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Procedura : 2009/2580(RSP)
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Testi presentati :

RC-B6-0242/2009

Discussioni :

PV 24/04/2009 - 5.2
CRE 24/04/2009 - 5.2

Votazioni :

PV 24/04/2009 - 7.2
Dichiarazioni di voto

Testi approvati :

P6_TA(2009)0310

Discussioni
Venerdì 24 aprile 2009 - Strasburgo Edizione GU

5.2. Sostegno al Tribunale speciale per la Sierra Leone
Video degli interventi
PV
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  Presidente. − L’ordine del giorno reca la discussione su sei proposte di risoluzione concernenti il sostegno al tribunale speciale per la Sierra Leone(1).

 
  
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  Corina Creţu, autore. – (RO) Signor Presidente, uno dei problemi che riguardano i sistemi giudiziari in molti paesi del mondo non è tanto la mancanza di un quadro giuridico strutturato quanto più specificamente la mancata applicazione delle sentenze pronunciate dal sistema giudiziario. Nei paesi afflitti dal flagello della guerra civile, da una condizione permanente di conflitto o massacri, le conseguenze di tale situazione sono catastrofiche dal punto di vista umanitario e dello sviluppo.

Nel caso del tribunale speciale per la Sierra Leone, è tanto più importante che le sentenze siano eseguite in quanto questo tribunale stabilisce una serie di importanti precedenti nel diritto internazionale. Non è soltanto il primo tribunale di questo genere istituito nello stesso paese in cui si sono verificate le vicende giudicate, ma è il primo che abbia accusato e condannato, nella persona di Charles Taylor, ex presidente della Liberia, un capo di Stato africano ancora in carica all’epoca in cui è iniziato il processo.

Tali aspetti, uniti alla recente condanna di tre ex leader ribelli del periodo della guerra civile, sono segnali forti della determinazione della comunità internazionale e del governo della Sierra Leone a combattere duramente contro il senso di impunità di cui hanno dato prova coloro che per un intero decennio hanno commesso atrocità.

La comunità internazionale deve portare a termine l’attuazione del progetto proposto per il rafforzamento del processo di giustizia e diritto nella Sierra Leone. Il mandato del tribunale presto si concluderà, nel 2010, e il governo della Sierra Leone è stato assolutamente franco in merito alla sua incapacità di garantire che le sentenze pronunciate siano eseguite.

E’ dunque fondamentale che l’Unione europea e i suoi partner internazionali coinvolti nel processo di pace appoggino e supportino l’esecuzione delle sentenze pronunciate dal tribunale speciale. Da ciò dipende non soltanto il progresso verso la stabilità e la pace nella regione, ma anche la credibilità dei tribunali speciali istituiti con il sostegno della comunità internazionale in altri paesi.

 
  
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  Charles Tannock, autore. − (EN) Signor Presidente, il diritto umanitario internazionale è indubbiamente un corpus giurisprudenziale relativamente nuovo e per qualche verso imperfetto, ma ha già ottenuto alcuni importanti successi. In Europa, il tribunale penale internazionale per l’ex Iugoslavia ha svolto un ruolo straordinariamente importante nel portare giustizia in una regione lacerata da una serie di atroci guerre. Analogamente, un tribunale in Tanzania ha perseguito i responsabili del genocidio ruandese del 1994.

Conosciamo pertanto il potenziale di questi tribunali nell’aiutare le regioni massacrate dalla guerra ponendo fine a un clima di impunità in vista di un futuro diverso. Per molti aspetti, la giustizia così dispensata è preziosa quanto l’assistenza finanziaria dell’Unione europea. Per questo la comunità internazionale dovrebbe continuare a sostenere il tribunale speciale per la Sierra Leone mettendo a sua disposizione strutture penitenziarie sicure negli Stati membri, se necessario e quando richiesto, per detenervi i despoti condannati.

Uno degli interventi in Parlamento di cui sono più orgoglioso è stato il ruolo che ho svolto nella risoluzione parlamentare che esorta la Nigeria a consegnare Charles Taylor al tribunale, cosa di fatto poi avvenuta con la mediazione dell’ONU, ma molti altri sfuggiranno impuniti senza un tribunale speciale solido e robusto per la Sierra Leone.

 
  
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  Mikel Irujo Amezaga, autore. − (ES) Signor Presidente, due anni fa ho avuto la possibilità, nell’ambito di una missione guidata dalla collega Béguin, oggi presente in Aula, di recarmi in Sierra Leone, presenziare a una sessione del tribunale speciale e rendermi conto del compito impegnativo che sta assolvendo, non soltanto per la Sierra Leone, bensì per l’umanità nel suo complesso.

Il tribunale speciale per la Sierra Leone ha ovviamente stabilito un precedente, come si è detto poc’anzi. Ha stabilito un precedente nel senso che, come afferma la risoluzione, è stato il primo tribunale internazionale a essere finanziato con contributi volontari, il primo a essere istituito nel paese in cui si sono verificati i presunti crimini e il primo, come già rammentato, che abbia accusato un ex capo di Stato.

Per tutti questi motivi, e non soltanto perché costituisce un precedente, ma anche perché è un punto di riferimento per altri tribunali creati e modellati secondo gli stessi criteri, come i tribunali per il Ruanda, l’ex Iugoslavia, la Cambogia o il Libano, riteniamo fondamentale che questa risoluzione, sulla quale lavoriamo insieme al tribunale da diversi mesi, sia adottata.

Due anni fa abbiamo approvato una risoluzione per sostenerne il finanziamento poiché all’epoca il tribunale speciale stava attraversando un periodo difficile, non aveva fondi e non godeva del necessario appoggio, e al riguardo dovremmo anche ringraziare la Commissione europea che ha dato al tribunale il suo sostegno finanziario.

Ora chiediamo soprattutto due cose: primo, che quanti sono stati condannati scontino le pene, e ciò che è in gioco qui non è il funzionamento del tribunale speciale, che concluderà il suo lavoro il prossimo anno, ma l’eredità che ci lascerà; secondo, che tutto questo sia ovviamente accompagnato da altri fondi.

In sintesi, il tribunale speciale per la Sierra Leone è un esempio eccellente e un punto di riferimento per tutti noi e per tutti i tribunali che si sono occupati di crimini di guerra. E’ un esempio eccellente e un punto di riferimento, come dicevo, ma anche una lezione dataci dal secondo paese più povero del mondo: entrando nel tribunale, abbiamo letto lo slogan “non esiste pace senza giustizia”. Proprio per questo abbiamo un obbligo morale, non soltanto come europei, ma come esseri umani, di garantire che l’eredità del tribunale speciale lasci il suo segno nella storia.

 
  
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  Erik Meijer, autore. − (NL) Signor Presidente, la Sierra Leone, come la vicina Liberia, ha dovuto affrontare atrocità inenarrabili a causa delle quali molti cittadini hanno perso la vita o si sono ritrovati gravemente minorati, mentalmente o fisicamente.

I criminali che hanno indotto soldati bambini a tagliare gli arti di cittadini innocenti dovrebbero essere puniti e privati della possibilità di ripetere tali crimini. Sembra che il tentativo di organizzare tale azione punitiva tra il 2000 e il 2010 sia destinato a fallire. Il tribunale speciale dell’ONU per la Sierra Leone non è in grado di funzionare. Chiunque risulti colpevole non può essere detenuto in Sierra Leone per un periodo consono.

L’interrogativo ora è che cosa possiamo ancora fare per garantire un esito migliore. Il tribunale non potrà riuscire nel suo intento senza finanziamenti esterni, un’estensione del suo mandato o strutture carcerarie al di fuori del paese, per cui giustamente la risoluzione richiama l’attenzione su tali possibilità. Tale dichiarazione deve condurre rapidamente all’adozione di provvedimenti, altrimenti sarà troppo tardi.

 
  
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  Filip Kaczmarek, a nome del gruppo PPE-DE. – (PL) Signor Presidente, spesso ribadiamo che è bene portare a termine ciò che si è iniziato, concetto pertinente nell’odierna discussione che riguarda soprattutto il sostegno finanziario al tribunale speciale per la Sierra Leone. E’ vero che siamo nel bel mezzo di una crisi e il tribunale, finanziato da contributi volontari di diversi paesi, assorbe ingenti somme di denaro. Non dobbiamo però permettere che questo organismo, unico nel suo genere, concluda il suo lavoro nella disgrazia internazionale, e disgrazia sarebbe se per motivi finanziari il tribunale dovesse cessare le proprie funzioni e gli accusati dovessero essere rilasciati.

L’Unione europea e soprattutto, a mio parere, le Nazioni Unite sono tenute a consentire il completamento del lavoro del tribunale, garantirne il sostegno finanziario ed eseguire le sentenze da esso pronunciate.

L’operato del tribunale e i suoi costi elevati sono oggetto di molte controversie nella stessa Sierra Leone perché moltissime persone sono in attesa di risarcimento e la Sierra Leone è uno dei paesi più poveri del mondo. Per questo, nel giudicare il passato, non dobbiamo dimenticare il futuro.

 
  
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  Ewa Tomaszewska, a nome del gruppo UEN. – (PL) Signor Presidente, il tribunale speciale per la Sierra Leone ha condannato Issa Hassan Sesay, ufficiale in comando del Fronte unito rivoluzionario, a 52 anni di detenzione. Ha inoltre condannato Morris Kallon, uno dei comandanti del Fronte, a 40 anni di detenzione, e Augustine Gbao, responsabile della sicurezza del Fronte, a 25 anni di detenzione.

Essi hanno organizzato uno dei movimenti ribelli più crudeli dei tempi moderni. Drastiche mutilazioni della popolazione civile e, in particolare, amputazioni di arti su grande scala, violenza sessuale usata come arma, reclutamento di bambini nell’esercito: questi sono soltanto alcuni dei metodi brutali usati dal Fronte unito rivoluzionario, comandato dai convenuti.

Una condanna pesante nel loro caso è un segnale forte che dovrebbe dissuadere altri dal commettere atti simili e un segno della volontà del mondo democratico civilizzato di non tacere e dotarsi di uno strumento potente per reagire agli autori di siffatte atrocità. Tale strumento è il tribunale e il tribunale deve essere sostenuto, sia finanziariamente sia politicamente.

 
  
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  Marie Anne Isler Béguin (Verts/ALE).(FR) Signor Presidente, sono veramente lieta che tale discussione abbia luogo perché abbiamo cercato di iscriverla all’ordine del giorno per diverse sedute.

Oggi pertanto, poco prima della fine del nostro mandato, ci teniamo a chiedere che la Sierra Leone, uno dei paesi più poveri del mondo, che è riuscito a istituire questo tribunale speciale per giudicare i responsabili delle atrocità commesse, sia sostenuta.

Essendo stata a capo della missione di osservazione inviata dall’Unione europea in Sierra Leone per le elezioni, sono profondamente convinta che è nostra responsabilità politica e morale appoggiare questo tribunale perché sarebbe veramente inaccettabile e inimmaginabile che non possa proseguire il proprio lavoro per quelli che sono potenzialmente motivi finanziari.

Esorto pertanto la Commissione a sostenerlo, ovviamente da un punto di vista finanziario. Peraltro, all’epoca i giudici di questi tribunali ci avevano chiesto di fornire sostegno finanziario per contribuire al funzionamento del tribunale speciale.

Oggi la questione assume però anche una dimensione politica perché il mandato del tribunale scade nel 2010. Dobbiamo…

(Il presidente ritira la parola all’oratore)

 
  
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  Antonio Tajani, vicepresidente della Commissione. − Signor Presidente, onorevoli parlamentari, la Commissione europea si è impegnata fortemente nell’assistere la transizione della Sierra Leone da una situazione postbellica a una situazione di crescita e sviluppo. La Commissione sostiene senza dubbio l’impegno del paese, per il consolidamento della pace, della stabilità e soprattutto della democrazia.

A questo proposito, la Commissione riconosce e apprezza il ruolo fondamentale che il Tribunale speciale per la Sierra Leone ha svolto e continua a svolgere nel contesto del ripristino di una situazione di pace e di stabilità in Sierra Leone. Siamo convinti che le attività del Tribunale possano trasmettere a tutti il messaggio che nessun crimine grave contro l’umanità, nessun genocidio e nessun crimine di guerra rimarrà impunito.

Il Tribunale per la Sierra Leone è infatti una funzione essenziale nello sviluppo del diritto internazionale, grazie alla giurisprudenza che si crea su questioni come il reclutamento dei bambini soldati e i matrimoni forzati, che sono state l’oggetto delle prime sentenze del Tribunale. A questo fine, la Commissione sostiene le attività del Tribunale dal 2003. Abbiamo dato al Tribunale 2.700.000 euro attraverso lo strumento europeo per la democrazia ed i diritti umani. Obiettivo di questo finanziamento: sostenere le attività di divulgazione del Tribunale volte a promuovere lo stato di diritto, il diritto umanitario internazionale e i diritti dell’uomo in Sierra Leone e nell’intera regione dell’Africa occidentale.

Inoltre, nel 2008 la Commissione ha approvato un progetto da un milione di euro nel titolo del decimo Fondo europeo di sviluppo elaborato in cooperazione con il Tribunale e il governo della Sierra Leone. Il progetto, che si dovrà realizzare nel periodo 2009 e 2010, va ad integrare precedenti attività e si propone di assicurare un’eredità duratura su cui fare affidamento anche dopo la conclusione dell’attività del Tribunale, in particolare tramite il potenziamento delle competenze degli operatori della professione legale e il rafforzamento istituzionale dell’intero sistema giudiziario della Sierra Leone.

Informata sui problemi di bilancio del Tribunale, nel 2008 la Commissione ha fornito a quest'ultimo un aiuto di emergenza per un importo di due milioni e mezzo di euro, finanziati con lo strumento per la stabilità e destinati a coprire le spese di finanziamento, soprattutto gli stipendi, dei dipendenti del Tribunale. Al riguardo, la Commissione ha appreso con soddisfazione una notizia che il Tribunale è riuscito a coprire il deficit di bilancio per alcuni mesi. Siamo fiduciosi che nonostante la crisi finanziaria mondiale, la comunità internazionale riuscirà a trovare le risorse necessarie per il Tribunale per assolvere con successo ed integralmente il proprio mandato e portare a conclusione il processo all’ex presidente della Liberia, il signor Charles Taylor.

Prima di concludere, vorrei esprimere il mio sostegno, la richiesta di studiare e di investigare ulteriormente circa il ruolo e le funzioni dei diversi tribunali speciali, al riguardo ho il piacere di informarvi, a nome della Commissione che saranno finanziate due iniziative in questo settore nella rubrica dei diritti umani “Conflitti e sicurezza” del settimo Programma quadro di ricerca.

 
  
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  Presidente. − La discussione è chiusa.

La votazione si svolgerà oggi, alle 12.00.

 
  

(1)Cfr. Processo verbale.

Ultimo aggiornamento: 18 agosto 2009Avviso legale