Presidente. – L’ordine del giorno reca la discussione dei seguenti punti:
– interrogazione orale al Consiglio: Pechino +15 – piattaforma d’azione ONU per l’uguaglianza di genere, presentata dall’onorevole Svensson, a nome della commissione per i diritti della donna e l’uguaglianza di genere (O-0006/2010 – B7-0007/2010), e
– interrogazione orale alla Commissione: Pechino +15 – piattaforma d’azione ONU per l’uguaglianza di genere, presentata dall’onorevole Svensson, a nome della commissione per i diritti della donna e l’uguaglianza di genere (O-0007/2010 – B7-0008/2010).
Eva-Britt Svensson, autrice. – (SV) La questione dei diritti delle donne rimane per me prioritaria e sono pertanto particolarmente lieta quando è oggetto delle discussioni in plenaria, come oggi. La commissione per i diritti della donna e l’uguaglianza di genere ha adottato una risoluzione che rappresenta la posizione del Parlamento in merito alla piattaforma di Pechino. Vorrei ringraziare i nostri colleghi della commissione per la loro preziosa collaborazione.
La piattaforma d’azione, adottata nel 1995 nell’ambito delle Nazioni Unite, è stato un passo di importanza storica, il primo documento universale nel suo genere. Conteneva una panoramica generale sulle condizioni e sui diritti delle donne. Le Nazioni Unite vantano una lunga e preziosa tradizione nell’area dei diritti umani e hanno adottato la dichiarazione nel 1948.
La dichiarazione universale comprende 30 articoli, che spesso vengono citati, e sanciva già allora, nell’articolo 2, che ad ogni individuo spettano tutti i diritti e tutte le libertà senza distinzione alcuna, menzionando espressamente anche le distinzioni per ragioni di sesso. Nell’Unione europea, l’uguaglianza tra uomini e donne ha costituito una chiara base per entrambi i trattati e per la Carta dei diritti fondamentali.
La commissione era unita sull’importanza della piattaforma di Pechino e sulla necessità di lavorare in modo più specifico in seno all’Unione europea sul controllo sistematico delle varie evoluzioni, garantendo il raggiungimento di una maggiore uguaglianza in ogni area. Il nuovo Istituto europeo per l’uguaglianza di genere, con sede a Vilnius, costituirà uno strumento per ottenere assistenza e sarà in grado di svolgere ricerche per mostrare i provvedimenti politici più efficaci, visto che in molte aree non disponiamo ancora dei dati o della conoscenza necessari.
Sostengo la proposta per un ordine di protezione europeo e sono lieta che la presidenza spagnola ne abbia discusso. La piattaforma di Pechino comprende diverse aree estremamente importanti in cui registrare progressi, quali la povertà – che più di altri colpisce le donne – lo scarso accesso delle donne al sistema sanitario, la violenza contro le donne in ogni sua forma e l’ineguaglianza nelle strutture e nelle politiche economiche.
Come sapete, una delegazione di otto europarlamentari si recherà a New York per rappresentare il Parlamento europeo. Seguiremo le discussioni e i negoziati che compongono la valutazione dei progressi registrati a livello mondiale nell’arco di 15 anni verso il raggiungimento degli obiettivi della piattaforma. Porteremo a New York la risoluzione che sarà adottata domani; è importante averla con noi.
La commissione ha adottato un paragrafo secondo cui la salute sessuale e riproduttiva e i relativi diritti rientrano tra i diritti delle donne e devono essere migliorati, in Europa e nel mondo. Il gruppo del Partito popolare europeo (Democratico cristiano) ha richiesto un voto separato su questo paragrafo. Sappiamo tutti che quando si decide per una votazione separata significa che il paragrafo in questione è particolarmente importante e per questo non si vuole un voto in un unico blocco, con il resto della risoluzione.
Sono pienamente d’accordo con il gruppo PPE sull’importanza del paragrafo 9, ma temo che verrà respinto e, dal mio punto di vista, sarebbe davvero spiacevole. Sono consapevole dei diversi punti di vista e dei diversi valori dei membri di questo Parlamento, e trovo giusto che sia così.; proprio per questo teniamo queste discussioni. Questa formulazione istituisce tuttavia una soglia minima e dovrebbe essere approvata da tutti. Non è stata proposta alcuna formulazione per sostituire il paragrafo 9, ma sarebbe inopportuno giungere a New York con una risoluzione in cui non viene stabilita neppure una soglia minima su questo tema essenziale, che, dopo tutto, ricopre un’importanza fondamentale a livello mondiale.
Spero e credo che tutti possano accettare la formulazione attuale, perché stabilisce semplicemente elementi che sono bene evidenti a tutti noi. Nel processo abbiamo anche portato avanti una stretta collaborazione con migliaia di donne e organizzazioni per le donne, fornendo a questo documento una base unica.
Diego López Garrido, presidente in carica del Consiglio. – (ES) Onorevole Svensson, grazie per la sua interrogazione; lei sa che una delle questioni fondamentali e prioritarie per la presidenza spagnola del Consiglio dell’Unione europea è l’uguaglianza di genere. La presidenza ha una serie di obiettivi che esprimono il concetto di uguaglianza in termini di importanza della direttiva sulla non-discriminazione ed anche in relazione ad argomenti che lei ha già menzionato, ovvero la lotta alla violenza di genere e l’importanza di istituire un ordine a sostegno delle vittime della violenza di genere.
In tal senso sono molto lieto di vedere qui il commissario Reding, responsabile per l’attuazione di tutte le politiche relative all’uguaglianza tra uomini e donne dal punto di vista giuridico. Vorrei anche scusarmi per l’assenza del ministro per le pari opportunità spagnolo, ma doveva presenziare in Spagna a una votazione al senato sulla riforma della legge sull’aborto, che, tra l’altro, ha ottenuto un risultato positivo ed è stata adottata questo pomeriggio dal parlamento.
Il Consiglio dell’Unione europea ha sempre approvato e sostenuto l’UE e le Nazioni Unite nell’ambito dell’uguaglianza di genere. La presidenza svedese ha redatto la relazione Pechino +15 che sarà presentata dalla presidenza spagnola alla 54a sessione della commissione sulla condizione della donna. Vorrei ribadire che, nonostante l’enorme progresso registrato in quest’ambito, c’è ancora molto da fare.
La presidenza ha sottolineato, ad esempio, la necessità di migliorare i dati e di fare un uso migliore degli indicatori che abbiamo creato con la piattaforma di Pechino. Come sapete, all’interno dell’Unione europea sono stati elaborati dodici indicatori per il controllo, l’osservazione e la valutazione dell’uguaglianza di genere, anche se in alcuni ambiti non è stato possibile avere indicatori, per esempio nelle aree dei diritti umani, dei media e dell’ambiente.
La presidenza spagnola terrà un incontro tecnico a maggio per discutere di donne, media e stereotipi, un tema relativo ai mezzi di comunicazione e che rientra anche nel mandato del commissario Reding.
Vorrei concludere dicendo che, come tutti sanno, attualmente ci troviamo di fronte a un enorme problema: la crisi economica che, oltre ai danni causati, potrebbe costituire anche un ostacolo al progresso dell’uguaglianza tra uomo e donna. E’ anche vero, però, che l’uguaglianza di genere ci potrebbe paradossalmente aiutare a superare e a combattere la crisi: tramite l’uguaglianza di genere e l’accesso equo a posti di lavoro per uomini e donne.
Mi riferisco nello specifico alla strategia Europa 2020. Le istituzioni europee hanno espresso la volontà che la strategia Europa 2020 presenti una dimensione di pari opportunità, affinché l‘uguaglianza tra uomo e donna ne formi parte integrante.
Nella relazione dello scorso anno, il Parlamento europeo ha chiesto al Consiglio e alla Commissione di introdurre un capitolo sull’integrazione delle pari opportunità nella strategia del 2020. In occasione del Consiglio sull’occupazione, la politica sociale, la salute e i consumatori del 30 novembre dello scorso anno, e del Consiglio informale EPSCO, che ha appena avuto luogo a Barcellona, è stato dichiarato che gli Stati membri e la Commissione devono garantire, in base alle loro competenze, il consolidamento della dimensione di genere nella strategia 2020, e che tutti gli ambiti politici pertinenti siano presi in considerazione. Sono pertanto sicuro che questo, assieme al programma di lavoro della Commissione, un programma più ampio che si è sempre rivelato uno strumento fondamentale per la gestione della strategia, porti all’inclusione delle pari opportunità nel documento sulla strategia 2020 (citato dal presidente Van Rompuy e dal presidente della Commissione Barroso) che la Commissione ci ha promesso di pubblicare entro il 3 marzo.
Dobbiamo continuare a lavorare, a portare avanti le politiche di uguaglianza di genere. Non si tratta solamente di giustizia, ma anche di coerenza con lo spirito dell’Unione europea, affinché possa continuare ad essere un punto di riferimento a livello mondiale per l’uguaglianza tra uomo e donna.
Viviane Reding, vicepresidente della Commissione. – (FR) Signor Presidente, è un onore che il mio primo intervento nel tempo delle interrogazioni in Parlamento sia in risposta a domande relative alle donne. Ritengo che il tema dei diritti fondamentali, per cui sono commissario, legato al trattamento paritario di uomini e donne sia uno degli aspetti più importanti e di cui si discute da più tempo. Vorrei inoltre ricordare con grande emozione come, oltre quindici anni fa, in qualità di giovane europarlamentare in Lussemburgo, preparavo la piattaforma d’azione Pechino. Ora siamo di nuovo qui, al Parlamento europeo, a preparare il follow-up della stessa piattaforma d’azione; si chiude il cerchio.
Non c’è bisogno di ricordarlo. Sapete bene che l’uguaglianza tra uomo e donna costituisce uno dei valori fondamentali dell’Unione europea e potete contare sull’inesauribile impegno della Commissione in quest’area.
Nel corso dell’anno presenterò una nuova strategia della commissione per l’uguaglianza di genere, che costituirà un seguito all’attuale road map per la parità 2006-2010. Tra qualche giorno, quando inizieranno i lavori della 54a commissione sulla condizione delle donne alle Nazioni Unite, in occasione del quindicesimo anniversario di Pechino, il Parlamento europeo invierà una delegazione autorevole. Anche io sarò presente, assieme al presidente del Consiglio, e questo sarà un inizio. Entrambi interverremo in sessione plenaria: un altro segnale molto forte.
Questa sarà anche un’opportunità per giudicare, a livello internazionale, il progresso registrato nelle dodici aree d’azione identificate a Pechino e per valutare quali disuguaglianze persistono, perché, nonostante i risultati positivi, ci sono ancora molte sfide da affrontare. Desidero ribadire che l’Unione europea è e rimarrà una sostenitrice importante del lavoro delle Nazioni Unite, sia per l’attuale riforma dei meccanismi istituzionali, sia per la creazione di questa dimensione di pari opportunità nelle Nazioni Unite.
L’Unione europea sostiene anche lo sviluppo, in particolare gli obiettivi di sviluppo del Millennio, che garantiscono un posto importante al 50 per cento dei cittadini che contribuiscono a questo sviluppo a livello mondiale. Sappiamo molto bene che senza il contributo delle donne non ci sarà alcuno sviluppo. Questo è il motivo per cui un trattamento paritario di uomini e donne costituisce una politica orizzontale in Commissione, condotta non soltanto dal commissario responsabile, ma anche da altri commissari nelle proprie aree di competenza, ovvero in aree relative alle politiche interne ed esterne all’Unione europea e, in particolare, alla cooperazione e alle politiche di sviluppo.
Sappiamo tutti che la creazione della piattaforma d’azione di Pechino è stato un enorme progresso. In seguito alla sua adozione, le questioni di genere si sono diffuse nell’Unione europea; questo è stato il segnale inviato a Pechino. L’impatto è stato significativo, poiché, in tutti gli Stati membri, le politiche di uguaglianza non si limitano ad azioni mirate ma, da ora, sono parte integrante di tutte le politiche pertinenti.
La piattaforma d’azione di Pechino ci ha anche permesso di seguire il progresso registrato nel campo delle pari opportunità, sulla base degli indicatori elaborati dal Consiglio per gran parte delle aree d’azione. Ci sono dodici azioni e nove indicatori. Siamo molto orgogliosi dei risultati, ma dobbiamo definire ancora tre indicatori e, dal mio punto di vista, il Consiglio cercherà di farlo adottando conclusioni mirate.
Quindicesimo anniversario della piattaforma d’azione di Pechino. La presidenza svedese ha preso nota di quanto è stato fatto nell’Unione europea in merito all’uguaglianza, il Consiglio ha adottato alcune conclusioni e il Parlamento presenterà questi documenti, che, naturalmente, troveranno posto anche in tutte le future politiche dell’Unione europea.
Entrambi i presidenti hanno appena espresso le proprie opinioni sulla strategia Europa 2020. E’ ovvio che in questo sistema, che permetterà all’Europa di agire nuovamente, le donne svolgeranno un ruolo speciale, soprattutto in un momento in cui sempre meno cittadini possono contare su un’occupazione. Non abbiamo più scelta: abbiamo bisogno delle donne per lo sviluppo economico. Non si tratta di una questione di uguaglianza di genere; è unicamente una questione di politica economica. Non abbiamo quindi altra scelta: abbiamo bisogno delle donne se vogliamo che l’Europa superi le difficoltà e questi nuovi indicatori ci aiuteranno a proseguire in questa direzione. Nell’ambito del gruppo ad alto livello, abbiamo elaborato un programma di lavoro che ci permetterà di controllare gli indicatori esistenti e di creare quelli che dovranno essere attuati. Saremo assistiti in questa fase dall’istituto europeo per l’uguaglianza di genere che, a partire dalla prossima settimana (un altro segnale che arriva esattamente in occasione dell’incontro a New York), sarà stabilito permanentemente a Vilnius.
Signor Presidente, al mio ritorno da New York, discuterò con lei la strategia della Commissione sull’uguaglianza, lo faremo assieme. Lo faremo per il 50 per cento della nostra popolazione, per il 50 per cento dei nostri cittadini e otterremo ottimi risultati.
PRESIDENZA DELL’ON. SCHMITT Vicepresidente
Christa Klaß, a nome del gruppo PPE. – (DE) Signor Presidente, signora Commissario, onorevoli colleghi, la Conferenza mondiale sulle donne, che si terrà la prossima settimana a New York, ci consentirà di portare la questione della parità tra uomini e donne all’attenzione di tutto il mondo. Così facendo, certamente esporremo la nostra posizione su quanto è stato ottenuto finora, e quanto resta ancora da compiere, allo sguardo attento e critico degli osservatori. La richiesta di uguaglianza, sviluppo e pace emersa nel corso della Conferenza mondiale che si è tenuta a Pechino il 15 giugno del 1995 rappresenta ancora oggi una dichiarazione concreta dei nostri attuali obiettivi, anche all’interno della stessa Europa.
Siamo ben avviati lungo il cammino e il nostro obiettivo è in vista. Tuttavia, dobbiamo ammettere che non abbiamo di fronte un percorso facile. Ci troveremo a fronteggiare numerosi ingorghi, ostacoli e persino sensi unici. Dobbiamo continuamente rivedere la rotta, mantenendo sempre ben in vista la nostra destinazione. Secondo un vecchio modo di dire tedesco, molte strade portano a Roma. Pertanto, nella ricerca di una via giusta e condivisa, esorto tutti noi a ricercare un maggiore terreno comune.
Le questioni relative alle politiche per l’uguaglianza di genere non possono, e non devono, essere messe ai voti o lasciate a maggioranze risicate ed estorte. Il mio gruppo concede libertà di voto su tali questioni e, pertanto, onorevole Svensson, chiediamo una votazione per parti separate. La parità deve diventare una forma mentis e questo richiede sensibilità e doti persuasive. Nella sua risoluzione, l’onorevole Svensson tocca diverse ferite aperte. Sono molte le questioni che devono ancora essere affrontate e che sono state citate: l’abbattimento degli stereotipi, la parità di retribuzione a parità di lavoro svolto, la povertà femminile, la violenza contro le donne e l’invecchiamento della popolazione, che si ripercuote in modo particolare sulle donne. A nostro parere, sono queste le questioni assolutamente centrali di questa risoluzione che desideriamo affrontare.
Le semplici dichiarazioni di intenti non sono molto utili. L’elenco delle molteplici risoluzioni, strategie e patti occupa ben due pagine della relazione dell’onorevole Svensson. Per il mio gruppo è estremamente importante che, in qualunque discussione sull’uguaglianza, si parli sia di uomini che di donne – intendo dire alla pari – e auspichiamo che la conferenza che darà seguito a quella di Pechino ci consenta di compiere ulteriori passi in avanti verso una maggiore uguaglianza.
Zita Gurmai, a nome del gruppo S&D. – (EN) Signor Presidente, il 2010 è l’anno del quindicesimo anniversario della piattaforma d’azione di Pechino. E’ dunque giunto il momento di fare una riflessione in cui non dobbiamo limitarci a valutare quanto abbiamo realizzato fin’ora, ma anche identificare nuovi modi per raggiungere gli obiettivi che ci siamo prefissati nel 1995.
Gli esordi sono stati rassicuranti: nel 1995 si è raggiunto un consenso globale sul fatto che donne e uomini sono uguali da tutti i punti di vista, tra cui quello politico, economico, giuridico e sociale. Tuttavia, il seguito è stato molto meno entusiasmante. Molti degli obiettivi della piattaforma d’azione di Pechino sono tuttora molto distanti. In diversi paesi il livello di emancipazione delle donne è ancora insufficiente, e la povertà ha un volto di donna.
Inoltre, ancora nel XXI secolo, anche nei paesi industrializzati, possiamo costatare come si discuta ancora di alcune questioni di fondo, sollevando dei dubbi sui diritti precedentemente acquisiti, quali la salute e i diritti sessuali e riproduttivi. Mi compiaccio del fatto che il Parlamento europeo non partecipi a tale tendenza, e che, anzi, dichiari il proprio sostegno a questi diritti fondamentali. Cionondimeno, queste discussioni e gli attacchi ai diritti umani sono un fenomeno preoccupante ed evidenziano con chiarezza il fatto che la lotta per i diritti delle donne è lungi dal volgere al termine.
Non credo che in materia di diritti umani sia possibile scendere a patti. Non dobbiamo rassegnarci al minore denominatore comune. Pertanto, quando tra pochi giorni saremo a New York, dovremo impegnarci per fare sì che tutte le donne godano degli stessi diritti e affinché questi vengano tutelati. Personalmente, lo farò all’insegna dello slogan “Il mio corpo, un mio diritto”, un messaggio questo che dobbiamo trasmettere a tutte le donne del mondo.
Antonyia Parvanova, a nome del gruppo ALDE. – (EN) Signor Presidente, nel volgere lo sguardo a quanto è stato realizzato dall’adozione della dichiarazione e della piattaforma d’azione di Pechino di quindici anni fa, non si può negare che resta ancora molto da fare. Siamo lontani dagli obiettivi strategici di Pechino. La disuguaglianza e gli stereotipi di genere persistono ovunque nel mondo, Unione europea inclusa. Se vogliamo compiere dei progressi con questa agenda, sarà di cruciale importanza disporre, a livello nazionale e comunitario, di dati affidabili e raffrontabili sugli indicatori di Pechino. Inoltre, dobbiamo fare in modo che tali indicatori siano monitorati con regolarità, in modo da poter conseguentemente aggiornare la strategia dell’UE sull’uguaglianza di genere.
Qui in Europa sono ancora molte le questioni da affrontare.
Prendiamo, ad esempio, la situazione del mercato del lavoro: dobbiamo colmare il divario salariale tra uomini e donne e, contestualmente, guardare alle posizioni e alla rappresentanza delle donne nelle posizioni più elevate, sia nel settore pubblico che in quello privato.
Andando più in profondità nelle considerazioni di tipo sociale, le diseguaglianze e le discriminazioni che colpiscono le donne conducono molto spesso all’esclusione e alla povertà. La povertà è il fattore individuale più determinante per la salute. La femminilizzazione della povertà si ripercuote pertanto in modo concreto sulla salute fisica e mentale della donna.
La donna appartenente a una minoranza vive la povertà, l’esclusione e la discriminazione. Le sue esigenze sono ampiamente misconosciute e ignorate, e nessuno ascolta la sua voce. Per le donne Rom, l’aspettativa di vita può essere inferiore fino a 10 anni rispetto a quella della maggioranza.
La discriminazione, l’esclusione e la povertà devono anche essere considerate alla luce dell’invecchiamento della popolazione. Le disparità nell’aspettativa di vita di uomini e donne comporteranno difficoltà economiche e sociali sempre maggiori per le donne anziane sole. Si tratta di un fenomeno emergente e molto grave, che deve essere seguito con attenzione e affrontato in modo adeguato.
Infine, signora Commissario, desidero esortarla a presentare una direttiva sulla violenza nei confronti delle donne. Avrà il sostegno di noi tutti.
Nicole Kiil-Nielsen, a nome del gruppo Verts/ALE. – (FR) Nel 2006 le Nazioni Unite presero atto del fatto che le popolazioni più vulnerabili e quelle più povere costituivano le vittime principali dei cambiamenti climatici. La verità è che le donne rappresentano la maggioranza di entrambe le categorie.
Nell’Africa subsahariana, ad esempio, ancorché la donna subisca già discriminazioni per quanto concerne l’accesso e il controllo della terra, la crescente scarsità di terreni coltivabili causata della siccità riduce ulteriormente le sue possibilità di sussistenza.
In una recente relazione, si prevede che entro il 2050 un miliardo di persone sarà fuggito da zone caratterizzate da un ambiente ostile. La perdita di sicurezza di questi profughi ambientali, costretti a cercare rifugio in accampamenti provvisori, innalza il livello di pericolo per le donne.
Eppure, dobbiamo ammettere che negli ultimi 15 anni non abbiamo varato un solo provvedimento legislativo comunitario in materia ambientale che prendesse in considerazione le questioni di genere.
A nome del Gruppo Verde/Alleanza libera europea chiedo pertanto all’Unione europea e ai suoi Stati membri di integrare la prospettiva dell’uguaglianza tra uomini e donne in tutte le valutazioni d’impatto, in tutti i provvedimenti legislativi e in tutte le politiche relative all’ambiente.
Marina Yannakoudakis, a nome del gruppo ECR. – (EN) Signor Presidente, è trascorso poco meno di un secolo da quando tutte le donne nel Regno Unito hanno ottenuto il diritto di voto. La lotta per i diritti delle donne non è dunque un fenomeno nuovo, e desidero rendere omaggio a tutte le organizzazioni femminili di tutto il mondo che continuano a combattere per l’uguaglianza tra uomini e donne.
Le donne vogliono poter operare in autonomia delle scelte riguardo alla carriera o alle loro aspirazioni familiari: la scelta di lavorare nell’ambito di professioni tradizionalmente maschili, oppure, con pari dignità, quella di accudire i figli e lavorare nell’ambiente domestico. Dobbiamo emancipare le donne. Noi conservatori crediamo nel diritto di scelta, e assieme a questo, nella flessibilità e, dunque, nell’uguaglianza delle donne.
Stiamo forse, senza volerlo, contribuendo a ridurre l’impiegabilità delle donne, con la pretesa che le aziende offrano loro diritti insostenibili nell’attuale clima economico? Allo stesso modo, stiamo scoraggiando le donne dal restare a casa con i figli perché come società attribuiamo a questa scelta un valore inferiore rispetto al lavoro fuori casa?
Il commissario ha giustamente detto che abbiamo bisogno di far uscire le donne dalla recessione e di condurle nuovamente sui luoghi di lavoro. Personalmente dico anche che abbiamo bisogno di ottenere posti di lavoro nelle piccole imprese e che, così facendo, riusciremo a raggiungere il nostro obiettivo. Invece, un numero eccessivo di norme rischia di provocare il tracollo delle piccole aziende, limitando così proprio la possibilità di scelta che cerchiamo di offrire alle donne, minacciando, di conseguenza, quella stessa uguaglianza che esse, invece, si meritano.
Mara Bizzotto, a nome del gruppo EFD. – Signor Presidente, onorevoli colleghi, nel report su Pechino della Presidenza svedese non viene fatto alcun riferimento alla situazione delle donne non occidentali in Europa. Allora il problema non esiste o non lo si vuol vedere. Eppure oggi la condizione delle donne di cultura islamica nel mondo, Europa compresa, è drammatica.
Se il femminismo occidentale è in crisi di identità è perché la moda del multiculturalismo ha indotto tanti di noi a evitare di affrontare questi argomenti, che sono il cuore delle battaglie di tante donne musulmane in Europa e nel mondo.
Lasciamo il multiculturalismo e il politically correct dove li abbiamo trovati e raccogliamo la nuova sfida: europee ed europei devono ora, e non più tardi, affiancare le donne musulmane in Europa nella loro battaglia per l'emancipazione, aiutando di riflesso anche quei movimenti che nel mondo alzano la voce contro l'integralismo islamico.
Siamo disposti a lottare perché le donne in Europa siano libere dal simbolo di morte spirituale che è il velo integrale? Siamo pronti a discutere del deterioramento delle condizioni delle donne nelle comunità musulmane in Europa?
Se lo spirito del confronto su questi temi prevarrà sul silenzio, allora avremo anche la forza per sostenere la causa della liberazione della donna nel mondo contro l'oppressione dell'islamismo.
Edit Bauer (PPE). – (HU) A quindici anni dall’adozione della piattaforma di Pechino, potremmo e dovremmo discutere di svariati argomenti, ma preferisco concentrarmi su quanto costituisce un nostro compito. Abbiamo uno strumento a portata di mano, ovvero la possibilità di legiferare. Sono accadute molte cose nel corso di questi quindici anni, sia negli Stati membri che a livello dell’Unione europea; sono stati intrapresi dei passi importanti, per lo più in collegamento con l’adozione di provvedimenti legislativi volti a combattere la discriminazione. Ciò ha rappresentato un ragguardevole progresso nella realizzazione delle pari opportunità. Effettivamente, non possiamo accontentarci dei provvedimenti di legge comunitari, e nemmeno di quelli presi a livello nazionale, poiché spesso possiamo costatare quanto questi siano inefficaci. Spesso la situazione cambia molto poco con la loro entrata in vigore. A titolo di esempio possiamo citare le differenze nei compensi di lavoratori e lavoratrici. Per più di 30 anni la legge ha vietato la discriminazione di genere, eppure queste disparità non sono state quasi per nulla scalfite nell’ultimo decennio, anzi, sono persino aumentate in determinati periodi.
Il godimento di tali diritti rappresenta un problema particolare, poiché l’accesso alla giustizia costituisce un’opzione costosa e complessa. Le autorità deputate all’attuazione di un trattamento paritario, gravate dal peso dell’inadeguatezza delle leggi anti-discriminatorie degli Stati membri, sono, in genere, poco attrezzate e, a causa della carenza di risorse, le loro competenze si limitano spesso a fornire informazioni e consulenza. E’ auspicabile che quest’anno avremo la possibilità di verificare l’efficacia delle leggi che formuliamo e adottiamo in questa sede. E’ evidente che non tutto possa essere risolto con mezzi legislativi. Gli stereotipi sono difficili da cambiare, eppure dobbiamo riconoscere che l’efficacia delle nostre leggi dipende strettamente dalla nostra capacità di riuscire a farlo. Consentitemi ancora poche parole a titolo di commento conclusivo: di tanto in tanto vale la pena guardare indietro per esaminare il cammino percorso, ma dobbiamo anche avere una chiara visione di dove siamo diretti. Riponiamo, dunque, grandi speranze sulla strategia 2020 riformulata, nonché in una revisione della strategia per le pari opportunità.
Edite Estrela (S&D). – (PT) Ho molto apprezzato le vostre parole. Ci avete portato dei messaggi molto positivi, confermando la vostra disponibilità ad agire. In effetti, serve un’azione energica, poiché quindici anni dopo Pechino dobbiamo sfortunatamente costatare che i risultati sono ancora tutt’altro che significativi. Non è solo la povertà ad avere il volto di donna, ma anche l’analfabetismo, la disoccupazione e i bassi compensi. Persistono le discriminazioni nell’accesso all’istruzione e all’assistenza sanitaria. Le donne sono le principali vittime di traffici illeciti e della violenza fisica, sessuale e psicologica. Le donne sono sottorappresentate in politica e nei consigli di amministrazione delle aziende; detto altrimenti le donne sono escluse dalle posizioni di responsabilità sia in politica che in economia.
Inoltre, sappiamo che affinché le politiche per la parità siano adeguate ed efficaci, le diagnosi devono essere basate su dati statistici confrontabili e disaggregabili in base al genere. Questo è ciò di cui abbiamo bisogno per riuscire a effettuare delle diagnosi corrette, per poi porre in atto i provvedimenti più opportuni.<BRK>
Teresa Jiménez-Becerril Barrio (PPE). – (ES) Signor Presidente, desidero dichiarare di non essere giunta al Parlamento europeo per applaudire la recentissima legge spagnola sull’aborto.
Sono preoccupata per la vita umana, e in modo particolare per le donne – che è mio compito difendere – le cui vite sono in pericolo a causa della violenza di genere, e sono qui per offrire loro un luogo sicuro in cui vivere in libertà.
La risoluzione del Parlamento del 2 febbraio 2006 ha raccomandato agli Stati membri un atteggiamento orientato alla tolleranza zero nei confronti di ogni genere di violenza contro le donne, richiedendo altresì che si adottino i provvedimenti necessari a garantire una migliore protezione delle vittime.
Il programma di Stoccolma, adottato in quest’Aula, ha istituito uno spazio di libertà, giustizia e sicurezza per tutti i cittadini europei, al cui interno la lotta alla violenza di genere è stata ritenuta prioritaria. Questo si riflette nella mia richiesta, rivolta alla presidenza spagnola, di promuovere, nel corso del suo mandato, un ordine di protezione europeo per le vittime della violenza di genere, al fine di garantire che esse godano del medesimo livello di protezione in tutti gli Stati membri.
In un’Europa senza confini, la lotta alla violenza di genere deve essere anch’essa senza confini, e gli Stati membri devono impegnarsi per l’armonizzazione delle proprie legislazioni, affinché la lotta ai maltrattamenti nei confronti delle donne superi gli ostacoli di natura giuridica, e affinché noi si possa finalmente proteggere le vite delle donne e dei loro bambini, quanto meno all’interno dell’Unione europea.
Chiedo, pertanto, alla Commissione e al Consiglio di fare tutto il necessario e quanto in loro potere per l’avanzamento dell’iter dell’ordine di protezione europeo per le vittime, uno strumento estremamente efficace per garantire che coloro che non rispettano la dignità delle donne e il loro diritto di vivere in libertà e sicurezza non restino impuniti.
Iratxe García Pérez (S&D). – (ES) Signor Presidente, … (l’inizio dell’intervento non è disponibile per motivi tecnici) … 30 000 donne hanno unito le loro voci, le loro idee e i loro progetti su come progredire in una società più equa e più imparziale. Provenivano da luoghi diversi, da differenti retroterra ideologici e da culture diverse, ma si sono unite con l’obiettivo di combattere per il riconoscimento dei diritti all’uguaglianza e alla giustizia, per la partecipazione sociale e politica delle donne, per la condivisione delle responsabilità e per il diritto alla salute sessuale e riproduttiva.
Oggi questi obiettivi sono più attuali che mai, dunque la strada da percorrere è ancora lunga. Questa risoluzione, solleva delle questioni fondamentali, quali la necessità per la Commissione europea di sviluppare la propria strategia di monitoraggio del programma di lavoro, di solidi legami con la piattaforma di Pechino e la promozione delle politiche per le pari opportunità, senza tralasciare la prospettiva di genere nel processo legislativo.
E’ importante non dimenticare che oggi l’Europa può essere un punto di riferimento per il resto del mondo in termini di politiche per la parità, ma nel nostro lavoro e nel nostro impegno dobbiamo tenere a mente tutte le donne fuori dall’Europa che non godono di alcun diritto fondamentale.
Per queste donne e per quelle dell’Europa dobbiamo impegnarci a fondo.
Mariya Nedelcheva (PPE). – (FR) Signor Presidente, signora Commissario, onorevoli deputati, desidero congratularmi con l’onorevole Svensson per aver predisposto questa risoluzione sulla piattaforma d’azione delle Nazioni Unite a favore dell’uguaglianza di genere.
Ancora oggi, le disparità tra uomini e donne sono presenti in molte zone. Penso al mondo del lavoro, dove riscontriamo un evidente divario di genere nei compensi, e in cui è ancora molto difficile conciliare la famiglia e la carriera. Potrei citare molti altri casi.
Nonostante gli sforzi intrapresi per combattere la disuguaglianza tra uomini e donne, nessuno degli obiettivi della piattaforma d’azione di Pechino +15 è stato pienamente conseguito. Non si tratta di ridefinire continuamente i nostri obiettivi, poiché li conosciamo bene. Dovremmo, piuttosto, riconsiderare le misure poste in atto per raggiungerli.
Pertanto a me sembra essenziale che l’Unione europea indichi con chiarezza la propria strategia nel quadro della piattaforma d’azione delle Nazioni Unite in merito a tre aree principali. Tale strategia deve prendere in considerazione il breve, il medio e il lungo periodo.
Nel breve periodo deve essere intrapresa un’analisi accurata di tutti i punti dolenti nell’ambito della crisi economico-finanziaria. Si tratta di definire degli indicatori precisi che ci consentano di valutare e misurare l’impatto della crisi sull’occupazione e sulla situazione economica delle donne. Tali indicatori devono essere focalizzati sugli aspetti economici, sociali e ambientali.
Nel medio termine, si tratta di monitorare e aggiornare regolarmente a livello nazionale i dati statistici di cui disponiamo. Ecco perché una regolare revisione della serie di indicatori già sviluppati all’interno della piattaforma d’azione di Pechino deve essere condotta in funzione della rilevanza del contesto politico, economico e sociale. Così facendo garantiremo la coerenza necessaria a livello europeo per il raggiungimento dei nostri obiettivi comuni.
Infine, nel lungo periodo, dobbiamo garantire che le politiche per l’uguaglianza di genere siano integrate, ma anche incoraggiare lo scambio di buone prassi tra Stati membri e, naturalmente, garantire che i progressi conseguiti siano pari alla tabella di marcia della Commissione.
Con l’adozione di questa struttura a tre livelli, aumenteremo esponenzialmente le chance di raggiungere i nostri obiettivi.
Silvia Costa (S&D). - Signor Presidente, onorevoli colleghi, signora Commissario, Pechino + 15 si confronta quest'anno con una crisi finanziaria, economica e occupazionale che sta gravando in Europa e nel mondo sulle condizioni di vita e di lavoro di milioni di donne, ma che può costituire l'opportunità per rivedere i modelli di sviluppo, l'organizzazione del mercato del lavoro e le politiche sociali.
L'Unione europea deve porre al centro del rafforzamento degli obiettivi di Pechino + 15, per le donne, le politiche per l'accesso alle risorse ambientali e al credito, anche attraverso la microfinanza, la conciliazione tra vita familiare e vita lavorativa, anche con l'approvazione della direttiva sui congedi parentali, le politiche di formazione e incentivi alle imprese che assumono giovani e donne, nonché la lotta alla tratta degli esseri umani con una nuova direttiva, che auspichiamo sia basata sulla risoluzione approvata la scorsa sessione a Strasburgo.
Dobbiamo soprattutto orientare il sostegno alla cooperazione allo sviluppo verso l'empowerment delle donne nei paesi più poveri, e in particolare in Africa, costruendo con le donne la prospettiva di un'alleanza euro-africana.
Sarebbe bello – mi rivolgo alla signora Commissario e al Presidente – se la delegazione europea a New York promuovesse e raccogliesse le adesioni alla campagna per conferire il Premio Nobel per la pace alle donne africane, simbolicamente rappresentate dalle leader di associazioni impegnate nei paesi più segnati dai conflitti e dalla povertà.
Sylvie Guillaume (S&D). – (FR) Quest’oggi, discutiamo dell’uguaglianza tra uomini e donne, a 15 anni dalla IV Conferenza mondiale sulle donne, tenutasi a Pechino, e celebriamo altresì l’Anno europeo per la lotta alla povertà e all’esclusione sociale.
Vorrei stabilire un nesso tra le due cose, poiché è certamente vero che le donne sono tutt’ora le principali vittime della precarietà in ambito lavorativo. Ad esempio, in Francia rappresentano l’ottanta per cento dei lavoratori a tempo parziale, ed hanno posti di lavoro precari e mal remunerati. Inoltre, l’ottanta per cento delle donne guadagnano meno del salario minimo, e ciò significa che in futuro avranno pensioni al limite della soglia di sussistenza. Come se ciò non bastasse, il divario tra gli stipendi di uomini e donne continua a essere molto elevato.
In un certo senso, dunque, l’uguaglianza di genere esiste solo in linea di principio, e le donne, che oltretutto devono sobbarcarsi una moltitudine di responsabilità a livello familiare, sono talvolta costrette a svolgere diversi lavori presso datori di lavoro differenti. Eppure, continuano a guadagnare meno degli uomini.
E’ per questo motivo che dobbiamo assolutamente introdurre politiche pubbliche che prendano di mira queste disparità in modo specifico, sia nel mercato del lavoro che tra le mura domestiche. Dobbiamo inoltre prevedere dei sistemi di sicurezza sociale che rispondano in modo attivo alle esigenze delle donne. In assenza di tali misure, gli obiettivi di Pechino resteranno con ogni probabilità una mera utopia.
Vilija Blinkevičiūtė (S&D). – (LT) Il principio dell’uguaglianza di genere è molto importante per l’Unione europea nel suo faticoso percorso verso la crescita economica, l’occupazione e la coesione sociale. L’Unione europea ha compiuto dei grandi passi in avanti nell’attuazione della piattaforma di Pechino, ma non possiamo dichiararci del tutto soddisfatti dell’attuale situazione. La relazione sull’attuazione della piattaforma di Pechino ha dimostrato che all’interno dell’Unione europea i suoi obiettivi non sono ancora stati raggiunti. E’ molto importante che gli indicatori di Pechino siano utilizzati per promuovere la prospettiva di genere nei programmi di riforme nazionali, nonché nelle relazioni sulla sicurezza sociale e sull’inclusione sociale. C’è ancora una certa carenza di dati sufficientemente affidabili e confrontabili, sia a livello nazionale che comunitario, che determinino gli indicatori sociali e includano la povertà delle donne, la violenza contro le donne e i meccanismi istituzionali. Uno dei compiti dell’Istituto europeo per l’uguaglianza di genere è proprio quello di utilizzare dati confrontabili. Gli scopi delineati nel programma di lavoro dell’istituto dovrebbero agevolare in modo particolare l’attuazione degli indicatori stabiliti a Pechino. Sono convinta che, in un momento di recessione economica, sia fondamentale rafforzare i meccanismi istituzionali per l’uguaglianza di genere.
PRESIDENZA DELL’ON. VIDAL-QUADRAS Vicepresidente
Mairead McGuinness (PPE). – (EN) Signor Presidente, sono grata ai colleghi per il loro contributo al dibattito.
Recentemente ho avuto occasione di rivolgermi ad un gruppo di alto livello composto da donne, impiegate nei servizi pubblici, che hanno raggiunto il livello più alto possibile nella loro professione e che si preoccupano di come avanzare ulteriormente nella carriera. Vorrei cercare di cambiare la prospettiva del dibattito in quanto ritengo che si dedichi troppo tempo a pensare a come far avanzare le donne nell’ambito di determinate professioni senza analizzare, invece, la ragione per cui gli uomini non sono presenti in altre. La ragione principale sta nel fatto che si tratta di lavori mal retribuiti e sarò piuttosto diretta: non paghiamo abbastanza chi si occupa dei lavori di pulizia, la tipologia di lavoro che nessuno vuole svolgere. Forse se riflettessimo su come sono assegnate le retribuzioni in questo tipo di professioni, raggiungeremmo la parità sia a quel livello sia ai livelli più alti. Se desideriamo raggiungere una vera uguaglianza tra uomini e donne, credo che questi aspetti vadano considerati.
Per esempio, ritengo che alla presidenza spagnola stia molto a cuore il ruolo delle donne nell’agricoltura. Anche in questo caso, il loro contributo è importantissimo, ma non è riconosciuto né se ne tiene conto. Anche questo è un aspetto fondamentale per le nostre imminenti riforme della politica agricola.
Vi sono altre due questioni che vorrei sollevare. Molte donne stanno partecipando a questo dibattito, ma ritengo che dobbiamo essere oneste e dire quante di noi hanno figli a carico. Saremmo forse qui se li avessimo? Sì, ma soltanto perché guadagniamo molto più di altre donne che non possono permettersi di fare lo stesso.
Infine, dobbiamo rendere omaggio alle donne iraniane. Ieri, le abbiamo sentite parlare e credo che questo Parlamento e questo dibattito debbano dare il giusto riconoscimento alla loro battaglia e far loro i migliori auguri.
Silvia-Adriana Ţicău (S&D). – (RO) Le pari opportunità tra uomini e donne sono un principio fondamentale dell’Unione europea racchiuso nella legislazione comunitaria. Nel 2009, le donne rappresentavano il 24 per cento dei parlamentari nazionali, il 26 per cento degli esponenti dei governi nazionali e il 33 per cento degli amministratori delegati delle imprese europee, nonché il 18 per cento dei docenti delle università pubbliche europee. Vorrei anche aggiungere che l’81,3 per cento delle donne giovani ha completato almeno le scuole secondarie, mentre il 59 per cento dei laureati dell’Unione europea sono donne.
La strategia dell’Unione europea per la crescita e l’occupazione mira a garantire che, entro il 2010, il tasso di occupazione femminile raggiunga il 60 per cento. Ciononostante, il rischio di povertà tra le donne è in primo luogo dovuto alla situazione delle famiglie monoparentali che hanno una donna come capofamiglia. Credo sia importante garantire alle donne pari opportunità per sviluppare e pianificare la loro carriera, nonché condizioni che favoriscano la conciliazione tra vita personale, professionale e familiare. A questo proposito, vorrei sottolineare l’importanza delle strutture per l’assistenza all’infanzia. Il nostro obiettivo è far sì che il 30 per cento dei bambini al di sotto dei tre anni di età possa iscriversi e beneficiare dei servizi di assistenza previsti per questa fascia di età.
Ilda Figueiredo (GUE/NGL). – (PT) Mentre ci accingiamo a festeggiare la giornata internazionale della donna, le celebrazioni del centenario e il quindicesimo anniversario della piattaforma d’azione di Pechino, constatiamo che le donne continuano a essere afflitte da gravi problemi, in quanto vittime del lavoro precario, della disoccupazione, di disuguaglianze crescenti, della crisi del capitalismo nonché della violenza nella società, sul posto di lavoro e in famiglia. La povertà ha un volto di donna, anche qui nell’Unione europea, dove le donne costituiscono la maggioranza degli 85 milioni di persone che vivono in condizioni di povertà. Per queste ragioni, non soltanto appoggiamo la risoluzione approvata dalla commissione per i diritti della donna e l’uguaglianza di genere, ma auspichiamo altresì che sia approvata da una maggioranza di questo Parlamento, del compreso il paragrafo che sottolinea che i diritti relativi alla salute sessuale e riproduttiva sono parte integrante dell’agenda sui diritti delle donne, e che chiede che vengano intensificati gli sforzi volti a migliorare i diritti e la salute riproduttiva, sia in Europa sia nel mondo.
E’ arrivato il momento di porre fine alle disuguaglianze e agli stereotipi e di dare priorità alla promozione della parità di diritti per uomini e donne nel progresso sociale.
Corina Creţu (S&D). – (RO) Una delle aree d’azione individuate dalla piattaforma d’azione di Pechino nel 1995 era volta a combattere la violenza contro le donne. Quindici anni dopo quella storica conferenza delle Nazioni Unite, il bilancio degli sforzi profusi per migliorare la situazione delle donne nel mondo è deludente. Molti dei programmi adottati nel corso degli anni sono tristemente rimasti lettera morta, per non parlare degli Obiettivi di sviluppo del millennio, che includono la promozione dell’uguaglianza di genere. Purtroppo, la violenza domestica, l’uso della violenza sessuale come arma di guerra, le mutilazioni genitali, il matrimonio forzato, la tratta di esseri umani o la schiavitù sessuale restano l’incubo che distrugge la vita di milioni di donne in tutto il mondo.
Credo non si possa parlare di successi, a meno che l’Unione europea non si impegni ancor più in questo settore. Occorre una strategia globale volta ad affrontare problemi quali la povertà, la mancanza di istruzione e informazione, l’impunità, i conflitti armati e la tratta di esseri umani ai fini della prostituzione. Ritengo sia importante non dimenticare che, prima di materializzarsi come tale, la violenza contro le donne è il risultato di una serie di fattori la cui eliminazione richiede una risposta unitaria e decisa.
Franz Obermayr (NI). – (DE) Signor Presidente, vi è un filo rosso che attraversa tutta la piattaforma d’azione di Pechino, ovvero la non discriminazione. Ciò è positivo. Alle donne non dovrebbe essere riservato un trattamento peggiore rispetto agli uomini senza ragioni valide.
Tuttavia, non penso che le quote rosa – la cosiddetta discriminazione positiva – sia un atteggiamento sensato. Le competenze professionali devono essere il criterio fondamentale, non il genere. Pertanto, respingo con forza le quote rosa nelle nomine in seno alla Commissione europea. Invece di occuparci di quote, dovremmo in realtà concentrarci sulle donne che sono oppresse e discriminate.
In Europa, consentiamo alle donne musulmane di continuare a vivere in una specie di società parallela, in cui la violenza contro le donne e altre forme di oppressione sono parte della quotidianità. Permettiamo che le donne musulmane in Europa non abbiano la libertà di prendere decisioni su molti aspetti della loro vita, a cominciare dal modo di vestire, continuando con l’istruzione per la carriera che intendono intraprendere, nonché la scelta del marito. I sostenitori dei diritti delle donne nei paesi islamici si rivolgono a noi nella speranza che si possa fare qualcosa per loro da qui. Dov’è l’Europa dei diritti umani quando occorre?
Credo, pertanto, che dobbiamo interrompere queste discussioni artificiali sulle quote e, piuttosto, lavorare per combattere la grave discriminazione che avviene quotidianamente in Europa sotto la maschera della libertà di religione. Essa onestamente non può trovare posto nella nostra illuminata comunità dei valori.
Monika Flašíková Beňová (S&D). – (SK) Se non fosse stato per il relatore che mi ha preceduta, per lei, signor Presidente e per il signor Ministro, saremmo state un gruppo di donne che discute come migliorare l’uguaglianza tra i generi. Questa è indiscutibilmente una delle questioni più importanti della società moderna e concordo con l’onorevole Svensson nel dire che sia essenziale coordinare le attività a tutti i livelli.
Oltre all’effettivo problema di una persistente disuguaglianza di genere, vi è anche un’assenza a livello europeo di una valida risoluzione, differenziata per genere, riguardo agli indicatori concordati, per esempio, negli ambiti della povertà femminile, della violenza contro le donne o dei diritti umani delle donne. La Commissione dovrebbe, pertanto, assegnare a Eurostat il compito di creare collegamenti al fine di coordinare la raccolta di dati comparativi o di dati forniti dagli Stati membri. Nel frattempo, la Commissione dovrebbe esercitare pressioni sugli Stati membri affinché collaborino attivamente con Eurostat.
Ciononostante, l’Unione europea è ancora un leader a livello mondiale nel campo dell’uguaglianza di genere e ritengo che dovremmo condividere con il resto del mondo gli esempi di buone pratiche di cui già disponiamo nell’Unione europea. Alla prossima tornata di negoziati, dovremmo anche parlare dei risultati positivi che siamo stati in grado di raggiungere. A mio avviso, tra cinque anni, quando sarà celebrato il ventesimo anniversario di Pechino, dovremmo essere finalmente in grado celebrare maggiori progressi nel risolvere le disuguaglianze di genere in tutto il mondo.
Angelika Werthmann (NI). – (DE) Signor Presidente, l’uguaglianza di genere è un principio fondamentale dell’Unione europea. Tale principio è ribadito nei trattati, sui siti Internet ed è fortunatamente citato spesso e in molti luoghi. Dovrebbe, pertanto, essere giustificato chiedere perché ne stiamo parlando sempre. La risposta è, semplicemente, che l’uguaglianza in molti luoghi non è stata raggiunta. Attendo con speranza il giorno in cui non sarà più necessario parlare di questo e il principio dell’uguaglianza di genere sarà stato finalmente realizzato nella sfera sociale.
Diego López Garrido, presidente in carica del Consiglio. – (ES) Signor Presidente, concordo con tutti gli oratori che mi hanno preceduto, con l’eccezione del discorso dell’onorevole Obermayr, che condivido soltanto in parte.
Devo dire che questi interventi pronunciati dalle onorevoli parlamentari sono espressione di una nuova fase che sta avendo inizio nell’Unione europea, anche nell’ambito dell’uguaglianza di genere.
L’uguaglianza di genere non va soltanto a vantaggio delle donne, ma anche degli uomini. Essa è un principio essenziale di coesistenza. Per questa ragione, pensavo che oggi avrebbero parlato sia uomini che donne, perché va a beneficio di tutti, non solo delle donne e ritengo che l’Unione europea si sia impegnata con grande intelligenza a favore delle pari opportunità.
Si prenda ad esempio l’articolo 2 del trattato dell’Unione europea, che per la prima volta cita il principio della parità tra uomo e donna nel diritto primario; l’articolo 3 dello stesso trattato; l’articolo 8 del trattato sul funzionamento dell’Unione europea, che stabilisce che tutte le politiche dell’Unione europea devono essere governate dal principio dell’uguaglianza di genere. Dunque tutte le politiche: in altre parole, i trattati pongono il principio dell’uguaglianza di genere al centro delle politiche europee. Si tratta quindi di un principio chiave dell’agenda politica dell’Unione europea. Occorre mettere in pratica questo mandato che ci è stato conferito dal trattato dell’Unione europea.
Questo è quanto intendono fare tanto la presidenza spagnola quanto il Consiglio dell’Unione e siamo convinti che potremo contare sulla collaborazione della Commissione.
Soltanto ieri, abbiamo partecipato a una riunione con la Commissione a Madrid a cui era presente anche il commissario Reding. Siamo certi che vi sarà una collaborazione strettissima con la Commissione, per far sì che le nostre ambizioni in materia di uguaglianza di genere diventino realtà durante questa presidenza.
Tanto per cominciare con un evento vicino, l’8 marzo sarà una data importante, poiché è la Giornata internazionale della donna e il Parlamento europeo a Strasburgo discuterà la Carta per le donne. Quello stesso giorno, il Consiglio Occupazione, politica sociale, salute e consumatori discuterà, inoltre, dell’idea di parità legata alla coesione sociale, che rappresenta un ulteriore principio dell’Unione europea, dell’uguaglianza di genere connessa alla coesione sociale e dell’eliminazione della violenza.
L’argomento citato più di frequente nei vostri discorsi è stata probabilmente la necessità di eliminare la violenza di genere, che è la principale piaga e il male peggiore che affligge le nostre società
Sono sicuro che l’ordine di protezione per i casi di violenza di genere sarà una conquista, e dovremo proprio considerarlo un successo del lavoro dei prossimi mesi. Ribadisco, inoltre, che potremo contare sulla collaborazione della Commissione e del Parlamento europeo in questo ambito.
Viviane Reding, membro della Commissione. – (EN) Signor Presidente, le direttive sulla parità cominciarono negli anni ’70 e, da allora, molte di esse hanno non soltanto cambiato le leggi nazionali – a quel tempo non esistevano normative in questo ambito negli Stati membri – ma ne hanno anche create di nuove, le leggi sulla parità tra uomini e donne a tutti i livelli della nostra società. Lei ha ragione nell’affermare che disponiamo di buone leggi, ma la pratica non dà loro seguito. Ritengo che la prima cosa che dovremmo fare non sia approvare nuove norme, bensì far sì che le leggi esistenti siano effettivamente applicate nella società.
Sogno un futuro in cui potremo assistere ad un dibattito in quest’Aula i cui partecipanti siano per il 50 per cento uomini e per il 50 per cento donne. Sogno un domani i cui non vi sia più bisogno della giornata internazionale della donna perché non vi saranno più problemi. E’ bello sognare, la pratica esiste, ma dobbiamo prendere l’iniziativa. E’ per questo che sono estremamente grato alla presidenza spagnola che ha posto la questione della donna in cima alla lista delle priorità.
Insieme ai colleghi della Commissione, mi sono impegnato affinché le questioni di genere fossero integrate in tutte le politiche che presenteremo. Insieme al collega, onorevole Andor, responsabile dell’occupazione, faremo in modo che ciò avvenga nel programma del 2020.
Per gli altri aspetti, come ho già detto, lavorerò insieme alla commissione per i diritti delle donne e l’uguaglianza di genere per una nuova strategia per l’uguaglianza, nella quale questioni come la disparità salariale tra uomini e donne e il coinvolgimento delle donne nel processo decisionale saranno massime priorità, in quanto costituiscono veri problemi strutturali che dobbiamo risolvere. Tuttavia, esistono anche problemi in seno alla società che sono profondamente radicati e che vanno affrontati con l’aiuto delle organizzazioni femminili, dei ministri degli Stati membri, delle leggi nazionali e di quelle europee senza dimenticare, naturalmente, la terribile questione della violenza contro le donne. Sono certa che quest’ultima sarà una priorità per il lavoro che dovremo svolgere.
Ritengo, tuttavia, onorevoli colleghe, che quando la vostra forte delegazione si recherà a New York per celebrare i quindici anni della piattaforma di Pechino, potremo dirci orgogliosi, perché sono numerosi i progressi fatti in questo periodo. E’ vero, non abbiamo ancora trasformato i nostri sogni in realtà, ma abbiamo fatto molti passi avanti e, in virtù di questa esperienza, possiamo dare un importante aiuto alle donne che vivono negli altri continenti. Questo sarà l’oggetto della riunione di New York. Non si parlerà soltanto di che cosa stiano facendo le donne europee, ma anche di cosa le donne europee, le politiche europee e le politiche di sviluppo possono fare per le donne degli altri continenti.
In questo senso, credo anche che la Carta dei diritti fondamentali, che è un testo magnifico che tutti gli alunni delle scuole europee dovrebbero leggere e che tutti gli studenti delle università europee dovrebbero studiare, metta in evidenza il concetto giusto: non vi è differenza tra uomini e donne. Essi sono uguali ed è nostra responsabilità far sentire la nostra voce quando questo concetto fondamentale non è messo in pratica quando vengono applicate le leggi negli Stati membri. Non è soltanto questa le sede in cui dovremmo far sentire la nostra voce, ma dovremmo prendere posizione anche nei nostri rispettivi Stati membri e denunciare i problemi esistenti e ancora insoluti, invece di stare in silenzio fino alla soluzione del problema.
Lancio un appello a tutti gli uomini di questo Parlamento: unite le vostre voci a quelle delle donne.
Presidente. – Comunico di aver ricevuto una proposta di risoluzione(1) per chiudere la discussione ai sensi dell’articolo 115, paragrafo 5 del regolamento.
La discussione è chiusa.
La votazione si svolgerà domani alle 11.30.
Dichiarazioni scritte (articolo 149 del regolamento)
Vasilica Viorica Dăncilă (S&D), per iscritto. – (RO) Le Nazioni Unite hanno introdotto la Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, che il mondo intero festeggia il 25 novembre di ogni anno. Tale fenomeno è molto diffuso: il 45 per cento delle donne europee è vittima di diverse forme di violenza. A livello globale, una donna su tre ha subito percosse, è stata costretta ad avere rapporti sessuali o è stata soggetta ad altri abusi. Il fenomeno si riflette non solo nella violenza domestica contro le donne e le ragazze, ma anche nello sfruttamento, negli atti di violenza sessuale, nel traffico degli esseri umani, nei delitti d’onore, in pratiche tradizionali pericolose, quali le spose bruciate o i matrimoni in giovane età, e altre forme di violenza contro il corpo, la mente e la dignità femminili. Nella maggior parte dei casi chi perpetra la violenza è il marito o il compagno, o un conoscente. A mio parere, la violenza contro le donne rappresenta una delle violazioni più gravi dei diritti umani. E’ tanto più grave in quanto è presente in ogni continente, in ogni paese e cultura, indipendentemente dal livello di sviluppo economico. I responsabili di tali atti devono essere puniti severamente. In caso di reati su larga scala, il Tribunale penale internazionale deve svolgere un ruolo importante e confrontarsi con le sentenze emesse dai tribunali nazionali.
Lidia Joanna Geringer de Oedenberg (S&D), per iscritto. – (PL) Signor Presidente, onorevoli colleghi, manca poco al quindicesimo anniversario della famosa Conferenza mondiale sulla parità dei diritti delle donne organizzata dall’ONU a Pechino. Nel corso di questi 15 anni, i 189 paesi che hanno sottoscritto la piattaforma di azione per l’uguaglianza di genere dell’ONU sono riusciti a mettere a segno dei lievi progressi in tutte le 12 aree di interesse individuate dal documento. Tuttavia, la maggior parte dei problemi identificati allora è ancora attuale, in particolare la questione della violenza domestica contro le donne e il loro coinvolgimento nei conflitti armati. Tali temi non necessitano di essere sottoposti all’attenzione del Parlamento europeo – li trattiamo nelle discussioni sui casi di violazione dei diritti umani in quasi tutte le sessioni plenarie. Vorrei pertanto esprimere la mia stima per l’iniziativa dell’ONU. Ogni cinque anni viene condotta una revisione dettagliata della piattaforma di azione in moltissimi paesi (l’ultima volta è stato nel 2005), e vengono messe in luce le questioni più impellenti. Cinque anni fa, alla conferenza di New York, l’attenzione dei paesi firmatari della piattaforma di azione è stata richiamata sul numero elevato di stupri commessi ai danni delle donne, sull’aumento dei casi di infezione da HIV/AIDS tra le donne e sulle discriminazioni di cui sono vittima le donne sul luogo di lavoro. Purtroppo, le stesse considerazioni potrebbero essere fatte anche oggi. Occorre un piano di azione molto specifico, con il sostegno effettivo di tutti i firmatari della piattaforma e col coinvolgimento dell’Unione europea, cosicché in occasione della prossima revisione del programma, tra cinque anni, si potranno constatare innegabili progressi.
Daciana Octavia Sârbu (S&D), per iscritto. – (RO) Ritengo fermamente che l’uguaglianza di genere debba essere annoverata tra gli obiettivi chiave di qualsiasi democrazia. Benché l’Unione europea abbia compiuto ingenti sforzi per conseguire gli obiettivi della piattaforma di azione di Pechino, non è stato possibile realizzarli tutti. In Europa sono ancora presenti stereotipi radicati associati alle donne, con notevoli discrepanze retributive legate al genere, mentre i progressi conseguiti nell’attrarre più donne a ricoprire cariche decisionali sono stati estremamente lenti. Tuttavia, in generale, le pari opportunità restano purtroppo solamente un’aspirazione, soprattutto nei paesi dell’Europa orientale, i nuovi membri dell’UE. Al fine di ottenere risultati migliori negli Stati membri per quanto riguarda il conseguimento degli obiettivi della piattaforma di azione di Pechino, sono assolutamente imprescindibili dati affidabili e comparabili sulla situazione delle donne, a livello sia europeo sia nazionale. Andrebbe inoltre condotta una revisione periodica sui progressi compiuti nelle aree critiche individuate dalla piattaforma. Sono tuttavia lieta che la presidenza spagnola abbia inserito la problematica dell’uguaglianza di genere nella sua lista di priorità e si sia in particolar modo interessata alle donne che lavorano nel settore agricolo. Vorrei pertanto cogliere l’occasione di ringraziare la presidenza per quest’iniziativa.
Joanna Senyszyn (S&D), per iscritto. – (PL) Una delle aree strategiche definite dalla piattaforma di azione di Pechino è quella dei diritti delle donne, considerati parte inalienabile, integrante e indivisibile dei diritti umani universali. L’obiettivo è la piena introduzione degli strumenti internazionali per la tutela di tali diritti, compresa la Convenzione per l’eliminazione di tutte le forme di discriminazione contro le donne. Una forma di discriminazione è rappresentata dalla violazione dei diritti riproduttivi delle donne. Una relazione sul rispetto dei diritti riproduttivi pubblicata in Polonia nel 2007 e le raccomandazioni del Comitato per i diritti umani delle Nazioni Unite basate su tale relazione mostrano chiaramente che le donne polacche faticano ad accedere alla contraccezione rimborsabile, all’assistenza medica durante la gravidanza, alla diagnosi prenatale e persino agli analgesici durante il travaglio. Viene loro negata la possibilità di praticare un aborto legale in quasi tutti i casi, persino in quelli autorizzati dalla legge. Di conseguenza, ogni anno in Polonia vengono effettuate 200-400 interruzioni legali della gravidanza, contro le 100 000 illegali.
Propongo l’adozione di un tasso degli aborti legali, calcolato in base al numero di interruzioni legali della gravidanza per 1 000 nati vivi all’anno, quale parametro dell’uguaglianza delle donne nei paesi membri dell’UE. Nei paesi in cui le donne hanno diritto a scegliere l’aborto, tale tasso si aggira attorno ai 200. In Polonia è pari a 1. Si tratta di una misura obiettiva della violazione dei diritti riproduttivi delle donne in Polonia. Vorrei rivolgere un appello a favore di una cooperazione più efficace tra l’UE e l’ONU per il monitoraggio dei diritti delle donne e l’introduzione di parametri che quantifichino le violazioni di tali diritti.
Anna Záborská (PPE), per iscritto. – (FR) La risoluzione non riflette interamente la piattaforma di azione di Pechino. Come sempre, è più facile parlare di stereotipi sessuali, di “salute riproduttiva”, per non pronunciare la parola aborto, CEDAW, violenza, quote. Non ci sono altri problemi per la stragrande maggioranza delle donne e madri europee e di tutto il mondo? Non è forse tempo di occuparsi anche di altri ostacoli? Il punto 9 della piattaforma di azione di Pechino dichiara tuttavia quale proprio obiettivo il rafforzamento del potere d’azione di tutte le donne. E’ essenziale che tutte le donne si possano identificare con politiche pubbliche sulle pari opportunità, che rispettino la loro naturale differenza e la loro complementarietà necessarie, e non perdano di vista l’importanza delle identità nazionali e regionali o la diversità storica, culturale e religiosa. L’attuazione della piattaforma di azione rientra tra le responsabilità sovrane di ogni Stato membro, che deve mostrare considerazione e rispetto per i diversi valori etici e religiosi, nonché per il patrimonio culturale e le convinzioni filosofiche degli individui e delle loro comunità. Se la messa in atto della piattaforma di Pechino avesse rispettato tali premesse, non avremmo constatato solamente un lieve miglioramento della situazione delle donne. La risoluzione trasmette un segnale di parte che tende a dividere invece che unire.
Artur Zasada (PPE), per iscritto. – (PL) Sostengo fermamente il lavoro dell’onorevole Svensson sul problema dell’uguaglianza di genere, e convengo sul fatto che le questioni da lei sollevate esercitano un notevole impatto sul processo di raggiungimento della parità dei diritti per donne e uomini. Al contempo, vorrei precisare che molte donne decidono consapevolmente e liberamente di lavorare a casa e occuparsi della famiglia. A volte sono costrette a rinunciare alla carriera per motivi imprevisti, quali ad esempio l’esigenza di occuparsi di un figlio malato o disabile. Un problema significativo in tale frangente è la carenza di soluzioni appropriate circa i diritti pensionistici di queste donne. In molti paesi non è contemplata alcuna soluzione in questo ambito, oppure quelle che ci sono non sono sufficienti a garantire alle donne un tenore di vita dignitoso. Pertanto, è essenziale che il dibattito sull’uguaglianza di genere comprenda anche la questione del diritto a percepire sussidi delle donne che gestiscono la casa e accudiscono i figli.