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Procedura : 2009/2502(RSP)
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B6-0025/2009

Discussioni :

PV 14/01/2009 - 14
CRE 14/01/2009 - 14

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PV 15/01/2009 - 6.6
CRE 15/01/2009 - 6.6

Testi approvati :

P6_TA(2009)0028

Discussioni
Avvertenza
Mercoledì 14 gennaio 2009 - Strasburgo Edizione GU

14. 11 luglio: giorno di commemorazione delle vittime del massacro di Srebrenica (discussione)
Video degli interventi
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  Presidente . L’ordine del giorno reca la dichiarazione del Consiglio e della Commissione sull’11 luglio: giorno di commemorazione delle vittime del massacro di Srebrenica.

 
  
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  Alexandr Vondra, presidente in carica del Consiglio. (EN) Signor Presidente, è universalmente noto che a Srebrenica si è consumato un crimine orrendo. Il massacro di oltre 8 000 bosniaci a Srebrenica e nelle adiacenze segna una delle date più cupe nella storia della Bosnia-Erzegovina, della ex Iugoslavia e dell’Europa tutta. Si è trattato senz’altro della peggiore atrocità commessa in Europa dalla Seconda guerra mondiale.

In retrospettiva bisogna riconoscere che si sarebbe potuto fare molto di più e farlo prima. Srebrenica è stato un fallimento collettivo della comunità internazionale, UE compresa. Rimane un’infamia di cui ci rammarichiamo profondamente. E’ nostro obbligo morale, umano e politico fare in modo che non si ripeta mai più una seconda Srebrenica.

In occasione del decimo anniversario del massacro di Srebrenica, il Consiglio ha rinnovato la propria condanna dei crimini commessi e manifestato solidarietà con le vittime e i loro famigliari.

Richiamandosi alle risoluzioni nn. 1503 e 1534 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, il Consiglio ha sottolineato come una cooperazione completa e senza riserve con il Tribunale internazionale per i crimini nell’ex Iugoslavia rimanga un requisito essenziale per avanzare verso l’Unione europea. La consegna a L’Aia degli ultimi accusati latitanti che ancora eludono la giustizia internazionale sarebbe un giusto tributo alle vittima di Srebrenica e un passo decisivo verso una pace, una stabilità e una riconciliazione durature. Il Consiglio è tuttora convinto che i colpevoli dei crimini a Srebrenica e in Bosnia-Erzegovina in generale, nonché di qualsiasi altra parte dei Balcani occidentali, debbano essere portati dinanzi alla giustizia.

Nel corso della storia, l’integrazione europea si è dimostrata utile per rimarginare le ferite e le ingiustizie del passato; adesso è giunto il momento di concentrarci anche sul futuro. L’Unione europea è stata un elemento d’integrazione che ha portato pace, stabilità, fiducia e ricchezza in Europa nella seconda metà del secolo scorso. Assistere i Balcani occidentali nel loro percorso verso l’Unione europea rientra pertanto tra le priorità della presidenza ceca nell’ambito delle relazioni esterne. La riconciliazione è indispensabile per l’integrazione, ma è difficile riconciliarsi quando non è stata resa ancora piena giustizia.

Dopo 13 anni è giunto il momento di mettere la parola fine all’episodio infamante di Srebrenica. L’arresto di Karadžić ha dimostrato che non esiste impunità per crimini mostruosi come quelli contro l’umanità. Ma Ratko Mladić deve ancora comparire a L’Aia; ciò aiuterà le famiglie delle vittime di Srebrenica a chiudere i conti con il passato e ad aprirsi al futuro.

L’Unione europea continuerà a compiere tutto quanto in suo potere affinché ciò sia reso possibile. Ma resta molto altro ancora da fare per trasformare Srebrenica da una memoria storica di sofferenza ad un luogo in cui la vita può offrire delle prospettive. L’impegno della comunità internazionale non si colloca nel nulla; esso è integrato attivamente da iniziative locali a livello statale da parte di entrambe le entità. Svariate iniziative pregevoli sono state attuate.

L’avvenire di Srebrenica può essere assicurato al meglio tramite lo sviluppo economico e la creazione di posti di lavoro che consentano di migliorare le condizioni economiche e sociali delle persone residenti nella regione. Le autorità della Republika Srpska, il consiglio dei ministri di Bosnia-Erzegovina e la federazione hanno erogato finanziamenti ed effettuato investimenti a favore di questa regione. Tali risorse sono state destinate alla ripresa di Srebrenica anche in termini di sviluppo edilizio, ricostruzione, sviluppo delle infrastrutture, promozione delle imprese, potenziamento dei servizi pubblici, progetti in grado di diventare finanziariamente sostenibili ed istruzione.

Questi sforzi locali sono stati sostenuti anche dalla conferenza dei donatori per Srebrenica organizzata poco più di un anno fa, nel novembre 2007. Questa potrebbe essere una buona occasione per un appello a effettuare nuovi e maggiori investimenti in questa città e questa regione.

E’ davvero importante che Srebrenica non sia mai dimenticata e che questo sforzo comune prosegua. Noi tutti a livello di Unione europea, la comunità internazionale e le autorità locali intendono lavorare insieme in maniera costruttiva allo scopo di migliorare le condizioni di vita nella zona di Srebrenica. Solo la prospettiva di una vita migliore può contribuire a disinnescare le tensioni politiche, creando così uno spazio per il dialogo e consentendo ai famigliari delle vittime di lenire il dolore e guardare avanti. Questo sarebbe senz’altro il migliore tributo possibile alle vittime di Srebrenica.

 
  
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  Benita Ferrero-Waldner, membro della Commissione. (EN) Signor Presidente, nel luglio del 1995 a Srebrenica furono uccisi e fatti sparire quasi 8 000 uomini e ragazzi. I tribunali internazionali supremi hanno chiamato questo massacro con il suo nome: genocidio. Pur impegnandoci affinché la giustizia faccia il suo corso contro i responsabili dell’eccidio, ritengo sia parimenti opportuno ricordare le vittime e manifestare la nostra solidarietà ai loro famigliari. Oggi aderisco pertanto alla vostra iniziativa affinché l’11 luglio sia celebrato come giorno di commemorazione del genocidio di Srebrenica.

Srebrenica è assurta a simbolo dell’orrore e del cordoglio inconsolabile. La memoria è dolorosa ma necessaria. E’ necessaria perché non possiamo, e non dobbiamo, dimenticare. E’ necessaria per contrastare la memoria selettiva di coloro che ancora oggi negano quanto è realmente accaduto. Il riconoscimento di quanto si è verificato in quel mese di luglio è fondamentale per la riconciliazione entro la Bosnia-Erzegovina e la regione. La proclamazione dell’11 luglio come giornata commemorativa europea per le vittime di Srebrenica dovrebbe rappresentare un ulteriore passo verso la riconciliazione all’interno della Bosnia-Erzegovina e della regione. Credo che sarebbe un’occasione per lanciare un messaggio, non solo di rispetto e memoria, ma anche di speranza nel futuro – un futuro in seno all’Unione europea – fondato sulla riconciliazione e in grado di lasciare rimarginare le ferite nel tempo.

Ma il riconoscimento da solo non è sufficiente. La giustizia è parimenti essenziale. Ritengo importante che tutti i responsabili di quelle atrocità siano portati dinanzi alla giustizia e condannati, che paghino per i crimini commessi. Non è accettabile che dopo tanti anni il generale Mladić sia ancora a piede libero. La Commissione sostiene appieno il lavoro svolto dal Tribunale internazionale per i crimini nell’ex Iugoslavia, l’ICTY. Plaudiamo alla cooperazione della Bosnia-Erzegovina con l’ICTY e alla maniera in cui essa ha gestito i casi che il Tribunale ha demandato alla giurisdizione locale. La Commissione coglie ogni occasione utile per esortare le autorità a continuare nei propri sforzi e a garantire che tutti i crimini siano correttamente giudicati.

Oltre alla giustizia dei tribunali, possiamo offrire anche un’altra forma di giustizia per le vittime, ovvero un futuro migliore per i loro cari che sono sopravvissuti. Questo è il senso fondamentale del nostro impegno nei Balcani occidentali. Vogliamo che i paesi della regione progrediscano verso un futuro europeo comune. Vogliamo avere una Bosnia-Erzegovina prospera entro un contesto regionale stabile dove i confini sono meno importanti e la fiducia tra paesi vicini è stata ripristinata. Sappiamo che si tratta di un viaggio lungo ma la storia dell’Unione europea e del suo allargamento ci insegna proprio questo: il viaggio è lungo ma la meta merita lo sforzo di chi lo intraprende.

Non possiamo percorrere noi al posto della Bosnia-Erzegovina la strada verso l’Unione europea. Tocca a lei soddisfare i requisiti e superare le criticità interne con le proprie forze, ma noi possiamo dare una mano. Aiuteremo questo paese perché vogliamo che prosperi quale trionfo dei sopravvissuti su coloro che avevano altri disegni.

 
  
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  Doris Pack, a nome del gruppo PPE-DE. – (DE) Signor Presidente, signor Presidente del Consiglio, signora Commissario, mai più guerre, mai più campi di concentramento e mai più genocidi! Dopo gli orrori della Seconda guerra mondiale nessuno in Europa si sarebbe mai immaginato che la storia avrebbe potuto ripetersi.

Eppure così è stato: alla metà degli anni Novanta, sei anni dopo la caduta del muro di Berlino, nell’integrazione pacifica tra Europa occidentale e orientale, è avvenuto in Bosnia-Erzegovina. Gli errori commessi dalla comunità internazionale, che per anni ha preferito volgere lo sguardo e trattare con gli sgherri locali quasi con noncuranza, porgendo la mano a criminali della portata di Ratko Mladić, hanno rafforzato in lui e nei suoi complici l’idea che sarebbero rimasti impuniti, nonostante gli anni di persecuzioni ed epurazioni etniche, nonostante il genocidio che è seguito.

Fino a oggi Ratko Mladić non ha dovuto rispondere davanti alcun tribunale. Chi lo tiene nascosto? Chi lo aiuta, gettando altra colpa su di sé e su di lui? Numerosi altri criminali sono ancora a piede libero, alcuni di loro vivono addirittura in Bosnia-Erzegovina in mezzo ai sopravvissuti delle vittime. Dobbiamo insistere affinché non solo il tribunale per i crimini di guerra de L’Aia ma anche i tribunali di guerra locali in Bosnia-Erzegovina siano messi in grado di funzionare correttamente.

La giornata commemorativa che abbiamo proposto vuole essere un modo per scuotere gli animi, un segno contro l’oblio, una dimostrazione di solidarietà verso i famigliari delle vittime. Forse questa giornata potrà risvegliare la coscienza di questa terribile colpa anche in coloro che tuttora non credono a quanto è accaduto, nonostante le testimonianze delle videoregistrazioni. Potrebbe essere la base per la necessaria riconciliazione. Senza il riconoscimento delle responsabilità dirette e indirette di questo massacro non ci potrà mai essere la pace. Penso che alle vittime e ai loro famigliari dobbiamo almeno questo riconoscimento e la condanna dei responsabili.

 
  
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  Richard Howitt, a nome del gruppo PSE. (EN) Signor Presidente, ogni anno quando nel Regno Unito vengono commemorate le guerre del XX° secolo, diciamo: “al tramontare del sole e al suo sorgere, li ricorderemo”. Queste parole commuovono profondamente me e quelli della mia generazione, i miei genitori che hanno entrambi vissuto la Seconda guerra mondiale. E anche per le generazioni future, questa commemorazione non è semplicemente un tributo dovuto a coloro che si sono sacrificati. E’ un richiamo al male e al costo umano della guerra, un monito per le generazioni e una salvaguardia per la pace e contro il conflitto negli anni a venire.

Questo è il senso delle commemorazioni e, come ha detto la signora commissario questa sera, il riconoscimento è indispensabile per consentire la riconciliazione delle generazioni di oggi.

Conosciamo tutti il massacro perpetrato a Srebrenica nel 1995. Ottomila uomini e ragazzi mussulmani sono stati uccisi mentre cercavano di rifugiarsi un un’area di Srebrenica dichiarata protetta dal Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite.

Anche se è accaduto quasi 14 anni fa, è giusto volere commemorare quelle vittime e ricordare gli eventi e l’odio razziale che sono sfociati in questa terribile tragedia.

Proprio il mese scorso, nella comunità virtuale di Facebook è stato creato un gruppo con oltre un migliaio di aderenti che esalta apertamente il genocidio di Srebrenica. Il gruppo che si è dato un nome traducibile con “Coltello, filo spinato, Srebrenica” inneggia all’uccisione degli uomini e dei ragazzi di Srebrenica per il semplice fatto che erano mussulmani bosniaci. I membri di tale gruppo hanno anche espresso rispetto per le azioni di Ratko Mladić e ciò dimostra ulteriormente, se ce ne fosse stato bisogno, che l’impunità di Mladić non fa che alimentare l’odio e dare forza a quelli interessati a tenere vive le tensioni del passato.

Lo scandalo pubblico che è seguito ha portato alla censura immediata di questo gruppo su Facebook, ma nell’unico mese in cui era attivo, tra il dicembre 2008 e il gennaio 2009, il gruppo era riuscito a raccogliere oltre un migliaio di adepti.

La commemorazione delle vittime di Srebrenica lancia un messaggio chiaro a chi glorifica le gesta di Ratko Mladić e Radovan Karadžić: non consentiremo che ciò accada di nuovo e chi mantiene simili posizioni è rimasto solo e isolato.

Gli psicologi hanno spiegato il mese scorso a un tribunale bosniaco quanto siano profondi i traumi inferti ai sopravvissuti del massacro di Srebrenica. Come spiegato in tribunale, la difficoltà per molti sopravvissuti è stata quella di non aver mai potuto dire addio ai propri famigliari.

Non possiamo portare indietro le lancette dell’orologio per dare a queste famiglie una seconda opportunità, ma di certo possiamo fare in modo che questo genocidio non sia dimenticato e che i responsabili siano portati di fronte alla giustizia.

 
  
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  Jelko Kacin, a nome del gruppo ALDE. (SL) La nostra Unione europea è nata dall’esperienza della Seconda guerra mondiale. Possediamo una memoria storica condivisa e documentata che ci ha consentito di costruire insieme il nostro futuro europeo comune. Srebrenica testimonia in maniera tragica come nel 1995 in Europa si siano potuti ripetere gli orrori nefasti della Seconda guerra mondiale.

Srebrenica è un simbolo della pulizia etnica. Srebrenica è sinonimo di massacro disumano e spietato di bambini e adulti; è sinonimo di genocidio. Oltretutto, Srebrenica è anche il simbolo dell’occultamento dei morti e della distruzione delle fosse comuni. Dobbiamo aggiungere Srebrenica alla nostra memoria storica comune e alle fondamenta dell’allargamento dell’Unione europea verso i Balcani occidentali. Non possiamo tollerare stereotipi discriminatori su singole nazioni, dobbiamo fare i conti con la colpa collettiva. I responsabili del genocidio di Srebrenica devono essere portati al Tribunale de L’Aia, devono sedere in giudizio e andare in prigione. Dobbiamo lavorare insieme per costruire e rendere possibile un futuro europeo per Srebrenica, per la popolazione locale e per l’intera Bosnia-Erzegovina.

Come minimo dobbiamo essere empatici verso coloro che nel trauma e nel tormento devono convivere con la memoria aspra di un crimine e sopportare l’assenza dei loro cari. Desidero ringraziare la conferenza dei presidenti per avere sostenuto all’unanimità la nostra proposta di invitare ogni anno giovani bosniaci e serbi di Srebrenica a venire insieme al Parlamento europeo, affinché essi possano, lontano dal contesto di Srebrenica, lontano dalle pressioni e dalle tensioni del loro ambiente famigliare, riflettere, progettare e costruire un futuro migliore per Srebrenica e per l’intera Bosnia-Erzegovina. Questa risoluzione ...

(Il Presidente interrompe l’oratore)

 
  
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  Milan Horáček, a nome del gruppo Verts/ALE. (DE) Signor Presidente, la risoluzione si esprime chiaramente in maniera critica nei confronti sia delle Nazioni Unite che delle istituzioni europee. I meccanismi decisionali inadeguati in materia di politica esterna e di sicurezza non sono stati in grado di impedire il terribile crimine di Srebrenica. Ancora oggi la mancanza di unanimità è un punto debole della politica di prossimità europea, come è emerso per l’ennesima volta nella discussione odierna sul conflitto di Gaza.

Il massacro di Srebrenica non può essere dimenticato. Pertanto plaudiamo e sosteniamo l’iniziativa volta a dichiarare l’11 luglio giornata di commemorazione per le vittime di questo genocidio. Nel contempo occorre giungere alla riconciliazione tra le parti e ciò richiede un’elaborazione coerente di quanto è avvenuto. E’ pertanto assolutamente intollerabile che i colpevoli e gli imputati di questo genocidio si trovino ancora a piede libero. Credo che davanti al tribunale non debba comparire solo Mladić ma anche tutti gli altri responsabili.

 
  
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  Erik Meijer, a nome del gruppo GUE/NGL. (NL) Signor Presidente, la cittadina di Srebrenica è nota in tutto il mondo per il massacro di ottomila mussulmani avvenuto nel 1995. Le donne e i bambini sopravvissuti hanno ragione di ricordarcelo sempre. In seguito alla mia visita a Srebrenica nel marzo 2007, ho chiesto alla Commissione europea di aiutare a garantire redditi accettabili e lavoro tramite progetti che promuovano il turismo, grazie ai quali Srebrenica possa avere qualcosa di più da offrire oltre alla sua storia e il suo monumento commemorativo. A Srebrenica si è infranta la visione ottimistica degli interventi umanitari e delle zone di sicurezza.

Avrebbe dovuto essere chiaro fin dall’inizio che una presenza militare esterna poteva offrire solo false illusioni. Essa ha trasformato Srebrenica in una base operativa contro la presenza serba, mentre era inevitabile che questa sarebbe riuscita prima o poi a conglobarla. Se l’esercito olandese non fosse stato stanziato a Srebrenica, non si sarebbe creata una situazione di guerra e dunque i serbi non avrebbero sentito la necessità di una rappresaglia. Le vittime non ci ricordano solo della necessità di portare Mladić e Karadžić dinanzi alla giustizia; esse ci inducono a riflettere criticamente sull’inutilità degli interventi militari e di qualsiasi tentativo di imporre l’unità statale tra le etnie divise della Bosnia.

 
  
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  Bastiaan Belder, a nome del gruppo IND/DEM. (NL) Signor Presidente, una voce da Srebrenica: “Grandi lacrime gli rigavano il viso. Mi abbracciò, mi baciò e disse: “Per favore mamma, vai via!” Lo presero; io mi rifiutai di andare, mi inginocchiai e li implorai: “Vi prego, uccidete me al suo posto! Vi siete presi il mio unico figlio. Non voglio andarmene altrove. Uccidetemi, così sarà la fine per entrambi”.

Questo è il resoconto commovente di una signora bosniaca che ha perso sia il marito che il figlio dodicenne durante il massacro di Srebrenica nel luglio 1995. La voce sua e dei suoi compagni di sofferenza ci perseguitano ancora oggi, in parte grazie alle preziose ricerche di studiosi coscienziosi, tra cui figura anche la professoressa Selma Leydesdorff di Amsterdam.

Adesso che l’Unione europea ha offerto ai Balcani occidentali la prospettiva di un’adesione, gli orrori di Srebrenica rimangono senz’altro un simbolo e un dovere da compiere nelle parole e nei fatti. Intendo dire il dovere di prendersi effettivamente cura di chi è sopravvissuto. Srebrenica, luglio 1995. A quel tempo ero corrispondente estero per un giornale olandese e seguivo da vicino gli scontri in Bosnia. Non posso spiegarvi la vergogna e lo scoramento che provai di fronte al fallimento della nozione internazionale di zona di sicurezza, perlomeno come cittadino olandese.

Kom vanavond met verhalen, hoe de oorlog is verdwenen, en herhaal ze honderd malen, alle malen zal ik wenen.’ (Vieni all’imbrunire a narrare storie di come la guerra è finita e ripetile cento volte, ogni volta piangerò). Da oggi, le parole di questo poeta del mio paese, rinomato per avere dato voce agli orrori della Seconda guerra mondiale, accompagneranno anche la giornata dell’11 luglio, quando commemoriamo le vittime di Srebrenica e Potocari.

 
  
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  Dimitar Stoyanov (NI) . – (BG) La ringrazio, signor Presidente. Questa sera siamo qui riuniti per ricordare un crimine terribile, correttamente definito come genocidio, che rappresenta una profonda tragedia umana della nostra storia più recente. Ma leggendo la dichiarazione che è stata presentata, insieme alla risoluzione e al progetto di risoluzione, mi rendo conto che essa rispecchia solo metà della tragedia e metà del genocidio.

Menziona i nomi di personaggi divenuti famosi in tutto il mondo: Ratko Mladić, Radovan Karadžić, Krstić e altri. Ma in essa non figurano i nomi dei mussulmani che hanno commesso anch’essi crimini a Srebrenica e nel corso di questo orribile conflitto. Dove compare il nome di Naser Orić, comandante della 28° divisione mussulmana? Perché la risoluzione non menziona il massacro nel villaggio cristiano di Kravica il giorno di Natale del 1993? Perché non sono descritte le decine di insediamenti cristiani nella regione di Srebrenica a cui i combattenti mussulmani hanno appiccato il fuoco? E’ ora di smettere di difendere una posizione unilaterale e di applicare due pesi e due misure nella valutazione di simili eventi ignomignosi. Chiunque affermi che solo i cristiani hanno ucciso i mussulmani in Bosnia-Erzegovina e che non è accaduto anche il contrario è un ipocrita. Qualcuno si è dato la pena di verificare? E’ stato detto giustamente che Srebrenica è costellata di fosse comuni. Ma qualcuno si è forse preoccupato di verificare in quante di queste fosse sono sepolti dei cristiani?

Non dimentichiamo che gli orrori sono stati commessi da entrambe le parti e non dobbiamo fingere che i cristiani non esistano o non abbiano diritti umani, come se si trattasse di una sorta di animali.

 
  
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  Anna Ibrisagic (PPE-DE) . (SV) Signor Presidente, cosa si può riassumere in due minuti se dobbiamo discutere e descrivere quanto è accaduto a Srebrenica, se dobbiamo imparare a ricordare affinché eventi simili non si ripetano mai più? Cosa resta da vedere e da dire su Srebrenica? Cosa posso dire oggi da questo podio io, l’unica deputata di questo Parlamento a essere nata in Bosnia e fuggita come rifugiata a causa della guerra che vi imperversava, cosa potrei dire che io, come deputata svedese, non sarei stata in grado altrimenti di trasmettere se non avessi avuto questa esperienza della guerra? Onorevole Stoyanov, la mia è una storia vera di quel periodo.

Forse la cosa più importante che posso trasmettere è il sentimento di speranza che nutrivo quando ancora credevo che se soltanto qualcuno in Europa avesse potuto vedere cosa stava accadendo, allora il mondo avrebbe reagito, oppure la disperazione di quando mi sono resa conto che ero stata abbandonata al mio destino e che nessuno sarebbe venuto in aiuto. Ricordo le chiazze di sangue sull’asfalto, le urla dei bambini affamati, lo sguardo vuoto di una bambina di dieci anni mentre raccontava come lei e i suoi fratelli e sorelle avevano dovuto prima seppellire i genitori e poi spostare i corpi in un’altra tomba quando i soldati tentarono di eliminare le prove dell’eccidio in un paese vicino alla mia città natale. Ricordo l’espressione sul viso di mio padre quando venimmo a sapere che mio zio e mio cugino erano stati deportati in un campo di concentramento. Ricordo la mia stessa disperazione quando, una mattina, non mi rimaneva neppure un decilitro di latte da dare al mio bambino di un anno.

Ma ciò che ricordo con maggiore chiarezza e che non dimenticherò mai è l’indescrivibile sensazione di solitudine che provi quando finalmente ti rendi conto che la tua disgrazia, disperazione e agonia è stata messa in mostra su un palco aperto, che il mondo ha assistito alla nostra sofferenza ma nessuno ha cercato di impedirla. Questo è il sentimento che condivido con le persone di Srebrenica, onorevole Stoyanov. Questo è il sentimento che trasmetto, insieme a tutte le altre vittime della guerra nei Balcani.

La decisione del Parlamento europeo di votare domani a favore di una giornata commemorativa per le vittime di Srebrenica è qualcosa che mi infonde un poco di consolazione. La giornata commemorativa non restituirà ai cittadini di Srebrenica i loro famigliari assassinati, ma, per noi tutti che siamo stati vittime della guerra, significherà che l’Europa ha visto la nostra sofferenza, che non siamo soli e che l’Europa ricorderà affinché questo non si ripeta più.

Personalmente spero, e lavorerò a tal fine, che Srebrenica insieme alla Bosnia e a tutti gli altri Stati dei Balcani siano accolti in seno alla famiglia europea il prima possibile. Questo è il minimo che posso chiedere, dopo la vergognosa incapacità dell’Europa di prevenire questo genocidio e di garantire che Ratko Mladić sia consegnato alla giustizia.

(Applausi)

 
  
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  Diana Wallis (ALDE) . (EN) Signor Presidente, vorrei ringraziare la signora Commissario per il sostegno che oggi ha manifestato per questa iniziativa. Lo scorso luglio ho avuto il privilegio, il dovere e l’esperienza mortificante di assistere alla cerimonia commemorativa di Srebrenica a nome del Presidente del nostro Parlamento. E’ stata un’esperienza che mi ha segnato e che non dimenticherò mai. Migliaia di persone erano radunate sotto il sole caldo di luglio: dignitose, tristi, per assistere a una cerimonia di commemorazione e, certamente, anche di cordoglio.

Ma è nostro dovere ricordare perché noi, tutti noi europei, abbiamo una sensazione di déjà vu con Potocari, un senso di complicità. Abbiamo visto tutti alla televisione le scene antecedenti il massacro, prima della fuga a Tulza. Conosciamo quella disperazione e quel senso d’impotenza che forse abbiamo condiviso. Non si può mai dire “mai più”, ma possiamo dire che ricorderemo, che impareremo e che aiuteremo le persone a rivolgere lo sguardo al futuro. Questo dovrebbe essere il senso della giornata commemorativa europea. Non dimenticherò mai ciò che ho provato. Non dimenticherò mai le madri, le figlie, le famiglie incontrate in quei giorni. Spero che potremo offrire loro qualcosa di positivo e duraturo per il futuro.

 
  
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  Zita Pleštinská (PPE-DE) . – (SK) Sono favorevole a riconoscere l’11 luglio come giornata commemorativa del genocidio di Srebrenica, dove la comunità internazionale mancò d’intervenire nel conflitto per proteggere la popolazione civile. Credo che questo sia il modo migliore di dimostrare il nostro rispetto per le vittime del massacro. Nella carneficina delle giornate successive alla resa di Srebrenica, oltre 8 000 uomini e ragazzi persero la vita. Migliaia di donne, bambini e anziani furono deportati e molte donne stuprate.

Non dovremo dimenticare mai le vittime delle brutalità commesse durante la guerra nella ex Iugoslavia. Penso che tutti i paesi dei Balcani occidentali saranno favorevoli alla celebrazione di questa giornata commemorativa.

Dobbiamo trasmettere un messaggio chiaro alle generazioni future affinché non permettano il ripetersi di un’altra Srebrenica. Credo fortemente che saranno compiuti ulteriori sforzi per portare gli ultimi latitanti dinanzi alla giustizia affinché molte famiglie possano avere una conferma definitiva del destino dei loro padri, figli, mariti e fratelli.

 
  
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  Pierre Pribetich (PSE) . – (FR) Signor Presidente, per superare le tensioni del passato e concentrare i nostri sforzi sulla stabilizzazione dei Balcani occidentali dobbiamo giustamente imparare a superare la nostra stessa storia. La proposta di questa giornata europea di commemorazione l’11 luglio, questo atto simbolico per eccellenza s’iscrive in quest’ottica e persegue diversi obiettivi. Innanzi tutto intende rendere omaggio a tutte le vittime delle atrocità commesse a Srebrenica e alle loro famiglie. In secondo luogo, vuole esortare i cittadini e i popoli a mantenere la vigilanza necessaria, ricordando loro che l’incapacità di agire dello Stato ha inevitabilmente per conseguenza simili atrocità. Vuole rammentare altresì che l’Unione europea si deve munire di una vera e propria politica di difesa e di sicurezza comune per riuscire a intervenire in nome dei principi e dei valori che ci uniscono e ci guidano. Per ultimo, con questa giornata si vuole ribadire ai paesi dei Balcani occidentali che la loro vocazione naturale è quella di riunirsi a noi rapidamente ma che a tal fine è necessaria una cooperazione piena e incondizionata con il Tribunale penale internazionale che consenta di consegnare i criminali di guerra alla giustizia. Ecco il nostro messaggio, il messaggio del Parlamento alle generazioni presenti e future, affinché il tempo non sia come la ruggine che ossida il ricordo ma, al contrario, lo renda più vivo.

 
  
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  Jelko Kacin (ALDE) . (SL) Ho voluto riprendere la parola perché i famigliari delle vittime mi hanno chiesto di manifestarvi oggi la loro gratitudine per la comprensione e il sostegno che avete dimostrato mediante l’approvazione di questa risoluzione.

Grazie a tutti coloro che hanno risposto all’invito a partecipare alla discussione odierna. Colgo l’occasione anche per concludere il mio intervento con due precisazioni. Questa risoluzione non guarda al passato, sebbene riguardi anche i defunti. L’attenzione è posta sui vivi e sul modo di garantire loro un futuro migliore.

 
  
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  Călin Cătălin Chiriţă (PPE-DE) .(RO) Il massacro di Srebrenica nel luglio del 1995 e tutte le atrocità commesse durante la guerra che ha accompagnato la dissoluzione della ex Iugoslavia sono una pagina nera nella storia europea.

Questa lezione tragica impartitaci dalla storia ci consente di capire ancora una volta la necessità di riuscire a intraprendere azioni efficaci nell’Unione europea, in materia di politica di sicurezza esterna e difesa e in particolare nella politica di prossimità europea. Perché? Proprio per metterci in grado di contrastare fenomeni come la violazione dei diritti umani e dei principi di diritto internazionale, i conflitti regionali, l’estremismo nazionalistico e il separatismo etnico che sono stati la causa delle atrocità commesse in Bosnia.

L’Europa ha bisogno di un’Unione europea più forte ed espansiva che conduca una politica di prevenzione volta a impedire il ripetersi di simili atrocità.

 
  
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  Alexandr Vondra, presidente in carica del Consiglio. Signor Presidente, mi consenta di concludere la discussione odierna su Srebrenica.

In primo luogo vi voglio assicurare che il Consiglio è tuttora convinto che i colpevoli dei crimini a Srebrenica e in Bosnia-Erzegovina, nonché di qualsiasi altra parte dei Balcani occidentali, devono essere portati a giudizio.

La nostra missione PESD in Bosnia-Erzegovina fornisce tuttora sostegno e assistenza all’ICTY e alle autorità competenti.

Srebrenica è e continuerà ad essere un elemento sensibile e importante nella vita politica della Bosnia-Erzegovina, dell’Unione europea e della comunità internazionale in genere.

Consentitemi di cogliere questa occasione per esortare i leader della Bosnia-Erzegovina a non strumentalizzare questa esperienza storica dolorosa e abominevole per i loro fini politici. Piuttosto, essi dovrebbero impegnarsi proattivamente a guidare il paese verso un futuro migliore. Permane la necessità di sforzi congiunti, non solo a Srebrenica ma anche nel resto della Bosnia-Erzegovina. Se Srebrenica è stata causata da una carenza di presenza europea, allora dovremo fare del nostro meglio per aiutare questo paese a imboccare la strada giusta, ovvero una strada che conduca all’Unione europea.

Il primo grande passo verso l’Europa è già stato compiuto con la firma dell’accordo di stabilizzazione e di associazione che è l’anticamera del lungo processo di adesione, ma occorre molto di più, più coraggio e fiducia, per aspirare a una riconciliazione sincera sostenuta da prospettive concrete d’integrazione.

Il nostro obbligo verso i defunti è quello di non trasformare i vivi in vittime. Questo è il nostro impegno verso le generazioni future.

 
  
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  Benita Ferrero-Waldner, membro della Commissione. (EN) Signor Presidente, onorevole Ibrisagic, io ero una degli spettatori che guardava alla televisione mentre questi eventi terribili avevano luogo. Avevamo tutti creduto che i rifugi sicuri sarebbero stati aree protette. Per questo io, come molti altri, rimasi terribilmente scioccata quando sentii cosa era accaduto, ovvero mi risvegliai lentamente alla realtà.

Nell’Unione europea credo che abbiamo imparato cosa fare tramite lezioni dure che ci hanno lentamente indotto ad avviare una politica estera e di sicurezza comune. Questo è stato il primo punto, per così dire, dopodiché siamo andati oltre perché ci siamo resi conto che questo tremendo massacro si era verificato a causa della nostra mancanza di coesione.

Ribadisco che posso solo ringraziarvi di essere qui oggi a esprimervi così apertamente a favore della riconciliazione. Per quelli che devono convivere con tali ricordi deve essere molto difficile, ma nel contempo credo che la possibilità per la Bosnia-Erzegovina di diventare un giorno un membro dell’Unione europea possa forse favorire la riconciliazione con queste terribili atrocità.

 
  
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  Presidente . Comunico di aver ricevuto sei proposte di risoluzione(1) ai sensi dell’articolo 103, paragrafo 2, del regolamento.

La discussione è chiusa.

La votazione sulla risoluzione si svolgerà domani, giovedì, 15 gennaio 2009.

 
  

(1)Cfr. Processo verbale.

Ultimo aggiornamento: 16 aprile 2009Avviso legale