Presidente. – L’ordine del giorno reca l’interrogazione orale alla Commissione presentata dall’onorevole Goerens, a nome del gruppo dell’Alleanza dei Democratici e dei Liberali per l’Europa sull’accesso limitato dei paesi in via di sviluppo ad alcuni vaccini (O-0100/2009 – B7-0214/2009)
Charles Goerens, autore. – (FR) Signor Presidente, nel contesto della presente interrogazione alla Commissione, vorrei esaminare le possibilità di porre fine a un’ingiustizia che nega all’80 per cento della popolazione mondiale l’accesso al vaccino contro l’influenza A (H1N1), in particolare, e ai vaccini in generale.
Non si tratta di un problema nuovo: tale questione, infatti, si ripresenta ogni anno con la stagione influenzale. Generalmente, i nuovi virus influenzali stagionali si presentano anzitutto nei paesi in via di sviluppo. In seguito, i laboratori nei paesi industrializzati iniziano a produrre un nuovo vaccino. E’ possibile avviare la produzione solo dopo aver ricevuto i ceppi dal paese, solitamente un paese in via di sviluppo, dove per primo si è manifestato il nuovo tipo di influenza. Una volta sviluppato, il vaccino è sufficiente solo a proteggere le popolazioni dei paesi industrializzati. Ne risulta che le popolazioni del sud del mondo non sono protette dalle pandemie.
Mi rivolgo alla Commissione per chiedere come intenda agire per porre fine a questa ingiustizia. E’ moralmente accettabile che il livello di tutela della salute di una popolazione dipenda dalle risorse finanziarie del paese? Vorrei sapere se la Commissione può riferire quali risorse è in grado di mobilitare per colmare tale divario. Se necessaria, quale sarebbe la strategia della Commissione e quali partenariati creerebbe con gli stati coinvolti e con le istituzioni del sistema delle Nazioni Unite, o con il settore privato, per garantire ai cittadini dei paesi in via di sviluppo l’accesso al vaccino?
Il sistema di tutela della proprietà intellettuale dell’Organizzazione mondiale della sanità (OMS), che non ho citato nella versione scritta della mia interrogazione, rappresenta un ostacolo alla produzione dei vaccini da parte dei paesi in via di sviluppo? In tal caso, l’Unione europea sarebbe pronta ad avviare una discussione all’interno dell’OMS per rimuovere tale ostacolo?
Vorrei aggiungere un’ultima domanda. La Commissione potrebbe descrivere le misure da attuare per migliorare gli standard delle infrastrutture sanitarie nei paesi in via di sviluppo, un prerequisito fondamentale per un accesso più equo ai vaccini?
Leonard Orban, membro della Commissione. – (RO) Vorrei ringraziare l’onorevole deputato Goerens per la sua interrogazione, che mi consente di affrontare sia le questioni direttamente collegate alla pandemia di influenza A (H1N1), sia questioni di più ampio respiro, relative al contributo della Commissione europea al miglioramento delle infrastrutture sanitarie nei paesi in via di sviluppo.
La Comunità ha risposto alla pandemia di influenza A (H1N1) sia sul versante interno sia su quello esterno. Stiamo, infatti, affrontando una crisi che richiede un approccio globale, sia per questioni di efficacia nella tutela dei nostri cittadini, sia per questioni concernenti la solidarietà verso i paesi meno sviluppati.
L’efficacia si traduce in sistemi di allarme rapido, nella stretta sorveglianza dello sviluppo della pandemia e del virus stesso, nonché nella valutazione delle misure preventive e curative adottate nei paesi che per primi hanno assistito all’insorgere della pandemia, tutti elementi essenziali nella preparazione e adattamento delle nostre risposte. Ma parliamo anche di solidarietà perché l’Unione europea, quale principale donatore di aiuti pubblici allo sviluppo e partner fondamentale di numerosi paesi in via di sviluppo, deve assisterli nell’affrontare nuove minacce.
Nel rispondere a tali minacce, la Commissione e l’Unione europea non partono da zero. Sulla base dell’esperienza dell’influenza aviaria, causata dal virus H5N1, l’Unione ha introdotto, assieme a organizzazioni internazionali come l’Organizzazione mondiale della sanità, la Banca mondiale e altre, procedure efficaci per lo scambio di informazioni e il coordinamento dell’assistenza tecnica, nonché strumenti finanziari quali un fondo fiduciario presso la Banca mondiale. Come afferma Margaret Chan, direttore generale dell’Organizzazione mondiale della sanità, il mondo non è mai stato così preparato per una pandemia. La Commissione ha ricoperto e ricopre tuttora un ruolo determinante in quei sistemi, le cui componenti sono state potenziate fino a coprire ogni tipo di minaccia influenzale.
Per quel che concerne l’accesso generalizzato dei paesi in via di sviluppo ai vaccini, la nuova pandemia influenzale ha riacceso il dibattito che prosegue da oltre due anni all’interno dell’OMS e del gruppo di lavoro che si occupa dei preparativi alla pandemia influenzale, istituito su richiesta dell’Assemblea mondiale della sanità in seguito alla decisione dell’Indonesia citata dall’onorevole Goerens.
Questa settimana a Ginevra l’OMS presenta le prime raccomandazioni del gruppo, al quale la Comunità ha partecipato in modo attivo. In conformità con la risoluzione dell’Assemblea mondiale, le raccomandazioni finali devono essere presentate al Consiglio esecutivo dell’OMS, che si terrà alla fine di gennaio. In tale occasione, si dovrà trovare il miglior equilibrio possibile, da un lato, tra i nuovi stimoli alla ricerca e allo sviluppo rapido di nuovi farmaci, derivanti principalmente dalla ricerca del settore privato, per la quale i diritti di proprietà intellettuale costituiscono un incentivo fondamentale, e, dall’altro lato, equità in termini di accesso ai prodotti sviluppati da tale ricerca.
La Comunità europea nutre riserve su qualsiasi restrizione allo scambio di materiale biologico necessario per svolgere le relative attività di ricerca. Una collaborazione internazionale attiva, trasparente e coordinata con le legittime istituzioni, quali l’OMS e la sua rete, è essenziale per uno sviluppo e una distribuzione rapidi di soluzioni in risposta alla pandemia.
Nel caso specifico dell’influenza A (H1N1), per la quale non erano disponibili stock di vaccini, si è presentato anche il problema della capacità di produzione; bisognava inoltre stabilire a chi sarebbe spettata la prima scelta se i paesi dotati delle risorse necessarie avessero ordinato grandi quantitativi. L’impegno assunto da alcuni produttori di vaccini e, più recentemente, da alcuni paesi di donare o vendere a prezzo ridotto il 10 per cento della produzione o dell’ordine ai paesi in via di sviluppo costituisce un segnale incoraggiante di solidarietà globale.
Per quanto riguarda la Commissione, è fondamentale che si fornisca assistenza ai paesi terzi per affrontare una pandemia, e non soltanto garantendo l’accesso ai vaccini quando sono disponibili. E’ di importanza fondamentale non interrompere il sostegno fornito dalla Commissione e dagli Stati membri in vari modi, con l’obiettivo di consolidare le infrastrutture sanitarie, oltre a garantire assistenza a progetti, sostegno al bilancio generale o settoriale dei paesi partner, nonché sostegno alle organizzazioni internazionali.
Al fine di garantire il rispetto del principio secondo il quale i paesi possono assumersi la responsabilità del proprio sviluppo, nonché dell’impegno a fornire un aiuto efficace, è necessario concentrarsi soprattutto sulle patologie e sugli interventi prioritari. La risposta a una pandemia si basa, innanzi tutto, sulla disponibilità di infrastrutture meglio attrezzate e sulla fornitura di cure tempestive per disporre in modo equo delle eventuali risorse preventive.
In caso di grave crisi, la Commissione europea potrà mobilitare le proprie risorse destinate agli interventi umanitari e di emergenza e potrà dimostrare flessibilità nell’uso delle risorse già stanziate per i paesi partner che hanno richiesto assistenza. Durante tali crisi, le organizzazioni non governative e le principali reti istituzionali rivestiranno un ruolo sicuramente essenziale. La Commissione, quindi, sa di poter contare su una loro azione decisa.
Gay Mitchell, a nome del gruppo PPE. – (EN) Signor Presidente, l’inevitabile arrivo e ricorrenza di una pandemia influenzale ha riportato in prima pagina la questione dei vaccini. Si tratta, tuttavia, di un problema persistente e di lunga data nei paesi in via di sviluppo. L’interrogazione orale di questa mattina sottolinea ottimamente l’ipocrisia e l’ingiustizia dell’Occidente, che richiede ai paesi in via di sviluppo il materiale necessario allo sviluppo dei vaccini per proteggere i ricchi cittadini dei paesi industrializzati e ha poi la sfrontatezza di rivendere quegli stessi vaccini ai paesi più poveri.
Oltre alla necessità di garantire l’accesso ai vaccini antinfluenzali ai paesi in via di sviluppo, dobbiamo ambire alla creazione di un sistema in cui le popolazioni più povere al mondo, quasi sempre più esposte alle malattie, abbiano l’opportunità di tutelarsi da patologie prevenibili, opportunità che in Occidente diamo per scontata. La tubercolosi offre un buon esempio del contrasto tra noi e i nostri vicini dei paesi in via di sviluppo. In Europa, i bambini sono sottoposti per prassi a vaccinazione con il BCG, che ha un’efficacia dell’80 per cento. In questo modo, in Europa la tubercolosi non è più la minaccia persistente di un tempo.
Confrontiamo questi dati con i paesi in via di sviluppo, in cui il 26 per cento delle morti evitabili è causato dalla tubercolosi. In questi paesi, le conseguenze della TBC sono aggravate dal fatto che si tratta di una patologia altamente infettiva, che si diffonde per via aerea e trova un terreno particolarmente fertile in spazi circoscritti quali le misere baraccopoli che caratterizzano tanti paesi in via di sviluppo. Si aggiunga il fatto che il 50 per cento dei malati di AIDS nell’Africa subsahariana, dove l’AIDS è dilagante, contrae la tubercolosi e capiremo quanto siamo fortunati a vivere in un’area relativamente controllata a livello di vaccinazioni, grazie ai programmi a nostra disposizione.
A dimostrare in modo eclatante l’efficacia dei vaccini e l’utilità degli aiuti allo sviluppo in generale è l’esempio del morbillo in Africa, dove, grazie principalmente ai programmi di vaccinazione, tra il 2000 e il 2006 i decessi causati dalla malattia sono diminuiti del 90 per cento.
Signor Presidente, l’efficacia delle vaccinazioni è evidente e siamo responsabili nei confronti di quelle popolazioni che soffrono a causa dell’assenza di vaccini. Esorto quest’Assemblea a continuare a impegnarsi per fare sì che tale servizio sia reso disponibile ai più poveri.
Vorrei effettuare un richiamo al regolamento prima di restituire la parola: vi invito a riparare gli ascensori di questo parlamento. Stavo utilizzando l’ascensore quando le porte si sono bloccate e sono riuscito a fatica ad arrivare in orario per la discussione. Tutti si lamentano per questo problema, deve essere risolto.
Presidente. – (ES) Onorevole Mitchell, per quanto concerne la questione degli ascensori, da lei sollevata, le rivelerò quello che potrebbe essere un segreto dell’Ufficio di presidenza. Nel corso dell’ultimo incontro dell’Ufficio, ho criticato la situazione da lei descritta e che, purtroppo, non costituisce un problema solo a Strasburgo. Anche a Bruxelles vi sono state settimane in cui era pressoché impossibile spostarsi nel labirinto dei vari edifici del parlamento perché gli ascensori non funzionavano.
L’Ufficio trasmetterà la questione ai servizi competenti, affinché la situazione sia risolta in un modo o nell’altro.
Michael Cashman, a nome del gruppo S&D. – (EN) Signor Presidente, vorrei distogliere l’attenzione dell’Assemblea dagli ascensori e riportarla sui vaccini che prevengono i decessi. Ritengo che dovremmo concentrarci su questo. Chiaramente sostengo l’appello che ci è stato rivolto in riferimento al virus A (H1N1), ma voglio andare oltre: Commissario, vi sono sistemi che funzionano e i vaccini sono tra questi. Pensiamo allo pneumococco. Si tratta di un’infezione batterica che causa polmonite, meningite e setticemia ed è relativamente sconosciuta, pur detenendo il triste primato mondiale di principale causa di morte prevenibile da vaccino nei bambini sotto i cinque anni.
Lo pneumococco è la causa principale della polmonite, che uccide due milioni di bambini ogni anno. Siamo di fronte a una sfida sanitaria globale che può essere vinta. Troverete forse degno di nota che la Commissione e molti Stati membri si sono già impegnati a sostenere le vaccinazioni nei paesi più poveri del mondo sostenendo l’Alleanza globale per i vaccini e l’immunizzazione (GAVI), lo strumento internazionale di finanziamento per le vaccinazioni e l’impegno anticipato di mercato per i vaccini (AMC), che finora non erano stati citati.
Ma possiamo e dobbiamo fare di più per dare priorità alla malattia pneumococcica nel quadro degli attuali interventi per la sanità e lo sviluppo, e dobbiamo lavorare con i paesi in via di sviluppo affinché anch’essi si impegnino in tale direzione. L’AMC contro lo pneumococco offre un’opportunità senza precedenti ai paesi che vogliano proteggere la popolazione giovane da questa malattia prevenibile. Il dato disarmante è che, dei 71 paesi aventi diritto, meno di venti hanno richiesto i fondi AMC che possono salvare così tante vite.
Vorrei ricordare alla Camera che un maggiore accesso alle vaccinazioni di base è fondamentale per raggiungere il quarto obiettivo di sviluppo del Millennio: la riduzione di due terzi della mortalità infantile entro il 2015. Dobbiamo assicurarci di consegnare questi vaccini ai paesi che ne hanno maggiore bisogno. E’ un’azione semplice, che salverà milioni di bambini. Questa Camera ha di fronte a sé una dichiarazione scritta sull’argomento, che affronta anche il tema della condivisione dei brevetti. Esorto gli onorevoli colleghi a firmarla e a impegnarsi in modo concreto.
Frédérique Ries, a nome del gruppo ALDE. – (FR) Signor Presidente, come sappiamo, questa settimana la maggioranza degli Stati membri darà inizio al primo ciclo di vaccinazioni contro l’influenza A. Allo stesso tempo, siamo costretti a riconoscere i minimi progressi in tale ambito in termini di accesso al vaccino da parte dei paesi in via di sviluppo.
Lo abbiamo appena sentito: milioni di persone, principalmente bambini, muoiono ogni anno a causa di una moltitudine di malattie, come sottolineato soprattutto da un mio connazionale, l’onorevole Mitchell.
La soluzione non è semplice, particolarmente, ma non solo, perché la questione dell’accesso al vaccino non è paragonabile alla questione dell’accesso ai farmaci, per almeno due ragioni specifiche: il ridotto numero di produttori e il controllo della catena del freddo, che si rivela ancora difficoltoso. Vi sono, tuttavia, degli elementi positivi: il fatto che, al momento, il virus non stia mutando e la disponibilità annunciata di tre miliardi di dosi l’anno. Si tratta di fatti evidenti, che richiedono e incoraggiano il lancio di una strategia su scala mondiale.
Nel ridotto tempo concessomi, vorrei concludere, signor Presidente, affermando che ritengo che l’Unione europea debba sostenere senza riserve l’appello dell’OMS per una distribuzione più equa dei vaccini, anzitutto nelle aree ad alta mortalità, e che dobbiamo creare le condizioni e sostenere lo sviluppo di partenariati pubblici e privati per contrastare in modo efficace la carenza di vaccini nel mondo.
Marisa Matias, a nome del gruppo GUE/NGL. – (PT) Signor Presidente, Commissario, innanzi tutto vorrei ribadire l’importanza dell’interrogazione presentata dall’onorevole Goerens, che riguarda una questione di giustizia fondamentale. Siamo tutti consapevoli del fatto che, qualora l’influenza A assumesse le dimensioni di una pandemia, sarebbero soprattutto i paesi del sud del mondo a pagarne le conseguenze, non i paesi del nord. Ogni anno, assistiamo passivamente alla morte di milioni di cittadini a seguito di pandemie che sono già state debellate o sono curabili nei paesi del nord del mondo, la lista è molto lunga: malaria, dengue, febbre gialla, tubercolosi. Questa lista è potenzialmente infinita, eppure non agiamo per risolvere il problema.
Utilizziamo i paesi del sud del mondo come fornitori di campioni di nuovi ceppi di virus, a titolo gratuito, per migliorare le cure nei paesi del nord, ma non diamo una risposta efficace a questi problemi. Vorrei, dunque, aggiungere alcune domande a quelle già poste.
Vogliamo affrontare la questione come un problema di sanità pubblica o come un affare? Nel primo caso, dobbiamo garantire un equo accesso alle cure in tutte le regioni del mondo e dobbiamo, quindi, rendere i nostri sforzi più efficaci. Vorrei domandare, e mi auguro che così non sia, se siamo in attesa di un surplus nelle riserve di vaccini in Europa o che gli effetti collaterali si dimostrino troppo nocivi per mostrare la nostra generosità e iniziare repentinamente a inviare i vaccini necessari ai paesi del sud del mondo.
Infine, vorrei domandare se l’Unione europea, se noi europei, se la Commissione dorme sonni tranquilli all’idea che i paesi del nord del mondo affrontano le pandemie sulla base di un modello di prevenzione, mentre i paesi del sud ricevono solo palliativi o avanzi.
Presidente. – La parola spetta ora all’onorevole Guerrero Salom e vorrei esprimere quale piacere ed emozione sia per me dare la parola per la prima volta a una persona che è da anni un grande amico e un grande collega.
Enrique Guerrero Salom (S&D). – (ES) La ringrazio per le sue parole gentili, signor Presidente. E’ un onore lavorare per un’istituzione di cui lei è vicepresidente.
Ho preso la parola per unirmi all’interesse espresso per la questione, ossia fornire sostegno ai paesi in via di sviluppo per prevenire e contrastare la pandemia influenzale H1N1.
Oltre alla questione della pandemia, vorrei sottolineare che le malattie colpiscono i paesi poveri molto più dei paesi industrializzati. Molte delle malattie debellate nei paesi industrializzati uccidono decine di milioni di persone nei paesi in via di sviluppo.
Questi paesi devono tutelare la salute dei propri cittadini, ma non hanno i mezzi per farlo. Per contrastare AIDS, tubercolosi, malaria e altre malattie infettive, necessitano di vaccini ai quali non hanno accesso e che non possono acquistare.
Vorrei incoraggiare la Commissione, come ha già affermato il commissario, a cercare di creare alleanze, promuovere programmi, motivare i paesi donatori e lavorare per garantire ai paesi in via di sviluppo l’accesso ai farmaci generici a prezzi accessibili per i cittadini.
Leonard Orban, membro della Commissione. – (RO) In aggiunta a ciò che ho affermato all’inizio del mio intervento, vorrei sottolineare alcuni aspetti. La Commissione europea fornisce una costante assistenza finanziaria in ambito sanitario a numerosi paesi in via di sviluppo attraverso progetti, programmi e aiuti di bilancio.
Per rispettare le priorità nazionali, la Commissione analizzerà, assieme ai propri partner, il modo in cui utilizzare tali risorse per potenziare i metodi usati nella lotta alla pandemia. Ripeterò esplicitamente ciò che ho affermato implicitamente: la Commissione europea non dispone degli strumenti tecnici e finanziari per acquistare essa stessa i vaccini.
Ad ogni modo, collaborando intensamente con l’Organizzazione mondiale della sanità, creando alleanze e firmando accordi con varie parti interessate lavoreremo per preparare le risposte alle richieste avanzate su tale tema.