Presidente. – L’ordine del giorno reca la relazione (A7-0215/2010), presentata dall’onorevole Geringer de Oedenberg, a nome della commissione per gli affari costituzionali, 15a relazione annuale della Commissione ai sensi dell’articolo 9 del protocollo sull’applicazione dei principi di sussidiarietà e di proporzionalità [2009/2142(INI)].
Lidia Joanna Geringer de Oedenberg, relatore. – (PL) Signor Presidente, conformemente al principio di sussidiarietà, il diritto comunitario è creato nei casi in cui si è dimostrato necessario. La legislazione europea deve essere trasposta in modo corretto all’interno degli ordinamenti giuridici degli Stati membri e deve essere chiaro, trasparente e comprensibile per i cittadini. La pratica, però, non sempre è così semplice; il diritto comunitario è infatti spesso descritto come confuso, impreciso e troppo aperto all’interpretazione.
I ritardi nella trasposizione del diritto hanno portato alla formulazione dell’articolo 260 del trattato di Lisbona, che consente alla Commissione europea di punire gli Stati membri che non recepiscono il diritto comunitario in modo corretto o entro i termini stabiliti. A tal proposito, ho ascoltato con grande interesse il programma di “regolamentazione intelligente” delineato lo scorso anno negli orientamenti politici del Presidente Barroso. Esortiamo quindi la Commissione ad attuare il programma di “regolamentazione intelligente” e approfitto della presenza di un suo rappresentante qui oggi per chiedere: qual è la situazione attuale? Come sta agendo la Commissione al riguardo? Mi auguro non sia solamente un mero slogan tecnocratico. Un’altra promessa del Presidente Barroso riguardava le valutazioni ex-post. Concordo sulla necessità di seguire attentamente gli sviluppi del diritto comunitario, dopo la sua adozione per valutare se è stato attuato in modo corretto e, in caso contrario, quali sono i motivi del ritardo nella corretta attuazione. Bisogna valutare inoltre se la nuova legislazione è comprensibile per i cittadini, poiché, se il diritto comunitario non ha effetti positivi su economia, ambiente e società, il nostro lavoro perde valore. Su queste premesse, vorrei avanzare alcune domande alla Commissione: qual è la situazione delle valutazioni ex-post? Come si differenziano dagli attuali meccanismi di controllo dell’attuazione del diritto? Infine, dalla anche la valutazione dell’impatto di ogni nuova proposta di legge rappresenta un’ulteriore questione.
Il Parlamento ha ripetutamente sottolineato che la Commissione, quando presenta nuovi atti legislativi, deve eseguire un’analisi dettagliata della loro attuazione, sulla scorta di dati affidabili.
Nella relazione, ho esaminato la questione delle valutazioni d’impatto da due punti di vista: in primo luogo, i contenuti, ossia quali conseguenze degli atti proposti dovrebbe analizzare la Commissione, alla quale mi rivolgo affinché attribuisca particolare importanza all’analisi dell’impatto sociale delle proprie iniziative. Rispondere a domande, ad esempio, sull’impatto che una proposta legislativa avrà sul mercato del lavoro europeo e sull’occupazione in specifiche fasce d’età e settori è particolarmente rilevante nel contesto della crisi economica. Ritengo che questo aspetto non sia stato oggetto, ad oggi, di adeguate analisi. In secondo luogo, vorrei affrontare il tema dell’indipendenza delle valutazioni d’impatto, tema direttamente collegato alla questione di una migliore legiferazione.
Nella relazione, sottolineo la necessità di garantire assoluta indipendenza e adeguate condizioni di lavoro al comitato per la valutazione d’impatto, il quale ne controlla la qualità e, come sapete, è stato creato su richiesta del Parlamento. Il comitato è composto dai più alti funzionari della Commissione e fa capo direttamente al suo Presidente.
Rimango però al contempo molto cauta nell’affrontare il tema del coinvolgimento di esperti esterni per svolgere valutazioni d’impatto, poiché il Parlamento non ha la possibilità di confermarne l’indipendenza. Nella relazione faccio riferimento anche al Programma per la riduzione degli oneri amministrativi. Troppo spesso l’opinione pubblica associa l’Unione europea a burocrazia superflua e complicata e accolgo quindi con favore l’intenzione della Commissione di ridurre tali oneri del 33 per cento entro il 2012. Secondo alcune relazioni, tuttavia, l’esenzione delle imprese dagli oneri amministrativi ha portato in alcuni casi a un allentamento delle norme, ad esempio in materia di sicurezza sul lavoro. Per questo, invito la Commissione ad affrontare il problema da un punto di vista globale: i tagli ai costi amministrativi non devono essere attuati in cambio di un indebolimento delle norme sociali all’interno dell’Unione europea.
Un altro argomento trattato nella relazione è il lavoro del gruppo ad alto livello di esperti indipendenti sugli oneri amministrativi, presieduto da Edmund Stoiber. Il lavoro svolto finora dal gruppo ad alto livello è stato molto positivo e accolgo con favore la notizia dell’estensione dei suoi termini di riferimento fino al 2013. Mi auguro che il Parlamento sarà regolarmente informato sulle valutazioni da parte del gruppo della realizzazione del programma d’azione per la riduzione degli oneri amministrativi nell’Unione europea.
Desidero infine affrontare alcuni temi concernenti l’entrata in vigore del trattato di Lisbona, in particolare l’attuazione pratica dell’iniziativa dei cittadini e del rafforzamento dei contatti con i parlamenti nazionali. Mi auguro che la cooperazione tra parlamenti interessi non solo le questioni legate al controllo del principio di sussidiarietà, ma contribuisca anche a una migliore trasposizione del diritto comunitario. Milioni di cittadini vogliono conoscere la posizione del Parlamento sul tema dell’iniziativa dei cittadini: la commissione per gli affari costituzionali vi sta lavorando alacremente e mi auguro che la prima lettura del documento possa avere luogo entro la fine dell’anno. Attendo con interesse una proficua discussione.
Maroš Šefčovič, Vicepresidente della Commissione. − (EN) Signor Presidente, innanzi tutto desidero ringraziare l’onorevole Geringer de Oedenberg per l’ottima relazione presentata. Come vedrà dalla mia premessa, la Commissione concorda pienamente con la maggior parte del documento presentato e apprezziamo lo sforzo e l’enfasi posta dal Parlamento europeo sulla regolamentazione intelligente, che rappresenta la strada da seguire per il futuro.
Sono lieto di annunciare che martedì la Commissione ha avviato la fase finale per il ritiro di 59 proposte in sospeso, contenute nei programmi di lavoro 2010, a cui non daremo seguito essendo ormai superate. In questo modo onoriamo l’impegno assunto nel corso dei negoziati sull’accordo quadro.
Confermo che il giorno 6 ottobre la Commissione adotterà una comunicazione in materia di regolamentazione intelligente, nonché la relazione annuale “legiferare meglio”, nella quale tratteremo nel dettaglio le questioni relative alla sussidiarietà. Questi documenti affronteranno minuziosamente le questioni sollevate dall’onorevole Geringer de Oedenberg nella sua relazione; mi limiterò pertanto i punti principali.
Il primo punto sul quale ritengo vi sia unanime accordo, chiaramente dimostrato dalla crisi finanziaria, è il ruolo positivo e fondamentale della regolamentazione nel garantire che i mercati generino una ricchezza sostenibile per tutti. Concordo pienamente con l’onorevole Geringer de Oedenberg: è necessario legiferare con attenzione per non oberare le imprese, in particolare le piccole e medie imprese (PMI), con oneri amministrativi superflui. Stiamo lavorando intensamente per ridurre gli oneri amministrativi nella legislazione esistente e in fase di preparazione.
Lavoreremo intensamente per perseguire le quattro attività principali legate alla regolamentazione intelligente, attraverso il proseguimento delle valutazioni d’impatto, l’ulteriore miglioramento della qualità, la semplificazione della legislazione esistente, l’impegno per ridurre gli oneri amministrativi per le imprese e la valutazione dell’efficacia della legislazione già in vigore.
Esistono, tuttavia, dei punti di disaccordo, ma mi limiterò a citare due questioni: la prima concerne l’organo indipendente che risponde al Parlamento. Siamo soddisfatti delle valutazioni d’impatto svolte all’interno della Commissione, la quale, come ben sapete, è responsabile dinanzi al Parlamento europeo, che, in qualità di legislatore, ha il controllo finale sulla qualità della legislazione.
La seconda questione concerne la rifusione. Gli scambi di opinione tra Commissione e Parlamento, come ben sapete, si riflettono nelle lettere tra i due Presidenti, dalle quali emerge che la situazione attuale, che si è venuta a creare a seguito dei cambiamenti al regolamento interno del Parlamento europeo, ha sollevato dei dubbi in merito all’uso della tecnica di rifusione. Se tale situazione dovesse protrarsi, l’impiego della rifusione per iniziative di semplificazione e di modifica della legislazione in vigore non sarà più necessario.
Ad ogni modo, ritengo vi sia ampia identità di vedute su altre questioni; il nostro obiettivo comune è di legiferare in modo intelligente, efficiente e positivo per i cittadini e le imprese.
Tadeusz Zwiefka, relatore per parere della commissione per gli affari costituzionali. – (PL) Signor Presidente, desidero congratularmi con la relatrice e ringraziarla per l’ottimo lavoro di squadra dimostrato nella preparazione della presente relazione. Sono lieto che il parere redatto in seno alla commissione per gli affari costituzionali sia stato ampiamente inserito nella versione finale del documento. Nei vari anni di attività delle Comunità europee, prima, e dell’Unione europea, poi, abbiamo imparato che, in materia di libera circolazione di merci, servizi e persone, un regolamento comunitario unico per tutti gli Stati membri funziona meglio rispetto a normative contorte e spesso molto complicate a livello dei 27 Stati membri.
La legislazione vigente e quella in fase di preparazione non devono creare ulteriori ostacoli agli utilizzatori, ma regolamentare alcuni ambiti della vita, senza impedire di intraprendere azioni mirate. L’idea di base è semplificare la legislazione comunitaria e creare un contesto normativo accessibile che renda più semplice ai cittadini districarsi nella giungla normativa comunitaria. Questo non deve in alcun modo portare a un abbassamento degli standard in quest’ambito, ma deve anzi garantirne il miglioramento. La relazione di quest’anno evidenzia una serie di modifiche apportate all’Unione dal trattato di Lisbona, che avranno ripercussioni significative sull’intero processo di legislazione comunitario.
Il ruolo sempre più importane del Parlamento europeo, l’iniziativa legislativa europea e ulteriori riduzioni degli oneri amministrativi per le piccole e medie imprese porteranno l’attenzione dei cittadini, in modo spontaneo, sul processo stesso e sulla sua qualità ed efficacia. Il maggior coinvolgimento del Parlamento nel processo legislativo comunitario comporta, chiaramente, maggiori responsabilità. I cittadini vedranno il Parlamento come un’istituzione con una reale incidenza sulle norme adottate e osserveranno con maggiore attenzione il nostro operato in qualità di europarlamentari. Un altro punto fondamentale diventa dunque la capacità di garantire valutazioni d’impatto indipendenti e di ampio respiro. A questo proposito, l’opinione della commissione per gli affari costituzionali si discosta da quella della relatrice, benché l’obiettivo comune finale sia di disporre di una base obiettiva e affidabile che ci consenta di pianificare il nostro percorso e di prendere decisioni sulla legislazione futura. Una buona legislazione è garanzia di un’attuazione e applicazione efficaci delle disposizioni del diritto comunitario negli Stati membri, sebbene queste rappresentino ancora un problema in tutta l’Unione europea.
Raffaele Baldassarre, a nome del gruppo PPE. – Signor Presidente, onorevoli colleghi, la relazione della onorevole Geringer sottolinea una questione basilare per il processo d'integrazione dell'Unione europea: la necessità di elaborare una legislazione semplice, trasparente e comprensibile per i cittadini dell'Unione.
Non posso che condividere quelli che dalla relatrice sono stati individuati come gli obiettivi prioritari, in particolare il rispetto dei principi di sussidiarietà e di proporzionalità, l'importanza accordata alle valutazioni d'impatto e alla riduzione degli oneri amministrativi.
Per quanto concerne le valutazioni d'impatto, mi preme sottolineare che la commissione giuridica sta lavorando attivamente affinché la Commissione europea elabori meccanismi di garanzia e di indipendenza delle analisi effettuate. Si tratta di una questione centrale: assicurare elevati standard riguardo all'imparzialità delle valutazioni aumenterebbe la credibilità delle proposte legislative dell'UE e snellirebbe il processo relativo alla loro approvazione.
Ritengo inoltre fondamentale adoperarsi in favore di una netta riduzione degli oneri amministrativi derivanti dal diritto europeo. La Commissione europea vorrebbe ridurre questi oneri del 25 percento entro il 2012, ciò comporterebbe un aumento dell'1,4 percento del PIL dell'Unione, pari a 150 miliardi di euro.
Una buona parte degli oneri amministrativi di origine europea deriva infatti dall'incapacità e dall'inefficacia delle procedure amministrative applicate a livello nazionale. Un esempio: 72 atti giuridici hanno imposto 486 obblighi d'informazione, comportando per gli Stati membri l'adozione di oltre 10 000 atti di esecuzione.
Se, da un lato, sono necessari maggiori controlli durante la fase di recepimento del diritto dell'Unione, dall'altro, è fondamentale una maggiore collaborazione da parte del Consiglio e dei singoli Stati membri.
Concludendo, credo che una maggiore cooperazione con i parlamenti nazionali, al di là delle questioni legate al principio di sussidiarietà, possa apportare un contributo decisivo verso una legislazione dell'Unione più efficiente e finalmente prossima alle necessità dei cittadini europei.
Evelyn Regner, a nome del gruppo S&D. – (DE) Signor Presidente, la nostra relatrice, l’onorevole Geringer de Oedenberg, ha presentato una relazione ambiziosa. Se le parti coinvolte nella legislazione europea si atterranno alle sue indicazioni, sarà un primo successo. È in gioco la credibilità del diritto comunitario e il nostro obiettivo è di migliorare notevolmente il contesto normativo, attraverso maggiore trasparenza, coerenza ed efficacia del diritto comunitario.
La relazione presenta due elementi particolarmente importanti: innanzi tutto la semplificazione del diritto (legiferare meglio) non deve condurre a un abbassamento degli standard europei fissati dalla normativa esistente. A questo scopo, una migliore legiferazione deve essere associata a un’altra iniziativa: la regolamentazione intelligente (o migliore). Ogni iniziativa legislativa dovrebbe includere un’adeguata consultazione delle parti interessate, in particolar modo se tratta di politiche sociali o di occupazione.
Un sistema di valutazioni d’impatto eccellente è, per me e per chi ha lavorato alla presente relazione, fondamentale. È necessario un sistema che indichi chiaramente la garanzia dell’indipendenza e dell’affidabilità delle misure attuate, alla luce delle esperienze negative che abbiamo avuto in passato: penso alla direttiva Servizi e alla valutazione unilaterale dell’impatto di allora, soprattutto da parte della Commissione.
Il trattato di Lisbona contiene una clausola sociale orizzontale, la quale rappresenta, a mio avviso, il motivo per cui prestiamo particolare attenzione, nel sistema di valutazioni d’impatto, a garantire un’approfondita consultazione delle parti sociali sull’impatto in merito alle ripercussioni sulla società e sull’occupazione.
Alexandra Thein, a nome del gruppo ALDE. – (DE) Signor Presidente, cosa significa “legiferare meglio”? Vogliamo creare leggi semplici e trasparenti che i cittadini e le aziende europee possano comprendere ed è quindi fondamentale rispettare i principi di sussidiarietà e proporzionalità. Vogliamo regolamentare a livello europeo soltanto gli ambiti che non possono essere regolamentati a livello nazionale o locale.
Un elemento importante per legiferare meglio è, anzitutto, conoscere chiaramente l’impatto delle norme previste, per ottenere i risultati migliori, contenendo al minimo le ripercussioni negative. La Commissione deve quindi preparare con estrema attenzione la valutazione d’impatto. Per tale ragione, su pressione del Parlamento europeo, è stato creato un comitato per controllare la qualità delle valutazioni d’impatto, che risponde al Parlamento stesso.
Per le aziende, le autorità e i cittadini, tutte le norme comportano dei costi, che si tratti di fornire informazioni, etichettare prodotti oppure ottemperare agli obblighi di controllo; costi troppo elevati, però, vanificano i benefici di una politica. Abbiamo, pertanto, l’obiettivo ambizioso (e corretto) di ridurre gli oneri amministrativi del 25 per cento entro il 2012 attraverso la riduzione della burocrazia. Per raggiungere questo obiettivo è necessaria un’azione a livello comunitario e abbiamo ottime possibilità di successo. Va ricordato che almeno un terzo (secondo alcuni, due terzi) degli oneri amministrativi derivanti dall’Unione europea è dovuto al fatto che, nel trasporre il diritto comunitario, gli Stati membri emanano una mole eccessiva di norme di carattere amministrativo e burocratico; divengono quindi necessarie una stretta collaborazione tra le istituzioni europee e gli Stati membri per evitare burocrazia inutile, nonché un controllo attento e approfondito della trasposizione del diritto comunitario. Infine, i parlamenti nazionali devono adempiere ai propri obblighi di collaborazione come previsto dal trattato di Lisbona.
Eva Lichtenberger, a nome del gruppo Verts/ALE. – (DE) Signor Presidente, Commissario, onorevoli colleghi, quando 27 ordinamenti giuridici si incontrano e vogliono lavorare insieme, si può aspettare di incontrare alcune difficoltà. Sono state avanzate numerose critiche al sistema legislativo comunitario e dobbiamo rispondere attraverso elementi essenziali, quali valutazioni d’impatto veramente indipendenti, che prendano in considerazione tutte le parti interessate e non solo l’economia, il settore industriale e le lobby. Ritengo questo punto molto importante.
Il secondo punto oggetto di critiche particolarmente dure, riguarda l’attuazione del diritto comunitario a livello nazionale. Numerose difficoltà si presentano nel corso della trasposizione (o mancata trasposizione) del diritto comunitario nel diritto nazionale; dobbiamo quindi migliorare questo passaggio per rispondere alle preoccupazioni dei cittadini in modo chiaro, trasparente ed efficace. Le denunce dei cittadini forniscono grande impulso all’innovazione del diritto comunitario.
Sajjad Karim, a nome del gruppo ECR. – (EN) Signor Presidente, innanzi tutto desidero ringraziare la relatrice per la relazione e per le informazioni ivi contenute.
Legiferare meglio è una sfida di importanza fondamentale per il futuro di un’Unione europea che svolga un ruolo chiave per i cittadini degli Stati membri. Purtroppo, però, gran parte del nostro lavoro di buona legiferazione è vanificato, in primo luogo, dall’elevato numero di regolamenti superflui che ancora affollano i nostri codici e ricoprono di oneri amministrativi le PMI, ovvero la spina dorsale dell’economia europea; sono lieto che la Commissione lo abbia riconosciuto in questa sede. In secondo luogo, vi sono le iniziative bizzarre presentateci a volte dalla Commissione, che non ottengono alcun risultato se non quello di mettere in secondo piano il nostro reale lavoro e di essere scartate.
Per quanto concerne il trattato di Lisbona, è importante concentrarsi sulle questioni presentate dalla collega. In qualità di relatore permanente per il controllo di sussidiarietà e proporzionalità, posso garantirvi l’importanza fondamentale dei parlamenti nazionali nel processo legislativo, ma, in mancanza di strutture interpretative adeguate, non possiamo svolgere al meglio questa parte del nostro lavoro.
Accolgo con favore i progressi sulle valutazioni d’impatto, ma dovremmo analizzare anche le consultazioni con le parti interessate e il rispetto della sussidiarietà. Sono lieto che la relazione inviti alla definizione della regolamentazione intelligente. Le valutazioni d’impatto devono essere presentate al comitato fin dall’inizio, affinché il Parlamento possa esprimere la propria opinione alla Commissione prima di avviare la valutazione stessa.
Il mio gruppo è nettamente a favore di miglioramenti sulla base delle seguenti indicazioni: le istituzioni europee devono rispettare i principi di sussidiarietà e proporzionalità; tutte le bozze di legge devono includere motivazioni che ne dimostrino la possibilità di raggiungere un miglior livello in merito all’argomento trattato; tutte le proposte legislative devono essere accompagnate da una valutazione d’impatto con un alto livello di indipendenza; la Commissione deve presentare tutte le valutazioni d’impatto al comitato fin dall’inizio; dobbiamo garantire che le decisioni siano prese coinvolgendo i cittadini nella maggior misura possibile.
Morten Messerschmidt, a nome del gruppo EFD. – (DA) Signor Presidente, desidero ringraziare la relatrice per l’eccellente lavoro, che affronta numerose questioni importanti. Sono particolarmente lieto della grande attenzione dedicata ai principi di sussidiarietà e proporzionalità, ma dobbiamo purtroppo sottolineare che le proposte della Commissione non rispondono concretamente alle intenzioni espresse nel trattato di Lisbona. È deplorevole che sia stata eliminata l’intera sezione relativa al controllo parlamentare nazionale, piena espressione del principio di proporzionalità; allo stesso modo è deplorevole che non si sia andati a fondo con il trattato di Lisbona, affermando che, se una vasta maggioranza dei parlamenti nazionali volesse bloccare una proposta di legge perché viola il principio di sussidiarietà, dovrebbe avere la possibilità di farlo. Siamo riusciti a proporre solamente soluzioni assolutamente inefficaci, che, per quanto concerne l’autonomia e la sovranità dei parlamenti nazionali, sono una beffa più che uno strumento giuridico.
È una situazione deplorevole, ma ritengo sia positivo aver avviato questa discussione ora, concentrando la nostra attenzione su questi elementi basilari per giungere a una situazione in cui, nel conteso del processo avviato dalla Commissione, gli Stati membri riceveranno rispetto e in cui non si prenderà semplicemente atto delle eventuali segnalazioni da parte dei parlamenti nazionali di violazioni del principio di sussidiarietà, ma ci si impegnerà per elaborare una soluzione alternativa.
Dimitar Stoyanov (NI). – (BG) Desidero proseguire con gli argomenti citati dai due onorevoli colleghi che mi hanno preceduto, in particolare per quanto concerne i nuovi poteri assegnati dal trattato di Lisbona ai parlamenti nazionali, che possono ora intervenire qualora ritengano che un atto specifico non ottemperi al principio di sussidiarietà. Questo è uno degli aspetti migliori del trattato di Lisbona, che è stato ampiamente pubblicizzato. È il momento di capire se si tratta solamente di una mera manovra populista volta a conquistare un maggiore sostegno dell’opinione pubblica al trattato di Lisbona.
Se è vero, come è stato detto, che i parlamenti nazionali devono avere un ruolo nello stabilire se un determinato atto rispetta o meno il principio di sussidiarietà, deve essere immediatamente elaborata una procedura che consenta ai parlamenti nazionali di unirsi e agire congiuntamente. Per questo, la maggioranza di due terzi dei parlamenti nazionali richiesta per decidere su un determinato atto che non rispetta il principio di sussidiarietà è piuttosto consistente. Attualmente, per garantire l’applicazione di tale principio, è necessario redigere una procedura uniforme che sia rispettata da tutti i parlamenti nazionali; solo in questo modo il regolamento potrà essere attuato. Per questo motivo invito la Presidenza belga, che organizzerà la conferenza COSAC dei parlamenti nazionali, ad intraprendere le misure necessarie in questa direzione.
Antonio Masip Hidalgo (S&D). – (ES) Signor Presidente, discutiamo di questo argomento allo sfinimento, ogni anno, in un modo o nell’altro. Desidero ricordare l’impegno compiuto nelle legislature precedenti dall’onorevole Frassoni e dall’onorevole Medina Ortega.
Vorrei congratularmi con l’onorevole Geringer per la sua eccellente relazione, della quale dovremmo acquisire non solo il testo, molto importante, e gli obiettivi, ma anche lo spirito con il quale è stata scritta, che dovrebbe animare tutti i partecipanti all’Unione europea. In caso contrario, cadremo nuovamente in discorsi stancanti e ripetitivi sulla situazione attuale e la sua gravità.
Le osservazioni odierne del Commissario indicano non soltanto una grande volontà politica, ma anche affidabilità. Le credo, Commissario, e credo che questa relazione e il suo impegno saranno di grande aiuto per il raggiungimento l’obiettivo del 25 per cento e altri obiettivi perfettamente espressi dalla relazione e dal suo spirito.
Martin Ehrenhauser (NI). – (DE) Signor Presidente, vorrei esporre alcune osservazioni sul principio di sussidiarietà. Le politiche devono essere implementate a livello regionale o locale; solo in questo modo potranno essere comprensibili per i cittadini e funzioneranno in modo adeguato quali importante strumento di democrazia diretta. Questo è il senso del principio di sussidiarietà e proprio per questo motivo dobbiamo esprimere un parere motivato. Dobbiamo quindi fornire motivazioni basate su indicatori quantitativi e qualitativi per spiegare perché ricerchiamo una politica a livello europeo e non a livello locale.
Attualmente però, e ci tengo a sottolinearlo, il parere motivato viene costantemente ignorato. In alcuni casi, alcuni punti delle relazioni della Commissione indicano che tali compiti sono già stati svolti a livello nazionale e vengono quindi presentate motivazioni insufficienti per spiegare i vantaggi di attuare determinate misure a livello europeo.
A mio avviso, il diritto al controllo della sussidiarietà introdotto dal trattato di Lisbona è inadeguato; i parlamenti nazionali non hanno sufficienti poteri e questo diritto risulta, in definitiva, solamente fittizio. Esorto la Commissione ad agire in modo più rigoroso in merito al principio di sussidiarietà e, soprattutto, a rispettare adeguatamente il requisito del parere motivato.
Edvard Kožušník (ECR). – (CS) Ringrazio la relatrice per l’ottima relazione presentata e desidero esporre alcune riflessioni al riguardo. Negli ultimi anni, la Commissione ha intrapreso numerose azioni volte al miglioramento delle disposizioni legali, azioni che condivido e sostengo, nonostante abbia visto con i miei occhi che spesso non funzionano come vorrei. A volte, ho la sensazione che, in questo importante Emiciclo, la parte di destra abbia una concezione di “legiferare meglio” diametralmente opposta rispetto a quella di sinistra. Desidero sottolineare anche i risultati del lavoro svolto dal gruppo ad alto livello di esperti indipendenti sugli oneri amministrativi, presieduto da Edmund Stoiber.
Mi permetto di dissentire dalla relazione su un punto: la richiesta di aumentare il numero di funzionari del comitato per la valutazione d’impatto. A mio parere, è meglio pensare a come assistere il comitato: ad esempio, nell’ambito delle attuali capacità del Parlamento europeo, si potrebbe stabilire una commissione per l’eliminazione degli oneri burocratici la quale, nel quadro delle sue attività, analizzerebbe le valutazioni d’impatto nonché la riduzione degli oneri amministrativi delle norme giuridiche proposte. L’attività di una commissione di questo tipo semplificherebbe il difficile compito della Commissione, senza però influire sulle spese operative parlamentari.
Alajos Mészáros (PPE). – (HU) Desidero congratularmi con la relatrice e ringraziare il Commissario per il suo sostegno. Con il trattato di Lisbona, è iniziata una nuova epoca per la cooperazione europea e per il Parlamento. Il nostro ruolo è ora molto più importante e abbiamo maggiori responsabilità. Dobbiamo cogliere ogni opportunità di rivolgere raccomandazioni volte al miglioramento della qualità della legislazione. La relazione sottolinea giustamente la richiesta di un’inclusione efficace nelle valutazioni d’impatto delle piccole e medie imprese (PMI), che devono ricevere sostegno attraverso a creazione di un quadro normativo adeguato e la semplificazione dell’amministrazione. Le sintesi delle valutazioni d’impatto sono un ottimo strumento di assistenza al lavoro del Parlamento. La legislazione comunitaria procede nella giusta direzione, conferendo particolare importanza a una cooperazione efficace tra istituzioni e parlamenti nazionali, mentre la risoluzione presentata a febbraio garantisce un’informazione ampia ed equa per il Parlamento europeo.
Izaskun Bilbao Barandica (ALDE). – (ES) Signor Presidente, Commissario, vogliamo legiferare meglio, ma il protocollo di sussidiarietà non funziona: la partecipazione dei parlamenti regionali e nazionali non è ancora effettiva.
Dall’entrata in vigore del trattato di Lisbona, la Commissione (secondo i dati da essa forniti) ha presentato 26 iniziative legislative ai parlamenti nazionali dei 27 Stati membri dell’Unione europea; ciononostante, delle 702 possibili risposte, ne sono pervenute solamente 52 risposte, poco più del 7 per cento.
Di questi 52 pareri, 10 sono austriaci, due del senato ceco, uno proviene dal parlamento spagnolo, uno dal senato francese, 18 arrivano dal senato italiano, tre dalla camera dei deputati italiana, due sono del senato polacco e 15 dell’assemblea della Repubblica del Portogallo.
Inoltre, la Commissione non dispone di informazioni sul coinvolgimento dei parlamenti regionali nella stesura e nell’adozione delle opinioni, stabilita come stabilito dal trattato di Lisbona.
Alfreds Rubiks (GUE/NGL) . – (LV) La ringrazio, signor Presidente. Nel complesso, sono lieto di sostenere i contenuti della presente relazione, perché, se Parlamento e Unione europea si battono per il rispetto dei diritti umani e dei diritti dei cittadini fuori dall’Unione europea, a maggior ragione dobbiamo essere noi i primi a rispettarli. A mio avviso, vi è spesso una mancanza di supervisione sull’applicazione pratica di questi documenti comunitari, anche in ambito di diritti umani. Citerò unicamente un episodio. In Lettonia, Stato che rappresento in questa Assemblea, le elezioni parlamentari si terranno il giorno 2 ottobre. Il diritto di voto in queste elezioni sarà negato a più di...
(Il Presidente interrompe l’oratore essendo scaduto il tempo a disposizione)
Jaroslav Paška (EFD). – (SK) Innanzi tutto, desidero lodare il fatto che la Commissione europea e le commissioni parlamentari pertinenti (la commissione per gli affari giuridici e la commissione per gli affari costituzionali) abbiano constatato l’enorme complessità del contesto giuridico comunitario, a volte davvero oscuro, e la necessità di misure radicali per migliorarlo e semplificarlo. Sono consapevole della difficoltà di questo compito, poiché le differenze tra i sistemi amministrativi e giudiziari dei vari Stati membri creano strutture molto eterogenee e spesso incompatibili. Questa situazione, però, non deve in alcun modo indebolire la certezza del diritto per i nostri cittadini o interferire con il loro diritto a un esame equo e competente dei loro problemi.
Per meglio comprendere l’interdipendenza tra i contesti giuridici nazionali e quello comunitario, l’Unione europea deve impegnarsi più a fondo per garantire che i processi legislativi e la successiva attuazione delle norme siano semplici, trasparenti e chiari per i cittadini di tutti i paesi dell’Unione europea.
È infine cruciale garantire la creazione di reti di istituti accreditati di alta qualità, la formazione specialistica per gli esperti…
Andrew Henry William Brons (NI). - (EN) Signor Presidente, il processo legislativo svolto da questo Parlamento sembra progettato per evitare che i singoli deputati possano elaborare giudizi individuali.
Le proposte legislative e gli emendamenti vengono riscritti o ricollocati in altri gruppi di emendamenti o nuovamente suddivisi all’ultimo momento. I deputati dei grandi gruppi che vogliano obbedire meccanicamente non devono preoccuparsi di questo problema, poiché seguono biecamente le istruzioni della leadership di partito o del gruppo.
Invece, i deputati dalla mentalità indipendente, di gruppi grandi o piccoli, che vogliano elaborare un proprio giudizio prima del voto, devono a volte decidere se partecipare di mattina a una discussione che precede il voto, delegando così altre decisioni fondamentali ai propri assistenti, o se assentarsi dalla discussione per prendere personalmente una decisione.
Un’istituzione democratica non può funzionare in questo modo.
Lena Kolarska-Bobińska (PPE). – (PL) Signor Presidente, desidero congratularmi con la relatrice per la sua relazione, che sottolinea chiaramente l’importanza di legiferare in modo chiaro, semplice e comprensibile per i cittadini europei. Nonostante questo però, noi stessi al Parlamento europeo continuiamo a redigere relazioni, dichiarazioni e risoluzioni utilizzando un linguaggio molto complicato e di difficile comprensione per un comune cittadino e in molti documenti usiamo un linguaggio giuridico pressoché indecifrabile, impiegato peraltro anche nelle risoluzioni in cui forniamo informazioni ai paesi terzi sui nostri valori, o in cui affrontiamo le violazioni dei diritti umani. Ritengo che il Parlamento dovrebbe unirsi alla campagna Clear Writing Campaign (campagna per scrivere chiaro) promossa dalla Commissione per mostrare alle persone come scrivere documenti in modo chiaro.
Anna Záborská (PPE). – (SK) Ho seguito questa importante discussione dal mio ufficio e desidero ringraziare sia l’onorevole Geringer de Oedenberg, sia lei, Vicepresidente della Commissione europea. È molto positivo che la Commissione europea abbia stabilito un gruppo di alto livello che la guiderà nella riduzione della burocrazia.
Ogni paese ha la propria cultura, ma la scelta del politico tedesco Edmund Stoiber quale presidente del gruppo è un’ottima notizia, perché la Germania è in grado di fornire un buon esempio di riduzione della burocrazia, valido sia a livello nazionale sia a livello europeo.
Maroš Šefčovič, Vicepresidente della Commissione. − (EN) Signor Presidente, proverò a rispondere al maggior numero di domande possibile nel tempo a mia disposizione, ma prima desidero ringraziare tutti gli onorevoli deputati del Parlamento europeo per il loro impegno chiaro e determinato a favore di una regolamentazione migliore e più intelligente. Ritengo che sia esattamente ciò di cui l’Unione europea e gli Stati membri hanno bisogno. Desidero inoltre ringraziare la relatrice per aver evidenziato l’importanza dell’utilizzo delle valutazioni d’impatto preparate per la Commissione.
La commissione per il mercato interno e la protezione dei consumatori ha creato precedenti positivi e ci auguriamo che altre commissioni lavorino sulle valutazioni d’impatto con la stessa precisione e regolarità dimostrate dalla commissione IMCO. Continueremo naturalmente a fare del nostro meglio per aumentare ulteriormente la qualità delle valutazioni d’impatto e per associarle a una proposta di legge.
La valutazione dell’impatto degli emendamenti proposti è fondamentale e sono lieto che questa necessità sia stata sottolineata nella relazione. Normalmente, proponiamo delle leggi e le trasformiamo con emendamenti importanti, spesso approvati di fretta, che possono migliorare notevolmente la normativa, ma possono anche peggiorarla, dobbiamo ricordarlo.
Concordo pienamente con gli onorevoli deputati che hanno ribadito la necessità di una valutazione imparziale, che è anche l’obiettivo che stiamo perseguendo all’interno della Commissione in stretta collaborazione con il gruppo Stoiber. Disponiamo un comitato per la valutazione d’impatto molto forte che sta promuovendo una nuova concezione in merito al funzionamento interno della Commissione. Il linguaggio è semplice e vi dico che il comitato per la valutazione d’impatto rifiuta oltre il 30 per cento delle proposte presentate alle sezioni pertinenti e le respinge affinché vengano ulteriormente migliorate, aumentando così la qualità della legislazione.
Per quanto concerne le PMI, alcuni giorni fa abbiamo discusso dell’importanza di ridurre gli oneri, soprattutto per le piccole e medie imprese, affinché possano trarre vantaggio dal mercato unico. Sono molto lieto di comunicarvi che l’obiettivo di ridurre gli oneri amministrativi del 25 per cento entro il 2012 sarà certamente superato.
Noto che il tempo a mia disposizione è terminato; desidero quindi ringraziare nuovamente la relatrice per la sua eccellente relazione e tutti gli onorevoli deputati per il loro impegno a favore di una legislazione migliore e più intelligente.
Presidente. − Commissario Šefčovič, in realtà la Commissione non ha alcun limite di tempo, decide autonomamente. Forse non dovrei dirvelo, perché se i Commissari pensano di avere un tempo limitato, lo impiegano con più moderazione nei propri interventi, ma ad ogni modo tale limite per voi non esiste.
Lidia Joanna Geringer de Oedenberg, relatore. – (PL) Al termine di questa discussione, desidero esprimere i miei più sinceri ringraziamenti agli onorevoli colleghi e al Commissario Šefčovič per questo fruttuoso scambio di opinioni. Sono lieta di aver avuto la possibilità di lavorare alla relazione su “legiferare meglio” quest’anno, il primo dall’entrata in vigore del trattato di Lisbona e l’anno in cui il Consiglio europeo ha adottato la strategia Europa 2020. Entrambi i documenti influiranno su numerosi aspetti legati a una migliore legiferazione e la relazione è stata un’ottima opportunità per affrontare tali questioni. Durante la preparazione della presente relazione mi sono riunita con numerosi gruppi, cercando di ascoltare le opinioni del mondo economico, di quello dei lavoratori, dei sindacati e di organizzazioni quali la CES (Confederazione europea dei sindacati).
Il voto unanime in seno alla commissione per gli affari giuridici testimonia il nostro successo nel trovare un compromesso ragionevole tra le aspettative di tutti i gruppi politici. Desidero ringraziare gli onorevoli colleghi per la loro eccellente cooperazione, cooperazione assolutamente eccezionale perché proveniente da tutti i gruppi politici, come raramente accade in questa Camera. Mi auguro che il voto odierno abbia esito positivo.
Presidente. − La discussione è chiusa.
La votazione si svolgerà oggi alle 12.00.
Dichiarazioni scritte (articolo 149 del regolamento)
Nessa Childers (S&D), per iscritto. – (EN) Le valutazioni d’impatto condotte dalla Commissione devono garantire la creazione di una legislazione di buona qualità; è quindi nell’interesse di noi tutti garantirne l’alta qualità.
Le valutazioni d’impatto devono essere guidate dal principio di essere una valida guida alla legiferazione, senza sostituire o ostacolare il ruolo dei decisori in ambito politico e dall’inclusione in ciascuna analisi del rapporto costi/benefici di osservazioni non solo sull’impatto economico, ma anche sull’impatto sociale, ambientale e sanitario.
Per quanto concerne il comitato per la valutazione d’impatto, ritengo che la soluzione migliore sia garantire la presenza di molteplici attori con interessi espliciti, evitando così conflitti di interessi. Concordo con la relatrice: l’alta percentuale di valutazioni inizialmente respinte dal comitato (oltre il 30 per cento) indica la necessità di migliorare ulteriormente la qualità dei servizi della Commissione. Il comitato deve valutare esclusivamente il processo e non avanzare giudizi politici. Infine, invito il presidente del comitato a presentarsi dinanzi alla commissione “Ambiente” su base annuale, dopo la pubblicazione della relazione annuale del comitato per la valutazione d’impatto.
Joanna Senyszyn (S&D), per iscritto. – (PL) Ogni anno discutiamo su come migliorare la legiferazione a livello comunitario, poiché solo leggi chiare, coerenti e comprensibili possono essere attuate in modo efficiente negli Stati membri. In materia di riduzione degli oneri amministrativi, è possibile trovare materiale interessante nel quadro dell’iniziativa “e-Commission 2006-2010” e nella strategia “i2010”, volta alla modernizzazione dell’amministrazione europea. La comunicazione telematica è e continuerà ad essere una realtà, grazie alla quale guadagneremo tempo, elimineremo ostacoli amministrativi e ridurremo l’utilizzo di risorse naturali; in questo modo, l’ambiente sarà protetto in modo più efficace. Dobbiamo quindi concentrare i nostri sforzi e le nostre risorse su una sua maggiore diffusione, assistendo e agevolando anziani e disabili. Regolarmente ci rivolgiamo alla Commissione europea per semplificare e accelerare le procedure volte all’utilizzo di nuovi strumenti comunitari, come il Fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione e il Fondo di solidarietà dell’Unione europea. La reazione delle istituzioni europee ai disastri naturali e alle gravi difficoltà economiche degli Stati membri è ancora troppo inflessibile e lenta. È giunto il momento di sviluppare nuovi strumenti, evitando di ripetere i difetti dei precedenti. Una legislazione efficace non deve solo essere scritta in modo chiaro e comprensibile, ma deve tenere in considerazione anche la modalità di promozione e attuazione.
Rafał Trzaskowski (PPE), per iscritto. – (PL) Ci attende una grande sfida, che si abbina perfettamente al tema della relazione: trasmettere agli europei il diritto di iniziativa dei cittadini, uno strumento che consente loro di influire direttamente sull’agenda europea. Nel corso della discussione odierna, tutti citiamo la necessità di semplificare questo strumento affinché i cittadini sappiano di avere la possibilità di attuare le proprie proposte, senza perdersi nella complessità delle procedure europee. Questo strumento va tutelato da eventuali abusi, evitando di oberare la Commissione europea con carichi eccessivi. Dobbiamo trovare il giusto equilibrio tra l’idea di massima semplicità e il mantenimento di determinati standard.