10. Preparazione del Vertice sull'occupazione - Fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione - Agenda sociale rinnovata - Coinvolgimento attivo delle persone escluse dal mercato del lavoro (discussione)
Presidente. - L’ordine del giorno reca, in discussione congiunta su:
- la dichiarazione del Consiglio e della Commissione sulla preparazione del vertice sull’occupazione,
- la relazione (A6-0242/2009) presentata dall’onorevole Stauner, a nome della commissione per l’occupazione e gli affari sociali, sul Fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione [COM(2008)0867 – C6-0518/2008 – 2008/0267(COD)],
- la relazione (A6-0241/2009) presentata dall’onorevole Silva Peneda, a nome della commissione per l’occupazione e gli affari sociali, sull’Agenda sociale rinnovata [2008/2330(INI)], e
- la relazione (A6-0263/2009) presentata dall’onorevole Lambert, a nome della commissione per l’occupazione e gli affari sociali, sul coinvolgimento attivo delle persone escluse dal mercato del lavoro [2008/2335(INI)].
Alexandr Vondra, presidente in carica del Consiglio. − (EN) Signora Presidente, ci rendiamo tutti conto del fatto che stiamo continuando a subire gli effetti di una delle crisi finanziare ed economiche più gravi degli ultimi anni. L’Unione europea e gli Stati membri hanno adottato un ampio ventaglio di misure volte sia a cercare di mitigare gli effetti della crisi che ad affrontarne alcune delle cause, prendendo in considerazione nel contempo la necessità immediata di prepararci meglio al futuro per far fronte alle sfide poste dall’economia globale.
Ci rendiamo anche conto del fatto che le attuali difficoltà non riguardano semplicemente le cifre di un bilancio o la modifica delle previsioni economiche, ma hanno un’influenza reale sui cittadini, sul loro sostentamento, sulle loro famiglie e sul loro tenore di vita. I più direttamente colpiti sono coloro che hanno già perso il lavoro a causa della crisi o il gruppo, ancora più numeroso, di chi rischia di perdere il lavoro nei mesi a venire.
Il Consiglio europeo di primavera ha disposto la convocazione di un vertice sull’occupazione, al fine di favorire uno scambio di esperienze sulle misure di ripresa più riuscite per il sostegno all’occupazione e la creazione di nuovi posti di lavoro. Il vertice si svolgerà a Praga giovedì prossimo.
Il mandato affidato alla presidenza è chiaro: vanno esaminate questioni quali il mantenimento dei livelli di occupazione grazie a flessicurezza e mobilità; la creazione di un ambiente favorevole agli investimenti e alla creazione di posti di lavoro da parte dell’impresa, in particolare da parte delle piccole e medie imprese; il miglioramento delle competenze e la previsione delle richieste del mercato del lavoro. Dobbiamo anche lavorare al rafforzamento e alla ristrutturazione del mercato del lavoro in modo da prepararlo al futuro. Il nostro obiettivo è quello di fare in modo che il vertice non si riduca a un’occasione di dialogo, ma che produca risultati concreti e raccomandazioni utili all’intera società.
Tra i partecipanti figura la troika sociale a livello di primi ministri e ministri dell’Occupazione dell’attuale presidenza ceca e delle successive presidenze svedese e spagnola, mentre le parti sociali saranno rappresentate dai presidenti e dai segretari generali di Business Europe e della Confederazione europea dei sindacati, insieme ai rappresentanti delle piccole e medie imprese e dei datori di lavoro del settore pubblico. La Commissione europea sarà rappresentata dal presidente Barroso e dal commissario Špidla.
Saranno presenti anche le presidenze del Comitato per l’occupazione, del Comitato per la protezione sociale e il Comitato di politica economica. Ovviamente sono stati convocati anche i rappresentanti del Parlamento europeo e credo che il presidente del Parlamento europeo Pöttering parteciperà al vertice.
Sono state organizzate tre tavole rotonde per agevolare la preparazione del vertice nei paesi delle tre delegazioni che parteciperanno, a Madrid, Stoccolma e Praga. Nel corso di tali incontri si sono affrontate in particolare le questioni dello sviluppo delle competenze, della facilitazione dell’accesso al mondo del lavoro e delle strategie per mantenere l’occupazione, creare posti di lavoro e promuovere la mobilità.
Queste tavole rotonde ci hanno permesso di concentrarci, insieme alle parti sociali, sulle principali aree di interesse. Ci siamo rallegrati del fatto che il rappresentante del Parlamento, l’onorevole Andersson, presidente della commissione per gli affari sociali e l’occupazione, abbia partecipato agli incontri preparatori.
La tavola rotonda sullo sviluppo delle competenze, che si è svolta a Madrid, hanno evidenziato che le competenze sono fondamentali per prepararsi al futuro. Nel breve termine, le competenze aumenteranno sia la produttività che la mobilità, mentre, nel lungo termine, preparano la strada alla ripresa, aumentano la competitività e sono determinanti ai fini della riduzione dell’esclusione e della promozione di una maggiore uguaglianza sociale.
Lo sviluppo delle competenze, sostenuto da tutte le parti coinvolte, non riguarda soltanto l’ottenimento di qualifiche formali, ma anche la promozione tra i giovani di ambiti quali le capacità comunicative.
La questione dei finanziamenti per la qualificazione non va trascurata, specialmente in un momento di crisi, e richiede l’impegno non soltanto dell’autorità pubblica, ma anche dei datori di lavoro, dei lavoratori e di chi è in cerca di lavoro. A livello comunitario, è necessario esaminare ulteriormente le possibilità di utilizzo del Fondo sociale europeo. Per quanto riguarda i datori di lavoro, è evidente come abbiano interesse a sviluppare le competenze, poiché le imprese che non investono nello sviluppo delle competenze hanno una probabilità di fallire 2,5 volte superiore rispetto alle altre.
La tavola rotonda di Stoccolma sulla facilitazione dell’accesso al mondo del lavoro ha avuto come oggetto le modalità per ottenere l’inserimento o il reinserimento nel mercato del lavoro di chi è rimasto da poco disoccupato o di chi è inattivo. Coloro che sono rimasti da poco senza occupazione non dovrebbero diventare disoccupati a lungo termine. E’ particolarmente importante assicurarsi che i sistemi di protezione sociale fungano da trampolino per l’ottenimento di un nuovo posto di lavoro e non semplicemente da rete di sicurezza passiva. Non va trascurata la necessità di incentivare la ricerca attiva di un’occupazione con un approccio di flessicurezza che contribuisca a far sì che cambiare lavoro convenga, non da ultimo garantendo la sicurezza necessaria.
Nel corso della tavola rotonda di Stoccolma si è sottolineato inoltre che le misure a breve termine non dovrebbero pregiudicare quelle a lungo termine. I programmi di prepensionamento sono soluzioni insoddisfacenti al problema della disoccupazione giovanile, poiché riducono il tasso di attività e sono inevitabilmente associate a maggiori costi per la previdenza sociale.
A livello comunitario è stata individuata la possibilità di utilizzare il Fondo sociale europeo per finanziare misure di coinvolgimento attivo, oltre alla possibilità di consentire ai lavoratori più anziani di mantenere il proprio posto di lavoro grazie alla riduzione dei contributi sociali.
Nell’ultima tavola rotonda, tenutosi a Praga la scorsa settimana, è stata sottolineata la necessità di mantenere l’occupazione e di creare un ambiente più favorevole all’imprenditoria e alla creazione di posti di lavoro. I regimi di lavoro temporaneo a breve termine possono essere utili, ma è necessario assicurarne la sostenibilità finanziaria. In ogni caso, dobbiamo contrastare la tendenza al protezionismo, che può solo essere nociva per l’Unione nel suo insieme.
Dobbiamo inoltre adottare misure attive per promuovere la mobilità e, sempre nello stesso contesto, assume un ruolo fondamentale la maggiore flessibilità del mercato del lavoro. Malgrado l’influenza della crisi, ci sono ancora numerosi posti di lavoro disponibili in Europa, ma manca coordinamento sia all’interno degli Stati membri che tra di loro. Spesso le persone sono nel posto sbagliato o non hanno le competenze necessarie, o si verifica una combinazione di entrambe le possibilità.
Appare chiaro dai suddetti incontri che l’attuale crisi non è semplicemente ciclica, bensì strutturale. Per far fronte a una concorrenza agguerrita in un’economia globale e per salvaguardare l’occupazione a lungo termine nell’Unione europea saranno necessari dei cambiamenti profondi. Tuttavia, in molti casi, tali cambiamenti si traducono in realtà grazie al semplice proseguimento di alcune iniziative o addirittura all’accelerazione di riforme che avrebbero dovuto già essere attuate e che sono state perseguite per anni nell’ambito della strategia europea per l’occupazione.
Oltre a impegnarci per mantenere gli attuali posti di lavoro, dobbiamo anche creare un ambiente favorevole agli investitori e all’impresa perché investano e ne creino di nuovi. Non possiamo mantenere tutti i posti di lavoro esistenti: la crisi richiede dei cambiamenti strutturali e alcuni perderanno il lavoro. Dobbiamo però dare ai disoccupati la possibilità di accrescere le proprie competenze e la propria occupabilità e di trovare rapidamente un posto di lavoro creato in un altro luogo.
Permettetemi di accennare brevemente anche ad alcuni altri argomenti che discuterete oggi nel corso dibattito sull’agenda sociale. Mi congratulo in particolare con l’onorevole Silva Peneda per la relazione di ampia portata, che tocca una vasta gamma di questioni e che sollecita in maniera specifica un’agenda di politica sociale ambiziosa.
La relazione Peneda sottolinea la necessità della creazione di posti di lavoro e della flessibilità come parte della più ampia politica sociale europea, oltre ad affermare l’importanza dello sviluppo di nuove competenze, dell’apprendimento continuo e della promozione di collaborazioni tra università e imprese. Tali aspetti fondamentali rientreranno nell’ordine del giorno del vertice che si terrà questa settimana.
Va a completare questa già esaustiva relazione la relazione Lambert sul coinvolgimento delle persone escluse dal mercato del lavoro. Il vertice di questa settimana dovrà sicuramente tenere conto di tale importante obiettivo. Non possiamo puntare a favorire la creazione di posti di lavoro per pochi e non lo faremo. Il nostro obiettivo, particolarmente nell’attuale clima di crisi, è quello di adottare un approccio inclusivo nella politica di occupazione.
La presidenza ceca sostiene gli obiettivi di occupazione a lungo termine dell’Unione europea e ha sottolineato in diverse occasioni la necessità di motivare le persone a cercare un impiego e di migliorare la loro occupabilità. Siamo probabilmente tutti d’accordo sul fatto che sia meglio che i cittadini si guadagnino da vivere da soli e siano indipendenti, piuttosto che dipendere dal sistema di previdenza sociale ed è per questo che dobbiamo ridurre la segmentazione dei nostri mercati del lavoro.
Il Fondo di adeguamento alla globalizzazione fornisce sostegno ai lavoratori che hanno perso il posto di lavoro a causa della globalizzazione. Mi compiaccio che il Parlamento e il Consiglio concordino in merito alla modifica del Fondo e sono grato all’onorevole Stauner per il lavoro realizzato in proposito. Grazie all’introduzione di una maggiore flessibilità nella modalità di utilizzo del Fondo e alla riduzione del numero di esuberi da 1 000 a 500, esso diventerà uno strumento ancora più efficace per facilitare la gestione degli effetti della flessione economica.
Vorrei concludere dicendo che la necessità più immediata al momento è quella di garantire la realizzazione delle numerose idee emerse negli incontri preparatori, che saranno sviluppate nel corso del vertice sull’occupazione di questa settimana vengano. Come ho detto all’inizio, l’obiettivo è un risultato concreto che sia utile alla società nel complesso, oltre che ai cittadini europei.
Non possiamo sperare di eliminare gli effetti dell’attuale crisi in un solo incontro, ma dovremmo lavorare su raccomandazioni e iniziative specifiche che, nel complesso, aiutino a mitigare gli effetti della crisi e ne favoriscano il superamento, ottenendo condizioni anche migliori rispetto alle precedenti.
PRESIDENZA DELL’ON. SIWIEC Vicepresidente
José Manuel Barroso, presidente della Commissione. – (FR) Signor Presidente, onorevoli colleghi, la brusca impennata della disoccupazione è la più grave conseguenza della crisi economica mondiale. Colpisce sia le famiglie sia i singoli individui che si trovano in gravi difficoltà, colpisce la società, togliendole vitalità, e colpisce l’economia con perdite di capacità e di esperienza che richiederanno anni per venir riassorbite.
E’ qui che il costo umano e sociale della crisi incide più duramente. La disoccupazione è un fenomeno locale, nazionale ma anche europeo. Nel mercato europeo, in cui un numero sempre maggiore di cittadini esercita il proprio diritto alla libertà di movimento, l’occupazione è stata per lungo tempo in cima alla lista delle priorità nelle politiche nazionali ed europee. Ecco perché è assolutamente necessario trovare risposte da un punto di vista europeo.
La disoccupazione è in cima alla lista delle priorità della Commissione, che lavora instancabilmente affinché chiunque abbia responsabilità politiche in Europa raccolga questo invito e impieghi ogni energia per cercare di porre fine a questa crisi.
Non ho certo bisogno di spiegare a quanti siedono nel Parlamento europeo l’importanza e la gravità della disoccupazione. Ogni giorno uno dei vostri elettori perde il lavoro e altri tre di loro si preoccupano di dover subire la stessa sorte.
In marzo il Consiglio europeo ha approvato l’iniziativa della Commissione e della presidenza ceca del Consiglio di dedicare un incontro alla dimensione dell’“occupazione” nell’attuale crisi economica e finanziaria. Tale questione è stata la nostra principale preoccupazione fin dall’inizio della crisi e ha condotto nello scorso dicembre alla nostra proposta di un piano europeo di rilancio economico. La sua applicazione a livello nazionale ed europeo sta già producendo importanti effetti nel mantenere i posti di lavoro esistenti e nel creare nuovi impieghi.
Tuttavia, abbiamo urgente bisogno di valutarne l’impatto sull’occupazione. Dobbiamo apprendere le lezioni necessarie a correggere la nostra azione nei mesi a venire. Sono ancora convinto che il problema dell’occupazione avrebbe richiesto un vertice europeo che riunisse i 27 Capi di Stato e di Governo.
Con mio grande rincrescimento, il Consiglio europeo di marzo ha deciso in favore di una riunione in formato ridotto. Cionondimeno, non vi è ragione perché la Commissione ridimensioni le proprie ambizioni rispetto al contenuto di questa riunione sull’occupazione e la sua attività di monitoraggio durante le future presidenze svedese e spagnola.
La dimensione europea è assolutamente vitale per due motivi. In primo luogo dobbiamo mandare un chiaro segnale ai cittadini in modo che sappiano che l’Unione europea comprende benissimo la vera natura della crisi e che non si tratta solo di una questione che riguarda economisti e banchieri: è in gioco il benessere dei cittadini, dei lavoratori e delle loro famiglie in ogni parte dell’Europa.
La nostra risposta alla crisi non deve limitarsi a cliniche misure tecniche per la soluzione di problemi normativi, ma deve trarre la propria ispirazione dai nostri più fondamentali valori: la giustizia sociale e la solidarietà. La nostra risposta deve essere percepita come fondata sull’importanza che attribuiamo ad alcuni valori fondamentali.
Credo che ogni crisi offra anche un’opportunità che va saputa cogliere: rinnovare il modello europeo di economia sociale di mercato e anche di un’economia ecologica; la crisi offre l’opportunità di manifestare la forte volontà dell’Europa di contribuire al benessere dei propri cittadini.
In secondo luogo, l’Europa può davvero cambiare le cose e dare il suo contributo. Anche se naturalmente il potere risiede in gran parte a livello nazionale, l’Europa può certo fare molto: dobbiamo essere molto sinceri a questo proposito. Possiamo configurare gli strumenti a nostra disposizione in modo che abbiano la massima efficienza. Il Fondo sociale europeo può aiutare un considerevole numero di persone poiché ogni anno consente l’accesso all’istruzione a 9 milioni di europei.
Dobbiamo anche, come un laboratorio, fungere da centro di raccolta per le idee. I governi nazionali, le autorità locali, le parti sociali e gli attori interessati in Europa cercano tutti di trovare soluzioni alle conseguenze della disoccupazione. Hanno bisogno di idee e di progetti. L’Unione europea è il contenitore perfetto per raccogliere queste idee, scegliere quelle che funzionano meglio e, in particolare, offrire aiuto per la loro applicazione.
Abbiamo lavorato su questo processo insieme alla presidenza ceca, le future presidenze svedese e spagnola nonché le parti sociali.
(FR) Signor Presidente, come lei sa, la riunione è stata preparata grazie a un processo di intense consultazioni basato su tre seminari preparatori. L’impulso che questo Parlamento ha dato al processo è stato di estrema importanza. Rendo merito in particolare all’impegno personale dei membri della commissione per l’occupazione e gli affari sociali e in particolare del presidente Andersson.
I seminari organizzati a Madrid, Stoccolma e Praga si sono rivelati un’eccellente messa a fuoco della fase di raccolta delle idee sui provvedimenti di maggiore efficacia. Accolgo con favore l’attivo coinvolgimento delle parti sociali così come i contributi ricevuti dagli altri attori interessati. Il Comitato economico e sociale europeo ha svolto un ruolo chiave nel raccogliere le idee provenienti dai suoi corrispettivi nazionali, cosa che arricchirà il dibattito: in effetti mi incontrerò a Praga col Comitato economico e sociale.
Sottolineo quattro punti chiave emersi da questi incontri.
In primo luogo, deve essere data assoluta priorità al mantenimento dei posti di lavoro e a tutto quanto è possibile fare per prevenire un nuovo aumento della disoccupazione. Dobbiamo aiutare chi ha perso il posto di lavoro a trovarne un altro e dobbiamo farlo immediatamente: aspettare per mesi mentre le persone sono disoccupate è negativo perché con il tempo le loro capacità diminuiscono e la loro fiducia crolla. La disoccupazione a lungo termine è una tragedia per chi ne viene colpito e provoca un vero danno alla nostra stabilità sociale e alla competitività di lungo periodo.
In secondo luogo, la crisi colpisce nella maniera più dura le persone più vulnerabili: le persone con basse qualifiche, i nuovi occupati o i disabili che già hanno difficoltà a trovare lavoro in periodi più facili E’ giunto il momento dell’inclusione attiva. Dobbiamo offrire particolare sostegno a questi gruppi di persone, come chiaramente espresso nella relazione dell’onorevole Lambert che abbiamo oggi all’ordine del giorno.
In terzo luogo, dobbiamo lavorare per incrementare le opportunità per i giovani. So che questo punto sta particolarmente a cuore a questo Parlamento. Dobbiamo contrastare il rischio che molti giovani concludano il proprio percorso educativo e scivolino direttamente nella disoccupazione. I giovani hanno bisogno del nostro sostegno attivo per trovare apprendistati o ulteriori forme di istruzione in modo che, in futuro, possano trovare e conservare il posto di lavoro.
Infine, dobbiamo migliorare le competenze e rispondere alle esigenze del mercato del lavoro. Quando l’economia è in flessione, la cosa più importante è che la gente acquisisca quelle competenze che accrescono le loro possibilità di essere assunti durante e dopo la crisi. Dobbiamo preparare le persone per i lavori del futuro, creando posti di lavoro nel settore ambientale e in altri comparti in crescita quali la salute e l’assistenza sociale.
Questo dibattito offre anche l’occasione di fare il punto sull’esame dell’agenda sociale riveduta da parte di questo Parlamento. Considero i temi affrontati nella relazione dell’onorevole Silva Peneda come un importante risultato dell’esperienza trasmessa in eredità da questa Commissione: un’impostazione basata sull’accesso al lavoro, sulla solidarietà e sull’opportunità di assicurarci che le nostre politiche risultino in linea sia con i nostri valori fondamentali sia con l’attuale realtà sociale. Mi congratulo vivamente con l’onorevole Silva Peneda per il suo ottimo lavoro e penso che la nostra collaborazione, in particolare con il mio collega nella Commissione, il commissario Špidla, sia stata di grande importanza.
L’agenda sociale riveduta, che si fonda sull’inclusione e sull’innovazione sociale, vuole rafforzare e fornire strumenti agli europei per affrontare le realtà in rapido mutamento delineatesi con la globalizzazione, il progresso tecnologico e l’invecchiamento delle nostre società, aiutando quanti si trovano in difficoltà a mettersi al passo con tali cambiamenti.
Non possiamo separare la nostra agenda economica da quella sociale: non c’è risanamento economico se crollano le basi sociali, proprio come non c’è un progresso sociale in un deserto economico.
Sono grato per l’accurato esame di queste proposte effettuato dal Parlamento, al quale il commissario Špidla risponderà poi in maniera più dettagliata durante la discussione. Sottolineo una proposta per la quale provo un particolare sentimento di paternità, ovvero il Fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione. Ringrazio il Parlamento per aver esaminato con particolare rapidità le proposte della Commissione miranti a dare nuovo impulso al Fondo. Le nuove regole ottimizzeranno l’efficacia dell’assistenza finanziaria per la ricollocazione e la riqualificazione dei lavoratori che perdono l’impiego a causa dell’attuale periodo di recessione; un numero maggiore di aziende avrà accesso alle risorse e il bilancio della Comunità sosterrà una parte più consistente dei costi. Il vostro voto in questa settimana è un’eccellente notizia in vista del vertice di Praga sull’occupazione.
Il vertice sull’occupazione, questa settimana, offre l’opportunità di tenere l’occupazione a quel primo posto che merita nell’agenda europea. Voglio che questo vertice produca risultati concreti e tangibili e spero vivamente che così sarà. E, proprio perché non sia soltanto un fatto episodico, spero anche che rappresenterà un’ulteriore pietra miliare di un processo in corso che è cominciato ben prima della crisi – un processo di cooperazione tra la Commissione, gli Stati membri e le parti sociali – e che continuerà durante e ben oltre la crisi stessa.
In giugno, in qualità di presidente della Commissione sottoporrò l’agenda al Consiglio europeo e all’attenzione di tutti i 27 capi di Stato e di governo. Questo è indispensabile. L’Europa non è solo un progetto economico e politico; è sempre stata, e sarà sempre, anche un progetto sociale.
Gabriele Stauner, relatore. – (DE) Signori Presidenti, onorevoli colleghi: tanti sforzi e così pochi risultati! Questo è il modo in cui si potrebbe riassumere il lavoro di riorganizzazione del Fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione (FEAG) rispetto alle necessità della crisi economica e finanziaria.
Pochi risultati perché, in considerazione del numero dei lavoratori interessati e della gravità della crisi, i fondi globali stanziati con questo strumento – nella fattispecie 500 milioni di euro – sembrano una ben magra risorsa. Tuttavia, questa sarebbe una conclusione davvero sbagliata. I risultati conseguiti dal FEAG, conseguenti alla sua riorganizzazione e raggiunti insieme agli altri strumenti di solidarietà e di sostegno di cui disponiamo a livello europeo, sono visibili a tutti.
Il FEAG muove i primi passi. Creato nel 2006, vuole essere un chiaro segnale che la globalizzazione non ha soltanto effetti positivi sui lavoratori ma, per via della quantità di esuberi e soprattutto della delocalizzazione delle imprese, può anche avere ripercussioni negative. Quindi, anche i più parsimoniosi specialisti dei bilanci hanno messo da parte le proprie preoccupazioni e noi abbiamo potuto inaugurare una nuova fonte di sostegno finanziario.
Ora gli effetti della globalizzazione sono stati completamente travolti dalla crisi economica e finanziaria, e la nostra appropriata reazione è la riorganizzazione dei criteri di stanziamento del FEAG. Allo stesso tempo, a causa della novità del FEAG, le nostre delibere sulla riorganizzazione sono state condizionate dal non poter contare su una significativa esperienza nella Commissione e ancora adesso ci troviamo in difficoltà quando dobbiamo giudicare l’efficienza delle attuali normative.
Faccio anche notare che, in futuro, non dovremo trascurare la coesistenza del FEAG con il Fondo sociale europeo.
La maggioranza della commissione per l’occupazione e gli affari sociali si è espressa in favore di una temporanea validità di quelle regole che dovranno poi essere emendate: così facendo le procedure si applicheranno a tutte le richieste presentate fino al 31 dicembre 2011 e, a questo riguardo, interesseranno quei lavoratori che hanno perduto il proprio impiego in conseguenza della crisi economica e finanziaria globale. In questo modo nel 2012 dovremo tornare a riflettere sulla validità del Fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione.
In termini di contenuto è senza dubbio un beneficio se, in una data regione, la soglia dei dipendenti in esubero che consente di chiedere il sostegno del Fondo si riduce da 1 000 a 500 e, nello stesso tempo, il periodo di finanziamento si allunga da 12 a 24 mesi. Questo faciliterebbe il processo applicativo, fornendo un supporto sostenibile per i nostri lavoratori fin quando non abbiano trovato un nuovo impiego.
Il tasso di intervento del finanziamento europeo e del cofinanziamento dai bilanci nazionali è stato un punto altamente controverso. Abbiamo trovato un compromesso: rimane sostanzialmente al 50 per cento – cioè a dire 50:50 – e solo in casi speciali la quota di cofinanziamento dai fondi europei sale al 65 per cento. Ne sono davvero lieta. In seno alla commissione abbiamo poi provveduto a mettere un fermo a ulteriori deroghe: uno Stato membro che riceve un finanziamento per i propri lavoratori deve essere consapevole delle proprie responsabilità. Ovvero deve erogare a sua volta un sostanzioso contributo finanziario.
Sono particolarmente soddisfatta che sia stato possibile, nei colloqui tra il Consiglio e la Commissione, raggiungere un consolidamento del 20 per cento dei costi diretti. E’ esattamente quanto ci auguravamo in commissione pochi giorni fa per il Fondo sociale europeo. C’è ancora sufficiente margine per futuri emendamenti e migliorie. Desidero ringraziarvi per il costruttivo contributo in ogni fase del lavoro in commissione, nel Consiglio e nella Commissione e vi chiedo di sostenere l’emendamento.
José Albino Silva Peneda, relatore. – (PT) Signor Presidente, onorevoli colleghi, proprio negli ultimissimi mesi, mentre stavo preparando la relazione sull’agenda sociale riveduta, si sono aggravati gli effetti della crisi economica, sociale e finanziaria che ha colpito l’Europa e il mondo. Ogni giorno vediamo crescere il numero dei lavoratori in esubero, sempre più aziende chiudono i battenti e sempre più famiglie si trovano in terribili condizioni.
Questo è più di una semplice crisi economica e finanziaria: credo che ci troviamo davanti a una crisi di fiducia. Secondo gli ultimi dati dell’Eurostat, nel febbraio 2009 oltre 19 milioni di uomini e di donne nell’Unione europea erano senza lavoro. Se in una situazione del genere non faremo niente, all’incremento della disoccupazione farà certamente seguito un aumento della povertà, una più marcata esclusione sociale, più insicurezza, più criminalità e, in particolare, più sfiducia.
Riteniamo che la disoccupazione – l’aspetto più evidente della crisi – non significhi solo una perdita di entrate per i disoccupati e per le loro famiglie: la disoccupazione porta allo scoraggiamento e può condurre alla perdita di fiducia in se stessi e nel prossimo. Gli Stati membri dell’Unione europea, anche prima della crisi che stiamo fronteggiando oggi, si erano già confrontati con i problemi sociali scaturiti da una debole crescita economica, da una complessa situazione demografica e dalle difficoltà derivanti dal fatto di vivere in un’economia mondiale sempre più globalizzata.
In questa relazione ho cercato di riflettere questi temi nel modo più chiaro e più pragmatico possibile. So che un’agenda sociale è un concetto assai ampio e mi sono quindi sforzato di produrre una relazione equilibrata e di presentare le reali priorità in modo chiaro e conciso.
In primo luogo, le istituzioni dell’Unione europea possono svolgere un ruolo vitale riaffermando l’importanza dei modelli sociali e delle infrastrutture degli Stati membri e, quindi, contribuendo a costruire il consenso sull’importanza di un accesso universale a quei modelli e a quelle infrastrutture, della loro elevata qualità e in particolar modo della loro sostenibilità.
In secondo luogo, dobbiamo mettere in azione tutti gli strumenti disponibili per assicurarci che un sempre maggior numero di persone siano meglio integrate nel mercato del lavoro.
La terza priorità scaturisce dalla conclusione che c’è ancora molto da fare per assicurare la piena mobilità dei cittadini all’interno dell’Unione europea.
Credo che, per l’Unione europea, la quarta priorità sia svolgere, nelle relazioni con potenze emergenti quali Brasile, Russia, India e Cina, un ruolo più attivo nella promozione di standard sociali e ambientali, elemento ancor più importante quando si parla di accordi commerciali.
La quinta priorità, che la Commissione ha cercato di mettere in atto anche oggi con la votazione in programma sulla relazione sul Fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione, riguarda la necessità di rendere più flessibili i fondi strutturali europei.
Se vogliamo fare in modo che i cittadini europei possano comprendere e affrontare i mutamenti originati dall’attuale contesto dobbiamo rafforzare il dialogo sociale in modo da accrescere la trasparenza nelle decisioni sugli adeguamenti sociali e sulla ristrutturazione economica. Mi sento di affermare che è necessario attraversare un periodo di turbolenza per giungere a un periodo di cooperazione nel dialogo sociale. Bisogna che sia rafforzato anche il metodo aperto di coordinamento, che è un complemento essenziale alla legislazione dell’Unione europea. Le politiche sociali non possono essere un caleidoscopio di azioni e idee isolate: abbiamo bisogno di assicurare un miglior collegamento fra interventi di natura economica, occupazionale, sociale e ambientale.
E’ di vitale importanza sviluppare le politiche sociali di pari passo con le politiche economiche, in modo da assicurare una ripresa sostenibile non solo del tessuto economico ma anche del tessuto sociale. C’è un punto sul quale voglio essere molto chiaro: la crisi che stiamo attraversando non può essere usata come pretesto per tagli alla spesa sociale. Bisogna dire che, se questo non è il momento di tagliare la spesa sociale, allora è in effetti il momento di fare un deciso passo in avanti nell’applicazione delle necessarie riforme strutturali. Mi congratulo perciò con la Commissione e con il presidente Barroso che, in circostanze tanto complicate, hanno operato perché l’Europa si confronti con i problemi della crisi in modo coordinato…
(Il Presidente interrompe l’oratore)
Jean Lambert, relatore. – (EN) Signor Presidente, ho a disposizione anche un paio di minuti più tardi per parlare di alcune delle altre questioni presentate questo pomeriggio, ma la relazione di cui mi sono occupata riguarda in special modo la questione del coinvolgimento attivo di chi è stato escluso dal mercato del lavoro.
In primo luogo ringrazio tutti gli onorevoli colleghi che vi hanno preso parte e anche le numerose organizzazioni della società civile che hanno portato il loro contributo.
Questo pomeriggio abbiamo sentito parlare di un periodo di recessione con – a meno di non essere molto accorti – crescenti rischi di esclusione. Sono i rischi chi perde ora il proprio posto di lavoro e che nel prossimo futuro forse non riuscirà a rientrare nel mercato del lavoro; i rischi di quanti si trovano già in difficoltà poiché non sono in grado di accedere al mercato del lavoro; i rischi, infine, di chi non ha mai fatto parte del mercato del lavoro. C’è il pericolo che queste persone vengano dimenticate e dobbiamo essere assolutamente consapevoli di questa situazione.
Dobbiamo prendere in esame alcune barriere strutturali che anche noi come società mettiamo in atto quando si parla di coinvolgimento attivo. Una delle cose sulle quali abbiamo concordato in commissione è stata che il coinvolgimento attivo non deve sostituirsi all’inclusione sociale, ovvero quel più ampio campo di consapevolezza che viene dal ricoprire un ruolo nella società. Siamo in questo ampiamente d’accordo con le raccomandazioni fatte dal Consiglio e dalla Commissione in termini di “reddito adeguato”, espressione che è utilizzata anche da questa relazione.
Parliamo anche del reddito minimo in quei punti nei quali intendiamo proprio questo. Le persone hanno bisogno che il reddito dia loro dignità, possibilità di scelta e di partecipare attivamente alla società. E’ importante in termini di sostegno per i più vulnerabili, per gli assistenti sociali, per chi ha bisogno di assistenza per vivere in modo indipendente e, in effetti, è importante per i livelli pensionistici.
La relazione dice anche che è importante che gli Stati membri prendano in considerazione un salario minimo. Nell’Unione europea il problema della povertà dei lavoratori sta crescendo.
Nella relazione abbiamo trattato anche delle difficoltà dei sistemi di previdenza sociale e della loro scarsa capacità di reazione, specialmente quando si tratta di tenere le persone a contatto col mondo del lavoro o quando queste persone svolgono lavori occasionali, temporanei o a contratto. In questi casi, i sistemi di previdenza sociale non sempre rispondono in maniera ottimale.
Voglio lanciare un segnale d’allarme anche per le misure di attivazione, in particolare quelle che introducono sanzioni che possono avere un effetto indiretto, per esempio, sulle famiglie degli interessati, oppure laddove si trovano persone che si sottopongono a programmi di formazione per lavori che semplicemente non esistono.
Concordiamo anche sulle questioni relative al mercato del lavoro inclusivo e per questo abbiamo messo l’accento sulla lotta alla discriminazione, sul fatto che la legislazione sia applicata correttamente, sulle questioni relative alla formazione, all’istruzione – mantenere le persone più a lungo nella scuola invece di uscirne in anticipo – su di un approccio più a misura d’uomo e che risponda alle necessità del singolo.
Siamo anche d’accordo sulla questione dell’accesso a servizi di qualità che sono di estrema importanza per quanti, in posizione di vulnerabilità, si trovano in difficoltà e abbiamo rimarcato il ruolo delle autorità locali – e in effetti anche la necessità di un quadro più ampio riguardo a servizi di interesse generale – in modo da assicurare che le persone possano usufruire dei servizi di cui hanno bisogno.
Comunque, è per noi altrettanto importante la questione del dare voce a queste persone: chi viene escluso deve essere preso in considerazione anche quando discutiamo delle misure da applicare e ci chiediamo se rispondano davvero ai bisogni di chi è disoccupato da lungo tempo, degli anziani, dei giovani che cercano di entrare nel mondo del lavoro, o quant’altro. La questione di dare voce strutturata attiva attraverso un metodo di coordinamento aperto è di estrema importanza e non deve essere dimenticata.
Anne Ferreira, relatore per parere della commissione per l’ambiente, la sanità pubblica e la sicurezza alimentare. − (FR) Signor Presidente, onorevoli colleghi, in veste di relatore per parere della commissione per l’ambiente, la sanità pubblica e la sicurezza alimentare, ringrazio l’onorevole Silva Peneda per aver specificato nella sua relazione che la Commissione non ha proposto misure concrete per contrastare le conseguenze sociali e sanitarie delle crisi ecologiche e climatiche. Lo ringrazio inoltre per aver citato l’economia sociale, anche se mi rammarico che non ne sia stata sottolineata l’importanza in riferimento alle politiche di coesione e alla creazione di posti di lavoro di qualità e non delocalizzabili.
Alla vigilia delle elezioni europee, questa relazione avrebbe avuto migliore successo se alcuni obiettivi non fossero stati penalizzati da un’evidente mancanza di ambizione. Dobbiamo accontentarci della flessicurezza e di livelli minimi in relazione alla legge sul lavoro? Certamente no. Però dovremmo preoccuparci, in ogni modo, anche che un domani la destra possa respingere tali livelli minimi allo stesso modo in cui, negli ultimi cinque anni, ha rifiutato una direttiva sui servizi di interesse generale.
In futuro approveremo finalmente un salario minimo? Per anni i cittadini europei hanno chiesto una solida Europa sociale. Il prossimo Parlamento dovrà essere capace di mettere in pratica i vari miglioramenti sociali proposti nella relazione. Mi auguro che questo contribuisca a una mobilitazione generale il 7 giugno.
Monica Giuntini, relatore per parere della commissione per lo sviluppo regionale. − Signor Presidente, onorevoli colleghi, in qualità di relatore per parere vorrei intervenire in particolare sulle modifiche al FEAG, al Fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione, ed esprimere apprezzamento per la proposta della Commissione per l'accordo raggiunto col Parlamento in sede di prima lettura.
Ritengo in particolare che sia positivo: uno, aver ampliato in via temporanea la possibilità di utilizzo del FEAG rendendolo uno strumento del piano europeo di rilancio per rispondere alla crisi finanziaria ed economica mondiale, a sostegno dei lavoratori che hanno perduto il lavoro; due, aver ridotto da 1000 a 500 il numero di esuberi minimo per poter chiedere il sostegno del fondo; tre, aver elevato, per questa fase in casi particolari, il tasso di cofinanziamento dell'UE al 65%.
Infine auspico, come previsto dal parere della commissione sviluppo regionale, che la Commissione, entro la fine del 2011, presenti una valutazione degli effetti delle misure temporanee e dia al Parlamento, se del caso, l'occasione di rivedere la legislazione.
Cornelis Visser, relatore per parere della commissione per la cultura e l’istruzione. − (NL) Signor Presidente, l’importanza dell’agenda sociale riveduta è evidente, specie alla luce dell’attuale crisi economica. Il relatore, onorevole Silva Peneda, ha profuso un grande impegno in questa relazione. La commissione per la cultura e l’istruzione ha contribuito tramite questo parere. I temi in primo piano sono quattro, e segnatamente: l’istruzione e l’imprenditoria, con l’elemento di connessione tra le due realtà rappresentato dall’istruzione lungo l’arco di tutta la vita, l’importanza del multilinguismo e lo sport.
Prima di tutto, devo trattare il rapporto fra istruzione e imprenditoria. C’è bisogno di un più ampio dialogo fra imprese, strutture educative, sindacati e volontariato, un dialogo improntato alla ricerca di nuove competenze per l’economia. L’istruzione in età adulta riveste grande importanza nello sviluppo di queste capacità.
Il contenuto dell’istruzione deve rispondere ad esigenze professionali e pratiche. Inoltre c’è bisogno di promuovere la cooperazione tra università e imprenditoria. Occorre costruire un ponte fra programmi di studio ed imprenditoria e la comunità imprenditoriale dovrebbe avere la possibilità di integrare i programmi di studio, offrire periodi di apprendistato e organizzare giornate aperte per gli studenti.
Anche l’istruzione permanente è molto importante. Costruire un equilibrio tra vita familiare, lavoro e istruzione è di importanza fondamentale. Anche le cure riservate ai bambini, tanto in ambito privato che pubblico, svolgono qui un ruolo importante e devono essere ampliate in modo che i genitori possano usufruirne per tutta la durata della vita.
Lo sport è un ulteriore strumento e lo sottolineo dal punto di vista della commissione per la cultura e l’istruzione, che promuove anche lo sport. Lo sport, oltre ad essere importante per la salute, favorisce lo sviluppo di valori quali la correttezza, la solidarietà, il rispetto delle regole e lo spirito di squadra. E’ importante incoraggiare gli Stati membri su questi temi.
Marie Panayotopoulos-Cassiotou, relatore per parere della commissione per i diritti della donna e l’uguaglianza di genere. − (EL) Signor Presidente, ho redatto il parere della commissione per i diritti della donna e l’uguaglianza di genere in merito alla relazione dell’onorevole Lambert sul coinvolgimento attivo delle persone escluse dal mercato del lavoro, e mi congratulo con lei per aver accolto nel modo più ampio possibile l’opinione della commissione per i diritti della donna e l’uguaglianza di genere.
L’uguaglianza di genere, assieme a un più generale rispetto dei principi di non discriminazione, sono prerequisiti di base per il coinvolgimento attivo nel mercato del lavoro e per l’integrazione sociale che deve accompagnarlo. In particolare considero importante l’accento posto sul sostegno per i membri di ogni età delle famiglie, sulla solidarietà intergenerazionale e sull’aiuto che deve essere offerto ai gruppi vulnerabili della popolazione nei difficili momenti che una famiglia può attraversare, in modo che questa sia utile per la società in ogni occasione, senza che le difficili circostanze della sua vita la segnino. Ecco perché la transizione da una situazione all’altra è assai importante e perché questa deve essere sostenuta utilizzando mezzi messi a disposizione dallo Stato, dai servizi sociali, dalle parti sociali e dal volontariato, in modo che l’intera società coltivi la solidarietà e la mutua responsabilità nei confronti di tutti i propri membri.
Spero che la relazione dell’onorevole Lambert possa dare slancio alla mozione di una risoluzione, modificata anche dal mio gruppo politico, che non solo includa il sostegno economico, ma anche un aiuto globale per condizioni di vita dignitose che riguardi chi, in misura maggiore o minore, rientra nel – o è escluso dal – mercato del lavoro.
Othmar Karas, a nome del gruppo PPE-DE. – (DE) Signor Presidente, signor Presidente della Commissione, signor Presidente in carica del Consiglio, onorevoli colleghi, stiamo ora discutendo tre relazioni. Il gruppo del Partito popolare europeo (Democratici-cristiani) e dei Democratici europei ha fornito al relatore due di queste relazioni, la terza è arrivata dal gruppo Verde/Alleanza libera europea. Dico questo perché dimostrare chiaramente che il gruppo socialista non detiene nel Parlamento europeo un monopolio sulle tematiche sociali, che interessano tutti.
In qualità di vicepresidente del gruppo PPE-DE, desidero ringraziare in modo particolare gli onorevoli Silva Peneda e Stauner per il loro lavoro: sono rappresentanti credibili del modello sociale e di vita europeo di economia sociale di mercato; nel nostro gruppo, sono gli alfieri di un approfondito dialogo sociale. Queste relazioni confermano che la politica dell’Unione europea può reagire davvero alle sfide economiche e sociali e mirano a dare maggiori opportunità alle persone, a migliorare l’accesso a servizi di alto livello e a mettere in campo la solidarietà nei confronti di chi ha risentito delle conseguenze negative dei cambiamenti in corso.
Le nostre richieste alla Comunità devono essere accettate anche dalla maggioranza dei cittadini nei singoli paesi poiché non abbiamo l’autorità di fare qualunque cosa la gente si aspetti da noi. Sfortunatamente, nelle politiche sociali non possiamo fare ancora tutto quello che vogliamo. Ad ogni buon conto, il trattato di Lisbona rappresenta un deciso passo in avanti. La piena occupazione diventerà uno degli obiettivi, l’economia di mercato socialmente sostenibile e diventerà il modello economico e sociale europeo, e i diritti sociali fondamentali entreranno a fare parte integrante del trattato.
Non soltanto disponiamo di un’autorità troppo limitata, ma abbiamo anche fondi troppo limitati a disposizione. Sollecito quindi la Commissione a presentare per la fine dell’anno una proposta di tassazione sulle transazioni finanziarie ed a proporre una concreta iniziativa europea con un duplice obiettivo. Il primo obiettivo è usarne i proventi con lo specifico proposito di creare posti di lavoro sostenibili visto che, se si crea lavoro, si crea anche stabilità sociale e sicurezza. Il secondo obiettivo è presentare, al vertice del G20 di primavera, un preciso progetto europeo.
Oggi possiamo sostenere i lavoratori che si sono trovati in esubero a causa della crisi finanziaria ed economica globale e abbiamo innalzato il tasso di cofinanziamento al 65 per cento.
Sebbene vi sia margine di miglioramento, che futuro sarebbe senza un nostro modello sociale europeo? Dobbiamo rafforzarlo – come chiede con energia l’onorevole Silva Peneda – rendendo più solida la fondamentale legislazione del lavoro, stabilendo livelli minimi nel diritto del lavoro, combattendo la discriminazione, rafforzando la coesione sociale, rendendo più moderni i sistemi di previdenza sociale, combattendo la povertà, promuovendo il passaggio all’auto-occupazione e rafforzando i fondi strutturali. Stiamo facendo un passo avanti, ma c’è ancora molto da fare.
Jan Andersson , a nome del gruppo PSE. – (SV) Signor Presidente, signor Commissario, signor Presidente in carica del Consiglio, mi concentrerò su quello che avrebbe dovuto essere un vertice, ma che alla fine non risulta esserlo.
Ieri Jean-Claude Juncker ha detto che stiamo passando da una crisi finanziaria ed economica a una crisi sociale. Ci muoviamo anche verso una crisi dell’occupazione. Nei prossimi anni avremo un più alto tasso di disoccupazione e forse in Europa avremo quasi 26 milioni di disoccupati tra circa un anno.
Questa è la situazione, e in queste circostanze il Consiglio ed i governi di centro e di destra hanno deciso di declassare il vertice sull’occupazione a un incontro della troïka. Molti dei leader non prenderanno parte a questo incontro. Questo significa che il Consiglio e i governi non attribuiscono priorità al problema dell’occupazione. Condivido il punto di vista del presidente Barroso: la Commissione voleva un vertice. L’attuale sviluppo è ineluttabile? No, non lo è. Deve essere fatto di più ed in maniera più coordinata, ed è necessario che qualcosa sia fatto adesso. E’ una questione di investimenti che abbiano un senso sul piano ambientale, investimenti che siano a lungo termine, ma che generino anche posti di lavoro nel breve periodo; è una questione di efficienza energetica nelle case, che genera adesso posti di lavoro, ma anche abitazioni migliori nel futuro; è una questione di formazione permanente, cosa che non è mai stata messa in relazione con gli obiettivi di rafforzamento dell’Europa nel futuro. Se facciamo questo adesso, le persone riceveranno la necessaria preparazione e questo rafforzerà l’Europa nel futuro e ridurrà il numero dei disoccupati. Al posto di questi ultimi avremo dei giovani che studiano e avranno già un piede nel mercato del lavoro invece di diventare disoccupati. Possiamo investire in aiuti al consumo per quelle persone che si trovano nelle condizioni più svantaggiate: pensionati, studenti e disoccupati, creando posti di lavoro e aumentando i consumi.
La mobilità è importante, come è stato sostenuto nel corso della riunione di Praga. E’ importante – estremamente importante – sia in senso professionale che in senso geografico. Ma se non saremo in grado di assicurare la parità di trattamento, gli stessi termini, le stesse condizioni e il diritto di sciopero per una parità di trattamento nel mercato del lavoro europeo, il protezionismo finirà col crescere. Perciò la Commissione ha la responsabilità di emendare la direttiva sul distacco dei lavoratori.
In breve, possiamo fare qualcosa subito: ridurre la disoccupazione e rafforzare l’Europa per il futuro. Le due cose marciano di pari passo ma, per il momento, hanno percorso un cammino troppo breve.
Ona Juknevičienė, a nome del gruppo ALDE. – (LT) Onorevoli colleghi, signor Commissario, desidero davvero congratularmi sinceramente con ciascuno di voi per una relazione che, in effetti, possiamo definire a pieno vantaggio dei cittadini dell’Europa. Spesso gli europei si chiedono cosa facciamo qui nel Parlamento europeo e cosa di buono facciamo per loro.
Penso che questa sia una di quelle relazioni concepite per aiutare la gente e dunque mi voglio congratulare con tutti i miei colleghi, con l’onorevole Stauner, con la Commissione e con il Consiglio per l’accordo raggiunto in prima lettura. Questa relazione sarà adottata domani, con una procedura particolarmente rapida, non solo perché è importante per i cittadini, ma anche perché questo fondo viene istituito adesso per la crisi e quindi le persone che hanno perduto il posto di lavoro possono ricevere un aiuto.
Ho solo una domanda. Questa relazione è stata davvero pensata a vantaggio della gente e gli aiuti riusciranno a raggiungerla? Come ricorderà, signor Commissario, durante il grande dibattito nella nostra commissione, noi, il gruppo dell’Alleanza dei Democratici e dei Liberali per l’Europa abbiamo affermato che avremmo sostenuto questo aiuto per i cittadini a condizione che non rischiasse di finire nelle tasche dei burocrati o di altre strutture.
Sfortunatamente, un anno di esperienza mi ha insegnato che nel mio paese, a quel che vedo, il Fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione viene utilizzato allo stesso modo del Fondo sociale europeo, vale a dire per la riqualificazione. Molto di rado o quasi mai lo si utilizza per gli altri scopi che si prefigge. E’ necessario che i fondi raggiungano i cittadini, in modo da poterli aiutare ed è sbagliato che le amministrazioni, i centri di impiego e di riqualificazione ricevano i fondi e formino dei lavoratori che poi non riescono a trovare lavoro.
Signor Commissario, vorrei attirare l’attenzione su questo punto: verificare che la normativa funzioni in modo appropriato negli Stati membri. E’ stata correttamente recepita nelle leggi nazionali? Spesso la legislazione locale non consente l’applicazione delle normative.
Direte che questo è un problema che riguarda i governi degli Stati membri, ma a mio parere non è così! Siamo stati eletti dalla gente: non siamo i rappresentanti dei nostri governi. Siamo stati eletti per difendere gli interessi dei cittadini europei, per difendere gli interessi della nostra gente e per assicurarci che il danaro arrivi a loro, non ai burocrati.
Brian Crowley, a nome del gruppo UEN. – (EN) Signor Presidente, ringrazio i relatori per l’enorme lavoro profuso in queste relazioni in un momento, come si è detto in una precedente discussione, in cui la gente si aspetta risposte e idee su come procedere.
Immagino che, sotto molti punti di vista, le idee si possano dividere in quattro aree separate ma interconnesse. In primo luogo l’istruzione e la formazione, che si tratti di istruzione permanente, di riqualificare le competenze esistenti o di fornirne di nuove.
In secondo luogo, l’intera area dell’innovazione e dell’analisi per capire da che parte arriveranno i posti di lavoro in futuro e per assicurarci che le persone abbiano le competenze e la preparazione necessaria.
In terzo luogo, l’area della sostenibilità, con persone che, già inserite nel mondo del lavoro, necessitano ora di protezione e di sostegno sia per avere la certezza di non perdere il posto e poi, in un anno o due di tempo, dover ripercorrere tutto il ciclo della nuova formazione e della riqualificazione per trovare un nuovo lavoro, sia per mantenere i posti di lavoro già esistenti.
In quarto luogo, cercare di anticipare, se possibile, le nostre mosse future.
Invito gli onorevoli colleghi a tornare con la memoria agli inizi degli anni Novanta, al piano Delors, con carta bianca sul pacchetto sociale e via dicendo e considerato innovativo e all’avanguardia. Questo piano conteneva un gran numero di dossier e idee di grande complessità alle quali molte persone si opponevano, specie nell’industria, ma anche, cosa singolare, a cui si opponevano anche alcuni esponenti dei sindacati.
La nostra esperienza dal 1994 in poi ci insegna che prima di tutto dobbiamo assicurarci che l’intera politica sociale sia fondata sulla base del raggiungimento di risultati per la gente e questo deve avvenire non grazie a meri trucchi contabili, ma con un reale miglioramento della vita delle persone.
In secondo luogo, ci insegna che, indipendentemente da quanto possano essere di buon livello la formazione, l’istruzione e le competenze, ci sono persone che rimangono disoccupate e a loro dobbiamo garantire una rete di sicurezza che consenta loro uno standard di vita appropriato e dignitoso.
Allo stesso modo, come ha giustamente ricordato lo stesso presidente Barroso, negli anni recenti in molti paesi, malgrado l’alto livello di partecipazione all’impiego, molte persone disabili – il 74 per cento in totale – hanno perduto il lavoro a causa di esistenti blocchi e barriere psicologiche, nonostante avessero avuto accesso all’istruzione e alla formazione.
Mi scuso per essermi dilungato, ma vorrei riassumere molto rapidamente con il vecchio detto: “Dai un pesce a un uomo e lo sfamerai per un giorno; insegnagli a pescare e lo sfamerai per tutta la vita”.
Jean Lambert, a nome del gruppo Verts/ALE. – Signor Presidente, vorrei far notare alcuni aspetti in merito all’occupazione – e non ultimo il contesto, dato che il vertice di primavera avrebbe dovuto essere un “vertice sullo sviluppo sostenibile” – e ricollegarmi al documento della Commissione della fine dell’anno scorso sulle nuove competenze e sui nuovi posti di lavoro. Quel documento accennava a come la transizione verso un’economia a basso consumo di carbonio avrebbe avuto un sensibile impatto sull’occupazione. Nella discussione generale che stiamo facendo oggi è molto importante tenerlo a mente e non perdere di vista questo elemento specifico.
Al momento mi piacerebbe veder nascere, dall’attuale diffuso interesse per l’occupazione, un pacchetto di provvedimenti molto coerente in merito alle nuove industrie e ai nuovi investimenti. Ora come ora questo non accade. Al momento abbiamo, al piano di sotto, un eccellente esempio di tecnologia solare e di come questa sia stata sviluppata in una zona della Germania, mentre allo stesso tempo osserviamo una perdita di posti di lavoro nel settore dell’energia solare in Spagna e dell’energia eolica nel Regno Unito. Proprio nel momento in cui si cercano nuove competenze nelle nuove tecnologie, si corre anche il rischio di perderle per mancanza di una chiara strategia di investimento e, di fatto, per mancanza di una chiara strategia di sviluppo delle competenze stesse.
Perciò, quando si parla dei molti aspetti relativi alla riqualificazione, allo sviluppo delle competenze, e via dicendo, dovremmo anche tenere presente il cosiddetto programma “Just Transition”, elaborato in collaborazione con l’Organizzazione internazionale del lavoro, l’ITUC e le Nazioni Unite, perché le competenze cui si mira al momento stanno cominciando a cambiare. Si devono sviluppare le capacità di quanti hanno ancora problemi di alfabetizzazione e di preparazione matematica, e anche di informatica, ma si devono anche stimolare capacità trasversali, cosa che emerge dal documento della Commissione. Va considerato anche quanto viene fatto in settori che sono rimasti orfani in termini di sviluppo delle capacità – non ultimo il settore attuale di chi si prende cura – e vedere come si possa davvero garantirne uno sviluppo equo.
Gabriele Zimmer, a nome del gruppo GUE/NGL. – (DE) Signor Presidente, onorevoli colleghi, con la loro relazione i miei onorevoli colleghi della commissione per l’occupazione e gli affari sociali hanno toccato un nervo scoperto e hanno chiarito quanto un’iniziativa congiunta tra Stati membri e Unione europea sia essenziale per evitare che le conseguenze della crisi economica e finanziaria globale non ricadano su quelli che ne subiscono gli effetti più duri, vale a dire su quelli che si trovano ai gradini più bassi della scala sociale.
Noto quindi con estremo disappunto che il cosiddetto vertice sull’occupazione del 7 maggio è di fatto solamente una farsa: tutti noi che ricopriamo ruoli di responsabilità nell’Unione europea dovremmo essere imbarazzati che lo si chiami “vertice”. Secondo me ciò dimostra, con ogni evidenza, che le attuali politiche ancora non riflettono l’impossibilità di combattere la crisi economica e finanziaria se al tempo stesso non lottiamo contro la povertà, l’esclusione sociale, la perdita di posti di lavoro e l’endemica riduzione delle norme del lavoro.
Di recente, la Commissione ha presentato cifre drammatiche per l’occupazione nell’Unione europea e nella zona dell’euro. E’ il momento di agire in modo coerente! Bisogna finalmente interrompere la privatizzazione dei servizi pubblici, dai sistemi di assistenza ai piani pensionistici. Non riesco a capire perché la Commissione e il Consiglio, nel vertice di marzo, abbiano raccomandato ancora agli Stati membri di privatizzare ulteriormente i sistemi pensionistici e di creare fondi pensione. E’ una cosa del tutto controproducente: la conseguenza è che un numero sempre maggiore di persone affonda nella povertà e si esaspera il problema della povertà negli anziani.
C’è bisogno di sistemi di assistenza sociale contro la povertà, c’è bisogno di un patto sociale per l’Europa, così come è stato chiesto dai sindacati europei. La lotta contro la povertà può essere un modo davvero umano di cominciare a combattere la crisi economica e finanziaria globale e la Comunità europea ha il dovere di farlo.
Derek Roland Clark, a nome del gruppo IND/DEM. – (EN) Signor Presidente, se la globalizzazione provoca licenziamenti, ci troveremo davanti ad un calo delle entrate e quindi il Fondo globalizzazione non disporrà dei fondi necessari da spendere. Non combattiamo la globalizzazione, uniamoci a lei incoraggiando la concorrenza nell’Unione europea e impariamo a competere sul mercato mondiale.
Intendete rinnovare l’agenda sociale attraverso la direttiva sull’orario di lavoro che ha due scopi. In primo luogo, dovrebbe procurare più posti di lavoro limitando le ore lavorate in modo che le aziende debbano assumere più dipendenti, ma avere più dipendenti significa un aumento degli oneri sociali e quindi un aumento dei costi unitari. Le piccole aziende allora perderebbero competitività e ordinativi, con la conseguenza di una perdita di ore lavorative e perfino della chiusura. I lavoratori resterebbero del tutto senza lavoro. Quanto è sociale tutto ciò?
In secondo luogo, la direttiva consentirebbe al lavoratore di passare più tempo con le famiglie, ma a cosa serve se il salario che porta a casa non è sufficiente? Quanto è sociale una famiglia che viene privata delle cose belle della vita? Lasciate che siano gli individui a trovare da soli la propria via d’uscita. Molti paesi hanno un meccanismo di salari minimi e io sono d’accordo. Non vogliamo vedere diffondersi la piaga sociale dello sfruttamento, ma adesso l’Unione europea ha distrutto anche questo meccanismo con una delle sue stesse istituzioni, la Corte europea di giustizia, la cui sentenza Laval e altri casi simili hanno minato le politiche di salario minimo degli Stati membri. Quanto è sociale capovolgere il modo in cui i parlamenti nazionali hanno cercato di proteggere i lavoratori? Queste misure non sono nient’altro che un tentativo di instaurare un controllo economico di tipo sovietico e tutti sappiamo quale fine abbia fatto quel modello.
Carl Lang (NI). – (FR) Signor Presidente, “sbagliare è umano, perseverare è diabolico.” Ascoltando la discussione di oggi, tutto ciò che posso dire è che, malgrado il pesante impatto della crisi economica, finanziaria, sociale e demografica che stiamo attraversando, né le istituzioni europee né i capi di Stato o di governo hanno afferrato la piena portata di questa tragedia e le conseguenze che comporta per tutti noi.
Un minuto fa ho sentito il presidente in carica del Consiglio dirci che i disoccupati hanno bisogno di essere in grado di migliorare le proprie competenze e che dobbiamo motivare maggiormente le persone a cercarsi un lavoro. Credete davvero che le centinaia di migliaia di disoccupati, vittime della crisi, si trovino in questa situazione perché sono inadatti a lavorare? Tutto questo è palesemente il frutto di una scelta ideologica e dottrinaria, di un certo modo collettivo di pensare, di una teoria economica che è quella del libero mercato e del libero commercio.
Alla fine, l’Unione europea, che promuove l’idea della libera circolazione di capitali, beni, servizi e persone, vorrebbe globalizzare questa scelta economica, questa dottrina. Ma tutto ciò è economicamente e socialmente criminale. Abbiamo bisogno di realizzare una concorrenza globale internazionale.
Se non saremo capaci di dotarci di una politica a preferenza sociale tramite la preferenza economica, di una politica di sicurezza sociale attraverso la sicurezza economica, se non saremo capaci di dotarci di una politica di protezione commerciale, allora noi, onorevoli colleghi, finiremo per consegnare ciò che resta dei nostri agricoltori, dei nostri artigiani e delle nostre industrie alla legge della giungla della globalizzazione.
In questo Parlamento ci sono i liberisti global, i socio-global, gli alter-global. Io sono orgoglioso di far parte degli anti-global, cioè di quelli che vogliono che, per servire la nostra gente, sia riconquistato il mercato interno, siano applicate la regola della preferenza nazionale e comunitaria e la regola della protezione nazionale e comunitaria.
Elisabeth Morin (PPE-DE). – (FR) Signor Presidente, sono lieta di trovarmi oggi qui a difendere la revisione del Fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione, perché ritengo sia importante difendere i posti di lavoro a fronte della crisi economica e finanziaria e della conseguente crisi sociale che stiamo attraversando.
Se vogliamo difendere il futuro dei nostri lavoratori dobbiamo offrire loro la mobilità professionale, in modo che possano, ora e in futuro, adattarsi meglio alle necessità delle imprese. Il risanamento dell’economia, il futuro dell’occupazione, la competitività dei nostri paesi, tutto questo dipende dallo sviluppo delle capacità dei lavoratori perché sono loro a definire il livello qualitativo delle nostre imprese.
Naturalmente, il primo passo necessario nella lotta contro l’esclusione sociale è l’integrazione nel mercato del lavoro. Dobbiamo promuovere questo modello sociale e lavorare insieme per promuovere il capitale umano. Tutti i lavoratori hanno il diritto di lavorare.
La nostra efficienza politica sarà misurata dalla rapidità con cui prenderemo delle misure per garantire che la mobilità, l’adattabilità e la conferma dell’esperienza acquisita possano rappresentare, in futuro, potenti strumenti a disposizione di tutti gli uomini e le donne dei nostri paesi europei, per tutti gli uomini e le donne che lavorano nelle nostre imprese. Queste sono le nostre priorità e sono questi elementi che hanno guidato il lavoro della commissione per l’occupazione e gli affari sociali.
Jean Louis Cottigny (PSE). – (FR) Signor Presidente, signor Commissario, onorevoli colleghi, ritengo che il commissario Špidla abbia ragione quando suggerisce che noi, nella commissione per l'occupazione e gli affari sociali, dovremmo rivedere questo Fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione (FEAG) inaugurato il 1° gennaio 2007.
Il Parlamento dovrebbe adottare questa proposta senza emendamenti, dato che punta a estendere la copertura del FEAG alle situazioni di crisi economica e finanziaria. Il presidente Andersson ha giustamente proposto un testo, adottato da una larga maggioranza della commissione per l’occupazione e gli affari sociali, al fine di trasmettere a tutte le commissioni – e in particolare alla commissione bilanci – l’importanza di comunicare con gli Stati membri in modo che ogni lavoratore, ogni membro del sindacato e ogni cittadino sia informato nella propria lingua dell’esistenza di questo Fondo europeo.
Grazie a questo dialogo a tre – e visto che una larga maggioranza della commissione per l’occupazione e gli affari sociali ha respinto tutti gli emendamenti – possiamo andare orgogliosi di noi stessi per aver conseguito questi risultati: il cofinanziamento ripartito per il 65 per cento all’Unione europea e per il 35 per cento agli Stati membri; la riduzione a 500 lavoratori della soglia che consente di beneficiare del Fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione; il conteggio dei licenziamenti basato sull’annuncio del programma di esuberi da parte delle imprese; l’intervento del Fondo europeo a seguito delle conseguenze della crisi economica; modalità straordinarie più favorevoli all’applicazione del Fondo, che continuerà ad operare fino alla fine del 2011; e infine, un periodo di 24 mesi per l’attuazione del FEAG.
La nostra commissione ha lavorato bene, ma dobbiamo andare oltre. Vorrei chiedere a tutti gli Stati membri di fare quanto in loro potere per garantire che tutti i lavoratori in difficoltà possano beneficiare di questi provvedimenti il prima possibile. Vorrei chiedere al commissario Špidla se questo emendamento può applicarsi a partire dal 1° maggio 2009, a condizione che domani si abbia l’ampia maggioranza necessaria ad adottare questa proposta in prima lettura. Spero che sarà possibile coronare questa legislatura con l’approvazione dell’emendamento al Fondo europeo che ci consentirà di aiutare i lavoratori europei in difficoltà.
Di cosa ha bisogno un lavoratore che è stato licenziato? Ha bisogno di sapere come sarà la sua vita alla fine del mese. Vuole sapere che cosa farà domani della sua vita; vuole sapere se può mettere a frutto le conoscenze acquisite durante il lavoro; potrebbe aver bisogno di una riqualificazione per andare avanti.
Alla fine di questa legislatura rivolgo dunque questo invito ai membri della commissione per l’occupazione e gli affari sociali, qualunque sia lo schieramento di cui fanno parte: facciamo per favore in modo che questo testo possa essere applicato immediatamente!
PRESIDENZA DELL’ON. MORGANTINI Vicepresidente
Elizabeth Lynne (ALDE). – (EN) Signora Presidente, al pari del relatore ombra sulla relazione sul coinvolgimento attivo, mi concentrerò soprattutto su questo aspetto. Desidero congratularmi con il relatore, l’onorevole Lambert, che ha presentato una relazione eccellente. Sono lieta che la maggior parte dei miei emendamenti siano stati accolti dalla commissione, specialmente quelli riguardanti la lotta contro la discriminazione. Come ben sapete è un tema a me particolarmente caro.
Le persone sono escluse dal mercato del lavoro per molte ragioni, ma mi sembra assolutamente incredibile che ciò avvenga ancora sulla base di una disabilità, dell’età, della religione, delle idee e dell’orientamento sessuale, e a dispetto della direttiva sull’occupazione del 2000. Il problema è che quest’ultima non è stata applicata in modo appropriato in tutti gli Stati membri: è quindi necessario vigilare di più nel monitorarla correttamente.
Sono inoltre lieta che il mio emendamento sull’obbligatorietà dell’età del pensionamento sia stato accolto. Mi è sempre sembrato sbagliato che una persona arrivi a una certa età e poi venga messa da parte. Ad ogni modo, si tratta di esclusione anche quando non si è esclusi direttamente dal lavoro, ma non si può comunque accedere al posto di lavoro. Ecco perché sono lieta che sia stato accettato dalla commissione anche il mio emendamento in favore di una direttiva più ampia sulla lotta contro la discriminazione.
Mi rammarico tuttavia che il gruppo PPE-DE abbia presentato una risoluzione alternativa, ma credo che lo abbia fatto soprattutto per eliminare qualsiasi riferimento ad una nuova direttiva sulla lotta alla discriminazione, visto che so che molti di loro vi si oppongono. Mi sembra sorprendente che qualcuno possa voler negare alle persone i diritti fondamentali a livello europeo solo in ragione dell’età, di una disabilità, della religione, delle idee o dell’orientamento sessuale.
Gli altri settori che ho cercato di affrontare riguardano la confusione tra la migrazione per motivi economici e la richiesta di asilo, e tra la migrazione per motivi economici o la richiesta di asilo e l’immigrazione illegale: sono tutte questioni distinte, separate, che devono essere affrontate in maniera differenziata. Credo che chi chiede asilo, per esempio, debba poter lavorare mentre aspetta che sia valutata la sua richiesta, evitando così la dipendenza dal sistema previdenziale. Abbiamo bisogno inoltre di maggiore integrazione per le persone con problemi di salute mentale o con dipendenze da droga e da alcol.
Infine, un breve accenno al Fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione. Sono lieta che si sia giunti ad una rapida conclusione in merito. L’ampliamento della missione del fondo per includere i lavoratori licenziati a causa della crisi economica, e non solo della globalizzazione, e l’abbassamento della soglia degli esuberi da 1 000 a 500 sono progressi fondamentali, tanto per il mio collegio elettorale, le West Midlands, quanto per tutto il Regno Unito.
Ewa Tomaszewska (UEN). – (PL) Signora Presidente, il 16 per cento degli europei è soggetto al rischio della povertà. La crisi produce una serie di licenziamenti di massa e la mancanza di lavoro è la principale causa della povertà, che a sua volta provoca esclusione sociale e limita le possibilità di accedere all’istruzione e all’assistenza sanitaria. Nonostante la crisi economica, vogliamo difendere i modelli sociali europei che favoriscono la coesione sociale e la solidarietà, includendo anche la lotta alla povertà. L’indipendenza economica garantisce la dignità umana e per questo è tanto importante proteggere il lavoro e i salari, migliorando al tempo stesso quella competenza professionale che agevola la mobilità nel mercato del lavoro.
La sensazione di avere il reale controllo delle nostre vite è la capacità di partecipare al processo decisionale. E’ quindi fondamentale rispettare le opinioni dei partner sociali, il processo di dialogo sociale, gli accordi di gruppo e la riconciliazione sociale. Dobbiamo collaborare per garantire le condizioni che consentano alle persone di partecipare alla vita della società e mantenere le proprie famiglie, specialmente quando si hanno molti figli. Dobbiamo combattere la discriminazione sul mercato del lavoro, soprattutto quando colpisce le persone con disabilità. Il fatto che durante la crisi solo il 3 per cento dei fondi disponibili nel Fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione sia stato utilizzato è un atto di accusa contro i politici. Mi congratulo con i relatori.
Sepp Kusstatscher (Verts/ALE). – (DE) Signora Presidente, l’agenda di Lisbona prevedeva una casa europea costruita su tre pilastri: economico, sociale e ambientale. Abbiamo spesso assunto una posizione critica per il fatto che il pilastro economico fosse sopravvalutato rispetto agli altri due. L’agenda sociale ha rafforzato in maniera significativa il pilastro sociale. Grazie quindi al relatore, l’onorevole Silva Peneda, e alla maggioranza della commissione per l’occupazione e gli affari sociali.
Abbiamo ora davanti a noi un documento che è sensibilmente migliore rispetto alla vaga proposta originaria della Commissione. Nella commissione per l’occupazione e gli affari sociali, noi verdi abbiamo presentato oltre 40 proposte di emendamento e quindi abbiamo contribuito a un concreto miglioramento dei principi sociopolitici di base. La politica sociale comporta ben più di questo! Deve essere qualcosa di più che solo poche generiche richieste per un maggior numero di posti di lavoro. C’è bisogno di più equità nella distribuzione dei beni, di un vero impegno a combattere la povertà, di un’effettiva uguaglianza di genere, di integrazione sociale e non di esclusione, di solidarietà internazionale, di risanamento, di rispetto per i diritti umani fondamentali – compresi quegli degli immigrati – di impegno per la salute e l’ambiente, in modo da migliorare le condizioni di lavoro e di vita. C’è bisogno, infine, di direttive europee chiare che non vengano ribaltate dalla Corte di giustizia europea.
Questa relazione, che sarà proposta durante la seduta plenaria conclusiva di questo Parlamento, include molto di quanto detto e speriamo che il Consiglio e la Commissione prendano seriamente in considerazione queste richieste. Solo allora si potrà costruire un’Europa sociale saldamente unita, l’Europa che i cittadini dell’Unione si aspettano e che accoglieranno con gioia.
Roberto Musacchio (GUE/NGL). - Signora Presidente, onorevoli colleghi, mi concentro sul Fondo di adeguamento alla globalizzazione. La discussione su questo Fondo avviene nel mezzo di una crisi economica e sociale fortissima e drammatica, l'hanno detto anche i colleghi. Se è bene, dunque, che il Fondo possa essere più direttamente impiegato per ammortizzatori sociali, come stiamo decidendo, occorre però discutere più a fondo sul suo ruolo e sul contesto degli strumenti necessari ad affrontare la crisi.
In primo luogo occorrerebbe che non si moltiplicasse l'emergenza, e dunque, ad esempio, stabilire che chi prende soldi pubblici dall'Europa sia tenuto a non licenziare. Poi occorrono misure europee di intervento nella crisi, che orientino le scelte strutturali in questo momento in discussione nel settore dell'auto; riguarda anche il nostro paese e il rapporto con l'America e la Germania. E dunque politiche industriali e ambientali, ma anche di coesione, che pongono fine al dumping interno all'Europa.
Terzo: le risorse sono tutt'altro che adeguate, anche a fronte di quelle messe in campo, ad esempio, dal governo statunitense. Non servono dunque tamponi, ma un cambio radicale di politiche.
Kathy Sinnott (IND/DEM). – (EN) Signora Presidente, accolgo con favore i cambiamenti al Fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione. Sebbene la riduzione degli esuberi necessari per accedere al Fondo da 1 000 a 500 rappresenti un miglioramento, questa cifra è comunque discriminatoria nei confronti dei piccoli paesi e dei lavoratori che hanno perso il posto in minor numero.
Nel mio collegio elettorale, potrebbero beneficiarne quanti hanno perso il lavoro per via della chiusura di due aziende, la Waterford Crystal e la Dell. Questo è molto positivo e mi rivolgo al governo irlandese perché faccia immediata richiesta di utilizzo del Fondo a loro beneficio. Tuttavia, magliaia di lavoratori hanno perso il posto a causa della situazione economica mondiale ed è ingiusto che vengano penalizzati perché non lavoravano per grandi multinazionali ma per piccole e medie imprese.
Suggerisco che si potrebbe rendere più equo questo schema abbandonando il criterio numerico dei 500 posti di lavoro oppure prendendo in considerazione la perdita di posti di lavoro per categorie o aree geografiche e non per azienda. In questo modo, si potrebbero estendere i benefici del fondo a 500 lavoratori che hanno perso il posto in un dato settore, come per esempio l’agricoltura, la trasformazione dei prodotti alimentari o le tecnologie informatiche, oppure in specifiche zone geografiche, come per esempio Tipperary, Waterford, Limerick, Cork o Kerry.
Un ulteriore ostacolo per i lavoratori che cercano di beneficiare del Fondo di adeguamento alla globalizzazione è che è disponibile solo se i singoli governi ne hanno fatto richiesta e vi hanno contribuito su base nazionale. Cosa ne sarà di quei lavoratori i cui governi non hanno fatto richiesta, come ad esempio il governo irlandese?
I paesi più duramente colpiti dalla crisi e con il più elevato tasso di disoccupazione probabilmente incontreranno maggiori difficoltà nell’erogare il necessario contributo per aiutare i propri lavoratori, pur essendo i paesi che ne avrebbero maggiore bisogno.
Juan Andrés Naranjo Escobar (PPE-DE). - (ES) Signora Presidente mi accingo a parlare dell’agenda sociale riveduta. Mi sia consentito ringraziare sinceramente l’onorevole Silva Peneda per il lavoro svolto; considerato il contributo che ha dato a questo Parlamento sulle questioni di politica sociale e sull’occupazione, penso che si potrebbe parlare di un’“eredità Silva Peneda”.
Signora Presidente, sfiducia e paura hanno messo radici nelle nostre società: la disoccupazione cresce e nel mio paese ciò avviene in modo drammatico. Dobbiamo capovolgere questa situazione e l’agenda sociale dovrebbe fornirci un aiuto al riguardo. Il progresso economico e quello sociale non sono due strade divergenti; se vogliamo stimolare la crescita e mettere a disposizione più posti di lavoro di migliore qualità allora abbiamo bisogno – e dobbiamo – di attuare l’agenda sociale, a cominciare da tutto quello che raccoglie il maggior consenso possibile.
Non c’è tempo da perdere: non dobbiamo trincerarci su posizioni difensive, ma uscire dagli interessi locali e a breve termine per guardare alle generazioni future. L’Europa sociale dovrebbe unire e non dividere perché parliamo di comuni interessi europei. L’agenda sociale non può essere separata dalla rinnovata strategia di Lisbona: il successo economico, infatti, sostiene i benefici sociali e questi contribuiscono a loro volta al successo economico.
In futuro, l’Europa affronterà un periodo di stagnazione e di progressivo invecchiamento della popolazione. Non possiamo mettere la testa sotto la sabbia: c’è bisogno di rendere più moderno il nostro modello sociale, proprio allo scopo di migliorarlo e renderlo più equo e più sostenibile. Signora Presidente, ci sono debolezze strutturali che rappresentano un pesante fardello e ci impediscono di proseguire. Dobbiamo liberarci da questo peso e dare attuazione all’agenda sociale.
Gabriela Creţu (PSE). – (RO) L’Unione europea è stata per lungo tempo oggetto di ammirazione per il suo modello sociale. Tuttavia, per molti anni, abbiamo assistito allo sgretolamento dei diritti al lavoro e dei diritti sociali, con il numero dei cittadini poveri pari alla popolazione della Germania.
Compaiono nuovi fenomeni sociali. Dopo l’ultimo allargamento, sembra che l’Europa sociale si stia sviluppando a due velocità, entrambe in retromarcia e, in risposta a questa situazione, la Commissione ha presentato una modesta agenda sociale. Attualmente, si è scatenata una crisi finanziaria le cui ricadute economiche sono tutt’altro che modeste, mentre aumenta il rischio di un peggioramento nelle condizioni di quanti sono già in pericolo.
In questo contesto, bisogna applicare un principio di base: in qualunque eventuale conflitto, i diritti e gli obiettivi sociali hanno la priorità sulle libertà economiche. Dobbiamo contrastare un’annosa tradizione che sostiene che le guerre e le crisi sono provocate dai ricchi e pagate dai poveri. Respingiamo l’idea, carezzata da alcuni, che i profitti si dividono privatamente ma che le perdite sono ripartite su tutta la società!
Abbiamo bisogno di politiche europee di solidarietà e coesione, supportate da una legislazione specifica e da misure fiscali e finanziarie. A questo fine è necessaria una volontà politica che sia espressione di concetti basilari, quali inclusione attiva, posti di lavoro, accorta distribuzione del lavoro, istruzione, giusti trattamenti e giusti salari, e anche sviluppo sostenibile e attento all’ambiente. Sottoscrivere e attuare un accordo per il progresso sociale e per l’occupazione sarebbe la prova di questa volontà politica. Non possiamo attendere oltre!
Philip Bushill-Matthews (PPE-DE). – (EN) Signora Presidente, comincerò ringraziando il presidente in carica per le osservazioni fatte in apertura, osservazioni lungimiranti, equilibrate e accorte, aggettivi che, sempre di più, ci siamo abituati ad associare alla presidenza ceca.
Grazie anche al presidente della Commissione Barroso per le sue osservazioni, in modo particolare per averci ricordato l’importanza dell’occupazione e specialmente per la necessità di concentrarci su quelle persone sfortunate che ancora non hanno un lavoro.
Entrambi hanno fatto giustamente menzione dell’eccellente lavoro svolto dai tre relatori, ma io vorrei sottolineare il loro riferimento alla relazione Silva Peneda, che hanno definito “ambiziosa e lungimirante.” Di fatto lo è e deve esserlo, in ragione dell’importanza di questo particolare argomento.
L’onorevole Silva Peneda ci propone varie priorità per le nostre azioni. Io desidero invece indicare ciò che dobbiamo evitare: un mercato del lavoro troppo rigido che paralizzi le opportunità, favorisca la disoccupazione e si limiti solo a incoraggiare l’economia sommersa, come sta accadendo oggi soprattutto in Spagna, e dobbiamo fare tesoro della lezione che ci viene dai fallimenti dei socialisti.
In secondo luogo, dobbiamo evitare di concentrarci esclusivamente sulla protezione di chi è ancora inserito nel mondo del lavoro a discapito di chi sta cercando un impiego e di chi lo offre. Sono questi i gruppi che hanno davvero bisogno del nostro aiuto.
Infine, tutti noi, nei diversi schieramenti di questo Parlamento, abbiamo naturalmente idee diverse, ma siamo accomunati da un elemento: abbiamo tutti a cuore la questione, come si evince anche dal fatto che tutti abbiamo ecceduto i tempi di intervento previsti.
Sono lieto che ci sia stato questo fondamentale dibattito. Personalmente mi rallegro che il mio discorso conclusivo in veste di coordinatore, il mio ultimo discorso in questa seduta plenaria, debba trattare un argomento così importante. Auguro ogni bene a tutti gli onorevoli colleghi e soprattutto all’onorevole Hughes. In futuro, Stephen, sentirai la mia mancanza ed io certo sentirò la tua, ma anche quando non sarò qui seguirò ugualmente il tuo operato!
Presidente. − Lei davvero ci mancherà e la penseremo.
Proinsias De Rossa (PSE). – (EN) Signora Presidente, senza dubbio anche lui farà pressioni da lobbista su di noi!
Non è di buon auspicio che alcuni Stati membri sono contrari al vertice sull’occupazione di giovedì. Né è di buon auspicio per il futuro sviluppo di un’economia sociale di mercato che una minoranza di Stati membri abbia bloccato la scorsa settimana un compromesso sulla nuova versione della direttiva sull’orario di lavoro. Se quello dell’Europa è un reale impegno per un’economia sociale di mercato, dobbiamo allora integrare con pari dignità le varie politiche dell’intero pacchetto: economica, sociale e ambientale.
Le crisi multiple che oggi ci troviamo ad affrontare non possono essere risolte semplicemente sostenendo le banche con ingenti quantità di danaro proveniente dai risparmi dei contribuenti e ignorando i bisogni dei cittadini in quanto esseri sociali. Occorre andare oltre il metodo aperto di coordinamento coordinando le politiche sulle pensioni, sull’occupazione, sull’istruzione, sulla salute e, di fatto, sui servizi di assistenza.
Tuttavia, alcuni dei nostri Stati membri sono palesemente incapaci di pensare al di fuori dei confini dell’economia, secondo un modo di vedere che considera le politiche sociali e ambientali lussi costosi da lasciar cadere al pari delle restrizioni al mercato. Ciò deve cambiare urgentemente se vogliamo garantire un progresso verso il nostro obiettivo di una società migliore.
Anja Weisgerber (PPE-DE). – (DE) Signora Presidente, i modelli sociali europei sono di fronte a grandi sfide. In particolare, sullo sfondo dell’attuale crisi finanziaria, le misure a livello europeo devono essere coordinate. Vorrei perciò anche ringraziare davvero i relatori per l’eccellente lavoro svolto.
Non solo dobbiamo prendere immediate misure per regolamentare il mercato finanziario, ma anche coordinare le misure sociopolitiche e creare un quadro sociale. Al riguardo, dovremmo anche tenere a mente le competenze degli Stati membri. Sono favorevole a dare priorità alla creazione e al rilancio dell’occupazione in questo momento di crisi e anche a portare avanti la realizzazione del principio di flessicurezza, ma mi rifiuto di accogliere la richiesta per l’introduzione dei salari minimi in tutti gli Stati membri, come accennato al paragrafo 14 della relazione dell’onorevole Silva Peneda, che peraltro ringrazio per il suo lavoro. Questa richiesta, riguardante una decisione che deve essere lasciata a totale discrezione degli Stati membri, va contro il principio di sussidiarietà.
I sistemi e gli ordinamenti del mercato del lavoro variano notevolmente da uno Stato membro all’altro. Ritengo che ad ogni persona debbano essere garantite entrate sufficienti a condurre una vita dignitosa, attraverso un reddito minimo con l’aiuto di ulteriori benefici sociali statali. A quale salario minimo ci si dovrebbe attenere? A quello della Romania forse? In quello Stato ammonta a circa 72 euro al mese.
Appoggio in particolare l’idea che si debba assicurare un reddito minimo per tutti, ma stabilire limiti appropriati è competenza degli Stati membri. Sono a favore di un’Europa sociale. L’Europa deve creare una cornice sociale ma, al tempo stesso, tenere conto dei poteri degli Stati membri.
Stephen Hughes (PSE). – (EN) Signora Presidente, in origine avevamo promesso per questa settimana un vero e proprio vertice sull’occupazione, ma ci troviamo invece ad avere un incontro di mezza giornata della troïka. Che orribile messaggio da inviare ai cittadini europei che ingrossano le fila dei disoccupati ad un ritmo allarmante! Che messaggio negativo da mandare a quel numero ancora maggiore di cittadini che temono di perdere il posto di lavoro! Le previsioni indicano che nel 2010 potremmo arrivare a 27 milioni di disoccupati nell’Unione europea ed io temo che possa andare anche peggio. Spero davvero che il vertice di giugno dedichi almeno una giornata intera a riflettere su come rispondere a questa sfida.
Invece di fingere che la risposta si trovi solo a livello nazionale, abbiamo bisogno di risposte forti, coerenti e valide per tutta l’Europa e di azioni coordinate a livello europeo, nazionale e regionale. C’è urgente bisogno di mantenere posti di lavoro vitali, laddove possibile. Mandare a casa le persone dovrebbe essere l’ultima delle risorse, e invece bisognerebbe ricorrere ad un’avveduta ripartizione del lavoro e alla riqualificazione. Bisogna investire per creare posti di lavoro in un’economia ambientale basata sulla ricerca e sul basso consumo di carbonio e per dare ai lavoratori le competenze necessarie per questa nuova economia. Abbiamo bisogno di politiche forti e attive nel mercato del lavoro per reintegrare rapidamente i lavoratori mandati a casa, e di sistemi di protezione sociale per quanti si trovano disoccupati senza averne colpa.
Gli argomenti da trattare sono più che sufficienti per riempire una giornata intera del vertice di giugno. Questo incontro a tre è una risposta patetica.
E infine, Philip, sentirò la tua mancanza un po’ quanto quella di un mal di denti!
(Si ride)
Oldřich Vlasák (PPE-DE). – (CS) Signora Presidente, a fianco del crollo dei mercati finanziari, la crescita della disoccupazione è uno dei due maggiori problemi prodotti dall’attuale crisi economica. Credo fermamente che, se l’Unione europea vuole porre un freno a questa crescita, deve abbandonare qualsiasi forma di protezionismo. Lo ritengo cruciale anche per coordinare le singole misure all’interno dell’Unione europea. Abbiamo bisogno di misure che motivino i disoccupati a trovare nuovi posti di lavoro e per questo accolgo con favore la proposta che le persone che hanno perduto il posto di lavoro in conseguenza dell’attuale crisi economica debbano poter usufruire rapidamente delle risorse del Fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione. Tuttavia, mi chiedo se, con questi emendamenti, non ci si stia allontanando troppo dalle regole del Fondo di adeguamento alla globalizzazione. A mio parere la recente proposta di un cofinanziamento al 75 per cento è troppo elevata. Abbiamo bisogno della cooperazione degli Stati membri, senza dimenticare la necessità di una semplificazione dell’amministrazione del fondo.
Onorevoli colleghi, siamo certo d’accordo che il mantenimento dell’occupazione e la creazione dei posti di lavoro a seguito della crisi finanziaria ed economica siano compiti cruciali dell’Unione europea. In questo contesto, il futuro vertice europeo sull’occupazione dovrebbe stabilire chiaramente un comune quadro di riferimento e avanzare specifiche proposte, e dovrebbe anche portare a compimento la discussione sulle modifiche al Fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione.
Jan Cremers (PSE). – (NL) Signora Presidente, onorevoli colleghi, quando l’anno scorso è stata discussa per la prima volta l’agenda sociale della Commissione, io dissi che il programma mancava di ambizioni, che era troppo limitato, che arrivava troppo tardi. Ringrazio l’onorevole Silva Peneda per la sua recente collaborazione su questo punto. La sua relazione dimostra, in ogni caso, come il Parlamento europeo desideri molta più ambizione in questo campo.
All’inizio, quando nacque l’idea dell’Unione europea, era chiaro che volevamo basare la nostra politica sociale su di un quadro normativo comune a quasi tutti gli Stati membri, vale a dire solide leggi del lavoro che garantissero che nessuno fosse lasciato da parte e contratti collettivi a tutela della posizione dei lavoratori sul mercato del lavoro.
Adesso siamo costretti ad aggiungere anche la protezione dei più vulnerabili nella nostra società. Malgrado la crescita verificatasi in Europa, stiamo assistendo a un nuovo fenomeno: quello dei lavoratori poveri. Ringrazio l’onorevole Silva Peneda per aver incluso questo punto nella sua relazione.
David Casa (PPE-DE). – (MT) E’ per me un onore aver lavorato nelle due aree oggetto di discussione. Ringrazio caldamente i relatori e tutti coloro che ci hanno aiutato a raggiungere la posizione odierna. Dobbiamo per prima cosa difendere i lavoratori che purtroppo sono stati licenziati a causa di questa crisi, e ritengo che oggi sia più facile aiutare queste persone a reinserirsi nel mercato del lavoro.
Stasera abbiamo concordato anche di fare tutto il possibile per creare un maggior numero di posti di lavoro in Europa, ma non, come pensano i socialisti, limitando le ore di straordinario dei lavoratori. Al contrario, vogliamo che i lavoratori decidano da soli. Come politici noi non possiamo fissare un tetto alle ore di straordinario che un lavoratore può fare, ma è una decisione che deve essere lasciata al lavoratore. Perciò, seguendo quanto detto dal commissario Almunia sul fatto che ci troveremo di fronte a una crisi del lavoro nell’eurozona, dobbiamo fare tutto quanto è in nostro potere per creare più e migliori posti di lavoro e per tutti i lavoratori europei.
Colm Burke (PPE-DE). – (EN) Signora Presidente, accolgo con grande favore la revisione dei criteri che regolano il Fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione. Ci troviamo in una fase di profonda crisi economica, la peggiore dalla fine della Seconda guerra mondiale. Servono soluzioni innovative per contrastare gli enormi problemi che si pongono.
Il Fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione è un esempio di queste soluzioni. Sono stato il primo membro irlandese di questo Parlamento a scorgere la possibilità di impiegare questo fondo nella recente crisi dell’occupazione a Limerick, Waterford e Tralee, tre importanti località del mio collegio elettorale. Accolgo quindi con favore il lavoro dei relatori per rendere più flessibili i criteri di accesso alle risorse del Fondo alla luce dell’attuale crisi economica. Un riferimento particolare va fatto per il nuovo rapporto di finanziamento tra la Commissione e gli Stati membri, oltre al temporaneo abbassamento della soglia della disoccupazione da 1 000 a 500.
Ritengo che queste riforme invieranno un forte segnale dal cuore dell’Europa a chi ha la sfortuna di essere stato travolto dalla burrasca della crisi economica: per loro c’è un sostegno che li aiuta a formarsi nuovamente e a riqualificare il loro percorso verso una nuova prosperità.
Katrin Saks (PSE). - (ET) Sostengo anch’io la riorganizzazione del Fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione. Nel mio paese, l’Estonia, questo Fondo non è stato utilizzato e quando ne ho chiesto il motivo mi è stato detto che le condizioni erano troppo rigorose e che la soglia, finora fissata a 1 000 esuberi, vi rendeva l’accesso impossibile. Non abbiamo industrie di tali dimensioni, ma molte aziende più piccole sono fallite. Ridurre il numero di esuberi a 500 darebbe sicuramente nuove opportunità all’Estonia, dove il tasso di disoccupazione è già molto elevato, ed anche la modifica della percentuale di finanziamento richiesta sarebbe molto favorevole. Quindi ancora una volta sono soddisfatta per quanto è stato fatto in merito alle regole del Fondo.
Theodor Dumitru Stolojan (PPE-DE) . – (RO) Anche io considero particolarmente utili le proposte di trasformare il Fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione in un efficace strumento per combattere il più doloroso effetto della crisi economica, vale a dire la perdita di posti di lavoro, e lo dimostrerò votando a favore.
Non era giusto che il Fondo potesse essere accessibile solo in situazioni in cui la perdita di posti di lavoro era conseguenza della delocalizzazione di un’azienda, scenario che si incontra regolarmente nei paesi sviluppati. Gli emendamenti proposti consentiranno anche agli Stati membri meno sviluppati, come la Romania, di rispondere ai requisiti per accedere al Fondo.
Alexandr Vondra, presidente in carica del Consiglio. – (EN) Signora Presidente, prima di tutto mi lasci esprimere i miei ringraziamenti per questa utile discussione. Penso che sia stata molto costruttiva, proprio in considerazione del merito dei problemi trattati. La discussione è anche molto tempestiva, dato che avviene immediatamente prima dell’incontro che si terrà giovedì prossimo a Praga.
Quindi grazie a tutti per il vostro contributo. Penso che nulla sarà omesso o tralasciato e credo che questo dibattito contribuirà all’esito del vertice nella stessa misura di tutti i lavori preparatori che abbiamo condotto insieme alla Commissione e che hanno preso la forma concreta dei tre importanti seminari di Stoccolma, Madrid e Praga.
Per quanti hanno parlato della dimensione o dello scopo dell’incontro, dirò che in origine avevamo pensato ad un vertice di portata più ampia, ma dobbiamo tenere presente la situazione generale nel campo dell’occupazione. Si tratta di un’area nella quale le competenze nazionali sono molto importanti e il contributo della Comunità non è l’unico strumento in gioco, come ho già precisato nelle mie osservazioni introduttive, quando ho parlato delle nostre speranze per il vertice di questa settimana. Non dobbiamo perdere di vista il fatto che, nonostante la strategia europea per l’occupazione, la politica dell’occupazione rimane essenzialmente di competenza degli Stati membri.
Un aspetto essenziale della strategia messa in atto sin dal 1997 è stato il ruolo del reciproco apprendimento nella ricerca di una soluzione ai problemi comuni nel campo dell’occupazione. Questo approccio rimane cruciale anche oggi, nel corso di una delle peggiori crisi economiche degli ultimi tempi, ed ha il suo ruolo anche nel vertice di questa settimana.
Ma al di là delle misure adottate a livello nazionale, l’Unione stessa ha un ruolo da svolgere ed è in tale contesto che si deve fare il migliore uso degli strumenti finanziari disponibili, non ultimi il Fondo sociale europeo e il Fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione, che è attualmente in corso di modifica, naturalmente con l’accordo del Parlamento, al fine di estenderne la copertura facendovi rientrare anche la perdita di posti di lavoro dovuta alla crisi.
E’ esattamente quello che vogliamo ottenere, ed abbiamo ragione di credere che la riuscita dell’incontro di Praga, alla presenza della Commissione, della presidenza, delle future presidenze e delle parti sociali, potrà produrre risultati sotto forma di raccomandazioni e proposte. Avremo di nuovo l’occasione di incontrarci a 27 nel Consiglio europeo di giugno per prendere delle decisioni.
Nutriamo quindi la speranza che, con l’aiuto dei partner sociali europei e sulla base dei lavori preparatori di questi tre laboratori nonché della discussione odierna, il vertice europeo per l’occupazione possa riuscire ad individuare ulteriori azioni da adottare con urgenza in risposta alla grave situazione che attualmente affligge i nostri i cittadini, aiutandoci a creare in futuro un’Unione più forte e più competitiva.
Vladimír Špidla, membro della Commissione. − (CS) Signora Presidente, onorevoli deputati, durante i miei cinque anni di lavoro in seno alla Commissione ho avuto numerose occasioni di incontro con i relatori, e la qualità delle loro relazioni, quindi, non mi sorprende. E' chiaro che in questo momento l'Europa e il mondo intero si trovano di fronte a una crisi che viene spesso paragonata alla crisi del 1930, e vi sono timori che avrà conseguenze analoghe: sicuramente si tratta di una crisi molto profonda. Tuttavia, un certo numero di cose sono cambiate rispetto al passato. Oggi abbiamo l'Unione europea, e il continente europeo non è pervaso da tensioni e ostilità reciproche; abbiamo il modello sociale europeo, che ha sviluppato un sistema completo di protezione sociale, e questo è un cambiamento sostanziale. Penso che ci sia anche un progressivo aumento della volontà e della capacità di agire congiuntamente, perché ora, per la prima volta, l'Europa ha risposto alla crisi in maniera coordinata con il suo piano per il risanamento economico, utilizzando il potere di coordinamento sia a livello comunitario livello sia a livello dei singoli Stati membri. E’ chiaro anche che se stiamo parlando di una crisi, stiamo pensando principalmente alla disoccupazione e alle sue conseguenze sociali. La Commissione considera la questione dell’occupazione e della disoccupazione come una priorità e propone che sia considerata anche come una priorità dell’ordine del giorno di tutta l’Unione europea. Alcuni deputati hanno criticato il fatto che dall’idea iniziale di un vertice dei capi di Stato o di governo si sia arrivati ad un formato diverso. Il presidente della Commissione ha chiaramente espresso la posizione sostenuta dalla Commissione, e questo rispecchia l’idea originaria. Tuttavia, vorrei dire che il vertice di Praga è un evento eccezionale ed è stato preparato in modo eccellente. Riunirà partecipanti che prima non hanno mai preso parte a eventi del genere ed è anche un passo sul percorso verso il Consiglio europeo a dimostrazione che il problema dell'occupazione e della disoccupazione verrà affrontato a livello di primi ministri e presidenti.
Onorevoli deputati, abbiamo discusso una serie di problemi che rientrano negli scopi dell’agenda sociale e nel corso della discussione sono state sollevate una serie di questioni in relazione alle modifiche dei fondi individuali. Vorrei far notare che l’agenda proposta è stata in gran parte preparata prima della comparsa dei sintomi della crisi, ma nonostante questo vorrei mettere in chiaro che è stata, ed è tuttora, una buona base per affrontare la crisi. Essa prevede inoltre una buona base per le azioni da intraprendere dopo la crisi. Ritengo che il modello sociale europeo sia qualcosa di più di una semplice reazione alla crisi, per quanto questa possa essere grave. Si tratta di un processo ed è una strategia politica e sociale di lungo termine, ed è proprio questo carattere di lungo termine che fa parte dell’agenda sociale. Per quanto riguarda la questione del Fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione e la questione delle modifiche al Fondo sociale europeo, desidero esprimere i miei ringraziamenti per l’eccellente cooperazione: il dialogo infatti è stato così costruttivo che il raggiungimento dei nostri obiettivi è a portata di mano in questa riunione, e lo considero un fatto estremamente importante. Nella lingua ceca, abbiamo un modo di dire che recita: “Chi dà presto dà il doppio.” Non so se i nostri antenati l’abbiano stabilito grazie a calcoli precisi, ma chiaramente una risposta tempestiva vale qualcosa, ed è più utile di un’esitazione.
Sono stati sollevati nel corso della discussione alcuni specifici interrogativi ai quali vorrei dare una risposta. Il primo è quello posto dall’onorevole Cottigny, per quanto riguarda il primo maggio di quest’anno – o il mese di maggio – e l'utilizzo del Fondo. Vorrei chiarire che tutte le richieste di utilizzo del Fondo presentate dopo il 1° maggio di quest’anno nel quadro della proposta, che è ormai in fase di chiusura, saranno valutate in base alle nuove regole. L’onorevole Juknevičienė è preoccupato dal fatto che il denaro del Fondo spesso non riesca a raggiungere chi ne ha bisogno. L’efficacia deve essere sempre monitorata. Ho avuto l’opportunità di visitare la Carelia orientale, dove si è discusso su come utilizzare il Fondo per aiutare le persone che avevano perduto il posto di lavoro a seguito della ristrutturazione della Nokia; da questa esperienza ho imparato che la grande maggioranza di quanti avevano perso il posto di lavoro ritenevano necessario l’aiuto offerto dal Fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione: un aiuto rapido e utile per loro. All’epoca della mia visita, il 60 per cento di loro aveva già trovato un nuovo posto di lavoro. Certo non tutti ma, anche così, era chiaro che questo meccanismo funzionava. Un altro interrogativo che è stato posto riguarda il cofinanziamento. Naturalmente, l’onorevole Vlasák ha ragione quando sostiene che il cofinanziamento svolge un ruolo significativo; cionondimeno, ritengo che un aumento del livello di cofinanziamento in un momento di crisi sia stata una proposta giusta, perché alcuni Stati che si trovano in una situazione molto difficile hanno gravi problemi a ottenere il cofinanziamento. Al fine di facilitare questo aspetto, abbiamo proposto un livello del 75 per cento. A seguito della discussione in Parlamento, la proposta è stata ridotta al 65 per cento, e credo che questo sia un passo importante che realmente facilita l’utilizzo del Fondo. Vorrei anche evidenziare un aspetto che non è stato esplicitamente sottolineato nel corso della discussione, benché il Fondo sociale europeo sia un’istituzione ben nota che aiuta in modo molto efficace milioni di persone ogni anno. Anche nel caso di questo Fondo, abbiamo emendato congiuntamente le regole discutendone con voi, e credo che questo ne faciliterà l’utilizzo e l’efficacia. L’onorevole Lambert ha sottolineato l'importanza dell’inclusione sociale. Mi sembra vada sottolineato che la nostra linea è assolutamente chiara. Il modello sociale europeo è il modello di una società attiva, in cui l’attività nel mercato del lavoro rappresenta l’elemento chiave, ma non accetta solamente coloro che partecipano al mercato del lavoro: una gran parte dei nostri cittadini, per vari motivi, non partecipa al mercato del lavoro ma è comunque importante che possa partecipare attivamente alla società. L’onorevole Silva Peneda ha sottolineato il dialogo sociale. Non posso che concordare con il suo punto di vista: il dialogo sociale, in questo particolare momento, è più importante che mai.
Onorevoli deputati, vorrei dire che, a mio avviso, l'agenda sociale e quella sull’occupazione diventano sempre più importanti ed è un processo che si sta progressivamente facendo sentire in tutte le strategie dell’Unione europea in quanto dimensione legata a tutte le proposte per i cambiamenti a lungo termine e alle prospettive dell'Unione europea. Desidero ringraziarvi e esprimere, in conclusione, la mia profonda convinzione che il modello sociale europeo ha bisogno dell'integrazione europea; non è un modello che possa essere sviluppato e tenuto in piedi entro i confini di Stati nazionali che agiscano per conto proprio. Vorrei concludere dicendo che, a mio parere, l'Europa e l'integrazione europea sono prerequisiti essenziali per il futuro sviluppo del modello sociale europeo.
Gabriele Stauner, relatore. – (DE) Signora Presidente, signor Presidente in carica del Consiglio, signor Commissario, vorrei aggiungere qualcosa alle osservazioni del commissario sul Fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione (FEAG). Anche il FEAG fa parte del modello sociale europeo. Il commissario ha ragione quando afferma: “chi dà presto dà il doppio.” Abbiamo avuto un intenso dibattito con la Commissione e mi piace sottolineare che in questo caso la nostra reazione è stata rapida ma di alto livello in termini di contenuti e di qualità. E’ un compromesso di cui io e i miei colleghi siamo molto orgogliosi.
Vorrei riassumere alcune riflessioni emerse nel corso del dibattito. Per quanto riguarda il FEAG, risulta fortunatamente un ampio consenso sulla revisione. Rivolgo un piccolo appello alla Commissione: raccogliete i fondi per il FEAG non solo dai residui del Fondo sociale europeo (FSE), ma anche dagli altri fondi residui provenienti dal bilancio. Per chi di noi ha a cuore la politica sociale, naturalmente sarebbe l’ideale se i fondi del FSE venissero spesi interamente per gli obiettivi del FSE e i fondi residui del FEAG provenissero da altri fondi residui: saremmo allora in grado di raddoppiare quanto di buono facciamo per i lavoratori.
A titolo di esempio, vorrei dire ai miei colleghi, gli onorevoli Lynne, Sinnott e Burke, che il FEAG può fare molto, ma non può certo risolvere tutti i problemi regionali. E’ abbastanza palese, e non è questo il suo scopo. Agli Stati membri spettano ancora alcune responsabilità. Vorrei rivolgere un altro appello alla Commissione: forse si può evitare di esaurire i fondi per l'assistenza tecnica – lo 0,35 per cento – che, come previsto dalle regole, sono a vostra disposizione. I lavoratori potrebbero ricevere ancora più benefici. Il commento dell’onorevole Naranjo Escobar è stato molto accurato e riguarda un compito per il futuro. In considerazione della crisi economica e finanziaria, dobbiamo rivedere anche la strategia di Lisbona.
Vorrei rivolgeremi all’onorevole Hughes: un vertice sull’occupazione sarebbe sicuramente positivo, ma vi dico, in tutta onestà, che anche una riunione della troïka è adeguata se produce qualcosa di razionale. Non abbiamo bisogno di un vertice per il gusto di farlo. Abbiamo bisogno di risultati positivi e rapidi!
José Albino Silva Peneda, relatore. – (PT) A questo punto della discussione, vorrei fare tre osservazioni. In primo luogo, tengo a dire che la politica sociale non è monopolio di una singola forza politica in questo Parlamento. Nel corso di questa legislatura, il gruppo del Partito popolare europeo (Democratici-cristiani) e dei Democratici europei, la forza politica che rappresento in questo Parlamento, ha contribuito alla politica sociale in un modo che considero decisivo. Ho svolto un ruolo attivo in varie relazioni, su vari argomenti e, in particolare, in merito alla revisione del Fondo sociale europeo, del Fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione, sulla flessicurezza, sulla relazione sul modello sociale europeo, sulla direttiva sull'orario di lavoro e, oggi, sull’agenda sociale europea.
Sono convinto, sulla base della mia esperienza in questa legislatura, che sia possibile raggiungere un ampio consenso su questioni di politica sociale. Tuttavia, oltre ad un ampio consenso sulla concezione delle politiche – che ritengo sia stato raggiunto – dobbiamo anche porci obiettivi più ambiziosi per quanto riguarda il raggiungimento di un consenso sull’azione politica. In questo senso, mi sembra che, nella Commissione e nelle istituzioni europee, dovremmo aver sviluppato molti più incentivi per far sì che le risorse finanziarie possano venire assegnate a livello locale e regionale, posto che vi sia una convergenza tra i vari organi e le varie azioni in modo che si possano risolvere davvero i problemi sociali.
La mia terza osservazione riguarda il problema della fiducia, che non può essere imposta per legge: in larga parte dipende dal comportamento delle istituzioni. Ritengo che una cultura della cooperazione nello sviluppo delle politiche contribuirà a ripristinare la fiducia. Credo che, nel corso di questa legislatura, in seno al Parlamento europeo, si sia dato un buon esempio di come collaborare, e il risultato del lavoro di rinnovamento dell’agenda sociale si basa chiaramente su questa idea.
Concordo con il commissario quando afferma che il dialogo sociale deve essere al centro della discussione. Tuttavia ritengo che ora ci troviamo in una fase in cui è la politica sociale, più che il solo dialogo sociale, a dover essere al centro del dibattito politico. Sono molto favorevole alle affermazioni pronunciate in questo Parlamento per quanto riguarda il vertice sull’occupazione e sulle politiche sociali. Credo che ora sia assolutamente opportuno che la questione venga affrontata
Questo è il mio ultimo intervento in questo Parlamento, e voglio ringraziare – a nome del presidente – tutti i deputati, il commissario e la Commissione, per la loro collaborazione in questi cinque anni di intensa e stimolante attività nel Parlamento europeo. Grazie mille.
Jean Lambert, relatore. – (EN) Signora Presidente, mi dispiace davvero che alcuni dei nostri più cari colleghi ci lascino alla fine di questo mandato.
Durante questa discussione sono emerse molte questioni, non ultime quelle relative alla lotta alla discriminazione e all'importanza di tali misure anche in tempi di recessione economica. La questione è stata sollevata in merito al lavoro da noi svolto su questo tema in seno alla commissione per i diritti della donna e l’uguaglianza di genere. E’ stata inoltre sollevata anche la questione del mutuo sostegno.
A questo punto vorrei sottolineare che una delle questioni affrontate nella relazione sull’inclusione è stata quella del livello locale, e delle dimensioni di alcune economie locali. Si parla tanto di economie nazionali e internazionali, ma l'economia locale è fondamentale: è importante l'accesso dei cittadini alle banche – anche se queste non se la passano molto bene – al microcredito e alle “credit unions” (piccole istituzioni di credito). Bisogna fare molta attenzione a che le persone più povere, per via di prestiti da parte di profittatori e simili, non vengano spinte sempre più nei debiti a livelli di interesse molto elevati. Dobbiamo fare in modo che questo non accada, perché è una realtà che realmente divora le persone.
Tuttavia, si è parlato molto di efficacia delle autorità locali e dei servizi, anche in connessione con la relazione. Un altro tema che la commissione ha voluto sottolineare in maniera particolare è quello dell’alloggio, perché, ancora una volta, in tempi di recessione economica, si esercita una pressione sempre crescente su chi magari non è in grado di sostenere il costo di una casa. Bisogna quindi concentrarsi su questo aspetto: forse si potrebbe usare il metodo aperto di coordinamento per individuare le miglior pratiche nei vari Stati membri.
Vorrei, infine, menzionare il Fondo sociale. Ci preoccupa il fatto che lo si riduca in una dimensione molto ristretta per quanto riguarda l'occupazione e la formazione lavorativa; al tempo stesso non vogliamo perdere sistemi ricchi di inventiva e molto produttivi che, per così tanto tempo, da un punto di partenza molto difficile, hanno aiutato le persone a trovare la propria strada nel mondo del lavoro.
Presidente. – La discussione è chiusa.
La votazione si svolgerà mercoledì 6 maggio 2009.
Dichiarazioni scritte (articolo 142 del regolamento)
Kelam, Tunne (PPE-DE), per iscritto. – (EN) Fra pochi giorni, i leader europei e le parti interessate si incontreranno al vertice per l'occupazione. Il rapido aumento della disoccupazione è diventato il problema cruciale dell’attuale crisi finanziaria. Si tratta di un problema profondamente umano: infatti, rappresenta la più grande ingiustizia sociale dell’Europa. I leader e i politici di governo devono affrontare la situazione con inventiva e con misure concrete.
Il 2009 è l'Anno dell’innovazione e della creatività. L'Europa deve cogliere questa opportunità per ridurre la disoccupazione e il modo migliore è stimolare la creazione di nuovi posti di lavoro. La questione chiave è il sostegno alle piccole e medie imprese e di semplificare le regole burocratiche per accedere ai fondi europei. Sono le piccole e medie imprese a creare posti di lavoro e saranno uno strumento importante per ridurre in futuro la disoccupazione, a condizione che l'Unione europea le sostenga in maniera efficace.
L'Europa deve inoltre investire nell’istruzione, in particolare in quella permanente. La disoccupazione rappresenta un grande trauma per tutti. Prima di tutto, l'Unione europea e gli Stati membri devono aiutare le persone a superare questo trauma e devono essere pronti a trovare soluzioni alternative, in modo da farle rientrare nuovamente nel mercato del lavoro il più velocemente possibile. Investire nell’innovazione, nella ricerca, nello sviluppo e nell’apprendimento permanente è il modo migliore per raggiungere questo obiettivo.
Magda Kósáné Kovács (PSE), per iscritto. – (HU) A dispetto di ogni sforzo compiuto dopo la nostra adesione, nel 2004, nell’Unione europea si è progressivamente sviluppata una situazione di povertà “competitiva”. Ovviamente la crisi economica ha aggravato la situazione sia tra gli Stati membri sia tra i cittadini. I conflitti sociali derivanti da questa situazione minacciano il quadro europeo esistente. Dopo tutto, i cittadini non si aspettano dalle istituzioni dell'Unione europea solo aiuti a favore delle banche, ma anche servizi di sicurezza sociale.
La concorrenza, in un mercato che è in fase di contrazione a causa della crisi, si sta intensificando tanto fra le imprese quanto fra i lavoratori. Le tensioni sociali nell'Unione europea sono ben evidenziate dalle reazioni eccessive della Corte di giustizia in relazione alla direttiva sul distacco dei lavoratori.
Conoscere l'effettiva situazione giuridica è fondamentale per dissolvere timori privi di fondamento. La prossima Commissione dovrebbe valutare il recepimento negli Stati membri della direttiva sul distacco dei lavoratori.
A parte le misure contenute nel pacchetto sociale, servono ulteriori strumenti giuridici per la gestione della crisi e per risolvere le tensioni. Senza un salario minimo europeo può diventare molto difficile garantire la pace sociale. La definizione di un lavoro dignitoso, di una vita decente e di accordi collettivi transfrontalieri sono solo alcune delle questioni su cui la Commissione dovrà lavorare ulteriormente.
Naturalmente, a lungo termine, al fine di conseguire gli obiettivi sociali, il trattato di Lisbona e la Carta dei diritti fondamentali già ratificata da 25 Stati membri possono garantire un più ampio mandato europeo per istituire la parità di diritti economici e sociali, senza sostituire in alcun modo il pacchetto di misure rapide a breve termine.
Iosif Matula (PPE-DE), per iscritto. – (RO) Il Fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione (FEAG) è un importante strumento utilizzato dalla Commissione europea per attenuare la crisi economica e fornire assistenza alle persone che ne sono direttamente colpite. Vi sono industrie o settori dell'economia, come il settore finanziario, l'industria automobilistica e il settore commerciale, in cui si avverte più duramente l'impatto della crisi poiché sono stati costretti a ridurre le proprie attività e a licenziare il personale, come stiamo osservando anche in Romania. Secondo uno studio, nel corso del primo trimestre del 2009, il numero dei licenziamenti registrati è tre volte superiore rispetto ai nuovi posti di lavoro creati in tutta l'Unione europea.
Mettendo in campo azioni di contrasto agli effetti della crisi economica globale, si può anche raggiungere l'obiettivo della coesione sociale, economica e territoriale. Credo che questo si possa realizzare meglio se il FEAG è rivolto a persone disoccupate che provengono dalla stessa regione o da regioni limitrofe e anche da diversi Stati membri che condividono una frontiera comune. Da un lato, si deve dimostrare solidarietà nei confronti di chi sta perdendo il posto di lavoro, mentre, dall’altro, li si deve aiutare a reinserirsi nel mercato del lavoro. La riqualificazione professionale e la specializzazione, a seconda dei settori di sviluppo e delle specifiche risorse disponibili in ciascuna regione, possono contribuire a creare nuovi posti di lavoro.
Siiri Oviir (ALDE), per iscritto. – (ET) Nel contesto dell’attuale crisi economica mondiale (vale a dire di recessione economica e aumento della disoccupazione), è un dato di fatto che, nel mercato del lavoro dell'Unione europea, verrà licenziato un numero crescente di persone, aumentando ulteriormente il numero totale di chi è colpito da povertà e alienazione.
Oggi è molto importante ricercare l'impegno sociale e le relative politiche del mercato del lavoro anche attraverso un approccio integrato e univoco all'interno del piano di risanamento dell'economia europea.
Inoltre, gli Stati membri non dovrebbero penalizzare, attraverso tagli in sede di revisione di bilancio, gli affari sociali, la sanità e l'istruzione, perché sono proprio queste le aree che contribuiscono a riportare in seno alla società le persone povere.
Si deve riconoscere che spesso è molto complicato collegare l’assistenza sociale degli Stati membri alla partecipazione attiva al mercato del lavoro, soprattutto quando il lavoro disponibile è di natura temporanea, stagionale o part-time, e se le condizioni per ottenere sostegno, assistenza sociale o aliquote fiscali minime non motivano le persone ad accettare posti di lavoro di questo genere. Alla luce di queste nuove condizioni, dobbiamo rendere più flessibile il nostro sistema di assistenza sociale: la situazione attuale lo esige.
Ritengo che che l'assistenza sociale debba garantire un reddito minimo sufficiente a permettere una vita dignitosa che vada oltre la soglia della povertà e sia sufficiente ad aiutare una persona ad uscirne: la povertà non deve essere aggravata ulteriormente a causa della rigidità dell’assistenza sociale.
Esko Seppänen (GUE/NGL), per iscritto. – (FI) E’ sorprendente, e in effetti è imperdonabile, che il vertice sociale dell’Unione europea e del dialogo con le parti sociali debbano essere condotti a livello di troïka, senza la partecipazione dei capi di Stato o di governo. Questo dimostra che i leader dell’Unione europea sono poco interessati allo sviluppo della dimensione sociale e che siamo ben lontani dall'obiettivo di trasformare l'Unione europea in un’Europa per i cittadini. Naturalmente, le banche verranno salvate utilizzando fondi statali per nazionalizzare i loro debiti, ma nessuno si preoccupa di garantire il benessere dei cittadini.