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Procedura : 2009/2750(RSP)
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B7-0133/2010

Discussioni :

PV 08/03/2010 - 17
CRE 08/03/2010 - 17

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PV 10/03/2010 - 7.5
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P7_TA(2010)0056

Discussioni
Lunedì 8 marzo 2010 - Strasburgo Edizione GU

17. Tassazione delle transazioni finanziarie (dibattito)
Video degli interventi
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  Presidente – L’ordine del giorno reca l’interrogazione orale alla Commissione di Sharon Bowles, a nome della commissione per i problemi economici e monetari, sulla tassazione delle operazioni finanziarie (O-0025/2010 - B7-0019/2010)

 
  
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  Edward Scicluna, autore.(EN) Signor Presidente, la commissione ECON ha presentato l’interrogazione e la risoluzione all’ordine del giorno, perché ritiene necessaria un’attenta riflessione su questo tema. L’anno scorso, la nostra commissione ha di affrontato il tema della tassazione delle operazioni finanziarie con il commissario Kovács che, come molti altri, ha definito l’idea molto interessante. In tale occasione abbiamo rilevato che sarebbe utile valutarne l’eventuale funzionamento e la relativa infrastruttura.

Da allora, la Commissione europea sta studiando l’argomento e, in questo documento, viene presentata la lunga serie di domande che necessitano di una risposta. Sono stati lanciati molti appelli, anche in occasione del G-20 dello scorso settembre, per far sì che il settore finanziario finanzi l’istituzione di fondi di stabilità e risarcisca i danni provocati all’economia reale. Il presidente Barroso ha suggerito di ricorrere a una forma di tassazione internazionale per finanziare i progetti a favore dell’ambiente. E’ riemersa con vigore anche l’idea iniziale, ispirata alla Tobin Tax, di utilizzare i proventi di un prelievo sulle operazioni finanziarie per gli aiuti allo sviluppo.

La presente risoluzione non è volta a esercitare pressioni in alcuna direzione, ma si limita a richiedere delle risposte e delle valutazioni d’impatto. Naturalmente molti sono favorevoli all’idea di tassare le transazioni, mentre molti altri nutrono forti riserve al riguardo. Oggi, data la natura elettronica di numerose transazioni, molto probabilmente l’esazione di un’imposta sulle operazioni finanziarie dovrebbe essere più semplice anche a livello internazionale; ma nello stesso tempo non possiamo dimenticare che esistono diverse possibili destinazioni cui assegnare le entrate di un’eventuale imposta.

Uno dei commenti sulla tassa è che nessuno la noterebbe data l’entità minima del prelievo sulle singole operazioni. D’altra parte, altri suggeriscono di utilizzarla come deterrente contro operazioni finanziarie eccessive. Secondo la commissione di cui faccio parte, se il ricavato finale sarà cospicuo – come suggeriscono le stime – di fatto, qualcuno da qualche parte dovrà pagare. Numerose operazioni finanziarie sono mediate e non coinvolgono gli utenti finali, quindi la tassa graverà sugli intermediari, vale a dire le banche e altri istituti similari. Sicuramente però i costi aggiuntivi, poiché di questo si tratta, saranno semplicemente inoltrati sull’utente finale. Alcuni potrebbero sostenere che è irrilevante, ma vi sono altri modi di tassare i servizi finanziari.

Si pone altresì la questione di chi debba effettuare il prelievo e chi debba stabilire come utilizzarne il ricavato; a questo si aggiunge oltretutto la problematica riassunta nel motto “nessuna tassa senza rappresentazione”. Se il prelievo è effettuato a Londra su una transazione derivata non contabilizzata destinata altrove, chi può stabilire dove spendere il denaro ricavato? Trovare una risposta a questa domanda sarà più facile destinando gli introiti a un fondo di stabilità finanziaria, che ovviamente preveda la partecipazione di chi paga, che non nell’eventualità di una destinazione d’uso al di fuori della sfera finanziaria, come nel caso di progetti ambientali o aiuti allo sviluppo. Tutte queste considerazioni hanno in comune un elemento internazionale, sia per chi paga sia per chi spende. Probabilmente non possiamo realizzare tutti questi propositi né ricavare tutti questi benefici quindi, per quanto riguarda la tassa in esame, dobbiamo per lo meno decidere cosa vogliamo ottenere, quale metodo utilizzare e quale scopo perseguire.

In ultima analisi, possiamo davvero conciliare normative e imposizione fiscale? Questi elementi sono effettivamente complementari?

 
  
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  Algirdas Šemeta, membro della Commissione.(EN) Signor Presidente, sono lieto di poter contribuire a questo importante dibattito sugli strumenti di finanziamento innovativo e rispondere all’interrogazione orale all’ordine del giorno.

Per quanto riguarda le opzioni per l’introduzione di una tassa generale sulle operazioni finanziarie, come specificato nella strategia UE 2020, la Commissione europea intende contribuire al dibattito sul finanziamento innovativo a livello internazionale.

La Commissione europea sta attualmente lavorando all’elaborazione e alla valutazione di diversi approcci, tra cui un’eventuale tassa generale sulle transazioni finanziarie (TTF). Altre ipotesi sono la cosiddetta tassa sulle responsabilità della crisi finanziaria, proposta negli Stati Uniti, e la tassa di stabilità su determinate attività bancarie, già introdotta in Svezia.

Per quanto riguarda la tassa sulle transazioni finanziarie, è evidente che le opzioni attuali si distanziano dalle proposte iniziali ispirate alla cosiddetta Tobin Tax, dal momento che la tassa in questione coprirebbe una più vasta gamma di prodotti finanziari.

In riferimento ai vantaggi e agli svantaggi dell’introduzione di una tassa generale sulle transazioni finanziarie, secondo la Commissione europea, nel valutare i vari strumenti è importante evitare l’accumulo di iniziative che potrebbero danneggiare il settore finanziario e garantire che le nuove iniziative non si traducano nel trasferimento delle transazioni in altre regioni, con conseguente impatto negativo sulla competitività europea.

Per quanto concerne la possibilità di limitare la tassa sulle transazioni finanziarie alla sola Unione europea, laddove i nostri principali partner non intendessero introdurre tale tassa, vorrei ricordarvi che, in parallelo con la Commissione europea, anche il Fondo monetario internazionale sta vagliando le varie opzioni, inclusa la tassazione internazionale delle operazioni finanziarie.

Questo dimostra la dimensione internazionale di questo tema e la Commissione ritiene che il modo migliore per affrontarlo sia individuare soluzioni globali e coordinate. Questa è la prima alternativa e quella che preferiamo.

Per quanto riguarda il possibile utilizzo della suddetta tassa come strumento complementare di regolamentazione nell’ambito della riforma dei mercati finanziari, posso confermare che la Commissione europea sta valutando gli elementi complementari tra la tassa e gli strumenti di regolamentazione e presterà attenzione all’impatto che questi due tipi di strumenti eserciteranno insieme sulla capacità del settore finanziario di sostenere la ripresa economica.

In riferimento alla possibilità di orientare il sistema finanziario a lungo termine, tramite l’introduzione di una tassa generale sulle transazioni finanziarie, la Commissione non è informata dell’esistenza di dati o studi specifici sul rapporto tra una tassa di questo tipo e la struttura per scadenze dell’intermediazione finanziaria.

Riguardo alla destinazione degli introiti derivanti da una tassa sulle transazioni finanziarie, poiché lo studio sul finanziamento innovativo non è ancora stato ancora ultimato, credo sia prematuro trarre conclusioni sull’assegnazione e la ripartizione di tale denaro. Consentitemi tuttavia di rilevare che i potenziali ricavi di una tassa generale sulle transazioni finanziarie risulterebbero fortemente asimmetrici e sarebbero probabilmente concentrati in pochi paesi, dove sono ubicati i principali centri finanziari internazionali. Tale asimmetria implica la necessità di soluzioni globali, anche di relativamente all’assegnazione e ripartizione delle entrate.

Vorrei infine accennare al calendario delle varie iniziative. In primo luogo, in questo periodo i servizi della Commissione stanno esaminando la questione generale degli strumenti di finanziamento innovativo. La Commissione terrà poi conto delle conclusioni dei nostri principali partner internazionali per individuare le opzioni più promettenti. Date tali premesse, in una fase successiva potremmo presentare proposte concrete, accompagnate da una valutazione d’impatto dettagliata, in linea con la tradizionale strategia della Commissione in materia di miglioramento della regolamentazione.

 
  
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  Jean-Paul Gauzès, a nome del gruppo PPE.(FR) Signor Presidente, signor Commissario, onorevoli colleghi, la crisi finanziaria che stiamo attraversando ha costretto le autorità pubbliche a intervenire nella sfera finanziaria utilizzando il denaro pubblico.

In tali circostanze, l’applicazione di una tassa sulle operazioni finanziarie è un’idea allettante. Il ricavato potrebbe essere utilizzato, ad esempio, per finanziare la ripresa e sviluppare un’economia sostenibile. Inizialmente potrebbe essere utile per compensare il costo della crisi sostenuto dall’economia reale e dai contribuenti. La tassa potrebbe aggiungersi alle norme che governano il settore finanziario, l’eliminazione dei paradisi fiscali o persino tra le disposizioni ancora in fieri sui prodotti derivati.

In questa fase sarebbe opportuno valutare gli effetti di una tassa sulle transazioni finanziarie. Lo scopo principale di quest’interrogazione orale è proprio quello di incoraggiare la Commissione europea a valutare concretamente i vari aspetti riportati nella proposta di risoluzione, al fine di formulare un parere sulla fattibilità e l’opportunità di tale tassa.

Signor Commissario, le sue dichiarazioni rappresentano un passo nella giusta direzione. Come lei ha giustamente ribadito, sarà necessario valutare questa misura in modo realistico e pragmatico. Essa non dovrà in alcun modo nuocere all'economia europea o alla competitività del settore finanziario europeo.

In termini più generali, è importante evidenziare le conseguenze di un’eventuale applicazione di questa tassa limitatamente all'Unione europea, come proposto da alcuni qualora non si riesca a trovare un accordo a livello internazionale. Noi non riteniamo possibile sostenere una soluzione puramente europea.

 
  
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  Udo Bullmann, a nome del gruppo S&D.(DE) Signor Presidente, signor Commissario, vorrei formulare alcune domande su quanto dichiarato dall’onorevole Scicluna a nome della commissione per i problemi economici e monetari. Signor Commissario, se su scala internazionale il volume delle operazioni finanziarie è 70, 80, 90 o 100 volte superiore al PIL, e se tale sviluppo è sempre più dinamico, potrebbe allora affermare che la speculazione è principalmente collegata all’attuale esplosione dei prodotti finanziari? In tal caso come intende ridurli o cosa potrebbe favorirne la riduzione? Se è vero che le operazioni finanziarie a breve termine aumentano sempre più rispetto al PIL mondiale, condivide allora la nostra idea sulla necessità di rafforzare la strategia di lungo periodo nell'economia reale, ovvero dove la gente lavora, guadagna denaro e realizza prodotti che noi possiamo consumare e utilizzare? Se condivide questa opinione, in che modo e con quali mezzi crede che potremo conseguire tale obiettivo?

Signor Commissario, se la tassa sulle transazioni finanziarie può contribuire in tal senso, ed è ciò che vogliamo capire, quanto tempo servirebbe per negoziarla con i partner internazionali? Abbiamo l'impressione che gli strumenti finanziari creati su scala mondiale vengano ora utilizzati per speculare contro l'eurozona, l'euro e a danno degli Stati membri più deboli. Non è forse giunta l’ora di affrontare questo problema e definire una strategia europea?

Signor Commissario, c'è una cosa che mi sfugge: perché stiamo esortando gli Stati membri ad aumentare l’imposta sul valore aggiunto di tre o quattro punti percentuali se non di più, quando una tassa sulle transazioni pari a 0,01 o 0,05 punti percentuali sarebbe presumibilmente in grado di distruggere la concorrenza e indebolire la posizione dell'Europa. Lo trovo inconcepibile. La esorto a intervenire, come richiesto dall’intero Parlamento.

 
  
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  Carl Haglund, a nome del gruppo ALDE.(SV) Signor Presidente, come è stato dichiarato in quest’Aula, a fronte della crisi economica e delle discussioni sempre più complesse sui cambiamenti climatici, di recente è stata rispolverata e riproposta la cosiddetta Tobin Tax.

Abbiamo sentito anche che la suddetta tassa alimenta grandi speranze, poiché dovrebbe, tra l’altro, introdurre maggiore sicurezza nei mercati finanziari e generare ricavi da utilizzare per finanziare una varietà di cause nobili, come ad esempio gli aiuti allo sviluppo e la lotta al cambiamento climatico.

A mio parere, tali aspettative sono piuttosto ingenue e nutro forte scetticismo sulla possibilità di introdurre una tassa sulle transazioni finanziarie davvero efficace. Da un lato, io sono tra quanti dubitano che sia possibile darle attuazione pratica e, dall’altro, non credo che avrà l'effetto auspicato da alcuni. Sono inoltre fermamente convinto che nessuna tassa al mondo avrebbe potuto evitare la crisi finanziaria che stiamo attraversando in questi anni.

Personalmente, sono anche contrario all'idea di tassare un’attività per poi utilizzare il prelievo per uno scopo che esula completamente dall'attività in questione. Credo che sia una politica fiscale illogica e non particolarmente sana.

Vi prego di non fraintendermi: anch’io auspico un aumento dei fondi disponibili per gli aiuti allo sviluppo; critico anche il mio paese, che non è stato in grado di raggiungere neppure il livello dello 0,7 per cento del PIL, spesso considerato il minimo stanziabile.

La commissione per i problemi economici e monetari ha elaborato un documento equilibrato sul tema in esame. Sono lieto che, a livello comunitario, sia in corso un'adeguata indagine sull’eventuale funzionamento di una tassa di questo genere. Una volta conclusa, spero che questa discussione verrà caratterizzata da i fatti più che dai pareri politici. In caso contrario, rischiamo di rimanere invischiati in un dibattito su una tassa impossibile da applicare, senza peraltro trovare soluzioni e opportunità per raccogliere fondi sufficienti per gli aiuti allo sviluppo e vanificando i nostri sforzi nella lotta al cambiamento climatico.

Lo scenario peggiore si verificherebbe laddove l'Unione europea tentasse di introdurre questa tassa sulle transazioni finanziarie con la forza e per motivi ideologici, senza essere seguita dal resto del mondo. Per l'Europa questo rappresenterebbe soltanto un fallimento economico, di cui potrebbe decisamente fare a meno di questi tempi. Dobbiamo tenerlo a mente. Spero che l'analisi sia seria ed efficace.

(L’oratore accetta di rispondere a un’interrogazione presentata con la procedura del cartellino blu, ai sensi dell’articolo 149, paragrafo 8 del regolamento)

 
  
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  Catherine Stihler (S&D).(EN) Signor Presidente, ricorro per la prima volta alla nuova regola del cartellino blu.

L’onorevole collega che ha appena concluso il suo intervento ha destato il mio interesse quando ha fatto riferimento alle perplessità manifestate dal suo paese, al requisito dello 0,7 per cento del PIL e alla Tobin Tax.

Ovviamente la Tobin Tax è molto diversa dalla tassa sulle transazioni finanziarie, il che crea spesso confusione. Penso che sia assolutamente giusto affermare che serve chiarezza, ma forse varrebbe la pena approfondire maggiormente le motivazioni per cui non siamo in grado di rispettare il requisito dello 0,7 per cento e trovare il modo di spiegare a cosa ci riferiamo in questa sede quando parliamo di una tassa sulle transazioni veramente efficace.

 
  
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  Carl Haglund (ALDE).(EN) Signor Presidente, queste nuove regole procedurali sono davvero interessanti poiché ci danno la possibilità di instaurare un dialogo.

Purtroppo la Finlandia non stanzia lo 0,7 per cento del suo PIL per gli aiuti allo sviluppo. Questo comportamento è sbagliato e dovrebbe essere oggetto di un’analisi politica a livello nazionale. E’ riprovevole che il nostro governo non abbia saputo rispettare tale impegno.

Per quanto riguarda la Tobin Tax e la tassa sulle transazioni finanziarie, è corretto sostenere che: probabilmente non corrispondono esattamente a quanto ipotizzato inizialmente da Tobin. Nutro ancora grande scetticismo sull’effettiva possibilità di creare una tassa che funzioni su scala mondiale e che veda la partecipazione di tutti i paesi del mondo, posto che questo è l’unico modo per farla funzionare senza provocare spostamenti di capitali in altre regioni del pianeta.

Ad ogni modo, valuteremo questi aspetti ed è per questo motivo che la Commissione europea se ne sta occupando. Sarà un dibattito interessante.

 
  
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  Pascal Canfin, a nome del gruppo Verts/ALE.(FR) Signor Presidente, signor Commissario, le nostre finanze pubbliche sono in crisi e sappiamo che la riduzione di alcune voci di spesa potrebbe rappresentare un rimedio parziale, ma la soluzione dipende principalmente dalla capacità degli Stati membri di raccogliere più fondi.

Bisogna quindi capire quale tipo di tassa può essere aumentata, quale deve esserlo e quali sono le conseguenze di tali incrementi. Il gruppo Verde/Alleanza libera europea ritiene che sarebbe difficile aumentare sensibilmente le imposte a carico delle piccole imprese, fautrici della maggior parte dei posti di lavoro. E’ difficile aumentare le imposte a carico delle famiglie – con l’eventuale eccezione di quelle più ricche – perché nella maggior parte dei casi, sono già piuttosto elevate, soprattutto in Europa.

Si pone dunque la seguente domanda: quali tasse dovrebbero essere aumentate? Se non si aumentano le imposte sulle piccole e medie imprese né quelle sul valore aggiunto, dovremo inevitabilmente cercare altre soluzioni. Riteniamo che, in fin dei conti, una tassa sulle operazioni finanziarie sia la meno dolorosa per l’economia europea, poiché è la tassa meno pregiudizievole per la competitività internazionale dell’economia europea.

Inoltre, il costo delle operazioni finanziarie è diminuito enormemente nell’ultimo decennio, sia per una serie di migliorie tecniche, se così possiamo definirle, sia per la normativa europea.

Di fatto, tali riduzioni sono state interamente assorbite dall'industria finanziaria e dagli istituti bancari. Non sarebbe del tutto ingiustificato se, per mezzo di una tassa sulle transazioni finanziarie, parte del profitto ricavato dalle banche a fronte dei risparmi sulle spese migrasse verso le autorità pubbliche che li hanno resi possibili.

Come sempre, il Parlamento europeo sta conferendo al dibattito una connotazione ideologica, ma in realtà è piuttosto tecnico. In passato le transazioni avevano dei costi che successivamente sono stati ridotti. Oggi noi proponiamo che vengano nuovamente aumentati per consentire non solo agli operatori privati ma anche alle autorità pubbliche di trarre vantaggio da questi miglioramenti tecnici.

Naturalmente, ci si chiede se l'Unione europea possa compiere questo passo da sola. Agli occhi di tutti è evidente che sarebbe meglio agire in un contesto internazionale. Se gli altri partner, e in particolare gli Stati Uniti, non seguiranno il nostro esempio, dobbiamo chiederci se l’Unione europea sarà in grado di conseguire tale risultato.

Secondo alcune dichiarazioni, come ad esempio quelle dell’onorevole Gauzès, il gruppo del Partito popolare europeo (Democratico cristiano) ritiene che l’Europa non possa fare nulla da sola. La situazione non sarebbe ottimale e naturalmente dovremmo aggirare alcuni ostacoli; ma questo significa forse che l’Unione europea debba necessariamente puntare al ribasso, ridurre al minimo il numero di regole e allinearsi con l’attore meno ambizioso? Non riteniamo che decisioni di questo genere possano rafforzare la leadership dell’Unione europea in un contesto mondiale.

Inoltre, è possibile immaginare che l’Unione europea metta in atto tale operazione da sola: è piuttosto semplice, considerando che i flussi di capitale che ci riguardano partono dall’Unione europea e solo in alcuni casi si spostano altrove, per poi ritornare comunque nell’Unione europea.

Quando tali flussi escono e rientrano nell’UE, possiamo chiedere che vengano tracciati e scoprire se sono stati o meno soggetti alla tassa sulle operazioni finanziarie: in caso affermativo non vi è alcun problema, mentre, in caso negativo, possiamo dedurre una tassa sul movimento in entrata o in uscita. Nell’economia reale lo abbiamo fatto per anni con la tariffa doganale unica applicata alle importazioni. Oggi la globalizzazione ci obbliga a operare in questo modo nella sfera finanziaria e, dal punto di vista tecnico, è perfettamente possibile. Serve solo la volontà politica di farlo.

 
  
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  Kay Swinburne, a nome del gruppo ECR.(EN) Signor Presidente, a seguito delle recenti turbolenze sui mercati finanziari internazionali, molti studiosi, politici e premi Nobel per l’economia stanno giustamente cercando di trovare il modo di recuperare il denaro speso per salvare i nostri istituti finanziari. La tassa sulle transazione finanziarie, nelle sue varie declinazioni, è soltanto una delle tante possibilità e non dobbiamo limitare gli strumenti di cui dispongono l’Unione europea e i suoi Stati membri per concentrarci su un’unica idea. Dobbiamo essere creativi e ampliare i nostri orizzonti, per capire come rispondere al meglio alla crisi finanziaria e rafforzare i nostri sistemi finanziari nazionali. Il concetto di prelievo sugli istituti finanziari, formulato dal presidente Obama, potrebbe risultare valido.

La proposta in esame è, tuttavia, molto specifica e non prende in considerazione tutte le altre forme di imposte o contributi finanziari. Come ha affermato il commissario Šemeta, su richiesta del G-20, il Fondo monetario internazionale sta attualmente conducendo uno studio sulle possibili imposte finanziarie, eppure la risoluzione di cui discutiamo sembra cercare risposte che esulano da tale studio.

Non capisco quale sia la logica nel voler trovare una soluzione europea a un problema globale. E’ illogico e superficiale pensare di non perdere terreno nei confronti di altri partner, nel caso in cui l’Unione europea applichi una tassa sulle transazioni senza il sostegno di tutti i principali attori della scena finanziaria internazionale.

L’attuale formulazione della risoluzione sulla tassazione delle operazioni finanziarie mi preoccupa per due motivi.

Innanzi tutto, non possiamo sostenere un provvedimento che cerca di attribuire all’Unione europea poteri in materia di elevazione di imposte. Nel rispetto della sovranità degli Stati membri dell’UE, è fondamentale rispettare il diritto di ciascuno Stato di gestire il proprio sistema fiscale nazionale. Sarebbe quindi utile chiarire se la presente proposta mira a creare un’imposta coordinata da parte dei singoli Stati membri, da riscuotere e utilizzare a livello nazionale, o se si pensa a un’imposta comunitaria.

In secondo luogo, a mio avviso, le imposte prelevate al fine di stabilizzare i sistemi finanziari non dovrebbero trasformarsi in un’estensione di una linea di bilancio comunitaria. Esistono svariate iniziative e programmi di spesa a cura dell’Unione europea e dei singoli Stati membri volti ad affrontare i cambiamenti climatici con soluzioni brillanti. Abbiamo obiettivi di spesa ambiziosi rivolti ai paesi in via di sviluppo. Non potrei sostenere iniziative che, di fatto, prelevano denaro per altri scopi.

 
  
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  Miguel Portas, a nome del gruppo GUE/NGL.(PT) Signor Presidente, credo che il dibattito tecnico che dobbiamo avviare sia senza dubbio molto importante, ma non si deve dimenticare che la scelta da compiere è fondamentalmente di natura politica. Non sarebbe quindi legittimo presentare e sviluppare l’intero argomento su una base tecnica per evitare di compiere una scelta politica.

L’onorevole Haglund, ad esempio, ha spiegato che anche se avessimo applicato la cosiddetta Tobin Tax non avremmo evitato la crisi finanziaria. Posso condividere quest’affermazione, ma sicuramente se lo avessimo fatto avremmo a nostra disposizione maggiori risorse per far fronte alle conseguenze della crisi finanziaria nei sistemi economici nazionali e tra i ceti più svantaggiati della popolazione europea.

Questo, di fatto, è il nocciolo della questione. E il secondo aspetto riguarda ... , per questo motivo la risposta del commissario Šemeta non mi ha affatto convinto, sia in termini di contenuti sia di tempistica. Sostanzialmente, il commissario Šemeta ci sta dicendo, al pari dell’onorevole Gauzès, che la tassazione delle operazioni finanziarie è un’idea affascinante e molto interessante, ma che non può essere messa in atto a livello europeo, perché deve esserlo su scala mondiale.

Dobbiamo essere chiari: affermazioni di questo tipo equivalgono a dire all’opinione pubblica che la Tobin Tax non verrà mai introdotta a livello internazionale. Non abbiamo motivo di deludere le attese dei cittadini. Si afferma che ha ragion d’essere solo su scala globale, ma questo equivale a dire che la tassa non potrà mai essere messa in atto. La mia visione è completamente diversa. Credo che il mercato finanziario dell’Unione europea sia sufficientemente forte per reggere all’applicazione di una tassa residua generale sulle transazioni finanziarie senza provocare fughe di capitali.

Invieremmo comunque ai nostri cittadini un messaggio davvero importante, ovvero che a fronte di questa crisi, almeno a livello residuale, il capitale finanziario che ci ha condotti alla crisi deve pagare il conto. L’obiettivo primario e specifico è lottare contro la fame e la povertà nel mondo e iniziare a finanziare la creazione di un pilastro sociale del progetto europeo, pilastro di cui abbiamo bisogno e non disponiamo.

I cittadini capirebbero benissimo.

 
  
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  Hans-Peter Martin (NI).(DE) Signor Presidente, undici anni fa, insieme ad un gruppo ristretto di eurodeputati, ho partecipato alla fondazione del gruppo di lavoro per il partito trasversale dedicato alla Tobin Tax e i nostri incontri suscitavano spesso un sorriso sprezzante. Era l’alba del nuovo millennio e facevamo spesso riferimento alla razionalità apparente del mercato, ai rischi per la concorrenza e a possibili tracolli nel contesto della globalizzazione.

Continuare a ribadire questi argomenti è inutile. Abbiamo appena evitato un tracollo di vasta portata, che ci è costato un’enorme perdita non solo di denaro ma anche di fiducia. Se ora ritenete che con la tassa sulle transazioni finanziarie sia possibile un leggero rallentamento, sappiate che quelli che io chiamo speculatori, con cui personalmente vado d’accordo, ovvero i responsabili dei fondi d’investimento, come vengono definiti in modo eufemistico, hanno una visione completamente diversa, perché svolgono la loro attività lungo questo confine in modo sempre più rapido e intenso.

Per questo motivo credo che una tassa sulle transazioni finanziarie da applicare al volume totale delle operazioni possa determinare soltanto un’attenuazione di queste enormi ondate speculative. Gradirei molto che i membri della Commissione europea e dei governi nazionali prestassero attenzione soprattutto alle dichiarazioni degli onorevoli colleghi del gruppo dei Verdi, oltre a quelle dell’onorevole Bullmann e della sinistra. E’ una questione politica; gli aspetti tecnici possono essere risolti rapidamente dagli esperti.

 
  
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  Gunnar Hökmark (PPE).(EN) Signor Presidente, possiamo chiederci se sia possibile introdurre una tassa sulle transazioni finanziarie da un punto di vista amministrativo o politico, ma credo che sia innanzi tutto necessario capire se sia utile. Disporre di una tassa sulle operazioni finanziarie favorisce lo sviluppo economico? Significherebbe avere una tassa sugli investimenti e, a livello transfrontaliero, avere una tassa sugli investimenti in paesi dove ci sono minori capitali rispetto ad altri.

Il suo eventuale impatto favorirà gli scambi internazionali o li ridurrà?

Formulo queste domande perché vi sono due esempi da tenere a mente nel discutere questo tema. Innanzi tutto, mercati finanziari globali e ben funzionanti hanno garantito trenta anni di fortissima crescita economica. Poi, tra le conseguenze della crisi, abbiamo rilevato una contrazione del credito. Credo che dovremmo impegnarci per avere mercati finanziari globali più ricchi e meglio funzionanti piuttosto che cercare di realizzare una sorta di erosione del credito.

Come tutte le imposte, anche la tassa sulle transazioni mira, infatti, a ridurre il volume dell’attività tassata, ma non vedo alcun vantaggio nel ridurre il volume degli scambi internazionali, considerando che abbiamo già visto quali sono le conseguenze; né credo sia utile rendere più costosi gli investimenti nei paesi poveri.

Tassare le operazioni finanziarie non ne impedirà lo svolgimento, né ostacolerà quelli che a volte vengono definiti investimenti speculativi. Intralcerà piuttosto il flusso principale degli investimenti normali e degli scambi di cui abbiamo bisogno.

Signor Commissario, ritengo che abbiamo tutte le ragioni per affrontare questo tema con attenzione e cautela.

 
  
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  Pervenche Berès (S&D).(FR) Signor Presidente, signor Commissario, mi pare di capire che lei è responsabile della fiscalità e che il suo contributo alla strategia per il 2020 in tale ambito consisterà nel proporre una forma innovativa di tassazione. Per presentare nuove formule fiscali serve coraggio e non dovrebbe mettere da parte tutto il lavoro intelligente e costruttivo svolto dai suoi predecessori. Noto che la strategia per il 2020 non fa riferimento neppure all’armonizzazione delle imposte sulle società, che forse è rimasta in qualche cassetto. La invito a esaminare la questione con maggiore attenzione.

Se, tuttavia, lei dimostrerà questo stesso coraggio nel gestire la tassa sulle operazioni finanziarie, non andremo molto lontano. Per l’Unione europea e la Commissione, di cui è ora membro, le conclusioni del G-20 sembrano verità incontrovertibili. Poiché la tassa sulle operazioni finanziarie è citata nelle suddette conclusioni, le chiediamo di metterla in atto. La prego di non giustificarsi sostenendo che dobbiamo fare quello che fanno gli altri, perché quando il presidente Obama, su suggerimento di Paul Volcker, propone una riforma del sistema bancario statunitense, questi volta completamente le spalle alle conclusioni del G-20!

Perché dovremmo escludere un metodo che negli Stati Uniti potrebbe funzionare? Tanto più, signor Commissario, che rilevo che il suo collega, il commissario Barnier, ha affermato che tale riforma potrebbe funzionare benissimo nel contesto americano senza peraltro avere nulla a che vedere con quello europeo e che l’Europa ha la sua strada da seguire in materia di tassazione delle operazioni finanziarie. E’ vero. Signor Commissario, attendiamo di conoscere le sue proposte coraggiose e innovative.

 
  
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  Louis Michel (ALDE).(FR) Signor Presidente, signor Commissario, tutti sanno che la Commissione europea gode del mio pieno supporto ma, in tutta onestà, le sue proposte appaiono particolarmente timide. Nessuna esprime un desiderio di ambizione politica su un tema che, ciononostante, a me sembra molto importante.

Vorrei ricordare che il consenso di Monterrey del 2002 e la successiva conferenza di Doha del 2008 raccomandano di individuare fonti alternative e innovative di finanziamento per lo sviluppo. Non credo peraltro che questa tassa sulle operazioni finanziarie possa regolamentare il sistema finanziario mondiale, non è questo il suo scopo. A mio avviso l’Unione europea, sicuramente insieme al G-20, deve prendere l’iniziativa e introdurre una tassa sulle operazioni finanziarie internazionali la cui aliquota venga fissata, come si è detto, tra lo 0,01 per cento – che dato ragguardevole! – e lo 0,1 per cento del valore della transazione. Il ricavato previsto varia, ovviamente, in base a questi due coefficienti: si può scegliere tra 20 e 200 miliardi di dollari.

Tale imposta può avere carattere internazionale e generale. Vi è tuttavia un aspetto che non condivido affatto: non credo che la sua applicazione debba essere soggetta a un accordo tra tutti i paesi del mondo, bensì tra i principali operatori economici. Non dobbiamo aspettare che il mondo intero accetti questa tassa, poiché sappiamo benissimo che l’attesa finirebbe con il vanificarne anche solo l’idea.

Essa dovrebbe essere prelevata a livello statale, inizialmente su base volontaria, il che imprimerebbe un certo slancio all’iniziativa. La tassa dovrebbe poi essere coordinata dai principali operatori economici, e in particolare dal G-20. Dato che vi state interrogando sul suo eventuale utilizzo, proporrei di devolvere le entrate a un fondo internazionale o europeo. Il Fondo europeo di sviluppo potrebbe, ad esempio, utilizzare il denaro per fornire aiuti pubblici allo sviluppo; in alternativa gli Stati potrebbero utilizzarlo per le proprie politiche di sviluppo.

Vi è poi un altro aspetto sul quale nutro seri dubbi e che, tra l’altro, sembra confermare l’attuale tendenza. Un’indicazione chiara proviene, ad esempio, dalle dichiarazioni del direttore generale del Fondo monetario internazionale che sembra voler ridurre la filosofia della Tobin Tax, o tassa sulle operazioni finanziarie, a una sorta di copertura che anticipa o copre i rischi del mondo finanziario, di quelli che io chiamo giocolieri finanziari. Ma non si tratta affatto di questo! Non voglio che lo scopo di questa tassa sia di coprire i rischi che corre il mondo della finanza, per i quali dovrà pagare in un altro modo. Si tratterebbe di un’appropriazione indebita che non posso accettare.

Vorrei ricordare che tutti i progressi registrati negli ultimi anni da alcuni paesi in via di sviluppo, anche da quelli che hanno ottenuto i risultati migliori, saranno probabilmente cancellati, impedendo così il raggiungimento degli obiettivi di sviluppo del Millennio. Sono quindi un fervente sostenitore di una tassa sulle operazioni finanziarie.

 
  
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  Vicky Ford (ECR).(EN) Signor Presidente, vi sono naturalmente molte buone ragioni per chiedere agli istituti finanziari di contribuire maggiormente alle entrate fiscali in seguito alla crisi finanziaria ed è un peccato che questa risoluzione consideri soltanto le tasse sulle operazioni finanziarie, escludendo esempi come quelli proposti dal presidente americano Obama.

In merito alla tassazione delle transazioni, tre aspetti destano la mia preoccupazione.

Innanzi tutto, l’impatto sugli utenti finali dei servizi finanziari. Nel Regno Unito l’imposta di bollo, applicata per tanti anni, ha avuto un impatto spropositato sui piccoli investitori e sulle società in cerca di capitali.

In secondo luogo, l’impatto di un’iniziativa unicamente europea. Poiché i mercati finanziari sono globali e molto fluidi, si corre ovviamente il rischio di uno spostamento delle transazioni al di fuori dell’Unione europea, e questo non sarebbe vantaggioso.

Il terzo punto riguarda il rischio morale, qualora questo denaro venga versato in un fondo di salvataggio. Non sono dell’idea che qualsiasi ente finanziario in difficoltà debba essere automaticamente salvato dai contribuenti. Deve esserci un modo per lasciare una banca al suo destino e contemporaneamente tutelarne i clienti. I tecnici hanno avvertito sia la commissione per i problemi economici e monetari sia il comitato speciale per la crisi finanziaria, economica e sociale che un fondo di questo genere potrebbe incoraggiare alcuni operatori ad assumersi rischi in modo irresponsabile. Non vogliamo rischiare ulteriormente e questo aspetto merita un’analisi approfondita.

 
  
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  Nikolaos Chountis (GUE/NGL).(EL) Signor Presidente, senza dubbio la recente crisi finanziaria ha dimostrato come la liberalizzazione dei mercati finanziari e l’insistenza sulla libertà degli stessi abbiano permesso al sistema finanziario di crescere, in modo pericoloso, in relazione e in correlazione all’economia reale e di operare per anni sulla base di un’enorme redditività e della totale assenza di responsabilità e regole, sfociando infine nella crisi.

La proposta di tassare le operazioni finanziarie potrebbe quindi limitare le dimensioni del sistema finanziario e rendere poco redditizie alcune opzioni finanziarie speculative. Tuttavia questa misura rimarrà lettera morta se non sarà accompagnata da un piano integrato per regolamentare il sistema finanziario, volto a limitare le politiche abusive attuate dagli istituti bancari e la speculazione dei fondi hedge e delle agenzie di rating del credito, che stanno esacerbando e sfruttando problemi economici in diversi paesi.

Ciononostante, a mio avviso, misure di questo genere non dovrebbero essere considerate semplici provvedimenti temporanei. Gli istituti bancari devono rimborsare le ingenti somme di denaro ricevute dai governi europei che, di fatto, hanno aumentato il deficit finanziario dei rispettivi paesi e che oggi sono costretti a contrarre prestiti presso quelle stesse banche, che in questo modo vengono pagate due volte.

Dobbiamo essere chiari: le banche devono estinguere interamente il proprio debito nei confronti dello Stato. Per questo motivo, al di là di tutto, dobbiamo imporre una tassa sulle operazioni finanziarie, in primis per limitare la dimensione del settore finanziario e, in secondo luogo, per recuperare fondi da stanziare per nuove politiche sociali e di sviluppo.

 
  
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  Markus Ferber (PPE).(DE) Signor Presidente, signor Commissario, onorevoli colleghi, di che cosa stiamo parlando? La questione è piuttosto semplice: come possono i mercati finanziari contribuire a ridurre le spese in cui sono incorsi, per colpa loro, gli Stati, le società e l’economia? Questa è la domanda fondamentale a cui dobbiamo rispondere.

Ritengo che insieme siamo riusciti a elaborare un testo molto equilibrato. Sono inoltre molto grato al commissario per il suo contributo. Non possiamo fingere che l’Europa sia una sorta di isola felice, dove fare quel che vogliamo senza provocare alcuna reazione da parte dei mercati finanziari globali: serve un coordinamento internazionale. D’altro canto, dobbiamo assicurarci che il settore contribuisca adeguatamente al superamento della crisi.

Per questo motivo vorrei lanciare un monito: dobbiamo smettere di presentare ogni settimana una nuova proposta che prometta di risolvere tutti i problemi del mondo. Un paio di mesi fa si parlava di una tassa aggiuntiva sui biglietti aerei che avrebbe risolto tutti i nostri problemi, ora tocca alla tassa sulle operazioni finanziarie e il mese prossimo qualcuno proporrà qualcos’altro. Stiamo esagerando. Dobbiamo coinvolgere i mercati finanziari attraverso un coordinamento internazionale. Se la Commissione europea sarà in grado di presentare una soluzione sensata e portarla al tavolo negoziale internazionale, allora faremo un passo nella giusta direzione.

Dobbiamo essere onesti con noi stessi. Quanti sostengono che questi strumenti ci permetteranno di frenare le speculazioni si illudono. Noi vogliamo che gli speculatori contribuiscano alla gestione e al superamento del: è questo l’approccio giusto per il quale, signor Commissario, può contare sul nostro pieno sostegno.

 
  
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  Catherine Stihler (S&D).(EN) Signor Presidente, in questo periodo nel Regno Unito è in corso una campagna denominata Robin Hood Campaign, che vede la partecipazione di organizzazioni non governative, istituti religiosi e della società civile e che è guidata dall’attore Bill Nighy. Signor Commissario, se non ha avuto modo di visitare il loro sito web, le raccomando vivamente di farlo proprio in riferimento al dibattito in corso. La campagna promuove una tassa sulle transazioni finanziarie dello 0,05 per cento che, secondo le proiezioni, consentirebbe di raccogliere circa 37 miliardi di sterline britanniche.

La tassa sulle operazioni finanziarie non riguarda i cittadini che prelevano denaro a uno sportello automatico, bensì le transazioni non pubbliche e mira a far sì che quanti si sono resi responsabili della crisi finanziaria restituiscano qualcosa. Per fare un esempio concreto, circa tre settimane fa, in Scozia, ho ascoltato un discorso dell’economista John Kay che ha spiegato che, se la Scozia fosse stata un paese indipendente, a fronte del tracollo delle banche locali, tutti i cittadini scozzesi, uomini, donne e bambini, avrebbero dovuto rispondere di un debito individuale pari a 750 000 sterline britanniche. Non possiamo permettere che questo accada in futuro. Per ora non è successo, per fortuna, perché la Scozia fa parte del Regno Unito, ma in futuro dobbiamo prendere in seria considerazione l’idea di elaborare e introdurre una tassa sulle transazioni finanziarie.

La Robin Hood Campaign è un’iniziativa interessante e credo che dovrebbe prevedere una ripartizione delle entrate secondo cui l’ottanta per cento andrebbe ai servizi pubblici e il venti per cento servirebbe a garantire la disponibilità di fondi per evitare una nuova crisi del settore bancario.

La ringrazio, signor Commissario, e attendo con interesse la sua proposta. Gradiremmo se potesse fornirci un’indicazione temporale per sapere quando potremo conoscere la sua posizione in merito. So che il documento Unione europea 2020 sarà presentato ad aprile, ma sarebbe utile conoscere il suo calendario.

 
  
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  Patrick Le Hyaric (GUE/NGL) . – (FR) Signor Presidente, signor Commissario, a fronte dell’attuale crisi abbiamo solo due alternative. La prima è far pagare i cittadini, come abbiamo fatto finora, attraverso piani di austerità, tagli occupazionali e prelievi fiscali, come nel caso del recente aumento dell’imposta sul valore aggiunto in Grecia. L’altra possibilità è tassare i movimenti speculativi di capitale e le operazioni finanziarie, il che porterebbe a entrate consistenti per l’economia europea. Credo inoltre che tale imposizione sarebbe uno strumento utile per far fronte all’attuale crisi finanziaria. Sarebbe altresì necessario trovare il coraggio di chiudere i paradisi fiscali.

La mia proposta non è sicuramente rivoluzionaria, dato che è già stata inclusa negli accordi del G20. Alcuni dei principi enunciati sono stati persino discussi e votati dal Parlamento europeo, ma urgono iniziative concrete, al di là degli inutili proclami. Dobbiamo porre immediatamente fine a questa speculazione letale. Numerosi economisti ritengono, infatti, che applicando alle operazioni finanziarie un’aliquota bassa, pari allo 0,5 per cento, l’Unione europea ricaverebbe 500 miliardi di euro. Potremmo utilizzare tale denaro per finanziare una ripresa che si fondi su lavoro, formazione, ricerca, salari e nuove politiche agricole e industriali rispettose dell’ambiente.

Dobbiamo quindi metterci all’opera e avere il coraggio di votare a favore del principio che sottende questa tassa per poi metterla in atto.

 
  
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  Othmar Karas (PPE).(DE) Signor Presidente, signor Commissario, onorevoli colleghi, il Parlamento austriaco, così come il governo federale e il partito popolare austriaco a cui appartengo nutrono la forte volontà politica di promuovere una tassa sulle transazioni finanziarie. La crisi economica e finanziaria ha ripercussioni e cause di natura globale che non possono essere circoscritte a un unico continente.

Non abbiamo bisogno soltanto di meccanismi globali di governance, ma anche di meccanismi di supervisione e di regolamentazione internazionale nonché di fonti di finanziamento. Ma quest’ultimo aspetto non è sufficiente: gli effetti dei meccanismi di regolamentazione sono altrettanto importanti.

Dobbiamo innanzi tutto dimostrare una volontà europea comune, per avere successo anche a livello internazionale. L’interrogazione rivolta alla Commissione europea e la relativa risoluzione, che spero sia ampiamente approvata dal Parlamento europeo mercoledì prossimo, sono espressione di una volontà politica comune di sviluppare e attuare, preferibilmente su scala mondiale, un modello di tassazione delle operazioni finanziarie. Attendo con impazienza una proposta molto concreta dalla Commissione europea che contribuisca alla solidarietà europea, e auspico che la Commissione formuli quanto prima la suddetta proposta e le risposte alle nostre interrogazioni.

Quale sarà l’effetto che un’eventuale tassa sulle transazioni finanziarie sortirebbe sull’economia reale e sulla competitività economica e finanziaria dell’Unione europea? A cosa dovrebbe applicarsi, quale dovrebbe essere l’aliquota del prelievo, chi ne sarà responsabile e chi riceverà il denaro ricavato? Dovrebbe essere predisposto un meccanismo di accantonamento? Direi di sì, ma a quale scopo? Dobbiamo risolvere tutti questi interrogativi. Con il dibattito odierno e il voto di mercoledì intraprendiamo questo percorso. Avremmo gentilmente bisogno, quanto prima, di una risposta.

 
  
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  Magdalena Alvarez (S&D).(ES) Signor Presidente, signor Commissario, la crisi ha dimostrato che all’Unione europea mancano gli strumenti necessari per contrastarne gli effetti e creare un contesto propizio alla ripresa economica.

E’ quindi necessario formulare una risposta comune. A tal fine non dobbiamo soltanto coordinare le strategie dei vari Stati membri, ma anche fornire all’UE quegli strumenti che le consentano di adottare azioni significative volte a fornire una risposta immediata e globale.

Il primo obiettivo dovrebbe essere quello di dotare l’Unione di una governance economica più ampia ed efficace, il che implica una maggiore autonomia finanziaria. In questo contesto, una tassa sulle operazioni finanziarie con un triplice obiettivo sarebbe molto utile. Dopo tutto, dobbiamo promuovere la capacità dell’Unione di sviluppare le proprie politiche, migliorare la stabilità economica limitando le operazioni speculative e fornire le informazioni necessarie a monitorare lo stato e l’evoluzione dei mercati finanziari. Inoltre, nel concepire tale strumento fiscale, sarebbe necessario prevedere misure atte a garantire che il settore finanziario contribuisca a riparare i danni provocati all’economia reale e che copra le spese e i costi sostenuti per stabilizzare il sistema bancario.

Signor Commissario, può fornirci un calendario per la realizzazione delle suddette iniziative?

 
  
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  Diogo Feio (PPE).(PT) Signor Presidente, il Parlamento europeo fa bene a presentare una serie di interrogazioni sul tema all’ordine del giorno prima di formulare la sua posizione definitiva riguardo alla tassa sulle operazioni finanziarie.

Le ragioni sono molteplici. Basti ascoltare le dichiarazioni degli indefettibili sostenitori di quest’imposta, secondo cui è un problema politico e le soluzioni tecniche sono irrilevanti.

Innanzi tutto, approviamo la tassa, poi vedremo come applicarla. In questo modo, però, commetteremmo un errore: non è possibile risolvere il problema della crisi finanziaria con l’ideologia.

In secondo luogo, si afferma che questa tassa potrebbe aiutare le persone più svantaggiate, una sorta di tassa di Robin Hood, dato che i più abbienti superano le proprie difficoltà grazie alla crescita economica.

Poco importa se agire su scala europea o internazionale. Si evita di risolvere la questione. Cosa accadrebbe se solo l’Europa applicasse questa tassa?

E’ necessario prendere in considerazione diversi aspetti. In periodo di crisi, non è imponendo una nuova tassa che si potranno risolvere tutti i problemi; non è imponendo una nuova tassa che si risolverà la questione delle finanze pubbliche, non con una nuova tassa che agisca al pari di una sanzione, di una misura punitiva nei confronti dei responsabili della crisi.

Una nuova tassa graverebbe sugli utenti finali, e dunque su quanti hanno bisogno di credito.

E’ necessario tenere conto di una serie di problemi tecnici, quelli considerati irrilevanti. Esiste un sistema amministrativo europeo in grado di applicare una tassa di questo genere? Qualcuno può dirci quali sarebbero i costi di attuazione? Qualcuno sa quali saranno i suoi effetti sulla liquidità e sul credito? Com’è possibile imporre una tassa globale con le differenze di orario e una transazione al secondo? Com’è possibile controllare tutto questo?

Tutte queste domande devono ancora trovare risposta. A mio avviso dovremmo imparare dalla crisi e prendere una decisione, ma dubito che la nuova tassa sia quella giusta.

 
  
  

PRESIDENZA DELL’ON. LAMBRINIDIS
Vicepresidente

 
  
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  Anni Podimata (S&D).(EL) Signor Presidente, signor Commissario, il dibattito sull’imposizione di una tassa sulle operazioni finanziarie internazionali potrebbe non risultare nuovo, ma è particolarmente attuale oggi. La lezione principale che dobbiamo trarre dalla crisi economica internazionale, soprattutto per la zona dell’euro, recentemente soggetta a sistematici attacchi da parte degli speculatori, è che la mancanza, in passato, di responsabilità da parte dei mercati finanziari, di regole basilari e di una governance finanziaria sta avendo ripercussioni immediate ed evidenti sull’economia reale, sulla vitalità dei sistemi economici pubblici e sulla stabilità sociale.

In questo contesto, imporre una tassa sulle operazioni finanziarie internazionali è particolarmente importante, poiché è uno degli elementi chiave della tanto attesa ristrutturazione dei meccanismi di vigilanza sui mercati. Naturalmente, per noi la soluzione non è introdurre l’ennesima tassa europea, che avrà dubbie ripercussioni sulla competitività dell’economia europea, bensì formulare un’ambiziosa proposta europea da presentare al G-20.

 
  
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  Sirpa Pietikäinen (PPE).(EN) Signor Presidente, i mercati finanziari sono globali e lo sono anche le società finanziarie; di fatto, attualmente, l’industria finanziaria è il principale settore dell’economia globale. Poiché anche le nostre esigenze sono globali, come nel caso dell’agenda per lo sviluppo, degli obiettivi di sviluppo del Millennio o dei cambiamenti climatici, per me è più che naturale che la tassa sulle transazioni finanziarie debba essere il primo tentativo di imposizione fiscale internazionale.

La politica non è né internazionale né mi risulta che sia propriamente comunitaria. Qualcuno deve prendere l’iniziativa nell’affrontare questo argomento, ed è piuttosto naturale che sia l’Unione europea a farlo. Di solito chi prende l’iniziativa, sviluppando i meccanismi, i modelli e detenendone la proprietà intellettuale, ha anche il potere, il vantaggio di essere il primo.

Vi sarebbero dei lievi vantaggi in termini di modesta flessione delle transazioni più speculative. Tuttavia, a mio avviso, le principali conquiste sarebbero rappresentate da una nuova sfera dell’imposizione fiscale, dal meccanismo globale e dalla raccolta di fondi, da destinare non tanto per il settore finanziario, quanto per rispondere alle esigenze ambientali e di sviluppo europee e globali.

Di fatto, per svolgere un’azione costruttiva, l’Unione europea deve avere le idee chiare e deve mantenere una posizione comune. Per questo mi piacerebbe ricevere quanto prima dalla Commissione europea una proposta su come far funzionare la tassa sulle transazioni finanziarie.

 
  
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  Edward Scicluna (S&D).(EN) Signor Presidente, sono trascorsi almeno quaranta anni da quando, ancora studenti, discutevamo di un nuovo ordine economico internazionale, che prevedeva anche la proposta di utilizzare diritti speciali di prelievo (DSP), prestiti al Fondo monetario internazionale e una sorta di imposta sui governi nazionali da utilizzare per aiutare i paesi poveri. Come sappiamo, tutto questo non si è mai tradotto in realtà.

Molti anni dopo il mondo è cambiato: la globalizzazione, affiancata dal progresso tecnologico e da una maggiore volontà politica, ha reso determinati progetti più fattibili. Nel frattempo è aumentato il numero degli obiettivi della politica globale. Oltre alla povertà, che purtroppo esiste ancora, oggi ci preoccupiamo anche di problemi ambientali globali come il cambiamento climatico; mentre ora, sostanzialmente, stiamo discutendo di una sorta di premio assicurativo internazionale per risarcire le vittime delle sofferenze economiche e sociali provocate dalla catastrofe finanziaria.

Dobbiamo stare attenti agli obiettivi multipli. Suggerisco di seguire la saggia regola di utilizzare un singolo strumento per ciascun obiettivo. Lasciamo che la Commissione europea si dimostri coraggiosa, ma assicuriamoci che la tassa sulle transazioni finanziarie sia ben indirizzata e fattibile. Cerchiamo di non utilizzarla come una sorta di jolly.

 
  
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  Elena Băsescu (PPE).(RO) Credo che l’introduzione di una tassa sulle transazioni finanziarie non sia di alcun aiuto. Non ci permetterà di uscire dalla crisi finanziaria, di prevenire una nuova crisi, né contribuirà alla stabilità dei mercati finanziari. Questo provvedimento servirebbe soltanto ad aumentare il costo del denaro e del credito e a frenare gli investimenti.

Prima di introdurre una nuova imposta, la Commissione europea deve esaminarne molto attentamente i pro e i contro. Un’eventuale imposta sulle operazioni finanziarie potrebbe condizionare la competitività internazionale dell’economia europea. E’ inoltre necessario evitare una doppia tassazione e la creazione di ostacoli al libero movimento di capitali.

I costi derivanti da una tassa di questo genere non devono ricadere sui normali cittadini. Sarebbe opportuno valutare l’idea di introdurre questa tassa nei paesi in cui si concentrano i capitali speculativi, con conseguente creazione di debito esterno a breve termine, al fine di evitare la suddetta concentrazione di capitali speculativi.

Nel 2009, la Svezia ha imposto agli istituti bancari e di credito una tassa annuale di stabilità pari a 0,036 per cento del totale di determinate passività. Tuttavia, l’applicazione di una simile tassa non sarebbe giustificata in Romania. Nell’ambito dei negoziati tra il governo romeno, il Fondo monetario internazionale e la Commissione europea, sono stati approvati degli emendamenti legislativi sulla procedura amministrativa speciale volta a consentire alla banca nazionale rumena di intervenire in modo rapido ed efficace qualora un istituto di credito si trovi in difficoltà.

Date tali premesse, vorrei chiedere alla Commissione europea quali meccanismi o quali formule sta ipotizzando per proteggere gli Stati membri dall’accumulo di capitale speculativo e se sono allo studio anche altre misure per regolamentare e vigilare sul sistema finanziario.

Grazie.

 
  
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  Seán Kelly (PPE).(EN) Signor Presidente, nel discutere questo tema mi viene in mente l’espressione latina festina lente, ovvero “affrettati piano”, poiché l’argomento è piuttosto controverso, come sempre accade con le tasse. Immagino sia particolarmente allettante parlare di un’imposta da elevare sugli istituti finanziari per renderli maggiormente consapevoli dei rischi e magari fare loro pagare gli errori commessi, ma le operazioni finanziarie hanno dimensioni globali e non solo europee, quindi, come ha sottolineato l’onorevole Swinburne, dobbiamo considerare tutte le opzioni.

Analizziamo prima la direzione presa dal Fondo monetario internazionale e dal G-20, e poi potremmo avviarci anche noi nella stessa direzione, ma solo dopo un’attenta valutazione. Quindi ribadisco: festina lente, affrettiamoci piano, dopo profonde riflessioni e ampie consultazioni; poi forse avremo bisogno di agire, con o senza l’aiuto di Robin Hood.

 
  
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  Kriton Arsenis (S&D).(EL) Signor Presidente, signor Commissario, sebbene i paesi industrializzati siano responsabili dell’80 per cento delle emissioni di gas a effetto serra, sono i paesi in via di sviluppo a pagarne maggiormente le conseguenze. Queste ripercussioni molto gravi stanno coinvolgendo i paesi più poveri, quelli che non hanno fatto nulla per provocare l’effetto serra.

Attualmente si contano venti milioni di rifugiati ambientali; se non interveniamo subito nel 2050 saranno cinquecento milioni. In materia di ambiente, abbiamo un obbligo importante nei confronti di questi paesi, pari a circa 100 miliardi l’anno, di cui 35 miliardi a carico dell’Unione europea.

E’ fondamentale introdurre subito una tassa sulle operazioni finanziarie per finanziare il nostro debito ambientale. Allo stesso tempo, questa tassa ci consentirà di pagare il nostro debito contratto con le generazioni future, contribuendo a finanziare l’indipendenza energetica dal carbone.

 
  
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  Enrique Guerrero Salom (S&D).(ES) Signor Presidente, signor Commissario, una proposta che non è stata approvata venti anni fa è di nuovo oggetto di discussione e dibattito, a fronte della crisi economica e finanziaria. Tale proposta non è più sostenuta soltanto da studiosi e gruppi minoritari o all’opposizione: oggi anche il G-20, il Fondo monetario internazionale e alcuni leader dei paesi più industrializzati del mondo suggeriscono di introdurre questa tassa. Dobbiamo cogliere quest’occasione, perché è il momento giusto per farlo.

Come membro della commissione per lo sviluppo, sono dell’idea che, se introdurremo questa tassa, una parte del ricavato dovrà essere destinato a finanziare lo sviluppo. Se le entrate fossero utilizzate unicamente per finanziare un’assicurazione dei depositi o per scopi meramente economici, il settore finanziario non contribuirebbe alla giustizia globale in modo equo. Pertanto, parte del ricavato dovrebbe essere dedicato agli aiuti allo sviluppo.

 
  
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  Algirdas Šemeta, membro della Commissione.(EN) Signor Presidente, sono lieto che abbiate dedicato il vostro tempo a questo importante dibattito. Finora l’idea di una tassa sulle operazioni finanziarie ha destato molta attenzione. Come ho spiegato, la Commissione europea sta attualmente studiando forme innovative di finanziamento a livello globale, prestando particolare attenzione ai seguenti aspetti.

Innanzi tutto, l’analisi del fattore competitività. Data la mobilità delle operazioni finanziarie e la competitività dei mercati finanziari, il rischio di uno spostamento delle attività verso altri mercati è molto elevato. Questo significa che, a livello internazionale, si rende necessaria una strategia comune, o almeno una buona forma di collaborazione.

Un secondo aspetto è l’impatto cumulativo di diverse iniziative, che non dovrebbe compromettere la capacità del settore finanziario di sostenere la ripresa economica.

In terzo luogo, dobbiamo compiere un’analisi corretta. La Commissione europea pubblicherà presto il suo studio sulle varie alternative. Devo ammettere che non è semplice. Stiamo conducendo uno studio e analizzando diversi strumenti, correlati non soltanto alla tassa sulle transazioni finanziarie ma anche a eventuali prelievi sulle attività o sul quoziente di indebitamento delle banche eccetera. Dobbiamo condurre quest’analisi in modo molto approfondito per giungere a conclusioni adeguate sulle opzioni migliori.

La Commissione opererà un confronto dei risultati ottenuti con quelli dei suoi partner internazionali, in base al quale saranno identificati gli strumenti più promettenti, che la Commissione valuterà in modo più dettagliato.

Vorrei far notare che nella strategia dell’Unione europea per il 2020, i termini “tassazione” e “tasse” ricorrono più volte, in netto contrasto con i documenti strategici precedenti. Ritengo che la Commissione stia prestando grande attenzione alle questioni correlate agli sviluppi nel settore fiscale.

Infine, vorrei sottolineare che la Commissione promuove e sostiene un’attenta analisi globale dei potenziali vantaggi e svantaggi di diversi strumenti finanziari innovativi, tra cui la tassa sulle transazioni finanziarie. Vorrei ringraziare il Parlamento europeo per il suo interesse e il suo coinvolgimento su questo tema.

 
  
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  Presidente. Ho ricevuto una proposta di risoluzione(1) a nome della commissione per i problemi economici e monetari per concludere il dibattito ai sensi dell’articolo 115 paragrafo 5 del regolamento.

La discussione è chiusa.

La votazione si svolgerà mercoledì 10 marzo 2010 alle 12.00.

Dichiarazioni scritte (articolo 149 del regolamento)

 
  
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  Proinsias De Rossa (S&D), per iscritto.(EN) Sono da lungo tempo un fautore della tassa sulle transazioni finanziarie (FTT), o tassa sulle speculazioni finanziarie, come la definiscono i suoi sostenitori statunitensi. James Tobin fu tra i primi a promuovere questa idea per stabilizzare i mercati finanziari internazionali, raccogliendo nel frattempo ragguardevoli somme di denaro per gli aiuti allo sviluppo. I potenti speculatori finanziari la respinsero, giudicandola irrealizzabile, e lo stesso fecero i governi di potenti Stati. Oggi il Fondo monetario internazionale, in conseguenza della crisi, ne studia la fattibilità e dobbiamo insistere affinché la relazione tecnica non sia smontata e resa vana da lobby segrete. Oggi in Europa abbiamo gli strumenti necessari per applicare tale imposta, come ad esempio il sistema di compensazione SWIFT. Nonostante gli studi condotti in materia, vengono ancora ribaditi gli stessi vecchi e fallaci argomenti, secondo cui la tassa potrebbe essere evasa e graverebbe sui consumatori. E’ necessario circoscrivere la crisi finanziaria, provocata da speculatori finanziari senza scrupoli che continuano ad accumulare vaste fortune e le cui attività hanno messo in ginocchio l’economia mondiale. Il crescente sostegno per una tassa sulle transazioni finanziarie deve spingere l’opinione pubblica a esercitare pressione sui governi affinché agiscano, senza indietreggiare di fronte a degli individui guidati solo dall’avidità.

 
  

(1)cfr. Processo verbale

Ultimo aggiornamento: 7 giugno 2010Avviso legale