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Procedura : 2010/2549(RSP)
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Testi presentati :

RC-B7-0233/2010

Discussioni :

PV 20/04/2010 - 11
CRE 20/04/2010 - 11

Votazioni :

PV 05/05/2010 - 13.52
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Testi approvati :

P7_TA(2010)0142

Discussioni
Avvertenza
Martedì 20 aprile 2010 - Strasburgo Edizione GU

11. Vertice UE - Canada (discussione)
Video degli interventi
PV
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  Presidente. – L’ordine del giorno reca la dichiarazione del vicepresidente della Commissione/Alto rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza sul vertice UE-Canada.

 
  
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  Catherine Ashton, vicepresidente della Commissione e Alto rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza.(EN) Signor Presidente, il Canada è uno dei partner più vicini e più tradizionali dell’Unione europea e la nostra collaborazione riguarda un’ampia gamma di argomenti, sia a livello bilaterale sia naturalmente a livello mondiale.

I nostri rapporti poggiano saldamente su una lunghissima storia condivisa e su valori comuni fortemente radicati. Su tali basi, collaboriamo per tutelare i nostri interessi comuni. Naturalmente agiamo nell’interesse dei cittadini europei e canadesi, ma anche per promuovere la sicurezza e la prosperità internazionali.

Le nostre relazioni sono importanti: dobbiamo coltivarle e metterle a frutto, per svilupparne pienamente le potenzialità. Questo è lo scopo del prossimo vertice UE-Canada, che si terrà a Bruxelles il 5 maggio 2010.

Il momento è propizio. Considerando che alla fine del prossimo mese di giugno il Canada ospiterà le riunioni del G8 e del G20, il vertice UE-Canada ci consente di valutare attentamente e allineare le nostre strategie sui temi globali di cui discuteranno il G8 e il gruppo dei venti: come promuovere una ripresa economica sostenibile, collaborare per la riforma e la regolamentazione dei mercati finanziari, i cambiamenti climatici e la lotta alla proliferazione nucleare.

Ho recentemente partecipato alla riunione dei ministri degli Affari esteri del G8 in Canada, nel corso della quale sono stati trattati molti di questi temi.

Avremo inoltre l’opportunità di esaminare le relazioni bilaterali tra Unione europea e Canada e le modalità della nostra collaborazione per la gestione delle crisi regionali. Puntiamo a un vertice mirato e concreto.

Per quanto riguarda i rapporti bilaterali, nel corso del vertice saranno vagliate le opportunità per migliorare e aggiornare le relazioni UE-Canada: questa sarà un’ottima occasione per offrire sostegno al più alto livello politico per realizzare quanto prima un ambizioso accordo economico e commerciale globale.

Valuteremo i progressi compiuti nel corso delle prime tre tornate del negoziato, ma non mancheremo di imprimergli nuovo slancio, considerando l’importanza che esso riveste nel consolidamento degli scambi commerciali e nella creazione di nuovi posti di lavoro. Più in generale, in materia commerciale l’Unione europea e il Canada dovrebbero trasmettere un chiaro messaggio di rifiuto del protezionismo, ricordando il nostro impegno per una conclusione ambiziosa, globale ed equilibrata del ciclo di Doha sullo sviluppo.

Il vertice dovrebbe poi trattare la questione della reciprocità nell’esenzione dal visto. Il nostro obiettivo è chiaro: garantire quanto prima a tutti i cittadini dell’Unione europea la possibilità di recarsi in Canada senza obbligo di visto.

Avremo inoltre l’opportunità di discutere della cooperazione in materia di gestione delle crisi, e sono lieta di poter affermare che in questo ambito la collaborazione si sta sviluppando rapidamente. Sono in corso diverse operazioni, tra cui la missione di polizia in Afghanistan, dove la collaborazione con il Canada è esemplare.

Ovviamente anche la situazione haitiana sarà all’ordine del giorno del vertice. Il Canada svolge un ruolo molto importante per Haiti e uno degli ambiti in cui possiamo e dobbiamo aumentare il nostro impegno congiunto è il coordinamento tra la gestione delle crisi e le politiche di sviluppo di più lungo termine. Ho sottolineato questo aspetto anche in occasione della conferenza dei donatori per Haiti, svoltasi a New York al 31 marzo scorso e co-presieduta da Unione europea, Canada, Francia, Spagna e Brasile.

Insieme al Commissario per lo sviluppo Piebalgs e al Commissario per la cooperazione internazionale, gli aiuti umanitari e la risposta alle crisi Georgieva, ho avuto il piacere di annunciare alla conferenza di New York che l’Unione europea donerà oltre 1,2 miliardi di euro per la ricostruzione e lo sviluppo di Haiti.

L’Unione europea e il Canada hanno entrambi il compito di lungo termine di assistere Haiti nel processo di ricostruzione, per realizzare un futuro migliore.

Al vertice si parlerà poi di cambiamenti climatici. Considerando il contesto post-Copenhagen, le misure di mitigazione e adattamento ai cambiamenti climatici continueranno a essere in primo piano e richiederanno il convergere delle politiche energetiche. E’ ampiamente condivisa l’idea che la collaborazione tra UE e Canada debba puntare ai meccanismi di finanziamento e al sostegno per lo sviluppo pulito dei paesi terzi.

Un altro tema importante all’ordine del giorno riguarda le conseguenze dei cambiamenti climatici nella regione artica, che risente più di qualsiasi altra al mondo degli effetti di tali cambiamenti: l’impatto per la popolazione, la biodiversità e il paesaggio dell’Artico è sempre più evidente sulla terraferma come in mare. Proteggere questa regione e i suoi abitanti è un obiettivo cruciale della politica artica che l’Unione europea sta sviluppando e che, come ricorderete, ho avuto modo di presentarvi durante la sessione plenaria di marzo. Considerando che oltre il quaranta per cento delle terre canadesi si trovano nella parte settentrionale del paese, il Canada condivide il nostro interesse a salvaguardare l’ambiente artico e garantire alla regione uno sviluppo economico e sociale sostenibile.

Infine, quando si parla di aggiornare e modernizzare le relazioni UE-Canada, dobbiamo fare riferimento all’accordo quadro tra la Comunità europea e il Canada del 1976, a tutt’oggi in vigore sebbene superato. La cooperazione UE-Canada si è estesa ad altri ambiti, quali la politica estera e di sicurezza e una più stretta collaborazione in materia di giustizia e affari interni.

Abbiamo quindi bisogno di un accordo quadro aggiornato che inglobi tutti i nostri accordi settoriali, ivi compreso l’esaustivo accordo economico e commerciale, e attualmente sono in corso colloqui esplorativi in tal senso.

In un mondo di grandi sfide e in continuo cambiamento, abbiamo bisogno di partner. Per l’Unione europea il Canada è uno dei partner più importanti. Puntiamo a un vertice fruttuoso, dai risultati chiari.

 
  
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  Elisabeth Jeggle, a nome del gruppo PPE.(DE) Signor Presidente, onorevoli colleghi, Baronessa Ashton grazie per la sua esauriente dichiarazione. Come vicepresidente della delegazione del Parlamento europeo per le relazioni con il Canada , mi compiaccio molto che oggi in Aula si discuta del prossimo vertice UE-Canada. Sappiamo che purtroppo la votazione è stata rinviata all’inizio di maggio; ma vorrei lo stesso esporre brevemente i punti cui il gruppo del Partito popolare europeo (Democratico cristiano) attribuisce maggiore significato.

Il Canada è dal 1959 uno dei partner europei più vicini e di più lunga data. Il Canada e l’Unione europea condividono molti valori e sono nettamente favorevoli a una strategia multilaterale per affrontare le sfide globali. Nel corso del 2010, il Canada detiene la presidenza del G8 e ospiterà il prossimo vertice del gruppo dei venti. Per quanto riguarda i negoziati in fieri per un accordo economico e commerciale globale tra l’Unione europea e il Canada, riteniamo sia importante approfondire e rafforzare i rapporti tra le due parti in occasione del prossimo vertice bilaterale.

Per questo motivo nella nostra proposta di risoluzione comune chiediamo un approccio coordinato e coerente per affrontare le sfide odierne, in particolare per quanto riguarda la crisi economica e finanziaria, la politica estera e di sicurezza, la cooperazione allo sviluppo, la politica ambientale ed energetica e le tornate negoziali di Doha per lo sviluppo. Vorremmo inoltre che nel corso del prossimo vertice UE-Canada sia risolto il problema dell’obbligo di visto, che il governo canadese ha parzialmente reintrodotto nei confronti dei cittadini europei provenienti da Repubblica ceca, Bulgaria e Romania. In tale contesto, vorremmo esprimere il nostro compiacimento per l’apertura di un ufficio per i visti presso l’ambasciata canadese a Praga nonché per l’istituzione di un gruppo di lavoro di esperti in materia.

Infine, vorrei ribadire la mia convinzione che il vertice UE-Canada possa rafforzare ulteriormente le già strette relazioni politiche che uniscono i due partner. Grazie per la vostra partecipazione e attenzione.

 
  
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  Ioan Enciu, a nome del gruppo S&D.(RO) Come ha già affermato l’alto rappresentante Ashton, il partenariato tra Unione europea e Canada è uno dei più longevi e il vertice del 2010 è importante per proseguire e consolidare questa stretta collaborazione in tutti i settori: economico, commerciale, ambientale e militare. In tal senso, mi compiaccio delle misure già adottate, volte a conseguire un accordo commerciale tra l’Unione europea e il Canada, e auspico che la prossima riunione possa imprimere il giusto slancio al perfezionamento di tale accordo.

Tenendo conto della situazione economica e delle condizioni climatiche attuali, ricordo che è necessario collaborare in stretto coordinamento per individuare possibili alternative alle fonti energetiche tradizionali, nel rispetto degli aspetti peculiari sia del Canada sia dell’Unione europea, impegnati a sviluppare e utilizzare tecnologie a basso tenore di carbonio. Sarebbe inoltre necessario promuovere la cooperazione nella regione artica, in particolare nei settori ambientale, energetico e marittimo.

Durante il vertice saranno trattati altri argomenti delicati, tra cui questioni ecologiche, il riscaldamento globale, l’accordo anticontraffazione (ACTA), l’accordo economico e commerciale globale (CETA), il settore bancario, la stabilizzazione dei mercati economici e finanziari, la conferenza CITES e l’accordo tra l’UE e il Canada sull’impiego dei dati di identificazione dei passeggeri (PNR). A mio avviso, alla luce delle trascorse esperienze, l’Unione europea e il Canada sapranno risolvere la maggior parte delle suddette questioni, che devono ad ogni modo essere gestite con tatto e comprensione, senza recriminazioni, volgendo semplicemente lo sguardo al futuro e tenendo conto degli interessi dei cittadini di entrambe le parti. Garantire la reciprocità nelle relazioni bilaterali è uno dei principi basilari dell’Unione europea. Auspichiamo che nel prossimo futuro il Canada revochi l’obbligo di visto per i cittadini di nazionalità rumena, ceca e bulgara, garantendo un trattamento equo a tutti i cittadini europei.

Infine, ricordando che per la firma di qualsiasi trattato internazionale è necessario il parere del Parlamento europeo, che deve essere coinvolto e consultato sin dalla fase iniziale di qualsiasi progetto. Colgo l’occasione per chiedere alla Commissione di creare i presupposti per una comunicazione efficace con il Parlamento europeo, volta a conseguire risultati sostenibili.

 
  
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  Wolf Klinz, a nome del gruppo ALDE.(DE) Signor Presidente, onorevoli colleghi, il partenariato UE-Canada funziona in modo ottimale, non solo in ambito economico, ma anche su questioni inerenti la politica estera, come l’Iran, l’Afghanistan e Haiti.

Ciononostante, dobbiamo affrontare una lunga serie di sfide molto impegnative. Sono certo che potremo risolverle, grazie ai nostri stretti rapporti di amicizia e partenariato. Penso a cinque aspetti in particolare. Innanzi tutto dobbiamo regolamentare in modo adeguato il settore finanziario. Dal gruppo dei venti vengono grandi promesse e credo che al vertice di Toronto, presieduto dal Canada, sia importante dimostrare che, al di là delle promesse, i paesi del gruppo dei venti stanno adottando anche provvedimenti concreti.

Il secondo punto del mio intervento è già stato citato: abbiamo obiettivi affini riguardo alla politica ambientale. L’Europa ha molto da imparare dal Canada in relazione alla tecnica di cattura e stoccaggio del carbonio e altri sviluppi nel settore. Auspichiamo di poter trovare un’intesa su standard comuni di riduzione delle emissioni.

In terzo luogo, serve un nuovo accordo commerciale e ritengo che anche in quest’ambito i nostri obiettivi siano molto simili. Vorrei evidenziare due aree d’intervento, in cui sono necessarie un’azione comune e una convergenza, sebbene vi siano ancora alcune discrepanze, prima fra tutte la possibilità di viaggiare senza obbligo di visto, già menzionata dalla baronessa Ashton. Spero che sia possibile trattare le minoranze etniche presenti sul territorio dell’Unione europea al pari di tutti i cittadini comunitari.

In ultima analisi, vorrei citare l’accordo sui dati di identificazione dei passeggeri scaduto l’autunno scorso, che, di fatto, è ancora in vigore, seppur privo di fondamento giuridico. Per poter elaborare un nuovo accordo serve una nuova base giuridica, che garantisca il rispetto dei diritti civili. Le potenzialità tecnologiche che la condivisione in rete offre non dovrebbero essere utilizzate per rendere immediatamente disponibili tutte le informazioni riguardanti nomi, date di nascita, dettagli del volo, carte di credito eccetera, favorendone così un uso scorretto. Auspichiamo di poter lavorare insieme per elaborare una base giuridica compatibile con il concetto europeo di diritti civili.

 
  
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  Reinhard Bütikofer, a nome del gruppo Verts/ALE.(DE) Signor Presidente, Baronessa Ashton, per l’Unione europea il Canada è un ottimo amico e un partner significativo, che svolge inoltre un importante ruolo internazionale e vanta un sistema democratico maturo e longevo, da cui possiamo trarre diversi insegnamenti. Cionondimeno, considerando che l’ultima risoluzione del Parlamento europeo riferita al Canada risale a molto tempo fa, dovremmo cogliere quest’occasione per un’analisi più approfondita delle relazioni tra l’Unione e il Canada rispetto a quella condotta nella risoluzione in esame.

Trovo piuttosto imbarazzante che la risoluzione citi le molte sfide comuni senza però contemplare la politica sulla regione artica. Non si fa alcun riferimento alla definizione di obiettivi e standard per la salvaguardia di tale regione, che viene menzionata solo fugacemente, e si omette completamente che a marzo scorso il Canada si è opposto alla partecipazione di Svezia, Finlandia, Islanda e delle popolazioni indigene a un incontro internazionale sulla regione artica.

Mi rammarico che non siano citate le questioni relative agli scisti bituminosi, ai tonni rossi e al divieto di mattanza delle foche. Non vogliamo lanciare provocazioni nei confronti del Canada, ma se si avvia una discussione seria con un paese amico è assurdo e biasimevole non menzionare i problemi esistenti. Il testo non contiene alcun riferimento al fatto che il Canada non abbia svolto un ruolo particolarmente positivo al vertice di Copenhagen. Sarebbe poi necessario dare maggiore rilievo al problema della politica dei visti, con particolare riguardo alla situazione della Repubblica ceca e alla popolazione rom.

Dobbiamo collaborare in un clima di amicizia, senza per questo celare i problemi, perché nessuno ne trae giovamento. Il mio gruppo si impegnerà quindi affinché la questione delle sabbie bituminose e l’importazione di prodotti della foca siano inserite nella proposta di risoluzione.

 
  
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  Philip Bradbourn, a nome del gruppo ECR.(EN) Signor Presidente, in veste di presidente della delegazione per le relazioni con il Canada, accolgo con grande favore questa risoluzione, che di fatto rappresenta una prima fase del vertice UE-Canada. Com’è già stato osservato, il Canada è uno dei partner storici dell’Europa e il consolidamento delle relazioni transatlantiche è ormai una priorità per entrambe le parti. Inoltre, come ha affermato l’alto rappresentante nella sua dichiarazione iniziale, progrediscono i negoziati con il Canada per un accordo economico e commerciale globale, con l’auspicio che possa fungere da modello per futuri accordi di libero scambio tra l’Unione europea e altri paesi terzi.

Il Parlamento europeo dovrà approvare tali accordi e spero che la Commissione europea provveda a informare e coinvolgere in ogni fase negoziale gli onorevoli membri di questo Parlamento e in particolare quelli della delegazione interparlamentare e della commissione per il commercio internazionale.

Sono disposto a sostenere appieno questa risoluzione, concisa e incentrata sulle questioni più strettamente attinenti ai lavori del vertice e ai nostri rapporti con il governo canadese. La proposta di risoluzione crea le giuste premesse per i negoziati futuri e illustra la volontà di questo Parlamento di impegnarsi attivamente nei confronti del Canada, il nostro partner commerciale di più lunga data. Questa risoluzione è una buona base per promuovere non soltanto la reputazione di questo Emiciclo, ma anche i futuri negoziati con altri paesi terzi.

 
  
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  Joe Higgins, a nome del gruppo GUE/NGL.(EN) Signor Presidente, non è stata condotta alcuna valutazione dell'impatto economico, sociale e ambientale di un accordo economico tra l'Unione europea e il Canada.

La Canadian Union of Public Employees (il sindacato dei dipendenti pubblici), con 600 000 iscritti impiegati nel settore sanitario, dell'istruzione, degli enti locali per i servizi e i trasporti pubblici, è seriamente preoccupato per gli effetti di un tale accordo; altrettanto dicasi dei 340 000 membri della National Union of Public and General Employees e dei 165 000 tesserati della Public Service Alliance of Canada.

Questi lavoratori sono preoccupati perché temono che l’applicazione di un tale accordo vada innanzi tutto a vantaggio degli interessi economici delle grandi imprese, sia canadesi sia europee, e non a tutela dei lavoratori o della giustizia sociale.

Di fatto, sia le multinazionali europee sia quelle canadesi vogliono farsi strada nel campo della fornitura di servizi pubblici in Canada, cercando naturalmente di ottenerne il massimo profitto. Ai loro occhi, quindi, l’eventuale accordo tra Canada e Unione europea rappresenta uno strumento per accelerare un ampio processo di privatizzazione in settori quali i trasporti pubblici, la fornitura idrica ed elettrica, con conseguenze fortemente negative sui salari e sulle condizioni di lavoro dei lavoratori canadesi. Tale processo potrebbe rappresentare l'inizio di una corsa al ribasso simile a quella verificatasi in Europa, dove la stessa Commissione europea sostiene il diritto dei prestatori di servizi privati a sfruttare i lavoratori: lo dimostra il fatto che la Commissione abbia citato in giudizio lo Stato del Lussemburgo, che voleva offrire a lavoratori migranti le stesse tutele di cui godono i lavoratori lussemburghesi.

Effettivamente, le risorse idriche canadesi sono particolarmente ambite dalle multinazionali del settore. Già in passato alcune multinazionali europee hanno seminato distruzione e caos in paesi quali la Bolivia, durante il processo di privatizzazione del settore idrico, e la loro minacciosa influenza inizia a farsi sentire anche in Canada.

Fortunatamente i cittadini canadesi sono pronti a lottare per salvaguardare il servizio pubblico di approvvigionamento idrico, ma dovranno stare all’erta.

Anche in Europa le organizzazioni sindacali del settore pubblico sono preoccupate e rivolgo un appello ai sindacati sia canadesi sia europei affinché diano inizio a una vera e propria campagna per tutelare la proprietà statale dei servizi pubblici, facendo valere il controllo democratico piuttosto che la massimizzazione dei profitti privati e non accontentandosi del mero consenso ad alto livello, ma cercando l’effettivo coinvolgimento della base per tutelare i servizi pubblici.

 
  
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  Anna Rosbach, a nome del gruppo EFD. – (DA) Signor Presidente, l'Europa e il Canada vantano da molti anni un valido partenariato ed è quindi del tutto naturale per noi cercare di ampliare il libero scambio. Dobbiamo tuttavia chiederci se il metodo attuale sia il migliore, considerando i tempi del negoziato, e se l'apparato comunitario non sia troppo macchinoso e burocratico per svolgere questo compito.

Il Canada vorrebbe concludere un accordo di libero scambio con l'Unione europea, ma nel contempo rifiuta di bandire i terribili metodi di macellazione delle foche, che contravvengono in tutto e per tutto alle normative sul benessere degli animali.

Il Canada rivendica inoltre il diritto di tassare il traffico marittimo che percorre il passaggio a nord-ovest, sgombro dai ghiacci, sebbene sia necessaria una rotta aperta a tutti a nord del continente americano. Il passaggio a nord-ovest è ideale per risparmiare tempo, denaro e carburante e salvaguardare l’ambiente e aumenta la competitività di tutti i paesi dell’emisfero settentrionale. Rivolgo quindi un appello al Canada affinché non tradisca i principi dietro l’accordo di libero scambio e rinunci a qualsiasi tassazione dell’uso dell’alto mare.

 
  
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  Andreas Mölzer (NI).(DE) Signor Presidente, come se non fosse già abbastanza imbarazzante la fuga di notizie sull’accordo economico e commerciale globale (CETA) proprio durante i negoziati, sono anche state formulate accuse secondo cui, nel quadro del CETA e dell’accordo anticontraffazione, il Canada sarebbe costretto ad adeguare la propria legislazione sul copyright agli standard statunitensi ed europei. Sembra che l'accordo economico e commerciale faccia riferimento a importanti processi di privatizzazione, deregolamentazione e ristrutturazione che impedirebbero alle autorità locali di applicare specifici orientamenti locali o etnici in materia di assegnazione degli appalti. Naturalmente ha senso indire dei bandi di gara per i contratti più importanti; e ovviamente devono esistere regole per evitare il dilagare di fenomeni di corruzione e nepotismo.

Considerando che le autorità locali europee già lamentano di non poter ricorrere a società impegnate nel sociale e di essere generalmente costrette ad assegnare gli appalti alle aziende che dominano il mercato, è ancora più incomprensibile che l’Unione europea imponga norme simili a paesi terzi. Considerando che gli accordi di libero scambio consentono alle multinazionali di citare in giudizio i governi per i danni eventualmente subiti a causa delle misure di tutela ambientale o sanitaria, è evidente che l’Unione europea ha imparato ben poco dalla crisi economica e finanziaria e persevera sulla cattiva strada del neoliberismo.

Se l’Unione europea vuole davvero essere vicina ai suoi cittadini, come ripetono sempre certi oratori estemporanei, essa dovrà dunque abbandonare la cattiva strada e farsi baluardo contro la globalizzazione, sostenendo nel contempo potenze amiche come il Canada.

 
  
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  Cristian Dan Preda (PPE).(RO) Al pari di altri onorevoli colleghi, vorrei innanzi tutto sottolineare che il vertice UE-Canada è un’occasione importante per rafforzare il nostro partenariato con questa grande democrazia: le nostre relazioni sono particolarmente significative per l’Unione europea, dato che condividiamo gli stessi valori e collaboriamo da lungo tempo.

Al tempo stesso, vorrei ricordarvi che nella dichiarazione del vertice UE-Canada svoltosi a Praga a maggio 2009 le parti hanno affermato la comune volontà di promuovere la circolazione libera e sicura dei cittadini tra l’Unione europea e il Canada, con l’obiettivo di consentire quanto prima a tutti i cittadini europei di recarsi in Canada senza obbligo di visto.

Ad un anno di distanza siamo costretti ad ammettere che siamo ben lungi dal realizzare tale obiettivo: non soltanto i cittadini di Romania e Bulgaria sono ancora soggetti all’obbligo di visto, ma, come ben sappiamo, nel 2009 è stato reintrodotto lo stesso requisito anche per i cittadini della Repubblica ceca.

Credo che si tratti innanzi tutto di una questione di reciprocità. E’ noto che tutti gli Stati membri dell’Unione europea hanno abolito l’obbligo di visto per i cittadini canadesi, conformemente alla normativa comunitaria; mentre sull’altro fronte emerge un problema che definirei di coerenza, considerando che il Canada ha revocato l’obbligo del visto per la Croazia, paese candidato all’adesione, ma mantiene a tutt’oggi in vigore tale obbligo per alcuni cittadini appartenenti a Stati membri dell’Unione.

Ritengo quindi in occasione del prossimo vertice di maggio si debbano compiere progressi significativi, se non decisivi, in materia di abolizione del visto per tutti i cittadini europei. Credo servano provvedimenti mirati e che tale obiettivo debba essere inserito tra le priorità all’ordine del giorno, poiché non possiamo più accontentarci delle dichiarazioni di principio. Una tale forma di discriminazione è molto iniqua, soprattutto per i cittadini del mio paese: uno Stato membro dell’Unione europea che dal punto di vista tecnico ha compiuto importanti progressi per l’abolizione dei visti.

 
  
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  Jörg Leichtfried (S&D).(DE) Signor Presidente, mi domando perché io debba sempre aver la sensazione che la Commissione europea non voglia fornire informazioni adeguate al Parlamento europeo. Penso ad esempio al negoziato con il Canada sull’accordo di libero scambio. Vorrei unirmi agli onorevoli colleghi che hanno definito sospetti alcuni elementi, con particolare riferimento al caso citato dall’onorevole Higgins, con cui concordo pienamente.

A mio avviso, gli accordi commerciali sono vantaggiosi se favoriscono la prosperità generale di entrambe le parti, ma non lo sono se servono gli interessi solo di un ristretto numero di grandi società multinazionali, in modo quasi esclusivo. Quando si scopre che la sanità, l’istruzione o la sicurezza pubblica sono improvvisamente diventate oggetto di accordi commerciali e saranno deregolamentate e privatizzate, si inizia a sospettare che l’accordo in questione vada a vantaggio di alcuni e a detrimento di molti altri. Vorrei rivolgere un monito a quanti tentano di introdurre accordi di questo genere eludendo il controllo del Parlamento europeo.

In secondo luogo, vorrei ricordare che se si organizza un incontro e si avviano dei negoziati con un partner di vecchia data come il Canada, è necessario affrontare anche argomenti sgradevoli. Credo che una trattativa e un accordo di questo genere debbano includere la questione del massacro delle foche. Senza voler irritare nessuno, l’intento è di chiarire la posizione europea e trovare una soluzione per porre fine alla raccapricciante realizzazione di profitti a scapito dei piccoli animali.

 
  
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  Marian-Jean Marinescu (PPE).(RO) L’onorevole collega Bodu oggi non ha potuto raggiungerci a Strasburgo e interverrò in sua vece.

Attualmente, 39 milioni di cittadini europei provenienti da Romania, Repubblica ceca e Bulgaria non possono recarsi in Canada senza un visto. Oltre la metà di loro, vale a dire 22 milioni di persone, sono di nazionalità rumena. Il mantenimento del sistema dei visti in Canada come negli Stati Uniti fa di alcuni europei dei cittadini di seconda categoria.

La libera circolazione dei cittadini europei deve valere per tutti. La questione dei visti influisce sulle relazioni tra l’Unione europea e il Canada e, in occasione dei precedenti vertici, il presidente Barroso ha invocato una risoluzione del problema, che deve rimanere tra gli argomenti all’ordine del giorno.

Nel caso della Romania, la percentuale di cittadini cui è stato negato il visto è diminuita dal 16 per cento del 2004 al 5 per cento del 2008. In Canada vivono circa 200 000 rumeni, la maggior parte dei quali sono entrati nel paese attraverso il sistema ufficiale canadese di immigrazione. Non capisco perché il Canada usi due pesi e due misure: nel 2009 è stato abolito l’obbligo di visto per un paese che non fa parte dell’Unione europea, adducendo come motivazione che sul territorio canadese è già presente un elevato numero di cittadini originari di quel paese.

Ritengo inoltre che la Repubblica ceca debba tornare a beneficiare dell’esenzione dal visto. Le motivazioni addotte per la reintroduzione di tale obbligo non devono diventare un criterio applicabile agli altri Stati membri. Il tema dei visti è stato inserito all’ordine del giorno del vertice UE-Canada dal Parlamento europeo. L’Unione europea deve mantenere la posizione adottata a ottobre 2009 e far valere la clausola di solidarietà, qualora non si riesca a risolvere la questione entro la fine del 2010.

Signora Vicepresidente Ashton, ottenere l’abolizione dei visti per tutti gli Stati membri rappresenterebbe un grande risultato per la sua figura istituzionale e le auguro ogni successo in tal senso.

 
  
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  Kriton Arsenis (S&D).(EL) Signor Presidente, dal 1959 il Canada è tra gli alleati dell’Unione europea più stretti e di più lunga data. Ciò non toglie che la nostra collaborazione debba sempre poggiare su valori comuni e sul rispetto reciproco.

Il Canada è tra i primi dieci produttori mondiali di emissioni di gas a effetto serra ed è l’unico paese che, pur avendo sottoscritto e ratificato il protocollo di Kyoto, ha pubblicamente annunciato di non avere intenzione di rispettare gli impegni contratti. Il livello delle emissioni in Canada è aumentato del 26 per cento, anziché ridursi del 6 rispetto ai livelli del 1990. La causa principale è l’estrazione di scisti bituminosi, le cui emissioni di gas a effetto serra sono, infatti, da tre a cinque volte superiori a quelle derivanti dall’estrazione convenzionale di petrolio e gas naturale. Inoltre, per ogni barile di scisti estratto servono da due a cinque barili d’acqua e si accumulano una serie di prodotti di risulta che minacciano sia la biodiversità sia la vita delle popolazioni indigene. Tale attività sta inoltre distruggendo la foresta boreale, uno dei principali bacini di carbonio del pianeta. Entro il 2020 l’estrazione degli scisti bituminosi avrà probabilmente provocato più emissioni di quante non ne producano l’Austria e l’Irlanda insieme. Il Canada spende solo 77 USD pro capite per le sovvenzioni ambientali, rispetto ai 1 200 USD stanziati dalla Corea, ai 420 dollari dell’Australia e ai 365 degli Stati Uniti.

E’ molto importante proteggere la foresta boreale e chiedere al Canada di rispettare quegli accordi internazionali che, seppure firmati congiuntamente, oggi vengono applicati unilateralmente dalla sola Unione europea e che dovrebbero costituire il presupposto di qualsiasi ulteriore forma di collaborazione.

 
  
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  Miroslav Mikolášik (PPE). (SK) Il Canada è uno dei partner più vicini e più stabili dell’Unione europea fin dal 1959. Mi compiaccio che la situazione economica canadese sia migliorata durante il mandato dell’attuale governo di destra, diversamente da quanto accaduto nella precedente legislatura.

Il rafforzamento della situazione economica e del dollaro canadese, che per i cittadini canadesi significa maggiore prosperità, ha inviato un segnale positivo ad altri paesi, favorendo nuove forme di collaborazione politica ed economica. Credo che il vertice UE-Canada di Bruxelles possa far progredire concretamente i negoziati su un complesso accordo di partenariato economico.

Con un volume di scambi che raggiunge l’1,7 per cento del totale degli scambi esteri dell’Europa, il Canada è l’undicesimo partner commerciale dell’UE. Quest’ultima costituisce inoltre il secondo principale investitore per il Canada, il quale occupa a sua volta il quarto posto per investimenti nell’Unione europea.

Nel 2008, il volume complessivo dei beni ha sfiorato i cinquanta miliardi di euro, mentre quello dei servizi si è attestato a 20,8 miliardi di euro. La liberalizzazione degli scambi di beni e servizi tra l’Unione europea e il Canada e il miglioramento dell’accesso ai mercati consentiranno di rilanciare e intensificare gli scambi bilaterali, e questo conferirà senza dubbio vantaggi rilevanti a entrambe le economie.

 
  
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  Jan Březina (PPE). (CS) Signor Presidente, Baronessa Ashton, onorevoli colleghi, la politica comunitaria dei visti deve affrontare una grande sfida: l’obbligo di visto che il Canada impone ai cittadini cechi da ormai dieci mesi. Con questo provvedimento unilaterale nei confronti della Repubblica ceca, il Canada ha scavalcato in modo del tutto inaccettabile gli organismi comunitari preposti alla politica europea dei visti, mettendo così a repentaglio i diritti dei cittadini di uno Stato membro dell’UE e il prestigio delle istituzioni comunitarie che difendono tali diritti. L’inaudita iniziativa del governo canadese nei confronti di uno Stato membro dell’UE rappresenta un banco di prova per la solidarietà comunitaria.

I cittadini cechi confidano che la Commissione europea assuma con determinazione il ruolo di difensore e portavoce di uno Stato membro e dei suoi legittimi interessi. Il prossimo vertice UE-Canada è un’occasione unica in tal senso, dato che la questione dei visti dovrebbe essere tra i punti all’ordine del giorno. E’ giunto il momento di fare tutto il possibile per ottenere una svolta in una questione che si trascina ormai da tempo. Ho accolto con favore la relazione adottata dalla Commissione europea nell’ottobre 2009, in cui si invitava il Canada ad aprire un ufficio per i visti presso l’ambasciata canadese a Praga e a fissare un calendario per la revoca dell’obbligo di visto. Il Canada ha soddisfatto la prima richiesta, ma non ancora la seconda, quindi né la Commissione né il Consiglio dovrebbero ritenersi soddisfatti dei progressi sino ad ora compiuti. Non si dovrebbe diminuire la pressione sul Canada, ma piuttosto aumentarla. In tal senso, vorrei invitare la Commissione a formulare una dichiarazione chiara, in cui si impegni a proporre adeguate contromisure in caso di progressi insufficienti, tra cui l’introduzione dell’obbligo di visto per i funzionari e i diplomatici canadesi.

Sono fermamente convinto che non possiamo continuare di questo passo: i cittadini cechi non chiedono alle istituzioni europee promesse e frasi di circostanza, ma azioni concrete e mirate. A mio avviso, ora il testimone è nelle mani della Commissione europea e del presidente Barroso, che durante il vertice sarà il principale partner negoziale del premier canadese. Se non sapremo avviare un’azione decisa e incisiva nei confronti del governo canadese qualsiasi sforzo sarà vano, la fiducia dei cittadini cechi nelle istituzioni europee ne sarà fortemente compromessa e i nostri discorsi sulla solidarietà europea per loro suoneranno solo come parole al vento.

 
  
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  Othmar Karas (PPE).(DE) Signor Presidente, Baronessa Ashton, onorevoli colleghi, come membro della delegazione europea per le relazioni con il Canada, vorrei sottolineare che il Canada e l’Unione europea condividono valori che sottendono la struttura della nostra società e sono fondamentali in tal senso. Dovremmo avvalerci più spesso di questo patrimonio comune per assumerci, insieme, l’impegno di rielaborare le condizioni generali di base. Il nostro partenariato si fonda sui legami storici e culturali che ci uniscono, sul rispetto del multilateralismo e sull’impegno a favore della Carta delle Nazioni Unite. Dobbiamo migliorare e rafforzare le nostre relazioni a diversi livelli, a partire, naturalmente, da quello politico.

L’accordo di cui discutiamo oggi sarà il primo basato sul nuovo trattato e la Commissione europea dovrebbe esserne consapevole. Il processo decisionale relativo all’accordo potrà andare a buon fine soltanto se si verificheranno condizioni di trasparenza, collaborazione e coinvolgimento nei confronti del Parlamento europeo. Nella discussione odierna sono stati sollevati due punti importanti: le disposizioni unilaterali sui visti per i cittadini cechi sono inaccettabili e dovrebbero essere abolite; la contrarietà del Canada per la severità delle norme che regolano la vendita dei prodotti derivati dalle foche ci dimostrano che non siamo noi a dover cambiare, bensì il Canada.

Ad ogni modo, uno degli obiettivi dell’accordo UE-Canada è collaborare per creare una zona di scambio più forte di quella prevista dall’accordo nordamericano di libero scambio (NAFTA). Al di là della cooperazione economica, dobbiamo inviare un segnale forte: il protezionismo è inaccettabile. E’ una fortunata coincidenza che il vicepresidente degli Stati Uniti Biden tenga un discorso al Parlamento europeo a Bruxelles lo stesso giorno in cui si terrà il vertice UE-Canada, sia perché l’Europa tiene molto a una collaborazione efficace e di alto profilo con entrambi i paesi nordamericani sia perché vogliamo assumerci, insieme, maggiori responsabilità a livello mondiale.

 
  
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  Zuzana Roithová (PPE). (CS) Baronessa Ashton, vorrei ricordare che il tallone di Achille dell’accordo tra l’UE e il Canada è l’obbligo di visto applicato unilateralmente a Repubblica ceca, Romania e Bulgaria, che crea un’inammissibile forma di cittadinanza europea di seconda categoria. Non soltanto gli altri paesi che esprimono solidarietà nei nostri confronti, ma anche molti onorevoli membri del Parlamento europeo saranno perfettamente in grado di bloccare la ratifica del suddetto accordo qualora il Canada non inasprirà la sua lassista politica di asilo –la precondizione per l’abolizione dell’obbligo di visto. Baronessa Ashton, vorrei chiederle se ha fatto presente al Canada che per noi è inaccettabile che si rinvii al 2013 l’inasprimento della legge nazionale in materia di asilo, che è fin troppo generosa, lascia spazio agli abusi e deve essere riformata al più presto, in considerazione dei valori condivisi e delle buone relazioni economiche con l’Unione europea, le cui condizioni devono riflettersi sul nuovo accordo commerciale. Signora Vicepresidente, rientrano tra le sue priorità per il vertice, che si terrà tra due settimane, l’anticipazione di questa scadenza e l’ottenimento dell’esenzione dal visto prima di firmare l’accordo con il Canada? Se così non è, è consapevole della possibilità che un accordo così importante non sia ratificato dal Parlamento europeo, dato che non intendiamo accettare il comportamento del Canada nei confronti dei tre Stati membri già menzionati?

Onorevoli colleghi, vi ringrazio a nome di milioni di cittadini per la vostra solidarietà e sono lieta che la bozza di risoluzione comune che voteremo a Bruxelles includa un chiaro invito a modificare il sistema di asilo canadese e revocare quanto prima l’obbligo di visto imposto a circa cinquanta milioni di cittadini europei.

 
  
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  Sergio Paolo Francesco Silvestris (PPE). - Signor Presidente, onorevoli colleghi, signora Alto rappresentante, penso che la discussione, il dibattito di quest'Aula diano grande forza alla sua azione in vista del vertice di maggio.

Non vi è dubbio sui concetti che tutti hanno espresso: l'importanza delle relazioni col Canada, l'importanza della partnership, i valori comuni, un grande paese democratico con cui abbiamo una necessità strategica nel relazionarci.

Vi sono però alcune questioni sollevate che, secondo me, in base al mandato che le dà quest'Aula, sono questioni che devono essere assolutamente affrontate e possibilmente risolte, perché poi sono le soluzioni che contano, non le battaglie.

La prima è quella della necessità di insistere sul principio di reciprocità rispetto alla libera circolazione dei cittadini canadesi ed europei. Io non sono né ceco, né romeno, né bulgaro, altri colleghi romeni sono intervenuti prima di me, ma da cittadino europeo mi sento ugualmente defraudato dei miei diritti se cittadini europei non possono liberamente circolare in Canada – parlo veloce perché lei mi capisce, Presidente, lei dice per la traduzione, giusto – ma mi sento ugualmente defraudato se altri cittadini di altri paesi europei non possono liberamente circolare in Canada, mentre i cittadini canadesi possono circolare liberamente in tutti i paesi europei.

Poi, sulla questione del massacro delle foche, noi ci commuoviamo sempre quando in televisione alcuni servizi, alcune inchieste giornalistiche mostrano le attività cruente, drammatiche, con cui vengono adottate alcune azioni di caccia: in questo Parlamento abbiamo la possibilità di dire la nostra, e io penso che dall'emozione o dalla commozione dobbiamo passare all'azione.

I rapporti con un grande paese democratico come il Canada debbono anche permetterci di porre dei problemi e di chiedere delle moratorie. Grazie sig.ra Ashton per quello che, a partire dal vertice di maggio, vorrà fare e poi riferire a questo Parlamento.

 
  
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  Olga Sehnalová (S&D). (CS) Signora Vicepresidente della Commissione, onorevoli colleghi, riguardo al prossimo vertice UE-Canada, vorrei ricordare uno dei principi fondamentali su cui si fonda l’Unione europea: il principio di solidarietà. Se l’UE vuole conservare la fiducia dei suoi cittadini, questo valore deve essere rispettato in qualsiasi circostanza, anche qualora un problema affligga un unico Stato membro. Com’è già stato ricordato, a luglio 2009 il Canada ha introdotto l’obbligo di visto per i cittadini della Repubblica ceca. Su richiesta di quest’ultima, la questione dei rapporti con il Canada in materia di visti è stata inserita nell’ordine del giorno della riunione del Consiglio "Giustizia e affari interni". Durante l’incontro, Romania, Bulgaria, Ungheria e Slovacchia hanno espresso la loro solidarietà alla Repubblica ceca, e lo stesso ha fatto la Presidenza spagnola, in termini molto espliciti. Anche la Commissione europea ha proclamato la sua solidarietà, sebbene non si delinei ancora una soluzione concreta, nonostante i negoziati tra i gruppi di esperti. Il tempo passa e la situazione non sembra volgere a favore dell’UE e dei suoi cittadini: per i cittadini della Repubblica ceca, che attendono una riforma della legge canadese in materia di asilo affinché si possa revocare l’obbligo, presumibilmente non prima del 2013, è difficile accettare questo stato di cose. In tale contesto, i cittadini cechi si aspettano quindi un aiuto fattivo dall’Unione. Se spesso parliamo di crisi di fiducia nelle istituzioni europee da parte dei cittadini, dobbiamo cercarne le motivazioni anche in un approccio che purtroppo fino a oggi non si è dimostrato di piena solidarietà.

 
  
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  Chris Davies (ALDE).(EN) Signor Presidente, spero che l’Alto rappresentante vorrà congratularsi con i canadesi per le loro grandi capacità diplomatiche, da cui dovremmo prendere esempio. In occasione del recente incontro della convenzione sul commercio internazionale delle specie di flora e di fauna selvatiche minacciate di estinzione (CITES), il Canada ha fatto causa comune con il Giappone per annullare completamente il nostro tentativo di introdurre un divieto commerciale sul tonno rosso.

Questa conferenza CITES ricorda fin troppo da vicino quella sui cambiamenti climatici di Copenhagen, dove la posizione dell’Unione europea non è emersa con chiarezza. A quanto pare, abbiamo trascorso più tempo a discutere quotidianamente tra noi che con gli altri e ne siamo usciti duramente sconfitti.

Prima della riunione, per mesi il Giappone e l’alleato canadese hanno organizzato riunioni e stretto amicizie, guada gnosi in tal modo quel minimo di influenza sufficiente a ottenere i voti di cui avevano bisogno per conseguire il risultato auspicato. L’Unione europea, invece, alla fine è apparsa incoerente, disorganizzata e debole.

Il Commissario per l’ambiente ha affermato che una situazione simile non dovrà ripetersi mai più e si è detto deciso a produrre un cambiamento. Tuttavia, conferenze di questo tipo si svolgono di continuo in tutto il mondo e dobbiamo essere in grado di sfruttare al massimo le capacità diplomatiche dell’Unione europea per dotarci di una strategia lungimirante, di sfruttare le nostre risorse in modo efficace e smettere di agire al di sotto delle nostre possibilità.

 
  
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  Franz Obermayr (NI).(DE) Signor Presidente, vorrei evidenziare un grave problema riguardante l’applicazione dei diritti di proprietà intellettuale nei negoziati in esame. Secondo le critiche mosse da alcuni giuristi canadesi nonché di Harvard, nella sua attuale formulazione l’accordo potrebbe comportare una revisione radicale del diritto canadese in materia di copyright, brevetti e marchi di fabbrica.

Da una parte, i canadesi hanno la sensazione di essere limitati nella propria sovranità e nella facoltà di usufruire della propria proprietà intellettuale. D’altro canto, è molto importante poter disporre di regole severe e puntuali per regolamentare la tutela del diritto d’autore e l’estensione di tale misura alle pellicole.

A mio avviso, è fondamentale includere Internet in qualsiasi discussione sull’applicazione dei diritti di proprietà intellettuale, perché è impossibile tutelare la proprietà intellettuale su Internet in assenza di accordi transfrontalieri. Sono favorevole al divieto di effettuare registrazioni con apparecchiature video nelle sale cinematografiche, che dovrebbe valere anche in Canada. E’ tuttavia importante trovare un punto d’incontro. Dovremmo esprimerci a favore della tutela della proprietà intellettuale, ma opporci alla sorveglianza e alla persecuzione indiscriminate delle attività su di Internet.

Naturalmente, è importante anche ricordare che la tradizione e il sistema giuridici del Canada sono diversi da quelli europei: è una questione difficile da risolvere, ma spero che si possa trovare una soluzione efficace.

 
  
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  Paul Rübig (PPE).(DE) Signor Presidente, Baronessa Ashton, onorevoli colleghi, soprattutto durante una crisi economica dovremmo innanzi tutto preoccuparci di offrire sostegno alle piccole e medie imprese, che impiegano due terzi della forza lavoro e producono l’ottanta per cento del gettito fiscale. E’ quindi fondamentale che le gare di appalto siano formulate in modo tale da offrire alle piccole e medie imprese la possibilità di ottenere contratti pubblici. Naturalmente l’accordo dovrà tenere in debito conto anche la normativa tecnica, vale a dire i provvedimenti di agevolazione commerciale. Vorrei sapere se esiste un’intesa con l’Organizzazione mondiale per il commercio affinché l’accordo di libero scambio in esame contempli i principi basilari delle tornate negoziali di Doha sullo sviluppo.

 
  
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  Silvia-Adriana Ţicău (S&D).(RO) Signor Presidente, signora Commissario, il trasporto aereo è fondamentale per avvicinare l’Unione europea e il Canada, agevolando il trasporto di beni e persone. L’accordo bilaterale sul trasporto aereo firmato dall’Unione europea e dal Canada il 18 dicembre 2009 e quello sulla sicurezza dell’aviazione civile siglato a Praga il 6 maggio 2009 sono due tasselli importanti del dialogo transatlantico tra Unione europea e Canada. Il primo dei succitati accordi sarà applicato pro tempore, fino alla sua effettiva entrata in vigore, successiva alla ratifica, ma il Consiglio non ha ancora ricevuto alcuna indicazione al riguardo.

Il secondo accordo non prevede, invece, forme transitorie di applicazione: il Consiglio deve inviare la sua proposta di decisione e il testo dell’accordo al Parlamento europeo per ottenere il parere di quest’ultimo.

Signora Vicepresidente, ricordando l’importanza del trasporto aereo nella cooperazione tra l’Unione europea e il Canada, vorrei chiederle quando potranno entrare effettivamente in vigore i due succitati accordi bilaterali.

 
  
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  Fiona Hall (ALDE).(EN) Signor Presidente, il Canada è un alleato importante, ma l’Unione europea deve saper assumere un atteggiamento critico all’uopo. I risultati conseguiti dal Canada nella lotta contro i cambiamenti climatici sono scarsi e il Canada ha ostacolato i negoziati di Copenhagen. Come ha osservato l’onorevole Arsenis, desta particolare preoccupazione il settore degli scisti bituminosi: l’estrazione del petrolio da questo materiale richiede molta più energia rispetto ad altre fonti ed è molto inquinante per l’ambiente locale.

Considerato che attualmente il governo canadese sta cercando in ogni modo di persuadere la Commissione europea ad attenuare il suo approccio alla misurazione del carbonio nell’attuazione della direttiva sulla qualità dei combustibili, vorrei chiedere all’Alto rappresentante se ha intenzione di sollevare la questione della sabbia bituminosa in occasione del vertice.

 
  
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  Catherine Ashton, vicepresidente della Commissione e Alto rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza.(EN) Signor Presidente, il dibattito odierno è stato particolarmente utile e prezioso per preparare il prossimo vertice. Gli onorevoli deputati hanno trattato un’ampia gamma di argomenti e sarà mia cura accertarmi che i presidenti della Commissione europea e del Consiglio dell’Unione europea, che naturalmente rappresenteranno l’Unione durante il vertice, siano pienamente consapevoli delle questioni sollevate oggi.

Sono molto grata agli onorevoli deputati per la disponibilità dimostrata nel fornirmi informazioni e nel porre domande su argomenti che devo ammettere di non conoscere a fondo, come ad esempio quello del trasporto aereo, e su cui mi documenterò per fornire risposte congrue.

Vorrei riprendere due o tre degli argomenti principali che sono stati affrontati. In linea generale, sembra che gli onorevoli deputati condividano l’idea che le relazioni con il Canada sono importanti. Forse parte del senso di frustrazione che è stato espresso in Aula dipende proprio dal fatto che ammettiamo l’importanza del partner canadese e dei nostri valori comuni. La delusione degli onorevoli deputati provenienti dai paesi più penalizzati dalla questione dei visti è quindi del tutto comprensibile.

Vorrei innanzi tutto commentare il tema commerciale, su cui si sono concentrati numerosi interventi. Dobbiamo giustamente puntare a un accordo ambizioso, ma non sarà facile conseguirlo: io stessa ho avviato le trattative sugli scambi commerciali e sin dall’inizio, proprio in considerazione degli interessi particolari dell’UE e del Canada, abbiamo ammesso che non sarebbero state semplici. Ciononostante, dobbiamo entrambi mantenere viva la nostra ambizione.

Un caso lampante è quello dei diritti di proprietà intellettuale: temo che il Canada debba verificare se il regime di cui dispone è effettivamente adeguato e so che lo sta già facendo. Fino a oggi le riunioni e le occasioni di dialogo sull’argomento hanno dato risultati molto proficui e costruttivi e procediamo a passo spedito.

Sono d’accordo sulla necessità di aggiornare con continuità la commissione per il commercio internazionale e, come ha osservato l’onorevole Bradbourn, quanti nutrono un particolare interesse per le relazioni con il Canada. Condurremo una valutazione d’impatto alla quale stiamo già lavorando e, naturalmente, il Parlamento europeo sarà chiamato a svolgere il suo ruolo formulando un parere positivo o negativo sull’accordo che verrà presentato al termine del negoziato. In tal senso, il Parlamento europeo svolge un ruolo ben chiaro e importante.

Vorrei aggiungere ancora due commenti. Innanzi tutto un buon accordo commerciale va, di fatto, a vantaggio dei cittadini europei: il suo scopo è proprio quello di garantire maggiore scelta ai consumatori e opportunità migliori per i lavoratori. Dobbiamo fare in modo che tutti gli accordi commerciali comunitari creino opportunità tangibili su tutto il territorio dell’Unione europea.

Per quanto riguarda le piccole e medie imprese, che anch’io considero molto importanti, mi sovviene un dato statistico che mi ha sempre colpita e che trovo particolarmente interessante: solo l’8 per cento delle PMI europee effettua scambi commerciali e solo il 3 per cento di tali scambi avviene al di fuori dell’Unione europea.

Sono da sempre convinta che, se sapremo aumentare queste cifre e creare occasioni adeguate – ad esempio nel settore degli appalti governativi –, le nostre piccole e medie imprese potranno approfittarne in entrambi i sensi.

Alcuni onorevoli deputati hanno citato la regione artica, un tema che abbiamo già affrontato di recente in questa sede. E’ effettivamente una questione molto importante, non da ultimo perché si ricollega all’altro tema rilevante che vorrei affrontare prima di parlare dei visti, vale a dire la lotta ai cambiamenti climatici.

Per quanto ci riguarda, nel corso dei negoziati preparatori del vertice di Copenhagen, il Canada è stato fra i paesi che, a nostro avviso, ci ha impedito di compiere progressi anche lontanamente sufficienti. Possiamo sicuramente approfondire questo tema, e di certo avremo occasione di farlo in altri incontri con il Commissario competente. Nel discorso della Corona del 3 marzo scorso il governo canadese ha affermato di sostenere pienamente l’accordo sui cambiamenti climatici di Copenhagen, destando così il nostro interesse. Sono dichiarazioni importanti e, in occasione del vertice, vogliamo invitare e sollecitare il Canada a dimostrarsi ambizioso, in particolare nell’accrescere il suo obiettivo di mitigazione per il 2020.

Il mercato internazionale del CO2è fondamentale per orientare gli investimenti verso un’economia a basse emissioni, e uno degli obiettivi che possiamo perseguire nei nostri rapporti bilaterali è quello di insistere sugli aspetti strategici degli investimenti, della tecnologia pulita e della collaborazione, cercando di promuovere tutte le misure necessarie per mitigare gli effetti dei cambiamenti climatici.

L’ultimo argomento che volevo riprendere – ne sono stati sollevati tanti, ma mi limiterò ad affrontarne tre – riguarda un problema di cui volevo sicuramente parlare. Mi riferisco alla questione dei visti, che è molto importante e che, come hanno ricordato gli Stati membri qui rappresentati dai loro eurodeputati, riguarda di fatto tre paesi dell’Unione europea.

Stiamo lavorando alacremente per cercare di risolvere la questione. Abbiamo avuto diverse occasioni di dialogo con il Canada, molti elementi sono ben noti e il Canada deve risolvere alcuni nodi legati alla normativa nazionale. Gli onorevoli deputati hanno ragione a sollevare la questione, che sarà esaminata durante il vertice.

A Praga si è svolta la seconda riunione del gruppo di lavoro di esperti per esaminare le questioni più attinenti alla Repubblica ceca, grazie anche al contributo della Commissione, che è quindi pienamente partecipe.

Nel corso della discussione, ho notato – e intendo metterlo da parte – il senso di frustrazione degli onorevoli deputati che hanno sottolineato l’esigenza di procedere più speditamente verso la risoluzione di questo problema. Vorrei che venisse riconosciuto l’aspetto più importante: non è una questione bilaterale, ma riguarda i rapporti tra l’Unione europea e il Canada e dobbiamo affrontarla come tale.

 
  
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  Presidente. – La discussione è chiusa.

La votazione si svolgerà durante la prima tornata di maggio.

Dichiarazioni scritte (articolo 149 del regolamento)

 
  
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  Sebastian Valentin Bodu (PPE), per iscritto.(RO) Attualmente, 39 milioni di cittadini europei provenienti da Romania, Repubblica ceca e Bulgaria non possono recarsi in Canada senza un visto. Oltre la metà di loro, vale a dire 22 milioni di persone, sono di nazionalità rumena. Il mantenimento dell’obbligo di visto per alcuni di noi è inammissibile, poiché crea due categorie di cittadini europei. La libera circolazione dei cittadini deve avere applicazione uniforme. La questione dei visti riguarda le relazioni tra l’Unione europea e il Canada e non i rapporti bilaterali tra il Canada e i singoli Stati membri.

Nel caso della Romania, la percentuale di cittadini rumeni cui è stato negato il visto è diminuita dal 16 per cento del 2004 al 5 per cento del 2008. In Canada vivono circa 200 000 rumeni, alcuni dei quali sono entrati attraverso i programmi di immigrazione nazionali ufficiali, e l’elevato numero di domande di visto va ricondotto anche a questo dato. Il tema è stato inserito all’ordine del giorno del vertice UE-Canada dal Parlamento europeo.

L’Unione europea deve far valere la clausola di solidarietà qualora non si riesca a risolvere la questione entro la fine del 2010. L’esenzione dal visto per gli Stati membri dell’Unione rappresenterebbe un primo risultato importante per l’Alto rappresentante per la politica estera e la politica di sicurezza.

 
  
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  Corina Creţu (S&D), per iscritto.(RO) Credo che una delle questione prioritarie all’ordine del giorno del vertice UE-Canada, che si terrà a Bruxelles il prossimo 5 maggio, debba essere l’esenzione dal visto per tutti i cittadini dell’Unione europea in base al principio di reciprocità, al fine di eliminare l’attuale discriminazione che impedisce ai cittadini di nazionalità rumena, bulgara e ceca di recarsi in Canada senza un visto.

La situazione si complica ulteriormente se si considera che l’anno scorso le autorità canadesi hanno revocato l’obbligo di visto per soggiorni brevi per i cittadini della Croazia, sebbene a oggi questo paese sia solo candidato all’adesione all’UE. Negli ultimi anni la Romania ha compiuto progressi significativi, anche riguardo ad alcuni importanti criteri per l’abolizione del sistema dei visti. Il tasso di respingimento delle domande di visto, il tasso di superamento del periodo di soggiorno previsto dalla legge e il numero di domande di asilo sono in continua flessione.

L’abolizione dei visti sarebbe la giusta conseguenza di tale andamento, senza considerare che la parità di trattamento per i cittadini europei e canadesi contribuirebbe a rafforzare la fiducia reciproca.

 
  
 

(La seduta è sospesa per alcuni minuti)

 
  
  

PRESIDENZA DELL’ON LAMBRINIDIS
Vicepresidente

 
Ultimo aggiornamento: 21 luglio 2010Avviso legale