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Procedura : 2010/2954(RSP)
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Testi presentati :

B7-0676/2010

Discussioni :

PV 24/11/2010 - 16
CRE 24/11/2010 - 16

Votazioni :

PV 25/11/2010 - 8.11

Testi approvati :

P7_TA(2010)0443

Discussioni
Avvertenza
Mercoledì 24 novembre 2010 - Strasburgo Edizione GU

16. Situazione nel Sahara occidentale (discussione)
Video degli interventi
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  Presidente. – L'ordine del giorno reca il dibattito sulla situazione nel Sahara occidentale.

Dichiarazioni del Consiglio e della Commissione.

 
  
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  Andris Piebalgs, membro della Commissione, a nome del Vicepresidente della Commissione e Alto rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza.(EN) Signora Presidente, ringrazio l’Aula per questo tempestivo dibattito sul Sahara occidentale. Rispondo a nome di Catherine Ashton, sulla scorta dell’interrogazione orale presentata da alcuni deputati al Parlamento europeo.

L’Unione europea è preoccupata per gli avvenimenti verificatisi a Laâyoune a inizio novembre e si duole della perdita di vite umane. Ora a Laâyoune è tornata la calma, sebbene continuino a permanere tensioni. L’Unione europea teme che le violenze scoppiate a Laâyoune possano ostacolare i tentativi del Segretario generale delle Nazioni Unite di giungere a una soluzione al conflitto nel Sahara occidentale accettabile per entrambe le parti.

Per quanto riguarda i timori di cui stiamo parlando oggi, sarà nostra cura farli pervenire alle autorità marocchine avvalendoci degli appositi canali. Il problema del Sahara occidentale è all’ordine del giorno della prossima riunione del Consiglio di associazione di dicembre e potrebbe essere altresì sollevato in sede di commissione parlamentare mista tra il Parlamento europeo e il Marocco.

L’Unione europea continua a impegnarsi con il Marocco affinché introduca riforme in ambiti quali il buon governo, lo Stato di diritto e il rispetto per i diritti umani. L’Unione europea mantiene un dialogo politico corretto e franco con il Marocco nell’ambito degli organismi che si occupano del seguito da dare al nostro accordo di associazione. In questo quadro, l’Unione europea ha ricordato al nostro partner quanto sia importante che esso adempia gli impegni internazionali assunti nel campo del rispetto dei diritti umani. Per quanto attiene allo sfruttamento delle risorse naturali del Sahara occidentale, il Marocco è tenuto a tener fede ai propri obblighi sanciti dal diritto internazionale, ivi compresi quelli relativi allo sfruttamento delle risorse naturali nella zona.

L’Unione europea appoggia gli sforzi del Segretario generale delle Nazioni Unite volti a giungere a una soluzione politica giusta, duratura e reciprocamente accettabile che preveda l’autodeterminazione del popolo del Sahara occidentale, in conformità alle risoluzioni del Consiglio di sicurezza.

 
  
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  Bernd Posselt (PPE).(DE) Signora Presidente, aspetto da 70 minuti che inizi il Tempo delle interrogazioni e vorrei chiedere quando si svolgerà effettivamente. Solitamente, la discussione viene interrotta dal Tempo delle interrogazioni, dopodiché prosegue.

 
  
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  Presidente. – Non vi sarà alcun Tempo delle interrogazioni poiché così è stato deciso dai presidenti di gruppo in sede di Conferenza dei presidenti. Penso pertanto che non vi sia alcuna ragione perché lei attenda oltre.

 
  
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  José Ignacio Salafranca Sánchez-Neyra, a nome del gruppo PPE.(ES) Signora Presidente, si dice che il filosofo Aristotele stesse passeggiando nella sua famosa scuola peripatetica con i suoi studenti quando uno di loro espresse un commento che mise a disagio il maestro. Per scusarsi, il giovane disse “il commento non era mio, ma del vostro maestro Platone”. Al che Aristotele si fermò e pronunciò una frase che spesso è stata ripetuta sulla scena europea dal quarto secolo AC a oggi, ovvero: “Platone mi è amico, ma ancor di più lo è la verità”.

Signora Presidente, il Marocco è un partner sicuro e attivo dell’Unione europea, ed è inoltre un alleato strategico e fondamentale per il contenimento del fondamentalismo islamico radicale. Ciononostante, come dichiarò il Presidente Sarkozy quando intervenne in quest’Aula, il Parlamento è il cuore pulsante della democrazia dell’Unione europea e deve impegnarsi in modo irrevocabile e innegabile per la causa dei diritti umani. Pertanto, laddove tali diritti non siano riconosciuti, esso non può voltare le spalle e guardare dall’altra parte. Deve parlare forte e in difesa dei principi che ci guidano.

Signora Presidente, l’Unione europea è stata, è e sarà un partner leale del Marocco, ma tale partenariato si basa su principi e valori, principi e valori che dobbiamo proclamare a gran voce.

Concluderò, signora Presidente, dicendo che la moderazione nel carattere o nel temperamento è sempre invero una virtù, ma la moderazione nella difesa dei diritti umani e delle libertà fondamentali, soprattutto della libertà di espressione, è sempre un vizio, sempre una debolezza, sempre codardia, e che in veste di rappresentanti dei cittadini dell’Unione europea non possiamo permetterci un siffatto comportamento.

 
  
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  Véronique De Keyser, a nome del gruppo S&D.(FR) Signora Presidente, è stato difficile negoziare questa risoluzione, ma alla fine siamo riusciti a ottenere un testo che penso soddisfi tutti i gruppi. Desidero ringraziare i colleghi deputati che hanno compiuto questo sforzo, perché non osiamo più discutere del Sahara, conoscendo bene la delicatezza dell’argomento. Pertanto qui non prenderemo posizione sul conflitto tra Marocco e Sahara.

D’altro canto, il primo punto condanna le violenze che si sono verificate durante lo smantellamento dell’accampamento nei pressi di Laâyoune; questa condanna della violenza è chiara anche se al momento non abbiamo in mano tutti gli elementi per chiarire le responsabilità.

Per quanto concerne il secondo punto, lamentiamo, per esprimerci con toni pacati, l’assenza della libertà di stampa e il fatto che le organizzazioni umanitarie e i parlamentari non abbiano la possibilità di recarsi nella zona. Riteniamo che questo sia inaccettabile.

Il terzo punto è strettamente correlato a quest’ultimo. Prendiamo atto del fatto che il Marocco avvierà un’indagine, ma siamo convinti e chiediamo che si indica anche un’inchiesta internazionale per fare luce sugli eventi.

Detto questo, per quanto riguarda il conflitto politico, ci rimettiamo alle decisioni dell’ONU e invitiamo entrambe le parti a riprendere i negoziati.

 
  
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  Ivo Vajgl, a nome del gruppo ALDE.(SL) Signora Presidente, signor Commissario, questa discussione e la risoluzione che voteremo domani sono il risultato di due incidenti: la morte di un quattordicenne ucciso dalla pallottola di un poliziotto marocchino e, qualche giorno dopo, il violento smantellamento dell’accampamento di protesta che ospitava oltre diecimila nativi del Sahara occidentale, i quali avevano tentato di richiamare - con metodi pacifici - l’attenzione del mondo, inclusa la nostra, sull’intollerabilità della loro situazione sociale, politica ed economica.

Questi incidenti hanno provocato nuove vittime, e ce ne rammarichiamo. Esse hanno pagato il prezzo più alto che ci sia per questo problema ancora irrisolto e noto a tutti noi. Il Sahara occidentale è l’ultimo esempio al mondo di un processo di decolonizzazione rimasto incompiuto, nel quale il paese confinante gode dei vantaggi dell’occupazione illegale di un territorio estero, respinge le risoluzioni del Consiglio di sicurezza, ignora costantemente gli inviti dell’ONU a indire un referendum e a rispettare il diritto all’autodeterminazione del popolo del Sahara occidentale e viola i diritti umani e le norme del diritto internazionale.

Il Sahara occidentale, un paese di sabbia e pietre attraversato da un muro della vergogna lungo un migliaio di chilometri, è sufficientemente ricco per attirare le mire e le aspettative del Marocco e dei paesi che sostengono attivamente o passivamente la sua posizione intransigente. Sappiamo chi sono. Il problema del Sahara occidentale è un problema politico, è un problema di decolonizzazione. Si può risolvere in un solo modo, nello stesso modo in cui problemi simili sono stati risolti altrove, ossia nel rispetto del diritto internazionale, dell’autodeterminazione delle nazioni e degli accordi. Occorre rafforzare il ruolo delle Nazioni Unite nel Sahara occidentale; il mandato della MINURSO è troppo limitato: la missione sta semplicemente mantenendo lo status quo, dimostrando di essere impotente, nient’altro che una pura formalità.

Signor Commissario, grazie per essere stato chiaro. Nonostante esistano interessi divergenti di alcuni Stati membri molto influenti, o proprio a causa di tali interessi, l’Unione europea è chiamata a svolgere un ruolo più attivo e a utilizzare tutti i mezzi a disposizione. Anche il Marocco, che gode di sostegno e di comprensione in molte sedi, deve sforzarsi di risolvere la situazione in modo costruttivo.

 
  
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  Raül Romeva i Rueda, a nome del gruppo Verts/ALE.(ES) Signora Presidente, positivo innanzitutto mi compiaccio di avere finalmente l’opportunità di discutere del Sahara occidentale e di adottare una risoluzione. Per una volta la pressione del Marocco non ha trionfato, come è avvenuto in altre occasioni. Ritengo che questo faccia bene alla credibilità del Parlamento, ma anche alla trasparenza degli avvenimenti in corso nel Sahara occidentale.

In secondo luogo, desidero condannare vivamente, con grande chiarezza e fermezza, il modo irresponsabile e provocatorio con cui è stato smantellato il campo di Gdaim Izyk. È vero che violenze sono state commesse da molte parti, ma ritengo sia del tutto ingiustificabile mettere coloro che si stanno difendendo da un attacco sullo stesso piano di coloro che li stanno reprimendo, perseguitando e torturando.

chiediamo pertanto che si conduca un’indagine indipendente sotto l’egida delle Nazioni Unite. Non stiamo parlando di un conflitto alla pari. Non tutti hanno lo stesso livello di responsabilità e non tutti coloro che sono coinvolti in questo conflitto stanno adottando le stesse strategie o le stesse armi.

Dobbiamo infatti chiedere a tutte le parti in causa di mantenere la calma, ma, soprattutto, dobbiamo chiedere al Regno del Marocco di cessare il suo atteggiamento di ostilità nei confronti del popolo del Sahara, e di smettere di molestare i parlamentari, i media e gli attivisti per i diritti umani.

L’Unione europea non può continuare a far finta di non vedere tutto questo, come se nulla stesse accadendo. L’Unione europea, e soprattutto alcuni paesi come la Spagna e la Francia, hanno un’enorme responsabilità storica.

Dobbiamo quindi agire in modo ragionevole, come il Ministro Jiménez ci ha chiesto di fare, ma la cosa sensata da fare ora è dire “basta” al regime marocchino. Va benissimo desiderare buoni rapporti commerciali con il Marocco. Si tratta di una cosa necessaria e positiva, ma non a discapito dei diritti umani o a costo di violare il diritto internazionale.

Ministro Jiménez, Alto rappresentante Ashton, per giungere a una soluzione equa, sostenibile e reciprocamente accettabile è necessario che si svolga il referendum sull’autodeterminazione. Rendiamolo possibile.

 
  
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  Charles Tannock, a nome del gruppo ECR.(EN) Signora Presidente, il conflitto latente nel Sahara occidentale sta destabilizzando la regione circostante. L’intransigenza del Marocco continua a negare giustizia al popolo del Sahara occidentale, che attende un referendum per l’indipendenza da 20 anni.

Se da un lato penso anch’io che il Marocco sia un importante alleato dell’occidente nella lotta al terrorismo, è assolutamente increscioso che il Marocco non rispetti gli impegni previsti nel piano di pace dell’ONU. Ora, alla luce della relazione sulle violenze contro la popolazione del Sahara occidentale, dobbiamo affidare alla missione ONU presente nella regione il mandato di vegliare sui diritti umani del popolo saharawi. Ma gli sforzi di ampliare questo mandato sono stati purtroppo costantemente bloccati dalla Francia. Questa missione è un caso quasi unico: fra quelle dell’ONU, infatti, è l’unica a non avere un mandato nel campo dei diritti umani. Il Marocco e il Fronte Polisario devono entrambi comprendere cosa si attende da loro la comunità internazionale in ambito normativo. L’Unione europea può esercitare una grande influenza sul Marocco, soprattutto nel campo dei diritti di pesca e degli aiuti.

Speriamo che l’imminente referendum previsto per il Sudan meridionale, che creerà un nuovo Stato sovrano nel sud, fornisca nuove motivazioni a tutte le parti coinvolte per ricercare una risoluzione definitiva a questa lunga controversia sul Sahara occidentale: un territorio e una popolazione che, a mio parere, meritano un futuro di pace e di prosperità.

 
  
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  Willy Meyer, a nome del gruppo GUE/NGL.(ES) Signora Presidente, vorrei iniziare in modo forse scontato: dobbiamo dire al Regno del Marocco che questo non è il suo parlamento. La sovranità di questo Parlamento si fonda sui cittadini europei, pertanto esso decide autonomamente quali saranno l’ordine del giorno, le tematiche e le risoluzioni; le costanti interferenze su questa istituzione da parte del Regno del Marocco sono inaccettabili.

In secondo luogo, onorevoli colleghi, la questione fondamentale è che stiamo parlando di un’occupazione da parte dell’esercito, della polizia e di coloni marocchini; un’occupazione illegale di un territorio privo di governo autonomo, secondo la definizione del diritto internazionale. Il Marocco non ha sovranità sul Sahara occidentale; ripeto: nessuna sovranità. Non può applicare le proprie leggi né la propria sovranità; il Parlamento deve pertanto mandare un messaggio molto chiaro alla comunità internazionale e al popolo saharawi, cui spetterà decidere del proprio futuro con un referendum sull’autodeterminazione, come deliberato dal Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite.

Tutte le violazioni e la repressione oggi perpetrata nel Sahara occidentale dal governo del Marocco hanno un solo obiettivo: impedire che la popolazione eserciti il diritto all’autodeterminazione. Il Parlamento europeo, pertanto, deve dar prova di maggiore fermezza nel difendere tale diritto, nel restare al fianco del popolo sahariano e nel condannare gli abusi. Non si sarebbe mai dovuto permettere lo smantellamento del “Campo della dignità”.

Mi ero recato sul posto con qualche ora di anticipo. Ricopro una carica elettiva e mi fu impedito di sbarcare da un aereo spagnolo per essere presente agli avvenimenti che purtroppo si svolsero qualche ora più tardi perché non volevano testimoni. Hanno molto da nascondere, e il Parlamento non può restare a guardare il sistematico occultamento di tutto ciò che questa repressione significa. Onorevoli colleghi, Baronessa Ashton, purtroppo assente: quando sarà congelato l’accordo di associazione? Quando diremo che percorrere questa strada è inaccettabile? Credo che il Parlamento debba parlare forte e chiaro, onorevoli colleghi.

 
  
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  Jarosław Leszek Wałęsa (PPE).(PL) Signora Presidente, il Sahara occidentale oggi si trova a un bivio. Non possiamo ignorare gli ultimi atti del governo del Marocco. Esistono testimonianze divergenti su quello che è davvero accaduto nel campo alla periferia della città di Laâyoune. Tuttavia, non dobbiamo considerare con leggerezza il fatto che 15 000 persone abbiano perso casa e siano state costrette ad abbandonare le città in cui vivevano: in realtà questo è solo un esempio delle violazioni dei diritti umani, violazioni che risalgono al 1975. Noi deputati del Parlamento europeo dobbiamo studiare attentamente la storia di questa regione e le crudeltà di cui sono stati vittima i saharawi e dobbiamo inoltre rafforzare le politiche volte a risolvere il conflitto e questo problema.

Alcuni Stati membri hanno cercato di risolverli collaborando con l’ONU, ma i loro sforzi si sono mostrati vani. Non sono riusciti a concordare le raccomandazioni necessarie affinché il Marocco risponda delle sue azioni. Le attività delle forze di sicurezza dell’ONU nel Sahara occidentale sono state ostacolate, mentre dovrebbero essere libere di poter esercitare il loro completo controllo e vegliare sugli aiuti umanitari. Inoltre, il Marocco non ha revocato le restrizioni al libero accesso dei giornalisti e degli osservatori internazionali alla regione.

Un osservatore ONU ha dichiarato, giustamente, che concentrare l’attenzione su questa regione dell’Africa potrebbe salvare la vita e proteggere i saharawi dalla politica di sterminio attuata dal Marocco. Amnesty International chiede che si conduca un’indagine indipendente sulle violenze. È una buona idea che pratica andrebbe realizzata. Non si sa, ad oggi, quanti siano i morti, i feriti gravi o i dispersi provocati dalle azioni del Marocco.

Infine, desidero invitare la nostra Assemblea a formulare una reazione ben precisa che faccia cessare l’attuale lentezza mostrata dalla diplomazia internazionale e a definire una soluzione che protegga i saharawi da ulteriori crudeltà.

 
  
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  María Muñiz De Urquiza (S&D). – (ES) Signora Presidente, le violenze che hanno scosso il Sahara occidentale - che condanniamo nel modo più assoluto come pure lamentiamo la perdita di vite umane e chiediamo il rispetto dei diritti umani - non devono ripetersi.

Occorre trovare una soluzione permanente, giusta e reciprocamente accettabile, sotto l’egida delle Nazioni Unite, a un conflitto che dura ormai da più di 30 anni e che sta condannando migliaia di profughi sahariani alla disperazione e una regione vicina di fondamentale importanza per l’Unione europea all’instabilità.

Perciò chiediamo al Marocco, un partner importante e affidabile dell’Unione europea con cui condividiamo grandi interessi e progetti, di raddoppiare i propri sforzi di dialogo per porre fine al conflitto con i negoziati. Invitiamo altresì alla calma i saharawi e i loro rappresentanti, a cui offriamo un messaggio di solidarietà, considerate le loro condizioni. Inoltre chiediamo loro di tenere aperto il canale del dialogo con un atteggiamento aperto e costruttivo.

Dobbiamo chiedere all’Unione europea di contribuire agli sforzi del gruppo di paesi amici del Sahara, che comprende il mio paese, la Spagna, per agevolare tale dialogo in veste di negoziatore credibile nella regione. L’apertura di un’indagine parlamentare marocchina sugli eventi verificatisi nel Sahara e il fatto che le autorità marocchine siano disposte a informare il parlamento su ciò che è successo sono importanti segnali che certamente apprezziamo. Tuttavia, non sostituiscono una politica di trasparenza dell’informazione che garantisca la presenza di tutti i media nella regione.

La risoluzione che adotteremo domani è il risultato di un accordo complesso che rispecchia le preoccupazioni del Parlamento per la stabilità nel Maghreb e per i diritti umani. Dimostra inoltre il sostegno del Parlamento a una fine negoziata del conflitto, senza condizioni, ma fondata sulle risoluzioni del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite che sanciscono il diritto della popolazione saharawi all’autodeterminazione.

 
  
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  Izaskun Bilbao Barandica (ALDE).(ES) Signora Presidente, le autorità del Marocco meritavano la nostra condanna per l’attacco al campo Gdaim Izyk, in seguito al quale si sono verificati i gravi incidenti di Laâyoune. Sono stati violati i diritti individuali della popolazione saharawi, che chiedeva pacificamente migliori condizioni di vita. Inoltre, la libertà di stampa e di informazione è stata limitata, e decine di deputati di questo e di altri parlamenti, compreso quello del mio paese, il parlamento basco, si sono visti negare il permesso di accedere alla zona.

Non esistono informazioni affidabili, perciò chiediamo alle Nazioni Unite di condurre un’indagine ufficiale su quanto accaduto. Tuttavia, sappiamo con certezza che vi sono stati morti, feriti, e centinaia di arresti. Siamo dispiaciuti per tutte le morti provocate da questi incidenti, perché sono tutte irreparabili, sia tra la polizia marocchina, sia tra gli attivisti saharawi. Desidero esprimere la mia solidarietà a tutte le famiglie coinvolte.

Il campo è stato attaccato il giorno in cui a New York iniziava la terza tornata di riunioni informali sulla situazione nel Sahara occidentale. Questo attacco non favorisce il dialogo, gli accordi o la pace; al contrario, ostacola un esito pacifico e giusto dell’occupazione del Sahara occidentale.

Chiedo alle parti di mantenere la calma. Risolvere questo problema richiede un dialogo permanente tra il Marocco e la popolazione saharawi fondato sul rispetto reciproco, con l’obiettivo di rispettare le risoluzioni delle Nazioni Unite, le quali sanciscono tra l’altro il diritto della popolazione sahariana all’autodeterminazione.

Concluderò con un po’ di autocritica: dobbiamo sempre criticare le violazioni dei diritti umani. Non importa da chi, dove, come o perché siano commesse, perché i principi democratici e i valori devono sempre prevalere sui nostri interessi. Richiedo pertanto all’Unione europea un impegno maggiore.

 
  
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  João Ferreira (GUE/NGL).(PT) Signora Presidente, gli avvenimenti delle ultime settimane nel Sahara occidentale non sono stati episodi isolati. Essi si inseriscono in una storia lunga tre decenni e mezzo di repressione, violenze e oppressione di un popolo. La storia del Sahara occidentale è segnata da numerosi e costanti tentativi del Marocco di bloccare i negoziati sull’attuazione dell’inalienabile diritto della popolazione saharawi all’autodeterminazione.

È giunto quindi il momento di condannare ancora una volta la brutale repressione perpetrata dalle autorità marocchine di chiunque, nei territori occupati, si opponga alla colonizzazione e lotti per il legittimo diritto del loro popolo all’autodeterminazione. È giunto anche il momento di denunciare la vera e propria tragedia umanitaria di cui oggi è vittima la popolazione saharawi, obbligata a vivere nei campi profughi, lontano dalla propria terra, e di chiedere che gli aiuti umanitari internazionali siano intensificati. Dobbiamo inoltre chiedere che si applichi il diritto internazionale e le risoluzioni dell’ONU e che si svolga un referendum.

L’Unione europea e gli Stati membri, in tutto questo, hanno notevoli responsabilità che non possono ignorare per non diventare complici, dato che il Marocco è un paese che gode di uno status speciale, in seguito a numerosi accordi firmati con l’Unione europea.

 
  
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  Santiago Fisas Ayxela (PPE).(ES) Signora Presidente, migliaia di saharawi hanno abbandonato le loro città e hanno costruito pacificamente il campo di Gdaim Izyk per domandare condizioni di vita migliori. Le forze di sicurezza marocchine hanno distrutto il campo con la violenza, dopodiché ad Al Aaiún sono scoppiati gravi disordini. L’esercito marocchino ha ucciso un giovane sahariano, mentre un cittadino spagnolo è morto in circostanze ancora da chiarire.

Attualmente non esistono cifre affidabili riguardanti il numero di morti, feriti, dispersi o di arresti durante gli scontri. A molti eurodeputati è stato anche impedito di entrare nel Sahara mentre i giornalisti incontrano ancora gravi difficoltà nello svolgimento del proprio lavoro.

Il Marocco è amico e alleato strategico dell’Europa: non è bene nutrire dubbi o fraintendimenti tra amici. Se il Marocco non ha nulla da nascondere, deve acconsentire a chiarire cosa è accaduto. Perciò, benché sia vero che il parlamento marocchino abbia creato una commissione d’indagine, penso sia fondamentale istituire una commissione internazionale, garantire libertà di accesso alla zona ai politici e ai giornalisti europei e consentire alla missione delle Nazioni Unite per il referendum nel Sahara occidentale di ampliare il proprio mandato, includendovi la protezione dei diritti umani, sia nella zona controllata dal Marocco, sia in quella controllata dal Fronte Polisario.

La Commissione e i governi europei, soprattutto quello spagnolo, non possono distogliere lo sguardo di fronte a questa situazione. La Realpolitik non deve essere una scusa per chiudere un occhio. Devono domandare spiegazioni su questi gravi fatti e chiedere al Marocco e al Fronte Polisario di riprendere i negoziati quanto prima per giungere a un accordo di pace basato sulle risoluzioni delle Nazioni Unite.

 
  
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  Pier Antonio Panzeri (S&D). - Signora Presidente, onorevoli colleghi, dico subito all'onorevole Salafranca che, in attesa di dirimere il conflitto tra Platone e la verità, forse avevamo bisogno di un po' di tempo in più prima di produrre questa risoluzione, e questo almeno per due ragioni.

In primo luogo, perché si potessero raccogliere tutte le informazioni utili al fine di garantire una presa di posizione parlamentare più solida; in secondo luogo, perché erano stati messi in cantiere una serie di confronti e audizioni nelle commissioni competenti. Il Parlamento ha legittimamente deciso di procedere subito. Tuttavia, questo non fa venir meno l'esigenza di queste audizioni e la necessità di tenere aperto il confronto con il Marocco.

Per questo credo che dopo il voto sia utile investire i nostri sforzi in tre precise direzioni: determinare un nuovo protagonismo dell'Europa, con la sua diplomazia e con le sue politiche di vicinato; contribuire a uno sbocco positivo dei negoziati aperti dall'ONU; utilizzare infine tutti gli strumenti parlamentari, a partire dalla commissione AFET e dalla commissione mista, perché il confronto vada avanti e aiuti a trovare soluzioni. Io penso che sia utile lavorare con determinazione per questi precisi obiettivi.

 
  
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  Frédérique Ries (ALDE).(FR) Signora Presidente, desidero ringraziare il Commissario, il quale stasera ha dimostrato con grande chiarezza di essere a favore della pacificazione. Sì, dovevamo condannare la violenza da entrambe le parti. Sì, dovevamo domandare una soluzione duratura a questo conflitto, che va avanti ormai da oltre 30 anni. Sì, ovviamente, dovevamo parlare dell’importanza della libertà di stampa, pietra miliare di qualsiasi paese democratico.

Detto ciò, deploro comunque lo scarso equilibrio di questo testo in alcuni punti. Per esempio, avrei desiderato che si facesse menzione della sorte di Mustapha Salma, il dissidente del Fronte Polisario sequestrato per aver osato invitare al dialogo. I diritti umani sono citati, naturalmente, ma non per tutti; lo deploro. In questo conflitto, non ci sono innocenti da una parte e colpevoli dall’altra. Vi sono responsabilità, benché impari, da entrambi i fronti di questo conflitto, che dura da oltre 30 anni.

Soprattutto – e si tratta di un elemento fondamentale – tutte le parti oggi hanno il compito di formulare una soluzione giusta, realistica e sostenibile, e quando dico tutte le parti, intendo il Marocco, il Fronte Polisario e anche l’Algeria, un attore simbolico fondamentale che viene citato soltanto nell’ultima riga della nostra risoluzione.

Concludendo, vorrei solo dire, signora Presidente, che sostengo appieno le proposte di prosecuzione di questo dialogo costruttivo espresse dall’onorevole Panzeri.

 
  
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  Marco Scurria (PPE). - Signora Presidente, onorevoli colleghi, con gli amici si parla chiaro e si dicono le cose come stanno. Per questo diciamo al Marocco che deve fare molto di più per risolvere il caso del Sahara occidentale.

L'Unione europea non può continuare e non poteva continuare a far finta di nulla, perché rischiamo di commettere un grave errore. Rischiamo di far capire a chi ha scelto, come ha fatto il popolo saharawi attraverso il Fronte Polisario, la via della pace, che ha scelto la via sbagliata.

Chi non manda kamikaze, chi non fa attentati, chi si è affidato solo agli organismi internazionali non fa notizia, non è tutelato, per lui non si convocano i potenti della terra. Signora Presidente, questo non è giusto, perché i saharawi sono un popolo coraggioso ma mite, vivono nella loro giusta maniera la loro religiosità e le loro donne hanno ruoli importanti nella società. I saharawi lottano per la propria terra, per cui hanno un amore sconfinato quanto il loro deserto, lottano per la loro identità, e non è giusto che rimangano soli.

Il voto che noi abbiamo fortemente voluto domani in questa sessione plenaria è un segnale importante che l’Unione europea dà per riprendere anche in mano il destino di questa zona di terra.

 
  
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  Norbert Neuser (S&D).(DE) Signora Presidente, signor Commissario, accolgo con favore le chiare parole scelte dal Commissario Piebalgs. È importante che il Parlamento europeo esprima con chiarezza la propria posizione e condanni altresì le brutalità perpetrate. Abbiamo dovuto attendere a lungo per tenere questa discussione sul Sahara occidentale in quest’Aula; credo che siamo stati troppo esitanti nelle nostre azioni e che stiamo agendo solo ora, dopo che vi sono stati dei morti.

Sono soddisfatto perché domani potremo adottare una risoluzione con tutte le parti, che forse per alcuni gruppi non sarà sufficientemente coraggiosa rispetto a quanto auspicato, ma che rappresenta un ampio consenso ed è un segnale chiaro, diretto al Marocco e alla popolazione del Sahara occidentale, del fatto che il Parlamento europeo è coerente con i suoi valori fondamentali.

In qualità di presidente dell’intergruppo, vorrei esprimere i miei sinceri ringraziamenti a tutti i deputati che hanno fatto sì che il Sahara occidentale sia restato, e continui a restare, all’ordine del giorno. Sono certo che, assieme al commissario Piebalgs e alla baronessa Ashton, dobbiamo confermare il nostro impegno verso il Sahara occidentale.

 
  
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  Ana Gomes (S&D).(PT) Signora Presidente, il brutale attacco contro la protesta pacifica del campo saharawi ha sferrato un duro colpo ai negoziati sotto l’egida dell’ONU. Mi ha fatto ricordare i peggiori momenti a Timor Est: all’ONU si discute, mentre la popolazione viene attaccata allo scopo di far fallire le trattative. La Spagna potrebbe fungere da avvocato della ex colonia che ha abbandonato, proprio come il Portogallo lo è stato per l’autodeterminazione di Timor Est, ma non lo fa perché non desidera compromettere i propri interessi, commerciali e non, in Marocco.

Ora sappiamo che Madrid e l’ONU erano state avvisate dell’attacco. Dalla negligenza alla complicità il passo è breve. La Francia è responsabile soprattutto di aver incoraggiato il Marocco a proseguire nella sua occupazione. Per quanto riguarda l’Unione europea, l’Alto rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza ne ha parlato a distanza di settimane dall’attacco, e l’ha fatto in un comunicato estremamente succinto e ininfluente. In questa risoluzione il Parlamento chiede a gran voce all’Unione europea di sollecitare l’avvio di un’indagine internazionale indipendente su quanto accaduto e l’identificazione dei morti, dei dispersi e dei detenuti, domanda un accesso illimitato per la stampa internazionale, le organizzazioni e gli osservatori umanitari, chiede che l’ONU vigili sul rispetto dei diritti umani nel Sahara occidentale e sollecita l’immediato rilascio di tutti i saharawi detenuti in Marocco o nel territorio occupato del Sahara occidentale.

 
  
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  Guido Milana (S&D). – Signora Presidente, onorevoli colleghi, io ho un solo rammarico in quest'Aula stasera, e cioè che stiamo discutendo dei Saharawi solo perché i marocchini hanno invaso la tendopoli fuori El Ayun, e questo è un rammarico per la democrazia in questo Parlamento.

Il Parlamento avrebbe dovuto maturare da solo la volontà di discutere di questa questione che marcisce da trent'anni sui tavoli internazionali. Questo è il dato politico più rilevante. Noi siamo stati costretti da atti di violenza e non perché autonomamente abbiamo deciso di far garantire dei diritti umani. Che cos'è, se non il rispetto dei diritti umani, il fatto che debba esserci lì un referendum per l'autodeterminazione?

Proprio perché il Marocco è nostro amico, perché il Marocco è la parte forte delle relazioni, noi dobbiamo chiedere con forza e con tutti gli atti conseguenti che ci sia una volontà non più rinviabile. Dobbiamo cercare di costruire le condizioni affinché la missione MINURSO non sia da sola a costruire le condizioni di un referendum che viene costantemente rinviato. Dobbiamo cercare di usare tutti i mezzi a disposizione dell'Unione europea per condizionare questo evento e per far sì che quel referendum faccia giustizia di trent'anni di sofferenze di un popolo.

 
  
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  Gilles Pargneaux (S&D).(FR) Signora Presidente, signor Commissario, mettendo da parte la discussione di questo pomeriggio e la risoluzione che prenderemo in esame domani, ritorniamo sulla tematica principale, che non ho ancora sentito citare nel corso del dibattito.

Vera e propria causa nazionale per il Marocco, questa importante questione politica, non dimentichiamolo, rappresenta una sfida diplomatica per le relazioni del Marocco con i paesi dell’Africa e del Maghreb, soprattutto con l’Algeria.

In secondo luogo, si tratta di una sfida economica perché la questione è di ostacolo alla formazione di un Maghreb prospero e stabile. Si tratta anche di una sfida per la sicurezza a causa dell’attivismo dell’organizzazione terroristica Al-Qaeda nel Maghreb islamico, inoltre è una sfida umanitaria per la popolazione saharawi coinvolta, soprattutto per gli abitanti dei campi di Tindouf, a cui non è consentito uscire.

Dobbiamo tornare all’essenziale: la risoluzione 1920, adottata all’unanimità dall’ONU, che ci chiede di mettere sul tappeto la questione dell’autonomia proposta dal Marocco e che auspica altresì che siano consentite le visite familiari tra il Sahara occidentale e i campi di Tindouf.

Queste, fondamentalmente, sono le sfide che riteniamo importanti. Come suggerito dal collega Panzeri, occorre riaprire il dialogo con tutte le parti, in particolare con le autorità del Marocco nelle settimane che seguiranno, cosa che faremo, perché è previsto che il ministro degli Esteri compaia dinanzi a noi il 1° dicembre.

 
  
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  Antonio Masip Hidalgo (S&D).(ES) Signora Presidente, il 18 novembre, al Parlamento spagnolo, il ministro Jiménez ha sottolineato che il parere della Corte internazionale di giustizia dell’Aia affermava che la decolonizzazione non è ancora avvenuta e che non vi può essere alcuna assimilazione identitaria del Sahara occidentale con il Marocco. Sono trascorsi 35 anni di sofferenze e di occupazione illegale. Il campo è il paradigma della distanza tra il Marocco e la popolazione saharawi, per quanti coloni e soldati possa aver introdotto nel territorio da cui ha espulso migliaia di abitanti autoctoni.

Il Marocco reprime con odio quello che sa essere un popolo diverso. Presto ci saranno processi coloniali come quello celebratosi il 5 novembre a Casablanca, dove osservatori esteri ed europei hanno subito violenze. Impediamo la distruzione di una popolazione nobile ed eroica, amica dell’Europa.

 
  
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  Salvatore Iacolino (PPE). – Signora Presidente, onorevoli colleghi, un fatto così grave come si è verificato nelle settimane scorse a danno della popolazione saharawi non può non essere sanzionato ed è quindi giusto e doveroso l'intervento del Parlamento europeo.

Di contro non v'è dubbio – lo diceva correttamente il collega Salafranca – che la popolazione del Marocco ha nel tempo portato avanti una serie di contributi importanti in Africa che consentono di ritenere quel popolo non soltanto amico, ma particolarmente vicino alle posizioni dell'Unione europea.

Ferma restando la sanzione, doverosa e assolutamente essenziale, va certamente collegato a questa un rinnovato percorso di negoziato, peraltro già avviato dall'apposita commissione congiunta, che consenta realmente la tutela dei diritti fondamentali – per come sono stati violati non possono essere ancora violati – in attesa che l'ONU, definendo l'istruttoria, faccia piena luce sulla vicenda della quale oggi stiamo parlando per mettere luce su una violazione dei diritti fondamentali che va realmente sanzionata.

 
  
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  Metin Kazak (ALDE).(BG) Signora Presidente, anch’io desidero congratularmi con il Commissario Piebalgs per la sua descrizione straordinariamente equilibrata dell’atteggiamento della Commissione europea verso gli avvenimenti nel Sahara occidentale. Ritengo che con questa risoluzione rischiamo di fare più male che bene perché non dedichiamo attenzione alcuna agli sforzi che il Marocco sta compiendo per giungere a una soluzione giusta e duratura al conflitto nel Sahara occidentale.

Vorrei ricordare che molte organizzazioni internazionali si trovano ancora nella zona e conducono le proprie indagini su quanto è accaduto. Credo che il migliore forum di dialogo con il Marocco sia la commissione parlamentare mista UE-Marocco. Penso che occorra appoggiare gli sforzi compiuti per trovare una soluzione reciprocamente accettabile sotto l’egida delle Nazioni Unite, piuttosto che esprimere dichiarazioni poco equilibrate.

 
  
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  Janusz Władysław Zemke (S&D).(PL) Signora Presidente, non mi stancherò di sottolineare che la situazione nel Sahara occidentale è giustamente fonte di preoccupazione per noi. In questa Aula, sappiamo benissimo che il conflitto, che prosegue da molti anni, potrebbe ripercuotersi su territori molto più lontani. Ci sono persone che non hanno speranza, che vengono represse e umiliate al contempo. In una siffatta situazione, le persone che sono state umiliate possono spesso costituire una riserva naturale per attività terroristiche, possono diventare sensibili all’indottrinamento dei terroristi, e il Sahara occidentale può diventare un luogo da cui viene esportato il terrore. Pertanto, l’Unione europea deve condannare tutti i casi di violazione delle leggi, ma penso sia ancora più necessario compiere sforzi per aiutare le forze ONU a garantire con maggiore efficacia la sicurezza nella regione.

 
  
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  Nicole Kiil-Nielsen (Verts/ALE).(FR) Signora Presidente, l’8 novembre le autorità del Marocco hanno commesso violenze durante lo smantellamento dell’accampamento sorto nei pressi di Laâyoune, nel Sahara occidentale, provocando morti e feriti.

Sono assolutamente scandalizzata per il fatto che uno Stato membro, nella fattispecie la Francia, si opponga alla richiesta di una missione di inchiesta ONU sui fatti in questione. La proposta dell’Uganda alla riunione del Consiglio di sicurezza dell’ONU del 16 novembre era tuttavia legittima e auspicabile. La Francia ha buon gioco a nascondersi dietro l’indecisione del Consiglio di sicurezza per abusare del peso del proprio potere di veto per impedire che si faccia luce su questi incidenti. La verità sarebbe così difficile da affrontare?

L’Europa, a cui piace pensare di essere esemplare nel proteggere i diritti umani, deve chiedere l’apertura di una missione di inchiesta indipendente e trasparente sotto l’egida delle Nazioni Unite, e una proroga del mandato alla missione delle Nazioni Unite per il referendum nel Sahara occidentale (MINURSO). Più in generale, ci affidiamo alla Baronessa Ashton perché si giunga a una soluzione equa e duratura a questa situazione inaccettabile per la popolazione saharawi.

 
  
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  Dominique Vlasto (PPE).(FR) Signora Presidente, come i colleghi, anch’io deploro la perdita di vite umane in questo conflitto. Ma vorrei dire che il testo proposto è poco equilibrato e mi rincresce che la votazione su questa risoluzione sia stata frettolosa. Sarebbe stato meglio attendere i risultati delle indagini prima di tenere una vera e propria discussione su basi solide, per permettere ai colleghi di farsi un’idea corretta di ciò che sta effettivamente accadendo. Infatti tale modo di procedere potrebbe essere visto come un modo di influenzare i negoziati ONU sul futuro del Sahara occidentale. Devo dire che ciò mi preoccupa, in un momento in cui si sta rilanciando la politica euromediterranea. Servirà tempo per stabilire la realtà dei fatti e le responsabilità di ciascuno. A mio parere, si tratta di un elemento fondamentale per la stabilità di questa delicatissima regione e per il benessere della sua popolazione.

 
  
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  John Bufton (EFD).(EN) Signora Presidente, anche oggi parlerò dei preoccupanti sviluppi nel Sahara occidentale.

Come abbiamo appreso dai giornali, ci sono stati violenti scontri nei campi profughi in cui la maggior parte della popolazione del Sahara occidentale è stata reclusa fin dall’invasione del Marocco negli anni ’70. Invadere il loro paese è una cosa, ma relegare gran parte della popolazione nei campi profughi è un altro discorso.

Il movimento del Sahara occidentale in esilio ha portato coraggiosamente la propria situazione all’attenzione del mondo. Il Consiglio di sicurezza dell’ONU ha esaminato quest’ultimo episodio di violenze, ma non è giunto a chiedere che si avvii un’inchiesta indipendente.

È facile prevedere che le autorità del Marocco non saranno proprio imparziali se l’indagine sarà lasciata nelle loro mani. Esse non sanno nemmeno stabilire quante persone siano state uccise nell’irruzione nel campo di Laâyoune. Data la vicinanza del Sahara occidentale all’Europa e le possibilità di destabilizzare la delicata regione nordafricana se non si agirà per tempo, le cose potrebbero peggiorare.

Ritengo che occorra davvero un’inchiesta indipendente e invito il Consiglio di sicurezza dell’ONU ad avviarne una.

 
  
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  Bernadette Vergnaud (S&D).(FR) Signora Presidente, signor Commissario, onorevoli colleghi, innanzitutto non credo sia giusto esprimere il nostro parere così presto in una votazione riguardante gli avvenimenti svoltisi a Laâyoune l’8 novembre, dato che ancora non abbiamo a disposizione tutti gli elementi necessari per garantire il distacco e l’obiettività necessari.

Nondimeno, stante la situazione, sono sollevata nel vedere che abbiamo raggiunto una risoluzione congiunta relativamente equilibrata e misurata che tiene conto del concetto dei diritti umani e che non condanna indebitamente una delle due parti, benché contenga alcuni punti discutibili. In ogni caso, il punto più importante, a mio avviso, è evitare di gettare altra benzina sul fuoco, affinché sia possibile condurre indagini e negoziati in un’atmosfera di calma, perciò ritengo sia saggio non cadere nella tentazione di mettere in discussione lo status privilegiato di un paese partner limitrofo sulla scorta di resoconti parziali e spesso contraddittori.

 
  
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  Andreas Mölzer (NI).(DE) Signora Presidente, il tentativo del Marocco di sopprimere le testimonianze sugli incidenti verificatisi nel Sahara occidentale non mette il paese in buona luce. Quando è stata attaccata la flottiglia di aiuti umanitari per Gaza, ha suscitato subito l’indignazione di tutto il mondo. Tuttavia, quando è stato sgomberato un accampamento di protesta nel Sahara occidentale occupato, con morti e feriti, e quando la città in questione è stata dichiarata zona proibita, persino ai giornalisti, è mancata un’azione combinata e dinamica della comunità internazionale.

Naturalmente, era prevedibile che, data la spinosità della situazione, a un certo punto il movimento di liberazione non si sarebbe più sentito vincolato dalla tregua, collegata anche a un referendum sul Sahara occidentale, su cui non si è mai raggiunto un accordo non essendo riusciti a definire chi dovessero essere i votanti. Nel frattempo sempre più marocchini si sono insediati nella zona. A mio parere, occorre fare piena luce su questi incidenti. L’Unione europea deve agire in veste di mediatore neutrale e cercare di riportare entrambe le parti al tavolo delle trattative.

 
  
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  Ulrike Rodust (S&D).(DE) Signora Presidente, onorevoli colleghi, sono a favore del compromesso raggiunto per la risoluzione. In qualità di coordinatore del gruppo dell’Alleanza progressista dei Socialisti e Democratici al Parlamento europeo presso la commissione per la pesca, anch’io sono interessato all’accordo di pesca con il Marocco. È positivo che nella risoluzione sollecitiamo il rispetto del diritto internazionale, per quanto concerne lo sfruttamento delle risorse del Sahara occidentale. Purtroppo, la maggior parte dei deputati in quest’Aula non sanno che esiste un parere emesso dal servizio giuridico del Parlamento che dichiara che l’attuale accordo di pesca con il Marocco viola il diritto internazionale se non è dimostrato che la popolazione del Sahara occidentale profitta dell’accordo. Attualmente non è così, quindi la Commissione europea ha congelato i negoziati per il rinnovo dell’accordo. Spero ardentemente che si possa trovare una soluzione diplomatica a questo stato di cose. Ciononostante deve essere chiaro che non possiamo ignorare il diritto internazionale per interessi economici.

 
  
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  Ulrike Lunacek (Verts/ALE).(DE) Signora Presidente, anch’io sono molto lieta della risoluzione finalmente raggiunta in quest’Aula sul conflitto nel Sahara occidentale. Penso che avremmo dovuto farlo già da tempo per altri motivi, non soltanto dopo che si sono verificati gli atroci incidenti nel campo di Gdaim Izyk.

Non capisco davvero perché il Marocco non sia disposto ad acconsentire a un’inchiesta indipendente. Se non ha nulla da nascondere, l’inchiesta deve poter essere avviata. Quindi, perché questo non avviene? Spero ardentemente che questa risoluzione sia adottata dal Parlamento domani; chiaramente ciò non significa che si debba cessare di dialogare con il Marocco. La prossima settimana, i ministri degli Esteri del Marocco e dell’Algeria e il Fronte Polisario sono invitati a essere presenti alla riunione della commissione per gli affari esteri. Spero che vengano e si impegnino a discutere con noi.

Tuttavia, non ritengo che la proposta di rinviare la risoluzione sia ragionevole, perché, come Parlamento europeo, dobbiamo rispettare e sostenere il principio del rispetto dei diritti umani, nonché il principio del diritto di un popolo all’autodeterminazione, nella fattispecie il popolo saharawi. Feci visita ai campi nei pressi di Tindouf per la prima volta 23 anni fa. Da allora, questa popolazione lotta per poter finalmente rispettare la propria legge e per indire un referendum equo e giusto. Perciò sono lieta che questa risoluzione sia ora all’esame e che domani, auspicabilmente, sia anche adottata.

 
  
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  Cristian Dan Preda (PPE).(FR) Signora Presidente, in primo luogo vorrei dire che è vero che avremmo potuto discutere più a lungo e proporre un testo diverso. Tuttavia, al testo è stato assegnato più o meno lo stesso tempo solitamente dedicato alle risoluzioni d’urgenza. Ai nostri partner marocchini dovremmo pertanto dire che questo è effettivamente il consenso raggiunto dai diversi gruppi politici.

Penso che si tratti di una fase di questo dialogo. Appoggio, probabilmente per la prima volta, la proposta dell’onorevole Panzeri di mantenere un dialogo costante in sede di commissione parlamentare su alcuni argomenti che ci legano ai nostri colleghi marocchini. Si tratta di una commissione creata di recente che può essere appoggiata (perché no?) da un gruppo di amici del Marocco, perché ve ne sono molti anche qui. Inoltre attendo con impazienza il dialogo con il ministro degli Esteri di quel paese. Egli ha annunciato che parlerà alla commissione per gli affari esteri la settimana prossima. Ecco un’altra opportunità per proseguire questo dialogo.

 
  
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  Andris Piebalgs, membro della Commissione.(EN) Signora Presidente, dopo aver seguito con grande attenzione il dibattito, vorrei confermare la mia dichiarazione iniziale, in quanto credo sia molto equilibrata e corretta.

Ne vorrei ripetere l’ultima frase: l’Unione europea sostiene gli sforzi del Segretario generale delle Nazioni Unite per giungere a una soluzione politica giusta, duratura e reciprocamente accettabile che preveda l’autodeterminazione del popolo del Sahara occidentale, in accordo con le risoluzioni del Consiglio di sicurezza. Vorrei certamente invitare entrambe le parti ad appoggiare gli sforzi delle Nazioni Unite.

 
  
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  Presidente. – Sono state presentate sette proposte di risoluzione(1) a conclusione della discussione. La discussione è chiusa.

La votazione si svolgerà domani alle 12.

(La seduta, sospesa alle 20.00, riprende alle 21.00)

Dichiarazioni scritte (articolo 149 del regolamento)

 
  
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  Dominique Baudis (PPE), per iscritto. (FR) Esaminando con attenzione le immagini disponibili su Internet, è possibile misurare il livello di violenza usata contro le forze dell’ordine marocchine. Le scene a cui si è assistito nel campo Gdaim Izyk e sulla strada per Laâyoune descrivono atti di violenza letale indirizzata contro i servizi di sicurezza marocchini. Neppure i veicoli di emergenza sono stati risparmiati. La realtà è molto diversa da ciò che la propaganda ci vorrebbe far credere. Quindi il nostro Parlamento deve dar prova di misura e usare discrezione, e non incolpare indebitamente le autorità del Marocco, ritenendole le uniche responsabili di questa situazione.

 
  
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  Debora Serracchiani (S&D), per iscritto. – Le ultime sanguinose vicende, legate al contenzioso tra Marocco e Fronte Polisario sul Sahara Occidentale, richiedono maggiore attenzione per gli effetti negativi che potrebbero avere sulla stabilità della regione. Lo sgombero dell'accampamento di El Aayoun avrebbe provocato una dozzina di morti, oltre 700 feriti, 150 dispersi e 160 arresti da parte delle autorità marocchine, e avrebbe portato all’uccisione del cittadino spagnolo di origini saharawi Baby Hamday Buyema. Non dobbiamo lasciare solo il popolo Saharawi ma occorre terminare il negoziato condotto sotto l’egida delle Nazioni Unite, in conformità con i principi della Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo, in particolare l'articolo 2. L'Unione europea deve intervenire ed invitare il governo marocchino ad evitare altri spargimenti di sangue e a rilasciare i saharawi detenuti illegalmente. La ripresa dei colloqui informali tra le parti, avvenuta il 7 e 8 novembre, deve essere un primo segnale affinché una soluzione equa possa essere accettata pacificamente dalle parti.

 
  
  

PRESIDENZA DELL’ON. WIELAND
Vicepresidente

 
  

(1) cfr. Processo verbale

Ultimo aggiornamento: 29 aprile 2011Avviso legale