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Procedura : 2010/2502(RSP)
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Testi presentati :

RC-B7-0137/2010

Discussioni :

PV 10/03/2010 - 6
CRE 10/03/2010 - 6

Votazioni :

PV 10/03/2010 - 7.11
Dichiarazioni di voto

Testi approvati :

P7_TA(2010)0062

Discussioni
Mercoledì 10 marzo 2010 - Strasburgo Edizione GU

6. Relazione annuale 2008 sulla PESC - Attuazione della Strategia europea di sicurezza e politica di sicurezza e difesa comune - Trattato di non proliferazione (discussione)
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PV
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  Presidente. – Nel porgere il benvenuto alla sig.ra Ashton, dichiaro aperta la seduta.

L’ordine del giorno reca in discussione congiunta:

– la relazione di Gabriele Albertini, a nome della commissione per gli affari esteri, sulla relazione annuale del Consiglio al Parlamento europeo sugli aspetti principali e le scelte di base della politica estera e di sicurezza comune (PESC) nel 2008, presentata al Parlamento europeo in applicazione della parte II, sezione G, punto 43, dell’accordo interistituzionale del 17 maggio 2006 (2009/2057(INI) (A7-0023/2010),

– la relazione di Arnaud Danjean, a nome della commissione per gli affari esteri sull’attuazione della Strategia europea di sicurezza e politica di sicurezza e difesa comune (2009/2198(INI)) (A7-0026/2010),

– l’interrogazione orale al Consiglio sul Trattato di non proliferazione, di Gabriele Albertini e Arnaud Danjean, a nome della commissione per gli affari esteri (O-0169/2009 - B7-0009/2010), e

– l’interrogazione orale alla Commissione sul Trattato di non proliferazione, di Gabriele Albertini e Arnaud Danjean, a nome della commissione per gli affari esteri (O-0170/2009 - B7-0010/2010).

 
  
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  Gabriele Albertini, relatore. – Signor Presidente, onorevoli colleghi, con l’entrata in vigore del trattato di Lisbona vi è la necessità di un nuovo approccio da parte dell’Unione, uno sforzo comune nell’affrontare sfide di carattere globale. I poteri appena ottenuti grazie all’entrata in vigore del trattato inducono il Parlamento a tessere un dialogo frequente, collaborativo ed efficiente con il nostro primo interlocutore, la nuova figura di Vicepresidente/Alto rappresentante che la Baronessa Ashton per la prima volta ha l’onore di rappresentare.

Il suo mandato è stato soggetto al nostro voto di consenso in gennaio e, in più occasioni, in quanto Assemblea parlamentare, abbiamo avuto la promessa di un continuo coinvolgimento da parte di Consiglio e Commissione in tutte le tematiche più rilevanti sul piano di sicurezza e difesa europea. L’Alto rappresentante, come la relazione stessa tiene a ribadire, è pertanto invitato a comparire davanti al Parlamento europeo e a consultarlo con frequenza e regolarità.

Con Lisbona, l’azione esterna dell’Unione europea acquista una dimensione nuova e di rilievo, ma per ottenere questo traguardo in concreto è altresì importante che questa disponga delle necessarie risorse di bilancio. Il Parlamento europeo ha un ruolo fondamentale quale garante della legittimità democratica dell’azione esterna. La creazione di un Servizio europeo di azione esterna darà un corpo e un apparato diplomatico all’Unione europea, che poteva sinora contare sulla sola rappresentanza nazionale.

Un aspetto di enorme rilevanza e attualità è dato dalla figura dei rappresentanti ufficiali: la nomina spetta all’Alto rappresentante. Ciononostante, si puntualizza nella relazione, il Parlamento chiede un maggiore potere di scrutinio, nonché di controllo, sul ruolo e il mandato dei singoli rappresentanti, fermi restando i principi di trasparenza e di merito che devono guidare l’Alto rappresentante nella loro nomina. L’auspicio è che gradualmente si raggiunga la forma del double hatting – se non del caso del rappresentante speciale, che abbia raggio d’azione regionale – e che dunque si raggiungano delle economie di scala, che rendono l’azione esterna dell’Unione europea più efficiente e al contempo meno onerosa.

Da una prima sezione di carattere introduttivo e strategico, la relazione affronta il tema della politica estera europea per tematiche e aree geografiche. L’Unione europea deve esporsi con le organizzazioni internazionali sue alleate, prima fra tutte le Nazioni Unite, il più alto garante della sicurezza mondiale. Deve poter contare non solo dal punto di vista del seggio al Consiglio di sicurezza, ma anche nello staff e nelle delegazioni di collegamento tra le due realtà. L’Europa, come si richiede al Vicepresidente/Alto rappresentante, vuole diventare un partner attivo, strategico e indipendente, di un grande alleato come gli Stati Uniti, per rispondere alle sfide mondiali del terrorismo, della finanza, ai rapporti spesso difficili con i giganti industriali quali Russia, Cina e Giappone.

La relazione prosegue con un’analisi geografica sulle linee auspicabili. Nei Balcani introducono soprattutto il tema dell’allargamento: si plaude alla progressiva realizzazione del processo di stabilizzazione in Kosovo, dove l’Unione europea è presente con la missione EULEX, ma sforzi devono essere ancora fatti perché siano rispettati gli standard di accesso di molti paesi vicini alla candidatura d’ingresso – Turchia e Bosnia-Erzegovina.

Nel capitolo riguardante la cooperazione con l’Est e le regioni del Mar Nero è affrontato il tema della sicurezza dell’approvvigionamento e della dipendenza energetica dell’Unione europea. Nella sezione dedicata alla Russia si chiede la sottoscrizione di un nuovo accordo di partnership e cooperazione. Per quanto riguarda il Caucaso meridionale si chiede il rispetto dell’integrità territoriale della Georgia e delle minoranze e la risoluzione dei conflitti in Nagorno-Karabakh e Transnistria.

Medio Oriente: conflitto israelo-palestinese, dove a seguito della decisione del Consiglio del 12 dicembre 2009 l’Unione europea dovrà avere un ruolo politico più forte per rilanciare il processo di pace. Unione per il Mediterraneo: risoluzione del conflitto Turchia-Cipro. Asia: Afghanistan, periodo critico per la creazione del nuovo governo dopo le elezioni; ruolo chiave del Pakistan nella lotta al terrorismo; preoccupazione per la violazione dei diritti fondamentali in Iran. Africa: contributo positivo della missione di difesa delle coste somale. America latina: necessità di creare una partnership stabile e duratura per le relazioni tra Unione europea e America latina.

Ascolterò con molto interesse i commenti dei colleghi e mi riservo di replicarvi alla fine.

 
  
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  Arnaud Danjean, relatore. (FR) Signor Presidente, Alto Rappresentante Ashton, la relazione sull’attuazione della strategia europea di sicurezza che presentiamo oggi è un documento annuale stilato dal Parlamento, che contiene una sorta di valutazione ad interim sulla politica europea di sicurezza e di difesa e in cui vengono avanzate proposte volte ad accrescerne l’efficacia e la visibilità.

Quest’anno la relazione si colloca all’interno di un contesto specifico e quindi vuole essere una fucina di proposte. Siffatto contesto specifico si caratterizza per la sovrapposizione di tre grandi avvenimenti.

Il primo è il decimo anniversario della politica europea di sicurezza e di difesa, che è stato celebrato alla fine del 2009. Negli ultimi dieci anni abbiamo dimostrato che l’Europa è stata in grado di condurre operazioni civili e militari in oltre 23 situazioni di crisi. E possiamo persino spingerci oltre in questa straordinaria conquista. Abbiamo dimostrato che l’Europa è necessaria e che l’Unione ha la capacità istituzionale, politica e operativa per essere all’altezza di tali sfide.

Il secondo importante avvenimento riguarda ovviamente – come ha accennato poc’anzi l’onorevole Albertini – l’attuazione del trattato di Lisbona. Il cambiamento operato in termini di sicurezza e di difesa va ben al di là della mera correzione semantica. Infatti la PESC ora è diventata PSDC, ossia la politica di sicurezza e di difesa comune, e deve quindi assumere una nuova dimensione. Il trattato ha arricchito la gamma di strumenti e l’ambito di applicazione della politica in tema di sicurezza e di difesa, segnatamente includendo clausole in materia di assistenza, di solidarietà, una cooperazione strutturata su base permanente e, soprattutto, creando il servizio europeo per l’azione esterna e la carica di alto rappresentante, signora Vicepresidente della Commissione.

Infine, il terzo importante avvenimento che ha caratterizzato il contesto della relazione è che la NATO – ossia il punto di riferimento di 21 Stati membri su 27 per la sicurezza collettiva del continente europeo – sta riformando il proprio concetto strategico. Pertanto questa valutazione operata dalla NATO deve altresì portare l’Unione a definire più precisamente le condizioni del partenariato, che rimane fondamentale.

Sullo sfondo di questi presupposti l’obiettivo della relazione non attiene tanto alla dottrina, bensì mira a fornire una mappa destinata a evolversi a uso di tutte le nuove istituzioni che sono in via di creazione e che devono imparare a lavorare insieme. Si vuole infatti rendere l’Unione più credibile, più efficace e più visibile sul versante della sicurezza e della difesa. In proposito il Parlamento europeo deve essere assolutamente dotato di una maggiore responsabilità in queste materie sensibili, affinché la politica che ha come suo obiettivo principale la garanzia della sicurezza dei cittadini europei abbia una piena legittimazione.

Con questa relazione abbiamo voluto porre in evidenza i seguenti punti. In primo luogo, la strategia europea di sicurezza e la politica di sicurezza e di difesa comune sono primariamente al servizio dei cittadini europei, al fine di garantirne e migliorarne la sicurezza. Questa ambizione politica non è evanescente, non è una questione di facciata. Corrisponde alla necessità del continente di lottare per garantire la propria sicurezza, ma anche per contribuire alla stabilità del mondo in cui viviamo, per affrontare le crisi e le minacce che insorgono nel nostro ambiente. Oltre ai conflitti armati di stampo tradizionale che scoppiano nelle nostre immediate vicinanze, l’Europa deve essere in grado di affermare i propri interessi e di difenderli dinanzi alle nuove minacce – e mi riferisco in particolare alla pirateria e alla criminalità cibernetica.

Abbiamo altresì ritenuto importante sottolineare quanto fosse unico il valore aggiunto dell’Europa nella gestione delle crisi grazie alle soluzioni che vengono avanzate e grazie all’equilibrio che essa raggiunge tra dimensione civile e dimensione militare in tutte le operazioni. Inoltre, a questo proposito, respingo le critiche che alcuni potrebbero avanzare contro la politica comunitaria di sicurezza e di difesa, sostenendo che essa si fonda sulla militarizzazione. Credo sinceramente nella natura complementare degli strumenti civili e militari che l’Unione possiede. La recente crisi a Haiti, dove è stata organizzata una missione – e credo che voi stessi siate stati testimoni dell’efficace cooperazione offerta –, ha messo in luce la necessità di collegare le nostre risorse militari con le risorse civili in modo da poter affrontare le catastrofi naturali e le crisi gravi.

Attendevamo con interesse proprio la valutazione di queste operazioni per sottolinearne quelli che, a nostro giudizio, sono i punti di forza, ma anche i punti deboli – che vanno riconosciuti in modo da ovviarvi. Vogliamo altresì mettere in luce diversi ambiti di importanza strategica per la sicurezza dell’Unione. Incoraggiamo inoltre il Consiglio e la Commissione a imprimere un’accelerazione all’attuazione delle strategie globali, in particolare per il Corno d’Africa e per la regione dell’Afghanistan e del Pakistan.

Per quanto attiene alle capacità – sia civili che militari – esse giocano un ruolo essenziale per la credibilità della nostra politica. La sfida consiste infatti nel migliorare la reattività dell’Unione. Dobbiamo mobilitare più rapidamente e più efficacemente le risorse materiali e il personale competente che gli Stati membri hanno a disposizione. Al contempo, dobbiamo però riuscire a dotarci dei programmi di equipaggiamento in linea con le esigenze previste grazie a un comparto efficiente di sicurezza e di difesa, atto a integrare le conoscenze tecnologiche più avanzate e tenendo altresì conto dei centinaia di migliaia di posti di lavoro in Europa.

L’Europa dell’industria e della difesa ha cominciato a organizzarsi sul piano continentale attraverso il pacchetto sulla difesa. I temi che attengono alla cooperazione industriale e commerciale con i paesi terzi vanno affrontati rapidamente, soprattutto a fronte dei problemi con cui le industrie europee si sono scontrate, ad esempio, sull’accesso al mercato statunitense.

Questa è una sintesi, una sintesi inevitabilmente breve, delle priorità che figurano nella relazione e che corrispondono a tutte le sfide che devono essere affrontate. Il Parlamento è pronto a svolgere appieno il proprio ruolo in maniera positiva e costruttiva al fine di realizzare questa ambizione comune. Inoltre, colgo questa opportunità per ringraziare tutti i gruppi politici che hanno lavorato intensamente per arricchire la relazione. Abbiamo cooperato molto bene insieme per mantenere un livello elevato di ambizione, tenendo conto ovviamente anche delle caratteristiche di ciascun gruppo.

Desidero inoltre cogliere questa opportunità, Alto Rappresentante Ashton, per discutere con lei della non-proliferazione nucleare. Alla vigilia della conferenza di revisione del trattato di non-proliferazione, indetta a maggio, il Parlamento europeo intende rivedere con lei l’impegno dell’Unione in tema di lotta contro la proliferazione, controllo sugli armamenti e disarmo. E’ questo il significato delle interrogazioni orali che le sono state rivolte e a cui risponderà tra poco.

Nel contesto internazionale si fanno strada nuove possibilità alla vigilia della conferenza di revisione. In primo luogo, il presidente Obama ha risolutamente affermato di volere un mondo senza armi nucleari e si è impegnato a perseguire attivamente la ratifica del trattato sull’interdizione totale degli esperimenti nucleari da parte degli Stati Uniti. In secondo luogo, sembrano procedere positivamente i negoziati sul nuovo accordo con la Russia atto a sostituire l’accordo START. Infine, a breve si apriranno i negoziati sul nuovo trattato sul disarmo che vieterà la produzione di materiale fissile da impiegare per le armi nucleari.

Per quanto riguarda la riduzione degli arsenali nucleari, bisogna prioritariamente ridurre i due principali arsenali, ovverosia quello russo e quello statunitense, che si stima rappresentino quasi il 95 per cento di tutte le armi nucleari del pianeta. In proposito, ci rallegriamo per l’impegno assunto dal presidente Medvedev e dal presidente Obama per la conclusione di un nuovo accordo di riduzione nel prossimo futuro. In tale contesto, l’Unione come prevede di sostenere questi sforzi e come prevede di cooperare con gli Stati Uniti e con la Russia?

L’Unione europea deve inoltre prepararsi ad affrontare le sfide poste dal regime di non-proliferazione nucleare, più specificatamente in relazione alle due crisi principali in questo ambito che vedono coinvolti l’Iran e la Corea del Nord, paesi che rimangono le principali minacce alla sicurezza internazionale. L’Unione continuerà a impegnarsi in maniera fattiva e piena per risolvere queste crisi, soprattutto in relazione all’Iran? Ci aspettiamo un vostro orientamento su questo tema fondamentale, Alto Rappresentante Ashton. Inoltre, l’Unione deve contribuire alla promozione della cooperazione sull’uso pacifico dell’energia nucleare e lei sa che questa è una sfida importate. Che azioni sono state messe in atto in questo contesto? Qual è la strategia che intende seguire in questo ambito?

Infine, il Parlamento europeo vuole che l’Unione sia una forza proattiva nel corso dell’imminente conferenza di revisione del trattato di non-proliferazione nucleare. L’adozione di nuovi obiettivi e di una posizione comune calibrata da parte dell’Unione è fondamentale, se si vuole che l’Unione europea difenda la sua posizione. Qual è la posizione degli Stati membri a questo riguardo?

 
  
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  Catherine Ashton, vicepresidente della Commissione e alto rappresentante dell’Unione per la politica estera e di sicurezza. (EN) La ringrazio molto, signor Presidente. Sono molto lieta di esser al vostro cospetto per discutere dei grandi temi che figurano nell’agenda internazionale dell’Europa.

Innanzi tutto desidero ringraziare gli onorevoli Albertini e Danjean per le eccellenti relazioni. Avete indicato tutte le sfide che dobbiamo affrontare, specificandone l’entità e l’urgenza.

Le questioni da discutere vanno dal rafforzamento dello stato di diritto nel Kosovo fino alla cooperazione con i paesi emergenti per condividere la responsabilità della governance globale, dalla promozione della pace nel Medio Oriente – e mi unisco alla condanna espressa dal vicepresidente Biden sulla decisione di costruire 1 600 nuove abitazioni a Gerusalemme Est – fino agli aiuti per i sopravvissuti del terremoto a Haiti, dove mi sono recata la settimana scorsa, dai problemi della proliferazione nucleare, come l’Iran, fino alla ricerca di una risposta efficace alle “nuove” sfide, come l’energia, il cambiamento climatico e la sicurezza cibernetica.

L’Europa sta attraversando una fase dedicata alla costruzione di qualcosa di nuovo, che esige un piccolo cambiamento di mentalità e in cui le istituzioni devono trovare un posto nuovo. E’ una fase confusa e complicata, ma anche entusiasmante, poiché è impossibile negarne la grande importanza. Adesso infatti abbiamo la possibilità di realizzare un’istanza che molti in Europa – e molti in quest’Aula – avanzano da tempo: una politica estera europea più forte e più credibile.

Ovviamente il servizio europeo per l’azione esterna è destinato a svolgere un ruolo fondamentale in questo ambito. Dobbiamo creare un sistema forte, atto a consentirci di affrontare i problemi di oggi e i problemi di domani.

Da anni cerchiamo di definire e di attuare strategie complessive, ma le strutture e i sistemi che avevamo ci creavano delle difficoltà. Con il trattato di Lisbona e il servizio per l’azione esterna dovremmo essere in grado di realizzare le nostre ambizioni.

Al cuore di tutto si colloca una semplice verità: per salvaguardare i nostri interessi e per promuovere i nostri valori, dobbiamo impegnarci sul fronte internazionale. Non si può sperare di essere un’isola di stabilità e di prosperità in un mare di insicurezza e di ingiustizia.

Il nostro mondo è, per così dire, fluttuante. Per impegnarci effettivamente, dobbiamo prima definirne i contorni. Personalmente, sono due le caratteristiche che più mi colpiscono nel mondo di oggi. Una è la profonda interdipendenza sul versante politico, economico e della sicurezza: le tecnologie, le idee, le malattie, il denaro – tutto si muove. Siamo connessi con modalità sinora sconosciute. La seconda è che il potere si sta spostando, sia in seno ai sistemi politici – a grandi linee dai governi ai mercati, ai media e alle ONG – e tra sistemi politici – a grandi linee dal vecchio “Occidente” verso est e verso sud. Entrambi i movimenti sono frutto della globalizzazione, che non è solo un fenomeno economico ma anche politico sia nelle sue manifestazioni che ovviamente nelle sue conseguenze.

Si pensi, ad esempio, all’ascesa della Cina e degli altri principali attori politici o all’impatto politico della crisi finanziaria. I debiti sono in occidente, mentre le eccedenze si trovano a est. La redistribuzione del potere finanziario si fa sentire anche nei nostri dibattiti politici. Oppure basta pensare al cambiamento climatico, che non è solamente un problema ambientale, ma è anche un problema che attiene alla sicurezza e ha implicazioni geopolitiche.

Ci troviamo quindi a dover affrontare problemi complessi in un nuovo scenario geopolitico. Dobbiamo adattarci. Non è il momento di inserire il pilota automatico o di rimanere arroccati sulle consuetudini nazionali. Ora bisogna essere dinamici e ambizioni.

Citerò alcune cifre per illustravi questo punto. L’Europa rappresenta il 7 per cento della popolazione mondiale e, in termini demografici, registra un calo del 25 per cento rispetto a un secolo fa. Negli ultimi sessant’anni la nostra percentuale di PIL è passata dal 28 al 21 per cento, mentre le economie di Cina, India e di altri paesi corrono a un ritmo del 10 per cento su base annua.

L’influenza economica si traduce in ascendente politico e in capacità di affermazione. E’ palpabile ovunque: dai negoziati sul cambiamento climatico all’Iran, ai grandi accordi sull’energia in Africa o in Asia centrale. Se ci uniamo, riusciremo a salvaguardare i nostri interessi. Altrimenti saranno gli altri a prendere le decisioni al posto nostro. E’ semplice, davvero semplice.

La mia preferenza è chiara. Dobbiamo rispondere come europei. Innanzi tutto dobbiamo rimanere uniti, perché l’unità costituisce un presupposto per esercitare influenza. In secondo luogo, dobbiamo agire, poiché la risposta a un problema non può essere un documento o una riunione. Se si vogliono risultati, bisogna agire e talvolta bisogna assumersi dei rischi. A dire il vero, però, in Europa c’è la tendenza a dare precedenza alla procedura invece che ai risultati. In terzo luogo, bisogna avere dei principi ed essere al contempo creativi, perché servono entrambi questi elementi: bisogna essere fermi nella difesa dei nostri valori e bisogna essere creativi per forgiare soluzioni ad hoc per problemi complessi.

La relazione dell’onorevole Albertini giustamente enfatizza che è necessario “un nuovo approccio […] se l’UE vuole agire collettivamente e affrontare le sfide globali in modo democratico coerente, pertinente ed efficace”. Da questo quadro generale emergono diversi obiettivi fondamentali: prima di tutto bisogna garantire una maggiore stabilità e sicurezza nelle regioni limitrofe, promuovendo le riforme politiche ed economiche. Si tratta di un elemento importante in sé per ragioni ovvie, ma una credibilità internazionale più ampia dipende anche dal contributo che viene dato per favorire il benessere dei paesi limitrofi.

In secondo luogo, dobbiamo affrontare le sfide globali alla sicurezza, le sfide del nostro tempo. A tale scopo occorrono strategie complessive, organizzazioni internazionali forti e la garanzia dello stato di diritto sia all’interno dei paesi che tra di essi.

In terzo luogo, dobbiamo costruire una rete di relazioni strategiche con paesi e organizzazioni fondamentali, poiché i problemi che dobbiamo affrontare non possono essere risolti da un unico attore.

Oltre a tutto questo bisogna creare il servizio europeo per l’azione esterna – come mezzo per conseguire gli altri tre obiettivi e per onorare la promessa contenuta nel trattato di Lisbona.

Sono queste le funzioni principali cui mi sono dedicata dal mio insediamento. Prima mi sono recata a Washington e poi a New York in modo da impostare debitamente relazioni importanti con gli Stati Uniti e con l’ONU. Da allora sono stata a Mosca, a Kiev, nei Balcani e a Haiti. La prossima settimana sarò in Medio Oriente e poi ancora a New York alla fine del mese. In questo periodo ho presieduto per tre volte il Consiglio “Affari esteri”, ho partecipato al Consiglio europeo informale e ho incontrato il collegio dei Commissari. Ho lavorato intensamente per creare il necessario consenso interno, visitando varie capitali dell’UE: Berlino, Parigi, Londra, Vienna e Lubiana. Naturalmente ho dedicato molto tempo alla creazione del servizio per l’azione esterna, un lavoro che proseguirà nelle settimane a venire, anche con questo consesso.

Anche per tale motivo, in ragione degli interessi dell’Assemblea, ho garantito la partecipazione del Parlamento europeo nel gruppo di pilotaggio che ho creato. Ne discuterò anche questo pomeriggio nella Conferenza dei presidenti. Quando prenderò parte alla riunione della commissione per gli affari esteri, prevista per il 23 marzo, avremo la possibilità di discuterne approfonditamente in presenza di tutte le commissioni competenti.

Quando si crea qualcosa di nuovo, c’è sempre resistenza. Alcuni preferiscono minimizzare le perdite percepite invece di massimizzare le conquiste collettive. Io la vedo diversamente e spero che anche il Parlamento faccia altrettanto.

Siamo dinanzi a un’occasione che si presenta una volta ogni generazione e che ci consente di creare qualcosa di nuovo, qualcosa che finalmente riunisce gli strumenti del nostro impegno a sostegno di una strategia politica unica. E’ una grande opportunità per l’Europa. Non dobbiamo ridimensionare le nostre ambizioni, dobbiamo invece dotarci dei mezzi per realizzarle. Bisogna gettare uno sguardo all’insieme, bisogna essere creativi e assumersi una responsabilità collettiva. Se ci riusciremo – e dobbiamo riuscirci – allora riusciremo a plasmare una politica estera europea per il XXI secolo con un servizio esterno concepito appositamente per metterla in atto: un servizio attraverso cui si possano mobilitare tutte le nostre leve di influenza – strumenti politici, economici, di sviluppo e di gestione delle crisi – in maniera coordinata. Un servizio che rappresenti l’Unione europea anche sul piano geografico e di genere. Credo sia l’unico modo accettabile per andare avanti.

Ora vi spiegherò cosa intendo per “approccio complessivo”, citando un paio di esempi.

Vediamo il caso dei Balcani occidentali – e sono lieta di aver visitato la regione recentemente. In un certo senso, i Balcani sono la culla della politica estera dell’UE. Qui più che altrove non possiamo permetterci di fallire. Dal canto mio, mi prefiggo di stabilire buone relazioni in ambito operativo con i leader politici, desidero impegnarmi con la società civile sul significato dell’appartenenza all’Europa e intendo garantire il coordinamento tra i diversi attori comunitari impiegati in loco. Ho potuto constatare che la regione sta compiendo progressi, anche se sono disomogenei e incompleti. La prospettiva europea rimane il quadro generale – sia come nostro obiettivo che come incentivo principale della riforma. Come ho sottolineato in più occasioni, i progressi compiuti nel percorso verso l’Unione europea dipendono dall’impegno profuso in tema di riforme sul fronte interno. Per quanto concerne i diritti umani, invece, si gioca tutto sullo stato di diritto e sulla cooperazione regionale.

Sosteniamo la nostra strategia con gli strumenti di politica estera di cui disponiamo. In Kosovo abbiamo dislocato la nostra più grande missione civile ed è un successo. In Bosnia abbiamo apportato alcune correzioni ad ALTHEA, visto che la situazione si è stabilizzata, e abbiamo elaborato un programma di formazione. Stiamo promuovendo al massimo il messaggio europeo alla vigilia delle elezioni indette per ottobre. In tutta la regione stiamo compiendo progressi sulla liberalizzazione dei visti e sui contatti diretti tra persone.

Pertanto la nostra strategia nei Balcani procede come previsto: è strategica in termini di obiettivi, comprende aspetti diversi negli strumenti e si adatta ai casi concreti nell’attuazione.

Il secondo esempio è il Corno d’Africa. In questo caso balza all’occhio l’interconnessione tra fragilità dello Stato, povertà, competizione per le risorse, come l’acqua, pirateria, terrorismo e criminalità organizzata. L’unica risposta possibile deve essere globale, il che è esattamente quello che stiamo facendo. L’operazione navale Atalanta ormai è ampiamente riconosciuta come un successo. Il prossimo passo sarà quello di sviluppare ulteriormente le opzioni per il trasferimento dei presunti pirati affinché siano perseguiti giudizialmente nella regione. Stiamo aggiungendo una missione di formazione per il governo federale transitorio in Somalia, che sarà dispiegata probabilmente in primavera. Attraverso lo strumento di stabilità, stiamo inoltre finanziando misure di sostegno per costruire capacità, formare le autorità marittime e per perseguire un lavoro di sviluppo a lungo termine in Yemen e in Somalia in tema di povertà, alfabetizzazione e sanità.

Il nostro impegno in Georgia è improntato allo stesso spirito. Quando il conflitto congelato è sfociato in scontro aperto nell’agosto 2008, abbiamo reagito immediatamente. Abbiamo preso l’iniziativa a livello internazionale, abbiamo negoziato una tregua e abbiamo dispiegato una grande missione di monitoraggio in tempi record. Da allora siamo attivi con tutto lo spettro dei mezzi comunitari e della PSDC per impedire che divampi nuovamente la violenza e per promuovere la stabilità in Georgia e nella regione.

Con l’ONU e l’OSCE abbiamo guidato i colloqui di Ginevra, l’unica sede in cui si sono incontrate tutte le parti interessate. Abbiamo ospitato una conferenza dei donatori per la ricostruzione e il sostegno economico in Georgia e abbiamo incluso il paese – insieme ad Armenia e Azerbaijan – nella politica europea di vicinato. Continuiamo a promuovere le riforme e a rafforzare le relazioni. Stiamo lavorando in tema di scambi e di liberalizzazione dei visti e sosteniamo le misure atte a creare fiducia affinché si ricostruiscano i legami con le ex repubbliche sovietiche.

Bisogna lavorare ancora in Georgia, e abbiamo un’agenda molto densa per gli incontri con la Russia, come testimonia l’incontro avvenuto solo dieci giorni fa con il ministro degli Esteri russo, Sergey Lavrov. In questo caso abbiamo dimostrato cosa può fare l’Unione quando mobilitiamo appieno le risorse di cui disponiamo. Le persone che si sono impegnate in quelle settimane incredibilmente frenetiche hanno affermato che quanto abbiamo fatto è stato assolutamente eccezionale. Pertanto abbiamo bisogno di strutture più forti, di una maggiore flessibilità e di una preparazione maggiore, se vogliamo che la Georgia spiani la strada alla nostra azione in futuro.

Ora passerò alla politica di sicurezza e di difesa comune. Convengo con le linee generali contenute nella relazione Danjean sull’importanza delle nostre missioni. Infatti vengono salvate vite umane, si crea lo spazio per politiche che funzionano e che consentono all’Europa di avvalersi di tutti i suoi strumenti di potere per assolvere alle proprie responsabilità.

Trovo impressionante la strada che abbiamo percorso negli ultimi dieci anni; più di 700 000 uomini e donne sono stati dispiegati in oltre 20 missioni. Gestiamo le crisi secondo modalità europee con un approccio complessivo a sostegno del diritto e degli accordi internazionali e di stretto concerto con i nostri principali partner. Lavoriamo bene con la NATO in Bosnia Erzegovina e lungo la costa somala. In Kosovo e in Afghanistan la collaborazione è più difficile a causa di problemi di natura politica. Dobbiamo superarli e infatti sto lavorando con il Segretario generale della NATO per migliorare le relazioni tra UE e NATO in settori pratici e per creare un clima positivo. Ora vedremo come si svilupperanno le nostre relazioni su un piano pragmatico. Anche le Nazioni Unite sono un partner fondamentale. Vi sono molti esempi di cooperazione tra UE e ONU sul campo – nella Repubblica democratica del Congo, nel Ciad e anche in Kosovo. Negli ultimi tempi abbiamo avuto modo di conoscerci meglio, ma possiamo e dobbiamo rafforzare questo legame, concentrandoci in settori quali la pianificazione e la condivisione delle migliori prassi.

Nella relazione Danjean e in linea più generale ci si chiede se sia il momento giusto per l’UE di dotarsi di sedi permanenti proprie per le operazioni. E’ una questione seria che richiede un dibattito approfondito. Nessuno mette in discussione il fatto che siano necessarie delle sedi per programmare e per condurre operazioni militari. Ci si chiede invece se il sistema attuale, basato su SHAPE o sulle sedi nazionali, costituisca la modalità più efficiente o se esiste un’alternativa migliore.

Spesso ci troviamo a parlarne, focalizzandoci sulle strutture. Credo però che prima si debba compiere un’analisi delle funzioni che dobbiamo espletare. A mio parere, sono tre le funzioni principali da usare come riferimento per prendere ulteriori decisioni: in primo luogo la capacità di pianificare e di condurre operazioni militari, compresa la pianificazione avanzata, e la capacità di reazione rapida in caso di necessità; in secondo luogo la capacità di sviluppare un coordinamento civile-militare in maniera più strutturata per massimizzare la nostra capacità; e in terzo luogo la capacità di stabilire collegamenti con altri, ottimizzare il coordinamento complessivo e con la cosiddetta “comunità internazionale”. Se usiamo questa analisi come punto di partenza per le nostre discussioni, dovremmo essere in grado di trovare il necessario terreno comune per continuare nella determinazione delle nostre necessità.

La relazione chiede altresì l’istituzione di un Consiglio “Difesa”. E’ un’idea che circola da qualche tempo. Nella prossima riunione prevista per aprile si seguirà la prassi consueta, ma all’incontro informale dei ministri della Difesa è emerso un consenso sulle proposte che avevo avanzato di tenere il Consiglio “Affari esteri” con i ministri della Difesa. In questo modo, i ministri della Difesa si riunirebbero e potrebbero decidere, ad esempio, sullo sviluppo di capacità.

Il mio ultimo punto riguarda la proposta sulla forza di protezione civile. Propongo di cominciare dall’insegnamento che stiamo ancora traendo da Haiti. Poi bisogna applicare lo spirito di Lisbona e vedere che opzioni abbiamo per mobilitare le risorse degli Stati membri insieme agli strumenti comunitari a sostegno dell’ONU, dell’OCHA o per agire come Unione europea. Dobbiamo puntare a massimizzare le sinergie, evitando spaccature profonde o artificiali sulle modalità di gestione delle crisi interne ed esterne all’UE.

Infine, desidero passare alla questione della non-proliferazione nucleare, vista l’interrogazione orale che è stata presentata. Parlerò brevemente dei due argomenti più significativi: il primo è la conferenza di revisione del trattato di non-proliferazione nucleare prevista a maggio a New York. Vi parteciperò con l’obiettivo di garantire un esito positivo. Non dobbiamo sbagliarci: tutto il sistema basato sul trattato di non-proliferazione con l’NPT come colonna portante subisce pressioni crescenti. Per reagire, dobbiamo essere pronti a rendere il nostro contributo: sull’accesso agli usi pacifici dell’energia nucleare, in particolare per i paesi in via di sviluppo, evitando i rischi di proliferazione; a tale scopo bisogna quindi affrontare l’approccio al ciclo di energia nucleare – credo che siano 84 i paesi che hanno beneficiato dei programmi di assistenza comunitari; compiendo progressi sul fronte del disarmo nucleare – politicamente è fondamentale per creare un’atmosfera costruttiva. Bisogna poi affrontare le crisi regionali connesse alla proliferazione, in particolare con l’Iran, che potenzialmente potrebbe pregiudicare la conferenza.

Come sapete, l’UE sta guidando le azioni volte ad individuare soluzioni diplomatiche. Sosteniamo pienamente il processo del Consiglio di sicurezza su ulteriori misure restrittive se – come oggi sembra essere il caso – l’Iran continuasse ad ignorare i propri obblighi.

In secondo luogo c’è il vertice sulla sicurezza nucleare indetto dal presidente Obama. Condividiamo l’obiettivo del vertice che punta a rafforzare la sicurezza dei materiali nucleari per impedire ai terroristi di averne accesso. L’UE sostiene l’IAEA dal 2004 per assistere in paesi in questo ambito e continueremo in questo senso.

Infine, consentitemi di ritornare da dove avevo cominciato. La richiesta di un impegno europeo globale è enorme. Dobbiamo assicurarci che l’offerta sia in linea con la domanda. Il trattato di Lisbona ci offre questa possibilità. Dobbiamo agire in conformità con la lettera e con lo spirito del trattato, ricordando il motivo per cui i leader europei originariamente l’hanno negoziato. La ragione era chiara: volevano creare una politica estera più forte, più assertiva e più sostanziale al servizio dei cittadini dell’Unione europea. So che molti in quest’Aula condividono questo obiettivo e conto sul vostro sostegno affinché si realizzi.

 
  
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  Nadezhda Neynsky, relatore per parere della commissione per i bilanci. (EN) Mi congratulo con l’alto rappresentante Ashton per il suo incoraggiante intervento.

Al contempo, in qualità di relatrice per parere della commissione per i bilanci sulla PSDC, mi preme altresì sottolineare che l’alto rappresentante deve assolutamente compiere un esame delle operazioni passate e presenti come pure delle missioni civili della PSDC per identificare i punti di forza e i punti deboli. In questo modo, l’Unione europea sarà meglio in grado di garantire la sicurezza, accrescere la propria autonomia e soprattutto fare un uso più oculato del bilancio destinato a questo scopo, che purtroppo continua a essere insufficiente.

 
  
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  Ioannis Kasoulides, a nome del gruppo PPE. (EN) Signor Presidente, fa paura pensare che un dispositivo nucleare, di piccole dimensioni, ma potenzialmente letale per milioni di persone, possa cadere nelle mani dei terroristi. Alcuni anni fa potevano affermare che sarebbe stato assai improbabile. Oggi non è più così.

Paesi come Iran e Corea del Nord sono in procinto di acquisire la capacità di produrre armi nucleari o ne dispongono già. Uno scienziato pachistano avrebbe venduto il know-how all’Iran, mentre la Corea del Nord avrebbe scambiato materiale nucleare. Nessuno è contrario al fatto che l’Iran produca energia nucleare a scopi pacifici, ma la pazienza si esaurirà prima o poi, se l’Iran continuerà a temporeggiare nel dialogo con i 5+1 che noi sosteniamo.

L’approccio a due binari e la preparazione di sanzioni intelligenti mirate da parte del Consiglio di sicurezza dell’ONU sono elementi praticamente certi. La proliferazione nucleare è a un punto critico e infatti personalità del calibro di Henry Kissinger affermano che solo muovendoci verso l’interdizione totale riusciremo a garantire la non-proliferazione e la sicurezza globale.

Pertanto siamo favore del trattato internazionale per l’eliminazione progressiva delle armi nucleari, vogliamo sia vietata la produzione di materiali fissile e sosteniamo il trattato globale sull’interdizione totale degli esperimenti nucleari, la riduzione delle testate nucleari, START, ecc. Vogliamo che tutte le materie che attengono al combustibile nucleare rientrino nelle competente dell’IAEA e vogliamo che il mandato di questa Agenzia sia rafforzato insieme ai suoi poteri di verifica.

 
  
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  Adrian Severin, a nome del gruppo S&D. (EN) Signor Presidente, spero converrete che occorre una politica estera proattiva improntata a obiettivi comuni europei e basata sui nostri valori comuni. Questa politica deve riconoscere l’indivisibilità della sicurezza in un mondo globalizzato come fonte di solidarietà di interessi sia all’interno che al di fuori dell’Unione europea.

Siffatta politica richiede e presuppone un adeguato strumento istituzionale. Pertanto le priorità sono chiare e sono lieto di constatare che le priorità che mi accingo a indicare sono le stesse che ha menzionato l’alto rappresentante Ashton. Un servizio per l’azione esterna efficiente, una politica di vicinato vibrante, una politica sull’allargamento visionaria, partenariati ben strutturati con gli attori strategici, sia quelli tradizionali che quelli emergenti, una strategia efficace per affrontare le sfide globali, ovverosia la sicurezza energetica, la non-proliferazione nucleare, l’immigrazione, la criminalità organizzata transnazionale, l’espressione transnazionale di povertà, i conflitti culturali e via discorrendo.

Per quanto concerne il servizio per l’azione esterna, ci serve un’istituzione che ottemperi non solo al principio di responsabilità politica e di bilancio, ma anche al principio di efficacia. Non dobbiamo creare un servizio atto a preservare la vecchia competizione nazionale o l’attuale struttura burocratica. La doppia testa delle azioni esterne europee deve essere presente sempre, garantendo così unità del servizio e coerenza nelle sue attività.

In quanto alla politica esterna di vicinato, occorre un approccio che non escluda la Russia e la Turchia. In relazione al Mar Nero dobbiamo passare dalla sinergia alla strategia. In tema di conflitti congelati sono necessarie iniziative regionali e meccanismi di cooperazione regionale e di sicurezza con garanzie internazionali.

Per quanto attiene alla sicurezza globale, abbiamo bisogno di un nuovo assetto che rispecchi le realtà dell’ordine bipolare. Dobbiamo promuovere i nostri valori nel mondo, ma in maniera laica, non come se fossimo nuovi crociati.

Credo che queste, insieme a molte altre, siano le priorità che vanno a definire un compito sovraumano. Dobbiamo quindi lavorare insieme – Parlamento, Commissione e Consiglio – per adempiervi.

 
  
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  Annemie Neyts-Uyttebroeck, a nome del gruppo ALDE. (NL) Signor Presidente, Alto Rappresentante/Vicepresidente della Commissione, onorevoli colleghi, prima di tutto desidero porgere il benvenuto all’alto rappresentante Ashton, spero vivamente che il suo bellissimo e vibrante intervento di oggi segni la fine di un periodo particolarmente difficile per tutti noi, che è cominciato a novembre, al termine del mandato della Commissione. Se possiamo convenire su una cosa, è proprio questa: non possiamo davvero permetterci lunghi periodi di tentennamenti. Dalla fine di novembre fino a poco tempo fa sembrava – e mi dispiace doverlo dire – che l’UE fosse scomparsa dalla faccia della terra o che fosse molto prossima a scomparire. Ripeto, non possiamo permetterci che siffatta situazione possa accadere di nuovo. Abbiamo però assistito anche a una serie di eventi che sembrano destinati a ripetersi: le catastrofi naturali che ciclicamente si ripresentano, gli orribili attentati che si susseguono, il fatto che alcuni governi nel Medio Oriente, benché siano democratici, hanno comunque preso delle decisioni che hanno seriamente pregiudicato il processo di pace, o quel poco che ne rimane. Pertanto abbiamo bisogno di un alto rappresentante/vicepresidente della Commissione che sia in grado di essere presente sul posto e non solo nei centri decisionali europei, ma anche nelle varie sedi in giro per il mondo. Sia lei che noi abbiamo sempre saputo che il suo compito è immane. La ammiro, poiché se l’è assunto. Noi avevamo promesso di sostenerla. Siamo lieti che oggi sia intervenuta in questo consesso e siamo lieti per la posizione decisa che ha assunto in merito al servizio per l’azione esterna, di cui tutti abbiamo disperatamente bisogno. Se qualcuno ha ancora la volontà di porre fine alla lotta di potere – in cui una parte combatte con i guanti e l’altra senza – allora sono certa che, se lavoreremo insieme, riusciremo a prepararci bene per il futuro. Grazie per l’attenzione.

 
  
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  Franziska Katharina Brantner, a nome del gruppo Verts/ALE. (DE) Signor Presidente, Alto Rappresentante Ashton, onorevoli colleghi, Baronessa Ashton, abbiamo ascoltato attentamente il suo discorso. Purtroppo dobbiamo rilevare che probabilmente ci toccherà aspettare ancora affinché lei elabori dei piani su progetti specifici per il futuro in conformità con i principi che ci ha enunciato, e che in effetti sosteniamo.

Desidero esprimere alcune considerazioni sul servizio per l’azione esterna, su cui però mi aspettavo veramente di sentire qualcosa di molto più tangibile da lei. Lei ha ripetutamente affermato che il valore chiave è la coerenza, è questa la parola d’ordine. In molti casi infatti servono piani e programmi congiunti del servizio per l’azione esterna e della Commissione. I sostenitori della devoluzione di numerose aree politiche alla Commissione o al segretariato del Consiglio però dovrebbero essere sinceri e ammettere che in realtà difendono lo status quo, il sistema previsto dal trattato di Nizza.

Per noi un primo punto importante riguarda la maggioranza che potremmo raggiungere su tutte le questioni che afferiscono alla protezione civile, alla gestione civile delle crisi e alla ricostruzione. A nostro parere, sono importanti tutti quei fattori che rientrano nelle attività di peace-building, ovverosia la prevenzione dei conflitti, i sistemi di allerta precoce, la mediazione nei conflitti, la riconciliazione e la stabilizzazione a breve-medio termine. Serve un’unità organizzativa adatta a tale scopo e quindi proponiamo la creazione di un “dipartimento di gestione delle crisi e per la costruzione della pace”. Le chiedo quindi di adoperarsi nell’ambito della sua posizione per la creazione di questo dipartimento. Mi preme altresì enfatizzare che sosteniamo sia il bilancio per la politica estera e di sicurezza comune (PSDC) che lo strumento per la stabilità che viene incorporato nel servizio per l’azione esterna, anche se non ne fa parte ed è subordinato alla Direzione per la gestione e per la pianificazione delle crisi (CMMPD), ritenendo che debba essere creata una nuova struttura che spero lei vorrà istituire. Vorrei quindi sapere qual è la sua posizione al riguardo.

Un secondo punto che per noi è importante è la connessione tra i tradizionali settori di politica estera e le nuove aree, come la politica energetica, la politica climatica, la giustizia e gli affari interni. Che strutture pensa di allestire per conferire al servizio per l’azione esterna un accesso sistematico a queste sfere di politica globale dell’UE e degli Stati membri?

C’è ancora un punto che per noi è importante: il servizio deve essere moderno e deve avere una politica calibrata in tema di organico. Questa settimana festeggiamo l’8 marzo. Chiaramente riteniamo che i diritti della donna debbano essere fermamente ancorati a questo servizio e che le donne debbano prendervi parte. Baronessa Ashton, un gruppo di deputate le ha scritto per chiederle di garantire siffatta partecipazione sin dall’inizio. Le risoluzioni ONU n. 1325 e 1820 inoltre devono essere attuate nelle strutture istituzionali del servizio. Pertanto, anche in questo caso le chiedo: quali sono i suoi piani a questo proposito?

Come ho detto, lei ha il nostro sostegno per la costituzione di un servizio per l’azione esterna forte. Attendo con ansia le sue risposte.

 
  
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  Charles Tannock, a nome del gruppo ECR. (EN) Signor Presidente, il trattato di Lisbona ora è una realtà politica nell’ordine internazionale, anche se non ha una legittimità democratica condivisa, poiché alla maggioranza dei cittadini europei, compresi quelli britannici, è stata negata la possibilità di esprimersi mediante una consultazione referendaria. Ad ogni modo, il gruppo ECR e i conservatori britannici si sono impegnati a mantenere un coinvolgimento positivo e a muoversi all’interno del nuovo quadro istituzionale.

Vorremmo che gli Stati membri e la Commissione assumessero un approccio analogo. Per come la vedo, trovo assolutamente ironico che il primo grande sviluppo istituzionale dettato da Lisbona, ossia la creazione del servizio europeo per l’azione esterna, minacci di far ripiombare l’UE nell’introspezione e nei battibecchi cui Lisbona teoricamente avrebbe dovuto mettere fine. Senz’altro la creazione del servizio per l’azione esterna sarà soggetto a dibattito e si dovrà giungere a un consenso sugli incarichi, sui mandati e sulla valutazione, ma gli elementi di politica estera in relazione alla PSDC devono rimanere fermamente ancorati in seno al Consiglio.

Occorre però anche una leadership forte, che teoricamente è prevista dal trattato di Lisbona, per poter forgiare una visione a lungo termine della diplomazia dell’Europa nel mondo. Guardiamo a lei, Alto Rappresentante Ashton, affinché prenda l’iniziativa e affermi l’autorità e la leadership che le vengono conferite dal trattato, facendo da paciere, se necessario, in modo da assicurare dei progressi. Noi la sosterremo nelle azioni che metterà in atto, se dimostrerà di essere all’altezza di questa sfida mastodontica.

L’Unione europea ha avuto molti anni per pensare a questo servizio, quindi tutta questa confusione e le esitazioni cui attualmente stiamo assistendo non depongono a favore delle ambizioni dell’UE di svolgere un ruolo globale in politica estera attraverso la PSDC.

Vi sono inoltre aspetti di carattere più generale. La relazione Albertini, che sostengo fermamente, definisce le priorità della politica estera dell’Unione e giustamente sostiene le aspirazioni di adesione dei paesi dei Balcani occidentali, in particolare della Croazia, della Macedonia e del Montenegro, di cui sono relatore.

Si cita inoltre l’alleanza transatlantica e la NATO, che, a mio giudizio, sono le colonne portanti della politica estera di sicurezza dell’UE. Il documento giustamente enfatizza la responsabilità dell’Unione per la risoluzione dei conflitti congelati nelle nostre immediate vicinanze, segnatamente in Transnistria e in Nagorno-Karabakh, oltre alle buone relazioni con l’Ucraina.

Infine, si parla anche di Taiwan come partner importante per l’UE, cui deve essere consentito di partecipare attivamente e pienamente nelle organizzazioni internazionali, in ottemperanza con la politica comunitaria e con la politica della “Cina unica”.

 
  
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  Willy Meyer, a nome del gruppo GUE/NGL.(ES) Signor Presidente, Alto Rappresentante Ashton, l’onorevole Albertini già conosce i motivi per cui il mio gruppo ha presentato un parere di minoranza sulla relazione in tema di politica estera, di sicurezza e di difesa. Alto Rappresentante, abbiamo optato per questa soluzione in ragione della conclusione che abbiamo raggiunto. Nei paesi limitrofi all’Unione europea le politiche di sicurezza e di difesa non hanno più nulla a che fare con la difesa del territorio: la politica di sicurezza adesso è una proiezione della politica estera.

Riteniamo che l’obiettivo primario della politica estera debba essere il disarmo internazionale: zero armamenti e l’impiego di politiche pragmatiche atte ad affrontare le cause effettive di insicurezza nel mondo.

Le armi principali di distruzione di massa nel mondo di oggi sono la fame e la povertà. Sono queste le armi contro cui non possiamo combattere usando la forza militare. Pertanto, sulla base di tale presupposto, dobbiamo puntare a un sistema di sicurezza di transizione, atto a consentire la smilitarizzazione graduale di tutto il settore della sicurezza nel mondo. Oltretutto, non riteniamo che l’Unione debba essere legata alla NATO, poiché la strategia della NATO prevede sempre una risposta militare per tutti i tipi di insicurezza, dalla criminalità organizzata al terrorismo, fenomeni che non sono mai stati di competenza dell’azione militare.

Questa crescente militarizzazione spinge gli Stati membri a rafforzare sempre più le già potenti industrie degli armamenti e a spendere di più per le armi. Abbiamo raggiunto l’apice come civiltà e come armamenti, ancor più che nella guerra fredda, il che dovrebbe incoraggiarci ad adottare politiche pragmatiche tese a favorire la smilitarizzazione.

Né il terrorismo né la criminalità organizzata dovrebbero essere obiettivi militari. Dovrebbero essere contrastati dalla polizia, dalla magistratura internazionale, dai servizi di intelligence, affinché i criminali siano consegnati ai giudici, ma non devono essere oggetto di azioni militari.

Pertanto non condividiamo questo approccio militarista. Non vogliamo basi militari statunitensi nel territorio dell’Unione europea. Non vogliamo che si creino situazioni del genere in nessuno Stato, non vogliamo che nessuna superpotenza dispieghi forze militari nel mondo e quindi crediamo che il rispetto del diritto internazionale sia molto importante. Non vogliamo che sia riconosciuto il Kosovo – non devono essere riconosciuti gli Stati che usano la forza al di fuori del diritto internazionale – perché crediamo nel diritto internazionale e quindi crediamo che nella relazione debba figurare anche il processo di decolonizzazione del Sahara occidentale. Ovviamente chiediamo anche il ritiro dell’esercito dall’Afghanistan, che per stessa ammissione della NATO, settimana dopo settimana, causa vittime tra civili innocenti. Per tali ragioni non crediamo che debba essere imboccata la strada della militarizzazione.

 
  
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  Fiorello Provera, a nome del gruppo EFD. – Signor Presidente, onorevoli colleghi, signora Ashton, nell'ambito della relazione del presidente Albertini, che è davvero eccellente, c'è un passaggio che mi sembra politicamente importante: quello che lega il fenomeno dell'immigrazione alla politica di cooperazione con i paesi in via di sviluppo.

Non è pensabile controllare flussi migratori che hanno dimensioni enormi unicamente con provvedimenti repressivi e misure di politica interna. Neppure la distribuzione dei migranti in tutti gli Stati d'Europa potrebbe risolvere il problema, anzi, favorirebbe nuovi arrivi. Una risposta fondamentale per il controllo dei fenomeni migratori è la politica di cooperazione allo sviluppo, meglio se coordinata a livello europeo e mirata non solo al progresso economico ma anche a quello sociale e democratico. L'emigrazione deve essere una scelta e non una necessità.

Perché questa politica di cooperazione sia efficace e arrivi a chi ha veramente bisogno è indispensabile promuovere la good governance locale, senza la quale ci sarebbero inefficienza, corruzione, sperpero di risorse e povertà di risultati. Garantire la governance locale e la collaborazione dei governi è oggetto di politica estera e la cooperazione deve diventare strumento importante della politica estera europea: questo è il messaggio che affido all'Alto rappresentante Ashton in un settore, quello della cooperazione, che mi sta molto a cuore.

 
  
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  Andreas Mölzer (NI).(DE) Signor Presidente, ora stiamo pagando lo scotto per aver definito in maniera molto vaga gli obiettivi di politica estera nel trattato di Lisbona. Alto Rappresentante Ashton, probabilmente ci sarà anche presentato il conto, perché l’alto rappresentante per la politica estera e di sicurezza non ha una vera e propria esperienza in politica estera, ma è stata rifilata all’Unione come il minimo comun denominatore che gli Stati membri sono stati in grado di trovare.

Se rimarremo in silenzio su tutte le questioni importanti di politica estera, come europei, faremo la figura del branco di diplomatici, che vanno in giro in tutto il mondo a stringere mani a destra e a manca, professando corsi diversi di politica estera.

Non possiamo permetterci neanche le beghe sul servizio europeo per l’azione esterna. Questo nuovo e senz’alto importante servizio non dovrebbe e non deve essere ridotto a una sfera di attività degli eurocrati, scansando gli Stati membri.

Probabilmente è arrivato il momento di usare l’accetta per uscire dalla boscaglia e istituire il servizio europeo per l’azione esterna, facendo sentire nuovamente la voce dell’UE nel mondo esterno. Sarebbe anche ora che l’alto rappresentante agisse in maniera più sensata in queste vicende, ad esempio, istituendo l’uso di tutte e tre le lingue di lavoro dell’Unione – e quindi anche del tedesco – nel servizio europeo per l’azione esterna.

Dobbiamo sfruttare al meglio l’esperienza e le buone relazioni che i singoli Stati membri intrattengono con alcune regioni. Si pensi, ad esempio, all’esperienza storica dell’Austria nei Balcani occidentali. In questo modo, sarebbe chiaro che la sicurezza dell’Europa non viene difesa nell’Hindu Kush, ma ai confini esterni dell’UE, nei Balcani. L’Unione europea deve smetterla di agire come se fosse il braccio e il fautore della NATO e degli Stati Uniti. Il denaro europeo è certo speso meglio con FRONTEX che nei deserti dell’Afghanistan.

 
  
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  Catherine Ashton, vicepresidente della Commissione e alto rappresentante per la politica estera e di sicurezza. (EN) Signor Presidente, desidero esprimere alcuni commenti sui temi e sulle questioni che sono emerse dal dibattito.

Per rispondere all’onorevole Kasoulides, sulla riforma del trattato di non-proliferazione, è assolutamente fondamentale assicurare la riuscita di questa iniziativa. Dobbiamo prendere provvedimenti pratici: deve entrare in vigore un trattato generale sull’interdizione dei test, deve essere vietata la produzione di materiale fissile, devono essere sostenuti gli usi pacifici dell’energia nucleare in modo da individuare modalità sicure affinché sia scongiurata la proliferazione – ad esempio, mediante i contributi che rendiamo alla banca per il combustibile nucleare – e deve essere sostenuto il rafforzamento dell’IAEA. Com’è stato detto, dobbiamo adoperarci soprattutto in aree come il Medio Oriente e dobbiamo continuare a esercitare pressioni sull’Iran, affrontando i problemi che ne discendono.

Onorevole Severin, per quanto concerne le priorità del servizio per l’azione esterna che lei ha delineato, siamo esattamente sulla stessa linea d’onda. Credo sia molto importante che il servizio debba rendere conto sul piano politico e di bilancio, proprio come ha detto lei, e tale responsabilità deve avere un doppio binario. Sempre come lei ha fatto presente, è altresì essenziale definire e discutere di queste tematiche con gli altri partner principali. Mi sembra che lei abbia indicato, ad esempio, la Russia e la Turchia. Sono già stata in Russia ed ho dedicato parte del fine settimana all’incontro con il ministro degli Esteri turco: è stata una vera e propria occasione per parlare più approfonditamente delle relazioni che avremo in futuro. Pertanto sottoscrivo pienamente le priorità che lei ha citato e la ringrazio.

Onorevole Neyts-Uyttbroeck, la ringrazio per le sue gentili parole. Non credo che l’UE sia proprio sparita dalla faccia della terra. E’ stato un vuoto inevitabile, dovuto al fatto che la Commissione agiva efficacemente, ma ora è stato colmato. Dal canto mio, è stato un momento estremamente importante, in quanto, finché la Commissione non si è insediata, non avevo nemmeno un gabinetto, per non parlare del servizio per l’azione esterna. Adesso invece siamo in una posizione tale che ci consente di riunire le risorse.

Lei opportunamente ha indicato l’importanza della visibilità sul campo. Come sapete, il mio problema è che non ho ancora imparato a viaggiare nel tempo. Ma credo sia assolutamente essenziale che, guardando al futuro, si punti alle priorità che sono state definite con voi e su cui quest’Assemblea conviene ampiamente, garantendo che le mie azioni siano volte a conseguire siffatte priorità, tra cui si annovera anche l’istituzione del servizio che ancora non esiste. Non ha una struttura in termini di organico. Non c’è ancora fisicamente. Ma quando entrerà in azione, riusciremo a dimostrare a tutto il mondo la forza dell’Europa nella migliore accezione del termine.

Onorevole Brantner, lei mi ha chiesto maggiori ragguagli, e credo sia un punto importante. Alcune delle questioni che ha sollevato sono assolutamente fondamentali. Non vogliamo duplicazioni all’interno delle diverse istituzioni in relazione alle funzioni da espletare. Vogliamo un approccio geografico e convengo con lei sulle attività di peace-building: è un settore molto importante in cui l’UE deve essere attiva.

In un certo senso confluiscono in questo ambito diversi elementi di attività che svolgiamo bene – il lavoro che compiamo sulla creazione dello stato, sulla giustizia, sullo stato di diritto, il lavoro che svolgiamo sui programmi di sviluppo, il lavoro svolto per affrontare il cambiamento climatico, per dare sostegno a governi e a popoli – tutto ciò è volto a incrementare la nostra sicurezza, la nostra stabilità e la nostra prosperità, ma, così facendo, creiamo anche un mondo più sicuro, più stabile e più prospero.

Questi obiettivi rivestono una capitale importanza.

Convengo con lei su tutta la linea in relazione alle donne. Servono più donne, ad esempio, nelle missioni di polizia, in cui ve ne sono molto poche, come ho avuto modo di constatare sinora. Le donne devono essere fermamente integrate nel servizio a tutti i livelli. E’ una sfida che dobbiamo assolutamente affrontare. Ma, sopra ogni cosa, il servizio per l’azione esterna deve essere un servizio per tutta l’Unione europea.

Cosa vogliamo fare nel settore della giustizia e degli affari interni sul piano mondiale? Cosa vogliono fare i parlamentari con altri parlamenti? Dobbiamo usare il servizio che per sua natura sarà idoneo a soddisfare questo genere di esigenze su un piano pratico. Su questi argomenti, siamo in perfetta sintonia.

Onorevole Tannock, la leadership assertiva costituisce una sfida. Spero che lei cominci a riconoscerla. E’ molto importante, come ha detto, che siano affrontate alcune questioni critiche: i Balcani e le relazioni transatlantiche occupano un posto centrale nella nostra attività. Per tale ragione dedichiamo molto tempo alle discussioni con gli Stati Uniti ed è proprio per questo motivo che personalmente discuto e parlo molto con loro e ovviamente anche con l’Ucraina.

Spero che abbiate accolto con favore la mia decisione di presenziare all’insediamento del presidente Yanukovich e di invitarlo a Bruxelles dove ha svolto una delle sue prime visite. Si è insediato giovedì e lunedì era a Bruxelles per poter già approfondire e ampliare le nostre relazioni per il futuro.

Onorevole Meyer, lei ha parlato delle questioni della politica estera e del disarmo e si è chiesto se è appropriato adottare anche un approccio militare. Mi consenta di farle velocemente un paio di esempi. Ne ho già citato uno parlando di Atalanta e dell’importanza di avere un approccio complessivo nelle nostre azioni.

Al largo della costa somala abbiamo navi che hanno compiuto missioni straordinarie proprio questo fine settimana. La marina francese ha catturato dei pirati che volevano creare una zona franca in quell’area di mare. A questo punto dobbiamo accertarci che i pirati siano perseguiti giudizialmente e che siano trattati debitamente in ottemperanza con le nostre norme giuridiche nei paesi della regione.

Proprio tale ambito si colloca il programma di sviluppo cui la Commissione sta lavorando per cercare di sostenere l’economia in Somalia affinché migliori. In proposito tengo anche a citare il lavoro che ci stiamo accingendo a compiere per la formazione di addetti alla sicurezza nella regione. In altri termini abbiamo adottato un approccio correlato, ovverosia un approccio complessivo. Infatti usiamo gli strumenti necessari per affrontare i problemi della gente.

Passo ora all’altro esempio, visto che sono stata a Haiti la settimana scorsa. E devo rendere omaggio agli italiani che ho visto lavorare sul posto. Essi sono reduci dalla tragedia dell’Aquila, ma hanno inviato la marina, il corpo dei vigili del fuoco, le ONG, personale civile, medici, psichiatri, dentisti, infermieri, e tutti lavorano sotto la supervisione del comandante della nave che è stata inviata a capo della missione, che in realtà è una nave ospedale e ospita pazienti che hanno subito le conseguenze del terremoto. Ho visto giovani con amputazioni, bambini con ustioni terribili che vengono curati su questa nave. Ci sono intere squadre a sostegno della popolazione.

Tutto ciò per dirvi che bisogna pensare a una strategia e a un approccio complessivi che noi possiamo offrire e che presupponga l’uso dei mezzi di cui disponiamo in modo da impiegarli al meglio.

Onorevole Provera, per quanto concerne l’immigrazione innescata dalla cooperazione allo sviluppo, lei ha enunciato un punto importante, ossia, se le persone sentono di non avere altra scelta, allora sono disposte a correre dei rischi, spesso rischiando anche la vita, per lasciare il paese in cui vivono, in cui sono nate e in cui desiderano vivere. In genere infatti la gente vuole vivere nel paese in cui è cresciuta.

Pertanto, la cosa importante in relazione allo sviluppo, a mio parere, è sempre stato il sostegno atto a garantire un sostentamento alle persone al fine di consentire loro di rimanere e di vivere dove desiderano e di avere accesso all’istruzione, all’assistenza sanitaria, e via dicendo.

Sarà questa una parte sostanziale del lavoro che stiamo compiendo sul campo, in aiuto degli Stati in cui le condizioni sono molto difficili a causa dell’instabilità dovuta al cambiamento climatico.

Infine, onorevole Mölzer, non sia così pessimista. Non si tratta di agire scansando gli Stati membri. Vogliamo invece creare qualcosa di unicamente europeo – non vogliamo ricalcare le stesse strutture che esistono negli Stati membri, che sia in Germania, Italia, Francia, Regno Unito o quant’altro. Non sarà la stessa cosa. Stiamo costruendo qualcosa di diverso che attiene alla sicurezza e alla stabilità, alla crescita economica effettiva a lungo termine cui possiamo contribuire, in quanto essa rientra nei nostri interessi e attiene altresì ai valori che ci stanno a cuore.

Per quanto riguarda le lingue, oui, je peux parler français, mais je ne suis pas très bien en français. Ich habe auch zwei Jahre in der Schule Deutsch gelernt, aber ich habe es jetzt vergessen.

Quindi parlo le lingue, e migliorerò sempre più. Non vedo l’ora di riuscire a conversare con voi in un tedesco molto migliore di quello che parlo al momento.

 
  
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  Elmar Brok (PPE).(DE) Signor Presidente, signora Vicepresidente, onorevoli colleghi, le relazioni Albertini e Danjean nonché la proposta di risoluzione sulla non-proliferazione nucleare indicano che dovranno presto essere prese decisioni importanti e quindi dobbiamo prepararci. Desidero portare alla vostra attenzione un paio di esempi. Credo che l’Unione europea ora abbia un ruolo importante da svolgere in una fase cruciale in cui dobbiamo principalmente impedire all’Iran di costruire armi nucleari, quindi il gruppo 5 + 1 deve attivarsi al massimo, soprattutto per la preparazione della risoluzione delle Nazioni Unite e in merito alle possibili sanzioni da infliggere per impedire che un altro Stato si doti di armi nucleari mediante mezzi non militari. La situazione drammatica in cui versa il Medio Oriente e la risoluzione dei problemi nell’area si ricollegano a questa questione, sia direttamente che indirettamente.

Alto Rappresentante Ashton, la ringrazio per essere stata a Kiev a parlare con il presidente Yanukovich. Sarà assolutamente fondamentale rafforzare questi paesi in modo che non prendano decisioni sbagliate e per chiarire che l’unione doganale con la Russia e la zona di libero scambio con l’Unione europea non sono compatibili. Bisogna inoltre mettere in luce i vantaggi che scaturirebbero se il paese farà la scelta giusta.

Devo aggiungere un’altra considerazione. Contrariamente a molti ministri degli Esteri e della Difesa, avremo la pazienza necessaria affinché sia creato un solido servizio per l’azione esterna con lei. Vogliamo questo servizio. Deve funzionare a dovere. Esso rappresenta il presupposto che ci consentirà di parlare con una voce sola. Sarebbe sbagliato prendere le decisioni in maniera eccessivamente affrettata e quindi sbagliata. Abbiamo tutto il tempo e occorrono risultati sostanziali. Dobbiamo, però, tenere presente che storicamente l’Unione europea ha avuto successo laddove è stato applicato il metodo comunitario, mentre, con il metodo intergovernativo, raramente o mai ha riportato risultati positivi. Pertanto, va chiarito che gli elementi della politica comunitaria non devono essere furtivamente trasformati in politica intergovernativa attraverso il servizio per l’azione esterna. Dobbiamo introdurre una salvaguardia al riguardo in modo da garantire l’efficienza del servizio unitario, ma al contempo, anche la politica comunitaria e i diritti impliciti del Parlamento europeo – in relazione al bilancio, al controllo sul bilancio e sul discarico – nonché i diritti di supervisione politica da parte di quest’Assemblea. Mi auguro che la collaborazione sia positiva.

(Applausi)

 
  
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  Hannes Swoboda (S&D). (DE) Signor Presidente, mi rivolgo a lei, Baronessa Ashton, nella sua veste di vicepresidente della Commissione e di alto rappresentante, visto che, contrariamente ai ministri degli Esteri, come alto rappresentante, lei ha una certa responsabilità verso quest’Aula. Oggi sono trascorsi esattamente 100 giorni dall’entrata in vigore del trattato di Lisbona e a breve devono essere assunte due decisioni significative sulla direzione da imboccare. Una – come ha affermato anche lei all’inizio – verte sull’espansione della politica estera, visto che il clima, l’energia e altre questioni sono ormai confluite nell’ambito di tale politica, mentre l’altra verte sulla creazione di un servizio per l’azione esterna dinamico ed efficiente.

Parlando di politica energetica, Copenhagen ha mostrato che, se non siamo compatti, se siamo frammentati, se ogni capo di Stato ritiene di dover apportare un proprio contenuto specifico, otterremo meno di quello che avremmo altrimenti potuto ottenere. Non sto dicendo che avremmo potuto realizzare conquiste strabilianti, vista la posizione della Cina e degli Stati Uniti, ma non possiamo permettere che si ripeta l’orrendo teatrino cui abbiamo assistito a Copenhagen.

Pertanto – e convengo con l’onorevole Brok a questo proposito – dobbiamo creare un servizio per l’azione esterna solido. Come molti colleghi, non sono sorpreso, ma nondimeno inorridisco dinanzi alla ridda di problemi che creano tantissimi ministri degli Esteri solo per invidia. Lo dico molto apertamente. Molti danno il proprio sostegno, ma molti stanno creando problemi, in quanto non riescono a tollerare di non avere più il ruolo principale e quindi devono ritornare a svolgere le funzioni del loro ministero. In fin dei conti, non è un brutto lavoro fare il ministro degli Esteri, anche se le funzioni di questo ministero non implicano il potere di decidere nei dettagli le attività dell’Unione europea. Per tale ragione ci preme far ben presente in questa sede che useremo pienamente le nostre prerogative di deputati, non per frapporre ostacoli, ma per creare qualcosa di costruttivo. Un servizio per l’azione esterna è costruttivo – come recita il trattato di Lisbona – quando è chiaramente subordinato a lei, Alto Rappresentante Ashton, e ovviamente quando collabora strettamente con la Commissione.

Analogamente, non tollereremo il passaggio al metodo intergovernativo per le attività giuridiche sinora concluse mediante il metodo comunitario e che sono destinate a continuare mediante lo stesso sistema ai sensi del trattato di Lisbona. E’ proprio questo, invece, quello che vogliono molti ministri e forse persino molti capi di governo, non solo per indebolire la Commissione, ma anche per pregiudicare il diritto comunitario. Non è ammissibile. Bisogna tirare un confine netto.

In quanto alle implicazioni del servizio per l’azione esterna, se ne parlerà nelle settimane a venire – come sempre. Per concludere, desidero ribadire un punto che è già stato espresso. Per noi non è una questione di tempo, anche se vogliamo sia trovata una soluzione al più presto, ma puntiamo più ai contenuti. Siffatto concetto deve essere ripetuto, in particolare, al Consiglio dei ministri degli Esteri, in quanto il Parlamento eserciterà i propri diritti – né più né meno – in materia di bilancio e sul regolamento in tema di organico. Infatti vogliamo realizzare un servizio esterno efficace ed efficiente.

(Applausi)

 
  
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  Andrew Duff (ALDE). (EN) Signor Presidente, tutti ci aspettavamo dei problemi di aggiustamento con l’entrata in vigore del trattato e potremmo anche scusarci per non aver incluso una clausola sui viaggi nel tempo nel trattato, ma non ci aspettavamo e non possiamo accettare che sia venuta meno la fiducia tra la Commissione e il Consiglio sull’istituzione del servizio per l’azione esterna. Ad ogni modo, la soluzione è da ricercare nel trattato, che deve essere compreso e rispettato scrupolosamente.

L’articolo 40 tutela le rispettive funzioni della Commissione e del Consiglio. Entrambi devono essere pragmatici al fine di garantire la creazione di una diplomazia forte, efficiente e coerente in relazione ad una serie di materie politiche. L’alto rappresentante Ashton ha efficacemente tratteggiato la metafora dell’Europa come forza in ascesa in un continente in declino. E’ assai chiaro inoltre che la campagna in Afghanistan è un problema che richiede la nostra attenzione. Occorre un’approfondita riforma di ordine strategico e tattico. A noi spetta compiere una valutazione dello scopo, del costo e della durata del nostro impegno in questo paese.

Il gruppo ALDE è ansioso di premere sull’acceleratore sul versante della difesa. Dobbiamo identificare interessi comuni in tema di sicurezza tra i 27 Stati membri a partire da esercizi analoghi in tutti i paesi per compiere una valutazione onesta dei punti di forza delle missioni della PESC in modo da creare le condizioni per allestire una cooperazione strutturata permanente nel settore della difesa.

 
  
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  Reinhard Bütikofer (Verts/ALE).(DE) Signor Presidente, Alto Rappresentante Ashton, ringrazio l’onorevole Danjean per l’eccellente relazione in cui ci spiega a che punto siamo nella politica di sicurezza e di difesa comune. Egli indica anche i punti su cui non abbiamo ancora trovato un accordo.

Se il Parlamento adotterà la relazione, compirà più progressi della Commissione e del Consiglio su alcune questioni specifiche, in quanto anche questa relazione, ad esempio, cita in maniera positiva la relazione Barnier sulla protezione civile europea. E’ deprecabile infatti che l’alto rappresentante Ashton abbia nuovamente respinto questa idea.

(EN) Alto Rappresentate Ashton, mi dispiace che, tra le materie cui ha risposto negativamente, nel suo intervento lei abbia respinto l’idea avanzata nella relazione Barnier, mentre sulla maggior parte delle varie tematiche sembra essere in perfetta sintonia con tutti.

(DE) la nuova relazione, come la relazione Albertini, indica la necessità di una missione comunitaria di formazione in Somalia. Il gruppo Verts/ALE però respinge questa idea. La missione in atto in questa zona è irta di difficoltà, non è nemmeno chiaro quale sia il suo valore aggiunto in relazione alle attività già messe in atto nella regione e non si sa nemmeno con chiarezza su che quadro politico più ampio si basi o se attualmente rende o meno un contributo alla ricostruzione nazionale in Somalia. E’ altamente probabile che in definitiva la formazione che finanziamo vada a beneficio di soldati che poi passeranno sotto il comando del prossimo signore della guerra in grado di offrire loro più soldi.

Mi sia consentito di esprimere una terza considerazione. La relazione indica l’obiettivo di conseguire l’autonomia strategica dell’Europa nell’ambito della politica di sicurezza e di difesa. Per me, è eccessivo – stiamo facendo il passo più lungo della gamba. Credo che nessuno degli Stati membri sia in grado di coprire gli esorbitanti costi che dovremmo sostenere se volessimo davvero conseguire un’ “autonomia strategica”. Credo inoltre che sarebbe un errore strategico. L’Europa deve trovare il proprio ruolo in un reticolo di sicurezza europea e globale, e siffatto ruolo non può essere equiparato a quello di un baluardo strategico. Sarebbe quindi molto più razionale e realistico se decidessimo invece di definire le capacità e le strutture atte a consentirci di agire in maniera più autonoma.

 
  
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  Paweł Robert Kowal (ECR).(PL) Alto Rappresentante Ashton, signor Presidente, un alto ufficiale dell’esercito russo ha affermato che, se la Russia avesse avuto mezzi d’assalto anfibi Mistral, l’invasione della Georgia sarebbe stata una questione di mezz’ora. Attualmente, però, la Francia sta vendendo i Mistral alla Russia, anche se il piano Sarkozy non si è realizzato. La Francia inoltre sostiene la costruzione del gasdotto nell’Europa settentrionale.

E’ difficile parlare di sicurezza in Europa, se evitiamo di discutere della situazione del confine orientale dell’Unione, come è accaduto nel corso dei lavori per la realizzazione della relazione. Mi rivolgo infatti con rammarico al presidente della sottocommissione per la sicurezza e la difesa. Si è cercato a tutti i costi di non parlare di questioni come le manovre “Zapad 2009”. E’ stato fatto di tutto per non parlarne, come se la politica di sicurezza e di difesa – una politica comune per l’Unione europea, che spetta a noi creare – fosse una politica solo per i pochi paesi di grandi dimensioni. E’ stato detto molto su fatti che stanno accadendo dall’altra parte del mondo e su quanto sta succedendo praticamente in ogni dove, ma – e questo atteggiamento è stato assunto da molti deputati – si è tentato in tutti i modi di sfuggire dai problemi sostanziali concernenti il confine orientale dell’Unione. C’è stato un misto tra una sorta di megalomania europea e una noncuranza per gli interessi di alcuni Stati membri. Per questo motivo non sosterremo la relazione, ma intendo anche avanzare una richiesta all’alto rappresentante Ashton.

(Il Presidente interrompe l’oratore)

 
  
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  Presidente. – Mi scusi, onorevole Kowal, lei ha parlato per un minuto e 44 secondi e aveva a disposizione un minuto.

 
  
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  Sabine Lösing (GUE/NGL).(DE) Signor Presidente, a nome del mio gruppo, il gruppo GUE/NGL, esprimo profonda preoccupazione, in quanto la politica estera dell’Unione europea si sta dirigendo verso la militarizzazione e verso un approccio sempre più interventista. Si tratta di uno sviluppo pericoloso. Voglio far presente in tutta chiarezza che, a nostro giudizio, l’approccio militare per la risoluzione dei conflitti o per favorire, per così dire, la stabilità nazionale o regionale è assolutamente sbagliato e non è affatto idoneo a conseguire una maggiore sicurezza per l’UE nel mondo. Gli interventi militari – e l’Afghanistan purtroppo ne è un esempio recente – provocano sofferenza, morte e devastazione a lungo termine, ma non portano la pace e non migliorano le condizioni in cui versa la popolazione civile.

La relazione Danjean elenca le minacce principali che costituiscono una sfida per la futura politica di sicurezza dell’UE. Tra queste minacce figura anche il cambiamento climatico – un fenomeno che è stato ampiamente causato dai paesi industrializzati dell’Occidente. Se i popoli dei paesi del sud devono combattere perché non hanno più acqua, mentre il cibo scarseggia sempre di più, essi diventeranno un problema di sicurezza per l’Europa. Questa prospettiva è cinica e disumana. Se gli Stati crollano a causa della politica economica neoliberista, essi costituiranno un problema di sicurezza. Più che l’esercito, occorre un cambiamento: bisogna mettere fine all’orientamento neoliberista dell’Unione europea.

Il servizio per l’azione esterna, l’Agenzia europea per la difesa, la creazione di una direzione per la gestione delle crisi e per la pianificazione nonché il previsto fondo per l’avvio di operazioni militari sono destinati a rendere l’UE un attore globale in termini militari. Crediamo che questa mossa verso la centralizzazione in relazione al servizio europeo per l’azione esterna sia pericolosa e antidemocratica. L’Unione europea deve invece assumere un ruolo trainante nella smilitarizzazione e nel disarmo, soprattutto in campo nucleare. Deve essere messo in risalto l’obbligo che ricade sugli Stati nucleari ai sensi dell’articolo 6 del trattato di non-proliferazione nucleare, ossia deve essere finalmente onorato l’obbligo di conseguire un disarmo nucleare totale. E’ stata questa la promessa fondamentale in base alla quale molti Stati hanno firmato questo trattato e quindi si sono impegnati a non acquisire armamenti nucleari. Le garanzie affidabili di non aggressione sono i mezzi migliori per impedire la proliferazione, altrimenti i paesi minacciati mediante l’intervento militare tenteranno di impedire un siffatto attacco acquisendo armi militari.

In questo contesto vorrei perlomeno fare una precisazione e lanciare un monito in relazione all’Iran. Le operazioni militari o le attività militari di qualsiasi genere atte a prevenire la proliferazione sono del tutto controproducenti e altamente pericolose. Voteremo contro la relazione Danjean e abbiamo presentato la nostra risoluzione sul trattato di non-proliferazione.

 
  
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  Bastiaan Belder (EFD). (NL) Signor Presidente, “Miliardi cinesi per i Balcani” è il titolo di un articolo pubblicato recentemente da un quotidiano, in cui si richiama la necessità di una risposta europea in questo ambito, poiché, in definitiva, le iniziative d’investimento cinesi interessano paesi che già sono divenuti membri dell’UE o che aspirano all’adesione.

Rivolgendomi al Consiglio e alla Commissione, chiedo: che giudizio avete sul ruolo della Cina nei Balcani? Dopo tutto siffatto ruolo comprende una serie di attività economiche: dal finanziamento per l’esecuzione di grandi lavori pubblici agli investimenti per l’industria e per l’agricoltura sino all’acquisto dei porti. Il punto cruciale in questo contesto è che l’approccio cinese è incontestabilmente incompatibile con gli standard occidentali. Ora infatti mi chiedo se l’agenda cinese non abbia mai interferito con la laboriosa agenda sull’allargamento in questa regione. A prescindere dalla risposta, l’orologio cinese batte più veloce e in maniera più produttiva di quello occidentale, anche in questa regione.

Infine, Alto Rappresentante, lei si recherà in Medio Oriente. Le ricordo che Noam Shalit, il padre di Gilad Shalit, un soldato israeliano rapito ormai quattro anni fa, conta sul suo pieno sostegno per ottenere il rilascio del figlio. E anch’io ci conto.

 
  
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  Martin Ehrenhauser (NI).(DE) Signor Presidente, desidero parlare brevemente di due questioni. Innanzi tutto, il dovere di fornire assistenza è palesemente incompatibile con la neutralità dell’Austria e quindi sarebbe importante includere i seguenti punti nella relazione. In primo luogo, il dovere di fornire assistenza non è giuridicamente vincolante. In secondo luogo, l’impiego dei mezzi militari non è necessariamente imprescindibile. In terzo luogo, i singoli Stati membri devono mantenere la libertà di decidere i contenuti dell’assistenza che intendono erogare.

La commissione non li ha accettati, primariamente dal punto di vista sostanziale. A mio parere, il modo stesso con cui siffatti punti sono stati respinti costituisce anche una grave mancanza di rispetto. Alto Rappresentante Ashton, a lei chiedo un maggiore rispetto per noi austriaci in questo settore molto sensibile.

Il mio secondo punto riguarda il parere di minoranza. La qualità delle democrazie e delle società si vede invariabilmente dal trattamento che riserva alle minoranze. Ritengo sia cosa estremamente positiva poter presentare un parere di minoranza. Non sono d’accordo su tutti i punti, ma sono molto lieto che l’onorevole Lösing si sia avvalsa di questa opzione.

(Applausi)

 
  
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  Mario Mauro (PPE). - Signor Presidente, onorevoli colleghi, anch'io approfitto delle ottime relazioni dei colleghi Danjean e Albertini per tornare a intervenire a sostegno del ruolo chiave dell'Alto rappresentante. Per il bene di tutti è auspicabile che lei, Baronessa Ashton, si renda conto di quanto sia importante il suo ruolo, lo difenda e sia determinata nel rivendicare quel ruolo nella trasposizione in fatti concreti di quanto previsto dal trattato, ad esempio rafforzando le relazioni dell'Unione europea con i suoi partner strategici e consolidando la propria leadership nelle sedi multilaterali.

È urgente insomma che venga fuori la strategia che identifica finalmente i veri interessi che intendiamo perseguire ed è importante il coinvolgimento degli Stati membri in obiettivi rilevanti. È importante altresì che non si lasci condizionare da eventuali dissidi interistituzionali sulla divisione delle competenze – mi riferisco in particolar modo al futuro Servizio europeo per l'azione esterna. La vogliamo, insomma, signora Ashton, protagonista. La vogliamo protagonista in un modo non burocratico.

Mi permetta, perciò, di farle questa osservazione: sono realmente addolorato per il fatto che Lei abbia deciso di non partecipare oggi alla nostra discussione su Cuba. So che Lei può addurre motivazioni formali e che parteciperà prima alla discussione, anche quella importantissima, sull'Artico. Ma Cuba libre non è solo il nome di un cocktail: è il grido di democrazia che moltissimi in questo parlamento si portano nel cuore. Mi auguro quindi che Lei trovi il tempo di poter presenziare, di intervenire e di sostenere con la sua forza e con la forza del suo ruolo la risoluzione del Parlamento. Lei partecipa al dibattito sull'Artico e vedrà che con un po' di ghiaccio il Cuba libre è più gustoso.

 
  
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  Kristian Vigenin (S&D).(BG) La relazione della commissione per gli affari esteri sulla relazione annuale del Consiglio è stata stilata in uno spirito di cooperazione e di dialogo, il che è indicativo del nostro approccio su tutte le questioni strategiche. Una parte sostanziale della relazione inoltre è stata dedicata alle ramificazioni del trattato di Lisbona.

A questo riguardo vorrei soffermarmi su un aspetto importante della nostra cooperazione congiunta. Il successo della politica estera comune e i risultati conseguiti con le riforme istituzionali che sono state messe in atto stanno diventando un fattore fondamentale, destinato a influenzare in maniera decisiva l’atteggiamento che i cittadini europei assumeranno verso la capacità dell’Unione europea di difendere i propri interessi, di cambiare e di svilupparsi. A prescindere dal fatto che siano giustificate o meno, le aspettative sono alte sull’innalzamento del ruolo dell’Unione sulla scena internazionale e noi non abbiamo il diritto di deludere i cittadini d’Europa.

Purtroppo, nelle ultime settimane, la stampa europea, non sempre senza ragione, ha gettato cattiva luce sulla politica estera, raffigurandola come una gara tra Stati membri per accaparrarsi i posti nel nuovo servizio per l’azione esterna, come una competizione tra istituzioni sul cappello che la Baronessa Ashton indosserà più spesso – quello della Commissione o quello del Consiglio – e come una lotta impari da parte del Parlamento europeo per ottenere una maggiore influenza.

Capirete che questo atteggiamento ci danneggia sul fronte interno. Inoltre si tratta anche di un messaggio deleterio per i nostri partner esterni. Le divisioni ci rendono deboli ai loro occhi.

Per tale motivo colgo l’occasione di questo dibattito per lanciare un appello. Tutti coloro che hanno assunto una posizione sulla definizione e sullo sviluppo della politica estera e di sicurezza comune devono concentrarsi sulle questioni strategiche importanti e devono adoperarsi per conseguire, quanto prima, risultati tangibili mediante un maggiore dialogo e un approccio costruttivo. E’ nostro dovere nei confronti dei cittadini europei far loro sentire che appartengono a un’unica Unione europea che fa sentire la propria voce e che esercita un ascendente nella politica globale.

 
  
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  Pino Arlacchi (ALDE). (EN) Signor Presidente, la proposta di risoluzione congiunta sul trattato di non-proliferazione riveste una grande importanza. Il gruppo ALDE ed io siamo molto orgogliosi di aver contribuito all’elaborazione del testo. La risoluzione è olistica, in quanto tocca tutte le questioni che afferiscono al disarmo, dalla conferenza di revisione del trattato di non-proliferazione fino al tema delle zone libere da armi nucleari.

La risoluzione invoca un Medio Oriente senza armi nucleari e chiede il ritiro dal territorio europeo di tutte le testate dislocate a fini tattici nel contesto del dialogo fraterno con la Russia. Questa risoluzione inoltre fa riferimento a un mondo senza armi nucleari, un obiettivo da conseguire mediante una convenzione ad hoc e nell’ambito di una tempistica “ambiziosa”, ossia a breve termine.

La nostra risoluzione rappresenta la risposta europea alla proposta del presidente Obama sull’abolizione delle armi nucleari. Questo documento deve quindi essere considerato come un passo sulla via dell’interdizione totale delle armi atomiche. Esso implica la fine del paradosso del possesso di dispositivi nucleari da parte di alcuni paesi, che è legittimo, e il divieto assoluto sugli arsenali chimici e biologici per tutti i paesi. Le bombe atomiche devono essere rese illegali e il possesso deve diventare un reato. Confido che il Parlamento continuerà in questa direzione con un impeto e una visione sempre più forti.

 
  
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  Ulrike Lunacek (Verts/ALE).(DE) Signor Presidente, Vicepresidente della Commissione e Alto Rappresentante, come relatrice del Parlamento sul Kosovo, sono molto lieta che lei abbia indicato i Balcani come punto focale della politica estera europea e come un’area in cui l’Unione europea non può permettersi di fallire.

Lei ha anche affermato, però, che la Bosnia si è stabilizzata. Alto Rappresentante Ashton, nella situazione attuale in cui versa la Bosnia, la stabilità e la stabilizzazione sono addirittura pericolose. Non tutti sono in grado di prendere parte al processo democratico. La costituzione, nella versione attuale – la costituzione di Dayton – ha costituito un segno di stabilità negli anni ‘90, ma oggi non lo è più. Che tipo di strategia ha, o abbiamo, come UE per cambiare questo stato di cose? Lei ha detto di avere una strategia per la Bosnia. Questo vale per l’ufficio dell’alto rappresentante, ma dov’è la strategia comunitaria? Vorrei che me lo dicesse. Credo che l’Unione europea debba ancora sviluppare una strategia a questo riguardo.

In relazione al Kosovo, lei ha definito EULEX come un successo. E’ vero solo in parte. C’è ancora molto da fare in questa zona, ad esempio, nell’ambito della liberalizzazione dei visti per i cittadini. Alto Rappresentante Ashton, le chiedo di accertarsi che la Commissione si attivi immediatamente per elaborare un programma d’azione in modo che i cittadini del Kosovo sappiano che non saranno lasciati soli.

Purtroppo lei non ha risposto alla domanda che le è stata posta dall’onorevole Brantner. Si starebbe lavorando a un dipartimento specializzato, una direzione generale dedicata alle attività di costruzione della pace nel servizio per l’azione esterna. Lei conviene che l’attività di peace-building è importante, ma ancorerà questo dipartimento nell’ambito del servizio per l’azione esterna? Istituirà una direzione generale per le attività di peace-building? Sarebbe necessario per far capire che direzione sta imboccando l’Unione europea.

Per quanto concerne la relazione Danjean, sono molto lieta che la commissione abbia accettato che la politica europea di sicurezza e di difesa, nei suoi sviluppi futuri, rispetti pienamente la neutralità e lo status di non allineati di alcuni Stati membri. Ciò significa che saranno loro a decidere dove, quando e come parteciperanno e forniranno assistenza.

 
  
  

PRESIDENZA DELL’ON. VIDAL-QUADRAS
Vicepresidente

 
  
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  Geoffrey Van Orden (ECR).(EN) Signor Presidente, laddove l’Unione europea crei valore aggiunto senza mettere a rischio i nostri interessi sovrani o fare concorrenza ad altre organizzazioni, quali la NATO, ha tutto il nostro sostegno.

Principalmente, ciò significa adottare posizioni comuni su questioni di fondamentale importanza e sui compiti civili nel campo dell’assistenza umanitaria o della ricostruzione e sviluppo post-conflitto, sebbene, devo ammettere, i risultati dell’EUPOL in Afghanistan non ispirino molta fiducia.

La pura verità è che il suo ruolo di ministro degli Esteri europeo si risolve nel fare gli interessi dell’integrazione politica europea. L’effetto del servizio per l’azione esterna, la catena di ambasciate dell’Unione europea in tutto il mondo, sarà invece quello di compromettere le rappresentanze nazionali in numerose capitali, avvalendosi, secondo una logica perversa, dei fondi provenienti dai nostri Stati per portare avanti la politica estera di qualcun altro.

La presente relazione sulla politica di sicurezza e difesa europea è un manifesto di integrazione militare europea, che confonde deliberatamente l’intervento civile e militare nella gestione delle crisi per giustificare una presenza europea. Si basa su una descrizione mendace delle operazioni europee e cerca di coinvolgere in misura sempre maggiore la Commissione in ambiti di competenza dei nostri Stati e del Consiglio.

Pressoché ogni paragrafo di questa relazione invoca un aumento dell’integrazione militare europea a spese della NATO e dell’integrità sovrana dei singoli paesi europei.

Ricordo uno dei capisaldi della linea negoziale adottata dal governo laburista britannico, che si opponeva all’idea di un centro operativo europeo permanente e a sé stante per la pianificazione e la conduzione di operazioni militari, perché si tratterebbe di un lampante esempio di duplicazione della NATO, il cui quartiere generale supremo delle potenze alleate in Europa (SHAPE) assolve precisamente questa funzione.

Baronessa Ashton, quando le ho domandato della presente questione l’11 gennaio, lei ha affermato di concordare con la posizione che avevo assunto. Sembra che ora abbia cambiato idea. Mi interesserebbe sapere qual è il suo pensiero attuale.

 
  
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  Nikolaos Salavrakos (EFD).(EL) Signor Presidente, la relazione dell’onorevole Albertini è ottima e gli porgo le mie congratulazioni. E’ una persona seria che presenta sempre relazioni serie. La presentazione di della baronessa Ashton è stata egualmente notevole.

Ritengo che le due relazioni affrontino numerose questioni di politica estera, ma ogni considerazione sull’adeguatezza della politica estera e di sicurezza è indissolubilmente legata a due elementi: in primo luogo, una chiara definizione delle frontiere dell’Unione europea, affinché l’Unione sia trattata con rispetto uniforme e, in secondo luogo, risorse, in altre parole denaro; non ho letto nulla riguardo alle risorse nelle due relazioni, sebbene siano un requisito fondamentale per garantire l’efficacia della politica estera.

Ritengo che il nuovo ordine abbia portato con sé un nuovo disordine economico globale. Già imperversano disordini di natura socio-politica, mentre quelli monetari sono alle porte. Ciò che chiedo, dunque, è che la baronessa Ashton coordini la commissione per i problemi economici e monetari e la commissione per gli affari esteri per discutere delle risorse a sostegno della politica adottata.

 
  
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  Philip Claeys (NI).(NL) Signor Presidente, Alto Rappresentante, temo che la sua presentazione di oggi si riduca a una rassegna di spunti di riflessione o di luoghi comuni. Purtroppo, manca quasi del tutto un concetto strategico.

Ad esempio, quale iniziativa propone per garantire un maggiore riavvicinamento alla Russia, invece di lasciare che essa continui a muoversi verso la cooperazione con regimi canaglia, come l’Iran e la Corea del Nord? Quali sono le sue proposte circa i tentativi di riarmo nucleare dell’Iran? Quale sarà la sua posizione sulle crescenti tendenze anti-europee e anti-occidentali nel mondo islamico? Ne troviamo attestazioni anche in un paese candidato come la Turchia.

Alto Rappresentante Ashton, è pronta a difendere i traguardi europei, come la libertà di espressione e la separazione tra Chiesa e Stato, in modo chiaro e inflessibile, di fronte alla crescita dell’Islam politicizzato? A mio avviso, non può ripetersi l’atteggiamento debole adottato dall’Unione alcuni anni fa riguardo alla crisi delle vignette danesi.

Come l’onorevole Provera, anch’io vorrei domandarle se è pronta a utilizzare la nostra politica estera e di sicurezza comune per mettere un freno all’ondata di immigrazione di massa in Europa. Mi riferisco sia all’immigrazione clandestina sia a quella legale. Non ha risposto a questa domanda.

 
  
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  Jacek Saryusz-Wolski (PPE).(EN) Signor Presidente, do il benvenuto all’alto rappresentante, vicepresidente e presidente del Consiglio “Affari esteri”: la baronessa Ashton, che agisce in una triplice veste. Le nostre relazioni si riferiscono ai tempi ormai andati. La sua carica, baronessa Ashton, doveva segnare l’inizio di una nuova era, quindi farò riferimento alla nuova era. Lei rappresenta una figura nuova, un’istituzione appena nata, che sta vivendo un’infanzia difficile.

E’ una macchina ibrida, che combina il motore elettrico del metodo comunitario con il motore diesel del metodo intergovernativo. E’ un orfano e i suoi presunti genitori, gli Stati membri, il Consiglio e la Commissione, lo guardano con sospetto e distacco. Il Parlamento è pronto a ricoprire il ruolo di genitore adottivo.

In questo primo stadio, vi è il rischio che il servizio sia lacerato da rivalità e interessi istituzionali divergenti. Il nostro Parlamento era e rimane un grande sostenitore di una politica estera europea forte. Può contare su di noi.

La preghiamo di vedere nel Parlamento un alleato, magari anche un onesto intermediario tra coloro che sono tentati di considerare solo uno dei suoi ruoli e non tutti e tre.

Il Parlamento si aspetta che la nuova istituzione, come altre, sia collegata a noi tramite un accordo interistituzionale che stabilisce chiaramente le norme di cooperazione. Abbiamo intenzione di codecidere, come dispone il trattato, su regolamento finanziario e statuto nello spirito di un servizio compatto anziché lacerato. La invitiamo a considerare la possibilità di rafforzare le competenze e il peso politico della propria carica nominando dei vice, una sorta di viceministri, tra cui i parlamentari. In questo modo si ovvierebbe al problema della breve durata di una giornata, fatta di appena 24 ore, che non potrebbe essere risolto altrimenti. Avranno bisogno di lei ovunque e vorremmo moltiplicare le sue possibilità di agire a nostro nome e a nome dell’Unione.

 
  
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  Maria Eleni Koppa (S&D).(EL) Signor Presidente, Baronessa Ashton, noi socialisti e democratici crediamo in un’Unione europea con una forte presenza sulla scena internazionale, un’Unione dotata di una politica estera comune e che possa parlare con un’unica voce in un mondo sempre più complesso, un’Unione con un’identità di difesa distinta, che le dia indipendenza di scelta e azione e le conferisca un ruolo particolare nella sfera internazionale. Mi riferisco soprattutto all’ottima relazione dell’onorevole Danjean, che vorrei ringraziare per aver offerto una cooperazione costruttiva.

Desidero sottolineare quattro punti:

In primo luogo, specialmente in seguito all’entrata in vigore del trattato di Lisbona, assumono particolare importanza il ruolo centrale che spetta al sistema delle Nazioni Unite e l’invito a rafforzare la cooperazione multilaterale.

In secondo luogo, siamo a favore di una stretta cooperazione con la NATO, ma ricordiamo che essa non dovrebbe ostacolare lo sviluppo indipendente delle capacità di difesa dell’Unione europea. Al contrario, devono essere tenute in considerazione le differenze fra le due organizzazioni e la loro indipendenza deve rimanere inviolata, particolarmente durante il processo decisionale.

In terzo luogo, ritengo sia necessario un paragrafo sulla necessità di una maggiore cooperazione con la Russia, un partner strategico dell’Unione in settori quali la sicurezza energetica, la gestione delle crisi e non solo.

Per concludere, vorrei esprimere la mia soddisfazione per il fatto che la relazione ora fa riferimento alla necessità di un disarmo generale, ponendo l’accento sulle armi leggere, le mine antiuomo e le bombe a grappolo. Allo stesso tempo, però, ritengo che il Parlamento europeo dovrebbe adottare una posizione più chiara e invitare gli Stati membri a fornire un appoggio autentico all’iniziativa del presidente Obama per un mondo senza armi nucleari. Il disarmo e la non-proliferazione di armi nucleari possono diventare realtà se ciascuno di noi fa un passo verso il raggiungimento di questo obiettivo fondamentale.

 
  
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  Norica Nicolai (ALDE).(RO) Vorrei rendere omaggio alla qualità delle due relazioni presentate dall’onorevole Albertini e dall’onorevole Danjean. Ciò dimostra che vi sono persone con esperienza all’interno di questo Parlamento. Mi auguro, Baronessa Ashton, che si avvarrà di tale esperienza, nel nostro interesse comune.

Vorrei sottolineare in particolar modo la raccomandazione espressa nella relazione sul contributo apportato dalla presente Assemblea al controllo delle politiche comunitarie. Alla luce del paragrafo 1 del trattato di Lisbona, ritengo che possiamo condividere la responsabilità che spetta a questo Parlamento e ai parlamenti nazionali nel promuovere un approccio più coerente su questa iniziativa.

Ad ogni modo, Baronessa Ashton, vorrei continuare dicendo che da lei dobbiamo attenderci una strategia molto più coerente sulla politica di sicurezza. Per quel che concerne il servizio per l’azione esterna, ritengo che il personale che vi lavorerà e curerà gli interessi dei cittadini europei debba rappresentare proporzionalmente l’esperienza degli Stati membri perché, purtroppo, per quanto non lo si noti, numerose istituzioni hanno raggiunto un livello di incompetenza e burocrazia tale da danneggiare un programma globale e coerente dell’Unione europea.

Infine, vorrei porle una domanda sui gruppi tattici, strutture che abbiamo creato ma, purtroppo, non usato. Potrebbero rovinare l’immagine della nostra politica di sicurezza e vorrei conoscere le sue intenzioni al riguardo. Per quel che riguarda l’operazione Atalanta, a mio avviso è necessario un approccio molto più realistico perché, purtroppo, i successi riportati dalle nostre forze sono sproporzionati rispetto all’alto numero di episodi di pirateria.

Grazie.

 
  
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  Paul Nuttall (EFD).(EN) Signor Presidente, mi consenta di rivolgermi all’alto rappresentante senza usare mezzi termini, essendo noi corregionale: non sta andando bene, vero? Davvero no. In precedenza, Baronessa Ashton, lei ha affermato che l’Unione europea necessitava di una politica estera credibile. Come possiamo avere una politica estera credibile quando abbiamo un alto rappresentante poco credibile?

Sembra che stia passando da una crisi all’altra, al punto che il ministro degli Esteri britannico ha dovuto scriverle una lettera chiedendole di darsi una mossa, di darsi da fare. Noi dell’UKIP eravamo di questo avviso fin dall’inizio. Ci siamo opposti alla sua nomina perché avevamo detto che sarebbe stata un pesce fuor d’acqua, e i fatti dimostrano che avevamo ragione.

Si diceva che la sua nomina, decisa dalla Commissione, avrebbe fermato il traffico a Tokyo e a Washington. Ma non è stata neppure in grado di nominare l’ambasciatore a Washington perché il buon vecchio Barroso l’ha messa con le spalle al muro!

La stampa inglese riferisce inoltre che lei non accende il telefono dopo le 8 di sera. Ma, Baronessa Ashton, lei è il politico donna più pagato al mondo. Più del cancelliere Merkel, più del segretario di Stato Clinton: il suo è un lavoro di 24 ore su 24. Come se non bastasse, ieri è giunta la notizia che le è stato fornito un Learjet. Si calcola che percorrerà quasi 500 000 chilometri l’anno. La stessa distanza le consentirebbe di raggiungere la Luna, dove molte persone vorrebbero vederla rimanere.

 
  
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  Cristian Dan Preda (PPE).(RO) (Non è il mio turno, ma continuo comunque). Vorrei iniziare ringraziando l’onorevole Albertini per l’ottima relazione presentata, che sottolinea il ruolo che l’Unione europea deve svolgere sullo scenario internazionale in quanto attore globale e protagonista.

Accolgo con particolare favore l’inserimento nel testo del paragrafo 47, che pone l’accento sull’importanza della cooperazione regionale nel quadro del partenariato orientale e della sinergia del Mar Nero, poiché ritengo che l’intervento dell’Unione europea in quest’ambito possa portare a un cambiamento reale, sotto il profilo sia economico sia politico.

Dall’altro lato, vorrei porgere le mie congratulazioni all’onorevole Danjean per aver presentato una relazione che riesce ottimamente a trattare non solo tutte le sfide che ci attendono, ma anche i successi dell’Unione europea nell’ambito della politica di sicurezza e difesa. Sono convinto che, a dieci anni dal varo di tale politica, le proposte avanzate dalla relazione Danjean siano di fondamentale importanza per migliorare l’azione dell’Unione, contribuendo così sicuramente alla sicurezza dei cittadini europei e, in ultima istanza, alla pace e alla sicurezza internazionale.

Vorrei ora sottolineare un punto in particolare di questa ottima relazione sull’importanza del partenariato con gli Stati Uniti nel settore della gestione delle crisi, del mantenimento della pace e per le questioni militari in generale. A tal proposito, il progetto di difesa antimissilistica varato dai nostri partner statunitensi è molto importante non solo per il mio paese, la Romania, che ha deciso di prendervi parte, ma anche in senso più ampio, poiché la proliferazione di missili balistici rappresenta una grave minaccia per i popoli europei.

Infine, ho sostenuto il progetto di emendamento n. 34 al paragrafo 87 della relazione perché ritengo che, se il progetto di scudo antimissilistico può consentire di creare un dialogo a livello europeo, il riferimento al dialogo con la Russia non ha senso in quel contesto.

Vi ringrazio.

 
  
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  Ioan Mircea Paşcu (S&D).(EN) Signor Presidente, le relazioni presentate dall’onorevole Albertini e dall’onorevole Danjean sono documenti molto importanti, che giungono in un momento altrettanto fondamentale: il trattato di Lisbona è appena entrato in vigore, l’Unione ha un nuovo Parlamento e la cooperazione transatlantica è entrata in una fase più promettente.

La relazione presentata dall’onorevole Danjean affronta le nuove sfide alla sicurezza che si presenteranno agli Stati membri dell’Unione. A tal proposito, si richiede la stesura di un Libro bianco che inauguri un dibattito pubblico e innalzi il profilo della politica estera di sicurezza e difesa (PESD), con un abbinamento più chiaro tra gli obiettivi e gli interessi in gioco, da un lato, e gli strumenti e le risorse necessarie a raggiungerli, dall’altro.

La relazione presenta anche proposte concrete, un aspetto molto positivo, e individua i settori che necessitano di un maggiore impegno militare. Nel contempo, alcune proposte, quali l’introduzione di un principio di preferenza europea per l’acquisto degli equipaggiamenti di difesa e l’invito affinché le imprese europee del settore partecipino obbligatoriamente al futuro scudo antimissile statunitense, sembrano alquanto impossibili da conciliare, mentre la creazione di una nuova istituzione per ogni necessità che emerga non è sempre una soluzione pratica.

In generale, considerando i continui tagli alla spesa militare che l’Europa ha operato dopo la fine della Guerra fredda, nonché la diffidenza dell’opinione pubblica verso gli interventi militari, l’approccio alla PESD non dovrebbe essere solo meccanico, ma anche politico. Ricostruire una volontà politica in tale ambito è dunque fondamentale per il successo della PESD stessa.

Infine, la relazione è importante perché affronta la questione cruciale del ruolo del Parlamento europeo nella PESD. Vorrei ringraziare l’onorevole Danjean e i miei colleghi per il contributo apportato.

 
  
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  Mirosław Piotrowski (ECR).(PL) Signor Presidente, la proposta di risoluzione del Parlamento sulla politica europea di sicurezza e difesa ha l’obiettivo, fra gli altri, di creare strutture militari all’interno dell’Unione. Chiedo la creazione di un centro operativo militare e di un Consiglio di difesa dell’Unione europea. Tali strumenti innalzeranno l’Europa ad attore mondiale in ambito militare.

Vi ricordo che, su 27 Stati membri dell’Unione europea, 21 appartengono alla NATO. Solo 6 Stati non appartengono alla NATO e la maggior parte di essi si è dichiarata neutrale. Sorge dunque una domanda fondamentale: la proposta presentata ha come obiettivo lo sviluppo di certi Stati europei o costituisce anche un passo deciso verso la creazione di un blocco militare distinto, che faccia concorrenza alla NATO? Anche in una prospettiva a medio termine, non sarò possibile appartenere a entrambe le organizzazioni. Dunque, votando oggi a favore della relazione in discussione, in realtà si annullerà la natura civile dell’Unione, si assegnerà il cartellino rosso alla NATO e inizierà la costruzione di un blocco militare alternativo.

 
  
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  Ernst Strasser (PPE).(DE) Signor Presidente, Baronessa Ashton, onorevoli colleghi, vorrei iniziare porgendo le mie sentite congratulazioni ai miei due colleghi per le relazioni presentate, che hanno creato la base di un’ottima discussione dagli eccellenti risultati. Vorrei citare alcuni principi guida. In primo luogo, sulla politica estera comune: purtroppo, abbiamo ora un’immagine eterogenea dell’Unione europea. Alto Rappresentante, vorrei chiederle ed esortarla a garantire che l’Europa parli con una sola voce. E’ necessario se vogliamo raggiungere un allineamento paneuropeo.

In secondo luogo, è giusto che siano stati citati i rapporti transatlantici. In ambito diplomatico ed economico, nella politica di sicurezza e nella politica di difesa, abbiamo bisogno di un solido partenariato con le nostre controparti negli Stati Uniti, ma ponendoci sul loro stesso piano. Lo stesso vale per i diritti dei cittadini e le questioni di sicurezza, che devono essere affrontate in modo paritario, come il Parlamento ha incisivamente richiesto in relazione all’accordo SWIFT.

In terzo luogo, è vero che i Balcani occidentali rappresentano un fattore fondamentale per la politica europea di sicurezza e difesa del futuro. Dobbiamo offrire una prospettiva europea agli Stati della zona, attraverso relazioni politiche stabili, sicurezza personale e sviluppo economico. Il servizio europeo per l’azione esterna può e deve collaborare per raggiungere questo risultato, e avrà al proprio fianco il Parlamento. Guardiamo al servizio europeo per l’azione esterna come a una struttura per l’Europa e non per i singoli Stati membri, per le istituzioni che pensano e lavorano nell’interesse dell’Europa, e non di altri. Il Parlamento sarà al vostro fianco su questo fronte.

Naturalmente, sostengo il ministro degli Esteri tedesco, che richiede l’uso del tedesco quale lingua di lavoro del servizio europeo per l’azione esterna.

 
  
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  Wolfgang Kreissl-Dörfler (S&D).(DE) Signor Presidente, Baronessa Ashton, onorevoli deputati, sì, abbiamo bisogno di una politica estera, di sicurezza e di difesa comune, ma utilizziamola per ottenere un mondo senza armi nucleari. Sappiamo che sarà necessario del tempo, lottiamo da troppo tempo per non pensarlo. Tuttavia, forse ora riusciremo a fare un passo fondamentale verso il raggiungimento di tale obiettivo, assieme al presidente Obama e al presidente Medvedev.

Accolgo con soddisfazione il fatto che, secondo l’accordo di coalizione, il governo federale tedesco abbia intenzione di chiedere il ritiro delle armi nucleari statunitensi dalla Germania, inviando così un segnale chiaro e inequivocabile. Inoltre, siamo soddisfatti del fatto che il segretario generale della NATO inaugurerà un ampio dibattito allo scopo di compiere progressi verso l’obiettivo ultimo, ossia la creazione di un mondo senza armi nucleari che non trascuri però gli interessi di sicurezza. Anche questo costituirebbe un notevole passo avanti.

Baronessa Ashton, ritengo che, con l’ausilio di un servizio per l’azione esterna ben strutturato, potrà raggiungere traguardi importanti. Nutro grandi speranze al riguardo e devo dire che vari interventi cui siamo costretti ad assistere in questa Camera, particolarmente quelli di un sedicente gruppo parlamentare del Regno Unito, hanno subito un drastico crollo di qualità.

 
  
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  Eduard Kukan (PPE). (SK) Le ottime relazioni dei colleghi, onorevoli Albertini e Danjean, presentano numerose idee interessanti , utili a integrare gli aspetti e le opportunità principali nell’applicazione della politica estera e di sicurezza comune.

Vorrei sottolineare che proprio adesso, mentre si sta lavorando all’istituzione del servizio europeo per l’azione esterna e al suo funzionamento futuro, è essenziale che la sua impostazione sia razionale fin dall’inizio e che il servizio si ponga dunque al servizio degli obiettivi fondanti dell’Unione europea e dell’impegno a rafforzarne la posizione nel mondo.

Come possiamo vedere oggi, non è un compito semplice. Già nell’elaborare il concetto di servizio notiamo come si scontrino gli interessi, spesso divergenti, delle varie istituzioni europee e dei loro componenti individuali, spesso finanche dei gruppi e degli individui al loro interno. A tutto ciò si aggiungono gli interessi nazionali dei singoli Stati membri. In questa situazione, è necessario che tutti gli attori del processo si dimostrino responsabili, aperti e obiettivi per superare gli egoismi e ricordare l’obiettivo comune: la creazione di un servizio diplomatico che funga da collante, servendo unicamente gli interessi e le necessità dell’Unione europea e dei suoi Stati membri. A questo punto entra in gioco un ruolo molto importante: il suo, baronessa Ashton. Sarebbe un errore se gli interessi particolari e il desiderio di imporre la propria opinione a spese degli altri, con l’obiettivo di dimostrare la propria importanza e il proprio status, dovessero scavalcare la necessità di un punto di vista più ampio. Il risultato di questi sforzi dimostrerà se ci preoccupiamo davvero di creare un’Unione europea più forte o se si tratta solo dell’ennesima dimostrazione e gara per stabilire chi sia il più forte nell’assetto dell’Unione europea.

 
  
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  Roberto Gualtieri (S&D). - Signor Presidente, onorevoli colleghi, signor Alto Rappresentante/Vicepresidente, vorrei sottolineare il fatto che stiamo discutendo tre ottimi documenti elaborati dal Parlamento: documenti ambiziosi che esprimono delle posizioni chiare, compiono delle scelte nette e sui quali esiste un largo consenso tra i gruppi che in questo Parlamento hanno a cuore l'Europa e il suo futuro. È un fatto importante che dimostra la volontà e la capacità del Parlamento di candidarsi a svolgere un ruolo centrale anche nel settore della PESC/PSDC sulla base di una lettura, vorrei dire, dinamica del trattato di Lisbona.

Questo ruolo intendiamo esercitarlo nel processo di costruzione del Servizio di azione esterna, non solo per garantire le prerogative del Parlamento, ma anche per contribuire a fare del servizio una struttura capace di assicurare coerenza ed efficacia all'azione esterna dell'UE, rafforzando al tempo stesso ed estendendo progressivamente il metodo comunitario.

Per quanto riguarda la relazione Danjean, vorrei sottolineare come il concetto di autonomia strategica venga qui prospettato nel quadro di un approccio multilaterale e come esso sia una condizione per rafforzare la partnership strategica con gli Stati Uniti, così come vorrei sottolineare il fatto che il Parlamento è unito nella richiesta di un Centro operazioni, e ho apprezzato che Lei, signor Alto rappresentante, si sia dichiarata disponibile a un dialogo, a un approfondimento e a una discussione su questo tema.

Sulla risoluzione sulla non proliferazione, vorrei sottolineare l'importanza dell'assunzione della prospettiva di un mondo privo di armi nucleari e il netto giudizio sull'anacronismo delle armi nucleari tattiche e la valorizzazione delle posizioni recentemente prese da alcuni governi europei a questo riguardo. Dal Parlamento giunge quindi un chiaro messaggio, realistico e ambizioso, e auspichiamo che l'Alto rappresentante sappia coglierlo e farlo proprio.

 
  
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  Tunne Kelam (PPE).(EN) Signor Presidente, vorrei esprimere le mie congratulazioni ai colleghi, onorevoli Albertini e Danjean, per le loro relazioni esaustive e creative sulla politica estera e di sicurezza.

L’Unione è destinata a diventare un attore globale, come lei ha affermato, Alto Rappresentante, ma rappresentando il sette per cento della popolazione mondiale e un quinto del PIL, riuscirà a raggiungere questo traguardo solo sulla base di una cooperazione transatlantica consolidata, basata su valori comuni.

In primo luogo, l’Unione europea dovrebbe dimostrare una seria volontà di elaborare strategie coerenti in cinque ambiti cruciali: strategie comuni per la Cina, la Russia, la pace nel Medio Oriente, l’Afghanistan e la sicurezza energetica.

Non essere riusciti a raggiungere una posizione unica su questi punti costituisce ancor oggi un grave handicap per la nostra credibilità ed efficienza agli occhi del mondo. La sfida principale che lei dovrà affrontare consisterà dunque nel mettere in pratica le sue eccellenti dichiarazioni sulla creazione di un’unica strategia politica e sull’assunzione di responsabilità collettiva.

Ho accolto con soddisfazione il paragrafo 10 della relazione Danjean, che esorta il Consiglio e la Commissione ad analizzare le minacce informatiche e a coordinare una risposta efficace a tali sfide in base alle migliori pratiche. La guerra informatica non è una sfida del futuro: è diventata una prassi quotidiana. Pertanto, è urgente che l’Unione europea elabori una strategia di sicurezza informatica europea.

Infine, riguardo al servizio europeo per l’azione esterna: ritengo che la costituzione del SEAE debba fondarsi su un giusto equilibrio geografico e su pari opportunità per i rappresentanti di tutti gli Stati membri, nuovi e vecchi, applicando il sistema delle quote. Solo così potremo garantire efficienza, trasparenza e credibilità del nuovo servizio diplomatico.

Buona fortuna, Alto Rappresentante, e grazie.

 
  
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  Richard Howitt (S&D).(EN) Signor Presidente, stamattina l’alto rappresentante Ashton ci ha chiesto di cambiare i nostri schemi mentali, di sfidare la resistenza ai cambiamenti istituzionali e di evitare un’ottusa difesa degli interessi nazionali. Se il Parlamento intende davvero ciò che afferma sulla PESC, dobbiamo mandare un messaggio chiaro, dicendo che sosterremo un servizio per l’azione esterna forte, ampio e inclusivo e che, nel rispetto delle nostre prerogative, non ci presteremo a nessun secondo fine che cerchi di limitare le capacità e, di conseguenza, l’efficacia di tale servizio.

Ne consegue che i ministeri degli Affari esteri dovrebbero effettuare le opportune nomine solo ed esclusivamente in base al merito fin dal primo giorno e da tutta l’Unione europea; occorre inoltre far proprie le indicazioni strategiche su ambiti come l’approvvigionamento energetico e le politiche ambientali; occorre creare strutture organizzative che abbiano portata globale e assegnino il giusto peso all’Africa e alle relazioni transatlantiche, come pure all’Asia, all’America latina e al nostro vicinato; dobbiamo riservare un adeguato margine finanziario, non solo per reazioni rapide o interventi umanitari, bensì anche per predisporre gli stanziamenti in ragione delle nuove priorità politiche; bisogna sostenere la decisione della rappresentante Ashton, che vuole anteporre la risposta ai disastri naturali al turismo che vi specula e dare in prima persona indicazioni per la programmazione finanziaria; infine, questo Parlamento deve sostenere nuove disposizioni sulle deleghe che riflettano le pratiche internazionali invece di aggrapparsi a precedenti regolamenti.

Infine, sono lieto di vedere che il posto della Commissione è vuoto questa mattina e, a tutti coloro che hanno promosso il trattato di Lisbona, non dovremmo ridurre il loro o il nostro sostegno a una sua piena applicazione.

 
  
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  Francisco José Millán Mon (PPE).(ES) Signor Presidente, la politica estera dell’Unione sta entrando in una nuova fase, come hanno affermato la baronessa Ashton e l’onorevole Albertini questa mattina.

L’articolo 21 del trattato stabilisce determinati principi oggettivi e istituisce altresì nuove figure, quali un alto commissario, un vicepresidente della Commissione, un presidente permanente del Consiglio europeo, un servizio europeo per l’azione esterna e una nuova politica di sicurezza e difesa, oggetto della relazione presentata dal mio collega, l’onorevole Danjean, eccetera.

Queste innovazioni hanno l’obiettivo di garantire che l’Unione europea eserciti un’influenza molto più efficace nel mondo e ritengo che i vertici con paesi terzi continuino a essere lo strumento ideale per raggiungere tale meta. L’Unione europea non organizza molti vertici con i singoli paesi, pertanto dovremmo prendercene cura.

Il vertice che si è tenuto la settimana scorsa con il Marocco è stato il primo con un paese arabo e ha rappresentato il conferimento dello status avanzato a questo Stato. Avrei voluto vedere la sua partecipazione, Baronessa Ashton. Mi rammarico anche dell’assenza del re del Marocco, che ha tolto portata politica, significato ed efficacia a un vertice che avrebbe dovuto essere storico.

Mi auguro che il vertice euro-mediterraneo di Barcellona sia un successo per il livello delle delegazioni presenti.

Mi rammarico anche del fatto che il vertice con il presidente Obama, previsto per la prossima primavera, non avrà luogo. Come afferma la relazione Albertini, il trattato di Lisbona prepara il terreno per il rafforzamento dei nostri meccanismi di dialogo con gli Stati Uniti. Questa e altre questioni avrebbero potuto essere affrontate al vertice.

L’Unione europea e gli Stati membri non devono perdere l’opportunità di affrontare ad alto livello le questioni bilaterali, i conflitti e le sfide globali che si assommano sulla scena mondiale. Sarebbe paradossale, e con questo concludo il mio intervento, se ora che abbiamo il trattato di Lisbona rischiassimo di diventare ininfluenti in questo mondo che ora alcuni chiamano “post-occidentale” o “post-americano”.

 
  
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  Libor Rouček (S&D). (CS) Alto Rappresentante, onorevoli colleghi, nel mio intervento vorrei sottolineare l’importanza di stabilire un partenariato con la Russia. Gli Stati dell’Unione e la Russia devono affrontare numerose sfide e minacce comuni. Potrei citare la lotta al terrorismo, la proliferazione delle armi di distruzione di massa, i conflitti regionali in Afghanistan e Medio Oriente, il cambiamento climatico, la sicurezza energetica (compresa la sicurezza nucleare), e così via. Né l’Unione europea né la Russia possono risolvere tali problemi da sole. E’ necessaria una cooperazione, che dovrebbe gettare le basi per un nuovo accordo di ampio respiro tra Unione europea e Russia.

Vorrei dunque invitare l’alto rappresentante a utilizzare i suoi nuovi poteri e ad accelerare i negoziati con la Russia. Vorrei inoltre invitarla, Baronessa, a utilizzare i suoi nuovi poteri per coordinare in modo più efficace le posizioni dei singoli Stati membri, nonché delle singole parti coinvolte nella politica estera e di sicurezza comune, poiché è l’unico modo in cui potremo garantire un approccio unico e promuovere valori quali diritti umani, democrazia, stato di diritto, uguaglianza e parità nelle relazioni.

 
  
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  Laima Liucija Andrikienė (PPE). – (EN) Signor Presidente, accolgo e sostengo entrambe le relazioni e porgo le mie congratulazioni a entrambi i relatori per i documenti presentati.

Vorrei parlare di due punti. In primo luogo, riguardo alla relazione Danjean, vorrei riproporre una questione che ha sollevato numerose obiezioni in vari Stati membri. Mi riferisco ai negoziati esclusivi tra Parigi e Mosca sulla possibile vendita di quattro navi da guerra Mistral alla Russia.

La nave da guerra Mistral ha una chiara natura offensiva ed è preoccupante che alcuni Stati membri dell’Unione intrattengano compravendite d’armi con paesi terzi, che potrebbero avere conseguenze molto negative sulla sicurezza di altri Stati membri dell’Unione o dei suoi vicini.

Il trattato di Lisbona descrive le aspirazioni di difesa comune e include una clausola sulla solidarietà in ambito di sicurezza e difesa. Pertanto, su cosa dovrebbero insistere il Parlamento e le altre istituzioni europee? Una serie di norme comuni all’interno dell’UE che disciplinino la vendita di armi da parte degli Stati membri dell’Unione a paesi terzi.

Per quel che concerne la relazione dell’onorevole Albertini, vorrei sottolineare l’importanza di sicurezza e stabilità nell’Asia orientale. Siamo soddisfatti degli sforzi compiuti sia da Taipei sia da Pechino per migliorare i rapporti e intensificare il dialogo e la cooperazione pratica. In tale contesto, l’Unione dovrebbe dare notevole sostegno alla partecipazione di Taiwan all’Organizzazione per l'aviazione civile internazionale e alla Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici, perché il coinvolgimento del paese in queste organizzazioni è importante per gli interessi europei e globali.

 
  
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  Zoran Thaler (S&D).(SL) Alto Rappresentante, concordo pienamente con lei quando afferma che il suo obiettivo principale è una politica estera europea migliore e più credibile, al pari di una maggiore stabilità e sicurezza nei Balcani, la nostra regione.

Non possiamo permetterci errori in quest’ambito. Pertanto, le propongo di impegnarsi su due fronti: in primo luogo, risolvere urgentemente la questione dei rapporti tra la Grecia e l’ex Repubblica iugoslava di Macedonia, affinché il nostro Stato membro, la Grecia, possa finalmente tirare un sospiro di sollievo sui propri confini settentrionali; in secondo luogo, garantire che la Serbia, nel dilemma artificiale sulla scelta fra Unione europea e Kosovo, scelga l’Unione europea, decidendo dunque di non isolarsi. Forse sarebbe positivo ricordare ai nostri amici serbi un dato importante, ossia che Serbia e Kosovo saranno di nuovo insieme una volta diventati entrambi membri dell’Unione europea.

 
  
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  Michael Gahler (PPE).(DE) Signor Presidente, Signora Vicepresidente, oggi lei è seduta dall’altra parte. Se dovesse decidere di cambiare posto ogni mese, per me non ci sarebbero problemi.

Mentre questa discussione si avvia al termine, diventano chiare alcune valutazioni di base. Vogliamo che lei sia a capo del servizio per l’azione esterna, ricoprendo, come ha già affermato un onorevole collega, entrambi i ruoli. Lei dovrebbe restare però la sola figura con una duplice funzione, non abbiamo bisogno di duplicare le strutture. E’ necessario garantire il mantenimento del metodo comunitario, non solo in relazione al bilancio e alla supervisione del Parlamento europeo. Parlando chiaramente, il nuovo servizio non dovrà essere un giocattolo esclusivo per i ministri degli Affari esteri, che si sentono offesi per essere rimasti esclusi dal Consiglio europeo. Lo stesso vale per la nomina dello staff e di posizioni importanti all’interno del servizio.

Per quel che concerne la relazione Danjean, vorrei esprimere il mio sostegno totale alla linea assunta dal relatore. Riguardo al centro operativo permanente, come l’onorevole Van Orden, ho notato che la baronessa Ashton ha preso a cuore la questione fin dalla sua audizione, a mio avviso, intraprendendo la direzione giusta. E’ passata dal rifiuto a una fase di prova. Continuo a pensare che, se vogliamo effettuare la progettazione di missioni militari e civili in modo totalmente integrato con il servizio per l’azione esterna, ha senso far funzionare tale servizio dai suoi quartieri generali operativi.

Per quanto riguarda la proposta del gruppo Verde/Alleanza libera europea di creare una direzione generale per il consolidamento della pace, desidero precisare che, diversamente dai miei colleghi che siedono all’estrema sinistra di questa Camera, credo che l’intero progetto europeo, particolarmente la nostra politica estera, sia un progetto di consolidamento di pace unico. Ciò detto, non credo dovremmo limitarlo a un solo dipartimento.

 
  
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  María Muñiz De Urquiza (S&D).(ES) Signor Presidente, riteniamo che le nuove istituzioni abbiano bisogno di tempo per stabilizzarsi, ma anche che non dovremmo perdere di vista l’obiettivo. L’importante non è, come alcuni chiedono, che l’alto rappresentante sia presente ovunque sia chiamata in causa la politica estera europea. L’importante è che l’Unione europea sia presente sullo scenario internazionale e abbia facoltà di intervenire a difesa delle sue posizioni. E’ questo il senso delle relazioni nonché della nostra discussione odierna.

Pertanto, invochiamo una politica comunitaria di ampio respiro per la cooperazione con tutti i paesi con i quali abbiamo interessi, soprattutto nel campo dei diritti umani, dalla Bielorussia a Cuba. Dovremmo dotarci di una politica simile per tutti i paesi con i quali abbiamo interesse a intervenire in questo settore, oltre che per il superamento delle sfide globali e di sicurezza: l’Unione europea può fare la differenza, come ha dimostrato la posizione comune raggiunta dalla maggioranza degli Stati membri sotto la presidenza spagnola in occasione del Consiglio dei diritti umani a Ginevra, e lo stesso dovrà accadere per il Medio Oriente e per Cuba. Si tratta di un passo avanti propositivo e riformista nell’azione esterna dell’Unione europea. Vogliamo un servizio europeo per l’azione esterna solido e autentico, che sostenga il lavoro dell’alto rappresentante e risponda alle aspettative del Parlamento.

 
  
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  Krzysztof Lisek (PPE).(PL) Signor Presidente, Baronessa Ashton, vorrei esprimere la mia soddisfazione per il fatto che oggi possiamo discutere la politica estera e di sicurezza comune e la politica di sicurezza e difesa comune con lei. Nonostante le numerose voci contrarie, sono certo che la maggioranza di questa Camera le porga i migliori auguri e auspichi sia il varo della politica estera e di sicurezza comune sia l’istituzione di un servizio per l’azione esterna professionale, che metterà a sua disposizione i migliori diplomatici di tutti gli Stati membri dell’Unione europea.

La nostra discussione odierna sulla politica estera e di sicurezza comune si fonda sull’eccellente relazione del collega che è a capo della sottocommissione per la sicurezza e la difesa, di cui faccio parte, l’onorevole Danjean. L’Unione deve, ovviamente, elaborare il quadro della politica di sicurezza e di difesa comune. Ci aspettano molte sfide in futuro, non solo conflitti, ma anche disastri naturali, la minaccia del terrorismo e così via. Dobbiamo dunque rafforzare le nostre capacità operative. L’Unione deve occuparsi della sicurezza sul suo territorio, ma deve anche dimostrarsi reattiva alle sfide globali. Tale obiettivo è però realizzabile solo in presenza di una cooperazione positiva con i nostri alleati oltreoceano. Ritengo che, non solo perché quasi tutti gli Stati membri appartengono alla NATO, ma anche in considerazione di queste sfide, di fatto tutti si aspettino che lei riuscirà a dare inizio a un dialogo positivo e a creare una cooperazione coerente tra Unione europea e NATO.

Baronessa Ashton, per terminare con una nota di umorismo, mi auguro che lei abbia già mandato il suo numero di telefono non solo a Henry Kissinger, ma anche a Hillary Clinton.

 
  
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  Proinsias De Rossa (S&D).(EN) Signor Presidente, vorrei congratularmi con la vicepresidente Ashton per il suo discorso, caratterizzato da lungimiranza e sostanza.

Il problema di alcuni, Vicepresidente Ashton, è che lei non è un generale macho o un nazionalista ottuso. Accolgo con particolare soddisfazione l’accento che ha posto sul rispetto dello stato di diritto tra paesi e la esorto ad adoperarsi attivamente per il raggiungimento di questo obiettivo nel Medio Oriente. Inoltre, ho apprezzato il suo impegno per l’importante principio dei guadagni collettivi rispetto alle perdite minime degli Stati membri.

Il Medio Oriente è probabilmente la regione più instabile, che al momento rischia di precipitare in un conflitto esteso. L’alto rappresentante dovrà lavorare a stretto contatto con gli Stati Uniti e fare pressione affinché la dichiarazione del Consiglio dell’8 dicembre diventi la base per compiere progressi.

Infine, vorrei invitarla caldamente a sostenere la proposta volta a rendere il Medio Oriente una zona senza nucleare.

 
  
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  Andrey Kovatchev (PPE).(BG) Ritengo che le relazioni degli onorevoli Danjean e Albertini costituiscano un passo avanti in direzione del programma comune che ci sarebbe tanto necessario e grazie al quale l’Unione europea dovrebbe affermarsi come attore globale nella tutela di pace e sicurezza. Porgo loro le mie congratulazioni.

La riduzione delle spese per la difesa e l’attuale crisi economica rendono palese che, se vogliamo che l’Europa parli a una sola voce nel mondo e invii segnali forti e autorevoli, dobbiamo usare le risorse disponibili in modo più prudente ed efficiente.

Il ruolo dell’Agenzia europea per la difesa, che è stato rafforzato dal trattato di Lisbona, è di fondamentale importanza per massimizzare il nostro potenziale attraverso gli acquisti collettivi, la condivisione delle risorse e la formazione comune. L’interazione fra gli aspetti civili e militari della politica di sicurezza e di difesa comune deve essere utilizzata per migliorare le capacità e l’efficacia dell’Unione.

Mi aspetto che la signora Ashton, in qualità di capo dell’Agenzia per la difesa europea e alto rappresentante, assuma un ruolo attivo in questa direzione. Infine, Alto Rappresentante Ashton, le auguro di riuscire a istituire il servizio europeo per l’azione esterna con successo. Immagino che sarà osservato il principio di equilibrio geografico nello scegliere il personale del servizio, in modo che possa davvero rappresentare l’intera Unione europea. L’Europa ha bisogno del suo successo.

 
  
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  Ágnes Hankiss (PPE). (HU) Onorevoli colleghi, innanzi tutto vorrei porgere le mie congratulazioni all’onorevole Danjean per la sua relazione, che ho trovato di ampio respiro e, allo stesso tempo, ponderata in ogni singola questione. Da parte mia, intendo affrontare un unico punto. Molti degli Stati membri, tra cui il mio, l’Ungheria, vorrebbero contribuire in modo attivo, in quanto membri a pieno titolo e paritari, all’elaborazione della politica europea di sicurezza e difesa. Allo stesso tempo, per ragioni storiche ben note, né le loro risorse materiali né le loro capacità o conoscenze consentono loro, per ora, di essere sullo stesso livello dei paesi più grandi. Pertanto, ho votato a favore di quegli emendamenti che mirano a favorire quest’opera di coinvolgimento e recupero del terreno perso. Da un lato, essi si concentrano sulla continua cooperazione strutturale: quest’ultima avrebbe infatti potuto essere impostata in modo da non trasformarsi in un club d’elite degli Stati membri più grandi e forti, astenendosi in sostanza dall’esigere un contributo unico e uniforme da ciascun partecipante e dall’escludere così alcuni paesi, ma consentendo agli Stati più piccoli di contribuire secondo le possibilità e le specializzazioni di ciascuno. Dall’altro lato, le reti per la formazione necessitano di un intervento di miglioramento sotto questo profilo. Vorrei ringraziare il presidente per aver incluso questi punti nella relazione.

 
  
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  Ivo Vajgl (ALDE).(SL) Signor Presidente, Baronessa Ashton, oggi vorrei congratularmi con entrambi i relatori per aver condotto in modo così brillante questa discussione, una discussione che si conclude con l’approvazione del presente documento, o meglio dei documenti, degli onorevoli Albertini e Danjean.

I testi in discussione sono stati approvati al momento giusto, ossia all’inizio del mandato della baronessa Ashton, e penso che abbiamo così illustrato in modo preciso le nostre aspettative rispetto alla politica estera dell’Unione europea. Baronessa Ashton, ha sfruttato molto bene quest’opportunità, integrando questi due documenti specifici nella sua visione delle cose: me ne congratulo. Naturalmente, le mie non saranno sempre e solo congratulazioni, a meno che non esprima chiaramente la sua posizione su problemi, crisi e dilemmi specifici. Oggi vorrei complimentarmi con lei soprattutto per il commento critico sulle azioni del governo israeliano riguardo alla costruzione di insediamenti illegali.

Da ultimo, consentitemi di aggiungere che, a mio avviso, in futuro dovremmo prestare maggiore attenzione al Giappone, il nostro vecchio e fidato amico, senza lasciarci affascinare troppo dalla Cina e da altri paesi in rapida crescita.

 
  
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  Piotr Borys (PPE).(PL) Signor Presidente, Baronessa Ashton, probabilmente parlo a nome di tutti i presenti quando affermo che la politica estera rappresenta una delle sfide più importanti che l’Unione debba affrontare e ci auguriamo che sotto la sua guida, Alto Rappresentante Ashton, l’Unione europea sarà un vero e proprio arbitro della politica estera internazionale.

Mi concentrerò su due ambiti. Il primo è la situazione politica in Medio Oriente. Le chiediamo di assumere una posizione chiara sulla strategia per la lotta al terrorismo. Principalmente, ci aspettiamo che sia possibile ritirarci da certe zone di conflitto, soprattutto dall’Afghanistan. Propongo che venga utilizzato ogni strumento a nostra disposizione, incluse le operazioni civili, allo scopo di modernizzare un paese che è stato lacerato da 30 anni di guerra permanente. Ritengo che il coinvolgimento politico nella ricostruzione dell’Afghanistan sia fondamentale per la stabilizzazione del paese. Il secondo ambito è l’Iran, cui spetta oggi un ruolo fondamentale nella politica estera della regione. Ritengo che l’impegno nella lotta per prevenire la proliferazione di armi nucleari sia un altro dei compiti fondamentali che le spetta. Le auguriamo ogni successo in tal senso e siamo convinti che sarà in grado di coordinare il suo operato con le politiche americane.

Ritengo che la situazione politica in Afghanistan, Pakistan, India e Iran sia fondamentale per la politica di sicurezza mondiale. Pertanto, Baronessa Ashton, il suo ruolo sotto questo profilo è preziosissimo.

 
  
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  Izaskun Bilbao Barandica (ALDE).(ES) Signor Presidente, Baronessa Ashton, lei ha definito un successo l’operazione Atalanta per la lotta alla pirateria nel Corno d’Africa.

Eppure, la scorsa settimana i pirati hanno sferrato un massiccio attacco contro pescherecci baschi, spagnoli e francesi e hanno costretto le flotte a lasciare la zona e a ritirarsi in luoghi in cui possono essere protette, ma dove non ci sono pesci, senza dimenticare le centinaia di persone ancora tenute in ostaggio su varie imbarcazioni.

Le chiedo di applicare la risoluzione adottata dal Parlamento a dicembre affinché questa operazione tuteli effettivamente i pescherecci ed estenda la sua portata. Chiedo inoltre di riconsiderare le strategie e di riesaminare con urgenza le tecniche impiegate in questa operazione nell’Oceano Indiano, nonché la presenza nella regione.

 
  
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  Struan Stevenson (ECR).(EN) Signor Presidente, domenica scorsa 58 persone hanno perso la vita e 140 sono rimaste gravemente ferite mentre cercavano di esercitare il proprio diritto di voto nelle elezioni irachene. Tuttavia, le violenze, le intimidazioni, le minacce di attentati e i ricatti non hanno impedito a milioni di coraggiosi iracheni di recarsi alle urne.

Vi sono stati ripetuti tentativi di manipolare e distorcere l’esito delle elezioni. L’interdizione di oltre 500 candidati laici non settari da parte della sedicente commissione per la responsabilità e la giustizia, i ripetuti attentati dinamitardi il giorno delle votazioni e il ritardo, decisamente sospetto, nell’annuncio dei risultati sono tutti segnali preoccupanti di poca trasparenza.

Visto che l’infausta interferenza dell’Iran è stata una costante di queste elezioni, oggi dobbiamo inviare un monito fermo e deciso al paese: non cercate di insediare un primo ministro fantoccio in Iraq, non tentate di defraudare il popolo iracheno dei suoi diritti democratici e non fate ripiombare l’Iraq nel caos settario, perché l’Occidente vi sta osservando, siete sotto gli occhi tutti.

 
  
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  Andrew Henry William Brons (NI).(EN) Signor Presidente, il ruolo della baronessa Ashton è descritto nell’articolo 18 del trattato sull’Unione europea e consiste nel contribuire allo sviluppo di una politica estera e di sicurezza comune su mandato del Consiglio, che, ovviamente, comprende i rappresentanti degli Stati nazione. Tuttavia, lo stesso articolo le attribuisce il ruolo di vicepresidente della Commissione, nell’ambito della quale opera. Inoltre, a quanto mi risulta, il personale dell’ex Commissione avrà la precedenza sul personale diplomatico e dei ministeri degli Esteri quando si decideranno le nomine per il servizio europeo per l’azione esterna.

Baronessa Ashton, è chiaro che il suo ruolo è stato concepito appositamente per continuare a erodere l’autorità degli Stati membri sulla politica estera, agendo non solo sui singoli paesi, ma anche collegialmente sul Consiglio. Lei e i suoi successori sarete soggetti al mandato del Consiglio solo formalmente. Il vero motore della politica estera comunitaria sarà la Commissione, mentre gli Stati membri e il Consiglio saranno sempre più emarginati.

 
  
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  Andrzej Grzyb (PPE).(PL) Una politica coerente ed efficace: è questo il messaggio l’elemento principale della relazione dell’onorevole Albertini. Mi congratulo con lui per questa relazione, nonché con l’onorevole Danjean. Vorrei sottolineare il raggiungimento di questo obiettivo pone anche la questione del personale. La relazione contempla il servizio europeo per l’azione esterna, e nonostante si riferisca al 2008 – è un peccato che sia aggiornata al 2009 –, rappresenta una sorta di metro di paragone in questo ambito, che ci consentirà di valutare il lavoro che ora spetta al servizio guidato dalla baronessa Ashton. Penso che, in questo contesto, rivestono grande importanza l’equilibrata ripartizione geografica che chiediamo, nonché il ruolo che in questo processo è affidato al Parlamento europeo e ai parlamenti nazionali. La chiarezza dei criteri di assunzione e il ruolo del Parlamento europeo nell’istituzione del servizio saranno valutati attentamente in quest’Aula.
Vorremmo chiedere che questo processo sia chiaro e semplice, in modo che sia comprensibile a noi, rappresentanti dei singoli elettori che, dopo tutto, costituiscono l’Unione europea.

 
  
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  Jelko Kacin (ALDE).(SL) Desidero porgere le mie sincere congratulazioni a entrambi i relatori, gli onorevoli Albertini e Danjean.

Vorrei ricordare un tragico evento verificatosi a Belgrado il 12 marzo di sette anni fa. Mi riferisco all’omicidio di Zoran Đinđić, l’ex primo ministro della Serbia. Fu ucciso per arrestare il processo di normalizzazione, democratizzazione e di europeizzazione della Serbia. Tuttavia non riuscirono nel loro intento. Riuscirono soltanto a ritardarlo. Questo evento ebbe un impatto negativo anche sui paesi confinanti e sull’intera regione.

Baronessa Ashton, vorrei chiederle di aiutare e incoraggiare le forze europeiste in tutti i paesi nelle nostre immediate vicinanze. Dovrà agire in modo tempestivo e in un’ottica preventiva. Lei si è scelta una nuova istituzione e un nuovo ruolo ovvero, fondamentalmente, due ruoli in due istituzioni e sta diventando una duplice figura, per così dire. Non è possibile tornare sui propri passi, né per lei, né per noi. Dato che non può fare altro che andare avanti, le chiedo di meritarsi la fiducia che abbiamo riposto in lei.

 
  
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  Franz Obermayr (NI).(DE) Signor Presidente, un rapporto di ampio respiro impone, di norma, valutazioni distinte, ed è vero anche in questo caso. Pertanto, sono favorevole a una politica estera e di sicurezza comune che si occupi di immigrazione clandestina, frodi in materia di visti, turismo criminale e false richieste di asilo. Sono altresì a favore di una politica estera e di sicurezza comune che si occupi di garantire la sicurezza delle frontiere dello spazio Schengen e che si impegni con convinzione nella lotta al crimine organizzato. Tuttavia, critico e sono contrario a una politica estera e di sicurezza comune che miri ad assegnare all’Unione europea un ruolo attivo nel settore militare, che ricade già nell’ambito di competenza dell’ONU e della NATO. Questa sovrapposizione di ruoli va respinta e, ovviamente, parlo in qualità di rappresentante di uno Stato neutrale, che quindi è in una posizione particolare. Respingo inoltre la revoca dell’obbligo di visto, una decisione avventata per gli Stati balcanici, grazie alla quale, dopo appena pochi mesi, circa 150 000 macedoni stanno già facendo rotta verso l’Europa centrale e due terzi di loro hanno già fatto perdere le proprie tracce.

Questo non è certamente il modo di soddisfare le esigenze di sicurezza dei cittadini europei, non contribuisce in alcun modo alla sicurezza e, naturalmente, non favorisce assolutamente il desiderio di Europa dei nostri cittadini.

 
  
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  Miroslav Mikolášik (PPE). (SK) Sono preoccupato per il fatto che le precedenti conferenze non abbiano prodotto risultati tangibili nella lotta alla proliferazione di armi nucleari. Le armi e le tecnologie atomiche continuano a proliferare. Il rischio che la tecnologia nucleare cada nelle mani di organizzazioni terroristiche e criminali è sempre più concreto.

L’Unione deve agire di concerto in questo ambito e prendere posizione come si conviene a un protagonista della scena mondiale, per consolidare tutti e tre i pilastri del trattato di non proliferazione nucleare e per ottenere l’applicazione e l’attuazione universali delle regole e degli strumenti di non proliferazione. Ritengo sia necessario fare della non proliferazione nucleare una delle priorità dell’Unione europea e avviare un dialogo costruttivo con tutte le potenze atomiche, non solo USA e Russia. Il novero dei paesi dotati di armi nucleari non si limita ai cinque membri del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite. Pertanto, l’Unione, nell’interesse della sicurezza mondiale, deve compiere uno sforzo politico e diplomatico per convincere paesi quali Israele, India, Pakistan e Corea del Nord a firmare il trattato di non proliferazione nucleare.

 
  
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  Catherine Ashton, vicepresidente della Commissione/alto rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza.(EN) Signor Presidente, in primo luogo vorrei esprimere i miei ringraziamenti per i contributi offerti e dire quanto consideri importante e preziosa questa discussione per il nostro orientamento strategico.

Vorrei dichiarare per prima cosa che concordo appieno con tutti i deputati che hanno sottolineato il valore e l’importanza della funzione di controllo di quest’Assemblea e il suo ruolo, che, oltre alla mera supervisione, si basa sulle competenze di cui so che disponete. È mia intenzione fare affidamento su quell’esperienza e sperare di avere quante più opportunità possibile per discutere delle molte, importanti tematiche sollevate oggi, se non di tutte.

A questo punto, sarò relativamente breve, ma cercherò comunque di soffermarmi su alcuni dei principali ambiti che penso stiano più a cuore agli onorevoli deputati. Inizierò dicendo che non mi sono opposta alla relazione Barnier. Ho detto solo che, sulla scorta degli insegnamenti tratti da Haiti e del sostegno che stiamo offrendo al Cile, intendevamo esaminare quali e quanti altri contributi potevamo apportare, in che misura potevamo operare con maggiore efficacia, l’opportunità di sospendere certi interventi e, in caso affermativo, quali. Pertanto, occorre valutare i nostri interventi in senso strategico, e la relazione Barnier ci fornisce il contesto in cui farlo. Sono molto grata a Michel per il contributo che ha apportato su questo fronte fornendoci proprio il contesto necessario.

In merito al trattato di non proliferazione: diversi deputati hanno posto l’accento sull’importanza della conferenza che si terrà a maggio, e concordo pienamente. È importantissimo compiere progressi adesso per sfruttare al meglio l’opportunità di maggio.

Sono d’accordo inoltre sul fatto che la sicurezza parte da solide relazioni politiche. Dobbiamo considerare sempre che il nostro approccio verso il resto del mondo si fonda sull’intreccio di solide relazioni politiche volte a promuovere la sicurezza, non solo per noi ma anche per gli Stati terzi con cui stiamo cercando di costruire un rapporto di questo tipo o con cui stiamo dialogando in relazione ai nostri timori.

Diversi deputati hanno citato giustamente l’importanza dei Balcani. Ho indicato tra le mie priorità che essi rappresenteranno un ambito di lavoro di fondamentale importanza. È essenziale, nel periodo che precede le elezioni in Bosnia, promuovere il peso dell’Unione europea e far sì che i politici nazionali informino i loro cittadini del percorso che intendono intraprendere per intensificare i legami con l’Europa e, in ultima battuta, per entrare a far parte dell’Unione.

Concordo sull’importanza di Valentin Inzko e del lavoro che sta svolgendo in qualità di alto rappresentante. Entrambi stiamo collaborando per ripensare l’approccio strategico, ancora una volta per un futuro che, al di là delle elezioni, ci conduca al punto cui dovremo giungere nei mesi e negli anni a venire per mantenere la sicurezza. Ora vorrei parlare dell’importanza della stabilità: non solo dobbiamo ottenerla, dobbiamo anche preservarla. Nella zona guardano con preoccupazione al nostro atteggiamento e, a volte, mi sembra che tentenniamo sulle nostre prossime mosse. Occorre progredire su questo punto.

Come hanno osservato numerosi deputati, ciò vale soprattutto nel caso del Kosovo. Ho avuto un incontro con il governo e ho discusso con l’intero esecutivo, e soprattutto con il primo ministro, per definire la nostra collaborazione futura. Poi c’è la Serbia, che preme per entrare a far parte dell’Unione europea. Quando ho incontrato il presidente Tadić e gli esponenti di governo, mi è parso alquanto evidente che vedano nell’adesione il loro futuro e che comprendano anch’essi le questioni che ci stanno a cuore lungo quel percorso.

Per quanto riguarda la discussione su Cuba, avrei voluto essere presente. È chiaro che vi è stata una sovrapposizione. La Conferenza dei presidenti si riuniva per discutere del servizio europeo per l’azione esterna e, d’altro canto, io non possono essere in due posti allo stesso tempo. È questa la tempistica definita dal Parlamento europeo. Io devo obbedire ed essere presente; cionondimeno, penso che Cuba sia un tema importante e non ho dubbi che ritorneremo sull’argomento.

Riguardo alla creazione di un dipartimento separato per il consolidamento della pace, la mia risposta è che questo tema dovrebbe caratterizzare ogni nostro intervento e che io non vedo mai di buon occhio distinzioni simili, come se l’elemento in questione fosse in qualche modo indipendente dalle singole iniziative. Se si considera il futuro funzionamento del servizio europeo per l’azione esterna, si noterà che la struttura è quella di un’organizzazione ombrello, che chiaramente assolverà i compiti previsti dal trattato, ma che è anche al servizio vostro e della Commissione.

Se la Commissione intende dunque intraprendere azioni in materia di commercio, mutamenti climatici e sicurezza energetica in tutto il mondo, il servizio europeo per l'azione esterna potrà mettersi anche a sua disposizione, rappresentando il tratto d’unione tra l’operato della Commissione e gli sviluppi sul campo. Tutto ciò, direi, va nella direzione di un mondo più sicuro e stabile. A mio parere, si tratta dunque di veicolare l’idea che siamo sul posto per sostenere l’impegno a ristabilire e mantenere la pace.

In merito all’operazione Atalanta, ritengo che gli elementi esposti siano molto positivi. Si tratta di una missione molto importante, ma che va collegata a tutti gli altri provvedimenti che stiamo attuando nella regione. Ritengo inoltre che occorra riflettere sulla pesca e sulla strategia da adottare in tale ambito. Su questo non vi sono dubbi.

A proposito dei gruppi di lavoro, penso che siano un’ottima idea per il Parlamento. Ritengo inoltre che in questo momento la collaborazione con gli alti funzionari stia dando buoni risultati e che occorra continuare in tal senso.

Per quanto riguarda le sedi operative, non è vero che ho cambiato posizione. A gennaio ho detto semplicemente che non ero ancora convinta. Ci siamo occupati del tema perché, essendo io in carica da un po’ più di tempo, sono più coinvolta nel lavoro che stiamo svolgendo con le nostre missioni all’estero, in Kosovo, in Bosnia, nella discussione sull’andamento dell’operazione Atalanta o anche nelle misure che abbiamo appena adottato a Haiti, eccetera.

Nel mio intervento, ho detto che dovremo analizzare le misure necessarie e quindi decidere in che modo conseguire al meglio tali obiettivi. Esistono opinioni diverse, che però, a mio parere, convergeranno in un orientamento comune, ed è questo che dovremmo fare. Si tratta dunque di scegliere la nostra strategia in un senso o nell’altro.

In merito ai diritti umani, descriverei questo punto come un filo rosso. I nostri valori e i diritti umani si riflettono in tutto quello che facciamo nell’Unione europea e nel resto del mondo. Si tratta di garantire che tale filo attraversi tutte le nostre azioni, sostenendo il lavoro che stiamo svolgendo in tutto il mondo per promuovere i valori dell’Unione europea. Desidero esaminare molto attentamente le possibili strategie, pertanto non è possibile trattare questo tema come fosse l’ennesimo punto di un confronto: diventa parte integrante di tutto ciò che facciamo.

Concordo inoltre sulla solidità delle relazioni transatlantiche: gli Stati Uniti sono un partner solido in tutta una serie di ambiti, soprattutto nella gestione delle crisi, ed è molto importante portare avanti e sviluppare tale rapporto. Sono inoltre molto interessata a proseguire e ampliare, per esempio, il lavoro che svolgiamo con gli USA nell’ambito dello sviluppo, soprattutto in Africa, dove credo che si potrebbe fare molto di più, come mi insegna senza dubbio la mia esperienza di commissario per il commercio con gli aiuti al commercio.

Dobbiamo anche pensare ad altri grandi partenariati. Ho discusso con il ministro degli Esteri brasiliano della possibilità di tornare a collaborare sullo sviluppo, un ambito in cui le economie di scala e la capacità di cooperazione ci consentono di stanziare risorse in modo molto più efficace a favore di alcune parti del mondo veramente bisognose.

Sono altresì d’accordo sulle minacce cibernetiche. Si tratta di una questione importantissima e attuale. Dovremo continuare ad analizzare il tema perché, inevitabilmente, le minacce mutano di continuo.

Solo alcune parole sul servizio europeo per l’azione esterna, che deve rappresentare l’Unione europea in tutta la sua ampiezza geografica. Concordo appieno, ma ci vorrà del tempo. Una delle osservazioni che ho espresso a tutti i ministri degli Esteri e che esprimo anche al Parlamento è la seguente: vi prego di resistere alla tentazione di presumere che, dal momento che le prime quattro o cinque nomine che faccio non provengono dallo Stato membro che meglio conoscete, in futuro non farò nomine in quegli Stati membri. Semplicemente dobbiamo costruire il servizio passo dopo passo. Ricordatevi, come i deputati sanno, che esso ancora non esiste per il momento. Non ho né un’équipe né un organico del servizio europeo per l’azione esterna perché, finché non sarà stata creata la base giuridica appropriata, non avremo nulla in mano. Abbiamo semplicemente ciò che avevamo prima, ma stiamo cercando di costruirlo con maggiore coerenza.

Le mie nomine si baseranno sul merito e su nient’altro. Qui non esistono privilegiati. Solo il merito conta. Voglio i più brillanti, i migliori ed è questo che ho detto agli Stati membri e alle istituzioni. Voglio che le delegazioni svolgano un lavoro trasversale sul campo, coadiuvando l’operato dell’Unione europea in tutti i suoi diversi aspetti, dato che è accreditata presso i paesi terzi e collabora con essi.

E’ fondamentale che si raggiunga questo obiettivo, perché in caso contrario finiremo per essere di nuovo frammentati. Il problema è come ottenerlo, ed è per questo che è in corso un confronto con il Consiglio e la Commissione. Se fosse semplicissimo, ci saremmo già riusciti. Dobbiamo soltanto cercare di ottenere un risultato adeguato ed efficace, che definiremo nelle prossime settimane.

In termini di risorse, chiederò maggiore flessibilità. Sosterrò che, se un determinato paese è in crisi oppure se si capisce che è necessario mobilitare risorse, occorrerà intervenire, ma nel contesto dello scrutinio parlamentare. Anche in questo caso, dobbiamo definire il funzionamento del sistema, non solo ora, anche in futuro.

Dobbiamo assolutamente evitare la duplicazione dei ruoli; in caso contrario non otterremmo nulla se non un aumento della burocrazia, il che non rientra certo tra i nostri obiettivi. Dobbiamo assicurarci che questo sia un servizio coeso e funzionante, che operi come ente integrato nel quadro comunitario, a sostegno e con il sostegno delle altre istituzioni. Peraltro, come ho già detto, dobbiamo ricordarci che ancora non esiste. Speriamo di riuscire a completare questo lavoro nelle prossime settimane. Con l’ausilio del Parlamento, sono certa che vi riusciremo e che il progetto prenderà il via. Noi possiamo porre le fondamenta, ma sarà necessario del tempo per creare il servizio: l’importanza del compito è però tale che confido nella comprensione di tutti gli onorevoli deputati.

Un paio di punti per concludere. A proposito dei vertici, sapete che ne esistono di svariati, ma il punto principale è tenerne sempre a mente il valore e l’importanza. Non posso essere presente a tutti i vertici, sono semplicemente troppi. Sarò presente solo ad alcuni. Eravamo ben rappresentati al vertice in Marocco perché vi hanno preso parte entrambi i presidenti. Onestamente ritengo il coinvolgimento dei presidenti del Consiglio e della Commissione indichino una rappresentanza autorevole dell’Unione in seno a un vertice. Non sempre è necessario che sia presente anch’io, e sarebbero d’accordo anche loro su questo punto.

Infine, alcuni parlamentari hanno citato le relazioni con paesi come il Giappone e con paesi per noi importanti nel quadro di un partenariato strategico, come la Russia, nonché il peso e il valore del Medio Oriente, regione in cui mi recherò a partire da domenica, e del quartetto, visto che visiterò tutto il Medio Oriente. Penso che visiterò cinque paesi, quindi volerò a Mosca per la riunione del quartetto per discutere dei nostri prossimi passi.

Per concludere, onorevoli deputati, grazie per aver osservato che io sto con il Consiglio e che non vi è alcuna Commissione. Cambierò fronte. Finché non vi sarà un seggio nel mezzo, continuerò a muovermi da un lato all’altro. Sarà vostro compito ricordarmi al mio arrivo da quale parte dovrei stare.

Infine, vorrei ringraziare ancora l’onorevole Albertini e l’onorevole Danjean per le loro eccellenti relazioni, grazie alle quali ho potuto esporre il mio parere oggi.

(Applausi)

 
  
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  Gabriele Albertini, relatore. − Ringrazio i colleghi, che così numerosi sono intervenuti, sia quelli che hanno – e qui il mio ringraziamento è del tutto particolare – approvato i tratti essenziali della relazione elogiandone il contenuto e riconoscendosi nella stessa, ma anche coloro che hanno espresso critiche e lo hanno fatto soprattutto con una volontà di superare gli eventi, purtroppo tragici, dell'impiego della forza e di sognare un mondo di pace. Un grande filosofo greco, Platone, disse che solo i morti vedranno la fine della guerra. Ma noi non ci rassegniamo a questo pensiero e cerchiamo comunque di evitare che questo avvenga, anche se la realtà dei fatti ci impone l'impiego della forza anche per le missioni di pace.

Mi compiaccio con l'Alto rappresentante/Vicepresidente Ashton, che ringrazio per aver citato la mia relazione: mi piace molto del suo approccio questa sua dualità, che però vuole essere sinergia, tra i compiti del Consiglio e della Commissione. La stessa sua collocazione fisica – che sarà, una volta, tra i banchi del Consiglio, in questa sede, e una volta della Commissione –esprime questa sua volontà di interpretare entrambi i ruoli.

Noi dobbiamo come Parlamento, credo, sostenere e promuovere questo impegno sinergico. La Commissione europea ha programmi di sviluppo, di vicinato, di stabilità, di promozione dei diritti dell'uomo e della democrazia; il Consiglio sviluppa missioni di pace e di realizzazione dello Stato di diritto. Questo insieme di argomenti deve trovare il fulcro nel Servizio esterno diplomatico europeo: deve essere efficiente, efficace, dotato delle competenze e delle risorse necessarie perché possa svolgere degnamente il suo ruolo e noi ci impegneremo in questo senso.

Ringrazio anche – e noi svilupperemo questo tema il 23 – l'Alto rappresentante per la sua prossima presenza all'audizione della commissione esteri su questo tema del Servizio esterno, che avrà modo di essere approfondito. La nostra collaborazione comincia oggi ma non finisce certo questo giorno.

 
  
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  Arnaud Danjean, relatore.(FR) Signor Presidente, Baronessa Ashton, onorevoli colleghi, grazie per tutti gli interventi che ancora una volta hanno contribuito ad arricchire la discussione e a questa relazione.

Vorrei rassicurare coloro che hanno dubitato e, talvolta, sospettato che questa relazione potrebbe favorire un aumento della concorrenza, soprattutto con la NATO, e persino l’isolamento. Non è assolutamente così: non lo credo nel più assoluto dei modi e vorrei aggiungere che il trattato non si esprime in questi termini, semmai al contrario. Potete credere a un eurodeputato francese che ha lottato incessantemente affinché il suo paese rientrasse nelle strutture integrate della NATO.

In materia di autonomia strategica, che idea stiamo definendo, quale politica elaboriamo da ormai 10 anni? La risposta sta nella capacità dell’Unione europea di intervenire con missioni civili e militari in aree in cui altre organizzazioni, compresa la NATO, non possono farlo. La NATO non avrebbe potuto intervenire per porre fine al conflitto in Georgia, paese in cui né l’ONU né l’OCSE sono presenti. La NATO non è intervenuta prima di noi nel Corno d’Africa per porre fine a uno stato delle cose che stava mettendo a repentaglio la nostra stessa sicurezza.

L’autonomia strategica equivale anche alla possibilità di intervenire con una vasta gamma di strumenti che solo noi possediamo: civili e militari, giuridici, finanziari, strumenti per lo sviluppo. L’Unione europea si trova nella posizione migliore per sviluppare questo approccio globale nelle zone di crisi.

La nostra autonomia strategica implica anche la possibilità, se necessario, di non intervenire in caso di campagne militari unilaterali oppure – come è stato evidenziato da diversi eurodeputati austriaci – perché tra noi vi sono paesi neutrali e noi rispettiamo il loro status.

Questo è il significato della difesa e della sicurezza a livello comunitario. Questo è il significato dell’autonomia strategica che stiamo sviluppando attraverso questa politica. Non dimenticate mai le origini della politica europea di sicurezza e di difesa: essa è nata da un tragico e sanguinoso fallimento, avvenuto nei Balcani negli anni ’90, quando l’Unione europea fu incapace di gestire una grande sfida per la sicurezza nel continente. Non dimentichiamocene. I cittadini europei non l’hanno dimenticato, e non ci perdonerebbero se abbandonassimo l’ambizione di vedere l’Europa fare la propria parte sulla scena internazionale.

(Applausi)

 
  
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  Presidente. – La discussione su questo punto è chiusa. Ho ricevuto sei proposte di risoluzione(1) presentate ai sensi dell’articolo 115, paragrafo 5, del regolamento a conclusione della discussione.

La votazione si svolgerà oggi.

 
  
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  Elena Băsescu (PPE), per iscritto.(RO) Desidero prima di tutto congratularmi con l’onorevole Albertini per aver preparato questa relazione. Sono soddisfatta che gli emendamenti che ho proposto siano stati adottati. La scorsa settimana, la Commissione europea ha annunciato il finanziamento di 43 grandi progetti nel settore dell’energia, quattro dei quali riguardano la Romania. La Commissione dovrà accordare la giusta importanza all’oleodotto paneuropeo Costanza-Trieste e allo sviluppo delle relazioni con i paesi del partenariato orientale. Occorre inoltre intensificare gli sforzi per attuare i progetti varati nel quadro della sinergia del Mar Nero, al fine di rendere più efficace la cooperazione nella zona. La Moldavia può svolgere un ruolo importante sia nel partenariato orientale, sia nella sinergia del Mar Nero. L’Unione europea deve dedicare particolare attenzione alle relazioni con questo paese e sostenerlo nel suo percorso verso l’adesione all’UE e deve altresì adoperarsi di più per la soluzione dei conflitti irrisolti nella regione del Mar Nero, compreso il conflitto in Transnistria. Anche lo sviluppo del partenariato transatlantico deve essere prioritario nella politica estera e di sicurezza dell’Unione europea. Le relazioni con gli Stati Uniti sono importantissime per contribuire a consolidare la sicurezza e la stabilità a livello mondiale. L’installazione di parte del sistema antimissile statunitense in territorio romeno dimostra la fiducia accordata al mio paese.

 
  
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  Ilda Figueiredo (GUE/NGL), per iscritto.(PT) È deplorevole che il processo di disarmo multilaterale sia stato interrotto e che da anni non vi sia la volontà politica di riavviarlo. Assume dunque particolare importanza la prossima conferenza di revisione del 2010 tra i firmatari del trattato di non proliferazione nucleare.

Come recita la proposta di risoluzione che abbiamo firmato, siamo profondamente preoccupati per il pericolo che una nuova corsa agli armamenti nucleari pone. Occorre dunque interrompere immediatamente lo sviluppo, la produzione e lo stoccaggio delle armi atomiche.

È necessario che gli USA smettano di mettere a punto nuove generazioni di armi nucleari tattiche e, muovendosi nella direzione opposta, sottoscrivano e ratifichino il trattato sulla messa al bando totale degli esperimenti nucleari.

Siamo anche a favore di una soluzione pacifica della controversia sul programma nucleare iraniano e chiediamo la ripresa dei negoziati, riaffermando al contempo la nostra opposizione a qualsiasi azione di tipo militare o alla minaccia dell’uso della forza. Il nostro monito è che qualsiasi azione militare potrebbe provocare una crisi ancora più grave nella regione.

 
  
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  Edit Herczog (S&D), per iscritto. (HU) Signor Presidente, onorevoli colleghi, la conferenza di revisione del trattato di non proliferazione nucleare si svolgerà ad aprile/maggio 2010. È importante che gli Stati membri dell’Unione europea presentino una posizione comune in quell’occasione e che riaffermino tutti e tre i pilastri del trattato: la non proliferazione degli armamenti nucleari, il disarmo e la cooperazione sugli usi civili dell’energia nucleare. Gli Stati membri devono esprimere il loro impegno a interrompere il commercio di armi nucleari, mediante una progressiva riduzione dell’arsenale nucleare esistente e un attento monitoraggio della produzione e del possesso dei materiali necessari per la sua produzione. Gli Stati membri devono assumere il ruolo di capofila nell’applicazione della risoluzione 1887 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, adottata nell’autunno del 2009 (il 24 settembre). Nello spirito di tale risoluzione, gli Stati membri devono porre l’accento soprattutto sull’elaborazione di un ampio accordo internazionale che regolamenti l’eliminazione delle armi nucleari sotto la rigorosa supervisione della comunità internazionale. Inoltre, devono cercare di introdurre due provvedimenti concreti negli ambiti sopraccitati per dare un esempio al resto del mondo: gli Stati membri dell’UE devono infatti promuovere il trattato sulla messa al bando totale degli esperimenti nucleari e il rinnovo dell’accordo START tra Stati Uniti e Russia. L’Unione europea deve altresì considerare prioritario l’impegno in materia di combustibili nucleari e concentrarsi sull’armonizzazione, l’inasprimento e la maggiore trasparenza delle normative riguardanti il loro stoccaggio, trasporto e commercio.

 
  
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  Filip Kaczmarek (PPE), per iscritto. (PL) Onorevoli colleghi, devo dire che sospetto che la relazione annuale sulla politica estera e di sicurezza comune per il 2008 non susciterà le stesse emozioni della discussione che terremo l’anno prossimo, perché spero che tra un anno sapremo che aspetto avrà il servizio europeo per l'azione esterna e il nuovo servizio, a sua volta, avrà un’enorme influenza sullo sviluppo della politica estera europea.

L’Unione europea ambisce a essere un attore globale. Sono ambizioni positive, ma non facili da realizzare. Ci attende un compito impegnativo: le istituzioni europee devono infatti raggiungere un’intesa sul SEAE. Non sarà facile, ma senza di esso non saremo in grado di migliorare la politica estera. Dobbiamo ritornare ai valori fondamentali dell’Unione europea e usarli come punto di partenza per costruire la nostra politica estera.

Dobbiamo sempre tenere a mente la solidarietà, l’uguaglianza, le norme comuni e i diritti umani e civili. Dobbiamo ricordarci di mantenere l’equilibrio interno e di tutelare gli interessi di tutti gli Stati membri dell’UE, che non si escludano a vicenda. Un punto fondamentale, sicuramente, è l’esigenza di migliorare il coordinamento tra le istituzioni comunitarie e gli Stati membri. I singoli interessi nazionali non devono entrare in conflitto con la nostra coerenza o la nostra comunità. Paradossalmente, anche quei paesi che vogliono essere considerati il motore dell’integrazione europea talvolta agiscono contro gli interessi collettivi dell’Unione. Occorre cambiare tutto questo.

 
  
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  Kristiina Ojuland (ALDE), per iscritto.(ET) Signor Presidente, alcuni dei precedenti oratori hanno sottolineato i problemi relativi alla composizione del servizio europeo per l'azione esterna (SEAE), che ha iniziato il proprio lavoro dopo l’entrata in vigore del trattato di Lisbona. Ritengo sia estremamente importante attenersi al principio dell’equilibrio geografico nella costituzione del SEAE e, come succede per altri organismi dell’Unione europea, attuare una discriminazione positiva nei confronti dei rappresentanti dei nuovi Stati membri, che si traduce nel periodo di transizione e che permette di accelerare gli avanzamenti di carriera. I rappresentanti dei nuovi Stati membri non hanno la necessaria esperienza decennale nelle istituzioni dell’Unione europea, presupposto fondamentale per ricoprire le più alte cariche. Sarebbe ingiusto se tutti i più importanti incarichi fossero assegnati a funzionari dei vecchi Stati membri e se i funzionari dei nuovi Stati membri dovessero restare ai margini ancora per anni. Si tratterebbe ovviamente di uno spreco di risorse perché, per esempio, il rappresentante di Malta potrebbe avere maggiori competenze riguardo ai paesi nordafricani, quello cipriota sul Medio Oriente, quello bulgaro sulla Turchia, quello polacco su Bielorussia e Ucraina, gli esponenti degli Stati baltici sulla Russia e così via. Spero che l’Unione europea non commetta l’errore di incaricare i soli vecchi Stati membri di dare un volto al SEAE e che escogiti anzi una soluzione ottimale e soddisfacente per tutti i paesi.

 
  
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  Czesław Adam Siekierski (PPE), per iscritto. (PL) La situazione mondiale pone nuove sfide alla politica estera dell’Unione europea e richiede una più ampia comprensione delle problematiche di sicurezza. Sono sorte nuove potenze che stanno partecipando attivamente alla politica mondiale in diverse regioni. Occorrono dunque un dialogo di respiro internazionale e nuovi principi in materia di cooperazione e di divisione dei ruoli. Dobbiamo integrare il preziosissimo ruolo svolto dalla NATO e dagli USA nel campo della sicurezza mondiale, creando speciali forze mobili comunitarie che siano in grado di gestire disastri e catastrofi naturali di ogni tipo. L’Unione non sarà dunque vista come un’istituzione che non lotta soltanto per la democrazia e i diritti umani, ma che viene anche in aiuto della gente nei momenti di difficoltà. I pericoli di altra natura si fanno sempre più minacciosi: la sicurezza energetica e quella alimentare diventano dunque sempre più importanti. Penso che sia necessario ripensare il funzionamento del servizio esterno dell’UE, definendo gli ambiti di intervento comunitario e i principi per la creazione del servizio, oltre ai principi della divisione dei ruoli e della cooperazione con i servizi diplomatici degli Stati membri, con l’obiettivo di chiarire i ruoli delle singole istituzioni dell’Unione. L’incapacità di elaborare la divisione dei ruoli e delle competenze fin dall’inizio potrebbe creare fraintendimenti tra le diverse istituzioni e i leader dell’Unione, nonché tra l’UE stessa e gli Stati membri. Le prime esperienze maturate dall’alto rappresentante per gli affari esteri e la sicurezza e il fatto che tutti si attendano che sia attiva e presente in luoghi diversi ci spingono a considerare con maggiore convinzione la nomina di vice-rappresentanti oppure il maggior coinvolgimento di altri commissari in ambiti attinenti al suo lavoro, dato che ne abbiamo così tanti.

 
  
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  Traian Ungureanu (PPE), per iscritto.(RO) Sono favorevole alla relazione Albertini, che delinea i principali aspetti della politica estera e di sicurezza comune, con particolare riguardo ai paragrafi sullo sviluppo del partenariato orientale e sulla politica europea nella regione del Mar Nero. Il partenariato orientale e l’Assemblea parlamentare Euronest forniscono un quadro adeguato per avvicinare i paesi lungo le frontiere orientali dell’UE agli standard comunitari e per chiarire le prospettive di adesione all’Unione di alcuni Stati, per esempio della Moldavia. Vorrei evidenziare, in particolare, l’importanza della assistenza rapida e specifica di cui necessita il governo pro-europeo della Repubblica moldova. A tal proposito, occorre accelerare due provvedimenti comunitari: la procedura di assegnazione dell’assistenza macrofinanziaria UE e l’esenzione dall’obbligo di visto sul territorio comunitario per i cittadini di quel paese. Nella regione del Mar Nero, è inoltre essenziale proseguire verso l’obiettivo europeo di garantire la sicurezza energetica dell’Unione europea. Io sono favorevole al paragrafo 21 della relazione, che invita l’Unione a completare al più presto il progetto Nabucco. Un altro argomento sollevato in questa discussione e ugualmente importante è l’adeguata valutazione del progetto di difesa antimissile USA e la sua importanza per la sicurezza europea. La partecipazione della Romania a questo progetto è la prova che il paese è diventato uno dei garanti della sicurezza in ambito europeo e che ha tutte le potenzialità per onorare i propri impegni verso gli alleati in questo campo.

 
  
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  Janusz Władysław Zemke (S&D), per iscritto. (PL) Vorrei esprimere diversi commenti in merito alla strategia europea di sicurezza e alla politica di sicurezza e di difesa comune.

Nella proposta di risoluzione del Parlamento europeo sono state definite correttamente le principali minacce e sfide che l’Europa è chiamata ad affrontare. Il punto è che non siamo in grado di rispondere in misura sufficiente, almeno non con sufficiente rapidità. Esistono tre principali punti deboli e, se riuscissimo a superarli, l’efficacia della politica di sicurezza e di difesa comune migliorerebbe radicalmente. Il primo è la scarsa determinazione di tutti gli Stati membri dell’UE verso una politica comune: non basta dichiarare a parole che è necessaria. In secondo luogo, vi è un coordinamento insufficiente dell’operato delle numerose istituzioni europee. Non esiste ancora un centro di intervento comunitario per le situazioni critiche. Terzo e ultimo: il potenziale militare e civile realmente a disposizione dell’Unione, non solo dei singoli Stati membri, è troppo esiguo.

I problemi del trasporto aereo, per esempio, sono ormai proverbiali, e questo settore è di importanza cruciale per una reazione rapida nelle situazioni di crisi. Soltanto compiendo progressi in questi tre ambiti sarà possibile rendere più efficace la politica di sicurezza e di difesa comune.

 
  
 

(La seduta è sospesa per alcuni minuti, in attesa di riprendere il turno di votazioni)

 
  
  

PRESIDENZA DELL’ON. McMILLAN-SCOTT
Vicepresidente

 
  

(1) Cfr. Processo verbale

Ultimo aggiornamento: 4 giugno 2010Avviso legale