5. Orientamenti per la politica del lavoro degli Stati membri - Europa 2020 - Attuazione degli orientamenti per la politica del lavoro degli Stati membri (discussione)
Presidente. – L’ordine del giorno reca, in discussione congiunta:
– le dichiarazioni del Consiglio e della Commissione su Europa 2020;
– la relazione (A7-0040/2011) presentata dall’onorevole Berès, a nome della commissione per l’occupazione e gli affari sociali, sulla proposta di decisione del Consiglio sugli orientamenti per le politiche degli Stati membri a favore dell’occupazione [COM(2011)0006 - C7-0033/2011 - 2011/0007(CNS)];
– la dichiarazione della Commissione sull’attuazione degli orientamenti per la politica del lavoro degli Stati membri.
János Martonyi, Presidente in carica del Consiglio. − (EN) Signora Presidente, sono davvero lieto di avere l’opportunità di affrontare qui al Parlamento una questione di grande importanza per la Presidenza ungherese, ovvero la strategia Europa 2020. Si tratta effettivamente di un tema di grande importanza per tutti noi.
È chiaro che l’Europa deve superare una serie di importanti sfide, se desidera rimanere competitiva rispetto al resto del mondo. Alcune di queste sfide sono state determinate dalla crisi economica e finanziaria, ma altre dipendono dalle nostre limitate capacità e la nostra insufficiente determinazione a raggiungere gli obiettivi fissati dalla strategia di Lisbona per il 2010.
Come viene spesso ricordato, le crisi possono rappresentare delle opportunità, sia in base all’interpretazione classica greca che secondo quella cinese. Possono rappresentare un’opportunità per rompere con il passato, trovare nuove soluzioni e compiere progressi. È per questa ragione che riteniamo che la crisi sia, al momento, un fattore chiave per motivare gli Stati membri ad adottare, in tempi rapidi, una nuova strategia europea per l’occupazione e per una crescita intelligente, sostenibile ed inclusiva: la strategia Europa 2020.
Sono convinto che questa strategia svolgerà un ruolo fondamentale nell’aiutare l’Europa a riprendersi dalla crisi e ad uscirne più forte, sia al suo interno che a livello internazionale, incentivando la produttività, il potenziale di crescita, la coesione sociale e la governance economica.
Si tratta di un aspetto essenziale, se vogliamo essere in grado di restare competitivi su scala mondiale, non da ultimo rispetto ai mercati in rapida crescita dell’Asia. È altresì cruciale se vogliamo mantenere il nostro modello sociale, uno stile di vita che è divenuto una caratteristica europea chiave, cara a noi tutti, e che dobbiamo preservare.
La strategia per il 2020 ha confermato cinque obiettivi principali dell’Unione europea, che costituiscono finalità condivise atte a guidare l’azione degli Stati membri e dell’Unione in materia di promozione dell’occupazione, miglioramento delle condizioni che favoriscano innovazione, ricerca e sviluppo, raggiungimento degli obiettivi relativi al cambiamento climatico e all’energia, miglioramento dei livelli di istruzione e promozione dell’inclusione sociale, in particolar modo attraverso la riduzione della povertà.
Al fin di raggiungere tali obiettivi, la Commissione ha sviluppato e presentato sette iniziative faro contenenti azioni volte a rafforzare il mercato unico e a favorire crescita e occupazione: l’agenda europea del digitale, l’Unione dell’innovazione, Youth on the Move (Gioventù in movimento), un’Europa efficiente sotto il profilo delle risorse, una politica industriale per l’era della globalizzazione, un’agenda per nuove competenze e per l’occupazione e la piattaforma europea contro la povertà e l’emarginazione.
Per ciascuna iniziativa, l’Unione europea e gli Stati membri devono coordinare i propri sforzi in modo che le azioni a livello nazionale e quelle a livello europeo si rafforzino vicendevolmente.
Nel dicembre 2010, la prima relazione di attuazione redatta dalla Presidenza, in stretta cooperazione con la Commissione e con la Presidenza entrante ungherese, ha fornito una panoramica del lavoro svolto a partire dal lancio della strategia, nel mese di giugno. La relazione evidenzia i lavori più importanti effettuati in seno al Consiglio, in tutte le loro forme, relativamente alle sette iniziative faro. La relazione sottolinea inoltre il progresso tecnologico raggiunto nei vari settori politici che svolgono un ruolo preminente nella nuova strategia: il mercato unico, la politica di coesione e la politica agricola. Tale documento elenca inoltre le attività e le iniziative svolte a livello comunitario negli ultimi sei mesi relativamente ai cinque obiettivi principali dell’Unione europea.
Permettetemi di evidenziare alcuni importanti elementi relativi alla governance economica. L’attuazione della riforma relativa alla governance economica è una condizione fondamentale per combattere la crisi e incentivare l’economia europea. È per questa ragione che la strategia Europa 2020 è strettamente legata al cosiddetto “semestre europeo”: un nuovo strumento chiave di sorveglianza macroeconomica che verrà utilizzato per la prima volta sotto l’attuale Presidenza. Tale nuovo processo è partito a gennaio 2011, con la presentazione dell’analisi annuale della crescita della Commissione.
La Presidenza ungherese tiene particolarmente a far sì che il semestre europeo si svolga in modo positivo e senza incidenti di percorso. A tal fine, organizzeremo una serie di discussioni in tutte le riunioni pertinenti del Consiglio che precederanno il Consiglio europeo di marzo.
Al Consiglio “Affari generali”, in particolare, è stata affidata la preparazione di una relazione di sintesi per la seduta del 21 marzo, che definirà i principali messaggi relativi al lavoro svolto nei vari Consigli di settore. Tale relazione sarà presentata al Consiglio europeo di marzo e rappresenterà la base delle discussioni, al fine di concordare un pacchetto di priorità per le riforme strutturali e il consolidamento fiscale.
A partire dal Consiglio europeo di marzo, gli Stati membri ultimeranno la stesura dei programmi nazionali di riforma e delle relazioni sulla stabilità o sulla convergenza, che saranno sottoposti alla Commissione in aprile. Successivamente, i lavori dovrebbero proseguire al fine di elaborare raccomandazioni specifiche per paese, di cui gli Stati membri terranno conto nel definire i propri bilanci per il 2012 e attuare le proprie strategie di crescita. Riconosco che le scadenze sono piuttosto strette, ma speriamo di ultimare l’intero processo entro giugno o luglio.
La strategia Europa 2020 è fondamentale per garantire il futuro successo economico dell’Unione europea. Essa è strettamente legata alla riforma della governance economica, che svolge a sua volta un ruolo di primo piano. Se non riusciremo a rimanere competitivi e non sapremo assicurare una crescita solida per il futuro, sarà per noi sempre più difficile conservare un livello di protezione sociale sufficientemente elevato entro i nostri confini e far sì che la voce dell’Europa abbia un’influenza sugli eventi esterni.
Si tratta della più grande sfida che l’Europa si troverà ad affrontare nei prossimi anni e sono assolutamente certo che potremo contare sul sostegno del Parlamento europeo per raggiungere questo risultato.
PRESIDENZA DELL’ON. BUZEK Presidente
Presidente. − Signor Presidente in carica, la ringrazio per il suo discorso introduttivo. Affrontiamo oggi una tematica davvero importante: la strategia Europa 2020. Viviamo un periodo di crisi e il tasso di disoccupazione è estremamente elevato, fattore che rappresenta la più grande minaccia per i nostri cittadini. La politica del lavoro è pertanto assolutamente fondamentale, anche nel quadro della strategia Europa 2020. Diamo il benvenuto qui in Parlamento al Commissario Andor, responsabile dell’occupazione, degli affari sociali e dell’integrazione.
László Andor, membro della Commissione. − (EN) Signor Presidente, come sapete, il mese scorso la Commissione ha adottato la prima analisi annuale della crescita in connessione con la strategia Europa 2020. Tale documento rappresenta una rottura con il passato e mette in moto il primo ciclo di coordinamento della politica economica in seno al semestre europeo.
L’idea principale alla base del semestre europeo è molto semplice: garantire la stabilità dell’unione economica e monetaria; non abbiamo altra scelta se non effettuare un coordinamento ex ante delle politiche economiche dell’Unione europea. La recente crisi scatenata da un eccesso di debiti in alcuni paesi della zona euro illustra fin troppo chiaramente questa situazione. Un approccio più duro e impegnativo come quello adottato dimostra che l’Unione europea riconosce quanto siano strettamente interconnesse le economie degli Stati membri e quanto le scelte politiche adottate da uno Stato possano avere un impatto sugli altri.
Gestire il semestre europeo sarà un vero e proprio banco di prova per l’Unione europea. Aumentare l’assunzione di responsabilità politica relativamente alla strategia e ai partenariati locali è stata per noi una priorità chiave. Adesso la sfida è dimostrare che l’Unione può collegialmente identificare le riforme politiche fondamentali più impellenti e fornire le adeguate risposte politiche.
L’analisi annuale della crescita è molto chiara per quanto attiene alle principali priorità. Essa stabilisce un approccio integrato per la ripresa con dieci azioni prioritarie nell’ambito delle tre sezioni principali: anzitutto un rigoroso consolidamento fiscale e una ristrutturazione del settore finanziario, in modo da potenziare la stabilità macroeconomica; secondariamente, riforme strutturali per favorire una maggiore occupazione e, infine, misure di incentivazione della crescita.
Abbiamo preso debita nota delle vostre preoccupazioni circa i messaggi chiave contenuti nell’analisi annuale, ovvero sul fatto che questi ultimi sembrano scostarsi dagli orientamenti integrati. Nondimeno desidero fare chiarezza su questo punto: la Commissione ha deliberatamente scelto di incentrare l’analisi di quest’anno sulle sfide più immediate, scaturite dall’attuale crisi economica, e sulla necessità di porre in primo piano le riforme necessarie alla ripresa economica e alla creazione di posti di lavoro. L’analisi annuale della crescita è pienamente in linea con gli orientamenti integrati, inclusi quelli relativi all’occupazione.
Plaudo al sostegno che il Parlamento europeo ha fornito alla proposta della Commissione di mantenere inalterati gli orientamenti per l’occupazione per il 2011. È fondamentale, infatti, assicurare un quadro politico stabile fino alla valutazione intermedia della strategia Europa 2020, nel 2014, in modo che gli Stati membri abbiano abbastanza tempo per attuare le riforme necessarie.
Gli orientamenti per l’occupazione forniscono inoltre la base per la stesura della bozza di relazione comune sull’occupazione (che rientra nell’analisi annuale della crescita), la quale identifica le misure più urgenti nel settore, tra cui: l’introduzione di sistemi di tassazione favorevoli all’occupazione, in particolar modo sgravando il lavoro attivo dalle tasse, la riduzione della segmentazione del mercato del lavoro, la rimozione degli ostacoli al raggiungimento di un equilibrio tra vita lavorativa e vita privata, il sostegno ai disoccupati tramite servizi di formazione e di collocamento di elevata qualità in modo da permettere una ripresa dell’attività lavorativa e l’avvio di una libera professione, nonché l’aumento della partecipazione dei lavoratori anziani al mercato del lavoro.
Aspetto ancor più importante, gli orientamenti per l’occupazione costituiranno le fondamenta per eventuali raccomandazioni specifiche per singoli paesi, che il Consiglio potrebbe rivolgere agli Stati membri ai sensi dell’articolo 148 del trattato.
L’analisi annuale della crescita costituisce la base per la discussione in seno al Consiglio europeo di marzo e per la guida politica economica diretta agli Stati membri. La Commissione si aspetta che gli Stati membri tengano conto di tale guida in fase di stesura dei propri programmi di stabilità o di convergenza, nonché dei programmi nazionali di riforma nell’ambito della strategia Europa 2020.
La Commissione esaminerà i programmi nazionali di riforma, che dovranno essere presentati durante la seconda metà di aprile. Sulla base di detto esame e in linea con quanto stabilito dal trattato, proporremo una guida politica e delle raccomandazioni specifiche per paese, di cui gli Stati membri dovranno tener conto in fase di definizione dei propri bilanci per il 2012. Il Consiglio dovrebbe adottare la guida politica e le raccomandazioni prima dell’estate.
Vorrei concludere sottolineando l’importanza del vostro ruolo nella corretta attuazione di Europa 2020 e, più specificamente, delle sette iniziative faro. Il vostro ruolo di co-legislatore è fondamentale per la loro corretta attuazione. Stabilire le giuste condizioni quadro è essenziale se vogliamo raggiungere gli obiettivi della strategia Europa 2020. A breve inizieranno le discussioni sul nuovo quadro finanziario pluriennale e la Commissione presenterà le proprie proposte a giugno. Il vostro ruolo, in qualità di autorità di bilancio assieme al Consiglio, sarà fondamentale per garantire che le priorità della strategia Europa 2020 si riflettano nel bilancio UE. Se vogliamo risultare credibili, dobbiamo accertarci che le nostre priorità finanziarie siano in linea con quelle strategiche e politiche.
In una fase di limitazioni fiscali, è più importante che mai dimostrare che l’Unione europea apporta un valore aggiunto e che un euro speso a livello comunitario può avere un maggiore impatto dello stesso euro speso a livello nazionale.
Per garantire il successo della strategia Europa 2020, dobbiamo assumerci responsabilità politiche a tutti i livelli. Solo se ciascuno farà la propria parte potremo raggiungere i nostri obiettivi e stabilire la giusta rotta per la crescita futura.
Pervenche Berès, relatore. – (FR) Signor Presidente, signor Presidente in carica del Consiglio, signor Commissario, a nome della commissione per l’occupazione e gli affari sociali, mi rallegro di questa prima opportunità di discutere del semestre europeo e dell’importanza che, in tale contesto, deve essere accordata all’analisi annuale sulla crescita.
Signor Commissario, lei e i membri del Collegio avete deciso di rivedere gli orientamenti per l’occupazione e il Parlamento intende riconoscere tale decisione. Vogliamo solo richiamare la vostra attenzione su tre punti.
Il primo riguarda il contenuto di quest’analisi annuale della crescita. Siamo colpiti dal fatto che i temi dell’occupazione e della disoccupazione sembrino secondari rispetto agli obiettivi di consolidamento del bilancio. Quando sollevate tali questioni, direttamente connesse al funzionamento del mercato del lavoro, abbiamo l’impressione che rompiate il contratto sociale tra i cittadini degli Stati membri e i loro rispettivi governi. Proponete di innalzare l’età pensionabile, di diminuire le indennità di disoccupazione, di modificare il livello e i meccanismi di formazione degli stipendi e di autorizzare l’apertura domenicale degli esercizi commerciali.
Riteniamo che si tratti di una pericolosissima violazione del contratto sociale e che bisognerebbe dedicare maggiore attenzione alle fasce della popolazione più vulnerabili: giovani, donne, lavoratori anziani o diversamente abili. Riteniamo altresì che si stia correndo l’enorme rischio di identificare il consolidamento di bilancio come l’unico vero elemento e obiettivo di quest’analisi annuale della crescita.
Il secondo punto che ci preoccupa è che, come lei stesso ha affermato, definirete i programmi nazionali di riforma in base a tale analisi. Tuttavia è in questa sede che si prenderanno le decisioni importanti. Come intendete tener conto delle discussioni del Parlamento circa tali questioni, in questa fase di riesame degli orientamenti? Come prevedete di avviare una discussione democratica sull’argomento? Come pensate di conciliare l’articolo 148, che coordina le politiche a favore dell’occupazione, con l’articolo 12, che coordina le politiche economiche?
Per il Parlamento europeo, oggi regna una grande confusione, in quanto stiamo analizzando contemporaneamente la strategia Europa 2020, i gruppi di lavoro del Presidente Van Rompuy, il pacchetto sulla governance economica (in cui il Parlamento europeo sta profondendo un grande impegno), una revisione del trattato che mira a mantenere un meccanismo europeo di stabilità finanziaria e, al contempo, l’eventuale modifica dello stesso. Date il via al semestre europeo mentre il Cancelliere Merkel e il Presidente Sarkozy lanciano il patto di competitività. Al contempo, ridefinite gli orientamenti per l’occupazione che, con tutta probabilità, si limiteranno ad essere uno spazio vago da definire tramite i programmi nazionali.
Signor Commissario, desidero farle presente una terza preoccupazione del Parlamento. Quando, lo scorso anno, siamo riusciti a modificare la rotta degli orientamenti per l’occupazione, con l’aiuto della Presidenza belga, abbiamo lungamente insistito su un punto, ovvero sulla questione della governance. Che cosa si intende con questo termine? Significa che non è possibile condurre politiche economiche e sociali di successo senza un vero dibattito democratico. Discutere in modo democratico comporta un’attribuzione di potere al Parlamento europeo e ai parlamenti nazionali, significa rispettare, coinvolgere e includere concretamente le parti sociali. Talvolta abbiamo l’impressione che le vostre proposte ignorino tutti questi elementi, che compongono la vita democratica dei nostri paesi.
Ritengo che, senza comprendere a pieno tale questione, si rischi di diventare incoerenti, di allontanare i nostri cittadini da quanto cerchiamo di fare assieme e di dimenticare la chiave del nostro successo, ovvero lo spirito comunitario.
Sharon Bowles, relatore per parere della commissione per i problemi economici e monetari. − (EN) Signor Presidente, ci avviamo verso una nuova era di governance economica. Il semestre europeo rappresenta una struttura in cui incorporare, con il pieno coinvolgimento del Parlamento, gli strumenti degli orientamenti integrati già esistenti, istituiti ai sensi degli articoli 121 e 148 del trattato.
Guardando al contesto più ampio, è all’interno del semestre che il controllo del patto di stabilità e crescita e la sorveglianza macroeconomica possono combinarsi alla strategia Europa 2020 e agli orientamenti integrati. Questo significa che il semestre europeo può fornire un quadro coerente per i vari processi della governance economica in seno all’Unione, rafforzandosi vicendevolmente. Più in generale, la commissione per i problemi economici e monetari ribadisce che la governance economica deve basarsi sul metodo comunitario. I processi devono essere trasparenti e giustificabili se devono essere legati ai cittadini e ottenerne il sostegno, il che comporta il coinvolgimento del Parlamento.
Laddove al Parlamento è già stato attribuito un ruolo, esso deve avere il tempo necessario per adempiere al suo mandato democratico. La commissione per i problemi economici e monetari affianca la commissione per l’occupazione e gli affari sociali in tale richiesta.
Corien Wortmann-Kool, a nome del gruppo PPE. – (NL) Signor Presidente, la crisi economica e finanziaria ha reso dolorosamente chiaro che la nostra competitività, e, di conseguenza, la sostenibilità della nostra economia sociale di mercato, sono a rischio. È per questa ragione che dobbiamo trarre degli insegnamenti da questa crisi, se vogliamo fare un uso migliore del mercato interno, aumentare la sostenibilità dei nostri sistemi pensionistici e permettere inoltre al mercato del lavoro di funzionare meglio.
Per tale ragione, il nostro gruppo plaude all’analisi annuale della crescita e alle conclusioni del Consiglio Ecofin del 15 gennaio 2011, che incoraggiano aspettative ambiziose per il semestre europeo.
Tutti noi, in quest’Aula, desideriamo un’Europa capace di una crescita economica sostenibile, con aziende sane e lavoro sufficiente per tutti i nostri cittadini. Possiamo ottenere tutto questo solo in virtù di una moneta e un’economia stabili. Per raggiungere questi due obiettivi, gli Stati membri devono tenere i propri conti in regola, permettendoci così non solo di prevenire problemi come quelli cui assistiamo in quei paesi che devono fronteggiare disavanzi e debiti in rapida crescita, ma di gettare inoltre le basi per la crescita e per l’occupazione dei nostri cittadini, dei nostri figli e delle generazioni a venire.
Signor Presidente, il gruppo del Partito popolare europeo (Democratico cristiano) continuerà ad adoperarsi per un pacchetto europeo per la governance economica che sia forte e che si basi su tre pilastri: un patto di stabilità e crescita solido, un’ambiziosa sorveglianza macroeconomica e un’ambiziosa strategia Europa 2020. Tuttavia, sono necessari a questo scopo il ricorso al metodo comunitario e il coinvolgimento del Parlamento europeo e dei parlamenti nazionali. Se opereremo in tal modo, non avremo bisogno di un nuovo patto di competitività, perché avremo già raggiunto il nostro obiettivo.
Udo Bullmann, a nome del gruppo S&D. – (DE) Signor Presidente, onorevoli colleghi, signor Commissario, signor Presidente in carica del Consiglio, ho ascoltato attentamente le vostre parole, ho letto l’analisi annuale della crescita e le conclusioni del Consiglio Ecofin e ora sono assolutamente certo di una cosa: l’Unione europea non sta vivendo una crisi soltanto economica, ma anche politica. Non ci consigliate nulla di nuovo. Chiedete ai vostri collaboratori di mostrarvi i vari documenti degli ultimi dieci anni: in tutti si ribadiscono le stesse cose, ovvero che le spese pubbliche sono eccessive, che il solo meccanismo per adattarsi ai tempi è legato agli stipendi, che sono sempre troppo alti. Non ho mai visto raccomandazioni diverse da queste. Con la pioggia o con il vento, che sia periodo di crisi o di crescita esplosiva, l’ideologia rimane inalterata, ma non ha mai nulla a che fare con la realtà empirica dell’economia.
Permettetemi di darvi un suggerimento: ogni tanto mandate le persone che scrivono per voi, che svolgono analisi economiche in visita al Consiglio e alla Commissione, presso la commissione per i problemi economici e monetari. Vogliamo poter conoscere i vostri modelli economici. Vogliamo discutere assieme a quelle persone per capire se non riescono a vedere che l’Europa è sull’orlo della recessione. Togliete i tassi di esportazione e di crescita della Germania, ad esempio, e vedrete di cosa sto parlando. A quel punto vi chiederò come mai non vi è un solo riferimento agli investimenti – allorché abbiamo raggiunto i minimi storici in materia di investimento, realtà che non possiamo più sostenere – perché non vi è un solo accenno all’aumento dei redditi, al rispetto dei cicli, al fatto che dobbiamo finalmente imparare a crescere assieme o a come usciremo da questa crisi. Nei vostri documenti non vi è traccia di niente di tutto ciò.
Avete perso l’inizio dell’anno e dovrete impegnarvi seriamente per soddisfare le aspettative dei cittadini europei. Tuttavia, lasciate che vi dica una cosa: se questo è lo spirito con cui a marzo intendete prendere una decisione sul pacchetto relativo alla governance economica e sulla riforma del patto di stabilità e crescita, il mio gruppo non potrà essere coinvolto in nessun modo.
Lena Ek, a nome del gruppo ALDE. – (EN) Signor Presidente, un anno fa, in quest’Aula, discutevamo di quali azioni fossero necessarie per far fronte alla crisi finanziaria mondiale. In quell’occasione alcune delle proposte del mio gruppo sulla governance economica vennero scartate in quanto troppo ambiziose e troppo ampie, mentre oggi sono lieta di notare che molti dei nostri suggerimenti sono divenuti realtà.
Oggi, tuttavia, esiste un ampio divario tra le ambizioni dichiarate nella strategia Europa 2020 e le risorse finanziarie necessarie a raggiungere detti obiettivi. Nel progetto di bilancio 2012, la Commissione deve chiarire, identificare in modo preciso e rendere manifeste le spese legate alla strategia. Altrettanto dicasi dell’imminente revisione del quadro finanziario pluriennale.
Vorrei rivolgermi inoltre direttamente agli Stati membri. Vi è una palese mancanza di volontà, in seno al Consiglio dei ministri delle Finanze – e in questo senso Anders Borg, ministro del mio paese, la Svezia, non rappresenta un’eccezione – a investire nel futuro. I bilanci nazionali devono riflettere le ambizioni dichiarate dal Consiglio e i progetti europei necessitano di finanziamenti per potersi concretizzare. Ricordate le mie parole: senza denaro al posto giusto, non vi sarà nessuna strategia per la crescita e l’occupazione e rischieremo il fallimento.
Esorto pertanto la Commissione a presentare proposte legislative più concrete e gli Stati membri a dimostrare un maggiore impegno. È necessario assumere impegni vincolanti per raggiungere gli obiettivi principali ed emanare leggi in settori chiave per la creazione di posti di lavoro, come gli obiettivi di efficienza energetica a livello europeo. Le iniziative esistenti, come il piano strategico per le tecnologie energetiche, il programma di apprendimento permanente e il piano d’azione per l’efficienza energetica sono già stati adottati, ma voi del Consiglio non avete saputo trovare i fondi necessari. Questi progetti necessitano di finanziamenti, perché, potenzialmente, sono tutti in grado di creare posti di lavoro e far crescere l’economia.
Con la risoluzione sul 2020, il gruppo ALDE manda un messaggio forte al Consiglio per segnalare che l’attuale struttura della governance è troppo debole, che il metodo del coordinamento aperto è fallito e bisognerebbe restaurare quello comunitario. Mi rallegro per l’enorme maggioranza che ha sostenuto questa risoluzione congiunta. È un forte messaggio da parte del Parlamento che indica che dobbiamo agire.
Philippe Lamberts, a nome del gruppo Verts/ALE. – (EN) Signor Presidente, lei sa che i Verdi sono grandi sostenitori di un’Europa più integrata al fine di garantire uno sviluppo sostenibile per i nostri cittadini, nonché la possibilità, per l’Europa, di contare qualcosa al mondo nel XXI secolo.
(FR) La nostra sicurezza, oggi, è stata gravemente minata da un vostro documento – l’analisi annuale della crescita – perché con esso avete rivelato un errore concettuale che non ha nulla a che vedere coi fatti, bensì con delle scelte ideologiche.
Qual è la vostra raccomandazione? Ridurre le spese pubbliche. Non si ottengono bilanci pubblici stabili limitandosi a tagliare le spese. Non si fa cenno alla questione delle entrate. Si tratta, secondo voi, di aumentare la flessibilità e di attuare riforme in seno al mercato del lavoro, in altre parole, volete creare flessicurezza senza la sicurezza sostenete che è necessario agire in questo modo per permettere all’economia di ripartire.
Ma non si tratta solo di questo. Vi sono anche misure per il settore finanziario. È bene parlarne, perché illustrano bene l’approccio di due pesi e due misure. Per quanto attiene alle misure relative agli stipendi e alle spese pubbliche, qual è la vostra opinione? Che bisogna agire presto e con fermezza. Per il settore finanziario, invece, dite che bisogna studiare, valutare l’impatto, riflettere e, soprattutto, prevedere periodi di transizione.
Così, per quanto concerne la governance economica e il consolidamento dei bilanci, affermate immediatamente: 1° gennaio 2011 e 1° gennaio 2012 mentre, per le banche, varrà la scadenza del 1° gennaio 2019, come se l’adattamento dei mercati del lavoro o il riposizionamento delle finanze pubbliche su basi sostenibili non necessitassero di uno studio o di un periodo di transizione.
Potete dirmi cosa c’entra, in questo contesto, Europa 2020? La questione, in fondo, è proprio questa, ma non è l’argomento di cui trattate. Europa 2020, signor Commissario, membri del Consiglio, è resa semplicemente impossibile dalle raccomandazioni che fornite nel quadro dell’analisi annuale di crescita.
Ci prendete in giro quando fingete che sia possibile condurre le politiche d’investimento necessarie alla ricerca, all’istruzione, alla riduzione della povertà alla lotta contro il cambiamento climatico e all’occupazione portando avanti le politiche che proponete voi. È una menzogna e, a mio avviso, questa discussione è una farsa.
Malcolm Harbour, a nome del gruppo ECR. – (EN) Signor Presidente, il mio gruppo ha firmato e sosterrà la risoluzione in esame. Non dico che concordiamo pienamente con il suo contenuto, ma ne sosteniamo l’essenza. Desidero rivolgermi sia alla Commissione che al Consiglio e leggere ad alta voce il motto che abbiamo concordato: un atto coraggioso per il mercato unico e un atto per le imprese di piccole dimensioni in modo da creare posti di lavoro.
Da dove proverranno i posti di lavoro? Da imprese di investimento private e da nuove imprese in fase di avviamento. Già sappiamo che le piccole imprese sono state il principale motore per la creazione di posti di lavoro nel corso degli ultimi dieci anni. Il mio messaggio alla Commissione e al Consiglio, oggi, è che tutti e 27 gli Stati membri debbano iniziare a prendere sul serio le aziende che creano posti di lavoro a livello del mercato unico. Tutti noi riteniamo che il mercato unico e gli Stati membri abbiano investito ingenti quantitativi di denaro e di risorse nell’apertura del mercato dei servizi, ma hanno informato di questo le proprie aziende? Hanno promosso il mercato unico? Hanno incoraggiato le aziende? Hanno incoraggiato il commercio via Internet?
Perché non si abbassano a fare queste cose pratiche per rilasciare il potenziale di quello che abbiamo già, oltre a quello di tutti gli altri progetti di cui hanno parlato i miei colleghi? Devono mettersi all’opera domani, anche oggi stesso, invece di parlare di nuovi progetti a lungo termine. Dovrebbero cominciare a lavorare!
Lothar Bisky, a nome del gruppo GUE/NGL. – (DE) Signor Presidente, l’onorevole Harms ha detto una cosa importante, ieri: all’esterno ben pochi, oramai, sanno quale strategia, quale meccanismo di stabilità, quale patto venga proposto, integrato, attuato o modificato da chi e in base a quali norme. Una cosa sola è certa, ovvero che la strategia Europa 2020 finora non ha portato alla soluzione dei problemi che i cittadini hanno incontrato durante la crisi. Anzi, essa continua a seguire errate politiche UE che sono state in parte causa del verificarsi della crisi stessa. La strategia continua a basarsi sul patto di stabilità e crescita, che ora verrà rinsaldato e rafforzato con meccanismi di sanzione più rigorosi.
In pratica, questo significa introdurre misure di austerità a discapito dei cittadini. Significa allungare la vita lavorativa, ovvero tagliare le pensioni. Che si tratti di abolire l’indicizzazione delle retribuzioni e dei salari, di restringere la base negoziale tra le parti sociali o di rendere più flessibili le norme che regolamentano l’orario di lavoro, si tratta comunque di tagli e di riduzione degli stipendi. Questo implica altresì una riduzione dell’intervento statale formativo nella vita economica della società. A tale proposito molti parlano di limitare i debiti. A mio avviso non cambia nulla che la si chiami governance economica, politica di stabilità e crescita, patto di competitività o raccomandazione della Commissione sulla base dell’analisi annuale della crescita: questa politica antisociale non è qualcosa che il mio gruppo e io possiamo sostenere.
Cambia invece qualcosa se i parlamenti possono ancora dire la loro in merito a questa politica. La discussione di ieri sulla procedura di revisione del trattato lascia sperare che i membri del Parlamento siano uniti su un punto: non dovremmo permettere un ritorno alla politica di segretezza governativa del XIX secolo. Nessuno vuole una cosa del genere. Allo stesso modo, ad ogni buon conto, non dovremmo permettere un ritorno all’Europa a due velocità.
Mario Borghezio, a nome del gruppo EFD. – Signor Presidente, onorevoli colleghi, Energia 2020 è un programma vasto ma c’è da chiederci se sarà possibile raggiungere l’obiettivo del 20 percento di energie rinnovabili entro la data prevista, anche in considerazione della crisi finanziaria che rallenta gli investimenti.
Sussiste poi un problema: sostenendo l’energia solare, di fatto si sovvenzionano la Cina, oggi primo esportatore mondiale di pannelli solari, e l’India, primo esportatore di apparecchi eolici. Da qui la necessità di sostenere la ricerca per la produzione di pannelli solari di concezione e produzione europee e di promuovere l’adozione di economie di scala nel settore fotovoltaico-solare, introducendolo, ad esempio, massicciamente nelle città europee.
Si sarebbe dovuto fare qualcosa di molto diverso: procedere alla creazione di un’impresa energetica paneuropea, garante di un servizio pubblico europeo, posto che le reti di distribuzione e le loro infrastrutture costituiscono già oggi dei monopoli esistenti, naturali, che dovrebbero ovviamente avere un’unica gestione.
Si è invece preferito privilegiare, per un liberismo esasperato, soluzioni diverse, che non avvantaggiano certamente i consumatori-utenti, bensì gli azionisti di questi grandi monopoli. Ricordiamo che da 150 anni non diminuisce la produzione di CO2 dalle auto. È lecito domandarsi se non sia il caso di tirar fuori dai cassetti la ricerca sui motori ad acqua.
Philip Claeys (NI). - (NL) Signor Presidente, se dobbiamo attuare il capitolo relativo all’occupazione della strategia Europa 2020, è fondamentale apportare modifiche alla politica d’immigrazione della maggior parte degli Stati membri e dell’Unione europea.
Come affermato nella stessa proposta della Commissione, le priorità comprendono l’aumento della partecipazione al mercato del lavoro, la riduzione della disoccupazione strutturale, lo sviluppo di manodopera specializzata per venire incontro alle necessità del mercato del lavoro, la formazione permanente e via dicendo.
L’importazione su larga scala di lavoratori extracomunitari dimostra una visione miope e assolutamente fuori asse dell’Unione europea rispetto alle succitate priorità. Nell’Unione europea, circa 25 milioni di persone sono disoccupate. Cominciamo anzitutto con l’aiutare queste persone a trovare un lavoro, invece di ricorrere ancora una volta all’immigrazione di massa.
Portare lavoratori specializzati in Europa, ovvero causare quella che potremo definire una fuga di cervelli, provoca problemi ancor più gravi nei loro paesi d’origine, il che non fa che scatenare un’immigrazione ancor più massiccia di persone non specializzate verso l’Europa. Si tratta di un circolo vizioso da cui – è bene riconoscere – a lungo andare nessuno trae benefici.
È ora di compiere un’analisi costi-benefici sui flussi migratori provenienti dall’esterno dell’Unione europea. Anche questo aspetto dovrebbe rientrare negli orientamenti per le politiche degli Stati membri a favore dell’occupazione.
Marian-Jean Marinescu (PPE). – (RO) Signor Presidente, la strategia Europa 2020 prevede obiettivi che non possono essere raggiunti senza attribuire la dovuta importanza a settori che non sono esplicitamente indicati nella strategia stessa. In Europa c’è bisogno di un settore agricolo dinamico e competitivo, che possa contribuire concretamente alla promozione di una crescita sostenibile e intelligente, che porterebbe altresì all’inclusione sociale. Una produzione alimentare affidabile, la gestione sostenibile di risorse naturali e il mantenimento dell’equilibrio territoriale e della diversità delle aree rurali sono elementi chiave di una politica agricola comune efficace e di un settore agricolo produttivo.
La politica industriale necessita di un’infrastruttura. Introdurre uno spazio ferroviario unico è un passo fondamentale verso la deregolamentazione del trasporto su rotaia. Il completamento del Cielo unico europeo e l’attuazione del progetto SESAR sono altrettanto importanti. Uno dei fattori cruciali è lo sviluppo di reti transeuropee, non solo nel settore dei trasporti, ma anche in quello dell’energia, grazie all’allocazione di sufficienti risorse finanziarie per progetti in grado di generare valore aggiunto per l’Europa. Il progetto Nabucco, ad esempio, avrà ricadute benefiche per tutti gli Stati membri, in quanto eliminerà la dipendenza dell’Unione europea da un’unica fonte.
Marita Ulvskog (S&D). – (SV) Signora Presidente, se vogliamo essere in grado di ripartire, dopo la crisi economica, è fondamentale che i cittadini nutrano fiducia. Richard Wilkinson, il ricercatore britannico che ha scritto il libro “La misura dell’anima” e che è venuto in visita al Parlamento, a Bruxelles, la scorsa settimana, ha descritto molto bene questa situazione: sono necessari eguaglianza e divari ridotti per avere società in cui regnino la sicurezza e la fiducia. Quest’obiettivo può trovare la propria realizzazione grazie alla strategia Europa 2020.
Innanzi tutto, se vogliamo riuscire nel nostro intento, dobbiamo coinvolgere e rispettare i lavoratori e le organizzazioni sindacali. Al momento, tuttavia, la crisi viene usata per sferrare attacchi ai sindacati, ai lavoratori e alla libera formazione degli stipendi, nonché per colpire le indennità di disoccupazione e le pensioni. Attacchi di tal genere devono finire.
In secondo luogo, noi donne europee dobbiamo avere, naturalmente, le stesse opportunità degli uomini, il che non risulta sempre evidente dalle risoluzioni del Parlamento, ma deve esserlo nella pratica.
In terzo luogo, un’industria ed una politica industriale forti e moderne e investimenti lungimiranti, anche nel settore delle infrastrutture, devono svolgere un ruolo centrale nel proseguimento dei nostri lavori. Dobbiamo portare avanti le nostre iniziative per dei processi e prodotti intelligenti sul piano climatico ed efficienti in termini di risorse, per l’energia da biomasse per i lavori verdi. In quale altro modo potremo essere competitivi?
In quarto luogo, necessitiamo di un sostegno inequivocabile a favore della politica di efficienza energetica. Sappiamo che non raggiungeremo gli attuali obiettivi, perché non sono vincolanti, mentre dovrebbero esserlo, perché è fondamentale riuscire a raggiungere gli obiettivi di crescita e competitività che si trovano al centro della strategia Europa 2020. La scarsa ambizione e la mancanza di volontà politica sono sorprendenti, soprattutto se si considera che le misure per l’efficienza energetica sono il modo migliore e più intelligente di ridurre i costi per i consumatori, irrobustire le aziende e fare la differenza.
Elizabeth Lynne (ALDE). - (EN) Signora Presidente, se vogliamo che la strategia Europa 2020 abbia successo, è necessario attuare in maniera efficace gli orientamenti per l’occupazione, realizzare i programmi nazionali di riforma e attribuire loro il grado di priorità che meritano.
Dobbiamo assicurarci che nessuno rimanga indietro. I tassi di disoccupazione tra i più anziani e i diversamente abili sono terribilmente elevati. Sono lieta che entrambi i documenti indichino la necessità di attuare leggi antidiscriminatorie sui posti di lavoro, in modo che vi siano possibilità lavorative per tutti.
È importante che gli obiettivi che abbiamo concordato a livello europeo siano effettivamente raggiunti. Certo, spetta agli Stati membri stabilire obiettivi specifici e attenersi ad essi, ma l’Unione europea ha un importante ruolo da svolgere nel favorire lo scambio delle migliori pratiche. È per questa ragione che sono lieta che il paragrafo 27 della risoluzione della Commissione chiarisca molto bene questo punto.
Abbiamo vissuto mesi di introspezione e di discussioni su quale forma avrebbe dovuto assumere la strategia Europa 2020, ma ora abbiamo gli orientamenti per l’occupazione. È tempo di cominciare a metterli a frutto.
Emilie Turunen (Verts/ALE). – (DA) Signora Presidente, in questi giorni si parla molto di responsabilità economica in Europa e tale concetto viene spesso identificato con tagli alle spese pubbliche e di rado con un miglioramento della situazione occupazionale. Ritengo che dovremmo chiederci cosa significhi esattamente questa espressione. Noi del gruppo Verde/Alleanza libera europea ravvisiamo una notevole discrepanza tra le politiche perseguite in Europa e quelle nazionali, al momento. Da un lato, possiamo guardare all’analisi annuale della crescita e vedere che il semestre europeo sta determinando una diminuzione della crescita e dei posti di lavoro in Europa, dall’altro, nella strategia Europa 2020 e negli orientamenti per l’occupazione affermiamo di voler creare più posti di lavoro e incrementarne anche la qualità. Vi sono delle chiare incoerenze.
È un fatto assodato che vi siano 23 milioni di disoccupati, in Europa, di cui 5,5 milioni hanno meno di 25 anni. Il numero dei lavoratori indigenti aumenta. Le cifre salgono e le politiche economiche che perseguiamo non migliorano la situazione. Credo che, se vogliamo creare nuovi posti di lavoro in Europa, sia fondamentale attuare concretamente la strategia Europa 2020 e gli orientamenti per l’occupazione in seno nell’ambito delle nostre politiche economiche. Questa sì che sarebbe una dimostrazione di responsabilità economica, tuttavia dubito che accadrà davvero.
Nikolaos Salavrakos (EFD). – (EL) Signora Presidente, la povertà, i cambiamenti climatici, la bassa natalità, l’immigrazione, l’energia e, soprattutto, la lotta contro la disoccupazione sono i principali problemi che affrontiamo oggi in seno all’Unione europea. Affrontarli richiede risorse economiche e stanziamenti di bilancio ma, purtroppo, i finanziamenti sono in calo in tutta l’Europa. Che significa, tutto questo? Significa che la strategia Europa 2020 è a repentaglio e che portarla a termine sarà difficile. Nondimeno, dobbiamo tentare.
Ritengo che sia necessario prestare particolare attenzione alla disoccupazione, che ha raggiunto le vette più alte degli ultimi dieci anni. Ritengo altresì che sia importante fornire un’istruzione di qualità elevata ai giovani, in Europa, in linea con le necessità del mercato del lavoro: i corsi dovrebbero essere rivisti e gli Stati membri si dovrebbero impegnare a ridurre il tasso di abbandono scolastico.
I posti di lavoro vacanti necessitano di lavoratori specializzati. Invito l’Europa ad adottare senza indugi il sistema europeo per il monitoraggio dei posti vacanti proposto, che comprenderà altresì un passaporto europeo delle competenze. Dobbiamo farcela. Le parole non bastano: bisogna agire.
José Manuel García-Margallo y Marfil (PPE). - (ES) Signora Presidente, in questo contesto una domanda sorge spontanea, una soltanto: che possiamo fare a livello europeo per dare lavoro a chi non lo ha?
Per rispondere a questo interrogativo, desidero anzitutto chiarire un primo punto condiviso: non vi è crescita sostenibile senza stabilità macroeconomica. Alcune delle soluzioni immediate che sono state proposte in questa sede, soprattutto dalle fila della sinistra, significherebbero avere qualcosa oggi e nulla domani.
Il secondo punto è che la strategia Europa 2020 è un compendio di buone intenzioni e sembra molto positiva, ma dalle parole dobbiamo passare ai fatti. Che faremo? Come finanzieremo le iniziative e le azioni proposte? L’ambizione espressa da questo documento è compatibile con i tagli che sono stati preannunciati?
Il terzo punto è che, per immetterci sul cammino che porta a una crescita stabile, necessitiamo di una visione completa, che al momento manca. Quanto sta accadendo in questo momento in seno al Consiglio Ecofin dimostra che, tra i suoi membri, vi sono numerose idee confuse, poco chiare e incoerenti.
Vi sono tre azioni importanti da intraprendere. Anzitutto, non si può continuare a soffocare i paesi in difficoltà, problema che può essere risolto con l’emissione congiunta di bond europei. Secondariamente, bisogna introdurre i bond citati nella relazione Monti, che tuttavia non sono riportati nella strategia economica Europa 2020. Infine, bisogna ricorrere alle risorse della Banca europea per gli investimenti, che provengono per due terzi dalla Commissione, considerando che basterebbe quadruplicarle nel giro di dieci anni per ottenere lo stesso importo a disposizione del Piano Marshall per la ricostruzione dell’economia europea.
Anni Podimata (S&D). – (EL) Signora Presidente, l’Unione europea ha discusso per diversi mesi su come garantire una risposta efficace, coesa e sostenibile alla crisi, che garantisse il raggiungimento dei nostri obiettivi strategici di crescita sostenibile, protezione dell’occupazione, progresso e coesione sociali.
Nondimeno, vi sono due problemi: anzitutto, la discussione sulla strategia Europa 2020 è ancora strutturalmente scollegata dal pacchetto sulla governance economica, dal semestre europeo e dall’analisi annuale della crescita. Ne deriva una strategia frammentata o, in alternativa, diverse strategie parallele, che procedono su diversi binari, senza un adeguato coordinamento, il che fa sì che rischino di danneggiarsi vicendevolmente.
Il secondo problema è che, al momento, Consiglio e Commissione puntano principalmente all’irrigidimento delle norme alla base del patto di stabilità e crescita, nonché alla riforma e alla disciplina di bilancio, senza risposte o soluzioni convincenti per l’attuazione e il finanziamento effettivi degli obiettivi della strategia Europa 2020.
Credo vi sia il rischio che, come accaduto per la strategia di Lisbona, molti dei nostri obiettivi restino solo sulla carta e temo che ciò accadrà, se non sapremo proporre argomentazioni convincenti ai cittadini europei, che si stanno sobbarcando il peso della crisi e che non possono e non devono essere tenuti a seguire discussioni tecniche sulla riforma del patto di stabilità e crescita e su indicatori e sanzioni. Dobbiamo comprendere che non possiamo concentrarci solo su cifre e indicatori, bensì dobbiamo pensare alla gente.
Sylvie Goulard (ALDE). – (FR) Signora Presidente, signor Presidente in carica del Consiglio, signor Commissario, se vorrete essere così gentili da ascoltarmi, ho solo un minuto a mia disposizione, anche se avrei voglia di restarmene in silenzio, di non dire nulla, tanto, a mio avviso, questa strategia Europa 2020 è ben distante da quello di cui abbiamo bisogno. Vi siete riempiti la bocca di tante belle parole. Pensate davvero che basteranno orientamenti, iniziative faro e le tante belle cose che sognate e che vi portano via ore e giorni di lavoro, per essere in grado di creare occupazione e infondere fiducia nei cittadini europei? Vi sbagliate. Guardando a quanto accade nel mondo oggi, non credo che i cinesi, gli indiani o i paesi emergenti siano particolarmente colpiti da quello che facciamo per la crescita.
Pertanto, in qualità di relatore sul pacchetto per la governance economica, avrei quasi voglia di tacere di fronte a voi, e desidero dire soltanto una cosa: nel nostro lavoro, saremo estremamente risoluti. Non crediate, in Consiglio, che basti dirci di accelerare per avere la certezza che raggiungeremo un accordo a giugno. Lo raggiungeremo solo quando il Parlamento ne avrà discusso e il Consiglio ci avrà ascoltati. Per quanto mi riguarda, la creazione di eurobond, tali da creare un mercato globale sostenuto dall’euro, rientra in questo pacchetto.
Derk Jan Eppink (ECR). - (NL) Signora Presidente, ogni qual volta sento pronunciare il termine “eurobond”, provo un leggero senso di nausea, per quanto esso venga citato spesso in questa sede. La maggior parte dei posti di lavoro derivano dalla crescita economica e da un settore privato sano. Non vi è alternativa a questo quadro. I governi non creano occupazione, né sono creatori di posti di lavoro.
Il problema principale, in Europa, è la mancanza di competitività. La differenza tra la Germania e l’Europa del sud ammonta a quasi il 35 per cento. Si tratta di un divario estremamente ampio ed è la ragione per cui il Cancelliere Merkel ha parlato di patto di competitività. Sostanzialmente sono d’accordo. Anzi, il processo di Lisbona avrebbe dovuto seguire proprio queste linee, ma se ne è ricavato ben poco.
Vi è, tuttavia, un aspetto in particolare dal quale vorrei mettervi in guardia, ovvero l’armonizzazione delle imposte sul reddito dell’esercizio. È veramente una pessima idea. È peraltro un’idea molto francese, che dobbiamo respingere, come abbiamo respinto l’idea di un governo economico. Sarebbe deleteria per l’occupazione. La scorsa settimana, uno studio condotto dall’OCSE in 21 paesi ha dimostrato, ancora una volta, che se vogliamo aumentare l’occupazione in Europa, dobbiamo diminuire le imposte sul reddito dell’esercizio. Queste sono le cose cui dobbiamo prestare attenzione, perché il Parlamento non crea nessun posto di lavoro.
Herbert Reul (PPE). – (DE) Signora Presidente, signor Presidente in carica del Consiglio, onorevoli colleghi, ci troviamo nel bel mezzo di una profonda crisi economica. Ne abbiamo parlato per mesi e tutto ciò che abbiamo detto corrisponde al vero. In linea di massima, comunque, tendiamo a parlare in termini alquanto generici e poi continuiamo a prendere decisioni come se nulla stesse succedendo. Credo che sia per questa ragione che il Parlamento non agisce in modo abbastanza specifico e sufficientemente onesto, ma persegue piuttosto quella che sembra una politica generica, di orientamento.
Che cosa stiamo facendo, concretamente, per promuovere la crescita e la stabilità? Stiamo effettivamente contribuendo a una gestione più corretta e saggia dei conti pubblici? Stiamo davvero valutando in modo critico se le spese che stiamo effettuando sono corrette o piuttosto ciascuno di noi partorisce ogni giorno idee nuove su dove potremmo spendere altro denaro? Se non abbiamo la forza per convogliare le nostre risorse finanziarie su progetti per il futuro, che prevedano alterchi, discussioni e decisioni, allora non ha senso parlare di innovazione e ricerca salvo poi non riuscire a rendere disponibili i fondi necessari. Lo considero un comportamento alquanto disonesto.
Se vogliamo vitalizzare l’economia, dobbiamo perseguire una politica che stimoli questo settore e non rimanere costantemente seduti a riflettere su come interferire con l’industria o con l’economia stessa. Invece, adottiamo allegramente sempre più decisioni (oggi stesso stiamo invitando all’adozione di nuove decisioni che interferiranno con lo sviluppo dell’economia). Qualcuno crede davvero che la questione dell’efficienza energetica obbligatoria, tanto per citare un esempio, contribuirà a far progredire l’economia? Credete davvero che, con le decisioni che abbiamo spesso adottato in materia di energia, abbiamo stimolato l’economia? O l’abbiamo piuttosto strozzata? Vorrei che, per una volta, ne parlassimo un po’ più onestamente e adottassimo qualche decisione in meno, piuttosto ne prendessimo qualcuna che favorisca davvero il progresso. Sarebbe molto più difficile e richiederebbe uno sforzo maggiore, ma lo faremmo nell’interesse della democrazia.
Kinga Göncz (S&D). – (HU) Signora Presidente, la crisi economica e finanziaria si è trasformata divenendo una crisi sociale ed occupazionale, ragion per cui è particolarmente importante attuare concretamente gli obiettivi che l’Europa si è prefissata e, soprattutto, garantire un maggior coordinamento della politica economica che di quella del lavoro. Questo significa, oltretutto, che tutti i paesi che introducono riforme strutturali o modifiche nella politica fiscale o che, ad esempio, rivedono l’apertura domenicale dei negozi, devono verificare inoltre se misure di quel tipo favoriscono lo sviluppo dell’occupazione e l’aumento del tasso di occupazione.
È cruciale, altresì, coinvolgere le parti sociali in tutte le decisioni. Il semestre europeo sarà il primo vero banco di prova per verificare l’effettivo raggiungimento di suddetti obiettivi, quando l’Unione europea nel suo insieme, sotto la guida della Presidenza ungherese, potrà valutare, per la prima volta, fino a che punto queste direttive potranno essere recepite e se saremo in grado di intraprendere il cammino dell’attuazione. Ritengo che la Presidenza ed il governo ungheresi debbano svolgere un ruolo speciale in questo contesto, non solo per la posizione rivestita in seno al Consiglio, ma anche nel dare l’esempio, nel considerare questi fattori in tutti i cambiamenti alle politiche e in tutte le decisioni relative alla politica del lavoro e nel fungere da modello per gli altri paesi.
(L’oratore accetta di rispondere a un’interrogazione presentata con la procedura del cartellino blu ai sensi dell’articolo 148, paragrafo 8, del regolamento)
Krisztina Morvai (NI). – (HU) Signora Presidente, ho l’impressione che l’onorevole Göncz conosca bene l’intera situazione, ovvero che sappia come l’Unione europea intende porre fine alla disoccupazione. Sono rimasta qui seduta per l’intera durata della discussione e ne so quanto prima. Vi prego di aiutarmi a rispondere a questa domanda: cosa dovremmo dire ai cittadini delle contee di Borsod o di Szabolcs? Dove e quando troveranno finalmente lavoro? Aspetto peraltro una risposta alla stessa domanda anche da parte del Presidente in carica del Consiglio Martonyi, e dal Commissario Andor, fortunatamente anch’egli di nazionalità ungherese. Dove troveranno lavoro gli ungheresi e più in generale i cittadini di altre regioni dell’Europa che versano in situazioni catastrofiche? Dove e quando? Aspetto una risposta concreta.
Presidente. – Dobbiamo essere coerenti nell’esercitare il diritto a presentare un’interrogazione con la procedura del cartellino blu. Questo tipo di interrogazioni non sono rivolte genericamente alla plenaria, al Commissario o al rappresentante del Consiglio, bensì a un collega e concernono una questione specifica sui cui è richiesto un chiarimento.
Onorevole Morvai, questo non era lo spirito della sua interrogazione.
Kinga Göncz (S&D). – (HU) Signora Presidente, sarei lieta di rispondere, ma ovviamente il tempo che abbiamo a disposizione è troppo breve per discutere la questione nel dettaglio. Tuttavia, quello che chiedevo è, ad esempio, se vi sono delle modifiche nel regime fiscale, tali cambiamenti riducono le differenze sociali? Aiutano le aziende a portare avanti lo sviluppo e a creare posti di lavoro? O invece le esortano a rivedere la propria intenzione di assumere nuovi dipendenti? Intendevo che, se parliamo di ristrutturare il sistema scolastico, tale riforma è davvero al servizio dell’integrazione sociale? Se parliamo di potenziare l’istruzione, questo preparerà davvero le persone al mercato e, più specificatamente, al mercato del lavoro? È di questo che parlavo.
Liisa Jaakonsaari (S&D). - (FI) Signora Presidente, l’onorevole collega di destra insisteva che la politica non fa che interferire con l’economia e che i membri di quest’Assemblea si limitano ad interferire con la politica. L’onorevole collega crede davvero che la governance economica, ad esempio, serva solo ad interferire con l’economia?
(L’oratore accetta di rispondere a un’interrogazione presentata con la procedura del cartellino blu ai sensi dell’articolo 148, paragrafo 8, del regolamento)
Herbert Reul (PPE). – (DE) Se dà un rapido sguardo alle misure che sono state adottate in Parlamento negli ultimi mesi e calcola i costi che ne sono derivati, vedrà che non sempre, ma molto spesso, esse hanno contribuito a compromettere lo sviluppo economico. Pertanto dobbiamo essere più attenti nelle nostre considerazioni. L’idea presentata dal Commissario per l’industria e l’imprenditoria nelle proprie comunicazioni sull’industria, ovvero che dovremmo sempre valutare le nostre future decisioni a seconda che vadano a favore o a detrimento della competitività dell’industria europea, è estremamente saggia.
Richard Seeber (PPE). – (DE) Signora Presidente, è chiaro a tutti, qui in Parlamento, che più l’Europa cresce come un insieme unico, più gli accordi su questioni relative alla politica economica devono essere stretti. Pertanto, uno strumento come il semestre europeo è ragionevole, ma deve smettere di interferire con compiti che tradizionalmente spettano alle parti sociali, come la contrattazione delle retribuzioni e la trattativa per i contratti collettivi. Dobbiamo davvero porre dei limiti in tal senso. Non ha alcun senso che sia l’Europa a decidere a quanto dovrebbero ammontare gli stipendi nei singoli paesi. Dovremmo concentrarci di più sull’eliminazione degli ostacoli di mercato, in modo da permettere all’economia europea di fiorire. Mi riferisco a monopoli e oligopoli, ma anche alla barriere per l’accesso al mercato. Non bisognerebbe garantire particolari margini di profitto ad alcuni settori: è necessaria una maggiore competizione per permettere all’economia europea di sviluppare il proprio potenziale.
All’Unione europea spetta altresì il compito di portare le nostre infrastrutture allo stato dell’arte. Mi riferisco a energia, trasporti e comunicazioni. L’Europa dovrebbe avere le risorse necessarie a tale scopo, soprattutto per poter superare le strozzature esistenti tra gli Stati membri. È opportuno valutare inoltre quali risorse possono essere messe a disposizione dell’Europa, il che significa avere una base chiara per le nostre risorse proprie. Invito a tal fine il Consiglio e gli Stati membri a dare finalmente all’Europa le risorse di cui necessita.
Naturalmente questo discorso vale anche per istruzione, ricerca e sviluppo, settori in cui l’Europa ha un proprio ruolo da svolgere. Tuttavia, anche in questo caso, la questione delle risorse finanziarie è fondamentale.
Jutta Steinruck (S&D). – (DE) Signora Presidente, signor Commissario, onorevoli colleghi, la strategia Europa 2020 è molto importante, non solo per lo sviluppo della politica socioeconomica europea, ma anche di quelle nazionali. Dobbiamo far sì che questo documento non venga usato a sproposito, a livello europeo, per perseguire una politica di pulizia sociale in seno agli Stati membri. Sono estremamente sorpresa che, nell’analisi annuale della crescita, la Commissione proponga tagli agli stipendi e una riduzione della protezione sociale. Alcuni degli oratori che mi hanno preceduta ne hanno già parlato: l’impatto di una simile decisione sulla popolazione a livello locale sarà disastroso. Non è accettabile che i cittadini, i lavoratori, siano gli unici a sobbarcarsi i costi del consolidamento di bilancio.
Anch’io vorrei invitare gli Stati membri a seguire soltanto gli orientamenti integrati nella redazione dei rispettivi programmi nazionali di riforma, in quanto essi permettono un equilibrio decisamente migliore tra protezione sociale e crescita economica. L’analisi annuale della crescita di ripropone i contratti a tempo indeterminato, come già accadeva nell’agenda per nuove competenze e nuovi posti di lavoro. Signor Commissario, abbiamo già discusso di questo argomento nel novembre 2010: i giovani non possono essere integrati nel mercato del lavoro affievolendo i diritti dei lavoratori dipendenti. L’esperienza, in Europa, ha dimostrato che questo approccio porta semplicemente a condizioni di lavoro precarie, senza creare nuovi posti di lavoro. Sono necessarie misure specifiche che aiutino le persone più a rischio e non iniziative faro che operino parallelamente anziché integrarsi a vicenda.
Danuta Maria Hübner (PPE). - (EN) Signora Presidente, la mia visione della realtà di oggi e di domani è che l’occupazione europea sarà sostenibile solo se si baserà su un’economia competitiva e non è un segreto che questo non sia uno dei nostri punti forti.
Per riuscire a essere competitivi, in Europa, abbiamo bisogno di un processo di competitività istituzionalizzato. Dobbiamo individuare dei fattori di riuscita e capire come adattarli alla situazione. Abbiamo già a disposizione un ampio numero di strumenti legati alla competitività e, con un po’ di volontà politica, possiamo sfruttare una parte sostanziale del quadro istituzionale per avviare un processo di competitività guidato dalla Commissione sulla base del sistema comunitario.
Mi riferisco in questo caso al semestre europeo e all’analisi della crescita, già citati prima, ma potrei parlare anche di squilibri e precisione, soprattutto nel quadro di valutazione, che dovrebbe comprendere anche fattori strutturali legati alla competitività. Vi è poi la strategia Europa 2020, che dovrebbe essere attuata con vigore fin da subito e non a partire dal 2013. Tutte le politiche dovrebbero contribuire a migliorare la competitività dell’economia europea. Dobbiamo metterci tutti al lavoro e isolare il cuore dell’Europa dal resto genererebbe semplicemente un’Europa divisa. È possibile creare un’occupazione stabile solo se l’Europa resta unita.
Un’Europa divisa non sarà un’Europa competitiva.
Csaba Őry (PPE). – (HU) Signora Presidente, vorrei ringraziarla per avermi concesso l’opportunità di prendere la parola sia in qualità di relatore sugli orientamenti per l’occupazione 2010 che di coordinatore del gruppo del Partito popolare europeo (Democratico cristiano). Plaudo alla proposta della Commissione, che mira a mantenere nel 2011 gli orientamenti per l’occupazione 2010. Siamo d’accordo e sosteniamo tale decisione, tuttavia il trattato di Lisbona richiede orientamenti annuali, pertanto dobbiamo registrare e controllare i cambiamenti, rimanere in contatto gli uni con gli altri (tra Commissione, Consiglio e Parlamento) e, naturalmente, apportare modifiche qualora necessario.
Per tale ragione raccomando che, nel riesame della strategia per il 2020 e durante i lavori nel corso del semestre europeo, gli orientamenti integrati per l’economia e l’occupazione fungano da guida. Se dovessero esserci delle differenze, ci prenderemo il disturbo di apportare degli emendamenti. Certamente potrebbero insorgere dei problemi. Recentemente ho appreso che, nella versione preliminare dei programmi nazionali di riforma, si è già verificato un certo slittamento rispetto agli impegni fissati per l’occupazione e invece di mirare all’obiettivo del 75 per cento, stiamo contemplando un impegno pari a circa il 72 per cento. Sono naturalmente necessarie ulteriori riflessioni in materia, in modo da evitare che si riproponga quanto avvenuto per la strategia di Lisbona: allora abbiamo assunto impegni eccessivi e alla fine siamo riusciti ad attuare troppo poco. Nondimeno, suggerirei di stilare alcuni principi di base.
Concordo circa la questione relativa a stipendi e pensioni. Non ci dovrebbe essere nessun intervento, bisognerebbe rispettare il principio di sussidiarietà e assumere impegni specifici a livello nazionale per quanto concerne gruppi speciali, come i giovani, i diversamente abili e le persone che hanno diversi svantaggi.
(L’oratore accetta di rispondere a un’interrogazione presentata con la procedura del cartellino blu ai sensi dell’articolo 148, paragrafo 8, del regolamento)
Krisztina Morvai (NI). – (HU) Signora Presidente, mi trovo costretta ancora una volta a porre un’interrogazione a un collega ungherese. Quando parla di sussidiarietà nel caso di stipendi e pensioni, intende che le entrate di lavoratori e pensionati in Ungheria e in altri paesi post-comunisti saranno coerentemente, continuamente e permanentemente ridotti rispetto a quelli dell’Europa occidentale? Perché sarebbe molto triste se dovessimo interpretare in questo modo le sue parole. Al momento la situazione è questa: un infermiere guadagna 70 000 fiorini al mese, mentre un insegnante ne guadagna 90 000 e i pensionati soffrono difficoltà legate alla sussistenza di base. Come dobbiamo interpretare questi fatti?
Csaba Őry (PPE). – (HU) No, onorevole Morvai, questa non è l’interpretazione corretta, ma la questione delle pensioni dipende essenzialmente dai risultati economici. Dipende da quello che siamo in grado di produrre ed è su questa base che possiamo fornire pensioni adeguate. Stando così le cose, è la strategia che stiamo discutendo e che mira a rendere l’Europa competitiva, funzionale e di successo, ad offrire la possibilità di aumentare le pensioni anche in paesi che al momento si trovano ancora in una situazione meno favorevole. Non è possibile introdurre regole uniformi, ad ogni modo, perché al momento esistono differenze troppo grosse. Naturalmente, sarà necessario un approccio graduale anche in futuro.
Elisabeth Morin-Chartier (PPE). – (FR) Signora Presidente, nel quadro della strategia Europa 2020, gli orientamenti per l’occupazione devono far fronte a tre grandi sfide.
La prima è uscire dalla crisi grazie alla ricerca, all’innovazione e alla competitività, al fine di garantire una ripresa economica reale, che ci permetta di assicurare quella sociale. La seconda sfida è sostituire un’intera generazione di lavoratori dipendenti che stanno andando in pensione. La terza, infine, è essere competitivi in un’economia globalizzata liberando le aziende da alcuni oneri fiscali che gravano su di esse e le danneggiano.
In tale contesto, dobbiamo concentrarci su tre categorie sociali particolarmente sensibili.
La prima sono i giovani: dobbiamo assolutamente contrastare l’abbandono scolastico prima di ottenere delle qualifiche, che li esclude per sempre dal mondo del lavoro. Dobbiamo favorire il loro ingresso nel mondo del lavoro e non solo attraverso contratti a tempo determinato e stage. È necessario lottare contro la disoccupazione giovanile, un male persistente che ha un impatto particolarmente nocivo in considerazione del fatto che la crisi ha colpito i giovani più duramente degli altri. La seconda categoria sono le donne, costrette a lavori precari e sottopagate. La terza sono i lavoratori più anziani, che dobbiamo mettere nelle condizioni di non abbandonare il mondo del lavoro. A questo scopo abbiamo degli strumenti europei – il Fondo sociale europeo anzitutto – e credo che dovremmo fare leva su di essi.
Czesław Adam Siekierski (PPE). – (PL) Signora Presidente, è passato quasi un anno da quando la Commissione ha presentato la strategia Europa 2020. Non è stato un periodo facile per l’Europa. Gli Stati membri lottano ancora per affrontare gli strascichi della crisi. Le misure per attuare la nuova strategia sono state relegate in secondo piano. Gli ambiziosi piani di Europa 2020, che prevedono un innalzamento dei tassi di occupazione all’85 per cento, una riduzione del numero di persone sulla soglia di povertà pari al 20 per cento e un aumento degli investimenti nella ricerca pari al 3 per cento sembrano già a rischio, a meno di un anno dall’inizio dell’attuazione della strategia. Il tasso di disoccupazione in seno all’Unione europea al momento si attesta al 10 per cento e non vi sono ancora segni di cali significativi. Anzi, è vero il contrario: se l’Europa dovesse continuare a uscire dalla crisi con la lentezza attuale, la disoccupazione aumenterebbe ulteriormente, almeno nei prossimi anni. Tassi di occupazione ridotti creano condizioni favorevoli alla diffusione della povertà e della marginalizzazione sociale, come confermato dalla relazione dell’Eurobarometro di giugno 2010.
Enrique Guerrero Salom (S&D). - (ES) Signora Presidente, guardando al 2020 e persino oltre, l’Unione europea corre l’autentico rischio sistemico di perdere la capacità di essere competitiva a causa dell’esistenza di grandi settori economici, sempre più tecnologici e potenti.
Abbiamo bisogno di tale competitività: competere per crescere, crescere per creare occupazione, e creare occupazione per proteggere e tutelare il nostro modello sociale.
L’unico prodotto di base indispensabile di cui disponiamo è la conoscenza. Dobbiamo utilizzarla per innovare, per adattarci ai cambiamenti e, soprattutto, per svolgere un ruolo primario in tale cambiamenti.
Per questa ragione, dobbiamo investire molto di più nelle università, nell’istruzione, nella ricerca e nello sviluppo, per essere una potenza nel settore in cui ci è possibile esserlo: la conoscenza.
Riikka Manner (ALDE). - (FI) Signora Presidente, signor Commissario, gli obiettivi della strategia Europa 2020 sono positivi ed ambiziosi. Nel mio discorso vorrei concentrarmi soprattutto su quali sono i fattori pratici e gli strumenti che ci permettono di perseguire questi obiettivi fin dalle radici, cosa che abbiamo mancato di fare, ad esempio, con la strategia di Lisbona.
Anzitutto, abbiamo davvero bisogno di un’Europa unita e delle regioni europee. Dobbiamo poter individuare i fattori di successo e le potenziali competenze di ciascuna regione e, in buona parte, possiamo rispondere a tali necessità tramite la politica di coesione. Per poter creare nuovi posti di lavoro, attività innovative e, soprattutto, un’innovazione basata sulla pratica, necessitiamo di una politica di coesione che coinvolga l’intera Europa, in modo da attuare questi obiettivi nelle regioni. Naturalmente sono anche necessari finanziamenti e una politica di ricerca e sviluppo in questo settore, ma ritengo che la questione fondamentale sia una politica di coesione efficace.
Ilda Figueiredo (GUE/NGL). – (PT) Signora Presidente, è deprecabile che i problemi sociali continuino a essere il parente povero delle politiche europee, che le conseguenze sociali delle politiche di bilancio, finanza e concorrenza siano sistematicamente minimizzate, insistendo su dogmi neoliberali, indifferenti ai quasi 25 milioni disoccupati, ai quasi 30 milioni di lavoratori precari e sottopagati, ai più di 85 milioni di persone in stato di povertà, mentre i guadagni dei gruppi economici e finanziari non cessano di crescere.
Per tale ragione, signora Presidente, trasmetto in questa sede le grida d’indignazione che varie organizzazioni sociali hanno espresso nell’agorà dei cittadini che il Parlamento europeo ha organizzato di recente a Bruxelles. È questo il motivo per l’indignazione di milioni di lavoratori, disoccupati, donne e giovani, che continuano a lottare contro simili politiche in tutta Europa.
È tempo di rompere con i patti di stabilità e crescita, di competitività e simili. Dobbiamo rispettare le persone e i lavoratori.
Oreste Rossi (EFD). - Signora Presidente, onorevoli colleghi, concordo sul fatto che il Parlamento, per essere in grado di proporre le migliori linee sulla politica per l’occupazione per il 2020, deve disporre di tempi adeguati. In un periodo di crisi come quello che stiamo vivendo in Europa, non possiamo non tenere in considerazione le necessità della nostra gente. È indispensabile prevedere aiuti alle famiglie, ai giovani in cerca d’occupazione e a chi, lungo il suo percorso lavorativo, resta senza lavoro.
L’Europa deve avere il coraggio di fare delle scelte, garantendo il lavoro anzitutto ai propri cittadini e poi a quelli di paesi terzi, e creando un’interconnessione fra gli uffici preposti all’occupazione dei vari Stati membri in modo che tutti, in qualunque paese, possano sapere quali sono i lavori disponibili.
Particolare attenzione va posta alla difesa delle frontiere per evitare un’invasione incontrollata di centinaia di migliaia di immigrati che, stante la situazione politica del Maghreb, stanno per invadere i nostri territori. Solo un’immigrazione controllata e limitata alle effettive disponibilità di posti di lavoro può permettere l’integrazione di cittadini di paesi terzi, evitando tensioni e discriminazioni a discapito di crescita economica e benessere sociale.
Franz Obermayr (NI). – (DE) Signora Presidente, le aspettative sulla strategia in esame sono ampiamente divergenti. Mentre alcuni sono certi che questo documento sia solo fumo e che la strategia non valga neppure la carta su cui è stata scritta, assistiamo a scenari drammatici e reali che dobbiamo affrontare (mi riferisco alle misure per aumentare la flessibilità dei mercati del lavoro). Stanno portando verso l’Europa centrale orde di lavoratori poco qualificati e basso costo, con il risultato che gli stipendi precipitano.
L’obiettivo stabilito nella strategia di far sì che le giovani generazioni godano, almeno per il 40 per cento, di titoli di istruzione superiore appare particolarmente semplicistico. Vorrei capire qual è lo scopo di una simile misura. Ci troviamo già in una situazione – basti pensare all’Italia – in cui è difficile trovare lavori adeguati per giovani laureati che, per sopravvivere, devono accettare lavori sottopagati. Per quale ragione dovremmo aver bisogno di un così elevato numero di laureati, quando non ci sono lavori adatti a loro? È vero che abbiamo bisogno di qualifiche più elevate, ma non otterremo questo risultato limitandoci ad attribuire titoli universitari al 40 per cento della popolazione. Non è questo il modo corretto di procedere.
Paulo Rangel (PPE). – (PT) Signora Presidente, vorrei segnalare che, in un momento di grave crisi del debito sovrano e finanziario, è fondamentale puntare sullo sviluppo economico attraverso la crescita e le strategie volte a promuoverla e, soprattutto, disporre di una politica del lavoro. Credo che avere una politica del genere risolverà un problema non solo economico, ma anche sociale. È per questa ragione che vorrei lanciare un messaggio a una specifica categoria di lavoratori, che dobbiamo tenere in considerazione in seno alla strategia 2020.
Si è parlato a lungo dei giovani, anche stamane, tuttavia vi è una categoria di lavoratori, fondamentale dal punto di vista generazionale, che comprende persone che hanno superato i cinquant’anni e che pertanto sono prossimi al pensionamento. Se vogliamo alzare l’età pensionabile e creare una società più attiva, dobbiamo avere una strategia per i lavoratori precari e per quelli con più di 50 anni che si trovano in difficoltà.
Vasilica Viorica Dăncilă (S&D). – (RO) Signora Presidente, la strategia Europa 2020 deve preparare la strada a un nuovo modello di crescita economica in Europa, promuovendo riforme strutturali coordinate a livello nazionale. Reputo che tali riforme siano fondamentali per ciascuno Stato membro, considerato l’alto tasso di disoccupazione giovanile. Dobbiamo aiutare al contempo le piccole e medie imprese a sviluppare appieno il proprio potenziale, in modo da creare nuovi posti di lavoro. Per l’Europa è importante anche inserire l’obiettivo sociale e la lotta contro la povertà nella lista di obiettivi dell’Unione europea per la crescita economica, perché raggiungere un simile traguardo contribuirà a preservare l’indipendenza economica dell’Unione.
Infine, ritengo che la strategia Europa 2020 debba essere accessibile ai cittadini europei, perché essi devono comprendere le responsabilità che gravano su tutti gli attori coinvolti nell’attuazione della strategia, come le autorità locali, regionali e nazionali, ai cui sforzi si aggiungono i contributi dei cittadini europei.
Jan Kozłowski (PPE). – (PL) Signora Presidente, gli orientamenti per l’occupazione sono e dovrebbero essere considerati uno strumento fondamentale nel processo di governance economica, così come espresso nel progetto del semestre europeo. Tali orientamenti rappresentano le fondamenta su cui vengono delineati i programmi nazionali di riforma degli Stati membri ed è in base a questi ultimi che si determinerà il successo della strategia Europa 2020. Secondo il calendario, i programmi nazionali di riforma verranno ultimati entro aprile. Vorrei sottolineare l’importanza di coinvolgere i parlamenti nazionali, nonché le autorità regionali e locali nella redazione di tali programmi e, a questo proposito, vorrei citare anche il parere del comitato delle regioni. Modificare gli orientamenti in questo momento potrebbe compromettere l’intero processo. Desidero sottolineare l’importanza di un approccio orizzontale integrato nell’attuazione della strategia Europa 2020. Vorrei altresì ribadire la valenza degli strumenti della politica di coesione per questa strategia.
Anna Záborská (PPE). – (SK) Signora Presidente, i quattro orientamenti del Consiglio per la politica del lavoro dovrebbero restare validi anche per il 2011. Gli orientamenti relativi al miglioramento delle qualifiche finirebbero probabilmente col venire attuati attraverso il principio della domanda e dell’offerta, anche senza un intervento da parte dello Stato.
Aumentare l’occupazione femminile, invece, richiede un intervento di questo tipo ma, prima di farlo, gli Stati membri dovrebbero riconoscere il lavoro che le donne svolgono nel prendersi cura dei propri figli e i vantaggi che questo porta al prodotto interno lordo. Non diamo altro lavoro a chi ne ha già abbastanza.
Lo Stato dovrebbe concentrarsi sulla lotta alla povertà e all’esclusione sociale, perché pochi possono sottrarsi alla morsa della povertà con le sole proprie forze.
Pervenche Berès, relatore. − (FR) Signora Presidente, signor Commissario, forse potreste riferire al Presidente Barroso che avremmo voluto partecipasse a questa discussione, perché è la prima che verte sulle questioni legate all’analisi annuale della crescita, pietra miliare di questo semestre europeo che egli ha tanto voluto e che reputa essere un elemento chiave per far uscire l’Unione europea dalla crisi.
Forse potreste dirgli anche che, a queste condizioni, il Parlamento europeo non sarà un partner facile e che il pacchetto sulla governance economica richiede che la Commissione attribuisca maggiore importanza a quanto emergerà in Parlamento.
Infine, potreste riferirgli anche che l’attuazione del trattato di Lisbona – del trattato nel suo complesso e in particolare dell’articolo 9, che vi invita a trattare la questione sociale in modo orizzontale – non è, per noi, lettera morta. Ci aspettiamo che trattato di Lisbona sia attuato pienamente. Ci viene ripetuto continuamente che bisogna procedere a una minima revisione del trattato e che il suo potenziale deve essere sviluppato appieno. Per quanto concerne il potenziale dell’articolo 9, abbiamo talvolta l’impressione che l’analisi annuale della crescita gli volti le spalle.
Concludendo, vorrei dirvi cosa mi colpisce al termine di questa discussione. Si ha talvolta l’impressione che, anche dopo questa crisi, la Commissione europea continui a pensare secondo i “vecchi schemi”, nella convinzione che l’essenziale sia riformare il mercato del lavoro. Sappiamo bene che, nel modo di pensare predominante in seno alla Commissione – che lei certamente non condivide – quando si parla di riforme del mercato del lavoro si parla di flessibilità. Di flessibilità, sottolineo, non di flessicurezza.
Gli ultimi dieci anni, tuttavia, anche prima della crisi, ci hanno insegnato che questo modo di pensare, secondo cui basta che ci sia crescita per creare occupazione, non basta più. La vera sfida che si profila è quella dell’occupazione, sia per noi sia per i paesi che ci circondano.
Nondimeno, quando vedo la discussione svilupparsi attorno al concetto di competitività, vedo un dibattito che volta le spalle alla priorità dell’occupazione e questo mi preoccupa.
László Andor, membro della Commissione. − (EN) Signora Presidente, vorrei ringraziare gli onorevoli parlamentari per questa discussione davvero ricca, stimolante e fonte di ispirazione. Vorrei rispondere a tutte le questioni principali che sono state sollevate sotto forma di interrogazioni o di commenti e osservazioni sull’analisi annuale della crescita, sul semestre europeo e sulla strategia Europa 2020 in generale.
La cosa più impotante è avere un’idea complessiva corretta sia sui documenti in esame che sulla situazione economica dell’Unione europea. La scomoda verità è che l’Europa sta vivendo una fase di ripresa. L’anno scorso si è già registrata una crescita economica in seno all’Unione, quantunque non in tutti i suoi Stati membri, ed è qui che si manifesta il secondo aspetto di questa scomoda verità. La nostra ripresa è estremamente fragile e disunita. La Commissione ha valutato molto attentamente la situazione e ha sviluppato le proprie politiche di conseguenza.
Dobbiamo mantenere e rafforzare la crescita e dobbiamo affrontare l’attuale divisione. Questo non sarà possibile, tuttavia, senza far fronte alle debolezze che la crisi ha evidenziato in seno all’unione economica e monetaria, e per farlo svilupperemo ulteriormente l’architettura della governance economica e monetaria dell’Unione europea. È qui che insorgono le complicazioni e che le priorità rischiano di non essere riconosciute immediatamente da tutti.
Per noi, la priorità è la crescita economica e tutte le altre politiche in questa fase sono al suo servizio. Dobbiamo potenziare la crescita e renderla più forte, ma per farlo serve una maggiore stabilità finanziaria, la quale a sua volta richiede un consolidamento fiscale. È inevitabile che, nei prossimi anni, il consolidamento rimanga in agenda nell’interesse della stabilizzazione e per coerenza con la tipologia di interventi ciclici che gli Stati membri hanno attuato negli ultimi anni contro la recessione.
Abbiamo bisogno di un consolidamento intelligente che non mini la domanda in seno all’economia e che preservi l’integrità dell’economia comunitaria nel suo insieme. Dobbiamo imparare la lezione e l’apprendimento passa per la stabilizzazione dell’euro. Naturalmente potrei utilizzare espressioni più forti, in questo caso, ma atteniamoci a questa. Dobbiamo stabilizzare l’euro e l’unione economica e monetaria. La lezione condivisa è che, per farlo, dobbiamo rafforzare la base economica dell’Unione e del coordinamento politico a livello europeo.
Permettetemi di fare una domanda su questo punto e di lasciarla aperta: è possibile rafforzare la base economica della governance senza uno sforzo collettivo sul piano delle retribuzioni e del coordinamento delle progressioni stipendiali in seno all’Unione europea? Quando dico questo e quando formuliamo suggerimenti in materia nell’analisi annuale della crescita, non significa che metteremmo in discussione l’importanza del dialogo sociale, anzi, è vero il contrario. Abbiamo lodato paesi con una tradizione ed una cultura di forte partenariato sociale. Riconosciamo che essi hanno risentito meno della crisi e, soprattutto, hanno subito perdite minori in termini di risorse umane. La disoccupazione è rimasta a livelli inferiori, in questi paesi. Siamo favorevoli al rafforzamento del dialogo sociale in altri Stati membri che hanno sofferto maggiormente e che hanno risposto alla crisi con minore flessibilità di paesi come la Germania, i Paesi Bassi o l’Austria.
Abbiamo aumentato altresì il dialogo sociale a livello europeo. Recentemente abbiamo tenuto un dialogo macroeconomico con le parti sociali e, a marzo, ci sarà un forum sociale tripartito per incentivare il coordinamento e il dialogo con le parti sociali.
Desidero respingere categoricamente l’idea che la Commissione faccia sempre le stesse cose. Nell’ultimo anno essa ha introdotto diverse nuove iniziative. Stiamo seguendo un’agenda rigorosa per il regolamento finanziario. Il lavoro del Commissario Barnier non dovrebbe essere sottovalutato.
Nell’ambito della strategia Europa 2020, abbiamo ideato una nuova concezione di politica industriale a livello europeo, la quale porta decisamente a maggiori risultati in termini di competitività e sostenibilità dei posti di lavoro nell’Unione europea. Stiamo seguendo una serie di approcci innovativi per incentivare gli investimenti e trovare finanziamenti che li sostengano. Un gruppo di Commissari si è messo all’opera per sviluppare strumenti finanziari innovativi. Il primo esempio sarà uno schema per sostenere lo sviluppo delle reti energetiche in Europa, un elemento assolutamente necessario per sviluppare i mercati energetici e le relative infrastrutture di cui essi necessitano.
Abbiamo lanciato lo strumento di microfinanza. Sono grato al Parlamento e al Consiglio per il consenso finale che lo scorso anno lo ha reso possibile. Proprio la scorsa settimana, nei Paesi Bassi, ho presenziato al lancio del primo strumento di microfinanza sostenuto dall’Unione europea e ve ne sono molti altri in corso di elaborazione, in modo da sostenere potenziali imprenditori, magari dopo un periodo di disoccupazione, come nel caso di donne che tornano a lavorare dopo la nascita dei figli o di persone con più di 50 o 60 anni, che hanno già lavorato e vogliono sperimentare una nuova forma di azienda.
Quando discutiamo di politiche a sostegno dell’occupazione, ci concentriamo sulla definizione di obiettivi a elevato tasso occupazionale, ma anche sulle categorie che conoscono maggiori difficoltà, come abbiamo fatto qualche settimana fa, quando la Presidenza ungherese ha ospitato a Gödöllő il Consiglio “Occupazione, politica sociale, salute e consumatori”. Quando parlo di categorie più fragili, mi riferisco in particolare ai giovani.
La disoccupazione giovanile è particolarmente drammatica in alcuni Stati membri. Ancora una volta dobbiamo essere consapevoli delle diversità. Per fortuna vi sono Stati in cui il tasso di disoccupazione giovanile è basso, ma la media europea è troppo elevata. In alcune nazioni come la Spagna e i paesi baltici i livelli raggiunti sono tragici. I governi sono stati allertati e c’è bisogno di un complesso pacchetto di politiche, dall’istruzione ai servizi di collocamento ad altri tipi di misure. Ma i giovani non sono gli unici a conoscere dei problemi. È’ vero che dobbiamo fare di più per l’occupazione dei lavoratori più anziani ed è per questa ragione che abbiamo dichiarato il 2012 Anno europeo dell’invecchiamento attivo.
Per quanto attiene alle questioni istituzionali relative agli orientamenti per l’occupazione, che ritengo continuino ad essere il nostro fulcro, a fungere da guida e a fornirci sostanza, l’articolo 148 del trattato indica chiaramente il ruolo del Parlamento europeo in materia. Dobbiamo rinnovare gli orientamenti per l’occupazione, il che conferma che vogliamo che proseguano fino al 2014; non dovrebbero subire modifiche sostanziali, né essere relegati in secondo piano da analisi annuali della crescita. Gli orientamenti rappresentano una linea guida a lungo termine, mentre l’analisi della crescita è un esercizio annuale che ne tocca la sostanza. Naturalmente è vero che i programmi nazionali di riforma sono fondamentali e che la Commissione sta portando avanti la questione molto seriamente nel contesto della strategia Europa 2020. Il Parlamento sarà coinvolto nelle discussioni a vario titolo. Mi riferisco, in questo caso, ai negoziati per il quadro finanziario pluriennale. Anche il bilancio dell’Unione deve riflettere le priorità per il 2020 e noi terremo informato il Parlamento circa la preparazione del programma nazionale di riforma man mano che verranno sviluppate le raccomandazioni specifiche per paese.
È naturale che in questa fase iniziale si nutrano preoccupazioni per il futuro di Europa 2020. In un certo senso, vi è un fantasma che le aleggia intorno, quello della strategia di Lisbona. In molteplici occasioni ho avuto modo di discutere, in quest’Aula, del perché noi crediamo che vi siano molte più possibilità che Europa 2020 abbia successo, grazie a un sistema più concentrato di obiettivi e anche di relazioni e attuazioni.
Solo la Commissione può garantire che regni la coerenza tra queste iniziative. Abbiamo parecchia carne al fuoco e dobbiamo accertarci che, nel portare avanti le nostre politiche economiche, nessun elemento venga trascurato. La strategia Europa 2020, la governance economica, il mercato unico e la politica di coesione: nessuno di questi elementi deve essere danneggiato nel processo. Tutti devono essere perseguiti con forza, garantendo il coinvolgimento di tutti i 27 Stati membri. La Commissione, ovviamente, è contraria ad un’Europa a due velocità. Dobbiamo garantire che la ripresa disunita che stiamo vivendo non si trasformi in divisioni politiche nel prossimo futuro.
János Martonyi, Presidente in carica del Consiglio. − (EN) Signora Presidente, anzitutto vorrei ringraziare tutti per la discussione estremamente utile e costruttiva. Desidero esprimere un ringraziamento particolare all’onorevole Perez per l’eccellente relazione, nonché per le importanti osservazioni e le critiche fatte.
Possiamo avere una diversa visione della realtà, come ha detto l’onorevole Hübner, sia per quanto concerne la crisi che per quel che riguarda la ripresa, ma ritengo che su un punto concordiamo tutti, ovvero che nessuno di noi è interessato a una ripresa economica che non porti occupazione. Stiamo cercando tutti di trovare un equilibrio tra consolidamento fiscale e crescita da un lato e creazione di posti di lavoro dall’altro. Di fatto, la disciplina fiscale e l’aumento dei livelli di occupazione dovrebbero procedere di pari passo.
Più genericamente, in tema di questioni economiche, tutti noi sappiamo che ora abbiamo un approccio globale, un “pacchetto” ampio o Gesamtpaket, come dicono alcuni, molti elementi del quale sono stati menzionati pocanzi dal Commissario Andor. Per quanto concerne la Presidenza, vorrei sottolineare ancora una volta che dobbiamo concentrarci su due elementi dell’intero pacchetto. Uno di questi è sicuramente l’attuazione e l’applicazione del semestre europeo. Questa è la prima volta che esso viene applicato. Esso avrà un maggiore impatto sui successivi sviluppi del processo europeo di integrazione nel suo insieme.
Desidero affrontare brevemente due questioni. La prima è che abbiamo dei tempi davvero stretti, perciò tutti devono rispettare le scadenze e bisogna assolutamente raggiungere gli obiettivi principali. Dobbiamo impegnarci al massimo delle nostre possibilità per garantire il rispetto delle scadenze generali, grazie ai contributi di ciascuno Stato membro, nei settori dell’occupazione, dell’innovazone e dell’energia.
In materia di energia, permettetemi di riferire che il 4 febbraio si è tenuta una riunione estremamente proficua del Consiglio europeo. Per molti di noi essa ha rappresentato una svolta sia per la creazione del mercato integrato dell’energia che per l’efficienza energetica. In tale occasione sono state inoltre adottate importanti decisioni circa gli aspetti esterni della politica energetica comune.
Infine, vorrei parlare della lotta contro la povertà e a favore dell’inclusione sociale. A tale proposito, vorrei congratularmi con il Parlamento per la risoluzione sull’integrazione dei rom che avete recentemente adottato. Desidero congratularmi e ringraziare in particolar modo l’onorevole Járóka, che ha svolto un ruolo decisivo nella preparazione della relazione e nell’adozione di questa risoluzione di estrema rilevanza, che sarà particolarmente utile per noi quando elaboreremo e ultimeremo la strategia quadro dell’Unione europea per l’integrazione dei rom.
Il secondo elemento su cui ci dovremo concentrare sono i sei testi legislativi. A tale proposito vorrei rassicurare l’onorevole Goulard che non solo vogliamo dare ascolto al Parlamento, ma desideriamo e dobbiamo raggiungere un accordo con voi, come prevede il procedimento legislativo ordinario. Dovremo fare il possibile per accelerare tale processo e concluderlo positivamente entro il termine della Presidenza ungherese.
Non voglio entrare nel merito degli altri elementi del pacchetto globale. Desidero soltanto sottolineare una cosa: il Consiglio vuole rispettare appieno il metodo comunitario. Non abbiamo riserve di sorta in merito. Come già detto più volte in precedenza, il trattato di Lisbona ha cambiato molte cose. Ci sono stati importanti spostamenti di competenze, lo sappiamo tutti, ma il trattato di Lisbona non ha cambiato il cuore della struttura europea, ovvero il metodo comunitario, e noi lo rispettiamo rigorosamente. Dobbiamo, com’è ovvio, rispettare sempre il trattato. Vorrei far notare che, se leggete attentamente le conclusioni del Consiglio europeo del 4 febbraio, troverete indicata la necessità che tutto avvenga nel rispetto del trattato.
La mia ultima considerazione è molto breve e concerne le risorse economiche. Come ha segnalato l’onorevole Ek, le politiche necessitano di denaro e di finanziamenti. Non potrei essere più d’accordo. Sappiamo molto bene, tuttavia, che vi sono divergenze negli approcci da parte dei vari Stati membri. In questo momento vorrei sottolineare un’unica questione, dal punto di vista della Presidenza: suggeriamo caldamente di discutere anzitutto della sostanza e solo secondariamente di cifre, stanziamenti e risorse. Vi sarà una lunga discussione. Avremo utilissimi dibattiti orientativi sulla politica di coesione, sulla politica energetica, sull’agricoltura e via dicendo, ma come si suol dire,
(FR) non bisogna mettere il carro davanti ai buoi.
(EN) Pertanto, tutto considerato, vorremmo davvero favorire tutte queste discussioni e giungere infine al dibattito reale, ovvero alla discussione finale sulle risorse. Ancora una volta, desidero congratularmi con tutti voi e ringraziarvi sentitamente per la guida che ci avete fornito.
Presidente. – Comunico di aver ricevuto sei proposte di risoluzione ai sensi dell’articolo 110, paragrafo 2, del regolamento su Europa 2020 e una proposta di risoluzione ai sensi dell’articolo 110, paragrafo 2, del regolamento sulle politiche degli Stati membri a favore dell’occupazione(1).
La discussione è chiusa.
La votazione si svolgerà domani, giovedì 17 febbraio, alle 12:00.
Jean-Pierre Audy (PPE). – (FR) Signora Presidente, giustamente, il Ministro ha parlato di rispetto del trattato e ha sottolineato che il 4 febbraio si è riunito il Consiglio europeo. Vorrei sapere, ai sensi dell’articolo 15 del trattato sull’Unione europea, quando il Presidente del Consiglio europeo presenterà al Parlamento una relazione sulla riunione del 4 febbraio, dal momento che non credo che lo farà durante questa seduta.
Presidente. – Ne prendiamo nota. Grazie molte.
Dichiarazioni scritte (articolo 149 del regolamento)
Petru Constantin Luhan (PPE), per iscritto. – (RO) Ribadisco l’importanza di sviluppare quanto prima tutti gli aspetti tecnici dell’iniziativa “Youth on the Move” (Gioventù in movimento). È fondamentale che i più di 100 milioni di giovani, che vivono nell’Unione europea, godano delle risorse necessarie e degli strumenti adeguati per poter dare il proprio contributo per il raggiungimento degli obiettivi prefissati per il 2020. Sono lieto che il regime di apprendimento permanente e l’inclusione dei giovani nello stesso siano coordinati sostanzialmente per promuovere una crescita intelligente e sostenibile e garantire una vita sana agli adulti di domani.
Fornire un’istruzione superiore di alta qualità e sostenere il coinvolgimento dei giovani nelle attività di ricerca e sviluppo può garantire il successo degli sforzi profusi per incentivare la competitività economica. Si possono sviluppare nuove attività, tenendo a mente il potenziale creativo costituito dai giovani. Ritengo, inoltre, che offrire opportunità di lavoro, parallelamente ad a una formazione di alta qualità, possa garantire maggiori opportunità di integrarsi nel mercato del lavoro. Per tale ragione, necessitiamo dei dettagli tecnici di questa iniziativa il prima possibile, in modo da avviare le attività necessarie a beneficiare al massimo di quest’anno, che è stato proclamato Anno europeo del volontariato.
Joanna Senyszyn (S&D), per iscritto. – (PL) La qualità del capitale umano è di importanza decisiva per il successo della strategia Europa 2020. Il principio dell’integrazione di genere è fondamentale per il sistema di formazione professionale. È un requisito necessario se vogliamo che le donne beneficino di uno sviluppo professionale a lungo termine, che si adatti alle richieste del mercato del lavoro, se desideriamo sfruttare al meglio il loro potenziale e se vogliamo che il tasso di occupazione femminile aumenti, soprattutto nelle professioni tradizionalmente maschili, nei settori a bassa emissione di anidride carbonica e nelle posizioni decisionali di più alto livello. Invito ad adeguare la formazione professionale alle necessità delle donne e a una maggiore partecipazione femminile a questo tipo di formazione. Attualmente, essa non tiene conto delle diverse necessità delle donne e delle loro condizioni economiche e sociali, il che significa che per le donne è molto più difficile tornare a lavorare o accedere al mercato del lavoro di quanto lo sia per gli uomini.
Per funzionare in modo efficace, il sistema di formazione professionale deve essere ampio, ossia deve tener conto dell’esperienza, della fase della vita e delle molteplici necessità delle donne in materia di istruzione, anche per quanto concerne le necessità specifiche delle donne diversamente abili, anziane, indigenti o immigrate, per citare alcuni esempi. Poter accedere in modo flessibile e abbordabile a una formazione di alta qualità dovrebbe essere una priorità. Anche gli incentivi per i datori di lavoro dovrebbero svolgere un ruolo significativo in tal senso, in quanto questo faciliterebbe l’organizzazione di corsi di formazione per le donne che lavorano in piccole e medie imprese oppure a casa. Per raggiungere gli obiettivi della strategia Europa 2020, sarà necessario collegare più da vicino la formazione professionale alle richieste del mercato del lavoro, in modo da creare nuove opportunità formative per le donne nei settori delle scienze, della matematica e della tecnologia.
Rovana Plumb (S&D), per iscritto. – (EN) La strategia Europa 2020 dovrebbe aiutare l’Europa a riprendersi dalla crisi e uscirne più forte, tramite l’occupazione e una crescita intelligente, sostenibile ed inclusiva, che si basi su cinque obiettivi europei essenziali per la promozione dell’occupazione. Disporre di un sistema solido di protezione sociale, investire in politiche attive per il mercato del lavoro e garantire opportunità di istruzione e formazione per tutti sono elementi fondamentali per ridurre la disoccupazione e prevenire l’esclusione a lungo termine. Non è possibile applicare la flessicurezza in quegli Stati membri che presentano scarse possibilità di rafforzare i sistemi di protezione sociale a causa delle restrizioni di bilancio e degli squilibri macroeconomici, come nel caso della Romania, e personalmente ritengo che, per ridurre la segmentazione del mercato del lavoro, si debba fornire un’adeguata sicurezza ai lavoratori in tutte le forme di contratto. Qualunque riforma del mercato del lavoro deve essere condizionata al raggiungimento di un elevato consenso sociale per mezzo di accordi tra le parti sociali a livello sia nazionale che comunitario. È fondamentale disporre di un’agenda legislativa per ridurre il divario salariale esistente tra uomini e donne di un punto percentuale all’anno, in modo da raggiungere l’obiettivo della riduzione del 10 per cento entro il 2020. La strategia Europa 2020 dovrebbe comprendere un obiettivo di riduzione della povertà tra le donne in seno all’Unione europea, perché il 17 per cento di esse è classificato come indigente ed è composto per la maggior parte di ragazze madri, immigrate ed anziane.
Silvia-Adriana Ţicău (S&D), per iscritto. – (RO) La strategia Europa 2020 deve essere sostenuta dal quadro finanziario per il periodo 2014-2020. I trasporti, l’energia e le comunicazioni costituiscono la spina dorsale dell’economia europea. Investire in questi settori creerà occupazione e assicurerà sviluppo sociale ed economico. La politica industriale dell’Unione è un elemento chiave della strategia Europa 2020. La crescita industriale e la creazione di posti di lavoro in tutta l’Unione garantiranno che questa possa essere concorrenziale su scala globale.
Negli ultimi decenni, la produzione industriale si è spostata verso paesi terzi con bassi costi di produzione, a seguito della costante ricerca di maggiori profitti da parte delle aziende europee, a costo della perdita di posti di lavoro in seno all’Unione europea. Una politica di coesione forte, finanziata in modo adeguato e diretta a tutte le regioni europee, deve rappresentare un ulteriore elemento chiave della strategia Europa 2020. Questo approccio orizzontale è un prerequisito per riuscire a raggiungere gli obiettivi proposti nel quadro della strategia Europa 2020, nonché una coesione sociale, economica e territoriale. Ne è un esempio la strategia dell’Unione europea per la regione del Danubio, la quale contribuirà alla prosperità e allo sviluppo economico e sociale di quest’area, garantendone al contempo la sicurezza. Considerato che la principale preoccupazione dei cittadini europei è ancora legata alla sicurezza del posto di lavoro, ritengo che la strategia Europa 2020 potrà avere successo solo se l’Europa sociale diverrà una realtà.
Frédéric Daerden (S&D), per iscritto. – (FR) La strategia Europa 2020 è ambiziosa, soprattutto in materia di occupazione, e prevede, per la sua realizzazione, l’attuazione degli orientamenti per l’occupazione. Tali obiettivi sono fondamentali, soprattutto per permettere il finanziamento delle pensioni e per costruire un modello sociale europeo basato sul benessere. Gli elementi che potrebbero fungere da base per questo modello sociale sono stati rimessi in discussione dal Cancelliere Merkel e dal Presidente Sarkozy. Tra le proposte del patto di competitività compare l’abolizione dell’indicizzazione automatica delle retribuzioni all’inflazione, sostenendo che, in tal modo si potrebbe aumentare la competitività e, di conseguenza, l’occupazione. Non vi è nulla che dimostri che quanto detto si verificherà sistematicamente. Abolire l’indicizzazione automatica potrebbe, in alcuni casi, creare addirittura fenomeni di accelerazione dell’inflazione, risultato che nessuno auspica. Esistono molti altri modi di lottare per l’occupazione, come gli investimenti strategici o la formazione in settori del futuro. L’indicizzazione delle retribuzioni e delle prestazioni sociali è uno strumento che alcuni paesi hanno saggiamente adottato per ridurre il rischio di povertà dei lavoratori, un fenomeno in aumento in Europa. In tal modo è possibile pertanto raggiungere un altro obiettivo che l’Unione europea si è posta per il 2020:, ovvero 20 milioni di poveri in meno.
João Ferreira (GUE/NGL), per iscritto. – (PT) La strategia Europa 2020 sta rivelando i suoi veri obiettivi. L’ultimo Consiglio europeo l’ha confermato: maggiori liberalizzazioni, spostamento del mercato verso nuovi settori, flessibilità del mercato del lavoro e attacchi senza precedenti alle retribuzioni e ai diritti sociali. Gli strumenti per l’attuazione di quest’agenda sono stati definiti: la cosiddetta “governance economica” e il recente “patto di competitività” franco-tedesco. In pratica, si vuole generalizzare e imporre come una regola quanto l’Unione europea e il Fondo monetario internazionale stanno applicando in vari Stati membri sotto il cappello dei cosiddetti piani di aiuto, con conseguenze devastanti sul piano economico e sociale. L’attuazione delle misure proposte nasconderebbe le cause reali della difficile situazione sociale ed economica di paesi come il Portogallo. Peggio ancora, sortirebbe conseguenze particolarmente gravi per questi paesi e per le condizioni di vita dei loro cittadini. Ci troviamo ad affrontare un gravissimo attacco ai diritti dei lavoratori e dei cittadini europei, che assume i contorni di una crociata contro i diritti sociali e il diritto all’occupazione, che vengono ridotti per mezzo di attacchi agli stipendi, dell’innalzamento dell’età pensionabile e dell’abolizione delle restrizioni alla libera circolazione dei lavoratori in seno all’Unione europea, fattori che potrebbero portare alla svalutazione della forza lavoro europea e persino a una maggiore flessibilità del diritto del lavoro.
Danuta Jazłowiecka (PPE), per iscritto. – (PL) È passato un anno dall’adozione della nuova strategia Europa 2020 ed è giunto il momento di trarre le prime conclusioni. La strategia è stata accolta con un certo scetticismo, il che è comprensibile, se si considera l’assoluto fallimento della strategia di Lisbona. Molti hanno previsto che anche questa strategia rimarrà lettera morta, un documento pieno di obiettivi nobili quanto irrealistici. Nessuno di noi può aver dimenticato l’obiettivo fondamentale della strategia di Lisbona, ossia che entro il 2010 l’Unione sarebbe dovuta diventare l’economia più competitiva del mondo, mentre adesso a che punto siamo? La grande crisi economica e le crisi di bilancio della zona euro hanno costretto l’Unione europea a lottare per la sopravvivenza, invece che acquisire una posizione di leader economico mondiale.
Anche la strategia Europa 2020 è destinata a fallire? Vi sono buone ragioni per crederlo. Invece di pensare a come creare un’economia basata sulla conoscenza e sull’innovazione o a come ridurre l’esclusione sociale, discutiamo di quanto saranno limitati i finanziamenti in seno al bilancio comunitario. Sta diventando sempre più evidente che manca la volontà politica di dare un seguito concreto alla strategia proposta dalla Commissione. Pare che, ancora una volta, il tema di un progetto a lungo termine per lo sviluppo dell’Unione europea sia stato oscurato da problemi più imminenti. Per permettere alla Comunità di mantenere il proprio posto in seno all’economia mondiale, di competere non sono con gli Stati Uniti e la Cina, ma anche con il Brasile e l’India, essa deve prefissarsi degli obiettivi a lungo termine e lavorare costantemente in questa direzione. Abbiamo già un piano, ora dobbiamo solo far sì che esso venga attuato con coerenza.
Ádám Kósa (PPE), per iscritto. – (HU) La strategia Europa 2020 non solo ha puntato più in là rispetto a quanto avesse fatto la strategia di Lisbona all’atto della sua definizione, ma ha dovuto essere specificatamente adeguata al nuovo periodo di crisi; adesso, inoltre, deve riflettere sul periodo di governance economica e sul salvataggio dell’euro. I nuovi Stati membri devono altresì accertarsi di mantenere un adeguato margine di manovra e un livello di competitività sufficiente per risolvere i problemi strutturali e occupazionali sempre più gravi che hanno ereditato al termine dei cambiamenti di regime politico che hanno interessato i paesi dell’est europeo. Decisioni errate e gravi negligenze governative del passato ci impongono di prestare attenzione alla situazione che vivono le famiglie: il mercato del lavoro non è composto solo da datori di lavoro e dipendenti, ma anche da famiglie plurigenerazionali che mantengono rapporti più o meno stretti. È questo il fondamento della società nonché la chiave del suo futuro. Una maggiore cooperazione tra le generazioni potrebbe, di per sé, fornire un notevole impulso all’occupazione, ad esempio dando lavoro alle giovani madri, aiutando le persone diversamente abili a trovare un’attività e mantenendo attive le persone anziane, anche nel settore civile. Una pianificazione comune, come quella dell’edilizia a scopi abitativi, potrebbe contribuire a evitare ai singoli cittadini e alle famiglie crisi per debiti e bancarotte, tali da obbligare intere famiglie ad entrare nell’economia sommersa a causa degli elevati pagamenti rateali. Questo vecchio modo di procedere non è più praticabile. Saranno necessari nuovi approcci, perché le vecchie formule non bastano più e anche l’Unione europea deve rendersene conto. L’Unione deve sostenere soluzioni che al momento possono sembrare non convenzionali.
Zita Gurmai (S&D), per iscritto. – (EN) La strategia Europa 2020 è uno dei progetti più importanti che abbiamo creato, eppure non vi è alcuna garanzia che avrà successo. Dovremmo aggiungere la parità di genere tra tutti i nostri obiettivi, nelle iniziative faro e nelle riforme nazionali. Le donne dovrebbero essere prese in considerazione in tutti i settori politici. Il metodo di coordinamento aperto è uno strumento debole per raggiungere obiettivi comuni, pertanto potremo avere dei risultati solo a fronte di un impegno concreto.
Gli obiettivi occupazionali della strategia Europa 2020 invitano a un aumento dell’occupazione femminile che, assieme alla conciliazione dell’attività lavorativa con quella familiare e all’eliminazione degli stereotipi di genere nel mercato del lavoro, rappresenta un obiettivo imprescindibile. Dobbiamo coinvolgere più donne nella formazione professionale, nelle scienze e nei campi dell’istruzione che finora sono stati considerati “maschili”. Dobbiamo porre fine all’esclusione dal mercato del lavoro in base al genere, soprattutto per quanto attiene ai nuovi lavori verdi.
Inserire pienamente le donne nel mercato del lavoro è un modo per porre fine alla crisi demografica. Tutti gli studi condotti dimostrano che, se forniamo loro un lavoro sicuro e decente ed i mezzi per conciliare il lavoro con la vita familiare e se riusciamo a coinvolgere maggiormente gli uomini nei compiti domestici, allora le donne saranno maggiormente disposte ad avere figli.
Lena Kolarska-Bobińska (PPE), per iscritto. – (EN) La strategia Europa 2020 tratta di crescita economica e di occupazione. Dobbiamo ricordare che un sistema energetico intelligente rappresenta il futuro sia in termini di ambiente che di occupazione. Un sistema simile ci permetterebbe di scindere la crescita economica dal consumo di energia e, in questo modo, saremmo in grado di produrre di più mantenendo inalterati o addirittura riducendo i consumi di energia e di creare migliaia di posti di lavoro che non possono essere esternalizzati. Dobbiamo assicurarci che l’energia intelligente non rimanga un sogno. Oggi stiamo costruendo un’infrastruttura energetica completamente nuova in Europa e dobbiamo far sì che, in tal modo, si riduca il divario tra Europa occidentale e orientale in termini di lavori sostenibili. Un’Europa a due velocità in materia di energia non risolverà il problema della penuria o dell’inefficienza energetiche. Dovremmo dare una mano a quelle regioni che sono rimaste indietro, anche se non è facile, nella realtà economica moderna. Abbiamo bisogno di un sistema energetico intelligente per tutti i cittadini europei contemporaneamente. Dobbiamo evitare un sistema parcellare in cui alcuni cittadini vedono il futuro cinquant’anni dopo gli altri. In parole semplici, abbiamo bisogno di posti di lavoro legati all’energia intelligente per tutti gli europei, non solo per quelli che li avrebbero avuti anche senza l’Europa.
Alexander Mirsky (S&D), per iscritto. – (EN) Subito dopo l’adesione della Lettonia all’Unione europea, il governo lettone ha deciso che, per l’allocazione delle risorse provenienti dai fondi comunitari, bastava dichiarare che la Lettonia era composta da un’unica regione (la Polonia, ad esempio, è divisa in 16 regioni).
Il risultato è che una delle quattro regioni di questo paese, il Latgale, rimane tra le più vulnerabili. L’attuazione dei fondi in quest’area è molto meno efficiente che nella Lettonia nel suo insieme. Questa situazione si riflette sul mercato del lavoro del Latgale. Mentre il tasso di disoccupazione nella capitale del paese (Riga) è pari all’8-9 per cento, nel Latgale sale al 20-25 per cento. I programmi di occupazione europei non sono accessibili per gli abitanti di cittadine come Livani, Preili, Kraslava, Ludza, Aglona e Dagda.
Invece di risolvere la questione relativa all’organizzazione e allo stimolo della produzione del Latgale, il governo lettone continua ad aumentare le tasse, causando la bancarotta di numerose piccole e medie imprese. Per evitare tensioni sociali, gli abitanti del Latgale ricevono un contentino pari a 100 LVL al mese.
La politica comune del governo lettone ha portato all’emigrazione di più di 150 000 lavoratori. Invito la Commissione europea a intervenire con urgenza per fronteggiare questa situazione. Dobbiamo elaborare un quadro occupazionale per regioni periferiche dell’Unione europea, come il Latgale.
PRESIDENZA DELL’ON. PITTELLA Vicepresidente
Presidente. − L’ordine del giorno reca il turno di votazioni.
(Per i risultati della votazione: vedasi processo verbale)