Presidente. – L’ordine del giorno reca la relazione (A6-0206/2009) presentata dall’onorevole Visser, a nome della commissione per la pesca, sulla proposta di regolamento del Consiglio relativo alla conservazione delle risorse della pesca attraverso misure tecniche COM(2008)0324 – C6-0282/2008 – 2008/0112(CNS)].
Carmen Fraga Estévez, in sostituzione del relatore. – (ES) Signor Presidente, vorrei ringraziare il relatore per aver messo in luce alcune delle preoccupazioni relative alla proposta della Commissione.
La prima riguarda la nuova tendenza a regolamentare aree specifiche relative a questioni alla base della politica comune. A livello teorico, questo approccio potrebbe essere comprensibile se si considerano le misure tecniche; dobbiamo, però, fare in modo che le successive normative a livello regionale siano limitate esclusivamente all’applicazione e alla definizione dei dettagli tecnici.
Sottolineo questo aspetto, perché l'elaborazione di regolamenti quadro contenenti misure minime a cui faranno seguito leggi specifiche per determinate aree è, assieme alla tendenza sempre crescente di appoggiarsi alla comitatologia, una delle opzioni che la Commissione è disposta ad adottare dinanzi alla prospettiva di una procedura di codecisione in materia di pesca, come afferma chiaramente la stessa Direzione generale degli affari marittimi e della pesca nel Libro verde sulla riforma della politica comune della pesca.
Dovremmo tenere presente, inoltre, che non stiamo parlando di una politica banale qualsiasi, ma di una politica comune. Occorre dunque chiarire nel dettaglio le implicazioni di un eventuale trasferimento di competenze (più o meno esplicito) agli Stati membri, nonché di un'eccessiva territorializzazione delle norme che dovrebbero essere comuni e finalizzate a non ostacolare la concorrenza ed evitare discriminazioni tra le flotte pescherecce.
Di conseguenza, se da un lato è ragionevole definire la taglia minima delle specie locali a livello regionale, dovrebbe essere, tuttavia, una pratica eccezionale. Le taglie minime, in generale, fra cui le dimensioni delle reti o i criteri in base ai quali le catture possono essere sbarcate e vendute, dovrebbero essere universali, nonché definiti dal Consiglio e dal Parlamento.
Alcune delle modifiche principali introdotte dalla commissione per la pesca vanno in questa direzione: il loro obiettivo è limitare l’applicazione della comitatologia ai dettagli e mettere a disposizione del Consiglio determinate norme in base alle quali stabilire i fermi stagionali, le dimensioni delle reti da pesca e le misure necessarie per eliminare o ridurre i rigetti in mare, poiché siamo consapevoli che l'intero settore della pesca a livello comunitario deve essere regolamentato da norme uguali per tutti.
Va, inoltre, ricordato che l’unico aspetto realmente comunitario di questa politica che noi chiamiamo “comune” è l’accesso ai mercati, mentre la politica di conservazione e di gestione – smettiamo di chiamarla politica di controllo – lascia agli Stati membri un certo spazio di manovra di cui si avvalgono senza scrupoli a vantaggio della loro flotta peschereccia e a danno di quelle altrui.
Siamo stati testimoni dell’intenso impegno della Commissione a favore della comunitarizzazione e della standardizzazione del sistema di controllo; risulterebbe difficile capire come le misure rimanenti, invece, frammentino e spezzettino proprio quello stesso sistema, o il motivo per il quale vengono elaborate normative differenti per la regolamentazione della stessa attività, in base al luogo in cui viene svolta.
Questo mette a repentaglio la credibilità della politica comune della pesca nonché il futuro della stessa, fatto inaccettabile prima della riforma del 2012.
In ultima istanza, per quanto concerne la regola della rete unica, a mio avviso il Parlamento ha offerto alla Commissione un valido approccio alternativo, elencando le situazioni in cui tale regola non può essere applicata; di conseguenza, dovrebbe essere consentito avere a bordo più di una rete da pesca.
Mi auguro, quindi, che la Commissione si dimostri ragionevole nell’affrontare le preoccupazioni principali dell'industria della pesca e della nostra commissione.
Joe Borg, membro della Commissione. − (EN) Signor Presidente, vorrei ringraziare il relatore, l’onorevole Visser, l’onorevole Fraga Estévez e la commissione per la pesca per il progetto di relazione sulla proposta della Commissione di istituire misure tecniche per l’Oceano Atlantico e il Mare del Nord.
Si tratta di un documento estremamente tecnico e, come voi ben sapete, le misure tecniche di conservazione nell’Oceano Atlantico e nel Mare del Nord derivano, in gran parte, dal corpo normativo esistente. Nella legislazione comunitaria le diverse misure assumono la forma di regolamenti: il regolamento sulle misure tecniche generali applicabili nell’Oceano Atlantico e nel Mare del Nord del 1998, il regolamento che istituisce ulteriori misure tecniche per la ricostituzione degli stock di merluzzo bianco e nasello, e il regolamento annuale relativo al totale ammissibile delle catture e alle quote, che include, inoltre, alcune misure tecniche di conservazione. A prescindere dalla loro complessità dal punto di vista giuridico, le norme attuali sono, in alcuni casi, estremamente complicate nonché difficili da attuare e controllare.
Il 4 giugno dello scorso anno, la Commissione ha adottato la proposta di un nuovo regolamento sulle misure tecniche di conservazione applicabili nell’Oceano Atlantico. Il progetto di proposta è stato stilato in seguito a un vasto processo di consultazione delle parti coinvolte e degli Stati membri nel corso del 2006 e del 2007 e raccoglie in un unico atto legislativo tutte le norme relative al suddetto ambito, garantendo una migliore coerenza dal punto di vista giuridico. La proposta, inoltre, mira a semplificare, chiarire e snellire la normativa esistente, prestando particolare attenzione alla semplificazione delle ispezioni a bordo e alla riduzione dei costi per i pescatori. Vi sono anche ulteriori norme relative alla riduzione dei rigetti in mare, come ad esempio l'istituzione di un quadro giuridico per i fermi in tempo reale, già applicato nel Mare del Nord.
Un’altra proposta vede la creazione di una nuova struttura decisionale, avvalendosi del Consiglio per le disposizioni fondamentali e di carattere generale, e della comitatologia per le questioni tipiche delle varie regioni, di carattere più tecnico e dettagliato, riuscendo, di conseguenza, ad evitare una micro-gestione a livello politico. Questo nuovo approccio, tuttavia, non viene sostenuto dalla presente relazione, i cui emendamenti nn. 1, 6, 7, 25 e 26 stabiliscono che i regolamenti del Consiglio vengano applicati a norme di carattere sia generale che tecnico e dettagliato. La Commissione, soprattutto nel quadro della riforma della politica comune della pesca, non intende procedere con le misure di micro-gestione a livello politico. In merito alla questione della comitatologia affrontata nella relazione, la Commissione è però disposta a definire una qualunque procedura che consenta, da un lato, di mantenere la comitatologia per le norme tecniche a livello regionale, dall’altro, di affrontare in seno al Consiglio le questioni fondamentali o di natura politica.
La Commissione accoglie parzialmente gli emendamenti nn. 2 e 3, relativi alle illustrazioni aggiuntive degli attrezzi da pesca, se richieste, e a determinate disposizioni riguardanti il mercato, in particolare, in materia di taglie minime delle specie, al fine di armonizzare le misure esistenti.
In conformità con la politica intesa a eliminare i rigetti in mare, la Commissione sta avanzando delle proposte per una nuova normativa in materia di fermi in tempo reale e disposizioni specifiche per determinate attività di pesca, al fine di ridurre i rigetti in mare. Entrambe le misure sono strumenti efficaci e sono fondamentali ai fini della riduzione dei rigetti, in quanto consentono di passare dalle norme in materia di sbarchi alle disposizioni relative alle catture reali. Per questo motivo, la Commissione non può accogliere gli emendamenti nn. 4, 5, 21, 23 e 24. L’emendamento n. 20 può invece essere accettato poiché si avvale del concetto di “peso” e non di “quantità” nella definizione del livello di catture accessorie. Possiamo, inoltre, considerare positivamente la seconda parte dell’emendamento relativo alle deroghe alla distanza, I cui parametri vanno studiati in dettaglio e verranno inclusi nel regolamento di attuazione.
Per ragioni di ispezione, la Commissione intende attuare la disposizione della rete unica, che dovrebbe essere applicabile alla maggior parte della pesca a livello europeo. La Commissione è disposta a considerare eventuali deroghe per determinate specie, qualora siano giustificate e ben argomentate e tengano in considerazione i criteri previsti dall’emendamento n. 11. Tali deroghe dovrebbero far parte dei regolamenti a livello regionale.
Gli altri aspetti della proposta della Commissione sono estremamente tecnici e presentano numerosi dettagli relativi alla costruzione e all’utilizzo degli attrezzi da pesca nell’Oceano Atlantico. Vedo che sia il relatore che la commissione per la pesca hanno affrontato gli aspetti tecnici della proposta e hanno suggerito numerosi emendamenti con l’intento di migliorare la proposta stessa. Devo esprimere le mie riserve in merito agli emendamenti nn. 8, 9, 10, 12, 13, 14, 15, 16 e 22. Le norme di carattere tecnico, proposte sulla base di dati scientifici, sono state semplificate rispetto alla legislazione vigente e renderanno più semplici le ispezioni a bordo riducendo, allo stesso tempo, gli oneri per i pescatori. La Commissione non può accogliere gli emendamenti nn. 18 e 19, poiché le disposizioni proposte sono già in vigore, grazie a un accordo politico raggiunto in seno al Consiglio in merito a una proposta della Commissione basata su dati scientifici, e poiché mancano nuove informazioni che potrebbero giustificarne eventuali modifiche.
Condivido l’idea delineata nell’emendamento n. 27 e, di conseguenza, al momento di introdurre nuove misure tecniche, la Commissione sarà disposta a posticipare la loro entrata in vigore per dare ai pescatori il tempo necessario per effettuare gli adattamenti del caso.
Vorrei ringraziare nuovamente il relatore e la commissione per il lavoro svolto in relazione a questa proposta.
Paulo Casaca, a nome del gruppo PSE. – (PT) Signor Presidente, vorrei estendere anch’io le mie congratulazioni alla Commissione, per la sua iniziativa legislativa, e al relatore, rappresentato quest’oggi dalla nostra collega, l’onorevole Fraga Estévez.
Ritengo che fosse di vitale importanza semplificare il quadro legislativo in questo ambito, ma credo che vi sia ancora molto da fare, in due aree fondamentali in particolare, la prima dei quali riguarda i rigetti in mare.
A mio avviso, la riforma programmata deve, in linea di principio, semplicemente proibire qualunque tipo di rigetto in mare. I rigetti vanno assolutamente vietati. In seconda istanza, dobbiamo istituire il principio dell’osservanza di norme più rigide rispetto a quelle europee, da parte di tutti i pescherecci che transitano in regioni le cui autorità a livello regionale o nazionale lo prevedano.
Sono due principi fondamentali che non sono stati affrontati e mi auguro vangano considerati nell’ambito della riforma della politica comune della pesca.
Avril Doyle (PPE-DE). – (EN) Signor Presidente, plaudo alle misure volte, da un lato, a promuovere i metodi di pesca selettiva, che riducono al minimo i danni al complesso ecosistema che ospita le risorse consentendo, allo stesso tempo, il proseguimento delle pratiche di pesca responsabile; dall’altro lato mirano a massimizzare il rendimento riducendo al minimo le catture accessorie e i conseguenti rigetti in mare. Signor Commissario, dobbiamo riuscire a proibire i rigetti il prima possibile.
La varietà delle zone di pesca sul territorio dell’Unione europea è, sì, un nostro punto di forza, ma anche un ulteriore fattore di complessità al momento di legiferare in modo adeguato, efficace e coerente. In Europa, ogni mare presenta caratteristiche specifiche ed è fondamentale riconoscere il livello di conoscenza e competenza che può essere offerto sul campo dalle parti interessate e resistere alla tentazione della micro-gestione a livello comunitario.
Poiché questa è la nostra ultima discussione in materia di pesca prima del termine dell’attuale mandato, vorrei estendere i miei ringraziamenti a lei, signor Commissario, e a tutti i membri del suo staff, per l’impegno profuso e la perizia dimostrata nel corso del suo incarico, nonché per l'attenzione e il tempo dedicati alla commissione per la pesca. Si è sempre dimostrato disponibile. L'abbiamo notato e apprezzato molto, soprattutto se paragonato alla disponibilità offerta da altri commissari.
Joe Borg, membro della Commissione. − (EN) Signor Presidente, vorrei innanzi tutto ringraziare l’onorevole Davis per le sue gentili parole. Mi preme sottolineare, come già espresso in occasione del mio discorso di apertura, che, in merito a questo regolamento, la questione della comitatologia è finalizzata alla semplificazione dell’estremamente complesso sistema decisionale per questioni di carattere tecnico attualmente in vigore.
Concordo, tuttavia, sulla necessità di attuare una procedura che consenta di affrontare a livello di Consiglio le questioni più importanti o di natura politica.
In materia di rigetti in mare, abbiamo già intrapreso alcune misure volte a ridurne il numero, in particolare nel rispetto dei parametri previsti per il Mare del Nord e dal piano di ricostituzione degli stock di merluzzo bianco. Continueremo a lavorare in questa direzione e avanzeremo ulteriori proposte generali per il 2010 relative, ad esempio, al divieto di rigetto selettivo. Confido in un approccio olistico a questa problematica durante le discussioni relative alla riforma della politica comune della pesca per raggiungere, come ultimo obiettivo, la totale eliminazione dei rigetti in mare.
Vorrei ringraziare personalmente tutti gli eurodeputati e, in particolare, i membri della commissione per la pesca, per il costante sostegno offerto alla Commissione nell’affrontare le questioni complesse e delicate dal punto di vista politico relative al settore della pesca.
Carmen Fraga Estévez, in sostituzione del relatore. − (ES) Signor Presidente, sono grata al commissario per un aspetto in particolare, ovvero la sua disponibilità a riconsiderare la posizione della Commissione sulla questione della comitatologia. Accolgo con favore gli ultimi sviluppi poiché il Parlamento ha dimostrato chiaramente, durante la discussione in seno alla commissione per la pesca, che non condivide lo zelo e l’interesse eccessivi – già evidenti nella bozza del Libro verde sulla riforma della politica comune della pesca – con cui la Commissione affronta il problema della comitatologia.
La Commissione, inoltre, giustifica il suo comportamento nel Libro verde, sostenendo che non si possono ammettere ritardi nelle procedure, dal momento che il Parlamento si avvarrà per la prima volta della codecisione nell’ambito della pesca dopo l’entrata in vigore del trattato di Lisbona.
Non credo che questo sia vero; ritengo che l’iter legislativo non richieda più tempo del previsto a causa del Parlamento o della procedura di codecisione, ma a causa del ritardo con cui spesso la Commissione avanza le sue proposte. Ritengo che sia una questione di grande interesse e che andrebbe discussa.
Concordo con il commissario nel ritenere che, quando si ha a che fare con un regolamento tecnico come questo, alcuni aspetti si devono decidere a livello di comitatologia e non di Consiglio.
Ritengo, tuttavia, signor Commissario, che sussista una certa differenza fra la sua concezione di “tecnico” e quella del Parlamento. Noi, generalmente, tendiamo a essere più restrittivi.
Per concludere – non intendo soffermarmi su un argomento di cui non sono il relatore – vorrei affrontare la questione della rete unica. Signor Commissario, durante le discussioni in seno alla commissione per la pesca, è emerso chiaramente che la Commissione difende questo principio fondamentalmente per motivi di controllo.
E’ evidente che la questione del controllo si semplifica notevolmente grazie alla regola della rete unica, ma è un principio che causa, allo stesso tempo, gravi problemi a determinate specie, come ben sapete.
Di conseguenza, evitiamo di appellarci sempre al controllo per giustificare il nostro essere molto restrittivi, perché alcune decisioni non sono sempre indispensabili.
Presidente. – La discussione è chiusa.
La votazione si svolgerà mercoledì 22 aprile 2009.