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Procedura : 2007/0247(COD)
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Testi presentati :

A7-0070/2009

Discussioni :

PV 23/11/2009 - 17
CRE 23/11/2009 - 17

Votazioni :

PV 24/11/2009 - 4.1
Dichiarazioni di voto
Dichiarazioni di voto

Testi approvati :

P7_TA(2009)0068

Discussioni
Martedì 24 novembre 2009 - Strasburgo Edizione GU

5. Dichiarazioni di voto
Video degli interventi
PV
  

Dichiarazioni di voto orali

 
  
  

- Relazione Trautmann (A7-0070/2009)

 
  
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  Zuzana Roithová (PPE).(CS) In qualità di relatore ombra insieme ad altri onorevoli colleghi, dopo il buon esito della votazione voglio manifestare la mia soddisfazione perché questo importante emendamento ai regolamenti sul mercato interno in materia di comunicazioni elettroniche avvierà un altro processo virtuoso rispetto alle disconnessioni da internet. Sono lieta che il Consiglio abbia finalmente accolto le nostre proposte. Le garanzie che abbiamo introdotto assicurano che la disconnessione da internet si applichi ai veri criminali, quali i terroristi o i distributori di pedopornografia, e non agli utenti comuni.

 
  
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  Hannu Takkula (ALDE).(FI) Signor Presidente, sono del parere che questa legislazione sia necessaria giacché ci stiamo muovendo verso un mercato unico delle comunicazioni elettroniche. E’ già stato deciso con il trattato di Lisbona che questa è la direzione da prendere.

Tuttavia, ho particolarmente a cuore l’importanza di tutelare i diritti fondamentali degli utenti di internet e il libero accesso alla rete. Da un lato mi preoccupa l’uso illegale della rete e gli abusi che possono essere commessi. Come sappiamo, uno dei problemi più gravi oggi è quello della pirateria. La pirateria è un fenomeno in continua crescita e uno dei settori principali in cui opera è internet.

Spero che, in futuro, si possa investire nella tutela di coloro che producono un lavoro creativo affinché siano adeguatamente remunerati senza che la pirateria minacci il loro operato, come accade comunemente oggi su internet ogni volta che file vengono scaricati illegalmente. Questo è un passo nella giusta direzione, anche se, in futuro, dovremo prestare particolare attenzione ai diritti degli artisti creativi e alla prevenzione della pirateria.

 
  
  

- Relazione Kirkhope (A7-0065/2009)

 
  
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  Daniel Hannan (ECR).(EN) Signor Presidente, guardiamo a come ci siamo mossi verso la creazione di una forza di polizia federale paneuropea: in modo surrettizio e silenzioso, insidioso e maligno, con tanti piccoli passi.

Quando è stato istituito Europol agli inizi degli anni ’90, è stato presentato come una sorta di camera di compensazione – una branchia regionale di Interpol, se mi passate l’espressione. Da allora, a poco a poco, a Europol sono state affidate mansioni esecutive e di polizia.

Dapprima è stato detto che queste mansioni erano limitate esclusivamente alle attività di antiterrorismo nelle zone transfrontaliere. Così è cominciata, naturalmente, anche l’FBI, che gradualmente ha poi esteso il proprio ambito operativo e i propri poteri fino a divenire una forza di polizia federale pan-continentale.

Un processo del tutto simile sta ora interessando Europol, che ha gradualmente esteso il proprio ambito fino a includere una serie di reati di carattere nazionale – trascurando però un dettaglio piuttosto affascinante: il suo personale gode ancora dell’immunità diplomatica. In altre parole, non può essere chiamato a rispondere di abuso di poteri di polizia.

Quando è accaduto che abbiamo votato a favore di tutto questo? Quando abbiamo deciso di dar vita a un sistema paneuropeo di giustizia penale con un proprio mandato d’arresto, le proprie forze di polizia, la propria magistratura e la propria procura?

Credo che dovremmo avere la cortesia di chiedere ai nostri cittadini, ai nostri elettori, se approvano.

 
  
  

- Relazione Moreira (A7-0060/2009)

 
  
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  Daniel Hannan (ECR).(EN) Signor Presidente, la cosa migliore che potremmo fare per le repubbliche balcaniche e caucasiche è permetterne l’ingresso incondizionato in un’unione doganale per aprire i nostri mercati ai loro prodotti. Quei paesi godono della situazione ideale per entrare sul mercato. Dispongono di una forza lavoro qualificata e industriosa, ma hanno anche costi relativamente bassi e, pertanto, le loro esportazioni sono competitive.

Invece, stiamo congelando i loro prodotti in alcuni settori chiave, e, per pace delle nostre coscienze, offriamo loro assistenza finanziaria a livello governativo. In questo modo ne facciamo delle dipendenze, delle satrapie. Non sono solo i russi a ritenere che questi paesi siano il loro “estero dietro casa”. Questa è un’espressione che, talvolta, sembra applicarsi anche a Bruxelles.

Noi trasciniamo i loro politici e le loro figure decisionali all’interno di un sistema di ridistribuzione massiccia della ricchezza e così facendo li europeizziamo in anticipo perché stanno imparando ciò che sappiamo fin troppo bene in quest’Assemblea: la funzione principale dell’Unione europea oggi è quella di un meccanismo imponente che preleva denaro dai contribuenti e lo da a quei pochi fortunati che lavorano all’interno del sistema stesso.

 
  
  

- Relazione Alvaro (A7-0052/2009)

 
  
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  Zuzana Roithová (PPE).(CS) Onorevoli colleghi, credo fermamente che occorra un sistema avanzato di informazione a beneficio dell’amministrazione civile che colleghi le autorità doganali e di polizia degli Stati membri. E’ nostro dovere nei confronti dei cittadini europei combattere con maggior efficacia le importazioni nel nostro mercato di prodotti contraffatti e pericolosi provenienti da paesi terzi. Diversamente dalla maggior parte dei miei onorevoli colleghi, credo che la proposta della Commissione potrà garantire una maggiore protezione dei dati personali e, al contempo, una lotta più efficace contro il crimine organizzato. Non ho quindi votato a favore delle 90 proposte di emendamento della commissione né ho votato a favore della relazione nel suo complesso.

Vorrei naturalmente invitare la Commissione a negoziare un sistema di preallarme simile a RAPEX Cina anche con altri Stati quali l’India, il Vietnam, la Russia o la Turchia per permettere il sequestro dei prodotti pericolosi o contraffatti prima dell’ingresso in territorio europeo. Faccio notare che, dal 2006, è possibile concludere accordi internazionali con paesi terzi riguardanti la cooperazione degli organismi di supervisione in materia di tutela del consumatore e sono molto delusa dal fatto che la Commissione fino a ora non abbia fatto ricorso a questa opzione.

 
  
  

Dichiarazioni di voto scritte

 
  
  

- Relazione Trautmann (A7-0070/2009)

 
  
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  Maria Da Graça Carvalho (PPE), per iscritto. (PT) Sono lieta che il Parlamento europeo abbia approvato il pacchetto di riforma delle telecomunicazioni, rafforzando in tal modo i diritti dei consumatori e contribuendo a un maggiore accesso all’informazione e alla libertà di espressione. Per raggiungere gli obiettivi della strategia di Lisbona dobbiamo incentivare opportunamente gli investimenti nelle nuove reti ad alta velocità in modo da supportare l’innovazione dei servizi internet basati sul contenuto e rafforzare la competitività dell’Unione a livello internazionale. E’ di fondamentale importanza promuovere gli investimenti sostenibili per lo sviluppo di tali reti per tutelare la competitività e offrire maggiore scelta ai consumatori. Per fare in modo che gli investimenti nelle nuove tecnologie tocchino le regioni meno sviluppate è necessario allineare la normativa sulle comunicazioni elettroniche ad altre politiche quali quella sulle sovvenzioni pubbliche, quella per la coesione o, ancora, agli obiettivi di una più ampia politica industriale.

 
  
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  Carlos Coelho (PPE), per iscritto . (PT) Appoggio il pacchetto di riforma delle telecomunicazioni perché credo che internet sia uno strumento essenziale per l’istruzione, l’esercizio delle libertà e l’accesso all’informazione. Questa iniziativa stabilisce una volta per tutte che l’accesso e l’uso di internet rientrano fra i diritti fondamentali dei cittadini europei. Desidero ringraziare l’onorevole Bastos, l’unica collega portoghese coinvolta in questo processo. Sono sostenitore della libertà su internet, che non significa però assenza di qualsivoglia regolamentazione. Come accade nel mondo reale, anche nel mondo virtuale di internet si commettono attività illecite e illegali, compreso scaricare file video e musicali e incitare al terrorismo e alla pedopornografia. Nonostante l’opposizione di molti governi nazionali, il Parlamento ha fatto in modo che tutti gli utenti possano beneficiare dei diritti e delle garanzie offerte dalla convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali. Ciò significa che qualsiasi restrizione dei diritti o delle libertà fondamentali degli utenti di internet, come un accesso vietato, per esempio, deve rispettare la convenzione europea e i principi generali del diritto, e deve, soprattutto, essere stata autorizzata da una decisione dell’autorità giudiziaria nel rispetto delle salvaguardie procedurali, della presunzione d’innocenza e del diritto alla privacy, fatti salvi quei meccanismi specifici previsti per i casi urgenti in cui è a rischio la sicurezza di Stato.

 
  
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  Marielle De Sarnez (ALDE), per iscritto. (FR) Una decisione preliminare dell’autorità giudiziaria: è quello che volevamo ottenere. Grazie a questo compromesso siamo perlomeno riusciti a garantire la migliore tutela giuridica possibile in questa fase. Il messaggio dell’Unione europea adesso è chiaro: l’accesso alla rete è un diritto fondamentale e dovranno essere seguite procedure precise e vincolanti perché si possa condannare un utente di internet per violazione dei diritti d’autore. Spetta ora ai magistrati nazionali e a quelli della Corte di giustizia europea garantire il diritto di tutti gli utenti della rete a beneficiare di “una procedura preliminare equa e imparziale”. La mancanza di chiarezza di molte disposizioni richiederà un monitoraggio attento durante il processo di trasposizione e applicazione di questa importante normativa. Ora che il trattato di Lisbona è stato ratificato, il Parlamento europeo, in qualità di colegislatore, potrà continuare a difendere la neutralità di Internet. Il voto di oggi è solamente una fase di un lungo processo. Dovremo continuare a difendere i diritti degli utenti della rete e, in particolare, dovremo definirli meglio. Al contempo dovremo occuparci con urgenza del tema cruciale dei diritti d’autore su internet.

 
  
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  Edite Estrela (S&D), per iscritto. (PT) Ho votato a favore della relazione Trautmann perché credo che l’accordo raggiunto vada ben oltre ogni possibilità offerta dalle fasi precedenti di questo processo, soprattutto per quanto riguarda i diritti dei consumatori. Sono convinta dell’assoluta necessità di introdurre misure a salvaguardia dei diritti e delle libertà di espressione e informazione degli utenti di telefonia mobile e fissa e di internet. E’ indispensabile procedere a una riorganizzazione del mercato interno delle telecomunicazioni incoraggiando la concorrenza fra operatori e, al contempo, rafforzando l’autonomia delle autorità regolamentari nazionali dai rispettivi governi. Altrettanto importante è stato assicurare una gestione più moderna dello spettro radio individuando tecniche che consentono una più facile erogazione di questi servizi nelle aree rurali.

 
  
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  Diogo Feio (PPE), per iscritto. (PT) Sono favorevole al compromesso raggiunto dal Parlamento e dal Consiglio sull’introduzione nella direttiva quadro di una tutela adeguata degli utenti nel caso di restrizione all’accesso a servizi e applicazioni erogati tramite le reti di comunicazioni elettroniche.

Lo Stato di diritto impone che non si possa condizionare l’accesso all’informazione e all’uso delle reti di comunicazioni elettroniche senza che questo avvenga nel pieno rispetto del principio di presunzione di innocenza. Ogni restrizione all’accesso alle reti deve essere preceduta da una procedura equa e imparziale che salvaguardi il diritto a essere ascoltati e a beneficiare di un’efficace tutela giuridica.

Credo sia inoltre particolarmente importante sostenere i meccanismi di indipendenza degli organismi regolamentari nazionali così da consentire loro di regolamentare il mercato in modo efficace promuovendo la concorrenza fra gli operatori. Dovremo inoltre sostenere i meccanismi di cooperazione fra i diversi organismi regolatori europei per arrivare a un mercato più trasparente e competitivo, che rappresenterà per tutti gli utenti un miglioramento della qualità dei servizi offerti.

 
  
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  Ilda Figueiredo (GUE/NGL), per iscritto . (PT) Alla fine di ottobre il Consiglio ha adottato la maggior parte dei testi negoziati con il Parlamento all’interno del cosiddetto pacchetto telecomunicazioni ad esclusione di poche eccezioni che sono state riprese nella relazione Trautmann.

Il negoziato su tali testi, che oggi votiamo, è continuato nel comitato di conciliazione che li ha quindi adottati.

E’ vero che il testo concordato contiene alcune delle proposte presentate dal mio gruppo a difesa dei diritti degli utenti. Non è tuttavia sufficientemente incisivo perché consente delle deroghe procedurali per i casi urgenti, che devono comunque essere motivati e rispettare la convenzione europea per la salvaguardia dei diritti umani e delle libertà fondamentali.

La difficoltà principale, tuttavia, riguarda il campo di applicazione del testo, che fa riferimento solo alle restrizioni eventualmente imposte dagli Stati membri e non a quelle imposte dalle aziende private.

L’Unione europea sembra infatti maggiormente interessata alla creazione di un mercato unico delle telecomunicazioni per il solo scopo di servire gli interessi dei gruppi economici che controllano il settore mentre minore è l’interesse per la difesa dei diritti e delle libertà fondamentali degli utenti finali. Non possiamo che dissociarci da un simile atteggiamento.

 
  
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  Bruno Gollnisch (NI), per iscritto. (FR) Mi sono astenuto dal voto su questa versione finale del pacchetto telecomunicazioni perché è insoddisfacente. E’, comunque, meglio di niente. Il testo non tutela gli utenti della rete dagli abusi di normative liberticide, come la prima versione della legge Hadopi in Francia, né dall’ira delle autorità amministrative debitamente autorizzate a commettere tali abusi. Cionondimeno esso fornisce agli utenti di internet gli strumenti giuridici per difendersi. E’ comunque allarmante che si sia arrivati a questo: che si debba fare affidamento sull’Unione europea per garantire ai cittadini un livello minimo di libertà di informazione ed espressione, quella stessa Unione europea che non si cura affatto di ciò che pensano i cittadini e le cui azioni sono in larga maggioranza destinate essenzialmente a soddisfare gli interessi di gruppi di pressione di ogni sorta.

 
  
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  Sylvie Guillaume (S&D), per iscritto. (FR) Sebbene il settore delle telecomunicazioni stia attraversando un periodo di sviluppo senza precedenti, è stato di fondamentale importanza appoggiare la relazione dell’onorevole Trautmann, che consentirà di offrire ai consumatori servizi migliori a prezzi più equi.

Sono lieta che questo testo rafforzi i diritti degli utenti a servizi universali tramite contratti più chiari e introduca un numero telefonico per le emergenze più accessibile, una linea dedicata per i bambini scomparsi, una maggiore attenzione ai diritti dei disabili e la garanzia della portabilità del numero. Esso consentirà inoltre di meglio tutelare la privacy e di contrastare le prassi illegali su internet migliorando la sicurezza e l’integrità delle reti di comunicazioni elettroniche.

Infine, è senz’altro positivo che sia stata trovata una soluzione giuridicamente valida che offre ai cittadini europei delle salvaguardie procedurali come il rispetto del principio inter partes, la presunzione di innocenza e il diritto a essere ascoltati, e obbliga al contempo gli Stati membri ad applicare tali salvaguardie prima di adottare qualsiasi misura di restrizione dell’accesso a internet.

 
  
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  Małgorzata Handzlik (PPE), per iscritto. (PL) L’adozione della relazione Trautmann significa che le disposizioni del pacchetto telecomunicazioni entreranno in vigore fra breve. E’ una buona notizia per i consumatori, i cui diritti escono rafforzati da questa normativa. La portabilità del numero telefonico da un operatore all’altro in un solo giorno, l’aumento della trasparenza tariffaria e il rafforzamento della protezione dei dati personali sono alcuni dei numerosi risultati positivi di questo pacchetto.

Ciò che è più importante, il Parlamento europeo ha prestato attenzione alle paure dei cittadini europei circa la possibilità che degli utenti della rete siano esclusi da internet. Il Parlamento ha sostenuto che l’accesso a internet è un diritto di ogni cittadino. A questo proposito, la disconnessione di un utente dalla rete sarà possibile solo in casi motivati, nel rispetto del principio di innocenza e del diritto alla privacy e solo dopo una procedura equa e imparziale. Questa soluzione piacerà certamente ai sostenitori del libero accesso a internet.

 
  
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  Jacky Hénin (GUE/NGL), per iscritto. (FR) La proposta di compromesso fra il Consiglio e il Parlamento non offre adeguate garanzie giuridiche agli utenti.

Sebbene il testo affermi che gli Stati membri non possono imporre restrizioni agli utenti finali di internet, si apre comunque la strada alla possibilità che i provider introducano delle limitazioni all’accesso dei consumatori senza alcuna decisione preliminare da parte di un organo giudiziario.

Una situazione di questo tipo pregiudica i diritti dei cittadini.

Gli emendamenti del nostro gruppo in difesa dei diritti dei cittadini non sono stati accolti.

Infine, il pacchetto è soggetto alla “legge” del mercato interno. E’ dunque la Corte di giustizia che deve pronunciarsi sui “conflitti di interesse”. La libertà di espressione, pertanto, con grande probabilità, sarà soggetta alla legge del mercato interno, come dimostrano fin troppi esempi recenti.

Sono state introdotte delle misure di salvaguardia degli utenti grazie alle pressioni esercitate da questi ultimi e dai cittadini, ma, a giudizio della sinistra, queste misure restano insufficienti. Non possiamo accettare compromessi disonesti laddove è in gioco la libertà di espressione dei cittadini.

 
  
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  Ian Hudghton (Verts/ALE), per iscritto. (EN) Ho votato a favore del pacchetto di compromesso sulle telecomunicazioni. Sebbene il pacchetto non sia perfetto, come è nella natura di ogni compromesso, credo rappresenti un passo nella giusta direzione e introdurrà un rafforzamento dei diritti dei consumatori.

 
  
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  Nuno Melo (PPE), per iscritto. (PT) L’adozione del testo si giustifica anche solo in virtù del fatto che la nuova normativa europea per il settore delle telecomunicazioni appoggia i diritti degli utenti della telefonia fissa, mobile e di internet, e rafforza la concorrenza.

Dal momento che l’Unione è sempre più un’area di diritti e libertà, fra le nuove disposizioni le più importanti riguardano il rafforzamento dei diritti dei consumatori, le garanzie di accesso alla rete e la protezione dei dati personali.

 
  
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  Willy Meyer (GUE/NGL), per iscritto. (ES) Ho votato contro la direttiva quadro sulle reti e i servizi di comunicazione elettronica perché credo che rappresenti un attacco alla libertà di espressione e ai diritti civili dei cittadini. Con l’adozione di questa direttiva, l’Unione europea permette la disconnessione da internet senza che sia necessaria una decisione da parte di un organismo giudiziario. Quale difensore dei diritti civili, non posso che oppormi a questa decisione, che consente ad aziende private di introdurre restrizioni all’uso di internet e rappresenta l’ennesimo esempio di liberalizzazione del mercato interno delle telecomunicazioni.

Inoltre, la facoltà lasciata a organi non giudiziari (la cui natura e composizione non sono state specificate) di decidere di interrompere il servizio internet per presunte attività illecite (neppure queste meglio determinate) rappresenta una violazione del principio secondo il quale tutti i cittadini sono innocenti fino a quando non ne venga dimostrata la colpevolezza e consente agli operatori di limitare i diritti degli utenti, di introdurre filtri di contenuto e di velocizzare alcune pagine a discapito di altre, il che segnerebbe, de facto, la fine della neutralità della rete.

 
  
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  Rareş-Lucian Niculescu (PPE), per iscritto. (RO) Ho votato a favore del pacchetto in esame a causa della sua indubbia utilità. Tuttavia, ammetto che non è chiaro cosa significhi in pratica una procedura equa e imparziale sotto il profilo delle possibili situazioni che giustificano una restrizione all’accesso a internet. Credo sarebbe stato preferibile rendere obbligatorio il pronunciamento preliminare di un organismo giudiziario.

 
  
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  Teresa Riera Madurell (S&D), per iscritto. (ES) Ho votato a favore della relazione che rappresenta il culmine di tutto il lavoro svolto sul pacchetto telecomunicazioni, composto di due direttive e di un regolamento che rappresentano un importante passo avanti verso lo sviluppo della società dell’informazione e verso la protezione dei diritti degli utenti.

La nuova normativa comprende inoltre norme chiare e fornisce quella certezza giuridica che serve a incoraggiare nuovi investimenti che, a loro volta, consentiranno di offrire nuovi servizi e sviluppare nuove attività economiche. Queste disposizioni avranno dunque un forte impatto economico. Grazie alla certezza giuridica offerta dall’emendamento 138, il testo infine adottato garantisce inoltre un maggiore rispetto dei diritti e delle libertà fondamentali dei consumatori rispetto all’accesso a internet.

Il compromesso raggiunto si riferisce alla convenzione europea sui diritti umani e le libertà fondamentali, mentre l’emendamento 138 ha scelto di riferirsi alla carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea.

Quest’ultima opzione presenta uno svantaggio evidente: il Regno Unito, la Polonia e, ora, la Repubblica ceca hanno introdotto un protocollo di deroga che impedisce l’intervento della Corte di giustizia dell’UE e dei rispettivi tribunali nazionali in caso di violazione, mentre tutti gli Stati membri hanno firmato la convenzione e non sussiste interferenza con le strutture giuridiche nazionali.

 
  
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  Georgios Toussas (GUE/NGL), per iscritto. (EL) Le forze politiche di centrodestra e di centrosinistra del Parlamento europeo hanno votato a favore del pacchetto legislativo sulle telecomunicazioni e internet sulla scorta dei criteri di concorrenza e sicurezza. In altre parole, hanno votato a favore per garantire profitti ai monopoli e limitare i diritti e le libertà dei lavoratori. Quelle stesse forze politiche, riferendosi con ampollosità demagogica ai diritti degli utenti e al libero accesso alla rete di fronte al dispotismo dei grandi gruppi monopolistici, hanno appoggiato le proposte reazionarie della Commissione, contribuendo così a promuovere gli interessi del capitale.

La decisione del Parlamento europeo promuove le ristrutturazioni capitalistiche che consentiranno alle imprese di crescere fino a raggiungere dimensioni gigantesche e sviluppare la green economy, regnando così in Europa e nel mondo e moltiplicando i loro profitti a scapito dei lavoratori e degli utenti dei loro servizi.

Viene legalmente concesso ai monopoli il diritto di monitorare e limitare l’accesso degli utenti a internet. Al contempo, vengono tutelati i loro profitti grazie all’armonizzazione dello spettro radio e della “divisione operativa” fra servizi di telefonia fissa e internet e infrastrutture necessarie. Abbiamo votato contro la proposta di risoluzione del Consiglio e del Parlamento e rimaniamo al fianco dei lavoratori e degli utenti delle comunicazioni elettroniche che continuano a invocare i propri diritti e le proprie libertà di fronte alla politica reazionaria dell’Unione europea e dei partiti del capitale.

 
  
  

- Relazione Staes (A7-0063/2009)

 
  
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  David Casa (PPE), per iscritto. (EN) In questo caso la proposta vuole creare un quadro per l’armonizzazione delle norme relative alla rilevazione e alla diffusione delle statistiche sull’uso e sulla vendita di pesticidi. Nel testo sono state introdotte molte definizioni importanti e molti chiarimenti. Per questo motivo ho deciso di votare a favore della relazione.

 
  
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  Edite Estrela (S&D), per iscritto. (PT) Sono lieta dell’accordo raggiunto sul progetto comune, approvato dal comitato di conciliazione, di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio relativo alle statistiche sui pesticidi, che consentirà di creare un quadro giuridico e norme armonizzate per la rilevazione e la diffusione di statistiche sull’uso e la vendita di pesticidi allo scopo di promuoverne l’utilizzo sostenibile.

 
  
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  Peter Jahr (PPE), per iscritto. (DE) Sono lieto che il regolamento relativo alle statistiche sui prodotti fitosanitari vada a completare il pacchetto legislativo della politica fitosanitaria europea che potrà quindi entrare in vigore. Per minimizzare i rischi derivanti dall’uso di prodotti fitosanitari per la popolazione e l’ambiente, ci servono indicatori di rischio armonizzati basati su dati confrontabili e affidabili provenienti da tutti gli Stati membri. Questo regolamento oggi ce lo consente. Tuttavia, la raccolta di simili dati non deve condurre a una maggiore burocrazia e, quindi, a maggiori oneri per i nostri agricoltori e le nostre amministrazioni. Laddove possibile dovrebbero essere utilizzati i dati esistenti senza procedere a una nuova rilevazione. In fase di monitoraggio dell’attuazione del regolamento, sarà nostra responsabilità garantire che la spesa per la burocrazia sia limitata al minimo indispensabile. Consentitemi un’osservazione. Avrei preferito fosse mantenuta l’espressione “prodotti fitosanitari”, usata inizialmente nel regolamento. In tedesco il termine “pesticidi” ha una connotazione del tutto negativa e si riferisce, generalmente, a un uso improprio dei prodotti fitosanitari. Purtroppo il regolamento contribuirà a questa cattiva interpretazione.

 
  
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  Elisabeth Köstinger (PPE), per iscritto. (DE) Sono lieta che il regolamento relativo alle statistiche sui prodotti fitosanitari vada a creare un quadro giuridico comune per la rilevazione e la diffusione di dati sulla commercializzazione e sull’uso dei pesticidi. Non vi è dubbio che la priorità debba essere annessa alla protezione dell’ambiente e alla minimizzazione dei rischi per la salute umana. Possiamo oggi farlo grazie a indicatori di rischio armonizzati e informazioni attendibili provenienti da tutti gli Stati membri. Dopo questa premessa, vorrei sottolineare che qualsiasi onere aggiuntivo di spesa non deve ricadere sulle spalle dei nostri agricoltori. Evitando di ripetere le rilevazioni di dati già raccolti potremo sfruttare sinergie che condurranno a una riduzione della burocrazia e di ogni onere addizionale.

 
  
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  Miroslav Mikolášik (PPE), per iscritto. (SK) I pesticidi, soprattutto quelli usati in agricoltura, hanno un impatto pesante sulla salute umana e sull’ambiente e il loro impiego dovrebbe pertanto essere ulteriormente e significativamente limitato. Una lunga esperienza nella raccolta di dati sulla vendita e sull’uso di queste sostanze ha evidenziato la necessità di sviluppare metodi armonizzati di rilevazione statistica, non solo a livello nazionale ma anche comunitario. In conformità con il principio di sussidiarietà e proporzionalità, il regolamento stabilisce un quadro comune per la creazione sistematica di statistiche comunitarie sulla commercializzazione e l’uso dei pesticidi.

Reputo quindi che il progetto comune, approvato dal comitato di conciliazione, di regolamento del Parlamento e del Consiglio relativo alle statistiche sui pesticidi costituisca una misura appropriata che, in ultima analisi, contribuirà a un utilizzo sostenibile di queste sostanze e a una significativa riduzione globale dei rischi per la salute e per l’ambiente nonché a una protezione adeguata delle colture.

 
  
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  Rovana Plumb (S&D), per iscritto. (RO) Desidero sottolineare che i pesticidi devono essere impiegati in modo più sostenibile, il che significa che deve intervenire una riduzione complessiva significativa dei rischi collegati. I pesticidi devono essere impiegati anche in modo compatibile con la necessità di tutelare le colture. I pesticidi, però, possono essere utilizzati senza un monitoraggio rigoroso dal punto di vista quantitativo e qualitativo solo se esiste una banca dati. La disponibilità e l’uso di statistiche comunitarie armonizzate e confrontabili sulle vendite di pesticidi svolgono un ruolo importante nella definizione e nel monitoraggio della normativa e delle politiche comunitarie nel contesto della strategia tematica per l’uso sostenibile dei pesticidi. Tali statistiche sono necessarie per valutare le politiche europee per lo sviluppo sostenibile e per calcolare gli importanti indicatori di rischio per la salute e l’ambiente connessi con l’uso di pesticidi. Questo è il motivo per cui ho votato a favore della relazione.

 
  
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  Oldřich Vlasák (ECR), per iscritto. (CS) Ho votato a favore della proposta legislativa di risoluzione del Parlamento europeo sul progetto comune, approvato dal comitato di conciliazione, del Parlamento e del Consiglio di regolamento relativo alle statistiche sui pesticidi perché, a mio giudizio, produrrà significativi benefici. Questa relazione armonizza e, in particolare, semplifica la normativa in materia di statistiche sui pesticidi. Armonizza le rilevazioni statistiche consentendo una maggiore confrontabilità dei dati e un uso migliore e più ampio della risorsa amministrativa dei dati raccolti abbattendo così i costi e gli oneri amministrativi per gli agricoltori e gli altri attori del settore agricolo. La proposta fornirà inoltre una maggiore protezione dei dati confidenziali. In ultima analisi, questa norma produrrà una maggiore consapevolezza dei pesticidi e del loro impatto sulla salute pubblica, che considero essere un tema di importanza fondamentale.

 
  
  

- Relazione Geringer de Oedenberg (A7-0057/2009)

 
  
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  Jean-Pierre Audy (PPE), per iscritto. (FR) Ho votato a favore della risoluzione legislativa sulla codificazione del regolamento del 1995 del Parlamento europeo e del Consiglio che stabilisce i principi generali per la concessione di un contributo finanziario della Comunità nel settore delle reti transeuropee. Mi spiace che, in considerazione dello sviluppo e della complessità dei testi, la Commissione non abbia rivisto la propria posizione, risalente all’1 aprile 1987, che da istruzione al personale di procedere a una codificazione degli atti legislativi dopo non più di dieci emendamenti, sottolineando che questo è un requisito minimo e che i che i suoi servizi dovrebbero cercare di codificare i testi legislativi di cui sono responsabili a intervalli ancora più brevi. Nella fattispecie noi stiamo codificando i regolamenti del 1999, due regolamenti del 2004 e uno del 2005. Ritengo che la politica di consolidamento della legislazione comunitaria dovrebbe essere una delle priorità della Commissione e che la situazione attuale sia insoddisfacente, soprattutto per gli Stati membri, i cittadini e, più in generale, per tutti gli utenti delle normative europee: i magistrati, gli avvocati, i consulenti, le amministrazioni, e così via.

 
  
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  Andreas Mölzer (NI), per iscritto. (DE) Ho votato a favore della proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che stabilisce i principi generali per la concessione di un contributo finanziario nel settore delle reti transeuropee. Le reti transeuropee rivestono grande importanza per lo sviluppo delle infrastrutture europee del traffico. Il nuovo regolamento disciplina in modo chiaro le condizioni e le procedure relative alla concessione di un contributo finanziario della Comunità, fornendo così la necessaria certezza giuridica in particolare agli Stati e alle regioni che stanno pianificando simili progetti infrastrutturali.

 
  
  

- Relazione Kirkhope (A7-0065/2009)

 
  
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  Diogo Feio (PPE), per iscritto. (PT) In qualità di membro di questo Parlamento che ha sempre prestato particolare attenzione ai temi connessi alla prevenzione della criminalità, alla sicurezza e alla cooperazione fra forze di polizia, riconosco l’importanza fondamentale di Europol al fine di creare un’area europea sicura e prevenire il crimine in tutta Europa. Al contempo riconosco che è necessario rafforzare Europol a vari livelli, inclusi quelli presi in esame oggi.

Tuttavia, il tema principale oggetto della nostra discussione oggi è se il Parlamento, a meno di una settimana dall’entrata in vigore del trattato di Lisbona, debba rinunciare alle sue prerogative istituzionali con riferimento alla prevenzione del crimine e alla cooperazione fra forze di polizia e, così facendo, rinunciare alla possibilità di svolgere un ruolo nel processo decisionale su queste materie all’interno della procedura di codecisione.

Non credo che questa sia la strada giusta. Il Parlamento deve assumersi pienamente le sue nuove responsabilità in questi ambiti. Alla luce di queste considerazioni voto a favore della relazione che chiede al Consiglio di ritirare la propria proposta.

 
  
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  Bruno Gollnisch (NI), per iscritto. (FR) Abbiamo votato contro il rigetto di questa serie di relazioni presentate dalla commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni non a causa del contenuto delle proposte legislative, che riguardano Europol e altre attività di polizia giudiziaria, ma a causa della forma. In effetti la maggioranza di quest’Assemblea vuole rinviare in commissione le relazioni solo per aspettare l’entrata in vigore del trattato di Lisbona. Grazie al trattato questa materia ricadrà nella procedura legislativa ordinaria, il che significa eguaglianza fra Parlamento e Consiglio a livello legislativo, diritto esclusivo di iniziativa per la Commissione europea e, ciò che è peggio, competenza della Corte di giustizia europea.

Per noi tutto questo è inaccettabile. Nel mondo senza confini che abbiamo creato e del quale approfittano pienamente criminali, immigrati clandestini e trafficanti, la cooperazione tra forze di polizia è di vitale importanza. Ma è necessario che essa continui a rientrare nell’ambito della cooperazione intergovernativa.

 
  
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  Nuno Melo (PPE), per iscritto (PT) In quanto materia del terzo pilastro, questo è un ambito estremamente importante per la sicurezza dell’area europea e sono quindi d’accordo nel sostenere che dovrebbe essere valutato alla luce del trattato di Lisbona a causa degli effetti che si produrranno sulla politica di cooperazione.

 
  
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  Andreas Mölzer (NI), per iscritto. (DE) In linea di principio la stretta cooperazione fra diverse autorità per combattere il crimine è senza dubbio auspicabile. Tuttavia, manca qualsiasi regolamentazione sulla protezione dei dati in quello che è il previsto accesso illimitato delle autorità ai dati Europol né è chiaro quali saranno i poteri di investigazione del previsto funzionario responsabile della sicurezza. Anche l’accordo SWIFT solleva serie preoccupazioni a proposito della protezione dei dati. Il Parlamento deve avere la possibilità di rimediare a questo fallimento dei diritti di protezione dei dati a nome dei cittadini. Per questo motivo ho votato a favore della relazione.

 
  
  

- Relazione in ’t Veld (A7-0064/2009)

 
  
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  Vilija Blinkevičiūtė (S&D), per iscritto. (LT) Appoggio l’opinione della relatrice e sono d’accordo nel ritenere che Parlamento e Consiglio dovrebbero esaminare di comune accordo la legislazione su Europol. Grande attenzione deve essere prestata in particolare alla protezione dei dati personali. In effetti non è sufficientemente chiaro se esistano adeguate misure di protezione nel caso di trasferimento di dati personali a parti terze. Non è forse questa una violazione del diritto alla privacy dei cittadini? Possono i cittadini avere fiducia nella protezione dei dati che li riguardano? Questa materia dovrebbe essere approfondita. Il Consiglio pertanto, dovrebbe presentare una nuova proposta dopo l’entrata in vigore del trattato di Lisbona.

 
  
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  Diogo Feio (PPE), per iscritto. (PT) In qualità di membro di questo Parlamento che ha sempre prestato particolare attenzione ai temi connessi alla prevenzione della criminalità, alla sicurezza e alla cooperazione fra forze di polizia, riconosco l’importanza fondamentale di Europol al fine di creare un’area europea sicura e prevenire il crimine in tutta Europa. Al contempo riconosco che è necessario rafforzare Europol a vari livelli, inclusi quelli presi in esame oggi.

Tuttavia, il tema principale oggetto della nostra discussione oggi è se il Parlamento, a meno di una settimana dall’entrata in vigore del trattato di Lisbona, debba rinunciare alle sue prerogative istituzionali con riferimento alla prevenzione del crimine e alla cooperazione fra forze di polizia e, così facendo, rinunciare alla possibilità di svolgere un ruolo nel processo decisionale su queste materie all’interno della procedura di codecisione.

Non credo che questa sia la strada giusta. Il Parlamento deve assumersi pienamente le sue nuove responsabilità in questi ambiti. Alla luce di queste considerazioni voto a favore della relazione che chiede al Consiglio di ritirare la propria proposta.

 
  
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  Nuno Melo (PPE), per iscritto. (PT) Senza trascurare l’importanza dell’Ufficio europeo di polizia, Europol, e nonostante il supporto generale di cui dovrebbe beneficiare, in quanto elemento del terzo pilastro, questo è un ambito estremamente importante per la sicurezza dell’area europea.

Sono quindi d’accordo nel sostenere che dovrebbe essere valutato alla luce del trattato di Lisbona a causa degli effetti che si produrranno sulla politica di cooperazione.

 
  
  

- Relazione Albrecht (A7-0069/2009)

 
  
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  Diogo Feio (PPE), per iscritto. (PT) In qualità di membro di questo Parlamento che ha sempre prestato particolare attenzione ai temi connessi alla prevenzione della criminalità, alla sicurezza e alla cooperazione fra forze di polizia, riconosco l’importanza fondamentale di Europol al fine di creare un’area europea sicura e prevenire il crimine in tutta Europa. Al contempo riconosco che è necessario rafforzare Europol a vari livelli, inclusi quelli presi in esame oggi.

Tuttavia, il tema principale oggetto della nostra discussione oggi è se il Parlamento, a meno di una settimana dall’entrata in vigore del trattato di Lisbona, debba rinunciare alle sue prerogative istituzionali con riferimento alla prevenzione del crimine e alla cooperazione fra forze di polizia e, così facendo, rinunciare alla possibilità di svolgere un ruolo nel processo decisionale su queste materie all’interno della procedura di codecisione.

Non credo che questa sia la strada giusta. Il Parlamento deve assumersi pienamente le sue nuove responsabilità in questi ambiti. Alla luce di queste considerazioni voto a favore della relazione che chiede al Consiglio di ritirare la propria proposta.

 
  
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  Petru Constantin Luhan (PPE), per iscritto. (RO) La relazione Albrecht solleva alla nostra attenzione l’elenco dei paesi terzi e delle organizzazioni con i quali Europol intende concludere degli accordi. L’elenco dei paesi terzi include anche la Repubblica di Moldova, per esempio, mentre fra le organizzazioni con le quali Europol intende siglare un accordo dovrebbe essere compreso anche il Centro regionale per la lotta al crimine transfrontaliero che ha sede a Bucarest e sta negoziando con l’Ufficio europeo di polizia per arrivare a un accordo di cooperazione. Il gruppo del Partito Popolare Europeo (Democratico Cristiano) ha deciso di votare contro questa relazione durante la plenaria per poter riconsiderare l’intera problematica dopo l’entrata in vigore del trattato di Lisbona. E’ proprio perché si tratta di un tema tanto importante che abbiamo deciso di dedicargli grande attenzione e torneremo a discuterne il prossimo anno sulla base della procedura di codecisione con il Consiglio.

 
  
  

- Relazione Díaz de Mera García Consuegra (A7-0068/2009)

 
  
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  Carlos Coelho (PPE), per iscritto. (PT) Nell’ambito di Europol ci sono state presentate quattro iniziative tese a introdurre nuove norme sulla riservatezza delle informazioni, a definire le norme di attuazione relative alle relazioni di Europol con i partner, incluso lo scambio di dati personali e informazioni classificate, a determinare l’elenco di paesi terzi e delle organizzazioni con i quali Europol stipula accordi, e a stabilire le norme di attuazione degli archivi di lavoro per fini di analisi.

Giacché il trattato di Lisbona entrerà in vigore tra pochi giorni e al Parlamento saranno attribuite nuove prerogative in materia di cooperazione di polizia, i quattro relatori hanno chiesto il rigetto delle proposte per motivi giuridici. Appoggio pertanto la loro decisione di non presentare commenti sulla sostanza delle proposte respingendole e invitando la Commissione e il Consiglio a rendere una dichiarazione in plenaria in cui si impegnano a presentare una nuova decisione entro sei mesi dall’entrata in vigore del trattato di Lisbona. In pratica, vale la pena di ricordare che, per quanto riguarda gli attuali incentivi, trattandosi di una semplice consultazione del Parlamento, il Consiglio sarà in grado di adottare una posizione prima della fine dell’anno, giacché si tratta di quattro misure di attuazione che entreranno in vigore a partire dall’1 gennaio 2010.

 
  
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  Diogo Feio (PPE), per iscritto. (PT) In qualità di membro di questo Parlamento che ha sempre prestato particolare attenzione ai temi connessi alla prevenzione della criminalità, alla sicurezza e alla cooperazione fra forze di polizia, riconosco l’importanza fondamentale di Europol al fine di creare un’area europea sicura e prevenire il crimine in tutta Europa. Al contempo riconosco che è necessario rafforzare Europol a vari livelli, inclusi quelli presi in esame oggi.

Tuttavia, il tema principale oggetto della nostra discussione oggi è se il Parlamento, a meno di una settimana dall’entrata in vigore del trattato di Lisbona, debba rinunciare alle sue prerogative istituzionali con riferimento alla prevenzione del crimine e alla cooperazione fra forze di polizia e, così facendo, rinunciare alla possibilità di svolgere un ruolo nel processo decisionale su queste materie all’interno della procedura di codecisione.

Non credo che questa sia la strada giusta. Il Parlamento deve assumersi pienamente le sue nuove responsabilità in questi ambiti. Alla luce di queste considerazioni voto a favore della relazione che chiede alla Commissione di ritirare la propria proposta.

 
  
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  Nuno Melo (PPE), per iscritto. (PT) Senza trascurare l’importanza dell’Ufficio europeo di polizia, Europol, e nonostante il supporto generale di cui dovrebbe beneficiare, in quanto elemento del terzo pilastro, questo è un ambito estremamente importante per la sicurezza dell’area europea.

Sono quindi d’accordo nel sostenere che dovrebbe essere valutato alla luce del trattato di Lisbona a causa degli effetti che si produrranno sulla politica di cooperazione. Dal momento che si discute della sicurezza dell’area europea, credo quindi che ogni decisione su una materia tanto sensibile sia prematura fino a quando non entrerà in vigore il trattato.

 
  
  

- Relazione Alfano (A7-0072/2009)

 
  
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  Elena Oana Antonescu (PPE), per iscritto. (RO) Il crimine è in continuo aumento nell’Unione europea. Ci troviamo di fronte a numerose reti di criminalità organizzata, per non parlare della criminalità su internet, un fenomeno che va diffondendosi sempre più. La politica europea di prevenzione del crimine deve quindi essere consolidata e rafforzata e gli Stati membri devono avviare una migliore e più stretta collaborazione, basata su una forte strategia comune in questo ambito. I progressi realizzati dalla rete di prevenzione della criminalità negli ultimi anni sono stati piuttosto limitati. Anzi, siamo ben lontani dall’aver sfruttato appieno il suo potenziale. Le condizioni chiave per garantire il successo operativo di una simile rete risiedono nell’ampliamento delle sue responsabilità, nella definizione di una struttura amministrativa chiara semplice ed efficace, e nell’effettiva partecipazione della società civile, delle università e delle ONG.

Il Parlamento acquisirà un vero potere legislativo e, insieme al Consiglio nell’ambito della procedura di codecisione, potrà adottare misure tese a incoraggiare e a sostenere le azioni degli Stati membri nel settore della prevenzione della criminalità. Appoggio pertanto la proposta della relatrice di respingere l’iniziativa e di rinviare la discussione di questa importante materia fino all’entrata in vigore del trattato di Lisbona.

 
  
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  David Casa (PPE), per iscritto. (EN) La relazione in questione chiede che siano respinte le modifiche all’attuale sistema della rete di prevenzione del crimine. Sono d’accordo con la relatrice nel ritenere che esistano diversi ambiti in cui è auspicabile un miglioramento, anche in relazione alla proposta. Cionondimeno le misure interinali consentono di introdurre significativi cambiamenti non appena possibile. Per queste ragioni ho deciso di votare contro la relazione.

 
  
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  Carlos Coelho (PPE), per iscritto. (PT) La rete europea di prevenzione della criminalità è stata istituita nel 2001 e, tuttavia, fino a oggi non ha prodotto risultati davvero soddisfacenti, a causa di numerose lacune organizzative che le hanno impedito di sviluppare il suo pieno potenziale dopo essere stata sottoposta a revisione interna in due occasioni. L’iniziativa presentata vuole abrogare la decisione del 2001 e propone una ristrutturazione della rete che, a mio giudizio, è piuttosto limitata e chiaramente inadeguata a risolvere i problemi attuali.

In questo contesto è necessario avviare una riforma della rete più seria e più ambiziosa sotto il profilo dell’organizzazione. L’insistenza della presidenza svedese sulla necessità di adottare una decisione prima dell’entrata in vigore del trattato di Lisbona è, dunque, inaccettabile, non solo perché si tratta di un’iniziativa debole, ma anche perché chiede al Parlamento di rinunciare alle prerogative istituzionali conferitegli da quello stesso trattato in materia di prevenzione della criminalità a pochi giorni dalla sua entrata in vigore.

 
  
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  Diogo Feio (PPE), per iscritto. (PT) In qualità di membro di questo Parlamento che ha sempre prestato particolare attenzione ai temi connessi alla prevenzione della criminalità, alla sicurezza e alla cooperazione fra forze di polizia, riconosco l’importanza fondamentale di Europol al fine di creare un’area europea sicura e prevenire il crimine in tutta Europa. Al contempo riconosco che è necessario rafforzare Europol a vari livelli, inclusi quelli presi in esame oggi.

Tuttavia, il tema principale oggetto della nostra discussione oggi è se il Parlamento, a meno di una settimana dall’entrata in vigore del trattato di Lisbona, debba rinunciare alle sue prerogative istituzionali con riferimento alla prevenzione del crimine e alla cooperazione fra forze di polizia e, così facendo, rinunciare alla possibilità di svolgere un ruolo nel processo decisionale su queste materie all’interno della procedura di codecisione.

Non credo che questa sia la strada giusta. Il Parlamento deve assumersi pienamente le sue nuove responsabilità in questi ambiti. Alla luce di queste considerazioni voto a favore della relazione e chiedo al Consiglio di non adottare formalmente l’iniziativa prima dell’entrata in vigore del trattato di Lisbona che avverrà tra pochissimo tempo.

 
  
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  Nuno Melo (PPE), per iscritto. (PT) La rete europea di prevenzione della criminalità (REPC) è stata istituita nel 2001 alla luce della necessità di definire misure e attività di scambio per prevenire la criminalità e per rafforzare la rete delle autorità nazionali responsabili di questa materia.

Sette anni dopo, a seguito di una valutazione esterna della REPC, si è giunti alla conclusione che l’operatività di questo organismo era suscettibile di ampi miglioramenti.

Lo sviluppo dei diversi aspetti della prevenzione della criminalità è estremamente importante a livello europeo, così come lo è il sostegno alla prevenzione e alla lotta contro gli organismi del crimine nazionale e locale.

In considerazione della natura sensibile dei temi toccati da questa relazione, appoggio la decisione di attendere una nuova proposta del Consiglio nel quadro della procedura di codecisione in accordo con il trattato di Lisbona.

 
  
  

- Relazione Kirkhope (A7-0071/2009)

 
  
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  Diogo Feio (PPE), per iscritto. (PT) In qualità di membro di questo Parlamento che ha sempre prestato particolare attenzione ai temi connessi alla prevenzione della criminalità, alla sicurezza e alla cooperazione fra forze di polizia, riconosco l’importanza fondamentale di Europol al fine di creare un’area europea sicura e prevenire il crimine in tutta Europa. Al contempo riconosco che è necessario rafforzare Europol a vari livelli, inclusi quelli presi in esame oggi.

Tuttavia, il tema principale oggetto della nostra discussione oggi è se il Parlamento, a meno di una settimana dall’entrata in vigore del trattato di Lisbona, debba rinunciare alle sue prerogative istituzionali con riferimento alla prevenzione del crimine e alla cooperazione fra forze di polizia e, così facendo, rinunciare alla possibilità di svolgere un ruolo nel processo decisionale su queste materie all’interno della procedura di codecisione.

Non credo che questa sia la strada giusta. Il Parlamento deve assumersi pienamente le sue nuove responsabilità in questi ambiti. Alla luce di queste considerazioni voto a favore della relazione e chiedo che il Regno di Svezia e il Regno di Spagna ritirino la propria iniziativa.

 
  
  

Pacchetto Europol (Timothy Kirkhope (A7-0065/2009), Sophia in ’t Veld (A7-0064/2009), Jan Philipp Albrecht (A7-0069/2009), Agustín Díaz de Mera García Consuegra (A7-0068/2009), Sofia Alfano (A7-0072/2009), Timothy Kirkhope (A7-0071/2009))

 
  
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  Sylvie Guillaume (S&D), per iscritto. (FR) Ho votato a favore delle relazioni in ’t Veld, Kirkhope, Albrecht e Díaz de Mera García Consuegra concernenti un pacchetto di misure relative a Europol, e a favore della relazione Alfano sulla rete europea di prevenzione della criminalità. Le relazioni chiedono siano respinte le proposte del Consiglio su questi temi. Lo scopo perseguito nel respingere le proposte del Consiglio era di difendere le prerogative del Parlamento europeo in un ambito tanto sensibile quanto quello della cooperazione giudiziaria e di polizia in materia penale. Al Parlamento europeo è stato chiesto di pronunciare un verdetto su una materia comunque particolarmente sensibile entro tempi strettissimi. Nulla, tuttavia, giustifica un’azione tanto affrettata, tranne il fatto che, dall’1 dicembre, le procedure inerenti al terzo pilastro decadono e devono essere oggetto di una nuova procedura all’interno di quella legislativa ordinaria. Noi respingiamo queste proposte per inviare un messaggio forte al Consiglio perché sia chiaro che siamo insoddisfatti delle pressioni esercitate sui membri di questa Assemblea e dell’evidente volontà di aggirare le nuove procedure che includono il Parlamento europeo nel dibattito legislativo.

 
  
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  Ian Hudghton (Verts/ALE), per iscritto. (EN) In accordo con le raccomandazioni della commissione per le libertà civili, ho votato contro la proposta di decisione. Alla luce dell’imminente entrata in vigore del trattato di Lisbona, le decisioni in questo ambito dovrebbero essere adottate nel quadro delle nuove procedure legislative.

 
  
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  Jörg Leichtfried (S&D), per iscritto. (DE) Voto contro l’adozione del pacchetto Europol. Ho espresso un voto favorevole al rigetto dell’intero pacchetto perché credo sia scandaloso che la Commissione e il Consiglio cerchino ancora di far passare queste misure prima dell’entrata in vigore del trattato di Lisbona.

 
  
  

- Relazione Moreira (A7-0060/2009)

 
  
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  David Casa (PPE), per iscritto. (EN) La Georgia attraversa un periodo di grave crisi, soprattutto dallo scoppio del conflitto con la Russia nel 2008. In considerazione dell’importanza strategica di questo paese, ma anche per altre ragioni, la Commissione ha proposto la concessione di assistenza macrofinanziaria a favore della Georgia. Sebbene sia d’accordo sul fatto che il Parlamento ha bisogno di maggiori informazioni a proposito, ho deciso di appoggiare la raccomandazione del relatore e di votare a favore della relazione.

 
  
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  João Ferreira (GUE/NGL), per iscritto. (PT) Abbiamo sempre sostenuto che è necessario per l’Unione europea fornire aiuti e solidarietà ai paesi che ne hanno bisogno e che tali aiuti dovrebbero essere utilizzati per progetti che rivestono una reale utilità per le popolazioni di quei paesi.

Tuttavia gli “aiuti” erogati dall’Unione europea sembrano aver poco a che fare con la solidarietà. Gli interessi del grande capitale, economico o finanziario, e le grandi potenze hanno sempre la meglio sugli interessi della solidarietà.

Questo è vero anche nel caso degli aiuti alla Georgia, sui quali abbiamo appena votato. L’assistenza finanziaria è principalmente tesa a finanziare le raccomandazioni del Fondo monetario internazionale e le sue politiche di adeguamento strutturale, in altre parole la sua insistenza su quelle stesse politiche neoliberali che hanno provocato la crisi economica e finanziaria che questo paese deve affrontare.

Queste ragioni ci hanno portato anche ad astenerci dal voto sulle altre relazioni. Non esiste inoltre alcuna garanzia che il finanziamento erogato non venga impiegato per il riarmo della Georgia, anche se indirettamente, dopo l’attacco delle truppe georgiane contro le popolazioni delle provincie dell’Ossezia meridionale e dell’Abkhazia, attacco che ha poi condotto alla guerra con la Russia.

Non possiamo accettare una decisione che potrebbe portare a una ulteriore militarizzazione delle relazioni fra i paesi della regione caucasica, tanto preziosa agli occhi dell’Unione europea e dei suoi monopoli a causa delle sue risorse energetiche, delle sue ricchezze e della sua importanza geostrategica.

 
  
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  Jacek Olgierd Kurski (ECR), per iscritto. (PL) La Georgia è stata brutalmente attaccata nell’agosto 2008 dall’esercito della Federazione russa e, oltre ai danni estesi e alle numerose vittime, ha dovuto fare i conti con l’aggravarsi della situazione economica. L’Unione europea non può restare passiva di fronte alle difficoltà economiche della Georgia e dovrebbe essere pronta a prestare un’assistenza macrofinanziaria speciale per permettere al paese di avviare la ricostruzione dopo l’invasione russa dello scorso anno. L’assistenza finanziaria di Bruxelles aiuterà inoltre la Georgia a combattere gli effetti della crisi economica e finanziaria mondiale. Alla luce di queste circostanze e dell’importanza strategica della Georgia per l’UE all’interno della politica europea di vicinato e del partenariato orientale recentemente istituito, appoggio la risoluzione sulla decisione del Consiglio relativa alla concessione di assistenza macrofinanziaria alla Georgia.

 
  
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  Nuno Melo (PPE), per iscritto. (PT) Il programma di assistenza macrofinanziaria svolge un ruolo fondamentale nel miglioramento della stabilità finanziaria delle nazioni europee uscite di recente da un conflitto armato le cui vicissitudini li costringono ad affrontare difficoltà finanziarie in termini di deficit di bilancio e di bilancia dei pagamenti.

Questa assistenza è fondamentale per il processo di ricostruzione di questi paesi purché sia erogata in modo pacifico, il che presuppone un’assistenza internazionale. La concessione di aiuti garantisce inoltre che queste aree di instabilità non mettano in pericolo la sicurezza e la pace in Europa a causa, in particolare, dei flussi di rifugiati e sfollati che tali conflitti producono.

L’Unione europea deve quindi essere uno spazio di solidarietà e combinare l’assistenza alla Georgia con gli aspetti appropriati precedentemente menzionati.

 
  
  

- Relazione Moreira (A7-0059/2009)

 
  
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  Nuno Melo (PPE), per iscritto. (PT) Il programma di assistenza macrofinanziaria è di fondamentale importanza anche per migliorare la stabilità finanziaria delle nazioni europee che di recente hanno affrontato la crisi globale subendone gli effetti nei loro principali partner commerciali, soprattutto la Russia nel caso dell’Armenia. Gli squilibri finanziari sono dovuti alle problematiche di bilancio e della bilancia dei pagamenti.

Questi aiuti sono importanti se vogliamo che l’Armenia affronti la crisi con maggiore coerenza e sia in grado di prevenire l’instabilità sociale che potrebbe scatenare un esodo massiccio di emigranti provocando difficoltà in Europa.

L’Unione europea deve quindi essere uno spazio di solidarietà e combinare l’assistenza all’Armenia con gli aspetti appropriati precedentemente menzionati.

 
  
  

- Relazione Ransdorf (A7-0061/2009)

 
  
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  Nuno Melo (PPE), per iscritto. (PT) Nel caso specifico della Serbia il programma di macroassistenza finanziaria è di fondamentale importanza allo scopo di migliorare la stabilità finanziaria del paese giacché, oltre ad affrontare la crisi globale, la Serbia è uscita da un conflitto armato i cui effetti si fanno ancora sentire.

Questi aiuti sono uno strumento importante per la stabilità finanziaria della Serbia e per il consolidamento della stabilità in tutta la regione dei Balcani. La Serbia e la sua economia svolgono un ruolo di enorme importanza nel processo di integrazione regionale e altrettanto essenziale è la partecipazione della Serbia all’integrazione europea.

L’Unione europea deve quindi essere uno spazio di solidarietà e combinare l’assistenza alla Serbia con gli aspetti appropriati precedentemente menzionati.

 
  
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  Andreas Mölzer (NI), per iscritto. (DE) E’ stato previsto che il prossimo anno la Serbia riceva assistenza macrofinanziaria per EUR 200 milioni sotto forma di prestito. Questi aiuti vogliono sostenere la stabilizzazione economica del paese, finanziare il fabbisogno della bilancia dei pagamenti e aiutare la Serbia ad affrontare le conseguenze della crisi economica e finanziaria mondiale. Ritengo che la macroassistenza finanziaria a favore della Serbia, che contribuirà a sostenere il programma di stabilizzazione in questo periodo di crisi, rappresenti uno strumento importante per promuovere la stabilità dell’intera regione balcanica. La Serbia e la sua economia possono svolgere un ruolo fondamentale a favore dell’integrazione regionale e ancora più importante è la partecipazione della Serbia all’integrazione europea. Per queste ragioni ho votato a favore della relazione Ransdorf e quindi a favore dell’assistenza macrofinanziaria alla Serbia.

 
  
  

- Relazione Winkler (A7-0067/2009)

 
  
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  Nuno Melo (PPE), per iscritto. (PT) Il programma di assistenza macrofinanziaria è di fondamentale importanza per migliorare la stabilità finanziaria in Bosnia Erzegovina e combattere gli effetti negativi della crisi globale sull’economia nazionale. Questi aiuti si tradurranno in un miglioramento dell’economia del paese sotto il profilo del deficit di bilancio e della bilancia dei pagamenti.

La Bosnia è anch’essa situata in una regione sensibile e la sua economia e stabilità finanziaria sono dunque particolarmente importanti perché contribuiranno a una maggiore stabilità in tutta la regione balcanica.

L’Unione europea deve quindi essere uno spazio di solidarietà e combinare l’assistenza alla Bosnia con gli aspetti appropriati precedentemente menzionati.

 
  
  

- Assistenza macrofinanziaria

 
  
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  Jean-Luc Mélenchon (GUE/NGL), per iscritto. (FR) Per noi è inaccettabile che i prestiti e gli aiuti europei siano soggetti a restrizioni imposte dal Fondo monetario internazionale. Voteremo contro le misure di assistenza macrofinanziaria presentate oggi al Parlamento europeo. Le condizioni imposte sono sotto gli occhi di tutti: scadenze impossibili, mancanza di informazione … Qualunque sia la prospettiva adottata, tutto ciò è in evidente contraddizione con le richieste democratiche che dovrebbero caratterizzare l’Unione europea.

Noi siamo comunque solidali con i popoli di Serbia, Bosnia Erzegovina, Armenia e Georgia. Non vogliamo che soffrano più di quanto non accada già a causa del sistema obsoleto e pericoloso del neoliberalismo che il Fondo monetario internazionale sta cercando di portare avanti.

 
  
  

- Relazione Bullmann (A7-0055/2009)

 
  
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  Diogo Feio (PPE), per iscritto. (PT) Ritengo che questa proposta di direttiva del Consiglio che modifica il sistema comune d’imposta sul valore aggiunto sia un modo per raggiungere una maggiore semplificazione e armonizzazione del sistema. Infatti, combinando alcuni aspetti relativi all’IVA sulla fornitura di gas naturale, energia elettrica, calore o freddo con il trattamento fiscale delle imprese comuni create in virtù dell’articolo 171 del trattato sul funzionamento dell’Unione europea, con la determinazione di alcune conseguenze dell’allargamento dell’UE, e con le condizioni per esercitare il diritto alla detrazione dell’IVA assolta a monte, ci muoveremo verso una maggiore efficacia nell’applicazione dell’imposta sul valore aggiunto.

 
  
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  Ilda Figueiredo (GUE/NGL), per iscritto . (PT) La proposta del Consiglio vuole chiarire certi elementi relativi all’importazione e al luogo di tassazione delle forniture di gas naturale ed energia elettrica per includere nel campo di applicazione della direttiva le modifiche introdotte in occasione dell’adesione della Bulgaria e della Romania. Al contempo la proposta vuole chiarire ed enfatizzare la regola di base del diritto di detrazione, secondo la quale questo diritto sorge solo se i beni e i servizi sono utilizzati da un soggetto passivo per le necessità delle sue attività economiche.

Tuttavia il testo adottato oggi non corrisponde a certe caratteristiche specifiche dei mercati nazionali, come l’uso del gas butano e propano. In Portogallo, come in altri paesi europei in cui i cittadini hanno un reddito basso e la cui recente inclusione nelle reti europee del gas naturale è estremamente onerosa, l’uso del butano e del propano da parte delle famiglie e delle micro e piccole imprese è una realtà inevitabile.

Di norma, poi, coloro che ricorrono a questo tipo di energia sono i più poveri. La direttiva sull’IVA discrimina quindi questo gruppo rispetto ai cittadini con un reddito più elevato.

Le modifiche apportate alla relazione, inoltre, sembrano restringere il margine di azione degli Stati membri.

 
  
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  Ian Hudghton (Verts/ALE), per iscritto. (EN) Mi sono astenuto dal voto sulla relazione Bullmann. Pur essendo convinto del fatto che il Consiglio ha il dovere di prestare ascolto alle opinioni di quest’Assemblea, l’unica istituzione dell’UE eletta direttamente, non credo che i sistemi IVA dovrebbero essere armonizzati. Il principio di sussidiarietà insegna che la fiscalità è una materia che è opportuno lasciare alle competenze delle nazioni europee.

 
  
  

- Relazione Rosbach (A7-0051/2009)

 
  
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  Luís Paulo Alves (S&D), per iscritto. (PT) Ho votato a favore della relazione sulla protezione dell’ambiente marino nell’Atlantico nordorientale in relazione allo stoccaggio di flussi di biossido di carbonio in formazioni geologiche perché credo che l’esistenza di un quadro normativo e di linee guida per tale stoccaggio contribuirà alla tutela di questa regione marittima sia nel breve che nel lungo periodo a condizione che l’obiettivo sia quello di una conservazione permanente del biossido di carbonio in queste formazioni e che non si producano effetti avversi significativi sull’ambiente marino, sulla salute umana e su altri usi legittimi delle zone marittime europee, segnatamente quelle del Portogallo e, in particolare, delle Azzorre.

 
  
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  Edite Estrela (S&D), per iscritto. (PT) Ho votato a favore della relazione Rosbach sulla proposta di decisione del Consiglio concernente l’approvazione, a nome della Comunità europea, degli emendamenti agli allegati II e III della convenzione per la protezione dell’ambiente marino dell’Atlantico nordorientale (Convenzione OSPAR) in relazione allo stoccaggio dei flussi di biossido di carbonio in formazioni geologiche. E’ comunque importante garantire che la tecnologia di cattura e stoccaggio geologico del biossido di carbonio, essendo stata poco testata, sia applicata in accordo con le più rigorose norme di sicurezza, come previsto dalla direttiva a questo proposito.

 
  
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  João Ferreira (GUE/NGL), per iscritto. (PT) Lo stoccaggio geologico del biossido di carbonio è stato individuato quale possibile soluzione per mitigare gli effetti di un aumento della concentrazione antropogenica di questo gas nell’atmosfera. Cionondimeno questa soluzione solleva diversi interrogativi quanto alla sua futura applicabilità, soprattutto alla luce del fatto che lo sviluppo della tecnologia necessaria è ancora allo stadio iniziale, i costi previsti sono elevati, e si accompagna a rischi potenziali. E’ importante portare avanti gli studi che sono stati realizzati in questo ambito, tenendo presente che alcuni dei risultati ottenuti fino a ora sono positivi da questo punto di vista.

Vale comunque la pena di sottolineare che la prosecuzione degli studi su questa opzione o la sua possibile applicazione in futuro non dovrà in nessun caso pregiudicare quello che è il necessario mutamento del paradigma energetico, che si prefigge di ridurre in modo significativo l’attuale dipendenza dai combustibili fossili. D’altro canto, è indispensabile procedere a uno studio approfondito sia degli effetti ambientali sia della sicurezza delle tecnologie impiegate per lo stoccaggio. La risoluzione adottata offre queste garanzie e per questa ragione l’abbiamo sostenuta.

 
  
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  Ian Hudghton (Verts/ALE), per iscritto. (EN) Ho votato a favore della relazione Rosbach. La cattura e lo stoccaggio di carbonio possono contribuire in modo significativo agli sforzi tesi a contrastare il riscaldamento globale e il mio paese, la Scozia, svolgerà un ruolo importante nello sviluppo della tecnologia necessaria. Questo emendamento alla convenzione OSPAR permetterà all’Unione europea e alla Scozia di assumere un ruolo guida in questo settore.

 
  
  

- Relazione Geringer de Oedenberg (A7-0058/2009)

 
  
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  Bruno Gollnisch (NI), per iscritto. (FR) Devo riconoscere di avere appreso qualcosa da queste due nuove relazioni dell’onorevole Geringer de Oedenberg: ho imparato che quei paesi che hanno scelto di non partecipare alla cooperazione giudiziaria in materia di diritto civile hanno comunque perso la propria sovranità.

Infatti, la Danimarca, che è riuscita a negoziare una deroga, ma che, come paese sovrano, ha anche cercato di concludere un trattato con la Comunità per prendere parte a certi aspetti di questa cooperazione, oggi è obbligata a chiedere il permesso della Commissione per stipulare nuovi accordi internazionali in materia con altri! In altre parole, la Danimarca ha perso il diritto di decidere autonomamente in un ambito delle proprie relazioni esterne.

Se, da un punto di vista intellettuale, è comprensibile che debba essere assicurata la coerenza all’interno e all’esterno della Comunità per avviare tale cooperazione, ho più difficoltà ad accettare che la Commissione abbia competenza esclusiva per questo tipo di trattati, che essa controlli, anche parzialmente, la capacità di uno Stato membro di concludere dei trattati, e, ancora di più, che il diritto europeo abbia la precedenza su tutto il resto.

Abbiamo votato a favore di queste relazioni soltanto perché non c’è ragione di impedire alla Danimarca di concludere gli accordi che desidera e ci sono poche possibilità di fare altrimenti nelle circostanze attuali.

 
  
  

- Relazione Fraga Estévez (A7-0046/2009)

 
  
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  Ian Hudghton (Verts/ALE), per iscritto. (EN) Ho votato a favore della relazione sulle modifiche al piano di ricostituzione nel contesto dell’Organizzazione della pesca nell’Atlantico nordoccidentale. Le organizzazioni internazionali della pesca sono fondamentali per la gestione delle risorse marine mondiali. Reputo comunque deplorevole che sia l’Unione europea a negoziare con i nostri vicini dell’Atlantico nordoccidentale. Nonostante il trattato di Lisbona abbia ora sancito questo principio, ritengo tuttavia che esista la possibilità di restituire la gestione della pesca alle nazioni dove si pratica questa attività e alle regioni marittime.

 
  
  

- Relazione Koch (A7-0053/2009)

 
  
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  Andreas Mölzer (NI), per iscritto. (DE) Gli ultimi anni hanno registrato alcuni miglioramenti soprattutto nel settore del trasporto ferroviario e dei trasporti su lunga distanza. In questo contesto non dobbiamo, però, dimenticarci dei passeggeri. Non è sufficiente disporre di norme sul rimborso in caso di ritardo dei servizi ferroviari internazionali. Dobbiamo garantire che, in questa corsa alla globalizzazione, non si emargini completamente il trasporto regionale con l’esclusione di intere regioni.

Allo stesso modo, dobbiamo garantire che questa follia della privatizzazione manifestata fino a oggi non conduca a spaventosi ritardi e a una mancanza di sicurezza in stile britannico. E’ importante superare gli ostacoli e le difficoltà tecniche del traffico ferroviario transfrontaliero e non solo per motivi ambientali. Questo è il motivo per il quale ho votato a favore della relazione.

 
  
  

- Relazione Wallis (A7-0062/2009)

 
  
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  Miroslav Mikolášik (PPE), per iscritto. (SK) Accolgo favorevolmente la decisione della Comunità di firmare il Protocollo dell’Aia del 23 novembre 2007 sulla legge applicabile alle obbligazioni alimentari perché questo testo apporta dei chiarimenti, a lungo attesi e indispensabili, alle norme che determinano la legge applicabile e che sono di complemento alla Convenzione dell’Aia del 23 novembre sull’esazione internazionale di prestazioni alimentari nei confronti di figli e altri membri della famiglia.

L’armonizzazione delle norme fornirà certezza giuridica a coloro cui gli alimenti sono dovuti e permetterà loro di agire senza essere soggetti a diversi sistemi giuridici. Grazie alle norme speciali, si limita inoltre la possibilità di elusione dell’obbligazione alimentare laddove il creditore non sia in grado di ottenere alimenti ai sensi della legge dello Stato in cui risiede abitualmente. La possibilità di escludere l’applicazione di un diritto stabilito sulla base del Protocollo è limitata solo ai quei casi in cui gli effetti siano manifestamente contrari all’ordine pubblico dello Stato del foro. Desidero inoltre esprimere il mio profondo rammarico per la scelta del Regno Unito di non aderire alla decisione del Consiglio relativa alla conclusione del Protocollo da parte della Comunità.

 
  
  

- Relazione Zwiefka (A7-0054/2009)

 
  
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  Sabine Lösing (GUE/NGL), per iscritto. (EN) Il 9 novembre 2009 la commissione giuridica (JURI) del Parlamento europeo ha votato e adottato la relazione sulla richiesta di difesa dell’immunità e dei privilegi di Tobias Pflüger (A7-0054/2009).

Questa relazione si basa su fatti non corretti.

Il punto centrale è che la relazione cita una sentenza di primo grado che è stata annullata. La sentenza non è valida perché il tribunale regionale di Monaco in secondo e ultimo grado ha archiviato il caso il 21 luglio 2009. Non c’è stata condanna. Per questo motivo gli ammonimenti non hanno alcun valore.

E’ politicamente inaccettabile che questa relazione, che riporta fatti non corretti, sia stata sottoposta al voto in plenaria oggi (24 novembre 2009).

Abbiamo cercato di fare in modo che questa relazione incompleta e, dunque, scorretta, fosse tolta dall’ordine del giorno, ma senza successo, purtroppo.

Questo modo di procedere da parte del Parlamento europeo crea l’impressione che si voglia sostenere la persecuzione di persone attive in politica, che si voglia sostenere, nella fattispecie, la pubblica accusa di Monaco II contro un ex membro del Parlamento europeo.

 
  
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  Jean-Luc Mélenchon (GUE/NGL), per iscritto. (EN) Il 9 novembre 2009 la commissione giuridica (JURI) del Parlamento europeo ha votato e adottato la relazione sulla richiesta di difesa dell’immunità e dei privilegi di Tobias Pflüger (A7-0054/2009).

Questa relazione si basa su fatti non corretti.

Il punto centrale è che la relazione cita una sentenza di primo grado che è stata annullata. La sentenza non è valida perché il tribunale regionale di Monaco in secondo e ultimo grado ha archiviato il caso il 21 luglio 2009. Non c’è stata condanna. Per questo motivo gli ammonimenti non hanno alcun valore.

E’ politicamente inaccettabile che questa relazione, che riporta fatti non corretti, sia stata sottoposta al voto in plenaria oggi (24 novembre 2009).

Abbiamo cercato di fare in modo che questa relazione incompleta e, dunque, scorretta, fosse tolta dall’ordine del giorno, ma senza successo, purtroppo.

Questo modo di procedere da parte del Parlamento europeo crea l’impressione che si voglia sostenere la persecuzione di persone attive in politica, che si voglia sostenere, nella fattispecie, la pubblica accusa di Monaco II contro un ex membro del Parlamento europeo, Tobias Pflüger.

 
  
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  Willy Meyer (GUE/NGL), per iscritto. (EN) Il 9 novembre 2009 la commissione giuridica (JURI) del Parlamento europeo ha votato e adottato la relazione sulla richiesta di difesa dell’immunità e dei privilegi di Tobias Pflüger (A7-0054/2009). Questa relazione si basa su fatti non corretti. Il punto centrale è che la relazione cita una sentenza di primo grado che nel frattempo è stata annullata. La sentenza non è valida perché il tribunale regionale di Monaco in secondo e ultimo grado ha archiviato il procedimento contro Tobias Pflüger il 21 luglio 2009. Non c’è stata condanna. Per questo motivo gli ammonimenti non hanno alcun valore. E’ politicamente inaccettabile che questa relazione, che riporta fatti non corretti, sia stata sottoposta al voto in plenaria oggi (24 novembre 2009). Abbiamo cercato di fare in modo che questa relazione incompleta e, dunque, scorretta, fosse tolta dall’ordine del giorno, ma senza successo, purtroppo. Questo modo di procedere da parte del Parlamento europeo crea l’impressione che si voglia sostenere la persecuzione di persone attive in politica, che si voglia sostenere, nella fattispecie, la pubblica accusa di Monaco II contro un ex membro del Parlamento europeo, Tobias Pflüger.

 
  
  

- Relazione Szájer (A7-0036/2009)

 
  
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  Peter Skinner (S&D), per iscritto. (EN) Ritengo che il ruolo del Parlamento possa considerarsi efficace solo se la nostra istituzione ha la possibilità di seguire l’implementazione della legislazione. In questo contesto, l’applicazione della norma della procedura di regolamentazione con controllo permette una valutazione ex ante delle proposte trasformate in normativa. La relazione arricchisce il ruolo del Parlamento e rafforza la nostra capacità di controllo e monitoraggio dell’attuazione della legislazione negli Stati membri.

 
Ultimo aggiornamento: 16 aprile 2010Avviso legale