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Procedura : 2009/2244(IMM)
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Testi presentati :

A7-0301/2010

Discussioni :

Votazioni :

PV 11/11/2010 - 8.2
Dichiarazioni di voto

Testi approvati :

P7_TA(2010)0392

Discussioni
Giovedì 11 novembre 2010 - Bruxelles Edizione GU

9. Dichiarazioni di voto
Video degli interventi
PV
  

Dichiarazioni di voto orali

 
  
  

Relazione Gauzès (A7-0171/2010)

 
  
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  Jarosław Kalinowski (PPE).(PL) Signor Presidente, i fondi d’investimento alternativi rivestono un’enorme importanza per l’economia dell’Unione. I loro gestori devono attenersi alle regole e alla normativa che regolamentano la fornitura dei servizi sul territorio degli Stati membri, e occorre una vigilanza accurata ed efficace dei mercati finanziari. A tal fine dobbiamo eliminare qualsiasi imprecisione nei sistemi giuridici e amministrativi da cui dipendono i fondi. Le proposte presentate migliorano la trasparenza e l’efficienza dei sistemi di vigilanza, e la maggiore efficacia normativa porterà a una migliore stabilità e credibilità delle istituzioni finanziarie e, di conseguenza, a un miglioramento dell’economia europea.

 
  
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  Mario Pirillo (S&D). – Signor Presidente, il voto di oggi rappresenta un importante passo avanti dell'Unione europea per la regolamentazione dei fondi di investimento alternativi. Grazie alla direttiva i gestori dei fondi devono essere registrati e autorizzati e rispettare all'interno dell'Unione europea regole di condotta stringenti. È difatti la prima volta che questo settore viene normato e ritengo che il documento votato abbia posto le premesse per arrivare – mi auguro presto – a un vero mercato unico dei prodotti finanziari.

Vorrei sottolineare il ruolo importante del Parlamento europeo, che ha insistito per avere regole forti per una maggiore vigilanza dell'industria finanziaria che diventa così – permettetemi di dirlo – anche più etica. Le lezioni del recente passato, della crisi finanziaria causata dall'eccessiva speculazione dei fondi di investimento, devono indurci a salutare con favore questa direttiva che dà maggiori garanzie di tutela ai cittadini.

Ho votato a favore del compromesso raggiunto e approfitto infine per congratularmi con il relatore Gauzès per l'enorme lavoro svolto.

 
  
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  Syed Kamall (ECR).(EN) Signor Presidente, quando abbiamo esaminato la proposta iniziale nelle primissime fasi, 18 mesi fa, avevamo di fronte a noi quella che molti definirebbero un “testo da matusa”. Si trattava chiaramente di una proposta su cui il settore non era stato consultato, che avrebbe chiuso i mercati, reso quasi impossibile agli investitori europei investire in fondi non comunitari e portato a una riduzione dei profitti nei fondi pensione, con ripercussioni sugli investimenti nei paesi in via di sviluppo. Ero molto preoccupato per queste proposte.

Per fortuna, dopo il lavoro e l’ottima collaborazione tra i relatori ombra e il buon operato del Commissario e della Presidenza belga, siamo giunti a una soluzione accettabile che finalmente funziona e tiene aperti i mercati, aumenta la trasparenza e garantisce la possibilità agli investitori europei di continuare a investire nei mercati esterni all’Unione europea. Dobbiamo stare molto attenti all’ESMA di modo che non blocchi l’accesso ai fondi non comunitari, ma soprattutto dobbiamo giungere a un compromesso accettabile per l’intera Assemblea.

 
  
  

Relazione Díaz de Mera García Consuegra (A7-0294/2010)

 
  
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  Laima Liucija Andrikienė (PPE). (LT) Ho votato a favore di questo importantissimo documento. Ora che la decisione del Parlamento europeo sull’abolizione dell’obbligo di visto per i cittadini della Repubblica cinese (Taiwan) che entrano negli Stati membri dell’Unione europea e negli Stati Schengen è stata approvata a così grande e significativa maggioranza, le mie sentite congratulazioni vanno al popolo taiwanese. D’ora in poi potranno viaggiare senza visto negli Stati membri dell’UE. Inoltre, da oggi tutti i cittadini degli Stati membri, compresi Cipro, Bulgaria e Romania, potranno recarsi a Taiwan senza visto. Credo che Taiwan e il suo popolo meritino questa decisione del Parlamento europeo, che accolgo favorevolmente.

 
  
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  Ulrike Lunacek (Verts/ALE).(DE) Signor Presidente, insieme al mio gruppo plaudo al fatto che i cittadini taiwanesi ora possano viaggiare liberamente nell’Unione europea. Ad ogni modo, a mia conoscenza nessuno degli Stati membri dell’Unione europea ha riconosciuto Taiwan. Ciononostante non sono contraria alla liberalizzazione dei visti e penso sia un bene che il popolo taiwanese possa recarsi nell’Unione senza bisogno di visto. Ma come stanno le cose per lo Stato più recente d’Europa, il Kosovo? In totale 22 Stati membri hanno riconosciuto il Kosovo e solo cinque non l’hanno riconosciuto, ma il dibattito sui visti non è neppure cominciato. La Commissione non ha ancora preso il via sulla questione. Spero che il Commissario Malmström dia finalmente inizio a una discussione sui visti con il Kosovo per mettere in chiaro che i cittadini dell’ultimo Stato nato in Europa possono viaggiare liberamente come quelli di Taiwan.

 
  
  

Relazione Van Brempt (A7-0246/2010)

 
  
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  Lena Ek (ALDE).(SV) Signor Presidente, il programma energetico europeo per la ripresa è uno strumento usato per finanziare gli investimenti nell’efficienza energetica e nelle energie rinnovabili. Vale la pena dare corso a progetti in grado di iniziare da subito e contribuire direttamente a rendere più verde l’economia. L’accordo, che alla fine ha concesso 1,4 miliardi di corone svedesi al programma, rappresenta un passo verso un’Europa che, grazie a sforzi congiunti, diventerà ecocompatibile in maniera più semplice e meno costosa.

Il lancio di progetti di efficienza energetica creerà nuovi posti di lavoro, renderà l’economia più verde e ci consentirà, tra l’altro, di ridurre la dipendenza dai paesi produttori di petrolio, un aspetto particolarmente importante in questo periodo di crisi. È esattamente così che deve ragionare l’Europa. Le risorse non utilizzate possono essere destinate ad altri progetti utili grazie alla natura di questo fondo di rotazione. Ci è però voluto del tempo prima che il Consiglio arrivasse a questo risultato. I negoziati sono stati molto difficili e gli Stati membri hanno fatto tutto il possibile per venire meno alle promesse fatte. Oggi sono felice che noi, eurodeputati, non ci siamo arresi.

Durante i negoziati mi sono sforzata di rendere più semplice e trasparente il processo di applicazione. Sono quindi molto lieta che l’accordo tra Parlamento europeo e Consiglio verta con chiarezza anche sul contenimento dei costi amministrativi.

 
  
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  Daniel Hannan (ECR).(EN) Signor Presidente, ieri il Presidente del Consiglio europeo, Herman Van Rompuy, ha tenuto un intervento straordinario in cui ha affermato che è impossibile restare fuori dall’Unione europea in un mondo globalizzato. Da qui, ovviamente, le lunghe file per il sussidio di disoccupazione che serpeggiano per l’intera Norvegia, o i tumulti sui generi alimentari in Svizzera. Ma poi ha dichiarato qualcos’altro: ha detto che l’elemento pericoloso dell’euroscetticismo di oggi è che il patriottismo moderno si fonda sulla denigrazione degli altri paesi, e su questo punto non poteva avere più torto.

Un vero patriota acclama la libertà di tutti i popoli e attribuisce valore al patriottismo degli altri paesi. Quando il Presidente Van Rompuy ha continuato esprimendo un secondo pensiero, cioè che euroscetticismo uguale nazionalismo uguale guerra, forse avrebbe fatto bene a ricordarsi gli scopi degli alleati nelle due guerre di cui oggi commemoriamo la fine. Essi hanno combattuto per la libertà di tutte le nazioni, per il ripristino della sovranità di tutti i paesi europei. È stato grazie al loro patriottismo che l’Europa non si è unita sotto la tirannia, che sono state ripristinate sovranità e indipendenza e che l’Unione europea è diventata realtà. Dovrebbe ricordarselo oggi in maniera particolare.

 
  
  

Proposta di risoluzione RC-B7-0608/2010

 
  
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  Laima Liucija Andrikienė (PPE).(EN) Signor Presidente, accolgo positivamente la decisione del Presidente Obama di partecipare al vertice UE-USA di questo mese a Lisbona, e oggi ho votato a favore della risoluzione. Ci sono così tante questioni importanti da discutere. L’agenda UE-USA è come sempre piena, ed entrambe le parti dovrebbero sfruttare l’occasione per promuovere posizioni comuni su temi come la regolamentazione finanziaria, i cambiamenti climatici, il consolidamento dei trattati e la lotta al terrorismo.

Alla ripresa economica, tuttavia, si deve dare priorità assoluta. Il nostro partenariato economico è un incentivo chiave della ricchezza economica globale. Complessivamente le nostre economie rappresentano metà dell’economia globale. Dobbiamo quindi mettere a punto strategie comuni per ulteriori interventi atti a garantire una ripresa stabile dalla crisi, che comprendano anche la regolamentazione dei mercati finanziari, pacchetti di incentivi e strategie per combattere con efficacia la manipolazione valutaria messa in atto da altri importanti attori sulla scena mondiale.

 
  
  

Relazione Mann (A7-0268/2010)

 
  
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  Philip Claeys (NI).(NL) Signor Presidente, ho votato contro la relazione Mann perché è un esempio di cecità politicamente corretta. Benché l’immigrazione di massa degli ultimi 20 anni abbia avuto conseguenze disastrose a livello sociale, politico e socioeconomico, l’onorevole Mann vuole aprire le porte a un’immigrazione ancora più massiccia proveniente dai paesi terzi.

Considero particolarmente cinico il paragrafo 110, in cui si legge “la creazione di un clima propizio all’accettazione degli immigrati legali da parte della popolazione del paese di accoglienza dipende direttamente dalla divulgazione di informazioni esatte e esaustive”. In termini semplici, ciò che veramente si intende è che ci ritroveremo con una propaganda di governo ancora meno imparziale a favore del multiculturalismo, che si è rivelato un totale fallimento, e dell’immigrazione di massa. Del resto, se si vogliono informazioni esatte ed esaustive sulla politica di immigrazione, non bisogna che farne un’analisi costi-benefici, e questo è proprio ciò che la lobby dell’immigrazione non vuole.

 
  
  

Proposta di risoluzione RC-B7-0608/2010

 
  
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  Peter Skinner (S&D).(EN) Signor Presidente, devo dire che come compromesso questa risoluzione si è rivelata valida, ma l’impressione di molti eurodeputati è che sia eccessivamente lunga e non tratti direttamente i punti su cui dobbiamo concentrarci. Deve essere divisa e accorciata: i temi del Consiglio economico transatlantico potrebbero forse essere ridotti a un piano di dieci punti, di tre punti o altro, così da poterlo utilizzare quando finalmente andremo a parlare all’Amministrazione e ai colleghi del Congresso.

Credo si debbano discutere anche temi come la tariffa zero, con cui sarebbe possibile potenziare gli scambi commerciali tra Stati Uniti e Unione europea e aumentare la competitività. L’iniziativa potrebbe riguardare anche l’agricoltura, ma comunque migliorerà le cose in tutti i settori.

Per concludere, il Parlamento non deve aspettare l’Amministrazione per decidere cosa fare nel CET. Siamo noi a dover definire il programma. Benissimo che si voti a favore della risoluzione: io l’ho votata perché ho contribuito a negoziarla, ma proprio per questo mi rendo conto che contiene anche punti deboli. Credo dovremmo guardare al nuovo Congresso alla guida di John Boehner, che sono sicuro sarà nominato Presidente, di Darrell Issa e dei suoi colleghi, che probabilmente dobbiamo accogliere di buon grado, per riuscire a ottenere migliori risultati in futuro.

 
  
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  Philip Claeys (NI).(NL) Signor Presidente, un richiamo al regolamento. Ho fatto un errore sulla relazione e avevo anche una dichiarazione scritta sul vertice Unione europea-Stati Uniti, quindi le chiedo di farmela presentare adesso.

 
  
  

Proposta di risoluzione B7-0604/2010

 
  
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  Laima Liucija Andrikienė (PPE).(EN) Signor Presidente, ho votato a favore della risoluzione perché credo che il Parlamento europeo debba dimostrare serietà nei confronti dei temi della sicurezza, della lotta al terrorismo e della criminalità organizzata e transnazionale. Dobbiamo anche essere seri nel valutare i rapporti con partner come gli Stati Uniti, il Canada e l’Australia.

Dopo l’entrata in vigore del trattato di Lisbona il Parlamento europeo è chiamato a dare il consenso sugli accordi tra Unione europea e paesi terzi sul trasferimento dei dati del codice di prenotazione (Passenger Name Record, PNR), per portarli a termine. Dobbiamo quindi usare questo potere in maniera responsabile.

Poiché il Parlamento ha già deciso una volta, lo scorso 5 maggio, di rinviare la votazione sulla richiesta di approvazione degli accordi con Stati Uniti e Australia, e l’accordo in vigore tra Unione europea e Canada sul trasferimento dei dati PNR non è più valido, a tempo debito dovremmo cercare di dare il via libera a queste importanti misure, che miglioreranno la sicurezza nell’area transatlantica e non solo.

 
  
  

Proposta di risoluzione B7-0602/2010

 
  
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  Filip Kaczmarek (PPE).(PL) Signor Presidente, l’iniziativa l’Unione dell’innovazione è di fondamentale importanza per il futuro dell’Europa. A Poznań, nella regione della Grande Polonia, dove vivo, le autorità regionali da anni organizzano un evento annuale dal titolo Giornate mondiali dell’innovazione. È un’iniziativa di grande importanza, soprattutto perché è un buon esempio di coordinamento su scala regionale, nazionale ed europea che può garantire la riuscita del progetto Unione dell’innovazione. Per questo ho appoggiato la risoluzione sui partenariati per l’innovazione europea nell’ambito dell’iniziativa faro l’Unione dell’innovazione, e credo che dovremmo tutti impegnarci in iniziative a favore dell’innovazione perché, come ho detto, è molto importante per il futuro.

 
  
  

Proposta di risoluzione B7-0603/2010

 
  
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  Laima Liucija Andrikienė (PPE). (LT) Ho votato a favore di questa importantissima risoluzione perché credo che il ruolo dell’Unione europea nell’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa sia indispensabile per il raggiungimento degli obiettivi definiti dall’OSCE. Occorre inoltre sottolineare che pur avendo strutture molto diverse, sia l’Unione europea sia l’OSCE aderiscono agli stessi principi e valori, ovvero il rispetto dei diritti dell’uomo e la democrazia.

Concordo in merito alla disposizione della risoluzione che sollecita il Kazakstan a compiere passi concreti, prima dell’incontro ad alto livello, per salvaguardare e rispettare i valori fondamentali dell’OSCE, quali i diritti dell’uomo e i principi dello Stato di diritto e della libertà di espressione. Parallelamente al vertice OSCE si terrà un forum pubblico che voglio fortemente sia un successo, privo di ostacoli. Ancora una volta sottolineo che l’OSCE deve essere guidato da paesi che rispettano i diritti dell’uomo e li difendono insieme ai valori democratici. Essi devono essere un esempio per gli altri membri dell’OSCE.

 
  
  

Relazione Mann (A7-0268/2010)

 
  
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  Licia Ronzulli (PPE). – Signor Presidente, ho votato a favore di questa risoluzione in quanto ritengo che essa suggerisca proposte utili e interessanti per affrontare le future sfide demografiche. Le politiche sociali degli Stati membri devono dedicare particolare attenzione ai giovani, vera forza trainante dello sviluppo e della crescita. Bisogna favorire l'immediata integrazione dei giovani nel mercato del lavoro e la loro costante formazione, favorendone la crescita professionale.

Anche la famiglia deve essere protetta con misure più incisive e concrete, poiché dimenticare la famiglia significa rinunciare a una delle componenti essenziali della società. Pertanto, sottolineo l'importanza dei paragrafi che contengono misure volte a favorire la famiglia.

Inoltre, per essere in grado di gestire meglio ed efficacemente gli effetti dell'invecchiamento, occorre sostenere la modernizzazione dei sistemi di protezione sociale e in particolare dei regimi pensionistici. Come diceva Spinelli, "fare l'Europa dipende anche da te", e ora questa è una possibilità concreta.

 
  
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  Jarosław Kalinowski (PPE).(PL) Signor Presidente, i cambiamenti demografici intervenuti nell’Unione europea nel corso degli ultimi decenni hanno posto l’accento sulla necessità di riformare il sistema dell’assistenza sociale e pensionistica e di sviluppare un’efficace politica migratoria. È ormai prassi spingere i cittadini al pensionamento anticipato, il che ha comportato una riduzione dell’attività professionale nelle persone comprese tra i 55 e i 64 anni di età. Al tempo stesso un problema molto grave è rappresentato dal tasso di disoccupazione giovanile, più elevato rispetto a quello di qualsiasi altra fascia d’età. In virtù di questo dovremmo fare il possibile per coinvolgere e tenere nel mercato del lavoro una forza lavoro composta da diverse fasce d’età. Inoltre, una politica migratoria più aperta associata a un sistema efficace di assimilazione e integrazione potrebbe mitigare le conseguenze di una crescita demografica insufficiente. Ovviamente ho approvato la relazione.

 
  
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  Filip Kaczmarek (PPE).(PL) Signor Presidente, ho approvato la relazione Mann sulla sfida demografica e la solidarietà tra le generazioni. È un’ottima relazione su un tema che, di per sé, è estremamente importante. Il divieto di discriminazione basata sull’età di accesso a beni e servizi è un tema chiave. Quando parliamo di solidarietà dobbiamo sempre ricordare anche questo aspetto specifico della solidarietà, ovvero la solidarietà tra generazioni.

I più anziani non devono essere discriminati a causa dell’età. Godono di pieni diritti in qualità di membri della comunità locale, regionale, nazionale ed europea. L’Unione europea si prende cura dei giovani che sono, ad esempio, tra le priorità di bilancio del prossimo anno. Questo è un bene perché sono i giovani, dopo tutto, che decideranno il futuro dell’Europa, ma dobbiamo anche ricordare chi ha già dato un preziosissimo contributo alla costruzione europea.

 
  
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  Marian Harkin (ALDE).(EN) Signor Presidente, sostengo appieno la relazione Mann. In effetti, credo che la solidarietà tra generazioni sia tanto importante quanto la solidarietà tra Stati membri. Vorrei soffermarmi su tre aspetti.

Concordo pienamente con il paragrafo 24, che suggerisce di porre fine all’età di pensionamento obbligatorio cosicché le persone possano scegliere quando smettere di lavorare, pur mantenendo un’età di pensionamento per consentire, a coloro che lo desiderano, di andare in pensione e di percepire le relative indennità.

Sono particolarmente lieta del fatto che siano stati presi in considerazione alcuni emendamenti da me presentati sulle persone che si dedicano all’assistenza familiare, e in particolare il paragrafo 125, che parla di chi si dedica alla cura dei familiari, tra cui il loro diritto di scegliere se dedicarsi o meno a questo tipo di assistenza, e la possibilità di combinare l’assistenza familiare con un lavoro retribuito, e di garantire pieno accesso ai regimi di sicurezza sociale e alle pensioni di vecchiaia.

Sostengo parimenti l’iniziativa Garanzia europea per la gioventù che propone di offrire ai giovani, dopo un periodo di disoccupazione di quattro mesi o più, un posto di lavoro, un apprendistato, una formazione supplementare o altro, a sostegno del loro inserimento o reinserimento sul posto di lavoro. Come ho detto all’inizio, la solidarietà tra le generazioni è un elemento cruciale, soprattutto nella situazione economica in cui ci troviamo.

 
  
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  Radvilė Morkūnaitė-Mikulėnienė (PPE).(LT) Ho votato a favore del documento redatto dall’onorevole Mann perché riflette i problemi dei rapporti intergenerazionali. Normalmente parliamo dei problemi demografici dell’Unione europea dal punto di vista dei giovani. Questo testo cerca di combinare le caratteristiche principali di tutte le generazioni e i relativi problemi nei settori della sanità, dell’istruzione, del lavoro e di analoga natura, sforzandosi di trovare soluzioni equilibrate.

Se pensiamo alla generazione più anziana dovremmo essere grati del contributo che ha dato allo sviluppo dell’Unione europea, sia a livello economico che culturale. Dobbiamo fare in modo che queste persone possano invecchiare con dignità, ma considerando l’invecchiamento demografico dell’Europa sembra sia piuttosto difficile riuscire a farlo. Occorre quindi non solo creare condizioni per migliorare la politica familiare, ma anche crescere una giovane generazione in grado di creare valore aggiunto, grazie al sistema dell’istruzione e all’istruzione non formale. Ovviamente occorre adoperarsi per l’integrazione dei giovani nel mercato del lavoro. Per questo la ringrazio della relazione.

 
  
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  Daniel Hannan (ECR).(EN) Signor Presidente, i demografi ci dicono che per sopravvivere una popolazione ha bisogno di avere 2,1 nati vivi per ogni donna. In tutta Europa l’unico paese che registra un tasso di natalità sostenibile è l’Albania, o la Turchia se la consideriamo un paese europeo, e nessun altro. Secondo una relazione ONU l’Europa, compresa la Russia europea, perderà 100 milioni di persone nei prossimi 40 anni. La sola Germania vedrà una diminuzione demografica di 20 milioni di persone.

Non si tratta di proiezioni su quello che potrebbe succedere se non interveniamo, perché non c’è niente che possiamo fare visto che il calo dei tassi di natalità è già realtà. L’unico interrogativo è come intervenire. Come siamo arrivati a questo punto? Cosa ci ha portati a questa situazione critica? Non vogliamo semplificare eccessivamente le cose, perché ovviamente c’è una concomitanza di molti fattori legati a modelli lavorativi mutevoli, alla diffusione della contraccezione, al diverso ruolo della donna nella società e alla longevità.

Ad ogni modo mi chiedo se parte del problema non sia dovuta al modo in cui lo Stato si è allargato estromettendo il privato, facendo propri lavori e doveri che tradizionalmente erano di competenza della famiglia come l’assistenza all’infanzia, l’istruzione e la previdenza sociale. La prima generazione è cresciuta con uno Stato assistenziale che l’ha assistita per tutta la vita; in altre parole, per risparmiarsi le normali responsabilità dell’età adulta, è anche stata la prima a rinunciare alla genitorialità.

Ora dobbiamo scegliere tra il collasso demografico e l’importazione di 100 milioni di persone per sostenere i numeri e pagare le pensioni. Questa dovrebbe essere la questione prioritaria dell’Europa, che non possiamo affrontare litigando sulle modifiche alla normativa in materia di occupazione.

 
  
  

Relazione Carvalho (A7-0274/2010)

 
  
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  Alajos Mészáros (PPE).(HU) Accolgo con soddisfazione la proposta della Commissione di semplificare i programmi quadro di ricerca. Nel corso degli anni questi programmi si sono ampliati grazie alle buone opportunità offerte dai bandi di gara ma, al contempo, sono aumentate le incertezze in materia di amministrazione e controlli. Abbiamo bisogno di un nuovo programma che dia più fiducia agli offerenti e, oltre a rafforzare i processi di valutazione tecnica e scientifica, tenga anche conto della semplificazione dei processi amministrativi e finanziari.

Ovviamente esiste un certo rischio in ogni operazione finanziaria, ma un controllo amministrativo eccessivo dei rischi aumenta anche il costo complessivo dell’intero processo. Dobbiamo fare il possibile affinché la nostra ricerca sia interessante e accessibile ai migliori ricercatori del mondo, alle imprese e alle università europee. Ciò richiede tra l’altro una rapida armonizzazione di regole e procedure, che dovrebbe essere attuata anche nel corso del settimo programma quadro, e indubbiamente nelle fasi preparatorie dell’ottavo. Per questi motivi, anch’io ho votato a favore della proposta.

 
  
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  Jarosław Kalinowski (PPE).(PL) Signor Presidente, lo sviluppo economico europeo si fonda sugli investimenti nell’istruzione come forma di investimento nel capitale umano e nelle innovazioni, che contribuiscono alla creazione di metodi e tecnologie moderne. Per investire nell’innovazione è necessario concentrarsi sul finanziamento della ricerca. Un esempio in tal senso sono i programmi quadro che abbiamo discusso, i programmi internazionali di ricerca più grandi al mondo. Finanziando questo tipo di ricerca l’Europa ha la possibilità di migliorare la competitività sulla scena globale, creare posti di lavoro per migliaia di persone e migliorare la qualità della vita di tutti gli europei.

Per mantenere gli standard più elevati nei programmi quadro, la relatrice ha promosso il massimo snellimento delle procedure burocratiche e la semplificazione delle procedure amministrative. Questo faciliterebbe l’accesso dei finanziamenti per la ricerca nell’Unione europea, che del resto è quello che vogliamo. Inutile dire che ho appoggiato la relazione.

 
  
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  Mario Pirillo (S&D). – Signor Presidente, facilitare l'accesso al sistema di sostegno previsto dai programmi quadro di ricerca significa dare una forte spinta alla capacità di competere dell'intero sistema produttivo europeo. Sono convinto che con il voto di oggi abbiamo contribuito notevolmente a raggiungere questo obiettivo essenziale, soprattutto al sistema delle piccole e medie imprese che costituiscono l'ossatura dell'economia di tutti i paesi membri. Infatti, spesso queste realtà non riescono, nonostante l'elevata qualità della loro produzione, ad accedere agevolmente a queste risorse necessarie ad elevare ancora di più i loro standard produttivi.

Inoltre è utile segnalare, così come ha fatto la relatrice, che la votazione è stata quanto mai opportuna nei tempi, visto che cade proprio a ridosso della valutazione intermedia del Settimo programma quadro e della predisposizione dell'ottavo. Un ringraziamento va alla relatrice per il lavoro svolto.

 
  
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  Radvilė Morkūnaitė-Mikulėnienė (PPE).(LT) Ho votato a favore del documento sulla semplificazione dell’attuazione dei programmi quadro di ricerca nell’Unione europea. Purtroppo devo dire che ho perso le ampie discussioni in plenaria, ma il documento di per sé è veramente importante e mi rallegro della sua adozione.

È importante definire condizioni omogenee per gli scienziati di tutti gli Stati membri dell’Unione europea, pagare nella stessa misura le attività di ricerca senza fare distinzioni tra scienziati in base al tenore di vita del paese in cui vivono, perché il progresso scientifico è un tema che interessa tutta l’Unione, e non solo i singoli paesi. Ora come ora prevale l’idea che il lavoro degli scienziati dei nuovi Stati membri abbia meno valore rispetto a quello degli scienziati dei vecchi Stati membri. Tale pratica discriminatoria è sbagliata e inaccettabile.

È altresì fondamentale garantire pari condizioni a tutti gli istituti di ricerca, senza fare distinzioni in base a dimensioni e capacità finanziaria. Questo vale particolarmente per gli istituti di ricerca dei nuovi Stati membri dell’Unione. Non è la grandezza dell’istituto, bensì il progresso scientifico che crea valore. È quindi importante offrire opportunità non solo alle università, ma anche agli istituti di ricerca senza scopo di lucro e ad altri enti scientifici, presentare le candidature e partecipare ai programmi di ricerca. Mi congratulo quindi con tutti i borsisti e, grazie ai migliori meccanismi nell’ambito della ricerca, faremo passi avanti.

 
  
  

Proposta di risoluzione RC-B7-0605/2010

 
  
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  Marian Harkin (ALDE).(EN) Signor Presidente, il Commissario ha affermato di volere valutare meccanismi di sostegno al mercato laddove necessario e che interverrà quando sarà necessario, ma abbiamo bisogno di certezze per gli allevatori. Vengono attaccati da tutte le parti e assistiamo a un enorme aumento dei prezzi, in parte dovuto a speculazioni.

Sono molto felice che sia stato approvato l’emendamento che chiede alla Commissione di affrontare immediatamente il problema della presenza occasionale di OGM nei mangimi importati. È un aspetto che tocca a noi controllare e che dovremmo risolvere, e fino ad ora siamo stati con le mani in mano e ci siamo rifiutati di farlo.

Abbiamo anche sentito parlare dei costi elevati nel garantire conformità ai regolamenti comunitari, che porta ad avere condizioni diverse per le importazioni dai paesi terzi. Ma forse uno dei punti più importanti riguarda l’intero comparto della catena alimentare. Ieri la Corte dei conti ha pubblicato una relazione sul settore dello zucchero: una delle raccomandazioni riguardava il monitoraggio periodico della definizione dei prezzi da parte della Commissione, e la garanzia di una corretta applicazione della legge sulla concorrenza da parte di Commissione e Stati membri per raggiungere l’obiettivo, sancito nel trattato, di assicurare prezzi ragionevoli nelle consegne ai consumatori. Non dobbiamo farlo solo nel settore dello zucchero, ma anche per tutta la catena alimentare.

 
  
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  Mario Pirillo (S&D). – Signor Presidente, ho votato a favore della proposta di risoluzione perché oramai da anni in Europa assistiamo a frequenti crisi che afferiscono al settore dell'allevamento.

Le cause sono diverse, tra cui la diminuzione della domanda di carne ovina e caprina, dovuta anche all'importazione su larga scala di carne dai paesi terzi. Ma ci sono anche cause indirette che hanno colpito il settore dell'allevamento. Mi riferisco ai problemi del settore lattiero-caseario e a quello della volatilità dei prezzi dei cereali che ha subito forti speculazioni.

In previsione della riforma della PAC dopo il 2013, sarà necessario affrontare con impegno la questione e trovare le misure necessarie a limitare per tutto il settore agricolo l'incidenza della volatilità dei prezzi. Invito quindi la Commissione a elaborare strumenti più rapidi, che permettano di fronteggiare con rapidità le situazioni di crisi all'interno di ogni singola OCM.

 
  
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  Seán Kelly (PPE).(GA) Signor Presidente, ho votato a favore della relazione e mi rallegro di alcuni punti sollevati dal Commissario Cioloş nell’intervento di questa mattina.

(EN) Vorrei però dire un paio di cose. In primo luogo la relazione della Corte dei conti di ieri era una condanna molto critica della Commissione, che dimostra che dopo 1,2 miliardi di euro di risarcimenti, la chiusura di molti stabilimenti e la perdita di migliaia di posti di lavoro, nell’approvvigionamento di zucchero ora siamo autosufficienti solo per l’85 per cento.

In secondo luogo, durante la settimana ho qui partecipato a un seminario dell’agricoltura e la stessa situazione vige per il pescato che entra nell’Unione europea, proveniente soprattutto dal Vietnam, parte del quale potrebbe addirittura essere inquinato. Lo stesso dicasi per il settore dell’allevamento, in cui i paesi terzi che esportano materie prime nell’Unione europea possono farlo in posizione di vantaggio rispetto agli allevatori comunitari.

È essenziale che l’Unione europea affronti tutte queste problematiche e, per i prodotti provenienti da paesi terzi, garantisca l’applicazione degli stessi standard normativi, degli stessi meccanismi di controllo e della stessa rigorosità nel rispetto delle norme applicabili ai produttori dell’Unione europea.

 
  
  

Dichiarazioni di voto scritte

 
  
  

Relazione Matera (A7-0297/2010)

 
  
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  Maria Da Graça Carvalho (PPE), per iscritto. (PT) Poiché l’Irlanda ha presentato richiesta di assistenza su 850 casi di esubero presso la SR Technics Ireland Ltd, operante nel settore dei trasporti aerei nella regione NUTS III di Dublino, ho votato a favore della risoluzione in quanto mi trovo d’accordo sulla proposta della Commissione, e sui rispettivi emendamenti introdotti dal Parlamento. Concordo inoltre con la richiesta rivolta alle istituzioni interessate di compiere gli sforzi necessari per accelerare la mobilitazione del Fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione (FEG) e con la posizione del Parlamento, che deplora le gravi mancanze della Commissione nel realizzare i programmi sulla competitività e l’innovazione, in particolare durante una crisi economica che aumenta significativamente la necessità di tale appoggio.

 
  
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  Proinsias De Rossa (S&D), per iscritto. (EN) Mi associo senza riserve all’approvazione di 7,45 milioni di euro di aiuti europei per contribuire alla riqualificazione di 850 lavoratori in esubero della SR Technics. Il sostegno fornito dal Fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione (FEG) è urgente per i lavoratori, le loro famiglie e la comunità di Dublino nord, profondamente colpite dalla chiusura della società che ha portato alla perdita di più di un migliaio di posti di lavoro qualificati. Ero alla guida di una delegazione della SR Technics in visita al Commissario Špidla a metà 2009, quando la disponibilità di questo fondo ci è stata confermata. Ci sono poi voluti sei mesi al governo irlandese per richiedere il FEG, e altri sette per rispondere alle richieste di chiarimento avanzate dalla Commissione. La lenta e inefficace gestione della domanda avanzata da Dell rischia di portare al rimborso a Bruxelles di gran parte degli stanziamenti; non si è tenuto conto della lezione. Il governo irlandese deve agire con maggiore rapidità affinché questi aiuti siano concessi direttamente a chi ne ha bisogno, non siano usati al posto di fondi di governo, e i programmi di formazione e riqualificazione offerti siano adeguati alle esigenze dei lavoratori. È incredibile che il governo si stia preparando solo ora a nominare un coordinatore per il fondo, a quattro anni dalla sua istituzione.

 
  
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  Edite Estrela (S&D), per iscritto. (PT) Ho votato a favore della relazione concernente la mobilitazione del Fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione per l’SR Technics Ireland, che darà grande sostegno ai lavoratori colpiti dalle conseguenze degli importanti cambiamenti nella struttura del commercio mondiale. Per favorire con più forza il reinserimento dei lavoratori nel mercato del lavoro, la procedura di messa a disposizione del fondo dovrà essere più rapida e più semplice. Pertanto è necessario individuare voci di bilancio adeguate alla realizzazione degli storni.

 
  
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  Diogo Feio (PPE), per iscritto. (PT) La società irlandese SR Technics ha particolarmente sofferto dell’impatto che l’attuale crisi economica e finanziaria ha avuto sull’industria dell’aviazione, perdendo importanti contratti di manutenzione che l’hanno costretta a licenziare più di 1 000 lavoratori. La perdita dei contratti e la concorrenza di regioni che possono offrire servizi più competitivi fanno temere per la solidità di questa società e di altre che operano nel ramo. Oltre a essere d’accordo sulla necessità di mobilitare il Fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione per far fronte alla situazione, esprimo la mia preoccupazione per il modo in cui le compagnie aeree stanno tagliando le spese di manutenzione e riparazione di aeromobili, e per l’effetto che ciò potrebbe avere sulla sicurezza aerea.

 
  
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  Ilda Figueiredo (GUE/NGL), per iscritto. (PT) È stata approvata un’altra mobilitazione del Fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione, in questo caso per la richiesta avanzata dalla società irlandese IE/SR Technics.

Purtroppo, come sottolineato dalla commissione per l’occupazione e gli affari sociali del Parlamento, l’esame della richiesta è stato posticipato di un anno prima di essere presentata all’autorità di bilancio, dato che i lavoratori sono stati licenziati ad aprile 2009.

Ad ogni modo, le misure di sostegno ai lavoratori licenziati includono orientamento e formazione professionale per l’acquisizione di competenze di base, forme di apprendistato sul luogo di lavoro e fuori dal luogo di lavoro per gli apprendisti licenziati, istruzione e formazione professionale e sostegno all’imprenditoria.

Infine, si sottolinea che la commissione per l’occupazione ha dovuto porre l’accento sulla necessità di presentare le posizioni dei sindacati su questi casi per garantire che, se lo desiderano, possono partecipare al processo di candidatura e all’applicazione delle misure.

 
  
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  Elisabeth Köstinger (PPE), per iscritto. (DE) Il Fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione (FEG) ha di recente dimostrato in più occasioni di essere un utile strumento di lotta alla disoccupazione, uno dei frequenti effetti collaterali della globalizzazione. Il FEG può essere usato per finanziare misure di creazione di posti di lavoro, programmi di riqualificazione e laboratori a sostegno dello start-up di imprese. Per questi e altri motivi appoggio pienamente la relazione Matera. Per garantire un efficace sfruttamento dei soldi essi devono essere stanziati per fondi precisi e giungere rapidamente a destinazione. Dobbiamo dare priorità all’assistenza a favore dei cittadini europei, non dimentichiamolo.

 
  
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  Jean-Luc Mélenchon (GUE/NGL), per iscritto. (FR) Mi astengo per il rispetto che nutro nei confronti dei lavoratori irlandesi bistrattati dalla globalizzazione. Nella situazione in cui si ritrovano a causa delle politiche neoliberali promosse dall’Unione europea, ci si potrebbe sentire in diritto di votare contro la misera somma concessa loro con riluttanza dall’eurocrazia. Ma il poco che viene dato può alleviare le loro sofferenze. Ciò non rende meno disprezzabile la logica del Fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione: approva le delocalizzazioni che i proprietari di SR Technics hanno attuato per aumentare i profitti.

 
  
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  Nuno Melo (PPE), per iscritto. (PT) L’Unione europea è uno spazio di solidarietà in cui si colloca il Fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione (FEG). Questo appoggio è fondamentale per aiutare i disoccupati e le vittime delle delocalizzazioni attuate nell’ambito della globalizzazione. Un numero sempre maggiore di imprese delocalizza approfittando del minor costo del lavoro in alcuni paesi, in particolare India e Cina, con effetti deleteri per i paesi che rispettano i diritti dei lavoratori. Scopo del FEG è aiutare i lavoratori vittime della delocalizzazione di imprese, ed è fondamentale per facilitare l’accesso a un nuovo lavoro. In passato il FEG è già stato usato da altri paesi dell’UE, quindi ora dovremmo concedere assistenza all’Irlanda che ha richiesto aiuto per 850 lavoratori dichiarati in esubero dalla società SR Technics Ireland Ltd, operante nel settore dei trasporti aerei nella regione NUTS III di Dublino.

 
  
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  Andreas Mölzer (NI), per iscritto. (DE) Il Fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione (FEG) riceve un finanziamento annuo di 500 milioni di euro al fine di offrire sostegno finanziario ai lavoratori vittima dei grandi cambiamenti strutturali nel commercio mondiale. In base alle stime, dai 35 000 ai 50 000 dipendenti all’anno potrebbero avvalersi di questo sostegno. I soldi possono essere usati per finanziare l’assistenza nella ricerca di un posto di lavoro, formazione personalizzata, assistenza nell’imprenditoria o nell’avvio di un’attività, mobilità e sostegno ai lavoratori svantaggiati o più anziani. I dipendenti di una società possono ricevere questo sostegno se almeno 500 lavoratori sono stati licenziati in un periodo di quattro mesi. Quindi, la società irlandese SR Technics Ireland Ltd ha pieno diritto ai fondi, avendo licenziato 1 135 persone. Voto a favore della relazione, perché la SR Technics Ireland soddisfa tutti i requisiti per ricevere i fondi.

 
  
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  Franz Obermayr (NI), per iscritto. (DE) La mobilitazione del Fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione per la società irlandese SR Technics, che opera nel trasporto aereo, è valida a tutti gli effetti per i 1 135 posti di lavoro, e potrebbe contribuire a salvarli. Per questo ho votato a favore della relazione.

 
  
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  Alfredo Pallone (PPE), per iscritto. Cari Colleghi, ancora una volta ci troviamo in quest'aula ad approvare uno stanziamento eccezionale all'interno dei nostri confini. Lo dico con rammarico, in quanto questa misura implica crisi e una serie di problemi legati all'economia, il mercato del lavoro, i lavoratori e le loro famiglie. Ma fortunatamente abbiamo a disposizione una tale risorsa. Sono proprio situazioni come questa in cui l'Unione Europea da prova dei valori e delle ragioni che la contraddistinguono. La solidarietà europea, la difesa delle istanze comunitarie, sono valori che vanno difesi e tutelati. Questo il messaggio che il Parlamento europeo e l'Unione vogliono trasmettere e mi auguro vi sia una maggiore sensibilità nella diffusione di questo messaggio anche per combattere facili demagogie anti europee e mostrare invece quanto siano fondamentali il sostegno e l'intervento a livello comunitario.

 
  
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  Maria do Céu Patrão Neves (PPE), per iscritto. (PT) Riguardo alla richiesta di assistenza presentata dall’Irlanda per 850 lavoratori in esubero presso la SR Technics Ireland Ltd, operante nel settore dei trasporti aerei nella regione NUTS III di Dublino, ho votato a favore della risoluzione perché concordo con la proposta della Commissione, e con i rispettivi emendamenti introdotti dal Parlamento.

Sono inoltre d’accordo sui seguenti punti:

- chiedere alle istituzioni interessate di compiere gli sforzi necessari per accelerare la mobilitazione del Fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione (FEG), sottolineando che l’aiuto del FEG non deve sostituire le azioni che sono di competenza delle imprese in forza della legislazione nazionale o dei contratti collettivi, né finanziare la ristrutturazione di imprese o settori;

- la proposta della Commissione per una fonte alternativa di stanziamenti di pagamento rispetto ai fondi non utilizzati del Fondo sociale europeo (FSE), a seguito delle numerose occasioni in cui il Parlamento ha ricordato che il FEG è stato creato separatamente quale strumento specifico, con obiettivi e scadenze proprie, e che occorre pertanto individuare adeguate voci di bilancio per gli storni;

- la posizione del Parlamento che si rammarica delle gravi carenze della Commissione in fase di attuazione dei programmi in materia di competitività e innovazione, soprattutto in tempi di crisi economica che aumenta sensibilmente la necessità di un tale sostegno.

 
  
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  Aldo Patriciello (PPE), per iscritto. Cari colleghi, concordo con la relatrice e con le autorità irlandesi che sostengono che la crisi economica e finanziaria mondiale ha avuto gravi ripercussioni sull'industria dell'aviazione e che il numero dei passeggeri, dei chilometri percorsi e degli aeromobili in servizio ha registrato un netto calo. Di conseguenza, appoggio l'aiuto europeo per un settore vitale per il rilancio dell'economia Irlandese ed Europea.

 
  
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  Paulo Rangel (PPE), per iscritto. (PT) La richiesta presentata dall’Irlanda per l’intervento del Fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione (FEG) in relazione a 850 esuberi presso la società ST Technics Ireland Ltd soddisfa tutti i criteri di ammissibilità definiti per legge. In realtà, in base al regolamento (CE) n. 546/2009 del 18 giugno 2009 che modifica il regolamento (CE) n. 1927/2006 che istituisce un Fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione, l’ambito di applicazione del FEG è stato temporaneamente allargato per riuscire a intervenire in situazioni come questa, conseguenza diretta della crisi economica e finanziaria globale, nel caso in cui si verifichi “l’esubero di almeno 500 dipendenti di un’impresa nell’arco di quattro mesi in uno Stato membro, compresi i lavoratori in esubero dei fornitori o dei produttori a valle di tale impresa”. Per questo motivo ho votato a favore della risoluzione, essendo d’accordo sulla proposta della Commissione e sulle rispettive modifiche introdotte dal Parlamento, e mi rallegro del fatto che la Commissione abbia individuato una fonte alternativa per gli stanziamenti di pagamento, diversa dai fondi del Fondo sociale europeo (FSE) non utilizzati, in linea con i precedenti moniti lanciati in tal senso dal Parlamento.

 
  
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  Raül Romeva i Rueda (Verts/ALE), per iscritto. (EN) Con l’adozione del presente documento, il Parlamento europeo chiede alle istituzioni interessate di compiere gli sforzi necessari per accelerare la mobilitazione del FEG e, nel complesso, ricorda l’impegno delle istituzioni volto a garantire una procedura agevole e rapida per l’adozione delle decisioni relative alla mobilitazione del FEG, apportando un aiuto specifico, una tantum e limitato nel tempo ai lavoratori in esubero a causa della globalizzazione e della crisi finanziaria ed economica. Esso sottolinea il ruolo che il FEG può svolgere ai fini del reinserimento dei lavoratori in esubero nel mercato del lavoro.

 
  
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  Silvia-Adriana Ţicău (S&D), per iscritto. (RO) Ho votato a favore della risoluzione del Parlamento europeo sulla mobilitazione del FEG per la concessione di aiuti ai lavoratori in esubero. Nell’ottobre 2009 l’Irlanda ha presentato una richiesta di assistenza per l’utilizzo del Fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione (FEG) in relazione agli esuberi della società SR Technics, operante nel settore dei trasporti aerei nella regione irlandese di Dublino. La crisi finanziaria ed economica globale ha ridotto l’attività del trasporto aereo, causando anche una forte ondata di licenziamenti nel settore. In Irlanda si sono registrati 1 135 esuberi tra aprile e agosto 2009, di cui 850 presso la società SR Technics Ireland Ltd. Pur riconoscendo l’importante ruolo svolto dal FEG nel reinserimento nel mercato del lavoro dei lavoratori in esubero, comprovato tra l’altro da circa 11 domande approvate nel solo 2010 per un importo complessivo di oltre 30 milioni di euro, credo che questo strumento non sia ancora sufficientemente conosciuto e sfruttato dagli Stati membri. Invito inoltre la Commissione europea ad analizzare gli esuberi effettuati nel corso della crisi economica nel settore pubblico e a sviluppare uno strumento analogo al FEG, che aiuterà i dipendenti pubblici in esubero nei vari Stati membri.

 
  
  

Relazione Lichtenberger (A7-0301/2010)

 
  
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  Nuno Melo (PPE), per iscritto. (PT) Difendere l’indipendenza del mandato di un europarlamentare è competenza del Parlamento, e non si può mettere in discussione l’indipendenza. In questo caso il deputato europeo è essenzialmente accusato di reati in relazione alla sua attività contabile e di gestione in qualità di presidente del consiglio di amministrazione dell’associazione polacca della Carta dei giovani e di Campus Sp., concernenti un periodo precedente la sua elezione al Parlamento. I reati di cui è accusato non hanno nulla a che vedere con la sua attività in quanto deputato al Parlamento europeo: pertanto, in questo caso, dovremmo procedere a revocare la sua immunità. Per questo ho votato in tal modo.

 
  
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  Andreas Mölzer (NI), per iscritto. – (DE) Il cittadino polacco e deputato al Parlamento europeo, onorevole Lisek, è stato accusato di tre reati dal procuratore distrettuale di Koszalin in Polonia. Si tratta di reati finanziari illegali ai sensi della normativa polacca. Per consentire lo svolgimento di un’indagine sul caso Lisek secondo il diritto polacco, è stata presentata una richiesta di revoca dell’immunità. Poiché il diritto vigente dell’Unione europea stabilisce chiaramente come gestire l’immunità degli europarlamentari e le revoche dell’immunità, ci deve essere una votazione. Voto a favore della revoca dell’immunità dell’onorevole Lisek, prima di tutto perché lo aiuterà e, secondo, perché è l’unico modo in cui può rispondere alle accuse rivolte contro la sua persona nel suo paese.

 
  
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  Maria do Céu Patrão Neves (PPE), per iscritto. (PT) Ho votato a favore della revoca di immunità proposta perché credo si debba dare corso alla richiesta presentata – a condizione che sia ragionata, anche solo in base a un ragionevole sospetto – in nome della dignità delle istituzioni e di quelli che dovrebbero essere gli interessi delle persone coinvolte.

 
  
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  Raül Romeva i Rueda (Verts/ALE), per iscritto. (EN) Considerando che l’onorevole Lisek è essenzialmente accusato di reati in relazione alla sua attività contabile e di gestione in qualità di presidente del consiglio di amministrazione dell’associazione polacca della Carta dei giovani e di Campus Sp., concernenti un periodo precedente la sua elezione al Parlamento europeo, e che i reati di cui l’onorevole Lisek è accusato non hanno nulla a che vedere con la sua attività in quanto deputato al Parlamento europeo, e considerando che non è stata fornita alcuna prova convincente sull’esistenza di fumus persecutionis, il Parlamento europeo ha oggi deciso di revocare l’immunità dell’onorevole Lisek.

 
  
  

Relazione Gauzès (A7-0171/2010)

 
  
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  William (The Earl of) Dartmouth (EFD), per iscritto. (EN) Ho votato contro la relazione Gauzès relativa alla direttiva sui gestori di fondi di investimento alternativi perché è contraria agli interessi di buona parte del settore più importante del Regno Unito, i servizi finanziari. Ha raggruppato tutti i fondi che ancora non rientrano nella direttiva OICVM, dai fondi di investimento ai fondi hedge, sotto un’unica e ampia normativa che ha costi elevati. Ha inoltre imposto oneri a gestori e investitori europei in Europa che i paesi terzi non impongono ai loro gestori e investitori. Questo porterà inevitabilmente a una fuga di talenti da Londra verso paesi al di fuori dell’Unione europea. Come sempre la normativa europea impone forti costi al settore, che toccano in maniera esagerata le PMI favorendo così i grandi attori di mercato. Punire i fondi private equity comporterà una perdita di investimenti nel Regno Unito e in Europa, proprio quando abbiamo bisogno di maggiori investimenti per rimanere competitivi nell’economia globalizzata. Viene applicata una soglia bassa che avrà conseguenze soprattutto sui fondi private equity facendo rientrare rapidamente i piccoli fondi nell’ambito di applicazione della direttiva quando hanno fatto solo pochi investimenti. I requisiti patrimoniali saranno particolarmente onerosi per i private equity e il capitale di rischio. Quest’ultimo è necessario per creare nuovi posti di lavoro negli start-up.

 
  
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  Luís Paulo Alves (S&D), per iscritto. (PT) Poiché i gestori di fondi di investimento alternativi rappresentano circa 1 000 miliardi di dollari americani di attività e quindi svolgono un ruolo importante nel finanziamento dell’economia europea, e visto che la crisi finanziaria è nata nel mercato degli investimenti benché questi fondi non siano direttamente legati all’origine della crisi, si considera necessario regolamentare tutti gli attori coinvolti nei servizi finanziari, e in particolare questi fondi ad alto rischio: ciò proteggerà gli investitori e promuoverà la stabilità dei mercati. Tale regolamentazione ha un ruolo fondamentale, perché sostituisce la regolamentazione nazionale con quella europea, e prevede condizioni per tenere conto delle specificità dei vari fondi considerati in base al relativo rischio sistemico. In un periodo di crisi si pensa di stabilire regole di comportamento per tutti i servizi finanziari, e di promuovere un vero mercato unico grazie alla definizione di regole comuni a livello europeo. Le norme proposte da questa direttiva garantiscono maggiore trasparenza sulla gestione degli stessi fondi, e sulle loro modalità di scambio nell’Unione europea – grazie a una semplice autorizzazione nei diversi Stati membri – e nei paesi terzi.

 
  
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  Marta Andreasen e Derek Roland Clark (EFD), per iscritto. (EN) Ho votato contro la relazione Gauzès relativa alla direttiva sui gestori di fondi di investimento alternativi perché è contraria agli interessi di buona parte del settore più importante del Regno Unito, i servizi finanziari.

Ha raggruppato tutti i fondi che ancora non rientrano nella direttiva OICVM, dai fondi di investimento ai fondi hedge, sotto un’unica e ampia normativa che ha costi elevati. Ha inoltre imposto oneri a gestori e investitori europei in Europa che i paesi terzi non impongono ai loro gestori e investitori. Questo porterà inevitabilmente a una fuga di talenti da Londra verso paesi al di fuori dell’Unione europea. Come sempre la normativa europea impone forti costi al settore, che toccano in maniera esagerata le PMI favorendo così i grandi attori di mercato.

Punire i fondi private equity comporterà una perdita di investimenti nel Regno Unito e in Europa, proprio quando abbiamo bisogno di maggiori investimenti per rimanere competitivi nell’economia globalizzata. Viene applicata una soglia bassa che avrà conseguenze soprattutto sui fondi private equity facendo rientrare rapidamente i piccoli fondi nell’ambito di applicazione della direttiva quando hanno fatto solo pochi investimenti. I requisiti patrimoniali saranno particolarmente onerosi per i private equity e il capitale di rischio. Quest’ultimo è necessario per creare nuovi posti di lavoro negli start-up.

 
  
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  Sophie Auconie (PPE), per iscritto. (FR) La crisi finanziaria che ha colpito duramente l’Unione europea trova le sue origini nella sfrenata attività di numerosi fondi di investimento, soprattutto quelli degli Stati Uniti. Tra questi i fondi alternativi, i fondi hedge, si caratterizzano per una speculazione aggressiva. Questa sembra essere una delle principali cause del disastro, di cui ancora oggi subiamo le conseguenze. Per proteggere in futuro il mercato europeo dagli eccessi di questi fondi alternativi, ho votato a favore della relazione presentata dal collega, onorevole Gauzès. Questo testo rappresenta un grande passo avanti nella regolamentazione finanziaria. Con questo voto rafforziamo i poteri dell’Autorità europea degli strumenti finanziari e dei mercati (ESMA). Questa autorità europea per i mercati finanziari sarà istituita l’1 gennaio 2011 e consegnerà, nel rispetto di rigide condizioni, un “passaporto” che permette l’attività dei gestori di fondi alternativi che si trovano nell’Unione europea. La direttiva impone loro l’autorizzazione o registrazione, il rispetto di requisiti operativi e organizzativi, e l’osservanza di regole di condotta e di trasparenza, assoggettandoli ai poteri di sorveglianza e sanzionatori esercitati dalle autorità competenti degli Stati membri e dell’ESMA. In futuro i gestori di fondi che si trovano al di fuori dell’Unione europea saranno soggetti alle stesse regole dei fondi europei.

 
  
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  Vito Bonsignore (PPE), per iscritto. Mi congratulo con il collega Gauzès per l'eccellente lavoro svolto. Ho votato a favore di questo documento perché ritengo necessario fornire ai risparmiatori europei degli strumenti finanziari chiari e sicuri. Sono convinto che solo attraverso una severa e precisa regolamentazione si può tentare di evitare altre destabilizzazioni del mercato. La relazione che abbiamo votato oggi rientra dunque in quel quadro più ampio di regolamentazione economica e finanziaria che l’Unione europea sta attuando. In questo senso anche una giusta regolamentazione dei fondi di investimento diventa un valido strumento utile per evitare disfunzioni del sistema come potrebbe essere, ad esempio, un'eccessiva esposizione ai rischi per quei soggetti che hanno una rilevanza sistemica. Condivido inoltre l'idea di un "passaporto" europeo che si concretizzi attraverso attività di autorizzazione e di vigilanza nei confronti di tutti quei gestori di fondi alternativi stabiliti e operanti nell'Unione. Apprezzo, infine, gli obblighi in materia di informazione da fornire alle autorità di vigilanza cosi da garantire una maggiore trasparenza.

 
  
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  Maria Da Graça Carvalho (PPE), per iscritto. (PT) Le recenti difficoltà dei mercati finanziari hanno dimostrato che molte strategie applicate dai gestori dei fondi di investimento alternativi sono soggette ad alcuni, anzi, a molti rischi che colpiscono gli investitori, altri attori di mercato e gli stessi mercati. Ho votato a favore della posizione del Parlamento perché concordo sulla necessità di assoggettare a rigoroso controllo in termini di governance le operazioni dei gestori di fondi di investimento alternativi. Essi devono essere gestiti e organizzati in maniera tale da ridurre al minimo i conflitti di interesse. Concordo che i requisiti organizzativi definiti in conformità alla presente direttiva non debbano pregiudicare i sistemi e i controlli imposti dalla legislazione nazionale sulla registrazione dei singoli individui che operano in imprese di investimento o per loro. È necessario specificare i poteri e i doveri delle autorità competenti responsabili dell’applicazione di questa direttiva, e rafforzare i meccanismi necessari a garantire un’efficace cooperazione transfrontaliera nel settore della vigilanza.

 
  
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  Nikolaos Chountis (GUE/NGL), per iscritto. (EL) Il sistema finanziario sovradimensionato, le sue speculazioni e la mancanza di trasparenza sono state le cause della crisi finanziaria. La crisi – come tutte le crisi – deve essere affrontata con cambiamenti strutturali, un diverso modus operandi e ostacoli all’introduzione di prodotti tossici nel sistema economico. Sono altresì importanti le misure di vigilanza, da integrare a tutti gli effetti. Ad ogni modo, la direttiva della Commissione e la relazione del Parlamento europeo non garantiscono una vera e propria vigilanza e controllo dei fondi hedge e private equity. Viste le molteplici deroghe e condizioni in materia di vigilanza poste nella relazione, sembra che speculazione e mancanza di trasparenza continueranno a regnare sovrane. Per questo motivo ho votato contro la relazione.

 
  
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  Christine De Veyrac (PPE), per iscritto. (FR) Benché la crescita dell’Unione europea risenta ancora delle conseguenze della crisi economica del 2008, ho votato a favore della relazione Gauzès perché contribuisce a razionalizzare il sistema finanziario attraverso un migliore controllo dei fondi di investimento. In effetti, i fondi speculativi sono stati additati come fattore che ha contribuito ad aggravare la crisi. Creando un sistema di “passaporto europeo”, l’Unione europea impone una sorta di “codice di condotta” a questi organi finanziari che, ormai, dovranno rispettare certe condizioni all’interno dello spazio europeo. In questo modo il mercato unico ne guadagnerà in termini di trasparenza ed efficienza.

 
  
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  Harlem Désir (S&D), per iscritto. (FR) Dopo la votazione del Parlamento, finalmente l’Unione regolamenterà le attività dei fondi di investimento più speculativi. È passato molto tempo dalla relazione di iniziativa Rasmussen che, ancora nel 2008, proponeva di imporre severi limiti a questi “buchi neri della finanza”. Ci è voluta la crisi finanziaria affinché gli Stati membri e la maggioranza del Parlamento accettassero di adottare una normativa vincolante sui fondi alternativi. Per la prima volta questi fondi, che si trovino o meno in Europa, saranno soggetti a controlli, limitazioni d’attività e maggiore trasparenza; non sarà più possibile spartirsi le imprese, e saranno ampliati i poteri di vigilanza dell’Autorità europea degli strumenti finanziari e dei mercati. Bisogna ancora fare molto per supervisionare con efficacia il settore della finanza in Europa; l’ESMA, e non le autorità nazionali, dovrebbe essere l’unica autorità competente in materia, e le imprese dovrebbero essere ancora più protette dalla speculazione. Se non fosse stato per le reticenze dei conservatori l’Unione avrebbe potuto adottare una legislazione più rigorosa e più efficace. Questo è solo un primo passo. Il testo che abbiamo adottato sarà rivisto tra quattro anni e, sulla base di una valutazione, ci darà la possibilità di spingerci più avanti per proteggere l’economia e i posti di lavoro dai danni causati dalla speculazione.

 
  
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  Marielle De Sarnez (ALDE), per iscritto. (FR) Si continuano ad applicare nuove regole per migliorare la governance economica, ma è ancora insufficiente. Adottando a grande maggioranza la relazione sui fondi alternativi e gli investimenti di capitale, il Parlamento continua a mettere a punto nuove regole per una migliore governance economica. I gestori di fondi di investimento alternativi, che rappresentano circa 1 000 miliardi di dollari americani di attività, svolgono un ruolo importante nel finanziamento dell’economia europea. Nonostante questi fondi non siano direttamente all’origine della crisi finanziaria, la loro gestione non deve sfuggire alla necessità di regolamentare tutti gli attori nei servizi finanziari. Il Parlamento ha ottenuto l’inclusione di nuovi capitoli sulla spoliazione delle attività e le retribuzioni, e ha influenzato sensibilmente le regole sul sistema di passaporto, la responsabilità del depositario, i requisiti sui fondi propri e il ricorso alla leva finanziaria.

 
  
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  Ilda Figueiredo (GUE/NGL), per iscritto. (PT) Questa è la prima direttiva europea che regolamenterà i fondi di investimento ad alto rischio – i fondi hedge – ed è il culmine di un processo negoziale durato più di un anno. Come dice il documento, le nuove regole intendono controllare le attività dei gestori e garantire maggiore trasparenza nella gestione di questi fondi, per proteggere gli investitori e promuovere la stabilità dei mercati finanziari.

Ma a dire il vero non siamo andati in fondo al problema: questi fondi speculativi non sono stati aboliti e continua a esistere un mercato dei derivati, nel senso che esistono ancora meccanismi che permettono la speculazione. È stata sprecata un’ottima opportunità di regolamentare nella giusta maniera i mercati finanziari. Il Consiglio e la maggioranza del Parlamento europeo hanno ceduto dinanzi alle enormi pressioni della lobby finanziaria.

La crisi finanziaria ha mostrato che le disfunzioni del sistema finanziario globale hanno origine da una parte da un’esposizione eccessiva al rischio – questi fondi ne sono un esempio – e, dall’altra, dalla debolezza dei sistemi di gestione del rischio. La nuova regolamentazione europea stabilisce requisiti comuni per l’autorizzazione e la vigilanza dei fondi hedge, che però sono ben lungi dal prevenire la continuazione di gravi rischi sistemici. Per questo non possiamo votare a favore di questa proposta.

Ad ogni modo sono in fase di discussione e di negoziazione nuove direttive, e quindi è possibile andare in fondo alla questione, soprattutto per mettere fine a questi fondi speculativi. Vedremo.

 
  
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  Bruno Gollnisch (NI), per iscritto. (FR) Ho votato a favore del compromesso raggiunto, dopo mesi di negoziati, sulla regolamentazione dei gestori di fondi di investimento alternativi. L’ho votato perché, pur avendo qualche limite, sarebbe inaccettabile permettere a certi fondi di investimento di continuare ad agire impunemente, quando sappiamo che hanno contribuito ad amplificare e diffondere la crisi. In particolare, deploro la debolezza delle disposizioni sulla leva finanziaria, la debolezza delle garanzie sui fondi offshore, che potranno ottenere un passaporto, e la debolezza degli obblighi imposti ai fondi private equity, spesso specializzati nello smembramento delle imprese non quotate in borsa. Deploro il fatto che si debba tollerare questi predatori che possono operare su tutto il territorio dell’Unione europea con una registrazione e con controlli minimi. Cos’altro avremmo potuto aspettarci da un testo che non vuole regolamentare i fondi speculativi, bensì i loro gestori, e che cerca di gestire il rischio invece di impedire questa speculazione?

 
  
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  Sylvie Guillaume (S&D), per iscritto. (FR) Ho votato a favore del testo sui gestori di fondi alternativi perché è indispensabile legiferare su questo settore dei mercati finanziari, che mettono in atto strategie estremamente rischiose e dannose per l’occupazione e l’economia reale. Sono stati fatti molti passi avanti che meritano il nostro plauso, come ad esempio la vigilanza sulla retribuzione dei gestori di fondi affinché non incoraggi né ricompensi un’eccessiva assunzione di rischi, solo per dare un esempio. La direttiva procede chiaramente nella giusta direzione, pur avendo forti limiti. In particolare, è un peccato che la vigilanza sia lasciata alle autorità nazionali e non all’Autorità europea degli strumenti finanziari e dei mercati (ESMA), creata di recente durante la votazione sul pacchetto di supervisione finanziaria. Dobbiamo stare attenti e preparare sin da ora i prossimi passi per rimettere i mercati al servizio dell’economia, e impedire nuove crisi finanziarie.

 
  
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  Alan Kelly (S&D), per iscritto. (EN) Questa direttiva rappresenta una delle prime risposte legislative dell’Unione europea alla crisi finanziaria. È una mossa verso il nuovo quadro normativo e di vigilanza dei mercati finanziari. È un primo passo nella giusta direzione per il processo legislativo che, speriamo, sarà completato in un futuro non troppo lontano. È importante che questi sistemi esistano per impedire il ripetersi della crisi nella regolamentazione che ha caratterizzato il 2008.

 
  
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  Giovanni La Via (PPE), per iscritto. Egregio presidente, cari colleghi, ho votato a favore della relazione sulla proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio sui gestori di fondi di investimento alternativi, in quanto credo che i gestori dei fondi debbano essere registrati e debbano rispettare alcune basilari regole di condotta. Essi, infatti, gestiscono circa 1000 miliardi di dollari di attività e svolgono, pertanto, un ruolo di primo piano nel finanziamento dell'economia europea. Quest'attività, come ben illustrato nella relazione, riguarda soggetti e prodotti molto diversi tra loro, quali fondi d'investimento alternativi e di private equity, fondi immobiliari e fondi di materie prime. Tali caratteristiche rendono prioritaria un'azione europea che si tramuti in una snella e puntuale regolamentazione diretta a tutti gli operatori che prestano servizi finanziari. Una regolamentazione volta a garantire una maggiore stabilità del sistema finanziario e una migliore protezione degli investitori, strumenti utili al fine di dare vita ad un vero mercato unico dei prodotti finanziari europei.

 
  
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  Patrick Le Hyaric (GUE/NGL), per iscritto. (FR) La relazione Gauzès purtroppo è un’occasione mancata per regolamentare con efficacia i fondi speculativi che sono all’origine della crisi. Nonostante il loro ruolo distruttivo e il rischio che questi fondi comportano per l’architettura finanziaria in essere, il Consiglio e il Parlamento si sono piegati dinanzi alla forte lobby del settore finanziario per mantenere questi strumenti estremamente remunerativi a vantaggio di una minoranza. Pertanto ho votato contro questa relazione che consente ai fondi alternativi situati al di fuori dell’Unione europea di essere commercializzati nello spazio comunitario senza l’obbligo di rispettare le nuove regole europee. È uno squarcio che distrugge tutti i progressi compiuti da questa nuova legislazione.

 
  
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  Elżbieta Katarzyna Łukacijewska (PPE), per iscritto.(PL) Onorevoli colleghi, la votazione di oggi è un importante passo avanti nella legislazione sui fondi di investimento alternativi. Essa prevede soprattutto più trasparenza, norme effettive per la regolamentazione del settore finanziario e una legislazione più efficace. Penso che in un momento in cui tutti i paesi lottano dinanzi alle difficoltà finanziarie gli investimenti alternativi, se capiti e sfruttati nel giusto modo, possano avere un effetto propizio e contribuire al miglioramento della situazione economica.

 
  
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  Véronique Mathieu (PPE), per iscritto. (FR) Vorrei rendere omaggio all’eccellente relazione dell’onorevole Gauzès sulla direttiva relativa ai gestori di fondi di investimento alternativi. Grazie a questa relazione sarà possibile introdurre più trasparenza, vigilanza e codici di condotta nella regolamentazione dei mercati finanziari. È un primo passo coronato dal successo che, spero, sarà seguito da altre iniziative volte a riformare in profondità e in maniera globale il sistema finanziario.

 
  
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  Jean-Luc Mélenchon (GUE/NGL), per iscritto. (FR) Ho votato contro questo testo e gli emendamenti del Parlamento europeo in esso contenuti. Contrariamente a quanto afferma questo testo non regolamenta nulla. Votarlo significherebbe proclamare la vittoria delle lobby finanziarie sull’interesse generale dei cittadini.

 
  
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  Nuno Melo (PPE), per iscritto. (PT) La crisi finanziaria occorsa nel 2007 ha visto come protagoniste grandi banche di investimento che nei loro portafogli tenevano una serie di fondi di investimento alternativi, i fondi hedge, non soggetti a vigilanza e spesso costituiti da attività di dubbio valore. Questa situazione si è riflessa nella crisi, e ora è necessario adottare misure concrete cosicché in futuro non si ripetano situazioni di crisi provocate da meccanismi finanziari che nessuno controlla e spesso impossibili da quantificare. Questa direttiva approva una serie di norme che, se rispettate, renderanno più trasparenti e controllabili i meccanismi finanziari, fungendo così da ulteriore fonte di finanziamento per l’economia europea invece di provocarne il collasso.

 
  
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  Alexander Mirsky (S&D), per iscritto. (LV) Pensando alle conseguenze negative della crisi economica mondiale, credo sia molto giusto che il Parlamento europeo cerchi di controllare l’attività dei fondi di investimento alternativi. Visto l’enorme fatturato di questi fondi stimato a 1 000 miliardi di euro, qualsiasi errore di applicazione potrebbe avere effetti estremamente negativi sulla stabilità finanziaria europea. Questa direttiva è estremamente importante e provvidenziale, perché speculatori finanziari e di borsa e investitori disonesti cercheranno sempre di sfruttare questi fondi come fonte di arricchimento. La direttiva prevede alcune restrizioni e dà all’Unione europea la possibilità di impedire il volgare sfruttamento dei fondi. Spero che il nostro sia solo il primo passo nella giusta direzione.

 
  
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  Andreas Mölzer (NI), per iscritto. (DE) I fondi di investimento contribuiscono a finanziare l’economia europea, ma i rischi sistemici previsti nei diversi tipi di fondi come i fondi private equity, i fondi immobiliari e i fondi di materie prime sono ovviamente di diversa natura. Le norme più restrittive introdotte nel settore finanziario a causa della crisi bancaria e finanziaria devono riguardare tutti i tipi di strumenti finanziari. Da una parte è importante diminuire il rischio di perdite e ridurre al minimo i potenziali errori decisionali a livello gestionale. Dall’altra ciò non deve portare all’introduzione di un’inutile burocrazia. Inoltre occorrono norme per la vendita allo scoperto, poiché ha avuto un certo ruolo nella crisi finanziaria. Per tale motivo ho votato a favore della relazione.

 
  
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  Franz Obermayr (NI), per iscritto. (DE) I gestori di fondi di investimento alternativi, che gestiscono circa 1 000 miliardi di dollari americani di attività, svolgono un ruolo importante nel finanziamento dell’economia europea. Quest’attività riguarda soggetti e prodotti finanziari molto diversi tra cui fondi alternativi, fondi private equity e fondi immobiliari. È importante tenere conto soprattutto delle specificità dei rischi sistemici dei fondi private equity, la cui gestione non deve sottrarsi alle norme che disciplinano l’intero settore dei servizi finanziari. La crisi finanziaria in corso dimostra che le disfunzioni del sistema finanziario mondiale sono dovute, da un lato, ad un’eccessiva esposizione ai rischi da parte dei soggetti che hanno una rilevanza sistemica e, dall’altro, alla debolezza dei sistemi di gestione di tali rischi. La proposta della Commissione e la relazione mirano a garantire una maggiore stabilità del sistema finanziario e a migliorare la protezione degli investitori. Per questo motivo ho votato a favore della relazione.

 
  
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  Maria do Céu Patrão Neves (PPE), per iscritto. (PT) Ho votato a favore della posizione del Parlamento perché credo che:

- la presente direttiva non regolamenta i fondi di investimento alternativi, che possono continuare a essere regolamentati e supervisionati a livello nazionale;

- è necessario garantire che le operazioni dei gestori di fondi di investimento alternativi siano soggette a un rigoroso controllo a livello di governance;

- deve esistere l’obbligo esplicito di definire e applicare politiche e pratiche in linea con una sana ed efficace gestione dei rischi per le categorie di personale le cui attività professionali hanno un impatto significativo sul profilo di rischio dei fondi di investimento alternativi da esse gestiti;

- i requisiti di informazione e divulgazione e le salvaguardie specifiche contro la spoliazione delle attività devono essere soggetti a una deroga generale per il controllo sulle piccole e medie imprese (PMI);

- è necessario specificare i poteri e i doveri delle autorità competenti responsabili dell’applicazione della presente direttiva, e rafforzare i meccanismi necessari a garantire un’efficace cooperazione transfrontaliera nel settore della vigilanza.

 
  
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  Aldo Patriciello (PPE), per iscritto. In Europa i gestori di fondi di investimento alternativi sono responsabili della gestione di un volume consistente di attività investite, rappresentano volumi significativi di scambi sui mercati degli strumenti finanziari e possono esercitare una notevole influenza sui mercati e sulle società in cui investono. Sono sicuro che l'impatto dei gestori di fondi di investimento alternativi sui mercati in cui operano è significativo, ma le recenti difficoltà finanziarie hanno messo in rilievo il fatto che le attività dei gestori di fondi di investimento possono anche contribuire ad amplificare o a diffondere i rischi a tutto il sistema finanziario e all'economia. La presente direttiva deve essere altresì finalizzata a creare incentivi al trasferimento dei fondi off-shore nell'Unione, garantendo in tal modo non soltanto vantaggi in termini di regolamentazione e di tutela degli investitori, ma anche una corretta imposizione degli introiti a livello di gestori, fondi e investitori alternativi. In questa sede, vorrei ribadire che risposte nazionali non coordinate a tali rischi ne rendono difficile una gestione efficiente.

 
  
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  Miguel Portas (GUE/NGL), per iscritto. (PT) Voto contro questa relazione perché si accontenta di regolamentare solo la condotta delle imprese che gestiscono i fondi di investimento alternativi, senza intervenire sulla natura o la composizione dei prodotti finanziari in questione. Questa dedizione nei confronti della “creatività” del settore finanziario dimentica la dimensione intrinsecamente destabilizzante e vorace della speculazione, che è decisiva in questo tipo di fondi. Inoltre la regolamentazione proposta è incredibilmente debole. A livello europeo prevede così tante deroghe ed eccezioni che in realtà non rompe con il modello di regolamentazione nazionale differenziata in vigore. La relazione poi non riesce a fare una chiara distinzione tra chi opera in questo tipo di fondi e chi esercita un’attività bancaria tradizionale, né a impedire l’azione di fondi speculativi che si trovano nei paradisi fiscali. Invece, fissare limiti al valore delle attività aventi “rilevanza sistematica” apre la porta a processi di frammentazione formale, che escluderanno dall’ambito della direttiva gran parte delle società di investimento che devono invece rientrarvi. La sicurezza delle attività finanziarie dei cittadini europei è un bene pubblico troppo importante per essere esposto alla timidezza della direttiva proposta.

 
  
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  Paulo Rangel (PPE), per iscritto. (PT) La crisi finanziaria ha evidenziato la necessità di assoggettare a rigoroso controllo le attività dei diversi attori dei mercati finanziari, in particolare degli enti coinvolti nella gestione e amministrazione dei fondi di investimento alternativi. In realtà l’impatto dei gestori di fondi di investimento alternativi sui mercati in cui operano è perlopiù positivo, ma le recenti difficoltà dei mercati finanziari hanno dimostrato che le loro attività sono esposte a tutta una serie di rischi, la cui adeguata gestione richiede un quadro coerente per tutta l’Unione europea. In effetti, la definizione di un quadro normativo e di vigilanza armonizzato a livello comunitario si rivela adeguata alla natura transfrontaliera dei rischi inerenti alle attività dei gestori di fondi di investimento alternativi, contribuendo in tal modo a rafforzare il mercato interno. Per questi motivi ho votato a favore della posizione del Parlamento.

 
  
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  Crescenzio Rivellini (PPE), per iscritto. Mi congratulo per l'ottimo lavoro svolto dal collega Gauzès. È stata approvata in via definitiva e a larghissima maggioranza la direttiva Ue sulla regolamentazione di ‘hedge fund’, ‘private equity’ e altri fondi d’investimento alternativi, varata dalla Commissione europea nell’aprile 2009 in risposta alla crisi finanziaria e secondo le linee concordate al G20. È un passo avanti per l’ambizione europea di avere una ‘governance’ finanziaria operante dall’inizio del 2011. Queste nuove norme rendono più responsabile e trasparente il sistema finanziario internazionale e permettono di limitare la speculazione. Secondo la direttiva, gli investitori dei fondi speculativi basati nei paesi fuori dall’Ue (i gestori degli ‘hedge fund’ sono spesso residenti nei paradisi fiscali) saranno costretti, per operare nel mercato comunitario, a rispettare le stesse condizioni imposte a tutte le imprese europee. Per ottenere questo ‘passaporto europeo’ dalla competente autorità di vigilanza dell’Ue, i gestori dei fondi alternativi dovranno quindi accettare regole chiare, dei limiti alla speculazione, e una più grande trasparenza.

 
  
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  Raül Romeva i Rueda (Verts/ALE), per iscritto. (EN) Il gruppo Verde/Alleanza libera europea ha votato contro il documento, anche se gli europarlamentari verdi hanno votato a favore della relazione Gauzès in seno alla commissione per i problemi economici e monetari. Si sono espressi in questo modo perché all’epoca della votazione in commissione il testo era molto più ambizioso dell’accordo finale raggiunto con il Consiglio. Bisogna riconoscere che il testo è certamente un primo passo nella giusta direzione, perché prima i fondi hedge non erano obbligati alla trasparenza. Ciononostante la versione pubblicata dal Consiglio non soddisfa il Parlamento su alcune delle richieste chiave, e indebolisce alcuni accordi previsti dalla Commissione nella proposta originale.

 
  
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  Catherine Stihler (S&D), per iscritto. (EN) Mi rallegro che si sia giunti a una conclusione sui gestori dei fondi di investimento alternativi, che si sia tenuto conto della questione delle società di investimento e che vi sarà maggiore attenzione quando saranno presentate le proposte legislative.

 
  
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  Marie-Christine Vergiat (GUE/NGL), per iscritto. (FR) Il gruppo confederale della Sinistra unitaria europea/Sinistra verde nordica si è espresso contro questa relazione sui fondi speculativi.

Nonostante il numero di pagine e l’energia che sembra averci messo il relatore, il documento è incredibilmente piatto. I contenuti non sono minimamente all’altezza delle sfide che siamo chiamati ad affrontare.

Le proposte annunciate sono spesso addirittura all’opposto di quanto si dovrebbe fare per impedire il ripetersi della crisi finanziaria dei subprime nell’autunno 2008.

La relazione quindi non consentirà al Parlamento europeo di fare pressioni su Commissione e Consiglio per costringerli a mettere fine a questa politica di rigore di bilancio che poco a poco distrugge tutti gli strumenti di politica sociale.

È un cattivo segnale da lanciare alla vigilia del vertice del G20 presieduto da Nicolas Sarkozy.

 
  
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  Anna Záborská (PPE), per iscritto. (SK) È giustissimo cercare di imparare dagli errori che hanno portato alla crisi finanziaria globale. Nonostante la regolamentazione sia essenziale in alcuni settori, personalmente preferisco la trasparenza e il dovere di informazione. Se le banche avessero il dovere di informare i clienti sul modo in cui gestiscono i loro soldi e sui possibili effetti della loro condotta, non ci sarebbe una crisi. Una regolamentazione che limita le attività delle imprese deve essere una soluzione solo se non si può correggere l’errore in questione, ad esempio quando è a rischio la vita umana. Quindi stiamo attenti quando adottiamo delle norme. Il ruolo delle istituzioni pubbliche non è deresponsabilizzare le persone sulle decisioni prese, bensì dare loro le informazioni necessarie quando prendono decisioni. Non dimentichiamoci che ricerca e istruzione sono normalmente sostenute da fonti private, o fondi di investimento, che prestano soldi a promettenti progetti imprenditoriali e investono nello sviluppo di nuove tecnologie in maniera consapevole e soppesando i possibili rischi. Se la nostra fame di sicurezza riduce l’appetito degli investitori a cercare nuove opportunità nell’Unione europea, continueremo a dipendere da programmi di investimento pubblico inefficienti e burocratici. Resteremo addirittura più indietro in ambito tecnologico. La relazione presentata è, a mio avviso, un compromesso che risponde ad alcune mie preoccupazioni sulla regolamentazione del settore. Per questo motivo l’ho appoggiata.

 
  
  

Relazione Díaz de Mera García Consuegra (A7-0294/2010)

 
  
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  Sophie Auconie (PPE), per iscritto. (FR) Il regolamento (CE) n. 539/2001 definisce l’elenco dei paesi terzi i cui cittadini sono soggetti all’obbligo di visto per entrare nell’Unione europea. Fino a poco tempo fa l’isola di Taiwan e le Isole Marianne Settentrionali figuravano nell’allegato 1 del regolamento e, pertanto, erano soggette all’obbligo di visto. Poiché Taiwan non costituisce un rischio di immigrazione clandestina né di minaccia per l’ordine pubblico dell’Unione, e visto che i cittadini delle Isole Marianne settentrionali sono, in qualità di titolari di passaporto americano, cittadini degli Stati Uniti, è sembrato necessario far passare questi territori dal regime restrittivo dell’allegato I a quello meno restrittivo dell’allegato II. Di conseguenza, ho appoggiato la posizione del relatore a favore di questo passaggio.

 
  
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  Elena Băsescu (PPE), per iscritto. (RO) Il fatto che la relazione Díaz de Mera sia stata approvata a grande maggioranza dimostra l’utilità della decisione di eliminare l’obbligo di visto per Taiwan. Il Parlamento europeo conferma così la fiducia che nutre per l’importante processo di democratizzazione avviato negli ultimi anni. Desidero sottolineare i notevoli progressi economici compiuti da Taiwan. Il suo volume di scambi commerciali con l’Unione europea è significativo e la sua economia è al venticinquesimo posto a livello mondiale, continuando a crescere a un tasso annuo superiore al 13 per cento. Questo flusso sostenuto diminuisce le possibilità che l’Unione debba far fronte a un afflusso di immigranti clandestini provenienti da Taiwan. Per questo motivo ritengo che facilitare la circolazione delle persone debba diventare uno degli elementi chiave della cooperazione bilaterale. La decisione di esonerare i cittadini taiwanesi dall’obbligo di visto è anche legata al loro adempimento delle condizioni tecniche sulla sicurezza dei documenti di viaggio. L’introduzione dei passaporti biometrici nel 2008 è una delle misure costruttive ad ora adottate. Spero che la decisione del Parlamento europeo sia approvata dal Consiglio e che la nuova disposizione entri in vigore addirittura quest’anno. Infine, considero adeguata la decisione presa dalle autorità taiwanesi di revocare l’obbligo di visto per i cittadini di Romania, Bulgaria e Cipro, data la necessità di rispettare i criteri di reciprocità.

 
  
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  Vilija Blinkevičiūtė (S&D), per iscritto. (LT) Questo regolamento elenca i paesi terzi i cui cittadini devono essere in possesso del visto all’atto dell’attraversamento delle frontiere esterne dell’Unione, e l’elenco dei paesi terzi i cui cittadini sono esenti da tale obbligo. La decisione di applicare o meno l’obbligo di visto ai paesi terzi viene presa caso per caso. Scopo della proposta, condiviso dal Parlamento europeo, è abolire l’obbligo di visto per i cittadini taiwanesi. È molto importante stabilire una politica di immigrazione comune, sviluppando al contempo relazioni economiche e commerciali tra Unione europea e Taiwan. A livello economico Taiwan ha conosciuto una forte crescita negli ultimi anni, e il suo reddito pro capite è attualmente il più alto al mondo. Taiwan è anche un ottimo partner che coopera nel campo della scienza, degli investimenti, delle nuove tecnologie, dell’istruzione, della cultura e del turismo. Pertanto, abolire l’obbligo di visto per Taiwan migliorerà le relazioni economiche e commerciali con l’Unione europea.

 
  
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  Maria Da Graça Carvalho (PPE), per iscritto. (PT) Ho votato a favore perché credo che Taiwan debba essere messa sull’elenco positivo che concede l’esenzione del visto. Viste le relazioni commerciali che intercorrono tra Unione europea e Taiwan, penso che questa decisione avrà un impatto positivo. Gran parte dei paesi della regione che hanno un simile livello di sviluppo ha già ottenuto l’esenzione del visto, e questa decisione rafforza la decisione dell’Unione di dare priorità alle politiche che contribuiscono alla crescita economica e alla creazione di ulteriori e migliori posti di lavoro, insieme alle politiche che contribuiscono alla competitività.

 
  
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  Carlos Coelho (PPE), per iscritto. (PT) Appoggio la concessione di un’esenzione dall’obbligo del visto per i cittadini di Taiwan, e quindi lo spostamento del paese sull’elenco positivo. Questa decisione avrà un impatto economico favorevole sulle relazioni tra Unione europea e Taiwan, che per noi è già il diciannovesimo partner commerciale per importanza. L’Unione è anche il principale investitore straniero a Taiwan. Dovrebbe incentivare il turismo: siamo già una delle mete più importanti per i cittadini taiwanesi. Al contrario ciò non aumenta il rischio di immigrazione clandestina visto che il tasso medio del 2006-2008 era 45 persone, ovvero molto basso, né minaccia la pubblica sicurezza. Consolida la coerenza regionale, poiché la grande maggioranza dei paesi e delle entità della regione con un analogo livello di sviluppo economico già usufruisce di questo regime di esenzione dei visti: Hong Kong, Macao, Giappone, Corea del Sud e Singapore. Mi rallegro dell’adozione, da parte di Taiwan, delle misure necessarie a garantire un alto livello di sicurezza dei passaporti e delle carte d’identità con l’introduzione dei passaporti biometrici, e delle misure annunciate per evitare il diverso trattamento dei vari Stati membri dell’UE.

 
  
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  Mário David (PPE), per iscritto. (PT) Sono molto felice di votare il riconoscimento, da parte dell’Unione europea, dell’esistenza delle condizioni necessarie alla liberalizzazione del sistema dei visti per Taiwan. Negli ultimi decenni Taiwan ha registrato un evidente processo di democratizzazione e di grande crescita economica, e oggi si trova al venticinquesimo posto della classifica mondiale. L’Unione europea e Taiwan hanno relazioni economiche e commerciali e collaborano nei settori della ricerca, della scienza, della tecnologia, dell’istruzione e dell’ambiente. In questo senso la liberalizzazione dei visti per Taiwan rafforza le relazioni bilaterali UE-Taiwan, consolida i partenariati nei vari settori e incoraggia lo sviluppo reciproco del turismo.

 
  
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  Ioan Enciu (S&D), per iscritto. (RO) Ho votato a favore di questa nuova modifica al regolamento (CE) n. 539/2001, che prevede l’inclusione delle isole americane delle Marianne settentrionali e di Taiwan sulla lista bianca dei paesi che sono stati esonerati dall’obbligo di visto per entrare nell’Unione europea, perché credo dia ai cittadini europei maggiore libertà di circolazione. Al tempo stesso spero che Taiwan, a sua volta, rispetti l’impegno assunto di eliminare la Romania e la Bulgaria dall’elenco degli Stati ancora soggetti all’obbligo di visto.

 
  
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  Diogo Feio (PPE), per iscritto. (PT) Chiunque abbia mai viaggiato al di fuori dell’Unione europea non può fare a meno di notare come la libertà di circolazione interna di cui godiamo abbia migliorato significativamente le nostre vite. La fine delle frontiere interne rappresenta un importante incentivo alla mobilità di beni e persone. La possibilità di circolare con relativa facilità all’interno dell’Unione attribuisce ancora più importanza alle frontiere esterne, e alla necessità di adottare senza rimorsi una politica di accesso allo spazio europeo che sia adeguata, innanzi tutto, alle esigenze dei cittadini degli Stati membri. Pur dovendo sempre trattare chi cerca di entrare nei nostri paesi con umanità e nel rispetto dei suoi diritti, credo che l’Unione europea faccia bene a valutare con rigore quali paesi possono rientrare nell’elenco positivo. In tal senso, l’inclusione di Taiwan su detto elenco mi sembra ragionevole, tenendo conto dei suoi livelli di sviluppo umano ed economico e dell’adeguata applicazione dello Stato di diritto.

 
  
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  Ilda Figueiredo (GUE/NGL), per iscritto. (PT) L’inclusione di Taiwan sull’elenco dei paesi terzi i cui cittadini sono esenti dall’obbligo di visto è una chiara provocazione nei confronti della Repubblica popolare cinese, che viola la sovranità delle istituzioni sul suo territorio. Rappresenta un vergognoso tentativo di alimentare le divisioni e una violazione dell’integrità territoriale cinese.

La conferma di questa decisione sarà un tacito riconoscimento di Taiwan e una violazione del diritto internazionale e della Carta delle Nazioni Unite da parte dell’Unione europea, perché Taiwan non è mai stata uno Stato sovrano, come del resto è stato riconosciuto a più riprese dall’assemblea generale dell’ONU, che non ha mai accettato la partecipazione del paese alle Nazioni Unite.

In questo periodo di peggioramento della crisi del capitalismo, la maggioranza dell’Assemblea lancia ancora il messaggio di come il fine giustifichi i mezzi: il fine, in questo caso, è cercare di contenere lo straordinario sviluppo economico della Cina, anche promuovendo il separatismo all’interno dei suoi confini. Questa è un’ulteriore posizione allineata con gli Stati Uniti che hanno violato la sovranità cinese, come di recente è successo quando uno Stato membro ha venduto armi alle presunte “autorità” taiwanesi.

È inaccettabile che la maggioranza dell’Assemblea continui a sostenere la violazione della sovranità e dell’integrità territoriale degli Stati, come è successo nel caso del Kosovo con la Serbia, e come sta succedendo nel caso del Sud Sudan in relazione al Sudan.

 
  
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  Nathalie Griesbeck (ALDE), per iscritto. (FR) L’11 novembre il Parlamento europeo ha votato a favore dello spostamento di Taiwan sull’elenco dei paesi terzi i cui cittadini sono esenti dall’obbligo di visto per attraversare le frontiere esterne degli Stati membri, e mi rallegro vivamente dell’adozione di questa risoluzione. Innanzi tutto molti altri paesi della stessa regione geografica (Hong Kong, Macao, Giappone, Corea del Sud...) già usufruiscono da tempo della stessa esenzione dall’obbligo del visto. Inoltre, cosa ancora più importante, la liberalizzazione dei visti è un eccellente strumento per incoraggiare i contatti e il riavvicinamento tra le persone e i cittadini come studenti, ricercatori, semplici viaggiatori eccetera, e sono convinta che questo favorirà una più stretta collaborazione nei settori dell’istruzione, della cultura, della ricerca e anche del turismo, tra Unione europea e Taiwan.

 
  
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  Giovanni La Via (PPE), per iscritto. − Egregio Presidente, cari colleghi, l'elenco dei paesi terzi i cui cittadini devono essere in possesso del visto è stabilito a seguito di un'attenta analisi della situazione del paese interessato effettuata caso per caso e sulla base di una valutazione di alcuni dati relativi all'immigrazione clandestina, alla sicurezza, alle relazioni esterne dell'Unione e al principio di reciprocità. Poiché, come è comprensibile, si tratta di dati soggetti a variazione nel tempo, il quadro giuridico di settore prevede un meccanismo di revisione dell'elenco dei paesi, attraverso il quale è possibile variare il numero degli Stati che godono dell''esenzione dall'obbligo del visto. Il provvedimento del collega Díaz de Mera García Consuegra, approvato oggi, riguarda lo spostamento dell'isola di Taiwan in tale elenco. Negli ultimi decenni Taiwan é stato, infatti, protagonista di un importante processo di democratizzazione, che lo ha portato ad intrattenere significativi rapporti economico-commerciali con l'Unione europea. Ritengo, pertanto, che quella odierna sia un'importante decisione, capace di sottolineare la coerenza dell'Unione con le decisioni recentemente adottate e che hanno fatto di Taiwan il quarto partner asiatico dell'UE per importanza.

 
  
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  Krzysztof Lisek (PPE), per iscritto.(PL) Negli ultimi decenni Taiwan ha registrato numerosi cambiamenti. Le riforme istituzionali, il dinamismo della società civile e il rispetto delle libertà e dei diritti civili hanno contribuito alla stabilizzazione politica dell’isola. Inoltre Taiwan è attiva in molti ambiti a livello internazionale, tra cui l’assistenza alle vittime delle calamità naturali. Oggi l’isola conosce una forte crescita economica e un basso tasso di disoccupazione. Dagli anni cinquanta del secolo scorso è stata teatro di molte riforme di successo. A livello politico ha completato un processo di democratizzazione di ampio respiro. I cambiamenti degli anni ottanta hanno portato allo svolgimento delle prime elezioni democratiche nel 1996. L’UE e Taiwan intrattengono rapporti economici e commerciali su ampia scala. L’Unione è il maggiore investitore straniero a Taiwan, che a sua volta è il quarto partner commerciale asiatico dell’Unione. C’è anche collaborazione in materia di ricerca e istruzione, cultura e ambiente. I numeri degli immigranti clandestini nello spazio europeo sono molto bassi. I cittadini di gran parte degli Stati membri, a eccezione di Cipro, Romania e Bulgaria, non hanno bisogno di visto per entrare a Taiwan. In un futuro molto prossimo anche i cittadini di questi tre Stati membri saranno inclusi negli accordi sull’esenzione dei visti. Sono certa che l’abolizione dell’obbligo di visto per i cittadini taiwanesi contribuirà a un ulteriore miglioramento dei rapporti commerciali e delle relazioni nei settori di ricerca, istruzione, cultura e ambiente, e ad aumentare il flusso turistico tra Unione europea e Taiwan.

 
  
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  Clemente Mastella (PPE), per iscritto. Ho votato a sostegno di questa relazione in quanto l'obiettivo principale della proposta è quello di sviluppare una politica comune in materia di immigrazione, contribuendo nel contempo a rafforzare le relazioni commerciali tra l'Unione europea e Taiwan.

Dopo le prime elezioni democratiche del 1996, Taiwan ha avviato un importante processo di democratizzazione, con rilevanti riforme istituzionali per il rispetto delle libertà civili e dei diritti dei cittadini che hanno contribuito a consolidarne la stabilità politica. Dal punto di vista economico, ha registrato una crescita significativa e intrattiene con l'Unione europea importanti rapporti economico-commerciali, cooperando nei settori della ricerca, della scienza, della tecnologia, dell'istruzione, della cultura e dell'ambiente.

L'abolizione dei visti è giustificata dal basso rischio di immigrazione clandestina nell'Unione europea di cittadini provenienti da questa isola. La liberalizzazione dei visti per Taiwan rafforzerà le nostre relazioni commerciali e favorirà una più stretta collaborazione nei settori della cultura, dell'istruzione, dell'ambiente e della ricerca, promuovendo altresì l'aumento del turismo nei due sensi. Lo dobbiamo ai cittadini di Taiwan, anche in nome della coerenza regionale, dal momento che abbiamo già concesso l'esenzione da tale obbligo ad altri paesi ed entità della medesima area geografica che presentano un livello di sviluppo economico analogo.

 
  
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  Nuno Melo (PPE), per iscritto. (PT) I criteri definiti per i paesi terzi i cui cittadini devono essere in possesso del visto sono controllati sulla base di una valutazione caso per caso della situazione del paese in relazione ad aspetti quali immigrazione clandestina, ordine pubblico e sicurezza, relazioni esterne dell’Unione, coerenza regionale e principio di reciprocità. Durante il processo di revisione degli elenchi la Commissione è assistita dagli Stati membri. Spetta a loro includere un paese terzo sull’elenco positivo o quello negativo. Le informazioni rimesse alla Commissione dagli Stati membri, insieme ai preziosi dati forniti dal Centro d’informazione, di riflessione e di scambi in materia di attraversamento delle frontiere e di immigrazione (CIRSFI), aiutano la Commissione a giungere alle sue conclusioni. L’inclusione di Taiwan nell’elenco positivo è assolutamente giusta e premia i suoi progressi economici e democratici.

 
  
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  Alexander Mirsky (S&D), per iscritto. (LV) In questa questione mi disturba il fatto che i rapporti tra Cina e Taiwan non siano stati regolamentati nella maniera adeguata. Permettendo ai taiwanesi di attraversare liberamente le frontiere dell’Unione europea incoraggiamo una rottura delle relazioni tra Cina e Taiwan. Poiché la Cina svolge un ruolo importante nella politica globale e Taiwan rimane un punto dolente, non dovremmo fare mosse azzardate e premature. Ho votato contro la relazione.

 
  
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  Andreas Mölzer (NI), per iscritto. (DE) Per quanto riguarda i visti dei paesi terzi che hanno l’obbligo di visto è indispensabile esaminare ogni singolo caso. In passato i visti erano spesso venduti. È importante mettere fine a questi scandali e garantire il rispetto delle norme di Schengen. All’obbligo di visto deve applicarsi il principio di reciprocità ma l’esempio degli Stati Uniti, che lo usano apertamente come minaccia durante i negoziati, dimostra che non sempre è così. È altresì importante fare una distinzione tra i vari paesi terzi. Taiwan è un caso particolare. Fino ad ora ha registrato una crescita economica abbastanza buona, il che ci fa presumere che il rischio di immigrazione clandestina sia limitato. Ciononostante non posso essere d’accordo nel garantire le stesse condizioni a chi non ha residenza a Taiwan, essendo privo di documenti d’identità. Per questo motivo non ho votato a favore della presente relazione.

 
  
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  Alfredo Pallone (PPE), per iscritto. Cari Colleghi, ho votato a favore della proposta di regolamento in quanto ritengo opportuno e giusto che l'isola di Taiwan venga spostata nell'elenco positivo. L'isola è un ottimo partner dell'Unione a livello commerciale e ha alti standard sociali e di vita molto simili a quelli delle regioni più avanzate della comunità. La liberalizzazione dei visti per Taiwan rafforzerà le relazioni commerciali tra l'isola e l'Unione europea e favorirà una più stretta collaborazione nei settori della cultura, dell'istruzione, dell'ambiente e della ricerca, promuovendo altresì l'aumento del turismo nei due sensi. Invece, come infatti ben esemplificato dal relatore, non ritengo che la serie di Paesi elencati debbano essere inseriti nell'elenco positivo in quanto al contrario di Taiwan questi non hanno gli stessi standard e requisiti.

 
  
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  Paulo Rangel (PPE), per iscritto. (PT) Ho votato a favore perché credo che l’inclusione di Taiwan nell’elenco dei paesi terzi i cui cittadini sono esenti dall’obbligo di visto, il cosiddetto “elenco positivo”, sia giustificata dai livelli di sviluppo raggiunti dal paese a livello di governance democratica, crescita economica e istruzione, contribuendo così al rafforzamento delle relazioni commerciali tra l’Unione europea e questo territorio. Occorre inoltre sottolineare che questa misura non comporta maggiori rischi per l’immigrazione clandestina e la pubblica sicurezza, e ribadire l’impegno assunto dal governo taiwanese a estendere l’esenzione dell’obbligo di visto a tutti i 27 Stati membri entro la fine del 2010.

 
  
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  Raül Romeva i Rueda (Verts/ALE), per iscritto. (EN) Abbiamo sostenuto questo testo, poiché obiettivo principale di questo emendamento al regolamento CE 539/2001 è esonerare i titolari di passaporti taiwanesi dall’obbligo di visto per entrare nell’Unione europea. Come è stato spiegato molto precisamente nella proposta della Commissione, il principio dell’esenzione dei visti merita sicuramente di essere appoggiato, dato che il livello di sviluppo economico, di istruzione e di governance democratica di Taiwan è paragonabile a quello dei paesi dell’OCSE nella regione, ovvero la Corea del Sud e il Giappone. Dopo decenni di tensioni, il clima politico tra l’attuale governo taiwanese e la Repubblica popolare cinese è attualmente molto positivo, come dimostrano l’istituzione di voli diretti e i livelli di scambi personali e professionali che non hanno precedenti, aprendo quindi tutta una serie di opportunità per un’attuazione senza problemi della misura.

 
  
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  Oreste Rossi (EFD), per iscritto. − Taiwan non rappresenta una minaccia per l'Unione europea né per quanto riguarda l'immigrazione clandestina (tra il 2006 e il 2008 sono stati individuati solo 45 immigrati clandestini taiwanesi), né in termini di sicurezza pubblica.

Come ci ha informato questa mattina il relatore Díaz de Mera García Consuegra, le autorità di Taiwan hanno esonerato formalmente dall'obbligo del visto tutti i cittadini dell'UE. Sono d'accordo con il relatore, in quanto è importante sviluppare una politica comune in materia di immigrazione, contribuendo a rafforzare le relazioni commerciali con Taiwan, che è il quarto partner asiatico dell'Unione europea ed è un paese retto da stabilità politica, da riforme istituzionali e dove si rispettano le libertà civili e i diritti dei cittadini.

 
  
  

Relazione Van Brempt (A7-0246/2010)

 
  
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  Luís Paulo Alves (S&D), per iscritto. (PT) Ritengo che la concessione di questo tipo di sostegno a favore di progetti nel campo dell’energia sia di importanza essenziale, soprattutto in tempi di crisi, perché stimola l’economia europea creando nuovi posti di lavoro. Reputo appropriata la richiesta del Parlamento europeo di estendere la concessione degli aiuti anche a progetti nel campo dell’efficienza energetica. In una certa misura, con questa aggiunta si rende necessario spostare l’attenzione da progetti essenzialmente transfrontalieri a progetti di respiro più regionale, che avranno un impatto più vasto in tutta l’Europa. Dobbiamo tener presente che il costo degli investimenti iniziali necessari rappresenta uno dei problemi principali che le piccole e medie imprese regionali devono affrontare quando investono in progetti nel campo delle energie rinnovabili, come si dice nel regolamento. L’inserimento dell’assistenza tecnica per l’attuazione di questi progetti è un fatto positivo. Vorrei sottolineare anche l’osservazione della relatrice secondo cui, in tempi di crisi, i problemi di bilancio delle autorità regionali non devono impedire loro di accedere ai finanziamenti. Per quanto concerne l’ambito di applicazione, giudico altrettanto importante il previsto sostegno a favore di progetti nel campo delle risorse energetiche rinnovabili decentralizzate e integrate nel contesto locale e la loro integrazione nelle reti elettriche.

 
  
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  Sophie Auconie (PPE), per iscritto. (FR) Il regolamento (CE) n. 663/2009 del Parlamento europeo e del Consiglio ha istituito il programma energetico europeo per la ripresa allo scopo di contribuire alla ripresa economica attraverso lo stanziamento di 3,98 miliardi di euro per gli anni 2009 e 2010. Il sostegno agli investimenti nelle energie sostenibili raggiunge la massima efficacia e redditività quando è concentrato a livello locale. Per tale motivo ho votato a favore di questo testo, che prevede la creazione di uno strumento finanziario mirato a sostenere iniziative nel campo dell’efficienza energetica e delle energie rinnovabili che hanno un impatto veloce, misurabile e sostanziale sulla ripresa economica dell’Unione, sul rafforzamento della sicurezza energetica e sulla riduzione dei gas serra. Beneficiari di questo strumento sono le pubbliche autorità, preferibilmente a livello locale e regionale, nonché gli enti pubblici e privati che operano per conto di queste autorità.

 
  
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  Vito Bonsignore (PPE), per iscritto. − Mi congratulo con la relatrice per l'eccellente lavoro svolto e per il positivo risultato raggiunto. Ho votato a favore di questo provvedimento perché credo che creazione di un fondo ad hoc per ridurre la dipendenza energetica e per utilizzare l'energia rinnovabile e locale (seppur ammonti a soli 146 milioni di euro) rappresenti per il mio gruppo parlamentare un'indicazione importante sul metodo da seguire per un uso più accorto del bilancio dell'Unione Europea. Sono infatti convinto che tale strumento finanziario assuma ancora più valenza alla luce della crisi finanziaria in quanto potrà sostenere le imprese per una più efficace ripresa e potrà costituire un progetto pilota per l'istituzione di un fondo più ampio sull'energia. Ritengo, inoltre, che si tratti di un provvedimento utile per permettere la realizzazione di progetti che potranno contribuire alla ripresa economica e conseguire gli obiettivi energetici fissati per la lotta contro il cambiamento climatico. Privilegiare l'efficienza energetica e l'uso di energie rinnovabili rappresenta un passo in avanti fondamentale. Auspico, infine, che sia attuata una corretta ripartizione geografica dei programmi e che sia definita meglio l’intera struttura giuridica (e la composizione della giuria aggiudicatrice).

 
  
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  Maria Da Graça Carvalho (PPE), per iscritto. (PT) Lo sviluppo di altre fonti energetiche rinnovabili e la promozione dell’efficienza energetica contribuiscono a una crescita verde, in modo tale da garantire un’economia concorrenziale e sostenibile e contrastare il cambiamento climatico. Sostenendo queste politiche, l’Unione europea creerà nuova occupazione e nuove opportunità in un mercato verde e stimolerà quindi la crescita di un’economia concorrenziale, sicura e sostenibile. È essenziale incrementare i finanziamenti pubblici per promuovere il risparmio energetico, l’efficienza energetica e i progetti legati alle energie rinnovabili. L’Europa non ha ancora creato le condizioni per un maggior numero di investimenti privati nella ricerca scientifica, nello sviluppo tecnologico e nella dimostrazione in campo energetico. Desidero ricordare anche che le priorità dell’ottavo programma quadro per la ricerca e lo sviluppo tecnologico sono la sicurezza energetica, la lotta contro il cambiamento climatico e l’ambiente. Solo così sarà possibile mantenere la competitività della nostra industria e promuovere la crescita economica e la creazione di posti di lavoro.

 
  
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  Giles Chichester (ECR), per iscritto. (EN) I deputati conservatori al Parlamento europeo ritengono che, nell’attuale situazione economica e finanziaria, le proposte di nuove spese comunitarie debbano essere sottoposte a uno scrutinio rigoroso. Per quanto riguarda questo strumento in particolare, eravamo preoccupati dal punto di vista del rispetto dei principi di bilancio che ispirano il bilancio comunitario e la relativa disciplina. I deputati conservatori rilevano però che la proposta ha un potenziale valore aggiunto ed è incentrata in aree politiche prioritarie e pertanto possono appoggiare questa proposta di compromesso in via eccezionale, senza creare in alcun modo un precedente.

 
  
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  Lara Comi (PPE), per iscritto. − A fronte di una crisi della domanda come quella che ha colpito l'economia mondiale negli ultimi anni, la risposta migliore consiste nel fornire stimoli alla circolazione della massa monetaria esistente. A tale proposito, il settore pubblico è senz'altro il più indicato ad intraprendere un'azione in tal senso. È infatti auspicabile che venga impressa una spinta a questo comparto, che consente di risparmiare spingendo l'economia europea su un sentiero virtuoso di efficienza dei consumi, generando al tempo stesso posti di lavoro non delocalizzabili. È tuttavia doveroso porre l'accento sull'estrema urgenza di questo provvedimento. Stando alle previsioni, fra non molto tale misura potrebbe essere infatti considerata alla stregua di una tra le tante previste per la ripresa, e ricevere attenzione minore, mentre la tempestività scongiurerebbe il rischio del verificarsi di una tale eventualita', e al tempo stesso sarebbe garanzia di una maggiore efficacia.

 
  
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  Vasilica Viorica Dăncilă (S&D), per iscritto. (RO) Bisogna migliorare l’accesso da parte delle autorità pubbliche locali e regionali ai finanziamenti per investimenti in progetti nel campo delle risorse energetiche rinnovabili e dell’efficienza energetica. Credo che gli scambi di esperienze tra autorità locali e regionali negli Stati membri siano propedeutici all’elaborazione di progetti sostenibili nel campo dell’efficienza energetica che rispettino anche gli impegni della lotta contro il cambiamento climatico. Ma l’Unione europea deve dare attuazione ai meccanismi finanziari necessari per conseguire gli obiettivi della strategia Europa 2020.

 
  
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  Mário David (PPE), per iscritto. (PT) Nel complesso sono favorevole alle proposte avanzate in questa relazione che mirano alla ripresa dell’economia europea attraverso un maggiore sostegno finanziario a progetti in campo energetico. Accolgo positivamente la proposta di ridestinare gli stanziamenti non utilizzati nell’ambito del programma energetico europeo per la ripresa a un nuovo strumento che promuova l’efficienza energetica e a progetti relativi alle energie rinnovabili. Grazie agli incentivi finanziari, questi progetti potranno non soltanto contribuire alla ripresa dell’economia europea, ma anche aumentare la sicurezza delle forniture energetiche e ridurre la produzione di gas serra nell’Unione europea. Un altro aspetto positivo è la possibilità di migliorarne l’efficienza attraverso l’utilizzo di fondi a livello locale e regionale. Si potranno così gestire i cosiddetti effetti spill over su altri campi, ad esempio rendendo più dinamiche le economie locali e regionali attraverso le piccole e medie imprese, l’integrazione sociale o la capacità di attrazione delle regioni.

 
  
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  Edite Estrela (S&D), per iscritto. (PT) Ho votato a favore della relazione perché vi si chiede l’inserimento nel programma energetico europeo per la ripresa di misure di sostegno per progetti nel campo dell’efficienza energetica e delle energie rinnovabili. I progetti di finanziamento nel campo dell’efficienza energetica e delle energie rinnovabili stimoleranno la ripresa economica, creeranno nuove opportunità occupazionali e contribuiranno alla lotta contro il cambiamento climatico; inoltre, potranno diventare un modo importante per reagire alla crisi finanziaria.

 
  
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  Diogo Feio (PPE), per iscritto. (PT) La dipendenza energetica dell’Unione europea è ben nota, e altrettanto noto è il fatto che gli Stati membri cercano di fronteggiarla diversificando i metodi di produzione dell’energia e optando per le energie rinnovabili. Questo loro impegno ha subito un pesante rallentamento a causa della crisi economica e finanziaria che stiamo attraversando. Un programma che preveda la concessione di aiuti comunitari nel campo dell’energia per stimolare la ripresa economica potrebbe essere un modo per rovesciare la recente tendenza e riprendere l’iniziativa, allo scopo di aumentare l’autosufficienza energetica degli Stati membri. Si sa che questo tipo di progetti comporta costi iniziali particolarmente onerosi e che c’è un vantaggio collettivo nel sostenere coloro che si assumono il rischio di investire in questo campo. Si tratta di un settore con grandi potenzialità non soltanto in termini di tutela ambientale ma anche di creazione di maggiore occupazione in un’Europa che vuole essere meno dipendente dal mondo esterno. Mi auguro che il programma sia proficuo, sia realmente finalizzato allo scopo per il quale è stato ideato e possa evitare burocrazia e spese eccessive.

 
  
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  Ilda Figueiredo (GUE/NGL), per iscritto. (PT) Questo è un emendamento al regolamento che istituisce il programma energetico europeo per la ripresa, che prevedeva lo stanziamento di una dotazione finanziaria pari a 3,98 miliardi di euro nel 2009 e nel 2010. Desidero ricordare che tale importo non è stato utilizzato e che è in corso di attuazione l’iniziativa per il finanziamento delle energie sostenibili, proposta dalla Commissione, per impiegare i fondi ancora disponibili.

Gli stanziamenti non impegnati (146 milioni di euro) saranno destinati a questo nuovo strumento finanziario che si occuperà di progetti nel campo delle energie sostenibili, in particolare nelle aree urbane. Più nello specifico, esso riguarderà:

- edifici pubblici e privati che prevedano soluzioni in materia di energie rinnovabili e/o di efficienza energetica;

- investimenti nella produzione combinata di calore ed elettricità, compresa la micro-cogenerazione, e nelle reti di teleriscaldamento e teleraffreddamento ad alto rendimento energetico, soprattutto a partire da fonti energetiche rinnovabili;

- fonti energetiche rinnovabili decentralizzate e integrate nel contesto locale nonché la loro integrazione nelle reti elettriche;

- microgenerazione da fonti energetiche rinnovabili;

- trasporti urbani puliti per favorire una maggiore efficienza energetica e dell’integrazione di fonti di energia rinnovabili con un’attenzione particolare ai trasporti pubblici, ai veicoli elettrici e a idrogeno nonché alla riduzione delle emissioni di gas a effetto serra;

- infrastrutture locali, comprese un’illuminazione efficiente dell’infrastruttura pubblica esterna.

 
  
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  Juozas Imbrasas (EFD), per iscritto. (LT) Desidero ringraziare la relatrice per la sua eccellente iniziativa legislativa, che ho appoggiato perché il finanziamento di progetti nel campo dell’efficienza energetica e delle energie rinnovabili contribuirà a stimolare la ripresa economica, creare occupazione e promuovere l’integrazione sociale e la capacità di attrazione delle regioni. Questi progetti raggiungono il massimo grado di efficacia quando sono realizzati a livello municipale, regionale e locale; tuttavia, laddove sussistano motivazioni specifiche, può essere più efficace operare sul piano nazionale. Dato che l’attuale crisi economica e finanziaria e il conseguente calo delle entrate di bilancio hanno un impatto particolarmente negativo sulle finanze delle autorità locali e regionali, occorre garantire che la difficile situazione di bilancio di quelle autorità non impedisca loro di accedere ai finanziamenti. Mi fa piacere che sia previsto il requisito di un impatto economico di breve termine e che non debbano intercorrere più di sei mesi tra la data della domanda di sovvenzione per un progetto e la relativa decisione. Come sappiamo, la dipendenza dell’Unione europea dai paesi fornitori di gas e petrolio sta crescendo. In alcuni paesi, i progetti per la ristrutturazione di edifici, la realizzazione delle infrastrutture per il gas e l’elettricità, le interconnessioni, i parchi eolici e la cattura e lo stoccaggio del carbonio vanno avanti lentamente. I fondi stanziati per tali progetti ma non utilizzati si potrebbero destinare a questo settore. La relazione è particolarmente importante per la Lituania, che sta diventando sempre più dipendente dalle importazioni di energia dalla Russia. Mi auguro pertanto che il governo si impegni al massimo per ottenere finanziamenti e destini i fondi in maniera mirata al livello locale, al fine di creare valore aggiunto e benefici diretti per i cittadini, riducendo così il numero di coloro che non hanno i soldi per pagare le bollette dell’energia. Spero altresì che la relazione non finisca soffocata dalla burocrazia.

 
  
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  Nuno Melo (PPE), per iscritto. (PT) Migliorare l’efficienza e la sicurezza energetica sono le principali priorità dell’Unione europea. La strategia Europa 2020 è estremamente ambiziosa per quanto riguarda il conseguimento di obiettivo in questi ambiti. È pertanto lodevole l’utilizzo di fondi eccedenti per sostenere progetti legati all’efficienza energetica e alle energie rinnovabili nel contesto del programma energetico europeo per la ripresa, soprattutto sullo sfondo dell’attuale crisi finanziaria. L’attuazione di progetti di investimento in queste aree è d’importanza vitale per la crescita economica e per un’economia più pulita.

 
  
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  Alexander Mirsky (S&D), per iscritto. (LV) Condivido appieno la proposta di stanziare 146 milioni di euro per progetti in campo energetico. Se spesi in maniera intelligente, questi fondi produrranno effetti tangibili. In primo luogo, tale decisione favorirà tutti coloro che cercano di ridurre in maniera significativa le spese nei settori della produzione, dei trasporti e del transito. Dato che i costi diminuiranno, aumenteranno i redditi e quindi, attraverso una politica fiscale equilibrata, i paesi dell’Unione europea potranno ovviare più agilmente alle conseguenze della crisi finanziaria globale. Lo stanziamento di fondi comunitari per progetti nel campo dell’energia è un valido stimolo per i capi di governo, le autorità locali e le imprese dell’Unione.

 
  
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  Andreas Mölzer (NI), per iscritto. (DE) Ricerca e sviluppo sono fattori vitali per una crescita economica sana e sono irrinunciabili per conseguire gli obiettivi comunitari in materia di cambiamento climatico e maggiore efficienza energetica. Questo è uno dei motivi per i quali la ricerca e l’innovazione stanno al centro della strategia Europa 2020. Da un canto, è importante che i regolamenti sui sussidi siano chiari, per prevenire per quanto possibile gli abusi. Dall’altro canto, però, i controlli non devono essere indirettamente motivo di esclusione delle piccole e medie imprese a causa della complessità del processo di concessione degli aiuti. È pertanto necessario rivedere – e, se possibile, semplificare – i regolamenti sui sussidi ogni paio d’anni tenendo a mente queste esigenze. La revisione in programma non presenta queste caratteristiche e pertanto ho espresso voto contrario.

 
  
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  Alfredo Pallone (PPE), per iscritto. − Gentile Presidente, onorevoli colleghi, ho votato a favore della relazione della collega in quanto ritengo importante, proprio in un momento di crisi, sostenere e rilanciare l'economia, ma al contempo puntare su settori non ancora saturi ma che anzi necessitano sviluppo e investimento. Concordo inoltre con la regola secondo la quale lo strumento debba limitarsi al finanziamento di misure che abbiano un impatto rapido, quantificabile e sostanziale sulla ripresa economica nell’UE, sul miglioramento della sicurezza energetica e sulla riduzione delle emissioni dei gas a effetto serra. La crisi strutturale in atto costituisce paradossalmente un’importante occasione per rimettere in gioco quanto fatto. Le difficoltà attraversate dai principali sistemi possono consentire all’Europa di recuperare. Ciò richiede però la visione, la capacità e il coraggio di una nuova strategia. Allo stato attuale l’unica strategia che conservi una qualche prospettiva di successo è quella di scommettere su soluzioni innovative in grado di produrre una rottura degli attuali paradigmi tecnologico-scientifici.

 
  
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  Paulo Rangel (PPE), per iscritto. (PT) Ho votato a favore della relazione perché credo che valga sicuramente la pena di stanziare fondi inutilizzati nell’ambito del programma energetico europeo per la ripresa allo scopo di creare uno specifico strumento finanziario mirato a sostenere iniziative nel campo dell’efficienza energetica e delle energie rinnovabili. Infatti, il finanziamento di questo genere di progetti, che sono del tutto coerenti con la strategia Europa 2020, fornisce un contributo decisivo allo sviluppo di un’economia sostenibile, alla lotta contro il cambiamento climatico e alla crescita dell’occupazione, oltre a rappresentare uno strumento particolarmente appropriato nel contesto della crisi economica e finanziaria che stiamo vivendo.

 
  
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  Crescenzio Rivellini (PPE), per iscritto. − Mi congratulo per l'ottimo lavoro svolto dalla collega Van Brempt. L'emendamento alla legislazione sul Piano europeo di ripresa energetica permetterà di utilizzare i fondi disponibili per finanziare progetti come: ristrutturazioni di edifici pubblici e privati per migliorare l'efficienza energetica o il passaggio alle energie rinnovabili; la costruzione di impianti basati su fonti rinnovabili e la loro integrazione nelle reti elettriche; soluzioni di trasporto pubblico urbano "verde", come veicoli elettrici e a idrogeno; infrastrutture locali, compresa l'illuminazione stradale efficiente, lo stoccaggio di energia elettrica e la predisposizione di contatori e griglie intelligenti. I fondi si concentreranno sul sostegno alle autorità locali e regionali su progetti che dovranno risultare economicamente e finanziariamente efficienti, cosi da poter garantire il rimborso dell'investimento in tempi giusti. Un totale di €146.34 milioni dovrebbe essere messo a disposizione dal gennaio 2011 al 31 marzo 2014. I contributi ricevuti potrebbero prendere la forma di prestiti, fondi di garanzia, equities o altri prodotti finanziari. Fino al 15% delle somme corrisposte può essere utilizzato per fornire assistenza alle autorità pubbliche per la preparazione dei progetti, che saranno selezionati anche secondo un criterio di equilibrio geografico.

 
  
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  Robert Rochefort (ALDE), per iscritto. (FR) Nella difficile situazione economica che stiamo attraversando, lo stanziamento, attraverso questo strumento finanziario, di 146 milioni di euro di fondi non impegnati a favore di progetti nel campo del risparmio energetico, dell’efficienza energetica e delle energie rinnovabili tra oggi e il 2014 contribuirà a sostenere la crescita e incoraggiare la ripresa economica nell’Unione europea, contrastando nel contempo il cambiamento climatico e promuovendo la tutela ambientale. Appoggio tale proposta e voto a favore della relazione dell’onorevole Van Brempt.

 
  
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  Raül Romeva i Rueda (Verts/ALE), per iscritto. – Nel 2009 l’Unione europea ha adottato un programma per sostenere la ripresa economica in Europa attraverso lo stanziamento di 3,98 miliardi di euro per progetti nel campo dell’energia entro la fine del 2010. Questi fondi comunitari sono stati destinati a tre sottoprogrammi riguardanti progetti di infrastrutture per il gas e l’energia elettrica, progetti di parchi eolici offshore per la produzione di energia elettrica e progetti di cattura e stoccaggio del carbonio. Grazie ai Verdi, siamo riusciti a inserire una norma che ci permetterà di stanziare fondi non impegnati per la creazione di uno strumento finanziario dedicato, che sostenga iniziative mirate all’efficienza energetica e alle energie rinnovabili, in particolare in contesti urbani. Di questi fondi beneficeranno le autorità pubbliche a livello municipale, locale e regionale, nell’ottica di stimolare un gran numero di investimenti decentralizzati.

 
  
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  Oreste Rossi (EFD), per iscritto. − In un periodo di crisi come quello che stiamo vivendo è inammissibile sprecare le risorse che l'UE aveva messo a disposizione per il sostegno ai progetti energetici. Dei fondi destinati alle infrastrutture per il gas, l'energia elettrica ed eolica risultano inutilizzati ben 146 milioni di euro. Con questo intervento si sblocca tale somma e si favoriscono azioni di ristrutturazione e il rendimento delle abitazioni e degli edifici pubblici, l'illuminazione stradale e il sistema di trasporto urbano. Tali fondi potranno creare nuovi posti di lavoro che contribuiscono allo sviluppo di un'economia competitiva e sostenibile.

 
  
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  Salvatore Tatarella (PPE), per iscritto. − Signor Presidente, onorevoli colleghi, il voto di oggi istituisce un nuovo e importante fondo per finanziare progetti nel settore delle energie rinnovabili e dell'efficienza energetica attraverso innovativi strumenti di finanza. Il fondo si propone due scopi: da un lato favorire il risparmio energetico e il miglioramento dell'ambiente, e dall'altro dare nuovo impulso alla ripresa economica dell'Europa. Il fondo finanzierà le iniziative e i progetti energetici, adottando una filosofia diversa dal passato, puntando non più sul contributo a fondo perduto, che molte volte si e' rivelato fallimentare, ma sulla redditività dell'investimento. Credo che questa nuova modalità, se ben utilizzata, darà vita ad un circolo virtuoso per il rilancio dell'economia europea. Inoltre, il nuovo strumento finanziario rappresenta una importante opportunità di sviluppo per gli enti locali, soprattutto per quelli del mezzogiorno italiano. Il fondo, infatti, può essere integrato anche con altri finanziamenti comunitari, come, ad esempio, il Fondo europeo di Sviluppo Regionale. Votando convintamente a favore di questo nuovo fondo, esprimo l'auspicio che questa innovativa tipologia di finanziamento possa essere estesa in futuro anche a molti altri settori, a cominciare dalle infrastrutture stradali, ferroviarie, portuali e aeroportuali.

 
  
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  Nuno Teixeira (PPE), per iscritto. (PT) L’impegno di promuovere l’efficienza e la sicurezza in campo energetico è una delle attuali priorità dell’Unione europea. Le dimensioni della crisi economica e finanziaria che la sta attanagliando spingono l’Europa a ricercare soluzioni capaci di dare una risposta equilibrata alle esigenze del mondo moderno, in particolare utilizzando le risorse finanziarie esistenti. Accolgo con favore l’iniziativa di destinare i 114 milioni di euro stanziati per il settore dell’energia nell’ambito del programma energetico europeo per la ripresa e rimasti inutilizzati a iniziative volte a sostenere l’efficienza energetica e le energie rinnovabili, nello spirito della strategia Europa 2020, in modo tale che questi nuovi progetti di investimento possano contribuire a creare nuovi posti di lavoro e rendere il settore più concorrenziale. Condivido l’importanza particolare che la relazione attribuisce a una crescita degli investimenti decentralizzati, perché i beneficiari delle iniziative saranno autorità pubbliche a vari livelli di governo: municipale, regionale o nazionale. Il ruolo delle diverse parti interessate sarà pertanto rafforzato e apprezzato, e si dimostrerà così il successo del coordinamento svolto nell’ambito del patto dei sindaci.

 
  
  

Proposta di risoluzione RC-B7-0608/2010

 
  
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  Luís Paulo Alves (S&D), per iscritto. (PT) Ho votato in favore di questa proposta di risoluzione comune poiché ritengo che le relazioni transatlantiche siano, senza alcun dubbio, le relazioni estere più importanti per gli europei. In occasione del prossimo vertice UE-USA, entrambi i partner dovranno collaborare al fine di compiere progressi sulla base di un’agenda comune, basata su valori condivisi quali la difesa della democrazia, dello stato di diritto e dei diritti umani. Stiamo attraversando un periodo di grave crisi e, alla vigilia di un importante vertice G20, l’Unione europea e gli Stati Uniti, che insieme rappresentano la metà dell'economia globale, devono impegnarsi ancora più che in passato e collaborare affinché si realizzi una ripresa economica a livello internazionale e vengano stabilite delle norme per la regolamentazione del sistema finanziario globale. È necessario agire insieme dinanzi alle grandi sfide che il mondo si trova ad affrontare – la lotta al cambiamento climatico, il raggiungimento degli obiettivi di sviluppo del Millennio, il processo di pace nel Medio Oriente, le situazioni specifiche in cui versano Iraq e Afghanistan e la non proliferazione delle armi nucleari. Tali azioni devono essere il risultato di un dialogo strategico più intenso e di una maggiore cooperazione tra l’UE e gli USA, nel quadro delle istituzioni multilaterali già esistenti, ovvero le Nazioni Unite, l’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa e la NATO. In questo modo sarà possibile trovare delle soluzioni.

 
  
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  Sophie Auconie (PPE), per iscritto. (FR) Il rapporto unico che lega l’Unione europea e gli Stati Uniti è uno dei pilastri strategici alla base dell’Unione stessa. I due partner transatlantici, che insieme rappresentano la metà dell'economia globale e che condividono i valori comuni della democrazia e dei diritti umani, sono al contempo garanti della stabilità internazionale. Il prossimo vertice UE-USA è un anello centrale di questa cooperazione. Ho votato in favore di questo testo, poiché evidenzia le sfide che questa collaborazione dovrà affrontare, nonché gli obblighi ad essa connessi. La ripresa del dialogo tra le nostre due potenze e la promozione di negoziati multilaterali, che caratterizzano la politica della nuova amministrazione Obama, conferiscono ancora maggiore importanza a questo documento,che, in questo contesto, fornisce degli orientamenti generali per il prossimo vertice, specialmente in relazione al conflitto israelo-palestinese, alla questione nucleare iraniana, al disarmo nucleare e al patto di sicurezza transatlantico. Infine, si richiede che il Consiglio economico transatlantico venga rafforzato e si sottolinea l’esigenza di riformare il sistema finanziario internazionale e di sviluppare la cooperazione in materia di energia, ambiente, proprietà intellettuale e tutela del consumatore, nonché la cooperazione giudiziaria e di polizia.

 
  
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  Zigmantas Balčytis (S&D), per iscritto. (LT) Sono in favore di questa relazione. Con l’entrata in vigore del trattato di Lisbona, l’Unione europea è diventata un attore importante sul piano internazionale. Se da una parte l’Unione europea e gli Stati Uniti rimangano le principali potenze dell’economia globale, le gravi conseguenze della crisi finanziaria ed economica hanno portato alla creazione di un mercato transatlantico più integrato, che dovrebbe garantire condizioni più favorevoli alla crescita economica e ad uno sviluppo sociale sostenibile. È pertanto necessario sviluppare una cooperazione bilaterale, volta all’elaborazione di una strategia comune in materia di energia, che garantisca la diversificazione e la sicurezza della stessa e delle rotte di approvvigionamento e che promuova un’economia ecologicamente efficiente. Oltretutto, al fine di creare una nuova cultura imprenditoriale, è necessario incrementare il ricorso alle innovazioni, alla creatività e alle tecnologie informatiche, nonché rafforzare la cooperazione in materia di istruzione, ricerca e scienza.

 
  
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  Maria Da Graça Carvalho (PPE), per iscritto. (PT) Considerando che i due partner si impegnano a cooperare al fine di promuovere la crescita e l’occupazione nelle loro rispettive economie e il Parlamento continua a promuovere il completamento, entro il 2015, di un mercato transatlantico basato sul principio dell’economia sociale di mercato – parallelamente al completamento del mercato unico dell’Unione europea stessa – la cui realizzazione sarà elemento centrale per una ritrovata crescita e per la ripresa economica globale, ho votato in favore della presente risoluzione. Ritengo, infatti, che il CET costituisca il meccanismo più appropriato per gestire la relazione economica transatlantica e che i partner debbano utilizzare l’intero potenziale del CET per superare gli ostacoli esistenti all’integrazione economica e per completare, entro il 2015, un mercato transatlantico che si basi sul principio dell’economia sociale di mercato, il che costituirà una risposta positiva all’attuale crisi economica e sociale. Approvo altresì l’invito a cooperare in seno al CET su tutte le questioni riguardanti il contesto normativo applicabile alle industrie, in particolare alle PMI, seguendo l'approccio adottato nella "Legge sulle piccole imprese dell'UE" in sede di esame della legislazione avente un impatto transatlantico.

 
  
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  Carlos Coelho (PPE), per iscritto. (PT) Il partenariato tra gli Stati Uniti e l’Unione europea si basa sulla condivisione di storia, cultura, interessi e valori, nonché sulla comune responsabilità nell’affrontare questioni e sfide internazionali. Con le loro economie integrate, i due partner rappresentano insieme circa la metà dell’economia globale: questo partenariato transatlantico è il motore principale della prosperità economica globale. È fondamentale delineare una strategia comune coerente in occasione di questo vertice, con nuove politiche e strumenti adatti ad affrontare le sfide legate alla crescita economica e alla creazione di posti di lavoro, a livello strategico ed in termini di sicurezza. Mi auguro che da questo vertice parta il messaggio che l’Unione europea e gli Stati Uniti devono cooperare, come mai in passato, alla riforma dei loro corrispettivi mercati e delle istituzioni finanziarie – imparando dagli errori della recente crisi economica e finanziaria – e alla creazione delle condizioni necessarie per la ripresa e la creazione di posti di lavoro. Invito inoltre ad avviare un dialogo aperto tra le parti in merito alle possibili soluzioni per promuovere maggiori livelli di tolleranza e rispetto della diversità all’interno delle rispettive comunità, in un contesto di rispetto generalizzato dei diritti umani fondamentali.

 
  
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  Lara Comi (PPE), per iscritto. – La coscienza del primato che Stati Uniti e Unione Europea rivestono nel mondo e' una responsabilità alla quale non ci possiamo sottrarre. Non si tratta di difendere prese di posizione, né dell'illusione di ostacolare processi storici con la pretesa di conservare quel primato. Si tratta, piuttosto, di far valere quei progressi di civiltà che per decenni hanno caratterizzato i nostri paesi. Il desiderio di realizzare il benessere delle popolazioni nel rispetto della democrazia, grazie al libero mercato, a condizioni lavorative più umane, a sistemi sociali ben funzionanti, e a tutte le altre conquiste che contraddistinguono i nostri Paesi, conta molto più del primato in una classifica internazionale che è in grado di fornire dati ma non di trasmettere emozioni e rappresentare la qualità della vita. Quanto detto vale non solo per ciò che concerne per la gestione delle relazioni economiche mondiali, ma anche per le questioni più delicate in materie quali la politica estera o la politica ambientale (con le sue implicazioni sulla politica industriale ed energetica). Un maggiore coordinamento oggi può generare un mondo migliore domani, e non è nostra intenzione rinunciare a realizzare tale ambizioso obiettivo.

 
  
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  Christine De Veyrac (PPE), per iscritto. (FR) Il legame tra gli Stati Uniti e l’Europa è unico e affonda le proprie radici nel passato. La risoluzione oggetto di voto oggi in Parlamento, che ho appoggiato, sottolinea l’importanza di una maggiore cooperazione tra le nostre due regioni e del continuo rafforzamento delle nostre relazioni, specialmente nel contesto di una crisi economica e delle minacce terroristiche all’Occidente. Accolgo favorevolmente anche il fatto che le questioni monetarie siano state incluse nella risoluzione, poiché si dimostra così il nostro desiderio di rinnovare il sistema monetario internazionale, in un momento in cui le guerre delle valute ostacolano la crescita dell’UE. Stiamo pertanto inviando ai nostri alleati sull’altra sponda dell’Atlantico un messaggio amichevole e al contempo deciso, alla vigilia del vertice del G20.

 
  
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  Edite Estrela (S&D), per iscritto. (PT) Ho votato in favore di questa proposta di risoluzione comune sul prossimo vertice UE-USA e sul Consiglio economico transatlantico, poiché ritengo importante che la Presidenza in carica dell’UE si adoperi per ottenere, in occasione del prossimo vertice di Cancún, un impegno ambizioso da parte degli Stati Uniti. È inoltre necessaria la cooperazione di questi ultimi per promuovere una connessione più efficace tra il loro sistema per lo scambio di quote di emissioni e quello dell'UE.

 
  
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  Ilda Figueiredo (GUE/NGL), per iscritto. (PT) La presente risoluzione espone con chiarezza gli obiettivi del prossimo vertice e l’annunciata identificazione del “dialogo strategico” tra gli Stati Uniti e l’Unione europea.

I cambiamenti che il mondo sta affrontando – la crisi del capitalismo e l’emergenza di paesi con economie piuttosto forti, specialmente il Brasile, la Russia, l’India e la China: i cosiddetti paesi BRIC – costituiscono una seria minaccia all’egemonia imperialistica. Gli Stati Uniti e l’Unione europea stanno tentando di “coordinare” delle strategie, utilizzando una vasta gamma di strumenti economici, diplomatici e militari al fine di contrastare questi sviluppi. La maggioranza in questa Aula non si allontana dalla scelta a favore del neoliberalismo; al contrario la sostiene con maggior convinzione, nella speranza che il vertice porti a compiere nuovi passi verso una maggiore “integrazione economica” e la costituzione di un “mercato transatlantico”. Tali opzioni conducono ad un maggiore sfruttamento dei lavoratori e dei cittadini, esacerbando quindi le asimmetrie economiche e sociali tra i vari paesi dell’Unione.

La via militare per accaparrarsi il controllo dei mercati delle risorse sta diventando pericolosamente sempre più importante, insieme ad una maggiore “cooperazione strategica” sulla “sicurezza transatlantica” tra gli Stati Uniti e l’Unione europea in seno alla NATO.

I cittadini hanno risposto ribellandosi alla scelta dello sfruttamento e della guerra. Riteniamo che con la manifestazione anti-NATO del 20 novembre e lo sciopero generale indetto dal sindacato CGTP-IN per il 24 novembre, i cittadini portoghesi alimenteranno ancor di più la lotta contro queste politiche.

 
  
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  Lorenzo Fontana (EFD), per iscritto. – Gentile Presidente, onorevoli colleghi, tra le due sponde dell'Atlantico è importante valorizzare le relazioni politiche ed economiche, che negli ultimi anni hanno registrato una costante intensificazione, con effetti sulla scelta degli investimenti e sulle attività delle imprese. Credo che i rapporti tra Unione Europea e Stati Uniti possano ulteriormente migliorare, rafforzando, come indicato nella proposta di risoluzione, la cooperazione economica e le regole in materia di protezione dei dati personali e chiedendo alle autorità statunitensi maggiore trasparenza in materia di politica estera e di difesa. È importante che le relazioni tra le due realtà, soprattutto in materia commerciale, si intensifichino e tengano conto, da un lato, dei valori comuni e dall'altro delle posizioni contrastanti sulle quali è necessario sviluppare un dialogo costruttivo. Nel complesso considero positiva la proposta di risoluzione ed esprimerò, pertanto, un voto favorevole augurandomi che sia da impulso ad una sempre maggiore cooperazione tra questi due importanti attori della politica e dell'economia mondiale.

 
  
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  Nathalie Griesbeck (ALDE), per iscritto. (FR) L’Unione europea e gli Stati Uniti sono due regioni che sono state duramente colpite dalla crisi economica e finanziaria e, in una fase in cui gli effetti vengono ancora avvertiti, abbiamo il desiderio di ribadire, qui al Parlamento europeo, la nostra volontà di trovare una risposta comune a questa crisi ed il bisogno di potenziare la cooperazione economica, al fine di superare definitivamente questo difficile periodo. Ritengo che, a questo scopo, il completamento del mercato transatlantico entro il 2015 sia un buon modo per sviluppare ulteriormente i rapporti economici tra le nostre due regioni ed essere più forti dinanzi agli alti e bassi dell’economia globale. Oltretutto, dal momento che gli Stati Uniti e l’UE sono partner di vecchia data che condividono molti valori (democrazia, rispetto dei diritti umani), vorremmo che venisse condotta un’inchiesta transatlantica per gettare luce sui sospetti che in Iraq si sia ricorsi alla pratica della tortura. Infine, ora che la minaccia terroristica risulta sempre più evidente, mi auguro che l’Unione europea e gli Stati Uniti potranno collaborare pienamente in questo ambito senza, tuttavia, prendere misure che potrebbero entrare in modo inopportuno nella vita privata dei singoli cittadini. Questi gli aspetti che desideriamo evidenziare alla vigilia del vertice tra l’Unione europea e gli Stati Uniti.

 
  
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  Tunne Kelam (PPE), per iscritto. (EN) Sostengo la risoluzione sul Consiglio economico transatlantico, fatta eccezione per alcuni emendamenti proposti dal gruppo ALDE. Vorrei cogliere l’occasione per rivolgermi ad entrambi i partner transatlantici, chiedendo loro di sfruttare, senza ulteriori indugi, il pieno potenziale del Consiglio economico europeo. Quest’ultimo diverrà uno strumento essenziale per superare le barriere al libero commercio ancora esistenti e per portare a compimento, entro cinque anni, un mercato transatlantico per i liberi scambi. Solo un siffatto mercato, già promosso in diverse occasioni dal Parlamento europeo, può costituire la base per una cooperazione sul lungo termine tra Unione europea e USA. Dal punto di vista politico, gli Stati Uniti e l’Europa dovrebbero impegnarsi con determinazione al fine di raggiungere un accordo su un’agenda comune per la gestione delle sfide globali.

 
  
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  Alan Kelly (S&D), per iscritto. (EN) Il legame tra Unione europea e Stati Uniti rappresenta una delle relazioni più importanti per l’UE. Si tratta di un partner commerciale così importante che ogni singolo passo che possa avvicinarci e portarci a collaborare in modo più stretto è il benvenuto. Accolgo con favore la risoluzione volta ad appianare le differenze tra i due blocchi commerciali, come nel caso dell’esenzione dal visto e del PNR. La risoluzione richiede inoltre una maggiore convergenza delle riforme finanziarie su entrambe le sponde dell’Atlantico, aspetto che considero essenziale per evitare il ripetersi, in futuro, di crisi analoghe a quella che stiamo vivendo adesso.

 
  
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  Constance Le Grip (PPE) , per iscritto. (FR) Appoggio la presente risoluzione, nella quale il Parlamento europeo illustra le proprie raccomandazioni al Consiglio, sul modo in cui affrontare le questioni transatlantiche nel corso del futuro vertice UE-USA. Considerando il ruolo di rilievo che l’Unione europea e gli Stati Uniti rivestono nell’economia globale, nonché l’attuale situazione economica, risulta essenziale che i due partner intensifichino la propria cooperazione, al fine di promuovere la crescita e l’occupazione. Questo il motivo per cui ho appoggiato, nello specifico, i due emendamenti orali presentati dal mio collega, l’onorevole Brok, che evidenziano l’esigenza di un migliore coordinamento delle politiche monetarie nel contesto delle relazioni transatlantiche. Questi due emendamenti dovrebbero essere presi in considerazione in relazione al dibattito che è in corso di avviamento in seno al G20 sui rischi che tutte le economie mondiali si trovano ad affrontare in conseguenza della “guerra delle valute”e di tutte quelle iniziative nazionali in materia che potrebbero sbilanciare i tassi di interesse. Andrebbe evitata ogni forma di “svalutazione concorrenziale” e di “deprezzamento concorrenziale”, poiché ostacolano la necessaria cooperazione economica e monetaria a livello internazionale.

 
  
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  Patrick Le Hyaric (GUE/NGL), per iscritto. (FR) La risoluzione sulle relazioni transatlantiche, nella versione adottata, chiede che vi sia una relazione speciale con gli Stati Uniti. Una relazione economica speciale tramite la creazione di un mercato transatlantico entro il 2015 e una relazione politica con l’obiettivo di “difendere una causa comune”. Suddetta causa comune implica una maggiore cooperazione in Afghanistan, un’integrazione più intensa con le missioni dell’Organizzazione del trattato del Nord Atlantico (NATO) e una risposta positiva alla richiesta degli Stati Uniti di comunicare i dati bancari dei cittadini europei tramite l’accordo SWIFT.

 
  
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  Jiří Maštálka (GUE/NGL), per iscritto. (CS) Per quanto riguarda la proposta di accordo tra l’Unione europea e gli Stati Uniti sulla tutela dei dati personali, in relazione al trasferimento e all’elaborazione dei dati nel quadro della cooperazione giudiziaria e di polizia, dovremmo chiederci se sussiste un equilibrio negli interessi di entrambe le parti. A mio avviso non è così, dal momento che l’interesse da parte degli Stati Uniti a ottenere dati relativi ai cittadini europei ha la precedenza. Considerando più nel dettaglio le differenze tra i sistemi di tutela dei dati personali delle due parti, ci si rende presto conto che è pressoché impossibile concludere un accordo di questo tipo – sempre che si vogliano rispettare le norme di tutela dei dati personali sancite nella convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e nella Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea. Oltretutto, è essenziale che, prima di avviare i negoziati su un accordo di questo tipo tra l’UE e gli USA, i regolamenti sulla tutela dei singoli individui relativamente all’elaborazione dei dati personali vengano adottati da organi, istituzioni ed altre organizzazioni dell’UE e degli Stati membri, come previsto dall’articolo 16 del trattato sul funzionamento dell’Unione europea.

 
  
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  Jean-Luc Mélenchon (GUE/NGL), per iscritto. (FR) La presente relazione ha l’unico pregio di raccomandare l’abolizione universale della pena di morte e richiedere che gli Stati Uniti aderiscano alla Corte penale internazionale. Per il resto è inaccettabile. Come può il Parlamento dichiararsi in favore dell’ampio mercato transatlantico, un progetto colossale condotto alle spalle dei cittadini europei? Come può accogliere favorevolmente l’accordo SWIFT, il trasferimento dei dati relativi ai codici di prenotazione (PNR), l’accordo cieli aperti tra l’Europa e gli Stati Uniti, il sistema per lo scambio di quote di emissioni di gas a effetto serra e le istituzioni antidemocratiche alle spalle del Gruppo multidisciplinare sull'azione internazionale contro il terrorismo (GMT)? Ho votato contro questo tradimento dell’interesse generale e della democrazia.

 
  
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  Nuno Melo (PPE), per iscritto. (PT) Le relazioni UE-USA affondano le loro radici nell’impegno comune per la democrazia, lo stato di diritto e i diritti umani, nella lotta al terrorismo e nella prevenzione della proliferazione delle armi di distruzione di massa: sono questi i nostri interessi e valori comuni. Non possiamo dimenticare che l’Unione europea e gli Stati Uniti rappresentano quasi la metà dell’economia globale: si tratta del rapporto economico più integrato e di più vecchia data al mondo e del principale motore di prosperità economica globale. La forza delle relazioni transatlantiche e l’impegno che in esse viene profuso stanno assumendo ancora più importanza alla luce dell’attuale crisi economica e finanziaria. Per questo motivo il prossimo vertice svolge l’importante compito di potenziare ulteriormente queste relazioni, al fine di raggiungere gli obiettivi prefissati per il 2015.

 
  
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  Louis Michel (ALDE), per iscritto. (FR) La risoluzione sul prossimo vertice UE-USA e il Consiglio economico transatlantico è stata elaborata al fine di rafforzare la cooperazione tra Unione europea e Stati Uniti su questioni di interesse comune. Le relazioni tra queste due regioni rappresentano una priorità per l’Unione europea. L’UE e gli USA, infatti, condividono non solo numerosi interessi e valori, come la promozione della pace, la democrazia, il rispetto per i diritti umani, l’economia di mercato e così via, ma anche il più importante legame in termini di scambi e investimenti bilaterali: l’economia transatlantica vale 4 280 miliardi di dollari. Viviamo un presente di integrazione economica sempre più profonda. L’estrema rilevanza di queste relazioni può essere avvertita anche nel contesto della cooperazione allo sviluppo considerando che, insieme, gli Stati Uniti e l’Unione europea forniscono quasi l’80 per cento degli aiuti allo sviluppo. Infine, il nostro partenariato è fondamentale per far sì che il mondo sia un luogo più stabile e che si possano affrontare le principali questioni multilaterali, quali il cambiamento climatico, l’energia, la crisi economica e finanziaria, la gestione della crisi, la cooperazione allo sviluppo, le questioni regionali, la non proliferazione, il disarmo e la sicurezza.

 
  
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  Radvilė Morkūnaitė-Mikulėnienė (PPE), per iscritto. (LT) L’Unione europea e gli Stati Uniti hanno molti punti di contatto e svolgono un ruolo dominante nella risoluzione dei problemi internazionali. Tuttavia dobbiamo imparare dalle reciproche buone pratiche e potenziare le nostre relazioni, al fine di garantire che le nostre azioni siano efficaci rispetto a questioni quali il cambiamento climatico, un ambiente sano e la sicurezza alimentare. Il grave disastro ecologico del Golfo del Messico fa sperare che il governo statunitense assumerà le misure necessarie per garantire la giusta attenzione nei confronti dell’ambiente e si impegnerà per risolvere le sfide legate al cambiamento climatico. L’Unione europea deve svolgere un ruolo attivo in occasione della conferenza sui cambiamenti climatici di Cancún. È importante che gli Stati Uniti aderiscano a questo accordo poiché, a volte, si ha l’impressione che sarebbe più facile raggiungere un accordo con i paesi in via di sviluppo che non con gli Stati Uniti. È necessario trovare un modo per promuovere una connessione tra il sistema per lo scambio di quote di emissioni di gas a effetto serra dell'UE (ETS) e i sistemi di scambio a livello regionale o federale degli USA. Bisogna inoltre approfondire il dialogo transatlantico sulle questioni energetiche, come ad esempio la sicurezza dell'approvvigionamento o le politiche finalizzate alla transizione verso fonti di energia a basse emissioni di carbonio. La cooperazione transatlantica riguarda anche la promozione di un ambiente sano – nuovi prodotti alimentari e l'utilizzo delle nuove tecnologie nella produzione alimentare. La società europea non è uniformemente preparata alle innovazioni ed è pertanto necessario rispettare le scelte degli altri paesi. Un partenariato UE-USA forte porterà benefici sia ad entrambe le parti che al più ampio contesto globale. Mi auguro che il prossimo vertice UE-USA ci avvicinerà a questo obiettivo.

 
  
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  Franz Obermayr (NI), per iscritto. (DE) La proposta di risoluzione include alcuni punti interessanti e l’Unione europea dovrebbe tentare di rafforzare la propria posizione negli ambiti menzionati, come la lotta alla crisi economica e finanziaria globale e la cooperazione nei settori dei trasporti e dell’industria. D’altro canto, la proposta è ancora carente rispetto alla politica estera e di sicurezza, specialmente, in riferimento alla lotta al terrorismo internazionale. Pertanto ho deciso di astenermi dalla votazione.

 
  
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  Alfredo Pallone (PPE), per iscritto. – Ho votato a favore della risoluzione, in quanto la ritengo un testo giusto ed equilibrato. È importante che il Parlamento dia un segnale ed esponga la propria opinione nei confronti di un vertice importante con il nostro alleato per eccellenza. La relazioni transatlantiche hanno rappresentato da sempre un aspetto cruciale della politica estera europea. Anche in un mondo globalizzato, in cui secondo alcuni esperti l'asse da Occidente si sta spostando verso le potenze dell'Oriente, sono ancora fermamente convinto che il rapporto Unione Europea - Stati Uniti rappresenti il fulcro per la stabilità, lo sviluppo e la prosperità non solo delle due parti dell'atlantico ma per il mondo intero. Abbiamo una forte radice comune, condividiamo cultura, stili e sistemi di vita, mercati ma soprattutto siamo da sempre i porta bandiera di valori, ideali e istanze ideologiche, economiche e sociali che ci hanno posto all'avanguardia sullo scenario mondiale. Ma proprio per i nuovi equilibri e scenari mondiali ritengo sia necessario rendere maggiormente operativa la collaborazione con Washington e, per affermarsi come interlocutore credibile, è fondamentale che la UE sappia mostrare non solo un’immagine coesa ma anche la capacità di assumere impegni concreti.

 
  
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  Maria do Céu Patrão Neves (PPE), per iscritto. (PT) Ho votato in favore di questa risoluzione poiché ritengo che:

- il CET costituisca il meccanismo più appropriato per gestire la relazione economica transatlantica e i partner dovrebbero utilizzare l’intero potenziale del CET per superare gli ostacoli esistenti all’integrazione economica e per realizzare un mercato transatlantico entro il 2015, il che costituirà una risposta positiva all'attuale crisi economica e sociale;

- il CET dovrebbe adottare un approccio più strategico al fine di affrontare le problematiche di tutte le parti interessate;

- l’approccio della "Legge sulle piccole imprese dell'UE" andrebbe esaminato, in quanto legislazione avente un impatto transatlantico;

- le strutture di governance economica e finanziaria in essere all'inizio della crisi, a livello sia globale che di Stati Uniti o di Unione europea, non abbiano conferito sufficiente stabilità al sistema finanziario mondiale; pertanto, alla luce della crescente interdipendenza economica e dei mercati finanziari, è importante che la cooperazione tra le principali economie in materia di politiche macroeconomiche e di vigilanza venga rafforzata.

Accolgo con favore anche l’invito all'Unione europea e agli Stati Uniti a cooperare con la Cina in vista di una risoluzione della controversia globale sui tassi di cambio, che non preveda il ricorso a misure protezionistiche o di ritorsione, tenendo presente che gli Stati membri dell'UE sono soggetti a pressioni di mercato diverse rispetto agli Stati Uniti, in particolare per quanto concerne i titoli sovrani e l'esistenza di un'unione monetaria.

 
  
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  Paulo Rangel (PPE), per iscritto. (PT) Il rapporto che lega l’Europa e gli Stati Uniti è unico e storico. La risoluzione adottata oggi al Parlamento europeo – per la quale ho espresso un voto favorevole – sottolinea quanto sia importante potenziare la cooperazione ed intensificare il dialogo strategico tra l’UE e gli USA nel contesto della crisi economica e finanziaria e nella lotta alla minaccia terroristica Considerando l’importanza delle questioni internazionali in questo momento, è effettivamente importante fare appello ai principi, ai valori e agli interessi condivisi in modo che, in occasione del prossimo vertice UE-USA si possa progredire nella definizione di un’agenda comune ampia e varia che ci permetta di affrontare queste sfide con successo. È altresì importante sfruttare al massimo il potenziale del Consiglio economico transatlantico, al fine di superare le barriere esistenti al completamento di un mercato transatlantico entro il 2015 e di promuovere un approccio integrato in materia di supervisione e di politiche macroeconomiche e nel settore delle relazioni commerciali di UE e USA con i paesi terzi.

 
  
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  Robert Rochefort (ALDE), per iscritto. (FR) Le relazioni transatlantiche sono fondamentali per l’Europa ed io ho sostenuto la presente risoluzione sulle priorità future per il prossimo vertice UE-USA. Nel caso della governance globale, in particolare, andrebbero intensificati gli sforzi volti all’attuazione dell’agenda di riforme delle Nazioni Unite. Oltretutto, relativamente alle emissioni di gas a effetto serra, è essenziale definire un sistema ambizioso e vincolante per il periodo successivo al 2012. Inoltre, per quanto riguarda la stabilità finanziaria, la comparabilità dei principi contabili internazionali è fondamentale ed è necessario compiere dei progressi in questo ambito. Gli standard normativi introdotti in un settore devono inoltre rappresentare un punto di riferimento per altri ambiti, in modo da incrementare sempre più il numero di norme finanziarie internazionali.

 
  
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  Raül Romeva i Rueda (Verts/ALE), per iscritto. (EN) Nel corso dell’ultima votazione ho deciso di astenermi dal voto. Uno dei principali aspetti positivi della presente risoluzione (sul quale non vi è un accordo unanime in seno al mio gruppo), che vale la pena evidenziare, è contenuto nel paragrafo 29, laddove il Parlamento dichiara che gli impegni internazionali assunti in relazione agli OSM, la cui attuazione in molti casi presenta un ritardo rispetto al calendario previsto, potranno essere rispettati solo se i paesi industrializzati manterranno le proprie promesse e verseranno lo 0,7 per cento dei rispettivi PIL a favore dell'APS entro il 2015. Il Parlamento invita pertanto l'UE, gli Stati Uniti e gli altri donatori internazionali a onorare i propri impegni e ad adottare apposite misure per accelerare i progressi in vista del conseguimento degli obiettivi di sviluppo del Millennio entro il 2015.

 
  
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  Geoffrey Van Orden (ECR), per iscritto. (EN) Nei prossimi decenni continueremo ad assegnare alle relazioni tra il Regno Unito e gli altri paesi europei da una parte e gli USA dall’altra la massima priorità strategica. In alcuni ambiti, l’UE potrebbe fornire un contributo utile. Questi i motivi per cui sostengo la risoluzione sulle relazioni UE-USA. Tuttavia, non sono convinto del valore della PSDC e ritengo che sia necessario potenziare le politiche relative all’Iran.

 
  
  

Proposta di risoluzione B7-0604/2010

 
  
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  Sophie Auconie (PPE), per iscritto. – (FR) I requisiti di sicurezza per il trasporto aereo hanno indotto l’Unione europea a sottoscrivere accordi con diversi Stati per lo scambio di dati del codice di prenotazione (Passenger Name Record, PNR). Il trattato di Lisbona rende inoltre vincolante la Carta dei diritti fondamentali, proteggendo in tal modo i dati personali dei cittadini europei. Quando giunge il momento di rinnovare tali accordi di scambio, il Parlamento è chiamato ad approvare qualsiasi nuovo accordo negoziato. In merito vi sono due requisiti in conflitto. Da un lato, la lotta alla criminalità organizzata e al terrorismo, promossa dai nuovi mezzi di comunicazione, e, dall’altro, la tutela della privacy e delle libertà fondamentali che questi stessi mezzi di comunicazione mettono a repentaglio. Ritengo importante manifestare il mio sostegno al presente testo che perpetua la cooperazione transatlantica contro la criminalità organizzata e il terrorismo, dedicando nel contempo un ampio capitolo alle garanzie necessarie per le libertà dei cittadini europei.

 
  
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  Zigmantas Balčytis (S&D), per iscritto. – (LT) Appoggio la risoluzione. Gli atti di terrorismo che hanno sconvolto il globo e la crescente criminalità organizzata nel campo degli stupefacenti e del traffico di esseri umani richiedono maggiori sforzi per combattere tali organizzazioni e il terrorismo. Affinché tali azioni funzionino, devono andare di pari passo con scambi di dati più efficaci, mirati e veloci sia all’interno dell’Europa che nel mondo. Il principale problema resta tuttavia la questione della protezione dei dati personali, garantendo che tali dati non siano usati per scopi diversi dalla prevenzione, dallo svolgimento di indagini o dall’identificazione di reati penali. A mio parere, la Commissione deve assicurare che qualsiasi accordo o misura sul trasferimento dei dati personali superi la prova della proporzionalità legale e tuteli la riservatezza dei dati personali. In quanto istituzione che rappresenta i cittadini, in tale processo il Parlamento europeo deve essere tenuto al corrente dalla Commissione di tutti gli aspetti che riguardano il trasferimento di dati personali in maniera da poter esprimere la propria posizione sugli accordi previsti. In questo modo, potremo trovare soluzioni ottimali affinché i dati dei nostri cittadini vengano usati soltanto secondo norme rigorose e si garantisca la protezione dei loro dati personali.

 
  
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  Vilija Blinkevičiūtė (S&D), per iscritto. – (LT) Il Parlamento intende rafforzare la protezione dei dati nel trasferimento dei cosiddetti dati del codice di prenotazione (Passenger Name Record, PNR) a istituzioni di paesi terzi. È molto importante che l’uso dei dati personali sia efficace, l’utilizzo delle informazioni sia sufficientemente flessibile e consenta la salvaguardia della privacy dei cittadini. Il Parlamento chiede che sia elaborato un modello standard per i dati dei passeggeri e si garantisca che i dati siano trasferiti ed elaborati a fini di prevenzione, svolgimento di indagini e individuazione o incriminazione di reati penali, tra cui il terrorismo. È estremamente importante che i dati PNR non siano usati per estrapolazione di dati o creazione di profili e l’analisi dei dati non sia semplicemente affidata a un sistema elettronico, bensì alla decisione umana. Alla luce di ciò, è fondamentale collaborare e scambiare informazioni con istituzioni competenti e indipendenti per garantire che prendano decisioni autonome ed efficaci sul trasferimento dei dati personali.

 
  
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  Nikolaos Chountis (GUE/NGL), per iscritto. – (EL) Per combattere il terrorismo, tutti i cittadini sono potenziali terroristi e, pertanto, i loro dati sono registrati in violazione dei diritti umani fondamentali e delle garanzie istituzionali in essere per assicurare che siano rispettati. Purtroppo, gli emendamenti proposti dal gruppo GUE/NGL che avrebbero migliorato in qualche modo tali aspetti sono stati respinti. Per questo ho votato contro la proposta.

 
  
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  Lara Comi (PPE), per iscritto. − La libertà è uno dei principi-cardine su cui questo Parlamento si fonda. Tale valore rappresenta la base su cui sono costruite le Istituzioni Europee, la fonte di energia che permette al mercato di dare la spinta necessaria ad un'economia variegata e complessa, il respiro dei nostri cittadini che si spostano, per studio o lavoro, per le città di quelli che un tempo erano luoghi da raggiungere con il passaporto e magari con un visto. La sua importanza non è pertanto in discussione. La questione che questa relazione mette in evidenza è piuttosto il suo rapporto con la sicurezza. Il problema non è di facile soluzione. Le informazioni vanno infatti raccolte, analizzate nelle giuste sedi e occorre prestare attenzione al fine di evitare gli abusi. Il controllo di tale meccanismo deve essere continuo, costante e non deve consentire fughe. Non si può permettere che i cittadini percepiscano la volontà di accantonare la libertà, cosi' come non si può permettere che si faccia leva su di essa per mettere in pericolo la sicurezza del popolo europeo. Ritengo che la relazione prospetti un ottimo compromesso per il bilanciamento tra i due contrapposti principi.

 
  
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  Corina Creţu (S&D), per iscritto. – (RO) Apprezzo l’adozione della risoluzione parlamentare sull’approccio globale ai trasferimenti di dati del codice di prenotazione (Passenger Name Record, PNR) a paesi terzi e sulle raccomandazioni della Commissione al Consiglio per autorizzare l’avvio di negoziati tra l’Unione europea, l’Australia, il Canada e gli Stati Uniti, per la quale ho votato a favore. È un approccio che individua il giusto equilibrio tra i requisiti di sicurezza degli Stati membri dell’Unione europea e il rigoroso rispetto dei diritti e delle libertà dei cittadini. I codici di prenotazione costituiscono un database estremamente sensibile, che pertanto va tutelato per evitare ogni sorta di danno arrecato a coloro i cui nomi vi figurano. Ritengo importante per noi garantire, nell’ambito dei negoziati sull’accordo con Stati Uniti, Australia e Canada, che i dati non possano essere usati per creare profili estrapolando talune informazioni dal database. Concordo nell’affermare che sussiste una differenza tra la valutazione dei rischi per la sicurezza e la creazione di profili che possono dimostrarsi falsi, basati su un’erronea interpretazione dei dati. Spero che gli accordi che la Commissione negozierà con i corrispondenti paesi risponderanno ai requisiti della risoluzione.

 
  
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  Vasilica Viorica Dăncilă (S&D), per iscritto. – (RO) Nell’attuale era digitale, la protezione dei dati, il diritto all’autodeterminazione per quanto concerne le informazioni, i diritti personali e il diritto alla privacy sono diventati valori che svolgono un ruolo vitale e devono essere salvaguardati con particolare cautela. Ciò premesso, ritengo che l’Unione debba rispettare e promuovere un principio fondamentale nelle politiche di protezione dei dati e ogni accordo o misura politica debba anche superare la prova della proporzionalità legale, dimostrando che mira a conseguire gli obiettivi del trattato.

 
  
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  Mário David (PPE), per iscritto. – (PT) Ho votato decisamente a favore di quanto propone l’odierna proposta di risoluzione. Nel nome della lotta e della prevenzione della minaccia globale del terrorismo e altre forme di criminalità transnazionale, apprezzo questa iniziativa e lo spirito di collaborazione e impegno tra Unione europea, Stati Uniti, Australia e Canada. Nondimeno, ritengo che la proporzionalità costituisca un principio fondamentale della politica di protezione dei dati. Pertanto, l’obiettivo degli accordi di garantire che il trasferimento dei dati sia in linea con gli standard europei in materia di protezione dei dati deve essere risolutamente rispettato e difeso. Vorrei altresì sottolineare l’importanza dell’avvio di negoziati su un accordo in merito al trasferimento e alla protezione dei dati personali con gli Stati Uniti nel contesto di una maggiore collaborazione politica e legale. Vorrei tuttavia ribadire che la necessità e la proporzionalità sono principi basilari fondamentali per garantire l’efficacia della lotta al terrorismo.

 
  
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  Christine De Veyrac (PPE), per iscritto. – (FR) Il trasferimento dei dati del codice di prenotazione (Passenger Name Record, PNR) è un elemento importante della lotta al terrorismo e alla criminalità transnazionale. Tuttavia, il numero di paesi che chiedono trasferimenti di dati PNR da parte delle linee aeree sta costantemente aumentando, per cui occorre un’attenta sorveglianza per garantire che le informazioni personali dei cittadini europei non siano usate per scopi che non siano quelli per i quali sono state raccolte e il loro trasferimento sia in linea con gli standard europei in materia di protezione dei dati. Sostengo dunque pienamente la risoluzione adottata oggi dal Parlamento europeo, che è volta a fornire un quadro rigoroso per il trasferimento dei dati dei passeggeri a paesi terzi. Tali paesi dovranno fornire garanzie quanto all’uso, alla conservazione e alla raccolta di detti dati, garanzie che dovranno evitarne l’abuso e assicurare il rispetto dei diritti dei nostri cittadini.

 
  
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  Harlem Désir (S&D), per iscritto. – (FR) Per garantire costantemente la sicurezza del trasporto internazionale, specialmente di fronte al rischio posto dal terrorismo, è fondamentale che i paesi possano scambiarsi informazioni sui passeggeri, i cosiddetti dati PNR, raccolti dalle compagnie aeree. È tuttavia giusto ed essenziale garantire che tali disposizioni non mettano a repentaglio le libertà fondamentali dei cittadini né comportino discriminazione ai danni di alcuni basata sull’origine o il credo religioso. Per questo la protezione dei dati personali deve essere garantita in maniera migliore. Il Parlamento europeo ha una richiesta chiara da formulare prima che la Commissione intraprenda i negoziati sui metodi di scambio dei dati PNR con Stati Uniti, Canada e Australia: la protezione dei dati personali è un tema troppo delicato perché tali negoziati siano condotti esclusivamente tra Stati membri, a porte chiuse. Devono svolgersi in maniera trasparente, a livello europeo. È necessario che i dati trasferiti siano utilizzati soltanto entro un contesto rigorosamente definito e non siano trasferiti a un paese terzo. Molti tipi di informazioni dovranno essere esclusi dai dati che possono essere raccolti, in particolare le informazioni legate all’origine e al credo religioso.

 
  
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  Marielle De Sarnez (ALDE), per iscritto. – (FR) La protezione dei dati personali è un tema delicato nelle relazioni UE-USA, come nel caso dell’accordo sul trasferimento dei dati bancari (accordo SWIFT). Un accordo generale UE-USA sulla protezione dei dati è attualmente in discussione, come un nuovo accordo sullo scambio di dati del codice di prenotazione (Passenger Name Record, PNR). Attraverso il nostro voto odierno sulla risoluzione comune, il Parlamento ha ribadito la sua richiesta che i dati PNR raccolti non possano in alcuna circostanza essere usati a fini di estrapolazione o creazione di profili. Infine, il Parlamento esorta nuovamente la Commissione a fornire prove concrete del fatto che la raccolta, la conservazione e l’elaborazione dei dati PNR siano necessarie e la invita a ipotizzare alternative meno intrusive. Se il Parlamento non dovesse essere seguito, avrà la possibilità di ricorrere al suo diritto di veto.

 
  
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  Ioan Enciu (S&D), per iscritto. – (RO) Ho votato a favore del documento perché ritengo che l’Unione europea debba avere una visione unita rispetto alla firma di futuri accordi concernenti i dati PNR. Ciò contribuirà a garantire una maggiore protezione dei dati personali e della privacy, promuovendo nel contempo l’uso di tali dati per la lotta al terrorismo e ai principali fenomeni di criminalità transfrontaliera.

 
  
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  Edite Estrela (S&D), per iscritto. – (PT) Ho votato a favore della risoluzione perché ritengo che la raccomandazione della Commissione al Consiglio di autorizzare l’avvio di negoziati sugli accordi tra Unione europea, Australia, Canada e Stati Uniti sul trasferimento e l’uso dei dati PNR sia importante. Tali accordi dovrebbero garantire che la volontà di combattere il terrorismo e la criminalità non rimetta in discussione la salvaguardia delle libertà civili e dei diritti fondamentali, non da ultimo il diritto alla privacy, l’autodeterminazione per quanto concerne le informazioni e la protezione dei dati.

 
  
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  Diogo Feio (PPE), per iscritto. – (PT) I dati personali, la loro protezione e il diritto individuale a tale protezione sono temi che hanno sempre più suscitato l’interesse dei decisori politici e della stessa società civile. I mezzi tecnologici disponibili pongono una sfida notevole al rispetto della privacy individuale. Anche tale concetto è stato rimesso in discussione dalla crescente esposizione volontaria e involontaria a cui gli europei ora sono soggetti. Gli europei si stanno altresì scontrando con la tensione crescente tra diritto alla privacy del singolo e il diritto alla sicurezza della collettività. Tutti questi temi hanno assunto proporzioni preoccupanti dall’11 settembre 2001 e restano attuali. Il terrorismo e altre forme di criminalità organizzata oggi sono combattuti tramite scambi di informazioni rapidi ed efficaci tra agenzie di sicurezza, anziché dalle forze di polizia convenzionali. Senza tali scambi, saremmo esposti ad attività criminali transfrontaliere concertate senza possibilità di rispondervi adeguatamente. Per tutti questi motivi ritengo fondamentale avviare negoziati con i nostri partner in maniera da poter affrontare insieme i pericoli collettivi e garantire che i dati scambiati tra le parti siano conformi ai principi di adeguatezza e proporzionalità rispetto agli scopi previsti.

 
  
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  João Ferreira (GUE/NGL), per iscritto. – (PT) La presente risoluzione asseconda la dinamica innescata dagli Stati Uniti in merito alla lotta contro la “minaccia del terrorismo”, cercando anche di coinvolgervi gli Stati membri dell’Unione europea. Anziché combattere le cause che sono alla radice del problema, si sta tentando di sfruttare questa minaccia come pretesto per imporre restrizioni inaccettabili ai diritti, alle libertà e alle garanzie degli europei. I responsabili di questa capitolazione del Parlamento europeo, che contrasta con le posizioni assunte in passato, ora stanno cercando di stemperarla richiamando presunti principi di “proporzionalità” e “necessità”, sempre discutibili e la cui valutazione è soggettiva. L’argomentazione secondo cui adesso vi sarebbero dati PNR trasferiti a paesi terzi senza alcun tipo di controllo non regge. Se i dati sono utilizzati o elaborati in maniera impropria, è necessario indagare, riferire in merito e combattere risolutamente il fenomeno. L’odierna risoluzione rappresenta una capitolazione che cerca soltanto di spacciare per legale qualcosa che al momento è soltanto ai limiti della legalità.

 
  
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  Sylvie Guillaume (S&D), per iscritto. – (FR) Ho votato a favore della risoluzione sulla strategia completa concernente il trasferimento dei dati dei passeggeri di compagnie aeree a paesi terzi perché è necessario predisporre un quadro giuridico vincolante per tali trasferimenti, sempre più spesso utilizzati nell’ambito della lotta al terrorismo. Durante la preparazione del negoziato con Stati Uniti, Canada e Australia, il Parlamento ha stabilito una serie di condizioni, chiedendo tra l’altro che i dati non vengano utilizzati a fini di creazione di profili e i negoziati si svolgano in assoluta trasparenza rispetto al Parlamento. Inoltre, i deputati devono poter sorvegliare la situazione da vicino. La protezione della privacy è un tema delicato, che non va sacrificato nel nome di un’altra esigenza, la lotta al terrorismo. Come ha fatto nella negoziazione dell’accordo SWIFT, il Parlamento riuscirà a salvaguardare la privacy dei cittadini.

 
  
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  Véronique Mathieu (PPE), per iscritto. – (FR) Ho votato a favore della risoluzione sulla strategia esterna dell’Unione in merito ai dati del codice di prenotazione (Passenger Name Record, PNR) perché credo che stipulare accordi che consentano il trasferimento di dati PNR tra Unione europea, Canada, Stati Uniti e Australia sia della massima importanza per la sicurezza internazionale. Apprezzo pertanto la raccomandazione della Commissione in merito all’avvio di negoziati al fine di sottoscrivere tali accordi. È infatti evidente da diversi anni ormai che lo scambio di tali dati contribuisce alla lotta contro il terrorismo e la criminalità internazionale. Questi trasferimenti internazionali di dati PNR offrono alle agenzie preposte all’applicazione della legge nei nostri paesi preziosi strumenti per combattere la minaccia terroristica. Devo inoltre sottolineare che il nuovo approccio globale ai dati PNR presentato dalla Commissione in ottobre e volto a introdurre criteri generali specifici per tutti gli accordi PNR è, a mio giudizio, molto positivo in quanto creerà un quadro più strutturato e coerente per tali accordi e fornirà garanzie notevoli in termini di protezione dei dati personali.

 
  
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  Jean-Luc Mélenchon (GUE/NGL), per iscritto. – (FR) La presente risoluzione contraddice totalmente quella adottata dall’Aula in maggio “accogliendo” la proposta formulata dalla Commissione in settembre, proposta che avalla il trasferimento di dati PNR a paesi terzi e non contiene garanzie soddisfacenti quanto al modo in cui i dati saranno utilizzati. Quel che è peggio, ritiene giustificabile la conservazione di tali dati per un periodo di tempo illimitato al fine di creare profili. Qual è il senso delle tirate benpensanti della risoluzione contro una prassi che è al centro di un progetto che sostiene? Ho votato contro la risoluzione, che viola il diritto di qualunque essere umano al rispetto dei propri dati personali.

 
  
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  Nuno Melo (PPE), per iscritto. – (PT) I dati PNR sono un’altra arma nella lotta al terrorismo. Secondo il trattato di Lisbona, il Parlamento deve contribuire a elaborare una nuova strategia esterna per quanto concerne la negoziazione di un nuovo accordo PNR tra Unione europea, Stati Uniti, Australia e Canada. Grande sostenitrice della lotta al terrorismo, l’Unione è pronta a negoziare qualsiasi accordo che possa rivelarsi efficace in tale lotta. Tuttavia, l’Unione non metterà a repentaglio le libertà civili e i diritti fondamentali.

 
  
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  Louis Michel (ALDE), per iscritto. – (FR) Sono pienamente a favore dell’obiettivo di prevenire e combattere il terrorismo e altre forme gravi di criminalità transnazionale. Sempre più paesi utilizzano i dati dei passeggeri a questo scopo. Nell’era digitale, tuttavia, è fondamentale prestare particolare attenzione all’applicazione e alla protezione delle libertà civili e dei diritti fondamentali, tra cui il diritto alla privacy e alla protezione dei dati. I principi essenziali che devono assumere la priorità in tale ambito sono la necessità e la proporzionalità. La raccolta di dati dei passeggeri non deve soltanto essere utile, bensì anche necessaria. Il principio della proporzionalità deve anche essere invocato per evitare che le misure previste vadano oltre quanto necessario per conseguire gli obiettivi stabiliti. È dunque fuori discussione l’uso dei dati a fini di estrapolazione o creazione di profili. Dall’entrata in vigore del trattato di Lisbona, il Parlamento europeo ha dato un contributo importante agli sforzi profusi per concludere tali accordi, e pertanto deve essere pienamente e regolarmente ragguagliato in merito agli sviluppi nel campo dei dati PNR.

 
  
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  Andreas Mölzer (NI), per iscritto. – (DE) Negli ultimi anni, i diritti fondamentali sono stati sempre più limitati nell’ambito della cosiddetta guerra al terrorismo. La filosofia su cui tale scelta si basa è molto discutibile. Mentre i passeggeri vengono perquisiti fin quasi all’abbigliamento intimo e non possono portare con sé lime per unghie né deodoranti nel bagaglio, i controlli sulle merci sono spesso lasciati alle stesse compagnie di spedizione. Se la situazione in futuro deve cambiare, è importante preservare l’equilibrio tra libertà e sicurezza. Nel caso dei controlli di sicurezza dei passeggeri, tale equilibrio è già stato perso e, pertanto, man mano che scemerà l’isteria che circonda il terrorismo, le regolamentazioni si allenteranno nuovamente. Altrettanto opinabili sono la necessità dell’FBI di conoscere nome, residenza, indirizzo e-mail, numero di carta di credito e numero di bagagli di coloro che si recano negli Stati Uniti e l’eventualità che tali dati siano conservati per un periodo fino a 15 anni. Le informazioni dovrebbero essere conservate soltanto in pochi casi eccezionali. Se i diritti fondamentali sono violati per creare un senso di sicurezza, la violazione deve essere quanto più limitata possibile e i diritti degli interessati devono essere rafforzati. Purtroppo, al momento è improbabile che ciò accada e, pertanto, ho votato contro la proposta.

 
  
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  Franz Obermayr (NI), per iscritto. – (DE) È vero che la valutazione e l’elaborazione dei dati PNR a livello internazionale possono contribuire alla lotta contro il terrorismo e la criminalità organizzata. Accordi di questo genere, però, possono spesso causare problemi in termini di protezione dei dati. Il Parlamento europeo deve dunque assumere un approccio coerente in merito (analogamente a quanto avvenuto nel caso di SWIFT) per salvaguardare i diritti fondamentali dei cittadini europei. Esiste attualmente una serie di regolamenti che disciplinano il trasferimento di dati PNR a paesi terzi con i quali l’Unione ha stipulato accordi. Quanto maggiore è il numero di paesi che richiedono tali dati, tanto maggiore è il rischio che i diversi sistemi abbiano un impatto negativo sulla chiarezza giuridica, la protezione dei dati personali e i costi per le compagnie aeree. L’Unione deve pertanto introdurre in maniera omogenea standard di sicurezza elevati, che garantiscano in futuro un approccio coerente. Questo mi aspetto da una strategia europea efficiente in materia di politica estera per il trasferimento di dati PNR. L’odierna proposta di risoluzione non lo garantisce, ragion per cui ho votato contro.

 
  
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  Alfredo Pallone (PPE), per iscritto. − Egregio Presidente, cari Colleghi, condivido gli obiettivi che la Commissione si propone con la sua comunicazione. Occorre rendere trasparenti e comprensibili le motivazioni che rendono necessario ed utile, a fini di sicurezza, l’utilizzo e lo scambio di dati PNR con i Paesi terzi. Nel contempo, bisogna dimostrare che si ha piena consapevolezza delle implicazioni che tali attività possono avere sulla vita privata e della necessità che esse siano inquadrate in un set di regole uniformi, conoscibili e rigorose di protezione dei dati personali, da far valere anche quando questi vengono trasmessi ad altri Paesi. L’utilizzo e lo scambio del dato PNR non solo offriranno maggiore sicurezza ai cittadini, ma faciliteranno anche la loro vita ed i loro spostamenti transfrontalieri. Con i dati PNR è possibile ridurre notevolmente i controlli di polizia, concentrando la sorveglianza solo su coloro per i quali emergono motivi fattuali di effettivo rischio e dispensando gli altri da inutili verifiche e ispezioni.

 
  
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  Georgios Papanikolaou (PPE), per iscritto. – (EL) Oggi il Parlamento europeo ha votato in plenaria a favore di una proposta di risoluzione in merito alla rinegoziazione degli accordi PNR e all’adozione di rigorosi criteri per la trasmissione di dati al fine di ottenere la sicurezza dei passeggeri, pur nel rispetto, come sempre, dei dati personali. Il principale obiettivo è raccogliere, trasmettere ed elaborare i dati PNR su base limitata in maniera che non possano essere utilizzati per estrapolazioni e creazione di profili.

 
  
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  Maria do Céu Patrão Neves (PPE), per iscritto. – (PT) Ho votato a favore della proposta di risoluzione sui dati PNR nell’ambito della strategia estera dell’Unione europea perché, stabilendo una serie di principi comuni di base per gli accordi con paesi terzi, salvaguarda gli standard europei in materia di protezione dei dati. Nel contempo, questa proposta di risoluzione risponde agli obiettivi di rispetto della legge e rafforzamento della sicurezza, non da ultimo la lotta al terrorismo.

Contemporaneamente, il Parlamento europeo ribadisce la sua richiesta di essere tenuto al corrente di tutti gli sviluppi corrispondenti in tale ambito e svolge un ruolo attivo, che è la sua prerogativa.

 
  
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  Paulo Rangel (PPE), per iscritto. – (PT) È impossibile combattere il terrorismo e altre forme di criminalità transnazionale e organizzata senza uno scambio di dati che sia più efficace, mirato e rapido, sia all’interno dell’Europa sia a livello internazionale. Ciò rende essenziale che le misure di sicurezza adottate non compromettano la tutela delle libertà civili e delle libertà fondamentali o il massimo rispetto possibile per la privacy e la protezione dei dati. Conformemente al principio di proporzionalità, pertanto, sarà importante garantire che siano raccolti ed elaborati soltanto i dati indispensabili ai fini della sicurezza.

 
  
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  Raül Romeva i Rueda (Verts/ALE), per iscritto. – (EN) Diversi gruppi hanno convenuto in merito al testo che fondamentalmente richiama la volontà del Parlamento di combattere il terrorismo e la criminalità organizzata e transnazionale, nonché al tempo stesso la sua ferma convinzione che sia necessario salvaguardare le libertà civili e i diritti fondamentali, tra cui il diritto alla privacy, all’autodeterminazione per quanto concerne le informazioni e alla protezione dei dati. Il Parlamento ribadisce che la necessità e la proporzionalità, principi sanciti dall’articolo 8 della Convenzione europea sui diritti umani e dagli articoli 7 e 8 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea, sono essenziali per garantire l’efficacia della lotta al terrorismo. Il Parlamento apprezza la comunicazione della Commissione sull’approccio globale ai trasferimenti di dati PNR a paesi terzi e accoglie con favore la raccomandazione della Commissione al Consiglio di autorizzare l’avvio di negoziati per accordi tra Unione europea, Australia, Canada e Stati Uniti sul trasferimento e l’uso di dati PNR per prevenire e combattere il terrorismo e altre forme gravi di criminalità transnazionale. Il Parlamento apprezza altresì la decisione del Consiglio di intraprendere contemporaneamente tutti i negoziati, pur riconoscendo che la loro durata può variare.

 
  
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  Angelika Werthmann (NI), per iscritto. – (DE) Il 21 settembre 2010, la Commissione europea ha presentato il proprio approccio globale ai trasferimenti di dati del codice di prenotazione (Passenger Name Record, PNR) a paesi terzi. Lo scopo di trasferire ed elaborare dati, come le informazioni della prenotazione, il numero di posto a sedere, i dettagli sul bagaglio, l’itinerario e il tipo di pagamento, è prevenire, svolgere indagini, individuare o perseguire reati penali, tra cui reati terroristici, nel quadro della cooperazione giudiziaria e di polizia sulle questioni penali. Tale “approccio globale” è volto a fungere da linea guida per i futuri negoziati con paesi terzi. I negoziati con Stati Uniti, Canada e Australia saranno avviati a breve e altri Stati hanno manifestato intenzioni analoghe. La proposta di risoluzione del Parlamento europeo conferma nuovamente l’importanza del principio della proporzionalità. L’esigenza di sicurezza e quella di libertà hanno un equilibrio delicato. Esortiamo la Commissione a fornire prove tangibili del fatto che la raccolta, la conservazione e l’elaborazione di dati PNR siano necessarie per ciascuno degli scopi dichiarati e a svolgere un’analisi adeguata delle possibili alternative. Il Parlamento europeo è dell’avviso che i dati PNR non debbano in alcun caso essere utilizzati per estrapolazioni o creazione di profili.

 
  
  

Proposta di risoluzione B7-0602/2010

 
  
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  Luís Paulo Alves (S&D), per iscritto. – (PT) Ho votato a favore della presente proposta di risoluzione a favore dei partenariati per l’innovazione perché li ritengo un elemento essenziale delle azioni intraprese nell’ambito di tale iniziativa faro. Nell’attuale clima di austerità dei bilanci pubblici, notevole cambiamento demografico e crescente concorrenza a livello globale, la competitività dell’Europa e, soprattutto, il nostro futuro tenore di vita dipendono dalla nostra capacità di integrare l’innovazione in prodotti, servizi, aziende, modelli e processi sociali. Ritengo pertanto fondamentale che l’innovazione sia stata posta al centro della strategia Europa 2020. L’innovazione è il nostro migliore strumento per raccogliere le importanti sfide sociali con le quali ci stiamo confrontando, come il cambiamento climatico, la penuria di energia e risorse, la salute e l’invecchiamento. È essenziale che le risposte date a tali sfide contribuiscano a creare un’Europa equa dal punto di vista della sostenibilità economica, sociale e ambientale.

 
  
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  Maria da Graça Carvalho (PPE), per iscritto. – (PT) Apprezzo l’iniziativa “Unione dell’innovazione”, il cui scopo è integrare l’Europa in termini di innovazione collaborando in maniera coordinata a livello regionale, nazionale ed europeo. Plaudo ai partenariati europei per l’innovazione, concetto innovativo volto a creare sinergie tra le iniziative esistenti e, potenzialmente, nuove iniziative comunitarie e degli Stati membri nel campo dell’innovazione. Accolgo con favore il tema proposto per questo primo partenariato pilota: invecchiamento attivo e in buona salute. Alcune delle sfide sociali più impegnative con le quali l’Europa è chiamata a confrontarsi, come l’invecchiamento della popolazione, richiedono una radicale innovazione che abbracci diversi settori. Reagire all’invecchiamento implica cambiamenti a tutti i livelli, dal diritto al lavoro e alla pensione, ai nuovi modelli di servizi, tra cui le nuove forme di automedicazione e i nuovi tipi di alloggio. La lotta contro nuovi rischi e disparità richiede approcci innovativi in campo sociale, non soltanto attraverso l’introduzione di nuova tecnologia, ma anche attraverso organizzazioni innovative. Mi rivolgo alla Commissione affinché garantisca i fondi per i partenariati, riunendo allo scopo le risorse dell’Unione europea, degli Stati membri, delle regioni e di altri attori pubblici e privati, secondo criteri chiari e trasparenti.

 
  
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  Lara Comi (PPE), per iscritto. − Il potenziale europeo di innovazione va sfruttato appieno. Questa non può essere solo una dichiarazione di principio, ed è per me motivo di soddisfazione che si sia finalmente giunti ad una proposta come quella in oggetto. Molte energie ed idee che, di per sé, restano astratte, possono ora far parte di un sistema e giungere a realizzazione per soddisfare dei bisogni specifici. I temi sono di grande attualità, e bisogna adoperarsi affinché tutti gli operatori interessati partecipino. In particolare, valuto positivamente l'alleggerimento degli oneri burocratici e il coinvolgimento attivo delle PMI, che contengono una spinta innovativa bisognosa solo di essere liberata a beneficio della comunità intera. Resta solo da augurarsi che il progetto venga attuato in maniera adeguata.

 
  
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  Corina Creţu (S&D), per iscritto. – (RO) La risoluzione del Parlamento sui partenariati europei per l’innovazione nell’ambito dell’iniziativa faro “Unione dell’innovazione” è un’iniziativa specifica volta a elaborare una politica europea integrata in materia di innovazione. Ciò che rende tutto particolarmente importante è la necessità di riconoscere che non abbiamo conseguito tutti i nostri obiettivi stabiliti nel programma di Lisbona dal 2000. L’innovazione e l’espansione del settore della ricerca e dello sviluppo devono essere infatti uno dei volani della futura crescita economica. Apprezzo l’introduzione del concetto innovativo di partenariati europei per l’innovazione, inteso a generare sinergie tra le attuali iniziative in materia di innovazione. Dobbiamo inoltre monitorare da vicino come si svilupperà il primo programma pilota in tale ambito perché riguarda un tema che interessa l’intera Europa: l’impatto dell’invecchiamento della popolazione e l’allungamento della vita lavorativa. Ho votato a favore dell’adozione della risoluzione, tenuto anche conto degli ulteriori ambiti che saranno affrontati una volta che il progetto pilota sarà stato valutato, temi che sono di interesse generale.

 
  
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  Ioan Enciu (S&D), per iscritto. – (RO) Ho votato a favore della risoluzione perché ritengo che il principio dei partenariati per l’innovazione nel settore pubblico e privato possa promuovere le attività di ricerca e innovazione e contribuire a rilanciare la domanda in una situazione di crisi, oltre a svolgere un ruolo importante per il conseguimento degli obiettivi della strategia Europa 2020 in termini di creazione di un’economia più competitiva e una società più equa ed ecologica.

 
  
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  Diogo Feio (PPE), per iscritto. – (PT) I partenariati europei per l’innovazione sono un concetto rivoluzionario volto a creare sinergie tra le iniziative esistenti e, potenzialmente, nuove iniziative europee e degli Stati membri nel campo dell’innovazione, oltre a massimizzare e accelerare l’ottenimento di risultati e benefici per la società. Sono dunque uno strumento importante in un momento in cui gli Stati membri stanno combattendo con notevoli problemi economici, ambito nel quale ritengo che un impegno nei confronti dell’innovazione possa rappresentare una strategia efficace. Accolgo con favore il tema proposto per questo primo partenariato pilota: invecchiamento attivo e in buona salute. Dato che la popolazione europea invecchia, e questo viene visto come un fattore negativo, è importante che l’Europa sia in grado di fare buon uso del suo capitale umano, specialmente gli anziani, che hanno più esperienza e, spesso, importanti conoscenze da trasmettere.

 
  
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  Alan Kelly (S&D), per iscritto. – (EN) Il concetto di partenariato europeo per l’innovazione è una parte fondamentale degli impegni assunti nell’ambito dell’iniziativa faro. Il gruppo del quale faccio parte al Parlamento europeo, il gruppo S&D, avalla incondizionatamente il partenariato pilota europeo per l’innovazione “Invecchiamento attivo e in buona salute” e formula suggerimenti per due ulteriori partenariati negli ambiti che beneficerebbero immediatamente dal valore aggiunto creato.

 
  
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  Elżbieta Katarzyna Łukacijewska (PPE), per iscritto. – (PL) Sono stata lieta di udire l’esito dell’odierna votazione sulla proposta di risoluzione concernente i partenariati per l’innovazione. Penso che il lavoro su tale documento ci abbia portato a sviluppare una posizione ambiziosa e inequivocabile. L’iniziativa “Unione dell’innovazione” è estremamente rilevante e, al momento, rappresenta il tentativo più concreto di elaborare una politica europea integrata in materia di innovazione. Vorrei sottolineare che è importante tenere conto della strategia Europa 2020 nel nostro lavoro perché tale strategia prevede una maggiore attenzione in futuro per la ricerca, l’innovazione e l’istruzione.

 
  
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  Nuno Melo (PPE), per iscritto. – (PT) L’innovazione è uno dei volani dell’economia e apporterà un contributo decisivo alla realizzazione della strategia Europa 2020. I partenariati di cui si parla nella proposta di risoluzione potrebbero essere strumentali in tal senso, in quanto creano importanti sinergie per massimizzare e accelerare i processi di innovazione. Mi sembra anche importante che il progetto pilota sia dedicato al tema dell’invecchiamento attivo e in buona salute, poiché l’invecchiamento della popolazione europea è un’innegabile realtà. L’Unione europea deve inoltre continuare a sostenere altri ambiti di innovazione, nonostante la crisi finanziaria che stiamo vivendo, perché senza innovazione non riusciremo a conseguire gli ambiziosi obiettivi già dichiarati per l’Unione nella strategia Europa 2020.

 
  
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  Andreas Mölzer (NI), per iscritto. – (DE) L’iniziativa “Unione per l’innovazione” è una strategia di innovazione promossa ai massimi livelli politici, una delle iniziative centrali della strategia Europa 2020. L’idea che sta alla base di tale iniziativa è consentirci di raccogliere le future sfide, come il cambiamento climatico, la sicurezza alimentare ed energetica, la salute e l’invecchiamento della popolazione, in maniera appropriata e innalzarle a livello transnazionale al fine di gestire più efficacemente i blocchi derivanti da problemi finanziari, mercati e sistemi di ricerca frammentati, sostegno inadeguato all’innovazione nei contratti pubblici e lentezza nella standardizzazione. Ho votato a favore della risoluzione perché un concetto comune come quello dei partenariati per l’innovazione porterà benefici a tutti gli Stati membri.

 
  
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  Franz Obermayr (NI), per iscritto. – (DE) Il vantaggio del nuovo concetto di partenariato per l’innovazione sta nell’ambito chiaramente definito e nelle sfere di responsabilità ben delineate per i vari partner coinvolti, oltre a prevedere una tempistica precisa per la realizzazione dei singoli progetti, unitamente a obiettivi raggiungibili e misurabili. Il concetto prevede inoltre procedure amministrative semplificate per l’attuazione dei progetti e il miglioramento della divulgazione dei risultati delle ricerche. Ho pertanto votato a favore del documento.

 
  
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  Paulo Rangel (PPE), per iscritto. – (PT) Ho votato a favore della risoluzione perché ritengo che nel clima attuale i partenariati per l’innovazione costituiscano uno strumento importante per costruire un’Europa sostenibile dal punto di vista economico, sociale e ambientale. Apprezzo inoltre la scelta del tema per il primo partenariato: invecchiamento attivo e in buona salute.

 
  
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  Raül Romeva i Rueda (Verts/ALE), per iscritto. – (EN) Con l’adozione di questo testo, il Parlamento afferma che l’iniziativa “Unione dell’innovazione” è sinora la più significativa e un concreto tentativo di elaborare una politica europea integrata in materia di innovazione, il cui successo dipende da una cooperazione coordinata a livello regionale, nazionale ed europeo con il massimo coinvolgimento di tutti i corrispondenti attori a ogni livello. I partenariati europei per l’innovazione rappresentano un concetto innovativo volto a creare sinergie tra le iniziative esistenti e, ove del caso, nuove iniziative europee e degli Stati membri nel campo dell’innovazione, massimizzando e accelerando l’ottenimento di risultati e benefici per la società. Il Parlamento accoglie pertanto con favore il primo tema proposto per un partenariato europeo per l’innovazione, l’invecchiamento attivo e in buona salute, nonché l’approccio suggerito dalla Commissione di attuare un progetto pilota per sperimentare il formato più idoneo per tali partenariati prima di intraprenderne di nuovi, ed esorta la Commissione, nell’attuazione del primo progetto pilota sull’invecchiamento attivo e in buona salute, a includere l’innovazione sociale, che conduce a una migliore qualità della vita, previene le malattie, migliora le reti sociali nel settore pubblico e tra le parti sociali e promuove l’introduzione di nuove tecnologie a sostegno della qualità della vita.

 
  
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  Czesław Adam Siekierski (PPE), per iscritto. – (PL) In un momento in cui stiamo superando la crisi e ci stiamo confrontando con le nuove sfide che attendono l’Unione dopo il 2013, l’innovazione è uno degli strumenti più importanti, se non il più importante, per consolidare la posizione dell’Unione nel mondo. L’uso innovativo delle risorse può dimostrarsi uno dei metodi migliori per eliminare le disparità tra Stati o regioni, contribuendo anche alla preservazione della diversità di tali aree attraverso l’uso delle buone prassi e dell’esperienza di altre parti. Lo sviluppo di nuovi tipi di produzione o servizi e l’uso innovativo delle risorse contribuirà allo sviluppo razionale ed efficace di mercati locali, regionali e nazionali.

Innovazione è creatività umana. Ricercando soluzioni innovative, contribuiamo al miglioramento del benessere della società. In un momento in cui l’economia, la tecnologia e l’informatica stanno vivendo uno sviluppo dinamico, non dobbiamo dimenticare il fattore più significativo, il capitale umano. Innovazione non significa solo nuovi metodi di produzione o nuove applicazioni, per esempio, di prodotti locali. È soprattutto capitale umano. Trovare nuovi modi per coinvolgere la società in processi di sviluppo in molti ambiti della vita è una condizione essenziale del successo. La cooperazione a vari livelli sociali sta lentamente diventando un requisito essenziale, specialmente nel campo della ricerca e dell’istruzione. I partenariati per l’innovazione rappresentano il passo successivo, un passo peraltro più che naturale in un’Europa che si sviluppa.

 
  
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  Nuno Teixeira (PPE), per iscritto. – (PT) L’innovazione è il modo migliore per riuscire a raccogliere le sfide con le quali l’Unione europea si sta attualmente confrontando. In un’epoca di austerità, cambiamento demografico e minacce derivanti dalla globalizzazione, è uno strumento per rendere l’Europa più competitiva e creare posti di lavoro, ambiti sui quali si concentrano tutte le priorità. Lo scopo dell’iniziativa faro “Unione dell’innovazione” prevista dalla strategia Europa 2020 è avviare partenariati per l’innovazione al fine di integrare ricerca, sviluppo e proposta di invenzioni sul mercato, iniziando dall’ambito dell’invecchiamento della popolazione come progetto pilota. A mio parere, è importante che altri ambiti siano coperti, come giovani, ricercatori e piccole e medie imprese, come è anche auspicabile che si svolga un lavoro migliore all’interno dei partenariati, in quanto disponiamo di un potenziale unico in termini di valori, creatività e diversità. Invito dunque a un investimento maggiore e migliore nell’istruzione, nella ricerca e nello sviluppo: tali priorità non devono soltanto essere salvaguardate dai tagli di bilancio, ma devono essere persino dotate di più fondi.

 
  
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  Angelika Werthmann (NI), per iscritto. – (DE) Ho votato a favore del documento perché l’iniziativa “Unione dell’innovazione” è un tentativo concreto di attuare una politica europea integrata in materia di integrazione. Il primo argomento proposto per un partenariato europeo per l’innovazione è l’invecchiamento attivo e in buona salute con lo scopo di instaurare un migliore tenore di vita e migliorare le reti sociali nel settore pubblico. Se altre iniziative analoghe saranno intraprese dipenderà dai risultati di tale progetto pilota. La proposta di risoluzione oggi adottata contiene suggerimenti che offrono molte potenzialità in termini di valore aggiunto, tra cui l’idea delle città intelligenti, che si concentra sul miglioramento dell’efficienza e della gestione dell’energia, dei trasporti e delle infrastrutture, e quella delle materie prime, volta a migliorare la sicurezza del loro approvvigionamento, anche in un’ottica di sostenibilità dell’estrazione, della trasformazione, del riciclaggio e della sostituzione. Pure il Parlamento vorrebbe contribuire all’attuazione di tale promettente iniziativa, per cui chiede alla Commissione non solo di informarlo in merito agli sviluppi di questo progetto pilota, ma anche di definirne il coinvolgimento nell’elaborazione dell’orientamento strategico dei futuri partenariati.

 
  
  

Proposta di risoluzione B7-0603/2010

 
  
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  Zigmantas Balčytis (S&D), per iscritto. – (LT) Ho appoggiato la risoluzione. L’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (OSCE) è parte integrante dell’architettura di sicurezza euroatlantica ed eurasiatica, basata su un concetto di sicurezza completo, comprendente la dimensione politica e militare, economica e ambientale, umana. Tuttavia, nonostante la sua importanza, l’OSCE è l’unica organizzazione tra quelle che si occupano di questioni di sicurezza a non avere personalità giuridica internazionale, il che comporta molte implicazioni a livello politico e pratico. Tale organizzazione ha un ruolo essenziale da svolgere in vari ambiti, tra cui la non proliferazione, il disarmo, la cooperazione economica, nonché la tutela e la promozione dei diritti umani. Tuttavia, la mancanza di personalità giuridica e i problemi legati al meccanismo decisionale indeboliscono l’organizzazione, che non sempre è in grado di rispondere alle crisi in maniera appropriata o tempestiva. Concordo con le proposte contenute nella risoluzione in merito alla necessità di proseguire il dialogo sul quadro giuridico dell’OSCE, come anche l’esortazione rivolta alla Lituania, alla quale sarà affidata la presidenza dell’OSCE nel 2011, affinché assicuri continuità e progressi nel processo di rafforzamento dell’OSCE.

 
  
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  Lara Comi (PPE), per iscritto. − Non c'e' dubbio che la sicurezza rappresenti un nodo da sciogliere in vista del rafforzamento del processo di integrazione politica dell'Unione Europea. In particolare, e' opportuno insistere sulla necessità di implementare adeguatamente una Politica Estera e di Sicurezza Comune che tenga conto delle specificità dei singoli Paesi, pur raggiungendo un livello di efficacia proporzionale al ruolo che l'UE verrà ad assumere sulla scena internazionale. I principi di pace e libertà proclamati dal Trattato di Roma e dagli altri trattati che lo hanno seguito, devono restare a fondamento di qualunque decisione si intenda prendere. Finora l'OSCE ha dimostrato di svolgere i suoi compiti in maniera assolutamente compatibile con i principi richiamati, e sarebbe pertanto auspicabile un maggiore coinvolgimento delle Istituzioni comunitarie in tale Organizzazione. Ritengo inoltre che l'assunzione di una maggiore responsabilità possa aiutare i Paesi membri a raggiungere posizioni comuni in modo da consolidare anche su questi temi le relazioni fra i 27 Stati.

 
  
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  Corina Creţu (S&D), per iscritto. – (RO) Ho votato per il rafforzamento dell’OSCE, che deve basarsi sull’armonia fra i tre pilastri principali sui quali l’organizzazione si fonda: politico e militare, economico e ambientale, umano. Tale rafforzamento dell’organizzazione deve creare il quadro per conseguire un equilibrio in cui nessuno di questi aspetti venga sostenuto a discapito degli altri. L’efficacia delle azioni intraprese contro le minacce e le sfide poste alla sicurezza dipende da un adeguato coordinamento e funzionamento dei tre pilastri. L’OSCE deve essere un fattore decisivo nella risposta soprattutto alle nuove minacce, come la criminalità organizzata, il terrorismo, gli attacchi cibernetici, il traffico di stupefacenti ed esseri umani, nonché nelle attività riguardanti i meccanismi di allerta rapida, la prevenzione e la risoluzione dei conflitti. Uno dei motivi per i quali ho votato a favore del rafforzamento dell’OSCE è l’aspetto dei diritti umani, che comporta il rispetto per le libertà fondamentali e i diritti delle minoranze, elementi essenziali del concetto di sicurezza integrata dell’organizzazione.

 
  
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  Edite Estrela (S&D), per iscritto. – (PT) Ho votato a favore della risoluzione perché sono propensa a intensificare l’impegno dell’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (OSCE) per contenere i contributi umani al riscaldamento globale. Una cooperazione più efficace tra Stati membri e OSCE nel combattere le minacce e i problemi causati da fattori economici e ambientali potrebbe dare un apporto fondamentale alla sicurezza, alla stabilità, alla democrazia e alla prosperità nella regione poiché alla base degli stessi conflitti vi sono fattori economici e ambientali.

 
  
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  Diogo Feio (PPE), per iscritto. – (PT) Viviamo in un mondo in cui la sicurezza è diventata un concetto fondamentale, che si tratti di sicurezza in senso tradizionale, legata alla difesa, o sicurezza economica, ambientale, dei trasporti o dell’approvvigionamento energetico. Per questo l’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (OSCE) sta assumendo un ruolo cruciale su scala più globale come parte integrante dell’architettura della sicurezza euroatlantica ed eurasiatica, da Vancouver a Vladivostok. Concordo con la raccomandazione finale che invita il Parlamento a riflettere sulla sua partecipazione all’Assemblea parlamentare dell’OSCE e analizzare la possibilità di istituire una delegazione permanente. In questo momento, sottolineerei che l’Unione europea non può esimersi dall’intervenire in seno all’OSCE su temi sensibili come la difesa dei diritti umani e il rispetto del diritto internazionale.

 
  
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  Barbara Matera (PPE), per iscritto. − L'Unione europea e l'OSCE condividono gli stessi principi e valori in materie quali la promozione dei diritti umani, la prevenzione dei conflitti, lo sviluppo della democratizzazione, la protezione delle minoranze e anche sfide più recenti come il cambiamento climatico. Lo sviluppo di sinergie tra l'UE e l'OSCE per il raggiungimento di tali obiettivi comuni è indispensabile. L'OSCE è l'unica organizzazione ad essere priva di personalità giuridica internazionale e ad intervenire su questioni legate alla sicurezza nella regione europea. In tal senso, il rafforzamento delle strutture esistenti dell'OSCE è più che mai rilevante a garantire una proficua collaborazione con le istituzioni europee, in particolare in seguito all'entrata in vigore del Trattato di Lisbona e alla futura creazione del Servizio Europeo per l'Azione Esterna. L'istituzione di una delegazione permanente dell'UE presso l'Assemblea parlamentare dell'OSCE faciliterebbe il rafforzamento della cooperazione tra l'UE e dell'Organizzazione stessa, il monitoraggio ravvicinato delle sue attività e la realizzazione di principi e valori condivisi.

 
  
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  Nuno Melo (PPE), per iscritto. – (PT) Nessun aspetto della sicurezza dell’Unione europea può essere trascurato. L’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (OSCE) lo rispecchia perfettamente poiché è parte integrante dell’architettura della sicurezza euroatlantica ed eurasiatica, caratterizzata da un concetto globale di sicurezza che include la dimensione politica e militare, economica e ambientale, umana. Anche gli aderenti all’OSCE sono molto diversi poiché comprendono paesi da Vancouver a Vladivostok. Ritengo dunque importante che l’Unione europea compia uno sforzo per rafforzare il proprio ruolo all’interno dell’OSCE, vista la sua natura globale e la diversità dei suoi membri.

 
  
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  Andreas Mölzer (NI), per iscritto. – (DE) Da alcuni anni, l’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (OSCE), istituita durante la guerra fredda con il compito di sorvegliare e creare fiducia, vive una crisi di identità. Secondo le critiche che le vengono rivolte, l’organizzazione non è attrezzata per raccogliere le sfide del XXI secolo, come la crisi finanziaria globale e i temi ambientali, tra cui il cambiamento climatico. In teoria, i tre protagonisti dell’OSCE sono Stati Uniti, Russia e Unione europea. Sebbene la situazione sia lievemente migliorata grazie all’influenza del nuovo Presidente, la politica estera americana ha scarso interesse per le organizzazioni multilaterali. Anche la Russia pare avere scarso interesse e vede l’espansione dell’Unione europea e della NATO come intrusione nella sua sfera di influenza storica. È dunque comprensibile che Mosca chieda che l’OSCE assuma una nuova direzione e sposti la sua attenzione dai diritti umani e dal processo di democratizzazione alla creazione di una struttura di sicurezza europea. La Russia è essenziale per l’Unione europea, non soltanto per il suo approvvigionamento energetico, ma anche come partner strategico. Se l’Unione intende modificare il proprio ruolo all’interno dell’OSCE, deve diventare un polo contrapposto agli Stati Uniti, anziché un pagatore senza alcun potere. In ultima analisi, sarà necessario un approccio intelligente non soltanto nei confronti della Russia, bensì anche rispetto a tutti gli Stati eurasiatici che sono rappresentati in seno all’OSCE, ma non sono membri dell’Unione. Poiché il documento tiene conto di tali aspetti, ho votato a suo favore.

 
  
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  Franz Obermayr (NI), per iscritto. – (DE) È necessario preservare un equilibrio tra le tre dimensioni dell’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (OSCE) e, in ogni caso, le minacce alla sicurezza devono essere affrontate attraverso tutte le tre dimensioni. Ciò vale per le attuali minacce, come la criminalità organizzata, il terrorismo, le minacce cibernetiche, il traffico di stupefacenti ed esseri umani, la sicurezza energetica, ma anche per le attività riguardanti i meccanismi di allerta rapida, nonché la prevenzione e la risoluzione dei conflitti. È sensato e proficuo rafforzare l’interazione e promuovere la sinergia tra l’Unione e l’OSCE. Per questo ho votato a favore della proposta di risoluzione.

 
  
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  Alfredo Pallone (PPE), per iscritto. − L'Unione europea e l'OSCE vanno rinforzate, il ruolo di quest'ultima è importante e fondamentale in tutta una serie di settori, in particolare per il ruolo che svolge per gli aspetti relativi alla sicurezza e alla difesa della democrazia. Anche se si tratta di due organismi con istanze, obiettivi e strutture diverse è importante che non vi sia una contrapposizione o una sovrapposizione suscettibile di creare conflitti di competenze. I ruoli sono definiti e diversi, tuttavia, in alcune aree si corre il rischio di duplicazioni. Ho votato a favore di questa risoluzione, in quanto ne condivido il messaggio e l'impianto. Ritengo, infatti, che l'OSCE rappresenti un organismo essenziale che si pone come forum e che tiene conto degli equilibri euroasiatici ed euroatlantici. Chiaramente, dati i suoi membri, l'Unione europea ne è il fulcro e la base, pertanto mi auguro che al suo interno abbia un ruolo di primo piano.

 
  
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  Paulo Rangel (PPE), per iscritto. – (PT) Ho votato a favore della risoluzione perché a mio avviso le potenzialità dell’OSCE dovrebbero essere sfruttate appieno. È dunque necessaria una profonda riflessione sul modo in cui l’Unione europea può assumersi maggiore responsabilità e partecipare più attivamente al conseguimento di obiettivi comuni.

 
  
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  Raül Romeva i Rueda (Verts/ALE), per iscritto. – (EN) Adottando la presente risoluzione, il Parlamento sottolinea la necessità di preservare un equilibrio tra le tre dimensioni dell’OSCE, sviluppandole in maniera coerente e completa e consolidando i risultati già ottenuti. La risoluzione sottolinea che nessuna dimensione può essere rafforzata a discapito di un’altra, ribadendo che le minacce e le sfide poste alla sicurezza dovrebbero essere affrontate attraverso tutte le tre dimensioni se vogliamo che l’azione sia realmente efficace, comprese minacce e sfide concomitanti come la criminalità organizzata, il terrorismo, le minacce cibernetiche, il traffico di stupefacenti ed esseri umani, la sicurezza energetica, nonché le attività riguardanti i meccanismi di allerta rapida, la prevenzione e la risoluzione dei conflitti. La risoluzione pone l’accento sul fatto che il rafforzamento dell’OSCE non dovrebbe avvenire indebolendo le istituzioni e i meccanismi esistenti né compromettendo la loro indipendenza, quando non sono stati ancora riformati o non sono state concordate alternative, specialmente per quanto riguarda il lavoro dell’Ufficio per le istituzioni democratiche e i diritti dell’uomo (ODIHR). Infine, la risoluzione esorta l’OSCE a rafforzare ulteriormente la propria capacità per garantire il rispetto e l’attuazione dei principi e degli impegni assunti dai suoi Stati aderenti in tutte le tre dimensioni, tra l’altro potenziando i meccanismi di follow-up.

 
  
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  Viktor Uspaskich (ALDE), per iscritto. – (LT) Come molti parlamentari già sanno, nel gennaio 2011 la Lituania assumerà la presidenza dell’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (OSCE), presidenza che per il mio paese potrebbe costituire un’opportunità unica per intraprendere iniziative intese a rafforzare la cooperazione regionale, aumentare la sicurezza energetica e combattere la corruzione. È anche importante non sottovalutare la dimensione umana della cooperazione dell’OSCE. Oltre alla dimensione politica e militare, l’OSCE svolge infatti anche un ruolo fondamentale nella promozione del rispetto dei diritti umani e delle libertà fondamentali. Pure l’Unione deve assumere un ruolo importante in tale ambito. Il coordinamento delle attività dell’Unione e dell’OSCE nel campo dei diritti umani è un interesse comune che tutti condividiamo. Non dimentichiamo le circostanze in cui l’organizzazione è stata creata. Quest’anno si celebra il 35° anniversario della conferenza inaugurale dell’OSCE e dell’atto finale di Helsinki, dove si sono enunciate le fondamenta dell’organizzazione. L’evento ha simboleggiato un impegno morale e politico nei confronti dei principi di democrazia e diritti umani. È un peccato che lo spirito di Helsinki negli ultimi anni si sia offuscato. La situazione deve cambiare. Attendo pertanto con grande impazienza i risultati del vertice dell’OSCE di dicembre ad Astana.

 
  
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  Angelika Werthmann (NI), per iscritto. – (DE) Ho votato a favore del documento perché l’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (OSCE) ha perso molta della sua influenza nell’ultimo decennio. Nella proposta di risoluzione, il Parlamento europeo elogia le attività svolte in passato dall’OSCE e chiede agli Stati membri, alla Commissione e all’Alto rappresentante per gli affari esteri e la politica di sicurezza di formulare proposte sul modo in cui l’Unione può partecipare attivamente all’OSCE e contribuire costruttivamente al conseguimento degli obiettivi condivisi. Chiunque voglia evitare l’intervento militare in caso di crisi deve per tempo intraprendere misure politiche preventive.

 
  
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  Anna Záborská (PPE), per iscritto. – (SK) La storia ci insegna che i conflitti armati sono frutto dell’incapacità delle parti belligeranti di confrontarsi sui temi controversi e trovare soluzioni di compromesso. L’OSCE rappresenta un consesso per cercare tali soluzioni. Nel contempo, oggi l’OSCE è rispettata come arbitro indipendente nella valutazione dello svolgimento democratico delle elezioni e degli standard democratici. Sono dunque favorevole al rafforzamento dell’OSCE, specialmente per quanto concerne la diffusione della democrazia e il rispetto dei diritti umani. Le missioni sul campo e le attività di monitoraggio dell’OSCE sono una parte importante dell’espansione del mondo libero. Tuttavia, da una prospettiva comunitaria, alcune attività qui sono duplicate. Se parliamo del rafforzamento dell’OSCE, al tempo stesso dovremmo riflettere sulla misura in cui l’OSCE può sostituire le attività dei rappresentanti dell’Unione nelle varie regioni in conflitto. Inoltre, poiché stiamo elogiando l’operato dell’OSCE nel campo dei diritti umani, ciò offre la possibilità di discutere la misura in cui i ruoli dell’OSCE e del Consiglio d’Europa si sovrappongono. Lo scopo di tale dibattito dovrebbe essere quello di raggiungere una maggiore efficienza della spesa di fondi pubblici, il che, in un’epoca di tagli dei costi, è sicuramente una priorità per i nostri elettori.

 
  
  

Relazione Mann (A7-0268/2010)

 
  
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  Luís Paulo Alves (S&D), per iscritto. – (PT) Ho votato a favore della relazione sulla sfida demografica e la solidarietà tra le generazioni perché, nelle attuali circostanze, caratterizzate da problemi demografici senza precedenti dovuti alla maggiore aspettativa di vita e al calo del tasso di natalità, si tratta di una delle sfide più urgenti della politica sociale negli anni a venire. È necessario prendere tempestivamente decisioni, soprattutto in un momento in cui la disponibilità di posti di lavoro per i giovani e la sostenibilità dei regimi pensionistici per gli anziani sono a rischio. La solidarietà tra le generazioni serve per consentire l’ottimizzazione dei contributi di ambedue le generazioni. L’unico modo in cui ciò è realizzabile consiste nel garantire accesso libero e paritario al mondo dell’occupazione, formazione permanente e avanzamento di carriera per tutte le fasce di età. Questo sarà possibile, in primo luogo, assicurando che ai giovani siano garantiti posti di lavoro e, in secondo luogo, facendo buon uso dell’apporto che gli anziani possono ancora dare alla società, segnatamente in termini di lavoro volontario e prosecuzione dell’attività lavorativa oltre l’età pensionabile stabilita.

 
  
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  Elena Oana Antonescu (PPE), per iscritto. – (RO) Sottolineando che una società che rispetti la dignità umana si basa sul principio della giustizia tra generazioni, ritengo che l’odierna relazione sia importante di termini di lotta contro i pregiudizi e la discriminazione di ogni genere e anche contro ogni categoria sociale. Sono del parere che la migrazione dei cittadini, la loro perfetta integrazione, anche nella vita economica, e la loro inclusione sociale possano fornire uno strumento per affrontare il cambiamento demografico. Concordo pertanto con l’idea che serva un dibattito aperto per discutere le varie politiche di immigrazione. Sradicare il pregiudizio nei confronti dei diversi modelli culturali è un prerequisito per la perfetta integrazione degli immigranti, che promuove anche la solidarietà tra generazioni e culture. La relazione propone altresì di adottare nuove disposizioni contro la discriminazione operata sulla base dell’età per quanto concerne l’accesso a prodotti e servizi. Per questo ho votato a favore della relazione Mann.

 
  
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  Sophie Auconie (PPE), per iscritto. – (FR) Secondo le stime della Commissione, i cambiamenti demografici rischiano di modificare radicalmente la struttura della popolazione e le fasce di età. Il numero di giovani dai 0 ai 14 anni scenderebbe così da 100 milioni a 66 milioni nel 2050. Quanto alla popolazione in età lavorativa, raggiungerebbe un picco di 331 milioni attorno al 2010 e poi diminuirebbe regolarmente fino a circa 268 milioni nel 2050. Di fronte a tale situazione, l’Unione deve fornire una soluzione idonea per tutelare l’occupazione degli anziani, ma anche dei giovani. Ho votato a favore dell’odierna relazione di iniziativa del Parlamento europeo che chiede agli Stati membri di riflettere sull’opportunità di eliminare le età pensionabili legali, ma che traccia anche a grandi linee una politica che ci consenta di combattere la discriminazione, prefiggerci come obiettivo la formazione permanente e promuovere una riflessione su nuove modalità di organizzazione del lavoro nelle aziende, specialmente per ridurre lo stress. La risoluzione contiene inoltre molte iniziative che ribadiscono, per esempio, l’importanza della lotta contro la disoccupazione giovanile o a favore di una pensione dignitosa e propongono un patto europeo per gli ultracinquantenni.

 
  
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  Liam Aylward (ALDE), per iscritto. – (GA) Appoggio incondizionatamente ciò che la relazione afferma in merito all’innalzamento dei livelli di competenze in maniera che un’istruzione di qualità e migliori opportunità di apprendimento permanente aspettino ogni generazione e categoria sociale. Apprezzo il riconoscimento contenuto nella relazione del bene e del beneficio per la società dell’Unione ottenuti da tutti coloro che, impegnati nel lavoro volontario, si adoperano per sviluppare la comunità locale e fornire un servizio di assistenza alla collettività o alla famiglia. Sostengo inoltre l’iniziativa del Parlamento europeo volta a un’analisi dell’invecchiamento in buona salute nell’Unione e alla presentazione di un piano di azione per il 2011, il cui scopo sarebbe di contribuire a migliorare la dignità, la salute e la qualità della vita degli anziani. La Commissione deve essere elogiata per la sua richiesta di agire in tema di violazioni dei diritti degli anziani e protezione degli anziani nella comunità e nelle strutture di accoglienza.

 
  
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  Zigmantas Balčytis (S&D), per iscritto. – (LT) Appoggio la relazione. Oggi ci troviamo di fronte a una duplice crisi con un tasso elevato di disoccupazione giovanile e un punto interrogativo sul finanziamento dei regimi pensionistici. Questi due fenomeni sono correlati e, pertanto, dovrebbero essere affrontati insieme. Il cambiamento demografico è gestibile e sostenibile se opportunamente previsto e seriamente considerato da tutti. Gli Stati membri possiedono gli strumenti principali per garantire l’equilibrio tra le generazioni e porre fine a una discriminazione ingiusta. Nei casi in cui si riscontra un monitoraggio insufficiente dei regimi pensionistici, dei bilanci nazionali, della sanità, dell’istruzione e dell’occupazione, come anche delle politiche attuate in tali ambiti, si dovrebbero attuare riforme strutturali individuando nuove soluzioni sostenibili. Nel contempo, l’Unione dovrebbe promuovere gli scambi di migliori prassi tra Stati membri, sorvegliare dell’attuazione del diritto comunitario negli Stati membri e assumere l’iniziativa adottando nuove normative in tali ambiti.

 
  
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  Jean-Luc Bennahmias (ALDE), per iscritto. – (FR) Vi sono alcuni elementi estremamente positivi nella relazione di iniziativa dell’onorevole Mann sulla sfida demografica e la solidarietà tra le generazioni, in particolare per ciò che riguarda l’importanza del contratto intergenerazionale nelle nostre società moderne, la disoccupazione giovanile e la necessità di raccogliere le sfide con cui gli anziani devono confrontarsi parallelamente a quelle che si pongono ai giovani. Nondimeno, ho votato contro il testo perché alcuni paragrafi sono inaccettabili, specialmente quelli sulle pensioni. Per fortuna, il paragrafo che espressamente cita la necessità di sostituire al sistema a ripartizione un sistema di finanziamento mediante capitalizzazione è stato respinto da un’ampia maggioranza in Aula. Tuttavia, un altro paragrafo, che chiede agli Stati membri di analizzare nuovamente la possibilità di eliminare le età pensionabili obbligatorie, è stato adottato. È veramente inimmaginabile! Certo vi deve essere maggiore flessibilità nel regime pensionistico, ma l’età pensionabile deve restare un suo pilastro fondamentale! In un momento in cui la Commissione sta concludendo la sua consultazione sul futuro delle pensioni in Europa, il messaggio del Parlamento è particolarmente importante. Per questo ho deciso di votare contro il documento.

 
  
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  Vilija Blinkevičiūtė (S&D), per iscritto. – (LT) Ho votato a favore della relazione perché dobbiamo adoperarci non per il conflitto e la competizione tra generazioni, bensì per le pari opportunità e la solidarietà. Non condivido tuttavia il parere del relatore del Parlamento secondo cui si dovrebbe eliminare il prepensionamento. In realtà, molto spesso gli anziani sono costretti al prepensionamento da talune circostanze, non per scelta. Viste le conseguenze della crisi economica, l’opportunità del prepensionamento è spesso l’unica possibilità di sopravvivenza per gli anziani che sono stati oggetto di un licenziamento collettivo. Pertanto, considerato che i regimi pensionistici nazionali differiscono tra gli Stati membri, dobbiamo tener conto della prassi in tutti i paesi e non seguire l’esempio di uno o alcuni di essi. Gli stessi Stati membri devono pervenire a una decisione sull’attuazione delle disposizioni in materia di prepensionamento, tenute presenti la situazione e la prassi di ciascun paese. Ancora una volta vorrei richiamare l’attenzione sul fatto che sia i cambiamenti demografici sia la discriminazione operata in base all’età stanno compromettendo la solidarietà intergenerazionale e la crescita economica. Tale discriminazione limita notevolmente l’accesso al mercato del lavoro sia dei lavoratori anziani sia dei giovani.

 
  
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  Sebastian Valentin Bodu (PPE), per iscritto. – (RO) Negli ultimi anni, gli Stati membri dell’Unione si sono dovuti confrontare con un drastico calo del tasso di natalità e hanno dovuto far fronte a un invecchiamento crescente della popolazione. L’innalzamento dell’aspettativa di vita è uno sviluppo positivo, perché tiene la gente attiva più a lungo, sia fisicamente sia mentalmente. Viste le circostanze, sta diventando evidente che dobbiamo affrontare la prospettiva che la situazione divenga ancora più grave, creando uno squilibrio demografico che avrà i suoi effetti sulle economie e le risorse di bilancio degli Stati membri, esito che avrebbe ripercussioni anche sull’intera Unione europea. Siamo dunque di fronte alla possibilità che le future generazioni debbano farsi carico del fardello finanziario di tali cambiamenti demografici. La situazione rende essenziale l’obiettivo di Lisbona di far sì che metà della popolazione tra i 55 e i 64 anni sia occupata, anche se quest’anno il risultato non è stato conseguito. Per contrastare il fenomeno, è necessario adottare misure tempestive e risolute secondo un approccio orientato al ciclo di vita per portare giovani e anziani nel mercato del lavoro. La percentuale di disoccupati nella fascia di età 15-24 è notevolmente superiore a quella di qualunque altra fascia nell’Unione. La proposta concernente l’iniziativa “Garanzia europea per la gioventù” va quindi raccomandata.

 
  
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  Vito Bonsignore (PPE), per iscritto. − Desidero anzitutto esprimere i miei complimenti al collega Mann per l'elaborazione di questa relazione, che ha il merito di proporre misure concrete per avviare un proficuo dialogo tra generazioni. Ho espresso voto positivo perché ritengo che solo attuando una giusta equità tra generazioni si possano offrire garanzie concrete al mondo giovanile e incrementarne la loro partecipazione al mercato del lavoro. Credo anche che sia arrivato il momento giusto affinché l’UE e gli Stati membri prendano in esame i nuovi quesiti posti dalla sfida generazionale. L'Europa, infatti, si troverà presto ad affrontare problemi concreti relativi alla scarsa crescita demografica: è necessario avviare da subito politiche idonee a non compromettere l'intero sistema previdenziale europeo. In quest’ottica, ritengo essenziale rivalutare la politica sociale a favore della classe degli ultra sessantenni. Gli over-60 sono lavoratori con un valore aggiunto per il mondo del lavoro, per questo sarebbe opportuno predisporre azioni propedeutiche per un loro maggiore coinvolgimento. In questo senso condivido la possibilità di rivedere il sistema previdenziale in modo da consentire agli over 60 di continuare nel proprio lavoro anche dopo il raggiungimento dell'età pensionabile.

 
  
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  Zuzana Brzobohatá (S&D), per iscritto. – (CS) A mio giudizio, il relatore ha ragione nel proporre due misure correlate agli effetti dell’eterogeneità dello sviluppo demografico sul finanziamento della spesa sociale e la situazione finanziaria dei regimi pensionistici in tutti gli Stati membri. La prima misura è volta a migliorare l’occupazione dei giovani, la seconda a differire l’età pensionabile. Concordo con l’idea del relatore secondo cui gli anziani non sono un peso per l’economia e la società; rappresentano invece un grande beneficio proprio per la loro esperienza e conoscenza. Ho deciso di votare a favore della relazione perché il passaggio controverso che sosteneva l’idea di sostituire l’attuale sistema a ripartizione con un sistema di finanziamento mediante capitalizzazione è stato eliminato.

 
  
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  Nikolaos Chountis (GUE/NGL), per iscritto. – (EL) Ho votato contro la relazione perché affronta il problema demografico e la solidarietà tra le generazioni in maniera molto conservatrice. In numerosi casi, come il prolungamento pressoché illimitato della vita lavorativa, la relazione distrugge i diritti previdenziali e occupazionali dei lavoratori, svuotandoli completamente. Il problema della disoccupazione giovanile è sempre più grave. Il miglioramento dell’aspettativa di vita e del tenore di vita sta diventando un problema anziché un obiettivo sociale e, dunque, europeo.

 
  
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  Carlos Coelho (PPE), per iscritto. – (PT) Oggi siamo di fronte a un tasso di disoccupazione giovanile elevato e regimi pensionistici sottofinanziati. Dobbiamo trovare una soluzione comune perché è necessario che i giovani siano considerati una risorsa preziosa ed essenziale, che deve mobilitarsi nel perseguimento degli obiettivi economici e sociali, specialmente in una società che sta invecchiando. Se non riusciamo a invertire l’attuale tendenza, si stima che entro il 2030 il cambiamento demografico sfocerà in un rapporto due a uno tra popolazione attiva e inattiva. Sebbene i principali strumenti per promuovere la giustizia tra generazioni rientrino nella giurisdizione degli Stati membri, l’Unione europea svolge un ruolo fondamentale in termini di sorveglianza, monitoraggio della corretta ed efficace attuazione delle normative comunitarie antidiscriminazione, nonché in termini di promozione dello scambio di migliori prassi e piani di azione. È essenziale che l’Unione e gli Stati membri incoraggino nuove iniziative per un invecchiamento attivo, dignitoso e in buona salute. È inoltre necessario definire prospettive a lungo termine per i giovani e adottare misure per incentivare la mobilità durante gli studi, garantire una formazione professionale di alta qualità e creare nuovi posti di lavoro, garantendo così la loro piena partecipazione alla società.

 
  
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  Lara Comi (PPE), per iscritto. − La relazione riunisce molti temi, tutti di enorme rilevanza, in particolare per le fasce più disagiate della popolazione. Mi preme sottolineare un aspetto trasversale alle proposte e alle iniziative: occorre infatti fare i conti con un mondo che cambia sempre più velocemente, con notevoli ripercussioni sui sistemi previdenziali e sociali. Siamo ben coscienti di come le garanzie di cui godevamo in passato non possano essere assicurate per il futuro, ed e' necessario essere pronti a plasmare una società che sia in grado di prosperare anche in condizioni diverse da quelle presenti e passate. Apprezzo molto il richiamo alla solidarietà, cosi' come la definizione di “giustizia intergenerazionale”, e intendo impegnarmi, per quanto possibile, allo scopo di trovare un rimedio alle incertezze legate all'entità della pensione di anzianità che la mia generazione incontrerà nel mio Paese.

 
  
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  Vasilica Viorica Dăncilă (S&D), per iscritto. – (RO) Gli Stati membri dispongono dei principali strumenti per promuovere la giustizia tra le generazioni ed eliminare la discriminazione. Nell’Unione europea, il numero di persone over 60 è destinato ad aumentare a un ritmo senza precedenti. Si stima infatti che raggiungerà il suo picco tra il 2015 e il 2035, quando due milioni di persone si aggiungeranno ogni anno a tale fascia di età. Considerati questi fattori, ritengo che la Comunità debba elaborare una politica efficace in maniera che i lavoratori possano restare sul mercato del lavoro e non subire discriminazioni a causa dell’età. Vi deve essere inoltre la maggiore partecipazione possibile delle donne di ogni fascia di età nei programmi di apprendimento permanente.

 
  
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  Mário David (PPE), per iscritto. – (PT) Parità e solidarietà tra generazioni all’interno dell’Unione europea stanno diventando una delle sfide più importanti per la politica sociale europea dei prossimi decenni. Nel complesso, pertanto, voto a favore delle misure proposte nella relazione. Vi deve essere un cambiamento paradigmatico per quanto concerne il modo in cui società ed economie vedono l’invecchiamento della popolazione. Anziché considerarlo un onere, sinonimo di maggiori costi, l’esperienza e la conoscenza degli anziani sono tali per cui dovrebbero essere considerate un bene prezioso per la cultura aziendale. A tal fine, le imprese dovrebbero essere incoraggiate a sviluppare strategie di gestione dell’età, che rafforzerebbero la loro competitività sfruttando l’esperienza e le qualità specifiche dei loro lavoratori anziani. Ritengo inoltre che l’invecchiamento della popolazione offra un’opportunità importante per migliorare la competitività e incoraggiare la potenziale innovazione, promuovendo così crescita e occupazione. Vorrei infine esprimere preoccupazione per l’elevato tasso di disoccupazione giovanile nell’Unione, ribadendo la necessità di creare più posti di lavoro e definire prospettive a lungo termine che consentano loro di garantirsi la piena partecipazione alla società.

 
  
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  Luigi Ciriaco De Mita (PPE), per iscritto. − L´equità nei rapporti tra generazioni rappresenta la nuova sfida globale che bisogna adeguatamente affrontare. Le società moderne si sono trovate a gestire una crescita costante, in cui, soprattutto in questi ultimi decenni, le nuove generazioni avevano davanti a sé condizioni e prospettive migliori di quelle precedenti. Ora la situazione ha superato il crinale della crescita che sembrava infinita e si trova sul fronte della contesa tra diritti e risorse limitate. Occorre quindi che tutti i Paesi, a partire da quelli sviluppati e democratici, e le relative organizzazioni, tra cui l´UE, si impegnino in modo determinato, concludente e cogente ad elaborare politiche, fare delle scelte ed attuarle coerentemente in direzione di un maggiore equilibrio tra generazioni attuali e future, affinché si riducano i divari e le polarizzazioni tra chi ha diritti e chi non ne ha e tra chi ha risorse e chi non ne ha. La relazione sulla sfida demografica e la solidarietà tra generazioni che abbiamo votato mi pare vada in tale direzione.

 
  
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  Proinsias De Rossa (S&D), per iscritto. – (EN) Appoggio la relazione che formula una serie di importanti proposte per raccogliere le sfide demografiche con le quali dobbiamo confrontarci in uno spirito di solidarietà tra generazioni. Prestazioni assistenziali carenti, servizi sociali inadeguati e livelli elevati di disoccupazione giovanile contribuiscono a ritardare matrimoni e nascite, accelerando in tal modo l’invecchiamento delle nostre popolazioni. Sia anziani sia giovani vivono diverse forme di discriminazione sulla base dell’età, soprattutto per quel che riguarda l’accesso al mercato del lavoro e a taluni servizi sociali. Mentre gli Stati membri controllano gli strumenti principali come i bilanci nazionali, nonché i servizi pensionistici e sanitari, l’Unione può migliorare la portata delle normative antidiscriminazione, specialmente per tutelare le anziane sul mercato del lavoro. Inoltre, donne di tutte le età spesso si occupano di persone a carico giovani e anziane. Il loro lavoro è di per sé un esempio di sostegno intergenerazionale e ha bisogno di un riconoscimento socioeconomico, sebbene non sostitutivo dello sviluppo di servizi di assistenza di qualità. Poiché le forme di lavoro atipico e precario diventano sempre più diffuse, il diritto a una pensione dignitosa raggiunta l’età pensionabile è messo a repentaglio, tendenza che può essere contrastata soltanto con politiche economiche concentrate sulla crescita, il rispetto per i diritti dei lavoratori e l’erogazione di servizi pubblici di qualità.

 
  
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  Martin Ehrenhauser (NI), per iscritto. – (DE) Per quanto concerne il paragrafo 24, che offre ai lavoratori anziani la possibilità di proseguire il lavoro una volta raggiunta l’età pensionabile obbligatoria qualora lo desiderino, non deve portare a esercitare pressioni su tali lavoratori che conducano alla generalizzazione della pratica di assumere persone dopo l’età pensionabile. I lavoratori anziani devono comunque poter andare in pensione all’età prevista per legge senza correre il rischio di essere oggetto di discriminazione.

 
  
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  Diogo Feio (PPE), per iscritto. – (PT) Come ho detto in altre occasioni, la società europea sta invecchiando, il che spesso viene visto come elemento negativo in un’analisi economica. Naturalmente, il rovesciamento della piramide demografica nei paesi in cui lo Stato assistenziale è ancora forte fa sì che vi siano sempre meno persone che contribuiscono al sistema di assistenza sociale e sempre più persone che da esso dipendono. Detta in termini più chiari, più anziani significano maggiore spesa per pensioni e sanità. Tuttavia, una società della solidarietà non può considerare l’invecchiamento in questo modo. È essenziale creare soluzioni di invecchiamento attivo e modi per sfruttare l’immenso potenziale umano degli anziani che, anche in un mercato competitivo come quello europeo, rappresentano ancora un valore aggiunto per la loro grande esperienza e conoscenza. All’altra estremità della scala, non possiamo parlare di invecchiamento della popolazione senza parlare di politiche di natalità che incoraggino la nascita di bambini nell’Unione europea. Il tasso di natalità medio nell’Unione è di 1,5 bambini, uno dei più bassi al mondo; la tendenza può essere invertita soltanto con solide politiche a sostegno delle famiglie, che non penalizzino in termini economici, fiscali e professionali uomini e donne che decidono di avere figli.

 
  
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  Ilda Figueiredo (GUE/NGL), per iscritto. – (PT) Questa è una relazione piena di contraddizione. Da un lato, utilizza un linguaggio molto elogiativo nei confronti degli anziani. Dall’altro, invece, formula misure di base che, in pratica, mettono a repentaglio i diritti degli anziani e dei lavoratori in generale. Ecco alcuni esempi:

- si incoraggiano i regimi pensionistici privati, dando dunque la priorità al settore finanziario e dimenticando le gravi conseguenze che tali pratiche hanno già comportato, segnatamente negli Stati Uniti, dove hanno lasciato milioni di pensionati nell’indigenza obbligando lo Stato a intervenire;

- si incoraggiano interventi statali per aumentare il lavoro part-time e il lavoro flessibile, trascurando le conseguenze di tali pratiche, come la svalutazione del lavoro, le basse retribuzioni, il precariato e il maggior numero di lavoratori con reddito al di sotto della soglia di povertà;

- si incoraggia un innalzamento dell’età pensionabile.

Abbiamo votato contro la relazione per tutti questi motivi, sebbene riconosciamo che contiene taluni aspetti positivi, tuttavia minacciati dalle politiche neoliberali che la relazione propugna.

 
  
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  Elisabetta Gardini (PPE), per iscritto. − Signor Presidente, l'Europa, in questo periodo di crisi finanziaria, economica e sociale, sta affrontando una drammatica emergenza: la disoccupazione. Questo fenomeno colpisce particolarmente la fascia giovanile della popolazione, creando una situazione preoccupante che avrà pesanti conseguenze sulla competitività futura europea. Ho votato a favore di questa risoluzione perché ritengo che l´Unione Europea, pur riconoscendo il principio di sussidiarietà e la relativa competenza degli Stati Membri, debba dare il proprio contributo nel favorire il dialogo fra i differenti attori in materia di solidarietà tra le generazioni. La forza lavoro del domani é costituita dai giovani di oggi. Un loro ritardo nell´ingresso del mercato del lavoro comporta carriere più lente, salari inferiori e diseguaglianze retributive notevoli rispetto alle altre generazioni. Bisogna aiutare maggiormente i giovani, sostenere l´imprenditoria e l´occupazione giovanile. Solo così possiamo garantire un futuro meno incerto alle nuove generazioni.

 
  
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  Bruno Gollnisch (NI), per iscritto. – (FR) È un peccato che la relazione Mann, pur contenendo alcuni elementi validi che promuovono politiche rispettose della famiglia, riconciliando vita lavorativa e vita familiare, accesso di giovani e anziani al mercato del lavoro, eccetera, sostenga che l’immigrazione è una soluzione, per quanto parziale, all’invecchiamento della popolazione nei nostri paesi e persino al finanziamento dei regimi pensionistici. In ogni paese, Francia compresa, studi dimostrano che non è così, non soltanto in termini di demografia, ma anche in termini di finanze. Anche Tribalat, demografa francese che difficilmente potrebbe essere accusata di simpatizzare per il Fronte nazionale, è giunta alle stesse conclusioni. Sono perfettamente consapevole del fatto che in questa Camera amiamo credere che, secondo lo slogan SOS Razzismo, “Mohamed pagherà per la pensione di Maurizio”... e quella di Karl, Matthew e Juan. Ma questo non è vero, da nessuna parte. L’onorevole Mann avrebbe inoltre dovuto prestare cautela quando ha raccomandato di sostituire i sistemi a ripartizione con sistemi di finanziamento mediante capitalizzazione. Visto l’attuale contesto di crisi finanziaria mondiale, questo è il tipo di proposta che potrebbe portare alla rovina i nostri anziani a tutto vantaggio soltanto di Madoff e compagni.

 
  
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  Nathalie Griesbeck (ALDE), per iscritto. – (FR) La solidarietà tra generazioni è una delle principali sfide sociali della politica europea e delle politiche nazionali negli anni a venire, visto che siamo di fronte a un invecchiamento della popolazione europea. La relazione giustamente pone un notevole accento su tale valore della solidarietà, il bisogno di solidarietà intergenerazionale e l’importanza del contratto tra generazioni, e contiene passaggi estremamente positivi, per esempio in merito alla riconciliazione tra vita lavorativa e vita familiare, l’orario di lavoro flessibile, specialmente per le donne, l’accesso al mercato del lavoro per giovani e anziani, la lotta alla discriminazione, eccetera. La relazione, tuttavia, contiene anche molti elementi con i quali non concordo, vale a dire il paragrafo 24, che chiede l’eliminazione dell’età pensionabile obbligatoria, diversi passaggi sull’organizzazione del lavoro flessibile e una normativa sociale più semplice, nonché un passaggio sull’eliminazione dei regimi di prepensionamento. Ho dunque preferito astenermi all’atto del voto sulla relazione. A prescindere da questo, sono lieta che il passaggio in cui si chiede la sostituzione dei sistemi pensionistici a ripartizione con un sistema di finanziamento mediante capitalizzazione sia stato comunque respinto dal Parlamento europeo.

 
  
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  Sylvie Guillaume (S&D), per iscritto. – (FR) Ho votato contro la relazione sulla sfida demografica e la solidarietà tra le generazioni perché contiene posizioni inaccettabili. Vi sono elementi molto interessanti nel testo, come il fatto che la disoccupazione giovanile non dovrebbe essere contrapposta al mantenimento sul mercato del lavoro degli over 50, nonché l’accento posto sull’apprendimento permanente e la lotta alla discriminazione basata sull’età e sul genere nel mercato del lavoro. Il testo contiene tuttavia anche molte raccomandazioni riguardanti i regimi pensionistici che non posso avallare. Tra l’altro, il testo invita gli Stati a eliminare l’età pensionabile legale e pone molta enfasi sulla necessità di ridurre l’onere del debito pubblico, il che equivale a incoraggiare regimi pensionistici privati, che sono particolarmente iniqui. La relazione esorta inoltre gli Stati ad aumentare i tassi di occupazione estendendo il lavoro part-time, il che servirebbe soltanto ad accentuare l’insicurezza del lavoro. Questi sono alcuni dei motivi per i quali ho votato contro il testo.

 
  
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  Jiří Havel (S&D), per iscritto. – (CS) L’attuale eterogeneità dello sviluppo demografico ha notevoli effetti sul finanziamento della spesa sociale e la situazione finanziaria dei regimi pensionistici in tutti gli Stati membri. Nella sua relazione non legislativa, l’onorevole Mann propone due misure: da un lato, l’aumento dell’occupazione giovanile e, dall’altro, il differimento dell’età pensionabile. Concordo con l’idea del relatore secondo cui gli anziani non sono un peso per l’economia e la società; rappresentano invece un grande beneficio proprio per la loro esperienza e conoscenza, maturate in una vita di lavoro. In proposito, convengo con il relatore, il quale propone misure concrete per stabilire una base per un dialogo aperto e chiede alla Commissione e al Consiglio di introdurre un equilibrio intergenerazionale in tutti gli Stati membri e a livello europeo.

 
  
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  Peter Jahr (PPE), per iscritto. – (DE) Il principio della giustizia tra generazioni sarà una delle principali sfide politiche dei prossimi anni. Poiché il cambiamento demografico sta influenzando i rapporti nella nostra società, è particolarmente importante che una generazione non viva a spese di un’altra. Ciò vale non soltanto per la politica finanziaria e di bilancio, bensì anche per la tutela dell’ambiente, delle risorse disponibili e del clima. Per garantire che la nostra società resti coesiva, dobbiamo interpretare la giustizia tra generazioni come compito di integrazione. Di conseguenza, dobbiamo esaminare in tale ottica tutte le nostre decisioni politiche. È importante dedicare la nostra attenzione a tale argomento per preservare in futuro il senso di solidarietà all’interno della nostra società.

 
  
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  Karin Kadenbach (S&D), per iscritto. – (DE) Ho votato a favore della relazione sulla sfida demografica, ma contro il paragrafo che invita gli Stati membri a “riflettere su un'immigrazione della manodopera regolamentata (immigrazione da paesi terzi verso l’UE)”. A mio parere, questa formulazione implica una valutazione positiva dell’immigrazione di manodopera da paesi terzi. Ho votato a favore della relazione Mann perché la raccomandazione di modificare il modo in cui sono finanziati i regimi pensionistici nella relazione originale non è stata adottata dal Parlamento europeo. Sono tuttavia decisamente contraria alla richiesta di incoraggiare i regimi pensionistici privati e garantire che, in media, le pensioni del settore pubblico non siano più generose di quelle paragonabili del settore privato. Sono inoltre contraria all’idea che i fondi pensionistici privati svolgano un ruolo più importante nel ridurre il futuro onere di erogazione delle pensioni statali. A mio parere, il sistema a ripartizione è quello più sensato e sostenibile dal punto di vista economico.

 
  
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  Alan Kelly (S&D), per iscritto. – (EN) La società irlandese sta invecchiando a un ritmo senza precedenti. L’odierna iniziativa contiene vari suggerimenti alla Commissione che contribuirebbero ad affrontare i problemi che nei prossimi decenni interesseranno i paesi dell’intera Europa. La relazione è stata attenta a sottolineare la solidarietà tra le generazioni e intelligentemente garantisce che nessuno pensi che possa esistere un’unica soluzione all’invecchiamento della società e ai problemi che ne derivano.

 
  
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  Giovanni La Via (PPE), per iscritto. − Egregio Presidente, cari colleghi, ho supportato la relazione del collega Mann perché ritengo che la sfida generazionale debba essere una delle politiche prioritarie della futura azione europea. I giovani rappresentano, senza dubbio, una risorsa chiave su cui investire per rilanciare l'economia dell'intera Unione europea ed é proprio a loro che, a mio avviso, deve essere dedicata particolare attenzione. Ritengo opportuno rilevare, inoltre, l'importanza della politica di formazione e di sostegno del lavoro. Credo, infatti, che il rafforzamento della crescita e dell'occupazione, da garantire attraverso l'equo accesso alle possibilità di formazione e al mercato del lavoro, siano un passo che vada necessariamente compiuto, in vista del raggiungimento di alcuni importati obiettivi di crescita, quali il miglioramento della competitività e della capacità d'innovazione.

 
  
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  Patrick Le Hyaric (GUE/NGL), per iscritto. – (FR) Ho votato contro la relazione Mann perché è imbevuta di un pensiero liberale che sfrutta l’invecchiamento della popolazione europea come pretesto per propugnare riforme dei sistemi pubblici di protezione sociale in Europa, soprattutto compromettendo i regimi pensionistici a ripartizione e i sistemi sanitari, incoraggiandone la privatizzazione, nonché chiedendo un differimento dell’età pensionabile, soluzioni che respingo.

 
  
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  Elżbieta Katarzyna Łukacijewska (PPE), per iscritto. – (PL) Vorrei sottolineare che ho avallato la relazione Mann sulla sfida demografica e la solidarietà tra le generazioni perché ritengo che uno dei problemi più gravi con i quali l’Unione oggi deve confrontarsi è l’invecchiamento della società negli Stati membri, una sfida che l’Unione deve superare se vogliamo creare condizioni che promuovano la maternità, elaborare metodi migliori per conciliare la vita lavorativa e la vita familiare e fare buon uso delle opportunità offerte da una vita più produttiva. Il 2012 sarà dichiarato l’Anno europeo dell’invecchiamento attivo e della solidarietà tra le generazioni, per cui ritengo che i parlamentari debbano promuovere una politica di invecchiamento attivo e richiamare l’attenzione sulle nuove sfide demografiche.

 
  
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  Barbara Matera (PPE), per iscritto. − la Relazione del Collega Mann è ricca e ben articolata e posso affermare che ha pienamente recepito le indicazioni della Commissione Femm, riconoscendo la giusta e necessaria importanza alla dimensione di genere all’interno di questa tematica. Questo Parlamento si sta caratterizzando per l’attuazione di politiche concrete volte al miglioramento di uguale dignità e qualità della vita per tutti gli individui, all’interno di tutti i nostri Paesi, anche riconoscendo le note differenze regionali. Apprezzo e manifesto, quindi, lo spazio dato alla conciliazione della vita familiare con quella lavorativa e privata, in particolare lo spazio e il ruolo riconosciuto alle donne, anche anziane, a favore dell’applicazione del principio della giustizia generazionale. Siamo a tutti i livelli chiamati – importante anche il coinvolgimento della società civile e dell’associazionismo laico come religioso – a rispondere con politiche adeguate per creare, senza discriminazione di anagrafe o di sesso, un’Europa solida e che non invecchi senza veder crescere nuove e forti generazioni.

 
  
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  Jean-Luc Mélenchon (GUE/NGL), per iscritto. – (FR) La presente relazione sostiene che l’aumento dell’aspettativa di vita non deve ridurre i diritti dei lavoratori. Nondimeno è proprio questo che propugna dall’inizio alla fine. Innalzare il più possibile l’età pensionabile oltre i 64 anni, come promesso nella strategia Europa 2020, promuovendo il lavoro occasionale, sostituendo ai sistemi a ripartizione sistemi di finanziamento mediante capitalizzazione sono alcune delle misure che impegneranno il Parlamento europeo se vota a favore della relazione. Voto contro questo indicibile regresso sociale.

 
  
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  Nuno Melo (PPE), per iscritto. – (PT) La sfida demografica e la solidarietà tra le generazioni sono elementi fondamentali per un futuro migliore. Dobbiamo pertanto resistere fermamente a tutti i fattori che riducono la crescita demografica, segnatamente pagamenti assistenziali inadeguati, lentezza e difficoltà di integrazione nel mercato del lavoro, lunghi periodi di lavoro insicuro o precario, assenza di sostegno alle giovani coppie sono tra i motivi per i quali i giovani rinviano la decisione di creare una famiglia e avere figli. Inoltre, aspettative di vita ancora superiori significano che il numero di anziani sta aumentando, con le conseguenze che ne derivano. La solidarietà tra generazioni deve dunque essere rafforzata in maniera da giungere a una società più equa ed equilibrata.

 
  
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  Louis Michel (ALDE), per iscritto. – (FR) L’aspettativa di vita in continuo aumento dei cittadini europei è una buona notizia che favorisce lo scambio e la dinamica intergenerazionale. D’altro canto, se analizziamo la questione in termini di futuro dei nostri regimi pensionistici, l’invecchiamento della popolazione è un vero rompicapo per i decisori politici e i responsabili dell’equilibrio di bilancio. Se a questo aggiungiamo il basso tasso di natalità in molti dei 27 Stati membri, la solidarietà tra le generazioni assomiglia alla madeleine di Proust delle società europee. Parafrasando l’eccellente relazione dell’onorevole Mann, l’Europa deve essere all’altezza della sfida demografica, e la famosa formula di Jean Bodin: “L’unica ricchezza è l’uomo” ora ha perfettamente senso. Per preservare una società equa, che funzioni nella solidarietà, ossia una società in cui ci rifiutiamo di far gravare sulle future generazioni il nostro debito pubblico e si favorisce l’equilibrio tra il numero di pensionati e la popolazione attiva, vi è soltanto una soluzione, che inevitabilmente impone di agire ricorrendo a una serie di approcci: flessibilità di occupazione e pensionamento, politica di immigrazione umanista e realista, nonché chiare complementarietà tra i sistemi a ripartizione e i sistemi di finanziamento mediante capitalizzazione, ragion per cui la delegazione MR ha votato contro il paragrafo 99 su quest’ultimo punto.

 
  
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  Alexander Mirsky (S&D), per iscritto. – (LV) Ho appoggiato la relazione Mann nel suo complesso, ma vorrei sottolineare che il documento copre forse troppi argomenti e non propone soluzioni ai problemi. La questione della discriminazione ai danni dei gruppi etnici vulnerabili è molto importante e richiede una valutazione distinta. Per esempio, in Lettonia, vi sono oltre 200 000 latgalliani che non possono ricevere l’istruzione primaria in lingua latgalliana. Abbiamo richiamato l’attenzione sull’argomento molte volte dinanzi al parlamento nazionale della Repubblica lettone, ma sinora nessuno dell’élite lettone al governo si è dimostrato disposto a discutere la questione.

 
  
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  Andreas Mölzer (NI), per iscritto. – (DE) L’Unione europea deve confrontarsi con un crescente invecchiamento della popolazione. Entro il 2060, vi saranno due adulti in età lavorativa per ogni over 65. Attualmente il rapporto è di 4:1. Di conseguenza, la generazione più anziana potrebbe diventare un notevole fardello per la popolazione attiva, cui spetta il compito di sostenere l’economia. Poiché è prevedibile che l’età pensionabile si innalzi, le condizioni di lavoro degli anziani dovrebbero essere adeguate e rese più interessanti. I lavoratori anziani dovrebbero usufruire di maggiori opportunità di partecipare al mercato del lavoro. Occorre inoltre nella società un nuovo approccio per garantire che gli anziani non siano più discriminati, per esempio per le loro capacità ridotte. Mi astengo perché, sebbene le proposte riguardanti l’invecchiamento in buona salute siano sicuramente apprezzabili, vi sono ancora alcuni ambiti poco chiari in merito alla questione di una vita lavorativa prolungata.

 
  
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  Franz Obermayr (NI), per iscritto. – (DE) La nostra popolazione sta diminuendo, per cui sta anche invecchiando, il che crea un fardello sempre più gravoso per i regimi pensionistici. Per superare le sfide demografiche del futuro, è necessaria una politica coerente e rispettosa della famiglia. Tuttavia, l’immigrazione di massa incontrollata nell’Unione europea è l’approccio sbagliato. Per questo mi sono astenuto dal voto.

 
  
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  Alfredo Pallone (PPE), per iscritto. − Egregio Presidente, Onorevoli Colleghi, Ho votato a favore della relazione del collega Mann. Il processo di sviluppo che negli ultimi decenni ha investito l'Europa e i vari Stati membri, ha apportato cambiamenti e conseguenze evidenti in ambito sociale che richiedono un supporto da parte delle Istituzioni. Il concetto di sviluppo viene inevitabilmente associato al campo economico, culturale e sociale, tanto da non poter separare tali settori quando ci si riferisce al processo di globalizzazione e sviluppo. A riguardo il lavoro delle Istituzioni dovrebbe arginare e sostenere il dislivello che causa la mancanza di coesione sociale. L'ideale comune avrebbe come risultato una maggiore coesione sociale, un minor dislivello economico e un pari sviluppo individuale e collettivo della società. Sviluppo e coesione sociale non devono essere nemici del progresso ma parte integrante di esso per una più solida integrazione e convivenza nel sociale. In questo contesto la sfida demografica data dall'invecchiamento della popolazione ci costringe ad accelerare questo processo e a riconsiderare alcune strutture e programmi sociali per adeguarli a questo nuovo scenario.

 
  
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  Georgios Papanikolaou (PPE), per iscritto. – (EL) Il problema demografico sta rendendo più attuale che mai l’importanza dell’apprendimento permanente come prodotto della solidarietà tra le generazioni. Conoscenza, istruzione, formazione e informazione non hanno limiti di età. Nondimeno, nel bilancio 2011, l’incremento dei fondi per i programmi di apprendimento permanente è stato irrisorio, nonostante le richieste della strategia Europa 2020 e la promessa degli Stati membri di investire nell’istruzione per tutti i cittadini, prescindendo dall’età. La relazione riconosce che abbiamo bisogno di creare strumenti a sostegno dell’istruzione continua dei cittadini e rafforzare quelli già esistenti, come il programma Grundtvig e il programma Leonardo da Vinci. La proposta è un passo in tale direzione, ragion per cui ho votato a favore.

 
  
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  Maria do Céu Patrão Neves (PPE), per iscritto. – (PT) In un’Unione europea in cui sempre più persone vivono più a lungo, il tasso di natalità è generalmente basso e la piramide demografica è rovesciata, è importante riflettere sul tema “sfida demografica e solidarietà tra le generazioni”. Apprezzo pertanto la presente relazione che ritengo di grande attualità.

Inoltre, il suo contenuto in generale merita la mia approvazione, soprattutto per quanto concerne la futura possibilità offerta ai cittadini anziani di continuare a lavorare se lo desiderano, che di fatto corrisponde alla promozione dell’“invecchiamento attivo”, nonché per quel che riguarda l’occupabilità dei giovani che trascorrono più di quattro mesi alla ricerca di un lavoro.

 
  
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  Aldo Patriciello (PPE), per iscritto. − L'evoluzione demografica fa sì, da un lato, che le persone abbiano fortunatamente più lunghe aspettative di vita, restando più a lungo fisicamente e psicologicamente attive. Dall'altro i tassi di natalità negli Stati membri permangono da decenni a un basso livello; le proporzioni nella piramide demografica si spostano continuamente a favore delle generazioni più anziane e il patto generazionale si scontra con i suoi limiti. Invecchiare attivamente è un processo di ottimizzazione delle possibilità delle persone di restare in buona salute con l'avanzare dell'età, partecipare alla vita del loro ambiente sociale e migliorare la loro qualità della vita. Sono fermamente convinto che, Il 2012 dovrebbe essere proclamato "Anno europeo per invecchiare attivamente e della solidarietà tra le generazioni" al fine di evidenziare quale contributo possono fornire alla società sia i giovani che gli anziani. È per questo che mi sono adoperato in questa sede per fornire tutto il supporto necessario affinché l'Europa possa vincere questa sfida.

 
  
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  Rovana Plumb (S&D), per iscritto. – (RO) La discriminazione basata sull’età sta compromettendo la solidarietà intergenerazionale, una discriminazione vietata dal trattato, che però resta un fenomeno diffuso e limita notevolmente l’accesso di giovani e anziani al mercato del lavoro, alla sicurezza sociale e a taluni servizi. Ho votato a favore dell’adozione di misure forti da parte degli Stati membri per contrastare l’economia sommersa o semisommersa sostenuta da una forza lavoro “non dichiarata”, le cui vittime sono, nella maggior parte dei casi, le donne e che sta nuocendo gravemente al mercato del lavoro comunitario, anziché semplicemente promuovere misure volte a proteggerne i lavoratori. Nel contempo, il lavoro non dichiarato deve essere combattuto usando misure concrete e sanzioni contro i datori di lavoro e/o gli intermediari. Ho votato inoltre a favore della proposta che gli Stati membri e la Commissione collaborino anche in merito alla supervisione dei servizi di assistenza, ambito nel quale gli Stati membri potrebbero valutare l’ipotesi di creare una rete di punti di contatto nazionali per l’assistenza che potrebbe essere usata a livello nazionale ed europeo per ottenere informazioni in merito ai servizi erogati in questo campo e alla loro qualità, nonché per sporgere reclami in merito alla qualità di tali servizi.

 
  
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  Paulo Rangel (PPE), per iscritto. – (PT) Nei prossimi anni, la parità tra generazioni sarà una delle principali sfide per la Politica sociale europea. Questa relazione di grande attualità va dunque accolta senza dubbio con grande favore poiché sottolinea la necessità di salvaguardare la solidarietà tra generazioni indicando i modi per conseguire tali risultati, soprattutto in relazione alla promozione di politiche per l’invecchiamento attivo.

 
  
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  Evelyn Regner (S&D), per iscritto. – (DE) Ho votato a favore della relazione sulla sfida demografica e la solidarietà tra le generazioni perché la raccomandazione di modificare il modo in cui sono finanziati i regimi pensionistici nella relazione originale non è stata adottata dal Parlamento europeo. Sono tuttavia decisamente contraria alla richiesta di incoraggiare i regimi pensionistici privati e garantire che, in media, le pensioni del settore pubblico non siano più generose di quelle paragonabili del settore privato. Inoltre, i fondi pensionistici privati non dovrebbero svolgere un ruolo più importante nel ridurre il futuro onere di erogazione delle pensioni statali. Il sistema a ripartizione non dovrà in alcun caso essere sostituito da sistemi di finanziamento mediante capitalizzazione. A mio parere, il sistema a ripartizione è quello più sensato e sostenibile dal punto di vista economico. Ho tuttavia votato contro il passaggio della risoluzione che invita gli Stati membri a “riflettere su un'immigrazione della manodopera regolamentata (immigrazione da paesi terzi verso l’UE)”. A mio parere, questa formulazione implica una valutazione positiva dell’immigrazione di manodopera da paesi terzi.

 
  
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  Raül Romeva i Rueda (Verts/ALE), per iscritto. – (EN) Noi verdi abbiamo appoggiato il testo perché il paragrafo 99 (sui sistemi privati/di finanziamento mediante capitalizzazione) è stato cancellato e il resto del documento ha fatto propri alcuni suggerimenti positivi dei verdi. Per esempio, le misure in merito all’età pensionabile dovrebbero basarsi sulle esigenze degli interessati; i periodi dedicati al lavoro, all’apprendimento, all’assistenza o al volontariato sono complementari e consentono di maturare una preziosa esperienza a tutte le età; è necessario combattere la discriminazione basata sull’età e fissare obiettivi specifici per paese in relazione all’accesso alla formazione e all’apprendimento permanente per i lavoratori anziani, ripartiti per fasce di età e genere. L’occupabilità degli anziani dipende anche dall’autonomia e dalla scelta personale dei lavoratori, oltre che da un migliore equilibrio tra vita e lavoro. Per evitare che sulle donne gravi un onere sproporzionato in ragione della maggiore domanda di assistenza in una società che invecchia, il lavoro e l’assistenza dovrebbero essere resi compatibili in tutti gli Stati membri ed equamente distribuiti tra uomini e donne.

 
  
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  Oreste Rossi (EFD), per iscritto. − Questa relazione è positiva nella parte in cui propone di ridurre gli oneri fiscali e amministrativi a carico delle imprese, obiettivo importante per ridurre la concorrenza da parte di paesi terzi che hanno costi non solo fiscali ma anche di produzione e del lavoro nettamente inferiori a quelli europei.

È positiva anche la proposta di limitare gli obblighi di pensione per gli anziani, sia a causa dell'innalzamento dell'età media sia a causa del miglioramento delle condizioni di salute, permettendo quindi a chi lo desidera di continuare a lavorare. È un peccato che, tramite emendamenti per noi inaccettabili, siano state inserite parti che non sono affatto attinenti alla relazione e che sono finalizzate a favorire l'inserimento degli extracomunitari. Tale scelta, sostenuta dalla maggior parte dell'Aula, ci obbliga, seppur con dispiacere, a votare contro.

 
  
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  Marco Scurria (PPE), per iscritto. − Colgo l'occasione per ribadire che una società degna dell'uomo deve basarsi sul principio della giustizia generazionale e che la discriminazione fondata sull'età pregiudica la solidarietà tra generazioni, conduce alla povertà ed è vietata dai trattati costitutivi.

Il lavoro è più di una semplice occupazione retribuita e tutti, giovani e anziani, contribuiscono in modo sostanziale, anche attraverso attività svolte all'interno del nucleo familiare, a rendere la nostra società più a dimensione umana e a migliorare la stabilità dei sevizi e dei posti di lavoro.

Con questa relazione chiediamo ai governi di sostenere e riconoscere le attività di volontariato che forniscono assistenza alla comunità e alla famiglia e di risolvere rapidamente i problemi di responsabilità giuridica a tale riguardo. Plaudo inoltre a questa relazione che chiede ai governi di adottare misure a favore del riconoscimento del lavoro invisibile e informale, svolto da familiari di ogni età e principalmente da donne che si prendono cura dei più anziani e dei più giovani nel quadro della solidarietà tra le generazioni.

 
  
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  Czesław Adam Siekierski (PPE), per iscritto. – (PL) È un dato di fatto che l’intera Unione europea si sta confrontando con cambiamenti demografici che includono l’invecchiamento della società, bassi tassi di natalità, fenomeni di migrazione della popolazione dai paesi più poveri a quelli più ricchi, maggiore aspettativa di vita, ritardi nell’accesso al mercato del lavoro, numero crescente di nuclei familiari monoparentali e nuclei familiari senza figli, eccetera. Tutti questi elementi, sommati, hanno comportato un’enorme esigenza di cambiamento, cambiamento che ci viene imposto dalle nuove sfide demografiche e dal bisogno crescente di creare un ponte tra le generazioni. È diventato essenziale introdurre un sistema ben concepito di solidarietà intergenerazionale, unitamente alla riforma del sistema di assistenza sociale e del regime fiscale in Europa, e mi riferisco, tra l’altro, ai regimi pensionistici e alla garanzia di un’assistenza adeguata alla generazione più anziana, evitando il processo che sta creando un debito crescente a carico delle generazioni più giovani. È dunque fondamentale riformare il patto di stabilità e crescita in maniera che gli Stati membri possano assolvere il loro obbligo di rendere più stabili i regimi pensionistici.

 
  
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  Marc Tarabella (S&D), per iscritto. – (FR) La relazione Mann sulla sfida demografica e la solidarietà tra le generazioni fa luce sulle sfide poste dal cambiamento demografico, specialmente disoccupazione e insicurezza del lavoro, istruzione e discriminazione che colpisce i gruppi vulnerabili. La relazione sottolinea il bisogno di una solidarietà intergenerazionale e formula una serie di suggerimenti pertinenti, segnatamente un’iniziativa in merito a un patto europeo over 50, che comprende, tra l’altro, la lotta alla discriminazione basata sull’età, l’obiettivo della piena occupazione fino all’età pensionabile legale e il sostegno al reinserimento degli anziani disabili. Il motivo per il quale ho scelto l’astensione al voto finale, visto che la relazione è più che soddisfacente, è il paragrafo 24, che intende eliminare le età pensionabili obbligatorie, paragrafo che non è stato eliminato. Il fatto è che, non disponendo di meccanismi di salvaguardia che consentano ai nostri cittadini anziani di andare in pensione, non possiamo più garantire loro una vecchiaia serena. Mi rifiuto di vedere i nostri anziani lavorare fino alla morte come accadeva nel XIX secolo.

 
  
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  Nuno Teixeira (PPE), per iscritto. – (PT) La solidarietà è uno dei valori su cui si fonda l’Unione europea, per cui è essenziale realizzarla in termini di parità tra generazioni. Gli Stati membri devono confrontarsi con una serie di sfide demografiche e sociali che rendono indispensabile la solidarietà tra le generazioni. La maggiore aspettativa di vita e il minore tasso di natalità comporteranno conseguenze terribili per i sistemi sociali europei se non riusciremo ad adottare misure specifiche.

Vista l’attuale situazione, il Parlamento europeo crede nella necessità di intraprendere un dialogo sul tema dei rapporti intergenerazionali. La relazione abbraccia molti ambiti, dall’istruzione all’occupazione di anziani e giovani, passando per la politica sanitaria e i pagamenti assistenziali, la politica per la famiglia e la natalità, nonché lo sviluppo di sistemi assistenziali, per culminare nelle politiche di immigrazione per risolvere i problemi di una società che invecchia.

Spero che le iniziative contenute nella relazione possano essere attuate e la giustizia e il dialogo tra generazioni possano diventare la realtà nell’Unione europea.

 
  
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  Viktor Uspaskich (ALDE), per iscritto. – (LT) La relazione prende debitamente atto del fatto che le popolazioni in costante calo nell’Unione europea e la continua tendenza al calo dei tassi di natalità stanno ponendo numerose sfide all’economia e alla società dell’Europa. Per questi motivi, il mercato del lavoro comunitario vivrà cambiamenti strutturali estremamente negativi. In Lituania, a questi problemi demografici si somma anche l’esodo di massa dei giovani lituani che si recano all’estero per lavorare. Siamo un paese piccolo e stiamo rapidamente perdendo i nostri giovani più attivi della fascia 25-40, nella cui istruzione e formazione tanto si è investito. La Lituania ha bisogno del talento, dell’esperienza e della dedizione di questi giovani per superare le sfide demografiche di cui stiamo parlando. Appoggio pertanto l’iniziativa “Garanzia europea per la gioventù” proposta dal relatore, nel cui ambito a tutti i giovani europei sarebbe offerto un lavoro, un apprendistato o un’ulteriore formazione dopo sei mesi di disoccupazione. Si dovrebbe fare di più per aumentare i tassi di natalità: assistenza all’infanzia accessibile di alta qualità, istruzione e tutoraggio per i bambini rappresentano il primo passo nella giusta direzione. Dobbiamo inoltre eliminare l’esclusione sociale degli anziani, convincendo la nostra economia e la nostra società che gli anziani non sono un peso. La loro esperienza, i loro conseguimenti e il loro patrimonio di conoscenze possono essere utili per tutte le generazioni.

 
  
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  Marie-Christine Vergiat (GUE/NGL), per iscritto. – (FR) Ho votato contro la presente relazione che, ancora una volta, dimostra come le maggioranze che governano l’Europa non siano in grado di ascoltare le richieste dei cittadini europei.

Sebbene, su tali questioni, l’Unione europea non abbia competenze, essendo appannaggio esclusivo degli Stati membri, l’onorevole manda in frantumi sia i risultati sociali ottenuti sia il principio della sussidiarietà.

Tra l’altro, la relazione incoraggia gli Stati membri a promuovere il lavoro oltre l’età pensionabile legale e vuole che gli Stati membri incentivino gli over 60 a proseguire l’attività lavorativa attraverso l’adeguamento degli ambienti di lavoro al loro stato di salute.

Orbene, gli anziani devono poter contare innanzi tutto su una pensione dignitosa, che consenta loro di vivere decorosamente.

Inoltre, sono essenzialmente i regimi di prepensionamento a consentire di trovare soluzioni per rispondere alle esigenze dei lavoratori che si avvicinano al termine della loro carriera professionale, eppure l’onorevole Mann propone tout court di smantellarli.

Apprezzo nondimeno il fatto che il Parlamento europeo abbia respinto un passaggio in cui si chiedeva espressamente la sostituzione del sistema a ripartizione con sistemi di finanziamento mediante capitalizzazione.

Adducendo come pretesto la solidarietà intergenerazionale, l’onorevole Mann sente persino il bisogno di ricordarci che gli anziani devono essere trattati in maniera paritaria come esseri umani con diritti fondamentali. Ne prendiamo atto.

(La dichiarazione di voto è stata interrotta ai sensi all’articolo 170 del regolamento)

 
  
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  Hermann Winkler (PPE), per iscritto. – (DE) Come sempre, l’onorevole Mann ha svolto un lavoro eccellente su un tema delicato. Ho dunque potuto votare a favore della relazione. Vorrei brevemente aggiungere un altro aspetto alla discussione. In quanto membro del Parlamento europeo proveniente dalla Sassonia, regione duramente colpita dal cambiamento demografico, e in quanto membro della commissione per l’industria, la ricerca e l’energia e relatore della relazione di iniziativa sulla futura politica di innovazione dell’Unione, vorrei dire che, a livello europeo e soprattutto negli Stati membri, dobbiamo ovviamente continuare a combattere il cambiamento demografico e rendere le regioni più interessanti per i giovani in particolare, promuovendo la crescita economica, creando posti di lavoro e sviluppando una politica di istruzione personalizzata. Vorrei tuttavia anche sottolineare la particolare rilevanza degli anziani nelle piccole e medie imprese in relazione all’innovazione. L’Unione ha finalmente riconosciuto che, specialmente nelle piccole e medie imprese, non sono innovative soltanto le nuove invenzioni tecnologiche, ma anche, per esempio, la capacità di adeguare un prodotto affinché risponda alle specifiche esigenze di un cliente o migliorare i processi dei servizi. Soprattutto in tale ambito, sono proprio i lavoratori anziani ad aver maturato un bagaglio di esperienza tale da poter rendere innovativa un’impresa. Per questo dobbiamo combattere la discriminazione legata all’età sul luogo di lavoro. L’Unione e gli Stati membri devono tenere in considerazione tale elemento in tutte le loro normative sociali e occupazionali.

 
  
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  Anna Záborská (PPE), per iscritto. – (SK) Non lasciamoci ingannare dalla terminologia: la relazione che abbiamo adottato riguarda più l’individuazione di nuove risorse lavorative che la solidarietà. La crisi demografica non l’abbiamo scoperta ieri. Alcuni di noi richiamano da tempo l’attenzione su tale fenomeno. Da anni diciamo che l’Europa sta invecchiando e morendo. Ora la situazione paventata si è verificata e siamo affannosamente alla ricerca di una soluzione. La fredda logica ci offre molte alternative. Differire l’età pensionabile, aumentare il tasso di natalità, coinvolgere più donne nella sfera dell’occupazione formale, aumentare l’afflusso di immigranti e integrarli nella nostra società. Siamo disposti ad attuarle tutte e la relazione sottoposta alla nostra attenzione le descrive compiutamente. Tuttavia, non sono del tutto sicura che saranno di aiuto e, se dovessero esserlo, mi domando per quanto. Lo dico perché stiamo affrontando le conseguenze e non la causa. Ci stiamo comportando come partecipanti a uno schema piramidale che si rendono conto che la base della piramide inizia a ristagnare. Stiamo cercando di coinvolgere nuovi partecipanti per ampliare la base. Nondimeno, conferendo deliberatamente un nuovo significato a parole come “solidarietà” o “equilibrio vita-lavoro”, distruggiamo la vera solidarietà e allontaniamo i figli dai genitori. Ciò nonostante, ho votato a favore della relazione presentataci poiché la considero un importante contributo al dibattito fondamentale sulla sopravvivenza della civiltà europea.

 
  
  

Relazione Da Graça Carvalho (A7-0274/2010)

 
  
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  Elena Oana Antonescu (PPE), per iscritto. – (RO) La ricerca offre un contributo fondamentale alla crescita economica, alla creazione di posti di lavori e alla produzione di un’energia pulita e sostenibile. Sono favorevole all’aumento dei fondi destinati alla ricerca nell’Unione europea perché è essenziale per dar vita a uno spazio europeo della ricerca che garantisca i massimi standard di eccellenza, efficacia ed efficienza nella ricerca al fine di richiamare e mantenere i migliori specialisti in Europa e promuovere un’economia europea innovativa basata sulla conoscenza e la competenza. L’Europa deve investire in ricerca per sviluppare nuovi prodotti e servizi che migliorino la qualità della vita dei cittadini. Ho votato a favore di questo programma quadro perché ritengo che incoraggi la comunità della ricerca, gli ambienti accademici, le organizzazioni della società civile, le aziende e il settore industriale a partecipare a progetti di ricerca.

 
  
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  Sophie Auconie (PPE), per iscritto. – (FR) La ricerca e lo sviluppo sono due importanti sfide per il futuro dell’Unione europea nell’attuale contesto globale. Ho pertanto appoggiato l’iniziativa del Parlamento europeo volta a semplificare l’attuazione dei programmi quadro per la ricerca dell’Unione. I colleghi ed io abbiamo ritengo che la comunicazione della Commissione europea sulla semplificazione dell’attuazione dei programmi quadro di ricerca proponga misure serie e creative per eliminare gli ostacoli incontrati dai partecipanti a tali programmi. Si tratta di rafforzare la fiducia dei finanziamenti europei nei candidati e renderli più tolleranti al rischio rispetto ai partecipanti in tutte le fasi dei progetti con norme europee flessibili. La risoluzione rispecchia il fatto che l’attuale sistema è eccessivamente orientato al controllo, il che comporta uno spreco di risorse e una scarsa partecipazione. Apprezziamo infine la tendenza generale verso una riduzione del tempo medio che intercorre tra concessione e pagamento, nonostante gli ulteriori progressi che si potrebbero ancora compiere.

 
  
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  Liam Aylward (ALDE), per iscritto. – (GA) Sostengo fortemente ciò che la relazione afferma in merito alla necessità di agire per semplificare l’attuazione dei programmi quadro per la ricerca dell’Unione. Burocrazia e requisiti normativi e amministrativi onerosi si sommano alla complessità della procedura di richiesta e contribuiscono ad accrescere le difficoltà con le quali le piccole organizzazioni e le piccole e medie imprese devono confrontarsi per cercare di ottenere fondi per le ricerche che stanno conducendo. Poiché la stessa comunità della ricerca chiede un adeguamento delle norme e una semplificazione di procedure e requisiti, oltre a una maggiore fiducia nei finanziamenti europei per la ricerca, ora è alquanto chiedo che occorre semplificare il finanziamento e l’amministrazione della ricerca per garantire che ricerca e innovazione siano diffuse ed efficaci in tutta Europa. Tale semplificazione ed efficacia inciderebbero positivamente sulla situazione della ricerca nell’Unione, il che andrebbe anche a vantaggio degli interessati. Appoggio la richiesta del Parlamento di attuare un processo di semplificazione per ottenere stabilità e certezza giuridica.

 
  
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  Zigmantas Balčytis (S&D), per iscritto. – (LT) Ho votato a favore della relazione. Scienza, istruzione e innovazione sono pilastri della crescita economica e della creazione di posti di lavoro. L’Europa deve investire nell’innovazione se intende sviluppare nuovi prodotti e servizi, che creeranno nuove fonti di occupazione e crescita, il che sia renderà l’Europa più competitiva sia migliorerà la sua qualità della vita. Da tempo la comunità della ricerca esprime preoccupazioni quanto al fatto che l’attuazione dei programmi di ricerca e lo sviluppo di innovazioni non stiano procedendo con la rapidità auspicata a causa di requisiti burocratici particolarmente complessi. Questo è un problema in particolare per le organizzazioni più piccole, come le piccole e medie imprese, gli start-up ad alto contenuto tecnologico, nonché gli istituti, le università e i centri di ricerca più piccoli. Esiste una domanda reale di miglioramento e semplificazione del finanziamento e dell’amministrazione della ricerca. Attualmente, vi sono diverse norme e procedure per diversi strumenti del programma quadro, il che limita notevolmente le possibilità degli interessati di presentare domande. Concordo con l’idea che nel discutere l’ottavo programma quadro per la ricerca si debba prestare maggiore attenzione alla semplificazione delle procedure amministrative per garantire l’interpretazione e l’applicazione uniforme delle norme e delle procedure utilizzate in tutti i programmi e gli strumenti.

 
  
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  Sebastian Valentin Bodu (PPE), per iscritto. – (RO) L’Unione è perfettamente consapevole del fatto che la ricerca e l’innovazione sono fondamentali per il futuro perché non soltanto creeranno nuovi prodotti, ma anche nuovi posti di lavoro, risorse e, conseguentemente, crescita economica. Tale sviluppo contribuirà senza dubbio a promuovere la competitività economica, migliorando dunque la qualità della vita. Viste le circostanze, l’aumento della burocrazia associato all’accesso ai finanziamenti per chi partecipa a programmi di ricerca e innovazione concorrerà soltanto a ridurre e spegnere l’entusiasmo degli interessati, che già dimostrano di aver iniziato a perdere fiducia in tale processo. L’attuale sistema dovrebbe essere sostituito da un sistema che infonda maggiore fiducia nei richiedenti. Un passo positivo consisterebbe nel semplificare il processo di monitoraggio degli aspetti amministrativi e finanziari dei progetti, consolidando nel contempo il processo scientifico e tecnologico. Tanto per cominciare, dovrebbe essere possibile semplificare la procedura di controllo amministrativo, il che creerebbe maggiore fiducia nella comunità scientifica e aziendale. Occorre individuare un equilibrio tra fiducia e controllo, nonché tra assunzione dei rischi e pericoli che i rischi comportano, per garantire che i fondi destinati alla ricerca siano gestiti in maniera corretta.

 
  
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  Vito Bonsignore (PPE), per iscritto. − Mi congratulo per il lavoro svolto dalla Relatrice e Collega Maria da Graca Carvalho. Sono fortemente convinto che la scienza, l'innovazione e la ricerca rappresentino i motori principali della crescita economica europea e della crescita occupazionale. Non a caso, ricerca ed innovazione sono il cuore dell'iniziativa Europa 2020. È tempo dunque che l'Europa investa di più in questi settori: per competere sullo scenario mondiale l’UE deve creare prodotti innovativi e servizi moderni. Proprio per questo aumentano ogni giorno le richieste di domande di finanziamento, che rendono necessaria una semplificazione generale dei requisiti di contabilità finanziaria e un’armonizzazione delle norme e delle procedure, attualmente molto diverse tra loro. Ho espresso un voto favorevole perché concordo sul fatto di fornire una risposta celere alla comunità della ricerca che chiede a gran voce questi cambiamenti. Condivido la strada proposta dalla Relatrice di basare il sistema dei finanziamenti non sui risultati ottenuti, che potrebbero diminuire l'ambizione scientifica dei ricercatori, ma sugli aspetti scientifici e quindi sull'eccellenza. La semplificazione dell'amministrazione rappresenta una delle maggiori priorità alle quali l'Europa deve dare voce e una maggiore internazionalizzazione del programma quadro potrà creare nuove opportunità e possibilità di collaborazioni con paesi terzi e in via di sviluppo.

 
  
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  Maria da Graça Carvalho (PPE), per iscritto. – (PT) La presente relazione propone la semplificazione del monitoraggio degli aspetti finanziari e il rafforzamento della valutazione tecnica e scientifica tramite una revisione tra pari basata sull’eccellenza. La relazione, tuttavia, rappresenta soltanto l’inizio di un processo tutt’altro che semplice. L’attuazione delle raccomandazioni spetterà della Commissione e dovrà essere verificata con il sostegno politico del Parlamento e del Consiglio se vogliamo che il compito sia assolto con successo. In futuro, il processo di semplificazione potrà essere esteso ad altri programmi europei, segnatamente i Fondi strutturali. Programmi con norme più semplici saranno anche più trasparenti ed efficienti. Vorrei inoltre ringraziare il collega, onorevole Cerexhe, della Presidenza belga e il Commissario Geoghegan-Quinn, nonché tutti coloro che hanno contribuito alla consultazione pubblica, per la loro assistenza. È indispensabile semplificare l’accesso ai fondi per la ricerca, sviluppando una cultura della valutazione basata sul partenariato della fiducia tra quanti sono coinvolti in maniera da potenziare la ricerca e l’innovazione in Europa, rendendola un luogo interessante in cui vivere, lavorare ed essere felici.

 
  
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  Carlos Coelho (PPE), per iscritto. – (PT) Ricerca e sviluppo sono determinanti per raggiungere gli obiettivi che l’Unione europea si è prefissa nella strategia Europa 2020. I programmi comunitari nel campo della ricerca e dell’innovazione si sono notevolmente moltiplicati negli ultimi anni, sia in termini di domande formulate sia in termini di stanziamenti di bilancio. È tuttavia difficile per le organizzazioni piccole e medie gestire la complessità e la burocrazia che tali programmi comportano. È ancora molto difficile accedere ai programmi e predisporre le proposte, specialmente per chi non ha familiarità con le loro procedure; gli oneri amministrativi per la gestione dei progetti e la contabilità sono ritenuti troppo elevati e il tempo medio tra concessione della sovvenzione e pagamento resta troppo lungo. I meccanismi dei programmi quadro per la ricerca devono essere, pertanto, urgentemente adeguati e snelliti per semplificare il monitoraggio degli aspetti finanziari e amministrativi dei progetti, rafforzando nel contempo il processo di valutazione scientifica e tecnologica. Apprezzo quindi l’iniziativa della Commissione europea volta a modificare questo status quo e mi complimento con la relatrice, onorevole Carvalho, per l’eccellente lavoro svolto nel proporre misure concrete per migliorare l’attuale sistema.

 
  
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  Lara Comi (PPE), per iscritto. − Le economie di scala realizzate grazie ai programmi-quadro di ricerca dell'Unione Europea rappresentano uno dei contributi più significativi delle Istituzioni Comunitarie al benessere e alla crescita di lungo periodo degli Stati membri. Ciò non e' tuttavia sufficiente, in un momento di intensa competizione internazionale come quello attuale. Occorre sempre, infatti, monitorare i risultati, valutare la fruibilità delle opportunità, e mantenere un rapporto stretto con la comunità scientifica che rende un così grande servizio alla collettività. Il parziale abbattimento degli ostacoli burocratici, e la conseguente riduzione dei tempi di partecipazione alle gare, consentirebbe ai ricercatori di concentrarsi sui propri obiettivi professionali, tramite l'impiego di risorse e competenze che altrimenti andrebbero sprecate. Non dimentichiamo che tali fondi vengono stanziati per essere impiegati in maniera efficiente. Se e' vero che il merito e' una componente fondamentale dell'efficienza, non e' ammissibile che la ricerca venga ad essere ostacolata da adempimenti burocratici di dubbia utilità.

 
  
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  António Fernando Correia De Campos (S&D), per iscritto. – (PT) Ho votato a favore di questa importante relazione, volta a semplificare le norme relative al finanziamento e all’attuazione del settimo programma quadro. La relazione in quanto tale ha coagulato un ampio consenso perché la semplificazione è essenziale per migliorare la competitività e l’impatto della ricerca in Europa. In un’Unione la cui strategia è incentrata sullo sviluppo di un’economia basata sulla conoscenza, è fondamentale che il principale strumento europeo per finanziare la ricerca e lo sviluppo risponda direttamente alle esigenze e alle preoccupazioni della comunità scientifica: per una maggiore accessibilità del programma; per uno spazio europeo della ricerca più interessante; per una maggiore attenzione per l’eccellenza; per una base di sostegno più forte all’innovazione tecnologica e al trasferimento di tecnologia alle aziende europee. La relazione fornisce alla Commissione chiare indicazioni e alternative per semplificare il settimo programma quadro. La Commissione dovrebbe proseguire tale sforzo nella preparazione del futuro ottavo programma quadro, incentrandolo sull’utente. La ricerca europea non può continuare a portare il peso degli errori procedurali che sinora hanno caratterizzato i programmi quadro.

 
  
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  Corina Creţu (S&D), per iscritto. – (RO) Ho votato a favore della semplificazione dell’attuazione dei programmi quadro per la ricerca perché è un aspetto fondamentale dell’agevolazione dello sviluppo scientifico ed educativo. Ciò, a sua volta, può contribuire a creare nuovi posti di lavoro e stimolare la crescita economica, migliorando in tal modo la competitività dell’Unione e la qualità della vita dei suoi cittadini. L’attuale sistema dovrebbe essere sostituito da un sistema che infonda maggiore fiducia nei richiedenti. L’aumento del numero di domande di finanziamento è corrisposto a un aumento dei meccanismi di controllo nel tentativo di garantire che i fondi europei siano utilizzati in maniera corretta. Occorre individuare un equilibrio tra fiducia e controllo, nonché tra assunzione dei rischi e pericoli che i rischi comportano, per garantire che i fondi comunitari destinati alla ricerca siano gestiti in maniera corretta dal punto di vista finanziario. Ho inoltre votato a favore della relazione perché rappresenta un incoraggiamento ai nuovi Stati membri dell’Europa orientale in quanto, consentendo l’accesso più agevole possibile ai fondi corrispondenti, potrebbero innalzare il livello della ricerca raggiungendo standard occidentali.

 
  
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  Ioan Enciu (S&D), per iscritto. – (RO) Ho votato a favore della relazione perché ritengo che vi fossero alcune carenze nell’attuazione del settimo programma quadro per la ricerca che gli impedivano di concretizzarsi in condizioni ideali. Ritengo che l’odierna proposta del Parlamento fornirà le soluzioni necessarie per semplificare le procedure di concessione delle sovvenzioni e coinvolgere maggiormente i piccoli imprenditori e quanti sono entrati nel sistema di recente, oltre a rafforzare la sinergia tra il settimo programma quadro e altri fondi europei, tra cui i Fondi strutturali.

 
  
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  Edite Estrela (S&D), per iscritto. – (PT) Ho votato a favore della relazione perché sono del parere che la ricerca offra un contributo fondamentale alla crescita economica, alla creazione di occupazione e alla sostenibilità ambientale. Oltre alle semplificazioni proposte, l’Unione europea dovrebbe elaborare un piano dettagliato per sviluppare infrastrutture di ricerca in vari Stati membri al fine di garantire pari opportunità nell’accesso ai finanziamenti.

 
  
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  Diogo Feio (PPE), per iscritto. – (PT) Innanzi tutto, vorrei complimentarmi con l’onorevole Carvalho per il lavoro svolto in merito all’odierna relazione e al voto ottenuto, sia in sede di commissione per l’industria, la ricerca e l’energia sia in Aula. Naturalmente, questo successo è stato frutto del suo lavoro e del suo impegno sui temi dell’innovazione, della ricerca e della scienza. So che ricerca e innovazione danno contributi essenziali alla crescita economica e alla creazione di occupazione, che sono fondamentali per la ripresa dell’Unione nell’attuale situazione, oltre a contribuire all’attuazione della strategia Europa 2020. I discorsi ufficiali sull’incentivazione della ricerca e dell’innovazione non bastano per conseguire tale obiettivo. Come afferma la relatrice, recentemente “13 000 ricercatori hanno sottoscritto una petizione che chiede maggiore semplificazione e maggiore fiducia nei finanziamenti dell'UE alla ricerca”. Per questo, come dice la relatrice, è importante procedere verso una semplificazione amministrativa e finanziaria. La relazione indica una via da seguire: spero che esattamente questo venga fatto.

 
  
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  Françoise Grossetête (PPE), per iscritto. – (FR) È fondamentale fornire incentivi a ricercatori e investitori affinché restino in Europa. Combattere la fuga di cervelli deve restare prioritario per l’Unione europea.

Per farlo, dobbiamo ripensare e semplificare l’amministrazione e il finanziamento dei programmi quadro per la ricerca. Le risorse finanziarie devono essere stanziate in maniera più diretta, a beneficio delle nostre aziende, delle nostre università e dei nostri lavoratori di ricerca.

Il sistema di finanziamento della ricerca troppo orientato al controllo comporta uno spreco di risorse.

Come si sottolinea nella relazione, si deve generalmente tendere verso una riduzione del tempo medio dalla concessione della sovvenzione al pagamento per incoraggiare una maggiore partecipazione in tali programmi di ricerca. È fondamentale liberarsi del fardello amministrativo che ostacola l’efficace funzionamento di tali programmi.

 
  
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  Alan Kelly (S&D), per iscritto. – (EN) Con la crescita dei programmi europei per la ricerca e l’innovazione e l’aumento del numero dei richiedenti, è importante che chi presenta domanda di finanziamento non sia ostacolato dalle procedure, ragion per cui questo passo verso la semplificazione è più che apprezzabile.

 
  
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  Petru Constantin Luhan (PPE), per iscritto. – (RO) Il mio voto a favore della relazione si basa su tre fattori. Il primo è legato alle mie precedenti attività. Ho già parlato dell’attenzione specifica rivolta dai cittadini alla ricerca nel campo della diagnosi precoce e della prevenzione dei tumori. È diventato evidente che la ricerca è fondamentale per migliorare la vita dei cittadini, sempre che però vi sia un nesso visibile. Ho pertanto ritenuto che l’odierna relazione, intesa a semplificare il modo in cui si concedono fondi alla ricerca, allo sviluppo e all’innovazione attraverso il settimo programma quadro meriti di essere appoggiata. Il secondo fattore riguarda l’importanza che personalmente attribuisco alle piccole e medie imprese in quanto componenti essenziali dello sviluppo economico e dello sviluppo della competitività globale dell’Unione europea. Le disposizioni contenute nella relazione in merito all’accessibilità delle informazioni e all’agevolazione del coinvolgimento delle piccole e medie imprese sviluppando l’“approccio al cliente basato sullo sportello unico” e il progetto pilota sull’Open Access”, oltre che in merito alla realizzazione di campagne di informazione, mi hanno fatto accogliere con favore la relazione e darle il mio voto. Da ultimo, ma non meno importante, ho apprezzato i contributi riguardanti il futuro ottavo programma quadro, che deve essere più trasparente, flessibile e facilmente accessibile. Le proposte enunciate nella relazione sulla semplificazione, l’illustrazione e la valutazione dei risultati sono lodevoli.

 
  
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  Nuno Melo (PPE), per iscritto. – (PT) È essenziale semplificare l’accesso ai programmi quadro per la ricerca affinché i potenziali interessati siano motivati ad accedervi e non si sprechino fondi importanti. Non possiamo dimenticare che la ricerca offre un contributo fondamentale alla crescita economica, alla creazione di occupazione e alla produzione di energia sostenibile e rispettosa dell’ambiente. È dunque giunto il momento di coordinare le politiche nazionali, regionali ed europee in tema di ricerca in maniera che non vi siano notevoli ostacoli all’ottenimento di soluzioni efficaci dal punto di vista dei costi. Viste le circostanze, abbiamo bisogno di una maggiore semplificazione e armonizzazione di norme e procedure, in quanto la semplificazione non è solo un obiettivo isolato, bensì piuttosto un mezzo per garantire l’attrattiva e l’accessibilità dei fondi comunitari per la ricerca.

 
  
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  Louis Michel (ALDE), per iscritto. – (FR) Vi è uno scoramento crescente tra ricercatori, istituti di ricerca, università e aziende rispetto ai programmi quadro per la ricerca a causa della natura complessa della procedura di appalto della Commissione europea. La strategia Europa 2020 è però volta a migliorare le condizioni quadro e l’accesso ai fondi per la ricerca e l’innovazione al fine di garantire che le idee innovative possano essere trasformate in prodotti e servizi creando crescita e occupazione. Pertanto, nell’interesse dell’efficienza e per promuovere una ricerca della massima qualità, era decisamente auspicabile semplificare l’attuazione dei programmi quadro elaborati allo scopo. Per restare interessanti, richiamando e mantenendo in Europa i migliori specialisti, oltre che rimanere competitivi in un’economia globale, tali misure erano indispensabili. Accolgo dunque con favore il progetto di relazione che intende promuovere un equilibrio tra fiducia e controllo, nonché assunzione e prevenzione del rischio, garantendo nel contempo una sana gestione finanziaria.

 
  
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  Alexander Mirsky (S&D), per iscritto. – (LV) Concordo con l’idea di semplificare il finanziamento di tali programmi, ma a una condizione: una volta conseguito il risultato, è necessario che sia messo a disposizione gratuitamente di tutti i paesi dell’Unione, altrimenti accadrà che un paese dell’Unione attuerà il proprio progetto di ricerca con denaro attinto dai Fondi strutturali della Comunità, quindi con risorse comuni dell’Unione, e, una volta ottenuto il risultato, che si tratti di un nuovo prodotto o una nuova tecnologia, lo venderà ad altri Stati membri dell’Unione, il che è inaccettabile. È importante che quanti forniscono finanziamenti possano disporre gratuitamente dei risultati dei progetti di ricerca attuati con fondi comuni dell’Unione.

 
  
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  Andreas Mölzer (NI), per iscritto. – (DE) Durante la crisi economica scaturita dalla crisi finanziaria, tra i 4 e i 5 miliardi di euro del bilancio comunitario sono stati riassegnati a progetti riguardanti l’energia attingendo da altri fondi di sovvenzionamento che ancora disponevano di denaro per sostenere la ripresa dell’economia. Come la Commissione ha spiegato nella sua presentazione della strategia energetica per il 2020, nei prossimi occorre un investimento di 1 000 miliardi di euro per sviluppare la rete energetica europea, ormai obsoleta. È prevedibile che il costo sarà a carico dei consumatori, non del settore dell’energia. Un fattore importante al riguardo sarà la ricerca in campo energetico, sempre che si concentri sulle tecnologie realmente più efficaci dal punto di vista dei costi. Dobbiamo smetterla di ventilare insistentemente l’idea del nucleare che, oltre a porre il rischio di catastrofi ambientali, non è affatto efficace dal punto di vista dei costi, se si considera il costo notevole del deposito finale, problema che non è ancora stato risolto. Dobbiamo pertanto dedicare la nostra attenzione alle tecnologie verdi. Ho votato a favore della relazione.

 
  
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  Franz Obermayr (NI), per iscritto. – (DE) La relazione punta a semplificare le procedure e ridurre i costi, creando anche incentivi per un maggiore coinvolgimento del settore privato. Per questo ho votato a favore.

 
  
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  Alfredo Pallone (PPE), per iscritto. − Viviamo in un'economia globale, dove la concorrenza non é più rappresentata dalle aziende locali, nazionali o europee. Le nostre aziende, i nostri ricercatori, scienziati, le università si trovano a dover competere a livello globale con mercati che hanno risorse enormi a disposizione spesso a costi molto molto inferiori rispetto ai nostri. Occorre, quindi, investire nell'innovazione e nella ricerca e meno sulla mano d'opera poco qualificata in quanto i costi non potranno mai essere competitivi rispetto a quelli delle nuove potenze economiche. È necessario creare nuovi posti di lavoro di alto livello, promuovere una mobilità sostenibile, migliorare la formazione e le competenze tecniche e coordinarle con le esigenze del mercato di lavoro. Mi auguro che il Prossimo programma quadro metta a disposizione tutte le risorse necessaire per fare si che l'Unione sia un faro in questo settore e sia sempre all'avanguardia e diventi un far capace di attrarre risorse e capitale umano. Questa é davvero la sfida dei prossimi anni

 
  
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  Maria do Céu Patrão Neves (PPE), per iscritto. – (PT) Ho accolto con grande entusiasmo l’adozione della relazione perché, trattando della promozione della ricerca e dell’innovazione, che sono volani dell’attuale e futura crescita dell’Unione, dà voce ai sentimenti comuni dei cittadini che ne sono maggiormente interessati: la necessità di monitorare e semplificare gli aspetti amministrativi e finanziari dei progetti, rafforzando nel contempo il processo di valutazione scientifica e tecnologica.

Questa relazione del Parlamento europeo deve essere tenuta nella debita considerazione al momento della necessaria semplificazione del settimo e dell’ottavo programma quadro per la ricerca, lo sviluppo tecnologico e la dimostrazione, nonché di tutti i programmi promossi dalla Commissione europea nel campo della scienza e della ricerca.

 
  
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  Aldo Patriciello (PPE), per iscritto. − Io, mi compiaccio delle misure di semplificazione già attuate dalla Commissione nel quadro dell'esecuzione del Settimo programma quadro (PQ) e appoggio la Commissione nei suoi sforzi intesi a realizzare una maggiore semplificazione e chiarificazione delle regole in modo che non diano luogo ad interpretazioni divergenti e che riducano il rischio di errori diminuendo in tal modo il costo dei controlli. Bisognava, semplificare e chiarire le attuali regole, deplorando l'estrema moltiplicazione degli organismi di ricerca, dei modelli di cooperazione e dei meccanismi di gestione nonché la complessità che ne risulta e che crea problemi di trasparenza all'autorità di bilancio oltre che una disparità di trattamento tra i beneficiari.

 
  
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  Rovana Plumb (S&D), per iscritto. – (RO) Scienza, istruzione e innovazione sono pilastri della crescita economica e della creazione di posti di lavoro. L’Europa deve investire nell’innovazione se intende sviluppare nuovi prodotti e servizi. Ricerca e innovazione sono al centro della strategia Europa 2020. È tuttavia particolarmente difficile per le organizzazioni più piccole, piccole e medie imprese, start-up ad alto contenuto tecnologico e istituti, università e centri di ricerca più piccoli, far fronte alla complessità procedurale che comporta l’accesso ai finanziamenti stanziati per tale settore. La comunità scientifica chiede un’urgente armonizzazione di norme e procedure, nonché una semplificazione generale dei requisiti in materia di responsabilità finanziaria. Recentemente 13 000 ricercatori hanno sottoscritto una petizione che chiede maggiore semplificazione e maggiore fiducia nei finanziamenti dell'UE alla ricerca. È sicuramente necessario semplificare i meccanismi dei programmi quadro per la ricerca, lo sviluppo tecnologico e la dimostrazione, del settimo e dell’ottavo programma quadro per la ricerca, nonché di tutti i programmi della Commissione europea per la scienza e l’innovazione.

Credo che siano necessarie molte più attività di ricerca per misurare l’impatto delle politiche in materia di clima e ambiente sull’occupazione e chiedo che la Commissione renda prioritario tale ambito nell’ottavo programma quadro.

 
  
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  Paulo Rangel (PPE), per iscritto. – (PT) Vorrei esordire sottolineando l’eccellente lavoro svolto per predisporre la relazione dalla collega Carvalho, che mi dà l’opportunità per complimentarmi pubblicamente con lei. Visto il ruolo cruciale svolto dalla ricerca nello sviluppo economico e nella creazione di posti di lavoro, è importante evitare a tutti i costi un’eccessiva burocrazia e ritardi ingiustificati, che impediscono alla comunità scientifica di parteciparvi. Accolgo dunque con favore le proposte di semplificazione formulate per promuovere l’attrattiva e l’accessibilità dei finanziamenti comunitari per la ricerca.

 
  
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  Teresa Riera Madurell (S&D), per iscritto. – (ES) Dal 1984, i programmi quadro per la ricerca e lo sviluppo tecnologico che si sono susseguiti si sono notevolmente evoluti, crescendo anche in termini di bilancio e numero di ambiti coperti, il che rappresenta sicuramente un elemento positivo. Ciò è tuttavia avvenuto anche al prezzo di una tale complessità delle norme per parteciparvi che la collaborazione dei nostri migliori ricercatori è messa seriamente a repentaglio. La relazione affronta le richieste della comunità scientifica in maniera completa ed esemplare, illustrando anche le conclusioni del seminario sulla semplificazione organizzato dalla Presidenza spagnola in febbraio. Per questo ho votato a favore di una relazione che consolida una serie di principi e linee di azione come la creazione di uno stretto legame con il futuro delle prospettive finanziarie dopo il 2013, la revisione triennale del regolamento finanziario e l’applicazione di un rischio di errore tollerabile nel campo della ricerca, tutti aspetti che saranno fondamentali per la preparazione dell’ottavo programma quadro. Vi è tuttavia un’altra serie di misure di semplificazione meno rilevanti che possiamo introdurre nell’attuale programma quadro e non solo agevoleranno la partecipazione degli attuali beneficiari, ma, ne sono convinta, rafforzeranno anche tale coinvolgimento.

 
  
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  Raül Romeva i Rueda (Verts/ALE), per iscritto. – (EN) Noi del gruppo Verts/ALE abbiamo appoggiato la relazione soprattutto perché contiene anche alcuni dei temi ai quali, in quanto organizzazioni della società civile, attribuiamo la massima importanza. Si veda in proposito la relazione Buzek sul settimo programma quadro, emendamento n. 278 (allegato I, capitolo IV – Capacità – Ricerca a beneficio delle piccole e medie imprese – Attività – paragrafo 1, capoverso 2a (nuovo)): sostegno alle organizzazioni della società civile o alle reti di organizzazioni della società civile per commissionare ricerche a chi le esegue; standard aperti; riduzione del tempo speso dai ricercatori per le procedure burocratiche; semplificazione, che è essenziale per tutti i piccoli operatori, tra cui le piccole e medie imprese, senza tuttavia dimenticare le organizzazioni della società civile; scienza e archivi aperti (riferimento alla dichiarazione di Berlino); ricerca di complementarietà tra programmi quadro e programmi di iniziativa comunitaria; cooperazione internazionale con i paesi in via di sviluppo, che può richiedere norme specifiche.

 
  
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  Oreste Rossi (EFD), per iscritto. − Sono favorevole alla relazione in quanto, in una prospettiva di crescita economica, essa mira a sostenere il settore della ricerca semplificando le procedure di attuazione dei programmi comunitari. È importante snellire le fasi di accesso ai progetti, nel rispetto dei principi di trasparenza, semplicità, coerenza e certezza giuridica, agevolando le PMI, le università, gli istituti di ricerca e gli enti locali. La creazione di un portale a disposizione dei partecipanti alla ricerca consente di consultare rapidamente le informazioni e di migliorare il coordinamento con i paesi terzi grazie allo scambio delle best practices.

 
  
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  Joanna Senyszyn (S&D), per iscritto. – (PL) Ho avallato la relazione sulla semplificazione dei programmi quadro per la ricerca. Senza semplificazione delle formalità amministrative per le procedure di appalto e attuazione, non vi sarà maggiore partecipazione del settore privato a tali programmi. Tenuto conto del criterio fondamentale per la valutazione, la collaborazione dell’industria con la scienza, i progetti che non prevedono la partecipazione di partner del settore delle piccole e medie imprese hanno scarse possibilità di essere intrapresi.

Inoltre, uno dei problemi più ricorrenti è la scelta dei partner stranieri per i progetti, ambito nel quale è ancora essenziale un maggiore aiuto da parte della Commissione. La barriera più importante che si frappone alla costruzione di un’economia innovativa è il fatto che la gente non è a conoscenza dell’esistenza del settimo programma quadro o lo teme. Le procedure complesse stanno inducendo molte istituzioni a concentrarsi essenzialmente sull’ottenimento di sostegno da parte dei Fondi strutturali. Gli attuali risultati conseguiti dai gruppi polacchi (secondo la valutazione del punto di contatto polacco realizzata sulla base dei dati forniti dalla Commissione europea) non sono molto soddisfacenti. Il tasso di successo per la partecipazione dei gruppi polacchi è del 18,56 per cento, mentre per le sovvenzioni concesse è del 13,72 per cento, rispetto a una media per l’Unione europea rispettivamente del 22,28 e 20,56 per cento. Questa è una grave perdita per la scienza polacca, che può contare su notevoli potenzialità in termini di ricerca, come anche su collaboratori scientifici di straordinaria qualità. Si dovrebbe sfruttare meglio l’opportunità offerta dal settimo programma quadro. Le semplificazioni nell’attuazione di tale programma contribuiranno a una maggiore capacità di innovazione e competitività dell’economia comunitaria sulla scena economica mondiale.

 
  
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  Salvatore Tatarella (PPE), per iscritto. − Signor Presidente, Onorevoli Colleghi, votiamo oggi un importante documento sulla semplificazione delle procedure per l´accesso ai programmi quadro per la ricerca e l´innovazione. Semplificare e uniformare il quadro legislativo dei programmi europei nella ricerca e' una scelta obbligata. La scienza, l'istruzione e l'innovazione, infatti, sono i pilastri fondamentali per il rilancio economico e per la creazione di nuova occupazione. È necessario che si investa in ricerca e innovazione, se vogliamo puntare su nuovi prodotti e nuovi servizi, per rendere l'Europa più competitiva e, allo stesso tempo, migliorare la qualità della vita dei cittadini europei. Negli ultimi anni i programmi europei per la Ricerca e l´ innovazione si sono ampliati notevolmente. Questo ampliamento ha comportato anche un aumento delle norme e delle procedure amministrative che, a loro volta, hanno determinato una maggiore difficoltà nella partecipazione ai bandi europei. Con questo documento invitiamo la Commissione europea a rimuovere questi ostacoli, avviando urgentemente la semplificazione delle norme di accesso ai finanziamenti per la ricerca. Ho votato a favore della risoluzione auspicando una maggiore uniformità delle procedure, per consentire un più facile e più largo accesso ai finanziamenti europei, che spesso, anche per la difficoltà delle procedure, restano largamente inutilizzati.

 
  
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  Viktor Uspaskich (ALDE), per iscritto. – (LT) Non vi possono essere innovazioni senza competenze derivanti dalla ricerca. L’innovazione legata a una scienza e un’istruzione all’avanguardia è uno dei volani della creazione di posti di lavoro e della crescita economica. L’Europa deve investire nell’innovazione se intende sviluppare nuovi prodotti e servizi. Pertanto, come giustamente osserva la relatrice, per noi è importante contribuire alla semplificazione dei meccanismi dei programmi quadro per la ricerca. Il coordinamento di norme e procedure e la semplificazione del finanziamento e dell’amministrazione della ricerca sono attesi da tempo. È difficile per la maggior parte delle organizzazioni più piccole (start-up ad alto contenuto tecnologico, università o centri di ricerca) far fronte alla complessità delle attuali norme. Secondo il quadro europeo di valutazione dell’innovazione di quest’anno, che raffronta i risultati ottenuti in termini di innovazione da tutti gli Stati membri dell’Unione, le percentuali della Lituania sono al di sotto della media dell’Unione dei 27. Il paese dà prova però di aver compiuto notevoli progressi e di avere un grande potenziale: la Lituania ha una delle connessioni Internet più veloci e uno dei tassi di penetrazione dei cellulari più elevati al mondo. È quindi importante continuare a investire nello sviluppo di tecnologie e migliorare l’attuazione delle agende digitali nazionali ed europea. Ciò renderà l’Europa più competitiva e migliorerà la qualità della vita.

 
  
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  Hermann Winkler (PPE), per iscritto. – (DE) Vorrei complimentarmi con la relatrice per la sua sfaccettata relazione, accolta con estremo favore, in cui si pongono in luce una serie di ambiti di miglioramento per quanto concerne la semplificazione delle procedure amministrative. Sono stato dunque lieto di votare a suo favore. Vorrei aggiungere un rapido commento su ciò che spesso sento dire dalle piccole e medie imprese nella circoscrizione che rappresento, vale a dire la questione della lingua. Molte imprese che hanno il diritto di richiedere sovvenzioni europee e le cui idee comporteranno un valore aggiunto su scala europea non dispongono delle competenze linguistiche necessarie per espletare l’iter di presentazione della domanda in inglese. Negli orientamenti relativi al settimo programma quadro, nella sezione dedicata ai suggerimenti per ottenere l’accoglimento della propria domanda, si afferma che, sebbene sia possibile presentare domanda in qualunque lingua ufficiale dell’Unione europea, le domande dovrebbero essere presentate sempre in inglese. Ciò significa che un progetto la cui domanda non sia presentata in inglese non ha alcuna possibilità, anche se, per esempio, la lingua di lavoro comune del gruppo di aziende in questione non è l’inglese. Per ridurre il carico di lavoro amministrativo per le aziende a cui si rivolgono tali programmi di sovvenzionamento, la Commissione europea dovrebbe modificare il modo in cui le domande relative ai progetti sono esaminate dai suoi esperti in maniera che, perlomeno nella fase iniziale, la documentazione corrispondente possa essere presentata in una delle tre lingue di lavoro della Commissione.

 
  
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  Anna Záborská (PPE), per iscritto. – (SK) Ho votato a favore della relazione perché non possiamo oberare le nostre migliori strutture con un fardello amministrativo insostenibile se vogliamo che il nostro supporto alla ricerca europea sia efficace. Il testo della risoluzione e il relativo dibattito hanno però nuovamente confermato la mia convinzione che i fondi pubblici debbano essere usati per garantire i servizi pubblici di base; le altre attività, tra cui attività imprenditoriali e di ricerca e imprenditoriali, dovrebbero essere finanziate da fonti private. Il ruolo di questo Parlamento dovrebbe limitarsi a due ambiti. Il primo è la creazione di un quadro normativo di base per agevolare questo tipo di attività. Se oggi chiediamo nella risoluzione una semplificazione dei meccanismi e degli strumenti impiegati nell’attuale sistema di sovvenzioni pubbliche, stiamo risolvendo le conseguenze e non la causa del problema perché il problema sono le sovvenzioni pubbliche. Il secondo ambito è il rispetto per i diritti degli Stati membri dell’Unione. Se alcuni Stati vietano l’uso di embrioni umani a fini di ricerca, tale ricerca non dovrebbe essere finanziata con fondi comuni dell’Unione perché ciò equivarrebbe a utilizzare il denaro di un non-fumatore convinto per sovvenzionare la coltivazione del tabacco. Sono favorevole alla semplificazione del sostegno alla ricerca, ma mi sembra che dovremmo puntare a creare un ambiente propizio per coloro che desiderano investire in nuove tecnologie e innovazioni, anziché discutere di costi ammissibili e procedure contabili.

 
  
  

Proposta di risoluzione RC-B7-0605/2010

 
  
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  Luís Paulo Alves (S&D), per iscritto. – (PT) Ho votato a favore della presente proposta di risoluzione perché il settore dell’allevamento sta attraversando un momento estremamente difficile a causa dell’aumento dei prezzi dei mangimi. Ci stiamo probabilmente dirigendo verso un’altra bolla dei prodotti di base. I prezzi sul mercato internazionale sono già aumentati in media di più del 16 per cento da giugno. Non vi è mai stata tanta negoziazione sul mercato dei futures, né mai è entrato in gioco tanto denaro. Tassi di interesse estremamente bassi e troppo denaro alla ricerca di buoni affari stanno portando a un aumento delle negoziazioni e delle speculazioni finanziarie sui contratti futures, senza alcun contatto con l’economia reale. Le cifre della più grande borsa di cereali al mondo, la borsa mercantile di Chicago, sono impressionanti. Negli acquisti di soia, mais e grano si sono registrate transazioni record. In pratica, ciò comporta il trasferimento di tali aumenti ai prezzi reali di mercato, anche in un anno in cui i cereali sono largamente disponibili. Questi aumenti dei prezzi dei mangimi stanno arrecando grave danno alla situazione già difficoltosa di molti nostri allevatori di bestiame, che non saranno in grado di trasferire tale onere sul prezzo del prodotto che vendono a causa della crisi ed è improbabile che siano in grado di assorbirlo.

 
  
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  Zigmantas Balčytis (S&D), per iscritto. – (LT) Ho votato a favore della relazione. I produttori europei devono rispettare i regolamenti più rigidi in termini di sicurezza e qualità degli alimenti, ambiente, salute e benessere degli animali e condizioni di lavoro, il che grava notevolmente sui costi dei produttori, creando per loro uno svantaggio competitivo nei confronti dei produttori di paesi terzi. Il settore comunitario dell’allevamento ora si sta confrontando con gravi problemi, tra cui i costi crescenti delle materie prime, come combustibile e fertilizzanti, il costo elevato dell’osservanza dei regolamenti comunitari, una maggiore concorrenza da parte delle importazioni dei paesi terzi e i prezzi inferiori percepiti dai produttori per i prodotti a base di carne. Per tutelare i produttori europei e questo importante settore dell’economia, la Commissione europea deve garantire che la PAC post-2013 sia adeguatamente finanziata al fine di assicurare sostenibilità a tutti i coltivatori e gli allevatori europei e creare le condizioni per una concorrenza leale.

 
  
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  Elena Băsescu (PPE), per iscritto. – (RO) Ho votato a favore della presente risoluzione sulla crisi del settore dell’allevamento perché ritengo che i meccanismi di gestione del mercato in tale settore debbano essere rafforzati. Alla luce di ciò, occorrono misure per limitare l’impatto della volatilità dei prezzi e della speculazione. Credo che gli strumenti di mercato debbano garantire un approvvigionamento adeguato di cereali da utilizzare come mangime. In tal senso, la Commissione europea dovrebbe proporre meccanismi di mercato flessibili per fornire una risposta più rapida. A mio parere, è importante che l’Unione europea disponga di uno strumento per valutare globalmente le tendenze del mercato. Il nuovo Servizio europeo per l’azione esterna potrebbe rappresentare uno strumento particolarmente idoneo, in grado di aiutare a prevedere i cambiamenti strategici nei paesi terzi e promuovere il modello agricolo europeo in tutto il mondo. Concluderei sottolineando che si dovrebbe condurre una valutazione dell’impatto economico dell’introduzione di nuovi regolamenti sul benessere, applicando appieno le normative esistenti prima di introdurne di nuove.

 
  
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  Lara Comi (PPE), per iscritto. − Il modello di economia di mercato sviluppato in Europa nel corso dei decenni ci deve rendere orgogliosi. Con il settore primario si è correttamente gestita la transizione, in molte regioni, da un'economia basata prevalentemente su agricoltura e allevamento a una fondata essenzialmente sui servizi. Alla base della gestione di tale transizione c'è stato un intervento pubblico volto a garantire la stabilità dei redditi delle imprese e l'esclusione del prezzo dalle leve concorrenziali per quanto riguarda il settore degli alimenti. Molte vite siano state salvate e che notevole sia stato il risparmio in termini di spese sanitarie in conseguenza dell'adozione di regimi alimentari sani e corretti. Ora le statistiche portano all'attenzione di tutti nuovi problemi. Mi riferisco alla salvaguardia dell'approvvigionamento alimentare, cui ogni altro discorso e' inevitabilmente correlato, ma anche alla qualità e all'equilibrio tra gli alimenti che saranno disponibili sui mercati negli anni a venire. Ci riferiamo ai redditi delle migliaia di famiglie che vivono dei proventi di queste attività sovvenzionate dall'UE. Apprezzo la scelta di affrontare, in questa relazione, i nodi principali del settore dell'allevamento, e sono convinta che si continueranno a ottenere risultati soddisfacenti nell'interesse della salute pubblica e dei cittadini-consumatori.

 
  
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  Corina Creţu (S&D), per iscritto. – (RO) Le tendenze del mercato alimentare negli ultimi anni sono state caratterizzate da una serie di paradossi. Uno di questi è che, mentre i pezzi dei prodotti alimentari nei negozi sono aumentati, i coltivatori e gli allevatori comunitari si stanno confrontando con una crisi del reddito, che sta ponendo a repentaglio la sopravvivenza della loro attività riducendoli alla povertà. Dobbiamo essere consapevoli che gli standard di alta qualità imposti agli allevatori di bestiame hanno un costo. Se non si controlla la concorrenza derivante alle importazioni da paesi terzi, che non impongono gli stessi standard elevati, e vi ricordo l’incidente della polvere di latte proveniente dalla Cina contaminata da melanina, tali costi provocheranno un calo della produzione europea in tale ambito. Si stanno compiendo gesti inadeguati nei confronti degli allevatori di bestiame. Per questo l’intenzione della Commissione di svincolare un quantitativo di cereali utilizzabili come mangime è soltanto un passo per aiutare il settore, passo che deve essere seguito da altri. Ritengo pertanto che le raccomandazioni contenute nella risoluzione, se adottate dalla Commissione e applicate, risponderanno alle esigenze degli allevatori di bestiame e per questa ragione ho votato a favore del testo.

 
  
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  Vasilica Viorica Dăncilă (S&D), per iscritto. – (RO) I produttori europei sono svantaggiati, in termini di concorrenza, rispetto ai produttori di paesi terzi in quanto i loro costi di produzione sono superiori, il che è largamente dovuto all’obbligo di rispettare standard estremamente elevati in materia di salute e benessere degli animali, sicurezza alimentare, tutela ambientale e condizioni di lavoro. Viste le circostanze, ritengo che la Commissione debba attivamente garantire un approvvigionamento adeguato di cereali da utilizzare come mangime.

 
  
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  Luigi Ciriaco De Mita (PPE), per iscritto. − Il ruolo dello sviluppo rurale é, per finalità e diffusione, fondamentale per mantenere vitali i nostri territori. In tale ambito, l´allevamento costituisce uno dei settori di maggior rilievo per le nostre comunità. Infatti, al di là degli aspetti alimentari ed economici, pur importanti e nei cui confronti la qualità dei prodotti é assicurata da metodi e tecniche sostenibili in termini ambientali, l´allevamento rappresenta la più ampia modalità di presenza, tutela e sviluppo del territorio rurale. É per tale motivo che l´UE, anche attraverso la Politica agricola comune soprattutto nella riforma post-2013, e ciascuno Stato membro devono favorirne la permanenza, non solo innovando metodi e tecniche di allevamento e di gestione sostenibili sia in termini ambientali che economici, ma anche rafforzando il loro più ampio ruolo quali gestori dell´ambiente e del territorio e proteggendoli dalle crisi di mercato attraverso la riduzione dei costi della produzione, una valorizzazione dei prodotti e una maggiore organizzazione nel mercato. La relazione sulla crisi nel settore dell´allevamento dell´UE che abbiamo votato mi pare vada in tale direzione.

 
  
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  Marielle De Sarnez (ALDE), per iscritto. – (FR) I mercati dovrebbero essere governati dalla realtà delle scorte e dalle esigenze, non dalla speculazione: questo è il messaggio che il Parlamento europeo intende trasmettere alla Commissione europea adottando la risoluzione sulla crisi del settore dell’allevamento nell’Unione europea. Per il Parlamento, la prossima riforma della Politica agricola comune dovrà tener conto della questione del reddito dei coltivatori e degli allevatori, sempre più soggetti alle conseguenze della speculazione sui prodotti di base e all’abuso da parte dei distributori della loro posizione dominante. Al di là della risposta una tantum al drastico calo dei prezzi dei cereali che ha provocato la crisi del settore dell’allevamento, il Parlamento intende porre la questione del posto che l’Unione vuole riservare l’agricoltura europea sul mercato globale, ossia produzioni con standard rigorosi imposti ai nostri partner commerciali affinché vi sia una concorrenza leale.

 
  
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  Diogo Feio (PPE), per iscritto. – (PT) Come più volte ho segnalato, l’eccessiva regolamentazione dell’Unione potrebbe rapidamente finire per essere un fattore che esaspera la competitività in alcuni settori, tra cui quello dell’allevamento. Non posso dimenticare di aver udito un coltivatore britannico parlare in questa Camera delle difficoltà che ha dovuto affrontare quando si è reso conto che la carne prodotta dai suoi animali non era in grado di competere sul mercato a causa dei requisiti impostigli dalle normative in essere. Questo è il rischio che stiamo correndo, rischio che è ben descritto nella presente proposta. È anche chiaro che la crisi del settore potrebbe sfociare in un notevole calo della produzione di carne in tutta l’Unione, portando non solo alla scomparsa dei produttori piccoli e medi, ma anche a una crisi di approvvigionamento del mercato, prezzi superiori e maggiore dipendenza dalle importazioni. Pensando alla produzione di latte, argomento di grande interesse per il Portogallo, vi rammenterei che la politica dell’ex Commissario Fischer-Boel in merito alle quote latte è stata aspramente criticata e sempre contrastata con fermezza dagli allevatori. Proprio per questo esorto nuovamente la Commissione a riesaminare tale ambito.

 
  
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  João Ferreira (GUE/NGL), per iscritto. – (PT) La risoluzione messa ai voti riconosce la grave crisi in cui versa il settore dell’allevamento, aggravata dall’aumento dei prezzi dei cereali, ed esorta la Commissione a formulare proposte per misure che sostengano il settore, oltre a invitare Commissione e Consiglio a garantire che la Politica agricola comune dopo 2013 sia dotata di fondi sufficienti per garantire sostenibilità a tutti i coltivatori dell’Unione. Tuttavia, difendendo gli orientamenti che hanno provocato i problemi con i quali il settore deve al attualmente confrontarsi, e mi riferisco specialmente ai produttori piccoli e medi, si dimostra profondamente contraddittoria e persino contraria agli interessi di tali produttori. La risoluzione nuovamente si schiera a favore dell’assoggettamento dell’agricoltura e della produzione di alimenti alla concorrenza e al libero mercato. Certo allerta in merito alla speculazione sui prodotti alimentari attualmente in atto, ma si limita a chiedere che si combatta l’eccessiva speculazione e, pertanto, ritiene che tale speculazione possa proseguire purché non sia eccessiva. Dal canto nostro, lo abbiamo detto in passato e lo ribadiamo oggi: è necessario spezzare un sistema che tratta il cibo come se fosse un qualunque altro prodotto e consente che sia oggetto di speculazioni; ciò porta a situazioni esplosive dal punto di vista della dipendenza alimentare e della volatilità dei prezzi, come è già avvenuto.

 
  
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  Lorenzo Fontana (EFD), per iscritto. − La crisi del settore allevamento è stata influenzata in particolare dall'aumento dei prezzi dei cereali (soprattutto in Italia e Spagna, visto che in Paesi come la Gran Bretagna è diffuso soprattutto un allevamento "ad erba") e al conseguente aumento dei costi di produzione. L'andamento negativo del settore è dovuto anche al volume di importazioni da Paesi Terzi. Le difficoltà del comparto possono mettere a rischio la sicurezza alimentare nell'UE e l'approvvigionamento di carne per i suoi cittadini. Sono quindi d'accordo con i contenuti di questa proposta di risoluzione, rispetto alla quale esprimerò un voto favorevole. In particolare, ritengo necessaria l'introduzione di meccanismi di controllo del mercato ed una maggiore attenzione al contenuto degli accordi bilaterali conclusi con Paesi terzi, come nel recente caso Mercosur.

 
  
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  Peter Jahr (PPE), per iscritto. – (DE) Molti allevatori nell’Unione europea sono in una situazione complessa, dovuta principalmente a un aumento notevole del prezzo dei cereali e, di conseguenza, dei mangimi. Per questo è importante adottare misure che aiutino gli allevatori a riemergere da questo periodo difficile in una posizione più forte. Oltre all’aumento del prezzo dei mangimi, a mio avviso due punti sono particolarmente importanti. Il primo è che gli elevati standard di produzione e sicurezza imposti dall’Unione europea ai nostri allevatori devono essere applicati anche ai prodotti importati e successivamente venduti nella Comunità, il che contribuirebbe a garantire che i coltivatori europei non subiscano un notevole svantaggio competitivo rispetto ai produttori di paesi terzi e, nel contempo, garantirebbe che tutti i prodotti venduti nell’Unione europea siano di alta qualità. Il secondo punto riguarda la Politica agricola, che dovrebbe essere resa più semplice e trasparente. Inutili regolamenti comportano un notevole dispendio di tempo e denaro. È dunque importante eliminarli perché ciò renderebbe realmente più semplice la vita di tutte le aziende agricole europee. La proposta di risoluzione presentata dalla commissione per l’agricoltura e lo sviluppo rurale contiene una serie di idee valide in tal senso che implicheranno un miglioramento permanente della situazione degli allevatori. Mi aspetto che si riflettano le future attività della Commissione.

 
  
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  Karin Kadenbach (S&D), per iscritto. – (DE) Sono delusa dal fatto che gli emendamenti nn. 1 e 2 siano stati adottati dalla maggioranza del Parlamento. Nonostante l’interruzione autoinflitta degli approvvigionamenti, non dobbiamo permettere che il nostro comparto agricolo sia contaminato dagli OGM. L’accettazione di OGM non autorizzati e la fissazione di una soglia per gli OGM avventizi che non sono ancora autorizzati nell’Unione europea e non sono stati sottoposti a test scientifici hanno comportato un’ondata di autorizzazioni di OGM negli Stati Uniti e, soprattutto, nei paesi in via di sviluppo. Considerati i tipi di test condotti in questi paesi, ciò implica un maggior rischio di danno alla salute e all’ambiente. I paesi al di fuori dell’Unione ora hanno un’influenza crescente sulle pratiche di autorizzazione nell’Unione, il cui risultato è un costante calo dei livelli di sicurezza per l’ambiente e la salute degli OGM autorizzati. Inoltre, per quanto concerne l’emendamento n. 3 adottato, non sono del parere che l’attuale divieto imposto alla farina di carne e ossa derivante da non ruminanti debba essere rivisto. Ciò accrescerebbe non soltanto il potenziale rischio posto dall’ingegneria genetica in agricoltura, ma anche il potenziale rischio di un nuovo scoppio di encefalopatia spongiforme bovina (ESB). Ritengo tuttavia che la presente relazione svolga un ruolo complessivamente utile sottolineando la crisi che affligge il settore dell’allevamento nell’Unione.

 
  
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  Elisabeth Köstinger (PPE), per iscritto. – (DE) L’attuale situazione del settore dell’allevamento è estremamente difficile e alcune attività non sono redditizie a causa degli elevati costi di produzione. Da un lato, agli allevatori sono corrisposti prezzi inferiori dai consumatori, mentre, dall’altro, devono far fronte a notevoli fluttuazioni dei prezzi dei mangimi. È importante per noi evitare che si verifichi una grave crisi nel settore dell’allevamento facendo immediatamente uso degli strumenti disponibili per stabilizzare il mercato. Un altro fattore che ha un impatto sugli allevatori europei è la crescente concorrenza da parte dei paesi terzi in cui i costi di produzione sono inferiori e vi è una tendenza crescente nella politica commerciale a scambiare grandi quantitativi di importazioni alimentari a fronte di servizi, senza perlomeno esigere gli stessi standard di produzione. Appoggio la risoluzione, che chiede l’adozione di misure specifiche per il settore dell’allevamento, e vorrei ringraziare l’onorevole Herranz per la sua iniziativa. Nel contesto della difficile situazione del mercato e della discussione avviata in merito al futuro della Politica agricola nell’Unione, il Parlamento deve assumere un chiaro impegno per dare a tutti gli ambiti della produzione agricola la sicurezza necessaria affinché possano pianificare l’avvenire.

 
  
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  Giovanni La Via (PPE), per iscritto. − Caro Presidente, Cari Colleghi, i nostri allevatori europei vivono da tempo in un forte stato di crisi. Ho votato a favore della risoluzione proprio per avviare un percorso che conduca in tempi brevi verso una ristabilizzazione dei redditi di chi ha fatto dell'attività zootecnica una missione di vita. E´da persone che credono nel proprio lavoro sostenere condizioni ormai gravi, vivere in ambienti spesso difficili e dovere acquistare i mezzi produttivi a prezzi molto alti. Permettetemi a tale proposito di rivolgere un sentito pensiero a tutti gli allevatori delle aree italiane colpite dall'alluvione di questi ultimi periodi con l'auspicio che questa risoluzione votata oggi possa anche contribuire alla loro ripresa per una vita e un'attività che li gratifichi.

 
  
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  Astrid Lulling (PPE), per iscritto. – (DE) Il settore dell’allevamento europeo sta attualmente vivendo una profonda crisi perché costi di produzione alle stelle stanno spingendo i produttori europei sempre più verso la soglia di sopravvivenza.

Tali costi di produzione altissimi sono direttamente legati ai prezzi notevoli dei mangimi e alla nostra dipendenza dai paesi terzi per l’approvvigionamento di cereali e piante proteaginose.

Mi aspetto che la Commissione includa nella sua proposta legislativa rivolta al futuro della Politica agricola comune (PAC) strumenti di mercato efficienti e i fondi necessari per garantire che il mercato dei cereali e dei mangimi resti stabile e garantire agli allevamenti la sicurezza necessaria per pianificare l’avvenire.

Dobbiamo altresì sviluppare un piano europeo per le proteine che promuova la coltivazione di culture leguminose e proteaginose riducendo la dipendenza del settore lattiero-caseario per quanto concerne questo tipo di mangime strategico.

Dobbiamo inoltre rafforzare le misure a sostegno dell’allevamento nelle zone sfavorite, tra le quali il Lussemburgo.

La Commissione dovrebbe assumere un approccio cauto nelle sue proposte sulla produzione di latte perché il 70 per cento delle carni rosse prodotte nell’Unione proviene da mucche da latte.

In Europa abbiamo i regolamenti più rigidi al mondo in materia di igiene e benessere degli animali. Sono pertanto del parere che gli stessi requisiti debbano valere per gli alimenti importati al fine di ridurre lo svantaggio competitivo dei nostri produttori causato dalla concorrenza sleale.

 
  
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  Véronique Mathieu (PPE), per iscritto. – (FR) Il settore dell’allevamento subisce le conseguenze dei rigidi regolamenti imposti dalle nostre istituzioni, i più rigidi al mondo in termini di sicurezza e qualità degli alimenti, ambiente, salute e benessere degli animali. Purtroppo, la crisi del settore ora sta avendo conseguenze negative con una notevole perdita di reddito per i produttori, alla quale non possiamo essere indifferenti. Il minimo che dovremmo promettere, ed è ciò che i produttori giustamente si aspettano, è la reciprocità di tali regolamenti sulle importazioni. Considerato che la sicurezza alimentare è motivo di preoccupazione, a più o meno lungo termine, su scala mondiale, l’Europa deve reagire per preservare la sostenibilità dell’allevamento allorquando è minacciata. Questo investimento nel futuro è fondamentale. Per questo l’impatto economico dei regolamenti necessari, segnatamente le normative sul benessere degli animali, deve essere valutato e incorporato nella pianificazione a lungo termine del futuro dell’agricoltura e dell’allevamento in particolare.

 
  
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  Nuno Melo (PPE), per iscritto. – (PT) Voto a favore della presente risoluzione perché i costi crescenti dei fattori di produzione e i costi derivanti dall’osservanza dei regolamenti comunitari stanno rendendo insostenibile la redditività dell’allevamento europeo: i prezzi percepiti dagli allevatori per i principali prodotti a base di carne sono inferiori al costo di produzione. Il settore agricolo europeo è sacrificato nel nome della possibilità che l’Unione esporti diversi tipi di prodotti in altri paesi in una serie di settori economici, ma soprattutto in quello dell’allevamento. La risoluzione chiede misure che potrebbero contribuire a combattere la crisi nel settore, gravemente danneggiato dalla speculazione sul mercato dei prodotti di base, nonché del rigoroso rispetto delle normative comunitarie.

 
  
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  Andreas Mölzer (NI), per iscritto. – (DE) La crisi del settore dell’allevamento non è soltanto frutto dell’aumento dei costi di produzione. Una società moderna ha bisogno di cibo sano e standard elevati di igiene e benessere degli animali, che si possono trovare negli allevamenti su piccola scala e nelle aziende che hanno optato per l’agricoltura biologica. Ciò causa un aumento dei costi di produzione, per cui i consumatori poi scelgono prodotti meno cari. Mentre i nostri coltivatori sono soggetti a rigide regolamentazioni, è difficile monitorare gli standard applicati alle importazioni agricole a basso costo. Per questo abbiamo bisogno di prezzi equi, modificando anche il sistema di sovvenzionamento dell’agricoltura. Dobbiamo abbandonare l’idea di sostenere le industrie agroalimentari multinazionali e gli hobbisti coltivatori su grande scala come Queen, sostenendo invece i piccoli coltivatori che possono sopravvivere soltanto gestendo le loro aziende part-time, ossia affiancandovi un altro lavoro. La presente relazione non affronta tale problema in maniera sufficientemente dettagliata, ragion per cui mi sono astenuto.

 
  
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  Mariya Nedelcheva (PPE), per iscritto. – (BG) Ho votato con gioia a favore della risoluzione sulla crisi del settore dell’allevamento nell’Unione. La risoluzione chiede che si adottino misure fondamentali a sostegno di tale settore comunitario concentrando l’attenzione sulla volatilità dei prezzi dei mangimi e attuando interventi in maniera che i prodotti importati nell’Unione rispondano agli stessi requisiti rispettati dai prodotti europei.

La difficile situazione in cui versa il settore dell’allevamento si estende all’intera Comunità. Il settore deve infatti confrontarsi con una notevolissima varietà di sfide: aumento dei prezzi dei mangimi, speculazione di mercato, aumento dei prezzi dell’energia e spesa crescente legata all’applicazione dei regolamenti europei. Tutti questi fattori hanno reso più costosa la produzione in Europa, difficoltà che riguardano tutti gli allevatori nell’intera Unione.

A queste si sommano però ulteriori difficoltà che alcuni nuovi Stati membri, come per esempio il mio paese, la Bulgaria, devono affrontare. In Bulgaria, soltanto il 10 per cento degli allevatori è proprietario della terra, il che significa che soltanto questo 10 per cento può usufruire di pagamenti diretti, situazione che nel paese sta esacerbando la crisi dell’allevamento. A causa della mancanza di fondi per acquistare i quantitativi di mangime necessari per l’inverno, molti allevatori bulgari saranno costretti ad abbattere i loro animali.

 
  
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  Alfredo Pallone (PPE), per iscritto. − Cari Colleghi, Ho votato a favore dell'importante risoluzione a favore del settore allevamento con la speranza di risollevare le sorti di allevatori e di tutto un settore in crisi a causa della forte speculazione a rialzo sui prezzi dei mangimi per animali. Il mio voto a favore é a difesa di tutti gli allevatori che rischiano la bancarotta: con questa risoluzione il Parlamento invita l'Unione europea, in attesa dell'approvazione delle modifiche sulla PAC (Politica Agricola Comune), a immettere sul mercato una discreta quantità di riserve di cereali per animali al fine di abbassare i costi per gli allevatori arginando la forte speculazione in atto e imponendo un controllo maggiore sui prezzi a difesa del mercato agricolo.

 
  
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  Maria do Céu Patrão Neves (PPE), per iscritto. – (PT) Questa proposta di risoluzione sulla crisi del settore dell’allevamento dell’Unione europea è frutto del gruppo PPE e ha coinvolto diversi miei colleghi e me personalmente. Ci preoccupa il fatto che i produttori europei del settore stiano vivendo grandi difficoltà e siamo determinati ad agire nella speranza di aiutarli a superare questo arduo periodo. Ho pertanto votato a favore del documento perché è una richiesta forte di aiuto al settore e sono persuasa che l’azione ora intrapresa possa offrire un reale contributo alla sostenibilità e allo sviluppo del comparto.

Della risoluzione vorrei sottolineare l’esortazione alla salvaguardia degli interessi dei lavoratori europei nel contesto sia della Politica agricola comune post-2013 sia dei negoziati bilaterali, specialmente con il Mercosur. Tra le misure sostenute sottolineerei: meccanismi efficaci e flessibili per il mercato delle carni, lotta alla speculazione sui cereali e creazione di una rete di sicurezza nel settore, adeguata protezione dei lavoratori agricoli nelle zone più sfavorite, nonché maggiore potere per le organizzazioni di produttori.

 
  
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  Paulo Rangel (PPE), per iscritto. – (PT) Ho votato a favore della risoluzione perché ritengo che sia un’idea valida richiamare l’attenzione sulla crisi che il settore dell’allevamento sta attualmente vivendo e le sue conseguenze. Spero che le misure necessarie per garantire la sostenibilità e lo sviluppo del settore siano effettivamente adottate.

 
  
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  Britta Reimers (ALDE), per iscritto. – (DE) La proposta di risoluzione sulla crisi del settore dell’allevamento adottata dal Parlamento europeo chiede l’introduzione di nuovi meccanismi di gestione del mercato nel comparto dell’allevamento e reti di sicurezza in tutti i settori cerealicoli. Sono contraria a tali interventi sul mercato. La proposta di risoluzione contiene anche, però, importanti requisiti liberali concernenti soglie pragmatiche per gli OGM nei mangimi importati e una revisione del divieto imposto alla farina di carne e ossa utilizzata come mangime. Per questo non ho votato contro la risoluzione, ma mi sono astenuta al voto finale. Per garantire l’approvvigionamento di mangime per il settore dell’allevamento europeo, dobbiamo alleviare i coltivatori dal fardello della burocrazia e creare un quadro di certezza giuridica. Concentrarsi sul mercato nel settore agricolo significherà anche che i coltivatori potranno assumersi la responsabilità della loro azienda e non dovranno aspettarsi continui interventi protettivi sul mercato da parte di politici. Se la Politica agricola si baserà unicamente sugli interessi personali, il risultato sarà una spirale di esenzioni non finanziabili che distorceranno il mercato. Ciò trasformerà gli agricoltori in vittime di un sistema di controllo statale burocratizzato. Affinché il mercato funzioni in maniera efficace, abbiamo bisogno di un quadro chiaramente definito per l’intero comparto agricolo, non soltanto per singoli ambiti.

 
  
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  Frédérique Ries (ALDE), per iscritto. – (FR) La presente risoluzione sul settore dell’allevamento è un’ennesima richiesta del Parlamento di tener conto delle crescenti difficoltà con le quali i nostri coltivatori sono chiamati a confrontarsi. Poiché gli agricoltori devono conformarsi a un numero crescente di norme sulla rintracciabilità, l’igiene, il benessere degli animali e il rispetto dell’ambiente, i loro costi di produzione stanno aumentando senza controllo: combustibile, fertilizzanti e, soprattutto, cereali attualmente rappresentano il 60 per cento del costo totale. Chiediamo alla Commissione e al Commissario Cioloş più misure per controllare la volatilità dei prezzi e creare una rete di sicurezza. I nostri allevatori devono sopravvivere alla pressione delle importazioni e operare su un mercato dove la concorrenza è leale. Poiché nessuno paga per lavorare, vogliamo semplicemente permettere loro di vivere della loro professione.

 
  
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  Raül Romeva i Rueda (Verts/ALE), per iscritto. – (EN) Come verdi abbiamo partecipato ai negoziati su una risoluzione comune sull’argomento. L’esito non è completamente unanime in quanto altri gruppi hanno insistito nell’indicare negli elevati standard in materia di ambiente e benessere degli animali la ragione per la minore competitività del settore dell’allevamento comunitario, oltre a rifiutare l’idea di prendere in considerazione i temi del cambiamento climatico legati alla produzione zootecnica. La risoluzione, tuttavia, richiama le richieste adottate nella relazione Bové e invita ad adottare misure per controllare la speculazione e la volatilità dei prezzi, oltre a sottolineare la richiesta fondamentale contenuta nella relazione Häusling di un piano concernente le colture proteaginose per ridurre la dipendenza dalle importazioni di tali colture (principalmente soia geneticamente modificata) e le esigenze specifiche della produzione estensiva di bovini sugli alpeggi.

 
  
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  Oreste Rossi (EFD), per iscritto. − Proprio mentre si stanno preparando le basi per la nuova politica agricola comune, con la speranza di mantenere competitive le imprese agricole europee nei confronti di quelle dei paesi terzi, indubbiamente avvantaggiati da estensioni territoriali e con costi di lavoro nettamente inferiori, si presenta una nuova minaccia per i nostri allevatori, vale a dire un aumento esagerato dei costi dei mangimi legato all'incremento del costo dei cereali. È necessario che la Commissione adotti misure finalizzate a calmierare il prezzo dei cereali, affinché il mercato non sia influenzato dalla loro eccessiva volatilità.

 
  
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  Søren Bo Søndergaard (GUE/NGL), per iscritto. – (DA) Non posso appoggiare la proposta di risoluzione perché non abbiamo bisogno di più aiuti per il settore agricolo. Gli aiuti all’agricoltura già rappresentano quasi il 40 per cento del bilancio comunitario complessivo. Inoltre, la proposta di risoluzione non contiene assolutamente alcuna critica in merito alla Politica agricola comune, che dovrebbe realmente essere ridotta prima del 2013, quando si dovrà decidere il prossimo quadro finanziario pluriennale.

 
  
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  Eva-Britt Svensson (GUE/NGL), per iscritto. – (SV) Al voto sulla risoluzione mi sono astenuta. Il settore agricolo non ha bisogno di altri sovvenzionamenti. Già rappresenta più del 40 per cento del bilancio comunitario complessivo. La risoluzione, inoltre, non assume una posizione critica nei confronti della base della Politica agricola comune, la cui quota di spesa deve essere assolutamente ridotta prima della decisione del 2013 su un nuovo bilancio a lungo termine.

 
  
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  Marc Tarabella (S&D), per iscritto. – (FR) Ho tenuto la mente aperta durante la lettura della proposta iniziale di risoluzione sulla crisi in cui attualmente versa il settore dell’allevamento comunitario che, in particolare, condanna la mancanza di trasparenza nella catena di fornitura alimentare che trasforma produttori e consumatori negli anelli deboli della catena, l’estrema volatilità del mercato con la quale il settore lattiero-caseario dell’Unione, in particolare, deve confrontarsi e le distorsioni della concorrenza tra produttori europei e produttori di paesi terzi, sottoposti a regolamenti meno esigenti in materia di qualità e sicurezza degli alimenti, e che ribadisce la necessità di un’efficace regolamentazione del mercato e un bilancio forte per la Politica agricola comune dopo il 2013. Tuttavia, condanno in ultima analisi l’adozione di tale risoluzione e, soprattutto, gli emendamenti nn. 1, 2 e 3 che aprono la via alla soia e al mais geneticamente modificati provenienti da paesi terzi sul suolo europeo e un ritorno alla farina di carne e ossa nell’alimentazione dei ruminanti sebbene non sia possibile garantirne la sicurezza alimentare. Per questo mi sono assunto le mie responsabilità e ho votato contro la risoluzione comune perché va contro il principio di precauzione che dovrebbe guidare tutti noi.

 
  
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  Nuno Teixeira (PPE), per iscritto. – (PT) Il settore dell’allevamento nell’Unione europea è gravemente minacciato, in larga misura a causa del recente aumento dei prezzi dei cereali. L’effetto sull’allevamento della speculazione nel settore dei cereali è allarmante. Non è soltanto la volatilità del mercato associata alla crisi economica che stiamo vivendo, ma anche una grave minaccia di perturbazioni in tutti gli ambiti dell’allevamento a rendere urgentemente necessaria l’adozione di misure veramente in grado di combattere la crisi a cui stiamo assistendo per evitare ulteriori sviluppi negativi. Oltre alle norme tecniche necessarie in materia di sicurezza alimentare e benessere degli animali, sarebbe auspicabile l’attuazione di altre misure migliorate, in grado di evitare che l’attuale situazione si tramuti in qualcosa di più grave. Penso, per esempio, allo svincolo delle scorte cerealicole di intervento al fine di contenere il più possibile il problema della volatilità dei prezzi ed evitare che la delicata situazione della quale siamo stati testimoni peggiori.

 
  
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  Viktor Uspaskich (ALDE), per iscritto. – (LT) Il comparto alimentare è uno dei settori prioritari sia per la Lituania sia per l’intera Unione europea. Abbiamo già visto ciò che può accadere all’approvvigionamento energetico e ai prezzi quando l’Unione dipende dalle importazioni. Questo non deve ripetersi nel settore alimentare. Gli allevatori hanno dovuto confrontarsi con una grave minaccia derivante dal recente aumento dei prezzi dei cereali nella Comunità, oltre alle condizioni climatiche estreme e alla speculazione. Ciò significa che alcuni comparti dell’Unione, come quello della carne suina (branca importante dell’agricoltura lituana), hanno subito un duro colpo a causa dei prezzi dei mangimi, che rappresentano fino al 60 per cento di tutti i costi di produzione. I sistemi zootecnici dell’Unione sono importanti per garantire i mezzi di sussistenza. La Lituania può subire gravi conseguenze a causa della crisi dell’allevamento. Il settore agricolo, che occupa circa l’8 per cento dei nostri lavoratori, è una parte importante della nostra economia. Grano e altri cereali sono gli ambiti di produzione principali. Nell’Unione dei 27 vi sono più di 130 milioni di capi di bestiame. Secondo le statistiche comunitarie, il numero di capi è sceso del 25 per cento dal 1990. Un ulteriore calo di tale numero nell’Unione potrebbe provocare cambiamenti notevoli a livello di produzione, che sconvolgerebbero l’approvvigionamento alimentare della Comunità. Tali fluttuazioni possono causare gravi perturbazioni nel settore dell’allevamento.

 
  
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  Peter van Dalen (ECR), per iscritto. – (NL) Sono contrario all’idea di chiedere alla Commissione, come vogliono fare il gruppo PPE e il gruppo ALDE, di rivedere il divieto imposto all’utilizzo di farina di carne e ossa derivante da non ruminanti come mangime. Il divieto deve restare in essere per due ragioni.

Innanzi tutto, tale divieto non è stato imposto senza motivo; è stato introdotto per arrestare la crisi dell’ESB. Se revocassimo il divieto, sappiamo che correremo un certo rischio. Non voglio che ciò accada. Sono molto più favorevole alla sicurezza alimentare per i consumatori: evitare di correre un rischio quando non se ne conosce l’entità e l’impatto che potrebbe avere.

In secondo luogo, negli ultimi anni abbiamo visto come i virus che si manifestano negli animali vivi possano mutare rapidamente. Se abolissimo il divieto di utilizzo della farina di carne e ossa derivante da non ruminanti come mangime, rischieremmo di incoraggiare tale processo di mutazione dei virus. Non dobbiamo farlo.

 
Ultimo aggiornamento: 16 febbraio 2011Avviso legale