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Testi presentati :

B7-0273/2009

Discussioni :

PV 15/12/2009 - 20
CRE 15/12/2009 - 20

Votazioni :

PV 17/12/2009 - 7.3
CRE 17/12/2009 - 7.3
Dichiarazioni di voto

Testi approvati :


Discussioni
Giovedì 17 dicembre 2009 - Strasburgo Edizione GU

8. Dichiarazioni di voto
Video degli interventi
PV
  

Dichiarazioni di voto orali

 
  
  

Relazione Böge (A7-0080/2009)

 
  
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  Siiri Oviir (ALDE).(ET) Signor Presidente, la decisione adottata in merito all’applicazione dello strumento di flessibilità rivela il successo della cooperazione internazionale e conferma nuovamente che le istituzioni europee reputano urgente finanziare la seconda fase del piano europeo di ripresa economica. Un altro elemento positivo della risoluzione è il fatto che siamo riusciti a reperire all’interno del piano fondi non spesi per progetti in campo energetico, e a confermare poi tale scelta nel bilancio. Ho votato a favore della risoluzione.

 
  
  

Relazione Böge (A7-0085/2009)

 
  
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  Siiri Oviir (ALDE).(ET) Ho appoggiato anche questa risoluzione perché il risultato del comitato di conciliazione – a quanto sembra, il comitato di conciliazione non procede in modo molto lineare né veloce – è stato positivo: sì all’attuazione del piano europeo di ripresa economica, sì al conseguimento dell’obiettivo dichiarato di tale piano. Un altro aspetto positivo è stato il sostegno che, nel voto successivo sul bilancio, abbiamo dato alla precedente decisione di stanziare 2,4 miliardi di euro per gli scopi menzionati. Ho votato a favore di questa relazione.

 
  
  

Relazione Surján, Maňka (A7-0083/2009)

 
  
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  Chris Davies (ALDE).(EN) Signora Presidente, l’onorevole Griffin del British National Party ha insinuato che il mio voto sarebbe influenzato da interessi commerciali. Voglio dire chiaramente che sono orgoglioso di essere un sostenitore delle tecnologie a bassa emissione di carbonio quale strumento di lotta contro il cambiamento climatico. Non ho mai chiesto né ricevuto un centesimo per quello che faccio; lo faccio perché ci credo. Qualsiasi interessenza io possa aver avuto è sempre stata evidenziata nella dichiarazione di interessi e non mi ha mai impedito di criticare alcuni progetti per la produzione di energia eolica.

Apertura e trasparenza sono sempre stati il tratto distintivo della mia vita politica, e prima che l’onorevole Griffin cerchi di macchiare la reputazione dei deputati al Parlamento europeo, chiedetegli perché il partito di cui è alla guida per ben due volte non ha presentato in tempo alla commissione elettorale britannica i propri libri contabili. I suoi commercialisti sostengono che essi non riproducono fedelmente e correttamente gli affari del partito. Molti sospettano che soldi dei membri del suo partito siano stati usati a fini di arricchimento personale. Se vuole respingere tale accusa, l’onorevole Griffin potrebbe presentare una documentazione capace di convincere i suoi stessi revisori dei conti.

 
  
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  Ashley Fox (ECR).(EN) Signora Presidente, citando a sproposito John Dunning, un parlamentare inglese del XVIII secolo, vorrei dire che il bilancio comunitario è aumentato, sta aumentando e dovrebbe essere ridotto.

Ho votato contro la risoluzione sul bilancio perché non è rispettato il limite dell’1 per cento del prodotto interno lordo. Questo è un tetto che non dobbiamo sforare. Dobbiamo essere consci del fatto che ogni euro che spendiamo è stato pagato dai contribuenti. Dobbiamo fare un uso oculato del loro denaro, e questo non è un bilancio oculato.

 
  
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  Syed Kamall (ECR).(EN) Signora Presidente, al pari del collega che mi ha preceduto ho votato contro il bilancio. Vale la pena notare quanto spesso parliamo dei valori comuni europei e della solidarietà con i cittadini. Eppure, in un momento in cui molte comunità e molte famiglie sono alle prese con l’attuale situazione economica e fanno fatica a pagare le bollette, e in un momento in cui alcuni perdono il posto di lavoro e molti addirittura subiscono tagli dello stipendio, trovo scandaloso che stiamo per votare un aumento del bilancio che non tiene assolutamente conto della situazione economica attuale.

Abbiamo bisogno di finanze in buona salute; abbiamo il dovere di dimostrare che comprendiamo le preoccupazioni dei nostri elettori e di gestire con accortezza i soldi dei contribuenti. Solo così potremo promuovere la crescita, di cui c’è tanto bisogno per aiutare i cittadini in tutti i paesi dell’Unione europea. E’ per questo motivo che ho votato contro il bilancio.

Colgo l’occasione per augurare a tutti buon Natale e felice anno nuovo.

 
  
  

Proposta di risoluzione B7-0248/2009

 
  
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  Laima Liucija Andrikienė (PPE).(EN) Signora Presidente, ho votato a favore della risoluzione perché i bielorussi qui presenti dimostrano quanto siano impegnati nei confronti dell’Unione europea.

Nonostante tante belle parole da parte bielorussa, i cambiamenti attuati finora sono stati modesti. Più recentemente abbiamo appreso dall’opposizione che il presidente intende firmare un decreto per limitare l’accesso all’informazione libera su Internet.

L’Unione europea deve senz’altro aiutare la Bielorussia per avvicinarla all’Europa, ma prima di tutto dobbiamo assumere impegni nei confronti del popolo bielorusso.

Adesso sembra che vogliamo convincere le autorità di questo paese ad abolire le restrizioni di viaggio, ma per i cittadini comuni non cambierà nulla perché la maggioranza dei bielorussi non si possono permettere di pagare 60 euro per ottenere il visto Schengen. I cittadini russi, invece, pagano la metà. L’Unione europea non ci perderebbe nulla se facesse pagare ai bielorussi soltanto il costo del visto, che non supera i 5 euro.

 
  
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  Presidente. – Vi sarei grata, onorevoli Brok e Saryusz-Wolski, se andaste a discutere da un’altra parte. Onorevole Brok, può continuare la sua discussione fuori dall’Aula, per favore?

Potrebbe per favore continuare la sua discussione fuori dall’Aula?

Fuori!

Onorevole Brok, la invito a lasciare l’Aula e andare a discutere fuori.

Onorevole Preda, se vuole fare una dichiarazione di voto sulla Bielorussia, la può fare adesso. E’ questa la sua intenzione?

 
  
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  Cristian Dan Preda (PPE).(RO) Volevo spiegare perché ho votato a favore della proposta dell’onorevole Schulz. Poiché non pensavo che sarebbe stata presentata una proposta del genere, non mi sono registrato prima, però vorrei illustrare il mio voto a favore della prima proposta dell’onorevole Schulz riguardante…

(Il presidente interrompe l’oratore)

 
  
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  Presidente. – Mi spiace, ma non può farlo. Pensavo volesse parlare della Bielorussia.

 
  
  

Proposta di risoluzione B7-0187/2009

 
  
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  Laima Liucija Andrikienė (PPE).(EN) Signora Presidente, ho votato a favore della risoluzione perché la situazione in Congo è terribile. Decine di migliaia di persone vi muoiono ogni mese a causa delle violenze commesse dai gruppi armati. Spesso in questi crimini sono coinvolte le forze armate congolesi, che talvolta compiono violenze sfrenate le cui vittime sono, di solito, civili. La situazione delle donne è tremenda e gli abusi sessuali sono un problema specifico di quel paese. Si ha notizia di stupri compiuti da quasi tutte le parti in lotta, compreso l’esercito regolare.

Accogliamo con favore l’impegno dell’Unione europea in Congo. L’impegno militare europeo ha contribuito a evitare che si verificasse una situazione simile a quella del Ruanda. La missione di polizia dell’UE riveste un’importanza speciale perché il problema principale che il Congo si trova ad affrontare è l’impunità e l’assenza di organi competenti ad avviare procedimenti penali. Per poter compiere progressi significativi c’è tuttavia bisogno di un maggiore impegno da parte della comunità internazionale. Ecco perché è necessario che la missione delle Nazioni Unite nella Repubblica democratica del Congo si attivi di più e alle Nazioni Unite vengano assegnate maggiori risorse.

 
  
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  Nirj Deva (ECR).(EN) Signora Presidente, mentre siamo in partenza per le vacanze di Natale e ci apprestiamo a degustare il tacchino e gli altri ricchi piatti della tradizione natalizia, non dobbiamo dimenticare che in questi stessi giorni nella Repubblica democratica del Congo molte persone moriranno.

Dal 1999 a oggi, nella RDC sono state ammazzate quasi cinque milioni di persone e si stima che 45 000 persone – la popolazione di una cittadina inglese – che, dicevo, 45 000 persone vengano uccise ogni mese. Mentre festeggiamo il Natale, dovremmo pensare a questa realtà e chiederci se i cittadini della Repubblica democratica del Congo e noi viviamo ancora sullo stesso pianeta.

Da oltre una ventina d’anni le Nazioni Unite stanno coraggiosamente cercando di portare un po’ di stabilità nel paese, ma dispongono solo di 20 000 soldati. Com’è possibile che riescano a mantenere la pace con 20 000 soldati? Dobbiamo aiutare le Nazioni Unite a svolgere un’opera efficace e arrestare coloro che agiscono nell’impunità stuprando e uccidendo donne e bambini. E’ ora di porre fine a tutto questo.

 
  
  

Proposta di risoluzione B7-0191/2009

 
  
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  Simon Busuttil (PPE).(EN) Signora Presidente, a nome del gruppo del Partito popolare europeo desidero dichiarare che abbiamo votato contro la risoluzione non perché non siamo favorevoli alla trasparenza o all’accesso a documenti, ovviamente nell’ambito del nuovo trattato, bensì perché avevamo presentato una nostra risoluzione – che poi, alla fine, non è stata votata – la quale proponeva, secondo noi, un approccio più equilibrato a questa delicata materia.

Quando discutiamo dell’accesso a documenti e della trasparenza, dobbiamo stare attenti a non esagerare e a non rivelare documenti e procedure in misura tale da rendere inattuabile l’intero sistema. Se renderemo completamente pubblici i negoziati segreti e i negoziati chiusi, potremmo finire per mettere a repentaglio i negoziati stessi e il sistema stesso su cui ci fondiamo.

 
  
  

Dichiarazioni di voto scritte

 
  
  

Relazione Böge (A7-0080/2009)

 
  
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  Andrew Henry William Brons (NI), per iscritto. (EN) Ho votato a favore con grande riluttanza. Sebbene la proposta riguardi principalmente la ricollocazione di fondi esistenti, finirà per comprendere anche i sussidi, attraverso lo strumento di flessibilità. Tuttavia, lo scopo principale era quello di risarcire la Bulgaria e gli altri paesi che, contro la loro volontà, erano stati costretti a smantellare reattori nucleari in funzione. L’Unione europea aveva promesso finanziamenti e quindi doveva mantenere la sua promessa.

 
  
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  David Casa (PPE), per iscritto. (EN) Dopo la riunione del comitato di conciliazione del 18 novembre 2009, il Parlamento e il Consiglio sono riusciti a trovare un accordo sulla mobilitazione dello strumento di flessibilità a favore sia del piano europeo di ripresa economica sia dello smantellamento della centrale di Kozloduy in Bulgaria. Pur essendo entrambi questi fini importanti, ritengo che lo smantellamento della centrale assuma una rilevanza particolare e ho pertanto deciso di appoggiare il relatore e votare per la relazione.

 
  
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  Diogo Feio (PPE), per iscritto. (PT) La proposta di risoluzione di cui stiamo discutendo riguarda i finanziamenti europei nel periodo 2010-2013 per lo smantellamento della centrale nucleare di Kozloduy in Bulgaria e per l’utilizzo dello strumento di flessibilità a questo scopo, tenendo così fede a una promessa fatta alla Bulgaria durante il processo di adesione.

La proposta riguarda inoltre un finanziamento aggiuntivo nell’ambito dello strumento di flessibilità per la seconda fase del piano europeo di ripresa economica nel settore dell’energia, dato che il piano non era stato ancora dotato di fondi sufficienti.

Non nego che l’energia nucleare possa rientrare in un pacchetto energetico europeo ben equilibrato e che il suo utilizzo possa ridurre la nostra dipendenza esterna in questo campo; credo però che l’Unione europea non possa esimersi dal partecipare agli sforzi volti a chiudere l’ormai obsoleto impianto nucleare bulgaro e debba nel contempo garantire che i progetti del piano di ripresa economica ricevano finanziamenti adeguati.

Sia la maggiore sicurezza ambientale derivante dallo smantellamento di Kozloduy sia maggiori investimenti nei progetti energetici sono ottime ragioni per ricorrere allo strumento di flessibilità.

 
  
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  José Manuel Fernandes (PPE), per iscritto. (PT) Nella riunione del comitato di conciliazione del 18 novembre 2009 è stato deciso di mobilitare lo strumento di flessibilità per finanziare lo smantellamento dell’impianto nucleare di Kozloduy per un importo pari a 75 milioni di euro nel 2010. Deploro che la Commissione abbia reso noto tale fabbisogno finanziario soltanto nella lettera di rettifica n. 2/2010 dopo la prima lettura del Parlamento, ossia dopo che il Parlamento aveva fissato le proprie priorità.

Questa nuova esigenza di finanziamento ha comportato un’ulteriore pressione sulla sottorubrica 1a, compromettendo in misura considerevole le dinamiche negoziali sul bilancio 2010 e mettendo a rischio le priorità politiche del Parlamento. Nondimeno le promesse fatte vanno mantenute, e ciò vale anche per il protocollo relativo alle condizioni di adesione della Bulgaria all’Unione europea, che prevede l’impegno dell’Unione di finanziare lo smantellamento della centrale di Kozloduy. Il fabbisogno finanziario aggiuntivo nel periodo 2011-2013, pari in totale a 225 milioni di euro, deve essere affrontato all’interno di una revisione di medio termine del quadro finanziario pluriennale. Ulteriori stanziamenti a favore di Kozloduy nel periodo 2011-2013 non dovrebbero penalizzare il finanziamento di azioni e programmi pluriennali già in essere. Pertanto ho votato a favore.

 
  
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  Jean-Luc Mélenchon (GUE/NGL), per iscritto. (FR) L’utilizzo di questo fondo è basato sulla logica sottesa alla sezione energia del piano europeo di ripresa economica. Proprio per tale motivo mi asterrò dal voto.

 
  
  

Relazione Böge (A7-0085/2009)

 
  
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  David Casa (PPE), per iscritto. (EN) Il piano di ripresa economica è stato una delle risposte della Commissione alla crisi economica che ha colpito l’Europa in questi ultimi anni. I suoi obiettivi sono, tra gli altri, stimolare la fiducia sia delle imprese sia dei consumatori e, in particolare, garantire la concessione di prestiti. E’ stato necessario dar prova di flessibilità e autorizzare, ove necessario, la ridestinazione di fondi da bilanci diversi. Per tale motivo non posso non condividere il parere del relatore e voto quindi a favore della proposta.

 
  
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  José Manuel Fernandes (PPE), per iscritto. (PT) Il piano europeo di ripresa economica, per il quale il Parlamento aveva stanziato 5 miliardi di euro nel marzo 2009, è suddiviso in progetti transeuropei in campo energetico e progetti per la diffusione della banda larga per Internet nelle aree rurali. Si tratta di uno strumento importante per affrontare la crisi economica, stimolare l’economia e, quindi, creare nuovi posti di lavoro. Nella riunione del comitato di conciliazione del 18 novembre è stato raggiunto un accordo tra Parlamento, Consiglio e Commissione sul finanziamento del secondo anno (2010) del piano, per un importo pari a 2,4 miliardi di euro. Questo finanziamento, che va a favore dei progetti in campo energetico e per la banda larga, comporta la revisione del quadro finanziario pluriennale valido per il periodo 2007-2013.

Il finanziamento del piano europeo di ripresa economica non dovrebbe essere rinviato ad anni successivi; accolgo pertanto favorevolmente l’accordo concluso. Vorrei altresì sottolineare che l’attuale quadro finanziario pluriennale non soddisfa le esigenze finanziarie dell’Unione europea; quindi, la Commissione dovrebbe sottoporre con urgenza una proposta per una revisione di medio termine del quadro finanziario pluriennale. Appoggio altresì la richiesta di estendere il quadro 2007-2013 al periodo 2015-2016. Ho perciò votato a favore.

 
  
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  Ilda Figueiredo (GUE/NGL), per iscritto.(PT) Anche se i fondi mobilitati sono stati in parte utilizzati in maniera positiva, restano tuttavia assolutamente insufficienti per dare risposta ai bisogni delle aree rurali. Nei paesi dell’Unione europea l’agricoltura ha molte altre esigenze e i contadini che lavorano la terra chiedono una politica agricola capace di stimolare la produzione, garantire loro un livello di vita decente e prevenire la crescente desertificazione delle zone rurali.

Pertanto, se vogliamo effettivamente contribuire alla ripresa dell’economia europea, non basta limitarsi a dire che stiamo promuovendo la solidarietà nel settore delle risorse energetiche e diffondendo la banda larga nelle aree rurali.

Come da noi richiesto, sono necessari una revisione completa delle politiche comunitarie e un aumento sostanziale dei fondi di bilancio.

Per questo motivo ci siamo astenuti.

 
  
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  Jean-Luc Mélenchon (GUE/NGL), per iscritto. (FR) La sezione energia del piano europeo di ripresa economica contiene alcune proposte singolari, tra cui quelle di creare un fondo specifico per il 2020, aumentare i requisiti statali per la prestazione ambientale dei beni e incentivare la costruzione di edifici ad alta efficienza energetica. Lo smantellamento della centrale nucleare di prima generazione di Kozloduy in Bulgaria risponde, per parte sua, a una necessità urgente. Altrettanto notevole è tuttavia il fatto che l’Unione europea non intenda sostenere in alcun modo un progetto che ci allontani dall’energia nucleare.

E’ evidente che, pur essendo una questione urgente, l’Unione non è fermamente impegnata a rinunciare alla massima produttività. E d’altronde, come potrebbe farlo, intenta com’è a dare priorità assoluta ai principi del liberalismo, glorificati da questo piano di ripresa economica? Ecco perché ho deciso di astenermi dal voto su questa parte del piano.

 
  
  

Relazione Surján, Maňka (A7-0083/2009)

 
  
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  Liam Aylward (ALDE), per iscritto.(GA) Ho votato a favore del bilancio dell’Unione europea per l’esercizio finanziario 2010. Apprezzo in particolare l’accordo raggiunto con il Consiglio, grazie al quale i produttori di latte beneficeranno di ulteriori aiuti per un valore di 300 milioni di euro. Una delle richieste fatte dal Parlamento durante le discussioni sul bilancio 2010 riguardava la costituzione di un fondo di 300 milioni di euro a favore di questi produttori, per aiutarli a superare la crisi del settore. Pur avendo inizialmente aderito a tale richiesta, la Commissione era disposta a dotare il fondo di soli 280 milioni di euro.

Questi soldi saranno di grande aiuto per i produttori di latte, che hanno risentito gravemente dei bassi prezzi dell’estate scorsa e hanno problemi di liquidità. Valuto altresì positivamente gli aiuti previsti in bilancio per l’organizzazione dei giochi olimpici speciali e l’accoglimento della richiesta di finanziamento dei giochi olimpici speciali europei che si terranno a Varsavia nel 2010 e dei giochi olimpici speciali mondiali che si terranno ad Atene nel 2011. Per i giochi olimpici speciali sono stati stanziati 6 milioni di euro, con l’impegno di concedere ulteriori finanziamenti nel 2011.

 
  
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  Françoise Castex (S&D), per iscritto. – (FR) Ho votato con scarso entusiasmo a favore del bilancio europeo per l’esercizio finanziario 2010, allo scopo di non mettere a rischio il finanziamento della seconda sezione del piano europeo di ripresa economica (infrastrutture energetiche e banda larga Internet), il lancio di una nuova iniziativa europea per promuovere il microcredito (per un importo di 25 milioni di euro nel 2010) e gli aiuti di emergenza per il settore lattiero (ulteriori 300 milioni di euro). Vorrei far presente che i miei colleghi socialisti francesi e io già nel 2006 abbiamo votato contro le prospettive finanziarie per il periodo 2007-2013. All’epoca esprimemmo un giudizio negativo sui tagli apportati al bilancio, il quale, a causa delle sue carenze, non avrebbe permesso lo sviluppo di progetti innovativi di ampia portata. Oggi la nostra analisi trova conferma: questo bilancio non ci mette in condizione di affrontare la crisi e riflette l’assenza di un progetto politico europeo. Sebbene la crisi economica senza precedenti che l’Europa sta attraversando richieda una risposta forte e comune da parte dell’Unione, il Consiglio e la Commissione europea hanno deciso di permettere agli Stati membri di elaborare piani di ripresa nazionali. Non è con un bilancio come questo che otterremo una crescita duratura e contrasteremo efficacemente il cambiamento climatico.

 
  
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  Vasilica Viorica Dăncilă (S&D), per iscritto. (RO) Il risultato della votazione sul bilancio 2010 rappresenta un importante passo verso la redazione e applicazione di norme e misure comuni necessarie per regolamentare i settori dell’energia, della tecnologia, dell’agricoltura e delle infrastrutture. Questo risultato è visto come un aiuto adeguato in un contesto in cui le economie dei singoli Stati membri stanno affrontando una situazione di crisi. Sono favorevole allo stanziamento di 300 milioni di euro (anche se inizialmente erano solo 280) a titolo di aiuti immediati per i produttori di latte, che hanno visto crollare i prezzi dei loro prodotti e che ora, di conseguenza, vivono una condizione di insicurezza. Credo che questo intervento permetterà di affrontare le cause ma, soprattutto, gli effetti legati alla forte contrazione del mercato dei prodotti lattiero-caseari, avvenuta sullo sfondo dell’attuale crisi economica.

 
  
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  Marielle De Sarnez (ALDE), per iscritto. (FR) Il bilancio comunitario 2010 è stato appena adottato. Con questo bilancio di 2,4 miliardi di euro potremo finanziare la seconda e ultima fase del piano europeo di ripresa economica, e questa è la buona notizia. Purtroppo, però, i negoziati sul finanziamento di un programma europeo di promozione del microcredito (uno strumento particolarmente utile e necessario per stimolare la crescita) sono stati bloccati al Consiglio.

Analogamente, è assai deplorevole che il Consiglio abbia bocciato l’emendamento del Parlamento che propone di aumentare gli aiuti alle persone più bisognose, e ciò in un momento caratterizzato da una crisi economica e sociale senza precedenti, considerando che il 2010 è stato proclamato Anno europeo della lotta contro la povertà e l’esclusione sociale.

Per contro, va nella giusta direzione l’annuncio fatto dal Consiglio europeo lo scorso venerdì secondo cui l’Unione e gli Stati membri sono pronti a contribuire al finanziamento e alla rapida attuazione di aiuti, per un importo annuale di 2,4 miliardi di euro nel periodo dal 2010 al 2012, da devolvere ai paesi in via di sviluppo per la lotta contro il cambiamento climatico. Tuttavia, se il Consiglio vuole essere coerente e responsabile deve riconoscere la necessità di procedere urgentemente a una revisione di medio termine del quadro finanziario per il periodo 2007-2013, senza la quale il suo annuncio resterà, purtroppo, una mera trovata pubblicitaria.

 
  
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  Göran Färm, Anna Hedh, Olle Ludvigsson e Åsa Westlund (S&D), per iscritto. (SV) Noi socialdemocratici svedesi abbiamo deciso di votare oggi a favore della seconda tranche di finanziamento del piano europeo di ripresa economica. Il piano è un passo importante nel contesto dei nostri sforzi comuni volti a consentire all’Unione europea di riprendersi dalla crisi economica e finanziaria. Ma gran parte del piano di ripresa prevede investimenti nelle tecnologie CCS. Noi siamo favorevoli a ulteriori ricerche in quest’area, però riteniamo che non dovremmo concentrarci troppo su tali tecnologie fino a quando non saranno state messe a confronto con altri metodi esistenti di riduzione delle emissioni di carbonio. Questo confronto ci permetterebbe di investire le risorse comunitarie laddove sarebbero più efficaci nella lotta contro il cambiamento climatico.

Siamo favorevoli all’impegno previsto dal bilancio e abbiamo votato per tutte le sue parti, ad eccezione del requisito che prevede l’introduzione di sussidi permanenti a favore del settore lattiero, sul quale abbiamo espresso voto contrario.

 
  
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  Diogo Feio (PPE), per iscritto. (PT) Come ho detto prima, reputo essenziale che le condizioni specifiche della crisi che stiamo attraversando siano prese in considerazione nella discussione sugli stanziamenti di fondi per i diversi settori dell’economia europea. In particolare credo che sia fondamentale destinare fondi all’attuazione del piano europeo di ripresa economica riservando un’attenzione speciale all’adozione di misure atte a stimolare la crescita economica, la competitività, la coesione e la tutela dei posti di lavoro.

Ribadisco che è vitale stanziare i fondi necessari per aiutare le piccole e medie imprese, che sono tra le vittime principali di questa crisi, a superarla. I Fondi strutturali e di coesione hanno un’importanza cruciale ai fini della crescita economica nazionale.

Deploro, tuttavia, che siano stati destinati soltanto 300 milioni di euro, un importo che reputo insufficiente, alla creazione di un fondo per i produttori di latte. La grave crisi che questo settore sta vivendo giustificherebbe lo stanziamento di fondi più cospicui per aiutare i produttori a superare le difficoltà che si trovano attualmente ad affrontare.

 
  
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  José Manuel Fernandes (PPE), per iscritto. (PT) Questo bilancio aiuterà a contrastare la disoccupazione e a stimolare l’economia. Il Parlamento mette in cima alle sue priorità il piano europeo di ripresa economica, con una dotazione di 2,4 miliardi di euro per l’anno prossimo. Accolgo con favore gli aiuti pari a 300 milioni di euro concessi come sostegno aggiuntivo al settore lattiero-caseario, però chiedo la creazione di un capitolo di bilancio per istituire un fondo permanente destinato a questo settore. Ritengo inoltre che sia molto importante rivedere l’attuale quadro finanziario pluriennale per il periodo 2007-2013 ed estenderlo agli esercizi finanziari 2015-2016, come abbiamo proposto in questo bilancio. Vorrei sottolineare che la lotta contro il cambiamento climatico è una priorità dell’Unione europea che il bilancio in esame non affronta adeguatamente. Desidero rilevare inoltre che la sicurezza energetica è vitale per l’Unione e pertanto plaudo all’approvazione del progetto Nabucco. I bilanci del Parlamento e delle altre istituzioni che sono stati presentati in seconda lettura sono uguali a quelli che abbiamo approvato in prima lettura. Nel capitolo 5 c’è un margine di 72 milioni di euro che sarà impiegato di preferenza per finanziare spese aggiuntive direttamente attribuibili all’entrata in vigore del trattato di Lisbona. Ho quindi votato a favore.

 
  
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  Ilda Figueiredo (GUE/NGL), per iscritto. (PT) Abbiamo votato contro questa relazione che “plaude all’accordo globale sul bilancio 2010” perché si tratta di un bilancio comunitario che già riflette le priorità fissate nel trattato di Lisbona per un’Unione europea che diventa sempre più neoliberista e militarista e si occupa sempre meno della coesione economica e sociale.

Nel bel mezzo di una crisi economica e sociale che produce effetti terribili sull’occupazione e sulle condizioni di vita delle persone, è inaccettabile che il progetto di bilancio della Comunità preveda un importo dei pagamenti inferiore di 11 miliardi di euro a quanto programmato nelle prospettive finanziarie.

Siamo nondimeno lieti che alcune delle proposte da noi presentate siano state adottate, ossia:

- l’istituzione di un capitolo di bilancio per azioni nel settore tessile e calzaturiero, in vista dell’adozione di un programma comunitario per l’industria;

- l’istituzione di un altro capitolo per promuovere la trasformazione di posti di lavoro non stabili in posti di lavoro garantiti.

Tali proposte mirano in primo luogo ad attirare l’attenzione sulla grave crisi che l’industria tessile sta attraversando e che è stata causata in parte dalla crescita esponenziale delle importazioni da paesi terzi, e in secondo luogo a contribuire alla lotta contro il rapido aumento dell’instabilità occupazionale, della disoccupazione e della povertà.

 
  
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  Lidia Joanna Geringer de Oedenberg (S&D), per iscritto. (PL) A seguito della procedura di conciliazione è stato approvato un livello di spesa che è soddisfacente per il Parlamento e sufficiente per conseguire i più importanti obiettivi dell’Unione nel prossimo anno. Particolarmente significativi sono gli accordi riguardanti i finanziamenti per l’attuazione del piano europeo di ripresa economica, compresi i progetti nel settore dell’energia, ai quali sono stati destinati 1 980 milioni di euro. 420 milioni di euro sono stati stanziati per ampliare la disponibilità della banda larga per Internet, il che contribuirà all’applicazione dei principi della strategia di Lisbona. Importanti cambiamenti dell’ultimo minuto sono stati apportati alle spese amministrative programmate in riferimento all’entrata in vigore del trattato di Lisbona.

Il riconoscimento del Consiglio europeo in quanto istituzione comunitaria e la creazione dell’ufficio del presidente del Consiglio europeo e del servizio europeo per l’azione esterna hanno riflessi sul bilancio comunitario. I costi legati al Consiglio europeo e al presidente sono stimati in 23,5 milioni di euro e saranno sostenuti grazie a risparmi del 2009, mentre i costi della creazione del servizio europeo per l’azione esterna potrebbero essere perfino superiori ai 72 milioni di euro attualmente previsti nella riserva di bilancio per il 2010. Quindi, la discussione sulle spese del 2010 non si concluderà oggi. I fondi della riserva potrebbero rivelarsi insufficienti e allora sarà essenziale procedere a una correzione del bilancio. E’ pertanto necessario lanciare un appello agli Stati membri affinché diano prova di responsabilità e mettano a disposizione i fondi di cui l’Unione ha bisogno per far fronte ai nuovi impegni derivanti dal trattato di Lisbona.

 
  
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  Sylvie Guillaume (S&D), per iscritto. (FR) Ho votato a favore del bilancio 2010 con scarsa convinzione perché non è un bilancio all’altezza delle sfide che dobbiamo affrontare, non solo nell’attuale contesto della grave crisi economica e sociale ma anche in vista della lotta contro il cambiamento climatico. Con il mio voto ho inteso perseguire principalmente l’obiettivo prioritario di sostenere il nuovo piano europeo di ripresa economica, il lancio di una nuova iniziativa riguardante il microcredito (25 milioni di euro nel 2010) e gli aiuti di emergenza per il settore lattiero (300 milioni di euro). In futuro dovremo rivedere l’efficacia del quadro del bilancio comunitario per dotarci di risorse collettive di azione che siano autenticamente conformi alle riforme.

 
  
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  Jörg Leichtfried (S&D), per iscritto. (DE) Voto a favore della relazione sul bilancio comunitario per il 2010 e mi fa particolarmente piacere che, pur essendo questo l’ultimo bilancio negoziato sulla base del trattato di Nizza e sebbene, in linea con tale trattato, il Parlamento europeo non possieda formalmente alcuna autorità decisionale in materia di spese agricole, siamo riusciti a iscrivere in bilancio un importo pari a 300 milioni di euro per sostenere i produttori di latte.

 
  
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  Petru Constantin Luhan (PPE), per iscritto. (RO) Il bilancio comunitario 2010 rispetta i precedenti impegni assunti a livello europeo in relazione al piano europeo di ripresa economica. Anche se non è stato facile trovare le risorse necessarie sia per affrontare i problemi scatenati dalla crisi sia per portare avanti i progetti di sviluppo che l’Unione europea ha già in programma, penso che i fondi di bilancio soddisfino ampiamente entrambe queste esigenze. Ad esempio, gli impegni assunti dal presidente della Commissione europea alla fine del 2008 sono stati mantenuti e sono state adottate anche misure innovative, come l’azione preparatoria Erasmus per i giovani imprenditori. Questo bilancio consentirà alla Romania di continuare a ricevere aiuti finanziari nell’ambito dei Fondi strutturali e di coesione. Inoltre, si stanno creando buone prospettive per affrontare la questione dei confini orientali dell’Unione europea e nel bacino del Mar Nero, dato che sono stati stanziati fondi per azioni preparatorie focalizzate sul monitoraggio ambientale del bacino del Mar Nero e su un programma quadro comune europeo mirato allo sviluppo di quella regione. Inoltre, pur attraversando un periodo di difficoltà, abbiamo deciso di concentrare l’attenzione sul turismo in quanto fonte di sviluppo, come dimostra lo stanziamento di bilancio a favore del turismo sostenibile e sociale.

 
  
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  Jean-Luc Mélenchon (GUE/NGL), per iscritto. (FR) Il bilancio dell’Unione europea è espressione delle sue politiche: è neoliberista ed estraneo agli interessi della maggioranza. La crisi del sistema capitalista e la crisi ambientale – che è la conseguenza dell’ossessione fanatica per la massimizzazione della produttività insita nella continua ricerca del profitto – non avranno alcun effetto sul bilancio comunitario. L’Unione continua ad applicare indiscriminatamente dogmi neoliberisti senza prestare la dovuta attenzione alle prove che dimostrano quanto essi siano inefficaci in termini economici e nocivi in termini ambientali e sociali.

Appena ieri il Parlamento ha votato per la concessione di aiuti nell’ambito del Fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione. Il Fondo serve puramente e semplicemente per dare una parvenza socialista alle insensate delocalizzazioni di grandi gruppi industriali come Ford, Nokia e Dell – tanto per citare solo alcuni esempi. E che dire, poi, del piano europeo di ripresa economica, in cui si invocano il libero commercio, il lavoro flessibile e la massimizzazione della produttività? No, questa Europa non è affatto la soluzione, è il problema. Votare per questo bilancio sarebbe contrario all’interesse generale europeo.

 
  
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  Nuno Melo (PPE), per iscritto. – (PT) La relazione adottata oggi è estremamente importante sotto numerosi aspetti, prima di tutto perché prevede un piano di ripresa economica del valore di 2,5 miliardi di euro. E’ stato inoltre approvato lo stanziamento di 300 milioni per il settore tessile, come il Parlamento andava chiedendo da lungo tempo. Il bilancio comprende inoltre varie linee di finanziamento mirate a valutare la situazione di settori chiave dell’economia, come l’industria tessile e calzaturiera e il settore della pesca, per favorire il rinnovamento della flotta peschereccia. Questi comparti economici sono molto importanti per il mio paese. Anche i progetti pilota per arrestare la desertificazione e conservare i posti di lavoro sono importantissimi nell’attuale crisi economica. Va rilevato altresì che questo è stato l’ultimo bilancio comunitario secondo le norme del trattato di Nizza. Con il trattato di Lisbona i poteri del Parlamento vengono estesi a tutto il bilancio.

 
  
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  Willy Meyer (GUE/NGL), per iscritto. – (ES) Questo bilancio non aiuterà a risolvere i problemi economici, sociali e ambientali con cui l’Unione europea è confrontata e che sono stati acuiti dalla crisi.

Inoltre, il bilancio non tiene conto dell’aumento delle sperequazioni sociali e regionali, della disoccupazione né della povertà. Il bilancio dell’Unione europea deve contribuire a dare effettivamente la priorità alle politiche di convergenza fondate sul progresso sociale, sulla conservazione e promozione del potenziale di ciascuno Stato membro, sull’uso sostenibile delle risorse naturali e sulla tutela dell’ambiente, per poter realizzare una coesione economica e sociale che sia reale.

Il mio gruppo è unito e compatto nel respingere l’idea di usare il bilancio comunitario per sostenere un’Unione europea più militarista e neoliberista. Siamo perciò contrari all’incremento delle spese militari previsto dal bilancio. Al riguardo, vogliamo sottolineare l’esigenza di esercitare un controllo democratico sulle spese correlate con la politica estera e di sicurezza comune. Si tratta di un’area grigia non sottoposta ai controlli cui sono soggette le spese di bilancio.

 
  
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  Andreas Mölzer (NI), per iscritto. (DE) In tempi di crisi economica, nei quali i cittadini europei subiscono ondate di licenziamenti e tagli dei servizi sociali, anche l’Unione europea deve risparmiare. In momenti di difficoltà economiche c’è ovviamente bisogno di misure capaci di stimolare l’economia; non è tuttavia chiaro se strumenti come il piano europeo di ripresa economica siano in grado di farlo. In passato, programmi comunitari molto decantati si sono rivelati essere delle tigri di carta. Inoltre, è provato che in molti casi i sussidi comunitari sono stati oggetto di abusi di vario genere. Ciò significa che per anni i soldi guadagnati a fatica dai contribuenti sono scomparsi in mille rivoli segreti. Invece di continuare a gonfiare il bilancio comunitario, occorre procedere a un’ampia rinazionalizzazione del sistema dei sussidi. Per questo motivo ho votato contro il progetto di bilancio.

 
  
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  Aldo Patriciello (PPE), per iscritto. (IT) Signor Presidente, onorevoli colleghi, mi congratulo per l'eccellente lavoro svolto dal relatore che è riuscito ad assicurare il completamento del finanziamento del piano di ripresa economica dell'Unione per una cifra di 1,98 miliardi di euro rendendolo un obiettivo fondamentale del bilancio 2010.

Sono certo che il nuovo piano darà nuovo impulso alla crescita economica, alla competitività, alla coesione e alla tutela del lavoro in Europa, dimostrando al contempo che il bilancio dell'Unione europea è uno strumento teso a privilegiare i cittadini europei, capace di fornire risposte concrete al fine di contribuire in modo determinante al superamento della recente crisi economica che ha colpito il nostro continente.

Ora spetta alla Commissione adoperarsi affinché tutti i progetti da finanziare nell'ambito del piano di ripresa siano pienamente compatibili con la vigente legislazione europea in materia ambientale. È inoltre da accogliere con favore la dichiarazione congiunta in cui si chiede la semplificazione e un impiego più mirato dei Fondi strutturali e del Fondo di coesione al fine di ovviare più agevolmente agli effetti della crisi economica.

Di forte impatto è altresì l'assegnazione di 300 milioni per risolvere la crisi nel settore del latte. Questo rappresenta un'aggiunta di ulteriori 20 milioni di euro rispetto alla proposta del Consiglio della quale non possiamo non compiacerci.

 
  
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  Marit Paulsen, Olle Schmidt e Cecilia Wikström (ALDE), per iscritto. (SV) Riteniamo che la politica agricola debba essere deregolamentata e orientata in base al mercato, se vogliamo che vada a vantaggio dei consumatori e della popolazione rurale. E’ pertanto necessario attuare un’approfondita riforma della politica agricola comune.

Tutti i tipi di sussidi agricoli alla produzione e alle esportazioni andrebbero aboliti quanto prima possibile, al più tardi entro il 2015. L’abolizione dei sussidi agricoli dell’Unione europea e degli Stati Uniti è essenziale anche per combattere la povertà e la fame nel mondo. Nel contempo bisogna eliminare gradualmente tutte le barriere commerciali per i prodotti agricoli e ittici, permettendo così il libero commercio dei generi alimentari.

La parte del bilancio comunitario del 2010 che riguarda l’agricoltura rientra nel capitolo 2 – “Conservazione e gestione delle risorse naturali” – e costituisce quello che va sotto il nome di blocco 3. Esso comprende misure di intervento e sostegno alle quali siamo contrari, comprese le diverse misure di stoccaggio – come quelle per l’alcol – e i considerevoli aiuti comunitari al settore vinicolo. Il blocco 3 comprende anche gli aiuti comunitari per il latte e la frutta nelle scuole. Di per sé si tratta di un’iniziativa importante; riteniamo tuttavia che tale materia debba essere gestita a livello nazionale. Allo stesso tempo, nel blocco sono previste importanti iniziative riguardanti, per esempio, il benessere degli animali e i controlli sui trasporti di animali che noi, in linea di principio, potremmo accogliere. Ma, dato che le procedure di voto ci costringono a prendere posizione su questo gruppo di emendamenti nel suo insieme, abbiamo deciso di astenerci dal voto sul blocco 3.

 
  
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  Paulo Rangel (PPE), per iscritto. (PT) Accogliendo il desiderio dei cittadini europei di un’Europa sicura e protetta, il Parlamento approva gli aumenti degli stanziamenti nel sottocapitolo 3a “Libertà, sicurezza e giustizia” del bilancio 2009 e sottolinea l’importanza di aumentare ulteriormente nel bilancio comunitario i finanziamenti per gestire l’immigrazione legale e l’integrazione di cittadini dei paesi terzi affrontando nel contempo il problema dell’immigrazione illegale.

Il Parlamento rileva che queste politiche devono essere sempre attuate nel rispetto della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea. Altrettanto importante è incrementare i fondi per la protezione dei confini, compresi il Fondo europeo per i rimpatri e il Fondo europeo per i rifugiati, al fine di promuovere la solidarietà tra gli Stati membri. Il Parlamento riconosce che tutti i paesi dell’Unione sono confrontati con sfide sempre più complesse nel campo delle politiche interessate da questo capitolo di bilancio e invita gli Stati membri a utilizzare l’aumento dei fondi per la libertà, la sicurezza e la giustizia nel bilancio 2009 in modo tale da poter affrontare insieme queste e tutte le altre sfide che dovessero sorgere promuovendo una politica comune per l’immigrazione che sia quanto più inclusiva possibile ma sia anche fondata sul rispetto assoluto dei diritti umani.

 
  
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  Daciana Octavia Sârbu (S&D), per iscritto. – Accolgo con favore l’esito di questa votazione sul bilancio 2010. Esso garantirà il finanziamento di diversi progetti importanti e fornirà aiuti di cui c’è grande bisogno, soprattutto alla luce delle difficoltà economiche tuttora presenti nell’Unione europea. Particolarmente importanti sono i 300 milioni di euro destinati al settore lattiero a seguito della recente crisi. Il Consiglio ha finalmente accolto la richiesta del Parlamento europeo di stanziare tale importo e non 280 milioni, come aveva sostenuto in un primo momento. Finanziamenti rilevanti – 2,4 miliardi di euro – sono previsti anche per la seconda fase del piano di ripresa economica e comprendono aiuti essenziali per progetti e infrastrutture in campo energetico (compresa l’energia rinnovabile), oltre a 420 milioni di euro per portare la banda larga nelle zone rurali. Il bilancio consentirà quindi di realizzare sviluppi rilevanti nei settori dell’energia, delle infrastrutture e della tecnologia e fornirà aiuti di importanza vitale nell’attuale contingenza economica.

 
  
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  Nuno Teixeira (PPE), per iscritto. (PT) La votazione sul bilancio dell’Unione europea è un appuntamento istituzionale che si rinnova ogni anno. In tale occasione si confermano gli impegni assunti riguardo ai programmi comunitari e si mette in rilievo il ruolo del Parlamento. Accolgo con favore la conclusione della seconda fase di finanziamento del piano europeo di ripresa economica per gli anni 2009 e 2010 perché, nell’attuale situazione di crisi, la ripresa dell’economia e dell’occupazione sono questioni molto importanti per il gruppo del Partito popolare europeo (Democratico cristiano). La conferma del nuovo programma per il microcredito dimostra che gli obiettivi della strategia di Lisbona sono considerati prioritari e che le piccole e medie imprese svolgono un ruolo importante nella creazione di posti di lavoro. Mi preoccupano i tagli apportati agli stanziamenti di bilancio per i Fondi strutturali e di coesione, che sono essenziali per la ripresa economica e la coesione territoriale, soprattutto nelle regioni ultraperiferiche come Madeira.

Ritengo essenziale rendere ancora più flessibile la politica di coesione per innalzare gli attuali bassi livelli di attuazione dei programmi finanziati con risorse comunitarie. Inoltre, bisogna continuare a finanziare quei progetti che hanno obiettivi strategici, apportano un valore aggiunto e stimolano la competitività a lungo termine. Per tutte queste ragioni ho votato a favore della relazione, che rappresenta il momento di sintesi di un processo tecnicamente complesso e che è stato oggetto di negoziati difficili.

 
  
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  Silvia-Adriana Ţicău (S&D), per iscritto. (RO) Ho votato a favore del progetto di bilancio generale dell’Unione europea per l’esercizio finanziario 2010, così come modificato dal Consiglio (tutte le sezioni), e delle lettere di rettifica del progetto di bilancio generale dell’UE per l’esercizio finanziario 2010. Il bilancio comunitario 2010 mette a disposizione somme considerevoli per gli impegni assunti nell’ambito del piano europeo di ripresa economica, come le reti dell’energia (1 175 milioni di euro), la rete dell’energia eolica offshore (208 milioni di euro) e la cattura e lo stoccaggio geologico del carbonio (523,2 milioni di euro). Il Parlamento europeo è riuscito altresì ad aumentare le somme stanziate per la sicurezza dei trasporti, l’impresa comune SESAR, le attività di sostegno delle politiche europee nei settori dei trasporti e dei diritti dei passeggeri, il programma Energia intelligente-Europa, che rientra nel programma quadro per l’innovazione e la competitività, e l’impresa comune Clean Sky. Inoltre, i finanziamenti per il settore agricolo prevedono un aumento di 14 miliardi di euro per promuovere lo sviluppo rurale e di 300 milioni per aiutare i produttori di latte, che sono stati colpiti pesantemente dalla crisi economica e finanziaria. A causa di quest’ultima, la principale preoccupazione che i cittadini europei hanno oggi è quella di perdere il posto di lavoro. Credo che nel 2010 dovrà essere riservata particolare attenzione ai programmi di formazione per i giovani imprenditori, allo scopo di aiutarli a fondare una propria impresa.

 
  
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  Artur Zasada (PPE), per iscritto. (PL) Oggi abbiamo adottato un bilancio dell’Unione europea per il 2010 che ammonta a quasi 123 miliardi di euro. Tutti i bilanci sono una sorta di compromesso. Forse molti di noi sono consapevoli delle sue carenze, ma vale la pena ricordare che il cittadino medio dell’Unione europea trarrà vantaggi dal documento approvato oggi. Più di tutto, l’Unione sta rafforzando la sua sicurezza in campo energetico e fa affidamento sullo sviluppo delle imprese. Rilevo con piacere che sono stati destinati 20 milioni di euro alla strategia per il Mar Baltico. E’ vero che i fondi di riserva saranno erogati soltanto dopo che la Commissione europea avrà presentato proposte scritte per il loro impiego; credo, però, che ciò avverrà in tempi brevissimi. Mi fa molto piacere che nel bilancio siano stati inseriti tre progetti importanti per il mio paese; mi riferisco al finanziamento per i giochi olimpici speciali che si terranno a Varsavia e Atene, ai sussidi per i giovani dei paesi inclusi nel programma della politica europea di vicinato e alla creazione della cattedra Bronisław Geremek di civiltà europea presso il Collegio d’Europa di Natolin.

 
  
  

Proposta di risoluzione B7-0191/2009

 
  
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  Diogo Feio (PPE), per iscritto. (PT) L’apertura delle istituzioni europee e la trasparenza delle loro procedure garantiscono che la società civile e l’opinione pubblica degli Stati membri non solo siano tenute informate ma anche partecipino, come soggetto integrato e informato, ai processi decisionali di tali istituzioni. Sebbene la gente si senta un po’ estranea all’Europa, se non altro perché la procedura che ha portato all’entrata in vigore del trattato di Lisbona è stata problematica, non sempre chiara e spesso criticabile, le istituzioni europee devono nondimeno insistere e impegnarsi appieno per rendere disponibili in tempi accettabili il maggior numero possibile di documenti, contribuendo così a superare la distanza che le separa dai cittadini.

Devo tuttavia deplorare che la sinistra del Parlamento europeo abbia profittato del necessario miglioramento del quadro giuridico che regola l’accesso ai documenti, in vista dell’entrata in vigore del trattato, per assumere un atteggiamento populista, negando l’esigenza reale di garantire la segretezza in alcune aree dell’attività comunitaria e cercando di presentarsi come unica paladina della trasparenza.

Questioni così delicate fanno volentieri a meno di divisioni artificiose e populiste; meritano invece di essere prese sul serio e affrontate con senso di responsabilità e con il più ampio consenso possibile. Mi dispiace che ciò non sia stato possibile.

 
  
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  Sylvie Guillaume (S&D), per iscritto. (FR) Ho espresso il mio pieno sostegno alla risoluzione presentata dall’onorevole Cashman per sollecitare la Commissione e il Consiglio a rivedere le norme sull’accesso ai documenti istituzionali europei, in linea con le disposizioni sulla trasparenza previste dal trattato di Lisbona. Si tratta di una questione cruciale nell’ottica di garantire un funzionamento democratico e responsabile delle nostre istituzioni e di contribuire a ricostruire la fiducia dei cittadini europei nell’Europa.

 
  
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  Elisabeth Köstinger, Hella Ranner, Richard Seeber e Ernst Strasser (PPE), per iscritto. (DE) Nella votazione di giovedì, 17 dicembre 2009, ho votato contro la risoluzione B7-0194/2009 presentata dall’onorevole Cashman sui miglioramenti da apportare al quadro normativo che regola l’accesso ai documenti dopo l’entrata in vigore del trattato di Lisbona (regolamento (CE) n. 1049/2001) per i motivi seguenti: questa risoluzione contiene riferimenti a fatti che non c’entrano nulla con la questione della trasparenza e chiede cambiamenti le cui conseguenze non contribuirebbero in maniera costruttiva a una maggiore trasparenza.

Desidero sottolineare che sono senz’altro favorevole alla trasparenza e all’accesso pubblico ai documenti. Ma sarà possibile conseguire questi importanti obiettivi non dando seguito alle richieste dell’onorevole Cashman, bensì soltanto affrontando la materia responsabilmente, come indicato nella risoluzione presentata su questo tema dagli onorevoli Sommer, Busuttil e Weber del gruppo del Partito popolare europeo (Democratico cristiano).

 
  
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  Véronique Mathieu (PPE), per iscritto. (FR) E’ di importanza vitale rendere l’azione europea più trasparente e consentire un accesso quanto più ampio possibile ai documenti istituzionali europei per far comprendere meglio ai cittadini europei come lavora l’Unione europea. Al riguardo, tuttavia, dobbiamo essere attenti e mettere in guardia da qualsiasi forma di demagogia. Affinché l’azione europea possa essere efficace, vanno imposte restrizioni al sacrosanto principio della trasparenza. Permettendo il massimo di trasparenza, corriamo il rischio di rendere sterili le nostre discussioni perché i deputati al Parlamento europeo avranno paura di parlare apertamente di questioni delicate. Le trattative, per loro stessa natura, necessitano di discrezione, senza la quale le discussioni si terranno in sedi informali, ben diverse dalle riunioni ufficiali, e il risultato finale sarà il contrario di quanto volevamo ottenere. Per tale motivo, sono favorevole a una maggiore trasparenza e, al riguardo, plaudo all’entrata in vigore del trattato di Lisbona, che permetterà l’attuazione di questi cambiamenti. Ciò, tuttavia, non deve andare a scapito della completezza del processo decisionale europeo.

 
  
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  Nuno Melo (PPE), per iscritto. (PT) L’entrata in vigore del trattato di Lisbona impone di apportare miglioramenti al quadro giuridico che regola l’accesso ai documenti. Tali miglioramenti devono tutelare i diritti di tutti i cittadini dell’Unione. Poiché l’Unione è un’area di libertà, sicurezza e giustizia, come sancito dal preambolo della Carta dei diritti fondamentali, qualsiasi sforzo mirato a una maggiore trasparenza nell’accesso ai documenti istituzionali è benvenuto. Ma è estremamente importante anche valutare in quale misura la libertà totale di accesso a tutti i documenti possa pregiudicare il corretto funzionamento delle istituzioni. E’ pertanto essenziale trovare un equilibrio su questo punto.

 
  
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  Frédérique Ries (ALDE), per iscritto. – (FR) Ho votato con convinzione a favore dell’ambiziosa risoluzione del Parlamento europeo sull’accesso da parte dei cittadini ai documenti, e l’ho fatto perché è sempre importante ricordare alla gente che la trasparenza è decisiva per la democrazia, perché la strada per accedere alle informazioni comunitarie è ancora troppo spesso irta di ostacoli per il cittadino comune e anche perché l’entrata in vigore del trattato di Lisbona, il 1 dicembre, modifica la situazione in maniera significativa. Il diritto dei cittadini di accedere ai documenti istituzionali dell’Unione, in qualsiasi forma, è adesso sancito dall’articolo 42 della Carta dei diritti fondamentali. Inoltre, i diritti dei cittadini vengono ora estesi ai pareri giuridici del Consiglio e, in cambio, gli obblighi valgono per tutte le istituzioni europee.

Il voto odierno corona altresì tutto il lavoro compiuto dal mio gruppo, che è sempre stato in prima fila in questa battaglia. Nove mesi fa il Parlamento ha adottato in materia la relazione Cappato e ha invocato una maggiore trasparenza, apertura e democraticità delle attività del Consiglio, il quale ha, in effetti, l’obbligo morale di rendere pubbliche le proprie decisioni e discussioni: si tratta molto semplicemente di un requisito democratico che il Consiglio è tenuto a soddisfare nell’interesse dei cittadini.

 
  
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  Axel Voss (PPE), per iscritto. (DE) La trasparenza è importante e lo diventa sempre più nell’era della globalizzazione. Appoggio pertanto i tentativi di garantire maggiore trasparenza a livello comunitario. Dobbiamo però mantenere un certo equilibrio. La risoluzione che ci è stata sottoposta va ben al di là della trasparenza richiesta dai cittadini e per tale motivo ho espresso voto contrario. Questa proposta di risoluzione non è riuscita a trovare un punto d’equilibrio tra la necessaria trasparenza e modalità ragionevoli per lo svolgimento dell’attività dell’amministrazione europea e dei membri del Parlamento europeo. Ai sensi della versione attuale della risoluzione, non sarà più possibile garantire la segretezza della parola scritta, né potrà più essere tutelata la privatezza dei cittadini quando presentano domande, mentre la protezione dei dati sarà a rischio e ci saranno conseguenze imprevedibili per la nostra sicurezza e per la politica della Banca centrale europea in materia di mercati finanziari. Inoltre, per l’amministrazione e i deputati al Parlamento europeo ci sarà un aumento della burocrazia del tutto spropositato rispetto all’obiettivo della risoluzione.

 
  
  

Proposta di risoluzione B7-0273/2009

 
  
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  Louis Grech (S&D), per iscritto. (EN) La delegazione maltese nel gruppo dell’Alleanza progressista di Socialisti e Democratici al Parlamento europeo voterà a favore della proposta di risoluzione sul principio di sussidiarietà presentata dagli onorevoli Mauro, Busuttil e Weber. La nostra delegazione ritiene tuttavia che un consenso e una maggioranza più ampi per questa proposta lancerebbero all’Europa un messaggio più forte. In tale ottica, sarebbe quindi più utile appoggiare la proposta sul rinvio – entro un periodo di tempo ben definito, dato che così vi sarebbero maggiori possibilità di trovare un consenso più vasto.

 
  
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  Jean-Luc Mélenchon (GUE/NGL), per iscritto. (FR) E’ compito di tutte le istituzioni europee – siano esse a livello nazionale o comunitario – rappresentare i cittadini europei nella loro totalità, senza distinzione alcuna. Il laicismo è l’unico principio in base al quale le istituzioni possono permettere a tutti i cittadini di accedere ai servizi pubblici in base alle loro credenze. Il laicismo è il nostro patrimonio filosofico comune e tutela il principio della pace civile intorno al quale è stata costruita l’Unione europea.

Ecco perché è assolutamente essenziale che l’Italia dia attuazione alla sentenza pronunciata dalla Corte europea dei diritti umani nella causa Lautsi-Repubblica italiana. Come osserva la Corte, l’esposizione di simboli religiosi deve essere proibita in tutti gli edifici pubblici all’interno dell’Unione europea. E’ ora che i crocifissi, imposti nelle classi ai tempi di Mussolini, vengano rimossi dagli ambienti scolastici.

 
  
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  Edward Scicluna (S&D), per iscritto. (EN) La delegazione maltese nel gruppo dell’Alleanza progressista di Socialisti e Democratici al Parlamento europeo voterà a favore della proposta di risoluzione sul principio di sussidiarietà presentata dagli onorevoli Mauro, Busuttil e Weber. La nostra delegazione ritiene tuttavia che un consenso e una maggioranza più ampi per questa proposta lancerebbero all’Europa un messaggio più forte. In tale ottica, sarebbe quindi più utile appoggiare la proposta sul rinvio – entro un periodo di tempo ben definito, dato che così ci sarebbero maggiori possibilità di trovare consenso più vasto.

 
  
  

Proposta di risoluzione B7-0248/2009

 
  
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  Diogo Feio (PPE), per iscritto. (PT) La Bielorussia si è pienamente meritata il poco lusinghiero soprannome di “ultima repubblica sovietica in Europa”. Nonostante i progressi compiuti in alcuni ambiti della vita politica, sociale ed economica del paese, è evidente che nessuna delle riforme finora attuate in Bielorussia è tale da mettere in dubbio la giustezza di questa deplorevole definizione.

In Bielorussia le elezioni non sono libere, non c’è libertà di espressione, associazione e dimostrazione e sta aumentando la repressione da parte della autorità.

L’Unione europea corre il rischio di indulgere in un atteggiamento di acquiescenza verso quella dittatura, come ha fatto con Cuba. Penso che sarebbe sbagliato adottare una linea del genere, invece di dire apertamente che i valori della democrazia e della libertà non soltanto non sono negoziabili, ma non possono nemmeno essere trascurati in nessun accordo concluso con la Bielorussia. L’Unione europea deve pertanto mantenere e rafforzare i suoi contatti con l’opposizione democratica del paese per essere coerente nei confronti di coloro ai quali il Parlamento ha attribuito il Premio Sacharov per la loro lotta mirata a portare la democrazia in Bielorussia.

 
  
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  Nuno Melo (PPE), per iscritto. (PT) L’Unione europea non può essere una regione che si occupa e s’interessa soltanto dei suoi Stati membri; deve anche fungere da stimolo del processo di democratizzazione dei paesi che sono nati a seguito dello smembramento dell’Unione sovietica. Qualsiasi misura volta a migliorare la loro situazione riveste una grande importanza. Questo è il contesto e lo spirito della proposta di risoluzione in esame in cui si chiede l’adozione di misure di aiuto a favore della Bielorussia che dovranno essere accompagnate, da parte bielorussa, da chiari segnali di riforme democratiche, come pure dal rispetto dei diritti umani e dello stato di diritto. La partecipazione della Bielorussia al partenariato orientale è un passo significativo in tale direzione; resta tuttavia ancora molto da migliorare per quanto attiene alle libertà e alle garanzie in Bielorussia.

 
  
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  Andreas Mölzer (NI), per iscritto. (DE) Ho votato per la risoluzione comune sulla Bielorussia perché essa presenta la situazione in maniera equilibrata e sottolinea tanto gli aspetti positivi e i progressi compiuti quanto il deficit democratico tuttora esistente in molti settori. Dal mio punto di vista, è particolarmente importante garantire che il governo bielorusso tuteli la libertà di espressione, associazione e riunione il prima possibile, consentendo così ai partiti dell’opposizione di operare efficacemente.

 
  
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  Wojciech Michał Olejniczak (S&D), per iscritto. (PL) La risoluzione sulla Bielorussia è un segnale importante lanciato dall’Unione europea e dall’Europa. Dovremmo dimostrare sia all’opposizione democratica sia alle autorità bielorusse, e non soltanto per mezzo di risoluzioni come questa, che non tolleriamo violazioni dei diritti umani né il divieto di registrazione di partiti politici, organizzazioni non governative e media indipendenti.

Il Parlamento europeo non può approvare il ricorso alla pena capitale, e la Bielorussia è l’unico paese europeo che applica questo tipo di punizione. Non possiamo allentare le sanzioni nei confronti della Bielorussia in assenza di progressi tangibili verso la democratizzazione del paese. L’Unione europea non deve chiudere gli occhi di fronte alle gravissime restrizioni imposte alla libertà di parola, al rispetto dei diritti umani e civili e alle organizzazioni non governative. Il Parlamento europeo, in cui siedono deputati provenienti da 27 Stati membri, è un’espressione di democrazia e cooperazione.

Gli unici provvedimenti che possono essere e saranno realmente di aiuto sono misure democratiche, perché la democrazia è il fondamento dell’Unione europea. Da parte nostra non vi può essere alcun consenso a misure d’altro tipo. Spero che la risoluzione sulla Bielorussia rappresenti il primo di molti passi che compiremo. E’ questo ciò che i bielorussi, per non parlare dell’Europa intera, si aspettano da noi.

 
  
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  Justas Vincas Paleckis (S&D), per iscritto. (LT) Ho votato a favore della risoluzione sulla Bielorussia con qualche perplessità perché il Parlamento europeo tende a votare documenti sulla Bielorussia troppo spesso, svuotandoli così di significato. D’altro canto, pur mantenendo un atteggiamento critico verso il regime di Minsk, questa risoluzione evidenzia con maggiore chiarezza rispetto a testi precedenti alcuni cambiamenti positivi intervenuti nelle relazioni UE-Bielorussia. Ma affinché ci possa essere un miglioramento sostanziale nelle relazioni tra l’Unione europea, i suoi Stati membri e la Bielorussia è necessario che questo paese intraprenda un percorso di riforma e democratizzazione. Un cambio di rotta in tale direzione faciliterebbe lo sviluppo di ogni sorta di rapporti con la Bielorussia. 39 città e regioni lituane collaborano proficuamente con città e regioni bielorusse, scambiando esperienze e partecipando a progetti comuni. Ho votato a favore della risoluzione anche perché essa invita l’Unione europea a dedicare maggiore attenzione a progetti concreti in linea con gli interessi dei nostri paesi partner. Nella risoluzione ci congratuliamo con Bielorussia, Ucraina e Lituania perché sono stati i primi paesi a sottoporre alla Commissione europea e agli Stati membri dell’Unione progetti trilaterali nell’ambito del programma per il partenariato orientale. Si tratta di un elenco di progetti concreti nei campi del controllo delle frontiere, dei trasporti, del transito, del patrimonio storico e culturale e della sicurezza sociale ed energetica.

 
  
  

Proposta di risoluzione B7-0187/2009

 
  
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  Anne Delvaux (PPE), per iscritto. (FR) Accolgo con favore la votazione su questa risoluzione. Tuttavia, nonostante la conferenza di Goma su pace, stabilità e sviluppo e la firma di un accordo sul cessate il fuoco nel gennaio 2008, continuano a esserci violenti scontri nella zona orientale della Repubblica democratica del Congo e vengono commesse le peggiori atrocità possibili contro la popolazione civile, in particolare contro donne, bambini e anziani. Le violenze sessuali si stanno diffondendo sempre più e oggi vengono commesse non soltanto dalle parti in lotta ma anche dai civili. E’ urgente fare di tutto per proteggere la popolazione in un momento in cui il numero dei soldati della MONUC presenti in loco dimostra che non sempre si può arrestare una simile spirale di violenza. Di recente le autorità congolesi hanno dimostrato la loro determinazione di porre fine all’impunità. Ma questa politica della tolleranza zero deve non solo essere ambiziosa – ogni singolo responsabile di atrocità dovrà rispondere delle proprie azioni, senza eccezione – ma anche essere messa in pratica. Come deputati al Parlamento europeo abbiamo il dovere di sottolineare che gli obblighi internazionali vanno rispettati, come i diritti umani e la parità tra i sessi, affinché la dignità delle donne e l’innocenza di innumerevoli bambini congolesi siano tutelate.

 
  
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  Diogo Feio (PPE), per iscritto. (PT) Sin dalla caduta del regime cleptocratico di Mobutu Sese Seko la Repubblica democratica del Congo (ex Congo belga e Zaire) è invischiata in turbolenze e violenze estremamente brutali che hanno già causato milioni di morti.

La parte orientale del paese è quella che è stata colpita più pesantemente da questo flagello; si tratta di una zona senza confini precisi che ha assunto un carattere più etnico che nazionale. Le peggiori atrocità sono commesse a un ritmo tale che è diventato impossibile tenerne il conto, e la comunità internazionale, in particolare le forze delle Nazioni Unite, si sono rivelate incapaci di farvi fronte, nonostante tutti gli sforzi civili e militari compiuti finora.

L’apparente ingovernabilità di alcuni paesi africani e la parziale perdita del controllo del territorio da parte dei governi centrali sono purtroppo fenomeni ancora da sradicare, spesso legati allo sfruttamento illegale e al saccheggio delle materie prime a opera o dei rivoltosi o delle truppe regolari e dei loro capi. Sebbene questi fenomeni abbiano origine nel processo di decolonizzazione europeo e nel modo in cui sono stati tracciati i confini, tale fatto non esime i leader e i governanti africani dalle loro responsabilità né dal dovere di fare appello alla società civile locale affinché prenda in mano il proprio destino e ne assuma il controllo decisivo.

 
  
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  Sylvie Guillaume (S&D), per iscritto. (FR) Ho votato a favore della risoluzione che denuncia le gravi violenze etniche commesse di recente nel Congo, che hanno costretto all’esilio quasi 44 000 persone, abbandonate a sé stesse e prive di qualsiasi risorsa. Sono preoccupata soprattutto per le violenze sessuali, che vengono usate come un’arma da guerra. E’ un crimine intollerabile che non può restare impunito e contro il quale l’Unione deve prendere posizione. Dobbiamo garantire che i militari congolesi che sono responsabili di simili violazioni dei diritti umani ne rispondano di fronte alla giustizia.

 
  
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  Nuno Melo (PPE), per iscritto. (PT) L’Unione europea non può guardare con distacco ai numerosi scontri armati che avvengono in una certa misura in tutto il mondo. La violenza che regna nella Repubblica democratica del Congo è espressione di un conflitto che si sta trascinando da molti anni e ha causato milioni di morti, ha costretto le persone a fuggire e ad abbandonare le loro case. Pertanto è molto importante sollecitare tutte le parti in lotta a cessare le ostilità affinché gli abitanti delle regioni interessate possano nuovamente vivere in un ambiente pacifico. E’ essenziale da parte nostra continuare a sostenere le missioni delle Nazioni Unite in loco per alleviare le sofferenze di tutta la popolazione ma in particolare quelle degli anziani, delle donne e dei bambini.

 
  
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  Willy Meyer (GUE/NGL), per iscritto. (ES) Il conflitto armato in quell’area può essere risolto solamente attraverso una soluzione politica. Devono pertanto cessare tutti gli interventi da parte degli Stati confinanti e di altri paesi. C’è bisogno di una soluzione diplomatica negoziata tra le parti per porre fine al conflitto nella Repubblica democratica del Congo (RDC). Una soluzione di questo tipo deve essere pienamente conforme alla Carta delle Nazioni Unite e alla dichiarazione universale dei diritti dell’uomo.

Il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite dovrebbe rivedere il mandato della MONUC. Andrebbe eliminato il mandato in base al capitolo VII, per evitare di rafforzare le forze armate congolesi e quindi di mettere a rischio la missione delle Nazioni Unite di mantenimento della pace. Chiediamo la cessazione delle missioni EUPOL ed EUSEC nella Repubblica democratica del Congo. Esse hanno contribuito negativamente alla spirale di violenza e al peggioramento della situazione nel paese perché hanno formato forze di sicurezza che hanno continuato a commettere violenze contro la loro stessa popolazione civile.

Occorre dare applicazione alle risoluzioni delle Nazioni Unite riguardanti l’embargo sulle forniture di armi alla RDC. Vogliamo segnalare che molti Stati membri dell’Unione europea lo stanno violando. La risoluzione comune presentata dagli altri gruppi politici non affronta questi aspetti d’importanza fondamentale e per tale motivo ho espresso un voto contrario.

 
  
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  Andreas Mölzer (NI), per iscritto. (DE) Questa proposta di risoluzione comune sulla Repubblica democratica del Congo riflette la complessa situazione esistente nel paese africano. Nonostante la comunità internazionale abbia messo a disposizione risorse umane e finanziamenti in grandi quantità, non è stato ancora possibile portare pace e stabilità nell’area, anzi, è successo il contrario, perché i soldati delle Nazioni Unite sono accusati di essere schierati a favore di una delle parti e di contribuire a un ulteriore e continuo aggravamento della situazione. E’ importante risolvere questo problema.

I costi enormi della missione ONU – oltre 7 miliardi di euro, compresi gli aiuti umanitari – possono essere giustificati soltanto se si rende noto esattamente come tutti quei soldi saranno spesi. Poiché la risoluzione non chiede specificamente che questo punto sia chiarito, mi sono astenuto dal voto.

 
  
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  Bart Staes (Verts/ALE), per iscritto. (NL) I massacri, i crimini contro l’umanità, il reclutamento di bambini soldato e le violenze sessuali contro donne e bambine che continuano a essere compiuti nella Repubblica democratica del Congo non possono lasciarci indifferenti. Sono necessari ulteriori sforzi per porre fine alle attività dei gruppi armati stranieri nella parte orientale della RDC. La comunità internazionale non può continuare ad assistere inerte; deve garantire che gli accordi del marzo 2009 sul cessate il fuoco siano rispettati effettivamente e in buona fede. Due recenti rapporti dell’Alto commissariato per i diritti umani delle Nazioni Unite rivelano che la situazione umanitaria sta peggiorando in misura considerevole.

La MONUC svolge un ruolo essenziale, però il suo mandato e le regole d’ingaggio devono essere applicati con determinazione e su base permanente se si vuole garantire più efficacemente la sicurezza della popolazione. La presenza della missione ONU rimane necessaria. Bisogna compiere ogni sforzo per metterla in condizione di svolgere appieno il proprio mandato di proteggere le persone minacciate. Il Consiglio deve assumere un ruolo guida e assicurare che il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite appoggi la missione potenziando le sue capacità operative e definendo meglio le sue priorità, che attualmente sono 41.

 
Ultimo aggiornamento: 3 maggio 2010Avviso legale