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Procedura : 2007/0216(COD)
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Ciclo del documento : A6-0500/2008

Testi presentati :

A6-0500/2008

Discussioni :

PV 13/01/2009 - 12
CRE 13/01/2009 - 12

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PV 14/01/2009 - 4.1
CRE 14/01/2009 - 4.1
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Testi approvati :

P6_TA(2009)0015

Discussioni
Martedì 13 gennaio 2009 - Strasburgo Edizione GU

12. Caratteristiche di sicurezza ed elementi biometrici nei passaporti e nei documenti di viaggio (discussione)
Video degli interventi
PV
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  Presidente . – L’ordine del giorno reca la relazione (A6-0500/2008), presentata dall’onorevole Coelho, a nome della commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni, sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica il regolamento (CE) n. 2252/2004 del Consiglio relativo alle norme sulle caratteristiche di sicurezza e sugli elementi biometrici dei passaporti e dei documenti di viaggio rilasciati dagli Stati membri [COM(2007)0619 – C6-0359/2007 – 2007/0216(COD)].

 
  
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  Carlos Coelho, relatore. − (PT) Signor Presidente, signor Vicepresidente della Commissione, onorevoli colleghi, la proposta che oggi discutiamo è volta a modificare il regolamento approvato nel 2004, che ha migliorato e armonizzato le norme di sicurezza relative alla protezione dall’uso fraudolento dei passaporti e dei documenti di viaggio dei cittadini dell’Unione europea, introducendo al contempo elementi di identificazione biometrica. Contrariamente a quanto successo nel 2004, ora siamo in procedura di codecisione. Desidero ringraziare la presidenza francese e il commissario Barrot per l’enorme impegno profuso in questo fascicolo allo scopo di raggiungere un accordo in prima lettura. Desidero inoltre ringraziare i relatori ombra per il lavoro svolto e la collaborazione data, indispensabili per ottenere tale risultato.

Questa soluzione era necessaria se teniamo conto che il regolamento è entrato in vigore nel 2004 e che, entro e non oltre il mese di giugno di quest’anno, tutti gli Stati membri dovrebbero rilevare le impronte digitali dei bambini appena nati. Tuttavia, in base a studi esistenti effettuati nel quadro di progetti pilota realizzati in vari Stati membri, è molto difficile procedere al rilevamento o fare affidamento sulle impronte digitali di bambini di età inferiore a sei anni. E’ vero che il legislatore nazionale potrebbe stabilire deroghe a questo obbligo, ma questo significherebbe che fino al limite di età per cui è stata concessa l’esenzione si potrebbero rilasciare solo passaporti temporanei. Per i genitori sarebbe un onere eccessivo richiedere un passaporto per ciascun figlio ogni qualvolta desiderano viaggiare fuori dallo spazio Schengen.

Siamo quindi riusciti a raggiungere un accordo prevedendo un periodo di quattro anni in cui il limite di età è fissato a 12 anni, con una clausola derogatoria che dovrebbe permettere agli Stati che già hanno adottato una legislazione con limiti inferiori di applicarli, a condizione che il limite non sia al di sotto dei sei anni. Era prevista inoltre una clausola di revisione in base alla quale, tenendo conto dei risultati dello studio richiesto alla Commissione sulla credibilità delle impronte digitali dei bambini, tra quattro anni il limite di età sarà fissato e armonizzato definitivamente per tutti gli Stati membri.

E’ stata introdotta una seconda deroga per le persone che, per diversi motivi, sono fisicamente impossibilitate a fornire le impronte digitali. E’ stata altresì accolta la raccomandazione dell’Organizzazione per l’aviazione civile internazionale sul principio “una persona – un passaporto”. Come affermato dal Garante europeo della protezione dei dati, è un ulteriore vantaggio nella lotta alla tratta dei bambini.

Allo scopo di proteggere i bambini, abbiamo anche ottenuto un accordo interistituzionale, concluso tra le tre istituzioni, per sviluppare una posizione comune sull’adozione delle norme necessarie a proteggere i bambini contro il rapimento e la tratta. Le rispettive iniziative dovrebbero essere introdotte dalla Commissione nel quadro del settore del diritto civile competente.

Devo confessare che ci stiamo scontrando con le ridotte competenze dell’Unione europea in materia: il rilascio dei passaporti è di competenza nazionale e l’Unione europea può intervenire unicamente per il rafforzamento dei dati biometrici nei passaporti e nei documenti di viaggio, con l’obiettivo di migliorare la sicurezza dei documenti nei controlli di frontiera.

Abbiamo fissato norme che tutelano l’esercizio della competenza comunitaria, decidendo i tipi di dati inclusi (impronte digitali e fotografie) e i limiti dell’utilizzo: i dati potranno essere utilizzati soltanto per gli scopi previsti da questo regolamento (i controlli di frontiera), per verificare l’autenticità del documento e per accertare che il portatore ne sia effettivamente il legittimo proprietario.

Abbiamo inoltre raggiunto un accordo su due studi: un primo studio sui cosiddetti “documenti originatori”, per garantire che i documenti necessari per l’emissione del passaporto abbiamo la stessa affidabilità del passaporto da tutelare; e un secondo studio sul riconoscimento dei dati nei controlli di frontiera per studiare i tassi di falsi rifiuti. Grazie a questi studi, e tenendo conto della clausola di revisione di quattro anni, a un certo punto saranno introdotte le modifiche necessarie mediante una procedura di codecisione, senza dimenticare di consultare il Garante europeo della protezione dei dati, una regola di cui purtroppo non si è tenuto conto nell’elaborazione di questa proposta.

 
  
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  Jacques Barrot, vicepresidente della Commissione. (FR) Signor Presidente, onorevoli parlamentari, innanzi tutto tengo a ringraziare il presidente della commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni. Desidero inoltre porgere un caloroso ringraziamento al relatore, l’onorevole Coelho, per la straordinaria relazione e l’eccellente collaborazione avuta con la Commissione su un tema tanto delicato e sensibile.

La proposta della Commissione è volta a introdurre deroghe armonizzate all’obbligo di rilevamento delle impronte digitali affinché tutti i cittadini europei siano trattati allo stesso modo. La Commissione desidera inoltre proteggere i bambini dalla tratta degli esseri umani, rendendo giuridicamente vincolante il principio “una persona – un passaporto”, riconosciuto a livello internazionale.

Accolgo con favore gli sforzi profusi dal Parlamento europeo per raggiungere un accordo su questa proposta in prima lettura e includere le impronte digitali nei passaporti rilasciati dagli Stati membri entro e non oltre il 28 giugno 2009. Se non fossimo giunti a un accordo, chiunque viaggi all’estero con passaporto sarebbe stato costretto al rilevamento delle impronte digitali, compresi i bambini appena nati. Per questo voglio veramente esprimere la soddisfazione della Commissione per la proposta di compromesso negoziata. Ora la Commissione si concentrerà sulla relazione richiesta dal Parlamento europeo nella maniera più efficiente possibile. Non credo di dovere aggiungere altro. Ascolterò con interesse i contributi dei deputati e ringrazio nuovamente il relatore, l’onorevole Coelho, per l’ottimo lavoro svolto.

 
  
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  Urszula Gacek, a nome del gruppo PPE-DE. – (EN) Signor Presidente, sono lieta di appoggiare le proposte oggi presentate.

Credo si senta l’urgente bisogno di creare una serie di norme comuni sulla verifica dei dati biometrici. I colleghi forse non sanno che attualmente esistono grandi differenze tra paesi sul rigore usato, ad esempio, nel controllo delle fotografie dei passaporti. Molti paesi obbligano il cittadino che richiede un passaporto a presentarsi di persona, provvisto di documenti e fotografie, e in questi casi i funzionari dell’ufficio di rilascio passaporti possono verificare la corrispondenza tra la fotografia e la persona in carne e ossa.

In alcuni paesi però – forse soprattutto nel Regno Unito – le richieste via posta sono all’ordine del giorno, e l’autenticità della foto è confermata solo dal cosiddetto “professionista” che conosce il richiedente da almeno due anni. L’elenco delle persone autorizzate nel Regno Unito è notevole, poiché la verifica può essere fatta dal proprio ottico o dentista, ma anche da un fotografo professionista o da un vigile del fuoco – senza per questo mancare di rispetto a chi svolge queste professioni.

E’ interessante anche il fatto che negli Stati Uniti esistono norme abbastanza permissive. Per chi fa richiesta per la prima volta, le verifiche delle foto per i passaporti possono essere fatte presso le cosiddette “strutture ammissibili”, ovvero dal personale dell’ufficio postale locale. Sembra incredibile che un paese così attento alla sicurezza, i cui cittadini possono entrare in Europa senza visto, siano dotati di un simile sistema di controllo.

Quindi, per rendere sicuri i passaporti, è veramente necessario introdurre dati biometrici molto più affidabili, ovvero le impronte digitali. Dobbiamo inoltre garantire che l’agenzia responsabile del rilevamento e della verifica delle impronte rispetti gli stessi standard, non solo nell’Unione europea ma anche in quelle nazioni i cui cittadini possono viaggiare senza visto in Europa, per fare in modo che tutti rispettino le stesse rigide condizioni imposte ai cittadini europei.

 
  
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  Martine Roure, a nome del gruppo PSE. – (FR) Signor Presidente, quando nel 2004 è stato adottato il regolamento sulle caratteristiche di sicurezza e sull’inclusione degli elementi biometrici nei passaporti europei, gli Stati membri non hanno previsto alcuna deroga all’obbligo di rilevamento delle impronte digitali. L’esperienza attuale dimostra che la tecnologia esistente non garantisce ancora una sufficiente affidabilità delle impronte digitali dei bambini di età inferiore ai 12 anni affinché siano usate come elemento di sicurezza nei passaporti. Pertanto accolgo con favore il compromesso trovato con gli Stati membri di fissare a 12 anni il limite di età per la raccolta di dati biometrici, che prevede una clausola di revisione tra tre anni. Da parte nostra, abbiamo accettato la deroga per gli Stati membri che hanno già adottato una legislazione per i bambini di età superiore ai sei anni.

L’uso di questo tipo di dati sarebbe accettabile solo se garantisse effettivamente protezione ai nostri figli. Non è ancora così, ma rimaniamo aperti a eventuali sviluppi positivi della tecnologia in questo settore. La nostra priorità è garantire la sicurezza dei bambini che viaggiano da soli per impedirne il rapimento e la tratta. L’inserimento di questi dati nei passaporti dà una falsa impressione di sicurezza perché non impedisce a un bambino di attraversare un confine senza il consenso dei genitori. Il compromesso trovato con gli Stati membri permetterà alla Commissione di presentare una relazione sulle condizioni imposte ai minori che attraversano da soli le frontiere esterne. Questa relazione permetterà quindi di proporre iniziative che garantiscano un approccio europeo sulle norme a tutela dei minori che attraversano i confini esterni degli Stati membri.

Infine, i dati biometrici dei passaporti devono essere usati solo per verificare l’autenticità del documento e l’utilizzo di dati personali sensibili come gli elementi biometrici è accettabile solo se associato a norme rigorose sulla tutela dei dati.

 
  
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  Gérard Deprez, a nome del gruppo ALDE. (FR) Signor Presidente, onorevoli colleghi, in primo luogo desidero congratularmi con il relatore, l’onorevole Coelho, e la precedente presidenza francese che, come previsto, non è qui tra noi per avere raggiunto un accordo in prima lettura. Era necessaria la volontà di farlo e la capacità di accettare il compromesso richiesto. Esprimo in particolare le congratulazioni all’onorevole Coelho, il relatore, perché la sua motivazione, che invito i colleghi a leggere, è un piccolo capolavoro di intelligenza e abilità politica.

Analizzando attentamente il testo proposto scorgiamo un grande principio, che è anche il principio rivoluzionario della relazione, un principio che non ha niente a che vedere con i dati biometrici. Il principio “una persona – un passaporto”, deciso nel 2004, pone il problema dei bambini e dell’età possibile minima per poter rilevare le impronte digitali. Non nascondiamo che il compromesso è stato molto difficile. Alcuni, come l’onorevole Coelho all’inizio, volevano che fosse l’età più bassa possibile, per proteggere i bambini la prima possibile. Per questo però bisognerebbe avere dati biometrici affidabili, che al momento non possono essere garantiti. E’ stato infine raggiunto il seguente compromesso: le impronte digitali dei bambini sono obbligatorie a partire dai 12 anni. Gli Stati che le rilevano prima potranno continuare a farlo per quattro anni, ma in ogni caso l’età limite non potrà essere inferiore a sei anni; nei prossimi anni, la Commissione dovrà redigere una relazione per valutare il sistema e il suo funzionamento e, se del caso, proporre eventuali modifiche come previsto nel testo. Dobbiamo quindi sperare che la tecnologia faccia progressi considerevoli, perché l‘ideale per proteggere i bambini sarebbe disporre il prima possibile di dati biometrici affidabili e paragonabili. In questo ordine di idee possiamo esprimere il nostro consenso su questo testo, che nuovamente accolgo con favore e mi congratulo con il relatore, con la Commissione per la sua proposta iniziale e con il Consiglio per essere stato disponibile al compromesso.

 
  
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  Roberta Angelilli, a nome del gruppo UEN. – Signor Presidente, onorevoli colleghi, innanzitutto voglio congratularmi con il relatore per l’ottimo lavoro svolto. Come relatrice della strategia europea sui diritti dei minori mi preme sottolineare, anche se l’hanno già fatto gli altri colleghi prima di me, alcuni importanti punti della relazione Coelho.

Primo: è assolutamente apprezzabile il principio di garantire un’impostazione comune riguardo alle norme sulla protezione dei bambini che attraversano le frontiere esterne.

Secondo: il principio una persona, un passaporto. Questa regola è importante, perché collega direttamente i dati biometrici al titolare del documento. In questo modo si è evitano tutte quelle procedure attualmente in uso che consentono la possibilità di far figurare i bambini sui passaporti dei genitori. Tale prassi rende infatti i controlli sull’identità del minore molto più difficili ed inaffidabili, facilitando la sottrazione dei minori contesi, la tratta e lo sfruttamento dei bambini.

Terzo: la relazione prevede inoltre che la Commissione presenti una relazione che esamini la fattibilità tecnica dell’utilizzazione delle impronte digitali per i bambini di età inferiore ai dodici anni ai fini dell’identificazione. È molto importante lavorare al miglioramento e all’affidabilità del sistema, soprattutto a protezione dei minori.

Concludo dicendo che a mio avviso è assolutamente utile che si individuino in futuro i mezzi tecnici più sofisticati, adeguati e sicuri per rilevare e quindi certificare in modo inequivocabile l’identità e l’età del minore il più presto possibile, possibilmente sin dalla nascita.

 
  
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  Tatjana Ždanoka, a nome del gruppo Verts/ALE. (EN) Signor Presidente, in primo luogo desidero ringraziare l’onorevole Coelho per l’eccellente lavoro svolto. Nonostante vi siano opinioni politiche diverse, ha fatto del suo meglio per raggiungere un compromesso.

Il gruppo Verde/Alleanza libera europea si oppone fermamente all’ampia introduzione degli elementi biometrici sino a quando ne sarà provata la necessità al di là di ogni ragionevole dubbio. Crediamo che abbia implicazioni cruciali per la sicurezza dei dati personali e i diritti fondamentali. Abbiamo votato contro gli elementi biometrici nei visti e siamo contrari alla loro inclusione anche nei passaporti europei. A nostro parere, la proposta attuale offre la possibilità di porre dei limiti al rilevamento delle impronte digitali per un documento di viaggio. Siamo quindi soddisfatti che sia stato raggiunto il compromesso con Commissione e Consiglio e che si sia stabilito il limite di età di 12 anni per gli Stati membri in cui non è previsto il rilevamento delle impronte digitali dei bambini e il limite di sei anni per gli altri Stati membri.

Ribadisco nuovamente che il nostro sostegno ai limiti di età non corrisponde a un sostegno al rilevamento delle impronte digitali in quanto tale. Siamo fermamente convinti che, nei passaporti, gli elementi biometrici possano essere usati solo per verificare l’autenticità del documento o l’identità del titolare. L’utilizzo di questi dati per altri scopi, come l’applicazione della legge, non è legittimo né proporzionale. Non possiamo essere d’accordo sul fatto che chiunque abbia il passaporto europeo sia una persona sospetta le cui impronte digitali devono essere conservate. Questa è la nostra posizione, ma insisto nuovamente nel congratularmi con l’onorevole Coelho, la Commissione e il Consiglio per questo compromesso.

 
  
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  Sylvia-Yvonne Kaufmann, a nome del gruppo GUE/NGL. – (DE) Signor Presidente, non sono a favore del rilevamento delle impronte digitali dei bambini piccoli o addirittura dei neonati. I bambini devono essere esonerati dall’obbligo di fornire impronte digitali biometriche per il passaporto ed è quindi giusto prevedere una deroga. Vi sono ancora incertezze sull’utilizzo delle impronte digitali biometriche per i bambini di età inferiore ai 12 anni. Fondamentalmente, infatti, non si sa per quanto tempo siano affidabili le impronte digitali dei bambini nell’età della crescita. Se dovessimo usare esclusivamente questi dati potremmo ottenere il risultato contrario a quello desiderato, ovvero diminuire e non aumentare la sicurezza. Ritengo esagerato raccogliere e utilizzare dati di cui non si può garantire l’affidabilità al di là di ogni ragionevole dubbio.

Il compromesso ora trovato con il Consiglio riflette questi timori e, grazie all’insistenza del Parlamento e all’eccellente lavoro svolto dal relatore, si basa su un limite di età di 12 anni per un periodo transitorio di quattro anni, durante il quale sarà realizzato un ampio studio per fare ricerche sull’affidabilità dei dati biometrici dei bambini. Purtroppo, il compromesso prevede anche deroghe per gli Stati membri già dotati di leggi che consentono il rilevamento delle impronte digitali su bambini di età inferiore ai 12 anni. Pertanto è ancora più importante stabilire chiaramente, nel compromesso raggiunto, che il provvedimento di attuazione europeo sulle caratteristiche di sicurezza e sugli elementi biometrici dei passaporti e dei documenti di viaggio non possa mai essere usato per la creazione di banche dati contenenti questi dati a livello nazionale.

 
  
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  Gerard Batten, a nome del gruppo IND/DEM. (EN) Signor Presidente, sono molto lieto di poter dire che il Regno Unito è escluso da questo regolamento perché non fa parte dello spazio Schengen. Il governo britannico ha comunque garantito che si manterrà al passo affinché i suoi documenti non vengano considerati di seconda categoria. Questo implica che considera le proposte di prima categoria e che, in ogni caso, sarà vincolato dal contenuto del regolamento.

Come dimostra la relazione, però, si sollevano molti interrogativi sull’autenticità dei dati biometrici e sulla loro verifica. Che tipo di documenti vengono usati per l’identificazione iniziale del richiedente e come si può essere sicuri della loro autenticità? Una volta rilasciato il passaporto, non è molto utile se i dati inseriti non possono essere verificati con l’identità del titolare attraverso banche dati nazionali o centralizzate.

La relazione riconosce la necessità di disporre di un supporto di memorizzazione altamente protetto per queste informazioni, ma sappiamo tutti dall’esperienza del Regno Unito che un tale strumento non esiste. Negli ultimi anni, informazioni personali e altamente sensibili su milioni di persone sono andate perse o sono state rivelate dalle banche dati governative. Nel Regno Unito tutti sanno che le informazioni personali non sono sicure nelle mani del nostro governo.

La relazione non fa cenno all’affidabilità dei dati biometrici in sé. In realtà, nel 2004 le prove di registrazione dei dati biometrici effettuate dal servizio passaporti del Regno Unito hanno rivelato un tasso d’errore di 1 su 3 per il riconoscimento facciale, 1 su 5 per le impronte digitali e 1 su 20 per la scansione dell’iride. L’identificazione biometrica è un’idea allettante, ma non è quel meccanismo di sicurezza a prova di errore che immaginiamo. L’Independence Party britannico voterà quindi contro questa risoluzione.

 
  
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  Philip Claeys (NI) . – (NL) Signor Presidente, a mio avviso il relatore ha assolutamente ragione nel volere attirare l’attenzione su alcuni punti legati prevalentemente al fatto che il rilevamento, il trattamento e il confronto dei dati biometrici dei passaporti sono sviluppi relativamente recenti. Sarebbe quindi ragionevole anche rivedere l’intera procedura, come suggerito, tra tre anni.

E’ inoltre di vitale importanza introdurre un certo livello di armonizzazione sul trattamento dei dati biometrici, perché una catena è forte quanto il suo anello più debole. In teoria, l’abolizione delle frontiere interne dell’Unione europea avrebbe dovuto migliorare la supervisione delle frontiere esterne, ma in pratica è evidente che il sistema continua a manifestare evidenti punti deboli, che le reti criminali internazionali, i narcotrafficanti, i trafficanti di esseri umani e gli immigrati clandestini hanno sfruttato. Se vogliamo un sistema più efficiente di controllo dei confini, è ormai tempo che i dati biometrici entrino a far parte a pieno titolo di questo sistema.

 
  
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  Esther de Lange (PPE-DE) . – (NL) Signor Presidente, desidero ringraziare il relatore e collega, l’onorevole Coelho, per il contributo dato. E’ già riuscito a raggiungere un compromesso con Consiglio e Commissione in prima lettura: approvo pienamente questo compromesso, così come il principio “una persona – un passaporto”. Tuttavia, desidero discutere questo tema più in dettaglio.

Questo principio dovrebbe garantire maggiore protezione contro crimini quali il rapimento e la tratta dei bambini, perché ogni persona avrebbe il proprio passaporto con un chip contenente i dati biometrici personali. Ovviamente questa operazione avrà un costo, sicuramente lo avrà per gli Stati membri che sinora hanno permesso di far figurare i bambini sul passaporto dei genitori. Nei Paesi Bassi il costo massimo di un passaporto supera i 48 euro e l’inclusione di un figlio sul passaporto del proprio genitore costa 8,50 euro. Per una famiglia con tre figli, quindi, questo il costo dei passaporti passerà dai 120 euro attuali a oltre 240 euro. Ovviamente qualunque genitore sarebbe ben felice di contribuire alla sicurezza del proprio figlio. Ma non è forse vero che, se è possibile rapire un bambino, è anche possibile procurarsene il passaporto? Quando entrerà in vigore il regolamento emendato, non sarà più possibile far figurare i figli sul passaporto dei genitori. Ma non è un dato di fatto che, in taluni casi, questo avviene proprio nell’interesse della sicurezza del bambino, poiché mostra quale genitore ha la custodia del figlio? Come sarà possibile effettuare controlli efficaci sulla potestà genitoriale?

Nei prossimi tre anni la Commissione europea dovrà riesaminare la necessità di un regolamento aggiuntivo, ad esempio norme comunitarie sull’attraversamento delle frontiere da parte dei bambini. Al momento gli Stati membri sono ancora piuttosto divisi sulla questione. Invito la Commissione a sfruttare la revisione per valutare se e come l’introduzione di un unico passaporto per persona abbia contribuito a diminuire il numero dei rapimenti di bambini. Il compromesso attuale ha prodotto l’effetto desiderato o ha semplicemente sollevato effetti collaterali che richiedono una soluzione?

Signor Commissario, la sicurezza dei nostri figli richiede un’attenzione costante da parte nostra. La decisione di oggi è piuttosto particolare; se a medio termine si rendesse necessario intervenire ancora nell’interesse dei bambini, sicuramente i cristiani democratici di questa Assemblea saranno al suo fianco.

 
  
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  Stavros Lambrinidis (PSE) . – (EL) Signor Presidente, il fatto che oggi il parere del Parlamento abbia prevalso sui tentativi del Consiglio di introdurre documenti contenenti dati biometrici per i bambini di sei anni è una vittoria per il principio fondamentale secondo cui i dati personali possono essere raccolti solo se ne viene provata la necessità, l’adeguatezza e ovviamente l’utilità, un principio che, temo, Consiglio e Commissione hanno spesso ignorato nelle proprie iniziative legislative degli ultimi anni.

Nel caso dei passaporti e delle impronte digitali dei bambini, questi devono avere un proprio passaporto con identificatori biometrici nel tentativo di impedire il rapimento, la pornografia e la tratta dei bambini.

Al contempo, però, è ovviamente illegale raccogliere questi identificatori se non sono necessari. Per quanto riguarda le impronte digitali, studi dimostrano la loro scarsa utilità per i bambini di sei anni, poiché le loro impronte digitali cambiano così rapidamente che i passaporti e il riconoscimento si rivelano inutili.

Il Parlamento oggi è giunto a un equilibrio. Chiede alla Commissione di effettuare uno studio serio per definire, quindi anche come limite per il rilevamento, l’età che consente un’effettiva protezione dei bambini attraverso .

Per concludere, riguardo agli identificatori biometrici dei passaporti abbiamo detto sì al riconoscimento del titolare, sì all’identificazione del titolare, sì all’accertamento per verificare che il passaporto non sia stato falsificato, ma no alla creazione di schede di dati elettronici su milioni di cittadini innocenti.

 
  
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  Marek Aleksander Czarnecki (ALDE) . – (PL) L’introduzione di passaporti con identificatori biometrici del titolare è una risposta all’invito a intraprendere una lotta contro la falsificazione dei documenti, il terrorismo e l’immigrazione clandestina. E’ quindi molto importante promuovere la fiducia nel processo di raccolta dei dati biometrici e creare norme comuni sulla raccolta dati che ne garantiscano la sicurezza e la credibilità.

Appoggio la proposta del relatore di effettuare un’analisi delle differenze esistenti tra Stati membri sui documenti che devono essere presentati per il rilascio di un passaporto che, di norma, presentano un livello di sicurezza inferiore rispetto a quello applicato per il rilascio di passaporti biometrici. In tal senso, vi è il rischio che siano più facilmente falsificati o contraffatti.

 
  
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  Bogusław Rogalski (UEN) . – (PL) Signor Presidente, l’armonizzazione delle disposizioni sulle norme di sicurezza, associata all’introduzione degli identificatori biometrici, dovrebbe giovare alla verifica dei documenti in fase di controllo e rappresenta quindi un aspetto da considerare nella lotta alla contraffazione. Tali elementi sono, a loro volta, una garanzia della maggiore efficacia nella lotta al crimine, al terrorismo e all’immigrazione clandestina.

Vista la mancanza di prove adeguate legate all’uso delle nuove tecnologie, gli Stati membri devono introdurre le proprie clausole nel settore della tutela dei diritti del cittadino. Bisogna stabilire un limite di età per l’obbligo di possedere un passaporto, nonché eliminare i casi in cui viene emesso un unico passaporto, per il titolare e i figli, sprovvisto di dati biometrici. Situazioni di questo genere possono favorire la tratta dei bambini, perché è più difficile controllarne l’identità. Per impedire questo tipo di procedura ogni persona deve possedere un proprio passaporto.

Per concludere vorrei sottolineare che, per garantire la sicurezza ai titolari di passaporti e di altri documenti d’identità, è necessaria molta discrezione nel processo di raccolta dei dati biometrici.

 
  
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  Adamos Adamou (GUE/NGL) . – (EL) Signor Presidente, è un dato di fatto che il regolamento modificativo che ci viene chiesto di approvare forse migliorerà la situazione in alcuni Stati membri dove si rilevano gli identificatori biometrici anche ai neonati e impedirà temporaneamente ad altri Stati membri di applicare tali procedure ai bambini di età inferiore ai 12 anni, che attualmente in alcuni paesi non sono obbligati a viaggiare con passaporto personale.

Dobbiamo valutare le deroghe proposte in base ai motivi reali della loro adozione visto che, a prescindere dal limite di età per il rilevamento degli identificatori biometrici, prima o poi tutti noi, nessuno escluso, potremmo essere schedati elettronicamente.

Regolamenti come questi mantengono e istituzionalizzano ulteriormente l’uso dei metodi per la registrazione dei cittadini – e quanti cittadini innocenti – ovunque, conferendo il diritto di trasferire i nostri dati personali sensibili.

E’ quindi nostro dovere ricordare ai cittadini, a cui tra qualche mese chiederemo di rinnovare il voto a favore dei principi e delle politiche dell’Unione europea, che non siamo a favore di tali misure.

 
  
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  Andreas Mölzer (NI) . – (DE) Signor Presidente, in teoria la raccolta di dati biometrici è sicuramente un modo per impedire la contraffazione di passaporti e documenti di viaggio. Per prima cosa, si auspica che la nuova tecnologia ci aiuterà nella lotta al crimine organizzato e all’immigrazione clandestina.

Ad ogni modo, tutti gli Stati membri devono capire che Frontex deve essere ora potenziato a livello di risorse umane e finanziarie per potere effettivamente adempiere alle proprie funzioni con reale efficacia. Se non esistono confini interni, occorre proteggere i confini esterni. Quando su Internet i pirati informatici si vantano facile della facilità di falsificare le impronte digitali sui documenti d’identità tedeschi e rivelano che, rimpicciolendo le carte d’identità alle dimensioni di una carta di credito, le foto vengono rimpicciolite rendendo più difficile il riconoscimento biometrico, è naturale avere dubbi su questa tecnologia.

Una cosa è certa: se verranno usati dati biometrici, bisognerà garantire la protezione dei dati per noi, normali cittadini.

 
  
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  Edit Bauer (PPE-DE) . – (HU) Signor Presidente, signor Commissario, onorevoli colleghi, in primo luogo desidero ringraziare il collega, l’onorevole Coelho, per l’eccellente lavoro svolto. Desidero commentare solo un punto della relazione.

Le recenti esperienze hanno dimostrato che la tratta degli esseri umani, e in particolare dei bambini, sta raggiungendo livelli preoccupanti all’interno e all’esterno dell’Unione europea. Considero pertanto positivo il fatto che, in futuro, i minori possano attraversare i confini esterni dell’Unione con il proprio passaporto. Dal punto di vista della tratta dei bambini questo garantisce maggiore sicurezza ma bisogna anche ammettere che un bambino con un proprio documento può viaggiare con chiunque.

E’ deplorevole che nella proposta congiunta non sia emersa la necessità che i passaporti dei minori includano, oltre ai dati personali, anche i dati della persona o delle persone che ne hanno la potestà parentale. E’ vero che, in base a quanto sancito dal primo articolo della proposta, la Commissione presenterà una relazione sui requisiti per i bambini che, viaggiando soli o accompagnati, attraversano le frontiere esterne degli Stati membri e proporrà, se necessario, iniziative appropriate sulla protezione dei bambini che attraversano tali frontiere.

Questo apre grandi possibilità per il futuro. Chiedo quindi che la Commissione, insieme alle organizzazioni che operano nel settore come l’OSCE, l’OCSE, l’UNICEF, l’UNHCR e l’OIM, senza dimenticare l’Europol, proceda a una valutazione degli sviluppi e adottino le misure necessarie per garantire ai bambini una protezione più efficace. L’esperienza dimostra che il numero di bambini vittima di tratta è in costante aumento.

 
  
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  Armando França (PSE) . – (PT) Signor Presidente, signor Vicepresidente della Commissione, onorevoli colleghi, mi congratulo con l’onorevole Coelho, l’onorevole Roure e gli altri deputati per il lavoro svolto. A dicembre 2004 il Consiglio ha adottato il regolamento relativo alle norme sulle caratteristiche di sicurezza e sugli elementi biometrici dei passaporti e dei documenti di viaggio rilasciati dagli Stati membri. Dobbiamo ora migliorare ancora per contrastare il rapimento e la tratta dei bambini.

Assegnare un passaporto anche ai bambini sulla base del principio “una persona – un passaporto” può essere uno strumento fondamentale per vincere questa difficile e importante battaglia. Nel mio paese, il Portogallo, il rilevamento delle impronte digitali dei bambini a partire dai sei anni di età è già una prassi consolidata ed è forse per questo che non ho alcuna obiezione al riguardo. Come difensore della causa europea, credo sia importante assicurare un’armonizzazione in materia. Mi tranquillizza sapere che gli Stati membri che, come il Portogallo, molto tempo fa hanno fissato a sei anni l’età minima per il rilevamento delle impronte digitali non dovranno cambiare la propria legislazione nazionale.

Vorrei sottolineare che il rafforzamento della sicurezza in materia non si limita all’esistenza di un passaporto. Già di per sé questo documento corrisponde a un maggiore livello di sicurezza, che inizia con la richiesta dei documenti per il rilascio e prosegue con la raccolta di dati biometrici, la verifica e il riconoscimento ai posti di controllo di frontiera. Questa relazione è un ulteriore progresso nell’affermare i diritti degli individui e nel garantire la loro sicurezza.

 
  
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  Mihael Brejc (PPE-DE) . – (SL) Sostengo la relazione del relatore, l’onorevole Coelho, che come sempre ha svolto un lavoro eccellente. Concordo con le proposte avanzate, compreso il principio “una persona – un passaporto”.

Vorrei tuttavia ascoltare in particolare il parere della Commissione e del collega, l’onorevole Coelho, in merito a cosa dovremmo fare quando i bambini viaggiano da soli, non accompagnati dai genitori; attualmente non esiste una politica uniforme sul tipo di documenti che devono portare con sé. Il relatore propone che i nomi di chi ha la potestà parentale risultino sul passaporto del bambino, ma talvolta i bambini viaggiano accompagnati da altri membri della famiglia, con i quali a volte addirittura vivono. E’ quindi richiesta una certa flessibilità su questo punto.

D’altro canto, temo che nessuno abbia messo in dubbio la possibilità che un bambino di sei anni viaggi senza essere accompagnato. Sarebbe possibile in aereo (non ci soffermiamo, in questo momento, sui possibili traumi che il bambino potrebbe subire su un aereo), perché il bambino verrebbe accompagnato a bordo e accompagnato all’arrivo dal genitore o da un’altra persona. Tuttavia, come bisogna organizzarsi quando i bambini viaggiano in treno, in pullman o con altri mezzi pubblici di trasporto? Come effettuare i controlli? Se esistono genitori abbastanza irresponsabili da permettere ai propri figli di compiere simili viaggi, credo sia necessario adottare una posizione più esplicita, vietando ai bambini così piccoli di viaggiare da soli. Potrebbe forse sembrare un po’ duro, ma in Aula abbiamo già sottolineato più volte quanto siano importanti i bambini e abbiamo anche discusso sul tema dei rapimenti eccetera; a questo punto ritengo che dovremmo esprimere una dichiarazione più decisa.

Vorrei inoltre chiedere alla Commissione come stanno le cose riguardo alla dichiarazione comune del Consiglio e del Parlamento europeo sulla sicurezza dei documenti originali necessari per il rilascio di un visto. Sono un po’ preoccupato che, se fosse vero, il sistema di uno Stato membro potrebbe consentire il verificarsi di abusi nel luogo di rilascio. Un’ultima domanda alla Commissione, o forse all’onorevole Coelho: cosa dobbiamo fare quando le persone arrivano al confine e i dati sul passaporto non corrispondono ai dati nelle banche dati ufficiali? Credo che dovremmo includere una disposizione a favore del bambino, o meglio, del passeggero.

 
  
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  Wolfgang Kreissl-Dörfler (PSE) . – (DE) Signor Presidente, onorevoli colleghi, migliaia di bambini all’anno sono vittima dei trafficanti o, ancora più spesso, vengono rapiti. Secondo un recente studio, i minori non accompagnati sono i più colpiti da questi crimini. Per questo siamo lieti che la Commissione europea, negli emendamenti al vecchio regolamento, tenga ora i bambini in debita considerazione. La richiesta che anche i bambini abbiano i dati biometrici sul passaporto a partire da una certa età non è legata a un’isteria di massa, che sinceramente non condivido, ma al fatto che vogliamo offrire ai nostri ragazzi una maggiore protezione, che può essere garantita solo se ogni bambino è dotato del proprio passaporto contenente i dati biometrici e i nomi dei tutori.

Per quanto riguarda la raccolta dei dati, per il mio gruppo è di vitale importanza garantire la massima sicurezza possibile nella raccolta, nella conservazione e nel trattamento dei dati biometrici di tutti i cittadini. Occorre altresì verificare sempre chi può accedere ai dati e a quali dati. I regolamenti e le decisioni del Consiglio in materia prevedono meccanismi di grande protezione e organi di controllo volti a impedire l’abuso dei dati. Devo dire che ho grande fiducia nelle autorità del mio paese, ma non in molte società private, alcune delle quali sono in grado di trasmettere a terzi dati non protetti ricorrendo a espedienti scandalosi e ricevendo un congruo compenso. Proprio per questo è molto importante che le autorità nazionali facciano leva sulla comprovata credibilità di cui godono e operino in stretta collaborazione con le autorità incaricate della protezione dei dati. Contrariamente a quanto successo, ciò prevede che la Commissione europea tenga fede all’obbligo legale di consultare i responsabili europei della protezione dei dati.

(PT) Desidero congratularmi con il relatore e amico, l’onorevole Coelho, per l’eccellente lavoro svolto per questo Parlamento. Molte grazie.

 
  
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  Dushana Zdravkova (PPE-DE) .(BG) Grazie. Signor Presidente, signor Commissario, onorevoli colleghi, vorrei congratularmi con il relatore, l’onorevole Coelho, per l’equilibrio raggiungo tra la garanzia di una maggiore sicurezza per i documenti di viaggio internazionali e la protezione dei dati personali e dell’integrità umana dei cittadini dell’Unione europea. I suggerimenti avanzati per migliorare determinate tecniche specifiche saranno di grande aiuto nella lotta contro il crimine transfrontaliero, l’immigrazione clandestina e la tratta degli esseri umani. Per paesi di confine come la Bulgaria, esposti alle forti pressioni dei flussi migratori e delle attività della criminalità organizzata internazionale, la rapida ed efficace introduzione delle nuove norme sarà di vitale importanza per proteggere le frontiere esterne dell’Unione europea.

Purtroppo nel mio paese si registrano alcuni gravi casi di bambini scomparsi, dei quali tuttora non esistono informazioni. Per questo credo che la relazione fornisca valide linee guida per il futuro sviluppo di norme di sicurezza e sugli elementi biometrici dei passaporti dei cittadini europei più giovani. L’introduzione del principio “una persona – un passaporto” garantirà loro un maggiore livello di sicurezza quando viaggiano al di fuori del territorio dell’Unione europea. La proposta di introdurre ulteriori informazioni nei passaporti dei cittadini fino ai 18 anni d’età limiterà la pratica illegale della tratta dei bambini. Nell’applicazione del regolamento all’interno della legislazione nazionale, gli Stati membri devono ovviamente considerare le eventuali ripercussioni finanziarie sulle grandi famiglie; questo problema è stato già sottolineato da alcuni colleghi deputati precedentemente intervenuti. Queste famiglie non devono vedere limitata la propria libertà di circolazione solo perché costrette a pagare ingenti somme per i passaporti dei figli.

Infine, riguardo al tema della libera circolazione delle persone all’interno dell’Unione europea, credo si possano abolire i limiti di età per avere diritto alla carta d’identità, promuovendo e garantendo così la libera circolazione dei cittadini più giovani dell’Unione europea.

 
  
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  Genowefa Grabowska (PSE) . – (PL) Signor Presidente, vorrei congratularmi con il relatore ed esprimere il mio parere favorevole a questa relazione. Credo che il documento sia non solo importante, ma anche valido. Inizierò dalla dichiarazione fatta in Aula secondo cui un passaporto è un documento rilasciato dagli Stati membri in conformità ai regolamenti nazionali. E’ vero che abbiamo passaporti diversi, non solo nelle copertine; è tuttavia importante trovare un equilibrio tra le misure di sicurezza dei passaporti, di modo che possano identificare un cittadino europeo o extra comunitario che entra nel territorio dell’Unione, contrastando al tempo stesso crimini, molto spesso legati proprio ai passaporti, come l’immigrazione clandestina, il terrorismo, la tratta dei bambini o la falsificazione dei documenti. Credo che questa relazione abbia trovato un tale equilibrio. Nulla indica che le restrizioni previste nel documento influenzino o limitino in qualche modo gli Stati membri nel rilascio dei passaporti.

Desidero attirare l’attenzione su un principio che appoggio al cento per cento: il principio “una persona – un passaporto”. Nel caso dei bambini si tratta di un buon principio, ma non vorrei che diventasse un ostacolo per i genitori che desiderano dotare i propri figli di passaporto, ma che non hanno i mezzi finanziari adeguati. Attiro anche l’attenzione su un punto più debole della relazione, già fatto notare dal relatore, ovvero la necessità di rivalutare le tecnologie moderne e non sperimentate, operazione che sarà possibile tra tre anni. auspico Invito comunque a tenere in considerazione il ruolo del Garante europeo della protezione dei dati, istituzione europea che deve essere maggiormente coinvolta nell’intera procedura, come spero sinceramente.

 
  
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  Robert Evans (PSE) . – (EN) Signor Presidente, desidero a mia volta ringraziare l’onorevole Coelho. Questa relazione è molto importante per il futuro dell’Europa e per i suoi 500 milioni di cittadini, per la loro integrità, per la loro sicurezza e per le misure antiterrorismo e di altra natura. Se la tecnologia esiste, come ha affermato l’onorevole Zdravkova, dobbiamo utilizzarla.

Per quanto riguarda i minori, gli onorevoli Angelilli e Lambrinidis e altri deputati, hanno affermato che il documento può essere un’arma di fondamentale importanza nella lotta, ad esempio, contro la tratta dei bambini.

Ritengo tuttavia che il vero punto cruciale sia il nuovo articolo 3, secondo cui lo scopo dei dati biometrici è verificare non solo l’autenticità del documento, ma anche l’identità del titolare attraverso elementi comparativi direttamente disponibili. Allo stato attuale, la maggioranza dei paesi si basa quasi esclusivamente sulle fotografie e pochissime persone – forse neppure lei, signor Presidente, e neanche il presidente Barroso – assomigliano alle foto sul proprio passaporto. Molti di noi non vorrebbero neppure assomigliarvi! Credo quindi che dovremmo iniziare a impiegare i nuovi metodi e procedure d’identificazione che abbiamo a disposizione.

Agli onorevoli Gacek e Batten e i loro contributi antibritannici “mordi e fuggi”, risponderei solo – anche se ora non sono in Aula per sentirmi –che il sistema britannico probabilmente non è né meglio né peggio di molti altri dell’Unione europea. Abbiamo di un sistema di controllo, ma possiamo di certo migliorarlo. Se è disponibile la nuova tecnologia del XXI secolo dobbiamo usarla e, come appena affermato dall’onorevole Grabowska, modificarla costantemente per sfruttare al meglio gli strumenti a disposizione dell’Unione europea.

 
  
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  Milan Gaľa (PPE-DE) . – (SK) Per proteggere i minori dai rapimenti e dalla tratta dei bambini è necessario che abbiano un loro passaporto.

Il principio “una persona – un passaporto” significa che verrà emesso ogni bambino che viaggia al di fuori dello spazio Schengen avrà un passaporto individuale e il nuovo metodo di identificazione semplificherà i controlli di frontiera. Gli strumenti per proteggere i bambini dal sequestro comprendono una linea telefonica europea per denunciare i casi di bambini scomparsi, rapiti o oggetto di abusi sessuali, passaporti provvisti di dati biometrici e un sistema paneuropeo di allarme per il rapimento di bambini di prossima attuazione.

Bisogna impegnarsi per garantire la massima riservatezza nel processo di acquisizione e utilizzo dei dati biometrici. Concordo con il relatore sulla necessità di condurre uno studio sulle possibili lacune dei sistemi di identificazione delle impronte digitali negli Stati membri dell’Unione europea. In un secondo momento, si potrà valutare l’introduzione di un sistema comune europeo per il raffronto delle impronte digitali.

 
  
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  Nicolae Vlad Popa (PPE-DE) . – (RO) Desidero congratularmi con l’onorevole Coelho per la sua relazione.

Mi rallegro di questa iniziativa che rappresenta, dopo il Consiglio europeo di Salonicco, un vero e proprio passo avanti nella definizione del legame tra documento di viaggio e titolare e verso l’adozione del principio “una persona – un passaporto”.

Vorrei sottolineare tre aspetti importanti.

In primo luogo dobbiamo adattare i principi e le deroghe previste nella relazione sulla base dei risultati e dei problemi che si verificheranno in concreto. Occorre quindi porre l’accento sul periodo di revisione proposto di tre anni, durante il quale gli Stati membri e la Commissione devono cercare di individuare le raccomandazioni tra principi teorici e ostacoli pratici.

In secondo luogo c’è un grave problema di sicurezza nella conservazione dei dati e nella tutela dell’identità del titolare.

Infine vorrei attirare l’attenzione sulla necessità di elaborare principi comuni che disciplinano le procedure richieste per il rilascio dei documenti di viaggio o dei passaporti, poiché questa è una fase cruciale per garantire la sicurezza delle banche dati e impedire la falsificazione di questi documenti.

 
  
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  Martine Roure (PSE) . – (FR) Signor Presidente, ancora un momento per ringraziarla, onorevole Coelho, e dirle che è un grande piacere lavorare con lei perché dimostra sempre di avere grande competenza. Lei ha notevoli capacità di ascolto e di analisi ed è proprio grazie a lei che abbiamo raggiunto questo risultato.

 
  
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  Marian-Jean Marinescu (PPE-DE) .(RO) La Romania ha introdotto l’utilizzo dei passaporti biometrici il 1° gennaio 2009. Questo tipo di passaporto contiene 50 elementi di sicurezza e, per la prima volta nell’Unione europea, comprende una componente che permette di identificare il volto e le impronte digitali di una persona.

La Romania ha quindi compiuto un passo importante verso l’adesione allo spazio Schengen, prevista per il 2011. L’introduzione dei passaporti biometrici annulla l’ultima condizione di base l’adesione della Romania al programma di esenzione dall’obbligo di visto. Di conseguenza, il rifiuto di esentare dall’obbligo di visto i cittadini rumeni che si recano negli Stati Uniti si baserà esclusivamente su motivi soggettivi e spero che gli Stati Uniti presteranno la debita attenzione a questo tema.

Mi congratulo nuovamente con il relatore per avere apportato notevoli migliorie al regolamento e, in particolare, per la creazione di un sistema europeo uniforme che verifica la compatibilità tra elementi biometrici e dati conservati in un microchip.

 
  
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  Silvia-Adriana Ţicău (PSE) . – (RO) Armonizzare le norme di sicurezza dei passaporti biometrici a livello europeo significa ampliare le disposizioni dell’acquis di Schengen. Il regolamento prevede l’obbligo generico di fornire le impronte digitali che saranno conservate su un microchip inserito nel passaporto.

Sono a favore delle deroghe sul rilevamento delle impronte digitali per i bambini di età inferiore ai 12 anni e sollecito la revisione e armonizzazione delle singole leggi nazionali.

Credo che i dati dei passaporti biometrici debbano essere trattati ai sensi della legislazione comunitaria che disciplina la tutela dei dati personali e della vita privata. La Commissione e gli Stati membri devono adottare le misure necessarie per applicare tale disposizione al trattamento dei dati dei passaporti biometrici, sia al confine sia nel processo di manutenzione delle relative banche dati, nei casi in cui è previsto dalla legislazione nazionale.

Attiro infine la vostra attenzione sul fatto che limitare a 12 mesi o meno la validità di un passaporto biometrico per chi non è in grado di fornire le impronte digitali, in via temporanea o permanente, complicherà la vita delle persone disabili. Chiedo pertanto alla Commissione di rivedere il testo in materia.

 
  
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  Marios Matsakis (ALDE) . – (EN) Signor Presidente, nessun cittadino rispettoso delle leggi dovrebbe preoccuparsi di dimostrare la propria identità o l’identità dei propri figli. Pertanto vedo con favore l’utilizzo dei dati biometrici sui passaporti e sugli altri documenti.

Vorrei semplicemente sollevare un punto da tenere presente in futuro. E’ un dato di fatto che nessuna caratteristica biometrica rimane invariata dall’infanzia all’età adulta tranne una, l’impronta, che non cambia dal momento del concepimento alla morte, e anche oltre. Oggi è possibile identificare una persona anche molti anni dopo la sua morte semplicemente prelevando un piccolo campione di resti ossei. La tecnologia del rilevamento dell’impronta genetica è veloce, economica e può essere applicata anche solo a poche cellule ottenute con un rapido tampone delle mucose orali o da una goccia di sangue prelevata, ad esempio, dal cordone ombelicale.

Credo quindi che in futuro il rilevamento dell’impronta genetica debba essere considerato l’unica identificazione biometrica – garantita e invariabile per ogni individuo – da usare per tutti i cittadini europei.

 
  
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  Hubert Pirker (PPE-DE) . – (DE) Signor Presidente, porgo i miei ringraziamenti e le mie congratulazioni all’onorevole Coelho per la sua relazione. Saremmo rimasti tutti delusi se il documento non si fosse rivelato all’altezza, visto che siamo abituati all’alta qualità delle sue relazioni. Ho gradito soprattutto il fatto che, sin dall’inizio, l’onorevole Coelho ha chiaramente sottolineato che il documento riguardava la sicurezza dei bambini. E’ qualcosa che possiamo garantire attraverso il rilascio di passaporti sicuri e rilevando le impronte digitali per controllare se chi attraversa il confine è effettivamente la persona che figura sul passaporto.

E’ un obiettivo che si può sfruttare per garantire la sicurezza dei bambini. Discutere se le impronte digitali debbano essere rilevate a sei o a dodici anni è una questione tecnica, non una questione di prospettiva. Non avrei alcun problema nel permettere il rilevamento delle impronte digitali dall’età di sei anni, perché è in gioco la vita e la sicurezza dei bambini. E’ chiaro che occorre rispettare le leggi sulla tutela dei dati. Questo punto è fuori discussione ed è dovere di uno Stato costituzionale effettuare i relativi controlli. Se riusciremo ad avere passaporti sicuri e a garantire il rispetto delle leggi sulla tutela dei dati, l’Unione europea avrà fatto un decisivo passo avanti nell’interesse dei bambini, contro la tratta e il contrabbando che li vedono vittima.

 
  
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  Jacques Barrot, vicepresidente della Commissione. − (FR) Signor Presidente, credo che tutta l’Assemblea abbia reso omaggio al lavoro dell’onorevole Coelho e alle sue qualità, e anch’io mi unisco all’elogio dell’onorevole Roure.

Vorrei aggiungere, riprendendo quanto affermato dall’onorevole Deprez, che dobbiamo puntare a dati biometrici sempre più affidabili e comparabili che ci consentano di sfruttare al meglio le tecnologie più sofisticate per garantire la sicurezza nel nostro spazio di libertà. Questo è proprio lo scopo della discussione odierna. Accolgo quindi con favore il fatto che anche il Parlamento si sia unito nell’impegno per rendere più sicura l’identificazione dei bambini, un aspetto necessario per la loro stessa sicurezza.

Mi è stato chiesto se avessimo già la prova dell’efficacia di questi processi. Direi che solo utilizzandoli potremo adeguatamente verificarne l’efficacia, ma, a priori, tutto lascia intendere che a una migliore identificazione dei bambini che viaggiano soli corrisponderà una maggiore sicurezza. Ad ogni modo, non possiamo non tenere conto di questo importante obiettivo. Darò al Parlamento alcune risposte.

Innanzi tutto dire tengo a sottolineare che, nelle sue proposte, la Commissione ha sempre posto l’accento sulla protezione dei dati. Il Garante europeo della protezione dei dati è stato consultato sulla proposta di base e ha fatto osservazioni di cui la Commissione ha tenuto conto. Vorrei anche precisare che, per quanto riguarda gli indicatori, le nostre norme sono armonizzate con quelle dell’ICAO (Organizzazione per l’aviazione civile internazionale) che, come è stato detto, faciliterà il dialogo con gli Stati Uniti.

Vorrei poi ricordare che i passaporti dei bambini implicano ovviamente un costo finanziario per le famiglie che però rientra nelle competenze degli Stati membri e sottolineo che per viaggiare nello spazio Schengen la carta d’identità è sufficiente. Il passaporto viene richiesto solo per i viaggi al di fuori dall’Unione europea.

Vorrei infine confermare che la Commissione avvierà uno studio comparativo delle norme esistenti negli Stati membri in materia di minori che viaggiano da soli. Al momento opportuno proporremo al Consiglio di adottare le misure necessarie per proteggere i bambini in maniera più efficace e prevenirne la tratta. E’ evidente che questo studio è a giusto titolo voluto dal Parlamento e, ovviamente, mi impegno a garantire che i miei collaboratori lo realizzino nelle migliori condizioni e quanto prima possibile.

Non ho altro da aggiungere se non ringraziare nuovamente il Parlamento per avere dato, ancora una volta, un contributo molto costruttivo alla legislazione europea.

 
  
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  Carlos Coelho, relatore. – (PT) Signor Presidente, un elemento che emerge chiaramente dalla discussione odierna è che la grande maggioranza dell’Assemblea è interessata a combattere con efficacia la tratta degli esseri umani e, in particolare, la tratta dei bambini. Questa è la maggiore utilità della misura che adotteremo e mi sono lieto che quasi tutti gli oratori abbiano accennato a questo punto.

Desidero nuovamente ringraziare tutti i relatori ombra per la loro collaborazione, e non sono semplici complimenti. E’ giusto sottolineare il ruolo cruciale della collega, l’onorevole Roure, nel raggiungimento dell’accordo, a cui hanno contribuito notevolmente anche il commissario Barrot e la presidenza francese. In particolare, desidero ringraziare il commissario Barrot per la disponibilità della Commissione a fornire un appoggio istituzionale al consolidamento della lotta contro la tratta dei bambini e a collaborare nei tre studi che abbiamo richiesto: sull’affidabilità delle impronte digitali dei bambini, sui documenti originatori e sui tassi di falsi rifiuti, che rappresentano alcuni dei nostri timori legati all’applicazione di queste regole.

Infine, signor Presidente, l’onorevole Brejc ha sollevato una questione: ha chiesto se possiamo affermare che il rilascio dei passaporti è sicuro. A essere del tutto sincero, devo dire che questo dipende da paese a paese. Alcuni Stati hanno sistemi più rigorosi di altri e questo è un altro motivo per cui lo studio sui documenti originatori è molto importante. So che l’Europa non ha competenza in materia – il rilascio dei passaporti è una prerogativa nazionale – ed proprio per questo sono stato molto contento quando il commissario Barrot ha accettato una collaborazione della Commissione europea allo studio sui documenti originatori. Non ha senso essere provvisti di passaporti molto sicuri se questa sicurezza può essere minata nel processo di emissione. Non si tratta di imporre misure agli Stati membri, bensì di condividere le migliori pratiche per garantire che il passaporto europeo sia una realtà sicura alle nostre frontiere esterne. Molte grazie a tutti della vostra collaborazione.

 
  
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  Presidente . − La discussione è chiusa.

La votazione si svolgerà domani, mercoledì, alle 12.00.

Dichiarazioni scritte (articolo 142 del regolamento)

 
  
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  Siiri Oviir (ALDE), per iscritto.(ET) Signor Presidente, onorevoli colleghi, l’approvazione di questo regolamento rappresenta un passo importante per rendere più sicuri i documenti di viaggio dei cittadini europei. Di conseguenza, a partire dal 29 giugno 2009, nell’Unione europea dovrà esserci una più stretta connessione tra il passaporto e il suo titolare in modo da scongiurare ogni tipo di frodi in questo ambito.

Sono particolarmente favorevole all’attuazione del principio “una persona – un passaporto”, che consente di tutelare la sicurezza dei viaggi, soprattutto per i bambini, e di contrastare la tratta e il rapimento dei bambini. Ed è positivo che questo principio verrà applicato in tutti gli Stati membri; in Estonia, per esempio, è in vigore dal 2000.

Se la sicurezza dei documenti di viaggio rappresenta un primo elemento importante, anche le guardie di frontiera degli Stati membri svolgono un ruolo di grande rilievo; esse infatti devono controllare con attenzione sempre maggiore, e con lo stesso rigore usato per gli adulti, i minori che, accompagnati o non accompagnati, attraversano le frontiere esterne dell’Unione europea.

La sicurezza dei documenti di viaggio non si limita certamente ai passaporti e l’intero processo non è di minore importanza. Non ha quindi alcun senso rafforzare la sicurezza dei passaporti senza prestare attenzione ai rimanenti anelli della catena.

Credo che, oltre a tutelare la sicurezza dei documenti di viaggio, la Commissione europea debba considerare la possibilità di adottare un approccio comune a livello di Unione europea, per sostituire le diverse norme attualmente in vigore nei 27 Stati membri per la protezione dei bambini che attraversano le frontiere esterne dell’Unione europea.

 
  
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  Daciana Octavia Sârbu (PSE), per iscritto. – (RO) Le minacce terroristiche hanno reso necessaria l’introduzione di altre caratteristiche di sicurezza ed elementi biometrici per tutelare maggiormente i passeggeri che viaggiano nell’Unione europea. Le caratteristiche più importanti nella proposta di regolamento sono la lotta contro la tratta di bambini, che si realizza introducendo il principio “una persona – un passaporto” e le deroghe all'obbligo di rilevamento delle impronte digitali, per i bambini al di sotto dei dodici anni. Tuttavia, la legislazione di alcuni Stati membri consente di rilevare le impronte digitali a bambini di età inferiore a dodici anni, ma questo sarà possibile soltanto per un periodo transitorio di quattro anni. Ci sarà tuttavia un limite assoluto d’età di sei anni. Alcuni studi pilota effettuati dagli Stati membri hanno riscontrato che le impronte digitali rilevate da bambini di età inferiore a sei anni non sono di buona qualità e possono anche mutare col passare degli anni. La fissazione di un limite di età riduce il rischio di errore nell’identificazione di un soggetto al momento della rilevazione delle impronte e rende più difficile la tratta dei bambini. La necessità di proteggere i viaggiatori è diventata ancora più evidente sulla scia degli eventi dell’11 settembre 2001. Tuttavia un aumento del livello di protezione e sicurezza deve essere accompagnato dalla garanzia dei diritti e della dignità dei passeggeri, sancita dalla Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali.

 
Ultimo aggiornamento: 26 maggio 2009Avviso legale