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Procedura : 2009/2604(RSP)
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Testi presentati :

B6-0278/2009

Discussioni :

PV 07/05/2009 - 13.2
CRE 07/05/2009 - 13.2

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PV 07/05/2009 - 14.2
CRE 07/05/2009 - 14.2

Testi approvati :

P6_TA(2009)0392

Discussioni
Giovedì 7 maggio 2009 - Strasburgo Edizione GU

13.2. Madagascar
Video degli interventi
PV
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  Presidente. – L’ordine del giorno reca la discussione su sei proposte di risoluzione sul Madagascar.(1)

 
  
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  Mikel Irujo Amezaga, autore. − (ES) Signora Presidente, come si evince dalla stessa risoluzione, trascorsi due mesi di scontri violenti, Andry Rajoelina, ex sindaco della capitale del Madagascar, ha messo in atto un colpo di Stato il 17 marzo di quest’anno sostenuto dall’esercito e da un’autoproclamata “alta autorità di transizione”, che egli presiede, sospendendo l’assemblea nazionale e il senato. Inoltre, le pressioni dei ribelli hanno costretto il presidente eletto democraticamente a lasciare il paese.

A ogni modo, lo scorso febbraio, Rajoelina, eletto sindaco di Antananarivo nel dicembre 2007, era stato a sua volta spodestato dal precedente governo. Devo aggiungere che il malessere della popolazione è stato esacerbato dall’intenzione dell’ex governo di concedere in locazione un milione di acri di terreno a sud del paese a un’impresa coreana.

Come‘è ovvio, condanniamo anche il colpo di Stato, nonché qualsiasi tentativo di conquistare il potere con mezzi non democratici. Riteniamo inoltre che il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite e le organizzazioni internazionali di cui il Madagascar è membro non riconoscano questo regime di fatto e desideriamo che nel paese sia reinsediato un governo costituzionale. Chiediamo dunque che nel paese venga immediatamente ristabilito l’ordine giuridico e costituzionale e ci rivolgiamo ai malgasci affinché rispettino pienamente le disposizioni della costituzione del paese per superare la crisi.

E’ nostra convinzione che la democrazia non consista semplicemente nell’indire elezioni, per cui dovremmo segnalare le principali irregolarità del governo aprioristicamente legittimo del Madagascar.

Siamo pertanto del parere che, una volta ristabilito l’ordine costituzionale, questo debba basarsi su sugli obiettivi e i principi enunciati nel considerando K della risoluzione, vale a dire: in primo luogo, un calendario chiaro per elezioni libere, regolari e trasparenti; in secondo luogo, la partecipazione di tutti i gruppi politici e gli interlocutori sociali del paese, tra cui il presidente legittimo Ravalomanana e altre figure di spicco; in terzo luogo, la promozione di un consenso tra parti malgasce; in quarto luogo, il rispetto per la costituzione del Madagascar; infine, il rispetto dei corrispondenti strumenti dell’Unione africana e degli impegni internazionali del paese.

Ciò che è chiaro è che siamo nuovamente di fronte a una situazione in cui i diritti umani sono sistematicamente violati. Mentre le classi alla guida del Madagascar sono impegnate in una lotta di potere a suon di colpi di Stato e si contendono importanti contratti commerciali lucrativi, il 70 per cento della popolazione vive con meno di un dollaro al giorno. Questo e soltanto questo dobbiamo risolvere. Speriamo dunque che l’Unione europea assuma il proprio ruolo al riguardo.

Signora Presidente, cambiando completamente argomento e cogliendo l’occasione della presenza del commissario Orban all’ultima sessione di questa legislatura, vorrei ringraziarlo personalmente per la sua gestione della direzione generale affidatagli.

 
  
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  Bernd Posselt, autore. − (DE) Signora Presidente, la Bavaria e i suoi comuni hanno molti contatti in tutto il mondo, come li ha l’università cattolica di Eichstätt. Vorrei pertanto porgere il benvenuto a una delegazione di sindaci della regione.

Il Madagascar è un paese con il quale lavoriamo intensamente ad ampio spettro. Esistono molti contatti culturali, economici e scientifici, oltre al sostegno di una presenza ecclesiastica forte. Per questo è tanto più deprecabile che, in un paese culturalmente ricco e paesaggisticamente spettacolare, si perpetrino orrendi abusi del genere. Vi è il reale pericolo che il Madagascar, vista la sua posizione strategicamente importante, diventi uno Stato fallito come altri che conosciamo bene in Africa, primo tra tutti la Somalia.

E’ dunque importante che si ristabiliscano quanto prima relazioni ordinate e democratiche. Per questo sono lieto che qualche giorno fa abbiamo incontrato il gruppo di contatto per discutere i primi passi concreti. Dobbiamo creare una struttura appropriata per preparare le nuove elezioni sotto la guida del presidente democraticamente eletto e spodestato che continuiamo a riconoscere come unico legittimo capo dello Stato.

E’ necessario aprire un dialogo che deve includere il primo ministro, attualmente in carcere e per il quale chiediamo l’immediato rilascio. Occorre continuare a fornire il più possibile non soltanto aiuti umanitari, ma anche assistenza allo sviluppo, specialmente in campo sanitario.

Per tutti questi motivi noi europei siamo chiamati a partecipare ai negoziati, non soltanto come fattore umanitario ed economico, ma anche come fattore politico in vista del consolidamento della pace nella regione. Per conseguire tale obiettivo, contiamo sulla collaborazione dell’Unione africana, che nuovamente ha la possibilità di imporsi poco a poco come fattore di stabilizzazione democratica, visto che la stabilizzazione può anche essere antidemocratica, Unione che infaticabilmente sosterremo con i mezzi a nostra disposizione.

(Applausi)

 
  
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  Erik Meijer, autore. − (NL) Signora Presidente, in Madagascar il presidente in carica è stato costretto a rinunciare al potere a causa delle proteste popolari. Egli era sceso a patti con società straniere che offrivano guadagni a breve termine al suo governo, ma erano pregiudizievoli per il suo popolo. Ciò ha reso la sua posizione indifendibile.

Successivamente, con l’aiuto dell’esercito, il leader dell’opposizione, precedentemente sindaco della capitale, è stato nominato presidente ad interim, nonostante il fatto che per legge fosse troppo giovane per ricoprire tale posizione. Il processo, in particolare l’intervento dell’esercito, ha suscitato critiche. L’Unione africana lo ha definito un colpo di Stato illegale e rifiuta il nuovo governo.

Penso però che dovremmo raffrontare questa circostanza con le recenti vicende di un paese europeo a noi ben noto, l’Islanda. Anche lì il governo ha dovuto rinunciare al potere di fronte alle proteste popolari. Un governo di minoranza di fede politica totalmente diversa lo ha sostituito, ma nessuno lo ha definito un colpo di Stato. Da allora sono state indette elezioni e il nuovo governo è stato confermato da una larga maggioranza. Un esito simile è possibile anche in Madagascar, sempre che si indicano elezioni in un futuro prevedibile.

 
  
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  Glyn Ford, autore. − (EN) Signora Presidente, parlo a nome del gruppo socialista e come relatore ombra del PSE sull’accordo di partenariato economico con il gruppo dei paesi africani meridionali comprendente il Madagascar. In aprile, con una schiacciante maggioranza, abbiamo approvato l’accordo formulando riserve in merito alla situazione dello Zimbabwe. Se dovessimo discutere oggi in merito allo stesso accordo, dovremmo aggiungere le nostre riserve sul Madagascar.

Eppure soltanto 15 anni fa sembrava che il Madagascar avesse le potenzialità per essere completamente diverso. Ricordo nel 1993 la visita dell’allora neoeletto presidente Zafy. Poi nel 1996 vi è stato l’impeachment per corruzione e abuso di potere. Da allora il Madagascar è tormentato da governi instabili con minacce di secessione e impeachment che costellano una politica sommaria.

Ora siamo di fronte a una situazione, un colpo di Stato dell’esercito, parzialmente innescata dall’intenzione dell’ex governo di concedere in locazione un milione di acri di terreno a sud del paese a un’impresa coreana per una coltura intensiva, mentre una netta maggioranza della popolazione vive con meno di un dollaro al giorno. Questo avvicendamento incostituzionale al governo rappresenta un grave passo indietro per la democratizzazione.

Accogliamo con favore il fatto che l’ONU abbia chiesto quasi 36 milioni di dollari americani di aiuti umanitari, anticipando le carenze alimentari che si verificheranno nel corso dell’anno a causa delle attuali vicende politiche del paese, ma condanniamo fermamente il colpo di Stato e ogni tentativo di prendere il potere con mezzi non democratici. Chiediamo che venga immediatamente ristabilito l’ordine giuridico e costituzionale nel paese e chiediamo ai malgasci di rispettare pienamente le disposizioni della costituzione. Vogliamo che la sospensione dell’assemblea nazionale e del senato sia revocata ed esortiamo al rispetto dei mandati e delle immunità parlamentari.

Questo accadrà tuttavia soltanto se la comunità internazionale riuscirà ad agire di concerto per rafforzare il proprio impegno ed esercitare pressioni affinché si ponga fine alla violenza politica e all’impasse politica in cui attualmente il paese si trova.

 
  
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  Thierry Cornillet, autore. − (FR) Signora Presidente, non possiamo restare silenti osservatori di fronte alla situazione del Madagascar e non saremo gli unici a condannarla. L’Unione africana, la Comunità per lo sviluppo dell’Africa australe, l’Organizzazione internazionale dei paesi francofoni, l’Unione interparlamentare, l’Unione europea per il tramite della Commissione, gli Stati Uniti e un gran numero di paesi, tra cui il mio e la Norvegia, per citare nazioni del continente europeo, hanno condannato il colpo di Stato, perché di questo si tratta, messo in atto in Madagascar.

Non possiamo tacere e invitiamo a ristabilire l’ordine costituzionale. Stiamo semplicemente chiedendo un approccio improntato al “ritorno alle origini”, ove del caso con l’arbitrato del popolo malgascio attraverso una sua consultazione sotto forma di elezioni presidenziali o referendum. E’ compito delle assemblee e dei politici del Madagascar decidere in merito alla forma più efficace di consultazione.

Ciò che chiediamo pertanto con la nostra proposta di risoluzione comune è di unire la nostra voce a quella della comunità internazionale per affermare con chiarezza a chi ha preso il potere in maniera assolutamente non democratica, sotto forma di colpo di Stato, per quanto dissimulato possa essere, che è necessario ristabilire l’ordine costituzionale come una delle garanzie per il futuro sviluppo di questa grande isola dell’Oceano indiano.

 
  
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  Ewa Tomaszewska, autore. – (PL) Signora Presidente, la crisi politica in Madagascar ha portato a un avvicendamento di governo incostituzionale, accompagnato da sollevamenti popolari in cui hanno perso la vita più di 130 persone.

Il Madagascar è stato sotto il dominio francese fino al 1960. E’ un paese in una situazione difficile. Ha bisogno di aiuti umanitari, specialmente alimentari, assistenza che gli abbiamo offerto. Le autorità e le successive elezioni da loro organizzate sono state sostenute dall’esercito. Il presidente Ravalomanana ha perso terreno ed è stato destituito il 17 marzo 2009. Il potere è stato preso da Rajoelina, designato dall’esercito.

L’Unione europea non riconosce il nuovo governo per il modo non democratico in cui è avvenuto tale avvicendamento. L’Unione africana ha sospeso l’adesione del Madagascar ed è critica nei confronti della destituzione forzata di Ravalomanana. Ha minacciato di imporre sanzioni se l’ordine costituzionale non dovesse essere ristabilito entro sei mesi.

Chiediamo il ristabilimento dell’ordine costituzionale in Madagascar. Ci rivolgiamo alla comunità internazionale affinché sostenga gli sforzi profusi per ristabilire la base giuridica della funzione di questo Stato. Penso che il processo elettorale debba essere seguito da vicino e osservato da rappresentanti delle organizzazioni internazionali, tra cui in particolare membri del nostro Parlamento.

 
  
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  Lidia Joanna Geringer de Oedenberg, a nome del gruppo PSE. – (PL) Signora Presidente, nelle prime settimane di marzo abbiamo assistito a un drammatico colpo di Stato in Madagascar. La rivalità, che esisteva da anni, tra il presidente destituito e il leader dell’opposizione ha portato l’isola sull’orlo di una guerra civile. Il 17 marzo 2009, il giorno successivo all’assedio del palazzo presidenziale da parte dell’esercito, Andry Rajoelina si è autodichiarato capo dello Stato. La corte suprema malgascia ha stabilito che l’ex sindaco di Antananarivo ricopriva l’incarico conformemente alla costituzione. In merito a ciò sono sorti dubbi, non fosse altro perché vi è una clausola nello statuto organico in cui si dispone che il presidente debba avere almeno 40 anni, mentre il neopresidente ne ha soltanto 34.

L’assunzione del potere e la decisione della corte suprema sono state universalmente contestate. La cerimonia di investitura è stata boicottata dalla maggior parte dei diplomatici stranieri e l’Unione africana ha sospeso l’adesione del Madagascar. La crisi politica ha portato a un caos generalizzato e alla destabilizzazione del paese, in cui la maggior parte della popolazione vive da anni in una condizione di tremenda povertà con un solo dollaro al giorno e ha accesso limitato a cibo e acqua, istruzione e servizi sanitari di base. Ho vissuto in Madagascar per sei anni e conosco bene questi problemi. Sostengo dunque con vigore l’appello dell’ONU affinché si inviino urgentemente aiuti umanitari ai malgasci.

Il Parlamento europeo dovrebbe condannare con fermezza il colpo di Stato e ogni tentativo di prendere il potere violando i principi democratici. L’Unione europea deve chiedere che riprendano i lavori di ambedue le camere del parlamento, sospesi dal nuovo regime. Siamo altresì a favore dell’impegno profuso dall’inviato speciale dell’Unione africana e dai rappresentanti dell’ONU nei loro colloqui con i rappresentanti delle parti politiche locali e di tutti i gruppi interessati al fine di arrivare a un immediato ristabilimento dell’ordine costituzionale nel paese. Infine, la comunità internazionale deve risolutamente intensificare il proprio impegno per far giungere aiuti umanitari alla popolazione dell’isola che vive sull’orlo dell’indigenza.

 
  
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  Marios Matsakis, a nome del gruppo ALDE. – (EN) Signora Presidente, il Madagascar, ex colonia francese, pare subire le tristi, ma non rare, turbolenze postcoloniali nella sua vita politica con conseguenti sofferenze per il popolo.

Molte altre colonie dei paesi europei hanno sofferto o ancora soffrono per lo stesso motivo. Gli esempi sono tanti. Il mio stesso paese, Cipro, ne è uno. Dopo il suo parziale affrancamento dal dominatore coloniale, la Gran Bretagna, avvenuto nel 1960, i falchi della diplomazia straniera britannica sono riusciti, nel 1963, a manipolare una lotta tra comunità, il che alla fine, nel 1974, ha portato alla spartizione dell’isola.

E’ una divisione che tutt’oggi permane ed è una situazione che fa comodo alla Gran Bretagna. Una Cipro divisa non può riuscire con successo a liberarsi delle due zone coloniali britanniche rimaste, Akrotiri e Dhekelia, che la Gran Bretagna usa per scopi militari e il governo britannico è di fatto riuscito a tenere ignobilmente fuori dall’Unione europea in maniera che l’acquis non fosse applicabile alle migliaia di civili ciprioti, ora cittadini comunitari, che vi abitano.

 
  
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  Leonard Orban, membro della Commissione. − (EN) Signora Presidente, innanzi tutto vorrei sottolineare la grande preoccupazione con la quale la Commissione guarda all’attuale situazione di instabilità in Madagascar. Vorrei inoltre sottolineare il costante impegno profuso dalla Commissione nei confronti del popolo malgascio.

La situazione nel paese dopo la destituzione del presidente Ravalomanana il 17 marzo merita e richiede tutta la nostra attenzione e, come il Parlamento europeo, anche la Commissione ne segue le vicende molto da vicino.

La Commissione ha pienamente avallato la dichiarazione della presidenza ceca pubblicata a nome dell’Unione europea il 20 marzo nella quale si condanna il trasferimento di potere e si esortano i malgasci a rispettare pienamente le disposizioni della costituzione del Madagascar.

La Commissione ritiene che vi sia stata una flagrante violazione degli elementi essenziali dell’accordo di Cotonou e questo è un “caso particolarmente urgente”, secondo la definizione datane nell’articolo 96 dell’accordo, per cui ha avviato la procedura per proporre al Consiglio di aprire una consultazione con le autorità al potere al fine di esaminare le soluzioni possibili alla crisi al fine di ristabilire l’ordine costituzionale.

La Commissione continuerà a sfruttare tutti gli strumenti di dialogo a sua disposizione per trovare una soluzione generale all’attuale crisi. A tal fine, essa sta intensificando il dialogo politico, sulla base dell’articolo 8 dell’accordo di Cotonou, con i corrispondenti interlocutori nel paese.

La Commissione partecipa inoltre ai principali sforzi profusi a livello internazionale, segnatamente nel quadro del gruppo di contatto internazionale costituito di recente dall’Unione africana. In questa fase, prevale la posizione secondo cui i relativi interlocutori politici malgasci dovrebbero accettare un itinerario per ristabilire l’ordine costituzionale e indire elezioni.

 
  
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  Presidente. – La discussione è chiusa.

La votazione si svolgerà alla fine della discussione.

 
  

(1)Cfr. processo verbale.

Ultimo aggiornamento: 8 settembre 2009Avviso legale