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Procedura : 2010/3009(RSP)
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Testi presentati :

B7-0729/2010

Discussioni :

OJ 16/12/2010 - 217
CRE 16/12/2010 - 10.2

Votazioni :

PV 16/12/2010 - 10.2
PV 16/12/2010 - 12.2

Testi approvati :

P7_TA(2010)0495

Discussioni
Giovedì 16 dicembre 2010 - Strasburgo Edizione GU

10.2. Uganda: progetto di legge Bahati e discriminazione della popolazione LGBT
Video degli interventi
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  Presidente. – L’ordine del giorno reca la discussione di sei progetti di risoluzione sull’Uganda: la legge Bahati e la discriminazione nei confronti di lesbiche, gay, bisessuali e transessuali(1)

 
  
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  Véronique De Keyser, autore.(FR) Signor Presidente, signor Commissario, esattamente un anno fa, in quest’Aula, abbiamo approvato una risoluzione sui gay e le lesbiche e la legge Bahati in Uganda.

Perché ripresentare, un anno più tardi, una risoluzione quasi identica?

Occorre farlo perché purtroppo il problema è ancora lontano da una soluzione. In primo luogo, il movimento evangelista “The Family”, che ha appoggiato la legge Bahati, non ha ancora capitolato e lo vediamo ripresentarsi nuovamente in Uganda.

In secondo luogo, in ottobre e novembre di quest’anno il giornale ugandese Rolling Stone ha condotto una campagna denigratoria e ha pubblicato un elenco di nomi di omosessuali ugandesi. Queste persone sono state immediatamente rintracciate e picchiate e ancor oggi si nascondono come reietti. La corte costituzionale ugandese ha interrotto la pubblicazione del giornale, ma ormai il clima si è deteriorato ed è in corso una caccia all’uomo.

In terzo luogo, solo 13 paesi africani riconoscono i diritti degli omosessuali, mentre gli altri hanno legislazioni molto diverse e alcuni, come il Sudan, la Nigeria settentrionale e la Mauritania, condannano ancora a morte gli omosessuali.

Eppure – concludo – recentemente i paesi africani, dei Caraibi e del Pacifico hanno dichiarato, in modo a mio avviso un po’ unilaterale, che erano consapevoli che la questione relativa all’omosessualità ci disturbava leggermente, ma che tali aspetti facevano parte della loro cultura. Si tratta invece di diritti umani, di valori universali e noi vogliamo che questi valori universali vengano difesi con fermezza dalla Commissione e da tutta l’Unione europea.

 
  
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  Charles Tannock, autore.(EN) Signor Presidente, le società africane sono in genere conservatrici a livello sociale e in molti paesi dell’Africa, purtroppo, l’omosessualità è illegale. Molti africani si sentono minacciati dai tentativi di promuovere l’omosessualità, specialmente quando tali tentativi sono guidati da organizzazioni non governative o da altri organismi occidentali. In alcune parti dell’Africa esiste la percezione diffusa che le democrazie liberali stiano cercando di imporre i propri valori, più tolleranti, a società che hanno tradizioni molto diverse e antiche.

Pur tuttavia, questo non scusa né giustifica la forte omofobia dilagante presente in alcune parti dell’Africa. Purtroppo questa omofobia viene spesso fomentata dai governi e dai loro portavoce. L’Uganda è tornato ancora una volta agli onori della cronaca per l’estremismo e l’isteria di alcuni suoi legislatori. Essi sostengono una legge che prevede la pena di morte o l’ergastolo per gli omosessuali, a seconda della natura del loro cosiddetto crimine. Anch’io, come il gruppo dei Conservatori e Riformisti europei, respingo questo disegno di legge draconiano, che rappresenta una gravissima violazione dei diritti individuali, e invito il Presidente Museveni a porre il veto alla sua approvazione. L’Uganda è un paese in cui la maggior parte della popolazione sopravvive con un dollaro al giorno e sicuramente i legislatori del paese possono trovare modi migliori per servire gli interessi della società ugandese, piuttosto che dedicarsi a rendere gli omosessuali penalmente perseguibili.

 
  
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  Marietje Schaake, autore.(EN) Signor Presidente, il progetto di legge contro l’omosessualità presentato al Parlamento ugandese prevede la punizione di atti omosessuali con la reclusione, per una durata compresa tra sette anni e l’ergastolo o addirittura con la pena di morte. Il Parlamento europeo condanna fermamente questo disegno di legge e, nel farlo, non impone certo i valori europei in altri paesi, come qualcuno ha suggerito, nel tentativo di ignorare le proprie responsabilità in materia di violazione di diritti umani e di tutela dei cittadini dalle persecuzioni legate al loro orientamento sessuale.

La vera minaccia e il clima di paura sono emersi a seguito della pubblicazione dei numeri di ottobre e novembre di Rolling Stone, un giornale locale, che elencava i nomi e i dati personali di presunti omosessuali, incitando i lettori a picchiarli e a impiccarli. Diverse persone sono state aggredite.

In effetti l’omosessualità è legale solo in 13 paesi africani mentre è considerata un reato in altri 38; in Mauritania, in Sudan e nella Nigeria settentrionale è punibile con la morte.

Le autorità ugandesi hanno l’obbligo, in base all’accordo di Cotonou, di rispettare i diritti umani e quelli internazionali e la Commissione, il Consiglio dell’Unione europea e il Servizio per l’azione esterna dovrebbero utilizzare appieno gli strumenti a loro disposizione per promuovere e tutelare i diritti umani di lesbiche, gay, bisessuali e transessuali.

 
  
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  Raül Romeva i Rueda, autore.(EN) Signor Presidente, il disegno di legge contro l’omosessualità presentato da David Bahati al parlamento ugandese, che prevede la punizione di comportamenti omosessuali con la reclusione per un periodo che va da sette anni all’ergastolo e con la pena di morte, è semplicemente inaccettabile.

Desidero ricordare che in Africa l’omosessualità è legalmente riconosciuta solamente in 13 paesi mentre è un reato in altri 38 e in Mauritania, in Sudan e in Nigeria settentrionale è punita con la morte.

Va quindi ribadito, ancora una volta, che l’orientamento sessuale è una questione che rientra nella sfera del diritto individuale alla privacy ed è tutelato dalle leggi internazionali sui diritti umani, ai sensi delle quali va promossa l’uguaglianza e non la discriminazione e garantita al contempo la libertà di espressione. Ecco perché occorre sempre denunciare qualsiasi tentativo di fomentare l’odio e di ricorrere alla violenza nei confronti di tutte le minoranze, anche di quelle con un genere o un orientamento sessuale diversi. Bisogna ricordare alle autorità ugandesi i loro obblighi ai sensi del diritto internazionale e dell’accordo di Cotonou.

Per questo motivo invito la Commissione, il Consiglio e il Servizio europeo per l’azione esterna a utilizzare tutti gli strumenti di cui dispongono nel trattare con l'Uganda, al fine di promuovere e tutelare il pieno godimento dei diritti umani da parte di lesbiche, gay, bisessuali e transessuali.

 
  
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  Filip Kaczmarek, autore.(PL) Signor Presidente, i tentativi di discriminazione dei cittadini ugandesi a causa del loro orientamento sessuale costituiscono un grave problema. Su questo tema l’Uganda ha il sostegno di molti Stati africani che non vogliono che la comunità internazionale e l’Unione europea esercitino pressioni su di loro affinché depenalizzino l’omosessualità.

L’equivoco sul dipende dal fatto che noi crediamo che il divieto di discriminazione in questo ambito sia un diritto umano universale, come ha precedentemente sottolineato l’onorevole De Keyser, mentre la maggior parte dei paesi africani non condivide questa posizione ed è per questo che dialogo è così difficile. Noi sosteniamo di non poter rimanere in silenzio su questioni queste tematiche e loro ribattono dicendo che siamo noi ad interferire in questioni che non ci riguardano.

I progetti di emendamento della legislazione ugandese rappresentano effettivamente un cambiamento radicale, poiché introducono la possibilità di comminare la pena di morte in caso di violazioni reiterate di divieti già in vigore e di reati di omosessualità aggravata, anche se in realtà non è chiaro cosa questo dovrebbe significare. Non siamo d’accordo con queste proposte e ci auguriamo che non vengano approvate.

 
  
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  Marie-Christine Vergiat, autore.(FR) Signor Presidente, l’Uganda è uno di quei paesi africani dove l’omosessualità viene ancora repressa duramente ed è, di fatto, uno tra i più noti per l’estrema intransigenza in questo settore dato che, sotto la guida di un gruppo di evangelisti fondamentalisti americani, di cui il capo di Stato ugandese è uno stretto collaboratore, ha lanciato una vera e propria crociata contro gli omosessuali. Abbiamo perso il conto del numero di persone che sono state vittime di persecuzioni e torture unicamente a causa della loro sessualità.

Musulmani e cristiani si sono uniti per la prima volta nel paese allo scopo di condannare questo abominio. A Christopher Senyonjo, un vescovo anglicano di 70 anni, i superiori hanno vietato di officiare per essere stato uno dei pochi a prendere posizione a favore degli omosessuali.

Il disegno di legge già citato, che potrebbe venire riproposto in qualsiasi momento, arriva persino a condannare a morte gli omosessuali sospettati di essere positivi al virus dell’HIV o di avere rapporti con minorenni e a chiedere ai cittadini di denunciare tali casi.

Il quotidiano locale Rolling Stone, che non ha nulla a che vedere con la rivista omonima, ha pubblicato degli elenchi con i nomi e gli indirizzi dei leader gay con un titolo ripugnante: “Impiccateli!” La pubblicazione del quotidiano è stata temporaneamente vietata ma, come già è stato detto, il danno ormai è fatto.

In Africa l’omosessualità è spesso considerata un male proveniente dall’occidente, che starebbe facendo perdere all’Africa i propri valori ancestrali. Secondo le organizzazioni non governative 500 000 dei 32 milioni di abitanti dell’Uganda sono gay e molti di loro chiedono asilo politico agli Stati europei. Non potremmo almeno fare il possibile affinché a queste domande di asilo e, in generale, a tutti gli uomini e le donne vittime di oppressione e di tortura venga assicurato particolare riguardo?

 
  
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  Monica Luisa Macovei, a nome del gruppo PPE.(EN) Signor Presidente, mi preoccupa il ricorso al diritto penale contro le relazioni tra persone consenzienti dello stesso sesso che avvengono in privato. Il diritto ugandese prevede già questi reati, che possono essere puniti anche con l’ergastolo, ma il disegno di legge Bahati peggiorerebbe ulteriormente la situazione, dato che contempla addirittura la pena di morte e il divieto di qualsiasi forma di associazione e di espressione di lesbiche, gay, bisessuali e transessuali.

Il nuovo progetto di legge accrescerebbe il clima di paura e ostilità in un paese dove lesbiche, gay, bisessuali e transessuali sono già perseguitati. Ai cittadini verrebbe chiesto di denunciare altri cittadini su questioni private, mettendo in pericolo la vita di questi ultimi. Se tale legge verrà approvata, la dignità umana non avrà più alcun significato in Uganda: non possiamo consentirlo.

 
  
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  Michael Cashman, a nome del gruppo S&D.(EN) Signor Presidente, chiaramente molte cose sono cambiate nel corso dell’ultimo anno. Il 23 novembre quest’Aula ha ribadito il principio dell’universalità dei diritti umani e della non discriminazione, che rappresenta una base sulla quale approfondire il nostro partenariato con l’Assemblea parlamentare paritetica tra i paesi africani, dei Caraibi e del Pacifico (ACP) e l’Unione europea. Il Parlamento ha inoltre chiesto di ribadire il principio di non negoziabilità delle clausole sui diritti umani e di applicare sanzioni in caso di mancato rispetto di suddette clausole riguardanti, tra l’altro, la discriminazione fondata sull’orientamento sessuale.

Il fatto è che questi paesi hanno scelto liberamente di lavorare assieme a noi, di stabilire un partenariato con noi. Esiste un accordo di partenariato con i paesi ACP e abbiamo gli accordi di Cotonou: possiamo quindi chiedere a questi paesi di impegnarsi a rispettare principi condivisi e universali. Tali principi non sono negoziabili e, qualora i paesi non vogliano operare su queste basi, chiedo alla Commissione e al Consiglio di applicare tutte le sanzioni previste, per sottolineare il fatto che esistono principi che intendiamo difendere. Chiediamo inoltre che, nel futuro partenariato strategico tra l’Unione europea e l’Africa, tutte le iniziative avviate sulla base dei vari partenariati vengano portate avanti senza discriminazioni di alcun genere, incluse quelle sull’orientamento sessuale.

Non è colonialismo difendere i diritti degli altri. I diritti umani sono universali e indivisibili e limitarsi a prendere le distanze, senza agire quando vengono calpestati i diritti umani di qualcun’altro, significa rendersi complici di tali azioni. Non è possibile promuovere l’omosessualità in Africa. Solo un pazzo potrebbe svegliarsi e decidere di dichiarare di essere omosessuale in quel continente: da quel momento la sua vita sarebbe in pericolo e la sua famiglia sarebbe costretta a denunciarlo alla polizia. Immaginate di essere questa persona e agite per difendere i suoi diritti.

 
  
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  Alexandra Thein, a nome del gruppo ALDE.(DE) Signor Presidente, la Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti umani, la Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti umani e delle libertà fondamentali e la Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea vietano la discriminazione per motivi di orientamento sessuale. L’Unione europea non solo ha obblighi per quanto concerne i diritti umani all’interno del proprio territorio, ma ha anche il dovere di cercare di far osservare tali diritti a livello internazionale e di condannare gli abusi quando stabilisce una relazione con un paese terzo e, in particolare, quando fornisce aiuti finanziari tramite il Fondo europeo di sviluppo a paesi terzi, come l’Uganda, che hanno firmato un accordo di partenariato con noi.

Analogamente, abbiamo il diritto di esprimerci sulla mancata osservanza delle clausole sui diritti umani contenute in tali accordi di partenariato. L’Uganda è tenuto quindi a rispettare le norme internazionali in materia di diritti umani in quanto firmatario dell’Accordo di Cotonou, che stabilisce il quadro di aiuti allo sviluppo destinati ai paesi africani, dei Caraibi e del Pacifico.

Non più tardi di un anno fa abbiamo chiesto all’Uganda di abbandonare i progetti per una volta a criminalizzare gli omosessuali ma, a un anno di distanza, la situazione è peggiorata e tuttora sussiste il pericolo che vengano applicate lunghe condanne e persino la pena di morte. Io stessa ho partecipato a una dimostrazione che si è svolta davanti all’ambasciata ugandese nel maggio di quest’anno e che non ha sortito alcun effetto. Desideriamo sottolineare ancora una volta che l’Unione europea è in generale contraria alla pena di morte e all’imposizione di leggi omofobe come quella in oggetto.

 
  
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  Ryszard Czarnecki, a nome del gruppo ECR.(PL) Signor Presidente, il presente dibattito è interessante e importante e desidero richiamare la vostra attenzione su due aspetti. In primo luogo, l’Uganda non è un’isola di discriminazione in un mare di rispetto dei diritti umani. Tre quarti dei paesi africani hanno norme molto severe in materia, che equivalgono a discriminazioni. Sicuramente il problema non riguarda esclusivamente l’Uganda, ma è più ampio e coinvolge l’intero continente e la cultura africani. In secondo luogo, è indubbio che l’Uganda non sia certo un portabandiera in materia di rispetto dei diritti umani in Africa. Siamo al corrente di molti casi di violazione dei diritti umani e, di conseguenza, la questione rientra in un problema più vasto del quale, ovviamente, bisogna discutere apertamente.

 
  
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  Corina Creţu (S&D).(RO) Signor Presidente, la nostra risoluzione riguarda casi estremamente gravi di violazione dei diritti umani. Purtroppo perseguire l’omosessualità come un reato penale è la norma in Africa, come risulta dalla legislazione di 38 paesi, mentre solo 13 Stati africani considerano legale l’omosessualità.

In questo contesto, il disegno di legge ugandese, volto a comminare pene che vanno dal carcere alla pena capitale, rappresenta un grave attacco ai diritti umani, compreso il diritto alla privacy. La pubblicazione in un giornale locale di una lista nera di 100 persone accusate di omosessualità affiancata dall’istigazione ai lettori ad impiccali costituisce un esempio della concreta minaccia che pende su una comunità criminalizzata per il proprio orientamento sessuale.

Come sottolineato nella risoluzione, la nostra misura non è volta ad imporre valori specificamente europei – un’accusa che ci viene spesso rivolta – ma a tutelare i diritti umani, uno dei principali obiettivi dell’Unione europea. Credo che, in questo senso, il Servizio europeo per l’azione esterna e le altre istituzioni europee debbano imporre sanzioni più severe al fine di garantire il rispetto degli accordi internazionali di cui l’Uganda è firmatario.

 
  
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  Cristian Dan Preda (PPE).(RO) Signor Presidente, già diversi mesi fa abbiamo discusso in quest’Aula dell’omosessualità in Uganda e, da allora, non è accaduto nulla di significativo. A volte si dice “nessuna nuova, buona nuova”, ma non vale in questo caso perché, anche se il progetto di legge di David Bahati non è ancora stato varato, non è stato nemmeno ritirato ed è attualmente bloccato nella commissione affari giuridici e parlamentari mentre le pressioni internazionali non sono riuscite a sortire l’effetto voluto, ovvero il ritiro del progetto.

L’aspetto veramente riprovevole, come già sottolineato da alcuni colleghi, è la campagna contro l’omosessualità in atto nel paese. Ovviamente noi continuiamo a contare sulla razionalità delle autorità ugandesi e sulla vittoria del principio della non discriminazione.

 
  
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  Joe Higgins (GUE/NGL).(EN) Signor Presidente, la campagna di odio in atto in Uganda contro gli omosessuali è veramente spaventosa. L’avvio, da parte di alcuni religiosi e media, di una perversa campagna omofoba e reazionaria, che minaccia di morte gli omosessuali, fa sì che moltissimi gay, lesbiche, bisessuali e transessuali ugandesi vivano in un clima di grande insicurezza e paura. È spregevole che alcuni politici stiano utilizzando tale campagna, fomentando l’odio e arrivando persino a proporre la pena di morte per gli omosessuali.

Rendo omaggio al coraggio dei membri della comunità gay in Uganda che ogni giorno lottano valorosamente contro questa minaccia alla loro identità e alla loro stessa vita. La campagna omofoba è alimentata da calunnie, bugie e distorsioni della realtà rispetto all’omosessualità e a cosa significa essere omosessuale. Dobbiamo inviare un messaggio molto forte al governo ugandese e rivedere gli aiuti stanziati per il paese anche se, naturalmente, non vogliamo penalizzare tutti i cittadini ugandesi.

Dovremmo incoraggiare la solidarietà attiva sostenendo organizzazioni che promuovono i diritti degli omosessuali in Uganda, in modo da sostenerli in questa battaglia cruciale per la giustizia,i diritti umani e per il diritto fondamentale alla propria identità.

 
  
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  Andris Piebalgs, membro della Commissione.(EN) Signor Presidente, il progetto di legge contro l’omosessualità presentato in seno al parlamento ugandese solleva gravi problemi in materia di diritti umani. La tutela dei diritti umani di gay, lesbiche, bisessuali e transessuali è una priorità per l’Unione europea: condivido quindi pienamente le preoccupazioni del Parlamento europeo sulla situazione in Uganda e in altri paesi che hanno adottato o stanno considerando la possibilità di applicare una legislazione punitiva e discriminatoria nei confronti degli omosessuali.

La Commissione ritiene che la criminalizzazione dell’omosessualità prevista nel progetto di legge sia contraria agli obblighi della Convenzione sui diritti umani delle Nazioni Unite firmata anche dall’Uganda e alla quale il paese è quindi tenuto ad attenersi.

Il progetto di legge è anche contrario alla dichiarazione delle Nazioni Unite sull’orientamento sessuale e l’identità di genere. La Presidenza dell’Unione e il capomissione dell’UE in Uganda hanno sollevato a più riprese la questione con il governo ugandese in occasione di incontri politici ufficiali con il Presidente, il Primo ministro, il ministro degli Affari esteri e il ministro della Giustizia e anche con la Commissione diritti umani in Uganda.

La pubblicazione da parte del giornale Rolling Stone il 2 ottobre 2010 di un elenco con foto, nomi e indirizzi di persone identificate come omosessuali, con il titolo “Impiccateli”, è stata un atto scandaloso, che ha messo in pericolo le vite di queste persone a rischio. La condanniamo quindi fermamente.

La delegazione dell’Unione europea continua a seguire da vicino la situazione insieme alle missioni degli Stati membri rappresentati in Uganda, a quelle di paesi partner come la Norvegia e gli Stati Uniti e all’ufficio dell’Alto Commissario per i diritti umani.

Il problema è stato inoltre affrontato nel gruppo tecnico di lavoro sui diritti umani, un forum di partner allo sviluppo ugandese che si occupa di discutere, controllare, coordinare e intraprendere azioni concrete in casi di violazione dei diritti umani. La Commissione intende continuare a dar voce alle proprie preoccupazioni in relazione al disegno di legge contro l’omosessualità e a qualsiasi altra azione volta a perseguitare gay, lesbiche, bisessuali e transessuali in Uganda.

La Commissione continuerà altresì a sostenere le organizzazioni locali per i diritti umani nei loro sforzi volti a modificare l’atteggiamento del paese e a migliorare la situazione giuridica di gay, lesbiche, bisessuali e transessuali.

 
  
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  Presidente. – La discussione è chiusa.

La votazione si svolgerà alla fine della prossima discussione.

 
  

(1)1 Cfr. Porcesso verbale

Ultimo aggiornamento: 3 maggio 2011Avviso legale