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Procedura : 2009/0011(CNS)
Ciclo di vita in Aula
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Testi presentati :

A6-0259/2009

Discussioni :

PV 06/05/2009 - 2
CRE 06/05/2009 - 2

Votazioni :

PV 06/05/2009 - 4.5
Dichiarazioni di voto
Dichiarazioni di voto

Testi approvati :

P6_TA(2009)0352

Discussioni
Avvertenza
Mercoledì 6 maggio 2009 - Strasburgo Edizione GU

2. Sostegno allo sviluppo rurale da parte del Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale (FEASR) - Programma di sostegno alla ripresa economica tramite la concessione di un sostegno finanziario comunitario a favore di progetti nel settore dell’energia - Modifica dell’accordo interistituzionale del 17 maggio 2006 (discussione)
Video degli interventi
PV
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  Presidente . L’ordine del giorno reca, in discussione congiunta:

– la relazione (A6-0259/2009), presentata dall’onorevole Stavreva, a nome della commissione per l’agricoltura e lo sviluppo rurale, sulla proposta di regolamento del Consiglio che modifica il regolamento (CE) n. 1698/2005 sul sostegno allo sviluppo rurale da parte del Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale (FEASR) [COM(2009)0038 – C6-0051/2009 – 2009/0011(CNS)];

– la relazione (A6-0261/2009), presentata dall’onorevole Maldeikis, a nome della commissione per l’industria, la ricerca e l’energia, sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che istituisce un programma per favorire la ripresa economica tramite la concessione di un sostegno finanziario comunitario a favore di progetti nel settore dell’energia [COM(2009)0035 – C6-0049/2009 – 2009/0010(COD)]; e

– la relazione (A6-0278/2009), presentata dall’onorevole Böge, a nome della commissione per i bilanci, sulla proposta modificata di decisione del Parlamento europeo e del Consiglio recante modifica dell’Accordo interistituzionale del 17 maggio 2006 sulla disciplina di bilancio e la sana gestione finanziaria con riguardo al quadro finanziario pluriennale (2007-2013) [COM(2009)0171 – C6-0508/2008 – 2008/2332(ACI)].

 
  
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  Petya Stavreva, relatore. – (BG) Oggi, al Parlamento europeo, si tiene un’importante discussione sullo stanziamento di fondi aggiuntivi del bilancio europeo destinati alle zone rurali della Comunità al fine di aiutarle ad affrontare le conseguenze della crisi economica. Verranno stanziati 1,02 miliardi di euro a sostegno del settore agricolo dell’Unione europea in tempi difficili. Sono certa che gli agricoltori e i cittadini europei capiranno quest’importante messaggio in termini di stanziamento di risorse finanziarie a favore di un sostegno aggiuntivo.

Ogni paese riceverà una somma di denaro da destinare allo sviluppo di Internet a banda larga e ad affrontare le nuove sfide definite nella revisione periodica della politica agricola comune del 2008. Ritengo che gli investimenti per le infrastrutture per Internet, la riorganizzazione del settore lattiero-caseario, l'energia rinnovabile, la tutela della biodiversità e delle risorse idriche siano elementi indispensabili per risolvere gran parte dei problemi di tali regioni e offrano ai cittadini una serie di alternative.

Nella relazione, propongo di stanziare, in relazione alla linea di bilancio per il 2009, altri 250 milioni di euro a favore dello sviluppo rurale; in base a questo emendamento, la somma totale di risorse disponibili per il 2009 ammonterà a quasi 850 milioni di euro. Data la necessità di una rapida risposta all’attuale crisi economica, sono a favore dell’idea di anticipare al 2009 i pagamenti previsti per il 2010 e il 2011.

Vorrei sottolineare la possibilità di distribuire le risorse tra gli Stati membri alla luce delle loro necessità specifiche; questa flessibilità permetterà ai singoli paesi di usare le proprie risorse finanziarie in base alle esigenze degli agricoltori e dei cittadini delle zone rurali.

In vista di una limitata disponibilità di credito durante la crisi finanziaria e tenendo conto delle limitazioni all’uso dei fondi previsti dai programmi per le zone rurali, credo che si debbano stanziare alcune di queste risorse per la creazione di fondi che offrono prestiti e garanzie di credito. Solo così potremo aiutare chi desidera attuare dei progetti, ma non dispone del capitale di avviamento necessario.

E’ importante che gli Stati membri si attengano ai termini previsti e inseriscano delle attività aggiuntive ai programmi di sviluppo rurale in modo da assorbire meglio tali fondi; prima gli agricoltori riceveranno il denaro e maggiori saranno i benefici degli aiuti finanziari. Un’altra condizione importante per un uso efficace delle risorse è che ogni paese fornisca agli organi regionali e locali e ai potenziali beneficiari un facile accesso alle informazioni riguardanti le nuove opportunità per i progetti nell’ambito dei programmi rivisti sullo sviluppo rurale.

Ho avuto il piacere di elaborare una relazione che mette in luce l’approccio attivo e il sostegno delle istituzioni europee al futuro del settore agricolo e delle zone rurali europee. Ho sempre creduto che un aiuto ha più valore se giunge quando se ne ha più bisogno e, attualmente, le zone rurali necessitano di maggiori risorse per lo sviluppo e la modernizzazione. E’ l’unico modo che abbiamo di fermare l’immigrazione, salvaguardare la natura e garantire l’occupazione e la creazione di nuovi posti di lavoro.

Concludo il mio intervento ringraziando i miei colleghi della commissione per l’agricoltura e lo sviluppo rurale impegnati nella stesura della relazione e i rappresentanti della Commissione europea e del Consiglio per la loro proficua collaborazione. Vorrei anche ringraziare le organizzazioni del settore per le loro proposte. Vi chiedo ora di approvare la presente relazione cosicché possiamo dare nuovo slancio allo sviluppo delle zone rurali dell’Unione europea.

 
  
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  Eugenijus Maldeikis, relatore.(LT) La Commissione ha presentato un importante pacchetto per il piano di ripresa economica a favore dei progetti energetici per far fronte alla sfida che la crisi economica pone all’energia europea.

Il pacchetto consiste di tre parti. La prima riguarda le infrastrutture e le interconnessioni relative a gas ed energia elettrica. Sappiamo che si tratta di un problema delicato e di vecchia data, ma vista la crisi attuale, il finanziamento dei progetti di interconnessione darebbe grosso slancio allo sviluppo regionale dell’energia e alla cooperazione interregionale, rafforzando inoltre la creazione di un mercato europeo comune dell’energia.

La seconda parte del pacchetto riguarda i progetti di energia eolica in mare e la terza parte i progetti di cattura e stoccaggio del carbonio relativi alla necessità di affrontare il cambiamento climatico e l’energia rinnovabile. Vista l’attuale crisi economica, ritengo si debbano riformare completamente la struttura e il sistema del settore energetico europeo. Questo è il momento giusto per valutare l’attuale situazione ed affrontare molti problemi di natura energetica.

Il presente pacchetto e i tre programmi indicati rafforzeranno in modo significativo il settore energetico europeo, con un impatto su altri settori e fornendo un importante sostegno alla ripresa economica in Europa.

Ritengo che i 3,9 miliardi di euro indicati per questo pacchetto costituiscano una somma notevole che ci permetterebbe di risolvere problemi particolarmente urgenti in materia di sicurezza energetica. Oltre alle conseguenze socio-economiche e ai problemi legati alla crisi energetica, esiste anche un rischio di carattere politico – attualmente piuttosto elevato – associato alla fornitura di gas ai singoli Stati membri.

Il finanziamento dei progetti di interconnessione rafforzerebbe in modo significativo la posizione dell’Europa e fornirebbe ulteriori garanzie di approvvigionamento energetico. Ci tengo a far notare che, nel corso della discussione su questa relazione, il Parlamento europeo ha proposto di aggiungere al pacchetto i punti seguenti.

Innanzi tutto, il Parlamento si è incentrato sulla possibile ridistribuzione delle risorse finanziarie non utilizzate per i progetti. Noi stiamo proponendo di fissare scadenze rigide per la preparazione e lo sviluppo dei progetti e riteniamo che, qualora vi siano fondi non utilizzati, questi debbano essere ridistribuiti tra i progetti nel campo dell’efficienza energetica e dell’energia rinnovabile.

Abbiamo recentemente preso parte a un dialogo a tre, giungendo a un accordo con il Consiglio, il quale ha esaminato le proposte del Parlamento e le ha incorporate al presente pacchetto. Sono contento di questa soluzione e ringrazio i rappresentanti del Consiglio, la presidenza ceca e il commissario Piebalgs per la loro seria e proficua collaborazione. Siamo davvero riusciti a raggiungere un buon risultato in breve tempo.

 
  
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  Reimer Böge, relatore. (DE) Signor Presidente, onorevoli colleghi, subito dopo l’approvazione del bilancio 2009, la Commissione ha presentato una proposta relativa alla revisione del quadro finanziario pluriennale (QFP) per il finanziamento delle interconnessioni energetiche transfrontaliere e dei progetti di infrastrutture a banda larga nel quadro del piano europeo di ripresa economica.

Va comunque precisato che, in primo luogo, le procedure sono diventate leggermente più complicate poiché, a nostro parere, non era giusto né appropriato che nuove proposte venissero presentate solo pochi giorni dopo l’approvazione del bilancio; in secondo luogo, vorrei ricordare che sarebbe stato praticamente impossibile raggiungere un accordo con il Consiglio sia sullo strumento di aiuto alimentare, sia sul pacchetto di stimolo economico riguardante il completamento del bilancio 2009. Per quanto riguarda la proposta iniziale di stanziare 5 miliardi di euro tramite le prospettive finanziarie rivedute suddivise in due quote – 3,5 miliardi di euro nel 2009 e 2,5 miliardi di euro nel 2010 – la Commissione si è resa conto della sua impraticabilità sulla base del disastroso bilancio sullo strumento di aiuto alimentare. In quell’occasione, la proposta avanzata dalla Commissione non corrispondeva agli accordi stabiliti nel bilancio. Ci troviamo ora di fronte ad una situazione analoga.

Sono lieto che la Commissione abbia accolto il suggerimento della commissione per i bilanci, affrontato nella prima discussione, di limitare la revisione e di non occuparsi dei problemi riguardanti le zone rurali, la banda larga e la modernizzazione delle relative infrastrutture nelle zone rurali presenti nella rubrica 2 del bilancio agricolo, e di non trasferirli nella rubrica 1a. A mio parere questo suggerimento avanzato da questo Parlamento è appropriato e lo abbiamo quindi preso come punto di partenza.

Al secondo turno abbiamo capito che il Consiglio aveva inizialmente stabilito che la Commissione non poteva presentare la proposta in merito allo strumento di aiuto alimentare poiché si trattava di una revisione; questa posizione mirava unicamente ad aggirare le condizioni e gli accordi di bilancio. Noi abbiamo rettificato il tutto durante i negoziati e il dialogo a tre tenutosi il 2 aprile. Dal mio punto di vista rappresentano un passo in avanti le proposte di stanziare 2,6 miliardi di euro, di alzare il massimale per l’anno 2009 per gli stanziamenti d’impegno citati nella sottorubrica 1a fino a 2 miliardi di euro, di abbassare il massimale citato nella rubrica 2 alla stessa somma, e di stanziare 600 milioni di euro per lo sviluppo rurale. Ci impegniamo a garantire l’importo rimanente di 2,4 miliardi di euro attraverso un meccanismo di compensazione in sede di concertazione delle procedure di bilancio 2010 e 2011 – e cito testualmente perché è importante – “utilizzando tutti gli strumenti previsti dal suo quadro giuridico e senza pregiudicare le dotazioni finanziarie dei programmi adottati in codecisione e la procedura di bilancio annuale”.

Inoltre, è fondamentale che gli impegni presi non siano modificati né ridotti nelle varie rubriche e per questo abbiamo deciso di discutere, entro i termini prestabiliti, in merito alla ripartizione del finanziamento perché ci siamo resi conto dell’importanza di soffermarci, durante questo mandato, sul tema della solidarietà in campo energetico e della modernizzazione delle infrastrutture, comprese le misure di valutazione dello stato di salute.

E’ chiaro che le problematiche che abbiamo sollevato nel corso della sessione plenaria del Parlamento europeo il 25 marzo in merito alla revisione del quadro finanziario pluriennale sono questioni più urgenti da inserire nell’ordine del giorno. Chiediamo alla Commissione di prendere in considerazione, durante le deliberazioni sulla revisione del piano finanziario pluriennale che si terranno in autunno, tutte queste riflessioni sulla flessibilità e su un miglior svolgimento dei negoziati nell’ambito della politica di bilancio annuale e pluriennale. I negoziati annuali con il Consiglio che vertono, anno dopo anno, sempre sullo stesso tema e che portano ad uno stallo perché nessuna delle parti si muove dalla sua posizione, creano solo scompiglio e devono terminare, poiché dall’esterno non si riesce a comprendere cosa accade. Sono necessarie maggiori flessibilità e margine di manovra nelle procedure di bilancio annuali. Alla Commissione viene richiesto di imparare dalle esperienze degli ultimi due o tre anni e di presentare delle proposte rilevanti in autunno. Non ci aspettiamo nient’altro!

 
  
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  Andris Piebalgs, membro della Commissione. (EN) Signor Presidente, è nostra comune convinzione, sin dall’inizio della crisi lo scorso anno, che l’attuale rallentamento dell’economia richieda uno stimolo anche a livello europeo.

Nel novembre del 2008 la Commissione europea ha proposto un esauriente piano europeo di ripresa economica, appoggiato in dicembre dai capi di Stato e di governo. Su questa base, è stato proposto a gennaio un “pacchetto da cinque miliardi” per offrire uno stimolo immediato all’economia europea e finalizzato a obiettivi chiave quali lo sviluppo della banda larga, la sicurezza energetica e le tecnologie con basse emissioni di carbonio.

La Commissione accoglie con favore l’accordo raggiunto sul pacchetto in breve tempo, dopo discussioni difficili ma costruttive.

Ringrazio il Parlamento per il sostegno dimostrato nei confronti della nostra proposta, così come per la flessibilità e il senso di compromesso dimostrato durante il dibattito interistituzionale. Questo dimostra che l’Unione europea è in grado di reagire con rapidità qualora una crisi lo richieda.

Riguardo al bilancio – e ora parlo a nome del vicepresidente Kallas – la Commissione accetta la soluzione attualmente concordata dalle tre istituzioni, sebbene l’approccio proposto differisca dalla nostra proposta originale del dicembre 2008. Siamo fiduciosi che i progetti verranno applicati come da programma.

Confermo, inoltre, che la Commissione ha preso nota delle aspettative del Parlamento in merito alla revisione di bilancio e alla valutazione del funzionamento dell’accordo interistituzionale. Come ben sapete, stiamo lavorando su questi punti e presenteremo le nostre conclusioni in autunno o, al più tardi, entro la fine dell’anno.

Mi soffermerò ora al tema di mia competenza: l’energia. Il regolamento sui progetti nel settore dell’energia costituisce uno strumento fondamentale per il raggiungimento di due obiettivi: affrontare i problemi chiave della sicurezza e delle sfide ambientali nel settore energetico e, allo stesso tempo, contribuire alla ripresa della nostra economia. Il pacchetto è anche un esempio di solidarietà all’interno dell’Unione europea. La crisi che necessita ora di una risposta immediata è quella del gas.

Prima d’ora, l’Unione europea non ha mai stanziato una somma tanto rilevante a progetti chiave nel settore dell’energia.

So che alcuni di voi avrebbero preferito che il pacchetto comprendesse maggiori misure per i progetti nel campo dell’energia rinnovabile e dell’efficienza energetica, ma credo che il compromesso finalmente raggiunto sull’argomento sia positivo. La Commissione conferma, tramite una dichiarazione completa, che riprenderà in considerazione la situazione nel 2010, e fa chiaramente riferimento all’opzione di impiegare i fondi non utilizzati per i settori dell’efficienza energetica e dell’energia rinnovabile. Non leggerò ora la dichiarazione perché è già stata inviata al Parlamento e sarà pubblicata nella Gazzetta ufficiale insieme al regolamento.

Sono lieto di constatare che il principio di proporre nuovi progetti, qualora vengano identificati seri rischi nell’attuazione dei progetti in corso, è ripreso anche nei considerando e in un articolo del regolamento.

Inoltre, vi assicuro che porteremo avanti rapidamente le numerose iniziative nel campo dell’‘energia rinnovabile e dell’efficienza energetica, come riportato nella nostra dichiarazione.

Dopo la rapida e positiva conclusione della procedura legislativa, la Commissione si concentrerà sull’attuazione del pacchetto. Riguardo ai progetti nel settore dell’energia, posso dirvi che intendiamo lanciare, entro la fine di maggio, un invito a presentare proposte e mi aspetto che le prime decisioni sul sostegno vengano comunicate entro la fine dell’anno.

Ringrazio in modo particolare i relatori, gli onorevoli Stavreva, Maldeikis e Böge, per l’impegno profuso per trovare soluzioni rapide in merito a questa importantissima proposta.

 
  
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  Mariann Fischer Boel, membro della Commissione. (EN) Signor Presidente, farò riferimento solamente alla parte del pacchetto relativa allo sviluppo rurale. Innanzi tutto, come l’onorevole Piebalgs, desidero ringraziare il Parlamento per la collaborazione di cui ha dato prova e, in particolare, la commissione per l’agricoltura e lo sviluppo rurale. Il dialogo dello scorso mese è stato proficuo e costruttivo ed è ovvio che il vostro sostegno su questo tema sia fondamentale per raggiungere risultati positivi.

Dobbiamo adottare la legislazione quanto prima in modo che questi fondi possano essere investiti, e spesi, nello sviluppo rurale già nel 2009; stiamo quindi parlando di pianificazione ma anche di spese.

Il compromesso finale ci ha lasciato con meno fondi da destinare allo sviluppo rurale rispetto a quanto speravamo: contavamo su 1,5 miliardi di euro, ma abbiamo invece ottenuto 1,02 miliardi di euro. L’ambito di investimento sulla banda larga nelle zone rurali è stato esteso e gli Stati membri disporranno della piena flessibilità al momento di scegliere se investire nella banda larga o nelle nuove sfide. Credo che la flessibilità sia un’ottima soluzione perché in questo modo non si ostacolano i cittadini che, in alcune zone dell’Unione europea, incontrano particolari difficoltà nell'affrontare le nuove sfide.

La Commissione presta particolare attenzione agli emendamenti proposti. Viene per esempio richiesta l’estensione della portata delle operazioni relative ammissibili per la banda larga mirate ad alleggerire le misure, quali la formazione specifica nelle tecnologie dell’informazione e delle comunicazioni e gli investimenti nei servizi e nelle infrastrutture relative a tali tecnologie. Vorrei sottolineare che investimenti e attività di questo tipo sono già finanziati dai fondi strutturali e dai fondi per lo sviluppo rurale. L’interesse è posto sulla banda larga perché questa tecnologia incentiva, nel miglior modo possibile, lo sviluppo tecnologico e la crescita.

Per quanto riguarda la promozione del pacchetto per la ripresa economica, la Commissione concorda sul fatto che sia indispensabile, ma può essere realizzato attraverso gli strumenti già presenti nelle nostre linee guida per lo sviluppo rurale. L’attuale quadro di riferimento permette anche di impiegare fondi per progetti nel 2009.

La proposta è stata strutturata in modo da inserire tra i finanziamenti i 250 milioni di euro che il Parlamento ha aggiunto al bilancio 2009 per lo sviluppo rurale nel corso della votazione finale sul bilancio dello scorso anno. Questa proposta non fa però parte dell’accordo sul finanziamento del pacchetto per la ripresa economica raggiunto durante i dibattiti del dialogo a tre. Per evitare ritardi nell’adozione finale del pacchetto, dobbiamo cogliere l’opportunità di riprendere l’argomento più avanti, quando ci sarà un accordo sui rimanenti finanziamenti del pacchetto per la ripresa economica.

Dato che questo è l’ultimo incontro in plenaria prima delle elezioni del Parlamento, vorrei esprimere i miei più sentiti ringraziamenti per la vostra collaborazione e per lo scambio di opinioni a volte caratterizzato da molto patriottismo e dinamismo, ma comunque sempre piacevole. Vorrei dire a chi non è candidato per la rielezione che è stato un piacere lavorare con voi.

(Applausi)

 
  
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  Presidente . La ringrazio, Commissario Fischer Boel. E’ stato gentile a farne menzione. E’ stato ed è sempre un piacere lavorare con lei e con i suoi colleghi della Commissione. Naturalmente ci sono delle divergenze di opinioni, ma è sempre stato un onore lavorare con lei e con il commissario Piebalgs e la ringrazio sentitamente sia a titolo personale sia a nome del Parlamento.

 
  
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  Mario Mauro, relatore per parere della commissione per i bilanci. Signor Presidente, onorevoli colleghi, durante il trilogo del 2 aprile è stato finalmente raggiunto un accordo tra il Parlamento e la Presidenza ceca. In qualità di relatore per il parere della commissione bilancio, mi felicito per questo accordo che ha così permesso di proseguire con l’iter legislativo relativo al recovery plan secondo le scadenze auspicate.

Per il 2009 le modalità di finanziamento sono molto chiare: su un totale di 3.98 miliardi, 2 miliardi verranno destinati all’energia attraverso una compensazione della rubrica 2, “Tutela e gestione delle risorse naturali”. I restanti 1.98 miliardi destinati all’energia saranno determinati nell’ambito della procedura di bilancio per il 2010 e, se necessario, la conclusione avverrà con la procedura di bilancio per il 2011.

Credo sia importante però, che il meccanismo di compensazione applicato alle varie rubriche non metta a rischio il pacchetto finanziario dei programmi codecisi, così come la procedura di bilancio annuale. Inoltre ritengo che, alla luce del deficit che l’attuale accordo interistituzionale ha mostrato, sia il caso di approfondire l’argomento in modo da rendere tale accordo più flessibile e quindi maggiormente capace di rispondere ad ulteriori esigenze finanziarie.

 
  
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  Vicente Miguel Garcés Ramón, relatore per parere della commissione per i bilanci. (ES) Signor Presidente, riporto, in qualità di relatore, il parere della commissione per i bilanci in merito alla proposta di modificare il regolamento a sostegno dello sviluppo rurale presentata dal Fondo agricolo europeo per lo sviluppo rurale e che rientra nel piano europeo di ripresa economica.

Il Consiglio europeo, tenutosi a fine marzo 2009, ha proposto lo stanziamento di 3,98 miliardi di euro per il settore dell’energia e di 1,02 miliardi di euro per il Fondo per lo sviluppo rurale al fine di creare nuove infrastrutture a banda larga per le campagne, migliorare le infrastrutture esistenti e far fronte alle nuove sfide: il cambiamento climatico, le energie rinnovabili, la biodiversità e la ristrutturazione del settore lattiero-caseario.

La commissione per i bilanci ha deciso all’unanimità che l’importo di riferimento indicato nella proposta legislativa è compatibile con il massimale riportato nella rubrica 2 dell’attuale quadro finanziario pluriennale 2007-2013.

 
  
  

PRESIDENZA DELL’ON. ROURE
Vicepresidente

 
  
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  Rumiana Jeleva, relatore per parere della commissione per lo sviluppo regionale. – (BG) Come relatore per parere della commissione per lo sviluppo regionale, vorrei esprimere la mia soddisfazione per la versione finale del programma energetico europeo per la ripresa. Il Parlamento ha mantenuto una posizione molto ferma nel corso dei negoziati con il Consiglio, ottenendo il miglior risultato possibile per i cittadini europei.

Il programma energetico europeo per la ripresa è estremamente importante per il futuro delle nostre economie dato che l’attuale crisi economica e finanziaria sta mettendo a repentaglio i programmi in materia di sicurezza energetica, con conseguenze negative sulla crescita economica e sui nostri futuri successi.

L’approccio migliore risulta quindi essere la concessione di ulteriori incentivi finanziari ai progetti nel settore energetico, che aiutano a risanare l’economia favorendo la sicurezza degli approvvigionamenti e che puntano a ridurre le emissioni di gas serra.

Il nuovo programma rafforzerà in modo efficace anche la sicurezza energetica del mio paese, la Bulgaria, grazie al finanziamento del gasdotto Nabucco e al nostro collegamento alle reti infrastrutturali di Grecia e Romania, riducendo così la nostra vulnerabilità in caso di crisi simili a quella dello scorso inverno.

Onorevoli colleghi, le economie e le infrastrutture europee dipendono da un accesso adeguato all’energia. A questo proposito, il programma energetico europeo per la ripresa apre la strada verso infrastrutture europee più efficaci ed efficienti e questo vorrei ribadire l’esigenza di una politica energetica comune europea. Solo uniti saremo in grado di raggiungere traguardi più importanti e di dare ai nostri cittadini la sicurezza energetica che meritano. Vorrei infine congratularmi con la relatrice per l’ottimo lavoro.

 
  
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  Domenico Antonio Basile, relatore per parere della commissione per lo sviluppo regionale. − Signora Presidente, onorevoli colleghi, la commissione per lo sviluppo regionale è stata chiamata a rendere alla commissione per l'agricoltura e lo sviluppo rurale il parere sulla proposta di regolamento del Consiglio sul sostegno allo sviluppo rurale da parte del relativo fondo FEASR, oggi giunta in Aula per la discussione nell'ambito del più generale pacchetto 5 miliardi.

Il provvedimento in esame si identifica come tempestiva risposta della Commissione alle esigenze sottese alla decisione, adottata dal Consiglio dell'Unione l'11 e 12 dicembre 2008, di approvare un piano europeo di ripresa economica contenente concrete misure in molteplici settori di competenza comunitaria e nazionale per far fronte alla crisi economica e finanziaria che ha coinvolto i mercati europei a partire dal 2007.

Nel settore dello sviluppo rurale, il provvedimento della Commissione propone l'introduzione di opportuni aggiornamenti al regolamento del Consiglio n. 1698/2005, volti a recepire le indicazioni del detto piano europeo.

Nel suo complesso, la proposta della Commissione – che prevede lo stanziamento di 1,5 miliardi di euro a disposizione di tutti gli Stati membri attraverso il Fondo europeo per lo sviluppo rurale, per sviluppare l'accesso a Internet a banda larga nelle zone rurali e per fronteggiare le nuove sfide individuate nella valutazione, conclusasi nel novembre 2008, della riforma di medio termine della politica agricola comune – incontra il pieno sostegno della commissione per lo sviluppo regionale, che ritiene che le misure ipotizzate, se implementate rapidamente e secondo una logica integrata, potranno certamente contribuire, specie se coniugate con l'esigenza di massimizzare le opportunità di spesa nelle prime annualità – come espresso dal Consiglio – a risollevare le economie nazionali e a far rinascere nei consumatori la fiducia nel sistema, nonché a perseguire efficacemente obiettivi di convergenza territoriale e sociale nelle regioni dell'Unione.

La commissione, nell'esprimere il proprio parere, non si è limitata alla semplice valutazione delle misure proposte dalla Commissione europea, ma ha ritenuto di apportare un proprio contributo propositivo inserendo alcuni emendamenti nel testo sottopostole.L'aspetto principale che la commissione per lo sviluppo regionale ha voluto evidenziare è quello che si riferisce all'esigenza di aumentare la trasparenza e l'informazione riguardo ai risultati ottenuti nel periodo 2009-2011 e di assicurare strumenti adeguati per il coordinamento delle azioni finanziate dal FEASR e dai Fondi strutturali sulle infrastrutture per Internet a banda larga.

Ciò ha fatto, richiedendo alla Commissione, tramite specifico emendamento introdotto al testo del provvedimento proposto, di inserire all'interno del rapporto di monitoraggio annuale previsto per il Fondo europeo di sviluppo rurale una sezione esplicitamente dedicata alla verifica dei risultati ottenuti su tale attività.

 
  
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  Romana Jordan Cizelj, a nome del gruppo PPE-DE. – (SL) Il superamento della crisi economica e finanziaria è un importante banco di prova per l’unità e la solidarietà dell’Europa. Dobbiamo dimostrare principalmente due cose: in primo luogo di voler intraprendere azioni concertate e di essere capaci di trarne profitto; in secondo luogo, dobbiamo essere in grado di rispettare le priorità strategiche fissate negli ultimi anni, ovvero quelle volte a facilitare il passaggio verso una società basata sulla conoscenza e l’innovazione, con bassi livelli di emissioni di gas serra.

Sono lieta di vedere che l’Europa ha risposto alla sfida in modo rapido e unitario. Ci siamo schierati contro il protezionismo facendo del mercato interno uno dei principali baluardi europei, che va salvaguardato in tempi di crisi e siamo così riusciti a mantenere la nostra visione e ad agire senza perdere di vista le sfide a lungo termine, quali i cambiamenti climatici.

Vorrei menzionare brevemente i progetti nel settore dell’energia. In un lasso di tempo relativamente breve abbiamo garantito risorse finanziarie addizionali da destinare al futuro sviluppo di tecnologie innovative e più pulite, nonché al potenziamento di forniture energetiche affidabili. E’ fondamentale includere nel pacchetto anche le tecnologie per la cattura e lo stoccaggio del carbonio, la promozione dell’energia eolica in mare e l’interconnessione per il gas e l’energia elettrica.

Vorrei però richiamare l’attenzione sul fatto che, malgrado il numero di ottimi progetti cui assegnare aiuti addizionali, mancano ancora una serie di progetti importanti. Chiedo pertanto che venga eseguito un attento controllo sui progetti e sulla loro attuazione, e che si trovino ulteriori fondi per il finanziamento di progetti volti a promuovere un uso efficiente dell’energia e di altre fonti rinnovabili.

Colgo l’occasione per aggiungere che l’energia geotermica ha sicuramente un alto potenziale tuttora inutilizzato e ritengo che questo rappresenti uno degli impegni più importanti per l’inizio del nostro prossimo mandato.

 
  
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  Hannes Swoboda, a nome del gruppo PSE. (DE) Signora Presidente, onorevoli colleghi, i toni del dibattito sono assai pacati e l’Aula sembra pervasa da uno spirito natalizio. Purtroppo tocca a me dare ai lavori una nota amara.

Il Consiglio, che oggi non è qui rappresentato, ha impiegato mesi per rivedere e riconsiderare le proposte della Commissione e per trovare una soluzione alla continua crescita della disoccupazione; il ritardo non è quindi imputabile al Parlamento. Nel caso specifico i responsabili per il bilancio sono più competenti di noi nel settore dell’energia; questa situazione ci complica la vita e, diversamente dal solito, questa volta non ha bloccato la procedura. Quando abbiamo tentato una soluzione, il commissario si è rivelato molto disponibile, mentre il Consiglio è stato inflessibile.

E’ evidente che la nostra principale preoccupazione è destinare gli stanziamenti di bilancio non ancora utilizzati a progetti per la creazione di occupazione e finalizzati alla sicurezza, all’efficienza e al risparmio dell’energia. La nostra volontà è un dato di fatto. Se chiedessimo ai cittadini europei cosa pensano della possibilità di assegnare a tale settore tutti i fondi non utilizzati, raccoglieremmo il consenso di una vasta maggioranza. Solo il Consiglio non ha ancora riconosciuto la necessità di ciò queste misure. Ora noi tutti, compresi i membri del nuovo Parlamento, dobbiamo insistere su questo modo di procedere.

Non so se il commissario Piebalgs resterà alla Commissione e se manterrà la competenza in questo ambito, ma spero che il Collegio riconoscerà la necessità di garantire che tutti gli stanziamenti di bilancio non utilizzati vengano riassegnati a progetti che creano occupazione nel settore dell’efficienza e della sicurezza energetica.

Infine, a titolo personale e a nome del mio gruppo, vorrei ringraziare entrambi i commissari per la cooperazione. Forse non sempre è stato piacevole, ma abbiamo apprezzato la vostra disponibilità al dialogo e speriamo possiate dire altrettanto di noi. Siamo nel bel mezzo della campagna elettorale e forse le cose sono un po’ più tranquille per voi. Riuscirete comunque ad andare avanti anche senza noi parlamentari.

 
  
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  Donato Tommaso Veraldi, a nome del gruppo ALDE. – Signora Presidente, onorevoli colleghi, la proposta di cui si discute fa parte del pacchetto di 5 miliardi di euro destinati al piano di rilancio dell'economia europea, di cui 1040 finalizzati alla realizzazione e al completamento delle infrastrutture per la copertura Internet banda larga nei territori rurali e al potenziamento delle nuove sfide introdotte con la valutazione dello stato di salute della politica agricola comune.

Per rispondere alla crisi finanziaria in corso risulta necessario intervenire soprattutto nelle zone rurali con strumenti finalizzati a favorire la fuoriuscita di questi territori dall'isolamento strutturale cui appartengono. Risulta strategico dunque garantire l'utilizzo dei fondi comunitari disponibili, aumentandone l'efficacia e il valore aggiunto. Nello sviluppo rurale è necessario adottare ogni possibile accorgimento finalizzato a garantire maggiore flessibilità ed efficienza finanziaria.

Ritengo fondamentale che la Commissione si impegni ad assistere gli Stati membri nell'adozione di strategie nazionali e di programmi di sviluppo rurale mirati alla promozione dell'occupazione. Devo far rilevare però che, in base alle regole del fondo per lo sviluppo rurale, i progetti per la realizzazione della banda larga sono soprattutto di gestione delle amministrazioni pubbliche – province, comuni e comunità montane – che non possono però rendicontare l'IVA, cosa che non avviene con altri programmi, con altri regolamenti di base dei Fondi strutturali dove tale spesa è considerata ammissibile.

La crisi economica non ha fatto altro che accentuare le difficoltà già esistenti per questi enti locali, di conseguenza l'incidenza dell'IVA sui bilanci legati alla realizzazione di varie opere è talmente alta che si rischia che gli enti pubblici rinuncino ad investire e che le risorse non spese tornino al bilancio comunitario. Infine, per quanto riguarda la ripartizione delle risorse, sostengo che si debba puntare sull'uso dei criteri storici, così come proposto dalla Commissione.

 
  
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  Guntars Krasts, a nome del gruppo UEN.(LV) Grazie, signora Presidente. Credo che l’accordo raggiunto sul sostegno a lungo termine alla politica energetica dell’Unione europea mediante incentivi a breve termine per la ripresa economica consegua entrambi gli obiettivi. L’unica eccezione, per la quale non vi può essere un ritorno economico a breve termine, è il finanziamento dei progetti per la cattura e lo stoccaggio del carbonio. Si tratta senza dubbio di progetti che raccolgono la sfida a lungo termine della politica energetica potenziando la competitività tecnologica delle imprese dell’Unione sui mercati mondiali, qualora in un prossimo futuro le alternative energetiche non riusciranno a sostituire la combustione del carbone. Sono favorevole alla proposta di incanalare gran parte dei finanziamenti verso progetti per l’interconnessione delle reti energetiche europee e sono lieto di constatare che sono state stanziate ingenti risorse per integrare nelle reti elettriche europee le repubbliche baltiche, che sono le regioni più isolate dell’Unione. Pur non assicurando la piena integrazione dei mercati dei tre Stati baltici nelle reti europee, questi investimenti rappresentano comunque un elemento importante volto a potenziare la sicurezza degli approvvigionamenti energetici e mi auguro che servano anche da incentivo agli Stati baltici per portare avanti le riforme strutturali dei rispettivi sistemi energetici e per creare le condizioni di mercato atte a migliorare la situazione per i consumatori di energia nella regione. Grazie.

 
  
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  Claude Turmes, a nome del gruppo Verts/ALE.(EN) Signora Presidente, questo è un triste giorno per la credibilità dell’Unione europea. Il pacchetto per la ripresa economica che ci accingiamo a votare è in realtà un piano di mancato recupero che dà ben pochi incentivi economici immediati. Per mesi abbiamo negoziato con il Consiglio – talvolta anche in modo piuttosto intenso – ma, anziché opporsi alla miope politica di alcuni governi, come Germania, Paesi Bassi e Regno Unito, che puntano solo a recuperare quanto versato, la maggioranza in Aula e la Commissione hanno semplicemente ceduto alle loro richieste.

Il risultato è pessimo e l’avremmo potuto evitare. Avremmo potuto adottare un vero e proprio strumento di solidarietà per destinare gran parte dei fondi alle economie più in difficoltà, ovvero a favore dei nostri amici in Europa orientale. Avremmo potuto rafforzare l’incisività economica del pacchetto utilizzando strumenti finanziari innovativi, come i fondi di garanzia sui prestiti, le banche pubbliche o la Banca europea per gli investimenti. In tal modo i 5 miliardi di euro sarebbero diventati 50-80 miliardi di euro in investimenti, proprio ciò di cui l’economia europea ha attualmente bisogno. Avremmo potuto concentrare gli investimenti sulle aree più adatte ad una rapida creazione di posti di lavoro, come le città europee all’avanguardia nel settore delle ristrutturazioni edili e dei trasporti pubblici, o enti per l’energia disposti a investire nelle energie rinnovabili, oppure le nostre industrie europee interessate alle ecotecnologie. Si è invece deciso di assegnare gran parte dei 5 miliardi di euro a obsoleti aiuti di stato per chi ha meno bisogno di contanti: grandi oligopoli dell’energia nel Regno Unito, in Germania e Francia.

Anziché inviare un segnale forte, stiamo dando prova di mancanza di audacia politica, poiché le istituzioni europee prive di spina dorsale stanno cedendo ai capricci di ottusi governi nazionali.

Ci manca un presidente della Commissione coraggioso e idealista. Sfortunatamente i liberali e i socialisti di quest’Aula non sono pronti a schierarsi con i verdi per trasformare questo pacchetto di ripresa economica in un primo, vero passo verso un New Deal verde. Per rendere possibile il cambiamento, bisogna prima cambiare le maggioranze in seno al Parlamento europeo. “No a Barroso, sì al New Deal verde”: oggi più che mai è questo lo slogan migliore per le prossime elezioni europee.

 
  
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  Pedro Guerreiro, a nome del gruppo GUE/NGL.(PT) Per quanto riguarda il cosiddetto pacchetto UE da 5 miliardi di euro per il piano europeo di ripresa economica, è opportuno ricordare la risoluzione approvata dal Parlamento sulla revisione intermedia del quadro finanziario 2007-2013. Nel testo si ricorda che il massimale delle risorse proprie rappresenta l’1,24 per cento del reddito nazionale lordo dell’Unione in pagamenti, il quale è effettivamente rimasto sotto l’1 per cento; si precisa anche che ogni anno rimangono inutilizzati margini significativi al di sotto del massimale stabilito dal quadro finanziario pluriennale con oltre 29 miliardi di euro in pagamenti negli ultimi tre anni – e che esistono enormi margini tra il massimale del QFP e quello delle risorse proprie dell’UE, con oltre 176 miliardi di euro dal 2010 al 2013.

Dobbiamo ora chiederci come mai, di fronte al peggiorare della situazione economica, non usiamo almeno i fondi previsti nel quadro finanziario pluriennale.

Perché l’Unione Europea sceglie di detrarre 2 miliardi di euro dal margine per l’agricoltura proprio quando migliaia di agricoltori affrontano difficoltà sempre maggiori?

Agli agricoltori serve un sostegno per fronteggiare l’aumento dei costi di produzione e il calo dei prezzi alla produzione, oppure per usufruire di Internet a banda larga?

A garanzia della neutralità di tale adeguamento, da quali altre linee di bilancio si detrarranno quasi 2 miliardi di euro? Saranno forse dedotti dalla coesione?

Come si pensa di ridistribuire quasi 4 miliardi di euro tra i progetti nel campo dell’energia e quasi 1 miliardo di euro per – così sembra – la promozione della banda larga nelle zone rurali? Come si attuerà questo iniquo scambio?

Dove è finita la tanto ostentata solidarietà dell’intera Unione europea? Non è che stiamo sollevando solo un grande polverone per niente?

 
  
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  Patrick Louis, a nome del gruppo IND/DEM. (FR) Signora Presidente, onorevoli colleghi, esigere un piano di ripresa significa avere buone intenzioni. Per rispondere a un rallentamento congiunturale serve una ripresa keynesiana, mentre la crisi attuale è di natura strutturale; di conseguenza lo strumento è insufficiente.

Inserire nuovi fondi in un’economia senza freni è come gettare al vento il denaro; incentivare l’economia senza prima ripristinare alle frontiere la preferenza comunitaria è come tentare di riscaldare una casa lasciando spalancate tutte le finestre: gli unici risultati saranno una caldaia guasta e una bolletta salata.

Dopo queste prime precisazioni, vorrei formulare tre osservazioni. In primo luogo, il mercato dell’energia è irrilevante: in questo settore la concorrenza non riduce i prezzi in quanto essi dipendono dai costi dei mezzi di produzione. Riteniamo quindi essenziale investire in fonti energetiche veramente efficienti, evitando la trappola delle fonti già ampiamente sovvenzionate, come l’energia eolica, e scegliere l’energia solare e nucleare.

In secondo luogo, nel mercato unico dell’energia elettrica non esiste l’efficienza. Sulla lunga distanza la perdita d’energia è direttamente proporzionale alla distanza percorsa: maggiore è la complessità geografica della rete e più probabili diventano guasti e interruzioni. L’interconnessione della rete elettrica europea dovrebbe quindi tornare al suo ruolo originario, ovvero essere una risorsa di riserva reciproca alle frontiere e consentire scambi di energia, rimanendo comunque in secondo piano. Questa dovrebbe essere la nostra priorità.

In terzo luogo, analogamente a quanto ho sostenuto per la relazione Podimata – strettamente collegata alla presente relazione – si raccomanda di tener conto non solo dell’energia indispensabile al funzionamento di un prodotto, ma anche dell’energia necessaria alla sua fabbricazione.

Comunicando queste informazioni ai consumatori si accresce la credibilità di prodotti con un alto valore aggiunto e un basso fabbisogno energetico, fornendo il necessario vantaggio competitivo alle nostre economie, fin troppo minacciate dalla concorrenza sleale a livello globale.

 
  
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  Sergej Kozlík (NI). – (SK) Signora Presidente, onorevoli colleghi, a mio avviso il Parlamento europeo e il Consiglio hanno adottato provvedimenti straordinari ed efficaci, quando hanno deciso di stanziare i 5 miliardi di euro di risorse inutilizzate negli anni 2008 e 2009 a favore di un pacchetto di incentivi per attenuare gli effetti della crisi finanziaria, oltre ai 4 miliardi di euro destinati a risolvere le strozzature nella rete energetica europea. D’altro canto, le affermazioni dell’onorevole Turmes sono vere per molti aspetti, soprattutto per quanto riguarda la gestione dei fondi.

Ritengo fondamentale che i governi degli Stati membri rispondano in modo flessibile e che tutte le risorse assegnate per gli anni 2009-2010 vengano spese nel modo più efficace possibile. La crisi nelle forniture di gas all’inizio dell’anno, a seguito della controversia tra Russia e Ucraina, ha dimostrato come gran parte del continente europeo sia vulnerabile a situazioni critiche. Le misure attuate e finanziate grazie al pacchetto devono quindi contribuire a evitare il ripetersi di simili problemi.

 
  
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  Agnes Schierhuber (PPE-DE). (DE) Signora Presidente, signori Commissari, onorevoli colleghi, vorrei innanzi tutto ringraziare l’onorevole Stavreva per l’eccellente relazione. E’ essenziale che il programma economico, da noi oggi approvato nella sua interezza, sia disponibile anche nelle zone rurali. La banda larga è uno strumento di comunicazione indispensabile in queste zone, sopratutto in Austria, per garantire un’occupazione nuova e moderna e una rapida diffusione delle informazioni. Non possiamo dimenticare che più del 50 per cento della popolazione europea vive in aree rurali.

Onorevoli colleghi, essendo prossima alla fine della mia carriera politica, vorrei porgere i miei più sinceri ringraziamenti a tutti i miei colleghi, alla Commissione, a tutte le istituzioni dell’Unione europea e in particolare ai funzionari e al personale per il loro aiuto e sostegno; è stato un piacere lavorare con tutti voi. Infine desidero ringraziare gli interpreti che hanno dovuto tradurre il mio tedesco austriaco.

Sono convinta che si debba continuare a dire chiaramente che la politica agricola comune, con i suoi due pilastri, è essenziale per la società dell’Unione europea. Gli agricoltori sono consapevoli della propria responsabilità nei confronti della società, ma mi aspetto che anche la società europea sia consapevole della sua responsabilità nei confronti di chi tutela le risorse. Concludo con i miei migliori auguri per il futuro dell’Unione europea.

(Applausi)

 
  
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  Gábor Harangozó (PSE).(HU) Signor Commissario, onorevoli colleghi, vorrei innanzi tutto ringraziare l’onorevole Stavreva per la collaborazione e complimentarmi con lei per l’ottimo lavoro svolto, che ha già riscosso il sostegno unanime della commissione per l’agricoltura e lo sviluppo rurale.

A seguito del dibattito svoltosi in seno al Consiglio, abbiamo ora a disposizione 1,02 miliardi di euro per alleviare il doloroso impatto della crisi sulle zone rurali. Per fortuna ci troviamo in una situazione in cui si possono usare i fondi in modo molto più flessibile rispetto alla proposta originaria e all’interno di un quadro sufficientemente ampio per sviluppare l’accesso alla banda larga nelle zone rurali e per affrontare le nuove sfide individuate durante la revisione della politica agricola comune.

E’ necessario rivedere quanto prima i piani di sviluppo rurale degli Stati membri, affinché gli importi ora indicati possano essere a disposizione nel più breve tempo possibile. E’ forse questo l’aspetto più importante per la popolazione rurale visto che, grazie a questi sviluppi, avrà accesso a nuovi posti di lavoro, nuovi corsi di formazione e nuovi mercati, con una conseguente riduzione dei costi e l’impiego di nuove tecnologie innovative.

La popolazione rurale è la parte più vulnerabile della società e la più colpita dalla crisi economica. Guardando al futuro si scorge anche il rischio di un’ulteriore emarginazione economica e territoriale, che va ben oltre la crisi economica; già prima dell’insorgere della crisi, molti Stati membri registravano un continuo declino nelle zone rurali. E’ nostra responsabilità elaborare e attuare al più presto le necessarie misure volte a salvaguardare i nostri valori rurali.

Onorevoli colleghi, poiché i voti che il mio partito probabilmente raccoglierà alle prossime elezioni non mi consentiranno di essere qui nella futura legislatura, vorrei ringraziare tutti voi per l’eccellente cooperazione in Aula. Come giovane politico posso solo augurare ai miei giovani colleghi di imparare il più possibile, in seno a questa illustre organizzazione, in merito al funzionamento della politica europea.

 
  
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  Lena Ek (ALDE).(SV) Signora Presidente, in questo momento ci sono tre crisi al mondo e in Europa: la crisi finanziaria, la conseguente crisi dell’occupazione e la crisi climatica. L’obiettivo dei pacchetti di provvedimenti deve essere di trovare soluzioni per tutte e tre le crisi, ma non è questo il caso. Marilyn Monroe diceva: “Non ci indurre in tentazione, dicci solo dov’è e la troveremo”. E’ con questo spirito che i governi degli Stati membri sembrano agire per utilizzare il denaro che siamo riusciti congiuntamente a reperire per il pacchetto economico. Lo strumento è criticabile per quanto attiene all’uso di una tipologia antiquata di energia e, in particolare, alla tempistica; le misure previste riguardano un futuro così distante che potrebbero benissimo creare occupazione in occasione della prossima recessione. L’intento era invece quello di mettere in atto nuove tecnologie e nuove idee e di adottare misure per creare posti di lavoro in Europa oggi, nel corso dell’attuale recessione. Se – speriamo – saremo rieletti, continueremo a mantenere le promesse che la Commissione ha fatto per mezzo del commissario Piebalgs, puntando a un controllo affidabile della realizzazione e della supervisione.

Infine, signora Presidente, vorrei ringraziare il commissario Fischer Boel, per la sua opera molta costruttiva, e il commissario Piebalgs, che ha collaborato strettamente con la commissione per l’industria, la ricerca e l’energia e che ha rivestito personalmente un ruolo molto importante sia nei pacchetti sull’energia e il clima, sia nei risultati conseguiti nel settore negli ultimi cinque anni. Desidero ringraziare la relatrice per l’ottimo lavoro e i miei onorevoli colleghi. Credo davvero che in futuro dovremmo abbandonare la sede del Parlamento europeo a Strasburgo e riunirci in un’unica sede.

 
  
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  Andrzej Tomasz Zapałowski (UEN).(PL) Signora Presidente, il sostegno alle zone rurali è importantissimo, a prescindere dalle sue modalità. Questo è ancor più vero quando il sostegno comporta la massiccia introduzione di nuove tecnologie nelle zone rurali. L’ordine delle priorità mi fa però sorgere qualche dubbio. Bisogna chiedersi coca conta di più, al momento, per lo sviluppo delle aree urbane: Internet a banda larga, un’ulteriore modernizzazione e sviluppo delle infrastrutture di trasporto o misure destinate alla crescita dell’occupazione nelle zone rurali specie in tempi di crisi?

A mio avviso è ovvio che il denaro necessario per introdurre la banda larga e per affrontare il cambiamento climatico nelle zone rurali sarà erogato principalmente ad aziende e imprese attive nel settore, e non agli agricoltori o ai residenti delle aree rurali. Forse si sarebbero dovuti usare questi fondi per ridurre la sproporzione delle sovvenzioni per le aziende agricole di medie dimensioni, in particolare nei nuovi Stati membri. Al momento l’Unione offre agli agricoltori la banda larga a costi elevati, invece di soddisfare necessità più pressanti, come, ad esempio, far crescere le aziende agricole anziché le preoccupazioni degli agricoltori.

 
  
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  Konstantinos Droutsas (GUE/NGL).(EL) Signora Presidente, lo scopo del programma di ripresa economica da 5 miliardi di euro è approfittare della crisi capitalista per aiutare il capitale a conseguire i suoi obiettivi, favorendo le ristrutturazioni capitalistiche in settori strategici come energia e telecomunicazioni.

Le reti e le connessioni a banda larga, pur essendo necessarie allo sviluppo delle zone rurali, non sono una priorità. Non è certo sviluppando le reti che si contribuisce allo sviluppo rurale visto che nel frattempo le piccole e medie imprese agricole vedono ridursi i propri redditi e vivono con la minaccia dell’estinzione e della disoccupazione, mentre l’economia di intere regioni è in crisi a causa della PAC e dei diktat dell’Organizzazione mondiale del commercio. Così ci si fa beffe dei poveri agricoltori. In sostanza 1,5 miliardi di euro sono stati accantonati per lo sviluppo delle società di telecomunicazioni e non per l’agricoltura e lo sviluppo rurale.

Lo stesso vale per i 3,5 miliardi di euro stanziati per il completamento di una rete integrata di energia elettrica e del mercato unico, facilitando così privatizzazioni, fusioni e acquisizioni promosse dal terzo pacchetto di liberalizzazione e dal piano di cattura e stoccaggio del carbonio. Quest’ultimo è uno strumento eccessivamente costoso e per nulla ecocompatibile, che mira ad aumentare i profitti delle unità produttive, che continueranno ad inquinare.

I lavoratori e gli agricoltori capiscono che tali misure servono a rafforzare il capitale e i monopoli e per questo le respingono, schierandosi a favore di cambiamenti radicali per non diventare alla fine le bestie da soma della crisi.

 
  
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  Helga Trüpel (Verts/ALE). (DE) Signora Presidente, onorevoli colleghi, è vero che l’Unione europea sta cercando di dare il proprio apporto in questa grave crisi economica e finanziaria. E’ altrettanto vero che, per quanto riguarda la promozione della banda larga nelle zone rurali, l’Unione europea dovrebbe fornire un effettivo contributo al superamento del divario digitale, offrendo a sempre più persone la possibilità di parteciparvi e rafforzando la coesione interna europea.

Tuttavia, in qualità di politico e responsabile del bilancio, vorrei far notare che, malgrado l’impatto pubblico derivante dall’annuncio del programma, non è chiaro da dove provengano i fondi. In un certo senso la fonte è dubbia e non posso dare il mio avallo. Quando il Consiglio prende simili decisioni e la Commissione, tramite il presidente Barroso, avanza simili proposte, si deve assicurare la trasparenza sull’origine dei fondi e questo è l’unico modo veramente convincente di fare politica agli occhi dei cittadini. Al momento, purtroppo, il denaro non c’è. Ancora una volta gli Stati membri devono prendere posizione per chiarire definitivamente che si tratta di un contributo a una migliore politica strutturale e a una maggiore solidarietà in Europa e serve il nostro sostegno affinché questo progetto si traduca in realtà.

 
  
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  Andreas Mölzer (NI). (DE) Signora Presidente, malgrado le sovvenzioni dell’Unione europea a favore dello sviluppo rurale, l’esodo rurale – causato dalle condizioni imposte dal trattato di Maastricht – ha nel contempo alimentato uno sfrenato entusiasmo per le liberalizzazioni e il conseguente smantellamento delle infrastrutture rurali.

Con la chiusura della Chrysler, di commissariati e di scuole, la deregolamentazione sancita dall’Unione europea porterà presto alla chiusura anche degli uffici postali. E’ chiaro che la Commissione sta preparando un’ulteriore eutanasia. L’eventuale cancellazione, a partire dal 2014, dei criteri di ammissibilità relativi al potere economico inferiore alla media e allo spopolamento rurale sarebbe un colpo fatale per molte aree svantaggiate. Questa, a mio giudizio, è un’aggressione a tutte le aree rurali che non dobbiamo permettere. Abbiamo bisogno di pari condizioni di vita sia nelle città sia in campagna, altrimenti rimarranno deserte non solo singole zone ma intere valli europee.

Il taglio delle sovvenzioni è certamente un errore, se davvero si vogliono tutelare le zone rurali e la piccola borghesia, indubbiamente vitali per l’UE. Per tenere in vita le aree rurali non bastano però le sole sovvenzioni all’agricoltura, come dimostra chiaramente la scomparsa delle attività agricole negli ultimi anni. Le sovvenzioni a favore delle aree svantaggiate non vanno ridotte, ma aumentate. Le piccole e medie imprese agricole e le aziende biologiche devono poter sopravvivere, mantenendo la sovranità alimentare. Se non si riesce a dissuadere l’Unione dal favorire l’allevamento intensivo e i grandi proprietari terrieri – come la Corona britannica, ad esempio – forse è giunto il momento di rinazionalizzare almeno in parte l’agricoltura.

 
  
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  Neil Parish (PPE-DE).(EN) Signora Presidente, vorrei ringraziare il commissario per la sua presentazione odierna e l’onorevole Stavreva per la relazione.

E’ molto importante discutere di questo pacchetto da 5 miliardi di euro. Vorrei sinceramente sottolineare alla Commissione che in futuro, prima di lanciare un altro pacchetto da 5 miliardi di euro, dovrebbe prima ottenere un consenso più netto in seno al Consiglio. So che non è sempre facile ottenere la piena approvazione degli stanziamenti da parte del Consiglio, ma abbiamo bisogno di sapere se alla fine i fondi saranno disponibili. Presumo di sì e penso che ne potremo fare un ottimo uso.

Non vi è alcun dubbio che l’agricoltura sia fondamentale per le campagne, ma non vanno dimenticate le aziende che seguono altre attività che hanno comunque bisogno del sostegno di entrate aggiuntive, soprattutto nel caso di aziende agricole di piccole dimensioni. La banda larga significa specificamente che nelle aree rurali si potranno sviluppare molte piccole imprese; una volta disponibile, le connessioni saranno ottime persino in alcune delle aree profondamente rurali dell’Unione europea. La banda larga potrebbe risultare essenziale per sostenere lo sviluppo delle aziende in settori quali l’agricoltura, il turismo e in tutte le attività collegate a Internet.

In un periodo di vera e propria recessione nell’Unione europea, se riuscissimo a convogliare i fondi verso le zone giuste e al momento giusto, questo pacchetto di incentivi potrebbe fare la differenza nello stimolare le imprese. L’agricoltura, così come altre imprese, sono essenziali per il territorio rurale e questo pacchetto può essere loro di grande aiuto.

Desidero porgere i migliori auguri alla Commissione per l’intero progetto. Spero possa reperire i fondi, ma, come dicevo, penso che in futuro dovremo procedere in modo più uniforme.

 
  
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  Catherine Guy-Quint (PSE). (FR) Signora Presidente, nel novembre 2008 la Commissione ha presentato un piano di ripresa che, in termini di numeri e di contenuti, non era all’altezza del compito. A distanza di sei mesi dobbiamo ammettere che l’attuazione del piano è quasi inesistente; vorrei quindi sapere che ne è dei 30 miliardi di euro dei fondi per la ripresa economica.

Che ne è dei 15 miliardi di euro annunciati con le nuove azioni e affidati alla Banca europea per gli investimenti? Che nesso c’è tra l’annuncio di 7 miliardi di euro di incentivi attraverso i fondi strutturali e il Fondo di coesione, da un lato, e l’annunciato sottoutilizzo del bilancio strutturale per 10 miliardi di euro nel 2009, dall’altro?

Infine, per quanto riguarda i 5 miliardi di euro oggi in discussione, vorrei formulare quattro osservazioni. Nonostante le pressioni del Parlamento europeo, il Consiglio dei ministri delle finanze non è riuscito a svincolare i 5 miliardi di euro per il 2009, fermandosi a quota 2,6 miliardi.

Non possiamo quindi avere la certezza che il Consiglio sarà in grado di reperire gli altri 2,4 miliardi di euro per il 2010. Il Parlamento è pronto a trovare eventuali soluzioni mediante strumenti normativi, ma non permetterà mai che si possano rimettere in discussione le altre priorità politiche. Non accetteremo la ridistribuzione, e questo rimane un punto assolutamente fermo.

Sarà difficile trovare i 2,4 miliardi di euro mancanti perché, dopo la presentazione del progetto preliminare di bilancio della Commissione, sappiamo che sono disponibili al massimo 1,7 miliardi di euro e il Consiglio deve inoltre ancora autorizzare il disimpegno di questi margini. In ogni caso è importante che, in nome dell’ortodossia di bilancio a breve termine e di un approccio legale alla regolamentazione di bilancio, non sia più possibile per molti Stati membri bloccare l’intero piano di ripresa.

Per il futuro dell’Unione europea occorre preservare un bilancio forte. Infine – è questa la mia quarta osservazione – ci rendiamo conto solo ora che le dimensioni e le modalità di negoziato e approvazione delle ultime prospettive finanziarie rappresentano uno svantaggio per il futuro dell’Europa.

 
  
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  Jan Mulder (ALDE).(NL) Signora Presidente, ho seguito la discussione e ho avuto l’impressione che la maggior parte di noi sia soddisfatta del pacchetto. Mi rimane però il dubbio che si tratti di un pacchetto scarno. Penso che la prima preoccupazione sia stata quella di salvare la faccia al presidente Barroso e alla Commissione poiché le misure proposte saranno sicuramente utili, ma il finanziamento resta incerto.

Sebbene il bilancio agricolo debba tener conto di situazioni inattese anche in caso di eccedenze, contesto il modo in cui viene sempre usato come fonte di liquidità per coprire qualsiasi imprevisto. Ritengo che la Commissione e l’Unione europea non abbiano imparato la lezione dalle patologie infettive che in passato hanno colpito gli animali; se si dovesse ripresentare una simile situazione, dovremmo finanziare le nostre azioni attingendo al bilancio agricolo.

Vorrei dunque sapere a cosa stiamo dando priorità: al finanziamento delle misure proposte per la lotta alle patologie degli animali o alla copertura del pacchetto, che va ancora strutturata? Vi è una grande incertezza che permane, ma mi sembra di capire che sarà sempre disponibile il sostegno al reddito, e questo mi fa stare un po' più tranquillo.

Per quanto concerne le misure effettive, esse variano da uno Stato membro all’altro, ma sono senza dubbio utili. Anch’io sono favorevole alla sicurezza energetica e credo che utile qualsiasi azione si intraprenderà in questo settore risulterà indubbiamente positiva.

In conclusione vorrei congratularmi con i due commissari per il lavoro svolto e segnatamente con il commissario Fischer Boel, con la quale ho collaborato strettamente negli ultimi cinque anni.

 
  
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  Inese Vaidere (UEN).(LV) Onorevoli colleghi, un’iniziativa da 5 miliardi di euro è una buona base sia per l’ulteriore sviluppo della politica energetica comune nell’Unione, sia per lo sviluppo rurale a lungo termine. Importante è anche il rafforzamento delle reti interne, come pure la creazione di interconnessioni a formare singole reti. A mio avviso si deve mettere l’accento sulla diversificazione e l’efficienza energetica, creando reali incentivi per l’utilizzo dell’energia eolica in mare, dell’energia geotermica e di altre fonti rinnovabili. I piani degli Stati membri – specie se grandi come Germania, Francia e Regno Unito – vanno sviluppati in conformità alla politica energetica comune dell’Unione. Per gli Stati gravemente colpiti dalla crisi economica si dovrebbe stabilire un cofinanziamento massimo del 50 per cento. Occorre assicurare un vero e proprio sostegno alle iniziative locali e regionali volte a introdurre le energie rinnovabili e a incoraggiarne l’uso. Per quanto riguarda lo sviluppo rurale, si deve prestare attenzione alla situazione reale piuttosto che agli indicatori storici. Qui si parla non solo di introdurre la banda larga, ma anche di sviluppare, per esempio, le strade rurali. Le risorse del Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale dovrebbero essere accessibili soprattutto agli Stati membri economicamente più deboli. Vi ringrazio.

 
  
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  Friedrich-Wilhelm Graefe zu Baringdorf (Verts/ALE). (DE) Signora Presidente, signori Commissari, il piano di ripresa economica non è un capolavoro. In particolare, prevede ben poco per le zone rurali e anzi comporta un trasferimento di fondi dal bilancio agricolo allo sviluppo rurale. Signor Commissario, il piano non determina uno sviluppo rurale indipendente per le aree rurali, ma ancora una volta segue una logica di bilanciamento.

Si lascia poi alla discrezione degli Stati membri la creazione di programmi di compensazione. In Germania è il caso del fondo per il latte, dove una perdita di 15 centesimi al chilo determina un calo di 4,2 miliardi di euro per i soli produttori tedeschi, mentre per la compensazione sono disponibili solo 100 milioni di euro. Signor Commissario, mi permetta di essere franco: questo non è un piano di ripresa economica, ma sono solo pochi spiccioli!

 
  
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  Maria Petre (PPE-DE).(RO) Vorrei innanzi tutto congratularmi con l’onorevole Stavreva per la qualità della relazione presentata oggi in Aula.

Sono favorevole agli emendamenti proposti dalla relatrice, come ad esempio la copertura di 250 milioni di euro per attività destinate a raccogliere le nuove sfide, anche se – come diceva il commissario stesso – dobbiamo ancora rivedere questo punto. Data l’urgenza di una risposta rapida all’attuale crisi economica, come sappiamo, sarebbe utile effettuare i pagamenti in modo che siano garantiti già nell’esercizio di bilancio 2009; tale approccio in realtà rispecchia le conclusioni della presidenza al Consiglio europeo del 12 dicembre 2008.

Un aspetto saliente dell’attuale crisi economica è la riduzione delle risorse disponibili generali e dei prestiti, oltre all’imposizione di condizioni più rigorose per l’ottenimento di credito dalle banche. Sostengo quindi la proposta del relatore affinché gli Stati membri abbiano la possibilità di usare i fondi disponibili mediante prestiti e garanzie di credito, consentendo agli interessati nelle aree rurali di effettuare investimenti anche in questi tempi difficili.

Siccome in alcune comunità rurali la popolazione è sparpagliata sul territorio e i costi sono elevati, non tutti i cittadini dispongono di un accesso personale alle connessioni a banda larga. A mio parere, pertanto, oltre alle operazioni infrastrutturali qui proposte, gli Stati membri dovrebbero sostenere anche Internet point pubblici nelle comunità rurali, ad esempio in biblioteche civiche e municipi.

Concordo sulla possibilità di informare il pubblico in generale e le autorità locali competenti in merito all’attuazione delle nuove misure. Per garantire l’uso più efficace delle risorse disponibili e per imprimere un forte impulso alla banda larga nelle zone rurali, credo che le attuali divergenze tra Stati membri in termini di copertura debbano guidarci verso una differenziazione al momento dell’assegnazione dei fondi.

 
  
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  Jutta Haug (PSE).(DE) Signora Presidente, onorevoli colleghi, mancano meno di due ore alla decisione finale sul piano europeo di ripresa economica. Ci sono voluti ben cinque mesi – inutile dire a causa di sofismi in seno al Consiglio – per arrivare a una decisione sul pacchetto oggi in discussione.

Se avessimo preso sul serio il titolo del pacchetto, avremmo agito molto più rapidamente. Non ho alcun dubbio sulla qualità dello strumento, ma nutro molte perplessità sulla sua capacità di determinare la ripresa economica in Europa vista l’attuale crisi. I fondi previsti arriveranno ai progetti selezionati entro i termini stabiliti?

E’ positivo che anche i membri della commissione per l’industria, la ricerca e l’energia nutrano dei dubbi e abbiano negoziato con la Commissione una dichiarazione secondo cui gli importi residui non saranno destinati all’efficienza energetica. Vi è quindi la possibilità che si faccia un uso ragionevole dei 2,6 miliardi di euro, la cui destinazione resta ancora da decidere. Riusciremo in autunno a trovare un accordo con il Consiglio sul disavanzo di 2,4 miliardi euro nel piano di ripresa da 5 miliardi?

La somma di 5 miliardi di euro in due anni è una dimostrazione della solidarietà europea. Fin qui tutto bene, ma l’aiuto più efficace all’intera economia europea arriva da un quadro politico comune di tipo regionale e strutturale del valore di ben 38 miliardi di euro solo quest’anno! Queste risorse sono la forza trainante dell’economia europea.

 
  
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  Roberts Zīle (UEN).(LV) Signora Presidente, signori Commissari, il compromesso sulla decisione di non restituire i 5 miliardi di euro ai paesi donatori, impiegandoli invece per progetti di sviluppo rurale nel settore dell’energia e della banda larga, manda un importante messaggio politico: dimostra che, persino in tempi di crisi, la solidarietà europea non svanisce. Comprendo la posizione di alcuni onorevoli colleghi, secondo cui gran parte dei soldi semplicemente ritorna a quegli stessi Stati e ai rispettivi progetti energetici, ma credo comunque che nella proposta sia evidente il principio di solidarietà. Penso anche che l’avvio di un progetto a lungo termine nel settore dell’energia, quale la connessione dei paesi baltici alle reti elettriche nordiche, trasmetta un messaggio corretto; spetta agli Stati membri risolvere i problemi per superare la crisi a breve termine, tenendo conto delle specifiche situazioni. Un altro punto che, a mio avviso, induce alla cautela è che i tempi stretti per l’attuazione del piano possono causare grande amarezza se non si completeranno i progetti contenuti nella presente proposta. A questo proposito dobbiamo tutti agire in modo congiunto e responsabile. Vi ringrazio.

 
  
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  Esther de Lange (PPE-DE).(NL) Signora Presidente, questo è il terzo anno delle prospettive finanziarie e per il terzo anno di seguito ci ritroviamo a discutere di un adeguamento intermedio. Nel 2007 abbiamo avuto Galileo – abbastanza facile da spiegare – e nel 2008 lo strumento alimentare da 1 miliardo di euro, per finanziare il quale abbiamo fatto ricorso alla nostra creatività contabile, perché andava finanziato entro i limiti delle categorie esistenti malgrado il poco spazio disponibile. Adesso discutiamo di un pacchetto di incentivi economici, che è certo un contributo apprezzabile agli sforzi nazionali nel settore e che, speriamo, sarà di stimolo ai progetti relativi a energia e banda larga nella parte settentrionale del mio paese.

Ancora una volta, però, mi sento in dovere di esprimere due riserve in merito. Sono lieta di vedere che ci atteniamo alle regole adeguando le prospettive finanziarie, ma siamo di nuovo ricorsi ai trucchetti per lanciare un appello per il bilancio del 2010 ed eventualmente del 2011. Naturalmente è incoraggiante sapere che questo non pregiudica i programmi di codecisione, ma che dire dell’agricoltura che, come si sa, non rientra nella codecisione? Cosa succederebbe se, come è già stato anticipato, scoppiasse un’altra epidemia nel settore dell’allevamento o una grave crisi dei mercati, e noi avessimo ancora bisogno dei finanziamenti per l’agricoltura? La Commissione ci può assicurare che non si sottrarrà alle sue responsabilità?

La mia seconda riserva riguarda la necessità di monitorare le spese che approviamo. Circa due settimane fa, la mia delegazione si è opposta alla concessione dello scarico del bilancio 2007 a causa di problemi relativi alla supervisione e alla responsabilità finanziarie, che non dovranno in nessun caso essere ridotte dal pacchetto. Credo che il piano funzionerà solo se rispetteremo tutte le condizioni ovvero, come dicono gli inglesi, the proof of the pudding is in the eating – cioè provare per credere.

So che il mio tempo di parola è scaduto, ma vorrei rubare una manciata di secondi per ringraziare il commissario per aver trascorso tante serate a discutere qui con noi al termine del dibattito sull’agricoltura. Pertanto la ringrazio, signora Commissario, per la disponibilità e la cooperazione.

 
  
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  Costas Botopoulos (PSE).(EL) Signora Presidente, la relazione e, più in generale, l’iniziativa in discussione oggi sono necessarie, ma temo che avranno una dubbia efficacia in quanto più che una cura, sono un palliativo. L’Europa doveva fare qualcosa perché la crisi è grave, ma non mi sembra che il risultato sia all’altezza della sfida. Innanzi tutto non c’è molto denaro per affrontare la crisi che stiamo vivendo e non vi sono garanzie di successo nell’arrivare alle persone che hanno più bisogno. L’energia e la banda larga sono entrambi settori fondamentali, ma non possiamo essere certi che siano la massima priorità e – fatto ancor più importante – che possano determinare l’ulteriore occupazione e la crescita di cui abbiamo bisogno.

In secondo luogo, come detto da tutti gli onorevoli colleghi, non sappiamo ancora se, quando e da dove arriverà quasi la metà dei fondi (circa 2,4 miliardi di euro). Qualche giorno fa in sede di commissione per i bilanci abbiamo posto la domanda al commissario Kallas, che non è stato in grado di risponderci.

In terzo luogo – e forse è questo il punto più importante – offriamo soluzioni che non ci aiutano a risolvere i problemi a lungo termine. Non serve né continuare a prendere il denaro rimasto dalla politica agricola, né trasferire sottobanco i bilanci tra la politica agricola e regionale e le altre necessità dell’Unione. Di fronte alla crisi l’Europa ha bisogno di un piano globale, che al momento sembra ancora mancare. Temo che l’Unione europea non abbia colto l’occasione e che la principale responsabile sia proprio la Commissione stessa.

 
  
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  Salvador Garriga Polledo (PPE-DE).(ES) Signora Presidente, signori Commissari, signor Presidente in carica del Consiglio – ovunque sia, visto che non è qui presente – in Aula le parole hanno un peso: chiamare 5 miliardi di euro un “piano europeo per la ripresa economica” è una battuta di spirito della Commissione e non ha nulla a che vedere con la realtà; si tratta semplicemente di uno storno di bilancio di carattere modesto, di portata circoscritta e con effetti limitati.

Il piano va comunque apprezzato non tanto per la dotazione, ma per il suo significato in termini politici e di bilancio. Significa anzitutto riconoscere che l’attuale quadro finanziario, da noi adottato per il periodo 2007-2013, non ha gli strumenti adeguati per affrontare una crisi economica. Come diceva l’onorevole Böge, per reperire 5 miliardi di euro è stato necessario forzare le procedure di bilancio, tendere allo spasimo l’accordo interistituzionale e lavorare per sei mesi in tutte e tre le istituzioni; inoltre, come ricordato molte volte, è stato richiesto un grande sforzo per non correre il rischio di un’altra procedura di conciliazione per metà dei finanziamenti.

E’ un modo piuttosto strano di tutelare l’agricoltura comunitaria. Non illudiamoci: alla fin fine è la politica agricola comune che, con i suoi margini, copre le carenze nelle dotazioni di altre categorie di spesa. Questa è la diretta conseguenza degli errori commessi nel negoziare il quadro finanziario; ne vedremo gli effetti quando dovremo negoziare il prossimo accordo agricolo nel 2013.

Apprezzo quindi gli obiettivi del pacchetto, ma mi auguro che in futuro non ci dovremo pentire dei mezzi impiegati.

 
  
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  Glenis Willmott (PSE).(EN) Signora Presidente, da noi i cittadini si aspettano un aiuto concreto in questi tempi difficili. Le misure per la ripresa economica europea che abbiamo di fronte a noi rappresentano un importante pacchetto. Apprezzo molto il forte accento sull’occupazione verde e le ecotecnologie che contribuiranno a ridurre le emissioni di carbonio e a promuovere la sicurezza energetica.

Naturalmente mi compiaccio che il mio paese riceverà un finanziamento fino a 500 milioni di euro per la promozione di progetti relativi all’energia eolica in mare e alla cattura e stoccaggio del carbonio. E’ comunque chiaro che l’intero pacchetto è carente in termini di numeri e ambizioni. Vorrei ci fosse maggiore attenzione alla disoccupazione giovanile, perché dobbiamo dare alle nuove generazioni una speranza per il futuro. Ad ogni modo, la proposta che stiamo discutendo oggi è sicuramente meglio di niente. Come eurodeputati laburisti sosterremo quindi tali misure, ben sapendo che serve un nuovo piano di ripresa economica.

Mi auguro che anche gli europarlamentari conservatori presenti in Aula voteranno a favore delle misure, a dispetto dell’atteggiamento ozioso del leader isolazionista David Cameron, che nel Regno Unito si oppone sistematicamente alle misure laburiste volte ad aiutare le persone più colpite.

 
  
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  Oldřich Vlasák (PPE-DE). – (CS) Signora Presidente, onorevoli colleghi, i paesi europei stanno adottando pacchetti di salvataggio per miliardi di euro al fine di tutelare istituzioni finanziarie e settori industriali, mentre l’Unione nel suo complesso cerca di investire nell’economia europea. La discussa proposta a sostegno della ripresa economica, mediante l’assistenza finanziaria comunitaria a progetti nel settore dell’energia, fa parte di un piano europeo di ripresa che prevede lo stanziamento di 30 miliardi di euro totali. Il piano di investimenti pubblici da 5 miliardi di euro è volto principalmente a infrastrutture energetiche, accesso Internet ad alta velocità e riassetto dell’agricoltura. Si tenga presente che per molte settimane la diplomazia europea ha discusso della configurazione specifica del pacchetto, con il quale la presidenza ceca, assieme alla Commissione, ha compiuto uno sforzo responsabile per rispondere, tra l’altro, alla crisi del gas e risolvendo alcune questioni delicate, soprattutto nell’Europa centrale e orientale. Restano comunque irrisolti certi problemi. Alcuni Stati membri, più lenti nell’assorbire i fondi europei, potrebbero risultare svantaggiati se non riuscissero a preparare tutti i progetti entro il prossimo anno. Permangono poi i dubbi circa il finanziamento del pacchetto. A mio avviso, però, queste preoccupazioni non giustificano un nostro rifiuto di questo sofferto compromesso, che potrebbe causare non solo una carenza di fondi per progetti di risparmio energetico, ma anche una mancanza di stanziamenti per garantire l’affidabilità delle forniture di gas alle nostre case. Di certo gli elettori ce lo rinfaccerebbero alla prossima crisi del gas.

 
  
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  Margaritis Schinas (PPE-DE).(EL) Signora Presidente, la discussione odierna è definita da due parametri significativi. Innanzi tutto abbiamo l’incontestabile esigenza di fare di più in Europa per l’interconnessione per l’energia elettrica e per Internet a banda larga. In secondo luogo, il dibattito di oggi solleva indirettamente la fondamentale questione del presente e del futuro della spesa agricola nel bilancio comunitario.

La nota positiva è che l’Europa sta usando il bilancio comunitario come strumento contro la crisi e questa soluzione è lodevole e va portata avanti. I 5 miliardi di euro non sono molto, ma il metodo sistematico di usare il bilancio comunitario come arma per contrastare nuovi problemi è quello giusto; per tale motivo al recente vertice i capi di Stato e di governo hanno approvato e confermato quest’approccio. E’ però necessario prestare attenzione: per l’Europa sarebbe un enorme errore strategico se questo metodo sistematico ci facesse ipotizzare in modo sbrigativo che l’agricoltura avrà sempre stanziamenti inutilizzati per coprire nuove sopravvenienze, o addirittura concludere, nella fase di preparazione per l’importante dibattito sul futuro dell’agricoltura dopo il 2013, che il settore ha già più del necessario. In altre parole, non dobbiamo credere che nel settore agricolo si possa “tagliare” semplicemente perché il bilancio ha dimostrato che fino al 2013 i fondi ci sono, fondi che sono serviti per Galileo, l’energia e Internet a banda larga.

L’agricoltura ha bisogno di risorse e sarà così anche dopo il 2013. Allo stesso tempo l’Unione europea deve chiarire una questione scontata: le nuove priorità avranno sempre bisogno di nuove risorse.

 
  
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  Lutz Goepel (PPE-DE). – (DE) Signora Presidente, onorevole Graefe zu Baringdorf, quei pochi spiccioli da lei menzionati hanno consentito al mio piccolo borgo di 450 anime di procedere a tutto vapore per colmare il divario digitale; credo che, al massimo fra tre o quattro mesi, avremo la banda larga.

Onorevole Stavreva, la ringrazio per la sua relazione, che è ottima.

Onorevoli colleghi, per quindici anni ho potuto lavorare in questa gloriosa Aula per sviluppare l’agricoltura, contribuendo a forgiare il settore a prescindere dalle dimensioni delle aziende o dalla forma giuridica. E’ ora giunto il momento per me di fare qualcos’altro. Vorrei ringraziare tutti gli onorevoli colleghi, i funzionari, il commissario Piebalgs e in particolare il commissario Fischer Boel.

 
  
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  Atanas Paparizov (PSE).(BG) Vorrei prima di tutto ringraziare il relatore, l’onorevole Maldeikis, e sottolineare l’importanza dei progetti legati alla sicurezza energetica, che creano le giuste condizioni per una maggiore solidarietà tra gli Stati membri mediante la diversificazione delle fonti di approvvigionamento di gas e dei fornitori.

Desidero ricordare che dopo i negoziati il mio paese – tra tutti il più colpito dalla crisi energetica agli inizi dell’anno – ha ricevuto alcune risorse e ha stabilito connessioni con i sistemi di Grecia e Turchia. Le risorse stanziate al gasdotto Nabucco e l’approvvigionamento inverso di gas contribuiranno anche alla sicurezza nell’Europa sudorientale.

Penso che le misure della Commissione e le proposte in discussione siano solo il punto di partenza della politica di sicurezza energetica. Mi aspetto una strategia per migliorare la direttiva sull’approvvigionamento di gas, nonché un progetto di politica energetica comune da presentare in un futuro molto prossimo.

 
  
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  Margarita Starkevičiūtė (ALDE).(LT) Vorrei soffermarmi sull’impatto macroeconomico del pacchetto. Spesso diciamo che i problemi del settore del credito vadano risolti fornendo alle banche più liquidità e fondi. Questo pacchetto è importante perché incrementa la liquidità nel mercato comune; mentre il capitale circola tra i paesi a causa della crisi – un processo naturale nello sviluppo economico – le imprese di molti Stati hanno chiuso i battenti a causa di una carenza di fondi.

Il pacchetto è necessario non per le sue sovvenzioni o aiuti, bensì per il suo sostegno al mercato unico europeo e all’integrazione realizzati nel corso di molti anni.

 
  
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  Paul Rübig (PPE-DE). – (DE) Signora Presidente, onorevoli colleghi, desidero innanzi tutto ringraziare i commissari Fischer Boel e Piebalgs. E’ un buon segno vedere i settori dell’agricoltura e dell’energia lavorare assieme, fianco a fianco. Vorrei ringraziare anche gli onorevoli Schierhuber e Karas, che si sono schierati – per così dire – a favore delle piccole e medie imprese agricole. Questo dibattito sui 5 miliardi di euro dimostra che abbiamo le priorità giuste e che dobbiamo rafforzare il potere d’acquisto nelle zone rurali. In particolare, durante una crisi economica e finanziaria, la massima sfida è riuscire a non trasferire i fondi, che tanto ci servono, ai magnati del petrolio e alle oligarchie russe, ma tenerli in Europa per rafforzare le aree rurali.

Vorrei complimentarmi per l’iniziativa ed esprimere il mio compiacimento per la sua adozione.

 
  
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  Silvia-Adriana Ţicău (PSE).(RO) Desidero congratularmi con i relatori perché pone, giustamente, la priorità sull’interconnessione delle infrastrutture energetiche.

Credo però che si debba investire di più nella modernizzazione delle infrastrutture per la produzione e il trasporto di energia elettrica, e mi riferisco in particolare al black-out energetico che anni fa ha colpito molti paesi europei. Ritengo che al progetto Nabucco vadano stanziati più fondi, sottolineando anche in questo documento l’importanza del progetto.

Rispetto alla comunicazione della Commissione dello scorso ottobre, in cui si stanziavano 5 miliardi di euro a favore dell’efficienza energetica degli edifici, nel presente documento non troviamo alcun riferimento alle risorse; si contempla una misura relativa alle città intelligenti, ma vi saranno risorse da impiegare solo se resteranno importi inutilizzati. Credo che la situazione sia insostenibile perché serve creare occupazione e perché il settore ha un enorme potenziale.

 
  
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  Andris Piebalgs, membro della Commissione.(EN) Signora Presidente, sono lieto di constatare un ampio sostegno alla nostra proposta e credo sia importante ricordare da dove siamo partiti all’inizio dell’attuale legislatura.

Abbiamo all’incirca 27 politiche energetiche nazionali e 27 mercati con diversi gradi di liberalizzazione. Nel settore energetico la cooperazione tra gli Stati membri è alquanto complicata. Sono stati previsti considerevoli incentivi comuni, ovvero i pacchetti su energia e sul cambiamento climatico e il rafforzamento della dimensione europea nel mercato interno dell’energia. La problematica legata alle fonti di finanziamento è sempre esistita, ma sinora non erano mai state destinate somme considerevoli a favore dell’energia. A causa della crisi finanziaria si registrano ovviamente dei ritardi in molti progetti relativi all’energia ad alta intensità di capitale. Inoltre la crisi del gas, all’inizio dell’anno, ci ha rammentato la vulnerabilità dell’Europa rispetto all’approvvigionamento energetico e i difetti delle nostre interconnessioni, che rendono difficile sfruttare la scala e la portata dell’Unione europea. Le interconnessioni, tanto necessarie, giocano quindi la parte del leone nel pacchetto.

L’onorevole Paparizov ha parlato della Bulgaria; il paese risolverebbe molti problemi se disponesse di altre tre interconnessioni, che non costano poi molto ma che non sono ancora state sviluppate per vari motivi. Anzitutto uno Stato membro solo non è sufficiente; ne servono almeno due. Inoltre occorre che siano le aziende a occuparsene, benché il pacchetto preveda anche stimoli politici. Da tempo gli Stati baltici parlavano di cooperazione nell’interconnessione con il mercato nordico; eppure, prima della stesura del pacchetto, non erano riusciti a sviluppare una vera interconnessione baltica. Le decisioni prese in occasione di una recente riunione dei primi ministri del Baltico sono di vitale importanza per far uscire i paesi baltici dall’isolamento energetico.

Credo che il pacchetto rispecchi esattamente i desideri del Parlamento per conseguire tre obiettivi: sicurezza degli approvvigionamenti, sostenibilità e competitività dell’Unione europea. Vorrei quindi chiedere ai membri del Parlamento di sostenere la proposta, in quanto rappresenta un cambiamento significativo nella politica energetica europea.

 
  
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  Mariann Fischer Boel, membro della Commissione.(EN) Signora Presidente, ho ascoltato con attenzione i numerosi commenti positivi e costruttivi emersi dalla discussione odierna.

Prima di tutto, come già anticipato da qualche onorevole deputato, dobbiamo mettere bene in chiaro che non ci ritroveremo in una situazione di totale assenza di margini per il bilancio agricolo. Abbiamo un surplus perché non vi sono state spese straordinarie, ma abbiamo dovuto sostenere solo costi molto bassi per l’intervento e per le restituzioni alle esportazioni; possiamo quindi gestire questa specifica situazione. Non ci ritroveremo nemmeno in una situazione con un bilancio privo di margini per le ragioni addotte dall’onorevole Mulder. Oggi vi posso garantire che, se ci fosse un problema dovuto a una patologia animale, non ci ritroveremmo privi dei fondi per risolvere la situazione.

È inoltre importante sottolineare la solidarietà nella distribuzione dei fondi. Quando si parla di sviluppo rurale, è evidente che ci sarà una ridistribuzione conforme ai fondi disponibili nel bilancio dello sviluppo rurale per i vari Stati membri, il che di fatto rappresenta un vantaggio per i nuovi paesi membri.

Altrettanto significativo è considerare questa iniezione di denaro come una misura una tantum che, nello sviluppo rurale, andrà a coprire la lacuna del 2009 in quanto la valutazione dello stato di salute delle PAC entrerà in vigore soltanto il 1° gennaio 2010, lasciandoci quindi senza fondi per far fronte alle nuove sfide. La posta in gioco è in linea con le idee del collega, il commissario Piebalgs, in materia di energia rinnovabile nelle aree rurali, nuove tecnologie, impiego dei rifiuti agricoli per contribuire alla riduzione delle emissioni di gas serra, cambiamenti climatici, acqua, biodiversità e tutte le sfide che stiamo affrontando nel settore lattiero-caseario in Europa.

Infine concordo pienamente sul fatto che la banda larga sia un vantaggio non solo per il settore agricolo, ma per tutti in generale. E’ molto importante assicurare la connessione alla banda larga nelle zone rurali per incoraggiare le piccole e medie imprese e per facilitare gli spostamenti di chi usa il computer uno o due giorni a settimana per sbrigare una commissione magari in città. La banda larga è quindi una delle sfide per il futuro.

Concludo dicendo che in generale penso vi sia un ampio sostegno; spero che la spesa una tantum che stiamo per effettuare si rivelerà un buon investimento.

 
  
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  Petya Stavreva, relatore. – (BG) Vorrei ringraziarvi per l’atteggiamento positivo e per le raccomandazioni e opinioni espresse. Desidero inoltre ringraziare il commissario Fischer Boel per il positivo approccio e per il sostegno che continua a dare agli agricoltori e agli abitanti delle zone rurali. Vorrei porgere uno speciale ringraziamento al presidente della commissione per l’agricoltura e lo sviluppo rurale, l’onorevole Parish, e al nostro coordinatore, l’onorevole Goepel, per il sostegno e la fiducia dimostrati.

Quando oggi si discute del futuro della politica agricola comune e dell’opportunità di un sostegno adeguato, è importante ribadire che centinaia di milioni di cittadini europei vivono in aree rurali, che corrispondono a una grande percentuale del territorio comunitario, ed hanno bisogno del nostro sostegno e della nostra solidarietà.

Mi fa molto piacere che tutte le relazioni, concernenti principalmente la politica agricola comune e discusse negli ultimi mesi in seno al Parlamento europeo a Strasburgo, siano state elaborate con lo stesso spirito e mosse dalla necessità generale di tener conto e riconoscere le esigenze e le opportunità per gli agricoltori e gli abitanti delle zone rurali di tutti gli Stati membri.

In qualità di rappresentante della Bulgaria, uno degli Stati membri di ultima adesione, ritengo sia fondamentale che le istituzioni europee e, in particolare, il Parlamento europeo trasmettano ai cittadini un chiaro messaggio di sostegno per dimostrare che siamo pronti ad aiutarli a superare la crisi economica. Alla vigilia delle elezioni europee è importante che le istituzioni dimostrino di essere vicine ai cittadini e di volerli aiutare nel difficile periodo che stiamo attraversando.

 
  
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  Eugenijus Maldeikis, relatore. (LT) Desidero ringraziare tutti gli onorevoli colleghi per il loro sostegno. Dalla discussione è emerso che il pacchetto è di enorme importanza e non si può dimenticare quanto sia stato complicato per la Commissione prepararlo e raggiungere un accordo. Penso si debba apprezzare il fatto che in brevissimo tempo gli Stati membri siano riusciti ad addivenire a un accordo; il documento è ora giunto in Parlamento e sarà messo ai voti.

Credo sia stato molto arduo trovare un equilibrio geografico per il finanziamento dei progetti, nonché valutare le misure di recupero – ossia il relativo impatto sui processi macroeconomici e sui singoli settori – e usare i vari progetti energetici subsettoriali per il finanziamento. Pertanto credo che l’attuale configurazione debba dare i suoi frutti. Mi ha fatto molto piacere che oggi il commissario Piebalgs abbia affermato che i bandi di gara dovrebbero uscire entro la fine di maggio, a dimostrazione del fatto che stiamo reagendo in modo strategico, consci della delicatezza dell’intera questione.

Credo che questo pacchetto sia anche rilevante in quanto i processi d’investimento nell’Unione europea sono in netto rallentamento di fronte alla crisi economica; il pacchetto darà un forte impulso e un segnale sia agli Stati membri sia alle imprese del settore energetico, affinché continuino le attività di investimento consentendo si raggiungere gli obiettivi strategici dell’Unione nel settore energetico.

Ancora una volta ringrazio voi tutti per il sostegno e vi invito ad approvare il pacchetto.

 
  
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  Presidente. – La discussione è chiusa.

La votazione si svolgerà oggi.

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  Friedrich-Wilhelm Graefe zu Baringdorf (Verts/ALE). (DE) Signora Presidente, lei mi ha ignorato durante la procedura catch the eye. Pur ammettendo che è una sua prerogativa, vorrei ora fare una dichiarazione personale ai sensi del regolamento.

 
  
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  Presidente. – Non è possibile, onorevole Graefe zu Baringdorf, la discussione è chiusa. Come lei ben sa, sono previsti cinque minuti per la procedura catch the eye e hanno la priorità i deputati che non sono intervenuti dibattito nella discussione. Pertanto ora non le posso consentire di intervenire in quanto la discussione è chiusa. Mi dispiace.

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Dichiarazioni scritte (articolo 142 del regolamento)

 
  
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  Adam Gierek (PSE), per iscritto. – (PL) Il regolamento istituisce un programma di aiuti all’economia dell’Unione europea durante la crisi. L’assegnazione degli aiuti a favore di progetti nel settore dell’energia determinerà ripresa economica, maggiore sicurezza negli approvvigionamenti energetici e riduzione delle emissioni di gas serra, o almeno questo è quanto ci si aspetta.

A tal fine sono stati stanziati 3,5 miliardi di euro.

Dubito che il programma contribuirà a superare la crisi. Con i fondi non si potranno creare immediatamente molti posti di lavoro e servirà del tempo per preparare ciascun progetto; la situazione economica migliorerà dunque con un certo ritardo. I progetti si differenziano per la loro rilevanza e i più importanti riguardano le connessioni tra le reti di energia, mirati a rafforzare la coesione all’interno dell’Unione.

A mio parere, però, i progetti dovrebbero includere le connessioni energetiche tra Polonia e Germania.

Per quanto concerne la tecnologia per la cattura e lo stoccaggio del carbonio, i criteri di ammissibilità sono troppo elevati. Si parte inoltre dal presupposto che la tecnologia del settore sia già sviluppata, ma in realtà così non è.

E’ sconcertante la noncuranza con cui la Commissione sperpera i fondi comunitari; penso che ciò si debba a poca oculatezza e alla cultura alla base dell’approccio. Di certo si sarebbe potuto fare di più per fronteggiare la crisi se il denaro sprecato per la cattura e lo stoccaggio del carbonio fosse stato usato per l’isolamento e la ristrutturazione su vasta scala degli edifici, oppure per la costruzione di centinaia di impianti di biogas. Anche l’ambiente ne avrebbe tratto beneficio.

 
  
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  Zbigniew Krzysztof Kuźmiuk (UEN), per iscritto. – (PL) Nel discutere la relazione sulla disciplina di bilancio e una sana gestione finanziaria relativamente al quadro finanziario pluriennale (2007-2013), vorrei richiamare l’attenzione su tre questioni.

1. Dobbiamo sostenere l’assegnazione di 5 miliardi di euro per finanziare sia i progetti nel settore dell’energia per gli anni 2009 e 2010, sia lo sviluppo di Internet nelle zone rurali. Occorre destinare 3,5 miliardi di euro alle reti energetiche e 1,5 miliardi alle infrastrutture di Internet nelle aree rurali.

2. Oltre al mio sostegno desidero esprimere anche una certa preoccupazione per il fatto che la fonte degli ulteriori fondi sia la rubrica 2, ovvero la politica agricola comune, in cui i massimali annui previsti per la prospettiva finanziaria 2007-2013 si ridurranno di 3,5 miliardi di euro nel 2009 e di 2,5 miliardi di euro nel 2010. Ciò è particolarmente preoccupante quando è in pericolo la sicurezza alimentare dell’Unione europea.

3. Vorrei anche esprimere preoccupazione per il fatto che questa modifica fondamentale alla prospettiva finanziaria 2007-2013 avvenga a due mesi dalla fine della legislatura, con una decisione affrettata e senza alcuna possibilità di un dibattito oggettivo in materia.

 
  
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  James Nicholson (PPE-DE), per iscritto.(EN) Nell’ambito del piano europeo di ripresa economica è stato stanziato un miliardo di euro in più allo sviluppo della banda larga nelle zone rurali mediante il Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale.

Poiché mi interesso di problematiche agricole e rurali, apprezzo vivamente l’iniziativa. In molti Stati membri, compreso il mio, gli agricoltori e gli abitanti delle zone rurali non godono delle stesse possibilità d’accesso alla banda larga rispetto a chi vive in città e questo rappresenta per loro un netto svantaggio.

Dovremmo ricordare che l’iniziativa fa parte di un pacchetto volto a stimolare le economie europee in declino. In tale contesto sono fiducioso che un migliore accesso alla banda larga contribuirà a incitare le piccole e medie imprese nelle aree rurali.

 
  
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  Sirpa Pietikäinen (PPE-DE), per iscritto.(FI) E’ ottimo che sia stato finalmente approvato il pacchetto da 5 miliardi di euro promesso dalla Commissione all’inizio della crisi economica. Questo denaro è assolutamente necessario e considero valide le priorità scelte dalla Commissione, cioè l’energia e il sostegno alle zone rurali, compreso lo sviluppo delle reti a banda larga. I 100 milioni di euro concessi al progetto del cavo sottomarino Estlink 2 avranno un particolare impatto sulla Finlandia ed è positivo che il progetto sia rimasto in lista con un importo invariato sin dalla prima presentazione della proposta da parte della Commissione.

Le priorità del programma energetico per la ripresa, però, sono esasperanti. Strada facendo la Commissione non si è discostata dall’idea originaria di sostenere soltanto le linee elettriche, gli impianti eolici in mare e la cattura e lo stoccaggio del carbonio (CSC). Nei primi due casi valeva la pena stanziare ulteriori fondi, mentre l’enfasi posta sui progetti di CSC è illogica e incomprensibile, soprattutto perché saranno probabilmente finanziati massicciamente grazie alle entrate provenienti dagli scambi di emissioni.

Di certo altri progetti relativi alle energie rinnovabili – eccetto quelli concernenti l’energia eolica – dovrebbero avere pari possibilità di richiedere ulteriori fondi per il recupero. Invece di investire nelle tecnologie per la cattura e lo stoccaggio del carbonio, che sono un azzardo, si deve porre l’accento sulle fonti di energia rinnovabili. In particolare, finanziamenti avrebbero dovuto essere destinati ai vari progetti per l’energia solare.

Nel presentare il pacchetto si è affermato che si potrebbero convogliare i fondi inutilizzati verso progetti volti a promuovere l’efficienza energetica e le fonti rinnovabili. Secondo i piani originari della Commissione, si sarebbero dovuti destinare fondi all’efficienza energetica piuttosto che impiegare le briciole dei fondi non utilizzati. E’ deplorevole che, alla fine, sia stata esclusa dal pacchetto la parte inizialmente dedicata alle città intelligenti.

 
  
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  Czesław Adam Siekierski (PPE-DE), per iscritto. – (PL) Il pacchetto europeo di ripresa economica da 5 miliardi di euro comprende lo sviluppo delle zone rurali nell’Unione europea. Destiniamo una somma addizionale di oltre un miliardo al miglioramento dell’accesso a Internet nelle zone rurali e alle nuove sfide, come specificate nella revisione della politica agricola comune. E’ un peccato che i fondi a disposizione si siano notevolmente ridotti, ma quel che più conta ora è completare l’intero iter legislativo il più rapidamente possibile. In questo modo sarà possibile ridurre il divario esistente tra zone rurali e urbane in termini di sviluppo di Internet a banda larga e dei servizi connessi alle nuove tecnologie. Internet non è solo una finestra spalancata sul mondo o uno strumento per scambiare opinioni e acquisire conoscenze, ma anche un mezzo per sbrigare molte pratiche amministrative.

Con l’approvazione del pacchetto l’Unione manderà un segnale positivo alla società rurale. L’agricoltura svolge un ruolo importante nelle zone rurali, ove si trovano anche vari tipi di piccole imprese, quali ad esempio negozi, officine e magazzini. Credo che il potenziamento di Internet in queste aree contribuirà allo sviluppo dell’istruzione e delle piccole imprese, compresi i servizi turistici; potrebbe anche contribuire a generare un ulteriore reddito specie per le piccole aziende a conduzione familiare.

 
  
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  Vladimir Urutchev (PPE-DE), per iscritto. – (BG) La tempistica del programma europeo a sostegno della ripresa economica, compreso l’investimento da quasi 4 miliardi di euro in progetti del settore energetico, è ideale e avrà un duplice effetto positivo: promuovere il rilancio di importanti settori economici e risolvere i notevoli problemi dell’energia.

La recente crisi del gas ha dimostrato senza mezzi termini che la sicurezza degli approvvigionamenti d’energia dipende direttamente dall’interconnessione delle infrastrutture energetiche tra gli Stati membri, senza la quale non si può fornire assistenza ai paesi colpiti. Se non si stabiliscono buoni collegamenti tra i sistemi dei paesi interessati, non si può né creare un mercato unico dell’energia, né applicare il principio di solidarietà nell’Unione europea.

La crisi economica esige soluzioni rapide. Per questo motivo sostengo il programma proposto, pur essendo ben consapevole che le modalità per la selezione dei progetti e per la distribuzione delle risorse non sono le migliori.

Un discorso a parte merita il sostegno al gasdotto Nabucco, perché è ormai giunto il momento che l’Unione europea compia un maggiore sforzo in questo progetto se non vuole perdere l’opportunità di usare il gas dal Mar Caspio per diversificare le sue fonti. Esorto la Commissione a intervenire in modo più attivo per raggiungere quanto prima progressi e risultati concreti relativamente a Nabucco.

Ringrazio per l’attenzione.

 
Ultimo aggiornamento: 8 settembre 2009Avviso legale