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Procedura : 2009/2806(RSP)
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B7-0267/2009

Discussioni :

PV 17/12/2009 - 12.2
CRE 17/12/2009 - 12.2

Votazioni :

PV 17/12/2009 - 13.2

Testi approvati :

P7_TA(2009)0120

Discussioni
Giovedì 17 dicembre 2009 - Strasburgo Edizione GU

12.2. Azerbaigian: libertà d'espressione
Video degli interventi
PV
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  Presidente. – L’ordine del giorno reca la discussione su sette mozioni per una risoluzione sulla libertà di espressione in Azerbaigian.

 
  
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  Fiorello Provera, autore. – Signor Presidente, onorevoli colleghi, l'Europa ha aperto un interessante progetto di partenariato orientale che ha incontrato la condivisione e un'incoraggiante collaborazione da parte di sei paesi: Armenia, Bielorussia, Georgia, Moldavia, Ucraina, Azerbaigian.

Questa operazione sta migliorando il rapporto tra l'Unione europea e questi paesi e può portare a uno sviluppo democratico ed economico dell'area, anche se in misura diversa in rapporto alla storia di ciascun paese. A fronte di questa intelligente strategia politica, mi sembra improprio questo dibattito d'urgenza che riguarda due giovani blogger condannati a seguito di episodi sui quali vi è ancora un processo in atto, mentre trascuriamo altre situazioni veramente tragiche, come il recente massacro di 57 persone riunite per sostenere un candidato alle elezioni presidenziali nelle Filippine.

Tutti i gruppi parlamentari, eccetto il nostro, sostengono una proposta di risoluzione sull'Azerbaigian dura e dissonante rispetto alle iniziative di partenariato che abbiamo intrapreso e sono convinto che i giudizi forti contenuti nella risoluzione posta in votazione oggi possano non solo determinare un irrigidimento da parte del governo di Baku nei rapporti con l'Europa, ma avere anche un effetto controproducente sul caso di questi due giovani, nel senso che questa risoluzione potrebbe rendere più difficile qualsiasi provvedimento di grazia.

A questo proposito vorrei ricordare la decisione, presa oggi in plenaria, con la quale abbiamo rinunciato ad adottare una risoluzione sul caso di Aminatou Haidar per non compromettere le trattative diplomatiche in corso. Mi sembra anche contraddittorio che nella stessa sessione si pongano in votazione due risoluzioni, una sulla Bielorussia e l'altra sull'Azerbaigian, di tono fortemente diverso, quando questi due paesi partecipano allo stesso partenariato orientale.

 
  
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  Lidia Joanna Geringer de Oedenberg, autrice. (PL) Quando, l’11 novembre di quest’anno, l’Europa celebrava l’anniversario della fine della prima guerra mondiale, in Azerbaigian, veniva approvata una sentenza di detenzione pluriennale nei confronti di alcuni giornalisti che avevano osato scrivere della diffusa corruzione nel paese e della disoccupazione. I giornalisti sono stati accusati ufficialmente di incitazione al teppismo e al terrorismo.

Nella classifica stilata da Freedom House, l’Azerbaigian è etichettato come “non libero”. Secondo Reporter senza frontiere, l’Azerbaigian, in termini di libertà di parola, si trova al 146o posto su 175 paesi oggetto di indagine. Segnali inquietanti giungono anche dalle analisi condotte dall’Economist Intelligence Unit, che ha valutato l’Azerbaigian sulla questione delle libertà politiche. In tale contesto, non sorprende il rifiuto dello scorso anno da parte delle autorità azerbaigiane di garantire autorizzazioni ai mezzi di informazione stranieri come la BBC e Radio Free Europe.

Ritengo sia giunto il momento per l’Unione europea di rivedere la propria relazione con l’Azerbaigian e di iniziare a esercitare una forte pressione sulle autorità locali, facendosi forte della partecipazione di Baku alla politica europea di vicinato e partenariato. Inoltre, vorrei unirmi all’appello del mio gruppo politico per il rilascio incondizionato dei giornalisti imprigionati e per un’adeguata revisione della legislazione dell’Azerbaigian.

 
  
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  Marietje Schaake, autrice.(EN) Signor Presidente, l’Azerbaigian è paese firmatario di una serie di partenariati con l’Unione europea. È attivo nella politica di vicinato e nel partenariato orientale, non solo in ambito commerciale. L’Azerbaigian si è anche impegnato per il rispetto della democrazia, dei diritti umani e dello stato di diritto. Tuttavia, attualmente, questi principi sono seriamente minati dall’attuale regime.

Oggi poniamo l’accento sul caso di Emin Milli e Adnan Hajizade, un caso di repressione dei mezzi di comunicazione liberi, della libertà d’espressione e della società civile, molto più ampio e profondo rispetto al semplice esempio di due blogger, come sono stati chiamati. Entrambi hanno sicuramente utilizzato nuovi media, come Facebook e Twitter, per il lavoro della loro organizzazione giovanile, ma non sappiamo nemmeno perché siano stati imprigionati, dal momento che non sono state ammesse prove a loro difesa durante il processo, che non si è svolto secondo gli standard internazionali e che sembra essere stato effettivamente costruito.

Se non possiamo fare affidamento sull’impegno preso dal governo azerbaigiano per la tutela della democrazia, dei diritti umani e dello stato di diritto, tramite i vari accordi firmati con l’Unione europea, l’Europa non può considerare l’Azerbaigian un partner affidabile; nemmeno per le relazioni commerciali.

La risoluzione richiede al governo azerbaigiano di tener fede alle proprie promesse e di iniziare a costruire la propria legittimità nella comunità internazionale rispettando i propri cittadini, garantendo loro diritti democratici e umani e permettendo il rispetto dello stato di diritto.

Ieri abbiamo consegnato il premio Sakharov in questa camera del popolo europeo, ed in questa occasione abbiamo assistito ad un discorso molto toccante da uno dei premiati, Sergei Kovalev, che ha affermato che la paura può essere affrontata solo tramite la libertà di pensiero, e la libertà di pensiero può essere espressa solo quando la libertà di espressione viene effettivamente garantita e quando ascoltiamo coloro che si limitano ad affrontare questioni quali l’opposizione al loro governo, che noi europei dobbiamo garantire, tramite partenariati con l’Azerbaigian, in ogni ambito.

 
  
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  Ulrike Lunacek, autrice.(DE) Signor Presidente, l’oratrice che mi ha preceduto ha già menzionato alcuni dettagli della risoluzione, ispirata, tra gli altri motivi, da un incidente del luglio 2009, in cui due giovani blogger, Emin Milli e Adnan Hajizade, sono stati assaliti in un ristorante e, dopo essersi recati alla polizia per denunciare l’incidente, sono stati arrestati.

Sono stati perseguiti legalmente e, secondo tutti gli osservatori internazionali, tra cui anche Amnesty International, il processo è stato tutt’altro che equo. Per esempio, il video registrato nel ristorante, da cui si evincevano chiaramente le vittime dell’attacco e che mostrava che gli aggressori non erano i due blogger, non è stato mostrato.

Pertanto è chiaro che la sentenza non soddisfa i criteri richiesti ad un paese operante nell’ambito dello stato di diritto. Spero vivamente che sarà obbligatorio presentare tutte le prove durante il secondo processo.

Sono lieta che si sia giunti all’introduzione di una risoluzione sostenuta da quasi tutti i gruppi. Mi rammarico invece che il gruppo dell’onorevole Provera non si unisca a noi, ribadendo piuttosto che dobbiamo aspettare che questo caso si risolva da solo e che dobbiamo ricorrere ai canali diplomatici.

Onorevole Provera, ritengo sia necessario che il Parlamento, che porta avanti un partenariato con il parlamento dell’Azerbaigian, possa esprimersi chiaramente. I diritti umani rappresentano una questione di fondamentale importanza. L’onorevole Schaake ha fatto riferimento al premio Sakharov. Dobbiamo far sentire la nostra voce a sostegno della libertà di pensiero in tutto il mondo e garantirne la tutela.

Il presidente Aliyev ha sottolineato spesso l’importanza dei diritti di ogni giornalista e il dovere dello stato di difenderli. È nostro compito ricordarlo a tutti, e spero vivamente che in futuro venga introdotta un’ulteriore risoluzione sul partenariato tra il parlamento dell’Azerbaigian e il Parlamento europeo, poiché sfortunatamente questa, due settimane fa, ha avuto scarso successo.

 
  
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  Joe Higgins, autore.(EN) Signor Presidente, approvo l’attenzione sollevata sulla violazione sconcertante e costante dei diritti umani in Azerbaigian: nessuna libertà per i mezzi di comunicazione, decine di giornalisti imprigionati, alcuni percossi, alcuni persino uccisi negli ultimi anni. Tuttavia dobbiamo chiederci per quale motivo il regime del presidente Aliyev stia attuando questa orribile repressione. La ragione ovviamente è il tentativo di celare l’enorme corruzione del regime esistente nel paese. La classe governante si è arricchita in modo incredibile, soprattutto nell’industria del petrolio e del gas, mentre il 90 per cento della popolazione azerbaigiana vive in condizioni di povertà estrema e non ha tratto alcun beneficio dalle risorse naturali del proprio paese.

I governi occidentali e le società multinazionali, come sempre, agiscono con grande ipocrisia, svolgono regolarmente trattative con il regime al fine di facilitare le operazioni commerciali; le società traggono enormi benefici dallo sfruttamento delle risorse naturali appartenenti al popolo azerbaigiano. Si dovrebbe domandare ai governi occidentali per quale motivo non chiedono che il petrolio venga utilizzato per cambiare la vita dei cittadini, invece che per rimpinguare le casse del regime.

I membri del Parlamento europeo, a ragione, condannano aspramente la violazione del diritto di dissenso e di libera manifestazione in Azerbaigian, e non posso sprecare quest’opportunità per condannare l’ignobile repressione delle proteste degli scorsi giorni a Copenaghen da parte della polizia danese, che ha arrestato 1 000 protestanti non violenti e li ha ammanettati lasciandoli per ore al freddo.

Quando ho avanzato rimostranze e ho chiesto il rilascio di alcuni colleghi del CWI, la polizia stessa mi ha risposto che si trattava di un arresto preventivo, di una detenzione preventiva. Quello che vale per l’Azerbaigian dovrebbe valere allo stesso modo per uno Stato membro dell’Unione europea.

 
  
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  Ryszard Antoni Legutko, autore. (PL) Signor Presidente, in Azerbaigian, per una critica mite e delicata al governo, due persone sono state imprigionate in seguito a un’aspra sentenza. Cosa significa?

Innanzitutto, che il paese non dispone di buone istituzioni legali e non sembra che tali istituzioni saranno create. In secondo luogo, l’Azerbaigian si basa su un sistema autoritario che controlla sempre più sfere della vita politica. Ogni concessione viene punita. Cosa possiamo fare in questa situazione?

Certamente dovremmo intervenire in ogni caso specifico di violazione della giustizia, come stiamo facendo durante questo dibattito; molto spesso interventi di questo tipo hanno avuto successo. È decisamente più difficile forzare un cambiamento istituzionale. Fino ad oggi, l’impegno dell’Unione europea in quest’area è stato poco soddisfacente, in parte perché siamo ancora clementi verso alcuni tiranni e siamo chiassosi nel nostro criticismo verso altri. I rappresentanti dell’organizzazione Memorial l’hanno ribadito spesso in quest’aula.

Inoltre, in parte abbiamo problemi perché il processo di affermazione dell’autoritarismo è molto difficile, arduo e prolungato. Si tratta di un’osservazione piuttosto pessimistica, ma concludo con questo pensiero: al di là di tutto, non dovremmo cessare il nostro impegno, dobbiamo essere costanti nell’esercitare pressione.

 
  
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  Tunne Kelam, autore.(EN) Signor Presidente, all’inizio dell’anno, l’Unione europea ha rilasciato una dichiarazione sulla libertà e i mezzi di comunicazione in Azerbaigian. Mi spiace che dopo aver espresso la nostra preoccupazione per la libertà dei media durante i regolari incontri con i parlamentari azerbaigiani, non sia seguita alcuna reazione. Il Parlamento europeo, pertanto, deve prendere posizione. Questa, ad ogni modo, sarà l’ultima risoluzione adottata nel 2009.

La maggiore preoccupazione del gruppo PPE, e sono lieto che sia condivisa da tutti i gruppi, è costituita dal deterioramento della libertà dei media nel paese. La pratica diffusa di vessazioni, persecuzioni e condanne ai giornalisti d’opposizione è allarmante. Chiediamo alle autorità azerbaigiane l’immediato rilascio dei giornalisti imprigionati, anche dei due giovani blogger.

Il secondo problema riguarda una recente decisione delle autorità azerbaigiane di ritirare le licenze radio FM di molte stazioni radio internazionali come Radio Free Europe, Voice of America, BBC World Service e altre, privando gli utenti di questo paese di fonti di informazione preziose e indipendenti. Chiedo ai colleghi di sviluppare di comune accordo un emendamento orale al paragrafo 7 della risoluzione: ovvero, non solo di condannare espressamente la presente situazione, ma anche di richiedere al governo azerbaigiano di ritornare sulla propria decisione e di rinnovare le licenze FM per le stazioni radio menzionate.

Varietà, libertà e indipendenza di informazione costituiscono la chiave per una società civile solida, come ha affermato Sergei Kovalev ieri in questa’aula. Questa dichiarazione si può applicare pienamente anche alle relazione tra Unione europea e Azerbaigian.

 
  
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  Laima Liucija Andrikienė, a nome del gruppo PPE.(EN) Signor Presidente, l’Azerbaigian è un partner importante dell’Unione europea; è certamente un partner essenziale per la sicurezza energetica europea.

Tuttavia, a prescindere dalla loro importanza, il petrolio e il gas non sono tutto. L’Azerbaigian si è impegnato a lavorare per una società democratica e pluralistica, come sancito dall’accordo di partenariato e cooperazione e dalla politica di partenariato orientale, a cui l’Azerbaigian intende partecipare pienamente. Dovremmo accogliere con favore i passi compiuti nella giusta direzione dal presidente Aliyev come, per esempio, la liberazione di 110 prigionieri, tra cui cinque giornalisti, alla fine del 2007.

Ad ogni modo, la situazione dei mezzi di comunicazione continua a peggiorare. Quest’affermazione si basa su una serie di elementi, come il caso dei blogger, la licenza della BBC, di Radio Free Europe, eccetera. Non dobbiamo temere di ricordare all’Azerbaigian che i cittadini hanno il diritto di esprimersi liberamente, anche se questo implica un atteggiamento critico nei confronti del loro governo. Si tratta del principio basilare di una società democratica, e un Azerbaigian democratico deve essere un obiettivo altrettanto importante come…

(Il presidente interrompe l’oratore)

 
  
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  Vilija Blinkevičiūtė, a nome del gruppo S&D.(LT) La libertà di espressione costituisce un diritto umano fondamentale e una pietra angolare della democrazia. L’Azerbaigian ha ratificato la convenzione europea dei diritti dell’uomo e si è impegnato a osservare le disposizioni dell’articolo 10 di tale convenzione, dedicato alla libertà di espressione e di informazione. L’articolo in questione sancisce il diritto di ogni individuo di esprimere liberamente la propria opinione, di ricevere e condividere informazioni, senza dover essere autorizzato od ostacolato dalle istituzioni governative. L’Azerbaigian si è anche impegnato a non violare i diritti umani, a non urtare le libertà fondamentali e a salvaguardare i principi democratici del proprio paese, attuando la politica europea di vicinato e l’iniziativa di partenariato orientale. Tuttavia, recentemente in Azerbaigian, il diritto alla libertà di espressione e alla libertà di associazione è stato costantemente minacciato e le attività dei media sono state ridotte; cresce la violenza contro i giornalisti e gli attivisti della società civile. Vorrei chiedere all’Azerbaigian di prendere in considerazione le proposte del Parlamento europeo volte a migliorare il sistema per la tutela dei diritti umani e a garantire le libertà dei media.

 
  
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  Ryszard Czarnecki, a nome del gruppo ECR. (PL) Signor Presidente, l’Azerbaigian ritorna nuovamente nell’ordine del giorno del Parlamento europeo. Abbiamo discusso dell’Azerbaigian durante l’ultima legislatura, quando abbiamo adottato tre risoluzioni, tra cui una sulla libertà dei media nel paese. Abbiamo anche parlato del Caucaso del sud, includendo ancora una volta l’Azerbaigian.

L’Azerbaigian ci interessa e siamo molto ben disposti nei confronti del paese, che cerca di trovare la sua strada passo dopo passo e, certamente, si avvicina sempre più al mondo occidentale, e non a quello orientale. Dovremmo apprezzare questo impegno; ritengo che il nostro atteggiamento nei confronti del paese e anche delle sue autorità sia di estrema benevolenza. Tuttavia, questa disposizione nei loro confronti non deve portarci a tacere sulle cose che non ci piacciono. Certamente, la detenzione di due blogger colpevoli di aver espresso il proprio pensiero sulle autorità non dovrebbe verificarsi.

Dovremmo sostenere le tendenze filoeuropee delle autorità azerbaigiane, perché il paese continua a condurre una discussione politica per decidere se avvicinarsi più all’Unione europea o alla Russia. In tal modo, dovremmo appoggiare tutti i sostenitori del mondo occidentale, ma, sostenendoli, dobbiamo parlare loro dei valori che costituiscono questo mondo: libertà di stampa e libertà di espressione sono valori fondamentali, e dovrebbe essere chiaro.

L’Azerbaigian certamente non si trova in una posizione semplice, perché la Russia sta cercando di ricreare la propria area di influenza politica ed economica, ma nell’aiutare le autorità Azerbaigiane ad avvicinarsi all’Unione europea, dobbiamo denunciare le carenze del paese.

 
  
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  Jaroslav Paška, a nome del gruppo EFD.(SK) La libertà di espressione è una caratteristica fondamentale per una società democratica. È pertanto corretto che l’Unione europea monitori con estrema attenzione qualsiasi azione mirata a intimidire coloro che criticano apertamente gli errori dei funzionari governativi.

Da questo punto di vista, comprendo la sfida lanciata dal Parlamento europeo al ministero azerbaigiano, esprimendo inquietudine a fronte dei risultati di un’indagine inscenata dalla polizia contro due giovani che fanno riferimenti satirici alle mancanze palesi della vita politica del paese. Concordo sul fatto che non possiamo ignorare i segnali chiaramente negativi provenienti dall’Azerbaigian e non metto in discussione le critiche mosse all’ambiente politico del paese, ma mi sento di dire che non vi sono state critiche enfatiche da parte del Parlamento europeo in merito ai recenti avvenimenti nelle Filippine, dove sono stati assassinati 57 ostaggi politici. Dal mio punto di vista, dovremmo affrontare tutte le questioni che scuotono il mondo democratico.

 
  
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  Bernd Posselt (PPE). (DE) Signor Presidente, in seguito alle prime elezioni europee nel 1979, ho avuto l’onore di lavorare con Otto von Habsburg, che ora è gravemente malato, per avviare la tradizione dei diritti umani del Parlamento europeo, comprendente anche i dibattiti importanti e urgenti del giovedì pomeriggio. Sono stato eletto al Parlamento europeo nel 1994 e ho avuto l’onore di collaborare con l’onorevole Schulz e altri per sviluppare ulteriormente questa tradizione dei diritti umani, di cui andiamo giustamente orgogliosi. Per questo motivo sono rimasto scioccato all’affermazione dell’onorevole Provera nei confronti dell’onorevole Schulz, che non lo meritava, in merito al fatto che il caso non dovesse essere preso in considerazione. Così facendo ha quasi ribadito le minacce del regime azerbaigiano agli attivisti dei diritti civili nel paese, dicendo che devono rassegnarsi.

Il premio per i diritti umani è già stato menzionato oggi. Ricordo bene che quando abbiamo espresso il nostro sostegno per Andrei Sakharov, Vytautas Landsbergis e altri attivisti dei diritti civili, molti allora dicevano: per favore, non fatevi coinvolgere. Faremo uso dei canali diplomatici, state causando più danni che benefici. Ora sappiamo che è stato decisivo per queste persone che il Parlamento abbia parlato chiaramente a loro nome. Pertanto, onorevole Schulz, onorevoli colleghi, portiamo avanti la nostra tradizione di indipendenza del giovedì pomeriggio. Vorrei chiedere ai presidenti di gruppo di concederci la libertà di agire.

Ciò non ha nulla a che vedere con le politiche di partito. Durante l’ultima sessione un deputato ha affermato che, poiché si sarebbe tenuto a breve un incontro con la Cina, non avremmo dovuto parlare della Cina. Oggi il tema era diverso, il Sahara occidentale. Forse queste richieste si limitano a singoli casi, ma sono seriamente preoccupato per il nostro lavoro sui diritti umani. Onorevoli colleghi, il caso dell’Azerbaigian dimostra l’importanza di saper discernere. Il paese era uno stato satellite sovietico, sono state introdotte monoculture, il paese è stato distrutto e soggetto a un regime brutale. Ora sta iniziando lentamente a diventare più democratico, in qualità di membro del Consiglio d’Europa ha deciso di impegnarsi per i diritti umani e dobbiamo aiutarlo a proseguire su questa strada.

(Applauso)

 
  
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  Cristian Dan Preda (PPE).(RO) Anche io sostengo quanto affermato dall’onorevole Posselt. Allo stesso tempo, vorrei chiedere al governo azerbaigiano di rispettare il diritto di libertà di espressione di ogni cittadino e di ritirare immediatamente i capi d’accusa contro i due giovani blogger, accusati sulla base di prove costruite, come ha sostenuto prima l’onorevole Lunacek. Credo che si debba agire con urgenza perché la situazione della libertà di stampa in questo paese è profondamente deteriorata, come indicato anche nell’ultima relazione del Consiglio d’Europa e dell’OSCE.

Penso inoltre che il governo azerbaigiano debba prendere urgentemente dei provvedimenti, poiché deve rispettare gli impegni derivanti dalla politica europea di vicinato e dal partenariato orientale.

Concludo dicendo che anche io sono rimasto scioccato quanto è accaduto oggi, in riferimento ad Aminatou Haidar, soprattutto perché una buona cooperazione tra le autorità marocchine e spagnole potrebbe evitarle le sofferenze che sta patendo.

Credo che la nostra risoluzione non avrebbe creato alcun danno, piuttosto avrebbe apportato molti benefici.

 
  
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  Tadeusz Zwiefka (PPE).(PL) Signor Presidente, vorrei citare una frase dell’articolo 47 dalla costituzione azerbaigiana: “tutti possono godere della libertà di pensiero e di parola”. Sfortunatamente, sono soltanto parole vuote, perché la costituzione non viene rispettata.

Per oltre cinque anni sono stato membro delle commissioni di cooperazione parlamentare Unione europea-Caucaso del sud e mi sono recato in Azerbaigian in occasione di ogni sessione parlamentare congiunta. Uno dei documenti riguarda, in un punto, la violazione dei principi di libertà e di parola, il modo in cui i giornalisti e i pubblicisti vengono imprigionati, spesso a causa di accuse inventate e la mancata prestazione di cure mediche quando sono malati. Un giornalista è morto perché non ha ricevuto assistenza medica.

Ho avuto la possibilità di visitare le carceri degli Azeri, i cui standard erano di gran lunga differenti da quelli a cui siamo abituati in Europa; è positivo pertanto continuare a sostenere che l’Azerbaigian dovrebbe rispettare i principi sanciti dalla costituzione.

 
  
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  Paweł Samecki, membro della Commissione. – Signor Presidente, l’Azerbaigian è importante per l’Unione europea come produttore di energia e paese di transito, e anche come paese che contribuisce alla stabilità regionale nel Caucaso del sud. L’Azerbaigian è uno dei sei paesi partner nell’ambito del partenariato orientale e attribuiamo molta importanza al rispetto dei valori comuni alla base di questa relazione.

L’accordo di partenariato e cooperazione è in vigore da 10 anni, tuttavia, l’Azerbaigian ha espresso il proprio interesse per creare relazioni più strette con l’Unione europea, stipulando un accordo di associazione in sua sostituzione.

In seguito alla decisione di settembre presa dai ministri degli affari esteri di avviare i preparativi per la conclusione di tali accordi con i paesi del Caucaso del sud, sono in corso le discussioni sulle direttive negoziali, incluse quelle per l’Azerbaigian.

In linea con la decisione del Consiglio, l’inizio dei negoziati per tutti i paesi del Caucaso del sud avrà come condizione sine qua non un progresso sufficiente nel soddisfacimento delle condizioni politiche necessarie, ovvero lo stato di diritto e il rispetto per i diritti umani, i principi dell’economia di mercato, lo sviluppo sostenibile e una buona governance.

Ogni anno, redigiamo una valutazione approfondita e bilanciata, stabilendo il progresso svolto da ogni paese partner nell’attuazione dei propri piani d’azione nell’ambito della politica europea di vicinato. Abbiamo appena iniziato il lavoro preparativo per la relazione del 2009.

Non voglio anticipare la relazione ma vorrei fare alcune osservazioni, in particolare sulla situazione delle libertà fondamentali e dei diritti umani. Nella relazione del 2008 abbiamo affermato che “l’Azerbaigian ha registrato progressi positivi nello sviluppo economico, ma continua a mostrare scarsi risultati nell’ambito della tutela dei diritti umani e delle libertà fondamentali, democrazia e stato di diritto”.

Sin da allora, sfortunatamente abbiamo assistito ad alcuni sviluppi negativi, tra cui gli emendamenti alla costituzione, l’abolizione dei limiti del mandato del capo di stato e la detenzione e successiva condanna di due blogger.

Gli sviluppi negativi, oltre al deterioramento nella libertà dei mezzi di comunicazione, comprendono anche la continua persecuzione dei difensori dei diritti umani, degli attivisti e dei giornalisti d’opposizione.

L’Unione europea, nei suoi vari contatti, ha affrontato tali questioni a tutti i livelli con le autorità, e continuerà a farlo. Al tempo stesso, la Commissione sta mobilitando un’ampia gamma di strumenti per aiutare l’Azerbaigian ad affrontare le sfide del nuovo accordo.

Stiamo utilizzando l’assistenza nell’ambito dello strumento di vicinato e partenariato (ENPI); forniamo sostegno mirato nell’ambito del programma di ampio respiro per la formazione delle istituzioni, che disporrà di elementi importanti relativi allo stato di diritto e all’indipendenza della magistratura.

L’Azerbaigian beneficerà anche dell’assistenza nell’ambito dell’iniziativa europea per la democrazia e i diritti umani.

Infine, nell’ambito dell’esistente accordo di partenariato e cooperazione, proponiamo di stabilire una sottocommissione dedicata a giustizia, libertà, sicurezza, diritti umani e democrazia, che costituirà un forum addizionale importante per la comunicazione dei nostri messaggi.

 
  
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  Presidente. – La discussione è chiusa.

La votazione si svolgerà alla fine della discussione.

 
Ultimo aggiornamento: 3 maggio 2010Avviso legale