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Testi presentati :

O-0029/2010 (B7-0203/2010)

Discussioni :

PV 09/03/2010 - 12
CRE 09/03/2010 - 12

Votazioni :

OJ 25/03/2010 - 21

Testi approvati :


Discussioni
Avvertenza
Martedì 9 marzo 2010 - Strasburgo Edizione GU

12. Secondo vertice europeo sui Rom (discussione)
Video degli interventi
PV
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  Presidente. – L’ordine del giorno reca le interrogazioni orali al Consiglio e alla Commissione sul secondo vertice europeo sui rom. (B7-0013/2010; B7-0014/2010; B7-0202/2010; B7-0203/2010).

 
  
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  Monika Flašíková Beňová, autore.(SK) Le interrogazioni parlamentari presentate alla Commissione e al Consiglio in vista dell’imminente vertice europeo sui rom hanno diversi denominatori comuni.

Il primo è l’insoddisfazione per la situazione attuale in cui versa la maggior parte dei rom nell’Unione europea. Il problema si ricollega strettamente anche alla spesa insufficiente in relazione all’uso dei Fondi di pre-adesione e dei Fondi strutturali al fine di integrare i rom nel resto della società e per garantirne la riabilitazione sociale. Un altro punto importante è il ruolo che riveste la società civile, in cui sono comprese anche le organizzazioni rom, nelle attività dirette a risolvere i problemi.

Entrambi gli argomenti sono importanti, ma sono molto importanti anche le modalità con cui questi problemi saranno risolti. Dobbiamo essere onesti con noi stessi: dopo molti anni di dichiarazioni politiche vaghe e di inerzia, molti di noi sentono una grande necessità di passare finalmente all’azione concreta. Sono una strenua sostenitrice dei diritti umani e tutti i miei interventi nel Parlamento europeo negli ultimi sei anni si sono sempre collocati in questo contesto. In questi sei anni ho anche assistito a diversi dibattiti in tema di discriminazioni contro i rom e sulla necessità di trovare soluzioni ai problemi del gruppo etnico dei rom. Nonostante tutte queste lunghe discussioni, però, non siamo stati in grado di assumere misure sostanziali atte a conseguire una soluzione concreta. Secondo me, il motivo principale è che ci siamo formalmente concentrati sul termine tecnico “discriminazione” e non abbiamo affrontato le vere ragioni che soggiacciono alla condizione in cui si trovano i cittadini rom.

Pertanto, se vogliamo veramente affrontare i problemi dei rom, dobbiamo concentrarci primariamente sul rispetto sia dei trattati internazionali sul diritto interno che sulle convenzioni internazionali. Mi riferisco in particolare alla convenzione sui diritti del fanciullo, le cui disposizioni vengono violate in molte famiglie rom. Mi riferisco al caso della Repubblica slovacca in cui è prevista l’assistenza gratuita e l’istruzione gratuita nella scuola primaria e secondaria. Tutti questi provvedimenti sono sanciti e finanziati dallo Stato. Eppure, anche in questi due settori, i diritti elementari dei fanciulli non vengono rispettati.

Se vogliamo veramente discutere in maniera obiettiva affinché si possano risolvere i problemi dei rom, allora dobbiamo affrontare le ragioni e le cause che sottendono alle discriminazioni.

 
  
  

PRESIDENZA DELL’ON. VIDAL-QUADRAS
Vicepresidente

 
  
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  Hélène Flautre, autore. (FR) Signor Presidente, secondo l’Agenzia per i diritti fondamentali, i rom subiscono ogni genere di discriminazioni in tutti i settori, dall’occupazione all’assistenza sanitaria fino all’istruzione e alla casa. Infatti sono la minoranza più discriminata d’Europa.

Ad esempio, nel 2009 un rom su quattro in media è stato vittima di un reato contro la persona – specificatamente aggressioni, minacce e molestie gravi – in almeno un’occasione nel corso dei precedenti dodici mesi, mentre al contempo, un rom su tre è stato interrogato dalla polizia mediamente quattro volte nel corso dei precedenti dodici mesi. La situazione di emarginazione in cui versano i rom è resa ancor più complessa dal fatto che queste persone non sono consapevoli dei loro diritti.

Siffatta situazione interessa quasi dieci milioni di persone nel cuore dell’Unione europea – la quale oltretutto si è dotata della carta dei diritti fondamentali e presto firmerà la convenzione europea sui diritti dell’uomo – e getta seri dubbi sulla politica di non-discriminazione e sull’esistenza effettiva dei diritti sia a livello UE sia a livello di Stati membri. Ci sono voluti gli episodi di violenza razzista verificatisi del dicembre 2007 in Italia per scatenare una mobilitazione su larga scala in Europa, dopodiché è stato organizzato il primo vertice europeo nel settembre 2008.

Tuttavia, l’istanza di istituire una strategia quadro a livello comunitario per l’integrazione dei rom, comprendente anche una direttiva sull’inclusione dei rom, non ha ancora avuto un seguito. Gli Stati membri – come la Francia, ma anche altri – sostengono che le misure temporanee sull’accesso al proprio mercato per i bulgari e i rumeni penalizzano principalmente i rom e quindi bisogna abrogarle quanto prima possibile come segno di buona volontà sul piano politico.

Gli Stati membri non devono più negoziare accordi bilaterali di riammissione con il Kosovo, poiché, in virtù di accordi di questo genere, i rom vengono riportati nei campi contaminati dal piombo a nord di Mitrovica, come ha indicato il commissario del Consiglio d’Europa per i diritti umani, Thomas Hammarberg.

Per quanto concerne la Commissione europea, mi preme far presente all’Esecutivo la risoluzione del Parlamento europeo dell’11 marzo 2009 sulla situazione sociale dei rom. In questo anno dedicato alla lotta contro la povertà potremmo perlomeno decidere di usare al meglio gli strumenti di cui disponiamo e i Fondi strutturali al fine di risolvere questa grave situazione.

 
  
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  Diego López Garrido, presidente in carica del Consiglio.(ES) Signor Presidente, risponderò agli interrogativi sollevati dagli onorevoli Flašíková Beňová e Flautre su un tema che tocca direttamente i diritti umani, un tema che interessa tutti e interessa anche una grande comunità, poiché la popolazione rom, come sapete, è il più grande gruppo etnico dell’Unione europea e non si può dire che goda lo stesso tenore di vita del cittadino europeo medio.

Per quanto concerne le domande che mi sono state rivolte, la prima riguarda l’uso dei Fondi strutturali in questo ambito. Le conclusioni che la presidenza spagnola intende adottare in Consiglio contengono dieci principi elementari, tra cui la revisione o la modifica dei programmi operativi vigenti dei Fondi strutturali, oltre al’inclusione nei prossimi regolamenti per il periodo che comincia nel 2014.

Abbiamo sottolineato che i Fondi strutturali devono essere usati appieno in modo da promuovere l’integrazione della popolazione rom e, a questo riguardo, abbiamo proposto la messa in atto di azioni integrate sia nelle zone rurali che nelle aree urbane ai sensi del recente emendamento dell’articolo 7 del Fondo europeo di sviluppo regionale. Si punta infatti a promuovere in maniera globale le comunità rom, cominciando prima di tutto a migliorare le condizioni di vita e la situazione sociale.

La seconda questione verte sull’azione che deve essere intrapresa dalle autorità locali. Sappiamo che, per consentire alla popolazione rom di accedere ai Fondi strutturali, le autorità locali e gli stessi rom devono essere pienamente coinvolti in tutte le fasi del processo, ossia nella pianificazione, nella gestione, nel monitoraggio e nella valutazione dei fondi europei.

Nelle sue conclusioni il Consiglio propone anche che la Commissione europea fornisca sostegno tecnico e consulenza agli Stati membri e alle autorità locali, favorendo l’orientamento orizzontale tra gli Stati membri e il coordinamento verticale dal livello europeo, al livello nazionale, regionale e locale.

Nella terza domanda mi è stato chiesto se il trio di Presidenze dispone di una proposta strategica o di un’agenda strategica in questo ambito. Posso confermare che nel programma definito dal trio, viene esplicitamente affrontata la questione dell’integrazione sociale ed economica dei rom. Questa intenzione è stata sancita anche nel programma adottato all’unanimità dal Consiglio “Affari generali” ed è quindi in linea con la strategia per i prossimi 18 mesi, ossia il periodo di pertinenza del trio.

Comprendiamo la necessità di prevedere misure sia a breve che a lungo termine. Al fine di rettificare le disuguaglianze, nel breve termine, dobbiamo concentrarci prioritariamente sugli strumenti che ho indicato prima e dobbiamo adottare un piano d’azione per affrontare immediatamente alcune questioni, tra cui il problema degli studenti che frequentano scuole speciali, che in taluni casi sono quasi esclusivamente bambini rom – si tratta di una situazione che palesemente è causa di segregazione – i temi legati alla casa, come è stato indicato prima, l’assistenza sanitaria e l’accesso al mondo del lavoro.

A lungo termine vogliamo realizzare un approccio generale orizzontale per le questioni che attengono i rom in tutte le aree della politica comunitaria attraverso il metodo aperto di coordinamento in settori quali i diritti fondamentali, la lotta contro le discriminazioni, lo sviluppo regionale, l’istruzione e l’accesso all’occupazione nella pubblica amministrazione e nei servizi pubblici.

Infine, per quanto concerne la non-discriminazione, è noto a tutti che nel corso del proprio mandato la presidenza spagnola e il trio intendono promuovere il varo di una direttiva che è rimasta in sospeso da tempo: la direttiva integrata sulla lotta contro le discriminazioni e sulla promozione della parità dei diritti. Si tratta di un testo di vitale importanza proprio per i gruppi che più di altri subiscono discriminazioni, nella fattispecie per la comunità rom.

 
  
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  Viviane Reding, vicepresidente della Commissione.(EN) Signor Presidente, desidero ringraziare l’onorevole Swoboda e gli altri deputati che hanno presentato questa interrogazione orale in merito al vertice europeo sui rom. In questo modo, infatti, la Commissione ha la possibilità di impegnarsi per garantire la protezione dei diritti fondamentali, da un lato, e una piena integrazione sociale ed economica nella società, dall’altro. Abbiamo appena sentito l’appello che il Consiglio ha lanciato affinché la questione sia collocata al centro delle politiche degli Stati membri.

Come sapete, questo dibattito si svolge qualche settimana prima del secondo vertice sui rom che avrà luogo l’8 e il 9 aprile a Cordoba sotto l’egida della presidenza spagnola. La Commissione esprime apprezzamento per l’iniziativa e la sostiene attivamente. Credo sia un’occasione preziosa per fare il punto sugli sviluppi realizzati dall’anno scorso a livello nazionale, europeo ed internazionale.

Due anni fa si svolse il primo vertice. Che progressi sono stati compiuti da allora? Il bicchiere può essere considerato mezzo pieno o mezzo vuoto. Ovviamente ci sono stati dei miglioramenti significativi, ma si rilevano altresì delle grosse lacune. La vostra interrogazione giustamente mette in luce il ruolo centrale che devono svolgere gli strumenti e le politiche comunitarie e l’importanza di rafforzare la cooperazione tra tutti gli attori chiave: gli Stati membri, le istituzioni europee, le organizzazioni internazionali e la società civile.

La Commissione si impegna a mettere in atto una direttiva atta a proibire le discriminazioni sulla base della razza e dell’origine etnica e che si applicherà anche a tutte le discriminazioni che subiscono i rom. Ora disponiamo di una legislazione a livello europeo e di una decisione quadro sul razzismo e la xenofobia, che rappresenta uno strumento fondamentale per affrontare il razzismo contro la comunità rom.

Entro novembre di quest’anno tutti gli Stati membri devono introdurre sanzioni penali per i reati di razzismo e di xenofobia, come prevede la decisione quadro. Come ho già annunciato, mi sono impegnata a monitorare attentamente l’attuazione di tale decisione.

La Commissione sa benissimo che questo non è abbastanza e che la normativa, seppur rigorosa, deve essere accompagnata dall’informazione e dalla sensibilizzazione sui diritti e sugli obblighi. A tal fine la Commissione si sta occupando dei problemi dei rom nel contesto della campagna comunitaria “Per la diversità. Contro le discriminazioni” e ha allestito una formazione specifica per gli avvocati.

E’ stato giustamente sottolineato che i Fondi strutturali, i fondi destinati allo sviluppo rurale e gli strumenti di pre-adesione sono fattori importanti di cambiamento, in quanto consentono agli Stati membri di attuare programmi ambiziosi per i rom. E’ evidente che questi programmi devono essere molto concreti e pragmatici, si devono basare sui fatti e devono affrontare le condizioni di vita dei rom in tutta la loro complessità.

Questo non è un tema che può essere risolto con un semplice slogan. Ci vuole un grande lavoro concreto. Per tale ragione la Commissione incoraggia gli Stati membri a sfruttare tutte le potenzialità di questi fondi a sostegno dell’inclusione dei rom. A tal fine abbiamo avviato una serie di visite bilaterali ad alto livello negli Stati membri che hanno una significativa popolazione rom. Queste iniziative dovrebbero sfociare in impegni concreti in linea con gli obiettivi prefissati. La prima visita si è svolta nell’ottobre 2009 in Ungheria ed il governo ha collaborato pienamente. Ne saranno organizzate altre in futuro.

Un altro esempio concreto dell’impegno della Commissione affinché i Fondi strutturali siano usati per affrontare il problema dell’emarginazione dei rom è l’emendamento che è stato proposto all’articolo 7, paragrafo 2 del regolamento del Fondo europeo di sviluppo regionale. All’inizio dello scorso mese la relazione dell’onorevole Van Nistelrooij è stata approvata con una larga maggioranza in Parlamento. Si aprono quindi nuove opportunità in termini di politiche e di finanziamento nel settore della casa a vantaggio di comunità marginalizzate, tra cui rientrano anche i rom, e non solo i rom.

Infine, grazie al Parlamento europeo, sono stati varati dei progetti pilota sull’inclusione dei rom, che sono dotati di un bilancio di 5 milioni di euro su un periodo di due anni. Questi progetti pilota vertono sull’istruzione elementare, sull’imprenditorialità mediante microcredito e sulla sensibilizzazione dell’opinione pubblica. La valutazione di tali progetti sarà effettuata congiuntamente dall’UNDP e dalla Banca mondiale. Attendo con ansia questa valutazione, poiché in questo modo sapremo quali sono le parti che hanno dato gli esiti migliori e quali sono le lacune in modo da poter usare queste informazioni per l’azione molto mirata che avvieremo successivamente.

La piattaforma europea per l’inclusione dei rom è stata varata come iniziativa congiunta della Commissione e della presidenza ceca nell’aprile 2009 con l’obiettivo di riunire gli attori interessati a livello europeo, nazionale e internazionale nonché gli attori della società civile in modo da conferire una maggiore coerenza alle politiche in atto. Questa piattaforma ha portato all’elaborazione dei principi elementari comuni per l’inclusione dei rom, che sono stati acclusi alle conclusioni del Consiglio sull’inclusione dei rom adottate nel giugno dell’anno scorso. In siffatte conclusioni si chiede alla Commissione di tenere presente i dieci principi comuni nella definizione e nell’attuazione delle politiche. Dovrebbero svolgersi altre riunioni della piattaforma sotto la presidenza spagnola e poi belga in modo che non rimanga un’azione isolata ma che abbia un seguito. Apprezzo molto il deciso impegno del trio di Presidenze su questo obiettivo, perché dobbiamo unire le forze affinché possano essere compiuti dei progressi. La Commissione continuerà a contribuire alle azioni del trio mediante le proprie politiche e i propri strumenti, ovviamente di stretto concerto con gli Stati membri e con la società civile.

Alla vigilia del vertice sui rom mi pregio di informare l’assemblea che il commissario Andor pubblicherà una comunicazione sull’inclusione sociale dei rom, in cui saranno indicate le sfide future e in cui sarà presentato il contributo dell’Unione europea affinché tali sfide possano essere affrontate. La comunicazione costituirà poi la base del dibattito che si svolgerà a Cordoba.

 
  
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  Lívia Járóka, a nome del gruppo PPE.(HU) Oltre ad un’attuazione più efficace delle normative nazionali ed internazionali contro le discriminazioni, come ci ha appena detto la signora commissario Reding, a Cordoba deve essere prestata un’attenzione particolare all’aspetto economico dell’inclusione dei rom, poiché la loro integrazione nel mercato del lavoro e nel sistema di istruzione rientra tra gli interessi economici chiave degli Stati membri. Negli ultimi anni una serie di organizzazioni internazionali hanno allestito piani lungimiranti, che però non sono stati attuati a livello di paesi membri poiché non avevano valore vincolante, non prevedevano quindi sanzioni e non erano dotati di stanziamenti di bilancio appropriati.

L’Unione europea è in grado di assicurare che sia sviluppata, debitamente attuata e poi valutata, sulla base di chiari indicatori, una strategia comunitaria non obbligatoria che vada oltre le misure “raccomandate”. In qualità di relatrice del Parlamento europeo sulla strategia europea per i rom, credo sia particolarmente importante che siffatta strategia definisca le aree critiche all’interno degli Stati membri in cui occorre un intervento immediato. Gli svantaggi sociali hanno una distribuzione disomogenea nelle varie regioni; la povertà estrema e l’emarginazione sociale si concentrano in determinate micro regioni densamente popolate da rom e da non rom. Si vengono così a creare dei gravi ostacoli allo sviluppo sociale dell’Europa. Queste regioni devono essere affrancate dalla concorrenza sleale e deve esserne incentivato lo sviluppo attraverso programmi intensivi definiti in base alle esigenze specifiche.

In linea con il principio di sussidiarietà, la supervisione ed il monitoraggio di questa strategia devono essere affidate alle organizzazioni locali. Suggerisco inoltre di svolgere sondaggi accurati sulle necessità dei gruppi bersaglio locali, come è stato fatto per i progetti agricoli in Irlanda. Al fine di poter valutare i risultati del programma, è altresì indispensabile raccogliere i dati statistici per gruppo etnico e valutarli oggettivamente. Secondo il PPE, sono queste le questioni essenziali che il vertice di Cordoba deve affrontare.

 
  
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  Claude Moraes, a nome del gruppo S&D.(EN) Signor Presidente, come hanno detto la collega che è intervenuta prima di me e la signora commissario, la questione è estremamente complessa, quindi l’interrogazione orale che presentiamo oggi rappresenta un’istanza del mio gruppo e certamente anche degli altri gruppi affinché si rinnovi e si arricchisca il dibattito sulle tematiche che afferiscono ai rom.

Le comunità rom in Europa continuano ad essere vittima di pregiudizi inaccettabili e di frequenti episodi di violenza. Tuttavia, come si vede dall’iniziativa Decade of Roma Inclusion 2005-2015, questo consesso è pervaso da un’autentica volontà di definire un approccio globale.

Abbiamo però già parlato di questo approccio globale in altre occasioni. In quest’Aula bisogna rivedere le azioni messe in atto che vanno dal microcredito alla violenza razziale e per tutte queste questioni complesse dobbiamo adottare una strategia complessiva.

Appare sempre più chiaro ormai che la situazione reale non sta migliorando a sufficienza. L’Open Society Institute ha indicato che i pregiudizi e la violenza cui sono soggette le comunità rom in Europa non accennano a diminuire. Inoltre lo studio sulle discriminazioni condotto dall’Agenzia per i diritti fondamentali ha rilevato che i rom sono il gruppo etnico più discriminato in assoluto.

E’ nostro dovere verso quest’Assemblea assicurarci che la legislazione vigente – la direttiva sulla parità razziale ed il quadro del Consiglio contro la violenza – sia effettivamente messa in atto e, mediante la nostra strategia complessiva, com’è stato detto prima, dobbiamo guardare a questo complesso problema cercando di individuare un intervento, un approccio integrato, un approccio complessivo.

Questa interrogazione orale pertanto vuole essere un’occasione per ravvivare il dibattito e definire nuove soluzioni, attuando al contempo le leggi che già sono in vigore e che possono costituire un aiuto per le comunità rom.

 
  
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  Renate Weber, a nome del gruppo ALDE.(EN) Signor Presidente, in vista del secondo vertice sui rom, mi preme discutere con voi di un paio di idee nella speranza che possano essere realizzate quanto prima possibile.

In primo luogo, sono assolutamente convinta che serva una strategia ampia e coerente sull’inclusione dei rom. Occorre anche un piano d’azione dotato di indicatori chiari e di un bilancio adeguato. A mio parere, la strategia non deve rivolgersi solo agli Stati membri, ma anche agli altri paesi in cui vivono comunità rom e che rientrano nel processo di allargamento o nella politica di vicinato, in questo modo l’UE potrebbe avvalersi degli strumenti più appropriati di cui dispone nelle politiche in tema di rom.

In secondo luogo, dobbiamo applicare l’insegnamento che abbiano tratto dalla politica sulle pari opportunità, ossia l’approccio trasversale. Siffatto approccio sui rom deve diventare l’approccio operativo di tutte le istituzioni comunitarie.

In terzo luogo, per quanto concerne la conoscenza tecnica sui rom, dobbiamo prendere in considerazione delle azioni assertive, in particolare dobbiamo incaricare esperti in materia nel Consiglio, nella Commissione e in Parlamento. In questo spirito ho scritto al presidente Van Rompuy e al presidente Barroso, raccomandando loro di seguire questo esempio e di assumere consulenti sulle tematiche rom.

 
  
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  Jean Lambert, a nome del gruppo Verts/ALE.(EN) Signor Presidente, reitero la richiesta che è stata avanzata in questa sede di approntare una strategia complessiva.

Com’è stato rilevato, quest’anno è dedicato alla lotta contro la povertà e l’emarginazione sociale, un’impresa difficile in periodo di recessione e per tale ragione chiediamo una condizionalità sociale sui pacchetti di aiuti in modo che le categorie più emarginate non si trovino in una situazione ancora peggiore.

Abbiamo già sentito che il divario si sta ampliando, motivo per cui la nostra strategia UE 2020 deve tenere in considerazione anche la necessità di ridurre le differenze tra ricchi e poveri.

I cambiamenti nei fondi di sviluppo regionale sono importanti. Le autorità locali – conveniamo con il Consiglio – sono importanti, perché rappresentano il livello in cui le discriminazioni sono più sentite, in particolare per quanto concerne la casa e le necessità specifiche dei rom in questo ambito, l’istruzione e le politiche volte ad assicurare protezione e non semplicemente a criminalizzare, come sembra invece essere in uso in alcuni Stati membri.

Vogliamo inoltre servizi pubblici di qualità elevata. Il Consiglio ricorderà la sua raccomandazione sull’inclusione attiva delle categorie escluse dal mercato del lavoro per le quali questo tipo di servizi è cruciale.

Vorremmo sapere quindi se il Consiglio e la Commissione sono soddisfatti del tasso di assorbimento dei fondi che attualmente si rileva.

Apprezziamo inoltre il cambiamento del contesto fortemente invocato dalla Commissione in merito alle misure contro il razzismo e la xenofobia e spero che tutti i governi degli Stati membri si impegnino verso questi ideali.

 
  
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  Peter van Dalen, a nome del gruppo ECR.(NL) Signor Presidente, è positivo e necessario che quest’Aula si interessi al destino dei rom. Negli ultimi secoli la discriminazione forse è stata il male minore che ha afflitto questo gruppo etnico. Bisogna usare i fondi e le direttive europee per promuovere l’integrazione dei rom e per superare la posizione di svantaggio in cui si trovano. Credo inoltre sia importante sviluppare una strategia valida per garantire che il denaro europeo arrivi veramente a chi ne ha bisogno. In questo ambito bisogna assegnare un’enfasi particolare all’istruzione. Dobbiamo dotare i bambini rom degli strumenti necessari che gli consentano di spezzare il circolo vizioso che caratterizza la loro triste realtà.

Tuttavia, aggiungerei due elementi al dibattito di oggi. In primo luogo non credo sia opportuno che i rom rimangano prigionieri del ruolo di vittime. Anche loro devono agire in prima persona per superare molti degli abusi che vengono perpetrati nelle loro comunità.

In secondo luogo l’integrazione dei rom non può essere attuata mediante i fondi europei e la legislazione europea. In definitiva sono gli Stati membri in cui vivono i rom, spesso da molte generazioni, che devono assumersi la responsabilità principale dell’integrazione di questa comunità. Si tratta di una sfida eminentemente sociale più che politica o finanziaria. I fondi europei possono e devono essere usati per fornire un sostegno.

 
  
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  Cornelia Ernst, a nome del gruppo GUE/NGL.(DE) Signor Presidente, nel dicembre 2009 mi sono recata a Pristina e a Mitrovica ed ho visto gente che viveva nella Mahala e anche nei campi contaminati dal piombo. Per me è stato uno shock, sopratutto vedendo bambini che vivevano in condizioni terribili. Nelle conversazioni che ho avuto, quasi tutti i miei interlocutori mi hanno detto che, non solo in Kosovo, ma anche in molti paesi europei uno dei gruppi più antichi d’Europa, ossia la comunità rom, vive in condizioni molto difficili. In quell’occasione conobbi Bekim Syla del Centro di documentazione ashkali e rom di Pristina, il quale ci accolse con queste parole: “Siamo stanchi di parlare”.

Bisogna intervenire e quindi la nostra più grande aspettativa per il vertice di Cordoba è che vada al di là delle semplici parole, assumendo azioni immediate. Parlando di azioni immediate, non dobbiamo riposarci sugli allori, accontentandoci delle direttive che attuano la parità di trattamento, il pari trattamento delle persone a prescindere dalla razza o dall’origine etnica, o la direttiva quadro in materia di occupazione, perché siffatto atteggiamento non serve a nulla. Per attuare un intervento immediato bisogna riconoscere che queste direttive non sono sufficienti per proteggere i rom nell’Unione europea contro il trattamento degradante e discriminatorio e, soprattutto, per consentire un’integrazione permanente. Ci vuole una politica europea sui rom che pervada tutte le aree politiche, che sia una componente integrante di tutte le politiche.

Tuttavia, la maggior parte dei governi mette in atto progetti che constano solamente di misure sporadiche. Servono invece iniziative politiche a medio e a lungo termine. Servono urgentemente misure per lo sviluppo economico delle comunità rom. L’UE non deve aspettare fino al 2014 per rendere più flessibili i finanziamenti strutturali e regionali; deve farlo adesso, in modo che anche i rom possano beneficiarne. In tale ambito si deve collocare il microcredito, che deve essere erogato tenendo al minimo la burocrazia, ad esempio per la ricostruzione degli insediamenti rom. Ci vogliono inoltre misure molto specifiche per la promozione della sanità e dell’istruzione, per la formazione e lo sviluppo del mercato del lavoro. Tengo a mettere in luce che nessun bambino deve trovarsi in una condizione di svantaggio a causa di barriere linguistiche o legate all’istruzione. Il gruppo GUE/NGL non vuole scuole rom, ma scuole per tutti che possano essere frequentate anche da bambini rom.

Aggiungo che la questione non si gioca solo sui finanziamenti, ma implica anche il varo di misure decisive contro il razzismo. Le azioni perpetrate contro gli zingari non devono essere considerate un reato minore, ma devono essere punite come reato penale. L’Unione europea ha una grande responsabilità affinché si possa auspicabilmente riuscire a garantire giustizia agli oltre 10 milioni di rom che vivono in Europa, perché si comincia con la giustizia e si continua con l’uguaglianza. A tale scopo serve una chiara volontà politica e una strategia europea potente e risoluta. Sinceramente ci vuole anche un impegno appassionato, come deputati e come cittadini, a favore questo gruppo etnico, i rom e i sinti. Dobbiamo agire subito!

 
  
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  Jaroslav Paška, a nome del gruppo EFD. – (SK) Il secondo vertice europeo sui rom sarà certamente una grande opportunità per i partecipanti, che potranno condividere le proprie esperienze sui risultati delle numerose misure assunte per incoraggiare la positiva integrazione dei rom nella società.

Secondo gli storici, i rom vennero in Europa tra il V e il IV secolo AC e molte nazioni europee da allora cercano di coesistere con i rom nel migliore modo possibile. Va oggettivamente riconosciuto che, dopo mille anni di tentativi, non siamo ancora riusciti ad integrare adeguatamente i rom nella società. Non so se la causa dei persistenti problemi è da ricercare in noi o in loro, ma, stando all’esperienze che abbiamo avuto nel mio paese, posso certamente affermare che non ha senso aiutarli dandogli semplicemente aiuto.

Il mio governo ha raccolto un significativo gettito fiscale prelevandolo dai lavoratori e ha dato fondi ai rom per consentire loro di avere una vita dignitosa. Sono stati costruiti degli appartamenti moderni che sono stati consegnati a questa comunità, erano appartamenti equiparabili a quelli che gli altri cittadini normalmente devono acquistare. Il governo ha dato loro accesso al lavoro, all’assistenza sanitaria e all’istruzione alle stesse condizioni di cui godono gli altri cittadini. Sono stati erogati ai rom disoccupati gli stessi sostegni e gli stessi sussidi corrisposti agli altri cittadini.

Qual è stato il risultato? Le abitazioni sono state distrutte, mentre gli impianti igienici e gli altri arredi sono stati smontati e rubati. La gente che vive in questi appartamenti getta fuori dalla finestra la spazzatura e le acque di scarico. Non vogliono lavorare, anche se l’amministrazione locale offre loro delle opportunità. Gli operatori sanitari che sono stati inviati per garantire la protezione dalle malattie infettive sono stati cacciati dagli insediamenti. I bambini vengono trascurati, hanno fame e spesso non vanno nemmeno a scuola. Pertanto sono convinto che, se vogliamo veramente aiutare i rom, dobbiamo prima di tutto insegnare ai bambini rom un modo di vita civile, educato e dignitoso.

 
  
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  Zoltán Balczó (NI).(HU) Visto che parlerò in ungherese, la mia madrelingua, invece di usare il termine corrente rom, userò la parola “zingaro”, che non ha alcun significato dispregiativo nella mia lingua ed è usato anche nella costituzione.

La materia di cui discutiamo oggi verte sull’intervento contro l’esclusione e la discriminazione degli zingari. Il presupposto essenziale della soluzione è l’integrazione sociale di questa comunità. In tale ambito la scuola rappresenta uno strumento importante. In molti casi, inoltre, è giustificato riservare un trattamento distinto o esercitare una discriminazione positiva, se volete, al fine di eliminare gli svantaggi. Quando sentono questo tipo di istanze, gli attivisti per i diritti delle minoranze immediatamente lanciano accuse di segregazione, anche quando si punta a realizzare rapidamente l’inclusione.

Intere generazioni di zingari in alcune regioni ungheresi sono cresciute in famiglie che hanno campato di sussidi invece che di lavoro proprio. Non esiste una via d’uscita se non si crea occupazione. Per tale motivo dobbiamo distanziarci dalle politiche economiche neoliberiste. Posto che la difficile situazione sociale non può essere presa a pretesto per infrangere la legge, in Ungheria la percentuale di reati tra gli zingari rimane altissima. Dobbiamo agire per contrastare il fenomeno, non solo per il bene della società, ma anche per il bene degli zingari onesti. Non abbiamo mai addossato la responsabilità a fattori genetici o etnici. Quindi è fuori luogo parlare di razzismo, abbiamo solo identificato delle circostanze socio-culturali come causa scatenante. Se automaticamente stigmatizziamo chi dà voce a queste idee, allora perseguiamo la politica dell’ostrica.

Dobbiamo trovare una via d’uscita insieme. A tal fine è imperativo che gli zingari abbiano dei capi riconosciuti dalle comunità e dalla società intera. Serve una strategia comune europea, ma deve essere una strategia idonea ad affrontare tutti gli aspetti del problema in modo da identificare una soluzione sulla base di una valutazione onesta.

 
  
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  Agustín Díaz de Mera García Consuegra (PPE).(ES) Signor Presidente, prima di tutto devo congratularmi con l’onorevole Járóka che si batte per la popolazione rom all’interno delle istituzioni comunitarie. Bisogna riconoscere che l’onorevole Járóka e il gruppo PPE hanno definito la prima strategia europea per l’integrazione della minoranza rom, proponendo azioni specifiche per nove milioni di cittadini che vivono nell’Unione europea. La situazione della popolazione rom è diversa da quella delle altre minoranze nazionali in Europa, motivo per cui dobbiamo varare misure specifiche.

Il secondo vertice europeo sull’inclusione dei rom che si terrà a Cordoba deve essere un’occasione per affrontare con coraggio i problemi di questa comunità e per definire strumenti finanziari e giuridici specifici per questa minoranza, la quale a sua volta deve svolgere un ruolo chiave nella definizione del proprio futuro. Devono inoltre essere messi definitivamente da parte gli approcci paternalistici. Anch’io credo che nessuno abbia il diritto di conquistarsi un credito politico alle spalle di questa comunità.

Solo un’azione multidisciplinare e coordinata tra la Commissione, il Consiglio e gli Stati membri può portare risultati positivi per la popolazione rom. I vari commissari europei che hanno competenza dovranno coordinare il proprio approccio in modo da mettere fine alle azioni che escludono o che discriminano i rom. Il Consiglio, insieme agli Stati membri, deve promuoverne la piena integrazione.

Infine, gli Stati membri hanno la responsabilità di promuovere misure contro le discriminazioni che i rom subiscono così spesso. L’accesso all’assistenza sanitaria, l’istruzione di qualità, la formazione superiore e la riqualificazione professionale sono obiettivi indispensabili per i rom affinché possano avere un lavoro dignitoso e affinché possano partecipare pienamente alla società civile. In proposito è vitale che le autorità locali siano coinvolte, e personalmente conosco molto bene questo ambito. Dobbiamo fare tutto quanto è in nostro potere per i rom, ma nulla può essere fatto senza di loro. Infatti in quest’Aula, signor Presidente, abbiamo già degli eccellenti deputati rom.

 
  
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  Kinga Göncz (S&D).(HU) Il secondo vertice di Cordoba costituisce un’occasione eccellente per fare il punto su quanto è stato realizzato negli ultimi anni sull’integrazione della minoranza etnica più numerosa e più vulnerabile d’Europa, i rom. Prima di tutto, mi preme enfatizzare che sono stati compiuti dei passi molto importanti per fare di questo tema un tema europeo. Infatti non è una questione che riguarda solo l’Europa centro-orientale, bensì l’intero continente. Per poter trovare delle soluzioni, dobbiamo seguire lo stesso approccio in futuro. Il Parlamento europeo ha assunto provvedimenti importanti, varando una risoluzione sulla necessità di approntare una strategia per i rom. Purtroppo siffatta strategia non è ancora stata adottata e spero sinceramente che il trio di Presidenze e la Commissione in carica compiano dei progressi significativi. La relazione del 2009 del Parlamento europeo sulla situazione sociale e sul mercato del lavoro dei rom ha segnato una tappa importante e siamo quasi a metà strada nell’iniziativa Decade of Roma Inclusion2005-2015, l’iniziativa sul decennio per l’inclusione dei rom, un altro programma importante. Per poter realizzare positivamente la strategia, dobbiamo verificare il grado di impiego dei Fondi strutturali e dei Fondi di coesione, individuando in che modo hanno contribuito all’integrazione sociale dei rom. Ci servono dati, ma sappiamo che i dati sull’origine etnica sono sempre sensibili, e dobbiamo usare cautela nel richiederli e nel raccoglierli. Benché siano stati compiuti numerosi passi positivi, rileviamo altresì che l’attuazione degli accordi di riammissione ha sollevato diversi problemi. Si è già parlato infatti del Kosovo. Spero sinceramente che il vertice contribuirà a risolverli.

 
  
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  Nicole Kiil-Nielsen (Verts/ALE). (FR) Signor Presidente, la questione dei rom è profondamente sentita nella mia regione, la Francia occidentale. A Nantes oltre 1 000 rom vengono continuamente espulsi da un posto all’altro a causa della mancanza di siti disciplinati dallo Stato in cui possano essere collocati. I pochi comuni che dispongono delle strutture per accogliere i rom, ad esempio Rezé e Indre nella conurbazione di Nantes sono al limite delle proprie capacità e non sono supportati dalle autorità pubbliche. I sindaci più proattivi e aperti si trovano quindi a dover fronteggiare difficoltà enormi. Ma le risposte non possono essere locali, devono essere globali. L’inclusione dei rom deve essere parte di tutte le politiche dell’Unione europea in modo da mettere fine alle discriminazioni che vengono inflitte a questi cittadini europei.

Mi preme inoltre mettere in luce la situazione specifica delle donne. I problemi delle donne rom sono impressionanti, vanno dalla violenza domestica alle gravidanze indesiderate. In Francia, stando a Médecins du monde, una donna rom su due, ossia il 43 per cento di questo gruppo, ha abortito almeno una volta entro i 22 anni. L’età media della prima gravidanza è di 17 anni. Solo il 10 per cento delle donne rom ricorrono alla contraccezione. L’Unione europea deve quindi includere la prospettiva di genere in tutti gli studi e in tutte le leggi che riguardano i rom. L’istruzione deve essere una priorità assoluta. Dobbiamo intervenire urgentemente sulle comunità rom affinché divengano consapevoli dei propri diritti fondamentali e per agevolarne l’accesso ai servizi pubblici.

Spero che in occasione del secondo vertice europeo sull’inclusione dei rom l’Unione europea darà prova della sua determinazione ad affrontare la questione dei rom in maniera complessiva.

 
  
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  Lorenzo Fontana (EFD). – Signor Presidente, onorevoli colleghi, la questione dei Rom sta divenendo sempre più complessa e urgono risposte efficaci e improcrastinabili. I loro rappresentanti, le istituzioni, il mondo dell'associazionismo e parte della società civile ne invocano l'inclusione nel tessuto socioeconomico ma raramente viene focalizzato quello che è il punto fondamentale: ossia che l'integrazione è un processo storico e culturale a carattere bilaterale.

Senza la reale volontà di una parte dei Rom di accettare le regole e la cultura dei paesi in cui vivono e senza la contestuale rinuncia a tutte quelle condotte incompatibili con una civile convivenza, la loro inclusione non verrà mai portata a termine: in questo caso, potremmo continuare a elaborare progetti e a stanziare fondi, ma risultati apprezzabili non ne vedremo mai.

La sfida va affrontata con la demagogia: chiediamo che la questione sia impostata col dovuto pragmatismo e con la consapevolezza del fatto che la preoccupante congiuntura economica e occupazionale sarà un elemento che renderà più difficile il tema dell'inclusione dei Rom nel mercato del lavoro. Riteniamo che, così come secoli di storia ci insegnano, la difficile integrazione non possa essere attribuita solo ai paesi ospitanti e che le responsabilità per la tutt'ora mancata integrazione siano da attribuirsi quantomeno a entrambe le parti in causa.

 
  
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  Simon Busuttil (PPE).(MT) Desidero esprimere il mio sostegno, in particolare all’onorevole Lívia Járóka, che ha lavorato incessantemente su questa materia sensibile e importante. Signor Presidente, come ha detto un collega, la situazione dei rom in Europa non riguarda solo una manciata di paesi. E’ una situazione che interessa tutta l’Unione europea, poiché la comunità rom è la più grande minoranza etnica del continente. Alla luce di tale premessa bisogna valutare le azioni che l’Unione europea sta mettendo in atto per vedere come potrebbero essere migliorate. Mi compiaccio per l’intervento della signora commissario Reding, la quale infatti ci ha fornito una spiegazione esauriente su questo tema. Ed è stato un intervento particolarmente opportuno in vista del vertice sui rom che si terrà a Cordoba il prossimo mese. Sicuramente non possiamo permettere che la situazione rimanga immutata, poiché non si risolverà da sola e, se non prendiamo i necessari provvedimenti, queste persone rimarranno emarginate e bloccate nella trappola della povertà. Dobbiamo quindi adottare una politica di integrazione che consenta alla comunità rom di avere un accesso reale alle opportunità che vengono offerte agli altri cittadini. Deve essere garantita loro l’opportunità di lavorare, di sfruttare le proprie capacità, di vivere una vita dignitosa e di affermarsi. In questo modo, oltre a riuscire a sostentarsi autonomamente, essi potranno anche dare un contributo alla società in cui vivono. Tuttavia, per poter conseguire questo traguardo, dobbiamo prendere le misure necessarie per rimuovere gli ostacoli. Spero che il messaggio lanciato in quest’Aula, in Parlamento, il nostro messaggio di solidarietà con il popolo rom sia recepito in vista del vertice del mese prossimo.

 
  
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  María Muñiz De Urquiza (S&D).(ES) Signor Presidente, i dieci milioni di rom che vivono in Europa, se fossero costituiti sotto forma di Stato, rappresenterebbero un paese membro di medie dimensioni. Però non sono formalmente uno Stato. Il popolo rom da sempre pone la vocazione europea al di sopra dei confini, ma sono cittadini di seconda classe a causa delle discriminazioni che hanno subito nel corso della storia, non solo nei settori dell’istruzione, della sanità e delle politiche sulla casa, ma anche come migranti, la caratteristica che costituisce la loro stessa essenza.

Il commissario per i diritti umani del Consiglio d’Europa ha denunciato che in certi paesi dell’Unione europea i migranti rom non sono trattati come gli altri migranti europei. Siamo quindi in presenza di una flagrante violazione del diritto alla libera circolazione.

Il gruppo S&D si è impegnato a creare un’Europa in cui siano riconosciute le minoranze etniche e culturali, un’Europa protesa verso una cittadinanza europea inclusiva e verso un’area di parità, libertà e coabitazione nella diversità. Per tale ragione accogliamo con favore la direttiva che vieta le discriminazioni in tutti i settori – una direttiva che non è sempre stata sostenuta da tutti gli schieramenti politici in quest’Aula.

Apprezziamo inoltre il programma della presidenza spagnola in questo ambito. Crediamo sia necessario, in quanto non ci possono essere più dei ritardi nell’istituzione di iniziative europee atte a riconoscere e a sostenere i rom.

Il vertice di Cordoba, che si svolgerà sotto l’egida della presidenza spagnola, rappresenta una grandissima opportunità per istituire un piano complessivo per i rom al fine di chiudere definitivamente il capitolo degli anni di silenzio e di razzismo.

 
  
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  Raül Romeva i Rueda (Verts/ALE).(EN) Signor Presidente, non rimane molto da aggiungere, se non una supplica. Com’è stato detto, non dimentichiamoci che il vertice sui rom è nato per iniziativa del Parlamento e che il primo si è tenuto sotto la presidenza slovena allo scopo di riunire i governi dell’UE sulle tematiche dei rom.

Questo è un altro motivo per cui il Parlamento deve essere attivo in tale ambito. I verdi, però, tengono a precisare che sarebbe deprecabile se gli Stati membri non ammettessero che si può fare di più in questo ambito. Tematiche come queste devono portare ad una richiesta unanime affinché sia approntata una strategia europea per l’inclusione dei rom. Abbiamo bisogno di siffatta strategia, poiché l’Unione europea oltretutto sta perdendo credibilità sul piano internazionale. Molti paesi ci additano come esempio negativo. Anche questo è un punto importante, dal momento che, anche in passato, abbiamo riconosciuto che il tema tocca la sfera dei diritti umani e dell’inclusione sociale.

Comprendiamo inoltre che si tratta di una questione politica. Essa infatti si innesta nel quadro del dibattito politico all’interno del quale dobbiamo necessariamente trovare una soluzione.

 
  
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  Elena Băsescu (PPE).(RO) Essendo una delle minoranze più numerose e al contempo più vulnerabili d’Europa, i rom devono figurare ancor più come questione importante nel programma europeo. Disoccupazione, povertà, abusi, discriminazioni e da ultimo – ma non per questo un punto meno importante – accesso limitato all’istruzione sono tutti problemi con cui la minoranza rom si scontra spesso e che in definitiva conducono all’emarginazione sociale. E’ necessario un programma europeo integrato che sia in linea con la loro cultura e con i loro valori, tendendo conto del fatto che si tratta di una popolazione nomade.

I bambini rappresentano il 46 per cento della popolazione rom a causa dell’effetto combinato dell’elevato tasso di natalità e, purtroppo, della bassa aspettativa di vita. L’accesso all’istruzione conferirebbe loro una vera e propria occasione. Benché l’accesso e il diritto all’istruzione siano garantiti dalla legislazione europea, la maggioranza dei bambini che appartengono a comunità rom indigenti non frequentano la scuola o abbandonano prematuramente gli studi. Si potrebbe prevedere, come misura specifica, l’inclusione di questi bambini e ragazzi nel sistema d’istruzione obbligatoria, impedendo quindi loro di abbandonare la scuola. Nell’anno scolastico 2009-2010 il ministero per l’Istruzione rumeno ha creato 7 483 posti riservati nella scuola secondaria, le domande però sono state solo 2 460 di cui 2 246 sono state ammesse.

Ad ogni modo, gli sforzi devono essere fatti da entrambe le parti. La minoranza rom deve agire in maniera responsabile per migliorare il proprio tenore di vita. La mancanza di istruzione impedisce ai rom di prendere attivamente parte alla vita sociale, economica e politica del paese in cui vivono. L’Unione europea sostiene l’integrazione dei rom nella società mediante diversi programmi di finanziamento, come il Fondo sociale europeo, il Fondo europeo di sviluppo regionale nonché attraverso programmi quali PROGRESS e Gioventù in azione.

Grazie.

 
  
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  Emine Bozkurt (S&D).(EN) Signor Presidente, i rom, la minoranza europea più numerosa, sono vittima di discriminazioni sul piano istituzionale e di atteggiamenti contro il loro stile di vita, versano in un grande stato di indigenza ed esclusione sociale, a loro sono riservati sistemi distinti in tema di abitazioni, istruzione e previdenza sociale. Le soluzioni a breve termine non costituiscono una risposta ai problemi diffusi e profondamente radicati che affliggono i rom. Dobbiamo infatti analizzare le buone prassi in atto e gli effetti negativi delle politiche vigenti per la popolazione rom.

Un esempio, ma non è l’unico, è costituito dalla prassi di allontanare i bambini rom dalle loro famiglie per collocarli in collegio. Misure di questo genere non risolvono i problemi, anzi intensificano la segregazione e si ripercuotono pesantemente e negativamente sulla vita delle famiglie rom. L’Europa ha bisogno di una strategia effettiva a lungo termine per i rom. Questo vertice ci offre una nuova occasione per intraprendere un’azione positiva, diversa da quella che era stata intrapresa nel primo vertice, in cui non è stato sancito alcun reale impegno politico nell’UE. L’Unione europea deve cominciare a dare il buon esempio, offrendo maggiori possibilità di lavoro ai rom e includendoli nella strategia insieme alla società civile.

 
  
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  Danuta Maria Hübner (PPE).(EN) Signor Presidente, il vertice di Cordoba rappresenta un banco di prova per noi tutti, per le istituzioni europee e per gli Stati membri. Da questo forum infatti dovrebbe emergere un chiaro impegno europeo per l’attuazione di una vera e propria strategia politica e operativa che, affrontando le tematiche rom, vada oltre le ovvie prospettive sui diritti umani – che rimangono pur sempre fondamentali – per dirigersi verso un’autentica inclusione economica e sociale.

Occorre una politica strategica integrata e un piano d’azione trasversale a tutte le aree della sfera economica e sociale. E’ stato fatto molto e sono state molte le conquiste, ma senz’altro rimane ancora molta strada da fare. La Commissione, il Parlamento, gli Stati membri e anche, come ha detto il Presidente in carica López Garrido, le autorità regionali e locali devono lavorare insieme.

Ci aspettiamo che la Commissione attribuisca chiare responsabilità in questo ambito, esercitando un coordinamento effettivo tra tutti i servizi competenti. Ci aspettiamo che il progetto pilota da 5 milioni di euro che la Commissione sta attuando apra la strada a soluzioni efficaci ed efficienti nei settori più importanti, come l’istruzione elementare e l’inclusione economica, e speriamo siano compiuti dei progressi sulle buone prassi e sulla valutazione delle politiche.

Apprezziamo gli sforzi profusi dalla Commissione, soprattutto per opera della Direzione generale per la politica regionale, e incoraggiamo l’esecutivo ad intensificare ulteriormente l’impegno locale e regionale nell’azione concreta volta a favorire l’inclusione economica della comunità rom.

In Parlamento molti colleghi di tutti gli schieramenti politici hanno già dato prova del proprio impegno, ma è nostro dovere infondere una maggiore incisività politica in questa tematica.

L’inclusione dei rom ci offre la possibilità di puntare verso un mercato del lavoro davvero inclusivo. Ci offre l’occasione di compiere dei progressi anche in tema di sfide demografiche in Europa.

Per concludere, dobbiamo considerare il vertice di Cordoba come una sede per lanciare l’ultimo appello per un’inclusione autentica dei rom.

 
  
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  Csaba Sándor Tabajdi (S&D).(HU) Essendo uno dei fautori del primo programma statale a medio termine per l’Europa sui rom e in qualità di relatore della seconda relazione sui rom del Consiglio d’Europa, anch’io credo si tratti di una delle questioni più complesse dell’Europa di oggi. Non invidio la signora commissario Reding, in quanto si trova alle prese con la questione più intricata a livello europeo. Evidentemente i rom non sono semplicemente una minoranza etnica e nazionale, ma sono anche una minoranza sociale svantaggiata da molti punti di vista. La suddivisione di responsabilità tra la maggioranza e la minoranza però non è evidente. La responsabilità sociale si ripartisce in maniera asimmetrica tra le due parti, poiché la maggioranza ha una responsabilità molto maggiore. Però anche la minoranza, in questo caso la comunità rom, deve fare la propria parte. Per quanto concerne il quarto punto, che riveste un’importanza particolare, l’integrazione deve avvenire senza implicare un’assimilazione.

Infine, la questione non vertere solamente sui fondi di bilancio e non dipende meramente dalle risorse. Bisogna mobilitare le persone e mettere in atto dei meccanismi sia nella società che tra i rom. In quanto ex segretario di Stato, devo dire che sono stati riportati dei risultati nelle regioni in cui i dirigenti politici si sono impegnati su questo tema e in cui gli esponenti della minoranza rom sono stati in grado di motivare la propria comunità e hanno potuto godere del sostegno delle ONG. Non è un problema di fondi. Serve il coinvolgimento del livello europeo, ma la riuscita deve essere conseguita a livello nazionale e locale. Per tale ragione sostengo la strategia dell’Unione.

 
  
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  Elena Oana Antonescu (PPE).(RO) Lo sviluppo economico e sociale della minoranza rom costituisce una delle questioni più delicate e controverse con cui si trovano alle prese i paesi dell’Europa centro-orientale. Non disponiamo di stime esatte sul numero effettivo dei rom che vivono nell’Unione europea. Tuttavia, sappiamo che la minoranza rom è la minoranza etnica più numerosa e più povera a livello transnazionale.

L’Unione europea deve dotarsi di un approccio coerente a lungo termine, poiché le politiche nazionali sono inadeguate per cambiare la condizione dei rom. Ciascuno Stato ha la responsabilità di migliorare le condizioni di vita della popolazione rom. Però, la riuscita di questo processo dipende in larga misura dall’approccio al problema nella sua interezza attraverso azioni coordinate.

A mio parere, la mancanza di prospettive per le giovani generazioni costituisce uno dei problemi più gravi che dobbiamo affrontare. La popolazione rom è una popolazione giovane, una porzione significativa infatti ha meno di vent’anni. Nella società basata sulla conoscenza e sull’innovazione cui l’Europa ambisce, se non assumeremo misure immediate, il divario tra i giovani rom ed il resto della popolazione è destinato ad ampliarsi. I bambini e i giovani rientrano in poche delle politiche e strategie attualmente in atto, anche se, in ragione del numero elevato di bambini e di giovani nella popolazione rom, si deve puntare a questa generazione per operare un cambiamento. Il processo di sviluppo sostenibile deve cominciare da una generazione di bambini che hanno accesso all’istruzione, all’assistenza medica e a tutte le possibilità di cui gode la maggior parte della popolazione.

Per tale ragione attiro la vostra attenzione sul fatto che la proposta della Commissione sulla strategia 2020 non contiene alcun obiettivo atto a risolvere i problemi della comunità rom. Se non prenderemo misure specifiche e se non apporteremo cambiamenti sostanziali nel nostro approccio, milioni di giovani rom andranno incontro all’esclusione e all’emarginazione sociale per il resto della vita. La mancanza di speranza trasforma queste comunità in luoghi di insicurezza per i propri abitanti e per il resto della popolazione. Dobbiamo offrire alla comunità rom una possibilità reale di cambiare le proprie prospettive. La solidarietà è un valore fondamentale che si colloca al cuore del progetto europeo. Per tale motivo dobbiamo passare dalla volontà politica all’assunzione di misure atte a metterla in pratica.

 
  
  

PRESIDENZA DELL’ON. McMILLAN-SCOTT
Vicepresidente

 
  
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  Olga Sehnalová (S&D). (CS) Onorevoli colleghi, stando ad un recente sondaggio d’opinione, il 76 per cento dei cechi non vuole vicini di casa rom. Negli ultimi dieci anni o anche più nell’ambito della mia attività politica quotidiana affronto in veste di sindaco i problemi che attengono alla coabitazione e alle relazioni di vicinato tra i cittadini rom e non-rom nella mia città. Sono quindi giunta alla conclusione che le soluzioni finanziarie non costituiscano una risposta, il che, d’altro canto, emerge chiaramente anche dai risultati complessivi non esaltanti dei progetti sinora finanziati dall’UE e volti a migliorare la situazione socio-economica dei rom.

A mio parere, la soluzione è da ricercare solamente nella coesione delle comunità locali nelle città e nei villaggi in cui i rom devono essere accettati come cittadini a pieno titolo nel bene e nel male. Vale però anche il contrario. Anche i rom devono sentire un senso di appartenenza alla comunità e accettarne le regole e gli obblighi. Gli esempi positivi e i modelli rom rivestono un’importanza enorme per le relazioni con il resto della società e in termini di impatto effettivo in seno alla stessa comunità rom. E’ fondamentale, tuttavia, che sia condotta una lotta coerente e senza compromessi contro la xenofobia e il razzismo in tutta la società. Dobbiamo far ben presente che non tolleriamo assolutamente questi atteggiamenti, ricorrendo a tutte le risorse possibili, alle azioni concrete e alle posizioni. Dobbiamo compiere uno sforzo comune in questa direzione in futuro.

 
  
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  Daciana Octavia Sârbu (S&D).(RO) Fin dall’inizio del mio intervento desidero esprimere la speranza che il vertice di Cordoba sui rom rappresenti un’occasione cruciale per adottare una strategia comune per l’inclusione dei rom.

Le condizioni di vita di questa comunità rimangono inaccettabili, mentre aumentano le discriminazioni, benché i fondi stanziati negli ultimi anni per progetti volti a migliorare la loro situazione sfiorino il mezzo miliardo di euro. Credo quindi sia giunto il momento di passare dalle buone intenzioni ai fatti.

Purtroppo la Commissione europea non ha ancora dimostrato di avere la volontà necessaria per coordinare le azioni atte a migliorare il tenore di vita e l’integrazione sociale dei rom e per contrastare le azioni razziste dirette contro questa comunità. Credo che la questione rom debba essere considerata una funzione speciale e che debba essere specificatamente conferita al commissario per gli affari sociali. Sarebbe inoltre estremamente utile se i gruppo di esperti della Commissione incaricati a questo scopo comprendesse anche esperti di origine rom.

Credo inoltre che sia necessario un approccio sociale e culturale in modo da evitare che aumentino le disparità già esistenti in termini sia di alfabetizzazione che di livelli di occupazione. Alla luce di questi presupposti chiedo alla Commissione di favorire programmi di accesso al mercato del lavoro per i migranti rom e la cooperazione tra autorità locali e comunità rom come pure di considerare una collaborazione più stretta con le organizzazioni non governative.

 
  
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  Milan Zver (PPE).(SL) Signor Presidente, signor Commissario, Presidente López Garrido, prima di tutto mi congratulo con la Spagna per aver inserito questo vertice nell’elenco delle priorità. Al contempo mi congratulo anche con la Commissione che ha deciso di stilare una relazione complessiva sulla posizione dei rom in Europa. In questo modo, riconosciamo l’attualità della tematica. La questione infatti è divenuta d’attualità negli ultimi anni con l’allargamento dell’Unione europea.

Un’altra cosa che sono lieto di constatare è che praticamente tutti i gruppi politici, o perlomeno la maggior parte, hanno affrontato la questione con serietà alla ricerca di una soluzione. Il trattato di Lisbona ci ha dato un’ulteriore base giuridica, consentendoci di affrontare più approfonditamente lo sviluppo di una strategia complessiva potente per risolvere la questione rom nel quadro della cosiddetta “soft law”.

Non siamo chiaramente in una posizione tale da poter sviluppare una politica comune sui rom a livello europeo, in quanto la competenza primaria in questo ambito spetta agli Stati membri. Tuttavia, possiamo elaborare degli indicatori e una banca dati comune. Possiamo scambiarci le buone prassi e, in questo senso, gli Stati membri possono essere di grande aiuto gli uni agli altri.

Io provengo dalla Slovenia, paese in cui, ad esempio, è stata istituita la figura dell’assistente di classe per i rom, la cui funzione consiste nel mediare tra la scuola e i genitori; si tratta di una figura che svolge un ruolo importantissimo nell’inserimento dei bambini rom nel sistema d’istruzione.

 
  
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  Corina Creţu (S&D).(RO) Il primo vertice europeo sui rom in effetti ha riconosciuto che i singoli Stati membri non riescono a garantire i diritti e l’integrazione dei rom ed ha segnato il primo passo verso l’adozione di una strategia comune a lungo termine sul piano comunitario.

Purtroppo persiste un’enorme discrepanza tra i piani e gli studi, da un lato, e la loro attuazione pratica, dall’altro, al fine di migliorare tangibilmente la vita nella comunità rom, che rimane il gruppo etnico più vulnerabile d’Europa, in un periodo in cui la povertà e l’esclusione sociale di cui sono vittima hanno toccato livelli altissimi. Infatti le loro prospettive non sono affatto incoraggianti, se consideriamo che all’incirca la metà della popolazione rom è costituita da minorenni in ragione dell’elevato tasso di natalità e della breve aspettativa di vita.

Credo che il primo passo verso una strategia coerente di inclusione debba essere quello di garantire alle giovani generazioni rom un accesso non discriminatorio all’istruzione. E’ l’unica misura che può svolgere un ruolo cruciale per facilitare lo scambio in modo che i rom possano essere integrati nel mercato del lavoro e possano quindi sfuggire al circolo vizioso dell’esclusione sociale.

 
  
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  Iosif Matula (PPE).(RO) I rom sono una comunità etnica e culturale transnazionale che conta oltre 10 milioni di persone in Europa. I problemi sociali dei rom richiedono un’azione concertata a lungo termine che preveda la partecipazione dell’Unione europea e degli Stati membri.

Sono state varate iniziative importanti in quest’area, ma credo sia necessario andare oltre. Dobbiamo adottare una strategia europea adeguata per i rom basata su azioni ben mirate e su una valutazione periodica dell’impatto prodotto.

Provengo da un paese che ha un grande comunità rom e sono lieto che oggi si stia riconoscendo che la questione rom deve essere affrontata da tutta l’Europa. La Romania si è dotata di una strategia che è stata avviata prima che il paese aderisse all’UE e che è tesa a migliorare la situazione dei rom. Nelle università sono riservati a questa comunità dei posti speciali gratuiti; si tratta di un provvedimento che contribuisce in maniera decisiva ad innalzare il grado di istruzione e di cultura tra i rom. Le autorità pubbliche a livello nazionale e locale si stanno adoperando per promuovere l’inclusione sociale dei rom e per integrarli nel mercato del lavoro allo scopo di contrastare la grande indigenza in cui vivono e consentire loro l’accesso ai servizi di assistenza sanitaria. Tuttavia, è necessario un consistente sostegno finanziario dall’Europa per poter conseguire i risultati sperati.

 
  
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  Krisztina Morvai (NI).(HU) Per i bambini rom l’unico modo per sfuggire alla loro condizione è quello di frequentare regolarmente la scuola. Purtroppo sentiamo periodicamente – come manifestazione di correttezza politica – delle scuse di diverso genere addotte dai genitori che non incoraggiano i bambini a frequentare la scuola o che addirittura vietano loro di andarci. Da questo punto di vista, le bambine rom sono particolarmente discriminate, poiché i loro genitori irresponsabilmente le costringono spesso a badare ai molti fratelli e sorelle e a sbrigare le faccende di casa invece di andare a scuola. L’unico approccio in linea con gli standard dei diritti umani internazionali spetta al governo che potrebbe infatti intervenire in tali casi, facendo valere i diritti dell’infanzia anche mediante sanzioni, multe o, se necessario, sospendendo il sostegno alla famiglia o le altre forma di assistenza in modo da obbligare i genitori a rispettare i diritti del fanciullo.

 
  
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  Monika Smolková (S&D). (SK) Il gruppo più povero dell’Unione europea è certamente quello dei rom. Pertanto bisogna ricorrere a tutti i mezzi possibili per integrarli nella vita economica e sociale. In proposito la soluzione, a mio avviso, si colloca soprattutto nell’istruzione dei bambini e dei giovani.

Convengo inoltre sulla necessità di eliminare le discriminazioni implicite ed esplicite contro i rom. Ad ogni modo credo si debba denunciare apertamente che i diritti dei bambini rom vengono negati dai loro stessi genitori. Tutti hanno il diritto ad una vita dignitosa. La maggior parte dei bambini rom invece non fruiscono di questo diritto. Al vertice dobbiamo dire anche che sono soprattutto gli stessi rom a doversi attivare per risolvere i loro problemi, prima di tutto in relazione all’istruzione dei loro figli, ma devono altresì mettersi in gioco in prima persona nel processo teso a migliorare le proprie condizioni di vita. Visto che non ha alcuna intenzione di diventare un commissario in futuro, in questa sede rivolgo un appello affinché al vertice si parli anche degli abusi commessi dagli stessi rom in relazione al sostegno ottenuto.

 
  
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  Diego López Garrido, presidente in carica del Consiglio. (ES) Signor Presidente, il dibattito che abbiamo avuto sui rom e sull’imminente vertice di Cordoba mostra ancora chiaramente che l’integrazione sociale ed economica dei rom è un problema su scala europea e quindi richiede una strategia europea. Considerando i progressi insufficienti che sono stati compiuti sinora, sono questi gli obiettivi cui guardiamo con speranza al vertice di Cordoba, come hanno affermato molti oratori.

Occorre una strategia basata su un piano d’azione – che il Consiglio si impegna a seguire – tenendo conto del programma complessivo stilato dal trio di Presidenze, in quanto si tratta di un programma lungimirante; occorre un piano d’azione operativo che, senz’altro deve avvalersi dei Fondi strutturali tra i propri strumenti fondamentali – poiché sono lo strumento più potente di cui l’Europa dispone per garantire la coesione sociale – e che deve essere attuato mediante azioni specifiche.

A mio parere, alcune di queste azioni dovrebbero vertere su problemi specifici che i rom si trovano a dover affrontare, ossia le discriminazioni di cui sono vittima in quanto rom, come la difficoltà di accesso ai servizi pubblici e al mondo del lavoro. Dobbiamo guardare anche al tema delle donne rom, che sono particolarmente afflitte dai problemi della povertà, dai problemi insiti nelle politiche sulle assegnazioni della casa, dalle discriminazioni e dalla violenza, e al tema dei giovani rom, in quanto, a causa della mancanza di qualifiche, è ancora più difficile per loro avere accesso all’occupazione nel presente periodo di crisi economica. C’è anche la questione dei bambini rom: è triste che la loro aspettativa di vita sia più breve di dieci anni rispetto all’aspettativa di vita media dei bambini europei.

Al contempo, però, dobbiamo intraprendere un’azione generale per la popolazione rom nel suo insieme. E’ una comunità che subisce le peggiori discriminazioni e quindi si rende necessaria una politica atta a contrastarle. Lo stesso vale per le azioni contro la violenza di genere, motivo per cui è così importante varare, quanto prima possibile, una direttiva sul mandato di protezione in modo da contrastare la violenza di genere, poiché siffatta azione sarebbe particolarmente positiva per le donne rom. Potrei citare inoltre la direttiva sulla non-discriminazione di cui la popolazione rom può beneficiare in maniera particolare.

Non dobbiamo assumere un atteggiamento paternalistico in questo ambito dal momento che dobbiamo soprattutto rispettare l’identità e le caratteristiche culturali della popolazione rom.

 
  
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  Viviane Reding, vicepresidente della Commissione.(EN) Signor Presidente, ringrazio l’Assemblea per i molti suggerimenti e per le molte proposte che ha avanzato. Le terrò in considerazione insieme al commissario Andor quando presenteremo la comunicazione alla vigilia del vertice. In tale documento la Commissione farà ben presente che non accettiamo le discriminazioni contro i rom e l’esclusione di questa comunità dalla società in ragione delle proprie origini etniche.

Ora abbiamo gli strumenti. Abbiamo le politiche. Allora la domanda è la seguente: come li vogliamo utilizzare? Come si può garantire la trasversalità della questione e dei problemi dei rom in questi strumenti e in queste politiche? Credo che non sia necessaria una direttiva o un fondo per i rom. Bisogna tenere pienamente conto delle tematiche rom nell’applicazione del diritto comunitario e nello stanziamento dei fondi comunitari. Il punto chiave in questo senso – come è stato detto da molti deputati – è da ricercare nel partenariato e nella cooperazione di tutti i principali interlocutori. La Commissione persegue questo approccio nella piattaforma europea per l’inclusione dei rom e mediante le proprie procedure interne.

Ad ogni modo, mi preme di sottolineare che l’esclusione dei rom, pur essendo strettamente connessa ai diritti umani fondamentali, si riallaccia in larga misura ai problemi di ordine sociale ed economico. Cito, ad esempio, lo studio della Banca mondiale sul costo economico derivante dall’esclusione dei rom; si tratta di un documento molto importante in cui si dimostra la necessità di individuare delle soluzioni per il bene della società nel suo insieme. Pertanto, al fine di applicare gli strumenti di cui disponiamo nella maniera più efficace possibile, occorre un approccio strategico che ovviamente deve essere trasversale, come hanno sottolineato alcuni deputati. Siffatto approccio si basa sulla cooperazione, sulla mobilitazione delle risorse necessarie e sulla strategia che punta a trarre insegnamento sia dalle esperienze positive sia da quelle negative.

Dobbiamo invece evitare di creare una strategia destinata a rimanere solo su carta. Bisogna conseguire dei risultati che portino all’integrazione dei rom nelle scuole ordinarie. Molti deputati hanno parlato della scuola. Sono ansiosa di vedere i dettagli dell’azione condotta dal Parlamento sul periodo prescolastico e sui risultati realizzati. Per quanto concerne il mercato del lavoro, sarà il mio collega, il commissario Andor, a definire precisamente gli obiettivi e bisogna inoltre tenere conto della società nel suo insieme che deve essere al centro di tutte le nostre politiche.

 
  
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  Csaba Sándor Tabajdi (S&D).(HU) Signor Presidente, abbiamo un problema di ordine tecnico. Mi sono appena accorto che il computer mi ha clonato, in quanto il mio nome, Tabajdi, è comparso sullo schermo di alcuni colleghi che avevano inserito la propria scheda. L’ho visto nella postazione dell’onorevole Gomez e anche in altre postazioni. Pertanto ci deve essere un problema informatico. Anche all’onorevole Kinga Göncz compariva il nome Tabajdi sullo schermo. La prego di predisporre dei controlli, non voglio avere tutti questi cloni al Parlamento europeo. Ne dia comunicazione al servizio tecnico. Grazie. Zoli, ti è successa la stessa cosa?

 
  
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  Presidente. – Grazie. Il servizio tecnico si occuperà del problema.

La discussione è chiusa.

La votazione si svolgerà nel corso della prossima tornata.

Dichiarazioni scritte (articolo 149 del regolamento)

 
  
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  Vilija Blinkevičiūtė (S&D), per iscritto.(LT) Tengo a sottolineare che, nell’ambito della prevenzione delle discriminazioni contro i rom e nel sostegno alla loro integrazione nella società, la questione rom è divenuta parte della politica europea sui diritti umani. Pertanto, alla vigilia del secondo vertice europeo sui rom che si terrà a Cordoba, dobbiamo discutere dei problemi sociali dei rom e dei mezzi atti a risolverli. Sono lieta che la presidenza spagnola ospiti il vertice, visto che dobbiamo riconoscere le tematiche rom e discuterne. Mi preme sottolineare che in una società libera e democratica è inaccettabile che un gruppo sia isolato e che ne siano bellamente violati i diritti e le libertà fondamentali. I membri della comunità rom sono soggetti ad attacchi razzisti, non hanno un pari accesso ai servizi pubblici e alle misure di ordine sociale e subiscono un’enorme segregazione nella società e nel sistema di istruzione. Inoltre dobbiamo attirare l’attenzione sul fatto che i rom, oltre a subire discriminazioni dirette, sono altresì soggetti a discriminazioni implicite e indirette, ad esempio si preferisce non assumere personale rom e non sono integrati nella vita sociale. Pertanto mi unisco alla richiesta rivolta alla Commissione europea affinché incoraggi i governi degli Stati membri e le autorità regionali e locali ad attuare in maniera migliore i progetti europei in relazione ai rom. Chiedo inoltre alla Commissione di intraprendere un’azione concreta e delle iniziative tese a contrastare le discriminazioni dirette e indirette contro i rom in Europa.

 
  
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  Cristian Silviu Buşoi (ALDE), per iscritto. (EN) Le statistiche indicano che purtroppo i rom sono la minoranza più odiata e più discriminata d’Europa. Abbiamo visto le difficoltà che diversi Stati membri, compreso il mio, incontrano in relazione all’inclusione dei rom. Pertanto la questione è più ampia e investe l’intera Europa, quindi dobbiamo affrontarla insieme. Un migliore accesso all’istruzione e all’occupazione è fondamentale per scongiurare la tendenza dei rom a scegliere modi più facili, ma più pericolosi, per sbarcare il lunario. Dobbiamo applicare pienamente la normativa contro le discriminazioni contro i rom ed intraprendere ulteriori iniziative al fine di integrarli nella società. Finora non abbiamo avuto alcuna strategia coerente. Mi auguro che questo secondo vertice europeo sui rom definisca una vera e propria strategia per questa comunità. I Fondi strutturali ed i Fondi pre-adesione devono essere usati in maniera più efficiente per finanziare questo genere di iniziative. Sottolineo inoltre che la strategia deve essere uno strumento di coordinamento e deve servire a dare impeto agli Stati membri. Le iniziative devono essere assunte a livello locale e devono beneficiare dell’esperienza delle ONG e degli stessi rom, che sanno quali sono le principali difficoltà, in modo che la strategia vada veramente a soddisfare le esigenze del popolo rom.

 
  
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  Vasilica Viorica Dăncilă (S&D), per iscritto.(EN) I rom continuano ad essere una delle minoranze più svantaggiate d’Europa e subiscono grandi discriminazioni in tutte le sfere della vita.

Negli ultimi dieci anni l’Unione europea e gli Stati membri hanno assegnato attenzione e risorse per migliorare la situazione dei rom. Lavorando di concerto con i movimenti per i diritti dei rom, alcuni Stati membri hanno cominciato ad attuare politiche volte a garantire pari accesso all’istruzione di qualità per i bambini rom. Nei prossimi anni dobbiamo quindi continuare ad adoperarci in questo settore che deve essere una priorità assoluta.

Le politiche devono essere complessive per poter conseguire il massimo impatto sistemico, colmando il divario tra rom e non-rom in tutte le aree: istruzione, occupazione, casa e assistenza sanitaria. L’Unione europea e gli Stati membri devono continuare a studiare le politiche connesse ai rom che sono state intraprese sinora, cercando al contempo di eliminare gli approcci paternalistici verso le tematiche rom in cui i rom vengono considerati soggetti dipendenti e passivi dei benefici prodotti dalle politiche in atto.

Deve inoltre essere allestito un programma di formazione per i giovani rom al fine di creare qualifiche professionali attraverso dei programmi presso i dipartimenti della Commissione e le istituzioni statali appropriate.

 
  
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  Cătălin Sorin Ivan (S&D), per iscritto.(RO) Siamo a metà del periodo di dieci anni (2005-2015) dedicato all’inclusione dei rom. Sono state dette tante cose sulla minoranza rom, sono stati varati diversi programmi e piattaforme, ma i risultati sono limitati. I problemi che attengono all’istruzione, all’occupazione, allo sviluppo regionale, ecc. sono sempre gli stessi e in alcuni Stati membri si sono persino aggravati. Il secondo vertice sui rom che si terrà quest’anno a Cordoba è volto a dare nuovo impeto all’aspetto europeo e ad individuare nuovi percorsi d’azione. Anch’io ritengo debbano essere ridefiniti i principi. Ma deve essere altresì approntata una strategia trasversale e orizzontale per affrontare i problemi di questa minoranza in maniera integrata e non esclusiva. Sopra ogni cosa è importante è che i Fondi di preadesione e i Fondi strutturali siano usati debitamente e diano i risultati che auspichiamo noi in qualità di politici e che auspica la società civile e soprattutto la minoranza rom.

 
  
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  Marian-Jean Marinescu (PPE), per iscritto.(RO) Il primo vertice rom, se non altro, ha avuto un risultato positivo: a livello comunitario si è concluso che deve essere garantita l’istruzione ai rom come primo passo verso l’integrazione sociale. Pertanto accolgo con favore il secondo vertice della piattaforma europea per l’inclusione dei rom che è dedicato esclusivamente alla questione dell’istruzione dei rom in Europa. Il processo di riforma dell’istruzione richiede il coinvolgimento delle istituzioni statali, ma anche delle organizzazioni non governative, le quali non devono solo puntare a identificare gli atti di discriminazione nell’ambito della loro attività principale, ma devono altresì educare i gruppi etnici. Riducendo l’analfabetismo, garantendo che i bambini completino il ciclo di istruzione e colmando l’esigenza di formazione professionale e di riqualificazione, si creano opportunità per accedere al mercato del lavoro e i mezzi di inclusione sociale. Chiaramente serve con urgenza uno sviluppo positivo tra questa minoranza, ma la responsabilità ricade sia sulle autorità sia sulla stessa comunità rom. Il secondo vertice europeo sui rom deve motivare la Commissione europea affinché presenti proposte legislative volte a conseguire risultati tangibili in questo ambito. La Commissione europea deve inoltre riformare il Fondo sociale e proporre un aumento dei fondi per i progetti volti a migliorare la situazione socio-economica della minoranza più numerosa dell’Unione europea.

 
  
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  Franz Obermayr (NI), per iscritto.(DE) Il vertice sui rom che si svolgerà a Cordoba vuole essere un’occasione per parlare chiaramente delle società parallele che esistono in Europa e che devono integrarsi efficacemente a tutti i livelli. Siffatta integrazione deve essere promossa sia a livello nazionale sia a livello europeo. Tuttavia, c’è un aspetto che non bisogna dimenticare. Infatti, affinché l’integrazione sia efficace, entrambe le parti devono lavorare insieme. Anche i rom devono fare la propria parte per integrarsi e devono lavorare all’interno della propria comunità per impedire che si vengano a creare società parallele. A questo proposito sono particolarmente preoccupato per l’istruzione dei bambini, in particolare le bambine. Nel cuore dell’Europa è inammissibile che i bambini non siano integrati o che siano mal integrati nel sistema scolastico e non possiamo accettare livelli elevati di abbandoni scolastici. Il futuro di questi bambini nel mercato del lavoro risulta infatti significativamente compromesso e quindi a loro non resta che rimanere ai margini della società, isolandosi. I problemi che attengono alla previdenza sociale e alle condizioni di vita insorgono quindi in automatico, completando in questo modo il circolo vizioso. E’ pertanto fondamentale fare appello ai rom in Europa affinché cambino il proprio arcaico atteggiamento verso l’istruzione scolastica e i diritti delle donne. Essi devono combattere attivamente contro la propria esclusione sociale e devono lavorare per integrarsi nella società e, in particolare, nel mercato del lavoro.

 
  
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  Csaba Sógor (PPE), per iscritto.(HU) Benché gli Stati membri abbiano stanziato ingenti fondi propri e fondi comunitari per creare occupazione a lungo termine per i rom disoccupati, non è ancora stata individuata una soluzione coerente a livello europeo. Gli Stati membri affrontano la situazione in modi diversi e a livelli diversi. Credo sia importante elaborare una strategia coerente ed efficace per risolvere la questione dei rom, che è rimasta aperta fino ad oggi e che rappresenta un problema comune per l’Unione europea come entità giuridica e per gli Stati membri. L’argomento più importante del vertice europeo sui rom, previsto l’8 aprile a Cordoba, deve vertere sulla formulazione dei principi della strategia europea in modo da impedire ogni rimpallo del problema e consentire a tutti gli Stati membri di trovare una soluzione alla luce di tale strategia. Sono convinto che lo strumento di base in questo ambito sia rappresentato dall’istruzione. Bisogna sviluppare un programma complessivo atto a promuovere e a favorire il ritorno dei giovani intellettuali rom nella propria comunità affinché lavorino all’interno della comunità e per la comunità. Sarebbe oltremodo opportuno costruire uno stretto partenariato tra le diverse organizzazioni per i rom, istituzioni statali competenti, società civile e istituzioni comunitarie attive nel settore della cooperazione. Deve essere conferito un ruolo più significativo ai metodi di erogazione del microcredito o del rimborso degli interessi da parte dello Stato. L’accesso dei rom a condizioni atte a garantirne il sostentamento deve essere un obiettivo importante all’interno del concetto dei sussidi agricoli. La situazione è più grave di quanto si possa immaginare: il tasso della disoccupazione a lungo termine è aumentato vertiginosamente tra i rom e sempre più rom sono emarginati.

 
Ultimo aggiornamento: 4 giugno 2010Avviso legale