18. Rete europea di prevenzione della criminalità (REPC) – Norme sulla riservatezza delle informazioni di Europol – Norme di attuazione relative alle relazioni di Europol con i partner, incluso lo scambio di dati personali e le informazioni classificate – Elenco dei Paesi terzi e delle organizzazioni con le quali Europol conclude accordi – Disposizioni d’attuazione relative agli archivi fi lavoro per fini di analisi Europol – Accreditamento delle attività dei laboratori forensi (discussione)
Presidente. – L’ordine del giorno reca, in discussione congiunta:
- la relazione (A7-0065/2009), presentata dall’onorevole Kirkhope, a nome della commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni, sul progetto di decisione del Consiglio che adotta le norme sulla protezione del segreto delle informazioni di Europol [11943/2009 - C7-0105/2009 - 2009/0807(CNS)];
- la relazione (A7-0064/2009), presentata dall’onorevole in ‘t Veld, a nome della commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni, sul progetto di decisione del Consiglio che adotta le norme di attuazione relative alle relazioni di Europol con i partner, incluso lo scambio di dati personali e informazioni classificate [11944/2009 - C7-0106/2009 - 2009/0808(CNS)];
- la relazione (A7-0069/2009), presentata dall’onorevole Albrecht, a nome della commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni, sul progetto di decisione del Consiglio che stabilisce l’elenco dei paesi e delle organizzazioni terzi con cui Europol stipula accordi [11946/2009 - C7-0107/2009 - 2009/0809(CNS)];
- la relazione (A7-0068/2009), presentata dall’onorevole Diaz de Mera Garcia Consuegra, a nome della commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni, sul progetto di decisione del Consiglio che adotta le norme di attuazione degli archivi di lavoro per fini di analisi di Europol [11947/2009 - C7-0108/2009 - 2009/0810(CNS)];
- la relazione (A7-0072/2009), presentata dall’onorevole Alfano, a nome della commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni, sull’iniziativa del Regno del Belgio, della Repubblica ceca, della Repubblica federale di Germania, del Regno di Spagna, della Repubblica francese, della Repubblica di Ungheria, del Regno dei Paesi Bassi, della Repubblica slovacca, della Repubblica di Finlandia, del Regno di Svezia, del Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda del Nord in vista dell’adozione di una decisione del Consiglio che istituisce una rete europea di prevenzione della criminalità (REPC) e che abroga la decisione 2001/427/GAI [11421/2009 - C7-0109/2009 - 2009/0812(CNS)]; e
- la relazione (A7-0071/2009), presentata dall’onorevole Kirkhope, a nome della commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni, sull’iniziativa del Regno di Svezia e del Regno di Spagna in vista dell’adozione di una decisione quadro del Consiglio sull’accreditamento delle attività dei laboratori forensi [11419/2009 - C7-0100/2009 - 2009/0806(CNS)].
James Nicholson, in sostituzione del relatore. – (EN) Signor Presidente, per una volta in vita mia arrivo al momento giusto! Prima di tutto desidero porgere le scuse del collega, l’onorevole Kirkhope, che oggi non può essere presente. Ora infatti leggerò il discorso che egli ha scritto con grande saggezza. Vi leggerò le opinioni del relatore che presenta due relazioni a nome della commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni.
Comincerò dalla relazione sul progetto di decisione del Consiglio che adotta le norme sulla protezione del segreto delle informazioni di Europol. Le norme da varare si configurano come misure di sicurezza sulle informazioni trattate da o attraverso Europol. In altri termini, si tratta di istituire norme comuni per la protezione delle informazioni che vengono trasmesse tra Europol e le unità nazionali degli Stati membri mediante i canali di comunicazione preposti.
I negoziati sulla tempistica e sulla legittimità dei progetti di decisione del Consiglio sono stati a tratti frustranti per l’onorevole Kirkhope e per agli altri relatori che hanno lavorato sul pacchetto Europol. Dopo la firma del presidente Klaus, e quindi dopo che il trattato di Lisbona è entrato nella dimensione del reale, i negoziati con il Consiglio e con la Commissione sono divenuti obsoleti. Pertanto questa relazione, come le relazioni dei colleghi, chiedono la bocciatura del testo del Consiglio.
Il relatore tiene a precisare che egli sostiene il fine della decisione del Consiglio, in quanto è opportuno migliorare lo scambio di informazioni, e riconosce i vantaggi che Europol offre agli Stati membri per quanto attiene al rispetto delle leggi e alla lotta contro la criminalità.
Vogliamo che il mandato e la missione di Europol rimangano circoscritti e specifici e vogliamo che l’agenzia sia quanto più possibile efficiente ed efficace. Dobbiamo inoltre riconoscere che gli Stati sovrani devono assolvere al proprio ruolo, in quanto a loro spetta il controllo sulle proprie forze nazionali di polizia e sui propri servizi di sicurezza. Tuttavia, senza mettere in discussione il sostegno generale all’Ufficio europeo di polizia, il relatore e gli altri colleghi relatori della commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni ritengono non debba essere apportato alcun emendamento alle misure che attuano la decisione del Consiglio finché tali misure non saranno adottate nell’ambito del nuovo quadro giuridico previsto dal trattato di Lisbona.
Chiediamo pertanto al Consiglio di ritirare la proposta e, come indicato nella relazione, invitiamo la Commissione o il Consiglio a rendere una dichiarazione in Plenaria in cui si impegnano a presentare una proposta su una nuova decisione in merito ad Europol entro sei mesi dalla data di entrata in vigore del trattato di Lisbona.
Passo ora alla seconda relazione sull’iniziativa del Regno di Svezia e del Regno di Spagna in vista dell’adozione di una decisione quadro del Consiglio sull’accreditamento delle attività dei laboratori forensi. Si tratta di un’iniziativa intrapresa dal Regno di Svezia e dal Regno di Spagna e finalizzata a garantire che le attività di laboratorio siano accreditate da un organismo di certificazione in modo che la lotta contro criminalità si svolga mediante una più stretta collaborazione tra le forze dell’ordine degli Stati membri. Negli ultimi due anni lo scambio di informazioni nel settore della cooperazione in materia di giustizia e di polizia ha acquisito massima priorità per l’Unione europea e per gli Stati membri nell’ambito del potenziale di prevenzione e di lotta contro la criminalità.
Questo progetto di decisione quadro mira ad assicurare che i risultati delle attività di laboratorio effettuate in uno Stato membro siano riconosciuti come equivalenti ai risultati delle attività di laboratorio degli altri Stati membri, quindi si punta a garantire certezza giuridica agli imputati e una migliore cooperazione giudiziaria quando le prove raccolte in un determinato Stato membro vengono usate in procedimenti che si svolgono in un altro Stato membro.
Questo scopo viene conseguito mediante l’accreditamento delle attività di laboratorio da parte un organismo di certificazione in modo da garantirne l’ottemperanza con gli standard internazionali. La decisione quadro si applicherebbe alle attività di laboratorio in relazione al DNA e alle impronte digitali, gli Stati membri garantirebbero che i risultati delle attività di laboratorio certificate effettuate in un altro Stato membro vengano riconosciuti come equivalenti ai risultati delle attività di laboratori accreditate svolte sul territorio nazionale. Tuttavia, rimane sempre responsabilità delle singole autorità giudiziarie valutare le prove, a prescindere dal fatto che siano forensi o meno, sulla base del proprio diritto nazionale.
Desidero ribadire che sosteniamo i fini della decisione quadro del Consiglio. Sussistono però dei problemi in merito alla base giuridica di questa iniziativa in ragione dell’entrata in vigore del trattato di Lisbona. La relazione pertanto chiede che sia respinta l’iniziativa del Regno di Svezia e del Regno di Spagna. Le relazioni della commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni non sono sufficientemente chiare sul piano giuridico a seguito della ratifica del trattato di Lisbona. La relazione sarà presentata in un secondo momento, quando la base giuridica sarà acclarata. Riteniamo che così facendo questa importante questione potrà essere esaminata più in dettaglio. La tempistica prevista era molto serrata e non concedeva al Parlamento il tempo di cui avrebbe avuto bisogno per dibattere questa importante materia.
PRESIDENZA DELL’ON. SCHMITT Vicepresidente
Sophia in 't Veld, relatore. – (EN) Sarò molto concisa in modo da compensare l’intervento dell’onorevole Nicholson ed evitare ritardi.
Il trattato di Lisbona entrerà in vigore – se non erro – tra sette giorni e cinque ore a partire da adesso. Devo dire che in siffatta prospettiva la fretta con cui Consiglio vuole adottare tutta una serie di decisioni appare alquanto imbarazzante. Trovo altresì imbarazzante che il posto del Consiglio oggi sia vuoto; speravo infatti ci fosse un rappresentante in modo da avere uno scambio di opinioni.
Convengo con le proposte avanzate dall’oratore precedente. Ovviamente sosteniamo lo sviluppo di Europol. Vogliamo un Europol forte. Vogliamo un Europol che sia in grado di funzionare e di lottare contro la criminalità, ma vogliamo anche un Europol che sia sottoposto ad uno scrutinio democratico. Pertanto aderisco alla proposta dell’oratore che è intervenuto prima di me in cui si chiede al Consiglio di ritirare le proposte su Europol e di presentarne una nuova entro sei mesi al massimo – preferibilmente anche prima – ai sensi del trattato di Lisbona.
Infine, per quanto concerne la materia specifica per cui sono relatrice – ossia Europol ed il trasferimento di dati personali e documenti confidenziali a terzi – vorrei che il Consiglio – che oggi è assente – ci indicasse la propria posizione in merito all’analisi compiuta dai servizi giuridici del Parlamento europeo secondo cui la base giuridica di questa proposta specifica non sarebbe corretta. Non so chi risponderà a nome del Consiglio, ma forse potrebbe ritornare sulla questione e mandare qualcuno in grado di darci una risposta.
Jan Philipp Albrecht , relatore. – (DE) Signor Presidente, convengo con gli oratori che sono intervenuti prima di me, poiché ritengo sia del tutto opportuno che il Consiglio ripresenti in Parlamento le proposte su Europol sulla base del trattato di Lisbona.
E’ giusto e necessario che la cooperazione giudiziaria e di polizia in Europa sia discussa e codecisa dal Parlamento. Solo in questo modo il lavoro di Europol può godere di una sufficiente legittimità. Respingendo in maniera unanime e decisiva le disposizioni proposte dal Consiglio sull’azione di Europol, l’Assemblea afferma chiaramente che ora devono essere applicati gli emendamenti alla base giuridica.
Oltretutto vi sono tutti i motivi per farlo. Per troppo tempo l’attuazione della politica interna e di sicurezza è stata una funzione riservata esclusivamente all’Esecutivo e si è svolta a porte chiuse. Soprattutto nell’ambito delle misure anti-terrorismo assunte all’indomani degli attentati dell’11 settembre 2001, sono state approvate moltissime nome la cui necessità, efficacia e opportunità in molti casi non sono state oggetto di un’attenta analisi e nemmeno di una discussione. La distanza politica del terzo pilastro dell’Unione europea ha consentito ai governi di imporre restrizioni altamente controverse sui diritti fondamentali dei cittadini.
In questo modo si è prodotto uno squilibrio molto pericoloso in un’area in particolare. Benché sia in atto una stretta cooperazione tra le forze di sicurezza in tutto il mondo, non esiste un consenso a livello internazionale in tema di norme minime sui diritti fondamentali e sulla tutela giuridica. Questo divario tra poteri dello Stato e diritti civili si accentua sempre di più, soprattutto per quanto attiene allo cambio di dati personali tra l’UE ed i paesi terzi. Le agenzie europee di sicurezza, come Europol, Eurojust e Frontex, nonché i sistemi di informazione come Schengen, Eurodac o le banche dati doganali o sui visti vengono usati per immagazzinare una quantità crescente di dati personali, mentre si sviluppano rapidamente i collegamenti e le analisi svolte a vari scopi su tali dati. Persino all’interno dell’Europa non si capisce bene chi possa raccogliere, archiviare, analizzare o trasferire i dati e non sono chiare le condizioni in cui possono essere compiute siffatte operazioni. Infatti la questione della protezione giuridica viene spesso messa a margine in nome dei principi che disciplinano il sistema attuale.
Cosa accadrebbe, però, se tutti questi dati venissero passati solamente a paesi terzi? Non stiamo parlando unicamente di paesi quali la Norvegia o la Svizzera, ma anche di Stati Uniti, Russia o persino Marocco e Cina. Mi chiedo chi potrebbe garantire che in tali paesi i dati siano protetti contro gli abusi e le azioni arbitrarie allo stesso modo in cui sono stati protetti sinora. Il Parlamento in effetti ha il diritto e il dovere di usare la nuova base giuridica prevista dal trattato per avviare un processo teso a garantire il rispetto dei diritti fondamentali dei cittadini europei, senza limitazioni, anche nel contesto della cooperazione internazionale nella lotta contro la criminalità e il terrorismo. Devono essere messe in atto norme minime comuni, in particolare per proteggere i dati personali, prima che l’Unione europea sottoscriva altri accordi sullo scambio di dati con paesi terzi.
Questo vale per le informazioni ottenute da Europol come pure per il codice bancario SWIFT e per i dati sui passeggeri dei voli aerei che vengono scambiati con le autorità statunitensi. Norme chiare sulla protezione dei dati, una valutazione complessiva sulla proporzionalità e un’effettiva protezione giuridica per i cittadini sono i presupposti fondamentali per poter prendere qualsiasi ulteriore misura.
Sono lieto che siamo riusciti a conseguire il presente livello di consenso tra tutti gli schieramenti in relazione alla normativa su Europol, lo vedo come un buon segno per il prossimo dibattito sulla protezione complessiva dei diritti fondamentali in Europa. E’ proprio questo che i cittadini europei adesso si aspettano da noi.
Agustín Díaz de Mera García Consuegra, relatore. – (ES) Signor Presidente, signor Vicepresidente della Commissione, il pacchetto Europol è costituito da quattro progetti volti a mettere in atto la decisione del Consiglio del 6 aprile 2009.
Innanzi tutto, signor Presidente, mi unisco ai colleghi per chiedere che la proposta del Consiglio sia ritirata. Vogliamo più visibilità per il Parlamento e vogliamo che il trattato di Lisbona si applichi alle decisioni concernenti il pacchetto Europol. Vogliamo che il Parlamento e il Consiglio siano sullo stesso piano e in una posizione di equilibrio reciproco.
Per chiarire meglio i motivi per cui credo che la proposta debba essere respinta, parlerò brevemente del tema della mia relazione. Una delle funzioni principali affidate all’Ufficio europeo di polizia consiste nel raccogliere, conservare, trattare, analizzare e scambiare informazioni e dati. Affinché l’Ufficio possa assolvere a questo importante compito, le autorità competenti degli Stati membri devono inviargli informazioni complete, aggiornate e precise. Solo in questo modo Europol può avvalersi appieno la propria capacità di analisi.
L’ambito di applicazione del progetto di decisione del Consiglio, come previsto all’articolo 2, si limita al trattamento dei dati a scopo di analisi ai sensi del mandato conferito dall’articolo 14, paragrafo 1 della decisione. A tal fine Europol attualmente dispone di 19 tipi di archivi operativi per l’attività di analisi. Ciascun archivio è costituito da una banca dati distinta e verte un tipo specifico di attività criminale. Ogni banca dati è quindi strettamente legata al tipo specifico di sostegno operativo che Europol può offrire in linea con i poteri che gli sono stati conferiti.
Attualmente tali archivi sono l’unico strumento legittimo a livello europeo per la conservazione, il trattamento e l’analisi delle informazioni, anche quando si tratta di informazioni nel campo dell’intelligence, come i dati personali.
La proposta contiene altresì delle regole e dei principi generali che attengono sia a misure tecniche che alle norme attuative. La necessità di raccogliere e di trattare le informazioni implica la creazione di uno strumento giuridico in grado di assicurare il pieno rispetto dei diritti fondamentali. Mi preme enfatizzare che si tratta dei diritti fondamentali dei cittadini europei. Al contempo un siffatto strumento deve garantire che Europol possa svolgere appieno le proprie funzioni. In proposito, riprendendo quanto ha affermato dall’onorevole in’t Veld, mi chiedo se la base giuridica sia in effetti corretta.
In quest’area, signor Presidente, il ruolo del Parlamento europeo in quanto rappresentante dei cittadini è inalienabile. L’obbligo di esercitare un controllo da parte dell’Assemblea è irrinunciabile. Per tale ragione è essenziale che, in vista dell’imminente entrata in vigore del trattato di Lisbona, il Parlamento prenda parte al processo legislativo su base paritaria con il Consiglio. Nessun motivo legato all’urgenza può essere più importante della difesa delle libertà civili e della sicurezza dei cittadini europei.
Esorto pertanto i colleghi a respingere gli strumenti proposti senza per questo far venir meno il sostegno all’Ufficio europeo di polizia – che in effetti appoggiamo – finché il Consiglio non consentirà al Parlamento di prendere parte al processo decisionale. Propongo inoltre di chiedere alla Commissione e al Consiglio di ritirare la proposta e di presentarne un’altra nel rispetto delle competenze previste dal trattato di Lisbona.
Signor Presidente, nel mio prossimo intervento illustrerò in maniera più convincente e chiara la mia posizione. Per il momento mi fermo qui.
Sonia Alfano, relatore. – Signor Presidente, onorevoli colleghi, io interverrò sulla Rete europea di prevenzione della criminalità.
Questa rete è stata creata nel 2001 con decisione del Consiglio 2001/427/GAI. Gli obiettivi di questa Rete erano quelli di facilitare la cooperazione e gli scambi di informazioni e di esperienze a livello nazionale e a livello europeo, raccogliere e analizzare informazioni in materia soprattutto volte allo scambio di migliori prassi, organizzare conferenze, seminari, incontri e iniziative che avevano l'obiettivo di favorire lo scambio di esperienze e di migliori prassi, nonché fornire anche consulenza al Consiglio e alla Commissione in materia di prevenzione della criminalità.
La decisione prevedeva che la struttura si basasse su punti di contatto designati dalla Commissione e dagli Stati membri, che dovevano comprendere almeno un rappresentante delle autorità nazionali, mentre gli altri punti di contatto potevano essere designati tra ricercatori o docenti universitari specializzati. Gli Stati membri erano comunque tenuti a coinvolgere ricercatori, docenti universitari, ONG e il mondo della società civile. Persino Europol e l'Osservatorio europeo delle droghe e delle tossicodipendenze erano associati ai lavori come organismi competenti.
Nel 2005 la Rete è stata sottoposta ad una prima riforma interna della struttura, che ha previsto in maniera stabile due commissioni – una sul programma di lavoro e una sulla ricerca – mentre la gestione del website è passata dalla Commissione europea al Regno Unito, che tuttora lo mantiene aggiornato.
Nel 2007 c'è stata un'altra revisione, che ha stabilito la necessità di rafforzare innanzitutto il segretariato, evidenziando anche la necessità di affrontare il problema delle risorse per le commissioni permanenti e per i rappresentanti nazionali.
Nel marzo del 2009 è stata pubblicata una valutazione esterna proprio sul funzionamento della Rete che, da una parte, ha messo in evidenza l'importanza degli obiettivi con cui nasceva questa Rete e, dall'altra, ha evidenziato purtroppo il fallimento organizzativo che ha impedito di raggiungere gli obiettivi importanti di cui parlavamo prima.
Tra i problemi evidenziati, che hanno portato praticamente al collasso della Rete, c'è stata la mancanza di risorse appropriate, un segretariato inefficace, la mancanza di impegno da parte dei rappresentanti nazionali e un programma di lavoro molto povero.
La valutazione ha anche contemplato la possibilità di smantellare la Rete. Essa ha, di conseguenza, istituito un gruppo di lavoro per esaminare le raccomandazioni avanzate nel marzo del 2009 e ha pensato che fossero necessari degli emendamenti all'atto di creazione della Rete. In particolare, è stato proposto un segretariato esterno finanziato con i fondi di programmi comunitari.
Nonostante alcuni Stati membri avessero rilanciato l'idea di smantellare la Rete, altri Stati membri hanno invece proposto una sua riforma. La Presidenza svedese del Consiglio dell'Unione europea ha fatto sua questa proposta al punto da farne una priorità nel proprio semestre di attività. A questo punto, non posso che sottolineare anche il mio personale imbarazzo nel vedere queste poltrone vuote, visto che proprio la Presidenza svedese aveva fatto sue queste proposte.
La proposta prevede che la Rete sia composta da un segretariato, da punti di contatto designati da ogni Stato membro e da un consiglio di amministrazione. Questo consiglio di amministrazione dovrebbe essere composto da rappresentanti nazionali nominati dagli Stati membri e sarebbe presieduto da un presidente che guida un comitato esecutivo.
Io credo che ci sia anche una sorta di confusione in questo senso tra punti di contatto e rappresentanti nazionali. Vengono, tra l'altro – ed è una cosa gravissima – completamente tagliati fuori i coinvolgimenti del mondo della società civile, del mondo accademico, del mondo delle esperienze e quindi degli esperti. Vengono totalmente tagliati i collegamenti strutturali tra la Rete e le altre istituzioni e organismi comunitari che si occupano appunto di criminalità e di prevenzione del crimine.
La decisione non prevede alcuna forma di cooperazione con il Parlamento europeo e viene omesso il requisito della conoscenza delle lingue, che invece era stato precedentemente richiesto.
In qualità di relatrice, credo che questa proposta sia assolutamente inefficiente e non sia in grado di affrontare la prevenzione del crimine per diversi motivi. In primo luogo, non è stata in grado assolvere a quegli obiettivi per cui era stata creata; in secondo luogo, non c'è stata una collaborazione tra la Commissione, il Consiglio e gli Stati membri e credo che questo sia da intendere come una sorta di sabotaggio della stessa Rete.
La prevenzione del crimine non può essere ridotta allo scambio di migliori prassi. Purtroppo abbiamo assistito quasi a una forma di turismo di vari funzionari che si recavano nei vari paesi in visita e spesso non riuscivano neanche a parlarsi tra di loro perché non c'era nessuna forma di traduzione. Il mancato coinvolgimento della società civile e delle ONG nonché il mancato sviluppo di materiali sulla prevenzione come i documenti per la scuola rendono totalmente inefficiente questa Rete. Per far funzionare la Rete credo che sia opportuno rafforzare le sue competenze, anche introducendo la lotta al crimine e la prevenzione del crimine organizzato.
Propongo pertanto il rigetto della proposta, che avrebbe potuto essere accolta solo ed esclusivamente qualora il Consiglio avesse presentato una proposta davvero ambiziosa che purtroppo non è arrivata.
Jacques Barrot, vicepresidente della Commissione. – (FR) Signor Presidente, ho ascoltato con grande interesse gli interventi degli onorevoli Nicholson, in ’t Veld, Albrecht e Alfano. Nel dibattito sono emersi problemi sia di natura procedurale che di sostanza.
Per quanto riguarda le questioni procedurali, comprendo pienamente la posizione del Parlamento. Il trattato di Lisbona sta per entrare in vigore. Pertanto capisco perfettamente i problemi che possono insorgere in Parlamento in relazione ad alcune decisioni del Consiglio. La Commissione, dal canto suo, per certi versi si rammarica della situazione che si è venuta a creare. Ad ogni modo, ora cercherò di far luce su tre tematiche a beneficio del Parlamento.
Come sapete tutti, Europol – mediante una decisione del Consiglio atta a sostituire la convenzione intergovernativa – sarà presto soggetto ad un nuovo quadro giuridico e diventerà un’agenzia europea a partire dal 1° gennaio 2010. Il Consiglio ha dovuto negoziare a lungo prima di approdare all’adozione di questa decisione ed ora sono in corso i preparativi per l’attuazione.
Comprendo perfettamente le preoccupazioni del Parlamento e anch’io attendo con ansia l’entrata in vigore del prossimo quadro istituzionale, in quanto consentirà un maggiore controllo democratico sull’Ufficio europeo di polizia. Ad ogni modo dobbiamo trarre alcune lezioni dall’attuazione iniziale della decisione del Consiglio in modo da poter gettare fondamenta solide su cui costruire le normative future. In tale ottica è opportuno coinvolgere il Parlamento e altri parti interessate nella stesura di normative future su Europol, soprattutto per quanto concerne le norme che disciplinano il controllo del Parlamento europeo e dei parlamenti nazionali sulle attività dell’Ufficio europeo di polizia.
In ogni caso, signor Presidente, mi dispiace che il Parlamento abbia respinto i progetti di decisione del Consiglio. Sono diposizioni attuative che disciplinano aspetti importanti del lavoro di Europol senza le quali Europol non può operare.
Ora passo alla questione dei laboratori forensi. Capisco che il Parlamento voglia una base giuridica diversa per questa decisione quadro sull’accreditamento delle attività dei laboratori forensi. La Commissione è a favore dell’accreditamento, poiché favorisce una maggiore qualità nel lavoro dei laboratori, soprattutto quando si tratta di tecniche sensibili applicate alle impronte digitali e ai campioni di DNA. Un accreditamento più rigoroso è destinato a rafforzare la fiducia dei cittadini.
Anche in questo caso sono consapevole dei problemi che attengono alla base giuridica. Come il Parlamento, la Commissione ritiene che la decisione quadro, nella misura in cui attiene ai servizi ai sensi dell’articolo 50 del trattato CE, debba avere l’articolo 50 come base giuridica. La Commissione ha reso una dichiarazione, che è stata messa a verbale nella riunione del Consiglio GAI del 23 ottobre 2009, in cui si riserva il diritto di prendere i provvedimenti che riterrà più opportuni in futuro.
Aggiungo che, ai sensi delle disposizioni sulle normative finanziarie, la Commissione è disposta a fornire sostegno finanziario per le attività che gli Stati membri metteranno in atto per consentire l’accreditamento dei laboratori forensi di polizia. Infine la Commissione è disposta a valutare l’attuazione e l’applicazione di questo strumento per il 1° luglio 2018, come previsto dall’articolo 7, paragrafo 4 (nuovo).
Per quanto attiene all’accreditamento, pur comprendendo la posizione dell’Assemblea, credo sia questa la direzione da seguire in linea generale e mi pare siano state rispettate tutte le opinioni che sono state espresse in questa sede.
Ora passo alla rete europea di prevenzione della criminalità. Naturalmente riteniamo che debba esserci una prevenzione della criminalità. Le misure coercitive non sono sufficienti ad arginare il fenomeno e la criminalità organizzata. La prevenzione è fondamentale sia a livello locale sia a livello transnazionale. Inoltre, nelle proposte che ho avanzato recentemente in materia di tratta di esseri umani e pornografia infantile, ho anticipato delle misure preventive.
Onorevole Alfano, lei ha appena enunciato i punti deboli della rete. So che in base ad un’analisi recente è stata evidenziata una reale necessità di cooperazione europea nella lotta contro la criminalità organizzata, ma so anche che molti organismi pubblici, diverse organizzazioni ed il settore privato propendono per un approccio multidisciplinare volto a condividere le esperienze, i metodi e gli strumenti all’interno dell’Europa.
La rete europea di prevenzione della criminalità si è sicuramente scontrata con problemi strategici, politici e organizzativi e la Commissione ne è consapevole. In una prospettiva di breve termine abbiamo infatti aumentato il sostegno finanziario alla segreteria della rete.
Nel programma di Stoccolma abbiamo assegnato priorità alla cooperazione di polizia e alla necessità di poterla gestire a livello comunitario in conformità con il trattato di Lisbona. E’ vero che la rete può assolvere alla serie di funzioni che avete indicato e può assumersi dei compiti di cui avete dato alcuni esempi interessanti.
Ci aspettiamo anche di vedere realizzati progetti comuni tra istituzioni sociali e per l’istruzione che coinvolgano scuole, organismi di formazione continua e corsi universitari. Siamo chiaramente all’inizio di una nuova e importante era nella politica sulla prevenzione della criminalità.
Ovviamente il ruolo della società civile e del Parlamento dovrebbe essere potenziato. Inoltre la cooperazione di polizia ora rientra nella codecisione. Ritengo quindi che riusciremo a cooperare quanto più strettamente possibile all’interno del quadro fissato dalla nuova base giuridica. Tale attività sarebbe nell’interesse di tutti i cittadini che nella loro vita quotidiana si trovano alle prese con i problemi della sicurezza.
Ovviamente ho qualche rammarico per questo dibattito, che si è incentrato sia sulla procedura da seguire che sulla sostanza. Tuttavia, credo veramente che si possa fare molto meglio d’ora in poi, dopo che il trattato di Lisbona sarà entrato in vigore e tenendo fede al programma di Stoccolma. Il Parlamento potrà svolgere appieno il proprio ruolo in questa nuova strategia contro la criminalità organizzata e contro tutte le forme di criminalità.
Wim van de Camp, a nome del gruppo PPE. – (NL) Ringrazio il vicepresidente della Commissione Barrot per le risposte che ci ha dato e per le opinioni che ha espresso sulle varie tematiche.
La cooperazione giudiziaria nell’Unione europea riveste una grande importanza. Quando parliamo di Europa dei cittadini, ci riferiamo in particolare alla cooperazione giudiziaria. In questo ambito la lotta contro la criminalità è la nostra priorità assoluta, primariamente perché la criminalità travalica sempre più le frontiere nazionali. La criminalità transnazionale su vasta scala spesso costituisce un grave problema al cui confronto la criminalità nazionale sembra ben poca cosa.
Sullo sfondo di questi presupposti il gruppo PPE, oltre a sostenere vivamente Europol, sostiene altresì il rafforzamento di Eurodac. In particolare, mi riferisco al quadro sui laboratori forensi.
Un importante elemento per combattere la criminalità organizzata è la vigilanza democratica di coloro che sono impegnati in questa lotta. Senza sminuire l’importanza di questo fattore, vi chiedo però di prendere in considerazione anche la posizione delle vittime e di tenerla presente nelle discussioni dei prossimi mesi su queste proposte. La lotta contro la criminalità spesso richiede di prendere in considerazione i diritti degli imputati, il che è assolutamente giusto, poiché la vita privata di un imputato e la sua posizione nel procedimento giudiziario sono fattori importanti. Ad ogni modo, signor Presidente, i diritti fondamentali non sono assoluti, devono sempre essere esercitati in un contesto, ovvero, come recita la legge olandese, “salvo le disposizioni di legge”. Tengo quindi a ricordare che questo assunto si applica sia agli imputati che alle vittime.
Capisco perfettamente che il Parlamento per ora chieda una riflessione su questi quattro temi e ne convengo. Aspettiamo fino al 1° dicembre, quando avremo nuove proposte e poi passeremo ad una valutazione reale in cui il Parlamento europeo sia veramente coinvolto.
Ramón Jáuregui Atondo, a nome del gruppo S&D. – (ES) Signor Presidente, abbiamo un problema, poiché l’intera Assemblea chiede alla Commissione di rivedere il pacchetto legislativo su questa materia, mentre il commissario Barrot, molto gentilmente, come sempre, ci ha detto che il lavoro va avanti da lungo tempo, che la questione è stata lungamente dibattuta e che dal 1° gennaio le disposizioni di cui discutiamo diventeranno operative. E’ questa la realtà, quindi abbiamo un problema.
Signor Commissario Barrot, può già riferire al suo successore – in effetti so già che lei non può risponderci su questo punto – che quando verrà in Parlamento per le audizioni, le chiederemo se intende definire il pacchetto legislativo su questa materia specifica, poiché l’intera Assemblea lo chiede e non si tratta di una spinta normativa dettata da un eccesso di zelo.
Il Parlamento non chiede di essere coinvolto, deve essere coinvolto. E’ un obbligo, perché tra qualche giorno gli sarà conferito un ruolo legislativo e perché non si tratta di controllo parlamentare, ma della possibilità di presentare ulteriori proposte. Ad esempio, in molte direttive e decisioni che ci vengono sottoposte, vedo molte lacune, molti difetti e tantissima incertezza giuridica. Vorremmo quindi apportare le dovute correzioni in questa sede.
Ritengo sia opportuno che Europol funzioni su tale base. Credo che ciò stia già avvenendo e auspico che continui, poiché voglio che Europol progredisca. Voglio altresì che sia rispettato il diritto del Parlamento di esprimere la propria opinione su queste disposizioni, poiché tale prerogativa rientra nella sua funzione legislativa cui noi vogliamo assolvere.
Pertanto le dico sin d’ora che quando il prossimo commissario si presenterà in quest’Aula, le chiederemo se vorrà ripresentare queste proposte legislative affinché il Parlamento possa legiferare. Questo è quanto volevo far presente.
Nathalie Griesbeck, a nome del gruppo ALDE. – (FR) Signor Presidente, signor Commissario, onorevoli colleghi, il mio intervento sarà breve, parlerò in primo luogo della sostanza e poi della procedura e ripeterò in parte quanto è già stato indicato molto bene da tutti i gruppi politici.
Da un lato, è fondamentale creare un’area di sicurezza, di giustizia e di libertà all’interno dell’Unione europea sulla scia del modello democratico europeo che stiamo costruendo e molti considerano Europol come uno strumento che può essere adattato. Dall’altro, noi riteniamo che la condivisione delle risorse – soprattutto le risorse umane, ma anche le risorse tecniche per lottare contro la criminalità organizzata e contro ogni sorta di traffico illecito – debba essere soggetta ad un rigoroso controllo con la massima garanzia di certezza giuridica, poiché questo settore si colloca al cuore del nostro potere: i diritti e le libertà dei cittadini europei.
Per quanto concerne la procedura, a rischio di sembrare ripetitiva, desidero rassicurare il commissario, a nome del gruppo ALDE, poiché tutto il lavoro svolto non sarà vano. Tuttavia i cittadini potrebbero fraintenderci se, dopo aver atteso così a lungo l’attuazione delle prerogative delle istituzioni ai sensi del trattato di Lisbona, non avessimo la pazienza di aspettare ancora qualche ora o qualche giorno per esercitare il potere di colegislazione a cui teniamo così tanto.
Per una volta in Europa è fondamentale attendere alcune settimane fino a che avremo un testo che rispetti il nostro quadro procedurale e, come ha detto l’onorevole in’t Veld, mi dispiace che il Consiglio non sia presente, poiché è una questione che primariamente riguarda il Consiglio. Parlando a nome della mia commissione, ritengo che debba essere presentata una nuova proposta legislativa.
Raül Romeva i Rueda, a nome del gruppo Verts/ALE. – (FR) Signor Presidente, per continuare sulla stessa scia, in qualità di coordinatore del gruppo Verts/ALE parlerò di libertà, un argomento che per me è importante.
Dal momento che il Parlamento ha la possibilità lavorare nell’ambito della colegislazione, sarebbe incomprensibile se non riuscissimo a farlo. Mi pare che su questo punto siamo tutti d’accordo. Ad ogni modo, dobbiamo aspettare, ma sicuramente sarebbe un problema se non riuscissimo a prendere parte al processo, poiché la nostra richiesta è legittima.
Tengo inoltre a sottolineare un breve punto che riguarda la relazione sui laboratori forensi – è questo il tema di cui mi sono occupato. Quando si discute della possibilità di coordinamento, dobbiamo altresì esaminare molto attentamente la questione della decentralizzazione. Non dimentichiamoci infatti che in alcuni Stati membri esistono più centri forensi in ragione dell’organizzazione del territorio, della struttura di polizia e dei sistemi giuridici in atto. Un esempio è la Spagna. E’ importante tenerlo presente, perché, se vogliamo che il coordinamento abbia successo, dobbiamo tenere conto che non si tratta solamente di coordinare gli Stati membri, ma anche le regioni in cui vigono condizioni diverse che non si applicano a livello nazionale.
Marie-Christine Vergiat, a nome del gruppo GUE/NGL. – (FR) Signor Presidente, onorevoli colleghi, ripeterò quanto hanno già detto diversi colleghi.
Prima dell’entrata in vigore del trattato di Lisbona, al Parlamento europeo era stato chiesto, mediante procedura d’urgenza, di esaminare quattro testi su Europol e la questione della protezione della segretezza dei dati trasferiti da Europol anche a paesi terzi. Il Parlamento ha unanimemente condannato il modo in cui ci è stato chiesto di esaminare testi su materie che con ogni probabilità rientreranno nella procedura di codecisione dopo l’entrata in vigore del trattato di Lisbona.
Molti tra noi credono che i cittadini abbiano il diritto alla sicurezza e che la lotta contro il terrorismo sia una priorità. Deve essere fatto tutto il possibile affinché i cittadini non vivano nella paura costante di essere coinvolti in attentati terroristici. Pertanto è importante fare tutto quanto è in nostro potere per rafforzare la cooperazione di polizia, ma questo rafforzamento non può essere realizzato ad ogni costo e soprattutto non a discapito del diritto fondamentale alla privacy, della libera circolazione e della libertà di espressione.
Aggiungo che la prevenzione della criminalità non può essere – solamente – sinonimo di maggiori misure coercitive. E’ un privilegio per le nostre democrazie proteggere sempre la nostra libertà e non pregiudicarla, salvo nei casi in cui sia assolutamente necessario. La cooperazione di polizia deve quindi collocarsi in un quadro giuridico specifico atto a garantire la segretezza delle informazioni ed un corretto equilibrio tra informazioni ed i relativi fini legati alla sicurezza.
Il gruppo GUE/NGL insieme agli altri schieramenti chiede quindi al Consiglio e alla Commissione di ritirare le proposte. Mi dispiace inoltre che il Consiglio non sia presente quest’oggi.
Gerard Batten, a nome del gruppo EFD. – (EN) Signor Presidente, queste relazioni definiscono le norme sulla raccolta e sullo scambio di informazioni effettuato tramite Europol fra l’UE e gli Stati membri – oltre che con paesi terzi – in cui sono inclusi anche dati di natura strettamente personale sui cittadini comunitari.
E’ significativo che tali testi indichino che il trasferimento non autorizzato delle informazioni non deve svantaggiare, danneggiare o pregiudicare gli interessi essenziali di Europol. Non è neppure menzionata la protezione degli interessi degli sfortunati cittadini innocenti che potrebbero incappare nell’incubo di un’indagine di Europol.
Possono essere raccolti i dati più personali, tra cui le preferenze sessuali e le informazioni sui conti correnti. Tali dati possono persino essere passati a paesi terzi, anche a quelli che hanno credenziali pazzesche nel campo dei diritti umani, come l’Albania, il Perù e la Federazione russa.
Europol è assolutamente inutile da ogni punto di vista oggettivo, ma, partendo dal punto di vista soggettivo dell’EU, è essenziale dotarsi di un altro degli attributi essenziali degli Stati nazionali: una propria forza di polizia.
Quanti cittadini riluttanti nei confronti dell’UE sanno che i funzionari di Europol godono dell’immunità giudiziaria per le azioni che compiono o per le dichiarazioni che rilasciano nel corso dello svolgimento delle proprie mansioni? Per i colleghi che si sono appena lasciati alle spalle uno Stato di polizia questo fattore può anche non essere molto significativo, ma un’immunità del genere concessa ad un funzionario preposto all’ordine pubblico è un concetto totalmente alieno nel diritto inglese.
Mentre l’Unione europea crea il proprio sistema giudiziario dotato di strumenti quali il mandato di cattura europeo, il processo in contumacia ed ora la propria forza di polizia, noi nel Regno Unito assistiamo alla distruzione delle libertà elementari che ci stanno più a cuore e che in passato ci hanno protetto.
Ogni singolo relatore ha perlomeno avuto la decenza di dire che le proposte devono essere respinte finché il trattato di Lisbona non entrerà legittimamente in vigore. Se l’UE avesse un minimo di decenza, sarebbe stato indetto un referendum sul trattato di Lisbona e non ne sarebbe entrato in vigore neanche un articolo.
Andreas Mölzer (NI). – (DE) Signor Presidente, è lodevole che ultimamente Europol mediante la propria azione sia riuscito ancora una volta a sgominare reti finalizzate alla tratta di clandestini. In futuro sarebbe parimenti lodevole se Europol si occupasse di tutti i casi gravi di criminalità internazionale. Ovviamente in questa lotta la cooperazione tra le varie autorità in linea di principio è buona cosa.
Tuttavia, la questione della protezione dei dati non è stata risolta, in quanto si vuole concedere a tutte le autorità un accesso illimitato. Veniamo abbindolati con la promessa di un supervisore per la protezione dei dati, quando non è nemmeno chiaro di quali poteri sarebbe dotata questa figura. Si pensi ad esempio al caso dei funzionari nazionali preposti alla protezione dei dati: in breve tempo hanno toccato con mano i limiti del proprio ambito di azione; essi infatti hanno scarsissimi poteri di intervenire e di agire fattivamente. Probabilmente succederà la stessa cosa a livello europeo.
Negli ultimi dieci anni le libertà e i diritti civili sono stati sempre più limitati in nome della lotta contro il terrorismo. Soprattutto adesso, prima che il trattato di Lisbona attribuisca al Parlamento i diritti di codecisione, se i ministri della Giustizia e degli Affari interni vogliono rapidamente giungere ad un accordo sulle transazioni finanziarie, è solo perché sanno che la materia implica problemi enormi correlati alla protezione dei dati e sanno che non la farebbero franca sull’accordo sui codici SWIFT. Visto che neanche le agenzie nazionali preposte al mantenimento dell’ordine pubblico hanno tale diritto ai sensi delle rispettive costituzioni, perché allora Europol, e quindi attraverso la porta di servizio l’UE, e gli Stati Uniti soprattutto dovrebbero avere siffatti diritti illimitati? A mio avviso, dovremmo fermare questo attacco contro la protezione dei dati.
Simon Busuttil (PPE). – (FR) Signor Presidente, prima di tutto desidero esprimere i miei ringraziamenti e le mie congratulazioni al vicepresidente della Commissione per tutto quello che ha fatto nella sua veste di commissario competente per quest’area.
Spero che i due commissari che gli succederanno – non uno ma due – trarranno ispirazione dalla sua visione politica, dal suo impegno e dal suo lavoro. Grazie, signor Vicepresidente.
(MT) Ora consentitemi di parlare dell’eccezionale opportunità che ho avuto ultimamente di visitare l’ufficio nazionale responsabile per Europol, per le relazioni con Europol e per l’area di Schengen. In questo ufficio vi sono una serie di funzionari di polizia che svolgono un lavoro eccellente nel settore della collaborazione con i funzionari di polizia di altri paesi membri. Plaudo agli sforzi che essi compiono. Questa visita mi ha consentito di comprendere l’enorme importanza di Europol. Ho avuto la possibilità di toccare con mano quanto questo organismo sia importante per contrastare la criminalità, soprattutto dal momento che ora viviamo in un’area di libertà e di libera circolazione all’interno dell’Unione europea e all’interno di molti paesi membri.
Ovviamente la ragione per cui voteremo contro le proposte non è da interpretare come un’opposizione ad Europol. Anzi, il Parlamento europeo intende contribuire al rafforzamento di questo Ufficio, che dal prossimo anno diverrà un’agenzia, in modo che possa fattivamente assolvere alla propria missione di combattere la criminalità in maniera davvero efficace.
Rosario Crocetta (S&D). – Signor Presidente, onorevoli colleghi, in merito alla richiesta, pervenuta al Consiglio, di approvazione del progetto di scambio di informazioni fra Europol e i partner, inclusi i paesi terzi, si osserva quanto segue: il progetto, se approvato, creerebbe l'assurda situazione di disciplinare, fra l'altro, lo scambio di informazioni fra Europol e i paesi terzi, senza che il Parlamento abbia ancora approvato la lista di tali paesi.
Il progetto, nel descrivere il trattamento dei dati a carattere personale, sembra prefigurare la creazione di una vera e propria illimitata banca dati, che potrebbe essere persino a disposizione di soggetti terzi non ancora definiti dal Parlamento.
Il progetto del Consiglio recita, all'articolo 15, paragrafo 2, che nei casi di assoluta necessità, al di là persino di ipotesi di reato, potranno essere trasmessi dati che rilevino l'origine razziale, etnica, le opinioni politiche, le convinzioni religiose e filosofiche, l'appartenenza sindacale, eccetera, senza precisare cosa si intenda per assoluta necessità e, ancor peggio, avallando l'idea che esistano le razze.
Sarebbe interessante che il Consiglio chiarisse che cos'è una razza e quali sono le razze. Per quel che mi riguarda, ritengo che fra gli esseri umani esista una sola razza, quella appunto degli uomini.
Per le suddette ragioni, ma anche per affermare l'autonomia del Parlamento che deve operare con i tempi necessari, credo che il progetto del Consiglio nelle condizioni attuali non possa che essere rigettato nel termine richiesto del 30 novembre.
Alexander Alvaro (ALDE). – (DE) Signor Presidente, mi unisco all’onorevole Busuttil e ringrazio il vicepresidente della Commissione Barrot per il lavoro che ha svolto. Egli si è occupato di materie legislative non facili, spesso si è trovato a combattere nel mezzo della tempesta, ma posso dire, signor Vicepresidente, che per lei il gruppo ALDE è sempre stato un eccellente ombrello che lei ha usato in questo genere di situazioni. Ad ogni modo è stato detto molto su Europol, quindi non credo di dover ripetere quanto i colleghi hanno già spiegato, ovvero che, prima del 30 novembre, quindi alla vigilia dell’entrata in vigore del trattato di Lisbona, è alquanto sorprendente aspettarsi che il Parlamento vari queste normative. E’ stato infatti assai naturale che l’Assemblea reagisse respingendo i testi.
E’ poi un peccato che il Consiglio non ci abbia potuto onorare della sua presenza oggi per prendere nota delle nostre osservazioni. Sono certo che saranno comunque tenute in considerazione. In particolare, desidero esprimere un commento sulla relazione dell’onorevole Kirkhope sui laboratori forensi e sulla certificazione; spesso infatti dobbiamo capire se iniziare dai dettagli, ovverosia dal genere di dati che potranno essere trasmessi e le relative modalità, e dobbiamo chiederci se questi dati possono essere effettivamente raffrontati, soprattutto nel caso dei laboratori forensi. Se il dato sul DNA viene ottenuto in modi diversi, viene trasmesso da uno Stato all’altro e poi non combacia, allora si arreca un danno invece di aiutare la persona coinvolta. Queste considerazioni forse dovrebbero essere tenute presenti.
Ernst Strasser (PPE). – (DE) Signor Presidente, signor Vicepresidente Barrot, grazie per aver compreso la posizione che il Parlamento ha chiaramente assunto in relazione alle questioni procedurali. Non si tratta di una bocciatura delle proposte del Consiglio e della Commissione. Vogliamo invece prendere parte al processo decisionale. E’ questo il nodo cruciale del nostro voto.
Europol è palesemente una delle esperienze più positive dell’Unione europea. In particolare, nella lotta contro i reati connessi al traffico di sostanze stupefacenti, alla tratta di esseri umani, al finanziamento al terrorismo e alla produzione di banconote false, Europol svolge un ruolo cardine per quanto concerne lo scambio di informazioni e rappresenta un punto di riferimento per le reti esistenti di cooperazione di polizia. E’ assolutamente importante che le sue funzioni siano ulteriormente ampliate. Per tale ragione dobbiamo essere lieti del fatto che l’agenzia avrà una nuova base. Per tale ragione serve uno scambio di dati e di collegamenti interni tra forze di polizia nell’Unione europea. Ne abbiamo bisogno per combattere efficacemente il terrorismo e la criminalità. Ne abbiamo bisogno – e anche questo va detto chiaramente – anche per difendere i diritti dei cittadini europei.
E’ questo l’atteggiamento europeo, sono questi i chiari valori europei che sono stati ribaditi anche in questa sede grazie alla grande maggioranza che si è espressa sulla decisione in merito ai codici SWIFT a metà settembre. La richiesta che dobbiamo presentare al Consiglio e alla Commissione è la seguente: questo principio fondamentale e queste linee guida devono essere messe in atto nei negoziati con gli Stati Uniti. Dobbiamo farlo per garantire la sicurezza dei cittadini europei.
Kinga Göncz (S&D). – (HU) Anch’io sono lieta che il Consiglio si sia impegnato a sviluppare ulteriormente e a riformare la rete europea di prevenzione della criminalità. Alla luce di tali presupposti è veramente un peccato – come hanno già detto in molti – che i rappresentanti del Consiglio non siano presenti a questo dibattito.
Anch’io desidero separare i miei commenti sulla procedura da quelli sui contenuti. La decisione in cui veniva sancita la necessità di creare la rete è stata presa dieci anni fa. La valutazione attuale ha mostrato che la rete non si è avvalsa appieno di tutte le opportunità che avrebbe potuto avere. Tuttavia, la necessità di siffatta rete è assodata e dobbiamo svilupparla ulteriormente, coinvolgere civili e ricercatori, cooperare con le agenzie preposte all’ordine pubblico. Inoltre il gruppo S&D considera importante il lavoro della rete e sostiene un suo ulteriore sviluppo. Il Parlamento europeo ora respinge l’iniziativa perché questa misura ai sensi del trattato di Lisbona avrà una legittimità ancora maggiore e perché così facendo l’Assemblea avrà un coinvolgimento più attivo.
Cecilia Wikström (ALDE). – (SV) Signor Presidente, oggi il più grande fallimento dell’Europa è rappresentato dal fatto che non siamo ancora riusciti a porre fine alla tratta di esseri umani che si svolge proprio sotto i nostri occhi. Donne e bambini vengono venduti come merci in tutti gli Stati membri. Stando ad una stima conservativa di Europol, nel 2009 sono state vendute e comprate mezzo milione di donne in Europa. Si tratta di un fenomeno di cui dobbiamo parlare apertamente e dobbiamo approntare delle strategie per sradicarlo.
Vi sono istituzioni all’interno dell’UE il cui scopo consiste nel combattere la tratta di esseri umani e la criminalità organizzata, ma, per come stanno le cose, sono molti i difetti di cui sono afflitte e a cui deve essere posto rimedio. La cooperazione tra Stati membri, Commissione, Consiglio e Parlamento deve essere radicalmente migliorata affinché possa avere la benché minima possibilità di affrontare i gravi fenomeni di criminalità una volta per tutte. Mi riferisco alla criminalità organizzata, alle attività di stampo mafioso e anche alla tratta di esseri umani.
Tra qualche giorno il trattato di Lisbona entrerà pienamente in vigore. Credo che allora potremo di tirare un sospiro di sollievo, perché finalmente potremo sperare in una cooperazione più capillare atta a garantire la sicurezza dei cittadini in tutti gli Stati membri. Saremo presto in grado di rafforzare Europol e di garantire una cooperazione effettiva tra Europol ed Eurojust. Allora riusciremo finalmente a far decollare la lotta contro la criminalità organizzata in Europa, anche contro la tratta di esseri umani e contro i gruppi mafiosi. Siamo nel 2009 e al giorno d’oggi è una vergogna che in Europa vi sia un traffico di esseri umani.
Birgit Sippel (S&D). – (DE) Signor Presidente, onorevoli colleghi, dovremmo considerare il dibattito di oggi, e in particolare le decisioni che ne discendono, non da un punto di vista formale, ma partendo da una prospettiva politica.
L’esistenza di regole uniformi per l’attività di laboratorio è ovviamente importante anche per la cooperazione tra la polizia e la magistratura, una cooperazione che si basa sulla fiducia. Ad ogni modo, non abbiamo abbastanza tempo per sviscerare tutti gli aspetti di questa tematica. In linea di principio, però, il punto della questione è un altro, ossia verte sulla serietà con cui gli attori politici prendono il trattato di Lisbona, i diritti del Parlamento e dei cittadini come pure la cooperazione fiduciaria tra Consiglio e Parlamento.
Vorrei citare tre esempi. Il trattato di Lisbona prevede che l’Alto rappresentante sia una figura autorevole in Europa ed è assolutamente vergognoso che gli Stati membri abbiano applicato criteri diversi anche in questo caso. L’accordo sui codici SWIFT, che per molti versi è controverso, avrebbe potuto essere sottoposto nuovamente ad un attento scrutinio del Parlamento europeo lunedì prossimo. Invece è stato frettolosamente tolto dal programma alcune ore prima della scadenza ed è stato firmato con gli Stati Uniti.
Ci troviamo nella stessa situazione rispetto agli argomenti che stiamo affrontando ora. Poco prima dell’entrata in vigore del trattato di Lisbona, ci viene chiesto di varare velocemente delle decisioni in cui sono previste disposizioni future destinate a limitare il nostro ambito decisionale o perlomeno a circoscriverlo in maniera significativa. Dobbiamo chiederci il perché si è venuta a creare questa situazione, in quanto era certamente possibile presentare nuove proposte su altri temi.
Con la posizione che hanno assunto, il Consiglio e la Commissione hanno perso la possibilità di mandare un messaggio chiaro ai popoli d’Europa, dando prova dell’impegno a mettere in atto il trattato in linea con la natura democratica dell’Europa dei cittadini. Il Parlamento europeo ha un’unica opzione: respingere le proposte, in quanto vogliamo un dibattito pubblico ampio e vogliamo avvalerci dei nostri diritti rafforzati per sostenere i cittadini adesso e non in un futuro prossimo o lontano.
Luigi de Magistris (ALDE). – Signor Presidente, onorevoli colleghi, il dibattito molto interessante di stasera ci ha fatto comprendere alcune cose molto importanti, in particolare sulla Rete europea di prevenzione della criminalità.
In primo luogo, con il trattato di Lisbona il ruolo del Parlamento nel quadro della procedura di codecisione deve essere sempre più importante, e questo in una duplice direzione. La prima è quella della cultura: la criminalità organizzata e le mafie si sconfiggono innanzitutto con l'informazione e la cultura. Un grande magistrato italiano, Giovanni Falcone, che è stato trucidato dalla mafia, diceva che la mafia è un fenomeno che ha un inizio e anche una fine. La fine deve essere una grande mobilitazione culturale, che deve partire anche dall'Europa e dal Parlamento.
Un secondo punto è quello che il crimine organizzato deve essere contrastato in modo più efficace, innanzitutto con la realizzazione del pubblico ministero europeo, e io penso anche con l'introduzione di alcuni reati molto gravi, che sono previsti solamente in alcuni Stati membri dell'Unione. Mi riferisco, ad esempio, ai reati di mafia.
Bisogna comprendere che l'emergenza mafiosa riguarda tutta l'Europa, poiché la mafia ha la capacità di penetrare molto anche nelle istituzioni. Vi è un nesso molto stretto tra mafia e corruzione, come affermato anche in recenti relazioni, e le frodi all'Unione europea, di cui ci ha parlato recentemente anche la Corte dei conti.
Debora Serracchiani (S&D). – Signor Presidente, onorevoli colleghi, in quanto relatore ombra di uno dei dossier su Europol, non posso che ribadire quanto è già stato detto dai colleghi che mi hanno preceduto.
Europol, grazie alle sue funzioni di raccolta, analisi e scambio di informazioni, facilita le indagini negli Stati membri, diventando così un importante strumento per combattere la criminalità.
Se da un lato dobbiamo essere più efficaci nella lotta alla criminalità, dall'altro dobbiamo rivendicare con determinazione le competenze di questo Parlamento.
Il Consiglio ha deciso che adotterà comunque i testi sul pacchetto Europol il 30 novembre, senza attendere che il Parlamento europeo ottenga la codecisione in materia con l'entrata in vigore del trattato di Lisbona il 1° dicembre.
Con il rifiuto delle proposte non si vuole bloccare l'entrata in funzione di Europol nella nuova veste di organo europeo, ma si vuole riconoscere a questo Parlamento, al Parlamento europeo, l'ampliamento delle proprie competenze, soprattutto su questioni importanti relative allo spazio di libertà, sicurezza e giustizia.
Infine, ritengo giusto dare al Parlamento una maggiore capacità di controllo sulle attività di Europol per verificare che il trattamento dei dati in possesso dei servizi di Europol non leda i diritti dei cittadini europei.
Monika Flašíková Beňová (S&D). – (SK) La medicina forense ha acquisito grande rilevanza negli ultimi anni, soprattutto per la crescente importanza che riveste nella lotta contro la criminalità ed i gruppi criminali.
L’alto livello di cooperazione tra i paesi, in tale ambito, può contribuire ad innalzare l’efficacia della lotta contro la criminalità. L’esperienza pratica mostra chiaramente che siffatta cooperazione non è però sufficiente di per sé ed è essenziale creare un quadro giuridico comune per fissare le norme sulle attività dei laboratori forensi e allestire una rete di laboratori altamente qualificati in tutta l’Unione europea.
Il fatto che non esista un accordo per l’applicazione di norme comuni di accreditamento per le analisi delle prove scientifiche costituisce una grave lacuna che va colmata. Pertanto spero che il Consiglio vari delle iniziative quanto prima possibile e presenti un nuovo documento a breve in cui sia ampiamente coinvolto anche il Parlamento europeo.
Anche se avrei voluto parlare di più dei laboratori forensi, signor Presidente, in conclusione devo dire che il mio intento non è certo quello di gonfiare l’importanza del Parlamento europeo, ma mi pare non sia mai successo che nessun rappresentante del Consiglio sia riuscito a trovare il tempo per venire in Aula per ascoltare le nostre opinioni.
Artur Zasada (PPE). – (PL) Signor Presidente, essendo laureato in legge ed essendo un ex funzionario di polizia, tengo a sottolineare l’importanza della decisione quadro del Consiglio che mira ad obbligare tutti i laboratori forensi che eseguono esami genetici e sulle impronte digitali ad osservare la norma ISO 17025. Questa importantissima decisione è finalizzata a rafforzare la credibilità e l’affidabilità dell’attività probatoria e quindi ad innalzare la fiducia dei cittadini nelle agenzie preposte all’ordine pubblico e nel sistema giudiziario.
Janusz Władysław Zemke (S&D). – (PL) Signor Presidente, probabilmente ritorneremo su questo argomento tra sei mesi, quando ci ritroveremo alle prese con gli stessi problemi. Da un lato, è importante che le forze di polizia ed Europol lavorino quanto più efficacemente possibile. Dall’altro, dobbiamo sempre ricordare che questo tema tocca anche i diritti umani e molto spesso questioni legate a dati sensibili.
Saremo chiamati a compiere lo stesso lavoro e quindi in proposito desidero attirare l’attenzione soprattutto sull’articolo 15 della decisione del Consiglio che adotta le norme di attuazione sulle relazioni di Europol con i partner, compreso lo scambio di dati personali ed informazioni riservate. Mi preme enfatizzare che si tratta di dati molto sensibili e quindi non vogliamo che ne sia consentito il trasferimento salvo nei casi di estrema necessità. Dobbiamo individuare l’autorità cui conferire il potere di decidere quali siano questi casi, poiché si tratta di una questione di estrema importanza.
Jacques Barrot, vicepresidente della Commissione. – (FR) Signor Presidente, il mio compito non è stato facile vista l’assenza del Consiglio. Ad ogni modo, vorrei spiegare alcune delle ragioni per cui la Commissione ha deciso di presentare comunque questi testi.
Per quanto concerne prima di tutto Europol, sarebbe difficile impedire che diventi un’agenzia. Vi saranno altri testi su Europol ed il Parlamento ovviamente sarà il colegislatore. Sarebbe molto difficile interrompere il lavoro di questo organismo. Tengo inoltre a chiarire che a capo dell’Europol vi è un inglese di grandi qualità. Sarebbe un peccato interrompere in qualche modo l’operato di questo organismo.
Per quanto riguarda gli altri due testi, è importante riconoscere che sono il frutto di un’iniziativa del Consiglio e degli Stati membri. Ad ogni modo, è stato un passo in avanti da parte degli Stati membri accettare l’idea dell’accreditamento dei laboratori al fine di avere dati affidabili. Si tratta di un risultato positivo e di un passo in avanti.
Per quanto attiene la rete di prevenzione – e su questo tema le osservazioni del Parlamento sono del tutto giustificate – sarà sicuramente necessario in futuro rafforzarla e conferirle altre funzioni. Vi capisco perfettamente e ringrazio l’onorevole Busuttil e l’onorevole Strasser – nonché il presidente della commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari sociali che era presente prima – per aver compreso che anch’io sono del tutto convinto che il Parlamento debba essere strettamente coinvolto. Tutto quello che ho fatto negli ultimi cinque anni lo devo al sostegno del Parlamento. Pertanto, come sapete, tengo molto al fatto che l’Assemblea sia coinvolta.
Aggiungo inoltre che, secondo la Commissione, sussiste la necessità di compiere un’analisi approfondita su ciascuna situazione specifica per capire se dobbiamo cambiare l’acquis del terzo pilastro. E’ importante tenere presente che siamo in un periodo di transizione da un approccio intergovernativo ad un approccio comunitario e ne sono molto lieto per il settore della giustizia e gli affari sociali.
So anche che tutti volete che il Parlamento sia coinvolto in una forma di cooperazione di polizia che si svolga nel rispetto dei diritti umani e dei valori dell’Unione europea. Certo! Credo che il ruolo del Parlamento avrà un impatto positivo su tutti i testi futuri, consentendoci di far progredire la cooperazione di polizia, sempre nel rispetto dei valori e dei diritti dei cittadini.
Siamo però in un periodo di transizione e comprendo perfettamente il vostro desiderio di partecipare alla stesura di questi testi. Tuttavia, ribadisco che, secondo la Commissione, dovremmo riformare i testi dell’acquis del terzo pilastro nell’ambito di un’analisi approfondita su ciascuna situazione specifica. Qualora gli strumenti esistenti divenissero obsoleti o richiedessero un’integrazione o un aggiornamento, allora saremo in grado di avanzare delle proposte. I miei successori presenteranno proposte atte a consentire al Parlamento di migliorare i testi, poiché finalmente l’Assemblea avrà poteri di colegislazione.
Su questo punto, signor Presidente, ribadisco che alla fine del mio mandato presterò la massima attenzione a tutti i suggerimenti che mi sono stati dati dal Parlamento europeo. Sappiamo però che una serie di testi necessari per la cooperazione giudiziaria e di polizia devono essere dotati di nuove basi in modo da permettere all’Assemblea di svolgere il proprio ruolo di colegislatore.
Nel frattempo spero comprenderete il perché ho voluto illustrare i motivi per cui vogliamo che Europol diventi un’agenzia a partire dal 1° gennaio e che continui il proprio lavoro. Abbiamo preso nota dei progressi che gli Stati membri hanno volontariamente compiuto sul versante dell’accreditamento dei laboratori e sulla rete di prevenzione della criminalità.
Come ho già detto, capisco la posizione del Parlamento e vi garantisco che nelle prossime settimane difenderò per quanto possibile questa grande area di libertà e di sicurezza che gli Stati membri d’ora in poi svilupperanno con il sostegno attivo del Parlamento.
James Nicholson, in sostituzione del relatore. – (EN) Signor Presidente, abbiamo avuto un ottimo dibattito stasera. La Presidenza del Consiglio è stata messa sotto accusa per la sua assenza. Non sono venuti e quindi devono assumersi le proprie responsabilità.
Desidero solamente esporre un paio di argomentazioni. Sono completamente d’accordo con l’onorevole in’t Veld. Ovviamente vogliamo che Europol sia forte in una prospettiva temporale di più ampio respiro e vogliamo anche che migliori e che sia più collaborativo laddove è necessario. Basta guardare ai problemi che investono le frontiere – il traffico di droga, la tratta di esseri umani, la criminalità internazionale e il terrorismo, solo per citare alcuni esempi – per comprendere quanto sia necessario.
Mi pare fosse il portavoce del gruppo PPE che ha sollevato un punto che mi sta molto a cuore, quando ha raffrontato i diritti delle vittime con quelli dei colpevoli. Credo sia un punto su cui riflettere seriamente.
Purtroppo coloro che si macchiano di crimini spesso ottengono più solidarietà e più supporto delle vittime che hanno dovuto subire le conseguenze del reato. Vi sono molte aree in cui questa situazione è palese. E non è assolutamente accettabile. Ritengo che debba essere dato un maggiore supporto alle vittime e credo che, in questo modo, possa emergere chiaramente chi sono le vittime. Non è assolutamente ammissibile che i colpevoli abbiano un trattamento uguale a quello delle vittime.
Quelli che credono che nella società di oggi si possa sopravvivere senza collaborare vivono nel mondo dei sogni. E’ questa la realtà, per come la vedo. Ne abbiamo avuto un chiaro esempio nel mio paese – l’Irlanda del Nord – nelle ultime settimane. Grazie alla collaborazione tra il servizio di polizia nordirlandese e la Garda Síochána nel sud, sono state individuate e sequestrate milioni e milioni di sigarette destinate ad essere immesse nel mercato illegalmente. Pensate a cosa sarebbe successo se non ci fosse stata la cooperazione. E non solo tra queste due forze di polizia, ma anche tra tutta una serie di forze di polizia fino all’estremo oriente.
Sì, onorevoli colleghi, abbiamo bisogno di un Europol forte e dobbiamo adoperarci per rafforzarlo e per favorire la cooperazione laddove è nei migliori interessi di tutti.
Sophia in 't Veld, relatore. – (EN) Signor Presidente, prima di cominciare il mio intervento, anch’io desidero esprimere la mia gratitudine al commissario Barrot. Posso solo dire che egli ha fissato degli standard molto alti per il suo successore.
Non entrerò nel merito, perché credo che ne dovremo discutere più avanti, ma devo ritornare brevemente sulla procedura, in quanto mi preme chiarire un punto.
Ho appreso in maniera indiretta – poiché il posto dell’interlocutore è vuoto – che il Consiglio ha ottimi motivi per avere fretta, ossia non vuole che sia interrotta l’attività di Europol. Deve diventare un’agenzia a partire dal 1° gennaio.
Ma se il Consiglio fosse davvero interessato alle opinioni del Parlamento europeo, avrebbe potuto essere presente oggi. Avrebbe potuto avviare la procedura molto prima della fine di luglio. Avrebbe persino potuto accettare la proposta dell’Assemblea di lavorare molto rapidamente, poiché il Parlamento assolve sempre alle proprie responsabilità, e noi lavoriamo molto velocemente ogniqualvolta ce n’è bisogno.
E’ questo il senso di quanto abbiamo proposto al Consiglio mediante una procedura che, come minimo, deve essere nello spirito di Lisbona. Abbiamo chiesto una deroga di un mese, ma molto semplicemente il Consiglio non era disposto a concedercela. Il fatto che il Consiglio non sia presente oggi e che non abbia quindi mostrato interesse a dialogare con il Parlamento europeo dimostra solamente che non vuole coinvolgere l’Assemblea, dimostra la propria mancanza di sincerità.
Me ne duole, poiché tra sette giorni, tre ore e quaranta minuti dovremo lavorare insieme. Tengo a sottolineare che, come è già stato detto molto bene da un collega, non è una questione di ego. Non si tratta di un caso in cui il Parlamento o i parlamenti nazionali sono stati tagliati fuori. Qui è in gioco la responsabilità verso i cittadini, poiché si tratta di decisioni molto importanti.
La questione verte sul trasferimento a terzi di dati personali e di documenti riservati, dati e informazioni riservate sui cittadini, le persone che rappresentiamo. Di questo deve rendere conto il Consiglio, molto più di quanto deve rendere conto a noi.
Infine, ho sentito quanto ha affermato il commissario, ma vorrei che il Consiglio rendesse una dichiarazione in cui si impegna – visto che ha avuto fretta per tutto il pacchetto – a ritirarlo o a rivedere la decisione quanto prima possibile, entro sei mesi al massimo, e a coinvolgere pienamente il Parlamento in una vera e propria procedura di codecisione, rendendone conto ai cittadini.
Jan Philipp Albrecht, relatore. – (DE) Signor Presidente, prima di tutto desidero ringraziare la Commissione per il lavoro svolto su Europol e ribadisco che non vogliamo ostacolare il processo volto a trasformarlo in un’agenzia.
Tuttavia, la questione delle competenze conferite nell’ambito della relazione tra lo Stato e i cittadini riveste un’importanza fondamentale, poiché è delicata e deve essere discussa qui in Aula. In un sistema democratico è una decisione che va presa a livello parlamentare e che merita un dibattito approfondito affinché l’esito finale abbia una legittimità sufficiente.
Trovo assai preoccupante che, come ha già indicato l’onorevole in ‘t Veld, il Consiglio non sia nemmeno presente per sentire queste critiche, cosa che ritengo basilare in qualsiasi democrazia. Spero che il Consiglio alla fine terrà presente le osservazioni formulate dall’Assemblea sul lavoro che è stato svolto sinora nel campo della politica di sicurezza.
Occorre un dibattito sui diritti dei cittadini a livello parlamentare in tutta Europa e serve anche un dibattito sull’efficacia della nostra politica di sicurezza. Il Parlamento europeo ed i parlamenti nazionali devono svolgere un ruolo più significativo in entrambi gli ambiti.
Desidero ringraziare i relatori per il segnale che abbiamo lanciato in questa sede; spero sia stato del tutto chiaro e spero che anche il Consiglio lo recepisca.
Agustín Díaz de Mera García Consuegra, relatore. – (ES) Signor Presidente, tengo ad esprimere il mio profondo rispetto per l’Ufficio europeo di polizia, che certamente sostengo. Spero che tale Ufficio possa quanto prima possibile disporre di tutte le risorse giuridiche, umane e materiali di cui necessita per conseguire i propri obiettivi e realizzare appieno il suo potenziale ai sensi del trattato di Lisbona.
Ma in sintesi, che cos’è l’Ufficio europeo di polizia, il nuovo Ufficio?
Non è più un organismo intergovernativo, ora è un organismo comunitario dotato di un bilancio comunitario e deve rendere conto al Parlamento europeo. Dobbiamo, però, riflettere sulle parti che sono state meno definite, dobbiamo pensare alle componenti che sono ancora incerte.
I principali elementi di incertezza della decisione vertono sul controllo del Parlamento europeo. Non riusciamo infatti a capire o ad accettare, signor Presidente, la fretta che nessuno riesce effettivamente a spiegare e che, essenzialmente, sta limitando il ruolo di controllo dell’Assemblea. E’ un presupposto basilare, signor Presidente. Non possiamo accettare che il Consiglio se ne lavi le mani. Domani, in sede di voto, chiederemo al Consiglio di rendere una dichiarazione, come è già stato indicato. Deve essere una dichiarazione in cui il Consiglio si prende l’impegno di presentare un nuovo pacchetto legislativo ai sensi del trattato di Lisbona entro sei mesi.
Infine, signor Presidente, non è né ragionevole né ammissibile che l’Assemblea alla fine avvalli aspetti che ha aspramente criticato. Ad esempio, sei relazioni su tematiche così importanti non possono essere discusse in poco più di un’ora e mezza in un solo pomeriggio. Prima di tutto si parla della rete per la prevenzione della criminalità, poi dei laboratori forensi e anche delle quattro relazioni su Europol. Non è pensabile.
Abbiamo visto quanto è importante questo dibattito, ma non siamo riusciti ad entrare nei dettagli, poiché il Parlamento e i suoi servizi ce lo hanno impedito, visto che ci troviamo ad esaminare ben sei relazioni allo stesso tempo.
Spero quindi, signor Presidente, che in futuro organizzeremo meglio dibattiti di questo genere che ci riguardano e che richiedono tanto tempo. Domani porremo le domande al Consiglio.
Sonia Alfano, relatore. – Signor Presidente, onorevoli colleghi, io vorrei ringraziare i colleghi che hanno partecipato al dibattito e soprattutto vorrei anch'io ringraziare il Commissario Barrot per aver fatto sue le nostre preoccupazioni.
Le nostre proposte di rigetto non sono immotivate, non vogliono essere un semplice "no" al Consiglio. Vorremmo invece partecipare, visto che tra pochi giorni entrerà in vigore il trattato di Lisbona, e credo che il ruolo codecisionale di questo Parlamento sia fondamentale.
Personalmente avevo chiesto al Consiglio di presentare solennemente, subito dopo l'entrata in vigore del trattato di Lisbona, una proposta molto più ambiziosa rispetto alla Rete europea di prevenzione della criminalità. Questa proposta non è arrivata. Di conseguenza, si è rivelato veramente necessario e obbligatorio un rigetto della proposta e credo che il Parlamento abbia il diritto di operare in piena codecisione soprattutto rispetto a tematiche così importanti.
Io ringrazio l'onorevole Nicholson per quanto ha detto in merito al ruolo delle vittime e al ruolo dei carnefici, ruoli che troppo spesso si sono invertiti. In questi pochi mesi che sono al Parlamento europeo ho notato come il Parlamento europeo e l'Unione europea abbiano dedicato una straordinaria importanza alla lotta al terrorismo, mentre manca purtroppo la volontà di affrontare non solo la lotta al crimine, ma il crimine organizzato che è a monte del crimine.
Non si possono immaginare la lotta o la prevenzione al crimine senza ipotizzare una più complessa opera di repressione e di prevenzione rispetto al crimine organizzato e alla mafia, come ha ricordato dall'onorevole De Magistris citando le straordinarie parole del giudice Falcone, ucciso dalla mafia.
Detto questo, vorrei fare un piccolissimo passaggio da persona che purtroppo ha vissuto questa esperienza sulla propria pelle. Troppo spesso viene fatta non solo confusione tra vittima e carnefice, ma vi sono governi – e purtroppo lo Stato italiano in questo non fa molta attenzione – che mettono su piani diversi vittime di tipologie dello stesso reato. Le vittime del terrorismo sono trattate in una determinata maniera, quelle della mafia in un'altra.
Credo che queste differenze e queste discriminazioni non possano continuare ad esistere, perché in un'Europa che vuole basare la propria politica sull'innovazione certe differenze non possono trovare assolutamente ospitalità.
Presidente. – Anch’io desidero congratularmi con il commissario Barrot per l’eccellente e responsabile lavoro che ha svolto. Ringrazio altresì i relatori per il loro operato.
La discussione congiunta è chiusa. La votazione si svolgerà martedì 24 novembre 2009.
Dichiarazioni scritte (articolo 149 del regolamento)
Raffaele Baldassarre (PPE), per iscritto. – Il trattato di Lisbona sposta in modo rilevante gli equilibri istituzionali disegnati a suo tempo dal trattato di Maastricht in materia di cooperazione giudiziaria e di polizia in materia penale, introducendo, sebbene con rilevanti eccezioni, la procedura legislativa ordinaria per lo spazio di libertà, sicurezza e giustizia.
È pertanto necessario che ogni modifica alle misure di attuazione della decisione Europol sia adottata nell'ambito del nuovo quadro normativo previsto da Lisbona. Non si può rafforzare Europol senza che questo Parlamento possa esprimersi adeguatamente su regolamentazioni che non riguardano misure di applicazione squisitamente tecniche, ma politiche, come nel caso del trasferimento dei dati personali.
Permettetemi di aggiungere a ciò una riflessione riguardante la crescente proiezione esterna dell'Unione e l'intensificazione della sinergia tra sicurezza interna e difesa. Anche se il trattato non avrà conseguenze immediate sull'evoluzione dei mercati della sicurezza e della difesa, esso prospetta uno sviluppo del mercato della sicurezza più integrato e coeso, che richiede azioni legislative coordinate e, quindi, interistituzionali. Pertanto, a maggior ragione, sarebbe incoerente, se non deleterio, adottare modifiche di carattere "politico" sulle disposizioni di attuazione della decisione Europol non seguendo l'iter normativo previsto da Lisbona.