner diversi in ambito di sviluppo, produzione e distribuzione. Si tratta di un buon esempio, dal mio punto di vista, e vorrei invitare la Commissione a cominciare a riflettere in questo senso.

 
  
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  Katerina Batzeli, a nome del gruppo PSE. (EL) Signor Presidente, signora Commissario, la revisione delle linee guida di base sugli aiuti statali al servizio pubblico di radiodiffusione proposta dalla presidenza francese rappresenta un dibattito particolarmente attuale sia all’interno di numerosi Stati membri sia per la posizione dei mass media a livello europeo e internazionale.

Al contempo, però, la revisione del pacchetto telecomunicazioni, che rinnoverà, essenzialmente, il modo e i criteri di assegnazione dello spettro radio a livello europeo, ha dimostrato che le regole atte a disciplinare il finanziamento dei servizi di radiodiffusione rivestono ora un’importanza fondamentale per la futura regolamentazione o deregolamentazione dei servizi relativi alla società dell’informazione, all’innovazione e ai servizi di interesse pubblico ed economico. E’ questa la principale domanda di natura politica cui siamo chiamati, in ultima analisi, a rispondere.

Chiaramente la discussione sugli aiuti di stato riguarda, innanzi tutto, le cosiddette emittenti pubbliche, definite da ogni Stato membro, considerando le risorse minime di cui dispongono e, soprattutto, l’importante funzione di servizio pubblico che espletano. L’importanza del ruolo delle emittenti è ribadita dalla convenzione dell’UNESCO, dal protocollo di Amsterdam e dalla comunicazione della Commissione del 2001. In altri termini, esiste già una piattaforma su cui il ruolo dei mezzi di comunicazione pubblici viene definito chiaramente.

Si è deciso tuttavia di affrontare la questione degli aiuti di stato e dobbiamo tener conto di alcune circostanze nuove, come concordato, nonché di alcune azioni che si devono forzatamente intraprendere, a causa della confusione spesso esistente tra enti pubblici e privati.

Vorrei sottolineare alcuni punti. In primo luogo, la questione della definizione di mandato di servizio pubblico non dovrebbe essere confusa con la questione del meccanismo di finanziamento selezionato per fornire tali servizi. Sebbene la televisione pubblica possa svolgere attività di natura commerciale, come la vendita di spazi pubblicitari, per generare introiti, tale pratica è stata condannata da alcuni governi, come quello francese, e viene invalidata in virtù della legislazione nazionale.

D’altro canto, anche le emittenti commerciali chiamate a fornire un servizio pubblico svolgono un ruolo importante. La coesistenza di organismi pubblici e privati rappresenta una prerogativa imprescindibile del mercato europeo.

Vorrei concludere sottolineando un ultimo aspetto. Le procedure ex ante proposte dalla Commissione per l’esame degli aiuti statali dovrebbero destare preoccupazione, non perché violano o si sostituiscono al principio di sussidiarietà, ma perché chiamano in causa la necessità di verificarne la compatibilità con la definizione di aiuti di stato.

Infine, vorrei precisare che la questione degli aiuti nazionali alle stazioni radiofoniche e ai mass media dovrebbe essere esaminata tenendo conto dei rapporti internazionali, dato che le organizzazioni europee devono concorrere con i colossi internazionali e una legislazione restrittiva danneggerà i successi conseguiti dall’Europa e l’acquis communautaire.

 
  
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  Ignasi Guardans Cambó, a nome del gruppo ALDE. – (ES) Signor Presidente, tenterò di essere conciso. Naturalmente, vorrei innanzi tutto porgere i miei più sinceri auguri al commissario Kroes nella speranza che guarisca presto dopo la caduta. Qui, fortunatamente, l’ingresso al palazzo è stato cosparso di sale, ma ho notato che in altri punti non questa misura non era sufficiente.

La discussione di oggi è estremamente importante e, in ultima analisi, è volta a esigere o richiedere un coinvolgimento del Parlamento da parte della Commissione. E’ questa la ragione d’essere della nostra discussione: fare in modo che la questione non termini qui, ma garantire che, prima che la comunicazione della Commissione venga formalizzata, si possa tenere un vero e proprio dibattito che coinvolga tutti.

Per quale motivo? Perché non è in discussione solo il nostro modello di televisione, ma vi è molto di più a rischio, dato che le emittenti televisive non sono più quelle di una volta, come ben sappiamo ora e sapevamo già in occasione della discussione dedicata alla direttiva sui servizi audiovisivi. Oggi le emittenti, in realtà, elaborano contenuti che poi forniscono tramite piattaforme lineari o non lineari, con una perfetta interazione in entrambi gli ambiti. Pertanto non si può più parlare di emittenti pubbliche come se questo dibattito si tenesse negli anni Settanta od Ottanta.

D’altro canto, è ovvio che questa discussione è inevitabile, dal momento che non tutti gli organismi definiti come servizio pubblico sono oggi veramente tali e non ha sempre senso utilizzare fondi pubblici per iniziative come quelle intraprese da alcune televisioni con i fondi statali. Al contempo, tuttavia – ed è questo il nocciolo della questione, a mio avviso, ma anche per alcuni dei miei colleghi – le televisioni pubbliche sono assolutamente fondamentali per la tutela della nostra diversità culturale e linguistica e, in ultima analisi, per tenere unite le nostre società, dal momento che, in teoria, punterebbero a qualcosa di diverso dal mero profitto.

Questo equilibrio finanziario deve essere pertanto tutelato. Dobbiamo individuare nuovi modelli di finanziamento, essere creativi e ampliare il dibattito, ma non possiamo farlo mettendo a repentaglio una realtà così vitale per le nostre società, quali le televisioni pubbliche così come le conosciamo oggi.

 
  
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  Helga Trüpel, a nome del gruppo Verts/ALE. – (DE) Signor Presidente, signora Commissario, onorevoli colleghi, la Commissione Barroso ha definito l’abolizione dell’inflazione normativa come uno dei principali obiettivi della sua politica. Le proposte avanzate ci fanno però pensare il contrario, ovvero che la Commissione stia invece favorendo l’inflazione normativa. Dall’audizione tenuta dal gruppo del Partito popolare europeo (Democratici-cristiani) e dei Democratici europei la settimana scorsa sono emersi chiaramente seri dubbi in merito alla misura in cui la Commissione sta ingerendo nelle competenze degli Stati membri. La proposta presentata ha davvero il sentore dell’inflazione normativa e non possiamo accettarlo.

E’ corretto affermare la necessità di trovare un equilibrio tra le possibilità di sviluppo dei servizi di radiodiffusione pubblici e privati. Ma ciò implica anche, in particolare nell’era digitale, la necessità, legata alla strategia di Lisbona, di garantire adeguate opportunità di sviluppo alle emittenti pubbliche, sinonimo di qualità, diversità culturale e coesione socio-culturale. Se le emittenti pubbliche si vedranno negata questa opportunità, diverranno uno strumento obsoleto e non potranno svilupparsi correttamente.

Pensando all’attuale crisi economica e finanziaria, la conclusione più evidente è la necessità di regolamentare i mercati. La regolamentazione sociale ed ecologica non è una posizione di per sé contraria al mercato, ma è invece a favore di mercati equi, ovvero regolamentati. Lo stesso vale per il rapporto entro il quale i settori pubblico e privato potranno svilupparsi in futuro se si vuole garantirne il successo nel mondo digitale.

 
  
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  Erik Meijer, a nome del gruppo GUE/NGL. – (NL) Signor Presidente, da 80 anni a questa parte il servizio pubblico di radiodiffusione ha sempre avuto il compito di informare il pubblico nel senso più ampio del termine. Questo servizio sopravvive grazie ai finanziamenti pubblici derivanti da canoni separati per radio e televisione, cui vanno aggiunti i contributi versati dai soci delle organizzazioni di radiodiffusione, come accade da molto tempo nei Paesi Bassi.

Oltre a questo, negli ultimi decenni, il servizio pubblico di radiodiffusione è stato incoraggiato a individuare una propria fonte di reddito diretta, non solo attraverso la vendita di spazi pubblicitari, ma anche mettendo a disposizione molte delle informazioni raccolte dall’emittente sotto forma di materiale audio e video. Secondo le aspettative, in questo modo il pubblico dovrebbe sentirsi più vicino alle emittenti, si dovrebbero raggiungere nuovi gruppi target e i costi per lo Stato diminuirebbero. Questa attività, che si è sviluppata nel corso degli anni, non pone alcun problema fintantoché i canali commerciali non ne risentano negativamente.

Dal punto di vista dei canali commerciali, le emittenti pubbliche, molto meno recenti, possono essere considerate come i concorrenti a cui viene concesso un notevole vantaggio, dato che possono contare sul finanziamento dei contribuenti. Ci si chiede ora se il diritto di esistere delle emittenti pubbliche derivi effettivamente dal loro ruolo sociale e non da una possibile distorsione della concorrenza rispetto ai canali commerciali. Dal momento che gli interessi pubblici e privati non sono più in opposizione, la Commissione europea si deve ora affrontare esigenze contraddittorie.

Il futuro delle emittenti pubbliche sarà messo in pericolo se il loro spazio di manovra viene limitato a favore della ricerca del profitto degli operatori commerciali. Ma le cose andranno addirittura peggio se ciò avverrà senza il coinvolgimento del Parlamento e senza tener conto delle esplicite obiezioni di 19 dei 27 governi degli Stati membri.

Negli ultimi tempi ho chiesto più volte alla Commissione di abbandonare questo piano fatale. La considero l’unica soluzione possibile, data la diffusa preoccupazione che si rileva attualmente. Inoltre questa materia rientra nelle competenze degli Stati membri, non dell’Unione europea. Mi riconosco nelle domande poste e nella posizione adottata dall’onorevole Visser e dagli altri oratori.

 
  
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  Manolis Mavrommatis (PPE-DE) . – (EL) Signor Presidente, signora Commissario, come sottolineato dai miei colleghi che hanno firmato l’interrogazione orale e come meglio precisato dagli oratori che hanno partecipato all’audizione pubblica a Bruxelles la settimana scorsa, dobbiamo considerare la televisione pubblica come uno strumento per fornire un servizio ai nostri cittadini che coinciderà, in ampia misura, con l’obbligo di fornirlo.

Il dialogo pubblico, l’autorità di supervisione indipendente e la diversità dei programmi, in quanto veicolo della storia e della cultura di ogni Stato membro, devono essere tutelati alla vigilia dello sviluppo di nuove tecnologie e dell’avvento quasi giornaliero di una miriade di nuove imprese.

Nell’ambito di una concorrenza sana, la Commissione deve promuovere modalità inedite per tutelare l’interesse pubblico e il servizio pubblico di radiodiffusione.

Siamo chiamati, principalmente, a definire in modo chiaro la missione pubblica delle emittenti, a valutare in maniera più efficace gli aiuti di stato, ma anche, per quanto concerne la regola della trasparenza, a non imporre inutili oneri amministrativi e finanziari agli Stati membri e alle emittenti pubbliche con la valutazione ex ante della Commissione.

Dovranno altresì essere adottati meccanismi di controllo più efficaci nel settore dei nuovi mezzi di comunicazione di massa. Inoltre, dato che le emittenti pubbliche svolgono un ruolo decisivo ai fini della diversità culturale e linguistica, tutti questi mezzi di comunicazione, nonché le televisioni e gli organismi pubblici, sono tenuti a fornire programmi di qualità. Devono inoltre essere in grado, a fronte della concorrenza di altri enti simili, di raccogliere positivamente le sfide della nostra era, trasmettendo eventi di interesse globale, come i Giochi olimpici, la Coppa del mondo e così via. Sfortunatamente, oggi, non tendiamo a muoverci in questa direzione per il semplice fatto che, dato che le società private dispongono di risorse finanziarie superiori, la televisione pubblica non può permetterselo. Di conseguenza, i cittadini non potranno guardare questi eventi né molti altri programmi.

Per concludere, vorrei sottolineare che quanto disponibile attualmente sul mercato e gli interessi dei media commerciali nella definizione dell’ambito di competenza e di attività delle emittenti pubbliche non è riconducibile a un interesse più generale, con determinate eccezioni ovviamente, e la Commissione deve tenerne seriamente conto.

 
  
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  Maria Badia i Cutchet (PSE) . – (ES) Signor Presidente, signora Commissario, vorrei innanzi tutto augurare al commissario Kroes una pronta guarigione.

Vorrei poi formulare qualche commento di natura generale in merito alla revisione della comunicazione sulla radiodiffusione. In primo luogo, giudico positiva la revisione avviata dalla Commissione, poiché consentirà un adattamento dei contenuti del 2001 in funzione delle trasformazioni avvenute nel settore delle tecnologie e nel diritto comunitario.

Tale revisione, inoltre, mantiene vivo lo spirito della comunicazione del 2001, volta a riconoscere il ruolo essenziale del servizio pubblico di radiodiffusione nel garantire la qualità della democrazia e il pluralismo. Mi riferisco essenzialmente ai principi per cui spetterebbe agli Stati membri definire e delimitare il rilascio e il contenuto delle licenze di servizio pubblico emesse a favore dei relativi enti pubblici, godendo della libertà di scegliere il modello di funzionamento ed evitando, pertanto, ogni distorsione della libera concorrenza.

Inoltre, le licenze dovrebbero essere assegnate a una specifica società o gruppo per il tramite di una delibera formale ed essere oggetto di un’attività di supervisione esterna ed indipendente. A tale riguardo, mi preme sottolineare il ruolo vitale delle autorità normative del settore audiovisivo.

Per quanto concerne le aggiunte più significative alla proposta, accolgo con favore i controlli ex ante sulla fornitura di nuovi servizi da parte delle emittenti pubbliche, ma solo a fronte di una sufficiente flessibilità che consenta di adattare tali controlli al modello istituzionale di ogni Stato membro e di attuarli in maniera graduale.

Infine, ritengo si debba verificare attentamente la possibilità che alcuni servizi preposti alla fornitura di contenuti audiovisivi nell’ambito del servizio pubblico vengano finanziati dai cittadini che ne usufruiscono, tenendo conto sia della natura libera e universale del servizio pubblico audiovisivo, sia del rischio di esclusione in cui si potrebbe incorrere nel caso in cui questo metodo di finanziamento venga accettato. Spero che la Commissione tenga in considerazione questi commenti.

 
  
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  Ieke van den Burg (PSE) . – (EN) Signor Presidente, è chiaro che qui sono in gioco la tensione tra l’interesse pubblico e il suo ruolo nella società, da una parte, e l’impatto della concorrenza leale e il funzionamento del mercato interno, dall’altra. I confini tra il servizio pubblico e le emittenti private, o altri mezzi di comunicazione, sono sempre più labili, in modo particolare se si considerano nuovi media come Internet, iPod, SMS e così via.

Come già sottolineato da alcuni oratori, le emittenti pubbliche svolgono spesso un ruolo di primo piano nell’innovazione dei servizi, producendo ovviamente un impatto transfrontaliero e che coinvolge più settori della comunicazione. E’ pertanto importante garantire coerenza tra la comunicazione sulla radiodiffusione e il quadro generale dei servizi di interesse economico generale. Si tratta di un aspetto importante che abbiamo già trattato in seno alla commissione parlamentare per i problemi economici e monetari. In particolare i membri del gruppo socialista di questa commissione hanno sottolineato l’importanza di creare una maggiore certezza giuridica per i servizi di interesse economico generale e vorremmo che, a livello politico, venissero adottate una direttiva quadro e una legislazione settoriale in materia.

La consultazione sul progetto di comunicazione, attualmente in esame e presentata dalla Commissione, può essere commentata fino al 15 gennaio ed è importante dare un segnale chiaro per precisare che questo quadro generale più orizzontale sarebbe uno strumento importante per collocare dibattiti come questo sulla radiodiffusione pubblica in un contesto più ampio.

E’ fondamentale capire chi stabilisce le regole e il grado di equilibrio tra interessi del mercato e interessi pubblici che esse offrono. Tendo a pensare che il test di mercato citato nella comunicazione dia la precedenza a considerazioni commerciali e di mercato piuttosto che a considerazioni di natura pubblica. Era questo il nostro intento con le nuove regole orizzontali sui servizi di interesse economico generale.

Sono un po’ sorpresa nell’apprendere che il gruppo del Partito popolare europeo (Democratici-cristiani) e dei Democratici europei si stia concentrando così tanto su questa materia, visto che i suoi membri erano inizialmente piuttosto perplessi nel sostenere il nostro appello per un quadro più generale. Questa è la dimostrazione, anche per quanto riguarda la radiodiffusione, che, in assenza di un quadro chiaro più ampio che ponga l’accento sugli aspetti di interesse pubblico, sottolineandone la predominanza, è sempre l’interesse del mercato a dominare in questo tipo di dibattito.

Vorrei cogliere l’occasione per reiterare il nostro appello a favore di un quadro per i servizi di interesse economico generale che, orizzontalmente, ripristini l’equilibrio tra tali interessi a favore dell’interesse pubblico.

 
  
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  Emine Bozkurt (PSE) . – (NL) Signor Presidente, il servizio pubblico di radiodiffusione è sinonimo di pluralismo, diversità e diversità culturale in Europa, è il cuore della democrazia. Non è una mia invenzione e la Commissione può confermarlo: le emittenti pubbliche rivestono un’importanza nazionale. Sono però ora previsti piani per introdurre un test di mercato che verrebbe condotto preventivamente, in particolare per le attività dei nuovi media. A mio parere, non si tratta di una buona idea, dato che non spetta a Bruxelles imporre preventivamente le modalità con cui gli Stati membri devono organizzare i propri servizi pubblici, modalità che dovrebbero, a mio avviso, essere valutate a livello nazionale e, quindi, senza la necessità di alcun test di mercato obbligatorio.

Vorrei inoltre spendere qualche parola sulla burocrazia. Sebbene io sia in generale a favore di un’accurata attività di controllo, dovremmo evitare di ritrovarci con più norme e maggiori costi per gli Stati membri.

Inoltre, per quanto concerne l’offerta, ritengo che non si dovrebbe operare alcuna distinzione tra servizi vecchi e nuovi dato che, in pratica, la linea di separazione tra gli stessi non è netta. Non ci troviamo di fronte ad un aut/aut; i programmi televisivi spesso vanno di pari passo con i nuovi mezzi di comunicazione e viceversa. Essi sono, anche in Europa, strettamente correlati l’uno all’altro. Non è solo una questione di mercato, ma anche di importanza pubblica delle nostre emittenti pubbliche, che viene riconosciuta universalmente, anche dalla Commissione. Vorrei sapere dalla Commissione se tale aspetto verrà inserito nella versione adattata della comunicazione e se le responsabilità in materia verranno assegnate in maniera adeguata, nella fattispecie agli Stati membri, anche se saranno coadiuvati, nelle proprie attività, dalle norme per i servizi di interesse generale, che dovrebbero essere redatte di concerto con il Parlamento europeo e il Consiglio.

 
  
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  Thomas Mann (PPE-DE) . – (DE) Signor Presidente, il servizio pubblico di radiodiffusione non è un mero fattore economico. Ero presente all’audizione tenuta dal gruppo del Partito popolare europeo (Democratici-cristiani) e dei Democratici europei la settimana scorsa a Bruxelles. In tale occasione è stata sottolineata l’importanza dell’informazione e della diversità della cultura europea e dell’educazione. Se ben 22 Stati membri sono contrari alla revisione o all’intensificazione a causa delle differenze in termini di condizioni quadro e di mercati, è assolutamente sbagliato scegliere la via di un’amministrazione onerosa, di una procedura di test eccessivamente lunga quale il test ex ante obbligatorio, o di un’ingerenza europea di natura pesantemente burocratica.

Esistono già appositi organi, ovvero i consigli per la radiodiffusione, preposti al controllo di questo servizio pubblico. Stiamo monitorando l’adattamento ai progressi tecnologici e i provvedimenti volti a garantire una concorrenza leale. Io stesso sono membro di un organo di questo tipo, l’Hessischer Rundfunk. La nostra indipendenza è garantita per legge e siamo completamente e debitamente sotto il controllo del pubblico. E’ così che funziona una politica sui media efficiente.

 
  
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  Zuzana Roithová (PPE-DE) . – (CS) Signor Presidente, lo Stato è d’accordo con i miei colleghi parlamentari che sostengono che gli aiuti statali al servizio pubblico di radiodiffusione necessitino di una chiarificazione legislativa. E’ quanto chiediamo da tempo all’interno del Parlamento europeo. Vorrei tuttavia attirare la vostra attenzione su altre questioni urgenti che la Commissione deve risolvere il più rapidamente possibile. Tra i numerosi problemi, ne citerò tre. In primo luogo, si rileva la necessità di un’introduzione generalizzata delle piattaforme televisive condivise, tali da comprendere la trasmissione digitale, in particolare nei condomini di proprietà delle cooperative edilizie, nel rispetto delle eccezioni di cui all’articolo 5 delle linee guida di informazione, essendo un problema che tocca milioni di cittadini nei nuovi Stati membri, anche nella Repubblica Ceca. Il secondo punto riguarda il sostegno a una maggiore cooperazione tra i consigli nazionali per i servizi televisivi e di radiodiffusione e le istituzioni europee, in modo tale da garantire una migliore applicazione delle disposizioni in materia di servizio pubblico. Il terzo punto è la necessità di migliorare il livello di coordinamento tra le autorità di vigilanza nazionali per la trasmissione televisiva rispetto alle sanzioni applicabili in caso di trasmissioni inappropriate che minacciano lo sviluppo morale di bambini e giovani.

 
  
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  Androulla Vassiliou, membro della Commissione. − (EN) Signor Presidente, ringrazio tutti gli oratori per questa fruttuosa discussione che non mancherò di riportare alla mia collega il commissario Kroes.

Vorrei commentare alcune delle vostre osservazioni. Il protocollo di Amsterdam precisa la necessità di trovare un equilibrio tra finanziamenti statali ed effetti sulla concorrenza. Vogliamo che gli Stati membri svolgano un ruolo di primo piano in tal senso, dato che, altrimenti saremo noi a Bruxelles ad intervenire in base ai reclami pervenutici.

Il nostro obiettivo consiste nell’offrire agli Stati membri maggiori possibilità di sviluppo del servizio pubblico di radiodiffusione purché vengano rispettate le disposizioni del trattato in materia di concorrenza. Il servizio pubblico di radiodiffusione deve continuare ad innovare, educare e, naturalmente, intrattenere e la Commissione concorda con questi obiettivi.

Spetta agli Stati membri decidere le modalità per finanziare il servizio pubblico di radiodiffusione, come chiaramente enunciato nel protocollo di Amsterdam. Le emittenti pubbliche potranno sperimentare liberamente nuove iniziative. Il progetto di comunicazione precisa chiaramente che i progetti pilota sono esenti dai test. Abbiamo sempre riconosciuto la possibilità di finanziare una missione di servizio pubblico, che comprende un’ampia gamma di programmi differenti ed equilibrati offerti dalle emittenti pubbliche. Tale prerogativa non verrà pregiudicata in futuro.

La Commissione intende altresì garantire una commistione tra pubblico e privato e promuovere le emittenti pubbliche affinché possano sfruttare le nuove tecnologie per rispondere alle esigenze sociali, democratiche e culturali della società.

Il test di Amsterdam consente agli Stati membri di finanziare i nuovi servizi audiovisivi offerti dalle emittenti pubbliche e tutela la capacità di tenersi al passo con i cambiamenti che avvengono nel settore dei media, sempre in continua evoluzione. Al contempo è anche nell’interesse pubblico mantenere gli incentivi destinati agli operatori privati. L’innovazione da parte delle emittenti sia pubbliche che private è fondamentale per conseguire gli obiettivi di Lisbona e le emittenti pubbliche rimarranno chiaramente libere di lanciare, in futuro, servizi nuovi di qualunque tipo su base commerciale senza una valutazione preventiva.

Vorrei rassicurarvi sottolineando che prendiamo molto sul serio la procedura di consultazione. Sottoporremo il testo a revisione considerando tutte le legittime preoccupazioni così come le proposte del Parlamento e degli Stati membri.

 
  
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  Presidente . – La discussione è chiusa.

 
Ultimo aggiornamento: 15 aprile 2009Avviso legale