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Procedura : 2011/2538(RSP)
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B7-0116/2011

Discussioni :

PV 16/02/2011 - 11
CRE 16/02/2011 - 11

Votazioni :

PV 17/02/2011 - 6.11
CRE 17/02/2011 - 6.11

Testi approvati :

P7_TA(2011)0071

Discussioni
Mercoledì 16 febbraio 2011 - Strasburgo Edizione GU

11. Aumento dei prezzi alimentari (discussione)
Video degli interventi
PV
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  Presidente. − L’ordine del giorno reca le dichiarazioni del Consiglio e della Commissione sull’aumento dei prezzi alimentari.

 
  
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  János Martonyi, Presidente in carica del Consiglio. (EN) Signora Presidente, la ringrazio per aver invitato la Presidenza ungherese a partecipare a questo dibattito sull’aumento dei prezzi alimentari.

La questione è all’ordine del giorno per la seconda volta in tre anni. Ancora una volta, l’incremento dei prezzi alimentari sta provocando disordini sociali e instabilità politica in svariati paesi. Nelle regioni più povere del mondo le famiglie si trovano in difficoltà. Inoltre, l’Organizzazione per l’alimentazione e l’agricoltura (FAO) ci dice che le prospettive non sono buone e che quest’anno i prezzi sono destinati ad aumentare ulteriormente a causa delle condizioni climatiche avverse. Si tratta di un problema impellente. È stato discusso a Berlino il 22 gennaio 2011 tra i ministri dell’agricoltura e il direttore generale dell’Organizzazione mondiale del commercio (OMC) Lamy, e ancora una volta in sede di Consiglio “Agricoltura” il 24 gennaio di quest’anno.

Le ragioni di questo recente aumento dei prezzi sono complesse e costituiscono un insieme di fattori strutturali e temporanei. Per quanto concerne la domanda, il numero delle persone da sfamare è cresciuto più che mai. Per quanto riguarda l’offerta, la siccità e le inondazioni hanno contribuito a distruggere i raccolti, i costi di produzione sono aumentati e tutto questo è stato aggravato dalla speculazione finanziaria sui mercati delle materie prime.

Cosa può fare l’Unione europea per affrontare questo problema? Bisogna adottare politiche interne adeguate, migliorare la governance mondiale in questo settore e offrire un reale contributo alle persone più vulnerabili. Questo non è forse il momento di compiacersi, ma dopo l’ultima crisi dei prezzi alimentari abbiamo compiuto alcuni importanti progressi in tutti e tre gli aspetti. Il Consiglio, insieme al Parlamento, si è impegnato in un dibattito intenso sullo sviluppo futuro della politica agricola comune (PAC). Ciò è assai importante per quanto riguarda la sicurezza alimentare globale. Le ultime discussioni del Consiglio erano incentrate sulla sicurezza alimentare: ci si è interrogati sulla maniera migliore per garantire che in futuro la produzione agricola nell’Unione europea sia economicamente redditizia e sostenibile dal punto di vista ambientale.

Desidero anche aggiungere che abbiamo letto con grande interesse la risoluzione del Parlamento, basata sulla relazione dell’onorevole Sârbu, sul riconoscimento dell’agricoltura come settore strategico nel contesto della sicurezza alimentare. In sede di Consiglio si continua a discutere in merito alla comunicazione della Commissione del 18 novembre 2010 sul futuro della PAC, e la Presidenza ungherese ha intenzione di adottare le conclusioni del Consiglio in occasione della riunione del Consiglio del 17 marzo.

Ci auguriamo che le discussioni in merito alle proposte legislative programmate per il secondo semestre del 2011 portino a progressi concreti. Abbiamo compiuto importanti progressi verso una risposta internazionale alla sicurezza alimentare più coordinata e a lungo termine. Siamo ben lontani dal raggiungere l’obiettivo di sviluppo del millennio di dimezzare entro il 2015 le persone che nel mondo soffrono la fame. La fame e l’insicurezza alimentare rimangono una realtà per un miliardo di persone ma una delle conquiste recenti delle Nazioni Unite, a seguito dell’intenso lavoro da parte dell’UE, è stata la creazione del partenariato globale per l’agricoltura, la sicurezza alimentare e la nutrizione. È stata attuata dal Comitato della sicurezza alimentare mondiale in seno alla FAO, recentemente rilanciato.

L’Unione europea ha inoltre guidato il rinnovamento e la modernizzazione della Convenzione sull’aiuto alimentare, per contribuire più efficacemente alla sicurezza alimentare mondiale e per migliorare la capacità della comunità internazionale di assicurare aiuti alimentari alle popolazioni più vulnerabili. È questa la via da seguire per migliorare la governance globale in questo settore.

Dal punto di vista della sicurezza alimentare, vorrei rammentarvi la comunicazione della Commissione sull’assistenza alimentare umanitaria, adottata alla fine di marzo 2010, e le successive conclusioni del Consiglio di metà maggio 2010, che hanno delineato un nuovo quadro politico dell’azione umanitaria dell’Unione europea teso a intensificare gli sforzi per affrontare l’insicurezza alimentare nelle crisi umanitarie. La comunicazione della Commissione sull’assistenza ai paesi in via di sviluppo nell’affrontare le sfide della sicurezza alimentare, adottata anch’essa lo scorso anno, ha sollecitato al tempo stesso un nuovo quadro comune in materia di politica di sicurezza alimentare, rafforzando ulteriormente la leadership dell’Unione europea nel programma globale sulla sicurezza alimentare e migliorando l’efficacia degli aiuti comunitari. A tal fine, la Commissione e gli Stati membri stanno sviluppando congiuntamente un piano di attuazione per tradurre questo quadro politico in azioni concrete sul campo.

Permettetemi di citare anche lo stanziamento UE in alimenti, pari a 1 miliardo, approvato dal Parlamento e dal Consiglio. Siamo al terzo anno operativo di questo strumento che aiuta gli agricoltori nel mondo in via di sviluppo ad aumentare la capacità di produzione agricola. È un segno tangibile della nostra volontà di aiutare concretamente i più deboli.

Stanno per essere prese decisioni sull’orientamento futuro della politica di sviluppo dell’UE sulla base del Libro verde sulla politica comunitaria per lo sviluppo a sostegno della crescita inclusiva e dello sviluppo sostenibile. Mediante il Libro verde, la Commissione assume l’iniziativa di attribuire la priorità alla creazione di crescita economica, all’agricoltura e alla sicurezza alimentare nella cooperazione allo sviluppo, al fine di raggiungere uno sviluppo inclusivo e sostenibile nei paesi in via di sviluppo sulla base di soluzioni a favore dei poveri. Considerati l’aumento dei prezzi alimentari e la rapida crescita demografica, è di fondamentale importanza migliorare la capacità di produzione alimentare autonoma dei paesi via di sviluppo.

Accogliamo inoltre con favore il nuovo slancio impresso dal vertice del G20 di Seul al programma di sviluppo di Doha dell’OMC. L’Unione europea deve dare pieno sostegno a un accordo che rappresenti un contributo significativo per garantire la stabilità abolendo le sovvenzioni alle esportazioni e le restrizioni che vietano l’esportazione. Queste ultime servono solo ad acuire la volatilità dei prezzi e sortiscono un effetto diametralmente opposto a quello desiderato.

Vorrei ora riprendere la questione della speculazione finanziaria. Non è chiaro in che misura essa contribuisca alla volatilità dei prezzi, ma esistono ragioni valide per aumentare la trasparenza sui mercati delle materie prime. La Presidenza francese del G20 ha individuato proprio questa priorità per il prossimo anno. La Presidenza ungherese dell’Unione europea è pronta a collaborare fianco a fianco con la Presidenza francese del G20 per ottenere risultati concreti. La Presidenza ungherese è pienamente intenzionata a collaborare con voi per un accordo in prima lettura in merito alla proposta della Commissione sui derivati negoziati fuori borsa.

Chi nel mondo soffre la fame e la povertà merita una risposta adeguata e duratura alle proprie preoccupazioni per l’incremento dei prezzi alimentari. Dopo la prima crisi di tre anni fa, l’Unione europea è stata in prima linea negli sforzi per affrontare la questione, eppure c’è ancora molto da fare. Il Consiglio è fermamente intenzionato a formulare una risposta collettiva e coerente, tanto a livello europeo quanto internazionale. Sono sicuro di poter contare sul vostro appoggio per tutte le nostre iniziative.

Vi ringrazio molto per l’attenzione.

 
  
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  Dacian Cioloş, membro della Commissione. − (FR) Signora Presidente, onorevoli deputati, vi ringrazio per avermi offerto l’occasione di rilasciare una dichiarazione sull’aumento dei prezzi dei prodotti alimentari a nome della Commissione. La questione è stata discussa su mia richiesta nel Consiglio “Agricoltura” del 24 gennaio. Accolgo quindi con favore anche la possibilità offertami di intrattenere questo dialogo con il Parlamento europeo su un tema di così vitale importanza.

Su questo punto, vorrei affrontare due argomenti che ritengo siano collegati: in primo luogo, la situazione dei mercati agricoli mondiali, dove i prezzi sono in ascesa da diverse settimane e, in secondo luogo, l’attività del G20 sui temi della sicurezza alimentare e la volatilità dei prezzi agricoli.

Iniziamo dalla situazione dei mercati agricoli mondiali. Svariate relazioni sull’aumento dei prezzi agricoli e alimentari elaborate da diverse istituzioni internazionali, compresa la FAO, hanno messo nuovamente in allarme il mondo. Stiamo per riassistere allo stesso aumento dei prezzi del 2007-2008? Sebbene i prezzi, in particolare quelli dei cereali, registrino aumenti notevoli fin dalla scorsa estate e anche più di recente, non sembrano aver raggiunto i livelli del 2008.

Per quanto riguarda il frumento tenero, la situazione in tutto il mondo è tesa, ma non siamo in presenza di un problema di offerta di mercato. Gli ultimi raccolti nell’emisfero meridionale sono più consistenti del previsto. Tuttavia, per agevolare la conclusione delle campagne di commercializzazione per il mercato dell’UE, stiamo pensando di sospendere i dazi doganali per l’importazione, nell’ambito dei contingenti tariffari per il frumento tenero di bassa e media di qualità e per l’orzo da foraggio, nella convinzione che sia una delle misure che potrebbero contribuire a calmare il mercato a livello europeo. Va rilevato che le previsioni per le scorte globali comuni di grano tenero, alla fine della campagna di commercializzazione 2010-2011, sono più alte rispetto al 2007.

Per quanto riguarda lo zucchero, i prezzi sono saliti ancora una volta a livelli record: lo zucchero bianco ha raggiunto a metà gennaio un prezzo vicino ai 625 euro per tonnellata. L’aumento dei prezzi si è verificato dopo due anni di deficit globale derivante dalla scarsa produzione. La produzione dell’anno in corso è stata recentemente rivista al ribasso in alcuni paesi, tra cui l’Australia. Secondo le ultime previsioni però, l’equilibrio mondiale dello zucchero dovrebbe rimanere stabile per il periodo 2010-2011.

Tale scenario ci induce comunque a trarre qualche insegnamento. Benché i mercati siano tesi, vi è stata certamente una reazione eccessiva a livello di prezzi, alla luce dei dati fondamentali fisici. La sicurezza alimentare e la questione di fondo della volatilità dei prezzi agricoli sono chiaramente questioni globali che devono essere affrontate a livello globale, e sono lieto che la questione della sicurezza alimentare e della volatilità sia una delle priorità stabilite dal G20 a Seoul. È una sfida importante per la Commissione nel suo complesso.

In veste di Commissario per l’agricoltura e lo sviluppo rurale, ho già ripetutamente espresso il mio impegno in questo settore, per esempio a Berlino alla fine di gennaio, con i miei omologhi dei vari paesi coinvolti nel G20, ma anche ultimamente, in seno alle Nazioni Unite, con il Segretario generale Ban Ki-moon, durante una visita recente a New York.

Vi ricordo anche che la comunicazione della Commissione “La PAC verso il 2020” indica chiaramente la questione della sicurezza alimentare come una delle sfide della PAC. Si tratta di una questione cruciale sia per l’Unione europea sia per i paesi più poveri del mondo, ed è per questo che su tali questioni sto lavorando a stretto contatto con il Commissario Piebalgs, al fine di coordinare meglio anche la politica di sviluppo dell’Unione europea alla questione della sicurezza alimentare.

Oggi vorrei condividere con voi le mie idee su questi temi, in particolare su quattro aspetti: la trasparenza, le scorte, le possibili soluzioni per gestire la volatilità e il ruolo del commercio. Apprendiamo che la volatilità è aggravata da una mancanza di trasparenza tanto per i mercati fisici quanto per quelli dei derivati. Per i mercati agricoli disponiamo di informazioni sulla produzione, sul consumo, sul commercio e sulle scorte. Le organizzazioni internazionali, i servizi nazionali e le organizzazioni specializzate, come il consiglio internazionale dei cereali, forniscono dati dettagliati su tali aspetti.

Ciò detto, alcuni dati possono essere migliorati, in particolare i dati riguardanti le scorte, sulle quali mancano informazioni, in particolare sulla distribuzione a livello mondiale delle stesse. I leader del G20 riuniti a Seul hanno anche chiesto alle organizzazioni internazionali competenti di migliorare le informazioni relative alla consistenza e alle previsioni di produzione. Intervenire sulla rilevanza di questi dati è imprescindibile per migliorare la trasparenza dei mercati. Dobbiamo anche trattare la questione di un forum di discussione globale per i principali operatori del mercato, gli esportatori e gli importatori, in modo che non ci si limiti semplicemente a constatare il verificarsi delle crisi. Ecco perché queste tre questioni sono legate tra loro: dobbiamo prima di tutto ricevere le informazioni, poi essere in grado di elaborare tali dati, e infine disporre di un forum a livello internazionale in cui poter discutere della situazione in esame.

La Commissione ha pubblicato numerose comunicazioni sul prezzo dei prodotti agricoli e alimentari. Nella sua ultima comunicazione, la Commissione ha avviato azioni volte a migliorare la trasparenza nell’intera catena alimentare, e io sto collaborando con il Vicepresidente della Commissione europea Tajani per portare avanti tale questione fondamentale.

Sono state anche annunciate proposte per migliorare la trasparenza e la vigilanza dei prodotti derivati dalle materie prime agricole. Con l’aumento della volatilità, è importante che i mercati a termine continuino a svolgere il proprio ruolo di copertura del rischio e di formazione dei prezzi. Abbiamo quindi bisogno di un approccio equilibrato e rigoroso: accolgo con favore il lavoro svolto in questo ambito dal Commissario Barnier e sono pienamente favorevole al suo operato, che si rivolge anche alla questione specifica delle materie prime agricole.

Il 2 febbraio la Commissione ha pubblicato una nuova comunicazione più globale sul mercato delle materie prime e sui mercati finanziari che ne derivano. Ciò costituisce un contributo alle discussioni svoltesi in seno al G20 sia sulla volatilità dei prezzi delle materie prime sia sulla vigilanza del mercato dei derivati. Insieme ai nostri partner del G20 e con un coinvolgimento anche più ampio, vogliamo contribuire a una più efficace regolamentazione del mercato dei derivati nell’interesse dei produttori e degli utenti.

Ritengo pertanto che nei prossimi mesi – credo fino all’estate – sia necessario lavorare prioritariamente sui seguenti temi: in primo luogo, la disponibilità e la trasparenza delle informazioni sulle scorte pubbliche e private, nonché sulla produzione e sul consumo; in secondo luogo, la raccolta, l’elaborazione e la diffusione di tali informazioni; il meccanismo di sicurezza per i paesi che si trovano di fronte a una situazione di tensione alimentare; il ruolo e l’organizzazione degli aiuti alimentari a livello internazionale e di UE; il miglioramento della governance internazionale, per esempio attraverso i meccanismi per il dialogo istituzionale tra i paesi chiave; i livelli di investimento nella produzione agricola sostenibile e nella ricerca, non solo all’interno dell’UE ma anche nei paesi più poveri. Deve essere affrontata anche la questione della priorità da assegnare al settore agricolo nelle politiche per lo sviluppo, tanto più che la Commissione si appresta a riformare e adeguare tali politiche. Ritengo che, in tale contesto, l’Unione europea debba essere molto più presente, non solo con gli aiuti alimentari ma soprattutto sostenendo i paesi dell’emisfero meridionale per aiutarli a sviluppare capacità autonome di produzione locale in modo sostenibile.

Nell’Unione europea abbiamo bisogno di dedicarci più seriamente – e ho tutta l’intenzione di farlo – all’individuazione dei meccanismi di mercato per poter evitare catastrofi in taluni settori a causa della temporanea riduzione dei livelli di reddito dei produttori e in ragione dei costi di produzione. Penso in particolare all’allevamento del bestiame.

Vorrei passare, infine, al ruolo del commercio. Riteniamo che il commercio possa contribuire alla sicurezza alimentare globale, in quanto consente la distribuzione delle risorse alimentari disponibili in tutto il mondo. Le restrizioni sulle esportazioni non hanno sortito alcun effetto se non quello di aggravare l’aumento vertiginoso dei prezzi a discapito dei paesi già deboli. Se però ambiamo a un approccio coerente su questo tema, la politica commerciale riguardante i prodotti alimentari deve essere collegata ad altre politiche alimentari a livello internazionale.

In conclusione, posso assicurarvi che sto seguendo con attenzione l’andamento dei prezzi alimentari; in futuro desidero avvalermi delle vostre consultazioni per lavorare su questo tema qui in Parlamento e con il Consiglio, in modo da avanzare proposte concrete soprattutto sulla riforma della PAC, ma anche su altri strumenti più specifici.

 
  
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  Mairead McGuinness, a nome del gruppo PPE. (EN) Signora Presidente, ringrazio il Consiglio e la Commissione per una dichiarazione di intenti chiarissima su questo tema cruciale dell’aumento dei prezzi alimentari. I membri della commissione per l’agricoltura e lo sviluppo rurale presenti oggi in Aula sono più abituati a discutere di questioni agricole a mezzanotte. Sono lieta che quando l’agricoltura diventa improvvisamente risorsa alimentare, si scelga come orario di discussione il centro della giornata, quando tutti possono assistere. Ritengo che dovremmo ricordarcene.

(Applausi)

Consentitemi di ribadire molto chiaramente che lo scollamento tra agricoltura e risorse alimentari fa parte del problema di cui oggi stiamo discutendo. La realtà del settore agricolo e il reddito agricolo basso in Europa e nel mondo in via di sviluppo svolgono un ruolo centrale in questo dibattito: non dimentichiamoci che uno dei problemi cruciali – individuato dalla Commissione nel suo documento – è che l’aumento dei prezzi delle materie prime e dei prezzi alimentari non si traduce in maggiori redditi agricoli. Il vero problema è che i costi di produzione degli alimenti sono aumentati più velocemente, e questa è una tendenza con cui gli agricoltori non possono tenere il passo.

La sfida che ci attende come responsabili delle decisioni politiche è come aumentare la produzione alimentare in modo sostenibile, come produrre di più con meno, come gestire le nostre risorse e come affrontare il problema della perturbazione delle scorte segnalato dal Commissario. Le scorte mondiali non sono più il fattore chiave: dobbiamo sapere dove si trovano le scorte e renderci conto che non verranno dalla Cina o dall’India.

Quello che dobbiamo fare – e ritengo che tale tendenza sia iniziata dopo la mia relazione nel corso della scorsa legislatura – è mettere al centro della scena l’agricoltura e le risorse alimentari.

Vorrei concludere affermando che dobbiamo essere cauti su come riformiamo la nostra politica agricola. Dobbiamo mantenere e incrementare la produzione alimentare in seno all’Unione europea come parte del nostro contributo alla sicurezza alimentare globale. Consentitemi inoltre di appoggiare il vostro richiamo all’agricoltura nei paesi in via di sviluppo: è stata trascurata per troppo tempo. Adesso è giunto il momento che le nostre politiche diano una mano all’agricoltura.

 
  
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  Stéphane Le Foll, a nome del gruppo S&D.(FR) Signora Presidente, signor Presidente in carica del Consiglio, signor Commissario, concordo pienamente con l’osservazione dell’onorevole McGuinness sul nesso fondamentale tra i temi delle risorse alimentari e dell’agricoltura.

La questione che stiamo affrontando è l’aumento dei prezzi alimentari e le conseguenze degli stessi per diverse popolazioni in tutto il mondo, ma anche in Europa.

Innanzi tutto vorrei fare la seguente osservazione. La tendenza che porta a prezzi delle materie prime agricole sempre più elevati è, a mio parere, un fenomeno a lungo termine che proseguirà per tre ragioni principali: in primo luogo, la curva demografica e l’aumento della popolazione nel mondo; in secondo luogo, il fatto che, a causa del riscaldamento globale, stiamo correndo seri rischi meteorologici come le siccità e le inondazioni; in terzo luogo, perché il mondo è in via di sviluppo. Con le nuove economie emergenti si assiste a un’ascesa dei livelli di consumo. Pertanto, le tensioni sui mercati agricoli e sui prodotti agricoli di base è una tendenza in aumento. È aggravata dalla volatilità dei prezzi, e la volatilità dei prezzi è una conseguenza della finanziarizzazione dell’economia globale.

è questa la sfida da affrontare se vogliamo risolvere la questione agricola e la questione alimentare. Per farlo – le parole del Commissario sono importanti – ci sono due elementi: deve sicuramente esserci trasparenza sulle scorte, ma ci occorre anche una politica pubblica in materia di scorte in Europa e una gestione delle scorte a livello globale, soprattutto a livello di Nazioni Unite.

In secondo luogo, è essenziale regolamentare i mercati finanziari e la speculazione di mercato, in particolare garantendo che non vi sia più alcuna connessione tra il volume delle speculazioni e le quantità fisiche scambiate sui mercati. Per quanto riguarda il cibo, è inaccettabile che gli speculatori speculino senza tener conto delle possibili conseguenze per le risorse alimentari mondiali e per l’umanità.

Questo mi porta a trarre due conclusioni principali. In primo luogo, abbiamo bisogno di una politica europea forte e strategica che ribadisca l’impegno dell’Europa come protagonista globale nel settore alimentare e agricolo. In secondo luogo, dobbiamo cambiare la nostra politica di sviluppo in modo da assicurare il nostro investimento nell’agricoltura a livello mondiale – e l’Europa è un protagonista globale – perché ci serve l’agricoltura per sfamare il mondo.

(Applausi)

 
  
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  George Lyon, a nome del gruppo ALDE. – (EN) Signora Presidente, approvo che i problemi agricoli e alimentari vengano trattati nel bel mezzo della sessione, in un pomeriggio di mercoledì invece che a mezzanotte. L’accolgo davvero con grande favore. Uno dei motivi è che la massiccia volatilità dei prezzi alimentari di cui oggi siamo testimoni ha finalmente funzionato come segnale d’allarme per i politici di tutta l’Europa.

Negli ultimi 30 anni abbiamo accettato tutti senza replicare la diminuzione in termini reali dei prezzi dei generi alimentari, anno dopo anno. Le risorse alimentari non sono mai state più a buon mercato degli ultimi anni. Diamo per scontato che gli scaffali dei nostri supermercati siano sovraccarichi e trabocchino di cibo 24 ore al giorno. Si è pensato che il problema risiedesse nell’eccesso di offerta alimentare. è stato questo a dominare il dibattito fino al 2007, non il problema della carenza di cibo.

Le recenti impennate dei prezzi segnano una svolta, indicano che i giorni dell’abbondanza possono volgere al termine. Il nostro attuale modello di produzione agricola si basa su energia a basso costo, abbondanza di terra e di riserve idriche. Un simile modello non può fronteggiare le sfide che ci troveremo davanti in futuro: la crescita della popolazione fino a 9 miliardi, la crescente domanda dei paesi in via di sviluppo e l’impatto dei cambiamenti climatici. Come ha recentemente previsto il professor John Beddington, consigliere scientifico capo del Regno Unito, se non prenderemo provvedimenti ci troveremo nell’occhio di una tempesta perfetta fatta di scarse forniture energetiche, penuria di acqua e carenza di cibo.

Dobbiamo agire subito e costruire un nuovo modello agricolo. L’Europa deve prendere l’iniziativa e la riforma della PAC ci offre l’opportunità di delineare un sistema sostenibile di produzione alimentare che possa rispondere a questa enorme domanda mondiale di risorse alimentari necessarie in futuro.

 
  
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  José Bové, a nome del gruppo Verts/ALE.(FR) Signora Presidente, signor Commissario, come già accaduto nel 2008, il prezzo delle materie prime agricole è in crescita sui mercati mondiali. Siamo solo al 3 per cento del livello del 2008. Il calo della produzione in alcuni settori tradizionalmente dedicati all’esportazione a causa dei cambiamenti climatici, l’utilizzo di cereali per la produzione di biocombustibili e la speculazione finanziaria che accentua gli aumenti dei prezzi: sono queste le cause della situazione attuale, come evidenziato dai rapporti del Fondo monetario internazionale (FMI), delle autorità francesi e come indicato anche dalla Commissione.

Le conseguenze di questa nuova crisi alimentare impongono un tributo oneroso al miliardo e 200 milioni di persone nel mondo che vivono con meno di un dollaro e mezzo al giorno. Dal mese di ottobre, altri 44 milioni di persone vivono al di sotto della soglia di povertà.

Mancano appena due giorni alla riunione del G20, che cosa aspetta l’Europa ad adottare misure simili a quelle votate dagli Stati Uniti? Dal 13 gennaio 2011 l’amministrazione statunitense chiede la limitazione e la trasparenza delle posizioni assunte dai fondi finanziari sui mercati delle materie prime agricole. Questo è un primo passo verso la lotta contro l’avidità degli speculatori.

L’impatto è drammatico anche per gli agricoltori europei, che non sono più in grado di nutrire i propri animali. Centinaia di aziende sono fallite. Cinque anni fa, il frumento costava 100 euro a tonnellata: oggi viene scambiato a quasi 300 euro. È uno scenario completamente diverso.

La Commissione esige che gli agricoltori si adattino ai segnali del mercato. E oggi farebbero bene a seguire i suoi consigli. Di fronte a questa crisi, l’Unione europea non può aspettare fino al 2014 per trovare delle soluzioni. Bisogna affrontare la crisi, e io propongo tre azioni concrete.

In primo luogo l’istituzione immediata, nei paesi interessati, di scorte di cereali da mettere a disposizione degli agricoltori ad un prezzo sovvenzionato. In secondo luogo, l’indicizzazione al prezzo dei foraggi dei prezzi della carne praticati agli agricoltori. In terzo luogo, per il 2011, un meccanismo per il trasferimento all’allevamento di una parte degli aiuti destinati al sostegno dei cereali.

 
  
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  James Nicholson, a nome del gruppo ECR. (EN) Signora Presidente, l’aumento dei prezzi alimentari può mettere in ginocchio i governi. L’abbiamo constatato nei giorni scorsi.

Vorrei fare solo un passo indietro. Sono membro di questo Parlamento dal 1989. Quando sono arrivato in Europa nel 1989, non avevamo problemi di carattere alimentari. Avevamo montagne di manzo, di burro, laghi di latte e montagne di cereali. Ora sono spariti tutti e non produciamo abbastanza velocemente cibo sufficiente per nutrirci.

Dove sono finiti i prodotti alimentari e perché disponiamo solo di un’offerta limitata? Un’ondata di siccità in qualsiasi parte del mondo può causare il caos in tutto il mercato degli altri paesi, e noi non possiamo consentire che tale situazione persista.

Nell’UE i contadini di ogni Stato membro lasciano che l’industria faccia soldi in fretta e a palate. In realtà, quello che stiamo facendo è incoraggiarla a fare ancora più in fretta, e non ci sono giovani agricoltori disposti a entrare in questo settore.

Dobbiamo agire prima che sia troppo tardi per invertire la tendenza all’aumento dei prezzi alimentari a livello mondiale. Tale azione deve essere intrapresa il più presto possibile per alleviare la pressione cui è sottoposta la gente comune.

Una PAC energica che garantisca cibo di alta qualità a prezzi ragionevoli, senza impatti negativi sull’ambiente, può costituire una difesa per la gente comune. Un forte sostegno ai pagamenti diretti è di vitale importanza per il mondo e per soddisfare le esigenze alimentari. Si possono adottare ulteriori misure per concretizzarlo in futuro: è necessario tanto quanto gli investimenti e in realtà quanto la ricerca e lo sviluppo. Speriamo di trovare un modo per farlo.

A mio avviso, il problema è che tutti prendono parte a questi dibattiti e rilasciano le giuste dichiarazioni, ribadiscono i luoghi comuni, ma non sono disposti a prendere le decisioni difficili necessarie per aiutare i più bisognosi.

Dico che parlare non basta più: abbiamo bisogno di agire sulle scorte globali e sulla volatilità del mercato. Non risolveremo questo problema fino a quando non inizieremo ad affrontarlo.

 
  
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  Gabriele Zimmer, a nome del gruppo GUE/NGL.(DE) Signora Presidente, in veste politico coinvolto nella politica di sviluppo, mi chiedo spesso perché in realtà sia così difficile trarre insegnamenti dalle crisi e dalle catastrofi passate. Mi sembra che il dramma delle rivolte della fame del 2008 abbia lasciato un segno troppo labile nelle menti e nei cuori di coloro che detengono il potere politico ed economico e anche di coloro che speculano senza scrupoli sui mercati delle materie prime agricole. In tutto il mondo il numero delle persone che soffrono la fame ha superato ancora una volta il miliardo e sono i più poveri nel mondo a essere maggiormente colpiti dai rincari sui mercati alimentari. Ogni giorno devono spendere in cibo oltre l’80 per cento del proprio denaro.

Le promesse mondiali del 2009 di mettere a disposizione oltre 20 miliardi di dollari in aiuti all’agricoltura nei paesi in via di sviluppo, 6 miliardi di dollari dei quali attraverso la Banca mondiale, per la lotta contro la fame non sono state onorate. Finora sono stati erogati solo 925 milioni di dollari. Le speculazioni sui mercati delle materie prime agricole non riguardano più i prodotti alimentari, ma sono ormai quasi esclusivamente inerenti alle attività finanziarie e alle transazioni, che sortiscono un effetto diretto sui prezzi dei prodotti alimentari. Sono quindi lieto che la Commissione stia cominciando ad abbandonare la propria reticenza nei riguardi di questa situazione.

Ciononostante, la speculazione legata all’andamento dei prezzi non è diventata più trasparente né è stata controllata o limitata. Eppure è fondamentale se vogliamo agire efficacemente e apportare dei cambiamenti. Invito pertanto il Consiglio, la Commissione e gli Stati membri a dare massima priorità alla lotta contro la fame in tutte le agende e le strategie politiche e anche a prendere in considerazione nuovi metodi e nuovi approcci, come la sovranità alimentare, in modo che alla fine chi lavora la terra abbia più potere e influenza creativi sulle forniture di cibo per la popolazione delle proprie regioni.

 
  
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  John Stuart Agnew, a nome del gruppo EFD. – (EN) Signora Presidente, mentre i prezzi alimentari sono indubbiamente in aumento, la situazione nelle aziende agricole è molto diversa. Nel corso dell’ultimo anno gli allevatori britannici che producono carne bovina, carne ovina, carne suina e uova hanno assistito a un calo del valore dei propri prodotti: le carni di pollame sono rimaste immutate e il latte è salito solo di poco; la barbabietola da zucchero diminuirà il prossimo anno.

Queste imprese si trovano di fronte a ingenti aumenti dei costi e non possono sostenere lo status quo per più di pochi mesi. Quindi o riusciranno a imporre un aumento dei prezzi al dettaglio oppure la produzione cesserà. In entrambi i casi, i prezzi alimentari al dettaglio non potranno che salire.

Che cosa sta facendo l’Unione europea in proposito? Ebbene, sta rendendo inutilmente costoso importare semi di soia non geneticamente modificati. Impone agli agricoltori una tassa per il riscaldamento globale sulle bollette dell’energia elettrica, mentre gli stessi agricoltori hanno dovuto rinunciare a migliaia di tonnellate di barbabietole da zucchero e di patate a causa del clima molto rigido. L’Unione europea vuole aumentare gli aiuti pubblici all’agricoltura biologica invece di lasciare che questo settore sia governato dai consumatori. Ogni passaggio dai sistemi di produzione convenzionale a quella biologica porterà a una riduzione delle forniture alimentari.

 
  
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  Diane Dodds (NI). (EN) Signora Presidente, le principali cause dell’inflazione alimentare risiedono nell’aumento dei prezzi delle materie prime, nell’impennata dei prezzi dell’energia e nella volatilità del mercato: non vi è dubbio che il consumatore ne stia subendo le conseguenze. Da qualche tempo però è l’industria agricola a dover fronteggiare tale situazione, alla luce dell’aumento dei prezzi di mangimi e fertilizzanti. I margini di profitto si sono ridotti soprattutto nei settori intensivi e molti agricoltori sono sull’orlo della rovina finanziaria.

Vorrei che oggi il Parlamento valutasse quali sarebbero state le conseguenze se non avessimo aiutato gli agricoltori con la PAC. Quanto pagheremmo i generi alimentari in questo clima finanziario? Vorrei inoltre sollecitare il Parlamento a prendere in considerazione un sostegno massiccio alla PAC nelle importantissime discussioni che seguiranno.

È importante disporre di una politica che sostenga gli agricoltori e garantisca l’approvvigionamento alimentare a un prezzo equo. Vorrei anche dire che l’equità è assolutamente essenziale e che per l’equità c’è bisogno di trasparenza all’interno della catena di approvvigionamento alimentare. Ciò avverrà, soprattutto nel Regno Unito solo se disporremo di un difensore civico presso i supermercati.

 
  
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  Jean-Paul Gauzès (PPE).(FR) Signora Presidente, signor Presidente, signor Commissario, vorrei affrontare una questione sollevata a più riprese e spesso presentata come unica causa: la speculazione.

Ritengo che, per quanto riguarda la speculazione, occorra procedere con moderazione. È chiaro che esiste un nesso preciso tra alcune attività finanziarie, la volatilità e l’aumento crescente del costo delle materie prime. Esaminare però l’intera questione solo in termini di speculazione finanziaria rappresenterebbe sicuramente un errore, dal momento che parte di quanto chiamiamo speculazione è in realtà una legittima copertura dei prezzi da parte dei produttori e, come sappiamo bene, questi produttori non avevano alternativa.

Occorre tuttavia evitare una situazione in cui l’investimento diretto nelle materie prime abbia un impatto dannoso sulla volatilità dei prezzi a causa delle sue ingenti proporzioni o della sua natura puramente speculativa.

A questo proposito, le proposte formulate dal Commissario Barnier in materia finanziaria, specialmente la regolamentazione delle vendite allo scoperto e dei derivati, oltre alla revisione che sta per arrivare dalla direttiva relativa ai mercati degli strumenti finanziari (MiFID), devono dare al Parlamento la possibilità di tener conto degli aspetti della speculazione sulle materie prime nella regolamentazione e nella supervisione finanziaria che verranno messe in atto per garantire, inoltre, che tali mercati siano regolamentati in maniera efficace ma pragmatica.

Commissario, lei ha affermato che questi sforzi devono proseguire, e ritengo che il Parlamento, che durante la crisi finanziaria ha rispettato e a volte anticipato quanto proposto dalla Commissione, sarà all’altezza delle proprie responsabilità.

Infine, accolgo con favore la dichiarazione della Presidenza ungherese a sottolineare l’appoggio dell’Europa alla Presidenza francese del G20, che ha individuato la regolamentazione dei mercati delle materie prime come una delle proprie priorità.

 
  
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  Luis Manuel Capoulas Santos (S&D).(PT) Signora Presidente, quando si tratta di catastrofi prevenire è sempre meglio che curare. Sussiste il rischio concreto di una crisi alimentare globale. Non è una frase mia: è stata pronunciata dal governo di uno degli Stati membri fondatori dell’Unione europea. I segnali sono preoccupanti. I prezzi di alcuni prodotti alimentari di prima necessità come i cereali non cessano di aumentare e, secondo la FAO, nel mese di gennaio hanno addirittura raggiunto livelli record. Il problema ovviamente non è solo europeo: come è già stato sottolineato oggi, non si sa ancora quanto abbia contribuito ciascuna delle ipotetiche cause che spiegano il fenomeno.

Sappiamo che la Commissione non sta eludendo il problema, e la sua comunicazione del 2 febbraio rappresenta un documento che merita di essere letto con attenzione.

Ciononostante, la specificità della produzione agricola merita particolare attenzione nell’ambito della PAC: vanno impiegati strumenti dedicati per le analisi di rischio della politica di cooperazione allo sviluppo e va sostenuta la produzione alimentare a discapito di altre forme di aiuto internazionale.

Desidero inoltre accogliere con favore la presa di posizione della Francia nel G20, che ha influenzato la regolamentazione dei mercati finanziari e la lotta contro la manipolazione dei prezzi, nonché le norme che prevengono l’improvvisa interruzione dei flussi commerciali, come di recente è successo per esempio con la Russia.

 
  
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  Alyn Smith (Verts/ALE). – (EN) Signora Presidente, nutrire la nostra popolazione deve rappresentare il compito più alto del governo ed è anzi l’obiettivo primario della PAC.

La sicurezza alimentare è la nostra stella polare e rappresenta un successo dell’UE. Vale la pena ricordare che lo scorso anno ci sono state rivolte per il cibo in ogni continente tranne che nel nostro: a quanto pare assistiamo ogni giorno alla caduta di governi in tutto il resto del mondo, mentre noi finora siamo per lo meno riusciti ad offrire un riparo ai nostri cittadini.

La sicurezza alimentare è quindi la nostra priorità. Non lo si direbbe ascoltando alcune organizzazioni non governative e gruppi di pressione e, di fatto, alcuni politici coinvolti nel dibattito sulla riforma della PAC futura.

La sicurezza alimentare merita la nostra attenzione e deve costituire la nostra priorità, ma non concordo su un punto con i colleghi. Non ritengo che la risposta risieda nel libero scambio. Non credo che la sicurezza alimentare globale sia qualcosa che possiamo raggiungere o a cui dover puntare. I divieti di esportazione scaturiti da paesi che cercano di alimentarsi da soli non sono di per sé ingiustificabili, e vorrei citare brevemente il presidente inglese della National Farmers Union, se me lo permettete: “Se parliamo di moralità, un paese che cerca di nutrirsi è niente in confronto a paesi ricchi che lasciano che la propria agricoltura vada in declino e poi si aspettano che il resto del mondo dia loro da mangiare. Abbiamo la responsabilità di stimolare il mondo a produrre di più, non di meno”.

 
  
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  Hynek Fajmon (ECR). (CS) Signora Presidente, se vogliamo affrontare una discussione veramente seria sui prezzi dei prodotti alimentari, non possiamo evitare il problema, per quanto scomodo possa risultare per alcuni, di come l’Unione europea contribuisca essa stessa a questa sgradita dinamica. Tutti gli analisti del mercato delle materie prime concordano sul fatto che vi sono due fattori principali dietro il rialzo dei prezzi delle materie prime alimentari.

Il primo è l’emissione su larga scala – verificatasi negli ultimi mesi – di nuovi capitali negli Stati Uniti e nell’Unione europea. Questo afflusso di nuovi capitali sui mercati sta sospingendo al rialzo i prezzi degli alimenti e di altri prodotti. Non vanno incolpati gli speculatori, secondo quanto afferma la relazione oggetto della discussione odierna, bensì le politiche sbagliate degli americani, degli europei e di altre banche centrali.

Il secondo fattore che provoca l’impennata dei prezzi alimentari è la politica dell’UE e degli USA, che costringe i consumatori a fare un uso sempre maggiore di biocombustibili. Gli impegni assunti in questo settore dall’UE e dagli Stati Uniti hanno portato ad un marcato aumento della quantità di prodotti non alimentari coltivati su terreni agricoli. Come risultato, si usano sempre meno terreni agricoli per la produzione alimentare e quindi è logico che aumentino i prezzi. Se vogliamo riuscire a ridurre i prezzi alimentari a livello mondiale, dobbiamo abbandonare questa assurda politica dei biocombustibili.

 
  
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  Patrick Le Hyaric (GUE/NGL).(FR) Signora Presidente, signor Ministro, signor Commissario, tutte le persone che soffrono la fame nel mondo, tutti quelli che devono pagare di più per sfamare se stessi o per vestirsi, si attendono da noi una risposta più energica alla calamità più grande che oggi affligge il nostro pianeta: la catastrofe causata dall’avidità degli speculatori alimentari. Sono loro che stanno spingendo al rialzo i prezzi alimentari, a discapito degli agricoltori e dei consumatori.

Ho ascoltato con attenzione l’accorato appello dell’onorevole Gauzès, ma sarà anch’egli al corrente del fatto che quest’anno nella sua regione i cereali del prossimo raccolto sono stati acquistati prima ancora di essere seminati. Di conseguenza, stiamo parlando proprio di speculazione. L’unico modo di procedere è che l’Unione europea agisca in più direzioni.

In primo luogo, occorre intervenire per fermare questi speculatori finanziari mediante l’istituzione di un fondo globale agricolo e alimentare, costituendo scorte di emergenza e mettendo in atto meccanismi di stabilizzazione dei prezzi reali della produzione effettiva e non virtuale, sotto l’egida delle Nazioni Unite. La nostra PAC deve anche tornare a un sistema...

(Il Presidente interrompe l’oratore)

 
  
  

PRESIDENZA DELL’ON. KOCH-MEHRIN
Vicepresidente

 
  
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  Krisztina Morvai (NI).(HU) Signora Presidente, oggi al Parlamento europeo stiamo discutendo la questione dei prezzi dei prodotti alimentari. Questo fenomeno colpisce i consumatori sia in Ungheria sia in altri paesi europei. Quelli che non ne risentono sono gli agricoltori e in particolare i piccoli proprietari. Come è possibile? Dove vanno a finire i soldi? Questo dilemma, questo mistero viene risolto, tra gli altri, dal punto d) dell’eccellente proposta di risoluzione presentata dal gruppo dei Verdi/Alleanza libera europea, ma l’intera proposta di risoluzione è di per sé eccellente e devo congratularmi con loro in proposito. Offre inoltre risposte e soluzioni precise. Il punto d) richiama l’attenzione sul fenomeno della speculazione. Afferma che c’è stato un aumento della speculazione da parte delle istituzioni puramente finanziarie, cioè la speculazione del capitale monetario sul mercato delle materie prime, e che essa sta provocando un’inflazione artificiale dei prezzi delle materie prime. Disponiamo quindi in parte della soluzione. I soldi vanno agli speculatori, agli acquirenti e agli operatori la cui avidità di profitti spesso non conosce limiti.

Il popolo ungherese sarebbe orgoglioso se la Presidenza ungherese affrontasse come una priorità la risoluzione del problema della speculazione alimentare. Devo pertanto chiedere al qui presente rappresentante della Presidenza ungherese se per caso possiamo contarci, e vorrei inoltre sapere dal Commissario per l’agricoltura Cioloş quale soluzione intravede in merito alle speculazioni sui prodotti alimentari.

 
  
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  Gay Mitchell (PPE). (EN) Signora Presidente, nei paesi sviluppati la famiglia media spende dal 10 al 20 per cento del proprio reddito in alimenti, mentre nei paesi in via di sviluppo il dato è generalmente al livello dell’80 per cento. Questo evidenzia le terribili conseguenze per i paesi che soffrono. Dobbiamo reagire e dobbiamo continuare a farlo fino a quando essi non saranno in grado di sostenersi da soli.

Nel dicembre 2008 il Parlamento ha votato a grande maggioranza a favore della mia relazione sullo stanziamento di un miliardo di euro in alimenti per fornire aiuto finanziario ai paesi in via di sviluppo, alla luce dell’impennata dei prezzi alimentari di quel periodo. Lo scopo di questo strumento era rispondere a quell’aumento dei prezzi, le cui cause erano principalmente, ma non esclusivamente, la siccità nei paesi produttori di cereali e i prezzi del petrolio. La situazione resta estremamente volatile e ciò colpisce i produttori e i consumatori, sia nell’Unione europea sia nei paesi in via di sviluppo.

Dobbiamo imparare a cooperare con altri paesi come la Thailandia. Nella sua regione, la Thailandia è un importante produttore di prodotti alimentari: quando però alcuni dei paesi limitrofi, quali la Birmania e il Vietnam, si sono trovati in condizioni di povertà e sono rimasti a corto di cibo, non abbiamo accettato l’offerta della Thailandia di collaborare con noi e di fungere da nostro agente nella regione. Dobbiamo imparare a farlo. Dobbiamo garantire una rapida transizione verso la stabilità in Nord Africa. Dobbiamo garantire la fornitura di aiuti alle regioni colpite da eventi naturali imprevisti, come Haiti e il Pakistan, e in questo senso dobbiamo continuare a mobilitare la riserva destinata agli aiuti d’emergenza che consente all’Unione europea di rispondere con prontezza alle necessità specifiche di assistenza derivanti da tali eventi.

 
  
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  Kader Arif (S&D).(FR) Signora Presidente, onorevoli colleghi, innanzi tutto permettetemi di esprimere il mio rammarico per il fatto che ci sia stato bisogno di una crisi in Europa per avviare la discussione odierna e per la proposta di risoluzione che voteremo domani.

Proprio l’anno scorso, quando nei paesi in via di sviluppo sono scoppiate quelle che abbiamo denominato “rivolte per il cibo”, l’Europa si è limitata a proporre misure di emergenza, cioè l’invio di piante e fertilizzanti, come se il problema fosse di natura ciclica, quando invece c’erano da lungo tempo segnali di problemi strutturali. Abbiamo una PAC priva di meccanismi di regolamentazione efficaci, perché la maggioranza liberale è ancora convinta che nulla debba limitare il mercato. C’è una speculazione destabilizzante molto diffusa, economicamente e moralmente inaccettabile per quanto riguarda i prodotti agricoli dei paesi in via di sviluppo, prigionieri delle monocolture destinate all’esportazione: l’Europa non li aiuta e assegna solo il 4 per cento dei propri aiuti allo sviluppo del settore agricolo.

Con questa risoluzione, il Parlamento nel suo complesso riconosce finalmente che il diritto al cibo è un diritto umano fondamentale, che è inaccettabile che la fame di alcuni venga sfruttata a vantaggio di altri, che è indispensabile una regolamentazione per garantire la stabilità dei prezzi e che gli accordi commerciali devono tutelare le piccole aziende agricole familiari e il diritto al cibo.

Oggi il Parlamento sta mandando un messaggio chiaro. Alla Commissione e al Consiglio spetta tradurlo in azione.

 
  
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  Nirj Deva (ECR). (EN) Signora Presidente, nello stesso tempo che io ho impiegato a prendere posto in Aula, 16 persone sono morte di fame. Più o meno tante quante siedono in Aula laggiù. Ogni giorno 36 000 persone muoiono di fame in tutto il mondo perché non hanno abbastanza cibo.

Fino a poco tempo fa l’Unione europea era autosufficiente in campo alimentare. Ora i generi alimentati vengono importati. Togliamo letteralmente il cibo di bocca alle popolazioni più povere. Mi si dice che l’UE importa dal resto del mondo una quantità di cibo che richiederebbe la coltivazione di circa 35 milioni di ettari di terra. Dobbiamo essere autosufficienti in campo alimentare e dobbiamo aiutare i paesi in via di sviluppo ad essere a loro volta autosufficienti.

C’è una risposta a tutto questo. Negli anni Sessanta in India c’è stata una rivoluzione verde in agricoltura guidata dal professor Borlaug. La gente diceva che l’India sarebbe morta di fame. L’India non è morta di fame. Il Brasile è ormai autosufficiente in campo alimentare. Se ne abbiamo la volontà possiamo riuscirci.

 
  
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  João Ferreira (GUE/NGL).(PT) Signora Presidente, tre anni dopo la crisi del 2008 il mondo si ritrova sull’orlo di un’altra crisi alimentare. Per impedirlo, dobbiamo riconoscerne le cause e affrontarle.

Dobbiamo fare attenzione alle politiche agricole e commerciali che stanno distruggendo la piccola e media agricoltura, politiche che promuovono modelli di produzione intensiva per l’esportazione e che, in questo modo, minacciano la sicurezza e la sovranità alimentare: è il caso della PAC. Dobbiamo fare attenzione alla tendenza all’aumento dei prezzi del petrolio e all’elevata dipendenza degli agricoltori da questa materia prima: occorre ridurre questo tipo di dipendenza. Dobbiamo fare attenzione all’enorme potere delle multinazionali agro-alimentari che esercitano un monopolio sui fattori chiave della produzione, al crescente utilizzo di terreno fertile per scopi diversi dalla produzione di alimenti e alla sottrazione alle comunità locali dei terreni, loro fonte di vita e di lavoro.

Soprattutto, dobbiamo fare attenzione e contrastare l’irrazionalità di un sistema disumano che permette la speculazione sui prodotti alimentari. Dobbiamo bloccare immediatamente gli strumenti finanziari che consentono la speculazione: l’UE deve accettarlo o essere partecipe – come lo è già – delle conseguenze.

 
  
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  Peter Jahr (PPE).(DE) Signora Presidente, signor Commissario, onorevoli colleghi, mangiare e bere: non c’è niente di più banale e scontato per tutti noi. Invece quello che noi consideriamo scontato sta diventando, per molte persone, una sfida insormontabile che sono a malapena in grado di affrontare. I prezzi degli alimenti sono aumentati drasticamente e questo ha peggiorato ulteriormente la situazione di molti.

Occorre un pacchetto di misure che affrontino le cause molteplici dell’aumento dei prezzi. È importante a questo proposito evitare le speculazioni sui prezzi e costituire le scorte. Bisogna considerare anche la posizione dominante sul mercato di alcune società alimentari e catene di negozi. I paesi in via di sviluppo hanno altresì bisogno di maggiore assistenza da parte nostra per sviluppare l’agricoltura. È l’unico modo per riuscire a fornire alimenti alle popolazioni più povere e per migliorare la loro situazione economica.

Per evitare equivoci, va detto che prezzi adeguati per i prodotti agricoli di base non costituiscono il problema. Al contrario, essi ne rappresentano la soluzione. Prezzi appropriati per i prodotti agricoli di base – adeguati, per quanto mi riguarda, significa liberi da speculazioni - sono a mio parere il presupposto fondamentale per la creazione dell’agricoltura nei paesi in via di sviluppo.

Un’alimentazione adeguata è un diritto umano e la fame è un crimine contro l’umanità. Fornire alla popolazione alimenti di alta qualità e a prezzi accessibili all’interno dell’Unione europea, ma anche in tutto il mondo, deve quindi rappresentare una preoccupazione centrale della politica agricola europea.

 
  
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  Richard Ashworth (ECR). (EN) Signora Presidente, negli ultimi 30 anni i prezzi degli alimenti sono stati contenuti e stabili. Ora la FAO ci ha segnalato che i costi energetici in aumento, la crescita della popolazione mondiale, il maggiore benessere e i cambiamenti climatici si avviano a costituire enormi sfide per il sistema alimentare mondiale e per il costo del cibo.

Per i governi europei ciò avrà due importanti conseguenze. In primo luogo, il costo crescente degli alimenti e dell’energia colpirà molto più duramente le famiglie più povere. In secondo luogo, in un momento in cui durante la ripresa dell’economia gli europei hanno maggior bisogno di un periodo di stabilità dei prezzi, quelli dei prodotti alimentari faranno lievitare l’inflazione. A breve termine, saremo tentati dall’importare alimenti meno costosi, nella speranza che l’industria alimentare e l’agricoltura assorbano i costi maggiori.

Nessuna di queste due opzioni si rivelerebbe lungimirante. Fare eccessivo affidamento sui prodotti alimentari importati esporrebbe pericolosamente i consumatori alla volatilità dei prezzi, mentre mettere sotto eccessiva pressione il settore agricolo, che già deve affrontare l’aumento dei costi e la drastica riduzione dei margini, metterebbe in pericolo la capacità produttiva.

Dobbiamo investire nella PAC. La tecnologia rappresenta la soluzione e ora è il momento giusto per farlo.

 
  
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  Sergio Paolo Francesco Silvestris (PPE). – Signora Presidente, signor Commissario, onorevoli colleghi, l’aumento dei prezzi dei prodotti alimentari richiede due tipi di risposte. La prima riguarda la necessità di programmare azioni di medio e lungo termine. In questo senso, le risposte devono venire dalla nuova politica agricola comunitaria che deve garantire la sicurezza alimentare ai cittadini europei, offrire ai consumatori alimenti a prezzi ragionevoli e salvaguardare il reddito degli agricoltori. Con la nuova PAC dobbiamo dare – e in effetti lo stiamo facendo – un forte sostegno ai redditi agricoli a titolo del primo pilastro e sostenere le misure destinate allo sviluppo rurale, aumentando gli investimenti nell’agricoltura e nella sicurezza alimentare.

La seconda risposta è data dalla necessità di intervenire con misure urgenti a difesa dell’anello più debole della catena, perché quando i prezzi dei prodotti alimentari oscillano, si hanno effetti piuttosto strani: quando i prezzi aumentano i produttori e gli agricoltori non ne traggono alcun beneficio, quando i prezzi diminuiscono, invece, i produttori vedono ridursi i loro utili e i loro già esigui guadagni. È chiaro allora che vi sono problemi nella filiera e mancanza di trasparenza.

Signor Commissario, questi gravi problemi nella filiera sono rappresentati, ad esempio, dall’abuso di potere d’acquisto dominante, pratiche contrattuali sleali – compresi i pagamenti tardivi – modifiche unilaterali dei contratti, versamento di anticipi per accedere alle trattative e distribuzione disomogenea dei margini di profitto lungo la filiera alimentare.

La Commissione deve presentare misure…

(Il Presidente interrompe l’oratore)

 
  
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  Paolo De Castro (S&D). – Signora Presidente, signor Commissario, onorevoli colleghi, le tensioni sociali, come quelle recenti in Nordafrica, sono quasi sempre innescate dagli aumenti dei prezzi dei generi alimentari. I rialzi record dei cereali, dello zucchero e degli oli vegetali sono una chiara manifestazione del sempre maggiore squilibrio fra domanda e offerta globale.

Un ulteriore rialzo dei prezzi, purtroppo possibile, avrebbe conseguenze drammatiche soprattutto per quelle parti del mondo dove la spesa alimentare rappresenta più del 40 percento del reddito pro capite e che, in un’economia mondiale sempre più interdipendente, rischia concretamente di creare tensioni all’intero pianeta. L’Unione europea deve quindi avere la chiara consapevolezza che le politiche agricole – la politica agricola comune per l’Unione europea e il Farm bill per gli Stati Uniti – hanno un ruolo di portata straordinaria e strategica per gli assetti globali che va ben oltre la tutela legittima del reddito degli agricoltori.

Occorre, signor Presidente, una nuova global food policy, coordinando le politiche agricole a livello internazionale. Personalmente auspico che il prossimo G20 potrà essere un’occasione per avviare concretamente questo nuovo percorso.

 
  
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  Struan Stevenson (ECR). (EN) Signora Presidente, la crescita inarrestabile del prezzo del petrolio e la spinta al rialzo che ne deriva a carico dei prezzi dei fertilizzanti, unite ai drastici aumenti del prezzo del frumento, del mais e di altri cereali, stanno creando una crisi nel nostro settore agricolo e una crisi globale crescente.

Vale la pena ricordare che la rivolta in Tunisia, da cui è scaturito l’effetto domino in tutto il Medio Oriente, è iniziata con il suicidio di un povero venditore ambulante di cibo.

Gli agricoltori europei possono intervenire positivamente per contribuire a risolvere questa crisi, se verranno dotati degli strumenti adeguati. È il momento di cogliere le opportunità offerte dalle biotecnologie per poter soddisfare la crescente domanda di prodotti alimentari di qualità.

In tutto il mondo più di 13 milioni di contadini coltivano per fini commerciali oltre 125 milioni di ettari di colture geneticamente modificate, eppure nella presente risoluzione non vengono menzionate le biotecnologie.

Svegliati Europa e affronta la realtà, prima che nelle nostre strade scoppino rivolte per il cibo!

 
  
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  Georgios Papastamkos (PPE).(EL) Signora Presidente, vi sono diverse cause alla base della diffusa volatilità dei prezzi degli alimenti: le condizioni meteorologiche estreme, le risorse naturali ed energetiche limitate e l’aumento della popolazione mondiale. Vanno opportunamente evidenziate altre due ragioni: le concentrazioni, e mi riferisco all’oligopolio delle multinazionali nella catena di approvvigionamento alimentare, e la mancanza di trasparenza e la speculazione sui mercati delle materie prime.

A seguito della deregolamentazione dei mercati finanziari, lo scambio di operazioni a termine sul mercato delle materie prime si è convertito da strumento di copertura a strumento per operazioni speculative. Gli scambi più importanti avvengono al di fuori dell’Europa.

In seguito alla crisi finanziaria, i vari fondi comuni speculativi, al fine di recuperare le perdite, si sono rivolti al mercato delle materie prime, ove le riserve finanziarie sono ora quindici volte superiori alle effettive scorte agricole. Abbiamo quindi bisogno di un quadro istituzionale che limiti gli investimenti nei derivati dei mercati agricoli direttamente legati al settore alimentare.

Accolgo con favore le iniziative adottate dalla Presidenza francese del G20 e sono fermamente convinto che il mantenimento di un settore agricolo europeo forte, al fine di salvaguardare la sicurezza alimentare, presupponga un reddito equo per gli agricoltori e l’adozione, nell’ambito della nuova PAC, di misure efficaci per disciplinare il mercato.

 
  
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  Michael Cashman (S&D). (EN) Signora Presidente, consentitemi di premettere che parlo a nome degli abitanti dei paesi in via di sviluppo, e non in difesa della PAC.

Secondo la Banca mondiale, oltre 44 milioni di persone sono precipitate in condizioni di estrema povertà a causa dell’aumento dei prezzi alimentari. Vi sono una miriade di fattori che hanno contribuito a questo scenario: il calo delle piccole aziende agricole, la deforestazione, la desertificazione, la mancanza di accesso all’acqua e il mutamento climatico.

Occorre dunque assumere un approccio olistico per avere la certezza di stimolare le persone a occuparsi delle proprie esigenze di sviluppo e garantire la sicurezza alimentare a livello locale. Dobbiamo riformare la PAC e la politica comune della pesca in modo che non vi siano impatti negativi diretti o indiretti sui paesi sviluppati e in via di sviluppo.

Dobbiamo incentivare la proprietà locale dei terreni e bisogna infine impedire lo scandalo del furto di terre con cui società di investimento estere e società straniere acquistano terreni per le proprie necessità. Tale indecenza è ingiustificabile.

 
  
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  Czesław Adam Siekierski (PPE). (PL) Signora Presidente, i consumatori e gli agricoltori hanno tutto il diritto di chiedere a noi politici cosa sta succedendo. Perché il mercato alimentare si trova in questa situazione? Gli agricoltori sanno quali profitti possono realizzare, a quanto vendere i propri prodotti e quanto loro e gli altri consumatori pagano per i prodotti alimentari. E oggi cosa possiamo dire loro? Ricordiamoci del 2008 e della situazione in cui si trovava allora il mercato alimentare. Abbiamo imparato qualcosa da tutto questo? La mia risposta è negativa.

Stiamo ancora limitando la produzione. Quel che è peggio, stiamo pagando per ridurre la produzione, mentre in precedenza abbiamo pagato per aumentarla. Altri sono stati i commenti espressi qui in Parlamento sull’agricoltura. Forse i nostri colleghi dovrebbero venire qui oggi e ascoltare. Forse imparerebbero qualcosa sulla sicurezza alimentare.

È in corso un dibattito sul futuro della PAC dopo il 2013, e ancora una volta tutti vorrebbero ridurne le spese. La situazione attuale, questa crisi, si è verificata per metterci in guardia sulle conseguenze di una decisione politica disastrosa. Possiamo rimediare ai nostri errori. Si parla di stabilità. Ci chiediamo perché non ci siano riserve ma freniamo i trend agricoli. Da dove verranno queste riserve? Chi le pagherà?

Signor Commissario, questa situazione, questa crisi mette in evidenza argomentazioni straordinariamente convincenti. Onorevoli colleghi presenti in quest’aula, dobbiamo convincere gli altri della gravità della situazione e delle responsabilità di questo Parlamento nei confronti del futuro della PAC e della capacità di alimentare la nostra società. Il problema della sicurezza alimentare sta diventando un problema globale. È bene che…

(Il Presidente interrompe l’oratore)

 
  
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  Daciana Octavia Sârbu (S&D).(RO) Signora Presidente, l’aumento dei prezzi alimentari ha colpito le fasce più vulnerabili della popolazione. In uno scenario in cui, nel 2010, il numero delle persone sottonutrite nel mondo ha raggiunto i 925 milioni, garantire la sicurezza alimentare deve diventare una priorità per l’Unione europea. I fenomeni naturali estremi non sono l’unica causa dell’aumento dei prezzi alimentari, anche la volatilità dei mercati e le sovvenzioni per la produzione di biogas fanno la loro parte.

Invito la Commissione a creare strumenti per combattere la volatilità dei prezzi e le eccessive speculazioni che a loro volta contribuiscono a peggiorare la crisi alimentare globale. Devo anche sottolineare che, nella maggior parte dei casi, l’aumento dei prezzi alimentari non ha neppure generato un aumento dei redditi degli agricoltori. Al contrario, a causa del cattivo funzionamento della catena di approvvigionamento, la retribuzione percepita dagli agricoltori è tutt’altro che equa. Ritengo che il problema dell’aumento dei prezzi serva a smantellare le argomentazioni contrarie al mantenimento di una PAC forte.

 
  
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  Herbert Dorfmann (PPE).(DE) Signora Presidente, pochi giorni fa uno dei maggiori giornali tedeschi riportava in prima pagina la foto di un panino avvolto nel filo spinato. L’articolo riguardava la lotta per il pane. Penso che sarà difficile trovare un tema che in questo decennio e in quelli futuri ci impegni più della questione della disponibilità alimentare. È giusto quindi discuterne, perché le cause – e cioè la domanda crescente – non svaniranno e quindi anche i prezzi continueranno ad aumentare. Dobbiamo ora rivolgere l’attenzione politica a questa situazione. Dobbiamo riflettere su come poter produrre alimenti e renderli disponibili. Signor Commissario, l’idea di proporre, nel quadro della PAC, il ritiro dalla produzione di altri terreni agricoli col sistema delle selezioni è l’approccio sbagliato. Abbiamo bisogno di rendere produttiva la terra di cui disponiamo.

Non dobbiamo però vedere tutto questo sotto una luce troppo negativa. Per anni ci siamo lamentati che i prezzi alimentari erano troppo bassi. Se ad esempio ci chiediamo se 100 euro per una tonnellata di frumento rappresenti veramente un prezzo adeguato, dobbiamo dire che forse non è così. Se consideriamo quale percentuale del prezzo del prodotto finale, ad esempio il pane, è rappresentata dal prezzo delle materie prime, allora ritengo che l’aumento dei prezzi di queste ultime non sia l’unica ragione alla base dell’aumento dei prezzi dei prodotti alimentari; sono coinvolti anche altri fattori. Pertanto, l’intera questione rappresenta anche un’occasione per preparare meglio l’agricoltura al futuro.

 
  
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  Ulrike Rodust (S&D).(DE) Signora Presidente, i prezzi degli alimenti hanno raggiunto nuovi record. In questi ultimi anni la volatilità dei prezzi dei prodotti alimentari è aumentata per varie ragioni. Vi sono quindi motivi di grande preoccupazione. Il cambiamento climatico sta provocando fenomeni meteorologici estremi e in alcuni paesi sono andati persi interi raccolti. Inoltre, vi è una speculazione sempre crescente sui prodotti alimentari: la sua pericolosità non può essere sopravvalutata, basti pensare alla crisi finanziaria. Inoltre, sempre più spesso si crea un conflitto tra il desiderio di alimentare i poveri e l’esigenza di mantenere le auto dei ricchi.

Dobbiamo trovare soluzioni che permettano agli agricoltori di essere sufficientemente incentivati a produrre cibo e che facciano sì che solo le aree non utilizzate per la produzione alimentare vengano destinate alla produzione di biocombustibili.

In quanto socialdemocratico, per me è importante che tutti abbiano accesso ad alimenti sani a prezzi ragionevoli, e allo stesso tempo che gli agricoltori siano in grado di percepire un reddito adeguato per il proprio lavoro.

 
  
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  Janusz Wojciechowski (ECR). (PL) Signora Presidente, dobbiamo dire apertamente che nell’UE esistono lobby commerciali potenti che hanno interesse a indebolire l’agricoltura europea per ricavare maggiori profitti dall’importazione di prodotti alimentari provenienti da tutto il mondo. Abbiamo sentito affermare molte volte in questo Parlamento che occorre aprire i mercati per impedire l’aumento dei prezzi. Abbiamo riformato la produzione di zucchero, abbiamo aperto i mercati, la produzione di zucchero in Europa è stata ridotta e sono state abolite le sovvenzioni all’esportazione. Qual è stato il risultato? Il risultato è stato che i prezzi dello zucchero non solo non sono scesi, ma sono addirittura aumentati. Dovremmo trarne tutti un insegnamento. Non è la strada da seguire. Concordo con l’onorevole Smith quando dice che il mercato non è la risposta. In realtà non dovremmo piegarci alla volontà delle lobby del commercio, bensì cercare di garantire prezzi dei prodotti alimentari ragionevoli in virtù di una migliore tutela della nostra agricoltura, del suo potenziale produttivo e della sicurezza alimentare. Solo così potremo contare su prezzi ragionevoli.

 
  
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  Giovanni La Via (PPE). – Signora Presidente, signor Commissario, onorevoli colleghi, condivido pienamente le preoccupazioni destate dall’aumento dei prezzi dei prodotti alimentari e non potrebbe essere diversamente, visto che si tratta di una problematica che riguarda da molto vicino la vita dei cittadini europei e soprattutto delle classi meno abbienti. Tali aumenti determinano l’impossibilità di soddisfare le esigenze alimentari di base da parte della popolazione di tutti i paesi in via di sviluppo. Di fronte a questo scenario i paesi sviluppati, e tra di essi l’Europa, non possono rimanere indifferenti.

Nella nuova politica agricola comune dobbiamo quindi prevedere strumenti in grado di ridurre la volatilità dei prezzi, limitare la speculazione sulle commodity agricole e garantire un adeguato livello di produzione sul piano interno comunitario. Devo quindi soffermarmi sul fatto che non possiamo lasciare terre inutilizzate in un momento nel quale aumenta la popolazione mondiale, rendendo quindi necessario aumentare anche l’offerta di prodotti alimentari.

 
  
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  Marc Tarabella (S&D).(FR) Signora Presidente, signor Commissario, signor Ministro, desidero sottoporvi una statistica, un’osservazione e tre linee di intervento. La statistica è che, ogni volta che il prezzo degli alimenti aumenta dell’1 per cento, 16 milioni di persone in tutto il mondo sprofondano in condizioni di estrema povertà. L’osservazione è che è possibile prevenire la volatilità, soprattutto sui mercati agricoli: per quanto difficile, la volatilità estrema non è inevitabile e può essere combattuta.

Le tre linee d’azione, già menzionate, sono le seguenti: in primo luogo, dare priorità, nella politica di sviluppo, all’agricoltura di sussistenza e ai mercati alimentari regionali; in secondo luogo, la necessità di una politica di regolamentazione pubblica, anche attraverso l’accantonamento e la gestione delle scorte; in terzo luogo, un puro e semplice divieto della speculazione sui prodotti alimentari di base.

L’Europa deve stare in prima linea, soprattutto a livello di G20. Accolgo con favore le affermazioni del Presidente Martonyi, del Commissario Cioloş e, in altri contesti, del Commissario Barnier. Il Presidente Sarkozy è stato molto chiaro e speriamo proprio che la presidenza francese funga da motore trainante in questo settore a livello di G20.

 
  
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  Britta Reimers (ALDE).(DE) Signora Presidente, le fluttuazioni del mercato sono importanti per il buon funzionamento del mercato stesso, al fine di creare incentivi per l’acquisto e la vendita delle merci. Per noi agricoltori, le operazioni a termine sui prodotti di base costituiscono una componente fondamentale dell’acquisto e della vendita dei raccolti. Forniscono un’occasione importante per garantire una corretta pianificazione, stabilendo in anticipo i prezzi e le quantità.

A differenza della situazione dei nostri paesi industrializzati ricchi, i prezzi dei prodotti alimentari rappresentano un problema specifico in quelle regioni povere del mondo in cui le persone investono in alimenti gran parte del proprio reddito.

Non dobbiamo intervenire sui mercati ogni volta che i prezzi cambiano, nel tentativo di combattere le naturali fluttuazioni. Ciononostante, senza una normativa quadro a livello internazionale applicabile ai mercati finanziari, non possiamo nemmeno pensare di regolamentare i mercati dei prodotti di base: se infatti sul mercato finanziario circola troppo denaro, esso troverà equivalenti idonei e le materie prime sono attualmente la scelta d’elezione. Pertanto, non dobbiamo stupirci se ora i prodotti agricoli sono diventati anche un ambito obiettivo di negoziazione.

 
  
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  Jaroslav Paška (EFD). (SK) Signora Presidente, la crisi alimentare provocata dal raccolto eccezionalmente esiguo dell’anno scorso ha messo in luce le carenze della nostra agricoltura e della nostra politica alimentare. L’attuale aumento dei prezzi alimentari può essere imputato solo in parte allo scarso raccolto. Se l’approvvigionamento di un prodotto è scarso, il prezzo sul mercato naturalmente cresce.

Tuttavia, signor Commissario, il problema è che la carenza di alcuni prodotti agricoli è ampiamente da attribuire alla politica agricola errata della Commissione europea, che ha adottato da tempo un approccio discriminatorio nei confronti dei nuovi Stati membri e dei loro agricoltori attraverso la politica delle sovvenzioni. Non si sorprenda, signor Commissario, se gli agricoltori che non riescono a ottenere per i loro prodotti dei prezzi che siano in grado di coprire almeno i costi di produzione si rifiutano di seminare o riducono i capi di allevamento. Attendono pazientemente che i cittadini affamati e giustamente infastiditi esprimano la loro rabbia contro i funzionari di Bruxelles, incapaci da tempo di risolvere gli arcinoti problemi generali dell’agricoltura.

Sa, signor Commissario, la carenza di prodotti agricoli nei nuovi Stati membri non è causata dalla scarsità dei raccolti, ma dal fatto che i nostri agricoltori non reputano più remunerativo continuare a produrre con le vostre sovvenzioni e la vostra politica dei prezzi. E comunque sono in attesa. Quando riceveranno le medesime sovvenzioni delle loro controparti in Francia, inizieranno sicuramente a seminare.

 
  
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  Angelika Werthmann (NI).(DE) Signora Presidente, la fornitura dei beni di prima necessità e in particolare delle materie prime agricole non deve essere lasciata alla mercè dei traffici degli speculatori, che cercano di massimizzare i profitti a breve termine. Accolgo quindi con favore i progetti annunciati dalla Commissione nella nuova strategia per i prodotti di base e le materie prime, finalizzati a garantire la trasparenza e la stabilità sui mercati delle materie prime. Alla luce delle previsioni secondo cui la produzione alimentare dovrà crescere del 70 per cento entro il 2050 per soddisfare la domanda, occorre dedicare una particolare attenzione soprattutto al terzo pilastro – riciclare e incrementare l’efficienza delle risorse – e occorre presentare proposte al più presto.

Per quanto riguarda la diplomazia nel campo delle materie prime, mi aspetto che l’Unione europea metta a disposizione dei paesi in via di sviluppo le competenze necessarie per un’estrazione delle materie prime sostenibile e compatibile con l’ambiente.

 
  
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  Dacian Cioloş, membro della Commissione. (FR) Signora Presidente, onorevoli colleghi, si è appena svolta una discussione impegnativa su un problema che chiaramente ci preoccupa e che viene messo in primo piano soltanto quando la situazione lo impone. Si tratta tuttavia di una preoccupazione persistente per la Commissione e le istituzioni europee, dal momento che siamo abbastanza fortunati da disporre di una politica agricola comune che, pur necessitando di qualche adeguamento, rappresenta comunque uno strumento importante per poter gestire tali problemi.

Ritengo tuttavia che questa discussione ci abbia anche dimostrato che la nostra stabilità dipende sempre di più dagli equilibri internazionali e dalla stabilità mondiale. Occorre tenerne conto anche quando discutiamo della nostra PAC.

Ritengo sia anche chiaro che l’aumento dei prezzi alimentari costituisce una tendenza preoccupante che, unita alla questione della volatilità e delle variazioni ingenti dei prezzi, acuisce ulteriormente il problema che dobbiamo risolvere.

Altrettanto evidente è che, se sul mercato c’è bisogno di maggiore produzione, bisogna investire nell’agricoltura. Ma gli agricoltori, per poter investire, hanno bisogno soprattutto di redditi stabili che infondano loro il coraggio di compiere questo passo.

Per tale motivo, per il medio e lungo periodo, la nostra politica agricola comune va concepita tenendo a mente questo aspetto. Bisogna offrire un minimo di stabilità e promuovere gli investimenti in modo che i nostri agricoltori possano produrre e rifornire i nostri mercati.

Nel corso della discussione è emersa anche la necessità di garantire che la nostra PAC e le politiche agricole dei paesi sviluppati siano al passo con lo sviluppo dell’agricoltura nei paesi del sud, e che la nostra politica di sostegno alla cooperazione e allo sviluppo con quei paesi sia in linea con la PAC.

Al contempo, la nostra PAC deve garantire lo sviluppo sostenibile dell’agricoltura. Potrebbe essere necessario rivedere gli strumenti a nostra disposizione per la gestione di queste situazioni di mercato estreme: pur consentendo al mercato di svolgere il proprio ruolo, non dobbiamo però privarci degli strumenti necessari per agire ed evitare di farci cogliere impreparati dalle crisi. La PAC ha ancora molta strada da fare su questo punto, nei mesi e negli anni a venire.

Occorre affrontare la questione della speculazione, e quindi della volatilità e non sto usando eufemismi. Per gestire questa situazione la Commissione ha già una serie di proposte a cui intende dare seguito. Su questo punto dunque non stiamo parlando semplicemente di desideri, ma di proposte concrete.

Dobbiamo anche considerare il ruolo che l’Unione europea deve svolgere sulla scena internazionale per quanto riguarda la questione alimentare. La questione non può essere risolta all’interno dell’Unione europea se non è stabile a livello internazionale.

Può anche essere necessario rivedere il nostro ruolo nella politica agricola e nella politica di sviluppo, oltre al modo in cui affrontare il problema alimentare attraverso politiche diverse: la politica commerciale, la politica di sviluppo e la politica finanziaria. Forse anche qui abbiamo bisogno di un’azione concertata.

Ho anche tenuto conto della necessità di intervenire a breve termine in determinati settori, e mi riferisco in particolare al settore dell’allevamento, che sta chiaramente attraversando un periodo difficile a causa della forte pressione esercitata su tutti i fronti: prezzi bassi per i produttori, che non beneficiano del loro incremento, e costi elevati dei fattori di produzione. Ho preso nota di questo problema.

Ho anche preso atto delle varie proposte e dei suggerimenti che avete formulato. Ad esempio, per quanto riguarda l’equilibrio tra i contributi per il settore delle colture e quello dell’allevamento, gli Stati membri hanno già la possibilità di intervenire sulla base delle decisioni prese nel 2008 nell’ambito della valutazione dello stato di salute della PAC.

In merito alla questione delle scorte, è un problema da analizzare e rivedere nuovamente, poiché con l’aumento dei prezzi è impossibile adesso parlare di scorte di intervento. Potrebbe comunque essere necessario decidere quale ruolo possano ricoprire tali scorte e come possano influenzare il corretto funzionamento dei mercati. Penso che siano queste le domande da porsi prima di avanzare proposte in tal senso.

Infine, vorrei dire all’onorevole Paška che le differenze nei pagamenti tra gli Stati membri non sono necessariamente imputabili alla Commissione. Si tratta di una decisione presa dal Consiglio e dai ministri dell’agricoltura. La decisione finale scaturisce sempre dal regolamento proposto dalla Commissione, ma si tratta di regolamenti del Consiglio e, ora, del Consiglio e del Parlamento.

Vorrei anche chiarire che nell’UE non vengono erogate sovvenzioni per la produzione agricola di biocombustibili. Non è quindi la PAC a stimolarne la produzione. Né la Commissione intende praticare il ritiro dei terreni dalla produzione. La situazione è un’altra, ma in ogni caso non metteremo a riposo i terreni in un momento in cui occorre produrre.

Questi sono i punti che mi premeva sollevare in risposta alle questioni trattate. Vi ringrazio anche di questa discussione proficua, che mi auguro rimanga ben presente nella mente di tutti fra pochi mesi, quando si discuterà delle risorse da assegnare alla PAC, una politica che rappresenta uno strumento di base per affrontare la sicurezza alimentare.

 
  
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  János Martonyi, Presidente in carica del Consiglio. (EN) Signora Presidente, desidero ringraziare tutti i deputati per la discussione costruttiva. Ritengo che l’alto grado di attenzione politica accordata dal Parlamento a questo problema aiuti la Presidenza a rispettare i propri obiettivi per quanto riguarda l’aumento dei prezzi alimentari.

Come è stato sottolineato nella discussione, l’entità e la gravità di questo problema richiede soluzioni di collaborazione articolate e complesse in diverse aree quali l’agricoltura, la regolamentazione dei prodotti finanziari e dei servizi, nonché la politica di sviluppo.

Per quanto riguarda la produzione di biocombustibili, vorrei ribadire che l’Unione europea è pienamente consapevole del fatto che una loro produzione non sostenibile può sortire effetti negativi, in particolare deforestazione di massa e la carenza di alimenti. Ecco perché l’UE si è impegnata a intensificare lo sviluppo dei biocombustibili di seconda generazione a base di colture non alimentari. L’Unione europea ha inoltre abolito il sistema perverso di incentivi finanziari a favore della produzione di biocombustibili e a discapito della produzione alimentare.

Considerate le profonde radici strutturali globali del problema, l’Europa deve svolgere un ruolo guida affrontando a livello globale i prezzi degli alimenti e la sicurezza alimentare. Lo sta già facendo attraverso una serie di organizzazioni e programmi internazionali come la FAO e il Programma alimentare mondiale, così come mediante forum più ampi come il G20.

Vorrei solo aggiungere che, a livello personale, la discussione ha rafforzato la mia convinzione di lunga data secondo cui occorre incrementare la governance e la formulazione di norme a livello globale per fronteggiare le sfide globali come la fame nel mondo, la volatilità degli alimenti e dei prezzi delle materie prime, la turbolenza sui mercati finanziari e la regolamentazione dei prodotti e dei servizi finanziari.

L’Europa, sulla base delle proprie esperienze uniche in termini di governance e di regolamentazione, ha una missione e una responsabilità molto speciali. Per questo motivo riteniamo che l’Europa e l’Unione europea debbano assumere un ruolo guida nella lotta contro tutte queste sfide.

La Presidenza ungherese è lieta di constatare che potrà contare sul Parlamento per portare avanti il lavoro svolto dall’UE in termini sia politici sia di iniziative a livello internazionale.

 
  
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  Presidente. − A conclusione della discussione(1), sono state presentate sei proposte di risoluzione ai sensi dell’articolo 110, paragrafo 2, del regolamento.

La discussione è chiusa.

La votazione si svolgerà giovedì 17 febbraio 2011.

Dichiarazioni scritte (articolo 149 del regolamento)

 
  
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  Michèle Striffler (PPE), per iscritto.(FR) La sicurezza alimentare globale è una questione cruciale per l’Unione europea. Occorre intraprendere un’azione immediata e continua per garantire la sicurezza alimentare dei cittadini dell’UE e del mondo nel suo complesso. È essenziale incrementare l’agricoltura sostenibile nei paesi in via di sviluppo e destinare al settore agricolo una quota adeguata di aiuti comunitari allo sviluppo. La riduzione drammatica del livello di aiuti allo sviluppo destinati all’agricoltura a partire dagli anni ottanta è deplorevole, auspichiamo che il riconoscimento di tale necessità inverta questa tendenza. Per sostenere lo sviluppo, la Commissione europea deve veramente dare priorità al settore agricolo, in particolare agli aiuti che permettano agli agricoltori di accedere ai mercati e agli aiuti alle piccole e medie imprese agricole a conduzione familiare. Gli aiuti alimentari umanitari devono rispondere alle esigenze, alle sfide e ai limiti strutturali dei paesi in via di sviluppo, tenendo conto della produzione, della distribuzione e dei trasporti locali, nonché delle capacità di negoziazione di questi paesi, al fine di contribuire a gettare le fondamenta di una loro sicurezza alimentare a lungo termine.

 
  
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  Liam Aylward (ALDE), per iscritto.(GA) La sicurezza dell’approvvigionamento alimentare rappresenta oggi una delle principali fonti di preoccupazione. Nell’Unione europea 79 milioni di persone vivono al di sotto del livello di povertà e durante lo scorso inverno 16 milioni di persone nell’UE hanno ricevuto aiuti alimentari.

Dal momento che il costo dei generi alimentari ha raggiunto un nuovo record per il settimo mese consecutivo e poiché la volatilità dei prezzi sta creando seri problemi nella catena alimentare, un numero crescente di persone avrà difficoltà a trovare cibo sano a costi ragionevoli. I programmi della PAC, come il Programma europeo di aiuti alimentari a favore degli indigenti, sono di importanza cruciale per garantire la disponibilità di prodotti alimentari. Occorre sostenere i programmi di questo tipo e vanno adottate misure tempestive e a lungo termine per garantire la sicurezza dell’approvvigionamento alimentare in Europa e in tutto il mondo.

Attualmente viene sprecato il 30 per cento del cibo prodotto nel mondo. Si tratta di uno spreco inaccettabile e immorale, che deve essere fermato. Un settore agricolo forte, una PAC energica e una catena di approvvigionamento alimentare in cui venga fatto ogni sforzo per limitare lo spreco di cibo sono fondamentali per affrontare la sfida dell’approvvigionamento alimentare.

 
  
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  Janusz Władysław Zemke (S&D), per iscritto. (PL) Plaudo al fatto che il Parlamento europeo si sia concentrato sull’aumento dei prezzi alimentari. Tali aumenti di prezzo non sono purtroppo un fenomeno a breve termine, ma sembrano sviluppare una tendenza a lungo termine. Ciò è aggravato da una crescente domanda di cibo, in particolare di cereali, dalla scarsità dei raccolti di questi ultimi anni, dalla riduzione delle scorte e anche, purtroppo, dalle operazioni finanziarie e dall’indebolimento del dollaro. Tutto ciò sta provocando il caos sui mercati. Dal nostro punto di vista le conseguenze sociali sono più significative. Le popolazioni di molti paesi stanno crescendo esponenzialmente e sono costantemente malnutrite e affamate. La loro disperazione crea una fonte di tensione politica crescente.

Non possiamo assistere passivamente a questi eventi. Abbiamo bisogno della cooperazione internazionale sotto l’egida dell’ONU e dell’Unione europea. I paesi membri del G20 devono contrastare efficacemente la speculazione sui prodotti agricoli. Occorre rivedere la regolamentazione dei mercati agricoli in Europa, in modo da non limitare artificialmente la crescita potenziale. Non si deve speculare sulla fame nel mondo, in quanto a causa di questa speculazione molte persone innocenti moriranno di fame, soprattutto nei paesi più poveri.

 
  
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  Tunne Kelam (PPE), per iscritto.(ET) Nella seconda metà del 2010 i prezzi all’ingrosso dei prodotti agricoli sono aumentati del 32 per cento. Il consumo mondiale di cereali è salito a 41 milioni di tonnellate tra il 2005 e il 2010, rispetto ai 21 milioni di tonnellate tra il 1990 e il 2004. Secondo vari analisti, una crisi alimentare ingente nel 2011 è un’ipotesi concreta: basterebbe solo la perdita di un singolo raccolto. I maggiori paesi esportatori, Russia, Ucraina, Cina e Messico, sono già stati costretti a importare per garantire il proprio approvvigionamento. Le ragioni dell’aumento dei prezzi sono vaghe, e non si può più parlare di tendenze del mercato dei prodotti agricoli. I recenti aumenti dei prezzi sono stati drammatici e imprevedibili a causa di diverse speculazioni. Vorrei richiamare la vostra attenzione sul fatto che il crescente uso di biocombustibili sta riducendo sempre più la quota di cereali utilizzati per il consumo animale e umano. Il risultato di ciò è una situazione assai critica: dobbiamo renderci conto che l’aumento dei prezzi alimentari porta ad una crescita dell’inflazione, alimenta il protezionismo e provoca disordini, ognuno dei quali potrebbe generare instabilità sociale, economica e politica tanto in Europa quanto a livello globale. L’Europa, in quanto uno dei maggiori importatori di prodotti alimentari, ha una grande influenza sui prezzi a livello mondiale, ma è ugualmente esposta alle loro fluttuazioni. Appoggio gli sforzi compiuti dalla Commissione europea per approvare un nuovo pacchetto legislativo entro la primavera del 2011 che conferisca alla Commissione maggiore autorità per regolamentare i mercati e impedire la speculazione. L’Unione europea deve trovare i mezzi per garantire prezzi equi e un’economia sostenibile. Occorre stabilire un equilibrio tra sicurezza, trasparenza e sviluppo. Dobbiamo essere pronti ad affrontare una potenziale crisi.

 
  
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  Spyros Danellis (S&D), per iscritto.(EL) I prezzi attuali elevati rappresentano un bene per alcuni e un male per altri. Per esempio, ne beneficiano i coltivatori di frumento nell’UE, ma non i produttori di alimenti di origine animale. Avvantaggiano i paesi produttori di cereali per l’esportazione, ma creano una situazione di stallo e carestia per le popolazioni dei paesi in via di sviluppo che, per il cibo, dipendono dalle importazioni di cereali. Naturalmente, il risultato finale può variare da una zona all’altra e/o da un produttore all’altro. Questo perché, celati dietro ad ogni gruppo di vincitori e vinti, ci sono i problemi nella catena agroalimentare nell’Unione europea, la minaccia del cambiamento climatico per la sicurezza alimentare e l’impasse creata dalle scelte superficiali e incoerenti in materia di produzione, commercio e sviluppo. L’Unione europea deve trovare soluzioni realistiche ed equilibrate, valutando le condizioni con calma e serietà, con la consapevolezza del proprio ruolo sui mercati internazionali. La riforma della PAC deve essere di aiuto in tal senso.

 
  
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  Csaba Sándor Tabajdi (S&D), per iscritto.(HU) Il vertiginoso aumento dei prezzi dei generi alimentari è causato dall’effetto simultaneo di tre fattori: la perdita dei raccolti causata dalle calamità naturali, la crescente domanda di cibo, soprattutto da parte della Cina e dell’India, e le attività di scambio delle merci, ovvero la speculazione sui prezzi. Un paio di settimane fa il Presidente francese Sarkozy ha sollevato una questione molto pertinente: se i mercati monetari sono regolati, perché non lo sono quelli delle materie prime? Dobbiamo agire in maniera di gran lunga più efficace contro le speculazioni sia a livello comunitario sia mondiale. La causa principale della volatilità dei prezzi alimentari sono state le enormi oscillazioni dell’offerta. Solo il 10-20 per cento dei cereali viene trattato sul mercato mondiale, eppure la riduzione della produzione può generare il panico. Gli importatori aumentano i prezzi sulla base delle previsioni di diminuzione delle forniture.

Non è corretto verso i produttori o i consumatori che anche i prezzi interni vengano fissati in base a quelli delle esportazioni, dal momento che almeno l’80 per cento della produzione viene utilizzato laddove è prodotto. La Russia, nella sua precedente posizione di esportatore e ora in qualità di importatore, ha esercitato un’influenza fondamentale sul mercato europeo dei cereali e delle oleaginose. La crisi delle forniture è stata ulteriormente aggravata dalla speculazione sui mercati delle operazioni a termine, con conseguente choc dei prezzi alimentari. Il problema principale non è quindi causato da una mancanza fisica di cibo, ma da prezzi dei generi alimentari che i poveri non possono più sostenere. La conseguenza di ciò sono prodotti alimentari che rimangono in deposito invece di essere venduti a prezzi equi. I prezzi elevati hanno un effetto debilitante sui consumatori, in particolare su quelli appartenenti alle fasce povere della società.

 
  
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  Luís Paulo Alves (S&D), per iscritto.(PT) Stiamo discutendo di un problema che è soprattutto politico e che richiede una visione per il futuro. Tuttavia, molto più dei rimedi a breve termine, ci vuole il coraggio di definire una nuova architettura che concili la necessità di aumentare la produzione alimentare del 70 per cento nei prossimi 40 anni con le risorse naturali sempre più limitate. Pertanto, quanto viene o non viene fatto in Africa, in Asia, nelle Americhe o in Europa colpisce tutti, ovunque, con conseguenze sulla disponibilità, sull’accesso e sui prezzi dei prodotti alimentari. Ne risentono soprattutto i poveri, così come i produttori di carne e di latte. Ecco perché la risposta deve essere globale e deve andare ben oltre il settore della politica agricola: è essenziale coinvolgere una serie di altre politiche senza le quali non verranno individuate le soluzioni necessarie. A livello mondiale, tra tali soluzioni figurano la convinzione che il cibo sia un diritto, il sostegno alla capacità dei paesi di autoalimentarsi, l’aiuto agli agricoltori mediante la garanzia di un loro accesso equo al valore nella catena alimentare, il contenimento della speculazione finanziaria, la tutela dell’accesso alla terra e la costituzione di riserve di cibo.

 
  
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  Sirpa Pietikäinen (PPE), per iscritto.(FI) Il diritto dei cittadini a un’alimentazione adeguata è un diritto umano sancito dal 1948 nella Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo. Quando si tratta il tema del prezzo dei generi alimentari occorrerebbe pertanto tener presente che in realtà stiamo parlando di diritti umani fondamentali.

La riforma della PAC dell’Unione europea viene intrapresa contestualmente ad un aumento dei prezzi del mercato mondiale degli alimenti. Se vogliamo rispondere a questi cambiamenti in una maniera sostenibile, basata sui diritti umani, dobbiamo avere una visione e una politica globali. Il prezzo degli alimenti e le tendenze dei prezzi dei prodotti alimentari sono soggette a livello mondiale ad alcune questioni critiche del settore agricolo, quali il cambiamento climatico, la politica energetica, la disponibilità di risorse naturali e l’efficienza con cui vengono utilizzate. L’UE dovrebbe essere pioniera di un modo nuovo di pensare l’agricoltura. Abbiamo bisogno di una politica alimentare che valuti criticamente tutti gli elementi dell’intera catena di produzione alimentare e che ne prenda in considerazione gli effetti sulla salute e sull’ambiente. Occorre sostenere e condurre una politica alimentare più naturale e attenta alle risorse attraverso misure economiche e politiche.

Occorre inoltre limitare la speculazione sui prezzi alimentari. Il Commissario per il mercato interno e la protezione dei consumatori Barnier ha proposto nuove misure per frenare la speculazione sui prodotti di base nel mercato dei derivati. L’idea del Commissario Barnier è giusta. Le forti fluttuazioni dei prezzi alimentari stanno danneggiando gli agricoltori, i consumatori e perfino intere economie nazionali. Occorre rendere più trasparenti gli impegni assunti nel mercato dei derivati e sottoporli a una maggiore sorveglianza; se necessario, occorre introdurre restrizioni sulle negoziazioni che utilizzano il prezzo degli alimenti. La creazione di una politica alimentare sostenibile è attualmente uno dei temi più importanti per l’Unione europea.

 
  
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  Pavel Poc (S&D), per iscritto.(CS) Secondo una dichiarazione della Banca mondiale, i prezzi alimentari sono aumentati di oltre il 15 per cento dal mese di ottobre 2010: il prezzo dei cereali, per esempio, è aumentato con un ritmo annuo del 39 per cento, secondo la FAO. L’aumento dei prezzi dei prodotti alimentari non minaccia solo le fasce di reddito più basse, ma evidenzia anche problemi molto più profondi e più seri che rappresentano una grave minaccia per il futuro. La produzione alimentare mondiale è minacciata da una serie di fattori come i parassiti, le malattie e le catastrofi naturali. Attualmente questi fattori sono aggravati da condizioni climatiche estreme probabilmente dovute al cambiamento climatico. La siccità e gli incendi in Russia nel 2010 o le inondazioni in Pakistan e più recentemente in Australia ne sono un esempio eloquente. Dobbiamo attenderci un ulteriore peggioramento del problema dell’aumento dei prezzi alimentari. È inutile discutere in questa sede le cause del cambiamento climatico, perché i rischi sono reali e dubitarne è una scommessa inaccettabile. Però i prezzi alimentari sono influenzati anche da fattori economici, in particolare dall’abuso del sistema di mercato attraverso la manipolazione governativa del tasso di cambio del dollaro e la speculazione irresponsabile sul commercio delle materie prime. L’Europa deve rendersi conto che le decisioni prese oggi influiranno sul futuro del sistema alimentare. Nel breve periodo, possiamo concentrarci sulla riduzione degli sprechi alimentari, diminuire la dipendenza dalle importazioni, ridurre o stabilizzare la domanda e istituire meccanismi di regolamentazione del mercato al fine di evitare le speculazioni.

 
  
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  Elisabeth Köstinger (PPE), per iscritto.(DE) Alla luce degli attuali conflitti politici, il fatto che i prezzi alimentari abbiano raggiunto il livello più alto da quando si è cominciato a registrarli è un problema più impellente che mai. In fine dei conti, si tratta di una questione di approvvigionamento alimentare, e nei paesi in via di sviluppo è una questione di disponibilità essenziale degli alimenti di base. L’Unione europea è chiamata ad accelerare il progresso della lotta globale contro la povertà e la fame: circa 1,4 miliardi di persone sono soggette a un’indigenza estrema. La povertà è una questione che compare anche all’interno dei confini europei. L’unico mezzo per garantire l’approvvigionamento alimentare in Europa è la PAC. Le sfide per l’agricoltura sono enormi e incoraggiano la tendenza a produrre “di più con meno”. I prezzi più elevati dei generi alimentari non si rifletteranno automaticamente in un incremento dei redditi degli agricoltori: il divario tra i prezzi alla produzione e al consumo si sta allargando. La realtà della gestione dei prezzi è complessa: materie prime ridotte, maggiori costi di produzione, prezzi elevati dei carburanti, dipendenza dai raccolti, dalle esportazioni e dal mercato mondiale. Questo intreccio di cause va dipanato con misure specifiche. Per far fronte a queste cause, occorrono urgentemente misure e accordi in tutti i settori. Invito la Commissione a compiere progressi fondamentali nel rafforzamento della produzione agricola in Europa e nei paesi in via di sviluppo. La speculazione sui nostri beni più vitali non è etica e dobbiamo intraprendere un’azione più incisiva in tal senso.

 
  
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  Edite Estrela (S&D), per iscritto.(PT) I prezzi del cibo sono aumentati notevolmente negli ultimi anni, non tanto a causa della legge della domanda e dell’offerta, ma soprattutto a causa della speculazione. La verità è che questi aumenti colpiscono soprattutto le persone più povere, che devono impegnare più di metà del proprio reddito per acquistare alimenti. È inaccettabile che alcuni si approfittino della fame altrui, tanto in Europa quanto nei paesi in via di sviluppo.

I cittadini hanno diritto alla sicurezza alimentare, e la condizione imprescindibile in tal senso è l’accesso ad alimenti sani per tutti. La carenza di alimenti ha svariate cause: tra gli esempi si annoverano, inter alia, l’errata pianificazione del territorio, le politiche di sostegno all’agricoltura e il cambiamento climatico. È quindi fondamentale che l’UE aiuti gli agricoltori a coltivare la loro terra e a produrre il cibo necessario. È inaccettabile che i consumatori paghino molto e che i produttori guadagnino poco, mentre gli speculatori si arricchiscono. Il cambiamento climatico deve costituire una priorità dell’Unione europea nell’interesse della sicurezza alimentare.

 
  
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  Sandra Kalniete (PPE) , per iscritto.(LV) Gli ultimi mesi hanno visto un forte aumento dei prezzi dei prodotti alimentari, in seguito al quale è cresciuto rapidamente il numero di persone che vive ai limiti della povertà. La situazione in Europa non è così critica, visto che i redditi dei nostri cittadini sono incomparabilmente superiori a quelli dei paesi in via di sviluppo. Ciononostante anche i nostri elettori constatano l’aumento dei prezzi alimentari. Secondo le statistiche della Banca mondiale, dallo scorso mese di giugno circa 44 milioni di abitanti dei paesi in via di sviluppo sono sprofondati nella povertà, poiché i prezzi alimentari all’inizio del 2011 hanno raggiunto il livello del 2008, quando l’aumento dei prezzi alimentari e del petrolio ha avuto in tutto il mondo un marcato effetto negativo sulla povertà. Naturalmente, il prezzo del petrolio nel mondo influisce sui prezzi dei prodotti alimentari, ma dobbiamo rammentare che nell’estate del 2008 il petrolio costava 140 dollari al barile, mentre oggi ne costa circa 100, il che significa che l’aumento dei prezzi è stato causato solo in parte dalla speculazione. Al fine di evitare tali situazioni in futuro, i paesi del G20 devono sviluppare un meccanismo per prevenire simili aumenti dei prezzi e la speculazione sui prodotti alimentari. Per raggiungere questo obiettivo, dobbiamo operare congiuntamente a livello internazionale. Il problema posto dalla volatilità dei prezzi dei prodotti alimentari dimostra ulteriormente il bisogno di una PAC forte che sia equa e crei condizioni di parità per tutti gli agricoltori europei, in modo che la nostra popolazione possa ottenere alimenti di buona qualità e di valore elevato a prezzi accettabili.

 
  
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  Radvilė Morkūnaitė-Mikulėnienė (PPE), per iscritto.(LT) Per quanto riguarda i prezzi dei prodotti alimentari, vorrei richiamare l’attenzione su due aspetti. In primo luogo, come dimostra l’esperienza recente nel mio paese, basta manipolare l’opinione pubblica per influire sui prezzi dei prodotti alimentari. In tutta la Lituania il prezzo dello zucchero è aumentato di oltre il 10 per cento in un solo giorno per colpa dei rivenditori. È per questa ragione che non possiamo lasciare che i prodotti alimentari quotidiani si autoregolamentino da soli. Vanno considerati come un investimento la cui gestione richiede competenze specifiche che i coltivatori di prodotti agricoli (gli agricoltori) non possiedono. Anche se la libera circolazione delle merci è uno dei principi fondamentali del funzionamento del libero mercato UE, è necessario adottare misure più rigorose sia a livello di Stati membri sia dell’Unione europea, per limitare la speculazione sui prodotti alimentari e difendere i diritti dei più deboli – consumatori, piccoli agricoltori e commercianti – nei rapporti con i grandi produttori e i centri commerciali. Il secondo aspetto è la stretta connessione tra prodotti alimentari e fonti di energia, e l’interrelazione tra i loro prezzi. Da un lato, al fine di combattere le emissioni di gas che stanno provocando il cambiamento climatico, promuoviamo l’uso dei biocombustibili (e sono state persino fissate le quote obbligatorie di utilizzo). Dall’altro, adibire i terreni agricoli alla coltivazione di piante per i biocombustibili invece che ai prodotti destinati all’alimentazione è esattamente l’elemento che fa lievitare i prezzi dei prodotti alimentari. Pertanto, benché la lotta contro il cambiamento climatico rappresenti uno dei nostri obiettivi prioritari, dobbiamo trovare un modo per non influire sui prezzi dei generi alimentari: ad esempio, per i biocombustibili si devono utilizzare solo terreni che non saranno mai adatti alla coltivazione di prodotti agricoli.

 
  
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  Véronique Mathieu (PPE), per iscritto.(FR) La risoluzione sull’aumento dei prezzi alimentari si concentra sul fatto che i prezzi dei generi alimentari sono soggetti a una crescita costante. Per tale ragione chiediamo misure urgenti che contrastino la manipolazione dei prezzi. I fenomeni climatici rappresentano una delle cause maggiori di tale aumento: in altre parole, si impone una gestione più oculata delle acque e del suolo. L’impatto diretto di un aumento dei prezzi dei prodotti alimentari sulla popolazione mondiale potrebbe provocare disordini e rivolte e deve altresì incoraggiare i leader del G20 a raggiungere un accordo sulle misure di mercato per combattere la speculazione.

 
  

(1) Cfr. Processo verbale.

Ultimo aggiornamento: 4 luglio 2011Avviso legale