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Procedura : 2010/2775(RSP)
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Testi presentati :

B7-0488/2010

Discussioni :

PV 08/09/2010 - 13
CRE 08/09/2010 - 13

Votazioni :

PV 09/09/2010 - 5.4

Testi approvati :

P7_TA(2010)0314

Discussioni
Mercoledì 8 settembre 2010 - Strasburgo Edizione GU

13. Situazione del fiume Giordano, con particolare riferimento al suo basso corso (discussione)
Video degli interventi
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  Presidente. – L’ordine del giorno reca la discussione sull’interrogazione orale alla Commissione presentata dagli onorevoli De Castro, De Keyser, Leinen e Severin a nome del gruppo S&D sulla situazione del fiume Giordano, con particolare riferimento al suo basso corso (O-0092/2010 - B7-0452/2010).

 
  
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  Paolo De Castro, autore. – Signor Presidente, onorevoli colleghi, il fiume Giordano rappresenta un grande patrimonio non solo ambientale, ma anche agricolo ed economico per la Giordania, Israele e i Territori palestinesi, e la situazione di degrado nella quale versa non può non preoccuparci.

Ci preme rilevare che circa il 98 percento dei 1 300 milioni di metri cubi d'acqua dolce naturale del basso corso del fiume è deviato ogni anno e lunghi tratti del fiume rischiano di prosciugarsi. Si tratta di un danno in termini di biodiversità, ma soprattutto in termini di accesso delle popolazioni locali alle fonti di acqua. Diversi attori internazionali, tra i quali l'Assemblea parlamentare euro-mediterranea e il Senato americano, hanno già affrontato la situazione di profondo degrado del fiume Giordano.

Anche noi dobbiamo sollecitare un intervento, non solo dei governi e delle autorità locali, ma anche del Consiglio, della Commissione e degli Stati membri per l'assistenza tecnica e finanziaria per il risanamento del fiume. In particolare – come si dice nella risoluzione comune sottoscritta da tutti i gruppi politici, che ringrazio per l'adesione convinta – chiediamo alla Commissione di inserire un chiaro e concreto riferimento a questo progetto nei piani d'azione della politica di vicinato con Israele, la Giordania e l'Autorità palestinese.

Un primo passo potrebbe essere il lancio di uno studio comune sulla situazione del fiume Giordano. Sappiamo bene come l'acqua sia un bene prezioso e inalienabile e voglio richiamare dunque l'attenzione sul fatto che una corretta distribuzione dell'acqua debba rispettare in modo equo le esigenze di tutte le popolazioni presenti nella regione. Si tratta di una questione della massima importanza per il conseguimento di una pace duratura e della stabilità in Medio Oriente.

Guardiamo con speranza alla ripresa dei negoziati di pace nei giorni scorsi tra israeliani e palestinesi, negoziati che individuano nella gestione delle risorse idriche proprio uno dei punti essenziali. Il nostro auspicio è quello che si arrivi al più presto a un'effettiva cooperazione tra i governi, le comunità locali e le organizzazioni della società civile nei paesi e nei territori interessati per salvare il basso Giordano, un dovere non solo per l'alto valore simbolico di questo fiume, ma soprattutto per migliorare le condizioni di vita delle popolazioni locali.

 
  
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  Štefan Füle, membro della Commissione.(EN) Signor Presidente, onorevoli parlamentari, desidero ringraziarvi per l’opportunità di discutere della critica situazione dell’acqua in Medio Oriente.

Per l’Unione europea considera il problema dell’acqua riveste la massima importanza nella regione e condivido appieno le preoccupazioni degli onorevoli membri del Parlamento europeo, in quanto la regione è caratterizzata da carenza idrica, stress idrico e da degrado della qualità delle acque e tale situazione potrebbe aggravarsi ulteriormente per gli effetti del cambiamento climatico.

Siamo consapevoli dell’impatto che questo contesto può avere sulle popolazioni, l’ambiente e la sicurezza della regione. L’Unione europea ritiene che l’acqua sia una priorità per il conseguimento della pace nella regione e che questa sfida regionale richieda quindi una soluzione proprio a livello di regione.

L’Unione europea, come sapete, è coinvolta nella promozione di interventi urgenti per il raggiungimento di un ampio accordo di pace tra Israele e palestinesi e, a questo fine, l’acqua costituisce una delle questioni dello “status finale” ancora da risolvere, insieme al tema dei confini, dei rifugiati, di Gerusalemme e della sicurezza.

L’Unione europea riconosce la specifica situazione del basso corso del Giordano e la necessità di una gestione idrica più efficiente, sia del fiume che degli affluenti. Siamo coinvolti in una serie di attività a livello nazionale, regionale e sub-regionale con i paesi confinanti. Sosteniamo le riforme e le politiche in materia idrica volte ad incoraggiare una gestione sostenibile dell’acqua.

Attraverso la politica europea di vicinato e altri strumenti, l’Unione europea appoggia le misure volte a costruire la fiducia, promuovere la cooperazione transfrontaliera e riunire le comunità con risorse idriche che hanno condiviso le relative problematiche.

Le attività dell’Unione hanno l’obiettivo di sviluppare le capacità delle diverse autorità competenti per le risorse idriche e degli utenti, mirano alla raccolta e alla condivisione dei dati, alla disponibilità di acque reflue trattate, a misure di conservazione delle risorse idriche, compresi le reti idriche e sistemi di irrigazione efficienti.

Gli impegni profusi dall’Unione europea sono rivolti sia alla domanda che all’offerta del settore idrico e creano le condizioni necessarie per una futura gestione integrata dell’acqua.

L’Unione europea non è tuttavia sola. Gli Stati membri e altri donatori sono attivi e insieme stiamo coordinando da vicino le attività per assicurare una complementarità.

 
  
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  Rodi Kratsa-Tsagaropoulou, a nome del gruppo PPE.(EL) Signor Presidente, signor Commissario, onorevoli colleghi, il Parlamento europeo ha compiuto un passo positivo riconoscendo che il fiume Giordano costituisce attualmente una sfida. L’Assemblea parlamentare euromediterranea ha elaborato uno studio specifico sul fiume e sulla valle del Giordano e ne ha richiesto la tutela nelle risoluzioni, in quanto questo fiume fa parte integrante del patrimonio mondiale, è un simbolo culturale e religioso per milioni di persone in tutto il mondo nonché una risorsa ambientale, turistica ed economica per la regione.

L’obiettivo di oggi è pertanto di evidenziare i problemi e la necessità di azioni finalizzate alla tutela di questa risorsa, di intensificare gli sforzi dell’Unione europea (menzionati dalla Commissione e affrontati in altre occasioni durante l’elaborazione della posizione comune), di invitare a una cooperazione regionale per un accesso equo dei cittadini dei paesi sulle sponde del fiume Giordano e a una responsabilità condivisa in merito alla sua tutela.

La proposta di risoluzione evidenzia le migliori pratiche, quali il piano direttore elaborato da Israele, che invita ad uno scambio delle migliori prassi e delle competenze, poiché il fiume Giordano rappresenta un problema comune per l’intera regione. È rilevante che la proposta presenti quali siano i rischi reali: non solo la mancanza di acqua e l’inquinamento, ma anche la perdita di biodiversità e il rischio di prosciugamento qualora non si intervenga.

Per dare risalto a questa cooperazione internazionale e regionale, la proposta di risoluzione propone la creazione di una commissione speciale per la valle del Giordano, alla quale possano partecipare i paesi direttamente interessati dal fiume Giordano (Israele, i territori palestinesi, Giordania), insieme ad altri paesi della zona, alla sorgente, come Libano e Siria, ai quali spetta parte della responsabilità. A mio avviso la presente risoluzione otterrà il pieno sostegno in seduta plenaria e il messaggio inviato dal Parlamento europeo sarà forte, mirato e ben strutturato.

 
  
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  Véronique De Keyser, a nome del gruppo S&D.(FR) Signor Presidente, come è stato ricordato, la situazione del fiume Giordano e del Mar Morto è estremamente preoccupante; si prevede infatti che, se le condizioni rimarranno invariate, nel 2011 il fiume si prosciugherà.

Se non si intraprendono azioni a livello internazionale e regionale per mettere un freno a questa situazione, andremo incontro a una perdita estremamente grave in termini di patrimonio culturale, biodiversità (come già accennato dall’onorevole Kratsa-Tsagaropoulou), di sicurezza e di economia della regione.

Vorrei richiamare la vostra attenzione su un’organizzazione non governativa (ONG) che ha intrapreso un’iniziativa, a mio avviso, degna di nota. L’ONG Amici della Terra Medio Oriente ha deciso di riunire i sindaci dei centri palestinesi, giordani e israeliani sulle sponde del fiume per incoraggiarli a ricercare una soluzione per migliorare la situazione.

L’organizzazione e i sindaci hanno condotto alcuni interessanti studi in merito alle misure che ogni paese può intraprendere e al loro impatto; le proposte spaziano dai servizi igienici a secco alle modifiche ai metodi agricoli e alle colture che assorbono troppa acqua, e così via. Esiste una vasta gamma di misure che possono essere adottate. Questa non è dunque una discussione politica, anche se siamo tutti consapevoli che quando si parla di acqua nella regione, la questione diventa politica.

A mio avviso tutti concordano su quanto detto e desidero che l’Europa e la Commissione traggano ispirazione dalle conclusioni molto chiare della relazione in merito ai rapporti che esse hanno con tali paesi, particolarmente attraverso i piani d’azione.

Vi è tuttavia un breve paragrafo che ritengo di estrema importanza, il paragrafo E, che parla di uno sfruttamento eccessivo di acqua da parte dei coloni israeliani. Questo è vero ed è stato confermato anche nelle relazioni della Banca mondiale e di Amnesty International. Questo tema ci riporta sul campo della politica, ma rappresenta pur tuttavia una verità che talvolta deve essere detta. Non abbiamo inserito il paragrafo al centro della risoluzione, ma a nostro avviso è di estrema importanza.

 
  
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  Antonyia Parvanova, a nome del gruppo ALDE.(FR) Signor Presidente, in qualità di vicepresidente della commissione per l’energia, l’ambiente e l’acqua dell’Assemblea euromediterranea, ho avuto l’opportunità di constatare la drammatica situazione ecologica del fiume Giordano durante una visita in loco lo scorso febbraio.

La relazione speciale sulla situazione della valle del Giordano, per la quale sono stato relatore, ha evidenziato che tutte le parti in causa (in particolare Israele, l’Autorità palestinese e Giordania, ma anche Libano e Siria) devono trovare una soluzione comune in merito ai due principali problemi: una corretta distribuzione dell’acqua che rispetti le esigenze di tutte le popolazioni presenti nella regione e un ambiente sano e tutelato per le generazioni future.

Il primo passo identificato nella relazione è un accordo, che Israele e l’Autorità palestinese devono raggiungere, circa i dati comuni sulla distribuzione dell’acqua disponibile e sulla demografia, da prendere come punto di partenza per ulteriori negoziati, dato che sinora le due parti interessate, oltre a relazioni indipendenti, hanno fornito dati discordanti.

Tra le conclusioni principali è emersa la necessità, per risolvere i problemi idrici attraverso la cooperazione, di attuare progetti mirati ad un’amministrazione congiunta, di un equo processo decisionale e di una gestione in comune delle risorse idriche nella regione. A mio avviso le raccomandazioni presentate nella relazione riguardano settori nei quali l’Unione europea dispone di un’esperienza specifica e potrebbe partecipare attivamente per spianare la strada a futuri partenariati tra le parti coinvolte.

In conclusione, desidero ricordare che, mentre si spendono molte energie per riprendere il dialogo verso un accordo di pace globale, abbiamo la responsabilità di non usare la situazione della valle del Giordano per fini politici e ideologici.

Mi auguro che la discussione odierna serva gli interessi di tutte le parti nella regione e conduca a conclusioni concrete e imparziali per un coinvolgimento attivo dell’Unione europea nelle future soluzioni sostenibili.

 
  
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  Margrete Auken, a nome del gruppo Verts/ALE.(DA) Signor Presidente, concordo pienamente con i due precedenti oratori, ma desidero cogliere l’opportunità per affermare che, a mio avviso, molte persone non capiscono che per i palestinesi è impossibile assumersi la propria parte di responsabilità. Non ne hanno l’opportunità. Quanti di voi sanno che dal 1967, il 50 per cento delle rive del fiume Giordano in Cisgiordania è stato occupato da insediamenti israeliani? Il 50 per cento! Oltre a questo, il 45 per cento delle sponde è stato sequestrato e destinato a campi militari e riserve naturali. I palestinesi sono stati semplicemente esclusi e quel che è peggio è che, poiché non abbiamo incontrato una forte resistenza da parte loro, soprattutto nella valle del Giordano, sono stati dimenticati. Se non si c’è un’azione militare, se non si verifica qualcosa di drammatico, vengono semplicemente dimenticati.

Stiamo passando un messaggio terribile ai poveri palestinesi: si devono far notare, anche a gran voce. Si rende quindi necessaria una soluzione, ma dobbiamo comunque tenere presente che, se possibile, la sofferenza dei palestinesi è ancora più profonda in quest’area rispetto al resto della Cisgiordania e che, se la situazione non cambierà, non avranno la possibilità di onorare le responsabilità che riteniamo si debbano assumere. Dobbiamo trovare una soluzione integrata, senza tralasciare lo scenario politico. Non si tratta solo di Israele, della Siria o della Giordania. Non è così! Ma i palestinesi non possono essere coinvolti se non hanno la possibilità di farlo.

 
  
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  Charles Tannock, a nome del gruppo ECR.(EN) Signor Presidente, l’acqua è una questione delicata e potenzialmente conflittuale in Medio Oriente. È attualmente in corso un dialogo tra le delegazioni di alto livello israeliane e l’Autorità palestinese in merito ai diritti sulle acque in quanto parte di un ampio accordo di pace.

L’Unione europea, in qualità di membro del Quartetto, sostiene l’esistenza di due Stati come soluzione in grado di garantire la pace e la stabilità nella regione. Dobbiamo pertanto prestare attenzione a non pregiudicare la delicatezza dei negoziati in corso a Washington. Incolpare i coloni israeliani, come sembra fare l’onorevole De Keyser, in particolare in merito all’utilizzo eccessivo dell’acqua del fiume Giordano, manda un messaggio sbagliato agli israeliani, i nostri alleati democratici, in merito al ruolo di mediatore onesto professato dall’Unione europea.

Salvaguardare lo spartiacque rappresentato dal fiume Giordano è una questione regionale fondamentale, che non è circoscritta solo ad Israele e ai palestinesi; ora gli oppositori di Israele in quest’Aula e altrove vogliono chiaramente sfruttare la questione come parte della propria campagna per minare lo Stato ebraico.

Soccombere ancora una volta a questa agenda contro Israele, potrebbe dipingere l’Unione europea come non meritevole del ruolo di partner privilegiato per la pace agli occhi di Israele.

 
  
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  Willy Meyer, a nome del gruppo GUE/NGL. (ES) Signor Presidente, non è assolutamente un problema se l’onorevole De Keyser ha presentato una particolare valutazione, anzi. Il punto è che, ai sensi del trattato di pace tra Israele e il Regno di Giordania del 1994, è stato raggiunto un accordo per la cooperazione nel risanamento ecologico del fiume Giordano lungo i confini comuni e per la protezione delle risorse idriche.

Tale accordo, così come altri sottoscritti da Israele nel 1994, non è stato onorato. Questo è il problema con Israele: non mantiene gli impegni assunti.

È pertanto di estrema importanza che l’Unione europea concretizzi e sostenga l’iniziativa avanzata dal Presidente Chirac nel 2008, riguardante il bacino del fiume Giordano.

A nostro avviso è necessario istituire una commissione per il bacino del Giordano che serva da forum trilaterale di cooperazione per il recupero del fiume, nonché per la stesura e l’attuazione di politiche sulla conservazione e il risanamento dell’acqua. È vero che, come risultato del mancato rispetto del trattato di pace del 1994, i palestinesi sono stati estromessi dalla zona di sicurezza di Israele in Cisgiordania lungo il Basso Giordano e che i coloni occupano illegalmente alcuni territori che non appartengono loro. Dato che l’occupazione è accompagnata da un utilizzo illegale e irregolare dell’acqua, si viene ad aggiungere un altro problema a quello politico, ovvero la sostenibilità ambientale.

Poiché il 2011 è stato indicato come l’anno di attivazione di nuovi impianti per il trattamento delle acque reflue, mi auguro che l’Unione europea sosterrà, promuoverà e incoraggerà l’istituzione di una commissione per il bacino del Giordano.

 
  
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  Cristian Dan Preda (PPE).(RO) La discussione odierna sulla situazione del fiume Giordano è estremamente importante per il mio gruppo e desidero, se mi è concesso, esprimere il mio piacere per il coinvolgimento nella questione della collega, l’onorevole Kratsa-Tsagaropoulou, Vicepresidente del Parlamento europeo.

Vorrei inoltre evidenziare, come sapete, che le organizzazioni per la protezione ambientale ci hanno a lungo messo in guardia sulla grave situazione ecologica del fiume Giordano. Questo fiume sembra scomparire a causa dell’indifferenza generale.

D’altro canto, ho letto sui giornali che, nonostante le condizioni estremamente critiche, i cristiani e in particolare gli ortodossi continuano ad essere battezzati nel fiume.

Esiste il rischio che il fiume si prosciughi entro il 2011, con drammatiche conseguenze sul già delicato ecosistema della regione e soprattutto sul Mar Morto. Questo significa anche che centinaia di migliaia di palestinesi, giordani e israeliani saranno colpite da una catastrofe ecologica.

Oltre all’aspetto ecologico che deve essere affrontato con urgenza con l’aiuto dell’Unione europea, come altri onorevoli colleghi hanno evidenziato in quest’Aula, la situazione del fiume Giordano è particolarmente importante in quanto rappresenta un elemento per promuovere la cooperazione regionale.

A mio avviso dobbiamo scongiurare una situazione in cui l’acqua viene utilizzata in modo unilaterale, non tenendo in considerazione la sicurezza dell’approvvigionamento idrico della regione.

La cooperazione tra gli Stati rivieraschi e le comunità locali è fondamentale per il risanamento di questa risorsa vitale per lo sviluppo economico. Con una forte volontà politica, è in questo modo possibile rendere nuovamente il fiume Giordano un simbolo di cooperazione e di coesistenza, anche da un punto di vista culturale.

La situazione del fiume Giordano è altresì importante per la ripresa dei negoziati diretti arabo-palestinesi, in quanto il controllo delle risorse idriche rimane una delle questioni in sospeso.

 
  
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  Proinsias De Rossa (S&D). (EN) Signor Presidente, vorrei suggerire all’onorevole Tannock che non è affatto utile ignorare la realtà: i coloni hanno scelto deliberatamente aree con un buon approvvigionamento idrico, privando di conseguenza i palestinesi dell’acqua. I coloni non costituiscono l’unico problema legato alla questione dell’acqua nella regione, ma vi svolgono indubbiamente un ruolo.

Al fiume Giordano, sfortunatamente, è stato sottratto circa il 98 per cento della sua portata, poiché è stato deviato da altri Stati, compreso Israele. É un fiume transfrontaliero che segna il confine di circa quattro Stati, inclusa la Cisgiordania palestinese. Potenzialmente, se viene gestito in modo adeguato e se l’Unione europea svolge correttamente il proprio ruolo nella regione, il Giordano può diventare una fonte di riconciliazione, attraverso la promozione di una sua gestione congiunta in quanto risorsa culturale, religiosa ed economica della regione.

Assumere un approccio come il suo, onorevole Tannock, secondo cui ogni minima critica verso Israele viene letta come un attacco, significa ignorare la realtà; anche altri Stati hanno deviato il corso del fiume. L’organizzazione Amici della Terra, ad esempio, ha evidenziato, in occasione di un recente seminario organizzato dal gruppo S&E cui appartengo, che il fiume Giordano in passato riversava nel Mar Morto in media 1,3 miliardi di metri di acqua dolce; questo dato si è ridotto a 20-30 milioni l’anno. Entro la fine del prossimo anno, potrebbe essere un fiume morto se non si interviene.

 
  
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  Alexandra Thein (ALDE).(DE) Signor Presidente, desidero innanzi tutto respingere le accuse provenienti dall’esterno e, in alcuni casi, dall’interno del Parlamento europeo, secondo le quali stiamo discutendo la questione nel momento sbagliato, ovvero subito dopo l’avvio dei negoziati di pace. L’interrogazione, che ho aiutato a redigere, è stata presentata in un momento in cui nessuno si attendeva una possibile ripresa di negoziati diretti. Mi occupo di questo settore dall’inizio degli anni Novanta e l’argomento è stato a lungo oggetto di discussione in Parlamento.

In definitiva, però, l’importante è impedire che il Basso Giordano si prosciughi per sempre. Il basso corso del fiume è già stato ridotto ad un filo d’acqua; è composto unicamente da acque reflue senza neanche una goccia di acqua dolce. Gli scienziati concordano sul fatto che entro uno o due anni il Basso Giordano sarà praticamente morto.

A mio avviso è allarmante che la risoluzione si rivolga ad Israele, alla Giordania, alla Siria e all’Autorità palestinese su un piano di parità. Il Basso Giordano è interamente situato nella zona C, il che significa che l’Autorità palestinese non ha neppure il diritto di accedervi, figuriamoci se può avere diritti amministrativi o una qualsivoglia forma di influenza. L’Autorità palestinese, come già ricordato, non può fare nulla in questa zona. La risoluzione deve essere indirizzata ad altri paesi.

Si tratta di una questione politica quando un paese, in questo caso Israele, utilizza il 75 per cento dell’acqua disponibile nel Basso Giordano, sebbene una parte sia già stata presa da altri paesi, non lasciandone neanche una goccia ai palestinesi per sopravvivere. Il problema è stato apparentemente risolto nell’accordo di Oslo II, ma da allora non si sono registrati progressi.

Il problema concreto al momento consiste nel fatto che i palestinesi scavano in continuazione pozzi che vengono immediatamente distrutti; d’altro canto, l’autorità israeliana per l’acqua, che costituisce un monopolio, non scava pozzi per i palestinesi, ma solo per gli insediamenti illegali.

 
  
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  Nicole Kiil-Nielsen (Verts/ALE). (FR) Signor Presidente, onorevoli colleghi, vorrei innanzi tutto rendere omaggio alla coalizione di ecologisti a cui abbiamo dato il benvenuto alcuni mesi fa a Bruxelles, una associazione di israeliani, giordani e palestinesi. Proprio loro hanno elaborato alcune eccellenti relazioni sulla situazione della regione, sullo stato del fiume Giordano e sul rischio della sua scomparsa.

L’Unione europea, che finanzia in modo considerevole progetti di sviluppo in Medio Oriente, deve rafforzare il proprio impegno nella redazione e attuazione di un piano di soccorso per il fiume, coinvolgendo tutte le parti nella regione. I paesi rivieraschi come Siria, Giordania e Israele deviano gran parte del corso del fiume, mentre i palestinesi, come appena menzionato, ricevono solamente circa il 5 per cento delle risorse idriche.

Nella valle del Giordano i coloni israeliani consumano un volume d’acqua sei superiore rispetto ai palestinesi, soprattutto a causa dell’agricoltura intensiva e inquinante destinata all’esportazione di prodotti agricoli in Europa. L’ampliamento di questi insediamenti, con la loro lussureggiante vegetazione deve cessare, così come la distruzione di campi beduini e di serbatoi d’acqua, verificatasi nuovamente questa estate, alcune settimane fa. È pura follia!

La conservazione e un’equa distribuzione delle risorse idriche nella regione deve essere una priorità.

 
  
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  Mário David (PPE).(PT) La catastrofe ecologica oggetto della discussione odierna riguarda tutti noi, in quanto cittadini europei, sebbene si stia manifestando al di fuori dell’Unione europea.

Il concetto di sviluppo sostenibile in cui crediamo non conosce barriere amministrative né fede religiosa, ma vede il pianeta nel suo insieme e non come la somma delle sue parti. Il fiume Giordano è quindi un problema che riguarda tutta l’umanità e non solo i popoli e le comunità direttamente colpiti da carenze idriche o dalla scarsa qualità dell’acqua. Il buonsenso ci dice di pensare in maniera globale e di agire localmente e proprio per questo siamo qui oggi: per pensare in maniera globale.

In quanto Unione europea, dobbiamo contribuire ad agire a livello locale per minimizzare e invertire il crescente degrado della portata e della qualità del fiume Giordano. L’Unione europea dispone già di strumenti e di un quadro legislativo e istituzionale per intervenire o sostenere gli interventi; mi riferisco all’Unione per il Mediterraneo, al suo segretariato e al Fondo euro-mediterraneo di investimenti e partenariato (FEMIP) gestito dalla Banca europea per gli investimenti. La delegazione parlamentare da me presieduta seguirà ovviamente da vicino lo svolgersi della questione nell’ambito delle relazioni con i paesi del Medio Oriente.

Si rende naturalmente necessaria ogni azione che porti alla risoluzione di questa catastrofe ambientale, in primo luogo da parte degli Stati e delle autorità locali, a diretto beneficio dei loro stessi cittadini. A tal proposito, desidero evidenziare due proposte contenute nella risoluzione; la prima è l’istituzione di una commissione per il bacino del fiume Giordano, composta dai rappresentanti degli Stati e delle autorità che utilizzano l’acqua. L’Europa può dare il proprio contributo condividendo, ad esempio, l’esperienza della commissione internazionale per la protezione del Reno. In secondo luogo, le migliori pratiche possono essere sostenute e divulgate attraverso progetti congiunti europei che coinvolgano i cittadini giordani, israeliani e palestinesi, in particolar modo se incentivati dell’organizzazione Amici della Terra Medio Oriente, alla quale l’onorevole De Rossa ha rivolto oggi un appello chiedendo di contribuire alla gestione efficiente e adeguata delle risorse idriche della valle del Giordano.

Signor Presidente, desidero da ultimo evidenziare, in un contesto ancora più ampio, l’esempio di cooperazione e di coesistenza pacifica rappresentato da questo progetto. In un momento in cui stiamo sostenendo e incoraggiando la ripresa di un nuovo processo di dialogo diretto tra Israele e l’Autorità nazionale palestinese, sebbene lamentandone l’assenza dell’Unione europea, accogliamo con favore la partecipazione diretta di entrambe le parti.

 
  
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  Olga Sehnalová (S&D). (CS) La questione del prosciugamento del fiume Giordano rappresenta senza dubbio un grave problema ambientale a livello regionale, che colpisce l’ecosistema dell’intera area nonché la vita e la salute dell’area. Lo sfruttamento eccessivo e prolungato delle risorse idriche, l’inquinamento e la siccità costituiscono le principali cause della situazione attuale, oltre all’incapacità di garantire un’efficiente gestione idrica.

Come affermato da alcuni onorevoli colleghi, il fiume viene privato di oltre il 90 per cento della sua portata per l’approvvigionamento di acqua potabile e, soprattutto, per l’irrigazione agricola e l’industria. La portata annua è scesa da 1,3 miliardi a circa 100 milioni di metri cubi e il conflitto politico in corso rende chiaramente più difficile trovare una soluzione a questo problema ambientale.

La questione idrica non deve rappresentare tuttavia una fonte di conflitto. Può invece trasformarsi in un esempio di positiva cooperazione pratica nella regione e svolgere un ruolo fondamentale per creare fiducia reciproca. Una pace basata sulla cooperazione quotidiana e su valori condivisi ha maggiori possibilità di successo rispetto a qualsiasi altra soluzione avanzata nel corso di una tavola rotonda.

 
  
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  Malika Benarab-Attou (Verts/ALE).(FR) Signor Presidente, Signor Commissario, onorevoli colleghi, il progressivo prosciugamento del fiume Giordano è una conseguenza diretta della tragedia che sta vivendo la Palestina. Il problema idrico è una questione fortemente politica, non dimentichiamolo.

Vorrei ricordare alcuni fatti: la Banca mondiale ha comunicato che il milione e mezzo di abitanti della striscia di Gaza da due anni non dispone di cloro, essenziale per disinfettare l’acqua e il 50 per cento delle case non aveva accesso alle risorse idriche prima dei bombardamenti del gennaio 2009; immaginate quindi quale possa essere la situazione ora. Medici senza Frontiere afferma che, a seguito degli attacchi dell’esercito israeliano sulle infrastrutture, il 90 per cento dell’acqua fornita agli abitanti non è potabile; ogni giorno 80 milioni di litri di acque reflue non trattate vengono scaricate nel Mediterraneo a causa della distruzione delle infrastrutture a Gaza.

È vero che la baronessa Ashton ha visitato Gaza in diverse occasioni, ma dov’è il coraggio politico di applicare i medesimi standard europei ad Israele? L’acqua pulita deve essere monopolizzata, come la terra, dai coloni israeliani? L’Unione europea deve sospendere l’accordo di associazione con l’attuale governo israeliano, che resta indifferente a tutte le nostre richieste, mentre l’occupazione e gli insediamenti illegali permangono. Senza giustizia, non vi può essere pace.

 
  
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  Monika Flašíková Beňová (S&D). (SK) Come abbiamo sentito diverse volte nel corso della discussione odierna e sentiremo sicuramente ancora, il fiume Giordano ha un inimmaginabile valore culturale, ambientale, economico, e, ovviamente, politico e strategico. Lo sfruttamento e l’abuso del fiume sono pertanto inaccettabili. Il suo corso è stato deviato dal 1964 verso Israele ed altri paesi: Giordania, Libano, Siria e altri ancora già menzionati. Gran parte di questi paesi sta distruggendo ed inquinando il fiume. Secondo gli ambientalisti, l’abuso del fiume Giordano ha quasi distrutto il suo intero ecosistema e il risanamento dallo stato attuale richiederà decenni.

Secondo alcune stime, il fiume Giordano rappresenta uno dei cento luoghi più a rischio a livello mondiale dal punto di vista ambientale. La situazione è anche legata al fatto che Israele e i paesi arabi vicini non sono in grado di trovare un accordo sulla conservazione e la protezione del fiume; per questo, a mio avviso, l’Unione europea deve impegnarsi attivamente nel processo attraverso, ad esempio, l’assistenza finanziaria a progetti di sviluppo nelle aree centro orientali che dipendono dal risanamento del basso corso del fiume Giordano.

 
  
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  Richard Howitt (S&D).(EN) Signor Presidente, la concorrenza per le risorse idriche può inasprire o addirittura provocare un conflitto, sia che si tratti del ritiro dei ghiacciai di Jammu e Kashmir, delle tensioni tra i paesi dell’Asia centrale sull’ormai prosciugato Lago d’Aral, di tribù rivali in competizione per le stesse risorse idriche situate tra il Sudan e la Somalia o, come in questo caso, della discussione sulla valle del Basso Giordano.

Il risanamento del fiume Giordano e la cooperazione necessaria per raggiungere questo obiettivo possono migliorare le prospettive di pace. Il fiume è stato immortalato nei testi sacri ebraici, cristiani e islamici, con riferimenti che lo associano ai profeti Mosè ed Elia, nonché al luogo di sepoltura di quattro compagni del profeta Maometto. Sotto la guida di Giosuè gli israeliti hanno attraversato proprio il fiume Giordano ed è qui che Gesù ha compiuto il miracolo di camminare sull’acqua.

Non dovrebbe essere necessario un altro miracolo per proteggere le sue acque, a beneficio dei popoli della regione e delle future generazioni, affinché possano vivere in pace e prosperità.

 
  
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  Elena Băsescu (PPE).(RO) Ritengo inappropriata una risoluzione o un approccio di parte sulla situazione del fiume Giordano nel contesto della ripresa dei negoziati di pace tra Israele e l’Autorità palestinese.

La questione delle risorse idriche in Medio Oriente è delicata e deve essere discussa al termine dei negoziati, per non compromettere il processo di pace. L’Unione europea deve evitare di trasformare inutilmente la discussione in una questione politica e incoraggiare la conclusione di un accordo regionale sul risanamento del fiume Giordano.

Accolgo con favore la cooperazione continua tra Israele e l’Autorità palestinese in merito alla gestione delle risorse idriche, in quanto ritengo che il fiume Giordano rappresenti una questione regionale. Il contributo congiunto di entrambi gli Stati ha portato alla recente approvazione di 61 dei 96 progetti proposti. Il problema delle insufficienti risorse idriche non ha trovato tuttavia ancora una soluzione.

 
  
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  Ioan Enciu (S&D).(RO) Il risanamento del fiume Giordano costituisce una questione sfaccettata per la sua importanza storica e religiosa universale. I problemi da affrontare includono preoccupazioni da un punto di vista ecologico, umanitario e di sicurezza internazionale, tutte collegate tra loro.

A mio avviso la discussione in corso deve concentrarsi sopratutto su come salvare fisicamente il fiume e non criticare l’una o l’altra parte coinvolta. Qualora il progetto di salvataggio abbia successo, ci potrebbero essere ripercussioni positive anche su tutti gli altri aspetti. Ritengo che il paragrafo E del progetto di risoluzione non sia collegato direttamente con l’argomento in questione e potrebbe creare confusione.

L’Unione europea può e deve contribuire in modo significativo a prevenire le ripercussioni negative eventualmente create dal totale degrado e, in ultimo, dalla scomparsa del fiume Giordano. L’Unione deve assumere un ruolo più attivo nei negoziati tra le parti coinvolte, aiutando a raggiungere un equilibrio.

 
  
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  Andreas Mölzer (NI).(DE) Signor Presidente, siamo consapevoli che il fiume Giordano svolge un ruolo politico fondamentale in Medio Oriente per la sua collocazione geografica sul confine di diversi paesi. Anche se il fiume ha contribuito a portare pace tra Israele e Giordania attraverso un accordo che autorizza quest’ultima ad estrarre maggiori quantità di acqua, nel caso della Siria, la situazione è opposta. È un segreto di Pulcinella che la vera ragione del rifiuto di Israele di restituire le alture del Golan alla Siria sia da ricondursi al timore di essere privato della propria acqua.

Se il fiume Giordano è divenuto davvero un rigagnolo di acque reflue a causa della costante estrazione di acqua (e questo è probabilmente il prezzo da pagare per rendere verde il deserto), la situazione in Medio Oriente si aggraverà sicuramente nell’immediato futuro, soprattutto alla luce del fatto che alcuni leader di Hamas considerano la liberazione dell’intera regione tra il Mediterraneo e il fiume Giordano come un imperativo morale e religioso.

La carenza idrica del fiume Giordano ha anche ripercussioni più ampie, in quanto, con il prosciugamento del fiume, si riduce altresì la quantità d’acqua che giunge al Mar Morto. Pertanto, il potenziale esplosivo e l’area del conflitto aumenteranno. Si rende necessario prendere in considerazione quanto detto nell’ambito della strategia del Medio Oriente.

 
  
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  Véronique De Keyser (S&D).(FR) Signor Presidente, grazie per avermi dato l’opportunità di chiarire un punto che sembra non abbia affrontato in modo convincente.

Per quanto riguarda la questione dello sfruttamento delle risorse idriche e dello sfruttamento eccessivo da parte degli insediamenti, desidero rinviare i miei onorevoli colleghi alla relazione speciale sulla situazione della valle del Giordano dell’Assemblea parlamentare euromediterranea, che a sua volta cita sovente la relazione della Banca mondiale sulla valutazione delle restrizioni allo sviluppo del settore idrico palestinese e la relazione di Amnesty International sul rifiuto di concedere ai palestinesi un accesso equo all’acqua, ecc. Queste relazioni indicano le cifre esatte di tale sfruttamento, che è dalle quattro alle cinque volte superiore tra gli israeliani; le mie stime vanno da uno a sei. Questi sono quindi i dati; mi scuso, ma non sono stati da me documentati.

 
  
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  Mariya Nedelcheva (PPE).(BG) L’Unione europea è un partner affidabile e condivide la responsabilità di quanto accade a livello mondiale attraverso la politica estera. In quanto donatore impegnato nel finanziamento di progetti di sviluppo in Medio Oriente e parte attiva nel processo di pace nella regione, l’Unione e in particolare il Parlamento europeo devono ideare una strategia e apportare un eventuale contributo per risanare il fiume Giordano, affinché mantenga la propria importanza come fonte di vita per la regione.

Solo pochi mesi fa, la ONG Amici della Terra Medio Oriente ha avvertito che, in un anno, il fiume Giordano potrebbe prosciugarsi, se i paesi della regione non intervengono. La diminuzione del livello del fiume si ripercuote sul clima e sul paesaggio del luogo e rappresenta un rischio reale per i mezzi di sostentamento alla popolazione che vive in aree dove l’irrigazione è difficile. Oltre al solo aspetto pragmatico, non dimentichiamo che il fiume Giordano è un potente simbolo spirituale.

Una delle caratteristiche fondamentali dell’Unione europea è l’equilibrio tra valori e pragmatismo. In tale prospettiva, continuiamo ad essere politici responsabili e dimostriamo ancora una volta l’approccio unico europeo esprimendo la nostra preoccupazione per il fiume Giordano.

 
  
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  Štefan Füle, membro della Commissione.(EN) Signor Presidente, le sfide transfrontaliere richiedono un impegno comune. Il Parlamento europeo ha giustamente richiamato l’attenzione sulla necessità di un approccio cooperativo in quest’area. L’Unione europea promuove lo spirito di cooperazione necessario per affrontare le gravi sfide legate alle risorse idriche in Medio Oriente e sostiene una risoluzione dei problemi alla base e non dei soli sintomi.

Vorrei concludere confermando che l’Unione europea continuerà ad apportare il proprio contributo per ridurre la carenza idrica nella regione ed assicurare l’approvvigionamento di acqua pulita, preservando l’ambiente e salvaguardando l’acqua potabile per i popoli della regione. L’Unione europea continuerà a sostenere le attività che favoriscono il futuro risanamento del fiume Giordano e un’eventuale gestione congiunta ed integrata del suo bacino, qualora questa si dimostri essere la scelta dei paesi nella regione.

L’Unione europea continuerà a sostenere il dialogo e a promuovere la cooperazione transfrontaliera in materia di politica delle acque tra i paesi vicini nella regione, contribuendo a rafforzare la fiducia. Si rende necessario un grande impegno, anche di carattere politico, da parte dei paesi vicini per trovare un equilibrio tra le risorse disponibili e la domanda; questo non comprende solo i governi, ma anche la società civile. Come in Europa, gli individui, le aziende e i comuni devono contribuire alla gestione sostenibile delle risorse idriche. É una sfida a cui dobbiamo tutti fare fronte.

 
  
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  Presidente. – Ho ricevuto 5 proposte di risoluzione(1)ai senso dell’articolo 115 paragrafo 5.

La seduta è chiusa.

La votazione avrà luogo il 9 settembre 2010.

(La seduta, sospesa alle 17.55, riprende alle 18.00 per il tempo delle inerrogazioni)

 
  
  

PRESIDENZA DELL’ON. WALLIS
Vicepresidente

 
  

(1)See Minutes.

Ultimo aggiornamento: 9 maggio 2011Avviso legale