Presidente. – L’ordine del giorno reca la discussione sull’interrogazione orale (O-0114/2010) alla Commissione, dell’onorevole Simpson a nome della commissione per i trasporti e il turismo, sull’attuazione della direttiva 2008/6/CE per quanto riguarda il pieno completamento del mercato interno dei servizi postali comunitari (B7-0458/2010).
Brian Simpson, autore. − (EN) Signor Presidente, intervengo a nome della commissione per i trasporti e il turismo, che ho l’onore di presiedere.
Quelli tra noi che hanno seguito la liberalizzazione dei servizi postali sanno bene quanto questo processo sia andato per le lunghe. Fin dal suo avvio, alla fine degli anni ’80, il Parlamento europeo ha voluto garantire che qualsiasi liberalizzazione non avesse ripercussioni negative sulle condizioni di lavoro e assicurasse ai cittadini europei un servizio postale universale.
Sebbene le tecnologie moderne abbiano mutato radicalmente le modalità di comunicazione delle persone, ancora oggi ai cittadini piace vedere arrivare ogni giorno il portalettere per consegnare loro la posta.
Dobbiamo perciò partire dal presupposto che i servizi postali dei nostri paesi non devono soltanto rispondere a logiche economiche, ma svolgono anche una funzione sociale che va sostenuta.
È da questo basilare punto di partenza che va giudicata la direttiva 2008/6/CE, la quale porterà al completamento del mercato interno dei servizi postali entro il 31 dicembre prossimo.
Con questa interrogazione orale, la commissione per i trasporti e il turismo intende ricordare alla Commissione le garanzie inserite dal Parlamento nella direttiva per quanto riguarda i due ambiti della tutela sociale e della fornitura e del finanziamento del servizio universale, nonché ricordare agli Stati membri che è loro dovere proteggere entrambi questi ambiti e che non possono semplicemente ignorare la legge, come hanno fatto nel caso della liberalizzazione del trasporto ferroviario.
Sta tutto qui il dilemma di fronte al quale si trova il Parlamento. C’è il sospetto, in primo luogo, che la Commissione non dia attuazione a questi importanti aspetti della direttiva 2008/6/CE, ma si adoperi invece attivamente per realizzare la parte della direttiva che concerne la liberalizzazione economica, e, in secondo luogo, che gli Stati membri procedano a passo di lumaca, non facciano nulla per tutelare i lavoratori delle poste e i servizi postali e non finanzino in misura sufficiente il servizio universale.
Ci sono, dunque, quattro interrogativi chiari ai quali la Commissione deve dare quattro risposte altrettanto chiare e inequivocabili. Tali interrogativi sono contenuti nell’interrogazione orale.
Non chiediamo risposte tecniche, formulate in linguaggio burocratico, e nemmeno citazioni dai vari trattati o da altri documenti; la mia commissione conosce molto bene i trattati. Chiediamo piuttosto che sia garantita l’attuazione di quanto stabilito dalla direttiva 2008/6/CE, compresa la tutela dei lavoratori delle poste in tutti i settori.
Chiediamo che sia garantito il servizio universale. Vogliamo vedere gli studi sui costi di tale servizio, come previsto dalla direttiva, o almeno che ci venga comunicata una data per la loro conclusione. Vogliamo che la Commissione compia una valutazione completa, non limitata agli aspetti economici, dell’impatto della liberalizzazione del mercato postale e degli effetti che essa avrà su tutto il settore.
Concludo osservando che sarebbe legittimo chiedersi come mai questa interrogazione orale sia stata sottoposta al Parlamento proprio ora. È triste dirlo, ma è un fatto che c’è il sospetto – e persino un certo scetticismo – che gli Stati membri, avendo finalmente ottenuto, dopo tanti anni, la piena liberalizzazione del settore, adesso ignorino gli articoli della direttiva concernenti gli aspetti sociali e la fornitura del servizio, e che la Commissione consenta loro di farlo.
Non possiamo assolutamente permetterlo. Il Parlamento non è disposto a tollerare anche nel settore postale servizi fallimentari come quelli del trasporto ferroviario. Gli Stati membri devono rispettare tutte le disposizioni previste dalla direttiva 2008/6/CE e la Commissione deve vigilare e garantire che lo facciano realmente.
In caso contrario, a nostro parere verrebbe meno ai suoi doveri.
Michel Barnier, membro della Commissione. – (FR) Signor Presidente, onorevole Simpson, onorevoli deputati, faccio parte della Commissione europea da circa sette o otto mesi. Mi avete spesso sentito affermare – anche in questa sede, durante la mia audizione del 13 gennaio – che è stato e continuerà a essere mio personale impegno mantenere e tutelare i servizi pubblici e conciliare l’attuazione del mercato interno – di cui sono uno dei responsabili – con le esigenze dei cittadini.
Avrò l’occasione di ribadire tale impegno in ottobre, in occasione della presentazione dell’atto per il mercato interno. È in tale contesto che noi – che voi – vogliamo e volete sviluppare e portare avanti la realizzazione del mercato interno. Si tratta di un’opportunità per l’occupazione, perché la sua dimensione umana e sociale ma anche, per quanto mi riguarda, la tutela dei servizi pubblici e dei servizi di interesse generale rivestono un’importanza reale. Per tale motivo, onorevole Simpson, risponderò con piacere all’interrogazione che ha presentato a nome dei suoi colleghi.
Questo importantissimo progetto di riforma dei servizi postali è in discussione da ben più che pochi mesi. Il lavoro in tal senso è iniziato molto tempo fa. Il mercato sarà aperto completamente il 1o gennaio 2011 in sedici Stati membri che rappresentano il 95 per cento del volume del settore postale dell’Unione europea. Ripeto: si tratta di un progetto di riforma che è stato studiato e concepito con cura. È una riforma graduale che è stata annunciata già nel libro verde del 1992. Inoltre, questa volontà di riforma è stata sancita da ben tre direttive e successivamente confermata da molti processi democratici.
Vorrei rilevare anche che la terza direttiva, quella più recente e che lei, onorevole Simpson, ben conosce per numerose ragioni, è stata adottata nel 2008 con il sostegno del Parlamento europeo e di un’ampia maggioranza del Consiglio dei ministri. Venticinque Stati membri hanno votato a favore di questa riforma, la quale pertanto è stata realizzata in modo molto trasparente. Non è stata attuata in segreto o a caso; è stata attuata perché soddisfa un’esigenza, quella di mettere il settore dei servizi postali, che è molto importante sotto ogni punto di vista – per citare alcune cifre, posso ricordare che ha un fatturato di 95 miliardi di euro e riguarda, direttamente o indirettamente, 5 milioni di dipendenti -, in condizione di crescere e innovarsi, di stare al passo con i tempi e rispondere meglio alle aspettative degli utenti, siano essi privati cittadini o imprese. Il completamento del mercato interno in questo settore, a condizione che sia strutturato e supportato, costituisce a mio avviso una garanzia di innovazione, di adeguamento ai cambiamenti e, quindi, di crescita economica e di servizi migliori e più idonei a soddisfare in maniera più completa le esigenze dei cittadini.
Gli operatori devono affrontare sfide ovvie, che sono la conseguenza dell’evoluzione delle nostre prassi sociali ed economiche. Fortunatamente, però, l’Unione ha iniziato per tempo a preparare lo sviluppo del settore postale attuando quella che, a mio giudizio, è una riforma coerente, ponderata e graduale. Il settore postale si sta evolvendo rapidamente. Le nuove tecnologie stanno cambiando in maniera radicale i nostri modi di comunicare. Si sta diffondendo il fenomeno della sostituzione elettronica, che è molto semplicemente il risultato di nuovi modelli di comportamento dei cittadini europei. A ciò si aggiungono gli effetti delle varie crisi economiche e finanziarie che stiamo vivendo.
Alla luce di ciò, onorevoli deputati, chi potrebbe pensare veramente, in tutta onestà, che un rinvio improvviso, brusco di questo processo, su cui abbiamo vigilato con cura, sia una soluzione auspicabile? La Commissione non la pensa così, e per almeno tre motivi. Primo, perché conseguire gli obiettivi del libro verde del 1992 è, per l’Unione europea, un’occasione importante per uscire dalla crisi che colpisce il settore: abbiamo bisogno di operatori efficienti, tra i migliori al mondo, di servizi postali di qualità elevata e di un quadro normativo valido ed efficace.
In secondo luogo, con queste direttive abbiamo predisposto un quadro normativo solido che fa affidamento sulla partecipazione delle competenti autorità nazionali di regolamentazione, che lavoreranno insieme su base regolare e molto più produttivamente. Pertanto, la liberalizzazione si sta realizzando in maniera controllata. In particolare, onorevole Simpson, le autorità nazionali di regolamentazione che ho appena citato avranno il compito di garantire il corretto adempimento e il finanziamento degli obblighi del servizio universale, che sono fermamente impegnato a garantire.
Infine, qualsiasi esitazione in questa fase molto avanzata della riforma creerebbe una diffusa incertezza del diritto, che non andrebbe a beneficio di nessuno ma, anzi, penalizzerebbe non solo i nuovi soggetti del mercato dei servizi postali bensì anche tutti gli altri operatori del settore. A nostro avviso, una sospensione di questo processo precipiterebbe il settore in una situazione nella quale dovrebbe limitarsi ad attendere gli eventi, senza poter agire.
Comprendo appieno tutte le preoccupazioni espresse riguardo all’occupazione e alle condizioni di lavoro. Onorevoli deputati, so quanto siano importanti i servizi postali nel contesto dell’occupazione in Europa. Mi permetto di ricordarvi che la terza direttiva, che offre agli Stati membri un ampio spazio di manovra per conciliare la liberalizzazione con i requisiti sociali, stabilisce – e questa, onorevole Simpson, sarà la mia unica citazione di un documento – che le considerazioni di carattere sociale devono essere tenute nel debito conto in sede di preparazione della liberalizzazione dei mercati postali.
Concordo, onorevole Simpson, sul fatto che abbiamo il dovere di garantire che tutti questi requisiti e tutte queste condizioni siano pienamente rispettati. Nel 2013, quando la riforma sarà stata attuata da tutti gli Stati membri dell’Unione europea, la Commissione presenterà al Parlamento e al Consiglio una relazione ufficiale di valutazione, e altri studi saranno pubblicati prima di allora. Inoltre, per dimostrarvi che io personalmente come Commissario e il Presidente Barroso prendiamo in seria considerazione i vostri timori, desidero informarvi che, pur non essendovi in alcun modo obbligato, intendo creare nel 2011 un gruppo di dialogo degli utenti. È in corso di istituzione il gruppo dei regolatori, ma in aggiunta e accanto ad esso voglio costituire anche un gruppo di utenti affinché le imprese, i cittadini-utenti, i sindacati – che hanno un ruolo importante da svolgere – e, ovviamente, il Parlamento possano sedere intorno a uno stesso tavolo per discutere di quanto sta accadendo nella realtà, per ascoltare le relazioni del comitato di valutazione e procedere regolarmente – quanto regolarmente resta ancora da decidere – a valutazioni e colloqui al fine di verificare che le varie riforme del settore postale siano realizzate in maniera corretta.
Avete la mia garanzia. Sarà mia cura assicurare personalmente, onorevole Simpson, onorevoli deputati, che il gruppo di dialogo degli utenti funzioni in maniera adeguata e trasparente.
Markus Ferber, a nome del gruppo PPE. – (DE) Signor Presidente, signor Commissario, onorevoli colleghi, in qualità di relatore della seconda e della terza direttiva sui servizi postali sono, com’è ovvio, particolarmente lieto che all’ordine del giorno dell’attuale legislatura figuri anche questo tema, perché ritengo importante far vedere ciò che abbiamo realizzato dopo la presentazione del libro verde nel 1992, come ricordava già il Commissario.
Siamo riusciti a migliorare in misura significativa la qualità dei servizi postali in tutta Europa. Ricordo ancora quando, due legislature fa, in quest’Aula affermai che era normale tornare a casa dalle vacanze prima che arrivassero le cartoline spedite ad amici e parenti. Ora la situazione è cambiata. Abbiamo ottenuto un notevole miglioramento della qualità dei servizi postali transfrontalieri, così come abbiamo ottenuto un notevole miglioramento della qualità dei servizi postali all’interno degli Stati membri. Con l’obbligo di garantire un servizio universale uniforme in tutta l’Europa siamo riusciti anche a migliorare considerevolmente la disponibilità dei servizi postali o, laddove essa era già buona, a mantenerla sui livelli precedenti. Anche questi aspetti sono importanti, come hanno ricordato il Commissario e il presidente della nostra commissione.
In fase di attuazione della terza direttiva, che prevede il 1o gennaio 2011 come data ultima per la liberalizzazione completa nella maggior parte degli Stati membri, è naturalmente importante garantire il servizio universale su base permanente. Voglio sottolineare quanto si afferma nell’interrogazione in merito al requisito di simultaneità – che è stato la condizione irrinunciabile della terza direttiva – e cioè che esso non deve comportare un peggioramento delle condizioni di lavoro, ma che anzi gli standard sociali e i meccanismi di protezione vigenti dovranno essere applicati negli Stati membri anche dopo il 1o gennaio 2011. Sarà ovviamente nostro impegno assicurare che ciò avvenga.
Questo tema non si esaurisce con la discussione odierna dell’interrogazione orale, dato che la Commissione è tenuta a sottoporci relazioni al riguardo. Le leggeremo con grande attenzione, signor Commissario, e, se necessario, esprimeremo le nostre conclusioni.
Saïd El Khadraoui, a nome del gruppo S&D. – (NL) Signor Presidente, signor Commissario, la ringrazio per la risposta e per il suo impegno di istituire un gruppo di dialogo degli utenti. Il nostro gruppo ritiene, però, che sia necessario fare di più. Come senz’altro saprete, abbiamo sempre avuto una posizione critica rispetto alla direttiva sui servizi postali. Migliorare l’efficienza e la dinamicità del settore sembrerebbe un obiettivo lodevole, ma ci sono due elementi essenziali che, a mio parere, non sono sviluppati o garantiti a sufficienza. Si tratta della dimensione sociale – condizioni di lavoro – e del finanziamento del servizio universale, che deve essere fornito anche in futuro – se non altro perché così prescrive la direttiva. Questi due aspetti sono strettamente correlati l’uno all’altro.
Riguardo alla dimensione sociale, rileviamo che, pur spettando agli Stati membri fare la prossima mossa, non vengono colte quasi per nulla le opportunità di creare condizioni di parità tra i vecchi monopoli e i nuovi attori di questo settore, il che è un grave errore perché la concorrenza in atto non ha come oggetto l’innovazione o concezioni innovative bensì i tagli di spesa in un comparto in cui il costo del lavoro assorbe da solo circa il 70 per cento dei costi di produzione. In pratica, i postini vengono rimpiazzati da persone con contratti di lavoro precari, retribuzioni più basse e minori tutele. Non è questa l’Europa che vogliamo.
Il servizio universale – ossia l’obbligo di garantire la consegna della posta a domicilio ogni giorno lavorativo, anche nelle zone scarsamente popolate – è stato finanziato finora dal monopolio. In altri termini, i grandi clienti hanno contribuito a pagare il servizio per i privati cittadini. Nella pratica, questo contributo dovrà adesso essere sostituito da aiuti di Stato, e quel che è peggio è che nei prossimi anni i bilanci pubblici saranno in gravi difficoltà. C’è quindi motivo di temere che il servizio non sia garantito.
Pertanto, signor Commissario, le pongo le seguenti domande. È d’accordo con me sul fatto che, in un simile contesto, sarà molto difficile conseguire uno degli obiettivi più importanti della direttiva, cioè quello di creare maggiore coesione sociale e territoriale? In secondo luogo, lei ha parlato di una relazione da presentare nel 2013, ma non sarebbe possibile eseguire in tempi più brevi un’analisi dettagliata dell’applicazione della direttiva da parte degli Stati membri, affrontando in particolare i due aspetti che ho citato, ossia la dimensione sociale e il servizio universale? Infine, in aggiunta a ciò, come intende la Commissione rafforzare il dialogo sociale in questo settore a livello europeo e adottare iniziative per creare, sotto il profilo sociale, parità di condizioni per tutti i lavoratori del settore?
Gesine Meissner, a nome del gruppo ALDE. – (DE) Signor Presidente, vogliamo un’Europa in cui le persone possano convivere felicemente e accedere a tutti gli ambiti della vita che reputano importanti. Sapete benissimo che in Europa è in atto un cambiamento demografico che in molte aree porterà a una riduzione della popolazione rispetto a quella odierna. Ciononostante vogliamo che tutti i cittadini possano usufruire dei servizi che richiedono e di cui necessitano per poter far sentire la loro voce. Un servizio molto importante è quello postale, che va salvaguardato per mezzo di un servizio universale.
Innanzi tutto dobbiamo chiarire come si possa garantire la fornitura di tale servizio in remote aree rurali a prezzi ragionevoli in tempi di bilanci risicati. Occorre, poi, dare retribuzioni adeguate alle persone che materialmente svolgono questo servizio. Non è un compito facile per gli Stati membri, però abbiamo deciso che è questo ciò che vogliamo e lei, signor Commissario, ha detto che anche la grande maggioranza degli Stati membri è d’accordo. Adesso dobbiamo anche prevedere un sistema per la presentazione di reclami da parte degli utenti. Temo che al riguardo sussista un problema che non è stato ancora citato. Ad ogni modo, la direttiva stabilisce che, in caso di disservizi, ci debba essere un organo al quale i cittadini possano sottoporre i propri reclami. Inoltre, non è molto facile neppure mantenere le infrastrutture necessarie a tal fine, soprattutto nelle zone scarsamente abitate.
Commissario Barnier, lei ha detto che è solo da poco tempo che riveste questo incarico e che quanto meno prenderà tutto in considerazione. Le credo. Lei, però, deve comprendere che siamo assai scettici; in particolare, lo è la commissione per i trasporti e il turismo. L’onorevole Simpson ha detto che è successo lo stesso con il pacchetto ferrovie – la Commissione precedente aveva il compito di monitorarne l’applicazione – nel senso che, praticamente, non è stato proprio attuato e non è successo nulla. Anche in altri settori le cose non sono sempre andate secondo i nostri auspici. Lo so perché in passato ho ricoperto cariche politiche in Germania. Si prendono decisioni assolutamente valide e che hanno il consenso di tutti, però poi nessuno si preoccupa di verificare se vengono tradotte in pratica o se sono attuate sollecitamente, nell’interesse dei cittadini europei e nell’interesse dei lavoratori. Questo è ciò che ci attendiamo da lei e pertanto le chiediamo di dimostrarci che possiamo fidarci di lei. Saremo molto contenti di poterlo fare.
Isabelle Durant, a nome del gruppo Verts/ALE. – (FR) Signor Presidente, signor Commissario, non metto in dubbio, ovviamente, la democraticità e la trasparenza del processo che ha portato all’adozione di tutte queste direttive sulla liberalizzazione del mercato postale, né l’importanza di vigilare sulla loro applicazione. Penso però che, proprio per garantire la democraticità e la trasparenza, a un certo punto si debbano valutare concretamente gli effetti di tale applicazione. Sono convinta che ci siano probabilmente piccole differenze tra gli Stati membri, però non credo che il servizio postale sia stato migliorato né sia stato reso più accessibile ai cittadini europei.
Lei ha parlato di un atteggiamento ragionevole e di sostegno. Ritengo si possa ragionevolmente affermare che stiamo assistendo a una concentrazione di operatori privati e quindi alla formazione di una sorta di oligopolio privato, piuttosto che allo smantellamento di un monopolio pubblico e all’introduzione della concorrenza, come era stato previsto. Non sono certa che questo sia il risultato che si voleva ottenere.
Lei ha parlato di sostenere un processo. Quali pratiche normative sono applicate? Mi fa piacere che venga istituito un gruppo di regolatori; vorrei però sapere con chiarezza cosa sia una buona pratica normativa, dato che il sistema presenta parecchi difetti.
Infine, riguardo al tema dell’occupazione in Europa mi associo all’onorevole El Khadraoui nel sottolineare il fatto che i nuovi posti di lavoro che vengono creati sono per la gran parte precari e che la regola è, invece, la perdita di posti di lavoro.
Accolgo con favore la sua intenzione di creare una tavola rotonda per consentire il dialogo tra tutte le parti interessate. Se vogliamo – e lei lo vuole – conciliare il mercato interno con le esigenze dei cittadini, la liberalizzazione dei servizi postali è veramente l’occasione perfetta per dimostrare che ciò è possibile. È necessario, però, procedere innanzi tutto a una valutazione caso per caso dei risultati e degli effetti pratici che abbiamo constatato oggi. Questi non sono gli obiettivi che lei aveva fissato – o che altri avevano fissato. È ora di analizzare la situazione prima di andare avanti, per evitare di allargare ulteriormente la distanza tra i cittadini europei e i loro servizi postali.
Cornelis de Jong, a nome del gruppo GUE/NGL. – (NL) Signor Presidente, Commissario Barnier, come ha ricordato poco fa, nell’assumere il suo incarico lei aveva affermato che avrebbe dato al mercato interno una più netta dimensione sociale. Anche il professor Monti, nella sua relazione, pone l’accento su questo aspetto, il che è positivo. Ma come stanno le cose in realtà? Ieri, durante la dimostrazione di centinaia di dipendenti delle poste davanti a questo edificio, una postina olandese mi ha detto che, avendo 55 anni di età e solo vent’anni di servizio alle dipendenza delle poste, teme di essere tra i primi che la TNT Post sospenderà dal lavoro l’anno prossimo. Il suo non è un caso isolato: nei Paesi Bassi, la TNT Post sta mettendo in cassa integrazione tutti i postini semplicemente perché deve scontrarsi con i concorrenti – appartenenti, nota bene, alla sua stessa affiliata – che impiegano lavoratori temporanei, per così dire flessibili, i quali distribuiscono la posta per compensi molto più bassi. Stiamo parlando di circa 15 000 lavoratori in esubero, di postini professionali, affidabili, ai quali possiamo consegnare con fiducia la nostra corrispondenza e che in molti casi fanno questo lavoro da decenni. Signor Commissario, perché non ha mai fatto eseguire uno studio sull’impatto sociale della liberalizzazione del mercato postale? Anzi, perché non fa conoscere al Parlamento europeo lo studio che avete già finanziato e che è disponibile sul sito Internet pique.at? La liberalizzazione avrà conseguenze molto gravi per tutti coloro che spediscono o ricevono posta. Nei Paesi Bassi ci sono molte aziende che distribuiscono la posta più volte al giorno o in piena notte, ma in altri giorni non la consegnano affatto, mentre quasi tutti gli uffici postali sono stati chiusi. In tale contesto, è arrivata adesso anche l’ultima proposta, che sarà elaborata dai suoi servizi, da quel gruppo di regolatori di cui lei parlava prima ma riguardo al quale non ha consultato il Parlamento, cioè l’introduzione di tariffe estremamente elevate per le persone che vivono sulle isole o in zone montane.
Signor Commissario, può una buona volta inviarci uno studio completo di tutti gli effetti della liberalizzazione sui dipendenti postali e sul servizio in quanto tale e ci può presentare senza ulteriori indugi una proposta per rinviare la data prevista per l’inizio della liberalizzazione – una moratoria, quindi – fino a quando non disporremo di quelle informazioni? Agire così significherebbe dare al mercato interno una dimensione sociale.
John Bufton, a nome del gruppo EFD. – (EN) Signor Presidente, quando l’Unione europea ha imposto l’apertura alla concorrenza del mercato dei servizi postali ha distrutto un servizio britannico di importanza vitale. In quanto nazione sovrana, i nostri uffici postali erano gestiti dalla Royal Mail e collegati ai sistemi nazionali di raccolta del risparmio, di concessione di autorizzazioni e di pagamento degli assegni sociali e pensionistici, per citarne solo alcuni.
Nel 1975 avevamo 25 000 uffici postali; ora ce ne sono meno di 12 000 nonostante la forte crescita demografica. Dopo essere stati costretti a svendere il loro settore redditizio, gli uffici postali non potevano restare aperti senza aiuti da parte del governo. A migliaia hanno dovuto chiudere, privando così intere comunità dell’accesso a servizi vitali.
La riforma del mercato postale dell’Unione europea prevede che in tutta l’Unione siano disponibili servizi postali di buona qualità, il che è esattamente ciò che avevamo in Gran Bretagna. Essendo un’azienda consolidata, le poste inglesi fornivano un servizio efficiente, accessibile a tutti e a tariffe controllate. Ora il settore è stato fatto a pezzi, e lo stesso vale per la fiducia che vi riponevano i cittadini. È una vergogna privare la Gran Bretagna di un servizio pubblico efficiente per puro amore della concorrenza. Quale sarà la vostra prossima mossa? Volete privatizzare anche il nostro servizio sanitario nazionale? Al Regno Unito dev’essere consentito di dissociarsi completamente da questa direttiva.
Georges Bach (PPE). – (DE) Signor Presidente, signor Commissario, mi congratulo con l’onorevole Simpson per aver posto le domande giuste. Questo processo di liberalizzazione non ha ancora dimostrato di essere in grado di raggiungere gli obiettivi di una maggiore disponibilità e una migliore qualità dei servizi postali a prezzi sostenibili. In passato, le aziende postali tradizionali fornivano servizi di qualità a buon prezzo. Ma dobbiamo riconoscere anche che i fornitori tradizionali dei servizi postali hanno attuato un processo di modernizzazione che, grazie a un’ampia ristrutturazione, ha permesso loro di diventare più efficienti.
Personalmente ritengo molto importante prendere in considerazione una pluralità di aspetti. Ad esempio, è essenziale continuare a rispettare le norme sul lavoro, cioè le condizioni di lavoro e le retribuzioni. Il controllo di ciò può avvenire soltanto nel quadro di contratti collettivi. Questo è l’unico modo per evitare il dumping sociale.
È già stato citato molte volte il servizio universale, ossia la consegna di pacchi e corrispondenza in tutta l’Europa. Anch’io mi aspetto che la Commissione esegua uno studio sul servizio universale. Inoltre, tutti i paesi devono adempiere l’obbligo di istituire un’autorità di regolamentazione indipendente. Oltre a svolgere compiti di regolamentazione, essa dovrà vigilare sulle condizioni di lavoro del personale e occuparsi dei reclami degli utenti. Per poter fare tutto questo, dovrà essere dotata del personale necessario.
Considerato che la posta elettronica e il commercio elettronico si stanno diffondendo sempre più e che tanto le banche quanto le compagnie di assicurazione e le aziende pubblicitarie utilizzano l’infrastruttura postale, essa va potenziata nel breve periodo. Mi attendo dalla Commissione che compia una valutazione d’impatto nella quale si tenga conto anche degli aspetti sociali. Mi complimento con la Commissione per l’intenzione, annunciata dal Commissario Barnier, di creare un gruppo di dialogo degli utenti aperto alla partecipazione dei sindacati, dei clienti e degli operatori.
Silvia-Adriana Ţicău (S&D). – (RO) La liberalizzazione dei servizi postali è prevista per il 2011, ma gli Stati membri che hanno aderito all’Unione dopo il 2004 e quelli con caratteristiche topografiche particolari possono rinviare l’apertura alla concorrenza del rispettivo mercato dei servizi postali fino al 2013.
Nel settore dei servizi postali è però essenziale che gli Stati membri garantiscano la raccolta, la cernita, il trasporto e la consegna della posta a tutti i cittadini europei, a prescindere da dove vivono, una volta al giorno, almeno cinque giorni la settimana e a tariffe uguali in tutto il paese, e ciò per adempiere l’obbligo del servizio universale.
Voglio sottolineare che, anche in un periodo di crisi come questo, è necessario che gli Stati membri mantengano l’efficienza operativa delle reti postali con un numero sufficiente di punti di accesso, anche nelle zone rurali e scarsamente popolate.
La direttiva sul completamento del mercato interno dei servizi postali comunitari obbliga gli Stati membri a stabilire modalità proprie per il finanziamento del servizio universale che siano sufficientemente flessibili. Da tali finanziamenti dipendono la qualità dei servizi postali, la garanzia di condizioni di lavoro decenti per i dipendenti, la certezza del posto di lavoro e del reddito nonché occasioni di formazione per i lavoratori.
Reputo assolutamente necessario che la Commissione ci presenti entro la fine dell’anno uno studio sull’impatto della liberalizzazione dei servizi postali nei paesi che hanno aperto completamente questo settore alla concorrenza.
Desidero infine sottolineare la necessità che gli operatori postali diversifichino le loro attività fornendo servizi al passo con la società dell’informazione.
Pat the Cope Gallagher (ALDE). – (EN) Signor Presidente, il mercato interno dei servizi postali sarà completato entro il prossimo dicembre. Molte persone che vivono in zone rurali – e io rappresento molte di loro – e molte persone occupate in questo settore in Irlanda e in Europa sono realmente, sinceramente preoccupate. I postini hanno un ruolo essenziale nella vita degli irlandesi. Desidero cogliere questa occasione per ringraziarli e rendere loro omaggio per il compito che svolgono, spesso andando al di là del semplice dovere.
Come sappiamo tutti, i servizi postali non sono soltanto un settore economico bensì, in molte aree rurali, anche parte integrante del nostro tessuto sociale, e questo vale soprattutto nel mio paese, dove il 40 per cento della popolazione vive, per l’appunto, in campagna. L’arrivo del postino è un’occasione importante di contatti sociali per molte persone anziane e per chi vive in comunità isolate. È quindi essenziale che la Commissione assicuri il pieno rispetto dell’obbligo di fornire il servizio universale, come previsto da queste norme. Prendo nota di quanto detto dal Commissario riguardo all’obbligo imposto alle autorità nazionali di regolamentazione.
La Commissione deve garantire che nell’Unione europea la corrispondenza sia raccolta e consegnata agli utenti dappertutto, anche nelle zone rurali più isolate, cinque giorni la settimana, come stabilito dalle leggi vigenti. Ho ascoltato con piacere quanto detto dal Commissario riguardo al gruppo di dialogo, nel quale, ovviamente, saranno rappresentati i cittadini, le imprese, i sindacati e il Parlamento.
Qualche tempo fa, in quest’Aula abbiamo ricevuto la visita di una delegazione dei dipendenti postali europei. Credo che sia nostro dovere rappresentarli, ma che sia ancora più importante rappresentare i cittadini e garantire loro quel servizio universale che avevano molti anni fa, ben prima degli sviluppi economici intervenuti nell’Unione.
Eva Lichtenberger (Verts/ALE). – (DE) Signor Presidente, signor Commissario, onorevoli colleghi, fino ad ora, purtroppo, ho visto ben poco dei miglioramenti che erano stati promessi e che dovrebbero conseguire a questa ulteriore fase del processo di liberalizzazione. Al contrario, le informazioni che riceviamo come deputati al Parlamento europeo ci dicono che la situazione sta peggiorando. È già in corso un ridimensionamento dei servizi postali nelle aree rurali, dove l’accesso ai servizi postali non è più assicurato, particolarmente nelle zone con insediamenti umani difficili da raggiungere.
Anche se ci sono posti di lavoro aggiuntivi, essi non sono a tempo pieno e la retribuzione che danno non basta per mantenere una famiglia; al massimo può rappresentare soltanto un reddito aggiuntivo. Ma se consideriamo come unico utente dei servizi postali l’industria della pubblicità, allora, ovviamente, un risultato è già stato ottenuto perché è indubbio che essa ha migliorato le proprie condizioni operative, nel senso che il servizio universale, che deve garantire di fatto un servizio fondamentale, sarà ora pagato dagli Stati membri, i quali, dal canto loro, sono sottoposti a una fortissima pressione perché nei loro bilanci non hanno più margini di manovra tali da assicurare la fornitura di questo servizio nelle aree rurali per mezzo di sussidi. Signor Commissario, in questo caso le conseguenze indirette sono state decisamente trascurate nell’ambito della valutazione d’impatto, e la conseguenza sarà un peggioramento della condizione dei consumatori e dei dipendenti delle poste.
Sabine Wils (GUE/NGL). – (DE) Signor Presidente, sono state attuate già due fasi della liberalizzazione dei servizi postali. A tutt’oggi, la Commissione non ha pubblicato un solo studio che si occupi esclusivamente delle condizioni sociali e dell’impatto sui dipendenti postali dell’apertura del mercato. La domanda che voglio rivolgerle, Commissario Barnier, è: quando il Parlamento potrà finalmente disporre di uno studio del genere?
Ieri numerosi lavoratori postali di diversi Stati membri dell’Unione europea hanno detto che già ora le nuove aziende postali licenziano intere maestranze per riassumerle poi a condizioni peggiori. La concorrenza e la politica per la concorrenza non devono avvenire a spese dei lavoratori.
Se la Commissione e il Parlamento vogliono veramente fare qualcosa per combattere la povertà e l’esclusione nell’Unione europea, bisogna sospendere adesso la terza fase della liberalizzazione dei servizi postali. Occorre prima di tutto compiere una valutazione dei suoi effetti sui dipendenti del settore e sulla qualità del servizio universale. Chiediamo pertanto una moratoria della terza fase della liberalizzazione dei servizi postali per il bene dei consumatori e dei lavoratori di questo settore.
Róża Gräfin von Thun und Hohenstein (PPE). – (PL) Signor Presidente, stiamo discutendo di un passo molto significativo, di una decisione importante per la liberalizzazione dei servizi postali nell’Unione europea e per una concorrenza sana. In tale contesto rientra la direttiva sul completamento del mercato interno dei servizi postali. Dobbiamo compiere ogni sforzo affinché essa sia applicata correttamente e nei tempi stabiliti in tutti gli Stati membri. La risposta del Commissario Barnier rivela in tutta evidenza la sua intenzione di collaborare strettamente con gli Stati membri. Plaudo alla decisione della Commissione di istituire un gruppo europeo di regolatori per i servizi postali che sarà composto dalle autorità nazionali di regolamentazione competenti in materia. Sono certa che esso contribuirà a consolidare i servizi postali. Un altro tema molto importante è l’apertura dei mercati dei servizi postali degli Stati membri a operatori indipendenti. Prendo atto con ottimismo di tutte le misure specifiche della Commissione che ci sono state illustrate anch’esse in questa sede e mirano a mettere gli operatori indipendenti in condizione di operare liberamente in ciascuno Stato membro. Sono molto soddisfatta dei progetti riguardanti il monitoraggio permanente dell’applicazione della direttiva. C’è ancora un altro aspetto da considerare: un’identità europea necessita di simboli distinti. I simboli dell’identità europea sono la moneta unica, la bandiera e l’inno, ma, allo stesso modo, potrebbero esserlo anche una tariffa di roaming pari a zero nell’Unione europea e un francobollo comune. Non varrebbe la pena di prendere in considerazione misure in tal senso?
Debora Serracchiani (S&D). - Signor Presidente, onorevoli colleghi, il completamento del mercato interno dei servizi postali entro la fine di quest'anno è un passo importante, ma sarebbe opportuno che la Commissione facesse una valutazione d'impatto – come hanno ricordato alcuni colleghi che mi hanno preceduto – dell'apertura del mercato postale per capire meglio le esigenze dei cittadini.
Come la Commissione intende, infatti, tutelare il diritto dei cittadini europei che vivono in zone difficilmente raggiungibili, come le zone montane o rurali, affinché possano ricevere la posta regolarmente, e quali strumenti la Commissione intende adottare per far sì che ciò avvenga?
Ritengo inoltre che non si debba strumentalizzare questa direttiva, che esiste già, per giustificare il problema del dumping sociale. Sono gli Stati membri che devono applicare la direttiva e hanno tutti gli strumenti per farlo.
Sari Essayah (PPE). – (FI) Signor Presidente, in molti Stati membri l’apertura dei servizi postali alla concorrenza ha sollevato timori quanto alla possibilità di garantirne la disponibilità e la qualità anche in futuro.
Ad esempio, in un paese vasto ma scarsamente popolato come la Finlandia, c’è il rischio che la concorrenza si concentri nelle aree urbane più densamente popolate, dove può operare a condizioni economicamente vantaggiose, mentre i costi della consegna della corrispondenza nelle zone scarsamente popolate, e quindi non redditizie, finirebbero a carico della società.
I costi di distribuzione della posta nelle aree scarsamente popolate sono in media quattro volte superiori rispetto alle aree urbane e, in casi estremi, possono essere addirittura dieci volte tanto. Ciò nonostante, anche in Finlandia alcuni servizi postali sono stati aperti alla concorrenza.
La direttiva mira a salvaguardare lo standard del servizio postale imponendo obblighi ai soggetti tenuti a fornire il servizio universale. Mi piacerebbe sapere dal Commissario come, a suo parere, la concorrenza possa essere equa ed effettiva se i requisiti di qualità e gli standard del servizio posti a carico dei responsabili del servizio universale sono nettamente più severi di quelli imposti alla concorrenza. Come sarà possibile coprire i costi del servizio universale?
La direttiva propone varie possibilità di finanziamento, la più semplice delle quali consiste nel sopperire alle perdite mediante tasse. Visto lo stato attuale delle casse pubbliche, però, è poco probabile che una mossa del genere possa essere accolta con favore. La situazione in Finlandia rischia di diventare veramente assurda: il soggetto che deve fornire il servizio universale nel mio paese è un’azienda statale redditizia, il cui profitto annuo di circa 100 milioni di euro diventerebbe una voce di spesa di importo all’incirca uguale nel bilancio dello Stato, cosicché alcune imprese potrebbero arricchirsi sfruttando le lucrative condizioni di mercato nelle aree urbane – una situazione che sarebbe molto difficile da giustificare di fronte ai contribuenti.
Chiedo, infine, al Commissario se, nel quadro di questa direttiva, sarà possibile legiferare a livello nazionale su materie quali, per esempio, il canone che tutti gli operatori del settore devono versare per la fornitura del servizio postale, in modo da garantire servizi uguali per tutti, anche nelle zone non redditizie.
José Manuel Fernandes (PPE). – (PT) Signor Presidente, i servizi postali sono uno strumento essenziale della comunicazione e hanno un ruolo importante ai fini della capacità concorrenziale e del conseguimento degli obiettivi di coesione sociale, economica e territoriale. Per tali motivi, è inaccettabile che chi vive in zone rurali non possa avere accesso a servizi di pari qualità di quelli di cui godono altre persone. Anche gli abitanti delle aree più svantaggiate o isolate hanno diritto a un servizio postale di qualità. Nelle zone rurali del Portogallo e di altri Stati membri, il numero dei punti di accesso al servizio è diminuito ed è scesa anche la qualità del servizio stesso, che invece va mantenuta o migliorata. La qualità di questi servizi non dovrebbe mai peggiorare.
Dobbiamo anche evitare che l’applicazione di norme europee abbia effetti negativi sulle condizioni di lavoro e sulle retribuzioni dei dipendenti postali. Non possiamo tollerare che chi concorre come operatore di servizi postali voglia riservarsi i bocconi migliori lasciando gli scarti agli altri. Per dirla in termini più chiari, sto parlando di coloro che, per esempio, intendono fornire servizi soltanto nei luoghi in cui la distribuzione della posta è redditizia, cioè nelle aree più densamente popolate.
È pertanto necessario che la Commissione individui soluzioni volte a prevenire i problemi che ho citato e continui ad adoperarsi per garantire che la legislazione in materia sia applicata e, se necessario, migliorata.
Sophie Auconie (PPE). – (FR) Signor Presidente, signor Commissario, onorevoli colleghi, nelle nostre società moderne, servizi di comunicazione efficaci sono di importanza vitale sia per le imprese sia, in generale, per i cittadini europei.
In tale ottica, l’apertura del mercato postale rappresenta una vera e propria sfida per il settore, in un momento in cui il progresso tecnologico e la crisi economica hanno indebolito le imprese cui tradizionalmente era affidato il compito di distribuire la posta.
Al pari di molti colleghi, anch’io attribuisco grande importanza alla coesione economica e sociale e alla coesione territoriale, di cui, a ben guardare, fa parte anche il servizio postale. In quanto vicepresidente dell’intergruppo sui servizi postali, sono consapevole dei timori per il futuro dei servizi di interesse economico generale, come dimostra la manifestazione di ieri a Strasburgo cui hanno partecipato un centinaio di lavoratori delle poste.
Ritengo essenziale garantire che la liberalizzazione del mercato dei servizi postali non avvenga a scapito delle condizioni di lavoro e della qualità del servizio. Lo scopo della direttiva del 2008 è garantire un servizio di qualità a prezzi competitivi e creare occupazione. Per conseguirlo, occorre rispettare scrupolosamente la legge, soprattutto per quanto riguarda gli obblighi del servizio universale. Inoltre, i fornitori dei servizi postali devono diversificare le loro attività e contemporaneamente le loro fonti di reddito.
Signor Commissario, confidiamo che la Commissione europea vigilerà e seguirà da vicino gli sviluppi in questo settore economico. Avete già realizzato con successo una grande riforma strutturale nel campo del coordinamento della politica monetaria e della supervisione finanziaria. Sono certa che riuscirete anche a coinvolgere ognuno di noi per portare avanti questa importante riforma.
Presidente. – Proseguiamo ora secondo la procedura catch the eye.
Miroslav Mikolášik (PPE). – (SK) Il dicembre 2010 è una data importante per la creazione di un mercato comune dei servizi postali negli Stati membri dell’Unione europea che si stanno aprendo a tutti i fornitori di tali servizi, stimolando così la concorrenza nel settore. L’Europa ha cominciato a innovare i servizi postali già nel 1992 e la più recente direttiva in materia risale al 2008. Ritengo che si tratti di un passo molto importante, vista la potente struttura monopolistica che domina i mercati postali nazionali della maggior parte degli Stati membri e si traduce in un continuo aumento dei prezzi di questi servizi, con ripercussioni negative soprattutto sui consumatori.
Appoggio pienamente la liberalizzazione e la privatizzazione del servizio postale europeo e quindi il superamento dei monopoli di Stato. In questo modo otterremo non soltanto una diminuzione delle tariffe ma anche una migliore qualità dei servizi per i consumatori ordinari, con, mi auguro, il minor impatto possibile sull’occupazione.
Marc Tarabella (S&D). – (FR) Signor Presidente, signor Commissario, lo scorso giugno ho rivolto un’interrogazione alla Commissione riguardo agli effetti negativi della liberalizzazione dei servizi pubblici sui consumatori nella quale sottolineavo che molte indagini hanno rivelato l’esistenza, soprattutto nel settore dei servizi postali, di criticità quali l’aumento delle tariffe, la diminuzione della qualità del servizio e la mancanza di trasparenza.
Rinnovo l’invito alla Commissione affinché compia un’analisi non soltanto del mercato dell’elettricità, come ha fatto all’inizio del 2010, ma anche di quello dei servizi postali, per accertare in quale misura i consumatori traggano effettivo vantaggio dal libero mercato in termini di scelta, tariffe e qualità dei servizi offerti. Sollecito altresì la Commissione ad analizzare la qualità del lavoro nel settore postale. Non è più tempo di belle dichiarazioni sui vantaggi della liberalizzazione; è tempo, invece, di procedere a valutazioni sulla base di dati reali prima di fare passi ulteriori, in modo tale da non ripetere nel comparto dei servizi postali gli errori commessi negli altri settori liberalizzati.
Prendo debitamente nota dell’istituzione del gruppo di dialogo degli utenti, ma, come ha detto prima di me l’onorevole El Khadraoui, è necessario fare ulteriori progressi. Signor Commissario, da lei ci aspettiamo di più e la Commissione deve smetterla di fare fughe in avanti senza tener conto della realtà.
Marian Harkin (ALDE). – (EN) Signor Commissario, lei ci ha detto che la direttiva concede libertà d’azione agli Stati membri per quanto attiene alla sua attuazione nel rispetto dei requisiti di carattere sociale. Le voglio però chiedere di accertarsi, nella sua veste di Commissario, che tali requisiti siano pienamente soddisfatti.
Ieri come Parlamento abbiamo adottato le linee guida sull’occupazione e chiesto l’applicazione di condizioni di lavoro decenti. Ma in tutta l’Europa, i posti di lavoro decenti nel settore dei servizi postali vengono cancellati e sostituiti da contratti precari e mal pagati, e sappiamo che questa è la conseguenza della liberalizzazione di tali servizi. I cittadini e i dipendenti delle poste sono veramente preoccupati per la perdita dei posti di lavoro e non credo che il Parlamento europeo e la Commissione possano continuare a ignorare i loro timori.
In quanto rappresentante di un distretto elettorale prevalentemente rurale ho ricevuto molte domande sull’obbligo di garantire la raccolta e la distribuzione della posta cinque giorni la settimana. Anche a questo riguardo, la responsabilità è sua.
Concludo dicendo che sono d’accordo con i numerosi colleghi che hanno sostenuto l’esigenza di una moratoria della piena applicazione della direttiva. Nel frattempo…
(Il Presidente interrompe l’oratore)
João Ferreira (GUE/NGL). – (PT) Signor Commissario, in tutta Europa i cittadini e i lavoratori del settore postale concordano su un punto innegabile: contrariamente a quanto è stato e viene asserito da coloro che l’hanno appoggiata e l’appoggiano tuttora, la liberalizzazione dei servizi postali ha causato un grave peggioramento dei servizi forniti e si è tradotta in un attacco senza precedenti ai diritti dei lavoratori del settore.
Come già in altri settori, la liberalizzazione porta alla privatizzazione; in questo caso, si creerebbe un monopolio su scala europea. Le conseguenze sono visibili, anche nei paesi in cui il processo non è così avanzato: ridotta copertura geografica e minore frequenza di distribuzione, prezzi più elevati e dumping sociale e occupazionale. Per tali ragioni, i lavoratori e i cittadini sono uniti in una lotta comune contro la privatizzazione e la distruzione di questo importante servizio sociale. Rendiamo loro omaggio, prendiamo atto del loro esempio e sottolineiamo l’importanza della loro battaglia. La Commissione dovrebbe riservare loro maggiore attenzione.
Evelyn Regner (S&D). – (DE) Signor Presidente, signor Commissario, sono appena intervenuta nella discussione sul tema Legiferare meglio. La liberalizzazione del mercato dei servizi postali è emblematica di una situazione in cui molte delle conseguenze negative intervenute non si sarebbero verificate se fosse stata eseguita una valutazione d’impatto indipendente e affidabile, come nel caso della relazione presentata prima sul tema Legiferare meglio.
La Commissione non ha pubblicato un solo studio che si occupi esclusivamente delle condizioni sociali e dell’impatto della liberalizzazione dei servizi postali. La Commissione si limita ad appoggiare le autorità nazionali di regolamentazione per garantire una concorrenza assoluta, libera da lacci e laccioli. Voi ne conoscete bene le conseguenze: spedizioni inaffidabili, retribuzioni basse, lavoratori scarsamente qualificati, consegna solo tre giorni la settimana, tariffe diverse per regioni diverse. Le rivolgo perciò una domanda personale, signor Commissario: non le piange il cuore assistere in Francia alla privatizzazione della Poste contro la volontà della direzione dell’azienda, dei sindacati e, in generale, della popolazione?
Inés Ayala Sender (S&D). – (ES) Signor Presidente, signor Commissario, nei paesi in prima linea nel processo di liberalizzazione, come Finlandia, Regno Unito e Germania, c’è stata una sequela di bilanci in rosso, fallimenti di operatori e perdite occupazionali massicce senza una chiara alternativa sociale.
La terza direttiva postale è stata adottata con tre condizioni essenziali. La prima consiste nell’obbligo di garantire il servizio postale universale in tutto il territorio statale alla stessa tariffa e per almeno cinque giorni la settimana, a tutela della coesione sociale e territoriale. La seconda consiste nella valutazione e nel monitoraggio dell’impatto sociale e della qualità dell’occupazione, posto che la concorrenza non può fondarsi sul dumping sociale. Invitiamo pertanto il Commissario Barnier a dimostrarci che la direttiva ha ottenuto i risultati voluti dal Parlamento. L’ultima condizione riguarda i diritti degli utenti, che non sono i diritti fondamentali bensì quelli che abbiamo promesso loro per questa nuova era dei servizi postali: informazioni sui punti di accesso e sulle caratteristiche dei nuovi servizi, il diritto di reclamo…
(Il Presidente interrompe l’oratore)
Mario Pirillo (S&D). - Signor Presidente, signor Commissario Barnier, onorevoli colleghi, il passaggio da una gestione dei servizi postali dai singoli Stati a una gestione per tutta l'Europa è un'iniziativa che porta al rafforzamento dei vari territori, e io sono d'accordo.
Chiedo, tuttavia, un'attenta valutazione sui costi, i tempi e i reali vantaggi. Occorre predisporre una puntuale distribuzione della posta, tenendo conto delle zone rurali e di campagna. Vanno rafforzate le reti di collegamento fra i vari paesi e fra i vari territori. Bisogna garantire un'occupazione stabile, e non precaria, e graduare eventuali collocamenti a riposo. I costi del servizio postale non possono lievitare abbiamo bisogno ….
(Il Presidente ritira la parola all'oratore).
Presidente. – Mi sorprende che, ai sensi del regolamento, l’autore dell’interrogazione non disponga di uno specifico tempo di parola per rispondere, ma debba invece ricorrere alla procedura catch the eye.
Pertanto, onorevole Simpson, in base alla mia interpretazione dei compiti del Presidente, le concedo due minuti per rispondere a tutti gli interventi.
Brian Simpson, autore. − (EN) Signor Presidente, penso che il gran numero di partecipanti alla discussione secondo la procedura catch the eye dimostri tutta l’importanza che il Parlamento attribuisce al tema in esame, e proprio questo è il punto che voglio sottolineare e far presente al Commissario.
Ho ascoltato la risposta del Commissario e, sotto taluni aspetti, sono soddisfatto di quanto egli ha detto. Il Parlamento, però, teme che la liberalizzazione dei servizi postali possa peggiorare le condizioni sociali e di lavoro nonché le modalità di effettuazione del servizio universale, che saranno in parte sacrificate sull’altare della liberalizzazione e della privatizzazione.
Reputo perciò importante segnalare al Commissario questo aspetto e spero che egli lo riprenda nella sua replica.
Il secondo punto che desidero sollevare è in risposta al portavoce del gruppo Europa della Libertà e della Democrazia, il quale ha attribuito al processo di liberalizzazione la chiusura di alcune agenzie postali nel Regno Unito.
Questa è una bugia che dobbiamo confutare fermamente. La chiusura di agenzie postali nel Regno Unito è stata una decisione del Regno Unito ed è stata presa perché il governo britannico ha ridotto le sovvenzioni alle agenzie postali e modificato le modalità di versamento dei sussidi e delle indennità, adottando un sistema di pagamenti diretti. Questo è stato uno dei motivi principali per cui nel Regno Unito sono state chiuse agenzie postali e sono stati apportati tagli alla Royal Mail.
Infine, l’idea di un’uscita del Regno Unito da questo processo di liberalizzazione è una delle cose più ridicole che abbia mai sentito in vita mia in riferimento ai servizi postali. Perché? Perché in Europa non c’è mai stato un governo più radicalmente convinto, più orientato al liberismo, più intenzionato a voler anticipare tutti gli altri nel campo della liberalizzazione dei governi britannici, da Thatcher a Major a Blair...
(Il Presidente interrompe l’oratore)
Michel Barnier, membro della Commissione. − (FR) Signor Presidente, onorevoli deputati, questa è una discussione molto importante e le sono grato, onorevole Simpson, per averla promossa.
Vorrei fare un paio di affermazioni prima di rispondere un po’ più approfonditamente.
In primo luogo, come ho detto prima e come tutti, oggettivamente, dovrebbero riconoscere, questa riforma, questa liberalizzazione controllata dei servizi postali non è stata attuata di nascosto, in maniera affrettata o a casaccio; è stata bensì realizzata nel rispetto dei legittimi processi democratici e con il sostegno di tutti i governi. Molti di voi hanno avuto un ruolo importantissimo in tale processo; mi riferisco a lei, onorevole Simpson, e all’onorevole Ferber, ma potrei citare molti altri deputati.
Questa è la situazione attuale. Si tratta di una riforma graduale. I miei servizi mi hanno comunicato che sono stati condotti una ventina di studi settoriali. Onorevole de Jong, non abbiamo agito né in fretta né in segreto. Onorevole Tarabella, non ci sono state neppure fughe in avanti incuranti della realtà. No, il processo è graduale e si sta compiendo per tappe. Questo era il mio primo punto.
Il secondo punto è che so cosa sta scritto nei trattati e nei testi legislativi. L’onorevole Auconie ha usato un termine molto importante: coesione territoriale. Essendo uno degli autori della vecchia carta costituzionale e del nuovo trattato di Lisbona – all’epoca era Commissario europeo alla riforma istituzionale – ho lottato affinché le parole “coesione territoriale” fossero incluse nel trattato. Non è stato facile. Sono parole che hanno un preciso significato, così come lo hanno, nel trattato di Lisbona, altre parole, nuove, che si riferiscono alla sicurezza e alla tutela dei servizi pubblici.
Queste parole sono per me importanti, al di là e al di sopra delle mie convinzioni personali, che vorrei riassumere in una frase: credo sarebbe riduttivo vedere l’Europa solo come una grande area di libero scambio; l’Europa non è soltanto il mercato interno, l’Europa è uno spazio comune fatto di realtà economiche, sociali e umane. Sono ritornato alla Commissione europea con questo fermo convincimento. Esso è la base su cui si fonda il lavoro che compirò nei cinque anni in cui avrò l’onore di rivestire la carica di Commissario. Così sta scritto nel trattato; non l’ho dimenticato e, qualora ce ne fosse bisogno, lo ricorderò a tutti coloro che se ne fossero scordati.
Poi, onorevoli deputati, ci sono le disposizioni delle direttive. Francamente, non credo – come ho già detto all’onorevole Wils e ad altri – che una moratoria o una sospensione improvvisa di questo processo migliorerebbe le cose. Dal mio punto di vista, creerebbe piuttosto incertezza, con danno per le imprese e gli utenti. Tutto considerato, sarebbe un gesto irresponsabile. Ma, detto ciò, e avendo quindi confermato che il processo andrà avanti, abbiamo il dovere di verificare che esso proceda in modo corretto e in linea con le disposizioni delle direttive e del trattato sull’Unione europea.
Gli onorevoli Bach e Auconie hanno parlato del servizio postale universale. Le norme che mirano a potenziare la fornitura di tale servizio contengono parole importanti. Sono previsti molti meccanismi che mirano a garantire il servizio universale, ed è nostro compito verificare che siano messi in atto. Mi riferisco al fondo di compensazione, alle assegnazioni degli appalti pubblici e ad altri strumenti ancora. Non ho dimenticato neppure queste parole.
Anche l’inserimento delle condizioni di lavoro è previsto come un requisito essenziale da prendere in considerazione quando si autorizzano o approvano gli operatori postali. Per quanto riguarda la protezione sociale – questione sollevata dagli onorevoli de Jong, Durant e Serracchiani – nella terza direttiva sui servizi postali si afferma chiaramente che gli Stati membri possono utilizzare gli strumenti previsti dal diritto del lavoro per prevenire qualsiasi forma di dumping sociale, e che è responsabilità degli Stati membri rispettare il principio di sussidiarietà e trovare il modo migliore per garantire un livello adeguato di occupazione e di tutela sociale.
Potrei citare innumerevoli altri esempi di frasi e parole che impongono agli Stati membri, alle imprese e alla Commissione europea, sotto la supervisione del Parlamento europeo e del Consiglio, l’obbligo di rispettare le condizioni previste.
Vorrei aggiungere una considerazione riguardo a una questione che mi tocca direttamente, dato che per vent’anni sono stato il rappresentante eletto di una regione rurale, molto montagnosa – e sappiamo quanto i servizi pubblici siano importanti per le regioni più isolate e per le persone più deboli che vi vivono. Questo punto è stato sollevato dall’onorevole Gallagher e, un attimo fa, dagli onorevoli Fernandes, Auconie e Harkin. Sul tema delle aree rurali vorrei osservare che, qualora gli Stati membri non soddisfino determinati requisiti minimi, la Commissione ricorrerà a tutti gli strumenti a sua disposizione per garantire che essi forniscano i servizi postali di base, soprattutto nelle zone rurali, nel rispetto del principio della coesione territoriale.
Mi rendo conto della necessità di compiere progressi, senza insensibili fughe in avanti, ma abbiamo comunque il dovere di garantire il rispetto delle norme contenute nei testi di legge e nei trattati. Ecco perché, signor Presidente, bisogna fare buon uso delle fasi di valutazione, studio, preparazione di relazioni e, se necessario, di correzione. Gli onorevoli El Khadraoui, Ţicău e Wils hanno citato i primi studi. Posso confermare che quest’anno – alla fine dell’anno, onorevole El Khadraoui – prepareremo uno studio che fornirà a tutte le parti interessate un’analisi degli sviluppi recenti nei mercati dei servizi postali e si occuperà anche delle ultime tendenze occupazionali.
Ma non è tutto: nel 2013, quando cioè l’intera direttiva sarà applicata da tutti gli Stati membri, dovremo presentare al Parlamento e al Consiglio una relazione ufficiale. Non va poi dimenticato il gruppo di dialogo degli utenti, al quale parteciperete anche voi insieme a rappresentanti dei sindacati, delle imprese e degli stessi utenti. Questo gruppo sentirà il parere del gruppo dei regolatori e prenderà in esame la valutazione d’impatto presentata dalla Commissione.
Onorevoli deputati, in conclusione mi rivolgo alle onorevoli Thun und Hohenstein e Durant e ad altri deputati per ribadire che anch’io, al pari di voi, sono impegnato a garantire la corretta applicazione di queste direttive, senza penalizzare i cittadini e gli utenti. Mi impegnerò tanto quanto voi per assicurare che le valutazioni d’impatto siano obiettive, accurate e sincere. E, dato che sto parlando di sincerità, ripeterò le parole dell’onorevole Simpson: “Dobbiamo essere corretti nei confronti dell’Europa”. È per tale motivo che questi studi e la pubblicità che daremo loro, le discussioni che organizzeremo in proposito – specialmente all’interno del gruppo di dialogo – sono importanti. Mi impegno a garantire la massima correttezza da parte nostra nei confronti dell’Unione europea e delle decisioni che abbiamo preso insieme.
Quando parliamo di posti di lavoro nei servizi postali, quando parliamo della qualità della distribuzione, quando parliamo di coesione territoriale, di protezione sociale, qual è l’impatto delle decisioni europee? Qual è l’impatto delle decisioni adottate dalle imprese? Qual è l’impatto delle decisioni politiche prese dai governi? Dobbiamo dire chi è responsabile di cosa, e non ritenere l’Unione europea responsabile di tutto ciò che succede nel mondo.
È anche per questo che voglio che l’attività di discussione e valutazione prosegua fino alla fine, ed è per questo, onorevole Durant, onorevoli deputati, che vigilerò personalmente sulla creazione del gruppo di dialogo degli utenti, per dimostrare la sincerità e la risolutezza della Commissione in questo settore che è il fulcro del mercato interno perché è un’area rilevante per la vita economica e sociale comune – un’area che mi sta a cuore e di cui sono uno dei responsabili.
Presidente. − La discussione è chiusa.
La votazione si svolgerà tra dieci minuti.
Dichiarazioni scritte (articolo 149 del regolamento)
Liam Aylward (ALDE), per iscritto. – (GA) La scadenza prevista per l’attuazione del mercato interno dei servizi postali si sta avvicinando. La direttiva porterà a un aumento della concorrenza nelle aree urbane, ma è fuor di dubbio che causerà anche un grave peggioramento della qualità del servizio nelle zone rurali. Il 40 per cento della popolazione irlandese vive in queste ultime ed è essenziale garantire il servizio postale a coloro che abitano in luoghi remoti, dove esso, spesso, non è redditizio.
Cosa farà la Commissione per garantire che anche in futuro le piccole comunità isolate possano usufruire dei servizi essenziali e la posta sia raccolta e distribuita nelle zone remote, in adempimento dell’obbligo di assicurare il servizio postale universale? Dato che le consegne da impresa a impresa e i servizi postali nelle città sono le attività più proficue, cosa possiamo fare per garantire che i nuovi operatori non discriminino i clienti e i servizi nelle aree remote o non redditizie? La direttiva potrebbe avere un impatto sociale rilevante su determinate comunità e sui dipendenti postali. Tali questioni vanno affrontate prima che la direttiva sia applicata.
Sandra Kalniete (PPE) , per iscritto. – (LV) La forza dell’Unione europea sta nell’unità. L’Unione europea è la regione leader a livello mondiale e da oltre cinquant’anni opera secondo principi definiti. Siamo forti perché siamo stati uniti e solidali. Gli Stati membri più grandi hanno rispettato gli interessi di quelli più piccoli e gli Stati membri economicamente più forti hanno aiutato economicamente quelli più deboli. Non dobbiamo deflettere da questi principi nemmeno in futuro. L’intenzione della Francia di vendere le navi da guerra Mistral alla Federazione russa, che due anni fa ha attaccato la Georgia, partner dell’Unione europea e della NATO, ha sollevato indignazione tra la popolazione di numerosi Stati membri. Non contesto il diritto della Francia di concludere un simile accordo; la invito però ad attenersi ai principi dell’Unione europea e della NATO che ha rispettato in passato e, ne sono certa, rispetterà anche in futuro. L’accordo ha suscitato timori tra i partner della Francia nella NATO e nell’Unione europea, i quali si sono sempre conformati al principio della reciproca solidarietà. A breve termine, l’accordo potrebbe anche rivelarsi vantaggioso dal punto di vista finanziario, ma sul lungo periodo potrebbe minare la sicurezza europea e aggravare le relazioni tra gli Stati membri, rendendoci quindi più vulnerabili. Il parere di un partner non va ignorato, specialmente su una questione così importante come la sicurezza militare degli Stati membri dell’Unione europea. Non dobbiamo permettere ad altri paesi di indebolire la nostra unità con simili accordi. Non dimentichiamo che i nostri amici e alleati più stretti non sono nell’Europa orientale bensì all’interno dell’Unione. Continuiamo a rispettare i principi che abbiamo rispettato finora. Se resteremo uniti, resteremo forti.
Bogdan Kazimierz Marcinkiewicz (PPE), per iscritto. – (PL) Desidero affermare prima di tutto che la Polonia si trova in una condizione privilegiata perché le è stato accordato un periodo di transizione di due anni. Ho voluto ricordarlo perché tale concessione ci offre l’opportunità di affinare alcune soluzioni e alcuni meccanismi già in uso in altri Stati membri. Voglio segnalare che le lettere di peso fino a 50 grammi – e di lettere di questo tipo ne vengono spedite tantissime – saranno del tutto deregolamentate, pur essendo usate spesso per comunicazioni ufficiali o giudiziarie che vengono inviate nell’ambito delle responsabilità e competenze dello Stato. Si pone perciò l’interrogativo di come la Commissione intenda intervenire presso gli Stati membri affinché la liberalizzazione di servizi così importanti, che potranno quindi essere offerti da operatori diversi, avvenga in modo tale da garantire anche in futuro la stabilità e la sicurezza dello Stato e dei cittadini. Timori sono sorti anche in relazione alla possibilità di garantire un’adeguata tutela sociale.
Di solito le imprese che erogano servizi postali sono di grandi dimensioni e hanno moltissimi dipendenti. Non c’è quindi da aspettarsi che un’aggressiva politica tariffaria e la conseguente politica di riduzione dei costi portino inevitabilmente a tagli del personale? Nel frattempo, dal punto di vista della qualità del servizio si pone il problema se il fattore “tariffe” possa determinare una riduzione degli standard qualitativi. Le modalità di gestione dei servizi postali dipendono anche dai luoghi in cui la posta può essere inviata e raccolta, dal numero di questi punti di raccolta e dalla loro accessibilità. Non mi preoccupo delle grandi aree urbane; temo però che le piccole città e soprattutto le zone rurali possano essere private quasi completamente della possibilità di accedere ai servizi postali.
Jutta Steinruck (S&D), per iscritto. – (DE) L’esperienza dei paesi nei quali la liberalizzazione è già stata attuata dimostra come la liberalizzazione dei servizi postali sia una spirale verso il basso. La concorrenza non deve avvenire a spese dei lavoratori, cioè non deve avere come oggetto le retribuzioni e le condizioni di lavoro. Nel servizio postale europeo dobbiamo conservare posti di lavoro di qualità perché questo è l’unico modo per assicurare a tutti il servizio postale universale. L’accesso ai servizi postali deve essere uguale per tutti i cittadini, indipendentemente dal luogo in cui abitano. Deve essere un diritto fondamentale.
Spetta alla Commissione il compito di proteggere i cittadini dell’Unione europea dal dumping sociale e mantenere gli standard occupazionali acquisiti. Finora, però, non è stato fatto nulla. L’apertura dei mercati europei non deve andare di pari passo con l’abolizione dei diritti di tutela sociale. Siamo contrari alla concorrenza tra i sistemi sociali degli Stati membri. Chiedo una moratoria fino a quando non sarà analizzato l’impatto sociale della liberalizzazione, non saranno garantite le tutele sociali in tutto il mercato postale, non sarà assicurato il finanziamento del servizio universale e non si troverà il modo per arrivare a una concorrenza basata sulla qualità e sull’innovazione del mercato. Gli Stati membri devono creare le basi giuridiche necessarie per garantire la piena accessibilità dei servizi postali.
(La seduta, sospesa alle 11.50, riprende alle 12.00)