Presidente. – L'ordine del giorno reca la relazione di Cristiana Muscardini, a nome della commissione per i diritti della donna e l'uguaglianza di genere, sulla lotta contro le mutilazioni sessuali femminili praticate nell'UE [2008/2071(INI)].
Cristiana Muscardini, relatore. – Signor Presidente, onorevoli colleghi, trovo particolarmente indicato che a questo nostro dibattito partecipi il Commissario Michel, che sappiamo sempre molto attento ai problemi dei diritti umani e alle tragedie che si sviluppano in Africa. E proprio la presenza del Commissario Michel mi fa sperare che la Commissione possa essere particolarmente attenta a un problema che oggi non riveste più soltanto 28 paesi africani e diversi paesi in Medio Oriente e anche paesi limitrofi, è un problema oggi che è particolarmente toccante proprio all'interno dell'Unione europea.
La grande immigrazione che si è verificata negli ultimi anni ha portato questa tragedia anche nei paesi dell'Unione europea. Decine di migliaia di bambine e di adolescenti rischiano ogni giorno di subire una pratica orribile che le menoma dal punto di vista fisico in maniera irreversibile, ma porta anche gravissime menomazioni dal punto di vista psichico. Ecco perché - dopo che il Parlamento già in altre occasioni si era espresso negli anni passati e addirittura aveva dato, attraverso DAFNE, un finanziamento a 14 progetti per combattere le menomazioni sessuali femminili - ecco perché oggi noi ci troviamo di nuovo ad affrontare questo tema, perché il fenomeno purtroppo non è regresso, non è diminuito, ma è ancora in fase di espansione.
Dobbiamo avere il coraggio di saper utilizzare in maniera più adeguata una seria prevenzione attraverso campagne culturali che sappiano dare alle donne immigrate, ma anche ai papà di queste bambine, la conoscenza che non è seguendo un rito tribale, che non ha nulla a che vedere con la religione, che si può raggiungere né un integrazione né una possibilità di futuro per le loro bambine.
Pensiamo ad una bambina che frequenta un scuola francese, italiana, belga e che, improvvisamente, dopo avere socializzato con le sue coetanee, si trova strappata dalla normalità e portata a subire una tragedia che la segna per tutta la vita. Questa bambina non sarà soltanto menomata fisicamente, ma sarà impossibilitata a riprendere un rapporto corretto con le altre persone, si sentirà sminuita, diversa e noi non vogliamo diversi in questa società. Noi vogliamo persone che, al di là della religione, del colore della pelle, della provenienza geografica possano insieme costruire un'Europa migliore e più vicina ai cittadini.
Per questo, Presidente e Commissario, noi, come Parlamento - e voglio ringraziare tutte le colleghe che nella commissione mi hanno aiutato nello stendere questa relazione - vogliamo che in Europa ci sia un'armonizzazione delle leggi di tutti i paesi perché sia identificato come reato la menomazione sessuale femminile. Non vogliamo neanche che siano proposti palliativi come la cosiddetta "puntura". Vogliamo che la donna sia veramente pari all'uomo, che non ci siano riti di iniziazione, ma che ci siano vere integrazioni. Vogliamo che le ONG possano lavorare, vogliamo una prevenzione capace di coinvolgere le associazioni delle donne immigrate, vogliamo punire chiunque voglia menomare le bambine e trascinarle in una perversa spirale di disperazione ed emarginazione.
Vi sono molti punti che la relazione tocca e che penso i colleghi avranno potuto esaminare e valutare. Credo che un appello all'intenzione forte di un'Europa che metta insieme le sue tre Istituzioni per combattere questo orribile crimine che viola i diritti umani debba essere l'obiettivo di tutti.
Louis Michel, membro della Commissione. – (FR) Signor Presidente, desidero ringraziare, a nome mio e dei miei colleghi, l’onorevole Muscardini per aver ricordato nel suo discorso ciò che considero allo stesso tempo un dramma e uno scandalo. Ringrazio di cuore l’onorevole Muscardini per la sua eccellente relazione su un tema estremamente importante quale la lotta contro le mutilazioni sessuali femminili nell’Unione europea.
La Commissione europea ha chiaramente denunciato, sia al suo interno sia in paesi terzi, il carattere inaccettabile di pratiche tradizionali che minacciano il diritto fondamentale di ogni donna e ragazza al rispetto della propria integrità fisica e mentale. E’ naturale che appoggiamo pienamente la relazione e riteniamo che tutti gli Stati membri dovrebbero prendere provvedimenti molto più seri per porre fine a tali pratiche sia all’interno dell’Unione europea sia in paesi terzi poiché trovo totalmente inaccettabile e del tutto incredibile che siano ancora applicate negli Stati membri. Nel quadro dei dialoghi politici che instauriamo con i paesi terzi, dobbiamo assicurarci che questi ultimi comprendano perfettamente la nostra posizione. Apro una breve parentesi per assicurarvi che il tema in questione è sempre presente all’ordine del giorno di tutti i dialoghi politici che instauriamo con i paesi in via di sviluppo.
Recentemente, il presidente del Burkina Faso Compaoré mi ha chiamato per dirmi che erano in procinto di adottare una legge che proibisse tali pratiche, sebbene non si tratti di un problema di facile risoluzione. E’ vero che esistono clan e tribù che continuano a perpetrare queste usanze ed è anche vero che si tratta di una questione delicata per il paese, ma il presidente desidera davvero fare dei passi avanti e credo che l’importante sia proprio questo.
Immagino siate al corrente che la Commissione stanzia regolarmente fondi comunitari a sostegno di progetti, in Europa e nei paesi terzi, mirati a prevenire e a eliminare la mutilazione sessuale femminile e a fornire assistenza alle vittime e alle giovani ragazze a rischio.
In Europa, il principale strumento a nostra disposizione è il programma DAPHNE III, che appoggia le organizzazioni non governative europee, le istituzioni pubbliche e le autorità locali e regionali nella lotta contro le mutilazioni sessuali femminili. Sin dalla sua fondazione nel 1997, DAPHNE ha co-finanziato 14 progetti dedicati principalmente a questa causa, stanziando circa 2,4 milioni di euro. I progetti DAPHNE hanno reso possibile l’attuazione di programmi comunitari di formazione e sostegno, la realizzazione di campagne di sensibilizzazione, l’analisi della legislazione nazionale, la raccolta di informazioni e dati statistici, lo sviluppo di strumenti adeguati e di buone prassi che gli attori sociali dovrebbero usare sul campo e la raccomandazione di linee d’intervento rivolte agli organi decisionali europei e nazionali.
E’ evidente che siamo determinati a continuare a offrire il nostro sostegno ad azioni di questo tipo e ad affrontare il problema all’interno dell'Unione europea, non solo nell’ambito della prevenzione della violenza, ma anche nel campo dell’immigrazione, dell’asilo e della giustizia penale.
Apro un’altra breve parentesi: sono indignato dalla codardia dimostrata dai nostri governi e da alcuni politici che ritengono questo tema parte integrante della cultura e quindi intoccabile. Scusate, ma il minimo che ci si può aspettare da chi viene in Europa è che rispetti le leggi in vigore. Ritengo inammissibile il concetto di giustizia a due velocità e ciò non significa che i paesi europei non debbano accogliere gli immigrati, al contrario. E’ una discussione che ho già affrontato nel mio paese in passato e mi meraviglia che qualcuno, con il pretesto di rispettare la cultura dei migranti, si rifiuti di penalizzare questo tipo di pratiche, decisione sulla quale dobbiamo raggiungere il consenso se davvero vogliamo risolvere la questione almeno in Europa. Tale risolutezza politica è necessaria e non credo che ostacoleremmo la capacità di un paese di accogliere gli immigrati se affermassimo: “Questa è la nostra costituzione, queste sono le nostre regole, questi sono i nostri valori umani e voi li dovete rispettare. Se non lo farete significa che state agendo contro la legge e pertanto verrete puniti”. Chiusa parentesi, ma sono felice di aver espresso la mia opinione poiché condivido pienamente la vostra irritazione su questo tema.
Nell’ambito degli aiuti esterni a paesi terzi, la Commissione si sta impegnando ad attuare tre politiche mirate alla lotta contro le mutilazioni sessuali femminili. Innanzi tutto, come ho già detto, considera il tema dell’emancipazione, dei diritti e della salute delle donne, parte integrante di qualsiasi dialogo politico e strategico che la Commissione instaura con i governi partner.
In secondo luogo, sostiene le azioni mirate a migliorare le legislazioni nazionali e a delineare politiche nazionali volte alla promozione e alla tutela dei diritti delle donne e al divieto di prassi proibite.
Infine, sostiene iniziative mirate a rafforzare il raggio d’azione dei leader politici e campagne di sensibilizzazione rivolte a tutti i settori della società. Il termine del programma pluriennale dell’Aia, che comprende le diverse azioni che saranno intraprese per lo sviluppo di uno spazio di giustizia, libertà e sicurezza, è previsto per il 2010. Nella comunicazione di primavera 2009 presenteremo il nuovo programma di Stoccolma 2010-2014 che dà molta importanza alla tutela dei diritti fondamentali e delle vittime e comprenderà la promozione dei diritti delle donne e dei bambini.
Sebbene la Commissione non abbia delineato una strategia specifica per la lotta contro le mutilazioni sessuali femminili, siamo determinati a continuare a sostenere le azioni mirate a prevenirle e intendiamo continuare a presentare il problema nel quadro delle politiche interne ed esterne dell’Unione.
Presidente. – La presentazione è chiusa.
La votazione si svolgerà martedì 24 marzo 2009.
Dichiarazioni scritte (articolo 142 del regolamento)
Véronique Mathieu (PPE-DE), per iscritto. – (FR) Ogni anno in Europa 180 000 donne migranti subiscono o rischiano di subire mutilazioni sessuali che costituiscono una violazione dei diritti dell’uomo e comportano gravi conseguenze fisiche e psicologiche. Non si possono giustificare pratiche di questo tipo asserendo semplicemente che si tratta di tradizioni culturali e religiose. Per porre fine a tali pratiche, gli Stati membri devono far rispettare i divieti previsti dal loro diritto penale e quindi considerare la pratica della mutilazione quale reato penale. Allo stesso tempo, le vittime reali o potenziali devono avere accesso all’assistenza giudiziaria e medica.
L’Unione europea deve incrementare il sostegno a tutte le ONG impegnate attivamente nel campo della prevenzione e dell’assistenza. A livello nazionale ed europeo, campagne informative ed educative mirate potrebbero eliminare i tabù associati alle pratiche in questione e, allo stesso tempo, informare le famiglie sulle conseguenze penali che tali mutilazioni comportano. E’ pertanto importante che l’Unione europea affronti il problema delineando azioni preventive congiunte mirate alla proibizione della pratica della mutilazione all’interno dell’UE e inserendo un riferimento a tale divieto in tutti gli accordi di cooperazione conclusi con paesi terzi. Le mutilazioni sessuali sono un problema sociale che riguarda tutti.