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Procedura : 2009/2142(INI)
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Testi presentati :

A7-0215/2010

Discussioni :

PV 09/09/2010 - 2
CRE 09/09/2010 - 2

Votazioni :

PV 09/09/2010 - 5.1
Dichiarazioni di voto
Dichiarazioni di voto

Testi approvati :

P7_TA(2010)0311

Discussioni
Giovedì 9 settembre 2010 - Strasburgo Edizione GU

7. Dichiarazioni di voto
Video degli interventi
PV
  

Relazione Geringer de Oedenberg (A7-0215/2010)

 
  
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  Giommaria Uggias (ALDE). – Signor Presidente, (…) un passo in avanti verso una migliore comprensione dei testi da noi adottati da parte dei cittadini europei. Resta ancora molto da fare ma è importante che questi passi vengano fatti costantemente.

Chiaramente noi dobbiamo trovare un modo di equilibrare i diversi sistemi ordinamentali, quali quello anglosassone e quello continentale di derivazione latina.

Però è importante anche il passaggio relativamente alla valutazione dell'impatto, è un passaggio importantissimo di cui si deve tener conto anche nelle legislazioni nazionali. Su questo punto devo rilevare una carenza significativa da parte degli stessi. Sarà importante ritornare su questo argomento e penso che lo faremo presto.

 
  
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  Peter Jahr (PPE).(DE) Signor Presidente, una legislazione semplice, chiara e comprensibile è estremamente importante perché l’Unione europea ottenga il consenso dei cittadini; d’altro canto, una legislazione valida è essenziale anche per il funzionamento dell’Unione europea. Di conseguenza, la semplificazione del processo europeo di legiferazione deve rappresentare una delle preoccupazioni principali delle istituzioni europee. Un aspetto particolarmente importante è la riduzione degli oneri amministrativi per le nostre imprese, che darebbe nuovo impulso allo sviluppo economico e all’innovazione. Non sempre, però, l’Europa si trova dove dice di essere, o almeno questa è l’esperienza che ho avuto nel mio paese. La Commissione deve vigilare attentamente per garantire che gli Stati membri adottino disposizioni normative che non vadano al di là dei requisiti europei.

 
  
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  Daniel Hannan (ECR). - (EN) Signor Presidente, a volte l’ordine del giorno dell’Aula sfiora il ridicolo. La relazione su “Legiferare meglio” proviene dalle stesse istituzioni che hanno reso questa parte del mondo la più regolamentata e meno competitiva del pianeta e da cui abbiamo ricevuto l’incubo burocratico della Politica agricola comune e il disastro ambientale della Politica comune della pesca.

Voglio comunque provare a essere costruttivo. Ecco un’idea per legiferare meglio: cerchiamo di evitare toni solenni quando legiferiamo. Cerchiamo di non servirci delle leggi del Parlamento per dimostrare di essere brave persone, a cui importa della disoccupazione, dei rom, di orari di lavoro eccessivamente lunghi e così via. Un pesante intervento statale di solito non è la soluzione più adeguata ai problemi: si ottengono risultati migliori consentendo di prendere decisioni il più vicino possibile ai diretti interessati.

La mia modesta proposta per legiferare meglio consiste quindi nel chiudere il Parlamento in via sperimentale per i prossimi sei mesi, senza approvare alcuna legge, per vedere se i nostri elettori protestano.

 
  
  

Proposta di risoluzione (B7-0492/2010) - Proposta di risoluzione comune (RC-B7-0493/2010)

 
  
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  Monika Flašíková Beňová (S&D). (SK) In Slovacchia oggi si commemorano le vittime dell’Olocausto. Sotto lo Stato slovacco oltre 100 000 ebrei, rom, omosessuali e disabili furono deportati dal paese nei campi di concentramento. È proprio per questo che oggi ho sostenuto la proposta di risoluzione (di cui, tra l’altro, sono anche stata la traduttrice): perché ritengo estremamente importante che il Parlamento europeo trasmetta la nostra intenzione che nulla del genere si ripeta in Europa oggi, nel presente, o in futuro. Il nostro continente ha attraversato due grandi guerre ed è giunta l’ora di dimostrare, soprattutto alla luce delle deportazioni di massa dei rom romeni verso il loro paese di origine avviate dalla Francia, che riteniamo tali azioni inaccettabili, e la votazione su questa proposta di risoluzione contribuirà a trasmettere il messaggio. Signor Presidente, vorrei ringraziare tutti i deputati che hanno sostenuto la nostra risoluzione.

 
  
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  Joe Higgins (GUE/NGL). - (EN) Signor Presidente, ho sostenuto la risoluzione, che aveva tra i firmatari il gruppo confederale della Sinistra unitaria europea/Sinistra verde nordica.

Individuando nella comunità rom francese un obiettivo da vittimizzare ed espellere, il Presidente francese Sarkozy e il suo governo hanno dato prova del cinismo più ripugnante. Il loro è semplicemente un tentativo di sfruttare una comunità minoritaria di cittadini oppressi per distogliere l’attenzione dalle disastrose politiche economiche e sociali.

In Francia le politiche del Presidente Sarkozy hanno provocato disoccupazione di massa e l’emarginazione di numerose comunità della classe operaia. Il governo di Sarkozy sta sistematicamente intaccando il tenore di vita dei lavoratori francesi e i diritti pensionistici dei cittadini. Il presidente francese e il suo governo sono i portavoce della borghesia francese e delle grandi aziende internazionali e stanno cercando con ogni mezzo di servirsi di una comunità vulnerabile come capro espiatorio per distogliere l’attenzione dalla loro enorme impopolarità.

Rendo omaggio alle decine di migliaia di cittadini francesi che sabato scorso hanno protestato contro questa politica e rivolgo un appello ai lavoratori francesi affinché esercitino la loro straordinaria tradizione di solidarietà, le comunità minoritarie e i lavoratori si uniscano a difesa dei diritti umani e civili e di un futuro migliore e non si lascino ingannare da questo esercizio di cinismo.

 
  
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  Cristian Dan Preda (PPE).(RO) Ho votato innanzi tutto a favore della risoluzione del mio gruppo politico poiché proponeva soluzioni invece di stigmatizzare un’opzione politica. Purtroppo, però, la proposta di risoluzione non è stata approvata.

Per quanto riguarda la proposta di risoluzione presentata dal gruppo dell'Alleanza progressista di Socialisti e Democratici al Parlamento europeo e dai sostenitori delle loro politiche, ho votato alcuni punti del testo che ho giudicato costruttivi, specialmente l’emendamento orale che sostiene l’assenza di qualsiasi collegamento tra la situazione dei rom in Europa e l’integrazione della Romania nello spazio Schengen.

Ho votato altresì per la seconda parte del paragrafo 10, che chiedeva un coordinamento orizzontale forte per far fronte a situazioni analoghe in futuro, e per la seconda parte del paragrafo 16, che sollecita la Commissione e gli Stati membri a rispettare i diritti dei rom e a garantirne l’attuazione.

Ho votato, inoltre, per il considerando L, che manifesta la necessità di una migliore rappresentanza dei rom nelle strutture governative e nella pubblica amministrazione degli Stati membri. Ciononostante, non ho potuto votare la proposta di risoluzione nel suo insieme poiché la ritengo demagogica.

 
  
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  Sergej Kozlík (ALDE). (SK) L’immigrazione rappresenta un problema prioritario per l’Europa: ogni anno 900 000 nuovi immigrati giungono nel nostro continente. La questione dei rom, invece, è un problema interno all’Europa, dal momento che la migrazione dei rom tra gli Stati membri non coinvolge centinaia di migliaia di persone, ma solamente alcune migliaia. Ciò non significa, comunque, che questo non sia un problema grave.

Sostengo la proposta di risoluzione del Parlamento europeo sulla situazione della popolazione rom in Europa e ritengo positivo che definisca il problema “di portata europea”. Il problema della popolazione rom, infatti, non può essere risolto in maniera efficace con iniziative individuali: è necessario integrare nella soluzione le risorse e il know-how europei, specialmente nei paesi con una significativa presenza della popolazione rom.

La migrazione e il rimpatrio dei rom non devono diventare una questione politica e i diritti delle minoranze non devono essere violati. Allo stesso tempo, però, diritti e obblighi non devono valere solo per gli Stati membri, ma anche per le minoranze stesse.

 
  
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  Tunne Kelam (PPE). - (EN) Signor Presidente, ho votato la risoluzione del PPE perché il testo della risoluzione offriva una soluzione europea costruttiva e completa al problema della migliore inclusione sociale dei rom.

Invece di sfruttare la loro grave situazione socioeconomica per muovere attacchi di natura politica ad alcuni governi rispettosi delle leggi, come quello francese e quello italiano, il PPE propone una strategia europea per i rom.

Scaricare il problema da uno Stato membro all’altro non aiuta a trovare le risorse necessarie. Possiamo farlo solo insieme, nello spirito di un atteggiamento costruttivo.

 
  
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  Jens Rohde (ALDE). - (DA) Signor Presidente, noi del Danmarks Liberale Parti (partito liberale danese) abbiamo scelto di votare a favore della proposta di risoluzione comune sui rom, non perché non riteniamo che il linguaggio usato in molti passaggi della risoluzione sia troppo connotato emotivamente e gli attacchi ingiustificati, ma piuttosto perché troviamo discutibile il modo in cui la Francia ha improvvisamente deciso di espellere i rom. A tal proposito, non riteniamo occorra indagare sulle deportazioni di Danimarca o Germania; la prima ha, infatti, agito nel rispetto delle regole, e se la Germania non può rimpatriare i rifugiati di una guerra ormai terminata decadrebbe il concetto di status di rifugiato e si creerebbe uno status giuridico mondiale completamente nuovo. Voglio aggiungere che la lotta del Danmarks Liberale Parti contro le critiche infondate a Danimarca e Germania è stata una battaglia dura condotta in solitudine; né i Socialdemokraterne (socialdemocratici), né il Socialistisk Folkeparti (partito popolare socialista) ci hanno sostenuto. Hanno invece preferito che il loro paese e quello confinante venissero infangati da polemiche che non hanno alcuna giustificazione documentabile. In tutta onestà ritengo questa situazione imbarazzante. Vorrei concludere sottolineando che l’ultimo esplicito residuo di queste presunte critiche alla Danimarca e alla Germania è stato definitivamente cancellato durante la votazione odierna.

 
  
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  Gerard Batten (EFD). - (FI) Signor Presidente, non ho votato a favore di nessuna delle risoluzioni presentate poiché per principio non riconosco, né riconoscerò mai la legittimità democratica dell’Unione europea.

Ad ogni modo, è ovvio che dovrebbe essere un diritto delle nazioni sovrane decidere chi può o non può entrare nel loro territorio e in base a quali regole. Gli Stati dell’Unione europea, però, hanno rinunciato a tale diritto riconoscendo la supremazia del diritto comunitario e, nello specifico, adottando la direttiva 2004/38/CE sulla libera circolazione delle persone.

I francesi devono scegliere: non possono essere membri a pieno titolo dell’Unione europea e poi discriminare gli zingari romeni.

Se ai francesi questo non piace, suggerisco loro di adottare la politica dell’UK Independence Party (partito per l'indipendenza del Regno Unito), ovvero uscire dall’Unione europea e riprendersi la propria sovranità.

 
  
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  Jaroslav Paška (EFD). – (SK) Con l’approvazione della proposta di risoluzione sui rom, il Parlamento europeo e la Commissione europea hanno riconosciuto, a mio avviso correttamente, la propria responsabilità nella situazione dei rom nell’Unione europea. D’altra parte, basandomi sull’esperienza che ho avuto nel mio paese, voglio sottolineare che, nel cercare soluzioni efficaci per l’integrazione dei rom, non basta semplicemente fornire assistenza finanziaria o beni materiali nel tentativo di migliorare le loro condizioni di vita. È molto più importante insegnare ai rom che per mantenere un determinato tenore di vita è necessario maggiore impegno per ottenere la migliore istruzione possibile e mantenere un impiego stabile. È solo grazie all’istruzione e all’integrazione sociale che i rom si libereranno del fardello di una reputazione infamante nella nostra società. Sarà un compito arduo, ma spero che lo porteremo a termine.

 
  
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  Hannu Takkula (ALDE). - (FI) Signor Presidente, ho votato a favore dell’uguaglianza di diritti di tutti i membri dell’Unione europea, rom compresi.

Capisco che alcuni, ad esempio nel gruppo del Partito popolare europeo (Democratico cristiano), ritengano che si stia usando la proposta di risoluzione come strumento di azione politica contro la Francia. È certamente vero che dobbiamo fare attenzione a non attuare politiche strumentali, ma, dal momento che l’Unione europea è una comunità di valori, dobbiamo dimostrare che ci stiamo impegnando seriamente per assumerci le nostre responsabilità nei confronti degli strati più vulnerabili della popolazione.

Sappiamo che attualmente in molti paesi europei il livello di partecipazione sociale della popolazione rom è scarso e per questo la soluzione del problema rappresenta una sfida comune per gli europei, i cittadini dell’Unione europea. Non possiamo essere credibili quando fuori dall’Europa spieghiamo come dovrebbe essere gestita la questione dei diritti umani se prima non affrontiamo efficacemente e in prima persona la situazione dei rom all’interno dell’Unione europea.

Mi auguro che questo si traduca in azioni concrete in seno al Parlamento europeo, il quale ha certamente organizzato diversi progetti pilota di piccole dimensioni finalizzati a promuovere l’integrazione dei rom nella società, ad esempio attraverso l’istruzione. A volte, però, si ha l’impressione che il Parlamento preferisca non concedere fondi provenienti dal proprio bilancio a progetti di questo genere, preferendo destinarli invece alla Grecia o ad altri paesi, anche extraeuropei.

È ora di risolvere la questione dei rom all’interno dell’Unione europea una volta per tutte. Questo significa che dovremo dimostrare credibilità e i valori fondamentali in nome dei quali opera l’Unione europea.

 
  
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  Bruno Gollnisch (NI).(FR) Signor Presidente, ho ascoltato attentamente l’intervento dell’onorevole Takkula, ma in realtà sono stati stanziati fondi molto consistenti, che ammontano ad alcune decine di miliardi di euro; ad oggi sono stati spesi soltanto 9 milioni di euro.

Credo che con questa proposta di risoluzione Sarkozy e Hortefeux, il ministro dell’interno francese (che pure sono stati in passato deputati di questo Parlamento) stiano raccogliendo quello che hanno seminato. Hanno sostenuto l’apertura delle frontiere, hanno concluso trattati, a volte ne sono stati addirittura gli autori o i promotori, e oggi si stanno sicuramente rendendo conto che tutte le fragili barriere che erano state erette (le soluzioni temporanee che permettevano ai rom di stabilirsi in Francia solo a partire dal 2013) sono saltate.

Per concludere, ciò che trovo più spiacevole nell’atteggiamento dei nostri colleghi è che, col pretesto di combattere la discriminazione, si stia attuando in realtà una discriminazione sistematica – o una stigmatizzazione, per usare la loro espressione – delle popolazioni maggioritarie indigene. Va bene tutelare le minoranze, ma non ritenete che a volte nel comportamento delle minoranze possano esserci dei problemi (culturali, comportamentali o di altra natura) che di fatto ne impediscono l’integrazione? Non faremmo forse un servizio a queste minoranze essendo onesti e mettendo anche questi problemi sul tavolo? Una volta tanto non farebbe male.

 
  
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  Philip Claeys (NI).(NL) Signor Presidente, sono sbalordito dalla leggerezza con la quale la sinistra di questo Parlamento manipola espressioni come “espulsioni collettive”, quando in Francia siamo di fronte a pratiche valutate individualmente e caso per caso, che riguardano persone che hanno ricevuto aiuti per rientrare volontariamente nel loro paese di origine. È indubbio che ogni Stato membro abbia il diritto e il dovere di far rispettare le regole di uno Stato governato dallo stato di diritto e di prendere provvedimenti contro l’immigrazione clandestina e le problematiche che essa comporta. Ad ogni modo, un fattore determinante per la soluzione del problema va ricercato nelle stesse comunità rom. Vorrei citare un memorandum dell’ex ministro degli alloggi e dell’integrazione dei Paesi Bassi Van der Laan, socialista, il quale afferma, tra le altre cose, che tra i rom il tasso di criminalità è spropositatamente elevato, l’assenteismo scolastico è altissimo e i bambini sono vittime di abusi e costretti a mendicare e a compiere attività criminali. In questo modo, secondo il socialista Van der Laan, i rom si stanno tagliando fuori dalla società olandese. C’è molto lavoro da fare. Signor Presidente, so che in quest’Aula è impopolare dirlo, ma i rom, come tutti gli altri cittadini, non hanno solo diritti, ma anche doveri.

 
  
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  Mario Borghezio (EFD). – Signor Presidente, onorevoli colleghi, non abbiamo votato la risoluzione del partito popolare – certamente più equilibrata – a causa di un punto fondamentale, sul quale desideriamo attirare l'attenzione, e cioè la sollecitazione alla Commissione europea, all'Europa di accelerare il processo d'integrazione di Romania e Bulgaria nello spazio Schengen.

Noi riteniamo – e avevamo già segnalato questo allarme in occasione dell'allargamento – che questi paesi non abbiano ancora adottato politiche severe di controllo nel rilascio di carte d'identità e nel riconoscimento della nazionalità.

È vero o non è vero? La Commissione e Parlamento ne sono al corrente, che in questi paesi, con molta facilità, da paesi extraeuropei si ottengono certificati atti a consentire, grazie alla libera circolazione, l'entrata illegale o illegittima nello spazio Schengen. Su questo punto bisogna fare moltissima attenzione, ed è del tutto irresponsabile non averlo fatto, e sollecitare, contrariamente al buonsenso, l'allargamento dello spazio Schengen.

Vorrei infine indicare la speranza che, durante la prossima riunione, almeno uno dei parlamentari buonisti tanto favorevoli ai rom dia notizia di aver accolto a casa sua – con lo stipendio di europarlamentare può permetterselo – un bel nucleo familiare rom, aggiungendo un posto a tavola. Non è difficile dimostrare nei fatti, e non solo con le parole, di essere buonisti.

 
  
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  Anna Záborská (PPE). (SK) Non ho sostenuto la proposta di risoluzione approvata perché non ritengo che contribuirà a risolvere la questione dei rom in Europa, ma inasprirà anzi il clima politico tra i singoli Stati dell’Unione europea. La nostra incapacità di risolvere i problemi della comunità rom può essere sintetizzata in una frase: sappiamo cosa non vogliamo, ma non sappiamo cosa vogliamo. Non vogliamo che qualcuno venga punito per i reati commessi da altri solo perché appartengono entrambi allo stesso gruppo etnico; però, non vogliamo nemmeno che si pensi che per loro le leggi non valgono. Non vogliamo costringere nessuno a rinunciare alla propria cultura, ma non vogliamo nemmeno tollerare le violazioni dei principi fondamentali della coesistenza in nome dell’identità etnica. Il governo francese sa cosa non vuole. Se non ha violato la legge non ci sono le basi per contestare alcunché; se, invece, ha violato la legge, saranno i giudici a prendere una decisione. Vorrei portare un breve commento sulla riunione di questa settimana a Parigi: mi piacerebbe che i paesi da cui ci si attende una soluzione positiva alla questione dei rom fossero tra i primi ad essere invitati a tali incontri.

 
  
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  Janusz Władysław Zemke (S&D).(PL) Signor Presidente, ho votato la proposta di risoluzione che ha ottenuto la maggioranza dei voti del Parlamento. La risoluzione riguarda un elemento essenziale del diritto, che stabilisce chiaramente che nessuna sanzione può essere legata alla nazionalità: la responsabilità deve essere sempre di natura individuale e questo è un principio fondante del diritto. I rom devono essere trattati come tutti gli altri cittadini dell’Unione; sono quindi soggetti alla legge e se la violano devono assumersi le proprie responsabilità come tutti gli altri. Non possiamo permettere una situazione in cui sia sufficiente appellarsi alla nazionalità per sottrarsi alle responsabilità derivanti dall’aver violato la legge. In breve, la nazionalità non deve essere il criterio per decidere le sanzioni da applicare, poiché queste devono essere sempre stabilite a livello individuale.

 
  
  

Proposta di risoluzione (B7-0491/2010)

 
  
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  Marian Harkin (ALDE). - (EN) Signor Presidente, voglio solo dire che sostengo pienamente la proposta sull’assistenza a lungo termine per le persone anziane.

Considerati gli attuali indici demografici, la questione dell’assistenza a lungo termine per le persone anziane rappresenta indubbiamente un problema europeo. Se da un lato costituisce perlopiù una responsabilità degli Stati membri, dall’altro, a causa della natura e delle dimensioni della situazione, rappresenta un problema europeo, come è stato effettivamente riconosciuto.

Uno degli elementi evidenziati nella risoluzione e che sostengo pienamente è la necessità di tener conto delle esigenze di chi presta assistenza a titolo informale, fornendo una parte significativa dell’assistenza di cui gli anziani hanno bisogno. Gli Stati membri devono prendere iniziative concrete per sostenere e tutelare questa preziosa risorsa e devono farlo attraverso opportunità di formazione, dilazione dell’assistenza e altre misure volte a conciliare la vita lavorativa e quella familiare.

Un altro punto della risoluzione che voglio evidenziare è la richiesta di mettere a punto garanzie, negli Stati membri, a tutela dei diritti fondamentali di chi riceve assistenza a lungo termine; la relazione però non si limita a chiederne la preparazione, ma anche la garanzia da parte degli Stati membri dell’effettiva attuazione e del rispetto di determinati criteri di qualità per chiunque fornisca assistenza.

 
  
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  Jarosław Kalinowski (PPE).(PL) Signor Presidente, in merito alla proposta di risoluzione sull’assistenza a lungo termine per le persone anziane, vorrei esprimere il mio pieno sostegno. Alla luce dei cambiamenti demografici sfavorevoli a cui stiamo assistendo in Europa, risulta fondamentale agire immediatamente in questo ambito. Oltre ad aiutare gli anziani a essere attivi e a garantire loro un’assistenza adeguata, non dobbiamo dimenticarci di chi fornisce tale assistenza. Spesso si tratta di persone che non hanno altro aiuto perché oltre a prendersi cura di un anziano hanno anche un lavoro da portare avanti e non è facile conciliare le due cose. Penso soprattutto alle famiglie che vivono in zone rurali, che il più delle volte si fanno carico dell’assistenza ai familiari infermi. La situazione giuridica di queste persone deve essere regolamentata: in questo modo, si incoraggerebbero altri a prendersi cura degli anziani che vogliono invecchiare con dignità e penso che tutti noi lo desideriamo.

 
  
  

Proposta di risoluzione comune (RC-B7-0484/2010)

 
  
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  Hannu Takkula (ALDE). - (FI) Signor Presidente, purtroppo la proposta di risoluzione era, a mio avviso, di parte. Quando esaminiamo la situazione in Medio Oriente, dobbiamo ricordarci che vi è uno Stato democratico col quale noi europei condividiamo gli stessi valori e dove la democrazia, i diritti umani e la libertà di opinione sono valori importanti, ovvero Israele.

Proprio per questo, quando esaminiamo la situazione, è importante osservare anche il quadro generale invece di tentare di danneggiare, in un modo o nell’altro, l’unica democrazia della regione.

Mi rammarico che proprio questa immagine sia emersa al momento della discussione sulla situazione del fiume Giordano. Sappiamo tutti che le risorse idriche della regione sono limitate e che, realizzando sistemi di irrigazione e di raccolta dell’acqua, Israele ha compiuto enormi sforzi per garantire, sul suo territorio e nei cosiddetti territori palestinesi, l’accesso alle risorse idriche e per rendere così possibile l’agricoltura nella regione.

Mi auguro quindi un atteggiamento costruttivo. Speriamo di compiere progressi sul fronte della pace, alla luce dei negoziati che sono stati avviati. Il nostro atteggiamento deve essere costruttivo e solidale, invece che volto ad accusare Israele.

 
  
 

Dichiarazioni scritte di voto

 
  
  

Relazione Geringer de Oedenberg (A7-0215/2010)

 
  
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  Sophie Auconie (PPE), per iscritto.(FR) Come si fa a non votare a favore di una simile relazione? Come si può non enfatizzare la necessità di redigere una legislazione che sia semplice, trasparente e comprensibile a tutti i cittadini europei? Per essere più precisi, sopporto pienamente questa relazione d’iniziativa del Parlamento, innanzi tutto perché una migliore legislazione dovrebbe essere un nostro obiettivo costante; in secondo luogo perché sottolinea una serie di punti fondamentali, uno dei quali riguarda le valutazioni d’impatto della Commissione europea, la cui indipendenza e affidabilità deve essere garantita.

 
  
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  Zigmantas Balčytis (S&D), per iscritto. (LT) L'obiettivo di legiferare meglio è divenuto una condizione necessaria per un efficiente funzionamento dell’Unione europea e che può contribuire in modo sostanziale al superamento della crisi economica e alla crescita economica. È necessario che le attività delle istituzioni rispettino le aspettative dei cittadini, delle aziende attive sul mercato interno e ei governi nazionali e locali; devono inoltre garantire che le decisioni vengano assunte nell’interesse dei cittadini. Sostengo le disposizioni presentate nella risoluzione che affermano il nostro dovere di sostenere il processo di una migliore regolamentazione, finalizzato a una maggiore trasparenza, efficacia e coesione del diritto dell’Unione europea. Quale istituzione detentrice del potere di iniziativa legislativa, la Commissione svolge un ruolo chiave in questo processo, nella preparazione di proposte legislative di alta qualità, nella riduzione degli oneri amministrativi e dei costi per le aziende, nonché nella collaborazione con gli Stati membri al fine di garantire una corretta applicazione del diritto.

 
  
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  Carlos Coelho (PPE), per iscritto. (PT) Questa iniziativa è volta a esaminare l’applicazione dei principi di sussidiarietà e proporzionalità, per garantirne il rispetto all’interno delle proposte dell’Unione europea. La sussidiarietà è un concetto dinamico e in evoluzione, che consente, ove necessario, un’estensione delle azioni dell’Unione europea, ponendovi, invece, dei limiti quando queste non trovino più alcuna giustificazione.

La proporzionalità è un principio cardine nell’esercizio delle prerogative dell’Unione europea, sia esclusive sia condivise, in base al quale non si deve andare oltre quanto necessario per il raggiungimento degli obiettivi. Due le innovazioni principali in questo settore: l’istituzione del Comitato per la valutazione d’impatto, e il fatto che l’entrata in vigore del trattato di Lisbona conferisce un ruolo importante ai deputati dei parlamenti nazionali nel valutare le modalità di applicazione di questi due principi – un controllo politico ex ante, che può condurre a una revisione o eventualmente all’eliminazione della proposta, oppure un controllo giudiziario ex post, per mezzo del ricorso alla Corte di giustizia qualora si ritenga che tali principi siano stati violati. Tale sistema di valutazione consente all’Unione europea di legiferare in modo migliore, esaminando e giustificando le proprie proposte, e consente, inoltre, di migliorare in termini di qualità, precisione e trasparenza. Sono lieto del fatto che il sistema per la valutazione d’impatto stia funzionando adeguatamente e sono a favore del consolidamento del processo di analisi.

 
  
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  Robert Dušek (S&D), per iscritto. – (CS) – La relazione dell’onorevole Geringer de Oedenberg riguarda principalmente la valutazione della quindicesima e sedicesima relazione della Comunità europea sul miglioramento dei regolamenti del biennio 2007/2008, il terzo studio strategico sul miglioramento del regolamento del gennaio 2009 e il programma di azione per la riduzione degli oneri amministrativi dell’ottobre 2009. Il relatore punta a un’applicazione più rigida della sussidiarietà e della proporzionalità quali requisiti della legislazione europea, in modo da consentire agli Stati membri di esercitare i loro poteri legislativi e tentare di garantire che le aspettative dei cittadini vengano soddisfatte. Per quanto attiene, tuttavia, la valutazione dell’impatto della legislazione e la riduzione degli oneri amministrativi, sono necessari sforzi aggiuntivi. La relazione pone l’accento sul fatto che il 32 per cento degli oneri amministrativi sono causati da un’applicazione esageratamente rigorosa della legge europea da parte degli Stati membri, che risulta eccessiva rispetto ai requisiti della stessa legislazione europea.

Nei nuovi Stati membri riscontriamo spesso tale problema. Sono lieto che si sia fatto riferimento alle nuove opportunità per il diritto di iniziativa dei cittadini europei. Con l’entrata in vigore del trattato di Lisbona, i cittadini dell’Unione europea hanno, per la prima volta, l’opportunità di partecipare attivamente al processo di creazione della legislazione europea. Nel complesso, la relazione costituisce un contributo alla nostra attività legislativa e sono favorevole alla sua approvazione.

 
  
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  Edite Estrela (S&D), per iscritto (PT) Ho votato a favore della relazione su “legiferare meglio”, perché sostengo la necessità di creare per i cittadini europei una legislazione che sia semplice, trasparente e comprensibile. È importante, tuttavia, operare in modo tale da ridurre gli oneri amministrativi, e che l’impatto economico, sociale ed ambientale di tutte le nuove proposte della Commissione sia valutato, sottoponendolo ad un’analisi da parte di un organismo indipendente che risponda al Parlamento.

 
  
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  Diogo Feio (PPE), per iscritto. (PT) Sono del tutto favorevole allo sforzo in atto per lo sviluppo di una legislazione per i cittadini europei che sia semplice, trasparente e comprensibile. Nonostante le dichiarazioni di buone intenzioni, gli studi rigorosi e le relazioni molto precise di numerose istituzioni, la verità è che la legislazione europea continua a soffrire dei mali di cui spesso si parla: è eccessivamente corposa, complessa, incomprensibile, e corredata da una lunga serie di condoni.

Tutto ciò non solo allontana i cittadini europei dalle decisioni prese a livello di Unione europea, ma alimenta il dibattito non sempre ragionevole o rigoroso sulle intromissioni dell’Europa in questioni per le quali non sarebbe necessario emettere sentenze o legiferare se vi fosse un maggiore rispetto dei principi di sussidiarietà e di proporzionalità. Pertanto, la risoluzione procede nella giusta direzione.

 
  
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  José Manuel Fernandes (PPE), per iscritto. (PT) La presente risoluzione affronta l’argomento del “legiferare meglio” nel quale rientrano i principi di sussidiarietà e proporzionalità, indispensabili per il corretto funzionamento dell’Unione europea. Il testo include per esempio, la necessità di valutazioni d’impatto del processo legislativo al fine di semplificare e codificare la legislazione in vigore e di ridurre del 25 per cento entro il 2012 gli oneri amministrativi derivanti dal diritto europeo.

Gli aspetti più importanti in questo settore sono: l’iniziativa di cittadini europei introdotta con il trattato di Lisbona, che permette ai cittadini di partecipare attivamente al processo di creazione del diritto europeo; il fatto che il Parlamento europeo su un piede di parità con il Consiglio nel processo legislativo condotto secondo la procedura legislativa ordinaria; l’inserimento dei parlamenti nazionali nel controllo sull’applicazione del principio di sussidiarietà. In questo quadro, ai sensi dell’articolo 225 del trattati di Lisbona e poiché lo ritengo un esempio di “legiferare meglio”, ho proposto in una relazione d’iniziativa la preparazione di una direttiva specifica per i rifiuti organici, che è stata adottata a maggioranza a luglio in quest’Aula.; spero che la Commissione dia il suo parere quanto prima.

 
  
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  Bruno Gollnisch (NI), per iscritto. (FR) Riconosco l’importanza di una legislazione chiara, di minori oneri amministrativi per le imprese, della qualità delle valutazioni di impatto, del fatto che se ne debba tenere conto (cosa che non sempre avviene, tutt’altro) e, soprattutto, del rispetto rigoroso dei principi di sussidiarietà e proporzionalità, caratteristiche che debbono contraddistinguere ogni provvedimento legislativo approvato a Bruxelles. D’altro canto, deploro il fatto che, sebbene la relazione punti ripetutamente il dito contro la regolamentazione eccessiva da parte degli Stati membri nella fase di recepimento della legislazione europea, essa non faccia alcun riferimento a un’informazione di grande interesse, che compare nelle motivazioni. Settantadue delle migliaia di provvedimenti legislativi attualmente in vigore hanno portato da soli a 486 obblighi di notifica che hanno poi prodotto più di 10 000 provvedimenti attuativi negli Stati membri. Mi sembra che tale informazione dimostri dunque il contrario: si tratta di un male che affonda le proprie radici proprio nell’eccessiva regolamentazione ad opera della Commissione. Appare, dunque, ancor più essenziale interrogarci rispetto a se esista qualcosa di più di un mero rispetto formale del principio di sussidiarietà, in quanto i trattati prevedono dei settori in cui l’Unione europea ha una competenza esclusiva e questa non può essere messa in discussione. Mentre in tutti gli altri settori sembra che taluni parlamenti nazionali ancora non siano in grado di esercitare compiutamente i propri diritti.

 
  
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  Eija-Riitta Korhola (PPE), per iscritto. − (FI) Il filosofo Schopenhauer disse che dovremmo usare parole ordinarie per dire cose straordinarie. Molti, specie il politico e il legislatore, fanno esattamente il contrario, probabilmente senza rendersene conto. È per questa precisa ragione che la continua disamina della pratica legislativa e il suo perfezionamento saranno sempre elementi cruciali per l’operato dell’Unione europea. Ho votato a favore della relazione dell’onorevole Geringer de Oedenberg su “legiferare meglio” poiché solleva delle questioni importanti su come migliorare i provvedimenti legislativi. Innanzitutto, il Parlamento deve rammentare le proprie responsabilità: troppo spesso il protagonismo del legislatore europeo ha condotto, nel corso della discussione in Parlamento, a una situazione in cui una direttiva non controversa è divenuta ostaggio di puntigliosi emendamenti. Secondo le parole di Schopenhauer, una legislazione semplice e trasparente non è per questo meno valida in termini di contenuti: la complessità e la cavillosità spesso servono a celare la mancanza di idee. In secondo luogo, desidero sollevare la questione della valutazione d’impatto dei provvedimenti legislativi. Alcune importanti iniziative legislative, come nel caso dell’iter della direttiva sullo scambio delle quote di emissioni, hanno dimostrato la presenza di difetti importanti nelle valutazioni d’impatto. Bisogna essere precisi, specie nel predisporre provvedimenti legislativi che riguardano l’ambiente: la soluzione a un dato problema può comportare l’insorgere di problematiche in altri campi. Come si dichiara nella risoluzione, la Commissione deve consultare regolarmente e in modo esauriente le parti interessate al fine di una valutazione oggettiva. Ritengo che il test PMI avviato dalla Commissione nelle sue linee guida interne costituisca uno sviluppo gradito. Terzo, dobbiamo renderci conto che le autorità nazionali svolgono spesso un ruolo vitale nell’alleggerimento degli oneri amministrativi. Vengo da un paese il cui apparato burocratico è talmente rigoroso nell’attuazione delle leggi da produrre spesso oneri aggiuntivi. In tal senso, le responsabilità degli Stati membri non possono essere ignorate.

 
  
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  Jean-Luc Mélenchon (GUE/NGL), per iscritto. (FR) L’unico merito di questo testo è la richiesta di una proroga del periodo di consultazione delle parti sociali in relazione alle proposte legislative della Commissione. Tutto il resto è spaventoso: in esso si accoglie favorevolmente l’operato del gruppo presieduto da Edmund Stoiber, un’elite di uomini d’affari che propugna la deregolamentazione con il pretesto della riduzione degli oneri amministrativi; si propone la restrizione del diritto all’iniziativa dei cittadini, un misero strumento lasciato ai popoli sovrani dal trattato di Lisbona; infine, si conferma il periodo di otto settimane per la ricezione dei pareri dei parlamenti nazionali in merito alle proposte della Commissione.

Inoltre, mentre il testo insiste sulla necessità di pervenire a una legislazione europea comprensibile, in nessun caso si riscontra una qualche perplessità rispetto al fatto che la maggior parte della documentazione prodotta dalla Commissione e dai gruppi di lavoro è disponibile solo in inglese. Cos’altro possiamo attenderci da un’Assemblea in cui la maggior parte dei deputati non reclama il diritto di rappresentare un vero e proprio Parlamento?

 
  
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  Nuno Melo (PPE), per iscritto. (PT) La grande complessità delle materie trattate dall’Unione europea comporta che, per la maggior parte del tempo, la normativa adottata è troppo elaborata e non abbastanza comprensibile alla vasta maggioranza del pubblico europeo; per questo motivo abbiamo bisogno di l'assoluta necessità di elaborare una legislazione semplice, trasparente e comprensibile per i cittadini dell'Unione in tutti gli Stati membri. Al contempo, di fronte alla crisi che stiamo attraversando, dobbiamo trovare meccanismi per ridurre gli alti costi delle procedure legislative europee, in modo da essere i primi a dare il buon esempio in termini di utilizzo del bilancio UE.

 
  
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  Andreas Mölzer (NI), per iscritto. (DE) Questa relazione sostiene che il ruolo dei parlamenti nazionali viene rafforzato dal trattato di Lisbona mentre, di fatto, gli Stati membri hanno dovuto trasferire ancor più competenze a Bruxelles. Inoltre, esistono situazioni concrete nella vita di tutti i giorni che dimostrano come esistano ancora dei problemi di natura legale oltre i confini.

Per esempio in caso di divorzio tra i cittadini di due diversi Stati membri, oppure nei casi in cui alcuni Stati membri dell’Unione europea siano almeno riusciti a concordare i poteri da assegnare ai tribunali, oppure nel settore della valutazione europea dell’impatto ambientale, in cui gli Stati membri hanno ritardato l’attuazione dei provvedimenti al fine di aggirare questo requisito per i progetti su vasta scala, quale l’ampliamento della centrale nucleare di Temelin. Può sembrare sensato effettuare una valutazione d’impatto, e l’obiettivo di ridurre gli oneri amministrativi e semplificare la legge è anch’esso lodevole, tuttavia l’Unione europea si muove da anni in questa direzione e ben pochi risultati sono visibili ai cittadini e alle imprese. Questa relazione probabilmente non cambierà l’attuale situazione. Per questo motivo mi sono astenuto dal voto.

 
  
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  Rolandas Paksas (EFD), per iscritto. − (LT) Ho votato a favore della relazione su “legiferare meglio”, perché ritengo che si tratti di un requisito indispensabile per l’efficace funzionamento dell’Unione europea, e che rappresenti un diritto dei nostri concittadini che non può essere raggiunto in assenza di leggi chiare e comprensibili per il grande pubblico. Nell’Unione europea, legiferare meglio investe una serie di questioni, quali l’esecuzione di valutazioni dell’impatto ambientale, la riduzione degli oneri amministrativi, e la semplificazione e la codificazione dell’attuale legislazione. In particolare, concordo con il programma della Commissione per la riduzione degli oneri amministrativi derivanti dalla legislazione europea, lanciato nel 2005, e che mira a ridurre tali oneri del 25 per cento entro il 2012. È molto importante ridurre i costi delle imprese dell’Unione europea, in modo da consentire loro di operare in modo efficace in condizioni economiche difficili e di competere a livello globale, snellendo le procedure dell’amministrazione pubblica. Dobbiamo concentrarci sui requisiti non necessari per fornire informazioni e applicare il principio “una volta sola” indicato nello Small Business Act. L’utilizzo dei mezzi di comunicazione elettronici rappresenta uno strumento eccellente per la riduzione degli oneri amministrativi. Le istituzioni dell’Unione europea debbono collaborare attivamente con gli Stati membri al fine di evitare scostamenti nell’interpretazione, nonché la regolamentazione eccessiva da parte degli Stati membri durante la fase del recepimento della legislazione europea. Secondo la Commissione, il 32 per cento degli oneri amministrativi deriva dalle decisioni di alcuni Stati membri che risultano eccessive rispetto a requisiti dei provvedimenti normativi dell’Unione europea, nonché dall’inefficacia delle loro procedure amministrative. Inoltre, non dobbiamo dimenticare che la consultazione di tutte le parti interessate, in particolare delle parti sociali, è di importanza fondamentale nel predisporre le bozze di legge.

 
  
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  Raül Romeva i Rueda (Verts/ALE), per iscritto. (EN) Ho sostenuto con vigore questa relazione, che pone l’accento sull’importanza cruciale dell’approvazione di leggi semplici e chiare, che i cittadini dell’Unione europea possano comprendere, e che pone in rilievo come le istituzioni europee debbano rispettare i principi di sussidiarietà e proporzionalità nel formulare le proposte di legge. La relazione pone in evidenza il ruolo cruciale della Commissione europea, quale istituzione dotata di poteri di iniziativa legislativa, nella stesura di proposte legislative di alto livello.

Il Parlamento si impegna a compiere ogni sforzo necessario per esaminare tempestivamente tali proposte, in conformità con le relative procedure legislative. Inoltre, esso pone l’accento sulla collaborazione con gli Stati membri, per garantire che la legislazione venga adeguatamente attuata.

 
  
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  Oreste Rossi (EFD), per iscritto. − Signor Presidente, siamo molto favorevoli alla relazione della Commissione sull'applicazione dei principi di sussidiarietà e di proporzionalità perché si prevede una valutazione di impatto delle direttive emanate.

Tale valutazione, che deve essere effettuata con analisi serie e indipendenti su costi e benefici, è indispensabile per evitare scelte che gravano eccessivamente sui cittadini e sulle imprese. In particolare bisogna evitare che le nuove norme emanate dall'Unione europea comportino nuovi oneri amministrativi.

 
  
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  Nuno Teixeira (PPE), per iscritto. (PT) Legiferare meglio rappresenta ormai una condizione essenziale per il corretto funzionamento dell’Unione europea e per l’adeguata applicazione della legislazione europea in condizioni di maggiore trasparenza e efficienza, e in presenza di decisioni coerenti. La corretta applicazione dei principi di sussidiarietà e proporzionalità, ora ridefiniti a seguito dell’entrata in vigore del trattato di Lisbona, deve contribuire al raggiungimento di una legislazione più semplice e coerente per i cittadini europei, e affinché le decisioni a livello di Unione europea possano essere prese in base ai migliori interessi degli europei. Il trattato di Lisbona dichiara che il Parlamento europeo deve agire in collaborazione con il Consiglio e incoraggiare la partecipazione dei parlamenti nazionali nel monitoraggio dell’applicazione del principio di sussidiarietà.

Inoltre, l’ambiente normativo dell’Unione europea deve continuare a sostenere le valutazioni e la riduzione degli oneri amministrativi. Come si dice nella relazione che ho sostenuto con il mio voto, solo una riduzione significativa degli oneri amministrativi e l’applicazione efficace delle leggi europee alla pianificazione legislativa interna, nonché lo svolgimento di valutazioni d’impatto efficienti che prendano in considerazione il piano economico, sociale e ambientale, potranno condurre a un effettivo miglioramento della legislazione.

 
  
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  Iva Zanicchi (PPE), per iscritto. − Ho espresso un voto favorevole alla relazione della collega Geringer de Oedenberg poiché pone in evidenza la necessità di elaborare una legislazione semplice, chiara e meglio comprensibile per i cittadini europei.

Il rispetto dei principi di sussidiarietà e proporzionalità, l'importanza di un'adeguata analisi di impatto delle proposte legislative, la riduzione degli oneri amministrativi e la semplificazione e codificazione del diritto si pongono dunque come obiettivi primari della relazione "Legiferare meglio". È bene rimarcare poi come leggi più snelle e facilmente comprensibili siano alla base degli sviluppi riguardanti la definizione della futura politica economica e sociale dell'Unione europea.

 
  
  

Proposta di risoluzione (B7-0492/2010) – Proposta di risoluzione comune (RC-B7-0493/2010)

 
  
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  Luís Paulo Alves (S&D), per iscritto. (PT) Ho votato a favore della risoluzione del gruppo dell’Alleanza progressista di Socialisti e Democratici al Parlamento Europeo sulla situazione dei rom in Europa, poiché sono fortemente preoccupato dalle misure adottate in Francia contro questa comunità e sono, naturalmente, a favore della loro sospensione. Nello scorso agosto la Francia ha avviato delle espulsioni collettive di cittadini europei appartenenti a questa minoranza. La comunità rom è la maggiore minoranza etnica dell’Unione europea, ed è presente in diversi Stati membri dell’Unione europea.

Il diritto di tutti i cittadini dell’Unione di viaggiare e soggiornare liberamente ovunque in Europa rappresenta il pilastro su cui poggia la cittadinanza europea, così come viene definita nei trattati. Non comprendo, dunque, il silenzio assordante della Commissione europea. Avrebbe dovuto rispondere spiegando che l’espulsione legale di cittadini europei da parte di uno Stato membro deve essere motivata da ragioni di ordine pubblico, deve essere valutata su basi individuali e deve essere proporzionata all’effettiva minaccia all’ordine pubblico, senza mai condurre a una punizione collettiva nei confronti di una minoranza etnica. Possiamo anche interrogarci se l’utilizzo di fondi per giustificare le “partenze volontarie” non rappresenti una manipolazione della libertà dei cittadini e un mezzo illegale di evitare l’etichetta di espulsione.

 
  
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  Sophie Auconie (PPE), per iscritto.(FR) In riferimento alla discussione sui rom, il messaggio che vorrei trasmettere è chiaro: dobbiamo mettere la parola fine alle irrilevanti controversie che riguardano solamente la Francia a parlare invece come europei di un problema europeo che richiede una soluzione europea. la discussione odierna sottolinea le difficoltà che ancora abbiamo nell’affrontare le problematiche dell’Europa da europei e non da cittadini di uno o l'altro Stato membro. l'integrazione europea significa innanzi tutto condividere determinati valori, che garantiscono precise libertà, tra cui la libertà di movimento, e precisi doveri, tra cui il rispetto delle condizioni derivanti dal diritto di residenza. Oggi dobbiamo far fronte alla sofferenza di un popolo che ha la necessità di sentirsi integrato; le reti criminali stanno sfruttando la loro situazione di bisogno, offrendo come mezzi di sussistenza solamente l’accattonaggio, il furto e la prostituzione. Questo è il problema principale che dobbiamo affrontare oggi.

 
  
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  Charalampos Angourakis (GUE/NGL), per iscritto. (EL) L’assoluta ipocrisia delle forze politiche che sostengono una strada a senso unico dell’Europa è rappresentata nelle proposte di risoluzione presentate al Parlamento europeo, in cui si versano lacrime da coccodrillo sulla situazione dei popoli rom e la loro persecuzione. Di fronte alla reazione generale, la Commissione europea ha deciso di istituire un gruppo di lavoro dedicato per analizzare tale problematica. Ritiene che ciò possa placare l’indignazione generale nei confronti delle politiche discriminatorie, e frenerà le deportazioni dei rom ad opera del governo francese e italiano. I portavoce del capitale, che si avvicendano al timone degli Stati membri, e che congiuntamente prendono le decisioni a livello dell’Unione europea, ritengono che una condanna di tali decisioni governative li assolva, unitamente all’Unione europea, dalla responsabilità per la discriminazione costante e sistematica portata avanti contro i rom.

La politica di discriminazione, tuttavia, fa parte della natura stessa di un’unione di capitale, transnazionale e imperialista. Tanto più è vulnerabile il gruppo sociale coinvolto, e tanto maggiore è l’eventuale profitto per il capitale, tanto più sarà intensa la discriminazione. I popoli rom si scontrano sempre più con l’Unione europea, i suoi organismi e le forze che la sorreggono. Solo una lotta comune, unitamente ai lavoratori, per ribaltare la società dello sfruttamento e per combattere contro l’UE e i suoi sostenitori porterà al rispetto dei loro diritti e alla soddisfazione delle loro attuali esigenze.

 
  
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  Mara Bizzotto (EFD), per iscritto. − La risoluzione congiunta delle sinistre intende accreditare una interpretazione della direttiva 38/2004 che ritengo assolutamente sbagliata politicamente e giuridicamente scorretta. Il testo della direttiva parla chiaro: ci sono dei limiti alla libertà di circolazione nel territorio dei Paesi Membri, e qualora lo ritenga opportuno, un governo ha la possibilità di effettuare il rimpatrio anche di cittadini comunitari. Inoltre, la risoluzione non riconosce affatto un dato fondamentale: l´Europa ha già speso in questi anni centinaia di milioni di euro in programmi di integrazione sociale dei Rom, ma non si é pervenuti ad alcun risultato positivo, dato che il problema di fondo é la scarsissima attitudine delle popolazioni Rom ad integrarsi nel tessuto sociale circostante. Una risoluzione che ignora la necessità di sicurezza che i cittadini dei nostri Paesi ci chiedono di soddisfare, e che anzi apre le porte ad una interpretazione estesissima del principio di libera circolazione delle persone rappresenta un ulteriore passo in avanti verso la costruzione di un´Europa lontana dal sentire della gente e dalle sue istanze. Esprimo quindi voto contrario alla risoluzione congiunta.

 
  
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  Sebastian Valentin Bodu (PPE), per iscritto. (RO) La recente ondata di espulsioni di rom dalla Francia, convenientemente presentata come un rimpatrio volontario, riaccende il dibattito in Europa su di un problema ancora irrisolto. L’espulsione di queste persone verso i loro paesi d’origine non porterà, ovviamente, ad alcuna soluzione. Torneranno appena saranno in grado di farlo, e nessuno è in grado di fermarli, perché ciascuno di loro è un cittadino europeo, libero di recarsi ovunque purché nel rispetto delle disposizioni della direttiva 38/2004. Il mio voto, innanzi tutto, esprime la lieve riserva che nutro nei confronti della proposta di risoluzione del gruppo del Partito popolare europeo (Democratico cristiano)/Conservatori e Riformisti europei a causa della sua tacita accettazione del fatto che l’espulsione non venga esclusa dalle soluzioni possibili. Dissento completamente, tuttavia, dalla proposta di risoluzione congiunta avanzata dagli altri gruppi politici, la quale, sotto l’influsso della reazione molto forte contro il governo Sarkozy, tenta di fare della minoranza rom una vittima della maggioranza, discolpandosi in questo modo da una situazione che hanno accettato per secoli.

Gli episodi che si sono verificati in Francia e in Italia devono rammentare all’Europa la presenza di una minoranza di 10-12 milioni di persone, che rappresenta già un fenomeno pan-europeo, con gravi problemi di integrazione. Nascondere queste persone dietro i loro confini nazionali è, tuttavia, una soluzione sbagliata. L’unica soluzione praticabile che possa produrre dei risultati nel lungo periodo richiede uno sforzo europeo condiviso per l’integrazione di questa minoranza.

 
  
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  Jan Březina (PPE), per iscritto. – (CS) – Il rientro di più di 8 mila rom dalla Francia verso il proprio paese di origine (in particolare Romania e Bulgaria) è indubbiamente una questione degna dell’attenzione del Parlamento europeo. Non approvo giudizi e minacce dettate dall’impulsività, e preferisco il percorso di una disamina rigorosa della situazione e della sua successiva valutazione. Incamminiamoci lungo la via del dialogo con la controparte francese. Diamole la possibilità di spiegare ogni cosa, e solo allora stabiliamo se si tratti effettivamente di un caso di violazione dei diritti umani, oppure se le misure nei confronti dei rom vengano davvero adottate nel rispetto del diritto europeo. Mi aspetto un approccio attivo da parte della Commissione europea, nello spirito del suo ruolo di custode dei trattati.

Sarebbe un errore se, per motivi di convenienza, si adottasse una strategia dell’offuscamento, tendendo a lasciare che il problema svanisca. Inoltre, vorrei aggiungere che credo che l’unico modo per compiere dei progressi rispetto alla questione dei rom sia di accettare una strategia europea unificata che comprenda tutti gli Stati coinvolti e direttamente collegata con il Fondo sociale europeo e con altre risorse finanziarie tratte dal bilancio dell’Unione europea. Per cominciare, tuttavia, dobbiamo riconoscere che il problema dei rom è un problema europeo.

 
  
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  Alain Cadec (PPE), per iscritto. (FR) Ho votato a favore della proposta di risoluzione del gruppo del Partito popolare europeo (Democratico cristiano) sulla situazione dei popoli rom in Europa. Credo che la libertà di circolazione sia un diritto fondamentale dei cittadini europei, in conformità con la direttiva 2004/38/CE. Inoltre, questa direttiva indica le condizioni che disciplinano questa libertà, e che si applicano in tutta l’Unione europea: chi soggiorna in uno Stato membro per più di tre mesi deve essere in grado di dimostrare di avere un lavoro, oppure i mezzi necessari per sostenersi o per affrontare un soggiorno di studio.

Pertanto, è importante guardare all’integrazione sociale ed economica dei rom come a una questione europea e trovare una soluzione europea per la sua ricomposizione. Dunque, chiedo agli Stati membri e alla Commissione europea di affrontare la questione in modo da fornire una risposta politica a tale problema.

 
  
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  Maria Da Graça Carvalho (PPE), per iscritto. (PT) Ho votato a favore di un approccio costruttivo basato sul dialogo in materia di diversità culturale e del suo significato in termini di benessere dell’uomo. L’istruzione è un elemento chiave di questo processo: offrire istruzione e formazione significa lottare contro l’esclusione, la disoccupazione e la discriminazione, Garantendo al contempo una società più giusta, più creativa e più dinamica. L’integrazione delle minoranze etniche è fondamentale non solo nel mercato del lavoro, ma in tutti i settori della società. Proteggere i diritti fondamentali e creare uno spazio comune d libertà, sicurezza e giustizia sono obiettivi dell’integrazione europea. Sostengo e lodo quanti promuovono questa integrazione a livello locale, inclusi i politici, gli insegnanti e le associazioni; spesso proprio queste persone sono responsabili dell’accesso agli alloggi, alla salute, all’istruzione, alla cultura e a una migliore qualità della vita.

 
  
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  Carlo Casini (PPE), per iscritto. − Signor Presidente, ho votato a favore della risoluzione Weber, sui rom in Europa, per il suo contenuto equilibrato e costruttivo.

Non basta gridare contro la discriminazione, magari strumentalizzando reali e gravissimi problemi per obiettivi di polemica partitica. Naturalmente bisogna riaffermare con forza i principi di non discriminazione, di libera circolazione e i diritti e i doveri che ne discendono, così come fa la risoluzione del PPE, ma più importante ancora è avviare le concrete riforme che risolvono i problemi, in modo da attuare i diritti umani fondamentali. Il tema dell'immigrazione è un problema europeo ed è giunto il momento, come chiede la risoluzione Weber, di affrontarlo in sede europea.

La questione dei rom si sovrappone solo in parte al tema dell'integrazione e tuttavia presenta una specificità che deve essere affrontata anch'essa in sede europea. L'architettura dell'Unione è stata pensata sul presupposto di una stabilità territoriale dei popoli membri. Il nomadismo può essere una caratteristica di un popolo che deve anch'essa essere rispettata, ma occorre che l'inclusione sia attuata nel segno della solidarietà, con regole europee, senza l'improvvisazione di singoli Stati. Questa è l'indicazione della risoluzione che ha meritato il nostro consenso.

 
  
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  Françoise Castex (S&D), per iscritto. (FR) Sono favorevole all’adozione di questa proposta di risoluzione congiunta sulla situazione dei popoli rom in Europa. Alla luce dell’inerzia della Commissione e del silenzio del suo Presidente, José Manuel Barroso, il Parlamento europeo ha preso una posizione contro la politica attuata dal governo del presidente francese nei confronti della comunità rom.

Devo far notare che la politica del Presidente Sarkozy è contraria al principio di libera circolazione delle persone garantito dall’Unione europea. La Romania è uno Stato membro e l’Unione europea vieta qualsiasi discriminazione tra i suoi cittadini sulla base dell’origine etnica o della nazionalità. Inoltre, la Carta dei diritti fondamentali è legalmente vincolante da quando è entrato in vigore il trattato di Lisbona nel dicembre 2009. La risoluzione richiede una politica europea in risposta alla situazione dei rom.

Questa risoluzione era necessaria poiché le azioni del Presidente Sarkozy, come quelle del Presidente del Consiglio italiano, Silvio Berlusconi, rappresentano le istanze della destra in Europa, che vuole un’Europa adatta alle banche e alle multinazionali. Un’Europa favorevole alla libera circolazione dei capitali, ma che quando deve affrontare i poveri e i perseguitati chiude i suoi confini e li manda fuori.

 
  
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  Carlos Coelho (PPE) , per iscritto. (PT) Diversamente dai miei colleghi, io non metto in dubbio la legalità delle espulsioni decise dalle autorità francesi. Tutti gli Stati membri possono fare altrettanto, adducendo legittime motivazioni di sicurezza interna e di mantenimento dell’ordine pubblico. Ciò che ritengo deplorevole è il discorso associato a queste decisioni, che sembra voler mettere sotto accusa un intero gruppo etnico, ridestando inammissibili reazioni xenofobe. Se un cittadino europeo commette un reato, non possiamo concludere che tutti gli europei sono dei criminali. Se un rom commette un furto, non possiamo dedurne che tutti i rom sono dei criminali.

È importante rafforzare i meccanismi di sostegno a favore dell’integrazione dei popoli rom, e combattere ogni forma di discriminazione, incoraggiando l’istruzione dei loro figli e tutelandone i diritti fondamentali. Nessuno è al di sopra della legge, né i popoli nomadi né i governi, e tutti debbono contribuire in modo responsabile alla soluzione dei problemi, invece di esasperare la situazione o aggravare le tensioni.

 
  
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  Proinsias De Rossa (S&D), per iscritto. (EN) Ho votato a favore di questa risoluzione che esprime la profonda preoccupazione per le misure intraprese dalle autorità francesi e di altri Stati membri nei confronti dei rom e dei nomadi che ne stabilivano l’espulsione; il testo invita le autorità a sospendere immediatamente tutte le procedure di espulsione dei rom e sottolinea che le espulsioni di massa sono vietate ai sensi della Carta dei diritti fondamentali e della convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali. Tali misure violano innanzi tutto i trattati e il diritto europei in quanto possono essere definite come discriminazione per motivi di razza e etnia, e in secondo luogo violano la direttiva sulla libera circolazione dei cittadini e delle loro famiglie all’interno dell’Unione europea. Accolgo con favore la decisa risposta, sebbene tardiva, del Commissario Reding, che dimostra la sua convinzione del fatto che la Commissione non avrà altra scelta che avviare procedure d’infrazione contro la Francia per aver violato la direttiva sulla libera circolazione. I rom sono la comunità maggiormente discriminata in termini di istruzione, alloggi, occupazione e accesso equo ai servizi sanitari e ad altri servizi pubblici. In qualità di cittadini europei, il popolo rom deve godere pienamente dei diritti di libera circolazione e di residenza all’interno del territorio degli Stati membri.

 
  
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  Marielle De Sarnez (ALDE), per iscritto.(FR) La presente risoluzione ha due obiettivi: innanzi tutto, sottolineare la difficile situazione che deve affrontare il popolo rom, che viene discriminato in tutta Europa e in tutte i settori della vita sociale ed economica; In secondo luogo,la denuncia della crescente stigmatizzazione di queste persone in numerosi paesi ospiti che, per motivi legali che hanno scarso fondamento nel diritto europeo, negano ai rom il diritto di libera circolazione all’interno dell’Unione europea. è giunto il momento per tutti noi di farci carico delle nostre responsabilità, sia rinnegando qualsiasi retorica populista e discriminatoria sia attraverso politiche efficaci e proattive per agevolare l'integrazione del popolo rom. Quanto detto vale principalmente per gli Stati membri d’origine che devono fare migliore uso dei fondi stanziati dall’Unione europea, nonché per gli Stati ospiti e di transito. Al fine di affrontare questo problema comune, la risoluzione invita a redigere un piano completo sull’integrazione del popolo rom da attuare a livello europeo.

 
  
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  Anne Delvaux (PPE), per iscritto. (FR) La discussione in Parlamento sulla questione dei rom si è trasformata in un dibattito politico caratterizzato da una forte contrapposizione tra destra e sinistra. Nessuna delle proposte di risoluzione messe al voto ha fornito una risposta all’interrogativo incalzante su come meglio rispondere alle esigenze delle popolazioni rom. Appare evidente come la comunità rom subisca delle discriminazioni di carattere sociale ed economico in un’ampia maggioranza di Stati membri, i quali non hanno sempre utilizzato le metodologie messe a disposizione dall’Unione europea in materia di integrazione. Se è vero che la comunità rom ha dei diritti, che vengono palesemente ignorati in questo momento, è altrettanto vero che essa ha anche dei doveri, così come tutti gli altri cittadini europei.

Lo stesso vale anche per gli Stati membri, i quali hanno il dovere di provvedere ad individuare un luogo in cui possano vivere questi cittadini europei, fornendo loro una possibilità di guadagnarsi da vivere. In merito agli episodi per i quali la Francia è stata oggetto di critica, e in attesa della decisione della Commissione sull’eventuale illegalità delle operazioni svolte, desidero esprimere la mia condanna di qualsiasi espulsione di massa che non sia basata sul rispetto della legge europea. Rifiuto, tuttavia, le discutibili approssimazioni contenute nella proposta di risoluzione congiunta, che paragonano gli eventi di questa estate alle deportazioni. Il riferimento al periodo nazista è del tutto inaccettabile.

 
  
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  Harlem Désir (S&D), per iscritto. (FR) La proposta di risoluzione sulla situazione dei popoli rom rappresenta un autentico affronto per il presidente Sarkozy e un duro richiamo all’ordine da parte del Parlamento europeo. Il tentativo del Presidente di bollare i rom nel corso di un discorso sull’insicurezza, le dichiarazioni del suo ministro degli interni contro i rumeni, e la clamorosa espulsione di diverse centinaia di queste persone in violazione della legge, rappresentano un insulto non solo per i valori della repubblica francese, ma anche per i valori fondamentali dell’Unione. Attraverso i secoli, i rom sono stati sistematicamente marginalizzati, hanno subito discriminazioni, e sono stati strumentalizzati come capri espiatori. Che si tratti di francesi, rumeni, o bulgari, essi oggi sono cittadini europei. L’indegno trattamento che hanno ricevuto non deve essere tollerato in una comunità fondata sui principi della legge, della libertà dell’uguaglianza e della tolleranza, che costituiscono il fulcro del trattato sull’Unione europea, e della sua Carta dei diritti fondamentali. La risoluzione rappresenta, dunque, una condanna ferma e non ambigua delle azioni intraprese dal governo francese, e della retorica discriminatoria che le ha accompagnate. Essa condanna le espulsioni in violazione della legge e chiede che in governi europei e la Commissione coordino le loro iniziative per l’integrazione dei rom, utilizzando i fondi stanziati allo scopo dal Parlamento.

 
  
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  Ioan Enciu (S&D), per iscritto. (RO) Mi rallegro dell’approvazione della proposta di risoluzione sulla situazione delle popolazioni rom in Europa e sulla violazione della legge sulla libertà di circolazione. Credo che la posizione del Parlamento europeo sia estremamente benefica rispetto al clima sociale ed economico dell’Europa. Le misure come quelle intraprese dal governo francese devono essere sostituite da una posizione europea comune e responsabile, che tenga conto delle caratteristiche di tale minoranza e del diritto alla libera circolazione di cui godono in quanto cittadini europei. Auspico che questa posizione, adottata dal Parlamento europeo, rafforzi e costituisca un precedente per l’attuazione delle decisioni quadro sulla lotta nei confronti di determinate forme di razzismo e xenofobia in base al diritto penale, e del piano d’azione per l’attuazione del programma di Stoccolma. La Commissione deve intraprendere provvedimenti urgenti in linea con le raccomandazioni approvate nella risoluzione e condannare le azioni discriminatorie portate avanti nei confronti dell’etnia rom. La Commissione, inoltre, deve prendere sul serio il proprio ruolo quale coordinatore degli Stati membri nell’attuazione delle strategie e dei programmi di integrazione dei rom nell’Unione europea.

 
  
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  Edite Estrela (S&D), per iscritto. (PT) Ho votato a favore della proposta di risoluzione sulla situazione dei rom e sulla libertà di circolazione all’interno dell’Unione europea, perché condanno le misure poste in essere dalle autorità francesi e dalle autorità di altri Stati membri riguardo alle popolazioni rom e alla loro espulsione. Spero che queste autorità sospendano le espulsioni di queste popolazioni, vietate dalla Carta dei diritti fondamentali e dalla Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali. Desidero ricordare che tali misure costituiscono una violazione dei trattati e della legislazione europea.

 
  
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  Diogo Feio (PPE), per iscritto. (PT) Questa proposta di risoluzione si colloca in un momento caratterizzato da dichiarazioni contrastanti in merito all’espulsione di membri del gruppo etnico rom dal territorio francese. Credo che la questione sia troppo seria per discuterne in modo emotivo più che razionale e che richieda un clima politico differente che consenta una discussione evitando i luoghi comuni. Pertanto, sono del parere che quest’Aula non avrebbe dovuto prendere una decisione in questo momento così poco opportuno.

Detto ciò, personalmente ripudio, e sempre ripudierò, qualunque reazione politica, militare o di polizia contro i membri di un qualsiasi gruppo etnico motivato unicamente dall’appartenenza a tale etnia. La storia del ventunesimo secolo conta, purtroppo, numerose situazioni in cui le persone sono state condannate non per quanto hanno fatto, ma per ciò che erano. La brutale eredità del nazismo e del comunismo lo ha dimostrato al di là di qualsiasi dubbio. Credo che gli Stati membri dell’Unione europea abbiano una reputazione che non teme confronti per quanto concerne il trattamento delle minoranze etniche e religiose.

 
  
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  Carlo Fidanza (PPE), per iscritto. − Signor Presidente, la libertà di circolazione è un concetto nobile, ma rischia di rimanere astratto se non viene accompagnato da rigore e legalità. Chi nega questi principi in nome di un buonismo ipocrita si assume la responsabilità di alimentare sentimenti di ostilità nei confronti dei rom.

Libertà di circolazione non può mai significare libertà di insediarsi abusivamente, obbligando donne, bambini e minori in condizioni igienico-sanitarie vergognose, a rubare, prostituirsi, accattonare, rifiutando molto spesso percorsi di inserimento scolastico e lavorativo. L'UE si è data regole dettagliate sulla libera circolazione dei cittadini comunitari, prevedendo garanzie, requisiti e sanzioni. Ma, alla prova dei fatti, queste regole si dimostrano superate dopo l'ingresso nell'UE di Romania e Bulgaria e l'esodo di decine di migliaia di rom verso ovest.

Quindi è urgente inasprire la direttiva 2004/38/CE oggi in vigore che prevede l'allontanamento per i cittadini comunitari che dopo tre mesi di permanenza in un altro Stato membro non siano in grado di sostentarsi in maniera legale. L'allontanamento, oggi inapplicabile se non con incentivi economici e su base volontaria, va sostituito con il concetto di espulsione e di rimpatrio coatto, alla stessa stregua degli extracomunitari. Vanno inoltre previsti meccanismi cogenti per trattenere sul territorio di provenienza i cittadini espulsi da un altro paese membro in violazione della direttiva 2004/38/CE.

 
  
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  Ilda Figueiredo (GUE/NGL), per iscritto. (PT) L’espulsione dei rom ad opera del governo francese e di altri governi dell’Unione europea è un azione reprensibile. Sfortunatamente, tale esempio di razzismo e xenofobia, che punta a distogliere la nostra attenzione dalla grave crisi sociale che stiamo attraversando trovando dei capri espiatori, non è stata immediatamente respinta dalla Commissione e dal Consiglio europeo. Non nutriamo alcuna illusione sull’ipocrisia del ruolo svolto dalle istituzioni europee in tutta la vicenda, specie se ricordiamo quanto siano, invece, solerti nel dispensare critiche e nell’interferire nel caso dei paesi in via di sviluppo.

In questo caso, tuttavia, nel trattare con dei cittadini degli Stati membri dell’UE queste due istituzioni hanno scelto di incrociare le braccia, o, comunque, di rilasciare solo dichiarazioni di circostanza. In fondo, dov’è finita l’Unione europea che pretende di essere uno dei maggiori difensori dei diritti umani? In questo caso, nessun atteggiamento diverso da una condanna sarebbe accettabile. L’esperienza dimostra, tuttavia, che quando è coinvolta la Francia, uno dei principali paesi dell’Unione, si ricorre sempre alla discrezione.

Ciò che serve in questo caso è un’interruzione delle politiche neoliberali che i conservatori e i socialdemocratici continuano a mettere in pratica. Sono necessarie con urgenza delle politiche nuove per promuovere l’occupazione legale, la sicurezza sociale e il progresso umano per tutti. Questo è il modo di impedire a governi come quello francese di trasformare il razzismo e la xenofobia in politiche di stato, e di evitare la trasformazione dell’Unione europea in una forza di polizia degli Stati membri in base alle interpretazioni di alcuni, sfruttando le azioni reprensibili di alcuni governi.

 
  
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  Lorenzo Fontana (EFD), per iscritto. − Signor Presidente, onorevoli colleghi, la proposta di risoluzione comune presentata dai colleghi delle sinistre si caratterizza per i reiterati richiami al concetto di uguaglianza, salvo contraddirsi in diverse parti.

Ritengo di affermare la mia contrarietà al documento presentato alla luce del fatto che i suoi contenuti postulano l'uguaglianza di diritti tra comunità rom e cittadini dei paesi ospitanti, senza però procedere alla sostanziale affermazione dell'uguaglianza di dovere tra le parti. Ritengo, inoltre, di dissentire in quanto non costituisce una presa di posizione a livello giuridico, ma si limita alla critica dell'operato politico dei governi di Italia e Francia.

Inoltre, il documento non tiene minimamente conto delle assodate problematiche a livello di ordine pubblico, che alcuni Stati membri stanno cercando di arginare con gli strumenti messi a loro disposizione dal diritto.

 
  
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  Charles Goerens (ALDE), per iscritto. – (FR) Sebbene abbia votato a favore della proposta congiunta di risoluzione, desidero ancora fare il seguente commento. Il mio voto favorevole non va assolutamente frainteso come un gesto di sostegno a certe dichiarazioni estremistiche udite nella discussione di martedì pomeriggio. Data la sensibilità richiesta nel trattare la questione, il tentativo di confrontare i rimpatri dei rom con i campi di concentramento e di sterminio della seconda guerra mondiale rappresenta un tentativo di banalizzare l’olocausto e il modo più sicuro per soffocare il dibattito. In casi del genere serve, invece, una discussione calma, composta e responsabile. È un paragone che cela una cattiva fede, oppure un atteggiamento immaturo. In entrambi i casi non rende alcun servizio alla causa dei rom.

 
  
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  Nathalie Griesbeck (ALDE), per iscritto.(FR) Sono rimasta talmente sconvolta dalle misure intraprese dalla Francia per l’espulsione del popolo rom (misure che erano già state attuate anche da altri Stati), che ho immediatamente sottoscritto la risoluzione del Parlamento e accolgo con favore la sua adozione. Gli eventi che si stanno registrando di recente in Francia sono inaccettabili. Questo paese sta conducendo, conoscendo pienamente i fatti, una politica discriminatoria che è contraria ai valori e ai principi fondanti e fondamentali dell’Unione europea: in primo luogo, i principi di cittadinanza europea e di libera circolazione all’interno dell’UE in quanto i rom sono cittadini europei a tutti gli effetti; in secondo luogo i principi di non discriminazione e di rispetto delle minoranza, In quanto in nessun caso tali misure devono essere adottate unicamente sulla base dell’appartenenza di una persona a una minoranza. Oggi si tratta del popolo rom, domani saranno gli arabi, dopodomani gli ebrei, e perché no, anche le donne e i poveri. tutti questi principi sono alla base della nostra Unione e sono vincolanti per tutti noi, in particolare per i singoli Stati membri. È giunto il momento di redigere una strategia per l’inclusione dei rom. L’unione europea ha bisogno di una volontà politica più forte e deve agire in termini di integrazione sociale, alloggi, istruzione e lotta alla discriminazione.

 
  
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  Sylvie Guillaume (S&D), per iscritto.(FR) Ho votato a favore della risoluzione sulla situazione del popolo Rom in Europa in quanto condanna esplicitamente le misure intraprese dalle autorità francesi. La risoluzione ci ricorda i diritti di tutti i cittadini europei di libera circolazione e residenza all’interno dell’Unione europea, nonché dei principi alla base del pari trattamento dei cittadini e della non discriminazione. Il Presidente Sarkozy e il suo governo si sbagliano se pensano di poter ignorare impunemente i valori dell’Unione, il diritto europeo e la Carta dei diritti fondamentali: il Parlamento europeo li ha richiamati con vigore all'ordine e farà lo stesso con gli Stati membri che intendano intraprendere simili azioni. La risoluzione mette inoltre la Commissione europea di fronte alle sue responsabilità, invitandola a smettere con gli indugi e attuare finalmente una strategia chiara e determinata per l’inclusione delle comunità rom in tutti i settori (accesso agli alloggi, all’occupazione, all’istruzione e ai servizi sanitari) al fine di mettere la parola fine alla loro inaccettabile esclusione.

 
  
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  Estelle Grelier (S&D), per iscritto. (FR) Ho sostenuto questa proposta di risoluzione perché sono convinta che dobbiamo condannare con urgenza la politica del governo francese, il quale ha volutamente stigmatizzato un gruppo etnico, associandolo direttamente alla criminalità, nell’unico intento di distogliere l’attenzione dalle proprie difficoltà in materia di politica interna. Questa strumentalizzazione della questione dei rom è, a mio parere, inaccettabile, e il Parlamento dovrebbe rispondere. Gli eurodeputati progressisti, compresi i socialdemocratici, hanno dunque chiesto che si ponga fine alla retorica discriminatoria e alle espulsioni collettive, mentre la destra europea ha ampiamente sostenuto il governo francese in questa sua deriva a destra. Abbiamo urgentemente bisogno di attuare una strategia globale per affrontare la questione, che vede coinvolti 10-12 milioni di cittadini dell’Unione europea. Questa risoluzione deplora la mancanza di una qualunque reazione da parte della Commissione, la quale dovrebbe avere il ruolo di custode dei trattati, e che, in quanto tale, avrebbe dovuto condannare le azioni del governo francese. Le espulsioni collettive rappresentano una beffa della Carta dei diritti fondamentali e la Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti umani e delle libertà fondamentali.

 
  
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  Lívia Járóka (PPE), per iscritto. – (HU) La proposta di risoluzione presentata dal gruppo dell’Alleanza progressista di Socialisti e Democratici al Parlamento Europeo, dal gruppo dell’Alleanza dei Liberali e dei Democratici per l’Europa, nonché dal gruppo Verde/Alleanza libera europea, e dal gruppo confederale della Sinistra unitaria europea/Sinistra verde nordica contiene anch’essa molte dichiarazioni infondate e inaccettabili. Come ho già indicato nella discussione di martedì a proposito delle interrogazioni rivolte al Consiglio europeo e alla Commissione, i pareri politici e le valutazioni di natura giuridica sono cose diverse e, sebbene possiamo trovare deplorevole oppure eccessivo fare ricorso alle espulsioni, la Commissione europea ha la competenza di valutare la legalità delle misure adottate in Francia. A mio parere, accusare un paese di una violazione grave in base a informazioni non circostanziate, nell’attesa della valutazione della Commissione e senza conoscerne gli esiti è lesivo dell’autorità del Parlamento. Tuttavia, in qualità di relatore per la strategia europea sui rom, ritengo che nell’attuale situazione sia indispensabile per il Parlamento europeo formulare in una risoluzione ufficiale le raccomandazioni di carattere progressista che riscontriamo nella proposta di risoluzione.

È importante, pertanto, dichiarare che l’Unione europea e i suoi Stati membri condividono la responsabilità per l’integrazione dei rom, la quale richiede una strategia complessiva a livello dell’Unione europea. Questa dovrebbe essere predisposta con la collaborazione delle comunità rom, a partire dalla base fino alle ONG internazionali, trattando tutti gli elementi di pianificazione, attuazione e controllo. Dobbiamo anche dire che deve essere creato un programma di sviluppo complesso che, nel contempo, investa tutti i relativi settori della politica e agevoli gli interventi immediati nelle aree ghettizzate in cui sono presenti gravi svantaggi strutturali.

 
  
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  Sandra Kalniete (PPE) , per iscritto. – (LV) Ho votato a favore della proposta di risoluzione presentata dal gruppo dell’Alleanza progressista di Socialisti e Democratici al Parlamento europeo, perché ritengo che dobbiamo adottare e applicare una strategia comune europea per la questione dei rom, al fine di superare l’esclusione economica e sociale di queste popolazioni. Le problematiche delle minoranze in Europa sono complesse e delicate. Spesso vengono strumentalizzate per biechi fini politici. Le manipolazioni politiche che fondamentalmente non riescono ad affrontare i problemi alla radice e complicano l’integrazione delle minoranze sono, a mio avviso, inaccettabili. La promozione dell’integrazione sociale dei rom non può prescindere dalla presenza di adeguati fondi europei e dalla collaborazione degli Stati membri per il loro utilizzo. Diversi strumenti che potrebbero essere utilizzati per lo sradicamento del fenomeno dell’esclusione delle popolazioni rom, tra cui la possibilità di fare ricorso al Fondo sociale europeo, sono già a disposizione dell’Unione europea. Questi saranno integrati dalla possibilità di utilizzare fino al 2 per cento dei finanziamenti erogati dal Fondo regionale di sviluppo europeo comune per le spese relative agli alloggi destinati alle comunità oggetto di esclusione sociale. Ecco perché è importante garantire che siano intraprese delle azioni concrete per l’integrazione delle popolazioni rom, a partire dagli Stati membri di cui sono cittadini. Nel contempo, naturalmente, dobbiamo garantire la libertà di circolazione all’interno dell’Unione europea e, quando vengono espulsi dei cittadini comunitari da uno Stato membro, ogni caso deve essere considerato su base individuale, e la decisione di espulsione deve essere fondata sulla base di un’opportuna decisione di un tribunale di giustizia.

 
  
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  Timothy Kirkhope (ECR), per iscritto. − (EN) I miei colleghi del gruppo dei Conservatori e Riformisti europei e il sottoscritto, concordiamo con la maggior parte del contenuto di questa risoluzione, e rimaniamo fermamente impegnati a favore di pari diritti, opportunità e libertà per tutti i cittadini, indipendentemente dalla razza, religione, genere od orientamento sessuale, così come stabilito dalla legislazione europea.

Tuttavia, sebbene sosteniamo con vigore l’integrazione delle popolazioni rom all’interno dell’Unione europea, riteniamo che la Commissione, quale custode dei trattati, debba portare a termine un’indagine legale molto scrupolosa sulla questione prima che il Parlamento emetta il proprio parere finale. Per queste ragioni ci siamo astenuti dal voto di questa risoluzione.

 
  
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  Véronique Mathieu (PPE), per iscritto. (FR) È fondamentale mettere ordine in questa discussione, poiché una confusione alquanto scandalosa regna ancora sovrana. Alcuni dei commenti uditi in quest’Aula e rappresentati in questa proposta di risoluzione sono inaccettabili. Quest’Assemblea dovrebbe cessare di assegnare i voti agli Stati membri in base alla loro conduzione delle politiche nazionali. La Francia è stata rigida nell’applicazione del diritto comunitario e la Commissione lo ha confermato. Inoltre, invito la Commissione ad affrontare tale questione quanto prima e a proporre provvedimenti concreti per contribuire a integrare le popolazioni rom nell’Unione europea.

Il tempo delle dichiarazioni di intenti è terminato. Ora dobbiamo attuare una strategia autenticamente europea per l’integrazione dei rom in Europa. Cosa è accaduto ai 20 miliardi di euro approvati dagli onorevoli parlamentari di questa Assemblea e assegnati dagli Stati membri in base alla politica di coesione? Tali fondi non sono andati a beneficio di coloro per i quali erano stati destinati. Dobbiamo porre fine a questa situazione e assumere maggiormente il controllo della buona gestione dei fondi europei.

 
  
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  Jean-Luc Mélenchon (GUE/NGL), per iscritto. (FR) L’Unione europea deve prendere un’azione forte contro la politica discriminatoria e brutale cui i rom sono sottoposti in Francia. La libertà di movimento non è appannaggio esclusivo del capitale. Potrà non piacere agli eurocrati, ma si tratta di un diritto comune a tutti i cittadini europei. È un dovere di tutti gli europei difendere i diritti dei cittadini rom, i quali sono diventati il capro espiatorio del governo francese. L’Unione europea deve dare l’esempio e condannare tali politiche governative xenofobe. Non farlo incoraggerebbe le azioni estremistiche di governi che si sono già compromessi notevolmente.

 
  
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  Nuno Melo (PPE), per iscritto. (PT) Da diversi decenni la Francia è un paese esemplare per quanto concerne l’integrazione di cittadini provenienti da tutti i paesi del mondo che abbiano scelto di venire ad abitare in quel paese. Dobbiamo ricordare che i cittadini romeni potranno usufruire completamente del diritto di circolazione in dieci paesi dell’Unione europea, tra cui la Francia, a partire da gennaio 2014. Inoltre, tutti i cittadini dell’UE potrebbero dover dimostrare i propri mezzi di sostentamento dopo aver trascorso più di tre mesi fuori dal proprio paese. Se si rivelano un peso eccessivo per il sistema di previdenza sociale del paese ospitante, allora potranno essere decisi determinati provvedimenti, ai sensi dei paragrafi 9 e 10 della direttiva 2004/38/EC. Se, da un canto, si può obiettare di fronte all’espulsione di cittadini rumeni appartenenti all’etnia rom, dall’altra, coloro che vi si oppongono con veemenza dovrebbero avere anche altre preoccupazioni ugualmente pressanti. Dovrebbero preoccuparsi dei bambini a cui le famiglie impediscono di frequentare la scuola; dei bambini e delle donne sfruttati per l’accattonaggio per i quali chiedere l’elemosina diventa una scelta di vita; dovrebbero preoccuparsi, infine, di coloro che rifiutano il lavoro per appoggiarsi ai sistemi di previdenza sociale di paesi terzi. È per questo motivo che ho votato in questo modo.

 
  
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  Willy Meyer (GUE/NGL), per iscritto. (ES) Ho votato contro questa proposta di risoluzione congiunta presentata dalla sinistra, dal centrosinistra e dai liberali di questa Assemblea perché bisogna chiedere al governo francese del presidente Sarkozy di porre immediatamente fine all’espulsione delle popolazioni rom. Invitiamo la Commissione e il Consiglio ad agire in modo analogo. Condanniamo non solo le deportazioni effettuate in Francia, ma anche quelle di Germania, Austria, Svezia, Belgio e Italia. Abbiamo bisogno di una strategia europea per la lotta contro la povertà e la discriminazione che le popolazioni rom subiscono in Europa. Le popolazioni rom fanno parte dell’Unione europea a partire dagli allargamenti del 2004 e 2007. Per tale ragione hanno diritto, così come qualsiasi cittadino europeo, alla libera circolazione e soggiorno in tutto lo spazio dell’Unione europea.

 
  
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  Andreas Mölzer (NI), per iscritto. (DE) Nella discussione odierna sui rom, alla fine ho deciso di votare a favore della proposta di risoluzione presentata dal gruppo del Partito popolare europeo (Democratico cristiano), poiché espone il problema in modo obiettivo e propone delle soluzioni sensate. D’altro canto, la proposta presentata dal gruppo confederale della Sinistra unitaria europea/Sinistra verde nordica, dimostra quanto l’impostazione adottata da quest’area politica sia scollegata dalla realtà. Si parla si “discriminazione grave e sistematica” e dell’esistenza di un generico fenomeno anti-rom. Così facendo, si ignora del tutto il fatto che anche i rom debbono rispettare la legge come qualunque altro cittadino europeo.

Evidentemente, si tratta di una spina nel fianco per la sinistra, poiché essa lamenta la rilevazione delle impronte digitali dei rom espulsi. Secondo la sinistra ciò è indice di un’ingiusta discriminazione. Tuttavia, le stesse persone non hanno alcun problema nel richiedere a tutti gli altri cittadini di fornire le proprie impronte digitali all’atto dell’emissione di un passaporto. Questa è la logica con cui si muove la sinistra. Anche se il governo Sarkozy avesse agito in modo opportunistico, la sua reazione è pur sempre sensata e necessaria per la protezione dei cittadini francesi. Pertanto, ho votato contro la proposta di risoluzione presentata dalla sinistra.

 
  
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  Jan Mulder (ALDE), per iscritto. − (NL) In Olanda, la delegazione del Volkspartij voor Vrijheid en Democratie (partito del popolo per la libertà e la democrazia - VVD) ha votato a favore della proposta di risoluzione B7-0504/2010 sull’espulsione delle popolazioni rom. Ciò lascia, tuttavia, inalterato il fatto che, in base alle direttive, si possano, in qualunque momento, eseguire dei rimpatri coatti di persone verso il loro paese di origine su basi individuali, nei casi previsti dai provvedimenti di queste direttive.

 
  
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  Rareş-Lucian Niculescu (PPE), per iscritto. – (RO) Ho votato a favore della proposta di risoluzione del gruppo del Partito popolare europeo (Democratico cristiano) poiché propone dei provvedimenti coerenti e di lungo periodo per la soluzione del problema dei rom all’interno dell’Unione europea. La proposta di risoluzione del gruppo PPE, inoltre, contiene in modo esplicito e diretto la richiesta che l’adesione della Romania allo spazio Schengen non venga collegata alla questione dei rom. Quando la proposta è stata respinta, ho votato a favore della proposta di risoluzione congiunta del gruppo dell’Alleanza dei Liberali e dei Democratici per l’Europa, del gruppo dell’Alleanza progressista di Socialisti e Democratici al Parlamento Europeo e altri perché, sebbene di natura meno ampia, questa offre un punto di vista molto onesto.

 
  
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  Georgios Papanikolaou (PPE), per iscritto. (EL) Ho votato a favore della proposta di risoluzione del gruppo del Partito popolare europeo (Democratico cristiano)/Conservatori e Riformisti europei sulla situazione delle popolazioni rom in Europa per i seguenti motivi: 1) il testo si concentra sulle azioni (strategia europea: piano d’azione, utilizzo delle risorse, collaborazione tra Stati membri ed altri, coinvolgimento dei rom, ecc.) che debbono essere implementate per contrastare il fenomeno dell’esclusione vissuto dalle comunità rom in diversi paesi europei; 2) non si limita ad attribuire le responsabilità, 3) non distoglie l’attenzione dell’opinione pubblica dal nocciolo del problema: il fallimento riscontrato sinora nel tentativo di integrare i rom, 4) non contribuisce a un confronto politico sterile.

 
  
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  Rovana Plumb (S&D), per iscritto. – (RO) È dovere degli Stati membri e delle istituzioni europee sviluppare e sostenere l’attuazione delle misure necessarie per creare un clima politico e sociale favorevole all’attuazione di provvedimenti per l’integrazione dei rom in settori quali l’istruzione, la sanità, la protezione sociale e l’inclusione nel mercato del lavoro. Contestualmente, la situazione delle donne rom presenta un altro aspetto interessante, poiché esse sono vittime di una duplice discriminazione, in quanto donne appartenenti a una minoranza etnica.

Invito la Commissione europea a individuare una strategia europea complessiva rivolta alle questioni specifiche relative alla comunità minoritaria e transfrontaliera dei rom. Le istituzioni dell’Unione europea dovrebbero dare prova di un minimo di interesse istituzionale nel monitorare la lotta alla discriminazione e a sostegno dell’integrazione dei Rom.

 
  
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  Raül Romeva i Rueda (Verts/ALE), per iscritto. – (ES) Il gruppo Verde/Alleanza libera europea è lieto della votazione nel Parlamento europeo, il quale ha svolto appieno il proprio ruolo quale garante dei valori fondamentali dell’Unione europea. Si è rifiutato di tacere rispetto alla situazione in Francia, e non ha omesso di criticare la risposta tardiva e limitata della Commissione europea. Difatti, queste espulsioni costituiscono un’opportunità cruciale per l’Europa, di mettere alla prova la propria capacità di osservare le regole da lei stessa volute nella Carta dei diritti fondamentali. È responsabilità della Commissione prendere i provvedimenti necessari, a partire dal completamento al più presto della propria relazione di analisi, indicando chiaramente i governi responsabili.

Il voto odierno apre una fase cruciale per la credibilità della nostra istituzione. Tuttavia, la battaglia per il rispetto dei diritti delle minoranze non è del tutto conclusa. Ora, più che mai, vi è il bisogno di riconoscere tutti i diritti delle minoranze dell’Unione europea, e di garantire che tali diritti vengano fatti rispettare.

 
  
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  Catherine Soullie (PPE), per iscritto. (FR) Mi rincresce molto il fatto che il Parlamento abbia adottato la proposta di risoluzione presentata da socialisti, liberali, verdi e comunisti a proposito della situazione dei popoli rom.

Ritengo che criticare la Francia in quel modo sia inaccettabile, dato che non è l’unico paese a eseguire il rimpatrio dei rom. L’insediamento di alcuni campi rom è un evidente pregiudizio per l’ordine pubblico, e talvolta rappresenta addirittura una violazione del diritto alla proprietà privata. L’onere che viene così imposto ai nostri sistemi di sicurezza sociale da diritto al governo francese di prendere tali provvedimenti in conformità con quanto previsto dai trattati europei. I rimpatri verso la Romania e la Bulgaria sono stati messi in atto in accordo con la legge francese ed europea e nello scrupoloso rispetto dei diritti umani.

Accolgo con favore la decisione del gruppo del Partito popolare europeo (Democratico cristiano) di istituire un gruppo di lavoro sull’integrazione dei rom, in modo da individuare una soluzione europea alla problematica del nomadismo. Abbiamo bisogno di un’impostazione pragmatica in questo settore.

 
  
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  Oreste Rossi (EFD), per iscritto. − Signor Presidente, il voto sulla risoluzione presentata dal PPE e dall'ECR è di astensione, in quanto non ci possiamo riconoscere nel punto in cui si chiede di favorire l'ingresso nell'area Schengen di Romania e Bulgaria in quanto paesi che non sono in grado di garantire pari condizioni sociali ed economiche e di sicurezza. La nostra posizione è rimasta in linea con il no deciso espresso in passato sul loro ingresso nell'UE.

Il voto sulla risoluzione presentata invece dalle sinistre è stato decisamente negativo perché la loro risoluzione lede l'autonomia e la discrezionalità di paesi come la Francia e l'Italia che hanno scelto la linea dura nei confronti di chi non rispetta le leggi. Un dato ci deve far riflettere è che da quando in Francia, recentemente, si è assistito all'arrivo di molti rom dai paesi dell'Est, i furti sono aumentati di oltre il 200 percento.

 
  
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  Nuno Teixeira (PPE), per iscritto a proposito della proposta di risoluzione B7-0492/2010. (PT) Il gruppo etnico dei rom è una minoranza all’interno della quale la maggioranza è costituita da cittadini provenienti da uno Stato membro dell’Unione europea. I cittadini europei hanno il diritto di spostarsi liberamente e soggiornare in qualunque Stato membro, purché in osservanza di quanto previsto dalla direttiva 2004/38/CE. Alcune restrizioni a tale libertà sono, tuttavia, possibili per motivi di ordine pubblico, pubblica sicurezza o salute pubblica. Ciononostante, non possiamo dimenticare che un provvedimento quale l’espulsione di un cittadino dell’UE deve essere attuato in modo individuale e non applicato a gruppi o intere comunità.

La soluzione al problema risiede nell’attuazione di una strategia favorevole ai rom, con la collaborazione di Stati, istituzioni e altri soggetti, nonché con il coinvolgimento delle stesse comunità rom nella sua pianificazione ed esecuzione, e con la predisposizione di un programma per interventi in zone emarginate caratterizzate da svantaggi strutturali. Penso all’opportunità offerta dalla legislazione inerente il Fondo regionale di sviluppo europeo sull’idoneità degli interventi sugli alloggi a favore delle comunità emarginate e alla necessità di interventi migliori ad opera della Piattaforma UE per l'integrazione dei rom. Altrettanto importante è lo sviluppo di un dialogo costruttivo tra Stati e membri delle comunità rom. Per le ragioni appena citate, voterò a favore della proposta di risoluzione.

 
  
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  Nuno Teixeira (PPE), per iscritto a proposito della proposta di risoluzione RC-B7-0493/2010. (PT) Il gruppo etnico dei rom è una minoranza all’interno della quale la maggioranza è costituita da cittadini provenienti da uno Stato membro dell’Unione europea. Tutti i cittadini europei godono dei diritti e doveri stabiliti nella direttiva 2004/38/CE sul diritto alla libertà di circolazione all’interno dell’Unione europea, in base alle condizioni ivi previste. Gli Stati membri, tuttavia, hanno il diritto di apportare restrizioni alla libertà di circolazione e all’immigrazione di cittadini dell’Unione europea all’interno del loro territorio indipendentemente dalla loro nazionalità, per motivi di ordine, sicurezza o sanità pubblica.

Gli Stati membri non sono obbligati a informare la Commissione europea prima di applicare le clausole relative all’ordine pubblico, in quanto si tratta di un loro diritto sovrano. Sebbene nutra anch’io la convinzione che l’Unione europea e i suoi Stati membri condividono la responsabilità per la promozione dell’integrazione della comunità rom, per mezzo di una strategia integrata e mediante la collaborazione tra Stati membri, Commissione europea, le altre istituzioni europee e gli altri soggetti interessati in osservanza del principio della non discriminazione, non sono, tuttavia, in grado di votare a favore della condanna della reazione tardiva e limitata della Commissione in risposta alla situazione dei rom in Europa e di una verifica del rispetto dei diritti umani, poiché questa è una responsabilità di tutti. Per tali ragioni mi asterrò dal voto su questa proposta di risoluzione.

 
  
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  Silvia-Adriana Ţicău (S&D), per iscritto. – (RO) Ho votato a favore della proposta di risoluzione congiunta sulla situazione dei rom e sulla libertà di circolazione nell’Unione europea, poiché ritengo che la situazione di circa 10-12 milioni di rom richieda lo sviluppo di una strategia europea per la loro integrazione. La libera circolazione di persone è uno dei principi fondamentali dell’Unione. I cittadini europei di origine rom, indipendentemente dalla loro nazionalità, hanno anch’essi il diritto di spostarsi liberamente all'interno dell’Unione europea. Come qualunque altro cittadino europeo, essi hanno sia diritti che doveri. Se una persona, di qualunque origine etnica e nazionalità, commette un reato, dovrà confrontarsi con la legge in tutta la sua forza. Non esistono, tuttavia, nazionalità o gruppi etnici associati alla criminalità. Ritengo che un intero gruppo etnico o popolo di un paese non possa e non debba essere stigmatizzato dalle azioni commesse da alcuni dei suoi membri. Il trattato di Lisbona conferisce un effetto giuridico vincolante alla Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea. L’articolo 2 di questo documento dichiara con chiarezza che l’Unione europea si fonda sui valori del rispetto della dignità umana, della libertà, della democrazia, dell’uguaglianza, dello stato di diritto e anche del rispetto dei diritti umani, compresi i diritti delle persone appartenenti alle minoranze. Credo che l’Unione europea e i suoi Stati membri condividano la responsabilità della promozione dell’integrazione dei rom per mezzo di una strategia europea per le popolazioni rom.

 
  
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  Traian Ungureanu (PPE), per iscritto. (RO) Ho votato contro la proposta di risoluzione congiunta proposta dalla sinistra perché questo testo pone la questione della minoranza rom in Europa su un binario morto. La risoluzione adottata nel corso della plenaria è un documento ideologizzato, e non un concreto piano d’azione. La risoluzione presentata dal gruppo dell’Alleanza progressista di Socialisti e Democratici al Parlamento Europeo non è altro che una messa in scena ipocrita mascherata da un ragionamento politico progressista. Questa risoluzione tenta di farci credere che siamo tutti razzisti.

Tutti, naturalmente, tranne i politici della sinistra. La risoluzione è stata predisposta e messa ai voti senza alcuna conoscenza effettiva della situazione dei rom, sia in Europa orientale sia in Europa occidentale. La questione rom non è una problematica nazionale e non può nemmeno essere affrontata dal punto di vista della politica razziale. La questione rom risale molto indietro nella storia dell’Europa, ed è tutt’ora irrisolta. L’utilizzo di stereotipi e la strumentalizzazione dell’agenda politica, principalmente in termini dello scontro dei socialisti con l’amministrazione francese di destra, non porterà ad alcuna soluzione, a parte per gli obiettivi elettorali della sinistra. Ho votato a favore della risoluzione del gruppo del Partito popolare europeo (Democratico cristiano) proprio perché questo documento suggerisce dei provvedimenti e invoca un coordinamento a livello europeo. La questione rom non è un problema di razzismo ma di realismo. Se tale questione viene affrontata in base ai termini proposti dalla sinistra, riaffiorerà in breve tempo e scatenerà nuove crisi in un qualche Stato membro. L’esito della votazione odierna è deplorevole e poco proficuo.

 
  
  

Proposta di risoluzione (B7-0491/2010)

 
  
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  Luís Paulo Alves (S&D), per iscritto. (PT) Ho votato a favore della proposta di risoluzione sull’assistenza di lunga durata agli anziani perché la ritengo della massima importanza al fine di garantire le condizioni per un invecchiamento attivo e migliorare l’assistenza e, quindi, la qualità della vita di tutti gli anziani che vivono nell’Unione europea. La presente proposta mira a ridurre le disparità sanitarie e a tutelare gli anziani dell’Unione nonché a lottare contro le prestazioni sanitarie inadeguate che spesso ricevono gli anziani, adottando strategie più efficienti in materia di risorse umane per far fronte alle carenze di personale e contribuendo a diffondere tecnologie dell'informazione e della comunicazione per promuovere l’assistenza all’interno delle famiglie e l’indipendenza degli anziani.

Auspico che attraverso questa proposta la Commissione europea raccolga informazioni sulle migliori pratiche in materia di assistenza di lunga durata che potrebbero costituire un valore aggiunto in vista dell’anno europeo per l’invecchiamento attivo e la solidarietà intergenerazionale (2012) con l’obiettivo di ridurre ogni genere di discriminazione, migliorare l’assistenza di lunga durata e alleviare l’impatto della povertà tra gli anziani. Raccomando inoltre la creazione di un osservatorio sull’invecchiamento attivo che promuova le migliori pratiche.

 
  
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  Sophie Auconie (PPE), per iscritto.(FR) Sebbene alcuni paesi, quali Italia e Germania, siano probabilmente più colpiti di altri, tutti gli Stati membri devono scontrarsi con l’invecchiamento della popolazione; dobbiamo affrontare questa sfida. Troppo spesso però prendiamo azioni che si limitano al breve periodo, dimenticandoci di inserire disposizioni per i cambiamenti che stanno avendo luogo nelle nostre società. La presente risoluzione è eccellente in quanto fornisce una panoramica concisa e completa delle misure che dobbiamo intraprendere in termini di infrastrutture, sistemi sanitari, relazioni interpersonali, eccetera. è fondamentale continuare a muoverci in questa direzione, agendo oggi per prevenire problemi futuri.

 
  
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  Zigmantas Balčytis (S&D), per iscritto. (LT) Ho espresso voto favorevole alla relazione. Come previsto dagli orientamenti in materia di politica per l’occupazione, gli Stati membri devono compiere ogni sforzo per garantire la crescita sostenibile e rafforzare la creazione di posti di lavoro. Occorre altresì risolvere le problematiche a lungo termine degli Stati membri: i mutamenti demografici, la globalizzazione e la creazione di nuove tecnologie. Per ottenere questo obiettivo occorre investire sulla crescita sostenibile, al fine di salvaguardare i posti di lavoro esistenti e creare nuova occupazione, con particolare attenzione alle piccole e medie imprese: sono infatti queste ultime a creare la maggior parte dei posti di lavoro in Europa. Dobbiamo inoltre perseguire i seguenti obiettivi sociali in materia di occupazione: promuovere l’istruzione di qualità e l’apprendimento permanente per gli occupati e i lavoratori futuri; lottare contro la disoccupazione, promuovendo l’occupazione dei giovani, degli anziani, dei disabili e delle donne e guardando in un’ottica più positiva ai contratti di lavoro atipici.

 
  
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  Vilija Blinkevičiūtė (S&D), per iscritto. (LT) I cambiamenti demografici in atto nell’Unione europea stanno determinando un rapido aumento del numero degli anziani e pongono questioni estremamente rilevanti: soddisfare la crescente domanda di prestazioni sanitarie e adeguare i sistemi sanitari alle esigenze di una popolazione che invecchia, mantenendoli al contempo sostenibili in società con una popolazione attiva ridotta. La povertà è molto diffusa tra gli anziani perché molti degli Stati membri dell’Unione stanno tagliando drasticamente le pensioni e gli altri sussidi sociali, perciò occorre progettare sistemi finanziari sostenibili che assicurino l’erogazione di cure e di assistenza di lunga durata per questa fascia della popolazione. Dobbiamo altresì fissare norme minime per tutti i settori previdenziali, comprese le retribuzioni minime.

Dobbiamo ridurre le disparità sanitarie e tutelare gli anziani in seno alla comunità e nei contesti sanitari. Occorre inoltre combattere l’esclusione sociale degli anziani e qualunque tipo di discriminazione basata sull’età. Occorre salvaguardare le condizioni per un invecchiamento attivo e garantire agli anziani una vita dignitosa e piena.

 
  
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  Maria Da Graça Carvalho (PPE), per iscritto. (PT) Istruzione e formazione di qualità sono imprescindibili ai fini dell’appagamento personale dell’individuo, dell’uguaglianza, della lotta all’esclusione sociale e alla povertà, della cittadinanza attiva e della coesione sociale. Invito gli Stati membri a disciplinare i requisiti professionali per gli operatori responsabili dell'assistenza agli anziani e a sviluppare ed attuare sistemi di formazione avanzata per contribuire ad elevare il livello di istruzione di coloro che operano nel sistema di assistenza agli anziani, migliorando così la qualità dei servizi offerti. È essenziale aumentare gli investimenti per la prestazione di assistenza medica geriatrica specialistica al fine di ottenere un’assistenza per gli anziani di più alta qualità.

 
  
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  Ole Christensen, Dan Jørgensen, Christel Schaldemose e Britta Thomsen (S&D), per iscritto. (DA) I socialdemocratici danesi non ritengono necessario introdurre le retribuzioni minime, come previsto dal punto12 della proposta di risoluzione. Detto questo, hanno scelto di votare a favore della risoluzione, perché, a parte questa particolare richiesta, essa contiene una serie di suggerimenti e iniziative condivisibili.

 
  
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  Vasilica Viorica Dăncilă (S&D), per iscritto. – (RO) La decisione del Parlamento europeo di adottare una proposta di risoluzione in materia di assistenza di lunga durata agli anziani è positiva perché questa categoria di cittadini europei deve continuare ad esercitare i propri diritti e le proprie libertà e conservare il proprio posto nella società, senza perdere il contatto con le altre generazioni. L’Unione europea e gli Stati membri devono tenere conto dell’invecchiamento della popolazione al fine di creare un sistema sostenibile di finanziamento dei servizi di assistenza agli anziani, nonché assicurare al personale impegnato in questo settore un’adeguata formazione professionale e un congruo livello retributivo, al fine di migliorare la qualità dei servizi erogati. I servizi urbanistici e di pianificazione territoriale devono inoltre adottare provvedimenti che agevolino l’accesso degli anziani e delle persone con mobilità ridotta ovunque sia necessario, ossia ai servizi sociali specifici e alle attività sociali e culturali. Le autorità competenti devono informare periodicamente gli anziani circa i loro diritti e le modifiche legislative che li riguardano.

 
  
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  Edite Estrela (S&D), per iscritto (PT) Ho votato a favore di questa proposta di risoluzione perché ritengo che gli anziani debbano aver accesso a servizi sanitari di qualità e a un’assistenza adeguata. Alla luce degli sviluppi demografici degli ultimi anni, primo tra tutti l’invecchiamento della popolazione, occorre aiutare gli anziani a vivere degnamente da soli nella propria abitazione.

 
  
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  Göran Färm, Anna Hedh, Olle Ludvigsson e Marita Ulvskog (S&D), per iscritto. (SV) L'assistenza per gli anziani va mantenuta a livelli elevati: deve costituire una priorità ed essere parte integrante di un sistema previdenziale sviluppato in linea con gli sviluppi demografici. Comprendiamo perfettamente la definizione di requisiti relativi agli standard sociali minimi di tutti i contratti del settore sanitario, ma non condividiamo l’indicazione di retribuzioni minime, un aspetto non sempre contemplato in Svezia, dato che è compito delle parti sociali fissare i livelli retributivi. Fissare i livelli salariali non rientra neppure tra le competenze dell’Unione europea. Non riteniamo che questo stato di cose debba cambiare, ma abbiamo comunque scelto di votare a favore della proposta di risoluzione dato che crediamo che la questione principale sia fondamentale.

 
  
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  Diogo Feio (PPE), per iscritto. (PT) Con l’aumento dell'aspettativa di vita media e la crescente vulnerabilità degli anziani che dipendono dai servizi sociali, spesso inadeguati e causa di frammentazione nei rapporti familiari, molte persone, in quella difficilissima fase della vita, si ritrovano sole, economicamente dipendenti e, in molti casi, in situazioni di estrema indigenza, davanti alle quali i governi nazionali devono assumersi l’incombenza di erogare servizi assistenziali di base.

In Europa, così come in Portogallo, la continuità dell’assistenza è importantissima per il CDS-PP (Centro democratico sociale – Partito popolare). Da anni sosteniamo con forza la creazione di apposite reti che forniscano questo tipo di sostegno alle famiglie con anziani e ai soggetti che prestano assistenza privata. Mi rallegro che la proposta suggerisca forme di sostegno da parte dei governi nazionali a coloro che prestano assistenza continuativa a titolo informale (sovente i familiari stessi), assumendosi il ruolo che in altre circostanze sarebbe proprio dello Stato, al fine di metterli in condizione di assistere i parenti anziani senza essere penalizzati, per esempio in campo professionale.

 
  
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  José Manuel Fernandes (PPE), per iscritto. (PT) Gli sviluppi demografici degli ultimi anni, in particolare l'invecchiamento della popolazione registrato in tutta l'Unione europea, hanno determinato maggiori pressioni sul bilancio e un'elevata domanda di migliori infrastrutture sanitarie e di assistenza sociale. Sono quindi necessarie politiche per l’integrazione degli anziani e per combattere tutte le forme di discriminazione sulla base dell’età. Mi sorprende che, in molti Stati membri, il finanziamento e la prestazione di assistenza medica geriatrica specialistica hanno subito riduzioni nel corso degli anni. Le prestazioni assistenziali alla terza età devono essere di alta qualità.

Gli Stati membri devono quindi avviare politiche per migliorare la formazione specialistica. Tengo anche a ricordarvi dell’enorme contributo offerto dai volontari, dalle organizzazioni religiose e dalle associazioni benefiche ai servizi di assistenza. Gli Stati membri devono essere particolarmente attenti a tutelare i diritti fondamentali delle persone che ricevono assistenza per lunghi periodi e devono sostenere in via prioritaria la creazione di unità di cure palliative a domicilio. Gli Stati membri devono inoltre sviluppare ed attuare sistemi di formazione avanzata per contribuire ad elevare il livello di istruzione di coloro che operano nel sistema di assistenza agli anziani. La Commissione dovrebbe infine elaborare uno studio che fornisca un quadro più chiaro delle crescenti esigenze di assistenza agli anziani e una stima delle prestazioni specialistiche previste da qui al 2020.

 
  
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  Ilda Figueiredo (GUE/NGL), per iscritto. (PT) I progressi scientifici e tecnologici e la positiva evoluzione delle civiltà hanno prolungato l'aspettativa di vita. Oggi, posizioni neoliberiste e il costante obiettivo capitalistico del massimo profitto spingono tuttavia i governi a svilire il ruolo degli anziani e a considerare un fardello le fasce di popolazione più anziane: questo è inammissibile.

Benché non affronti il problema alla radice, ovvero i motivi dello svilimento dell’assistenza sociale, la proposta di risoluzione all'esame invita a combattere l’esclusione sociale degli anziani e ogni forma di discriminazione basata sull’età.

Critica inoltre i tagli all’assistenza medica geriatrica specialistica, lo scarso impegno a formare specialisti nei problemi della terza età, la scarsità di infrastrutture comunitarie, di assistenza domiciliare a condizioni accessibili a tutti.

Ci associamo a questo appello, ma proseguiremo la lotta contro le cause di questa situazione e a favore di un autentico cambiamento nelle politiche per gli anziani.

 
  
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  Bruno Gollnisch (NI), per iscritto. (FR) Mentre leggevo la proposta di risoluzione della commissione per l’occupazione e gli affari sociali che abbiamo votato, mi è tornato alla mente il doloroso e vergognoso episodio dell’ondata di caldo del 2003, che in Francia provocò la morte di 15 000 anziani. All’origine di quel dramma furono la carenza di personale nelle case di riposo e la malsana tendenza delle nostre società, soprattutto del mio paese, ad abbandonare molti dei nostri anziani nella solitudine e nell’indigenza. Né posso dimenticare le gravi responsabilità dell’Unione europea per la devastazione dei nostri sistemi previdenziali, frutto delle politiche economiche e commerciali che mette in atto, dell'approccio maltusiano che cerca di imporre alle politiche di bilancio e della visione puramente attuariale della sicurezza sociale che condivide con i nostri esponenti politici. La ritengo responsabile, assieme ai governi che la sostengono, dei bassi livelli delle retribuzioni, del potere d’acquisto e delle pensioni. Non posso altresì dimenticare la cultura di morte che pervade molti dei testi discussi in quest’Aula. Francamente, quindi, non mi sembra sia il caso di dare a Bruxelles alcun potere nelle politiche in materia di anziani, nemmeno quello di compilare statistiche.

 
  
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  Anna Ibrisagic (PPE), per iscritto. − (SV) Dichiarazione di voto: oggi abbiamo votato a favore della proposta di risoluzione (B7-0491/2010) sull’assistenza di lunga durata agli anziani. Tuttavia, vorremmo puntualizzare che non condividiamo tutti i contenuti della risoluzione. L’aspetto per noi più preoccupante è l’invito a introdurre le retribuzioni minime. A questo proposito, auspichiamo sia applicato il principio di sussidiarietà. Gunnar Hökmark, Christofer Fjellner, Anna Ibrisagic, Anna Maria Corazza Bildt.

 
  
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  Nuno Melo (PPE), per iscritto. (PT) Il mio partito ha riservato grande importanza a questo argomento che consideriamo prioritario al fine di permettere alle persone anziane con gravi problemi di salute di vivere la propria vita nelle migliori condizioni possibili. È quindi necessario, nonostante la crisi, destinare più risorse possibili per offrire i migliori servizi a quanti ricevono assistenza a lungo termine e per garantire agli anziani una buona qualità della vita. Queste sono le motivazioni sostenute dal mio partito in Portogallo e a questo proposito abbiamo presentato numerose proposte al parlamento portoghese.

 
  
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  Willy Meyer (GUE/NGL), per iscritto. (ES) Gli sviluppi demografici degli ultimi anni, soprattutto l’invecchiamento della popolazione, hanno determinato maggiori pressioni sul bilancio e un’elevata domanda di migliori infrastrutture sanitarie e di assistenza sociale. Ho votato a favore della proposta di risoluzione sull’assistenza di lunga durata agli anziani che incoraggia gli Stati membri a lottare contro la loro esclusione sociale e contro ogni genere di discriminazione basata sull’età, nonché a garantire l’accesso a servizi sanitari e di assistenza adeguati in quanto questo è uno dei principi fondamentali del modello di solidarietà europea.

È fondamentale riconoscere l’importanza della qualità e della continuità dell’assistenza: a tale scopo gli Stati membri devono introdurre programmi di assistenza e di cure domiciliari per gli anziani o sostenerli in quei paesi in cui già esistono, affidandoli alla gestione degli enti comunali e locali entro i rispettivi ambiti di competenza. Tutti gli Stati membri devono garanzie i diritti fondamentali delle persone destinatarie di assistenza di lunga durata.

 
  
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  Alexander Mirsky (S&D), per iscritto. – (LV) Condivido appieno questa proposta di risoluzione. Spero che alla dichiarazione del Parlamento europeo seguano ulteriori provvedimenti. È fondamentale reagire in modo incisivo ed efficace contro qualsiasi discriminazione degli anziani. È inoltre indispensabile formulare una direttiva giuridicamente vincolante nei confronti dei governi nazionali che preveda azioni legali contro gli atti volti a tagliare le pensioni e contro il mancato rispetto degli altri obblighi imposti allo Stato in materia di anziani. Nel 2009, nel mio paese, la Lettonia, per “tappare un buco” di bilancio, il governo ha tagliato le pensioni, vanificando in tal modo le speranze di stabilità sociale e di equità dei cittadini. Ho votato a favore di questa risoluzione nella speranza che non si ripetano simili violazioni e un tale esercizio deviato del potere.

 
  
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  Andreas Mölzer (NI), per iscritto. (DE) Già da anni ci siamo accorti che non è più possibile finanziare l’assistenza di breve o lunga durata. Ciononostante, tutte le misure in questo campo sono rimaste in sospeso e gli interessati e i loro parenti sono stati abbandonati a se stessi. Come nel caso dell'assistenza all'infanzia, i servizi prestati dai parenti e dai volontari nella comunità sono sottovalutati e si distruggono le reti sociali in nome del capitalismo. Si tenta, per contro, di convincere i cittadini che per garantire il mantenimento dei sistemi previdenziali, quindi anche l’assistenza agli anziani, serva un’immigrazione di massa senza regole.

In realtà, è vero il contrario: questo non ha fatto altro che accelerare l’imminente tracollo finanziario. La discussione sulla praticabilità finanziaria e l’onere finanziario dell’assistenza arriva troppo tardi. Se ora si decide di dare la precedenza alle cure palliative e all’assistenza medica domiciliare, non sarà possibile cambiare opinione e compiere una radicale inversione di marcia in questo ambito. In ogni caso, la volontà di affrontare il problema degli abusi nei confronti degli anziani nella sanità è un elemento positivo. L’elenco delle richieste è in ritardo di anni. Ciononostante, ho votato a favore della proposta.

 
  
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  Raül Romeva i Rueda (Verts/ALE), per iscritto. (EN) Sono molto soddisfatto che sia stata approvata la presente risoluzione, la quale in linea di massima chiede agli Stati membri di tenere conto degli sviluppi demografici degli ultimi anni, in particolare dell’invecchiamento della popolazione che determina maggiori pressioni sul bilancio e un’elevata richiesta di migliori infrastrutture sanitarie e previdenziali, invita gli Stati membri a combattere l’esclusione sociale degli anziani e qualunque genere di discriminazione basata sull’età; ricorda inoltre agli Stati membri che l’accesso ai servizi sanitari e di assistenza costituisce uno dei principi cardine del modello europeo di solidarietà.

 
  
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  Licia Ronzulli (PPE), per iscritto. − Signor Presidente, il voto di questa risoluzione certifica ancora una volta come al Parlamento europeo e ai suoi membri stia particolarmente a cuore il problema dell'assistenza sanitaria delle persone anziane. In una società che invecchia, la tutela e la valorizzazione degli "Anni d'argento" diviene ogni giorno sempre più importante.

La formazione permanente delle persone impegnate in questo campo, l'invito a tutti gli Stati membri ad adottare campagne informative rivolte agli anziani sulle scelte alimentari e sulla prevenzione della disidratazione, lo sviluppo della cosiddetta "sanità elettronica" per abbattere inefficienze e sprechi sono solo alcuni dei provvedimenti proposti in questa risoluzione.

Migliorare le condizioni di queste persone, uomini e donne spesso abbandonati a loro stessi, è un doveroso impegno a cui nessuno Stato membro può sottrarsi. Mi auguro quindi che, nell'ottica di realizzare veramente una "società per tutti", l'approvazione di questa risoluzione possa dare nuovo vigore agli Stati membri affinché persone di età diversa abbiano la possibilità di partecipare attivamente alla vita della loro comunità, senza che questa li abbandoni al loro destino.

 
  
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  Alf Svensson (PPE) , per iscritto. (SV) Ho votato a favore della risoluzione B7-0491/2010 relativa all’assistenza di lunga durata agli anziani. La proposta contiene tuttavia un paragrafo che non condivido: il punto12 chiede l’introduzione di norme minime per tutti i contratti del settore assistenziale, comprese le retribuzioni minime. I cristiano-democratici svedesi si oppongono a questa particolare richiesta, in quanto non appartiene al modello svedese per i contratti collettivi, che ha dimostrato di tutelare gli interessi sia dei lavoratori, sia dei datori di lavoro. Credo fermamente che le retribuzioni siano una materia su cui occorre decidere mediante un accordo tra le parti sociali e non un ambito in cui i politici gareggiano a chi offre di più.

 
  
  

Proposta di risoluzione comune (RC-B7-0484/2010)

 
  
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  Luís Paulo Alves (S&D), per iscritto. (PT) Ho votato a favore della proposta di risoluzione comune sulla situazione del fiume Giordano con particolare riferimento alla regione del Basso Giordano in quanto ritengo fondamentale richiamare l’attenzione sulla distruzione di questo fiume, soprattutto dei suoi tratti inferiori. La proposta invita i governi di Israele e Giordania, nonché l’Autorità palestinese, con il sostegno dell’Unione europea, di creare una commissione per il bacino del fiume Giordano aperta anche ad altri paesi rivieraschi.

Occorre un piano di gestione in grado di porre rimedio alla devastazione del fiume Giordano, oltre ad aiuti finanziari e tecnici per il risanamento, soprattutto nella zona del Basso Giordano. La gestione delle risorse idriche, con un’equa ripartizione che rispetti le esigenze di tutte le popolazioni che vivono nella regione è di cruciale importanza per assicurare pace e stabilità durature al Medio Oriente. È necessario incrementare il sostegno finanziario e tecnico ai progetti di gestione delle acque, incoraggiandone utilizzo equo e il trasferimento delle tecnologie necessarie ai paesi della regione.

 
  
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  Ioan Enciu (S&D), per iscritto. − (EN) Sono a favore della risoluzione sulla situazione del fiume Giordano perché invita ad adottare misure concrete su una tematica che ha un immediato impatto sul benessere economico, sociale e culturale dei popoli della regione. Il pesante degrado del Giordano influisce su tutti gli aspetti della vita delle comunità che dipendono dalle risorse idriche del fiume. Nel chiedere soluzioni comuni e transfrontaliere ai problemi dell’inquinamento e dell’eccessivo sfruttamento delle risorse idriche, la risoluzione sottolinea i risultati in termini di fiducia e promozione della pace che possono derivare dalla cooperazione tra Israele, Palestina e Giordania nell’affrontare il problema del degrado del fiume Giordano.

La risoluzione sottolinea giustamente l’esigenza di includere piani e proposte per il risanamento del Giordano nelle relazioni dell’Unione con i paesi rivieraschi. Analogamente, data l’urgenza del problema, l’UE dovrebbe dare la priorità al risanamento del fiume Giordano nei propri progetti di sviluppo della regione.

 
  
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  Edite Estrela (S&D), per iscritto. − (PT) Ho espresso voto favorevole alla proposta di risoluzione comune sulla situazione del fiume Giordano perché è necessario preservarne il valore ambientale, culturale, storico, agricolo ed economico, nonché la bellezza naturale. Per la stabilità del Medio Oriente è inoltre fondamentale assicurare un’adeguata gestione delle risorse idriche che rispetti le esigenze di tutti gli abitanti della regione .

 
  
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  Diogo Feio (PPE), per iscritto. (PT) I problemi del Giordano vanno ben oltre le normali preoccupazioni per il degrado ambientale dei corsi d’acqua. Come riconosciuto dalla risoluzione che abbiamo adottato, il Giordano non è soltanto un fiume: la sua importanza va ben al di là delle condizioni del suo corso, e coinvolge la dimensione politica, simbolica e religiosa di Stati, nazioni e popoli che vivono a latitudini diverse.

La grande importanza che la storia umana gli ha attribuito giustifica i timori dell’Europa e, soprattutto, di quest’Aula per il suo destino. Spero che gli Stati attraversati dal Giordano siano in grado di accantonare divergenze e diffidenze e si uniscano per impedire un ulteriore degrado di questo fiume.

 
  
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  José Manuel Fernandes (PPE), per iscritto. (PT) Il fiume Giordano, in particolare il suo basso corso, rappresenta un paesaggio culturale di valore universale, dalla grande importanza storica, religiosa e ambientale; purtroppo il Giordano è stato devastato dallo sfruttamento eccessivo, dall'inquinamento e dalla cattiva gestione dei flussi che hanno portato a una perdita di biodiversità pari al 50 per cento. Il risanamento del Giordano, e del suo basso corso in particolare, è della massima importanza per le comunità locali israeliane, giordane e palestinesi, che affrontano le medesime sfide idriche.

Offre inoltre enormi vantaggi economici e in termini di promozione della fiducia. La cooperazione attiva tra i governi, le organizzazioni della società civile e le comunità locali interessate può contribuire notevolmente agli sforzi di pace nella regione. Invitiamo quindi le autorità di tutti i paesi rivieraschi a collaborare per risanare il Giordano, definendo e attuando politiche incentrate sul raggiungimento di risultati tangibili in materia di gestione della domanda idrica per uso domestico e agricolo, conservazione delle risorse idriche e naturali. Invitiamo anche il Consiglio, la Commissione e gli Stati membri a promuovere e sostenere un piano globale per rimediare alla devastazione del Giordano.

 
  
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  João Ferreira (GUE/NGL), per iscritto. (PT) Come sostiene la proposta di risoluzione, il bacino del Giordano e soprattutto il suo corso inferiore, rappresenta un paesaggio culturale di significato universale e di grande importanza storica, simbolica, religiosa, ambientale, agricola ed economica per il Medio Oriente e non solo. L’attuale stato di degrado ambientale del fiume e i livelli di inquinamento che ne derivano sono fonte di grande preoccupazione.

L’auspicabile e necessario recupero del fiume Giordano non è soltanto una priorità ambientale, sociale e culturale, ma è anche indissolubilmente legato al quadro geopolitico della regione. La popolazione palestinese della Cisgiordania deve far fronte a gravi carenze idriche, dal momento che l'acqua viene sfruttata da Israele e dagli insediamenti israeliani in Cisgiordania, e che prosegue l’occupazione israeliana di parte delle alture del Golan, dove si trovano molte importanti sorgenti. Un’equa ripartizione delle risorse idriche, che tenga conto delle esigenze di tutti i popoli della regione, è di primaria importanza per assicurare pace e stabilità al Medio Oriente ed è imprescindibile dal risanamento del Basso Giordano.

 
  
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  Jaromír Kohlíček (GUE/NGL), per iscritto. − (CS) Da anni, la situazione politica, economica e ambientale del Vicino Oriente è complicata. In questa regione, i fiumi sono scarsi e il loro corso è molto instabile; fin dall'antichità, le foreste hanno ceduto il posto ai terreni coltivati e ogni anno si distruggono arbusti, alberi e altri tipi di vegetazione per ottenere pascoli. Il corso del fiume Giordano si è già abbassato, le acque sono inquinate e il Mar Morto si sta progressivamente prosciugando. Assicurare un sufficiente flusso d’acqua al fiume è un problema tecnico complesso che è possibile risolvere soltanto in un clima politico pacifico. L’Unione europea è da tempo attiva in una serie di progetti il cui principale obiettivo è sostenere lo sviluppo pacifico dell’intera regione.

È auspicabile sostenere anche il programma principale, che prevede il ripristino di un regime idrico razionale nel corso medio e inferiore del Giordano. Dato che i governi locali devono affrontare problemi simili in varie zone del Sahel e dell’Asia, non sarà soltanto la risposta della Commissione a fornire un prezioso contributo alla soluzione di questo genere di problematiche in numerosi altri luoghi, bensì l’adozione di concrete misure correttive. Sono favorevole all’adozione della proposta di risoluzione comune.

 
  
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  Jean-Luc Mélenchon (GUE/NGL), per iscritto. (FR) L’accesso all’acqua potabile costituisce un diritto umano fondamentale. A luglio, le Nazioni Unite hanno infatti adottato la risoluzione formulata al vertice dei popoli di Cochabamba che ne chiede il riconoscimento. Il fiume Giordano è stato devastato e la deviazione della quasi totalità del corso del fiume a opera di Israele, Giordania e Siria ha privato popolo palestinese dell’accesso all’acqua potabile . L’Unione europea deve sostenere con fermezza gli accordi di cooperazione tra gli Stati della regione tesi al risanamento del fiume e a una migliore ripartizione delle risorse idriche.

L' esclusivo interesse per il Giordano auspicato dalla risoluzione, quando la devastazione riguarda anche molti altri fiumi, è in ogni caso sconvolgente. Esprimo voto favorevole, nella speranza che venga dedicata altrettanta attenzione ad altri corsi d’acqua in tutto il mondo.

 
  
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  Willy Meyer (GUE/NGL), per iscritto. (ES) Ho votato a favore della proposta di risoluzione comune sulla situazione del fiume Giordano perché è necessario incoraggiare tutti i paesi rivieraschi a impegnarsi per risanarlo. Il corso inferiore del fiume è completamente degradato: la cattiva gestione ha prodotto un grave inquinamento che ha determinato una perdita di biodiversità del 50 per cento.

Nel trattato di pace firmato nel 1994, Israele e il Regno di Giordania hanno accettato di collaborare al risanamento ecologico del fiume Giordano lungo i confini comuni e di tutelarne le risorse idriche. Tuttavia, i palestinesi sono stati esclusi dalla zona di sicurezza israeliana istituita in Cisgiordania lungo l'area del Basso Giordano, oggi occupata illegittimamente dai coloni israeliani che irrigano le terre con l’acqua appartenente ai palestinesi.

La popolazione palestinese della Cisgiordania si trova pertanto a dover affrontare gravi carenze idriche: chiediamo che Israele ponga fine alla politica degli insediamenti, compresi quelli nella regione del Basso Giordano. I paesi rivieraschi devono creare, con il sostegno dell’Unione europea, una commissione per il Giordano che risani il fiume e garantisca così la disponibilità di un sufficiente volume d’acqua per la popolazione che vive lungo il suo corso.

 
  
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  Alexander Mirsky (S&D), per iscritto. – (LV) Ho votato a favore di questa proposta di risoluzione. Il testo sostiene che oggi il fiume Giordano si trova in uno stato catastrofico. Il livello del Mar Morto si riduce di 30 cm l’anno. I paesi costieri, soprattutto Siria e Giordania, sfruttano le risorse idriche senza investire assolutamente nulla nello sviluppo di sistemi di depurazione delle acque, né di apparecchiature per il trattamento dell’acqua potabile. Se l’Unione europea non intensificherà a breve le pressioni su tutti coloro che sfruttano le risorse del fiume, il disastro ecologico sarà inevitabile. A tale proposito, la risoluzione lancia un tempestivo segnale ai governi di Siria, Giordania e Israele. È indispensabile far comprendere a tutti i governi mediorientali che l’Unione europea non è in grado di risolvere i loro problemi. Dobbiamo obbligare i governi di Siria, Giordania e Israele a guardare al futuro, dobbiamo aiutarli a formulare piani d’azione in tal senso, evitando assolutamente di erogare fondi a favore di chi sfrutta le risorse naturali in maniera sconsiderata, dal momento che servirebbe soltanto a conseguire egoistici obiettivi .

 
  
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  Raül Romeva i Rueda (Verts/ALE), per iscritto. (EN) Mi rallegro per l’importante votazione odierna, su una risoluzione che richiama l’attenzione ed esprime preoccupazione per il dissesto del fiume Giordano, soprattutto del suo basso corso. Essa chiede altresì alle autorità di tutti i paesi rivieraschi di collaborare al risanamento del Giordano mediante la definizione e attuazione di politiche tese a conseguire risultati tangibili nell'utilizzo delle risorse idriche a fini domestici e agricoli: gestione della domanda, conservazione e gestione delle acque reflue e degli effluenti agricoli e industriali, anche per garantire una sufficiente quantità di acqua dolce al basso corso del fiume Giordano . La risoluzione reputa positiva la cooperazione tra le comunità locali israeliane, giordane e palestinesi che devono affrontare problematiche analoghe nell'area del Basso Giordano; chiede inoltre a Israele e alla Giordania di onorare tutti gli impegni presi nel trattato di pace per quanto riguarda il risanamento del fiume.

 
Ultimo aggiornamento: 29 aprile 2011Avviso legale