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Procedura : 2011/2521(RSP)
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Testi presentati :

B7-0051/2011

Discussioni :

PV 19/01/2011 - 10
CRE 19/01/2011 - 10

Votazioni :

PV 20/01/2011 - 7.2
CRE 20/01/2011 - 7.2

Testi approvati :

P7_TA(2011)0021

Discussioni
Avvertenza
Mercoledì 19 gennaio 2011 - Strasburgo Edizione GU

10. Situazione dei cristiani nel contesto della libertà religiosa (discussione)
Video degli interventi
PV
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  Presidente. – L’ordine del giorno reca la discussione sulla dichiarazione del Vicepresidente della Commissione, nonché Alto rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, sulle condizioni di sicurezza dei cristiani nel contesto della libertà religiosa.

Desidero chiedere al Vicepresidente e Alto rappresentante Ashton di prendere la parola.

 
  
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  Catherine Ashton, Vicepresidente della Commissione e Alto rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza.(EN) Signor Presidente, desidero innanzi tutto dichiarare che condivido le preoccupazioni che nutrono i membri di quest’Aula relativamente ai recenti atti di violenza contro i cittadini appartenenti a minoranze religiose, nonché contro quanti si battono per la libertà religiosa.

Ho recentemente preso posizione su questa questione in occasione della mia visita alla Basilica della Natività a Betlemme il 6 gennaio, alla vigilia del Natale ortodosso. Il mio viaggio era volto a sottolineare quanto sia necessario che ogni gruppo religioso in ogni angolo del mondo abbia la possibilità di riunirsi e professare la propria religione liberamente. In quell’occasione ho ribadito inoltre che l’Unione europea condanna ogni atto di intolleranza e violenza sulla base di motivazioni religiose, ovunque esso si verifichi. Ho condannato altresì i recenti attacchi terroristici in Iraq e in Egitto aventi come obiettivo dei luoghi di culto, nonché l’uccisione di Salmaan Taseer, governatore della provincia pakistana del Punjab.

Attacchi di questo tipo sono inaccettabili e sono l’opera di estremisti spinti da un’intolleranza che dobbiamo condannare e contrastare. Onorevoli deputati, troppo spesso nel mondo d’oggi, in molti vedono i propri diritti umani violati a causa del proprio credo e della propria religione. Le vittime non fanno tutte capo ad un unico credo o a unica religione e, sfortunatamente, non vi è alcun luogo al mondo che sia esente dalla piaga dell’intolleranza religiosa.

Qualunque atto di discriminazione o di violenza perpetrato contro un individuo a causa della sua fede religiosa è contrario ai valori che difendiamo in seno all’Unione europea. Ogni violazione deve essere considerata con serietà e condannata con egual forza, indipendentemente da dove abbia luogo o da chi sia la vittima perché, come ben sappiamo e riconosciamo, i diritti umani sono universali.

Comunità cristiane, stabilitesi ormai da lungo tempo nel Medio Oriente, si trovano ad affrontare problemi che hanno determinato migrazioni di massa in alcuni paesi e una diminuzione in termini di numeri nella regione in generale. L’Unione europea non chiuderà gli occhi dinanzi alle loro sofferenze. Consideriamo la loro richiesta di veder rispettati i propri diritti in quanto cittadini del loro paese pienamente legittima. Le libertà di coscienza e di credo sono un patrimonio comune e ogni Stato ha il dovere di far sì che vengano rispettate.

L’Unione europea è pronta a potenziare la propria cooperazione con gli altri governi al fine di contrastare l’intolleranza e tutelare i diritti umani. Non dobbiamo cadere nella tela che stanno tessendo per noi estremisti e terroristi: dobbiamo evitare la manipolazione della religione intesa come fonte di divisioni. La migliore risposta all’estremismo è un fronte internazionale unito, basato su standard universali di libertà di religione e di credo.

L’Unione europea ha svolto un ruolo centrale in seno all’Assemblea generale delle Nazioni Unite in occasione dell’adozione della risoluzione sull’eliminazione di ogni forma di intolleranza e discriminazione basata sulla religione o sul credo, avvenuta per consenso nel dicembre 2010. Ci impegniamo insieme, ogni anno, al fine di consolidare questo consenso, per far sì che la comunità internazionale possa lanciare un messaggio deciso e compatto. Stiamo valutando un’ulteriore iniziativa, volta a conquistare un sostegno interregionale su questo tema in occasione della prossima sessione del Consiglio dei diritti dell’uomo delle Nazioni Unite. Abbiamo inoltre sollevato la questione della libertà di religione e di credo durante le nostre discussioni sui diritti umani e abbiamo esortato i paesi a debellare qualunque forma di discriminazione e intolleranza.

Le nostre delegazioni seguono con attenzione la situazione in tutto il mondo e la prossima relazione annuale dell’Unione europea sui diritti dell’uomo, prevista per questa primavera, includerà la situazione delle minoranze religiose nel mondo.

Onorevoli deputati, garantisco il mio massimo impegno per mantenere la libertà di religione e di credo tra le nostre priorità. Il prossimo Consiglio “Affari esteri” del 31 gennaio affronterà nuovamente questo tema, in modo che l’Unione europea possa potenziare il proprio impegno per la promozione della libertà religiosa.

 
  
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  Presidente. – Baronessa Ashton, sono lieto di darle il benvenuto qui al Parlamento europeo in questo nuovo anno. Non si presenta spesso l’occasione di parlarle di persona di questioni relative alla politica estera dell’UE di tale rilevanza, pertanto la ringrazio di averci raggiunto qui.

 
  
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  Elmar Brok, a nome del gruppo PPE.(DE) Signor Presidente, Baronessa Ashton, lei ci ha promesso che si sarebbe presentata più spesso dinanzi al Parlamento europeo, in modo da regolare questa questione. Ritengo che sia rilevante per lei, Baronessa Ashton, e per tutti gli altri, notare che un’ampia maggioranza del Parlamento europeo è favorevole a trattare questa tematica, il che dimostra che questa discussione si colloca nel contesto di una serie di misure e non si tratta di una semplice risoluzione.

Lei ha ragione nell’affermare che dobbiamo garantire che l’intolleranza e la violenza dettate da motivi religiosi, indipendentemente dalla religione in questione, vengano considerate inaccettabili. Tuttavia è evidente che il 75 per cento degli attacchi basati su motivazioni religiose negli ultimi anni sono stati indirizzati contro cristiani. L’Europa cristiana deve avere fiducia in se stessa e difendersi piuttosto che rimanere in silenzio. Gli attacchi si verificano principalmente, ma non solo, negli Stati musulmani. I cristiani vengono perseguitati in Cina, ad esempio, e in altri Stati. Non possiamo accettare forme di discriminazione violenta né atti di terrorismo. Condannare qualcuno alla pena di morte solo perché ha deciso di convertirsi al Cristianesimo non è accettabile, così come non lo sono gli atti di terrorismo e le organizzazioni terroristiche o il fatto che enti pubblici, che non sono direttamente responsabili, non intervengano in risposta a queste azioni. Ne deriva che la tradizione millenaria delle comunità e dei gruppi cristiani presenti in molti paesi, inclusi Sira, Turchia, Iraq e Iran, rischia di estinguersi. Se i cristiani presenti a Betlemme, città natale di Gesù, continueranno a essere soggetti a pressioni, presto non vi saranno più cristiani in quella città. I venti milioni di cristiani copti che vivono in Egitto rappresentano una situazione specifica che prendiamo molto seriamente. In questo caso non si può parlare di minoranze.

Per questo motivo, desidero richiamare l’attenzione su due richieste presenti nella risoluzione. Sono necessari dei riferimenti espliciti alla persecuzione dei cristiani nelle relazioni sui diritti dell’uomo prodotti dalle istituzioni dell’Unione europea, inclusa la sua organizzazione ed il Parlamento europeo. È necessario accantonare delle risorse in seno al Servizio per l’azione esterna da dedicare al tema del Cristianesimo e i diritti umani e la libertà religiosa devono svolgere un ruolo centrale nei trattati che sottoscriviamo con i paesi terzi.

 
  
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  Hannes Swoboda, a nome del gruppo S&D.(DE) Signor Presidente, Baronessa Ashton la ringrazio per la sua chiara dichiarazione.

Il crescente numero di attacchi contro cristiani e i livelli sempre più elevati di intolleranza religiosa sono motivo di grande preoccupazione. Dobbiamo condannare apertamente questi episodi, poiché noi siamo paladini della tolleranza religiosa, della libertà e della diversità. Desidero esprimere ancora una volta il nostro più profondo cordoglio e il nostro disappunto rispetto agli attacchi contro i cristiani copti in Egitto. Si è trattato di un duro colpo non solo contro i cristiani copti stessi, ma anche contro il valore della tolleranza, che è ancora diffuso in Egitto. Ho scelto consapevolmente di dire “ancora”, poiché sfortunatamente adesso è in pericolo.

A nome del mio gruppo, desidero esprimere il mio profondo rammarico rispetto al modo in cui vengono trattati i cristiani in Iraq. L’obiettivo di rovesciare Saddam Hussein non si sarebbe dovuto accompagnare alla mancanza di tolleranza verso i cristiani a cui assistiamo oggi. Tuttavia, rileviamo anche ad una certa intolleranza tra diversi gruppi musulmani. Il nostro gruppo ritiene dunque che sia particolarmente importante intervenire in modo risoluto contro l’intolleranza verso le altre religioni ma soprattutto rispetto alle minoranze religiose.

Formulo molto raramente delle dichiarazioni scritte, ma sono stata lieta di partecipare a questa discussione, su invito del collega Maurer, poiché ritengo sia estremamente importante contrastare la crescente intolleranza e collaborare per sconfiggerla. Apprezzo che sia stato possibile produrre una dichiarazione comune e che si disponga quindi di una base comune per il nostro intervento.

Tuttavia, oltre a condannare a nome del mio gruppo gli attacchi rivolti contro i cristiani, e non solo gli episodi più recenti, ma anche altre forme di discriminazione, desidero dichiarare espressamente che deploro la crescente islamofobia presente in alcuni circoli in Europa. In tal modo si fornisce alle forze musulmane radicali una motivazione – per quanto indubbiamente sbagliata e scorretta – un pretesto, un motivo e una giustificazione per discriminare o addirittura attaccare i cristiani.

A prescindere dalla nostra posizione religiosa individuale, dobbiamo tutti riconoscere che ogni individuo ha il diritto di praticare la propria religione in pace. L’esistenza di una minoranza aggressiva e violenta, che sia composta da musulmani, cristiani, ebrei o membri di altre comunità religiose, non può costituire una giustificazione per scagliarsi contro altre religioni.

 
  
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  Marietje Schaake, a nome del gruppo ALDE.(EN) Signor Presidente, le convinzioni religiose sono una questione personale, con un significato diverso per ogni individuo. Il ruolo dello Stato è quello di proteggere tutti i cittadini, indipendentemente dalle loro convinzioni, e permettere loro di riunirsi ed esprimersi liberamente in tutto il mondo. Una rapida occhiata al mondo di oggi rivela un quadro molto cupo: dalla fede Bahá’i in Iran ai copti in Egitto, dal ricorso alla leggi contro la blasfemia in Pakistan agli attacchi contro i cristiani o i luoghi di culto in Iraq e Nigeria. Oggi poniamo l’accento nello specifico sulla crescente violenza contro i cristiani, che è motivo di grande preoccupazione. È profondamente deplorevole che la gente attacchi e venga attaccata per motivi religiosi e le vittime sono persone che professano religioni diverse.

È inaccettabile assistere alla scelta da parte di alcuni individui estremisti di ricorrere alla violenza o addirittura al terrorismo nel nome di Dio o nel nome della religione, sostenendo di parlare a nome di altri o addirittura cercando di porsi al di sopra della legge e dunque associando a questi atti di violenza un numero elevato di individui innocenti.

È necessario essere chiari al riguardo: dando agli estremisti più credito di quello che meritano, accettando il legame tra religione e terrorismo, sminuiamo la maggioranza dei credenti che, ognuno in modo diverso, praticano la loro fede in modo pacifico. Il terrorismo è di natura politica ed è un crimine. La religione non può mai rappresentare una ragione accettabile e convincente per ricorrere alla violenza o per violare i diritti umani. Questo accade troppo spesso, non solo con atti violenti, ma anche tramite limitazioni della libertà d’espressione, come nel caso degli abusi delle leggi contro la blasfemia.

La religione o le convinzioni personali non dovrebbero mai essere un motivo per costringere gli individui a vivere nella paura ed è corretto che il Parlamento europeo esprima la propria condanna degli atti di estremismo contro i cristiani e sostenga quanti condannano queste forme di estremismo.

 
  
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  Nicole Kiil-Nielsen, a nome del gruppo Verts/ALE.(FR) Signor Presidente, Baronessa Ashton, onorevoli deputati, i massacri a cui sono soggetti i cristiani copti ad Alessandria d’Egitto sono motivo di oltraggio a livello internazionale. La situazione generale dei cristiani d’Oriente è preoccupante, ovvero in Iraq, Libano e perfino in Palestina, dove i cristiani lasciano quella che per loro è la Terra Santa, esasperati dall’umiliazione a cui sono stati costretti sotto l’occupazione d’Israele.

Sono lieta che la nostra risoluzione sulla libertà religiosa attribuisca al tema un’interpretazione ampia e faccia riferimento ai diritti fondamentali: il diritto di credere o di non credere, il diritto di scegliere una religione senza subire discriminazioni. Sebbene il nostro testo menzioni correttamente i recenti attacchi e uccisioni verificatisi in giro per il mondo, è altresì necessario ammettere che in alcuni paesi europei la libertà religiosa è in pericolo.

Assistiamo spesso ad atti di intolleranza: la profanazione di cimiteri ebraici e musulmani, discorsi anti-islamici e antisemiti. La votazione intercorsa in Svizzera con lo scopo di bandire la costruzione di minareti e la diffusione di partiti estremisti, che si dimostrano intolleranti nei confronti di alcune comunità, sono alcuni segnali che indicano come la lotta in difesa dei principi secolari debba essere una priorità in Europa. Rifugiati, richiedenti asilo, immigrati e minoranze religiose ed etniche assistono ad un preoccupante incremento delle violazioni dei diritti fondamentali universali.

L’Europa deve dare il buon esempio in materia di tolleranza e dialogo intercomunitario. I cristiani d’Oriente vengono accusati sempre più frequentemente di patrocinare gli interessi e le cause dell’Occidente, mentre i musulmani in Europa vengono associati all’islam radicale e al terrorismo.

Se me lo concedete, desidererei leggervi un estratto di una poesia di Louis Aragon: “Celui qui croyait au ciel, celui qui n'y croyait pas, et leur sang rouge ruisselle, même couleur, même éclat” (Colui che credeva nel cielo e colui che non vi credeva, il loro sangue rosso scorre, lo stesso colore, lo stesso splendore).

 
  
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  Konrad Szymański, a nome del gruppo ECR.(PL) Signor Presidente, Baronessa Ashton, desidero innanzi tutto ringraziare il Vicepresidente Ashton per aver risposto con estrema prontezza agli eventi di Alessandria d’Egitto. È essenziale reagire in modo rapido e prevedibile, poiché in tal modo il mondo ci presterà più attenzione.

Attualmente i cristiani sono, senza alcun dubbio, la minoranza più trascurata al mondo. Ogni anno 170 000 cristiani al mondo sono vittime di discriminazioni, attacchi e addirittura omicidio. Quanti sostengono di difendere i diritti umani devono intervenire attivamente per difendere la libertà religiosa. Il tema della libertà di religione deve essere affrontato nelle discussioni con paesi quali l’Afghanistan, l’Iraq ed il Sudan nel quadro degli aiuti allo sviluppo. La Cina, l’India e il Vietnam devono ascoltare le nostre posizioni relativamente alla libertà religiosa nel quadro dei negoziati commerciali con l’Unione europea. Dobbiamo rivitalizzare la nostra politica di vicinato rispetto a paesi quali l’Egitto. In ultima battuta, la nostra diplomazia deve reagire ad ogni violazione del diritto alla libertà religiosa. Disponiamo degli strumenti necessari, dobbiamo limitarci ad utilizzarli e convincere il mondo che, dopo anni di silenzio sul tema, la libertà dei cristiani è estremamente importante per noi. Il mondo ci ascolterà solamente se portato a ritenere che si tratti di un tema rilevante per noi. Altrimenti la nostra politica in questo ambito non potrà registrare alcun successo.

 
  
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  Kyriacos Triantaphyllides, a nome del gruppo GUE/NGL.(EL) Signor Presidente, la carta istitutiva delle Nazioni Unite sancisce che ognuno ha il diritto alla libertà di pensiero, coscienza e religione. Il diritto di ogni individuo di seguire una religione o di non seguirne alcuna deve essere tutelato e rispettato da tutti. Noi crediamo che la religione non possa essere utilizzata come strumento di sfruttamento nei conflitti politici. In questo quadro, condanniamo tutti i recenti attacchi ad Alessandria d’Egitto e non solo ed esprimiamo le nostre condoglianze alle famiglie delle vittime.

Il regime di occupazione turco a Cipro ha preso una decisione senza precedenti, interrompendo con violenza e infine cancellando la messa cristiana che stava avendo luogo nella chiesa di San Synesios, nella città occupata di Rizokarpaso. Questa azione rappresenta una violazione dei diritti umani fondamentali dei greco-ciprioti intrappolati, tra cui la libertà religiosa. Analogamente a Yialousa, il giorno dell’Epifania, il servizio religioso è stato annullato con la motivazione infondata che il permesso non era stato ottenuto entro la scadenza richiesta.

Gli episodi che ho appena menzionato sono un’evidente violazione della terza Convenzione di Vienna del 2 agosto 1975, degli articoli 3 e 9 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo, dell’articolo 10 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea e dell’articolo 18 della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo. Condanniamo duramente le azioni intraprese dal regime di occupazione, che rappresentano un’evidente violazione dei diritti umani fondamentali.

È necessario reagire prontamente e l’Unione europea deve attribuire la massima importanza al rispetto delle convinzioni individuali e dei diritti.

 
  
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  Fiorello Provera, a nome del gruppo EFD. – Signor Presidente, onorevoli colleghi, i recenti attacchi terroristici in Egitto e in Iraq sono atti criminali che rappresentano però solo un aspetto, per quanto tragico, delle persecuzioni delle comunità cristiane nel mondo e, in particolare, in Medio Oriente.

L'elemento più preoccupante sotto il profilo istituzionale è la sistematica limitazione dei diritti dei cristiani in quanto cittadini, che non consente loro ad esempio di costruire chiese, di accedere a cariche pubbliche, civili e militari, né di praticare liberamente il proprio culto ed altri. Le due cose insieme, terrorismo e discriminazione, costringono all'emigrazione centinaia di migliaia di cittadini in questi Stati. In Iraq, ad esempio, oltre il 60 per cento dei cristiani sono stati costretti all'esilio, e parliamo di circa 600 000 persone.

Il Parlamento europeo si batte per il diritto dei popoli ad emigrare. In questo caso, viene negato a intere comunità il diritto di vivere nel proprio paese. Contro il terrorismo, che con le stragi vuole l'espulsione della cristianità dai paesi arabi, si deve agire con strumenti di contrasto e di prevenzione anche militari.

L'Europa, storicamente cristiana e grande difensore dei diritti umani, deve intervenire con forza sui governi dell'area, chiedendo loro di rispettare i diritti dei propri cittadini.

 
  
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  Bruno Gollnisch (NI).(FR) Signor Presidente, la libertà di coscienza è indubbiamente una libertà vitale. Dio non può desiderare un’osservanza obbligata.

Questa libertà è stata minata in modi terribili dai regimi comunisti. Dovremmo avere il coraggio di alzarci oggi e dichiarare che queste violazioni vengono commesse per lo più contro i cristiani nei paesi islamici. È giusto condannare queste uccisioni terribili commesse da fanatici.

Tuttavia, il problema non è solo l’estremismo. In svariati paesi, la cui popolazione è prevalentemente musulmana, persino in alcuni che vengono considerati moderati, i cristiani vengono trattati come cittadini di secondo livello. La conversione al cristianesimo è vietata o addirittura passibile di la pena di morte. In Occidente invece, a prescindere da quanto sostiene l’onorevole Kiil-Nielsen, non si impedisce ai cittadini di convertirsi all’islam laddove lo desiderino.

In quegli stessi paesi musulmani, chiunque critichi apertamente l’islam o venga accusato di farlo può affrontare la stessa sorte. In particolare è necessario abrogare quelle norme che si prefiggono l’obiettivo di reprimere la blasfemia. Ci rivolgiamo espressamente al Pakistan affinché invalidi la condanna della povera donna accusata dai suoi vicini.

Possiamo parlare ad oltranza, ma le belle parole non bastano. È necessario agire e chiarire a questi Stati che i nostri rapporti con loro dipendono dalla loro volontà di rispettare la libertà di coscienza.

 
  
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  Mario Mauro (PPE). – Signor Presidente, onorevoli colleghi, Signor Commissario, voglio ringraziarla di cuore per il contenuto del suo intervento, perché lo scopo di questa nostra risoluzione è di garantire maggiore tutela delle minoranze religiose nell'interesse di tutti.

Voglio però con altrettanta franchezza, cordialità e amicizia, farle notare una cosa: se lei avrà la pazienza di rileggere il testo che ci ha già letto, si accorgerà che è riuscita a svolgere tutto il suo intervento senza mai citare l'aggettivo "cristiani". Questo è un fatto che mi ha colpito, perché nelle nostre istituzioni c'è effettivamente un imbarazzo, e in questo senso cadiamo nel gioco dei fondamentalisti che tendono a identificare la presenza dei cristiani in Medio Oriente e nelle altre parti del mondo esattamente con l'Occidente e con l'Europa.

I miei amici cristiani iracheni, i nostri amici cristiani palestinesi sono arabi, pensano in arabo, amano il loro paese, amano quella mentalità, amano la loro storia e la loro cultura. Allora le chiedo, Signora Alto Rappresentante, non dobbiamo forse farci un esame di coscienza radicale, molto forte, su come abbiamo approcciato questo tema finora, perché la nostra forza è chiamare le cose col loro nome.

Dobbiamo fare così, dobbiamo chiamare l'odio per gli ebrei antisemitismo, l'odio per i musulmani islamofobia e dobbiamo chiamare l'odio per i cristiani nel modo che merita, perché solo in questo modo riusciremo a coinvolgere tutte le persone che in quei paesi amano la giustizia e la libertà.

Le chiedo questo e le chiedo anche di essere concreta. Ora vareremo l'accordo sull'Iraq. Insieme ai principi di accordo commerciale, mettiamoci dentro regole certe, perché in cambio di diritti ci possano essere vantaggi economici. Facciamo cose concrete, facciamole nell'interesse di tutti, facciamole presto, facciamole bene, perché il mondo aspetta un segnale dall'Europa.

 
  
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  Richard Howitt (S&D).(EN) Signor Presidente, desidero innanzi tutto ricordare le parole della Dichiarazione universale, che desidero citare: “la libertà di manifestare, isolatamente o in comune, sia in pubblico che in privato, la propria religione o il proprio credo nell'insegnamento, nelle pratiche, nel culto e nell'osservanza dei riti”. Si sostiene che la tutela di suddette libertà sia parte integrante e inseparabile dalla protezione dei diritti umani. La nostra determinazione nel difenderli non dovrebbe essere da meno.

Si afferma inoltre che è necessario agire contro qualunque forma di persecuzione religiosa, che rappresenta un problema per tutte le religioni ed in numerosi paesi inclusi – ammettiamolo – alcuni Stati della stessa Unione europea. Il Pew Centre afferma che il 70 per cento dei sei miliardi di individui al mondo vivono in paesi dove vigono gravi restrizioni sulla libertà di religione e sulle pratiche religiose.

Personalmente nutro la ferma convinzione che la religione possa essere una forza positiva, come accade nel caso del lavoro del Faith Council nella mia circoscrizione, nell’Est dell’Inghilterra, che promuove la comprensione reciproca, svolgendo lo stesso ruolo che spetta all’Unione europea sulla base del suo impegno in favore del dialogo, come si evince dalla nostra risoluzione. So che quando il predicatore d’odio Terry Jones, che aveva minacciato di bruciare il Corano, ha dichiarato che si sarebbe recato a Luton – nella mia circoscrizione – per fomentare l’odio religioso, gli è stato detto che non sarebbe stato il benvenuto.

La tolleranza, il dialogo, il rispetto reciproco e la comprensione sono, per alcuni, parte della propria fede. Per altri sono valori di diritto. In ogni caso sono da considerarsi dei valori e dovremmo promuoverli e rispettarli.

 
  
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  Marielle De Sarnez (ALDE).(FR) Signor Presidente, il fanatismo che si rivolge contro la religione altrui è barbarico e deve essere condannato e contrastato da tutti quelli che credono nella democrazia. Questo il motivo per cui è realmente importante esprimere la nostra solidarietà oggi nei confronti di quanti sono oggetto di persecuzione nel mondo per la propria fede.

Le terribili uccisioni per mano di al-Qaeda in Iraq e in Egitto e le minacce formulate dai fondamentalisti islamici contro i cristiani d’Oriente si prefiggono, di fatto, un unico obiettivo: creare tensioni tra le religioni, alimentando l’odio, ponendo le comunità le une contro le altre e provocando uno scontro di civiltà. Questo tentativo di destabilizzazione fallirà in Europa, come sta accadendo in Francia, dove l’intera comunità musulmana ha naturalmente condannato immediatamente suddetti atti barbarici.

Oggi dobbiamo riaffermare solennemente il diritto di tutte le minoranze di praticare la propria religione liberamente e in condizioni di sicurezza ovunque nel mondo, Europa inclusa. Dobbiamo difendere il pluralismo religioso, la tolleranza e la comprensione reciproca sia qui in Europa che ovunque nel mondo. Ecco perché mi auguro che la rivoluzione democratica che si sta verificando in Tunisia coinvolgerà presto altri paesi, in modo che possano diffondersi i valori del rispetto, della tolleranza e del secolarismo.

 
  
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  Peter van Dalen (ECR).(NL) Signor Presidente, Baronessa Ashton, la ringrazio molto per la sua presenza qui oggi. Non abbiamo forse già discusso molte volte qui in Parlamento della situazione dei cristiani in Somalia Sudan, Egitto, Siria, Turchia, Iraq, Iran, Afghanistan, Pakistan e Malaysia? Quest’Aula, il mio gruppo ed io stesso non abbiamo forse già posto molte domande in merito alla repressione sistematica dei cristiani in questi paesi islamici? Tenendo conto di tutto questo, ritengo che sia finito il tempo delle discussioni e delle dichiarazioni solenni; è tempo di agire.

Vorrei porre due domande specifiche alla Baronessa Ashton. Innanzi tutto sebbene il mandato del Servizio europeo per l’azione esterna andrebbe limitato, il Servizio deve assumersi un compito molto seriamente: deve difendere i cristiani che vengono perseguitati. Pertanto proporrei di stabilire una sezione specializzata in seno al Servizio che si occupi della questione.

In secondo luogo, l’Unione europea ha sottoscritto degli accordi bilaterali con tutti i paesi che ho citato. Congelate questi accordi, metteteli nel ghiaccio ogni giorno! Spremete i portafogli di questi governi fino a che non avranno dimostrato di avere incrementato le condizioni di sicurezza per i cristiani.

Sarei interessato a sentire la sua risposta a queste due questioni che ho sollevato.

 
  
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  Marie-Christine Vergiat (GUE/NGL).(FR) Signor Presidente, il gruppo confederale della Sinistra unitaria europea/Sinistra verde nordica non ha partecipato alla stesura della risoluzione in oggetto.

Chiaramente noi condanniamo qualunque atto di terrorismo, indipendentemente da chi siano i colpevoli e le vittime e dal luogo in cui si verificano. Tuttavia, i componenti del nostro gruppo credono fermamente nei principi secolari e nella società secolare e pertanto non possiamo che condannare la blasfemia. Crediamo dunque fermamente nella libertà di pensiero, libertà di coscienza e libertà di religione, che include anche la libertà di credere o non credere, di scegliere la propria religione e di praticarla liberamente, qualunque essa sia.

Crediamo inoltre pienamente nella separazione tra religione e politica e condanniamo la diffusione del fondamentalismo in Europa ed altrove, che rappresenta spesso una risposta al fermento sociale e all’incapacità delle politiche pubbliche di porvi rimedio.

Riteniamo che la presente risoluzione costituisca un passo nella direzione sbagliata. In breve vorrei dire che manca di equilibrio, specialmente in confronto con la mozione presentata dal mio gruppo. Pensiamo che la risoluzione in oggetto dia l’impressione che l’Europa cristiana, o comunque la comunità cristiana in Europa, stia correndo in aiuto dei cristiani nel mondo. Non riteniamo che questo sia il modo migliore per contrastare questi comportamenti sempre più settari.

 
  
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  Bastiaan Belder (EFD).(NL) Signor Presidente, la risoluzione comune ha giustamente affrontato la questione delle aggressioni contro le minoranze religiose nella stessa Europa. Esattamente un mese fa uno studente ebreo nei Paesi Bassi, mio paese d’origine, ha scritto quanto segue: “Sono preoccupato, preoccupato per il paradosso intrinseco nella tutela della libertà di religione. Se qui non fossi più al sicuro e dovessi partire domani, dove potrei andare a vivere? Nel Regno Unito o in Francia? No, anche lì ci sono gli stessi problemi”. Mi chiedo se l’Europa non si stia indirizzando verso un futuro in cui non vi saranno comunità ebraiche in nessuno degli Stati membri. Si tratta di un banco di prova per i nostri valori spirituali europei.

Lo stesso dicasi dell’atteggiamento europeo nei confronti di un gruppo quasi dimenticato di cristiani nel Medio Oriente, la minoranza dei cristiani palestinesi nella Striscia di Gaza e nella Cisgiordania. Hanno il diritto di aspettarsi un sostegno concreto da parte dell’Unione europea, specialmente considerando che le organizzazioni cristiane si impegnano per fornire delle case ai bambini palestinesi disabili, indipendentemente dalla loro fede. I cristiani palestinesi si trovano ad affrontare grandi difficoltà nel mondo del lavoro, soprattutto gli imprenditori liberi professionisti, e di solito rimangono in silenzio rispetto ai loro problemi quotidiani, al fine di evitare problemi. Signora Alto rappresentante, faccia in modo che il Consiglio e la Commissione, che sono degli importanti donatori per la comunità palestinese, ascoltino anche i loro interessi e le loro voci.

 
  
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  Diane Dodds (NI).(EN) Signor Presidente, sono lieta dell’opportunità di intervenire su una tematica che mi sta particolarmente a cuore. In quanto cristiana evangelica, mi appare ormai chiaro come, soprattutto negli ultimi anni, l’espressione delle diverse fedi cristiane sia generalmente considerata inaccettabile in un società che ci vuole immunizzare da qualunque convinzione profonda e in cui dobbiamo tutti credere nelle stesse cose o non credere in nulla.

Questo attacco alle convinzioni è particolarmente violento nei confronti del cristianesimo in certe regioni. Questo anno festeggiamo il quattrocentesimo anniversario della bibbia di re Giacomo, eppure oggi è spesso considerato illegale esprimere convinzioni che si basino sul contenuto della bibbia. Assistiamo ad una situazione in cui i cristiani vengono esclusi da alcune professioni a causa del loro credo e trascinati dinanzi ai tribunali per la loro fede. Nel Regno Unito le leggi sull’uguaglianza vengono utilizzate più come una spada che come uno scudo, per punire ogni espressione di fede cristiana.

La marginalizzazione del cristianesimo è stata recentemente illustrata dalla Commissione nella pubblicazione dell’agenda ufficiale, in cui sono state segnalate le festività musulmane, hindu, sikh, ebraiche e cinesi, ma non si è fatto alcun riferimento alle feste cristiane. Sono certa che non si sia trattato né di uno sbaglio, né tantomeno di una svista e trovo sia riprovevole. Mi rivolgo al Vicepresidente/Alto rappresentante perché affronti questa questione nel suo intervento.

La libertà di espressione religiosa è un diritto fondamentale nelle società che andrebbe tutelato e la presente discussione non è che un flebile riconoscimento del problema. Non dovremmo evitare l’argomento solo perché sono i cristiani ad essere perseguitati….

(Il Presidente interrompe l’oratore)

 
  
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  Ernst Strasser (PPE).(DE) Signor Presidente, Baronessa Ashton, desidero ringraziarla per le sue dichiarazioni che, oltre ad essere tempestive, lanciano anche segnali incoraggianti rispetto all’approccio di base assunto da lei e dalla sua organizzazione dinanzi a questo problema, per quanto riguarda la cooperazione con altri paesi e le misure da prendere. La discussione odierna è inoltre necessaria, non solo in considerazione dei recenti eventi ma anche perché la libertà di religione è uno dei nostri valori fondamentali, nonché parte dell’identità europea.

La discussione è importante dal momento che episodi di discriminazione, violenza e persecuzione stanno avendo luogo in molti paesi al mondo ed è preoccupante che le persone uccise da atti di violenza con motivazioni religiose siano per lo più cristiane. Esprimiamo cordoglio per le persone uccise, ferite o torturate in attacchi di questo tipo e solidarietà nei confronti delle loro famiglie e dei loro amici. Dobbiamo fare quanto in nostro potere per ridurre o persino abolire queste forme di intolleranza.

Sfortunatamente stiamo anche assistendo a forme di discriminazione contro i cristiani da parte di enti ufficiali e dobbiamo impegnarci al massimo per contrastare tali episodi ed evitare che si ripetano. Dobbiamo adoperarci per garantire il diritto alla libertà religiosa, che deve essere la base delle nostre relazioni bilaterali. Abbiamo bisogno di strumenti efficaci che ci permettano di proteggere i cristiani e tutelare la libertà religiosa. Pertanto, accolgo con favore l’introduzione del diritto umano della libertà religiosa tra i punti all’ordine del giorno di ogni incontro bilaterale.

È inoltre necessario includere delle disposizioni che garantiscano la libertà religiosa nei nostri accordi con i paesi terzi e apprezzo la sua intenzione di destinare un capitolo della relazione annuale sui diritti dell’uomo dell’Unione europea alla situazione di suddetta libertà.

 
  
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  Guido Milana (S&D). – Signor Presidente, onorevoli colleghi, Signora Alto Rappresentante, è importante che la condanna di questi attacchi e la richiesta di misure concrete ed urgenti per la protezione dei cristiani nel mondo siano collegate alla più generale domanda di rispetto della libertà di religione e della libertà di coscienza e di pensiero.

Non vi è alcuna differenza tra chi è ucciso mentre assiste ad una messa e chi subisce una condanna a morte per adulterio o perché parte di una minoranza musulmana, cristiana o ebrea, o in virtù del fatto che si è nati in quel luogo e non perché si pratica una religione. Il diritto alla libertà e alla convivenza è universalmente riconosciuto dalla cultura umanistica e dalle convenzioni internazionali. Al contrario, si assiste ad una divisione del mondo tra chi difende i diritti umani e chi li vuole spegnere con brutalità.

Solo una visione aperta al dialogo e contro ogni forma di intolleranza può offrire la base per la difesa di identità e di valori, il cui mancato rispetto provoca anche forme di esodo di intere comunità dai loro luoghi storici di residenza. In questa direzione c'è un grande lavoro da fare da parte dell'Europa, sia sul piano politico e diplomatico sia culturale e sociale. Oggi chiediamo con forza al Consiglio e alla Commissione, soprattutto all'Alto Rappresentante per gli affari esteri, di adottare chiare linee guida nella relazione con i paesi terzi nell'ambito del nuovo servizio esterno.

Anche gli accordi bilaterali devono porre maggiore attenzione ai temi della libertà religiosa e, più in generale, ai diritti umani, il cui mancato rispetto sia motivo di messa in mora di questi accordi. Penso, tra l'altro, all'avvio di un protagonismo europeo sul dialogo interreligioso, la cui assenza spesso supera i singoli incidenti e prende la strada di vere e proprie guerre dove la religione copre ragioni più complesse dei conflitti.

Dobbiamo infine guardare anche in casa nostra: in Europa non mancano episodi di intolleranza. Le nostre città vivono la condizione oggettiva di multiculturalità che porta con sé tradizioni e valori religiosi che devono essere rispettati ed ai quali va garantita la libertà di espressione.

Non c'è alternativa, dunque, al dialogo e al rispetto reciproco. È importare ribadire l'appello delle comunità religiose.

(Il Presidente interrompe l'oratore)

 
  
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  Niccolò Rinaldi (ALDE). – Signor Presidente, onorevoli colleghi, Signora Alto Rappresentante, il destino dei cristiani di oriente cambia la mappa delle culture, con comunità millenarie – "copto" vuol dire "egiziano" in greco – che ormai vedono nell'emigrazione oltre oceano la salvezza alle violenze subite. Però non si compia l'errore, da parte dei media o di partiti xenofobi, di evocare lo scontro tra religioni, lo scontro tra civiltà.

Anni fa – evoco un piccolo episodio che trovo significativo – al Cairo, un anziano contadino che tre volte la settimana ci portava a casa il latte, si presentò alla porta piangendo. Non si riuscì a capire cosa volesse, diceva solo fra le lacrime "Said Akbar", "Said Akbar", il vecchio grande, il vecchio grande, e finalmente capimmo che esprimeva ai suoi clienti cristiani il suo dolore per la morte di Karol Wojtyla che era scomparso in quei giorni. Era un uomo semplice, sincero, un musulmano che interpretava pienamente l'antico rispetto reciproco dei popoli mediterranei. Questo piccolo ma significativo episodio, termometro di valori diffusi della società egiziana, è accaduto nello stesso paese dove i copti sono stati massacrati a Natale.

Oggi, però, le comunità cristiane d'oriente hanno bisogno di protezione. A volte ostaggio di un regolamento di conti tra terroristi e fondamentalisti e poteri autoritari. La politica estera europea non sia impotente mentre il mondo cambia, non abbia paura di pronunciare la parola…

(Il Presidente interrompe l'oratore).

 
  
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  Marina Yannakoudakis (ECR).(EN) Signor Presidente, la tolleranza nei confronti del credo altrui è un tratto distintivo di una società civilizzata. I terribili eventi verificatisi in Egitto ed in Iraq contravvengono ai diritti umani e ai principi basilari della libertà di pensiero e di espressione. Nessuno dovrebbe essere perseguitato a causa della propria fede religiosa. Qualunque azione volta a limitare la libertà dei cristiani o di qualunque altro credente nel praticare la propria religione è assolutamente inaccettabile nella nostra società.

Eppure, prima di avanzare critiche, dovremmo regolarizzare la situazione a casa nostra. Lo scorso mese è stato vietato lo svolgimento di servizi religiosi cristiani nella cittadina occupata di Rizokarpaso a Cipro. Come ben sappiamo, lo Stato membro dell’Unione europea della Repubblica di Cipro è, ormai da 36 anni, parzialmente occupato dalla Turchia. L’ingresso delle forze di occupazione turche in una chiesa, costringendo il prete a interrompere il servizio e obbligando i presenti ad andare via è inaccettabile. L’incidente è adesso al vaglio delle Nazioni Unite.

Pertanto, dal momento che parliamo della situazione nei paesi al di fuori dell’Unione europea e della libertà dei cristiani, desidero ricordare a quest’Aula che è innanzi tutto necessario intervenire in casa nostra. Non possiamo accettare alcuna forma di discriminazione all’interno della nostra istituzione se vogliamo essere credibili in un contesto più ampio.

 
  
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  Cornelis de Jong (GUE/NGL).(NL) Signor Presidente, Baronessa Ashton, la libertà di religione o di credo tutela sia le convinzioni religiose sia quelle non teiste, ateismo incluso. Queste diverse posizioni possono essere incompatibili le une con le altre e pertanto i governi hanno l’obbligo di promuovere la tolleranza e difendere quanti sono oggetto di discriminazioni e violenze a causa del loro credo.

Sostengo pienamente la risoluzione comune, nella sua versione attuale, non perché ritengo che il nostro intervento dovrebbe concentrarsi unicamente sui cristiani, bensì perché sono i cristiani che al momento devono confrontarsi con atteggiamenti di intolleranza in un numero crescente di paesi. Avrei comunque agito in egual modo se si fosse trattato di una qualsiasi altra religione.

L’IIES necessità di risorse ingenti in questo ambito. Ho ricoperto io stesso un simile ruolo al ministero olandese per gli affari esteri. Operare nel campo delle violazioni dei diritti umani, delle tensioni e dei conflitti basati sulla religione o sul credo richiede molto personale e impegno, che sono inoltre alla base di ogni nostro tentativo per alimentare il dialogo e la tolleranza.

Mi auguro quindi, signora Alto rappresentante, che raccoglierà il nostro suggerimento di aumentare il personale preposto a queste attività.

 
  
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  Mario Borghezio (EFD). Signor Presidente, onorevoli colleghi, signora Vicepresidente/Alto rappresentante, nel relativismo imperante della politica europea c'è una parola tabù, la "cristianofobia", eppure, da molti anni arrivano da fonti sicure e indubitabili le notizie gravi e spesso tragiche della persecuzione dei cristiani in vari continenti.

L'Europa si deve svegliare, deve aprire gli occhi, e compiere fatti concreti, lanciare messaggi chiari, per esempio quello che ci attendevamo dalla signora Ashton, che poteva per esempio riprendere e citare le parole ispirate di Papa Benedetto che pochi giorni fa, nella giornata della pace, ha ricordato che la negazione della libertà religiosa è offesa a Dio e alla dignità umana, è una minaccia alla sicurezza e alla pace.

E poi, fatti concreti. Cosa si aspetta – come io ho chiesto immediatamente – per mandare una commissione a verificare la condizione dei nostri fratelli cristiani copti in Egitto, paese ufficialmente moderato dove non hanno praticamente nessuno dei diritti umani fondamentali, nemmeno nelle cariche pubbliche, nelle carriere pubbliche.

Europa svegliati, Europa vile, ricordati delle tue radici cristiane!

 
  
  

PRESIDENZA DELL’ON. ROUČEK
Vicepresidente

 
  
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  Jaime Mayor Oreja (PPE).(ES) Signor Presidente, gli attacchi che si sono verificati di recente in Iraq e in Egitto sono prova di due tragedie che, sebbene di natura diversa, colpiscono entrambe l’Europa. Innanzi tutto il fatto stesso che eventi di questo tipo abbiano luogo è di per sé tragico, vista la loro violenza e la perdita di vite umane.

In secondo luogo è drammatico costatare quanto spesso questi eventi passino sotto silenzio nelle nostre società. In molti casi ci comportiamo in modo tale da classificare questi eventi al pari di incidenti o di rapporti sulla criminalità forniti dai mezzi di comunicazione, come se fossero dunque esterni e non un attacco rivolto contro di noi. È come se accadessero da un’altra parte mentre, in realtà, questi attacchi si verificano proprio al cuore e contro l’anima della nostra civilizzazione, la nostra Europa.

Il ruolo delle istituzioni europee è, sostanzialmente, sensibilizzare l’opinione pubblica relativamente alla serietà, la rilevanza e la portata degli attacchi a danno dei cristiani in questi luoghi. Le istituzioni europee non dovrebbero limitarsi a produrre dichiarazioni generiche volte a condannare questi attacchi, ma dovrebbero anche promuovere un interveto su due fronti: innanzi tutto garantire che queste tragedie ricevano una maggiore visibilità nelle nostre società e, in secondo luogo, garantire che le istituzioni europee sia maggiormente presenti nei luoghi in cui queste tragedie si verificano.

Tenendo a mente questo obiettivo e questi due fronti di intervento vorrei aggiungere, Baronessa Ashton, che lei e le istituzioni europee dovete rendere noto il ruolo importante delle vittime di questi eventi, vittime che devono avere un volto ed essere presenti nelle nostre istituzioni europee. Dobbiamo definire un programma di visite, incontri e azioni per sostenere concretamente le vittime, anche se sono proprio queste ultime che saranno in grado di perorare la propria causa meglio di come non potremmo fare noi.

 
  
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  Kyriakos Mavronikolas (S&D).(EL) Signor Presidente, in quanto socialisti crediamo nei diritti umani e ovviamente crediamo nei diritti legati alla sfera religiosa. Come ha correttamente dichiarato precedentemente l’onorevole Swoboda, a noi non interessa solo la religione cristiana, bensì i diritti legati a tutte le religioni, il diritto a professare la propria fede e, ancor più importante, la comprensione tra tutte le diverse religioni ed il rispetto della fede di ogni cittadino.

Tuttavia, alla luce delle mie origini, desidero commentare un incidente particolare verificatosi a Cipro e a cui si fa riferimento nella relazione. Le forze di occupazione turche sono intervenute in una chiesa, nella quale da decenni si svolgono funzioni cristiane, per interrompere il servizio e, cosa ancor più grave, far uscire i presenti e costringere il prete a svestire i paramenti. La particolarità di questo specifico episodio è che sfortunatamente – o fortunatamente, dal momento che ci fornisce l’opportunità di unire le nostre forze e risolvere il problema – si è verificato sul territorio europeo.

 
  
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  Frédérique Ries (ALDE).(FR) –Signor Presidente, Baronessa Ashton, il massacro barbarico del 31 dicembre ad Alessandria è preceduto da una lunga serie di attacchi omicidi contro i cristiani in molte parti del mondo: in Iran, Iraq, Pakistan, Nigeria e più recentemente in Egitto. Le principali vittime della persecuzione – dobbiamo avere il coraggio di utilizzare questa parola, sebbene non sia stata adoperata nella risoluzione – sono stati i cristiani d’Oriente. Si tratta di un problema radicato nel profondo e le azioni spinte dalla cristofobia sono ormai una realtà.

La soluzione che l’Unione europea deve fornire – che noi dobbiamo fornire – deve rendere giustizia a questa minoranza cristiana. Si tratta di 12 milioni di persone che hanno bisogno di protezione e che devono potere avere un’alternativa diversa dalla fuga o dalla morte. Come già ripetuto più volte oggi, non dobbiamo stigmatizzare una religione più di un’altra, ma semplicemente evidenziare quanto sia fondamentale contrastare questi estremisti islamici che stanno soffocando la libertà ed uccidendo degli innocenti.

Ci auguriamo, Baronessa Ashton, che durante l’incontro dei ministri degli esteri alla fine di questo mese, si definiranno una risposta ed una strategia coordinate per combattere gli episodi di violenza contro i cristiani d’Oriente. Ritengo sia importante esercitare pressione, ad esempio tramite gli accordi di associazione che abbiamo stipulato con alcuni paesi, e fare appello ai vari governi in modo che perseguano i colpevoli e li consegnino alla giustizia. Questi punti sono menzionati nel secondo paragrafo della risoluzione.

La libertà di culto deve essere una realtà in ogni luogo del mondo, così come ogni individuo è libero di credere o non credere poiché, se si attenta a questa libertà, che permette di distinguere le religioni dallo Stato, allora si mettono in pericolo tutte le nostre libertà.

 
  
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  Tomasz Piotr Poręba (ECR).(PL) Signor Presidente, le vittime di almeno il 75 per cento di tutti i casi di persecuzione religiosa al mondo sono cristiani. L’Unione europea non può essere un osservatore inerte e non può restare a guardare senza fare nulla. Il dibattito odierno serve non solo per ricordare all’Europa che deve partecipare alla lotta globale volta a garantire il rispetto del diritto alla libertà religiosa, ma anche che dovremmo tutti dare piena considerazione agli strumenti che l’Unione europea può utilizzare per prevenire, in futuro, la persecuzione dei cristiani.

Cosa possiamo fare? Dal mio punto di vista, dovremmo innanzi tutto garantire che il rispetto per la libertà religiosa sia una delle priorità della politica esterna dell’unione Europea. Quando sottoscriviamo degli accordi con altri paesi, è importante garantire che vengano incluse delle disposizioni volte a prevenire, all’interno del paese in questione, la persecuzione basata su motivi religiosi.

In secondo luogo, dobbiamo considerare l’eventualità di istituire un centro europeo per verificare possibili casi di persecuzione nel mondo, per raccogliere informazioni pertinenti senza ritardi, permettendo così all’Unione di reagire rapidamente.

In terzo luogo, infine, dovremmo porre fine alla nostra politica dei due pesi e due misure. L’Unione europea e l’Europa più in generale si stanno aprendo agli immigrati provenenti da diversi paesi nel mondo. Stiamo consentendo che vengano costruiti dei luoghi di culto, permettendo loro di praticare la propria religione. Al contempo, tuttavia, difendiamo molto raramente i diritti dei cristiani all’interno di questi stessi paesi, dove possedere una bibbia è spesso considerato un reato punibile con diversi anni di detenzione e, in alcuni casi, addirittura con la morte; paesi dove non sarebbe difficile costruire un luogo di culto cristiano, sarebbe semplicemente impossibile.

È giunto il momento, oggi, di difendere con convinzione e risolutezza, i diritti dei cristiani nel mondo. Oggi, è giunto il momento di richiedere espressamente che i cristiani e i credenti di altre religioni possano essere liberi di praticare il proprio credo.

 
  
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  Francisco José Millán Mon (PPE).(ES) Signor Presidente, il presente dibattito è necessario in considerazione dei recenti gravi eventi che hanno attentato alla libertà religiosa e perfino alle vite dei cristiani. Faccio riferimento nello specifico a quanto accaduto principalmente in Pakistan, Iraq, Nigeria ed Egitto.

L’articolo 18 della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo definisce nel dettaglio la libertà di religione o libertà religiosa. Ciononostante, sfortunatamente, si tratta di un diritto poco rispettato in alcuni paesi. Stiamo addirittura costatando che quanti professano la fede cristiana possono pagare con la propria vita questa scelta.

Baronessa Ashton, l’Unione europea deve difendere con coraggio il diritto alla libertà religiosa in generale, includendolo esplicitamente nelle sue azioni esterne e pretendendo il rispetto, la libertà e la sicurezza per i gruppi religiosi più perseguitati al mondo, ovvero la comunità cristiana. Dobbiamo richiedere che tutti i governi coinvolti facciano quanto è necessario per prevenire questi attacchi e, laddove non sia possibile, arrestino e puniscano i responsabili.

Onorevoli deputati, Baronessa Ashton, la libertà è simbolo dell’identità europea, il che include la libertà religiosa, che è parte dei diritti umani di base. Suddetta libertà rappresenta anche un cammino verso la pace, come dichiarato da Papa Benedetto XVI nel suo messaggio del 1 gennaio. Vorrei inoltre sottolineare il ruolo essenziale della cristianità nel plasmare l’identità europea. Sarebbe dunque un triste paradosso che l’Unione europea non richiedesse con la massima fermezza che i diritti basilari dei cristiani vengano rispettati in tutto il mondo e non contribuisse, laddove possibile, a che ciò avvenga.

La risoluzione del Parlamento europeo definisce i metodi per difendere al meglio la libertà religiosa in generale e la libertà dei cristiani nel particolare. Accolgo con favore il fatto che il prossimo Consiglio “Affari esteri” si occuperà da vicino delle suddette questioni e – mi appresto a concludere, signor Presidente – che il prossimo Consiglio europeo del 14 febbraio esprimerà la propria opinione su questi gravi eventi, come già fatto ad esempio dal Presidente Sarkozy.

 
  
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  Mitro Repo (S&D).(FI) Signor Presidente, Baronessa Ashton, la credibilità dell’Unione europea, relativamente alla politica estera, si misura sulla sua capacità di tener fede ai valori fondamentali, ovvero i diritti umani, la democrazia, il principio della legalità e la libertà religiosa.

Il sistema giuridico egiziano rischia di rimanere all’ombra della legge della Sharia, le cui vittime sono proprio i cristiani copti. La Conferenza delle chiese europee invoca il dialogo in Europa tra cristiani e musulmani. Il dialogo religioso europeo, la tradizione culturale della religione e la tradizione dell’istruzione religiosa sono risorse a cui la politica europea può ricorrere.

Il cristianesimo e le altre religioni sono spinte dal pacifismo, come lo è l’Unione europea. Quando si sviluppano al meglio, le religioni uniscono le persone e non le dividono. Non possiamo lasciare che i terroristi utilizzino la religione come uno strumento di violenza.

 
  
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  Zbigniew Ziobro (ECR).(PL) Signor Presidente, secondo le organizzazioni che monitorano le persecuzioni religiose, ogni giorno, 200 milioni di cristiani rischiano di essere vittima di persecuzioni. Negli ultimi due anni, più di 170 000 persone sono morte per il semplice fatto di essere di fede cristiana, per quanto sia difficile da credere. Queste cifre provengono da organizzazioni che hanno il compito di monitorare i casi di persecuzione di cristiani e rivelano che effettivamente i cristiani sono i più colpiti quando si parla di persecuzioni religiose e dovremmo ricordarcene qui in Parlamento. La situazione è particolarmente tesa in buona parte dei paesi islamici, dove i cristiani vengono trattati come cittadini di secondo livello.

L’Europa non può tollerare oltre questa situazione e non solo in virtù delle sue radici cristiane. Stanno morendo degli innocenti, uccisi unicamente perché praticano una religione invece che un’altra. L’Unione europea non reagisce in modo sufficientemente deciso agli attacchi e alla discriminazione contro i cristiani. La persecuzione dei cristiani deve essere un tema affrontato durante i negoziati e le relazioni bilaterali tra l’Unione europea e quei paesi in cui si verificano eventi così estremi e terribili. Il Parlamento dovrebbe inoltre invitare la Baronessa Ashton a essere più proattiva e risoluta nelle sue azioni. .

 
  
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  Gay Mitchell (PPE).(EN) Signor Presidente, apprezzo molto il presente dibattito e sostengo pienamente la risoluzione, che desidero inoltre patrocinare. Ritengo che vi sia un gigante che prima dormiva e che adesso si sta svegliando a causa delle violenze gratuite e feroci a danno dei cristiani. Se tali violenze e abusi venissero perpetrati a danno delle comunità musulmane o ebraiche sarei ugualmente preoccupato. L’Europa è un mosaico, il cui motto sono unità e diversità.

Eppure a Cipro, il governo turco e i suoi rappresentanti ritengono sia opportuno pretendere che i cristiani chiedano il permesso per pregare e scacciarli da una chiesa se ritengono di farlo collettivamente. È stato contattato il rappresentante turco all’Unione europea? Se non è così, perché? Vorrei esprimere il mio apprezzamento nei confronti di quei musulmani che hanno sostenuto i propri vicini cristiani sotto attacco. Non trasformiamo dunque il tutto in una mozione contro qualcuno. È piuttosto in favore dei cristiani e di quanti vengono attaccati.

Non sostengo e non posso accettare alcuna forma di violenza contro individui o intere comunità sulla base del credo religioso. Questo dibattito riguarda i cristiani; sono in troppi ad aspettarsi che i cristiani accettino qualunque vecchio commento. Lo considerano un anacronismo. È giunto il momento di dimostrare rispetto reciproco. Io rispetto i deputati di quest’Aula che non hanno alcuna fede religiosa o che comunque credono in religioni diverse dalla mia. È ora che gli eurodeputati comincino a dimostrare rispetto per quanti credono nella religione cristiana; la nostra unità risiede nella diversità.

 
  
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  Maria Eleni Koppa (S&D).(EL) Signor Presidente, il numero di episodi di violenza per motivi religiosi si è moltiplicato recentemente in tutto il mondo, rappresentando una fonte di preoccupazione e indignazione. Vietare l’esercizio della propria fede è una palese violazione dei diritti fondamentali e del diritto internazionale, che sancisce che il diritto alla fede è inalienabile ed evidente.

L’interruzione da parte delle forze di occupazione del servizio cristiano a Rizokarpaso, nella parte occupata di Cipro, e il bombardamento nella chiesa cristiana ad Alessandria utilizzata dalla comunità copta sono solo due esempi delle crescenti tensioni e dell’odio religioso che si stanno sviluppando in diversi luoghi non lontani dall’Europa.

L’Unione europea deve sviluppare un insieme di strumenti che proteggano nella pratica i diritti di ogni credo religioso. L’Unione europea non tollererà questi comportamenti e questo messaggio deve essere lanciato in modo chiaro e deciso. Desidero fare appello all’Alto rappresentante affinché contempli, tra le sue priorità, una valutazione della situazione della libertà di espressione religiosa. Infine, sarebbe bene includere la protezione della fede religiosa in tutte le discussioni con i paesi terzi a livello del Consiglio e della Commissione europea.

 
  
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  Mirosław Piotrowski (ECR).(PL) Signor Presidente, il cristianesimo è sempre stato un tratto caratterizzante dell’identità europea da cui derivano i valori dell’Unione europea. L’UE, pertanto, non può restare a guardare mentre i cristiani vengono perseguitati, anche in altre parti del mondo. Nei paesi arabi ed asiatici i cristiani sono la minoranza religiosa più in pericolo, come confermato dai recenti attacchi a danno dei cristiani in Egitto e in Iraq e dai precedenti attacchi in India, le cui vittime sono anche stati bambini piccoli. Disponiamo di diversi strumenti per prevenire e denunciare attacchi di questo genere e l’Unione europea deve assolutamente condannare ogni atto di violenza contro i cristiani. Uno degli interventi più efficaci sarebbe che la stipula di accordi con l’UE, ad esempio gli accordi commerciali con paesi terzi, dipendesse dalla garanzia che i paesi interessati rispettino i diritti dei cristiani, e che si includessero delle clausole che prevedano la scissione degli accordi qualora questi diritti vengano violati.

 
  
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  Doris Pack (PPE).(DE) Signor Presidente, Baronessa Ashton, nel 2009 abbiamo incoraggiato il dialogo interculturale in Europa tra cristiani e musulmani, cristiani ortodossi e cattolici e tra cristiani protestanti ed ortodossi. Abbiamo cercato di accrescere la fiducia all’interno della nostra comunità. Stiamo intervenendo al nostro interno. Di certo abbiamo delle opinioni e non ci manca il coraggio di esprimerle mentre, a volte, è evidente che questo coraggio viene meno. Ho recentemente letto e sentito che la Commissione europea ha pubblicato un calendario per i giovani che include i giorni festivi di tutte le religioni fatta eccezione per il cristianesimo. Episodi del genere non potranno che incoraggiare quanti, in Egitto e altrove, continuano a compiere atti deprecabili.

Abbiamo l’obbligo di aiutare i cristiani in quei paesi già menzionati più volte oggi. La maggior parte vive in paesi quali la Palestina, l’Egitto, l’Iraq e l’Iran, che sono la culla del cristianesimo. Non possiamo permettere che queste persone vengano scacciate dalle proprie abitazioni. Non si tratta di minoranze, bensì di egiziani e palestinesi – come tutti gli altri residenti dei paesi in questione – che desiderano continuare a vivere lì, ma vengono ostacolati in questo loro desiderio. Dobbiamo sostenere la Baronessa Ashton e impegnarci per garantire che l’Unione europea includa una garanzia per la libertà di religione in tutti i trattati che stipula e specialmente con i paesi a cui abbiamo fatto riferimento. Dobbiamo assicurarci che nessuno venga obbligato ad abbandonare il proprio paese per motivi di natura religiosa.

 
  
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  Ria Oomen-Ruijten (PPE).(NL) Signor Presidente, quando considero la situazione a Baghdad e ad Alessandria, ho l’impressione che si sia tornati indietro di 500 anni. Allora nei Paesi Bassi eravamo nel pieno di una guerra civile (Hoekse en Kabeljauwse twisten), durante la quale i protestanti ed i cattolici si scontrarono violentemente. Signor Presidente, non vi è più spazio per scontri di questo tipo nella moderna società europea. Quando guardo a Baghdad e ad Alessandria, tuttavia, vedo semplicemente l’espressione grossolana di una vita che freme sotto la superficie in molti paesi.

Per questo motivo il mio messaggio è che nel quadro del dialogo culturale e delle libertà che abbiamo definito insieme, l’Unione europea deve assegnare alla libertà di religione la massima importanza in ogni trattato che adotta, in ogni paese con il quale interagisce e in ogni relazione che redige, come io stessa ho evidenziato nella relazione sulla Turchia. Questo significa – sebbene l’onorevole Pack non vi abbia fatto riferimento – che queste libertà devono essere reciproche e che la libertà di religione deve essere rispettata anche in quei paesi in cui l’Islam non è la religione di maggioranza.

Signor Presidente, ritengo che l’intolleranza e la violenza a cui abbiamo assistito non siano accettabili e che sia necessario favorire il dialogo tra le fazioni contrapposte. Mi rivolgo pertanto alla Baronessa Ashton affinché si assicuri, con la collaborazione dei suoi servizi diplomatici, che vi sia la più totale coerenza nel trattare il tema della libertà di religione in ogni comunicazione con le autorità di tutti questi paesi. Potrà fare affidamento sul sostegno del Parlamento al riguardo.

 
  
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  Eleni Theocharous (PPE).(EL) Signor Presidente, la persecuzione ed il massacro dei cristiani nel Medio Oriente è solitamente opera di organizzazioni di fanatici e terroristi. La persecuzione dei cristiani greco-ciprioti nella parte occupata di Cipro è opera dell’esercito di un paese che ambisce a diventare membro dell’Unione europea.

Ho qui in mano una lettera del sedicente “ambasciatore della Repubblica turca di Cipro del Nord” a Bruxelles – un’entità che esiste unicamente sulla base della forza dell’esercito di occupazione turco – in cui tenta di mettermi in ridicolo mentre, al contempo, ammette che la cerimonia a Rizokarpaso è stata interrotta poiché i cristiano greco-ciprioti non avevano ottenuto il permesso.

Baronessa Ashton, da quando è necessario un permesso per praticare la propria religione? Per quanto continuerà a tollerare violazioni talmente palesi dei diritti umani e della libertà di religione dei cittadini europei da parte di un paese che ambisce a diventare membro dell’Unione europea?

 
  
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  Miroslav Mikolášik (PPE). (SK) Signor Presidente, Baronessa Ashton, desidero rivolgermi a lei e farle un appello accorato, dal momento che è inaccettabile che i cristiani nel Medio Oriente continuino ad essere il bersaglio di attacchi così crudeli.

Iraq, Iran, Egitto, Nigeria, Turchia e Pakistan: questi paesi sono stati per secoli la casa di cristiani, che non desiderano andarsene. È sconcertante che gli ecclesiastici islamici promuovano sentimenti anti-cristiani nei discorsi rivolti ai loro fedeli. Nell’Iraq del Nord, le persone hanno paura di addobbare le proprie abitazioni. A Baghdad, persone armate hanno compiuto delle irruzioni, sparando a 52 persone e ferendone 200.

A dicembre abbiamo avuto modo di incontrare i vescovi iracheni, in visita al Parlamento europeo, che hanno sottolineato di aver bisogno del sostegno da parte nostra e della comunità internazionale affinché degli innocenti non vengano uccisi a causa del loro credo religioso. A che punto siamo arrivati?

In questo contesto, desidero fare riferimento alla Turchia, che si sta impegnando sul fronte dell’integrazione europea mentre, parallelamente, proibisce l’istituzione di società o congregazioni religiose cristiane. Permettiamo la costruzione di minareti in Europa, ma non veniamo ricambiati in alcun modo.

Vorrei anche sapere dove sono tutti i difensori dei diritti umani e dei diritti degli animali e così via. A volte mi chiedo se non sarebbe il caso di istituire un gruppo per la protezione dei cristiani nel mondo.

 
  
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  Peter Šťastný (PPE).(EN) Signor Presidente, è profondamente preoccupante costatare un aumento nel numero di attacchi violenti e crudeli a danno dei cristiani e delle loro comunità. I responsabili sono per lo più estremisti islamici fanatici. Si tratta di odio allo stato puro a cui dobbiamo assolutamente porre la parola fine.

L’UE e le sue istituzioni, inclusa quest’Aula, devono esercitare maggiore pressione sui governi dei paesi in cui si verificano questi incidenti, specialmente ne caso in cui gli Stati abbiano politiche deboli o chiudano gli occhi dinanzi a episodi di questo genere.

Qui noi valorizziamo e tuteliamo ogni singola vita, puniamo severamente chiunque metta a repentaglio la vita umana e la punizione è ancora più rigida se gli attacchi vengono perpetrati contro una minoranza e alimentati dall’odio. Dobbiamo insistere affinché tutti i paesi forniscano forme analoghe di tutela della vita umana e puniscano severamente chiunque si macchi di crimini odiosi e dobbiamo fornire assistenza ai paesi coinvolti.

Sappiamo tutti cosa potrebbe accadere se non intervenissimo e se non arrestassimo l’attuale tendenza crescente. Il mondo civilizzato deve quindi impegnarsi al massimo delle proprie capacità per invertire questa pericolosa tendenza.

 
  
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  Sari Essayah (PPE).(FI) Signor Presidente, Commissario, non voglio in alcun modo sottovalutare la pressione sulle altre religioni, ma i dati statistici sono eloquenti: il 75 per cento delle persone minacciate o uccise per motivi religiosi è di fede cristiana e circa 100 milioni di cristiani al mondo sono vittima di persecuzioni e violenza a causa del loro credo.

Recentemente la situazione si è particolarmente aggravata nel Medio Oriente, come è già stato ripetuto oggi. Attacchi durante cerimonie religiose in Iraq, Egitto e Siria hanno causato la morte di decine di persone, bambini inclusi. Le sfide non mancano anche in altre parti del mondo. La crescita economica esponenziale in alcuni paesi asiatici nasconde gravi violazioni dei diritti umani fondamentali. In Cina, India e Vietnam, ad esempio, la libertà di religione è sostanzialmente riconosciuta solo su carta. Dobbiamo riconoscere che l’UE e i suoi Stati membri stanno chiudendo gli occhi dinanzi a quanto accade, ad esempio con la scusa delle relazioni commerciali.

Ciononostante, se lo volesse, l’UE potrebbe fare molto di più per migliorare la situazione dei cristiani e promuovere la libertà di religione nel mondo, insistendo ad esempio sulla clausola relativa alla libertà di religione in tutti gli accordi stipulati con paesi terzi. Per questo motivo, desidero chiederle, Commissario, se la sua intenzione per il futuro sia di insistere su questa clausola e, oltretutto, verificarne l’applicazione.

Il tiepido atteggiamento europeo è in parte attribuibile al fatto che noi stessi stiamo perdendo i nostri vecchi valori. Vogliamo confinare la religione ad uno spazio privato, come si evince ad esempio dal dibattito sul crocifisso che si è tenuto in Italia. Analogamente, l’onorevole Pack ha citato il calendario pubblicato dalla Commissione, dal quale sono state omesse per intero le festività cristiane. Il secolarismo non è la risposta a questi problemi. La risposta risiede nel rispetto di coloro che hanno opinioni diverse dalle nostre e delle convinzioni altrui.

 
  
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  Traian Ungureanu (PPE).(EN) Signor Presidente, la condizione dei cristiani nel Medio Oriente, in Asia e in Africa non è un caso. Non si tratta di una serie di attacchi deprecabili ma comunque non coordinati. Al contrario, si può parlare di persecuzione di massa. I cristiani sono oggetto di intimidazioni, vengono sfrattati o uccisi con un obiettivo preciso: la pulizia religiosa. Quanto detto si sta verificando proprio adesso, mentre noi europei facciamo di tutto per tenere conto delle infinite sensibilità dei credenti musulmani. Il risultato è che l’Europa è piena di moschee mentre dal Medio Oriente si cacciano i cristiani.

Ma non è una questione di numeri, quanto di libertà e di identità. Anche per chi tra noi non è credente, il cristianesimo dovrebbe essere molto di più che una setta dimenticata, esotica e in via di estinzione. Siamo liberi di credere o meno, ma non siamo liberi di assistere alla violazione delle nostre libertà.

Dovremmo pertanto rendere la libertà religiosa una precondizione nei nostri rapporti con gli stati sovrani. Questo approccio andrebbe trasformato in legge e divenire parte del mandato del’Alto rappresentante.

 
  
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  Tunne Kelam (PPE).(EN) Signor Presidente, desidero comunicare all’Alto rappresentante che in queste condizioni le condanne e le dichiarazioni non bastano. Gli attacchi contro le comunità cristiane si sono drammaticamente intensificati, specialmente nei paesi del Medio Oriente e del Nord Africa. È difficile trovare uno Stato in cui i cristiani possano vivere come una normale minoranza e, aspetto centrale, possano proclamare liberamente la propria fede.

Le persone che hanno da poco abbracciato la fede cristiana corrono il rischio di venire uccisi. Non stiamo parlando di nuove minoranze; i cristiani sono tra i più antichi abitanti di queste terre. Oggi vengono sempre più spesso costretti ad abbandonare i propri paesi, costretti a vivere in ghetti o a diventare rifugiati interni, come nel caso dell’Iraq. Pertanto, è impellente formulare una strategia UE sulla libertà religiosa e prevedere un insieme di misure concrete contro quegli Stati che si rivelano sistematicamente incapaci di proteggere le minoranze religiose.

Desidero fare inoltre riferimento alla proposta avanzata dall’onorevole Mayor Oreja di comporre una lista di vittime con cui i servizi esterni dell’UE possano mantenersi in contatto. Non si tratta di contrapporre le diverse religioni, quanto di garantire che esistano effettivamente le stesse opportunità, poiché costruire una chiesa cristiana ad Alessandria o Ankara deve essere facile quanto lo è costruire una moschea a Bruxelles.

 
  
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  Simon Busuttil (PPE).(MT) Signor Presidente, gli attacchi a danno della comunità cristiana in Egitto ed in altri paesi dovrebbero essere condannati ed è nostro dovere reagire. La mia domanda è la seguente: se l’Europa, che è la culla del cristianesimo, non sarà in grado di difendere i cristiani e la loro libertà di praticare la propria religione allora, chi lo farà?

Tuttavia, dobbiamo anche cercare di evitare che le comunità musulmane si irrigidiscano e vengano manipolate dagli estremisti. Dobbiamo fare attenzione a non etichettare tutti i musulmani come terroristi, poiché solo una minoranza di essi è in favore della violenza e dell’estremismo. Al contempo, le comunità musulmane nel mondo hanno il dovere di condannare gli estremisti che sfruttano la loro religione e dovrebbero dissociarsi da queste persone, al fine di evitare che essi screditino la religione musulmana.

Oltretutto dobbiamo esortare le autorità di questi paesi al massimo affinché proteggano le comunità cristiane da ogni forma di persecuzione.

Ma soprattutto, nonostante gli episodi che si stanno dispiegando davanti ai nostri occhi e che suscitano rabbia, non possiamo abbandonare la ragione. Come disse Mahatma Gandhi “occhio per occhio ed il mondo diventa cieco”.

 
  
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  Carlo Casini (PPE). – Signor Presidente, onorevoli colleghi, i colleghi che hanno già parlato hanno detto pressoché tutto. Hanno ricordato i fatti, li hanno valutati, hanno fatto precise richieste.

Vorrei quindi – dato che è l'ultimo intervento programmato – aggiungere qualcosa che non sia stato già detto e mi viene in mente il pensiero di un grandissimo europeo, Giovanni Paolo II, uomo che con grande efficacia ha contribuito alla caduta del Muro di Berlino, nel suo testamento spirituale scrive i quattro valori che stanno alla base della civiltà futura, cioè della civiltà dell'amore, sono appunto la vita, la pace, il pane, la libertà religiosa.

Penso poi a quanto ha scritto Giorgio La Pira, già sindaco di Firenze, promotore di grandi convegni sulla civiltà cristiana in pieno periodo di guerra fredda. Nel suo libro "Premesse della politica", egli scrive che ogni concezione politica ha alla sua base un determinato concetto dell'uomo. Per l'Europa cristiana l'uomo è essenzialmente un essere orante – così egli scrive – cioè un essere capace di dialogare, di pensare l'infinito, di dialogare con Dio.

Togliere all'uomo questa possibilità di dialogo privato e pubblico non è soltanto la negazione del fatto religioso, ma è anche la negazione dell'uomo stesso. Affido all'Assemblea, affido a lei, Alto Rappresentante, questi pensieri come contributo per un impegno concreto ed efficace della nostra Unione europea, che affonda le sue radici nell'identità cristiana e che non manca mai di proclamare il suo proposito di difendere e promuovere la dignità e i diritti dell'uomo.

 
  
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  Presidente. – Onorevoli deputati, passiamo adesso alla procedura catch the eye. Vi comunico che però vi è un problema dal momento che ho 25 richieste di intervento ma soltanto 5 minuti a disposizione, quindi non tutti potranno prendere parola. Farò del mio meglio per cercare di suddividere il tempo in modo equo ma, sfortunatamente, non tutti potranno intervenire.

 
  
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  Magdi Cristiano Allam (PPE). – Signor Presidente, onorevoli colleghi, mi limiterò a richiedere all'Alto Rappresentante, la signora Ashton, di mettere nell'agenda dei rapporti con l'Egitto una domanda specifica: chiediamo alle autorità egiziane di togliere dai documenti ufficiali, dalla carta di identità, dal passaporto, da tutti i documenti richiesti per lavorare, la menzione religiosa.

I cristiani sono discriminati in Egitto nel momento in cui sui loro documenti c'è scritto "cristiano". Il terrorismo islamico oggi viene legittimato in un contesto in cui la discriminazione dei cristiani è istituzionalizzata.

Questa è una richiesta specifica che, se realizzata, libererebbe i cristiani da una discriminazione istituzionalizzata.

 
  
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  Antigoni Papadopoulou (S&D).(EN) Signor Presidente, l’articolo 3 della Convenzione europea sui diritti dell’uomo proibisce i “trattamenti disumani o degradanti” e l’articolo 9 tutela il diritto di “manifestare la propria religione ed il proprio credo” nel culto. Questi concetti sono stato ribaditi dalla Corte europea per i diritti dell’uomo nella sentenza della quarta causa interstatale a vedere contrapposti Cipro e Turchia dal 2001.

Vorrei comunicare alla Baronessa Ashton che, sfortunatamente, negli ultimi 36 anni la Turchia, paese candidato per l’adesione all’Unione europea, ha distrutto monumenti religiosi a Cipro e trasformato chiese cristiane in moschee e stalle e ha recentemente interrotto le messe a Natale e per l’Epifania nelle chiese cristiane delle città occupate di Rizokarpaso e Yialousa.

La Turchia deve essere condannata per i crimini che commette sul territorio dell’UE che, dal suo canto, non può rimanere inerte. I cristiani che abitano a Cipro sono in pericolo.

 
  
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  Alexandra Thein (ALDE).(DE) Signor Presidente, Baronessa Ashton, oggi discutiamo di una mozione per una risoluzione sulla situazione dei cristiani nel mondo in relazione alla libertà religiosa. Il Parlamento europeo sostiene le libertà fondamentali e i diritti umani in tutto il mondo. Il gruppo dell’Alleanza dei Liberali e dei Democratici per l’Europa è uno dei pilastri di tale sostegno, il che ci distingue dai conservatori, che si stanno concentrando soprattutto sulla situazione dei cristiani.

In termini generali non si tratta solo della posizione dei cristiani. Da una prospettiva liberale, si tratta piuttosto della libertà religiosa in senso più ampio, ovvero tutte le religioni esistenti al mondo, e quindi la tutela delle minoranze religiose e l’obbligo a carico di ogni Stato di proteggere al meglio delle proprie capacità i membri di suddette minoranze religiose che vengono attualmente minacciate.

Vi sono problemi anche in Europa. Io vengo da Berlino e solo in questa città sono stati appiccati sei incendi contro delle moschee nell’arco di sei mesi, fortunatamente senza morti, in conseguenza del clamore suscitato dalle parole di un ex dipendente socialdemocratico della Banca centrale. Tuttavia, lo Stato tedesco si sta impegnando per proteggere al meglio gli edifici religiosi. In egual modo, l’Egitto sta adottando ulteriori misure a seguito del secondo grave attentato terroristico contro i cristiani.

Indubbiamente, non possiamo collocare un agente di polizia davanti ad ogni chiesa, moschea o sinagoga. Mi rammarico che in molti paesi, incluso il mio, gli edifici ebraici abbiano ormai l’aspetto di istituzioni ad alta sicurezza. Per questo motivo è importante che noi politici ci si assuma la responsabilità per il comportamento nei confronti delle minoranze religiose nei nostri paesi e che si promuova un approccio aperto e amichevole nei confronti di tutte le religioni.

 
  
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  Charles Tannock (ECR).(EN) Signor Presidente, quando sono stato eletto europarlamentare per la prima volta, undici anni fa, il fatto che io sollevassi spesso il problema della persecuzione dei cristiani in contesti islamici e comunisti – che malauguratamente è peggiorata da allora – veniva considerato un atteggiamento eccentrico e quasi imbarazzante, principalmente, devo ammetterlo, anche in seno al PPE.

Sono pertanto lieto che oggi perfino alcune delle forze più aggressive e anticlericali in quest’Aula si siano svegliate dinanzi alla minaccia alla stessa esistenza delle antiche comunità di fede cristiana come gli assiri iracheni, che io patrocino nel Regno Unito, e i copti d’Egitto. Lo scorso sabato ho manifestato a Downing Street, dinanzi la casa del Primo ministro con alcuni dei miei elettori copti, per richiedere che il governo del Regno Unito esercitasse una maggiore pressione sul governo egizio per tutelare i suoi cittadini. Oggi mi rivolgo a lei, Baronessa Ashton, in quanto Alto rappresentante dell’Unione europea, affinché faccia altrettanto.

 
  
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  Nikolaos Salavrakos (EFD).(EL) Signor Presidente, qualche tempo fa ho scritto un articolo intitolato “Monologo plurale” (Plural monologue). Plurale significa che parliamo in tanti e monologo che parla una sola persona. È proprio questo il problema delle nostre comunità oggi. Tutti parlano – e per lo più di idee – ma ascoltiamo solo quello che diciamo noi stessi. Questo vale anche per il problema dell’inasprimento del fondamentalismo islamico, a cui abbiamo assistito negli ultimi giorni e che si è manifestato in Egitto con gli attacchi selvaggi al volgere dell’anno nuovo.

Vorrei sottolineare che si calcola che, nel corso di un secolo, dall’inizio del XX secolo fino ad oggi, la popolazione di cristiani nell’Est sia diminuita dal 22 per cento fino a meno del 10 per cento. Dobbiamo prestare attenzione a questa nuova faccia dell’islamismo perché vi sono dei leader anziani sia in Egitto che in Libia e in altri paesi e non sappiamo cosa potrebbe accadere quando non ci saranno più e quali direzioni potrebbero prendere questi paesi.

Date le circostanze, mi rivolgo a lei, Baronessa Ashton, affinché prenda delle iniziative esercitando la sua influenza al fine di contenere il fanatismo religioso, che sia cristiano o musulmano.

 
  
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  Franz Obermayr (NI).(DE) Signor Presidente, il vescovo copto Anba Damian ha recentemente lanciato un appello per la costituzione di un’alleanza Cristiana, specialmente per i cristiani in Egitto, a seguito delle accese campagne nelle moschee e del terribile massacro durante la messa cristiana. L’ente di beneficienza Open Doors ha incluso nel suo indice mondiale relativo alle persecuzioni 50 paesi in cui i cristiani sono oggetto di gravi persecuzioni.

Non capisco esattamente perché oggi ci si dichiari preoccupati. Non dovremmo sorprenderci, poiché il problema comincia in cima. Se noi, all’interno del’Unione europea, distribuiamo a 21 000 scuole europee per 3 milioni di bambini un calendario che è il perfetto esempio dell’autonegazione e non contiene alcuna festività cristiana, ma che indica invece quelle islamiche, sikh, hindu e cinesi, allora non si tratta nemmeno più di autonegazione, ma di odio di se stessi. Baronessa Ashton, abbiamo bisogno di coraggio e di mantenere i nostri standard. Non possiamo tollerare l’intolleranza.

 
  
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  Anna Záborská (PPE). (SK) Signor Presidente, l’Unione europea non può rimanere in silenzio, non può rispondere solo dopo che le cose accadono, quando i cristiani muoiono e vengono espulsi dalle loro case. L’Unione europea non è in grado di difendere in modo sufficiente i cristiani perché l’Unione è terrorizzata dal politically correct, che soffoca la libertà religiosa. L’ideologia del laicismo ci lega le mani e soffoca la libertà di religione.

L’Unione fatica a proteggere e difendere i cristiani nel mondo poiché non rispetta la stessa filosofia cristiana. Alcuni deputati si sono dichiarati contrari a che dei leader religiosi tengano dei discorsi qui in Parlamento. Il Parlamento si è poi rifiutato di condannare il rapimento dell’arcivescovo di Mosul, in seguito assassinato. Un gruppo politico di questa Istituzione si è assicurato che il Papa venisse accusato di aver violato i diritti umani. La Commissione ha dimenticato di includere le festività cristiane, per non parlare del dibattito sui crocifissi in Italia.

Attendo con interesse l’istituzione dell’Osservatorio europeo per l’intolleranza e la discriminazione contro i cristiani a Vienna, che ritengo si troverà con molto lavoro da svolgere.

 
  
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  László Tőkés (PPE).(HU) Signor Presidente, in quanto componente di una minoranza in Romania, ho conosciuto il significato della persecuzione religiosa sotto la dittatura di Ceauşescu. È stato motivo di soddisfazione per me ascoltare le parole del Primo ministro Victor Orbán, che ha dichiarato oggi che la lotta alla persecuzione dei cristiani è una delle nostra priorità. Ritengo che l’Alto rappresentante Ashton dovrebbe apportare il suo contributo collaborando con la Presidenza ungherese e la esorto a farlo. In occasione di una recente visita a Istanbul abbiamo avuto modo di vedere e apprendere che milioni di cristiani armeni e greci sono stati uccisi in questi luoghi nel corso del XX secolo. Mi rattrista costatare che la persecuzione dei cristiani continua fino ai nostri giorni. Propongo, al pari dell’onorevole Hautala, che questo tema venga posto come punto indipendente all’ordine del giorno della commissione “Droit”. D’altro canto mi rivolgo alla Baronessa Ashton affinché, in occasione dell’incontro dei ministri degli esteri previsto per il 31 gennaio, avvii un dibattito serio sulla protezione dei cristiani, che deve divenire una priorità della politica estera.

 
  
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  Presidente. – Lascio la parola all’Alto rappresentante Ashton affinché tiri le fila del dibattito e risponda alle numerose domande poste..

 
  
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  Catherine Ashton, Vicepresidente della Commissione/Alto rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza.(EN) Signor Presidente, se me lo consente, desidero riprendere un paio delle numerose proposte che sono state avanzate, ma innanzi tutto voglio ringraziare gli onorevoli deputati e prendere atto dei forti sentimenti e delle espressioni di sostegno rispetto al lavoro che stiamo cercando di portare a termine in questo ambito.

Come ho già affermato, uno dei motivi per cui è un piacere per me partecipare al dibattito odierno è che questo tema è già stato sollevato una volta in seno al Consiglio “Affari esteri” – ma lo riprenderemo alla fine di gennaio – e le perplessità manifestate dagli onorevoli deputati si ricollegano e fanno eco alle preoccupazioni che sono state espresse da diverse fonti, non da ultimi alcuni Stati membri e alcuni dei ministri più coinvolti in questo ambito.

Voglio chiarire che io ho effettivamente parlato di cristianesimo. Ho cominciato il mio intervento illustrando le ragioni per cui mi sono recata a Betlemme, ovvero per riconoscere che, sebbene mi trovassi nel Medio Oriente, mi trovavo comunque nel cuore, per così dire, di molte religioni – specialmente alla vigilia del Natale ortodosso. Si è trattato di una dichiarazione decisamente forte e la mia è stata una scelta consapevole e personale. Constato che, sfortunatamente, l’onorevole Mauro ha lasciato l’Aula e non ascolterà la mia risposta, ma mi auguro che gli riferiscano che con le mie parole vi avevo fatto riferimento.

Vorrei riprendere un paio di punti. Numerosi deputati hanno chiesto come utilizzare gli strumenti a nostra disposizione per garantire che questi temi possano essere affrontati. Desidero ricordare agli onorevoli deputati che quasi tutti gli accordi commerciali e di cooperazione conclusi dal 1995 includono una clausola sui diritti umani, presente negli accordi stipulati, se non sbaglio, già con 134 paesi.

L’obiettivo principale è dimostrare l’impegno condiviso in materia di diritti umani, ma in questo modo disponiamo anche di una base giuridica per comminare delle sanzioni nel caso di gravi violazioni dei diritti umani. Gli europarlamentari ricorderanno che, nel mio incarico precedente, sono stata io a sollevare la questione del sistema “SPG plus” e dello Sri Lanka. Saprete tutti che abbiamo avviato la procedura per sospenderli dallo schema, espressamente a causa di questioni relative ai diritti umani. Come hanno detto molti deputati, è importante continuare a considerare il modo in cui vengono stipulati gli accordi nonché gli strumenti a nostra disposizione e assicurarci che queste armi vengano utilizzate, se necessario.

Quando la Commissione comincerà a ripensare al futuro del regolamento SPG, sarà interessante, a mio avviso, considerare se sia possibile migliorare eventuali elementi del regolamento legati alla ratifica e all’attuazione dei diritti umani e delle relative convenzioni.

Volevo anche soffermarmi sull’altra faccia della medaglia, ovvero gli strumenti a cui ricorrere per promuovere e sostenere la democrazia e i diritti umani. Come gli onorevoli deputati sanno bene, stiamo sostenendo dei progetti in tutto il mondo volti a contrastare il razzismo, la xenofobia e la discriminazione più in generale. Abbiamo fondato delle ONG contro la discriminazione in circa 60 paesi. Pertanto, cerchiamo di trovare un equilibrio tra l’utilizzo degli strumenti a nostra disposizione per poter manifestare apertamente il nostro disappunto quanto riteniamo che vi siano delle violazioni e il loro utilizzo – combinato alla nostra volontà e alla nostra disponibilità – per sostenere le ONG, in particolar modo quelle attive nel campo della lotta alla discriminazione.

Volevo fare riferimento ad un altro aspetto, ovvero il ruolo delle delegazioni nel mondo e l’importanza delle attività di monitoraggio. Numerosi deputati hanno menzionato questo punto specifico. Ho già affermato quanto ritengo che sia importante monitorare la situazione in tutto il mondo.

Sono rimasta particolarmente colpita da una questione citata in numerosi interventi oggi e che, sebbene sia diventata più visibile nelle ultime settimane e mesi, è ormai da tempo motivo di preoccupazione per molti europarlamentari, ovvero il modo in cui i fedeli, delle diverse religioni, siano oggetto di una discriminazione continua in tutto il mondo e l’esigenza di essere attenti e vigili non tanto quando si arriva agli atti di violenza – nel senso che quando si giunge alla violenza siano comunque spinti ad agire – ma anche prima che si arrivi a questi livelli, quando si parla di una forma di discriminazione continua.

Ritengo sia importante considerare le nostre delegazioni sparse per il mondo come una fonte utile per vigilare e riconoscere quelle forme di discriminazione che gli onorevoli deputati hanno descritto come “bollicine sotto la superficie”, se posso usare questa immagine, e darcene comunicazione.

Credo inoltre che sia importante, come ho già detto, fare presente in occasione dell’ultimo Consiglio “Affari esteri” che nel nostro lavoro in materia di diritti umani e nella relazione che abbiamo prodotto, stiamo affrontando anche la condizione delle minoranze religiose nel mondo. Il cristianesimo ha ricoperto un ruolo importante nelle nostre discussioni odierne, ma molti deputati hanno sottolineato che questo deve anche tradursi nella garanzia che le nostre azioni siano caratterizzate dal rispetto e dalla tolleranza nei confronti delle altre religioni.

Ritengo sarà importante impegnarsi per comprendere cosa sta effettivamente accadendo sia tramite il monitoraggio nelle nostre relazioni che grazie al lavoro delle nostre delegazioni nel mondo. In questo modo potremo capire meglio come utilizzare gli strumenti a nostra disposizione, specialmente da parte della Commissione, ma anche avere il polso della volontà politica, non solo da parte mia, perché – come avete giustamente fatto notare – anche voi, in quanto parlamentari, avete un ruolo e una voce forte in materia, insieme agli Stati membri e ai ministri coinvolti.

Inizialmente ho dichiarato il mio impegno per far sì che si possano utilizzare al meglio le risorse esistenti, che si riesca a controllare da vicino cosa sta accadendo e che si ricorra agli strumenti politici ed economici a nostra disposizione in modo da mantenere questo tema tra le priorità per il futuro e vi ringrazio per tutti i vostri contributi. Mi rivolgo ora ai deputati i cui commenti e le cui domande non hanno ricevuto risposta: non è dipeso da una mia mancanza di volontà e le valuterò attentamente e l’intera discussione odierna alimenterà il dibattito che si terrà in occasione del Consiglio “Affari esteri” alla fine di gennaio.

 
  
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  Presidente. – Comunico di aver ricevuto sette proposte di risoluzione ai sensi dell'articolo 110, paragrafo 2, del regolamento.

La discussione è chiusa.

La votazione si svolgerà giovedì, 20 gennaio 2011, alle 12:00.

Dichiarazioni scritte (articolo 149 del regolamento)

 
  
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  Elena Oana Antonescu (PPE), per iscritto.(RO) Degli innocenti sono diventati vittime di un terribile atto criminale che non ha nulla a che vedere con la religione o i principi morali. Noi, cittadini dell’Unione europea, sosteniamo e promuoviamo la libertà religiosa e abbiamo il dovere di richiedere che questa venga rispettata, tutelata e promossa in quanto diritto umano basilare. L’obiettivo del terrorismo in questo intero contesto è effettivamente quello di causare disordini e conflitti tramite attacchi che vengono giustificati dai colpevoli facendo riferimento ad un motivo religioso soggiacente. Desidero sottolineare che il terrorismo non ha alcun tipo di religione. È proprio questo il motivo per cui qualunque forma di riflessione fondamentalista deve rimanere fuori dalla porta delle moschee, delle chiese e delle sinagoghe. Le religioni del mondo non incoraggiano gli attacchi violenti. Quanti compiono questi atti non devono credere di stare combattendo per qualcosa; è vero il contrario. Ritengo che stiano combattendo contro la moralità, contro altri individui e contro l’umanità stessa.

 
  
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  Gerard Batten (EFD), per iscritto.(EN) La persecuzione dei cristiani nei paesi islamici e in altri non islamici, come nel caso della Cina comunista, è una tendenza crescente e deprecabile. Uno degli episodi più recenti di violenza anticristiana si è registrato ad Alessandria d’Egitto, a Capodanno, quando 25 persone sono state uccise e 80 ferite durante il bombardamento di una chiesa. Il contesto in cui si colloca questo attacco mi è stato illustrato dalla comunità copta stanziata a Londra e in altre parti del Regno Unito.

I responsabili sono motivati dall’ideologia islamica fondamentalista ed estremista. Io ed il Partito per l’indipendenza del Regno Unito, che rappresento, non vogliamo una politica estera UE o un ministro per gli esteri UE, ruolo correntemente ricoperto dalla Baronessa Ashton. Tuttavia, da momento che la Baronessa ha questo incarico, dovrebbe prendere in considerazione il fatto che l’UE firma degli accordi del valore di miliardi di euro con paesi che sono tra i peggiori persecutori di cristiani. L’UE dovrebbe utilizzare il proprio potere economico per ribadire che non stipulerà accordi preferenziali né garantirà trattamenti di favore a quei paesi che tollerano la persecuzione dei cristiani. È il minimo che possiamo aspettarci.

 
  
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  José Manuel Fernandes (PPE), per iscritto.(PT) Le statistiche sulla libertà religiosa dimostrano che la maggioranza degli atti di violenza religiosa negli ultimi anni sono stati perpetrati a danno dei cristiani. Nel 2010 il numero di attacchi contro comunità cristiane è cresciuto in modo allarmante. Sfortunatamente, in molti hanno perso la vita in seguito ai sanguinosi attacchi a danno delle comunità cristiane in Nigeria e Pakistan, agli attacchi terroristici contro i cristiani copti ad Alessandria e nelle Filippine, agli attacchi terroristici jihadi contro famiglie cristiane assire e ai bombardamenti coordinati contro abitazioni cristiane a Baghdad. Ripudio inoltre la deprecabile persecuzione dei cristiani da parte del governo della Repubblica islamica dell’Iran, nonché la deplorabile repressione delle attività delle chiese cattoliche e di altre comunità religiose in Vietnam. L’Unione europea deve rinnovare l’impegno che ha sempre dimostrato nel perseguire la libertà religiosa, la libertà di coscienza e la libertà di pensiero, che sono principi fondamentali dell’acquis communautaire. I governi hanno il dovere di garantire suddette libertà. Pertanto, anche in considerazione dell’aumento della violenza anticristiana al mondo, ritengo che il Consiglio, la Commissione e l’Alto rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza debbano intraprendere delle azioni rapide, decise e convinte al fine di garantire la difesa della libertà religiosa nel mondo.

 
  
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  Filip Kaczmarek (PPE), per iscritto.(PL) La situazione è decisamente insoddisfacente per quanto riguarda il rispetto dei diritti dei cristiani di seguire la propria religione. Soltanto lo scorso anno, il Parlamento europeo ha dovuto rispondere incredibilmente spesso a violazioni dei diritti umani a danno di cristiani. Sono stato co-autore di tre risoluzioni in merito a questioni correlate – una sul’Iraq, in particolare, la pena di morte (incluso il caso di Tariq Aziz) e gli attacchi contro le comunità cristiane, adottata il 24 novembre 2010, una sui recenti attacchi alle comunità cristiane, adottata il 20 gennaio 2010, e una sulla libertà religiosa in Pakistan, adottata il 19 maggio 2010.

Quanto avvenuto ad Alessandria quest’anno ci ricorda che il Parlamento europeo ha fatto appello al governo egiziano un anno fa affinché garantisse ai cristiani copti e ai membri di altre comunità e minoranze religiose la possibilità di esercitare tutti i diritti umani e le libertà fondamentali – incluso il diritto di scegliere e cambiare religione liberamente – e prevenisse qualunque forma di discriminazione contro suddetti gruppi. Al contempo, domani si terrà un ulteriore dibattito sulla libertà dei cristiani in Pakistan. L’approccio statistico non è il migliore, ma a volte ci consente di valutare meglio la portata del problema. I giornalisti della Deutsche Welle hanno condotto dei calcoli molto interessanti sulle violazioni dei diritti dei cristiani; hanno calcolato che, in media, ogni tre minuti un martire cristiano muore da qualche parte nel mondo a causa del suo credo. È inquietante che questo si verifichi letteralmente sotto i nostri occhi.

 
  
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  Jarosław Kalinowski (PPE), per iscritto.(PL) In quanto europei tentiamo di garantire che tutti in Europa possano praticare liberamente la religione che permette loro di seguire il proprio cuore e la propria coscienza. Adottiamo inoltre dei testi giuridici che proteggono i cittadini dalla discriminazione sulla base della fede religiosa. Insegniamo la tolleranza e i la parità di diritti a scuola e permettiamo agli immigrati di utilizzare liberamente i propri simboli religiosi. Lo stiamo facendo però a spese della religione europea di maggioranza. La nostra tradizione e la nostra civilizzazione si fondano per lo più sulle radici cristiane e ci sono tra di noi più cristiani che fedeli di altre religioni. Mi esprimo in questo modo anche in quanto rappresentante di un gruppo politico che include la dicitura “Democratico cristiano” nel proprio titolo. Non abbiamo alcuna influenza sul modo in cui i cristiani vengono trattati in molti luoghi nel mondo. Tuttavia, possiamo e dobbiamo garantire la libertà religiosa per tutti gli europei.

 
  
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  Alfredo Pallone (PPE), per iscritto. – Signor Presidente, onorevoli colleghi, ci troviamo purtroppo dinanzi a un attacco mondiale alla cristianità. I dati parlano da soli: lo scorso anno il 75% delle violenze a sfondo religioso sono avvenute contro i Cristiani.

Il problema diventa però politico nel momento in cui la differenza di religione viene usata come mezzo per bloccare la crescita e lo sviluppo, l'odio fomentato da questi attacchi terroristici mira proprio a destabilizzare il sistema socio-politico degli Stati dove si verificano le violenze. In tutto questo l'Unione europea, per il ruolo di promotore del rispetto dei diritti umani e delle libertà civili e democratiche, ma soprattutto date le sue origini e radici cristiane, ha il dovere di reagire in modo fermo con un condanna a ogni forma di estremismo e per la promozione del dialogo, la libertà religiosa, il rispetto reciproco tra le comunità, la tolleranza.

Auspico, però, che si vada oltre, che l'Unione europea ponga la ''clausola'' della difesa della libertà di religione al momento della stipula di accordi economici con i paesi terzi e che in caso di violazione di questa clausola vengano irrogate sanzioni agli Stati coinvolti.

 
  
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  Debora Serracchiani (S&D), per iscritto. – Non dobbiamo avere timidezze o esitazioni sul dovere dell'Unione europea di affermare la libertà di professare la propria religione.

Di fronte a un innegabile incrudimento delle violenze inflitte ai cristiani in varie parti del mondo, è doverosa e urgente una posizione chiara dell'Unione europea contro ogni violazione del diritto alla libertà di professione di fede religiosa. Il tema della libertà di religione deve essere integrato nelle politiche europee, anche attraverso l'inclusione, negli accordi con i paesi terzi, di una clausola vincolante sul rispetto della libertà di religione. Questi principi sono la bandiera dell'Europa e da essi non possiamo derogare in nessun caso.

 
  
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  Bogusław Sonik (PPE), per iscritto.(PL) I cristiani vengono attualmente perseguitati in più di 70 paesi al mondo. Il diritto fondamentale alla libertà religiosa viene dunque violato in un paese su tre. L’Unione europea comincia a comprendere che la persecuzione per motivi religiosi rappresenta una grave violazione della dignità e della libertà umane. Il dibattito sulla libertà religiosa e la condizione dei cristiani, che è in corso in Parlamento da diversi mesi ormai, è rilevante anche dal punto di vista formale, dal momento che il trattato di Lisbona ha rafforzato la posizione delle chiese nel dibattito europeo, attribuendo loro il diritto di essere partner ufficiali nel dialogo con la Commissione europea. Il Parlamento europeo, che funge da guardiano dei diritti umani, dovrebbe trovare quanto prima un modo per difendere la libertà religiosa nel mondo.

Alla luce dei recenti atti di violenza a danno delle minoranze cristiane in alcuni paesi mediorientali, africani e asiatici, ritengo sarebbe opportuno affrontare questo tema nel prossimo Consiglio “Affari esteri” e definire degli strumenti specifici per la tutela delle comunità cristiane insieme all’Alto rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza. Il Parlamento europeo dovrebbe rivolgersi ai paesi in cui hanno luogo le persecuzioni al fine di intraprendere dei passi efficaci per la tutela delle minoranze religiose, nonostante le difficoltà che questo implica. L’UE dovrebbe dunque cominciare a prendere la questione della libertà religiosa in modo più serio quando stipula accordi sulla cooperazione con paesi terzi.

 
Ultimo aggiornamento: 23 maggio 2011Avviso legale