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Procedura : 2008/0183(COD)
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Testi presentati :

A6-0091/2009

Discussioni :

PV 26/03/2009 - 2
CRE 26/03/2009 - 2

Votazioni :

PV 26/03/2009 - 4.2
CRE 26/03/2009 - 4.2
Dichiarazioni di voto
Dichiarazioni di voto

Testi approvati :

P6_TA(2009)0188

Discussioni
Giovedì 26 marzo 2009 - Strasburgo Edizione GU

5. Dichiarazioni di voto
Video degli interventi
PV
  

Dichiarazioni di voto orali

 
  
  

Relazione Siekierski (A6-0091/2009)

 
  
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  Zita Pleštinská (PPE-DE). (SK) Signor Presidente, durante i 22 anni della sua esistenza, il programma per la distribuzione di derrate alimentari agli indigenti nella Comunità ha contribuito al conseguimento di due obiettivi principali della politica agricola comune. Esso ha contribuito e tuttora contribuisce alla stabilizzazione dei mercati riducendo le scorte di intervento e garantisce i necessari approvvigionamenti alimentari ai cittadini più poveri dell’Unione. Ho pertanto votato a favore della relazione di consultazione dell’onorevole Siekierski che tratta il nuovo programma per distribuire cibo agli indigenti, come proposto dalla Commissione.

Nel 2009 per tale regime saranno disponibili 500 milioni di euro ai quali si sommeranno ulteriori risorse stanziate dagli Stati membri sotto forma di cofinanziamento. Signor Presidente, come i suoi genitori hanno assistito all’odierna votazione, abbiamo anche alcuni visitatori provenienti dalle regioni di Prešov e Nitra in Slovacchia ai quali vorrei porgere il benvenuto al Parlamento europeo.

 
  
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  Laima Liucija Andrikienė (PPE-DE).(EN) Signor Presidente, ho votato a favore della relazione Siekierski e della nostra risoluzione sulla distribuzione di derrate alimentari agli indigenti nella Comunità.

La relazione e la risoluzione rivestono un’importanza notevole nel quadro della crisi finanziaria e della recessione economica. La crescente povertà che affligge l’Unione europea e in alcuni paesi colpisce all’incirca il 20 per cento della popolazione dimostra chiaramente che la necessità di fornire assistenza alimentare è alquanto pressante. Viste le attuali circostanze, sono pienamente a favore della posizione del Parlamento secondo cui il programma di distribuzione di derrate alimentari dell’Unione, che stanzia circa mezzo miliardo di euro allo scopo di contenere la malnutrizione e la povertà in Europa, debba essere interamente finanziato da fondi comunitari. Vorrei in particolare sottolineare l’importanza della proposta formulata dalla Commissione in merito al miglioramento della struttura per selezionare i prodotti forniti nell’ambito del programma. Il cibo dovrebbe essere scelto dalle autorità degli Stati membri e distribuito in collaborazione con partner della società civile.

 
  
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  Kathy Sinnott (IND/DEM).(EN) Signor Presidente, nutrire gli affamati è un dovere essenziale e dobbiamo trovare un modo per far sì che nessuno vada a letto affamato, specialmente i bambini.

Ho tuttavia scelto l’astensione per quel che riguarda la relazione perché trovo che le modifiche apportate al programma non abbiano realmente senso. Avere una politica della PAC che compra cibo da paesi terzi – i cui poveri sono già affamati – per nutrire i nostri poveri, mentre altre politiche della PAC impediscono ai nostri agricoltori di coltivare abbastanza cibo per nutrire gli affamati in Europa mi pare semplicemente insensato. Dobbiamo nutrire i poveri, certo, soprattutto in questi momenti di crisi economica, e saremo a favore di modifiche del programma che realmente perseguano tale obiettivo.

 
  
  

- Relazione Karim (A6-0131/2009)

 
  
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  Philip Claeys (NI).(NL) Signor Presidente, ho votato contro le tre risoluzioni alternative poiché sono dell’idea che i prodotti contraffatti costituiscano un grave problema e che dobbiamo adoperarci per assicurare al pubblico europeo la migliore tutela possibile dall’importazione di tali prodotti, senza parlare delle implicazioni economiche della contraffazione. Gli ispettori doganali europei devono avere infatti il diritto di monitorare le navi provenienti da porti indiani destinate all’Unione europea e intendo dire che il monitoraggio deve avvenire nei porti indiani.

Trovo altresì deplorevole che, quando si citano in Aula i gravi attacchi terroristici verificatisi, la frase utilizzata sia “gruppi politici” mentre tutti sanno che i gruppi in questione sono islamici.

 
  
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  Presidente. – Credo che l’onorevole Tannock desideri prendere la parola. Permettetemi di ricordarvi il regolamento. Non vale la procedura catch the eye. E’ necessario iscriversi prima dell’inizio delle dichiarazioni di voto. Posso tuttavia essere elastico.

 
  
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  Charles Tannock (PPE-DE).(EN) Signor Presidente, non lo sapevo. Pensavo che fosse sufficiente un’alzata di mano al momento opportuno.

Questa aveva tutte le caratteristiche di una grande relazione. Il parere è stato formulato in sede di commissione per gli affari esteri. L’India, la più grande democrazia al mondo, sta ora uscendo da molti decenni di protezionismo per abbracciare il libero scambio globale sopravvivendo con fiera resistenza alla crisi finanziaria mondiale. Sarebbe stato ideale giungere a un ampio accordo di libero scambio tra India e Unione europea, che è anch’essa un sistema democratico molto grande, una spina nel fianco di coloro che affermano che il protezionismo è il futuro del commercio globale.

Mi rammarico dunque per le profonde modifiche apportate alla relazione dai socialisti, che la hanno resa non appetibile né accettabile per quanti di noi sostengono il libero scambio. Anche l’India se ne rammarica profondamente: il governo indiano aveva investito molto capitale politico nell’idea che questo accordo potesse avere esito positivo sia per l’India sia per l’Europa. Pertanto, mi dispiace dirlo, abbiamo dovuto votare contro.

 
  
  

- Relazione Lehtinen (A6-0065/2009)

 
  
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  Jean Marie Beaupuy, a nome del gruppo ALDE. – (FR) Signor Presidente, porgo un affettuoso saluto ai suoi genitori presenti oggi in Aula. Mi sarebbe piaciuto che anche i miei avessero potuto essere presenti, ma ahimè non è più possibile.

Abbiamo appena adottato la relazione Lehtinen, un passo fondamentale in termini di soluzioni legislative e sinceramente spero che la Commissione ascolterà il Parlamento in proposito. Siamo infatti tutti perfettamente consapevoli del fatto che nel mondo lo sviluppo di tecniche e organizzazioni comporta un numero crescente di subappaltatori. Ciò premesso, i dipendenti delle nostre imprese devono essere tutelati meglio e le stesse imprese subappaltanti devono godere di condizioni di parità in maniera che l’economia funzioni in maniera naturalmente armonica.

Pertanto, signor Presidente, onorevoli colleghi, spero vivamente che la Commissione e i servizi competenti in ciascuno Stato membro attuino la relazione di propria iniziativa quanto prima al fine, lo ribadisco, di soddisfare meglio i lavoratori da un lato e l’equilibrio tra imprese subappaltanti dall’altro.

 
  
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  Elisabeth Schroedter, a nome del gruppo Verts/ALE. – (DE) Signor Presidente, anch’io apprezzo il fatto che con la risoluzione alternativa siamo riusciti ad assegnare alla Commissione il compito di presentare una direttiva sulla responsabilità delle imprese in generale in Europa. La base per tale risoluzione è stata la relazione Lehtinen e, pertanto, alla decisione ha concorso molto del lavoro svolto in commissione e dai gruppi, il gruppo ALDE, il gruppo PSE e noi stessi, il gruppo Verts/ALE. Quanto questo sia importante emerge dal fatto che è possibile trovare manodopera a basso costo nei cantieri edili in tutta Europa, mettendo anche a repentaglio la sicurezza, come dimostra l’esempio della centrale nucleare finlandese dove i subappaltatori non rispettavano le norme di sicurezza.

Abbiamo dunque bisogno urgentemente di una direttiva europea perché le leggi negli otto Stati membri dell’Unione che prevedono una responsabilità delle imprese in generale, sebbene molto efficaci, si fermano alle frontiere nazionali. Se l’attuale Commissione non dovesse presentare una siffatta direttiva, noi verdi siano fermamente decisi a farne una questione di principio quando la nuova Commissione assumerà l’incarico perché vogliamo sicurezza per i cittadini e uno standard minimo per i lavoratori, il che è possibile soltanto attraverso una regolamentazione normativa europea, un regime di responsabilità per le imprese in generale. Spero che la Commissione ottemperi alla nostra richiesta e presenti una direttiva, altrimenti dovremo chiederci se sia ancora degna del suo mandato.

 
  
  

- Relazione Batzeli (A6-0094/2009)

 
  
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  Christa Klaß (PPE-DE).(DE) Signor Presidente, onorevoli colleghi, ho votato contro la relazione Batzeli perché a mio parere rimette in discussione alcuni pilastri essenziali del nostro sistema economico come la libera concorrenza e i principi fondamentali dell’economia di mercato sociale.

E’ chiaro che occorre individuare misure appropriate per stabilizzare i prezzi dei prodotti alimentari al fine di garantire una produzione agricola sostenibile. Le pratiche che falsano la concorrenza devono cessare. Tuttavia, un database comunitario contenente prezzi di riferimento per prodotti e materie prime comporterebbe maggiori obblighi di segnalazione e adempimenti burocratici, i cui costi verrebbero trasferiti dallo stadio commerciale ai produttori o ai consumatori. Risultato? Prezzi finali e al consumo più alti e prezzi più bassi per i produttori.

Una completa trasparenza di tutti i fattori di costo delle imprese come retribuzioni, costi dell’energia, prezzi di acquisto e vendita e margini di utile porterebbe al controllo e al dirigismo. Non sono questi gli obiettivi di un’Europa sociale e libera. La posizione degli agricoltori all’interno della catena alimentare può essere rafforzata soltanto attraverso la cooperazione e l’introduzione di una responsabilità condivisa.

 
  
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  Jim Allister (NI).(EN) Signor Presidente, accolgo favorevolmente questa relazione come un segnale di allerta ai colossi della grande distribuzione. Tesco, per esempio, ha recentemente annunciato utili per 2,8 miliardi di sterline, mentre i produttori alimentari della mia circoscrizione riescono a malapena a sopravvivere. I principali supermercati hanno abusato del loro potere di acquisto per ridurre i prezzi ai fornitori a livelli insostenibili e imporre, devo dirlo, domande sleali e unilaterali come prezzo per il mantenimento del contratto.

Alla lunga, come ha sottolineato il garante della concorrenza britannico, ciò danneggerà parimenti i consumatori eliminando forzatamente dal mercato scelta, disponibilità e qualità. Appoggio pertanto l’esortazione a un approfondimento della percentuale di margine nella catena di produzione e distribuzione. Qualcuno, da qualche parte, se la passa molto bene, ma non è sicuramente il produttore.

 
  
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  Leopold Józef Rutowicz (UEN).(PL) Signor Presidente, ho scelto l’astensione all’atto della votazione sulla relazione Batzeli, ma ritengo si tratti di un contributo utilissimo a un ulteriore approfondimento del tema dei prezzi dei prodotti alimentari. I prezzi al dettaglio sono molto diversi dai prezzi ai quali i produttori vendono i loro prodotti. Il commercio al dettaglio, il più visibile per il consumatore, ha un contatto limitatissimo con gli agricoltori e nella ricerca dei modi migliori per stabilizzare i livelli dei prodotti alimentari dobbiamo analizzare l’intera catena dei costi dal produttore al consumatore. Il sistema di negoziazione proposto non è realistico, visto il numero di entità che operano sul mercato, e limita la concorrenza.

 
  
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  Hynek Fajmon (PPE-DE).(CS) Signor Presidente, onorevoli colleghi, ho votato contro la relazione sui prezzi dei prodotti alimentari in Europa presentata dall’onorevole Batzeli. La relazione si fonda sull’idea che la libera fissazione dei prezzi sul mercato dei prodotti alimentari sia una soluzione sbagliata ed esorta a introdurre una regolamentazione dei prezzi in questo settore dell’economia. Tale concetto è però contrario al buon senso e all’esperienza storica di tutti gli Stati post-comunisti, compresa la Repubblica ceca. Abbiamo vissuto la totale regolamentazione dei prezzi e ricordiamo bene che fallimento sia stata. La libera fissazione dei prezzi è il fondamento della libertà e della democrazia. Qualunque tentativo di limitarla porterà al totalitarismo. Negli ultimi anni, la libera fissazione nel settore dei prodotti alimentari ha dato risultati eccellenti portando a prezzi relativamente inferiori in tutta l’Unione, oltre a indurre un esteso ammodernamento che ha permesso ai consumatori di ottenere prodotti di migliore qualità a prezzi più bassi. Le misure normative contenute nella relazione bloccherebbero completamente questo sviluppo positivo, comportando soltanto prezzi superiori. Il fatto che vi sia un’accanita concorrenza nel settore alimentare è una notizia eccellente per il consumatore. Chi pratica prezzi superiori a quelli di mercato deve adeguarsi alla situazione o ritirarsi dal mercato. Sarebbe assurdo coprirne le perdite con le imposte versate dai consumatori. Per questo ho votato contro la relazione.

 
  
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  Hannu Takkula (ALDE).(FI) Signor Presidente, in primo luogo vorrei precisare che ho votato contro la relazione Batzeli. Leggendola mi sono domandato se siamo nell’Unione europea o nell’Unione sovietica. Io credo che siamo nell’Unione europea, ragion per cui un punto fondamentale è che non possiamo stabilire una regolamentazione dei prezzi dei prodotti alimentari secondo questi orientamenti per l’Europa nel suo complesso.

Dobbiamo infatti ricordare il nostro obbligo di garantire cibo buono, sicuro e della massima qualità. Il principio del cibo locale è importante e, quindi, tali aspetti possono essere analizzati con maggiore attenzione a livello nazionale.

Mi preoccupa il fatto che siano aumentati i costi delle materie prime. I prezzi di fertilizzanti e mangimi sono saliti. Lo stadio commerciale assorbe la sua quota, per cui quando, per esempio, il pane di segale arriva sul mercato costa 3 euro, dei quali il produttore primario, l’agricoltore, ottiene soltanto sei centesimi.

Questa non è la direzione che dovremmo prendere e perciò dobbiamo ponderare i vari aspetti a livello nazionale stabilendo, prima di ogni altra cosa, un sistema all’interno del quale gli agricoltori, i produttori di cibo, possano sopravvivere e la gente possa acquistare prodotti sani, di buona qualità, a un prezzo ragionevole. Il punto focale deve essere un cibo sano.

 
  
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  Martin Callanan (PPE-DE).(EN) Signor Presidente, come è ovvio questa relazione sui prezzi dei prodotti alimentari non rispecchia la realtà della situazione, ossia che i prezzi di tali prodotti nell’Unione europea vengono tenuti artificialmente alti da una brutale combinazione tra un’eccessiva burocrazia comunitaria da un lato e la famigerata politica agricola comune dall’altro. Le sovvenzioni all’agricoltura garantiscono sostegno agli agricoltori inefficienti a discapito dei contribuenti europei e nel contempo, naturalmente, assicurano che i prezzi che noi consumatori paghiamo nei negozi e nei supermercati per i prodotti agricoltori restino spropositatamente elevati.

L’unica cosa che la Commissione potrebbe fare per affrontare i prezzi esageratamente alti dei prodotti alimentari sarebbe annunciare domani che intende smantellare la politica agricola comune, ma ovviamente non lo farà perché alcuni Stati membri, in particolare la Francia, usufruiscono smisuratamente di ingenti somme di denaro dei contribuenti versato nelle casse di un settore agricolo inefficiente e smaccatamente sproporzionato. Questa, come dicevo, è l’unica cosa che la Commissione dovrebbe fare, ma che ovviamente non farà.

 
  
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  Daniel Hannan (NI).(EN) Signor Presidente, Fidel Castro giace malato a letto nella sua afosa isola caraibica spegnendosi lentamente, non certo anzitempo. Quando alla fine passerà a miglior vita, rimarranno soltanto due sistemi agricoli marxisti al mondo: le aziende agricole collettive della Corea del nord e la politica agricola comune dell’Unione europea, una politica basata sulla fissazione dei prezzi, una politica basata sullo stoccaggio e la distruzione di scorte alimentari per le quali non vi è mercato, una politica che allegramente trasferisce costi e sofferenze inutili al Terzo mondo, privato di un suo mercato naturale.

Siamo doppiamente penalizzati, come consumatori e come contribuenti, da prezzi alti e imposte elevate, ma come se non bastasse si penalizzano anche i nostri agricoltori. Nella mia regione sud-orientale dell’Inghilterra, l’agricoltura sta scomparendo come parte di un certo rilievo dell’economia. Le nostre distese di campanule, i nostri castagneti, le nostre colture di luppolo stanno gradualmente soccombendo alla cementificazione. Sono ormai 50 anni che i nostri consumatori e agricoltori sono condannati a pagare per questa burocrazia. Quando è troppo è troppo.

 
  
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  Jean-Claude Martinez (NI).(FR) Signor Presidente, siamo tutti infuriati per il livello dei prezzi dei prodotti alimentari e il modo in cui sono strutturati. Il valore di alcuni prodotti parte da 1 nelle aziende agricole per arrivare a 6 nei supermercati. Quello della sogliola parte da 1 in Africa per arrivare a 14 nelle pescherie francesi. Risultato? Alle 8 di sera i supermercati chiudono e gli europei rovistano nei cassonetti.

Tuttavia, di fronte a questa situazione che, ai due estremi della catena, non arricchisce gli agricoltori, ma rende difficile ai consumatori portare cibo sulla propria tavola, non basta chiedere trasparenza o denunciare gli oligopoli della distribuzione.

Si specula a Ginevra sul prezzo del riso. Si specula a Chicago sul prezzo del mais. Esiste un grave reato finanziario ed esiste una corte penale internazionale. Bene, al G20 i poteri della corte penale internazionale dovrebbero essere ampliati affinché coprano i gravi reati finanziari, e la speculazione sul cibo è un grave reato finanziario al pari di quello commesso da Bashir a Darfur.

Questo è il vero segnale che dobbiamo trasmettere.

 
  
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  Presidente. – Non volevo interromperla nel suo accesso di lirismo.

 
  
  

- Relazione Auken (A6-0082/2009)

 
  
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  Jim Allister (NI).(EN) Signor Presidente, sono decisamente a favore della relatrice e della sua relazione e mi complimento per l’eccellente lavoro svolto a nome dei diritti dei cittadini di tutta l’Europa che sono stati vittime di oltraggiose pratiche immobiliari in Spagna.

Il diritto di possedere e godere della proprietà privata è un diritto fondamentale riconosciuto dalla convenzione europea. Eppure diversi miei elettori che hanno investito i risparmi di una vita in un immobile in Spagna ora sono rovinati, vittime inconsapevoli di leggi e istanze che li priverebbero della loro proprietà o costerebbero loro enormi somme di denaro per conservarla. Sembra che le autorità locali in Spagna, in combutta con costruttori avidi e senza scrupoli, abbiano seminato terrore tra chi aveva ipotizzato di acquistare abitazioni e proprietà legittime e se la presente relazione contribuirà a risolvere la questione non farà altro che del bene.

 
  
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  Cristina Gutiérrez-Cortines (PPE-DE).(ES) Signor presidente, naturalmente ho votato contro la relazione Auken e vorrei aggiungere in questa sede che la relazione adottata va contro la lettera della legge perché non si conforma in alcun modo ai principi del diritto che l’Unione europea ha dichiarato, ragion per cui è veramente spaventoso che il Parlamento europeo sia stato capace di approvare un documento descritto dai servizi legali come non conforme alla legge e intessuto di illegalità.

La relazione propone la sospensione di tutti i progetti di costruzione, come se questo possa risolvere i problemi. E’ qualcosa che il gruppo PSE chiede da diversi anni. Il documento non risolve i veri problemi della gente, che invece sono stati ampiamente risolti modificando una legge, intervento già operato, in aggiunta all’impegno profuso dalle autorità spagnole per ovviare agli errori evidentemente commessi.

In sintesi, vorrei sottolineare che la distruzione della maggior parte degli immobili è stata dovuta dall’impropria applicazione della legge costiera da parte del governo socialista di Zapatero che sta agendo in maniera arbitraria e arbitrariamente sequestrando immobili soltanto in una zona della Spagna.

 
  
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  Philip Claeys (NI).(NL) Signor Presidente, ho votato a favore della relazione Auken perché credo che tutti i cittadini europei abbiano diritto a una corretta applicazione della legislazione nel suo complesso e che la proprietà privata di ogni cittadino dell’Unione debba essere salvaguardata dai governi di tutti gli Stati membri.

Molti sono stati vittime di decisioni opinabili in Spagna e tanti le hanno sottoposte al giudizio della commissione per petizioni agendo a mio parere in maniera corretta. Ciò nondimeno, provo sentimenti misti perché penso che si debba essere prudenti nell’adottare una legislazione che equivale a introdurre un’interferenza europea ancora maggiore a discapito degli Stati membri. Un esempio specifico è rappresentato dalla situazione nella periferia fiamminga di Bruxelles, dove l’Unione europea sta iniziando a interferire con una politica edilizia il cui scopo è consentire alle giovani famiglie fiamminghe di continuare a vivere nella loro area locale.

 
  
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  Martin Callanan (PPE-DE).(EN) Signor Presidente, anch’io mi sono espresso a favore della relazione Auken e lo ho fatto perché molti miei elettori nel nordest dell’Inghilterra sono tra quei denuncianti che si sono rivolti alla commissione per le petizioni del Parlamento in merito a questo vergognoso e flagrante abuso dei diritti di proprietà da parte del governo spagnolo e delle autorità locali. Sono stati infatti recentemente oggetto di un documentario televisivo realizzato da ITV North East, nel quale si sono rivelati e analizzati alcuni di questi casi strazianti a beneficio del pubblico locale.

Spero anche adesso, in questa fase tardiva, che il governo spagnolo e gli eurodeputati spagnoli pongano rimedio ad alcuni dei torti fatti e restituiscano qualcosa a queste persone alle quali è stata illegittimamente negata la proprietà riconoscendo che effettivamente quanto si è verificato è scandaloso. Uno scandalo corrotto. Molte delle operazioni cui hanno partecipato costruttori e il governo locale spagnolo sono francamente frutto di corruzione. Non aiutiamo nessuno non riconoscendo questo punto essenziale. Il governo spagnolo deve agire. Sono sinceramente disgustato da alcuni abusi verificatisi in quest’Aula a opera di colleghi spagnoli che hanno tentato di dissimulare tali pratiche.

 
  
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  Peter Skinner (PSE).(EN) Signor Presidente, anch’io ho votato a favore della relazione perché tantissimi miei elettori, come è avvenuto in tutta l’Unione europea, hanno subito pesantemente le conseguenze di questo specifico problema. La necessità di avere una certezza giuridica per gli acquisti immobiliari è fondamentale ed è l’obiettivo dell’odierna relazione, che cerca di ottenere quel genere di assicurazioni necessarie per operare un cambiamento, oltre ad affrontare le questioni specifiche poste nelle denunce relative a pratiche illegali da parte di costruttori del posto e talune autorità locali.

Ho votato a favore della relazione perché ritengo che contribuirà a garantire un processo formale ponendo in luce qualcosa che in passato ho considerato soltanto una dichiarazione derogatoria, ossia le “pratiche spagnole”. Vorrei che si garantisse che tale espressione non riveda mai più la luce del giorno, così come vorrei che Commissione, Consiglio e governo spagnolo affrontino la questione con la dovuta risolutezza in maniera che chi ha subito una perdita possa ottenere riparazione o chi è lì possa sentirsi sicuro.

 
  
  

- Relazione Millán Mon (A6-0114/2009)

 
  
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  Christopher Heaton-Harris (PPE-DE).(EN) Signor Presidente, prima di iniziare vorrei manifestarle quanto sono stato lieto nell’apprendere che i suoi genitori sono presenti in Aula, non solo perché fa piacere avere un pubblico, ma soprattutto perché così avranno modo di rendersi personalmente conto di come la sua equità nel presiedere le nostre sedute le abbia consentito di conquistarsi il rispetto dell’intera Camera, compreso quello dei conservatori britannici.

E’ vero, per quanto strano possa sembrare, che tra pochissimi giorni il presidente Obama verrà a Strasburgo. Guardando attraverso le barricate erette potrebbe pensare, sempre che il pensiero del Parlamento europeo lo sfiori, che la politica delle due sedi è assolutamente folle, uno spreco assoluto di denaro. Penserà infatti di questo nostro continuo girotondo:

“Round and round it goes,

And oh don’t you know,

This is the game that we came here for.

Round and round it goes”.

Ma presto ci lascerà, lo sguardo rivolto alla natura senza speranza del regolamento passepartout che mutila le imprese comunitarie, rassegnandosi all’idea che per noi non esiste ancora di salvezza.

E

“because [he has] nothing else here for you,

And just because it’s easier than the truth,

Oh if there’s nothing else that [he] can do –”

Volerà via – “fly for you” – via da questo posto, avendo avuto la netta percezione che l’importante è “always believe in your soul”, credere sempre nell’anima. “Luck has left [him] standing so tall”. Che fortuna aver raggiunto certe vette!

Grazie a Dio, gli Spandau Ballet si sono ri-formati!

 
  
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  Philip Claeys (NI).(NL) Signor Presidente, le relazioni transatlantiche sono un tema che mi sta a cuore e concordo in larga misura con le linee ampie tracciate dalla relazione Millán Mon. Nondimeno ho votato contro l’odierno documento perché contiene una serie di lacune notevoli. Per esempio, esso anticipa espressamente l’entrata in vigore del trattato di Lisbona, come del resto si sta facendo qui, mentre per il momento il trattato in questione non è stato affatto adottato. I votanti irlandesi dovrebbero essere rispettati.

Il testo parla inoltre dei problemi dei palestinesi senza tuttavia la sicurezza di Israele. Da ultimo, ma non meno importante, esso ribadisce l’invito agli Stati membri ad accettare alcuni detenuti di Guantánamo, presunti terroristi. Lo considero del tutto inaccettabile, così come è inaccettabile che non si dichiari chiaramente che gli Stati Uniti non possono interferire con la politica di allargamento dell’Unione e che, pertanto, la Turchia non ha spazio nella Comunità.

 
  
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  Hannu Takkula (ALDE).(FI) Signor Presidente, le relazioni transatlantiche sono molto importanti per noi europei. Non dobbiamo mai dimenticare che gli Stati Uniti, leader mondiali, condividono gli stessi valori degli Stati membri dell’Unione europea: democrazia, diritti dell’uomo e libertà di opinione. Ritengo che siano valori che ci uniscono e spero rafforzeranno anche in futuro le nostre relazioni.

Ora che gli Stati Uniti hanno una nuova amministrazione guidata dal presidente Obama, a essi si è prestata molta attenzione e in essi si sono riposte tante speranze, ma dobbiamo ricordare che né Obama né la sua amministrazione possono cambiare il mondo intero. Certo cercheranno di fare del loro meglio, ma sfide impegnative ci attendono e per questo le aspettative devono essere realistiche.

Detto questo, dobbiamo comunque tendere una mano agli Stati Uniti perché ci confrontiamo con sfide comuni, sfide che riguardano il terrorismo internazionale, e penso al fondamentalismo islamico che inizia a manifestarsi, ma anche sfide ambientali, e le relazioni transatlantiche ci consentono di affrontare questi problemi e altri che al momento affliggono gravemente tutto il pianeta.

 
  
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  Martin Callanan (PPE-DE).(EN) Signor Presidente, vorrei cogliere questa opportunità per rendere omaggio all’equità e all’imparzialità con cui lei ha sempre presieduto le nostre sessioni parlamentari. E’ un peccato che il presidente Pöttering non segua per certi versi il suo brillante esempio.

La presente relazione riguarda gli Stati Uniti e i rapporti USA-UE. Ovviamente l’America resta fondamentale per la sicurezza e la prosperità dell’Europa. Purtroppo in quest’Aula assistiamo a molti comportamenti antiamericani. Noi tutti nell’Unione europea dovremmo essere profondamente grati per il ruolo che gli Stati Uniti svolgono nel mondo e, in particolare, per quello che hanno svolto nella nostra storia recente. Rido a volte quando sento dire che l’Unione è responsabile di 60 anni di pace in Europa. Tutti sembrano dimenticare il contributo degli Stati Uniti e, ovviamente, della NATO per la pace in Europa. L’America non dovrebbe essere rivale dell’Unione europea. Dovrebbe essere invece partner e amica sulla base di relazioni transatlantiche rinsaldate.

 
  
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  Charles Tannock (PPE-DE).(EN) Signor Presidente, i conservatori britannici sono fieri del rapporto speciale che il nostro paese intrattiene con gli Stati Uniti e del ponte che esiste tra America ed Europa. Sosteniamo gli sforzi profusi dal presidente Obama per un impegno multilaterale con l’Unione europea.

La relazione cita tuttavia l’attuazione del trattato di Lisbona, alla quale siamo fortemente contrari, esortando anche gli Stati Uniti ad abolire la pena di morte, che per noi è una questione di coscienza personale. Vista l’attuale opposizione dei conservatori britannici alla corte penale internazionale, riconosciamo anche il diritto dell’America di non sottoscrivere lo statuto di Roma. Parimenti non vogliamo essere costretti a risistemare pericolosi terroristi provenienti dal campo di detenzione di Guantánamo Bay.

La relazione giustamente ribadisce che la NATO è la chiave di volta della sicurezza transatlantica e propone una nuova assemblea parlamentare transatlantica che rinforzi un reciproco impegno nei confronti dei nostri valori comuni di democrazia, libertà e diritti dell’uomo. Pertanto, tutto sommato, i conservatori britannici hanno votato a favore della relazione Millán Mon.

 
  
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  Peter Skinner (PSE).(EN) Signor Presidente, apprezzo particolarmente questa relazione e condivido alcuni punti appena sollevati, ma forse dovremmo esordire complimentandoci formalmente con Obama per la neoassunta presidenza. Non mi pare che tutti lo abbiamo rilevato oggi, ma è abbastanza evidente che si tratta di una ventata di aria fresca per ciò che speriamo diventi una relazione estremamente positiva con gli Stati Uniti.

Con estrema facilità sottolineiamo che tale relazione può risultare, come è ovvio, vantaggiosa per noi, ma non sottolineiamo con la stessa frequenza che dobbiamo rafforzarla e lavorare al suo interno. Per esempio, gli scambi tra i nostri due blocchi, secondo l’OCSE, sono i più intensi al mondo. E’ giusto che ciò ci faccia riflettere attentamente in merito alla regolamentazione e alla supervisione. Qualunque cosa venga decisa tra noi, a livello sia economico sia politico, è della massima importanza per il resto del mondo e spesso fissa standard globali.

Personalmente, in veste di membro della delegazione USA che si occupa del consiglio economico transatlantico, spero che si possa procedere nel lavoro già intrapreso in quella sede e tradurlo in impegno concreto in quest’Aula anziché assistere agli sciocchi sforzi di alcuni su temi come, per esempio, i polli, che concorrono a frustrare tale relazione.

 
  
  

- Relazione Lambrinidis (A6-0103/2009)

 
  
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  Philip Claeys (NI).(NL) Signor Presidente, è un bene che l’emendamento n. 5 sia stato respinto poiché tentava di eliminare un passaggio fondamentale della relazione, fondamentale perché difende la libertà di espressione. Dopo tutto, è un principio essenziale della democrazia che l’espressione di convinzioni politiche controverse non sia in alcun caso perseguibile. La libertà di espressione deve essere assoluta e deve sicuramente coprire le posizioni politiche anche su temi controversi come l’immigrazione e l’islam.

Per il resto, ritengo che si tratti di una relazione estremamente equilibrata, che individua una giusta armonia tra diritti e libertà e si pone correttamente nei confronti della censura. Mi sono dunque espresso a suo favore con grande convinzione.

 
  
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  Hannu Takkula (ALDE).(FI) Signor Presidente, la presente relazione dell’onorevole Lambrinidis concernente il rafforzamento della sicurezza e delle libertà fondamentali in Internet affronta un tema molto importante e di grande attualità. Condivido il parere che essa esprime, vale a dire che è importante preservare la libertà di espressione. Ciò rientra nei nostri diritti e nelle nostre libertà fondamentali. Non dobbiamo però mai dimenticare che la libertà di espressione comporta una responsabilità e in proposito la responsabilità è la considerazione più importante.

Oggi guardando i siti Internet dobbiamo ahimè riconoscere che vi è molto di quel genere di materiale che non fa alcun bene né alla società né allo sviluppo umano. Mi preoccupano in particolare bambini e giovani, il bene più prezioso per noi e per il nostro futuro. Dobbiamo assumerci la responsabilità di loro adesso agendo in maniera tale che possano acquisire le migliori conoscenze e competenze sviluppando atteggiamenti sani e Internet è una delle loro principali fonti di informazione.

Per questo motivo spero che si possa migliorare la sicurezza dei bambini aumentando la quantità di materiale in Internet che possa incoraggiarli, educarli e svilupparli, e non quel genere di cose che oggi ritroviamo purtroppo così frequentemente in grado di nuocere alla crescita della personalità dei giovani nella sua interezza.

 
  
  

Dichiarazioni di voto scritte

 
  
  

- Relazione Lehne (A6-0123/2009)

 
  
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  Alessandro Battilocchio (PSE), per iscritto. − Signor Presidente, onorevoli colleghi, per garantire un effettivo accesso alla giustizia da parte delle vittime delle violazioni delle norme sulla concorrenza sono necessari sforzi congiunti da parte dell’UE e degli Stati membri. Il Libro bianco presenta una serie di raccomandazioni volte a garantire che i soggetti danneggiati da questo tipo di violazioni abbiano accesso a meccanismi veramente efficaci per chiedere un risarcimento completo del danno subito.

Attualmente nella maggior parte degli Stati membri dell’UE esistono ostacoli seri che scoraggiano i consumatori e le imprese dal ricorso in tribunale per richiedere, a livello privato, un risarcimento dei danni derivanti da una violazione delle norme antitrust. Sebbene si siano registrati recentemente segni di miglioramento in alcuni Stati membri, negli scorsi decenni sono state presentate in Europa pochissime richieste. Le tradizionali norme e procedure sulla responsabilità civile in vigore nella maggior parte degli Stati membri sembravano essere inadeguate.

Sono favorevole ed apprezzo la predisposizione di un Libro bianco che offre una soluzione, a livello comunitario, al problema di garantire l’accesso alla giustizia alle parti, perseguendo in tal modo obiettivi di politica generale (nella fattispecie, assicurare un più ampio accesso alla giustizia dando attuazione alla politica della concorrenza e scoraggiando pratiche abusive da parte delle imprese), ma al tempo stesso impedendo liti pretestuose e temerarie.

 
  
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  Luca Romagnoli (NI), per iscritto. − Signor Presidente, onorevoli colleghi, esprimo la mia volontà di astenermi in merito alla relazione presentata dal collega Lehne riguardo al Libro bianco in materia di azioni di risarcimento del danno per violazione di norme antitrust comunitarie.

Sono infatti d’accordo con alcuni punti sottolineati nella relazione, ma mantengo un giudizio non positivo riguardo ad altri: per questo motivo decido di non votare la relazione così come presentata.

 
  
  

- Relazione Siekierski (A6-0091/2009)

 
  
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  Călin Cătălin Chiriţă (PPE-DE), per iscritto. – (RO) Ho votato a favore della relazione elaborata dall’onorevole Siekierski (PPE-DE, Polonia) in quanto propone l’estensione del programma di assistenza alimentare europeo agli indigenti.

Essendo stato sindaco del quinto distretto di Bucarest, mi preoccupo sempre di aiutare i poveri, specialmente quelli di origine etnica rom.

In tutta l’Unione europea, 80 milioni di persone (il 16 per cento della popolazione) vive al di sotto della soglia di povertà, cifra destinata ad aumentare a causa della crisi economica. In alcuni paesi che hanno recentemente aderito all’Unione, la povertà riguarda circa il 20 per cento della popolazione.

Il bilancio comunitario deve farsi carico dell’intero finanziamento dei programmi di assistenza alimentare in quanto alcuni Stati membri non saranno in grado di parteciparvi se si dovessero applicare percentuali di cofinanziamento.

Dobbiamo inoltre ridurre l’onere che grava sugli Stati membri con reddito pro capite basso o il cui bilancio si confronta con difficoltà finanziarie, come è il caso della Romania.

I prodotti provenienti dalle scorte di intervento o acquistati sul mercato devono essere di origine comunitaria dando la preferenza agli alimenti freschi di produzione locale, vale a dire che ai poveri rumeni si dovranno distribuire prodotti rumeni acquistati con fondi europei.

 
  
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  Koenraad Dillen (NI) , per iscritto. − (NL) Ho votato a favore della relazione sulla modifica di un regolamento concernente il finanziamento della politica agricola comune e l’organizzazione comune dei mercati agricoli per quanto concerne la distribuzione di derrate alimentari agli indigenti. Secondo i dati a nostra disposizione, nel 2006 all’incirca 13 milioni di cittadini degli Stati membri hanno usufruito di tale programma, risultato sicuramente degno di nota, ma l’assistenza ai poveri nell’Unione deve essere notevolmente intensificata.

Tanto per iniziare, dimezziamo o riduciamo a un terzo la retribuzione dei commissari europei. Il gruppo di riflessione europeo “Open Europe” ha calcolato che, regimi pensionistici inclusi, i commissari guadagnano mediamente 2,5 milioni di euro in cinque anni, il che è a dir poco scandaloso. L’altra metà di questo denaro potrebbe essere meglio spesa per ridurre la povertà. Forse sarebbe un modo per riconciliare il pubblico europeo con la cosiddetta “Europa”.

 
  
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  Edite Estrela (PSE), per iscritto. – (PT) Ho votato a favore della proposta per un regolamento concernente la distribuzione di derrate alimentari agli indigenti. La povertà è uno dei problemi più gravi con i quali l’Unione europea deve attualmente confrontarsi. Nel 2006 quasi 79 milioni di persone erano a rischio di povertà, il che dimostra chiaramente la necessità di programmi di assistenza alimentare.

Poiché la proposta della Commissione è intesa a distribuire cibo agli indigenti e migliorare la pianificazione affinché i fondi possano essere utilizzati in maniera più efficiente e ricordando anche che, intrapreso nel 1987, il programma di distribuzione di derrate alimentari è già andato a beneficio di più di 13 milioni di persone, penso che la prosecuzione del programma sia indispensabile e positiva.

 
  
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  Hélène Goudin e Nils Lundgren (IND/DEM), per iscritto. − (SV) Riteniamo che lo scopo iniziale del programma, vale a dire distribuire scorte di intervento agli indigenti, sia stato formulato in maniera bizzarra sin dall’inizio. Mescolare la politica agricola alla politica sociale può essere auspicabile, ma diventa complicato. Di recente, la quota di prodotti non provenienti dalle scorte di intervento è stabilmente aumentata. All’ultimo calcolo, circa l’85 per cento del cibo risultava acquistato sul mercato aperto.

Riteniamo che la distribuzione di derrate alimentari agli indigenti nella Comunità debba essere abolita. La situazione degli indigenti negli Stati membri dovrebbe essere affrontata dagli stessi Stati membri o dai comuni. Sono questi i livelli politici di responsabilità che dovrebbero garantire, attraverso la loro politica sociale, che tutti i cittadini godano del diritto a un livello di sussistenza minimo. Spetta a loro decidere se ciò deve avvenire attraverso prestazioni sociali, la distribuzione di derrate alimentari o altri strumenti.

La commissione per l’agricoltura e lo sviluppo rurale del Parlamento europeo propone che l’assistenza alimentare sia interamente finanziata dall’Unione. Le idee espresse in sede di commissione solo per procacciarsi prodotti agricoli sul mercato sono sbalorditive.

Come sempre, Junilistan rileva che, in tale situazione, è una fortuna che il Parlamento europeo non disponga di poteri di codecisione per quanto concerne la politica agricola della Comunità, altrimenti l’Unione cadrebbe nella trappola del protezionismo e del pesante sovvenzionamento di vari gruppi che operano in tale ambito.

 
  
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  Jeanine Hennis-Plasschaert, Jules Maaten, Toine Manders e Jan Mulder (ALDE), per iscritto. − (NL) La delegazione olandese del partito popolare per la libertà e la democrazia (VVD) al Parlamento europeo ha votato a favore della relazione Siekierski poiché appoggia la distribuzione di derrate alimentari agli indigenti nella Comunità. I suoi deputati non concordano tuttavia con le disposizioni della relazione in cui si afferma che tali programmi di distribuzione devono essere finanziari esclusivamente dal bilancio comunitario.

 
  
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  Alexandru Nazare (PPE-DE), per iscritto. – (RO) Ho votato a favore della relazione che il programma alimentare di cui si considera l’estensione è uno strumento fondamentale per aiutare gli indigenti che stanno soffrendo moltissimo nell’attuale crisi economica, anche per soddisfare le esigenze di base. Si tratta inoltre di un intervento sensato per sfruttare le risorse alimentari dell’Unione in maniera efficace in quanto distribuisce prodotti rimasti inutilizzati a chi ne ha bisogno promuovendo nel contempo la domanda sul mercato alimentare comunitario.

Sono altresì favorevole a che tali programmi di assistenza alimentare siano interamente finanziati dal bilancio dell’Unione perché applicare percentuali di cofinanziamento ostacolerebbe notevolmente il processo e l’attuazione tempestiva delle misure per conseguire rapidamente risultati.

Penso però che alle autorità nazionali si debbano conferire maggiori funzioni per quanto concerne l’amministrazione degli aiuti in loco, dato che conoscono meglio la situazione locale e le esigenze specifiche della popolazione.

 
  
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  Karin Riis-Jørgensen (ALDE), per iscritto. − (DA) Gli eurodeputati del partito liberale danese hanno votato contro la proposta della Commissione europea concernente la distribuzione di derrate alimentari agli indigenti perché è stata presentata con una base giuridica che si richiama alla politica agricola sebbene non si tratti di uno strumento della PAC. Il bilancio agricolo non può essere utilizzato per attuare la politica sociale, che è responsabilità degli Stati membri.

 
  
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  Luca Romagnoli (NI), per iscritto. − Signor Presidente, onorevoli colleghi, esprimo il mio voto favorevole in merito alla relazione del collega Siekierski riguardo la distribuzione di derrate alimentari agli indigenti nella Comunità.

Ritengo che il problema della povertà sia una questione molto rilevante anche nella benestante Europa, nella quale più di 80 milioni di persone sono a rischio povertà e una gran parte di queste risiede nei Paesi entrati a far parte dell’UE nel 2004 e nel 2007. Convengo, dunque, con il relatore sulla necessità di ampliare l’assortimento di prodotti forniti nell’ambito di tale programma di aiuto alimentare e sul fatto che la fonte primaria di approvvigionamento dovrebbe essere rappresentata dalle scorte d’intervento sul mercato agricolo, costituendo ciò un punto importante della politica agricola comune.

Accolgo, inoltre, con favore la proposta del relatore di un finanziamento completo del programma di assistenza alimentare da parte dell’UE, poiché la proposta di cofinanziamento avanzata dalla Commissione potrebbe indurre gli Stati membri ad aderire in misura minore al programma, specie in un momento di difficoltà economica quale quello che molti Stati stanno attraversando.

 
  
  

- Relazione Karim (A6-0131/2009)

 
  
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  David Martin (PSE), per iscritto. − (EN) L’Unione europea è il principale investitore straniero e il più grande partner commerciale dell’India. Forgiare un’alleanza economica è dunque fondamentale per entrambi. Sostengo la relazione perché sottolinea che l’accordo dovrebbe garantire che l’incremento degli scambi bilaterali crei vantaggi per il maggior numero possibile di persone e contribuisca agli obiettivi di sviluppo del millennio, tra cui la prevenzione del degrado ambientale. Mi rammarico però per il fatto che il testo del PPE abbia sostituito il testo concordato in commissione, che era più progressista.

 
  
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  Rovana Plumb (PSE), per iscritto. – (RO) L’India era il 17° partner commerciale dell’Unione nel 2000 e il 9° nel 2007, mentre tra il 2000 e il 2006 gli scambi comunitari di prodotti con l’India sono aumentati all’incirca dell’80 per cento.

In quanto socialdemocratica, apprezzo il fatto che l’India hanno compiuto progressi notevoli in termini di istruzione primaria universale, riduzione della povertà e miglioramento dell’accesso a un’acqua potabile sicura. Noto anche, però, che il paese è ancora in ritardo rispetto alla maggior parte degli obiettivi di sviluppo del millennio come la mortalità infantile, la salute materna, la malnutrizione dei bambini e la lotta alla malaria, alla tubercolosi e all’HIV/AIDS.

Ho votato a favore della relazione per approvare l’accordo di libero scambio UE-India nella convinzione che un siffatto accordo offra future possibilità di aumento degli investimenti, degli scambi e delle opportunità commerciali da esso derivanti, visto che dopotutto si tratta di un accordo che crea una situazione favorevole per ambedue le parti.

 
  
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  Luís Queiró (PPE-DE), per iscritto. – (PT) L’accordo di libero scambio con l’India rappresenta un ulteriore passo intrapreso dall’Europa e dall’India verso l’apertura dell’economia mondiale e l’espansione dei suoi vantaggi, ma è anche un segno particolarmente positivo nell’attuale contesto. Apprezzo dunque la conclusione di tale accordo. Avendolo analizzato, mi corre tuttavia l’obbligo di formulare alcuni ulteriori commenti critici.

Affinché il libero scambio funzioni in maniera corretta, è necessario rispettare una serie di norme che impediscano la contraffazione e l’uso di prodotti vietati nei paesi di destinazione. Anche le indicazioni di origine devono essere chiare. In poche parole, le informazioni devono essere presenti e trasparenti e gli accordi internazionali devono essere rispettati.

Un altro aspetto importante è l’idea che i vantaggi del libero scambio sono reciproci. In altre parole, aprire le frontiere non significa soltanto aprire i mercati dei paesi sviluppati ai prodotti di paesi terzi. I pregi del libero scambio consistono nella reciproca opportunità di scambiare prodotti e nell’apertura delle economie. Orbene, tali pregi devono essere estesi ai paesi in via di sviluppo o rapida crescita, ma ciò accadrà soltanto se in tali paesi si ridurranno anche le barriere al commercio e all’investimento.

 
  
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  Luca Romagnoli (NI), per iscritto. − Signor Presidente, onorevoli colleghi, esprimo il mio voto contrario alla relazione dell’onorevole Karim riguardante l’accordo di libero scambio tra Unione europea e India.

Ritengo ,infatti, che la conclusione di tali accordi debba assolutamente essere subordinata al rispetto dei diritti umani fondamentali e della democrazia, cosa da cui il paese in questione è ben lontano. L’inserimento di clausole su diritti umani e democrazia nell’accordo è chiaramente insufficiente a garantire che tali condizioni di base vengano rispettate, così come la promessa del rafforzamento delle consultazioni in seno al Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite: le persecuzioni contro le minoranze religiose e i difensori dei diritti umani in India continuano ad essere tristemente testimoniate dalla stampa internazionale. Pertanto ritengo francamente inaccettabile che accordi economici di tale sorta vengano siglati.

 
  
  

- Relazione Lehtinen (A6-0065/2009)

 
  
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  Hélène Goudin e Nils Lundgren (IND/DEM), per iscritto. − (SV) La presente relazione sostiene che è importante per i lavoratori essere consapevoli dei propri diritti e avere una conoscenza corretta del diritto del lavoro e dei contratti collettivi. Il relatore osserva inoltre che la direttiva sul distacco dei lavoratori deve essere rispettata e sottolinea il valore dei principi di sussidiarietà e proporzionalità, tutte richieste auspicabili.

Tuttavia, alcune formulazioni contenute nella relazione si spingono troppo oltre. Non possiamo infatti accettare i passaggi che difendono l’introduzione a livello di Unione di uno strumento giuridico comunitario che copra retribuzioni, contributi previdenziali, imposte e indennizzi per infortuni sul lavoro, aspetti troppo importanti per poter appoggiare questo genere di formulazione o richiesta.

Abbiamo dunque scelto di sostenere la risoluzione alternativa presentata dai gruppi PSE, ALDE e Verts/ALE poiché limita i paragrafi concernenti lo strumento giuridico comunitario. Alla votazione finale sulla relazione ci asterremo in quanto, sebbene alcune parti del testo siano positive, i passaggi riguardanti lo strumento giuridico comunitario sono troppo lungimiranti.

 
  
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  David Martin (PSE), per iscritto. − (EN) Sono a favore della presente relazione che invoca norme chiare e responsabili per il subappalto in Europa. La relazione proteggerà i lavoratori delle imprese subappaltatrici esortando la Commissione a elaborare uno strumento giuridico comunitario chiaramente definito che introduca una responsabilità in solido a livello europeo.

 
  
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  Luca Romagnoli (NI), per iscritto. − Signor Presidente, onorevoli colleghi, esprimo il mio voto favorevole riguardo alla relazione presentata dal collega Lehtinen sulla responsabilità sociale delle imprese subappaltanti nelle catene di produzione.

Convengo con il relatore sul fatto che la diffusione del subappalto nell’Unione europea ha raggiunto livelli molto avanzati: ciò ha fatto emergere diverse problematiche legate, ad esempio, alle implicazioni giuridiche per datori di lavoro e lavoratori e alla difficoltà di accertare l’adempimento degli obblighi di natura fiscale e previdenziale.

Mi trovo quindi d’accordo con il relatore sull’opportunità di adottare a livello europeo un sistema di "responsabilità solidale", grazie al quale l’appaltatore principale è incentivato a controllare che l’attività del subappaltatore sia svolta nel rispetto della normativa vigente. In questo modo si fornirebbe anche un contributo alla lotta all’economia sommersa, impedendo la concorrenza sleale di imprese che offrono salari inferiori al livello minimo.

 
  
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  Bart Staes (Verts/ALE), per iscritto. − (NL) Secondo uno studio della Fondazione di Dublino, l’esternalizzazione di interventi a subappaltatori è una delle maniere più efficaci per compromettere la legislazione sociale. I subappaltatori sono presenti in molti settori, tra i quali l’edilizia è il più noto. La relazione esorta la Commissione a adottare una legislazione definitiva sulla responsabilità sociale nel subappalto in tutto il processo di produzione.

Fin troppo spesso i committenti trasferiscono la responsabilità ai subappaltatori, che a loro volta esternalizzano il lavoro. L’applicazione del diritto del lavoro non è pertanto più monitorabile. Chi lavora per un subappaltatore ed è prossimo all’estremo della catena di produzione non sempre opera nelle migliori condizioni di lavoro e ne conseguono violazioni delle norme di base e il mancato rispetto dei diritti fondamentali dei lavoratori. E’ difficile per gli ispettorati del diritto sociale sorvegliare la situazione, perché non sempre è chiaro a chi incomba la responsabilità in un determinato momento. Ciò a sua volta induce nei subappaltatori la tentazione di assumere un atteggiamento più lassista nei confronti dei contributi previdenziali, del rispetto delle tariffe legalmente stabilite e dell’osservanza dei periodi di riposo previsti per legge.

In alcuni Stati membri è già obbligatorio che i committenti si facciano carico dell’intera responsabilità sociale dei loro subappaltatori. La natura del lavoro sempre più transfrontaliera rende decisamente indispensabile una direttiva europea. Avallo pertanto incondizionatamente la relazione.

 
  
  

- Relazione Batzeli (A6-0094/2009)

 
  
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  Alessandro Battilocchio (PSE), per iscritto. − Nel gennaio 2009 la crescita dei prezzi alimentari in Italia è risultata superiore del 40% rispetto alla media dei primi 15 paesi dell’Unione europea, dimostrando l’esistenza di pesanti distorsioni nel passaggio degli alimenti dal campo alla tavola.

Secondo i dati Istat, nel gennaio 2009 il tasso tendenziale di crescita dei prezzi degli alimenti è risultato pari al 3,7% in Italia, contro il 2,3% della Francia, l’1,9% della Spagna, l’1% della Germania e il 2,6% nell’Unione europea. Dall’analisi Istat si evidenzia inoltre che le maggiori differenze rispetto ai partner comunitari si sono verificate per il capitolo pane, pasta e cereali, che utilizzano materie prime come il grano, il cui prezzo è fissato a livello internazionale e non presenta differenze tra i diversi Paesi. L’aumento della forbice dei prezzi tra produzione e consumo conferma la presenza di forti distorsioni esistenti nel passaggio degli alimenti dal campo alla tavola in Italia.

Gli effetti hanno colpito con maggiore intensità le famiglie a basso reddito, dove i generi alimentari costituiscono la principale voce di spesa. Anche le piccole e medie imprese di trasformazione dei generi alimentari hanno subito pesanti ripercussioni. Il problema del divario tra prezzo alla produzione e prezzo al consumo è giunto a un punto tale da richiedere un’azione immediata da parte delle Istituzioni europee.

 
  
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  Călin Cătălin Chiriţă (PPE-DE), per iscritto. – (RO) Ho votato a favore della relazione presentata dall’onorevole Batzeli (Grecia) in quanto ritengo che l’Unione debba prestare aiuto a produttori e consumatori.

Poiché le grandi catene al dettaglio abusano della loro posizione di mercato dominante, i prezzi pagati dai consumatori europei sono mediante cinque volte superiori rispetto ai prezzi alla produzione. Gli agricoltori generalmente percepiscono l’8 per cento del prezzo al dettaglio finale.

Chiediamo dunque l’introduzione di politiche comunitarie che agevolino contatti diretti tra produttori e consumatori. L’Unione deve sostenere l’impiego di nuove tecnologie e Internet per fornire ai consumatori informazioni più dettagliate sui prodotti, semplificando nel contempo l’accesso dei produttori al mercato.

Occorrono inoltre misure per attribuire maggiore importanza al concetto di “prodotti locali” e fornire un supporto più efficace ai mercati alimentari tradizionali o altri tipi tradizionali di commercio.

I prodotti tradizionali rumeni devono essere sostenuti sul mercato europeo.

 
  
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  Ole Christensen, Dan Jørgensen, Poul Nyrup Rasmussen, Christel Schaldemose e Britta Thomsen (PSE), per iscritto. − (DA) I socialdemocratici danesi al Parlamento europeo – onorevoli Rasmussen, Thomsen, Schaldemose, Jørgensen e Christensen – hanno votato a favore della relazione concernente i prezzi dei prodotti alimentari in Europa. E’ parere della delegazione che la concentrazione di supermercati e la mancanza di concorrenza significhino che sia i consumatori sia gli agricoltori all’interno dell’Unione ci rimetteranno. La delegazione non concorda però con l’affermazione contenuta nel paragrafo 6 della relazione secondo cui è deplorevole che le misure di intervento vengano smantellate. Ciò è infatti necessario per rendere redditizia l’agricoltura europea.

 
  
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  Esther De Lange (PPE-DE), per iscritto. − (NL) Vorrei formulare una dichiarazione di voto sulla relazione Batzeli a nome della delegazione olandese dell’Unione cristiano-democratica (CDA). A nostro giudizio, questa certamente non è la più elegante delle relazioni. Molti punti sono formulati in maniera prolissa o ridondante. Nutriamo anche dubbi in merito ad alcuni requisiti che tendono troppo verso un intervento statale socialista, così come al divieto assoluto di vendita sottocosto, che potrebbe sembrare un’idea valida, ma è impraticabile. In agricoltura, riteniamo che questo sia un aspetto importante. Quanto al dumping, ovviamente spetta agire all’autorità competente.

Ciò nonostante, abbiamo votato a favore della relazione Batzeli perché contiene una serie di elementi importanti che la risoluzione alternativa di fatto cerca di annullare. Mi riferisco in particolare allo studio dei margini dei vari anelli della catena di produzione alimentare e all’invito affinché al Commissione europea analizzi il potere dei supermercati nell’ambito della concorrenza, dato che il Parlamento europeo lo ha chiesto più di una volta. Ci pare di capire da quanto affermato dalla Commissione che lo studio dei margini può essere svolto in parte in base ai dati esistenti in possesso della Commissione e pertanto presupponiamo che tale studio non comporterà un aumento notevole dei costi amministrativi.

 
  
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  Edite Estrela (PSE), per iscritto. – (PT) Ho votato a favore della relazione concernente i prezzi dei prodotti alimentari in Europa perché ritengo che occorra un’azione politica per contrastare l’aumento dei prezzi dei prodotti agricoli e alimentari e il divario tra il prezzo incassato dal produttore e quello corrisposto dal consumatore. In Europa, il prezzo pagato dal consumatore è pari all’incirca al quintuplo del prezzo versato al produttore, una situazione che ha inciso sui nuclei familiari a basso reddito, per i quali la spesa alimentare rappresenta la quota maggiore del bilancio familiare.

 
  
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  Hélène Goudin e Nils Lundgren (IND/DEM), per iscritto. − (SV) Come di consueto, questa relazione che sollecita pareri della commissione per l’agricoltura e lo sviluppo rurale contiene proposte che comporteranno maggiori costi per il bilancio dell’Unione.

Non avalliamo le idee principali della relazione che, tra l’altro, si rammarica per lo smantellamento in atto delle misure di intervento comunitarie sul mercato agricolo. Parimenti siamo contrari alla proposta della commissione di “misure di gestione del mercato”.

La commissione per l’agricoltura e lo sviluppo rurale del parlamento europeo dovrebbe anche ricordare che la situazione dei prezzi è diversa nei vari Stati membri. La proposta della commissione di creare un database europeo per i cittadini contenente prezzi di riferimento per prodotti e materie prime, nonché informazioni sui costi di energia, retribuzioni, locazioni, dazi e imposte per l’intera Europa, è a nostro parere completamente avulsa dalla realtà. Per svariati motivi, i prerequisiti per effettuare raffronti tra gli Stati membri semplicemente non esistono.

Troviamo altresì strana la proposta contenuta nella relazione riguardante un marchio speciale per i prodotti agricoli europei. Quale motivazione si cela dietro tale proposta? Un tentativo di incoraggiare il protezionismo?

Come sempre, Junilistan rileva che, in tale situazione, è una fortuna che il Parlamento europeo non disponga di poteri di codecisione per quanto concerne la politica agricola della Comunità, altrimenti l’Unione cadrebbe nella trappola del protezionismo e del pesante sovvenzionamento di vari gruppi che operano in tale ambito.

Abbiamo votato contro la relazione concernente i prezzi dei prodotti alimentari in Europa.

 
  
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  Astrid Lulling (PPE-DE), per iscritto. – (FR) Nessuno contesta le finalità della presente relazione sul divario tra i prezzi corrisposti ai produttori e quelli pagati dai consumatori. E’ necessaria una maggiore trasparenza del mercato per garantire che i produttori siano sufficientemente remunerati e i prezzi pagati dai consumatori finali siano giustificati.

Purtroppo, il testo adottato in commissione contiene proposte incompatibili con l’economia di mercato sociale. Queste proposte notevolmente autoritarie sul controllo dei prezzi, i margini e i mercati unicamente richiamano alla mente le troppe formule fallite che pensavamo ormai appartenessero al passato.

Mi rammarico per il fatto che la relazione si concentri soltanto sui distributori anziché tener conto della catena di produzione nel suo complesso. Sono infatti spesso le grandi imprese di trasformazione ad acquistare i prodotti dagli agricoltori e abusare della loro posizione di mercato dominante per venderli ai distributori a prezzi esorbitanti.

Inoltre, creare database europei per ogni genere di costi e margini, come propone la relazione, comporterebbe un costo amministrativo notevole per le imprese, che inevitabilmente sarebbe trasferito ai prezzi al dettaglio e da questi assorbito.

Per evitare queste cattive abitudini, ho presentato una risoluzione alternativa sottoscritta da 40 colleghi in segno di approvazione.

 
  
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  Alexandru Nazare (PPE-DE), per iscritto. – (RO) Regolamentare a livello comunitario il problema delle pratiche sleali adottate dalle grandi catene di distribuzione al dettaglio a discapito dei produttori è molto importante per la Romania. Anche qui la questione degli abusi perpetrati dalle catene di supermercati è motivo di preoccupazione sia per i produttori sia per i consumatori. Oltre all’accumulo di “oneri nascosti”, obbligatori per qualunque prodotto, che gravano sui produttori, i supermercati vietano ai produttori di vendere i loro prodotti a prezzi inferiori in altri punti di vendita. A causa di tutte queste regolamentazioni, i prodotti hanno un costo superiore anche del 30 per cento. Il consumatore è in buona sostanza colui che paga il prezzo sovrastimato del prodotto.

Le misure proposte dall’onorevole Batzeli nella sua relazione sono intese a ridurre le pressioni esercitate dai supermercati promovendo un rapporto diretto tra consumatori e produttori. Per questo ho votato per la sua adozione.

L’indagine proposta nella relazione sulla distribuzione dei margini di profitto ci consentirà di trarre una serie di conclusioni in merito alle misure corrette per garantire la trasparenza dei prezzi nella catena produttore-trasformatore-dettagliante e penalizzare le pratiche abusive.

La negoziazione dei prezzi tra fornitori e dettaglianti deve permettere l’uso di prezzi diversi caso per caso, contribuendo in tal modo a garantire un ambiente concorrenziale sano.

 
  
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  Athanasios Pafilis (GUE/NGL), per iscritto. – (EL) La relazione mette più volte in luce la ben nota situazione di monopolio creatasi nella trasformazione e nella commercializzazione dei prodotti alimentari, non dichiarando però che tale situazione è una scelta consapevole dell’Unione europea e dei governi degli Stati membri nel quadro della strategia di Lisbona e della PAC.

La liberalizzazione dei mercati, gli incentivi alle concentrazioni e alle acquisizioni e la ricerca di utile e competitività nel settore alimentare sono sfociati in sovranità delle multinazionali, prezzi al consumo più alti, prezzi alla produzione più bassi e maggiori utili per il capitale.

La PAC ha dato un apporto decisivo a tale sviluppo abolendo i prezzi minimi garantiti e svendendo gli operatori con aziende agricole medio-piccole all’OMC in maniera che le multinazionali potessero ottenere materie prime a prezzi irrisori e perseguendo o comprimendo le cooperative a dispetto degli ipocriti pronunciamenti delle parti che sostengono il “senso unico” europeo.

Un esempio è rappresentato dalla produzione di latte in Grecia, dove il cartello del latte sta costringendo al ribasso i prezzi alla produzione mantenendo alle stesse i prezzi al consumo intascando ingenti profitti. Oggi promuove il consumo di prodotti con scarso valore nutrizionale mettendo a repentaglio la sopravvivenza di migliaia di allevatori impossibilitati a commercializzare i propri prodotti in un paese che produce il 50 per cento del suo fabbisogno.

La lotta per un cibo economicamente accessibile e sicuro e la sopravvivenza dei poveri agricoltori richiede un’alleanza forte tra lavoratori, agricoltori, autonomi e il potere e l’economia della base.

 
  
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  Luca Romagnoli (NI), per iscritto. − L’aumento dei prezzi dei prodotti alimentari in Europa è sotto gli occhi di tutti i cittadini e costituisce un gravissimo problema che richiede azione immediata da parte dell’Unione europea. Dichiaro pertanto il mio voto favorevole alla relazione della collega Batzeli, la quale affronta la questione in maniera, a mio parere, completa e propone interventi decisamente utili ai fini della risoluzione della questione.

È assolutamente necessario prendere provvedimenti atti a ridurre l’attuale divario tra prezzo di produzione e prezzo al consumo, causato dal malsano meccanismo di trasmissione dei prezzi che include speculazioni sui generi alimentari e un maggiore coinvolgimento degli intermediari. Concordo con la collega nel ritenere che il crescente grado di concentrazione della commercializzazione e distribuzione dei generi alimentari ha contribuito in maniera notevole all’aumento del prezzo al consumo rispetto al prezzo di produzione.

Urgono misure quali quelle suggerite dalla relatrice per la maggiore trasparenza della struttura dei prezzi e dei margini di profitto tramite l’azione coordinata delle autorità per la concorrenza nazionali, un maggiore controllo del mercato e delle tendenze dei prezzi dei prodotti alimentari in Europa e un’efficace incentivazione al consumo dei cibi prodotti localmente, che contribuiscono per definizione all’accorciamento della catena di distribuzione e al sostegno ai mercati alimentari tradizionali, attualmente in seria difficoltà.

 
  
  

- Relazione Auken (A6-0082/2009)

 
  
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  Michael Cashman (PSE), per iscritto. − (EN) Unitamente ai miei colleghi del partito laburista al Parlamento europeo ho deciso di sostenere la relazione iniziale, che offre la risposta più soddisfacente alle centinaia di petizioni presentate da cittadini europei, vittime della massiccia corsa all’urbanizzazione in Spagna, della cementificazione e della distruzione delle coste.

Le risoluzioni alternative presentate hanno modificato sostanzialmente la relazione senza rispecchiare la posizione coerente che da 5 anni manteniamo.

 
  
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  Derek Roland Clark (IND/DEM), per iscritto. − (EN) La relazione è un esercizio cosmetico volto ad alimentare false speranze nelle centinaia di richiedenti in vista delle elezioni parlamentari europee sostenendo di poter intraprendere azioni per le quali, come conferma la commissione giuridica, l’Unione non è competente, per cui neppure la minaccia dell’onorevole Auken di opporsi al prossimo bilancio comunitario se le richieste della relazione non dovessero essere soddisfatte potrebbe aiutare chi ha acquistato immobili in Spagna di cui poi si è visto privato. L’UKIP non si renderà complice di questo inganno.

 
  
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  Richard Corbett (PSE), per iscritto. − (EN) Ho votato a favore della presente relazione che dà seguito a un gran numero di petizioni trasmesse al Parlamento da vittime e cittadini interessati in tutta Europa. La relazione dimostra che la massiccia urbanizzazione in varie regioni della Spagna è avvenuta abusando dei diritti di proprietà, degradando l’ambiente, compromettendo l’approvvigionamento e la qualità dell’acqua e spesso mietendo vittime prive di qualunque riparazione o mezzo di ricorso, pur avendo probabilmente perso i risparmi di una vita.

Spero che la relazione aiuti molti miei elettori e i cittadini di tutta l’Europa che sono stati colpiti dal fenomeno nella loro battaglia per avere giustizia.

 
  
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  Avril Doyle (PPE-DE), per iscritto. − (EN) A causa di un conflitto di interessi, mi sono astenuta a tutte le votazioni.

 
  
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  Hélène Goudin e Nils Lundgren (IND/DEM), per iscritto. − (SV) Ci rendiamo conto che possono sussistere gravi problemi nel settore edile in Spagna e che può essere accaduto che ignari cittadini abbiano acquistato immobili in buona fede per poi scoprire che l’impresa edile non aveva legalmente il diritto di edificare. Questi sono tuttavia problemi che possono e devono essere risolti entro il quadro giuridico dello Stato membro. Una volta esperite tutte le vie di ricorso a livello nazionale in conformità dell’articolo 35 della convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali, i singoli cittadini possono rivolgersi alla Corte europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo.

Non vi è motivo di introdurre legislazioni a livello comunitario per affrontare tali questioni né che il Parlamento come istituzione si occupi dell’argomento. Tanto meno intendiamo partecipare in alcun modo ai vari progetti di risoluzione alternativa presentati dai colleghi spagnoli che complicano la questione innestandovi elementi di politica interna.

 
  
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  Fiona Hall (ALDE), per iscritto. − (EN) Formulo una dichiarazione di voto in merito alla relazione Auken a sostegno di tre elettori distinti che si sono rivolti a me chiedendomi aiuto. In ciascuno dei tre casi, l’elettore ha investito i risparmi di una vita nell’acquisto di un’abitazione e un terreno a Valenza. In ciascun caso, all’atto dell’acquisto sono state seguite le corrette procedure legali. Tuttavia, in ciascun caso, l’elettore ha successivamente dovuto subire richieste illegali di espropriazione del terreno da parte delle autorità del luogo.

Questi sono soltanto tre delle tante migliaia di casi di ingiustizia subiti da cittadini europei proprietari di immobili in Spagna. Chiedo alla Commissione di agire prontamente e risolutamente secondo le raccomandazioni contenute nella relazione Auken.

 
  
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  Mikel Irujo Amezaga (Verts/ALE), per iscritto. – (ES) Ho votato a favore della relazione Auken perché critica senza mezzi termini l’imprudente politica urbanistica attuata dallo Stato spagnolo e mette in luce l’utilizzo improprio dei fondi comunitari in ambito urbanistico e ambientale.

Vorrei inoltre sottolineare quanto sia stato vano il tentativo dei colleghi spagnoli del partito popolare (PP) e del partito socialista operaio spagnolo (PSOE) che non sono stati in grado di pervenire a un accordo per presentare una risoluzione alternativa che raccogliesse la maggioranza necessaria, per cui ambedue sono stati sconfitti confermando ancora una volta che l’ultimo tema sul quale concordano è l’opposizione al nazionalismo basco. I socialisti e i membri del partito popolare hanno cercato di esercitare pressione sui colleghi affinché votassero a favore delle rispettive risoluzioni che attenuavano notevolmente le critiche mosse dalla relatrice.

Vorrei affermare con chiarezza che il governo spagnolo partecipa a una pratica che sistematicamente comporta il maltrattamento dei suoi cittadini, la distruzione dell’ambiente e una corruzione su vasta scala. Ritengo che i corrispondenti poteri vadano immediatamente trasferiti a Euskadi.

 
  
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  David Martin (PSE), per iscritto. − (EN) Migliaia di cittadini europei continuano a essere vittime di un sistema di urbanizzazione di massa, come testimoniano le tantissime petizioni riguardanti l’abuso dei diritti legittimi di cittadini europei rispetto alla loro proprietà e al loro ambiente. Il problema è stato causato da appalti pubblici con un controllo insufficiente delle procedure urbanistiche da parte delle autorità locali e regionali. La risoluzione adottata dovrebbe iniziare a proporre soluzioni concrete a coloro che in Spagna vivono nelle zone interessate.

 
  
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  Willy Meyer Pleite (GUE/NGL), per iscritto. – (ES) Essendo stato coinvolto sin dall’inizio nell’elaborazione della relazione Auken, che ha ottenuto il sostegno sia degli spagnoli sia degli europei, ne ho difeso incondizionatamente il contenuto. Appoggio pienamente la relazione perché rivela chiaramente il coinvolgimento di tutte le amministrazioni spagnole, dal governo centrale ai governi regionali autonomi e alle autorità locali, nello sviluppo di un modello economico basato sulla speculazione edilizia, che è stato devastante per l’ambiente, l’economia e lo sviluppo sociale della Spagna.

La relazione, che ha retto le pressioni esercitate dal partito popolare (PP) e dal partito socialista operaio (PSOE), mette in luce la clemenza sia della risoluzione politica sia della decisione giudiziaria sul tema, una clemenza che ha portato all’impunità delle autorità, includendo peraltro la dichiarazione di una moratoria sui piani urbanistici che non si conformano ai criteri di sostenibilità ambientale e responsabilità sociale, in maniera che si possano approfondire le irregolarità ed evitare una politica dei faits accomplis.

La relazione chiede inoltre che il governo spagnolo istituisca un gruppo di lavoro al quale partecipino tutte le amministrazioni, esortando a condurre un dibattito pubblico sulla pianificazione urbanistica in Spagna, che consentirà di adottare provvedimenti di legge contro la speculazione e lo sviluppo insostenibile ponendo fine alla normativa à la carte applicata in regioni autonome come Aragona e Valenza.

 
  
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  Bogusław Rogalski (UEN), per iscritto. – (PL) Ho votato a favore della relazione Auken concernente l’impatto della massiccia urbanizzazione in Spagna sui diritti individuali dei cittadini europei, l’ambiente e l’applicazione del diritto comunitario sulla base delle petizioni da me ricevute.

Sussistono molte prove che dimostrano come nelle zone costiere stia avvenendo un’urbanizzazione selvaggia, la cui responsabilità va ricercata presso le autorità centrali, autonome e locali che hanno messo in atto un modello di sviluppo sostenibile con conseguenze ambientali, sociali ed economiche estremamente gravi. A causa di tale attività, si sono arrecati danni irreparabili alla biodiversità e all’integrità ambientale di molte regioni spagnole. In risposta a tali accuse, le procedure sono lente e le sentenze pronunciate non rendono giustizia alle vittime, il che ha alimentato riserve nella gente in merito alla validità del sistema giudiziario spagnolo.

Va sottolineato che migliaia di cittadini europei che hanno acquistato immobili in Spagna in varie circostante sono diventati vittime di abusi legati all’urbanizzazione, abusi che pur commessi dalle autorità locali comportano la demolizione degli immobili in questione.

In riferimento a tali fatti, il governo spagnolo dovrebbe essere invitato a procedere a un’attenta analisi della legislazione in materia di diritti dei singoli proprietari di immobili a seguito della massiccia urbanizzazione per porre fine all’abuso dei diritti e degli obblighi sanciti dal trattato CE.

 
  
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  Luca Romagnoli (NI), per iscritto. − Intendo congratularmi con l’onorevole collega per il lavoro svolto e dichiararmi a favore della sua relazione sull’impatto che l’intensiva urbanizzazione in Spagna ha avuto sui diritti individuali dei cittadini europei, sull’ambiente e sull’applicazione del diritto comunitario, un impatto fortemente negativo, come tra l’altro testimoniato dalle numerose petizioni giunte da cittadini residenti nel paese.

Credo che la commissione per le petizioni abbia in tal caso tenuto in debito conto le richieste provenienti dai cittadini preoccupati per la distruzione del paesaggio naturale, il mancato rispetto delle regole sugli appalti e la tutela del territorio e la massiccia attività edilizia. Le testimonianze apportate dalla stessa commissione in seguito alle missioni conoscitive effettuate sul territorio hanno chiaramente mostrato le usurpazioni provocate dal settore edilizio e la necessità di difendere i diritti dei cittadini spagnoli, così come sanciti dai trattati.

Sostengo quindi la relazione in oggetto, che rientra perfettamente nel rispetto del principio di sussidiarietà e auspico che le autorità locali spagnole prendano i dovuti provvedimenti senza il bisogno che si ricorra ad una procedura di infrazione da parte della Commissione europea.

 
  
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  Søren Bo Søndergaard ed Eva-Britt Svensson (GUE/NGL), per iscritto. − (EN) Abbiamo votato a favore della relazione per solidarietà con i denuncianti. Siamo però dell’avviso che le presunte violazioni del diritto spagnolo, comunitario e internazionale debbano essere affrontare e risolte dalle corrispondenti autorità spagnole, dalla Corte di giustizia europea e dalla Corte europea dei diritti dell’uomo.

 
  
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  Catherine Stihler (PSE), per iscritto. − (EN) Sono lieta che il Parlamento abbia votato a favore di questa relazione. Molti scozzesi sono stati vittime dell’esproprio di terreni in Spagna perdendo un’abitazione costata a tanti i risparmi di una vita. Il governo spagnolo deve fare tutto quanto in suo potere per rendere giustizia agli interessati. Parecchi sono stati fuorviati e ingannati in merito a ciò che stavano acquistando, situazione per la quale deve esistere un rimedio legale.

 
  
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  Diana Wallis (ALDE), per iscritto. − (EN) Abbiamo votato a favore della relazione concernente l’urbanizzazione in Spagna in quanto rispecchia l’esito di vari anni di approfondito lavoro svolto dalla commissione per le petizioni allo scopo di rispondere a centinaia di petizioni correlate presentate da diverse migliaia di denuncianti, tra cui visite di accertamento dei fatti e discussioni con gli interessati ed è stata adottata da un’ampia maggioranza interpartita in sede di commissione. Abbiamo il dovere, in quanto rappresentanti eletti, di garantire che i cittadini europei che abbiamo incoraggiato ad avvalersi dei loro diritti di libera circolazione non siano oggetto di limitazioni arbitrarie e ingiustificate nello Stato che li ospita.

Riconosciamo che la responsabilità principale secondo i trattati della sorveglianza dell’applicazione del diritto comunitario ricade sulla Commissione, così come riconosciamo che i trattati esplicitamente escludono un qualsivoglia effetto sulle norme interne che disciplinano il sistema della proprietà immobiliare. Tuttavia, riteniamo anche in primo luogo che la commissione per le petizioni del parlamento, che rappresenta la “vista” e l’“udito” delle istituzioni, debba mettere in luce qualunque problema sistematico che interessi la libera circolazione di migliaia di nostri cittadini che dovesse emergere dal processo delle petizioni.

In secondo luogo crediamo che sussistano violazioni del diritto comunitario, in particolare del diritto ambientale e delle norme relative agli appalti pubblici.

 
  
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  Thomas Wise (NI), per iscritto. − (EN) Accanito detrattore dell’Unione europea e della sua continua interferenza con le nostre vite, ho coerentemente votato contro un gran numero di relazioni sottoposte alla mia attenzione. Come è inevitabile, arriva prima o poi una relazione che chiede semplicemente un diverso approccio e ritengo che la relazione Auken possa considerarsi tale. Sono stato contattato da molti espatriati. Tutti hanno cercato di fare il possibile per crearsi una vita idonea, legale e sostenibile in Spagna. Che siamo diventati vittime di uno scontro di burocrazie ora è ormai storia nota e auspicabilmente l’odierna relazione porterà a un’equa soluzione.

Il mio intervento qui non equivale a un ammorbidimento del mio atteggiamento nei confronti dell’Unione e della sua struttura impenetrabile, inflessibile e inaffidabile. Tuttavia, se burocrazie subordinate non sono in grado di risolvere i problemi che esse stesse creano, è necessario trovare una soluzione.

Spero che ora la miriade di problemi creati dalle varie autorità spagnole sia affrontata e prontamente risolta nel miglior interesse dei miei elettori.

Mi rode il tarlo della preoccupazione che tale intervento possa non essere la soluzione. Nel regno dell’Unione europea, l’unica legge intramontabile è quella dell’involontaria conseguenza.

 
  
  

- Relazione Millán Mon (A6-0114/2009)

 
  
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  Alessandro Battilocchio (PSE), per iscritto. − Il mio voto é favorevole. Vedo nell’elezione di Obama un’importante opportunità per una nuova politica di impegno globale, una svolta nella storia degli Stati Uniti ed anche per il mondo intero.

La strada dovrà essere quella di una nuova politica di impegno globale, in cui l’UE giocherà il suo ruolo importante. Ora abbiamo l’opportunità di rinnovare l’impegno globale anche attraverso istituzioni rinnovate in vista delle future elezioni europee.

La vittoria del candidato democratico dimostra ancora una volta la straordinaria capacità di rinnovamento che è stata tante volte evidente in momenti difficili della storia americana. La nuova leadership USA potrebbe portare a una migliore politica comune UE/USA, per lavorare insieme in una partnership efficace in molte questioni globali che devono affrontare i leader di entrambi i continenti, ad esempio il cambiamento climatico, sfide globali, questioni regionali, difesa, questioni economiche e commerciali. Dobbiamo affrontare insieme questi problemi con determinazione e creatività. Obama impersona quel che c’è di buono e impressionante nell’America ed il complesso e globalizzato mondo odierno, in cui il cambiamento è costante.

Il legame transatlantico rimane essenziale. Ho fiducia nel ruolo che gli Stati Uniti continueranno a svolgere a questo riguardo sotto la leadership del presidente eletto Obama.

 
  
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  Koenraad Dillen (NI) , per iscritto. − (NL) Questa voluminosa relazione giustamente esorta a un approfondimento delle relazioni tra Europa e Stati Uniti. Medio Oriente, Pakistan, Afghanistan, Russia, difesa, sicurezza e questioni economiche e commerciali vi sono discusse nel dettaglio.

E’ però inaccettabile che il relatore espressamente anticipi l’entrata in vigore del trattato di Lisbona, mentre è diventato chiaro che la maggioranza dei cittadini non vuole avere niente a che vedere con la costituzione europea o un suo equivalente. E’ un bene che il relatore dedichi attenzione alla questione palestinese, ma perché non viene fatta alcuna menzione del diritto alla sicurezza di Israele? Per questo pregiudizio ho votato contro la relazione.

 
  
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  Mieczysław Edmund Janowski (UEN), per iscritto. – (PL) La relazione Millan Mon solleva il tema delle relazioni transatlantiche dopo le elezioni presidenziali statunitensi. Avallo la relazione perché ritengo che oggi sia essenziale una stretta collaborazione tra gli Stati Uniti e l’Unione europea praticamente in ogni ambito: politica, difesa, economia, energia, ambiente, cultura, scienza, eccetera.

Non dobbiamo infatti dimenticare che i prodotti interni lordi sommati di Stati Uniti e Unione rappresentano più del 50 per cento del PIL mondiale. La nuova agenda transatlantica, in vigore dal 1995, dovrebbe essere sostituita da un’intesa quadro sul partenariato transatlantico aggiornata sistematicamente. Stati Uniti e Unione sono impegnati per necessità di attività per il mantenimento dell’ordine e della sicurezza mondiale. Ovviamente ciò richiede una collaborazione con altri paesi, specialmente Cina, India e Russia.

Ritengo inoltre che le osservazioni sulla necessità di riformare l’ONU siano corrette, ivi compreso il bisogno di riformare il funzionamento del Consiglio di sicurezza. La cooperazione transatlantica non deve ignorare il ruolo NATO. Oggi dobbiamo riconoscere che un’azione rapida ed efficace per rallentare l’aggravarsi della crisi economica è l’elemento più importante. Aggiungerei che in queste relazioni dovrebbero trovare posto anche Canada, Messico e Sudamerica.

Resta da sperare che le parole dette dall’attuale presidente degli Stati Uniti Obama secondo cui “l’Europa è il miglior partner dell’America” siano confermate dalla realtà quotidiana. E’ essenziale se vogliamo raccogliere le sfide poste alla nostra civiltà.

 
  
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  Athanasios Pafilis (GUE/NGL), per iscritto. – (EL) Le “grandi aspettative” riposte dal Parlamento europeo nell’elezione di Obama alla presidenza degli Stati Uniti riguardano di fatto soltanto gli imperialisti, che giustamente prevedono che i loro interessi saranno più efficacemente serviti. Gli altri non devono illudersi in merito a possibili cambiamenti di rotta a loro vantaggio a livello politico. Peraltro, le dichiarazioni e i pronunciamenti dello stesso neoletto presidente non lasciano adito a dubbi.

La relazione chiede una cooperazione più ampia e intensa tra l’Unione, gli Stati Uniti e la ΝΑΤΟ a seguito dell’elezione in questione, proponendo pertanto la creazione di un organismo che coordini la politica estera e di sicurezza dei due centri imperialisti (Unione e Stati Uniti) a un livello ancora superiore.

In un momento di escalation della concorrenza e dell’antagonismo tra loro a causa della crisi finanziaria capitalista, gli imperialisti europei e americani nel contempo si adoperano per coordinare la loro collaborazione e affrontare l’opposizione della base. Questo è lo scopo che anima l’esortazione a un’azione congiunta ed efficace per affrontare le “sfide globali”, le “questioni della difesa e della sicurezza” e le “questioni regionali”. La disponibilità espressa nella relazione ad accettare detenuti di Guantánamo nell’Unione qualora gli Stati Uniti dovessero richiederlo è un tipico esempio.

La gente deve fare fronte comune contro l’attacco sferrato insieme dall’Unione, dagli Stati Uniti e dalla ΝΑΤΟ per rovesciare l’ordine imperialista.

 
  
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  Luca Romagnoli (NI), per iscritto. − Comunico il mio voto negativo in merito alla relazione presentata dal collega Millán Mon, concernente lo stato delle relazioni transatlantiche all’indomani delle elezioni negli Stati Uniti. Infatti, non ritengo corretto che l’Unione europea, con l’entrata in vigore del trattato di Lisbona e dei relativi strumenti di politica estera, acquisirà maggiore spessore e coerenza sulla scena geopolitica internazionale. Inoltre, non concordo assolutamente sui ruoli del partenariato transatlantico e della NATO ai fini della sicurezza collettiva.

 
  
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  Geoffrey Van Orden (PPE-DE), per iscritto. − (EN) Attribuisco un’importanza enorme alle relazioni transatlantiche e ho sempre sostenuto la necessità di rilasciare e rafforzare la NATO. Contrariamente alla tendenza principale della presente relazione, però, non ritengo che ciò significhi sostituire i forti legami tra gli Stati Uniti e i singoli Stati membri (Gran Bretagna in particolare) con un “partenariato UE-USA”. I riferimenti al trattato di Lisbona, che i nostri cittadini non vogliono, e la proposta che il presidente putativo della Commissione e l’alto rappresentante presiedano un nuovo “consiglio politico transatlantico” ne sono alcuni esempi. Ho inoltre specifiche obiezioni da muovere nei confronti di alcuni aspetti della relazione che riguardano la difesa dell’Unione. La relazione accoglie con favore una maggiore capacità difensiva dell’Europa ed espressamente avalla la politica europea in materia di sicurezza e difesa alla quale i conservatori si sono sempre opposti.

Per questi motivi ho scelto l’astensione.

 
  
  

- Turkmenistan (B6-0150/2009)

 
  
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  Luca Romagnoli (NI), per iscritto. − In merito alla proposta di risoluzione per un accordo commerciale tra le Comunità europee ed il Turkmenistan, preferisco astenermi dalla votazione. Infatti, pur riconoscendo l’importanza delle relazioni economiche e commerciali per l’apertura della società turkmena, dubito che un accordo di natura interinale sia la soluzione ottimale per entrambe le parti.

 
  
  

- Relazione Caspary (A6-0085/2006)

 
  
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  Philip Claeys (NI) , per iscritto. − (NL) Ho votato contro la presente risoluzione perché a mio parere per il Parlamento significherebbe compromettere la sua stessa credibilità. Questa Camera formula sempre dichiarazioni retoriche sui diritti dell’uomo sottolineando che sono l’obiettivo più importante della politica estera. Eppure ora è in procinto di sottoscrivere un accordo con un paese che viola su grande scala questi stessi diritti umani. L’idea sottostante è ancora che il semplice fatto di siglare un siffatto accordo migliori la situazione dei diritti dell’uomo nel paese in questione. Sentiamo la stessa storia dai sostenitori dell’adesione della Turchia, i quali affermano che è vero che i diritti umani sono violati e la tortura è un fenomeno diffuso, ma nel momento in cui la Turchia avrà aderito all’Unione tutto questo apparterrà al passato. I fatti, però, dimostrano il contrario.

 
  
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  Luca Romagnoli (NI), per iscritto. − Decido di astenermi dalla votazione sulla relazione del collega Caspary inerente all’accordo commerciale interinale con il Turkmenistan. Ritengo, infatti, di non essere d’accordo con la proposta nella sua interezza, ma solo con alcuni punti. Questo mi ha spinto a non votare contro, bensì ad astenermi.

 
  
  

- Relazione Lambrinidis (A6-0103/2009)

 
  
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  Alessandro Battilocchio (PSE), per iscritto. − Il mio voto é favorevole. Al giorno d’oggi Internet è ormai alla base di tutte le nostre relazioni personali ed istituzionali. I nostri dati personali sono ormai patrimonio di molte aziende che spesso fanno uso della nostra privacy senza le dovute autorizzazioni. Per tutte queste ragioni appare necessario tutelare il diritto fondamentale alla riservatezza in Internet.

Internet può inoltre rafforzare in misura notevole altri diritti fondamentali, come la libertà di parola, di azione politica e di associazione, ma d’altra parte apre un ampio raggio d’azione alla criminalità. Un esempio di quest’uso distorto della rete è costituito dalla dilagante piaga della pornografia infantile che ormai dilaga sulla rete e che è nostra responsabilità arginare.

È quindi necessario agire con azioni concrete mirate a tutelare e favorire le libertà fondamentali degli individui durante la navigazione in Internet. Riservatezza e sicurezza dovranno essere alla base della nostra azione, tenendo sempre presente il diritto fondamentale all’istruzione e all’accesso ai sistemi informatici.

 
  
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  Carlos Coelho (PPE-DE), per iscritto. – (PT) Internet rappresenta un notevole progresso tecnologico che consente agli utenti di collegarsi, stabilire rapporti personali, professionali ed educativi, divulgare conoscenze, nonché promuovere e migliorare la cultura.

I reati commessi attraverso Internet si sono però moltiplicati rendendolo uno degli strumenti preferiti dalle reti criminali, dato che è facilmente accessibile, economico e molto potente. Nell’ultimo anno, gli abusi di minori in Internet sono aumentati del 16 per cento senza che nella maggior parte dei casi vi sia stata un’effettiva punizione o si sia perlomeno riusciti a individuarne gli autori. Per quanto concerne il terrorismo, esistono già circa 5 000 siti di propaganda terroristica, che costituiscono un mezzo di radicalizzazione e reclutamento, fungendo nel contempo da fonte di informazioni su risorse e metodi del terrorismo.

Riconosco la necessità urgente di trovare soluzioni e sviluppare strumenti legislativi per combattere il crimine senza che ciò comporti un controllo irragionevole e eccessivo attraverso la censura e la sorveglianza segreta del traffico di dati in Internet.

 
  
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  Koenraad Dillen (NI) , per iscritto. − (NL) Questa è una risoluzione valida che individua un attento equilibrio tra diritti e obblighi e rappresenta un appello coraggioso contro la censura. Negli anni recenti si sono visti fin troppi tentativi nel nome della correttezza politica di assoggettare anche Internet alla censura in maniera da escludere idee contrarie non soltanto dalla carta stampata, ma anche dalla rete. Da tempo Internet è infatti una spina nel fianco degli inquisitori che controllano i media, i quali desiderano proscrivere qualunque critica della società multiculturale, per esempio attraverso la “legislazione in materia di razzismo”.

La libertà in Internet è la migliore garanzia della libertà di espressione.

 
  
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  Edite Estrela (PSE), per iscritto. – (PT) Ho votato a favore della relazione Lambrinidis sul rafforzamento della sicurezza e delle libertà fondamentali in Internet perché ritengo essenziale che l’Unione europea compia passi per riconciliare i diritti fondamentali degli utenti della rete con la lotta al cibercrimine al fine di tutelare i cittadini, specialmente i minori. Reputo dunque fondamentale sviluppare una legislazione sulla protezione dei dati, la sicurezza e la libertà di espressione.

 
  
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  Hélène Goudin e Nils Lundgren (IND/DEM), per iscritto. − (SV) La libertà di espressione è il diritto a una vita privata sono diritti assoluti che vanno in tutti i casi salvaguardati. Come è ovvio, riteniamo che tali diritti valgano anche per Internet, ciò allo scopo di assicurare il diritto alla libera espressione del singolo.

Parimenti riteniamo che la possibilità di eliminare informazioni personali da database e siti web debba considerarsi scontata, per cui dovremmo esortare le imprese a garantire che i singoli possano cancellare i propri dati dai database. Crediamo però che la mancanza di una siffatta garanzia sia innanzi tutto un problema internazionale che pertanto può risolversi al meglio attraverso regolamenti e convenzioni internazionali.

Junilistan è estremamente favorevole a garantire la sicurezza e le libertà fondamentali in Internet, ma è contraria alla formulazione di alcuni passaggi della relazione. La relazione, per esempio, esprime il desiderio di procedere all’adozione della direttiva concernente le misure penali volta all’applicazione dei diritti di proprietà intellettuale. Siamo fortemente contrari a tale direttiva in quanto non vogliamo l’armonizzazione del diritto penale europeo. Il relatore tenta inoltre di raffrontare il diritto a Internet con il diritto di accesso alla scolarizzazione. Siamo del parere che questa sia una dichiarazione pretenziosa perché il diritto e l’opportunità di frequentare la scuola sono tutt’altro che esiti scontati in molti Stati membri dell’Unione.

Tuttavia, le buone intenzioni della relazione superano notevolmente gli aspetti negativi, ragion per cui abbiamo deciso di votare a suo favore.

 
  
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  Genowefa Grabowska (PSE), per iscritto. – (PL) Sono assolutamente favorevole alla relazione Lambrinidis concernente la sicurezza e le libertà fondamentali in Internet. Ritengo infatti che sia importante e necessaria soprattutto perché la nostra presenza nella rete globale è pressoché universale. In poche parole, la rete è diventata parte della nostra vita quotidiana.

Non riusciamo a immaginare una migliore fonte di informazioni, che si scriva un libro o si cerchi una ricetta interessante per un piatto sofisticato. Non siamo però sempre coscienti del fatto che la nostra presenza in Internet lascia tracce che possono essere usate contro di noi, per esempio da quanti si occupano di commercializzazione, servizi di informazione e persino ladri di identità.

D’altro canto, Internet può anche essere un comodo strumento di comunicazione per criminali e terroristi. Per questo è estremamente difficile predisporre una legislazione ragionevole che consenta in maniera equilibrata ed efficace agli utenti di avvalersi di tutti i vantaggi della rete in assoluta sicurezza sventando nel contempo le gravissime minacce concrete poste dal suo abuso.

Sostengo pertanto le proposte formulate dal relatore che intendono ricercare un giusto equilibrio tra la vita privata e la sicurezza dell’individuo in rete rispettando al tempo stesso i suoi diritti e libertà fondamentali. Ritengo altresì che unitamente alla preoccupazione per la qualità del servizio le autorità pubbliche siano anche tenute a garantire accesso a Internet ai più poveri e a quanti vivono nelle aree più isolate del paese.

 
  
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  Carl Lang e Fernand Le Rachinel (NI), per iscritto. – (FR) L’uso e lo sviluppo di Internet sono indubbiamente fonte di notevoli progressi, specialmente per quanto riguarda la libertà di espressione e la democrazia. Individuare un equilibrio tra libertà, protezione della privacy e necessità di sicurezza in Internet rappresenta una sfida reale per tutti noi.

Ciò vale in particolare per le questioni politiche. Alcuni dell’opposizione o con idee politiche diverse non hanno infatti accesso ai diversi mezzi di comunicazione e vendono in Internet la possibilità di trasmettere il loro messaggio al mondo. Questa libertà non va censurata. Cina, Cuba e Birmania, veri Stati totalitari, non esitano a imbavagliare sistematicamente questa libertà di espressione censurando e filtrando informazioni a dispetto di tutti i principi di democrazia e libertà.

Filtrare Internet per combattere la pornografia, la pornografia infantile e il terrorismo è fondamentale, ma tale vigilanza deve essere rigorosamente definita e controllata.

 
  
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  Nicolae Vlad Popa (PPE-DE), per iscritto. – (RO) La relazione Lambrinidis è la prima ad affrontare il problema di Internet dalla prospettiva dell’utente come suo argomento principale. Ho votato a favore della relazione perché ritengo che si tratti di un documento pertinente ed equilibrato che tratta i principali aspetti di rilievo in tale ambito.

In veste di relatore per il gruppo PPE-DE sulla relazione, ritengo che il riconoscimento dei diritti dell’utente rispetto al contenuto pubblicato, specialmente il diritto di cancellarlo definitivamente, e la richiesta che il futuro meccanismo normativo definisca l’identità digitale e proponga misure specifiche per proteggerlo siano contributi importanti.

La relazione mette in luce l’importanza della collaborazione tra i soggetti coinvolti nello sviluppo di Internet al fine di studiare strumenti di autoregolamentazione o coregolamentazione (per esempio, codici di buone prassi) a integrazione dei regolamenti giuridici esistenti. Visto il ritmo incalzante con cui Internet si sviluppa, tali metodi normativi sono decisamente più efficaci della legislazione tradizionale in quanto sono approvati e applicati dalla maggior parte dei soggetti coinvolti senza coercizione da parte dello Stato.

Internet è la più grande area di accesso pubblico al mondo e la sua rapidità di sviluppo può coglierci impreparati se non ci risolviamo ad affrontare l’argomento in maniera equilibrata e realistica affinché la futura regolamentazione del ciberspazio si concentri più specificamente sull’utente.

 
  
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  Luca Romagnoli (NI), per iscritto. − Esprimo il mio voto favorevole in merito alla relazione presentata dal collega Lambrinidis sul rafforzamento della sicurezza e delle libertà fondamentali su Internet.

Condivido totalmente le finalità del progetto presentato, volto a coinvolgere tutte le parti interessate, ad agire su vari livelli utilizzando gli attuali strumenti nazionali, regionali ed internazionali e, infine, ad effettuare uno scambio di migliori prassi, di modo che si possa rispondere adeguatamente alle esigenze e ai problemi delle diverse tipologie di utenti di Internet e delle numerose forme di attività on line.

 
  
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  Catherine Stihler (PSE), per iscritto. − (EN) Appoggio le finalità della presente relazione volta a rafforzare la sicurezza e le libertà fondamentali in Internet.

 
  
  

Riciclaggio di navi (B6-0161/2009)

 
  
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  Edite Estrela (PSE), per iscritto. – (PT) Ho votato a favore della proposta di risoluzione sul riciclaggio sicuro delle navi in quanto ritengo che sia fondamentale affrontare tale argomento nell’ambito del ciclo di vita di una nave. Le navi a fine vita devono essere considerate rifiuti pericolosi in ragione delle sostanze pericolose che contengono e, pertanto, rientrare nell’ambito di applicazione della convenzione di Basilea.

Mi compiaccio per la volontà dimostrata a livello comunitario di migliorare le pratiche di demolizione delle navi.

 
  
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  Luís Queiró (PPE-DE), per iscritto. – (PT) Gli obiettivi di salvaguardia ambientale dell’Unione possono essere pienamente conseguiti soltanto se vengono integrati nei diversi settori della politica comunitaria. Di conseguenza, la presente proposta di risoluzione intende accelerare tutti i passi che l’Unione deve compiere per garantire che la demolizione delle navi a fine vita avvenga in condizioni di sicurezza per i lavoratori e salvaguardando in maniera adeguata l’ambiente marino.

L’eliminazione globale delle petroliere motoscafo e l’arretratezza delle vecchie navi ora in fase di ritiro dal mercato, molte delle quali contengono sostanze pericolose, ci fanno prevedere un’espansione incontrollata di impianti al di sotto degli standard in Asia meridionale, fenomeno che potrebbe anche estendersi ai paesi africani. Tutti questi motivi ci inducono ad appoggiare l’odierna proposta di risoluzione e tutti i passi volti a garantire il rispetto delle norme internazionali in materia di sicurezza e ambiente.

 
  
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  Presidente. – Con questo si concludono le dichiarazioni di voto.

Ora la seduta verrà sospesa per riprendere a breve, alle 15.00, con un’interrogazione orale sul ruolo della cultura nello sviluppo delle regioni europee.

 
Ultimo aggiornamento: 12 agosto 2010Avviso legale