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Procedura : 2010/2898(RSP)
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RC-B7-0608/2010

Discussioni :

PV 10/11/2010 - 14
CRE 10/11/2010 - 14

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PV 11/11/2010 - 8.6
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P7_TA(2010)0396

Discussioni
Mercoledì 10 novembre 2010 - Bruxelles Edizione GU

14. Prossimo vertice UE-USA e Consiglio economico transatlantico - Accordo sulla protezione dei dati tra UE e USA (discussione)
Video degli interventi
PV
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  Presidente. – L’ordine del giorno reca quanto segue in discussione congiunta:

- Dichiarazioni del Consiglio e della Commissione sul prossimo vertice UE-USA e sulla riunione del Consiglio economico transatlantico e

- Dichiarazioni del Consiglio e della Commissione sull’accordo sulla protezione dei dati tra UE e USA.

 
  
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  Stefaan De Clerck, Presidente in carica del Consiglio.(NL) Signor Presidente, Commissario Reding, Commissario, onorevoli deputati, la discussione sulla cooperazione tra Stati Uniti e UE è in corso già da molto tempo ormai e proprio il 28 maggio 2010 abbiamo ricevuto una proposta della Commissione che chiedeva l’avallo per l’apertura dei negoziati su un accordo tra Unione europea e Stati Uniti in materia di protezione dei dati personali, un tema che è già stato spesso oggetto di discussione anche in quest’Aula.

Al contempo, la Commissione ha dato seguito al lavoro del gruppo di contatto di alto livello UE-USA sulla protezione e condivisione dei dati, che nel 2008 ha prodotto una relazione che è stata anche sottoposta all’attenzione del Parlamento europeo. La protezione dei dati oggetto della relazione rappresenta ovviamente un tema fondamentale per quanto riguarda l’Europa. Si tratta di una libertà fondamentale contemplata dall’articolo 16 del trattato e alla quale la Presidenza attribuisce una particolare rilevanza. La Presidenza appoggia pertanto tutte le iniziative volte a migliorare la protezione dei dati nei rapporti transatlantici e ad assicurare un livello adeguato di tale tutela.

L’accordo in questione dovrebbe tenere in considerazione i principi sulla protezione dei dati sanciti da diversi documenti: la Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea, la direttiva del 1995 sulla protezione dei dati e la decisione quadro del 2008. Ho dichiarato che occorre raggiungere un livello adeguato di protezione dei dati, e l’interpretazione corretta è che tale livello non può essere sempre equivalente o identico.

Ci deve essere un livello elevato e adeguato di tutela dei diritti dell’individuo, ma il modo in cui tali diritti vengono garantiti può variare da paese a paese. Ogni sistema presenta caratteristiche specifiche, anche nel caso della protezione dei dati, e ciò non deve costituire un problema fondamentale. La cosa importante, tuttavia, è la possibilità di assicurare l’applicabilità dei diritti civili contenuti nell’accordo futuro, che devono valere per tutti senza distinzioni.

Gli Stati Uniti e l’Unione europea come potranno garantire l’applicabilità di tali diritti in termini specifici? Ognuno dovrà decidere per sé. Il nostro parere è che, così come una direttiva europea può essere trasposta in maniera diversa nei diversi Stati membri, anche un accordo internazionale può essere recepito in modi differenti. Ciò che comunque importa a tutte le parti interessate è il risultato finale: diritti applicabili alle parti coinvolte su entrambe le sponde dell’Atlantico.

Poiché il Consiglio condivide la preoccupazione del Parlamento su questo punto, nella sua decisione che autorizza l’avvio dei negoziati rivolgerà una richiesta alla Commissione di presentargli una relazione nel corso dei negoziati che verta in particolare su come garantire l’applicabilità specifica dei diritti sanciti dall’accordo.

In precedenza sono stati già conclusi accordi settoriali, con disposizioni specifiche sulla protezione dei dati, che variavano a seconda del settore; al momento, le norme diverse contenute in questi accordi formano una sorta di intreccio inestricabile che ostacola il compito degli agenti delle forze dell’ordine incaricati dell’applicazione delle disposizioni sulla protezione dei dati. I negoziati su questi accordi specifici sono estremamente urgenti. Lo stesso discorso valeva per gli accordi sulle pratiche passeggeri (PNR) e sul programma di controllo delle transazioni finanziarie dei terroristi (TFTP); conoscete le discussioni. Pertanto, nel caso dell’imminente accordo completo sulla protezione dei dati in cui vanno inseriti tali principi, dovremmo cercare di evitare di negoziare ripetutamente nuovi accordi settoriali.

D’altro canto, dobbiamo anche essere realisti e accettare che un unico accordo onnicomprensivo con gli Stati Uniti nel campo della protezione dei dati non potrà mai eliminare tutti i possibili problemi futuri. Non dovremmo pertanto dimenticare che sarà ancora possibile stipulare accordi specifici ulteriori in un secondo momento.

Ci dovrà pertanto essere quello che viene solitamente chiamato “accordo ombrello”, che sancisce i diritti fondamentali ma che, di per sé, non costituisce una base per il trasferimento dei dati. I dati devono essere trasferiti sulla base di altri accordi specifici esistenti o futuri.

Per concludere, signor Presidente, vorrei sottolineare che la Presidenza si sta adoperando per ottenere che il mandato negoziale per quest’accordo generale venga gestito contemporaneamente ai tre mandati per gli accordi PNR con Australia, Canada e Stati Uniti, e che gradiremmo trattare la questione in occasione della riunione del Consiglio i prossimi 2 e 3 dicembre. Grazie dell’attenzione.

 
  
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  Karel De Gucht, membro della Commissione.(EN) Signor Presidente, la baronessa Ashton era impossibilita a presenziare oggi, pertanto tratterò io sia il vertice UE-USA, sia il Consiglio economico transatlantico, spesso denominato TEC. Come saprete, il vertice avrà luogo a Lisbona il 20 novembre e ha il compito di dimostrare il valore aggiunto del partenariato UE-USA e la sua continua rilevanza nel XXI secolo.

Vorrei cogliere l’occasione per elogiare il contributo attivo del Parlamento europeo ai rapporti UE-USA e informare gli eurodeputati dei nostri obiettivi per l’incontro al vertice. L’Unione europea e gli Stati Uniti stanno ancora subendo le ripercussioni della crisi economica. Pertanto, l’economia e l’occupazione costituiranno il cuore delle discussioni al vertice.

Esordiremo esaminando i risultati rilevanti del vertice del G20 e ci soffermeremo sui nostri rispettivi contributi alla ripresa globale sostenibile e bilanciata. Vogliamo anche che il vertice ponga l’accento sull’esigenza di concludere un accordo ambizioso, completo ed equilibrato nell’OMC sull’agenda di Doha per lo sviluppo. Ribadiremo la nostra intenzione comune di opporci al protezionismo in Europa e all’estero. Ci concentreremo sull’ampliamento dei vantaggi economici dell’economia transatlantica. Per quanto riguarda il Consiglio economico transatlantico, accolgo con molto favore le nostre idee espresse nella risoluzione.

Mi preme sottolineare tre elementi in particolare: l’importanza di rafforzare le componenti strategiche del Consiglio economico transatlantico; l’esigenza che il TEC sostenga e promuova la cooperazione su tutti i fronti che riguardano l’ambiente normativo per le industrie e i consumatori nell’UE e negli USA, e il ruolo cruciale dei legislatori che devono diventare custodi e soggetti attivi per la convergenza dei nostri approcci.

Consentitemi di esprimere alcune opinioni personali sui rapporti UE-USA e sul motivo per cui ritengo che il TEC sia importante. L’Unione europea e gli Stati Uniti sono le economie più integrate del mondo; siamo i partner commerciali e d’investimento vicendevolmente più importanti; condividiamo valori e responsabilità comuni nell’affrontare le sfide globali su tutta una serie di questioni, che si tratti di innovazione o di sfide ambientali, sicurezza energetica o accesso alle materie prime. Malgrado il persistere delle divergenze sui nostri rispettivi approcci alle questioni economiche e normative, la sicurezza dei consumatori e la protezione dei dati confermano le nostre comuni intenzioni.

Traggo conforto dal fatto che abbiamo dimostrato di saper collaborare in momenti di difficoltà. Abbiamo unito efficacemente le forze nel fronteggiare la crisi economica e finanziaria; il nostro impegno congiunto in seno al G20 e all’OMC ci ha aiutati a scongiurare manovre protezioniste. Dopo due anni, l’Unione europea e gli USA stanno ora per entrare nella seconda fase: la creazione di una crescita e di un’occupazione intelligenti e sostenibili nonostante le sfide impegnative e l’acuirsi della concorrenza con le economie emergenti.

La domanda è in che modo una cooperazione rafforzata con gli USA ci possa aiutare a raggiungere l’obiettivo. A mio avviso, sia l’Unione europea sia gli Stati Uniti devono ripensare e forse ridefinire il partenariato transatlantico per adeguarlo alla nuova situazione. Dobbiamo chiederci oggi come sarà il mercato transatlantico nel 2020. L’Unione europea e gli USA saranno in grado di guidare le tecnologie innovative che hanno la capacità di trasformare la società, quali le auto elettriche e le reti intelligenti? Riusciranno a promuovere insieme le reti di servizi aperti per le TIC e norme trasparenti? Le nostre PMI riusciranno ad avere successo e ad accedere ai nuovi mercati proteggendo i loro diritti di proprietà intellettuale? I consumatori trarranno vantaggio dagli scambi di informazioni tra Stati Uniti e Unione europea sui prodotti pericolosi? Come affronteremo le minacce per la sicurezza e il terrorismo? Mediante un attivismo unilaterale oppure affidandoci a soluzioni comuni più efficaci per promuovere un commercio sicuro? Come affrontare le sfide economiche rappresentate dalle economie emergenti in aree quali i diritti di proprietà intellettuale, l’accesso alle materie prime o le sovvenzioni alle industrie nazionali? Il rilancio del TEC rappresenta un tentativo di sviluppare tale partenariato strategico.

Con la mia controparte, il copresidente del TEC Michael Froman, abbiamo convenuto di scegliere nuovi orientamenti. Consideriamo il TEC la piattaforma politica principale ove trattare questioni economiche, questioni strategiche – tra cui quelle relative ai paesi terzi – e questioni normative. Grazie alla consulenza offerta alla Commissione e all’amministrazione statunitense, i legislatori, le imprese e i consumatori hanno fornito e devono continuare a fornire spunti cruciali e hanno proposto possibili soluzioni transatlantiche ai problemi esistenti e potenziali.

La prossima riunione del TEC avrà luogo il 17 dicembre a Washington. Dovrebbe vertere su tre temi principali: innovazione e tecnologie emergenti, la realizzazione del mercato transatlantico e la formulazione di strategie per rendere più ecologiche le nostre economie.

Sul tema della politica energetica, il consiglio UE-USA per l’energia si riunirà alla vigilia del vertice e continuerà ad adoperarsi per individuare risposte comuni alla sicurezza energetica. Intendiamo esortare il vertice a chiedere al consiglio per l’energia di intensificare la cooperazione UE-USA sullo sviluppo e l’applicazione di tecnologie energetiche verdi e sulla promozione degli scambi tra i nostri ricercatori, per consentire loro di partecipare liberamente ai rispettivi programmi di ricerca sull’energia. Tale impegno sostiene i nostri sforzi nel campo sia del cambiamento climatico sia dell’occupazione.

Sappiamo che i nostri cittadini sono profondamente preoccupati per l’impatto del cambiamento climatico globale. Al vertice eserciteremo pressioni sugli USA in merito all’esigenza che la conferenza di Cancún compia un passo avanti significativo verso un quadro globale onnicomprensivo volto ad affrontare il cambiamento climatico.

In materia di sviluppo, Unione europea e Stati uniti sono i donatori di aiuti più importanti del mondo. Oltre ad adoperarci per attuare gli obiettivi di sviluppo del Millennio per la sicurezza alimentare e ad aiutare i paesi più poveri ad adattarsi al cambiamento climatico, dobbiamo collaborare per coordinare i nostri sforzi nei paesi beneficiari, per massimizzare l’efficacia e l’impatto dei nostri aiuti ed evitare la duplicazione degli interventi.

Nel campo della sicurezza, occorre riconoscere che i diritti fondamentali e la sicurezza dei cittadini sono complementari e si rafforzano a vicenda; occorre garantire un equilibrio adeguato tra le due istanze in tutto il nostro operato. So che nel corso della giornata Viviane Reding tratterà con voi quest’importante questione, compreso l’accordo sulle pratiche passeggeri. L’Unione europea e gli Stati Uniti devono anche collaborare in modo più completo per affrontare le nuove minacce per le reti globali, quali i cibereffetti e la cibercriminalità.

Infine, nel settore della politica estera, porremo l’accento sulle nostre strategie congiunte e massimizzeremo il nostro impatto. Dobbiamo sostenere il processo di pace in Medio Oriente, allo scopo di definire entro un anno un quadro per un accordo tra Israele e l’Autorità palestinese. Per quanto riguarda l’Iran, l’Unione europea ha raggiunto risultati su sanzioni più severe, impegnandosi nel contempo a cercare alacremente di intrattenere un dialogo con l’Iran.

In generale, il vertice tratterà pertanto un’ampia gamma di questioni cruciali per il partenariato transatlantico. Attendo con impazienza le discussioni che seguiranno.

 
  
  

PRESIDENZA DELL’ON. VIDAL-QUADRAS
Vicepresidente

 
  
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  Viviane Reding, Vicepresidente della Commissione.(EN) Signor Presidente, il 26 maggio la Commissione ha raccomandato al Consiglio di autorizzare i negoziati sull’accordo UE-USA concernente la protezione dei dati e ha presentato una bozza di linee guida per le trattative. Tale raccomandazione per un mandato è attualmente oggetto di discussione in seno al Consiglio. So che il Parlamento europeo condivide il mio parere: si tratta di un’occasione irripetibile, la possibilità di conseguire un livello elevato di protezione dei dati personali e di conferire al contempo nuovo dinamismo al nostro partenariato transatlantico.

La condivisione di informazioni rilevanti rappresenta un elemento essenziale di una cooperazione efficace nella lotta contro la criminalità non solo nell’Unione europea, ma anche con gli Stati Uniti. Il partenariato per la sicurezza UE-USA è molto importante: è indispensabile e per questo dovremmo fare in modo che funzionasse.

La protezione dei dati personali è sempre stata una questione ricorrente in passato. è venuta nuovamente alla luce ogni volta che la discussione verteva sullo scambio di dati attraverso l’Atlantico allo scopo di far applicare la legislazione vigente. A nostro parere, un accordo in tal senso agevolerebbe i negoziati su accordi specifici futuri concernenti la condivisione dei dati personali. Tal accordo ci darebbe inoltre la possibilità di partire da basi comuni e individuare soluzioni soddisfacenti per la cooperazione futura.

Vorrei esprimermi con estrema chiarezza. Ci occorre un accordo generale che funga da quadro coerente e legalmente vincolante al fine di tutelare i dati personali e far valere i diritti dei singoli cittadini. Sappiamo anche che al momento vigono svariati accordi specifici sulla condivisione dei dati tra gli USA e gli Stati membri e tra gli USA e l’Unione europea. Ognuno di essi contiene norme ad hoc sulla protezione dei dati, vale a dire un coacervo di salvaguardie e disposizioni diverse per il trattamento dei dati personali. Disponiamo pertanto di una soluzione che è lungi dall’essere soddisfacente e che è a malapena giustificabile, visto che stiamo parlando di un diritto fondamentale, e il diritto alla protezione dei dati è un diritto fondamentale.

Con il vostro sostegno, ho intenzione di adoperarmi per porre fine a questo approccio frammentario e negoziare un accordo ombrello che:

(i) contenga un insieme coerente e armonizzato di norme sulla protezione dei dati e preveda principi essenziali quali il principio di proporzionalità, di minimizzazione dei dati, di periodi minimi di conservazione degli stessi e di limitazione degli scopi;

(ii) sia applicabile a tutti gli accordi esistenti e futuri concernenti lo scambio di informazioni a scopo di applicazione delle leggi;

(iii) contenga tutte le norme necessarie in materia di protezione dei dati in linea con l’acquis comunitario sulla tutela dei dati e suggerisca diritti applicabili per i singoli cittadini, il ricorso amministrativo e giurisdizionale o una clausola di non discriminazione;

(iv) garantisca l’applicazione efficace delle norme sulla protezione dei dati e un controllo adeguato delle stesse da parte di autorità pubbliche indipendenti.

Credo che imprese e cittadini si aspettino entrambi un unico insieme di norme legalmente vincolanti sulla protezione dei dati che verranno poi applicate uniformemente in tutta l’Unione, nonché nella cooperazione transatlantica per scopi di applicazione delle leggi. Ritengo inoltre che dobbiamo essere ambiziosi.

Sono risoluta nel voler perseguire i miei obiettivi e confido nel poter contare sul sostegno del Parlamento europeo per addivenire a un buon accordo con gli USA, un accordo che garantirà un livello elevato di protezione dei dati a tutti i soggetti e che ci consentirà di portare avanti la cooperazione necessaria e importante con gli Stati Uniti per prevenire il terrorismo e la criminalità organizzata.

 
  
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  Elmar Brok, a nome del gruppo PPE.(DE) Signor Presidente, Presidente De Clerck, Commissario Reding, Commissario De Gucht, onorevoli colleghi, il gruppo del Partito popolare europeo (Democratico cristiano) appoggia la proposta congiunta di risoluzione e vorrebbe ringraziare gli oratori che sono intervenuti.

Dobbiamo prendere atto del fatto che – in vista del vertice UE-USA e adesso, alla vigilia del vertice del G20 – su molte questioni – non solo di natura economica, ma anche quelle che riguardano la pace e la tutela ambientale – soltanto una risposta comune europea ha la possibilità di trovare realizzazione su scala globale. Per tale ragione, gradiremmo intensificare la cooperazione su questo fronte e, in veste di Parlamento europeo, stiamo anche cercando di conseguire questo obiettivo con le nuove maggioranze in seno al Congresso americano, che svolgono un ruolo primario in tal senso. Il Commissario De Gucht ha avuto modo di constatarlo nel caso del Consiglio economico transatlantico (TEC), il Commissario Reding nel caso della protezione dei dati, mentre noi nel caso SWIFT abbiamo avuto la dimostrazione del fatto che i parlamenti svolgono un ruolo importante in tal senso. Insieme, europei e americani – che rappresentano ancora il 60 per cento del prodotto interno lordo mondiale – hanno la possibilità di istituire tali norme e rispondere positivamente alle sfide del terrorismo, alle questioni concernenti l’Iran, il Medio Oriente, il cambiamento climatico e molte altre problematiche connesse. Dobbiamo mettere in campo un impegno adeguato in tal senso.

Auspico pertanto che si possano realizzare progressi su tali questioni politiche generali e anche in seno al TEC, cui è stato conferito nuovo slancio dagli sforzi del Commissario De Gucht. Spero che si possa concretizzare l’obiettivo originario per abolire le barriere al commercio e giungere a un mercato transatlantico, che potrebbe generare una crescita notevole per noi evitando i costi superflui; inoltre, Commissario Reding, ci consentirebbe di compiere passi avanti su questioni relative ai diritti fondamentali, alla protezione dei dati e a problematiche analoghe. è necessario garantire la protezione ei dati ma, per tutta una serie di motivi, ci occorre anche assicurare lo scambio dei dati. Pertanto, è estremamente positivo che ci stiamo adoperando per addivenire a norme comuni in questo campo malgrado le differenze tra i nostri approcci giuridici.

Se in questo frangente mi consentite di esprimere un’altra opinione su questioni relative ai mercati finanziari, va naturalmente precisato che mentre è stata approvata una legislazione per far sì che gli eventi di due anni fa non si ripetano, la Fed ha appena deciso, ad esempio, di collocare sul mercato 600 milioni di dollari USA senza consultare nessuno, e di conseguenza serpeggiano timori a proposito dell’inflazione e di altre cose, e l’economia mondiale ha registrato qualche turbolenza. Non sarà certo utile per noi se i tassi di interesse non avranno un andamento corretto gli uni rispetto agli altri.

 
  
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  Hannes Swoboda, a nome del gruppo S&D.(DE) Signor Presidente, vorrei esprimere i miei più calorosi ringraziamenti a Consiglio e Commissione per le loro osservazioni introduttive. Mi preme soprattutto concentrarmi su quanto dichiarato dal Commissario De Gucht, in quanto va preso atto del fatto che dal 2 novembre gli USA sono cambiati. Non che la cooperazione con gli Stati Uniti fosse perfetta prima, ma ci sono ragioni per temere che adesso sarà ancora più problematica.

Ha citato il protezionismo, Commissario De Gucht. Sono convinto che si debba agire insieme per combattere il protezionismo. Potrebbe costituire una soluzione a breve termine per uno o per l’altro settore, ma in generale non rappresenta una soluzione, in quanto si traduce in protezionismo competitivo che non è sicuramente nei nostri interessi. Ha fatto riferimento alle questioni energetiche. In data odierna, la Commissione ha pubblicato un documento sull’energia – Energia 2020. Malgrado dissenta con alcune parti dello stesso, ritengo che il pensiero che lo sottende vada nella direzione giusta. Non ritengo tuttavia immaginabile che gli USA pubblichino un documento simile con linee guida analoghe. Sarà difficile ottenere risultati in quest’area, tanto più dopo il 2 novembre. Avete anche citato le auto elettriche e la questione dello sviluppo di reti intelligenti in collaborazione con gli USA, e si tratta effettivamente di tentativi che vale la pena mettere in campo. Al contempo, dobbiamo tuttavia far sapere agli USA che disponiamo anche di altri partner. Possiamo anche cercare di sviluppare strategie analoghe con Cina, Brasile o altri paesi. Dobbiamo dare agli americani l’impressione che non facciamo necessariamente affidamento su di loro. Ci piacerebbe procedere con loro, ma non sono i nostri unici partner, soprattutto per quanto riguarda il cambiamento climatico. Non dimentichiamo il comportamento tenuto dagli USA e l’impossibilità del Presidente Obama di intervenire per la mancata approvazione delle leggi in materia. Ora, alla luce delle attuali maggioranze in seno al Congresso, la legge in questione non è nemmeno oggetto di discussione – e di conseguenza dobbiamo partire dal presupposto che le cose si complicheranno, a meno che non riusciremo a compiere progressi in alcuni di questi campi con paesi quali Cina, India o Brasile. Dobbiamo prendere chiaramente atto di questo fatto.

Risponderò alle osservazioni dell’onorevole Brok affermando che all’inizio c’era molta differenza, che però adesso si è ridotta. Anche dal nostro punto di vista è assolutamente giusto ed essenziale che gli USA si impegnino a pareggiare il bilancio. Non ho nulla in contrario; anzi, è positivo se gli USA tentano di ricreare occupazione, positivo per l’America e per noi. Tuttavia, occorre procedere in maniera coordinata. Gli americani devono pertanto abituarsi ad accettare una cooperazione globale maggiore anche in quest’area, soprattutto con l’Europa.

 
  
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  Sarah Ludford, a nome del gruppo ALDE.(EN) Signor Presidente, il partenariato transatlantico è il più importante per l’Europa. Non solo rappresentiamo ancora la metà dell’economia globale, ma le nostre economie sono i fattori trainanti per il mantenimento dei diritti umani e dello stato di diritto. Tuttavia, a volte sembra che ci diamo reciprocamente per scontati oppure che lasciamo che i nostri alterchi familiari mettano in secondo piano i nostri interessi comuni prevalenti.

Per tale ragione, la nostra risoluzione congiunta insiste sull’importanza di un partenariato strategico, che ponga l’accento su coordinamento e cooperazione nell’affrontare le sfide globali e le questioni regionali e in cui i legislatori siano soggetti a pieno titolo. Tale partenariato strategico dev’essere radicato nella libertà economica e politica.

Mi fa piacere che gli eurodeputati ribadiscano la nostra insistenza sull’obiettivo di un mercato transatlantico libero entro il 2015. Significherà rivedere al rialzo le nostre ambizioni di abolizione delle barriere commerciali e normative. Una parte molto consistente – e tuttora in crescita – dei rapporti transatlantici riguarda questioni di giustizia, applicazione delle leggi e diritti umani. Una volta era un elemento ad hoc, adesso invece rappresenta uno degli aspetti chiave. Più ancoreremo il nostro partenariato al rispetto condiviso per i nostri valori comuni, più risolutamente potremo intervenire per diffondere tali valori in tutto il mondo.

In tale contesto, la rinnovata giustificazione del waterboarding (annegamento controllato) (una forma inequivocabile di tortura) da parte del Presidente Bush riassume tutto ciò che è andato storto negli otto anni disastrosi della sua Presidenza e che ha reso l’Occidente meno libero e meno sicuro. Le prove diffuse che stanno emergendo di apparenti maltrattamenti dei prigionieri iracheni da parte delle truppe britanniche e statunitensi devono essere esaminate ad altissimo livello, anche durante il prossimo vertice e nell’ambito di inchieste indipendenti.

Mi ha fatto molto piacere sentire i commenti della Vicepresidente Reding sull’accordo in materia di protezione dei dati. è veramente essenziale stipulare questo “accordo ombrello”, come lei l’ha definito, perché al momento esistono controversie su ogni singolo accordo per la condivisione dei dati. Se solo potessimo trovare un compromesso, un quadro in cui esaminare le singole richieste di condivisione dei dati, sarebbe estremamente utile, in quanto gran parte della nostra attenzione e dei nostri battibecchi si sono concentrati proprio su questo tema. Sarebbe un premio ambito, meritevole di tanti sforzi.

 
  
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  Reinhard Bütikofer, a nome del gruppo Verts/ALE.(DE) Signor Presidente, onorevoli colleghi, le elezioni del 2 novembre rappresentano una svolta piuttosto importante nella storia americana recente e si ha l’impressione che il paese stia ora prendendo fiato. In una siffatta situazione, diventa ancor più importante manifestare la nostra cooperazione affidabile e fissare priorità chiare per il nostro lavoro futuro insieme.

Sono grato al Commissario De Gucht per aver sollevato la questione del Consiglio economico transatlantico (TEC) all’inizio del suo intervento e per le sue osservazioni sull’argomento. Dobbiamo conferire nuovo slancio al TEC. Finora tale Consiglio ha fatto ben poco, ma possiamo ancora sperare. Inoltre convengo con lei sui due aspetti citati e li sostengo appieno, Commissario; sia la cooperazione bilaterale – tesa a uniformare e disciplinare le tecnologie a basso impiego di carbonio, ad esempio – sia, soprattutto, la componente strategica. Speriamo che si tratti di un passo avanti.

è deplorevole che la politica sul clima non sia all’ordine del giorno nel vertice di un’ora e mezza in Portogallo. Ciononostante, è importante che i nostri rappresentanti, il Presidente Barroso e il Presidente Van Rompuy, chiariscano in quella sede che l’Europa non si lascerà frenare o scoraggiare da ciò. Porre l’accento sulla politica per lo sviluppo è positivo e, da una prospettiva europea, sarebbe anche opportuno cercare di realizzare non una cooperazione qualsiasi, bensì una cooperazione condizionata, sottolineando gli obiettivi di sviluppo del Millennio e la politica sul clima.

Infine, alla luce del fatto che la Presidenza è stata indebolita e che negli USA emergono nuove tendenze isolazioniste, per l’Europa sarà importante prendere autonomamente l’iniziativa a livello internazionale, come ad esempio in Medio Oriente nei confronti dei Palestinesi, in Siria o in Libano. Dovremmo dire chiaramente agli americani che siamo pronti a farlo e che vogliamo assumerci questa responsabilità.

 
  
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  Timothy Kirkhope, a nome del gruppo ECR.(EN) Signor Presidente, nessun rapporto bilaterale riveste per noi un’importanza pari a quella delle relazioni con gli Stati Uniti. Ci aspetta un secolo incerto, che sarà caratterizzato da un cambiamento fondamentale nell’equilibrio dei poteri economici globali, che si sposteranno dalle democrazie liberali dell’Europa e dell’America settentrionale a paesi che non condividono ancora i nostri impegni nei confronti dello stato di diritto, della democrazia e dei diritti umani.

Finché deterrò il mio seggio in quest’Aula mi batterò per l’unità tra le democrazie nordatlantiche nel promuovere una visione comune per il futuro. A titolo d’esempio, nel perseguire i nostri obiettivi condivisi in materia di sicurezza, dovremmo puntare alla massima cooperazione per evitare difficoltà inutili.

Accolgo pertanto con favore il lavoro in corso sul quadro per la protezione dei dati e gli accordi PNR, ma esorto alla cautela al momento di esaminare le conseguenze potenzialmente gravi dell’applicazione retroattiva di nuove leggi alle sentenze legali esistenti, sia qui sia negli Stati Uniti.

Occorre inoltre riconoscere che l’Unione europea non è giuridicamente competente nei negoziati dei governi nazionali con soggetti terzi. Mi auguro di tutto cuore che riusciremo a trovare una soluzione concreta e accettabile sulla questione e sulle molte altre problematiche di interesse comune.

 
  
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  Takis Hadjigeorgiou, a nome del gruppo GUE/NGL.(EL) Signor Presidente, reputiamo che la cooperazione non debba precludere l’indipendenza. Siamo dell’avviso che l’Unione europea debba imparare a rispettarsi. Crediamo che una buona cooperazione presupponga il rispetto per l’indipendenza della controparte. Riteniamo che il dialogo e i rapporti tra Unione europea e Stati Uniti debbano essere all’insegna della comprensione reciproca e dell’indipendenza.

Tra le varie questioni serie su cui volevo esprimermi, vorrei sottolineare le seguenti, che ritengo essenzialmente di nostra competenza: l’esigenza di esercitare pressioni concrete su Israele per risolvere la questione palestinese e sulla Turchia per risolvere la questione cipriota; la necessità urgente di abolire la pena di morte negli Stati Uniti; il mancato rispetto da parte del Presidente Obama della promessa di chiudere la base di Guantanamo; l’esigenza di difendere – e uso di proposito questo termine – i dati personali, e la questione immensa del cambiamento climatico. Dobbiamo convincere gli Stati Uniti ad assumersi le proprie responsabilità.

 
  
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  Fiorello Provera, a nome del gruppo EFD. – Signor Presidente, onorevoli colleghi, mi riferisco a un passaggio dell'intervento del Commissario De Gucht sulla cooperazione internazionale allo sviluppo. Sappiamo quanto essa sia importante per il conseguimento degli obiettivi del Millennio. Ridurre le diseguaglianze tra paesi ricchi e paesi poveri non risponde solo a un'esigenza morale, ma contribuisce anche a risolvere i motivi di conflitto e i contenziosi internazionali oltre che a migliorare la qualità della vita in vaste aree del mondo.

È condivisibile quindi l'invito, contenuto in questa proposta di risoluzione, a versare lo 0,7% del PIL da parte dei paesi industrializzati entro il 2015, ma sono indispensabili ulteriori passi perché l'aiuto diventi efficace. È necessario il coordinamento tra Europa e Stati Uniti nella politica di aiuto per evitare sovrapposizioni di interventi nelle differenti aree geografiche. Devono essere meglio individuate best practices nell'attuazione dei progetti, che devono rispettare le esigenze di chi riceve, non di chi dona. La good governance nei paesi destinatari della politica di aiuto è essenziale per aumentare l'efficacia dell'intervento ed evitare la dispersione di risorse preziose attraverso la corruzione, l'incapacità e la scarsa diligenza.

L'ultimo punto è quello della coerenza tra la politica di cooperazione allo sviluppo e quella commerciale. Ad esempio, nella produzione agricola e nella pesca non ha senso finanziare progetti di sviluppo economico da una parte e chiudere le porte ai prodotti che vengono dai paesi del terzo mondo dall'altra. L'accordo di Doha sarà un notevole passo avanti in questo importante settore.

 
  
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  Andreas Mölzer (NI).(DE) Signor Presidente, i prossimi mesi riveleranno gli effetti dell’indebolimento del Presidente Obama nel suo paese come conseguenza dei risultati relativamente scadenti conseguiti dal suo partito nelle recenti elezioni al Congresso. Mi chiedo ad esempio se le tendenze protezioniste si intensificheranno e influiranno sulla politica economica e commerciale, oppure se il Presidente Obama rivolgerà maggiormente la sua attenzione a questioni di politica estera quali il conflitto in Iran, il Medio Oriente o la guerra in Afghanistan. Vedremo.

Per l’Europa, e per l’Unione europea in particolare, ciò dovrebbe rivestire un interesse soltanto limitato, in quanto l’UE deve essere in grado di definire le proprie priorità e obiettivi, nonché i propri interessi. Vale soprattutto per il settore della politica globale, dove la presenza dell’Unione europea è piuttosto insignificante. Basti pensare al conflitto in Medio Oriente, dove non sediamo nemmeno al tavolo dei negoziati. Come tutti sanno, in tutte le questioni rilevanti – che si tratti di Iran, Afghanistan o del conflitto in Medio Oriente – noi tendiamo a seguire la scia degli USA, senza avere delle prospettive nostre. Invece nelle aree in cui sarebbe opportuna una maggiore cooperazione con gli Stati Unione – ad esempio per la risoluzione del problema di Cipro, in cui gli USA potrebbero esercitare pressioni sul proprio alleato, la Turchia – accade ben poco. Benché il Presidente Obama sembri essere più interessato al Pacifico che non all’Atlantico, per quanto ci riguarda dovremmo porre maggiormente l’accento sull’Europa orientale e sul Medio Oriente.

Una maggiore cooperazione o coordinamento con gli USA è indubbiamente anche auspicabile nel Consiglio economico transatlantico. è indiscutibile che l’Occidente – in altre parole, l’Europa e gli USA – debba mantenere la propria posizione quale leader globale in aree quali la ricerca, l’innovazione e lo sviluppo. Infine, non va dimenticato che il miglioramento della protezione dei dati e il rispetto di diritti dei cittadini dovrebbero svolgere anch’essi un ruolo di prim’ordine al vertice.

 
  
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  Ioannis Kasoulides (PPE).(EN) Signor Presidente, il centro di gravità del mondo si sta gradualmente spostando da ovest a est, con l’emergere di nuove potenze globali quali Cina e India. In questo nuovo contesto, mentre l’Unione europea continua a essere la prima potenza commerciale del mondo e gli USA il nostro primo partner commerciale, la nostra cooperazione va ben al di là di questo: è un elemento chiave del sistema internazionale, in quanto si fonda su valori comuni, legami storici e interessi strategici, e non si può dire altrettanto di altri partner strategici.

Da un’alleanza dettata dalla necessità durante la Guerra fredda, il partenariato transatlantico si è tramutato in un’alleanza d’elezione. L’emergere di un mondo multipolare richiede una nuova definizione delle modalità di cooperazione tra le due parti per tutte le questioni bilaterali e globali esistenti.

Ci preme ribadire le conclusioni raggiunte dal Consiglio europeo dello scorso settembre, in cui si chiedeva di conferire nuovo slancio ai rapporti transatlantici e di riflettere nuovamente su possibili modalità per creare un partenariato autentico basato sui nostri rispettivi punti di forza e sulle nostre peculiarità. Il partenariato transatlantico dovrebbe essere teso a massimizzare i potenziali vantaggi derivanti dal nostro partenariato economico con il rafforzamento del Consiglio economico transatlantico. Interventi unilaterali, quali l’alleggerimento quantitativo operato dalla Federal Reserve, sono preoccupanti tanto quanto la svalutazione del renminbi.

 
  
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  Stavros Lambrinidis (S&D).(EL) Signor Presidente, l’esplosione di interesse nei confronti del Parlamento europeo da parte degli Stati Uniti sulla scia del rifiuto della versione iniziale dell’accordo su Swift si è ora lievemente ridimensionata. Ciò non significa tuttavia che siamo tornati alla situazione di partenza. Al contrario. La competenza rafforzata del Parlamento europeo nei settori dell’economia, dell’energia, della lotta al terrorismo e dei diritti fondamentali non rispecchia tale situazione di partenza. La sensazione attuale dell’importanza del Parlamento europeo percepita negli Stati Uniti, per la quale dobbiamo complimentarci con l’ambasciatore americano a Bruxelles Kennard, non rispecchia la situazione di partenza. Il fatto che ci attendano negoziati vitali e cruciali su questioni quali quelle sollevate dalla Vicepresidente Reding, nelle quali il Parlamento europeo appoggia la Commissione, come da lei richiesto, Commissario, non rispecchia la situazione di partenza, e nemmeno il fatto che il Parlamento europeo abbia aperto un ufficio per le relazioni con il Congresso americano rispecchia la situazione di partenza.

Forse è da accogliere con favore il fatto che lo scalpore iniziale sia scemato, perché adesso possiamo sviluppare un rapporto a lungo termine veramente saldo tra Parlamento europeo e Congresso, con la mente sgombra, e sfruttando le nuove strutture che sono state istituite.

 
  
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  Alexander Alvaro (ALDE).(DE) Signor Presidente, Presidente De Clerck, Commissario De Gucht, Vicepresidente Reding, abbiamo già sentito inneggiare a sufficienza l’importanza delle relazioni transatlantiche; non credo che nessuno qui le metta in dubbio. Gli USA sono uno dei nostri partner commerciali più importanti e uno dei nostri principali alleati, e come tedesco mi rendo conto che quanto gli Stati Uniti hanno fatto per noi non potrà mai essere ripagato. Va tuttavia anche precisato che non si può negoziare alla pari se si tiene la testa costantemente chinata.

Se noi come Unione europea vogliamo instaurare un rapporto accettabile di rispetto con gli USA, è giunto il momento di mostrare risolutezza per quanto riguarda le nostre posizioni. Vicepresidente Reding, lei ha dimostrato ancora una volta di essere la donna giusta al posto giusto per ottenere questo risultato. Ha citato i principi fondamentali del diritto europeo in materia di protezione dei dati, e ritengo che non possiamo fare alcuna concessione al riguardo in relazione a un eventuale accordo UE-USA sulla protezione dei dati. Non possiamo intraprendere una corsa al ribasso quando si tratta di stipulare un accordo principalmente mirato a proteggere i nostri cittadini. Tale protezione – la protezione dei dati personali e la salvaguardia della privacy – è sancita sotto innumerevoli forme negli articoli contenuti nella Carta dei diritti fondamentali, nella Convenzione europea per i diritti dell’uomo e nel trattato di Lisbona. Un accordo UE-USA sulla protezione dei dati deve proporsi di realizzare questo obiettivo, di sostenere e non di diluire le misure da noi adottate e applicate nell’Unione europea. Mi riferisco ai diritti da lei citati rispetto all’accesso ai dati, alla cancellazione e correzione degli stessi, alla limitazione degli scopi, alla proporzionalità, al principio che postula di evitare o minimizzare la trasmissione dei dati.

Al contempo, al momento di negoziare un siffatto accordo, dobbiamo ovviamente anche renderci conto che non viene stipulato nel vuoto, in quanto avrà ripercussioni sulla direttiva europea per la protezione dei dati che a breve verrà sottoposta a revisione, sulla direttiva concernente la protezione dei dati per le comunicazioni elettroniche, e sulle fasi successive del documento sul codice di prenotazione dei passeggeri oggetto di trattative da parte dell’onorevole in ’t Veld. Il tutto va visto all’interno di un contesto. Vicepresidente Reding, ritengo che, al momento di negoziare il suo mandato in seno al Consiglio del 2 e 3 dicembre, si possa ipotizzare che quest’Aula le offrirà il proprio sostegno. Le auguro buona fortuna e in bocca al lupo. Siamo dalla sua parte.

 
  
  

PRESIDENZA DELL’ON. LAMBRINIDIS
Vicepresidente

 
  
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  Jan Philipp Albrecht (Verts/ALE). (DE) Signor Presidente, onorevoli deputati, l’accordo in programma è in linea con il desiderio espresso da tempo immemorabile da questa stimata Assemblea di istituire finalmente con gli USA norme minime vincolanti e diritti legali rispetto alla protezione dei dati. L’intento è di colmare le lacune nel campo della protezione legale e di conseguire uno standard più elevato di protezione dei dati per i cittadini dell’Unione europea. Una stretta cooperazione con i nostri partner statunitensi è necessaria e giusta. Non deve tuttavia tradursi in un esautoramento dei diritti costituzionalmente garantiti dei cittadini europei.

La proposta della Commissione di un mandato negoziale per tale accordo è valida e va nella giusta direzione. In veste di relatore per il Parlamento europeo, è per me un piacere cogliere l’occasione per assicurare alla Commissione che la bozza attuale gode di un ampio sostegno da parte di tutti i gruppi parlamentari. Dal nostro punto di vista, è ora urgente che anche il Consiglio accetti la proposta, per avviare quanto prima i negoziati.

Sono convinto che non sarà semplice convincere il nostro partner sull’altra sponda dell’Atlantico delle nostre perplessità in proposito. Sono tuttavia certo che gli Stati Uniti si fondino sui principi di libertà, democrazia e diritti fondamentali e che condividano il nostro rispetto per i diritti individuali in relazione alle autorità statali. Non è pertanto impossibile, né è argomento di conflitto; sussiste invece la possibilità realistica di rafforzare i nostri punti in comune su entrambe le sponde dell’Atlantico e di creare una nuova base per una cooperazione ancora più stretta.

Vorrei tuttavia concludere citando un altro aspetto particolarmente importante per noi come Parlamento: solo quando riusciremo a creare un quadro uniforme in seno all’Unione europea guadagneremo la fiducia dei nostri cittadini rispetto alla protezione transatlantica dei dati. Di conseguenza, è fondamentale che l’accordo con gli USA sulla protezione dei dati venga a rappresentare un quadro in cui iscrivere tutti gli accordi stipulati con gli USA dall’Unione europea e dagli Stati membri. Alla luce di ciò, attendo con impazienza di svolgere il mio compito di relatore in connessione all’accordo per la protezione dei dati con gli Stati Uniti e di avviare una stretta cooperazione con i miei onorevoli colleghi di questo Parlamento, con la Commissione, con il Consiglio e anche col Congresso e col governo statunitense.

 
  
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  Geoffrey Van Orden (ECR).(EN) Signor Presidente, mi trovavo negli Stati Uniti durante le elezioni di metà mandato e ho assistito in parte al terremoto politico che ivi si è svolto. Gli europei possono trarre degli insegnamenti da questo, sia nei nostri paesi d’origine sia nell’Unione europea. I cittadini sia statunitensi sia europei esigono dal governo meno intrusione nelle loro vite, il controllo del bilancio e i tagli della spesa pubblica, e per noi questo dovrebbe tradursi in un bilancio comunitario più ridotto.

Per passare a questioni relative alla difesa, la recente revisione britannica della sicurezza e della difesa strategica ci rammenta che il rapporto principale che intrattiene la Gran Bretagna in materia di difesa e sicurezza è con gli Stati Uniti. Lo stesso dovrebbe valere per tutti gli altri paesi europei. Auspico che il nuovo concetto strategico della NATO dia prova di un rilancio dell’impegno nei confronti dell’alleanza che lega gli Stati Uniti alla sicurezza dell’Europa. Non dobbiamo consentire che la distrazione delle ambizioni dell’UE nel campo della difesa indeboliscano o pregiudichino tale risultato. Non ci possiamo permettere duplicazioni e distrazioni, soprattutto in un periodo in cui i bilanci per la difesa stanno subendo tagli radicali.

L’imminente vertice della NATO del 19 novembre rappresenta una buona occasione per i 21 alleati della NATO che sono anche membri dell’UE di dare prova del loro impegno nei confronti delle nuove realtà.

 
  
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  Ilda Figueiredo (GUE/NGL).(PT) è giunto il momento di esortare gli USA ad adoperarsi per una risoluzione pacifica dei conflitti, per porre fine all’occupazione militare e alla guerra, che sia in Iraq, Afghanistan o in Medio Oriente, per abolire l’embargo contro Cuba, per smetterla di sostenere le politiche aggressive di Israele, responsabili della crisi umanitaria a Gaza e nei territori occupati palestinesi, e per il disarmo nucleare.

Va chiarito che il pretesto della lotta contro il terrorismo non può continuare a essere utilizzato per sottrarsi al diritto internazionale e al rispetto per i diritti umani e le libertà fondamentali. La collaborazione è essenziale per ridurre la povertà e porre fine ai paradisi fiscali e ai trasferimenti speculativi di capitali.

Questo vertice viene a coincidere con quello della NATO di Lisbona, che si propone di rivedere la propria strategia e nel quale gli USA caldeggeranno da parte degli alleati dell’UE un impegno nei confronti di un’escalation militare a livello globale, allo scopo di garantire lo sfruttamento delle risorse, il controllo del mercato e il dominio politico con la minaccia del ricorso alla forza militare, che aggrava i pericoli e le minacce per le persone. Ci preme pertanto mostrare la nostra solidarietà con la lotta del movimento per la pace, con le rivendicazioni dei lavoratori e con le molte organizzazioni che stanno realizzando la campagna “Sì alla pace, no alla NATO”, ivi compresa la manifestazione che avrà luogo a Lisbona il 20 novembre.

 
  
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  Bastiaan Belder (EFD).(NL) Signor Presidente, l’importanza strategica della Turchia per i rapporti transatlantici è scontata. Alla luce di ciò, sono molto curioso di sentire il parere del Consiglio sul nuovo “Libro rosso” del consiglio nazionale di sicurezza turco. La nuova edizione si conforma naturalmente alla strategia del ministro turco per gli Affari esteri.

La prima domanda che vorrei rivolgere al Consiglio, alla luce dell’imminente vertice transatlantico, è la seguente: il Consiglio condivide il timore che la politica estera attuale turca stia facendo il gioco dei soggetti revisionisti presenti nella regione – soprattutto la Repubblica islamica dell’Iran – e stia pertanto compromettendo la stabilità in Medio Oriente?

La mia seconda domanda è se il Consiglio ha di fatto intenzione di sollevare il tema del Libro rosso in seno al vertice transatlantico, vista la posizione cruciale della Turchia come paese candidato all’UE e come partner della NATO.

 
  
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  Andrew Henry William Brons (NI).(EN) Signor Presidente, stando all’ordine del giorno della riunione del TEC di dicembre, procederemo all’abolizione delle barriere commerciali, un obiettivo sacro per i globalisti da ascrivere più alla fede che non alla ragione. La teoria economica non si stanca mai di ripeterci che il commercio internazionale arricchisce il mondo nel suo complesso. è però più reticente quando si tratta di chiarire se tutti i cittadini di ogni paese beneficeranno o meno di tale ricchezza.

I problemi cui si trova di fronte il mondo sviluppato non sono l’eccesso di barriere al commercio, bensì la loro scarsità. Esistono cioè troppo poche barriere contro i prodotti che provengono da paesi emergenti quali la Cina, con le sue retribuzioni basse, la moneta vergognosamente svalutata e il mercato interno artificialmente impoverito. Ciò significa che le merci cinesi, che ci arrivano già con un prezzo ridotto a causa del livello basso dei salari, vengono rese artificialmente ancora meno care a causa del valore irrisorio della valuta cinese. Il mercato interno impoverito significa che vi è una domanda trascurabile di prodotti d’importazione al consumo e una domanda insufficiente persino per i beni cinesi, pertanto la Cina dipende totalmente dalle esportazioni.

L’Europa risponde a tale minaccia affermando che diventerà più competitiva, magari con la ricerca e sviluppo. Potrebbe essere una possibilità se la Cina rispettasse i diritti internazionali sulla proprietà intellettuale. Invece, non appena in occidente viene messa a punto un’innovazione, la Cina ne produce immancabilmente e impudentemente una copia ad un prezzo irrisorio. L’ordine del giorno del vertice UE-USA reca l’aumento dell’occupazione su entrambe le sponde dell’Atlantico. Vedo ben poche speranze in tal senso se continueremo a sposare il globalismo.

 
  
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  José Ignacio Salafranca Sánchez-Neyra (PPE).(ES) Come è già stato rilevato, i rapporti tra l’Unione europea e gli Stati Uniti si fondano su principi, idee, una storia condivisa e una passione comune per la libertà. Tali valori potrebbero tuttavia rischiare di venire esautorati nella retorica e di languire se non passeremo dalle parole ai fatti. Uno dei lavori più seri prodotti in quest’Assemblea sullo stato dei rapporti transatlantici dalle elezioni presidenziali è la relazione del mio collega, l’onorevole Millán Mon. Tale relazione fa parte dell’attuale proposta congiunta di risoluzione che voteremo domani e contiene una serie di iniziative specifiche ancora perfettamente valide per instaurare un partenariato autentico, e dobbiamo metterci all’opera in tal senso, Commissario.

Si è parlato in questa sede dell’importanza dei rapporti economici e commerciali, e 15 Stati membri dell’UE investono da soli in Texas più di quanto i 50 Stati americani non investano in Giappone.

Occorre conferire nuovo slancio ai meccanismi del vertice, istituire un’assemblea euroamericana e, ancor più importante, creare un meccanismo di coordinamento e consultazione per le questioni globali e le aree più cruciali del mondo (il Medio Oriente, l’Iran, l’Afghanistan) e per i rapporti con le potenze emergenti.

Signor Presidente, nel corso della visita recente del Presidente Obama in Medio Oriente, l’abbiamo sentito affermare che il partenariato più importante per gli Stati Uniti è quello con l’India. Mi ha ricordato uno degli aspetti fondamentali della relazione Millán Mon, in cui l’autore riportava il discorso tenuto dal Presidente Obama a Berlino in cui affermava che l’Europa rappresentava l’alleato strategico più importante per gli Stati Uniti. Il vertice imminente UE-USA costituirà un’occasione imperdibile per chiarire questo punto e definire chiaramente in cosa consista davvero il partenariato strategico. Potremmo esordire chiedendo agli Stati Uniti di appoggiare l’Unione europea nelle sue richieste di ottenere una rappresentanza istituzionale in seno all’Assemblea generale delle Nazioni Unite, ad esempio, sulla base dei nuovi approcci introdotti dal trattato di Lisbona.

 
  
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  Adrian Severin (S&D).(EN) Signor Presidente, non molto tempo fa questo Parlamento ha adottato una risoluzione che parlava delle nuove possibilità di sviluppare i rapporti transatlantici in seguito all’elezione del Presidente Obama negli Stati Uniti. Il prossimo vertice Unione europea-Stati Uniti avrà luogo in un contesto lievemente diverso. Non significa tuttavia che non vi sia alcuna opportunità da cogliere. è solo che il contesto è un po’ più complicato.

Ritengo pertanto che ci saranno degli ostacoli da superare nei preparativi per il vertice. Mi auguro che riusciremo a convincere i nostri alleati americani a proseguire il loro approccio multilaterale nelle relazioni internazionali e a dare prova concreta di tale multilateralismo nei loro rapporti con l’Unione europea. Dobbiamo insistere sullo sviluppo della dimensione civile delle missioni per mantenere e ristabilire con forza la pace, oltre che delle operazioni di gestione delle crisi e di ripresa dopo la crisi.

Altrettanto importante è tentare di coordinare le nostre politiche per gli aiuti allo sviluppo per essere più efficaci nel nostro operato. Per quanto riguarda la non proliferazione, dovremmo non solo mantenere la nostra capacità di lavorare insieme, ma anche intervenire in maniera intelligente. In questo processo si iscrive la ratifica del nuovo trattato START, ancora in sospeso nel Congresso americano. Ci auguriamo che la nuova situazione in seno al Congresso non ostacoli la possibilità di avallare tale trattato.

Gli USA hanno annunciato e già avviato la revisione dei rapporti con la Russia. Ritengo che tale operazione sia molto importante per noi e anche, se rivolgiamo lo sguardo al futuro, per un dialogo trilaterale: Russia, Stati Uniti e Unione europea che discutono delle questioni globali più impellenti. Spero soprattutto che nel corso del vertice riusciremo a consolidare l’istinto degli Stati Uniti nei confronti di un partenariato europeo. Ci occorre un meccanismo funzionale per la comunicazione, la consultazione e il coordinamento permanenti con i nostri alleati americani.

 
  
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  Marietje Schaake (ALDE).(EN) Signor Presidente, per essere un partner credibile e avere un ruolo sul palcoscenico mondiale, l’Unione europea deve parlare a una voce. Il Presidente Obama e la sua amministrazione l’hanno giustamente fatto notare, e dobbiamo poterci criticare vicendevolmente e sinceramente in questo modo. è necessario per costruire un rapporto transatlantico credibile caratterizzato da complementarietà e coordinamento.

Come possiamo collaborare nella difesa dei diritti umani, dello stato di diritto e della democrazia nel mondo quando Hillary Clinton tiene un discorso su uno scenario di libertà globale per Internet mentre gli USA insistono per il mantenimento di negoziati non trasparenti sull’Accordo commerciale anticontraffazione (ACTA), generando enormi preoccupazioni in merito alla libertà di Internet? è una contraddizione che mina la nostra credibilità. Perché dobbiamo apprendere da fughe di notizie che in Iraq sono state inflitte torture poi passate sotto silenzio? Esigiamo un’inchiesta indipendente.

Perché la Commissione non ha risposto alla mia interrogazione sulle richieste dell’amministrazione USA riguardo eventuali provvedimenti penali contro Wikileaks? Considera forse il rapporto transatlantico più importante delle interrogazioni degli eurodeputati? Perché gli Stati Uniti spingono le aziende europee ad applicare sanzioni che vanno al di là di quelle adottate dall’Unione europea nei confronti dell’Iran? Gli USA dovrebbero rispettare l’indipendenza e il ruolo complementare dell’UE.

L’Unione europea e gli Stati Uniti devono operare entrambi in maniera trasparente, rispettare l’indipendenza reciproca e acconsentire all’esame democratico delle nostre azioni. Non è forse questo che distingue noi (gli USA e l’UE) dagli altri, segnatamente in relazione alle libertà fondamentali e ai diritti umani?

 
  
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  Eva Lichtenberger (Verts/ALE).(DE) Signor Presidente, onorevoli deputati, nel dialogo transatlantico ci sono molte cose che ci uniscono – penso ai valori di base, ai diritti fondamentali alla libertà e alla democrazia – ma vi sono anche alcune cose che ci dividono, segnatamente il modo in cui tali diritti vengono applicati e fatti concretamente valere nei rapporti transatlantici. In particolare, tale contraddizione emerge con ripetuta chiarezza rispetto alle questioni di sicurezza. La protezione dei dati è fonte di continui fraintendimenti; lo sappiamo da tempo. Di conseguenza, l’accordo quadro – sempre che riusciamo a ottenerne uno soddisfacente – rappresenterà un ingente passo in avanti. Occorre trovare una soluzione che consenta anche ai cittadini di entrambe le sponde dell’Atlantico di far valere i propri diritti rispetto alla controparte.

Un’altra area importante in cui deteniamo principi analoghi ma approcci molto divergenti è il settore del cambiamento climatico. Pertanto, gradirei che questo punto venisse messo all’ordine del giorno e discusso con chiarezza. Non possiamo permettere che l’Unione europea usi il dialogo transatlantico per indebolire le promesse e gli impegni presi.

 
  
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  Mirosław Piotrowski (ECR).(PL) Signor Presidente, uno dei principi fondamentali di cooperazione nell’Unione europea è la libertà di circolazione delle persone. Nella sua veste di entità riconosciuta dal diritto internazionale, l’Unione riformata combatte per la parità di trattamento di tutti i cittadini, compresa la libertà di viaggiare in tutto il mondo. Nell’attesa del vertice imminente Unione europea-USA, va ribadito che dei 27 Stati membri, quattro, tra cui la Polonia, sono ancora soggetti a un regime restrittivo di visti.

Durante il vertice, la questione della parità di trattamento degli Stati membri dell’UE nel programma di esenzione dai visti dovrebbe assurgere a priorità. Si tratterà del primo banco di prova dell’incisività del Presidente del Consiglio europeo Van Rompuy. Scopriremo inoltre se i colloqui col Presidente Barack Obama verranno considerati l’avvio di un dialogo specifico o se saranno un semplice incontro di cortesia in occasione del vertice NATO che si svolgerà negli stessi giorni. L’adozione di una posizione forte nella questione dei visti dimostrerà se gli USA riservano all’Unione un trattamento serio quale entità riconosciuta dal diritto internazionale.

 
  
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  Marietta Giannakou (PPE).(EL) Signor Presidente, appoggiamo la proposta congiunta di risoluzione dei gruppi politici. è naturalmente necessario trattare le questioni prima del vertice UE-USA e della riunione del G20. Gli Stati Uniti sono nostri alleati naturali. Alleanza presuppone tuttavia uguaglianza, e pertanto un’alleanza vera si ha soltanto quando i rapporti sono paritari.

Dobbiamo impegnarci in una cooperazione più stretta, istituzionalizzata, in primo luogo per promuovere la democrazia globale e i diritti umani, una società della conoscenza e della scienza, la sicurezza e stabilità globali e lo scambio di dati, e ciò va fatto in condizioni di reciprocità e parità, come ribadito dalla Vicepresidente Reding. In questo contesto è stato trascurato il traffico mondiale di stupefacenti e la minaccia che rappresenta per la politica, la sicurezza e la stabilità internazionale.

Dobbiamo inoltre unire le forze per gestire le crisi e risolvere i conflitti, nonché per lo sviluppo dei paesi terzi. Tuttavia, mentre l’Europa appoggia sostanzialmente lo sviluppo dei paesi terzi, gli Stati Uniti non lo fanno. Se aspiriamo a un equilibrio autentico, le questioni dello sviluppo e della sicurezza devono essere ripartite tra Stati Uniti ed Europa nel quadro degli interventi internazionali generali.

 
  
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  Knut Fleckenstein (S&D).(DE) Signor Presidente, onorevoli colleghi, vorrei semplicemente sollevare tre brevi punti, anche a nome di alcuni dei miei colleghi della commissione per i trasporti e il turismo. Si tratta di punti critici che chiederei ai rappresentanti della Commissione di trattare nelle loro discussioni.

Il primo è che, nonostante sia già stata approvata, l’imposta per la promozione del turismo è una decisione unilaterale inaccettabile del governo americano. Ci auguriamo che possiate persuaderlo a rivederla.

In secondo luogo, l’esclusione di Romania, Polonia, Bulgaria e Cipro dal programma di esenzione dai visti è una mossa che il Parlamento europeo non può avallare e, a nostro parere, dovrebbe essere abolita.

Terzo punto, accogliamo con favore gli sforzi congiunti volti a elaborare norme internazionali sulla sicurezza e a sviluppare concetti di sicurezza intelligenti, ma imposizioni unilaterali quali la scansione obbligatoria dei container non rappresentano una soluzione, in quanto sono interventi unilaterali e sproporzionati. I costi non sono assolutamente proporzionati ai benefici ed è irragionevole attendersi una condotta del genere da porti e imprese europee.

 
  
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  Vladko Todorov Panayotov (ALDE).(BG) Commissario, onorevoli colleghi, da quando si è insediato il Presidente Obama, i rapporti tra Unione europea e Stati Uniti hanno inaugurato una nuova era di cooperazione stabile. Il vertice di Cancún, che si svolgerà tra due settimane, costituirà un’occasione imperdibile per far sì che USA ed Europa adottino la medesima posizione e guidino gli altri paesi verso un accordo vincolante e durevole sulla lotta al cambiamento climatico globale.

è essenziale fare presto. Kyoto scade tra due anni, ma ci occorrono tempo e certezze per adeguarci. Dobbiamo trasmettere un segnale chiaro ai paesi in via di sviluppo offrendo loro cooperazione nel trasferimento della tecnologia e un sostegno finanziario consono.

Come ha sottolineato anche l’ambasciatore cinese durante l’incontro odierno, sono certo che gli USA, l’Unione europea e la Cina si assumeranno le proprie responsabilità quando si siederanno al tavolo dei negoziati e si porranno alla guida degli sforzi volti a conseguire un nuovo accordo che garantisca la sicurezza delle generazioni future.

 
  
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  Godelieve Quisthoudt-Rowohl (PPE).(DE) Signor Presidente, Stati Uniti ed Europa sono compagni di destino in occidente. L’accesso ai mercati dei paesi terzi rappresenta un obiettivo comune ed è nell’interesse sia dell’Unione europea sia degli USA, soprattutto se si considera che la ripresa economica che scaturirà dalla crisi finanziaria inizierà presumibilmente in paesi emergenti quali Brasile, India e Cina, dove permangono barriere commerciali considerevoli e discriminatorie, oltre a barriere non tariffarie al commercio.

Siamo convinti che il Consiglio economico transatlantico non solo possa, ma di fatto debba ricoprire un ruolo primario nella promozione di un approccio condiviso dall’Unione economica e dagli USA nei confronti dei rapporti commerciali con i paesi terzi. Esortiamo questo Consiglio economico transatlantico a promuovere un approccio comune e una strategia condivisa per i nuovi accordi di libero scambio stipulati da USA e UE, anche se mi rendo conto che ciò comporterà notevoli problemi. Inoltre, tale armonizzazione tra Stati Uniti e Unione europea viene richiesta con urgenza e a ragione dall’industria nel contesto del G8 e del G20, oltre che nei negoziati dell’OMC. Per di più – e mi aspetto che gli USA condividano quest’aspirazione – vorremmo concludere quanto prima l’agenda di Doha per lo sviluppo. Sarà tuttavia necessario non solo che noi formuliamo nuove proposte sostanziali, ma anche che i paesi emergenti promuovano un avvicinamento. Anche in questo caso sarebbe vantaggioso per entrambe le parti introdurre una strategia comune per USA e Unione europea.

Vorrei rivolgermi direttamente a lei, Commissario De Gucht: a proposito di cooperazione, sarebbe utile che Commissione e Parlamento traessero insegnamenti dal modo in cui collabora Washington nel settore della politica commerciale.

 
  
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  Corina Creţu (S&D).(RO) Ritengo che uno dei temi da trattare nel corso del dialogo transatlantico in occasione dell’imminente vertice bilaterale Unione europea-USA debba essere l’abolizione dell’obbligo di visto per i quattro Stati membri dell’UE i cui cittadini sono ancora soggetti a restrizioni di viaggio; mi riferisco a Romania, Bulgaria, Polonia e Cipro.

Deploro l’assenza di flessibilità da parte degli USA alla luce dei progressi continui messi a segno da questi paesi, soprattutto dalla loro adesione all’Unione europea. Ritengo che queste pignolerie sui dettagli tecnici concernenti l’ammissione al programma di esenzione dai visti debbano essere contrastate con maggiore fermezza ed efficacia dai rappresentanti dell’UE. Spetta all’Unione europea dare prova nel suo complesso di una solidarietà più attiva ed evidente con tutti i cittadini degli Stati membri.

Mi preme inoltre sottolineare l’esigenza di cooperazione sullo sviluppo e gli aiuti umanitari in un periodo in cui i rapporti tra USA e Unione europea sono d’importanza fondamentale nell’attuale clima economico e geostrategico.

 
  
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  Marielle De Sarnez (ALDE).(FR) Signor Presidente, in quest’Aula nessuno può seriamente garantire che le misure adottate su entrambe le sponde dell’Atlantico sventeranno una crisi finanziaria futura. Tale questione va pertanto reinserita all’ordine del giorno e dobbiamo proseguire il nostro lavoro sulla vigilanza, sul capitale azionario delle banche, sul divieto di determinati prodotti finanziari e sulla lotta contro i paradisi fiscali.

Il mio secondo punto è che tutti possono constatare la nostra totale interdipendenza in termini di finanza, economia e valuta. Ecco perché nessuna decisione presa unilateralmente, senza consultazioni, può andare nella direzione giusta. Mi riferisco naturalmente all’azione relativa al Fondo europeo di sviluppo (FES) di qualche giorno fa. Dobbiamo progredire insieme per riformare il sistema monetario internazionale, solo per citare un esempio.

Dobbiamo inoltre intervenire insieme per rendere le istituzioni internazionali più equilibrate, più trasparenti e più democratiche. Se vogliamo che l’Europa faccia sentire la sua voce sulle questioni più di rilievo, tuttavia, è necessario che prenda l’iniziativa e parli a una voce. è quello che dimostreremo tra poche ore, ad esempio, al vertice del G20; per lo meno lo spero.

 
  
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  Francisco José Millán Mon (PPE).(ES) Signor Presidente, il rapporto strategico più importante dell’Unione è quello con gli Stati Uniti. Dobbiamo mantenere un dialogo incessante sulle questioni bilaterali e anche su quelle globali, e tentare di assicurare azioni più coordinate possibili. A mio parere, è questo il messaggio principale della risoluzione di domani.

Deploro quindi che non si sia tenuto il vertice in programma per lo scorso maggio. Inoltre, ho trovato assurda l’argomentazione addotta allora, vale a dire che non c’era un’agenda. C’è sempre un’agenda tra due partner che sono così importanti e che sono immersi in una crisi economica globale, e in presenza di sfide quali terrorismo, cambiamento climatico, sicurezza energetica o proliferazione nucleare.

Inoltre, vi sono conflitti regionali importanti, ad esempio il processo di pace in Medio Oriente, la sfida nucleare iraniana o la questione afgana che, a mio parere, meritano un’azione coordinata da parte di Stati Uniti e Unione europea.

Spero che l’imminente vertice di Lisbona sia coronato dal successo. Vi sono molte questioni da affrontare, e ne ho già citata qualcuna. A ciò si aggiunge il fatto che il mondo sta cambiando. L’Asia è in ascesa; pensiamo all’importanza di Cina o India, che il Presidente Obama ha appena visitato. Si parla addirittura di un mondo postoccidentale.

In questo contesto di cambiamento degli assetti mondiali, ci occorre un coordinamento stretto tra Europa e Stati Uniti. Condividiamo molti interessi, ideali e valori. Saremo più forti se agiremo in maniera coordinata.

Onorevoli deputati, il trattato di Lisbona ha anche istituito nuovi organi per rafforzare il ruolo dell’Unione nel mondo. Pertanto, dovremmo anche migliorare i nostri meccanismi per il dialogo e il coordinamento con gli Stati Uniti. La risoluzione adottata dal Parlamento nel marzo dello scorso anno contiene molte idee su come rafforzare tali meccanismi istituzionali per il dialogo tra Bruxelles e Washington.

Concludo osservando che deploro il fatto che il rappresentante del Consiglio abbia fatto solo riferimento a uno scambio di dati; non è venuto qui a parlare del vertice, argomento che è stato taciuto. Purtroppo, la Commissione l’ha citato solo brevemente. Chi è venuto effettivamente qui a parlare del vertice?

 
  
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  Wolfgang Kreissl-Dörfler (S&D). (DE) Signor Presidente, onorevoli colleghi, il terrorismo internazionale è indubbiamente un fenomeno che dobbiamo combattere insieme; è fuor di dubbio. Tuttavia, dobbiamo fronteggiarlo sulla base dei nostri valori comuni e dello stato di diritto, non partendo dalle interpretazioni individualissime del diritto esibite dall’ex Presidente americano George W. Bush nei suoi libri e nei talk show cui partecipa. Ne parlo anche alla luce delle nuove maggioranze che si sono formate in seno al Congresso americano.

L’aspetto decisivo per noi è elevare il livello di protezione dei dati, rispettare i diritti dei nostri cittadini; c’è infatti un’altra cosa che va chiarita, vale a dire che la canzone della libertà non può essere suonata con uno strumento di violenza. Non possiamo dire ai cittadini di altri paesi che pretendiamo il rispetto dello stato di diritto se non ci conformiamo tutti ai medesimi standard e non agiamo di conseguenza.

Mi fa tuttavia molto piacere che il Presidente Obama abbia portato una ventata di aria nuova negli USA, anche se potrebbe sembrare che ultimamente la sua posizione si sia in un certo modo indebolita. Una cosa è chiara, e cioè che noi ci schiereremo dalla parte di quanti difendono lo stato di diritto.

 
  
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  Mario Mauro (PPE).(L'oratore inizia l'intervento a microfono spento) …con il quale viaggiano i nuovi giganti del mondo, quella transatlantica rimane a mio avviso ancora oggi l'area economica più sviluppata e più efficiente del pianeta.

È vero che c'è una diffusa, e per molti aspetti comprensibile, corsa all'accordo commerciale, ad esempio con paesi come la Cina. Credo tuttavia che non vada trascurato assolutamente che il rapporto esistente tra Europa e Stati Uniti è di gran lunga il legame che più di ogni altro dobbiamo avere a cuore di tenerci stretto e conservare quasi con gelosia.

Questa è una considerazione frutto della storia europea e della storia americana. È scritto infatti nel comune amore per la democrazia, la pace, i diritti, l'economia di mercato. Un'accelerazione del processo di rafforzamento dell'integrazione economica transatlantica è indispensabile, appunto, per promuovere uno sviluppo globale basato su un insieme di valori che abbiano come obiettivo conclamato il raggiungimento di un livello di benessere accettabile per tutti i popoli del mondo, secondo un multilateralismo equo ed efficace che vada a gettare le basi di un assetto mondiale più democratico e quindi più libero.

Faccio perciò appello a chi gestisce oggi la politica estera dell'Unione europea. Negli anni abbiamo constatato come la capacità di leadership americana, chiunque fosse il Presidente, ha sempre avuto un peso enorme nelle decisioni transatlantiche globali. È ora che anche noi cominciamo a prendere in mano la situazione, forti della spinta di cinquecento milioni di persone e di un nuovo e più solido assetto istituzionale che deve darci la capacità di abbandonare la tentazione di nasconderci dietro il gigante americano e prendere invece in mano il destino dei nostri popoli, magari proponendo agli amici americani di scoprirsi sulla posizione riguardo al seggio unico dell'Unione europea all'ONU.

 
  
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  Ioan Enciu (S&D).(RO) Accolgo con favore l’accordo UE-USA sulla protezione dei dati, che dev’essere appoggiato per rafforzare la cooperazione nelle aree della lotta alla criminalità e al terrorismo. Come ha dichiarato in numerose occasioni il Parlamento europeo, l’assenza di una legislazione statunitense sulla protezione dei dati che sia compatibile col diritto europeo in materia solleva gravi interrogativi sull’effettiva protezione di cui gli europei godranno negli Stati Uniti.

In tale contesto, vorrei chiedere a Commissione e Consiglio quali garanzie verranno fornite in termini concreti per quanto riguarda i diritti degli europei di presentare ricorsi giudiziari e amministrativi, la proporzionalità relativa alle varie autorità e agenzie statunitensi che tratteranno i dati e accederanno agli stessi e, infine ma non da ultimo, in che modo verrà assicurata la supervisione dell’intero processo da parte di un’autorità indipendente.

 
  
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  Nuno Melo (PPE).(PT) Il mondo sta attraversando tempi molto difficili. In tali circostanze avverse, non dovremmo avere dubbi su chi è nostro alleato e chi è nostro nemico. Gli Stati Uniti sono alleati chiave dell’Europa. Il terrorismo viene combattuto su scala mondiale contro entità che non hanno nemmeno un volto, sia all’interno sia all’esterno del nostro spazio comune, e questa battaglia è tesa a salvaguardare i valori della civiltà che vogliamo difendere.

Tuttavia, la predominanza di tali valori che desideriamo difendere significa anche che in Parlamento, nella Commissione e nel Consiglio possiamo e dobbiamo esigere norme chiare sulla protezione dei dati, la tutela dei diritti personali e il diritto alla privacy. La prevenzione, le indagini e i procedimenti giudiziari dei reati non possono sfociare nel disprezzo e nella violazione dei diritti individuali. Né l’Europa né gli USA lo permetterebbero. Sottolineando ancora una volta l’importanza cruciale dei rapporti transatlantici e della buona cooperazione tra Europa e USA, dovremmo pertanto appoggiare i negoziati per un accordo globale futuro che sancisca norme, salvaguardie, diritti e, sulla base della reciprocità, non pretenda dagli USA niente di meno di quanto noi siamo disposti a concedere loro alla luce di questo obiettivo comune.

 
  
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  Edit Herczog (S&D).(EN) Signor Presidente, vorrei esprimermi a favore del Consiglio economico transatlantico del 15 dicembre, e in particolare della discussione che si terrà sull’innovazione, l’agenda digitale e le tecnologie per l’energia. Nell’ultimo paio d’anni ci siamo resi conto di quanto sia difficile armonizzare la legislazione esistente e persino gli approcci a industrie e servizi moderati. Si tratta pertanto di un’occasione imperdibile per formulare la nostra legislazione in questi nuovi campi in cui non esistono ancora norme giuridiche. I suddetti nuovi campi sono esattamente ciò di cui stiamo parlando; le nuove sfide, quali l’invecchiamento della società o il cambiamento climatico, esigono uno sviluppo ulteriore della legislazione per le tecnologie abilitanti.

Per concludere, Commissario, è giunto il momento di parlare di sicurezza energetica e di pensare al Consiglio energetico transatlantico per il futuro. Le auguro buona fortuna per la riunione del 15 dicembre.

 
  
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  Laima Liucija Andrikienė (PPE).(EN) Signor Presidente, l’agenda UE-USA è più fitta che mai ed entrambe le parti dovrebbero sfruttare l’occasione per assumere posizioni comuni su questioni quali la regolamentazione finanziaria, il cambiamento climatico, l’approfondimento dei legami commerciali, la proliferazione nucleare e la lotta contro il terrorismo. La ripresa economica dev’essere comunque un punto prioritario all’ordine del giorno.

I rapporti economici transatlantici sono essenziali per la prosperità globale, in quanto gli scambi bilaterali delle nostre due economie ammontano a quasi 4,3 trilioni di dollari USA. Il nostro partenariato economico è il motore trainante del benessere economico mondiale e rappresenta il rapporto economico più ampio, più integrato e di più lunga durata del mondo. Insieme, le nostre economie rappresentano metà dell’economia del mondo. Dobbiamo pertanto formulare strategie comuni sulle azioni future che intraprenderemo per garantire una ripresa stabile dalla crisi, compresa la regolamentazione dei mercati finanziari, i pacchetti di rilancio economico e le strategie per contenere la manipolazione valutaria di altre economie globali importanti.

D’altro canto, dovremmo valutare se tenere vertici UE-USA con frequenza biennale sia una buona idea. La decisione del Presidente Obama di non presenziare al vertice precedente di Madrid all’inizio di quest’anno ha messo a nudo l’eccessiva sinergia dell’UE. Insistendo su vertici bilaterali frequenti, rischiamo di sminuirne il valore fino a farli diventare irrilevanti.

 
  
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  Françoise Castex (S&D).(FR) Signor Presidente, Commissari, vorrei riprendere il tema dell’accordo anticontraffazione attualmente oggetto di negoziati, in particolare con gli Stati Uniti. Tale accordo solleva qualche interrogativo anche per gli Stati Uniti, in particolare tra i funzionari dell’ufficio statunitense dei brevetti. Inoltre, 75 professori di legge americani hanno recentemente inviato una lettera al Presidente Obama. Ritengono che l’Accordo commerciale anticontraffazione (ACTA), un semplice accordo esecutivo, sarebbe contrario alla costituzione americana.

Mentre il Parlamento europeo, come saprete, sta per adottare una risoluzione sull’accordo ACTA, che sta ancora causando notevole inquietudine e che è ben lungi dal riscontrare un consenso unanime tra i nostri cittadini, ritengo che per noi sarebbe utile ricevere dai negoziatori americani una risposta molto chiara su due punti. L’ACTA può essere ratificato dagli Stati Uniti? Secondo loro, l’ACTA è un accordo vincolante o volontario? Di fatto, qualsiasi accordo anticontraffazione che non includa Cina, India e Brasile, e che non verrebbe attuato dagli Stati Uniti, avrebbe seri problemi di credibilità. Grazie.

 
  
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  Tunne Kelam (PPE).(EN) Signor Presidente, vorrei ringraziare i Commissari De Gucht e Reding per il loro approccio intenso ma realistico al vertice UE-USA. Penso sia giunto il momento di riconoscere che gli USA non sono in grado di attuare nessuno dei loro obiettivi strategici senza l’Europa. Analogamente, l’UE non può ricoprire il ruolo cui ambisce sul palcoscenico mondiale in assenza di una stretta cooperazione con l’America. Il paradosso è che la globalizzazione e l’emergere di potenze non occidentali offrono più ragioni – e non meno – per intensificare tale cooperazione. Al contempo, assistiamo a un’espansione del divario transatlantico, non a una sua riduzione.

L’Europa riveste un’importanza secondaria nei piani e nelle preoccupazioni americane attuali. Pertanto, è cruciale riconoscere che i tempi e le occasioni per rafforzare il partenariato reciproco sono limitati. Probabilmente, nell’arco dei prossimi 10 anni, gli USA e l’UE avranno la possibilità di fissare un’agenda internazionale che garantisca un mondo stabile e fondato sui valori, ma solo a condizione che agiscano insieme.

Il processo deve partire dal completamento dello spazio transatlantico di libero scambio, che il Parlamento europeo caldeggia da diversi anni, in modo da superare le divisioni interne in Europa e contrastare il protezionismo.

 
  
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  Simon Busuttil (PPE).(EN) Signor Presidente, vorrei soffermarmi sull’accordo quadro generale concernente la protezione dei dati che il Commissario Reding ha cominciato a negoziare. Non passa settimana senza che giunga notizia di un nuovo attacco terroristico o di un nuovo tentativo in tal senso, e ciò va naturalmente a discapito del benessere dei nostri cittadini. Ci occorre uno strumento efficiente per combattere il terrorismo. Si tratta di un settore naturale in cui cooperare con i nostri amici dall’altra parte dell’Atlantico. Vi è chiaramente una necessità urgente di un siffatto accordo quadro sulla protezione dei dati. Commissario Reding, ha il nostro appoggio per questo accordo.

Naturalmente, l’accordo ci serve non soltanto per combattere il terrorismo, ma anche per sedare i nostri timori sulla protezione dei dati. Vorremmo che lei tutelasse la privacy dei nostri cittadini e difendesse in particolare i principi della necessità e della proporzionalità. Non si tratta di un gioco a somma zero. Non riteniamo che occorra scegliere tra sicurezza e privacy; pensiamo di poterle garantire entrambe.

Vorrei che il Commissario Reding si avviasse a tali negoziati avvertendo la forza del sostegno del Parlamento europeo e con tranquillità d’animo, consapevole che noi la appoggiamo nella stipula di un accordo che è positivo per i nostri cittadini, un accordo che ci garantisce sia la sicurezza sia la privacy.

 
  
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  Danuta Jazłowiecka (PPE).(PL) Signor Presidente, due anni fa, quando Barack Obama venne eletto Presidente degli Stati Uniti, si ebbe l’impressione che, dopo il mandato difficile del suo predecessore, i rapporti tra Europa e America si sarebbero normalizzati e che i tempi in cui Washington agiva unilateralmente sul palcoscenico internazionale fossero destinati a finire. Eravamo tutti convinti che, di fronte all’enormità della crisi, gli Stati Uniti e l’Unione avrebbero collaborato per tentare di cambiare il mondo e garantire la sicurezza economica.

Oggi sappiamo che questa speranza era vana. Dopo il vertice sul clima di Copenaghen e il modo in cui il Presidente Obama ha ignorato la Presidenza spagnola, gli americani hanno nuovamente umiliato noi e il resto del mondo prendendo la decisione unilaterale di coniare denaro. Malgrado le numerose promesse fatte ai rappresentanti dei governi europei, hanno preso questa decisione senza alcun tipo di consultazione. Seguendo soltanto il proprio interesse, hanno adottato misure che sortiranno effetti avversi sull’economia europea.

L’imminente vertice UE-USA dovrebbe essere l’occasione per esprimere il nostro disappunto e chiedere di essere trattati come partner. La cooperazione non rispecchia soltanto i nostri interessi, ma anche quelli di Washington, soprattutto alla luce del nuovo assetto geopolitico che sta emergendo.

 
  
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  Monika Flašíková Beňová (S&D).(SK) Le relazioni tra l’Unione europea e gli USA sono relazioni tra due grandi potenze ma, malgrado ciò, spesso non posso fare a meno di pensare che il pragmatismo venga soverchiato da una sorta di egoismo ristretto.

Vi sono tuttavia alcuni temi importanti oggetto di discussione e dobbiamo risolvere tali questioni rilevanti insieme al nostro partner americano.

Il vertice di novembre sarà il primo incontro tra USA e UE dall’entrata in vigore del trattato di Lisbona. Poiché l’Unione europea e gli USA rappresentano metà dell’economia globale, un tema importante sarà l’economia. In un periodo di grave crisi, occorre coordinare la politica macroeconomica, trovare un accordo sulla regolamentazione del settore finanziario e tentare di chiudere i paradisi fiscali e istituzioni simili.

è necessario concentrarsi su problemi concreti e non fare una cosa a discapito dell’altra, in altre parole, i due partner contro il resto del mondo, bensì agire in un modo che si confaccia a due grandi potenze globali responsabili.

Oltre al vertice UE-USA di novembre, la riunione del Consiglio economico transatlantico che si terrà a dicembre fornisce anch’essa una piattaforma per inaugurare politiche responsabili e pragmatiche.

 
  
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  Malcolm Harbour (ECR).(EN) Signor Presidente, sono lieto di aver attirato la sua attenzione, perché mi preme ringraziare il Commissario De Gucht per quella che ho ritenuto una svolta importante del Consiglio economico transatlantico. Lo scorso luglio mi trovavo a Washington in missione come presidente della commissione per il mercato interno e la protezione dei consumatori. Al mio ritorno gli ho fatto visita per informarlo che dovevamo alzare l’asticella di questo Consiglio economico ed esaminare le questioni tecnologiche strategiche di ampia portata a cui entrambi stiamo lavorando, e in particolare impegnarci su norme comuni, oggetto del lavoro della mia commissione nel corso degli ultimi mesi.

Dovremmo creare norme comuni per le tecnologie future e non erigere nuove barriere commerciali operando in maniera indipendente. Come ha rilevato nella sua dichiarazione, ci sarà utile sfruttare programmi di ricerca comuni e opportunità comuni dal punto di vista commerciale, nonché rafforzare la nostra competitività con i nostri partner negli Stati Uniti.

A mio parere, questo aspetto del suo annuncio odierno è molto importante. Mi rammarico che pochi dei miei colleghi ne abbiano parlato – so che l’onorevole Herczog l’ha fatto – ma spero che potremo collaborare per realizzare progressi in tal senso. Mi rincresce che l’onorevole Brok abbia lasciato l’Aula, perché volevo ricordargli che questo nuovo orientamento presuppone che ci serviranno nuove persone per lavorare sul suo dialogo tra i legislatori transatlantici, in quanto ci attendono nuove sfide.

 
  
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  Franz Obermayr (NI).(DE) Signor Presidente, mi riferisco all’accordo sulla protezione dei dati e vorrei precisare che tutti gli accordi esistenti devono assolutamente conformarsi agli standard europei in materia di protezione dei dati. Ciò vale non soltanto per l’accordo sulla trasmissione di dati bancari, ma anche nell’area dei dati del codice di prenotazione. La Commissione non può transigere su questo al momento di negoziare l’accordo sulla protezione dei dati con gli USA. Non possiamo permettere che gli standard europei siano tagliati su misura sull’esempio di quelli statunitensi. Ci occorre una protezione uniforme al posto dell’approccio frammentario adottato sinora, e ogni nuovo accordo sullo scambio di dati deve comprendere principi quali la limitazione degli scopi, periodi minimi di conservazione e il diritto dei cittadini europei di mettere in atto rimedi legali rispetto al trattamento dei dati.

In ogni caso, non possiamo permettere che l’Unione europea continui ad avvicinarsi ai sistemi sempre più grotteschi di profiling degli USA o trasmetta agli USA i dati personali dei cittadini comunitari. Malgrado ciò, un accordo privo di garanzie adeguate non avrebbe nessuna possibilità di essere accettato dalla Corte di giustizia europea.

 
  
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  Seán Kelly (PPE).(EN) Signor Presidente, in qualità di membro della delegazione UE-USA, nutro un particolare interesse nei confronti del vertice imminente e attendo con impazienza di recarmi negli USA con la delegazione il prossimo dicembre. è giusto puntualizzare che gli USA sono i nostri naturali alleati e, per tale ragione, dissento con l’affermazione di stasera secondo cui il mondo sarebbe meno sicuro invece che più sicuro a causa della politica americana. Se vogliamo puntare il dito, invece di farlo contro l’America, dovremmo farlo contro quei paesi nei quali non c’è alcuna libertà, dove non c’è alcuna democrazia, e dove trovano rifugio i terroristi.

Detto ciò, è importante presentarci come partner alla pari ai vertici e riunioni future con gli USA, in quanto solo così guadagneremo il loro rispetto; abbiamo constatato in particolare a Copenaghen che siamo stati considerati – come alcuni hanno sostenuto – una controparte debole. Non può succedere di nuovo, specialmente su questioni quali l’alleggerimento quantitativo. Dobbiamo imporci e far sentire la nostra voce.

 
  
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  Mario Pirillo (S&D). – Signor Presidente, onorevoli colleghi, Signori della Commissione e del Consiglio, i rapporti tra l'Unione europea e gli USA devono essere improntati sulla massima garanzia di sicurezza per la riuscita della collaborazione. Dobbiamo eliminare tutti i problemi che abbiamo al nostro interno, all'interno dell'Unione europea. I visti per i cittadini dei quattro paesi che fanno parte dei ventisette è una grave limitazione di libertà. La scorsa settimana abbiamo posto il problema con una delegazione di questo Parlamento alle autorità canadesi e pare che si facciano carico di affrontarlo.

Importante lo scambio commerciale con gli USA, che rafforza il nostro euro e pone l'Unione europea nelle condizioni di competere con i grandi mercati cinese, giapponese e indiano ed abbiamo notato anche in Canada un atteggiamento prudente nei confronti dei mercati USA e messicano. Relazionarsi con gli USA per il cambiamento climatico, per l'energia sostenibile, per il mercato globale è un buon avvio per la discussione.

 
  
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  Angelika Werthmann (NI).(DE) Signor Presidente, onorevoli colleghi, faccio riferimento all’accordo sulla protezione dei dati. Per me è evidente che, dopo la stipulazione di un accordo sulla protezione dei dati, sarà necessario controllare e aggiornare gli accordi esistenti tra USA e UE in linea col nuovo accordo quadro. è questo il vero obiettivo dell’accordo su cui stiamo lavorando. Dal mio punto di vista, se non ci muoveremo in questo modo correremo il rischio di incorrere nell’incertezza giuridica. Dopo tutto, la nostra massima priorità dev’essere la tutela dei nostri cittadini.

 
  
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  Karel De Gucht, membro della Commissione.(EN) Signor Presidente, vorrei innanzi tutto rispondere a una serie di interrogativi specifici che sono stati sollevati, e partirei dal cambiamento climatico. La nuova maggioranza in seno alla Camera dei rappresentanti statunitense si adopererà presumibilmente per limitare ancor di più lo spazio di manovra del Presidente Obama. Dobbiamo accertarci che gli USA non ritrattino gli impegni assunti a Copenaghen e incoraggiarli a contribuire a un esito positivo della riunione COP 16 a Cancún.

Nel frattempo, possiamo dedicarci a questioni concrete, quali mettere rapidamente in moto la finanza, ridurre le emissioni causate dal disboscamento e agevolare l’adattamento al cambiamento climatico dei paesi poveri e in via di sviluppo. Possiamo procedere anche senza legislazione interna americana su questi fronti, così come anche sul lavoro biologico di ricerca sulle tecnologie pulite.

è stata fatta una domanda anche sul programma USA di esenzione dai visti e sul fatto che alcuni Stati membri dell’UE (Bulgaria, Cipro, Polonia e Romania) non sono ancora stati ammessi al programma. Attribuiamo molta importanza al loro coinvolgimento e continueremo ad adoperarci con le nostre controparti americane per risolvere la questione.

In relazione all’introduzione dell’imposta ESTA a carico dei viaggiatori rientranti nel programma per l’esenzione dei visti, la Commissione ha ripetutamente espresso preoccupazione per il fatto che i nuovi requisiti non sono coerenti con l’impegno americano di agevolare la mobilità transatlantica e che costituiscono un onere aggiuntivo per i cittadini europei che si recano negli USA. Dobbiamo accertarci che il lavoro sulle questioni inerenti la sicurezza, quali i PNR, vada di pari passo con l’agevolazione degli spostamenti transatlantici per i viaggiatori che ne hanno diritto.

In merito alla questione dei documenti di Wikileaks, al momento non siamo in grado di esprimerci sulle informazioni contenute nella fuga di notizie. Tuttavia, in linea di principio, l’UE è fermamente decisa a mantenere il divieto assoluto di tortura e di trattamenti crudeli, disumani e degradanti. è tutto ciò che possiamo dire in questo momento.

L’onorevole Quisthoudt ha chiesto informazioni sulla possibilità di un accordo di libero scambio con gli USA. Al momento non lo stiamo prendendo in considerazione, onorevole Quisthoudt, in quanto, in merito al rapporto commerciale UE-USA, uno studio precedente condotto dalla DG Commercio sulle misure non tariffarie ha dimostrato che le barriere non tariffarie continuano a essere l’ostacolo maggiore nei rapporti commerciali UE-USA; dallo studio è emerso che il PIL di Unione europea e Stati Uniti aumenterebbe di circa 160 miliardi di euro e le esportazioni subirebbero un incremento rispettivamente del 2,1 per cento e del 6,1 per cento se venissero abolite metà delle misure non tariffarie e delle differenze normative. Di fatto, non vigono più molte tariffe tra USA e Unione europea. Detto ciò, le barriere esistenti sono spesso molto difficili da abbattere ma è proprio per questo motivo che, in seno al TEC, ci stiamo battendo per una cooperazione precoce e a monde, ad esempio prima di adottare leggi in aree importanti, in particolare mercati emergenti e nuove tecnologie.

Per quanto riguarda il TEC e il suo possibile ordine del giorno, siamo attualmente impegnati con le nostre controparti americane per stabilire il programma definitivo della prossima riunione del TEC, tenendo conto degli spunti forniti dai consulenti. I temi principali su cui ci stiamo orientando sono innovazione e tecnologie emergenti, e strategie per rendere le nostre economie più ecologiche e costruire il mercato transatlantico. A latere di questi temi, avremo la possibilità di trattare un’ampia gamma di questioni tra cui la sanità elettronica, l’interoperabilità delle cartelle cliniche elettroniche, il commercio sicuro, il mutuo riconoscimento degli standard commerciali autorizzati e l’approccio generale alla regolamentazione, l’Innovation Action Partnership e lo scambio di informazioni sulla sicurezza dei prodotti al consumo. Discuteremo inoltre di risposte comuni alle sfide economiche. Inoltre, alla fine di novembre, come richiesto dalla commissione sul mercato interno e la protezione dei consumatori, mi soffermerò sugli standard. Credo che la data precisa sia il 29 novembre.

L’ultima domanda riguardava la scansione del 100 per cento dei container in entrata. Ci preoccupano i requisiti imposti dagli Usa secondo cui, entro luglio del 2012, tutti i container marittimi diretti negli USA dovranno essere sottoposti a scansione prima di essere collocati su una nave in un porto straniero. Riteniamo che tale obbligo non si tradurrà in vantaggi comprovati in termini di sicurezza e rappresenterà invece una barriera per la fluidità dei commerci. Per tali ragioni, la Commissione non prevede l’introduzione della scansione al 100 per cento nei porti comunitari. Il segretario americano per la sicurezza nazionale Napolitano ha annunciato di voler rinviare di altri due anni il termine di scadenza del luglio 2012 per la scansione al 100 per cento. La Commissione auspica che tale rinvio induca il Congresso americano a rivedere la propria politica e prediligere un approccio alla sicurezza della catena fornitori basato sul rischio.

Le sfide principali che l'Unione europea dovrà affrontare il prossimo anno suggeriscono molte sinergie e opportunità di cooperazione con gli USA: gestire la crisi economica; la governance, il ripristino di crescita e occupazione mediante l’accelerazione delle riforme, la realizzazione di uno spazio di libertà, giustizia e sicurezza, e l’intenzione di far sentire il nostro peso sul palcoscenico mondiale. Ci attendono tutta una serie di compiti importanti in attesa dell’imminente vertice UE-USA e anche oltre. Tra questi figura l’instaurazione di un rapporto UE-USA più aperto e lungimirante che tenga conto di tutto l’intreccio di relazioni che UE e USA stanno intessendo con potenze emergenti quali Cina, India, Russia e Brasile.

Sul fronte dell’economia, occupazione e crescita sono il fulcro della discussione. Raffronteremo gli appunti sui risultati del G20, soprattutto le riforme finanziarie e bancarie e l’esigenza di stipulare un accordo commerciale globale, e cercheremo il valore aggiunto per UE-USA. Al contempo, dobbiamo intensificare gli sforzi per sfruttare l’intero potenziale del mercato transatlantico. Il mio obiettivo sarà orientare nuovamente l’attenzione del TEC su un’agenda transatlantica per l’occupazione, la crescita e l’innovazione. Con il sostegno dei capi del Senato UE-USA, cercherò di compiere progressi in tal senso in occasione della prossima riunione del TEC in programma per il 17 dicembre.

 
  
  

PRESIDENZA DELL’ON. ANGELILLI
Vicepresidente

 
  
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  Viviane Reding, Vicepresidente della Commissione.(EN) Signora Presidente, dopo le osservazioni del mio collega Karel De Gucht sull’accordo generale e i rapporti con gli Stati Uniti, consentitemi di soffermarmi sul futuro accordo ombrello in materia di protezione dei dati. è evidente che dobbiamo condividere i dati per combattere il terrorismo e la criminalità organizzata e, al contempo, dobbiamo preservare i diritti dei cittadini alla protezione dei dati. Scopo dei negoziati sarà proprio tentare di conseguire entrambi gli obiettivi in una situazione di equilibrio.

Come vi ho già ricordato, il 26 maggio di quest’anno la Commissione ha elaborato una proposta per un mandato negoziale. Ora attendiamo che il Consiglio approvi tale mandato, speriamo all’inizio di dicembre, per avviare i negoziati veri. Concordo pienamente con le affermazioni che ho sentito qui in Aula. Dobbiamo concentrarci sulla sicurezza giuridica in un accordo ombrello invece di – e cito un deputato di questo Parlamento – “alimentare controversie su ogni singolo accordo per la condivisione dei dati”.

Se noi, gli Stati Uniti e l’Europa, riusciremo a stabilire standard comuni, prima o poi questi stessi diventeranno standard mondiali. Dobbiamo dimostrare che tali standard si fondano sui nostri valori della giustizia e dei diritti fondamentali, nonché sul diritto alla reciprocità, e tutti sono stati inseriti molto chiaramente nell’agenda transatlantica.

Inoltre, è stata sollevata la questione dei diritti degli individui in un siffatto accordo. Le proposte formulate dalla Commissione significherebbero quanto segue per i nostri cittadini europei e per i cittadini degli Stati Uniti: diritti applicabili per gli individui, quali il diritto di accedere ai dati personali che sono stati raccolti al proprio riguardo e il diritto di correggere e cancellare tali dati, il diritto al ricorso amministrativo e giurisdizionale, indipendentemente dalla nazionalità o dal luogo di residenza, e un indennizzo per gli eventuali danni subiti.

L’applicazione efficace di tali diritti verrebbe garantita dal monitoraggio e controllo di tali standard sulla protezione dei dati da parte di autorità pubbliche indipendenti e, in questo contesto, andrebbe inserita anche una clausola di non discriminazione per garantire che tutti i dati personali siano protetti indipendentemente dalla nazionalità o dal luogo di residenza del titolare, il tutto tenendo sempre bene a mente il fatto che dobbiamo individuare un equilibrio tra diritti e sicurezze e inoltre, per lo meno secondo me, non permettere alcuna discriminazione per motivi razziali.

Per evitare che ciò accada, alla Commissione servirà sicuramente l’aiuto del Parlamento. Ho appreso che volete instaurare, o che avete già instaurato, nuovi rapporti bilaterali specifici tra Parlamento e Congresso americano. A mio parere, anche quest’iniziativa si rivelerà importante per sensibilizzare le parti coinvolte su entrambe le sponde dell’Atlantico in merito a tali accordi sulla protezione dei dati, pertanto potreste esserci molto utili nel corso dei negoziati.

 
  
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  Stefaan De Clerck, Presidente in carica del Consiglio.(NL) Signora Presidente, sarò molto breve, in quanto convengo con le parole della Vicepresidente della Commissione Reding, vale a dire che è stata una discussione positiva e che la prossima fase si aprirà il 2 e 3 dicembre. Il Consiglio spera effettivamente di riuscire a finalizzare il mandato in quelle date, per consentire alla Commissione di avviare finalmente una discussione seria e per far veramente iniziare i negoziati.

Si tratta di un’occasione per migliorare la cooperazione tra UE e Stati Uniti; l’occasione di stabilire un equilibrio tra sicurezza e privacy; l’opportunità di uniformare un tema frammentario; l’occasione, di fatto, di tradurre una richiesta esplicita del Parlamento europeo in un accordo quadro solido.

Presumo che la discussione odierna abbia dotato il Consiglio degli strumenti necessari per avallare il mandato negoziale della Commissione, partendo dal presupposto che la Commissione riferirà a tempo debito sui negoziati e che il dibattito su dettagli specifici, sull’aspetto applicabile dei diritti, continuerà a svilupparsi in modo tale da garantire un riscontro. Mi auguro pertanto che la Commissione consegua risultati validi nel breve periodo – speriamo dopo la riunione del Consiglio il 2 e 3 dicembre. Grazie della discussione.

 
  
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  Presidente. – Comunico di aver ricevuto quattro proposte di risoluzione(1) conformemente all'articolo 110, paragrafo 2, del regolamento.

La discussione è chiusa.

La votazione si svolgerà giovedì 11 novembre 2010.

Dichiarazioni scritte (articolo 149 del regolamento)

 
  
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  Elena Băsescu (PPE), per iscritto. (RO) L’UE e gli USA formano un enorme partenariato commerciale, che rappresenta metà dell’economia globale. D’altro canto, entrambi i partner devono cooperare più strettamente per promuovere la crescita e l’occupazione nelle loro economie, soprattutto visto che negli ultimi anni la crisi economica ha spazzato via 30 milioni di posti di lavoro in tutto il mondo. A tale proposito, il Consiglio economico transatlantico si riconferma il meccanismo più consono per conseguire l’obiettivo di stabilire un mercato transatlantico unificato entro il 2015. A mio parere, nel corso del vertice di Lisbona, va trattato il tema prioritario dell’applicazione del regime dei visti a tutti gli Stati membri. Poiché la libera circolazione rappresenta un diritto prezioso in seno all’UE, la Commissione deve proseguire il dialogo politico e tecnico sui progressi compiuti e sulle azioni future.

Mi preme ricordare che il governo rumeno ha recentemente approvato un quadro legislativo per istituire un sistema informatico nazionale nel campo dei visti, agevolando così lo scambio di dati sulle domande di visto con gli altri Stati membri. Il sistema informatico migliorerà i controlli alle frontiere rumene e alle frontiere esterne dell’UE. Si tratta di un passo necessario in vista dell’adesione allo spazio Schengen.

 
  
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  Carlos Coelho (PPE), per iscritto. (PT) La sottoscrizione di un accordo ampliato con gli Stati Uniti sulla protezione dei dati è essenziale e urgente; impedirà che tali questioni vengano gestite dagli Stati membri sulla base di accordi bilaterali individuali. Mi rendo perfettamente conto delle difficoltà insite nella sottoscrizione di tale accordo, in quanto esistono approcci piuttosto divergenti alla protezione dei dati sulle due sponde dell’Atlantico. Nell’UE, il diritto alla protezione dei dati personali viene sancito esplicitamente sia dall’articolo 8 della Carta dei diritti fondamentali, sia nell’articolo 16 del trattato di Lisbona. Negli Stati Uniti non esiste una legge generale sulla protezione della vita privata, né viene fatto esplicito riferimento a un diritto fondamentale alla protezione della vita privata nella costituzione del paese. C’è ancora molta strada da fare rispetto all’accesso ai dati e alla correzione degli stessi, alla reciprocità, alla protezione giuridica e alla supervisione indipendente. Chiedo pertanto al Consiglio di adottare quanto prima il mandato per negoziare tale accordo, per procedere coi negoziati e mettere a segno i progressi così urgentemente necessari, oltre che per trasporre conseguentemente tali risultati nei rispettivi corpi legislativi il più celermente possibile.

 
  
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  Kinga Gál (PPE), per iscritto.(HU) Vorrei innanzi tutto congratularmi col relatore per lo splendido lavoro svolto. L’adozione della relazione alla vigilia della conferenza di riesame di Astana conferisce un’enfasi particolare al documento e trasmette un messaggio ai responsabili delle decisioni dell’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa. Rilevo con piacere che grazie ai miei emendamenti sono stati inseriti nella relazione riferimenti alla protezione delle minoranze nazionali, un aspetto che costituisce parte integrante del concetto di sicurezza generale dell’OSCE e della sua dimensione umana; inoltre, la relazione è riuscita a richiamare l’attenzione sul ruolo dell’Alto commissario per le minoranze nazionali dell’OSCE. Il compito e la responsabilità dell’Alto commissario sono particolarmente importanti per la promozione della convivenza pacifica delle minoranze nazionali e per la prevenzione di potenziali conflitti etnici e di minoranza. Altrettanto importante è enfatizzare il ruolo dell’Alto commissario per far sì che le parti coinvolte attribuiscano il giusto peso alle proposte e pareri ufficiali in assenza di altri mezzi di esercizio coattivo dei diritti.

 
  
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  Eija-Riitta Korhola (PPE), per iscritto.(FI) Da anni la politica sul clima rappresenta un parametro significativo per misurare i rapporti tra UE e Stati Uniti. è in riferimento a questo che si sono rafforzate le immagini che dipingono gli Stati Uniti come soggetto unilaterale che sceglie di agire da solo. è tuttavia tempo di riconsiderare quest’immagine.

è vero che gli Stati Uniti hanno preso le distanze dalla prima linea della politica climatica quando si sono rifiutati di ratificare il protocollo di Kyoto. Malgrado ciò, il tempo ha dimostrato che l’intero accordo è inefficace e non adatto a risolvere il problema complesso del cambiamento climatico. Investendo in partenariati solidi nell’area della tecnologia e nello sviluppo di energie pulite, le agenzie responsabili di ingenti volumi di emissioni hanno imboccato una strada che è molto più promettente e che ha aperto nuovi orizzonti.

è giunto il momento che l’Unione europea si renda conto di quanto sta accadendo. Gli Stati Uniti non intraprenderanno alcun regime di scambio delle emissioni. Poco tempo fa il Presidente Obama ha dichiarato che era importantissimo fare la cosa giusta, il che è ovviamente utile, indipendentemente dalla nostra opinione sul cambiamento climatico. Tra le azioni utili figurano gli investimenti nell’energia pulita e il miglioramento dell’autosufficienza energetica. Sullo scambio di emissioni, il Presidente Obama ha dichiarato che si tratta di un mezzo, non di un fine, e che c’erano altri modi per raggiungere il medesimo risultato.

L’Europa è ora diventata l’orco della politica climatica, incapace di comprendere la situazione o di imparare dagli errori? Esportiamo i posti di lavoro e alziamo i prezzi dell’energia; facciamo tutto nella maniera più difficile invece di optare per interventi ragionevoli. Dovremmo prevenire l’inquinamento, e allo stesso modo dovremmo anche investire nell’energia pulita e concentrarci sull’autosufficienza energetica e sul rimboschimento. Lo scambio delle emissioni, per contro, non merita il nostro appoggio. Ci è stato presentato come un modo per prepararci a un regime internazionale, che non si è mai concretizzato. Perché continuiamo a usarlo per tormentare i nostri cittadini, privandoli del lavoro e dei mezzi di sussistenza?

 
  
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  Jiří Maštálka (GUE/NGL), per iscritto. (CS) L’imminente vertice UE-USA confermerà sicuramente l’importanza eccezionale di questi rapporti. L’avanzamento costante della globalizzazione significa che UE e USA devono perseguire entrambi una politica di apertura, e che non bisogna permettere che venga ridimensionata l’importanza strategica del partenariato transatlantico. Per tale ragione, è importante affrontare tali negoziati con la massima apertura, una condizione imprescindibile per la natura operativa delle prossime riunioni. Gli ultimi giorni hanno fatto emergere tre temi su cui dovrebbero concentrarsi i negoziatori dell’Unione: le diverse strategie con cui l’UE e gli USA affrontano l’attuale crisi economica globale; i diversi approcci politici messi in campo per reagire alla situazione ecologica avversa del pianeta e al cambiamento climatico; e le questioni relative alla sicurezza. La decisione unilaterale della Federal Reserve americana di acquistare 600 miliardi di dollari USA di buoni del Tesoro americani, decisione presa senza consultare l’UE, è destinata a indebolire la posizione economica dell’Europa. Pertanto, è essenziale che l’UE si proclami apertamente a favore della scelta di valute globali diverse dal dollaro americano. è importante che l’Unione insista sul proprio ruolo di pioniera delle tecnologie e della legislazione in materia di ecologia e che eserciti le conseguenti pressioni sul governo e sul Congresso americano. In occasione del prossimo vertice, ritengo che sia necessario esortare i leader dell’UE a trasmettere a Washington un’indicazione chiara del nostro sostegno agli sforzi del Presidente Obama per il disarmo nucleare globale e per la ratifica del nuovo trattato START, sottoscritto quest’anno a Praga dai Presidenti russo e americano.

 
  
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  Justas Vincas Paleckis (S&D), per iscritto. (LT) Da quando due anni fa il Presidente Barack Obama è uscito vincitore dalle elezioni, le posizioni dell’UE e degli USA hanno assistito a una convergenza significativa, in particolare sui temi del disarmo, della lotta al cambiamento climatico e della neutralizzazione dei focolai di conflitti internazionali. è un risultato importante che va portato avanti. Purtroppo, vanno ancora concretizzate alcune cose per conseguire gli obiettivi transatlantici comuni. Una grossa fetta della società americana si oppone alle azioni per combattere il cambiamento climatico. Un progetto di legge ambizioso sulla limitazione delle emissioni di gas serra è ancora bloccato al Senato. Non vengono registrati progressi sulla questione dell’abolizione della pena di morte, importante per l’Unione europea. Il vertice UE-USA si svolgerà il mese prossimo a Lisbona. Auspico che l’UE riesca a persuadere il proprio partner, gli USA, a continuare a lavorare per conseguire gli obiettivi comuni testé menzionati. è altresì importante coinvolgere sempre più spesso la Russia nel dialogo transatlantico.

 
  
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  Debora Serracchiani (S&D), per iscritto. – Poiché lo scambio di dati tra UE e USA è sempre più necessario e frequente nel quadro della lotta al terrorismo e alla criminalità organizzata, è necessario anche definire un quadro legale generale e condiviso per la protezione dei dati personali. Questo quadro deve definire una protezione equivalente a quella di cui i cittadini europei godono all'interno dell'Unione. Per questo il mandato negoziale della Commissione va nella giusta direzione. Riguardo al campo di applicazione, occorre che questo quadro legale si applichi anche agli accordi bilaterali esistenti. È auspicabile che il Consiglio adotti il mandato come presentato e che il Parlamento sia tenuto pienamente e prontamente informato di ogni sviluppo negoziale, sapendo che ad esso spetta la parola finale sul futuro accordo.

 
  
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  Czesław Adam Siekierski (PPE), per iscritto.(PL) Il prossimo vertice tra Unione europea e Stati Uniti sarà il primo dall’entrata in vigore del trattato di Lisbona, uno dei cui obiettivi era consentire all’Europa di concentrarsi maggiormente sulle relazioni con i paesi terzi. Il vertice in programma ci darà l’occasione di delineare un quadro per la cooperazione transatlantica nell’arco dei prossimi anni. Alla luce della loro posizione globale e dei valori che condividono, quali lo stato di diritto, la democrazia e i diritti umani, all’Unione europea e agli Stati Uniti spetta un ruolo cruciale nell’affrontare le sfide del XXI secolo. Ci occorre una cooperazione costruttiva e rafforzata in aree quali il superamento della crisi economica e finanziaria, la lotta contro il terrorismo, la stabilità globale, la pace in Medio Oriente, la no n proliferazione delle armi nucleari, gli aiuti allo sviluppo e il cambiamento climatico. Il prossimo vertice sul clima di Cancún è dietro l’angolo. Spero che gli Stati Uniti daranno prova di un impegno maggiore per quanto riguarda gli obblighi congiunti nella lotta contro il cambiamento climatico. Quali soggetti di rilievo sulla scena internazionale, dovremmo dare l’esempio ad altri paesi. Il recente disastro ecologico al largo della costa del Golfo del Messico ha mostrato con chiarezza che le catastrofi non conoscono confini, e che i loro effetti vengono percepiti a livello mondiale, anche dai nostri cittadini. è scontato che serve cooperazione a livello globale. Sullo sfondo delle elezioni della scorsa settimana, vale la pena notare che tali elezioni potrebbero costituire un punto di partenza per rapporti nuovi e più stretti tra Parlamento europeo e Congresso. Un dialogo più intenso si rivelerà vantaggioso per entrambe le parti.

 
  

(1) Vedasi processo verbale.

Ultimo aggiornamento: 15 febbraio 2011Avviso legale