Indice 
 Precedente 
 Seguente 
 Testo integrale 
Procedura : 2010/2239(INI)
Ciclo di vita in Aula
Ciclo dei documenti :

Testi presentati :

A7-0025/2011

Discussioni :

PV 15/02/2011 - 16
CRE 15/02/2011 - 15

Votazioni :

PV 16/02/2011 - 6.3
Dichiarazioni di voto
Dichiarazioni di voto

Testi approvati :

P7_TA(2011)0058

Discussioni
Avvertenza
Mercoledì 16 febbraio 2011 - Strasburgo Edizione GU

7. Dichiarazioni di voto
Video degli interventi
PV
  

Dichiarazioni di voto orali

 
  
  

Relazione Matias (A7-0148/2010)

 
  
MPphoto
 

  Giovanni La Via (PPE). - Sono a favore del compromesso raggiunto sulla proposta di direttiva perché, nonostante qualche punto problematico, ritengo sia un buon testo che tutela il paziente dai grandi pericoli conseguenti all'assunzione di farmaci falsificati. Negli anni abbiamo visto crescere a dismisura il numero di medicinali falsificati, e le stime più recenti ci indicano circa un milione e mezzo di farmaci venduti in modo illegale in Europa, soprattutto via Internet.

Questi dati costituiscono una grave minaccia non solo per i pazienti, ma anche per i produttori europei. In gioco infatti c'è la protezione della salute pubblica, nonché la tutela dei consumatori, ai quali bisogna garantire delle stringenti misure di sicurezza e delle sanzioni efficaci da parte degli Stati membri. Con il voto odierno si introdurranno norme efficaci e flessibili e ci si occuperà anche di lotta alla criminalità organizzata.

Per comprendere la necessità di sicurezza che investe il settore, basti pensare che nel 2008 sono stati sequestrati circa 34 milioni di farmaci illegali. Forse sarebbe servito un po' di coraggio in più in merito alla tracciabilità dei farmaci e dei principi attivi provenienti da paesi terzi: ma quella compiuta oggi resta comunque una tappa importante.

 
  
MPphoto
 

  Clemente Mastella (PPE). - Signor Presidente, la proposta della Commissione relativa alla prevenzione dell'ingresso nella filiera farmaceutica di medicinali falsificati mette in risalto una preoccupazione che sta diventando una priorità per tutti i cittadini europei: la qualità e la sicurezza dei medicinali di cui facciamo quotidianamente uso.

Occorre dunque impostare una nuova strategia europea, volta a contrastare il dilagante fenomeno della diffusione di medicinali falsificati, con il duplice scopo di poter rispondere a questa crescente minaccia per la salute pubblica e di poter assicurare l'incolumità di tutti i pazienti.

Gli ultimi rapporti al riguardo hanno infatti registrato una vera e propria impennata dei sequestri di medicinali falsificati alla dogana, nonché una sempre crescente, e pertanto pericolosissima, tendenza a falsificare non solo i medicinali cosiddetti di conforto ma anche i farmaci salvavita, compresi i medicinali per la cura del cancro, delle malattie cardiache, dei disturbi psichiatrici e delle infezioni.

 
  
MPphoto
 

  Alfredo Antoniozzi (PPE). - Signor Presidente, l'aumento dei medicinali falsificati sequestrati lungo le frontiere dell'Unione europea nel 2007 è stato pari al 384 percento rispetto al 2005. Abbiamo assistito inoltre a un incremento della tendenza a falsificare anche i farmaci salvavita, compresi i medicinali per la cura del cancro e delle malattie cardiache, dei disturbi psichiatrici e delle infezioni.

Questi dati descrivono uno scenario allarmante, nel quale i pazienti rischiano di andare incontro a situazioni quali il fallimento terapeutico, mettendo in pericolo la propria salute e, in alcuni casi, la propria vita. Accolgo con favore la proposta della Commissione. Tuttavia, la relazione della collega Matias mette correttamente in luce quelli che sono gli aspetti negativi e i punti sui quali non possiamo astenerci dal dare certezza ai nostri cittadini.

In particolare, vorrei sottolineare che la proposta della Commissione non fornisce risposte esaurienti sulla natura e sulle caratteristiche di un medicinale falsificato, di un principio attivo o di un eccipiente, così come sulle definizioni riguardanti i diversi soggetti operanti nella filiera farmaceutica, di cui vanno chiariti ruoli e responsabilità.

Le sanzioni della proposta della Commissione non sono adeguate, ma soprattutto essa non tiene conto della vendita di farmaci su Internet, uno dei principali canali d'ingresso per i medicinali falsificati del mercato europeo.

 
  
MPphoto
 

  Iva Zanicchi (PPE). - Signor Presidente, ho espresso voto favorevole al testo della collega Matias poiché l'immissione di medicinali falsificati nelle filiere legali rappresenta una minaccia per l'intero sistema farmaceutico europeo, in quanto mina la certezza che i cittadini ripongono nella qualità dei medicinali in vendita nelle farmacie e negli altri luoghi di distribuzione legale.

È importante porre un freno al fenomeno in graduale crescita dei medicinali falsificati in tutti i paesi europei, e ciò per tutelare e garantire la salute dei nostri cittadini. I principi attivi contenuti in un farmaco falsificato possono essere infatti di qualità inferiore alla norma, completamente assenti, oppure presenti in un dosaggio sbagliato.

 
  
MPphoto
 

  Licia Ronzulli (PPE). - Signor Presidente, i dati ufficiali parlano chiaro: l'1 percento dei medicinali venduti legalmente nell'Unione europea è contraffatto. Come se non bastasse, le più recenti indagini dimostrano che il fenomeno è in costante crescita e le sue proporzioni hanno ormai superato il livello di guardia.

Come ha già sottolineato l'onorevole Antoniozzi, la contraffazione dei farmaci salvavita è particolarmente redditizia, quando la produzione avviene in India o in Cina spacciandola poi per produzione europea. La pericolosità di questa sostanze è inaudita e può mettere a repentaglio la vita di coloro che ne fanno uso per scopi terapeutici.

Ho votato a favore della relazione per dire NO al Far West delle vendite online, il canale d'ingresso preferenziale che permette a questi veleni di introdursi illegalmente nel mercato farmaceutico dell'Unione europea. Con l'adozione di questo documento, il Parlamento potrà finalmente far sentire la propria voce, dotandosi degli strumenti necessari per trovare e punire questi veri e propri spacciatori, criminali senza scrupoli, che si stanno arricchendo da troppo tempo sulla pelle di persone malate.

 
  
MPphoto
 

  Paolo Bartolozzi (PPE). - Signor Presidente, quello dei medicinali falsificati è un problema che sta avendo un'incidenza sempre più ampia a livello internazionale e comunitario, sia per l'incremento del numero dei casi che per l'aumento del perfezionamento degli stessi. È a queste sfide che la relazione dell'onorevole Matias – frutto di lunghe e laboriosi negoziati – vorrebbe rispondere.

Tale relazione, alla quale abbiamo espresso il nostro sostegno, ha definito un quadro normativo che, partendo da definizioni più precise e dettagliate, ha preso in considerazione tutti gli attori, i momenti e le dimensioni della filiera farmaceutica – sicurezza, tracciabilità, obblighi per la catena di distribuzione – ottenendo un buon compromesso.

Sono questi alcuni degli aspetti sui quali bisogna cercare di operare per raggiungere il principale obiettivo di stabilire norme più rigorose, per scongiurare l'ingresso dei medicinali falsificati, giungendo a un positivo e più completo impianto normativo in grado di salvaguardare la salute dei cittadini, ponendoli al riparo dal rischio di gravi conseguenze.

 
  
MPphoto
 

  Sergej Kozlík (ALDE). (SK) Signor Presidente, si stima che oggi nell’Unione europea circa l’uno per cento del totale dei medicinali forniti legalmente ai pazienti attraverso i canali farmaceutici sia contraffatto, e tale percentuale è in costante aumento. Si tratta della salute delle persone: i medicinali falsificati possono avere effetti diversi rispetto a quelli dei farmaci prescritti dal medico e possono costituire anche un rischio per la salute.

La contraffazione è un reato per il quale devono essere previste sanzioni specifiche. La nuova normativa, che appoggio, introduce sia maggiori elementi di sicurezza, sia sanzioni per i contraffattori, ed elabora un sistema di controllo che migliora l’identificazione dei farmaci in modo che, in futuro, si possa tracciare il flusso dei medicinali lungo l’intera filiera, dal produttore al consumatore.

Il nuovo quadro regolamentare disciplina anche la vendita di medicinali su Internet, che costituisce uno dei metodi più diffusi per far entrare i medicinali falsificati nei mercati dell’Unione europea.

 
  
MPphoto
 

  Alajos Mészáros (PPE).(HU) Signor Presidente, anche io ho appoggiato con piacere la relazione in esame giacché, come hanno ricordato più volte i miei onorevoli colleghi, le stime dell’OMS mostrano che all’interno degli Stati membri dell’Unione europea circolano grandi quantità di medicinali falsificati e il numero è in continuo aumento. Dobbiamo, pertanto, fare tutto il possibile per impedire che i medicinali falsificati entrino nella filiera farmaceutica. Sebbene ciò non costituisca una minaccia per l’intera industria farmaceutica, pregiudica tuttavia la fiducia dei cittadini nelle farmacie, per non parlare del fatto che i medicinali falsificati possono contenere principi attivi non conformi agli standard. Si stima che entro il 2020 le confezioni di medicinali falsificati potrebbero raggiungere i 42 milioni, esponendo l’economia europea a un rischio notevole.

Il settore farmaceutico europeo realizza un volume d’affari totale pari a oltre 170 miliardi di euro l’anno: dobbiamo contrastare la concorrenza sleale dei produttori stranieri che immettono sul mercato medicinali dei quali non è possibile controllare il processo produttivo. Inoltre, ritengo sia importante discutere questioni come la vendita dei medicinali su Internet. Grazie alla farmacie virtuali è possibile acquistare online prodotti soggetti a prescrizione medica. Oltretutto, per i contraffattori questo è il modo più semplice per immettere i loro prodotti nella filiera.

 
  
  

Proposta di risoluzione B7-0094/2011

 
  
MPphoto
 

  Pier Antonio Panzeri (S&D). - Signor Presidente, ho votato a favore della risoluzione sui progressi dell'avvicinamento della Croazia all'Unione europea nel quadro del processo di allargamento, perché ritengo molto importanti sia l'avvio di questo processo sia i progressi compiuti dalla Croazia.

Ciò che auspichiamo è sostanzialmente il fatto che l'allargamento, oltre che alla Croazia, finisca con l'abbracciare l'insieme dei Balcani occidentali. Questo è uno dei punti centrali sia delle politiche di vicinato che di quelle di allargamento dell'Europa.

Esprimo quindi il mio convinto voto favorevole alla relazione Swoboda.

 
  
  

Relazione Matias (A7-0148/2010)

 
  
MPphoto
 

  Anna Záborská (PPE).(FR) Signor Presidente, oggi siamo stati obbligati ad adottare una relazione sulla protezione dei pazienti dai medicinali falsificati in parte perché il liberismo di mercato sostenuto dalla Commissione europea ha aperto le porte al commercio di prodotti falsificati. La concorrenza senza regole porta alla falsificazione dei farmaci a vantaggio delle aziende, ma le vittime sono i consumatori.

Ho votato a favore della relazione, pur non essendo pienamente convinta della correttezza della definizione di prodotto falsificato. Inoltre, non è perfettamente chiaro chi debba essere perseguito in caso di reperimento di medicinali falsificati. Tuttavia, abbiamo fatto un primo passo nella giusta direzione e vedremo tra un anno se la nostra azione sarà stata efficace.

 
  
MPphoto
 

  Giommaria Uggias (ALDE). - Signor Presidente Pittella, con la risoluzione approvata oggi sono stati fissati dei principi importanti per la tutela dei consumatori, aumentando le garanzie contro la diffusione dei farmaci falsificati. Si tratta di un fenomeno gravemente pericoloso e tra i rimedi più significativi è stato posto l'argine alla vendita dei farmaci online di dubbia provenienza e – attraverso l'adozione di una serie di garanzie – ci doteremo di una regolamentazione rigida che richiede autorizzazioni e controlli.

Tuttavia, ciò non significa che vengono annullate le forme di tutela della salute e delle prescrizioni mediche. Occorre infatti ricordare che non viene pregiudicata la potestà legislativa degli Stati membri in materia e che questi possono conservare o limitare il divieto di vendita dei farmaci online nel proprio territorio.

Ciò rappresenta l'occasione per gli Stati membri di regolamentare meglio la materia ma occorre ricordare, signor Presidente, che i cittadini possono ordinare i farmaci da un altro Stato membro e che l'occasione della regolamentazione non dev'essere un'altra opportunità per privilegiare le caste dei farmacisti, ma bisogna proseguire attraverso questo cammino di liberalizzazione che l'Unione europea sta tracciando con provvedimenti come questo.

 
  
MPphoto
 

  Miroslav Mikolášik (PPE). – (SK) Signor Presidente, stiamo dibattendo una legge sui medicinali contraffatti. Sappiamo che, dopo l’industria delle armi e quella degli stupefacenti, l’industria farmaceutica genera i profitti più elevati, e non è un caso quindi che la criminalità si concentri sui medicinali falsificati per truffare i nostri concittadini che hanno bisogno di cure mediche.

Spesso un farmaco che dovrebbe curare il cancro o una malattia cardiaca non contiene affatto il principio attivo o ne contiene solo una minima percentuale: questo tipo di reato mette a repentaglio la salute e spesso persino la vita del paziente.

È un bene che nel testo in esame abbiamo adottato anche nuovi princìpi che inaspriscono le sanzioni per chi svolge attività criminose in tale settore, e mi compiaccio che l’Europa abbia mosso un passo nella giusta direzione. Le vendite su Internet saranno più controllate, naturalmente, come anche le vendite attraverso i canali tradizionali, che spesso forniscono medicinali falsificati.

 
  
MPphoto
 

  Cristiana Muscardini (PPE). - Signor Presidente, in questi anni è aumentato in maniera esponenziale il numero dei farmaci contraffatti ed è deplorevole che, nonostante un incremento del 384 percento della vendita di questi farmaci dal 2005 al 2007, la Commissione sia arrivata così tardivamente a predisporre un'iniziativa. Siamo assolutamente convinti delle posizioni della relatrice, che ha cercato di migliorare il testo della Commissione, occupandosi anche della vendita dei farmaci via Internet.

Sull'argomento in questione, in questi anni ho più volte interrogato la Commissione e segnalato il pericolo, senza avere mai risposte o un'iniziativa concreta. Perciò oggi accogliamo con favore quanto fatto dalla relatrice per migliorare il testo, nella speranza che d'ora in poi la salute dei cittadini sia effettivamente un valore primario per le nostre istituzioni.

 
  
MPphoto
 

  Alfredo Pallone (PPE). - Signor Presidente, ho votato a favore della relazione della collega Matias, in quanto è importantissimo aumentare gli standard di sicurezza e stabilire regole efficaci, efficienti e severe per evitare che farmaci contraffatti possano essere introdotti all'interno dell'Unione europea. È un'esigenza e un dovere che abbiamo nei confronti di tutti i cittadini europei, che spesso sono ignari dell'acquisto di un farmaco falsificato.

Concordo con l'impianto della relazione, che introduce obblighi a carico non solo dei distributori ma anche di tutti i soggetti operanti nella filiera. È spesso, infatti, nelle maglie dei vari passaggi della catena distributiva che prodotti a rischio vengono introdotti. Il controllo, però, non deve avvenire soltanto al momento della commercializzazione, ma è bene ispezionare anche i siti dove vengono prodotti i medicinali e i principi attivi, anche nei paesi terzi.

Nutro però una perplessità che non possono non dichiarare: avrei preferito che il regolamento avesse disciplinato in modo più incisivo, tramite un'armonizzazione delle diverse legislazioni nazionali, anche le vendite online, per tutelare il consumatore europeo al 100 percento.

 
  
MPphoto
 

  Antonello Antinoro (PPE). - Signor Presidente, ho votato a favore di questa relazione poiché l'impianto normativo che ne scaturisce è sicuramente migliorato rispetto a quanto prevedeva la direttiva del 2001. Quest'ultima, infatti, poneva degli obblighi esclusivamente a carico dei distributori all'ingrosso, non garantendo affatto l'affidabilità della filiera farmaceutica.

Con la relazione oggi votata sono state introdotte misure che garantiranno maggiormente la sicurezza dei prodotti farmaceutici quale, ad esempio, l'intensificazione delle ispezioni ai produttori extra Unione europea sulla base delle analisi di rischio. La proposta di modifica prevede inoltre la necessità di pubblicare in una banca dati a livello europeo l'elenco dei distributori all'ingrosso certificati, per i quali cioè non sia stata accerta la conformità alla legislazione UE mediante un'ispezione da parte dello Stato membro.

Si poteva comunque auspicare un risultato più ambizioso, soprattutto attraverso l'introduzione di ispezioni obbligatorie nei siti produttivi di principi attivi nei paesi terzi. Queste ultime sono state omesse con la motivazione che i costi di attuazione sarebbero stati troppo elevati. Se invece fossero state introdotte, si sarebbe potuto evitare ancora una volta che, mentre le imprese europee devono sottostare a standard qualitativi altissimi, quelle che producono in altre regioni del mondo beneficiano di quadri regolamentari sicuramente meno rigorosi. Mi auguro pertanto che in futuro possano essere apportati dei miglioramenti.

 
  
  

Proposta di risoluzione B7-0096/2011

 
  
MPphoto
 

  Francesco De Angelis (S&D). - Signor Presidente, oggi in Europa sono più di 100 milioni le lavoratrici e i lavoratori che dipendono direttamente o indirettamente dalle piccole e medie imprese. Eppure le piccole e medie imprese vivono una crisi senza precedenti: carenza di liquidità, vincoli e lacci burocratici, ostacoli amministrativi.

Ecco dunque il senso di questa risoluzione: il Parlamento chiede a favore delle piccole e medie imprese programmi di garanzia per i crediti e i prestiti e un'energica iniziativa europea per controbilanciare non solo negli auspici, ma soprattutto nei fatti, i nuovi – e per molte imprese proibitivi – requisiti bancari, in particolare per quanto riguarda le garanzie collaterali e i premi di rischio più elevati.

Infine, condivido la necessità di aumentare significativamente i finanziamenti nell'ambito del programma per la competitività e l'innovazione e di rilanciare con forza e determinazione il tema della semplificazione: snellire e semplificare, affinché le imprese che intendono accedere ai fondi siano messe nella condizioni di farlo senza dover ricorrere a costosissime consulenze esterne. Per questi motivi ho votato a favore di questa risoluzione: ce lo chiedono le PMI e quei 100 milioni di lavoratrici e lavoratori europei occupati nel settore.

 
  
MPphoto
 

  Sergej Kozlík (ALDE). (SK) Signor Presidente, tra tutti gli aspetti pratici concernenti la revisione degli strumenti comunitari a sostegno dei finanziamenti alle piccole e medie imprese (PMI), voglio evidenziare in particolare i problemi relativi al finanziamento esterno. Ovviamente, un gran numero di PMI continuerà a dipendere principalmente da crediti e prestiti, ed è deplorevole che il settore bancario richieda garanzie sempre maggiori e premi per il rischio sempre più alti, riducendo le possibilità di finanziamento e le occasioni per le imprese di sfruttare le opportunità imprenditoriali e lavorative.

Ritengo pertanto che sia necessario rafforzare i programmi individuali a livello degli Stati membri e incrementare le risorse dell’Unione europea e della Banca europea per gli investimenti dedicate agli strumenti finanziari innovativi. Dobbiamo sostenere una più vasta realizzazione degli strumenti di garanzia in relazione ai prestiti rotativi e – lo sottolineo – l’uso di strumenti finanziari che prevedano la ripartizione dei rischi e l’espansione degli istituti di microfinanziamento.

 
  
MPphoto
 

  Andrzej Grzyb (PPE).(PL) Signor Presidente, la proposta di risoluzione sul meccanismo di sostegno finanziario alle piccole e medie imprese è importante. In alcune occasioni, veniamo criticati perché, da una parte, definiamo importante il ruolo dellle piccole e medie imprese – per la produzione, per la realizzazione di un terzo del PIL dell’Unione europea e per la creazione di posti di lavoro stabili – ma, d’altra parte, non esistono strumenti validi per fornire sostegno finanziario a tali imprese. La maggior parte dei Fondi europei di sviluppo e innovazione vanno essenzialmente alle grandi imprese a causa dei loro requisiti. Tale aspetto andrebbe corretto, poiché le piccole e medie imprese non sono in grado di soddisfare le richieste che vengono loro rivolte.

La crisi ha limitato notevolmente l’accesso al credito e ai prestiti da parte delle piccole e medie imprese e le nuove regolamentazioni concernenti il settore bancario potrebbero peggiorare ulteriormente la situazione. Segnalo il pacchetto Basilea III, già approvato, in riferimento alle norme di prevenzione che contiene. Reputo particolarmente importante l’accesso al finanziamento per lo sviluppo d’impresa, specialmente nel campo dell’innovazione. Sottolineiamo il ruolo delle piccole e medie imprese, in particolar modo come gruppo di “innovatori invisibili”, che devono entrare nel mercato europeo in modo più massiccio, contribuendo a ridare slancio all’economia, creare posti di lavoro e raggiungere gli obiettivi stabiliti nella strategia Europa 2020.

 
  
MPphoto
 

  Cristiana Muscardini (PPE). - Signor Presidente, valutare e rivedere gli attuali strumenti di sostegno al finanziamento delle piccole e medie imprese in vista del prossimo quadro finanziario pluriennale è necessario se si vuole puntare, anche su questo settore, a incentivare la ripresa dell'economia reale al fine del superamento definitivo della crisi.

Questa necessità è imposta anche dalla tutela degli interessi delle piccole e medie imprese qualora si stabiliscano per le banche – come propone Basilea III – requisiti patrimoniali più elevati in termini di capitale proprio; è richiesta dalla situazione di molti intermediari finanziari, scoraggiati dagli oneri amministrativi creati dalle complesse regolamentazioni finanziarie europee; è influenzata dalle difficoltà create dai differenti regimi fiscali e di sostegno ed è suggerita dall'esigenza di rendere coerenti i programmi di sostegno dell'Unione, per fornire maggiori garanzie e un buon equilibrio tra i regimi nazionali e quelli dell'Unione.

Condivido perciò la proposta di istituire uno sportello unico per i vari strumenti di finanziamento destinati alle PMI. Semplificare le offerte e le procedure per l'accesso ai mercati rappresenta un sostegno importante anche se fosse necessario aumentare i finanziamenti. Sono state spese ingenti somme per salvare banche improvvide: spendere per 23 milioni di piccole e medie imprese mi sembra un'operazione in attivo per definizione.

 
  
MPphoto
 

  Alfredo Pallone (PPE). - Signor Presidente, ho votato a favore della risoluzione perché sono convinto che occorre una strategia europea per quanto concerne le PMI che, come tutti sappiamo, rappresentano la struttura della nostra economia e vanno sostenute e aiutate.

La prossima programmazione finanziaria dell'Unione europea non può quindi prescindere da queste considerazioni e deve aumentare e diversificare le risorse a disposizione. Ma questa è solo una misura comunque insufficiente e quindi occorre aggiungerne altre. È importante agire con l'ausilio di una strategia a lungo termine, evitando misure tampone o una tantum – mi riferisco alle nuove regole in materia finanziaria che l'Unione europea si appresta a porre in essere. Occorre che tali nuove regolamentazioni non si traducano in un restringimento della concessione del credito alle imprese – mi riferisco anche a Basilea III.

Questa è la nuova vera sfida: conciliare e regolare il sistema bancario evitando che i costi siano traslati sulle aziende, sui cittadini e sulle PMI. È con la crescita che si contribuisce sia al risanamento che al sostegno del settore, passando da impostazioni teoretiche alla prassi.

 
  
MPphoto
 

  Marian Harkin (ALDE). - (EN) Signor Presidente, sostengo con piacere la risoluzione in esame, ma, naturalmente, uno dei principali problemi che le PMI si trovano ad affrontare è l’accesso al credito, che costituisce uno dei maggiori ostacoli alla creazione di posti di lavoro e, in effetti, alla crescita. Nei paesi che hanno adottato pesanti misure di austerità – come il mio paese, l’Irlanda – la questione è particolarmente grave e ritengo debba essere affrontata immediatamente.

Dobbiamo agire a livello comunitario per garantire che le banche abbiano la volontà e la possibilità di finanziare le PMI. La ricapitalizzazione delle banche è importante, ma banche ricapitalizzate con settore delle PMI in ginocchio significano disastro sicuro.

Il mio vero timore è che finiremo per avere un sistema bancario fortemente capitalizzato, mentre l’economia reale sarà prostrata. Parliamo tutti di crescita, che è l’unico modo con cui molte economie periferiche possono uscire dall’abisso in cui si trovano già. È vero, si tratta di un esercizio di equilibrismo, ma ci troviamo in una situazione in cui la salute degli istituti finanziari migliora di giorno in giorno, mentre le PMI rimangono in terapia intensiva.

 
  
  

Relazione Oomen-Ruijten (A7-0025/2011)

 
  
MPphoto
 

  Clemente Mastella (PPE). - Signor Presidente, l'evoluzione demografica registrata negli ultimi anni ci induce a considerare la necessità della messa in atto di una strategia capace di rafforzare la coesione e la coerenza in campo pensionistico, di favorire la solidarietà tra le generazioni e fra le persone, contribuendo al contempo a garantire un reddito sicuro e adeguato dopo il pensionamento.

Concordo con la relatrice quando sottolinea come in Europa esistano grosse divergenze fra i sistemi pensionistici, sui quali ha avuto pesanti ripercussioni la forte crisi economica e finanziaria con l'aumento della disoccupazione, il calo della crescita, la riduzione dei rendimenti sugli investimenti e la crescita del debito pubblico. Le casse pensionistiche hanno maggiori difficoltà a garantire pensioni adeguate e, in qualche caso, ad onorare gli impegni contratti.

In occasione della riforma dei propri sistemi pensionistici, molti Stati membri hanno proceduto a pesanti tagli. La sostenibilità finanziaria è importante, ma occorre tener conto anche dell'esigenza di garantire un reddito adeguato. Sostenibilità dei bilanci e adeguatezza dei regimi pensionistici non sono obiettivi fra loro conflittuali ma due facce della stessa medaglia: la vera sostenibilità non può essere conseguita senza un reddito pensionistico adeguato.

In virtù anche della mia esperienza di ministro del Lavoro in Italia, signor Presidente, posso affermare che se non c'è una conformità da parte degli Stati membri sarà molto difficile per i singoli Stati adeguarsi a questo tipo di normativa.

 
  
MPphoto
 

  Jens Rohde (ALDE).(DA) Signor Presidente, non molto tempo fa la Corte di giustizia dell’Unione europea ha sentenziato che la Germania deve avere maggiore trasparenza sulle pensioni professionali, che devono essere soggette a una gara d’appalto pubblica. Avevo grandi speranze in merito alla reazione a catena che tale decisione avebbe avuto sugli altri paesi europei, ma purtroppo sono state deluse, poiché la Commissione non ha voluto fare pressione su altri paesi che vincolano i propri cittadini a determinate pensioni. È anche importante, dunque, che il Parlamento europeo abbia ora stabilito che i sistemi pensionistici debbano avere una redditività per i cittadini. Dovrà esserci trasparenza per quanto riguarda i costi e i rendimenti e dovremo eliminare le barriere alla mobilità transfrontaliera. Sono tutti sani principi liberali ma, seguendo la logica, si dovrebbe anche poter trasferire la propria pensione da un fondo all’altro nel caso in cui il fondo per la disoccupazione o il fondo pensione assegnato dal proprio sindacato o dal datore di lavoro non svolga adeguatamente il proprio lavoro. Non abbiamo ottenuto molto questa volta, ma oggi abbiamo comunque fatto un passo nella giusta direzione e ritengo ciò sia utile per il mercato interno e per dare ai cittadini la possibilità di ottenere un rendimento accettabile dalle loro pensioni.

 
  
MPphoto
 

  Alfredo Antoniozzi (PPE). - Signor Presidente, l'efficienza della spesa sociale, data la pressione che esercita sui bilanci, riveste oggi un'importanza fondamentale nei sistemi economici degli Stati membri. Lo abbiamo potuto constatare in questi ultimi anni, nei quali abbiamo assistito a un aumento della disoccupazione, della povertà e dell'esclusione sociale, con un conseguente aggravamento dei deficit di bilancio in molti Stati membri, seguito da problemi di finanziamento delle pensioni.

Accolgo con favore la relazione della collega Oomen-Ruijten, che mira a dare nuovi impulsi a livello nazionale e dell'Unione europea, contribuendo alla creazione di sistemi pensionistici solidi, adeguati a lungo termine, sostenibili e sicuri.

Colgo tuttavia l'occasione per ricordare che a tutt'oggi non disponiamo di criteri o definizioni comuni, né di un'analisi approfondita che permetta di spiegare, in tutti i loro aspetti, i vari sistemi pensionistici e la loro adeguatezza rispetto ai bisogni dei cittadini. Mi chiedo come sia possibile affrontare un tema così delicato in mancanza di un simile studio. Richiamo pertanto la Commissione a porre rimedio a questa lacuna, intraprendendo le azioni adeguate per classificare tipologicamente i sistemi pensionistici degli Stati membri e produrre una serie di definizioni comuni che permettano la compatibilità dei sistemi stessi.

 
  
MPphoto
 

  Philip Claeys (NI). - (NL) Signor Presidente, desidero soltanto dare un suggerimento. Noto che numerosissimi oratori hanno superato di molto i limiti di tempo previsti per gli interventi, in alcuni casi di 30 secondi. Le chiederei di essere più rigoroso nel garantire il rispetto dei tempi di parola. Ovviamente, potrà essere rigoroso anche nei miei confronti.

 
  
MPphoto
 

  Presidente. − Avendo concluso la votazione in tempi molto veloci, ho pensato di essere più flessibile nei confronti dei colleghi che hanno sforato il tempo a loro disposizione. Se lei mi chiede di essere rigoroso lo farò, ovviamente, ovviamente sempre con moderazione.

 
  
MPphoto
 

  Licia Ronzulli (PPE). - Signor Presidente, io invece la ringrazio di questa sua generosità, perché durante le discussioni non abbiamo mai la possibilità di sforare il minuto e quindi questa è una possibilità in più che ci viene data di parlare e di argomentare, in questo caso, le dichiarazioni di voto, che sono comunque alla base delle relazioni che votiamo.

I sistemi pensionistici europei versano in uno stato sempre più allarmante. Bisogna agire subito, far sì che uomini e donne abbiano pari opportunità, tutelare chi decide di andare in pensione oggi e, allo stesso tempo, proteggere chi nel mercato del lavoro sta solo ora muovendo i primi passi. In Europa le donne continuano a guadagnare in media il 18 percento in meno rispetto agli uomini.

Il principale effetto di tale disparità salariale emerge nell'età pensionabile: avendo percepito un reddito minore nell'arco della vita attiva, le donne hanno anche pensioni inferiori. Di conseguenza, le donne sono più colpite degli uomini dalla povertà persistente. Soprattutto in tempi di crisi occorre integrare la prospettiva di genere in tutte le politiche, adottando misure nazionali condivise e coordinate a livello europeo.

 
  
MPphoto
 

  Andrzej Grzyb (PPE).(PL) Signor Presidente, lo scopo del Libro verde è raccogliere le opinioni degli Stati membri su come raggiungere l’obiettivo di ottenere pensioni adeguate, stabili e sicure, considerando che la relazione adottata dalla Commissione stabilisce, giustamente, che, in primo luogo, non c’è motivo di armonizzare i sistemi pensionistici e, in secondo luogo, gli Stati membri dovrebbero offrire diversi sistemi per lo sviluppo delle future pensioni e, innanzi tutto, dovrebbero riconoscere una pensione minima per proteggere le persone dalla povertà. In terzo luogo, gli Stati membri come la Polonia, che hanno attuato una riforma pensionistica difficile che ha causato un aumento del disavanzo e del debito pubblico, non dovrebbero essere penalizzati dalla procedura per i disavanzi eccessivi. In quarto luogo, il sistema pensionistico dovrebbe spingere a lavorare più a lungo, conformemente alla tendenza del mercato del lavoro. A mio parere, le conclusioni sono pienamente in linea con la strategia economica dell’Unione europea Europa 2020 e, in particolare, con la strategia per l’occupazione e la lotta alla povertà e all’esclusione sociale.

 
  
MPphoto
 

  Silvia Costa (S&D). - Signor Presidente, ho votato a favore di questa risoluzione perché ritengo che il compromesso faticosamente raggiunto nella nostra commissione sia sostanzialmente positivo, in quanto costituisce uno strumento per richiamare gli Stati membri a garantire pensioni adeguate, sostenibili e trasportabili in Europa, al cospetto di un invecchiamento della popolazione molto significativo.

Desidero però formulare tre osservazioni critiche, che spero la Commissione europea recepirà nel Libro bianco annunciato. La prima: il mancato riconoscimento dell'importanza del terzo pilastro nei sistemi pensionistici. La seconda: pur essendo stata riconosciuta l'esistenza di una differenza dei redditi pensionistici tra uomini e donne derivante dal gap salariale, dalle interruzioni per periodi di cura nonché dalla maggiore disoccupazione femminile, non sono stati previsti – cosa che invece sarebbe auspicabile – criteri di flessibilità in uscita per le donne in età pensionistica, con un riconoscimento adeguato dei periodi di cura ai fini proprio della definizione dell'età pensionabile. La terza: andrebbe affermato, in particolare per i giovani e i lavoratori durante l'arco della loro vita lavorativa, il diritto dei cittadini europei a un programma comune di educazione e informazione previdenziale e sulla propria posizione assicurativa.

 
  
MPphoto
 

  Hannu Takkula (ALDE). - (FI) Signor Presidente, è estremamente importante cercare di procedere verso sistemi pensionistici adeguati, sostenibili e sicuri a livello europeo. Ovviamente dobbiamo ricordare che l’Unione europea è composta da 27 Stati diversi, con condizioni economiche per molti aspetti diverse e con pensioni di importi molto divergenti. Sostanzialmente, comunque, dobbiamo garantire che nei diversi Stati membri il reddito pensionistico sia adeguato.

Mi preoccupano principalmente le pensioni dei giovani che lavorano in diversi paesi, nei diversi Stati membri dell’Unione europea: come possiamo garantire che le pensioni siano trasferibili in modo più soddisfacente da un paese all’altro e non soltanto da un fondo pensione all’altro, quando esistono già gravi problemi anche con quest’ultimo tipo di trasferimento? Auspico maggiore flessibilità al riguardo e ritengo che abbiamo bisogno, probabilmente, di un coordinamento a livello Europeo.

So che il dibattito sulle pensioni proseguirà, poiché recentemente ho letto che nel 2010, ad esempio, la speranza di vita per un bambino nato in Finlandia è di 100 anni. Considerando che 30 anni si passeranno studiando e 30 lavorando, risulta che si vivrà di pensione per 40 anni. Pertanto, dovremo sicuramente ripensare i sistemi in modo nuovo, affinché la situazione si possa affrontare in maniera sostenibile per tutti.

 
  
MPphoto
 

  Anna Záborská (PPE). – (SK) Signor Presidente, ho votato a favore della relazione, anche se il Libro verde elaborato dalla Commissione europea non è esente da difetti. La strategia 2020 ci presenta un futuro da sogno. Il Libro verde inizia un dibattito sul futuro, ma ignora la realtà. Il tema che pervade tutto il Libro verde è: facciamo lavorare gli anziani.

Gli autori del Libro verde non cercano nemmeno una soluzione per il periodo in cui la vita comincia. Usano la parola “donna” soltanto sei volte, la parola “famiglia” tre volte e “bambino” una volta soltanto. Ritengo, quindi, che la Commissione debba elaborare il Libro bianco in modo molto più completo e che debba sottolineare l’importanza della maternità e del lavoro informale femminile, prestare ascolto alla Confederazione delle famiglie di tutta Europa e includere un nuovo imperativo in tutte le proprie politiche e strategie: l’integrazione familiare.

 
  
MPphoto
 

  Miroslav Mikolášik (PPE). – (SK) Signor Presidente, tra i sistemi pensionistici dei diversi Stati membri esistono differenze enormi, derivanti dal fatto che il settore appartiene e deve continuare ad appartenere direttamente agli Stati membri. Ovviamente la consultazione è essenziale a mio parere, giacché l’Unione europea e gli Stati membri devono cercare urgentemente una soluzione a sfide economiche e demografiche quali, ad esempio, le previsioni di innalzamento al 53 per cento nel 2060 del rapporto tra abitanti di età superiore ai 65 anni e popolazione in età produttiva. Nello stesso tempo, ci saranno soltanto due lavoratori per ogni pensionato. In un contesto simile è ovvio che la spesa pubblica media per le pensioni e le spese connesse all’invecchiamento aumenteranno e diventerà sempre più difficile assegnare pensioni adeguate. Pertanto, è necessario incoraggiare le persone a entrare nel mercato del lavoro, aumentando i livelli di occupazione e la crescita economica. Anche l’importanza della famiglia non viene sottolineata a sufficienza, come ha affermato la mia collega, l’onorevole Záborská. Nessuno sottolinea la necessità di avere figli se vogliamo migliorare il nostro sistema pensionistico.

 
  
MPphoto
 

  Dimitar Stoyanov (NI). - (BG) Signor Presidente, ho votato a favore della relazione perché ritengo sia importante sviluppare un sistema pensionistico europeo adeguato e sostenibile, specialmente in considerazione dei processi demografici in atto in Europa e del fatto che la popolazione del continente continua ad invecchiare e si dovrà mantenere un numero sempre maggiore di persone con mezzi sempre più limitati.

Inoltre, le modifiche, che anche io appoggio e che comprendono la costituzione da parte della Commissione di gruppi di esperti che elaborino progetti finalizzati a coadiuvare i sistemi nazionali, non dovrebbero estendere troppo la propria autorità. La politica pensionistica è propria degli Stati membri e la Commissione non deve oltrepassare i limiti della propria autorità, anche se i suoi suggerimenti saranno comunque utili.

 
  
MPphoto
 

  Czesław Adam Siekierski (PPE).(PL) Signor Presidente, abbiamo adottato una relazione estremamente importante sui sistemi pensionistici in Europa. In effetti, stiamo affrontando sfide demografiche molto impegnative: il tasso di nascita è estremamente basso, la speranza di vita aumenta e la spesa pubblica si sta dilatando a causa dell’invecchiamento delle società. In molti paesi si discute di alzare l’età pensionabile e l’attuale situazione economica e demografica ci costringe a prendere seriamente in considerazione l’argomento.

Come ho detto, la speranza di vita aumenta. Lavoriamo in condizioni migliori, dunque possiamo lavorare più a lungo. I sistemi pensionistici sono di competenza degli Stati membri, tuttavia, è giunto il momento di coordinarli a livello di Unione europea, ad esempio relativamente al funzionamento del mercato interno e ai requisiti del Patto di stabilità e crescita. La spesa pensionistica e la spesa sanitaria hanno forti ripercussioni sullo stato delle finanze pubbliche nei singoli Stati membri. Dobbiamo incoraggiare le persone a prolungare le proprie carriere con condizioni lavorative migliori e retribuzioni più alte.

 
  
MPphoto
 

  Marian Harkin (ALDE). - (EN) Signor Presidente, accolgo con favore la relazione in esame che, mi auguro, metterà la questione delle pensioni al centro della scena europea.

Credo che la questione fondamentale sia: come faranno gli Stati membri a finanziare pensioni adeguate per i propri cittadini? Quali sistemi attueranno combinando i tre pilastri per garantire la sostenibilità dei propri sistemi pensionistici?

Esiste un divario enorme tra la spesa pensionistica attuale e quella che sarà necessaria per garantire pensioni di pari livello nei prossimi 40 anni. Infatti, una stima di una delle principali compagnie di assicurazione indica che la differenza tra l’erogazione attuale, sia pubblica che privata, e quella che sarà necessaria per garantire che le pensioni rimangano allo stesso livello tra 40 anni nei 27 Stati membri dell’Unione equivale a 1,9 trilioni di euro l’anno. Si tratta di una cifra sconcertante e, nonostante misure quali carriere lavorative più lunghe o altre iniziative possano contribuire a colmare il divario, rimane comunque un abisso fiscale enorme.

Mi auguro che questa discussione e il successivo Libro bianco della Commissione ci permettano di iniziare ad affrontare il problema in modo realistico.

 
  
MPphoto
 

  Seán Kelly (PPE).(GA) Signor Presidente, ho votato con piacere a favore della relazione in esame, ritenendo opportuno già da tempo che si discuta la questione in Parlamento.

Indubbiamente, il problema delle pensioni rappresenta a questo punto già una “bomba che sta per esplodere” e peggiorerà in futuro. Alcune prassi, però, vanno eliminate: nel mio paese, ad esempio, alcuni politici che si dimetteranno ora riceveranno più denaro con la pensione che non se avessero continuato a lavorare e ciò non ha alcun senso.

Inoltre, ci sono persone che percepiscono di più con la pensione di quanto ricevevano venti anni fa quando avevano figli piccoli e un mutuo ingente.

Dobbiamo discutere tali questioni e, in particolare, dobbiamo predisporre una riserva ingente per garantire le pensioni nel futuro.

 
  
MPphoto
 

  Daniel Hannan (ECR). - (EN) Signor Presidente, ci rendiamo ora conto di cosa significhino governance economica europea e federalismo fiscale. Si può rivolgere qualunque critica ai leader dell’Unione europea, ma non si può dire che manchino di ambizione. Emerge qui con chiarezza la loro inesauribile sete di potere: smisurata, inesorabile, turpe e sregolata.

Non soltanto parliamo di armonizzazione fiscale, di unione del debito europeo, di trasferimenti fiscali automatici, ma parliamo anche dell’armonizzazione delle pensioni. Parliamo di armonizzazione degli stipendi nel settore pubblico. Parliamo di tutti gli strumenti della governance economica unica dell’Unione europea.

Sono certo che riuscirete a individuarne l’illogicità: queste attività sono la conseguenza del fallimento dell’unione monetaria. L’unione monetaria europea non ha funzionato, quindi realizziamo l’unione economica e fiscale. La maggiore integrazione non si è compiuta, quindi integriamoci di più. Quello che stiamo facendo con questo processo è condannare i popoli di numerosi Stati membri a una povertà e a una emigrazione evitabili, solo per assecondare la nostra presunzione.

 
  
MPphoto
 

  Syed Kamall (ECR). - (EN) Signor Presidente, è abbastanza ovvio che tutti i partiti politici vogliano sistemi pensionistici europei adeguati, sostenibili e sicuri. Se ci limitassimo a voler garantire che un lavoratore di uno Stato possa spostarsi in un altro Stato membro mantenendo i contributi versati, ciò costituirebbe un valido obiettivo.

Dobbiamo, però, fare attenzione alle diverse strutture dei sistemi pensionistici nei diversi Stati membri. Alcune tendono più al privato, mentre altre sono prevalentemente finanziate dallo Stato. Nell’avvicinarci a un sistema pensionistico armonizzato a livello europeo, la preoccupazione manifestata dai miei elettori riguarda la possibilità di dover sanare i fondi pensione pubblici sottofinanziati o mal gestiti di altri Stati, come è accaduto con le nazioni mal gestite e il loro debito pubblico.

Ci occupiamo della sostenibilità delle pensioni, eppure, allo stesso tempo, realizziamo politiche quali la direttiva sui gestori di fondi di investimento alternativi, che ridurrà il rendimento dei risparmi e degli investimenti per i pensionati di domani. Dobbiamo assicurarci che il nostro messaggio sia coerente.

 
  
MPphoto
 

  Martin Kastler (PPE).(DE) Signor Presidente, ho votato a favore della relazione Oomen-Ruijten e ne vorrei sottolineare due punti. In primo luogo è ingiusto che alcuni paesi europei corrispondano troppe pensioni troppo anticipate e che, trovandosi ora in difficoltà, gli altri debbano salvarli. Questa iniquità non può, ovviamente, essere rifinanziata attraverso l’Unione europea e abbiamo bisogno di un coordinamento europeo in merito.

Il secondo punto di cui mi compiaccio molto nella relazione è il fatto che si mette bene in chiaro, conformemente al principio di sussidiarietà, che sono i singoli Stati membri a essere responsabili delle pensioni, come in effetti avviene.

Ritengo pertanto che la relazione costituisca un passo nella giusta direzione giacché, da una parte, noi in Europa riconosciamo che i nostri cittadini chiedono un maggiore coordinamento in ambito sociale, sentendosi trattati ingiustamente, e, d’altra parte, specifichiamo che la responsabilità principale è degli Stati membri.

La relazione in oggetto rappresenta un passo avanti in questo senso e faremo tutto il possibile per garantire che il Libro bianco continui a procedere in questa direzione.

 
  
MPphoto
 

  Anneli Jäätteenmäki (ALDE). - (FI) Signor Presidente, ho votato a favore della proposta, anche se voglio ricordare a tutti che le politiche pensionistiche, come le politiche sociali, sono questioni di competenza nazionale e che anche il potere di decisione deve rimanere di competenza nazionale. Ciò detto, la cooperazione europea è necessaria nei casi in cui le persone che hanno lavorato in altri paesi dell’Unione europea e che, eventualmente, rientrino nei loro paesi di origine possano ricevere la pensione dai paesi in cui hanno lavorato. Oggi ciò risulta difficile ed esistono nel sistema lacune che gli Stati membri dell’Unione europea devono colmare. Se è vero che esiste la libera circolazione dei lavoratori, allora anche le pensioni devono sempre potersi spostare da un paese all’altro.

 
  
MPphoto
 

  Siiri Oviir (ALDE).(ET) Signor Presidente, mi rallegro che abbiamo discusso la relazione in esame e che oggi la stiamo adottando. Anche io ho votato a favore. Mi compiaccio del fatto che la relazione rispetti gli Stati membri e che tenga conto del principio di sussidiarietà, fornendo orientamenti piuttosto che norme obbligatorie. È chiaro che l’obiettivo della relazione è dare nuovo slancio al consolidamento del sistema pensionistico tenendo conto della sua sostenibilità.

La relazione offre agli Stati membri nuovi spunti per gestire i propri sistemi pensionistici al fine di migliorarli. La relazione ha sviluppato in modo positivo numerosi punti, tra cui la mobilità e la trasferibilità, l’età pensionabile, la struttura dei sistemi pensionistici e la loro importanza nell’ambito della strategia 2020. Un altro punto positivo è che la relazione postula la revisione della normativa europea. Ho sostenuto anche l’autorità europea di vigilanza delle assicurazioni e delle pensioni aziendali e professionali, perché la crisi economica ci ha dimostrato che un’istituzione del genere è necessaria.

 
  
  

Proposta di risoluzione B7-0094/2011

 
  
MPphoto
 

  Roberta Angelilli (PPE). - Signor Presidente, sono stata più volte in Croazia nei primi anni '90, durante la guerra, proprio per portare aiuti umanitari, ed è anche per questo che mi sta a cuore l'entrata della Croazia nell'Unione europea.

La Croazia ha fatto molto: dalle riforme del sistema giudiziario e della pubblica amministrazione, alla lotta alla corruzione e alla criminalità organizzata, così come la tutela dei diritti delle minoranze. Sono convinta che l'adesione della Croazia incoraggerà il resto dei paesi del Balcani occidentali a lanciare e attuare nuove riforme democratiche e trasparenti, nonché un'ottima politica di vicinato.

Ma molto c'è ancora da fare in ricordo della vasta azione di pulizia etnica nei confronti della popolazione italiana consumata tra il '45 e il '48 dalle milizie delle autorità croate dell'ex regime comunista jugoslavo, durante la quale vennero massacrate più di 20.000 vittime innocenti. Il 10 febbraio, con la Giornata del ricordo, l'Italia commemora i martiri delle foibe e gli esuli istriano-dalmati, per non dimenticare, non solo chi è stato ucciso brutalmente ma anche per ribadire i diritti degli esuli, a partire dai beni confiscati durante quegli anni, e il diritto al rimpatrio.

 
  
MPphoto
 

  Cristian Dan Preda (PPE).(RO) Signor Presidente, vorrei ritornare sugli argomenti sollevati in alcuni degli emendamenti che ho presentato congiuntamente all’onorevole Posselt e che sono stati approvati dalla commissione per gli affari esteri. Innanzi tutto, voglio riaffermare la speranza che i negoziati di adesione con la Croazia si concludano entro la prima metà del 2011, come annunciato nel programma della Presidenza ungherese. Da questo punto di vista, sarebbe un atto simbolico perché avverrebbe 20 anni dopo la dichiarazione di indipendenza dalla ex Repubblica iugoslava. Inoltre, una tale conclusione dei negoziati trasmetterebbe un segnale molto forte agli altri paesi candidati dei Balcani in un momento in cui, come sappiamo, il potere di attrazione dell’Unione sembra essere in declino. Infine, sottolineo la determinazione delle autorità croate a combattere la corruzione e la criminalità organizzata. Ciò dimostra che, come abbiamo avuto modo di notare anche in altre occasioni, la corruzione non è destinata alla vittoria quando c’è la volontà politica.

 
  
MPphoto
 

  Philip Claeys (NI). - (NL) Signor Presidente, ho votato contro la relazione in esame nonostante io sia favorevole all’adesione della Croazia all’Unione europea. La mia difficoltà è dovuta al fatto che, malgrado la relazione consista in un lungo elenco degli attuali problemi di corruzione in Croazia, sembra che insistiamo ancora sul fatto che i negoziati si debbano concludere nei prossimi mesi. Dovremmo invece imparare dagli errori compiuti in passato.

Nel 2007 abbiamo ammesso la Romania e la Bulgaria pur sapendo che non soddifacevano i requisiti e che la corruzione costituiva un problema rilevante. Sapendo che esistono ancora problemi così numerosi e importanti, reputo del tutto inappropriato e inaccettabile vincolarsi adesso a una data specifica.

 
  
MPphoto
 

  Andrzej Grzyb (PPE).(PL) Signor Presidente, diversamente dall’onorevole Claeys sono stato lieto di votare a favore della relazione sull’allargamento e sulla conclusione dei negoziati con la Croazia, che costituisce uno degli obiettivi fondamentali della Presidenza ungherese. Sarà anche un grande successo per la Croazia e trasmetterà un messaggio importante agli altri paesi della regione che aspirano ad aderire all’Unione europea. I pochi punti rimasti prima della conclusione dei negoziati andrebbero chiusi entro la metà dell’anno. Il fattore più importante in questo caso è la volontà politica dimostrata dalla Croazia, che ha dichiarato la propria determinazione a soddisfare tutte le condizioni e i criteri di appartenenza. Tale volontà politica è collegata anche alla risoluzione delle difficili relazioni con gli Stati confinanti. Tutti i paesi che sono diventati recentemente membri dell’Unione europea sanno che i negoziati finali sono i più difficili, poiché comprendono molte disposizioni che si applicano ad ampi gruppi sociali. I cantieri navali in Croazia ne sono un buon esempio. Auguro alla Croazia molta determinazione e sarei estremamente soddisfatto se il trattato di adesione potesse essere firmato durante la Presidenza polacca.

 
  
MPphoto
 

  Anna Záborská (PPE).(FR) Signor Presidente, la Croazia è uno degli Stati che avrebbe dovuto aderire all’Unione europea già molto tempo fa. Ho votato a favore della relazione e mi congratulo con il relatore. Ringrazio il Commissario Füle per aver dato voce al concetto principale della politica di integrazione europea: la lealtà reciproca. Nondimeno, mi rammarico che la sezione relativa alla libertà di religione non sia stata esaminata sufficientemente in dettaglio.

L’adesione della Croazia all’Unione europea non significa l’abbandono delle antiche tradizioni del popolo croato. La religione fa parte di queste e sottolineo che, in futuro, sarà necessario mostrare rispetto anche per gli aspetti relativi alla libertà di religione del popolo croato. Anche questa è una prova di lealtà reciproca e di ricchezza delle diversità che dovrebbero, in teoria, caratterizzare l’Unione europea.

 
  
MPphoto
 

  Miroslav Mikolášik (PPE). – (SK) Signor Presidente, I negoziati di adesione con la Croazia stanno entrando nella fase finale. Negli ultimi anni, la Croazia ha mostrato la volontà di continuare ad attuare le riforme necessarie, in particolare con l’adozione di importanti emendamenti e integrazioni alla costituzione, ma anche armonizzando la legislazione con l’acquis comunitario. Auspico che la Presidenza ungherese completi ora i negoziati di adesione con la Croazia. Plaudo agli importanti progressi conseguiti nei campi della pubblica amministrazione, dell’economia e del sistema giudiziario e mi compiaccio che la Croazia collabori attivamente nel perseguire i criminali di guerra.

D’altra parte, la corruzione diffusa rimane un problema sociale ed economico rilevante, che probabilmente dovrà essere risolto con l’assistenza dell’Unione europea, affinché tale aspetto negativo non si trasferisca alle strutture europee. Credo che, con il voto popolare, con il referendum, i cittadini croati confermeranno la decisione dello Stato croato di diventare membro dell’Unione europea.

 
  
MPphoto
 

  Czesław Adam Siekierski (PPE).(PL) Signor Presidente, l’integrazione dei Balcani occidentali con l’Unione europea garantirà la stabilizzazione della regione e un suo più rapido sviluppo. La nazione che ha compiuto più sforzi è la Croazia, il cui progresso in molti campi è incoraggiante, anche per quanto riguarda la lotta alla corruzione, ma, allo stesso tempo, necessita di ulteriore impegno, ad esempio in relazione all’indipendenza del sistema giudiziario e a una sua maggiore efficienza, alle riforme della pubblica amministrazione e alla politica di concorrenza. Esortiamo la Croazia a proseguire nella sua azione di difesa dei diritti delle minoranze e di sostegno al rientro dei profughi. Uno dei problemi che la Croazia deve risolvere è quello di una migliore collaborazione con il Tribunale penale internazionale per l’ex Iugoslavia. Dovrebbe, inoltre, adottare e attuare con rapidità un piano di ristrutturazione e privatizzazione per i cantieri navali che si trovano in difficoltà. L’ostacolo più grande, comunque, potrebbe rivelarsi lo scetticismo della società croata sull’adesione all’Unione europea. Mi compiaccio del ruolo attivo svolto dalla Croazia nell’ambito della cooperazione regionale, del miglioramento della cooperazione con le nazioni confinanti e degli sforzi a favore della riconciliazione nella regione.

 
  
MPphoto
 

  Seán Kelly (PPE). - (EN) Signor Presidente, attendo con impazienza l’adesione della Croazia all’Unione europea, specialmente in qualità di deputato irlandese. La Croazia e l’Irlanda hanno un numero di abitanti molto simile – 4,5 milioni – e avranno esattamente lo stesso numero di deputati – 12. Inoltre, in un momento in cui molti euroscettici parlano di implosione e disintegrazione dell’Unione europea, sembra abbastanza paradossale che altre nazioni si mettano in coda per aderire all’Unione europea – la Croazia ne è un esempio. E non aderiscono sotto costrizione, ma a seguito di un processo di adesione molto rigoroso, in merito al quale la Croazia ha fatto grandi progressi.

Sicuramente esistono delle difficoltà, in particolare relative al sistema giudiziario, ma sono convinto che si riuscirà a risolverle a tempo debito. Ovviamente ogni nazione ha i suoi problemi e, come ha detto nostro Signore “Chi è senza peccato, scagli la prima pietra”. Aspetto con impazienza l’adesione della Croazia all’Unione europea e credo che sarà un ottimo membro.

 
  
MPphoto
 

  Daniel Hannan (ECR). - (EN) Signor Presidente, la storia della Croazia è, per molti versi, la storia di una serie di unioni politiche decise da una minoranza di governo senza il consenso della popolazione: prima l’unione con l’Ungheria, poi con la monarchia degli Asburgo, poi il breve regno dei serbi, dei croati e degli sloveni e infine, naturalmente, la Federazione iugoslava.

Costituisce pertanto un certo progresso il fatto che, almeno, i cittadini comuni della Croazia avranno l’ultima parola sull’adesione all’Unione europea. Conformemente alle attuali disposizioni costituzionali, è necessario indire un referendum entro 30 giorni dalla stipula del trattato di adesione.

Ritengo che la Croazia abbia potenzialmente molto da perdere. Si tratta di un paese con una forza lavoro istruita e industriosa, che potrebbe ottenere grandi soddisfazioni dal mercato con una strategia di concorrenza di prezzo e sfruttando i vantaggi delle esportazioni piuttosto a buon mercato. Ma io sono un democratico e, naturalmente, se a seguito di un’attenta riflessione il popolo croato voterà a favore dell’adesione all’Unione europea, allora appoggerò la loro richiesta quando verrà presentata in quest’Aula.

Sollevo soltanto la questione del motivo per cui anche alcuni degli attuali Stati membri non dovrebbero consultare i propri cittadini in merito al proseguimento dell’adesione. Per una simile, fondamentale questione costituzionale, sembrerebbe adeguato non permettere ai politici in carica di operare deroghe permanenti alla sovranità senza aver prima richiesto l’autorizzazione dei cittadini che rappresentano. I nostri parlamentari non sono i proprietari delle nostre libertà, sono custodi temporanei e provvisori e, nel caso vogliano alienare il potere da Westminster, dovrebbero almeno avere la cortesia di chiedere il nostro consenso.

 
  
MPphoto
 

  Syed Kamall (ECR). - (EN) Signor Presidente, quando discuto la questione dell’allargamento con i miei elettori, molti di loro sollevano dubbi in merito ad alcuni dei precedenti allargamenti. Sono preoccupati circa alcuni Stati membri che abbiamo ammesso e che, a parer loro, non avevano affrontato questioni quali la corruzione e il diritto patrimoniale. Ricevo molte lettere da parte di miei elettori che scrivono da Stati membri che hanno aderito diversi anni fa, in particolare riguardo ai diritti patrimoniali in Spagna, giacché molti dei miei elettori vedono i propri diritti minacciati e spesso perdono i risparmi di una vita. Ricevo lettere simili da elettori che si trovano a Cipro e da proprietari di immobili in Bulgaria.

Lasciamo da parte questo tema e guardiamo alla situazione attuale della Croazia. Le questioni di cui gli elettori mi scrivono riguardano abbastanza spesso la libertà di stampa, la corruzione e il diritto patrimoniale. È importante che non ci limitiamo a trascurare tali questioni e a dire “non vi preoccupate, si risolverà tutto a tempo debito”. Questi paesi e i nuovi Stati membri che si candidano per l’adesione all’Unione europea devono rassicurarci su tali dubbi in modo che non diventino problemi che erediteremo nel corso dell’allargamento dell’Unione e non provochino difficoltà ai cittadini degli attuali Stati membri dell’Unione europea.

 
  
MPphoto
 

  Roger Helmer (ECR). - (EN) Signor Presidente, ho passato diverso tempo in Croazia e mi sono occupato di seguirne gli sviluppi. La Croazia è un paese caratterizzato da corruzione endemica, capitalismo clientelare e inspiegabile ricchezza della classe politica. È priva delle infrastrutture di base di una società libera. Lo stato di diritto, i diritti patrimoniali e i contratti esecutivi sono tutti messi seriamente a repentaglio in Croazia. Il sistema giudiziario è completamente bloccato, dunque privati e imprese che operano in Croazia non possono fare ricorso alla giustizia in modo efficace. I media croati subiscono censure e intimidazioni.

Se consideriamo la Croazia un paese idoneo ad aderire all’Unione europea, allora che Dio ci aiuti.

 
  
  

Dichiarazioni di voto scritte

 
  
  

Relazione Matias (A7-0148/2010)

 
  
MPphoto
 
 

  Luís Paulo Alves (S&D), per iscritto. (PT) Signor Presidente, alla luce dell’allarmante aumento di medicinali falsificati, ho votato a favore della relazione. Il compromesso raggiunto nella serie di triloghi sotto la presidenza belga ha dimostrato l’importanza di armonizzare le questioni relative alla sicurezza, in particolare per quanto riguarda i medicinali non soggetti a prescrizione, e le condizioni relative alla rimozione e sostituzione di medicinali da parte degli operatori responsabili del confezionamento, che porteranno a un aumento della trasparenza nel settore. L’applicazione di sanzioni ha inoltre migliorato tali provvedimenti considerati necessari nella lotta contro la presenza di medicinali falsificati nelle filiere legali.

 
  
MPphoto
 
 

  Laima Liucija Andrikienė (PPE), per iscritto. (LT) Signor Presidente, ho votato a favore della presente risoluzione nella quale il Parlamento europeo esprime la propria posizione sulla direttiva concernente la prevenzione dell'ingresso di medicinali falsificati nella filiera farmaceutica legale. Dobbiamo tener conto dei timori espressi dai cittadini dell’Unione europea circa la qualità e la sicurezza dei medicinali che assumono, soprattutto in considerazione delle allarmanti tendenze riscontrate dagli esperti: un'impennata dei sequestri di medicinali falsificati alla dogana (un aumento pari al 384 per cento rispetto al 2005); la tendenza a falsificare i farmaci salvavita, che possono avere conseguenze fatali; la presenza sempre più massiccia di medicinali falsificati nella filiera farmaceutica legale. I cittadini dell’Unione europea devono prestare molta attenzione quando acquistano medicinali on line, perché in questo caso le possibilità di acquistare farmaci falsificati aumentano fino al 50 per cento. I pazienti devono avere l'assoluta certezza che i medicinali che assumono sono a tutti gli effetti quelli che pensano. L’Unione europea, pertanto, deve reagire rapidamente e in modo costruttivo alle pericolose tendenze summenzionate. La direttiva in questione è un primo passo verso la certezza che nell’UE si distribuiscano esclusivamente medicinali di alta qualità. Per raggiungere tale obiettivo, ritengo sia fondamentale istituire rigorosi controlli e accertare la responsabilità a ogni livello di produzione, distribuzione e vendita. I cittadini europei si sentiranno, quindi, sicuri quando utilizzeranno medicinali genuini e di alta qualità.

 
  
MPphoto
 
 

  Roberta Angelilli (PPE), per iscritto. − Appoggio la dichiarazione della mia collega Françoise Grossetête, la quale si rammaricava del fatto che "non siamo esigenti sulle medicine così come lo siamo sugli alimenti". I dati diffusi dall'OMS e anche da studi europei sono allarmanti. La contraffazione dei medicinali è in continuo aumento; solo nel 2008 sono stati sequestrati 34 milioni di medicinali falsi nell'UE, per non parlare del mercato on line di questi prodotti, dove si stima che tra il 50% e il 90% dei farmaci acquistabili sono falsi. Non si parla solo di traffico di prodotti anabolizzanti, stimolanti, diuretici o ormoni, ma anche di farmaci per curare una serie di patologie anche pericolose che, nonostante siano soggetti a prescrizione medica, in questo caso vengono venduti liberamente e a un prezzo inferiore.

Ritengo che una regolamentazione severa e a tutela della salute dei cittadini sia indispensabile non solo nella filiera farmaceutica legale, procedendo ad attuare dispositivi che rilevino la manomissione della confezione e la tracciabilità dei principi attivi, in modo da capire la provenienza, oppure effettuando ispezioni nei luoghi di produzione nei paesi terzi, ma anche sul web. Bisognerebbe prevedere alcune disposizioni anche per la vendita on line, prevedendo un logo di certificazione UE, un database centralizzato a livello nazionale con tutti i rivenditori autorizzati e sanzioni severe per i trafficanti di prodotti illegali.

 
  
MPphoto
 
 

  Elena Oana Antonescu (PPE), per iscritto. (RO) Signor Presidente, i medicinali falsificati sono un pericolo mondiale. Rappresentanti dell’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) avvertono che i prodotti falsificati contengono tutt’altro rispetto ai principi attivi citati sul foglietto illustrativo. Al contrario, sono basati su sostanze altamente tossiche per l’organismo. Ritengo che i cittadini europei debbano essere informati sia a livello europeo che nazionale circa i rischi per la loro salute derivanti da prodotti ordinati da diversi siti web non soggetti a controlli o dalla filiera farmaceutica illegale, dal momento che Internet costituisce uno dei canali principali attraverso cui i medicinali falsificati arrivano sul mercato dell’UE.

Sostengo la nuova proposta legislativa perché aggiornerà i regolamenti in vigore e introdurrà caratteristiche di sicurezza che garantiranno l’identificazione, l’autenticazione e la tracciabilità dei medicinali dallo stabilimento di fabbricazione fino al consumatore. Sono queste le ragioni per cui ho votato a favore della relazione.

 
  
MPphoto
 
 

  Zigmantas Balčytis (S&D), per iscritto. (LT) Signor Presidente, ho votato a favore di quest’importante documento. La relazione presentata dalla Commissione rileva che i sequestri di medicinali falsificati sono in aumento e che anche i medicinali salvavita per il trattamento del cancro o delle malattie cardiache sono oggetto di falsificazione. I medicinali falsificati, inoltre, riescono sempre di più a inserirsi nella catena di distribuzione autorizzata, il che costituisce un’enorme minaccia per la salute dei cittadini europei. La falsificazione dei medicinali va considerata un atto criminoso che impedisce ai pazienti di ricevere le cure mediche necessarie, è nocivo per la loro salute e in alcuni casi ne mette persino in pericolo la vita. Conseguentemente, l'obiettivo principale della direttiva deve essere la tutela della salute pubblica, la garanzia di un livello elevato di controlli di qualità sull’importazione di farmaci, dal momento che questa costituisce una delle principali porte di ingresso dei medicinali falsificati sul mercato europeo. Inoltre, è indispensabile creare un sistema di ispezioni e un efficiente sistema di individuazione delle contraffazioni. Ritengo sia essenziale regolamentare adeguatamente e controllare la vendita di medicinali su Internet, dal momento che per i medicinali falsificati esso rappresenta uno dei principali canali di ingresso nel mercato europeo.

 
  
MPphoto
 
 

  George Becali (NI), per iscritto. (RO) Signor Presidente, ho votato a favore della relazione perché i cittadini europei sono sempre più preoccupati della qualità e della sicurezza dei medicinali. I pazienti devono avere l'assoluta certezza che i medicinali che assumono sono a tutti gli effetti quelli che pensano. L'impiego di farmaci contraffatti può portare infatti al fallimento terapeutico e mettere in pericolo la vita dei pazienti. Analogamente alla relatrice, ritengo che falsificare medicinali sia un atto criminoso che impedisce ai pazienti di ricevere le cure mediche necessarie, è nocivo per la loro salute e in alcuni casi ne mette persino in pericolo la vita. Conseguentemente l'obiettivo principale della direttiva deve essere la tutela della salute pubblica dai medicinali falsificati. E’ inoltre necessario aumentare il livello di consapevolezza pubblica circa i rischi dell’acquisto di medicinali su Internet. Dobbiamo assicurare che i pazienti riescano a riconoscere i siti che rispettano la legislazione in materia. L'opinione pubblica non capirebbe una direttiva volta a contrastare la contraffazione di medicinali che non tenga conto di Internet, il principale canale di di distribuzione.

 
  
MPphoto
 
 

  Jean-Luc Bennahmias (ALDE), per iscritto. (FR) Signor Presidente, l’invecchiamento della popolazione rappresenta ormai una tendenza demografica a lungo termine in tutto il continente europeo, ed è certo che nei nostri paesi le spese per i medicinali continueranno ad aumentare. Se da un lato dobbiamo valutare l’impatto di tale evoluzione e riflettere sui consumi, è anche essenziale contrastare la crescente contraffazione di medicinali. Oltre ad avere un impatto finanziario negativo sulla ricerca europea, si tratta di una questione di salute pubblica impellente nell’Europa odierna. Il Parlamento europeo ha fatto bene ad agire.

 
  
MPphoto
 
 

  Sergio Berlato (PPE), per iscritto. – Signor Presidente, onorevoli colleghi, la relazione in discussione sulla prevenzione dell'ingresso nella filiera farmaceutica di medicinali falsificati mette in risalto un importante elemento di preoccupazione per i cittadini europei, ossia la qualità e la sicurezza dei medicinali di cui essi fanno uso. Pertanto, accolgo con favore le disposizioni che consentono di contrastare il fenomeno dei medicinali falsificati e che rappresentano un passo necessario sia per rispondere a questa crescente minaccia per la salute dei cittadini sia per assicurare l'incolumità dei pazienti.

Dopo circa sei mesi di negoziati, l'accordo raggiunto tra il Parlamento e il Consiglio è certamente migliorativo rispetto all'impianto normativo esistente e, in particolare, viene regolamentata la vendita di farmaci via Internet, che è una delle vie principali attraverso le quali i farmaci contraffatti sono immessi nel mercato dell'Unione. Infatti, negli Stati membri le farmacie online, per poter operare, dovranno ottenere un'autorizzazione speciale per fornire medicinali al pubblico via Internet.

Infine, poiché ritengo che la contraffazione dei medicinali non sia da considerare come un reato minore – pensiamo alla contraffazione dei farmaci salvavita – ma piuttosto come un'attività criminosa che mette a repentaglio vite umane, condivido appieno il rafforzamento delle misure sanzionatorie.

 
  
MPphoto
 
 

  Adam Bielan (ECR), per iscritto. (PL) Signor Presidente, la salute è il bene più prezioso nella vita di ciascuno. La disponibilità in commercio di un insieme di medicinali contraffatti, soprattutto di farmaci salvavita, ha pertanto – giustamente – risvegliato timori nei cittadini. Il quantitativo ingente e in costante aumento di prodotti contraffatti confiscati nell’Unione europea ogni anno può dare adito a preoccupazioni; è, quindi, necessario rispondere in modo deciso a questo fenomeno, che non è nient’altro che un’attività criminale organizzata. I pazienti devono essere assolutamente certi dell’autenticità delle medicine che assumono.

Ecco perché sostengo la posizione del relatore che la tutela dai medicinali contraffatti deve costituire l’obiettivo prioritario della direttiva, dal quale non dobbiamo essere distratti. Sono, inoltre, totalmente d’accordo anche con la proposta di includere nella direttiva la distribuzione di farmaci on line. In questi casi i pazienti sono lasciati in pratica a sè stessi, e non è detto che le conoscenze mediche di cui dispongono permettano loro di identificare prodotti falsificati. Le norme devono essere chiare in un settore importante come la salute. Dobbiamo eliminare ogni rischio.

 
  
MPphoto
 
 

  Vilija Blinkevičiūtė (S&D), per iscritto. (LT) Signor Presidente, ho votato a favore della relazione perché dobbiamo prendere in considerazione uno dei timori più diffusi fra i cittadini europei: la qualità e la sicurezza dei medicinali che assumono. I dati mostrano un'impennata di sequestri di medicinali falsificati alla dogana. Ad esempio, nel 2006 sono stati sequestrati alle frontiere comunitarie UE 2,7 milioni di farmaci mentre nel 2007tale cifra era di 2,5 milioni, il che significa che i sequestri di medicinali hanno subito un aumento pari al 384 per cento rispetto al 2005. La relazione rileva una tendenza a falsificare non solo i medicinali cosiddetti "di conforto" ma anche i farmaci salvavita, compresi i medicinali per la cura del cancro e delle malattie cardiache, dei disturbi psichiatrici e delle infezioni. Le cure prestate con medicinali falsificati possono avere conseguenze fatali. Si osserva, inoltre, una tendenza a colpire la filiera farmaceutica tradizionale. Prescindendo da Internet, la catena di distribuzione autorizzata è sempre più presa di mira. Sette dei tredici Stati membri sui quali esistono dati hanno registrato casi di medicinali falsificati all'interno della filiera farmaceutica legale. I pazienti devono avere l'assoluta certezza che i medicinali che assumono sono a tutti gli effetti quelli che pensano. L'impiego di farmaci falsificati può portare, infatti, al fallimento terapeutico e mettere in pericolo la vita dei pazienti. Ritengo pertanto che la tutela della salute pubblica dai medicinali falsificati debba essere l'elemento centrale della direttiva, che non va indebolito introducendo obiettivi aggiuntivi.

 
  
MPphoto
 
 

  Sebastian Valentin Bodu (PPE), per iscritto. (RO) Signor Presidente, la contraffazione di medicinali è diventata un’attività redditizia, con rischi minimi di dover renderne conto di fronte alla legge. Tale situazione è sottolineata dal fatto che, nel solo 2008, le autorità doganali hanno annunciato di aver sequestrato 34 milioni di farmaci in Europa. La situazione nell’Unione europea non è certamente paragonabile a quella di altre aree geografiche, nelle quali fino al 30 per cento dei medicinali disponibili sul mercato è contraffatto. Ciononostante, l’Unione europea non deve permettere che si arrivi a situazioni simili. Si stima al momento che l’1 per cento dei farmaci venduti sia falsificato, ma si rilevano segnali che indicano come si tratti di una percentuale in aumento. Le nuove normative in materia di sicurezza approvate dal Parlamento europeo, le sanzioni imposte sui produttori di farmaci falsificati e il sistema di controllo tra produttori e consumatori perseguono l’obiettivo di bloccare la crescita del mercato nero dei farmaci nell’Unione europea.

Pertanto, l’introduzione di nuove disposizioni obbligatorie in materia di sicurezza, che disciplinano il commercio dei medicinali, inclusi quelli venduti via Internet, rappresenta un passo positivo. La vendita di farmaci contraffatti è un’attività criminale con gravi ripercussioni che possono riguardare un numero elevato di consumatori, che spesso scelgono la via più semplice – Internet – per ordinare medicinali a cui altrimenti non avrebbero accesso senza prescrizione medica.

 
  
MPphoto
 
 

  Vito Bonsignore (PPE), per iscritto. − La presenza di medicinali falsificati è in forte crescita in tutti i Paesi europei. La conferma arriva da recenti dati secondo i quali ogni anno in Europa si vendono dalla filiera farmaceutica legale 1,5 milioni di scatole falsificate. Nuove stime poi parlano di un preoccupante aumento di tale fenomeno, che interessa anche le vendite online di medicinali e, cosa ancor più grave, coinvolge sempre di più anche i farmaci cosiddetti innovativi e salvavita.

È dunque necessario attuare al più presto una nuova strategia europea volta a contrastare tale fenomeno e a tutelare maggiormente la salute pubblica e i consumatori europei. Ho perciò votato a favore di questa relazione, perché ritengo che abbia il merito di aver raggiunto un buon compromesso, il cui principale obiettivo è la difesa del paziente nell’assunzione dei farmaci contraffatti.

 
  
MPphoto
 
 

  Maria Da Graça Carvalho (PPE), per iscritto. (PT) Signor Presidente, dobbiamo agire con urgenza in risposta al preoccupante aumento di medicinali falsificati sotto i profili dell'identità, della storia o dell'origine. Tali prodotti contengono di solito sostanze di bassa qualità o contraffatte, che costituiscono una grave minaccia alla salute pubblica, e che portano alla perdita della fiducia nella filiera farmaceutica legale da parte dei pazienti. I requisiti di verifica cui sono soggetti i produttori di farmaci dovrebbero essere resi più rigorosi al fine di evitare tali rischi. Le caratteristiche di sicurezza delle medicine dovrebbero, inoltre, essere armonizzate in tutta l’UE e dovrebbero permettere l’identificazione e la verifica dell’autenticità di ogni singola confezione. Dovrebbero anche identificare i prodotti falsificati, e garantire nel contempo il funzionamento del mercato interno dei farmaci. Il processo di valutazione del rischio dovrebbe tenere in considerazione criteri come il costo dei medicinali e la storia dei farmaci contraffatti nell’UE e nei paesi terzi, nonché gli effetti che essi hanno sulla salute pubblica, alla luce della natura specifica dei prodotti in questione e della gravità delle patologie che intendono trattare. Le caratteristiche di sicurezza dovrebbero permettere la verifica di ogni confezione di farmaci, indipendentemente dal metodo di fornitura usato, inclusi quelli disponibili attraverso canali di vendita a distanza.

 
  
MPphoto
 
 

  Nikolaos Chountis (GUE/NGL), per iscritto. (EL) Signor Presidente, la commercializzazione di medicinali contraffatti ha fatto aumentare i rischi per la salute pubblica negli ultimi anni. Vi sono dati preoccupanti circa il fatto che, a prescindere da Internet, sta entrando nella filiera farmaceutica legale un numero sempre crescente di medicinali falsificati.

Ho votato a favore della relazione Matias perché:

1. Mette la tutela dei pazienti al centro della proposta legislativa, adottando misure volte a fornire l’accesso a standard elevati di trattamento e informazioni adeguate e sicure.

2. Include e disciplina la vendita on line di medicinali, non contemplata dalla proposta della Commissione sebbene più del 50 per cento dei farmaci acquistati on line sia falsificato.

3. Stabilisce caratteristiche di sicurezza per i farmaci soggetti a prescrizione e per quelli esenti (su una lista nera), al fine di impedire ai medicinali falsificati l’ingresso nella filiera farmaceutica legale.

4. Richiede la piena tracciabilità dei medicinali e, nel contempo, istituisce un sistema di preallarme in tutti gli Stati membri, affinché i medicinali di cui si sospetta la pericolosità possano essere ritirati.

5. Considera la falsificazione di medicinali un’attività criminosa organizzata e impone rigorose sanzioni ai responsabili.

6. Le esportazioni di medicinali dall’UE verso paesi terzi devono soddisfare gli stessi criteri che si applicano alle importazioni.

 
  
MPphoto
 
 

  Carlos Coelho (PPE), per iscritto. (PT) Signor Presidente, la contraffazione di medicinali è un’attività criminosa organizzata che mette in pericolo vite umane in misura analoga al traffico di stupefacenti. Ciononostante, questa tipologia di reato non è né regolamentata nello stesso modo né soggetta allo stesso livello di sanzioni applicate ai reati relativi agli stupefacenti. La produzione illegale di medicinali effettuata copiando, o semplicemente omettendo, i principi attivi non necessita di strutture o investimenti su larga scala. E’ semplice realizzare grandi profitti. Alcune stime hanno rivelato che i ricavi dalla vendita di farmaci contraffatti nel 2010 sono stati superiori a 50,6 milioni di euro, il che rappresenta un aumento del 95 per cento rispetto alle stime di cinque anni fa. Questo incremento è dovuto principalmente alla mancanza di normative dettagliate in alcuni paesi a causa della scarsità di risorse o della riluttanza ad applicarle, e al fatto che il livello di sanzioni stabilito non ha un vero effetto deterrente.

Sostengo il compromesso raggiunto dalla relatrice: è equilibrato e l’obiettivo prioritario è la tutela dei pazienti. Si tratta di un passo nella giusta direzione, anche se esclude questioni importanti come, ad esempio, il fatto che i medicinali generici e quelli non soggetti a prescrizione non ricadono nel campo d’applicazione delle caratteristiche di sicurezza.

 
  
MPphoto
 
 

  Vasilica Viorica Dăncilă (S&D), per iscritto. – (RO) Signor Presidente, alla luce dei crescenti rischi per i pazienti derivanti dai medicinali contraffatti, ritengo sia necessario introdurre con urgenza provvedimenti provvisori volti a migliorare la sicurezza dei pazienti in modo che i titolari di autorizzazioni di fabbricazione che rimuovano od occultino le caratteristiche di sicurezza applicate su base volontaria dal fabbricante iniziale siano ritenuti oggettivamente responsabili nel caso in cui, a seguito delle loro azioni, si verifichino ingressi di prodotti contraffatti nella filiera farmaceutica.

 
  
MPphoto
 
 

  Anne Delvaux (PPE), per iscritto.(FR) Signor Presidente, ho votato a favore della relazione, poiché ha l’obiettivo di lottare a livello comunitario contro i medicinali falsificati nella filiera farmaceutica legale, senza impedire il funzionamento del mercato interno dei farmaci. Intende farlo introducendo, ad esempio, obblighi per gli operatori della catena di distribuzione, impedendo agli operatori situati tra il produttore originale e l’operatore finale della catena di distribuzione (generalmente il farmacista) o l’utente finale (dottore/paziente) di manipolare (cioè rimuovere, modificare od occultare) le caratteristiche di sicurezza sulla confezione, e istituendo criteri più rigorosi in materia di importazione di principi attivi farmaceutici da paesi terzi e ispezioni dei prodotti.

 
  
MPphoto
 
 

  Diane Dodds (NI), per iscritto. (EN) Signor Presidente, la qualità dei medicinali è fondamentale per garantire la sicurezza e la serenità dei consumatori. E’ evidente che, in seguito all’invasione del mercato da parte di questi prodotti, soprattutto visto che anno dopo anno le falsificazioni si fanno sempre più sofisticate, la minaccia alla salute dei nostri elettori è in aumento. Si tratta di una crisi della salute pubblica su scala globale. Si stima al momento che possa essere contraffatto il 15 per cento dell’approvvigionamento mondiale di medicinali, mentre in alcuni paesi in via di sviluppo potrebbe risultare falsificato più del 30 per cento dei farmaci in vendita. Il pubblico deve essere sicuro al 100 per cento che i prodotti che consuma sono sicuri e adatti al loro scopo. L’utilizzo di medicinali falsificati può avere conseguenze gravi e negative sulla salute dei pazienti, con conseguenze talvolta fatali. E’ chiaro che disporre di un’ampia strategia per affrontare la questione, sia a livello nazionale che internazionale, è fondamentale per garantire la salvaguardia di standard elevati di salute pubblica e sicurezza.

 
  
MPphoto
 
 

  Edite Estrela (S&D), per iscritto. (PT) Signor Presidente, ho votato a favore della relazione sui medicinali falsificati, che include misure che contrastano il preoccupante aumento di farmaci contraffatti nell’UE, come ad esempio caratteristiche di sicurezza per verificare l’autenticità del prodotto lungo tutta la filiera farmaceutica, al fine di tutelare la sicurezza dei pazienti e la salute pubblica. Mi compiaccio che il Parlamento europeo abbia deciso di applicare le caratteristiche di sicurezza non solo alla catena farmaceutica convenzionale, ma anche alle vendite via Internet, che è il canale principale per i prodotti falsificati. Accolgo, inoltre, con favore il fatto che il Parlamento europeo sostenga la necessità di controlli sulle medicine in entrata e uscita dall’UE e pianifichi di imporre sanzioni pesanti, poiché questi reati mettono in pericolo vite umane.

 
  
MPphoto
 
 

  Diogo Feio (PPE), per iscritto. (PT) Signor Presidente, ritengo che la sicurezza dei consumatori sia una questione di importanza vitale, in particolare quando i consumatori coinvolti sono anche pazienti che nei medicinali che assumono cercano una cura, o per lo meno un considerevole miglioramento del loro stato di salute. La sicurezza dei consumatori è ancora più importante quando ha l’obiettivo di salvaguardare l’autenticità dei farmaci venduti sul mercato libero, sia attraverso canali tradizionali che su Internet.

Proprio per questo motivo ritengo fondamentale che si adottino normative estremamente chiare sulla falsificazione di medicinali, dal momento che si tratta di un fenomeno in crescita in tutta Europa e nel resto del mondo, che ha effetti devastanti sulla fiducia dei consumatori, sulle imprese e, aspetto ancora più importante, sulla salute di chi assume medicinali contraffatti.

Sostengo, pertanto, la relazione e vorrei fare i complimenti all’onorevole Matias per il lavoro svolto e per tutti i compromessi che è riuscita a negoziare.

 
  
MPphoto
 
 

  José Manuel Fernandes (PPE), per iscritto. – (PT) Signor Presidente, il commercio clandestino di medicinali è già stato paragonato al commercio illecito di armi da guerra e al traffico di stupefacenti. E’ un flagello che colpisce milioni di persone in tutto il mondo, e che rappresenta un incubo per i responsabili del controllo della salute pubblica: un malato, spesso con patologie croniche o terminali, potrebbe assumere qualcosa di innocuo o privo di effetti, ma anche qualcosa che può persino risultare nocivo. Sappiamo che sono in circolazione quantitativi sempre maggiori di farmaci contraffatti o falsificati, con cifre che si attestano nell’ordine dei milioni. E' essenziale contrastare la criminalità organizzata e i trafficanti transfrontalieri e porre fine ai circuiti di commercializzazione paralleli, ad esempio su Internet. Accolgo quindi con favore l’adozione di confezioni antimanomissione e la creazione di un sistema di allarme rapido.

Mi compiaccio per l’approvazione della direttiva da parte del Parlamento e il Consiglio che, grazie alla tracciabilità lungo l’intero ciclo del prodotto, impedirà l’ingresso nell’Unione europea di medicinali falsificati e/o contraffatti e rafforzerà la tutela della salute pubblica migliorando la sicurezza e la qualità dei farmaci assunti. Infine, vorrei fare i complimenti alla mia connazionale, l’onorevole Matias, per il lavoro svolto.

 
  
MPphoto
 
 

  João Ferreira (GUE/NGL), per iscritto. – (PT) Signor Presidente, il problema in questione ha gravi ripercussioni sulla salute pubblica e sulle economie degli Stati membri. La falsificazione di farmaci e i preoccupanti quantitativi che entrano nella filiera farmaceutica legale costituiscono questioni allarmanti che vanno affrontate correttamente e contrastate. Non va dimenticato che i farmaci sono falsificati e venduti illecitamente solo perché vi sono ragioni economiche che incoraggiano tale pratica, e che l'esistenza di farmaci generici dal prezzo più accessibile rende la contraffazione meno redditizia. La relazione affronta la questione della vendita su Internet, che fa parte della filiera farmaceutica legale. Si fa riferimento all’importanza della sensibilizzazione dell’opinione pubblica circa i rischi associati all’acquisto di medicinali con questa modalità. Vorremmo sottolineare l’importanza del consolidamento della cooperazione e del coordinamento tra le autorità nazionali competenti, l’Agenzia europea per i medicinali (EMA) e gli altri organi internazionali, al fine di scambiare informazioni, favorire l’aumento della conoscenza e della comprensione del fenomeno per migliorare, in tal modo, le azioni di contrasto.

Va ricordato che tale cooperazione deve funzionare anche in altri settori, come la farmacovigilanza. Alle strutture europee esistenti, come l’EMA, si richiede maggiore trasparenza per quanto riguarda gli studi che eseguono e il loro funzionamento. Riteniamo che il compromesso raggiunto sia un passo positivo nella lotta a questo problema.

 
  
MPphoto
 
 

  Pat the Cope Gallagher (ALDE), per iscritto. (GA) Signor Presidente, la qualità e la sicurezza dei farmaci venduti ai cittadini in Irlanda rappresentano una questione che dà adito a molte preoccupazioni. Accolgo con favore la proposta, che ha l’obiettivo di limitare la diffusione di medicinali falsificati. Si tratta di una misura necessaria e importante.

 
  
MPphoto
 
 

  Bruno Gollnisch (NI), per iscritto. (FR) Signor Presidente, abbiamo votato a favore della relazione Matias sui medicinali falsificati. Si tratta senza dubbio di una questione di salute e sicurezza pubblica in un’Europa senza frontiere, dove le peggiori porcherie contraffatte, o semplicemente di bassa qualità, possono circolare liberamente. Ciononostante, non vi sono garanzie che nelle questioni di salute, medicina o farmacovigilanza l’Unione europea sia nella posizione migliore per risolvere gli eventuali problemi che potrebbero emergere. Potrebbe, al contrario, persino esserne l’origine, ad esempio con la direttiva del 2004 sui medicinali vegetali tradizionali, insieme al regolamento del 2006 sulle indicazioni sulla salute. La prima include il requisito che i prodotti siano registrati presso l'Agenzia europea dei medicinali, una procedura così complessa e costosa che alla fine del 2010 erano soltanto 200 i medicinali vegetali registrati. Il secondo conferisce all’Autorità europea per la sicurezza alimentare il potere di autorizzare o meno le indicazioni sulla salute per gli integratori alimentari, inclusi quelli vegetali, autorizzazione che concede così raramente e rifiuta sulla base di motivi così arbitrari da aver indispettito persino la Commissione. Il risultato è che la normativa europea finirà per favorire le medicine chimiche e i laboratori farmaceutici. Vi è il desiderio di eliminare il settore delle medicine naturali? A vantaggio di chi, o di che cosa? Non necessariamente della salute dei cittadini in Europa.

 
  
MPphoto
 
 

  Sylvie Guillaume (S&D), per iscritto. (FR) Signor Presidente, i farmaci contraffatti rappresentano ormai il 10 per cento dei medicinali venduti a livello mondiale, e l’Europa non è per niente al sicuro da questo flagello che, inoltre, si sta sviluppando in maniera preoccupante. Mi compiaccio pertanto che il testo sia stato approvato dal Parlamento europeo, dal momento che noi eurodeputati abbiamo lottato al fine di migliorare la proposta iniziale della Commissione europea, nella quale la competitività delle case farmaceutiche aveva la precedenza sulla salute e la sicurezza dei cittadini europei. Il nuovo testo, quindi, prende anche in considerazione la vendita di farmaci on line, che deve essere regolamentata e controllata in modo migliore, per il bene di tutti.

 
  
MPphoto
 
 

  Salvatore Iacolino (PPE), per iscritto. − Concordo con la relazione Matias secondo la quale i pazienti debbono avere l'assoluta certezza sulla qualità dei medicinali assunti. Dagli studi effettuati si evince come l'uso di medicinali falsificati sia talmente dannoso per i pazienti fino a metterne a rischio la vita: è quindi giusto considerare la contraffazione come un atto criminoso che merita una forte presa di posizione da parte dell'Unione europea.

Da qui la mia condivisione dei punti di cui la relazione si fa portatrice quali: la chiara definizione del campo di applicazione e dei soggetti operanti nelle filiere farmaceutiche, in modo tale da chiarire ruoli e responsabilità dei vari attori; l'equiparazione delle sanzioni a quelle previste per gli atti illeciti connessi con gli stupefacenti; una maggiore trasparenza e regolamentazione delle vendite di farmaci su Internet, che permettano ai consumatori di distinguere tra operatori illegali e farmacie online.

Oggi più che mai un'attiva collaborazione tra i vari organismi preposti, nazionali e internazionali, si configura come un elemento imprescindibile per un più efficace sistema di lotta alla contraffazione farmaceutica, che possa garantire un adeguato controllo non solo delle falsificazioni farmaceutiche all'interno dell'Unione europea ma anche dei farmaci contraffati esportati nei paesi terzi, il cui numero continua ad aumentare. Avendo sempre e comunque come principio guida quello del benessere del paziente.

 
  
MPphoto
 
 

  Juozas Imbrasas (EFD), per iscritto. (LT) Signor Presidente, ho votato a favore della relazione perché dobbiamo prendere in considerazione uno dei timori più diffusi fra i cittadini europei: la qualità e sicurezza dei medicinali che assumono. Si stima che l’1 per cento dei farmaci venduti al pubblico europeo attraverso la filiera farmaceutica legale sia contraffatto. In altre parti del mondo, più del 30 per cento dei farmaci in vendita potrebbe essere falso. Sempre più farmaci innovativi e salvavita sono oggetto di contraffazione. E’ risaputo che Internet rappresenta uno dei principali canali di ingresso per i medicinali falsificati nel mercato europeo. Si ritiene che i medicinali acquistati su Internet da siti che celano il loro reale indirizzo fisico siano falsificati in più del 50 per cento dei casi. Coloro che cercano medicinali a basso costo su Internet vengono spesso attirati da truffatori che vendono farmaci contraffatti con componenti che mettono a rischio la salute. Molti medicinali falsi entrano nella filiera farmaceutica legale durante la fase del riconfezionamento. Per troppo tempo è mancata una risposta adeguata nei confronti degli operatori responsabili del riconfezionamento e i truffatori che imperversano nella vastità di Internet, mentre un numero sempre crescente di persone che acquistano medicine da siti web non affidabili ha iniziato a mettere a rischio la propria salute, e persino la propria vita. Mi compiaccio che siano state previste sanzioni per i contraffattori, con misure che garantiscono un controllo più rigoroso. Le farmacie registrate nei paesi in cui è permessa la vendita di medicinali su Internet devono ottenere un’apposita licenza; sui loro siti web deve figurare il logo europeo e devono essere incluse nella banca dati europea. I pazienti devono avere l'assoluta certezza che i medicinali che assumono sono a tutti gli effetti quelli che pensano. L’elemento portante deve essere la tutela della salute pubblica dai medicinali falsificati.

 
  
MPphoto
 
 

  Peter Jahr (PPE), per iscritto. (DE) Signor Presidente, mi fa molto piacere che il Parlamento e il Consiglio siano stati in grado di raggiungere un compromesso per quanto riguarda la problematica dei medicinali falsificati. Ciò è particolarmente importante perché il fenomeno in questione è diventato un problema estremamente grave estesosi anche ai prodotti salvavita. Con i provvedimenti adottati abbiamo compiuto un importante passo nella direzione giusta, senza eccessi di burocrazia. Innanzitutto, alle confezioni si applicheranno nuove caratteristiche di sicurezza, e si migliorerà il monitoraggio dei canali di distribuzione. In tal modo arriveremo a un livello più elevato di sicurezza per i pazienti – il che, alla luce della portata della contraffazione di medicinali, era urgentemente necessario – senza imporre oneri eccessivi alle parti coinvolte.

 
  
MPphoto
 
 

  Jaroslaw Kalinowski (PPE), per iscritto. (PL) Signor Presidente, assumiamo medicine per alleviare il dolore, attenuare i sintomi di patologie o salvare la nostra vita. Frequentemente capita che si spendano in medicinali importi considerevoli che in molti casi rappresentano la maggior parte del nostro reddito. Questo è il motivo per cui truffatori disonesti e privi di principi morali falsificano farmaci. Purtroppo, a volte i pazienti perdono la vita a causa dell’assunzione dei medicinali in questione. E’ quindi necessario aumentare le precauzioni per quanto riguarda le importazioni di farmaci da paesi terzi, limitare al minimo la vendita di medicinali su Internet, avviare una campagna per sensibilizzare i pazienti circa i rischi derivanti dall’assunzione di farmaci contraffatti non certificati e una campagna che garantisca che chi acquista medicinali sia consapevole che in circolazione si trovano farmaci contraffatti. Sono d’accordo con la relatrice quando afferma che la tutela dei diritti di proprietà intellettuale non costituisce una priorità in quest’ambito. L’aspetto più importante è la salute e la vita umana, ed è nostro dovere fare tutto il possibile per tutelarle.

 
  
MPphoto
 
 

  Constance Le Grip (PPE) , per iscritto. (FR) Signor Presidente, ho votato a favore della direttiva sulla lotta contro i medicinali falsificati. Alla luce del numero di farmaci contraffatti confiscati nell'Unione europea (più di 34 milioni di pillole contraffatte sono state sequestrate nel 2008), è giunto il momento che l'UE istituisca un sistema efficace di tracciabilità che garantisca l’origine e la qualità dei farmaci disponibili nell’UE. Ciò è ancora più necessario dal momento che i farmaci contraffatti mettono a grave rischio la salute degli europei a causa delle sostanze, talvolta tossiche, che possono contenere. Le nuove misure introdotte, vale a dire numeri seriali elettronici sulla confezione dei medicinali soggetti a prescrizione che permettono la tracciabilità dallo stabilimento di produzione fino al paziente, la limitazione del trattamento durante la fase di riconfezionamento e il consolidamento delle ispezioni di produttori e grossisti rappresentano un concreto passo in avanti che garantirà ai cittadini e ai pazienti in Europa un maggiore livello di sicurezza.

Infine, vorrei sottolineare il progresso registrato con questo testo per quanto riguarda la vendita di medicinali on line. Dal momento che si stima che il 50 per cento dei farmaci venduti su Internet sia contraffatto, il testo prevede un logo comunitario che permetta l’identificazione delle farmacie on line legali. Ciononostante, spetta ai cittadini europei essere prudenti quando fanno acquisti simili su Internet.

 
  
MPphoto
 
 

  Petru Constantin Luhan (PPE), per iscritto. – (RO) Signor Presidente, i medicinali falsificati costituiscono una grave minaccia all’intero sistema farmaceutico in Europa giacché, oltre al pericolo cui i pazienti sono esposti quando assumono tali prodotti, essi portano a un declino della fiducia dell’opinione pubblica nella qualità dei medicinali disponibili nelle farmacie. Il numero di medicinali falsificati sta aumentando in maniera estremamente rapida nell'Unione europea. Gli ingredienti possono essere di qualità inferiore alla norma o essere contraffatti, oppure completamente assenti o presenti in un dosaggio sbagliato. Sebbene in Europa tale fenomeno sia ancora limitato rispetto ad altre regioni, ho votato a favore della relazione perché ritengo che vi siano alcuni elementi che indicano la necessità di adottare urgentemente misure a livello comunitario. La nuova direttiva includerà sanzioni imposte ai produttori di medicinali contraffatti, migliori norme in materia di sicurezza e un sistema di verifica il cui obiettivo è prevenire l’ingresso sul mercato europeo di medicinali pericolosi.

Un aspetto incoraggiante è che il Parlamento europeo è riuscito a far sì che la proposta originaria della Commissione europea includa anche la regolamentazione della vendita di tali prodotti via Internet, che è il principale canale per l’introduzione di medicinali contraffatti sul mercato dell’UE.

 
  
MPphoto
 
 

  Elżbieta Katarzyna Łukacijewska (PPE), per iscritto. (PL) Signor Presidente, nella votazione odierna ho sostenuto la relazione dell’onorevole Matias sui medicinali falsificati. Ritengo che il documento approvato quest’oggi limiterà il crescente problema dei farmaci contraffatti e introdurrà un sistema ben funzionante per il monitoraggio del mercato europeo, dal produttore al paziente. Sono convinta che sia necessario un coordinamento tra i vari organi nazionali e internazionali, e con l’approvazione del documento in questione stiamo compiendo un passo verso il rafforzamento di tale cooperazione. Ritengo che il problema dei medicinali contraffatti in Europa sia serio e che il Parlamento europeo, con l’approvazione della relazione, stia inviando un chiaro messaggio alla Commissione, cioè che solo una cooperazione efficace e la rigorosa applicazione di sanzioni renderanno possibile limitare tale pratica. La ringrazio.

 
  
MPphoto
 
 

  David Martin (S&D), per iscritto. (EN) Signor Presidente, i medicinali contraffatti sono già diffusi nelle regioni in via di sviluppo, dove il 20-30 per cento dei farmaci sul mercato sono falsi. Ora vengono rilevati con maggiore frequenza anche nell’UE. Si stima che circa l’1 per cento dei medicinali venduti in Europa sia contraffatto. Questo nuovo accordo, che accolgo con favore, introdurrà caratteristiche di sicurezza obbligatorie per i farmaci soggetti a prescrizione, come sigilli e numeri seriali, il che ne garantirà la tracciabilità. I farmaci generici non saranno soggetti a tale requisito, a meno che un particolare prodotto non sia caratterizzato da un eccezionale rischio di contraffazione.

 
  
MPphoto
 
 

  Jiří Maštálka (GUE/NGL), per iscritto.(CS) Signor Presidente, il progetto di relazione continua positivamente il lavoro svolto durante la precedente legislatura. La proposta della Commissione evita di fornire definizioni specifiche, nonostante le numerose raccomandazioni. Questo tipo di approccio potrebbe portare a una tutela incompleta o non applicabile dei pazienti che assumono medicinali. Ecco perché accolgo con favore l’emendamento 120, che rende la proposta della Commissione molto meno ambigua. La definizione di “medicinale falsificato” è particolarmente utile; anche la proposta di testo per quanto riguarda le “filiere farmaceutiche” è eccellente, e se approvata rafforzerà il diritto dei pazienti a essere tutelati. Ritengo imperativa l’attuazione del considerando 5c dell’emendamento 120, che consente l’applicazione e il monitoraggio dell’ottemperanza alle norme dell’UE. L’emendamento allinea le norme UE con le sentenze della Corte di giustizia. In questo contesto, la proposta di testo permette anche agli Stati membri di agire in prima persona a sostegno di una maggiore tutela dei consumatori.

 
  
MPphoto
 
 

  Jean-Luc Mélenchon (GUE/NGL), per iscritto. (FR) Signor Presidente, gli emendamenti parlamentari non chiedono che i sistemi di sicurezza vengano estesi anche ai farmaci non soggetti a prescrizione. Eppure, i cittadini acquistano grandi quantitativi di tali medicinali. La loro salute, pertanto, è a rischio. Non si chiede nemmeno l’obbligo per l’Agenzia europea dei medicinali di esercitare la trasparenza totale per quanto riguarda le sue ricerche e la collusione tra i suoi funzionari e le case farmaceutiche, il che è, tuttavia, necessario. Lo scandaloso caso del benfluorex, conosciuto in Francia con il nome di Mediator, lo prova inequivocabilmente. Ciononostante, gli emendamenti presentati vanno nella direzione giusta, in particolare quelli relativi all’autenticazione pubblica dei siti Internet e alle sanzioni. Voto, pertanto, a favore della relazione.

 
  
MPphoto
 
 

  Nuno Melo (PPE), per iscritto. (PT) Signor Presidente, dal momento che si tratta di un problema molto grave che mette a rischio la salute pubblica nell’UE, ritengo che l’applicazione di nuove regole sia essenziale per tutelare i pazienti dai medicinali falsificati. Ecco perché il 23 aprile 2010 ho formulato un’interrogazione rivolta alla Commissione europea circa l’operazione congiunta chiamata “Medi-Fake”, che coinvolge i 27 Stati membri e che all’epoca aveva sequestrato 34 milioni di pastiglie in soli due mesi.

Per questo motivo ho sempre sostenuto misure rigorose per contrastare la situazione, al fine di porre fine a un commercio che porta a profitti pari a 45 miliardi di euro per alcune reti criminali. Sono queste le ragioni alla base del mio voto.

 
  
MPphoto
 
 

  Willy Meyer (GUE/NGL), per iscritto. (ES) Signor Presidente, ho votato a favore della risoluzione legislativa sulla proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica la direttiva 2001/83/CE per quanto concerne la prevenzione dell'ingresso nella filiera farmaceutica legale di medicinali falsificati sotto i profili dell'identità, della storia o dell'origine, perché ritengo che rafforzi in modo positivo le misure di contrasto ai medicinali contraffatti e alla loro distribuzione e, quindi, migliori la tutela dei cittadini. Inoltre, ritengo sia molto positivo che la posizione del Parlamento consolidi la trasparenza e il diritto all’informazione come strumenti per prevenire questa attività illecita. Ritengo importante che ci si concentri sul miglioramento di misure preventive per quanto concerne la fornitura di medicinali contraffatti attraverso Internet. Sostengo l’intensificazione della lotta legale contro la distribuzione di tali farmaci attraverso Internet, dal momento che la maggior parte dei medicinali contraffatti che entrano nel mercato europeo passano attraverso questo canale. Ho votato a favore della relazione poiché gli emendamenti migliorano considerevolmente la proposta di testo della Commissione, giacché rafforzano le misure di controllo, aumentano la trasparenza, migliorano l’accesso alle informazioni e, di conseguenza, permettono di migliorare la tutela dei cittadini.

 
  
MPphoto
 
 

  Louis Michel (ALDE), per iscritto.(FR) Signor Presidente, il presidente Chirac ha affermato che l’ineguaglianza più intollerabile è quella che riguarda la salute. Ecco perché ho votato a favore della relazione, che si concentra sulla salute e, di conseguenza, sulla tutela dei consumatori. I medicinali falsificati costituiscono una problematica che è stata a lungo ignorata. Mentre i paesi in via di sviluppo rappresentano un bersaglio ovvio, perché il prezzo dei farmaci legali è spesso inaccessibile per la maggioranza delle persone e i controlli sono poco efficaci, se non inesistenti, rileviamo ora che sempre più farmaci contraffatti entrano nell’Unione europea, soprattutto attraverso Internet. Si tratta di una minaccia crescente per la salute pubblica e la sicurezza in generale, ed è presente in tutto il mondo.

L’Unione europea deve restare in allerta e perseguire con energia una politica volontaristica di contrasto a questa corruzione inaccettabile. Al momento, è difficile quantificare le implicazioni economiche, poiché la produzione si è maggiormente industrializzata. Si tratta di un problema morale ed etico che mina la credibilità e l’efficacia dei sistemi sanitari. Pertanto, la lotta contro i medicinali falsificati deve smuovere la coscienza dei leader politici in tutto il mondo.

 
  
MPphoto
 
 

  Alexander Mirsky (S&D), per iscritto. (EN) Signor Presidente, sostengo appieno la relazione dell’onorevole Matias. Ciononostante, ritengo che le misure ivi contenute siano insufficienti. E’ necessario elaborare e rendere obbligatorio per tutti gli Stati membri dell’UE un pacchetto di misure che coprano la responsabilità per la distribuzione, l’assistenza, la produzione e la realizzazione di medicinali falsificati. Tali misure dovrebbero includere la confisca della licenza di fornitori e distributori di farmaci contraffatti, sanzioni massime e responsabilità penale per tutti coloro che partecipano ad attività illecite nel settore del commercio di farmaci. La responsabilità dei colpevoli non dovrebbe essere minore del caso in cui fossero trafficanti di stupefacenti. Soltanto in questo modo possiamo fermare la distribuzione di prodotti contraffatti e debellare il mercato nero dei medicinali.

 
  
MPphoto
 
 

  Andreas Mölzer (NI), per iscritto. (DE) Signor Presidente, la salute dei cittadini è il bene più prezioso della nostra società e dovremmo ricorrere a mezzi adeguati per promuoverla e preservarla. A causa dell’aumento della diffusione di medicinali falsificati sempre più pazienti, anche in Europa, sono esposti a rischi incalcolabili che potrebbero anche avere esito fatale. Ciononostante, ho votato contro la relazione perché le misure proposte, in particolare i controlli sulle importazioni, non si spingono, a mio parere, sufficientemente in là.

 
  
MPphoto
 
 

  Rolandas Paksas (EFD), per iscritto. (LT) Signor Presidente, ho votato a favore della risoluzione perché la contraffazione dei medicinali costituisce un problema rilevante in tutta l’UE, ed è quindi necessario adottare misure radicali per garantire che i farmaci contraffatti, che potrebbero avere effetti avversi sulla salute umana o persino sulla vita, non arrivino sul mercato. Dobbiamo garantire che solo medicinali sicuri ed efficaci giungano ai consumatori, nonché porre fine ai profitti realizzati dalle bande criminali grazie ai farmaci contraffatti. E’ necessario fare il possibile per garantire l’istituzione di un rigoroso sistema di etichettatura per i farmaci soggetti a prescrizione nell’UE, che includa etichette di sicurezza che indichino il produttore e il fornitore. Ritengo vi debbano essere sanzioni più pesanti per i falsificatori di medicinali, e che il meccanismo di controllo debba funzionare in modo efficace in tutta l’Unione europea, incluso in ogni anello della filiera farmaceutica. Particolare attenzione e misure di sicurezza vanno dedicate alla vendita di medicinali su Internet, con l’istituzione di rigorosi sistemi di autorizzazione, monitoraggio e controllo. Ogni Stato membro deve adottare tutte le misure necessarie a garantire l’effettivo funzionamento di un sistema che sensibilizzi il pubblico circa le pericolose medicine contraffatte o di bassa qualità e crei, inoltre, opportunità di ritirare tali farmaci dal mercato.

 
  
MPphoto
 
 

  Maria do Céu Patrão Neves (PPE), per iscritto. – (PT) Signor Presidente, la relazione si basa su una proposta della Commissione tesa a prevenire l’introduzione di medicinali falsificati nella filiera farmaceutica legale, richiamando l’attenzione su una questione che è sempre più preoccupante per gli europei: la qualità e la sicurezza dei farmaci che utilizzano. Dovremmo sottolineare l’effetto positivo della proposta, che promuove il dibattito su un tema cruciale, con l’obiettivo finale di contrastare i medicinali falsificati. In effetti, la contraffazione di farmaci è un reato che impedisce ai pazienti di ricevere le cure mediche necessarie, è nociva per la loro salute e in alcuni casi ne mette persino in pericolo la vita. L’obiettivo principale della direttiva, come sottolinea correttamente la relatrice, dovrebbe essere la tutela della salute pubblica. Tale obiettivo deve essere rispecchiato nella base giuridica della direttiva. Mi sembra, inoltre, fondamentale salvaguardare la rete di distribuzione dei farmaci, stabilendo definizioni chiare e precise, non solo per quanto riguarda il campo di applicazione della direttiva, ma anche i ruoli e le responsabilità delle diverse parti coinvolte nella filiera farmaceutica: dettaglianti, distributori, intermediari. Ho votato a favore, poiché ritengo essenziale promuovere un’iniziativa legislativa in quest’ambito, per affrontare questa minaccia crescente per la salute e migliorare la sicurezza dei pazienti.

 
  
MPphoto
 
 

  Rovana Plumb (S&D), per iscritto. (EN) Signor Presidente, nell’Unione europea si registra un allarmante aumento dei medicinali falsificati sotto i profili dell'identità, della storia o dell'origine. La direttiva prevede le seguenti disposizioni: caratteristiche di sicurezza obbligatorie per tutti i farmaci soggetti a prescrizione e un sistema di allarme rapido; caratteristiche di sicurezza armonizzate per verificare l’autenticità e identificare singole confezioni, fornendo prove di manomissione per i farmaci soggetti a prescrizione (si prevede la possibile esclusione di alcuni prodotti in seguito a una valutazione del rischio); nessuna caratteristica di sicurezza per i medicinali non soggetti a prescrizione, a meno che una valutazione del rischio non sottolinei il rischio di falsificazione e la conseguente minaccia alla salute pubblica; per quanto riguarda la tracciabilità, vi sarà un unico identificatore per le caratteristiche di sicurezza (ad esempio un numero seriale) che permetterà di verificare l’autenticità del prodotto e delle confezioni individuali lungo tutto il corso della catena d’approvvigionamento, fino al livello della farmacia; inoltre, gli Stati membri devono istituire un sistema che impedisca che i farmaci sospetti arrivino ai pazienti; per quanto riguarda le vendite su Internet, le condizioni per la fornitura di medicinali al pubblico sono determinate dagli Stati membri; si prevede, infine l’aumento della trasparenza per quanto concerne i distributori all’ingrosso, e in caso di violazioni delle disposizioni nazionali verranno applicate sanzioni.

 
  
MPphoto
 
 

  Frédérique Ries (ALDE), per iscritto.(FR) Signor Presidente, dopo i prodotti di marca e le sigarette, la contraffazione si è diffusa al mercato dei medicinali, e i sette milioni di farmaci sequestrati ogni anno rappresentano circa il 5 per cento di tutti i prodotti falsificati. La sfida per le autorità europee, sia giudiziarie che doganali, è enorme: devono risalire alle origini e limitare tale traffico che mette in pericolo milioni di vite a livello mondiale. Accolgo, pertanto, con favore l’accordo raggiunto tra Parlamento e Consiglio quanto all’istituzione di un quadro giuridico comune ai 27 Stati membri per limitare i rischi posti dai medicinali falsificati. Tra i progressi principali citerei i seguenti: il principio della responsabilità a cascata che copre tutti gli attori della catena – titolari dell’autorizzazione di fabbricazione, distributori all’ingrosso, intermediari, e così via; l’uso obbligatorio di un dispositivo di sicurezza (numero di serie o sigillo) sulla confezione dei medicinali soggetti a prescrizione; l’introduzione di norme più rigorose sulle ispezioni eseguite in cooperazione con l’Agenzia europea per i medicinali; e l’elaborazione di un elenco di entità autorizzate a vendere farmaci a distanza.

Concludendo, si tratta di un atto legislativo molto importante. Ciononostante, sono necessari più cooperazione internazionale e cibercontrolli per eliminare farmaci contraffatti come il viagra, i prodotti dimagranti e le creme dermatologiche, disponibili con solo un click di mouse.

 
  
MPphoto
 
 

  Crescenzio Rivellini (PPE), per iscritto. – Mi congratulo per l'ottimo lavoro svolto dalla collega Matias. I medicinali falsificati sono "assassini silenziosi" in quanto privi di effetto, poiché contengono sostanze tossiche che possono danneggiare, o addirittura uccidere, coloro che li assumono. L'assenza di una legge quadro incoraggia la contraffazione, un crimine organizzato.

Abbiamo assistito a una crescita smisurata di questa attività criminale, con un incremento, dal 2005, del 400% dei sequestri di farmaci contraffatti. Si stima che l'1% dei medicinali attualmente in vendita al pubblico europeo attraverso la catena di approvvigionamento legale sia falsificato e che tale numero sia in aumento. In altre parti del mondo, oltre il 30% dei medicinali in vendita può essere stato falsificato. Inoltre, sempre più farmaci innovativi e salvavita sono contraffatti.

Pertanto, abbiamo approvato oggi una nuova legge per impedire l'ingresso di farmaci contraffatti nella filiera farmaceutica legale e per proteggere la sicurezza del paziente. La normativa copre anche le vendite via Internet e introduce nuovi dispositivi di sicurezza e misure di tracciabilità, nonché sanzioni per i contraffattori per impedire la vendita di farmaci contraffatti ai cittadini dell'Unione europea.

 
  
MPphoto
 
 

  Raül Romeva i Rueda (Verts/ALE), per iscritto. (EN) Signor Presidente, per salvaguardare meglio la rete di distribuzione dei medicinali è fondamentale fornire una definizione chiara non solo del campo di applicazione ma anche dei diversi soggetti operanti nell'ambito della filiera farmaceutica. La proposta della Commissione non fornisce risposte esaurienti circa la natura e le caratteristiche di medicinali falsificati, principi attivi o eccipienti. Lo stesso vale per le definizioni riguardanti i diversi soggetti operanti nella filiera farmaceutica, di cui vanno chiariti i ruoli e le responsabilità.

E’, pertanto, fondamentale distinguere tra i soggetti già formalmente riconosciuti (che hanno delle responsabilità oggettive) e quelli al di fuori di tale categoria, sebbene comunque legati alla responsabilità oggettiva relativa alla catena di distribuzione. Pertanto, è importante non solo distinguere tra gli operatori commerciali e gli intermediari, ma anche chiarirne i ruoli e le responsabilità. Lo stesso principio va applicato ad altri soggetti, quali i trasportatori o i commercianti paralleli. La direttiva deve evitare confusioni e non deve lasciar spazio a punti poco chiari. Va quindi indicato chiaramente quali soggetti possono operare nel settore e a quali condizioni. Definizioni più chiare semplificheranno l'attuazione delle misure.

 
  
MPphoto
 
 

  Daciana Octavia Sârbu (S&D), per iscritto. (EN) Signor Presidente, le opportunità di vendita di medicinali falsificati sono aumentate rapidamente negli ultimi anni. Il rischio sempre maggiore di ingresso di tali farmaci nelle filiera farmaceutica sottolinea l’urgente necessità di aggiornare la legislazione. In particolare, la regolamentazione delle vendite su Internet è, com’è noto, complicata e può essere gestita con efficacia soltanto a livello internazionale. Tale questione non era affrontata nella proposta iniziale della Commissione, considerevolmente migliorata grazie al lavoro della commissione ENVI, che l’ha completata con importanti salvaguardie per i consumatori che acquistano farmaci on line. Ciononostante, la natura di Internet rende impossibile eliminare ogni rischio. Va migliorata la consapevolezza dei consumatori circa tale pericolo, accolgo, quindi, con favore l’inclusione di campagne di sensibilizzazione dell’opinione pubblica, elemento convenuto nell’ambito del compromesso. La Commissione gode di una posizione unica nel coordinamento delle campagne di sensibilizzazione dell’opinione pubblica e deve garantire che gli Stati membri rispettino i propri obblighi a riguardo.

 
  
MPphoto
 
 

  Bart Staes (Verts/ALE), per iscritto. (NL) Signor Presidente, nell’Unione europea si è registrato un preoccupante aumento di medicinali contraffatti, che possono contenere sostanze, inclusi i principi attivi, di qualità inferiore alla norma, falsificate o misurate non correttamente, oppure il principio attivo può essere completamente assente, mettendo a rischio, di conseguenza, il paziente. Per l’industria, i costi sociali diretti e indiretti dell’assenza di azione in quest’ambito ammontano senza dubbio a più di 10 miliardi di euro. Sostengo questo accordo, insieme al gruppo Verde/Alleanza libera europea al Parlamento europeo. Le regole esistenti vengono aggiornate e si introducono caratteristiche di sicurezza che garantiscono l’identificazione, l’autenticazione e la tracciabilità dei prodotti, regolamentando nel contempo la vendita di medicinali su Internet, uno dei principali canali attraverso i quali i farmaci contraffatti arrivano sul mercato europeo. Si ritiene che i medicinali acquistati su Internet da siti che celano il loro reale indirizzo fisico siano falsificati in più del 50 per cento dei casi.

Bisognerebbe quindi operare una distinzione tra le farmacie che esercitano legalmente attività di vendita per corrispondenza o via Internet e la filiera illegale che consente acquisti non controllati su Internet. Una farmacia legittima di vendita per corrispondenza deve essere collegata a una farmacia legalmente registrata, e dobbiamo garantire che ognuna di esse rispetti tutti i requisiti legali in vigore per qualsiasi farmacia dello Stato membro in cui ha la sede legale.

 
  
MPphoto
 
 

  Catherine Stihler (S&D), per iscritto. (EN) Signor Presidente, ho votato a favore della relazione, che ha l’obiettivo di prevenire l'ingresso di medicinali falsificati nella filiera farmaceutica legale aumentando l’armonizzazione, migliorando la tracciabilità e garantendo che le sanzioni siano dissuasive ed efficaci. La sicurezza dei pazienti deve avere la priorità quando si tratta di medicinali.

 
  
MPphoto
 
 

  Thomas Ulmer (PPE), per iscritto. (DE) Signor Presidente, ho votato a favore della relazione perché fornisce nuove basi per la lotta contro i medicinali falsificati. Si è registrata una graduale progressione da, inizialmente, le tipologie di farmaci suscettibili alla contraffazione, per poi includere altri medicinali in confezioni sicure. La commercializzazione di farmaci viene impedita grazie alla procedura di inchiesta e leggibilità; si fornisce maggiore protezione ai consumatori e i costi per il settore sono limitati.

 
  
MPphoto
 
 

  Viktor Uspaskich (ALDE), per iscritto. (LT) Signor Presidente, onorevoli colleghi, il volume di farmaci contraffatti che arrivano nell’UE sta crescendo esponenzialmente, il che costituisce una particolare preoccupazione per i paesi come la Lituania, che fa parte delle frontiere esterne dell’UE. L’Europa orientale rappresenta il canale principale nel commercio di medicinali falsificati, che vale miliardi di euro. Si tratta di un problema enorme – la Commissione stima che ogni anno in Europa si vendano nella filiera farmaceutica legale 1,5 milioni di confezioni di farmaci contraffatti. Ancora più preoccupante è il fatto che si registra un aumento dei volumi di fino al 20 per cento. I medicinali falsificati sono killer silenziosi. I loro distributori sono pericolosi criminali e vanno considerati tali. Le sanzioni per la falsificazione di medicinali devono essere pari a quelle applicabili al traffico di stupefacenti, il che renderà necessario un miglioramento del coordinamento tra le diverse istituzioni nazionali e internazionali. Dobbiamo limitare la vendita on line di farmaci contraffatti, perché Internet è uno dei principali canali attraverso i quali i medicinali falsificati giungono sul mercato europeo. Stando all’Organizzazione mondiale della sanità, il 50 per cento dei medicinali venduti on line sarebbe falsificato. Ritengo che una delle nostre priorità debba essere la sensibilizzazione dell’opinione pubblica sui rischi presenti quando si acquistano farmaci on line.

 
  
MPphoto
 
 

  Jaroslaw Leszek Walesa (PPE) , per iscritto. (PL) Signor Presidente, ho votato a favore della mozione legislativa per una risoluzione del Parlamento europeo sulla proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica la direttiva 2001/83/CE per quanto concerne la prevenzione dell'ingresso nella filiera farmaceutica legale di medicinali falsificati sotto i profili dell'identità, della storia o dell'origine. Non vi può essere alcun dubbio che la comparsa di farmaci contraffatti nei canali di distribuzione ufficiali rappresenta una minaccia per l’intero sistema farmaceutico europeo, giacché mina la fiducia dei cittadini nella qualità dei medicinali acquistati nelle farmacie o in altri punti vendita legali.

A mio parere, il principale elemento di preoccupazione è il fatto che sia mutato il profilo di rischio. Mentre finora venivano principalmente contraffatti medicinali cosiddetti “di conforto”, si registra al momento un forte aumento della contraffazione dei medicinali salvavita. E’, quindi, importante elaborare una definizione chiara e univoca di “medicinale falsificato”, nonché definire tutti gli attori della filiera farmaceutica, come i venditori e gli agenti, che devono operare sulla base di licenze e ottemperare alle norme delle buone prassi di fabbricazione, come fanno i fabbricanti e i distributori. Alla luce di tutto questo, ritengo sia necessario e urgente sostenere ogni misura volta a limitare il problema.

 
  
  

Proposta di risoluzione B7-0096/2011

 
  
MPphoto
 
 

  Luís Paulo Alves (S&D), per iscritto.(PT) Ho voltato a favore della proposta di risoluzione solo perché la Commissione si è fortemente impegnata a migliorare i programmi finanziari vigenti affinché le piccole e medie imprese (PMI) abbiano un accesso più ampio al capitale. In questo modo sarà quindi possibile finanziare le politiche atte a favorirne la crescita e l'innovazione. Nel contesto attuale della crisi economica è assolutamente imperativo eliminare la patina burocratica che riveste gli attuali programmi di sostegno dell'Unione europea. Pur approvando le misure delineate nella risoluzione, attiro l'attenzione della Commissione sulla necessità di compiere dei progressi mediante provvedimenti più ambiziosi, segnatamente attraverso lo Small Business Act, nel periodo di programmazione successivo al 2013. Va ricordato che nella situazione attuale è più importante che mai assicurare un supporto istituzionale e finanziario alle PMI, in quanto esse costituiscono la colonna portante dell'economia europea e riusciranno a crescere solo se disporranno di strumenti di finanziamento adeguati e sostenibili.

 
  
MPphoto
 
 

  Laima Liucija Andrikienė (PPE), per iscritto. (LT) Ho votato a favore di questa importante proposta di risoluzione sugli aspetti pratici della revisione degli strumenti dell’Unione europea per il sostegno al finanziamento delle PMI nel prossimo periodo di programmazione. I 23 milioni di piccole e medie imprese presenti nell'UE – ovvero il 99 per cento delle imprese cui corrisponde un totale di 100 milioni di posti di lavoro – rendono un contributo decisivo alla crescita economica, alla coesione sociale e alla creazione di occupazione, sono una fonte primaria di innovazione e svolgono un ruolo essenziale per il mantenimento e la crescita dell’occupazione. Tuttavia, i limiti di accesso ai finanziamenti per le PMI rappresentano un grave impedimento in termini di creazione e di crescita di queste imprese, sopratutto nel contesto dell'attuale crisi economica e finanziaria. Pertanto sottoscrivo l'appello lanciato nella relazione di aumentare significativamente il finanziamento degli strumenti finanziari innovativi del bilancio europeo in modo da soddisfare le esigenze delle PMI anche nel quadro della strategia Europa 2020. Ad ogni modo, va osservato che i regolamenti finanziari vigenti sull'uso dei fondi e dei programmi europei sono inutilmente complessi e il dispendio di tempo e di soldi connesso al rispetto di queste norme è assolutamente sproporzionato rispetto ai benefici che ricadono sul destinarlo finale del finanziamento. Aderisco quindi all'invito rivolto alla Commissione affinché proponga regolamenti ed orientamenti semplificati che implichino meno costi, sopratutto per i programmi tesi a sostenere il finanziamento che è attualmente inadeguato per le piccole e medie imprese.

 
  
MPphoto
 
 

  Roberta Angelilli (PPE), per iscritto. − Lo scorso ottobre la Commissione europea ha presentato un documento programmatico dal titolo "Una politica industriale integrata per l'era della globalizzazione", che contiene una serie di iniziative concrete indirizzate a dare uno slancio energico alla politica industriale europea.

Le PMI, così come le ha definite ieri in aula il Commissario Tajani, sono la "linfa vitale" dello sviluppo economico. Un posto di lavoro su quattro dipende dal settore industriale, come anche la nostra competitività a livello mondiale, l'innovazione e la ricerca. L'impegno e il coordinamento tra le Istituzioni europee e nazionali, le banche e le PMI sono necessari ai fini dello smantellamento degli ostacoli burocratici e della semplificazione delle regole. Molti passi in avanti sono stati fatti in questi ultimi mesi con l'adozione della direttiva sui ritardi nei pagamenti, la tutela dei marchi e dei prodotti, le opportunità offerte allo sviluppo della green economy e le nuove politiche incentrate sul turismo, ma molto altro resta ancora da fare.

Molte aziende nell'area UE sono dipendenti da finanziamenti e agevolazioni comunitari ed è per questo motivo che l'accesso al credito deve essere garantito e migliorato. Infatti, questo è un obiettivo prioritario che spero verrà affrontato con attenzione nella revisione dello Small Business Act che verrà presentato il prossimo 23 febbraio a Roma dal Commissario Tajani stesso.

 
  
MPphoto
 
 

  Zigmantas Balčytis (S&D), per iscritto. (LT) Ho votato a favore di questa proposta di risoluzione. Le piccole e medie imprese (PMI) nell'Unione europea rappresentano all'incirca il 99 per cento del totale delle imprese, danno lavoro a 100 milioni di persone e rendono un contributo fondamentale alla crescita economica, alla coesione sociale e all'occupazione. L'accesso limitato ai finanziamenti per queste aziende costituisce un ostacolo rilevante in termini di crescita e, nel contesto dell'attuale crisi economica e finanziaria, il problema oltretutto si è acuito. Il settore bancario richiede garanzie collaterali e premi di rischio sempre più elevati. La disponibilità di credito ed i progetti di garanzia sui prestiti sono quindi fondamentali per garantire la fattibilità del settore, la crescita e le potenzialità di creazione di occupazione. Inoltre deve essere assegnata grande attenzione ai prestiti della Banca europea per gli investimenti per le PMI, visto che sono stati stanziati a tal fine 15 miliardi di euro nel 2008. Alcune ricerche, però, mostrano che solo una piccola parte di queste risorse è arrivata alle PMI, poiché le banche che amministrano i prestiti negli Stati membri hanno abbassato il livello del credito bancario. La Commissione europea deve assumere i provvedimenti necessari affinché il finanziamento stanziato raggiunga le piccole e medie imprese, garantendo la fattibilità e la crescita di questo importantissimo settore.

 
  
MPphoto
 
 

  George Becali (NI), per iscritto. (RO) Mi ha colpito il numero di PMI nell'Unione europea, 23 milioni, ed il numero di posti di lavoro che fanno capo a queste imprese, 100 milioni. I dati mettono chiaramente in luce la necessità di rafforzare il programma di finanziamento per il settore, che risulta disomogeneo e al contempo complesso. Convengo con gli autori della proposta di risoluzione, in quanto i programmi devono essere quanto più coerenti possibile nel periodo di programmazione 2014-2020. Il testo inoltre chiede giustamente alla Commissione di incoraggiare gli Stati membri ad attuare le necessarie riforme. Le PMI si incontrano nel mercato unico, ma ricevono livelli diversi di sostegno nel contesto nazionale. Credo inoltre sia opportuno istituire un punto unico di contatto per tutti gli strumenti finanziari dell'UE per le piccole e medie imprese in modo da garantire un equilibrio tra i sistemi nazionali ed i sistemi europei di sostegno.

 
  
MPphoto
 
 

  Mara Bizzotto (EFD), per iscritto. − La situazione di emergenza occupazionale costituisce una ragione più che sufficiente per accogliere positivamente un testo, in cui il richiamo all'applicazione del principio di sussidiarietà in tema di pensioni, riconosce finalmente che i governi devono essere i protagonisti della ricostruzione dell’Europa sociale. Solo una coraggiosa scelta a favore della democrazia di prossimità, basata su riforme occupazionali che rendano più allettante il lavoro, basata sul federalismo della busta paga che tenga conto dei diversi costi della vita in ciascuna regione d’Europa - cui andrebbero adeguati tanto i salari che le pensioni - rappresenterebbe la vera svolta verso la rinascita. In tutto questo richiamo la centralità delle PMI che, per la loro numerosità sul territorio europeo, sono generatori di occupazione e sostenibilità. Abbassare il costo del lavoro alleggerendo le imposte, dare alle nostre piccole imprese la possibilità di continuare a lavorare e investire sul territorio sono manovre indispensabili per assicurare perequazione contributiva alle vecchie generazioni ed un futuro di certezza e qualità di vita alle nuove.

 
  
MPphoto
 
 

  Vilija Blinkevičiūtė (S&D), per iscritto. (LT) Bisogna tenere presente che moltissime piccole e medie imprese (PMI) continueranno a dipendere principalmente dal credito e dai prestiti per il finanziamento esterno. D'altro canto, il settore bancario, sempre più attento al capitale e al rischio, chiede garanzie collaterali e premi di rischio sempre più elevati. Sulla scia di questi fattori le PMI non riescono ad attingere ad un finanziamento sufficiente e vengono quindi perse opportunità di occupazione in questo grande comparto dell'economia. Alla luce di siffatto presupposto la disponibilità di credito ed i progetti di garanzia sui prestiti sono cruciali per sfruttare il potenziale di crescita e di occupazione offerto dalle PMI. Pertanto bisogna far leva sui programmi esistenti a livello nazionale e UE. È molto importante continuare ad attuare strumenti di garanzia nel quadro del programma per la competitività e l'innovazione (CIP), del meccanismo di ripartizione dei rischi e di finanziamento (Risk-Sharing and Financing Facility) a titolo del settimo programma quadro e dei Fondi strutturali (Jeremie). Sono stati riscontrati dei problemi nell'attuazione di questi programmi a causa delle procedure amministrative estremamente complesse, pertanto la Commissione deve facilitare l'uso dei Fondi strutturali in relazione agli strumenti di finanziamento delle piccole e medie imprese, in particolare per finanziare fondi di rotazione per regimi di garanzia, evitando però di creare strutture che siano doppioni di sistemi esistenti, ad esempio a livello nazionale.

 
  
MPphoto
 
 

  Jan Březina (PPE), per iscritto.(CS) Visto il gran numero di piccole e medie imprese (PMI) che dipendono dal credito e dai prestiti per il finanziamento esterno, bisogna creare programmi di garanzia per il credito e per i prestiti, rafforzando il ruolo che la Banca europea per gli investimenti riveste in questo ambito. La Commissione, inoltre, deve adoperarsi per abbattere le barriere che si frappongono allo sviluppo dei mercati europei obbligazionari e di capitale di rischio e deve espandere i meccanismi di ripartizione del rischio per gli investimenti azionari. In tale ambito è altresì necessario incrementare la sensibilizzazione sui rischi di molti sistemi nazionali fiscali e di supporto, che prevedono forti incentivi per il finanziamento del debito, disincentivando però il finanziamento azionario. La complessità dei regolamenti finanziari e degli orientamenti sugli strumenti finanziari dell’UE costituisce un grave problema, sopratutto quando i fondi ed i programmi europei vengono usati a sostegno di singole aziende per la concessione di importi relativamente esigui di finanziamento. Il dispendio in termini di tempo e di soldi connesso al rispetto di questi regolamenti è assolutamente sproporzionato rispetto ai benefici che ricadono sul destinatario finale dei finanziamenti. Un’altro problema risiede nella frammentazione dei programmi a sostegno delle PMI. La Commissione deve instillare una maggiore coerenza tra CIP, settimo programma quadro di ricerca e Jeremie, creando un unico punto d’accesso presso cui le PMI possano ottenere informazioni chiare e complete sulle modalità di impiego di questi strumenti.

 
  
MPphoto
 
 

  Maria Da Graça Carvalho (PPE), per iscritto. (PT) I 23 milioni di piccole e medie imprese (PMI) nell’UE assolvono ad un ruolo cruciale nella crescita economica, nella coesione e nella creazione di occupazione. È quindi deprecabile che le PMI abbiano un accesso limitato ai finanziamenti. Il problema oltretutto si è acuito nel contesto dell'attuale crisi economica e finanziaria. Pertanto è fondamentale garantire disponibilità di linee di credito e di programmi di garanzia per poter sfruttare le potenzialità di crescita e di occupazione delle PMI. Esprimo apprezzamento per l’istituzione di “Progress”, un nuovo strumento di micro-finanziamento dell’Unione europea a sostegno dell’occupazione. È positivo attuare strumenti di garanzia nell’ambito del programma per la competitività e l'innovazione, del meccanismo di ripartizione dei rischi e di finanziamento e l’azione congiunta a sostegno delle istituzioni di microcredito nell’ambito dell'iniziativa europea. Ad ogni modo, chiedo alla Commissione di favorire il ricorso ai Fondi strutturali, incrementandone la flessibilità, in relazione ai programmi di finanziamento per le PMI. Chiedo inoltre che siano aumentati i finanziamenti per gli strumenti finanziari innovativi all’interno del bilancio comunitario e che siano sviluppati regolamenti ed orientamenti semplificati e meno dispendiosi.

 
  
MPphoto
 
 

  Vasilica Viorica Dăncilă (S&D), per iscritto. (RO) Le strategie, le misure ed i piani d’azione della Commissione europea destinati specificatamente alle PMI devono essere migliorati. Sostengo la creazione del nuovo strumento per la concessione di micro-credito al fine di incentivare l’occupazione e condivido l'intento di migliorare i regolamenti e l’accesso delle PMI al mercato unico e ai finanziamenti.

 
  
MPphoto
 
 

  Christine De Veyrac (PPE), per iscritto.(FR) Garantendo all’incirca 100 milioni di posti di lavoro in Europa, le PMI sono la colonna portante dell’economia europea. Tuttavia, solo il 2 per cento di queste aziende ha accesso ai finanziamenti dell’UE. Per tale ragione ho votato a favore della proposta di risoluzione adottata dal Parlamento europeo in cui si chiede di assegnare un’attenzione particolare al finanziamento delle PMI nel prossimo periodo di programmazione (2014-2020) dell’UE, attingendo a strumenti finanziari innovativi. Esprimo apprezzamento per i chiari messaggi che il Parlamento ha inviato alla Commissione e al Consiglio, esortandoli ad abbattere gli ostacoli amministrativi che sono particolarmente insidiosi per le piccole e medie imprese e che impediscono loro di accedere ai finanziamenti e ai programmi di supporto dell’Unione europea.

 
  
MPphoto
 
 

  Diane Dodds (NI), per iscritto. (EN) Le piccole e medie imprese sono destinate a svolgere un ruolo fondamentale, rivitalizzando l’economia nei paesi europei in cui attualmente si registra una contrazione sul piano economico o, nel migliore dei casi, una crescita economica stentata. Nel mio collegio elettorale dell’Irlanda del nord, il 98 per cento delle imprese può essere classificato come PMI. È essenziale che queste piccole e medie imprese ricevano quanto più supporto possibile affinché possano svolgere la loro parte nella ripresa economica. La realtà in cui si trovano ad operare, però, è assai diversa. Le banche infatti hanno decretato una stretta creditizia sui crediti correnti e su quelli futuri che sono necessari per garantire la sopravvivenza di queste imprese e con cui ora queste aziende devono fare i conti. L’Unione europea pertanto deve trovare il modo di incoraggiare le banche a concedere credito, garantendo al contempo l'accesso ai meccanismi messi in atto dall’UE a sostegno delle PMI.

I programmi attuali devono essere razionalizzati e semplificati, favorendone l’applicazione e l’accesso. Già appesantite dalla mole di burocrazia dell’Unione europea, molte PMI, che solitamente hanno un organico limitato, non hanno ovviamente la capacità o il tempo di dar corso alla procedura vigente per presentare le domande. Alcune di tali procedure non sono state nemmeno concepite per i destinatari effettivi. I programmi in atto potenzialmente potrebbero prestare un aiuto, ma tale aiuto deve essere più facile da ottenere

 
  
MPphoto
 
 

  Edite Estrela (S&D), per iscritto.(PT) Ho votato a favore di questa proposta di risoluzione, in quanto devono essere apportati dei cambiamenti in merito alle modalità di accesso delle piccole e medie imprese ai finanziamenti europei, che costituiscono mezzi importanti per la creazione e lo sviluppo di tali aziende, soprattutto nel contesto dell’attuale crisi economica e finanziaria, che ha esacerbato il problema dell’accesso ai finanziamenti pubblici e privati per queste imprese.

 
  
MPphoto
 
 

  Diogo Feio (PPE), per iscritto. – (PT) Vi sono circa 23 milioni di piccole e medie imprese (PMI) nell’Unione europea. L’importanza che rivestono per le economie nazionali e le potenzialità di crescita che assicurano al mercato del lavoro sono innegabili. Il Portogallo ne è un esempio. Le 30 000 PMI presenti nel paese rappresentano circa il 99 per cento del totale delle imprese, garantiscono oltre 2 milioni di posti di lavoro e hanno un fatturato complessivo di 170 miliardi di euro. A seguito della recente crisi economica, la capacità di finanziamento delle PMI, che era già limitata, ha subito una drastica contrazione, soprattutto perché il settore bancario ha imposto condizioni ancor più restrittive sul credito. Il funzionamento dei programmi di finanziamento delle PMI pertanto diventa oltremodo essenziale. Infatti deve essere incrementato lo stanziamento per il programma per la competitività e l’innovazione nell’ambito dei Fondi strutturali e del settimo programma quadro. È altresì importante correggere progressivamente i difetti del mercato e abbattere le barriere amministrative. Devono essere assunte le misure giuste al momento giusto in modo che l’economia nazionale degli Stati membri possa conseguire il suo pieno potenziale di crescita e contribuire all’espansione del mercato del lavoro. In questo modo, gli Stati membri potranno svilupparsi, garantendo quindi anche la coesione sociale.

 
  
MPphoto
 
 

  José Manuel Fernandes (PPE), per iscritto.(PT) Questa proposta di risoluzione del Parlamento europeo verte sugli aspetti pratici della revisione degli strumenti dell’Unione europea per il sostegno al finanziamento delle PMI nel prossimo periodo di programmazione. Il numero di piccole imprese ha fatto registrare un incremento significativo in Europa negli ultimi anni. Queste imprese infatti rappresentano il 99 per cento del totale ed assicurano 100 milioni di posti di lavoro, rendendo un contributo fondamentale alla crescita economica e alla coesione sociale. Nonostante ciò, è molto difficile per queste aziende accedere ai finanziamenti, un problema che si è aggravato a seguito dell’attuale crisi finanziaria in cui il settore bancario ha introdotto provvedimenti restrittivi sull’accesso ai meccanismi di finanziamento.

Pertanto accolgo con favore l’adozione della risoluzione e auspico un significativo rafforzamento dei programmi di finanziamento per le PMI, la semplificazione delle procedure amministrative, soprattutto mediante la riduzione del numero dei programmi, e una complementarietà tra i programmi nazionali ed europei.

 
  
MPphoto
 
 

  Ilda Figueiredo (GUE/NGL), per iscritto.(PT) Questa proposta di risoluzione è altamente contraddittoria, in quanto, pur contenendo alcuni riferimenti positivi alle misure necessarie per sostenere le piccole e medie imprese (PMI), legittima proprio le politiche che sono alla radice dei problemi che affliggono le PMI, sostenendo specificatamente il patto di stabilità e di crescita, la liberalizzazione dei mercati finanziari e la cosiddetta libera concorrenza. Queste misure servono solamente a proteggere i gruppi di interesse economico e finanziario che impongono prezzi elevati nell'intento di ricavare profitti sempre maggiori, sia nella concessione del credito che attraverso le tariffe per l’energia e per altri beni di prima necessità.

Adesso è necessario apportare un cambiamento reale nella politica dell’Unione. È arrivato il momento di abbandonare il patto di stabilità e di crescita ed i suoi criteri irrazionali, sostituendolo con un patto autentico per l’impiego e per il progresso sociale, teso ad incentivare gli investimenti su piccola scala, a concedere alle micro-imprese la possibilità di crescere e, soprattutto, volto a sostenere determinate categorie – ad esempio, i giovani imprenditori – che hanno difficoltà a reperire i crediti per finanziare le proprie idee commerciali, promuovendo al contempo posti di lavoro corredati da diritti e migliori condizioni di vita al fine di incrementare il potere d’acquisto della popolazione.

 
  
MPphoto
 
 

  Elisabetta Gardini (PPE), per iscritto. − Credo che questa risoluzione rappresenti per certi versi un atto dovuto nei confronti di un comparto economico – quello delle piccole e medie imprese – che ha un ruolo di grande rilevanza per l’economia comunitaria. Una revisione degli strumenti di sostegno si rende inoltre opportuna nel contesto di una crisi economica che colpisce in maniera particolarmente virulenta le PMI, come eloquentemente documenta la perdita di 3 milioni 250 mila addetti solo tra il 2009 e il 2010 (più di un terzo dei nuovi posti che questo settore aveva creato). In quest’ambito, ritengo importante sollecitare la collaborazione tra la Commissione europea e la Banca europea, sostenendo in particolare quegli investimenti in grado di massimizzare l'efficacia dei programmi di finanziamento per le PMI. In particolare, è necessario garantire la continuità del credito attraverso interventi sulla liquidità e la patrimonializzazione e nuovi interventi in tre ambiti strategici per rilanciare la competitività delle aziende in una fase ancora difficile ma certamente più orientata allo sviluppo: internazionalizzazione, innovazione, crescita dimensionale. Con la direttiva contro i ritardi nei pagamenti da parte delle autorità pubbliche, l'Europa ha già dato un importante segnale per sostenere le PMI, è giusto continuare in questa direzione se si vuole stimolare la crescita economica in Europa.

 
  
MPphoto
 
 

  Louis Grech (S&D), per iscritto. (EN) Le PMI costituiscono una parte essenziale delle fondamenta su cui si regge l’economia europea e sono il motore principale della creazione di occupazione, della crescita economica, della coesione sociale e dell’innovazione in Europa. La partecipazione ed il ruolo attivo delle PMI sono fattori imperativi affinché possa svilupparsi la competitività nel mercato unico. A seguito della crisi finanziaria, però, è parso evidente che i mercati finanziari europei attualmente non sono in grado di fornire alle PMI meccanismi adeguati di finanziamento. Le piccole imprese innovative e orientate alla crescita hanno bisogno di attingere capitale azionario da fonti esterne, poiché o non sono dotate di risorse finanziarie proprie o non possono accedere agli strumenti di finanziamento delle banche. Pertanto bisogna garantire condizioni più favorevoli all’attività economica per le micro-imprese e per le imprese artigiane mediante la promozione di servizi di sostegno di qualità elevata, migliori misure giuridiche e fiscali e misure di protezione sociale per i nuovi imprenditori.

Grazie a strumenti finanziari più adeguati e più sostenibili, deve essere garantito un migliore accesso al capitale per le PMI. La Commissione deve raddoppiare gli sforzi per rimuovere la burocrazia dagli attuali programmi di sostegno dell’Unione europea e deve favorire l’attività bancaria transnazionale, abbattendo gli ostacoli esistenti che impediscono il ricorso a sistemi di compensazione e di pagamento concorrenti e applicando norme comuni sugli scambi. La Commissione deve condurre un’analisi comparativa degli strumenti di cui si possono avvalere le PMI nel mercato degli investimenti azionari, identificando le esigenze effettive di queste imprese.

 
  
MPphoto
 
 

  Juozas Imbrasas (EFD), per iscritto. (LT) Ho votato a favore del testo, perché i 23 milioni di piccole e medie imprese (PMI), che rappresentano circa il 99 per cento del totale e da cui dipendono oltre 100 milioni di posti di lavoro, rendono un contributo fondamentale alla crescita economica, alla coesione sociale e alla creazione di occupazione, sono una fonte primaria di innovazione e svolgono un ruolo essenziale nel sostegno e nella crescita dell’occupazione. Tuttavia, i limiti nell’accesso ai finanziamenti per le PMI costituiscono un grave impedimento alla creazione e alla crescita di queste imprese, un problema che oltretutto si è acuito nell’attuale crisi economica e finanziaria. Il settore bancario impone garanzie collaterali e premi di rischio più elevati e, a causa di questi due fattori, il finanziamento risulta insufficiente, mentre si perdono opportunità di occupazione in questo settore particolarmente ampio dell’economia. La disponibilità di programmi di garanzia sul credito e sui prestiti è cruciale per poter sfruttare il potenziale di crescita e di occupazione offerto dalla PMI. Deve quindi essere compiuto ogni sforzo per garantire che gli strumenti di credito disponibili siano effettivamente messi in atto sia a livello nazionale che a livello europeo, che le procedure amministrative siano semplificate e che sia facilitato il ricorso ai Fondi strutturali.

 
  
MPphoto
 
 

  Tunne Kelam (PPE), per iscritto. (EN) Ho votato a favore di questa risoluzione, in quanto il testo mette in luce i problemi fondamentali che dobbiamo affrontare. La crisi nel settore finanziario ha spinto al rialzo le garanzie collaterali ed i premi di rischi, e quindi è molto più difficile ottenere crediti e altre risorse finanziarie per la costituzione di nuove aziende. Non possiamo permetterci di mettere in crisi le PMI a causa dell’incremento degli obblighi e dei costi cui devono far fronte. Non possiamo permetterci di provocare il fallimento del PMI a causa della burocrazia e dell’inasprimento delle norme nel settore finanziario. È importante adottare risoluzioni come questa ad una cadenza tale da ricordarci e da ricordare alla Commissione e agli Stati membri degli obblighi cui dobbiamo assolvere per garantire un’economia sostenibile. Centreremo il nostro obiettivo solo se le PMI saranno sostenibili.

 
  
MPphoto
 
 

  Jürgen Klute (GUE/NGL), per iscritto. (DE) Sostenendo le piccole e medie imprese, si salvaguardano numerosi posti di lavoro e si rafforza il potenziale di crescita dell’economia europea. É quindi del tutto opportuno garantire un’adeguata concessione di capitale creditizio a queste imprese, in quanto solo così esse potranno effettuare gli investimenti necessari. Tuttavia, dobbiamo respingere, per principio, l’invito del Parlamento di aumentare il capitale di rischio. Invece di costringere le banche a sostenere l’economia reale concedendo un credito adeguato, il Parlamento infatti chiede che sia facilitato l’accesso delle PMI ai contributi delle società di fondi di investimento e di capitale di rischio sul mercato dei capitali.

All’insegna dello slogan “locuste a volontà”, la proposta di risoluzione in alcune delle sue parti chiede alle società finanziarie di favorire le condizioni affinché per le imprese sia più facile operare con loro. In questo modo, le imprese più piccole verranno gettate in pasto agli investitori molto più di quanto si stia già facendo. Questi investitori molto spesso sono solamente alla ricerca di profitti esorbitanti che poi vengono usati per svuotare le imprese acquisite e venderle pezzo per pezzo.

 
  
MPphoto
 
 

  Giovanni La Via (PPE), per iscritto. − Egregio Presidente, cari colleghi, le piccole e medie imprese europee contribuiscono in misura fondamentale alla crescita economica dell'Unione europea. Le PMI sono 23 milioni, un dato che corrisponde al 99% delle imprese europee. Numeri che da soli spiegano bene per quale motivo vogliamo e dobbiamo proteggere tali aziende, vero motore della nostra economia. Con la proposta di risoluzione votata oggi abbiamo cercato di inviare dei messaggi chiari alla Commissione: queste imprese non devono essere abbandonate. Ragion per cui, anche attraverso il mio voto a favore, chiediamo un aumento dei finanziamenti a loro rivolti, pretendiamo una semplificazione burocratica ed un adeguamento degli standard richiesti per ottenere finanziamenti atti a consentire alle PMI di poterne realmente usufruire e chiediamo, altresì, maggiori fondi da destinare alla ricerca. La crisi economica che ha attanagliato l'Europa negli ultimi anni deve esser superata e solo grazie al sostegno che forniamo a queste imprese, possiamo sperare di rilanciare la nostra economia.

 
  
MPphoto
 
 

  David Martin (S&D), per iscritto. (EN) Ho votato a favore di questa risoluzione che esprime un forte impegno affinché continuino ad essere attuati strumenti di garanzia nel quadro del programma per la competitività e l’innovazione (CIP), del meccanismo di ripartizione dei rischi e di finanziamento (Risk-Sharing and Financing Facility) a titolo del settimo programma quadro e dei Fondi strutturali (Jeremie) allo scopo di incrementare il credito per le PMI e, nell'ambito dell’iniziativa Jasmine, per sostenere le istituzioni di micro-finanziamento. Il testo evidenzia che le procedure amministrative esageratamente complesse compromettono la debita attuazione di questi programmi. Si chiede inoltre alla Commissione di semplificare il ricorso ai Fondi strutturali in relazione agli strumenti di finanziamento per le PMI, in particolare per finanziare fondi di rotazione per regimi di garanzia, evitando però di creare strutture che siano doppioni di sistemi esistenti, ad esempio a livello nazionale.

 
  
MPphoto
 
 

  Nuno Melo (PPE), per iscritto. (PT) Nell’UE abbiamo 23 milioni di piccole e medie imprese (PMI), che rappresentano il 99 per cento del totale delle imprese e da cui dipendono oltre 100 milioni di posti di lavoro. Esse pertanto rendono un contributo fondamentale alla crescita economica, alla coesione sociale e alla creazione di occupazione, costituiscono un’importante fonte di innovazione e sono essenziali per mantenere e per espandere l’occupazione.

Tuttavia, queste aziende non hanno scelta in merito all’accesso ai finanziamenti e questo è un grandissimo ostacolo alla creazione e alla crescita di queste imprese. L’attuale crisi economica e finanziaria oltretutto ha aggravato il problema. Nell’ambito della strategia Europa 2020 è assolutamente fondamentale aumentare in maniera significativa il finanziamento di strumenti finanziari innovativi nell’ambito del bilancio comunitario in modo da soddisfare il fabbisogno finanziario delle PMI.

 
  
MPphoto
 
 

  Louis Michel (ALDE), per iscritto.(FR) Le piccole e medie imprese rendono in contributo fondamentale alla crescita e alla coesione sociale e svolgono un ruolo fondamentale nel sostegno e nella crescita dell’occupazione. La limitata possibilità per le PMI di avere accesso ai finanziamenti è un ostacolo rilevante alla creazione e alla crescita di tali imprese, ed il problema oltretutto si è acuito nell’attuale crisi finanziaria ed economica. Le banche sono sempre più riluttanti a finanziare i progetti commerciali più rischiosi, i prodotti innovativi o i trasferimenti dell’attività economica. Pertanto dobbiamo rafforzare il funzionamento dei programmi di finanziamento per le PMI, favorire la continuazione di strumenti di garanzia e aumentare le risorse per gli strumenti finanziari innovativi. Le imprese devono avere un accesso migliore agli strumenti finanziari di tipo azionario. Lo sviluppo delle PMI viene ostacolato dalla complessità degli strumenti finanziari e dalla burocrazia ed è quindi importante rimuovere le barriere amministrative e proporre regolamenti e orientamenti semplificati e meno dispendiosi.

 
  
MPphoto
 
 

  Alexander Mirsky (S&D), per iscritto. (EN) Questa è la risoluzione più utile dell'intero periodo 2009-2011. Spero vivamente che gli autori del testo vadano avanti: bisogna affrontare questioni come l'attenuazione della pressione fiscale sulle piccole e medie imprese, occorre rendere disponibili finanziamenti a fini di credito a tassi agevolati ed è necessario migliorare la comunicazione tra le strutture di finanziamento dell'Unione europea e le PMI, infine bisogna monitorare la situazione nelle regioni periferiche dell'UE, come nella regione di Latgale (Lettonia). In questa regione il governo sta annientando in maniera pianificata e calcolata le PMI, impedendo l'accesso alle informazioni sui fondi di stabilizzazione, aumentando le tasse ed il numero degli organismi di controllo e gli organismi fiscali e repressivi. Di conseguenza, si sta azzerando la base imponibile e la Lettonia si troverà ben presto sull'orlo della bancarotta.

 
  
MPphoto
 
 

  Andreas Mölzer (NI), per iscritto. (DE) Le piccole e medie imprese garantiscono 100 milioni di posti di lavoro nell'Unione europea. A seguito della crisi, però, queste imprese si trovano sempre più alle prese con il problema del finanziamento, in quanto esse dipendono per lo più da fonti esterne. Le banche adesso offrono loro credito solamente a condizioni severissime nel quadro dei prestiti sovvenzionati. Sarebbe quindi opportuno approntare delle soluzioni, tenendo al minimo la burocrazia, in modo da soddisfare le esigenze di entrambe le parti. Ho votato a favore della relazione, in quanto le PMI, a mio parere, devono essere sostenute finanziariamente al fine di garantire la stabilità dell'economia.

 
  
MPphoto
 
 

  Rolandas Paksas (EFD), per iscritto. (LT) Ho votato a favore di questa proposta di risoluzione, poiché le piccole e medie imprese (PMI) rendono un contributo fondamentale alla crescita economica, alla coesione sociale, all'occupazione e all'innovazione. È molto importante istituire strumenti efficaci a sostegno del finanziamento delle PMI, prestando un'attenzione particolare agli strumenti di finanziamento mezzanino nel prossimo periodo di programmazione in modo da abbattere gli ostacoli al finanziamento e promuovere la creazione e la crescita di nuove imprese innovative, garantire un maggiore accesso ai mercati europei obbligazionari e del capitale di rischio e rimuovere al contempo gli ostacoli che ne impediscono lo sviluppo. Sostengo la proposta volta a creare condizioni migliori per gli start-up e per le imprese innovative in modo da favorirne l'accesso al mercato azionario. Dobbiamo adoperarci in ogni modo per assicurare che gli strumenti attuali di finanziamento siano debitamente attuati sia a livello nazionale che a livello dell'UE, semplificando le procedure amministrative e agevolando il ricorso ai Fondi strutturali. Gli Stati membri devono assolutamente mettere in atto riforme radicali nell'imposizione fiscale per le PMI e nei sistemi di supporto. Bisogna inoltre incrementare il finanziamento nell'ambito del bilancio comunitario per gli strumenti finanziari innovativi, assegnando maggiori risorse al programma per la competitività e l'innovazione. Inoltre devono essere ridotti gli ostacoli amministrativi per le PMI, razionalizzando la gestione degli strumenti finanziari innovativi, coordinando i programmi di finanziamento per le PMI e creando un punto di contatto unico.

 
  
MPphoto
 
 

  Georgios Papanikolaou (PPE), per iscritto. (EL) Ho votato a favore della proposta di risoluzione a sostegno del finanziamento delle PMI nel prossimo periodo di programmazione. Le piccole e medie imprese e le imprese familiari infatti formano la colonna portante dell'economia nella maggior parte delle economie europee. Sono il laboratorio di idee innovative e di prodotti originali. Sono inoltre aziende che da sempre trascinano la crescita economica. In Grecia, in particolare, questa categoria di imprese, da cui dipende la stragrande maggioranza dell'attività economica nel paese, ha bisogno di sostegno a fronte dell'attuale recessione. Il Parlamento europeo, in questa proposta di risoluzione, intende affermare chiaramente che la prossima generazione di programmi per le PMI deve essere in linea con la nuova situazione che si è venuta a creare in Europa, deve facilitare l'accesso al credito per le piccole e medie imprese e deve creare meccanismi di finanziamento flessibili, come il micro-credito.

 
  
MPphoto
 
 

  Maria do Céu Patrão Neves (PPE), per iscritto. (PT) La proposta di risoluzione sugli aspetti pratici della revisione degli strumenti UE a sostegno del finanziamento per le piccole e medie imprese (PMI) nel prossimo periodo di programmazione è essenziale nella situazione attuale. In realtà, la limitata possibilità per le PMI di avere accesso ai finanziamenti è un ostacolo rilevante alla creazione e alla crescita di tali imprese. Il problema oltretutto si è acuito dall’attuale crisi finanziaria ed economica. Se consideriamo che le PMI alimentano la crescita economica, la coesione sociale e la creazione di occupazione e che sono fonti primarie di innovazione, svolgendo un ruolo essenziale per la crescita dell’occupazione, si comprende l'importanza degli emendamenti proposti su questo quadro giuridico, che sono tesi a migliorare il funzionamento dei programmi di finanziamento delle PMI. Per queste ragioni ho votato a favore della risoluzione.

 
  
MPphoto
 
 

  Raül Romeva i Rueda (Verts/ALE), per iscritto. (EN) Il Parlamento europeo ha rilevato che moltissime PMI continueranno a dipendere principalmente dai crediti e dai prestiti per il finanziamento esterno. Ha inoltre espresso preoccupazione, in quanto il settore bancario è sempre più sensibile in materia di capitali e di rischio e sta imponendo condizioni più severe per il finanziamento dei prestiti, tra cui requisiti più rigorosi in termini di garanzie collaterali e premi di rischio. Entrambi questi fattori comportano un finanziamento insufficiente e pregiudicano le opportunità di occupazione in questo grandissimo settore dell'economia. Di conseguenza, la disponibilità di programmi di garanzia sul credito e sui prestiti risulta fondamentale per poter sfruttare il potenziale di crescita e di occupazione offerto dalle PMI. L'Assemblea reputa quindi necessario coordinare i programmi esistenti a livello nazionale ed europeo e sostiene l'importante ruolo che riveste la BEI nell’ambito dei prestiti alle piccole e medie imprese.

 
  
MPphoto
 
 

  Licia Ronzulli (PPE), per iscritto. − Ho votato a favore di questo testo perché ritengo possa contribuire ad aiutare gli oltre 23 milioni di piccole e medie imprese europee, che con i loro 100 milioni di posti di lavoro danno un contributo fondamentale alla crescita economica ed alla coesione sociale dell'Unione europea. Troppo spesso infatti negli ultimi anni le banche richiedono sempre maggiori garanzie alle PMI che necessitano di capitali per espandersi o rilanciare la propria attività.

Per questo motivo è necessario aumentare in misura significativa gli strumenti finanziari che possano venire incontro a queste realtà, incoraggiando l'attuazione di strumenti che permettano, ad esempio, la ripartizione del rischio fra le varie parti in causa. La complessità delle regolamentazioni finanziarie dell'Unione europea, inoltre, comporta spesso un enorme dispendio di tempo e di denaro, e solo per adempimenti burocratici. Ora che le linee guida condivise ci sono, spetta agli Stati Membri prendere iniziative ad hoc per rilanciare e sostenere la realtà specifica delle proprie PMI, alimentando la crescita di un settore che, da solo, rappresenta oltre il 90% di tutte le imprese dell'Unione, e senza il quale verrebbe a mancare la linfa vitale stessa della nostra economia.

 
  
MPphoto
 
 

  Vilja Savisaar-Toomast (ALDE), per iscritto. – (ET) Oggi ho votato a favore della proposta di risoluzione a sostegno delle piccole e medie imprese (PMI). A fronte della situazione in cui versano le PMI l'uso delle risorse dell'Unione europea deve essere reso più efficiente in modo da evitare che si ripeta la crisi di liquidità che si è prodotta con la crisi finanziaria e che ha colpito particolarmente le PMI. Sia in Estonia che nell'intera Unione europea, le PMI rappresentano il 99 per cento del totale delle imprese, motivo per cui è importante che la maggioranza delle aziende abbia accesso al supporto finanziario, soprattutto in anni difficili di crisi. Spero sinceramente che sia l'Unione europea che le PMI inneschino una nuova fase ascendente nell'economia europea e che in futuro saremo meglio preparati ad affrontare nuove crisi.

 
  
MPphoto
 
 

  Csanád Szegedi (NI), per iscritto. (HU) Ho votato a favore dell'emendamento n. 6 della proposta. Gli start-up e le imprese innovative devono essere sostenuti per agevolarne l'accesso agli strumenti di finanziamento azionario. La Commissione deve assegnare una maggiore enfasi ai programmi e agli strumenti finanziari previsti per il prossimo periodo di programmazione, supportandoli con fondi e strutture di condivisione dei rischi.

 
  
MPphoto
 
 

  Nuno Teixeira (PPE), per iscritto. (PT) Le piccole e medie imprese (PMI) sono elementi essenziali per la crescita economica e per la creazione di occupazione nell'Unione europea (UE): esse assicurano 100 milioni di posti di lavoro e svolgono un ruolo cruciale nella coesione sociale. Ad ogni modo, l'accesso di queste aziende al credito finanziario e ai prestiti è limitato. Per di più la situazione, che già era difficile anche a causa delle lungaggini burocratiche, si è ulteriormente aggravata con la crisi economica. È quindi ampiamente positivo il tentativo che si sta mettendo in atto per migliorare il funzionamento del sistema di finanziamento delle PMI. In tale contesto deve essere intensificato il ruolo della Banca europea degli investimenti (BEI) nel programma di prestiti ed attuare gli strumenti esistenti previsti dal programma per la competitività e l'innovazione, Jeremie e Jasmine.

Credo inoltre sia necessario semplificare l'accesso delle PMI ai Fondi strutturali, in particolare per i programmi di garanzia, evitando però le sovrapposizioni. Sarebbe inoltre opportuno prendere in considerazione strumenti finanziari nuovi ed efficaci per il prossimo quadro finanziario pluriennale, ad esempio gli strumenti congiunti con la BEI.

 
  
MPphoto
 
 

  Viktor Uspaskich (ALDE), per iscritto. (LT) Le piccole e medie imprese (PMI) sono la colonna portante della società ed il motore dell'economia. Sia in Lituania che nell'Unione europea le PMI rappresentano il 99 per cento del totale delle imprese. Dalle PMI dipende oltre il 70 per cento dei posti di lavoro in Lituania. Le PMI rendono un contributo fondamentale per il conseguimento degli obiettivi del trattato di Lisbona, che promuove l'innovazione, la competitività, la coesione sociale e l'occupazione. È assolutamente importante creare un ambiente favorevole affinché i nostri obiettivi possano essere realizzati. Le piccole e medie imprese, gli start-up e le imprese innovative devono avere un accesso migliore agli strumenti finanziari dell’Unione europea. La disponibilità di programmi di garanzia sui crediti e sui prestiti è cruciale per sfruttare le potenzialità di crescita e di occupazione offerte dalle PMI. Attualmente molti piani di investimento rischiano di non essere messi in atto a causa delle incertezze e della mancanza di finanziamenti. Le banche devono quindi adattare la concessione di liquidità e sostenere gli investimenti nell’economia reale. È altresì importante supportare i mercati azionari per gli start-up e le imprese innovative. Dobbiamo adoperarci maggiormente per abbattere gli ostacoli amministrativi. A tal fine bisogna dar corpo ad una gestione progressiva e legare l’economia a strumenti finanziari innovativi.

 
  
MPphoto
 
 

  Derek Vaughan (S&D), per iscritto. (EN) Le piccole e medie imprese (PMI) costituiscono il 99 per cento del totale delle imprese nell’Unione europea e quindi rendono un grande contributo all’economia mediante l’innovazione, la crescita economica e la creazione di oltre 100 milioni di posti di lavoro. Ho votato a favore della relazione, poiché è importante che le PMI possano agire in un ambiente non eccessivamente complesso a causa dei regolamenti vigenti. Queste imprese, infatti, devono godere di condizioni atte a favorire l’efficienza, la flessibilità e gli investimenti.

Riconosco che sono stati compiuti dei progressi per alleviare il carico finanziario e amministrativo che grava sulle PMI, come l’istituzione del forum finanziario per le PMI nel 2010, ma sollecito la Commissione ad adoperarsi maggiormente per creare un’economia più competitiva e accessibile per le PMI che sono del tutto fondamentali per conseguire risultati positivi nell’economia europea.

Devono essere introdotti degli incentivi per favorire le necessarie riforme ai sistemi finanziari negli Stati membri, devono essere effettuati degli investimenti per alimentare l’innovazione nelle PMI, mentre i sistemi amministrativi devono lavorare a favore e non contro queste aziende, contribuendo a creare un’economia europea più stabile e più variegata.

 
  
MPphoto
 
 

  Artur Zasada (PPE), per iscritto. (PL) Esprimo apprezzamento per l’esito del voto di oggi. All’incirca il 70 per cento dei fondi europei per gli imprenditori dovrebbe essere erogato mediante fondi per prestiti. I sovvenzionamenti non rimborsabili saranno riservati principalmente ai progetti ad alto rischio, per cui è difficile ottenere credito. Stando agli esperti, l’assistenza concessa sotto forma di prestiti preferenziali o di garanzia nel lungo periodo si rivela più positiva rispetto agli aiuti non rimborsabili. Per gli imprenditori infatti è difficile accedere ai prestiti preferenziali. Tuttavia, molte aziende possono trarne vantaggio ed il sistema di credito, una volta assicurate le risorse necessarie, teoricamente dovrebbe funzionare a tempo indeterminato.

Pertanto sottoscrivo l’idea secondo cui dopo il 2014 il 70-80 per cento del sostegno per gli imprenditori sia erogato sotto forma di prestiti e di garanzie, mentre il resto sarà costituito da sovvenzioni non rimborsabili. Queste ultime saranno riservate ai progetti ad alto rischio, ovvero i progetti per cui è difficile ottenere dei prestiti.

 
  
  

Relazione Oomen-Ruijten (A7-0025/2011)

 
  
MPphoto
 
 

  Luís Paulo Alves (S&D), per iscritto. (PT) L’evoluzione del sistema pensionistico pubblico europeo rappresenta una delle principali sfide per il futuro dell’Europa, come dimostrano infatti le difficoltà che stanno già emergendo nei sistemi pensionistici degli Stati membri.

Non concordo però sul fatto che, per risolvere il problema, in definitiva si debba pagare di più, lavorare di più e ricevere meno al momento del pensionamento. Sottolineo inoltre che la responsabilità primaria in materia di pensioni ricade sugli Stati membri. Ad ogni modo, l’Unione europea può conferire un valore aggiunto, garantendo il coordinamento tra i vari regimi e favorendo la condivisione delle migliori prassi, visto che ha competenza anche nel settore della portabilità della pensione e nell’ambito della vigilanza sulle istituzioni preposte all’erogazione delle pensioni ai lavoratori (direttiva IORP).

Ho votato a favore della relazione solo in virtù del compromesso, che si è basato su oltre 450 emendamenti e che affronta alcune delle preoccupazioni principali concernenti il libro bianco. Tengo inoltre a sottolineare che un sistema pensionistico adeguato e sostenibile può essere conseguito solo contrastando la precarietà del lavoro nell’economia, il basso livello delle retribuzioni e la bassa qualità dell’occupazione. Le pensioni finanziate devono basarsi sulla solidarietà e questo deve essere tenuto in conto nei regolamenti dell’Unione europea.

 
  
MPphoto
 
 

  Laima Liucija Andrikienė (PPE), per iscritto.(LT) Ho votato a favore di questa importantissima risoluzione sui sistemi pensionistici europei. L’Europa sta invecchiando e, a fronte del deterioramento della situazione demografica e del declino nel tasso di natalità, il numero di persone in età pensionabile è in costante aumento. L’importanza della previdenza sociale e dei fondi pensionistici quindi occupa una posizione sempre più importante, sopratutto nel contesto dell’attuale crisi economica. La gente deve sentirsi sicura nella vecchiaia e questo obiettivo si può conseguire solo attraverso sistemi pensionistici stabili e ben funzionanti. Attualmente esistono 100 diversi sistemi pensionistici nell’Unione europea. In ragione delle grandi differenze tra Stati membri, i cittadini europei si sentono diversi gli uni dagli altri. Persone che hanno lavorato sodo per tutta la vita, soprattutto nei nuovi Stati membri, ricevono pensioni di diversa entità rispetto ai cittadini dei vecchi Stati membri. Pertanto si sentono cittadini di seconda classe. Spetta senza dubbio agli Stati membri disciplinare i propri sistemi pensionistici, ma chiaramente deve esserci un maggiore coordinamento europeo in questo ambito. L’Unione europea deve prendersi cura dei più bisognosi: i disabili, i disoccupati e gli anziani. Per il bene dei cittadini e per garantire benessere in tutti gli Stati membri, l’Unione europea deve cercare di uniformare i sistemi pensionistici. In questo modo, si contribuirà certamente a migliorare il tenore di vita della gente e ad intensificare la crescita economica nell’Unione europea.

 
  
MPphoto
 
 

  Elena Oana Antonescu (PPE), per iscritto. (RO) Nell’Unione europea il numero di pensionati è in aumento a fronte dell’innalzamento dell’aspettativa di vita. I sistemi pensionistici rientrano nella sfera di competenza degli Stati membri e infatti vigono norme diverse sull’età pensionabile e diverse modalità di assegnazione delle risorse al comparto della previdenza sociale. La crisi finanziaria ha provocato un aumento del tasso di disoccupazione, accentuando la povertà e l’emarginazione sociale e innalzando al contempo il deficit di bilancio ed i problemi connessi al finanziamento delle pensioni. È stata quindi messa a nudo la fragilità di certi sistemi di finanziamento. A causa della predominanza del precariato, si è contratto il livello dei contributi ai sistemi pensionistici, compromettendone la stabilità. La relazione del Parlamento europeo ed il libro verde della Commissione europea mirano ad assicurare che i sistemi pensionistici rimangano in linea con le esigenze dei cittadini senza mettere in discussione l’autorità degli Stati e senza proporre un modello unico valido per tutti.

La solidarietà tra paesi e tra generazioni è un fattore importante per garantire la riuscita delle politiche dell’Unione europea. Esiste un coordinamento a livello europeo su alcuni aspetti dei sistemi pensionistici che attengono al funzionamento del mercato interno, come il rispetto delle disposizioni del patto di stabilità e di crescita e la strategia Europa 2020. Ho votato a favore di questa relazione che incoraggia gli Stati membri a compiere degli sforzi per soddisfare le aspettative dei cittadini in relazione ad un sistema pensionistico che sia adeguato, sostenibile e sicuro.

 
  
MPphoto
 
 

  Liam Aylward (ALDE), per iscritto. (GA) La popolazione dell’Unione europea sta invecchiando e tra poco nell'UE il gruppo demografico più numeroso sarà quello degli ultracinquantacinquenni. Anche se attualmente vi sono quattro persone nella fascia della popolazione attiva per ogni ultrasessantacinquenne, questo rapporto è destinato a dimezzarsi entro il 2050.

Ho votato a favore della relazione che giunge proprio al momento giusto. Posto che la responsabilità decisionale sulle questioni pensionistiche ricade sui singoli Stati membri, l’Unione europea e gli Stati membri devono lavorare insieme per sviluppare un sistema preciso, sostenibile e finanziariamente affidabile. La forza lavoro di oggi è particolarmente mobile, pertanto è imperativo che le pensioni possano essere trasferite da un paese all’altro. I sistemi pensionistici devono essere aggiornati in modo da divenire flessibili, trasparenti ed accessibili. Devono essere fornite informazioni sulle opzioni disponibili e sui vari aspetti delle diverse forme pensionistiche.

Sottoscrivo i contenuti della relazione, in quanto deve essere assegnata una maggiore enfasi all’educazione finanziaria e deve essere svolta un’opera di sensibilizzazione sul risparmio in vista della pensione.

 
  
MPphoto
 
 

  Zigmantas Balčytis (S&D), per iscritto. (LT) L’Unione europea si trova dinnanzi a sfide enormi, ed una delle più importanti verte sull’invecchiamento della popolazione. A fonte del cambiamento che è intervenuto nelle tendenze demografiche, l’aspettativa di vita è in rialzo e le persone anziane godono di buona salute, sono attive e partecipano più a lungo alla vita della società. Al contempo, in ragione del basso tasso di natalità, la quota di popolazione attiva è destinata a ridursi e quindi i sistemi di previdenza sociale degli Stati membri si troveranno a dover affrontare grandi difficoltà. La crisi finanziaria ha provocato un aumento della disoccupazione, della povertà e dell’emarginazione sociale, mettendo in luce la fragilità di certi sistemi pensionistici. In molti Stati membri lievita il deficit di bilancio e si aggravano i problemi connessi al finanziamento delle pensioni. Alcuni fondi pensionistici privati si sono rivelati incapaci di assolvere ai propri obblighi e quindi in futuro sarà molto importante predisporre una disciplina adeguata e dei controlli periodici su tali attività. Convengo con la relazione e credo sia necessario fornire nuovi incentivi a livello nazionale ed europeo per creare sistemi pensionistici europei forti, sostenibili e sicuri.

 
  
MPphoto
 
 

  Regina Bastos (PPE), per iscritto. (PT) La questione della sostenibilità dei sistemi di previdenza sociale ormai deve essere assolutamente inserita nell’agenda politica europea. L’aumento nell’aspettativa di vita, l’invecchiamento della popolazione, la crescita economica debole e l’aumento della disoccupazione sono fattori che hanno contribuito a provocare uno squilibrio nei sistemi di previdenza sociale. A fronte della situazione che si è venuta a creare, è necessario assumere decisioni volte a garantire sostenibilità ai regimi previdenziali.

Ho votato a favore di questa relazione, in quanto invoca la necessità di costruire un sistema insieme, assicurando che sia sostenibile, sicuro e in grado di erogare pensioni adeguate a livello di Stati membri. Il testo riconosce che la libera circolazione in Europa non si limita alle disposizioni del primo pilastro, in quanto la mobilità è indispensabile per conferire efficienza ed efficacia al mercato del lavoro. Inoltre si invoca la creazione di una piattaforma pensionistica europea in cui siano coinvolti i rappresentanti delle istituzioni europee, le parti sociali e gli interlocutori appropriati per uno scambio di informazioni sulle migliori prassi e contribuire a preparare iniziative politiche sempre nel rispetto del principio di sussidiarietà. La relazione inoltre si appella alla Commissione europea affinché consideri l’idea di istituire una task force speciale sulle pensioni.

 
  
MPphoto
 
 

  George Becali (NI), per iscritto. (RO) Ho votato a favore di questa relazione e convengo con la relatrice, la quale afferma in maniera chiara e ben circostanziata la necessità di una solidarietà intergenerazionale, evidenziando al contempo le differenze tra sistemi pensionistici nazionali in Europa. Anch’io reputo necessario un coordinamento a livello europeo, come ci insegna soprattutto la crisi, che ora speriamo sia finita. L’impatto della spesa pubblica di uno Stato membro è facile da passare anche ad un altro Stato membro, mentre i fondi pensionistici rientrano nell’ambito dei mercati finanziari. Esprimo apprezzamento per l’idea di istituire un mercato del lavoro flessibile per i pensionati a fronte dei cambiamenti demografici cui stiamo assistendo e della palese tendenza verso l’allungamento della vita attiva. Anch’io ritengo che non solo gli Stati membri, ma anche l’Unione nel suo insieme debba adattare le proprie politiche al concetto di invecchiamento attivo.

 
  
MPphoto
 
 

  Bastiaan Belder (EFD), per iscritto. (NL) La sostenibilità dei sistemi pensionistici è un problema che da troppo tempo ormai in Europa viene passato di mano come se fosse una patata bollente. La percentuale di pensionati è in rialzo. Nel tentativo di mantenere le pensioni ad un livello sostenibile, gli Stati membri non hanno altra strada da percorrere se non quella della riforma del sistema pensionistico. La questione si ricollega direttamente alla sostenibilità delle finanze pubbliche e alle norme atte a garantire benessere della zona euro, ovvero il patto di stabilità e di crescita. Sostengo senza riserve la relatrice, che ha evidenziato l’importanza della creazione della pensione attraverso il datore di lavoro (il cosiddetto secondo pilastro) e la costruzione individuale (terzo pilastro). Purtroppo non possiamo più dare per scontato che la pensione di Stato (primo pilastro) sia sufficiente per sostenere lo stile di vita che hanno raggiunto i lavoratori. L’aspetto della solidarietà, inoltre, deve essere ulteriormente elaborato. A livello di zona euro vedremo quali Stati membri riusciranno a garantire che la riforma del sistema pensionistico consegua una sostenibilità nelle finanze pubbliche. Le scelte che saranno compiute in tale ambito, a mio giudizio, devono rimanere di competenza esclusiva degli Stati membri. Tematiche quali la partecipazione delle donne nel mercato del lavoro devono rientrare nelle politiche sociali e del lavoro a livello nazionale. L’Europa non deve scoraggiare la possibilità di cui le persone possono volontariamente avvalersi di lavorare a tempo parziale per meglio conciliare il lavoro, la famiglia e il dovere di assistenza ai propri familiari.

 
  
MPphoto
 
 

  Jean-Luc Bennahmias (ALDE), per iscritto.(FR) Senza minimamente mettere in discussione la piena responsabilità degli Stati membri sulla scelta e sull’organizzazione dei sistemi pensionistici, rimane il fatto che le economie europee sono divenute interdipendenti e quindi i dibattiti sulla governance economica interesano anche la fattibilità e la sostenibilità dei sistemi pensionistici. Di conseguenza, l’Unione europea è chiamata a svolgere un ruolo di coordinamento.

La relatrice si è molto adoperata per giungere ad un compromesso. Il testo infatti contiene alcuni punti positivi: sistemi pensionistici devono garantire a tutti i cittadini un tenore di vita decoroso, deve essere rispettata la diversità, le disuguaglianze tra uomini e donne sono inaccettabili e ingiustificabili, deve essere assunto un approccio basato sul corso della vita ed i lavoratori anziani devono essere riabilitati.

Al contempo, però, nel tentativo estremo di raggiungere un compromesso, siamo approdati ad un testo che a tratti è poco chiaro ed è eccessivamente aperto ad interpretazioni diverse. Inoltre permangono delle idee che non posso sottoscrivere, ad esempio si chiede agli Stati membri di migliorare l’accesso dei cittadini a programmi privati di risparmio e ad incoraggiare il lavoro delle persone più anziane mediante esenzioni previdenziali. Per queste ragioni mi sono astenuto.

 
  
MPphoto
 
 

  Sergio Berlato (PPE), per iscritto. − L'evoluzione demografica, ovvero l'inversione della piramide demografica cui assisteremo tra qualche tempo, e l'aumento dell'aspettativa di vita, grazie alla quale gli anziani restano più a lungo in attività ed estendono la loro partecipazione alla vita sociale, ci inducono a riflettere sui sistemi di previdenza sociale. La crisi economica e finanziaria, unita agli sviluppi demografici, ha prodotto ripercussioni sui regimi pensionistici. Le casse pensionistiche, a seguito dell'aumento della disoccupazione, del calo della crescita, della riduzione dei rendimenti sugli investimenti e della crescita del debito pubblico, hanno maggiori difficoltà a garantire pensioni adeguate. In particolare, i giovani con un livello di istruzione più elevato, fanno ingresso sul mercato del lavoro più tardi e la durata della vita lavorativa si abbrevia senza che sia raggiunta l'età pensionabile legale.

Si tenga inoltre ben presente che l'inadeguatezza del reddito pensionistico può indurre una contrazione dei consumi che, a seguito della flessione della domanda di mercato, porta all'instabilità economica di un Paese. In questo contesto, ritengo indispensabile varare delle iniziative che ridefiniscano il futuro di giovani e anziani, contribuendo a garantire un reddito sicuro e adeguato dopo il pensionamento, tenendo peraltro presente la necessità di rilanciare le responsabilità degli Stati membri, delle parti sociali e dell'Europa.

 
  
MPphoto
 
 

  Vilija Blinkevičiūtė (S&D), per iscritto. (LT) Ho votato a favore di questa relazione, perché, dinanzi al ritmo incalzante con cui invecchia la popolazione europea, è necessario rivolgere un’attenzione particolare all’età pensionabile, garantire la sicurezza dei fondi pensionistici e rafforzare le norme sulle pensioni minime al fine di assicurare condizioni di vita decorose per tutti gli anziani in Europa. Benché spetti agli Stati membri la responsabilità di fissare l’età pensionabile e l’entità delle pensioni, il Parlamento europeo e la Commissione propongono misure che possono contribuire a contrastare le minacce che gravano sui sistemi pensionistici. Inoltre, un certo coordinamento tra le riforme dei sistemi pensionistici nazionali è inevitabile a fronte del mercato interno e della strategia Europa 2020. È un peccato che il libro verde della Commissione rivolga pochissima attenzione alla parità di genere. Le donne hanno contratti atipici molto più frequentemente degli uomini, oppure hanno lavori precari e quindi in media guadagnano meno. Inoltre le donne interrompono la propria carriera professionale più spesso per la maternità, per prendersi cura dei figli o dei familiari anziani o disabili, quindi perdono le garanzie previdenziali e in definitiva ricevono pensioni più basse. Va riconosciuto che non esiste un sistema pensionistico perfetto. Le capacità economiche e finanziarie variano a seconda degli Stati membri, pertanto deve essere assegnata maggiore attenzione ai mezzi volti a migliorare i sistemi pensionistici, come la determinazione dell’inizio della vita lavorativa, la valutazione “flessibile” dell’età pensionabile, una migliore riconciliazione tra lavoro e vita familiare ed il criterio generale sulla fissazione della pensione minima.

 
  
MPphoto
 
 

  Sebastian Valentin Bodu (PPE), per iscritto. (RO) I sistemi pensionistici pubblici contributivi in atto in alcuni Stati membri devono fare i conti con gli aumenti dei costi. Si è pertanto innescata una pressione crescente sulla solidarietà e si è appesantito il carico per le generazioni più giovani.

Il 2060 può anche sembrare distante, ma le previsioni non cambiano: l'invecchiamento della popolazione è progressivo, il tasso di natalità rimarrà basso e si creeranno pressioni enormi sui bilanci. La responsabilità diretta sui sistemi pensionistici ricade ovviamente su ciascuno Stato membro. Infatti questo potere è innegabile e non si può affermare che un modello unico possa andar bene per tutti. Ad ogni modo, è importante assicurare pensioni adeguate, sostenibili e sicure quando, tra qualche decennio, l’Europa si troverà dinanzi ad una catastrofe demografica, i cui segni premonitori stanno già cominciando a farsi sentire.

L’innalzamento dell’età pensionabile è una delle soluzioni appropriate se si pensa che gli Stati non avranno più una popolazione attiva tale da garantire la copertura del sistema pensionistico per i cittadini che lasciano il mercato del lavoro. Un graduale aumento dell’età pensionabile è una soluzione naturale in queste circostanze, in quanto l’aspettativa di vita è molto più alta rispetto a 40 anni fa.

 
  
MPphoto
 
 

  Vito Bonsignore (PPE), per iscritto. − Complimenti alla relatrice per aver portato all'attenzione di quest'Aula un argomento così attuale e delicato insieme. È vero che la crisi economica e finanziaria e l'evoluzione demografica, con l'aumento dell'aspettativa di vita, inducono a rafforzare le politiche pensionistiche in tutti gli Stati membri. Tali provvedimenti spingono così a modernizzare e coordinare le politiche nazionali in materia di adeguamento dei regimi pensionistici, sostenibilità, equilibrio tra la durata della vita professionale e della pensione, maggiore trasparenza dei regimi pensionistici e protezione della solvibilità. Condivido, in particolare, l'attenzione che la relatrice ha rivolto al lavoro femminile, spesso discriminato rispetto a quello maschile anche a livello pensionistico.

Concordo inoltre con la necessità di prolungare la carriera dei lavoratori attraverso una moderna politica del lavoro e un miglioramento delle condizioni lavorative e concordo con l'esigenza di rendere più trasparenti i sistemi pensionistici e le informazioni fornite ai cittadini.

Mi preoccupano molto, però, le pesanti ripercussioni che i provvedimenti auspicati in questo documento possono avere sulle casse pubbliche degli Stati membri, molte delle quali sono già fortemente pressate dalla dura crisi economica.

 
  
MPphoto
 
 

  Alain Cadec (PPE), per iscritto.(FR) Sono lieto che il Parlamento europeo abbia approvato la relazione che invita gli Stati membri ad istituire sistemi pensionistici adeguati, sostenibili e sicuri. Il testo riafferma l'obiettivo principale delle pensioni: garantire la coesione sociale in uno spirito di equità tra generazioni. Dinanzi ai cambiamenti demografici e sullo sfondo della crisi economica, le pensioni devono rimanere una parte fondamentale del nostro patto sociale. Ad ogni modo, tengo a precisare che gli Stati membri sono liberi di organizzare i propri sistemi pensionistici e che l'Unione europea si prefigge semplicemente di favorire il coordinamento tra Stati.

 
  
MPphoto
 
 

  Maria Da Graça Carvalho (PPE), per iscritto. (PT) La crisi economica e finanziaria ha acuito notevolmente la sfida demografica che l'Unione europea deve affrontare, incrementando al contempo la disoccupazione, la povertà e l'esclusione sociale. L'obiettivo del tasso del 75 per cento di occupazione previsto nella strategia Europa 2020 deve contribuire a garantire la sostenibilità dei sistemi pensionistici, in quanto si ricollega all'aumento dei livelli di occupazione, della produttività e della crescita economica. L'approccio olistico adottato nel libro verde mira a conferire un nuovo impeto, sia a livello nazionale che a livello UE, nell'intento di istituire sistemi pensionistici robusti, appropriati a lungo termine, sostenibili e sicuri. Le piccole e medie imprese (PMI) sono le uniche fonti di occupazione nell'UE e rendono un contributo significativo per la sostenibilità e l'adeguatezza dei sistemi pensionistici negli Stati membri. Chiedo quindi che siano sviluppati fondi settoriali, intersettoriali e/o territoriali per incrementare l'integrazione dei lavoratori delle PMI nel sistema pensionistico.

 
  
MPphoto
 
 

  Nikolaos Chountis (GUE/NGL), per iscritto. (EL) Ho votato contro la relazione sul libro verde in materia di sistemi pensionistici. Il testo palesemente promuove l'armonizzazione di politiche antisociali nell'UE, riducendo i diritti sociali al minimo comun denominatore liberista. Inoltre invoca l'innalzamento dell'età pensionabile dei lavoratori europei, collegandola all'aspettativa di vita. I lavoratori europei, dopo aver pagato per il salvataggio delle banche e dopo aver subito estenuanti misure di austerità, sono nuovamente costretti a pagare per le conseguenze della crisi, una crisi di cui non sono responsabili e sono quindi chiamati a lavorare più anni per una pensione più bassa. Il gruppo GUE/NGL ha presentato una risoluzione alternativa, che purtroppo non è stata accettata e che opponeva al libro verde sulle pensioni, mettendo in luce le potenzialità atte a migliorare le pensioni e l'età pensionabile a vantaggio dei lavoratori. La riforma può essere messa in atto senza aumentare l'età pensionabile. Bisogna incrementare i diritti dei lavoratori, sopratutto dei giovani, assicurare retribuzioni migliori e al contempo aumentare il carico fiscale sul capitale finanziario e sulle transazioni finanziarie.

 
  
MPphoto
 
 

  Carlos Coelho (PPE), per iscritto. (PT) Benché la responsabilità sulla corresponsione delle pensioni ricada sugli Stati membri, è tuttavia importante assicurare un coordinamento a livello europeo su certe questioni. Nonostante le differenze tra sistemi pensionistici in Europa, sussiste una chiara necessità di approntare una strategia volta ad intensificare la coesione e la coerenza in materia di pensioni nel pieno rispetto dei principi di sussidiarietà e di solidarietà. Siffatta strategia deve tenere in considerazione l'attuale situazione economica e demografica, ma deve anche guardare al completamento del mercato interno. Non dobbiamo infatti dimenticare che la libera circolazione all’interno dell’Europa è un diritto fondamentale dei cittadini europei ed implica la mobilità delle persone, ovvero dei lavoratori, i quali devono avere la possibilità di beneficiare di un mercato del lavoro efficace ed efficiente e della garanzia di accesso ad un reddito sostenibile, sicuro e adeguato al momento del pensionamento. É altresì importante fornire all’opinione pubblica un flusso informativo continuo sui diritti dei cittadini in merito al sistema pensionistico, sopratutto per i sistemi inerenti alle attività transnazionali e alla mobilità.

 
  
MPphoto
 
 

  George Sabin Cutaş (S&D), per iscritto. (RO) Ho votato a favore della risoluzione per cui ero stato nominato relatore a nome della commissione per i problemi economici e monetari. Il testo definitivo è calibrato ed enfatizza sia l’importanza del pilastro della pensione di Stato che alle necessità di garantire un secondo pilastro adeguato in tutti gli Stati membri. Avevo proposto di definire un livello europeo per la pensione minima al fine di garantire un reddito sicuro e dignitoso a tutti i cittadini europei, ma purtroppo non ho ricevuto sufficienti riscontri positivi dai colleghi. Ad ogni modo, spero che in futuro la Commissione avanzi una proposta in questo senso.

 
  
MPphoto
 
 

  Vasilica Viorica Dăncilă (S&D), per iscritto. (RO) È positivo che la strategia Europa 2020 promuova una politica specifica sul mercato del lavoro al fine di innalzare il tasso di occupazione dei lavoratori più anziani, delle donne, dei gruppi minoritari e dei disoccupati di lungo periodo. Una volta centrato obiettivo, l’Europa assisterà ad un aumento dell'occupazione e, per estensione, ad un incremento della crescita economica, con un effetto positivo sulla fattibilità dei sistemi pensionistici a livello UE.

 
  
MPphoto
 
 

  Cornelis de Jong (GUE/NGL), per iscritto. (NL) Oggi ho votato a favore della relazione dell’onorevole Oomen-Ruijten sulle pensioni. In qualità di relatore per parere della commissione per il mercato interno e la protezione dei consumatori (IMCO) per questo testo, ho avuto la possibilità di lavorare in maniera costruttiva con la relatrice e l’opinione della mia commissione è stata ampiamente ripresa dalla relazione dell’onorevole Oomen-Ruijten. Il testo è misurato e calibrato e colloca sempre le pensioni nell'ambito del principio di sussidiarietà degli Stati membri. In questo modo, il sistema olandese a pilastri viene tutelato.

Ad ogni modo, non posso assolutamente sottoscrivere alcuni elementi della relazione che sembrano invocare accordi europei vincolanti sui sistemi pensionistici degli Stati membri. Si tratta di una parte che mal si concilia con i valori del partito socialista belga.

 
  
MPphoto
 
 

  Luigi Ciriaco De Mita (PPE), per iscritto. − Ho votato a favore del testo proposto perché la pensione costituisce uno degli istituti fondamentali del sistema di diritti e doveri dei lavoratori. Esso riveste carattere essenziale nella continuazione di un livello di vita dignitoso per l’interessato e per l’intera famiglia di appartenenza, soprattutto in riferimento ad un adeguato sostegno di un dignitoso livello di vita personale e familiare. Ponendo tale soglia quale obiettivo di lungo periodo, appare evidente come la sostenibilità dei sistemi pensionistici sia necessaria per dare prospettive minime certe ai lavoratori. Pur rispettando il principio di sussidiarietà ascendente, con potestà primaria e responsabilità dell’adeguatezza e opportunità di riforma in capo agli Stati membri, vi è necessità di una convergenza dei sistemi pensionistici a livello europeo, affinché vi possa essere piena ed effettiva libertà di circolazione di lavoratori e imprese e piena e reciproca riconoscibilità e similarità dei diversi sistemi pensionistici dei Paesi membri. Infatti, pur tenendo in considerazione le differenze del costo della vita e dei livelli salariali esistenti tra Stati membri, vi è la necessità di impostare una convergenza di lungo periodo che sia a livello interno di ogni Paese membro che dell’intera UE consenta di favorire un livello dignitoso e adeguato alle aspettative di vita.

 
  
MPphoto
 
 

  Ioan Enciu (S&D), per iscritto. (RO) Ho votato a favore della relazione, poiché i sistemi pensionistici in tutta l’Unione europea sono già afflitti da grandissimi problemi di sostenibilità che con tutta probabilità si aggraveranno in futuro e quindi bisogna operare una revisione. Ad ogni modo, le riforme che saranno messe in atto dagli Stati membri devono essere in linea con lo scopo fondamentale di garantire un reddito dignitoso a costi ragionevoli per gli anziani che hanno versato i contributi per tutta la vita. Ridurre il livello delle pensioni al di sotto della soglia di sussistenza, come è stato fatto in alcuni Stati membri, è disumano ed è un’eventualità che va scongiurata.

L’esempio più eclatante di sfruttamento ce lo offre la Romania. Il governo, infatti, ha varato tagli drastici e imposte su tutte le pensioni, tassando anche l’assicurazione sanitaria. Dietro il pretesto della solidarietà, il governo rumeno probabilmente intende creare un sistema pensionistico ingegnoso che punta a fare sparire fisicamente i pensionati, privandoli delle risorse finanziarie di base e dell’assistenza sanitaria. In questo ambito l'Unione europea deve prefiggersi anche di arginare gli eccessi di cui i governi si rendono responsabili a danno dei pensionati.

 
  
MPphoto
 
 

  Edite Estrela (S&D), per iscritto. (PT) Ho votato a favore della relazione, in quanto l’Unione europea e gli Stati membri devono coordinare le loro politiche sulle pensioni in maniera più efficace e devono altresì garantire sistemi adeguati, sicuri e sostenibili a uomini e a donne. È essenziale operare una distinzione tra diritti pensionistici in base al genere e fissare criteri specifici per il calcolo delle pensioni delle donne in modo tale da garantire l’indipendenza economica ad entrambi i sessi.

 
  
MPphoto
 
 

  Göran Färm, Anna Hedh, Olle Ludvigsson, Marita Ulvskog e Åsa Westlund (S&D), per iscritto.(SV) Per quanto concerne il paragrafo 6 noi socialdemocratici svedesi abbiamo votato affinché sia cancellato il riferimento all’inclusione delle passività pensionistiche dirette nel calcolo del debito pubblico e del deficit. Infatti riteniamo che un simile collegamento tra passività pensionistiche e calcolo sul deficit, a breve termine, rischi di provocare una serie di conseguenze negative e sproporzionate in determinati Stati membri. Tuttavia, in una prospettiva di più lungo respiro, ciascuno Stato membro deve istituire delle procedure affinché il passivo pensionistico pubblico sia iscritto in maniera precisa nelle relative previsioni di debito e di deficit.

 
  
MPphoto
 
 

  Diogo Feio (PPE), per iscritto. (PT) L’innalzamento dell’aspettativa della vita media ed il rovesciamento della piramide demografica in Europa costituiscono grandi sfide per una società che sta invecchiando e che dovrà garantire condizioni di vita adeguate agli anziani il cui ruolo, in molti casi, può e deve essere attivo. Tuttavia, dinanzi al rischio reale di collasso dei sistemi pensionistici tradizionali, gli Stati membri, coraggiosamente e a testa alta, devono assumere le misure necessarie per salvare i propri sistemi previdenziali, non limitandosi solamente ad aumentare l’età pensionabile. Infatti bisogna assegnare un'attenzione immediata alla modernizzazione, prevedendo la coesistenza di modelli misti. In questo modo, i cittadini che aderiscono a tali sistemi potranno scegliere liberamente il modello di tutela che desiderano per la vecchiaia.

 
  
MPphoto
 
 

  José Manuel Fernandes (PPE), per iscritto. (PT) La crisi che stiamo attraversando ha posto in luce un problema palesemente grave: il fallimento dei sistemi previdenziali. In realtà, presto si rovescerà la piramide demografica – a seguito dei cambiamenti demografici provocati dalla maggiore longevità della popolazione – minacciando la sostenibilità finanziaria dei programmi pensionistici. Da un lato, aumenta la disoccupazione, mentre, dall’altro, lievita la spesa per coprire le prestazioni pensionistiche. Oltretutto i giovani accedono sempre più tardi al mercato del lavoro e quindi non possono alimentare il sistema contributivo. Posto che la “vecchiaia” non deve diventare sinonimo di povertà, dobbiamo creare una pensione minima garantita a tutela della qualità della vita agli anziani. Siffatta misura contribuirebbe a sradicare la povertà e consentirebbe agli anziani di vivere dignitosamente.

Tutti questi problemi sono stati trattati nel libro verde della Commissione europea sulle pensioni e ora serve una serie di politiche coordinate a livello UE. Pertanto le conclusioni della relazione mi trovano completamente d’accordo ed esprimo apprezzamento per le iniziative volte a garantire la solidarietà intergenerazionale affinché tutti i pensionati possano avere un reddito sostenibile e dignitoso.

 
  
MPphoto
 
 

  Ilda Figueiredo (GUE/NGL), per iscritto. (PT) È deprecabile che non sia stata approvata la proposta di risoluzione alternativa che avevamo presentato. La maggioranza dei deputati al Parlamento europeo, compreso il gruppo GUE/NGL, pertanto ha preso le parti delle politiche antisociali che la Commissione ed il Consiglio stanno mettendo in atto al fine di legittimare la via neoliberista che hanno imboccato e che intendono perseguire.

Così facendo, hanno dimenticato i lavoratori dei vari paesi dell’Unione europea, i quali hanno lottato contro l’innalzamento dell’età pensionabile, battendosi per salvaguardare un sistema previdenziale universale improntato sull’assistenza, un sistema che valorizza le pensioni più esigue, rispetta gli anziani e consente loro di vivere dignitosamente, contribuendo al contempo a sradicare la povertà.

Come indica la risoluzione alternativa che avevamo presentato, è possibile migliorare le pensioni senza aumentare l’età pensionabile, purché vi siano più posti di lavoro corredati da diritti, soprattutto per i giovani, salari migliori e una maggiore imposizione fiscale sulle transazioni finanziarie. Ad esempio, studi recenti mostrano che, introducendo un’imposta generale dello 0,1 per cento sulle transazioni finanziarie negli Stati membri dell’Unione europea, le entrate annue aumenterebbero di circa 2,1 per cento del PIL, ovvero di quasi 262 miliardi di euro.

 
  
MPphoto
 
 

  Pat the Cope Gallagher (ALDE), per iscritto. (GA) Vi sono 23 milioni di piccole e medie imprese nell’UE al momento. Le PMI rappresentano il 99 per cento del totale delle imprese e garantiscono 100 milioni di posti di lavoro nell’Unione. Attualmente il problema del costo e dell’indisponibilità del credito è palesemente il problema più pressante per il settore delle piccole e medie imprese.

Molte imprese sostenibili hanno ancora difficoltà ad accedere al credito a tassi bancari ragionevoli. Considerando l’entità del sostegno profuso al settore bancario dai contribuenti irlandesi, siffatta situazione è incredibile ed inaccettabile. Nell'attuale periodo di difficoltà la competitiva delle piccole e medie imprese viene inoltre frenata anche da altri tipi di costo, quali l’affitto, le bollette per i servizi di base e le imposte locali.

 
  
MPphoto
 
 

  Robert Goebbels (S&D), per iscritto.(FR) Ho votato a favore della relazione dell’onorevole Oomen-Ruijten su sistemi pensionistici adeguati, sostenibili e sicuri in Europa. La relazione è piena di buone intenzioni, ma, proprio come il libro verde della Commissione, solleva dubbi sui veri obiettivi politici del dibattito. Non posso fare a meno di pensare che lo scopo fondamentale sia quello di preparare l’opinione pubblica alla graduale privatizzazione dei programmi pensionistici. Memore delle perdite registrate dai fondi pensione privati in Europa e negli Stati Uniti nel corso della crisi finanziaria, preferisco continuare a sostenere la solidarietà intergenerazionale dei sistemi contributivi.

 
  
MPphoto
 
 

  Bruno Gollnisch (NI), per iscritto.(FR) Nonostante i continui riferimenti al principio di solidarietà, in realtà si stanno gettando le fondamenta per l’armonizzazione dei sistemi pensionistici nell’Unione europea, se non sul livello delle pensioni, perlomeno in termini di struttura. Come possiamo credere, nella vostra Europa ultraliberista ed internazionalista, che siffatta armonizzazione non sia altro che un incoraggiamento a sottoscrivere assicurazioni personali con società private? Si tratta di un mercato potenziale del valore di miliardi di euro. Al contempo, le pensioni corrisposte nell’ambito del primo pilastro – pensioni di Stato, obbligatorie e basate sul sistema contributivo – saranno gradatamente eliminate ai sensi del patto di stabilità e di crescita e in futuro in conseguenza del patto del Cancelliere Merkel. I fondi pensionistici basati sul lavoro che auspichiamo sono comunque fondi pensione, e siamo consapevoli del ruolo che essi hanno svolto nella crisi finanziaria mondiale. Sappiamo anche a cosa servono nei tempi di crisi finanziaria: a rovinare i risparmiatori. Ci si può solamente preoccupare per i patetici regolamenti prudenziali che ci sono stati propinati anche in Europa. Il sistema previdenziale nel complesso ed il sistema pensionistico in particolare rientrano nella sfera di competenza esclusiva degli Stati membri. Il problema che deve essere risolto non è solamente finanziario, ma è anche demografico. L’Unione europea, che ha una grave responsabilità in questo ambito, non è affatto il livello appropriato per affrontarlo.

 
  
MPphoto
 
 

  Catherine Grèze (Verts/ALE), per iscritto.(FR) La relazione sui sistemi pensionistici in Europa verte su una materia molto sensibile. Benché il testo contenga alcuni elementi davvero positivi, è assolutamente inaccettabile che il meccanismo dell’assicurazione pensionistica sia analizzato attraverso la lente dei limiti di bilancio, incoraggiando quindi le pensioni basate sull’accumulo di capitale. Essendo a favore della solidarietà intergenerazionale, non ho potuto votare a favore di una relazione che rischia di promuovere lo sviluppo di sistemi pensionistici fondati sul capitale.

 
  
MPphoto
 
 

  Nathalie Griesbeck (ALDE), per iscritto.(FR) Mi sono astenuta nel voto su questo testo. La relazione contiene molti punti molto positivi, ma purtroppo contiene anche certe idee cui mi oppongo. Nel testo si raccomanda di rimuovere gli ostacoli alla mobilità dei lavoratori rendendo portabili le pensioni, il rispetto della diversità dei sistemi pensionistici, la riduzione delle disuguaglianze di genere e l’inaccettabile divario tra uomini e donne in relazione al lavoro e alla pensione, l’inclusione dei lavoratori più anziani nel mercato del lavoro, una maggiore protezione contro i licenziamenti di massa per i lavoratori più anziani, e via dicendo. Sono concetti che mi trovano assolutamente d’accordo. Però, altri punti mi hanno portato ad astenermi, ad esempio il fatto che la relazione chieda che siano incoraggiati i programmi privati di risparmio.

 
  
MPphoto
 
 

  Mathieu Grosch (PPE), per iscritto. (DE) Dinanzi ad un cambiamento demografico che implica il progressivo invecchiamento della società unitamente ai problemi provocati dalla crisi economica e finanziaria nell'ambito della crescita economica, delle finanze pubbliche e dei mercati finanziari, è assolutamente necessario rivedere l’approccio verso le pensioni. Quest’iniziativa è in linea con il completamento del mercato interno europeo e con gli obiettivi di Europa 2020 in materia di occupazione e di sostenibilità a lungo termine delle finanze pubbliche.

Ad ogni modo, esprimo apprezzamento per la proposta, soprattutto perché invoca un sistema più efficiente, sostenibile e sicuro per la corresponsione delle pensioni. Attraverso la pensione i cittadini europei, oltre ad aver la possibilità di vivere dignitosamente, devono altresì trovare una gratificazione a fonte della propria vita lavorativa. Se vogliamo che i cittadini europei di domani siano motivati nel proprio lavoro e siano aperti alle attività transnazionali, è importante, sin da oggi, offrire loro la prospettiva di una pensione adeguata, sostenibile e armonizzata sul piano europeo. Tuttavia, la responsabilità sulle pensioni rimane di spettanza degli Stati membri, in quanto i sistemi pensionistici ricadono primariamente nella sfera di competenza nazionale e quindi l’Europa può solo garantire un coordinamento e un orientamento.

In tale ambito bisogna tenere conto soprattutto del principio di solidarietà tra generazioni e della solidarietà nazionale. Inoltre, per quanto concerne al sussidiarietà, tutti i sistemi pensionistici devono rimanere “esportabili” per i cittadini.

 
  
MPphoto
 
 

  Sylvie Guillaume (S&D), per iscritto.(FR) Benché il testo abbia degli aspetti positivi – in particolare viene assegnata importanza alla promozione dell’occupazione per garantire sostenibilità ai sistemi pensionistici e alla posizione delle parti sociali – trovo difficile condividere altri aspetti, motivo per cui mi sono astenuta.

Ad ogni modo, lo stralcio del paragrafo 24 sul collegamento tra l’aspettativa di vita e l’età pensionabile è una grande vittoria del gruppo S&D, che difende il modello sociale europeo, contrariamente a quanto invocava questa misura. In realtà l’aspettativa di vita di alcune categorie sociali segna una diminuzione a causa delle condizioni di lavoro e delle difficoltà di accesso alla prevenzione e all’assistenza sanitaria. Dobbiamo infatti garantire che tutti i cittadini europei possano vivere la propria vecchiaia con dignità.

 
  
MPphoto
 
 

  Richard Howitt (S&D), per iscritto. (EN) I deputati laburisti al Parlamento europeo hanno votato a favore di questo testo non vincolante sulle pensioni e sulle sfide connesse all’invecchiamento progressivo della società e alla pressione sulla spesa cui si assiste in tutta l’Unione europea. Siamo lieti che la relazione affermi esplicitamente che non esiste un approccio universale appropriato per la corresponsione delle pensioni negli Stati membri, ma che l’Unione europea può chiaramente conferire un valore aggiunto, condividendo idee e assicurando un coordinamento.

Abbiamo votato per rimuovere dal paragrafo 8 l’inclusione del debito privato nella valutazione di sostenibilità delle finanze pubbliche, in quanto riteniamo che le attuali condizioni di mercato non avvalorino una valutazione di questo genere. Permane invece la preoccupazione per l’applicazione di requisiti di capitale analoghi a quelli previsti per Solvency II sulle pensioni, poiché, così facendo, potrebbero lievitare i costi senza che sia intensificata la sicurezza per le pensioni da lavoro alimentate dai datori dei lavoro, come prevede il sistema britannico. Tale sistema, che comprende anche i fondi di tutela delle pensioni istituiti dal governo laburista, assicura un livello elevato di protezione per gli aderenti e per i beneficiari dei programmi pensionistici.

I deputati laburisti al Parlamento europeo continueranno ad adoperarsi affinché i cittadini che decidono di affidare i propri risparmi allo Stato, al datore di lavoro o alle società private abbiano una tutela pensionistica adeguata in modo da sentirsi sicuri al momento del pensionamento.

 
  
MPphoto
 
 

  Juozas Imbrasas (EFD), per iscritto. (LT) A fronte delle tendenze demografiche, ovvero l’inversione della piramide demografica che possiamo facilmente prevedere e della maggiore aspettativa di vita che abbiamo la fortuna di poter avere – per cui le persone più anziane rimangono in salute e attive e partecipano alla vita della società per più tempo – bisogna approntare una strategia volta a garantire una nuova coesione e coerenza nel campo delle pensioni. Sussistono grandi disparità tra sistemi pensionistici in Europa, mentre i nuovi Stati membri ed i loro cittadini si trovano alle prese con problemi supplementari. Bisogna quindi istituire un sistema pensionistico diversificato (con molteplici pilastri) al fine di distribuire i rischi. La crisi economica e finanziaria ha mostrato che nessun sistema pensionistico è immune da problemi come l'elevato deficit di bilancio, gli alti tassi di disoccupazione e il ristretto margine per incrementare la pressione fiscale, che colpiscono particolarmente i sistemi contributivi. Alcuni Stati membri, come la Lituania, hanno dovuto assumere misure drastiche, ad esempio riducendo le pensioni, cosa che a mio giudizio è assolutamente intollerabile e inaccettabile. Gli Stati membri devono adoperarsi quanto più possibile per impedire siffatte misure di riduzione, che sono dolorose per le fasce meno abbienti. Mi sono astenuto nel voto sulla relazione, poiché molte delle decisioni proposte sono socialmente sensibili ed oltretutto non sono stati valutati sufficientemente i benefici ed i rischi nella relazione, in particolare laddove si parla dell’innalzamento dell’età pensionabile o dell’eventualità di ridimensionare dell’influenza degli Stati membri nell’ambito della politica sulle pensioni.

 
  
MPphoto
 
 

  Peter Jahr (PPE), per iscritto. (DE) Mi sono astenuto sul voto della relazione del Parlamento europeo sul sistema pensionistico europeo. Benché sia lodevole che l’Unione europea stia pensando a come sostenere gli sforzi profusi dagli Stati membri per corrispondere pensioni adeguate, la politica in materia è e rimane compito degli Stati membri. Nel rispetto di tale principio l’Unione europea può intervenire solamente con la massima sensibilità e tenendo conto delle circostanze nazionali. Ad ogni modo, le decisioni che sono state delineate non sono positive per il modello tedesco sulle pensioni da lavoro. A mio parere, i regolamenti che compromettono i sistemi pensionistici da lavoro che sono stati attuati con successo in molti paesi europei non devono essere ripresi a livello europeo. Su tale fronte c’è ancora molta strada da fare.

 
  
MPphoto
 
 

  Arturs Krišjānis Kariņš (PPE), per iscritto. (LV) Ho sostenuto la relazione sulla creazione di sistemi pensionistici europei adeguati, sostenibili e sicuri, poiché ritengo che sia essenziale apportare dei cambiamenti ai modelli pensionistici vigenti. Attualmente i paesi europei corrono il rischio di non riuscire a corrispondere ai giovani delle pensioni adeguate a garantire una vecchiaia dignitosa. Dobbiamo ammettere che al momento stiamo vivendo alle spese delle generazioni future. Bisogna cambiare. Il sistema pensionistico deve essere calibrato in modo tale che le entrate correnti possano coprire la spesa corrente. Ogni altra soluzione equivarrebbe a vivere sopra i nostri mezzi. Si può agire in vari modi, ma dobbiamo anche ammettere che non possiamo più continuare ad andare in pensione a sessant’anni. L’età pensionabile deve essere innalzata gradatamente in tutta Europa e deve avvicinarsi alla soglia dei settant’anni. Questo è uno dei modi in cui si può garantire che il bilancio previdenziale non vada a gravare sull’economia dei paesi europei.

 
  
MPphoto
 
 

  Giovanni La Via (PPE), per iscritto. − Egregio Presidente, cari colleghi, la relazione della collega Ria Oomen-Ruijten prende le mosse dal Libro Verde della Commissione, presentato nel luglio del 2010 e recante i quesiti che tale Istituzione si é posta, relativamente all'adeguatezza ed alla sostenibilità dei sistemi pensionistici a livello europeo. Tale libro serve quale premessa per il futuro Libro Bianco contenente un'analisi generale sui 27 Stati membri ed una proiezione attinente alle linee guida che l'UE propone ai suoi membri e dai quali si attende un riscontro efficace. Positiva è stata la mia reazione alla lettura della relazione e per tale motivo ho votato in suo favore. Sicuramente tale stesura è troppo prudente rispetto a ciò che occorre fare, tuttavia, come visione del sistema pensioni, allargata a 27 Stati, possiamo definirla un buon punto di partenza. L'organizzazione di una Piattaforma Europea sulle Pensioni potrà essere una perfetta occasione per aprire un dibattito tra Istituzioni europee e parti sociali interessate. Fine ultimo è quello di adeguare i sistemi pensionistici e contestualizzarli rispetto alle variabili demografiche ed economiche che il nostro mondo sta subendo.

 
  
MPphoto
 
 

  Patrick Le Hyaric (GUE/NGL), per iscritto. (FR) Ho votato contro la relazione, poiché il testo invoca programmi pensionistici basati sull’accumulo di capitale a discapito dei sistemi contributivi pubblici e chiede l’innalzamento dell’età pensionabile. La relazione inoltre favorisce un approccio che accentuerebbe insicurezza per i lavoratori più anziani, incoraggiando pensioni “flessibili” fondate sul connubio tra lavoro e pensione.

 
  
MPphoto
 
 

  Elżbieta Katarzyna Łukacijewska (PPE), per iscritto. – (PL) Ho accolto con estremo favore l’esito del voto di oggi sulla relazione dell’onorevole Oomen-Ruijten in materia di sistemi pensionistici adeguati, stabili e sicuri in Europa. Le pensioni devono essere sicure e stabili, soprattutto adesso nel contesto dell’invecchiamento della popolazione europea e sullo sfondo della crisi finanziaria. Le statistiche rivelano chiaramente che il problema si sta deteriorando e confermano inconfutabilmente i cambiamenti demografici in atto nel continente. Gli esperti indicano che al momento nell’UE il rapporto tra forza lavoro e pensionati è di 4 a 1, ma tra una cinquantina d’anni tale rapporto sarà solamente di 2 a 1.

Pertanto è assolutamente necessario lavorare sul sistema pensionistico in futuro, in quanto bisogna assolutamente operare delle riforme. Per tale ragione dobbiamo adoperarci per incrementare l’attività internazionale degli Stati membri affinché il coordinamento sui sistemi pensionistici sia effettivo ed efficiente. Inoltre, approvando la relazione, il Parlamento europeo afferma chiaramente che non vi possono essere discriminazioni di sorta in base all’età o al genere, un fattore che acquista una rilevanza particolare nel dibattito sociale sulla parità tra uomini e donne sul posto di lavoro.

 
  
MPphoto
 
 

  Astrid Lulling (PPE), per iscritto. (FR) Lavorare per mesi sulla sostenibilità dei sistemi pensionistici in Europa, redigere una relazione ambiziosa, negoziare compromessi per ore senza voler ammettere quanto è più ovvio, ossia che molti governi dell’UE si sono impegnati nella riforma del sistema pensionistico, dando priorità all’allungamento del periodo di contribuzione per me è un atto di estrema superficialità. Negare la realtà equivale a compiere un atto di negligenza grave. Il Parlamento europeo non sta affrontando il punto nodale, perché è fonte di divisioni!

Disapprovo questa modalità di fare politica: alla ricerca dell’unanimità a tutti i costi il Parlamento europeo ha fondamentalmente scelto il metodo sbagliato.

L’Assemblea ha il dovere di esplorare un corso d’azione coerente e coraggioso. È questo quello che si aspettano i cittadini dinanzi al rischio che incombe sui sistemi pensionistici, che in definitiva rappresentano il premio conferito dal modello sociale europeo.

Di conseguenza, non posso sostenere la relazione, che si è trasformata in un esercizio vano, poiché non tiene conto della realtà dei fatti.

 
  
MPphoto
 
 

  Toine Manders (ALDE), per iscritto. (NL) La delegazione del partito olandese VVD al Parlamento europeo oggi ha votato contro questa relazione d’iniziativa sul libro verde in materia di pensioni, poiché il testo contiene diverse ambiguità ed imprecisioni. Crediamo sia necessario apportare una serie di migliorie, ad esempio deve essere incoraggiata l’adozione di un sistema misto tra pensioni di Stato e pensioni da lavoro negli Stati membri ed un sistema di tracciatura europeo per intensificare la mobilità dell’occupazione affinché tutti i cittadini sappiano cosa si possono attendere in tema di pensioni e possano quindi compiere le proprie scelte. Tuttavia, l’aumento della disoccupazione, i problemi dei mercati finanziari, gli elevati deficit nazionali e la crescita economica lenta potrebbero provocare delle difficoltà rispetto agli obblighi che ricadono sugli Stati membri di erogare le prestazioni pensionistiche, innescando una serie di effetti sul patto di stabilità e di crescita e quindi sulla stabilità dell’euro.

Inoltre, il progressivo invecchiamento della popolazione si sta ripercuotendo in maniera significativa in molti Stati membri, poiché il risparmio in tali paesi è inferiore rispetto al livello registrato in Olanda. Pertanto serve una vigilanza armonizzata sui sistemi pensionistici, ed alcuni Stati membri dovrebbero predisporre un’organizzazione diversa. Non vogliamo però interferenze di sorta nel sistema pensionistico olandese. Per salvaguardare questa presa di posizione, pur condividendo diversi punti positivi della relazione, ci schieriamo contro il testo nel suo insieme. Il gruppo VVD al Parlamento europeo si compone degli onorevoli Hans van Baalen, Jan Mulder e Toine Manders.

 
  
MPphoto
 
 

  David Martin (S&D), per iscritto. (EN) Ho votato a favore della relazione, poiché essa afferma chiaramente dall’inizio (paragrafo 1) alla fine (paragrafo 61) che la principale responsabilità sulle pensioni spetta agli Stati membri in ottemperanza del principio di sussidiarietà, mentre l’Unione europea può garantire un coordinamento, laddove possibile, mediante la condivisione delle migliori prassi.

 
  
MPphoto
 
 

  Jean-Luc Mélenchon (GUE/NGL), per iscritto. (FR) Questa relazione irresponsabilmente invoca l’innalzamento dell’età pensionabile, mentre ipocritamente propone un “dialogo sociale e civile” in materia il cui esito deve essere debitamente tenuto in conto. Il referendum che si renderebbe necessario purtroppo è ben lungi dall’essere indetto. Come ci si aspettava, il testo è un ode alla privatizzazione del sistema contributivo, che notoriamente è efficace. La pensione viene trasformata in un prodotto finanziario per il mercato interno dei fondi pensione nel contesto di una concorrenza libera e leale – è questa l’essenza della relazione. Ho votato contro il testo e lo condanno nella maniera più assoluta.

 
  
MPphoto
 
 

  Nuno Melo (PPE), per iscritto. (PT) A fronte del grave problema che si configura nelle tendenze demografiche, ovvero il ribaltamento della piramide demografica che è destinato a divenire realtà e l’allungamento dell’aspettativa di vita – per cui la popolazione rimane in salute e attiva e partecipa alla vita della società per più tempo – è necessario approntare una strategia atta ad incrementare la coesione e la coerenza nel campo delle pensioni. Dinanzi a questa nuova realtà bisogna assumere delle iniziative per ridefinire il futuro dei giovani e degli anziani nonché la solidarietà tra generazioni, contribuendo quindi a garantire un reddito sostenibile, sicuro e adeguato dopo il pensionamento.

 
  
MPphoto
 
 

  Willy Meyer (GUE/NGL), per iscritto. (ES) Ho votato contro questa proposta di risoluzione, in quanto la considero un inaccettabile attacco contro i diritti dei lavoratori. Il documento infatti invoca l’allungamento del periodo di contribuzione, l’innalzamento dell’età pensionabile e la progressiva privatizzazione dei sistemi pensionistici pubblici. Misure di questo genere sono volte ad istituire sistemi pensionistici al servizio degli interessi del settore finanziario e non rappresentano una mossa verso sistemi pensionistici giusti, sostenibili, sicuri e positivi per i cittadini europei. Mi oppongo quindi alla progressiva costruzione di un’Europa antisociale, governata dai mercati e dai poteri finanziari, i quali in definitiva ci hanno fatto piombare nella crisi a causa della loro ambizione e della loro eccessiva ingordigia. È incomprensibile che a questo punto si voglia ricompensarli attraverso la privatizzazione dei sistemi pensionistici pubblici. Inoltre reputo inaccettabile che la risoluzione, enfatizzando l’importanza di assegnare un ruolo di rilievo al dialogo sociale nella riforma delle pensioni, difenda misure antisociali, come l’innalzamento dell’età pensionabile, cui si è opposta la maggioranza degli europei inscenando scioperi generali che hanno avuto un’adesione massiccia.

 
  
MPphoto
 
 

  Louis Michel (ALDE), per iscritto. (FR) Come ha indicato il Commissario Andor, che è responsabile per l’occupazione, gli affari sociali e l’inclusione, il rapporto tra pensionati e popolazione attiva è destinato a dimezzarsi entro il 2060. Pertanto è urgente pensare al futuro dei sistemi pensionistici. Benché la questione ricada nella sfera di competenza degli Stati membri, l’Unione europea non può esimersi dal rendere un contributo alle decisioni che verranno assunte dai governi, in quanto deve garantire un sistema pensionistico adeguato, stabile e sostenibile ai cittadini europei. La garanzia di una pensione adeguata ed appropriata negli Stati membri è un complemento necessario al principio di libera circolazione. La crisi economica e monetaria ha messo in luce la necessità di approntare un approccio integrato, atto a riunire gli aspetti demografici e sociali con gli aspetti economici e finanziari.

 
  
MPphoto
 
 

  Alexander Mirsky (S&D), per iscritto. (EN) Spero che il Parlamento non si limiti semplicemente a produrre relazioni e ad indire votazioni. È necessario analizzare tutti i 27 sistemi pensionistici dell’UE. In tale ambito spero vivamente che saranno messe in luce le gravissime violazioni che vengono perpetrate in Lettonia. Il governo lettone, infatti, cerca invariabilmente di risolvere il problema del deficit di bilancio a discapito delle pensioni. I pensionati in Lettonia sono stati assoggettati alle attività di rischio intraprese dal governo. Nella maggioranza dei casi, oltretutto, essi vivono al di sotto del livello minimo di sussistenza. La situazione si è ulteriormente complicata a causa della decisione assunta dal governo di trattenere i pagamenti al secondo pilastro. Le conseguenze possono essere davvero deleterie. Ho votato a favore del testo nella speranza che la situazione in Lettonia possa essere valutata in maniera indipendente.

 
  
MPphoto
 
 

  Andreas Mölzer (NI), per iscritto. (DE) Nell’Unione europea la prosperità è in costante calo, cosa che diventerà senz'altro evidente quando verranno meno gli ammortizzatori sociali a tutela del mercato del lavoro. Tutti i paesi saranno chiamati ad affrontare i cambiamenti demografici e la correlata mancanza di sostenibilità finanziaria dei sistemi pensionistici. Le pensioni private, che avrebbero dovuto fornire un sostegno sussidiario, non hanno alleviato i sistemi pensionistici, contrariamente a quanto si auspicava, anzi hanno intensificato le pressioni cui sono esposti i regimi nazionali. Partendo da questi presupposti, i cittadini ungheresi, ad esempio, sono stati praticamente costretti a ritornare al sistema statale. In tale ambito si sono innescati dei problemi anche a causa delle promesse non mantenute dei profitti che si sarebbero dovuti materializzare grazie ai fondi pensionistici, come è parso del tutto chiaro nel corso della crisi economica e finanziaria. Solitamente le interferenze dell’UE in tali settori comportano una ridda di problemi, e cito come esempio l’indennità di compensazione delle pensioni, che ha spalancato le porte agli abusi. I regimi pensionistici vengono disciplinati in maniera diversa a seconda dello Stato membro e bisogna continuare in questo modo, motivo per cui respingo senza esitazioni la relazione.

 
  
MPphoto
 
 

  Claudio Morganti (EFD), per iscritto. − Ho voluto esprimere il mio parere positivo alla relazione Oomen-Ruijten sui futuri sistemi pensionistici in Europa, poiché da essa emerge chiaramente un principio che dovrebbe essere sempre un cardine delle azioni e delle iniziative europee: il principio di sussidiarietà. Per rispondere ad una esigenza reale, ovvero ad una nuova valutazione dei sistemi pensionistici europei a seguito di mutate condizioni demografiche, economiche e sociali, si è scelto di lasciare libertà di azione ai singoli Stati Membri, all'interno di un quadro guida generale europeo. Troppo diverse sono le situazioni e le condizioni nei diversi Paesi per pensare di poter tracciare delle comuni regole vincolanti, e ben si è agito quindi nel rispettare un indispensabile principio di sussidiarietà.

 
  
MPphoto
 
 

  Franz Obermayr (NI), per iscritto. (DE) Nell’Unione europea ben presto si capovolgerà la piramide demografica. Gli ultracinquantacinquenni diventeranno il gruppo più numeroso, l’aspettativa di vita continuerà ad aumentare, mentre il tasso di natalità rimarrà basso ed i giovani cominceranno più tardi la loro vita lavorativa. Sappiamo tutti quali saranno le conseguenze: la popolazione sarà eccessivamente vecchia e si acuiranno le strozzature nel finanziamento delle pensioni. A questo punto serve soprattutto una politica più favorevole alla famiglia negli Stati membri – penso, ad esempio, al dimezzamento delle imposte per i nuclei familiari nell’abito delle norme in materia di imposte sul reddito. Il contributo delle famiglie alla salvaguardia del contratto intergenerazionale deve essere tenuto in conto nella legislazione sociale attraverso una riduzione graduale dei contributi previdenziali. Questi aspetti non vengono tenuti affatto in conto o vengono considerati in maniera insufficiente nella relazione. Oltretutto la tanto decantata immigrazione di massa costituisce la modalità sbagliata per proteggere le pensioni. Inoltre la politica sulle pensioni deve rimanere nella sfera di competenza degli Stati membri. Pertanto ho votato contro la relazione.

 
  
MPphoto
 
 

  Wojciech Michał Olejniczak (S&D), per iscritto. – (PL) Nel voto di oggi mi sono espresso a favore della relazione su sistemi pensionistici stabili e sicuri in Europa. In futuro la questione delle pensioni è destinata ad assumere connotazioni problematiche non solo in Polonia, ma nell’intera Unione europea. Nella relazione il Parlamento europeo ha confermato che nei temi che afferiscono alle pensioni gli Stati membri sono responsabili dell’organizzazione dei propri sistemi pensionistici nazionali, mentre le istituzioni dell’UE sosterranno le attività dei paesi membri nel rispetto del principio di sussidiarietà.

Per me una questione molto importante, che è stata affrontata nel testo, riguarda le discriminazioni contro le donne nel contesto dei sistemi pensionistici, un problema che deve essere risolto. Al contempo gli attuali cambiamenti demografici, che provocano l'invecchiamento della popolazione, stanno mettendo a repentaglio l’istituzione delle pensioni statali. Il numero di pensionati continua a crescere, mentre cala l’occupazione nel mercato del lavoro.

Un altro tema importante riguarda i giovani che non riescono a trovare lavoro a causa della situazione che si è venuta a creare nel mercato del lavoro. In proposito è quindi essenziale incrementare l’occupazione e garantirla quanto più possibile.

 
  
MPphoto
 
 

  Alfredo Pallone (PPE), per iscritto. − Ho votato a favore della relazione della collega perche ritengo che, nel rispetto del principio di sussidiarietà, cercare di mettere le basi per un obiettivo importante come quello di un sistema pensionistico comune europeo sia un grande passo avanti verso una vera integrazione socio-politica. Il quadro legislativo è sicuramente complesso ma già il libro bianco sui sistemi pensionistici della Commissione europea offre una direzione verso cui è rivolta l'Unione. La relazione nello specifico mira a stabilire criteri adeguati, sostenibili e sicuri invitando gli Stati Membri al confronto sul tema, a pubblicizzare le proposte create e a coordinarsi per un concreto progetto comune attraverso il metodo del Coordinamento aperto. Stiamo discutendo del pacchetto sulla governance economica a livello UE per riformare il Patto di Crescita e Stabilità e stabilire regole comuni. Nessuno Stato può però prescindere, quando vuole avere le proprie finanze in regole, dalla riforma del sistema pensionistico. Per questo motivo, credo sia logico che avere regole comuni anche in tale ambito renderebbe il controllo e l'attuazione del PCS molto più facile.

 
  
MPphoto
 
 

  Maria do Céu Patrão Neves (PPE), per iscritto. (PT) La relazione sui sistemi pensionistici europei adeguati, sostenibili e sicuri rappresenta un importante passo verso la messa in atto di una politica di coordinamento nell'Unione europea. In realtà, benché la materia rientri nella sfera di competenza degli Stati membri, il sistema pensionistico è direttamente collegato al mercato finanziario, oltre ad essere uno dei settori cui si applica il patto di stabilità e di crescita. Per i motivi di carattere demografico che tutti ben conosciamo bisogna pensare ad una strategia volta ad incrementare la coesione e la coerenza in materia di pensioni. Dobbiamo creare iniziative tese a ridefinire il futuro dei giovani e degli anziani nonché la solidarietà intergenerazionale e tra persone, contribuendo a garantire un reddito sostenibile, sicuro e adeguato dopo il pensionamento. Sussistono differenze marcate tra i vari regimi pensionistici in Europa, ma è importante creare una piattaforma comune, definendo chiaramente la divisione delle responsabilità. In questo modo sarà possibile creare insieme un sistema sostenibile e sicuro, un sistema moderno, che riconosca la libertà di circolazione in Europa, che si basi sull'assunto che la mobilità è essenziale, soprattutto per le generazioni più giovani, e ovviamente che garantisca un mercato del lavoro efficace ed efficiente. Per tutte queste ragioni ho votato a favore del testo.

 
  
MPphoto
 
 

  Rovana Plumb (S&D), per iscritto. (RO) Nel novembre 2009 la Romania aveva 5,54 milioni di pensionati e 5,65 milioni di contribuenti al sistema pensionistico pubblico. Garantire una pensione adeguata e sostenibile ai cittadini dell’Unione ora e in futuro costituisce una priorità per l’UE. Sarà estremamente impegnativo conseguire questi obiettivi in un'Europa che invecchia e gli Stati membri devono prepararsi riformando i propri sistemi pensionistici. Gli Stati membri devono assicurare che le pensioni siano adeguate e devono contrastare le discriminazioni di genere nel mercato del lavoro, in particolare devono ridurre del 10 per cento il divario retributivo entro il 2020. Il sistema pensionistico pubblico deve essere rafforzato a discapito del sistema privato. Non dobbiamo privatizzare il sistema pensionistico pubblico semplicemente per garantire la stabilità dei fondi pensionistici per i pensionati di oggi e di domani.

Benché a livello europeo vi sia la tendenza ad innalzare l'età pensionabile, siffatto incremento deve essere flessibile e deve essere commisurato al settore e alle condizioni di lavoro, tenendo conto anche egli anni di servizio. Deve essere predisposto un supporto attivo per la creazione di occupazione. Anche la qualità del lavoro deve essere migliorata in modo da aumentare il numero di persone in grado di contribuire attivamente al finanziamento delle pensioni future.

 
  
MPphoto
 
 

  Frédérique Ries (ALDE), per iscritto. (FR) Rendere sostenibili i sistemi pensionistici rappresenta una delle principali sfide che la classe politica deve affrontare se vuole preservare il benessere comune e la pace sociale. Benché le competenze europee siano limitate in questo ambito, il Parlamento europeo si è giustamente espresso in modo da dare un seguito al libro verde della Commissione. A tal fine è stata adottata l’esaustiva relazione dell'onorevole Oomen-Ruijten, che conferma la necessità di riformare i sistemi pensionistici a fronte della tendenza sfavorevole nel rapporto tra numero di ultrasessantacinquenni e popolazione attiva. Inoltre la risoluzione è in linea con la recente indagine dell'Eurobarometro, che ha mostrato la saggezza e la maturità dei cittadini europei, il 73 per cento dei quali infatti prevede di dover lavorare più a lungo e di dover risparmiare di più per la vecchiaia. L'idea predominante del prolungamento della vita lavorativa oltre i 65 anni ha prevedibilmente suscitato reazioni contrastanti tra l'opinione pubblica. Ad ogni modo, alla fin fine si intravedono anche elementi positivi, in quanto dovranno essere necessariamente attivate anche altre leve. Nel caso del mio paese, il Belgio, in cui il tasso di disoccupazione tra i lavoratori anziani è tra i più bassi dell'Unione europea, è assolutamente urgente incoraggiare i lavoratori belgi a rimanere più a lungo nel mercato del lavoro.

 
  
MPphoto
 
 

  Crescenzio Rivellini (PPE), per iscritto. − Si è votata, oggi, in Plenaria la relazione sui "Sistemi pensionistici adeguati, sostenibili e sicuri in Europa". La Commissione, tenuto conto dell'evoluzione demografica e degli effetti della crisi economica e finanziaria, ha ritenuto che per modernizzare le politiche pensionistiche convenga agire in maniera coordinata su: adeguamento dei regimi pensionistici, sostenibilità, equilibrio tra la durata della vita professionale e la durata della pensione, soppressione degli ostacoli alla mobilità, maggiore trasparenza dei regimi pensionistici e protezione della solvibilità.

Con la presente relazione si vuole riconoscere e mantenere le responsabilità di ognuno, al fine di creare un sistema sostenibile, sicuro e in grado di assicurare una pensione adeguata a livello di Stati membri. Un sistema moderno che riconosca soprattutto che la nuova generazione ha bisogno di mobilità e che possa offrire soluzioni non solo per il momento presente ma anche per il prossimo futuro.

 
  
MPphoto
 
 

  Raül Romeva i Rueda (Verts/ALE), per iscritto. (ES) Benché grazie al voto sia stato possibile integrare alcuni elementi che attengono alla coscienza sociale, permangono degli aspetti negativi che mi hanno indotto ad astenermi nella votazione finale. Mi riferisco, ad esempio, al paragrafo 21, in cui si chiede agli Stati membri di ampliare l'accesso dei cittadini ai programmi privati di risparmio.

 
  
MPphoto
 
 

  Licia Ronzulli (PPE), per iscritto. − I sistemi pensionistici europei versano in uno stato sempre più allarmante. Bisogna agire subito, far sì che uomini e donne abbiano pari opportunità, tutelare chi decide di andare in pensione oggi e, allo stesso tempo, proteggere chi nel mercato del lavoro sta solo ora muovendo i primi passi. In Europa le donne continuano a guadagnare in media il 18% in meno rispetto agli uomini. Il principale effetto di tale disparità salariale emerge nell’età pensionabile: avendo percepito un reddito minore nell'arco della vita attiva, le donne hanno anche pensioni inferiori. Di conseguenza le donne sono più colpite degli uomini dalla povertà persistente. Soprattutto in tempi di crisi occorre integrare la prospettiva di genere in tutte le politiche, adottando misure nazionali condivise e coordinate a livello europeo. Ho votato a favore della relazione Oomen-Ruijten perché ritengo che sia un buon compromesso in grado di sostenere il dialogo tra Stati membri e Istituzioni europee sulla modernizzazione dei sistemi pensionistici.

 
  
MPphoto
 
 

  Oreste Rossi (EFD), per iscritto. − Siamo favorevoli alla relazione sul Libro verde verso sistemi pensionistici adeguati, sostenibili e sicuri in Europa, in quanto la Commissione europea si propone di aiutare gli Stati membri senza togliere competenza ai singoli Paesi, che devono valutare il collegamento tra l'aspettativa di vita e l'età del pensionamento obbligatorio. Si pone anche l'obiettivo di rimuovere gli ostacoli alla mobilità transfrontaliera e di istituire l'Autorità europea delle assicurazioni e delle pensioni aziendali, competente di creare un coordinamento in situazione di emergenza e di sostenere gli stati membri.

 
  
MPphoto
 
 

  Daciana Octavia Sârbu (S&D), per iscritto. (RO) I 27 Stati membri dell'Unione europea hanno sistemi pensionistici diversi. Tuttavia, visto che la piramide demografica si è rovesciata e che l’aspettativa di vista si è allungata, è necessario approntare una strategia europea tesa a rafforzare la coesione e la coerenza delle pensioni nell'Unione europea. Bisogna, però, tenere conto delle inadeguatezze che sono emerse nella mobilità del lavoro tra i diversi Stati membri. Vi sono casi in cui i diritti pensionistici non vengono trasferiti in maniera appropriata tra i diversi paesi membri. Dobbiamo quindi incoraggiare la cooperazione tra Stati membri.

D'altro canto, abbiamo il dovere morale di salvaguardare i diritti dei cittadini di godersi una pensione idonea a garantire loro una vita decorosa.

 
  
MPphoto
 
 

  Peter Skinner (S&D), per iscritto. (EN) Condivido gli obiettivi generali della relazione, in quanto vertono fondamentalmente sulla creazione di un approccio sostenibile in relazione al sistema pensionistico. L'esercizio normativo che viene delineato nel libro verde spingerà le autorità di vigilanza ad imprimere un'accelerazione nella loro opera, conferendo la necessaria coerenza al fine di mantenere sicuro e sostenibile il sistema pensionistico.

Tuttavia, visto l'attuale diversità nei sistemi pensionistici negli Stati membri anche in termini di campo d'azione e di livello nella corresponsione delle pensioni, è importante che la Commissione persegua il desiderio del Parlamento, non imponendo norme di capitale analoghe alle norme che vigono nel settore assicurativo e bancario. Le pensioni devono essere mantenute distinte dalle norme sull'adeguatezza del capitale.

Alla luce di tali presupposti, è assolutamente importante garantire un approccio europeo, considerando che le tendenze demografiche costringeranno le generazioni future a farsi carico di programmi costosi ed eccessivamente saturi, mentre le generazioni più anziane andranno incontro alla povertà.

 
  
MPphoto
 
 

  Alyn Smith (Verts/ALE), per iscritto. (EN) Signor Presidente, sono molti gli aspetti positivi di questa relazione. Però, considerandola nel complesso, non posso sostenerla. È giusto che l'Assemblea si occupi della corresponsione delle pensioni che fa capo ai governi degli Stati membri, ed è giusto condividere le migliori prassi. Tuttavia, non ho potuto sostenere la relazione, perché non credo che l'Unione europea debba trascendere il proprio ruolo di condivisione delle informazioni in materia di pensioni. Le autorità competenti in materia di pensioni, e per tutte le questioni di natura sociale, sono le autorità nazionali o locali, non noi. Questa relazione d'iniziativa invoca un ruolo eccessivamente centralizzato, che non credo possa funzionare o apportare un valore aggiunto.

 
  
MPphoto
 
 

  Bart Staes (Verts/ALE), per iscritto. (NL) Il problema del progressivo invecchiamento della popolazione ci colpisce duramente in un contesto in cui, a causa della crisi, gli Stati membri stanno operando una politica di tagli. Non dobbiamo, però, consentire che il problema dell'invecchiamento della popolazione scateni una nuova crisi europea del debito. Gli Stati membri che stanno risparmiando dovrebbero continuare su questa linea senza esitazioni. La risoluzione enfatizza che il primo pilastro del sistema pensionistico è il pilastro principale, presupponendo quindi un bilancio nazionale sano e calibrato. Inoltre, va da sé che un reddito costante rappresenta una salvaguardia contro la povertà. Sono lieto che siano stati riconosciuti i diritti alla pensione per le donne e che sia stata assegnata una maggiore enfasi all'uguaglianza di genere, riconoscendo al contempo che non devono essere consentite discriminazioni contro le persone anziane. La risoluzione inoltre conferisce un'attenzione appropriata alla trasferibilità dei contributi pensionistici maturati. Oggigiorno nessuno lavora per la stessa azienda, o nel proprio paese, per tutta la vita. È fondamentale, in un'Europa unita, che i cittadini possano trasferire i propri contributi. Il Parlamento europeo pertanto chiede alla Commissione europea di coordinare meglio la portabilità delle pensioni a livello europeo.

 
  
MPphoto
 
 

  Silvia-Adriana Ţicău (S&D), per iscritto. (RO) La relazione dell'onorevole Oomen-Ruijten sul libro verde intitolato "Verso sistemi pensionistici europei adeguati, sostenibili e sicuri" rende un contributo importante al dibatto sul futuro dei sistemi pensionistici europei. Gli Stati membri devono varare dei provvedimenti per garantire pensioni adeguate ai propri cittadini. Infatti l’Assemblea li esorta ad istituire sistemi pensionistici più adeguati per assicurare un tenore di vita decoroso per tutti, assegnando un'attenzione particolare alle categorie più vulnerabili della società. Ho votato a favore del punto 24, che chiede agli Stati membri di incoraggiare i lavoratori più anziani a lavorare di più concedendo incentivi fiscali e previdenziali.

Con il mio voto ho voluto inoltre sostenere e favorire la riconciliazione del lavoro e della pensione e l'attuazione di misure dissuasive in modo che per le imprese sia più difficile licenziare le persone più anziane.

Ho votato contro l'innalzamento dell'età pensionabile, poiché ritengo che le persone oltre una certa età che vogliono e che possono lavorare siano incoraggiate e non costrette a lavorare, soprattutto in un momento in cui il tasso di disoccupazione nell'UE a 27 è del 10 per cento ed arriva al 20 per cento tra i giovani.

 
  
MPphoto
 
 

  Georgios Toussas (GUE/NGL), per iscritto. (EL) Il libro verde della Commissione europea sui sistemi pensionistici europei adottato oggi con la relazione dell’alleanza dei rappresentanti politici del capitale al Parlamento europeo (social-democratici, conservatori e liberali) è una mostruosità contro il proletariato. È stato concepito come fondamento del nuovo patto per la competitività dell’Unione europea contro il proletariato nell’intento di demolire i sistemi previdenziali europei, sostituendoli con assicurazioni personali private e trasformandoli così in una nuova vacca da mungere a discapito dei lavoratori e a beneficio del capitale. In pratica, verrebbe abolita la spesa pubblica per la previdenza sociale, le pensioni e lo Stato sociale. Il sistema a tre pilastri riduce la pensione statale ad un sussidio per i poveri, spalancando le porte al cosiddetto terzo pilastro dell’assicurazione privata. Si chiede di innalzare l’età pensionabile a seconda dell’aspettativa di vita, in altre parole si chiede alla popolazione di lavorare fino alla morte. Il partito comunista greco ha votato contro questo documento deleterio contro la classe lavoratrice dell’UE sui sistemi pensionistici europei. Dinanzi a siffatti sviluppi invochiamo con urgenza una sollevazione di massa per fermare queste misure anti assicurative e questo nuovo attacco selvaggio ordito dal capitale e dai governi borghesi nell’ambito del nuovo patto per la competitività dell’Unione europea.

 
  
MPphoto
 
 

  Thomas Ulmer (PPE), per iscritto. (DE) Ho votato a favore della relazione Oomen-Ruijten sul libro verde in materia di sistemi pensionistici. Secondo l’unione social-democratica tedesca, l’esito dei negoziati è adeguato e costituisce una base appropriata per il successivo libro bianco. Guardando al futuro, è necessario salvaguardare le pensioni tedesche da lavoro, la durata degli anni di servizio e la tutela contro il rischio di bancarotta rispetto agli impegni esistenti. Le pensioni da lavoro non devono assolutamente essere trasferite all’interno di un sistema europeo obbligatorio.

 
  
MPphoto
 
 

  Viktor Uspaskich (ALDE), per iscritto. (LT) Sono lieto che la relatrice riconosca le differenze significative che caratterizzano i sistemi pensionistici europei ed il fatto che i cittadini di alcuni Stati membri – ad esempio, i lituani – siano oberati anche da problemi supplementari. La vita per i pensionati nel mio paese non è facilissima. Ultimamente è diventata ancora più difficile, basti pensare che l’anno scorso la pensione mensile in Lituania è stata ridotta del 5 per cento. È giunto il momento di smetterla di applicare due pesi e due misure. In alcuni paesi europei, come il mio, il governo afferma che la crisi è finita e che l’economia sta gradatamente tornando a crescere. Però, al momento di assumere misure concrete, i nostri dirigenti politici dichiarano di non essere in grado di trovare le risorse necessarie per ripristinare il livello delle pensioni. All’improvviso asseriscono che la crisi non è ancora terminata. Nella riforma dei sistemi pensionistici la sostenibilità finanziaria occupa un posto di primo piano, ma è altrettanto importante garantire un reddito adeguato. Non si può conseguire una sostenibilità autentica senza pensioni decorose. L’invecchiamento della società e le pressioni finanziarie denotano un cambiamento in atto nel mercato del lavoro. È necessario tenerne conto nella riforma dei sistemi pensionistici. Se si riesce a raggiungere un equilibrio tra flessibilità e sicurezza nel mercato del lavoro, si favorisce l’adattabilità dell’economia e quindi si contribuisce a garantire pensioni sostenibili, sicure e giuste.

 
  
MPphoto
 
 

  Peter van Dalen (ECR), per iscritto. (NL) L’Europa e le pensioni adesso rappresentano una questione delicata. Diversi Stati membri si stanno adoperando per ridurre il debito nazionale, legando i fondi pensione al proprio debito. Il Cancelliere Merkel ed il Presidente Sarkozy hanno già affermato chiaramente che intendono centralizzare le pensioni nei propri piani per un’Europa unica e governata centralmente. Personalmente sono contro qualsiasi disciplina delle pensioni a livello europeo. I sistemi pensionistici sono strutturati diversamente nei vari paesi membri. Sono pressoché incomparabili. Inoltre i sistemi pensionistici dei singoli Stati membri variano in maniera considerevole in termini di entità, affidabilità e vigilanza. Non voglio che il solido sistema pensionistico olandese sia compromesso a causa del caos che regna in alcuni Stati membri.

Ad ogni modo, reputo opportuna la condivisione di informazioni tra i vari paesi in materia di sistemi pensionistici. Ogni paese deve impegnarsi ad affrontare i propri problemi avvalendosi di tale mezzo. Nello specifico penso, ad esempio, ai ricercatori universitari, che si spostano da uno Stato membro all’altro. In questo caso le autorità fiscali prelevano imposte aggiuntive sulle pensioni che questi lavoratori hanno accumulato altrove. Deve essere posto immediatamente fine a questo eccesso, ma senza dover per forza adeguare l’intero sistema ad un modello europeo.

 
  
MPphoto
 
 

  Derek Vaughan (S&D), per iscritto. (EN) Ho votato a favore di questa relazione che sollecita gli Stati membri a garantire pensioni sostenibili in vista delle sfide costituite dall’invecchiamento della società e dalle pressioni sulla spesa cui si assiste in tutta l’Unione europea. Sono lieto che la relazione riconosca che non esiste un approccio universale in materia di pensioni per gli Stati membri, ma che l’Unione deve ovviamente conferire un valore aggiunto, condividendo idee e assicurando un coordinamento.

L’inclusione del debito privato nella valutazione sulla sostenibilità delle finanze pubbliche non deve figurare nella relazione, in quanto le attuali condizioni del mercato non consentono una valutazione di questo genere. Inoltre, applicando i requisiti di capitale alle pensioni, potrebbero potenzialmente lievitare i costi, senza intensificare la sicurezza per le pensioni da lavoro alimentate dai datori di lavoro. Si tratta di un elemento che non deve diventare obbligatorio laddove esiste già un sistema di tutela. Ad esempio, il fondo di protezione delle pensioni che vige nel Regno Unito, e che era stato istituito dal precedente governo laburista, già prevede un livello di protezione per gli aderenti e per i beneficiari dei programmi pensionistici.

I miei colleghi laburisti ed io continueremo ad adoperarci affinché i cittadini che affidano i propri risparmi allo Stato, al proprio datore di lavoro o a programmi privati possano avvalersi di una tutela pensionistica autentica in modo da sentirsi sicuri al momento del pensionamento.

 
  
MPphoto
 
 

  Iva Zanicchi (PPE), per iscritto. − Onorevoli colleghi, ho espresso voto favorevole alla relazione della collega Oomen-Ruijten, pur ritenendo che il testo votato sia troppo prudente nel segnalare ripetute volte l'importanza del principio di sussidiarietà. Credo tuttavia che questa relazione, in attesa dell'imminente pubblicazione del Libro bianco della Commissione, possa permettere la prosecuzione di un efficace lavoro di cooperazione tra gli Stati membri e le Istituzioni comunitarie sul difficile tema della modernizzazione dei sistemi pensionistici in Europa.

 
  
  

Proposta di risoluzione B7-0094/2011

 
  
MPphoto
 
 

  Luís Paulo Alves (S&D), per iscritto. (PT) Ho votato a favore di questa proposta di risoluzione, in quanto credo che i negoziati di adesione con la Croazia potrebbero concludersi nella prima metà del 2011, purché siano perseguite le necessarie riforme. A tal fine, la Croazia nell’ultima fase deve adoperarsi al massimo per rafforzare l’amministrazione pubblica e la magistratura, per compiere dei progressi nella lotta contro la corruzione, per garantire una cooperazione piena con il Tribunale penale internazionale sulla ex Iugoslavia, per continuare il processo di privatizzazione e per adottare piani di ristrutturazione. Inoltre ho votato a favore della risoluzione, in quanto il testo raccomanda l’attuazione di un accordo di arbitrato tra la Croazia e la Slovenia sulla questione dei confini ed in ragione dei progressi compiuti verso la risoluzione delle controversie bilaterali, come la questione dei confini con la Serbia, il Montenegro e la Bosnia-Erzegovina. Benché la Croazia debba ancora chiudere i negoziati su sei capitoli politici dell’acquis comunitario, i risultati positivi conseguiti nel 2010 possono costituire il presupposto affinché le autorità croate compiano gli ultimi sforzi per completare il processo negoziale.

 
  
MPphoto
 
 

  Laima Liucija Andrikienė (PPE), per iscritto. (LT) Ho votato a favore di questa proposta di risoluzione sulla relazione 2010 sui progressi compiuti dalla Croazia. Con questo documento il Parlamento conferma che la Croazia ha conseguito progressi significativi nei colloqui sull’integrazione nell’Unione europea. Come si afferma nel testo, i negoziati di adesione con la Croazia possono essere portati a termine entro la prima metà del 2011, purché siano perseguite con determinazione le necessarie riforme, in particolare rafforzando la pubblica amministrazione e il sistema giudiziario, continuando a combattere la corruzione, assicurando la sostenibilità del ritorno dei rifugiati e la piena cooperazione con il Tribunale penale internazionale per l'ex Iugoslavia (ICTY), portando avanti il processo di privatizzazione e adottando piani di ristrutturazione dei cantieri navali in difficoltà. Si tratta di condizioni molto importanti la cui ottemperanza o perlomeno dei progressi significativi in questi ambiti dimostrerebbero l’impegno e la volontà del paese verso l’adesione all’UE.

 
  
MPphoto
 
 

  Zigmantas Balčytis (S&D), per iscritto. (LT) Condivido questa proposta di risoluzione, attraverso la quale il Parlamento europeo sostiene l’adesione della Croazia all’Unione europea, che presuppone una dimensione sia europea che regionale e che potrebbe incoraggiare gli altri paesi dei Balcani occidentali ad avviare e ad attuare le riforme connesse all’adesione. I negoziati con la Croazia hanno registrato progressi significativi, ma devono ancora essere completati. La Croazia deve progredire in maniera decisa verso la risoluzione delle controversie bilaterali con i paesi confinanti, come la Serbia, il Montenegro e la Bosnia-Erzegovina, affinché tali dispute non diventino un ostacolo ad un ulteriore allargamento dell’Unione europea una volta che la Croazia avrà aderito.

 
  
MPphoto
 
 

  Elena Băsescu (PPE), per iscritto. (RO) Ho votato a favore della relazione sui progressi compiuti dalla Croazia, poiché il processo di adesione all’UE evidenzia che la situazione in questo ambito è notevolmente migliorata. Il rispetto dei diritti fondamentali, la situazione dei rifugiati e la privatizzazione della cantieristica costituiscono i capitoli su cui si sono registrati i maggiori progressi. A questo punto esprimo apprezzamento per l’attuazione dell’accordo di pace e di tutto quanto esso comporta. Inoltre la cooperazione con il Tribunale penale internazionale per l’ex Iugoslavia è cruciale per la positiva conclusione dei negoziati. Spero che in futuro le autorità croate consentano agli inquirenti di accedere ai documenti di cui essi necessitano. Una delle questioni indicate nel testo riguarda i processi sui crimini di guerra. Coloro che sono stati assicurati alla giustizia o non sono stati condannati oppure sono state comminate loro pene elusive. É assolutamente fondamentale che il sistema giudiziario funzioni in modo corretto in tutti i paesi candidati.

Il retaggio del conflitto che si è consumato negli anni ’90 e la mancanza di rispetto per i diritti delle minoranze sono inaccettabili per un futuro Stato membro. È opportuno quindi intervenire a livello legislativo in questo ambito. La Presidenza ungherese intende completare i negoziati entro la prima metà del 2011, e questo intento è lodevole. La Croazia potenzialmente può tagliare il traguardo entro i tempi stabiliti. L’adesione di questo paese è destinata a mandare un segnale positivo nella regione, riaffermando la credibilità dell’Unione europea in relazione alla condizionalità del processo. Per concludere, ribadisco il pieno sostegno della Romania all’adesione della Croazia all’Unione europea.

 
  
MPphoto
 
 

  Sebastian Valentin Bodu (PPE), per iscritto. (RO) La relazione sui progressi compiuti dalla Croazia nel 2010 mostra la determinazione del governo di Zagabria di ottemperare ai criteri di adesione all’Unione europea. Tuttavia, l’UE si trova alle prese con una situazione senza precedenti, in quanto la maggioranza dei cittadini croati non ritiene che l’adesione sia positiva per il paese, il che contrasta con l’ondata di ottimismo tra la popolazione dei paesi dell’Europa centro-occidentale che hanno aderito nelle ultime due tornate. La relazione sul 2010 mette in luce le preoccupazioni delle istituzioni UE in merito a siffatta situazione. Per tale motivo è stato rivolto un appello alle autorità e alla società civile affinché si adoperino per spiegare ai croati che l’adesione avrà un impatto positivo per il paese. Esprimo apprezzamento per gli sforzi profusi dalle autorità croate e per l’ambizione di cui hanno dato prova al fine di concludere i negoziati di adesione nella prossima primavera.

Possiamo solo congratularci con la Croazia, in quanto un paese che era uscito devastato da un lungo conflitto è riuscito a compiere progressi ragguardevoli verso l’attuazione dell’acquis comunitario. Inoltre ogni possibile voce in merito ad un ipotetico rinvio dell’adesione della Croazia può solamente essere accolto come un commento privo di importanza e dettato dalla superficialità.

 
  
MPphoto
 
 

  Antonio Cancian (PPE), per iscritto. − Ho votato convintamente a favore di questa relazione perché ritengo che la Croazia stia correttamente proseguendo nell'attuazione delle necessarie riforme per aderire all'Unione europea. A livello economico, penso che la Croazia sia pronta per confrontarsi con gli altri paesi dell'Unione europea. Infatti, nonostante la crisi globale, essa è riuscita a mantenere una certa stabilità macroeconomica, in particolar modo grazie allo sviluppo delle infrastrutture dei servizi e del turismo. Ritengo che il paese debba essere stimolato a sfruttare al meglio le proprie risorse, in particolare la sua posizione geografica, strategica per i collegamenti tra Europa occidentale e Balcani, tra Europa centrale, Mare Adriatico e Mediterraneo. L'ulteriore sviluppo delle infrastrutture potrebbe fornire enormi potenzialità al paese. In quest'ottica, sta dando buoni frutti la collaborazione con l'Unione europea per la realizzazione delle sezioni delle TEN-T, TEN-E ed e-TEN che interessano anche il territorio croato e che potrebbero essere sviluppate in un sistema di PPP e in collaborazione totale con l'UE. I negoziati si chiuderanno nel primo semestre 2011, dove verrà chiuso il processo di adesione. Sono fiducioso che questa scadenza sarà rispettata.

 
  
MPphoto
 
 

  Maria Da Graça Carvalho (PPE), per iscritto. (PT) Esprimo apprezzamento per i notevoli progressi che sono stati compiuti dalla Croazia, la quale ha ottemperato alle condizioni necessarie per concludere i negoziati di adesione. Credo fermamente che la pronta adesione del paese contribuirà ad incoraggiare il resto dei paesi dei Balcani occidentali ad attuare le riforme previste per l’adesione. Accolgo con favore gli sforzi profusi dal governo croato, il quale ha assunto una posizione forte verso ogni forma di corruzione, ma chiedo alle autorità croate di rafforzare ulteriormente le capacità amministrative degli organismi preposti alla lotta contro la corruzione, favorendo una cultura di responsabilità politica. Sono lieta per i progressi conseguiti nel settore dei diritti delle donne e della parità di genere, in quanto circa il 25 per cento dei seggi in parlamento e quasi la metà delle posizioni amministrative nel settore pubblico saranno riservati alle donne, il che denota i progressi compiuti verso la parità di genere. Tuttavia, la percentuale di donne che occupano posizioni di responsabilità nella sfera economica rimane basso e persistono le differenze in termini di retribuzioni. Chiedo quindi che sia intensificata la promozione attiva della partecipazione delle donne negli organismi decisionali economici e politici e che sia messa in atto senza indugi la legge sulla parità di genere, in cui figura anche il principio di parità di retribuzione.

 
  
MPphoto
 
 

  Daniel Caspary, Ingeborg Gräßle, Elisabeth Jeggle, Andreas Schwab, Thomas Ulmer e Rainer Wieland (PPE), per iscritto. (DE) Sosteniamo pienamente la pronta adesione della Croazia all’Unione europea. I cittadini croati nutrono grandi aspettative sull’adesione. Ad ogni modo, siffatte aspettative possono essere soddisfatte solo se la Croazia è davvero pronta ad aderire e se tutti i criteri verranno ottemperati. Il paese ha già compiuto dei progressi in questo processo, molti più di quanti ne avevano compiuti altri paesi che ora sono membri dell’Unione europea.

La relazione sui progressi compiuti redatta dalla Commissione mostra chiaramente, però, che in alcuni settori c’è ancora del lavoro da compiere. Ad ogni modo vi sono motivi di credere che i negoziati di adesione potranno essere portati a termine presto – senza peraltro sollevare aspettative a seguito della decisione di oggi. La precisione per noi è più importante della rapidità e la garanzia di un’attuazione affidabile prevale sulle promesse. Non dobbiamo ripetere gli errori che abbiamo commesso in passato. Altrimenti non agiremo negli interessi dell’Unione europea, della Croazia e del suo popolo. Oggi pertanto ci siamo astenuti nella votazione su questo testo.

 
  
MPphoto
 
 

  Edite Estrela (S&D), per iscritto. (PT) Ho votato a favore della proposta di risoluzione sulla relazione sui progressi compiuti dalla Croazia nel 2010, poiché ritengo che i negoziati di adesione all’Unione europea possano essere completati entro giugno del 2011, purché siano perseguiti gli sforzi verso la riforma. Sono a favore dell’ampliamento a condizione, però, che i paesi candidati ottemperino ai criteri previsti. Più paesi entrano a far parte del progetto europeo, meglio è per l’Unione europea e per i suoi cittadini, che potranno così godere di uno spazio unico di pace, libertà, democrazia, progresso e benessere.

 
  
MPphoto
 
 

  Diogo Feio (PPE), per iscritto. (PT) La Croazia sta ottemperando ai criteri di adesione con innegabile successo e si sta adoperando per continuare lungo questa strada, nonostante le difficoltà aggiuntive con cui si trova alle prese nell'attuale situazione internazionale. Il paese funge da esempio a tutti i paesi che vogliono entrare a far parte dell'Unione europea. Tuttavia, non posso esimermi dal rilevare che, stando agli ultimi sondaggi, i croati nutrono dubbi sulla futura adesione del paese e sono critici rispetto all'operato dell'Unione europea. Invece di mettere in discussione le opinioni del popolo croato, tali dubbi dovrebbero dar luogo ad un'attenta riflessione sulle modalità di gestione dell'Unione. Trovo inoltre deprecabile che, nella proposta di risoluzione, la relatrice abbia deciso di esprimere opinioni su temi quali l'orientamento sessuale e la relativa tutela costituzionale, che oltre a non avere nulla a che vedere con le vere questioni sul tappeto, devono rimanere di competenza esclusiva degli Stati membri.

 
  
MPphoto
 
 

  José Manuel Fernandes (PPE), per iscritto. (PT) Questa proposta di risoluzione verte sui progressi compiuti dalla Croazia verso l'adesione all'Unione europea, un impegno che il Parlamento europeo si è assunto e per cui non sono stati risparmiati gli sforzi diplomatici. Esprimo apprezzamento per i progressi compiuti nei negoziati di adesione, che devono essere portati a termine entro la prima metà del 2011, e per l'operato svolto dalla Commissione verso gli altri paesi dei Balcani occidentali che intendono aderire.

Trovo deprecabile che il parlamento ed il governo croati non abbiano compiuti i progressi attesi sugli emendamenti costituzionali, ossia in merito alla decentralizzazione e alla riforma dell'amministrazione pubblica, in particolare tale comparto deve essere de-politicizzato, deve condotta una lotta efficace contro la corruzione e deve essere sostenuta la libertà di stampa. Spero che tutti i problemi indicati nella relazione siano risolti o perlomeno attenutati in modo che l'adesione sia rapida e possa fungere da catalizzatore per l'adesione dei paesi limitrofi.

 
  
MPphoto
 
 

  Ilda Figueiredo (GUE/NGL), per iscritto. (PT) Per quanto concerne la relazione è importante rilevare che la maggioranza dei deputati al Parlamento europeo ha preso atto con dispiacere del fatto che, stando all'Eurobarometro, la maggior parte dei croati pensa che l'adesione all'UE non apporterà loro alcun beneficio. Che cosa si può fare per contrastare siffatta percezione? La risposta, come sempre, consiste nell'intensificare la propaganda, cercando di manipolare la realtà dell'Unione europea.

Vengono quindi spiattellati gli stessi vecchi dogmi neoliberisti: la riduzione dell'intervento statale nell'economia e la creazione di un mercato aperto e competitivo mediante la distruzione dei servizi pubblici, cambiando le relazioni industriali a favore del capitale dietro il pretesto della loro "rigidità" e sbarazzandosi della sovranità e del progetto indipendente per lo sviluppo della Croazia.

Infine la relazione indica chiaramente chi ha tratto vantaggio dall'aggressione della NATO e dalla disgregazione della Iugoslavia. La Croazia infatti si trova in una posizione privilegiata: è un corridoio di grande importanza per i trasporti per i mercati delle importazioni e delle esportazioni verso l'est e dell'estremo oriente. Chiaramente l'adesione all'Unione europea non punta a promuovere il diritto allo sviluppo della Croazia e del suo popolo, ma punta soprattutto a conferire vantaggi alle grandi potenze e ai loro gruppi economici.

 
  
MPphoto
 
 

  Lidia Joanna Geringer de Oedenberg (S&D), per iscritto. – (PL) Ultimamente la Croazia ha compiuto considerevoli progressi verso l'adesione all'UE e probabilmente presto diventerà il ventottesimo Stato membro dell'Unione europea. Nel 2010 i negoziatori dell'UE e della Croazia hanno chiuso 11 capitoli, arrivando ad un totale di 28 (sui previsti 35). I risultati conseguiti l'anno scorso mostrano enfaticamente la determinazione della Croazia a continuare nelle riforme e presto i suoi cittadini toccheranno con mano i benefici dell'adesione all'Unione europea. Nel corso dell'ultima riunione tra Unione e ministri croati, che si è svolta il 22 dicembre 2010 a Bruxelles, i negoziatori hanno chiuso tre importanti capitoli, ossia quelli riguardanti la giustizia, la libertà e la sicurezza, la politica estera, di sicurezza e di difesa e l'ambiente. La chiusura di questi capitoli indica che il sistema giuridico della Croazia è stato rafforzato e che sono stati compiuti dei progressi in diverse aree simultaneamente, ad esempio si è intensificata la cooperazione tra la Croazia e la comunità internazionale in relazione alle missioni militari e agli affari civili (politica estera, di sicurezza e di difesa) ed è stata conseguita la garanzia di una migliore qualità dell'aria e dell'acqua per la popolazione croata (ambiente).

I negoziati sull'adesione della Croazia all'Unione europea erano stati avviati nell'ottobre 2005. Nonostante alcuni problemi logistici, l'adesione della Croazia viene ampiamente supportata dagli Stati membri e molti si aspettano dei progressi rapidi verso la chiusura dei sette restanti capitoli entro la fine del 2011.

 
  
MPphoto
 
 

  Robert Goebbels (S&D), per iscritto. (FR) Ho votato a favore della proposta di risoluzione. La Croazia ha chiaramente un posto nell'Unione europea. Tuttavia, non voterò a favore della piena adesione se non sarà incrementato sostanzialmente il bilancio dell'Unione. Non è possibile mettere in atto un altro allargamento senza prevedere fondi supplementari per l'Unione.

 
  
MPphoto
 
 

  Bruno Gollnisch (NI), per iscritto. (FR) Il mio voto sulla proposta di risoluzione della commissione per gli affari esteri del Parlamento sui progressi compiuti dalla Croazia verso l'adesione esprime una mancanza di fiducia rispetto ai benefici offerti dall'Unione europea. Come indicano i sondaggi, la mia posizione coincide con la percezione della maggioranza dei croati. É deplorevole che le autorità di un paese che ha conquistato l'indipendenza e la sovranità a seguito di un terribile conflitto si siano adoperate senza sosta affinché la nazione sia assoggettata ad un giogo straniero contro il volere dell'opinione pubblica. Avevo votato contro il trattato di Maastricht. Avevo votato contro la costituzione europea. Avrei votato contro il trattato di Lisbona se il mio governo avesse avuto il coraggio di sottoporlo allo scrutinio del popolo francese. Spero che i croati verranno consultati direttamente sull'adesione del loro paese e che la loro volontà sia rispettata, diversamente da quanto è accaduto per il popolo francese, irlandese e olandese. Non mi è stato proprio possibile votare a favore della risoluzione in cui oltretutto si deplora il fatto che il destino delle minoranze che praticano delle devianze sessuali non rappresenti una preoccupazione centrale, che invoca una propaganda intensa per sovvertire l'esito negativo dei sondaggi e che favorisce gli stessi errori economici commessi nei nostri paesi.

 
  
MPphoto
 
 

  Sylvie Guillaume (S&D), per iscritto. (FR) Ho votato a favore della proposta di risoluzione sui progressi compiuti dalla Croazia, che conferma gli sforzi profusi da questo paese in relazione all’imminente adesione all'Unione europea. Infatti l'adesione della Croazia presenta diversi vantaggi, come il consolidamento della pace e della stabilità nella regione balcanica ed il rafforzamento della posizione dell'Unione europea nella regione. Il testo che abbiamo adottato solleva altresì delle questioni che permangono problematiche e su cui la Croazia deve continuare a lavorare, ad esempio nella lotta contro la corruzione, che rimane una delle principali piaghe che affliggono il paese, ed il sostegno ai rifugiati, che è ancora inadeguato. Spero che la Croazia continui lungo questa strada positiva.

 
  
MPphoto
 
 

  Juozas Imbrasas (EFD), per iscritto. (LT) Ho votato a favore di questa proposta di risoluzione sulla relazione sui progressi compiuti nel 2010 dalla Croazia, perché con questo testo il Parlamento europeo conferma che la Croazia ha compiuto dei progressi nei colloqui sull'integrazione nell'Unione europea. I negoziati di adesione con la Croazia possono essere completati assai velocemente, purché continuino ad essere perseguite e attuate con determinazione le necessarie riforme. Bisogna continuare a rafforzare la pubblica amministrazione e la magistratura, combattere la corruzione, garantire la sostenibilità del rimpatrio dei rifugiati e cooperare pienamente con il Tribunale penale internazionale per la ex Iugoslavia (ICTY) e via dicendo. Inoltre il governo croato deve urgentemente affrontare le debolezze strutturali dell'economia ed assegnare un'attenzione maggiore alla cooperazione regionale al fine di risolvere le questioni bilaterali con i paesi limitrofi. La debita attuazione o perlomeno dei progressi significativi in questi settori dimostreranno e rafforzeranno la disponibilità e le opportunità della Croazia a divenire uno Stato membro. L'adesione del paese incoraggerebbe gli altri paesi dei Balcani occidentali ad avvicinarsi maggiormente e più rapidamente verso l'adesione all'Unione europea.

 
  
MPphoto
 
 

  Giovanni La Via (PPE), per iscritto. − Egregio Presidente, cari colleghi, con la proposta di risoluzione relativa alla relazione 2010 sui progressi compiuti dalla Croazia, il Parlamento ha voluto plaudire ai miglioramenti apportati dalla Croazia sotto diversi profili, che sempre più l'avvicinano all'Unione europea. Quanto fatto nell'ultimo anno da questo Paese merita di esser ricordato, poiché sono state adottate delle modifiche sostanziali alla Costituzione, al fine di adeguarla alle carte fondamentali degli altri 27 Stati membri. Sotto il profilo giudiziario sono stati compiuti degli sforzi per rendere imparziale ed indipendente tale potere; sono stati, inoltre, indetti i processi per i crimini di guerra e sono stati fatti notevoli progressi in materia di diritti delle donne e di parità di genere. Concordo pienamente con tale proposta poiché sono fortemente convinto che la Croazia meriti di divenire Stato Membro. È indubbio che sia necessario fare ancora di più, soprattutto per quanto concerne la lotta alla corruzione, ma ciò non toglie che il Paese sta compiendo dei notevoli passi in avanti nel cammino verso l'ingresso nell'Unione Europea.

 
  
MPphoto
 
 

  Petru Constantin Luhan (PPE), per iscritto. (RO) Ho votato a favore di questa relazione perché vogliamo stabilità e prosperità anche per tutti i paesi limitrofi. Infatti queste aspirazioni possono essere soddisfatte solo integrando i Balcani occidentali nell'Unione europea e nelle strutture euro-atlantiche. La Croazia è il paese nella regione che è in fase più avanzata nel processo d'integrazione nell'Unione europea. Va infatti osservato che il paese si è dotato e vuole avvalersi di meccanismi robusti per combattere la corruzione nel settore pubblico. Zagabria ha già compiuto dei progressi in questo ambito mediante il varo da parte del parlamento di una legge che consente la confisca dei beni ottenuti illegalmente o mediante le azioni intraprese contro alti funzionari. Esprimo apprezzamento per queste misure, ma Zagabria deve dimostrare in maniera convincente che si è lasciata alle spalle la diffusa cultura di corruzione e di impunità. La Croazia può continuare a contare sul sostegno della Romania nel processo di adesione all'Unione europea, condividendo esperienze comuni sia in merito al processo di preadesione che dopo l'adesione.

 
  
MPphoto
 
 

  Monica Luisa Macovei (PPE), per iscritto. (EN) Ho votato a favore della risoluzione, in quanto riconosce i progressi compiuti dalla Croazia verso l'adesione all'UE e al contempo mette in luce i restanti obiettivi che devono essere centrati per il bene del suo popolo. Ho votato contro gli emendamenti nn. 1 e 4, poiché sono stati introdotti per cancellare i riferimenti agli sforzi profusi dal governo per contrastare le discriminazioni basate sull'orientamento sessuale e sulla razza, che invece sono previsti tra i criteri di adesione all'Unione.

Quando la risoluzione era in discussione in seno alla commissione per gli affari esteri, avevo presentato degli emendamenti sull'efficienza e sulla prevedibilità del sistema giudiziario. Si chiedeva infatti un incremento dei finanziamenti ai tribunali per favorire un lavoro giudiziario più rapido e più efficiente, per unificare la giurisprudenza e per la pubblicazione puntuale di tutte le sentenze. I casi di corruzione devono essere deferiti ai tribunali, e non rimanere nella fase di istruzione o di inchiesta, mentre le sentenze devono avere un effetto deterrente. Bisogna quindi valutare l'efficienza dei fondi di preadesione spesi nel settore della riforma della giustizia e della lotta contro la corruzione.

 
  
MPphoto
 
 

  David Martin (S&D), per iscritto. (EN) Ho votato a favore della relazione, ma permangono seri dubbi sull'idoneità della Croazia ad aderire all'Unione europea. Devono essere compiuti progressi significativi in una serie di settori, sopratutto nella lotta contro la corruzione.

 
  
MPphoto
 
 

  Barbara Matera (PPE), per iscritto. − L'adesione della Croazia all'Unione europea è un significativo incentivo per i paesi dell'area balcanica a perseguire i propri sforzi e riforme in vista di una loro futura adesione all'Unione. L'adesione della Croazia all'Unione estenderà l'area di pace e stabilità in Europa ed essa comporta dunque una duplice dimensione europea e regionale, che incoraggerebbe i paesi dei Balcani occidentali a trovare maggiore coesione a livello regionale.

Accolgo con favore i progressi positivi della Croazia in materia di rispetto e tutela delle minoranze; occorre tuttavia che il Paese adotti misure adeguate per garantire una maggiore protezione e partecipazione nella società civile della minoranza Rom. I Rom sono ancora discriminati e non hanno un'adeguata rappresentanza negli organi centrali e locali della vita politica croata. Occorre valorizzare e applicare maggiormente le sinergie a livello regionale in particolare nel quadro della strategia del Danubio, giacché maggiori scambi a livello sociale ed economico risulterebbero vantaggiosi per l'intera macroregione danubiana.

Faccio riferimento in particolare alla cooperazione in materia di trasporti, ambiente e sviluppo economico. Una maggiore coesione a livello regionale faciliterà il futuro accesso dell'intera area dei Balcani occidentali all'Unione europea.

 
  
MPphoto
 
 

  Jean-Luc Mélenchon (GUE/NGL), per iscritto. (FR) Non sorprende che, secondo quanto indica dall'Eurobarometro, i croati pensino che l'Unione europea non sia positiva per loro, perché in effetti hanno ragione. Ho votato contro questa proposta di risoluzione e contro le ingiunzioni antisociali che essa racchiude.

 
  
MPphoto
 
 

  Nuno Melo (PPE), per iscritto. (PT) I negoziati di adesione all'UE con la Croazia potrebbero concludersi presto. Ad ogni modo, devono essere perseguite con determinazione le necessarie riforme. Le più importanti vertono sul rafforzamento della pubblica amministrazione e della magistratura, sulla lotta contro la corruzione, sul sostegno per il rientro dei rifugiati, sulla piena cooperazione con il Tribunale penale per la ex Iugoslavia e sulla ristrutturazione della cantieristica navale.

Dobbiamo rivolgere un plauso per gli enormi progressi che sono già stati compiuti. Però, in quest'ultima fase, bisogna continuare risolutamente con le riforme necessarie per poter chiudere i negoziati di adesione entro i tempi stabiliti. È preoccupante che la maggior parte dei croati ritenga che l'adesione all'UE non apporti benefici al paese, quindi dobbiamo adoperarci affinché i croati sentano anche proprio il progetto europeo. È pertanto fondamentale dare informazioni chiare e fattive a questo popolo sulle implicazioni dell'adesione del paese all'Unione europea.

 
  
MPphoto
 
 

  Willy Meyer (GUE/NGL), per iscritto.(ES) Pur considerando positiva l'adesione della Croazia all'Unione europea – sempre che anche i croati la considerino tale – non ho votato a favore della proposta di risoluzione, poiché vi sono vari punti che respingo, soprattutto quelli che attengono ai requisiti economici dell'UE. È opportuno chiedere alle autorità croate di adottare misure volte a definire e a migliorare la partecipazione della società civile nel processo di formulazione politica e di vigilanza sulle attività delle autorità pubbliche. Tuttavia, non posso sostenere il testo, visto che sono totalmente contrario all'approccio economico neoliberista su cui è imperniato e sono contro le misure che invoca in quest'area. Pertanto reputo inaccettabile che l'Unione chieda al governo croato di ridurre il ruolo redistributivo dello Stato e della spesa pubblica e respingo la richiesta di applicare la "redditività" come criterio principale per valutare i sistemi sanitari e sociali.

 
  
MPphoto
 
 

  Louis Michel (ALDE), per iscritto. (FR) Sono molto lieto per i progressi compiuti dalla Croazia verso l'adesione all'Unione europea, tra cui figurano gli emendamenti alla costituzione, la riforma della magistratura, la libertà di stampa, la protezione delle minoranze, una collaborazione più stretta con il Tribunale penale per la ex Iugoslavia. Pertanto sostengo senza riserve la relazione sui progressi compiuti dalla Croazia nel 2010. La prospettiva di aderire all'Unione europea rappresenta un incentivo potente per tutti gli altri paesi dei Balcani occidentali affinché si avvicinino all'integrazione europea, mettendo in atto tutte le necessarie riforme politiche, economiche e legislative, rafforzando la stabilità e promuovendo la coabitazione e la riconciliazione nella regione. Tuttavia, le autorità croate devono superare ancora qualche ostacolo e devono altresì affrontare alcune sfide, come la lotta contro la corruzione, la rivitalizzazione dell'economia, la risoluzione delle controversie bilaterali con i paesi limitrofi e il bassissimo tasso di occupazione. Pertanto bisogna esortare la Croazia a continuare con le necessarie riforme in modo da ottemperare agli ultimi criteri e chiudere i negoziati.

 
  
MPphoto
 
 

  Andreas Mölzer (NI), per iscritto. (DE) Votando a favore della proposta di risoluzione sulla relazione sui progressi compiuti dalla Croazia nel 2010, ho voluto esprimere il mio apprezzamento per la rapidità con cui il paese verrà accolto nell'Unione europea. Oltre ad avere radici culturali e storiche nell'Europa centrale, esso ottempera anche ai criteri di adesione. Benché ci sia ancora strada da fare in molti settori, come la lotta contro la corruzione, non manca la volontà di continuare su questo versante, come dimostra l'imputazione dell'ex Primo ministro Ivo Sanader. La Croazia inoltre si è dimostrata disposta a fare i conti con il proprio passato, ad esempio, prestando sostegno per il rientro dei rifugiati di guerra. Questo punto è stato decritto dettagliatamente anche nella risoluzione.

Ad ogni modo, sostenendo diversi emendamenti, ho inoltre espresso il mio rifiuto per il linguaggio politicamente corretto della risoluzione. In numerosi paragrafi è del tutto intollerabile. Però, per non bloccare il cammino del popolo croato verso l'Unione europea e per dar prova della nostra buona volontà, alla fine ho votato a favore della relazione.

 
  
MPphoto
 
 

  Franz Obermayr (NI), per iscritto. (DE) Tra i paesi candidati la Croazia è quello che ha compiuto i maggiori progressi. Infatti questo paese ha più volte dato prova di essere pronto ad aderire all'UE, ad esempio risolvendo la controversia in materia di pesca. Sono stati registrati dei progressi anche nella lotta contro la corruzione, come denota l'arresto dell'ex Primo ministro Ivo Sanader. In relazione al problema dei crimini di guerra la Croazia sembra aver chiuso con il passato, infatti ha erogato sostegno per il ritorno dei rifugiati. La proposta di risoluzione contiene anche alcune banalità superflue e troppo politicamente corrette, ad esempio in relazione alla protezione dei transessuali, al paragrafo 5. Ad ogni modo, la relazione è nel complesso accettabile. Fa riferimento ai progressi che sono stati compiuti e punta ad un processo di adesione rapido. Si tratta di un fattore positivo, in quanto da un punto di vista culturale e storico, la Croazia è fermamente radicata nell'Europa centrale. Pertanto ho votato a favore di questa proposta di risoluzione.

 
  
MPphoto
 
 

  Wojciech Michał Olejniczak (S&D), per iscritto. – (PL) La Croazia è uno dei paesi che più si stanno avvicinando all'adesione all'Unione europea. Nel corso degli ultimi anni ha dato prova di grande iniziativa ed ha compiuto dei progressi in molti ambiti, dalla magistratura ai diritti umani. I progressi realizzati in questi settori per me sono stati motivo di soddisfazione, in quanto un anno fa avevo esortato il governo croato ad intensificare i propri sforzi per emendare la legislazione proprio in questi ambiti.

La Croazia attualmente è alle prese con i problemi che devono affrontare i paesi candidati e che hanno dovuto affrontare i paesi ex canditati, ossia la corruzione, la risoluzione delle differenze di natura storica con i paesi limitrofi e le discriminazioni sulla base dell'orientamento sessuale. Per risolvere problemi di questo genere serve uno sforzo enorme non solo da parte delle autorità, ma anche della società. Non si può cambiare la situazione delle minoranze sessuali o etniche senza apportare un cambiamento nella mentalità dei cittadini. Tuttavia, come ha mostrato l'esempio dei nuovi paesi membri, l'appartenenza all'Unione europea gradatamente favorisce l'accettazione delle persone di origine straniera o con diverso orientamento sessuale.

Alla Croazia deve essere passato il messaggio che l'Unione europea è pronta ad accettare un nuovo membro al suo interno. Spero che ciò possa accadere presto.

 
  
MPphoto
 
 

  Rolandas Paksas (EFD), per iscritto. (LT) Ho votato a favore della proposta di risoluzione, perché la Croazia ha compiuto progressi enormi verso il rispetto dei criteri che consentono di chiudere i negoziati di adesione. Inoltre bisogna pensare anche che l'adesione della Croazia potrebbe altresì incoraggiare il resto dei paesi dei Balcani occidentali ad avvicinarsi all'Unione europea più rapidamente. Esprimo apprezzamento per gli sforzi messi in atto dal governo croato contro le varie forme di corruzione e per l'attuazione delle riforme della pubblica amministrazione e della magistratura. Tuttavia, per mettere debitamente in atto i principi dello Stato di diritto e conquistare la fiducia dei cittadini nella magistratura, il numero dei casi irrisolti deve essere significativamente ridotto e deve essere abbreviata la durata dei processi. Dobbiamo garantire che i processi sui crimini di guerra siano oggettivi ed imparziali. Condivido la proposta secondo cui deve essere assegnata maggiore attenzione alla sicurezza delle centrali elettriche che saranno costruite lungo il Danubio. Inoltre il governo croato deve urgentemente affrontare i punti deboli dell'economia ed assegnare una maggiore attenzione alla cooperazione regionale per risolvere le questioni bilaterali con i paesi limitrofi. I negoziati con la Croazia devono essere chiusi solo una volta messe in atto le necessarie riforme e quando saranno ottemperati gli altri obblighi, senza fissare un limite di tempo specifico.

 
  
MPphoto
 
 

  Alfredo Pallone (PPE), per iscritto. − Cari colleghi, i Balcani rappresentano un'area decisiva per il futuro assetto geopolitico dell'Unione Europea, e al riguardo, la Croazia è il Paese più avanti nel processo di adesione. In tale regione, l'Europa potrebbe realmente fare la differenza, agendo come una vera e propria forza motrice attraverso riforme economiche e politiche. Questo è il motivo per cui ho votato a favore della proposta di risoluzione, vista la politica d'integrazione ed espansione verso la democrazia e l'economia di mercato del sud ovest europeo. Ritengo, infatti, che interrompere e/o ostacolare l'allargamento verso i Balcani di certo non salverà le sorti dell'economia europea. È importante, quindi, vedere la Croazia come una nazione che aiuterà l'intera Unione ad aprire le porte agli altri Paesi dell'area. Avrà perciò un ruolo strategico di apripista verso questo nuovo percorso di integrazione e sviluppo.

 
  
MPphoto
 
 

  Maria do Céu Patrão Neves (PPE), per iscritto. (PT) La Croazia ha compiuto grandi progressi sulla via verso l'adesione all'Unione europea. Sono stati registrati dei progressi soprattutto sugli indicatori fissati nei capitoli negoziali. Stando ad Eurobarometro, però, la maggioranza della popolazione croata ultimamente ritiene che l'UE non apporterà alcun beneficio al paese. È importante tenere in conto la volontà dei croati di aderire all'Unione europea, consentendo loro di scegliere liberamente. L'espansione del progetto europeo è auspicabile e positiva per la creazione di uno spazio unico di pace, libertà, democrazia, progresso e benessere. Tuttavia, è fondamentale che il processo si basi e continui a basarsi unicamente e fondamentalmente sulla volontà del popolo. L'adesione della Croazia è importante sul piano geopolitico al fine di incoraggiare gli altri paesi dei Balcani occidentali ad avviare e ad attuare risolutamente le riforme connesse all'adesione al progetto europeo. Sullo sfondo di tali presupposti ho votato a favore della risoluzione.

 
  
MPphoto
 
 

  Rovana Plumb (S&D), per iscritto. (RO) Accolgo con favore i progressi compiuti dalla Croazia al fine di ottemperare ai criteri previsti per concludere i negoziati di adesione. Però, il governo croato deve migliorare il coordinamento delle istituzioni amministrative centrali preposte alla gestione ambientale, in particolare per quanto attiene alla pianificazione territoriale oltre che alla gestione dei rifiuti e della qualità dell'acqua e dell'aria per poter preservare adeguatamente un ambiente unico e mantenere un livello elevato di biodiversità. Inoltre, lo sviluppo economico della regione potrebbe essere accelerato mediante una stretta collaborazione tra la Croazia ed altri paesi nell'ambito della strategia per la regione dei Danubio, grazie alle varie forme di cooperazione nel campo dei trasporti, dell'ambiente e dello sviluppo economico in seno alla macro-regione danubiana.

 
  
MPphoto
 
 

  Miguel Portas (GUE/NGL), per iscritto. (PT) Mi sono astenuto su questo testo. In linea di principio non mi oppongo all'adesione all'Unione europea di alcun paese, in quanto non voglio che l'Unione diventi un circolo chiuso ai paesi che rispettano i valori minimi della democrazia e dei diritti umani e a cui il popolo sceglie liberamente di aderire. Però, non riesco ad accettare le pressioni che vengono esercitate sulla Croazia per velocizzare i processi di privatizzazione delle aziende pubbliche. Non possono nemmeno accettare l'interferenza politica della Commissione nel processo decisionale interno, mediante il sostegno accordato a organizzazioni che promuovono l'adesione di un paese in cui, secondo l'ultimo Eurobarometro, la maggioranza dei cittadini ritiene che l'adesione non apporti alcun beneficio. In definitiva, non è una sorpresa, se pensiamo alla natura antisociale dell'attuale politica dell'UE.

 
  
MPphoto
 
 

  Crescenzio Rivellini (PPE), per iscritto. − I negoziati di adesione con la Croazia possono essere completati nella prima metà del 2011 a patto che continuino a essere perseguite con risolutezza le necessarie riforme, in particolare quelle che servono a combattere la corruzione, garantire il ritorno dei rifugiati, realizzare la ristrutturazione dei cantieri navali, nonché riformare la Costituzione e il potere giuridico.

Per quanto riguarda la corruzione, riconosco l'impegno del governo croato, che è evidente ad esempio nei casi dei processi che vedono coinvolti due ex ministri e un ex primo ministro, ma si tratta di un fenomeno che continua a costituire un grave problema generale. Anche le riforme sul sistema giudiziario devono proseguire, in particolare continuando il perseguimento dei crimini di guerra e migliorando i programmi di protezione dei testimoni.

La sfida maggiore potrebbe però risultare quella di spiegare i benefici dell'adesione all'UE a una popolazione piuttosto scettica. Infatti, secondo quanto illustra una recente indagine dell'Eurobarometro, esiste una preoccupazione per la convinzione della maggioranza dei cittadini croati che l'adesione all'UE non porterebbe vantaggi al paese. Chiedo quindi al governo e alla società civile di mobilizzarsi affinché i croati comprendano che il progetto europeo appartiene anche a loro. L'adesione all'Unione sarà comunque sottoposta a referendum popolare.

 
  
MPphoto
 
 

  Raül Romeva i Rueda (Verts/ALE), per iscritto. (EN) Con questa risoluzione il Parlamento europeo esprime apprezzamento per i sostanziali progressi compiuti dalla Croazia verso il rispetto dei criteri fissati per la conclusione dei negoziati di adesione. Si chiede al paese di perseguire con determinazione le necessarie riforme per poter ottemperare agli ultimi criteri e chiudere i negoziati. Si invita la Commissione ad adoperarsi in ogni modo per sostenere gli sforzi profusi della Croazia per ottemperare ai criteri previsti.

 
  
MPphoto
 
 

  Licia Ronzulli (PPE), per iscritto. − Ho votato a favore di questa relazione perché porta alla luce la situazione dei progressi della Croazia nelle procedure di adesione all'Unione europea. Se Zagabria continuerà sulla strada delle riforme come ha fatto negli ultimi anni, ci sono ottime possibilità che i negoziati possano essere completati già entro giugno.

Ora, piuttosto, la sfida maggiore sembra quella di convincere la popolazione locale che l'ingresso nell'UE porterà vantaggi concreti al loro paese, visto che un recente sondaggio ufficiale di Eurobarometro sembra dimostrare il contrario. In considerazione del fatto che l'adesione sarà comunque sottoposta a referendum popolare, bisognerà mobilitarsi affinché i cittadini croati comprendano che il grande "Progetto europeo" appartiene alla loro storia e al loro futuro.

 
  
MPphoto
 
 

  Peter van Dalen (ECR), per iscritto. (NL) Nel giugno 2011 la Croazia, che è un paese candidato, completerà i negoziati di adesione all'Unione europea. Sono lieto per i progressi compiuti nei negoziati, ma chiedo sia messa in atto un'azione concreta. Non vorrei che poi ci trovassimo pentiti di aver consentito alla Croazia di aderire. Infatti dobbiamo far tesoro della bella lezione che abbiamo avuto con l'adesione della Bulgaria e della Romania. Sulla carta la lotta contro la corruzione è chiaramente una delle priorità del governo croato, ma sono stati ben pochi i casi di corruzione che sono arrivati in tribunale. Generalmente rimangono bloccati alla fase investigativa, specialmente quando sono imputati gli alti funzionari. Vorrei che Zagabria agisse. Dopo tutto la Croazia riceverà circa 4 miliardi di euro a seguito dell'adesione. Dobbiamo poterci fidare dei politici croati che avranno la responsabilità di spendere queste risorse.

Dobbiamo trarre insegnamento dall'esperienza che abbiamo avuto con la Bulgaria e la Romania. Questi paesi hanno aderito all'Unione europea troppo velocemente e infatti i finanziamenti europei sono finiti nelle tasche sbagliate. Pertanto, finché la lotta contro la corruzione rimarrà incagliata dov'è ora, non potremo chiudere il processo negoziale con la Croazia. Questo è un fatto.

 
  
MPphoto
 
 

  Geoffrey Van Orden (ECR), per iscritto. (EN) Il gruppo ECR è assolutamente a favore dell’allargamento dell’Unione europea. Lo consideriamo uno degli aspetti più riusciti della politica dell’Unione, purché sia messo in atto nel rispetto di criteri rigorosi e sempre che siano tratti degli insegnamenti dalle ultime tornate di adesioni. Per questo motivo abbiamo votato a favore della risoluzione. Tuttavia, vi sono questioni gravi che devono essere risolte prima che la Croazia entri a far parte dell’Unione europea. La corruzione e la riforma giudiziaria non sono state affrontate nella maniera adeguata. Nutriamo preoccupazione anche in merito alla libertà dei mezzi di comunicazione, per la prevalenza della criminalità organizzata e per i massicci ritardi nell'attività giudiziaria. Oltretutto permangono irrisolte le questioni di confine con i paesi limitrofi e non vogliamo che siano portate in seno all’Unione. Non vogliamo che la Croazia successivamente blocchi le aspirazioni degli altri candidati. Abbiamo già assistito ad esempi del genere in altri casi.

 
  
MPphoto
 
 

  Angelika Werthmann (NI), per iscritto. (DE) La proposta di risoluzione presentata dalla commissione per gli affari esteri è molto calibrata. Indica tutte le rimanenti aree deboli che attualmente impediscono la chiusura degli ultimi capitoli negoziali. Nelle raccomandazioni indirizzate alle autorità croate, la relazione ricorda la sostenibilità, anche nelle riforme della magistratura e nella lotta contro la corruzione, in cui la garanzia di indipendenza è cruciale per lo sviluppo democratico futuro del paese. Inoltre la relazione non tralascia di insistere particolarmente sul fatto che il governo croato deve continuare a lavorare positivamente, mantenendo lo stesso grado di ambizione anche dopo l’adesione all’UE.

 
  
MPphoto
 
 

  Artur Zasada (PPE), per iscritto.(PL) Negli ultimi mesi la Croazia si è adoperata per poter entrare a far parte dell’Unione europea quanto prima possibile, conseguendo risultati tangibili. È particolarmente incoraggiante la cooperazione che è stata perseguita con il Tribunale penale internazionale per la ex Iugoslavia dell’Aia ed i progressi compiuti nel campo dei diritti delle donne e nella protezione delle minoranze etniche. Le iniziative regionali, come l’accordo tra Croazia, Serbia e Slovenia sul progetto ferroviario congiunto, denotano inoltre il desiderio di cooperazione pacifica e contribuiscono ad intensificare lo sviluppo economico nei Balcani.

Gli Stati membri devono continuare a sostenere il programma di riforme della Croazia, assegnando particolare attenzione ai problemi più impellenti, ossia la corruzione, l’alto tasso di disoccupazione e la difficile situazione di frammentazione in cui versa il comparto agricolo. Spero che, alla luce delle rassicurazioni rilasciate dalla Presidenza ungherese, completeremo i negoziati a giugno e che nella seconda metà del 2011, nel corso della Presidenza polacca, la Croazia diventerà uno Stato membro dell’Unione europea.

 
Ultimo aggiornamento: 4 luglio 2011Avviso legale