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O-0095/2010 (B7-0318/2010)

Discussioni :

PV 06/07/2010 - 12
CRE 06/07/2010 - 12

Votazioni :

OJ 07/07/2010 - 161

Testi approvati :


Discussioni
Martedì 6 luglio 2010 - Strasburgo Edizione GU

12. Strumento europeo per la stabilità finanziaria, meccanismo europeo di stabilizzazione finanziaria e future azioni (discussione)
Video degli interventi
PV
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  Presidente. – L’ordine del giorno reca la discussione sull’interrogazione orale alla Commissione da parte dell’onorevole Bowles, a nome della commissione per i problemi economici e monetari sullo strumento europeo per la stabilità finanziaria, sul meccanismo europeo di stabilizzazione finanziaria e sulle future azioni (O-0095/2010 - B7-0318/2010).

 
  
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  Sharon Bowles, autore.(EN) Signor Presidente, oggigiorno viene citata a più riprese l’espressione “il diavolo è nei dettagli”. Talvolta, diventa un bel pretesto per elaborare decisioni dirette ai mercati, senza accorgersi che il seguito neanche così clamoroso degli eventi le smentisca, o comunque rechi più danni che benefici.

Mi riferisco ai test di stress per le banche, per i quali sono necessari presupposti credibili e trasparenti e la pubblicazione dei risultati. L’ho già detto quando ci siamo dilungati sull’illustrazione dei dettagli inerenti al salvataggio della Grecia e, infatti, da mesi la commissione ha chiesto ulteriori indicazioni in merito. Siamo noi il diavolo che risiede nei dettagli e ne vogliamo sempre di più.

L’11 maggio è stato deliberato un meccanismo europeo di stabilizzazione finanziato dal bilancio dell’Unione europea. Ci è voluto talmente tanto tempo per mantenere le prime promesse che si è rivelato insufficiente, così il 7 giugno è stato creato un Fondo europeo per la stabilità finanziaria più generale. Sarebbe stata utile, e forse più economica, una modesta accelerazione dei tempi.

Questi strumenti hanno ripercussioni potenziali sul bilancio dell’Unione europea e sui prestiti da parte di altre istituzioni europee, come la Banca europea per gli investimenti. Sarebbe dannoso se, ancora una volta, si tentasse di salvare le banche con titoli del debito sovrano ai danni delle piccole e medie imprese dell’economia reale, prive di accesso al credito. Quali sono le strategie per mitigare questo effetto, considerando che la crescita ha una capitale importanza per la ripresa e che le piccole e medie imprese saranno in prima linea?

Quanto alle stesse società veicolo (SPV), a vantaggio della solidarietà europea, i paesi che non fanno parte dell’eurozona, ma che auspicano un ingresso nel meccanismo di stabilizzazione finanziaria, devono essere in grado di agire in tal senso. Può confermare che è in corso una modifica dei regolamenti delle società veicolo per permettere quanto indicato? Effettivamente, più in generale, come è emerso ieri in seno alla commissione, vorremmo sapere qualcosa di più circa questo veicolo extracontabile, le modalità di contabilizzazione per gli Stati membri e la consulenza per l’attuazione.

Molte altre questioni rimangono aperte: come funzionerà il coordinamento tra il fondo di stabilizzazione e il Fondo monetario internazionale? La ripartizione dei fondi sarà fatta nella proporzione di 2 a 1, riflettendo così le somme impegnate? Quale sarà il rapporto tra i rispettivi tassi di interesse? I prestiti dell’Unione europea e del Fondo monetario internazionale avranno pari rango o soltanto i prestiti del FMI beneficeranno dell’esclusione da un’eventuale ristrutturazione dei debiti contratti? La SPV è già attiva o le prime richieste devono passare per il bilancio comunitario?

Vorrei passare adesso agli eurobond. C’è un problema fondamentale da affrontare qui: se c’è un eurobond generale con un tasso di interesse comune, si perde uno dei più imponenti stimoli per la disciplina fiscale ovvero le forze di mercato, che attualmente non sono molto popolari. Dormivano, di fatto, mentre la Grecia e altri accumulavano debito molto tempo prima, ma questo p dovuto a un fattore di ponderazione a rischio zero applicato al debito pubblico nella direttiva sui requisiti patrimoniali.

Se così non fosse stato, le banche avrebbero gradualmente smaltito i titoli più rischiosi, gli spread sarebbero stati uno specchio più fedele delle posizioni fiscali degli Stati membri, noi non avremmo salvato le banche con il meccanismo di stabilizzazione e, in effetti, i prossimi test di stress sarebbero stati molto meno estenuanti.

In quanto parte integrante della nuova governance economica, questi aspetti devono essere consolidati sul lungo termine e, direi, in automatico, non come parte di una procedura per i disavanzi eccessivi politicamente determinata che escluda la ponderazione a rischio zero. Ritengo, tuttavia, che abbiamo l’opportunità di trasformare quello che è un problema della direttiva sui requisiti patrimoniali in uno strumento efficace per il futuro.

Fin dalla formulazione di questa interrogazione orale, sono stata piacevolmente colpita dall’intenzione della Commissione di coinvolgere il Parlamento nella governance economica, nelle procedure di vigilanza e nell’elaborazione della futura normativa; anche la commissione sarà lieta di partecipare attivamente a questa azione.

 
  
  

PRESIDENZA DELL’ON. KOCH-MEHRIN
Vicepresidente

 
  
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  Michel Barnier, membro della Commissione.(FR) Signora Presidente, come avrà capito, risponderò a nome del collega, Commissario Rehn che, del resto, ha forse usato più tempo di quello a me riservato nella risposta finale. L’onorevole Bowles ha parlato di angeli. Non so se ci siano tanti angeli nei servizi finanziari. Voglio dire all’onorevole Bowles che il diavolo è sempre nei dettagli e risponderò nel modo più preciso possibile alle domande da lei poste.

Prima domanda: di quali importi parliamo quando citiamo il meccanismo europeo di stabilizzazione finanziaria? Qual è il nesso con il massimale delle risorse proprie? Signora Presidente, le conclusioni del Consiglio “Ecofin” parlano di una somma di 60 miliardi di euro per il meccanismo europeo di stabilizzazione finanziaria, ma il limite giuridico è previsto all’articolo 2, paragrafo 2 del regolamento (UE) n. 407/2010 del Consiglio, che limita l’esposizione creditizia dei prestiti al margine disponibile sotto il massimale delle risorse proprie.

La decisione sulle risorse proprie limita all’1,23 per cento del reddito nazionale lordo dell’Unione europea le possibilità, per il bilancio dell’Unione europea, di fare appello al versamento di risorse proprie da parte degli Stati membri. Questo significa che il totale composto dal massimale del quadro finanziario pluriennale e dall’ammontare complessivo dei servizi del debito sui prestiti garantiti dal bilancio dell’Unione europea non deve superare l’1,23 per cento in un dato esercizio. Ecco la precisazione che il Commissario Rehn voleva porgere su questo punto.

Seconda questione: la Commissione è disposta ad effettuare una valutazione d’impatto su questi due strumenti? Secondo il regolamento sul meccanismo europeo di stabilizzazione finanziaria, la Commissione è tenuta a redigere, nei sei mesi successivi alla creazione di questo meccanismo e, comunque, ogni sei mesi, una relazione sul funzionamento dello stesso; la relazione, che includerà naturalmente una valutazione dell’impatto del testo, sarà poi trasmessa al comitato economico e finanziario e al Consiglio. Quanto al Fondo europeo di stabilità finanziaria, si tratta di una struttura intergovernativa il cui funzionamento non è soggetto agli obblighi di valutazione d’impatto applicabili al testo comunitario.

Terzo interrogativo: qual è l’impatto sulle capacità finanziarie della Banca europea per gli investimenti? Il meccanismo europeo di stabilizzazione e il Fondo europeo di stabilità finanziaria non avranno ripercussioni dirette sulle attività di prestito e di finanziamento della BEI. Quest’ultima assolverà soltanto i suoi compiti di gestione delle liquidità, di sostegno logistico e alcune funzioni di back office per il meccanismo europeo di stabilizzazione finanziaria. Essa non concederà e non chiederà prestiti per conto di questo meccanismo.

Quarta domanda: quando sarà presentata una proposta di legge su un meccanismo permanente di gestione delle crisi del debito pubblico? Su quali basi giuridiche? Signora Presidente, la Commissione sta lavorando su eventuali proposte, in stretta collaborazione con i progressi del gruppo di lavoro guidato dal Presidente Van Rompuy. Non è stata ancora scelta esattamente la piattaforma giuridica. È stata appena citata la questione del ruolo del Parlamento europeo. Il Parlamento sarà informato di tutte le evoluzioni che riguardano l’insieme delle nuove procedure e la natura giuridica della sua partecipazione dipenderà dalla base giuridica delle proposte legislative, come previsto dal trattato.

Sesta questione: qual è la forma di coordinamento con il Fondo monetario internazionale? Le condizioni politiche di un potenziale programma di aiuti a uno Stato membro saranno decise di comune accordo con il Fondo monetario internazionale, quando ci sarà un pacchetto comune del meccanismo europeo di stabilizzazione finanziaria e del FMI, come generalmente avviene.

Settimo interrogativo, anch’esso trattato in maniera approfondita: come rispondere alle eventuali necessità di paesi che non sono membri della zona euro? Questi Stati membri, se necessario, possono appellarsi alla normativa esistente sull’assistenza alla bilancia dei pagamenti. L’anno scorso il massimale di aiuti che è possibile concedere in virtù di questo meccanismo è stato aumentato da 25 a 50 miliardi di euro, di cui 15 miliardi sono già impegnati per prestiti a Ungheria, Lettonia e Romania. Inoltre, le condizioni di prestito previste dalla normativa sulla bilancia dei pagamenti sono più favorevoli rispetto a quelle previste dal regolamento sul meccanismo europeo di stabilizzazione finanziaria.

L’ottava e ultima domanda riguarda la scelta delle basi giuridiche. L’articolo 122, paragrafo 2 del trattato sul funzionamento dell’UE è stato preso come base giuridica delle norme del meccanismo di stabilizzazione finanziaria, poiché la Commissione e il Consiglio hanno agito in un contesto caratterizzato dall’urgenza, in cui diversi Stati membri erano minacciati da gravi difficoltà provocate da eventi eccezionali di forza maggiore. La Commissione e il Consiglio, in una situazione di forte pressione, soprattutto da parte dei mercati finanziari, hanno dovuto agire molto rapidamente per proteggere l’euro. Quest’azione sarebbe stata difficilmente conciliabile con una lunga procedura che attribuisse un ruolo importante ai parlamenti nazionali. Aggiungo che lo stesso Parlamento europeo, signora Presidente, con una risoluzione dell’aprile 2009, aveva esortato la Commissione ad adottare un regolamento sugli aiuti finanziari agli Stati membri, ai sensi dell’articolo 122.

Sono queste le risposte più dettagliate che io possa fornire all’onorevole Bowles in relazione alle precise questioni da lei sollevate.

 
  
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  Othmar Karas, a nome del gruppo PPE.(DE) Signora Presidente, signor Commissario, purtroppo non posso scendere nei dettagli adesso in relazione al mancato rispetto dei diritti parlamentari e alle basi della rete di sicurezza. Vorrei, tuttavia, dire quanto segue sull’argomento. A nostro parere, il meccanismo di stabilizzazione finanziaria non può sostituire lo sviluppo di un fondo monetario europeo. Credo sia necessario un contributo europeo sulle banche, da utilizzare principalmente per raccogliere il capitale necessario per un’agenzia di rating europea e, in secondo luogo, per sviluppare un fondo monetario europeo.

Il meccanismo di stabilizzazione finanziaria sottolinea l’urgenza di riforme del mercato finanziario, nonché l’assenza di un meccanismo anti crisi e la necessità di un’unione politica, economica e sociale e di un’Europa più forte, in generale.

Il miglior meccanismo di stabilizzazione, a mio avviso, corrisponde al rispetto dei parametri di Maastricht e del Patto di stabilità e di crescita, alla realizzazione del mercato interno e all’elaborazione di una politica della competitività basata su un sistema educativo dinamico, su una campagna per la ricerca e gli investimenti, in modo da giungere alla crescita e all’occupazione senza mettere le mani nelle tasche dei contribuenti durante un’emergenza.

 
  
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  Anni Podimata, a nome del gruppo S&D.(EL) Signora Presidente, signor Commissario, senza dubbio, la decisione di creare un meccanismo europeo di stabilizzazione finanziaria, adottata il 9 maggio, è di importanza cruciale per la tutela della moneta unica e per la stabilità della zona euro nel suo complesso. Per questa ragione, il Parlamento, che aveva esortato il Consiglio a procedere in tal senso molto tempo prima, ha subito accolto con favore questa iniziativa.

Tale decisione, come quella di creare un Fondo europeo di stabilità finanziaria, ha finalmente lanciato ai mercati internazionali un messaggio, per quanto tardivo, di unità e di solidarietà della zona euro. La Banca centrale europea ha dimostrato la stessa volontà e la medesima solidarietà decidendo di intervenire temporaneamente nel mercato obbligazionario secondario, una prassi che è pienamente allineata allo spirito più generale della decisione dei ministri delle Finanze della zona euro.

Si tratta comunque di un meccanismo e di provvedimenti dal carattere provvisorio e, se davvero vogliamo trarre una lezione dalla crisi attuale, certamente non dobbiamo aspettare la prossima crisi per evidenziare i difetti e le debolezze della zona euro e dell’Unione, prima di decidere di intervenire. Questo è il momento più opportuno per creare un coordinamento economico permanente e meccanismi di vigilanza che abbiano funzione preventiva e curativa.

In questo contesto, la recente comunicazione della Commissione circa un più solido coordinamento economico è sicuramente un passo nella giusta direzione, ma non dovremmo dimenticare che il nostro obiettivo principale è la ripresa stabile e realizzabile dell’economia europea; per questo motivo, è necessario un quadro di governance economica incentrato non soltanto sul pilastro della ristrutturazione finanziaria, ma anche sulla tutela dell’occupazione e sulla crescita e la coesione sociali.

Per raggiungere questi obiettivi, le nostre priorità non devono essere le sanzioni, bensì provvedimenti a carattere preventivo e misure che fungano da stimolo, in grado di garantire pari trattamento a tutti gli Stati membri dell’Unione e ai loro cittadini.

 
  
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  Pervenche Berès (S&D).(FR) Signora Presidente, signor Commissario, come sapete, in questo Parlamento, siamo tutti ben lieti dell’introduzione della solidarietà, finalmente, anche se qualcuno lamenta il fatto che ci siano voluti diversi mesi dall’iniziativa del Presidente Van Rompuy di riunire un Consiglio europeo straordinario su questi temi l’11 febbraio. Nel frattempo, i mercati hanno svolto il loro lavoro.

Quando affrontiamo questa iniziativa europea di solidarietà, credo sia necessario analizzare anche il contesto da cui veniamo e riconoscere che una situazione simile si è venuta a creare perché mancano gli elementi utili per una buona governance della zona euro. Il nostro collega, onorevole Karas, ha citato il Patto di stabilità e crescita. Credo che la sua semplice applicazione non sia sufficiente e che, fin dall’inizio, abbiamo sottovalutato i rischi di divergenze sugli indici di affidabilità del debito pubblico degli Stati membri.

Oggi disponiamo di un meccanismo creato in un momento di emergenza, come ci è stato rammentato. Ci è stato anche ricordato che, in questo Parlamento, dall’ottobre del 2008 – ovvero dall’applicazione dello strumento per la bilancia dei pagamenti – si erano alzate delle voci per chiedere un approfondimento dell’articolo 122. Abbiamo provveduto in una situazione di emergenza. La fretta è una cattiva consigliera e ci avete comunicato che state valutando l’eventuale proposta di rendere permanente questo meccanismo. Spero ci presentiate proposte più aggressive per questo settore, poiché siamo tutti certi che un’area come la zona euro abbia bisogno non soltanto di una buona governance per evitare di ritrovarsi in situazioni simili, ma anche di un meccanismo permanente, nel caso subentri una crisi.

Infine, vorrei esprimere il mio rammarico per la scelta degli Stati membri di attuare il meccanismo delle società veicolo (SPV), anziché di emettere eurobond, in un momento in cui ci interroghiamo sul funzionamento di questo tipo di strumento nei mercati.

Un ultimo punto: rispondendo all’onorevole Bowles sulla Banca europea per gli investimenti…

(Il Presidente interrompe l’oratore)

 
  
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  Presidente. – Stiamo procedendo bene. Poiché abbiamo ancora tempo, è il miglior modo di portare avanti i lavori, nel rispetto del regolamento, senza limitare i tempi di parola. Grazie per la comprensione.

Passiamo adesso agli oratori che intervengono con la procedura catch the eye.

 
  
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  Elena Băsescu (PPE).(RO) Il 9 maggio i ministri delle Finanze degli Stati membri hanno deciso di creare un meccanismo europeo di stabilizzazione finanziaria, che fa parte di un pacchetto di provvedimenti normativi volti a tutelare l’euro e a sostenere la ripresa delle finanze nell’Unione europea.

Ritengo che il nuovo meccanismo debba fornire una risposta rapida e ben coordinata, nel caso in cui un paese non sia in grado di finanziare il proprio debito pubblico autonomamente. Questa iniziativa contribuirà alla sostenibilità delle finanze pubbliche degli Stati membri beneficiari. L’Unione europea ha già reagito alla crisi utilizzando il meccanismo europeo di stabilizzazione, che non era però adeguato alla situazione.

Vorrei infine porre la seguente domanda al Commissario Barnier: data la natura temporanea (tre anni) di questo meccanismo e considerata la necessità dell’Unione europea di rispondere rapidamente alle situazioni di crisi, quando ritenete che il meccanismo possa diventare permanente e quali saranno le sue principali fonti di finanziamento?

 
  
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  Franz Obermayr (NI).(DE) Signora Presidente, in caso di crisi in altri Stati membri, i paesi dell’Unione europea non dovrebbero più salvarli con aiuti finanziari diretti, come è successo finora, ma farsi garante per loro. Sembra davvero un’ottima idea, ma non elude in alcun modo il problema fondamentale.

La questione è la seguente: i paesi della zona euro, caratterizzati da notevoli differenze in termini di politica e condizioni finanziarie, si trovano di fronte a situazioni estremamente delicate. In casi simili, il problema viene soltanto spostato e il garante si trasforma presto in debitore. Sorge poi la questione dell’indipendenza delle agenzie di rating: per mettere al sicuro il capitale al tasso di interesse più basso possibile, il Fondo europeo di stabilità finanziaria dovrebbe ottenere i migliori indici delle agenzie di rating, condizione che lo renderebbe fortemente dipendente dalle agenzie statunitensi.

Di conseguenza, non ha senso creare una società per azioni, affidarle compiti importanti e poi assoggettarla all’enorme influenza delle agenzie di rating; d’altro canto, con un’agenzia a carattere europeo, sorge il problema di garantire una valutazione neutrale. Ritengo, pertanto, che questa misura non sia stata concepita con sufficiente raziocinio poiché permane il rischio che gli Stati membri accumulino debito a scapito e a carico di altri.

 
  
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  Paul Rübig (PPE).(DE) Signora Presidente, signor Commissario, mi interessa la questione della stabilizzazione e vorrei capire come ottenere una crescita economica. La mia domanda è la seguente: visto che stiamo negoziando sul bilancio 2011, lei è a conoscenza di una linea di bilancio che possa davvero stimolare l’occupazione? Come possiamo fornire un migliore sostegno alle piccole e medie imprese e aumentare il numero e la qualità degli imprenditori? Credo che questo sia il nodo centrale della stabilizzazione. Se generiamo maggior profitto, possiamo poi distribuire più risorse e creare maggiore equità in Europa.

Il programma quadro per la competitività e l'innovazione (CIP) è esattamente il tipo di misura che potrebbe agevolarci notevolmente in vista di maggiori progressi per il futuro. Una qualsiasi limitazione di questo programma sarebbe del tutto controproducente. In fase di studio, dobbiamo individuare le linee di bilancio che fiaccano del tutto l’occupazione, quelle che non hanno alcuna ripercussione e quelle che creano nuovi posti di lavoro. Ha suggerimenti in merito?

 
  
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  Pervenche Berès (S&D).(FR) Signora Presidente, in merito alla Banca europea per gli investimenti, penso che una delle questioni sia conoscere quali saranno le condizioni di prestito sui mercati con l’applicazione di questi meccanismi e se ci sarà un impatto sui tassi di interesse.

Vorrei soltanto porle un interrogativo, signor Commissario: in questo contesto, non pensa che, nel gruppo di lavoro guidato dal Presidente Van Rompuy, lei o il Commissario Rehn dobbiate proporre uno studio sulla centralizzazione di una parte del debito pubblico? Non ci sono proposte simili in discussione, ma si tratta di un’idea di cui si discute molto fuori dal gruppo di lavoro. L’introduzione di questa centralizzazione di una parte del debito pubblico potrebbe rivestire un certo interesse nelle proposte che saranno elaborate dal gruppo di lavoro.

 
  
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  Michel Barnier, membro della Commissione.(FR) Signora Presidente, se mi è concesso, propongo che sulla questione importante degli eurobond e anche sugli ultimi punti appena sollevati dall’onorevole Berès risponda direttamente il Commissario Rehn, per iscritto, nei prossimi giorni.

Nel suo intervento iniziale, l’onorevole Bowles ha citato i test di stress ovvero delle prove di resistenza a eventi che non si sono ancora verificati e che forse non si verificheranno mai. Dobbiamo capire bene di cosa si tratta. In seno alla Commissione, abbiamo subito compreso – il Presidente Barroso si è espresso in tal senso e anche il Commissario Rehn – che la trasparenza avrebbe portato grandi benefici. Vi rimando alla risposta abbastanza esaustiva resa dal Presidente Barroso sull’argomento.

L’onorevole Karas ha citato un punto molto importate, sollevato durante la precedente discussione sulla prevenzione e la prudenza e, soprattutto, sull’idea che siano le banche a dover pagare per le banche, e non i contribuenti. Confermo che, al di là della comunicazione che ho presentato in materia, all’inizio del 2011 proporremo una normativa sull’istituzione di fondi preventivi o di risoluzione per il settore bancario che applichino il principio “chi rompe paga” insistendo su un’altra idea, che vi ricordo, ovvero “prevenire è meglio che curare”. Tuttavia, non si tratta soltanto di uno strumento, onorevole Karas. Questo fondo di risoluzione per il settore bancario, questo prelievo o contributo a carico delle banche, è soltanto uno degli strumenti di una toolbox che ne include altri, al fine di individuare precocemente i rischi ed evitare che si trasformino in crisi e che la crisi si trasformi in catastrofe.

Quanto alle agenzie di rating, stiamo esaminando tutti i punti, compreso il rating dei debiti pubblici appena ricordato dall’onorevole Berès. Confermo che stiamo lavorando sulla diversificazione di questo mercato, altamente concentrato in poche mani e, soprattutto, sull’opzione di un’agenzia europea. Queste idee saranno tradotte in proposte di legge tra la fine del 2010 e l’inizio del 2011. L’onorevole Berès ha parlato dell’applicazione del Patto di stabilità e crescita: in effetti, ritengo anch’io che sia necessario andare oltre. Come ho appena detto – e rispondo anche all’onorevole Băsescu – stiamo lavorando su meccanismi più permanenti e la Commissione, unitamente al gruppo di lavoro guidato dal Presidente del Consiglio europeo, non ha ancora scelto la base giuridica sulla quale edificare le proposte relative a un meccanismo permanente di gestione delle crisi.

Vorrei concludere, onorevole Podimata, citando il caso della Grecia, che lei conosce bene. Bisogna considerare l’impegno molto importante del governo greco nello svolgimento della sua parte di lavoro. Vorrei ricordare che la recente crisi che ha toccato il suo paese, ma non soltanto, e i rischi di contagio che ne derivano hanno evidenziato chiaramente l’interdipendenza tra gli Stati membri, in particolare nella zona euro. A mio avviso, questa crisi ha anche accentuato la necessità che l’Europa dimostri la sua determinazione nell’intraprendere le riforme fondamentali che garantiscano il buon funzionamento dell’Unione europea e della zona euro nel suo insieme. Nelle decisioni sulla creazione di questi due strumenti, il Consiglio “Ecofin” del 9 maggio ha dimostrato che l’Unione europea è stata capace di rispondere in modo rapido ed efficace alle grandi sfide politiche ed economiche. Nondimeno, ritengo che sia evidentemente necessario un miglioramento del coordinamento economico e di bilancio e so bene che possiamo andare ben oltre il termine “coordinamento”, quando parliamo di Unione.

Vorrei anche dire all’onorevole Rübig che, proprio come lui, penso che, nella situazione attuale, abbiamo imparato un’importante lezione dalle scosse all’euro e alla Grecia, grazie a proposte per la governance e il coordinamento, e a questo sistema di risposta e di stabilizzazione. E non è finita: abbiamo parlato di vigilanza e bisogna procedere con le decisioni e la regolamentazione adottate in materia. La Commissione ha anche formulato proposte importanti sulla sorveglianza di bilancio. Penso che sia necessario attuare tutto quanto, ma dovremmo fare qualcosa in più per parlare ai cittadini che si aspettano da noi una soluzione alla situazione economica, in termini di crescita e di occupazione. Quanto alla vigilanza, alla stabilizzazione, all’impegno, alla regolamentazione e alle norme, penso che sia anche necessario parlare di iniziative nell’ambito della strategia Europa 2020, per ritrovare la crescita e l’occupazione.

È il motivo per cui attribuisco una certa importanza, nella seconda parte del mio mandato, alla proposta sulla quale sto lavorando con una dozzina di colleghi e che presenterò all’inizio di ottobre: l’idea di una legge sul mercato unico che faccia funzionare meglio la base fondamentale, la piattaforma di tutta l’economia europea ovvero il mercato unico. È un mercato che conta 500 milioni di cittadini nel quale le piccole imprese – numerosissime – i cittadini e i consumatori non si trovano bene. Ora, sappiamo che, se questo mercato funzionasse meglio, al servizio delle piccole e medie imprese, dei cittadini e dei consumatori, vi potremmo trovare il 2 per cento di crescita.

In sintesi, quindi, penso che dobbiamo continuare questa discussione, attuando le misure necessarie per rispondere a tutte le esigenze che ci presentano oggi i cittadini.

 
  
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  Presidente. – Per concludere questa discussione ho ricevuto una proposta di risoluzione(1) dalla commissione per i problemi economici e monetari.

La discussione è chiusa. La votazione si svolgerà mercoledì, 7 luglio, alle 12.00.

 
  

(1)Cfr. Processo verbale

Ultimo aggiornamento: 14 ottobre 2010Avviso legale