Indice 
 Precedente 
 Seguente 
 Testo integrale 
Procedura : 2009/2236(INI)
Ciclo di vita in Aula
Ciclo del documento : A7-0204/2010

Testi presentati :

A7-0204/2010

Discussioni :

PV 08/07/2010 - 3
CRE 08/07/2010 - 3

Votazioni :

PV 08/07/2010 - 6.8
CRE 08/07/2010 - 6.8
Dichiarazioni di voto
Dichiarazioni di voto

Testi approvati :

P7_TA(2010)0286

Discussioni
Giovedì 8 luglio 2010 - Strasburgo Edizione GU

3. Il futuro della PAC dopo il 2013 (discussione)
Video degli interventi
PV
MPphoto
 

  Presidente. – L’ordine del giorno reca la relazione (A7-0204/2010), presentata dall’onorevole Lyon a nome della commissione per l’agricoltura e lo sviluppo rurale, sul futuro della politica agricola comune dopo il 2013 (2009/2236(INI)).

Siamo lieti di porgere il benvenuto al Commissario Cioloş. A Strasburgo la Commissione procede ad hoc alla designazione dell’uno o dell’altro Commissario affinché presenzino alle sedute, ma ritengo sia segno di notevole responsabilità il fatto che il Commissario incaricato del settore in discussione sia presente e partecipi alla discussione. Credo che si tratti di un dettaglio estremamente positivo.

 
  
MPphoto
 

  George Lyon, relatore. − (EN) Signor Presidente, vorrei esordire esprimendo il mio rammarico ai colleghi tedeschi e i miei complimenti ai colleghi spagnoli per l’eccellente partita di ieri sera.

Illustrerei quelle che reputo siano le due domande fondamentali a cui dobbiamo rispondere in termini di riforme della PAC. A che cosa serve la PAC? Ha ancora senso nel XXI secolo? In quest’epoca di crisi economica, finanze pubbliche gravate di debiti e austerity di bilancio, è essenziale che la PAC dia risposte a tali domande se vogliamo che i contribuenti continuino a fornire in futuro quel sostegno tanto necessario ai nostri coltivatori.

Una delle sfide fondamentali con le quali la società deve confrontarsi è come soddisfare una domanda mondiale di cibo crescente, che secondo le stime della FAO dovrebbe raddoppiare entro il 2050. La grande sfida attuale è come reagire a tale raddoppio della domanda alimentare in un contesto di meno terre, meno acqua e meno energia a causa dell’impatto del cambiamento climatico. Come far quadrare il cerchio ed evitare la tempesta perfetta prevista dal capo consulente scientifico del Regno Unito, Sir John Beddington, quando ha detto nel 2009 che ci dirigiamo verso una tempesta perfetta nel 2030 perché tutti questi fattori stanno agendo nello stesso arco temporale? Se non affrontiamo la questione, possiamo aspettarci una grave destabilizzazione, un aumento dei rivolgimenti popolari e problemi potenzialmente significativi a livello di migrazione internazionale perché la gente si sposta per evitare penuria di cibo e acqua.

Questa è la portata della sfida. Penso che affrontare il cambiamento climatico e rendere la nostra produzione agricola più sostenibile siano obiettivi da porre al centro della riforma in atto. Sono passi indispensabili se vogliamo continuare a garantire la sicurezza alimentare ai nostri cittadini europei e contribuire a rispondere a una domanda mondiale di cibo in aumento.

La riforma dovrebbe inoltre incoraggiare una crescita verde attraverso lo sviluppo di risorse rinnovabili su piccola scala come vento, biomassa, biogas e biocombustibili di seconda generazione. Ciò contribuirebbe a creare posti di lavoro e offrirebbe opportunità concrete agli agricoltori per diversificarsi e generare reddito extra. Dobbiamo altresì rispondere alla richiesta di maggiore salvaguardia ambientale assicurando che i coltivatori abbiano la possibilità di partecipare ai regimi agroambientali affinché la maggioranza dei terreni agricoli ne sia coperta nel corso della prossima riforma. Usando la carota anziché il bastone, ed è un principio molto importante quello di incoraggiare con la carota anziché brandire il grande bastone delle norme e delle regolamentazioni, si otterrà il coinvolgimento degli agricoltori in tale compito.

Volano della riforma deve essere anche l’equità: equità nei confronti dei vecchi Stati membri, ma anche equità nei confronti dei nuovi nella distribuzione degli stanziamenti per i pagamenti diretti nell’Unione, distribuzione equa tra i coltivatori e gli Stati membri ponendo fine ai pagamenti storici entro il 2020. Non può ritenersi giusto né giustificato continuare a effettuare pagamenti sulla base dell’attività svolta circa un decennio fa. Abbiamo inoltre bisogno di equità per gli agricoltori nella catena alimentare affinché possano assumere il potere della molteplicità. Pertanto al centro della riforma in corso è necessario porre l’equità e il principio dell’equità.

Parimenti dobbiamo affrontare la questione della volatilità del mercato, ma al riguardo esorto a una certa prudenza. Abbiamo certamente bisogno di interventi e aiuti privati all’ammasso. Sicuramente dobbiamo esaminare altri strumenti come l’assicurazione dei rischi e i futuri mercati. Senza dubbio ci serve la nostra specifica linea di bilancio di riserva per finanziare azioni in termini di crisi. Dovremmo tuttavia respingere qualsiasi ipotesi di un ritorno alla gestione su vasta scala dei mercati, tipica del passato. Il sistema è già stato sperimentato e ha fallito. Suggerirei, dunque, di non ripercorrere la stessa strada.

In conclusione, confido nel fatto che questa Camera sostenga le nostre riforme ammodernando la PAC e orientandola diversamente per rispondere alle nuove sfide del XXI secolo. Appoggiando questa relazione, il Parlamento darà la propria impronta alla discussione stabilendone l’ordine del giorno e inviterei il Commissario a sfruttare le nostre idee per informare le sue proposte sulla riforma della PAC al momento della loro pubblicazione nel prossimo novembre.

 
  
MPphoto
 

  Dacian Cioloş, membro della Commissione. − (FR) Signor Presidente, onorevoli parlamentari, sono ovviamente molto onorato di partecipare a queste discussioni, che mi interessano particolarmente in quanto dovrò formulare proposte sulla riforma della politica agricola comune. Come ho detto in precedenza nelle mie audizioni dinanzi al Parlamento, ritengo che il rapporto con questa Camera sia fondamentale per intraprendere in ultima analisi una riforma della politica agricola comune che sia più allineata alle aspettative dei cittadini e anche meglio compresa da loro.

Vorrei ringraziare sentitamente l’onorevole Lyon per la relazione oggi posta ai voti, nonché tutti i suoi collaboratori e, naturalmente, i membri della commissione per l’agricoltura e lo sviluppo rurale che hanno presentato emendamenti arricchendo indubbiamente il testo.

Apprezzo altresì l’invito rivolto nella relazione e la volontà di una comunicazione migliore rispetto alla politica agricola comune e alla futura organizzazione dell’agricoltura nell’Unione europea. Penso che, oltre i suoi contenuti tecnici estremamente importanti, la relazione sia già un ottimo strumento di comunicazione di informazioni sulla politica agricola comune, ciò che è stata sinora, il bisogno di tale politica in futuro e la necessità che tale politica si evolva.

Parimenti prendo atto dell’esortazione a rifondere la politica agricola comune in linea non soltanto con il trattato di Lisbona, che definisce obiettivi chiari per la PAC, bensì anche con la strategia Europa 2020. Penso che abbiamo di fronte a noi l’opportunità di adeguare meglio la nostra politica agricola comune alle attuali aspettative dei cittadini, oltre i suoi tradizionali obiettivi di garanzia della sicurezza dell’approvvigionamento dei mercati.

Nella relazione si raccomandano anche misure per migliorare il funzionamento della catena alimentare e l’equilibrio tra i diversi operatori all’interno di tale catena, oltre alla trasparenza delle posizioni e al potere negoziale dei produttori agricoltori. Questi sono elementi che si rispecchieranno non soltanto nella riforma della PAC, bensì anche in altre iniziative che saranno proposte dalla Commissione.

Ho letto peraltro con estrema attenzione le vostre proposte sul futuro dei pagamenti diretti come strumento non solo per garantire la stabilità del reddito degli agricoltori, bensì anche per assicurare un livello minimo di fornitura di beni pubblici. In questo caso, ritengo, si tratti di un nuovo concetto di pagamenti diretti, una nuova giustificazione legata alla garanzia di un reddito di base minimo agli agricoltori, ma anche l’incentivo a produrre beni pubblici.

Ho preso altresì atto del suggerimento secondo cui i criteri che presiedono alla distribuzione di tali pagamenti diretti dovrebbero essere rivisti, iniziando da questo nuovo criterio, ma anche per garantire una distribuzione più uniforme tra i vari Stati membri, le regioni e le categorie di coltivatori, tenuto anche conto della natura specifica dell’agricoltura nelle zone difficili e meno favorite.

Riscontro peraltro, come ha affermato l’onorevole Lyon, la necessità di continuare a garantire che la PAC sia incentrata sul mercato, risultato che va conseguito in maniera misurata al fine di evitare che gli agricoltori si debbano confrontare con mercati molto caotici. Da questo punto di vista, penso che l’attenzione per i mercati sia perfettamente compatibile con il miglioramento dei meccanismi di gestione dei mercati come mezzi per assicurare più specificamente che tali mercati possano funzionare in modo corretto senza incidere, come dicevo, sul conseguimento degli obiettivi volti al mantenimento dell’agricoltura in tutta Europa e alla conservazione della diversità della nostra agricoltura.

Ho qualche commento da formulare in merito agli emendamenti presentati che presto saranno discussi. Penso che la produzione alimentare sia un obiettivo importante della PAC. Tale produzione è remunerata direttamente dai mercati, ma dobbiamo tenere conto anche dei beni pubblici, che non sono remunerati dai mercati e devono essere coperti da un contributo finanziario pubblico. Nella produzione agricola si possono considerare dunque due aspetti: produzione alimentare e produzione di beni pubblici, con aspetti che sono remunerati dai mercati e altri che non lo sono e devono essere sostenuti dalle finanze pubbliche.

Per quanto concerne la struttura della politica agricola comune, ho ribadito varie volte che, a mio parere, la politica agricola comune deve essere costituita da due pilastri non soltanto per rendere più chiaro il conseguimento degli obiettivi della PAC, bensì anche per garantire che gli strumenti a nostra disposizione siano gestiti meglio. Abbiamo strumenti che devono essere applicati annualmente e i cui risultati sono misurabili su base annua, ma abbiamo anche alcune misure che devono essere applicate in più anni nell’ambito di programmi che richiedono diversi anni per dare risultati. Per garantire una gestione migliore delle risorse e dei mezzi a nostra disposizione nel quadro della politica agricola comune, penso che ci occorrano questi due pilastri, che ovviamente devono essere complementari e prevedere obiettivi definiti più chiaramente. Inoltre, aspetto più importante, sarebbe utile precisare come dovrebbero essere attuate le misure coperte.

Per quanto riguarda la condizionalità incrociata, credo che abbia avuto un impatto positivo sui pagamenti diretti. Ha inoltre definito chiaramente il punto di partenza per remunerare correttamente i beni pubblici attingendo dalle finanze pubbliche. Ovviamente possiamo semplificare le misure di condizionalità incrociata. Possiamo assicurare che il loro contenuto sia più chiaro per gli agricoltori, ma anche per le autorità nazionali o regionali che le attuano e le monitorano. Ciò premesso, ritengo che la condizionalità incrociata ambientale legata ai pagamenti diretti di base sia anche un buon punto di partenza per definire chiaramente in un secondo momento le altre misure di incentivazione alla produzione di beni pubblici.

In termini di misure di mercato, come dicevo, penso che sia necessario concentrarsi sui mercati, ma dobbiamo anche salvaguardare le reti di sicurezza e studiare nuove misure che possano consentirci di conseguire l’obiettivo di un livello di stabilità dei redditi e dei prezzi di mercato.

Per quanto concerne le strutture delle aziende agricole piccole, medie e grandi, concordo con l’idea che debbano funzionare meglio, e ciò vale anche per le piccole, ma dobbiamo essere in grado di garantire che questo cambiamento avvenga nel loro ambiente tipico, liberando maggiormente il loro potenziale specifico. Possiamo dunque giungere a una riorganizzazione di tali aziende che sia strettamente correlata a un movimento verso i mercati, senza per questo orientarci verso un modello di agricoltura unico, in modo da poter mantenere la diversità nell’agricoltura.

Formulate tali osservazioni, ascolterò con estrema attenzione i vostri commenti e suggerimenti, e posso garantirle, onorevole Lyon, che analizzerò con estrema attenzione i contenuti della relazione votata dal Parlamento e vi farò sicuramente riferimento nel predisporre le iniziative legislative della Commissione nei prossimi mesi.

 
  
MPphoto
 

  Giovanni La Via, relatore per parere della commissione per i bilanci. − Signor Presidente, signor Commissario, onorevoli colleghi, credo che questa relazione Lyon abbia il merito di aver definito con chiarezza un set di obiettivi della politica agricola comune assai più ampio che in passato e in linea con quella che è la strategia 2020 dell'Unione europea.

Questa politica agricola – emerge chiaramente dalla relazione – deve rimanere sul piano comunitario, e quindi un freno forte va posto a tutti coloro che ne prevedevano una rinazionalizzazione, un sostegno nazionale alla stessa. Emerge con forza una esigenza di risorse adeguate al raggiungimento degli obiettivi assai più ampi indicati anche per il raggiungimento di obiettivi pubblici e di beni pubblici senza mercato. Emerge ancora dalla relazione che le risorse destinate alla nuova politica agricola comune devono essere in linea con quelle delle quali questa politica ha goduto sino ad oggi.

 
  
MPphoto
 

  Michel Dantin, a nome del gruppo PPE. – (FR) Signor Presidente, in primo luogo vorrei ringraziare l’onorevole Lyon e il gruppo di relatori ombra che, a mio parere, hanno collaborato efficacemente con lui nella preparazione dell’odierna relazione.

Per quanto riguarda il nostro gruppo, la relazione trasmette un’ambizione per l’agricoltura europea. La relazione è stata scritta dopo la crisi delle materie prime del 2007 e del 2008, nonché a seguito della crisi dell’agricoltura del 2009, il che ci ha insegnato che il liberalismo non rappresenta la soluzione per l’agricoltura.

La nostra agricoltura è prevalentemente rivolta a fornire, garantire, la sicurezza alimentare a 450 milioni di europei, ma dobbiamo anche posizionarci su mercati solvibili. É chiaro che le condizioni prevalenti dalla metà del XX secolo si sono evolute, le tecniche si sono evolute e devono ancora evolversi e cambiare, così come devono evolversi gli strumenti della politica agricola. In tale evoluzione l’agricoltura deve essere sostenuta.

Mentre il primo pilastro, finanziato unicamente dal bilancio comunitario, deve supportare il livello di richieste della società che attribuiamo all’agricoltura, il secondo, confinanziato, deve continuare a sostenere l’ammodernamento dell’agricoltura e del settore agroalimentare in maniera da tener conto dei nuovi contesti. Tale politica dovrà anche essere più equa, sì, ho proprio detto più equa, tra i paesi e gli stessi coltivatori. É un nostro chiaro auspicio ridare speranza ai 14 milioni di agricoltori e alle loro famiglie, in particolare garantendo il rimpiazzo dei 4,5 milioni di operatori che oggi hanno superato i 60 e lasceranno la professione. La questione del cambiamento generazionale sarà una delle nostre preoccupazioni.

 
  
MPphoto
 

  Wojciech Michał Olejniczak, a nome del gruppo S&D. – (PL) Signor Presidente, le discussioni degli ultimi mesi in Parlamento indicano inequivocabilmente la necessità di modificare la politica agricola comune. Nessuno di noi dubita che la PAC dovrebbe contribuire a garantire la sicurezza alimentare nei prossimi decenni fornendo cibo buono e sano pur perseverando la biodiversità e salvaguardando l’ambiente.

In futuro, la PAC dovrebbe rispondere maggiormente alle esigenze sociali come la creazione di posti di lavoro e il ruolo delle donne e dei giovani nell’agricoltura. Vorrei sottolineare con forza che agli agricoltori è necessario assicurare un reddito stabile e adeguato a fronte del loro duro lavoro e dei prodotti di qualità che mettono a nostra disposizione.

La relazione che oggi adotteremo contiene proposte formulate da parlamentari che rappresentano gruppi politici e singoli Stati membri. Dobbiamo prendere importanti decisioni che determineranno la scelta di una specifica via, per cui il denaro speso per la PAC in futuro porterà vantaggi sia ai produttori agricoli sia ai consumatori.

Vorrei infine ringraziare sentitamente l’onorevole Lyon per averci permesso di lavorare così bene insieme.

 
  
MPphoto
 

  Marit Paulsen, a nome del gruppo ALDE. – (SV) Signor Presidente, signor Commissario, onorevoli colleghi, l’onorevole Lyon ha compiuto alcuni passi forse piccoli, nondimeno estremamente importanti, per modificare la politica agricola. Abbiamo bisogno della politica agricola comune europea. Dimentichiamo qualunque ipotesi di rinazionalizzazione. Dobbiamo anche renderci conto che viviamo in un’epoca caratterizzata da problemi molto complessi che è nostro dovere risolvere. Ciò significa, ovviamente, provvedere al cibo per nove miliardi di persone. Nel contempo, dobbiamo anche confrontarci con enormi sfide per quanto concerne il clima rispettando la necessità che i cicli naturali funzionino.

Non demonizziamo l’agricoltura né consideriamola un problema ambientale. L’agricoltura e la silvicoltura offrono soluzioni determinanti ai nostri gravi problemi.

 
  
MPphoto
 

  Martin Häusling, a nome del gruppo Verts/ALE. – (DE) Signor Presidente, signor Commissario, onorevole Lyon, in primo luogo vorrei ringraziarla per la relazione. Abbiamo lavorato bene insieme come relatori e ritengo che abbiamo trovato un eccellente compromesso che possiamo pienamente sostenere. É importante che il Parlamento trasmetta un messaggio forte indicando la nostra volontà di continuare a perseguire una politica agricola comune.

Ovviamente è nella natura delle cose non poter ottenere tutto quello che si vuole in un compromesso. Ciò che ritengo comunque importante per noi e vorrei sottolineare è che abbiamo la prospettiva di una PAC più ecologica, intendendo ecologica non soltanto nel senso di una politica energetica sostenibile, ma anche nel senso di una politica agricola sostenibile, e iniziamo a percepire la concorrenza non soltanto come posizione concorrenziale rispetto al mercato globale, ma anche come maggiore attenzione prestata alla situazione dell’agricoltura europea, concentrandoci sulle condizioni concorrenziali al suo interno, non soltanto rispettando le norme dell’OMC per la futura politica agricola, ma sviluppando in ultima analisi una nostra politica agricola comune europea forte.

É importante in futuro definire i pagamenti diretti nel quadro del primo pilastro in linea con una politica agricola sostenibile e avere un secondo pilastro forte per lo sviluppo delle zone rurali concentrandoci sui posti di lavoro.

Ciò che non sosterremo, e lo abbiamo detto chiaramente anche in sede di commissione, è una politica agricola comune rispetto al mercato mondiale basata sulle sovvenzioni all’esportazione. Continueremo a respingere tale strategia e, a differenza di molti altri, siamo più critici nella nostra valutazione della storia dell’attuale politica agricola. In altre parole, vogliamo una politica agricola che si allontani dall’industrializzazione e dalla maggiore concentrazione, si discosti da una politica di mercato unicamente basata sulla concorrenza. Vogliamo invece concentrarci sul fatto che la politica agricola è veramente una politica per il futuro, che cerca di offrire una politica alle zone rurali in grado di promuovere la sicurezza alimentare salvaguardando il suolo, l’acqua e la biodiversità. Riteniamo infine che si debba sfruttare la politica agricola per la lotta al cambiamento climatico e, non da ultimo, come importante meccanismo per garantire posti di lavoro.

 
  
MPphoto
 

  James Nicholson, a nome del gruppo ECR. – (EN) Signor Presidente, l’odierna relazione consente al Parlamento di delineare le proprie posizioni prima che la Commissione formuli proposte sul futuro della PAC entro la fine dell’anno. Anche se il mio gruppo e io personalmente voteremo a favore della relazione, intendo chiarire che vi sono alcuni passaggi con i quali non concordiamo. É sicuramente fondamentale mantenere la struttura del secondo pilastro, che si rivelerà fondamentale per il successo a lungo termine della PAC.

Nel complesso, tuttavia, ritengo che si tratti di un valido punto di partenza per una discussione approfondita sul tema dimostrando che la commissione può lavorare coesa. Come Parlamento abbiamo l’importante responsabilità di garantire che qualunque riforma futura garantisca che l’agricoltura, come comparto, in futuro possa competere e sopravvivere. La PAC ha vissuto profondi cambiamenti e dobbiamo assicurare che sia idonea al suo scopo nel XXI secolo. Va ricordato che la PAC non è soltanto per gli agricoltori: la PAC ci garantisce un approvvigionamento alimentare sicuro e sano, una molteplicità di beni pubblici e benefici ambientali. Per conseguire tali obiettivi, penso che il bilancio debba restare perlomeno invariato e vorrei ringraziare il relatore per l’eccellente relazione e collaborazione.

 
  
MPphoto
 

  João Ferreira, a nome del gruppo GUE/NGL. – (PT) Signor Presidente, porgo i miei complimenti.

Le precedenti riforme della PAC hanno portato alla liberalizzazione dei mercati agricoli creando profonde ingiustizie nella distribuzione degli aiuti tra paesi, prodotti e produttori e distruggendo gli strumenti normativi per la produzione quali quote e diritti di produzione, oltre che i meccanismi di intervento e regolamentazione dei mercati. L’agricoltura si è trovata assoggettata alle norme dell’OMC in virtù delle quali è stata sfruttata come merce di baratto per altri interessi.

Il risultato è chiaro: abbandono senza precedenti della produzione da parte di milioni di piccole e medie aziende agricole, incertezza del reddito e crescente volatilità dei prezzi, oltre all’aggravarsi della dipendenza alimentare in innumerevoli paesi e regioni.

Tutto ciò richiede un profondo cambiamento della PAC che garantisca sicurezza alimentare e sovranità dando la priorità al bisogno di paesi e regioni di sviluppare la produzione per soddisfare i propri fabbisogni, promuovendo nel contempo la sostenibilità ambientale e lo sviluppo rurale, incoraggiando una produzione più diversificata ed evitando che si contragga, oltre che riconoscendo le caratteristiche specifiche dei diversi settori e regioni, superando, attraverso una rimodellazione e la fissazione di un tetto per gli aiuti, gli attuali squilibri tra prodotti, produttori e paesi e, infine, prevedendo meccanismi di intervento per garantire prezzi equi alla produzione e fornire agli agricoltori un livello di reddito che garantisca la continuità della produzione e regolari approvvigionamenti alimentari.

 
  
MPphoto
 

  Lorenzo Fontana, a nome del gruppo EFD. – Signor Presidente, onorevoli colleghi, innanzitutto mi congratulo con l'onorevole Lyon per il lavoro svolto, con il presidente e il segretariato della commissione agricoltura, e ringrazio anche il Commissario Cioloş perché si è instaurata sicuramente una buona collaborazione fra la commissione per l'agricoltura e lui e questo è molto importante. Mi auguro che anche in futuro la Commissione mantenga, nelle prossime tappe dell'iter legislativo, una particolare attenzione nei confronti dei produttori e dei consumatori che, a causa della struttura del mercato e della crisi che c'è stata ultimamente, sicuramente sono stati fortemente penalizzati.

La regione da cui io provengo, che è il Veneto, conta centocinquantamila aziende agricole, che con il loro operato forniscono non solo prodotti di qualità, ma forniscono anche una tutela del paesaggio e riteniamo che questa sia una ricchezza che non solo dev'essere salvaguardata, ma dev'essere anche incentivata.

Per continuare, però, a poter svolgere la propria attività, i nostri agricoltori ci chiedono maggiori tutele contro la volatilità dei prezzi e il mantenimento degli aiuti diretti. Fondamentale è inoltre il mantenimento del secondo pilastro della PAC. La politica di sviluppo rurale va tutelata soprattutto perché contribuisce a sviluppare le diverse agricolture locali presenti nel territorio europeo, chiamate a rispettare standard sempre più elevati di qualità.

In un mercato concorrenziale, nel quale sono spesso svantaggiati, i nostri agricoltori invocano, tra le azioni prioritarie, inoltre, la riduzione della burocrazia cui devono far fronte, che contribuisce sicuramente a diminuire la loro competitività.

 
  
MPphoto
 

  Diane Dodds (NI). - (EN) Signor Presidente, vorrei ringraziare il relatore per il suo documento. É stato estremamente positivo avere un relatore capace di ascoltare e le sue visite negli Stati membri lo rispecchiano, come anche lo rispecchiano gli esiti contenuti nella relazione.

Il futuro dell’agricoltura e della PAC deve garantire agli agricoltori un reddito sicuro sostenibile. I pagamenti del primo pilastro devono proseguire fornendo agli agricoltori pagamenti diretti che assicurino loro un livello minimo di certezza del reddito. Per conseguire tale obiettivo, avremo bisogno di un bilancio per la PAC che resti perlomeno invariato rispetto all’attuale livello o, il che sarebbe più importante, incrementato per tener conto dell’allargamento dell’Unione.

La volatilità sui mercati è stata pregiudizievole per il comparto in Europa e abbiamo bisogno di preservare le reti di sicurezza per mantenere stabilità e garantire redditività. La distribuzione dei fondi della PAC deve tenere presente il costo della produzione negli Stati membri.

La definizione di equità deve essere analizzata più dettagliatamente dalla Commissione e il pagamento per zona, per cui gli agricoltori in Irlanda del nord riceverebbero meno del regime di pagamento unico sarebbe pregiudizievole per un comparto in cui molti coltivatori sono al limite della sopravvivenza. L’Irlanda del nord ha molti agricoltori con appezzamenti piccoli, ma che coltivano intensivamente, e tale pagamento non rispecchierebbe né il loro lavoro né l’onore finanziario che sono costretti a sopportare. Nella PAC dopo il 2013 occorre dunque tener presente la variabilità regionale con adeguati provvedimenti.

 
  
MPphoto
 

  Albert Deß (PPE).(DE) Signor Presidente, signor Commissario, onorevoli colleghi, oggi assistiamo a un’importante discussione sulla relazione dell’onorevole Lyon e vorrei cogliere l’opportunità per ringraziarlo sentitamente per la disponibilità al compromesso che ha dimostrato in questo documento. Siamo riusciti a raggiungere un buon compromesso che può essere sostenuto da molti gruppi e spero che venga appoggiato da un’ampia maggioranza alla votazione che si svolgerà oggi a mezzogiorno.

La politica agricola comune in Europa è stata ed è uno dei pilastri più importanti del processo di unificazione europea. Nella relazione descriviamo gli effetti della politica agricola comune dopo il 2013. Il settore agricolo europeo produce cibo di buona qualità, salvaguarda le zone rurali vitali e molti posti di lavoro, mantiene e promuove il nostro paesaggio culturale e la biodiversità e può dare un contributo alla conservazione dei combustibili possibili bella produzione di materie prime ed energia rinnovabili. Per garantire che l’agricoltura europea possa continuare a svolgere in futuro tali funzioni, dobbiamo trovare un concetto per il periodo post-2013 che le permetta di onorare questi molteplici impegni.

Apprezzo il fatto che il Commissario Cioloş abbia chiaramente espresso il desiderio di vedere la prosecuzione di un sistema a due pilastri. Il mio gruppo è favorevole. Il primo pilastro funge da strumento di equilibrio per i vincoli entro i quali l’agricoltura europea opera rispetto ad altre regioni agricole del mondo, mentre il secondo comporta la creazione di un elenco di misure per consentire ai 27 Stati membri di garantire che l’agricoltura riceva ulteriori aiuti per permetterle di assolvere le proprie funzioni. La grande maggioranza del gruppo PPE voterà a favore.

 
  
MPphoto
 

  Luis Manuel Capoulas Santos (S&D). – (PT) Signor Presidente, signor Commissario, onorevoli colleghi, il gruppo S&D è particolarmente lieto di vedere che le sue principali proposte si rispecchiano nella relazione Lyon: l’80–90 per cento dei nostri emendamenti è stato preso in considerazione e abbiamo potuto avvallare 49 dei 50 impegni votati dalla commissione per l’agricoltura.

Siamo particolarmente contenti del fatto che la relazione Lyon enunci un’evidente disponibilità a mantenere la natura realmente comunitaria della PAC e il desiderio che continui a beneficiare di un bilancio adeguato. La relazione condanna i criteri storici di assegnazione degli aiuti agli agricoltori proponendo di sostituirli con nuovi criteri, fondamentalmente basati sull’ambiente, esprimendo l’intenzione di procedere verso una distribuzione più equa del sostegno tra i coltivatori e gli Stati membri, come è stato ribadito da diversi colleghi, e riconoscendo che la regolamentazione del mercato e la gestione dei rischi e delle crisi deve poter contare su strumenti politici appropriati. La relazione comporta anche un nuovo sistema di sostegno basato sulla remunerazione per la fornitura di servizi e beni pubblici a beneficio dell’intera società che non sono remunerati dal mercato.

La Commissione dispone dunque di molte fonti a cui ispirarsi per la comunicazione da presentare in novembre e apprezzo il fatto che il Commissario si sia già dichiarato disponibile ad accogliere le nostre raccomandazioni.

Spero che a distanza di sei mesi potrò complimentarmi con il Commissario Cioloş con la stessa soddisfazione con cui ora mi complimento con il collega Lyon per l’eccellente lavoro che rende nobile e rafforza il ruolo del Parlamento proprio nel momento in cui, con il trattato di Lisbona, stiamo assumendo poteri di codecisione.

 
  
MPphoto
 

  Britta Reimers (ALDE).(DE) Signor Presidente, signor Commissario, onorevoli colleghi, vorrei ringraziare il nostro relatore per la sua collaborazione costruttiva e gli importanti aspetti sottolineati nella sua relazione sul futuro della PAC dopo il 2013. La relazione chiede l’ulteriore sviluppo della politica agricola comune esistente anziché lo sviluppo di una nuova politica, il che rappresenta un elemento positivo.

La funzione primaria dell’agricoltura è e resta la produzione di cibo per i nostri cittadini. Il bisogno crescente di beni pubblici, la crescita numerica della popolazione e la contemporanea penuria di risorse naturali rendono tale obiettivo più difficile da conseguire. Gli agricoltori devono produrre sempre di più con risorse sempre meno disponibili. Non è possibile conseguire tale risultato non aumentando l’efficienza. Spetta al Parlamento europeo, alla Commissione e al Consiglio garantire le condizioni quadro necessarie allo scopo. Se in Europa vogliamo mantenere in futuro un settore agricolo sano e diversificato, dobbiamo anche tener conto delle esigenze degli agricoltori, segnatamente imponendo la minor burocrazia possibile e consentendo la massima libertà imprenditoriale possibile per permettere loro di ottenere per se stessi un reddito ragionevole.

 
  
MPphoto
 

  Alyn Smith (Verts/ALE).(EN) Signor Presidente, anch’io voglio complimentarmi con il collega scozzese Lyon per una relazione estremamente solida. Vi sono molti motivi per rallegrarsi dell’odierna relazione e non posso che ribadire le osservazioni formulate dai colleghi questa mattina. In particolare, apprezzo il riferimento estremamente chiaro contenuto nella relazione al fatto che la produzione alimentare è lo scopo primario della politica agricola comune. Tutto il resto è sicuramente degno di nota, auspicabile, ma secondario.

Dobbiamo avere chiaro il concetto che la sicurezza alimentare è parte integrante della sicurezza nazionale europea e principale beneficio pubblico della PAC, che di per sé vale la pena di pagare. Mi richiamo specificamente ai commenti dell’onorevole La Via sul bilancio, sottolineati da pochissimi colleghi questa mattina. Forse è tipicamente scozzese concentrarsi tanto sul bilancio, ma a meno che non si abbiano risorse monetarie sufficienti per questa politica, è del tutto inutile. Sarei grato al Commissario se dicesse qualche parola in merito a come propone di difendere tale bilancio in futuro, non da ultimo perché diversi Stati membri, tra cui la Gran Bretagna, vogliono porre fine ai pagamenti diretti agli agricoltori.

Resta comunque indiscusso il sostegno di questa Camera al mantenimento di una PAC realizzabile e un bilancio attuabile, e ciò costituisce una base valida per la discussione in corso.

 
  
MPphoto
 

  Janusz Wojciechowski (ECR).(PL) Signor Presidente, anch’io vorrei manifestare il mio apprezzamento all’onorevole Lyon, che ha stilato una relazione contenente una visione delle sfide più importanti con cui l’agricoltura europea è chiamata a confrontarsi.

Onorevoli colleghi, abbiamo un problema riguardante l’eliminazione delle disparità nelle sovvenzioni corrisposte a diversi Stati membri, ed è un problema gravissimo. Se analizziamo le sovvenzioni attuali, qualora optassimo per mantenere il sistema, ci accorgiamo che esistono profonde disparità. Vi sono paesi in cui la sovvenzione è superiore a 500 euro all’ettaro dopo il 2013 e ve ne sono altri, soprattutto nuovi Stati membri, in cui è inferiore addirittura a 100. Dobbiamo affrontare tale problema è risolverlo. Non possiamo andare avanti a lungo termine con disparità così accentuate. Risolvere il problema sarà difficile.

Vorrei ringraziare l’onorevole Smith, che ha riscontrato il problema a livello di bilancio. Non lo risolveremo senza avere un bilancio superiore perché è difficile prendere da coloro che hanno di più; dovremmo invece dare a coloro che hanno di meno. Per citare lo slogan della rivoluzione francese, “libertà, uguaglianza e fraternità”, non abbiamo problemi in termini di libertà, ma l’uguaglianza e la fraternità lasciano un po’ a desiderare, per cui mi rivolgo ai colleghi dei vecchi Stati membri affinché contribuiscano a risolvere la questione in uno spirito di uguaglianza e fraternità.

 
  
MPphoto
 

  Bairbre de Brún (GUE/NGL).(GA) Signor Presidente, anch’io apprezzo questa importante relazione, sebbene mi deluda un po’ il fatto che non tracci una visione della politica agricola comune (PAC) intesa ad arrestare l’esodo dalle campagne e garantire che gli agricoltori attivi possano fornire i prodotti e i servizi richiesti dalla società.

Abbiamo bisogno di una PAC che assicuri l’alta qualità di alimenti prodotti secondo standard elevati, la cura e la manutenzione dei terreni, la salvaguardia dell’acqua, del suolo e della biodiversità, una politica comune che garantisca posti di lavoro nelle zone rurali e un’economia rurale potenziata, una politica che rafforzi la lotta al cambiamento climatico.

É necessario modificare la PAC per aiutare coloro che ne hanno urgentemente bisogno. Al momento la quota più consistente va ai grandi latifondisti e ai produttori. Per la PAC è infine importante un bilancio adeguato. Esprimo dunque i miei ringraziamenti all’onorevole Lyon.

 
  
MPphoto
 

  Giancarlo Scottà (EFD). – Signor Presidente, signor Commissario, onorevoli colleghi, onorevole Lyon, in un contesto come quello attuale, le aziende agricole hanno bisogno di un forte sostegno per l'innovazione e il progresso.

La figura dell'agricoltore necessita di una vera evoluzione: mettendo in sistema la produzione agricola, il contadino diventa imprenditore agricolo, favorendo così lo sviluppo economico. Ritengo fondamentale che dal recupero di innumerevoli territori abbandonati si vengano a creare filiere agricole corte e chiuse, vale a dire dei sistemi che collegano direttamente la coltivazione agricola alla vendita. Questi sistemi possono funzionare ed essere diffusi ad ampio raggio in tutta l'Unione europea.

Nella nuova definizione della PAC ritengo che la Commissione debba sostenere la creazione di consorzi agricoli per abbattere i costi di produzione ed essere più competitivi. La Commissione deve impegnarsi a definire un budget adeguato per raggiungere questi obiettivi. È necessario che i finanziamenti della nuova PAC siano legati ai risultati, in modo da evitare sprechi e speculazioni varie.

Inoltre, in questo periodo di crisi, tanti giovani vogliono tornare a fare agricoltura. Essi però si trovano di fronte a vari ostacoli: le terre sono troppo care e le politiche di sviluppo rurale difficili da gestire; i tempi lunghi di attesa e la concessione delle terre in base al patrimonio e non in base alle idee dei giovani imprenditori impediscono a questi di esprimere il proprio potenziale. Ritengo che la Commissione debba avere un approccio di vicinanza ed elasticità nell'aiutare il giovane imprenditore agricolo. Bisogna inoltre avviare una politica informativa, cominciando già dal sistema scolastico e universitario per promuovere un...

(il Presidente interrompe l'oratore)

 
  
MPphoto
 

  Rareş-Lucian Niculescu (PPE).(RO) Signor Presidente, condivido i sentimenti dei colleghi che hanno sottolineato la qualità dell’odierna relazione e l’ampio consenso che ha riscosso in sede di commissione per l’agricoltura e lo sviluppo rurale.

Da un lato, è una relazione ambiziosa perché tenta di trovare soluzioni alle attuali sfide principali; dall’altro, è una relazione equilibrata che cerca di rispondere alle preoccupazioni legittime dei nuovi Stati membri anche usufruendo equamente della politica agricola comune.

Desidero in particolare porre l’accento sugli articoli che si riferiscono all’architettura della politica agricola comune. La PAC deve continuare a basarsi sui suoi due pilastri. Abolirli significherebbe distruggere la PAC o trasformarla in una politica priva di qualsivoglia opportunità di contribuire all’ammodernamento dell’agricoltura e promuoverne la competitività. Abolire il pilastro dello sviluppo rurale sarebbe un errore e rallenterebbe l’ammodernamento dell’agricoltura nell’intera Europa, ma specialmente nei nuovi Stati membri.

Un altro elemento fondamentale è mantenere il bilancio della PAC perlomeno al suo attuale livello. Gli agricoltori europei sono obbligati a rispettare i massimi standard di qualità, il che si rispecchia nella qualità del cibo che gli europei mangiano e nella nostra competitività globale. Gli agricoltori, tuttavia, hanno bisogno di sostegno per poterli applicare. Una politica agricola comune opportunamente finanziata e ben strutturata significa cibo sicuro e di buona qualità per gli europei.

Penso che il voto sull’odierna relazione permetterà al Parlamento di trasmettere al Consiglio e alla Commissione un segnale chiaro e inequivocabile della nostra posizione in quanto rappresentanti dei cittadini europei.

 
  
MPphoto
 

  Paolo De Castro (S&D). – Signor Presidente, onorevoli colleghi, nei prossimi anni le sfide che accompagneranno l'evoluzione del sistema agricolo europeo saranno enormi: soddisfare una domanda di cibo in aumento, con un uso sostenibile di risorse naturali, incrementando il livello delle prestazioni ambientali.

Questa prospettiva, che esalta le connessioni tra settore agricolo e produzione di beni pubblici, dà all'agricoltura una nuova rilevanza strategica: costruire la PAC del futuro rappresenta oggi la risposta a queste grandi sfide che attendono la nostra società, e sarà decisivo il suo ruolo nel rispondere a quella che è già un'emergenza alimentare. Dunque, produrre di più inquinando meno: questo è il difficile obiettivo che l'agricoltura europea dovrà raggiungere nei prossimi anni.

Su queste premesse, la commissione per l'agricoltura, che mi onoro di presiedere, ha svolto un lavoro intenso e serrato, che il collega George Lyon, con l'impegno di tutti i gruppi, ha organizzato in maniera eccellente nella relazione che oggi è all'attenzione di questa assemblea; una relazione che, siamo convinti, contribuirà a tracciare i capisaldi della PAC del futuro e che fornirà indicazioni chiare alla Commissione europea per predisporre la comunicazione di fine anno sul futuro della PAC dopo il 2013.

 
  
MPphoto
 

  Liam Aylward (ALDE).(EN) Signor Presidente, anch’io intendo ringraziare il collega Lyon per l’eccellente lavoro svolto in merito all’odierna relazione. La PAC deve confrontarsi con molte sfide e in un’Europa allargata è fondamentale che l’Unione mantenga in essere una politica agricola forte e opportunamente dotata di risorse che risponda alle esigenze dei coltivatori, delle comunità rurali e della società garantendo la sicurezza alimentare. É anche importante che non vi sia alcuna rinazionalizzazione della PAC attraverso il cofinanziamento. La politica agricola comune deve restare una politica comune europea.

Negli ultimi 50 anni la PAC ha incrementato la produttività, contribuito a un tenore di vita giusto per la comunità agricola, assicurato la stabilità degli approvvigionamenti e fornito ai consumatori cibo di qualità a prezzi ragionevoli. I cittadini europei traggono notevoli benefici dall’agricoltura sotto forma di sicurezza alimentare, salvaguardia dell’ambiente, lotta al cambiamento climatico, sostentamento delle comunità rurali e sostegno alle famiglie degli agricoltori.

Affinché la PAC continui a soddisfare le esigenze dei cittadini europei e risponda alle loro domande, deve essere fortemente sostenuta, il che ovviamente implica un bilancio forte. In secondo luogo, per la futura PAC dovrebbero essere fondamentali trasparenza e proporzionalità. La politica agricola europea dovrebbe sostenere gli agricoltori con lo scopo principale di produrre cibo di alta qualità e non ostacolarli né gravarli di eccessivi oneri amministrativi e burocratici.

Da ultimo, gli agricoltori europei producono cibo secondo i migliori standard e della massima qualità. Per tutte le importazioni nell’Unione si deve garantire che siano prodotte secondo la stessa qualità e gli stessi standard dei prodotti comunitari, come anche dobbiamo assicurare condizioni paritarie, una concorrenza leale e la futura sostenibilità dell’agricoltura europea.

 
  
MPphoto
 

  Hynek Fajmon (ECR). – (CS) Signor Presidente, la più grande ingiustizia dell’attuale politica agricola comune consiste nel fatto che le sovvenzioni sono distribuite in maniera iniqua e ingiusta tra vecchi e nuovi Stati membri. Quest’anno, gli agricoltori dei nuovi Stati membri, che hanno aderito nel 2004, riceveranno soltanto il 70 per cento di ciò che gli agricoltori ottenevano nella vecchia Unione europea dei cosiddetti quindici. Bulgari e rumeni percepiranno unicamente il 40 per cento. Nel contempo, tutti operano sul mercato comune dell’Unione. Credo fermamente che questa ingiustizia vada eliminata quanto prima. Tutti i coltivatori nell’intera Unione devono occupare una stessa posizione e beneficiare delle medesime condizioni rispetto ai sovvenzionamenti. Sono pertanto favorevole all’emendamento n. 6 in cui si chiede che tale obiettivo venga conseguito il più rapidamente possibile e spero che i colleghi lo appoggino.

 
  
MPphoto
 

  Kyriacos Triantaphyllides (GUE/NGL).(EL) Signor Presidente, la politica agricola comune è stata concepita per salvaguardare l’indipendenza dell’Europa nel campo della produzione alimentare. Negli anni Settanta, quasi il 70 per cento del bilancio comunitario veniva speso per l’agricoltura. Tuttavia, a seguito di una serie di riforme concorrenziali, la spesa agricola in bilancio è scesa al 35 per cento per il periodo finanziario 2007-2013.

Purtroppo, oggi la PAC rivista è concepita nelle stesse condizioni di competitività della politica precedente. É deplorevole che la crisi economica venga usata come pretesto per tagliare i benefici agli agricoltori. Inoltre, a questi va attribuita l’odierna situazione di crisi.

L’obiettivo fondamentale della nuova PAC dovrebbe essere la promozione di un modello globale compatibile con alimenti sani, salvaguardia ambientale e lotta alle emissioni di biossido di carbonio. Non dobbiamo dimenticare che il modello agrochimico dell’agricoltura convenzionale è gravemente responsabile degli effetti dei gas a effetto serra e del cambiamento climatico e deve cambiare perché agisce contro gli agricoltori, la gente e la biodiversità del pianeta.

 
  
MPphoto
 

  John Stuart Agnew (EFD).(EN) Signor Presidente, dichiaro un interesse come coltivatore attivo. I piani per il futuro della PAC devono funzionare a livello concreto ed essere sostenibili. I militari dicono che è meglio tacere per evitare ripercussioni; tuttavia, un membro del gruppo PPE ha votato contro la relazione in commissione, forse perché nell’attuale clima finanziario il costo è motivo di preoccupazione e l’entusiasmo della relazione per obiettivi non agricoli nell’ambito del secondo pilastro distoglie fondi dagli agricoltori.

L’ossessione della relazione per il cambiamento climatico potrebbe indurre ad accettare il consiglio che indurrebbe i coltivatori di seminativi a pompare gli scarichi dei trattori nel sottosuolo, aumentando il consumo di combustibile e, di conseguenza, distruggendo i fondali marini. Ho personalmente assistito ai tentativi degli appaltatori di immettere acque di scarico nel sottosuolo per uniformarsi alle norme comunitarie, per cui so quali problemi ci aspettano. Gli allevatori di bovini potrebbero essere tenuti a ridurre le emissioni di metano sostituendo a fieno e foraggio insilato razioni a base di cereali più costose. Se una PAC deve esistere, è necessario che aiuti gli agricoltori e non li ostacoli.

 
  
MPphoto
 

  Esther Herranz García (PPE).(ES) Signor Presidente, signor Commissario, onorevoli colleghi, negli prossimi mesi intavoleremo una discussione approfondita sulla nuova politica agricola comune (PAC). É importante giungere a un accordo soddisfacente, per cui spero che la Presidenza belga riesca in ciò in cui la Presidenza spagnola ha fallito orientando le discussioni in maniera tale che gli Stati membri si impegnino a mantenere in futuro una PAC con un bilancio sufficiente per rispondere alle esigenze dei 27 Stati membri, sia nuovi sia vecchi, come spero che non accada ciò che è successo nel 2005, quando è mancato il denaro e si è dovuta improvvisare la modulazione.

Nell’imminente riforma della PAC puntiamo sulla sostenibilità di un settore che non soltanto fornisca prodotti e servizi tangibili, come la cura dell’ambiente, ma garantisca anche l’approvvigionamento alimentare del pubblico europeo. In passato abbiamo assistito a preoccupanti situazioni di penuria, per cui il Parlamento dovrebbe fare della sicurezza dell’approvvigionamento basato sulla produzione comunitaria il principale obiettivo della prossima riforma senza trascurare gli altri contributi, come la lotta al cambiamento climatico.

 
  
MPphoto
 

  Stéphane Le Foll (S&D).(FR) Signor Presidente, capisco che lei abbia avuto una notte breve e felice. Ringrazio il Commissario per aver ascoltato l’intero dibattito e vorrei complimentarmi con l’onorevole Lyon per il lavoro svolto in merito alla relazione presentata questa mattina.

Qual è lo scopo? Far rendere conto i cittadini che, nel mondo attuale, l’agricoltura, il cibo e l’ambiente sono sfide per l’Europa nel suo complesso. Questo è lo scopo. Che cosa vogliamo dire con ciò? Rifiutare la rinazionalizzazione della PAC e incrementare il cofinanziamento, questo è il primo aspetto. Mantenere un bilancio agricolo che risponda a tali sfide e affrontare la questione fondamentale della sicurezza alimentare, ed è il secondo aspetto. Garantire che l’agricoltura possa fornire i beni pubblici richiesti dalla società, terzo aspetto. Il quarto è la regolamentazione per evitare la volatilità del mercato, cosa che reputo essenziale. Dobbiamo tornare su questo argomento e spingerci oltre.

La mia osservazione conclusiva riguarda il primo e il secondo pilastro. Ammonisco tutti coloro che difendono tale struttura, forse a ragione, segnalando che in ultima analisi, nel quadro della discussione sul bilancio, vi è il rischio che il primo pilastro sia notevolmente ridotto trasferendo tutto al secondo, cofinanziato, il che contraddirebbe il nostro obiettivo di evitare la rinazionalizzazione della politica agricola comune. Lo dico questa mattina perché è l’oggetto della nostra discussione odierna.

Signor Commissario, vorrei concludere con una semplice idea. La PAC è stata creata in concomitanza con la Comunità economica europea. Ora siamo nell’Unione europea. Penso che dovremmo avere una politica importante …

(Il Presidente interrompe l’oratore)

 
  
MPphoto
 

  Richard Ashworth (ECR).(EN) Signor Presidente, in questo mondo in continua evoluzione è fondamentale che la politica agricola comune continui a cambiare in maniera che possa rispondere alle sfide del futuro e non vivere nel passato.

La politica agricola comune riformata svolgerà un ruolo cruciale nell’affrontare problemi quali sicurezza alimentare, volatilità dei mercati e cambiamento climatico, ma vorrei citare altri tre principi che, a mio parere, non sono meno importanti.

In primo luogo, dobbiamo riconoscere che il modo migliore per conseguire gli obiettivi della politica agricola comune è creare un settore agricolo dinamico e sostenibile, e penso che non dovremmo perdere di vista tale finalità.

In secondo luogo, se intendiamo conseguire tale obiettivo, la politica agricola comune deve essere più semplice, equa e trasparente nei confronti dei consumatori.

Infine, è necessario che valorizzi il denaro. Tutte le azioni e tutti i settori stanno attualmente vivendo un’epoca economica difficile ed esorto la commissione a essere estremamente realistica in merito alle sue aspettative rispetto al bilancio europeo. Per me ciò significa che dovremmo garantire che i fondi siano usati in maniera efficace. Il relatore ha prodotto un documento eccellente. Mi complimento con lui per il lavoro svolto e sono lieto di appoggiarlo.

 
  
MPphoto
 

  John Bufton (EFD).(EN) Signor Presidente, il futuro della politica agricola comune vedrà una maggiore attenzione per il suo legame con la politica in materia di cambiamento climatico. Nella mia circoscrizione in Galles, i regimi esistenti e il secondo pilastro saranno sostituiti dal regime Glastir, che si concentra sugli obiettivi del cambiamento climatico e la cattura del carbonio. Gli agricoltori saranno pagati all’ettaro per la conservazione delle risorse idriche, il rimboschimento e così via. Riformando la PAC dopo il 2013, è importante non sacrificare il primo pilastro per promuovere nuovi obiettivi del secondo.

Il regime dei pagamenti unici è fondamentale per molti agricoltori che fanno affidamento su sovvenzioni che potrebbero di punto in bianco essere abolite. Se gli agricoltori gallesi non dovessero apprezzare le soluzioni del regime Glastir, verranno offerte loro alternative sensate o saranno comunque penalizzati in qualche modo per la mancata adozione del regime? La scelta senza alternative non è una scelta.

Il Galles vanta una lunga tradizione in campo agricolo e molte comunità dipendono notevolmente dal settore. Le attuali riforme della politica agricola basate unicamente sull’ideologia del cambiamento climatico potrebbero mettere a repentaglio la tradizione agricola del Galles e il suo futuro economico.

 
  
MPphoto
 

  Iratxe García Pérez (S&D). (ES) Signor Presidente, la politica agricola comune (PAC) da anni compie sforzi per adeguarsi e ora stiamo entrando in una nuova fase di tale processo di riforma permanente.

Signor Commissario, la relazione Lyon riconosce il ruolo che l’agricoltura, in quanto settore strategico, può svolgere per contribuire alle priorità della nuova strategia Europa 2020. Vogliamo una PAC forte dopo il 2013 che mantenga il suo carattere comune senza andare a discapito della natura specifica di alcuni settori o regioni. Il suo orientamento verso il mercato proseguirà come ora. Tuttavia, la crescente volatilità del mercato, abbinata agli obblighi derivanti dagli impegni internazionali dell’Unione, potrebbe avere un impatto negativo sul reddito degli agricoltori.

Abbiamo bisogno di un’idonea rete di sicurezza. Gli aiuti diretti devono essere finanziati interamente dal bilancio comunitario e la PAC ha bisogno di uno stanziamento di bilancio adeguato per far fronte alle nuove sfide e ai nuovi obiettivi che la attendono, a un livello che sia perlomeno pari a quello per il 2013 perché ulteriori tagli potrebbero comprometterne l’efficacia.

Signor Commissario, i nostri coltivatori dovranno nuovamente compiere sforzi per adattarsi. Qualsiasi cambiamento operato dovrà essere accompagnato da periodi di transizione realistici.

Vorrei ringraziare l’onorevole Lyon e tutti i relatori ombra per il loro lavoro. Hanno prodotto una relazione che noi in Parlamento possiamo avallare e trasmette un segnale positivo per porre termine all’incertezza in cui vivono gli agricoltori europei.

 
  
MPphoto
 

  Presidente. – Abbiamo un problema: 23 parlamentari hanno chiesto la parola ai sensi della procedura “catch the eye”. Come sapete il regolamento prevede un massimo di cinque interventi. Inoltre, per la discussione erano stati previsti 57 minuti e ne sono già trascorsi 59. Il Commissario non è ancora intervenuto né il relatore ha formulato le dichiarazioni conclusive.

Poiché il tema mi sembra molto importante, come dimostra il numero eccezionale di persone che hanno chiesto la parola, consentiremo a 10 di intervenire, raddoppiando il numero stabilito dal regolamento.

 
  
MPphoto
 

  Jarosław Kalinowski (PPE).(PL) Signor Presidente, signor Commissario, l’abbandono del metodo storico per stabilire i livelli di sostegno e l’introduzione di una nuova distribuzione equa delle risorse della politica agricola comune tra gli agricoltori dell’intera Unione europea senza fare differenza tra Stati membri “vecchi” e “nuovi” è una delle sfide più importanti della politica agricola comune post-2013.

Appoggio il modello di sostegno a due pilastri in cui i pagamenti, effettuati agli agricoltori, sono volti allo sviluppo e all’ammodernamento delle aziende agricole, per cui non riguardano i proprietari che si impossessano del denaro senza investirlo nell’agricoltura ostacolando un cambiamento essenziale. Nell’accettare nuove sfide, la politica agricola comune deve continuare a preoccuparsi dei valori ambientali e della sicurezza alimentare. Propongo inoltre di lasciare intatti gli strumenti sperimentati e collaudati per la regolamentazione dei mercati. Le quote latte sono un esempio. Se le abolissimo, che cosa le sostituirebbe? Ovviamente sono state formulate alcune idee, ma non abbiamo certezze …

(Il Presidente interrompe l’oratore)

 
  
MPphoto
 

  Vasilica Viorica Dăncilă (S&D).(RO) Signor Presidente, vorrei complimentarmi con il relatore, i relatori ombra e tutti coloro che hanno partecipato a tale progetto particolarmente importante per il futuro della PAC.

In un mondo globalizzato, l’Unione europea, con il suo mercato comunitario, deve intraprendere un’azione uniforme per garantire la sicurezza dell’approvvigionamento alimentare e promuovere risorse rinnovabili. Deve inoltre combattere il cambiamento climatico e intensificare il suo impegno di ricerca per sfruttare al meglio le opportunità che la ricerca offre.

La PAC deve presentare prospettive e un quadro stabile che incoraggi lo sviluppo della produzione agricola attraverso l’aumento della produttività e della competitività, nonché garantire che il mercato operi in maniera corretta, assicurando in tal modo l’indipendenza degli approvvigionamenti strategici in tutti i principali settori produttivi.

Ritengo fondamentale per noi mantenere i due pilastri della politica agricola comune operando una distinzione chiara in merito all’applicabilità del primo pilastro, che è abbastanza forte da garantire un tenore di vita equo agli agricoltori di tutti gli Stati membri …

(Il Presidente interrompe l’oratore)

 
  
MPphoto
 

  José Bové (Verts/ALE).(FR) Signor Presidente, in primo luogo vorrei ovviamente ringraziare il nostro relatore, onorevole Lyon, con il quale credo abbiamo tutti lavorato sulla base di un reciproco accordo per cercare di avanzare. Vorrei poi dire molto brevemente, in qualche parola, che siamo di fronte a dati di fatto.

Un dato di fatto è che oggi l’Europa è un importatore netto di materie prime agricole. Dobbiamo avere una politica alimentare e agricola ambiziosa in maniera da poter garantire che le esigenze alimentari dei nostri cittadini siano soddisfatte.

Oggi, inoltre, abbiamo una PAC che deve essere riformata per tre motivi. É una PAC iniqua sotto il profilo economico, sociale e ambientale. Dal punto di vista economico, l’importo corrisposti ai produttori è inferiore ai loro costi di produzione e la PAC deve consentire di risolvere questo problema. Dal punto di vista sociale, gli aiuti sono distribuiti in maniera impari tra paesi, regioni e agricoltori. L’ottanta per cento degli aiuti è corrisposto al 20 per cento degli agricoltori. Dal punto di vista ambientale, abbiamo bisogno di una PAC che rispetti il suolo, rispetti …

(Il Presidente interrompe l’oratore)

 
  
MPphoto
 

  Peter van Dalen (ECR).(NL) Signor Presidente, in estrema sintesi, per la politica agricola comune vale la seguente considerazione: ora abbiamo più paesi, più priorità e meno denaro. Ciò significa, pertanto, che la PAC ha bisogno di una riforma radicale e tale riforma deve partire dalla base. Poiché il cibo è il patrimonio collettivo più importante del settore agricolo, è necessario garantire la produzione alimentare, specialmente in vista della sicurezza alimentare dei prossimi decenni.

Vogliamo inoltre cibo di buona qualità in Europa e attribuiamo grande importanza al benessere degli animali e all’ambiente. Eppure i nostri agricoltori non sono sempre ricompensati dal mercato per il loro contributo al bene pubblico. I loro concorrenti globali non devono confrontarsi con tali requisiti o, se devono farlo, i requisiti che sono tenuti a rispettare sono notevolmente inferiori. Abbiamo dunque bisogno di sostegno laddove il mercato è manchevole. Il fatto che la relazione chieda aiuti all’ettaro è un elemento positivo. In tal modo si contrasterà l’ulteriore intensificazione dell’agricoltura e si renderà il conseguimento degli obiettivi ambientali una prospettiva più realistica. Così possiamo ricompensare i nostri agricoltori.

 
  
MPphoto
 

  Jaroslav Paška (EFD). – (SK) Signor Presidente, noi tutti sappiamo che la politica agricola comune dell’Unione europea è una questione molto complessa e delicata. La continua applicazione del cosiddetto principio storico per quanto concerne il sostegno all’agricoltura, anche dopo l’allargamento dell’Unione, ha creato una sproporzione notevole in termini di politica economica europea.

É dunque necessario introdurre quanto prima criteri oggettivamente equi nel sistema di ripartizione del sostegno finanziario agli agricoltori poiché ciò creerà il le giuste condizioni per una concorrenza economica corretta tra gli agricoltori nel mercato unico europeo.

I fondi devono essere ripartiti in maniera giusta ed equilibrata in maniera che gli agricoltori in tutti i paesi dell’Unione godano di uguali livelli di sostegno e possano competere tra loro in maniera leale.

A mio parere, dovremmo pertanto appoggiare l’emendamento n. 6 della relazione presentataci che contribuirà a portare giustizia nel meccanismo di sostegno alla produzione agricola europea.

 
  
MPphoto
 

  Angelika Werthmann (NI).(DE) Signor Presidente, onorevoli colleghi, la politica agricola ha bisogno di un quadro coerente che deve rafforzare l’Unione europea nel suo complesso, tenuto conto anche delle differenze regionali. Il secondo fattore riveste particolare importanza per il mio paese di provenienza, l’Austria, se si considerano gli specifici programmi ambientali e di investimento.

La politica agricola deve confrontarsi con una serie di sfide enormi. Secondo le stime, la popolazione mondiale raggiungerà 9 miliardi di persone e, nel contempo, dobbiamo affrontare gli effetti del cambiamento climatico come penuria di acqua e siccità. Per risolvere questi problemi, è essenziale non solo che l’Unione collabori in maniera più efficace internamente, ma anche che operi coerentemente nel mondo.

 
  
MPphoto
 

  Seán Kelly (PPE).(EN) Signor Presidente, dal punto di vista agricolo l’odierna discussione è stata molto incoraggiante in tutti i settori della Camera. Apprezzo particolarmente l’accento posto sulla necessità di stimolare i giovani affinché restino nell’agricoltura, il che è assolutamente fondamentale; si è altresì sottolineato che non vi dovrà essere rinazionalizzazione della PAC. Il Commissario ha detto che i due pilastri dovrebbero essere mantenuti perché senza il primo pilastro non sarebbe necessario il secondo, visto che non sarebbe redditizio svolgere l’attività e, dunque, i beni pubblici non sarebbero garantiti. Inoltre, come ha affermato l’onorevole Dodd, dobbiamo analizzare ciò che intendiamo con il termine “equo”, soprattutto tenuto conto della variabilità dei costi e del potere di acquisto nell’Unione.

L’onorevole Lyon è stato l’unico a fare anche riferimento alla base storica. Ritengo estremamente importante adesso per i coltivatori che si trasmetta loro un chiaro segnale in merito a ciò che probabilmente accadrà in maniera che non siano preda di una speculazione selvaggia senza sapere se acquistare o vendere scorte in base al modello storico. Apprezzerei pertanto un segnale chiaro in merito da parte del Commissario quanto prima.

 
  
MPphoto
 

  Marc Tarabella (S&D) . – (FR) Signor Presidente, signor Commissario, anch’io vorrei ringraziare e complimentarmi con il collega, onorevole Lyon, per la sua eccellente relazione che costituisce un passo positivo verso una rifusione della PAC.

L’obiettivo della nuova PAC è avere un’importante politica agricola, alimentare, sociale e ambientale europea, non un’Europa che sia soltanto un libero mercato incontrollato. Vogliamo che la PAC sia più legittima in termini di risorse pubbliche impegnate e accettate dal contribuente, più equa nella distribuzione dei fondi europei tra i 27 Stati membri e gli agricoltori e più efficace nell’uso corretto del denaro pubblico.

Si dovranno introdurre nuovi meccanismi pubblici per regolamentare la produzione agricola e garantire la sicurezza alimentare dei consumatori. Siamo favorevoli a una PAC forte che possa contare sul bilancio necessario per conseguire i suoi obiettivi. A tal fine, la relazione Lyon giustamente sottolinea la comparsa di nuove sfide con cui la PAC dovrà confrontarsi, segnatamente cambiamento climatico, gestione delle risorse idriche, energie rinnovabili, biodiversità ed erosione dei suoli.

La relazione chiede una PAC più semplice e responsabile che risponda più efficacemente alle esigenze degli agricoltori europei nell’interesse della coerenza e della conservazione …

(Il Presidente interrompe l’oratore)

 
  
MPphoto
 

  Sergio Paolo Francesco Silvestris (PPE). – Signor presidente, onorevoli colleghi, la PAC è indispensabile e lo sarà ancora per lungo tempo, anche in termini di occupazione. In Europa l'occupazione agricola è calata del 25% in meno di dieci anni, con la perdita di quasi quattro milioni di posti di lavoro. Se vogliamo soluzioni per la disoccupazione incalzante, non possiamo lasciare che la PAC vada alla deriva e dobbiamo investire sulla PAC garantendo adeguate risorse che portino ad una crescita durevole. Per questo la nuova PAC dovrà garantire almeno lo stesso livello di risorse finanziare del passato.

Però, signor Commissario, la richiesta che oggi le fa il Parlamento non è di garantire le stesse risorse, la richiesta è quella di aumentarle. La linea invalicabile, quella oltre la quale non possiamo andare, è quella di garantire le stesse risorse che ci sono oggi, ma la richiesta è di aumentare, aumentare significativamente le risorse per l'agricoltura. La relazione Lyon contiene elementi di grande positività, misure per contenere la volatilità dei prezzi, per sostenere la filiera, per garantire un reddito adeguato agli agricoltori e per garantire gli attuali...

(il Presidente interrompe l'oratore)

 
  
MPphoto
 

  Luís Paulo Alves (S&D). – (PT) Signor Presidente, anche noi sosteniamo una politica agricola comune forte che si rivolga non soltanto agli agricoltori, ma anche agli oltre 500 milioni di cittadini europei, dotata di un bilancio ambizioso in grado di affrontare le crescenti sfide alle quali siamo chiamati a rispondere e, soprattutto, che operi in tutte le regioni europee. Garantire che ciò accada è fondamentale per le Azzorre, dove l’agricoltura rappresenta un pilastro insostituibile del modello di sviluppo sostenibile.

Questa nuova PAC dovrebbe abbandonare i criteri storici per l’assegnazione dei fondi poiché ciò è stato molto pregiudizievole per il Portogallo e i coltivatori portoghesi. La nuova PAC dovrebbe tener conto della natura specifica dell’agricoltura mettendo a disposizione una serie di strumenti per la regolamentazione dei mercati e la gestione dei rischi in grado di garantire un corretto funzionamento dei mercati e la stabilità della produzione agricola.

La PAC post-2013 dovrebbe migliorare la competitività del modello agricolo europeo assicurando la corretta distribuzione del valore sul mercato interno, generato dai rapporti stabiliti lungo la catena alimentare e aprendo mercati esterni …

(Il Presidente interrompe l’oratore)

 
  
MPphoto
 

  Presidente. – Mi sono pervenute due richieste di intervento in merito all’osservanza del regolamento. La parola all’onorevole McGuinness.

 
  
MPphoto
 

  Mairead McGuinness (PPE).(EN) Signor Presidente, un semplice richiamo al regolamento; so che altri colleghi condivideranno la mia preoccupazione in merito alla procedura “catch the eye” e spetta a lei la decisione al riguardo, ma i membri della commissione per l’agricoltura, che da lungo tempo di fatto lavorano su questo capitolo e sono presenti a questa discussione sin dall’inizio a mio parere meriterebbero di essere ascoltati, mentre io non sono riuscita a catturare la sua attenzione perché lei non mi guardava, sebbene lei abbia colto le richieste di altri sei colleghi attorno a me, signor Presidente. Posso dunque domandare, avendo la parola, che la Commissione si esprima sulla possibilità che le zone più svantaggiate entrino a far parte del primo pilastro? Formulerò una dichiarazione scritta al riguardo. Spero che i colleghi appoggino la mia mozione.

 
  
MPphoto
 

  Presidente. – Onorevole McGuinness, le assicuro che le ho rivolto spesso lo guardo e l’ho vista chiedere la parola.

Il problema è però che la procedura non è strutturata così: in altre parole, non è strutturata per dare la priorità ai membri della commissione responsabile. É invece strutturata in maniera da dare la priorità ai membri che prima di altri richiamano lo sguardo del Presidente. Questo è il regolamento. É inoltre previsto che si dia la parola a 5 parlamentari, mentre in via del tutto eccezionale ne sono intervenuti 10.

Il tema è importantissimo. Il tempo assegnato ai gruppi è stato ripartito tra i deputati in modo che tutti disponessero di un minuto, ma pressoché nessuno ha parlato per meno di un minuto e mezzo, per cui non ho modo di rispondere affermativamente, come tutti auspicheremmo, a chiunque voglia contribuire al di fuori del tempo assegnato ai relativi gruppi.

Ora la parola va all’onorevole Obermayr, sempre in merito all’osservanza del regolamento.

 
  
MPphoto
 

  Franz Obermayr (NI).(DE) Signor Presidente, presumo che si riferisca a me. Vorrei riprendere dal punto in cui ha concluso la collega che mi ha preceduto. Ovviamente la ringrazio per la sua generosità nel concedere a dieci parlamentari anziché a cinque di esprimersi. Certo comprendiamo che il tempo è tiranno, ma spero che lei capisca anche noi. Questo tema riveste un’importanza fondamentale. Vi sono regioni in Europa su cui grava un fardello notevole, regioni soggette a una minaccia estrema. Naturalmente ciò vale anche al di là del lavoro delle commissioni.

In secondo luogo, lei ha segnalato che il problema relativo alla procedura “catch the eye” non è stato risolto. Vorremmo chiedere che la questione venga affrontata quanto prima perché non so se dovremmo metterci in fila il giorno prima o formulare una richiesta con tre giorni di preavviso e poi trascorrere la notte qui per sperare finalmente di avere l’occasione di parlare. É inoltre importante, se soltanto 10 parlamentari devono intervenire, dirci chi sono questi colleghi.

Sarebbe utile e giusto creare quanto prima le strutture appropriate. In tal modo, lei svolgerebbe il suo compito più serenamente e sarebbe ancora più apprezzato se consentisse a un maggior numero di persone di intervenire. Gradiremmo inoltre avere una soluzione che sia equa per noi. Mi appello dunque alla sua indulgenza e la ringrazio per la sua comprensione.

 
  
MPphoto
 

  Presidente. – Lei ha assolutamente ragione. L’idea di “richiamare lo sguardo” del Presidente è del tutto soggettiva, in quanto il Presidente ha occhi, ma non sfaccettati come i rettili, il che significa che può accorgersi di alcuni e non accorgersi di altri; il personale di segreteria può risultare molto utile al riguardo. Nondimeno, lei ha ragione: è una questione che non è stata gestita in maniera ragionevole, lo capisco, dall’Ufficio di presidenza.

Per esempio, ciò che dice l’onorevole McGuinness, vale a dire che i membri della corrispondente commissione dovrebbero avere la priorità, mi pare assolutamente ragionevole, ma non è stato previsto. L’unica cosa prevista è che spetti al Presidente incaricato di moderare la discussione agire come ritiene opportuno, il che ovviamente lo pone in una posizione estremamente complicata.

Inoltre, i parlamentari stessi non rispettano il regolamento poiché il cartellino blu non va usato per chiedere la parola durante la procedura “catch the eye”. Il cartellino blu va usato per interrompere un oratore durante l’intervento chiedendo l’opportunità di porgli una domanda di 30 secondi. Vi sono però parlamentari che estraggono il cartellino blu continuamente.

Dovremo tenere un breve corso per insegnare ai deputati che il cartellino blu ha un uso specifico e per chiedere di intervenire durante la procedura “catch the eye” bisogna alzare la mano, esibire il cartellino bianco o servirsi di altri meccanismi che non siano il cartellino blu.

Non voglio tuttavia dilungarmi oltre. Abbiamo superato decisamente il tempo a nostra disposizione e avremmo potuto ascoltare altri due o tre contributi se non ci fossimo intrattenuti su questo argomento.

 
  
MPphoto
 

  Dacian Cioloş, membro della Commissione. − (FR) Signor Presidente, non sono certo che siano state poste molte domande. Mi è parso piuttosto che si siano affermati alcuni principi che, come abbiamo visto, si riflettono perfettamente nella relazione.

In ogni caso, la conclusione principale che traggo dall’odierna discussione è che abbiamo bisogno di una politica agricola comune, una politica agricola che sia una politica comunitaria, e abbiamo anche bisogno di un bilancio che sia commisurato agli obiettivi fissati per l’agricoltura. Ritengo pertanto che ci occorra un bilancio realistico. A mio parere, un bilancio realistico è un bilancio in linea con gli obiettivi prestabiliti per la politica agricola comune.

Ciò che notiamo è che chiediamo sempre di più ai nostri agricoltori. Ovviamente chiediamo anche che le risorse fornite siano utilizzate in maniera più efficace e vi sia maggiore trasparenza nella rendicontazione. Per inciso, vedo che il collega Lewandowski, Commissario responsabile dei bilanci, è presente in Aula; forse è venuto specificamente a confermarci che la PAC avrà un bilancio proporzionato agli obiettivi che le abbiamo affidato.

Ho anche preso nota del fatto che se l’agricoltura, la politica agricola comune, intende conseguire gli obiettivi da noi stabiliti, è necessario tener conto di tutte le differenze tra tutti i tipi di agricoltura esistenti nell’Unione europea. Dobbiamo tenere presente questa diversità in maniera che, nelle regioni in cui si esprime, i diversi tipi di agricoltura possano contribuire a conseguire gli obiettivi non soltanto in relazione all’approvvigionamento dei mercati, la produzione e la sicurezza dell’approvvigionamento dei mercati, ma anche rispetto a un migliore riconoscimento dell’ambiente, della gestione delle risorse naturali e delle capacità di sviluppo economico delle zone rurali. Dobbiamo riflettere sul modo in cui l’agricoltura e il settore agroalimentare possono offrire un proprio contributo in tal senso.

Prendo atto anche della circostanza che tutte queste riflessioni sul futuro della politica agricola comune devono altresì contribuire a incentivare i giovani, offrire prospettive a quelli tra loro che desiderano operare in tale settore e investire nell’agricoltura, affinché l’attività agricola sia anche un’attività del futuro e si possano realizzare le nostre finalità.

Vorrei inoltre trasmettere un messaggio chiaro in risposta alla domanda dell’onorevole Kelly sugli aiuti diretti. Non credo vi siano dubbi quanto al fatto che, se intendiamo avere un’agricoltura più equa e una politica agricola comune più trasparente ed efficace, sia necessario definire criteri chiari per la distribuzione degli aiuti diretti in linea con gli obiettivi che vogliamo porci. Pertanto, a mio parere, i riferimenti storici non rappresentano criteri equi, trasparenti né oggettivi. Dobbiamo sostituire a tali criteri storici obiettivi decisamente più chiari che creino una certa equità e consentano di tenere maggiormente conto della diversità agricola esistente nell’Unione europea. Ciò darà agli Stati membri e alle regioni i mezzi per ottenere un ritorno migliore dalle risorse di cui dispongono.

Per concludere, vorrei ribadire che abbiamo bisogno di una politica agricola comune per l’Europa. Ci occorre una politica agricola comune per l’intera Unione e, ovviamente, una politica agricola comune che non impedisca alle altre regioni del mondo di sviluppare la propria agricoltura.

 
  
MPphoto
 

  George Lyon, relatore. − (EN) Signor Presidente, vorrei innanzi tutto soffermarmi su alcuni temi fondamentali che i colleghi hanno sollevato nel corso della discussione. Una nuova importanza strategica per la produzione alimentare e la PAC: assolutamente sì. Due pilastri: assolutamente sì, concordo. Produzione alimentare al centro della PAC: assolutamente sì, è proprio questo lo scopo della PAC. Il resto sono corollari per garantire che il settore agricolo sia redditizio e in grado di offrire vantaggi ambientali, affrontare il cambiamento climatico e conseguire tutti gli altri obiettivi enunciati nella relazione.

Un bilancio forte: assolutamente sì, che sia anche equo per i vecchi e i nuovi Stati membri: tantissimi colleghi hanno posto la questione come un problema, ed è un problema che dobbiamo affrontare. La politica agricola comune deve essere obiettiva e trasparente per quel che riguarda le modalità di assegnazione dei fondi agli Stati membri. Deve rispondere alle sfide della strategia Europa 2020. É assolutamente fondamentale che l’agricoltura e la PAC siano viste come parte della soluzione per conseguire tali obiettivi, non come parte del problema.

Vorrei infine ringraziare gli onorevoli Dantin, Häusling, Olejniczak and Nicholson, miei relatori ombra. Abbiamo collaborato molto proficuamente per giungere a quella che ritengo sia una relazione molto forte, che delinea una visione chiara degli orientamenti che il Parlamento intende imprimere alla PAC dopo il 2013. Direi che la relazione pone il Parlamento in una posizione estremamente forte nel dialogo e nella negoziazione con la Commissione e il Consiglio “Agricoltura”. Esorto dunque il Commissario a unirsi a noi: insieme potremo realizzare tale visione.

(Applausi)

 
  
MPphoto
 

  Presidente. – La discussione è chiusa.

La votazione si svolgerà oggi, giovedì 8 luglio 2010, alle 12.00.

Vorrei scusarmi nuovamente con i parlamentari ai quali non è stato possibile offrire l’opportunità di intervenire. Come ha detto l’onorevole McGuinness, potranno presentare il loro contributo per iscritto.

Sottoporrò la questione all’Ufficio perché è sicuramente una questione da chiarire. Proporrò inoltre all’Ufficio, e spero che tutti mi sosterrete, che la facoltà di parola chiesta durante la procedura “catch the eye” non venga concessa ai deputati non presenti all’inizio della discussione, quando il relatore presenta la propria relazione o quando interviene il Commissario. Abbiamo una situazione in cui alcuni colleghi si sono indignati per non aver avuto la parola, ma non sono rimasti in Aula ad ascoltare né il Commissario né le spiegazioni e le conclusioni del relatore. Dobbiamo compiere uno sforzo per giungere a un maggiore rigore, ma tale sforzo va compiuto da tutti.

Dichiarazioni scritte (articolo 149 del regolamento)

 
  
MPphoto
 
 

  Sergio Berlato (PPE), per iscritto. – Signor Presidente, onorevoli colleghi, la PAC è una delle più importanti politiche dell'Unione europea, basti pensare che le spese agricole rappresentano circa il 43% del bilancio comunitario. In virtù dell'articolo 33 del trattato che istituisce la Comunità, essa si prefigge di assicurare prezzi ragionevoli ai consumatori europei e una remunerazione equa agli agricoltori.

La recente crisi economico-finanziaria ha determinato una riduzione del reddito degli agricoltori pari al 12,2% in media tra il 2008 e il 2009, il restringimento delle condizioni dell'accesso al credito e l'aumento del tasso di disoccupazione nelle zone rurali. La volatilità dei prezzi dei prodotti sui mercati agricoli è notevolmente aumentata e dovrebbe continuare a crescere. Ritengo quindi che, nella futura PAC, debba essere prevista una rete di sicurezza minima per gestire l'incertezza dei prezzi di mercato e per fornire risposte rapide ed efficaci alle crisi economiche del settore.

Secondo le stime della FAO, entro il 2050 la popolazione mondiale dovrebbe aumentare dagli attuali 6 a 9 miliardi e che, raddoppiando la domanda di prodotti alimentari, dovrà crescere di conseguenza anche la produzione alimentare globale. La sicurezza alimentare sarà, quindi, la sfida centrale dell'agricoltura del futuro e l'Unione avrà l'onere di continuare a garantirla ai cittadini europei.

 
  
MPphoto
 
 

  Cristian Silviu Buşoi (ALDE), per iscritto. – (RO) Adeguare la PAC alle nuove realtà sociali ed economiche è un passo necessario. Abbiamo effettivamente bisogno di rispondere ad alcune domande fondamentali per poterlo fare. Concordo pienamente con la necessità di garantire la sicurezza dell’approvvigionamento alimentare. Tuttavia, fino a che punto vogliamo essere indipendenti e quanto siamo disposti a pagare per questo?

Sinora, la PAC ha mantenuto prezzi elevati per alimenti che sono meno costosi in altri paesi. L’Unione non può promuovere il libero scambio proteggendo nel contempo il proprio mercato agricolo. Occorre trovare soluzioni che permettano all’Unione di applicare standard di qualità globali corretti in maniera che il divario tra i prezzi dei prodotti agricoli nei vari paesi si riduca.

Mi preoccupa nondimeno soprattutto l’impatto che le riforme della PAC hanno avuto sugli agricoltori. Il disaccoppiamento dei pagamenti è riuscito soltanto a incanalare i pagamenti diretti verso i più grandi latifondisti, che sicuramente non sono agricoltori. Il disaccoppiamento è necessario per evitare la sovrapproduzione. Esorto tuttavia la Commissione a formulare alcuni criteri più giusti in maniera che gli agricoltori possano essere gli effettivi beneficiari della PAC. Abbiamo bisogno di incentivi per i coltivatori, specialmente per incoraggiare i giovani a trasferirsi nelle zone rurali. Questo però non accadrà mantenendo in essere l’attuale sistema dei pagamenti diretti, che è ridicolo.

 
  
MPphoto
 
 

  Nessa Childers (S&D), per iscritto. – (EN) La politica agricola comune (PAC) può potenzialmente offrire soluzioni a molti problemi che attualmente affliggono le aziende agricole europee, come è evidente in Irlanda più che in ogni altro Stato membro dell’Unione, paese dove vi è un pari impegno sia per garantire un accordo equo e completo in merito alla PAC sia per procedere verso l’attuazione dei cambiamenti necessari nell’agricoltura del XXI secolo. Tuttavia, per assicurarsi la fiducia e l’impegno della comunità agricola europea, la nuova PAC deve offrire stabilità agli agricoltori e un prezzo giusto, come attualmente è previsto, per i loro prodotti. In cambio, i cittadini europei riceveranno non solo prodotti affidabili e di alta qualità dei quali si garantisce la produzione secondo gli elevati standard comunitari, ma trarranno anche vantaggio dalle implicazioni sociali e culturali della PAC, come quelle contenute nel secondo pilastro. Soprattutto, l’Unione deve preservare la fiducia degli agricoltori europei. La comunità agricola è consapevole del fatto che con questo nuovo accordo il cambiamento è in atto ed è ora bendisposta ad accettarlo. Per sfruttare questo rapporto positivo, le istituzioni dell’Unione devono garantire un accordo moderno che sia anche onnicomprensivo e giusto per tutti.

 
  
MPphoto
 
 

  Béla Glattfelder (PPE), per iscritto. – (HU) L’Europa avrà ancora bisogno di una politica agricola comune efficace dopo il 2013. Per questo il bilancio agricolo europeo deve essere mantenuto perlomeno all’attuale livello.

L’Europa ha la specifica responsabilità di garantire la sicurezza alimentare nel mondo in quanto in Europa è possibile produrre il cibo più sicuro secondo gli standard di salvaguardia ambientale più rigorosi. Il compito principale della PAC è dunque preservare la capacità produttiva agricola dell’Unione europea.

É pertanto fondamentale assicurare che i pagamenti diretti non diminuiscano.

Nel caso del sostegno dello sviluppo rurale nell’ambito del secondo pilastro, è necessario garantire che i fondi vengano impiegati principalmente per scopi agricoli.

Gli agricoltori dovrebbero essere protetti dalle fluttuazioni estreme dei prezzi di intervento, fenomeno diffuso negli ultimi anni. Abbiamo bisogno di strumenti di intervento sui mercati e, in alcuni settori quali vino e latte, occorrono misure per limitare l’offerta, misure che ridurrebbero le perdite dei coltivatori derivanti dalle fluttuazioni dei prezzi.

Il commercio alimentare europeo è molto più concentrato del settore della trasformazione alimentare o della produzione agricola. Molto spesso centinaia di agricoltori sono in concorrenza con una grande catena di ipermercati e il loro potere contrattuale è molto più ridotto. Per questo dobbiamo contribuire a migliorare la cooperazione tra i coltivatori. A tal fine, è tuttavia necessaria un’esenzione dalle rigide norme comunitarie in materia di concorrenza per l’agricoltura.

Le importazioni dai paesi terzi dovrebbero essere sottoposte ai medesimi regolamenti in materia di salvaguardia ambientale, sicurezza alimentare, benessere degli animali e così via applicabili agli agricoltori europei.

 
  
MPphoto
 
 

  Elisabeth Jeggle (PPE), per iscritto. – (DE) La relazione di iniziativa dell’onorevole Lyon coinvolge il Parlamento in una fase precoce della discussione in merito al futuro della PAC. Vorrei pertanto ringraziare tutti coloro che vi hanno partecipato per il loro lavoro. Per l’intera Comunità si sono formulati obiettivi lungimiranti.

Per me sono tre gli elementi fondamentali da considerare se intendiamo continuare a garantire uno sviluppo agricolo sostenibile e completo in tutta Europa. 1. É essenziale assicurare che la PAC sia adeguatamente finanziata dopo il 2013 e si ottenga un bilancio appropriato.

2. La struttura a due pilastri, ormai sperimentata e collaudata, deve essere mantenuta con un primo pilastro forte e un secondo pilastro parimenti forte. L’unico modo in cui possiamo preservare il modello agricolo europeo consiste nel garantire che la produzione del nostro cibo avvenga secondo i massimi standard del primo pilastro e, per quanto concerne il secondo pilastro, nel fornire buone prospettive di sviluppo delle zone rurali, creazione di posti di lavoro e infrastrutture per agricoltori e non, maschi e femmine, e segnatamente per i giovani.

3. Le notevoli fluttuazioni dei mercati liberalizzati e gli effetti del cambiamento climatico continuano a richiedere una rete di sicurezza. Nuovi obiettivi sono emersi per noi in termini di orientamento dei mercati, sicurezza dei prodotti, protezione degli animali e bisogno di salvaguardia ambientale e biodiversità a seguito del cambiamento climatico. Dinanzi a tali sfide, una buona politica agricola è la politica migliore per il futuro ed è nell’interesse di tutti i nostri cittadini.

 
  
MPphoto
 
 

  Sandra Kalniete (PPE), per iscritto. – (LV) Questa risoluzione comporta una transizione dalla zona come base storica per la determinazione dei pagamenti diretti nel prossimo periodo di programmazione finanziaria. Offriamo pertanto la possibilità di un periodo di transizione. Tale periodo è fondamentale, ma un intero settennato sarebbe eccessivo. Trascinarci nell’attuazione del nuovo metodo potrebbe incidere negativamente sul conseguimento di un obiettivo importante della riforma della PAC, ossia un sostegno mirato, equo, equilibrato, semplice e trasparente. Un’argomentazione a favore del mantenimento del bilancio della PAC al suo livello del 2013 è rappresentata dalle aspettative legittime dei nuovi Stati membri che il sostegno della PAC nel loro caso sia paragonabile a quello erogato agli Stati membri più vecchi. Sono persuasa che la PAC possa essere forte e realmente comune soltanto se intesa a garantire una concorrenza leale tra tutti gli agricoltori europei. Una concorrenza non distorta in Europa è inoltre un prerequisito per la competitività degli agricoltori europei sui mercati mondiali. Vorrei sottolineare la volontà politica espressa nella risoluzione di rafforzare la posizione dei produttori primari nella catena di approvvigionamento alimentare in maniera che le loro organizzazioni possano diventare più efficaci e, pertanto, in grado di dialogare con i grandi rivenditori e le imprese di trasformazioni in condizioni di parità. Spero che l’elemento dello sviluppo rurale della PAC sia consolidato e nella strategia di sviluppo rurale si rivolga prevalentemente l’attenzione alle comunità rurali, al miglioramento ambientale, all’ammodernamento e alla ristrutturazione dell’agricoltura, al rafforzamento della coesione, a un miglioramento della vendita dei prodotti e della competitività, alla conservazione dei posti di lavoro e alla creazione di occupazione nelle zone rurali, nonché al cambiamento climatico, all’energia rinnovabile e alla biodiversità.

 
  
MPphoto
 
 

  Filip Kaczmarek (PPE), per iscritto. – (PL) Il futuro della politica agricola comune dopo il 2013 per noi è fondamentale. Molte cose importanti dipendono dalla PAC: la struttura del bilancio dell’Unione europea e il futuro dell’agricoltura, degli agricoltori e delle zone rurali. L’intero Parlamento europeo deve essere consapevole del significato della PAC per il futuro dell’Unione. Basilare è ovviamente la questione dei pagamenti diretti, come lo è la necessità di eliminare le disparità tra i diversi paesi. Oggi i divari tra il livello di pagamenti nei vari Stati membri sono troppo accentuati. Ciò compromette il senso di solidarietà, uguaglianza e comunità. Quello che occorre maggiormente ai coltivatori è un reddito sostenibile, sia adesso sia a lungo termine, altrimenti è molto difficile ammodernare le aziende agricole e sarà difficile mantenere l’influenza benefica dell’agricoltura sull’ambiente naturale e culturale. Pertanto, adoperiamoci per contribuire a garantire che i futuri cambiamenti della politica agricola comune portino a un reddito stabile per gli agricoltori europei. Grazie infinite.

 
  
MPphoto
 
 

  Mairead McGuinness (PPE), per iscritto. – (EN) Apprezzo l’odierna relazione, la prima a esaminare la forma e la natura della politica agricola comune (PAC) dopo il 2013. La relazione ribadisce che dopo il 2013 vi sarà una PAC, dovrebbe restare una politica comune e il suo bilancio dovrebbe essere mantenuto perlomeno ai livelli attuali. La relazione è ferma nel mantenere comunitaria tale politica, respingendo i tentativi di rinazionalizzazione. Gli agricoltori dovrebbero prendere atto del fatto che questo Parlamento comprende le loro preoccupazioni. La PAC dopo il 2013 dovrebbe sostenere i produttori attivi e ricompensarli per il cibo che producono e i tanti beni pubblici che forniscono alla società, tra cui l’elevato benessere degli animali e gli standard ambientali. Le misure di sostegno ai mercati saranno essenziali per garantire adeguate reti di sicurezza contro una volatilità estrema dei mercati, che probabilmente sarà una caratteristica dei mercati del futuro. Soltanto il sette per cento degli agricoltori europei ha meno di 35 anni, chiaro monito del fatto che dobbiamo assicurare che esistano le condizioni per mantenere i giovani nel settore agricolo. É fondamentale che vi sia grande attenzione per le giovani generazioni nella PAC dopo il 2013 in maniera da consentire uno sviluppo innovativo ed efficiente dell’agricoltura.

 
  
MPphoto
 
 

  Ivari Padar (S&D), per iscritto. – (ET) Per esordire vorrei ringraziare il collega Lyon per aver una relazione estremamente equilibrata. Credo che ci abbia già consentito di creare una buona base di discussione per l’immediato futuro. Modificare la politica agricola è forse uno dei principali compiti di questa plenaria. É vero che ci vorrà tempo per iniziare a cogliere i frutti di queste normative, forse dieci anni. Sebbene il compito principale dell’agricoltura sia fornire cibo, la sua importanza per l’interesse pubblico è sempre più riconosciuta, che si manifesti nella politica sociale, nell’ambiente o nella cultura. Una fetta relativamente ridotta della popolazione di fatto ne nutre il 100 per cento, utilizza la terra in maniera economica e si preoccupa dell’equilibrio sociale delle zone rurali in tutta l’Unione. La relazione è una buona base per ulteriori discussioni. Grazie per l’attenzione.

 
  
MPphoto
 
 

  Ulrike Rodust (S&D), per iscritto. – (DE) Ringrazio il relatore. Molte idee del mio gruppo sono state introdotte nel documento sottoposto alla nostra attenzione e ora abbiamo un ottimo risultato.

Il nostro principale scopo deve essere garantire una produzione alimentare di alta qualità in Europa.

Nella discussione sull’organizzazione della riforma agricola si è spesso parlato di remunerazione dei beni pubblici. A mio parere, questo dibattito va nella giusta direzione.

Soltanto se i cittadini dell’Unione saranno convinti che si stanno realmente compiendo sforzi senza spreco di denaro, la politica agricola comune avrà il riconoscimento che merita.

Lo sviluppo delle zone rurali svolge un ruolo sempre crescente. Per evitare la desertificazione e la scomparsa della nostra agricoltura, dobbiamo sviluppare ulteriori strumenti che fermino l’esodo rurale.

Zone rurali attive sono un ambiente di vita in grado di richiamare non soltanto gli agricoltori, ma anche chi non vuole vivere in città.

Dovremmo approvare la relazione così come è stata elaborata con un’ampia maggioranza in plenaria per trasmettere all’esterno un segnale chiaro.

 
  
MPphoto
 
 

  Csaba Sógor (PPE), per iscritto. – (HU) Quando è iniziato il processo di integrazione europea, la politica agricola comune non soltanto ha garantito l’approvvigionamento alimentare della popolazione, ma ha anche gettato le basi per un’agricoltura europea moderna e altre politiche specifiche. L’Unione europea, però, ha recentemente acquisito 12 nuovi Stati membri. Ciò significa che ha acquisito una nuova popolazione agricola di 7 milioni di persone oltre ai 6 milioni che già aveva prima del 2004. Inoltre, a seguito dell’adesione dei nuovi Stati membri, i terreni agricoli dell’Unione pari a 130 milioni di ettari sono aumentati del 40 per cento giungendo a 185 milioni. All’epoca dell’adesione, i nuovi Stati membri pensavano che, nel tempo, i loro coltivatori avrebbero ricevuto lo stesso livello di sostegno della PAC concesso agli agricoltori dei vecchi Stati membri. Tale risultato, tuttavia, può essere conseguito soltanto se le risorse destinate alla politica agricola dopo il 2013 non verranno ridotte. L’Unione europea deve tener conto delle diverse situazioni ed esigenze degli Stati membri perché l’agricoltura europea promuoverà gli interessi degli Stati membri, degli agricoltori e anche dei cittadini soltanto se le risorse non verranno distribuite in maniera iniqua a causa delle differenze esistenti nei livelli di ammodernamento.

 
  
MPphoto
 
 

  Csaba Sándor Tabajdi (S&D), per iscritto. – (HU) La politica agricola comune ha bisogno di una riforma audace e radicale che tenga conto della situazione specifica dei nuovi Stati membri. Mantenere la PAC sarà ragionevole agli occhi dei contribuenti europei e difendibile nei negoziati con i Ministri delle finanze se saremo in grado di dimostrare che, oltre alla sicurezza alimentare europea, l’agricoltura può anche fornire beni pubblici sociali e ambientali alla società. Penso che soltanto una drastica riforma possa salvare la politica agricola comune. Gli investimenti agricoli dei nuovi Stati membri dovrebbero essere sostenuti con agevolazioni sovvenzionate, altrimenti l’agricoltura europea opererà a due o, vista la situazione in Romania e Bulgaria, tre diverse velocità di sviluppo accentuando ulteriormente il divario tra i 15 vecchi Stati membri e i 12 nuovi. La creazione di un’agricoltura “verde” in Europa e la produzione di beni pubblici ambientali richiede nuovi investimenti, specialmente nei nuovi Stati membri. Gli agricoltori non dovrebbero essere penalizzati; dovrebbero invece ottenere nuovi incentivi finanziari che li aiutino ad acquistare macchinari che permettano una coltivazione rispettosa del suolo e dell’ambiente, la sostituzione del pool genetico per le specie coltivate e investimenti per salvaguardare l’ambiente e la purezza dell’acqua.

 
  
MPphoto
 
 

  Artur Zasada (PPE), per iscritto. – (PL) Nel riformare la PAC, non dobbiamo dimenticare i principi di integrazione, solidarietà e comunità. I pagamenti diretti incidono notevolmente sulla sicurezza degli approvvigionamenti alimentari non soltanto contribuendo a stabilizzare il reddito dei coltivatori, ma compensando anche i costi del rispetto dei requisiti sempre più rigidi imposti all’agricoltura. Se non eliminiamo le disparità esistenti nel livello di sostegno diretto, tale strumento, che è lo strumento finanziario principale della PAC, continuerà a dividere l’Unione europea in vecchi e nuovi Stati membri. L’abbandono dei criteri storici di distribuzione non sarebbe soltanto un gesto simbolico di maggiore integrazione, ma contribuirebbe anche a garantire pari condizioni concorrenziali in un mercato unico comunitario. É inoltre essenziale che la strategia di sviluppo rurale continui a rappresentare un elemento chiave della PAC sostenendo lo sviluppo economico e sociale in senso ampio. Un ruolo fondamentale viene svolto in tale ambito con la continua riorganizzazione e il costante ammodernamento delle aziende agricole, nonché con le tante innovazioni intese ad aumentare l’efficienza e migliorare la competitività in un’Unione allargata. Un secondo pilastro forte è un’opportunità per aiutare i giovani coltivatori a intraprendere l’attività agricola e innalzare la propria qualità di vita, attivare la società e migliorare la condizione delle donne nelle zone rurali.

 
Ultimo aggiornamento: 11 ottobre 2010Avviso legale