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Procedura : 2009/2237(INI)
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Ciclo del documento : A7-0225/2010

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A7-0225/2010

Discussioni :

PV 06/09/2010 - 17
CRE 06/09/2010 - 17

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PV 07/09/2010 - 6.12
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P7_TA(2010)0302

Discussioni
Lunedì 6 settembre 2010 - Strasburgo Edizione GU

17. Redditi equi per gli agricoltori: Migliore funzionamento della filiera alimentare in Europa (discussione)
Video degli interventi
PV
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  Presidente. – L’ordine del giorno reca la relazione (A7-0225/2010), presentata dall’onorevole Bové a nome della commissione per l’agricoltura e lo sviluppo rurale su redditi equi per gli agricoltori: migliore funzionamento della filiera alimentare in Europa [COM(2009)0591 - 2009/2237(INI)].

 
  
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  José Bové, relatore. – (FR) Signora Presidente, signor Commissario, onorevoli colleghi, vorrei esordire ringraziando tutti i colleghi della commissione per l’agricoltura e lo sviluppo rurale, specialmente i relatori ombra, per il loro supporto in questo compito.

La relazione, come quella dell’onorevole Lyon, rientra nella nostra importante discussione sulla riforma della politica agricola comune (PAC). Siamo riusciti a ottenere numerosi compromessi adottati da una grande maggioranza del nostro gruppo con 32 voti a 4.

Ritengo che il nostro messaggio alla Commissione sia incisivo: vogliamo una maggiore trasparenza della filiera alimentare e una legislazione che garantisca una concorrenza equa tra gli agricoltori e tutti gli operatori della catena, così come vogliamo misure concrete, in Europa e altrove, per combattere la speculazione e gli abusi del potere di mercato, nonché salvaguardare i redditi dei coltivatori.

Mi sorprende che, su iniziativa di uno o due gruppi politici di quest’Aula, ci venga chiesto di votare domani su un lungo elenco di votazioni per parti separate, perché ciò va contro il messaggio risoluto e consensuale che abbiamo adottato con un’ampia maggioranza in commissione.

È possibile che le vicende dell’estate vi abbiano fatto cambiare idea? Penso piuttosto che l’intensa attività di lobbying svolta negli ultimi giorni dal settore della distribuzione su vasta scala e da taluni operatori dell’industria agroalimentare sia il motivo dell’eccessivo numero di votazioni per parti separate. In ogni caso, non riesco a immaginare, onorevoli colleghi, che cediate a questa pressione indebolendo il nostro messaggio comune.

La nostra commissione ha preso atto della crisi che colpisce gli agricoltori europei e intende proporre misure forti e concrete: in meno di dieci 10 anni l’Unione ha perso 3,5 milioni di posti di lavoro in campo agricolo. Un massacro di eccezionale gravità. La Bulgaria, per esempio, ha perso un coltivatore su due. Nel 2009 i redditi sono crollati. In Francia e Germania, gli agricoltori hanno perso in media il 20 per cento del reddito e in Ungheria più del 35 per cento. Le comunità agricole e rurali rischiano di scomparire.

Costretta come è stata dall’esasperazione dei coltivatori e dalle dimostrazioni degli allevatori di bestiame da latte, nel dicembre 2009, la Commissione europea ha pubblicato una comunicazione dal titolo “Migliore funzionamento della filiera alimentare in Europa” in cui si dimostra che, tra il 1995 e il 2005, la quota di valore aggiunto della filiera alimentare andata ai produttori agricoli è scesa dal 31 al 24 per cento. I prezzi corrisposti agli agricoltori stanno diminuendo pressoché in ogni comparto senza alcun beneficio per i consumatori europei.

La Commissione sostiene che tali problemi sono legati alla maggiore concentrazione dei settori della vendita all’ingrosso, della trasformazione e della distribuzione, che impongono la propria volontà a produttori non organizzati.

La Commissione è preoccupata dalla mancanza di trasparenza per quanto concerne fissazione dei prezzi e margini riconoscendo quanto sia difficile ottenere dati precisi e affidabili e ammettendo di non disporre delle informazioni necessarie per adeguare le proprie politiche in maniera rapida ed efficace.

Per ovviare alla situazione, propongo che la Commissione istituisca un osservatorio dei prezzi e dei margini europeo sulla falsariga di quello esistente negli Stati Uniti, organismo che sarà responsabile della definizione dei costi di produzione dei coltivatori europei e ci indicherà i costi reali di un litro di latte, un chilo di grano o un chilo di manzo dal momento in cui lascia l’azienda agricola, informazioni che fungeranno da base ai negoziati tra gli agricoltori e gli altri operatori della filiera alimentare. Sarà inoltre compito di tale organismo appurare quali settori si appropriano di tutto il valore aggiunto a discapito di produttori e consumatori.

La Commissione europea sarebbe così in grado di identificare gli operatori che abusano dell’equilibrio di potere e della loro posizione determinante. Pare altresì essenziale che le 20 società europee più grandi predispongano una relazione annuale sulla loro quota di mercato e i margini interni che generano.

La trasparenza non costituisce una minaccia per l’economia di mercato. Al contrario, è una necessità assoluta per evitare gli abusi riscontrati nell’agricoltura e in molti altri settori, in particolare quello della finanza.

Chi può sostenere che quando gli agricoltori vendono il proprio latte o la propria carne si trovano in condizioni di parità con le multinazionali, che influenzano la fissazione dei prezzi dei beni di consumo sui mercati globali? L’equilibrio di potere è completamente sbilanciato e qualcuno direbbe iniquo.

Per ristabilire l’equilibrio, una prima misura di emergenza consisterebbe nel permettere ai coltivatori di unirsi alle organizzazioni di produttori. La seconda misura ulteriore comporterebbe il divieto di vendere prodotti al di sotto del prezzo di acquisto a livello comunitario.

Sconti forzati, successive modifiche dei termini contrattuali e compensi ingiustificati per l’inclusione nel listino sono circostanze frequenti che colpiscono duramente gli agricoltori e le migliaia di piccole e medie aziende che si occupano di trasformazione in quanto devono passare per il settore della distribuzione su vasta scala per vendere i propri prodotti. La Commissione europea deve prendere atto del grado di diffusione di tali pratiche antieconomiche e adottare le misure del caso per farle cessare.

Da ultimo, la speculazione sui beni di consumo agricoli è un flagello. Finanzieri e speculatori ricercano utili e rendimenti immediati. Per loro, povertà, fame e carestia sono sinonimo di arricchimento. Non pensavamo che avremmo rivissuto i sollevamenti del 2008, ma ci siamo sbagliati di grosso. Da giugno il prezzo del grano è aumentato di più del 70 per cento. I prezzi di mais, soia e riso tendono anch’essi al rialzo. La scorsa settimana sette persone sono state uccise a Maputo, in Mozambico, perché dimostravano contro l’aumento del 30 per cento dei prezzi dei prodotti alimentari.

Continueremo a restare spettatori passivi come abbiamo fatto due anni fa? Tollereremo ancora banche di investimento che provocano la bancarotta degli agricoltori europei affamando uomini e donne del nostro pianeta?

Mi rivolgo all’Unione europea affinché assuma l’iniziativa di creare un’agenzia globale per la regolamentazione dei mercati.

Signora Presidente, signor Commissario, onorevoli colleghi, vi invito a trasmettere un messaggio forte in maniera che la nuova PAC sia più equa per gli agricoltori e i consumatori europei e vi sia una concorrenza leale tra gli operatori, tale da consentire di creare un quadro per la regolamentazione dei mercati che non lasci spazio a speculazioni. È responsabilità del Parlamento europeo, preparandosi a esercitare il suo potere decisionale congiunto nelle questioni agricole, evitare qualunque pressione, prescindendo da dove proviene. Il nostro messaggio deve restare chiaro e coerente.

 
  
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  Dacian Cioloş, membro della Commissione. – (FR) Signora Presidente, onorevoli parlamentari, l’aumento dei prezzi dei prodotti alimentari, il funzionamento del settore agroalimentare, la trasparenza dei prezzi, il potere contrattuale e le ripercussioni sui redditi degli agricoltori sono stati in cima all’agenda politica negli ultimi mesi.

Per questo la relazione presentata oggi dall’onorevole Bové, e vorrei ringraziarlo personalmente, come pure vorrei ringraziare tutti i membri della commissione per l’agricoltura e lo sviluppo rurale e di tutte le altre commissioni che hanno contribuito alla stesura dell’odierna relazione, descrive le principali sfide con le quali siamo chiamati a confrontarci. Inoltre, come diceva poc’anzi l’onorevole Bové, questi sono temi non soltanto estremamente attuali, ma che figurano anche tra le decisioni da prendere a breve e medio termine, in particolare nel contesto della riforma della politica agricola comune sulla quale stiamo lavorando.

Condivido la maggior parte delle preoccupazioni espresse nella relazione. Ritengo che il funzionamento della filiera alimentare debba essere ulteriormente migliorato. Ogni operatore interessato ne ha tutto da guadagnare: consumatori, settore al dettaglio, settore della trasformazione e, in particolare, come ha detto l’onorevole Bové, coltivatori che sono probabilmente coloro che devono affrontare le difficoltà più grandi per ottenere una quota equa dei proventi ripartiti all’interno della catena.

La Commissione ha recentemente assunto diverse iniziative in proposito. Vorrei citarne una o due. In primo luogo, il gruppo di alto livello sulla competitività dell’industria agroalimentare ha formulato una serie di raccomandazioni strategiche. L’onorevole Bové ha incorporato alcune analisi e arricchito alcune di queste proposte nella relazione che sottopone alla nostra attenzione. Le proposte saranno integrate da un forum di alto livello, recentemente lanciato dal Commissario Tajani, che si concentrerà in particolare sulle questioni relative agli accordi contrattuali, alla logistica e alla competitività.

Quanto alla trasparenza dei prezzi, è di fatto ritenuta essenziale per il corretto funzionamento della catena ed è un ambito in cui vi è lavoro da svolgere. Come sapete, nell’ambito di Eurostat si è introdotto lo strumento di monitoraggio dei prezzi dei prodotti alimentari, ma occorre perfezionarlo e lo sarà in maniera che le informazioni ottenute possano essere effettivamente utili per gli operatori della filiera alimentare, i coltivatori, i consumatori, ma anche tutti gli altri interessati.

La Commissione ha recentemente pubblicato una relazione sul monitoraggio del mercato al dettaglio in cui si riconosce che le “inefficienze strutturali” della catena di fornitura alimentare potrebbero contribuire a una trasmissione asimmetrica dei prezzi, una loro rigidità e all’imposizione di condizioni contrattuali inique ai produttori primari. Ricordo che le parti interessate sono invitate a formulare commenti su tale relazione entro il 10 settembre di quest’anno. Della relazione è responsabile la Direzione generale per il mercato interno della Commissione e indubbiamente ci fornirà alcuni nuovi elementi utilizzabili per elaborare misure in maniera che si possa ovviare alla trasmissione asimmetrica dei prezzi, che causa inefficienze strutturali nella catena.

La Commissione sta anche predisponendo alcune proposte legislative al fine di migliorare la normativa sulla qualità dei prodotti agricoli e agroalimentari. Abbiamo già avuto modo di parlare della questione, anche in Parlamento. Entro la fine dell’anno, la Commissione presenterà il corrispondente pacchetto legislativo e avanzeremo alcune proposte, tra l’altro, per sostenere le iniziative locali e regionali di commercializzazione dei prodotti alimentari e consentire ai produttori, specialmente i piccoli, i produttori agricoli che stanno cercando di accedere ai mercati di vendita diretti, o le catene di fornitura alimentari corte, rendere i loro prodotti più facilmente identificabili sui mercati e, in tal modo, aiutare anche i consumatori a operare scelte più informate nell’acquisto dei prodotti.

Nell’ambito delle proposte sulla politica agricola comune post-2013, garantirò anche che si possano migliorare gli strumenti per la promozione dei prodotti agricoli. Ritengo che questo sia un ambito in cui la Commissione europea, proprio in virtù delle nuove condizioni, possa fare di più per aiutare i produttori agroalimentari e la filiera alimentare a promuovere più efficacemente i prodotti sul mercato europeo, ma anche sul mercato globale.

Ricorderei anche in proposito che il gruppo di esperti di alto livello sul latte ha presentato la propria relazione a seguito della quale la Commissione presenterà, lo ribadisco entro la fine dell’anno, una proposta legislativa per il settore del latte che affronterà, tra l’altro, le questioni relative al potere contrattuale dei produttori e le opportunità che si offrono loro di organizzarsi per negoziare meglio i propri contratti, nonché gli accordi contrattuali con la filiera. In tale contesto, intendo anche affrontare il tema del ruolo delle organizzazioni interprofessionali nel regolare funzionamento della catena, specialmente nel settore lattiero-caseario.

In merito ai prodotti derivati, ai beni di consumo e alla questione della speculazione, noi della Commissione europea stiamo attualmente ritoccando una proposta legislativa di applicazione generale sulla quale sto lavorando in stretta collaborazione con il collega Barnier, che sta prestando la propria opera di consulenza. Altre proposte seguiranno nell’ambito della revisione della direttiva sui mercati degli strumenti finanziari.

È altresì necessario compiere progressi nell’analisi delle modalità di distribuzione del valore aggiunto all’interno dell’intera filiera agroalimentare, aspetto al quale attribuisco particolare importanza. Come dicevo, gli squilibri tra il potere contrattuale dei produttori e il resto della filiera agroalimentare hanno imposto una pressione notevole ai margini dei produttori nel settore agricolo. Ritengo pertanto che anche in tale ambito occorra lavorare e affrontare la questione nel quadro della riforma della PAC.

Vorrei sottolineare in proposito che la competitività del settore agroalimentare europeo non può essere garantita a discapito di alcune sue componenti e ritengo che gli operatori della filiera agroalimentare debbano essere consapevoli del fatto che esercitare troppa pressione sui produttori di beni di consumo, i coltivatori, può arrecare danno all’intera catena, al suo potere economico e alla sua rappresentatività nel settore industriale europeo.

Vorrei ringraziarvi ancora una volta per la relazione presentata dal Parlamento europeo, contributo estremamente utile al conseguimento del nostro obiettivo comune, ossia un funzionamento migliore della filiera alimentare. Presterò grande attenzione all’odierna discussione e alla votazione sulla relazione.

 
  
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  Esther Herranz García, relatore per parere della commissione per l’industria, la ricerca e l’energia. – (ES) Signora Presidente, signor Commissario, onorevoli colleghi, concordo con il Commissario Cioloş nell’affermare che la presente relazione è fondamentale e giunge al momento opportuno perché ha dimostrato gli abusi commessi dalla distribuzione di massa, che hanno gravemente danneggiato i vari collegamenti della filiera alimentare.

Sebbene la relazione Bové possa spingersi troppo oltre in alcuni passaggi cercando di essere troppo interventista, va riconosciuto che dal punto di vista dell’economia di mercato sociale da noi sostenuta all’interno del gruppo PPE fornisce risposte alle lamentele legittime dei produttori europei.

La relazione rende inoltre trasparenti le diverse componenti della filiera alimentare, il che è sempre positivo, offre opportunità decisamente maggiori di difendersi ai settori più deboli della catena e sostiene i consumatori europei permettendo loro di essere più informati in merito alla filiera alimentare.

L’industria alimentare europea avrebbe forse potuto essere tenuta in maggiore considerazione nella relazione, il che sarebbe stato un bene, ma la relazione include anche misure per arginare la volatilità dei prezzi, intervento indispensabile.

La relazione indica inoltre misure per ottenere parità tra gli anelli della catena, come richiesto dalla commissione per l’ambiente, la sanità pubblica e la sicurezza alimentare, chiedendo anche che vengano combattute le pratiche abusive e inique nella distribuzione di massa. Ora è giunto il momento di predisporre un elenco di pratiche abusive da vietare rigorosamente attraverso una normativa europea.

È altresì importante che si individuino misure per evitare pratiche difficili attraverso etichette private in contrasto con il diritto in materia di concorrenza e proprietà intellettuale.

Per tutti questi motivi, dovremmo sostenere la relazione Bové e tutti i nostri membri della commissione per il mercato interno e la protezione dei consumatori, la commissione per l’ambiente, la sanità pubblica e la sicurezza alimentare e la commissione per l’agricoltura e lo sviluppo rurale che hanno lavorato duramente per garantire che tale relazione fosse infine pubblicata aiutando i produttori europei ad andare avanti.

 
  
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  Ashley Fox, relatore per parere della commissione per il mercato interno e la protezione dei consumatori. – (EN) Signora Presidente, la commissione per il mercato interno e la protezione dei consumatori ha adottato un parere che analizza i problemi della filiera alimentare nel suo complesso.

Abbiamo raccomandato che i coltivatori siano incoraggiati a essere più efficienti e consolidare il loro potere contrattuale e si istituisca la figura del mediatore in tutti gli Stati membri per risolvere le controversie nella catena di fornitura, garantendo che la concorrenza tra tutte le componenti della catena di fornitura sia rigorosa, ma equa, in maniera da assicurare ai consumatori i prezzi più bassi possibili per i prodotti alimentari, riconoscendo nel contempo il prezioso ruolo svolto dalle etichette di marca proprie dei dettaglianti nel migliorare la concorrenza e offrire scelta e prezzi inferiori ai consumatori.

Mi delude il fatto che l’onorevole Bové e la commissione per l’agricoltura abbiano tenuto poco conto di tali suggerimenti. Forse non li gradiscono, ma i mercati funzionano e quanto più libero è il mercato, tanto meglio opera, a beneficio di tutti, soprattutto i consumatori.

Non posso esimermi dall’esortare tutti i membri a votare contro la risoluzione e appoggiare la risoluzione alternativa del gruppo ECR.

 
  
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  Elisabeth Köstinger, a nome del gruppo PPE. – (DE) Signora Presidente, signor Commissario, onorevoli colleghi, l’odierna relazione di iniziativa è stata stilata sulla base della comunicazione della Commissione in merito ai notevoli problemi che esistono nella filiera alimentare in Europa. Chi opera nel settore agricolo è particolarmente svantaggiato. Questi problemi allarmanti si rispecchiano nelle drammatiche fluttuazioni di prezzo a cui abbiamo assistito per i prodotti primari nel settore agricolo.

La crisi economica non ha risparmiato le aziende agricole. In alcuni casi, i redditi di tali aziende sono calati finanche del 28 per cento. I costi di produzione hanno raggiunto il picco storico degli ultimi quindici anni. In alcuni paesi, i coltivatori stanno già avendo grande difficoltà a ottenere credito. La Commissione ha stabilito che alcuni operatori all’estremità superiore della filiera alimentare abusano della loro posizione dominante sul mercato sfruttando la loro condizione monopolistica. Nelle pratiche che ciò comporta, tra cui eccessivi compensi per l’inclusione nel listino dei prodotti, mancanza di trasparenza nella definizione dei prezzi e scarso potere contrattuale, ci rimettono sempre gli agricoltori.

I più alti margini di utile sono chiaramente ottenuti da trasformatori, grossisti e dettaglianti. In alcuni casi, i coltivatori devono confrontarsi con prezzi inferiori al costo di produzione. Non possiamo permettere che l’onere dei problemi di liquidità gravi sulle spalle degli agricoltori perché gli operatori a livelli superiori della catena ci impiegano mesi a pagarli. Non possiamo permettere che i dettaglianti trattino le aziende agricole come banche.

Uno dei punti fondamentali della relazione è la specifica dei termini di pagamento. Signor Commissario, lei ha avviato il processo negoziale per la politica agricola comune post-2013. Vi sono incertezze nel settore in merito all’orientamento che assumerà la politica agricola europea, ossia il tipo di produzione agricola che in futuro vorremo in Europa: sarà soltanto intensiva, sarà una produzione agricola industrializzata o sarà un’agricoltura diversa, sostenibile e, soprattutto, completa?

Nei prossimi messi, giungeremo a un bivio. Invitiamo il Parlamento a dare prova di impegno nei confronti della diversità e garantire l’approvvigionamento alimentare in Europa. Interrogativi quali “Che cosa mangeremo in futuro?”, “Dove vivremo?” e “Come riscalderemo le nostre abitazioni?” sono più pertinenti che mai. Le risposte stanno nell’agricoltura, perché le funzioni dell’agricoltura vanno ben oltre la mera produzione di alimenti di qualità. Le nostre comunità si aspettano che i politici agiscano nel modo giusto per garantire in Europa una produzione sostenibile.

 
  
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  Marc Tarabella, a nome del gruppo S&D. – (FR) Signora Presidente, signor Commissario, onorevoli colleghi, in primo luogo, vorrei scusarmi a nome del collega Alves, relatore ombra per il nostro gruppo. Il suo bagaglio è andato perso, per cui non ha potuto raggiungerci per tempo. Mi ha chiesto pertanto di sostituirlo, cosa che sono ben lieto di fare.

Vorrei sottolineare l’eccellenza della relazione del nostro collega Bové, in cui chiediamo redditi più equi per gli agricoltori e un funzionamento migliore e più trasparente della filiera alimentare in Europa. Mi compiaccio inoltre per il compromesso raggiunto in sede di commissione per l’agricoltura e lo sviluppo rurale.

Infatti, a seguito tra l’altro della grave crisi del settore lattiero-caseario che ci ha colpiti nel 2009 e le cui cause ancora permangono, era indispensabile individuare i fattori tossici responsabili della lunga discesa all’inferno del settore, che per inciso non è l’unico a versare in questa situazione.

Si sono trovate alcune potenziali soluzioni per garantire che i nostri agricoltori possano infine possano fare di più che semplicemente coprire i propri costi di produzione, cosa che, aggiungerei, non sempre sono in grado di fare, e ottenere effettivamente un reddito equo dal loro lavoro.

Sebbene si riconosca quanto sia importante disporre di una catena di fornitura in cui produttori e consumatori non siano più inevitabilmente perdenti, alle due estremità della catena, e sebbene sia stato possibile giungere a qualche soluzione equilibrata, sembra che il gruppo ALDE ritorni su alcuni paragrafi fondamentali degli emendamenti di compromesso negoziati prima della pausa parlamentare.

Purtroppo, il mio tempo di parola non mi consente di specificare i paragrafi che potrebbero essere respinti durante la votazione in plenaria. Nondimeno, se dovessi citarne uno, sarebbe il paragrafo 21, da cui si evince la necessità di vietare la vendita sottocosto a livello comunitario. Se mi permettete, direi che la posizione adottata dai gruppi ALDE e PPE è scandalosa perché rimette in discussione tale paragrafo, decisivo per i nostri coltivatori. Come possiamo consentire che i nostri prodotti agricoli siano svenduti a vantaggio del settore della distribuzione e, ancor più sfacciatamente, a vantaggio di quello della trasformazione?

Come si può rimettere in discussione, respingendo il paragrafo 41 della relazione, l’importanza di creare un’agenzia normativa globale indipendente contro la speculazione sui beni di consumo alimentari?

Potrei anche citare il paragrafo 52, al quale sono particolarmente legato perché lo ho presentato nel mio gruppo unitamente al collega Tabajdi, paragrafo in cui si afferma che si dovrebbe concedere un trattamento preferenziale alle organizzazioni di produttori, alle cooperative di coltivatori e alle piccole e medie imprese allorquando si aggiudicano contratti di appalto pubblici nella filiera alimentare e, pertanto, esorta la Commissione a suggerire misure in proposito. Anche tale paragrafo è stato oggetto di compromesso oggi apparentemente rimesso in discussione sia dal gruppo PPE sia dal gruppo ALDE.

In un momento in cui milioni di persone nel mondo soffrono di malnutrizione e fame, un momento in cui la speculazione sta esacerbando i problemi finanziari delle famiglie (la speculazione sulle scorte di grano a seguito degli incendi che hanno colpito la Russia quest’estate ne rappresenta ora un esempio eloquente), le lobby dell’industria agroalimentare avrebbero avuto ragione di ciò che a tutti noi risulta evidente? Mi domando che gioco perverso stiamo giocando. Sta forse accadendo che nei gruppi PPE e ALDE le considerazioni legate alla distribuzione e alla trasformazione hanno la priorità sulla tutela dei produttori, che comunque oggi sono minacciati?

In un momento in cui la sicurezza e la sovranità alimentare sono messe a repentaglio, è irresponsabile nei confronti del pubblico e dei nostri coltivatori, criticare una proposta di risoluzione urgentemente necessaria per i nostri agricoltori che – occorre ancora ricordarlo? – rappresentano una componente fondamentale della nostra società.

 
  
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  Marian Harkin, a nome del gruppo ALDE. – (EN) Signora Presidente, in primo luogo, desidero ringraziare il relatore, onorevole Bové, per il lavoro svolto in merito alla relazione. La filiera alimentare è straordinariamente complessa, visti i tanti fattori diversi che incidono sulle sue modalità di funzionamento. Penso che vada gestita con cautela per non finire con l’applicare la legge delle conseguenze indesiderate.

Esiste un problema, un problema concreto. Ce lo hanno segnalato i nostri stessi Stati membri. Infatti, un recente studio condotto in Irlanda ha rivelato che il 74 per cento dei consumatori ritiene che i coltivatori non ottengano un prezzo equo per i loro prodotti. In Irlanda, gli agricoltori percepiscono circa il 33 per cento del prezzo al dettaglio del latte, il 50 per cento del prezzo al dettaglio del manzo e il 20 per cento del prezzo al dettaglio del formaggio. Sappiamo inoltre, però, che ciò è vero a livello comunitario perché la ricerca svolta dalla Commissione dimostra espressamente dal 1995 gli unici operatori della filiera alimentare la cui quota del prezzo al dettaglio è scesa sono i produttori primari, ossia i coltivatori.

Questo non può continuare ad accadere. Se così dovesse essere, perderemmo molti dei nostri produttori primari e che ne sarebbe della sicurezza e della sovranità alimentare dell’Unione? Dobbiamo affrontare tali temi nel quadro della PAC. La filiera alimentare non funziona in maniera corretta e i coltivatori non stanno percependo redditi equi. Non concordo con l’onorevole Fox su un punto. A mio parere, il mercato non opera in maniera regolare e occorre intervenire. La domanda fondamentale è però quali interventi attuare.

Penso che la Commissione debba approfondire la questione e, ove del caso, intraprendere azioni contro i comportamenti anticoncorrenziali. Non vi è dubbio che gli squilibri contrattuali associati a un potere negoziale impari producono un effetto negativo sulla competitività della filiera alimentare, specialmente per gli operatori più piccoli. L’asimmetria del potere negoziale esistente tra le diverse parti contraenti, a cui la Commissione ha fatto riferimento, può condurre a una situazione in cui operatori più grandi e potenti cercano di imporre accordi contrattuali a proprio vantaggio. Per dirla in termini semplici, i piccoli si ritrovano schiacciati.

Un elemento molto interessante che non è emerso nel corso della discussione, ma riveste una certa importanza, è che vi sono ampie prove del fatto che stiamo esportando le nostre pratiche commerciali inique nei paesi in via di sviluppo, dove grandi multinazionali con sede nell’Unione abusano della propria posizione dominante sul mercato. In tale contesto ritengo che ci occorra una risposta globale. Appoggio i contratti volontari anziché quelli obbligatori e l’introduzione in tutti gli Stati membri della figura di un mediatore comunitario. A livello personale sono invece in disaccordo con la vendita sottocosto.

Sono infine lieta dei commenti formulati dal Commissario e accolgo con favore le sue proposte. Il tema è complesso e richiede un approccio sfaccettato.

 
  
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  Martin Häusling, a nome del gruppo Verts/ALE. – (DE) Signora Presidente, signor Commissario, onorevoli colleghi, l’onorevole Bové ha presentato un’eccellente relazione ed eravamo tutti decisamente d’accordo in sede di commissione, dove i voti contrari sono stati solo quattro.

Siamo dunque naturalmente sorpresi dal fatto che il gruppo PPE e il gruppo ALDE abbiano presentato emendamenti per stralciare alcuni paragrafi dalla relazione. È stupefacente che un compromesso già raggiunto venga nuovamente rimesso in discussione. Mi incuriosiscono le motivazioni, ma sono anche curioso di sapere perché si dovrebbe perdere tempo a sedersi e stilare qualcosa insieme.

Consentitemi di fornirvi alcuni esempi a supporto delle mie affermazioni. Il paragrafo 8 chiede che sia istituito un osservatorio dei prezzi e dei margini di utile nel settore agricolo. Vi è accordo in merito, ma la sua attuazione ovviamente richiede un raffronto tra i prezzi, come si dichiara nella seconda parte, ed è proprio ciò che il gruppo PPE non vuole più. Questo mi porta a domandarmi, onorevole Köstinger, se non vi sia contraddizione tra le sue parole e le sue azioni.

Il paragrafo che il gruppo ALDE vuole eliminare rappresenta un esempio ancora più eloquente. È opinione condivisa che nell’Unione si debba vietare la commercializzazione sottocosto dei prodotti, aspetto in merito al quale vi era prima consenso. Penso che a tutti chiediamo che ci si schieri contro le pratiche di dumping, anche ai nostri partner commerciali dell’OMC. Perché il gruppo ALDE vuole eliminare questo specifico paragrafo? Ci risulta incomprensibile.

In un altro paragrafo, chiediamo alla Commissione di proporre disposizioni giuridiche che creino strumenti per arginare la volatilità dei prezzi allo scopo di ridurre l’alto livello di dipendenza dei produttori. Anche questo paragrafo dovrebbe essere eliminato. Vi sono dunque molti interrogativi da porsi in merito al motivo per il quale il consenso raggiunto ora viene minato e posizioni già contenute nella relazione Leinen e, dunque, sostenute anche dal gruppo ALDE ora sono rimesse in discussione.

Invito quindi tutti i politici che si occupano di agricoltura ad adottare una posizione comune perché i coltivatori ritengono che sia giunto il momento di dare alcune risposte indicando come possiamo porre fine a questa situazione insostenibile in cui gli agricoltori sono i perdenti della filiera alimentare.

Oggi stiamo subendo un’altra ondata speculativa nel settore agricolo che, tutto sommato, non va a beneficio di nessuno, né dei coltivatori né dei consumatori. È tempo di fare finalmente qualcosa. Anche i consumatori ce lo domandano e io chiedo soltanto che ciò che diciamo agli agricoltori al di fuori di quest’Aula collimi con ciò che facciamo in Parlamento. Spero pertanto che alla fine la relazione sia adottata esattamente nella forma in cui è stata presentata.

 
  
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  James Nicholson, a nome del gruppo ECR. – (EN) Signora Presidente, la relazione Bové è di grande attualità e apprezzo il fatto che ci viene offerta l’opportunità di esplorare tali argomenti concernenti la funzione della filiera alimentare europea in sede di commissione per l’agricoltura e lo sviluppo rurale.

Esistono indubbiamente alcuni problemi nella filiera a livello europeo. La recente impennata dei prezzi dei beni di consumo e la volatilità del mercato hanno, a mio parere, compromesso la stabilità della catena. Va riconosciuto che gli agricoltori stanno vivendo un costante calo dei prezzi alla produzione a fronte di costi di gestione in costante aumento, mentre dettaglianti e consumatori continuano a beneficiare rispettivamente di notevoli utili e prezzi ridotti. In proposito concordo con l’onorevole Bové nell’affermare che esistono problemi da affrontare per stabilire un equilibrio tra equità e redditività.

Non concordo interamente però con i suggerimenti contenuti nella relazione Bové per correggere tale squilibro e, al riguardo, ho presentato una risoluzione alternativa a nome del mio gruppo.

Sicuramente non credo che la risposta possa consistere nell’introduzione di ulteriori normative comunitarie per imporre codici di condotta obbligatori ai coltivatori. Le leggi dell’Unione esistenti in materia di concorrenza sono adeguate e dovrebbero essere applicate in maniera appropriata. La filiera alimentare deve poter operare nel quadro del libero mercato e, per quanto possibile, libera da un’inutile e gravosa regolamentazione e burocrazia. Una maggiore trasparenza dei prezzi nella filiera alimentare è indispensabile, come indispensabile è porre fine alle pratiche sleale dei dettaglianti, per esempio le spese di stoccaggio e gli inaccettabili ritardi nei pagamenti ai produttori.

D’altro canto, gli agricoltori devono essere incoraggiati a organizzarsi in maniera più efficace in maniera da poter rafforzare il loro potere contrattuale nei confronti dei grandi trasformatori e dettaglianti. A mio giudizio, per procedere, occorre affrontare le pratiche anticoncorrenziali e promuovere codici di buone prassi volontari.

In estate i prezzi del grano sono saliti alle stelle, il che creerà soltanto ulteriori problemi nella filiera alimentare. Questa volatilità del mercato lo sta realmente distruggendo.

 
  
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  Jacky Hénin, a nome del gruppo GUE/NGL. – (FR) Signora Presidente, onorevoli colleghi, la maggioranza degli agricoltori dell’Unione sopravvive con redditi da miseria e, quel che è peggio, subisce uno stress continuo causato dalla speculazione irrazionale dei mercati finanziari. I coltivatori sono per la maggior parte convinti di non avere più un futuro. Il loro è uno dei gruppi sociali con le maggiori percentuali di suicidio.

Se l’Europa continua a impoverire i suoi coltivatori e i suoi lavoratori agricoli, questi scompariranno con conseguenze terribili in termini di gestione dei terreni, qualità della vita e insufficienza alimentare. Ciò alimenterà una crisi ambientale con effetti ancor più drammatici e rapidi di quelli generati dallo scioglimento dei ghiacci in Groenlandia.

Il testo è ricco di fini risoluzioni e contiene proposte interessanti, sebbene scientemente si esima dal descrivere le cause soggiacenti che hanno portato all’attuale disastro e, pertanto, le soluzioni radicali da attuare. Il problema non è soltanto garantire che i coltivatori e i lavoratori agricoli, quelli più ignorati dalla risoluzione, guadagnino un reddito equo; si tratta piuttosto di raggiungere un livello di reddito e prezzi remunerativi che consentano a tutti coloro che operano nel settore agricolo di vivere infine del proprio lavoro.

Dobbiamo additare e, ove del caso, penalizzare il settore della distribuzione su vasta scala e le risorse finanziarie che dietro di esso si celano per la pressione sconsiderata che esercitano al fine di abbassare i prezzi, ma anche per il tempo necessario affinché quanto dovuto venga corrisposto, i fondi che speculano sui beni di consumo alimentari esponendo le nostre popolazioni a gravi rischi, nonché il ruolo delle banche nelle difficoltà incontrate dai coltivatori.

La relazione segue la giusta vista, ma è ancora necessario compiere ulteriori progressi.

 
  
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  Anna Rosbach, a nome del gruppo EFD. – (DA) Signora Presidente, la proposta dell’onorevole Bové afferma che uno degli obiettivi fondamentali della politica agricola comune era ed è garantire redditi equi agli agricoltori. Personalmente sono in totale disaccordo. La politica agricola assorbe il 40 per cento del bilancio comunitario. Nel mio paese, sono quasi tutti concordi in merito al fatto che l’assistenza agricola dovrebbe essere abolita poiché riteniamo che l’agricoltura sia un settore libero e competitivo. La relazione va esattamente nella direzione opposta proponendo più organismi comunitari pagati dai contribuenti per unificare e controllare un intero comparto, dal produttore al consumatore. È semplicemente insostenibile. È noto che il settore dei trasporti, intermediari e dettaglianti ottengono denaro anche dai prodotti, ma in ultima analisi il prezzo è controllato dai consumatori, in altre parole tutti noi che normalmente facciamo acquisti. La proposta chiede anche che venga avviata una campagna di informazione sugli sforzi profusi dall’agricoltura rispetto all’ambiente. Non è né dovrebbe essere compito dell’Unione condurre questo genere di campagne. Se i coltivatori sentono la necessità di farlo, dovrebbero ricorrere alle proprie organizzazioni. Dopo tutto, esistono per questo.

È evidente anche la necessità di operare riforme della politica agricola. Tuttavia, ciò che l’onorevole Bové propone nella relazione è già stato sperimentato una volta ed è risultato impraticabile e inutile. È stata descritta come un’economia pianificata centralmente. L’agricoltura nei paesi dell’Unione è estremamente diversificata e, pertanto, ritengo che l’argomento sia di competenza nazionale e dovrebbe essere gestito da chi è vicino ai singoli agricoltori e ai loro problemi.

 
  
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  Diane Dodds (NI).(EN) Signora Presidente, apprezzo il lavoro svolto dall’onorevole Bové nella formulazione della relazione, come apprezzo questa discussione che sottolinea la necessità di trasparenza nell’intera filiera alimentare.

La trasparenza è un elemento vitale, ma il modo in cui ci poniamo di fronte alle grandi organizzazioni di vendita al dettaglio, il cui solo scopo è rispondere alle esigenze dei propri azionisti, è parimenti importante. Il loro desiderio di espandere la quota di mercato e incrementare gli utili ha avuto un impatto negativo sui coltivatori e, in alcuni casi, i trasformatori.

Attualmente il mercato non ricompensa i coltivatori per il tempo e il denaro investiti nell’agricoltura per produrre cibo sostenibile, sicuro, di alta qualità.

In Irlanda del nord, l’industria della carne bovina è oggetto di molte pressioni e tante aziende agricole stentano anche dal punto di vista finanziario. Naturalmente qualunque intervento deve essere visto in termini di PAC, altrimenti il comparto combatterebbe per la sopravvivenza. Noi in Parlamento dobbiamo renderci conto dell’importanza di questa politica e del vantaggio che offre ai nostri settori agricoli.

Il settore lattiero-caseario o quello della carne bovina per diversi anni non sono stati sostenuti dal mercato. Vi sono state molte discussioni in Aula in merito al settore lattiero-caseario in particolare.

Se vogliamo che i nostri agricoltori competano su un mercato libero, dobbiamo affrontare i problemi della catena di fornitura, le importazioni dai paesi terzi e il prezzo che i consumatori pagano per gli alimenti, tenuto conto del calo dei prezzi alla produzione.

Il ruolo degli speculatori e la necessità di ridurre la volatilità sul mercato devono essere esaminati immediatamente. I divieti di importazione e l’allarmismo creato dagli speculatori hanno determinato un’impennata notevole dei prezzi dei cereali nel mondo, che genererà un effetto a cascata sulla filiera alimentare.

L’Europa ha il dovere di garantire il suo approvvigionamento alimentare. Il modo per farlo non consiste nell’estromettere gli agricoltori dall’attività né nell’aumentare la regolamentazione, bensì nell’assicurare prezzi equi sia a livello di produzione sia a livello di consumo.

 
  
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  Albert Deß (PPE).(DE) Signora Presidente, signor Commissario, onorevoli colleghi, vorrei ringraziare tutti coloro che hanno lavorato su questa relazione. Nel complesso, il loro impegno ha consentito di elaborare una relazione valida.

Durante la discussione mi è diventato chiaro che la situazione in Europa è estremamente diversificata. Vi sono Stati membri in cui poche grandi società dominano il mercato e, per fortuna, vi sono anche Stati membri in cui vi sono ancora molti piccoli dettaglianti. La stessa variabilità esiste per quanto concerne i prezzi dei prodotti alimentari. Vi sono Stati membri in cui il prezzo degli alimenti è notevolmente aumentato negli ultimi tempi e ve ne sono altri, come la Germania, in cui vi è una concorrenza impietosa e i prezzi degli alimenti scendono continuamente a discapito dei coltivatori.

La nostra principale preoccupazione è esortare la Commissione e gli Stati membri a riesaminare la situazione e adottare misure appropriate per consentire agli agricoltori di aggiungere valore nella filiera alimentare. La relazione contiene però anche alcune richieste molto specifiche. Ho il tempo soltanto di menzionarne alcune, come l’appello del paragrafo 30 affinché si stabilisca un termine di pagamento specifico. Non è accettabile che i coltivatori, le piccole aziende agricole e le cooperative assicurino finanziamenti a breve termine alle grandi società. Questo è compito delle banche, non delle cooperative agricole.

I compensi per l’inclusione nel listino, come vengono detti, devono anch’essi essere analizzati, signor Commissario. Abbiamo bisogno di una regolamentazione uniforme in merito in Europa se vogliamo garantire la concorrenza. Se vogliamo assicurare l’approvvigionamento alimentare di 500 milioni di cittadini nell’Unione, dobbiamo avere una concorrenza leale per i nostri coltivatori comunitari, come afferma la relazione.

Vorrei citare ancora un aspetto, ossia che alcuni membri del mio gruppo hanno chiesto la votazione separata per alcuni paragrafi. Come democratici dobbiamo accettarlo, ma presumo che la stragrande maggioranza del mio gruppo voterà a favore della maggior parte dei paragrafi in maniera da poter creare condizioni di equità per i nostri coltivatori.

 
  
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  Stéphane Le Foll (S&D).(FR) Signora Presidente, anch’io vorrei esprimere apprezzamento per il lavoro svolto dal relatore, onorevole Bové, l’intervento del Commissario e l’intervento dell’onorevole Dess, che ha parlato prima di me sugli obiettivi della relazione.

Ritengo importante ricordare che, nell’odierna discussione, dobbiamo risolvere un problema legato alla volatilità dei prezzi agricoli e, soprattutto al fatto che quando i prezzi aumentano, l’incremento si trasferisce molto rapidamente sul settore della distribuzione, ma quando scendono a livello di produzione, non vi è alcun effetto a cascata per i consumatori.

Sussiste dunque un problema evidente legato al modo in cui è organizzata la filiera, al modo in cui il cosiddetto valore aggiunto è distribuito al suo interno. Credo che la relazione Bové offra spunti in vari ambiti che dobbiamo sviluppare, e mi rivolgo espressamente alla Commissione, per cercare di affrancarci da questa spirale fondamentalmente negativa.

Il primo ovviamente riguarda la riorganizzazione della catena e l’equilibrio di potere al suo interno. Quali proposte stiamo formulando per garantire che i produttori che lavorano insieme e sono organizzati abbiano un peso maggiore nella filiera per poter negoziare? Questa è la domanda da lei posta, signor Commissario, rispetto alle interprofessioni, ma è anche una domanda che si correla alla base contrattuale che dovrà essere stabilita. Chiedo che tale base contrattuale sia iscritta in un quadro europeo, elemento sottolineato nella relazione. Non possiamo lasciare che ciascun paese risolva il problema. Serve un quadro europeo, certo flessibile, ma presente. Per me questa proposta e questo approccio sono indissolubilmente legati.

In secondo luogo, ovviamente, vi è il problema della trasparenza dei prezzi. In questo caso, sono favorevole alla creazione di un osservatorio che dobbiamo assolutamente istituire affinché i consumatori possano essere tenuti informati sull’andamento dei prezzi.

Questi sono gli aspetti che volevo sottolineare. Appoggio le proposte formulate e spero, come ha detto l’onorevole Dess, che le proposte del relatore siano sostenute dalla maggioranza.

 
  
  

PRESIDENZA DELL’ON. WIELAND
Vicepresidente

 
  
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  Marit Paulsen (ALDE).(SV) Signor Presidente, la mia prima risposta all’onorevole Bové è che sono capace di dire “no” se un lobbysta tenta di influenzarmi, ma non ne ho ancora visti.

Se vogliamo che le nostre comunità rurali sopravvivano, se vogliamo garantire un approvvigionamento alimentare adeguato in Europa, se vogliamo gestire il nostro patrimonio culturale, garantire la salvaguardia degli animali e rispondere alla nostra domanda di cibo e coltivatori, gli agricoltori devono essere meglio pagati per i loro prodotti.

Non vi è dubbio quanto al fatto che il principale problema della situazione attuale e della nostra futura politica agricola consiste nel fatto che i coltivatori sono pagati poco per i loro prodotti. Penso che sia nostra responsabilità sociale pagare, attraverso le imposte, ciò che in generale i coltivatori producono per il bene collettivo, tra l’altro nel nome del nostro patrimonio culturale. Ci occorre una maggiore apertura e trasparenza, elemento sul quale tutti concordiamo, e dobbiamo migliorare la situazione competitiva delle grandi industrie. In primo luogo, l’industria delle materie prime, a monte degli agricoltori, che è l’attività principale al mondo, con la maggior parte delle imprese completamente globalizzate, e le principali filiere alimentari. Dobbiamo guardare alla concorrenza e creare trasparenza.

 
  
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  Janusz Wojciechowski (ECR). (PL) Signor Presidente, mi complimento con l’onorevole Bové e l’eccellente lavoro svolto. La relazione sviluppa brillantemente le idee che il Parlamento europeo ha espresso già nel 2008 in una dichiarazione scritta adottata all’epoca. Sono stato orgoglioso di essere uno dei suoi autori. Per la prima volta, abbiamo assunto una posizione ferma nei confronti dell’abuso da parte delle grandi reti commerciali della loro posizione monopolistica nei confronti di coltivatori e fornitori. L’odierno documento sviluppa tali idee.

Onorevoli colleghi, oggi, in Polonia, celebriamo la fine del raccolto, celebrazione che si chiama dożynki, e condividiamo il pane fatto con il nuovo raccolto. Ebbene questo pane condiviso genera sempre meno reddito per l’agricoltore, inferiore al 10 per cento, mentre non molto tempo fa era ancora pari al 25 per cento. Questa è la situazione in Polonia e nell’intera Europa.

Gli agricoltori sono l’anello più debole del mercato. I colleghi che hanno parlato della necessità di un maggiore coinvolgimento del mercato sembrano dimenticare che il mercato non risolverà i problemi della sicurezza, che si tratti di sicurezza energetica o, come nella fattispecie, sicurezza alimentare. Per il resto, è un bene che il mercato sia libero, ma non che sia selvaggio. Eppure questo mercato che coinvolge la produzione agricola è spesso molto selvaggio: forti reti commerciali e grandi società dettano condizioni ai coltivatori più deboli, anche quelli organizzati che comunque restano deboli. La situazione deve cambiare. Credo fermamente che l’odierna relazione questa volta non rimarrà soltanto un pezzo di carta. A livello europeo agiremo. Abbiamo un mercato comune nell’Unione europea e il diritto comunitario dovrebbe regolamentarne il funzionamento.

 
  
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  João Ferreira (GUE/NGL).(PT) Signor Presidente, anziché semplicemente additare i problemi, che in questo caso sono fin troppo evidenti, è necessario ricercarne le cause e identificarne soluzioni efficaci, eque e durature.

Benché, come riconosce il relatore, la comunicazione della Commissione non risponda compiutamente a quanto occorre in tale ambito, la verità è che la stessa relazione non è all’altezza. Servono misure concrete per porre fine alla manipolazione dei prezzi degli alimenti e alla cartellizzazione da parte dei settori intermedi della catena di fornitura, come i grandi distributori favoriti dalla liberalizzazione dei mercati agricoli.

Si deve nuovamente sposare l’idea di garantire prezzi equi minimi al fine di assicurare un reddito adeguato agli agricoltori che consenta loro di sostentarsi in un settore strategicamente importante, contrastando l’abbandono della produzione e l’aumento della dipendenza alimentare in una serie di paesi e regioni, come il Portogallo. La fissazione di margini di commercializzazione massimi rispetto ai prezzi corrisposti ai produttori va presa in esame, non da ultimo per i supermercati, per garantire l’equa distribuzione del valore aggiunto nell’intera filiera alimentare.

Servono misure e politiche, specialmente di bilancio, che rinvigoriscano e sostengano il funzionamento e l’ammodernamento dei mercati locali e regionali. La sicurezza dell’approvvigionamento alimentare, la preservazione degli ecosistemi e il rafforzamento del tessuto economico e sociale del settore primario rendono anch’essi necessaria l’organizzazione del commercio internazionale in modo tale che i produttori e i loro prodotti siano complementari anziché concorrenziali. È necessario rimettere in discussione e spezzare un sistema che tratta il cibo come se fosse un qualunque altro prodotto e consente che sia oggetto di speculazioni; ciò porta a situazioni esplosive dal punto di vista della dipendenza alimentare e della volatilità dei prezzi, come è già avvenuto.

 
  
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  Andreas Mölzer (NI).(DE) Signor Presidente, come tutti sappiamo, i prezzi dei prodotti alimentari sono continuamente aumentati negli ultimi tempi e pare che il prezzo del grano stia per subire un’impennata a causa dei capricci delle condizioni meteorologiche e della speculazione agricola. Eppure i prezzi nei negozi non hanno alcun rapporto con quanto percepiscono i coltivatori per il loro duro lavoro. Inoltre, i produttori comunitari possono scarsamente competere a livello di prezzi sul mercato mondiale perché i nostri standard sociali e ambientali, come quelli in materia di qualità e salvaguardia degli animali sono elevatissimi, proprio quegli standard che non siano in grado o non vogliamo controllare quando importiamo cibo.

Se vogliamo porre fine al conseguente rapido calo della popolazione agricola, soprattutto piccoli coltivatori, e non perdere le ultime vestigia dell’autosufficienza, ovviamente dobbiamo sostenere i nostri agricoltori. Se non vogliamo che le nostre aree rurali proseguano sulla via del declino e il numero dei coltivatori continui a calare, è giunto il momento di sospendere il versamento delle sovvenzioni agricole alle grandi aziende agricole, erogando invece i fondi a quanti ne hanno realmente bisogno per sopravvivere, ossia i piccoli agricoltori. Se ciò non dovesse essere possibile in un’Unione europea centralizzata, per quanto mi riguarda l’unico approccio possibile consiste nella rinazionalizzazione delle sovvenzioni agricole.

 
  
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  Michel Dantin (PPE).(FR) Signor Presidente, signor Commissario, onorevoli, la relazione affidata al collega Bové affronta quello che oggi è un problema fondamentale per la nostra società, dai consumatori ai produttori.

Le cifre della Commissione parlano chiaro, signor Commissario: 20 anni fa i produttori di latte percepivano il 31 per cento del volume d’affari della filiera, che allora corrispondeva a poco più di 450 milioni di euro. Oggi percepiscono soltanto il 24 per cento del volume d’affari, poco meno di 550 milioni di euro. Esistono altri esempi che riguardano frutta, carne e così via

Oggi, pertanto, chiarire la definizione dei prezzi è un prerequisito per riformare la politica agricola comune (PAC) perché, se non dovessimo farlo, in futuro la PAC sarà come un pozzo senza fondo per il pubblico e gli stessi coltivatori. Oggi gli utili della PAC sono assorbiti, ma da chi o da cosa? Onorevoli colleghi, è nostro dovere capire che cosa sta succedendo.

Contrariamente a quello che sento dire in alcuni ambienti, i produttori adesso non sono meno organizzati di quanto lo fossero 20 o 30 anni fa. Sono però aumentate le parti in causa e il numero di produttori è diminuito addirittura più rapidamente di quello dei coltivatori. Inoltre, la catena è diventata più lunga. La situazione ci impone di adeguare il diritto in materia di concorrenza e integrare gli strumenti di gestione della crisi di mercato, che non paiono più adatti alla nuova architettura delle catene che legano i produttori ai consumatori. Da ultimo, vi è la questione specifica dei prodotti di qualità, in particolare per quanto concerne le imitazioni importate.

Abbiamo bisogno di chiarezza. Signor Commissario, i suoi servizi stanno esaminando il funzionamento dell’osservatorio dei prezzi e dei margini francese. Vi sono opportunità di miglioramento, ma l’osservatorio già detiene un patrimonio di informazioni sulla fissazione dei prezzi a livello di consumatori e le nicchie in cui i margini sono nascosti. Vorrei inoltre elogiare il lavoro svolto dalla nostra relatrice ombra, onorevole Köstinger.

Oggi sono stati sferrati attacchi da più parti. Uno dei meriti del nostro Parlamento è che rispettiamo i diversi punti di vista. Ciò vale anche per quanto concerne il gruppo PPE. Chiunque resta libero di votare come desidera. Da parte mia, non scenderò a compromessi per il mio voto in commissione per l’agricoltura e lo sviluppo rurale.

 
  
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  Iratxe García Pérez (S&D). (ES) Signor Presidente, signor Commissario, i problemi della filiera alimentare sono stati al centro dell’attenzione pubblica negli ultimi anni.

Come abbiamo fatto nella relazione Batzeli, chiediamo alla Commissione di distribuire il valore aggiunto con equità e sostenibilità in tutta la catena, obiettivo che può essere conseguito attraverso un equilibrio di potere proporzionato tra le parti interessate, inesistente o semplicemente fallace, a discapito dei redditi dei produttori primari. La situazione varia da un settore all’altro: in alcuni casi si tratta della trasformazione, in altri della distribuzione di massa, ma in tutti i casi sono i produttori a soffrire di più a causa della mancanza di potere negoziale.

La relazione Bové identifica gli aspetti sui quali dobbiamo continuare a lavorare, perché questo è un problema che esige un’azione comune su diversi fronti, compreso il diritto di concorrenza. Le cooperative e i gruppi di produttori agricoli hanno bisogno di espandersi e consolidarsi e occorre una maggiore integrazione tra i diversi anelli della catena alimentare, sia a livello europeo sia a livello nazionale, attraverso le organizzazioni interprofessionali.

Vorrei manifestare il mio sostegno alla relazione e al compromesso raggiunto all’atto della votazione in commissione per l’agricoltura e lo sviluppo rurale, che deve essere rispettato in questa plenaria.

 
  
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  Britta Reimers (ALDE).(DE) Signor Presidente, signor Commissario, onorevoli colleghi, la distribuzione degli utili all’interno della filiera alimentare è diventata squilibrata e va generalmente a discapito dei coltivatori. Questa è la conclusione corretta che si trae nella relazione.

Purtroppo, il relatore si è concentrato sui vecchi strumenti della politica agricola ritenendo che i redditi degli agricoltori possano essere migliorati regolamentando la fornitura nell’ottica dell’economia pianificata. L’esperienza ci insegna che le economie pianificate vanno di pari passo con una maggiore burocrazia, ma i nostri coltivatori vogliono produrre, non vogliono altra carta. Misure non basate sui principi fondamentali di un’economia di mercato sociale in passato hanno fallito. Negli ultimi decenni, un’economia pianificata non ha funzionato nel settore agricolo.

Viceversa, un’economia di mercato sociale offre ai coltivatori l’opportunità di gestire un’attività con successo. Se vogliamo migliorare la situazione degli agricoltori, dobbiamo garantire che a lungo termine il settore agricolo europeo sia competitivo. A tal fine, è fondamentale migliorare la posizione negoziale dei coltivatori nei confronti degli altri attori della filiera alimentare, obiettivo che può essere conseguito con un mercato equo e trasparente che sia anche in grado di restare sul mercato globale. Al momento dubito di poter votare a favore della relazione.

 
  
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  Richard Ashworth (ECR).(EN) Signor Presidente, abbiamo una disfunzione nella catena dei prezzi di mercato. Lo squilibrio di potere tra gli operatori della catena ha fatto sì troppo spesso che il versante dell’offerta non ottenesse un giusto ritorno per i propri prodotti, per cui, pur concordando con gli ampi obiettivi descritti nella relazione e sostenendoli, non posso dichiararmi favorevole alle proposte e alle soluzioni suggerite dal relatore.

Più regolamentazione, poteri normativi e intervento sul mercato non rappresentano la soluzione né rispecchiano gli interessi di tutte le parti in causa e, in particolare, i 500 milioni di consumatori.

Apprezzo una maggiore trasparenza nel comparto, reputandola necessaria, e penso in tal senso che codici di buone prassi e la nomina di mediatori possano risultare utili, ma esorto il Commissario presente ad accostarsi al problema in maniera morbida.

Sostenere in ogni modo le iniziative volontarie, incoraggiare in tutte le maniere il lato dell’offerta a organizzarsi in cooperative per assicurarsi una migliore presenza sul mercato e in ogni modo aiutarlo a promuovere e commercializzare i propri prodotti, soprattutto incoraggiando tutti gli operatori sul mercato a sottoscrivere accordi contrattuali maturi: personalmente sostengo tutto questo e direi che si tratta di proposte realistiche che la Commissione può avanzare.

Alla fine, però, il mio messaggio è che si interferisce con il funzionamento del mercato libero a proprio rischio.

 
  
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  Elie Hoarau (GUE/NGL).(FR) Signor Presidente, la relazione dell’onorevole Bové descrive a grandi linee gli ostacoli con i quali gli agricoltori devono confrontarsi nel loro ruolo primario, ossia nutrire il mondo, guadagnando nel contempo un reddito equo e dignitoso per se stessi, le loro mogli e i loro figli, non soltanto durante la vita lavorativa, ma anche dopo il pensionamento.

La crisi alimentare globale dimostra che i settori agricolo e agroindustriale stanno funzionando in maniera inadeguata. I fatti sono eloquenti: a causa della speculazione, i produttori percepiscono sempre meno denaro e i consumatori ne pagano di più per i loro prodotti.

Inoltre, i nostri coltivatori sono soggetti a rigidi standard, mentre gli accordi di libero scambio consentono l’ingresso in Europa di prodotti agricoli che decisamente non rispettano standard analoghi.

Pertanto, se le attuali regole del mercato imposte dall’OMC non consentono agli agricoltori di percepire un reddito dignitoso né alle popolazioni del mondo di mangiare in maniera sana, queste regole devono essere riformate perché non rispettano più…

(Il Presidente interrompe l’oratore)

 
  
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  Maria do Céu Patrão Neves (PPE).(PT) Signor Presidente, l’odierna relazione pone l’accento su un problema che riveste un’importanza notevole in campo agricolo e richiede un intervento coordinato a livello europeo visto che dal 1996 a oggi il prezzo medio dei prodotti alimentari è aumentato del 3,3 per cento all’anno, mentre il costo dei prodotti agricoli è aumentato del 3,6 per cento e i prezzi corrisposti ai coltivatori sono aumentati soltanto del 2,1 per cento. Siamo dunque di fronte a una situazione di gravi squilibri a livello di potere contrattuale nella catena di distribuzione alimentare, che vanno rettificati urgentemente.

Secondo gli obiettivi stabiliti dalla politica agricola comune, gli agricoltori e il settore agroalimentare osservano standard qualitativi molto rigorosi e mantengono prezzi accessibili per i consumatori quando producono cibo. Nondimeno, un ridottissimo numero di potenti dettaglianti impone i propri prezzi a 13,4 milioni di agricoltori e 310 000 aziende agroindustriali nell’Unione europea, pressoché senza negoziare.

In tale contesto, sono favorevole all’idea di chiedere alla Commissione europea di presentare proposte legislative per risolvere il problema, tra cui modifiche delle norme europee in materia di concorrenza, andando oltre le semplici raccomandazioni e strategie elaborate dal gruppo di alto livello sulla filiera alimentare, organizzare una vasta campagna di informazione per i coltivatori in Europa in merito ai loro diritti, vietare le pratiche abusive subite soprattutto dal settore dei prodotti altamente deperibili come frutta e verdura, nonché promuovere il sostegno alle organizzazioni di agricoltori in maniera che si crei una maggiore massa critica e siano meglio in grado di negoziare.

Sarebbe utile equiparare le organizzazioni di agricoltori e alle cooperative alle piccole e medie imprese in maniera che possano usufruire di esenzioni speciali.

Riconosciamo che l’equilibrio tra il pieno rispetto delle norme della libera concorrenza in un’economia di mercato da noi richiesto e l’intervento che la Commissione europea vorrebbe si attuasse urgentemente non è sempre stato semplice, ma riteniamo che in linea generale sia stato raggiunto, ragion per cui apprezziamo la relazione e la approviamo.

 
  
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  Csaba Sándor Tabajdi (S&D).(HU) Signor Presidente, ci troviamo di fronte a un problema europeo rimasto irrisolto per diversi decenni. Mio padre era un rivenditore di frutta e verdura e ricordo che 40 anni fa, quando ero piccolo, vedeva le divergenze tra i prezzi corrisposti ai coltivatori e quelli imputati ai consumatori di Budapest. Pertanto, il problema esisteva già all’epoca, anche nell’ambito della pianificazione economica centralizzata. Concordo con quasi tutte le raccomandazioni formulate dal relatore, compresa l’estensione del sistema di monitoraggio dei prezzi agli Stati membri e all’Unione europea e l’introduzione della figura del mediatore. Ritengo che la pratica francese dei contratti obbligatori rappresenti un valido esempio. Spero che per quel che riguarda il futuro della politica agricola comune, il Commissario Cioloş sostenga sia questo sia la disposizione che prevede un maggiore sostegno alle organizzazioni di produttori. I coltivatori hanno i propri compiti e obblighi e bisogna accettare il fatto che non hanno alcuna possibilità di sopravvivenza senza costituire organizzazioni. Ciò è particolarmente importante nei nuovi Stati membri, perché le organizzazioni non sono un’invenzione satanica…

(Il Presidente interrompe l’oratore)

 
  
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  Esther de Lange (PPE).(NL) Signor Presidente, quello che abbiamo sentito dire oggi in questa sede in merito al funzionamento della filiera alimentare fa venir voglia di piangere. Permettetemi pertanto di citare soltanto un esempio, quello delle cipolle, che penso riassumano perfettamente gli elementi fondamentali di questa discussione. Sull’attuale mercato, un agricoltore percepisce 10 centesimi di euro per un chilo netto, mentre lo stesso chilo netto viene venduto a 1 euro nei negozi. Tra l’azienda agricola e la vendita in supermercato, i margini e il potere sono distribuiti in maniera disomogenea. Per questo il Parlamento ha chiesto che si indagasse sulla distribuzione dei margini già nel 2008. È deplorevole, per inciso, che la Commissione si sia rifiutata di condurre tale studio. Tuttavia, ora si ventila l’idea di istituire al suo posto un osservatorio dei prezzi e il Parlamento dovrebbe verificare che sia realmente costituito e perfettamente funzionante.

La relazione del collega Bové è un testo valido perché realmente centra il nocciolo della questione. È possibile che il relatore sia stato eccessivamente entusiasta su alcuni punti; nondimeno, gli elementi fondamentali della relazione meritano domani il nostro ampio sostegno. Mi rivolgo in particolare alle parti che domani minacciano di votare a sfavore. Sanno per esempio, e penso specificamente ai liberali e ai conservatori, quanto costa a un agricoltore produrre un chilo di queste mele? Costa dai 30 ai 35 centesimi di euro, mentre lo stesso agricoltore percepisce dai 20 ai 25 sempre per un chilo. Ciò significa che di fatto deve vendere le mele in perdita, mentre il consumatore paga 1,25 euro. Lo ribadisco, mi rivolgo a quanti domani intendono votare contro la relazione, a quella sezione del gruppo ALDE, per esempio, che si fa sempre avanti quando si tratta di imporre ulteriori requisiti ambientali e in materia di biodiversità e chiede meno pesticidi. Sebbene tali requisiti possano essere legittimi, non ci si può aspettare che il produttore effettui gli investimenti senza che gli venga garantito un reddito stabile e ragionevole. Coloro che vogliono votare contro la relazione domani distruggeranno qualunque credibilità che diversamente avrebbero potuto avere la prossima volta che cercheranno di promuovere detti requisiti. Spero che lo ricordino domani quando premeranno il pulsante “no”.

 
  
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  Luís Paulo Alves (S&D).(PT) Signor Presidente, la relazione di iniziativa che oggi discutiamo di cui è responsabile l’onorevole Bové, con il quale mi complimento per il modo in cui ha intrapreso il lavoro e il valido risultato finale conseguito, e per cui ho avuto il privilegio di essere relatore ombra e negoziare i 17 impegni ottenuti, è assolutamente fondamentale in un momento in cui le politiche agricole sono sempre più orientate al mercato, i coltivatori europei devono confrontarsi con livelli di reddito bassissimi e milioni di consumatori si ritrovano con la necessità pressante di mantenere il cibo a prezzi accessibili a causa della crisi che ci ha colpiti tutti.

I redditi degli agricoltori dipenderanno sempre più dai valori generati sui mercati e il prezzo degli alimenti dal buon funzionamento di tali mercati; ciò significa che assicurare un migliore funzionamento della filiera alimentare è assolutamente necessario per una riputazione più equa del valore generato dai produttori agricoli ai consumatori finali, garantendo redditi equi ai primi e prezzi appropriati ai secondi.

Affinché ciò accada, i rapporti stabiliti nell’intera filiera alimentare devono essere riequilibrati e resi trasparenti, assicurando l’esistenza di un quadro di migliori prassi eque e concorrenziali.

Chiediamo dunque alla Commissione di portare avanti le proposte, che godono dell’ampio sostegno della commissione per l’agricoltura e lo sviluppo rurale.

 
  
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  Astrid Lulling (PPE).(DE) Signor Presidente, l’onorevole Langen mi ha concesso un altro minuto perché non sarà personalmente presente. Vorrei in primo luogo scusarmi con il relatore e i colleghi per essere appena arrivato alla discussione; tuttavia, come sapete, l’Ufficio del Parlamento si riunisce alla stessa ora e sta attualmente discutendo cosa fare in merito all’abbozzo di proposta della Conferenza dei presidenti sulla partecipazione dei parlamentari domani all’allocuzione del Presidente della Commissione Barroso sullo stato dell’Unione. Spero che la proposta venga accantonata.

In merito alla relazione Bové, vorrei dire che è stato un bene che nella comunicazione su cui la relazione si è basata la Commissione europea ci abbia chiesto di migliorare il modo in cui funziona la filiera alimentare europea. Lo scopo deve naturalmente essere quello di garantire al settore agricolo una quota più equa del valore aggiunto della filiera. Purtroppo, attualmente in alcune aree non è così.

Sostengo anche la preparazione di un elenco delle cause che aggravano tale situazione, come l’abuso di potere, i ritardi nei pagamenti, l’accesso limitato ai mercati e molti altri fattori. Se la diagnosi è giusta, deve esserlo anche la terapia. Ahimè, la votazione in sede di commissione per l’agricoltura e lo sviluppo rurale non è riuscita a eliminare dalla relazione Bové tutte le incongruenze al riguardo.

Viviamo pur sempre nell’Unione europea, non in un’Unione sovietica, né vogliamo crearla in tale ambito. Come tutti sappiamo, il sistema sovietico non è stato in grado di nutrire adeguatamente la sua popolazione e non ha consentito agli agricoltori di svolgere liberamente la propria attività. Respingo pertanto tutte le terapie prescritte dall’onorevole Bové che sono incompatibili con il nostro sistema di un’economia di mercato sociale, che può non essere perfetta, ma è sicuramente superiore. Per fortuna, in Europa non dobbiamo avere a che fare con lo spettro delle cospirazioni imperialiste.

(Il Presidente interrompe l’oratore)

 
  
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  Presidente. – Onorevole Lulling, la generosità dell’onorevole Langen è fuori discussione, ma in questo caso lei sta esagerando. L’onorevole Langen non poteva concederle un minuto perché non disponeva di un minuto da concederle.

 
  
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  Spyros Danellis (S&D) . – (EL) Signor Presidente, signor Commissario, se vogliamo che i coltivatori abbiano redditi equi, nelle attuali circostanze tre condizioni devono essere soddisfatte: in primo luogo, è necessario creare stabilità per permettere ai produttori di formulare piani e investimenti a lungo termine; in secondo luogo, occorre che si rispecchino il valore e il costo di produzione, stabilito dal libero mercato delle materie prime e dei prodotti agricoli, evitando fattori distorcenti esogeni che creano instabilità e rapporti distorti tra i prezzi; in terzo luogo, è indispensabile che sia rispecchiato il reale contributo del valore dei prodotti agricoli al prezzo pagato dai consumatori.

Per soddisfare tali condizioni, ci occorre una percezione diversa dell’agricoltura e della politica comune; abbiamo bisogno di pianificare interventi drastici da parte dell’Unione europea che integrino la PAC. Questo è lo scopo della relazione Bové, che assume un approccio integrato alla questione con proposte in tema di trasparenza, concorrenza e azione per combattere l’abuso di potere quando si perfezionano i contratti, eliminare la speculazione e stabilire condizioni che salvaguardino una produzione sostenibile nell’attuale situazione.

 
  
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  Christa Klaß (PPE). (DE) Signor Presidente, signor Commissario, onorevoli colleghi, il poco che ci concediamo da mangiare deve essere sano e buono. Disponiamo di molte normative per garantire che il settore agricolo rispetti i nostri standard elevati. I coltivatori europei producono e forniscono alimenti di qualità eccellente. Tuttavia, la qualità ha un prezzo. Un reddito equo per gli agricoltori è stato sancito dai trattati costitutivi dell’Unione europea e resta ancora oggi uno dei principali obiettivi della politica agricola comune. Nondimeno, i coltivatori si vedono costretti a vendere a prezzi bassissimi, spesso sottocosto. Ciò è scandaloso, e per questo vogliamo cambiare la situazione.

Con la relazione Bové, però, corriamo il rischio di arrecare grave danno a quanto conseguito dall’economia di mercato sociale. Non vi è futuro per i mercati regolamentati. Ce lo insegna il passato. Pertanto, qual è la soluzione ideale? Non è possibile che gli operatori debbano segnalare sistematicamente la loro quota di mercato e le loro vendite. Ciò crea soltanto burocrazia e non cambia nulla. Ci occorre un controllo migliore e più rigoroso dei regolamenti esistenti per agire contro qualunque abuso della posizione di mercato. È indispensabile che gli operatori siano nostri partner, per cui non ci possiamo permettere di limitarli in modi che rendono più difficile la loro attività.

La relazione Bové è un’iniziativa piena di buone intenzioni, ma vari suoi passaggi sostanziali devono essere ridimensionati e resi praticabili. Ciò ci consentirà di avvicinarci al nostro obiettivo comune: cibo sano, sempre disponibile, in maniera che chiunque possa essere soddisfatto, e a prezzi ragionevoli che chiunque possa permettersi. Ciò significa anche rafforzare la posizione degli agricoltori, delle organizzazioni di produttori e delle associazioni industriali. Gli agricoltori saranno in una posizione negoziale migliore sui mercati se uniscono le forze per formulare offerte appropriate. Gli stessi coltivatori devono rendersi conto che otterranno di più agendo insieme. Operatori e gruppi di produttori devono per questo andarsi incontro, creando in tal modo una situazione comunque vincente.

 
  
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  Vasilica Viorica Dăncilă (S&D).(RO) Signor Presidente, un problema specifico con il quale gli agricoltori devono confrontarsi riguarda la distribuzione impari degli utili nell’intera filiera alimentare, che incide sulla possibilità dei coltivatori di percepire redditi adeguati.

Esistono moltissime aziende agricole di semisussistenza che producono prevalentemente per il proprio consumo, oltre a quantitativi estremamente ridotti per il mercato. La mancanza di efficienza, la percentuale elevata di consumo personale dei prodotti di tali aziende e lo stato di lavoratori autonomi di coloro che operano nel settore agricolo sono le caratteristiche salienti di questo tipo di agricoltura. In tali circostanze, vi sono aziende agricole che non saranno in grado di usufruire effettivamente del sostegno fornito dalla politica agricola comune.

Ricordando che l’agricoltura è uno dei settori che è stato più colpito dalla crisi economica, la Commissione europea deve prevedere e garantire misure volte a incoraggiare gli agricoltori a ottenere una produzione etica e sostenibile, nonché compensare gli investimenti effettuati. Ciò creerebbe un equilibro, contribuendo in tal modo al miglioramento del funzionamento della filiera alimentare europea.

 
  
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  Giovanni La Via (PPE). – Signor Presidente, signor Commissario, onorevoli colleghi, la relazione adottata in seno alla commissione per l'agricoltura e lo sviluppo rurale, lo scorso 28 giugno, sui redditi equi per gli agricoltori è un passo importante per promuovere un migliore funzionamento della filiera agroalimentare in Europa.

Questa relazione costituisce quindi un passaggio importante, vista la grave crisi che interessa da tempo diversi comparti del settore agricolo e che vede attualmente a rischio migliaia di imprese.

È necessario quindi intervenire tempestivamente, e la relazione indica alcune azioni da implementare, volte a garantire la trasparenza dei prezzi, la concorrenza leale sui mercati, ma anche interventi forti per eliminare gli abusi di potere nella fase di acquisto e di contrattazione e la speculazione globale sulle materie prime.

Credo sia necessario non solo riorganizzare la filiera, ponendovi al centro il produttore agricolo al quale va riconosciuto un ruolo adeguato in connessione con l'innovazione delle nuove forme di mercato dei prodotti agricoli, ma serve anche razionalizzare la filiera alimentare, al fine di ridurre l'impatto ambientale dei trasporti alimentari e di promuovere la conoscenza e la commercializzazione dei prodotti a elevata valenza territoriale.

Personalmente condivido pienamente quanto approvato dalla commissione per l'agricoltura e lo sviluppo rurale del Parlamento europeo e anche in termini di voto mi adeguerò, così come hanno già preannunciato alcuni colleghi, a quanto la commissione ha votato.

Mi permetto però di sottolineare due temi che, tra gli altri, la relazione evidenzia. Il primo è quello relativo alla revisione delle norme sulla concorrenza a vantaggio dei produttori che realizzano prodotti a forte valenza territoriale.

Il secondo è un invito alla Commissione a proporre strumenti di sostegno e di promozione delle filiere alimentari gestite dagli agricoltori, al fine di ridurre le intermediazioni e avvantaggiare il produttore nella commercializzazione dei suoi prodotti.

 
  
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  Philippe Juvin (PPE).(FR) Signor Presidente, signor Commissario, onorevoli colleghi, filosoficamente parlando sono un liberale. Quando si tratta di economia, ritengo che il mercato e la concorrenza siano un bene.

Tuttavia, a quanti in quest’Aula ritengono che all’agricoltura si possano applicare le stesse vecchie regole di mercato dico: riuscite a pensare a qualunque altro settore importante per l’economia quanto l’agricoltura che abbia prezzi tanto imprevedibili e potenzialmente variabili?

Si dice che alcuni coltivatori europei hanno visto il loro reddito dimezzarsi. Chi di noi accetterebbe un dimezzamento del proprio reddito? Chi può affermare che questa è una situazione dignitosa ed equa? Inoltre, questi prezzi, ora folli, incidono su tutti. Impediscono agli agricoltori di beneficiare degli aumenti e impediscono ai consumatori di beneficiare dei cali.

Pertanto, sì, il problema vero è quello della trasparenza dei prezzi, quello del valore aggiunto del lavoro. Per come la vedo io, signor Presidente, l’agricoltura non è nostalgia di un tempo passato. L’agricoltura è garanzia del futuro. È garanzia per l’Europa di un approvvigionamento regolare e certo per i suoi 500 milioni di abitanti.

Chi di noi conosce un solo grande paese nel corso della storia che non si sia preoccupato del suo approvvigionamento alimentare? Onorevoli colleghi, dobbiamo fare per l’agricoltura ciò che è stato fatto per il settore finanziario. Dobbiamo salvarla rendendola trasparente e garantendo che i suoi costi siano chiari. L’Europa ha bisogno dei suoi coltivatori, onorevoli colleghi. Vorrei confermare all’onorevole Bové che può contare sul mio voto e sono certo anche su quello di molti membri del gruppo PPE.

 
  
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  Peter Jahr (PPE).(DE) Signor Presidente, signor Commissario, onorevoli colleghi, per me l’aspetto più importante di questa relazione di iniziativa è il segnale politico che trasmette. È un segnale alla catena del valore che anche i coltivatori, in particolare, hanno diritto a una remunerazione appropriata per il loro lavoro. La situazione attuale è insostenibile. Quando vediamo gli alimenti venduti o svenduti a prezzi spropositatamente bassi e gli agricoltori che non sono pagati per i loro prodotti fino a tre mesi dopo la consegna, ci accorgiamo che è una situazione che non ha alcun rapporto con la concorrenza leale e l’equità degli scambi.

Se la concorrenza non funziona, deve intervenire la politica. Le strutture di mercato non possono essere affidate alla sorte. Spetta ai politici garantire che gli squilibri sul mercato siano rettificati. Occorrono numerose misure se vogliamo migliorare la situazione a lungo termine, tra cui trasparenza nella fissazione dei prezzi, rafforzamento dei gruppi di produttori, eliminazione delle pratiche commerciali inique e introduzione di termini di pagamento garantiti. La gamma di misure possibili a nostra disposizione è ampia. Sfruttiamola.

La relazione di iniziativa rappresenta un passo importante nella giusta direzione, ragion per cui voterò a favore.

 
  
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  Sophie Auconie (PPE).(FR) Signor Presidente, signor Commissario, onorevoli colleghi, in primo luogo, vorrei elogiare il lavoro della commissione per l’agricoltura e lo sviluppo rurale e, dunque, l’onorevole Bové.

La volatilità dei prezzi degli alimenti e dei beni di consumo sta causando gravi problemi ai nostri coltivatori. Nel 2009, il loro reddito medio è sceso di più del 12 per cento nell’Unione europea, con picchi che hanno portato alcuni redditi a dimezzarsi. I nostri agricoltori da un lato devono poter generare un reddito equo con il loro lavoro e dall’altro devono poter produrre alimenti che rispondano agli standard qualitativi rigorosi a prezzi accessibili per i consumatori.

Le nostre tre sfide sono pertanto garantire che i coltivatori abbiano volumi e prezzi equi in maniera da poter realizzare una produzione stabile, sicura e, soprattutto, redditizia avendo un’idea del loro futuro reddito; migliorare l’equilibro della filiera alimentare e la trasparenza dei prezzi nell’interesse dei consumatori; assicurare che la politica vada infine a beneficio di agricoltori e consumatori e non altri anelli della catena, che al momento la rendono più complessa.

Grazie al lavoro svolto in sede di commissione per l’agricoltura e lo sviluppo rurale, la relazione Bové è equilibrata e propone alcune soluzioni alle sfide appena identificate. A mio parere, è necessario attuare una nuova forma di regolamentazione del mercato basata, in particolare, su una migliore integrazione delle varie componenti della filiera.

Rafforzare le organizzazioni di produttori, offrire contratti standard in alcuni settori e incoraggiare le iniziative di autoregolamentazione: queste sono a mio giudizio le vie valide da percorrere. È inoltre essenziale promuovere prodotti di qualità e una produzione sostenibile; a tal fine, ci occorre un sistema europeo credibile, nonché etichette e simboli di qualità. Il mercato agricolo ha bisogno di essere regolamentato, ma in maniera proporzionata e intelligente.

 
  
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  Krisztina Morvai (NI).(HU) Signor Presidente, appoggio pienamente l’eccellente relazione dell’onorevole Bové in cui si chiede che gli agricoltori possano finalmente contare su redditi equi e ragionevoli. Abbiamo visto ciò che accade quando la questione del reddito degli agricoltori viene lasciata alla decisione esclusiva del cosiddetto mercato libero. Ora siamo giunti a un punto in cui un’azienda agricola fallisce nel lasso di tempo che occorre a qualunque mio collega per esporre il proprio intervento. A seguito dell’attuale approccio, un’azienda agricola fallisce ogni tre o quattro minuti, con le implicazioni catastrofiche a livello sociale, umano e ambientale che ne conseguono.

Invito quanti vogliono continuare a lasciare che i redditi degli agricoltori siano decisi soltanto dal libero mercato a considerare tale aspetto e riconoscere che abbiamo bisogno di una regolamentazione. Vorrei sottolineare tre ambiti. Uno è quello della regolamentazione del rapporto tra le quote delle reti al dettaglio, regolamentazione indispensabile. Nessuna dovrebbe crescere a discapito di altre e vi dovrebbero essere opportunità di mercato per le piccole reti di negozi, gli smerci delle cooperative e il commercio dei coltivatori. È necessario garantire prezzi di acquisto minimi. Anche la catena di supermercati maggiormente orientata all’utile dovrebbe essere tenuta a corrispondere ai coltivatori il prezzo di acquisto minimo. Le organizzazioni di agricoltori dovrebbero beneficiare di un forte sostegno. Si dovrebbero inoltre dotare di capitale i fondi di accesso al mercato, e intendo comunitari; le catene di negozi che propongono sul mercato alimenti prodotti localmente, i cibi più sani, freschi, locali, dovrebbero essere sostenute.

 
  
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  Mairead McGuinness (PPE). - (EN) Signor Presidente, vorrei ringraziare il relatore per il suo documento. Di solito le relazioni di iniziativa sono in un certo qual senso pilotate e non abbiamo la possibilità di discutere l’argomento, per cui immagino che sia positivo poter tenere una discussione su un tema ora molto controverso e delicato: la questione dell’equità dei prezzi e dei ritorni per i coltivatori.

Il fatto stesso che la relazione sia stata elaborata significa che esiste un problema sul mercato degli alimenti e occorre un intervento politico per affrontarlo. Mi preoccupa il fatto che si sia fatta in qualche modo marcia indietro rispetto alla posizione raggiunta in estate, ma sicuramente non sottraggo il mio sostegno alla relazione Bové. Sebbene alcuni suoi elementi destino in me perplessità, appoggio l’idea nel suo complesso, ossia che abbiamo bisogno di agire per affrontare le ansie dei produttori e garantire loro prezzi equi.

È evidente che i produttori subiscono i prezzi: non sono loro che stabiliscono quanto viene corrisposto per i loro prodotti. Se così fosse potrebbero e, se fossero saggi, forse dovrebbero ridurre le scorte e tutti li pagheremmo a caro prezzo. Tuttavia, non sono loro a fissare i prezzi, sono quelli che li subiscono, e hanno bisogno di essere protetti.

Vorrei rispondere ad alcuni commenti dei colleghi del gruppo ECR. Una parola mi spaventa: morbidezza. Si sostiene che per il settore alimentare o bancario possa funzionare una regolamentazione morbida. Temo che non funzioni. Una regolamentazione morbida non monitorata è destinata a fallire, per cui abbandoniamo questa idea. Lo stesso dicasi per l’idea che funziona il libero mercato. Dobbiamo chiederci: per chi funziona? Come hanno detto i colleghi, l’agricoltura, la filiera alimentare, è diversa. Non è comparabile a nessun altro settore.

Vorrei chiedere a quanti sostengono che il mercato funziona perché assicura i minori prezzi al consumo possibili di rispondere alla domanda: per quanto può durare? Il cibo a basso prezzo terrà a lungo termine? Abbiamo bisogno di agire. Sostengo la relazione Bové con qualche minima riserva e spero che i colleghi facciano altrettanto.

 
  
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  Riikka Manner (ALDE).(FI) Signor Presidente, signor Commissario, innanzi tutto, vorrei complimentarmi con il relatore per un documento eccellente ed equilibrato.

Per noi, un sistema funzionale per l’agricoltura e la produzione di cibo che valga per l’Europa nel suo complesso è una questione di sicurezza di grande portata e rilevanza. Non è un settore commerciale convenzionale nel quale si possa soggiacere alle forze del mercato, come è stato più volte ribadito in questa sede. Adesso la questione riguarda il futuro dell’agricoltura in generale.

Gli investimenti che i giovani agricoltori e altri devono effettuare oggi nell’agricoltura se vogliono continuare a svolgere l’attività sono ingenti ed estremamente importanti. Per continuare ad avere il coraggio di investire e correre rischi in futuro, abbiamo bisogno di livelli di reddito stabili per i coltivatori e remunerazioni eque per il lavoro che svolgono.

Al momento è un dato di fatto che il commercio è più facilmente in grado di dettare in molti casi le proprie condizioni, il che è particolarmente penalizzante per il produttore. La relazione cita alcuni elementi estremamente importanti di una soluzione per ottenere livelli di reddito più equi per i coltivatori, che spero possano essere realmente concretizzati.

 
  
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  Jarosław Kalinowski (PPE). (PL) Signor Presidente, la Commissione europea afferma nella sua comunicazione che è fondamentale agire per sradicare le pratiche sleali tra soggetti economici nell’intera filiera alimentare. Tuttavia, le misure proposte dalla Commissione per combattere tali pratiche si limitano a scambi di buone prassi, campagne di informazione e alla preparazione di standard volontari per gli accordi. Questo approccio cambierà ben poco, ammesso che cambi qualcosa, e non eliminerà le anomalie né porrà termine alla costante tendenza al calo dei redditi dei produttori agricoli europei.

Non dobbiamo dimenticare che anche la politica agricola comune garantisce un reddito equo ai coltivatori e assicura che i prezzi degli alimenti della massima qualità non siano esorbitanti, bensì stabili e trasparenti per i consumatori. Questo è ciò che offrono le proposte della relazione, per cui le appoggerò incondizionatamente.

 
  
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  Derek Vaughan (S&D).(EN) Signor Presidente, sostengo molte delle proposte contenute in questa eccellente relazione. Non vi è dubbio quanto al fatto che le catene di supermercati abusano della loro posizione per schiacciare i piccoli produttori. Un elemento, tuttavia, mi preoccupa ed è la possibilità che una proposta possa compromettere i marchi propri.

Nel Regno Unito, molti consumatori meno abbienti acquistano i marchi propri e riscontrano che la loro qualità è spesso ottima. Inoltre, e ho potuto osservarlo personalmente nel Cross Hands Business Park, in Galles, vi sono molte piccole aziende che si occupano di trasformazione e confezionamento di prodotti alimentari che lavorano per catene piccole e grandi produttrici di marchi propri. Pertanto, sebbene sia importantissimo fare tutto quanto in nostro potere per garantire l’approvvigionamento alimentare, non dovremmo far nulla che possa danneggiare i consumatori meno abbienti e le piccole imprese.

 
  
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  Oreste Rossi (EFD). – Signor Presidente, onorevoli colleghi, sosteniamo questa relazione in quanto racchiude proposte già avanzate dalla Lega Nord, in particolare sulla trasparenza dei prezzi legata al riconoscimento dell'equo pagamento dei prodotti agli agricoltori, alla creazione di filiere alimentari a chilometri zero, favorendo il mantenimento della diversità dei prodotti territoriali e la qualità dei prodotti, incrementando lo sviluppo dell'economia locale.

L'indicazione del costo del prodotto all'origine renderebbe edotto il consumatore di quanto incide il passaggio di più mani sul prezzo finale e lo spingerebbe a scegliere la filiera corta, favorendo così i produttori locali.

Per combattere la volatilità del mercato agricolo è fondamentale vietare la vendita al di sotto del prezzo di acquisto dei prodotti agricoli e incrementare i controlli dei prodotti che entrano nel mercato europeo, in quanto è frequente – purtroppo – che gli agricoltori europei rispettino le norme comunitarie e gli agricoltori extraeuropei non le seguano minimamente. Tutto ciò sempre a carico dei nostri agricoltori.

 
  
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  Petru Constantin Luhan (PPE).(RO) Signor Presidente, per contribuire alla ripresa dalla crisi economica e finanziaria, ottenere il funzionamento più efficiente possibile della filiera alimentare sta diventando un tema particolarmente importante. Visto il costante calo del potere di acquisto dei cittadini, è necessario operare urgenti miglioramenti per evitare che i prezzi al consumo degli alimenti aumentino.

Credo che la risposta disomogenea dei prezzi dei prodotti alimentari alle fluttuazioni dei prezzi dei beni di consumo sia principalmente legata al numero di intermediari che operano all’interno della catena di fornitura.

Sono favorevole all’adozione di strumenti volti a promuovere e sostenere le catene di fornitura corte e i mercati sui quali i coltivatori possono vendere i propri prodotti. Ciò contribuirà a creare un legame diretto tra consumatori e agricoltori, consentendo a questi ultimi di conquistare una quota maggiore del valore del prezzo finale, mentre il pubblico in generale beneficerà di prezzi inferiori.

 
  
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  Luis Manuel Capoulas Santos (S&D).(PT) Signor Presidente, signor Commissario, onorevoli colleghi, vorrei aggiungere i miei complimenti a quelli rivolti sinora al relatore e il mio sostegno ai membri che appoggiano le posizioni assunte in sede di commissione per l’agricoltura e lo sviluppo rurale, che ha adottato l’odierna relazione a vasta maggioranza. Vorrei quindi soltanto esortare il Commissario a trarre ispirazioni dalle buone prassi di alcuni Stati membri e citerei l’esempio specifico del mio paese, il Portogallo, che la scorsa settimana ha adottato misure importanti e audaci in tale ambito, fissando un termine di 30 giorni per i pagamenti agli agricoltori riguardanti merci deperibili e 60 giorni per i prodotti alimentari destinati al consumo umano. Ritengo che imporre tale limite ai supermercati costituisca un valido esempio che potrebbe essere emulato a livello europeo e prego la Commissione di ispirarsi alle buone prassi del mio Stato di provenienza.

 
  
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  Lara Comi (PPE). – Signor Presidente, onorevoli colleghi, il primo obiettivo della PAC è sempre stato quello di garantire entrate eque per gli agricoltori e ritengo che dobbiamo proseguire su questa strada.

A seguito dell'esame posto in essere dalla Commissione si riscontrano delle discrepanze dal principio iniziale che noi tutti non possiamo ignorare. I nostri agricoltori sono convinti che il loro lavoro sia sottovalutato da un punto di vista economico. Il passaggio dalla prima alla seconda fase della filiera che li vede protagonisti oggigiorno non è più considerato elemento determinante per stabilire il prezzo finale.

È necessario controllare le fluttuazioni dei prezzi dei beni primari che danneggerebbero solo ed esclusivamente il consumatore. Ritengo utile prevedere una revisione delle modalità di passaggio della filiera per evitare un incremento del prezzo del bene, non congruo con una corretta distribuzione del costo per il lavoro svolto.

Bisogna controllare che il livello asimmetrico tra il costo del prodotto nella prima fase e nell'ultima sia in ascesa, creando così un danno per il consumatore. Sul mercato si rischierebbe di commercializzare prodotti più cari che non rispecchierebbero un aumento di qualità.

 
  
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  Dacian Cioloş, membro della Commissione. – (FR) Signor Presidente, grazie a questo approfondito dibattito, siamo stati in grado di concludere che sussiste un consenso pressoché unanime in merito alla questione posta dalla relazione dell’onorevole Bové per quanto concerne la diagnosi. Un problema deve essere risolto per rendere il lavoro dei coltivatori più efficiente e, da quanto abbiamo potuto osservare, i pareri differiscono sul modo in cui risolverlo, sulla portata delle riforme.

In ogni caso, a mio giudizio, un elemento è chiaro: il fatto che la politica agricola comune (PAC) esista ormai da oltre 40 anni dimostra anche che il mercato agricolo ha bisogno di regole per poter funzionare. Tali regole non impediscono al mercato di operare; al contrario, lo rendono più efficace e, in ultima analisi, contribuiscono al conseguimento dell’obiettivo ultimo del settore agroalimentare, chiaramente definito nel trattato di Lisbona: garantire che i mercati siano approvvigionati con prodotti alimentari e, nel contempo, assicurare un tenore di vita equo ai produttori agricoli.

In tal senso, non penso che ipotizzare l’introduzione di regolamenti significhi necessariamente pianificare l’economia e pianificare la produzione. Le regole sono comunque necessarie, proprio come lo sono nei settori della produzione agroalimentare. Ci si rende conto che le discussioni dovrebbero forse concentrarsi sulla filiera agroalimentare nel suo complesso.

Sono anche perfettamente consapevole del fatto che, benché vi siano alcuni aspetti che saremo in grado di affrontare nell’ambito della riforma della PAC, per rispondere ad alcune vostre domande, finanche incorporare alcune vostre proposte, devo ovviamente lavorare in collaborazione con i miei colleghi della Commissione in maniera che la questione sia affrontata in maniera più generale, specialmente per quanto riguarda gli elementi che, parlando in termini restrittivi, esulano dall’ambito della produzione agricola.

È un esercizio necessario perché, se oggi possiamo essere fieri del nostro settore agroalimentare, della nostra industria agroalimentare, che è uno dei settori industriali più importanti, se non il più importante, nell’Unione europea, in quanto rappresenta il 13 per cento dei posti di lavoro del settore industriale europeo e il 14 per cento del suo volume d’affari, è anche grazie al fatto che possiamo contare su un settore di produzione di beni di consumo agricoli altrettanto forte.

Questa relazione tra la produzione agricola e il settore agroalimentare deve essere chiarita con estrema precisione in maniera che il risultato finale vada a vantaggio dei consumatori, ma anche dei produttori, e la produzione possa proseguire.

Non intendo entrare nei dettagli dei vari temi che sono stati sollevati; semplicemente vi assicuro, in particolare all’onorevole Köstinger che ha lasciato l’Aula, che le proposte che formulerò sulla riforma della PAC sono imminenti; prevedo infatti che siano presentate in novembre. Non sono un fan della segretezza: il processo di consultazione sta semplicemente seguendo il suo corso. Vi assicuro, nondimeno, che le nostre riflessioni sono orientate al sostegno di un’agricoltura europea che sia competitiva, sostenibile e distribuita sull’intero territorio dell’Unione. Proprio per conseguire tale obiettivo, l’agricoltura dovrebbe essere vista non soltanto rispetto alla sua regione, bensì anche all’intera filiera alimentare.

Attendo con ansia la votazione finale sulla relazione e posso garantirvi che alcune proposte in essa contenute sono integrate nelle proposte che la Commissione è chiamata a presentare sul futuro della PAC.

 
  
  

PRESIDENZA DELL’ON. KOCH-MEHRIN
Vicepresidente

 
  
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  Franz Obermayr (NI).(DE) Signora Presidente, vorrei formulare un richiamo al regolamento. L’estate è finita e siamo di nuovo riuniti in autunno, ma la procedura adottata dalla Presidenza pare ancora poco chiara. Signora Presidente, lei è il terzo Presidente con il quale ho avuto l’enorme piacere di seguire in questa sessione; avevo comunicato al Presidente al quale il suo predecessore è subentrato che intendevo intervenire nella procedura catch the eye. Non è un suo errore personale, ma ritengo che sarebbe più giusto se la decisione in merito a chi ha l’opportunità di prendere la parola venisse presa prima. Parallelamente alla plenaria sono in corso riunioni delle commissioni e ho partecipato a un incontro della mia commissione per lo sviluppo regionale. Non mi è stato detto che verosimilmente non avrei avuto alcuna possibilità di intervenire oggi. Ho lasciato la riunione per poter esporre il mio intervento.

La prego dunque di prendere nota del fatto che per i parlamentari sarebbe estremamente utile sapere se potranno intervenire o meno. Se lo avessi saputo, per quanto interessante sia stato l’odierno dibattito, sarei rimasto alla riunione della commissione per lo sviluppo regionale e non avrei aspettato qui inutilmente. Mi scuso dunque per questa mia precisazione, ma ritenevo doveroso farla.

 
  
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  Presidente. – Le sue osservazioni saranno sicuramente verbalizzate. La discussione ha suscitato grande interesse, il che ha indotto numerosi parlamentari a chiedere la parola nella procedura catch the eye, il che è ovviamente positivo ed è il motivo per cui tale procedura è stata introdotta. Mi dispiace che non tutti coloro che lo hanno chiesto possano prendere la parola e mi duole che questa volta lei sia stato sfortunato e non abbia avuto l’opportunità di intervenire. Le auguro migliore fortuna la prossima volta.

 
  
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  José Bové, relatore. – (FR) Signora Presidente, signor Commissario, onorevoli colleghi, in primo luogo, sono lieto della discussione appena conclusasi, nella quale moltissimi deputati sono potuti intervenire. È vero che, a quest’ora, nella prima giornata della tornata, siamo molto numerosi, il che dimostra l’interesse suscitato in tutti i gruppi dal lavoro della commissione per l’agricoltura e lo sviluppo rurale.

L’aspetto importante per me è che la relazione che abbiamo dibattuto, il testo che sarà votato domani in Aula, è un testo comune, come è stato ribadito in diversi interventi. Io sono il relatore, ma questo testo è stato stilato congiuntamente all’interno della commissione per l’agricoltura e lo sviluppo rurale, e penso che ciò sia estremamente importante. Tutti vi hanno contribuito con la propria idea o esperienza e abbiamo potuto formulare la proposta insieme. Reputo importante sottolinearlo. Come ho detto, sulla relazione compare il mio nome, ma si tratta di un documento comune, e mi premeva ribadirlo.

Diversi intervenuti hanno sottolineato la necessità di salvaguardare di salvaguardare i redditi degli agricoltori attraverso la vendita dei loro prodotti agricoli. È la base stessa dell’agricoltura. I coltivatori sono pagati con le vendite dei loro prodotti e il fatto che oggi si dica che gli agricoltori non possono vendere i loro prodotti sottocosto è una condizione essenziale, indispensabile se in futuro vogliamo preservare l’agricoltura in Europa.

La politica agricola consente di sostenere e preservare l’attività agricola nelle regioni combattendo le distorsioni legate agli handicap naturali o alle regioni. Pertanto, il fatto è che non vi sarà politica agricola comune se prima i coltivatori non sono in grado di vivere della loro produzione. Gli agricoltori sono quelli che manifestano le richieste più veementi al riguardo, e il Parlamento le ha appena ribadite con forza.

Il secondo punto che a mio parere è emerso con chiarezza dalla nostra discussione che sta giungendo alla sua conclusione è l’esigenza di trasparenza in tutta la filiera alimentare. Tutti gli intervenuti hanno sottolineato tale aspetto a vari livelli, specialmente per quanto concerne il settore della trasformazione nelle negoziazioni con i produttori, o il settore della distribuzione su vasta scala, che spesso, per esempio, nel caso della frutta e della verdura, ottiene utili incredibili. Oggi, di tutto questo si prende atto; tale necessità è ormai indiscussa.

Molti interventi si sono anche concentrati sulla questione della speculazione, e non ritornerò sull’argomento.

Direi dunque che dopo aver votato domani in plenaria, e credo che tutti i deputati abbiano dimostrato la volontà comune della commissione per l’agricoltura e lo sviluppo rurale di presentare la relazione e convincere tutti i colleghi, dopo che il testo sarà stato adottato con il voto di domani, la palla sarà nel campo della Commissione. Al Commissario direi: tocca a voi agire. Noi stiamo assumendo l’iniziativa. Vi stiamo formulando proposte.

La nostra aspettativa, come è ovvio, è che nel lavoro ora subentrino Commissione e Consiglio, perché è chiaro che il Parlamento da solo non potrà far nulla. Viceversa, lavorando insieme, riusciremo a costruire una nuova politica agricola comune, ma soprattutto a dare speranza ai coltivatori europei.

 
  
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  Presidente. – La discussione è chiusa.

La votazione si svolgerà martedì, 7 settembre 2010, alle 12.00.

Dichiarazioni scritte (articolo 149 del regolamento)

 
  
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  Luis Manuel Capoulas Santos (S&D), per iscritto. – (PT) Mi complimento con il relatore e la commissione per l’agricoltura e lo sviluppo rurale per aver votato a larga maggioranza a favore di questa relazione, nonché per l’impegno profuso dai membri e la priorità che hanno attribuito alla questione. La recente situazione di estrema volatilità dei prezzi ha messo in luce una chiara asimmetria tra i prezzi al consumo e i prezzi pagati ai piccoli produttori, dimostrando evidenti disparità nella filiera alimentare.

L’abuso del potere contrattuale sta soffocando in particolare i piccoli produttori. Chiedo pertanto alla Camera di votare a favore con un’ampia maggioranza in maniera che questo segnale del Parlamento europeo possa incoraggiare la Commissione europea e i governi nazionali ad adottare misure appropriate. Di recente, per esempio, il governo portoghese ha coraggiosamente imposto ai supermercati un termine di pagamento di 30 giorni a favore degli agricoltori per le merci deperibili e un termine di 60 giorni per i prodotti alimentari destinati al consumo umano; lo scopo è ottenere un maggiore equilibrio nei rapporti contrattuali tra trasformatori, distributori e produttori nella filiera alimentare.

 
  
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  Robert Dušek (S&D), per iscritto. – (CS) Garantire redditi equi ai nostro coltivatori è uno dei principali obiettivi della politica agricola comune. Siamo consapevoli della situazione problematica del mercato alimentare. Gli agricoltori sono svantaggiati nei negoziati con i grossisti e le catene di supermercati, costretti ad accettare prezzi di acquisto addirittura inferiori per i loro prodotti, mentre i cittadini comprano gli alimenti di base allo stesso prezzo o a prezzi sempre più alti. I margini di utile dei rivenditori dal coltivatore all’acquirente registrano un aumento del 200 per cento. La relazione sottolinea l’esistenza di una serie di pratiche contrattuali sleali, un accesso limitato al mercato e oneri gravanti sui produttori per partecipare alla fornitura di prodotti alimentari nel settore al dettaglio, modifiche unilaterali dei contratti e così via. La situazione sul mercato alimentare deve essere affrontata senza indugio e occorre creare un quadro normativo per la gestione dei prezzi di acquisto e vendita. Nella filiera alimentare sarebbe utile che i prezzi fossero trasparenti, poiché ciò rafforzerebbe la competitività, limiterebbe le fluttuazioni dei prezzi e contribuirebbe a sensibilizzare i partner sul mercato in merito a offerta, domanda, prezzi e negoziazione. A mio parere, tuttavia, l’unico strumento che realmente funzionerebbe sarebbe la definizione di prezzi minimi che coprano i costi di produzione. Ciò a sua volta garantirebbe un reddito equo ai coltivatori e limiterebbe le vendite sottocosto, prezzo che potrebbe rappresentare il valore di riferimento nei negoziatori tra organizzazioni di produttori e settori a valle della filiera alimentare.

 
  
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  Jim Higgins (PPE), per iscritto. – (EN) L’odierna relazione correggerà automaticamente una situazione in cui i coltivatori, in veste di produttori primari, sono in molti casi sfruttati dai trasformatori e dal settore della vendita al dettaglio. La relazione fa luce sulle pratiche sleali sottolineando la necessità che Commissione e governi degli Stati membri agiscano collettivamente per colmare il divario tra il costo di produzione degli agricoltori e il costo del prodotto nel carrello. Quando la relazione è stata discussa in sede di commissione, ho posto l’accento sulla recente situazione, ora migliorata, in cui versano i produttori di latte, che hanno un costo di produzione di 27 centesimi, ma percepiscono 5 centesimi in meno di tale costo. Ciò che conta è che la relazione non resti lettera morta, ma si traduca in azioni concrete.

 
  
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  Véronique Mathieu (PPE), per iscritto. – (FR) La relazione di iniziativa dell’onorevole Bové affronta la questione indubbiamente cruciale dei redditi degli agricoltori. I prezzi degli alimenti sono aumentati del 3,3 per cento all’anno dal 1996, mentre i prezzi che i coltivatori percepiscono sono aumentati soltanto del 2,1 per cento e i loro costi di gestione sono aumentati del 3,6 per cento.

In quanto parlamentare europeo, comprendo pienamente le difficoltà, talvolta insormontabili, con cui gli agricoltori francesi ed europei devono confrontarsi. L’assistenza europea fornita una tantum sulla scia di specifiche crisi settoriali, non può migliorare la situazione a lungo termine dei coltivatori. Per questo la commissione per l’agricoltura e lo sviluppo rurale ha deciso di elaborare l’odierna relazione sui redditi degli agricoltori, intesa come un appello rivolto alla Commissione europea affinché intraprenda un’analisi approfondita della filiera alimentare.

L’oscurità delle pratiche vanifica qualunque sforzo per stemperare le tensioni notevoli tra i vari operatori, così come qualsiasi tentativo di rettificare gli squilibri per ottenere una distribuzione più equa. I coltivatori ora vogliono soluzioni alle incongruenze osservate dalle stesse istituzioni.

 
  
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  Rareş-Lucian Niculescu (PPE), per iscritto. – (RO) La relazione elaborata dall’onorevole Bové tocca uno dei temi attualmente più delicati. La crisi economica ha colpito i redditi degli agricoltori con particolare durezza ed è necessario adottare misure per aiutare le aziende agricole e i nuclei familiari rurali a rimettersi in sesto. Occorrono, tuttavia, anche misure per sostenerne l’ammodernamento in quanto l’ammodernamento è l’unico modo che abbiano per garantirne la competitività e assicurare loro un livello di reddito ragionevole. Per questo vorrei esprimere il mio punto di vista affermando che a mio parere la relazione avrebbe dovuto anche trattare il tema dello sviluppo rurale, che rappresenta una delle soluzioni di base ai problemi dell’agricoltura europea, specialmente nei nuovi Stati membri.

 
Ultimo aggiornamento: 29 aprile 2011Avviso legale