Presidente. – L’ordine del giorno reca la discussione sul’interrogazione orale alla Commissione dell’onorevole Caspary, a nome del gruppo PPE, dell’onorevole Arif, a nome del gruppo S&D, dell’onorevole Rinaldi, a nome del gruppo ALDE, dell’onorevole Jadot, a nome del gruppo Verts/ALE, dell’onorevole Higgins, a nome del gruppo GUE/NGL, e dell’onorevole Sturdy, a nome del gruppo ECR, sul regolamento relativo all’applicazione di un sistema di preferenze tariffarie generalizzate (O-0022/2010 - B7-0018/2010)
Daniel Caspary, autore. – (DE) Signor Presidente, signor Commissario, onorevoli colleghi, con il Sistema di preferenze tariffarie generalizzate (GSP), l’Unione europea attualmente concede l’accesso ai propri mercati per mezzo di una riduzione dei dazi alle importazioni nei confronti di 176 paesi in via di sviluppo. Si tratta di un beneficio offerto dall’Unione europea senza attendere dai suoi partner una contropartita. Inoltre, abbiamo il sistema GSP+ per alcuni paesi che affrontano delle sfide particolari e per quelli che soddisfano determinati requisiti.
Qual è il nostro punto di partenza? A partire dall’1 gennaio 2012 avremo bisogno di un nuovo regolamento, poiché quello precedente sarà decaduto. Occorre del tempo per predisporre una procedura adeguata, che preveda la possibilità di due letture. A nome del mio gruppo, mi aspetto, dunque, che la Commissione presenti una nuova proposta al più presto. Come ho già detto, abbiamo bisogno del tempo necessario per una procedura articolata in due letture, e sarebbe inaccettabile se noi, il Parlamento europeo, dovessimo prendere delle decisioni opinabili dettate dall’urgenza. Serve anche una valutazione del sistema esistente. Mi auguro che riceveremo presto dati, statistiche e notizie di fatti concreti che rivelino quanto sia stato realmente efficace il sistema attuale. Il sistema esistente ha davvero agevolato il commercio degli Stati beneficiari? I valori relativi alle esportazioni sono aumentati? I paesi beneficiari di questo sistema sono quelli giusti? Rivolgo a tutti i presenti questo interrogativo: il sistema attuale funziona in modo ottimale? Ad esempio, se paesi come il Qatar, il cui reddito procapite è più alto di quello di 25 Paesi membri dell’Unione europea, sono compresi nel sistema GSP, ritengo con certezza che ciò richieda una disamina con occhio critico per rivedere l’intero sistema.
Una sola cosa chiedo ai miei onorevoli colleghi di tutti gli schieramenti politici relativamente al voto di domani. Dovremmo fare in modo che la risoluzione conservi l’impianto generico concordato nella stesura del progetto originario. Sarei molto grato ai miei onorevoli colleghi se non fossero citati nel testo della risoluzione i casi specifici discussi in Aula.
David Martin, in sostituzione dell’autore. – (EN) Signor Presidente, come l’onorevole Caspary, mi compiaccio dei tre regimi di preferenze compresi nel GSP – “Tutto tranne le armi”, il GSP e il GSP+.
E’ giusto che i 49 paesi più poveri del mondo possano accedere liberamente ai nostri mercati per tutti tipi di beni tranne le armi. E’ giusto, come ha detto l’onorevole Caspary, che 176 paesi in via di sviluppo godano di un accesso preferenziale al nostro mercato. Inoltre, è giusto che 16 paesi ottengano un accesso ancora migliore, mediante il GSP+, per aver ratificato e attuato 27 specifiche convenzioni internazionali in materia di diritti dell’uomo, core labour standards, sviluppo sostenibile e buon governo.
Tuttavia, è anche giusto da parte nostra attenderci che questi 16 paesi beneficiari applichino e rispettino gli impegni assunti con tali convenzioni.
Se consentiamo a questi paesi di non rispettare gli impegni assunti e di non rispettare le leggi che sono in vigore in base a queste convenzioni, si vanifica l’incentivo che il GSP+ dovrebbe fornire loro. Non solo, ma si puniscono gli altri paesi GSP, perché si vanno a erodere le loro preferenze, per concederle a 16 paesi che non rispettano i diritti degli altri.
E’ per questo che accolgo con favore il fatto che la Commissione abbia indagato sullo Sri Lanka, proponendo dei provvedimenti nei confronti di tale paese. Ed è sempre per la stessa ragione che sono convinto che la Commissione debba indagare anche sulla Colombia, per appurare se stia rispettando o meno le 27 convenzioni. Ciò non significa intraprendere azioni nei confronti di questo paese, ma solo indagare, come abbiamo fatto con El Salvador, quando abbiamo infine deciso che non era necessario prendere alcun provvedimento.
Ho tre domande da rivolgere al signor commissario.
La Commissione accetta che, in futuro, il Parlamento ottenga il diritto di richiedere indagini nell’ambito del GSP+?
Secondo: nel frattempo, la Commissione presenterà al Parlamento la relazione richiesta sullo stato della ratifica e dell’attuazione delle convenzioni da parte degli Stati beneficiari del GSP+?
Infine, quando la Commissione intende trasmettere al Parlamento il regolamento modificato per la prossima fase del GSP? E’ stato promesso entro giugno e vorremmo che i tempi fossero rispettati.
Niccolò Rinaldi, autore. − Signor Presidente, onorevoli colleghi, signor Commissario, poco dopo la costituzione di questo Parlamento siamo stati confrontati subito con la questione della sospensione GSP+, in particolare con l'applicazione, o la non applicazione, di questo meccanismo, lo Sri Lanka e la Colombia.
Nel primo caso abbiamo assistito a una a una serie di errori, anche gravi, commessi da un paese come lo Sri Lanka, che comunque ha l'attenuante di uscire da una lunghissima guerra civile contro una terribile organizzazione terroristica. Da parte della Commissione in questo caso abbiamo assistito, a mio modo di vedere, a una certa fretta, che ha portato rapidamente alla proposta di sospendere il GSP+. Nel Consiglio, invece, non ci sono stati, come dire, padrini dello Sri Lanka, e la decisione è stata presa. Per quanto riguarda il Parlamento europeo, esso non ha svolto nessun ruolo: nessuno ha chiesto la nostra opinione.
Nel secondo caso, abbiamo un paese che deve combattere contro una temibile guerriglia interna e dove vi sono serie violazioni dei diritti dell'uomo, compreso l'omicidio frequente di sindacalisti. La Commissione fino ad ora non si è espressa sull'opportunità di aprire un'indagine e, anzi, prosegue la pista dell'accordo di libero scambio, sulla quale personalmente concordo. Nel Consiglio, sappiamo che vi sono governi assai attivi nel proteggere gli interessi delle autorità colombiane e, ancora una volta, il ruolo del Parlamento europeo è stato zero: nessuno chiede l'opinione del Parlamento, che pure, quasi quotidianamente, deve ascoltare le voci degli uni e degli altri.
In entrambi i casi non abbiamo avuto alcuno studio di impatto sulle conseguenze occupazionali ed economiche della possibile sospensione ma, in tanta incoerenza, c'è questo elemento comune: il ruolo marginale del Parlamento europeo. Eppure, queste sono decisioni eminentemente politiche, non tecniche, e questo trovo sia inaccettabile. C'è dunque necessità di un nuovo regolamento, approfittando della scadenza di fine 2011, come questi due casi concreti credo dimostrino. Tuttavia, nel frattempo sarebbe bene discutere anche di quanto sta accadendo in questi mesi in questi particolari paesi.
Sarebbe ad esempio interessante sapere qual è la soglia di violazione dei diritti dell'uomo che la Commissione ritiene da sorpassare per aprire un'indagine in Colombia o in altro paese, oppure quali passi concreti il governo dello Sri Lanka, come ad esempio la sospensione della legge marziale, dovrebbe compiere per non eseguire la sospensione.
Quello che noi chiediamo, Commissario, è dunque questo: una nuova proposta, possibilmente entro giugno; dei chiari criteri per l'eleggibilità dei paesi beneficiari, tenendo conto che il GSP è uno strumento di sviluppo e che nella lista dei paesi beneficiari abbiamo alcuni paesi che francamente non sono poi così tanto in via di sviluppo; la firma e l'applicazione delle 27 convenzioni dell'Organizzazione internazionale del lavoro nei paesi beneficiari; la trasparenza delle norme per la loro condotta; un sistema di valutazione dell'impatto delle GSP e una comunicazione al Parlamento e, come il collega Martin ricordava, il ruolo del Parlamento in caso di sospensione, che deve essere pieno, trattandosi – lo ripeto – di una decisione eminentemente politica.
Nicole Kiil-Nielsen, in sostituzione dell’autore. – (FR) Signor Presidente, la discussione odierna è motivata da tre aspetti del sistema di preferenze tariffarie generalizzate.
Innanzitutto, il regolamento attualmente in vigore decade il 31 dicembre 2011. Per consentire al Parlamento europeo di esercitare i poteri di cui è dotato in base al trattato di Lisbona, la Commissione deve fornirci un nuovo progetto di regolamento al più tardi entro giugno 2010.
In secondo luogo, il funzionamento del sistema di preferenze tariffarie generalizzate (GSP+) è lungi dall’essere ottimale. Chi stabilisce l’elenco dei paesi beneficiari e sulla base di quali criteri? E’ incredibile.. A chi spetta, effettivamente, il compito di monitorare l’attuazione delle 27 convenzioni internazionali in materia sociale e ambientale, che costituiscono un requisito per diventare un paese beneficiario del GSP+? Non lo sappiamo.
Quali sono i risultati del GSP+? Ha condotto allo sviluppo sostenibile, alla diversificazione della produzione e alla creazione di posti di lavoro dignitosi? O piuttosto alla proliferazione di contratti a breve termine, all’aumento nel numero di terreni abbandonati, e alla concentrazione di grandi holding dedite all’esportazione? Non ne abbiamo la minima idea.
Pertanto, è necessaria una riforma approfondita del regolamento per garantire il controllo democratico e per fare sì che i provvedimenti intrapresi raggiungano, a tutti gli effetti, gli obiettivi desiderati.
Tuttavia, la vera ragione della discussione di questa sera è legata all’increscioso caso della Colombia. Fino a oggi, la Commissione si è rifiutata di indagare in merito alle gravissime violazioni dei diritti umani in quel paese. Eppure, tale possibilità è prevista nel regolamento.
Visti i valori sostenuti dall’Unione europea, è inconcepibile che, per proteggere i guadagni delle nostre multinazionali nei settori del caseario, dell’auto, del farmaceutico, delle telecomunicazioni e del sistema bancario, l’Unione europea rinunci alla condizionalità del GSP, affrettandosi a stringere un accordo di libero scambio con la Colombia. Si tratta di un colpo fatale per i sindacati di quel paese, per i piccoli agricoltori e per i consumatori, nonché per la produzione industriale del paese.
Joe Higgins, autore. – (EN) Signor Presidente, il sistema in base al quale l’Unione europea concede un trattamento tariffario preferenziale ad alcuni paesi è in vigore sin dal 1971 quale meccanismo per porre rimedio agli squilibri commerciali tra i paesi industrializzati capitalisti e i paesi più poveri del mondo, nonché per contribuire allo sviluppo sostenibile.
Signor Commissario, concorderà che, in tal senso, non possiamo fare altro che ammettere la dura sconfitta, e che i principali beneficiari degli accordi commerciali sono stati principalmente le multinazionali europee, le quali utilizzano le loro risorse superiori per colpire i piccoli produttori locali di molti paesi poveri, causando un grave dislocamento delle popolazioni locali, la perdita di posti di lavoro in loco e la devastazione ambientale. Non è forse proprio questo il senso del documento strategico su “Un’Europa globale – competere nel mondo”, pubblicato solo tre anni fa?
Inoltre, signor Commissario, quali speranze possono avere i lavoratori in Africa, in Asia e nell’America Latina, quando, prendendo in esame solo le recenti settimane, la sua Commissione si è codardamente genuflessa di fronte alla speculazione criminosa dei pirati della finanza, gli operatori dei fondi hedge, alla ricerca di utili enormi contro l’euro e, in particolare, contro la Grecia? Lei ha consegnato la classe operaia greca e i poveri di quel paese alle amorevoli cure di questi parassiti – degli autentici criminali. In cosa possono sperare i poveri e gli operai dei paesi non appartenenti all’Unione europea in vista di tale situazione?
L’interrogazione è volta a chiedere in quale modo la Commissione ritiene di valutare se gli stati che beneficiano degli accordi commerciali preferenziali con l’Unione europea tutelino i diritti dei lavoratori e difendano i diritti umani. La prego di rispondere.
E come potete continuare a intrattenere rapporti con il governo della Colombia, quando, in modo molto evidente, in quel paese gli organismi controllati dal governo, specie l’esercito, si macchiano continuamente dei crimini più odiosi? Ad esempio, pensiamo al recente ritrovamento della fossa comune delle vittime innocenti a La Macarena.
E, infine, qual è la posizione più recente della Commissione rispetto al proseguimento del GSP+ con lo Sri Lanka, considerato che le politiche del governo del presidente Rajapaksa, in seguito alle elezioni, continuano a essere contro i diritti umani e contro quelli dei lavoratori di quel paese?
Syed Kamall, in sostituzione dell’autore. – (EN) Signor Presidente, credo che tutti noi comprendiamo che uno degli scopi del sistema GSP era di integrare i paesi più poveri nel sistema globale del commercio. La concessione di un trattamento preferenziale è stata ritenuta un modo positivo di affrontare alcuni degli squilibri commerciali tra i paesi più ricchi e quelli più poveri.
Avendo diversi amici e parenti in molti di questi paesi poveri, ritengo che non sia necessario guardare al di là dei governi di molti dei paesi in questione: esistono problemi di cattivo governo, di monopoli statali e di governi corrotti che impediscono agli imprenditori di questi paesi di creare ricchezza; questi trovano difficile importare le materie prime di cui necessitano per aggiungere valore e creare ricchezza; inoltre, a molti cittadini di questi paesi è negato l’accesso a beni e servizi che qui nell’Unione europea e in molti paesi ricchi diamo per scontati.
Dobbiamo, inoltre, riconoscere che il modo migliore di aiutare questi popoli a uscire dalla povertà consiste nell’ aiutare gli imprenditori, i quali creeranno posti di lavoro e ricchezza, consentendo a queste persone di emergere dalla povertà.
Nel corso dei recenti negoziati sugli accordi di partenariato economico, molti onorevoli colleghi, di tutti gli schieramenti politici, hanno dichiarato di nutrire dei timori in merito alla tendenza della Commissione di impostare gli accordi di partenariato economico (APE) in modo uguale per tutti, senza deroghe.
In un caso in cui sono stato coinvolto direttamente, il funzionario della Commissione europea, in sede di commissione parlamentare ha risposto a un’interrogazione dichiarando che gli accordi di partenariato economico non riguardano solo il commercio; essi riguardano anche l’integrazione regionale e l’esportazione del modello comunitario. Ma quando abbiamo chiesto se alcuni paesi ACP con interessi particolari potessero ottenere, in alternativa, lo status di paesi GSP+, ci è stato detto che non era possibile, perché essi violano alcune convenzioni e pertanto non sono idonei per il GSP+.
Man mano che procediamo, dovremmo sicuramente tentare di essere più flessibili nell’applicazione del GSP+, eventualmente anche in alternativa agli accordi di partenariato economico. Possiamo affrontare la questione in diversi modi. Possiamo imporre delle sanzioni nei confronti dei paesi che non rispettino gli standard, oppure possiamo dialogare continuativamente con essi, al fine di ottenere il miglioramento delle condizioni in questi paesi. Infatti, Roma non fu fatta in un giorno, e lo stesso vale anche per gli standard superiori dell’Unione europea. E’ ora di impegnarsi e aiutare gli imprenditori dei paesi in via di sviluppo invece di politicizzare eccessivamente la questione.
Karel De Gucht, membro della Commissione. – (EN) Signor Presidente, l’attuale sistema GSP sarà in vigore fino al 31 dicembre 2011. La Commissione sta già provvedendo a un aggiornamento e una revisione sostanziale dell’attuale sistema. Più in là, questo mese, lancerò un’ampia consultazione pubblica in merito ai possibili miglioramenti e cambiamenti, a cui farà seguito un’accurata rivalutazione d’impatto. La proposta della Commissione per un nuovo regolamento potrebbe, pertanto, essere pronta nel primo trimestre del 2011. Tale proposta, naturalmente, sarà soggetta all’iter legislativo ordinario, che potrebbe richiedere tempi ampiamente maggiori, rispetto alla data di scadenza dell’attuale sistema, ossia il 31 dicembre 2011.
Concorderete che dobbiamo evitare la situazione in cui i beneficiari del GSP vedono decadere le loro preferenze con l’1 gennaio 2012. Pertanto, parallelamente al varo di tale fondamentale lavoro preparatorio del nuovo sistema GSP, presenteremo una proposta per estendere l’attuale regolamento, garantendo così la continuità fino a quando il nuovo sistema sarà stato attivato. In tale modo dovreste avere il tempo di lavorare alacremente al nuovo sistema, nella certezza che i beneficiari dell’attuale GSP non restino scoperti. Dovreste ricevere tale documento ad aprile.
Ho preso nota della sua interrogazione relativa al modo in cui la Commissione intende monitorare l’adempimento da parte dei paesi beneficiari degli attuali criteri previsti dal GSP+. Il principale requisito del GSP+ prevede la ratifica ed effettiva attuazione di 27 convenzioni internazionali nell’ambito dei diritti umani, dei core labour standard, dello sviluppo sostenibile e del buon governo. E’ compito della Commissione vigilare scrupolosamente sull’adempimento a tali criteri da parte di tutti i paesi beneficiari.
La Commissione è tenuta e decisa a garantire un funzionamento equo ed oggettivo del GSP. In tal senso, le nostre azioni di monitoraggio e valutazione dell’effettiva attuazione dei provvedimenti del GSP+ sono il più possibile fondate su evidenze e relazioni di organismi internazionali quali le Nazioni Unite, l’Organizzazione internazionale del lavoro ed altri enti simili, nonché sui meccanismi di monitoraggio previsti dalle stesse convenzioni.
Questo va nella direzione di una procedura di valutazione imparziale e trasparente. La procedura di monitoraggio gode anche del sostegno del dialogo bilaterale tra la Commissione e i paesi GSP+ in materia di attuazione. Se tali relazioni contengono informazioni che rivelano che i criteri del GSP non vengono pienamente rispettati, il regolamento GSP prevede la possibilità che la Commissione apra delle indagini per chiarire i fatti, proponendo un’azione adeguata.
Questo strumento di indagine è valido e dovrebbe essere utilizzato quando la situazione lo richiede, ma l’apertura di tali indagini non è da prendersi alla leggera, poiché si ripercuote in modo più ampio sui rapporti con i nostri partner. Pensiamo, ad esempio al caso recente dello Sri Lanka.
Poiché l’obiettivo del sistema GSP+ è di incentivare i paesi ad aderire a standard internazionali di buon governo, i paesi del GSP+ dovrebbero innanzi tutto dimostrare il loro sostegno agli obiettivi del GSP+, la loro disponibilità a collaborare con gli organismi di vigilanza internazionali e di rimediare a eventuali manchevolezze che dovessero emergere.
Questo approccio attribuisce del merito a quei paesi che si mettono in regola ed è in linea con l’impostazione generale fondata su incentivi che contraddistingue il GSP+.
Sono ben lieto di poter prendere parte assieme a voi a una discussione sul futuro del sistema GSP e, in particolare, del GSP+. Nel preparare la revisione del sistema attuale, che riguarderà anche i criteri relativi al GSP+ e il monitoraggio del rispetto dei requisiti, le questioni sollevate dal Parlamento europeo verranno esaminate con grande scrupolo.
Poiché tale revisione ora seguirà l’iter legislativo ordinario, il Parlamento europeo avrà le stesse opportunità del Consiglio di contribuire a determinare l’assetto definitivo del nuovo sistema GSP.
Laima Liucija Andrikienė, a nome del gruppo PPE. – (EN) Signor Presidente, a seguito delle dichiarazioni dell’onorevole collega Caspary, cui esprimo il mio sostegno, desidero ribadire alcuni punti. Innanzi tutto, l’entrata in vigore del trattato di Lisbona ridefinisce sotto diversi profili il ruolo del Parlamento nella formulazione della politica commerciale dell’Unione europea. Il GSP è uno di questi settori in cui il Parlamento avrà maggiore voce in capitolo e una più forte influenza.
Signor Commissario, desidero inoltre incoraggiarla a guardare con favore al maggiore ruolo del Parlamento nel settore di sua competenza. Pertanto la esorto a consultare il Parlamento nella fase conclusiva, oppure per la revisione dell’elenco dei beneficiari del GSP e del GSP+.
Terzo, il Parlamento dovrebbe anche essere coinvolto nella procedura di monitoraggio dell’adesione delle 27 convenzioni dell’Organizzazione internazionale del lavoro e delle Nazioni Unite - non solo riguardo alla ratifica ma anche alla loro effettiva attuazione. La Commissione dovrebbe, quanto meno, consultare il Parlamento in merito, e naturalmente è nostro dovere in quest’Aula fare in modo da sviluppare all’interno delle sedi competenti, ovvero le nostre commissioni parlamentari, i meccanismi atti a contribuire a tale monitoraggio. Infine, per concludere, desidero ribadire l’appello contenuto nel progetto di risoluzione che metteremo ai voti domani. La Commissione dovrebbe predisporre il nuovo regolamento relativo al GSP al più presto possibile.
Dulcis in fundo, non sono d’accordo con quanto è stato detto da alcuni colleghi in merito alla Colombia. La Colombia è un paese simile a molti altri nella regione, e non possiamo ignorarne gli sviluppi positivi e i risultati ottenuti sia in materia di diritti umani, sia rispetto ai difensori dei diritti umani in quel paese. Non è necessario nominare e gettare fango su questo paese in particolare, poiché la nostra risoluzione riguarda solo il nuovo regolamento e la necessità di disporre di tale nuovo regolamento.
Vital Moreira, a nome del gruppo S&D. – (PT) Signor Presidente, signor Commissario, è positivo sentire dal commissario De Gucht che, a breve, la Commissione invierà al Parlamento l’iniziativa legislative avente lo scopo di rivedere il sistema di preferenze generalizzate, affinché l’iter legislativo possa disporre del tempo necessario per impedire il decadere dell’attuale sistema, previsto per la fine dell’anno prossimo.
Tale sistema deve essere rivisto. Innanzi tutto, si tratta di uno strumento di aiuto allo sviluppo, che consente ad alcuni paesi un accesso privilegiato al mercato europeo, senza richiedere la reciprocità. Inoltre, tale sistema è anche uno strumento per migliorare la situazione dei diritti umani e del buon governo in quegli stessi paesi, dato che richiede ai paesi beneficiari di rispettare determinati requisiti.
Per entrambe queste ragioni, l’Unione europea deve rinnovare l’utilizzo di tale strumento, ponendo il commercio al servizio dello sviluppo e dei diritti umani. Tuttavia, è necessario procedere mediante l’utilizzo di una valutazione basata sui risultati del periodo precedente.
D’altro canto, il nuovo regolamento dovrebbe rispettare i seguenti requisiti finora basati sulla prassi. Innanzi tutto, mantenendo la provvisorietà del provvedimento relativo al sistema di preferenze generalizzate, affinché possa essere ritirato non appena non è più necessario. In secondo luogo, approfondendo e affinando la metodologia per la differenziazione e la selezione dei paesi beneficiari, in base al livello di sviluppo di ciascuno e alla sua competitività. Terzo, per concludere, migliorando i meccanismi per il monitoraggio del rispetto delle condizioni legate al sistema di preferenze generalizzate, con particolare riferimento al rispetto dei diritti umani.
Infine, signor Commissario, è stato positive che il parere del Parlamento sia stato preso in considerazione sin dall’inizio dell’iter legislativo.
Georgios Papastamkos (PPE). – (EL) Signor Presidente, il trattamento derivante dal sistema di preferenze generalizzate, quale deroga al principio dell’Organizzazione per il commercio mondiale della nazione più favorita, deve essere mirato. Detto altrimenti, deve essere accettato dai paesi in via di sviluppo, i quali ne hanno un grande bisogno. Il nuovo elenco di paesi beneficiari deve rispecchiare l’effettiva posizione e competitività dei paesi in via di sviluppo.
Non solo, la mancanza di differenziazioni tra i paesi in via di sviluppo alla fin fine va a scapito dei paesi meno sviluppati. E’ logico far precedere alla revisione proposta una valutazione dell’impatto del sistema sui paesi beneficiari nel precedente periodo di applicazione.
La politica commerciale, e il principio della condizionalità commerciale in particolare, contribuiscono a una governance globale più efficace attraverso l’esercizio di un potere più leggero. Può contribuire, fornendo degli incentivi, alla promozione della dimensione sociale della globalizzazione nel senso più ampio: un lavoro decente, uno sviluppo possibile e la responsabilità democratica.
Il Parlamento europeo dovrebbe disporre di uno strumento di partecipazione creativa nel quadro del nuovo sistema riveduto e per l’efficace monitoraggio dell’applicazione dei contratti da parte dei paesi beneficiari.
Bernd Lange (S&D). – (DE) Signor Presidente, signor Commissario, sappiamo tutti che il GSP è un buon sistema, e che GSP+ è un ottimo sistema. Dobbiamo provvedere alla loro estensione e per questo serve una vostra proposta, al fine dello svolgimento di un’adeguata discussione in Aula. Pertanto, signor Commissario, la prego di velocizzare il tutto.
Anche nel caso del GSP+, potremmo introdurre alcuni miglioramenti. In tal senso, vorrei soffermarmi su 5 punti corrispondenti ad altrettanti settori in cui potremmo operare dei cambiamenti. Il primo è il seguente: chi stabilisce le effettive modalità di attuazione dei 27 standard? Mi riferisco alla loro attuazione formale, non solo al loro riconoscimento da un punto di vista pratico. E’ un compito di competenza della sola Organizzazione internazionale del lavoro, oppure dovremmo istituire una commissione parlamentare di valutazione a sostegno della procedura di attuazione?
In secondo luogo, in quale modo stiamo coinvolgendo la società civile? Mi piacerebbe assistere al coordinamento della società civile nel paese in questione, nell’ambito della valutazione dell’attuazione del GSP+, proprio come concordato insieme alla Corea del Sud.
Terzo, chi deve avviare l’indagine quando emergono dei problemi? Il Parlamento deve avere un suo ruolo in questa fase, perché, all’interno del Consiglio, ho l’impressione che esistano interessi antitetici rispetto all’apertura di una simile indagine.
Inoltre, abbiamo sicuramente bisogno di un’architettura ben precisa per le prossime due fasi che stiamo per intraprendere, nonché di un impianto altrettanto ben definito per il ritiro, ma forse di questo possiamo discutere in modo approfondito in un’altra occasione.
Thomas Mann (PPE). – (DE) Signor Presidente, il GSP concede essenzialmente dei privilegi commerciali ai paesi in via di sviluppo e alle economie emergenti. Tale forma moderna di aiuti allo sviluppo, con le sue riduzioni ed esenzioni tariffarie, ha raggiunto dei grandi risultati. Il provvedimento speciale GSP+ è volto a indurre tali paesi all’attuazione di determinati standard sociali ed ambientali, ed è il motivo alla base dell’aumento del numero di paesi che aderisce alle convenzioni delle Nazioni Unite e dell’Organizzazione internazionale del lavoro.
Tuttavia, signor Commissario, come fa la Commissione a controllare l’attuazione di tali criteri? I privilegi previsti vengono ritirati in modo coerente qualora i beni esportati da un paese siano stati prodotti facendo ricorso al lavoro forzato oppure alla schiavitù, oppure quando emergono pratiche commerciali disoneste e quando non viene garantito alcun controllo dell’origine dei prodotti? Inoltre, il miglioramento della situazione in ambito di diritti umani, cui è teso il GSP+, non dovrebbe includere anche gli Stati di grandi dimensioni? Penso alla Cina, per esempio. Tutte le nostre risoluzioni, le dimostrazioni e i negoziati bilaterali tra Unione europea e Cina non hanno portato ad alcun miglioramento nel settore dei diritti umani. Di conseguenza, centinaia di migliaia di persone scenderanno in piazza domani, nella giornata internazionale dei caduti tibetani, e le bandiere del Tibet verranno issate in diecimila diverse città e comunità dell’Unione europea. Esprimeremo la nostra solidarietà con coloro che combattono per la loro autonomia culturale, linguistica e religiosa.
Signor Commissario, lei condivide il parere per cui gli standard in materia di diritti umani, dell’ambiente e del sociale debbano essere esclusi dai provvedimenti speciali e inglobati nell’elenco dei criteri per l’adesione al GSP? La collaborazione con i nostri partner commerciali non deve essere limitata a interessi di carattere squisitamente economico.
Gianluca Susta (S&D). - Signor Presidente, onorevoli colleghi, questa occasione è importante per riaffermare innanzitutto l'importanza del Sistema di preferenze generalizzate. Sia il sistema di base GSP che il sistema GSP+, entrambi legati all'accordo "Tutto, tranne le armi", contribuiscono a ridurre la povertà, in stretta sintonia col primario dovere di rispettare i diritti umani. È la violazione di questi elementari principi di convivenza che recentemente ha portato l'Unione europea a revocare i benefici delle tariffe preferenziali allo Sri Lanka, a seguito di una minuziosa indagine della Commissione esecutiva.
Il nuovo quadro istituzionale deve vedere però il Parlamento coinvolto a pieno titolo nel processo legislativo volto a modificare la legislazione vigente. Auspichiamo quindi che si tratti di una profonda revisione, secondo le procedure ordinarie della normativa, che presenta parecchie lacune, ad esempio proprio sul tema delle indagini. Da qui la risoluzione comune.
L'efficacia del regolamento dipende dalla sua credibilità, dall'oggettività dei criteri su cui si fonda e dal rigore con cui viene applicato. In un'Europa in cui la stragrande maggioranza dei cittadini non condivide l'esportazione della democrazia con la punta delle baionette, il commercio e l'aiuto al commercio sono un veicolo essenziale per la diffusione dei principi di convivenza fondati sul rispetto dei fondamentali diritti dell'uomo. Questo dovere ci richiama all'esigenza di non abbandonarci a un colpevole lassismo ma anche a evitare di cadere in frettolose sentenze verso alcuni, che suonano come inappellabili condanne: è il caso della Colombia.
È per questo che non mi sento di condividere atteggiamenti rigorosi a senso quasi unico nei confronti di questo o quello Stato ma richiamo con forza l'esigenza di un rafforzamento di un monitoraggio di tutte le situazioni problematiche, nello spirito della normativa vigente e secondo le linee di quelle che vogliamo porre a base della revisione legislativa che invochiamo.
Christofer Fjellner (PPE). – (SV) Signor Presidente, il sistema di preferenze generalizzate su cui verte la discussione odierna è uno strumento ottimo e importante perché agevola le esportazioni e il commercio verso l’Europa di quelli che sono forse i paesi più poveri al mondo. Molti paesi europei hanno costruito la propria ricchezza in questo modo, ed è per tale motivo che è importante tentare di estendere il sistema ad altri paesi.
In una discussione del genere, e nel prossimo lavoro di revisione del sistema di preferenze generalizzate, dobbiamo riflettere e concentrarci sul compito e sugli obiettivi principali del sistema di preferenze generalizzate, ovvero la lotta alla povertà. Gli scambi commerciali sono, infatti, di gran lunga il modo più efficace di lottare contro la povertà e di stimolare la crescita economica. Dobbiamo tenerlo a mente.
Naturalmente, il sistema di preferenze generalizzate è anche un buon modo di esercitare delle pressioni su alcuni paesi, per fare in modo che rispettino gli accordi e le convenzioni internazionali, nonché gli impegni assunti in materia di diritti umani, ecc. Tuttavia, non dobbiamo dimenticare che l’obiettivo è lo sviluppo. Naturalmente, l’Unione europea deve essere in grado di rifiutare o abolire tale trattamento preferenziale nei confronti di paesi che non rispettano gli impegni assunti, ma è importante ricordare che ci muoviamo su un confine molto sottile. Un paese a cui si neghi un maggiore libertà di scambi commerciali non sarà agevolato nel compito di rispettare gli impegni e le richieste che gli rivolgiamo.
Esiste una connessione: la corruzione, le pessime condizioni lavorative e lo scarso rispetto dei diritti umani contribuiscono ad alimentare la povertà. Ma la povertà rende più ardua la lotta alla corruzione, ai problemi dei diritti umani e alle pessime condizioni lavorative. Desidererei conoscere il parere del signor commissario rispetto al paragrafo 22; in poche parole, il rischio che il ritiro delle preferenze commerciali renda più arduo superare situazioni negative come quelle delle cattive condizioni lavorative.
Desidero, inoltre, far notare che ora chiediamo che un certo numero di paesi ratifichino 27 convenzioni dell’Organizzazione internazionale del lavoro e delle Nazioni Unite, dandone piena attuazione. Gradirei che fosse fatta un’attenta analisi dello stato di attuazione e di ratifica da parte degli Stati membri dell’Unione europea di tutte queste convenzioni. Ritengo che sia quanto meno improbabile che tutte siano state interamente applicate, ed è importante tenerlo ben a mente quando incominciamo a richiederlo ad altri paesi.
Rareş-Lucian Niculescu (PPE). – (RO) Ho una domanda semplice per il signor commissario. Ai sensi del Regolamento (CE) n. 732/2008, gli Stati che desiderino ottenere condizioni preferenziali nel quadro del GSP+ hanno la possibilità di presentare domande entro aprile di quest’anno. Poiché la scadenza si sta avvicinando, desidero chiedere al signor commissario se è al corrente di quale stati abbiano presentato domanda fino a questo momento, e se sia opportuno concedere condizioni preferenziali ad alcuni Stati nuovi nel momento in cui ci accingiamo a cambiare i criteri previsti. Desidero, inoltre, esprimere il mio sostegno per quei colleghi che hanno posto in evidenza come sia necessario consultare il Parlamento europeo in merito all’applicazione del sistema di preferenze generalizzate.
Grazie.
Karel De Gucht, membro della Commissione. – (EN) Signor Presidente, sono stati posti diversi interrogativi in merito allo Sri Lanka e alla Colombia, per comprendere come mai nel primo caso sia stata condotta un’indagine, seguita da un provvedimento, mentre lo stesso non è accaduto nel secondo.
Per quanto concerne lo Sri Lanka, l’attenzione della Commissione è stata attirata da relazioni e dichiarazioni di pubblico dominio, sia delle Nazioni Unite che provenienti da altre fonti autorevoli – tra cui alcune organizzazioni non governative – in base alle quali lo Sri Lanka non stava effettivamente dando attuazione a diverse convenzioni in materia di diritti umani, in particolare la Convenzione internazionale sui diritti civili e politici, la Convenzione contro la tortura ed altre pene o trattamenti crudeli, disumani o degradanti, e la Convenzione sui diritti del fanciullo.
Tuttavia, diversamente dalla Colombia, l’atteggiamento dello Sri Lanka è stato quello di negare l’esistenza di qualunque problema, e di non collaborare con la Commissione in alcun momento dell’indagine.
Quanto, invece, alla Colombia, i risultati del monitoraggio ad opera delle Nazioni Unite e dell’Organizzazione internazionale del lavoro dimostrano che esistono dei punti interrogativi sul grado di effettiva attuazione di alcune di queste convenzioni, ma emerge altrettanto chiaramente come la Colombia si sia impegnata con l’Organizzazione internazionale del lavoro e con gli organi delle Nazioni Unite, apportando delle modifiche sostanziali al proprio sistema giuridico, e risulta, inoltre evidente, che il governo sta apportando delle modifiche alle proprie disposizioni di legge e per migliorarne l’attuazione sul campo. Con questo paese è in corso un dialogo, in collaborazione con le Nazioni Unite e con l’Organizzazione internazionale del lavoro.
Quanto all’interrogazione dell’onorevole Moreira, desidero dire che nel rivedere il regolamento del GSP stiamo lavorando per raggiungere un equilibrio tra le diverse richieste emerse in quest’Aula. Ci è stato chiesto di provvedere quanto prima e lo faremo. Ci è stato chiesto di far svolgere una valutazione d’impatto e riceveremo i dati del GSP relativi al 2009 solo a luglio di quest’anno. Naturalmente, seguirà una consultazione del Parlamento.
Desidero inoltre ricordare l’impegno che ho assunto nei confronti della commissione per il Commercio internazionale al momento della mia udienza e successivamente, di individuare una road map per le proposte legislative che saranno presentate a quella commissione nei mesi a venire. Come saprete, dovremmo incontrarci domani. Troveremo assieme una soluzione che consenta al Parlamento la maggiore possibile opportunità di discutere con la massima trasparenza dei diversi dossier, tra cui il nuovo regolamento GSP, e il sistema di roll-over che dovremmo introdurre sin da aprile.
Presidente. – Comunico di aver ricevuto sette proposte di risoluzione(1) ai sensi dell’articolo 115, paragrafo 5, del regolamento.