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Procedura : 2008/2336(INI)
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Ciclo del documento : A6-0264/2009

Testi presentati :

A6-0264/2009

Discussioni :

PV 06/05/2009 - 11
CRE 06/05/2009 - 11

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PV 07/05/2009 - 9.14
CRE 07/05/2009 - 9.14
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P6_TA(2009)0385

Discussioni
Mercoledì 6 maggio 2009 - Strasburgo Edizione GU

11. Relazione annuale sui diritti umani nel mondo nel 2008 (discussione)
Video degli interventi
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  Presidente. – L’ordine del giorno reca la relazione (A6-0264/2009) presentata dall’onorevole Obiols, i Germà, a nome della commissione per gli affari esteri, sulla relazione annuale sui diritti umani nel mondo nel 2008 e sulla politica dell’Unione europea in materia [2008/2336(INI)].

 
  
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  Raimon Obiols i Germà, relatore. (ES) Signora Presidente, vorrei commentare brevemente il contenuto di questa relazione annuale sui diritti umani nel mondo e il ruolo dell’Unione europea in materia. Vorrei innanzitutto sottolineare che la relazione tratta due diversi ambiti: da una parte, descrive e valuta la situazione, purtroppo negativa, del rispetto dei diritti umani in diversi paesi e regioni del mondo, dove spesso si sfiorano o si consumano vere e proprie tragedie umane. Dall’altra, esprime una valutazione basata sull’esperienza di questo Parlamento nell’adottare determinate posizioni per rispondere a svariati problemi, nonché sull’auspicio di collocare la presente relazione tra le posizioni e gli atti delle varie istituzioni europee che non intendono mettere in rilievo gli elementi di disaccordo, bensì i punti di concordanza. Questo perché il relatore ritiene che assumere posizioni convergenti contribuisca a creare potere ed efficacia nel lento quanto difficile compito di migliorare la situazione dei diritti umani nel mondo.

Ho inoltre dedicato particolare attenzione all’individuazione delle priorità, ossia a riassumere i possibili principali orientamenti dell’azione comunitaria in materia di diritti umani su scala mondiale.

Sull’argomento vorrei illustrare nove punti, chiaramente tratti da tutti i contributi formulati dai colleghi e nel contesto generale della relazione. In primo luogo consideriamo una priorità urgente la lotta – per usare un termine forse magniloquente in termini storici – per la definitiva abolizione della pena di morte in tutto il mondo. Come le generazioni passate sono riuscite a sopprimere ovunque la schiavitù, oggi la nostra generazione può conseguire lo storico obiettivo dell’abolizione universale della pena di morte, e a tal fine l’Unione europea deve svolgere un ruolo fondamentale.

In secondo luogo, si attribuisce grande importanza al ruolo delle donne nella lotta per i diritti umani. In altre parole, si precisa che le donne sono i soggetti che maggiormente soffrono a causa delle violazioni dei diritti umani e che l’Unione europea dovrebbe prestare particolare attenzione a questa realtà e considerarla prioritaria. In questo stesso contesto si colloca anche la questione dei diritti dei minori, in riferimento ai quali la relazione formula diverse osservazioni a mio avviso interessanti.

In terzo luogo, la relazione invita a potenziare la sinergia tra le istituzioni comunitarie, che non deve necessariamente essere intesa come una specializzazione dei ruoli – più realpolitik al Consiglio o, se possibile, alla Commissione, e maggiori principi al Parlamento – seppure le posizioni delle istituzioni devono essere coerenti, per migliorare l’efficacia dell’azione comunitaria.

Quarto punto: occorre estendere e approfondire la tendenza fortemente positiva a sviluppare il dialogo sui diritti umani con i paesi terzi.

Infine, la relazione ricorda la necessità di perseguire alleanze nel contesto delle istituzioni internazionali per evitare situazioni come quella del Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite, in cui talvolta la presenza dell’Unione europea è in un certo senso minoritaria.

 
  
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  Jan Kohout, presidente in carica del Consiglio. (EN) Signora Presidente, vorrei esprimere l’apprezzamento del Consiglio per il lavoro svolto dal relatore, l’onorevole Obiols i Germà, e dalla sottocommissione per i diritti umani del Parlamento. Onorevole Obiols i Germà, lei è stato un partner instancabile e prezioso nel nostro comune lavoro sulle questioni inerenti il rispetto dei diritti umani durante l’intero mandato di questo Parlamento.

La sua relazione ci offre la possibilità di esaminare attentamente tutta la politica comunitaria sui diritti umani. Siamo pienamente consapevoli delle sfide che ancora sussistono in questo ambito e il rafforzamento dei rapporti interistituzionali ci aiuterà ad affrontarle insieme. La relazione è un utile strumento per considerare i risultati conseguiti fino ad oggi.

Il documento del Parlamento europeo sottolinea l’importanza della relazione annuale dell’UE sui diritti umani. Il tentativo di rendere la relazione più interessante, leggibile e utile ha dato alcuni buoni risultati, ma ci sono naturalmente ulteriori margini di miglioramento e continueremo a lavorare su questo aspetto. La sua relazione darà sicuramente un utile contributo alle nostre riflessioni su come aumentare la coerenza generale delle politiche europee per i diritti umani, di cui stiamo discutendo, e vorrei assicurare a tutti che, indipendentemente dall’esito di tale dibattito, faremo tutto il possibile per dare maggiore visibilità al nostro lavoro sulle questioni inerenti i diritti umani, attraverso un uso più efficace di Internet o pubblicizzando meglio la relazione annuale.

Il documento sottolinea altresì l’esigenza di prestare maggiore attenzione al ruolo dell’ONU in questo ambito. Non abbiamo mai smesso di assumerci impegni congiunti nelle sedi internazionali, soprattutto presso il Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite, come raccomandato nella relazione Andrikienė, e presso la terza commissione dell’Assemblea generale dell’ONU. Ci stiamo impegnando per incrementare gli sforzi verso l’esterno, in un ambiente sempre più ostile. Non è facile, ma vorrei attirare la vostra attenzione su alcuni successi conseguiti.

Abbiamo lavorato duramente per aumentare la credibilità del Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite. Il 2009 può essere considerato un anno cruciale per il funzionamento di questo organismo. L'Unione europea ha svolto un ruolo attivo durante la decima sessione del Consiglio per i diritti umani e ha garantito l'approvazione di una serie di importanti iniziative, tra cui l'estensione dei mandati per l’ex Birmania, oggi Myanmar, la Repubblica democratica popolare di Corea e la risoluzione tra UE e il gruppo degli Stati latino americano e caraibici (GRULAC) sui diritti dei minori. Purtroppo non siamo a riusciti a riattivare il mandato di un esperto indipendente per la Repubblica democratica del Congo.

Durante l'Assemblea generale dell'ONU è stato confermato il ruolo della terza commissione per la protezione e la promozione dei diritti umani. L'Unione europea ha svolto un ruolo attivo durante la 63a sessione dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite, che ha conseguito risultati positivi, soprattutto per quanto riguarda il follow-up della risoluzione sulla pena di morte, cui è dedicata una parte consistente della sua relazione. Abbiamo sempre continuato a sollevare questa questione, anche ai massimi livelli, con i partner che condividono le nostre posizioni, al fine di sostenere la tendenza globale verso l'abolizione, e proseguiremo i nostri sforzi in tal senso.

Consentitemi ora di spendere alcune parole sugli orientamenti dell'Unione europea. A seguito del riesame degli orientamenti comunitari in materia di diritti umani e l'approvazione di nuovi orientamenti sulla violenza contro le donne, dobbiamo ora concentrarci sulla loro effettiva attuazione. La Presidenza ha presentato alcune proposte in tal senso, come quella di elaborare alcune note di orientamento da inviare ai capi delle missioni e delle delegazioni della Commissione. Intendiamo inoltre affrontare le suddette questioni in occasione delle consultazioni con i paesi terzi.

La relazione tocca la questione dei diritti delle donne ambito che l'onorevole Obiols i Germà ha particolarmente a cuore, e che rappresenta una delle nostre massime priorità. Stiamo lavorando all’attuazione della risoluzione n. 1325 del Consiglio di sicurezza dell’ONU, che funge da principio guida per le operazioni relative alla politica europea di sicurezza e di difesa (PESD) e ci ha consentito di elaborare un contesto per l’integrazione di genere.

Per quanto riguarda i difensori dei diritti umani, l'Unione europea continuerà a collaborare con le organizzazioni della società civile. Prosegue il lavoro ufficiale del Consiglio sulla possibilità di facilitare il rilascio di visti per i difensori dei diritti umani. Nei colloqui con i paesi terzi, la libertà di espressione e l'esame di singoli casi rimangono temi prioritari della nostra agenda.

In merito al dialogo e alle consultazioni con i paesi terzi, l'Unione europea farà tutto il possibile per garantire che tali strumenti siano sempre più efficaci per l'attuazione della politica comunitaria per i diritti umani. In particolare abbiamo deciso di avviare dialoghi a livello locale con cinque paesi dell'America latina: Brasile, Colombia, Argentina, Cile e Messico, e ci impegneremo per fare lo stesso con i paesi dell'Asia centrale con cui non è ancora stato istituito.

Vorrei ora soffermarmi sulla 27a riunione di dialogo in materia di diritti umani tra Unione europea e Cina, che si terrà a Praga il prossimo 14 maggio. E’ importante adoperarsi affinché tali occasioni di dialogo siano fruttuose e forniscano risultati sostanziali. Il dialogo in materia di diritti umani tra l'Unione europea e la Cina è quello che dura da più tempo: occorre adattarlo affinché rifletta i progressi compiuti nel modo in cui trattiamo le questioni relative ai diritti umani. Entrambe le nostre istituzioni stanno seguendo attentamente gli sviluppi in Cina. Diversi eventi previsti nell'arco dell'anno in corso consentiranno di mantenere aperto un canale di comunicazione diretta con le autorità di questo paese. Questo dialogo è importante e auspichiamo fortemente che questi incontri producano risultati sempre più tangibili.

Per concludere, vorrei sottolineare che la promozione e il rispetto dei diritti umani in tutto il mondo è una delle massime priorità della politica esterna dell'Unione europea. Facendo ricorso a démarches diplomatiche e dichiarazioni, attraverso le varie forme di dialogo politico e le operazioni di gestione delle crisi, l'Unione europea si sta adoperando per un maggior rispetto dei diritti umani in tutto il mondo. Per ottenere dei risultati dobbiamo adottare una strategia coerente. Questo Parlamento per primo si è fatto promotore di una maggiore coerenza a tutti i livelli e lo apprezziamo molto.

Ringrazio il Parlamento per il lavoro svolto e per il sostegno alle questioni relative ai diritti dell'uomo. E’ ampiamente riconosciuto il valore del premio Sakharov come strumento per la promozione dei nostri valori condivisi. Continueremo a valutare fino a che punto clausole, sanzioni e dialogo sui diritti umani – strumenti che sono stati ampiamente esaminati dal Parlamento europeo – possano svolgere un ruolo efficace nel contesto della nostra politica esterna e al contempo garantire il massimo rispetto dei diritti umani.

 
  
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  Jacques Barrot, vicepresidente della Commissione.(FR) Signora Presidente, onorevoli deputati, partecipo con grande piacere a questa discussione in plenaria sulla sua relazione, onorevole Obiols i Germà. Intervengo in sostituzione della collega, il commissario Ferrero-Waldner, che è stata trattenuta a Praga per il vertice tra Unione europea e Canada.

Vorrei innanzitutto ringraziare l'onorevole Obiols i Germà per aver dato un'impronta positiva alla sua ottima relazione, che rende atto degli sforzi compiuti in questi anni dalla Commissione e dal Consiglio per attuare le raccomandazioni del Parlamento.

Sia nel contesto dei dialoghi sui diritti umani sia in quello politico presso gli organismi internazionali, le istituzioni comunitarie hanno lottato per andare avanti e veicolare l'immagine di un’Unione europea che si fa ambasciatore, fervente e credibile, della protezione e della promozione dei diritti umani, delle libertà fondamentali, della democrazia e dello stato di diritto.

L'anno scorso ricorreva il 60° anniversario della Dichiarazione universale dei diritti umani, che tutte le istituzioni europee hanno celebrato insieme. Il 2008 è stato anche l'anno in cui la Commissione ha individuato due priorità: le donne e i bambini, nonché l'anno dedicato alla promozione della strategia interistituzionale.

Abbiamo cercato di dare attuazione a numerose raccomandazioni generali formulate nelle precedenti relazioni, egregiamente riassunte nel documento in esame oggi. Per quanto riguarda l'applicazione degli orientamenti sui diritti dei minori, abbiamo deciso di comune accordo di concentrare le nostre azioni su determinati paesi, e abbiamo mobilitato le ambasciate degli Stati membri dell'UE e le delegazioni della Comunità europea affinché monitorino tali iniziative. Abbiamo poi assunto la guida della lotta contro una delle peggiori violazioni dei diritti dell'uomo e dei bambini, vale a dire l'arruolamento di minori e le sofferenze inflitte ai bambini nei conflitti armati.

Consentitemi di citare alcuni esempi: il 10 dicembre 2007 l’Unione europea ha approvato nuovi orientamenti sui diritti dei minori. La prima fase attuativa sarà incentrata sulla violenza contro i bambini. Stiamo avviando un programma pilota destinato a dieci paesi di diversi continenti, che sono stati scelti perché i loro governi si sono già impegnati a contrastare la violenza contro i bambini, e anche perché gli stessi governi necessitano di ulteriori aiuti internazionali per continuare a opporsi a questa forma di violenza. Nel giugno 2008, il Consiglio dell'Unione europea ha riesaminato gli orientamenti riguardanti i minori e i conflitti armati per gestire in modo più efficace e globale gli effetti di tali situazioni sui bambini nel breve, medio e lungo periodo.

La comunicazione della Commissione formulata nel contesto delle azioni esterne dell'UE prevede un provvedimento speciale per i minori e raccomanda una strategia coerente per far progredire i diritti del fanciullo e migliorare la situazione dei minori in tutto il mondo. La comunicazione è stata oggetto di ampie consultazioni e dedica particolare attenzione alle organizzazioni non governative. Sulla base di questa comunicazione e del relativo piano d'azione, nel maggio 2008 il Consiglio dell'Unione europea ha approvato le conclusioni per il rafforzamento della politica esterna dell'UE in materia di diritti dei minori.

Nel 2009, stiamo proseguendo lungo la stessa strada con le seguenti iniziative: a giugno la Commissione ospiterà a Bruxelles il forum europeo sui diritti dei minori fanciullo, che sarà incentrato sul lavoro minorile. Ci impegneremo a fondo per far confluire le posizioni di tutte le parti interessate. Personalmente, attribuisco a questo forum grande importanza. A luglio, la presidenza svedese e la Commissione organizzeranno un forum UE-ONG per trattare, in particolare, il tema della violenza contro i minori. Infine, in autunno pubblicheremo una relazione sulle misure adottate dall'UE per combattere il lavoro minorile e, in particolare, sui provvedimenti contro la tratta di minori. Il 2009 vede quindi rafforzarsi l'impegno dell'Unione europea nei confronti dei bambini.

Per quanto attiene ai diritti delle donne, negli ultimi mesi l'Unione europea ha rafforzato la sua politica esterna in tale ambito. I nuovi orientamenti relativi alla violenza contro le donne e alla lotta contro tutte le forme di discriminazione nei loro confronti raccomandano una serie di azioni, che potranno beneficiare dell'impegno e del sostegno delle missioni UE e delle delegazioni della Commissione.

Vorrei ricordare la recente approvazione da parte dei ministri degli Esteri dell'UE della strategia globale europea per l'attuazione delle risoluzioni n. 1325 e 1820 del Consiglio di sicurezza dell’ONU. Dovremmo poi ricordare la risposta positiva del Segretariato generale delle Nazioni Unite all'appello congiunto presentato nel 2008 dal commissario Ferrero-Waldner e da altre 40 donne che occupano posizioni di spicco a livello internazionale.

L'appello chiedeva alle Nazioni Unite di organizzare una conferenza ministeriale dedicata alla revisione della risoluzione n. 1325, ora prevista per il 2010. A quanto pare lavoreremo con la prossima presidenza svedese alla preparazione delle posizioni da assumere durante la revisione

Questo è tutto, signora Presidente: sicuramente vi sarebbe molto altro da aggiungere, ma vorrei ancora una volta sottolineare che il rafforzamento della politica europea a favore della democrazia e dei diritti umani richiede naturalmente un alto livello di sinergia interistituzionale. La Commissione è pronta ad agire in questo senso e auspica di poter creare un clima di stretta collaborazione affinché le nostre tre istituzioni possano effettivamente offrire supporto l'una all'altra. In tal senso il Parlamento europeo può svolgere un ruolo fondamentale poiché, per definizione e vocazione, si trova nella posizione migliore per dare voce agli oppressi e a coloro che soffrono.

Questi sono i temi che volevo condividere con voi dopo il discorso della presidenza e ora ascolterò con grande interesse gli interventi degli onorevoli deputati di questo Parlamento.

 
  
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  Laima Liucija Andrikienė, a nome del gruppo PPE-DE. (EN) Signora Presidente, vorrei ringraziare l'onorevole Obiols per la relazione e la risoluzione che ha presentato. La proposta di risoluzione che abbiamo votato in commissione affari esteri è equilibrata ed è stato possibile raggiungere dei compromessi. La relazione tratta una vasta gamma di questioni importanti in materia di diritti umani e spero che domani la risoluzione sia approvata a larga maggioranza.

Detto ciò, vorrei evidenziare alcune questioni e parlare di un emendamento molto controverso presentato prima dell’apertura della sessione plenaria. Mi riferisco all'emendamento presentato dai nostri colleghi dell’Alleanza dei liberali e dei democratici per l’Europa. Considerando che siamo tutti concordi nell'affermare che la nostra Unione europea è fondata su determinati valori, tra cui quelli cristiani, come possiamo immaginare che questo Parlamento concluda il suo mandato condannando il Papa, Benedetto XVI, per le sue dichiarazioni? A mio avviso le formulazioni adottate dai firmatari dell'emendamento sono assolutamente inaccettabili e dovrebbero essere respinte.

Per quanto riguarda i difensori dei diritti umani, suggerisco che il Parlamento europeo ribadisca nella risoluzione la richiesta che tutti i vincitori del premio Sakharov, e in particolare Aung San Suu Kyi, Oswaldo Payá Sardiñas, il gruppo noto come “Damas de Blanco” (“Donne in bianco”) cubane e Hu Jia abbiano accesso alle istituzioni europee. Ci rammarichiamo che a nessuno di loro sia stato consentito di partecipare alla cerimonia per il ventesimo anniversario del premio Sakharov.

Infine, ma non meno importante, per quanto riguarda la lotta contro il terrorismo e per i diritti umani, suggerisco che il Parlamento chieda all'Unione europea e ai suoi Stati membri di condurre la lotta contro il terrorismo nel pieno rispetto dei diritti umani e delle libertà fondamentali, di farne una delle massime priorità e un elemento fondante delle azioni esterne dell’UE. Citare determinati nomi nella risoluzione sarebbe controproducente.

 
  
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  Richard Howitt, a nome del gruppo PSE. (EN) Signora Presidente, mi congratulo con il collega e amico, l'onorevole Obiols i Germà, per questa relazione. Dopo essere stato tempo addietro relatore del Parlamento europeo sulla relazione annuale per i diritti umani,, e come vicepresidente del gruppo socialista della sottocommissione per i diritti umani, in questa discussione che si svolge alla vigilia del termine del mandato quinquennale, vorrei dare atto a quest’Aula dei risultati conseguiti.

Il coordinamento con le delegazioni del Parlamento è stato a mio avviso soddisfacente, e ha consentito agli eurodeputati, attraverso le rappresentanze dell’UE, di rivolgere ai governi di tutto il mondo richieste impegnative. Sono fiero di aver partecipato in prima persona a questo processo che ha spaziato dalla Colombia alla Turchia, dalla Georgia alla Croazia. Sono profondamente orgoglioso del lavoro svolto dalla Commissione e dal Parlamento europeo in termini di progressi democratici e monitoraggio delle elezioni. Le esperienze che ho vissuto in Afghanistan, nella Repubblica democratica del Congo, nei territori palestinesi e in Angola sono state per me tra le più significative degli ultimi cinque anni.

Sono molto orgoglioso del modo in cui abbiamo rappresentato questo Parlamento, credo in modo eccellente, e degli impegni assunti a suo nome nei confronti del Consiglio dei diritti umani a Ginevra. Credo che abbiamo effettivamente influenzato il corso degli eventi in quella sede; abbiamo cercato di distogliere l'Europa da una mentalità a compartimenti stagni per rivolgere lo sguardo ad altre regioni del mondo. E naturalmente abbiamo lavorato a stretto contatto con i rappresentanti speciali e i relatori, anche durante la recente visita del rappresentante speciale dell'ONU per le imprese e i diritti umani, una questione che mi sta particolarmente a cuore.

Mi rallegro della nostra posizione in prima linea nella campagna volta a far sì che la Comunità europea firmasse, per la prima volta, uno strumento internazionale dedicato ai diritti umani: la Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità. Mi compiaccio, signor Commissario, che malgrado l’iniziale opposizione della Commissione, questo Parlamento abbia insistito per mantenere un’apposita iniziativa in materia di democrazia e diritti umani; in questo modo il nostro contributo per i diritti umani è visibile, evidente e prosegue anche in paesi governati da regimi che non vogliono rispettare i diritti umani.

Veniamo spesso lodati per il lavoro che questo Parlamento svolge in materia di diritti umani, ma io vorrei elogiare il valore ed il coraggio dei difensori dei diritti umani che incontriamo quotidianamente e che mettono a repentaglio la propria vita per difendere valori e modelli universali e preziosi per tutti noi.

 
  
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  Jules Maaten, a nome del gruppo ALDE. (NL) Signora Presidente, è sempre difficile evidenziare pochi punti in una risoluzione come questa. Tuttavia, il relatore ha svolto un lavoro eccellente e i temi che ha appena ricordato, come quello della pena di morte, devono di fatto rimanere una priorità assoluta dei nostri sforzi nella sfera dei diritti umani, come ha giustamente affermato.

Troppo a lungo il tema del coinvolgimento delle donne nelle questioni inerenti i diritti umani non ha ricevuto sufficiente attenzione, soprattutto se consideriamo il loro ruolo di “difensori dei diritti umani”. A tale proposito, il mio gruppo non si spingerà fino a trattare questioni riguardanti l'uso di un linguaggio sessista: non credo si possano risolvere problemi di questo tipo utilizzando formule nuove o politicamente corrette, ma è giusto che questo problema sia stato inserito in agenda.

Lo stesso vale per i minori: la risoluzione contiene delle affermazioni ottime in tal senso e mi riferisco in particolare al testo sul turismo sessuale che coinvolge l’infanzia. Per quanto riguarda questo delicato argomento noi, insieme ad alcuni altri parlamentari, abbiamo lanciato su Internet una campagna a cui hanno aderito oltre 37 000 persone. Sappiamo purtroppo che centinaia di uomini europei continuano a recarsi ogni settimana nel Sudest asiatico, in America Latina o in Africa per abusare di minori, a volte in tenera età, ed è davvero giunto il momento di intervenire a livello europeo a questo proposito.

Sono lieto che il commissario Barrot sia oggi in quest'Aula insieme a noi, perché si è esposto molto, avanzando proposte ottime e credo sia un segnale importante.

I diritti umani sono una sorta di Cenerentola della politica estera europea: esaminandola, noterete infatti che la politica estera è ancora fortemente dominata da questioni riguardanti agevolazioni commerciali e simili. Credo che sia necessario assegnare un più alto livello di priorità ai diritti umani. Vorrei inoltre chiedere soprattutto alla Commissione di prestare maggiore attenzione alla questione della censura su Internet, in merito alla quale i quattro principali gruppi parlamentari hanno avviato un'iniziativa per una legge sulla libertà globale online, basata sulle proposte presentate dal Congresso statunitense.

Alcuni membri della Commissione, come il commissario Reding e il commissario Ferrero-Waldner, si sono interessati a questo argomento. Spero che saremo effettivamente in grado di elaborare proposte concrete a tale proposito perché, sebbene erogare fondi sia importante, dobbiamo anche essere preparati a promuovere la nostra strategia europea per il rispetto dei diritti umani e la democrazia.

 
  
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  Konrad Szymański, a nome del gruppo UEN. – (PL) Signora Presidente, ancora una volta ci troviamo di fronte ad una relazione sui diritti umani elaborata secondo i dettami dell'ideologia. L'ideologia della sinistra odierna è completamente cieca davanti alle questioni relative alla libertà religiosa in diverse parti del mondo. I cristiani sono perseguitati in Cina, India, Iran, Vietnam, Russia, e di recente anche in Pakistan. Nonostante le chiare disposizioni dell'articolo 18 della Dichiarazione universale dei diritti umani e dell'articolo 9 della convenzione europea, la sinistra non è interessata alla libertà religiosa. L’ideologia di sinistra preferisce piuttosto concentrarsi in modo anomalo sul principio di non discriminazione nei confronti delle minoranze sessuali, concetto già fortemente sancito dal diritto internazionale.

Trovo davvero curiosa la proposta dell'Alleanza dei liberali e dei democratici per l'Europa di attaccare il Santo Padre, Benedetto XVI, per le dichiarazioni che ha formulato in Africa. Sembra che i liberali abbiano dimenticato il principio di separazione della Chiesa dalla vita pubblica, che spesso in passato hanno voluto rammentarci. Ne consegue che oggi i liberali chiedono la subordinazione delle istituzioni religiose allo Stato e all'autorità pubblica: questa richiesta va contro la libertà della Chiesa e contro la libertà di espressione. Se questa proposta sarà approvata voteremo contro la relazione.

 
  
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  Hélène Flautre, a nome del gruppo Verts/ALE.(FR) Signora Presidente, la relazione annuale preparata dall'onorevole Obiols i Germà è eccellente. Come per tutte le attività svolte dalla sottocommissione per i diritti umani durante questa legislatura, il suo scopo è colmare il divario tra le parole e i fatti nelle azioni esterne dell'Unione europea ed eliminare qualsiasi incoerenza o debolezza nella politica europea, a partire da quella degli Stati membri, che troppo spesso sono in disaccordo con il diritto internazionale. Basti pensare al trattamento inflitto agli immigrati, alla cooperazione per i voli segreti della CIA o alla mancata ratifica delle convenzioni internazionali.

Anche le richieste del Consiglio sono contraddittorie. Come si spiega che il Consiglio non ha ancora dato il via libera per l'applicazione dell'articolo 2 dell'accordo di associazione con Israele dopo le continue violazioni cui stiamo assistendo? Le nostre politiche sono suddivise in compartimenti stagni, pertanto spesso mancano di integrazione e di una prospettiva globale; i nostri strumenti non sono ottimizzati, non sono organizzati in maniera sequenziale. Basti pensare che il Consiglio ha pubblicato una comunicazione in cui accoglie favorevolmente la creazione di una sottocommissione per i diritti umani in collaborazione con la Tunisia, sebbene l'Europa non sia ancora riuscita a dare sostegno agli attivisti per i diritti umani presenti sul campo, a causa dei continui ostacoli frapposti da questo paese.

Nelle varie relazioni d’iniziativa abbiamo formulato raccomandazioni specifiche, che vanno dall'elaborazione di strategie per i diritti umani per singoli paesi ad una partecipazione più diretta degli Stati membri nelle politiche comunitarie, e siamo riusciti a spostare le linee di demarcazione esistenti: penso ad esempio agli orientamenti sulla tortura.

Oggi, gli attivisti per i diritti umani sono più protetti, e mi compiaccio che sia il Consiglio, sia la Commissione stiano ora studiando delle clausole sui diritti umani. Inoltre, vorrei cogliere questa occasione per sottolineare che gradiremmo una riformulazione di questa clausola. Vorremmo che fosse applicato un meccanismo per l'apertura di un dialogo, da inserire sistematicamente in tutti gli accordi dell'Unione europea.

Per cinque anni siamo sempre stati disponibili a collaborare con il Consiglio e la Commissione per migliorare questa politica comunitaria, un’evoluzione in corso, almeno al momento attuale, e vorrei ringraziare sentitamente queste istituzioni, perché la loro disponibilità e quella degli onorevoli colleghi è stata fondamentale per conseguire questo successo e aumentare la credibilità di cui godiamo oggi in questo ambito.

 
  
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  Erik Meijer, a nome del gruppo GUE/NGL. (NL) Signora Presidente, su scala internazionale, al di fuori dell'Europa, continuano a registrarsi casi in cui i governi uccidono persone per aver compiuto atti che noi non consideriamo passibili di punizione, o che meritano al massimo una punizione leggera. Vi sono altresì regimi che tentano di mantenere il potere facendo ricorso alla violenza, persone che vengono discriminate, che vivono in condizioni miserabili e umilianti, al di sotto della soglia di povertà.

Vi sono ancora popolazioni che non hanno uno stato proprio, e che sanno che il governo dello stato in cui si trovano preferirebbe che lasciassero il paese per fare spazio al gruppo nazionale maggioritario. Vi sono governi che non si interessano a determinati gruppi sociali e si rifiutano di affrontarne i problemi.

In Europa, tutti concordano nel dichiarare inaccettabile questa situazione, ma si continuano ad applicare principi discriminanti. I paesi con i quali vogliamo mantenere un rapporto di amicizia, per la loro estensione ed il loro potere economico, o quelli che consideriamo importanti partner commerciali o alleati sono in grado di ottenere più di quanto venga riconosciuto a paesi di ridotte dimensioni e peso politico. Questo fenomeno va fermato, altrimenti verrà messa in dubbio l'affidabilità delle nostre statistiche sulle violazioni dei diritti umani.

 
  
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  Bastiaan Belder, a nome del gruppo IND/DEM. (NL) Signora Presidente, in qualità di relatore per il monitoraggio dei rapporti tra l’Unione europea e la Cina, mi rallegro nel constatare che i paragrafi 80 e 87 della relazione all'ordine del giorno dedicano particolare attenzione alla grave situazione dei diritti umani in Cina. Nella relazione non è stato tuttavia inserito una preoccupante violazione avvenuta nella Repubblica popolare cinese: mi riferisco all'abuso della psichiatria per scopi politici contro i dissidenti.

Questa aberrazione viene definita ankang, che in modo piuttosto angosciante significa “salute attraverso il riposo”, ed effettivamente è quel che accade: la somministrazione di forti dosi di tranquillanti rende le persone “tranquille”. Seppure ufficialmente la Cina abbia sempre strenuamente negato ogni accusa relative al sistema ankang, citato nella mia relazione, attendo con impazienza di ricevere informazioni dalla Commissione circa l'uso improprio della psichiatria per scopi politici da parte di Pechino.

Mi rallegro per la riunione sui diritti umani che si terrà la prossima settimana, come annunciato dalla presidenza ceca, a cui vorrei chiedere di inserire all'ordine del giorno la questione della psichiatria a scopi politici in Cina. Vi sarei grato se poteste farlo, soprattutto alla luce delle smentite cinesi.

Signora Presidente, vorrei concludere ricordando che un anno fa ho visitato la Cina e ho avuto modo di constatare a che tipo di trattamento sono sottoposti i membri delle comunità protestanti. Chiunque mostri l'intenzione di rivolgersi ad uno straniero viene punito con lunghi periodi di reclusione o forme di intimidazione preventiva. Fortunatamente i tre cinesi con cui ho parlato sono stati rilasciati in tempi relativamente rapidi.

Episodi di questo genere possono essere evitati quando la Commissione e il Parlamento adottano azioni adeguate, come ha ricordato l'onorevole Jarzembowski, che ringrazio per la sua osservazione. Per me questa è la prova definitiva del fatto che l'Unione europea può agire in modo efficace per la tutela dei diritti umani, e questo ci fa sperare per il futuro.

 
  
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  José Ignacio Salafranca Sánchez-Neyra (PPE-DE).(ES) Signora Presidente, la relazione dell'onorevole Obiols i Germà sui diritti umani nel mondo dimostra l'impegno costante e a tutto tondo che questo Parlamento dedica alla causa dei diritti umani a livello mondiale. Come ho avuto modo di affermare in altre occasioni, questa causa non deve essere perorata soltanto in una regione, in un paese o in un continente, ma deve avere carattere globale se non universale.

La relazione descrive situazioni in cui è stato negato l'esercizio di un diritto fondamentale, ad esempio in Iran, Cina, Russia, a Guantanamo o in altri paesi, come ad esempio Cuba. La questione non riguarda il permesso per un gruppo noto come “Damas de Blanco” (“Donne in bianco”) di venire a ritirare il premio Sakharov, entrare e lasciare il loro paese. Abusi simili si registrano anche in altri paesi, ad esempio in Nicaragua e Venezuela, che sono oggetto di un’apposita risoluzione su cui voteremo domani. Questa situazione dimostra quanto sia ancora lontano il conseguimento del rispetto dei diritti umani in tutte le regioni del mondo, nonostante i nostri sforzi.

Signora Presidente, vorrei ora commentare l'emendamento presentato da alcuni onorevoli colleghi che chiedono a questo Parlamento di condannare il capo di un’istituzione che, con tutti gli errori che possono essere stati commessi in oltre due millenni e che ha formulato le proprie scuse in diverse occasioni, si è sempre distinta per la strenua difesa della dignità umana. Il fatto che il Papa, in veste di leader spirituale di centinaia di milioni di persone e come capo di uno Stato sovrano, non possa formulare onestamente la sua opinione su una delicata questione di attualità, senza essere condannato, in tutta franchezza mi sembra un atto di intolleranza. Signora Presidente, credo che questo emendamento sia grottesco.

Ho collaborato con gli autori di questo emendamento in altre occasioni ma ritengo che oggi, nel presentare questo emendamento, essi stiano confondendo aggettivi e sostantivi, gli aspetti accessori con quelli fondamentali. Ritengo che l'elemento fondamentale sia il rispetto per l'opinione altrui, anche se diversa dalla nostra, senza condannare nessuno; e questo, signora Presidente, significa anche non confondere l'ombra proiettata da un oggetto con l’oggetto stesso.

 
  
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  Maria Eleni Koppa (PSE). - (EL) Signora Presidente, il dibattito sui diritti umani nel mondo è uno dei punti culminanti del processo politico. L'Unione europea potrà tuttavia esercitare la sua influenza in difesa dei diritti umani nel mondo solo se saprà proporsi come modello dall’interno.

L’inserimento della clausola sui diritti umani in tutti i negoziati è una grande vittoria, ma i risultati dovranno essere valutati a scadenze regolari, al fine di poter eventualmente correggere le politiche e le iniziative.

L'abolizione della pena di morte e della tortura è ancora la nostra priorità basilare e l’Unione europea deve intensificare le sue attività in questo ambito. Non dobbiamo infine dimenticare che il 2008 si è concluso con i tragici eventi di Gaza, dove i diritti umani sono stati violati in modo lampante e le forze israeliane hanno utilizzato armi vietate e sperimentali.

Come membri del Parlamento europeo abbiamo l'obbligo di chiedere che sia fatta luce sull’accaduto, di controllare attentamente la ricerca e l’attribuzione di responsabilità per qualsiasi violazione del diritto umanitario internazionale. La comunità internazionale non dovrebbe mostrare la benché minima tolleranza per i crimini di guerra, indipendentemente da chi li commette e dove. Ringrazio il relatore per l'eccellente lavoro svolto.

 
  
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  Milan Horáček (Verts/ALE). (DE) Signora Presidente, onorevoli colleghi, anch'io vorrei ringraziare l'onorevole Obiols i Germà per la sua ottima relazione.

Per quanto riguarda il rispetto dei diritti umani, in diversi paesi del mondo la situazione è preoccupante, e ciò vale anche per l'Europa, se pensiamo ad esempio alla Bielorussia. L'Unione europea deve quindi raddoppiare gli sforzi, attuando una politica per i diritti umani in tutti i suoi ambiti di competenza e fissando criteri chiari. Nel nostro modo di concepirli, i diritti umani sono indivisibili. Tale premessa può essere presa in considerazione, per esempio, durante i negoziati per un nuovo accordo con la Russia, tramite una clausola vincolante per il rispetto dei diritti umani, tale da influenzare tutti i capitoli del negoziato.

Vorrei anche suggerire, ancora una volta, di trasformare la sottocommissione per i diritti umani in commissione permanente.

 
  
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  Tunne Kelam (PPE-DE). - (EN) Signora Presidente, la situazione dei diritti umani nel mondo è triste e riguarda diversi grandi paesi che sono anche importanti partner dell'Unione europea. La risoluzione del Parlamento deve quindi insistere affinché si presti maggiore attenzione ai diritti umani, soprattutto a quelli politici, nel negoziare e mettere in atto gli accordi commerciali bilaterali, anche quando sono coinvolti partner commerciali importanti.

Quindi la domanda è: cosa possiamo fare in pratica per migliorare la situazione? Forse dovremmo iniziare tentando di “deschröederizzare” l'Europa. Ad ogni modo, i paesi democratici non possono esimersi dalla propria parte di responsabilità per questa dolorosa situazione che riguarda vaste aree del mondo.

Pensiamo alla Russia. Le conclusioni del Parlamento sulle consultazioni in materia di diritti umani tra Unione europea e Russia sono sconcertanti. L’UE non è riuscita ad ottenere alcun cambiamento nella politica russa, in particolare per quanto riguarda l'indipendenza del potere giudiziario, il trattamento dei difensori dei diritti umani e dei prigionieri politici. Il caso Khodorkovsky è emblematico: durante il suo secondo processo, durato un mese, è emerso il cambiamento avvenuto negli ultimi sei anni. Il sistema giudiziario penale è interamente subordinato al potere dello stato.

Infine, vorrei reiterare il messaggio del Parlamento europeo al Consiglio, affinché risponda concretamente alle risoluzioni urgenti di questo Emiciclo. Il Parlamento rappresenta nel miglior modo possibile la coscienza democratica del nostro pianeta e reagisce in modo rapido e risoluto alle tragedie umane che si consumano in tutto il mondo. Tuttavia, per avere un impatto effettivo sulla situazione dei diritti umani ci aspettiamo la reazione rapida e positiva del Consiglio. Spesso è anche una questione di valori contro interessi economici.

 
  
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  Georg Jarzembowski (PPE-DE). - (DE) Signora Presidente, il gruppo del Partito popolare europeo (Democratici–cristiani) e dei Democratici europei invita il governo e il partito comunista cinese a condurre il prossimo dialogo sui diritti umani in modo costruttivo. Ciò faciliterebbe in maniera significativa le relazioni tra l'Unione europea e la Cina. Abbiamo tutto l'interesse a migliorare i nostri rapporti bilaterali, a condizione che questo dialogo venga condotto in modo onesto. Dovremmo quindi affermare le nostre legittime richieste riguardanti la Cina. A nostro avviso, il sostenitore dei diritti civili Hu Jia deve essere rilasciato immediatamente ed è necessario riprendere i colloqui con il Dalai Lama, il leader religioso dei tibetani. La regione cinese del Tibet deve essere aperta ai giornalisti e agli esperti delle Nazioni Unite sui diritti umani.

A mio avviso, nella fase preparatoria dei giochi olimpici la Repubblica popolare cinese ha dimostrato di poter, ad esempio, garantire maggiore libertà di stampa e allo stesso tempo preservare la stabilità del paese. Ora dovrebbe avere il coraggio di avviare le riforme che riguardano i campi di rieducazione, i diritti degli imputati, la pena di morte, la libertà religiosa e la libertà di riunione. Dovrebbe affrontare le questioni sui diritti umani e organizzare dei colloqui con l’UE.

 
  
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  Robert Evans (PSE). - (EN) Signora Presidente, mi congratulo con il relatore e gli altri onorevoli colleghi. Questa relazione deve però deve andare oltre a un mero insieme di parole racchiuse in un documento: deve mirare all'azione. Il primo paragrafo afferma che si “ritiene che l'UE debba compiere passi avanti verso una politica coerente e omogenea di affermazione e promozione dei diritti umani nel mondo” e che tale politica debba essere condotta “in modo più efficace”. I miei commenti riguardano la situazione in Sri Lanka, cui si applicano diversi punti di questa relazione.

Il paragrafo 63 si riferisce all’arruolamento dei minori nei conflitti armati, cosa che personalmente deploro, e come me sicuramente altri colleghi. Credo che il riferimento alla pena di morte sia al paragrafo 48. Dall'inizio dell'anno, circa 5 000 civili sono rimasti vittime degli attacchi perpetrati dal governo dello Sri Lanka sul territorio nazionale: ciò equivale, oserei dire, alla pena di morte e alla morte di cittadini innocenti. Il governo e le forze militari del paese sono accusate di una serie di violazioni dei diritti umani della popolazione locale, dal bombardamento di ospedali all'uso di armi illegali al rifiuto di assistenza umanitaria e medica...

(Il Presidente interrompe l’oratore)

 
  
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  Andrzej Wielowieyski (ALDE).(FR) Signora Presidente, comprendo bene le ragioni che hanno portato gli onorevoli colleghi dell'Alleanza dei liberali e dei democratici per l'Europa a presentare il secondo emendamento sulla lotta contro l'AIDS e vorrei sottolineare che, in linea generale, ne condivido le motivazioni. Ciononostante mi oppongo a questo emendamento. La Chiesa cattolica è indipendente dagli Stati membri e ha il diritto di lottare contro l'AIDS a modo suo, anche se noi riteniamo che esistano metodi migliori.

Non è né giusto né ragionevole scagliare un duro attacco contro il Papa poco prima delle elezioni europee, perché potrebbe comportare ulteriori divisioni nelle nostre società e molti cittadini potrebbero mettere in dubbio il senso della loro partecipazione.

Se il Parlamento rivolgesse un’aspra critica nei confronti del leader spirituale di milioni e milioni di credenti commetterebbe un grave errore.

 
  
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  Árpád Duka-Zólyomi (PPE-DE). – (SK) Poiché conosco bene la situazione cubana vorrei citare alcuni fatti che riguardano questo paese. Ritengo sia fondamentale mantenere gli articoli 84 e 96 della relazione. Nell'articolo 84 il Parlamento europeo ribadisce la sua posizione relativamente ai vincitori cubani del premio Sakharov, Oswaldo Payá Sardiñas e il gruppo noto come “Damas de Blanco” (“Donne in bianco”). L'articolo 96 accoglie con favore l'instaurazione di un dialogo sui diritti umani con diversi paesi dell'America Latina, chiedendo il rilascio dei prigionieri politici e il rispetto dei diritti umani.

Vorrei inoltre far notare che la relazione comprende soltanto due casi di violazione dei diritti umani a Cuba, mentre potremmo elencarne dozzine. Per esempio, la vicenda del quarantanovenne Librado Linares Garcia, vittima della “Black Spring” e marito di una delle Donne in bianco, che si trova in prigione e soffre di diverse malattie, tra cui un’infezione oculare che gli ha provocato la graduale perdita della vista da un occhio e che ora ha contagiato anche l’altro. In prigione quest’uomo non ha ricevuto alcuna cura.

 
  
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  Marios Matsakis (ALDE). - (EN) Signora Presidente, prima di criticare gli altri bisogna innanzitutto fare autocritica. A tale proposito, poiché condanniamo le violazioni dei diritti umani nel mondo, dobbiamo sempre tenere presenti i casi che si verificano sul territorio dell’Unione europea.

Consentitemi due esempi. In primis la Turchia, candidata all’adesione, negli ultimi 35 anni ha tenuto la parte settentrionale di Cipro in stato di occupazione militare, dopo aver allontanato con la forza circa 200 000 persone dalle loro abitazioni. Sul territorio cipriota occupato dall’esercito turco, oltre 500 chiese e monasteri cristiani sono stati distrutti e centinaia di cimiteri cristiani sono stati profanati. Ad oggi, 1 600 cittadini dell’Unione europea risultano ancora dispersi, a seguito dell’invasione turca di Cipro del 1974.

In secondo luogo, la Gran Bretagna. Uno Stato membro dell’UE tiene sotto la sovranità della sua corona due colonie sull’isola di Cipro: i territori di Akrotiri e Dhekelia. Migliaia di civili – cittadini dell’Unione europea – che vivono in questi territori sono soggetti a...

(Il Presidente interrompe l’oratore)

 
  
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  Sophia in 't Veld (ALDE). - (EN) Signora Presidente, sono un po’ sorpresa nel sentir definire il mio emendamento grottesco e inaccettabile. Credo che nessuno sia inattaccabile, nemmeno il Papa, e in questo Parlamento abbiamo sempre criticato fortemente il divieto imposto dall’amministrazione Bush di discutere di determinate questioni e che non raggiunge il livello delle dichiarazioni del Papa. Il Pontefice dovrebbe essere consapevole del suo ruolo di leader religioso estremamente autorevole e del peso delle le sue dichiarazioni, che e possono portare in modo diretto e indiretto a migliaia, forse milioni di decessi da AIDS. Ritengo sia giusto che questo Parlamento critichi tali affermazioni.

In secondo luogo, l’Unione europea è sempre stata una forza trainante in materia di diritti umani ma stiamo perdendo credibilità. Negli ultimi otto anni abbiamo perso la nostra autorevolezza morale sostenendo il modo in cui gli Stati Uniti hanno lottato contro il terrorismo. Credo sia giunto il momento di seguire l’esempio dell’amministrazione Obama e fare chiarezza sul nostro ruolo nella lotta al terrorismo.

 
  
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  Jan Kohout, presidente in carica del Consiglio. (EN) Signora Presidente, prima di formulare i miei commenti conclusivi vorrei informare gli onorevoli deputati del risultato del dibattito sul trattato di Lisbona presso il Senato ceco.

Sono lieto di annunciare che la maggioranza dei senatori ha votato a favore del trattato di Lisbona.

(Applausi)

Grazie infinite. E’ un momento di gioia per la nostra presidenza.

Riprendendo l’argomento all’ordine del giorno, consentitemi di ringraziare ancora una volta il relatore per il lavoro svolto e per il difficile compito portato a termine. La relazione individua diverse priorità su cui vorrei esprimere alcune osservazioni.

E’ evidente che l’abolizione della pena di morte deve diventare il grande risultato a cui mira la nostra generazione.

Per quanto riguarda i diritti delle donne, attribuisco alla questione particolare rilevanza, soprattutto alla luce del crescente coinvolgimento dell'Unione europea in operazioni e missioni PESD in regioni dove le donne sono ancora vittime delle peggiori violazioni dei diritti umani. Penso in particolare alla Repubblica democratica del Congo e all'Afghanistan, paesi in cui sono state inviate missioni europee e dove la situazione deve essere assolutamente migliorata.

Una delle principali sfide da affrontare a livello interno è quella di far confluire maggiormente i diritti umani nella PESD e nella PESC, come già affermato durante la discussione. Le presidenze, insieme al rappresentante personale del Segretario generale e Alto rappresentante per i diritti umani hanno mantenuto il tema dei diritti umani nell’agenda di gruppi di lavoro tematici e geografici e nel dialogo politico.

La presidenza di turno prosegue l'impegno di quelle che l'hanno preceduta nel promuovere l’integrazione dei diritti umani nelle attività del rappresentante speciale e nelle attività PESD. In tale contesto, la rappresentante personale del Segretario generale Solana, signora Kionka,, ha organizzato una tavola rotonda con i rappresentanti speciali dell'UE e gli alti rappresentanti su alcuni aspetti focali, per elaborare un pacchetto di orientamenti che li assista nella quotidiana promozione dei diritti umani.

La lotta per i diritti umani universali è una delle principali sfide che l'UE deve affrontare nelle sedi internazionali.

Credo sia necessario incrementare gli sforzi mirati a coinvolgere i governi. Dobbiamo sostenere le organizzazioni della società civile emergenti e i difensori dei diritti umani che, trovandosi sul territorio, meglio di chiunque altro sono in grado di promuovere la protezione dei diritti umani. Le democrazie devono molto ai movimenti per i diritti civili che – come fece a suo tempo Charta 77 nel mio paese – possono contribuire a un reale cambiamento.

 
  
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  Jacques Barrot, vicepresidente della Commissione.(FR) Vorrei innanzitutto esprimere il mio compiacimento per questa buona notizia che, dopo alcune battute d'arresto, apre la strada al trattato di Lisbona, che tanto vogliamo e che include – come dimenticarlo in questa discussione –, la Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea.

Sono estremamente grato al Parlamento europeo che si è fatto portavoce di tutte le richieste legittime che rientrano nella sfera della difesa dei diritti umani. Siamo fieri di avere un Parlamento europeo tanto sensibile a tutti i problemi del mondo che riguardano i diritti umani, i diritti dei minori e quelli delle donne vittime di violenza e discriminazione.

L’eccellente relazione dell'onorevole Obiols i Germà – che ringrazio nuovamente – cita tutti i dialoghi attualmente in corso. Auspichiamo che questa collaborazione con il Parlamento europeo prosegua, e il commissario Ferrero-Waldner avrebbe forse saputo esprimere meglio di me fino a che punto questa politica esterna dell'Unione europea debba ispirarsi a tutta una serie di valori, quegli stessi valori appena ricordati nei vari interventi.

Consentitemi di esprimere la mia assoluta avversione per la pena di morte e la tortura. A questo proposito, vorrei comunque ricordare che oggi l'Unione europea è lieta di constatare che gli Stati Uniti ed il presidente Obama chiudono il capitolo degli eccessi eventualmente commessi nella lotta contro il terrorismo. E' una notizia importante e dovrebbe rafforzare ulteriormente la nostra determinazione a lottare contro tutte le forme di tortura nel mondo. E’ un mio personale impegno, che ho molto a cuore.

Vorrei ricordare il ruolo dell'Unione europea in molte missioni di osservazione e assistenza alle elezioni che, naturalmente, contribuiscono anche alla difesa e alla promozione della democrazia nel mondo. Il legame tra democrazia e rispetto dei diritti umani è evidente e anche questo, credo, va a merito dell'Unione europea.

Avrei potuto rispondere a questioni più specifiche sui minori. La Commissione ha approvato il riesame della decisione quadro sullo sfruttamento sessuale dei minori e d'ora in avanti gli Stati membri potranno perseguire penalmente il turismo sessuale anche se gli atti di sfruttamento non vengono commessi in Europa. Tale progresso consentirà di avviare un'operazione di “pulizia” in questo ambito, come fortemente auspicato.

Non posso fornire tutte le risposte che meriterebbero i vostri eccellenti interventi, signora Presidente, ma ringrazio il Parlamento per l’attenzione che dedica a questi temi, mostrando in sostanza l’elemento migliore della nostra Comunità europea: l'attaccamento che nutriamo per i valori comuni.

 
  
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  Raimon Obiols i Germà, relatore. (ES) Signora Presidente, vorrei formulare due brevi osservazioni. In primo luogo, la politica migliore sui diritti umani è indubbiamente quella che si dimostra in grado di unire le persone; quindi, se la relazione contiene un messaggio più importante degli altri è quello dell'unità. Ciò significa, innanzitutto, unità tra gli Stati membri dell'UE: i problemi recentemente riscontrati a tale proposito dovrebbero quindi essere risolti il più rapidamente possibile. Significa altresì unità tra le istituzioni; e infine unità o convergenza sulle strategie e i punti principali.

Tra la realpolitik, che in nome di altri interessi volge lo sguardo altrove davanti alle violazioni dei diritti umani, e un atteggiamento troppo morbido, esiste la via della volontà e dell' intelligenza politica, ed è quella che dobbiamo seguire.

Seconda osservazione: se sosteniamo l'efficacia che deriva dall'unità, allora nella votazione di domani la maggioranza su questa relazione sarà ancora più forte e la sua futura attuazione sarà ancora più efficace. A tale proposito vorrei dire che nel votare gli emendamenti la priorità assoluta dovrebbe essere la ricerca della più ampia maggioranza possibile; non lo dico per motivi personali, perché le relazioni non sono soggette a diritti d'autore, ma mosso dal desiderio di garantirne l’efficacia politica in una prospettiva futura.

 
  
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  Presidente. – La discussione è chiusa.

La votazione si svolgerà domani.

Prima di passare alla prossima relazione, vorrei approfittare di quest'ultima occasione in veste di presidente e del fatto che la relazione coinvolge la mia Commissione. Approfitto inoltre della vostra presenza, onorevoli colleghi, per dire quanto ho apprezzato la possibilità di lavorare con tutti voi negli ultimi dieci anni e gli ultimi cinque anni, in particolare, sono stati straordinari.

Ringrazio in particolar modo il commissario Barrot, che ci ha sostenuto con la sua gentilezza, o dovrei dire con la sua gentile autorità, e sono anche particolarmente grata al presidente della nostra commissione, l'onorevole Deprez e a tutti i miei colleghi.

Non vi citerò tutti, ma sono presenti in Aula, tra gli altri, l’onorevole Hennis­Plasschaert, l’onorevole in’t Veld, l’onorevole Lambert e anche gli onorevoli Busuttil, Masip Hidalgo e Dührkop Dührkop. Vorrei davvero ringraziarvi tutti e salutarvi. Forse avrò occasione di vedervi ancora, ma allora non sarò presidente. Credo che mi assumerò la responsabilità dell'introduzione, poi l’onorevole McMillan-Scott mi sostituirà.

Se non vi dispiace... Grazie.

(Applausi)

Dichiarazioni scritte (articolo 142)

 
  
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  Kinga Gál (PPE-DE) , per iscritto. – (HU) Signora Presidente, onorevoli colleghi, se esaminiamo la situazione dei diritti umani nel 2008 e soprattutto la politica europea in questo ambito abbiamo ancora motivo di preoccuparci.

A tale proposito, vorrei ricordare la situazione riguardante i diritti dei minori, che rappresenta un problema globale. Per garantire il rispetto dei diritti dei minori non dobbiamo concentrarci solo su determinate violazioni, ma anche sulle minacce indirette come, ad esempio, i reati commessi via Internet o la violenza veicolata dai mezzi di informazione.

La nostra politica sui diritti umani deve fondarsi sul riconoscimento del fatto che le violazioni in questo ambito in genere non avvengono solo in paesi terzi: purtroppo, oggigiorno vi sono numerosi casi anche all'interno dell'Unione europea.

Vorrei in particolare fare riferimento a quanto è accaduto a Budapest il 23 ottobre 2006: abbiamo assistito ad una violazione su vasta scala dei diritti umani, quando la polizia ha commesso violenze e abusi contro persone innocenti che partecipavano ad una commemorazione pacifica. Le prove di quanto è accaduto sono esposte anche in una mostra fotografica attualmente visitabile presso il nostro Parlamento.

Dobbiamo fare tutto il possibile per garantire che casi del genere non si ripetano. Anche all’interno dell’Unione europea dobbiamo continuare a lottare quotidianamente per sostenere i diritti umani e le libertà fondamentali, la democrazia, la libertà di espressione e lo stato di diritto.

 
Ultimo aggiornamento: 8 settembre 2009Avviso legale