Quali iniziative politiche intende perseguire il Consiglio nel corso di quest'anno al fine di promuovere tra le piccole e medie imprese l'esistenza del settimo programma quadro di ricerca e sviluppo (2007-2013) e del suo impatto, considerando che per detto periodo è stato stanziato un sostegno finanziario di 52 miliardi di euro per le imprese europee?
(EN) La presente risposta, elaborata dalla presidenza, che non è di per sé vincolante per il Consiglio o i suoi membri, non è stata fornita oralmente durante il Tempo delle interrogazioni al Consiglio della tornata di gennaio 2009 del Parlamento europeo svoltasi a Strasburgo.
Nel pacchetto legislativo del settimo programma quadro di ricerca e sviluppo (7PQ)(1) il Parlamento e il Consiglio hanno fissato un obiettivo chiaro: garantire l'adeguata partecipazione delle piccole e medie imprese (PMI) al programma.
Tale obiettivo è dunque al centro delle misure di attuazione del 7PQ, e segnatamente del programma di cooperazione, che prevede l'elaborazione di una strategia per le PMI per ciascun tema prioritario e fissa l'obiettivo di destinare almeno il 15 per cento dei fondi previsti per il programma alle piccole e medie imprese. Queste ultime beneficiano anche di una quota maggiore di fondi, pari al 75 per cento delle spese ammissibili ai sensi del settimo programma quadro (contro il 50 per cento destinato a società di dimensioni maggiori). Inoltre, nel 7PQ la responsabilità finanziaria collettiva prevista nel programma quadro precedente (6PQ) è stata sostituita da un Fondo di garanzia, che riduce al minimo il rischio finanziario per le piccole e medie imprese.
Com’è ben noto all'onorevole deputato, la Commissione è responsabile dell'attuazione del 7PQ e, in base agli obiettivi ivi previsti, essa dovrà adottare tutti i provvedimenti necessari a promuovere la partecipazione delle piccole e medie imprese. Tra tali misure si colloca la conferenza “Research connection” organizzata dalla Commissione nel periodo della presidenza ceca e prevista per il prossimo mese di maggio a Praga, che dedica una parte dei lavori proprio alla partecipazione delle piccole e medie imprese al settimo programma quadro.
Il Consiglio vorrebbe poi attirare l'attenzione dell'onorevole parlamentare sulle importanti iniziative comunitarie a sostegno dell'innovazione quali:
Il programma quadro per la competitività e l'innovazione (CIP) del Parlamento europeo e del Consiglio, adottato il 24 ottobre 2006(2);
Mercati guida: un’iniziativa per l’Europa, varata dalla Commissione e accolta favorevolmente e promossa dal Consiglio nelle conclusioni adottate il 29 maggio 2008(3).
La politica dei cluster per l'innovazione regionale, accolta favorevolmente e promossa dal Consiglio nelle conclusioni del 1 dicembre 2008 quale strumento per stimolare il potenziale e l'integrazione delle PMI in reti ad alta tecnologia(4).
Da ultimo, va ricordata la recente decisione della Banca europea per gli investimenti di stanziare 30 miliardi di euro a favore delle piccole e medie imprese europee nel quadro del piano europeo di ripresa economica.
Le iniziative sopra riportate devono essere citate insieme con le attività di ricerca previste nel settimo programma quadro, poiché le attività di ricerca e sviluppo tecnologico svolte da PMI innovative ma non previste dal suddetto programma potrebbero essere sviluppate nell’ambito di questi ulteriori programmi di sostegno all'innovazione forniti dall'Unione europea.
Vorrei rassicurare l'onorevole deputato sul fatto che la presidenza ceca è pienamente consapevole dell'importanza delle piccole e medie imprese nel promuovere la ricerca, le sue applicazioni e l’innovazione. La presidenza ritiene che sia necessario elaborare una strategia specifica per facilitare la partecipazione delle PMI al settimo programma quadro e promuovere un'ulteriore semplificazione delle procedure relative alla loro partecipazione a tutti i programmi quadro. La presidenza sosterrà appieno la Commissione europea nelle attività di attuazione di sua competenza.
Decisione n. 1982/2006/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 18 dicembre 2006, concernente il settimo programma quadro della Comunità europea per le attività di ricerca, sviluppo tecnologico e dimostrazione (2007-2013) (GU L 412 del 30.12.2006) e regolamento (CE) n. 1906/2006 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 18 dicembre 2006, che stabilisce le regole per la partecipazione di imprese, centri di ricerca e università alle azioni nell'ambito del settimo programma quadro e per la diffusione dei risultati della ricerca (2007-2013) (GU L 391, 30.12.2006).
Conclusioni del Consiglio – Verso cluster competitivi di livello mondiale nell'Unione europea: attuazione di un'ampia strategia dell'innovazione – (doc. 14679/08).
L'Unione europea è il principale donatore mondiale di aiuti ai paesi in via di sviluppo. Nel novembre 2008, tuttavia, l'emittente Panorama della BBC richiamava l'attenzione sul fatto che troppo spesso questi aiuti vengono spesi male e utilizzati in modo inefficace oppure non raggiungono le persone cui sono destinati. Fra le molte questioni affrontate nel servizio televisivo rientra anche l'inefficienza degli aiuti spesi nel settore dell'istruzione, dove il denaro viene utilizzato per gli edifici piuttosto che per la formazione professionale e le retribuzioni, con il risultato che gli standard nell'istruzione possono essere molto bassi. Spesso si registra un alto grado di assenteismo fra gli insegnanti, che sono costretti a svolgere diverse attività lavorative per far quadrare il bilancio. Queste tendenze potrebbero portare ad una situazione estremamente preoccupante e francamente inaccettabile, in cui l'Obiettivo di sviluppo del Millennio 2 relativo all'istruzione primaria universale sarebbe in parte realizzato ma con un'istruzione di livello così basso da non poter cambiare le vite dei bambini in questione. Quali misure o cambiamenti intende adottare il Consiglio per garantire che gli aiuti europei vengano distribuiti ed utilizzati in modo più efficace?
(EN) La presente risposta, elaborata dalla presidenza, che non è di per sé vincolante per il Consiglio o i suoi membri, non è stata fornita oralmente durante il Tempo delle interrogazioni al Consiglio della tornata di gennaio 2009 del Parlamento europeo svoltasi a Strasburgo.
Il Consiglio ricorda che è compito della Commissione programmare l'uso delle risorse finanziarie e sostenere la gestione degli aiuti comunitari e del Fondo europeo di sviluppo (FES).
Il Consiglio vorrebbe attirare l’attenzione sulle due dimensioni degli aiuti, vale a dire (1) i provvedimenti specificatamente destinati a monitorare la fornitura degli aiuti e (2) e le iniziative concepite per migliorare l'efficacia degli aiuti. Il Consiglio è attento e attivo su entrambi i fronti e continuerà ad esserlo.
1. Monitoraggio della fornitura degli aiuti
Tutti gli strumenti di cooperazione allo sviluppo della Comunità europea contengono provvedimenti specifici per tutelare gli interessi finanziari della Comunità europea. La Commissione e la Corte dei conti hanno facoltà di svolgere verifiche, anche sui documenti o presso la sede di qualsiasi appaltatore o subppaltatore che abbia ricevuto fondi comunitari.
Sia il Consiglio sia il Parlamento europeo hanno facoltà di valutare annualmente le modalità attuative di erogazione dell'assistenza comunitaria esterna, attraverso la relazione annuale relative alle politiche della Comunità europea in materia di sviluppo ed assistenza esterna e alla loro attuazione, che la Commissione presenta abitualmente alla fine del mese di giugno.
Date tali premesse, il Consiglio ritiene che la responsabilità della corretta gestione e attuazione degli aiuti allo sviluppo non sia da attribuire unicamente ai donatori: devono applicarsi i principi di proprietà, buon governo e responsabilità reciproca, e in tal senso anche i partner ammissibili dell’Unione sono corresponsabili. Nelle conclusioni del 27 maggio 2008 il Consiglio ribadisce l'importanza di attuare meccanismi di responsabilità reciproca a livello internazionale, regionale e nazionale per garantire partenariati più equi.
Infine, nel luglio del 2008 la Commissione ha creato un sito Internet su cui sono reperibili informazioni complete sulla gestione e l'attuazione di tutti i programmi di cooperazione esterna della Conunità europea, gestito da EuropeAid e aperto al pubblico.
2. Efficacia degli aiuti
Attraverso la dichiarazione di Parigi sull'efficacia degli aiuti del marzo 2005(1)e “Il consenso europeo sullo sviluppo” del novembre 2005(2)l'Unione europea si è impegnata con determinazione ad offrireun volume maggiore e una migliore qualità degli aiuti. In particolare, l'Unione europea si è impegnata a promuovere un miglior coordinamento ed una maggiore complementarietà tra i donatori, lavorando per ottenere una programmazione pluriennale congiunta, fondata sul principio di riduzione della povertà dei paesi partner o su strategie equivalenti, su procedure di bilancio dei singoli paesi, su meccanismi di attuazione comuni che comprendano un’analisi condivisa, ampie missioni congiunte dei donatori e l'utilizzo di accordi di cofinanziamento.
La complementarità delle attività svolte dai donatori è fondamentale per migliorare l'efficacia degli aiuti e realizzare quindi un’assistenza allo sviluppo più efficace ed efficiente. In tal senso, nel maggio del 2007 il Consiglio e gli Stati membri hanno adottato un codice di condotta dell'Unione europea in materia di divisione dei compiti nell'ambito della politica di sviluppo(3). Infine, la dichiarazione ministeriale adottata nel settembre 2008 a seguito del terzo Forum ad alto livello sull'efficacia degli aiuti (in particolare l'agenda di Accra per l'azione) prevede una strategia europea molto ambiziosa e richiede impegni forti, precisi e misurabili e un calendario di attuazione.
Durante la conferenza, l’Unione europea si è impegnata a fornire l’assistenza allo sviluppo delle capacità solo attraverso programmi coordinati, che si avvalgano sempre più di intese fra vari donatori; erogare il 50 per cento degli aiuti da governo a governo attraverso i sistemi nazionali, incluso un aumento della percentuale di assistenza fornita tramite aiuti al bilancio o intese settoriali; non creare nuove unità di attuazione dei progetti; dimezzare le missioni non coordinate.
Riguardo al Consiglio europeo di primavera e alla strategia UE per la crescita e l'occupazione, potrebbe la Presidenza spiegare come farà avanzare l'agenda sulla competitività dell'Unione europea al vertice delle proprie priorità, particolarmente nell'attuale crisi economica?
(EN) La presente risposta, elaborata dalla presidenza, che non è di per sé vincolante per il Consiglio o i suoi membri, non è stata fornita oralmente durante il Tempo delle interrogazioni al Consiglio della tornata di gennaio 2009 del Parlamento europeo svoltasi a Strasburgo.
In riferimento al Consiglio europeo di primavera e alla strategia dell’Unione europea per la crescita e l'occupazione, la presidenza ceca farà della competitività dell'Unione europea una delle sue massime priorità, poiché è pienamente consapevole del fatto che l'attuale contrazione economica richiede un’azione comunitaria, un’azione forte e risoluta. Il notevole rallentamento dell’economia mette in risalto l'importanza della strategia di Lisbona, che prevede una serie di strumenti intesi a rafforzare la crescita economica e la capacità delle economie nazionali di contrastare crisi interne ed esterne. Di conseguenza, il Consiglio “Competitività” di marzo sarà caratterizzato dall'approvazione del documento sui punti chiave(1), formulato dal Consiglio “Competitività” in vista del Consiglio europeo di primavera del 2009 e interamente dedicato alla crescita e all'occupazione. Il restante periodo di presidenza sarà prioritariamente dedicato all'attuazione del piano europeo di ripresa economica(2)e all'adempimento dei nuovi compiti del Consiglio europeo, come quelli previsti nel piano europeo per l'innovazione.
Le intenzioni della presidenza risultano piuttosto evidenti già dal motto scelto per il suo semestre: “l’Europa senza barriere”. E’ più di uno slogan politico: esso include, infatti, un ambizioso programma di lavoro per un rafforzamento efficace del mercato unico e del triangolo della conoscenza, composto da ricerca, istruzione ed innovazione. L’obiettivo è quello di preservare e stimolare la crescita e la creazione di nuovi posti di lavoro, sempre tenendo presente la necessità di ridurre gli oneri amministrativi e semplificare il quadro normativo.
Il quinto anniversario del più vasto allargamento dell’Unione europea è l'occasione per valutare i costi e i benefici di tale processo per tutti gli Stati membri. La presidenza ceca, in collaborazione con la Commissione europea e l'OCSE, presenterà uno studio volto ad individuare gli ostacoli ancora esistenti nel mercato interno, che discuterà in occasione della conferenza internazionale dedicata ai cinque anni dall’allargamento dell’UE, fissata per marzo 2009.
In tale contesto, la presidenza ceca intende incentrare le sue attività e sensibilizzare gli Stati membri sulle seguenti sei questioni principali:
- realizzare un mercato unico pienamente funzionante e senza barriere
- promuovere un’interazione continua all'interno del triangolo della conoscenza
- migliorare il quadro normativo, concentrandosi sulla riduzione degli oneri amministrativi
- rafforzare la struttura portante dell'industria europea: sostegno alle piccole e medie imprese (PMI)
- accelerare il processo di riforma economica per rivolgere maggiore attenzione alla competitività e all'innovazione
- accrescere e migliorare gli investimenti in conoscenza, ricerca e innovazione
Le suddette attività riguardano la competitività europea in una prospettiva di breve, medio e lungo termine. In altre parole, è necessario agire nell’immediato, pensando al futuro. Tenendo presente questo concetto, la presidenza ceca intende incentrare i dibattiti tra gli Stati membri sulle suddette questioni in materia di competitività ed è fermamente convinta che, a tale proposito, sia necessario inviare un messaggio chiaro ai capi di Stato e di governo che si riuniranno il prossimo marzo 2009 per discutere, tra le altre materie, anche la situazione economica europea.
Nel documento reso noto nel giugno 2008, che delinea il programma di 18 mesi delle Presidenze di turno francese, ceca e svedese, si afferma che la lotta contro la tratta di esseri rimarrà una priorità. Inoltre, in ottobre la Commissione ha esortato sia l'Unione europea, sia gli Stati membri a compiere "uno sforzo straordinario" nella lotta alla tratta di esseri umani.
Può il Consiglio chiarire quali misure intende porre in atto in quest'ambito la Presidenza di turno della Repubblica ceca durante il suo semestre?
La risoluzione P6_TA(2006)0005 di questo Parlamento sulle strategie di prevenzione della tratta di donne e bambini, vulnerabili allo sfruttamento sessuale (2004/2216(INI), del 17.1.2006, lamentava che, malgrado l'adozione della decisione quadro 2002/629/GAI(1), del 19 luglio 2002, sulla lotta alla tratta degli esseri umani (che fissa gli elementi costitutivi e stabilisce una definizione comune della tratta di esseri umani per gli Stati membri dell'Unione), non esisteva ancora un'armonizzazione delle sanzioni applicabili negli Stati membri (segnatamente per quanto riguarda lo sfruttamento sessuale di donne e bambini).
Può il Consiglio far sapere che progressi vi sono stati, a partire dal 2006, nell'armonizzazione delle sanzioni applicabili negli Stati membri?
(EN) La presente risposta, elaborata dalla presidenza, che non è di per sé vincolante per il Consiglio o i suoi membri, non è stata fornita oralmente durante il Tempo delle interrogazioni al Consiglio della tornata di gennaio 2009 del Parlamento europeo svoltasi a Strasburgo.
La lotta contro la tratta di esseri umani è una delle sfide più ardue da affrontare in Europa e su scala mondiale. La tratta di esseri umani è una delle forme più gravi di criminalità organizzata e, a fronte degli enormi profitti che i colpevoli traggono da queste attività, è anche uno dei reati più redditizi. Poiché essa si manifesta in svariate forme, anche i provvedimenti da adottare per contrastarla devono essere esaustivi e di vasta portata.
Nel suo programma legislativo e di lavoro per il 2009(2), nella sezione dedicata al pacchetto criminalità organizzata: aiuto alle vittime, la Commissione ha annunciato che avrebbe sottoposto all’attenzione del Consiglio una proposta legislativa per aggiornare la decisione quadro del Consiglio 2002/629/GAI sulla lotta alla tratta di esseri umani(3). Spetta quindi innanzitutto alla Commissione esaminare la possibilità e la necessità di un’ulteriore armonizzazione delle disposizioni di diritto penale in materia. Una volta ricevuta la proposta, è intenzione della presidenza ceca avviare rapidamente il dibattito in sede di Consiglio.
Per quanto riguarda la lotta alla tratta di esseri umani, la presidenza ceca intende contribuire principalmente all'introduzione delle migliori pratiche riguardanti l'armonizzazione delle procedure per la raccolta di dati. Il 30 e il 31 marzo 2009, si terrà a Praga una conferenza di esperti sull’analisi e l’azione congiunta. Oltre all'esame dei vari argomenti all'ordine del giorno, la conferenza si prefigge in particolare di vagliare la possibilità di istituire una rete di relatori nazionali sulla tratta di esseri umani nell'Unione europea, e di discutere della tutela delle vittime più vulnerabili e della loro posizione nell’ambito dei procedimenti penali intrapresi.
Numerosi diritti e agevolazioni per le madri e i genitori, nonché diritti per i membri dipendenti (bambini, anziani, disabili) come pure la conciliazione della vita professionale e familiare sono decisi a livello europeo unicamente per quanto riguarda le attività retribuite o indipendenti. L'attività indipendente in seno alla famiglia e le conseguenze derivanti per la stessa famiglia e, d'altro canto, la cellula familiare in quanto datore di lavoro, non sono state riconosciute dall'Unione europea. Quali sono le proposte della Presidenza ceca in materia?
(EN) La presente risposta, elaborata dalla presidenza, che non è di per sé vincolante per il Consiglio o i suoi membri, non è stata fornita oralmente durante il Tempo delle interrogazioni al Consiglio della tornata di gennaio 2009 del Parlamento europeo svoltasi a Strasburgo.
Nel citare il lavoro svolto nell'ambito della famiglia, e in particolare il riconoscimento di tale lavoro e le implicazioni che ne conseguono per la famiglia, l’onorevole parlamentare ha sollevato questioni di forte rilevanza.
E’ noto che il Parlamento europeo e il Consiglio hanno facoltà di agire nella loro veste di legislatorisolo in base ad una proposta della Commissione. Vale ricordare, a tale proposito, che in effetti la Commissione ha recentemente presentato una proposta riguardante i temi che suscitano la preoccupazione dell'onorevole deputato. Mi riferisco alla proposta di una nuova direttiva relativa all'applicazione del principio della parità di trattamento fra gli uomini e le donne che esercitano un'attività autonoma, abrogativa della direttiva 86/613/CEE(1). Tale proposta intende migliorare la protezione sociale dei lavoratori autonomi, con l’obiettivo rimuovere gli ostacoli all'imprenditoria femminile. Essa mira altresì a migliorare la protezione sociale dei coniugi coadiuvanti, che spesso lavorano come autonomi senza beneficiare dei relativi diritti. Come l'onorevole deputato sa, nella maggior parte dei casi i coniugi coadiuvanti sono donne, molte delle quali lavorano nel settore agricolo. La proposta della Commissione intende promuovere il riconoscimento di tali attività autonome nell'ambito familiare. La proposta riconosce ai coniugi coadiuvanti che vogliano beneficiarne i diritti di congedo di maternità, cercando , in questo modo, di risolvere le implicazioni, talvolta problematiche, chel’occupazione informale all'interno delle imprese familiari può avere per la famiglia stessa, soprattutto quando i coniugi coadiuvanti hanno figli.
Per quanto riguarda le più vaste implicazioni che il lavoro non riconosciuto dei coniugi coadiuvanti può avere sul lungo periodo, vorrei rassicurare l'onorevole membro del Parlamento, poiché il Consiglio è consapevole della situazione particolarmente difficile in cui si trovano le donne che non percepiscono un salario e dipendono economicamente dai loro mariti, la cui situazione finanziaria si rivela spesso precaria al momento del pensionamento o in caso di divorzio o morte del coniuge. Il Consiglio ha espresso la propria preoccupazione in merito nel dicembre 2007, adottando le conclusioni in tema di donne e povertà, che comprendono un gruppo di indicatori statistici messi a punto dalla presidenza portoghese nel quadro della piattaforma d'azione di Pechino(2). Nelle suddette conclusioni il Consiglio riconosce che le donne sono più esposte alla povertà di reddito rispetto agli uomini e che il divario tra i due sessi aumenta con l’avanzare dell'età.
Più recentemente, nel dicembre 2008, il Consiglio ha adottato una serie di conclusioni dedicate al ruolo delle donne nell'economia e alla conciliazione di vita professionale e familiare, riferite ancora una volta al seguito dato all'attuazione della piattaforma d’azione di Pechino(3). Anche in questo caso, il Consiglio ha ribadito l'importanza di adottare provvedimenti che consentano a uomini e donne di conciliare lavoro e responsabilità familiari e ha invocato politiche adeguate.
Per concludere, il Consiglio sta trattando attivamente i temi che destano la preoccupazione dell'onorevole deputato riguardo al lavoro autonomo nell'ambito familiare. La presidenza ceca proseguirà il dibattito sull'iniziativa legislativa precedentemente citata e, a tale proposito, ne seguirà l’iter presso il Parlamento europeo.
Nelle sue conclusioni della 2908a sessione "Giustizia e affari interni", il Consiglio afferma di ritenere che gli attuali sistemi siano sufficienti per far fronte al problema dei guidatori stranieri che sfuggono alle sanzioni applicate in caso di violazione della normativa stradale. L'esperienza dimostra tuttavia che in pratica non è così e che la maggior parte dei guidatori stranieri non vengono sanzionati per le infrazioni commesse al codice della strada. Se il Consiglio non è disposto a sostenere una nuova legislazione, quali misure intende adottare per garantire che i guidatori stranieri non si sottraggano alle sanzioni previste dalla legislazione comunitaria vigente?
(EN) La presente risposta, elaborata dalla presidenza, che non è di per sé vincolante per il Consiglio o i suoi membri, non è stata fornita oralmente durante il Tempo delle interrogazioni al Consiglio della tornata di gennaio 2009 del Parlamento europeo svoltasi a Strasburgo.
Il Consiglio condivide la preoccupazione del Parlamento per l'elevato numero di incidenti stradali che si verificano ogni anno sulla rete stradale europea e la difficoltà nel sanzionare le violazioni commesse da guidatori stranieri.
Il Consiglio vorrebbe sottolineare che nel settembre 2008 la presidenza francese del Consiglio ha organizzato un seminario sul coordinamento europeo delle campagne per la sicurezza stradale, in occasione del quale sono stati vagliati i possibili interventi per migliorare l'efficacia delle misure per la sicurezza stradale. A seguito della conferenza, il 27 e 28 novembre 2008 il Consiglio ha adottato le conclusioni sul coordinamento dell'azione di polizia rivolta alla sicurezza stradale, che mirano ad attuare un processo europeo di coordinamento delle forze di polizia coinvolte nella sicurezza stradale. Il Consiglio ha inoltre affermato la sua determinazione ad avviare le iniziative necessarie a migliorare la cooperazione strategica ed operativa per una maggiore sicurezza stradale, in base alla normativa esistente.
A tale proposito, il Consiglio ricorda la decisione quadro 2005/214/GAI, relativa all'applicazione del principio del reciproco riconoscimento alle sanzioni pecuniarie(1). Essa riguarda le sanzioni pecuniarie inflitte in caso di violazione del codice della strada. La legislazione nazionale elaborata conseguentemente alla suddetta decisione quadro dovrebbe consentire alle autorità giudiziarie, e, in taluni casi, anche a quelle amministrative, di trasmettere eventuali sanzioni pecuniarie alle autorità di altri Stati membri ed ottenere il riconoscimento e l’esecuzione di tali sanzioni senza ulteriori formalità.
Il Consiglio ricorda poi la decisione 2008/615/GAI sul potenziamento della cooperazione transfrontaliera(2), soprattutto nella lotta al terrorismo e alla criminalità transfrontaliera, la cosiddetta decisione di Prüm, che riguarda la cooperazione transfrontaliera negli ambiti previsti dal titolo VI del trattato UE e facilita, tra l'altro, lo scambio di dati sull'immatricolazione dei veicoli tra Stati membri.
Da ultimo, il Consiglio vorrebbe richiamare l’attenzione sulla proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio per agevolare l’applicazione transfrontaliera della normativa in materia di sicurezza stradale, del 19 marzo 2008. Tale proposta vuole migliorare la sicurezza stradale nell'Unione europea, prevedendo l'applicazione transfrontaliera delle sanzioni relative alle quattro infrazioni del codice della strada che provocano il maggior numero di decessi – ovvero eccesso di velocità, guida in stato di ebbrezza, mancato uso delle cinture di sicurezza e mancato rispetto del semaforo rosso –, commesse con veicoli immatricolati in uno Stato membro dell'Unione europea diverso da quello in cui la violazione ha luogo. Tale proposta è al vaglio del Consiglio.
Malgrado i dubbi nutriti dalla maggior parte dei membri del Consiglio sulla possibilità di adottare i suddetti provvedimenti a livello comunitario in base al quadro giuridico proposto, non è corretto affermare che il Consiglio non sia disposto a sostenere altre proposte per la formulazione di nuove norme da sottoporre alla sua attenzione. I membri del Consiglio non mettono in alcun modo in dubbio la legittimità dell'obiettivo di garantire l'applicazione transfrontaliera delle sanzioni per violazione del codice della strada.
Alla luce del fatto che col trattato di Lisbona si va verso una maggiore cooperazione in materia di difesa, quali prospettive vi sono di creare una guardia costiera paneuropea? È possibile pensare a una "organizzazione ombrello", una sorta di versione rafforzata di Frontex, formata dalle guardie costiere degli Stati membri ma con finanziamenti dell'UE e con una cooperazione rafforzata, per consentire ai piccoli paesi come l'Irlanda di pattugliare meglio le loro lunghe coste e le loro acque territoriali, con un'efficacia molto maggiore ai fini della lotta contro il traffico di droga, la tratta di esseri umani e altre attività illegali?
(EN) La presente risposta, elaborata dalla presidenza, che non è di per sé vincolante per il Consiglio o i suoi membri, non è stata fornita oralmente durante il Tempo delle interrogazioni al Consiglio della tornata di gennaio 2009 del Parlamento europeo svoltasi a Strasburgo.
L’idea di istituire una guardia costiera paneuropea è stata avanzata dal Parlamento europeo e dal Consiglio nell'articolo 11 della direttiva 2005/35/CE relativa all'inquinamento provocato dalle navi e all'introduzione di sanzioni per violazioni(1). In tale direttiva è stato richiesto alla Commissione di presentare uno studio di fattibilità sull’istituzione di un corpo di guardia costiera europeo incaricato di prevenire e far fronte all'inquinamento. Ad oggi lo studio non è ancora stato presentato. L’eventualità dell'istituzione di una guardia costiera europea è una delle questioni sollevate dalla Commissione nel Libro verde sulla politica marittima europea, pubblicato nel giugno 2006(2).
Per quanto riguarda il controllo delle frontiere e la lotta all'immigrazione clandestina, il “programma dell’Aia: rafforzamento della libertà, della sicurezza e della giustizia nell’Unione europea”(3), approvato dal Consiglio europeo nella riunione del 5 novembre 2004, prevede la possibilità di creare un “sistema europeo di guardie di frontiera”. L'idea è stata ripresa nel Patto europeo sull'immigrazione e l'asilo(4), adottato dal Consiglio europeo il 15 e 16 ottobre 2008, in cui si afferma sostanzialmente che l'istituzione di un sistema di questo tipo può essere presa in esame.
E’ indubbiamente necessario affrontare eventuali minacce con provvedimenti adeguati lungo tutti i confini: marittimi, terrestri ed aerei. Frontex svolge un ruolo importante nella gestione della cooperazione operativa tra gli Stati membri lungo i confini esterni; esso è ancora nella fase in cui si sta sviluppando l'uso degli strumenti disponibili, in base al mandato in corso.
È necessario ricordate che l'articolo 62, paragrafo 2, punto 2, lettera a) del trattato CE limita la competenza della Comunità circa l'adozione di standard e procedure rivolte agli Stati membri per lo svolgimento dei controlli sulle persone lungo le frontiere esterne dell’UE, e questo implica che la responsabilità per lo svolgimento dei suddetti controlli è degli stessi Stati membri.
Ad oggi il Consiglio non ha ancora ricevuto dalla Commissione alcuna proposta né sull'istituzione di una guardia costiera europea né su un sistema europeo di guardie di frontiera.
Libro Verde della Commissione del 7.6.2006 "Verso la futura politica marittima dell'Unione: oceani e mari nella visione europea" – COM(2006) 275 definitivo
Considerando che le relazioni esterne costituiscono una delle priorità fondamentali della Presidenza ceca, potrebbe la Presidenza illustrare le misure che intende prendere per incoraggiare il governo bielorusso ad abolire il divieto internazionale di viaggio nei confronti di bambini che si recano in Irlanda ed altri Stati membri dell'UE a fini di riposo e di recupero?
Al momento della redazione della presente interrogazione, sembra che sia stata decisa un'esenzione tra l'Irlanda e le autorità bielorusse, al fine di permettere ai bambini di viaggiare nel periodo natalizio. Tuttavia, è ancora in discussione un accordo ufficiale intergovernativo per abolire interamente il divieto. Circa 3.000 bambini si recano ogni anno in Irlanda, quale parte di programmi di riposo e di recupero.
Invece di negoziare individualmente accordi bilaterali tra la Bielorussia e altri Stati membri dell'UE, sarà una delle priorità della Presidenza ceca un accordo a livello UE con le autorità bielorusse, per permettere ai bambini di viaggiare dalla Bielorussia verso qualsiasi paese dell'UE?
(EN) La presente risposta, elaborata dalla presidenza, che non è di per sé vincolante per il Consiglio o i suoi membri, non è stata fornita oralmente durante il Tempo delle interrogazioni al Consiglio della tornata di gennaio 2009 del Parlamento europeo svoltasi a Strasburgo.
Il Consiglio è al corrente dei problemi sorti recentemente per i bambini bielorussi che vogliano intraprendere un viaggio di beneficenza (tramite un’associazione di volontariato per Chernobyl) o una vacanza in vari paesi europei, compresa l’Irlanda, e monitora la situazione sin dall'inizio.
Attualmente gli Stati interessati hanno avviato delle consultazioni con le autorità bielorusse competenti per esaminare a livello bilaterale le difficoltà emerse a tale proposito. In questo senso, l'accordo dell'8 dicembre 2008 tra l'Irlanda e la Bielorussia relativo alle future visite a fini di riposo e di recupero dei bambini coinvolti nel disastro di Cernobyl rappresenta uno sviluppo molto positivo.
Va inoltre osservato che il 3 dicembre 2008 la rappresentanza locale della troika dell’Unione europea ha intrapreso un’iniziativa diplomatica presso il ministero degli Affari esteri bielorusso a Minsk. In tale occasione è stata ribadita l'importanza di proseguire le suddette visite e le autorità bielorusse hanno accolto le dichiarazioni europee con spirito costruttivo.
Il Consiglio continuerà a seguire la questione da vicino e, se necessario, solleverà la problematica nei suoi contatti con le autorità bielorusse.
Conformemente ai requisiti della direttiva sui rifiuti di imballaggio, l'Irlanda e altri Stati membri hanno messo a punto una serie di finalità e di obiettivi per il settore dei rifiuti di imballaggio, compatibili con la gerarchia dei rifiuti, quale stabilita nella direttiva quadro sui rifiuti (Direttiva 2006/12/CE(1)). La sostenibilità del settore del riciclaggio, da cui dipende la realizzazione degli obiettivi, è determinata da costi e da prezzi dettati dal mercato.
Tuttavia, il settore è ultimamente oggetto di una forte pressione, a seguito del crollo dei prezzi dei materiali riciclati sui mercati mondiali. Ciò ha di conseguenza comportato la chiusura definitiva di taluni mercati e, in molti casi, le imprese del settore continuano ad operare in una situazione che diviene economicamente insostenibile. Vista l'importanza del settore per i consumi e la produzione sostenibili nell'Unione europea, intende il Consiglio dare avvio a un'azione volta a far fronte all'attuale situazione di emergenza, dovuta al crollo dei prezzi dei materiali riciclati, come ad esempio l'applicazione di misure intese a risolvere le carenze del mercato?
Può il Consiglio applicare senza indugio le raccomandazioni formulate nella relazione della Commissione sul gruppo di lavoro sul riciclaggio (elaborata in sede di preparazione della comunicazione "Mercati guida: un'iniziativa per l'Europa" COM(2007)0860)?
(EN) La presente risposta, elaborata dalla presidenza, che non è di per sé vincolante per il Consiglio o i suoi membri, non è stata fornita oralmente durante il Tempo delle interrogazioni al Consiglio della tornata di gennaio 2009 del Parlamento europeo svoltasi a Strasburgo.
Il Consiglio è consapevole del problema sollevato dall'onorevole deputato. In occasione della riunione del Consiglio del 4 dicembre 2008, l'Irlanda ha inserito nell’ordine del giorno la questione della recente inflessione dei prezzi dei prodotti di base per le materie riciclate sotto la voce “varie ed eventuali”, e diversi membri del Consiglio sono intervenuti sull'argomento. Rilevando tali preoccupazioni, la Commissione ha dichiarato che avrebbe condotto una valutazione della situazione ed esaminato le opzioni per un’eventuale azione futura. Infine, la presidenza entrante si è impegnata a sottoporre quanto prima all'esame del Consiglio i risultati della suddetta valutazione ed eventuali raccomandazioni formulate dalla Commissione.
La direttiva 1999/74/CE(1), che stabilisce le norme minime per la protezione delle galline ovaiole, proibisce a partire dal 1° gennaio 2012 l'allevamento di galline ovaiole in gabbie convenzionali o "non modificate". Lo scorso anno, parlando ad una conferenza in Irlanda, il portavoce di un'industria leader del settore alimentare ha dichiarato che, se l'UE non vuole che oltre la metà della sua produzione avicola diventi illegale, sarà necessaria una deroga alla direttiva. Può il Consiglio commentare tale opinione e indicare se ritiene che sarà necessaria una deroga, visto che nel 2006 quasi l'80% della produzione di uova dell'UE avveniva col sistema delle gabbie?
(EN) La presente risposta, elaborata dalla presidenza, che non è di per sé vincolante per il Consiglio o i suoi membri, non è stata fornita oralmente durante il Tempo delle interrogazioni al Consiglio della tornata di gennaio 2009 del Parlamento europeo svoltasi a Strasburgo.
Nel luglio 1999 il Consiglio ha adottato la direttiva 1999/74/CE, che stabilisce le norme minime per la protezione delle galline ovaiole, secondo cui a decorrere dal 1 gennaio 2012 è proibito l'allevamento di galline ovaiole in gabbie che non soddisfino i requisiti minimi di benessere stabiliti nella direttiva.
Tenendo conto delle preoccupazioni delle parti interessante, nella direttiva si richiedeva alla Commissione di presentare al Consiglio una relazione, elaborata sulla base di un parere scientifico che tenesse conto degli aspetti fisiologici, etologici, sanitari e ambientali relativi a diversi sistemi di allevamento delle galline ovaiole e sulla base di uno studio delle implicazioni socioeconomiche e delle ripercussioni sui partner economici della Comunità. La relazione doveva essere accompagnata da proposte adeguate, formulate tenendo conto delle conclusioni della relazione e dell'esito dei negoziati condotti in seno all'Organizzazione mondiale del commercio.
La suddetta relazione è stata presentata dalla Commissione al Consiglio nel gennaio 2008, insieme con un documento di lavoro della Commissione in cui sono citate le fonti utilizzate. Tale relazione è stata elaborata tenendo conto, tra l'altro, di uno studio socioeconomico contenente le relazioni degli Stati membri.
In base alla suddetta relazione, la Commissione ha confermato al Consiglio l’intenzione di non proporre alcun rinvio della data prevista per il divieto di utilizzo delle gabbie convenzionali, e di non avanzare altre proposte al riguardo.
Ai sensi dell'articolo 249 del trattato CE, la direttiva 1999/74/CE è vincolante per quanto attiene ai risultati da conseguire per ciascuno Stato membro a cui si rivolge, ma lascia alle autorità nazionali la facoltà di stabilire le forme e metodi di applicazione.
Visto che l'immigrazione illegale interessa sia la manodopera locale degli Stati membri che i lavoratori migranti legali, quali misure intende prendere il Consiglio per eliminare le barriere che ancora si oppongono alla libera circolazione dei lavoratori, al fine di promuovere l'immigrazione legale dei lavoratori originari di altri Stati membri e di paesi terzi? Quali misure prevede il Consiglio per eliminare gli ostacoli all'assunzione di lavoratori rumeni e bulgari?
(EN) La presente risposta, elaborata dalla presidenza, che non è di per sé vincolante per il Consiglio o i suoi membri, non è stata fornita oralmente durante il Tempo delle interrogazioni al Consiglio della tornata di gennaio 2009 del Parlamento europeo svoltasi a Strasburgo.
Come l’onorevole deputato certamente sa, i trattati di adesione della Bulgaria e della Romania prevedono un periodo transitorio di un massimo di sette anni per realizzare la libera circolazione dei lavoratori. Durante tale periodo, i 25 Stati membri dell'Unione europea hanno facoltà di applicare i rispettivi provvedimenti nazionali relativi all'accesso al mercato del lavoro interno da parte di lavoratori provenienti dai nuovi Stati membri.
L’iniziale periodo transitorio di due anni dalla data di adesione è scaduto il 31 dicembre 2008. Viene ora chiesto al Consiglio di esaminare eventuali restrizioni transitorie sulla base di una relazione elaborata dalla Commissione. Il Consiglio ha preso nota del fatto che la Commissione ha presentato la suddetta relazione il 17 dicembre 2008. Il documento sarà nuovamente all’ordine del giorno della prossima riunione del Consiglio “Occupazione, politica sociale, salute e consumatori” (EPSCO), fissata per il mese di marzo 2009. La presidenza ceca considera l'abbattimento di qualsiasi ostacolo presente nel mercato interno dell'Unione, inclusi gli ostacoli alla libera circolazione dei lavoratori, una delle sue principali priorità politiche e si prefigge l'obiettivo di un approfondito dibattito politico a vari livelli, ad esempio in occasione della riunione informale dei ministri del Lavoro che avrà prossimamente luogo nella Repubblica ceca. La presidenza esorta inoltre gli Stati membri a smantellare gli ostacoli alla mobilità e alla libera circolazione dei lavoratori laddove risultino inutili e infondati. Il Consiglio promuoverà diverse misure volte ad agevolare la mobilità e la libera circolazione dei lavoratori sull’intero territorio dell'Unione europea.
L'applicazione di provvedimenti nazionali è comunque possibile fino al quinto anno successivo all'adesione e può essere prolungata per ulteriori due anni negli Stati membri in cui si evidenzino gravi perturbazioni del mercato del lavoro.
Ad ogni modo, è necessario sottolineare che, conformemente al trattato di adesione, la decisione sull'eventualità di proseguire l'applicazione dei provvedimenti nazionali e la natura di tali provvedimenti sono di competenza dei singoli Stati membri. Tuttavia, una decisione di questo tipo dovrebbe essere adottata solo a seguito di una profonda riflessione da parte degli Stati membri coinvolti, in base ad una valutazione obiettiva della situazione specifica.
Interrogazione n. 18 dell’on. Medina Ortega (H-1002/08)
Oggetto: Ripresa dei negoziati commerciali multilaterali
Sulla base degli accordi approvati nel recente Vertice del Gruppo dei 20 a Washington sulla riapertura dei negoziati commerciali multilaterali (Doha Round), quali previsioni fa il Consiglio e quali proposte potrebbe avanzare per riprendere detto processo negoziale?
(EN) La presente risposta, elaborata dalla presidenza, che non è di per sé vincolante per il Consiglio o i suoi membri, non è stata fornita oralmente durante il Tempo delle interrogazioni al Consiglio della tornata di gennaio 2009 del Parlamento europeo svoltasi a Strasburgo.
Il motto della presidenza ceca è “l’Europa senza barriere”. L’obiettivo della presidenza è abbattere le barriere sia nelle politiche interne sia in quelle esterne. L'Unione europea esiste in un mondo di relazioni e contingenze, e come tale non è mai stata un attore isolato nel campo delle politiche commerciali. Gli obiettivi interni dell'Unione europea in termini di occupazione, elevati standard di vita, sviluppo o sicurezza sono per molti aspetti correlati alla capacità degli attori economici europei di avere una propria collocazione oltre i confini dell'Unione europea stessa. La presidenza ceca ne è consapevole e contribuirà attivamente all'apertura di nuovi mercati per i prodotti, i servizi e gli investimenti provenienti dall'Unione europea: il libero scambio è uno strumento utile per risolvere la crisi attuale.
Il 15 novembre, i membri del G20 hanno sottolineato l'importanza di raggiungere un accordo sulle modalità per giungere a una conclusione positiva dell’agenda di Doha per lo sviluppo dell'Organizzazione mondiale del commercio (OMC), con risultati equilibrati e ambiziosi entro l’anno. In tale contesto, l’8 dicembre scorso la Commissione ha istruito il Consiglio sugli ultimi sviluppi presso l’OMC per quanto riguarda i negoziati commerciali nell'ambito dell'agenda di Doha per lo sviluppo, con la prospettiva di un possibile incontro ministeriale a Ginevra entro la fine di dicembre.
Nelle sue conclusioni dell'11 e 12 dicembre 2008, il Consiglio europeo ha indicato che si prefigge l'obiettivo di giungere quest’anno nel quadro dell'Organizzazione mondiale del commercio ad un accordo sulle modalità di conclusione del programma di Doha per lo sviluppo, con risultati ambiziosi, globali ed equilibrati.
In tal senso, la Commissione ed il Consiglio si sono detti favorevoli ad una partecipazione costruttiva dell'Unione europea ad un eventuale incontro ministeriale. Tuttavia, in occasione di un incontro informale dei capi delle delegazioni, il 12 dicembre 2008, il direttore generale dell'OMC ha dichiarato che, salvo profondi cambiamenti nelle successive 48 ore, non avrebbe convocato i ministri per definire le suddette modalità entro la fine dell'anno. In tale occasione, il direttore ha affermato che dopo una settimana di intense consultazioni non ha rilevato una volontà politica sufficiente ad imprimere la spinta finale per conseguire un accordo. A suo avviso una riunione di questo tipo era fortemente esposta al rischio di fallimento; e questo avrebbe danneggiato non solo i negoziati commerciali multilaterali ma anche il sistema OMC nel suo insieme, e per questo l'incontro ministeriale non ha avuto luogo.
L'Unione europea ribadisce il suo impegno per un sistema commerciale multilaterale e per concludere un accordo ambizioso, equilibrato e globale dei negoziati di Doha dell'OMC, soprattutto a fronte delle attuali circostanze economiche e finanziarie. La presidenza ceca considera le tornate negoziali di Doha uno strumento utile a conseguire una liberalizzazione trasparente del commercio a livello multilaterale, in grado di comportare vantaggi di lungo periodo. La presidenza si impegnerà a riprendere quanto prima il dibattito e promuoverà negoziati più intensi nel quadro di altre agende dell'OMC, in particolare per quanto riguarda i servizi e i diritti di proprietà intellettuale connessi al commercio (TRIPS). La presidenza caldeggia la più ampia applicazione possibile del sistema commerciale multilaterale. Per tali motivi, essa proseguirà il processo di allargamento del numero dei membri dell'Organizzazione mondiale del commercio.
Interrogazione n. 19 dell’on. Papadimoulis (H-1009/08)
Oggetto: Proposta di risoluzione della Presidenza dell'UE sulla depenalizzazione dell'omosessualità alle Nazioni Unite
Il 10 dicembre 2008, in occasione del sessantesimo anniversario della Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo, la Presidenza francese del Consiglio intende presentare alle Nazioni Unite, a nome dell'Unione europea, una proposta di risoluzione con cui si invitano tutti i governi del pianeta a depenalizzare l'omosessualità. L'osservatore del Vaticano alle Nazioni Unite ha dichiarato però che il suo "paese" si schiererà contro la risoluzione.
Alla luce della risoluzione del Parlamento europeo (P6_TA(2007)0167) sull'omofobia in Europa, con cui si chiede la depenalizzazione mondiale della omosessualità e la piena applicazione della legislazione comunitaria senza discriminazione alcuna e in cui vengono stigmatizzati fenomeni di omofobia negli Stati membri, può il Consiglio riferire in quali Stati, in tutto il mondo, l'omosessualità è reato? Quale seguito darà alla risoluzione della Presidenza francese? Quali provvedimenti intende adottare per la piena applicazione della risoluzione del Parlamento europeo? In sede di esame delle domande di asilo, ritiene che occorra tener conto del fatto che il richiedente sia perseguito nel suo paese di origine a causa del suo orientamento sessuale?
(EN) La presente risposta, elaborata dalla presidenza, che non è di per sé vincolante per il Consiglio o i suoi membri, non è stata fornita oralmente durante il Tempo delle interrogazioni al Consiglio della tornata di gennaio 2009 del Parlamento europeo svoltasi a Strasburgo.
Il Consiglio è fermamente convinto che le discriminazioni fondate sul sesso, la razza o l'origine etnica, la religione o le convinzioni personali, gli handicap, le età o le tendenze sessuali sono incompatibili con i principi su cui si fonda l'Unione europea. Le istituzioni europee hanno ripetutamente respinto e condannato tutte le manifestazioni di discriminazione di questo tipo.
L'Unione europea, limitatamente ai poteri che le vengono riconosciuti dai trattati, persegue con convinzione una chiara politica di lotta a tali fenomeni, sia all'interno dei propri confini sia nel contesto della sua azione esterna, laddove circa 80 paesi considerano ancora l'omosessualità un reato.
L'articolo 13 del trattato istitutivo della Comunità europea costituisce la base giuridica per prendere “i provvedimenti opportuni per combattere le discriminazioni fondate sul sesso, la razza o l'origine etnica, la religione o le convinzioni personali, gli handicap, le età o le tendenze sessuali”. Utilizzando tali poteri, l'Unione europea ha adottato all'unanimità la direttiva che attua il principio della parità di trattamento fra le persone indipendentemente dalla razza e dall’origine etnica, (2000/43/CE)(1), del giugno 2000, e la direttiva che stabilisce un quadro generale per la parità di trattamento in materia di occupazione e di condizioni di lavoro (2000/78/CE) (2), rispettivamente nel giugno e nel novembre 2000.
Per quanto riguarda le relazioni esterne, l'Unione europea è attivamente impegnata nell'ambito delle Nazioni Unite nella lotta al razzismo e alla discriminazione, inclusa la discriminazione basata sugli orientamenti sessuali. A tale proposito, nel 2006 l'Unione europea ha sostenuto pienamente e con successo i gruppi per i diritti di lesbiche, gay, bisessuali e transessuali (LGBT), affinché ottenessero lo status consultivo presso la commissione ONG del Consiglio economico e sociale delle Nazioni Unite. Inoltre, il 18 dicembre 2008 è stata presentata all'Assemblea generale dell'ONU la dichiarazione sull’orientamento sessuale e l'identità di genere, a nome di 66 Stati (a quella data), come contributo al dibattito sul tema 64b all'ordine del giorno dell'Assemblea generale, dedicato a questioni relative ai diritti umani, incluse strategie alternative per migliorare l'effettivo godimento dei diritti umani e delle libertà fondamentali. La dichiarazione ribadisce (tra gli altri) i principi di universalità e non discriminazione e raccomanda agli Stati di adottare tutte le misure necessarie, in particolare quelle legislative e amministrative, volte a garantire che in nessuna circostanza gli orientamenti sessuali o l'identità di genere possano essere alla base di sanzioni penali, e in particolare esecuzioni, arresti o detenzione.
L'Unione europea ha inserito le questioni relative a razzismo, xenofobia e discriminazione nel dialogo politico con i paesi terzi; e promuove con continuità il principio di non discriminazione, secondo cui il rispetto dei diritti umani deve essere osservato equamente nei confronti di qualsiasi essere umano, indipendentemente dal suo orientamento sessuale e dalla sua identità di genere.
Per quanto riguarda le richieste di asilo, la direttiva del Consiglio 2004/83/CE, recante norme minime sull'attribuzione, a cittadini di paesi terzi o apolidi, della qualifica di rifugiato, di persona altrimenti bisognosa di protezione internazionale, nonché norme minime sul contenuto della protezione riconosciuta, introduce il concetto di motivo di persecuzione sulla base dell’appartenenza ad un particolare gruppo sociale. Ai sensi dell’articolo 10, paragrafo d), un particolare gruppo sociale potrebbe includere un gruppo caratterizzato da un orientamento sessuale comune. In caso di richiesta di protezione internazionale, prima di prendere una decisione, gli Stati membri devono tenere conto di questo elemento nel valutare i motivi di persecuzione.
Direttiva 2000/43/CE del Consiglio, del 29 giugno 2000, che attua il principio della parità di trattamento fra le persone indipendentemente dalla razza e dall'origine etnica; GU L 180 del 19.7.2000, pagg. 22-26.
Direttiva 2000/78/CE del Consiglio, del 27 novembre 2000, che stabilisce un quadro generale per la parità di trattamento in materia di occupazione e di condizioni di lavoro; GU L 303 del 2.12.2000, pagg. 16-22.
Interrogazione n. 21 dell’on. Guerreiro (H-1012/08)
Oggetto: Scali di voli della CIA con prigionieri detenuti illegalmente in aeroporti di diversi paesi dell'UE
Secondo notizie divulgate poco tempo fa in Spagna esiterebbe un documento ufficiale in cui si riferisce che nel gennaio 2002 alti responsabili del governo spagnolo erano stati informati dal consigliere politico-militare dell'ambasciata degli USA che il suo paese intendeva utilizzare lo spazio aereo e aeroporti spagnoli per il trasporto di "prigionieri" verso la base militare di Guantanamo. Veniva anche prospettata l'utilizzazione, in caso di necessità, delle basi militari di detto paese a supporto delle operazioni di trasporto. Nel documento, finora coperto da segreto, si riferisce che lo stesso metodo era in procinto di essere utilizzato anche in diversi altri paesi di destinazione degli aerei, segnatamente Italia e Portogallo. Se tale richiesta fosse confermata, questi Stati membri sarebbero stati informati del fatto che gli USA avrebbero utilizzato il loro spazio aereo e il loro territorio per trasportare prigionieri detenuti illecitamente diretti alla base militare di Guantanamo. Il documento ora reso pubblico rafforza l'ipotesi che l'articolazione di una simile rete di detenzione, sequestro e tortura promossa dagli USA violando i più elementari diritti umani non sarebbe stata possibile senza la partecipazione di diversi governi dell'UE.
Come giudica il Consiglio simili notizie ora rese pubbliche e quali spiegazioni intende esigere sulle stesse?
Quali misure intende proporre per evitare il ripetersi di simili fatti nel presente e in futuro?
(EN) La presente risposta, elaborata dalla presidenza, che non è di per sé vincolante per il Consiglio o i suoi membri, non è stata fornita oralmente durante il Tempo delle interrogazioni al Consiglio della tornata di gennaio 2009 del Parlamento europeo svoltasi a Strasburgo.
La supervisione dell'attività condotta dai servizi di informazione e di sicurezza sul territorio degli Stati membri spetta a questi ultimi. Per lo stesso principio, il controllo del territorio (terra, mare e spazio aereo) degli Stati membri, incluse le autorizzazioni ad atterrare o decollare dal territorio di un singolo Stato, non rientra tra le competenze del Consiglio dell'Unione europea.
Interrogazione n. 22 dell’on. Van Hecke (H-1017/08)
Uno dei compiti della Presidenza ceca sarà di adoperarsi ulteriormente a favore di un approccio internazionale ed europeo volto a contenere la crisi creditizia. I paesi maggiormente colpiti dalla crisi sono i paesi in via di sviluppo. Infatti, a fronte della rapida diminuzione dei prezzi delle materie prime, i paesi poveri possono contare su minori entrate. Inoltre, il flusso di crediti verso i paesi in via di sviluppi rischia di arrestarsi.
La Presidenza ceca darà il buon esempio continuando ad aumentare in maniera sostanziale il proprio aiuto pubblico allo sviluppo così da rispettare la promessa di destinarvi lo 0,7% del PIL nel 2010?
(EN) La presente risposta, elaborata dalla presidenza, che non è di per sé vincolante per il Consiglio o i suoi membri, non è stata fornita oralmente durante il Tempo delle interrogazioni al Consiglio della tornata di gennaio 2009 del Parlamento europeo svoltasi a Strasburgo.
La presidenza è preoccupata dalla crisi finanziaria internazionale e dalle sue potenziali ripercussioni sui paesi in via di sviluppo. I ministri per lo Sviluppo avranno uno scambio di pareri al riguardo in occasione della riunione ministeriale informale che si terrà a Praga il 29 e 30 gennaio 2009.
Per quanto riguarda l’aiuto pubblico allo sviluppo (APS), nelle conclusioni adottate dal Consiglio nel maggio 2008(1), l’Unione europea ribadisce fermamente il proprio impegno finanziario sul lungo periodo nei confronti dei paesi in via di sviluppo, per conseguire l’obiettivo colletivo dello 0,56% del reddito nazionale lordo (RNL) entro il 2010 e dello 0,7% del RNL entro il 2015, come previsto nelle conclusioni del Consiglio del maggio 2005, nelle conclusioni del Consiglio europeo del giugno 2005 e nel documento intitolato “Il consenso europeo sullo sviluppo” del 22 novembre 2005.
Nelle conclusioni del Consiglio del maggio 2005(2), in particolare, veniva specificato che gli Stati membri che hanno aderito all’Unione dopo il 2002 e che non abbiano raggiunto la soglia dello 0,17% in termini di rapporto APS/RNL avrebbero dovuto impegnarsi per aumentare l’aiuto pubblico allo sviluppo, per raggiungere, nel contesto delle rispettive procedure di dotazione di bilancio, tale obiettivo entro il 2010, mentre gli Stati che avevano già raggiunto il suddetto obiettivo si sarebbero impegnati a mantenere i propri sforzi. Inoltre, gli Stati membri dell’UE si erano impegnati a raggiungere l’obiettivo dello 0,7% in termini di rapporto APS/RNL entro il 2015, mentre quelli che avevano già raggiunto il suddetto obiettivo si erano impegnati a rimanere al di sopra dello stesso; gli Stati che hanno aderito all’UE successivamente al 2002 si sforzeranno di raggiungere una quota pari allo 0,33% entro il 2015.
L’impegno della Repubblica ceca dovrebbe far riferimento al contesto dell’obiettivo collettivo di APS che l’Unione europea si è impegnata a conseguire per realizzare gli obiettivi, come già ribadito in diverse occasioni.
Nelle conclusioni adottate l’11 novembre 2008(3), sottolineando che la questione rientra tra le competenze degli Stati membri, il Consiglio esorta gli Stati membri che non lo abbiano ancora fatto a fissare entro la fine del 2010 un calendario nazionale per aumentare i livelli degli aiuti nel contesto delle rispettive procedure di dotazione di bilancio e realizzare gli obiettivi APS previsti.
Riteniamo estremamente importante che gli strumenti e le modalità di finanziamento mirino a sottolineare l’imprescindibilità dell’efficacia degli aiuti, tenendo conto del ruolo degli scambi commerciali e dell’OMC nello sviluppo e dell’importanza del programma di aiuti per il commercio. Sia per i donatori che per i paesi destinatari, è fondamentale che i partner dell’UE si assumano la responsabilità di politiche di sviluppo stabili nei rispettivi paesi, mentre gli Stati membri dell’UE rispondono nei confronti dei contribuenti in termini di risorse erogate. Tali questioni sono state ampiamente trattate nelle sedi internazionali. Le recenti riunioni di New York, il Forum di alto livello di Accra e la Conferenza di Doha hanno sottolineato che il dibattito per il rafforzamento del meccanismo per dare seguito ai finanziamenti allo sviluppo (FfD) sarà avviato in ooccasione della conferenza dell’ECOSOC nell’aprile 2009. La presidenza ritiene che forme diverse di APS debbano essere considerate una valida soluzione, tale da consentire a tutti gli attori di diventare beneficiari degli impegni APS.
Le azioni della presidenza ceca si rifaranno alle suddette conclusioni del Consiglio. Come altri Stati membri, la presidenza ceca si impegnerà per portare i propri APS al livello dello 0,17% entro il 2010 e dello 0,33% entro il 2015. A fronte della attuale situazione di crisi finanziaria mondiale non prevediamo alcun incremento sostanziale dei nostri aiuti pubblici allo sviluppo.
Il 4 settembre 2008 il Parlamento europeo ha approvato una risoluzione comune sulle uccisioni di albini in Tanzania.
Nella risoluzione si invitava il Consiglio a seguire da vicino la situazione dei diritti umani degli albini in Tanzania. Può ora il Consiglio comunicare dati sulla situazione effettiva per quanto riguarda gli albini in Tanzania dato che i gruppi di intervento sanitario in loco non hanno rilevato alcun miglioramento della situazione dei diritti umani degli albini?
Quali azioni sono state avviate nel corso della Presidenza francese del Consiglio e quale intervento prevede la Presidenza ceca del Consiglio per migliorare la situazione degli albini in Tanzania, soprattutto anche per quanto riguarda l'assistenza sanitaria, e quali azioni sono state finora realizzate?
(EN) La presente risposta, elaborata dalla presidenza, che non è di per sé vincolante per il Consiglio o i suoi membri, non è stata fornita oralmente durante il Tempo delle interrogazioni al Consiglio della tornata di gennaio 2009 del Parlamento europeo svoltasi a Strasburgo.
Il Consiglio segue da vicino la situazione inerente il rispetto dei diritti umani in Tanzania e ha osservato con grande preoccupazione il peggioramento della situazione degli albini nel paese. In linea con la propria politica in materia di diritti umani, il Consiglio solleverà la questione rivolgendosi alle autorità tanzaniane e chiedendo loro di avviare un’ulteriore azione per porre fine al fenomeno e rendere giustizia alle vittime e alle loro famiglie.
In Tanzania gli albini sono da lungo tempo vittime di discriminazione. In alcune regioni, avere un bambino albino è stato per lungo tempo interpretato come una maledizione per l'intera comunità e molti di loro sono stati uccisi alla nascita. Tuttavia, recentemente il problema ha assunto un'altra dimensione e le macabre uccisioni degli albini sono oggi perpetrate con la mera lusinga del denaro, poiché gli assassini approfittano della povertà, della disperazione e delle forti credenze nella stregoneria.
Il governo tanzaniano ha già adottato alcuni provvedimenti per porre fine a questi crimini; e il presidente Kikwete ha dato disposizioni in merito ai commissari regionali.
Tali provvedimenti includono il miglioramento della sicurezza e della tutela degli albini nella regione di Mwanza e una politica di sensibilizzazione. Una delle iniziative riguarda il trasferimento di studenti albini minacciati di morte ad una scuola speciale nel distretto di Misungwi e altri convitti nella regione, sorvegliati da forze di polizia. È in corso un censimento degli albini.
Nel contempo, alcune organizzazioni non governative sono attivamente coinvolte nel processo di sensibilizzazione della popolazione. In molti villaggi la popolazione è stata sensibilizzata per evitare l'uccisione degli albini. Tutti i nuclei familiari con albini hanno ricevuto una visita a parte; e sono stati sensibilizzati ed incoraggiati a informare la polizia della presenza di eventuali persone sospette.
Il Consiglio continuerà a seguire attentamente la situazione.
La relazione sulla riunione ECDC (Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie) su "I test HIV in Europa: dalle politiche all'efficacia" del gennaio 2008 evidenzia il fatto che si perdono molte opportunità di diagnosi delle infezioni HIV nei paesi UE, specialmente in ambiente sanitario. Si stima che il 30% delle persone positive all'HIV nei paesi UE non è consapevole della propria infezione. Le diagnosi tardive implicano un tardivo inizio della terapia antiretrovirale (ART), limitate opportunità per i medicinali, più alti tassi di mortalità e morbilità come pure un maggior rischio di trasmettere l'infezione.
Facendo seguito alla capacità di guida dimostrata dalle Presidenze lussemburghese, tedesca, portoghese e recentemente francese, la Presidenza ceca intraprenderà azioni per incrementare la prevenzione, il trattamento e la cura per l'HIV?
(EN) La presente risposta, elaborata dalla presidenza, che non è di per sé vincolante per il Consiglio o i suoi membri, non è stata fornita oralmente durante il Tempo delle interrogazioni al Consiglio della tornata di gennaio 2009 del Parlamento europeo svoltasi a Strasburgo.
La presidenza ceca conferma il suo impegno per affrontare la sfida cruciale rappresentata dalla pandemia globale dell'HIV/AIDS, per contenere l'espansione mondiale dell’infezione da HIV/AIDS, aggravata dalla povertà e dalle disuguaglianze sociali, economiche e di genere.
A tale proposito, il Consiglio vorrebbe ricordare le conclusioni, adottate il 31 maggio 2007, sulla lotta contro l'HIV/AIDS nell'Unione europea e nei paesi vicini e le conclusioni sulla lotta all'HIV/AIDS, adottate il 3 giugno 2005.
In particolare, nelle conclusioni formulate nel 2007 il Consiglio ha sottolineato l'esigenza di focalizzare l'attenzione in modo integrato e coordinato su prevenzione, diagnosi, trattamento, cure e sostegno nell’ambito dell’HIV/AIDS, basandosi sulla promozione dei diritti umani sia delle persone affette da HIV sia dei gruppi sociali vulnerabili. Il Consiglio ha invitato anche gli Stati membri a promuovere metodi di screening e trattamento appropriati, per ridurre il più possibile la trasmissione dell'HIV da madre a figlio e promuovere l’accesso universale alla prevenzione basata su prove scientifiche e alla riduzione della sofferenza, quali parti centrali di una risposta positiva per ridurre l'impatto delle infezioni HIV/AIDS.
La presidenza ceca promuoverà questa iniziativa, basandosi sui risultati già ottenuti in passato, affinché l'Unione europea possa mantenere il ruolo di capofila mondiale in termini di rispetto degli impegni intesi a porre fine alla pandemia HIV/AIDS.
Interrogazione n. 26 dell’on. Andrikienė (H-1027/08)
Oggetto: Progetti di gasdotti e politica energetica comune
Il progetto di gasdotto Nabucco si prefigge di portare il gas dal Mar Caspio a Vienna mentre il progetto di gasdotto Nord Stream sotto il Mar Baltico porterà il gas dalla Russia alla Germania. Come intende la Presidenza ceca dell’UE ridurre la dipendenza dell’Unione dal gas russo? Come può il progetto di gasdotto Nabucco mutare la situazione dell’esportazione di gas verso l’Europa? Qual è la posizione della Presidenza ceca relativamente al progetto di gasdotto Nord Stream? Che cosa intende fare la Presidenza ceca per la creazione e il rafforzamento della politica energetica comune?
(EN) La presente risposta, elaborata dalla presidenza, che non è di per sé vincolante per il Consiglio o i suoi membri, non è stata fornita oralmente durante il Tempo delle interrogazioni al Consiglio della tornata di gennaio 2009 del Parlamento europeo svoltasi a Strasburgo.
La politica energetica è una delle tre principali priorità politiche della presidenza ceca. Come concordato dal Consiglio europeo di primavera del 2007, e come tutti riconoscono, nell'attuare il Piano d'azione del Consiglio europeo 2007 –2009 è necessario porre l'accento sulla sicurezza energetica. La presidenza ceca concentrerà i suoi sforzi su questo aspetto per far progredire e rafforzare la politica energetica europea. La recente interruzione delle importazioni di gas dalla Russia e del transito attraverso l'Ucraina hanno evidenziato l’importanza della questione nell’agenda dell'Unione europea.
Per quanto riguarda le importazioni di gas nell'Unione europea, il Consiglio ricorda l'obiettivo fissato nel suddetto piano di azione: maggiore sicurezza delle forniture attraverso un’effettiva diversificazione delle fonti energetiche, dei fornitori e delle rotte di transito. In occasione del Consiglio informale “Affari generali” tenutosi l'8 gennaio 2009 a Praga, la presidenza ceca ha ribadito l'esigenza di rafforzare la fiducia nei confronti dei fornitori esistenti, aumentando nel contempo la cooperazione con fornitori complementari. La sicurezza energetica è stato uno dei tre principali temi all'ordine del giorno del suddetto incontro informale dei ministri degli Affari europei e degli Affari esteri.
Secondo il calendario della presidenza, a febbraio 2009 il Consiglio adotterà le conclusioni sulla comunicazione dal titolo "Secondo riesame strategico della politica energetica - Piano d'azione dell'UE per la sicurezza e la solidarietà nel settore energetico",presentata dalla Commissione nel novembre 2008. Nel più ampio contesto della sicurezza energetica all'interno dell'Unione europea, tale comunicazione cita il piano di interconnessione del Baltico e il corridoio meridionale del gas. Le conclusioni del Consiglio e la suddetta comunicazione saranno presentate al Consiglio europeo di primavera del 2009.
La presidenza ceca intende inoltre segnalare l'interesse della Comunità europea nei confronti dei produttori di gas e dei paesi di transito nella regione del Caucaso, in occasione del vertice dedicato al corridoio meridionale e ai collegamenti tra oriente e occidente, che si terrà durante il semestre di presidenza. La presidenza sta lavorando in stretta collaborazione con la Commissione e gli Stati membri alla preparazione del suddetto vertice dei capi di Stato, indetto con lo scopo di avviare una cooperazione stabile con i paesi della regione.
La diversificazione delle risorse di gas sarà migliorata anche tramite la realizzazione di terminal per il gas naturale liquefatto (GNL).
Ma questa è una variante impegnativa in termini di tempistiche, risorse finanziarie ed energetiche.
Oltre a comportare una riduzione della dipendenza dalle importazioni di gas, le reiterate dispute sul gas tra Russia ed Ucraina, che hanno condizionato l'Unione europea come mai prima, hanno evidenziato l'importanza di rafforzare la solidarietà tra tutti gli Stati membri dell’Unione in caso di interruzione delle forniture. Questo tema è stato trattato in occasione del Consiglio straordinario “Energia” convocato dalla presidenza ceca il 12 gennaio 2009. Tra le possibili misure da adottare si ricorda il riesame della direttiva 2004/67/CE concernente misure volte a garantire la sicurezza dell'approvvigionamento di gas naturale, che attualmente rappresenta lo strumento legislativo principale per attuare una politica di solidarietà energetica; investimenti nelle interconnessioni delle infrastrutture energetiche (in modo da consentire tecnicamente agli Stati membri di darsi reciproca assistenza in caso di necessità); o l'introduzione di un meccanismo di trasparenza per la condivisione tra Stati membri delle informazioni nel settore dell’energia (che prevede anche contatti con partner di paesi terzi o investimenti pianificati in progetti infrastrutturali).
Per quanto riguarda la posizione del Consiglio sul progetto Nabucco e i suoi effetti sulle esportazioni di gas verso l'Unione europea, il Consiglio invita l'onorevole parlamentare a fare riferimento alla risposta fornita in merito all'interrogazione orale H-0590/07 .
Per quanto riguarda la posizione del Consiglio sul progetto di gasdotto Nord Streammil Consiglio invita l'onorevole parlamentare a fare riferimento alle risposte fornite in proposito alle interrogazioni orali H-0121/07 e H-575/07.
Stando a recenti dati resi pubblici, i richiedenti l'asilo in Grecia vengono arrestati sistematicamente e detenuti in misere condizioni, mentre le autorità greche li espellono con la forza dalle acque territoriali greche o ostacolano la procedura di presentazione di una domanda di asilo. D'altro canto, sulle 25.111 domande di asilo nel 2007 è stato approvato soltanto lo 0,04% alla prima intervista e il 2% dopo la procedura di ricorso. Inoltre, in base al regolamento (CE) n. 343/2003(1) (Dublino-2), il rifiuto di asilo da parte delle autorità greche nega qualsiasi possibilità ai migranti di chiedere l'asilo in qualunque altro Stato membro dell'UE, oltre al fatto che non possono tornare nella loro patria, per paura delle guerre e delle persecuzioni. Dati analoghi sono stati resi noti anche per altri Stati membri dell'UE.
Qual è la posizione del Consiglio dinanzi a questa situazione inaccettabile che si è venuta a creare, dal momento che il recente Patto europeo sull'immigrazione nonché lo sviluppo di Frontex limitano ulteriormente i diritti dei rifugiati?
(EN) La presente risposta, elaborata dalla presidenza, che non è di per sé vincolante per il Consiglio o i suoi membri, non è stata fornita oralmente durante il Tempo delle interrogazioni al Consiglio della tornata di gennaio 2009 del Parlamento europeo svoltasi a Strasburgo.
L'interrogazione presentata dall'onorevole deputato si riferisce in particolare agli effetti dell'applicazione del regolamento del Consiglio n. 343/2003/CE che stabilisce i criteri e i meccanismi di determinazione dello Stato membro competente per l'esame di una domanda d'asilo presentata in uno degli Stati membri da un cittadino di un paese terzo (cosiddetto Dublino-2). L'articolo 28 del suddetto regolamento prevede che la Commissione presenti una relazione al Parlamento europeo e al Consiglio sull’applicazione dello stesso ed eventuali proposte di emendamento, ove necessarie. Di conseguenza, nel dicembre 2008 la Commissione ha presentato una proposta di rifusione del suddetto regolamento, che mira principalmente a rafforzare i diritti dei richiedenti asilo e le garanzie previste dalle disposizioni del regolamento Dublino -2.
La Commissione dovrebbe inoltre presentare una proposta per rifondere le direttive in materia di asilo, incentrata sul miglioramento degli standard minimi precedentemente adottati e volta a ampliare ulteriormente il sistema europeo comune di asilo. È necessario porre l'accento sulla fase iniziale della procedura di asilo, in particolare sull'accesso alle procedure stesse. Le prime proposte sono già state pubblicate nel dicembre 2008: proposta di rifusione della direttiva sulle condizioni di accoglienza e dei regolamenti Dublino-2 e Eurodac; e per la primavera 2009 sono attese le proposte di emendamento delle direttive sulla qualifica e le procedure. Queste ultime mirano anche a rafforzare lo status dei richiedenti asilo. È tuttavia necessario osservare che tutti gli Stati membri dell'Unione europea sono vincolati alle norme minime relative all’accoglienza dei richiedenti asilo previste nella direttiva 2003/9/EC.
Per entrambe le proposte, che saranno al vaglio del Consiglio nel 2009, si applica la procedura di codecisione.
Circa tre anni fa, il 19 febbraio 2006, un'esplosione di gas verificatasi nella miniera Mina Pasta de Conchos in Messico, di proprietà del gruppo Industrial Minera Mexico, è stata all'origine di un grave incidente sul lavoro. Sino ad oggi sono stati estratti solo due corpi su 65, le altre vittime dell'incidente si trovano ancora sepolte. I datori di lavoro e le autorità rifiutano che si proceda ad operazioni di esumazione, che potrebbero portare alla luce anche la persistente violazione, da parte della società interessata, di ogni regola di sicurezza. Prima dell'incidente, i lavoratori della miniera in questione avevano già denunciato i considerevoli rischi di esplosione dovuti a fughe di gas. I familiari delle vittime, la cui pazienza si è ormai esaurita, hanno deciso di fare una colletta onde procedere all'esumazione delle salme dalle macerie di propria iniziativa.
Qual è la posizione del Consiglio dinanzi all'atteggiamento arbitrario delle autorità nazionali, che copre in modo provocatorio il comportamento vergognoso del gruppo industriale in questione?
(EN) La presente risposta, elaborata dalla presidenza, che non è di per sé vincolante per il Consiglio o i suoi membri, non è stata fornita oralmente durante il Tempo delle interrogazioni al Consiglio della tornata di gennaio 2009 del Parlamento europeo svoltasi a Strasburgo.
Alla fine di novembre, il governo peruviano ha ordinato l'arresto di 14 alti dirigenti del Partito comunista nonché dell'opposizione, compreso il candidato a presidente nelle ultime elezioni, Ollanta Humala. Il pretesto per gli arresti sono stati "dati" trovati nel computer di Reyes, membro dei FARC. Si noti in particolar modo che si è proibito agli arrestati qualunque accesso ai "dati" che, presumibilmente, rivelano la loro colpevolezza. Tali arresti hanno provocato la reazione del popolo e dei partiti dell'opposizione, che denunciano che in questo modo si penalizza qualsiasi forma di dissenso con il governo e, più in generale, il movimento popolare. Le autorità hanno sferrato violenti attacchi contro qualsiasi tipo di mobilitazione popolare.
Qual è la posizione del Consiglio dinanzi a queste gravi violazioni delle libertà democratiche in Perù, dinanzi alla penalizzazione del dissenso politico e della contestazione nonché dinanzi al fatto di collegarli a sedicenti organizzazioni terroristiche?
(EN) La presente risposta, elaborata dalla presidenza, che non è di per sé vincolante per il Consiglio o i suoi membri, non è stata fornita oralmente durante il Tempo delle interrogazioni al Consiglio della tornata di gennaio 2009 del Parlamento europeo svoltasi a Strasburgo.
Il Consiglio non ha trattato la questione specifica sollevata dall’onorevole deputato.
L'Unione europea ha sempre profuso un grande impegno per il rispetto dello stato di diritto, dei valori e dei principi di democrazia e diritti umani nei paesi dell'America latina, come sancito nella dichiarazione di Lima del maggio 2008(1).
Il Consiglio ribadisce tali principi nei suoi incontri con le autorità dei suddetti paesi, a livello politico.
Ad ulteriore risposta alla mia precedente interrogazione (http://www.europarl.europa.eu/sides/getDoc.do?type=WQ&reference=E-2006-3717&language=IT" ), vorrà la Commissione riferire sugli eventuali progressi compiuti nel generare sia una politica europea di prevenzione generale dei reati sia un sistema statistico comparabile europeo sui reati?
Inoltre, la Commissione vorrà far sapere quali misure specifiche abbia preso per fronteggiare in Europa i crimini di strada violenti e in particolare gli accoltellamenti?
(FR) La prevenzione della criminalità è di fondamentale importanza per gestire in modo efficace le sue cause e i suoi effetti. La Commissione è impegnata nella promozione del principio di prevenzione nello sviluppo degli orientamenti strategici per ciascuna forma di criminalità. Dal 2006 sono stati compiuti importanti progressi nella realizzazione del piano d'azione dell'Unione europea relativo alla raccolta di dati statistici sulla criminalità e la giustizia penale. Gli indicatori elaborati da un gruppo di esperti permetteranno a medio termine di comparare i dati degli Stati membri.
In virtù del principio di sussidiarietà, la responsabilità di prevenire e lottare contro la delinquenza urbana spetta agli Stati membri e/o alle autorità regionali e locali. La rete europea di prevenzione della criminalità (REPC), il cui segretariato è organizzato dalla Commissione, è una piattaforma utile per gli scambi di informazioni e di migliori prassi per frenare la violenza urbana.
Interrogazione n. 39 dell’on. Arnaoutakis (H-0982/08)
Oggetto: Andamento dei fondi istituiti nell'ambito del programma generale di solidarietà e gestione dei flussi migratori
Può la Commissione riferire in merito all'andamento dei nuovi fondi costituiti nell'ambito del programma generale di solidarietà e di gestione dei flussi migratori (Fondo europeo di integrazione di cittadini di paesi terzi, Fondo europeo per i rifugiati, Fondo per i confini esterni e Fondo europeo per il rimpatrio)?
In che modo vengono coinvolti gli enti regionali e locali come pure le organizzazioni non governative nell'elaborazione e realizzazione delle azioni sovvenzionate dai fondi?
(FR) Sono stati recentemente istituiti i quattro Fondi del programma generale “Solidarietà e gestione dei flussi migratori”, vale a dire il Fondo europeo di integrazione di cittadini di paesi terzi, il Fondo europeo per i rifugiati, il Fondo per le frontiere esterne e il Fondo europeo per i rimpatri. Gli stanziamenti destinati ai suddetti fondi per il periodo 2007-2013 ammontano complessivamente a 4,02 miliardi di euro
Ad oggi, la Commissione ha approvato la maggior parte dei programmi elaborati dagli Stati che partecipano ai Fondi. Per il Fondo per il rimpatrio, i cui stanziamenti si sono resi disponibili solamente nel novembre 2008, si prevede di completare il processo di approvazione degli ultimi programmi nel primo trimestre 2009. Al termine di questo processo, la Commissione avrà impegnato 580 milioni di euro per dare avvio ai quattro Fondi. Tre Stati membri – Grecia, Italia e Malta – hanno beneficiato di un ulteriore sostegno pari ad un totale di 10 milioni di euro, nel quadro delle misure urgenti per il 2008 previste dal Fondo europeo per i rifugiati.
Attualmente è in corso il trasferimento agli Stati membri degli stanziamenti volti a finanziare le azioni previste nei primi anni di programmazione.
L'avvio di questi Fondi ha richiesto uno sforzo importante da parte della Commissione e delle amministrazioni nazionali. Questo dimostra l'impegno dell'Unione europea per dare concreta attuazione al principio di solidarietà nella gestione dei flussi migratori.
La Commissione attribuisce particolare importanza alla partecipazione delle autorità regionali e locali e delle organizzazioni non governative nell’attuazione dei fondi. La Commissione ha infatti invitato gli Stati membri ad organizzare forme di partenariato con le autorità e gli organismi che partecipano ai programmi e con quanti in grado di fornire un contributo utile all'elaborazione degli stessi. Questi partenariati possono prevedere il coinvolgimento di qualsiasi autorità competente, in particolare delle autorità regionali, locali, comunali, degli organismi internazionali e delle organizzazioni non governative (ONG) rappresentative della società civile. La responsabilità per la creazione dei partenariati spetta ai singoli Stati membri e dipende anche dalle caratteristiche di ciascun Fondo. In tale contesto, i progetti di numerose organizzazioni non governative dovrebbero essere cofinanziati dall'Unione europea nel quadro del Fondo di integrazione, del Fondo per il rimpatrio e del Fondo per i rifugiati.
Interrogazione n. 40 dell’on. Panayotopoulos-Cassiotou (H-0986/08)
Oggetto: Strategia europea per la protezione dei diritti dell'infanzia
L'Unione europea ha elaborato una strategia per la protezione dei diritti dell'infanzia sul suo territorio. Quali sono a tutt'oggi i successi degli sforzi europei in materia? Sono riconosciuti diritti a livello europeo all'embrione - bambino non nato - sano o con disabilità e come sono applicati concretamente?
(FR) Dopo aver approvato la comunicazione intitolata “Verso una strategia sui diritti dei minori” nel 2006, la Commissione si è impegnata ad intervenire con azioni concrete nella lotta contro qualsiasi violazione di diritti dei minori.
La comunicazione prevede la presentazione di una strategia europea per il periodo 2010-2014, per la quale sono già state avviate le consultazioni.
L'azione comunitaria è incentrata sull'inserimento dei diritti dei minori in tutte le politiche dell'Unione europea e su iniziative concrete negli ambiti di competenza dell’Unione.
La Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea garantisce il principio di inviolabilità della dignità umana. Spetta agli Stati membri stabilire l’applicabilità del principio dell'inviolabilità della dignità umana all'embrione e la determinazione della sua personalità giuridica. L'Unione europea non ha alcuna competenza in merito.
Potrebbe la Commissione indicare se attualmente finanzia il centro operativo recentemente istituito di analisi marittima per i narcotici, con sede a Lisbona, e se la Commissione si preoccupi per il fatto che, nonostante i crescenti sforzi intesi allo scambio di informazioni tra Stati membri, il mancato controllo costiero dovuto all'insufficiente finanziamento da parte di governi quali l'Irlanda, metterà in forse gli sforzi di intelligence operativa quali il MAOC-N?
(EN) Il Centro operativo di analisi marittima per i narcotici (MAOC-N) è un'organizzazione intergovernativa con un appoggio militare, incaricata dell’applicazione delle leggi e costituita da sette Stati membri dell'Unione europea (UK, F, I, ES, PT, IRL, NL) attraverso un trattato firmato il 30 settembre 2007 a Lisbona. Il MAOC conduce operazioni di interdizione in alto mare, coordinando lo scambio di informazioni (marittime ed aeree) utili, gli strumenti disponibili ed il personale formato a rispondere alla minaccia del narcotraffico transatlantico.
La raccolta, lo scambio e l'analisi delle informazioni servono ad ottimizzare l'uso degli strumenti aerei e navali degli Stati membri aderenti al suddetto trattato. L'area operativa definita dalle parti contraenti comprende la parte orientale dell'oceano Atlantico, dall'Islanda al Capo di Buona Speranza, includendo le zone costiere europee e dell’Africa occidentale.
Da gennaio 2008 la Commissione ha lo status di osservatore, al pari della Task Force Interagenzia Sud (JIATF-S) statunitense con base a Key West (Stati Uniti), a cui partecipano il Canada e alcuni Stati membri dell'Unione europea poiché la sua dimensione regionale (caraibica) interessa i territori di alcuni Stati membri (in particolare alcuni di quelli inclusi nel Capitolo IV del trattato CE). Anche il Brasile ha espresso il suo interesse a entrare nell’organizzazione in qualità di osservatore.
La Commissione finanzia le attività condotte dal Centro operativo di analisi marittima per i narcotici, attraverso una linea di bilancio(1)della Direzione generale Giustizia e libertà e sicurezza, nel quadro del programma per la prevenzione e la lotta contro la criminalità (ISEC), con un contributo di 661 mila euro volto a coprire i costi per il personale e le attrezzature fino al settembre 2010.
Poiché non tutti gli Stati membri sono parti contraenti del MAOC-N è importante evitare sovrapposizioni tra le sue iniziative ed altre eventualmente avviate a livello comunitario o da uno Stato membro dell’UE ma non del MAOC-N. Di conseguenza, Europol è incaricato di monitorare attentamente le attività di questa organizzazione marittima regionale per l’applicazione delle leggi, e a tal fine ha partecipato agli incontri del comitato esecutivo MAOC-N che hanno avuto luogo fino ad oggi, mentre da gennaio 2009 è stata introdotta la figura di un liason officer.
La Commissione ritiene che Europol sia l'organismo adatto per garantire coerenza ed interoperabilità ed evitare eventuali duplicazioni di mandati, compiti e spese, nel quadro di una cooperazione europea per l’applicazione delle leggi, in particolare per quanto riguarda scambio di informazioni di intelligence.
Date queste premesse, la Commissione (i) sostiene la coerenza tra gli sforzi di applicazione delle leggi nel settore marittimo ed altre iniziative marittime regionali; (ii) monitora da vicino l'interazione con il vasto acquis comunitario nei settori della sicurezza marittima, della sicurezza e dell'ambiente; e promuove eventuali forme di cooperazione con altri operatori, in particolare con organismi europei quali Frontex e l’Agenzia europea per la sicurezza marittima (EMSA), che devono rispettare regole specifiche di vario genere.
Nel 2009 sarà avviato un progetto pilota con il compito di testare soluzioni per una più efficace condivisione delle informazioni relative alla sorveglianza marittima tra autorità marittime, nel contesto atlantico e mediterraneo; e un’azione preparatoria stabilirà l'efficacia dei ricevitori spaziali nel raccogliere segnali identificativi AIS provenienti dalla costa.
Come giudica la Commissione i lavori dell'Agenzia europea per i diritti fondamentali con sede a Vienna che, secondo molti esperti, rappresenta un doppione del Consiglio d'Europa oppure svolge agitazione ideologica che nulla ha a che fare con la tradizionale nozione di diritti umani? Quale ruolo svolge il Gruppo FRALEX emerso dalla stessa rete di cui faceva parte l'attuale direttore dell'Agenzia, Morten Kjaerum, e che si sarebbe ora aggiudicato un appalto di 10 milioni di euro per un contratto di consulenza della durata di quattro anni?
(FR) La Commissione sostiene i lavori condotti fino ad oggi dall'Agenzia europea per i diritti fondamentali nel rispetto del mandato che le è stato attribuito dal Consiglio; e attende con interesse i risultati di ulteriori lavori in corso.
La questione generale relativa ad eventuali duplicati con i lavori del Consiglio d'Europa è stata risolta nel regolamento istitutivo dell'agenzia; inoltre, un accordo concluso tra il Consiglio d'Europa e la Comunità europea prevede meccanismi per evitare duplicazioni.
L’agenzia è un organo indipendente dalla Commissione e spetta all'Agenzia stabilire i propri metodi di lavoro e la propria organizzazione interna.
Nel luglio 2007, per essere in grado di adempiere al suo nuovo mandato allargato, l'Agenzia ha pubblicato un bando di gara per acquisire la necessaria consulenza giuridica. Tra i mesi di novembre e dicembre 2007 l'Agenzia ha firmato dei contratti quadro con una serie di appaltatori selezionati in base a criteri severi, tra cui FRALEX. Tali contratti sono stati firmati prima che l'attuale direttore assumesse le sue funzioni nel giugno 2008; essi hanno una durata quadriennale e potrebbero raggiungere un valore di circa 4 milioni di euro. Altre informazioni sono disponibili sul sito dell'Agenzia.
Interrogazione n. 43 dell’on. Medina Ortega (H-1003/08)
Oggetto: Proposte in seguito al Vertice euroafricano sull'immigrazione
Sulla base dei risultati della recente seconda Conferenza euroafricana sull'immigrazione, che ha avuto luogo a Parigi nel novembre 2008, che proposte ha intenzione di formulare la Commissione per risolvere il problema dei minori immigrati non accompagnati che si trovano in situazione irregolare sul territorio dell'Unione europea?
(FR) La Commissione è consapevole delle difficoltà che incontrano gli Stati membri nel gestire l'arrivo di numerosi minori non accompagnati. A tale proposito, la Commissione sottolinea che le politiche esistenti permettono già di affrontare la questione da due differenti punti di vista, nel rispetto assoluto dell'interesse supremo del minore, anche se non è ancora possibile fornire una soluzione globale al suddetto problema.
Per quanto riguarda le politiche interne, gli strumenti comunitari in vigore nel settore dell'immigrazione e dell'asilo prevedono misure per migliorare la salvaguardia dei diritti dei minori, e in particolare di quelli non accompagnati (1). Anche il programma “Solidarietà e gestione dei flussi migratori 2007-2013”, e più dettagliatamente i Fondi di integrazione, per i rifugiati e per il rimpatrio prevedono misure politiche riguardanti i minori non accompagnati.
Per quanto riguarda la dimensione esterna, la problematica è stata recentemente inserita fra le priorità del programma di cooperazione adottato a Parigi in occasione del vertice euroafricano sulle migrazioni e lo sviluppo e nelle conclusioni del Consiglio sull’approccio globale in materia di migrazione.
Attraverso il programma “Aeneas” e il successivo programma tematico “Migrazione”, la Commissione sostiene già alcuni progetti in questo ambito, orientati principalmente ad aiutare i minori non accompagnati di origine marocchina immigrati in Spagna e, per quanto possibile, favorirne il reinserimento nel paese di origine, prevenendo la partenza di nuovi clandestini minorenni. Inoltre, nel 2009 saranno finanziate nuove iniziative in Marocco, in Algeria e in Senegal.
È tuttavia evidente l’esigenza di rivolgere maggiore attenzione al problema dei minori non accompagnati, che sarà uno dei temi prioritari del prossimo invito a presentare proposte per il programma tematico dedicato alle migrazioni e all’asilo (primo semestre del 2009). Inoltre la questione sarà inserita tra le clausole sulle migrazioni previste negli accordi che l'Unione europea conclude con paesi terzi, e sarà all'ordine del giorno degli incontri politici con questi ultimi. Infine, la situazione di minori potrebbe all’uopo essere oggetto di offerte di cooperazione specifiche, nel quadro dei partenariati per la mobilità.
Per quanto riguarda le proposte future su questo tema, va ricordato che nell'autunno 2009 il Consiglio europeo adotterà un nuovo programma quinquennale in materia di giustizia, libertà e sicurezza, in sostituzione del programma dell'Aia (programma di Stoccolma). Qualsiasi politica o nuovo provvedimento dovrà essere proposto e discusso nell’ambito della preparazione di questo nuovo programma.
Cfr SEC(2006) 889 del 4 luglio 2006, sezione 1.1 – Asilo, immigrazione e frontiere esterne. Ad esempio, cfr. in particolare le direttive del Consiglio 2003/9/CE del 27 gennaio 2003, 2005/85/CEdel 1 dicembre 2005 e 2004/83/CE del 29 aprile 2004 (asilo) e le direttive 2004/81/CE del 29 aprile 2004 (tratta di esseri umani) e 2008/115/CE del 24 dicembre 2008 (“rimpatrio”).
L'Assemblea generale dell'ONU esaminerà nel 2009 una dichiarazione relativa alle politiche internazionali sulle droghe, dieci anni dopo avere lanciato una serie di iniziative sotto lo slogan "Verso un mondo senza droghe. Si può fare!" che si ripromettevano di decurtare drasticamente domanda e offerta delle sostanze rese illegali dalle relative Convenzioni ONU. La maggior parte degli Stati membri ha nel frattempo rafforzato o introdotto politiche più pragmatiche sulle droghe, mentre in Olanda i sindaci chiedono di passare alla regolamentazione della produzione di cannabis.
Quale posizione difenderà la Comissione europea in sede di conferenze internazionali di preparazione dell'Assemblea generale nel corso del 2009? Non ritiene necessario valutare i costi e i benefici delle politiche internazionali sulla droga, eventualmente chiedendo modifiche ai trattati internazionali, come richiesto da più parti?
(EN) Nel marzo 2009 il segmento ad alto livello della Commissione stupefacenti delle Nazioni Unite (CND) completerà l'esame delle dichiarazioni sul problema mondiale della droga, adottate dalla sessione speciale dell'Assemblea Generale delle Nazioni Unite (UNGASS) 1998(1)dedicata alla droga, adottando una nuova dichiarazione politica.
Preparando il riesame della sessione speciale dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite sulla droga 2008, la Commissione ha attivamente sostenuto il processo, ad esempio stanziando fondi destinati a gruppi di esperti delle Nazioni Unite che hanno fornito pareri all’Ufficio delle Nazioni Unite contro la droga e il crimine (UNODC)(2) sull'attuazione delle dichiarazioni del 1998. Inoltre, la Commissione ha contribuito in modo attivo alla formulazione del documento di sintesi dell'Unione europea sul processo di riesame dell'UNGASS adottato dal Consiglio nell'ottobre 2008(3).
Ad esclusione del settore dei precursori delle droghe, la Commissione non è competente a rappresentare l'Unione europea e i suoi Stati membri nel contesto delle Nazioni Unite. Gli Stati membri si rappresentano individualmente, mentre l’Unione europea è coordinata dalla presidenza di turno dell’UE, che ha l'obiettivo di presentare il maggior numero possibile di posizioni comuni europee, come nel caso del Position Paper sull'UNGASS di cui sopra.
In tale documento, gli Stati membri dell'Unione europea concludono che, malgrado i progressi compiuti in diversi ambiti di attuazione delle dichiarazioni del 1998 e relativi piani di azione, non è stato realizzato l'obiettivo principale della dichiarazione politica del 1998: arginare o ridurre in modo significativo il problema mondiale delle droghe.
Il documento di sintesi conferma l'impegno dell'Unione europea a rispettare le convenzioni delle Nazioni Unite sulla droga del 1961, 1971 e 1988; e ribadisce gli scopi e gli obiettivi delle dichiarazioni del 1998. Nel contempo, il documento invita a valutare in modo approfondito le esperienze vissute nell'ultimo decennio e a farne tesoro; esso espone poi un numero di principi chiave di cui tenere conto nella formulazione delle future dichiarazioni e relativi piani di azione, inclusi i seguenti:
Rafforzare la strategia equilibrata nella politica delle Nazioni Unite contro la droga, aumentando gli sforzi per la riduzione della domanda di droghe, e riconoscendo che la riduzione della sofferenza è un elemento importante ed efficace nella politica antidroga.
Prestare maggiore attenzione sul rispetto dei diritti umani e applicare un principio di proporzionalità negli interventi attuativi delle leggi relative alla politica contro le droghe e negli interventi per la riduzione della domanda e della fornitura.
Esortare vivamente al1o sviluppo sostenibile alternativo, senza subordinarlo all’estirpazione delle coltivazioni di droga.
Dare maggiore rilievo all’esigenza di valutare, raccogliere e monitorare i dati, per basare le politiche sulla realtà dei fatti (piuttosto che sulle ideologie).
All'inizio del 2009, inoltre, la Commissione pubblicherà i risultati di un ampio studio contenente un’analisi dettagliata del funzionamento del mercato mondiale delle droghe illecite e provvedimenti volte ridurne la diffusione. Questo studio è un esempio del contributo della Commissione in termini di conoscenze alla base delle politiche antidroga europee ed internazionali. Nel settembre 2008, la Commissione ha introdotto ulteriori proposte d’azione nel quadro del piano d'azione sulle droghe dell'Unione europea (2009-2012), sottolineando l’importanza di monitorare, raccogliere dati e valutare in modo condiviso la possibilità di arginare la diffusione delle droghe e far applicare le normative vigenti nel settore della fornitura di droghe: in questi ambiti sono state condotte o quanto meno pubblicate poche ricerche.
Dichiarazione politica (S-20/2), Dichiarazione sui principi guida di riduzione della domanda di droga (S/20-3), Misuper per promuovere la cooperazione internazionale per affrontare il problema mondiale della droga (S-20/4)
La risoluzione http://www.europarl.europa.eu/sides/getDoc.do?type=TA&reference=P6-TA-2006-0005&language=IT" di questo Parlamento sulle strategie di prevenzione della tratta di donne e bambini, vulnerabili allo sfruttamento sessuale (2004/2216(INI), del 17.1.2006, ritiene che le azioni degli Stati membri dovrebbero essere in accordo con le loro dichiarazioni politiche e che gli Stati membri dovrebbero trasporre in modo più efficace la normativa comunitaria in materia, in particolare migliorando la cooperazione operativa e lo scambio di dati pertinenti tra di loro e con Europol e Eurojust.
Può la Commissione far sapere quali progressi vi sono stati nella cooperazione operativa e nello scambio di dati pertinenti fra gli Stati membri e con Europol e Eurojust riguardo al reato di tratta di esseri umani?
(EN) Le informazioni trasmesse dagli Stati membri all'inizio del 2008 indicano un andamento positivo della cooperazione internazionale nella lotta contro la tratta di esseri umani. In particolare, oggi più che in passato gli Stati membri sono disposti ad utilizzare le risorse di Europol e Eurjust per migliorare la qualità delle risposte istituzionali alla tratta di esseri umani.
Per quanto riguarda le informazioni e i dati forniti dagli Stati membri a Europol, nel giugno 2007 è stato aperto l'archivio di lavoro per fini di analisi Phoenix, che verte essenzialmente sulla tratta di essere umani. Ventidue Stati membri hanno espresso il loro sostegno a questo archivio di lavoro, che attualmente coadiuva una serie di inchieste sulla tratta a scopo di sfruttamento sessuale, sul lavoro e sulla tratta di minori. Dal settembre 2007, mese in cui l'archivio di lavoro per fini di analisi Phoenix è diventato operativo, gli Stati membri hanno inoltrato all'archivio 131 contributi di intelligence.
Oltre ai suddetti contributi, da quando nell’aprile 2006 è stato istituito il sistema di informazione Europol, esso ha ricevuto dagli Stati membri 127 documenti su casi di tratta di esseri umani.
Per quanto riguarda il ruolo di Eurojust, nel 2008 si sono registrati 78 nuovi casi di tratta di esseri umani. L'andamento mostra un aumento sostanziale rispetto ai 13 casi registrati nel 2004 e ai 33 casi del 2006. Nel 2007 Eurojust ha poi tenuto dieci incontri di coordinamento dedicati a casi di tratta e contrabbando, che rappresentano più del 10 per cento degli incontri di coordinamento condotti dall'organismo.
Interrogazione n. 46 dell’on. Papadimoulis (H-1010/08)
In un recente progetto di legge il governo greco disciplina anche questioni di nazionalità e di politica migratoria riguardanti i minori. In effetti, i figli di migranti nati in Grecia che hanno compiuto 18 anni e i cui genitori risiedono legalmente nel paese possono acquistare sotto condizioni il regime di "migrante di lunga permanenza", ma non la cittadinanza greca. Il progetto di legge non tiene conto dei casi di minori che non sono nati in Grecia, ma che vi crescono e studiano in scuole greche ovvero i casi di minori i cui genitori non risiedono legalmente nel paese. D'altro canto, la Comunità europea ha aderito alla Convenzione delle Nazioni Unite per il diritti del fanciullo, mentre la Commissione in una sua comunicazione (COM(2006)0367) sottolinea che: "Un'altra sfida consiste nell'assicurare che le politiche e la normativa dell'UE e degli Stati membri rispettino pienamente i diritti dei giovani immigrati in cerca di asilo e profughi".
Ritiene la Commissione conforme con il diritto comunitario e con i diritti dell'uomo la normativa di cui sopra? Quali misure adotterà per assicurare i diritti dei figli di immigrati nel loro complesso?
(FR) Spetta esclusivamente alla Grecia stabilire le condizioni in cui un cittadino di un paese terzo può acquisire la nazionalità greca: la questione esula dal diritto comunitario.
Per quanto riguarda la politica comune sull’immigrazione, uno dei principali requisiti previsti nella direttiva 2003/109 relativa allo status dei soggiornanti di lungo periodo è quello di avere la residenza per cinque anni. L’interrogazione si riferisce alla situazione dei minori nati da genitori non legalmente residenti nel paese. Ai sensi della direttiva 2003/109 essi non sono automaticamente esclusi dallo status di soggiornanti di lungo periodo. In linea di principio questo status può essere acquisito da un minorenne indipendentemente dai propri genitori, qualora siano soddisfatte tutte le condizioni previste nella direttiva. Inoltre, le condizioni previste nella direttiva per beneficiare dello status di soggiornanti di lungo periodo sono esaustive. Poiché non è obbligatorio essere nato sul territorio di uno Stato membro dell’Unione europea, l'introduzione di tale condizione da parte della Grecia sembrerebbe contraria alla direttiva. La Commissione si rivolgerà alle autorità greche per ottenere maggiori informazioni su questi due punti.
Per quanto riguarda i diritti dei minori, gli Stati membri sono tenuti a rispettare i diritti fondamentali sanciti nelle loro tradizioni costituzionali e negli obblighi contratti a livello internazionale. La convenzione sui diritti dell’infanzia, adottata dall’ONU nel 1989 e ratificata da tutti gli Stati membri dell'Unione europea, obbliga le parti contraenti a rispettare e garantire i diritti di cui sopra a tutti i minori che si trovino sotto la loro giurisdizione, indipendentemente dalla loro situazione personale e soprattutto dallo status di residenza dei genitori del minore.
Prevede la Commissione la creazione di uno strumento comunitario ad hoc in grado di affrontare il problema dello sfruttamento dei dati e della definizione dei profili in merito ai dati personali, e in particolare di creare salvaguardie contro gli effetti negativi delle intrusioni nella sfera privata, delle discriminazioni e degli stereotipi?
(FR) Al momento la Commissione non prevede di presentare uno strumento legislativo dedicato esplicitamente alla questione della definizione dei profili.
Le condizioni in cui è possibile procedere al trattamento dei dati personali sono stabilite nella direttiva 95/46/CE relativa alla tutela dei dati personali del 24 ottobre 1995 (1).
Tale direttiva specifica gli obblighi dei responsabili del trattamento dati, sia per le imprese sia per gli enti pubblici. Essa specifica altresì i diritti delle persone titolari dei dati trattati, stabilisce le sanzioni e la possibilità di ricorso in caso di violazione dei suddetti diritti ed obblighi.
In particolare, l'articolo 15 della direttiva vieta, salvo eccezioni, il ricorso a decisioni automatizzate.
Tale disposizione sancisce il diritto di qualsiasi persona di non essere sottoposta ad una decisione che produca effetti giuridici o abbia effetti significativi nei suoi confronti fondata esclusivamente su un trattamento automatizzato dei dati. Nell’adottare una decisione di questo genere è sempre necessario l'intervento umano.
Da parte sua, il Consiglio d'Europa sta elaborando un progetto di raccomandazione sul profilo, ampiamente ispirato all'articolo 15 della direttiva. Esso prevede che la raccomandazione sia adottata dal Comitato di ministri verso la fine del 2009. La Commissione partecipa attivamente a questi lavori, che richiederanno il coordinamento comunitario quando il progetto sarà in una fase più avanzata di elaborazione.
Rispondendo all'interrogazione http://www.europarl.europa.eu/sides/getDoc.do?type=WQ&reference=P-2007-6247&language=IT" sul programma di prevenzione e lotta contro la criminalità, la Commissione riferisce che il bilancio complessivo del programma ammontava a 600 milioni di euro e esso aveva lo scopo di fornire assistenza economica alle attività previste al titolo VI del trattato sull'Unione europea riguardo a tutte le forme di criminalità.
Può la Commissione riferire in merito al tasso di utilizzazione dell'aiuto finanziario? Per quale tipo di azioni è stato utilizzato il denaro e quali Stati membri hanno fatto domanda di finanziamento?
(EN) I provvedimenti :
Poiché il programma dedicato alla prevenzione e alla lotta contro la criminalità (ISEC) è molto ampio, esso contempla una vasta gamma di attività e include le azioni di seguito riportate:
conferenze e seminari (ad esempio la conferenza ad alto livello per creare una cooperazione tra gli uffici nazionali per il recupero dei beni all'interno dell'Unione europea, organizzata da Europol)
operazioni congiunte (ad esempio l'operazione doganale congiunta ATHENA gestita dalla Direzione generale delle dogane e delle imposte indirette francese)
Scambio di funzionari per l’applicazione delle leggi (ad esempio il programma di scambio di funzionari senior per l’applicazione delle leggi, organizzato da CEPOL (1)),
sostegno all'attuazione del trattato di Prum (ad esempio: preparazione tecnica della polizia della Repubblica ceca per dare attuazione ai principi del trattato di Prüm) e di molte altre iniziative (descritte nei Programmi di lavoro annuali)
Sostegno alle vittime della criminalità (ad esempio: la rete di sostegno alle vittime della criminalità organizzata dal ministero della Giustizia polacco.)
Lotta alla tratta di esseri umani (il progetto dedicata alla lotta alla tratta di esseri umani, alla raccolta dei dati e alla gestione armonizzata delle informazioni, attuato dalla Direzione generale per gli Affari interni del Portogallo)
Utilizzo del bilancio :
Nel 2007 il programma “Prevenzione e lotta contro la criminalità” ha ricevuto una dotazione di 44,6 milioni di euro; e i fondi distribuiti nel 2007 sono stati pari a 37, 5 milioni di euro.
Nel 2008 la dotazione prevista per il programma ammonta a 51 milioni di euro; e ad oggi ne sono stati utilizzati 36 milioni.
Il dettaglio del bilancio è riportato in allegato
Stati membri che hanno richiesto fondi:
Tra il 2007 e il 2008 hanno fatto richiesta di fondi enti di 25 Stati membri. I due paesi che non hanno presentato richieste sono il Lussemburgo e la Slovenia. Tuttavia, organismi appartenenti a questi due Stati membri sono coinvolti in qualità di partner in progetti finanziati.
Le statistiche per il 2008 (relative sia alle assegnazioni per iniziative e progetti e sia a quelle per azioni previste nell’ambito di partenariati quadro) sono le seguenti :
Numero di domande presentate: 167 (progetti selezionati: circa 95)
Dettaglio delle domande presentate per ciascun paese:
AT
1
DE
23
FI
4
IT
31
PL
5
BE
2
DK
1
FR
9
LT
3
PT
1
BG
4
EE
1
GB
29
LV
3
RO
1
CY
1
EL
1
HU
4
MT
1
SE
11
CZ
3
ES
12
IE
1
NL
8
SK
7
Allegato: Dettaglio del bilancio (in milioni di euro)
Il 21 dicembre 2007, l'Estonia, la Lettonia, la Lituania, Malta, la Polonia, la Repubblica ceca, la Slovacchia, la Slovenia e l'Ungheria sono entrate a far parte dell'area Schengen. Tuttavia, a causa di problemi di natura tecnica e del mancato rispetto delle scadenze stabilite, detti paesi hanno aderito alla prima generazione del sistema d'informazione Schengen (SIS 1+) e non alla seconda (SIS II), come inizialmente previsto. Il 6 dicembre 2001, la Commissione aveva ricevuto il mandato di creare il nuovo sistema la cui consegna era prevista per il mese di marzo 2007. Successivamente, visti i numerosi ritardi verificatisi nel progetto, è stato adottato un nuovo calendario secondo il quale il SIS II sarebbe dovuto diventare operativo il 17 dicembre 2008.
Può indicare la Commissione qual è lo stadio in cui si trova attualmente il sistema SIS II e se la sua attuazione, in particolare nei nuovi Stati membri, non indebolirà i controlli alle frontiere dei paesi facenti parti dell'area Schengen?
(FR) Il sistema di informazione Schengen di seconda generazione (SIS II) dovrà a breve sostituire l’attuale sistema SIS 1+, che si basa su una piattaforma elaborata negli anni novanta. Il nuovo sistema si baserà su tecnologie avanzate, conterrà nuove funzionalità e consentirà di inserire dati biometrici. Al di là dei progressi tecnici, gli strumenti legislativi relativi al SIS II contengono disposizioni per il rafforzamento della protezione dei dati e la trasparenza nei confronti del Parlamento.
Tra novembre e dicembre 2008, l'appaltatore principale incaricato dalla Commissione di sviluppare il sistema SIS II ha svolto la campagna di test operativi mirati a verificare la funzionalità del sistema centrale in interazione con un determinato numero di sistemi nazionali.
La relazione definitiva sul test e l'analisi da parte dell'appaltatore “qualità” della Commissione confermano in sostanza che l'appaltatore non è stato in grado di dimostrare il corretto funzionamento di una serie di funzionalità richieste per questo sistema; e non è stato quindi in grado di adempiere a tutti gli impegni contrattuali.
Questo contrattempo peserà sul calendario del progetto; e renderà necessario rivedere l'obiettivo di far entrare in servizio il SIS II nel settembre 2009.
Le difficoltà relative al sistema non rappresentano comunque un problema per il funzionamento delle frontiere degli Stati membri, poiché attualmente il sistema SIS 1+ continua a svolgere il proprio ruolo garantendo un elevato livello di sicurezza alle frontiere esterne dello spazio Schengen.
Nei prossimi mesi, l'impegno prioritario della Commissione sarà compiere tutti gli sforzi possibili per risolvere le difficoltà attuali e mettere in servizio un sistema operativo conforme al quadro giuridico e in grado di rispondere appieno alle aspettative degli utenti.
Qualche giorno fa ad Atene è stato ucciso a sangue freddo da un poliziotto lo studente quindicenne Alexandros Grigoropoulos. Tale omicidio, che ha sollevato una tempesta di proteste e di mobilitazioni massicce in Grecia, viene ad aggiungersi a decine di altri casi analoghi di violenza di polizia e statale e di omicidi in Grecia ed in altri Stati membri dell'UE, come per esempio in Gran Bretagna. Tali incidenti sono il risultato naturale e prevedibile del clima di terrore e di repressione coltivato da una rete legislativa autoritaria senza precedenti che è stata istituita dall'UE e dagli Stati membri, la quale ha creato meccanismi di repressione giganteschi e senza precedenti, limita in maniera soffocante i diritti individuali fondamentali e le libertà democratiche e tratta il popolo e il movimento popolare organizzato come un "nemico interno".
Può la Commissione dire se ritiene che questo quadro legislativo alimenti e coltivi la violenza statale e l'arbitrarietà della polizia? Intende riconoscere l'inviolabilità dei diritti individuali e delle libertà democratiche da parte dei meccanismi di repressione statali e abrogare le rispettive misure legislative che rafforzano tale repressione?
(FR) La Commissione si rattrista della tragica morte di Alexandre Grigoropoulos e delle circostanze nelle quali è avvenuta.
Secondo le informazioni disponibili, le autorità giudiziarie greche hanno avviato un'inchiesta al termine della quale spetterà alle autorità greche formulare un verdetto sui fatti che hanno portato al tragico decesso di questo liceale.
La Commissione ribadisce il suo pieno impegno per il rispetto della libertà di espressione e della libertà di riunione, che comprende anche il diritto di manifestare. Nel contempo, condanna fermamente gli eccessi di violenza delle manifestazioni che hanno avuto luogo in Grecia.
L'Unione europea è fondata sui principi di libertà, democrazia, rispetto dei diritti dell'uomo, delle libertà fondamentali e dello stato di diritto, condivisi da tutti gli Stati membri.
L'Unione europea rispetta e promuove in tutte le sue azioni i diritti fondamentali garantiti dalla Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea e dalla Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali.
La Commissione respinge quindi fermamente le affermazioni dell'onorevole parlamentare secondo cui gli incidenti in Grecia sarebbero conseguenza di politiche o normative dell'Unione europea.
Ritiene la Commissione che nei prossimi mesi l'UE sarà in grado di istituire un nuovo quadro normativo che disciplini il futuro funzionamento dei mercati finanziari globali, segnatamente insieme al presidente eletto Barack Obama e ai governi di India e Cina?
(EN) L’attuale crisi finanziaria dimostra che oggigiorno i mercati finanziari mondiali sono strettamente interconnessi. Il processo del G20 rappresenta una nuova fase della cooperazione internazionale economica e finanziaria, in cui le economie avanzate lavorano a più stretto contatto con i paesi emergenti. Questo è fondamentale se si vuole garantire un sistema economico e finanziario internazionale più stabile.
Al vertice di Washington del 15 novembre 2008, i leader del G20 hanno approvato un piano d’azione per riformare i mercati finanziari mondiali, basato su cinque principi comuni: (i) rafforzare la trasparenza e l'affidabilità dei mercati finanziari e allineare gli incentivi, per evitare un’eccessiva esposizione al rischio; (ii) rafforzare i quadri normativi, la vigilanza prudenziale e la gestione del rischio, e garantire che tutti i mercati, i prodotti e gli operatori finanziari siano regolamentati o supervisionati, secondo le circostanze; (iii) promuovere l'integrità dei mercati finanziari rafforzando la protezione degli investitori e dei consumatori, evitando conflitti di interesse, prevenendo manipolazioni illegali del mercato, attività fraudolente ed abusi e creando meccanismi di protezione contro i rischi finanziari illeciti derivanti da giurisdizioni non cooperative; (iv) rafforzare la cooperazione globale sui processi normativi, la prevenzione, la gestione e la risoluzione delle crisi; e (v) riformare le istituzioni finanziarie internazionali (in particolare quelle di Bretton Woods) per aumentarne la legittimità e l'efficacia. Il piano d’azione include un pacchetto di interventi della massima urgenza da realizzare entro il 31 marzo 2009; e una serie di azioni di medio termine. L'Europa sta svolgendo un ruolo importante nel trasformare questi principi in azioni pratiche e concertate, in vista del prossimo vertice del G20, previsto per il 2 aprile 2009 a Londra.
Pur riconoscendo che il processo normativo è innanzitutto e soprattutto competenza delle autorità nazionali e regionali, il G20 afferma che per tutelarsi contro eventuali sviluppi avversi transfrontalieri, regionali ed internazionali, tali da incidere sulla stabilità finanziaria internazionale, è necessario garantire una cooperazione internazionale più forte, rafforzare gli standard internazionali e attuarli in modo coerente. La Commissione si compiace fortemente degli sforzi internazionali di riforma dei sistemi finanziari mondiali e vi contribuisce attivamente. Vi partecipano anche paesi chiave come gli Stati Uniti, il Brasile, l'India e la Cina; e la Commissione è fiduciosa che tale processo rafforzerà effettivamente i mercati finanziari e i relativi quadri normativi, in modo da ridurre l’eventualità futura che si ripetano crisi simili a quella attuale. Poiché la Commissione rappresenta l’Unione europea nell’ambito di alcune politiche chiave, prepara e dà attuazione ad alcune norme decisive nel settore dei servizi finanziari; essa continuerà a partecipare in modo attivo ed impegnato a tali dibattiti internazionali.
Negli ultimi mesi la Commissione ha presentato proposte concernenti la bilancia dei pagamenti degli Stati membri, i sistemi di garanzia dei depositi, la direttiva sui requisiti patrimoniali (COM(2008)0602) e le agenzie di rating creditizio, sia per ridare stabilità alle economie e al mercato, sia per eliminare le oscurità del sistema finanziario. Per contribuire ulteriormente alla ripresa, quali proposte intende presentare la Commissione al fine di incentivare la crescita, l'imprenditorialità e la competitività nell'economia reale, soprattutto nel settore delle PMI?
(EN) Per fornire un’adeguata risposta europea all'attuale inflessione dell'economia, il 26 novembre 2008 la Commissione ha proposto un piano europeo di ripresa economica, contenente indicazioni quadro per avviare azioni sia a livello comunitario sia dei singoli Stati membri. Il Consiglio europeo di Bruxelles dell'11 e 12 dicembre 2008 ha approvato il piano di ripresa e la sua principale proposta di stanziamento di un incentivo finanziario immediato del valore di 200 miliardi di euro (pari all’1,5 per cento del PIL europeo), oltre ad una serie di misure prioritarie basate sulle riforme strutturali previste dalla strategie di Lisbona, intese a rafforzare la crescita di lungo periodo e la capacità di adeguamento dell'economia europea.
Il piano di ripresa economica include provvedimenti a livello comunitario e degli Stati membri per ricreare le condizioni di crescita e rafforzare la competitività nell'economia reale, in particolare nel settore delle piccole e medie imprese (PMI). Esso chiede agli Stati membri di far proseguire le incentivazioni statali; e propone diverse iniziative a livello comunitario e degli Stati membri, tra cui le seguenti:
un'importante iniziativa europea di sostegno all'occupazione
azioni per favorire l'accesso ai finanziamenti per le imprese, in particolare attraverso un pacchetto di 30 miliardi di euro approntato dalla Banca europea per gli investimenti per prestiti alle piccole e medie imprese.
proposte per stimolare e far proseguire gli investimenti nelle infrastrutture europee e promuovere collegamenti Internet ad alta velocità.
proposte per migliorare l'efficienza energetica negli edifici e la domanda di prodotti “verdi”.
Un elemento chiave del piano di ripresa economica è la piena esecuzione del piano d'azione relativo allo Small Business Act(1)In particolare, per ridurre significativamente gli oneri amministrativi a carico delle imprese, migliorare il loro flusso di cassa nonché incoraggiare più persone a diventare imprenditori, l’Unione europea e gli Stati membri sono invitati a:
assicurare che, ovunque nell'UE, l’avvio di un’attività d’impresa richieda un massimo di tre giorni e nessun costo e che le formalità per l’assunzione del primo dipendente possano essere espletate tramite un punto di accesso unico;
eliminare l’obbligo per le microimprese di redigere i conti annuali e limitare ad 1 euro il requisito patrimoniale per le imprese private europee;
accelerare l’adozione della proposta di Statuto della società privata europea cosicché dall’inizio del 2009 semplifichi le attività commerciali transfrontaliere delle PMI e permetta loro di avere un unico complesso di norme applicabili alle imprese in tutta l'UE;
assicurare che le autorità pubbliche paghino le fatture per le forniture e i servizi entro un mese, per alleviare i problemi di liquidità e accettino le fatture elettroniche come equivalenti delle cartacee; tutti gli arretrati dovuti da enti pubblici dovranno essere ugualmente liquidati;
ridurre di una percentuale che potrà raggiungere il 75% i costi delle domande di brevetto e di rinnovo di brevetto e ridurre del 50% i costi per un marchio UE.
Nel piano di ripresa economica si sottolinea inoltre l’esigenza di aumentare gli investimenti nel settore della ricerca e sviluppo (R&S), dell'innovazione e dell'istruzione. È infatti molto importante incoraggiare l’industria, e in particolare le PMI, a mantenere ed incrementare le attività nel settore R&S e innovazione. Le spese riferite alle attività di ricerca e sviluppo dovrebbero essere considerate un investimento e non un costo da dedurre. Investire in ricerca, sviluppo e innovazione oggi significa gettare le fondamenta affinché l'industria europea si trovi in una posizione di forza in termini di competitività in un futuro di breve e medio periodo. La Commissione continua a promuovere le attività di R&S per le piccole e medie imprese attraverso le varie azioni previste nel settimo programma quadro per la ricerca e lo sviluppo. Lo schema dedicato alla ricerca a vantaggio delle piccole e medie imprese, ad esempio, nel 2009 stanzierà ulteriori 25 milioni di euro per finanziare ulteriori progetti; inoltre, la Commissione sta coadiuvando gli Stati membri per migliorare il coordinamento dei loro programmi di sostegno alla ricerca e allo sviluppo nelle piccole e medie imprese.
La Commissione ha poi inserito nel piano di ripresa una serie di iniziative per rafforzare la competitività dell’industria europea, in particolare nei settori dell'automobile e dell'edilizia. La Commissione avvierà in particolare 3 principali partenariati tra settore pubblico e privato, per sostenere l'innovazione e preparare i suddetti settori ad affrontare le sfide significative del passaggio all'economia verde.
Nel settore automobilistico, un'iniziativa europea per le “auto verdi” sosterrà la ricerca nel campo delle tecnologie per un trasporto energeticamente efficiente e il loro inserimento sul mercato.
Nel settore della costruzione, un'iniziativa per gli “edifici efficienti sul piano energetico” promuoverà le tecnologie verdi e lo sviluppo di sistemi e materiali ad alta efficienza energetica in edifici nuovi o rinnovati, al fine di ridurre drasticamente il consumo energetico e le emissioni di CO2.
Infine, un'iniziativa per le “fabbriche del futuro” aiuterà i produttori dell'UE attivi in tutti i settori, in particolare le PMI, a rispondere alle pressioni concorrenziali internazionali, incrementando la base tecnologica della produzione dell'UE mediante lo sviluppo e l'integrazione delle tecnologie abilitanti del futuro, quali le tecnologie ingegneristiche per macchinari adattabili e processi industriali, TIC e materiali avanzati.
Le priorità previste nel piano d'azione a livello comunitario sono state esposte più dettagliatamente nella relazione di attuazione relativa al programma comunitario di Lisbona(2), pubblicata il 16 dicembre 2008, e saranno discusse al prossimo Consiglio di primavera del 2009.
Adottato dal Consiglio “Competitività” il 1 dicembre 2008. Maggiori dettagli sul documento "Small Business Act" per l’Europa all’indirizzo: http://www.ec.europa.eu/enterpise/entrepreneurship/sba_en.htm
La recente pubblicazione della proposta della Commissione (COM(2008)0414) sull'applicazione dei diritti dei pazienti nell'assistenza sanitaria transfrontaliera è stata preceduta dalle recenti sentenze della Corte di giustizia europea che confermano il diritto da parte dei pazienti di accedere alle cure mediche ospedaliere in un altro Stato membro.
Può la Commissione affermare se prevede, a seguito di quanto sopra, difficoltà o conflitti d'interesse nell'applicazione di questa proposta quanto alla competenza degli Stati membri nel fornire assistenza medico-sanitaria?
(EN) La proposta di direttiva della Commissione sull'applicazione dei diritti dei pazienti relativi all'assistenza sanitaria transfrontaliera(1)non modifica in alcun modo la competenza dei singoli Stati membri relativa all'organizzazione e all'erogazione dei servizi sanitari e delle cure mediche. Spetta unicamente agli Stati membri stabilire i diritti dei pazienti sul territorio e le modalità di erogazione dell'assistenza sanitaria nazionale.
Di conseguenza, la Commissione non prevede alcun conflitto d’interesse nell'applicazione della direttiva proposta quanto alla competenza degli Stati membri nel fornire assistenza medico-sanitaria. Secondo la valutazione d’impatto formulata dalla Commissione, l'impatto generale della proposta sui sistemi medico-sanitari nazionali sarà ridotto.
La proposta della Commissione sull'applicazione dei diritti dei pazienti nell'assistenza sanitaria transfrontaliera ha il solo scopo di migliorare la situazione dei pazienti in determinate circostanze, per i casi in cui il servizio transfrontaliero è la soluzione migliore; e per fornire opzioni ulteriori ai pazienti che non hanno diritto a ricevere un’autorizzazione per essere sottoposti ad un trattamento pianificato all'estero, ai sensi del regolamento 1408/71.
Molti Stati membri sono toccati dalla crisi economica e finanziaria. Ogni settimana, siamo informati di nuovi licenziamenti che colpiscono migliaia di occupati nei diversi Stati membri. Gli investimenti nelle infrastrutture di trasporto costituiscono uno dei mezzi con cui l'Europa può far fronte alla crisi economica. La costruzione di infrastrutture di trasporto (ferroviarie, stradali, aeree, navali) necessita di importanti investimenti e la durata di attuazione dei progetti è media o lunga. Per poter investire sufficientemente nelle infrastrutture di trasporto, gli Stati membri necessitano di un corrispondente aumento del bilancio delle RTE-T, oppure di un incremento dei deficit di bilancio in un dato lasso di tempo. Potrebbe la Commissione dire quali misure prevede per sostenere gli Stati membri affinché, in questo periodo di crisi economica e finanziaria, possano aumentare significativamente gli investimenti nelle infrastrutture di trasporto?
(EN) La Commissione ringrazia l'onorevole parlamentare per aver sottolineato il ruolo che possono avere gli investimenti nelle infrastrutture di trasporto nell’affrontare la crisi economica. Infatti tali investimenti non solo contribuiscono a stabilizzare la domanda macroeconomica e a creare posti di lavoro, in modo sia diretto sia indiretto; ma aprono anche la strada ad una crescita economica sostenibile e ad una maggiore produttività futura. È fondamentale che tutta l'Europa trasformi la sfida rappresentata dall’attuale crisi in una nuova opportunità.
La risposta diretta della Commissione è il piano europeo di ripresa economica, recentemente approvato dal Consiglio, che esorta a realizzare investimenti intelligenti anche nelle infrastrutture. In particolare, nel piano si auspica un aumento degli investimenti nell'infrastruttura di trasporto e a questo scopo il documento prevede quattro azioni specifiche:
1. aumentare la base patrimoniale della Banca europea per gli investimenti (BEI) e consentire un incremento dei suoi interventi annuali di circa 15 miliardi di euro per il prossimo biennio;
2. lanciare un equity fund per finanziare progetti per le infrastrutture, l’energia e il cambiamento climatico;
3. consentire una maggiore partecipazione del settore privato negli investimenti per le infrastrutture chiarendo il quadro giuridico ed eliminando le barriere amministrative che ostacolano i partenariati tra settore pubblico e privato;
4. pubblicare nel 2009 un ulteriore invito a presentare proposte dell’importo totale di 500 milioni di euro per progetti di trasporto transeuropeo (TEN-T) che, ricevendo subito le sovvenzioni comunitarie, dovranno essere avviati entro la fine del 2009.
L’iniziativa di cui al punto 4 dovrebbe accelerare la consegna dell’infrastruttura trans-europea e mobilitare investimenti nazionali per oltre 3 miliardi di euro. Ma è evidente che l’invito a presentare proposte dell’importo di 500 milioni di euro non potrà soddisfare la domanda. I lavori previsti in numerosi progetti non potranno proseguire per ristrettezze di fondi, particolarmente sentite nelle attuali circostanze economiche. Molti progetti TEN-T più concreti potrebbero essere accelerati immediatamente e questo sarebbe un utile contributo ai programmi di ripresa dei singoli Stati membri, qualora siano disponibili ulteriori stanziamenti di bilancio.
Interrogazione n. 58 dell’on. El Khadraoui (H-1001/08)
In conformità della normativa europea, quasi tutti gli Stati dell'Unione europea hanno imposto il divieto di fumo negli spazi pubblici e sul luogo di lavoro. In Svezia, Irlanda, Malta, Italia, Paesi Bassi, Scozia, Inghilterra, Belgio, Spagna e Francia tale divieto è già in vigore o lo sarà a breve termine.
Da luglio 2008 anche nei vicini Paesi Bassi è in vigore il divieto di fumo nei caffè e nei ristoranti. Recentemente la Commissione ha lanciato piani non ben definiti per l'estensione di tale divieto in tutta Europa.
Può la Commissione far sapere entro quale termine darà attuazione a tali piani e se al riguardo è previsto un calendario?
Da inchieste effettuate in Irlanda risulta che il calo nella frequentazione dei caffè è addebitabile solo in minima misura al divieto di fumo.
La Commissione dispone di informazioni sugli effetti positivi o negativi che il divieto di fumo può avere sulla frequentazione dei caffè?
(EN) La Comunità europea e 26 Stati membri hanno sottoscritto la convenzione quadro per il controllo del tabacco dell'Organizzazione mondiale della sanità (OMS), assumendosi l'impegno di proteggere i cittadini dall'esposizione al fumo di tabacco negli spazi pubblici e sui luoghi di lavoro.
Tra il 2006 e il 2007 i servizi della Commissione hanno partecipato ai lavori per l’elaborazione di linee guida esaustive sulle modalità di attuazione di tale obbligo, che sono state adottate da tutte le parti contraenti nel luglio 2007. E’ stato elaborato un golden standard che ogni parte contraente dovrebbe realizzare entro cinque anni dall'entrata in vigore della convenzione, vale a dire entro il 2010 per la Comunità europea e la maggior parte dei suoi Stati membri.
Per coadiuvare gli Stati membri nell'elaborazione di una normativa antifumo esauriente, la Commissione intende presentare nel corso del 2009 una proposta di raccomandazione del Consiglio su ambienti smoke-free. Inoltre la Commissione ha deciso di avviare consultazioni con le parti sociali a livello comunitario sull'esigenza di adottare ulteriori misure per proteggere i lavoratori dai rischi per la salute derivanti dall'esposizione al fumo di tabacco ambientale sul posto di lavoro.
I dati riportati nella letteratura sull'impatto delle politiche antifumo in termini di reddito e occupazione nel settore dell'ospitalità sono eterogenei: complessivamente sembra che l'effetto si mantenga ampiamente neutrale.
Va osservato che un riesame internazionale degli studi condotti sugli effetti economici delle politiche antifumo nell'industria dell’ospitalità ha rilevato che 47 dei 49 studi elaborati non rilevano un impatto negativo su elementi oggettivi quali le vendite tassabili.
È importante osservare che secondo fonti attendibili la salute dei lavoratori dei bar e dei ristoranti è migliorata considerevolmente nei primi mesi di attuazione della normativa antifumo. Per il personale impiegato nel settore dell'ospitalità il divieto di fumo ha fatto registrare una diminuzione dei sintomi respiratori fino al 50 per cento.
La Commissione tratterà l’argomento in modo dettagliato nella valutazione di impatto che sarà allegata alla proposta di cui sopra sugli ambienti con divieto di fumo.
Interrogazione n. 59 dell’on. Pannella (H-1005/08)
L'Unione europea sta negoziando il trattato anti-contraffazione "ACTA" con il Giappone, gli Stati Uniti e altri Stati. Tali negoziati si svolgono in segreto, senza che siano informati il Parlamento europeo e i parlamenti nazionali, né l'opinione pubblica. Le versioni trapelate del trattato prevedono che vi siano una serie di misure di tipo penale e civile per violazione del diritto al copyright, come pure amplissimi poteri per il personale di sicurezza alle frontiere e negli aeroporti. In particolare, sarebbero permessi controlli sui computer o lettori digitali di musica dei viaggiatori, sequestri del materiale e perfino l'arresto dei viaggiatori.
Può la Commissione confermare quanto detto e fornire maggiori informazioni rispetto all'ACTA? Quali garanzie sono previste per i viaggiatori rispetto a controlli estremamente invasivi della privacy e alla tutela del diritto alla presunzione di innocenza e al giusto processo? Quali verifiche sono state fatte al riguardo con l'EDPS, il Gruppo di lavoro articolo 29 e l'Agenzia per i diritti fondamentali dell'UE? Non ritiene che tale trattato potrebbe essere in violazione della CEDU e della Carta dei diritti fondamentali?
(EN) Lo scopo dei negoziati sull'accordo commerciale anticontraffazione (ACTA) è migliorare gli standard internazionali per condurre azioni contro la violazione su larga scala dei diritti di proprietà intellettuale.
La contraffazione avviene oggi a livello industriale; è diventata un’attività commerciale ad alto profitto, in grado di generare guadagni simili a quelli del traffico di droga e di armi, ma con rischi fortemente minori. Ovviamente questo tipo di attività danneggia fortemente l'economia dell'Unione europea, il cui principale vantaggio comparato si misura in termini di qualità e innovazione. Queste tendenze destano particolare preoccupazione anche dal punto di vista della tutela dei consumatori, poiché molti prodotti contraffatti sono palesemente pericolosi (medicinali, ricambi, giocattoli e prodotti alimentari alterati).
L’Unione europea sta quindi lavorando insieme a partner che condividono le stesse preoccupazioni, quali Stati Uniti, Giappone, Messico, Corea, Marocco ed altri, per negoziare un accordo commerciale anticontraffazione.
Questo accordo vuole innanzitutto contrastare un’attività condotta da organizzazioni criminali che danneggia l'economia o i consumatori. ACTA non è stato concepito per limitare le libertà civili o nuocere ai consumatori; non vi è quindi motivo di credere che i negoziati attualmente in corso per questo accordo possano attribuire nuovi poteri al personale di sicurezza alle frontiere e negli aeroporti, come ad esempio permettere controlli sui computer o i lettori digitali di musica dei viaggiatori.
La normativa europea attualmente in vigore ha una clausola de minimis che esclude dalla portata della legislazione i beni trasportati nel bagaglio personale dei viaggiatori, poiché questi beni non sono oggetto di scambio commerciale. L’accordo anticontraffazione non vuole penalizzare i consumatori bensì fornire alle dogane una base chiara per contrastare le importazioni commerciali di beni falsi e proteggere i consumatori da prodotti potenzialmente pericolosi.
Rispetto all'acquis comunitario ACTA non introdurrà novità in termini di rispetto dei diritti di proprietà intellettuale(1), che non limita i diritti e le libertà fondamentali né le libertà civili sancite dalla Carta dei diritti fondamentali. Inoltre, per quanto riguarda l'applicazione dei diritti di proprietà intellettuale, la normativa non va a scapito delle norme comunitarie o nazionali in altri ambiti, in particolare per quanto riguarda la tutela dei dati personali (direttiva sulla protezione dei dati(2)e direttiva relativa alla tutela della vita privata e le comunicazioni elettroniche(3)].
Come sempre accade nei negoziati commerciali, i partecipanti devono rispettare un certo livello di riservatezza; ma questo non significa che i negoziati si svolgano in segreto o che le istituzioni europee non possano far valere le loro prerogative istituzionali. Gli obiettivi dell'Unione europea in questo processo negoziale sono molto chiari e sia il Consiglio sia il Parlamento sono stati regolarmente informati e consultati sullo stato dell'arte del negoziato. Si sono tenute riunioni anche con rappresentanti della società civile.
Il Consiglio e gli Stati membri dell’UE sono stati coinvolti nel processo, vista la possibilità di includere nell’accordo questioni riguardanti la criminalità, che non sono ancora armonizzate a livello comunitario. Di conseguenza, su tali questioni, e altre questioni non armonizzate che possano essere sollevate in tale contesto, come ad esempio la cooperazione giudiziaria di polizia, sarà la presidenza del Consiglio dell’UE a condurre il negoziato.
Inoltre, la Commissione ha trattato l'argomento con il Parlamento europeo con regolarità, in particolare nell’ambito dei lavori della commissione per il commercio internazionale, e continuerà a farlo. Naturalmente, la Commissione è disposta a partecipare alle riunioni di altre commissioni per fornire, all’uopo, ulteriori informazioni sull'andamento dei negoziati.
Direttiva 2004/48/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 29 aprile 2004 , sul rispetto dei diritti di proprietà intellettuale, GU L 157 del 30.04.2004.
Direttiva 95/46/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 24 ottobre 1995, relativa alla tutela delle persone fisiche con riguardo al trattamento dei dati personali, nonché alla libera circolazione di tali dati, GU L 281 del 23.11.1995.
Direttiva 2002/58/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 12 luglio 2002, relativa al trattamento dei dati personali e alla tutela della vita privata nel settore delle comunicazioni elettroniche (direttiva relativa alla vita privata e alle comunicazioni elettroniche), GU L 201 del 31.07.2002.
La commissione per l'industria, la ricerca e l'energia del Parlamento europeo si è riunita di recente con il ”gruppo di fisica” dell’Accademia svedese delle scienze, ossia il gruppo di ricercatori che assegna il premio Nobel per la fisica. Durante la riunione sono emerse numerose critiche nei confronti della gestione delle risorse dell’UE destinate alla ricerca. Molti appartenenti al mondo della ricerca europeo ritengono che parti considerevoli del Settimo programma quadro per la ricerca, tra l’altro, siano caratterizzate da regole così complicate per quanto concerne le domande di sovvenzioni per la ricerca che i ricercatori europei preferiscono cercare finanziamenti privati, nazionali o statunitensi.
Che misure ha adottato la Commissione per semplificare tali procedure di domanda?
(EN) Il programma quadro per la ricerca e lo sviluppo tecnologico dell'Unione europea è uno strumento importante per la politica e il finanziamento della ricerca e dispone di un bilancio dedicato, che è cresciuto nel tempo. Il suo carattere europeo, per cui la maggior parte dei progetti sono condotti da consorzi multisettoriali e multinazionali, e il quadro finanziario e giuridico che regolamentano tutte le spese comunitarie, comportano un intrinseco livello di complessità, superiore a quello delle procedure nazionali. La Commissione deve inoltre garantire una solida gestione finanziaria delle risorse pubbliche e adempiere agli obblighi e riferire sulla base giuridica del programma.
Date tali premesse, la Commissione si adopera per migliorare e semplificare sempre più i processi, le regole, la documentazione, i sistemi informatici, in modo da ridurre gli oneri amministrativi a carico dei partecipanti. La fase iniziale del settimo programma quadro per la ricerca e lo sviluppo tecnologico è stata avviata con successo e la Commissione è già in grado di segnalare una serie di migliorie in termini di semplificazione delle procedure, rispetto ai programmi precedenti, tra cui le seguenti:
E’ stato creato un sistema di registrazione unica delle entità giuridiche partecipanti, e di conseguenza non è più necessario ripetere più volte i controlli sull'esistenza e lo status giuridico di ciascun partecipante. I documenti legali devono ora essere presentati una sola volta, e tutte le informazioni vengono raccolte in una banca dati centrale, a cui possono accedere tutte le Direzioni generali coinvolte nell'attuazione del settimo programma quadro.
Con l'introduzione della soglia di 375 000 euro, il numero di certificati sui rendiconti d'esercizio è un decimo di quello previsto nel sesto programma quadro.
Con l'introduzione del fondo di garanzia servono minori controlli ex ante sulla capacità finanziaria; che si rendono ora necessari solo per i coordinatori ed i partecipanti che richiedano contributi superiori a 500 000 euro. Questo è particolarmente utile per favorire la partecipazione delle piccole e medie imprese e delle start-up.
Per quanto riguarda i negoziati e gli emendamenti relativi alla convenzione di sovvenzione, alla fine del 2007 è stato introdotto un nuovo sistema elettronico online per i negoziati, utilizzato da tutte le direzioni generali che si occupano di ricerca. Il sistema consente l'interazione via internet tra i partecipanti ed i funzionari della Commissione responsabili dei progetti. Le linee guida per apportare modifiche sono semplificate: ora molti emendamenti possono essere gestiti attraverso semplici lettere informative, senza dover richiedere una procedura formale di emendamento. Anche per la gestione di tutti gli emendamenti sarà utilizzato un sistema elettronico via Internet.
Per quanto riguarda l’alleggerimento degli oneri in termini di relazioni sui progetti e certificazioni della capacità finanziaria, il meccanismo delle relazioni tecniche periodiche e finali è stata notevolmente semplificate; e la Commissione vuole prolungare gli intervalli di tempo per i resoconti e i pagamenti (aumentando l’intervallo medio da 12 a 18 mesi), con conseguente riduzione significativa del numero complessivo dei resoconti e delle transazioni di pagamento.
Tutte queste iniziative, cui si aggiunge la semplificazione dei documenti guida per i partecipanti, contribuiscono a snellire le procedure inerenti il settimo programma quadro. La Commissione è impegnata a proseguire i lavori in tale direzione. L'iniziativa cosiddetta ePQ7, ad esempio, mira a migliorare significativamente i sistemi informatici per tutte le interazioni tra la Commissione e i partecipanti. La Commissione presenterà, inoltre, delle proposte per la certificazione ex ante dei metodi di audit, al fine di estendere l'uso delle notifiche dei costi medi da parte di determinati beneficiari. Per identificare ulteriori ambiti che potrebbero essere semplificati, la Commissione richiede poi il parere di diversi operatori, tra cui un comitato incaricato di svolgere indagini presso gli operatori minori nel settore della ricerca.
La dignità umana e, di conseguenza, l’umanità in quanto tale, rappresentano valori fondamentali dell'Unione europea (si vedano i trattati di Nizza e Lisbona). Tali valori sono costantemente violati dalla Serbia, la quale non solo rifiuta di riconoscere il genocidio perpetrato nel 1944-45 dai partigiani di Tito, di cui furono vittime circa 40 mila ungheresi di Vojvodina e 260 mila tedeschi ed ebrei con il pretesto della loro cosiddetta ”colpa collettiva”, ma nega in tal modo anche la riabilitazione di tutte le vittime. Ciò premesso, per quale motivo la Commissione non solleva tale questione per farne una condizione dell’accordo di associazione e di stabilizzazione (AAS) nonché dell’adesione, in conformità dei criteri di Copenaghen nell’ambito dei suoi negoziati e delle sue relazioni con i governi di Belgrado? Senza l’ammissione delle responsabilità storiche e senza una richiesta di perdono, nessuna nazione europea può addivenire ad una riconciliazione in seno all’Unione; come potranno quindi farlo serbi, ungheresi, tedeschi ed ebrei?
(EN) Le atrocità commesse durante la seconda guerra mondiale non devono essere dimenticate dalle generazioni europee attuali o future.
La riconciliazione è un processo lento e doloroso ma vitale, che i paesi devono sperimentare per accettare il passato. Tale processo emana dal principio fondamentale su cui l'Unione europea è fondata.
La Commissione è consapevole della sofferenza umana vissuta dagli ungheresi della Vojvodina e dai tedeschi in Vojvodina tra il 1944 e il 1945, a cui si riferisce l'onorevole parlamentare. La Commissione non è intervenuta direttamente sugli eventi della seconda guerra mondiale ma si adopera per promuovere un dibattito aperto ed esauriente in tutta la regione.
La Commissione ha promosso il miglioramento delle relazioni interetniche in Serbia attraverso il dialogo politico e altre misure volte a costruire la fiducia reciproca; ha inoltre sostenuto diversi progetti per promuovere l'identità multietnica, i diritti umani e delle minoranze e le libertà civili in Vojvodina; e sta attualmente sostenendo attività culturali ed educative comuni tra la Serbia e i paesi confinanti, tra cui l'Ungheria.
La Commissione monitora da vicino la situazione in Vojvodina attraverso la sua rappresentanza a Belgrado e riferisce sulla situazione politica locale nelle sue relazioni annuali sui progressi realizzati. Mantiene intensi contatti con le organizzazioni della società civile nella provincia impegnate in attività di riconciliazione e lotta contro l'impunità.
Per concludere, il processo di accettazione del passato deve essere condotto dai singoli paesi coinvolti, in uno spirito di dialogo aperto e reciproca comprensione delle sofferenze vissute da tutte le parti, sia di recente sia in un passato più lontano.
Interrogazione n. 62 dell’on. Guerreiro (H-1023/08)
Oggetto: Applicazione della regola N+2 ai fondi strutturali nell'ambito del quadro finanziario 2000-2006 - Aggiornamento
Con riferimento alla sua risposta all'interrogazione http://www.europarl.europa.eu/sides/getDoc.do?type=WQ&reference=E-2008-4746&language=IT" in merito all'applicazione della regola per l'annullamento automatico degli stanziamenti d'impegno per i fondi strutturali, nota come regola N+2, introdotta nell'ambito del quadro finanziario 2000-2006, la quale prevede che gli importi autorizzati ma non attuati entro due anni devono essere annullati, può la Commissione far sapere:
qual è l'importo aggiornato degli stanziamenti d'impegno annullati in base alla regola N+2, ripartito per anno e paese?
Qual è l'importo effettivo degli stanziamenti d'impegno, relativamente al quadro finanziario 2000-2006, suscettibile di essere annullato, per paese, se la regola N+2 fosse applicata fino al 2008?
Nella risposta si afferma che, per il periodo 2000-2006, la valutazione degli impegni effettuati nel 2006 e gli eventuali annullamenti che ne derivano si faranno al momento della chiusura dei programmi. Quali sono le date limite per ciascun programma e per paese?
Propone o intende proporre misure che contribuiscano al conseguimento dell'obiettivo di spesa per i fondi strutturali, segnatamente l'abrogazione della regola N+2 per il quadro finanziario 2000-2006 e della regola N+2 e N+3 per il quadro finanziario 2007-2013, al fine di favorire la coesione economica e sociale e l'occupazione?
(EN) La Commissione invita l'onorevole parlamentare a rivolgere la sua attenzione all’allegato in formato Excel, in cui sono riportati gli importi degli stanziamenti autorizzati che, secondo la regola n+2, la Commissione è stata obbligata a cancellare fino ad oggi, suddivisi per anno, Stato membro e fondo (Fondo europeo di sviluppo regionale - FESR, Strumento finanziario di orientamento della pesca - SFOP, Fondo europeo agricolo di orientamento e garanzia – FEAOG e Fondo sociale europeo - FSE).
L'importo totale degli stanziamenti di impegno per il periodo finanziario 2000- 2006 che saranno annullati, secondo la regola N+2, sarà stabilito in modo definitivo alla chiusura dei programmi operativi (articolo 105, paragrafo 3 del regolamento (CE) n. 1083/2006).
Per quanto riguarda le date di chiusura, la Commissione non è in grado di fornire una risposta dettagliata per singoli programmi operativi e Stati membri, poiché ciascun programma operativo ha una sua data di ammissibilità, in base alla quale viene stabilita la data di chiusura. Inoltre, a fronte delle pressioni derivanti dall’attuale crisi economica e finanziaria, la Commissione è disposta a considerare in modo costruttivo le richieste formulate da alcuni Stati membri per rinviare la data finale di ammissibilità della spesa dei programmi operativi per il periodo 2000-2006. Tuttavia, in linea generale le date di chiusura previste sono le seguenti:
Fine marzo 2009 per i programmi la cui data finale di ammissibilità è fissata alla fine del 2007, senza aiuti statali.
Fine luglio 2009 per i programmi la cui data finale di ammissibilità è fissata alla fine del 2007, con aiuti statali.
Fine marzo 2010 per i programmi con impegni nel 2006, senza aiuti statali
Fine luglio 2010 per i programmi con impegni nel 2006, con aiuti statali
Fine settembre 2010 se i programmi di cui al punto 4 e 5 richiedono proroghe
Fine marzo 2011 per i programmi della Grecia che già beneficiano di una proroga della data di ammissibilità.
Si ricorda che le regole N+2 e N+3 sono rispettivamente parte integrante del quadro normativo per i periodi di programmazione 2000-2006 e 2007-2013, approvati dal Parlamento e dal Consiglio. Tali regole rappresentano un importante fattore di stimolo per le autorità preposte alla gestione degli stanziamente, per accelerare l'esecuzione dei programmi operativi e ottenere così il massimo impatto in termini di coesione economica e sociale e occupazione. Di conseguenza, la Commissione non intende proporre l'abolizione né della regola n+2 per il periodo 2000-2006, né delle regole n+2 e n+3 per il periodo 2007-2013.
Alla luce dell’attuale crisi economica e finanziaria, la Commissione ha invece proposto un pacchetto di stanziamenti per la ripresa, inteso a garantire il rispettato degli obiettivi di spesa per i fondi strutturali. Questo significa che, previa approvazione della proposta di emendamento del regolamento (CE) n. 1083/2006, gli Stati membri potranno beneficiare di ulteriori anticipi; e tale incremento della liquidità nel sistema dovrebbe accelerare l'attuazione dei programmi operativi.
In modo similare, nel settore della pesca, nel luglio 2008 il Consiglio ha approvato il regolamento (CE) n. 744/2001 che istituisce un’azione specifica temporanea intesa a promuovere la ristrutturazione delle flotte da pesca della Comunità europea colpite dalla crisi economica. Uno dei provvedimenti adottati prevede l'opportunità per gli Stati membri di richiedere un secondo prefinanziamento, al fine di accelerare l'attuazione delle misure nel quadro dei programmi operativi del Fondo europeo per la pesca.
Interrogazione n. 63 dell’on.Mihael Brejc (H-1025/08)
Oggetto: Prodotti importati da paesi non membri dell'UE
L'Unione europea ha sostenuto diversi documenti sul rispetto dei diritti umani e in tale contesto attribuisce particolare rilevanza al rispetto degli accordi contro lo sfruttamento del lavoro minorile. Nel contempo l'Unione europea importa molte merci da Asia, Africa e America latina, da paesi in cui esiste un grande sfruttamento di manodopera infantile.
Può pertanto la Commissione comunicare se procede a un controllo del rispetto degli accordi riguardanti il divieto di manodopera minorile nel quadro delle importazioni di prodotti da paesi extracomunitari?
(EN) La Commissione è impegnata a conseguire l'obiettivo dell'eliminazione del lavoro minorile a livello mondiale; come evidenziato nella comunicazione “Riservare ai minori un posto speciale nella politica esterna dell’UE”(1)e nel piano d'azione europeo sui diritti dei minori nelle relazioni esterne, entrambi accolti favorevolmente dal Consiglio il 27 maggio 2008 (2).
L'Unione europea esorta i paesi terzi a migliorare le condizioni di lavoro attraverso incentivi e forme di cooperazione, negoziati e accordi commerciali bilaterali (ad esempio i trattati di libero scambio) e il sistema delle preferenze generalizzate (SPG).
Lo schema di tale sistema generalizzato è uno strumento fondamentale per stimolare i partner commerciali a migliorare i loro risultati in questo ambito. In particolare, nell'accordo sull’incentivo speciale per lo sviluppo sostenibile e il buon governo (cosidetto SPG+), l'Unione europea offre ulteriori tariffe preferenziali quale incentivo ai paesi in via di sviluppo più vulnerabili partner dell’UE affinché ratifichino e attuino in modo efficace una serie di standard internazionali, tra cui le convenzioni dell'Organizzazione internazionale del lavoro (ILO) sul lavoro minorile (Convenzione 182 sulle forme peggiori di lavoro minorile e Convenzione 138 sull'età minima di ammissione al lavoro e all’occupazione); e la Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti dell'infanzia. Al primo gennaio 2009, sedici paesi hanno compiuto passi sufficienti per beneficiare delle preferenze aggiuntive previste nel cosiddetto accordo SPG+. Nel contempo, la Commissione ha facoltà di sospendere temporaneamente i benefici relativi alle preferenze generalizzate nei confronti di qualsiasi beneficiario, qualora riscontri violazioni sistematiche e gravi dei diritti umani e del lavoro previsti dall’ONU e dall’ILO, in base alle conclusioni degli organismi di monitoraggio internazionali competenti.
E’ accaduto alla Bielorussia e al Myanmar, ad esempio, nei confronti dei quali la Commissione ha sospeso i suddetti benefici, dopo avere condotto inchieste dettagliate e alla luce delle scoperte fatte dall’Organizzazione internazionale del lavoro.
Nei paesi più poveri il lavoro minorile costituisce nella maggior parte dei casi un problema strutturale e di sviluppo, strettamente collegato alle difficoltà di sviluppo dei singoli paesi e alle carenze in termini di strutture sociali e accesso all'istruzione. I migliori strumenti per risolvere il problema del lavoro minorile sono un approccio olistico attraverso la politica di sviluppo, il dialogo politico e la cooperazione in contesti multilaterali quali l'ILO e l'ONU. La Commissione sostiene il principale programma dell'ILO per l'eliminazione del lavoro minorile (IPEC), in base al quale a metà 2008 è stato avviato un nuovo programma per affrontare il lavoro minorile attraverso l’istruzione (denominato TACKLE), che la Comunità europea sostiene finanziariamente nell'ambito degli sforzi per accelerare la lotta contro la povertà e la realizzazione degli Obiettivi di sviluppo del Millennio in 11 paesi in Africa, nei Caraibi e nel Pacifico. Il progetto è volto a rafforzare il quadro giuridico sul lavoro minorile e l'istruzione e aumentare la capacità istituzionale di attuare strategie per l'eliminazione del lavoro minorile.
Nel rivolgersi ai suoi partner la Commissione non manca mai di sollevare la questione delle violazioni dei diritti del lavoro in particolare di quello minorile. Nonostante i progressi compiuti fino ad oggi, la lotta contro il lavoro minorile è ancora una sfida globale e richiede sforzi continuativi.
Il programma di mutuo per la casa (Home Choice Loan) del governo irlandese è stato iscritto nel bilancio di ottobre 2008. L’obiettivo è quello di fornire ipoteche, tramite una serie di autorità locali, agli acquirenti della prima casa che non possono ottenere un finanziamento sufficiente da una banca o da un ente creditizio. L’importo massimo fornito è di 285 000 euro, fino al 92% del ”valore di mercato”, e sarà applicabile solo ad alloggi di nuova costruzione.
Non reputa la Commissione che tale regime non sia conforme alla normativa comunitaria? Non ritiene inoltre che esso contribuisca a distorsioni del mercato, sostenga i prezzi e favorisca i costruttori in un mercato con un ampio eccesso di offerta di alloggi nuovi e liberi? Tale programma non favorisce i nuovi acquirenti rispetto a quelli che, per una ragione qualsiasi, hanno posseduto una casa in precedenza? Esso non crea un sistema di credito ipotecario a rischio elevato in cui gli acquirenti dovranno pagare prezzi eccessivi in un mercato in calo?
(EN) La Commissione è pienamente consapevole del provvedimento citato dall'onorevole parlamentare, che è già stato portato all'attenzione della Commissione in un elevato numero di ricorsi. La Commissione ha invitato le autorità irlandesi a fornire spiegazioni sulle dichiarazioni espresse da alcuni reclamanti; e i servizi della Commissione stanno attualmente esaminando le informazioni fornite dalle autorità irlandese al riguardo.
Interrogazione n. 65 dell’on. Georgios Toussas (H-1032/08)
Oggetto: La liberalizzazione del cabotaggio aumenta i guadagni degli armatori
Seguendo le istruzioni degli armatori, il governo greco promuove la piena applicazione del regolamento (CEE) n. 3577/92(1) sul cabotaggio marittimo. Intanto, 36 navi da cabotaggio sono state arbitrariamente immobilizzate, più di 2000 marittimi sono stati licenziati senza essere stati pagati, i diritti dei lavoratori sono stati calpestati, i collegamenti marittimi sono disarticolati e il paese è come mutilato. Gli armatori hanno fatto ricorso presso la Commissione per violazione del regolamento, chiedendo l'abolizione del loro obbligo basilare di far navigare le imbarcazioni da cabotaggio per 10 mesi l'anno con equipaggio completo, la limitazione dell'obbligo di conoscere la lingua greca ai soli membri dell'equipaggio che svolge funzioni di sicurezza e l'estensione della liberalizzazione delle tariffe in classe economica sulle linee interne – che, dal 2001 sono aumentate del 376% – anche alle linee sovvenzionate.
Può dire la Commissione se ha considerato accettabile la denuncia degli armatori del cabotaggio, se ha l'intenzione di chiedere che il governo greco soddisfi le loro richieste e se intende porre fine alla liberalizzazione del cabotaggio, la cui messa in atto ha peggiorato i servizi prestati e ha aumentato le tariffe, fruttando agli armatori enormi guadagni?
(FR) La Commissione ha già predisposto tutti gli elementi per consentire la piena attuazione della normativa sul cabotaggio(2), in tutti gli Stati membri, compresa la Grecia.
Questo comporta la liberalizzazione del cabotaggio, che la Commissione non prevede di abolire, bensì di completare. Al empo stesso, tutti i ricorsi fondati sull’errata applicazione del regolamento in questione sono stati considerati validi ed esaminati dai servizi della Commissione.
La liberalizzazione del cabotaggio consentirà alla Grecia di adottare tutte le misure necessarie a migliorare il servizio e ridurre i prezzi sul lungo periodo. Di conseguenza, l'andamento dei prezzi del trasporto marittimo non è unicamente dovuto al quadro normativo, e si dovrebbe tenere conto di questo fattore ogni qual volta si valutano gli effetti della liberalizzazione.
Regolamento (CEE) n. 3577/92 del Consiglio, del 7 dicembre 1992, concernente l'applicazione del principio della libera prestazione dei servizi ai trasporti marittimi fra Stati membri (cabotaggio marittimo), GU n. L 364 del 12. 12. 1992
Interrogazione n. 66 dell’on. Proinsias De Rossa (H-1033/08)
Oggetto: Trasposizione della direttiva sulla parità di genere nell'accesso a beni e servizi
Con riferimento alla risposta scritta del 3 settembre 2008 fornita alla mia interrogazione orale http://www.europarl.europa.eu/sides/getDoc.do?type=QT&reference=H-2008-0604&language=IT" , qual è la situazione attuale relativamente alle indagini della Commissione sulla trasposizione da parte dell'Irlanda della direttiva che vieta la discriminazione di genere nell'accesso a beni e servizi e nella loro fornitura (direttiva 2004/113/CEhttp://www.europarl.europa.eu/sides), in particolare per quanto concerne la valutazione della Commissione della risposta dell'Irlanda alla lettera di diffida?
(EN) Nel rispondere alla precedente interrogazione dell'onorevole parlamentare (H-0604/08) la Commissione ha spiegato che sta esaminando la risposta fornita dalle autorità irlandesi alla lettera di diffida inviata nel settembre 2008.
Dall'esame si evince che le autorità irlandesi hanno adottato le misure nazionali di cui nella diffida e hanno quindi trasposto la direttiva 2004/113/CE(1)nel diritto nazionale, in particolare con il Civil Law Act 2008 (provvedimenti vari), attraverso il quale sono emendate le leggi del 2000 e del 2004 sulla parità di genere.
Di conseguenza la Commissione ha chiuso la procedura di infrazione contro l'Irlanda per mancata comunicazione delle misure di trasposizione della direttiva. Tuttavia, la Commissione continuerà a monitorare l'attuazione del diritto comunitario a livello nazionale e qualora uno Stato membro infranga il diritto comunitario, la Commissione utilizzerà tutti i poteri che le sono conferiti dal trattato della Comunità europea.
Direttiva 2004/113/CE del Consiglio, del 13 dicembre 2004, che attua il principio della parità di trattamento tra uomini e donne per quanto riguarda l'accesso a beni e servizi e la loro fornitura GU L 373, 21.12.2004, pagg. 37–43