Presidente. – L'ordine del giorno reca la relazione di Lena Kolarska-Bobińska, a nome della commissione per l'industria, la ricerca e l'energia, su "Verso una nuova strategia energetica per l'Europa 2011-2020" (2010/2108(INI) (A7-0313/2010).
Lena Kolarska-Bobińska, relatore. – (PL) Signor Presidente, signor Commissario, di recente abbiamo parlato molto dei cambiamenti istituzionali derivanti dal trattato di Lisbona, tra cui il Servizio per l’azione esterna e le procedure di intervento sul bilancio, ma il trattato di Lisbona fa anche riferimento alle politiche dell’Unione. Oggi stiamo discutendo la prima strategia per l’energia post-Lisbona, che la Commissione ha predisposto per il periodo 2011-2020.
Va sottolineato che sia la strategia della Commissione sia la relazione del Parlamento rispecchiano lo spirito del trattato di Lisbona, vale a dire ciò che afferma in merito alla solidarietà energetica e la sua preoccupazione per l’approvvigionamento e la sicurezza energetica. La strategia della Commissione e la relazione del Parlamento pongono inoltre l’enfasi sul rafforzamento della politica per l’energia e la necessità di renderla più tipicamente europea. Possiamo conseguire tale risultato adottando determinate misure.
In primo luogo, dobbiamo applicare rapidamente l’attuale normativa comunitaria sull’energia negli Stati membri. Appoggiamo pertanto pienamente la Commissione nell’adozione di misure rigide contro governi e aziende che omettono di agire in tale ambito. In secondo luogo, per conseguire i nostri obiettivi comuni, il mercato comune dell’energia deve funzionare correttamente. Ciò riguarda anche la necessità di costruire in Europa un mercato dell’energia rinnovabile. Per realizzare le nostre finalità, è dunque essenziale ampliare e ammodernare l’infrastruttura energetica europea transfrontaliera, iniziativa spesso contrastata dai monopoli e dai governi che li proteggono. Tuttavia, senza una rete europea, gli obiettivi fondamentali dell’Unione europea non saranno conseguiti.
Al riguardo, sussistono due principali ostacoli da superare: amministrazione e fondi. Sulle questioni amministrative, dobbiamo soprattutto stabilire priorità chiare e regole per la selezione dei progetti chiave. Senza questi criteri e norme chiare, la selezione dei progetti causerà molto conflitto e disaccordo creando sospetto anziché speranza. A livello nazionale, invece, sono essenziali misure normative, specialmente nell’ambito dei progetti transfrontalieri.
Passiamo ora al problema più importante, vale a dire il finanziamento dell’infrastruttura. Sappiamo quali tensioni attualmente accompagnino l’approvazione del bilancio del prossimo anno, ma tensioni anche maggiori interesseranno il quadro finanziario dopo il 2013. Tuttavia, la spesa che pianifichiamo deve rispecchiare gli obiettivi politici dell’Unione europea, e intendo la sicurezza energetica dei cittadini. Dovremo inoltre trovare nuovi modi per richiamare investimenti dalle aziende e dalle banche. Ne parliamo nella relazione.
Oggi la politica energetica è sempre più correlata alla politica estera dell’Unione europea. I nostri rapporti con partner esterni in campo energetico dovrebbero ispirarsi ai principi del mercato interno europeo. Le imprese straniere che accedono al mercato europeo devono operare in maniera trasparente e secondo la legge, oltre che essere gestite secondo accordi trasparenti. Ciò riguarda sia i gasdotti che si costruiranno in futuro sia quelli attualmente in fase di realizzazione.
Signor Commissario, apprezzo l’aiuto che lei ha dato alla Polonia nei nostri negoziati con la Russia sul gasdotto di Yamal. Vorrei però che interventi analoghi venissero intrapresi anche nel caso di altri gasdotti, tra cui Nord Stream. Sottolineerei infatti che la trasparenza deve applicarsi a tutti i progetti attuali e futuri, e non soltanto ad alcuni di essi.
In sintesi, signor Presidente, l’Unione ha bisogno di una visione a lungo termine per la politica energetica. Ci occorre una comunità europea dell’energia. Se la Commissione intende accelerare l’azione da parte delle aziende e degli Stati membri, anch’essa deve essere credibile e realmente porre in essere questa strategia eccellente, accompagnata da un pacchetto riguardante le infrastrutture. In futuro, il Parlamento europeo vorrà monitorare l’attuazione della strategia perché il suo intento è influire concretamente sulla situazione e non soltanto essere l’espressione di una pia illusione.
Infine, estremamente importante è l’atteggiamento degli Stati membri rispetto agli obiettivi contenuti nella strategia della Commissione europea e nella mia relazione. Saranno pronti a piegare gli interessi nazionali a favore del bene comune europeo? Si opporranno all’attività dei grandi gruppi di interesse e terranno conto della sicurezza e del bene dei consumatori? Noi, membri del Parlamento europeo, insistiamo su tale aspetto. Mi complimento con lei, signor Commissario, per la strategia energetica per il prossimo decennio.
Günther Oettinger, membro della Commissione. – (DE) Signor Presidente, onorevoli parlamentari, vorrei esordire affermando quanto sia colpito dalla quantità e dalla qualità delle vostre idee, dei vostri commenti critici e dei contributi costruttivi rispetto a ciò che è stato presentato dalla Commissione come progetto di strategia in materia energetica per il periodo dal 2011 al 2020. Vorrei ringraziare l’onorevole Kolarska-Bobińska per la sua presentazione, per aver riunito i contributi dei colleghi in maniera intelligente e aver stabilito priorità, aspetto che personalmente reputo importante. Saremo lieti di includere la vostra relazione nel nostro lavoro delle prossime settimane perché le settimane che ci attendono saranno molto dense per quanto concerne la politica energetica. Il Consiglio “Energia” del 3 dicembre, seguito dall’opportunità unica per i capi di Stato e di governo di affrontare il tema dell’energia il 4 febbraio, imprimerà slancio ai nostri obiettivi comuni e all’europeizzazione della politica energetica. Per quanto mi concerne, il Parlamento è un partner fondamentale al riguardo.
La posizione dalla quale partiamo può considerarsi estremamente difficile. Abbiamo un mercato unico non ancora completo. Per 12 anni è stato legge per l’elettricità e il gas, ma non è diventato una realtà. Abbiamo più sottomercati e frontiere regionali e dobbiamo adoperarci al meglio per garantire che nei prossimi cinque anni il mercato unico possa anche realizzarsi per l’industria e i consumatori con l’obiettivo di una maggiore concorrenza e trasparenza.
In secondo luogo, mancano palesemente infrastrutture. Se analizziamo le fondamenta che esistono nel mercato unico per altri prodotti, beni e servizi (strade, ferrovie, vie aeree, aeroporti, mondo digitale, vie navigabili interne), ci rendiamo conto che siamo lontani da quanto occorre in termini di infrastrutture per il trasporto dell’energia, in particolare gas ed elettricità, al fine di rispondere agli obiettivi della nostra politica energetica europea, segnatamente migliorare la sicurezza dell’approvvigionamento, la solidarietà, la concorrenza e gli interessi dei consumatori. Dobbiamo recuperare terreno nei prossimi due decenni rispetto a quanto è stato sviluppato negli ultimi due secoli nel caso dei collegamenti stradali e ferroviari e negli ultimi dieci anni nel caso del mondo digitale. Questo ha a che vedere con l’accettazione da parte dei cittadini e la trasparenza. Ci occorre trasparenza per ottenere una maggiore accettazione per lo sviluppo di infrastrutture per l’elettricità e il gas, come ci servono le risorse finanziarie appropriate, che devono essere fornite principalmente dai consumatori attraverso i prezzi dell’energia, ma che, laddove siano coinvolti interessi europei, sono anche una responsabilità pubblica del bilancio europeo.
In terzo luogo, disponiamo di un potenziale largamente inutilizzato nel campo dell’efficienza energetica. Chiunque come noi dipenda dalle importazioni e, al tempo stesso, intenda compiere progressi in termini di sostenibilità, salvaguardia del clima e protezione ambientale deve contrastare lo spreco di energia e farsi promotore di iniziative mirate in tale ambito, risparmio energetico e maggiore efficienza nel settore pubblico, industriale e privato. L’efficienza energetica sarà pertanto la prossima voce all’ordine del giorno per ambedue le nostre istituzioni. Attendo con grande interesse la relazione di iniziativa del Parlamento, pressoché ultimata, sulla cui base la prossima primavera presenteremo al pubblico, al Parlamento stesso e al Consiglio la nostra strategia per l’efficienza energetica.
Un altro elemento della nostra strategia è rappresentato dalla questione dell’energia economicamente accessibile. La presidenza belga giustamente sottolinea che l’elettricità in particolare può anche essere motivo di divisione nella società a causa del fatto che l’energia sta diventando più costosa e, pertanto, non più accessibile a tutti. Ciò significa che dobbiamo estendere la sicurezza dell’approvvigionamento nella nostra strategia per includervi l’ambito dell’energia economicamente accessibile per l’industria, l’occupazione e le famiglie. La ricerca è un altro aspetto importante. L’Europa non può prendersi cura di ogni cosa, ma la ricerca in campo energetico può essere motivo di interesse per il bilancio europeo nei prossimi anni e un partenariato tra autorità pubbliche e industria che conduce la ricerca.
Vi è poi la questione delle relazioni esterne, la dimensione esterna. L’onorevole Kolarska-Bobińska ha già richiamato la nostra attenzione su tale punto. Abbiamo bisogno di una strategia europea comune, coordinata nella nostra politica esterna per l’energia dove sono in gioco i principali interessi dell’Europa. Siamo ancora il più grande mercato dell’energia in termini di consumo, davanti a Cina e Stati Uniti. Se concentriamo il nostro potere di acquisto, le nostre strategie a livello di infrastrutture, avremo l’autorità. Se riproduciamo il vecchio principio divide et impera, per altri sarà più semplice contrastarci. Non vogliamo che questo accada. In tale ottica, vorrei ringraziarvi per i vostri contributi diversi e intelligenti e per la vostra relazione che mi guiderà nel mio costante lavoro sulla strategia che successivamente sottoporremo al Consiglio europeo.
(Applausi)
Pilar del Castillo Vera, a nome del gruppo PPE. – (ES) Signor Presidente, signor Commissario, vorrei esordire complimentandomi con la relatrice che ha svolto un lavoro eccellente. La sua relazione è ovviamente tanto ambiziosa quanto completa e devo dire che è frutto di complessi e riusciti negoziati, sfociati nell’adozione pressoché unanime del documento da parte della commissione per l’industria, la ricerca e l’energia.
Proseguendo sull’argomento, vorrei sottolineare un elemento del quale siamo tutti consapevoli, ma che giova ribadire: la situazione energetica in Europa non è propriamente ideale. Non solo dipendiamo sempre più da importazioni di energia proveniente dall’esterno dell’Europa, ma dobbiamo anche far fronte ai notevoli investimenti necessari nelle nostre infrastrutture energetiche in un momento in cui l’Europa sta ancora subendo le conseguenze della crisi, il tutto in un contesto in cui non siamo ancora riusciti ad applicare le nostre stesse normative in campo energetico.
Ora, in questo mandato parlamentare, disponiamo di uno strumento che nel precedente non esisteva. Il trattato di Lisbona non soltanto fornisce una serie di obiettivi chiari come il mercato interno dell’energia, la sicurezza dell’approvvigionamento, l’efficienza energetica e la promozione delle reti di energia, ma offre anche all’Unione europea un quadro giuridico e una solida base giuridica, l’articolo 194, per agire nell’ambito della politica energetica.
Nel nuovo contesto in cui teniamo l’odierno dibattito, chiedo a tutti i colleghi di appoggiare la relazione, che propone una serie di misure volte a garantire l’approvvigionamento energetico e la piena attuazione delle normative e dei programmi esistenti, sottolineando anche la necessità di investire nella ricerca, promuovere lo sviluppo di reti di energia paneuropee e attribuendo alla creazione del mercato interno dell’energia la priorità che merita.
Vi ringrazio sentitamente e chiedo a tutti voi di appoggiare la relazione domani.
Marita Ulvskog, a nome del gruppo S&D. – (SV) Signor Presidente, vorrei ringraziare la relatrice, onorevole Kolarska-Bobińska, per la collaborazione estremamente valida e aperta. In quanto socialdemocratica, per me era importante lavorare per ottenere una politica energetica e una strategia di approvvigionamento energetico che avesse una prospettiva chiaramente incentrata sul consumatore, assicurando anche la trasparenza del mercato del commercio dell’energia, e garantisse l’influenza della crisi climatica sulle nostre decisioni in tema di conversione a fonti e sistemi energetici rinnovabili, sostenibili e sicuri. Anche al riguardo abbiamo ottenuto un certo successo e me ne compiaccio. La formulazione relativa ai diritti dei consumatori è stata migliorata e resa più esplicita. Inoltre, proprio come afferma il Commissario, lo stesso è avvenuto per la formulazione del diritto di acquisto dell’energia a prezzi ragionevoli in maniera che le famiglie possano accedervi. Occorre fare qualcosa per affrontare la povertà energetica. È stata altresì chiarita la formulazione riguardante la questione del clima, anche se molto resta da fare in proposito.
Penso infine che sia importante indicare con precisione nella strategia la responsabilità degli Stati membri, per esempio rispetto al mix energetico. La più grande delusione è rappresentata dal fatto che la relazione non contiene obiettivi vincolanti a livello di risparmio energetico e aumento dell’efficienza: è deplorevole. Gli Stati membri probabilmente non raggiungeranno l’obiettivo del 20 per cento, che secondo i nostri standard è un gravissimo insuccesso perché il risparmio energetico è uno dei modi migliori per ridurre la nostra dipendenza dalle importazioni, rafforzare la nostra competitività e creare posti di lavoro. Torneremo sull’argomento in Parlamento in un contesto diverso e allora speriamo di ottenere un forte sostegno dall’intera Aula e dalla Commissione.
Jens Rohde, a nome del gruppo ALDE. – (EN) Signor Presidente, in primo luogo, vorrei ringraziare l’onorevole Kolarska-Bobińska e complimentarmi con lei per l’eccellente relazione. Proseguirei ora con un breve aneddoto del mondo reale. Dieci anni fa, la Cina non produceva un solo generatore eoloelettrico; oggi è sede di una delle prime dieci società che producono energia eolica al mondo. Nell’arco di due anni, prevede di averne due tra le prime cinque al mondo. Dieci anni fa non esisteva nulla. Oggi la Cina rappresenta il 50 per cento della produzione mondiale di energia eolica. La Cina si muove e lo fa rapidamente.
In quest’ottica, mi dispiace dirlo, la nuova strategia energetica della Commissione è scoraggiante per la sua mancanza di ambizione rispetto a un futuro più verde. Abbiamo bisogno di una strategia energetica ambiziosa per l’Europa, non soltanto in una risoluzione della COP-16 che nessuno comunque legge. In Europa è necessario attuare obiettivi politici concreti e ambiziosi. “Al momento opportuno diventeremo ambiziosi” sembra essere l’orientamento del Consiglio e della Commissione. Orbene, questo è il momento opportuno e non possiamo attendere inerti un grande accordo internazionale vincolante prima di agire.
Affinché una strategia energetica dia risultati in termini di clima, crescita e occupazione, ci serve un approccio più ambizioso e basato sul mercato in maniera da poter trarre vantaggio dal meccanismo di mercato. È compito nostro creare una tendenza nel mercato, indicare ai pionieri dove vogliamo andare in maniera che ci conducano verso l’obiettivo. Per questo il gruppo ALDE chiede che l’Unione passi a un obiettivo di riduzione del CO2 del 30 per cento. Il mercato del carbonio, meccanismo principale per le nostre riduzioni del CO2 e gli investimenti ecologici, non funziona. È soffocato da quote e il prezzo è troppo basso, per cui non vi sono incentivi a investire nelle tecnologie verdi. Crediamo che l’Unione debba operare tale scelta nell’interesse della nostra crescita economica, del clima e della sicurezza energetica. Esorto dunque l’Europa e la Commissione a percorrere concretamente la via indicata a parole.
(Applausi)
Claude Turmes, a nome del gruppo Verts/ALE. – (EN) Signor Presidente, innanzi tutto vorrei porgere i miei personali ringraziamenti e quelli del mio gruppo per il lavoro svolto all’onorevole Kolarska-Bobińska e da tutti i relatori ombra. Non è stato forse facile riunirci come un gregge, ma lei è riuscita nell’intento.
Il mio primo messaggio è “attuare, attuare, attuare”. Non abbiamo bisogno di una nuova politica energetica. Dobbiamo dare attuazione al pacchetto sul clima, al terzo pacchetto sul mercato interno e alla sicurezza dell’approvvigionamento di gas. Dopodiché, dobbiamo aggiungervi politiche mirate. Si è parlato di efficienza energetica. Tale aspetto è fondamentale e attendiamo la relazione dell’onorevole Bendtsen, che approfondirà ulteriormente la questione.
Il mio secondo messaggio riguarda il mercato interno. Signor Commissario, penso che lei abbia svolto un lavoro eccellente per quanto concerne il pacchetto sulle infrastrutture, ma spero che non vi sia in un certo senso un rilassamento in tema di politica sulla concorrenza. Abbiamo ottenuto buoni risultati nell’ultimo quinquennio opponendoci al predominio del mercato e questo deve essere uno dei fulcri della nostra politica energetica europea.
Quanto alle fonti rinnovabili, la nostra relazione è molto più chiara, mentre la vostra strategia comunitaria, così come la strategia 2020 per l’energia, è molto vaga. L’onorevole Rohde ha ragione. Le fonti rinnovabili costituiranno in Europa il 70 per cento di tutti gli investimenti in campo energetico nel prossimo decennio. La tecnologia riguardante l’energia rinnovabile è il nostro più grande mercato di esportazione tra tutte le tecnologie energetiche. Non penso che diluire le fonti rinnovabili nella strategia UE 2020 invii il messaggio appropriato. Ci occorrerebbe un capitolo specifico per quelli che rappresenteranno i maggiori investimenti dei prossimi dieci anni.
Nella nostra relazione siamo anche molto più prudenti in merito alla riapertura del dibattito sui sistemi nazionali di adeguamento e altri sistemi. I governi vogliono regimi di sostegno nazionali e non dovremmo creare confusione in tale dibattito riaprendo l’altro.
In futuro, il gas sarà importante, come lo sarà il petrolio. Ho due domande concrete da porle. In primo luogo, vorrei chiederle come vede il mercato del gas nel settore elettrico per il prossimo decennio. In secondo luogo, in occasione della conferenza stampa, lei ha parlato molto chiaramente petrolio di picco e del rischio di arrivare a 200 dollari al barile, per cui le chiederei come questo si ricollega alla politica in materia di trasporti a livello di Commissione.
Konrad Szymański, a nome del gruppo ECR. – (PL) Signor Presidente, vorrei ovviamente unire la mia voce ai ringraziamenti espressi alla relatrice per l’ottima collaborazione nella preparazione di questa difficilissima relazione, che sottolinea tutte le sfide più importanti con le quali la politica energetica europea si sta confrontando. Penso che soprattutto l’Unione debba affrontare le clausole antimercato contenute negli accordi con paesi terzi. Questo è uno dei maggiori ostacoli.
In particolare, la Russia impone restrizioni all’accesso ai gasdotti vietando anche la riesportazione, il che limita i diritti di proprietà delle aziende europee rispetto al gas già acquistato. È accaduto nel caso del contratto polacco, del quale il Commissario è a conoscenza. Lo scopo della politica russa è mantenere un monopolio sul mercato del gas il più a lungo possibile. Il monopolio di Gazprom nell’Europa centrale è mantenuto a spese del mercato comune, a spese della concorrenza e, in ultima analisi, a spese dei diritti dei consumatori. In tali circostanze, l’Unione deve reagire con grande risolutezza senza escludere il fattore diplomatico e il ruolo dell’Alto rappresentante per la politica estera, altrimenti la nostra reazione sarà giocoforza squilibrata.
La diplomazia dell’Unione in generale dovrebbe prestare maggiore attenzione alle questioni legate alle materie prime, tema che sta acquisendo maggiore importanza e rappresenta una sfida notevole per i nostri servizi, tenuto conto delle competenze nel campo della politica commerciale comunitaria. Nella nostra politica energetica, dovremmo sicuramente dare pieno sostegno alle tecnologie moderne, agli impianti di gas liquefatto, all’energia geotermica e al gas di scisto. Fintantoché non avremo garantito la sicurezza e la diversificazione dell’approvvigionamento di gas, non potremo permetterci di abbandonare troppo bruscamente il carbone, altrimenti non faremo che aumentare la nostra dipendenza dal gas, specialmente in Europa centrale, dove il carbone ancora svolge un ruolo estremamente importante.
Un’ultima osservazione conclusiva. Credo che si debba sottolineare un problema istituzionale. Tutti gli aspetti di cui l’onorevole Kolarska-Bobińska ha parlato nella sua relazione sono stati oggetto di attenzione inadeguata nella comunicazione della Commissione europea, che evidentemente è stata predisposta senza tener conto della posizione del Parlamento. È una circostanza tutt’altro che apprezzabile. Il processo si è svolto in maniera pessima. Non penso che dovremmo agire in questo modo.
Niki Tzavela, a nome del gruppo EFD. – (EL) Signor Presidente, vorrei complimentarmi con l’onorevole Kolarska-Bobińska per il notevole impegno profuso nel suo lavoro e i risultati conseguiti. Poiché abbiamo sentito esprimere molti obiettivi ambiziosi in questa sede, e l’amico e collega onorevole Turmes ha fatto ripetutamente riferimento all’applicazione, penso che dovremmo tutti complimentarci con la Commissione per la recente comunicazione pubblicata in novembre sui vari aspetti della strategia energetica. Questa è la prima strategia realistica sulla quale possiamo contare. La Commissione fa chiaramente e specificamente riferimento alle difficoltà definendole e suggerendo quali sono e dove vi è margine per attuare gli obiettivi che si siamo prefissati.
Signor Commissario, dato che ci ha presentato una politica energetica realistica, e lo apprezzo sinceramente, vorrei proporre una soluzione pratica e realistica per il progetto South Stream. Abbiamo due piccoli gasdotti: ITGI e TAP. Sono già pronti, a regime. Potete procedere. Nabucco è grande, e dunque complesso, per cui si possono accusare ritardi. Procedete quindi con i due piccoli gasdotti.
Dimitar Stoyanov (NI). – (BG) Signor Presidente, intendo dar voce al mio appoggio alla relazione stilata, specialmente all’ultima parte della relazione in cui si esorta a far sì che gli interessi dei cittadini prevalgano sulle argomentazioni politiche.
Il motivo? Un esempio semplicissimo. Attualmente si stanno sviluppando due importanti progetti: South Stream e Nabucco. Vi sono alcune fazioni radicali in Bulgaria secondo cui tali progetti sono reciprocamente incompatibili, come se si dovesse avere soltanto South Stream o Nabucco. Credo invece che la concorrenza tra i due sia l’unico modo possibile per garantire energia sicura e a basso costo ai cittadini europei.
Un altro aspetto estremamente importante che non deve in alcun caso essere sottovalutato, è l’energia nucleare e il suo sviluppo in relazione alla politicizzazione della questione. Sollevo tale punto perché la decisione di chiudere i reattori della centrale di Kozloduy in Bulgaria è stata politica. Anziché utilizzarli per generare miliardi di euro, che avrebbero potuto essere inglobati nel bilancio comunitario, ora gli Stati membri devono pagare un risarcimento per la decisione politica di chiudere detti reattori.
A parte questo, recentemente abbiamo osservato una certa isteria attorno alla questione delle centrali nucleari. Vorrei esortarvi a contrastare le organizzazioni di attivisti adottando misure imparziali per affrontare la questione, soprattutto perché non ci viene offerta alcuna alternativa. Il nucleare è di fatto l’opzione che può anche garantire energia sicura e a basso costo.
Herbert Reul (PPE). – (DE) Signor Presidente, signor Commissario, onorevoli colleghi, vorrei ringraziare l’onorevole Kolarska-Bobińska per il suo lavoro intenso ed estremamente costruttivo. Poiché esprimo i miei ringraziamenti, vorrei anche manifestare sostegno alla relazione a differenza di alcuni miei colleghi che, pur elogiando il documento, tentano con alcuni emendamenti decisivi di apportarvi, domani, radicali modifiche in alcuni passaggi. Vorrei dunque ritornare sull’esortazione all’ambizione più volte espressa. Non so se quanto è stato affermato in proposito sia ambizioso o eccessivo.
Sono molto grato all’onorevole Kolarska-Bobińska per averci illustrato una politica realistica perché questo ci occorre in un momento di crisi economica e finanziaria. Non dobbiamo formulare nuovi sogni, bensì presentare proposte che ci consentano nell’arco di due, tre o quattro anni di dimostrare che abbiamo conseguito gli obiettivi prefissati.
Le sono altresì grato per aver fatto riferimento all’importanza del mix energetico e alla responsabilità degli Stati membri, i quali decideranno autonomamente ciò che desiderano. Non insisteremo sul fatto che esiste una sola prospettiva, quella delle energie rinnovabili. La prospettiva include energie rinnovabili, carbone, petrolio gas e nucleare, compresa la fusione nucleare. Sarei molto lieto se tutto ciò che l’onorevole Kolarska-Bobińska ha scritto, ottenendo il sostegno di un’ampia maggioranza, fosse effettivamente approvato.
La relatrice ha fatto riferimento alla questione della responsabilità finanziaria, alla necessità di sviluppare e creare infrastrutture, e lo ha fatto non semplicemente enunciandolo come richiesta e sostenendo che in qualche modo occorre reperire denaro per la sua attuazione. Ha anche sottolineato la responsabilità delle aziende.
Questo ci porta al mercato unico. In proposito, non abbiamo bisogno di chiedere un nuovo pacchetto e una nuova normativa. Dobbiamo invece chiedere attuazione, revisione e realismo, in maniera che anche gli standard che abbiamo definito vengano messi in pratica. Da ultimo, ma non meno importante, non dobbiamo semplicemente aggiungere nuovi elementi e, alla fine, sorprenderci quando i prezzi dell’energia sono così elevati che i cittadini non possono più permetterseli. È ambizioso o irresponsabile continuare ad aggiungere nuovi elementi, aumentare i costi e poi lamentarci per la povertà energetica che affligge i nostri cittadini?
Talvolta il dibattito si concentra unicamente sull’industria, ma nei prossimi mesi e nei prossimi anni inevitabilmente colpirà i cittadini con tutti i suoi effetti. In alcuni dibattiti, pertanto, vorrei che sin dall’inizio si considerasse quello che sarà l’esito finale.
Teresa Riera Madurell (S&D). – (ES) Signor Presidente, signor Commissario, innanzi tutto vorrei complimentarmi con l’onorevole Kolarska-Bobińska e il relatore ombra del mio gruppo, l’onorevole Ulvskog, come anche con tutti gli altri relatori, per l’eccellente lavoro svolto.
Vista la sua natura strategica, questa è una relazione molto complessa che affronta nel dettaglio i diversi aspetti della politica energetica comunitaria costruendo la strategia sulla base della notevole quantità di normative da noi adottate negli ultimi anni. Nel breve tempo concessomi, vorrei sottolineare due elementi importantissimi della relazione: le interconnessioni e la tassazione.
A questo punto, abbiamo bisogno con estrema urgenza di applicare risolutamente i meccanismi legislativi e finanziari a nostra disposizione per rafforzare i collegamenti deboli delle reti energetiche nei tempi dovuti, il che è estremamente importante.
Per quanto concerne la tassazione, credo che per svilupparsi a livelli di mercato, l’efficienza, il risparmio energetico e l’energia rinnovabile non abbiano bisogno soltanto di misure fiscali specifiche, bensì anche di incentivi fiscali sotto forma di detrazioni o esenzioni appropriate.
Lena Ek (ALDE). – (EN) Signor Presidente, abbiamo problemi enormi con il mercato dell’energia e la rete in Europa, per non parlare del fatto che la produzione energetica è fondamentalmente basata su fonti fossili. Se qualcuno ha detto “attuare, attuare, attuare”, personalmente direi “concentrare, concentrare, concentrare” e citerei qualche esempio.
Manca ancora il 50 per cento dei fondi per il piano SET. I nostri negoziati sul bilancio vanno in una direzione completamente diversa rispetto a questa strategia energetica. Abbiamo dovuto combattere, e mi scuso, non vorrei essere espulsa dall’Aula, come dannati per il piano europeo di ripresa economica, l’efficienza energetica e i combustibili alternativi. Per la ricerca abbiamo lo stesso problema.
Nella stessa settimana in cui stiamo discutendo quella che, lo ammetto, è in parte una strategia valida, signor Commissario, stiamo votando una relazione sulle sovvenzioni al carbone in cui si afferma che la Spagna sovvenziona il carbone su un mercato del carbone non concorrenziale con cifre dell’ordine di 50 000 euro per posto di lavoro, mentre la media corrisponde a 17 000 euro per posto di lavoro. Come possiamo essere competitivi e moderni se prendiamo decisioni di questo tenore? Così facendo, compromettiamo l’intera strategia.
Jaroslav Paška (EFD). – (SK) Signor Presidente, l’esperienza degli anni passati, quando l’interruzione degli approvvigionamenti di gas dall’Ucraina e i blackout di elettricità generalizzati in diversi paesi dell’Unione hanno dimostrato che al nostro sistema energetico mancano le riserve necessarie per affrontare situazioni di crisi, ci conferma che qualunque soluzione richiederà notevoli investimenti. Pertanto, nel momento in cui decideremo le modifiche necessarie, dovremo procedere in maniera coordinata e prudente per sfruttare nella maniera più efficiente le risorse investite.
La relazione presentataci risponde a questa situazione in maniera estremamente completa, tenuto conto di tutti gli aspetti pratici che dovranno essere affrontati per risolvere i nostri problemi energetici. Ciò include tutto, dalle basi legislative alla distribuzione dei poteri passando per le norme commerciali, l’ammodernamento delle reti e le fonti di finanziamento.
Oltre alla necessità di garantire la sicurezza energetica e il sostegno alla ricerca e lo sviluppo, non si è neanche dimenticata la necessità di una maggiore efficienza energetica e dell’uso delle fonti rinnovabili. Con il suo approccio completo ed equilibrato, la relazione è, a mio parere, un valido punto di partenza per lavorare ulteriormente sul miglioramento del sistema energetico europeo.
Bendt Bendtsen (PPE). – (DA) Signor Presidente, innanzi tutto vorrei ringraziare la relatrice per il suo straordinario lavoro e la sua relazione estremamente equilibrata. Non vi è dubbio quanto al fatto che esiste un bisogno sempre più impellente di una nuova strategia energetica per l’Europa e anche le imprese europee non ne dubitano. Stiamo diventando sempre più dipendenti dal gas della Russia e dal petrolio del Medio Oriente. La strategia energetica è diventata sia parte della politica estera e di sicurezza dell’Europa sia una questione di sicurezza dell’approvvigionamento. Le nostre decisioni in Europa sono decisive per la nostra competitività. Occorrono notevoli investimenti in futuro per consentirci di raggiungere un mercato interno completo e coesivo, come vi è anche la necessità di investimenti massicci in efficienza energetica. Un centesimo risparmiato è un centesimo guadagnato. L’efficienza energetica è anche la maniera più economica di ridurre le emissioni di CO2.
Vorrei ringraziare il Commissario Oettinger per i suoi commenti odierni sull’efficienza energetica. Al riguardo, prescindendo dal fatto che gli obiettivi siano vincolanti o meno, mi compiaccio per la comunicazione della Commissione, che elenca un’ampia serie di ambiti in cui possiamo fare di più. Sono altresì aperto all’idea di conferire più potere alla Commissione per respingere i piani di azione nazionali se non sono adeguati per conseguire il nostro obiettivo del 20 per cento entro il 2020.
Inoltre, Stati Uniti e Cina stanno investendo notevolmente in settori che aumenteranno l’efficienza energetica. Siamo tutti consapevoli del fatto che in futuro il prezzo dell’energia salirà e l’Europa attualmente accusa una mancanza di competitività in un mondo globalizzato. Grazie a ingenti investimenti in efficienza energetica, infrastrutture, reti intelligenti e così via, dobbiamo dunque offrire alle nostre aziende l’opportunità di raggiungere una maggiore competitività, il che, tra le ricadute positive, porterà alla creazione di nuova occupazione e nuove imprese innovative in un’Europa che attualmente sta perdendo migliaia di posti di lavoro.
Ivari Padar (S&D). – (ET) Signor Presidente, mi complimento con la relatrice e i colleghi per questa riuscita relazione. La creazione di un mercato paneuropeo dell’energia è nell’interesse di tutti gli europei. Aprendo i mercati dell’energia, abbiamo però ignorato i temi della trasparenza del mercato e della completezza.
Mi preoccupa il fatto che, mentre le quote di emissioni di CO2, elettricità e gas stanno cambiando mano sui mercati, quote che valgono centinaia di miliardi di euro, permane un gap evidente in termini di vigilanza e normative. Apprezzo dunque l’iniziativa assunta dalla Commissione europea per colmare tale lacuna. Spero che la comunicazione della Commissione, che dovrebbe essere adottata a breve, si concentri sulla tutela del consumatore e definisca un chiaro quadro normativo paneuropeo con norme e definizioni inequivocabili per evitare abusi di informazioni privilegiate e manipolazioni di mercato e aumentare la liquidità del mercato.
Credo che l’ACER, l’autorità di vigilanza del mercato dell’energia dell’Unione europea istituita dal terzo pacchetto sul mercato interno, debba in ultima analisi vigilare sul commercio di elettricità, gas ed emissioni e suggerisco che la vigilanza di questi tre mercati sia affidata negli Stati membri a un’unità autorità di vigilanza.
Fiona Hall (ALDE). – (EN) Signor Presidente, mi compiaccio per il riferimento alla revisione in corso dell’impatto del cambio indiretto della destinazione dei suoli contenuto nella strategia 2020 per l’energia della Commissione. È fondamentale che la Commissione assolva l’obbligo di formulare una proposta al riguardo entro la fine dell’anno, sia per fugare la preoccupazione generalizzata presso il pubblico che alcuni biocombustibili attualmente presenti sul mercato possano non produrre una riduzione netta delle emissioni di gas a effetto serra, sia nell’interesse dell’industria che sta sviluppando processi innovativi il cui valore aggiunto merita di essere riconosciuto.
In merito alla questione della sicurezza energetica, vorrei anche chiedere alla Commissione di ripensare ai suoi commenti sull’armonizzazione dei regimi di sostegno nazionali per le fonti rinnovabili. Sono assolutamente favorevole all’azione a livello europeo nel momento in cui aggiunge valore, ma gli Stati membri solo di recente hanno presentato i propri piani di azione nazionali per l’energia rinnovabile e stanno lavorando per attuarli. Questa sarebbe un’armonizzazione troppo spinta.
Maria Da Graça Carvalho (PPE). – (PT) Signor Presidente, signor Commissario, vorrei complimentarmi con la relatrice per l’eccellente lavoro svolto in merito all’odierna relazione. Il settore dell’energia è il volano della crescita economica. L’Europa dispone di una strategia per l’energia e la lotta al cambiamento climatico dal 2008. Attuare tale strategia è essenziale, ma il trattato di Lisbona ci consente di spingerci oltre, aprendo la via alla creazione di una vera e propria comunità dell’energia in Europa.
Dobbiamo approfondire il mercato interno dell’energia, costruire e forgiare collegamenti tra le reti, garantire solidarietà in campo energetico e porre il consumatore al centro delle nostre preoccupazioni. È necessario incrementare il finanziamento pubblico e potenziare lo sviluppo di strumenti e programmi per incoraggiare l’efficienza energetica. La ricerca scientifica e la tecnologia svolgono un ruolo cruciale per il conseguimento di tali obiettivi.
Alla luce di ciò, apprezzo l’avvio di varie iniziative industriali europee nel quadro del piano strategico europeo per le tecnologie energetiche ed esorto la Commissione a porre in essere le restanti misure enunciate nel piano. Anche l’ottavo programma quadro dovrebbe fare della ricerca e dello sviluppo di tecnologie innovative una sua priorità in campo energetico. È quindi fondamentale che vi siano fondi adeguati per supportare tecnologie pulite e sostenibili. Soltanto così saremo in grado di preservare la competitività della nostra industria, promuovere la crescita economica e creare posti di lavoro.
Kathleen Van Brempt (S&D). – (NL) Signor Presidente, la parola più ricorrente nell’odierno dibattito è giustamente “strategia”. Accogliamo dunque con favore la strategia della Commissione. La troviamo nondimeno un po’ deludente, signor Commissario, perché una strategia valida comporta lo svolgimento di un’adeguata valutazione, una valutazione dei problemi di approvvigionamento e, in particolare, dei problemi ecologici e anche dei problemi sociali. È sulla base di tale strategia che stabiliamo le priorità. Attribuisco grande importanza al termine “priorità” perché significa definire una sequenza di azioni. L’efficienza energetica è in cima a tali priorità. Lei ne ha parlato, ma perché, se riteniamo che l’efficienza energetica sia così importante, risulta tanto difficile stabilire gli obiettivi che intendiamo applicare nei nostri Stati membri? È importantissimo. Sappiamo che funziona ed è un modo per conseguire i risultati perseguiti. Chiederei pertanto al Commissario di fare realmente propria tale priorità e tenerla anche debitamente presente nei preparativi per l’importante vertice di febbraio.
Romana Jordan Cizelj (PPE). – (SL) Signor Presidente, signor Commissario, oggi stiamo decidendo il corso dello sviluppo energetico fino al 2020, ma tale arco temporale è troppo breve. Ci vogliono anni per creare strutture energetiche e renderle operative. Anche la costruzione di reti e centrali elettriche richiede tempo. Generalmente per realizzazioni del genere occorrono diversi decenni. Per questo gli investitori hanno bisogno di linee guida politiche ragionevolmente stabili per un lasso di tempo più lungo. Se vogliamo rispettare i nostri obiettivi per quanto concerne il cambiamento climatico e la sostenibilità energetica, dobbiamo sviluppare un quadro politico per un arco temporale molto più ampio. Abbiamo bisogno di un documento strategico per lo sviluppo energetico perlomeno fino al 2050.
Il nucleare sta diventando sempre più una delle fonti energetiche del futuro, ragion per cui sottolineerei tre compiti che, a mio parere, dobbiamo assolvere a livello europeo a tale riguardo. In primo luogo, dobbiamo assumere un’azione legislativa per garantire la messa fuori esercizio sicura delle centrali nucleari e lo smaltimento dei rifiuti radioattivi nel rispetto del principio “chi inquina paga”.
In secondo luogo, dobbiamo assicurare con procedure efficaci e trasparenti che le nuove centrali nucleari siano costruite nel rispetto degli standard di sicurezza più elevati possibile. Tale risultato può essere ottenuto introducendo standard minimi per l’approvazione e la conferma della progettazione delle nuove centrali nucleari. È inoltre necessario prendere in esame la possibilità di autorizzare nuovi tipi di centrali nucleari in Europa, il che ci aiuterebbe a sfruttare il patrimonio di conoscenze acquisito e sosterrebbe i paesi che solo ora stanno introducendo l’energia nucleare e quelli che, di fatto, hanno organi amministrativi relativamente piccoli.
In terzo luogo, dobbiamo rendere più democratico il processo decisionale sui temi del nucleare. L’energia nucleare è soltanto una delle numerose fonti potenziali di energia e, pertanto, gli iter decisionali devono essere identici a quelli seguiti per il carbone, le energie rinnovabili, il gas e il petrolio. Il Parlamento europeo deve ottenere poteri di codecisione e per questo non occorre rivedere il trattato Euratom; basterebbe un accordo interistituzionale.
Adam Gierek (S&D). – (PL) Signor Presidente, l’energia rappresenta all’incirca il 40 per cento dei costi di produzione, mentre la manodopera ne rappresenta a malapena il 15 per cento. Tuttavia, l’ottenimento delle materie prime per la generazione di energia richiede di per sé energia. Pertanto, la competitività dell’economia dipenderà dall’energia. Il dogma riguardante l’effetto sul clima globale e la promozione della cosiddetta economica “senza carbonio” è un nonsense. Arenarsi su obiettivi vincolanti per il carbonio è un esempio di proposte socialmente ed economicamente irresponsabili, proprio come la tecnologia CCS imposta alle centrali a carbone. Perché non ad altri combustibili? Perché non è l’efficacia la forza trainante del progresso?
Mi corre l’obbligo di ammonirvi in merito allo scontento sociale di fronte all’emergente fenomeno della povertà energetica. Nei nuovi Stati membri, l’energia costituisce grossomodo il 40 per cento della spesa dei nuclei familiari. Va inoltre ricordata con preoccupazione la perdita di sicurezza energetica risultante dalle normative imposte, specialmente il pacchetto sul clima e sull’energia. Un’ultima osservazione: perché gli Stati membri non possono decidere autonomamente come ridurre le proprie emissioni di CO2 analogamente a quanto fanno per il mix energetico?
Lambert van Nistelrooij (PPE). – (NL) Signor Presidente, il nuovo trattato di Lisbona ha reso l’energia una responsabilità condivisa tra l’Unione europea e gli Stati membri. Il secondo pacchetto sull’energia, che attualmente costituisce la base di tale strategia, va palesemente integrato e la relazione fornisce una buona analisi al riguardo. Eppure occorre coinvolgere gli Stati membri e i loro interlocutori pubblici e privati. I programmi operativi in essere tra gli Stati membri e al loro interno stano diventando sempre più importanti. Sono stati definiti obiettivi percentuali sufficienti, sia per il clima sia per l’energia. Non vi è alcuna necessità di ulteriori obiettivi vincolanti. Come è già stato detto, è l’attuazione che conta, con la partecipazione dei cittadini, dei consumatori. Può anche darsi che la Commissione debba migliorare la propria valutazione di tali programmi nazionali e che le nostre risorse, eventualmente le eurobbligazioni, debbano esservi subordinate. Permane ancora un divario tra parole e atti. Il primo dei due punti focali è l’efficienza energetica: una grande opportunità, che contribuirebbe alla competitività delle nostre aziende e anche della nostra occupazione, per esempio nel settore dell’installazione e della costruzione. Basti guardare all’esempio di alcuni paesi: in Germania si sono create in tal modo decine di migliaia di posti di lavoro. Il secondo punto focale, come si è detto, è quello delle infrastrutture che collegano i paesi tra loro e al loro interno, nonché le reti intelligenti, ambito nel quale necessariamente entrano in gioco le eurobbligazioni. Vorrei porre una domanda al Commissario. si compiranno progressi in tema di eurobbligazioni in dicembre? Stiamo parlando di nuove risorse, perché ci occorre denaro, e vorrei che il Commissario ci dicesse se effettivamente intende reperire denaro attraverso tali strumenti. Azione, questo ci serve.
Silvia-Adriana Ţicău (S&D). – (RO) Signor Presidente, la strategia energetica dell’Unione europea deve concentrarsi sull’efficienza energetica, la riduzione del consumo di energia primaria e la povertà energetica, oltre che sulla promozione delle fonti di energia rinnovabile e sulla sicurezza energetica dell’Unione. È tuttavia assolutamente fondamentale che la strategia energetica comunitaria sia anche collegata alla politica industriale, alla politica dei trasporti, alla politica in materia di ricerca e innovazione, nonché alla politica per combattere il cambiamento climatico.
Esortiamo la Commissione e gli Stati membri a sviluppare gli strumenti finanziari e fiscali necessari per l’efficienza energetica, specialmente nel settore della costruzione, e fare dell’efficienza energetica e delle infrastrutture energetiche intelligenti una priorità del futuro quadro finanziario pluriennale.
L’Unione deve attribuire maggiore importanza al partenariato orientale, soprattutto nella regione del mar Nero, che riveste un’importanza geopolitica particolare per la sicurezza energetica e la diversificazione delle vie di approvvigionamento energetico dell’Unione.
Esortiamo altresì la Commissione e gli Stati membri a proseguire la realizzazione del progetto di corridoio per il gas sud-europeo, specialmente il progetto Nabucco che potrebbe rafforzare notevolmente la sicurezza dell’approvvigionamento energetico.
Alajos Mészáros (PPE). – (HU) Signor Presidente, sia l’onorevole Kolarska-Bobińska sia il Commissario Oettinger meritano di essere elogiati per il lavoro svolto, che rappresenta un impegno realmente importante. A seguito del trattato di Lisbona, la strategia energetica dell’Unione sarà costruita su quattro nuovi pilastri: mercato unico dell’energia, sicurezza dell’approvvigionamento, efficienza energetica e interconnessione delle reti energetiche europee.
Delineando la nostra nuova strategia energetica, dobbiamo tenere presenti alcune sfide. Se i nostri approvvigionamenti di combustibili fossili stano progressivamente diminuendo, possiamo incrementare gli approvvigionamenti disponibili individuando nuovi siti di esplorazione di materie prime e profondendo maggiore impegno a livello di ricerca e sviluppo. La dipendenza dell’Europa dall’energia aumenta proporzionalmente all’aumento della sua popolazione. Entro il 2030, l’Europa sarà costretta a garantire il 65 per cento delle importazioni di energia da fonti non comunitarie. Per gli approvvigionamenti di gas naturale, tale cifra potrebbe raggiungere l’80 per cento. Dobbiamo puntare a una maggiore diversificazione delle vie di trasporto e delle fonti di acquisizione. La medesima importanza va attribuita alla ristrutturazione delle centrali elettriche attualmente in esercizio.
Non basta stanziare importi significativi per la messa fuori esercizio delle centrali elettriche ormai obsolete. Dobbiamo prestare anche attenzione alla loro manutenzione. Gli Stati membri devono procedere a un riesame complessivo della loro posizione sul nucleare. Parimenti devono proseguire i nostri sforzi nel campo dello sviluppo del nucleare, altrimenti non riusciremo a conseguire i nostri obiettivi in termini di cambiamento climatico, ambito nel quale comunque raccomando prudenza per garantire che i nostri piani ambiziosi non costituiscano una minaccia per la nostra competitività industriale e commerciale. In quest’ottica, possiamo contare su una relazione equilibrata contenente impegni che realisticamente possono essere onorati, una relazione che per questo sostengo.
Mario Pirillo (S&D). – Signor Presidente, onorevoli colleghi, signor Commissario, garantire un'energia sostenibile, sicura e accessibile rappresenta sicuramente una tra le maggiori sfide dell'Europa nei prossimi anni.
Gli obiettivi programmatici dell'Europa determinano una serie di azioni che non possono essere ignorate. La piena realizzazione del mercato interno dell'energia è un obiettivo che potrà essere raggiunto solo se la vigente legislazione relativa al pacchetto energia sarà applicata da tutti gli Stati membri.
Ritengo che per il pieno raggiungimento degli obiettivi della strategia non si possa prescindere dall'investimento in infrastrutture moderne e intelligenti e soprattutto nella ricerca e nell'utilizzo di energie rinnovabili. Proprio gli investimenti, oltre a rappresentare la soluzione economicamente più vantaggiosa per ridurre la dipendenza energetica dell'UE, contribuiranno a combattere il cambiamento climatico.
PRESIDENZA DELL’ON. LAMBRINIDIS Vicepresidente
Hannes Swoboda (S&D). – (DE) Signor Presidente, vorrei esprimere i miei sentiti ringraziamenti alla relatrice, ai relatori ombra e al Commissario Oettinger perché ciò che ha presentato negli ultimi giorni e nelle ultime settimane è fondamentale per lo sviluppo dell’Unione europea. Tuttavia, come l’onorevole Van Brempt, l’onorevole Turmes e altri, sono del parere che dobbiamo spingerci oltre in quanto, se così posso dire, una politica energetica sensata e ambientalmente solida è quasi come un veicolo di lancio per una crescita verde e un’occupazione verde.
Ne abbiamo ridiscusso ieri con il Presidente della Commissione. Purtroppo oggi poco è stato detto al riguardo. Nondimeno, dobbiamo compiere questi passi in più. Ovviamente tanto di ciò che una politica energetica orientata all’ambiente comporta è ancora molto costoso. Tuttavia, se consideriamo il beneficio ambientale e ciò che significa per l’industria europea svolgere un ruolo di guida, ci rendiamo conto che questo è anche molto importante per l’occupazione.
L’onorevole Reul ha ragione: abbiamo bisogno di molte fonti energetiche. Forse non tutte. Al riguardo, i nostri pareri differiscono su molti aspetti. Dobbiamo però sapere quale orientamento stiamo seguendo in tema di efficienza energetica, risparmio energetico ed energie rinnovabili, che sono i volani di un’economia europea orientata al futuro.
Petru Constantin Luhan (PPE). – (RO) Signor Presidente, la questione dell’energia è un’importante priorità che non possiamo permetterci di rinviare. È importante che il futuro piano di azione 2011-2020 dia un contributo sostanziale al rafforzamento della politica comune dell’Unione europea.
Abbiamo bisogno di una stretta collaborazione, specialmente nel campo delle infrastrutture energetiche, come anche di fondi comunitari adeguati. Penso che, oltre a reperire fondi pubblici e comunitari, per sviluppare infrastrutture strategiche nell’Unione, che comporteranno l’espansione e l’integrazione di tutti i mercati energetici, locali, regionali ed europeo, dobbiamo prestare maggiore attenzione al settore privato e agli investimenti che può offrirci.
Ritengo che una maniera valida per conseguire tale obiettivo consista nel promuovere partenariati pubblico-privato proponendo il necessario sostegno politico e amministrativo, un certo livello di finanziamento e alcune garanzie pubbliche. Questo ci aiuterà a ottenere con successo i fondi tanto essenziali per il futuro di qualunque politica energetica.
Arturs Krišjānis Kariņš (PPE). – (LV) Signor Presidente, signor Commissario, oggi vorrei soffermarmi brevemente sul benessere dei nostri cittadini e sulle isole. Generalmente le isole, con il loro sole, il loro calore, destano in noi pensieri gradevoli, essendo luoghi di vacanza ambiti. L’isolamento delle isole meridionali va addirittura a vantaggio dei loro abitanti poiché richiama i turisti. Tuttavia, parlando di energia, l’isolamento o lo stato insulare è particolarmente pregiudizievole per la popolazione. Questo è proprio ciò che non ci occorre. Perché? L’isolamento in campo energetico significa normalmente il predominio di un monopolio sul mercato e, per gli interessati, a sua volta significa incertezza dell’approvvigionamento e prezzi elevati. L’odierna relazione contiene la soluzione. Infrastrutture, infrastrutture, infrastrutture. Costruiamo interconnessioni nell’Unione europea per unirci tutti in maniera che i nostri cittadini possano beneficiare di prezzi accessibili e sicurezza dell’approvvigionamento. Vi ringrazio.
Francesco De Angelis (S&D). – Signor Presidente, onorevoli colleghi, voglio esprimere il mio apprezzamento per questa risoluzione, che rappresenta un ottimo lavoro per quattro motivi.
In primo luogo, ribadisce che l'efficienza e il risparmio energetico sono una priorità economicamente vantaggiosa per ridurre la dipendenza energetica dell'Europa e combattere il cambiamento climatico. In secondo luogo, pone l'accento sulle infrastrutture intelligenti. In terzo luogo, invita ad attuare pienamente la vigente legislazione europea. In quarto luogo, ambisce a realizzare una politica energetica con una dimensione internazionale forte e coerente.
Infine, voglio sottolineare l'importanza della sicurezza energetica e di investire nella ricerca, nello sviluppo e nell'innovazione per tutelare al meglio gli interessi dei consumatori, delle imprese e dei cittadini.
Zigmantas Balčytis (S&D). – (LT) Signor Presidente, realmente credo che tutti gli Stati membri dell’Unione europea ora siano di fronte al più difficile rompicapo per quanto concerne l’energia, per cui innanzi tutto ringrazierei sentitamente la relatrice e i relatori ombra per aver offerto a tutti noi, rappresentanti di tutti gli Stati membri, l’opportunità di formulare le nostre proposte e, grazie ad alcuni compromessi, ne è scaturito un ottimo documento. Ritengo anche che non sia così importante avere piani ambiziosi quanto lo sia avere piani concreti, vale a dire infrastrutture concrete, interconnessioni, una possibilità tangibile per i cittadini di scegliere il fornitore di energia dal quale approvvigionarsi e, ovviamente, un vero prezzo di mercato. Credo che se conseguiremo tale obiettivo, avremo raggiunto un risultato straordinario. Penso che il futuro dovremmo anche avere un maggiore controllo sugli interessi e i desideri degli Stati membri perché, se creiamo un mercato comune dell’energia, tali interessi vanno conciliati. Signor Commissario, vorrei infine ringraziarla per aver risposto con estrema tempestività alla firma di alcuni accordi e mi compiaccio per il fatto che il principio di solidarietà sia profondamente radicato a livello europeo.
Sonia Alfano (ALDE). – Signor Presidente, onorevoli colleghi, ho letto con attenzione la relazione e la valuto positivamente nel suo complesso. Sono rimasta però parecchio perplessa su una serie di riferimenti al futuro del carbone nella strategia europea, in particolare al paragrafo 52 in cui si chiede alla Commissione di elaborare disposizioni di legge per facilitare la costruzione di centrali elettriche a carbone.
Negli USA ormai già da alcuni anni si è avviato un movimento politico e di cittadini che ha di fatto portato a una sorta di moratoria sulla costruzione di centrali a carbone. Alla base di questa decisione, oltre alle emissioni di CO2, vi è il problema della gestione delle ceneri che contengono molte sostanze tossiche. Quindi non condivido affatto la difesa delle centrali a carbone e ricordo che il cosiddetto "carbone pulito" in molti casi è più uno slogan che una realtà.
Ho sentito inoltre alcuni colleghi difendere a spada tratta il nucleare, sia a livello di costi che di sicurezza. Chi dice così, purtroppo, dimostra di non conoscere di che cosa si sta parlando. Le alternative esistono, sono le rinnovabili, quelle vere, e l'Unione europea deve programmare il suo percorso per il prossimo decennio proprio in quella direzione.
Oreste Rossi (EFD). – Signor Presidente, onorevoli colleghi, questa relazione offre spunti di notevole interesse in quanto, partendo dal concetto basilare che deve essere l'Europa a dotarsi di politiche energetiche comuni, analizza in modo preciso metodi e tempi.
Intervenendo personalmente al Forum per le energie, organizzato dal Presidente Buzek tra i rappresentanti dei 27 paesi UE e il nostro Parlamento, ho espresso parere favorevole a un piano energetico comune che permetta pari condizioni di accesso all'energia per i privati e per le imprese, togliendo quindi quelle differenze di costi, anche notevoli, oggi esistenti.
Spiace che in una buona relazione siano stati inseriti gli ormai immancabili richiami alle responsabilità dell'Unione europea sulla lotta ai cambiamenti climatici. Su tale questione vi sono documenti specifici e ritengo pleonastico che per accontentare alcuni estremisti verdi si continuino a inserire richiami a questo argomento.
Per quanto ci riguarda, un secondo periodo di impegno ai sensi del Protocollo di Kyoto potrà avvenire solo in un quadro globale complessivo, coinvolgente tutte le principali economie e con un accordo giuridicamente vincolante.
Radvilė Morkūnaitė-Mikulėnienė (PPE). – (LT) Signor Presidente, vorrei complimentarmi con la relatrice ed esprimere i miei ringraziamenti al Commissario che si sta dedicando con grande buona volontà alla strategia e alla politica energetica. Abbiamo obiettivi ambiziosi per arginare il cambiamento climatico. Per quanto concerne la salvaguardia dell’ambiente, l’energia può essere un’alleata, ma anche una nemica. Nell’Unione europea dipendiamo dai combustibili fossili, utilizzati per estrarre energia. Poiché le risorse comunitarie si stanno esaurendo, dipendiamo sempre più da paesi terzi, per cui non è importante soltanto sviluppare energia rinnovabile, ma anche investire nella ricerca per una maggiore efficienza energetica. Nella precedente tornata abbiamo discusso in merito all’assegnazione di ulteriore denaro per l’energia nel quadro del piano europeo di ripresa economica. Forse sarebbe anche appropriato poter stanziare denaro proveniente da altri meccanismi finanziari dell’Unione all’efficienza energetica nel suo complesso. L’energia rinnovabile è importante per noi non soltanto nell’ottica del cambiamento climatico, ma anche della sicurezza energetica. Gli accordi bilaterali sottoscritti da alcuni Stati membri per l’attuazione di progetti come Nord Stream creano sfiducia non soltanto rispetto ai temi ambientali, ma anche rispetto ai principi di solidarietà, per cui occorre trasparenza in tale ambito.
Elena Băsescu (PPE). – (RO) Signor Presidente, a mio parere migliorare il potenziale di energia rinnovabile dell’Unione è uno degli elementi chiave della relazione. Per questo desidero ricordare che la regione di Dobrogea nella Romania sudorientale diventerà nello spazio di qualche anno il più grande parco eolico d’Europa. Nel 2011 sarà ultimata la costruzione delle 522 turbine che consentiranno alla regione di coprire il 50 per cento del consumo di energia nazionale.
Le infrastrutture sono un altro elemento fondamentale per un mercato dell’energia efficiente. L’Unione deve scegliere tra i progetti che dimostrano la propria efficienza e redditività economica. L’interconnessione AGRI, uno dei principali contributi della Romania allo sviluppo delle infrastrutture energetiche, comporta costi ridotti e offre un’alternativa.
La diversificazione delle fonti di approvvigionamento energetico è un imperativo anche nel settore del petrolio. L’oleodotto P8 ne è un valido esempio. Romania e Serbia hanno recentemente ripreso gli studi di fattibilità per la costruzione della prima sezione dell’oleodotto tra Constanţa e Pancevo.
Ioan Enciu (S&D). – (RO) Signor Presidente, la diversificazione delle fonti, nuove infrastrutture energetiche e un aumento della quota delle fonti di energia rinnovabile sono importanti per il futuro energetico dell’Unione europea. Nel contempo, tuttavia, non dobbiamo neanche smettere di sfruttare le vecchie fonti energetiche, che possono essere sicuramente migliorate impiegando tecnologie innovative in funzione delle possibilità e delle esigenze di ciascuno Stato membro.
In proposito, però, il fattore più importante per me, così come per i cittadini che rappresento, è la necessità di mantenere un prezzo accessibile per tutti i consumatori, nonché preservare e persino creare nuovi posti di lavoro in tale ambito.
Non dobbiamo finire in una situazione in cui vi è un’eccedenza di energia disponibile sul mercato europeo dell’energia perché non sarà acquistata a causa dei prezzi elevati.
Kyriakos Mavronikolas (S&D). – (EL) Signor Presidente, mi sento autorizzato a ritenere che, a seguito del trattato di Lisbona, il Parlamento europeo ovviamente potrà dare un contributo molto più consistente alla politica energetica.
Concordo con tutto ciò che la relatrice ha asserito e vorrei sottolineare il fatto che oggigiorno la politica energetica ha molto più a che fare, direttamente e indirettamente, con la politica esterna in generale, sia degli Stati membri sia della stessa Unione. Converrei nell’affermare che oggi è necessario eseguire le opere indispensabili, quelle infrastrutturali, così come abbiamo bisogno di regolamenti che disciplino le modalità di esecuzione degli accordi.
Oggi chiediamo contratti chiari, trasparenza e riferimenti specifici alle fonti rinnovabili. Ciò che vediamo dinanzi a noi, però, signor Commissario, è fondamentalmente l’esigenza di un mercato comune dell’energia che aiuterebbe in particolare i piccoli Stati insulari dell’Unione in modo che, in un grande mercato, si possa affrontare l’importante tema dell’energia con trasparenza.
Nick Griffin (NI). – (EN) Signor Presidente, vorrei dire al Commissario che la relazione sulla nuova strategia energetica ignora l’elefante nel soggiorno: il petrolio di picco. Perlomeno, però, la Commissione si è alla fine accorta di questa enorme minaccia incombente. Nel momento in cui si riconosce il petrolio di picco, ahimè la maggior parte di questa relazione sicuramente animata da buone intenzioni diventa combustibile per inceneritori.
Il profondo divario energetico che viene a crearsi non può essere in alcun modo colmato da fantasiosi scisti carboniosi o energie rinnovabili. Carbone, fusione nucleare e, a lungo termine, fusione e fissione nucleare sono le uniche fonti di energia abbastanza consistenti per salvarci quando finirà l’era del petrolio.
Signor Commissario, ora che abbiamo riconosciuto tale elemento, possiamo guardare avanti individuando un nuovo approccio serio all’energia? Dobbiamo disfarci di tutte le argomentazioni insensate sulle reti eoliche e il riscaldamento globale e concentrarci sulle vere soluzioni scientifiche alla crisi del petrolio di picco.
Günther Oettinger, membro della Commissione. – (DE) Signor Presidente, onorevoli parlamentari, in questa sede ci siamo addentrati nella discussione e, se analizzo gli aspetti sui quali i vostri interventi si sono concentrati, mi rendo conto che nell’Unione europea, negli Stati membri e anche in Parlamento abbiamo un ampio mix energetico. Ho sentito parlare di tutto, dalle energie rinnovabili al 100 per cento alla fusione nucleare, all’energia nucleare e al carbone. Ciò significa che il punto caldo sarà: saranno d’accordo su una strategia a lungo termine? Otterremo il consenso in Europa? Se lo otterremo, quale consenso sarà?
Attualmente stiamo lavorando sulla strategia che comprende tre obiettivi: 20 per cento di energie rinnovabili, 20 per cento di riduzione del CO2 e 20 per cento di aumento dell’efficienza. Questa è la strategia per il prossimo decennio. È giusto dire che abbiamo bisogno di una strategia a lungo termine. La roadmap che vi presenteremo come progetto di massima la prossima primavera la fornirà. Con tale roadmap intendiamo nel prossimo anno analizzare con il Parlamento e gli Stati membri i prossimi quattro decenni presentando previsioni sul fabbisogno di energia, il mix energetico, gli obiettivi ambientali e la sicurezza dell’approvvigionamento per quattro decenni. L’impresa è tutt’altro che facile. Immaginate per un istante di essere nel 1970 prima della crisi petrolifera, prima della caduta del muro di Berlino, soltanto con pochi Stati membri, e di dover usare le conoscenze che avevamo nel 1970 per far luce sul 2010 e sull’attuale situazione energetica. Le nostre stime sarebbero completamente errate. Sappiamo quali capacità tecniche emergeranno nei prossimi 40 anni? Quali nuovi interessi politici avranno gli Stati membri? Sono nondimeno favorevole al tentativo di produrre la roadmap per il 2050.
È stata poi posta la questione del motivo per il quale abbiamo bisogno di obiettivi vincolanti per la riduzione del CO2 e del motivo per il quale gli Stati membri non possano farlo. La risposta è semplicemente perché questo è quanto abbiamo deciso. Concordo con una riduzione del CO2 del 20 o anche del 30 per cento se troviamo altri partner nel mondo. È una decisione del Parlamento, al quale voi appartenete, e del Consiglio. La Commissione la attua. Se desiderate qualcosa di diverso, ditemelo. Credo che se non vi fossero obiettivi vincolanti, gli Stati membri semplicemente non li rispetterebbero. Abbandonando gli obiettivi vincolanti, gli Stati membri farebbero meno o nulla, soprattutto in momenti economici difficili.
Si è parlato del tema dell’efficienza energetica. Nella nostra strategia stiamo soltanto indicando i temi a grandi linee. I dettagli della concreta attuazione, così come gli strumenti, le misure e il corridoio finanziario, seguiranno in primavera, quando dovremo presentare la strategia per l’efficienza energetica che state attualmente discutendo.
Sono state poste domande in merito al mercato interno Abbiate fiducia in me e nel Commissario Almunia. Garantiremo il pieno rispetto del secondo e del terzo pacchetto riguardante il mercato interno, affronteremo le procedure per violazione del trattato e faremo quanto in nostro potere per garantire che nei prossimi cinque anni gas ed elettricità ottengano un mercato interno caratterizzato da concorrenza e trasparenza. Nelle ultime settimane abbiamo fornito consulenza agli Stati membri, al governo polacco sul caso Yamal e al governo bulgaro sul caso South Stream, in merito agli approvvigionamenti di gas alla Bulgaria. Gli Stati membri, infatti, non sono sempre disposti o in grado di assicurare essi stessi il rispetto del mercato interno nei loro accordi bilaterali. Quando ci viene richiesta una consulenza, la forniamo, ma occorre anche il coinvolgimento degli Stati membri. Vi sono inoltre grandi Stati membri in cui il mercato interno non funziona. Un paese non è lontano da qui e forse lo stesso vale proprio il paese nel quale ora ci troviamo. Chiederei dunque ai parlamentari francesi: siete disposti a lavorare con me per creare un mercato interno in Francia e altrove? Ho bisogno del vostro sostegno per farlo, non a livello nazionale, bensì a livello europeo.
Quanto al corridoio meridionale, la decisione in merito a Nabucco, TAP o ITGI sarà presa, ritengo, nel primo trimestre del prossimo anno. Tuttavia, un’infrastruttura per il gas ci impone di discutere la questione di quanto gas ci occorrerà per la conversione dell’elettricità e il riscaldamento nei prossimi decenni. Attualmente si tratta di 500 miliardi di metri cubi all’anno. Il fabbisogno sarà inferiore o superiore? Anche tale aspetto sarà affrontato nella roadmap per il 2050.
L’onorevole Rohde ha citato l’esempio della Cina. A mio parere, la Cina è sempre un buon metro di paragone, ma preferibilmente non un esempio da seguire. Avete ragione nel dire che in Cina sono stati effettuati ingenti investimenti nell’energia eolica. È vero, ma avete omesso di citare il fatto che la Cina sta attualmente si sta impossessando del carbone del mondo e sta investendo molto di più nel carbone. Nell’ultimo anno, la Cina ha investito in energie rinnovabili più di quanto abbia fatto la Germania. È innegabile. Nondimeno, la quota di energie rinnovabili prodotta in Cina sta calando perché molto di più viene investito in nucleare e carbone. Inoltre, la Cina fa riferimento al nucleare come forma di energia rinnovabile. Con questo non concordo. Di conseguenza, è importante paragonarsi alla Cina, ma vi ammonisco seriamente dal prendere la Cina a esempio da seguire nel nostro lavoro europeo.
Vi ringrazio nuovamente. Avrò bisogno di voi anche per quel che riguarda il bilancio europeo. Si è chiesto che venga fatto di più e siano fornite più risorse per la ricerca e le infrastrutture. Sono d’accordo. Prendo ogni euro che mi date, ma il bilancio viene deciso dal Consiglio e dal Parlamento. Sulla base dell’esperienza positiva con il piano SET, i fondi per la ricerca in campo energetico e il piano di ripresa economica, confido nel fatto che elaboreremo una proposta valida per le infrastrutture e la sosterrete in modo che, nel prossimo decennio, siano messi a disposizione fondi europei sufficienti con valore aggiunto per misure europee appropriate nel campo delle infrastrutture e della ricerca. Con questa idea in mente, avremo sicuramente idonee opportunità di collaborare in maniera costruttiva.
Lena Kolarska-Bobińska, relatore. – (PL) Signor Presidente, come possiamo vedere, gli argomenti di discussione e i pareri espressi dal Parlamento europeo sono molto vari e diversi. Questa relazione è dunque frutto del compromesso che abbiamo ricercato. Ritengo che sia un’ottima relazione perché abbiamo costruito un consenso.
Vorrei esprimere i miei ringraziamenti ai relatori ombra, onorevoli Ulvskog, Rohde, Turmes, Szymański e altri, per il fatto che abbiamo costruito tale consenso in maniera così proficua. Vorrei altresì ringraziare l’onorevole Castillo Vera per la collaborazione, l’aiuto e il sostegno, l’onorevole Toth del gruppo PPE per l’assistenza, come anche l’onorevole Hillman e il Commissario con i suoi collaboratori, che hanno risposto alle mie numerose domande e reagito alle mie varie idee.
Oggi, a Bruxelles, è in corso una battaglia tra i sostenitori dell’idea dell’intergovernalismo e coloro che voglio agire sulla base del principio di solidarietà. Sia il Parlamento europeo sia la Commissione devono confrontarsi con l’esigenza di garantire che la solidarietà comunque prevalga sui singoli interessi nazionali nelle future riunioni del Consiglio europee. Abbiamo elaborato un certo consenso. Abbiamo una strategia e, come ha detto l’onorevole Turmes, alla luce di questo dobbiamo attuarla, attuarla e ancora attuarla difendendoci dai vari interessi personali.
Presidente. – La discussione è chiusa.
La votazione avrà luogo domani, giovedì, 25 novembre, alle 12.00.
Dichiarazioni scritte (articolo 149)
Luís Paulo Alves (S&D), per iscritto. – (PT) Credo che questa nuova strategia energetica sia indispensabile per porre in essere una strategia competitiva, sostenibile e sicura. In un momento in cui l’Europa è ancora più dipendente dalle importazioni energetiche, ritengo essenziale che continui a svolgere il proprio ruolo dominante di guida nelle questioni energetiche concentrandosi sull’innovazione e la tecnologia. Per rendere la nostra strategia energetica più sostenibile, sarà necessario continuare a concentrarsi sull’energia rinnovabile attraverso l’introduzione di una maggiore concorrenza nel settore in maniera da poter effettivamente realizzare il mercato interno dell’energia. Ciò porterà a una riduzione di costi e un aumento di competitività per l’economia, oltre a creare ricchezza e occupazione, che sono importanti per un equilibrio sano del commercio. Provengo da una regione periferica che attualmente ha un livello di autosufficienza energetica all’incirca del 27 per cento e punta a raggiungere il 75 per cento entro il 2012. Le Azzorre si sono prefissate obiettivi specifici più ambiziosi dell’Unione con risultati già riconosciuti a livello europeo, specialmente per quel che riguarda l’energia geotermica, attraverso una politica energetica ambiziosa di partenariati tra la regione e i migliori centri di ricerca nazionali e internazionali. L’Unione dovrebbe ispirarsi a questi esempi e rafforzare il proprio sostegno nel campo della ricerca, dell’innovazione e dello sviluppo di progetti.
George Sabin Cutaş (S&D), per iscritto. – (RO) È giunto il momento per noi di parlare di una vera e propria strategia energetica europea. Vi sono attualmente lacune nell’attuazione della normativa comunitaria in materia di energia. Le disposizioni del trattato di Lisbona forniscono all’Unione europea un solido quadro giuridico per sviluppare un mercato unico interno efficiente, che garantirà la sicurezza dell’approvvigionamento, la sostenibilità, l’interconnessione delle reti e la solidarietà. In tale contesto, i nuovi Stati membri, molto più vulnerabili alle perturbazioni esterne nell’approvvigionamento energetico, hanno bisogno del sostegno dell’Unione europea per raccogliere tali sfide.
Vorrei inoltre esortarvi a mantenere aperta la possibilità che le miniere di carbone siano sovvenzionate dagli Stati membri, perlomeno fino al 2018. In un mondo capitalista, il termine “non concorrenziale” è sinonimo di flagello sociale. Dobbiamo tener conto del fattore umano e pensare alle ripercussioni socioeconomiche negative della chiusura delle miniere di carbone, che costituiscono una fonte importante di posti di lavoro, prima di definire non concorrenziale una miniera.
Ilda Figueiredo (GUE/NGL), per iscritto. – (PT) L’odierna relazione cerca di dare il proprio apporto a un nuovo piano di azione per l’energia nell’ambito della strategia Europa 2020. In linea di principio, un nuovo piano può rivelarsi un’iniziativa importante, sempre che si comprendano gli errori e le lacune dei piani precedenti. È inutile insistere sullo stesso approprio e le medesime proposte che non ci hanno permesso di procedere verso gli obiettivi che intendevamo perseguire.
Le carenze strategiche della politica energetica europea che dovrebbero essere tenute presenti riguardano anche i seguenti aspetti.
La politica energetica è stata concepita come corollario di una politica “ambientale” il cui scopo ultimo è aprire nuovi ambiti alla speculazione finanziaria rendendo redditizi i permessi relativi alle emissioni di gas a effetto serra. Il tema dell’energia merita invece un approccio personalizzato, basato sul miglioramento di indicatori specifici come l’intensità energetica o il deficit energetico.
Nel campo dell’energia, si presume anche che realizzando mercati dove operano investitori privati tutto sarà risolto per magia. Tre pacchetti normativi successivi sono già stati predisposti, sono state spese risorse pubbliche e ancora non abbiamo mercati competitivi, investimenti in infrastrutture o energia più accessibile per i consumatori. Ciò rappresenta un insuccesso sotto tutti gli aspetti rispetto agli obiettivi dichiarati.
L’argomentazione secondo cui i biocombustibili comporterebbero soltanto benefici ambientali e assicurerebbero un importante sviluppo agricolo e industriale ai paesi europei è crollata.
András Gyürk (PPE), per iscritto. – (HU) Mi compiaccio nel vedere che vi è un impegno sempre più forte in Europa per realizzare un mercato unico dell’energia. Ciò è eloquentemente dimostrato dal fatto che sia la relazione dell’onorevole Kolarska-Bobińska sia l’ultima strategia energetica e le priorità a livello infrastrutturale della Commissione europea richiedono cambiamenti strutturali. Stiamo finalmente iniziando a vedere che un successo degno di nota richiede investimenti significativi, piani di azione concreti e l’eliminazione degli oneri amministrativi. Questa è l’unica possibilità affinché gli Stati membri conseguano i principali obiettivi del trattato di Lisbona: mercato unico, sicurezza dell’approvvigionamento, efficienza energetica ed espansione delle fonti rinnovabili.
È, a mio parere, un passo fondamentale il fatto che i documenti prima citati considerino urgentemente prioritari gli sforzi di sviluppo in Europa centrale e orientale. La crisi del gas dello scorso anno ha reso evidente ai paesi occidentali che gli Stati membri nella nostra regione dipendono notevolmente da una sola fonte di approvvigionamento, confermando che in tale ambito il mercato unico non funziona. L’Europa si è resa conto che l’accesso a fonti di gas alternative, la creazione del corridoio nord-sud per il gas e l’eliminazione dei mercati isolati aumentano la sicurezza dell’approvvigionamento regionale consentendo anche di compiere un passo significativo verso l’ottenimento di un mercato unico.
Nel contempo, il potenziamento delle reti elettriche e l’interconnessione regionale degli oleodotti migliorano anch’essi la flessibilità della nostra regione. Il livello di impegno, tuttavia, non può fermarsi alla sola creazione di una strategia. Confido nel fatto che presto vengano operati cambiamenti strutturali a sostegno dell’efficiente realizzazione di un mercato unico e si introduca un processo rapido e trasparente per la concessione di licenze, si creino iniziative regionali e si fornisca accesso a nuovi strumenti di finanziamento.
Tunne Kelam (PPE), per iscritto. – (EN) Dopo diverse drammatiche esperienze con gli approvvigionamenti energetici, è diventato chiaro che l’energia è un fattore determinante per la sicurezza dell’Unione. Il bisogno di una visione strategica a lungo termine per l’energia è evidente. La nuova strategia energetica proposta intende rispondere a tale esigenza. In primo luogo, l’Europa ha bisogno di un mercato interno dell’energia coerente e armonizzato, che deve integrare diverse reti energetiche collegandole le une alle altre. Questa è una priorità assoluta per la stabilità e la sicurezza dell’Unione. Oggi vi sono ancora regioni isolate dell’Unione che dipendono quasi totalmente dagli approvvigionamenti esterni di energia. Nel caso del gas importato, ciò avviene, per esempio, per i tre Stati membri baltici che dipendono dalle esportazioni di gas russo, usate da Mosca come strumento di politica estera. Il risultato è che le nazioni baltiche, immediatamente confinanti con la Russia, pagano il 30 per cento di più della Germania per lo stesso gas russo. La nuova strategia per il mar Baltico dovrebbe essere intesa a sviluppare reti integrate attorno al Baltico. Appoggio lo stanziamento di una quota superiore del bilancio per la politica energetica comune. Lo sviluppo di infrastrutture energetiche moderne ed efficienti richiederà investimenti prioritari. Migliorare l’efficienza energetica significa investire di più nella ricerca e nello sviluppo, nonché in nuove tecnologiche energetiche.
Marian-Jean Marinescu (PPE), per iscritto. – (RO) La strategia energetica proposta deve promuovere a lungo termine una combinazione diversificata di fonti energetiche, tra cui non solo le fonti di energia rinnovabile, ma anche il nucleare. Tale strategia non sarà tuttavia sostenibile fintantoché non si potenzierà la rete di trasmissione in maniera che possa sostenere l’integrazione del mercato e lo sviluppo di una produzione di energia sostenibile su larga scala.
Inoltre, di fondamentale importanza è il consolidamento delle interconnessioni e dei collegamenti con i paesi terzi. Le reti di distribuzione devono essere urgentemente ampliate e ammodernate per poter integrare i casi sempre più frequenti di produzione distribuita. Superfluo aggiungere che l’integrazione del mercato richiede anche un miglior uso delle reti operative esistenti sulla base dell’armonizzazione transfrontaliera della struttura di mercato e sviluppando modelli europei comuni per la gestione delle interconnessioni. Da ultimo, ma non meno importante, un altro fattore decisivo è la creazione di una rete comunitaria “intelligente” in grado di gestire, distribuire e misurare in tempo reale tutti i diversi modelli di produzione e consumo per garantire il funzionamento sicuro ed efficiente del futuro sistema elettrico.
Rareş-Lucian Niculescu (PPE), per iscritto. – (RO) Vorrei esprimere il mio apprezzamento per questa relazione, specialmente i riferimenti allo sviluppo del potenziale del settore della bioenergia. Le potenzialità di tale comparto in Europa sono attualmente non sfruttate. Un elemento rilevante in tale contesto è rappresentato dal fatto che alcuni Stati membri si stanno confrontando con una situazione in cui ampie aree di suolo agricolo vengono lasciate incolte ogni anno. Anche questo suolo abbandonato potrebbe essere utilizzato in un’ottica di energia rinnovabile. La situazione in Romania, quella che conosco meglio, fornisce un chiaro esempio in tal senso: circa 3 milioni di ettari di terra restano inutilizzati, mentre la potenza persa nell’intera area è pari grossomodo a 187 terawatt all’ora. Credo che tale aspetto debba essere considerato nelle discussioni sul futuro della politica agricola comune. La richiesta formulata alla Commissione di proporre un quadro politico e sostenere l’ulteriore promozione dell’introduzione di biocombustibili sostenibili di seconda generazione in Europa giunge al momento opportuno e spero che sia accolta dall’Unione.
Wojciech Michał Olejniczak (S&D), per iscritto. – (PL) Ottenere energia è una delle sfide più importanti con le quali il mondo oggi deve confrontarsi. Molto tempo fa, l’Unione europea appoggiava una politica che prevedeva l’ottenimento di energia mediante l’uso di tecnologie con basse emissioni di CO2. Il riconoscimento di questa idea come obiettivo strategico da parte della relatrice non sorprende e ha il mio pieno sostegno. Il secondo obiettivo strategico, garantire la sicurezza energetica a tutti gli Stati membri, gode anch’esso del mio appoggio incondizionato. La relatrice collega tale obiettivo all’instaurazione di un’economia a basse emissioni. La questione è particolarmente importante per la Polonia. Non è un segreto che la sicurezza energetica della Polonia si basa sul carbone. Pertanto, per conseguire tale obiettivo in maniera efficace, è fondamentale poter contare su un forte sostegno finanziario da parte dell’Unione. La Polonia, come molti altri Stati membri, riconosce l’esigenza di creare un’economia a basse emissioni, ma non è comunque in grado di raggiungere tale obiettivo senza l’aiuto dell’Europa. Vorrei infine esprimere soddisfazione per il riconoscimento da parte della relatrice della necessità di garantire energia per i cittadini a prezzi accessibili come uno degli obiettivi strategici della nuova strategia energetica per l’Europa. Accettando i tre principali obiettivi strategici per la nuova strategia energetica per l’Europa, vorrei enfaticamente manifestare il mio sostegno alla proposta di risoluzione su una nuova strategia energetica europea per il periodo 2011-2020.
Indrek Tarand (Verts/ALE), per iscritto. – (SV) Sono molto lieto che oggi ci venga nuovamente offerta la possibilità di discutere attivamente in Parlamento temi riguardanti la sicurezza energetica. Fughiamo ogni equivoco: questo argomento è delicato tanto quanto quello del gas. Negli ultimi anni, l’Unione europea nel suo complesso ha visto aumentare la propria dipendenza dagli approvvigionamenti energetici provenienti da determinati paesi terzi. Sussiste un rischio intrinseco nel mercato, non solo legato all’aspetto economico, ma derivante anche dall’assenza di diritti democratici e umani e dal coinvolgimento di società a cui difettano principi sani nella conduzione dell’attività. Purtroppo dobbiamo riconoscere che la relazione dell’onorevole Kolarska-Bobińska, relazione eccellente, viene discussa e votata un po’ tardivamente. La Commissione europea ha già pubblicato il 10 novembre la sua strategia energetica per l’Europa per il periodo 2011-2020, per cui è verosimilmente troppo tardi perché questa relazione abbia una qualche incidenza sulla strategia. A ogni modo, meglio tardi che mai. Aggiungerò pertanto agli odierni pareri il fatto che la Francia ha deciso di vendere una nave da guerra Mistral alla Russia. Immaginiamo che rimpianga amaramente tale decisione.
Zbigniew Ziobro (ECR), per iscritto. – (PL) Nella proposta di risoluzione presentata mancano ancora riferimenti espliciti a due aspetti importanti. Il primo è il sostegno finanziario del bilancio dell’Unione nella ricerca di fonti di combustibile alternative come il gas di scisto. L’uso del gas di scisto ora ha consentito agli Stati Uniti di garantirsi l’indipendenza in termini di approvvigionamento energetico. Esperti e geologici segnalano che anche per l’Unione europea si starebbe profilando una possibilità analoga di autonomia energetica. Ritengo importante modificare la politica dell’Unione al riguardo in maniera che sostenga l’esplorazione e l’uso del gas di scisto. È altresì importante garantire sostegno finanziario alle istituzioni coinvolte nello sviluppo di tecnologie per l’estrazione e il trasporto di gas di scisto, compreso l’uso del CO2 nel processo di frantumazione degli scisti. Il secondo aspetto è l’assenza di un riferimento esplicito a specifici investimenti in progetti di trasmissione dei combustibili. Questo è un altro documento che non ha alcun nesso con una strategia. Il Parlamento europeo deve alfine indicare progetti energetici che siano importanti per la sua sicurezza, nonché i modi in cui saranno finanziati. Nonostante le dichiarazioni formulate, sia nel programma di partenariato orientale sia nel programma di sinergia per il mar Nero, la costruzione del gasdotto Nabucco, che deve collegare depositi in Asia con utenti in Europa, continua a essere rinviata. Nella strategia manca altresì il riferimento alla possibilità di utilizzare depositi in Africa e nell’Artico. L’ultimo aspetto omesso è l’assenza di una spiegazione chiara dell’espressione “sicurezza energetica dell’Unione europea”. Che cosa significa in realtà? Va intesa in riferimento all’Unione nel suo complesso oppure a uno stato di sicurezza dell’approvvigionamento per i singoli Stati membri che attualmente costituiscono l’Unione europea?