Presidente. – L’ordine del giorno reca i quattro progetti di risoluzione su Laos e Vietnam(1).
Véronique De Keyser, autore. – (FR) Signor Presidente, ancora una volta una discussione con procedura d’urgenza che riguarda Vietnam e Laos. E’ vero che ci sono state altre discussioni simili al Parlamento europeo, ma non possiamo lasciare che questa discussione con procedura d’urgenza rimanga inascoltata.
In realtà siamo piuttosto preoccupati. Dal 2006, quando il Vietnam è stato cancellato dalla lista nera americana relativa a repressione e violazioni dei diritti umani, il livello questi crimini ai danni degli attivisti dei diritti umani è cresciuto.
Vorrei citare soltanto un caso che reputo emblematico, quello della signora Tran Khai Thanh Thuy. Si tratta di una scrittrice, blogger, giornalista ed attivista attualmente in carcere per ragioni piuttosto vaghe, la più plausibile delle quali è la sua difesa della libertà di espressione e dei diritti umani nel suo paese. E’ diabetica e in precarie condizioni di salute. Temiamo per la sua vita e per lei chiediamo non solo un’adeguata assistenza sanitaria in carcere, ma anche il suo immediato rilascio.
Adoro il Vietnam. E’ un grande paese e assumerà la presidenza dell’ASEAN nel 2010. Credo che l’adozione di misure più in linea con gli standard democratici internazionali potrebbe contribuire a rafforzare ulteriormente la sua autorità morale.
Thomas Mann, autore. – (DE) Signor Presidente, la situazione dei diritti umani in Vietnam è allarmante. La persecuzione religiosa, in particolare nei confronti di cristiani e buddisti, è all’ordine del giorno. Chiunque si esprima a favore di libertà e diritti umani è vittima di intimidazioni ed è tenuto sistematicamente sotto sorveglianza. Alla fine di settembre, centinaia di monaci del monastero di Bat Nha sono stati attaccati e l’intero complesso del monastero è stato gravemente danneggiato mentre la polizia stava a guardare. I monaci che hanno cercato rifugio nel vicino tempio di Phuoc Hue sono stati picchiati. Questo tipo di abusi non può essere tollerato. E’ scandaloso che i numerosi appelli da parte dell’Unione europea e di altre regioni del mondo per un miglioramento della situazione dei diritti umani siano stati semplicemente ignorati. Ci sono centinaia di ragioni che giustificano i cambiamenti, in particolare visto che il prossimo anno, il Vietnam assumerà la presidenza del gruppo di paesi dell’ASEAN.
La situazione in Laos non è molto più soddisfacente. All’inizio di novembre, oltre 300 manifestanti che chiedevano pacificamente più pluralismo e democrazia sono stati brutalmente picchiati dalla polizia segreta. Tutti gli sforzi per promuovere un dialogo politico in questo paese sono immediatamente soffocati dall’unico partito al governo.
Anche i 5 000 rifugiati hmong, che fanno parte di una minoranza vittima di persecuzioni e che vivono attualmente in campi profughi nella Tailandia settentrionale, si trovano in una situazione tremenda, poiché non è stato loro riconosciuto lo status di rifugiati. L’organizzazione Medici senza frontiere, che questa settimana è stata rappresentata qui al Parlamento, ha affermato che è praticamente impossibile fornire aiuti umanitari nei campi perché gli arresti sono condotti in modo del tutto arbitrario e chi è fermato è costretto a tornare in Laos. Chiunque dice che queste persone tornano volontariamente, mente.
Noi eurodeputati chiediamo alla Commissione e al Consiglio di fornirci informazioni precise che ci permettano di sapere con esattezza quali accordi conclusi con questi due paesi su diritti umani e democrazia sono rispettati. Quali accordi sono stati bloccati? Per il bene dei cittadini del Vietnam e del Laos, deve essere possibile esercitare pressione sui governi di questi due paesi.
(Applausi)
Heidi Hautala, autore. – (FI) Signor Presidente, è bello sentire che l’Associazione delle nazioni dell’Asia sud-orientale ha costituito una commissione regionale per i diritti umani. In questo contesto, è sconvolgente incontrare i monaci vietnamiti che sono stati vittime di una violenta aggressione. Noi della sottocommissione per i diritti dell’uomo abbiamo avuto l’onore di incontrarli recentemente.
La posizione delle comunità religiose sembra diventare sempre più difficile in Vietnam. Dobbiamo condannare senza riserve il fatto che oltre 300 monaci e suore di due monasteri sono stati costretti ad andarsene a seguito di atti di violenza e che vi sono ancora comunità religiose continuamente perseguitate. E´ importante che il Vietnam osservi le raccomandazioni della commissione delle Nazioni Unite per i diritti umani che propongono, per esempio, che i relatori speciali delle Nazioni Unite siano invitati nel paese per sorvegliare il rispetto della libertà di opinione e di religione, nonché di altri diritti umani fondamentali.
Cristian Dan Preda, a nome del gruppo PPE. – (RO) In Vietnam, centinaia di persone sono detenute per le loro convinzioni politiche e religiose. Ritengo che il violento attacco contro i monaci buddisti alla fine di settembre mostri chiaramente il rifiuto del Vietnam di migliorare la situazione interna dei diritti umani.
In Laos, un paese governato da una dittatura militare, i leader del movimento degli studenti e degli insegnanti, costituito dieci anni fa, sono ancora detenuti in luoghi segreti. Le recenti manifestazioni pacifiche a sostegno del rispetto dei diritti umani sono state represse dalla polizia segreta, mentre la comunità hmong continua ad essere vittima di persecuzioni.
Il Laos e il Vietnam devono rispettare senza eccezioni gli standard internazionali in materia di tutela dei diritti umani. E’ necessario fermare la persecuzione contro i membri di comunità religiose, minoranze e, in generale, contro cittadini che si limitano a difendere i loro diritti politici.
E’ dovere dell'Unione europea sorvegliare da vicino l’evoluzione dei diritti umani e servirsi della propria influenza per invertire questa tendenza negativa.
(Applausi)
Lidia Joanna Geringer de Oedenberg, a nome del gruppo S&D. – (PL) Signor Presidente, i negoziati in corso su un nuovo accordo di partenariato e cooperazione tra Unione europea e Vietnam devono includere anche il rispetto dei diritti umani e delle libertà civili. Le informazioni che riceviamo dimostrano che la situazione da questo punto di vista in Vietnam è molto preoccupante, soprattutto per quanto riguarda la repressione nei confronti degli utenti di Internet. Internet è un mezzo che si basa sul libero scambio di informazioni e opinioni su ogni tema, su scala mondiale. Le normative giuridiche vietnamite sull’uso di Internet penalizzano la libertà di espressione in settori reputati sensibili, come i diritti dell’uomo e la diffusione della democrazia.
Le norme introdotte nel 2008 in materia di blog prevedono che il contenuto sia limitato a questioni personali e vietano la diffusione di materiale antigovernativo e in grado di minare la sicurezza nazionale.
(Il Presidente chiede all’oratore di parlare più lentamente)
Le organizzazioni non governative straniere riferiscono che i blogger che sollevano temi politici vengono incarcerati. Le istituzioni dell’Unione europea non possono rimanere indifferenti a questi preoccupanti fenomeni che si verificano in Vietnam e, oltre all’azione politica, è ora anche necessaria un’azione legale. Chiedo pertanto che, nel nuovo accordo tra Unione europea e Vietnam, sia inserita una clausola vincolante sul tema dei diritti dell'uomo.
Johannes Cornelis van Baalen, a nome del gruppo ALDE. – (EN) Signor Presidente, il gruppo ALDE ritiene che Laos e Vietnam non siano democrazie. In questi paesi i diritti dell'uomo, i diritti religiosi e altri diritti non sono garantiti. Appoggiamo quindi senza riserve la risoluzione e chiediamo al Consiglio e alla Commissione di fare lo stesso.
Ryszard Antoni Legutko, a nome del gruppo ECR. – (PL) Signor Presidente, ancora una volta, desidero evidenziare la drammatica situazione dei cristiani in Laos e Vietnam. In entrambi questi paesi, la struttura statale e l'apparato della repressione si sono concentrati sulla distruzione del cristianesimo, sia della chiesa cattolica sia dei gruppi protestanti.
In Laos, tutto questo è frutto di un programma del partito comunista al governo che tratta il cristianesimo come la religione che rappresenta l'imperialismo occidentale. In Vietnam, si assiste a una grave violazione della legge formalmente in vigore. La repressione assume molteplici forme: arresti, torture, privazione della liberta, intimidazione e reclusione in istituti psichiatrici.
Non possiamo accettare che politiche di questo tipo, non incontrino una decisa reazione da parte delle istituzioni europee. Sebbene molti in Europa combattano il cristianesimo con mezzi legali, è nostro dovere, dovere di noi tutti, intervenire contro la barbarie alla quale stiamo assistendo in alcuni paesi asiatici.
Eija-Riitta Korhola (PPE). – (FI) Signor Presidente, in settembre, il Laos ha compiuto un passo importante in vista del miglioramento dei diritti dell'uomo ratificando il Patto internazionale relativo ai diritti civili e politici, che riguarda ambiti quali la libertà di religione, di associazione e di espressione e conferisce ai singoli il diritto di esprimere le proprie opinioni politiche.
La teoria e la pratica tuttavia sono spesso molto distanti. Ancora una volta, è necessaria una fortissima volontà politica. I leader del movimento studentesco arrestati a seguito delle manifestazioni dell’ottobre 1999 e altri prigionieri di coscienza devono essere liberati immediatamente, così come chi è stato arrestato durante la manifestazione pacifica del 2 novembre di quest’anno.
E’ particolarmente importante che le autorità laotiane diano prova di un atteggiamento mentale democratico, mettendo a punto ed attuando riforme legislative il più presto possibile. La legislazione nazionale deve essere resa coerente con gli accordi internazionali sottoscritti dal Laos. Solo una riforma legislativa ed elezioni pluripartitiche possono portare alla democrazia e, allo stesso tempo, al rispetto dei diritti dell'uomo nella Repubblica democratica popolare del Laos.
Marc Tarabella (S&D). – (FR) Signor Presidente, nel luglio 2007, avevo festeggiato in questa stessa Aula il 2006 come anno di apertura politica per il Vietnam. Avevo invitato il Vietnam a considerare tutte le religioni rappresentate sul suo territorio e a consentire alla popolazione di scegliere liberamente il proprio credo.
Oltre due anni dopo, osservo che le cose non si sono mosse nella direzione giusta. La libertà religiosa non è ancora una realtà in Vietnam, mentre il numero di arresti di monaci buddisti, per esempio, e solo per citarne uno, è in aumento.
Proprio nel momento in cui il Vietnam sta per assumere la presidenza dell’ASEAN – ed esprimo qui soddisfazione per gli sforzi compiuti da questo paese in settori quali sanità, istruzione e riduzione delle disuguaglianze – vogliamo utilizzare la risoluzione per ricordare a questo paese l’importanza dei diritti dell’uomo e chiedere di dare l’esempio in quanto futuro presidente dell'ASEAN.
Accolgo inoltre con favore la ratifica da parte del governo del Laos del Patto internazionale relativo ai diritti civili e politici. Spero pertanto che questo patto possa essere rispettato in tutto e per tutto, in particolare per quanto riguarda la libertà di espressione e di riunione.
Infine, chiediamo al governo del Laos di fare tutto il possibile per liberare le persone arrestate il 2 novembre 2009 durante il tentativo di manifestazione pacifica, nonché i leader del Movimento studentesco del 26 ottobre 1999.
Ryszard Czarnecki (ECR). – (PL) Signor Presidente, in questo Parlamento, abbiamo parlato del Vietnam, in particolare nel contesto della persecuzione religiosa dei buddisti, durante la precedente legislatura. Oggi, è venuto il momento di affrontare nuovamente l’argomento della violazione dei diritti religiosi in entrambi questi paesi, questa volta ai danni dei cristiani. Si tratta purtroppo di una caratteristica permanente della realtà politica di questi due paesi. Il Parlamento europeo, così sensibile alle violazioni dei diritti dell’uomo e dei diritti delle minoranze, deve fare una dichiarazione in merito.
Inoltre oggi sono qui non solo come politico, ma anche come blogger, per altro piuttosto noto in Polonia e in questa veste vorrei protestare contro la persecuzione dei nostri amici utenti di Internet e blogger in Vietnam. Dobbiamo difenderli con vigore.
Mario Mauro (PPE). - Signor Presidente, onorevoli colleghi, persecuzioni e discriminazioni su base religiosa non sono una novità in Vietnam, non durano da un giorno o da un mese, ma da cinquant'anni.
Mi limito a citare gli episodi più recenti, come la demolizione della cattedrale nella città di Vinh Long, sostituita da un parco pubblico, oppure lo spiegamento di forze di agenti antisommossa e bulldozer per rimuovere la statua della Vergine dal cimitero cattolico di Hanoi. E ancora, un sacerdote e i suoi parrocchiani denunciati per aver portato in questura l'autore di minacce a un prete. Da vittime i cristiani diventano perciò criminali.
L'escalation autoritaria sta assumendo connotati inquietanti. Infatti, il governo di Hanoi, per motivi di sicurezza e per combattere i movimenti che operano contro il partito, ha ordinato di bloccare dieci siti che diffondono regolarmente materiali politicamente pericolosi.
Molto preoccupante è anche la situazione in Laos, dove è senza sosta la persecuzione contro i cristiani con arresti e minacce, arrivando talvolta persino a bandirli dai loro villaggi.
Signor Presidente, la libertà religiosa è un diritto umano naturale per chiunque. Non è un favore concesso da chi detiene il potere. È urgente quindi un nostro intervento e il nostro impegno.
Zbigniew Ziobro (ECR). – (PL) Signor Presidente, dobbiamo prendere atto con soddisfazione di ogni misura tesa ad evidenziare l'importanza dei diritti umani e sottolineare i casi in cui tali diritti non sono rispettati in alcune regioni del mondo, in paesi in cui i diritti fondamentali dei cittadini sono violati. In questi casi, dobbiamo prestare particolare attenzione ai paesi in cui si commettono violazioni dei diritti di persone di religioni diverse, della libertà di professare la propria fede nell’ambito della libertà religiosa, nonché del diritto di dimostrare le proprie convinzioni religiose. Dobbiamo lanciare l’allarme in ogni singolo caso di grave violazione in ambito. religiosa
Dobbiamo ricordare che in Europa dovremmo sempre dare l’esempio ed essere un modello di tradizione, libertà e rispetto per le altre religioni. Proprio per questo, è con certo imbarazzo che osservo alcuni eventi, che naturalmente non possono essere confrontati con quanto è oggetto di discussione oggi in Aula. Mi sto riferendo a una tendenza che si sta delineando nelle sentenze della Corte europea dei diritti dell'uomo, che sembra ora invadere l’ambito della libertà di religione e delle tradizioni di certi paesi; segnatamente mi riferisco alla sentenza sull’Italia e i crocifissi. Credo che anche sentenze di questo tipo possano favorire un clima negativo, in cui alcuni simboli possano essere mal interpretati.
In breve, ogni gesto e ogni azione che possa rafforzare il significato dei diritti dell'uomo sono importanti, e dovremmo parlarne apertamente, soprattutto nel caso di paesi in cui i diritti umani fondamentali sono violati.
Charles Tannock (ECR). – (EN) Signor Presidente, Vietnam e Laos rimangono purtroppo le sole vestigia, insieme a Cuba e alla Repubblica popolare cinese, delle dittature comuniste, in cui la democrazia parlamentare, il pluralismo del dibattito – compresa la liberta dei mezzi di informazione e dei blog su Internet – e la pacifica pratica religiosa sono concetti ancora sconosciuti.
In Vietnam, gli onesti monaci buddisti e cattolici non sono tollerati dal governo di Hanoi, e in Laos la popolazione hmong è perseguitata e molti suoi esponenti sono stati costretti a fuggire in Tailandia. Sono d’accordo che – con tutta la buona volontà del mondo e nonostante gli infiniti impegni internazionali e delle Nazioni Unite, compresi quelli assunti recentemente nei confronti dell'Unione europea in accordi commerciali – le dittature comuniste non potranno mai essere democrazie liberali.
Karel De Gucht, membro della Commissione. – (EN) Signor Presidente, la Commissione ritiene che negli ultimi anni ci sia stato un notevole miglioramento della situazione politica generale del Laos e concorda con il Parlamento nell’affermare che la ratifica da parte del Laos del Patto internazionale relativo ai diritti civili e politici (ICCPR) costituisca un passo positivo verso il rispetto delle libertà di religione, associazione, espressione e stampa. La Commissione accoglie altresì con favore la ratifica della Convenzione sui diritti delle persone con disabilità e la Convenzione delle Nazioni Unite contro la corruzione.
In aprile, il governo del Laos ha approvato un decreto che autorizza la costituzione e la registrazione di organizzazioni della società civile nazionale. Si tratta di un passo molto importante verso la libertà di associazione che consente alla società civile di svolgere un ruolo nello sviluppo del paese.
Condividiamo tuttavia le preoccupazioni del Parlamento rispetto ai prigionieri politici. Per quanto riguarda le tre persone citate, le autorità hanno ripetuto in ottobre 2009 quanto già dichiarato alla nostra delegazione a Vientiane, ossia che il signor Keochay era già stato liberato nel 2002. Per due degli altri tre, Seng-Aloun Phengphanh e Tongpaseuth Keuakaoun, è stato riferito che le loro condizioni di salute sono buone. Le autorità sostengono di non sapere nulla di Bouvanh Chanmanivong.
La Commissione ha consultato i diplomatici residenti e altri in merito a presunti arresti di centinaia di manifestanti all'inizio di dicembre 2009. Non siamo tuttavia stati in grado di confermare le informazioni a cui si è fatto riferimento.
La Commissione condivide il parere del Parlamento secondo cui la detenzione di 158 persone a Nongkhai richiede una soluzione urgente. La Commissione esorta i governi del Laos e della Tailandia a permettere ai prigionieri di spostarsi in paesi terzi che hanno offerto loro asilo.
Per quanto attiene ad altri lao hmong che vivono in campi profughi in Tailandia, occorrerebbe una classificazione rigorosa per determinare lo status dei reati.
Vorrei ora passare al Vietnam. La Commissione condivide le preoccupazioni del Parlamento rispetto ai recenti segnali che sembrerebbero evidenziare l’applicazione di una linea più dura da parte del governo del Vietnam in materia di diritti umani. I recenti arresti e processi a pacifici blogger e sostenitori dei diritti umani, nonché le tensioni con gruppi religiosi come la comunità buddista, estremamente pacifica, e il monastero di Batna, hanno suscitato legittime preoccupazioni in Europa.
Esortiamo il Vietnam, in quanto parte del Patto internazionale relativo ai diritti civili e politici, ad onorare i suoi impegni internazionali in materia di diritti dell'uomo e a rilasciare tutti i prigionieri, in particolare l’avvocato che si occupa di diritti umani Le Cong Dinh, il sostenitore della democrazia e scrittore Tran Khai Thanh Thuy, e il sacerdote cattolico, padre Nguyen Van Ly, attualmente detenuti per aver pacificamente espresso le proprie opinioni.
Siamo anche d’accordo che mezzi di informazione più indipendenti potrebbero risultare utili nel convogliare in modo pacifico il malcontento sociale in un periodo di difficoltà economica. Per questo incoraggiamo il Vietnam ad adottare una legge sulla stampa in conformità con l'articolo 19 dell’ICCPR sulla libertà di espressione.
Siamo in ogni caso fiduciosi rispetto al nostro dialogo maturo sui diritti dell’uomo e alla cooperazione con il Vietnam. Crediamo nell'impegno costruttivo, ma, affinché un impegno di questo tipo possa rimanere un’opzione sostenibile, il dialogo e la cooperazione devono produrre risultati tangibili.
Solo i risultati concreti che il Vietnam saprà realizzare potranno dimostrare che il dialogo è l'opzione migliore.
Presidente. – La discussione su questo punto è chiusa.
La votazione si svolgerà alla fine della discussione.